Fascicolointero
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CGIL
si parla di
anticipi nella scuola dell’infanzia, anticipi nella scuola
elementare, indicazioni nazionali,
iscrizioni, liceo economico,
liceo tecnologico,
organi collegiali, organici,
percorsi triennali sperimentali, piano dell’offerta formativa,
portfolio,
scheda di valutazione, servizi ata,
sistema dei licei,
tutor, valutazione Invalsi
Gennaio 2005
1. Le iscrizioni pag. 5
2. Gli anticipi pag. 7
3. La scheda di valutazione pag. 11
4. Il portfolio pag. 13
5. Il tutor pag. 15
6. Le indicazioni nazionali pag. 17
1. Le iscrizioni pag. 20
2. Il secondo ciclo pag. 22
3. I percorsi sperimentali triennali pag. 23
4. Il sistema dei licei pag. 25
5. Il liceo economico pag. 27
6. Il liceo tecnologico pag. 29
Spetta alle scuole il compito di decidere il tipo di offerta, utilizzando gli strumenti che la
Costituzione mette loro a disposizione. La Legge Moratti è legge e bisogna applicarla, si
sente dire. Affermazione banale nella sua ovvietà!
La Costituzione è la prima Legge e va rispettata all’interno delle regole e degli obiettivi del
sistema nazionale d’istruzione.
A nostro avviso occorre difendere la qualità della nostra scuola pubblica e non rassegnarsi
ad una sua riduzione ai minimi termini, alla sua privatizzazione. Sarebbe un danno
incalcolabile.
Per questo le iscrizioni diventano una scadenza che deve essere basata su scelte
consapevoli e responsabili da parte delle scuole. Bisognerà operare scuola per scuola per
offrire ai genitori ed agli alunni le migliori condizioni di offerta formativa.
E’ importante che la fase di iscrizione degli alunni sia attentamente meditata e governata
per le sue implicazioni sull’offerta formativa, sulla possibilità di garantire tempi distesi agli
alunni e le necessarie compresenze, e sugli organici.
Analogamente sappiano i genitori che una buona scuola oggi non è solo garantita dai
bravi docenti, dirigenti ed ata che incontrano e con i quali si relazioneranno. Infatti, di
fronte ad un Ministro che è interessato a privatizzare l’istruzione, a mercificare il sapere e
a ridurre la scuola pubblica è necessario farsi parte di un’iniziativa tesa ad impedire che si
realizzi questo disegno.
Per questo probabilmente dovremo mobilitarci ancora, per conquistare ciò che oggi viene
negato e che si vorrebbe rimettere in discussione.
Lo diciamo senza alcun pregiudizio ideologico ma con la determinazione che ci deriva dal
riconoscere nell’istruzione pubblica un bene fondamentale da garantire a tutti senza
alcuna “… distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di
condizioni personali e sociali”.
Anche per questo abbiamo costituito la FLC Cgil, la casa comune della gloriosa Cgil
Scuola e dell’autorevole Snur Cgil, per sostenere con più forza la centralità del sapere
come risorsa di democrazia e sviluppo.
Enrico Panini
Di cosa si tratta
Le istituzioni scolastiche in questo periodo incominciano a fare i conti con le iscrizioni degli
alunni. Si infittiscono gli incontri fra i colleghi dei diversi cicli e settori per assicurare
percorsi di continuità, si fanno conoscere le offerte formative (vedi scheda POF) ai genitori in
appositi incontri. Si pone, dunque, il problema per le scuole di dare informazioni certe (vedi
scheda sugli Organi Collegiali) all’utenza circa il curriculum, le attività aggiuntive, gli orari, le forme
organizzative del servizio. L’avvio formale delle iscrizioni viene dato con una Circolare che
l’anno scolastico passato fu emanata molto tardi, il 13 gennaio 2004, con scadenza per le
iscrizioni al 31 gennaio 2004 (al 15 febbraio solo per gli anticipatari della scuola
dell’infanzia).
A che punto è
L’anno scorso la CM n° 2 del 13 gennaio 2004 sostanzialmente diede la possibilità di
confermare i moduli di iscrizione dell’anno precedente. Noi abbiamo chiesto che ciò sia
possibile anche per questa fase di iscrizioni considerati gli impegni assunti in questa
direzione dal Ministro il 23 settembre 2004.
Infatti la certezza della dotazione organica consente di proporre alle famiglie una offerta
formativa precisa. Le stesse eventuali attività facoltative/opzionali (vedi scheda POF), che in
realtà l’anno passato sono state artificiosamente ritagliate dentro l’offerta formativa
preesistente, senza organico o risorse finanziarie certi, non potrebbero neppure essere
offerte alle famiglie.
Si ripropone peraltro il problema degli anticipi (vedi schede sugli anticipi), in modo
particolarmente acuto nelle scuole dell’infanzia, esattamente negli stessi termini dell’anno
passato.
L’offerta formativa
• Nella scuola dell’infanzia la scelta dei Collegi sulla quantità oraria da offrire, che,
sempre a salvaguardia della qualità della scuola e dell’organico connesso, va
orientata sulle quaranta ore, i moduli devono essere chiari soprattutto in riferimento
alla questione degli anticipi (vedi scheda anticipi). Se, all’atto delle iscrizioni, tali
condizioni non sussistono, considerato che vi è stato un anno circa di tempo perché
i soggetti istituzionali interessati predisponessero tali condizioni, è bene chiarire alle
famiglie che l’iscrizione degli anticipatari non è possibile.
• Nella scuola elementare e media l’offerta del modulo ordinario e dei tempi pieno e
prolungato va praticata dai Docenti e va comunicata ai genitori come possibilità di
mantenere la qualità dell’offerta formativa (27 ore significano meno personale e più
bassa qualità dell’istruzione): con i tagli annunciati sulla scuola il rischio concreto è
che tutto ciò che non è curriculare non verrà in effetti garantito da un Governo alla
ricerca disperata di soldi. In materia di orario vale la considerazione che lo Stato ha
competenza in materia di Livelli Essenziali di Prestazione (art.117 della
Costituzione). Ciò significa l’individuazione dell’orario minimo e massimo garantiti.
L’offerta formativa della sede tecnicamente responsabile individua l’offerta oraria
ritenuta più efficace in uno specifico contesto. Ecco perché, una volta di più, la
conferma della precedente offerta formativa, condivisa dai genitori, è pienamente
legittima.
