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2010 Cremasco It

Il documento presenta una guida per itinerari tematici nel circondario cremasco, realizzata per valorizzare il territorio attraverso la salvaguardia dello spazio rurale. Il progetto coinvolge enti locali e operatori privati e si inserisce in un contesto culturale più ampio, mirando a promuovere le tradizioni locali e le risorse agricole. Gli itinerari sono progettati per collegarsi a reti ciclabili strategiche, offrendo ai visitatori l'opportunità di esplorare la bellezza naturale e culturale della regione.

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Carlo Zani
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Il documento presenta una guida per itinerari tematici nel circondario cremasco, realizzata per valorizzare il territorio attraverso la salvaguardia dello spazio rurale. Il progetto coinvolge enti locali e operatori privati e si inserisce in un contesto culturale più ampio, mirando a promuovere le tradizioni locali e le risorse agricole. Gli itinerari sono progettati per collegarsi a reti ciclabili strategiche, offrendo ai visitatori l'opportunità di esplorare la bellezza naturale e culturale della regione.

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Italiano

LA DOLCE
SCOPERTA
Itinerari tra Natura, Storia e Cultura LA DOLCE
del circondario Cremasco
SCOPERTA
Itinerari tra Natura, Storia e Cultura
del circondario Cremasco

Comune di Casale Cremasco Vidolasco Sponsor


Comune Capofila

Comune di Bagnolo Cremasco Comune di Camisano Comune di Capergnanica Comune di Capralba Comune di Crema

Comune di Cremosano Comune di Izano Comune di Offanengo Comune di Pieranica Comune di Ricengo

Comune di Romanengo Comune di Sergnano Comune di Soncino Comune di Spino d’Adda Comune di Ticengo

Comune di Trescore Cremasco Comune di Trigolo Parco del Serio

Cascina
Loghetto Azienda agrituristica

Italiano
Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale: l’Europa investe nelle zone rurali
PSR 2007-2013 Direzione Generale Agricoltura
[Link]
La dolce scoperta
Un territorio da gustare in tutta comodità

Gli itinerari tematici che siamo a presentare sotto forma di guida sono
stati realizzati nell’ambito del progetto concordato per la “Valorizzazione
Territoriale e Salvaguardia dello spazio rurale nel circondario cremasco”,
un piano di lavoro che coinvolge attivamente enti locali e operatori privati,
e che, a sua volta, è stato messo in atto relativamente alla pianificazione
su scala europea del FEARS – Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013.
L’obiettivo che si vuole raggiungere non è perciò rivolto alla sola rivalutazione
di un’area, quella del Cremasco, storicamente consapevole della propria
identità locale, ma si inserisce in un contesto culturale più ampio – provinciale,
regionale e internazionale – che si pone come scopo la costruzione condivisa
di un sistema innovativo per il potenziamento e la tutela di quei territori che,
in virtù di peculiari caratteristiche ambientali e socio economiche, trovano
nella risorsa agricola la loro forza trainante. I temi trattati nelle pagine che
seguiranno sono quindi intesi ad illustrare quei fenomeni e quelle tradizioni
locali che hanno valore in quanto strettamente relazionate ai fatti della
terra: non dunque, il singolo episodio monumentale, ma la rete di episodi
rappresentativi della complessità culturale cremasca, specificamente rurale.
Va inoltre segnalato che la griglia di percorsi individuati sul territorio è
funzionale al collegamento con reti di percorrenza strategiche, quale il
sistema provinciale delle piste ciclabili in partenariato con le Province di
Mantova, Brescia, Bergamo e Milano, e che, potenzialmente, potrebbe dare
anche impulso alla creazione di un lungo itinerario che si snoda dal centro
del capoluogo lombardo fino alla foce del fiume Oglio nel Po. Muoversi
lentamente fra i tracciati ciclo pedonali ricavati lungo le sponde di rogge
e canali della campagna cremasca, diventa così occasione per cogliere gli
aspetti intrinseci dell’ambiente, i cascinali e i fontanili, ma anche importanti
complessi sacri e le semplici cappellette devozionali o, ancora, i palazzi
patrizi e le numerose opere fortificate. Le specialità gastronomiche cucinate
nelle trattorie locali restituiranno al visitatore l’energia per intraprendere
nuove avventure.

Gianluca Pinotti Maria Grazia Maghini


Assessore Agricoltura, Ambiente, Sindaco del Comune
Caccia e Pesca della Provincia di Casale Cremasco Vidolasco
di Cremona

01
SULLE TRACCE
DELLE STORIE
Ampie distese palustri popolate da misteriosi esseri primordiali, soldati e
capitani di ventura arroccati in castelletti turriti, dame e nobiluomini che
indugiano in eleganti palazzi di campagna: gli ingredienti della favola
ci sono, all’odierno visitatore non resta che ricostruirne le infinite trame.

La dolce scoperta
Sulle tracce delle storie
di Luciana Medici

“Là dove c’era un lago …” romano, con la realizzazione località un tempo bagnate dalla nei pressi dell’Adda, un enorme
Il territorio della Gera d’Adda, di efficienti opere idrauliche, in grande estensione acquitrinosa. scheletro animale: altro non
delimitato dalle acque del fiume grado di arginare e incanalare le Protagonista assoluto di queste poteva essere che il temuto
Adda a occidente e dal corso acque. La crisi del tardo impero bizzarre credenze fu per secoli dragone, immediatamente preso
del Serio a oriente, appare oggi e il conseguente spopolamento il drago chiamato Tarantasio (o e trasportato a Lodi, nella chiesa
al visitatore quale verdeggiante delle campagne determinò però, Taranto), mostro serpentiforme dedicata a San Cristoforo, al cui
regione di pianura, scandita da a partire dal IV secolo d. C., il dalla testa canina che, stando soffitto rimase appeso per qualche
un regolare reticolo di rogge, progressivo abbandono dell’area al racconto mitologico, abitava secolo. Il ripetersi di simili episodi è
canali e navigli. Tale assetto padana: in breve la natura tornò gli abissi del Gerundo, dai quali testimoniato dalla presenza, in più
preordinato non deve però a prevalere sul lavoro umano, emergeva solo per cibarsi di d’una chiesa dell’area bergamasca
ingannare: in origine la zona era ripristinando folti boschi e insalubri fanciulli e bambini infestando l’aria e cremonese, di enormi reperti
infatti interamente sommersa da pantani al posto dei campi coltivati già ammorbata delle campagne ossei. Si pensi alla gigantesca
un vastissimo lago a carattere e dei canali irrigui. con il suo alito pestilenziale. costola di oltre due metri e mezzo
paludoso, alimentato dalle che pende dalla volta dell’abside
numerose risorgive comprese fra i La formazione del Lago Gerundo,
La leggenda era a della chiesa di Almenno San
due fiumi. Il lago detto Gerundo, dal punto di vista geologico si tal punto radicata Salvatore, all’esemplare di quasi
si estendeva fra le attuali province spiega dunque con la confluenza, due metri che fa bella mostra di sé
di Brescia, Bergamo, Milano e e il mancato scolo, dei fiumi Adda
nell’immaginario nel vicino Santuario della Beata
Lodi, su una superficie che, agli e Serio entro una depressione delle popolazioni Vergine di Sombreno, o alla costola
occhi dei primitivi abitanti di della pianura padana. Ma, di un metro e settanta centimetri
questi territori, doveva sembrare certo, tale razionale spiegazione
gerundine che gli sospesa volta della sacrestia di
a tal punto sconfinata da esser non poteva essere intesa dalle abitanti di Calvenzano, San Bassiano, nel comune di
definita “mare”. Le sue acque menti scaramantiche delle genti Pizzighettone. Il moderno visitatore
bagnavano con ogni probabilità che, a partire dal secolo VII,
per proteggersi potrà facilmente intuire l’origine di
l’area ove oggi sorge l’abitato di si erano riavvicinate ai centri dalle incursioni della tali suggestivi reperti, rimanenze
Spino d’Adda, spingendosi poi abitati anticamente fondati nella ultime degli scheletri di animali
sino a Palazzo Pignano, Bagnolo regione. Le persistenti nebbie, il
fantomatica creatura, primordiali, rinvenuti in zona o
Cremasco e Capergnanica, puzzo e il clima malsano, causa eressero mura alte tre qui trasportati, quali esotici trofei,
comuni questi allineati sul limitare di continue epidemie, rendevano dalle carovane di mercanti e
dell’avvallamento che costituiva infatti impraticabili e pericolosi i metri e lunghe quindici pellegrini. Ma, come si diceva, per
la sponda occidentale dell’Insula luoghi circostanti la palude che, chilometri, rinominando sua naturale propensione l’uomo
Fulcheria. nell’immaginario comune, era medievale credeva nell’esistenza di
A partire dal V secolo a. C., le percepita quale fonte di tutti i mali. inoltre la contrada quegli esseri fantasiosi che, ancora
tribù celtiche e galliche stanziatesi Tanto bastava alle popolazioni del principale del paese “via oggi, ci affascinano dalle pagine
sul territorio avevano dato avvio Gerundo per dar vita a quella fitta degli antichi bestiari: ecco dunque
alla bonifica e al risanamento di trama di leggende e superstizioni di della biscia”. che il ritrovamento di ogni struttura
queste zone melmose; le attività di cui si ritrova traccia nei toponimi e L’epopea del drago Taranto ossea di dimensioni anormali si
prosciugamento si erano nelle tradizioni che si tramandano, si concluse agli inizi del XIV trasformava nell’occasione per
intensificate nei secoli del dominio intrecciandosi fra loro, nelle diverse secolo, allorché fu rinvenuto, festeggiare la sconfitta di un

04 Sulle tracce delle storie Sulle tracce delle storie 05


e sicuro punto di approdo per i
futuri abitanti di Trescore Cremasco,
della città di Crema e dell’abitato di
Cremosano, che si affacciava sulla
palude detta del Moso. Fra VIII e
IX secolo, inoltre, il consolidarsi di
stanziamenti abitativi nella regione,
sporadicamente testimoniati da
importanti ritrovamenti archeologici,
sarebbe confermato dall’esistenza
delle corti monastiche di Barbata
e Rubbiano, dipendenti dal
cenobio di Santa Giulia di Brescia
e rispettivamente posizionate a
nord e a sud dell’area di nostro
interesse. La ripresa delle opere
di risanamento e bonifica del
territorio, perfezionata con successo
dalla fine del secolo XI, si potrebbe
1 . Naviglio Civico di Cremona allora far risalire ad almeno due
secoli prima.
malvagio dragone!
Come si accennava, le prime È comunque solo alla fine dell’anno
avvisaglie di ripopolamento della Mille, parallelamente all’affermarsi
Gera d’Adda si collocarono sul territorio di due importanti
a ridosso del VII secolo e comunità benedettine, che i lavori di
riguardarono con ogni probabilità disboscamento e di valorizzazione
quelle zone che, in virtù della agraria delle campagne si
loro altimetria, si innalzavano fecero più consistenti. Proprio in
rispetto al livello della pianura, questi decenni si assiste infatti al
garantendo una posizione di progressivo prosciugamento della
favorevole lontananza dalle melme grande palude, incoraggiato
e quindi una maggior areazione. In dall’azione promossa dai monaci
quest’ottica, i territori che potevano lodigiani del cenobio di Abbadia
offrire migliori condizioni di vita Cerreto, fondato nel 1084, e
erano il pianalto di Romanengo dai monaci dell’Abbazia di San
e l’Insula Fulcheria, promontorio Benedetto, documentata a Crema
affiorante dalle acque del Gerundo dal 1097. Nel giro di qualche
secolo, là dove c’erano paludi
e stagni sorse così un intricato
reticolo di fossati e canali artificiali,
di cui il Naviglio Civico di Cremona
rappresenta l’esempio più antico.
Testimoniato già in documenti dei
secoli XI e XII, ma definito nel suo
andamento solo a partire dal 1337,
il naviglio intercettava il corso
dell’Oglio nel tratto compreso
2. San Pietro ad Abbadia Cerreto fra Calcio e Cividate al Piano

06 Sulle tracce delle storie


3. Tratto di un percorso tra i fontanili di Capralba
e il complesso delle Tombe Morte,
entrambi ideati nella seconda metà
del XIX secolo.

