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Federazione Lavoratori della Conoscenza

CGIL

Gennaio, mese di iscrizioni a scuola

18 schede per saperne di più

• sulla “riforma” Moratti


• sui diritti dei lavoratori della scuola
• sui diritti dei genitori

si parla di
anticipi nella scuola dell’infanzia, anticipi nella scuola
elementare, indicazioni nazionali,
iscrizioni, liceo economico,
liceo tecnologico,
organi collegiali, organici,
percorsi triennali sperimentali, piano dell’offerta formativa,
portfolio,
scheda di valutazione, servizi ata,
sistema dei licei,
tutor, valutazione Invalsi

Gennaio 2005

per saperne di più:


INDICE
Presentazione pag 3

1^ sezione: Il primo ciclo

1. Le iscrizioni pag. 5
2. Gli anticipi pag. 7
3. La scheda di valutazione pag. 11
4. Il portfolio pag. 13
5. Il tutor pag. 15
6. Le indicazioni nazionali pag. 17

2^ sezione: Il secondo ciclo

1. Le iscrizioni pag. 20
2. Il secondo ciclo pag. 22
3. I percorsi sperimentali triennali pag. 23
4. Il sistema dei licei pag. 25
5. Il liceo economico pag. 27
6. Il liceo tecnologico pag. 29

3^ sezione: tematiche comuni


1. Il Piano dell’Offerta Formativa pag. 32
2. Gli organi collegiali pag. 34
3. Gli organici pag. 36
4. I servizi ATA pag. 38
5. La valutazione Invalsi pag. 40

a cura della FLC Cgil Nazionale 2


PRESENTAZIONE
Nel mese di gennaio si apre formalmente un momento importante e delicato quale quello
delle iscrizioni.
Ma in realtà la fase che caratterizza le iscrizioni inizia ben prima.

In queste settimane, infatti, si concentrano le domande di genitori che vogliono sapere e


capire di più, ben oltre la vuota propaganda del Ministero.
Si concentrano anche le domande ed i dubbi di tanti lavoratori della scuola alle prese con
una Legge di “riforma” contestata ed inaffidabile e sottoposti a pressioni da ogni parte
perché si proceda senza indugi.
Per questo abbiamo voluto fornire ora degli strumenti per aiutare a orientarsi e a fare
buone scelte. Queste schede costituiscono uno sviluppo di quelle prodotte nel settembre
scorso, da considerare come riferimento base. Esse sono finalizzate a fornire concreti
suggerimenti, alla luce delle novità introdotte, sui comportamenti e decisioni da adottare,
per opporsi legittimamente all’anticipazione selvaggia della “riforma” Moratti.
Successivamente, non appena la specifica circolare sarà emanata, forniremo le indicazioni
utili per la sua corretta interpretazione, per dare sostanza alle scelte maturate in questa
fase.

Spetta alle scuole il compito di decidere il tipo di offerta, utilizzando gli strumenti che la
Costituzione mette loro a disposizione. La Legge Moratti è legge e bisogna applicarla, si
sente dire. Affermazione banale nella sua ovvietà!
La Costituzione è la prima Legge e va rispettata all’interno delle regole e degli obiettivi del
sistema nazionale d’istruzione.
A nostro avviso occorre difendere la qualità della nostra scuola pubblica e non rassegnarsi
ad una sua riduzione ai minimi termini, alla sua privatizzazione. Sarebbe un danno
incalcolabile.
Per questo le iscrizioni diventano una scadenza che deve essere basata su scelte
consapevoli e responsabili da parte delle scuole. Bisognerà operare scuola per scuola per
offrire ai genitori ed agli alunni le migliori condizioni di offerta formativa.
E’ importante che la fase di iscrizione degli alunni sia attentamente meditata e governata
per le sue implicazioni sull’offerta formativa, sulla possibilità di garantire tempi distesi agli
alunni e le necessarie compresenze, e sugli organici.

Analogamente sappiano i genitori che una buona scuola oggi non è solo garantita dai
bravi docenti, dirigenti ed ata che incontrano e con i quali si relazioneranno. Infatti, di
fronte ad un Ministro che è interessato a privatizzare l’istruzione, a mercificare il sapere e
a ridurre la scuola pubblica è necessario farsi parte di un’iniziativa tesa ad impedire che si
realizzi questo disegno.
Per questo probabilmente dovremo mobilitarci ancora, per conquistare ciò che oggi viene
negato e che si vorrebbe rimettere in discussione.
Lo diciamo senza alcun pregiudizio ideologico ma con la determinazione che ci deriva dal
riconoscere nell’istruzione pubblica un bene fondamentale da garantire a tutti senza
alcuna “… distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di
condizioni personali e sociali”.
Anche per questo abbiamo costituito la FLC Cgil, la casa comune della gloriosa Cgil
Scuola e dell’autorevole Snur Cgil, per sostenere con più forza la centralità del sapere
come risorsa di democrazia e sviluppo.

Enrico Panini

a cura della FLC Cgil Nazionale 3


Il primo ciclo
Le iscrizioni
Gli anticipi
La scheda di valutazione
Il portfolio
Il tutor
Le indicazioni nazionali

a cura della FLC Cgil Nazionale


1.1 Le iscrizioni

Di cosa si tratta
Le istituzioni scolastiche in questo periodo incominciano a fare i conti con le iscrizioni degli
alunni. Si infittiscono gli incontri fra i colleghi dei diversi cicli e settori per assicurare
percorsi di continuità, si fanno conoscere le offerte formative (vedi scheda POF) ai genitori in
appositi incontri. Si pone, dunque, il problema per le scuole di dare informazioni certe (vedi
scheda sugli Organi Collegiali) all’utenza circa il curriculum, le attività aggiuntive, gli orari, le forme
organizzative del servizio. L’avvio formale delle iscrizioni viene dato con una Circolare che
l’anno scolastico passato fu emanata molto tardi, il 13 gennaio 2004, con scadenza per le
iscrizioni al 31 gennaio 2004 (al 15 febbraio solo per gli anticipatari della scuola
dell’infanzia).

A che punto è
L’anno scorso la CM n° 2 del 13 gennaio 2004 sostanzialmente diede la possibilità di
confermare i moduli di iscrizione dell’anno precedente. Noi abbiamo chiesto che ciò sia
possibile anche per questa fase di iscrizioni considerati gli impegni assunti in questa
direzione dal Ministro il 23 settembre 2004.
Infatti la certezza della dotazione organica consente di proporre alle famiglie una offerta
formativa precisa. Le stesse eventuali attività facoltative/opzionali (vedi scheda POF), che in
realtà l’anno passato sono state artificiosamente ritagliate dentro l’offerta formativa
preesistente, senza organico o risorse finanziarie certi, non potrebbero neppure essere
offerte alle famiglie.
Si ripropone peraltro il problema degli anticipi (vedi schede sugli anticipi), in modo
particolarmente acuto nelle scuole dell’infanzia, esattamente negli stessi termini dell’anno
passato.

Cosa ne pensa la FLC Cgil


Il Ministro Moratti nell’incontro coi Sindacati del 23 settembre 2004 ha dichiarato che
anche per il 2005-2006 sarà confermato l’organico dell’anno precedente e così lascia
intendere la Finanziaria. Ma dove si registra un incremento del numero degli alunni ciò si
tradurrà in aumento degli alunni per classe. Oppure, in una riduzione per le nuove
domande del tempo pieno e del tempo prolungato. Nel frattempo la Finanziaria ha ridotto
gli insegnanti specialisti di lingua nella scuola elementare.
I tagli si abbatteranno sulla scuola anche quest’anno ma questa dichiarazione del Ministro
della conferma di organico è un punto di partenza affinché gli organi collegiali deliberino in
materia di offerta formativa da presentare alle famiglie centrando la comunicazione su una
quantità oraria di trenta ore come tempo ordinario e dei moduli orari di tempo pieno e di
tempo prolungato.
E’ opportuno evitare comunicazioni sull’offerta formativa basate sull’incertezza per cui è
necessario offrire come base su cui potrà essere disponibile l’organico il modulo orario
ordinario, quello sul tempo pieno e sul tempo prolungato senza distinzione fra attività
curricolari e facoltative. Solo a partire da ciò è possibile aggiungere nei moduli ordinari
altre attività che però non potranno essere assolutamente garantite né in termine di
personale né in termini di risorse.

a cura della FLC Cgil Nazionale 5


Suggerimenti
La modulistica
Il primo problema che si pone è quello della modulistica su cui i genitori saranno chiamati
ad iscrivere i loro figli. Essa non è uno strumento neutro, è conseguenza di ciò che si
intende comunicare alle famiglie per ottenerne l’iscrizione.
La modulistica delle iscrizioni deve essere coerente con il POF: in quanto tale deve essere
validata dagli Organi collegiali nelle forme ritenute più opportune: commissioni ad hoc,
delibera specifica, ecc.

L’offerta formativa
• Nella scuola dell’infanzia la scelta dei Collegi sulla quantità oraria da offrire, che,
sempre a salvaguardia della qualità della scuola e dell’organico connesso, va
orientata sulle quaranta ore, i moduli devono essere chiari soprattutto in riferimento
alla questione degli anticipi (vedi scheda anticipi). Se, all’atto delle iscrizioni, tali
condizioni non sussistono, considerato che vi è stato un anno circa di tempo perché
i soggetti istituzionali interessati predisponessero tali condizioni, è bene chiarire alle
famiglie che l’iscrizione degli anticipatari non è possibile.
• Nella scuola elementare e media l’offerta del modulo ordinario e dei tempi pieno e
prolungato va praticata dai Docenti e va comunicata ai genitori come possibilità di
mantenere la qualità dell’offerta formativa (27 ore significano meno personale e più
bassa qualità dell’istruzione): con i tagli annunciati sulla scuola il rischio concreto è
che tutto ciò che non è curriculare non verrà in effetti garantito da un Governo alla
ricerca disperata di soldi. In materia di orario vale la considerazione che lo Stato ha
competenza in materia di Livelli Essenziali di Prestazione (art.117 della
Costituzione). Ciò significa l’individuazione dell’orario minimo e massimo garantiti.
L’offerta formativa della sede tecnicamente responsabile individua l’offerta oraria
ritenuta più efficace in uno specifico contesto. Ecco perché, una volta di più, la
conferma della precedente offerta formativa, condivisa dai genitori, è pienamente
legittima.

a cura della FLC Cgil Nazionale 6


1.2 L’anticipo nella scuola dell’infanzia

Che cos’è: riferimenti normativi e contenuti


La Circolare 2/’04, che ha regolamentato le iscrizioni per l’anno scolastico in corso,
prevedeva, per i nati a gennaio e febbraio, la possibilità di presentare istanze di
ammissione anticipata alla scuola dell’infanzia subordinatamente all’esistenza di Intese fra
i Direttori Regionali e gli Enti Locali che dovevano individuare l’esistenza delle condizioni
per l’anticipo. Si noti che i bambini nati a gennaio, prima delle Legge 53/’03, potevano
essere iscritti e iniziare a frequentare al compimento del terzo anno, se nella scuola vi era
il posto. Ora, e la Circolare 2/’04 è molto chiara, sono considerati a tutti gli effetti
anticipatari.
La L.53/’03 afferma che, l’esercizio della facoltà da parte dei genitori di iscrivere
anticipatamente i bambini è assoggettato a criteri di gradualità, a soluzioni di carattere
sperimentale, all’introduzione di nuove professionalità e modalità organizzative.
Il D. Leg. n°59/’04 ribadisce la sperimentalità dell’anticipo e la collega alla definizione di
nuove figure professionali e modalità organizzative da stabilire nel Contratto. La Circolare
29/’04 ribadisce l’inderogabilità delle Intese regionali, afferma che la pratica degli anticipi
potrà essere avviata solo al termine di un percorso negoziale che definisca le nuove
professionalità e le modalità organizzative più opportune.