A che punto è
La trattativa nazionale sulle nuove figure professionali avviata tra Sindacati ed ARAN a
settembre 2004 non si è ancora conclusa. Il Ministro Moratti ha proposto di
“professionalizzare e incentivare” i collaboratori scolastici da utilizzare per l’anticipo. La
FLC Cgil ha affermato che a prendersi cura dell’educazione dei bambini devono essere gli
insegnanti e, per quanto riguarda le modalità organizzative, il riferimento è alle esperienze
denominate “sezioni primavera”.
Le nostre valutazioni
La Legge Moratti, prevedendo l’anticipo e creando tra i genitori attese che non potranno
essere soddisfatte, mette in difficoltà la scuola dell’infanzia pubblica e finge di risolvere un
grave problema sociale: la mancanza di asili nido e il loro elevato costo. La stessa Legge
53/’03 vincola l’anticipo nella scuola dell’infanzia alla sottoscrizione di Intese che nessuno
ha fatto perché non vi sono a disposizione risorse economiche.
La scuola dell’infanzia, per accogliere bambini di due anni e mezzo, deve essere ripensata
nell’organizzazione e nella professionalità degli insegnanti.
Le esperienze in atto, nelle cosiddette “sezioni primavera”, si basano su accordi che
dettano le condizioni per l’inserimento di bambini inferiori ai tre anni nella scuola
dell’infanzia: rapporti numerici tra educatori e bambini non superiore a 1/12; condizioni
organizzative e gestione dei tempi e degli spazi che salvaguardano e potenziano alcune
peculiarità dell’organizzazione dell’asilo nido.
Che fare
Al momento non ci sono le soluzioni contrattuali né si sono realizzate le condizioni previste
dalla stessa normativa del Ministero per un anticipo che tuteli prima di tutto i bambini.
Offrire una scuola di qualità deve infatti essere obiettivo prioritario di tutti e non devono
essere scaricati i problemi sulle scuole dell’infanzia con soluzioni pasticciate.
A che punto è
La scelta è affidata esclusivamente ai genitori, che potranno decidere se far iniziare la
frequenza della scuola primaria a 5,5 a 6 o a 7 anni. Di conseguenza le classi della scuola
primaria potranno essere composte da alunni la cui età potrà variare da 5 anni e 4 mesi a
7 anni. Nell’anno scolastico 2003/’04 l’anticipo della frequenza della scuola primaria è
stato scelto dal 29% degli interessati, con un divario notevole nella distribuzione territoriale
delle richieste, ridotte al Nord (intorno al 15%) e consistenti al Sud (intorno al 40% %, il
massimo in Campania con il 62%).
Le nostre valutazioni
L’anticipo è stato introdotto, nonostante la valutazione negativa dagli stessi esperti della
Commissione Bertagna, per tentare di avvicinarci agli standard europei di conclusione
della scuola superiore a 18 anni.
Nasce così questo “anticipino” di 4 mesi destinato a danneggiare la scuola dell’infanzia
(vedi scheda anticipo scuola dell’infanzia) ed elementare e a introdurre spinte pericolose per la
qualità dello sviluppo dei bambini.
Nella scuola elementare l’anticipo si scontra con il rischio che l’ambiente educativo sia
impreparato ad accogliere bambini di poco più di cinque anni. Nelle classi della scuola
primaria ci saranno, infatti, bambini con differenze di età fino a 20 mesi: una variabile
molto forte, date le ampie differenze in quella fase dello sviluppo, che si aggiunge a tutte le
altre già presenti (immigrati, disabili, svantaggio, …) che la scuola dovrà affrontare in una
situazione sempre più impoverita e irrigidita per i progressivi tagli agli organici (vedi scheda
organici) Una situazione destinata ad essere ulteriormente aggravata dal modello di
organizzazione didattica prevista dal Decreto 59/’04, che, se non contrastata con delibere
degli Organi collegiali attente alla qualità dell’offerta formativa, elimina le compresenze
degli insegnanti e, con esse, la possibilità concreta di organizzare percorsi differenziati per
gruppi di alunni diversi dalla classe (vedi scheda POF). In classi più eterogenee e più
numerose sarà sempre più difficile dare attenzione ai bambini che presentano difficoltà o
ritardo nei processi di apprendimento della lettura e della scrittura.
L’offerta della possibilità della frequenza anticipata della scuola apre la strada a spinte,
provenienti dal mondo degli adulti, improntate all’accelerazione dei tempi
dell’apprendimento come fattore di competizione sociale, senza alcuna considerazione per
i tempi e i ritmi di crescita e mettendo in secondo piano i prezzi che vengono pagati in
termini di squilibri emotivi e insicurezze. Si rischia una caduta di attenzione nei confronti
dei diritti dei bambini rispetto ad un ambiente educativo pensato e modellato in relazione
alle diverse fasi evolutive e rispettoso dei diversi ritmi di apprendimento.
Suggerimenti
La scuola può fare molto.
Informare: innanzitutto può organizzare incontri con i genitori per discutere insieme e
rappresentare con trasparenza e chiarezza il problema dell’anticipo e quali sono i problemi
che i bambini possono incontrare.
Un’indagine promossa da FLC Cgil presso i genitori ha fatto emergere la grande
preoccupazione che si ha al riguardo.
I genitori chiedono di non essere lasciati soli a decidere per i loro figli, molti hanno detto di
sentirsi impreparati e non avere gli elementi per decidere, al contempo sono anche
preoccupati che il loro bambino “perda un’opportunità”.
Raccogliere dati: sono state fatte al riguardo molte esperienze ma il MIUR non ha reso
noto in modo diffuso i dati che, al riguardo, trattandosi di bambini, sono preoccupanti:
bambini che faticano e dopo un pò vengono restituiti alla scuola dell’infanzia, bambini che
avvertendo di “non essere all’altezza” rifiutano la scuola….
Aggiornare il POF: si registrano anche diffusamente casi in cui, nonostante la scuola inviti
esplicitamente i genitori a non far anticipare i bambini, vi sono anticipatari. Tanti o pochi
che siano, è indispensabile che la scuola ne tenga debito conto e inserisca nel POF gli
“aggiornamenti” del caso.