“l’un contro l’altro


armato...”
Gli incessanti lavori di
regimentazione delle acque,
4. Naviglio della Melotta avviati con successo dai monaci
e proseguiti nell’età dei Comuni,
(oggi comuni bergamaschi ma un andavano di pari passo con le
tempo cremonesi), scortandone esigenze sempre crescenti di
le acque sino a Romanengo e, tutte quelle attività che stanno
di qui, a Cremona; a distanza di alla base della vita economico
un secolo, la manovra fu seguita sociale di una comunità: non solo
dalla realizzazione del Naviglio agricoltura, pesca e artigianato,
della Melotta, scavato nel 1442 ma anche i commerci fluviali e, non
per volere di Francesco Sforza allo ultima, la difesa militare. Il mancato
scopo di aumentare la portata del approvvigionamento d’acqua
Naviglio Civico. Nel 1512 fu la volta poteva davvero determinare il
del famoso Naviglio Pallavicino, fallimento di un governo. A questo
ricavato entro il solco della già riguardo sarà bene ricordare
esistente Roggia Pumenenga, per che, sin dall’età romana, il solco
rifornire d’acqua i possedimenti dell’Oglio tracciava una naturale
linea di confine fra i municipi di
Brixia e Bergomum e la colonia di
Cremona. Numerosi editti imperiali
avevano confermato ai Vescovi
bresciani il diritto all’uso esclusivo
delle acque del fiume, privilegio
sancito in un decreto del 965 e da
quel momento sempre rivendicato
con la forza. Proprio la volontà
tutta bresciana di reclamare tale
5. Canale nei pressi delle “Tombe Morte” vantaggiosa prerogativa potrebbe
esser stata il motivo scatenante
del marchese Galeazzo. Sin della battaglia della Mala Morte,
dalla metà del XIV secolo, inoltre, combattuta a Rudiano nel 1191
nell’area più propriamente contro il comune di Bergamo,
cremasca si andavano costruendo alleato della città di Cremona.
il Naviglio Cremasco e la Roggia Con la celebre vicenda di Rudiano
Antegnata, realizzata per irrigare si inaugura in questi territori una
i terreni compresi fra Antegnate secolare stagione di conflitti e
e Fontanella. Anche nell’età contrapposizioni.
moderna l’azione di risanamento La nascita dei numerosi
del territorio si è concretizzata
nella realizzazione di importanti castelli che, ancora
manufatti quali il canale Vacchelli ai nostri giorni,

08 Sulle tracce delle storie


6. Il canale Vacchelli nei pressi di Trigolo
7. Ingresso del Castello di Romanengo 8. Residenza nobiliare sorta sui resti del
Castello di Trigolo

punteggiano con le cittadella militare. Ad ovest, la


frontiera con la giurisdizione
loro torrette le fertili cremasca era invece sorvegliata
campagne padane, si dal fortilizio di Romanengo, sorto
nel 1192 su un alto terrapieno allo
pone dunque quale scopo specifico di controllare
immediata conseguenza il passaggio del naviglio che
scortava a Cremona le acque
dell’aggravarsi delle derivate dall’Oglio. Nella seconda
contese territoriali metà del ‘400, Francesco Sforza
ordinò il rifacimento delle opere
per il controllo delle difensive medievali e la costruzione
acque e delle vie di di una rocca cinta da alte mura.
Nel corso del ‘700 la rocca fu
comunicazione. trasformata in azienda agricola,
La contrapposizione fra gli opposti mentre le mura furono demolite nel
schieramenti disegnava infatti secolo successivo; ne sopravvivono
nei territori di nostro interesse un oggi solo alcuni tratti.
suggestivo reticolo difensivo, che Cuore della difesa milanese sul
rispondeva alla pressante necessità fronte opposto era invece la
di preservare il possesso di regioni fortezza di Pizzighettone, che
ritenute strategiche. opponeva le eccezionali mura
bastionate alla florida cittadina di
Esemplare in questo senso il caso Crema. Quest’ultima, conquistata
del cosiddetto corridoio della dalla Serenissima nel 1449 dopo
calciana, che assicurava agli lunghe contese, si trovava dunque
abitanti di Cremona l’unica via ad essere, in pieno territorio
di accesso alla presa d’acqua nemico, l’ultimo avamposto di un
sull’Oglio, nei pressi di Calcio. Nel governo lontano, garantendo
XV secolo, a salvaguardia di tale così con le sue fortificazioni la
diritto, a Soncino fu costruita una protezione del confine occidentale
poderosa Rocca, baluardo estremo della Repubblica di Venezia. Per
della difesa cremonese lungo il rinsaldare questo ruolo, fra 1488 e
confine orientale. Edificata da 1509, il governo veneto racchiuse la
Bartolomeo Gadio fra 1473 e 1475, città entro un recinto murario di tre
la fortezza fronteggiava la vicina chilometri, inglobando anche parte
piazzaforte di Orzinuovi, fondata delle fortificazioni medievali, per
dai bresciani nel 1193 e trasformata intenderci quelle che il Barbarossa
in periodo veneto in vera e propria aveva fatto ricostruire dopo che,

10 Sulle tracce delle storie


9. Camisano, cippo dell’antico confine tra Repubblica di Venezia e Ducato di Milano
10. La Rocca di Soncino
11 . Spino d’Adda, Villa Zineroni Casati 12. Pandino, Castello visconteo 13. Pandino, cortile del Castello 14. Villa Serafina, od Augusta, a Vidolasco

nel 1160, egli stesso aveva ordinato palesando così, sin dal momento
il saccheggio e la distruzione della sua progettazione, una
del comune ribelle. Nel primo vocazione apertamente cortese.
decennio del ‘500, l’espansione dei Pur rinforzata da quattro torri
possedimenti veneti in terraferma, angolari, la bella corte era stata
che si era protratta per buona infatti pensata per lo svago del
parte del ‘400, conobbe ad principe; nel corso del ‘500, in virtù
Agnadello un drastico arresto. dei rinnovati scenari politici, perse
definitivamente le sue funzioni
Al termine della storica battaglia difensive e fu adibita a dimora
del 1509, l’esercito trionfante nobiliare.
di Luigi XII costrinse le truppe
veneziane ad abbandonare la
gran parte dei domini nella Ghiara “Ville di delizia o siano
d’Adda, ritirandosi in prossimità palagi camparecci ...”
di Mestre. In conseguenza dei A conclusione di questa breve
fatti di Agnadello, il maniero di panoramica dedicata al volto
Rivolta d’Adda fu smantellato e storico dell’area cremasca,
al suo posto fu costruito Palazzo vorremmo ora prestare attenzione
Celesia. Simile sorte toccò anche a una peculiare tipologia delle
alle opere fortificate che i signori nostre terre: l’architettura di villa.
di Milano avevano fatto costruire L’esistenza di dimore monumentali
a Spino d’Adda, sulla cui area è nella regione ha infatti radici molto
stata innalzata le settecentesca antiche e trova conferma negli
Villa Zineroni Casati; sul retro della importanti resti della villa tardo
residenza si riconoscono alcune romana di Palazzo Pignano, di
tracce dell’impianto castellano, tra cui si possono ancora ammirare
cui una torretta, che è stata però interessanti vani abbelliti da
pesantemente restaurata a inizio mosaici pavimentali databili
‘900. Anche a Rivolta, la passata al V secolo d. C. Sempre a
esistenza di un borgo fortificato è Palazzo Pignano, Villa Marazzi,
leggibile nell’attuale andamento contraddistinta dall’alta
dell’abitato, in alcuni tratti ancora torre, illustra il fenomeno tutto
delimitato dall’antico fossato. Un quattrocentesco che vide alcuni
discorso a parte merita infine il complessi fortificati convertiti in
bellissimo maniero di Pandino, abitazioni signorili, le quali a
costruito a partire dal 1354 quale loro volta, nel corso dei secoli,
residenza ducale di Bernabò conobbero ulteriori interventi
Visconti e di Regina della Scala, di riqualificazione degli spazi

14 Sulle tracce delle storie


15. Ricengo, Villa Giavarina Ghisetti
il secondo decennio
del ‘500, allorché il
consolidarsi dell’autorità
veneta, riavutasi dalla
disfatta di Agnadello,
diede avvio in queste 18. Capergnanica, Palazzo Robati 19. Salvirola, Villa Albera
16. Izano, Villa Foglia Cremonesi
zone ad una stagione di dell’Orto, conserva l’impianto di Capergnanica, legate alla casata
residenziali, tramutandosi così florida prosperità. architettonico con tre corpi di fabbrica dei Marazzi, le sobrie dimore di
in vere e proprie ville. Esemplare disposti a U tipico delle ville lombarde Izano, tra cui Villa Severgnini Carpani,
in questo senso a Vidolasco I tre secoli di egemonia della sei e settecentesche, solo in parte struttura compatta di impianto
l’affascinante Villa Serafina, detta Serenissima, che da un lato alterato dal rifacimento neoclassico. seicentesco, l’ottocentesca Villa Noli
anche Augusta, che deriva da spiegano la progettazione di Villa Al contrario, per parlare della Villa Dattarino e l’elegante Villa Foglia
un edificio di impianto castellano Obizza di Bottaiano, dell’Albera Obizza di Bottaiano, frazione di Cremonesi, in origine corte rustica
esistente sin dal XI secolo ma di Salvirola o di Villa San Severino Ricengo, dovremo ricorrere ad altre trasformata in casa gentilizia solo nel
adeguato nel ‘400 alle esigenze Vimercati a Vaiano, non fanno categorie architettoniche e, nello secolo scorso; si ricordano inoltre a
abitative dei conti Tadini e quindi però luce sugli aspetti compositivi specifico, ai caratteri del linguaggio Offanengo Villa Vailati Poletti, fondata
rinnovato dagli stessi, nella di alcune dimore, come Villa palladiano, per la stretta relazione nella seconda metà del XVIII secolo, e
seconda metà del ‘500, in termini Ghisetti Giavarina di Ricengo, che il maestoso edificio intrattiene con Villa Carioni Caravaggi, che rivolge al
più propriamente rinascimentali. che mostrano invece elementi i rustici e con il circostante paesaggio giardino le ariose arcate del porticato.
lessicali spiccatamente milanesi. agricolo, consentendo così al signore Quali esempi di dimore padronali
Per decifrare la presenza di tali di controllare, seppur a distanza, il sette e ottocentesche si richiamano
evidenti difformità si dovrà dunque lavoro nei campi. Agli stessi precetti invece Villa Bettinzoli e Villa Bisleri a
far riferimento alla peculiare si ispira la costruzione del Palazzo Pieranica e l’elegante Municipio di
situazione di Crema che, in dell’Albera a Salvirola, che è stato Casale Cremasco Vidolasco, ospitato
quanto isola veneziana in territorio definito la villa più tipicamente entro la corte di Villa Oldi Agnesi,
milanese, giovava dei riflessi di palladiana dell’intero territorio cui si accede dal raffinato portale
entrambe le tradizioni artistiche. cremasco. Fra i numerosi cascinali che arcuato.
Ecco allora perché a Ricengo, campeggiano nelle campagne del
Villa Ghisetti Giavarina, derivata cremonese emergono poi le residenze
17. Casale Cremasco, Palazzo Oldi Agnesi forse da un complesso conventuale
medioevale, esibisce un delizioso
prospetto a due ordini, definito
Per giungere alla dall’intervento settecentesco di
definizione di una vera Fabrizio Galliari, pittore e architetto
della nobiltà milanese. Allo stesso
e propria tipologia, modo Villa Griffoni Sant’Angelo a
di modo che la Castel Gabbiano, costruita a più
riprese entro gli spazi di un castello
costruzione di una villa cinquecentesco di cui resta il
descrivesse non un massiccio torrione, potrebbe essere
ascritta al disegno di Giovanni
caso sporadico ma un Ruggeri, architetto prediletto dalle
maggiori famiglie della borghesia
fenomeno diffuso, si milanese. A Spino d’Adda poi,
dovrà aspettare però la già citata Villa Zineroni Casati