A che punto è
La trattativa nazionale sulle nuove figure professionali avviata tra Sindacati ed ARAN a
settembre 2004 non si è ancora conclusa. Il Ministro Moratti ha proposto di
“professionalizzare e incentivare” i collaboratori scolastici da utilizzare per l’anticipo. La
FLC Cgil ha affermato che a prendersi cura dell’educazione dei bambini devono essere gli
insegnanti e, per quanto riguarda le modalità organizzative, il riferimento è alle esperienze
denominate “sezioni primavera”.

Le nostre valutazioni
La Legge Moratti, prevedendo l’anticipo e creando tra i genitori attese che non potranno
essere soddisfatte, mette in difficoltà la scuola dell’infanzia pubblica e finge di risolvere un
grave problema sociale: la mancanza di asili nido e il loro elevato costo. La stessa Legge
53/’03 vincola l’anticipo nella scuola dell’infanzia alla sottoscrizione di Intese che nessuno
ha fatto perché non vi sono a disposizione risorse economiche.
La scuola dell’infanzia, per accogliere bambini di due anni e mezzo, deve essere ripensata
nell’organizzazione e nella professionalità degli insegnanti.
Le esperienze in atto, nelle cosiddette “sezioni primavera”, si basano su accordi che
dettano le condizioni per l’inserimento di bambini inferiori ai tre anni nella scuola
dell’infanzia: rapporti numerici tra educatori e bambini non superiore a 1/12; condizioni
organizzative e gestione dei tempi e degli spazi che salvaguardano e potenziano alcune
peculiarità dell’organizzazione dell’asilo nido.

Che fare
Al momento non ci sono le soluzioni contrattuali né si sono realizzate le condizioni previste
dalla stessa normativa del Ministero per un anticipo che tuteli prima di tutto i bambini.
Offrire una scuola di qualità deve infatti essere obiettivo prioritario di tutti e non devono
essere scaricati i problemi sulle scuole dell’infanzia con soluzioni pasticciate.

a cura della FLC Cgil Nazionale 7


Per garantire a tutti i bambini una formazione di qualità è stata ripresa, in una più ampia
iniziativa della CGIL, la “Vertenza Infanzia”, lanciata due anni or sono dalla Cgil Scuola
che prevede una serie di azioni finalizzate a garantire i diritti dei bambini, degli operatori
degli asili nido e delle scuole dell’infanzia e dei genitori.
Attenzione alla fase delle iscrizioni: per l’anno scolastico in corso, a gennaio 2004 si sono
ingenerate molte confusioni dovute sia a superficialità nell’affrontare il problema, sia alla
non corretta conoscenza della normativa.
L’impegno di tutti deve essere ora quello di agire nel rispetto della normativa.
Definire le condizioni per gli organici: la FLC Cgil ritiene ineludibili le condizioni per
garantire la qualità dell’offerta formativa in presenza di bambini più piccoli: numero di
bambini per sezione quando vi è presenza di bambini di due anni e mezzo; numero di
insegnanti per sezione; tempi di frequenza dei bambini; modalità organizzative; numero di
collaboratori scolastici necessari; un’adeguata formazione in servizio.
A livello regionale è determinante avviare una politica degli organici che tenga conto delle
“definite condizioni” sopra riportate.
Senza la definizione di tutte le condizioni non sarà ancora possibile attivare gli anticipi.

a cura della FLC Cgil Nazionale 8


1.2.1 L’anticipo nella scuola elementare

Che cos’è: riferimenti normativi e contenuti


La Legge 53/'03 introduce nella scuola primaria la possibilità di anticipare la frequenza
(attualmente lo possono fare coloro che entro il 28 di febbraio compiono sei anni). Inoltre
si rende possibile anche il “posticipo”: infatti, l’obbligo di iscrizione è limitato solo agli
alunni che compiono sei anni entro il 31 agosto.

A che punto è
La scelta è affidata esclusivamente ai genitori, che potranno decidere se far iniziare la
frequenza della scuola primaria a 5,5 a 6 o a 7 anni. Di conseguenza le classi della scuola
primaria potranno essere composte da alunni la cui età potrà variare da 5 anni e 4 mesi a
7 anni. Nell’anno scolastico 2003/’04 l’anticipo della frequenza della scuola primaria è
stato scelto dal 29% degli interessati, con un divario notevole nella distribuzione territoriale
delle richieste, ridotte al Nord (intorno al 15%) e consistenti al Sud (intorno al 40% %, il
massimo in Campania con il 62%).

Le nostre valutazioni
L’anticipo è stato introdotto, nonostante la valutazione negativa dagli stessi esperti della
Commissione Bertagna, per tentare di avvicinarci agli standard europei di conclusione
della scuola superiore a 18 anni.
Nasce così questo “anticipino” di 4 mesi destinato a danneggiare la scuola dell’infanzia
(vedi scheda anticipo scuola dell’infanzia) ed elementare e a introdurre spinte pericolose per la
qualità dello sviluppo dei bambini.
Nella scuola elementare l’anticipo si scontra con il rischio che l’ambiente educativo sia
impreparato ad accogliere bambini di poco più di cinque anni. Nelle classi della scuola
primaria ci saranno, infatti, bambini con differenze di età fino a 20 mesi: una variabile
molto forte, date le ampie differenze in quella fase dello sviluppo, che si aggiunge a tutte le
altre già presenti (immigrati, disabili, svantaggio, …) che la scuola dovrà affrontare in una
situazione sempre più impoverita e irrigidita per i progressivi tagli agli organici (vedi scheda
organici) Una situazione destinata ad essere ulteriormente aggravata dal modello di
organizzazione didattica prevista dal Decreto 59/’04, che, se non contrastata con delibere
degli Organi collegiali attente alla qualità dell’offerta formativa, elimina le compresenze
degli insegnanti e, con esse, la possibilità concreta di organizzare percorsi differenziati per
gruppi di alunni diversi dalla classe (vedi scheda POF). In classi più eterogenee e più
numerose sarà sempre più difficile dare attenzione ai bambini che presentano difficoltà o
ritardo nei processi di apprendimento della lettura e della scrittura.
L’offerta della possibilità della frequenza anticipata della scuola apre la strada a spinte,
provenienti dal mondo degli adulti, improntate all’accelerazione dei tempi
dell’apprendimento come fattore di competizione sociale, senza alcuna considerazione per
i tempi e i ritmi di crescita e mettendo in secondo piano i prezzi che vengono pagati in
termini di squilibri emotivi e insicurezze. Si rischia una caduta di attenzione nei confronti
dei diritti dei bambini rispetto ad un ambiente educativo pensato e modellato in relazione
alle diverse fasi evolutive e rispettoso dei diversi ritmi di apprendimento.

a cura della FLC Cgil Nazionale 9


Che fare
Per queste ragioni la scelta della FLC Cgil è che le ragioni di una "buona" scuola siano
quelle che devono prevalere nell’attenzione verso i diritti dei bambini. Le ragioni, che
spesso comportano scelte di iscrizione precoce, come la carenze di scuole dell’infanzia
pubbliche, devono essere rimosse con iniziative adeguate favorendo i percorsi educativi
più adeguati ai ritmi di sviluppo di ognuno, senza precocismi e accelerazioni.

Suggerimenti
La scuola può fare molto.
Informare: innanzitutto può organizzare incontri con i genitori per discutere insieme e
rappresentare con trasparenza e chiarezza il problema dell’anticipo e quali sono i problemi
che i bambini possono incontrare.
Un’indagine promossa da FLC Cgil presso i genitori ha fatto emergere la grande
preoccupazione che si ha al riguardo.
I genitori chiedono di non essere lasciati soli a decidere per i loro figli, molti hanno detto di
sentirsi impreparati e non avere gli elementi per decidere, al contempo sono anche
preoccupati che il loro bambino “perda un’opportunità”.
Raccogliere dati: sono state fatte al riguardo molte esperienze ma il MIUR non ha reso
noto in modo diffuso i dati che, al riguardo, trattandosi di bambini, sono preoccupanti:
bambini che faticano e dopo un pò vengono restituiti alla scuola dell’infanzia, bambini che
avvertendo di “non essere all’altezza” rifiutano la scuola….
Aggiornare il POF: si registrano anche diffusamente casi in cui, nonostante la scuola inviti
esplicitamente i genitori a non far anticipare i bambini, vi sono anticipatari. Tanti o pochi
che siano, è indispensabile che la scuola ne tenga debito conto e inserisca nel POF gli
“aggiornamenti” del caso.

a cura della FLC Cgil Nazionale 10


1.3 La scheda di valutazione
Di cosa si tratta
È il documento di certificazione e di comunicazione della valutazione.
La scheda di valutazione dell’alunno è stato l’unico documento per il quale il Ministero ha
fornito un modello predeterminato. Infatti, la certificazione finale degli esiti non può che
sottostare a regole e criteri nazionali per consentire comparazioni rispetto a soglie definite
ed attestare erga omnes i risultati del percorso di istruzione.
La scheda per gli alunni della scuola elementare è stata abrogata dal DPR 275/’99; quella
per gli alunni delle classi prime della scuola media è stata abolita dal [Link] 59/’04; resta in
vigore per le classi seconde e terze.
Successivamente all’entrata in vigore del Regolamento sull’autonomia, l’uso della scheda
di valutazione è stato consentito in via transitoria.
Il portfolio (vedi scheda il portfolio), rispondendo alla funzione di osservazione e di
documentazione dei percorsi di apprendimento, non è sostitutivo della scheda di
valutazione.

A che punto è
Con la Circolare n° 85 del 3 dicembre 2004, il Miur ha reso noto che il Poligrafico dello
Stato non stamperà più le schede. Le scuole, per le classi seconde e terze medie,
dovranno provvedere alla duplicazione dei modelli ministeriali precedentemente in uso;
per le classi prime e per tutte le classi della primaria predisporranno autonomamente una
nuova modulistica. Esse possono ispirarsi ai modelli precedenti, da integrarsi con la
valutazione dei comportamenti e, per la scuola media, la registrazione della frequenza.
Alla Circolare viene allegato un prototipo di scheda in cui, per la valutazione degli
apprendimenti, vengono elencati, a titolo di esempio, degli indicatori desunti dalle
Indicazioni Nazionali.
Anche per l’attestato finale le scuole dovranno comportarsi secondo le modalità descritte
sopra.
Le certificazioni delle competenze, da definirsi al termine di ogni periodo didattico e al
termine dell’intero primo ciclo di istruzione, dovranno essere redatte sulla base di modelli
decisi autonomamente dalle singole istituzioni scolastiche; il Miur si riserva di offrire, in
futuro, modelli e strutturazioni delle certificazioni delle competenze.

Cosa ne pensa la FLC Cgil


La normativa di riferimento in tema di valutazione resta il Regolamento sull’autonomia
delle istituzioni scolastiche; quanto previsto nella Legge 53/’03 e nel Dlgs 59/’04 la
integrano, ma non la sostituiscono né l’ abrogano.
La soppressione di un modello certificativo unico non è, quindi, giustificata dalla normativa
vigente mentre, in base a questa, il Ministro è tenuto alla definizione di un quadro
normativo generale di riferimento nonchè dei relativi modelli per le certificazioni. Entro una
cornice così delineata – e non in sostituzione di essa – si esercitano le competenze dei
docenti e delle istituzioni scolastiche autonome.
Per la definizione corretta di un nuovo quadro normativo, occorreva dapprima adottare le
Indicazioni Nazionali, poi definire gli indirizzi generali sulla valutazione degli alunni ed
infine predisporre i relativi modelli di certificazione.

Nessuno dei passaggi previsti è stato compiuto.

a cura della FLC Cgil Nazionale 11


Noi rivendichiamo l’unicità dei modelli, per una corretta e uniforme modalità di
comunicazione nei confronti delle famiglie e fra le diverse istituzioni scolastiche, oltre che
verso qualsiasi ente esterno. Il Ministero, invece, intende minare l’unitarietà del sistema di
istruzione e mettere in discussione il valore legale dei titoli conseguiti.