A che punto è
Con la Circolare n° 85 del 3 dicembre 2004, il Miur ha reso noto che il Poligrafico dello
Stato non stamperà più le schede. Le scuole, per le classi seconde e terze medie,
dovranno provvedere alla duplicazione dei modelli ministeriali precedentemente in uso;
per le classi prime e per tutte le classi della primaria predisporranno autonomamente una
nuova modulistica. Esse possono ispirarsi ai modelli precedenti, da integrarsi con la
valutazione dei comportamenti e, per la scuola media, la registrazione della frequenza.
Alla Circolare viene allegato un prototipo di scheda in cui, per la valutazione degli
apprendimenti, vengono elencati, a titolo di esempio, degli indicatori desunti dalle
Indicazioni Nazionali.
Anche per l’attestato finale le scuole dovranno comportarsi secondo le modalità descritte
sopra.
Le certificazioni delle competenze, da definirsi al termine di ogni periodo didattico e al
termine dell’intero primo ciclo di istruzione, dovranno essere redatte sulla base di modelli
decisi autonomamente dalle singole istituzioni scolastiche; il Miur si riserva di offrire, in
futuro, modelli e strutturazioni delle certificazioni delle competenze.
Il Ministero persevera nelle sue inadempienze; scarica sulle scuole responsabilità che non
sono di loro pertinenza; aumenta i carichi di lavoro e del personale docente, con la
predisposizione e la compilazione di una quantità enorme di documenti (scheda, portfolio,
attestato, certificazione…), e del personale ata, con la duplicazione degli stessi; si
alleggerisce dei costi accollandoli alle già semivuote casse delle scuole autonome.
Suggerimenti
Le scuole, che intendono garantire la legittimità delle valutazioni e degli esiti che
certificano per ciascuno studente ed essere garantite nelle procedure adottate, è bene che
continuino la mobilitazione in atto attraverso:
• mozioni dei collegi docenti tese a ottenere dal Ministro il rispetto delle norme e delle
prerogative di ciascun soggetto;
• analoghe prese di posizione/documenti dei dirigenti scolastici;
• una diffusa informazione (assemblee, lettere, colloqui) diretta alle famiglie sui rischi
connessi a procedure non previste dalla normativa, affinché le famiglie stesse
diventino soggetti attivi nella mobilitazione.
A che punto è
Nel Decreto 59/’04 non si parla nel dettaglio del portfolio.
Se ne parla e se ne illustrano le caratteristiche nelle Indicazioni Nazionali, allegate in via
transitoria al Decreto59/’04 (vedi scheda Indicazioni).
Si parla ancora di portfolio nella CM 29/’04, nella quale ci si limita a sottolinearne il valore
dell’aspetto documentale e si rimanda alle Indicazioni Nazionali che enucleano per
ciascun settore (infanzia, primaria, secondaria di 1° grado) struttura e funzione.
Suggerimenti
Per quanto attiene la valutazione formativa, l’osservazione e la raccolta documentale dei
percorsi formativi (aspetti di stretta competenza del collegio) non c’è nessun obbligo ad
usare la modulistica prodotta dalle case editrici. Al contrario, noi pensiamo che sia questa
una importante occasione per riprendere le migliori elaborazioni ed esperienze prodotte
dalle scuole al riguardo.
A che punto è
La diffusa e tenace mobilitazione delle organizzazioni sindacali e del mondo della scuola
ha costretto il Ministro a d aprire il confronto contrattuale previsto dall’art. 43 del Contratto.
La trattativa, aperta alla fine di agosto non si è ancora conclusa.
La FLC Cgil ritiene che le competenze che il Ministero vorrebbe accentrare sul tutor
appartengano già al profilo professionale di tutti i docenti e, in coerenza con questa
considerazione, ha proposto che le risorse salariali disponibili siano attribuite a tutti come
incremento della Retribuzione Professionale Docenti.
Le proposte dell’Aran, suggerite dal Ministero, sono state giudicate da noi inaccettabili.
Infatti permane un’ambiguità di fondo circa la possibilità di trasferire competenze diffuse su
un unico docente; non si vuole cancellare la norma legislativa per sostituirla con una
norma contrattuale; gli stanziamenti sono incerti nella continuità d’erogazione; rimangono
ampi margini di indeterminatezza nelle soluzioni prospettate dall’Aran che ricadrebbero
negativamente sull’attività delle scuole; non sono giustificabili accordi di durata annuale.
Nelle bozze presentate, tuttavia, l’Aran modifica molte delle impostazioni contenute nelle
norme emanate dal Ministero ma il quadro rimane non soddisfacente.
FLC Cgil si è impegnata a non chiudere la trattativa senza la consultazione dei lavoratori e
delle lavoratrici ed ha chiesto analogo impegno alle altre Organizzazioni confederali.
Indagini promosse dall’amministrazione scolastica e rilevazioni condotte da FLC Cgil
documentano che l’introduzione del tutor morattiano non è condivisa dalla stragrande
maggioranza della categoria e che la sua diffusione si attesta sul 18%.
Le nostre valutazioni
L’introduzione del tutor è in obiettivo contrasto con l’unitarietà della funzione docente
prevista dal contratto di lavoro, perché determina due tipi di insegnanti: il “tutor”,
pienamente responsabile dell’intero processo di insegnamento-apprendimento, e il “non
tutor”, la cui responsabilità professionale è affievolita e indebolita. Il venir meno della pari
dignità professionale degli insegnanti e dell’unitarietà della funzione docente mette a
rischio la libertà di insegnamento (la subordinazione del docente non tutor contrasta con
l’autonomia professionale) e determina condizioni sfavorevoli per la qualità dell’offerta
formativa (senza corresponsabilità diventa più difficile “fare squadra”).
Nella scuola elementare il tutor modifica profondamente il modello di organizzazione
didattica. Al posto dell’attuale gruppo docente contitolare e corresponsabile si prospetta un
unico effettivo responsabile educativo della classe per i 5 anni del ciclo.
Si cancella in questo modo il gruppo docente corresponsabile, fondato sulla assunzione
condivisa di responsabilità e sulla collaborazione reciproca. Un modello di organizzazione
Suggerimenti
Forti delle prerogative assegnate loro dal Regolamento sull’autonomia e dal Contratto, le
scuole decidono quali siano le modalità di organizzazione più idonee e più funzionali in
merito alla realizzazione del piano dell’offerta formativa.
Fino a che non si sarà raggiunta un’intesa contrattuale sul tutor, ogni decisione sulle
materie oggetto di trattativa è e deve essere sospesa.