16 Sulle tracce delle storie


20. Ricengo, Villa Ghisetti Giavarina 21 . Castel Gabbiano, Villa Griffoni Sant’Angelo
Approfondimenti
ponte immette nella corte interna, Pieranica e Bagnolo Cremasco,
vigilata dal possente Mastio. dimostra infatti che queste strutture
Proprio dalla torre del capitano di proporzioni ridotte, ad una o
inizia la visita agli ambienti interni, massimo due ruote, non erano certo
La Rocca di Soncino collegati fra loro da suggestivi I mulini in grado di commerciare ingenti
scalini in pietra e, un tempo, da quantità di prodotti. Diversamente
Racchiusa da mura e compattata passaggi segreti. Percorrendo gli Passeggiando fra le campagne a Farinate, il seicentesco mulino
da quattro torrioni, la Rocca di spalti si giunge alla torre cilindrica, del Cremasco non è raro imbattersi a due ruote fu potenziato nel
Soncino è modello esemplare della sormontata da una sorta di vedetta nelle ruote di un mulino ad acqua. 1829 dall’aggiunta di una terza
filosofia difensiva milanese, volta di avvistamento, e di qui a quella In passato, il numero cospicuo ruota che azionava una pila
non tanto alla realizzazione di che doveva essere la cappella di simili strutture idrauliche era da riso. Sebbene l’avvento
castelli “a prova d’arma da fuoco”, dei soldati, come si intuisce connesso al folto intreccio di dell’età moderna abbia causato
quanto piuttosto a una strategica dalla presenza di un affresco rogge e navigli, testimonianza l’abbandono delle tradizionali
gestione delle opere fortificate sul della Madonna col Bambino. del secolare utilizzo delle risorse attività di macinazione, ancora
territorio. Fin dal momento della sua All’immagine religiosa si affiancano idriche del suolo. Sin dal medioevo, per buona parte del XX secolo
costruzione (1473-1475), la fortezza e sovrappongono in più strati i la macinazione dei cereali, la l’immagine dei macinatoi fu
appariva infatti sorpassata rispetto segni del potere: il temibile biscione torchiatura dei semi e molte altre profondamente radicata nella
alle coeve esperienze centro dello stemma visconteo, il Leone attività erano affidate infatti alla quotidiana esperienza delle
italiane, poiché le sue alte mura di San Marco, posto nel decennio forza motrice della ruota dei mulini popolazioni locali, come pare
non potevano garantire protezione della dominazione veneziana che, spinta da corsi d’acqua confermare la storia del mulino
da bombarde e cannoni. Tale (1499-1509), e l’eloquente blasone debitamente incanalati, attivava di Madignano: sorto nel 1805 e
mancanza strutturale non diminuiva sforzesco, incorniciato da tizzoni un dispositivo di ingranaggi, a sua attivo ancora negli anni ‘70 del
però la funzionalità del maniero, infocati cui sono appesi secchi volta in grado di azionare la mola secolo scorso, è oggi sede di un
di fatto pensato in relazione colmi d’acqua. A fine ‘800, della macina. interessante museo sul tema.
alla massiccia cinta muraria che il restauro “in stile” condotto Nel corso dei secoli il meccanismo
Francesco Sforza aveva fatto dall’architetto Luca Beltrami ha base fu perfezionato e, soprattutto
rafforzare nel 1460. L’accesso alla parzialmente alterato le strutture fra ‘700 e ‘800, arricchito di nuove
rocca è regolato dal ponte levatoio del maniero soncinese, senza però funzioni, grazie all’applicazione
del rivellino, dal quale un secondo snaturarne lo spirito originario. anche in campo agricolo di
innovazioni tecnico-scientifiche.
In sostanza, comunque, in
area cremasca non vi furono
grandi stravolgimenti ed ogni
paesello continuò a servirsi del
suo mulino per il quotidiano
approvvigionamento di farine.
L’assetto degli esemplari di
Ricengo e Casaletto di Sopra, di
Soncino, Capralba, Capergnanica,

18 Sulle tracce delle storie Sulle tracce delle storie 19


CREMA D’ARTE
Il presente contributo, organizzato per sezioni, intende aiutare il lettore ad
orientarsi nella multiforme complessità dell’offerta culturale del territorio,
individuando dei filoni tematici che siano da guida nella scoperta dei
mutevoli contesti d’arte e di cultura cremasca.

La dolce scoperta

Crema d’arte
di Luciana Medici

Il cammino della fede – chiese conventuali, parrocchiali di linee rinascimentali che figura ai primi decenni del ‘500, e gli
La lettura dei fatti artistici di una comunali – e quelle opere che si nell’abitato di Offanengo. Sul affreschi dell’abside. Alla Beata
regione non può essere disgiunta potrebbero dire minori, in quanto retro della chiesetta sporge Vergine del Binengo è dedicato
dall’interpretazione dei segni nate in seno alla pietà popolare l’elegante abside poligonale, il santuario che si trova nei pressi
concreti della fede, ovvero di e non per volere di qualche ricco mentre nell’interno, ad aula unica, dell’abitato di Sergnano, struttura
quelle opere d’architettura e pittura signore o priore. Proprio a queste si preservano stralci di affreschi cinquecentesca che conserva una
che, con la loro sola presenza, ci ultime dedicheremo la nostra devozionali, tra cui la delicata statua della Vergine, realizzata
parlano di tradizioni radicate da attenzione. Il Santuario della Annunciazione posta sull’arcone in terracotta dipinta, e un ciclo di
secoli nella nostra cultura. Madonna del Bosco di Spino del presbiterio; sull’altare maggiore, affreschi di fine ‘500, da ritenersi
Di queste testimonianze è ricco d’Adda, ad esempio, fu costruito inoltre, è orgogliosamente esposta opera di Aurelio Busso o della
il territorio cremasco, nelle cui nel XVI secolo per commemorare la pala di San Michele, considerata sua cerchia. Spingendosi fino a
campagne si contano numerosi la miracolosa liberazione di un l’opera d’esordio di Gian Giacomo Soncino si incontrerà quindi il
santuari e non c’è comune, località prigioniero che si era votato Barbelli, pittore nato ad Offanengo Santuario della Madonna delle
o frazione che non possa vantare alla Vergine. Nella cripta del nel 1604. Per quanto riguarda gli Grazie, realizzato fra 1501 e 1515
almeno una piccola chiesetta o santuario si conserva ancora una aspetti del culto mariano è invece con la partecipazione dell’intera
un’edicola votiva: basti pensare che sacra immagine della Madonna significativo il Santuario della popolazione e impreziosito da
solo nei dintorni di Capergnanica con il Bambino, a fianco della Beata Vergine Pallavicina di Izano, affreschi di Giulio Campi e di
si trovano quattro santelle e ben quale sono state simbolicamente edificato in seguito all’apparizione altri esponenti del Rinascimento
tre cappelle dedicate alla Vergine, appese delle manette spezzate; della Vergine a una giovane del lombardo.
di cui la più antica è la Madonna nel presbiterio si ammirano invece luogo, avvenuta secondo le fonti
Addolorata ai Cazzuoli, del XVII gli episodi ad affresco della vita in una data prossima al 1444; Persino a Crema è
secolo; le altre sono la Madonnina di Cristo e della Vergine, attribuiti l’apparato ornamentale comprende possibile individuare
delle Süchète (zucchette), edificata alla bottega di Callisto Piazza, stucchi di fogge barocche e
nel corso dell’800 per iniziativa celebre artista lodigiano che, affreschi di respiro rinascimentale, tracce della profonda
degli ortolani del paese, e la forse nella stessa tornata d’anni tra cui la sincera rappresentazione religiosità delle
Madonna Immacolata delle (1540-1545), fu attivo in prima della Madonna col Bambino
Brefamelghe. Se poi si volesse persona nel vicino Oratorio di San dipinta su una colonna dell’abside; popolazioni locali, in
considerare il centro di Crema, Rocco, in frazione di Dovera, dove racchiuso in una cassa dorata e risposta alla quale
bisognerebbe tenersi pronti a dipinse con straordinaria enfasi scolpita da Alessandro Arrigoni
fronteggiare un gruppo veramente alcune Storie dell’apparizione di si trova poi un prezioso organo furono eretti non uno
ingente di edifici sacri, uno più San Rocco. La viva venerazione Serassi, qui collocato nel 1749. A ma ben due santuari.
bello dell’altro, quasi volessero verso il santo protettore dei Bagnolo Cremasco sorge su un
competere con la strepitosa malati di peste è attestata anche lieve dosso il Santuario di Santa Il primo, seicentesco, è
cattedrale. Per comprendere siffatti dall’intitolazione dell’oratorio Maria delle Viti (XVI secolo), che dedicato a Santa Maria
monumenti in un unico discorso si cinquecentesco, a navata unica e reca in facciata un’immagine di
dovrà allora scindere fra quelle che interamente realizzato in mattoni, Sant’Eurosia; anche all’interno delle Grazie e sorge
sono le testimonianze maggiori, che si cela fra le case di Trescore ricorrono pitture murali devozionali,
espressione di una religiosità Cremasco. E ancora a San Rocco tra cui la bella raffigurazione della
a ridosso delle mura
ufficiale e, per così dire, pubblica è dedicato il delizioso tempietto Madonna col Bambino, da datarsi venete, nei pressi di

22 Crema d’Arte Crema d’Arte 23


Porta Ombriano, dove si Pietà; a questi capolavori fa eco,
dall’alto della volta, la virtuosistica
dice fosse esistita una raffigurazione del Trionfo della
miracolosa immagine croce, dipinta nel XVIII secolo da
Giacomo Pallavicino. Era dunque
della Madonna. presso questi santuari che i pii
Il secondo, intitolato a Santa Maria abitanti delle terre cremasche,
della Croce, campeggia invece artigiani e contadini, si recavano
all’esterno del recinto murario, nel per ricevere il sacramento
posto in cui la Vergine soccorse domenicale o in occasione di
la nobildonna Caterina degli festività e ricorrenze liturgiche. Ma
Uberti, ferita a morte dal marito la genuina religiosità di queste
Bartolomeo Contaglio. Il luogo di genti necessitava altresì di luoghi di
culto ci appare quale splendida culto più facilmente accessibili, ove
basilica a pianta centrale, inginocchiarsi anche tutti i giorni,
progettata dall’architetto lodigiano a rinfrancar lo spirito dopo una
Giovanni Battagio e innalzata nel giornata di fatica e lavoro.
giro di un decennio, fra il 1490
e il 1501 . La ricchezza scultorea È a questo scopo che sono sorte
del prospetto, che si caratterizza le innumerevoli cappelle votive,
per la sapiente profusione di disseminate sul territorio a formare
decorazioni in cotto, trova riscontro quello che è stato acutamente
all’interno del tempio, ove fa bella definito il “principale complesso
mostra di sé il ciclo pittorico dei devozionale delle nostre genti”.
fratelli Campi, concepito con unità Sono spesso strutture di proporzioni
d’intenti nel 1575 e illustrante le ridotte, che si incontrano isolate
scene della Natività di Cristo, nella campagna o poste in
dell’Adorazione dei Magi e della prossimità di piccoli cimiteri
campestri; è questo il caso del
camposanto di Cremosano, dentro
al cui perimetro trova collocazione
una cappella recante l’iscrizione
“nel 1627 infierì la peste” ma
edificata con ogni probabilità già
alla fine del ‘500, come mostra la
struttura architettonica, a edicola
chiusa preceduta da portico.

Diversa situazione si presenta


a Izano, il cui cimitero, eretto
nel 1780, è emblematico di
una tipologia un tempo molto
diffusa ma oggi testimoniata
solo da pochi esemplari. Si tratta
infatti di un cimitero claustrale,
racchiuso cioè fra le arcate di un
arioso peristilio culminante nella
chiesetta d’impianto trilobato,
22. Cremosano, cappella della peste costituita da corpo ellittico e

24 Crema d’Arte
23. Izano, cimitero claustrale
24. Sergnano, Vergine del Binengo 25. Trescore Cremasco, Parrocchiale di Sant’Agata 26. Offanengo, Oratorio di San Rocco 27. Camisano, Madonna della Neve e
Parrocchiale di San Giovanni Battista
abside. Lungo pareti dell’intero il comune si potranno ancora
complesso si svolge l’interessante scovare la chiesa di Santa Caterina
ciclo d’affreschi commissionato al Moso (1942), che si specchia
dalla comunità locale a fine nelle acque del canale Vacchelli
‘700 e illustrante le 14 stazioni suggestivamente incorniciata da
della Via Crucis, una per ogni una fitta vegetazione ripariale, la
campata. Nell’ambito delle chiese chiesa cinquecentesca di Santa
cimiteriali si ricordano inoltre Santa Maria a Gaeta, che esibisce
Maria in Cantuello a Ricengo, sull’altare maggiore una Pietà
che custodisce affreschi votivi dipinta nell’ambito del Civerchio,
quattrocenteschi, la cappelletta dei e, sempre di linee rinascimentali,
Morti del Dossello di Offanengo e l’Oratorio di San Giuseppe presso
la chiesa della Crocetta di Casale Gattolino, con la tela settecentesca
Cremasco, sorta nella prima metà della Natività.
del ‘700 quale edificio autonomo,
ma inglobata a inizio ‘800 nel
recinto porticato del cimitero. I luoghi della conservazione
Significativa anche la cappella del Se fra chiesette e santuari
camposanto di Bagnolo Cremasco, campestri si andava alla ricerca dei
costruita nel 1905 in luogo di quella valori più radicati nella spiritualità
ottocentesca. L’attuale cimitero, cristiana, nelle sedi espositive si
posto come è norma al di fuori potranno recuperare le multiformi
del centro abitato, fu costruito per sfaccettature di una società in
sostituire il sito di sepoltura che, equilibrio fra rusticità agricola
in seguito alla peste del 1630, era e decoro cittadino. Affrontando
sorto in paese, a pochi passi dalla un ideale percorso da Crema a
parrocchiale. Nello stesso punto Offanengo e da qui a Soncino,
era stato eretto anche l’edificio si potranno di volta in volta
detto il Chiesuolo, all’interno del apprezzare manifestazioni artistiche
quale figura l’interessante gruppo d’elite, documenti materiali del
ligneo con il Crocifisso la Madonna lavoro nei campi o nelle botteghe
e San Giovanni. In ricordo dei morti e, infine, suggestioni di una vicenda
causati dalla terribile epidemia davvero particolare.
resta anche l’Oratorio di Santa Un intervento di riqualificazione
Maria della Pietà, che indugia promosso nel sesto decennio
con l’elegante fronte di classica del secolo scorso ha permesso
memoria non lontano dal centro il recupero del Convento
di Bagnolo Cremasco. Fra le quattrocentesco di Sant’Agostino,
tranquille località che circondano adibito a sede del Museo Civico