Il Ministero persevera nelle sue inadempienze; scarica sulle scuole responsabilità che non
sono di loro pertinenza; aumenta i carichi di lavoro e del personale docente, con la
predisposizione e la compilazione di una quantità enorme di documenti (scheda, portfolio,
attestato, certificazione…), e del personale ata, con la duplicazione degli stessi; si
alleggerisce dei costi accollandoli alle già semivuote casse delle scuole autonome.

Suggerimenti
Le scuole, che intendono garantire la legittimità delle valutazioni e degli esiti che
certificano per ciascuno studente ed essere garantite nelle procedure adottate, è bene che
continuino la mobilitazione in atto attraverso:
• mozioni dei collegi docenti tese a ottenere dal Ministro il rispetto delle norme e delle
prerogative di ciascun soggetto;
• analoghe prese di posizione/documenti dei dirigenti scolastici;
• una diffusa informazione (assemblee, lettere, colloqui) diretta alle famiglie sui rischi
connessi a procedure non previste dalla normativa, affinché le famiglie stesse
diventino soggetti attivi nella mobilitazione.

Che fare con le valutazioni tri/quadrimestrali?


In forza della propria autonomia, ogni scuola può predisporre con ampi margini di
flessibilità le forme e le modalità che ritiene più opportune per la valutazione in itinere.
Invece, per quanto riguarda la comunicazione e la certificazione degli esiti del processo di
apprendimento, è bene che le scuole adottino (anche in questa fase transitoria e
nonostante i “consigli” del Ministro) modelli uniformi.
Ben si prestano, dunque, le schede precedentemente in uso.
Chi volesse utilizzare quelle allegate alla Circolare n° 85 dovrebbe, però, depurale dagli
indicatori che, ricavati dalle Indicazioni Nazionali, non hanno valenza prescrittiva.
Le decisioni in materia devono essere assunte attraverso delibere del Collegio dei
Docenti.

a cura della FLC Cgil Nazionale 12


1.4 Il portfolio
Che cos’è: riferimenti normativi e contenuti
Il “portfolio delle competenze individuali” è una raccolta di documenti organizzati in due
sessioni: l’una prevista con lo scopo di documentare il percorso formativo dell’alunno,
l’altra con il compito di certificare le competenze acquisite da ciascuno studente.
In realtà la scarsa chiarezza del testo nel quale si descrive il Portfolio e i comportamenti
del MIUR di questi giorni (vedi la scheda sulla scheda di valutazione) stanno confondendo
ulteriormente gli insegnanti. Infatti, essi, rispetto alla documentazione-valutazione prevista
nelle due sessioni del portfolio, hanno, già da tempo, doveri professionali precisi e distinti.
La sessione che prevede la documentazione del percorso formativo dell’alunno è di stretta
competenza del Collegio e da esso va elaborata perché è la parte che riguarda
l’organizzazione di quella documentazione che è funzionale a produrre la valutazione
formativa.
La sessione relativa alla certificazione delle competenze acquisite dagli alunni deve
essere, invece, compilata dagli insegnanti sulla base di criteri e modelli definiti dal MIUR
perché lo strumento per la valutazione certificativi (ex pagella, poi scheda) deve avere
carattere nazionale e spetta dunque al Ministro.
La stessa Legge 53/’03 all'art. 3 riguardante la valutazione del sistema educativo e degli
apprendimenti degli studenti, rimanda ad un apposito Decreto la definizione di norme
precise al riguardo. Decreto ancora da emanare.

A che punto è
Nel Decreto 59/’04 non si parla nel dettaglio del portfolio.
Se ne parla e se ne illustrano le caratteristiche nelle Indicazioni Nazionali, allegate in via
transitoria al Decreto59/’04 (vedi scheda Indicazioni).
Si parla ancora di portfolio nella CM 29/’04, nella quale ci si limita a sottolinearne il valore
dell’aspetto documentale e si rimanda alle Indicazioni Nazionali che enucleano per
ciascun settore (infanzia, primaria, secondaria di 1° grado) struttura e funzione.

Cosa ne pensa la FLC Cgil


Le nuove norme e i documenti allegati fanno confusione tra strumenti di certificazione,
valutazione, strumenti di orientamento e di documentazione dei processi formativi e delle
competenze raggiunte.
Il CNPI, nel parere espresso sulle “Indicazioni nazionali” il 15 luglio 2004, segnala la
confusione ed invita le scuole, per la parte della valutazione formativa, a lavorare in
autonomia per valorizzare ciò che si è fatto sinora.
La cultura della valutazione formativa ha segnato l’evoluzione del pensiero pedagogico
dagli anni ’60 in poi. Su di essa la ricerca pedagogica ha lavorato a lungo producendo idee
e proposte e le scuole hanno elaborato strumenti molto utili.
Per questo pensiamo che i “portfoli” proposti alle scuole dal mercato editoriale, fatto molto
diffuso, cancellino quel che di positivo è stato fatto in questi anni.

Suggerimenti
Per quanto attiene la valutazione formativa, l’osservazione e la raccolta documentale dei
percorsi formativi (aspetti di stretta competenza del collegio) non c’è nessun obbligo ad
usare la modulistica prodotta dalle case editrici. Al contrario, noi pensiamo che sia questa
una importante occasione per riprendere le migliori elaborazioni ed esperienze prodotte
dalle scuole al riguardo.

a cura della FLC Cgil Nazionale 13


Da dove partire?
Dalle buone pratiche di documentazione e riflessione sui processi di
insegnamento/apprendimento ai fini di una valutazione formativa messe in atto da tempo
da moltissimi insegnanti.
E' necessario che le scuole in questa situazione di incertezza e di confusione valorizzino
tutti gli spazi di autonomia e di ricerca riservati alle responsabilità professionali.
Anche nelle Indicazioni Nazionali (allegati A, B, C), nel capitolo “portfolio” si ribadisce che
“è dovere di ogni istituzione scolastica individuare i criteri di scelta e di ordinamento
all’interno di un percorso professionale che valorizzi le pratiche dell’autonomia di ricerca e
di sviluppo...”.
Su questi temi è importante mettersi in ricerca in modo professionale e autonomo, legato
cioè alle peculiarità del gruppo di lavoro che intraprende tale ricerca.
Senza farsi prendere dall’ansia di “compilare” un portfolio può essere utile interrogarsi, per
esempio su : Cosa deve essere il portfolio? A chi deve servire ? A cosa deve essere utile?

Cosa vuol dire mettersi in ricerca?


Vuol dire attivare un gruppo nel collegio che individui e analizzi i “nodi cruciali” che il
portfolio ha in sé, li esponga e li condivida con il collegio prima di eseguire compilazioni
senza alcun approfondimento.
Il portfolio è un documento che deve essere pensato e organizzato da tutti gli insegnanti
dell’alunno perché deve raccogliere e illustrare il lavoro e le competenze che egli matura.

Ma quanto tempo può durare questa ricerca e chi aiuta le scuole?


Intanto va detto che un gran risultato per la qualità della scuola sarebbe già quello di
deliberare che prima di compilare il portfolio esso va pensato. E questo, va ricordato, è
scritto anche nelle Indicazioni Nazionali.
Finora il MIUR non è stato in grado di mettere a disposizione delle scuole una formazione
che vada in questa direzione, mentre invita insistentemente ad iscriversi ad una
formazione che ha tutte le prerogative di un addestramento sbrigativo.

E a chi afferma:”…il portfolio deve essere fatto!”… e lo fornisce ?


Ribadiamo che il Miur è tenuto a fornire le schede di valutazione certificativa e queste
vanno compilate dagli insegnanti.(vedi scheda valutazione)
Già oggi gli insegnanti sono in possesso di strumenti per la valutazione formativa.
Gli strumenti per la valutazione formativa sono di stretta competenza del Collegio che è
chiamato ad organizzarseli ed utilizzarli in autonomia.

a cura della FLC Cgil Nazionale 14


1.5 Il tutor

Che cos’è: riferimenti normativi e contenuti


Secondo il Decreto legislativo 59/’04 l’insegnante tutor concorre prioritariamente ad
assicurare le finalità della scuola e concentra su di sé competenze essenziali oggi
appartenenti alla funzione di ogni docente (orientamento, tutorato, documentazione dei
percorsi educativi, relazione con le famiglie e il territorio, coordinamento delle attività).
Nel corso di questi ultimi mesi è invalsa sempre più l’abitudine di usare più propriamente il
termine “tutor morattiano”. Con ciò si intende riconoscere il valore delle funzioni tutoriali,
positivamente in uso in diverse situazione di scuola secondaria, distinguendole
dall’accentramento di tutte le funzioni in un unico docente e dal delinearsi di una figura
gerarchicamente sovraordinata.

A che punto è
La diffusa e tenace mobilitazione delle organizzazioni sindacali e del mondo della scuola
ha costretto il Ministro a d aprire il confronto contrattuale previsto dall’art. 43 del Contratto.
La trattativa, aperta alla fine di agosto non si è ancora conclusa.
La FLC Cgil ritiene che le competenze che il Ministero vorrebbe accentrare sul tutor
appartengano già al profilo professionale di tutti i docenti e, in coerenza con questa
considerazione, ha proposto che le risorse salariali disponibili siano attribuite a tutti come
incremento della Retribuzione Professionale Docenti.
Le proposte dell’Aran, suggerite dal Ministero, sono state giudicate da noi inaccettabili.
Infatti permane un’ambiguità di fondo circa la possibilità di trasferire competenze diffuse su
un unico docente; non si vuole cancellare la norma legislativa per sostituirla con una
norma contrattuale; gli stanziamenti sono incerti nella continuità d’erogazione; rimangono
ampi margini di indeterminatezza nelle soluzioni prospettate dall’Aran che ricadrebbero
negativamente sull’attività delle scuole; non sono giustificabili accordi di durata annuale.
Nelle bozze presentate, tuttavia, l’Aran modifica molte delle impostazioni contenute nelle
norme emanate dal Ministero ma il quadro rimane non soddisfacente.
FLC Cgil si è impegnata a non chiudere la trattativa senza la consultazione dei lavoratori e
delle lavoratrici ed ha chiesto analogo impegno alle altre Organizzazioni confederali.
Indagini promosse dall’amministrazione scolastica e rilevazioni condotte da FLC Cgil
documentano che l’introduzione del tutor morattiano non è condivisa dalla stragrande
maggioranza della categoria e che la sua diffusione si attesta sul 18%.

Le nostre valutazioni
L’introduzione del tutor è in obiettivo contrasto con l’unitarietà della funzione docente
prevista dal contratto di lavoro, perché determina due tipi di insegnanti: il “tutor”,
pienamente responsabile dell’intero processo di insegnamento-apprendimento, e il “non
tutor”, la cui responsabilità professionale è affievolita e indebolita. Il venir meno della pari
dignità professionale degli insegnanti e dell’unitarietà della funzione docente mette a
rischio la libertà di insegnamento (la subordinazione del docente non tutor contrasta con
l’autonomia professionale) e determina condizioni sfavorevoli per la qualità dell’offerta
formativa (senza corresponsabilità diventa più difficile “fare squadra”).
Nella scuola elementare il tutor modifica profondamente il modello di organizzazione
didattica. Al posto dell’attuale gruppo docente contitolare e corresponsabile si prospetta un
unico effettivo responsabile educativo della classe per i 5 anni del ciclo.
Si cancella in questo modo il gruppo docente corresponsabile, fondato sulla assunzione
condivisa di responsabilità e sulla collaborazione reciproca. Un modello di organizzazione

a cura della FLC Cgil Nazionale 15


didattica teso a garantire arricchimento e specializzazione nei vari ambiti disciplinari e, al
tempo stesso, unitarietà nel percorso formativo. Con il tutor ritorna l’insegnante “tuttologo”;
si elimina la contemporaneità docente, si prevede solo insegnamento frontale, azzerando
le possibilità di flessibilità organizzativa. La pluralità docente, privata della
corresponsabilità e della pari dignità professionale dei docenti, entra in conflitto con
l’unitarietà del progetto educativo.

