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Facolt di Economia Anno Accademico 2010/2011

Finanziamento e governance della ricerca universitaria in uno scenario di competizione globale

Un confronto tra Italia e Uk in termini di performance

Nicola Rapisarda

Introduzione 1. Finanziamento della ricerca universitaria analisi quantitativa e confronto tra paesi 1.1.Analisi quantitativa dei dati sul finanziamento della ricerca 1.2.Le diverse fonti del finanziamento della ricerca 1.3.Trends nel finanziamento della ricerca universitaria 1.3.1. Confronto tra paesi top- performers in termini di input economici per la ricerca 1.4. Trends nelle attivit di ricerca finanziate 1.5.Trends nelle risorse umane in R&D per macroregione 1.5.1. Cenni ai problemi di gestione delle risorse umane nei paesi in via di sviluppo 2 La valutazione della ricerca universitaria 2.1.La valutazione tramite commissioni di esperti - peer review 2.2.La valutazione tramite indici bibliometrici 2.3.Analisi critica degli indici bibliometrici e regolarit statistiche 2.4.Potenzialit e affidabilit degli indici nellindirizzare le politiche governative di finanziamento della ricerca 3 Analisi comparativa dei sistemi di gestione e incentivazione della ricerca universitaria nei paesi top-performers 3.1.Ricerca di base e ricerca finalizzata 3.2.Il rapporto tra ricerca e didattica 3.3.Ricerca e autonomia degli atenei 3.3.1. Come il tipo di governance delle istituzioni universitarie influisce sulle modalit e quindi sul grado di autonomia della ricerca 4 Confronto Italia-Uk in termini di performance 4.1.Output della ricerca in termini bibliometrici 4.2.I dottorati di ricerca assegnati 4.2.1 Cifre e tipologie di contratto, modalit di impiego 4.3.Analisi critica delle riforme recentemente approvate nei due paesi

CAPITOLO 1: titolo Introduzione


Lo studio dei sistemi di ricerca e il confronto tra paesi si basa sullaffidabilit degli indicatori disponibili e quindi sulla loro qualit, rilevanza e comparabilit ai fini dellanalisi. Gli indicatori scientifici e tecnologici STI1 sono tradizionalmente classificati come indicatori di input, output, processo e impatto. In questo primo capitolo concentriamo lattenzione sugli indicatori di input per fornire un quadro quantitativo delle risorse investite nei sistemi di ricerca. L indicatore pi usato nelle comparazioni internazionali lintensit di ricerca, che riflette la spesa in ricerca e sviluppo, in percentuale, sul prodotto interno lordo di un paese. La densit di ricerca viene invece definita come il numero di ricercatori in relazione alla popolazione totale del paese. Il numero di ricercatori, specialmente in ambito accademico viene calcolato in termini di Full Time Equivalent. La stima e laggregazione dei dati sul tempo impiegato effettivamente in ricerca, rispetto a quello impiegato nellinsegnamento o per altri scopi pu essere complessa e pu richiedere, in special modo in contesti pi arretrati, ladozione di coefficienti specifici per ateneo per rifletterne le particolari caratteristiche. In questo capitolo facciamo riferimento, secondo la classificazione Onu, ad indicatori quali la spesa totale nazionale in ricerca GERD2 e alla spesa in ricerca universitaria HERD3 per ottenere un quadro delle risorse dedicate al perseguimento dellinnovazione e della ricerca nei vari Stati. Nella parte finale del capitolo concentreremo lattenzione invece sulle stime delle risorse umane presenti nelle varie regioni mondiali.

Science and Technology Innovation Gross Domestic Expenditure on R&D secondo la classificazione Onu 3 Higher Education Expenditure on R&D
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Le difficolt incontrate nella stima dei ricercatori in termini di full time equivalent possono portare a sovrastimare o sottostimare il numero effettivo di ricercatori e quindi le risorse impiegate in ricerca; tale errore produce effetti discorsivi nel calcolo della spesa in ricerca nel settore universitario HERD e quindi nella misurazione delle spese totali in ricerca GERD. Esistono procedure circa la rilevazione dei dati statistici, riconosciute a livello internazionale, elaborate allo scopo di garantire una pi ampia comparabilit tra nazioni e sistemi di ricerca diversi. La metodologia proposta dal Frascati Manual dellOECD (OECD 2002), concepita al fine di rendere omogenee le procedure di rilevamento statistico allinterno dellarea OECD, stata adottata anche da molti paesi in via di sviluppo, imponendosi come standard internazionale di misurazione della capacit di ricerca di un paese. Chiaramente, all aumentare della eterogeneit dei paesi presi in analisi, le difficolt, le incompletezze o le peculiarit nel rilevamento degli indicatori proposti, rendono sempre meno significativa la comparazione. Questo problema particolarmente grave per i paesi in via di sviluppo. In questa categoria4 sono compresi infatti, come notano Arber e al. (2008) a wide range of conditions and capacities per quanto riguarda le politiche volte allinnovazione e le tipologie di rilevamento statistico. Le caratteristiche dei sistemi di ricerca nazionali differiscono anche significativamente da quelle presenti nei paesi OECD. Ladesione acritica da parte dei PVS agli standard proposti pu quindi far s che la produzione di indicatori concepiti a scopi di comparabilit internazionale mal si adatti al contesto che dovrebbe descrivere. Secondo lUnesco Institute of Statistics la disponibilit di statistiche affidabili nellambito della ricerca e sviluppo si pu stimare nellordine del 60% dei paesi sul totale globale. Per i paesi
L Onu classifica tra i paesi in via di sviluppo 156 nazioni di cui 54 in Africa, 43 in Asia, 42 nelle Americhe e 17 in Oceania
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dellOECD e per Stati Uniti e Giappone la copertura totale, pur essendo presenti, in varia misura, limiti statistici e difficolt di rilevamento anche in questarea. Le statistiche su ricerca e sviluppo coprono, secondo lUnesco, l85% dei paesi avanzati; la copertura si stima invece nel 51% relativamente ai paesi in via di sviluppo.

Disponibilit di Statistiche R&D per Macro Regione

Regioni

Nazioni e Territori inclusi

Dati pubblicati dall UIS

Copertura (%)

Totale

215

127

59

Paesi Avanzati Triade Altri in Europa

59 59 43

50 43 7

85 100 44

PVS

156

77

49

In Africa Africa Sub Sahariana Stati Arabi in Africa

54 46 8

27 22 5

50 48 63

In Asia Esclusi Stati Arabi Stati Arabi in Asia

43 31 12

26 23 3

60 74 25

Nelle Americhe America Latina Caraibi

42 23 19

22 18 4

52 78 21

In Oceania

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Fonte : UNESCO Institute for Statistics (UIS) 2008.

La scarsit delle rilevazioni riguardanti questi paesi pu essere dovuta alla esiguit delle risorse impiegate a tale scopo, alla debolezza delle istituzioni statistiche, a difficolt nellapplicazione degli standard internazionali proposti. Frequentemente, in questi contesti, viene a mancare la stessa volont politica di realizzare statistiche che si rivelerebbero di scarsa affidabilit rispetto agli obiettivi statistici stessi e poco utili in termini di rilevanza rispetto alla definizione di politiche country specific. In parte per questi motivi, nel fornire un quadro generale dei trends nel finanziamento della ricerca, preferiamo concentrarci principalmente sui paesi dellarea OECD e sui maggiori performers in ricerca a livello mondiale. Inoltre, aspetto ancor pi importante, riteniamo che ai fini dellanalisi, che terminer con una comparazione tra il sistema di gestione della ricerca universitaria italiano e inglese, sia pi interessante rendere conto della maggior complessit e coerenza dei sistemi di gestione e incentivazione della ricerca tipici dei contesti pi

avanzati. Procederemo quindi ad unanalisi quantitativa dei contributi totali al finanziamento delle attivit di ricerca, privilegiando i maggiori performers, per i quali i dati quantitativi sono da considerarsi mediamente pi affidabili e significativi. Forniremo poi un quadro del finanziamento delle attivit di ricerca realizzate a livello mondiale, di area e di singoli paesi, approfondendo successivamente lanalisi per risalire alle fonti di finanziamento e ai settori che realizzano le attivit di R&D.

In tutto il mondo si stima che le spese totali in ricerca abbiano raggiunto i 1146 miliardi di dollari5; tra le macroregioni mondiali il Nord America a predominare, contribuendo per il 35% (393 miliardi), lAsia per il 31% 343 miliardi e lEuropa per il 28%, 313 miliardi di dollari. Solo il 5% delle spese totali viene realizzato nelle restanti regioni. Se consideriamo i singoli paesi emerge che l80% delle spese in R&D vengono sostenute dai 10 principali paesi finanziatori6; da soli gli Stati Uniti realizzano circa un terzo degli investimenti totali mondiali, il Giappone si colloca al 13% e la Cina al 9%. Germania e Francia rispettivamente spendono in ricerca il 6% e il 4% del totale mondiale.