26 Crema d’Arte
28. Bagnolo Cremasco, Santa Caterina al Moso
29. Soncino, dimostrazione presso il Museo della Stampa 30. Offanengo, Museo della Civiltà Contadina

di Crema e del Cremasco dopo e ancora pezzi tardo romani


che, in seguito alla sconsacrazione provenienti dal sito archeologico
avvenuta in età napoleonica, era di Palazzo Pignano e preziosi
stato trasformato in caserma. reperti scoperti nella necropoli
longobarda di Offanengo. La
Il percorso espositivo, pinacoteca narra invece le
specificamente dedicato tappe essenziali della pittura
cremasca, con opere di rilievo del
alla storia locale, si svolge Civerchio, di Mauro Picenardi,
quindi negli ambienti del Cignaroli e di Gian Giacomo
Berbelli, cui si accompagnano
conventuali originari eccellenti rappresentanze di
che sanno ancora altre scuole, fra cui tele del
Guercino e di Alessandro
restituire atmosfere di Magnasco. Sono interessanti
grande fascino. anche la sezione musicale, con
Di particolare pregio sono i capolavori d’artigianato locale,
due chiostri, racchiusi da arcate e la ricca raccolta cartografica e
dal profilo ogivale, e la sala documentaria del reparto storico.
del refettorio, alle cui pareti il Ha sede invece ad Offanengo la
pittore camuno Giovan Pietro collezione di cultura materiale del
da Cemmo lasciò il suo lavoro Museo della Civiltà Contadina, che
più compiuto; osservando gli si è costituito grazie alle donazioni
affreschi si potrà certo riconoscere degli abitanti, incrementate da
l’evoluzione temporale degli stessi, una felice campagna di acquisti.
corrispondente al progressivo L’esposizione rievoca il cuore e le
aggiornamento stilistico dell’artista: aspirazioni della società pre-
dalle rimanenze tardogotiche della industriale, che fondava le proprie
Crocifissione sulla parete di fondo certezze nel tramandarsi di attività 31 . Crema, chiostro di Sant’Agostino
(fine XV secolo) alla moderna semplici e dignitose, da secoli
concezione, tutta leonardesca, affidate all’impiego di strumenti
dell’Ultima Cena, datata 1507. tradizionali: attrezzi del lavoro
Veniamo ora alle collezioni civiche. usati e riusati, eppure pezzi unici
La ricca sezione archeologica che racchiudono il senso di una
presenta materiali provenienti dal Lombardia forse irrecuperabile,
territorio, tra cui i cimeli dell’età quella per intenderci che hanno
del bronzo rinvenuti a Vidolasco, conosciuto i nostri progenitori. Fra
testimonianze celtiche trovate gli oltre 400 utensili della collezione
fra Spino d’Adda e Soncino, si potranno vedere carrucole,

32. Ultima cena di Giovanni Pietro da Cemmo nel


28 Crema d’Arte Museo Civico di Crema e del Cremasco
33. Crema, il Torrazzo
34. Crema, Palazzo Vimercati Sanseverino 35. Crema, Palazzo Benzoni

incudini, una scotolatrice del lino I segni del potere


e la mola dell’arrotino; il desco Un discorso a parte meritano
del ciabattino, il vomero, tagliole infine gli eleganti palazzi nobiliari
per la caccia e tagliafieno: parole e le dimore gentilizie del centro
dal suono familiare ma lontano, di Crema, cittadina collocata ai
che suscitano il ricordo dei tempi margini della periferia veneta
passati, quando i ritmi della vita eppure in grado di dialogare a
erano scanditi dal battaglio delle distanza con i maggiori centri
campane, non dal fragore dei dell’arte e del potere. La storia di
clacson. questi edifici è legata al desiderio
È infine a Soncino il Museo della delle numerose famiglie patrizie
Stampa, allestito in quella casa che, fra ‘400 e ‘500, in virtù della
dal profilo gotico che, secondo la stabilità politica assicurata dalla
tradizione, accolse nel secondo dominazione veneta, vollero
‘400 la prima stamperia italiana dotarsi di abitazioni grandiose,
a caratteri ebraici, qui fondata volte ad esaltare il prestigio della
da una famiglia di tipografi ebrei casata e dei suoi discendenti.
provenienti dalla Germania, i Perseguendo questa aspirazione,
Nathan. Se è difficile stabilire
la collocazione originaria della
i palazzetti sorti in
stamperia, è vero e documentato età rinascimentale
che i Nathan, da un certo momento
in poi, assunsero il cognome di divennero nei due secoli
Soncino e con quello siglarono, nel successivi residenze
1488, l’edizione della loro famosa
Bibbia, la prima in Italia ad essere sontuose, che sin dal
stampata per intero in ebraico. Il
museo fondato in loro memoria prospetto dichiarano
ripropone i processi e le tecniche l’agiatezza degli antichi
tipografiche, con ricostruzioni di
torchi e macchine a stampa. proprietari.
Sempre a Soncino si ricorda Nell’impossibilità di menzionare
l’allestimento del Museo Storico tutti i palazzi che arricchiscono
Associazione Nazionale il tessuto urbano della città,
Combattenti e Reduci, realizzato presenteremo solo alcuni episodi
nel 1997 in una delle torri della salienti, che possono essere
Rocca Sforzesca. considerati rappresentativi di
una tipologia comune. È certo
fra questi Palazzo Benzoni,

32 Crema d’Arte
36. Crema, la Torre Civica con il Leone di San Marco
ritraenti i proprietari del palazzo, di Giuseppe Cozzi e mai terminato. La dimora riflette l’ingegno del Cozzi,
posti a formare la chiave di volta struttura, interamente rifinita in cotto, che diede vita a un complesso
dell’arco. Lo stesso motivo si si allinea nella cromia alla tradizione architettonico articolato in diversi corpi
ripresenta nel doppio timpano architettonica lombarda, ravvivata e di fabbrica, fra i quali si apre bella
del portale, che è affiancato da innovata però dall’adozione di moduli corte dominata dall’alta iconostasi,
possenti colonne scanalate e reca lessicali tipici dello stile barocchetto, ornata da fregi e statue. Insomma, pur
al centro lo stemma dei Vimercati ben riconoscibili nel portale e nei parzialmente inconcluso, il Palazzo
Sanseverino. A un altro ramo dei timpani ad archi estroflessi delle Terni può dirsi davvero uno dei migliori
Benzoni appartenne invece uno finestre. Anche nell’impostazione la della città.
37. Crema, Palazzo Benzoni dei palazzi più antichi della città,
documentato sin dai primi anni
attuale sede della biblioteca del ‘400 e passato di mano in
civica, derivato da una residenza mano sino agli attuali proprietari, i
quattrocentesca già di proprietà Donati. A differenza delle residenze
del nobile casato, restaurata entro già citate, Palazzo Benzoni Donati
il 1627 dall’architetto Roberto rivolge al riguardante un prospetto
Benzoni. Il prospetto principale, ben tenuto ma di sobria fattura,
disposto su due ordini di alte guarnito solo dal ripetersi della
finestre, separati da un’aggettante balaustre in pietra, poste al di sotto
cornice marcapiano, accoglie il delle finestre del secondo piano.
visitatore con il raffinato portale L’effetto di misurata classicità,
di pietra, racchiuso fra due tutta ottocentesca, trova conferma
telamoni sorreggenti il soprastante nell’elegante loggiato della corte
balconcino. Il bell’arco a tutto interna, che si intravede al di là
sesto introduce nel primo cortile dell’arcuato androne.
del palazzo, attorno al quale si È poi fatto saliente dell’architettura
dispone, a quadrato, il portico cremasca la bianca e lunga
seicentesco, comunicante con fronte di Palazzo Toffetti Crivelli
la corte dell’antica residenza (1647-1663), volutamente giocata
quattrocentesca. sull’asimmetria del classico portale
che immette nel cortile-giardino,
Di origini rinascimentali è anche attorno al quale l’edificio crea
Palazzo Vimercati Sanseverino, la tipica disposizione ad U. Di
che racchiude ben tre dimore, impianto seicentesco è anche
occupando in maniera davvero Palazzo Zurla Fadini, che tuttavia
straordinaria un isolato intero. presenta una soluzione assai
La facciata più importante è diversa dalla precedente, poiché
comunque quella su via Benzoni, si sviluppa in altezza invece che
che ripropone l’impianto a in lunghezza, e al bianco candore
due ordini arricchito in questo dell’intonaco preferisce la ruvidità
caso da una decorazione dell’effetto bugnato. Insomma il
plastica propriamente barocca: corpo compatto dell’edificio, che
sull’architrave delle finestre del poco concede al gusto decorativo
primo piano sono posti stemmi barocco, è piuttosto accostabile
nobiliari, mentre le finestre del alla tipologia castellana, come è
secondo piano, racchiuse da stato giustamente notato. In ultima
semicolonne di ordine tuscanico, analisi ci piace ricordare Palazzo
sono concluse da timpani ad arco Terni de Gregori, iniziato negli
spezzato, con busti marmorei ultimi anni del Seicento su progetto

34 Crema d’Arte
38. Crema, Palazzo Bondenti Terni
Approfondimenti
secondo piano; per il terzo piano gruppo degli Apostoli. Destano
Antonio Montanaro, subentrato poi stupore gli energici angioletti
al Battaggio, optò invece per reggi cortina, che si esibiscono in
una tipologia di derivazione mirabolanti peripezie nell’esiguo
La Basilica di tardogotica, realizzando una Fra Piazza e Campi spazio della transenna del coro.
galleria di archetti trilobati. La Alla metà del ‘500 l’operosa
Santa Maria della Croce spettacolare spazialità interna, Seguendo una prassi piuttosto bottega di Callisto Piazza
La vicenda del grandioso santuario scandita dagli imponenti arconi, diffusa nel Rinascimento, i Piazza illustrò invece con le Storie della
è legata alla tragica sorte della è arricchita da stupende pitture da Lodi e i Campi di Cremona Vergine l’area presbiteriale della
giovane Caterina degli Uberti, di scuola lombarda. Fra queste avevano fatto del mestiere dell’arte Madonna del Bosco di Spino
che la notte del 4 aprile 1490 fu sono le tre pale d’altare dei una professione da tramandarsi di d’Adda; i principali episodi, tra cui
sfigurata a colpi di spada dal fratelli Campi, del 1575, la tela padre in figlio. L’attività di entrambe l’armoniosa Assunzione di Maria,
marito, il bergamasco Bartolomeo con “L’Assunta” del veneziano le dinastie di pittori si estendeva sono stati attribuiti a Francesco
Contagli. Abbandonata nei Benedetto Diana, del 1514, e gli non solo alle più importanti chiese Carminati da Soncino. Negli stessi
pressi del bosco del Novelletto, affreschi della volta, frutto della delle rispettive città di provenienza anni (1545 c.a.) Callisto Piazza,
la sventurata fu condotta dalla collaborazione fra il Parravicino e i ma anche a edifici sacri di altre coadiuvato da alcuni allievi, portò
Vergine presso una casa contadina, fratelli Grandi, pittori quadraturisti realtà, cittadine e campestri, a termine l’apparato pittorico
dove spirò la mattina seguente, del ‘700. Nel 1593 il podestà fra cui tre luoghi di culto del che orna l’abside dell’Oratorio di
non prima di aver ricevuto i Nicolò Vendramin inaugurò il circondario cremasco. Proprio le San Rocco a Dovera; il tempietto
sacramenti per i quali tanto aveva grande viale che congiunge il pitture murali che campeggiano rappresenta un sunto dell’arte
pregato. Nei giorni successivi santuario alla città. alle pareti dei santuari di Spino del maestro, il cui intervento
il luogo del martirio fu teatro di d’Adda, Soncino e Dovera sono diretto si riconosce nelle Storie
alcuni miracoli, inducendo così la allora preziose testimonianze dell’Apparizione di San Rocco
popolazione intera a impegnarsi dell’abilità dei nostri artisti di al mugnaio Ambrogio De Bretis
nella costruzione di un santuario. flettere la loro parlata, moderando e nella pala d’altare con la
Della progettazione fu incaricato i toni aulici mediante il ricorso a Madonna e il Bambino fra i Santi
l’architetto Giovanni Battaggio motivi di ispirazione popolare. Rocco e Cassiano.
da Lodi, all’epoca uno dei migliori Tale inclinazione è evidente
sulla piazza, il quale fra 1490 e nell’impresa decorativa della
1501 diede avvio ai lavori per il Madonna delle Grazie di Soncino
monumentale tempio. Ispirato a dove, intorno al 1530, Giulio Campi
coeve soluzioni bramantesche, il affrescò nel presbiterio la serie
complesso è costituito da un corpo dei Santi carmelitani e i quattro
a pianta centrale compattato Evangelisti, che si atteggiano in
da quattro strutture poligonali. diverse pose ostentando i pesanti
La decorazione della superficie libroni; stesso impeto seppe
esterna è affidata all’iterazione imprimere all’Ascensione della
dell’arco a tutto sesto, che ricorre Vergine, dipinta sull’arco trionfale,
nelle gallerie del primo e del e in particolare al tormentassimo

