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“VOGLIA DI NUOVO, VOGLIA DI MOLISE”

ISTITUTO COMPRENSIVO MOLISE ALTISSIMO


DI CAROVILLI

SCUOLA ELEMENTARE STATALE


DI PIETRABBONDANTE
CLASSI IV E V
ANNO SCOLASTICO 2001/2002
LO STEMMA

Lo stemma, consiste in uno scudo appuntato detto sannitico: nella


parte superiore – di colore azzurro – sono poste nel campo le tre “morge” ai
cui piedi sorge Pietrabbondante, ciascuna delle quali è sormontata da una
spiga di grano. Nella parte centrale bianca figurano le lettere B N T E
mentre la parte inferiore porta nel campo una superficie di acqua
leggermente increspata. Il suo significato (è quasi un rebus…) sta ad
individuare che la fatica instancabile dei suoi laboriosi cittadini riesce a
strappare da una terra avara e sassosa raccolti abbondanti e vari.

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PIETRABBONDANTE

DOVE SI TROVA E COME CI SI ARRIVA

E’ facilmente raggiungibile da Roma e da Napoli (da Roma Km 210, da


Napoli Km 120) percorrendo l’autostrada del Sole che si lascia
rispettivamente agli svincoli di San Vittore e di Caianiello.
Si prosegue lungo una comoda via a scorrimento veloce per Isernia
prima e per Pescolanciano poi, da dove si segue la segnaletica per Sella
S.Andrea.
E’ inoltre comodamente raggiungibile anche per chi proviene
dall’Abruzzo e dalla Puglia perché è collegata all’autostrada Adriatica
mediante una superstrada a scorrimento veloce (Fondo valle del Trigno) con
Vasto Km 65.
Dista Km 11 dalla stazione F.F.S.S. di Pescolanciano - Chiauci nella
tratta Carpinone - Sulmona ed è collegata da regolari servizi automobilistici
con Agnone, Campobasso, Isernia, Napoli, Roma, Vasto.

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Il paese sorge ai piedi del monte Caraceno a 1.027 metri sul livello del
mare, fra tre gigantesche rocce calcaree dette “MORGE” che conferiscono
al paesaggio un aspetto originale e fantastico.
La Morgia posta ad occidente dell’abitato viene detta dei “CORVI”
perché un tempo nidificata da questi uccelli.
A circa 250 metri di distanza sorge la “MORGIA DEI
MARCHESANI” così chiamata perché appartenuta all’omonima famiglia
baronale dei Marchesani.
La terza Morgia detta “CASTELLO” è chiamata così perché sulla
vetta, intorno al X secolo venne edificato il castello dei “BORRELLO”.

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CHIESE E MONUMENTI

Non lontano dalla Torre dei Marchesani, c’è la chiesa Parrocchiale che
sorge nell’area di un tempio preesistente ed antichissimo, nella parte
medioevale dell’abitato.

Appartiene al secondo rinascimento con decorazione all’interno di


stucchi in stile barocco; presenta un ricco e pregevole portale del 1711
riccamente ornato di volute, di motivi floreale di puttini. E’ stata costruita
in gran parte (parete Nord) con blocchi provenienti dalla zona archeologica.

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Nella piazza principale del paese sorge il monumento ai caduti sul cui
podio si erge il guerriero sannita, simbolo di Pietrabbondante, scelto come
emblema dei Sanniti nella mostra tenuta in Roma alle Terme di Diocleziano
nell’anno “2000”.