Suggerimenti
Forti delle prerogative assegnate loro dal Regolamento sull’autonomia e dal Contratto, le
scuole decidono quali siano le modalità di organizzazione più idonee e più funzionali in
merito alla realizzazione del piano dell’offerta formativa.
Fino a che non si sarà raggiunta un’intesa contrattuale sul tutor, ogni decisione sulle
materie oggetto di trattativa è e deve essere sospesa.
Di conseguenza, anche se il Collegio Docenti avesse precedentemente stabilito i criteri
per l’assegnazione dell’incarico tutoriale, l’attivazione della relativa delibera deve essere
subordinata alla conclusione della trattativa. Ai sensi dello Statuto dei Lavoratori (L 300/70,
art. 28) sono infatti sanzionabili tutti i comportamenti che non rispettino il principio sopra
ricordato.

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1.6 Le indicazioni nazionali
Che cos’è: riferimenti normativi e contenuti.
Tra i Regolamenti attuativi della Legge 53/’03 c’è quello per la ”Individuazione del nucleo
essenziale dei piani di studio scolastici per la quota nazionale”.
Si tratta sostanzialmente dei programmi nazionali.
I Regolamenti, per essere emanati, devono seguire un iter preciso (intesa con la
Conferenza stato-regioni, parere delle Commissioni Parlamentari, ecc.).

A che punto è
Le Indicazioni nazionali sono allegate in “via transitoria” al Decreto legislativo 59/’04 e, la
C.M.29/’04 afferma che gli insegnanti sono tenuti a garantire solamente “la configurazione
degli obiettivi di apprendimento” in esse contenuti.
I sindacati Cgil, Cisl, Uil hanno presentato ricorso al TAR impugnando le Indicazioni
perché emanate in contrasto con la Legge 53/’03.

Le nostre valutazioni
In un processo di grande rilievo culturale, quale risulta essere quello di riformulazione di
programmi scolastici nazionali, la partecipazione, la condivisione ed il confronto tra
soggetti interessati sono condizioni irrinunciabili e indicatori di trasparenza e democrazia.
La predisposizione delle Indicazioni Nazionali non ha visto alcun coinvolgimento del
mondo della scuola.
Il CNPI ha più volte richiesto al Ministro di riformulare le“Indicazioni nazionali” apportando
modifiche e integrazioni segnalate anche dal mondo della cultura e della scuola reale.
Esse sin ora hanno ricevuto solo pareri negativi dalla comunità culturale e scientifica.
Emblematica, al riguardo, la cancellazione di Darwin e dell’evoluzionismo.

Suggerimenti
Un’attenta lettura delle Indicazioni è la condizione necessaria non per riconoscerle né
tanto meno accettarle, ma per smontarle e superarle.

Da dove partire?
Da questo passaggio dello stesso documento, Allegato C, per esempio:
“ La terza consapevolezza riguarda, quindi, il significato e la funzione da attribuire alle
tabelle degli obiettivi specifici di apprendimento. Esse hanno lo scopo di indicare con la
maggior chiarezza e precisione possibile i livelli essenziali di prestazione (intesi qui nel
senso di standard di prestazione del servizio) che le scuole pubbliche della Repubblica
sono tenute in generale ad assicurare ai cittadini per mantenere l’unità del sistema
educativo nazionale di istruzione e di formazione (…). Non hanno, perciò, alcuna
pretesa validità per i casi singoli, siano essi le singole istituzioni scolastiche o, a
maggior ragione, i singoli allievi. È compito esclusivo di ogni scuola autonoma e dei
docenti, infatti, nel concreto della propria storia e del proprio territorio, assumersi la
libertà di mediare, interpretare, ordinare, distribuire ed organizzare gli obiettivi
specifici di apprendimento negli obiettivi formativi, nei contenuti, nei metodi e nelle
verifiche delle Unità di Apprendimento (…).

Che uso fare di questo passo?


Semplicemente, assumerlo alla lettera: questo passaggio, infatti, smonta ogni
interpretazione delle Indicazioni in senso prescrittivo. Teniamo conto che “mediare,

a cura della FLC Cgil Nazionale 17


interpretare, ordinare, distribuire e organizzare” sono le azioni della programmazione
educativo-didattica, che si conferma come lo strumento portante del fare scuola.

Quali sono gli strumenti di questa strategia?


Lo strumento giuridico è nel D.P.R. 275/’99, con particolare riferimento all’autonomia
metodologico-didattica, che dà il massimo spettro alle decisioni collegiali e dei singoli
docenti in materia di programmazione e di elaborazione del P.O.F.

Quali scelte di contenuti e metodi sono disponibili?


Riguardo ai contenuti, resta il punto di riferimento dei Programmi (1979 Scuola Media,
1985 Scuola Elementare) e degli Orientamenti 1991 (Scuola dell’Infanzia), per due motivi:
1) perché non sono stati abrogati; 2) perché è legittimo e possibile che i docenti,
nell’esercizio della loro libertà/responsabilità, li riconoscano adeguati al contesto culturale
e territoriale in cui la scuola opera.
Rispetto alle metodologie, il medesimo richiamo all’autonomia permette di adottare
diversi modelli di programmazione (per sfondo integratore, per mappe concettuali, per
tassonomie, ecc.) in coerenza con le pratiche consolidate nella scuola e nell’esperienza
professionale dei docenti, nella dimensione cooperativa e collegiale. Perciò l’attività
didattica non può essere vincolata alle formule indicate nei documenti (Unità di
apprendimento – obiettivi formativi) che vanno intese per quello che sono: criteri
esclusivamente orientativi.
Saranno le scuole, nell’esercizio dell’autonomia, a fare le scelte opportune per dare
concretezza operativa a queste istanze (unitarietà e formatività).

Quali sono gli effetti di questa strategia?


Il “cuore” dell’attività scolastica (la programmazione educativo-didattica) resta saldamente
nelle mani degli operatori della scuola, valorizzando le migliori pratiche, stimolando la
ricerca-azione nei contesti reali. La scuola non si attesta su posizioni di ripiegamento
difensivo, rifiuta inoltre di rapportarsi alle norme con mentalità esecutivo-impiegatizia.. La
competenza professionale, nel valore aggiunto delle pratiche cooperative e della
collegialità come esercizio di responsabilità diffusa, diventa la leva strategica
dell’opposizione politico-culturale alla controriforma.

Quali elementi di qualità sostenibile per il lavoro docente?


Nessun “adeguamento” a formulari o modulistiche prefabbricate che rischiano di produrre
un’esecutività acritica dei dispositivi contenuti nelle Indicazioni nazionali. I docenti
continuano a fare riferimento agli strumenti di programmazione che si sono costruiti nel
tempo, che sono stati convalidati e che permettono di ottimizzare risorse di tempo e di
“saper fare”. Il lavoro docente può essere un fattore di sviluppo professionale, come work
in progress.

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Il secondo ciclo

Le iscrizioni
Il secondo ciclo
I percorsi sperimentali triennali
Il sistema dei licei
Il liceo economico
Il liceo tecnologico

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2.1 Le iscrizioni nella secondaria superiore
Che cos’è
A quale scuola iscrivere i ragazzi all’uscita dalla scuola media? Questa è la domanda che
si pongono le famiglie.
Verso quale scuola orientare gli alunni al termine della terza media? Questa è la domanda
che si pongono gli insegnanti delle scuole medie.
La confusione creata dalla propaganda di questi ultimi due o tre anni intorno alla Legge
53/’03 contribuisce ad alimentare i dubbi, fantasticando di percorsi scolastici che ancora
non esistono e facendo confondere sperimentazioni vecchie e nuove con nuovi
ordinamenti che ancora non ci sono o, peggio ancora, inducendo a scommesse sui
percorsi esistenti, che non hanno, almeno per ora, alcun fondamento.

A che punto é
La “riforma” della secondaria superiore è ancora di là da venire. Il Decreto non è ancora
pronto e il Miur, incapace in due anni di utilizzare appieno la carta bianca, che la legge gli
lasciava e che ha ampiamente sfruttato lavorando in gruppi ristretti e quasi segreti, ha
chiesto al Parlamento una proroga di sei mesi. La nuova delega scadrà, perciò, ad anno
scolastico prossimo già avviato.
Quindi non vi sono per il prossimo anno cambiamenti strutturali tali da rendere necessari
comportamenti nell’ orientamento degli alunni diversi da quelli tradizionali.
Questo vale per l’orientamento nei quattro grandi indirizzi in cui si suddivide la secondaria
superiore: liceale, artistico, professionale e tecnico (quest’ultimo sia agrario che industriale
che commerciale). Sono perciò fuori luogo, se dettati da preoccupazioni di questo genere,
i fenomeni di fuga verso i licei, alimentati dal timore, fondato, della soppressione
dell’istruzione tecnica e dello snaturamento di quella professionale.
Riguardo all’attuazione della Legge 53/’03 vi sono però alcune eccezioni rappresentate dai
cosiddetti percorsi sperimentali previsti dall’accordo stato- regioni, del giugno 2003 (vedi
scheda sui percorsi triennali sperimentali).
Altra eccezione già praticabile potrebbe essere l’alternanza scuola-lavoro, ma solo per i
quindicenni e praticamente per coloro che hanno già superato il primo anno della
secondaria superiore. Il Decreto in questione è in via di approvazione, per questo il
condizionale è d’obbligo.
Così come sarà possibile assolvere, ma sempre a partire dai 15 anni, il diritto-dovere ( il
cui Decreto è in via di emanazione) all’istruzione o alla formazione fino a 18 anni in
apprendistato, con possibilità anche di acquisizione di qualifiche e diplomi, in base al
Decreto n° 276/’03, applicativo della Legge 30/’03 sul mercato del lavoro. Ma al momento
ciò non è praticabile, come esplicitamente scritto nella Circolare n. 40/’04 del Ministero del
Lavoro.

Cosa ne pensa la FLC Cgil


Nonostante le sparate propagandistiche dunque per il prossimo anno scolastico nella
secondaria superiore non vi sono cambiamenti degni di rilievo. Vi sono invece molta
confusione e molti equivoci, oltre che preoccupazioni sul futuro.
A questi equivoci vengono talvolta assoggettati i collegi docenti che vengono spinti con la
paura della perdita di alunni (e di finanziamenti) o con la seduzione di nomi altisonanti (e di
finanziamenti), a votare in fretta e furia o sperimentazioni che non c’entrano niente con la
Legge 53 o anticipazioni di dubbia regolarità.

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L’unica alternativa, temporanea, alla tradizionale distribuzione sui quattro settori liceale,
artistico, tecnico e professionale è costituita dai percorsi triennali sperimentali, differenziati
per regione.

Suggerimenti
E’ importante che nelle scuole medie, dove avviene l’orientamento, e nelle scuole superiori
vi sia piena consapevolezza dello stato dell’arte, per evitare gli equivoci sulla reale
situazione e sulle reali possibilità. E’ molto importante quindi che nei Collegi nei due gradi
di scuola e negli altri organi interessati si discuta con tranquillità e con serietà, ricercando
informazioni precise, chiedendo i riferimenti normativi di proposte che sono presentate
come decisioni già acquisite e che invece tali non sono.
Particolare attenzione andrà portata alle reali sostanze che si celano dietro denominazioni
sperimentali che di per sé non è detto che corrispondano a ciò che sarà dopo l’attuazione
della Legge 53/’03 e comunque rispetto a ciò che ci si aspetta. La cosa vale anche per
anticipazioni della legge di dubbia regolarità e opportunità, come quelle che il Miur sta
cercando di attivare sul liceo economico (vedi scheda sul liceo economico).
Naturalmente l’attenzione andrà prestata ai percorsi sperimentali triennali, che hanno
forma e natura diversa da regione e regione, per evitare che essi piuttosto che a riportare i
dispersi a scuola servano a far scappare gli alunni dalla scuola.