36 Crema d’Arte Crema d’Arte 37


D’ACQUA E DI
TERRA
Così come per il resto della Regione, il panorama delle terre cremasche
è frutto della secolare inclinazione dell’uomo a cercare sostentamento
nella natura; nei dintorni di Crema però, a differenza di quanto accaduto
in altri territori, non tutti i luoghi sono stati alterati: la vera scoperta sarà
allora accostarsi, con rispetto e attenzione, alle rimanenze ultime di
natura incontaminata.

La dolce scoperta
D’acqua e di terra
di Angela Bettazza

L’ambiente naturale del cremasco, bacini artificiali raccoglievano nel tempo fino ai giorni nostri, ha dall’azione antropica di bonifica
in origine coperto da fitte foreste l’acqua e ne permettevano la portato al decadimento ambientale dei terreni, che contribuiscono
largamente estese, subì le prime distribuzione ai campi circostanti, che interessa la maggior parte del a spezzare la monotonia della
trasformazioni già con l’avvento modificando in maniera sostanziale contesto naturale contemporaneo, pianura. La divisione dei campi
delle popolazioni celtiche; la rete idrografica locale e provocando una sorta di attraverso scoli artificiali e filari
stanziatesi in quei luoghi selvaggi, rendendo così i terreni adatti uniformazione degli spazi verdi d’alberi contribuisce a scandire
esse li modificarono attraverso alla coltivazione. Il conseguente rimasti. lo spazio agricolo in tasselli di
la pratica di un’agricoltura di sviluppo dei collegamenti fluviali diversa grandezza e colore, dove
supporto alle attività economiche e stradali, nonché il progressivo risaltano le diverse tipologie di
principali quali la caccia e sorgere di unità abitative nelle Il paesaggio naturale colture. Queste risorse idriche
l’allevamento di suini, favorito dalla campagne mutarono radicalmente odierno rappresentano la maggior
copiosa presenza di querceti. In il paesaggio creando un assetto Al contrario di ciò che caratteristica dell’ambiente naturale
seguito alla conquista dei Romani funzionale alle molteplici necessità. comunemente si pensa, il circondario cremasco, che si risolve in una
il territorio subì un riassetto volto Perfino gli unici spazi non interessati verde di Crema non consta fitta presenza di canali naturali ed
a potenziarne la capacità di da interventi artificiali avevano alle unicamente di territori pianeggianti, artificiali, risorgive e paludi che,
produzione agricola, con interventi spalle una logica di destinazione ma presenta altopiani e terrazzi permeando il territorio, permettono
idrici e di parcellizzazione dei economica, che li vedeva sedi di che, elevandosi a diversi livelli, lo sviluppo di una grande varietà
campi visibili ancora oggi, che però attività estrattive di varia natura. contribuiscono a creare movimento biologica, oltre al fatto che la loro
non interessarono l’intera zona. nella composizione paesaggistica, presenza nelle poche aree ancora
In seguito alla devastante come avviene in prossimità del scarsamente intaccate dalla mano
pestilenza del 1630, che causò noto “Pianalto di Romanengo”. Si dell’uomo richiama il volto antico
Corsi d’acqua, aree un forte calo demografico e di tratta di un dosso dall’estensione di di ambienti incontaminati. I vari
selvatiche e paludi conseguenza il ritorno al dominio circa trenta chilometri quadrati che agenti esogeni, associati all’ azione
del selvaggio, una svolta radicale misura un salto altimetrico rispetto antropica, hanno modificato il
persistettero fino avvenne grazie all’opera efficace alla pianura circostante intorno ai paesaggio nel corso dei secoli,
all’anno mille, quando del governo austriaco, che già dieci metri, residuo dell’originario portandolo sino alla sua forma
dal XVIII secolo promosse presso livello e che per questo lo rende geologica attuale. Deviando
l’incremento demografico la popolazione rurale opere di morfologicamente unico, non solo i corsi d’acqua e creando
provocò una sorta di miglioria agricola. Tassando nel circondario ma anche in tutta percorsi d’irrigazione artificiale,
qualsiasi forma di degrado la pianura Padana, grazie al suo i contadini hanno introdotto
corsa agli spazi bradi fino dei terreni e sostenendo anche ottimo stato di conservazione. tipologie di colture utili al proprio
ad allora incolti. economicamente ulteriori incrementi L’antica conformazione geologica sostentamento, causando però con
La bonifica dei terreni paludosi nella coltivazione, i regnanti si e orografica della zona, un tempo tali modifiche la scomparsa quasi
e la regimentazione delle acque fecero promotori di una “logica del sommersa dal Lago Gerundo, è totale delle forme di vegetazione
avvenne principalmente attraverso rendimento”, che vedeva prevalere ancora ben visibile nella parte endemiche. Gli unici esempi
la costruzione di canali di scolo lo sfruttamento dei terreni rispetto occidentale del territorio; ne naturali sopravvissuti all’azione
dell’acqua in eccesso e la alla conservazione della naturalità sono ulteriore testimonianza le umana e, di conseguenza, ancora
realizzazione di fontanili intorno del paesaggio. L’utilizzazione scarpate causate dall’erosione oggi aspramente selvaggi, sono
a risorgive spontanee. Questi intensiva del territorio, perpetratosi idrica, non del tutto modificate riscontrabili in alcune zone

40 D’acqua e di terra D’acqua e di terra 41


conserva le poche distese prative
che, nonostante la conformazione
geologica favorevole, hanno
resistito alla intensiva coltivazione
dei campi, a rimembranza delle
antiche distese erbose della
pianura. Preponderante in tutto il
territorio di Crema è la presenza
di molteplici risorse idriche di varia
39. Un fontanile nei pressi di Camisano entità e natura, tra cui spiccano
tre fiumi principali, l’Adda, il
fluviali. Osservando questi spazi Serio e l’Oglio, intono ai quali
incontaminati possiamo tentare di sono nate delle vere e proprie
ricostruire la flora tipica dell’area, riserve naturali: il parco regionale
composta principalmente da una dell’Adda Nord e quello dell’Adda
vasta gamma di piante acquatiche Sud, il parco regionale del Serio
nelle aree paludose, come canneti e i parchi regionali dell’Oglio
e lenticchie d’acqua, e da alberi Nord e dell’Oglio Sud. Sebbene
ad alto fusto tipici delle zone l’ingresso in questi territori protetti
umide, come i salici. Accanto sia libero, è necessario osservare
ad essi troviamo nel circondario un comportamento rispettoso nei
piante caratteristiche di tutta la confronti delle risorse naturalistiche
pianura Padana, quali frassini, olmi che li compongono, così che
e pioppi, oltre a carpini bianchi, l’attività ricreativa dell’uomo non
farnie ed altri numerosi arbusti e interferisca con quella biologica
piante erbacee che contribuiscono presente, faunistica e floristica.
a creare i boschi ripariali planiziali.
Non è sbagliato quindi pensare
che un tempo l’intero territorio Il parco regionale dell’Adda
fosse ricoperto da tale vegetazione Sud
Lungo il corso inferiore del fiume
Adda, per una lunghezza di
circa 90 km, si estende il Parco
regionale dell’Adda Sud, riserva
naturale che interessa i territori
provinciali di Lodi e Cremona.
Grandi boschi rivieraschi alternati
ad ampie distese coltivate e a
zone palustri nate da lanche e 41 . Strada campestre nei pressi di Soncino
morte del fiume caratterizzano
40. Strada bianca tra i campi del Cremasco questo territorio protetto, dove
trovano dimora numerose specie
e che l’intervento umano abbia animali tipiche dei boschi e degli
alterato nei secoli l’ecosistema, stagni e nelle quali la riproduzione
causandone l’impoverimento e a di alcuni anfibi, come la Rana di
volte, purtroppo, la scomparsa. Latastei, è favorita dall’assenza di
La zona occidentale del cremasco, pesci predatori. Singolare in zona
soprattutto nei pressi di Rivolta la presenza di garzaie, colonie
d’Adda, Pandino e Spino d’Adda, di nidificazione degli Aironi, di