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IL TEATRO SANNITICO E LE ORIGINI
DEL SUO POPOLO

Al di là delle bellezze paesaggistiche, Pietrabbondante si presenta


come un centro di particolare interesse per il complesso archeologico che
costituisce la più cospicua testimonianza del Sannio pre-romano,
abbracciando un periodo tra il V e il III secolo A.C..
I Sanniti abitavano tutta quella vasta regione compresa tra la Puglia,
la Basilicata, la Campania, il Lazio e il mar Adriatico e cioè la parte
meridionale dell’Abruzzo, il Molise e la parte orientale della Campania.
Il centro di questa federazione fu “Bovaianud” (latino Bovianum) in cui
appare il ricordo del bue, animale dato ai Sanniti dal dio Marte come segno
della sua volontà nel corso delle primavere sacre. Tale centro è stato
localizzato nel territorio di Pietrabbondante, perché nella prima metà del
secolo scorso, è stata rinvenuta l’unica epigrafe osca che ricorda
“Bovaianud”.
La cultura dei Sanniti si basava sull’agricoltura mista da cui proveniva
l’allevamento del bestiame caratterizzato dalla migrazione stagionale delle
greggi, la cosiddetta “Transumanza”, attraverso il famoso “Tratturo” che si
estendeva dall’Aquila a Taranto, dalla costa adriatica alle falde del Matese
(per circa 3000 Km.).
Il tratturo, che con i “tratturelli” formava una rete viaria che copriva
in modo uniforme tutto il territorio, non fu solo strada ma anche pascolo
per le greggi in transito.

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Lungo tali vie, che potremmo definire “Autostrade d chir tiemb”,
sorsero chiese, edifici, taverne e fiorenti centri abitati.
Oggi i tratturi non sono più utilizzati come vie di comunicazione di
persone, animali e merci, ma sono diventati dei grandi musei all’aperto.
Costituiscono delle preziose testimonianze storiche e culturali, pronti
ad accogliere l’uomo tecnologico alla ricerca di se stesso in sella ad un
cavallo, a piedi, in bicicletta o sul carro di un tempo.
A tal fine, ogni anno, in contrada Arco, a ricordo delle antiche usanze
del paese, viene rivissuta la transumanza con festeggiamenti a cui partecipa
tutta la popolazione.

Tratturo
“Celano - Foggia”

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LA TRANSUMANZA RACCONTATA DA………………………

Un anziano del mio paese “Manlio Santoro “ mi ha raccontato……

…quando si doveva partire, i pastori si riunivano a S. Andrea, da lì arrivavano


a Ripalimosani. La mattina dopo si ripartiva, si passava per il Tratturo e si
sostava a S. Croce di Magliano. Dopo pranzo si ripartiva e si sostava a
Serracapriola. Si continuava il viaggio prendendo la tratturella per il
Gargano fermandosi a Apriceno e a S. Nicandro. Si sostava lì tutto
l'inverno. Si viveva in una grotta e per dormire si usavano giacigli di paglia.
Si cucinava con utensili portati da casa. Si mungevano gli animali e con il
latte si facevano i latticini: caciocavalli, scamorze, ricotte che si vendevano
nei paesini circostanti per comprare le cose che servivano. In primavera alla
fine di maggio si ritornava alla montagna. Un gruppo di pecorai, invece,
restava con le greggi per un altro mese sul Tratturo. Arrivati alla montagna
avevano le pecore già tosate e la lana veniva venduta nei paesi di passaggio….

Sul pendio del Monte Caraceno i Sanniti edificarono un maestoso


complesso di culto costituito da un teatro, un tempio e due edifici che
contenevano botteghe e uffici.
L’edificio, così articolato, era destinato sia al culto che alle attività
istituzionali, perché, se nel grande tempio si svolgevano i riti religiosi, nel
teatro si riuniva il Senato per adottare deliberazioni importanti
nell’interesse dello Stato.
Costruito alla fine del II secolo A.C., è il teatro più alto d’Italia,
famoso per i suoi sedili anatomici, ciascuno dei quali ricavato da un blocco di

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pietra locale. La cavea è costituita da un terrapieno delimitato da muri di
contenimento terminanti con due sculture di Atlanti inginocchiati in atto di
sorreggere il globo. Sulla vetta del Saraceno 1212m un grande muro di cinta
del IV secolo A.C. testimonia l’antica e forte presenza dei Sanniti.