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2.2 Il secondo ciclo

La situazione attuale
Nella scuola di secondo grado la mancata emanazione dei Decreti attuativi della Legge
53/’03 dà l’impressione che non sia cambiato nulla.
Invece, una serie di provvedimenti, anche scollegati tra loro, hanno, nei fatti, prodotto
cambiamenti sostanziali:

Il taglio degli organici


Negli ultimi tre anni il Ministero ha presentato un piano organici caratterizzato dallo
scostamento tra l’organico di diritto e l’organico di fatto, quantificato solo per il 2004/’05 in
34.000 unità. Le ipotesi del Miur si basano su una ulteriore diminuzione degli alunni anche
per una migrazione verso le scuole non statali e verso la formazione professionale.
Si pubblicizza ”l’obiettivo del successo formativo degli allievi”, ma nella sostanza si nega,
dato che si va a costituire un ennesimo piano organici che “scommette” sugli abbandoni,
gli insuccessi e la mortalità scolastica in genere. Aumenta, infatti, il rapporto tendenziale
allievi/ numero di classi: nel 2003/’04 era di 21,7 mentre nel 2004/’05 diventa 22,1, con
una diminuzione conseguente di oltre 1500 classi.

Il licenziamento
Per effetto dell’aumento di iscrizioni nei licei e per il contemporaneo calo soprattutto nei
tecnici, si comincia a produrre soprannumero sulle discipline di indirizzo, che non sono
presenti nei licei. Ciò comporta il licenziamento, in caso di non ricollocazione professionale
entro due anni. E’ quanto prevede il D. leg n° 212 del 25 ottobre 2002.

Completamento a 18 ore
Le precedenti leggi finanziarie hanno imposto di costruire le cattedre a 18 ore, senza tener
conto né del numero di classi attribuite ad un insegnante né della loro organicità didattica
ed organizzativa. Ne consegue che ogni anno l’attribuzione ragionieristica delle classi
inficia la continuità didattica e il compattamento a 18 ore rende impossibile la sostituzione
del personale per brevi assenze. Spezzare gli insegnamenti è solo l’indice della ragione
economica che ne sta alla base (diminuzione degli organici,) senza minimamente
considerare il valore aggiunto della relazione tra discipline (storia e filosofia,matematica e
fisica,…).
Il compattamento delle cattedre sta producendo ricadute negative sul piano didattico, sul
piano pedagogico e sul piano sindacale.
Ad esempio: i docenti di ruolo, trattati come supplenti, per una parte del loro orario
cambiano classe tutti gli anni; aumenta il numero dei docenti per classe, dato lo
sdoppiamento delle cattedre ( storia scissa da italiano o da filosofia, matematica da fisica,
diritto da economia, etc.); gli alunni perdono ore di insegnamento, che non recuperano più,
perché non c’è più personale a disposizione per sostituire i colleghi assenti per brevi
periodi; i precari vedono diminuite pesantemente le supplenze.

L’esito finale di questi fatti, semplicemente facendo le somme algebriche, produce una
pesante diminuzione delle ore effettive di lezione, oltre ad una grave penalizzazione della
qualità dell’offerta scolastica pubblica.
E tutto ciò a Decreti ancora da emanare!!!!

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2.3 I percorsi triennali sperimentali

Di cosa si tratta
La Legge 53/’03 ha abrogato la Legge che aveva elevato di un anno la durata dell’obbligo
scolastico. In assenza del Decreto legislativo sul diritto-dovere, introdotto dalla Legge
53/’03 ma ancora da emanare, si è quindi prodotto un vuoto legislativo per i quattordicenni
che, usciti, dalla media di primo grado, non sono più obbligati a iscriversi a nulla, iniziando
l’obbligo formativo, ancora in vigore, a quindici anni.
Il Miur ha cercato di correre ai ripari, con la sottoscrizione, nel giugno del 2003, di un
Accordo nazionale, che prevede in via sperimentale, la possibilità di organizzare percorsi
formativi di durata triennale, finalizzati a cercare di tenere in un percorso formativo
adolescenti che, non più obbligati, rimarrebbero fuori da tutto.
L’Accordo nazionale definisce pochi e molto generici contenuti dei percorsi da realizzare a
livello regionale: il carattere sperimentale; la durata triennale; la validità nazionale dei titoli
rilasciati, a condizione che rispettino gli standard minimi, che sono stati definiti a livello
nazionale nel febbraio 2004 (quindi a sperimentazione già avviata) e sono così generici da
consentire a ciascuna regione di decidere sostanzialmente ciò che vuole.

A che punto è
Dopo l’Accordo nazionale, sono stati sottoscritti protocolli bilaterali tra il Miur e le singole
regioni.
Ne sono risultati modelli di realizzazione molto diversi e spesso inconciliabili tra loro.
Poche regioni attribuiscono la titolarità di questi percorsi alla scuola (Campania, Emilia
Romagna, Toscana, Umbria, e, in parte, la Puglia); in altre la titolarità è anche della
Formazione professionale (Lazio, Piemonte, Sicilia); in altre ancora la titolarità è della sola
Formazione Professionale (Abruzzo, Lombardia, Liguria, Sardegna, Veneto).
I curricoli sono, mediamente, di basso profilo e il ruolo giocato dalla scuola varia
ovviamente in base alla prevalenza della titolarità a gestire i corsi.
Le risorse messe a disposizione dal Miur, peraltro, sono in gran parte sottratte da altre
destinazioni (Fondo d’istituto per l’arricchimento dell’offerta formativa, obbligo formativo).
L’obiettivo del recupero degli abbandoni scolastici appare fallito, considerato che mancano
all’appello le migliaia di ragazzi che, assolto l’obbligo a 14 anni, non si iscrivono né a
scuola né altrove (ad esempio: nel 2004, almeno 5.000 in Lombardia, 1.000 in Sardegna,
1.500 in Puglia).
Casuale è pure la scelta del personale docente, spesso precario, che dovrebbe conciliare
acrobaticamente l’impegno didattico ordinario con la presenza nei corsi delle
sperimentazioni.

Cosa ne pensa la FLC Cgil


Vuoti legislativi, il preannunciato smantellamento del sistema dell’istruzione tecnica e
professionale, le pressioni del Miur per avviare in tutta fretta sperimentazioni disarticolate
e scoordinate, hanno portato finora solo caos e disgregazione, fughe verso i licei, aumento
degli abbandoni. Le spinte centrifughe di regioni e province e la mancanza di regole
comuni e condivise hanno fatto il resto.
Il quadro che emerge è preoccupante: le spinte particolaristiche delle regioni e delle
province appaiono più dettate da contrapposizioni politico ideologiche che da una reale
volontà di arricchimento dei percorsi formativi; le risorse regionali impiegate rappresentano
sempre più un discrimine che sta tracciando un solco crescente fra nord e sud, realtà
territoriali più o meno evolute socialmente e politicamente.

a cura della FLC Cgil Nazionale 23


Suggerimenti
Poiché l’Accordo nazionale indica l’integrazione tra scuola e formazione professionale fra
i criteri cui dovrebbe attenersi la progettazione di questi percorsi, è importante che si
rivendichi il più possibile il ruolo della scuola in tutti i percorsi realizzati a seguito di
quell’Accordo.
L’integrazione, purtroppo, non è un vincolo e questo ha consentito a molte regioni di
realizzare modelli in cui essa è del tutto assente. E’ bene, quindi, che le scuole insistano
su questo aspetto.
Così come è bene che il Collegio docenti pretenda di essere informato e coinvolto nella
decisione di progettare e realizzare questi percorsi, stabilendo una prevalenza del
curricolo scolastico rispetto alle ore da destinare alla formazione professionale. Occorre
ricordare, infatti, che si tratta di percorsi cui sono destinati coloro che, prima della Legge
53/’03, erano obbligati alla frequenza di corsi di istruzione.
Così come occorre prestare attenzione alla formazione delle “classi” per questi percorsi, in
modo da evitare che si produca nei fatti una discriminazione selvaggia.
Il rischio reale è, infatti, che molti ragazzi anziché sperimentare nuove opportunità e
percorrere nuove strade formative con un percorso realmente integrato, siano incanalati
verso un “binario morto” e senza sbocchi.

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2.4 Il sistema dei licei
Che cosa è
La Legge 53/’03 stabilisce che il sistema di istruzione e formazione è ripartito in due cicli.
Il primo ciclo, che comprende l’attuale scuola elementare e l’attuale scuola media, di cui
non modifica la durata.
Il secondo ciclo, che ricomprende l’attuale scuola secondaria superiore, ma che non
coincide esattamente con essa. Infatti la Legge 53/’03 prevede la costituzione di due
sistemi:
• il sistema dei licei, di durata quinquennale;
• il sistema dell’istruzione e della formazione professionale, che dovrebbe
essere di competenza regionale, di durata quadriennale.

Il sistema dei licei è a sua volta suddiviso in 8 licei:


1) classico
2) scientifico
3) artistico
4) musicale e coreutico
5) linguistico
6) delle scienze umane
7) tecnologico
8) economico
Sempre la Legge 53/’03 esplicita che i licei artistico, tecnologico ed economico potranno
essere divisi in indirizzi, da definire con l’apposito Decreto legislativo, ancora da emanare.

A che punto é
Si sa ufficiosamente che il Ministro ha costituito alcuni gruppi di lavoro, di cui non si
conosce la composizione. Così come nulla di ufficiale e definitivo si sa sugli esiti.
Un primo documento, anch’esso ufficioso, di carattere generale sui licei delineava un liceo
inteso come luogo della teoria, del sapere “unico” e astratto. Data questa impostazione,
era difficile capire e giustificare l’articolazione in indirizzi e, nello stesso tempo,
caratterizzare la natura tecnologica, economica ed artistica degli istituti interessati.
Se era facile capire il profilo dei licei classico, scientifico, artistico, musicale, linguistico e
delle scienze umane, il problema sorgeva per i profili del liceo tecnologico e del liceo
economico, troppo facilmente assimilabili agli attuali Iti e Itc.
Successive indiscrezioni sulle aree del sistema dell’istruzione e della formazione
professionale, che prevedevano 10 aree nei professionali (agro-ambientale, tessile-moda,
meccanica, chimico-biologica, grafico-multimediale, elettrico-elettronico-informatica, edile-
del territorio, turistico-alberghiera, aziendale-amministrativa, socio-sanitaria), sembravano
assegnare la quasi totalità degli attuali indirizzi dell’istruzione tecnica al nuovo sistema
regionale.

Che ne pensa la FLC Cgil


Se saranno confermate queste indiscrezioni (perché nessun tavolo di confronto è mai
stato aperto) si rafforza l’idea di un profilo per i licei tecnologico ed economico assai
schiacciato sul modello “liceo classico”. Il liceo tecnologico si fonderà su idea, storia e
filosofia della tecnologia e il liceo economico preparerà soprattutto alla macroeconomia.
Molto probabile è una forte riduzione di orario, conteggiata tra le 25 e le 28 ore per tutti i
licei, con parallela riduzione delle discipline di insegnamento e foriera di una
corrispondente riduzione di personale docente.
E’ chiaro, infatti, che non ci saranno né laboratori né una dignitosa articolazione tecnica.

a cura della FLC Cgil Nazionale 25


La stessa Confindustria ha manifestato non pochi dubbi e perplessità, temendo un
appiattimento delle preparazioni tecniche sulla formazione professionale e un
indebolimento del tessuto produttivo intermedio.
Oggi infatti si ipotizza per i licei tecnologici, e forse anche per quelli economici e artistici,
un orario costituito da 27 ore comuni a tutti i licei + 6 ore opzionali caratterizzanti
l’indirizzo.
Presumibilmente l’accoglimento delle “critiche velate” di Confindustria non andrà oltre a
ciò, senza modificare lo schema classicista dell’impianto liceale. A nessuno sfugge,
tuttavia, che così anche la pretesa unicità del sistema dei licei è di fatto rotta, senza che
ne sia rotto il profilo elitario e astratto.