Di conseguenza, anche se il Collegio Docenti avesse precedentemente stabilito i criteri
per l’assegnazione dell’incarico tutoriale, l’attivazione della relativa delibera deve essere
subordinata alla conclusione della trattativa. Ai sensi dello Statuto dei Lavoratori (L 300/70,
art. 28) sono infatti sanzionabili tutti i comportamenti che non rispettino il principio sopra
ricordato.
A che punto è
Le Indicazioni nazionali sono allegate in “via transitoria” al Decreto legislativo 59/’04 e, la
C.M.29/’04 afferma che gli insegnanti sono tenuti a garantire solamente “la configurazione
degli obiettivi di apprendimento” in esse contenuti.
I sindacati Cgil, Cisl, Uil hanno presentato ricorso al TAR impugnando le Indicazioni
perché emanate in contrasto con la Legge 53/’03.
Le nostre valutazioni
In un processo di grande rilievo culturale, quale risulta essere quello di riformulazione di
programmi scolastici nazionali, la partecipazione, la condivisione ed il confronto tra
soggetti interessati sono condizioni irrinunciabili e indicatori di trasparenza e democrazia.
La predisposizione delle Indicazioni Nazionali non ha visto alcun coinvolgimento del
mondo della scuola.
Il CNPI ha più volte richiesto al Ministro di riformulare le“Indicazioni nazionali” apportando
modifiche e integrazioni segnalate anche dal mondo della cultura e della scuola reale.
Esse sin ora hanno ricevuto solo pareri negativi dalla comunità culturale e scientifica.
Emblematica, al riguardo, la cancellazione di Darwin e dell’evoluzionismo.
Suggerimenti
Un’attenta lettura delle Indicazioni è la condizione necessaria non per riconoscerle né
tanto meno accettarle, ma per smontarle e superarle.
Da dove partire?
Da questo passaggio dello stesso documento, Allegato C, per esempio:
“ La terza consapevolezza riguarda, quindi, il significato e la funzione da attribuire alle
tabelle degli obiettivi specifici di apprendimento. Esse hanno lo scopo di indicare con la
maggior chiarezza e precisione possibile i livelli essenziali di prestazione (intesi qui nel
senso di standard di prestazione del servizio) che le scuole pubbliche della Repubblica
sono tenute in generale ad assicurare ai cittadini per mantenere l’unità del sistema
educativo nazionale di istruzione e di formazione (…). Non hanno, perciò, alcuna
pretesa validità per i casi singoli, siano essi le singole istituzioni scolastiche o, a
maggior ragione, i singoli allievi. È compito esclusivo di ogni scuola autonoma e dei
docenti, infatti, nel concreto della propria storia e del proprio territorio, assumersi la
libertà di mediare, interpretare, ordinare, distribuire ed organizzare gli obiettivi
specifici di apprendimento negli obiettivi formativi, nei contenuti, nei metodi e nelle
verifiche delle Unità di Apprendimento (…).
Le iscrizioni
Il secondo ciclo
I percorsi sperimentali triennali
Il sistema dei licei
Il liceo economico
Il liceo tecnologico
A che punto é
La “riforma” della secondaria superiore è ancora di là da venire. Il Decreto non è ancora
pronto e il Miur, incapace in due anni di utilizzare appieno la carta bianca, che la legge gli
lasciava e che ha ampiamente sfruttato lavorando in gruppi ristretti e quasi segreti, ha
chiesto al Parlamento una proroga di sei mesi. La nuova delega scadrà, perciò, ad anno
scolastico prossimo già avviato.
Quindi non vi sono per il prossimo anno cambiamenti strutturali tali da rendere necessari
comportamenti nell’ orientamento degli alunni diversi da quelli tradizionali.
Questo vale per l’orientamento nei quattro grandi indirizzi in cui si suddivide la secondaria
superiore: liceale, artistico, professionale e tecnico (quest’ultimo sia agrario che industriale
che commerciale). Sono perciò fuori luogo, se dettati da preoccupazioni di questo genere,
i fenomeni di fuga verso i licei, alimentati dal timore, fondato, della soppressione
dell’istruzione tecnica e dello snaturamento di quella professionale.
Riguardo all’attuazione della Legge 53/’03 vi sono però alcune eccezioni rappresentate dai
cosiddetti percorsi sperimentali previsti dall’accordo stato- regioni, del giugno 2003 (vedi
scheda sui percorsi triennali sperimentali).
Altra eccezione già praticabile potrebbe essere l’alternanza scuola-lavoro, ma solo per i
quindicenni e praticamente per coloro che hanno già superato il primo anno della
secondaria superiore. Il Decreto in questione è in via di approvazione, per questo il
condizionale è d’obbligo.
Così come sarà possibile assolvere, ma sempre a partire dai 15 anni, il diritto-dovere ( il
cui Decreto è in via di emanazione) all’istruzione o alla formazione fino a 18 anni in
apprendistato, con possibilità anche di acquisizione di qualifiche e diplomi, in base al
Decreto n° 276/’03, applicativo della Legge 30/’03 sul mercato del lavoro. Ma al momento
ciò non è praticabile, come esplicitamente scritto nella Circolare n. 40/’04 del Ministero del
Lavoro.
Suggerimenti
E’ importante che nelle scuole medie, dove avviene l’orientamento, e nelle scuole superiori
vi sia piena consapevolezza dello stato dell’arte, per evitare gli equivoci sulla reale
situazione e sulle reali possibilità. E’ molto importante quindi che nei Collegi nei due gradi
di scuola e negli altri organi interessati si discuta con tranquillità e con serietà, ricercando
informazioni precise, chiedendo i riferimenti normativi di proposte che sono presentate
come decisioni già acquisite e che invece tali non sono.
Particolare attenzione andrà portata alle reali sostanze che si celano dietro denominazioni
sperimentali che di per sé non è detto che corrispondano a ciò che sarà dopo l’attuazione
della Legge 53/’03 e comunque rispetto a ciò che ci si aspetta. La cosa vale anche per
anticipazioni della legge di dubbia regolarità e opportunità, come quelle che il Miur sta
cercando di attivare sul liceo economico (vedi scheda sul liceo economico).
Naturalmente l’attenzione andrà prestata ai percorsi sperimentali triennali, che hanno
forma e natura diversa da regione e regione, per evitare che essi piuttosto che a riportare i
dispersi a scuola servano a far scappare gli alunni dalla scuola.