Particolare dei sedili anatomici Atlante

Parte frontale del Tempio Maggiore

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RISERVE NATURALI

COLLEMELUCCIO

Da Isernia si giunge nella


foresta demaniale di
Collemeluccio, riserva MAB,
percorrendo per una quindicina
di chilometri la strada a
scorrimento veloce “Trignina”
fino allo svincolo di
Pescolanciano, la strada statale
86 “Histonia” e quindi la
Provinciale “Trignina” per
Pietrabbondante. Dopo circa 6
km. Si entra in foresta a
partire dal ponte sul
“Salcitaro”. “Collemeluccio”,
unico bosco di resinose del
Feudo Vignali già di proprietà
del Duca D’Alessandro di
Pescolanciano, nel 1628 fu
acquistato dalla nobildonna
Desiderata Mellucci, da cui si
ritiene derivi il nome, consorte
del Duca.

L’abete bianco è specie dominante a cui si associa il cerro, l’acero e il


carpino. Il sottobosco è rappresentato da biancospino, prugnolo, nocciolo e
salice e da qualche sporadica pianta di pero, melo, prunastro, sorbo e
maggiociondolo……
Abitano o frequentano la foresta: il cinghiale, la volpe, la lepre, il
tasso, la donnola, la faina, lo scoiattolo, il ghiro; è presente la poiana, il gufo,
il barbagianni, la civetta…..
Piuttosto numerosi sono: il colombaccio che vi nidifica, la ghiandaia, la
tortora, il merlo, il picchio e molti altri passeracei.
Sono presenti diverse specie di chiocciole, tra cui l’Elice pomazia.
Tra i rettili è presente la biscia e qualche vipera ed abbondano anche
rospi, i ramarri e le lucertole.
Molto numerosi, anche se in misura minore rispetto al passato, sono la

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trota ed il gambero di fiume che popolano il fiume Trigno e l’ultimo tratto
del torrente Salcitaro, confini meridionali della riserva.
Presso il rifugio forestale “Collemeluccio” esiste un’area attrezzata
per la sosta, il pic – nic ed il tempo libero, e una teca con una carta dei
sentieri.

Area attrezzata sita nel Bosco “Collemeluccio”

Fauna presente nel Bosco “Collemeluccio”

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IL PONTONE

Un particolare interesse riveste il bosco di Monteluponi, conosciuto


con il nome di Pontone, sia per l’estensione che per la qualità del
soprassuolo. E’ costituito prevalentemente da cerro, faggio e si va sempre
più diffondendo l’abete bianco per la disseminazione naturale provocata
dalla limitrofa abetaia di Collemeluccio.
Nel sottobosco tra il carpino, l’acero campestre l’orniello e il perastro
troviamo alcune varietà di funghi tra i quali il porcino e l’ovulo.
Il bosco è solcato da numerosi fossi e valloni, poco profondi, che
confluiscono le loro acque nel fiume Trigno.
Nel bosco troviamo una fitta rete di sentieri e mulattiere, ed è
attraversato da una strada rotabile.
Nella zona c’è un’area attrezzata per pic-nic all’aperto, dove
trascorrere giornate spensierate a contatto con la natura. In estate ci si
svolge anche la sagra del tartufo, un prodotto tipico locale.

“Boletus aereus” detto Porcino

Ottimo sia cotto che crudo, che essiccato o conservato sott’olio. Compare
dalla primavera al tardo autunno, in corrispondenza dei periodi freschi e
umidi. Lo si trova nei boschi di conifere e di latifoglie.