National Science Foundation R&D National trends and International Linkages , 2008!!,Chapter 4 p. 34

Spese in R&D e quota sul totale mondiale, per macroregione: 2007


(Billions of U.S. PPP dollars)

Europe (Western, Central, Eastern) $313 (28.2 %) North America $393 (35.5 %) $343 (31.0 %) Asia (East, South, West)

Africa & Middle East $15 (1.3 %) Latin America & Caribbean $26 (2.4 %)

Pacific $18 (1.6 %)

World total = $1,107

Il gap tra paesi avanzati e paesi in via di sviluppo ancora molto elevato, sia in termini di spesa assoluta che in termini relativi. Dagli anni 90, tuttavia aumentato significativamente il peso delle attivit di R&D globali finanziate da grandi economie in espansione (Cina, India, Brasile) e da parte di economie avanzate del Sud Est Asiatico. Negli ultimi anni le percentuali di spesa in ricerca sul totale globale, analizzate per regione (macroregione) mostrano che ci troviamo di fronte a una realt multipolare molto pi complessa rispetto al passato. I due principali attori, USA e UE, assistono a una progressiva diminuzione del proprio peso relativo rispetto al numero di ricercatori, alla spesa totale in R&D e, come vedremo nel prossimo capitolo, al numero di pubblicazioni scientifiche e brevetti registrati sul totale globale. Stando a dati provvisori sul 20097, risulta inoltre che, per effetto della crisi, la crescita delle spese aggregate in R&D nellarea OECD
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Battelle Magazine Final Report Global R&D Funding Forecast

abbia rallentato. A influire negativamente sulle percentuali di spese in ricerca e sviluppo (sempre a livello aggregato e con notevoli differenze tra paesi), sarebbe la consistente diminuzione del finanziamento da parte delle imprese, misurato nelle statistiche dallindicatore BERD8. A livello aggregato, pur con notevoli differenze tra paesi, sembra che le spese totali abbiano registrato un calo a livello mondiale di quasi l1% nel 2009, soprattutto per effetto del -2% registrato negli USA, Giappone -5% ed Europa -4%. In particolare, in Europa, lincremento dei fondi comunitari stanziati coerentemente con gli obiettivi di Lisbona, di cui parleremo pi avanti, sembrano aver mitigato gli effetti di un significativo calo degli investimenti privati in R&D. In controtendenza, le stime di Battelle9 mostrerebbero un incremento dellintensit di R&D in India e Cina, rispettivamente del 5% e 20%. Un dato impressionante questultimo, che se ufficializzato porterebbe il contributo asiatico al 33,5% sul totale globale di spesa in ricerca. E in atto una riconfigurazione dei rapporti di forza tra regioni mondiali che investe inevitabilmente anche il campo della ricerca, nonostante i tentativi da parte dei paesi pi avanzati di resistere a questo trend e di mantenere il proprio vantaggio competitivo.

Secondo gli ultimi dati disponibili, nonostante la diminuzione delle entrate tributarie a seguito della crisi economica, la maggior parte dei governi nei paesi pi avanzati continuano a destinare alla ricerca notevoli risorse. Se consideriamo unitamente spese, investimenti e tagli fiscali (questultimi solitamente esclusi dalla contabilit statistica), il finanziamento della ricerca raggiunge il 3% del GDP nei paesi OECD e sfonda la soglia del 5% negli USA e

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Expenditure on R&D in the Business Enterprise Sector OECD, 2010 Science, Technology and Industry Outlook, OECD publications p. 35

in Korea10. Il dato testimonia il riconoscimento da parte dei governi dellimportanza di supportare linnovazione scientifica in quanto variabile cruciale nella competizione economica globale e motore della crescita di lungo periodo. Anche se consideriamo unicamente le spese in ricerca e sviluppo in percentuale sul GDP, e cio lindicatore di intensit di ricerca, emerge come siano proprio le economie pi forti a finanziare pi intensamente la ricerca. Stando ai dati relativi al 2007, il rapporto R&D/GDP si colloca al 3,4% e al 3,5% rispettivamente in Giappone e Korea, due tra i principali performers mondiali e raggiunge il 2,7% negli Usa e il 2,5% in Germania. Anche Francia e Germania continuano a investire quote importanti in R&D, il 2,1% del GDP in Francia e l1,8% nel Regno Unito, oltre, come vedremo pi avanti, ad aver elaborato strategie e pianificato importanti investimenti strutturali a breve e lungo termine. In Italia la quota di spesa in R&D si ferma all1,1% del prodotto nazionale lordo, dato che gi di per s pone dei dubbi sul ruolo che il nostro paese potr giocare nel prossimo futuro nel campo della ricerca. La situazione italiana verr sviluppata in maggior dettaglio nel proseguo di questo lavoro. Dai dati disponibili a livello globale si evince che tutti i paesi in via di sviluppo, con limportante eccezione cinese, investono meno dell1% del GDP in ricerca mentre la totalit dei paesi avanzati supera questa quota; molti paesi investono quote del GDP superiori al 2% in ricerca ed alcuni paesi, tra cui Norvegia, Svezia, Giappone e Korea superano abbondantemente il 3%. Lanalisi comparativa dei trend tra macroaree evidenzia un aumento dellintensit di spesa in R&D in Giappone (+11% nel 2006 rispetto al dato del 2000 ); in UE la quota rimasta pressoch invariata, (si assiste nello stesso periodo a un calo dell1.1%), mentre negli Stati Uniti il calo stato contenuto, ma pi significativo
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che in Europa (-4,6%). In Cina laumento dellintensit di R&D raggiunge il 50% a testimoniare il tentativo cinese di agganciare le economie pi avanzate anche nei settori tecnologicamente considerati di frontiera. Tra i paesi in via di sviluppo quelli appartenenti allarea del Sud Est Asiatico si distinguono per una maggior intensit di ricerca e una maggiore dinamicit in questo campo: la quota di spesa in ricerca sul GDP sta aumentando. Il resto del continente asiatico, eccetto lIndia che investe in ricerca lo 0,84 del GDP (un dato comunque non esaltante), mantengono quote pi basse. Bassi livelli di intensit della ricerca si riscontrano anche nei paesi latino americani e in Africa; molti paesi dellAfrica Sub-Sahariana non producono neppure delle stime per queste spese. Nei paesi arabi, infine, la quota di GERD sul GDP rimane trascurabile anche in presenza di alti livelli di reddito e la ricchezza il frutto dello sfruttamento di risorse naturali (il petrolio ad esempio), attraverso tecnologie acquisite. I dati storici rilevati nei paesi OECD tra il l982 e il 2007 suggeriscono che le spese aggregate in R&D riflettono landamento del GDP. Tali spese in R&D rifletterebbero, esasperandole in maniera prociclica, le variazioni del GDP nazionale OECD, 2009e, p. 26. Tuttavia si nota come ci non valga per tutti i paesi, a partire da alcuni tra i maggiori performers a livello mondiale: il Regno Unito, in cui linvestimento in ricerca ha risposto in modo meno che proporzionale rispetto al GDP, USA e Giappone, che evidenziano una quasi perfetta corrispondenza tra i due tassi di crescita. In anni recenti tale evidenza empirica non si registra in paesi come India, Brasile, Russia, Messico, ed smentita con ancora maggior forza da quanto avvenuto nel contesto africano. La Cina rappresenta un caso unico tra le grandi economie in espansione: a una forte crescita in termini di GDP, ha accompagnato investimenti pi che proporzionali in ricerca, differenziandosi in questo da altri giganti asiatici come India e Russia, e

da Messico e Brasile. In questi paesi infatti gli investimenti nel settore R&D, non hanno tenuto il passo rispetto al deciso incremento della quota di GDP sul totale globale. A livello generale si nota che il livello di crescita degli investimenti in R&D infatti non si avvicina neppure ai tassi di crescita del GDP senza precedenti registrati in molte aree del mondo dai paesi in via di sviluppo nellultimo decennio, fino al 2007. Nondimeno, livelli statisticamente apprezzabili di investimenti in R&D si riscontrano in ogni continente e solo i paesi raggruppati tra i least developed countries continuano a rimanere esclusi dal trend di crescita degli investimenti in ricerca registrato a livello globale. Le serie di dati storici sullintensit di R&D in conclusione, rappresentano quindi una preziosa fonte di informazioni, ma insufficiente a descrivere trends a prescindere dallo specifico contesto economico nazionale e dallo scenario globale di riferimento. Sono poche le osservazioni che lecito formulare a livello aggregato. Le economie pi sviluppate, in media, tendono ad investire maggiori quote di spesa sul GDP in R&D, per il fatto che si trovano pi vicine alla frontiera tecnologica e quindi il costo marginale di ogni avanzamento rispetto alla struttura economica11 esistente risulta maggiore. Paesi emergenti con sistemi economici pi arretrati, possono riuscire a giovarsi maggiormente di tecnologie gi esistenti, adattandole con successo al proprio contesto. La struttura economica, anche a prescindere dal grado di sviluppo del paese in questione, ha un ruolo importante nellinfluenzare lammontare di fondi che esso destiner alla ricerca: un sistema industriale che si fonda su ricche risorse naturali richiede ad esempio un ammontare relativamente minore di tecnologie allavanguardia. E il caso di paesi ricchi e avanzati come la Nuova Zelanda e la Norvegia, che evidenziano infatti intensit di ricerca inferiori alla media OECD. Chiaramente anche in questi casi, di fronte a un cambio di
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paradigma tecnologico, prevedibile che la pressione ad innovare si manifesti nuovamente richiedendo un aumento dellintensit di ricerca anche in questi contesti. Le diverse priorit strategiche nazionali riflettono quindi differenze nella struttura economica e nel grado di sviluppo del paese. In contesti meno avanzati, ma non solo, una parte crescente delle attivit di ricerca si rivolge allintegrazione istituzionale tra ricerca e industria. Una delle priorit per le nazioni emergenti quella di legare in modo pi stretto le strategie volte allinnovazione con le politiche di sviluppo nazionale e in definitiva col tessuto sociale ed economico del paese. In generale, a seguito dellaccresciuta consapevolezza circa limportanza della ricerca nella competizione economica globale, molti paesi hanno stabilito piani di sviluppo nazionale e obiettivi ambiziosi circa il finanziamento della ricerca. Per i paesi dellarea OECD ci si concretizzato nella formulazione del Trattato di Lisbona e dellomonima Agenda che stabilisce target di spesa e obiettivi organizzativi. Gli Stati membri dell OECD hanno aumentato gli investimenti in ricerca, pur non raggiungendo nella maggior parte dei casi il target di spesa in R&D da essi stabilito. Il trend stato confermato, in ambito europeo, dalla Innovative Union Initiative che ha fissato il target di spesa al 3% del GDP e si articola in una serie di misure volte al miglioramento della governance istituzionale della ricerca e a un pi facile e trasparente accesso ai fondi specifici comunitari. Altri paesi top performers nella ricerca hanno fissato obiettivi ancora pi ambiziosi. In Giappone il target di spesa stato fissato al 4% del GDP; altri obiettivi sono il raggiungimento della piena occupazione per chi in possesso di un dottorato di ricerca, laumento del numero degli atenei classificati come world