42 D’acqua e di terra
42. Il fiume a Spino d’Adda 43. Itinerario nel parco dell’Adda
e l’Anemone nemorosa. Il resto delimitando esternamente quelle
dell’area protetta è occupato, come che per spessore ed umidità sono
già accennato, da piantagioni chiamate le “Foreste alluvionali
arboriali di origine antropica, che residue ad ontano nero”, tipici
si presentano al turista sottoforma boschi composti da quest’unica
di robineti e pioppeti, costituiti da tipologia arborea. Spostandoci
numerosi filari ordinati, e di ampie esternamente rispetto all’alveo
pianure destinate alla produzione di del fiume troviamo alberi adatti a
foraggio, dove prende sempre più terreni meno umidi, come l’acero
44. Sentieri nel parco del Serio piede il fenomeno dell’eliminazione di campestre e la robinia, e arbusti 45. Ricengo, lago dei Riflessi
filari, siepi e alberi dalle campagne che offrono, in periodi specifici,
cui troviamo esempio sulla riva coltivate. Esemplare in questo fioriture variopinte, come il corniolo, ovviamente il fulcro del territorio
dell’Adda Morta, nel territorio senso una larga fascia di terreno in il prugnolo e il ciliegio selvatico. La naturale e la fonte primaria di
comunale di Pizzighettone. Il verde territorio cremasco che, per il suo fauna è ricca in tipologia e specie, nascita e sostentamento della
del parco regionale dell’Adda sottofondo ghiaioso, ha favorito soprattutto per quanto riguarda fauna che popola proprio questa
Sud è composto per il 5.5% da l’insediamento di un prato polifita volatili, roditori ed anfibi, tra cui zona. Le fitte foreste di latifoglie
zone boscate e cespugliate, di cui stabile, destinato alla produzione di il rospo smeraldino e la rana di e le numerose pozze d’acqua
la maggior parte è occupata da erba da sfalcio e fieno pregiato per Lataste. Esemplari endemici del stagnante che la compongono
saliceti arbustivi ed arborei, che l’allevamento di bovini. parco, questi anfibi trovano casa offrono riparo a molte specie di
sopravvivono grazie alla copiosa soprattutto nelle zone più umide del animali, tra cui primeggiano uccelli
quantità d’acqua presente nei territorio, vicino alle fonti d’acqua ed anfibi, che trovano l’habitat
pressi del fiume e prelevata dalle Il parco regionale del Serio che, ovviamente, sono fondamentali naturale a loro più congeniale
falde acquifere sotterranee; il Il parco del Serio si sviluppa per il loro sostentamento e sviluppo. tra olmi, carpini ed aceri. In
saliceto arbustivo formato da lungo le sponde dell’omonimo In quest’ottica veniamo a parlare passato molteplici fenomeni di
arbusti igrofili, in maggioranza dal fiume nel tratto pianeggiante della porzione di parco che si variazione dell’alveo del fiume,
salice eleagno e dal cenerino, per che va dal comune di Seriate, estende nei comuni di Pianengo e causati dal vivace moto delle
esempio, ricopre una zona della in provincia di Bergamo, fino a di Ricengo, dove sorge la riserva acque dell’Oglio, hanno portato
riserva che si estende per oltre giungere appunto nel cremasco. naturale della “Palata Menasciutto”, alla formazione di boschi ripariali
22 ettari. Nei saliceti arborei, più L’ambiente, di per sé molto esteso uno dei luoghi naturalistici più autoctoni, formati per lo più da
lontani dalla zona soggetta alle e diversificato e perciò ricco di importanti all’interno del parco piante igrofile come i salici, i pioppi
piene del corso d’acqua, troviamo biodiversità, presenta una gran del Serio. Circondato da un neri e gli ontani. Recentemente
varie tipologie di piante ad alto varietà di arbusti ed alberi, che notevole bosco ripariale, oggetto diversi interventi antropici,
fusto, tra le quali prevale il salice compongono fitti boschi ripariali. di riqualificazioni boschive mirate, volti a favorire l’irrigazione del
bianco, seguito da pioppo bianco La presenza di fontanili, risorgive troviamo un lago di notevole territorio circostante, unitamente
e pioppo nero, olmo campestre e falde acquifere non troppo profondità formatosi in una cava alla diminuzione della quantità
e ontano nero. Spostandoci più profonde, oltre all’apporto delle dismessa, il “Lago dei Riflessi”, che d’acqua proveniente dagli affluenti
a settentrione e allontanandoci piene del fiume stesso, mantengono costituisce un habitat ideale per le dell’Oglio, hanno rallentato la
da tutte queste specie vegetali il terreno costantemente umido, specie animali sopra citate. corrente del fiume, permettendo la
bisognose di grandi risorse idriche, favorendo lo sviluppo di piante coltura di notevoli distese di pioppi
non possiamo trascurare l’unico come il Pioppo bianco e nero, che, ordinati nei caratteristici filari,
querceto rimasto nel Parco, formato il Platano e l’Olmo campestre, Il parco regionale dell’Oglio rappresentano nell’immaginario
per lo più da rovere e cerro ed bisognosi di continuo rifornimento Nord comune uno degli scenari più
esteso solamente per 1 .6 ettari. d’acqua, e di arbusti igrofili quali Istituito alla fine degli anni Ottanta, tipici del paesaggio cremasco.
Da sottolineare la presenza, il sambuco, la fusaggine e il il parco regionale dell’Oglio Nord Allontanandoci dal corso d’acqua
in tutto il territorio boschivo, di biancospino. Numerose varietà interessa, sulle due sponde, il ci troviamo al cospetto della vasta
grandi varietà di flora, tra cui si di salici, tra cui il salice bianco, lungo fiume che da Paratico (BS) zona pianeggiante, costituita
annoverano rarità di notevole dalla caratteristica chioma grigio- e Sarnico (BG) giunge fino nel principalmente dalla steppa
interesse botanico, come verde, ricoprono soprattutto la Cremonese, dove incontra il Parco cerealicola ma dove trovano spazio
l’Orchis militaris, la Scilla bifolca sponda occidentale del fiume, dell’Oglio Sud. Il fiume Oglio è al contempo più di novecento

44 D’acqua e di terra D’acqua e di terra 45


46. Il fiume Oglio nei pressi di Soncino 47. Scorcio nel parco dell’Oglio Nord 48. Fontanile nei pressi di Capralba 49. Info point nel parco dei Fontanili

tipologie di vegetazione erbacea, di un ambiente naturale unico è


tra cui spiccano per importanza minata però dal visibile intervento
botanica alcune qualità di felci, antropico di convoglio delle acque
orchidee e primulacee acquatiche. in un unico alveo, che costruendo
Da sottolineare la presenza, ormai artificiose arginature ha provocato
purtroppo esigua, di fasce arboriali notevoli erosioni sulle sponde a
ecotonali costituite da biancospino e valle.
rosa canina, oltre che da sambuchi,
noccioli e gelsi, che in primavera
offrono uno spettacolo cromatico Il Parco Locale di Interesse
imperdibile. Proprio tra questi Sovracomunale del Tormo
arbusti si è sviluppata, nel corso Il PLIS del Tormo interessa diversi
dei secoli, una grande biodiversità, comuni appartenenti alle tre
che rischia di scomparire insieme province limitrofe di Bergamo,
alla vegetazione stessa. Ne è un Cremona e Lodi e funge da
esempio la Ophiogomphus cecilia, anello di congiunzione tra il Parco
un esemplare di libellula considerato dell’Adda Sud, il Plis del Moso, in
in via d’estinzione a causa della corso di istituzione, e il Parco del
modifica del suo habitat naturale. Serio. Si estende per la maggior
È con lo scopo di salvaguardare parte nel territorio pianeggiante
le specie faunistiche e floristiche cremasco, principalmente nel
endemiche che nascono, all’interno comune di Pandino che, per la
del Parco, sette riserve naturali, quantità di suolo interessato dalla
tra cui nominiamo il “Bosco de riserva, è stato designato Ente
l’Isola”, che interessa i comuni di capofila del Parco. Il territorio
Roccafranca, Torre Pallavicina e prende nome dal fiume Tormo
Soncino. Visitabile interamente solo che sorge nel Comune di Arzago
d’estate, quando la scarsa portata d’Adda e, dopo un tragitto di
d’acqua permette di guadare soli 34 kilometri, sfocia nel fiume
il fiume, la riserva si presenta Adda. Nonostante la brevità del
inizialmente con la caratteristica suo corso il Tormo interessa una
fascia boschiva ripariale, rete idrografica ben più vasta,
punteggiata da lanche e fontanili, caratterizzata dalla presenza
che garantiscono una grande capillare di fontanili che, oltre a
diversità biologica. Superando garantire continua alimentazione al
quest’area troviamo i primi prati fiume, costituiscono riserve d’acqua
stabili perifluviali, attraverso i quali per l’irrigazione delle vaste colture
si giunge infine al bosco misto di circostanti. Le numerose rogge che
pioppi e farnie. La suggestione portano acqua ai canali irrigui

46 D’acqua e di terra
50. Nel parco del Tormo
hanno contribuito a rendere la rapida crescita della vegetazione fiumicello spontaneo, disciplinato come l’ontano nero e la robinia. Le
campagna del cremasco una tra le acquatica e il continuo deposito successivamente dall’uomo. ampie fasce forestali riparali che
più fertili di tutta la Pianura Padana, di sedimenti rendono necessaria Anticamente interessato dalla presenza costeggiano le sponde della Melotta
principalmente per quanto riguarda una perenne manutenzione di di risaie e coltivazioni di vite, il Pianalto tracciano di fatto un confine naturale
la produzione di mais e foraggio. queste risorgive artificiali, la cui si presenta oggi come una distesa che fornisce un habitat idoneo ad
Quest’ultime colture sono favorite funzione irrigua sarebbe altrimenti prativa intervallata da macchie accogliere una fauna variegata,
anche dalla tipologia di terreno compromessa. Lo scopo di questa boschive che annoverano molte specie protetta dall’istituzione della Riserva
e dalle caratteristiche fisiche politica di conservazione è da vegetali di ampia diffusione in zona, Naturale Naviglio della Melotta.
dell’area pianeggiante, che per tali ricercarsi quindi nel mantenimento
motivi è attualmente sede di grandi dell’attività di rifornimento idrico
allevamenti zootecnici. Obiettivi del fondamentale per l’agricoltura,
Plis del Fiume Tormo sono dunque e nella preservazione del forte
la salvaguardia del territorio interesse naturalistico che i fontanili
agricolo e il monitoraggio, lungo gli contribuiscono a donare al territorio.
argini fluviali, di zone più naturali
volte a favorire il ripopolamento
della flora e della fauna. Parco Locale di Interesse
Sovracomunale del Pianalto
di Romanengo e dei Navigli
Il Parco Locale di Interesse Cremonesi
Sovracomunale dei Il Parco del Pianalto di Romanengo
Fontanili e dei Navigli Cremonesi è un PLIS
Nel comune cremasco di Capralba che abbraccia una vasta porzione
si estende un altro Parco Locale di territorio, al cui centro emerge
denominato Plis dei Fontanili, il proprio il suddetto rialzo, residuo
cui nome deriva proprio dalla di un’antica prominenza della
presenza di numerosi fontanili. pianura Padana, che oggi misura
Sono infatti ben tredici quelli un dislivello con la campagna
presenti nel territorio interessato, circostante di circa una decina di
che danno vita a un’estesa rete metri. Peculiarità di questa porzione
idrica e a un ecosistema unico di territorio è il carattere ondulatorio
nel suo genere. Nelle aree più del terreno che, a differenza della
paludose si contano decine di linearità della campagna, presenta
specie di piante acquatiche, un andamento altalenante tra
come la sedanina d’acqua e la dolci groppe e deboli avvallamenti
veronica, mentre allontanandosi del suolo. Il prestigio dell’area
di qualche metro dalla risorgiva protetta è accresciuto dalla
ecco ricomparire gli arbusti e gli vastissima rete idrografica, che
alberi tipici di tutto il territorio conta numerosi canali, risorgive
cremasco, tra cui menzioniamo e navigli atti ad irrigare le colture
il sambuco, il biancospino, il circostanti. Non senza difficoltà
prugnolo, il pioppo, il carpino e l’acqua viene portata fin sopra al
il salice. Per quanto riguarda la pianalto dal Naviglio di Melotta,
fauna, oltre all’ovvia presenza di che lo attraversa interamente in
moltissime specie di insetti, pesci direzione nord-sud. Questo naviglio
ed anfibi, si contano numerose costituisce oggi una diramazione
razze di uccelli, che trovano del Naviglio Civico ma la sua
nell’ambiente dei fontanili il luogo conformazione suggerisce l’idea
perfetto per la nidificazione. La che esso fosse inizialmente un

48 D’acqua e di terra
51 . Boschi lungo il Naviglio della Melotta
Approfondimenti
funzione, che lo vedeva sopportare territorio. Dopo aver attraversato
il peso dei ghiacciai perenni. la pianura cremasca per una
L’orizzonte sottostante si presenta lunghezza di circa trentaquattro
invece con fasce di terreno molto chilometri, il canale Vacchelli
Il pianalto di Romanengo compatte, di altezza intorno ai Il canale Vacchelli termina nel comune di Genivolta,
venti centimetri. La presenza di dove una complessa costruzione
Abbiamo già parlato del Pianalto petroplintite, esito di un processo di Il canale Vacchelli è uno dei idraulica permette la distribuzione
di Romanengo quale fenomeno formazione che può avvenire solo maggiori interventi a scopo irriguo delle acque ai navigli principali e
fisico e naturale unico nel in un clima subtropicale, permette di tutto il cremasco. Realizzato tra alle varie rogge che, dipartendosi
suo genere per dimensione e agli studiosi di datare l’origine di il 1887 e il 1892, esso rappresenta, in varie direzioni, portano l’acqua
conservazione. Le buone condizioni questo orizzonte a centotrentamila in ordine di tempo, l’ultima alle colture del circondario. Le
del suo stato di conservazione anni fa, durante la fase denominata grande opera di canalizzazione rive del Vacchelli, il cui corso è
permettono di ricostruire würmiana. In quel periodo le dell’area. Intitolato dal 1913 al principalmente lineare, presentano
l’evoluzione geologica di tutta la precipitazioni registrate furono senatore Pietro Vacchelli, che una fitta copertura arboriale
zona, dato che la sua formazione molto più abbondanti di oggi e i fortemente ne promosse la di ovvia natura igrofila, che
avvenne in seguito a spinte valori di temperatura maggiori; di realizzazione, il condotto era offre riparo dalla calura estiva
tettoniche verticali, che sollevarono conseguenza si può dedurre che a conosciuto inizialmente con il nome a chi si volesse soffermare ad
una porzione di pianura, quel tempo il clima della pianura della sua località di derivazione, ammirare il paesaggio circostante,
modellandola e mantenendola Padana fosse molto più umido, Marzano, che ancora oggi persiste caratterizzato dai tipici filari di
rialzata nel tempo. Non stupisce tale da favorire la genesi di questa soprattutto tra gli abitanti della pioppi che scandiscono la Pianura
quindi che nella mappatura particolare tipologia di terreno, zona. Interessato da una portata Padana.
morfogenetica del pianalto si possa coperta col passare dei secoli da idrica notevole, circa trentotto
osservare la mutazione di tutta uno strato di sedimenti eolici. metri cubi al secondo, il canale
l’area del cremasco, interessata Vacchelli convoglia nel Naviglio
negli ultimi trecentomila anni da civico di Cremona le acque
notevoli cambiamenti naturali. dell’Adda, che derivano nei pressi
Costituito per la maggior parte da del comune di Spino d’Adda, e
fini detriti, originati dall’erosione termina alimentando altre due
esogena di natura fluviale, il importanti opere irrigue, il Naviglio
suolo di questo territorio presenta Civico di Cremona e il Naviglio
inizialmente due fasce di diversa Pallavicino. Numerosi ponti,
composizione. La più superficiale, navazze e tombe mantengono
denominata a fragipan, arriva fino separate le acque del canale da
alla profondità di due metri e si quelle delle numerose rogge che
caratterizza per uno strato duro esso incrocia lungo il suo corso,
e compatto di terreno bruno- deviandole in vasche e scoli che
rossastro che, se bagnato, diventa lo sottopassano o sovrappassano,
più friabile ed impermeabile, a creando così i molteplici giochi
testimonianza della sua antica d’acqua che caratterizzano il