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FESTE RELIGIOSE
Oltre alle bellezze paesaggistiche, naturalistiche e storiche che il
nostro paese offre a chi intende visitarlo, ci sono anche feste, ricorrenze,
sagre e soprattutto aria pura, cielo limpido e prelibatezze da degustare.
Ogni anno il paese nel periodo estivo festeggia il Santo Patrono: San
Vincenzo Ferreri, con un suggestivo rito che ha radici profonde e antiche. Il
4 Agosto, nel pomeriggio, dopo la celebrazione della Messa nella cappella di
San Vincenzo nell’omonima contrada, i numerosi fedeli, in processione con
l’imponente statua del Santo, dopo aver fatto tre giri intorno alla chiesa,
s’incamminano per far ritorno, tra i sentieri, nella chiesa di Santa Maria
Assunta. All’entrata del paese, all’imbrunire, ha inizio una lunghissima
fiaccolata e cantando e pregando si percorre il corso principale del paese
per giungere in chiesa.

Il 5 di Agosto si svolge una grande fiera nelle vie principali del paese.
Nel pomeriggio la statua del Patrono viene portata di nuovo in
processione dai fedeli. La giornata termina con musiche e fuochi pirotecnici.
Altra festa importante è quella della Madonna del Rosario. Oltre al
significato religioso, un tempo importante fiera di bestiame che coinvolgeva
non solo gente del paese, ma soprattutto quella dei paesi circostanti per lo
scambio dei reciproci prodotti.

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LE TRADIZIONI
Una delle tradizioni più suggestive è lo spettacolo delle “NDOCCE”
della vigilia di Natale.

preparazione della ndoccia ndoccia durante l’accensione

Una bambina racconta: “La vigilia di Natale al mio paese”

Il 24 Dicembre di ogni anno cade la Vigilia di Natale. Nel mio paese, in


questo giorno, si ripete una vecchia tradizione: quella delle “ndocce”, falò
fatti con ginestre. Le persone molto tempo prima preparano i fasci di
ginestre per farli seccare in modo da sentire lo scoppiettio, quando si
accendono. Anticamente tutti gli abitanti del posto accendevano le ndocce
davanti alle loro case e lasciavano la brace nella notte per riscaldare Gesù
Bambino. Adesso sono rimasti in pochi a prepararle, perché in paese è
rimasta poca gente. All’imbrunire, quando suonano le campane, si accendono.
Tutte le persone si radunano intorno alla propria ndoccia, si
accendono gli zolfanelli e si sparano i botti. Il paese si riempie di luci e di
scintille. Si resta fuori fino a quando tutte le ginestre sono bruciate e resta
solo un mucchio di brace. Anche mio padre ha preparato la ndoccia vicino al
giardino: era alta e robusta. Infatti, ha bruciato per molto tempo in piedi.
Quando il fuoco è finito siamo tutti rientrati a casa e abbiamo cenato
a base di pesce.