class universities12 e lacquisizione del ruolo di leader nellinnovazione nel settore delle tecnologie pulite e nellambito delle scienze della vita. La Corea mira a raggiungere entro il 2012, al termine di un piano quadriennale, il 5% del GDP di spese in ricerca, aumentando il budget destinato alla ricerca di base fino a raggiungere il 50% degli investimenti in R&D totali. Alcuni provvedimenti straordinari messi in atto dal governo Americano, come lo stanziamento, nel 2009, di ulteriori 26 miliardi di dollari rispetto al budget destinato alla ricerca sul cambiamento climatico e di 10 miliardi di dollari in ricerca biomedica, vanno nella stessa direzione.

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Le fonti del finanziamento della ricerca

Il finanziamento della ricerca deriva da una pluralit di fonti che vengono individuate in riferimento ai principali settori che svolgono lattivit di ricerca stessa. Si distingue in letteratura tra risorse che provengono dal sistema delle imprese, dal governo, dalle istituzioni universitarie, dal privato non-profit e da fondi esteri. Nei paesi appartenenti all OECD, secondo gli ultimi dati disponibili13, la quota di spesa per ricerca finanziata dalle imprese rappresenta circa i 2/3 della spesa totale per R&D, (64,5%) a fronte di un contributo governativo pari al 27,6% del totale. Nellultimo decennio fino al 2007 si nota un trend di espansione nella percentuale di ricerca finanziata dalle imprese e una diminuzione quasi speculare delle risorse governative impiegate a tale scopo. Ancora nel 2004 le imprese finanziavano infatti il 62,1% e il governo il 30,3% delle risorse totali; questo dato sembra contraddetto dai dati provvisori relativi al 2009 e 2010, in conseguenza della crisi. I dati aggregati nascondono una notevole varianza tra paesi; prendendo in considerazione i 10 paesi che realizzano maggiori spese in ricerca, la percentuale sul totale finanziata dalle imprese varia dal 77,7% del Giappone al 30% in Russia. I paesi che esibiscono quote di finanziamento privato relativamente minori, tendono a finanziare maggiormente la ricerca universitaria: il caso di Inghilterra e Italia, che saranno al centro di questa analisi. La Russia rappresenta un caso particolare e si caratterizza per il massiccio finanziamento pubblico del settore privato: se passiamo infatti ad analizzare le quote di spesa sul totale il business sector a realizzare pi del 60% delle spese in ricerca.
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R&D Indicators 2010 Outlook I dati non misurano concessioni o esenzioni tributari o bonus sulle spese in R&D

In Giappone e Sud Corea le imprese finanziano circa tre quarti della attivit di ricerca totali, una quota maggiore di quella che si registra negli Stati Uniti. Cina e Germania si allineano agli Usa nella quota di R&D finanziata dai privati; in Cina, in particolare, il settore privato ha trainato la crescita delle attivit di R&D del paese, raggiungendo nel 2007 il 72% del finanziamento totale dal 60% del 2000. Ci avvenuto non solo a seguito del processo di privatizzazione di compagnie pubbliche, ma anche per effetto delle attivit condotte sul territorio cinese da imprese private nazionali e da multinazionali. Per alcuni paesi le difficolt di comparazione tra i finanziamenti provenienti dallestero impediscono una analisi pi precisa delle fonti della ricerca. Nel caso dei paesi europei allinterno della quota dei finanziamenti esteri vengono conteggiati i fondi comunitari, che in ottica europeista andrebbero pi propriamente annoverati tra le fonti governative. Nella contabilit statistica statunitense non compaiono finanziamenti esteri per il fatto che essi vengono inclusi nella quota finanziata dal settore privato. Tra i paesi che si avvalgono di maggiori finanziamenti dallestero, compaiono Regno Unito, Canada, Russia. Nel Regno Unito, significativi finanziamenti da parte di compagnie straniere, prevalentemente diretti al settore privato, si sommano a fondi erogati dallUnione Europea portando la quota totale di finanziamenti dallestero al 17% del totale, una quota notevolmente maggiore di Canada, Russia, Italia, gli altri paesi top-performers che mostrano le maggiori quote di finanziamenti della ricerca provenienti da fonti straniere. Tra i 10 paesi con le maggiori performances in ricerca, con lesclusione della Russia di cui abbiamo gi parlato, lItalia presenta i pi alti livelli di finanziamenti statali. Questi contribuiscono per pi del 48% del totale e vengono impiegati prevalentemente (due terzi della quota) nel finanziamento delluniversit, pubblica e privata. I fondi provenienti da risorse governative sono notevolmente

minori in Giappone, 15,6% sempre secondo i dati del 2007, e variano in un range abbastanza ridotto per gli altri paesi top-performers dal 24,6% della Cina al 38% della Francia14. L intensit di R&D dei contributi governativi pari in Europa (EU 27), secondo i dati del 2005, allo 0,64% del GDP, pi del 15% inferiore rispetto allo 0,74% negli USA, allo 0,76% in Sud Corea, ma superiore al contributo governativo in Giappone (0,55%) e quasi doppia rispetto al valore registrato in Cina (0,35%). In Europa inoltre le risorse provenienti dallestero ammontano nel 2006 a un considerevole 0,16% del Pil poich allinterno di esse vengono conteggiati anche i fondi comunitari; se consideriamo i fondi intra-europei tra le risorse governative, lintensit di ricerca del settore giunge a livelli molto pi simili a quello americano e sud-coreano.

In generale, il mix di fonti di finanziamento delle attivit di ricerca varia in base al contesto storico-istituzionale, a pi generici fattori culturali, alla struttura delle imprese. Allinterno dei singoli paesi OECD si riscontrano del resto numerose differenze15: le imprese finanziano meno di un terzo delle attivit totali in Polonia e Grecia, contribuiscono per una percentuale compresa tra 1/3 e met del budget totale in 13 paesi, tra cui Italia, Spagna, Norvegia,Canada. In 8 paesi, tra cui Francia, Repubblica Ceca e Svezia il settore delle imprese fornisce da un met a 2/3 del finanziamento totale, mentre in 7 paesi tra cui Stati Uniti, Germania, Giappone la percentuale supera i 2/3 del totale. In questo gruppo rientrano, al di fuori dellarea OECD, anche Cina e Israele. Emerge e fa riflettere come nei primi 4 paesi top-performers in ricerca (Stati Uniti, Giappone, Cina e
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National Science Foundation, R&D National Trends p.38 Tabella OECD, 2010 Science, Technology and Industry Outlook, OECD publications p.43

Germania) il ruolo del finanziamento da parte delle imprese sia cos alto. Un aspetto interessante linterazione tra finanziamenti provenienti dalle imprese e quelli governativi, in particolare il fenomeno del finanziamento incrociato tra settori. I governi finanziano in media, nei paesi OECD, il 7% delle attivit di R&D delle imprese, mentre questultime contribuiscono in media per un 5,5% al finanziamento della ricerca nelle universit e in settori governativi. Esiste ancora una volta una notevole variabilit tra paesi: la Danimarca investe la minore quantit di risorse private nel finanziamento della ricerca pubblica (2%), mentre in Turchia si arriva al 15%.16 Non possibile definire a priori il mix ideale di finanziamenti pubblici e privati, sebbene alcune evidenze empiriche suggeriscano una produttivit maggiore e pi alti tassi di ritorno degli investimenti in ricerca operati dal settore privato.17 Dallo studio di Guellec and Van Pottelsberghe (2004) emerge daltra parte come, nel caso specifico del finanziamento della ricerca universitaria, ad alti tassi di investimenti privati sia associato un minore tasso di produttivit della ricerca stessa. Gli stessi autori del saggio, del resto, ritengono impossibile e scorretto trarre conclusioni in termini di policy a partire da dati aggregati cross-country, esulando da una pi approfondita analisi del contesto dei singoli paesi e dall evidenza prodotta in specifici casi-studio. Altri autori inoltre, tra cui Hall, evidenziano come le difficolt di valutazione dei ritorni e delle esternalit prodotte dalla ricerca nel settore dei servizi, solitamente caratterizzato da pi alti livelli di partecipazione pubblica, abbiano portato molti studiosi a concludere erroneamente che la ricerca finanziata dal settore pubblico ha tassi di ritorno minori di quella sostenuta dalle imprese.