50 D’acqua e di terra D’acqua e di terra 51


L’ISOLA
GASTRONOMICA
“Sullo sfondo le nebbie lombarde, nebbie che invitano alle confidenze
sussurrate, al contatto fisico, al convivio vero. Nebbie che evocano tavole
fumose, un bicchiere di buon vino, una cucina ricca, corposa e materna.”
(Roberta Schira, “La cucina delle nebbie”, Crema 2002)

La dolce scoperta
L’isola gastronomica
di Gilberto Polloni

Un territorio d’acque e profumo dei primi camini accesi a tuttora diffusi in un’area geografica di impasto e, una volta ben serrati
viridescenze nebbiose rammentare che è ormai tempo di che corrisponde alle 55 parrocchie (ma anche in questo caso esistono
“Una delle più suadenti verze, zuppe calde, polenta, salumi della diocesi di Crema, e non sono numerose scuole di metodo), cotti in
testimonianze di civiltà è il modo di ed altre succose delizie autunnali. presenti al di là di questo confine, abbondante acqua. I tortelli sono
mangiare. La tradizione culinaria Un territorio venato da corsi dove sovente risultano addirittura cotti quando, tratti dall’acqua con
della nostra terra non è una d’acqua che disegnano verdi sconosciuti. la forchetta, lasciano penzolare
curiosità, è parte integrante della geografie nella variegata Si tratta di una ben nota specificità ai lati il bordo (quant i sa tira sö
nostra identità”, scrive Marco vegetazione che costituisce lo che affonda le radici nella storia. con la furchèta, se i sbasa i ale i
Ermentini nella presentazione di spunto naturale della poesia della Il “gastronomico confine”, come è cot, — quando si tirano su con
una preziosa ricerca svolta qualche pianura dalla quale emerge la è stato definito il limite della la forchetta, se abbassano le ali
anno fa sulla cucina cremasca, profumata cornucopia delle delizie tradizione di certi sapori cremaschi, sono cotti) e vengono poi conditi
aggiungendo che questa è “una della tavola del Cremasco. individua anche il secolare, con molto burro fuso, dove il molto
cucina vera, fatta di piatti semplici Va detto che la campagna di e orgoglioso, isolamento del significa veramente molto (i gà
per non celare i sapori veri, questo territorio appariva ubertosa territorio. Basti per tutti l’esempio da negà ‘ndal buro, — debbono
dedicata ai delicati equilibri fra le e ricca di prodotti agroalimentari dei “Tortelli cremaschi”, una annegare nel burro).
componenti”. già nella descrizione della specialità tanto unica da poter Come fa notare anche Roberta
La breve ma densa sequenza di relazione all’Inchiesta agraria essere gustata solo recandosi Schira nel suo trattato sulla pasta,
piatti e prodotti tipici del territorio Jacini del 1882, suddivisa in in visita nel Cremasco, e che la caratteristica dolce/salato
cremasco è intessuta di interessanti appezzamenti di forma regolare costituisce un unicum inimitabile. del tortello cremasco, lungi dal
descrizioni che non solamente delimitati da filari di piantata costituire una gratuita stranezza,
ne illustrano le caratteristiche gallica costituita da ontani e salici ne denuncia al contrario la sua
organolettiche ma ne chiariscono inframmezzati da pioppi e inseriti La mirabile elegia secolare tradizione riportando
anche la natura strutturale e le in un fitto reticolo di strade che profumata del tortello la mente ai gusti cinquecenteschi
ragioni storiche, come nel caso collegavano tra loro paesi e borghi “All’interno di quest’isola del tortello ben documentati dai testi d’epoca.
della “Burda” che in dialetto disseminati nella pianura. le varianti si moltiplicano all’ombra Non va neppure dimenticato che il
significa nebbia e indica una Tale vocazione di agricoltura di ogni campanile aprendo dispute territorio cremasco ha fatto parte
zuppa di riso e fagioli borlotti minuta, tanto diversa da quella sulle verità tradizionali dei propri fino all’inizio dell’Ottocento della
cucinata su di un soffritto a base di latifondista della Bassa cremonese, ingredienti” che comunque, in Repubblica di Venezia la cui cucina
lardo, ispessita con farina e condita in parallelo alla connotazione linea di principio, sono costituiti, era un tempo particolarmente
un tempo con olio di “Linosa”, cioè esplicitamente industriale della per quanto concerne il ripieno, speziata e ricca di sapori esotici
di lino, dal momento che l’olio città di Crema, ha prodotto un da amaretti scuri, cedro candito, in conseguenza del fitto reticolo
d’oliva non veniva utilizzato nelle selezionato catalogo di specialità Mostaccino, mentina, uovo, di scambi commerciali intrattenuti
cucine tradizionali lombarde. È un tipiche agroalimentari e della Grana grattugiato ai quali a dalla Serenissima con il Levante e
indizio pertinente per un territorio tavola che oggi costituiscono una volte si aggiungono uvetta, noce l’Oriente.
che al tramonto dell’estate riveste i delle più rimarchevoli connotazioni moscata, liquore, farina, acqua, Un altro vero e proprio monumento
contorni dei borghi e le paglierino del carattere identitario locale. sale e talora un uovo, per la pasta della produzione agroalimentare e
rugginose sfumature dei campi di Particolare che trova rispondenza dell’involucro. La pasta va tirata a della tavola cremasche è costituito
un impalpabile, bianco sudario di nel fatto che molti dei prodotti o mano, molto sottile, quindi ritagliata dal “Salva con le tighe” che,
nebbia, percorsa dal dolce acre dei piatti che ne fanno parte sono in dischetti che vengono riempiti insieme ai tortelli, rappresenta

54 L’isola gastronomica L’isola gastronomica 55


52. Il tortello cremasco 53. Piatto di salva con le tighe

una proposta irrinunciabile per Ha crosta lavata, sottile, di


qualsiasi turista del gusto. Il colore rossastro, di consistenza
formaggio Salva Cremasco, D.O.P. media e presenza di microflora
con regolamento CE n.510/2006, caratteristica. Al taglio presenta
vanta un’antica tradizione, pasta morbida con occhiatura
testimonianze storiche relative irregolare, di consistenza compatta
alla sua produzione risalgono ai e colore bianco tendente al
decenni immediatamente successivi paglierino con l’aumentare della
al Mille quando il Locus Cremae stagionatura. Il sapore è aromatico
divenne castrum, cioè borgo e intenso, fondente e sapido in
fortificato, e sono rintracciabili bocca, con aromi che si fanno più
in numerose raffigurazioni e pronunciati con l’invecchiamento.
affreschi del XVII e XVIII secolo, in La stagionatura minima è di 75
particolare nella cena di Gregorio giorni e viene effettuata in ambiente
Magno, opera del XVII secolo ben aerato e su ripiani di legno
ispirata alla Leggenda Aurea di ricoperti di canne. Ogni settimana
Jacopo da Varagine, dove sulla le forme vengono oliate allo scopo
tavola imbandita è chiaramente di evitare crepe nella scorza dovute
visibile una piccola forma di Salva al disseccamento. Di solito viene
cremasco. servito con le “tighe”, peperoni
Come riferito anche dal disciplinare verdi, lunghi, conservati in aceto.
di produzione, l’origine filologica Proseguendo nel viaggio tra i
del nome va attribuita alla funzione gusti cremaschi uno spazio di
svolta dal formaggio di salvataggio riguardo va dato alla prestigiosa
delle scorte eccedenti di latte produzione casearia che affonda
primaverile. A conferma di ciò le sue radici in una antica
valga quanto scritto nel Dizionario tradizione che data qualche
etimologico del dialetto cremasco migliaio di anni ed è testimoniata
dove il Salva viene definito “Strachi dal rinvenimento di numerosi
da sàlva, stracchino cremasco frammenti di recipienti a base
indurito in seguito a spalmatura forata, utilizzati nelle procedure
di olio e conservato per l’inverno”, di produzione lattiero casearia,
spiegando così la funzione di in un insediamento protostorico
conservazione, di salvataggio del scoperto presso Montecchio di
latte per i mesi freddi. Vidolasco e databile intorno al
Sotto il profilo organolettico il X secolo a.C. Una caratteristica
Salva è un formaggio a pasta che risulta anche dalla Relazione
cruda, di forma quadrangolare ottocentesca nella quale si legge
prodotto con latte vaccino intero che “la varietà del cacio che nel

56 L’isola gastronomica
54. La tradizionale tortellata estiva in piazza a Crema
le foglie della verza scottate in
acqua bollente quindi sminuzzate
con la mezzaluna. Poco prima di
terminare la cottura viene aggiunto
un uovo sbattuto con il formaggio
Grana, come per fare una frittata,
e ben incorporato nel “Pipetto”
che viene servito caldissimo
con un’abbondante spolverata 56. Prodotti tipici cremaschi 57. La treccia, dolce tipico cremasco
55. Cottura dei tortelli di formaggio grattugiato.
Tradizionalmente viene servito con Dolci insinuazioni cremonese, con questo termine si
nostro territorio si fabbrica, si polenta oppure anche con Salva. A questo punto conviene passare ai indica un’altra specialità dolciaria.
può dire esclusivamente, è quella Un’altra specialità di grande gusto dolci che non sono da meno. Dal canto suo la “Spongarda”, altro
conosciuta in commercio sotto il e consistenza è il “Menacc”, una In novembre, dopo i piatti appena dolce autunnale, trae il suo nome
nome di cacio parmigiano o di sorta di purè di fagioli con polenta. descritti, si gustano il “pà meì” che da “sponga” la spugna, anche
grana”, e dove si aggiunge che la Si basa su una preparazione letteralmente significa “pane di se di fatto possiede una struttura
produzione più diffusa, sia estiva alquanto elaborata che prevede miglio” poiché fino a Settecento molto solida a base di farina
che autunnale, era quella degli l’adeguata cottura dei fagioli inoltrato questo dolce veniva bianca, zucchero, spezie, burro,
stracchini sia di tipo “gorgonzola” secchi, precedentemente ammollati realizzato con farine di miglio. In mandorle, nocciole pestate, uvetta,
che di tipo “quartirolo” e e privati delle bucce, in acqua seguito però questo cereale è stato cedro candito, tutto perfettamente
“crescenza”, una varietà favorita con sedano, cipolla, carota e sostituito dalla farina di mais che impastato e amalgamato. Anche
dalla grande produzione di latte alloro. Al termine della cottura i viene impastata insieme ad un po’ in questo caso si tratta di una
vaccino di elevata qualità che ha fagioli vengono scolati e passati al di farina bianca con burro, uova, specialità affatto cremasca anche
stimolato la formazione di un solido setaccio o col trita verdure, quindi zucchero vanigliato, sale e latte. Si se potrebbe generare qualche
tessuto produttivo la cui principale lavorati con molto burro per ridurli tratta di una preparazione diffusa superficiale similitudine ad analoghi
espressione è costituita dal grande in purè che viene poi scaldato e con vari nomi in tutta la Lombardia preparati di altre zone lombarde.
caseificio Galbani a Casale cotto, aggiungendo altro burro per ma localmente caratterizzata Il viaggio potrebbe prolungarsi
Cremasco fondato nel 1928. evitare che il composto si attacchi. da varianti specifiche che ne ancora per molte pagine ma
Infine il purè di fagioli viene servito costituiscono l’unicità. queste sintetiche suggestioni
caldissimo con la polenta. Oltre al “pà meì”, si usa mangiare del gusto lasciano volutamente
Mirabili geometrie del Sempre in autunno avanzato gli “stracadent” e gli “oss da mort” a spazio alle scoperte individuali
gusto troviamo i “Salamì dei morti e base di farina, zucchero, mandorle che riveleranno inediti panorami
Fanno degna e variegata Tetui “ un piatto comunemente e nocciole. Ma il vero trionfo gastrosofici, introducendo il turista
compagnia a queste specialità gustato nelle case e nei locali del dolciario tipico del cremasco sono curioso, il gastronauta sapiente
conigli, oche, le cui carni sono Cremasco nel mese di novembre. la “Spongarda” e la “Bertolina”. in estasianti fascinazioni del
generalmente cucinate con le verze, I salamini dei morti sono piccole Quest’ultima torta, anch’essa palato che indurranno a ripetute
pollame vario, rane, lumache, salamelle fresche che vengono autunnale, realizzata con pasta frequentazioni di questo inimitabile
pesce di fiume, come i “bòss” che cotte in abbondante acqua con di pane ripiena di chicchi di territorio.
ben lavati ed asciugati vengono alloro. Si accompagnano ai uva, generalmente uva fragola,
poi fritti in padella in abbondante fagiolini bianchi “con l’occhio” che appartiene alla grande famiglia
olio e serviti con insalata fresca, e vengono bolliti, quindi passati in dei “pan ross” e dei “pan con l’uga”
come anche le Alborelle che una padella con un soffritto di sedano, diffusi in buona parte del territorio
volta fritte, vengono infarinate e cipolle e carote e, quando tutto lombardo, ma è caratterizzata
poste poi a riposare per una notte riprende bollore, si aggiungono da una spiccata tipicità di gusto
ricoperte d’aceto. anche i salamini in modo da e di fattura. Non a caso anche
In epoche autunnali un piatto amalgamare bene fra loro i singoli la “Bertolina” appartiene alla
tipico a base di verza è il “Pipetto”, sapori, avendo poi cura di servire categoria dei prodotti “confinati”
realizzato facendo stufare nel tutto molto caldo. di cui si diceva, al punto che al di
burro adeguatamente salato, là del territorio Cremasco, in area
58. Treccia, spongarda e tortelli cremaschi