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L’UCCISIONE DEL MAIALE

Ancora oggi è viva la tradizione dell’uccisione del maiale che avviene


tra Dicembre e Febbraio, i mesi più freddi dell’anno, che permettono una
buona conservazione dei prodotti che questo animale offre. Si fa spesso
coincidere con le vacanze di Natale, poiché molte persone sono libere dal
lavoro.
Tanto tempo fa il maiale veniva ucciso per una reale necessità
alimentare della famiglia, perché esso costituiva una riserva di carne per
tutto l’anno, visto che le possibilità economiche erano scarse. Attualmente,
invece, si rispettano certe tradizioni più che altro per riscoprire antichi
sapori ed avere cibi genuini. Per alcuni, come prima però, per uccidere il
maiale è indispensabile il lavoro di un anno.
Per lo più si acquista la bestiola ancora piccola, presso gli allevatori,
verso il mese di Marzo, poi, tutti i giorni le donne lo alimentano con “r
paston” composto di acqua, crusca, avanzi vari, patate, cereali, fave, mais,
ghiande…e altri prodotti agricoli. Durante l’estate, si raccolgono i semi di
finocchio selvatico e i migliori peperoncini che vengono essiccati e saranno
poi gli aromi per salsicce, salami e prosciutti (salgiccia, sprssieate e prsutt).
Giunto il tempo stabilito, il capofamiglia invita alcuni parenti ed amici per
ammazzare il maiale. La maggior parte, invece, compra il maiale da allevatori
solo al momento dell’uccisione.
Questa giornata comincia molto presto: le donne accendono il fuoco
su cui pongono un grande caldaio “r cttur” con l’acqua per farla bollire,
preparano recipienti, utensili ed un grande scanno, facendo attenzione alla
massima igiene.
Poi gli uomini fanno uscire il maiale dalla stalla: cercano di attirarlo verso lo
scanno con del cibo e, quando è vicino, lo tirano con uncino infilato nel collo,
lo distendono sullo scanno e lo uccidono con un lungo coltello affilatissimo “la
scannatura” tagliando la giugulare in modo che la morte sia rapida e senza
sofferenze ed anche per far uscire tutto il sangue che viene raccolto in un
recipiente di terracotta e sarà utilizzato per preparare il “sanguinaccio”
dolce e la “scannatura” salata. Con l’acqua bollente e con i coltelli affilati
puliscono il maiale delle setole, quando è ben pulito vengono incisi i” piedi”
posteriori, si estraggono i nervi e vi vengono infilate le estremità di un
attrezzo a forma di V “r uammllier”, poi con l’aiuto di una carrucola viene
appeso a testa in giù. Subito gli viene incisa la testa, per una buona parte,
per far cadere l’altro sangue eventualmente rimasto, poi viene tagliato a
metà sul davanti e viene tolto l’intestino.
A questo punto viene pesato.
Le donne per pranzo cucinano la carne del maiale appena ucciso con i
peperoni sotto aceto in un recipiente di terracotta e tutte le persone, a

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lavoro ultimato, si riuniscono ed in allegria consumano il pasto.
Dopo le donne puliscono le interiora “l guedella”, lavoro molto delicato,
perché l’intestino non si può rompere in quanto sarà il contenitore degli
insaccati. Il maiale resta appeso in un luogo freddo in modo che la carne si
raffermi.
Il giorno seguente “z spezza r puorch”: si tagliano i prosciutti che si
ricavano dalle cosce del maiale, i capicolli che si fanno tagliando la parte fra
la spalla e le orecchie, la ventresca, i pezzi di lardo….
Si taglia il resto della carne in piccole parti e si macina.
La carne viene condita con sale e peperoncino, a piacere semi di
finocchio e aglio..
Dopo alcune ore viene insaccata nelle budella per diventare salsicce e
salami che vengono poi appesi in una stanza fredda, ben areata e con il fuoco
acceso, in modo che aria e fumo consentano una buona stagionatura.
I salami, vengono prima appesi ad asciugare per qualche giorno,
successivamente messi circa 48 ore sotto pressa e poi riappesi. Gli altri
pezzi tagliati si mettono prima sotto sale e peperoncino e alla fine si
appendono per farli essiccare. Quando hanno raggiunto una buona
stagionatura, si conservano nei barattoli di vetro sotto unto, oppure sotto
vuoto. Come si è visto, uccidere il maiale, è un lavoro lungo e duro e deve
essere fatto da persone esperte.
Ci auguriamo che questa tradizione resista a lungo, non tanto per
l’aspetto materiale, ma perché con esse si rafforzano l’amicizia, la
solidarietà e i legami parentali.

Uno dei
momenti
della
uccisione
del maiale

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L’ESTATE PIETRABBONDANTESE

Una bella estate attende i turisti e la gente paesana emigrata per


assistere alle rappresentazioni teatrali presentate nel teatro sannitico e
per trascorrere giorni spensierati e divertenti con tante sagre che si
svolgono in alcuni rioni e borgate del paese. In queste occasioni si preparano
di volta in volta piatti tipici di una volta e dolci da degustare con un buon
bicchiere di vino locale.