Suggerimenti
Le scuole sono in gran parte all’oscuro della portata della “riforma”.
I licei credono di essere al sicuro ma non fanno i conti con la nuova utenza che arriverà.
ITIS e ITC pensano di trasformarsi in licei tecnologici e economici, ma non sarà così
semplice ed in ogni caso i docenti di tecnica vedranno pesantemente ridotte le loro ore.
La scissione in due del sistema produrrà spostamenti imprevedibili nell’utenza.
Occorre perciò molta informazione. Il ricorso alla proroga della delega segnala le difficoltà
del governo ma anche che la riforma nella superiore va avanti, sconfessando chi sperava
ancora una volta in un nulla di fatto per decorrenza dei termini.

a cura della FLC Cgil Nazionale 26


2.5 Il liceo economico
Che cosa è
Il liceo economico è uno degli otto licei previsti dalla Legge 53.

A che punto è.
Gli esiti dei lavori, svolti in un clima di grande segretezza, del gruppo di esperti intorno
agli Obiettivi Specifici di Apprendimento (OSA) e alle Indicazioni non sono stati resi noti né
ufficialmente né ufficiosamente. Non abbiamo però ragione di ritenere che, mutatis
mutandis, lo schema si differenzi si molto da quello previsto e reso noto per i licei
tecnologici (vedi scheda sul liceo tecnologico).
Per quello che riguarda gli indirizzi, al posto dell’attuale schema che vede il settore
commerciale degli istituti tecnici sostanzialmente suddiviso nei tre indirizzi (gestionale-
amministrativo; corrispondente in lingue estere; programmatori (ai quali va aggiunto per
affinità il turistico), si prevederebbe un’articolazione funzionale in marketing e
comunicazione, amministrazione e controllo e turismo, che si esplicita essenzialmente
nell’anno terminale.
Queste informazioni sono desumibili dalle indicazioni che il Miur ha dato ad alcuni ITC ai
quali, con una pratica ormai abitudinaria che prescinde completamente dal percorso
previsto dalla stessa Legge 53/03, è stato chiesto di anticiparne i contenuti, a partire
dall’anno scolastico 2005/’06.
Questa “anticipazione” ha tuttavia carattere di provvisorietà, più “lieve” rispetto al
curriculum ufficioso del liceo tecnologico, probabilmente dettato anche dall’esigenza di
indorare la pillola, con la possibilità di introdurre qualche piccola variazione oraria da
scuola a scuola. Infatti mentre altrove il Ministero parla di un modello di 28 ore obbligatorie
+ 5 caratterizzanti, in base all’ipotesi di cui siamo in possesso, nel biennio l’orario
complessivo sarebbe di 32 ore complessive
Le discipline previste sono 13 nel biennio iniziale, 11 nel secondo biennio e 12 o 13 nel
quinto anno che diversifica i tre indirizzi.

Cosa ne pensa la FLC Cgil


Sul metodo: siamo di fronte all’ennesimo tentativo di costruire fatti compiuti, prescindendo
dall’approvazione delle norme che devono regolarli. La cosa è tanto più grave se si pensa
che il Ministero in due anni di lavori, praticamente segreti e indisturbati, non è stato in
grado di formulare né un decreto applicativo, né piani orari condivisi neppure nella ristretta
cerchia degli “esperti” coinvolti.
Sul merito: pur agendo su un quadro già predisposto dal biennio Igea, le novità del biennio
producono ancora notevoli e ulteriori contraddizioni, configurando, se messe in relazione
con ciò che finora si sa degli altri licei, uno scambio di ruoli tra discipline di area comune
(in cui entra, per esempio, la seconda lingua straniera, presente in tutti i licei) e di area
specialistica (in cui entra “Diritto e economia” non presente, ad esempio nel biennio dei
tecnologici, mentre lo era negli ITIS).
Sugli indirizzi: scompare del tutto l’indirizzo programmatori.
Il numero di discipline resta alto ma non a causa delle discipline specialistiche. Il curricolo
dà spazio soprattutto a materie umanistiche e scientifiche nel biennio, mentre nel triennio
inventa nuove discipline che altro non sono che nuove denominazioni delle vecchie.
La mancanza di chiarezza su che fine fanno le compresenze tra teorici e itp ( è prevista
solo un’ora di laboratorio di informatica) e la trasformazione di “Trattamento testi e dati” in
“Informatica”, creano conflitti di competenza tra personale.

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Si introduce il latino nel biennio, di cui sfugge il senso e l’opportunità pedagogica nel
settore economico. Si dimentica che agli insegnanti di lettere degli attuali istituti tecnici
(classe 50A) non erano richieste finora competenze in latino. Quale spazio resterà dunque
per gli attuali docenti della 50A?

Suggerimenti
E’ importante portare queste informazioni, che confermano le nostre previsioni,
organizzando riunioni, assemblee e iniziative negli istituti tecnici commerciali, sui principali
problemi: profilo troppo “intellettualistico” del percorso, incertezza sui posti di A075, A076,
C300, A042, C999, scoglio del latino per le iscrizioni, messa a rischio della classe di
concorso 50A per la presenza del latino.
E’ decisivo, in questa fase, bloccare la pratica illegale dell’anticipo, da parte delle singole
scuole, di norme e indicazioni con ricadute pesanti sul personale ed in un clima di
incertezza.
E’ bene, quindi, che prima di votare qualunque proposta sperimentale, i Collegi docenti,
sui quali si scarica interamente la responsabilità dell’operazione, chiedano:
• garanzie sulle prospettive (si introducono piani orari e impianti disciplinari che con
tutta probabilità non saranno quelli definitivi) e sulla legalità del percorso,
• di conoscere le fonti normative da cui quelle proposte scaturiscono,
• la garanzia alla conservazione degli attuali organici, sia in termini quantitativi che in
termini qualitativi (modifica delle classi di concorso di riferimento; rischio di
soprannumerarietà).

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2.6 Il liceo tecnologico

Che cosa è
Il liceo tecnologico è uno degli otto licei previsti dalla Legge 53.

A che punto è.
Insieme alla pubblicazione, ufficiosa ma pilotata, degli OSA (obiettivi specifici di
apprendimento) del liceo tecnologico (gli unici finora resi pubblici), giungono messaggi
inquietanti sia sulla situazione che si prospetta sia sugli stessi obiettivi del Ministero in
termini di indirizzi, orari, organici e discipline.
Indirizzi. I sub-indirizzi del liceo tecnologico/tecnico sarebbero sei (il condizionale è
d’obbligo: la suddivisone non è negli OSA): elettrico-elettronico, meccanico, chimico,
informatico, moda e biologico. Gli ultimi due risultano sottratti, stando alla denominazione,
al settore professionale. Bisognerà vedere se si intende moda comprensivo anche del
settore tessile finora gestito dall’istruzione tecnica.
Orario. L’orario sarebbe articolato in 27 ore + 6, queste ultime caratterizzanti in via
opzionale i diversi sub-indirizzi. Si apre uno scarto con gli altri licei che invece dovrebbero
andare a 27 ore.
Organici. La riduzione degli organici, derivante dallo scarto con gli orari dell’istruzione
tecnica attuale, è calcolabile in circa 10.000 unità nella sola istruzione tecnica.
Ad essa va sommato il prevedibile trasferimento di organici dallo stato alle regioni,
calcolabile con somma algebrica tra lo spostamento di discipline e il flusso di utenza. Dalle
discipline messe in gioco si capisce che in sofferenza continuano ad essere gli insegnanti
di tecnica, sia pratica (non ci sono i laboratori) che teorica ( poche discipline di area
tecnica), ma che potrebbero entrarvi persino quelli di lettere, mentre la sovrapposizione di
discipline come chimica e fisica creerà conflitti di competenza.
Discipline. Le discipline oscillano ( lo si deriva dagli OSA!) tra le 14, del primo biennio, e
le 17 del quinto anno. La cifra non è precisa perché per alcune sono possibili
sdoppiamenti, per altre (quelle tecniche) sono possibili distribuzioni su materie dell’area
scientifica.

Cosa ne pensa la FLC Cgil


L’alto numero di discipline non è causato dalle discipline tecnologiche, dai diversi sub-
indirizzi, dai laboratori.
L’impressione che si ha è, anzi, che quelle ricavabili dagli OSA si riferiscano solo alle 27
ore obbligatorie e non alle 6 opzionali, che dovrebbero essere caratterizzanti dell’indirizzo
(vedi scheda sul sistema dei licei).
Il curricolo obbligatorio si riduce a materie essenzialmente umanistiche e scientifiche. Il
piano prevede, oltre a Informatica, dal carattere molteplice, una sola materia tecnologica
(“Aspetti e caratteri generali della tecnica”) e per di più da distribuire sulle altre discipline
scientifiche.
Si introducono invece filosofia e latino.
La prima, sotto forma di una storia quinquennale (nemmeno al liceo classico si fanno tante
annualità!) della filosofia, partirà dalla metafisica greca e ci metterà almeno tre anni per
arrivare alle problematiche che attengono più da vicino ai saperi scientifico-tecnologici.
Il secondo, sotto la parvenza di una “conoscenza del mondo classico”, dovrà comprendere
la capacità di leggere testi a fronte.
Sull’opportunità pedagogica e sul senso di una simile disciplina nel settore tecnologico non
occorrono ulteriori commenti!

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Il Ministero pare dimenticare che agli insegnanti di lettere degli attuali istituti tecnici (classe
50A) non erano richieste finora competenze in latino. Si apre perciò un altro problema: se
storia potrà essere accoppiata a filosofia e per insegnare italiano bisognerà essere abilitati
anche per latino,quale spazio resterà per gli attuali docenti della 50A?

Suggerimenti
E’ importante portare queste informazioni, che confermano le nostre previsioni,
organizzando riunioni, assemblee e iniziative negli istituti tecnici industriali, agrari e per
geometri che sono quelli più interessati a questa modifica sui principali problemi: profilo
troppo “intellettualistico” del percorso, assenza dei laboratori, scoglio del latino per le
iscrizioni, scomparsa degli insegnamenti tecnici sia pratici che teorici, scomparsa della
cattedra di diritto e economia, sovrapposizione di titolarità tra gli insegnanti di fisica e quelli
di chimica, tra quelli di lettere e quelli di filosofia su storia, messa a rischio della classe di
concorso 50A per la presenza del latino.
Prima di votare qualunque eventuale proposta sperimentale, i Collegi docenti chiedano
garanzie precise sulle prospettive e sull’attendibilità di simili scelte, nonché sugli organici,
su cui è bene prestare molta attenzione, non accettando, nell’immediato, una loro
riduzione quantitativa, ancorché minima, né una modifica delle classi di concorso di
riferimento, da cui potrebbe scaturire una soprannumerarietà non facilmente riassorbibile,
e quindi foriera persino di licenziamenti, data la normativa introdotta con il Decreto
212/’02.

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Tematiche comuni

Il Piano dell’Offerta Formativa


Gli organi collegiali
Gli organici
I servizi ATA
La valutazione Invalsi

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3.1 Il POF
Di cosa si tratta
Il Piano dell’Offerta Formativa è lo strumento giuridico-organizzativo attraverso cui ogni
istituzione scolastica autonoma progetta la propria attività sulla base delle risorse
finanziarie e delle dotazioni organiche che ha a disposizione.
Elaborato dal Collegio Docenti, in riferimento agli indirizzi generali definiti dal Consiglio di
Istituto, tiene conto delle proposte e dei pareri di genitori e studenti ed è adottato dal
Consiglio di Circolo/Istituto.

A che punto e’
Quanto scritto all’art. 3 del DPR 275/’99 è a tutt’oggi confermato e nulla lo ha cambiato.
Esso ora va integrato con gli spazi aperti dall’art.117 della Costituzione che, nella
distinzione delle competenze tra Stato e Regioni e nella considerazione dell’autonomia
scolastica come una risorsa della Costituzione, introducono ampie potenzialità.

Cosa ne pensa la FLC Cgil


È il cuore della scuola autonoma; è il documento fondamentale costitutivo della sua
identità culturale e progettuale.
Le scelte centralistiche di un qualsiasi Ministro su materie di competenza delle scuole non
possono metterlo in discussione.
Attraverso il Pof le scuole esplicitano alle famiglie, all’atto dell’iscrizione, la propria offerta,
evidenziandone gli elementi di qualità e motivandone le scelte con i riferimenti culturali e
pedagogici cui si sono ispirate.