La situazione attuale
Nella scuola di secondo grado la mancata emanazione dei Decreti attuativi della Legge
53/’03 dà l’impressione che non sia cambiato nulla.
Invece, una serie di provvedimenti, anche scollegati tra loro, hanno, nei fatti, prodotto
cambiamenti sostanziali:
Il licenziamento
Per effetto dell’aumento di iscrizioni nei licei e per il contemporaneo calo soprattutto nei
tecnici, si comincia a produrre soprannumero sulle discipline di indirizzo, che non sono
presenti nei licei. Ciò comporta il licenziamento, in caso di non ricollocazione professionale
entro due anni. E’ quanto prevede il D. leg n° 212 del 25 ottobre 2002.
Completamento a 18 ore
Le precedenti leggi finanziarie hanno imposto di costruire le cattedre a 18 ore, senza tener
conto né del numero di classi attribuite ad un insegnante né della loro organicità didattica
ed organizzativa. Ne consegue che ogni anno l’attribuzione ragionieristica delle classi
inficia la continuità didattica e il compattamento a 18 ore rende impossibile la sostituzione
del personale per brevi assenze. Spezzare gli insegnamenti è solo l’indice della ragione
economica che ne sta alla base (diminuzione degli organici,) senza minimamente
considerare il valore aggiunto della relazione tra discipline (storia e filosofia,matematica e
fisica,…).
Il compattamento delle cattedre sta producendo ricadute negative sul piano didattico, sul
piano pedagogico e sul piano sindacale.
Ad esempio: i docenti di ruolo, trattati come supplenti, per una parte del loro orario
cambiano classe tutti gli anni; aumenta il numero dei docenti per classe, dato lo
sdoppiamento delle cattedre ( storia scissa da italiano o da filosofia, matematica da fisica,
diritto da economia, etc.); gli alunni perdono ore di insegnamento, che non recuperano più,
perché non c’è più personale a disposizione per sostituire i colleghi assenti per brevi
periodi; i precari vedono diminuite pesantemente le supplenze.
L’esito finale di questi fatti, semplicemente facendo le somme algebriche, produce una
pesante diminuzione delle ore effettive di lezione, oltre ad una grave penalizzazione della
qualità dell’offerta scolastica pubblica.
E tutto ciò a Decreti ancora da emanare!!!!
Di cosa si tratta
La Legge 53/’03 ha abrogato la Legge che aveva elevato di un anno la durata dell’obbligo
scolastico. In assenza del Decreto legislativo sul diritto-dovere, introdotto dalla Legge
53/’03 ma ancora da emanare, si è quindi prodotto un vuoto legislativo per i quattordicenni
che, usciti, dalla media di primo grado, non sono più obbligati a iscriversi a nulla, iniziando
l’obbligo formativo, ancora in vigore, a quindici anni.
Il Miur ha cercato di correre ai ripari, con la sottoscrizione, nel giugno del 2003, di un
Accordo nazionale, che prevede in via sperimentale, la possibilità di organizzare percorsi
formativi di durata triennale, finalizzati a cercare di tenere in un percorso formativo
adolescenti che, non più obbligati, rimarrebbero fuori da tutto.
L’Accordo nazionale definisce pochi e molto generici contenuti dei percorsi da realizzare a
livello regionale: il carattere sperimentale; la durata triennale; la validità nazionale dei titoli
rilasciati, a condizione che rispettino gli standard minimi, che sono stati definiti a livello
nazionale nel febbraio 2004 (quindi a sperimentazione già avviata) e sono così generici da
consentire a ciascuna regione di decidere sostanzialmente ciò che vuole.
A che punto è
Dopo l’Accordo nazionale, sono stati sottoscritti protocolli bilaterali tra il Miur e le singole
regioni.
Ne sono risultati modelli di realizzazione molto diversi e spesso inconciliabili tra loro.
Poche regioni attribuiscono la titolarità di questi percorsi alla scuola (Campania, Emilia
Romagna, Toscana, Umbria, e, in parte, la Puglia); in altre la titolarità è anche della
Formazione professionale (Lazio, Piemonte, Sicilia); in altre ancora la titolarità è della sola
Formazione Professionale (Abruzzo, Lombardia, Liguria, Sardegna, Veneto).
I curricoli sono, mediamente, di basso profilo e il ruolo giocato dalla scuola varia
ovviamente in base alla prevalenza della titolarità a gestire i corsi.
Le risorse messe a disposizione dal Miur, peraltro, sono in gran parte sottratte da altre
destinazioni (Fondo d’istituto per l’arricchimento dell’offerta formativa, obbligo formativo).
L’obiettivo del recupero degli abbandoni scolastici appare fallito, considerato che mancano
all’appello le migliaia di ragazzi che, assolto l’obbligo a 14 anni, non si iscrivono né a
scuola né altrove (ad esempio: nel 2004, almeno 5.000 in Lombardia, 1.000 in Sardegna,
1.500 in Puglia).
Casuale è pure la scelta del personale docente, spesso precario, che dovrebbe conciliare
acrobaticamente l’impegno didattico ordinario con la presenza nei corsi delle
sperimentazioni.
A che punto é
Si sa ufficiosamente che il Ministro ha costituito alcuni gruppi di lavoro, di cui non si
conosce la composizione. Così come nulla di ufficiale e definitivo si sa sugli esiti.
Un primo documento, anch’esso ufficioso, di carattere generale sui licei delineava un liceo
inteso come luogo della teoria, del sapere “unico” e astratto. Data questa impostazione,
era difficile capire e giustificare l’articolazione in indirizzi e, nello stesso tempo,
caratterizzare la natura tecnologica, economica ed artistica degli istituti interessati.
Se era facile capire il profilo dei licei classico, scientifico, artistico, musicale, linguistico e
delle scienze umane, il problema sorgeva per i profili del liceo tecnologico e del liceo
economico, troppo facilmente assimilabili agli attuali Iti e Itc.
Successive indiscrezioni sulle aree del sistema dell’istruzione e della formazione
professionale, che prevedevano 10 aree nei professionali (agro-ambientale, tessile-moda,
meccanica, chimico-biologica, grafico-multimediale, elettrico-elettronico-informatica, edile-
del territorio, turistico-alberghiera, aziendale-amministrativa, socio-sanitaria), sembravano
assegnare la quasi totalità degli attuali indirizzi dell’istruzione tecnica al nuovo sistema
regionale.