ECCO ALCUNE RICETTE DI UN TEMPO ORMAI PASSATO

PANONDA

INGREDIENTI

♦ UOGL’
♦ AGL’
♦ VNDRESCA
♦ SALGICCIA
♦ PPARUOL SICCH
♦ PIZZA ANDIGN

PREPARAZIONE

Tritate la” vndresca ”a pezzetti, tagliate la “salgiccia” a “peart”, mettete il


tutto in una “vssora”.
Oleate bene e unite due spicchi d’aglio e abbondanti “pparuol sicch”.
Lasciate soffriggere.
Preparate una buona “pizza andign” e ungetela nel soffritto. Innaffiate il
tutto “c n bell b’cchrucc d vin rusc”.

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ABBOTTAPZZIEND

INGREDIENTI

♦ FARINA
♦ ACCA

PREPARAZIONE

Mettete la farina “ngima ar tavrill”, unite l’acqua tiepida e cominciate a


lavorare l’impasto. Quando gli ingredienti saranno ben amalgamati, “facet la
pittla c r quanniell”. Tagliate la sfoglia a listarelle sottili. Lessate “l sagn
abbattapzziend” in abbondante acqua salata e a cottura ultimata condite
con un sughetto al pomodoro leggero e “liend, liend”.

PATAN E FASCIUOL

INGREDIENTI

♦ LACC’
♦ PATAN
♦ FASCIUOL
♦ UOGL’
♦ AGL’
♦ PPARUOL E PPARLLITT

PREPARAZIONE

Fate cuocere “r fasciuol alla pgnjeta attorn a r fuoc”. Mettete “l’acca, l


patan scurciat e r lacc’ a r cttur”. Quando le patate son quasi cotte
aggiungete i fagioli e ultimate la cottura. Preparate un soffritto con olio,
aglio, “pparuol e pparllitt”. Scolate, ma non troppo, i fagioli e le patate e
condite con il soffritto.

“Magnjet, n ng’ facete crmonje”

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FOGLIA, PATAN E PIZZA ANDIGN

INGREDIENTI

♦ FOGLIA CUOL
♦ PATAN
♦ AGL’
♦ UOGL’
♦ FARINA ANDIGN
♦ ACCA
♦ SAL

PREPARAZIONE

Si prende la farina di mais e “z’ammassa c l’acca e l sal”, in seguito si fa una


pizza rotonda e “z coc sott a la coppa sott a la grascia d r fuoc”.
“Tramend z scigln l foglia”, poi si lavano e si mettono a cuocere “dentr a r
cttur” in acqua salata. Si sbucciano le patate, si lavano e si mettono a
cuocere insieme alla verdura. Si prepara un soffritto con aglio, alio e
peperoncino. Quando la verdura e le patate sono cotte , si scolano ,”c’ s
romb la pizza andign a tuozz”, si condisce con il soffritto e “z’ammesctca
dentr a r cttur”

“La mbaniccia “è pronta: buon appetito!

Vi aspettiamo per farvi assaporare, oggi come ieri, i nostri prodotti


tipicamente locali e genuini come:

♦ l’olio extravergine dei vecchi uliveti;


♦ il vino di qualità dei nostri vigneti prodotto ancora tradizionalmente e
conservato nelle cantine di un tempo;
♦ il formaggio caprino e ovino prodotto ancora in alcune famiglie;
♦ gli insaccati di carne suina essiccati con metodo tradizionale;
♦ i raffinati piatti a base di cinghiale e del “re” del bosco “Il tartufo”;
♦ i nostri dolci tipici presenti sulle tavole in ogni ricorrenza.

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PROVERBI SUL VINO

♦ È megl l vin call c l’acca fresca.


♦ L vin è la sesa d r viecchj.
♦ Fa chiù na vott chiena d vin c na chiesa chiena d seand.
♦ Alla cinquantina lassa l femmn e tuglj l vin.
♦ L vin buon z venn senza frasca.

ALTRI PROVERBI

♦ Sciocca, chiov e mal tiemb fa, alla casa de l’ amor c’è biell sctà.
♦ C trent’eann d matrmonj n’nzò cansciut Mariandonie.
♦ L’amor n’è biell senza n quatrariell.