Suggerimenti
Il Pof è uno strumento potente che rende visibile e tutela le responsabilità educative che il
Collegio intende assumersi per qualificare l’offerta formativa.
Quali sono gli elementi di qualità che possono caratterizzare un’offerta formativa
convincente?

Un curricolo unitario, senza distinzione fra ore obbligatorie e ore facoltative


Tutte le attività che si svolgono a scuola hanno valenza educativa, se sono contenute in
un progetto che le intreccia; tutte le discipline hanno pari dignità. Distinguerle comporta
inevitabilmente una diversa attribuzione di valore e limita agli alunni le possibilità di
esplorazione di nuovi campi/nuovi saperi. Frantuma il concetto di gruppo-classe a favore
di un protagonismo individualistico che è l’esatto contrario del bisogno di socialità che
fortemente esprimono i bambini/e e i ragazzi/e di oggi. I percorsi formativi si differenziano.

Un tempo disteso. Confermare la proposta delle 30/40 ore


La contrazione del tempo scuola comporta non solo la diminuzione degli organici, ma
anche un supplemento di fatica per chi impara. Ne soffrono tutti gli alunni, non solo i più
deboli, perché è più facile che la didattica diventi trasmissiva. A nulla serve redigere piani
personalizzati, quando non si ha più modo di rispettare i ritmi individuali di ciascun
alunno/a.
Un tempo disteso è anche quello che consente un’equilibrata distribuzione delle attività
nell’arco delle settimana ed evita il loro svolgimento nel solo orario antimeridiano che
affatica e disorienta.

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Lo Stato, indicando l’orario minimo e l’orario massimo con il Decreto legislativo 59/’04 per
il primo ciclo, ha definito il Livello Essenziale di Prestazione. L’autonomia scolastica affida
ad una comunità tecnicamente competente e responsabile l’individuazione, all’interno di
questa scelta, dell’orario ritenuto migliore per assicurare un’adeguata offerta formativa.

La pari dignità e la pluralità delle figure di riferimento


Nella relazione educativa la presenza di più figure di riferimento non è disorientante
quando esse agiscono in sinergia. Nella scuola elementare la collegialità e la
corresponsabilità hanno permesso lo sviluppo ed il potenziamento di competenze
disciplinari e didattiche ed un miglior governo dei processi educativi e delle relazioni
interpersonali. Mantenere un’organizzazione didattica che prevede una suddivisione equa
e funzionale dei compiti, senza gerarchie e senza presenze ingombranti, è determinante
per la qualità dell’insegnamento.

La continuità
Rischia di diventare la cenerentola, adesso che gli assetti organizzativi si frammentano
sempre più e i tempi si riducono. La costruzione di curricoli verticali, la cura nei passaggi
infanzia/primaria/secondaria e la relazione interistituzionale sono un buon antidoto ai rischi
di trauma da passaggio.

Le compresenze
Spezzare il gruppo classe/più classi per ricomporlo/le in gruppi, agire insieme su uno
stesso gruppo dà agli insegnanti la possibilità di offrire attenzione educativa a tutti, di
diversificare gli interventi adattandoli alle necessità dei singoli, per recuperare, per
arricchire. Senza le compresenze risulta difficile, se non solo nominale, l’inserimento e
l’accoglienza delle diversità. Nel piccolo gruppo si creano le condizioni per
l’apprendimento cooperativo e l’apprendimento dai coetanei.
Scelte organizzative che comportano, dopo quella conseguente ai tagli dell’organico,
un’erosione ulteriore delle compresenze vanno respinte con decisione.

La partecipazione ed il coinvolgimento dei genitori


I genitori sono i principali interlocutori della scuola e concorrono alla realizzazione delle
attività. Tuttavia non bisogna mai dare per scontato che essi conoscano tutte le modalità
organizzative che si adottano a scuola, non dare mai per scontato che siano consapevoli
delle motivazioni pedagogiche su cui si fondano le scelte praticate. Assemblee, colloqui,
incontri formali e informali, feste di scuola: ogni occasione è buona per parlare, parlare,
parlare, spiegare, spiegare, spiegare, motivare, fare dei genitori i principali protagonisti
nella difesa della scuola che vogliamo…

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3.2 Gli organi collegiali
Di cosa si tratta
Forse qualche equivoca interpretazione dell’autonomia o delle norme Moratti sembra aver
creato un senso di smarrimento per cui si pensa che il ruolo degli Organi Collegiali sia
stato intaccato o messo in secondo piano. Non è così. I poteri degli Organi Collegiali, pur
non riformati, siano rimasti intatti.
La Dirigenza Scolastica nata insieme con l’autonomia, ad esempio, mantiene molti tratti di
specificità rispetto alle altre Dirigenze perché nella scuola, su quasi tutte le questioni, c’è
una competenza degli Organi Collegiali. Pertanto “nel rispetto delle competenze degli
Organi Collegiali”, il Dirigente Scolastico esercita “i suoi poteri autonomi di direzione”.
La contrattazione d’Istituto, peraltro, lungi dall’intaccare i poteri degli Organi Collegiali,ha
contribuito a fare ulteriore chiarezza dal momento che ha attribuito le questioni salariali e
l’utilizzazione del personale alle relazioni sindacali di istituto .

A che punto è
Il Consiglio di Circolo o Istituto ha competenza in materia di indirizzi generali, di bilancio, di
organizzazione dell’intera vita dell’istituzione scolastica, il Collegio dei Docenti ha
competenza esclusiva in materia pedagogico-didattica.
Il Consiglio di Circolo o Istituto delibera in vario modo sull’attività e la vita della scuola:
detta indirizzi per la formulazione del Pof e poi lo adotta; adotta un regolamento sul
complesso delle attività scolastiche (uso delle strutture, delle attrezzature, vigilanza alunni,
biblioteca ecc.); adatta il calendario scolastico; detta criteri per lo svolgimento delle attività
non curricolari e dei viaggi d’istruzione e visite; detta criteri per stabilire convenzioni e
accordi con enti esterni; detta criteri per la formazione delle classi e per adattare l’orario
alle condizioni del contesto territoriale.
Il Collegio dei Docenti è l’organo tecnico-professionale, che, non avendo competenze sul
piano gestionale e sulla vita complessiva dell’Istituto, ha potere deliberante per tutto ciò
che attiene a scelte pedagogico-didattiche.
Gli stessi aspetti elencati per il Consiglio di Circolo o d’Istituto rientrano nelle competenze
del Collegio laddove essi presentino anche aspetti pedagogico-didattici (l’orario, il
calendario, le attività non curricolari, altre attività scolastiche nel rispetto dei criteri del
Consiglio di Istituto ecc.).
In particolare, per memoria operativa, il Collegio: elabora il Pof sulla base degli indirizzi del
Consiglio; adegua i programmi di insegnamento, nell’ambito dell’ordinamento, alla
situazione della scuola; formula proposte per l’orario e la formazione delle classi;
promuove la sperimentazione; promuove l’aggiornamento dei Docenti; adotta i libri di testo
e ogni altro strumento didattico anche alternativo ai libri di testo.
I Consigli di classe, intesi come organismi composti dai docenti responsabili delle attività
educative e didattiche, mantengono tutti i loro poteri in materia didattica, di
programmazione, sperimentazione, valutazione.

Cosa ne pensa la FLC Cgil


Tutte queste prerogative non sono state superate dal Regolamento dell’Autonomia ma
semmai confermate. E neppure la Legge 53/’03 e i Decreti applicativi le hanno intaccate.
Gli Organi Collegiali vanno utilizzati nel pieno della loro potestà e funzionalità.
Nulla (Indicazioni nazionali, strumenti didattici come il portfolio, programmazione, libri di
testo, organizzazioni conseguenti, formazione relativa, valutazione, strumenti di
certificazione) può essere deliberato se non seguendo l’itinerario di approvazione degli
organi dell’istituzione scolastica.

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Oggi è in discussione nella Commissione parlamentare dell’istruzione della Camera un
testo di legge unificato, in linea, e in quanto tale da respingere, con la normativa Moratti
che persegue l’obiettivo di destrutturazione della scuola pubblica anche tramite la
riduzione degli spazi di partecipazione e di democrazia.

Suggerimenti
Gli strumenti didattici vanno deliberati dal Collegio dei Docenti sulla base di proposte che
possono provenire dai Consigli di intersezione, di interclasse e di classe.
I criteri della raccolta di documentazione del percorso formativo degli allievi sono
prerogativa non delle case editrici con la proposta di moduli prestampati, ma del Collegio
dei Docenti anche sulla base di proposte dei Consigli di intersezione di interclasse e di
classe. E’ opportuno che i docenti evitino duplicazioni di carte (prove scritte, notazioni si
registri circa le performaces degli alunni e i colloqui coi genitori sono di per sé sufficienti
per la raccolta della documentazione).
Gli strumenti di valutazione e certificazione, in coerenza con i POF che hanno confermato
le offerte formative dell’anno precedente e in coerenza con il discorso da noi sostenuto
circa l’illegittimità e la provvisorietà delle Indicazioni nazionali, possono essere quelli
attualmente in adozione.

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3.3 Gli organici
Che cos’è
Il Decreto interministeriale che ogni anno trasmette gli organici del personale della scuola
alle singole regioni per l’anno scolastico 2005/‘06 deve ancora essere emanato ma la
Finanziaria, anch’essa ancora da approvare definitivamente ma sufficientemente definita,
delinea già scenari preoccupanti.

A che punto è
Nonostante il Ministro abbia tentato di convincere che i tagli sulla scuola non ci sono
grazie alla sua battaglia in Consiglio dei Ministri, il testo dell’emendamento fiscale,
proposto dal Governo per ridurre le tasse, recita diversamente.
Il “risparmio” infatti per la scuola si concentra sulla riduzione dei posti di specialisti di
lingua inglese nella scuola primaria e la Finanziaria dispone la loro riduzione in 7.100 in
meno per il 2005 e altrettanti per il 2006, ne consegue che i tagli ammontano a 14.200
posti in meno.
La situazione è grave e solo la grande riuscita dello sciopero del 15 novembre ha impedito
danni ben più consistenti.

Cosa ne pensa la FLC Cgil


Un prezzo altissimo sarà pagato dalla scuola elementare in termini di personale e di
qualità: l’attribuzione dell’insegnamento di lingua a docenti non specialisti comporterà un
peggioramento della qualità dell’insegnamento perché le competenze non si possono
improvvisare e perché per la formazione prevista nell’emendamento non si stanzia
neanche un centesimo.
Inoltre la Finanziaria conferma per l’a.s. 2005/’06 lo stesso organico di diritto (che fu
elaborato sulla base di dati previsionali piegati al ribasso del numero degli alunni)
attualmente in vigore. Si determina così una mancata previsione di oltre 6.000 posti, tutti
quelli che sono poi stati autorizzati, non senza rigidità, con l’adeguamento al fatto.
Non vanno dimenticati i tagli ai posti in organico del personale ATA (vedi scheda I servizi Ata)
che proseguono e prevedono, per l’anno scolastico 2005/’06, altri 3.200 posti in meno. Dal
2002 in totale ne sono stati tagliati 35.000, se si considerano anche quelli tagliati per
effetto della revisione dei parametri e dell’ introduzione dei tetti regionali.
Un vero e proprio blocco che ha reso e renderà peggiore la vita quotidiana delle scuole
anche in termini di funzionalità.
I tagli sono stati quindi pagati dal personale precario ma anche dalle scuole con un
progressivo scadimento dell’organizzazione del lavoro.
Non è ancora noto che cosa proporrà il MIUR sugli organici perché il confronto non è
ancora realmente partito. Per quanto ci riguarda chiederemo di considerare le previsioni
della Finanziaria comunque sottoposte al rispetto delle altre norme che regolano gli
organici, allo scopo di preservare una qualità indispensabile. Inoltre, chiederemo di dare
attuazione all’impegno del Ministro che, nell’incontro del 23 settembre 2004, si era
impegnata a non ridurre ulteriormente l’organico in attuazione della Legge 53/’03
consentendo di garantire, così, i moduli, il tempo pieno e il tempo prolungato.
Il Ministero non ha ancora aperto alcun confronto nazionale ma la FLC Cgil considera la
tenuta degli organici (docenti ed ATA) un elemento indispensabile per un’offerta formativa
di qualità.