Suggerimenti
Le scuole sono in gran parte all’oscuro della portata della “riforma”.
I licei credono di essere al sicuro ma non fanno i conti con la nuova utenza che arriverà.
ITIS e ITC pensano di trasformarsi in licei tecnologici e economici, ma non sarà così
semplice ed in ogni caso i docenti di tecnica vedranno pesantemente ridotte le loro ore.
La scissione in due del sistema produrrà spostamenti imprevedibili nell’utenza.
Occorre perciò molta informazione. Il ricorso alla proroga della delega segnala le difficoltà
del governo ma anche che la riforma nella superiore va avanti, sconfessando chi sperava
ancora una volta in un nulla di fatto per decorrenza dei termini.
A che punto è.
Gli esiti dei lavori, svolti in un clima di grande segretezza, del gruppo di esperti intorno
agli Obiettivi Specifici di Apprendimento (OSA) e alle Indicazioni non sono stati resi noti né
ufficialmente né ufficiosamente. Non abbiamo però ragione di ritenere che, mutatis
mutandis, lo schema si differenzi si molto da quello previsto e reso noto per i licei
tecnologici (vedi scheda sul liceo tecnologico).
Per quello che riguarda gli indirizzi, al posto dell’attuale schema che vede il settore
commerciale degli istituti tecnici sostanzialmente suddiviso nei tre indirizzi (gestionale-
amministrativo; corrispondente in lingue estere; programmatori (ai quali va aggiunto per
affinità il turistico), si prevederebbe un’articolazione funzionale in marketing e
comunicazione, amministrazione e controllo e turismo, che si esplicita essenzialmente
nell’anno terminale.
Queste informazioni sono desumibili dalle indicazioni che il Miur ha dato ad alcuni ITC ai
quali, con una pratica ormai abitudinaria che prescinde completamente dal percorso
previsto dalla stessa Legge 53/03, è stato chiesto di anticiparne i contenuti, a partire
dall’anno scolastico 2005/’06.
Questa “anticipazione” ha tuttavia carattere di provvisorietà, più “lieve” rispetto al
curriculum ufficioso del liceo tecnologico, probabilmente dettato anche dall’esigenza di
indorare la pillola, con la possibilità di introdurre qualche piccola variazione oraria da
scuola a scuola. Infatti mentre altrove il Ministero parla di un modello di 28 ore obbligatorie
+ 5 caratterizzanti, in base all’ipotesi di cui siamo in possesso, nel biennio l’orario
complessivo sarebbe di 32 ore complessive
Le discipline previste sono 13 nel biennio iniziale, 11 nel secondo biennio e 12 o 13 nel
quinto anno che diversifica i tre indirizzi.
Suggerimenti
E’ importante portare queste informazioni, che confermano le nostre previsioni,
organizzando riunioni, assemblee e iniziative negli istituti tecnici commerciali, sui principali
problemi: profilo troppo “intellettualistico” del percorso, incertezza sui posti di A075, A076,
C300, A042, C999, scoglio del latino per le iscrizioni, messa a rischio della classe di
concorso 50A per la presenza del latino.
E’ decisivo, in questa fase, bloccare la pratica illegale dell’anticipo, da parte delle singole
scuole, di norme e indicazioni con ricadute pesanti sul personale ed in un clima di
incertezza.
E’ bene, quindi, che prima di votare qualunque proposta sperimentale, i Collegi docenti,
sui quali si scarica interamente la responsabilità dell’operazione, chiedano:
• garanzie sulle prospettive (si introducono piani orari e impianti disciplinari che con
tutta probabilità non saranno quelli definitivi) e sulla legalità del percorso,
• di conoscere le fonti normative da cui quelle proposte scaturiscono,
• la garanzia alla conservazione degli attuali organici, sia in termini quantitativi che in
termini qualitativi (modifica delle classi di concorso di riferimento; rischio di
soprannumerarietà).
Che cosa è
Il liceo tecnologico è uno degli otto licei previsti dalla Legge 53.
A che punto è.
Insieme alla pubblicazione, ufficiosa ma pilotata, degli OSA (obiettivi specifici di
apprendimento) del liceo tecnologico (gli unici finora resi pubblici), giungono messaggi
inquietanti sia sulla situazione che si prospetta sia sugli stessi obiettivi del Ministero in
termini di indirizzi, orari, organici e discipline.
Indirizzi. I sub-indirizzi del liceo tecnologico/tecnico sarebbero sei (il condizionale è
d’obbligo: la suddivisone non è negli OSA): elettrico-elettronico, meccanico, chimico,
informatico, moda e biologico. Gli ultimi due risultano sottratti, stando alla denominazione,
al settore professionale. Bisognerà vedere se si intende moda comprensivo anche del
settore tessile finora gestito dall’istruzione tecnica.
Orario. L’orario sarebbe articolato in 27 ore + 6, queste ultime caratterizzanti in via
opzionale i diversi sub-indirizzi. Si apre uno scarto con gli altri licei che invece dovrebbero
andare a 27 ore.
Organici. La riduzione degli organici, derivante dallo scarto con gli orari dell’istruzione
tecnica attuale, è calcolabile in circa 10.000 unità nella sola istruzione tecnica.
Ad essa va sommato il prevedibile trasferimento di organici dallo stato alle regioni,
calcolabile con somma algebrica tra lo spostamento di discipline e il flusso di utenza. Dalle
discipline messe in gioco si capisce che in sofferenza continuano ad essere gli insegnanti
di tecnica, sia pratica (non ci sono i laboratori) che teorica ( poche discipline di area
tecnica), ma che potrebbero entrarvi persino quelli di lettere, mentre la sovrapposizione di
discipline come chimica e fisica creerà conflitti di competenza.
Discipline. Le discipline oscillano ( lo si deriva dagli OSA!) tra le 14, del primo biennio, e
le 17 del quinto anno. La cifra non è precisa perché per alcune sono possibili
sdoppiamenti, per altre (quelle tecniche) sono possibili distribuzioni su materie dell’area
scientifica.
Suggerimenti
E’ importante portare queste informazioni, che confermano le nostre previsioni,
organizzando riunioni, assemblee e iniziative negli istituti tecnici industriali, agrari e per
geometri che sono quelli più interessati a questa modifica sui principali problemi: profilo
troppo “intellettualistico” del percorso, assenza dei laboratori, scoglio del latino per le
iscrizioni, scomparsa degli insegnamenti tecnici sia pratici che teorici, scomparsa della
cattedra di diritto e economia, sovrapposizione di titolarità tra gli insegnanti di fisica e quelli
di chimica, tra quelli di lettere e quelli di filosofia su storia, messa a rischio della classe di
concorso 50A per la presenza del latino.