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NEL PAESE SI RACCONTA

LA BEATA CLORINDA

Nel mio paese si raccontano molte leggende, ma in particolare mi ha


colpito quella della beata Clorinda.
Dicono che una donna di nome Assunta, fingeva di essere una Santa,
perché voleva fare il miracolo di far sposare le donne senza marito.
Tutte le notti, questa santa, usciva di casa, vestita con un manto
celeste molto lungo, come quello della Madonna. Sembrava che volasse. La
gente l’accoglieva in ginocchio, aspettando che facesse il miracolo. Una sera,
mentre lei stava in casa, una donna entrò e vide i vestiti sul tavolo. Da quel
giorno nessuno prese più confidenza con lei, perché scoprirono che non era
la beata Clorinda, ma era una donna come tutte le altre, senza potere
magico per far sposare le signorine zitelle.

LE STREGHE

Si racconta che nei tempi antichi nel nostro paese giravano le


streghe. Nella notte si riunivano vicino alle stalle e facevano dei riti.
Prendevano i cavalli e accendevano un gran fuoco, cantando a squarciagola
delle formule magiche. Le streghe montavano sui cavalli e li spingevano al
galoppo. Quando il fuoco diminuiva le streghe prendevano i peli della criniera
dei cavalli e li intrecciavano provocando loro dei fastidi, tanto che tutti
sudati tornavano nelle stalle.
La gente, dopo aver sentito quei rumori nella notte, non si affacciava
per la paura, e al mattino , dopo aver controllato nelle stalle e aver visto i
cavalli con le trecce appese, si era resa conto che c’erano state le streghe.

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IL CALENDARIO DI UNA VOLTA

GENNAIO: 17 Sant’Antonio, si portavano a benedire gli animali tutti


“infiocchettati”, si preparavano “r graneat”(misto di legumi e
cereali cotti nel caldaio sul fuoco) e si davano in pasto agli animali
FEBBRAIO: un tempo, come oggi si facevano “r Plgniell” e si preparavano
l”scrppell”
MARZO: si facevano vari lavori nei campi (zappatura e potatura della vigna
e degli olivi); “z mittn l patan”
APRILE: a Pasqua si preparava la “pigna” (torta con la crema ) che la nuora
regalava alla sua futura suocera.
Si preparavano: ”r cacaruozz, r fiadon, r maccarun ch l’ova, la
frtteat c la curatella e l pasctarell”. Lunedì in Albis si faceva la
scampagnata a San Vincenzo
MAGGIO: appuntamento ad Arco per la festa della transumanza
GIUGNO: mietitura del grano a mano con falce e falcione. Durante il lavoro
la massaia portava agli operai, “dentr a r quaniesctr”, la polenta
con la salsiccia e abbondante vino. Durante il lavoro per sentire
meno la fatica si intonavano canti popolari
LUGLIO: trebbiatura, una volta si faceva sull’aia con gli asini,
successivamente con la trebbiatrice.
Si raccoglievano “manuocchj” sull’”ara” e qui si trebbiava con
l’aiuto dei parenti che venivano rifocillati con pane, salsiccia,
prosciutto peperoni e frittate. Alla fine, con l’asino si portavono
a casa i sacchi di grano e la paglia nel pagliaio. Tutto finiva con
una cena a base “d taccunell”
AGOSTO: si festeggia il Santo Patrono, si fanno gli spettacoli teatrali nel
famoso teatro sannitico. Il 15 di Agosto, un tempo, i cacciatori
davano prove della loro bravura sparando ai galli nelle vicinanze
del centro abitato
SETTEMBRE: grande raccolta di pomodori con i quali si facevano: “la cunzerva e
l bttiglj”. Raccolta di fagioli e “d grandign”, che dopo l’essiccatura
di alcuni giorni, venivano raggruppati in grandi mucchi ed infine
“spgljeat”, tra canti, scherzi, risate e tanta allegria. Come
sempre, alla fine, si ballava al suono dell’organetto fino a tarda
notte
OTTOBRE: fiera della Madonna del Rosario. Vendemmia
NOVEMBRE: l’aratura con i buoi e la semina
DICEMBRE: raccolta delle olive, sceglitura “c la crvella” e spremitura delle
olive.
Vigilia di Natale: “ndocce”, cena con baccalà fritto e anguilla al
sugo. Dolci tipici:” cangell e osctje pren”