58 L’isola gastronomica L’isola gastronomica 59


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Red Lion Tel. 0373.84772 Self-Service Gest
fraz. San Bernardino Isola Bella
via Marconi, 19 (solo a mezzogiorno) via G. La Pira, 12 Osteria del Rum
Tel. 0373.80782 via Griffini, 22
Tel. 0373.778053 Tel. 0373.202668 [Link] Trento e Trieste, 12
Blitz Tel. 0373.83182
Tel. 0373.257289
OFFANENGO piazzale Rimembranze Self-Service S. Luigi
CAPERGNANICA La Luna Express
Albergo Tel. 0373.85166 via Bottesini, 4 Osteria del Botero
Trattoria Da Rosetta via Crispi, 6
Mantovani Tel. 0373.257101 via Ginnasio, 4
via Roma, 18 Bosco Tel. 0373.82413
via Circonvallazione (solo a mezzogiorno) Tel. 0373.87911
Tel. 0373.238118 via IV Novembre, 111
Sud, 1 La Luna Nuova
Tel. 0373.82684 Self-Service Sodexho Portanuova
Tel. 0373.243763 Trattoria di via IV Novembre, 46
via M. di Canossa, 12 via Chiodo, 10
Campagna Cinese Oriente Tel. 0373.80877
Tel. 0373.86880 Tel. 0373.20315
SONCINO via Guelfi, 19 via Da Ceri, 81
(solo a mezzogiorno) La Vecchia Luna
Glam Hotel Tel. 0373.238370 Tel. 0373.30193 Stati Uniti
[Link] Duomo, 5
P. & B. Belvedere via E. Martini, 10
Cinese Pechino Tel. 0373.259683
via Milano, 25 via Piacenza, 52 Tel. 0373.82675
via Cresmiero, 6
Tel. 0374.83541 Tel. 0373.80856
Tel. 0373.81864

60 Per non perdersi Per non perdersi 61


Lo Scoglio IZANO Salvia e Rosmarino Trattoria Cooperativa Ombrianello Cascina Gilli
[Link] S. Maria, 13 Osteria Giosano via XXV Aprile, 81/3 via Melotta, 53 via Ombrianello, 21 [Link] Gilli, 1
Tel. 0373.84838 [Link] G. Marconi, 2 Tel. 0373.252591 Tel. 0374.85683 Tel. 0373.298016 Tel. 0373.965912
Tel. 0373.789005
Mezzo Pizzeria Loghetto [Link]
SERGNANO TRESCORE
via Milano, 75 Il Fontanile Loghetto
Nuovo Bosco CREMASCO PRODUZIONE
Tel. 0373.230869 via del Fontanone via Milano, 4
Laghetto Bistek PRODOTTI TIPICI
Tel. 0373.244072 Tel. 0373.230209
King via Provinciale, 50 [Link] De Gasperi, 31
via Cavalli, 5 Tel. 0373.455396 Tel. 0373.273046 Le Garzide CAPRALBA
OFFANENGO
Tel. 0373.201695 via Cantoni, 7 Il Pascolo
Ciccì Coccò Ristorante Dell’Albero Trattoria Del Fulmine
fraz. San Bernardino via Panizzardo, 2
Pepe Verde via S. Lorenzo, 18/F [Link] Colomberone, via Don G. Carioni, 12/A
Tel. 0373.250066 Tel. 0373.450708
[Link] Benvenuti, Tel. 0373.780341 fraz. Trezzolasco Tel. 0373.273103
loc. Ombriano Tel. 0373.455385
Oasi Capriccio RICENGO CREMA
Tel. 0373.30142
via S. Lorenzo, 22/A Ristorante Tiraboschi via A. De Gasperi, 12 L’Asina Felice Armonia Service
Santa Lucia Tel. 0373.789963 via G. Giana, 11 Tel. 0373.273216 via Pesadori, 4 Soc. Coop
via Bramante, 106 Tel. 0373.41625 loc. Castello via Stazione, 18
Guerini Mary
Tel. 0373.201685 TICENGO Tel. 0373.267663 Tel. 0373.251256
via Cavour, 1
SPINO D’ADDA Trattoria Del Cervo
Speranza Tel. 0373.780257 Az. Apistica Fiore del
Paredes Y Cereda via G. Marconi, 2 ROMANENGO
via Crocifissa di Rosa, 4 Moso
via Roma, 4 Tel. 0374.71110 Prola Pierluigi
Tel. 0373.84702 PIERANICA via XX Settembre, 95
Tel. 0373.980850 strada Sabbioni, 4
Croce Di Malta Tel. 0373.30453
Il Pappagallo TRIGOLO Tel. 0373.72182
via Vailate, 57 Porcospino
via Cappuccini, 32 Trattoria Italia Az. Agricola Corte
Tel. 0373.71581 via Roma, 50/A
loc. Sabbioni via Canevari, 17 SONCINO dei Monaci
Tel. 0373.980571
Tel. 0373.30299 RICENGO Tel. 0374.370107 S. Alessandro via Cantoni, 1
Osteria Zuffetti [Link] S. Alessandro Tel. 338.3139107
Naso Rosso SONCINO Pancapanna
via per Ricengo, via Caduti del Cielo, 1
[Link] Rimembranze, Aquila d’Oro via Roma, 67 Az. Agricola Lunghi
fraz. Bottaiano Tel. 0374.84176
13/14 via Maggiore, 16 Tel. 0374.370933 Mario
Tel. 0373.267727
Tel. 0373.257955 Tel. 0374.84220 Del Cortese via P. Donati, 48
Al Castello via Melotta, 57 Tel. 0373.80351
Oca Nera La Cantina
via Castello, 4 AGRITURISMI Tel. 0374.84836
via Stazione, 118 via Brescia, 10 Le Garzide
Tel. 0373.267725
Tel. 0373.204708 Tel. 0374.85020 El Cascinet dè Mondo via Cantoni, 7
CAPERGNANICA
L’Ignorante via Gazzuoli, 5 Tel. 0373.250066
Il Ridottino Antica Rocca Cascina Arcobaleno
via Gavazo, 4 Tel. 0374.84208
via A. Fino, 1 via C. Battisti, 1 via SS. Trinità, 14 La Costa
Tel. 0373.267950
Tel. 0373.256891 Tel. 0374.85672 Tel. 0373.238112 Fienil dei Frati via Piacenza, 137/139
via S. Maria, 6 Tel. 0373.86258
CREMOSANO ROMANENGO Campacavallo
CAPRALBA fraz. Gallignano
Legori Alessandro Bar Trattoria via Brescia, 30 Istituto Agrario
Il Pascolo Tel. 0374.860956
via Pradone Invernizzi Tel. 0374.85053 Stanga
via Panizzardo, 2
Tel. 0373.274440 [Link] A. Gramsci, 13 [Link] S. Maria della
La Pedrera Tel. 0373.450708 SPINO D’ADDA
Tel. 0373.270333 Croce, 23/C
Trattoria Black Moon via Brescia, 23 La Fraccina
Tel. 0373.257970
via Treviglio, 18 Pianeta Bulldog Tel. 0374.85785 CREMA [Link] Fraccina
Tel. 0373.273102 via Circonvallazione, 1 La Costa loc. Fracina
Quagliodromo di OFFANENGO
Tel. 0373.270333 via Piacenza, 137/139 Tel. 0373.965050
Ristorante Savado Gallignano La Bottega Naturale
Tel. 0373.86258 Tel. 0373.965166
via Pradone, 38 Harlem via Casello, 12 via Europa, 3
Tel. 0373.274581 via G. Romolo, 13 Tel. 0374.860938 Gennari Laura La Fornace Tel. 0373.244502
Tel. 0373.270377 via Palestro, 3 [Link] Fornace, 1
Saragat
Tel. 0373.86258 Tel. 0373.965939
via Milano, 27
Tel. 0374.85649

62 Per non perdersi Per non perdersi 63


ROMANENGO RIPARAZIONE
Apicoltura Zipoli BICICLETTE
via Roma, 4
Tel. 333.3722276 BAGNOLO
CREMASCO
SERGNANO Pianeta Bici
Az. Agricola Manenti via Primo Maggio, 8
Enzo & Luigi Tel. 0373.234112
via Dossello, 21
Tel. 347.8984351 CREMA
Cicli Scotti
TRESCORE Superbicimarket
CREMASCO via Mercato, 10
Salumificio Cagnana Tel. 0373.83274
[Link] A. Moro, 7
Tel. 0373.273052 SERGNANO
0373.273357 Imd Italia
via L. Belmonte, 12
Az. Agr. e Caseificio
Tel. 0373.455175
Eredi Carioni Francesco
via Desgioi, 5
Tel. 0373.290297

TRIGOLO
Az. Agricola
Brugnole
[Link] Brugnole
Tel. 0374.370126

SALVIROLA
(passa itinerario)
Le Alberelle
via [Link] Albera
Tel. 0373.72167

64 Per non perdersi


© edizione novembre 2010

La dolce scoperta
A cura di Fotografie
Carlo Zani AssoLaTo - Brescia
Testi Realizzazioni cartografiche
Angela Bettazza, Luciana INGENIA sas Cartoguide
Medici, Gilberto Polloni Costa di Mezzate|Bergamo
Traduzioni Progetto grafico
Angela Bettazza Studio 3 Labels|Majano|Udine

Progetto concordato
“Valorizzazione territoriale e salvaguardia dello spazio rurale nel
circondario cremasco”
FEARS – Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013
Capofila|Comune di Casale Cremasco Vidolasco
Assistenza tecnica|GAL Oglio Po – Terre d’acqua
“Piano Integrato di Comunicazione e Promozione Turistica”
Il progetto è stato realizzato da il Gusto della vita con la collaborazione
della libreria Il Simposio delle Muse e dell’associazione La Torricella.

Ideazione, coordinamento Formazione operatori


generale e rilievo itinerari Enrica Scopel
Carlo Zani
Ricerche storiche
Organizzazione eventi Luciana Medici
Gilberto Polloni
Coordinamento sul territorio
Ufficio stampa Federica Salviti
Sergio Campagnolo
Assistenza e segreteria
Promozione stampa estera Angela Bettazza
Roberto Maggioni
Progetto didattico
Cartografia e definizione dei Marialuisa Musmeci
linguaggi
Il logo vincitore è stato ideato da
Patrizio Rigodanza
Ilaria Sisti

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