Ibidem p.45 Guellec and van Pottelsberghe (2004) hanno mostrato che le attivit di ricerca privata che si caratterizzano per alti livelli di finanziamento pubblico tendono ad essere meno produttive rispetto alle attivit di ricerca privata con minori livelli di finanziamento pubblico.
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Trends nella ricerca universitaria Le spese realizzate dal settore accademico rappresentano una componente minoritaria delle spese totali in R&D, ma importante per il triplice ruolo che svolgono gli atenei in questo campo: produzione di nuove conoscenze e innovazioni, trasferimento agli studenti di queste conoscenze attraverso linsegnamento e la formazione, diffusione e applicazione delle innovazioni acquisite. Le universit (research universities) godono di una posizione privilegiata nellambito della ricerca, per la facilit nello stabilire e mantenere contatti con la comunit scientifica mondiale riguardo ogni tipologia di avanzamento tecnologico. La peculiarit delle istituzioni universitarie fa si che esse abbiano maggiori libert di realizzare ogni tipo di ricerca, da quella di base, a quella applicata e di mantenere al tempo stesso un ruolo anche in fase di sviluppo delle tecnologie e nella fase di sperimentazione. La ricerca strettamente connessa allambizione professionale degli accademici. Essa rappresenta una spinta a mantenersi sempre aggiornati sui progressi della scienza e costituisce il terreno sul quale si possono innestare meccanismi virtuosi di competizione e collaborazione anche al di fuori dellambito strettamente accademico. Del resto la ricerca condotta al di fuori delle universit mantiene solidi legami con lambiente accademico, anche solamente per il fatto che qualsiasi ricercatore o tecnico altamente specializzato deve la sua formazione allinsegnamento universitario. La ricerca infine fornisce credibilit allateneo, dal momento che, si suppone, attrae i migliori talenti; contribuisce quindi allaumento del numero di studenti, a quello dei fondi disponibili per lateneo e delle possibilit di realizzare contratti col settore pubblico e quello privato. E sulle attivit di ricerca, ancor pi che sulla valutazione della buona qualit dellinsegnamento (sebbene le due cose siano spesso strettamente interrelate), che si basano i ranking internazionali degli atenei.

Nei paesi OECD le spese degli atenei in R&D hanno raggiunto i 157 (151 nel 2007) miliardi di dollari in PPP nel 200818; USA, Germania, Giappone e Regno unito hanno i maggiori livelli assoluti di spesa in questo settore. Gli Stati Uniti contribuiscono al 33 % delle spese totali nellarea OECD, e raggiungono altissimi livelli di performance a livello di sistema universitario; 19 dei 25 migliori atenei secondo la classifica stilata dallo Shangai Institute of Higher Education nel 2008 si trovano negli USA. Il contributo giapponese supera il 12% delle spese universitarie sul totale globale e il sistema distribuisce risorse anche a 185,175 ricercatori e a pi di 60000 impiegati in qualit di personale R&D. Spese consistenti caratterizzano anche il sistema universitario tedesco, 7,5% del totale, quello Inglese 6,5% del totale globale, quantificabili in pi di 8 miliardi e mezzo di dollari. In Cina le spese del settore accademico ammontano a 8679 milioni di dollari e rappresentano, secondo dati del 2006, meno del 10% del totale delle spese nazionali in R&D; tuttavia sta aumentando, anche grazie a massicci investimenti privati, pari al 30% del totale, lintensit di R&D del settore. Allinterno dellarea OECD le spese in ricerca universitaria rappresentano in media il 17% circa dei totali nazionali, variando per lo pi dal 10% al 35% del totale. Se consideriamo i 10 maggiori performers in ricerca, notiamo come essi, con lesclusione di Russia e Cina, investano maggiori risorse nella ricerca accademica rispetto a quella condotta allinterno di centri di ricerca governativi. Nei due giganti asiatici si pu ricondurre almeno in parte tale anomalia allorganizzazione centralista della ricerca e delleconomia che storicamente li ha caratterizzati. Il settore privato e la ricerca privata svolgono oggi in questi paesi un ruolo decisivo, ma lecito pensare che lautonomia e il peso del settore accademico non abbiano beneficiato dellonda lunga del processo
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di

UNESCO, 2009 p. 198 Report on the UNESCO Forum on Higher Education, Research and Knowledge 2001-2009

privatizzazione. Le spese universitarie in R&D sono particolarmente basse in Russia, dove superano di poco il miliardo di euro. Il paese, anche nel settore governativo e in quello privato, del resto, soffre di un pesante sottofinanziamento della ricerca rispetto al numero e alla qualit delle proprie risorse umane. I paesi europei investono in percentuale risorse consistenti nel campo della ricerca accademica, fino a oltre un terzo del totale nazionale (in media il 22,5 %), differenziandosi in questo da Stati Uniti e Giappone che si attestano intorno al 13%. Dedurre da questo dato una scarsa forza del settore accademico in questi due giganti della ricerca sarebbe uno sbaglio, come dimostrano i dati sulle performance in termini di pubblicazioni e la posizione nel ranking mondiale delle universit. Si tratta comunque, come vedremo in seguito, di un indicatore della presenza di diversi modelli di gestione e incentivazione della ricerca. Nellarea OECD le spese universitarie in R&D presentano un andamento altalenante: sono aumentate annualmente del 5,6% tra il 1998 e il 2002, sono diminuite del 3,1% tra il 2002 e il 2007 e sono nuovamente aumentate dell1,3% nel 2008. La crescita delle spese in ricerca nel settore accademico stata positiva in paesi con valori relativamente bassi dellindicatore: tra questi il Portogallo ha registrato una crescita del 41,1%, lIrlanda del 12,8% e la Korea del 12,2%. Al di fuori dellarea OECD una massiccia crescita delle spese in ricerca da parte delle universit stata registrata in Cina (15,7%), in linea con il forte aumento degli investimenti in R&D totali nel paese. Se compariamo i due settori finanziati maggiormente dallo Stato osserviamo come negli ultimi anni, fino al 2007, le spese in ricerca nel settore nel settore accademico si siano caratterizzate nella maggior parte dei paesi OECD, per tassi di crescita annuale generalmente superiori a quelli registrati nel settore governativo. Nella maggior parte dei paesi, tra cui Italia, Inghilterra e lUnione Europea considerata nel suo insieme, le spese

in R&D nel settore accademico sono aumentate a fronte di una diminuzione di quelle registrate nel settore governativo. In pi di 10 paesi, Stati Uniti compresi, ad aumentare sono state le spese in entrambi i settori, ma con un tasso maggiore nel settore accademico. Il budget destinato alla ricerca accademica negli Usa ha raggiunto i 47,8 miliardi di dollari nel 2006 e le attivit in R&D si concentrano in un numero relativamente basso di istituti: il 96% delle spese viene effettuato da soli 200 dei circa 3400 atenei esistenti19. La recessione economica ha avuto un impatto negativo soprattutto sulla ricerca condotta da istituti privati dal momento che ha minato le risorse proprie degli atenei20. Nel caso di Yale e Harvard la crisi ha inciso per il 25% sui proventi derivanti dalle risorse proprie, provocando tagli nei programmi di ricerca e insegnamento. In un terzo gruppo di paesi, tra cui il Giappone, sia lintensit di ricerca del settore accademico, sia quella che caratterizza il settore governativo sono diminuite; questultima tuttavia scesa a un tasso maggiore. In Giappone ad esempio le spese universitarie rappresentano, secondo i dati del 2007 il 18,1% delle spese totali in R&D mentre nel 2002 ne costituivano il 19,7%
21

. Le spese realizzate

nelle organizzazioni pubbliche ammontano nel 2007 al 7,3% del totale, con una diminuzione relativamente pi consistente rispetto all8,9% del 2002. Solo in 5 paesi, infine, e tra questi nessuno tra i maggiori performers in ricerca, le spese in R&D del settore governativo sono aumentate a fronte di una diminuzione di quelle realizzate nelle universit.

National Science Foundation Science and Engineering Indicators, 2010 Chapter 5 Academic R&D in USA p.15 Ibidem 21 Unesco data
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Per quanto riguarda il finanziamento della ricerca universitaria, nella quasi totalit dei paesi, il governo risulta nettamente il principale finanziatore; a tale quota vanno aggiunti i finanziamenti privati, quelli provenienti dallestero e una parte della contribuzione studentesca e delle risorse derivanti da consulenze o assets propri degli atenei. Isolare la componente, proveniente da ognuna di queste diverse fonti, destinata effettivamente dagli atenei alla ricerca, risulta molto complesso; in particolare distinguere tra la componente effettivamente destinata dagli atenei alla ricerca e quella diretta allinsegnamento e alla formazione. Anche quando i dati sono disponibili, sono da considerare le differenze nelle procedure di rilevamento statistico tra paesi, lerrore derivante da aggiustamenti di bilancio interni agli atenei circa la quota ufficialmente destinata alla ricerca. Tutti questi elementi rendono poco significativo, a livello aggregato, condurre unanalisi rigorosa dei finanziamenti della ricerca accademica per fonte di provenienza. Alcuni paesi, tra cui gli Stati Uniti, considerano tra le spese in ricerca accademica unicamente i finanziamenti specifici di attivit di R&D, sebbene alcune universit pubbliche finanzino la ricerca con una parte di contributi generici dei singoli Stati agli atenei. Le statistiche condotte da paesi Europei, o ad esempio dal Giappone, includono nel totale delle spese in R&D, anche la componente in ricerca di finanziamenti generici, rilevata nelle statistiche internazionali con lindicatore GUF (general university funds). In molti paesi europei, tra cui Germania, Francia, Italia e Inghilterra, questo tipo di finanziamenti supera il 50% dei finanziamenti totali alle universit (per ricerca o didattica). Il dato, oltre a significare una maggiore difficolt nellestrapolare la quota di spese in R&D effettivamente realizzate dagli atenei in questi paesi, rappresenta di per s lespressione di diversi modelli e in definitiva di una diversa filosofia nel finanziamento.