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ANGOLI CARATTERISTICI DI
PIETRABBONDANTE

Veduta del paese. Sullo sfondo le morge con la Torre

Belvedere in Via Bovianum Vetus dove l’estate si svolge la sagra


“D cutch e fasciuol”

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Vicoli caratteristici

Da notare l’arco in pietra, le decorazioni e le “catenelle” in ferro

- 25 -
Salita “Taverna” con strada selciata che porta in Piazza Garibaldi
Sullo sfondo si vede la Chiesa di S. Maria Assunta e delle casette antiche. Si scorge
la sommità di una delle Morge

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Campanile con Orologio che
scandisce il passar del tempo

E’ una vecchia fontana


situata ai piedi del campanile
in Piazza Garibaldi

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Vico del Sole con case separate da una stretta stradina lastricata

Antica decorazione in pietra (proveniente dal Teatro Sannitico) incastonata


nel muro di una casa

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Scorcio di Via Torre con scalinata in selciato e un mucchio di case addossate alla
parete della morgia

Caratteristico arco in pietra nelle vicinanze della Chiesa Santa Maria Assunta
denominato “Porta dei Santi”

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Angolo caratteristico alle spalle della Chiesa. Si intravede il sentiero che conduce sulla
morgia del Castello dove sono visibili alcuni resti del Castello Medievale

Fonte Vecchia, composta da tre archi con tre fonti e tre lavatoi, dove un tempo le
donne lavavano i panni

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TEMPO LIBERO E SPORT

Nel Museo Archeologico Multimediale è in allestimento una mostra


fotografica (archeologia, pittura, sculture ……) e un circolo ricreativo.
Per le attività sportive i giovani usufruiscono di un campo da calcio. E’
in corso di realizzazione un centro polivalente nella zona limitrofe al campo
sportivo, al fine di far crescere sani nel loro ambiente ancora incontaminato
le nuove generazioni. Ci auguriamo che questo porti ad accrescere
l’attaccamento alle proprie radici e sulla base della propria storia, costruire
un futuro migliore.

Concludiamo il nostro lavoro con una bellissima poesia dedicata al


nostro paese dall’Ins. Ugo Lastoria

PRETAVNNIENT MIA

Pretavnnient è ‘n paese bielle


Che sorie tra du morge e ‘n quasctielle.
Alle spalle te’ ‘n monte alt assié
Ca pe i’ ngima ‘ntutte,
ze dice ca ze vìdene re flutte
de re mare Adrieteche lentana
ma …. é sole na scteriella paiesana.
E, se può viè sopra a re quasctielle,
addirittura simbre ‘n cielle,
e, se te gire tunne tunne,
viè a screpì miese munne;
vide: Agnone, Schieve, Casctglione,
Campuasce, Trviente e Caccavone
Pe ne dice de tutte re paise
c’abbelliscene l’Abbruzz e r Molise.
Ma, a parte le bellezze naturale,
ce sctiene può chelle artificiale,
bellezze chescte che so da tutte viscte
e che za recordene la nascita di Criscte.
Ze tratta de n’ teatre romane
Ca ‘rraddecraia ogne paiesane;
so prete da re schieve arrcamate
e che da poc so’ sctate arretrvate.
Na volta capetale nu avame
Ma mo sole re vante cià remane
E la gente vive come all’altre vie:
ce sta’ chi zappa assiè e chi né ‘fatie.

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