Prima di votare qualunque eventuale proposta sperimentale, i Collegi docenti chiedano
garanzie precise sulle prospettive e sull’attendibilità di simili scelte, nonché sugli organici,
su cui è bene prestare molta attenzione, non accettando, nell’immediato, una loro
riduzione quantitativa, ancorché minima, né una modifica delle classi di concorso di
riferimento, da cui potrebbe scaturire una soprannumerarietà non facilmente riassorbibile,
e quindi foriera persino di licenziamenti, data la normativa introdotta con il Decreto
212/’02.
A che punto e’
Quanto scritto all’art. 3 del DPR 275/’99 è a tutt’oggi confermato e nulla lo ha cambiato.
Esso ora va integrato con gli spazi aperti dall’art.117 della Costituzione che, nella
distinzione delle competenze tra Stato e Regioni e nella considerazione dell’autonomia
scolastica come una risorsa della Costituzione, introducono ampie potenzialità.
Suggerimenti
Il Pof è uno strumento potente che rende visibile e tutela le responsabilità educative che il
Collegio intende assumersi per qualificare l’offerta formativa.
Quali sono gli elementi di qualità che possono caratterizzare un’offerta formativa
convincente?
La continuità
Rischia di diventare la cenerentola, adesso che gli assetti organizzativi si frammentano
sempre più e i tempi si riducono. La costruzione di curricoli verticali, la cura nei passaggi
infanzia/primaria/secondaria e la relazione interistituzionale sono un buon antidoto ai rischi
di trauma da passaggio.
Le compresenze
Spezzare il gruppo classe/più classi per ricomporlo/le in gruppi, agire insieme su uno
stesso gruppo dà agli insegnanti la possibilità di offrire attenzione educativa a tutti, di
diversificare gli interventi adattandoli alle necessità dei singoli, per recuperare, per
arricchire. Senza le compresenze risulta difficile, se non solo nominale, l’inserimento e
l’accoglienza delle diversità. Nel piccolo gruppo si creano le condizioni per
l’apprendimento cooperativo e l’apprendimento dai coetanei.
Scelte organizzative che comportano, dopo quella conseguente ai tagli dell’organico,
un’erosione ulteriore delle compresenze vanno respinte con decisione.
A che punto è
Il Consiglio di Circolo o Istituto ha competenza in materia di indirizzi generali, di bilancio, di
organizzazione dell’intera vita dell’istituzione scolastica, il Collegio dei Docenti ha
competenza esclusiva in materia pedagogico-didattica.
Il Consiglio di Circolo o Istituto delibera in vario modo sull’attività e la vita della scuola:
detta indirizzi per la formulazione del Pof e poi lo adotta; adotta un regolamento sul
complesso delle attività scolastiche (uso delle strutture, delle attrezzature, vigilanza alunni,
biblioteca ecc.); adatta il calendario scolastico; detta criteri per lo svolgimento delle attività
non curricolari e dei viaggi d’istruzione e visite; detta criteri per stabilire convenzioni e
accordi con enti esterni; detta criteri per la formazione delle classi e per adattare l’orario
alle condizioni del contesto territoriale.
Il Collegio dei Docenti è l’organo tecnico-professionale, che, non avendo competenze sul
piano gestionale e sulla vita complessiva dell’Istituto, ha potere deliberante per tutto ciò
che attiene a scelte pedagogico-didattiche.
Gli stessi aspetti elencati per il Consiglio di Circolo o d’Istituto rientrano nelle competenze
del Collegio laddove essi presentino anche aspetti pedagogico-didattici (l’orario, il
calendario, le attività non curricolari, altre attività scolastiche nel rispetto dei criteri del
Consiglio di Istituto ecc.).
In particolare, per memoria operativa, il Collegio: elabora il Pof sulla base degli indirizzi del
Consiglio; adegua i programmi di insegnamento, nell’ambito dell’ordinamento, alla
situazione della scuola; formula proposte per l’orario e la formazione delle classi;
promuove la sperimentazione; promuove l’aggiornamento dei Docenti; adotta i libri di testo
e ogni altro strumento didattico anche alternativo ai libri di testo.
I Consigli di classe, intesi come organismi composti dai docenti responsabili delle attività
educative e didattiche, mantengono tutti i loro poteri in materia didattica, di
programmazione, sperimentazione, valutazione.
Suggerimenti
Gli strumenti didattici vanno deliberati dal Collegio dei Docenti sulla base di proposte che
possono provenire dai Consigli di intersezione, di interclasse e di classe.
I criteri della raccolta di documentazione del percorso formativo degli allievi sono
prerogativa non delle case editrici con la proposta di moduli prestampati, ma del Collegio
dei Docenti anche sulla base di proposte dei Consigli di intersezione di interclasse e di
classe. E’ opportuno che i docenti evitino duplicazioni di carte (prove scritte, notazioni si
registri circa le performaces degli alunni e i colloqui coi genitori sono di per sé sufficienti
per la raccolta della documentazione).
Gli strumenti di valutazione e certificazione, in coerenza con i POF che hanno confermato
le offerte formative dell’anno precedente e in coerenza con il discorso da noi sostenuto
circa l’illegittimità e la provvisorietà delle Indicazioni nazionali, possono essere quelli
attualmente in adozione.
A che punto è
Nonostante il Ministro abbia tentato di convincere che i tagli sulla scuola non ci sono
grazie alla sua battaglia in Consiglio dei Ministri, il testo dell’emendamento fiscale,
proposto dal Governo per ridurre le tasse, recita diversamente.
Il “risparmio” infatti per la scuola si concentra sulla riduzione dei posti di specialisti di
lingua inglese nella scuola primaria e la Finanziaria dispone la loro riduzione in 7.100 in
meno per il 2005 e altrettanti per il 2006, ne consegue che i tagli ammontano a 14.200
posti in meno.
La situazione è grave e solo la grande riuscita dello sciopero del 15 novembre ha impedito
danni ben più consistenti.
A che punto è
La funzionalità dei servizi e le competenze professionali dei lavoratori ATA sono elementi
fondamentali per garantire la qualità dell’offerta formativa della scuola. L’attuazione della
Legge 53/’03 produrrà effetti negativi anche sugli ATA.