Un altro aspetto interessante da osservare la quota di finanziamento della ricerca accademica da parte delle imprese. Il finanziamento della ricerca accademica da parte del settore delle imprese ha importanti implicazioni per i sistemi di gestione della ricerca. In generale il tema del cross-funding tra settore governativo, universitario e settore delle imprese un importante argomento di discussione nella recente letteratura e verr approfondito nel secondo capitolo. Attualmente il finanziamento privato della ricerca universitaria si colloca in media al 6,5% del totale nei paesi OECD22; la quota significativamente aumentata a partire dagli anni 80, seguendo tuttavia un trend non lineare. La comparazione tra paesi evidenzia una notevole varianza ed questo laspetto pi significativo: il finanziamento della ricerca accademica da parte del settore delle imprese raggiunge livelli di tutto rispetto in Cina, 35% del totale di HERD e si colloca ad un significativo 14% in Germania e Sud Corea, mentre in Francia, Germania e Italia bloccato a livelli molto pi bassi, variando dall1 al 3%23. In Italia la principale fonte del finanziamento delle universit rappresentata dal sostegno statale alle spese correnti di funzionamento degli atenei (apparato amministrativo dellateneo, servizi didattici e stipendi al personale docente). Il finanziamento della ricerca, comprendente le spese in infrastrutture di base e stipendi al

personale ricercatore e amministrativo R&D, rientra in questa quota. In Italia lente erogatore il MIUR 24 e il cuore di questo finanziamento rappresentato dal FFO25. In Inghilterra lequivalente per quanto riguarda il finanziamento istituzionale della ricerca rappresentato dai Recurrent Grants. Comparando i valori assoluti dei fondi destinati ad attivit di ricerca da fonti istituzionali
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National Science Foundation. R&DNational Trends and International Linkages p. 42

National Science Foundation. Science and Engineering Indicators: 2010, Chapter 4 - Research and Development: National Trends and International Linkages p.42
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(governo o enti di ricerca), settore privato, istituzioni filantropiche, risorse proprie degli atenei, trasferimenti e borse di studio erogate dallUnione Europea, otteniamo, in termini di spesa per studente FTE la cifra di 1065 euro PPP per lItalia e di 2427 euro PPP per lInghilterra. In Inghilterra la principale fonte di finanziamento della ricerca rappresentata dagli UK Research Councils, sette enti di natura pubblica, uno per ciascuna area disciplinare, che agiscono sotto la supervisione e grazie ai fondi erogati dal Department for Business, Innovation and Skills. Gli 1,4 miliardi di euro distribuiti dagi UK Research Councils agli atenei inglesi nellanno accademico 2007/2008 pesano per il 37,2% del totale dei Research grants and contracts, i fondi provenienti da istituzioni filantropiche, sia nazionali che internazionali ammontano al 22,4% del totale e quelli messi a disposizione dallUnione Europea al 7,3%. Il restante corrisponde alla quota dei Recurrent Grants attribuita per attivit di ricerca. In Italia i finanziamenti per la ricerca provenienti dal MIUR e da altri ministeri, escludendo i fondi per la ricerca compresi allinterno del finanziamento ordinario, costituiscono il 24,2% del totale; i fondi destinati alla ricerca provenienti dallUnione Europea e da altre istituzioni internazionali pesano per il 13,3% circa. Non trascurabili sono anche i finanziamenti, soprattutto nel campo della ricerca medica, provenienti da istituzioni filantropiche (Telethon ad esempio) e infine quelli provenienti da fondazioni bancarie, sebbene questultime svolgano un ruolo regionale e quindi difficilmente quantificabili a livello di sistema universitario nazionale26. Come vedremo nel dettaglio nel quarto capitolo, tuttavia, la differenza tra i due paesi non riguarda solo gli aspetti quantitativi, ma anche quelli organizzativi e

Le fondazioni bancarie limitano in genere l ampiezza dei bandi al livello territoriale, in genere all ateneo di riferimento; questo d luogo a una distribuzione non trasparente dei fondi e rendono difficoltosa la contabilit nazionale.

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soprattutto i meccanismi di allocazione delle risorse, impostati su procedure maggiormente competitive nel caso dellInghilterra.

Trends nelle attivit di ricerca finanziate

La maggior parte dei paesi top-performers, sostengono maggiormente la ricerca in ambito civile pi che in ambito militare. Gli Usa, in controtendenza rispetto alle quasi totalit delle altre nazioni concentrano una quota pi alta (superiore al 55%) in investimenti in R&D nel settore della difesa. Questo settore destinatario di finanziamenti importanti anche da parte di altri paesi che investono intensamente in ricerca ma a livelli decisamente inferiori. Si va dal 30% in Francia e Inghilterra a meno del 10% in Giappone e in Germania, rispettivamente il secondo e il quarto performer mondiale. A livello aggregato le quote del finanziamento della ricerca in ambito militare mostrano in generale una tendenza decrescente o stabile, con alcune eccezioni rilevanti, tra cui gli Stati Uniti post 11 Settembre. Nellanalisi sui campi di studio verso cui si indirizza maggiormente la ricerca universitaria, risulta difficile individuare delle regolarit che caratterizzino le diverse macroaree. Tra i paesi pi avanzati si nota un rinnovato focus sulla ricerca di base, condotta principalmente in ambito accademico, allo scopo di creare le basi per un futuro avanzamento tecnologico al di l della frontiera tecnologica attuale. Gli Stati Uniti, ad esempio, destinano alla ricerca accademica di base circa il 75% dei fondi disponibili, il 22% a ricerche applicate, e impiegano il resto in sviluppo. Allo stesso tempo i governi pi avanzati cercano di indirizzare la ricerca in settori, come quello delle green technologies, destinati a una sicura crescita nel prossimo futuro. Le diverse priorit strategiche nazionali riflettono differenze nella struttura

economica e nel grado di sviluppo del paese. In contesti meno avanzati, ma non solo, una parte crescente delle attivit di ricerca si rivolge allintegrazione istituzionale tra ricerca e industria. Una delle priorit per le nazioni emergenti infatti quella di legare in modo pi stretto le strategie volte allinnovazione con le politiche di sviluppo nazionale e in definitiva col tessuto sociale ed economico del paese.

Trends nelle risorse umane in R&D Le risorse umane rappresentano un input di importanza centrale per il progresso tecnologico e linnovazione. Per capire il successo di un paese in questi campi essenziale fare riferimento al numero e alla qualit del personale impiegato a fini di ricerca, in particolare ricercatori (definiti come professionisti impegnati nella creazione di conoscenza, metodi e sistemi a fini di ricerca). Gli investimenti nellistruzione terziaria devono assicurare un risultato in termini di risorse umane (laureati e possessori di un dottorato di ricerca) in grado di portare avanti le attivit di ricerca e di incrementarne la portata innovativa. Il tipo di lavoro svolto dal ricercatore varier a seconda delle skills e dei campi di interesse personali, ma soprattutto in relazione ai diversi settori che realizzano attivit di ricerca in cui vengono impiegati. I ricercatori svolgono la propria attivit in settori sempre pi interconnessi luno con laltro, ma caratterizzati ognuno da diverse mission, campi di ricerca specifici e diverse modalit di ricerca. La ricerca privata si concentra maggiormente sulla fase di sviluppo, progettazione e sperimentazione, realizzando innovazioni incrementali al fine di giungere ad applicazioni pratiche redditizie per il mercato. Nei centri nazionali di ricerca i ricercatori vengono solitamente impiegati in attivit di ricerca di base e applicata in aree di pubblico interesse (agricoltura, ricerche climatiche, nucleare, ricerca medica, tecnologie pulite). Allinterno dellambito accademico viene realizzato il pi ampio spettro di attivit di ricerca, di base, applicata, fino a spingersi alla stessa fase di progettazione e sviluppo, spesso in collaborazione con ricercatori negli altri settori. Questi ricercatori si trovano oggi ad operare in un contesto, quello accademico, al centro di profonde trasformazioni e interazioni con altre realt coinvolte nel processo di innovazione. Alcuni studiosi tra cui Rip hanno parlato a questo proposito di

porosit dei confini tra ambiente accademico e mondo esterno27. Per i ricercatori questo pu rappresentare un limite se si traduce nella semplice applicazione di principi utilitaristici o strategici alla ricerca accademica, ma pu e deve rappresentare, in un sistema della ricerca funzionante, un aumento delle opportunit di svolgere al meglio il proprio compito. I ricercatori accademici sono infatti di norma i meglio posizionati allinterno dei circuiti di conoscenza e innovazione e allinterno dellambiente accademico godono di pi ampia autonomia di ricerca. Vero che la gestione della ricerca negli atenei, in termini di incentivi, coordinamento delle attivit e possibilit di collaborazioni con altri settori, svolge a questo proposito un ruolo cruciale. In assenza di condizioni favorevoli per la ricerca, dentro e fuori dagli atenei, il potenziale dello stock di ricercatori presente in un paese pu rimanere inespresso, dando spesso luogo a una forte mobilit di personale altamente qualificato verso i paesi che godono di sistemi di ricerca pi avanzati. I dati a livello globale mostrano una grande concentrazione del numero di ricercatori negli Stati Uniti, nellUnione Europea, e in Cina, pari al 60% del totale28. Negli Stati Uniti gli indicatori relativi alle risorse umane sono particolarmente positivi: il numero di ricercatori stato stimato nel 2006 in 1,4 milioni di unit e il paese supporta il 28% dei dottorati di ricerca in tutta larea OECD29; un terzo della forza lavoro altamente qualificata o svolge mansioni equivalenti a un laureato o ricercatore. NellUnione Europea EU 27 il numero di ricercatori FTE si colloca leggermente al di sotto dei livelli assoluti degli Stati Uniti e della Cina, con circa 80000 unit in meno rispetto alle altre due aree, entrambe sugli 1,4 milioni di unit. In UE la percentuale di personale altamente
27 28 29