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Suggerimenti
La formazione delle classi e la conseguente determinazione dell’organico non è materia
contrattuale ma in ogni scuola si può esercitare il diritto di informazione, mentre è il
Collegio dei docenti (vedi scheda Organi Collegiali) che definisce i criteri didattici su cui si articola
il Piano dell’Offerta Formativa (vedi scheda POF).
Lo stesso Collegio può confermare l’offerta formativa degli anni precedenti, evitando scelte
che sono negative sul piano della qualità della scuola e che offrono al Ministero la
possibilità di ridurre ulteriormente gli organici.
E’ evidente, infatti, che le attività opzionali non concorrono a determinare l’organico,
mentre al massimo possono essere utilizzate per docenti con ore a disposizione. Ma
analoga considerazione vale per gli altri modelli “minimi” indicati dalla Legge 53/’03. Ecco
perché occorre grande attenzione.
Pertanto la RSU di Istituto, oltre a verificare la corretta applicazione delle norme e delle
procedure, può rappresentare al dirigente scolastico, che assume la responsabilità finale
della trasmissione dei dati, le reali esigenze di organico della scuola.

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3.4 I servizi ATA

Che cos’è: riferimenti normativi e contenuti


La Legge 53/’03 all’art. 1, comma 3, lettera h), indicava tra i finanziamenti per la
realizzazione del processo di “riforma” anche un intervento a sostegno delle
professionalità del personale amministrativo tecnico e ausiliario. Quell’impegno non ha
avuto alcun seguito.

A che punto è
La funzionalità dei servizi e le competenze professionali dei lavoratori ATA sono elementi
fondamentali per garantire la qualità dell’offerta formativa della scuola. L’attuazione della
Legge 53/’03 produrrà effetti negativi anche sugli ATA.
• I collaboratori scolastici in servizio presso la scuola del ciclo primario dovranno
fronteggiare un maggiore carico di lavoro per garantire l'accoglienza e l'assistenza
agli alunni anticipatari. La riduzione del tempo scuola, l’iscrizione degli alunni
anticipatari nelle scuole elementari e dell’infanzia, gli interventi sulla istruzione
professionale sono gli aspetti principali dell’attuazione della Legge 53/’03 che
incideranno sulla funzionalità dei servizi scolastici e sul personale ATA. Questa
grave situazione in prospettiva si aggiungerà alle riduzioni effettuate con le Leggi
finanziarie di questi ultimi anni. Dal 2003 al 2005 sono stati tagliati 9.600 posti di
collaboratori scolastici oltre alle migliaia di posti di amministrativi e tecnici. L’unico
stanziamento di risorse previsto dalla finanziaria 2005 riguarda i finanziamenti per
espandere gli appalti di pulizia delle scuole (375 milioni di euro)
• Pesante il taglio delle risorse finanziarie operato sui servizi. Alcuni esempi concreti:
nel 2002 lo stanziamento di bilancio del Miur per il funzionamento didattico e
amministrativo delle scuole ammontava a 248.259 milioni di Euro, nel 2003 è stato
ridotto a 187.839 milioni di Euro. E perché tutto ciò? Per finanziare la Legge Moratti
che, per gli ATA, ha poche ma esplicite finalità: meno risorse, meno qualità, meno
posti di lavoro e più precarietà per tutti.

Le nostre valutazioni
Le politiche di restrizione sugli organici ATA sono funzionali a realizzare il modello di
scuola povera della Legge 53/’03.
• La riduzione del tempo scuola nella primaria, la variabilità delle ore facoltative, la
riduzione di un’annualità nei percorsi tecnico-professionali riducono gli organici dei
docenti: è facile prevedere che anche l’organico del personale ATA subirà una
riduzione proporzionale a quella degli insegnati.
• Il Miur con l’insieme delle operazioni che riguardano l’attuazione della Legge 53/’03
prevede di mantenere alle sue dipendenze (devolution permettendo) non più di
500.000 insegnanti contro gli attuali 800.000 circa. Proporzionalmente il personale
ATA che ora conta circa 250.000 addetti subirà un taglio di diverse decine di
migliaia di posti.
La riduzione delle risorse, la già grave carenza di organici esistente, la politica di
espansione degli appalti di pulizia, la completa attuazione della L. 53/’03 porteranno ad un
modello dei servizi scolastici basato esclusivamente sulla precarizzazione del lavoro. Con
la conseguenza di meno occupazione e meno qualità della scuola pubblica.
Nelle scuole, in particolare in quelle con maggiori presenze di alunni in situazione di
handicap e/o di alunni anticipatari, non ci saranno più le condizioni per dare una risposta
qualitativa alle esigenze dell’utenza. Le condizioni di lavoro del personale, in particolare

a cura della FLC Cgil Nazionale 38


degli assistenti amministrativi, già messe a dura prova dal decentramento amministrativo,
saranno ulteriormente aggravate.
Suggerimenti
La FLC Cgil, insieme alla CGIL, ha lanciato una vertenza nazionale contro la politica di
privatizzazione dei servizi rivendicando la stabilizzazione di tutti i lavoratori precari
operanti nei servizi, compresi gli ex Lsu impegnati negli appalti di pulizia.
La vertenza, all’interno della battaglia per l’abrogazione della Legge 53/’03, assume un
significato più generale: la qualità della scuola pubblica e la funzionalità dei servizi
passano attraverso la stabilità del lavoro e la valorizzazione professionale degli operatori
scolastici.
La contrattazione d’istituto deve diventare l’occasione per aprire vertenze in tutte le scuole
in difesa della qualità del servizi e dell’occupazione, che pongano limiti alla dilatazione del
tempo di lavoro e all’aumento delle prestazioni aggiuntive conseguenti ai tagli di organico.
Va posto un freno alle soluzioni addomesticate che risolvono i problemi e le conseguenze
delle scelte fatte dal Miur con la riduzione degli organici e la precarizzazione del lavoro.
L’occupazione e la qualità della scuola devono esser i punti cardine del rinnovo di ogni
contratto di scuola che deve servire a difendere e migliorare le condizioni del lavoro ATA.

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3.5 La valutazione Invalsi

Di cosa si tratta
L’Istituto nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione
(Invalsi) è stato riorganizzato, come previsto dalla Legge 53, con il D. leg n° 286 del 19
novembre 2004.
Alcuni dei suoi compiti sono in continuità con le finalità assegnate dalla normativa
precedente, ma sono mutate le priorità. L’istituto riformato risulta molto più subalterno al
Ministro, alla cui vigilanza è sottoposto.
Compito principale è la valutazione dell’efficienza e dell’efficacia del sistema educativo (sia
di quello dell’istruzione che di quello della formazione).
Per quanto riguarda il sistema di istruzione, con una specifica Direttiva il Ministro individua
le priorità strategiche cui l’Istituto deve ispirare la propria attività.

A che punto è
Per l’anno scolastico in corso, la Direttiva (DM n° 56 del 12 luglio 2004) è stata emanata
prima della definitiva approvazione del Decreto di riordino.
Le priorità strategiche individuate dalla Direttiva sono state rese note alle scuole solo con
una Circolare dell’Invalsi (prot. 3964 del 12 ottobre 2004).
Esse contemplano:
la valutazione di sistema, con particolare riferimento, al loro al funzionamento e ai piani
dell’offerta formativa (per tutte le istituzioni scolastiche); all’articolazione delle attività nella
quota nazionale e nella loro declinazione fra obbligatorie e facoltative e all’attivazione della
funzione tutoriale (per il ciclo di base);
la valutazione degli apprendimenti (italiano, matematica e scienze) degli alunni di tutte le
scuole pubbliche e paritarie. Partecipano le classi seconde e quarte della primaria e le
classi prime della scuola media (obbligatoriamente); le classi prime e terze della
secondaria di secondo grado (volontariamente).
Il D. leg. n° 59/’04 prevede che le attività di valutazione avvengano all’inizio dell’anno
scolastico; per il corrente anno si svolgeranno, invece, nei mesi di febbraio-marzo.

Cosa ne pensa la FLC Cgil


La valutazione del sistema scolastico deve fornire quegli elementi di conoscenza utili a
progettare al meglio gli interventi da realizzare ai vari livelli.
Da almeno un decennio il problema è sul tappeto, previsto da diverse norme (tra esse il
DPR 275/’99) ma ancora irrisolto, sia per difficoltà oggettive sia per l’ipotetico rischio che
le valutazioni possano tramutarsi nel vaglio delle prestazioni professionali individuali del
personale scolastico.
Tale rischio sembra assumere sostanza nel momento in cui la Direttiva ministeriale
prescrive che si proceda alla rilevazione della funzione tutoriale senza tener conto che (o
proprio in considerazione del fatto che?), dopo l’ampia opposizione espressa dalle scuole
all’introduzione della figura del tutor prevista dal D. leg. 59/’04, su questo argomento è
ancora aperto il tavolo contrattuale (vedi scheda tutor).
Il rischio di una funzione distorta diventa più forte quando l’ente preposto alla valutazione
perde la propria autonomia e viene sottoposto al potere politico.
Negli anni scorsi la partecipazione delle scuole alle attività di valutazione ad opera
dell’Invalsi (progetti PP1, PP2 e PP3) è avvenuta su base volontaria e a seguito delle
delibere assunte dagli organi collegiali. Poco diffusa è, a tutt’oggi, la conoscenza sugli esiti
di quelle sperimentazioni e sulle eventuali correzioni al modello adottato.

a cura della FLC Cgil Nazionale 40


La partecipazione obbligatoria delle scuole dovrebbe perciò essere
accompagnata/preceduta da una crescita della cultura della valutazione e da una
formazione specifica del personale.
Nel merito dei contenuti delle prove, se l’Invalsi intendesse riferirsi agli obiettivi specifici
delle Indicazioni Nazionali compirebbe una forzatura, facendo apparire obbligatoria la loro
assunzione, in barba al fatto che i precedenti programmi del ’79 e dell’85 non sono stati
abrogati e che quindi quelle indicazioni non sono vincolanti.
FLC Cgil ha sempre sostenuto il carattere di illegittimità delle Indicazioni.

Suggerimenti
Le segreterie nazionali di FLC Cgil, Cisl e Uil Scuola hanno manifestato al Ministro il loro
punto di vista e chiesto garanzie di trasparenza sulle procedure, sui protocolli di
somministrazione, sulla significatività e valenza culturale dei contenuti delle prove, sull’uso
degli esiti della valutazione.
Le scuole possano pretendere di non essere solamente l’oggetto esaminato dall’Invalsi ma
di divenire soggetti consapevoli che pongono domande e, aderendo al progetto, vogliono
garanzie preliminari:
• come si somministrano;
• come vengono letti ed interpretati i dati;
• quali sono le finalità dell’indagine;
• quali tipologie di prove saranno somministrate e su quali contenuti;
• si rilevano le abilità o le conoscenze?
• quale formazione è prevista per chi somministra le prove;
• e per aiutare le operazioni di autovalutazione delle singole scuole.
I criteri per individuare il referente, che non potrà che essere retribuito con fondi specifici,
devono essere definiti in modo trasparente e chiaro.

a cura della FLC Cgil Nazionale 41


Della Struttura Nazionale hanno collaborato alla stesura del presente fascicolo

Maria Brigida
Rita Candeloro
Armando Catalano
Simonetta Fasoli
Liliana Fassa
Maurizio Lembo
Pino Patroncini
Gianni Righetti
Giovanna Zunino

Pubblicheremo tra breve una specifica scheda sull’adozione dei libri di testo

E’ prossima l’uscita di un Libriccino sulle Risorse delle Istituzioni Scolastiche,


a cura di A. Campanari e di A.M. Santoro.

Il testo è stato curato da: Rina Grassi, Fabio Mancini, Paola Coarelli, Ivo Vacca

a cura della FLC Cgil Nazionale 42

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