• I collaboratori scolastici in servizio presso la scuola del ciclo primario dovranno
fronteggiare un maggiore carico di lavoro per garantire l'accoglienza e l'assistenza
agli alunni anticipatari. La riduzione del tempo scuola, l’iscrizione degli alunni
anticipatari nelle scuole elementari e dell’infanzia, gli interventi sulla istruzione
professionale sono gli aspetti principali dell’attuazione della Legge 53/’03 che
incideranno sulla funzionalità dei servizi scolastici e sul personale ATA. Questa
grave situazione in prospettiva si aggiungerà alle riduzioni effettuate con le Leggi
finanziarie di questi ultimi anni. Dal 2003 al 2005 sono stati tagliati 9.600 posti di
collaboratori scolastici oltre alle migliaia di posti di amministrativi e tecnici. L’unico
stanziamento di risorse previsto dalla finanziaria 2005 riguarda i finanziamenti per
espandere gli appalti di pulizia delle scuole (375 milioni di euro)
• Pesante il taglio delle risorse finanziarie operato sui servizi. Alcuni esempi concreti:
nel 2002 lo stanziamento di bilancio del Miur per il funzionamento didattico e
amministrativo delle scuole ammontava a 248.259 milioni di Euro, nel 2003 è stato
ridotto a 187.839 milioni di Euro. E perché tutto ciò? Per finanziare la Legge Moratti
che, per gli ATA, ha poche ma esplicite finalità: meno risorse, meno qualità, meno
posti di lavoro e più precarietà per tutti.
Le nostre valutazioni
Le politiche di restrizione sugli organici ATA sono funzionali a realizzare il modello di
scuola povera della Legge 53/’03.
• La riduzione del tempo scuola nella primaria, la variabilità delle ore facoltative, la
riduzione di un’annualità nei percorsi tecnico-professionali riducono gli organici dei
docenti: è facile prevedere che anche l’organico del personale ATA subirà una
riduzione proporzionale a quella degli insegnati.
• Il Miur con l’insieme delle operazioni che riguardano l’attuazione della Legge 53/’03
prevede di mantenere alle sue dipendenze (devolution permettendo) non più di
500.000 insegnanti contro gli attuali 800.000 circa. Proporzionalmente il personale
ATA che ora conta circa 250.000 addetti subirà un taglio di diverse decine di
migliaia di posti.
La riduzione delle risorse, la già grave carenza di organici esistente, la politica di
espansione degli appalti di pulizia, la completa attuazione della L. 53/’03 porteranno ad un
modello dei servizi scolastici basato esclusivamente sulla precarizzazione del lavoro. Con
la conseguenza di meno occupazione e meno qualità della scuola pubblica.
Nelle scuole, in particolare in quelle con maggiori presenze di alunni in situazione di
handicap e/o di alunni anticipatari, non ci saranno più le condizioni per dare una risposta
qualitativa alle esigenze dell’utenza. Le condizioni di lavoro del personale, in particolare
Di cosa si tratta
L’Istituto nazionale di valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione
(Invalsi) è stato riorganizzato, come previsto dalla Legge 53, con il D. leg n° 286 del 19
novembre 2004.
Alcuni dei suoi compiti sono in continuità con le finalità assegnate dalla normativa
precedente, ma sono mutate le priorità. L’istituto riformato risulta molto più subalterno al
Ministro, alla cui vigilanza è sottoposto.
Compito principale è la valutazione dell’efficienza e dell’efficacia del sistema educativo (sia
di quello dell’istruzione che di quello della formazione).
Per quanto riguarda il sistema di istruzione, con una specifica Direttiva il Ministro individua
le priorità strategiche cui l’Istituto deve ispirare la propria attività.
A che punto è
Per l’anno scolastico in corso, la Direttiva (DM n° 56 del 12 luglio 2004) è stata emanata
prima della definitiva approvazione del Decreto di riordino.
Le priorità strategiche individuate dalla Direttiva sono state rese note alle scuole solo con
una Circolare dell’Invalsi (prot. 3964 del 12 ottobre 2004).
Esse contemplano:
la valutazione di sistema, con particolare riferimento, al loro al funzionamento e ai piani
dell’offerta formativa (per tutte le istituzioni scolastiche); all’articolazione delle attività nella
quota nazionale e nella loro declinazione fra obbligatorie e facoltative e all’attivazione della
funzione tutoriale (per il ciclo di base);
la valutazione degli apprendimenti (italiano, matematica e scienze) degli alunni di tutte le
scuole pubbliche e paritarie. Partecipano le classi seconde e quarte della primaria e le
classi prime della scuola media (obbligatoriamente); le classi prime e terze della
secondaria di secondo grado (volontariamente).
Il D. leg. n° 59/’04 prevede che le attività di valutazione avvengano all’inizio dell’anno
scolastico; per il corrente anno si svolgeranno, invece, nei mesi di febbraio-marzo.
Suggerimenti
Le segreterie nazionali di FLC Cgil, Cisl e Uil Scuola hanno manifestato al Ministro il loro
punto di vista e chiesto garanzie di trasparenza sulle procedure, sui protocolli di
somministrazione, sulla significatività e valenza culturale dei contenuti delle prove, sull’uso
degli esiti della valutazione.
Le scuole possano pretendere di non essere solamente l’oggetto esaminato dall’Invalsi ma
di divenire soggetti consapevoli che pongono domande e, aderendo al progetto, vogliono
garanzie preliminari:
• come si somministrano;
• come vengono letti ed interpretati i dati;
• quali sono le finalità dell’indagine;
• quali tipologie di prove saranno somministrate e su quali contenuti;
• si rilevano le abilità o le conoscenze?
• quale formazione è prevista per chi somministra le prove;
• e per aiutare le operazioni di autovalutazione delle singole scuole.
I criteri per individuare il referente, che non potrà che essere retribuito con fondi specifici,
devono essere definiti in modo trasparente e chiaro.
Maria Brigida
Rita Candeloro
Armando Catalano
Simonetta Fasoli
Liliana Fassa
Maurizio Lembo
Pino Patroncini
Gianni Righetti
Giovanna Zunino
Pubblicheremo tra breve una specifica scheda sull’adozione dei libri di testo
Il testo è stato curato da: Rina Grassi, Fabio Mancini, Paola Coarelli, Ivo Vacca