Changing Dynamics in Higher Education p. 81 UNESCO, 2009 Report on the UNESCO Forum on Higher Education, Research and Knowledge 2001-2009 p. 198

qualificato sulla forza lavoro totale impiegata dellarea raggiunge quote molto minori. La regione mostra per la migliore performance tra i paesi top-performers in ricerca in relazione al numero di PhDs, dottorati di ricerca assegnati, sia in termini assoluti che relativi. LUE ha assegnato pi di 100000 dottorati di ricerca nel 200730 contro i circa 52000 assegnati negli Stati Uniti e i 15000 del

Giappone; il dato relativo alla Cina sfortunatamente non disponibile. La Cina, come abbiamo visto ha quasi raggiunto la quota assoluta di ricercatori presente nelle altre due aree; lo stock di capitale umano altamente qualificato cresciuto del 9,4% annuo dal 2000 al 2008. Sebbene nel dato statistico, secondo alcuni studiosi, sia conteggiato anche personale che non si occupa attivamente di ricerca, esso, soprattutto se comparato ad altre aree in transizione che pure stanno investendo maggiormente in ricerca rispetto al passato, non perde di significativit. Il paese si avvale ormai di un sistema universitario sempre pi di alto livello e capace di formare, nel 2008, un numero di laureati di primo livello triplo rispetto al 2000. Il tasso di laureati tuttavia si colloca ancora molto al di sotto di quello presente nei contesti pi sviluppati, 12% sul totale della popolazione rispetto al 35% nella media dei paesi OECD, ma il trend di crescita non accenna a diminuire. Se ci concentriamo sulle risorse umane presenti nelle altre aree in transizione emerge una grande disparit con le regioni pi avanzate e con la stessa Cina. LAmerica Latina, con 252000 ricercatori FTE, contribuisce solamente per il 3,5% del totale mondiale, una quota comunque superiore a quella relativa alle spese globali in ricerca. Il numero di ricercatori raddoppiato dal 2000 al 2007 e la crescita del pool di risorse umane stata continua a partire dal 1996. Il trend positivo in termini di risorse umane riscontrato nel continente nasconde una
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Fonte OECD 2008 Main Science and Technology Indicators 2008-2

marcata eterogeneit nelle performances dei vari paesi: in 4 paesi, Brasile, Argentina, Messico e Cile si concentra pi del 90% degli scienziati e ingegneri del continente. Il Brasile, che conta poco pi di un terzo della popolazione annovera pi della met dei ricercatori presenti in America Latina, lArgentina contribuisce al totale dei ricercatori con una quota doppia rispetto a quella relativa alla popolazione del continente. Pi di un terzo del continente invece contribuisce in misura minima al totale dei ricercatori presenti nellarea. Le uniche eccezioni sono rappresentate, in termini relativi visto che si tratta di piccoli paesi, da Cuba e Costa Rica. LAfrica contribuisce solo per il 2,5% al totale dei ricercatori mondiali: se consideriamo Tunisia, Libia, Egitto, Marocco, Algeria tra gli Stati Arabi, in accordo con la classificazione Onu-Unesco, notiamo come la Nigeria conti il maggior numero assoluto di ricercatori, seguita da Sud Africa e Repubblica Democratica del Congo, mentre se passiamo a considerare il tasso di ricercatori per milione di abitanti le performances migliori sono da attribuire a Botswana, Sudafrica e Senegal. Anche gli Stati Arabi non hanno ancora raggiunto un numero di ricercatori sufficiente a coprire la maggior parte delle discipline. A rendere il problema ancora pi grave il fatto che i sistemi della ricerca, deboli e mal coordinati, non siano in grado di assorbire i nuovi laureati o possessori di dottorati. La discriminazione di genere, inoltre, fa si che la disoccupazione colpisca soprattutto le donne, che rappresentano circa il 35% della comunit di ricercatori. Parziali eccezioni ai dati poco incoraggianti circa il pool di ricercatori presenti nel mondo arabo sono Tunisia e Giordania, entrambi con un numero di

ricercatori per milione di abitanti superiore alle 1500 unit, seppure il dato riguardante la Tunisia sia sovrastimato31. Nonostante si sia verificato in soli 5 anni(dal 2002 al 2007) un aumento dal 30 al 38% dello share di ricercatori presenti nei paesi in via di sviluppo sul totale globale, due terzi di tale crescita sono da attribuire alla sola Cina. Lanalisi del numero dei ricercatori per milione di abitanti conferma la notevole disparit tra macroaree nella capacit di ricerca. Larea del Nord America si conferma leader mondiale anche da questo punto di vista, dal momento che si avvale del contributo di 4280 ricercatori per milione di abitanti. Il dato si attesta sopra i 2300 in Oceania e nellUnione Europea. Il numero di ricercatori per milione di abitanti scende notevolmente se consideriamo lAsia, attestandosi comunque sopra i 500, e si ferma a sole 73 unit in Africa. Lo stesso tipo di analisi, condotta per paese, vede la Finlandia al primo posto con quasi 8000 ricercatori per milione di abitanti e il Burkina Faso con 17 in ultima posizione. Tra i paesi leader nel campo della ricerca, il primato spetta al Giappone. Considerando la popolazione

economicamente attiva, ogni 1000 abitanti, in Giappone il numero di ricercatori in termini di full time equivalent raggiunge le 10,6 unit, negli Stati Uniti la stima 9,9, mentre la Cina si colloca molto pi indietro (1,8) pur registrando, come abbiamo visto, un numero di ricercatori a livello assoluto pari a quello degli Stati Uniti. Come abbiamo visto il numero di ricercatori raggiunge livelli molto pi bassi in una parte consistente delle aree in via di sviluppo; al di l del numero di laureati prodotto dai sistemi universitari, dato comunque importante, si deve tenere in considerazione la capacit dei sistemi economici di assorbire nel settore R&D tali risorse umane.

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Cenni ai problemi di gestione delle risorse umane nei paesi in via di sviluppo

Dal quadro globale emerge infatti il rischio che in molti di questi paesi la crescita nel numero di ricercatori non sia accompagnata allinterno dei sistemi economici nazionali da opportunit attraenti per chi in possesso di un alto capitale umano. La formazione di un ricercatore e di personale altamente qualificato altro non che il risultato dell investimento dei sistemi nazionali nella costruzione di sistemi accademici che garantiscano una preparazione di profilo internazionale. Tale investimento pu essere vanificato o se non altro complicato da fenomeni migratori verso strutture di ricerca straniere, dal momento che la capacit da parte di un paese di richiamare tali lavoratori dipende dallattrattivit delle opportunit di lavoro. I paesi meno sviluppati incontrano diverse difficolt a competere su questo terreno a livello globale. Oltre allimportante freno rappresentato dalla bassa disponibilit di capitale per finanziare la ricerca, il contesto infrastrutturale e istituzionale, ossia lambiente della ricerca, arretrato. La ricerca di base poco supportata dai governi e le attivit di R&D si limitano per lo pi a progetti a breve termine relativi a ricerche applicate. I contratti di ricerca a tempo determinato applicati sul territorio nazionale, nascono spesso da progetti proposti da istituzioni internazionali, o da governi che cercano di accedere a questo tipo di aiuto e prestiti. Storicamente la presenza di bassi salari nazionali e gli alti tassi di inflazione nazionali tipici di molte economie arretrate hanno spinto i ricercatori a prediligere questo tipo di occupazione a un impiego di pi lunga durata, ma con incentivi economici decisamente minori, nelle universit pubbliche. Gli stessi motivi hanno spinto moltissimi ricercatori ad emigrare allestero: un pesante flusso migratorio da Sud a Nord del mondo ha caratterizzato gli ultimi decenni e i paesi pi sviluppati si avvalgono di un consistente numero di personale straniero

altamente qualificato. Uninchiesta sullarea OECD pubblicata nel 2008 dallo UK Parliamentary Office, ha stimato in 20 milioni il numero di migranti altamente qualificati presenti nellarea su un totale di 59 milioni32. Questo fenomeno percepito diversamente dagli studiosi poich alcuni lo identificano per lo pi negativamente come brain drain, altri si riferiscono ad esso con il termine brain-circulation, richiamandone gli aspetti potenzialmente positivi per il paese di partenza, soprattutto nel medio e lungo termine. Al di l delle diverse valutazioni il fenomeno pone diversi problemi ai sistemi nazionali di ricerca in molte aree del mondo, tra cui India e il Sud dellAsia, lAfrica Sub Sahariana, la Turchia, alcuni paesi dellEst Europa. A titolo esemplificativo si possono citare il caso dello Sri Lanka, paese nel quale, secondo uninchiesta nazionale il numero di ricercatori scientifici attivi nel contesto nazionale si ridotto dal 1996 al 2006 di parecchie migliaia di unit. In India, anche esulando dalla classica rappresentazione del brain drain come emigrazione di ricercatori allestero, si riscontra anche una sorta di brain drain interno. Molti tra i cervelli migliori sono attratti dai salari maggiormente competitivi offerti da multinazionali delocalizzate soprattutto nel Nord del paese; ci costituisce una significativa barriera allo sviluppo della ricerca nazionale. I governi dei paesi in via di sviluppo possono trovare parziale rimedio a questa situazione, stabilendo e mantenendo stretti contatti con il personale accademico emigrato allestero, o occupato in strutture straniere. Lobiettivo sarebbe quello di beneficiare almeno in parte delle conoscenze dei ricercatori allestero, coltivando i legami stabiliti dal personale e dai ricercatori emigrati. Detto questo, secondo molti studiosi, essenziale che i governi dei paesi in via di sviluppo si concentrino, nelle fasi iniziali dello sviluppo di un solido sistema universitario
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nazionale, sul finanziamento pubblico della ricerca e delluniversit. Lobiettivo infatti quello di riuscire ad attrarre un numero di ricercatori dallestero e trattenere almeno una parte dei cervelli migliori allinterno del sistema nazionale, e ci non risulta possibile senza adeguati incentivi economici. Lo Stato in conclusione ha un ruolo cruciale nella costruzione di un sistema efficiente della ricerca nazionale, dal momento che questo necessita di una attenta gestione istituzionale e di un ambiente favorevole per svilupparsi. Questo vale non solo per i contesti pi arretrati, ma in misura differente ma non meno significativa interessa anche sistemi della ricerca pi avanzati come ad esempio quello italiano. Nel nostro caso a pesare negativamente non tanto il brain drain, comunque esistente, quanto piuttosto la scarsa attrattivit del nostro sistema della ricerca rispetto a quello degli altri top-performers mondiali. Un sistema universitario efficiente pu rappresentare un polo di attrazione importante, sebbene non sia lunico, per ricercatori di livello mondiale. Sta allo Stato quindi elaborare politiche tali da creare le condizioni perch questo possa verificarsi.

CAPITOLO 2

Nel primo capitolo abbiamo analizzato da un punto di vista quantitativo il finanziamento della ricerca, prendendo come riferimento i principali performers mondiali. Le diverse intensit di ricerca nei paesi considerati, il contributo relativo da parte del governo, delle imprese o delle stesse istituzioni universitarie, la quantit di fondi destinati alla ricerca universitaria, sottintendono lesistenza di diverse concezioni della ricerca nei paesi considerati e in definitiva lesistenza di diversi modelli di finanziamento. Ai fini di questo lavoro sono particolarmente interessanti i dati sulla ricerca universitaria, rispetto a quella realizzata dagli altri settori come enti di ricerca governativi e imprese. Da evidenziare sono soprattutto i dati sulle fonti del finanziamento della ricerca universitaria, dal momento che la provenienza dei fondi influenza le modalit attraverso le quali essi vengono erogati e in definitiva configura lesistenza di diversi modelli di finanziamento. Nei sistemi universitari nazionali caratterizzati da una forte componente di finanziamenti privati, come quello statunitense e koreano

I paesi non differiscono unicamente per intensit di ricerca, contributi relativi da parte del governo, delle imprese o delle stesse istituzioni universitarie, quantit di fondi destinati alla ricerca universitaria; differiscono soprattutto per le modalit e le regole attraverso le quali si elargiscono i fondi. Non detto che i fondi pubblici vengano assegnati con modalit

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Gli aspetti di gestione che influiscono sulla qualit di un sistema universitario vanno ricercati sia nellammontare di finanziamenti totali disponibili, sia nei criteri di assegnazione di tali fondi e pi in generale negli aspetti di gestione dei sistemi universitari. La convinzione da cui partiamo, non cos ovvia come potrebbe sembrare (come avremo modo di approfondire in seguito a proposito della competizione globale), che le politiche messe in atto dai governi, le regole e i meccanismi implementati da essi, siano le determinanti decisive della performance dei sistemi universitari nazionali e della ricerca. Le modalit di assegnazione dei fondi, considerando i soli finanziamenti pubblici, si caratterizzano per unampia variet. La maggior parte dei paesi OECD, tra cui Australia, Nuova Zelanda, Francia, finanzia le istituzioni universitarie in base agli input, in particolare al numero di studenti iscritti. Altri paesi, come il Belgio, utilizzano criteri relativi alloutput prodotto dai sistemi universitari: in Belgio si fa riferimento alle votazioni ottenute dagli studenti. Un simile criterio utilizzato per met dei fondi pubblici erogati dalle istituzioni pubbliche svedese, mentre in Olanda circa la met dei finanziamenti pubblici viene assegnata in base al numero dei diplomati. In questi due paesi la restante parte del finanziamento, approssimativamente il 50%, allocata sulla base degli input, si pu dire che questi paesi assumono quindi una posizione intermedia sul continuum finanziamenti erogati in base agli input finanziamenti erogati in base agli output, continuum individuato da molti esperti di Economia dellIstruzione. Tra i criteri di input, seguendo la classificazione utilizzata da F. Kaiser, H. Vossensteyn, J. Koelman, consideriamo sia criteri che si riferiscono ai flussi degli studenti iscritti, sia quelli relativi ad aspetti che concernono le strutture universitarie. Tra i primi

vengono inclusi il numero di studenti in programmi iscritti a corsi di laurea di primo livello, secondo livello, di dottorato o masters, il numero di studenti in riferimento alle diverse aree di studio etc.., Tra i criteri relativi alla struttura vengono presi in considerazione: lampiezza delle aule disponibili per attivit didattiche e ricerca, il numero di cattedre accademiche assegnate e la quantit di personale amministrativo impiegato, i progetti di ricerca in corso nei vari dipartimenti. Nei sistemi nazionali che privilegiano un tipo di finanziamento orientato agli input vengono utilizzati sesso congiuntamente criteri appartenenti alle due sub categorie vengono utilizzati. Il numero di iscritti, nello studio svolto da F. Kaiser, H. Vossensteyn, J. Koelman spesso il criterio dominante, ma la valutazione delle strutture per la ricerca viene affiancata ad esso in numerosi paesi, tra cui Australia, Germania, Francia e Nuova Zelanda. In Francia invece, ad esempio, viene utilizzato il criterio della metratura delle aree in aggiunta al flusso degli iscritti. Altri criteri, come il numero di ore addizionali richieste allo staff accademico usato anchesso in Francia, o lammontare di costi salariali di determinate categorie del personale sono utilizzate ma hanno solitamente un peso minore nel calcolo dei finanziamenti. I criteri di output son pi vari: il numero di diplomi conseguiti nellanno accademico/ negli ultimi tot anni accademici, le votazioni conseguite dagli studenti diplomati, laureati, o in possesso di un dottorato di ricerca) il numero di pubblicazioni classificate come eccellenti (ossia su riviste di rilevanza internazionale, o giudicate da commissioni paritarie composte da accademici di fama), quantit e importanza dei brevetti ottenuti. Chiaramente, quando si considerano criteri di assegnazione in base agli

output, vengono operate implicitamente dei giudizi di valore, che pur rifacendosi a standard riconosciuti internazionalmente, pongono numerose questioni di non banale soluzione: ad esempio cosa si intende per qualit e performance di un sistema universitario, giusto, utile o produttivo utilizzare un criterio invece di un altro. In altri termini ci si pu domandare se il successo di un sistema universitario, inteso nel senso pi alto come come contributo al miglioramento culturale e sul piano socio-economico di un paese, sia correlato alla performance relativa al criterio di output stabilito. In Germania Regno Unito, due tra i principali performers mondiali nella ricerca, i fondi pubblici alle universit vengono allocati indipendentemente da criteri di input o di output, attraverso negoziazioni tra istituzioni pubbliche e istituzioni universitarie, che tengono conto dellammontare erogato a questultime in passato e delle previsioni relative alle iscrizioni future. Nel Regno Unito tuttavia, una percentuale crescente di

finanziamento viene erogata utilizzando criteri di performance nella didattica e nella ricerca.: si tratta nuovamente di un criterio relativo alloutput prodotto. Per quanto riguarda il finanziamento privato, non considerando i contributi degli studenti in forma di tuition fees, di cui tratteremo successivamente, si pu affermare che in genere lassegnazione dei fondi condizionata ai risultati, in base quindi a criteri di output. Nelle politiche di gestione dei finanziamenti privati, rientrano a pieno titolo anche gli interventi dello Stato volti a favorire linvestimento o la donazione interessata (quella incentivata da sgravi fiscali) da parte dei privati, (gli sgravi fiscali sono tra le misure

maggiormente utilizzate. Inoltre vanno considerati i meccanismi che disciplinano gli accordi di partnership tra istituzioni universitarie e soggetti del settore privato. Nella grande maggioranza dei paesi europei, come negli Stati Uniti, Korea e Giappone, sono stati forniti incentivi gestionali alle universit allo scopo di incentivare la creazione di accordi e la collaborazione con imprese private. Solo in 5 paesi Europei tuttavia, i governi hanno fissato un vero e proprio quadro di regolamentazione che autorizza le universit a costituirsi come imprese (companies) supportandole nella creazione di partnerships col settore privato. A questo punto utile introdurre ai fini della trattazione, il tema dellautonomia universitaria e quello della responsabilit delle stesse di fronte al governo e alla societ di fronte ai soggetti finanziatori, lAccountability. Autonomia e Accountability sono annoverate, nella letteratura, tra le dimensioni cruciali che caratterizzano i sistemi di governance delle universit e della ricerca nazionali. Limportanza di queste 2 nozioni nasce dal fatto che le universit non consistono in un mero insieme di individualit che insegnano, studiano e fanno ricerca, ma rappresentano veri e propri soggetti istituzionali ai quali attribuire un grado variabile di libert e responsabilit verso la collettivit. Autonomia il termine utilizzato nella letteratura internazionale per fare riferimento a un ideale e allaspirazione da parte delle universit di proteggere la propria indipendenza dallo Stato o dagli interessi privati allo scopo di preservare la libert dei propri accademici. Susan Wright 2005. Nei contesti Anglosassoni lindipendenza istituzionale stata assicurata storicamente ponendo le istituzioni universitarie al di fuori della struttura statale. Le universit si sono evolute storicamente come corporazioni pubbliche, ognuna dotata di un proprio statuto e organi direttivi, sebbene

dipendente in misura crescente dallo Stato (in Inghilterra a partire dal 1919) per quanto riguarda il finanziamento della didattica e della ricerca. Nella maggior parte dei paesi dellEuropa Continentale le istituzioni universitarie sono state protette pnendole in uno spazio protetto allinterno della struttura statale. Gli accademici e il management burocratico sono stati impiegati sulla base della disciplina sui contratti di lavoro nazionale; ci no ha costituito tuttavia un invito allinterferenza statale. Al contrario, sulla base di questi accordi i governi si sono impegnati a proteggere lindipendenza delle universit, in particolare impegnandosi a preservare la libert della ricerca universitaria e nella didattica dalle influenze di tipo politico. Come nota Scott (1997), tuttavia, impossibile, in qualsiasi contesto, parlare di unassoluta autonomia. Gli accademici si collocano infatti allinterno di istituzioni legati da rapporti di forza ineguali con Stato e studenti, che si traducono in una negoziazione continua in termini autonomia, dipendenza e responsabilit verso entrambi. Inoltre il concetto di autonomia riferito alle universit si pu riferire sia alle istituzioni, sia agli individui. Fino agli anni 90 circa ha trionfato lassunzione che allautonomia degli organi direttivi si accompagnasse automaticamente la libert degli accademici nel contesto della didattica e della ricerca. Tuttavia lidea che il management delle universit, nel tentativo di preservare la propria autonomia e indipendenza dallo Stato e dagli interessi privati (partiti e organizzazioni capitalistiche), proteggesse automaticamente anche lautonomia degli accademici, si rivelata fallace. Negli ultimi 20 anni il riconoscimento a livello internazionale del ruolo che listruzione universitaria e la ricerca universitaria ricoprono allinterno della competizione globale che

caratterizza lattuale Knowledge Economy, ha contribuito a modificare il

concetto stesso di autonomia. Gli argomenti utilizzati nel discorso internazionale circa la governance universitaria vertono sui seguenti punti: 1) le universit sono spesso criticate in quanto incapaci di rispondere in modo flessibile al cambiamento sociale, alle necessit economico industriali dei paesi e alle mutate opportunit per linsegnamento e la ricerca. 2) Per avere successo nella Knoweledge Economy, necessario che la ricerca scientifica possa essere tradotta in soluzioni innovative utili alleconomia e in termini di cambiamento socio-economico. 3) Dalla didattica, infine, ci si aspetta che produca quella tipologia di lavoratori altamente qualificati, la cui presenza necessaria al fine di attrarre gli investimenti delle imprese maggiormente innovative nei sistemi nazionali. In ambito europeo, il processo di Bologna, che ha visto impegnati numerosi paesi europei in un cammino di riforme per meglio rispondere alle sfide dellattuale sistema globale, va considerato un passo in questa direzione. Il concetto di autonomia universit ha assunto un nuovo significato dal momento che si valutato che debba coesistere con laccresciuto ruolo statale nellindirizzare le attivit delle strutture accademiche (si tratta del concetto di steering su cui torneremo pi avanti) e con le influenze esterne. Lagenda di Bologna ha quindi supportato lidea di fornire pi ampi margini di autonomia in termini direzionali e finanziari, accompagnando tuttavia tale processo con lintroduzione di meccanismi di monitoraggio e di valutazione output-based. Laccostamento tra la maggiore indipendenza delle universit con la maggiore influenza esterna e laccresciuto ruolo del governo nellindirizzare e controllare le attivit accademiche, testimonia levoluzione

del concetto di autonomia. Attualmente ad esso, per i sopracitati motivi si accompagna costantemente nella letteratura internazionale il concetto di accountability. I sistemi universitari caratterizzati da accountability si contraddistinguono per la presenza di meccanismi di valutazione dei processi e dei risultati acquisiti. Il binomio autonomia-accountabilitysi regge su un precario equilibrio: per mantenerlo necessario che il governo e gli Stakeholders esterni riconoscano pienamente il valore dellindipendenza intellettuale e che le universit e i suoi membri assumano pienamente le prprie responsabilit di fronte al governo e agli altri stakeholders, riconoscendo di operare allinterno dello stesso sistema economico-sociale. Allinterno del dibattito sulla valutazione della didattica, Mary Enkel (1997) individuava come aspetto cruciale wheter public accountability and academic autonomy can be reconciled and if they can, on whose terms. Lo stesso dibattito vale per gli aspetti relativi alla ricerca in relazione ai meccanismi di valutazione e monitoraggio che la riguardano. Gi nel 1990 Robert Berdhal, in un articolo sulla rivista Studies in Higher Education, mette in guardia circa la presenza di criteri troppo onerosi in termini di Accountability. In particolare la presenza (diffusione) di procedure e meccanismi di valutazione che non si limitino a monitorare e incentivare il processo di ricerca ma che incidano direttamente sulla sua sostanza, assecondando di fatto volont politiche e interessi di governo e finanziatori esterni, egli afferma, particolarmente rischiosa. LOECD (2007) ha raggruppato allinterno delle due dimensioni dellaccountability e

dell autonomia una serie di indicatori che permettono, se considerati congiuntamente, di cogliere molte delle caratteristiche dei sistemi di governance nazionali. Per quanto riguarda lautonomia, si fa riferimento alla

flessibilit nellutilizzo del budget disponibile (autonomia finanziaria), la flessibilit nelle politiche che riguardano il budget, lautonomia nelle scelte didattiche e quella relativa alla selezione degli studenti. Per quanto concerne laccountability, vengono considerati i meccanismi di valutazione e le regole di finanziamento (Oliveira e al 2007). Nello studio condotto da Oliveira e al. Gli indicatori vengono classificati su una scala da 1 a 10. Grafico Oliveire e al!!! Tra i maggiori performers gli Stati Uniti ottengono il punteggio pi alto in tutte gli indicatori di autonomia, escluso quello che valuta la possibilit di selezionare gli studenti, per il quale la Grecia ad avere la pi ampia flessibilit. Tra i maggiori performers europei, Regno Unito, Danimarca, Svezia e Finlandia ottengono alti punteggi in autonomia, in particolare per quanto concerne lassunzione degli accademici e del personale (Staff) impiegato e alle scelte circa il contenuto dei corsi. Tuttavia il tipo di autonomia varia significativamente da contesto a contesto. Ci accade perch in Europa la maggior parte dei sistemi universitari vengono regolati attraverso un regolamento stabilito dal governo, che fa s che lautonomia vari in relazione nei limiti dei regolamenti propri di ogni contesto nazionale. Allo stesso tempo tale sistema di regolazione fornisce il quadro entro il quale operano i diversi meccanismi di accountability. In linea generale si pu affermare che in Europa le universit godono di una significativa autonomia amministrativa e in misura minore della libert di decisione circa la possibilit di definire la peculiarit della propria struttura interna nei limiti del quadro legale di riferimento. Tra le diverse dimensioni dellautonomia, quella finanziaria ha un importanza cruciale e si caratterizza per il fatto che

si collega direttamente a numerosi altri aspetti dellautonomia di un sistema universitario. Se non vi un certo grado di autonomia finanziaria infatti, le altre dimensioni dellautonomia possono esistere solo in teoria. In Europa nella maggior parte dei casi le universit ricevono fondi via block grants: i block grants vengono definiti, nello studio University autonomy in EUA come quei contributi destinati a coprire sia le spese per linsegnamento sia le spese in ricerca e per le spese correnti e amministrative. Sotto questo quadro regolatorio, sebbene alcune restrizioni possano intervenire, le universit sono responsabili per quanto riguarda lallocazione interna di tali risorse in accordo con le proprie esigenze e priorit. Al contrario in un sistema di finanziamento fondato su linee di buget, line-item, gli spazi per lautonomia si riducono, dal momento che le universit ricevono in questo caso fondi indirizzati ad attivit o a voci di costo specifiche. Lo spazio per decisioni autonome circa lallocazione dei fondi quindi assente o decisamente notevolmente ristretto. In 26 sistemi nazionali Europei le universit ricevono dal ministero finanziamenti in forma di block-grants, tuttavia solo in 8 casi (in Austria, Regno Unito, Norvegia, Polonia, Svizzera, Repubblica Slovacca, Belgio-comunit Fiamminga, Estonia) godono di una completa o quasi libert nel decidere come allocare le risorse disponibili. In altri paesi esistono invece diversi tipi di restrizione circa lutilizzo dei block-grants: in Svezia e Slovenia ad esempio viene posto un limite alle quote di finanziamento che possibile trasferire tra macrovoci di spesa (spese per lo staff accademico, budget per la ricerca, insegnamento, o per spese in infrastrutture). Finanziamenti di tipo line-item, allocati dal ministero o dal Parlamento, vengono utilizzati in 7 paesi, prevalentemente dellarea dell Est Europa

(Bulgaria, Turchia, Lettonia, Lettonia, Serbia). Anche alcuni Stati federali tedeschi continuano ad utilizzare questa forma di finanziamento. Ci limita la possibilit per le strutture terziarie di spostare fondi tra linee di budget; in alcuni casi, come quello della Serbia, persino i flussi finanziari autogenerati dalle universit sono sottoposti a rigidi controlli. Chiaramente ci inficia lefficienza e limita notevolmente gli effetti dellautonomia sotto altri aspetti. A questo proposito, in base allo studio University Autonomy in Europe, in ambito EUA, si pu affermare che solo in 8 paesi

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