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GONZAGUE DE REYNOLD

Tesi di laurea di un utente internet di cui si perduta traccia

PRIMA PARTE: LUOMO

Introduzione alla prima parte

Una panoramica su carattere, vita e formazione di Gonzague de Reynold indispensabile per


cogliere essenza e portata della sua opera, storica e non. Si pu dire che "...l'azione e il pensiero, in
lui, si generano continuamente lun laltra"1. Il suo pensiero, la sua coscienza percorrono come un
filo rosso tutti i suoi scritti, a prima vista tanto eterogenei; dalle poesie dell'adolescenza alla
filosofia politica de Il tetto cristiano2. "I suoi princpi dominano tutta la sua azione, tutta la sua
opera "3. L'uomo e l'opera sono tutt'uno.

.ZERMATTEN, Maurice, Gonzague de Reynold, Tribune, Genve, 1980, p. 76

.Ibidem, p. 244

.REYMOND, Maxime, Il est "lui", in AAVV, Hommage Gonzague de Reynold, Librairie de l'Universit, Fribourg, 1941, p. 108

Capitolo 1: Cronologia vita e opere4

1880

Il 15 luglio nasce da famiglia nobile, a Friburgo in Svizzera, LouisGonzague-Frdric-Marie-Maurice de Reynold de Cressier. figlio unico5 di
Alphonse-Marie e di Nathalie-Victorine de Techtermann.
Inizia la sua formazione con un precettore di origine francese, poi con lo zio,
colonnello Arthur de Techtermann, al castello di Cressier.

1899

Si diploma in lettere al Collge Saint-Michel di Friburgo.

1899-1901

Studia lettere alla Sorbona, dove allievo di Gustave Lanson e di Emile Faguet6, ed
all'Istituto cattolico di Parigi.

1901-1903

Studia all'Universit di Friburgo in Brisgovia (Germania).


Entra in relazione con tre scrittori romandi: Edouard Rod, William Ritter e Philippe
Monnier7.

1904

Si reca a Ginevra dove incontra Charles-Ferdinand Ramuz, Adrien Bovv,


Henri Spiess ed i fratelli Alexandre e Charles-Albert Cingria. Con essi fonda La
Voile latine: una rivista ed un movimento "che tanta parte ebbero nella rinascita della
letteratura romanda..."8.
Pubblica il primo studio, effettuato su consiglio di Lanson: Jean-Jacques Rousseau e
i suoi contradditori.

1905

Sposa Marie-Louise de Reding Biberegg e si trasferisce a Ginevra9. Viaggio di nozze


in Scandinavia10. Dal matrimonio avr tre figli: Elisabeth (1906), Franois (1909) e
Colette (1912).

1909

Discussione di tesi in Sorbona. Soggetto: Bridel e le origini della letteratura svizzera


romanda.
Pubblica il primo volume della tesi di dottorato, Storia letteraria della Svizzera nel
XVIII secolo.
Libero docente all'Universit di Ginevra. Titolo del corso: "Storia della cultura in
Svizzera"11.

La cronologia che segue per lo pi ispirata a quella contenuta in BORY, Jean-Ren, Gonzague de Reynold 1880-1970,
Delachaux et Niestl, Neuchtel, 1983, pp. 9-13. Le altre fonti cui si attinto sono indicate volta per volta. Per quel che riguarda
.le opere, qui figurano solo le pi importanti e rispettive traduzioni. La bibliografia completa si trova qui

La sorella Genevive, nata nel 1869 e quindi pi anziana di lui di 11 anni, mor il 19 dicembre 1893 a 24 anni. Il fratello Maurice
.mor a 7 anni, pochi giorni dopo la nascita di Gonzague

.REYNOLD, Gonzague de (in seguito: GdR), Mes Mmoires, tome III, Gnrales, Genve, 1963, pp. 30-33

.Ibidem, pp. 46-50

.CALGARI, Guido, Storia delle quattro letterature della Svizzera, Nuova Accademia, Milano, 1958, p. 496

.ZERMATTEN, op. cit., p. 49

.GdR, op. cit., pp. 40-42

10

.BORY, op. cit., p. 45; JOST, Franois (d. par), Gonzague de Reynold et son oeuvre, Universitaires, Fribourg, 1955, p. 9

11

1912

Con Alexis Franois e Robert de Traz diffonde un manifesto, Pro Helvetica


Dignitate ac Securitate, che prefigura la "Nuova Societ Elvetica", fondata pi tardi
quello stesso anno. Il movimento era strutturato sul modello di una "Societ
Elvetica" gi esistita nel XVIII secolo ed aveva lo stesso obiettivo principale:
rinsaldare l'unit nazionale12.
Professore di letteratura francese allUniversit di Ginevra, in supplenza di Bernard
Bouvier. Pubblica il secondo volume della tesi di dottorato.

1914

Su richiesta del comandante in capo dell'esercito svizzero durante la mobilitazione,


crea e dirige l'Ufficio Conferenze dello Stato Maggiore dell'esercito.
Pubblica la prima serie di Citt e Paesi svizzeri.

1915

Professore ordinario di letteratura all'Universit di Berna.

1915-1917

Pubblica nuovi studi e poemi.

1918

In seguito all'affare Hoffmann-Grimm13 inviato in missione diplomatica in


Inghilterra.
Per la Nuova Societ Elvetica contribuisce alla realizzazione di un segretariato degli
svizzeri all'estero.
Pubblica la seconda serie di Citt e Paesi svizzeri.

1919

Presiede il comitato svizzero Pro Vorarlberg14.

1920

Si batte per l'entrata della Svizzera nella Societ delle Nazioni.


Pubblica la terza e ultima serie di Citt e Paesi svizzeri, e Charles Baudelaire, primo
studio diretto alla rivalutazione del poeta "maledetto"15.

1922

Nominato rappresentante della Svizzera in seno alla Commissione internazionale di


cooperazione intellettuale della Societ delle Nazioni. Ne sar il relatore fino al
1939.
Pubblica La Svizzera una e diversa.

1923

Missioni diplomatiche presso la Santa Sede, in Belgio e nei Paesi Bassi.


Nominato Ufficiale dell'Ordine di Leopoldo I del Belgio.
Missione in Austria ed in Polonia.
Presidente dell'Unione cattolica di studi internazionali.

1926

Primo contatto con Mussolini. Seguiranno sette incontri ufficiali fra il 1927 e il
193516.

1927

Cavaliere dell'Ordine di San Giorgio (Repubblica di Weimar).


Missione in Italia.

Vedi ZERMATTEN, op. cit., pp. 57-58; o anche GdR, op. cit., cap. VII. Per quel che riguarda la Societ Elvetica del XVIII secolo
.vedi GdR, La Socit helvtique, Buchler & Co., Berne, 1913

.Scandalo suscitato da un caso apparente di diplomazia segreta. Vedi GdR, Mes Mmoires, cit., pp. 288-289

12

13

Si tratt del tentativo di fare del Vorarlberg, territorio politicamente austriaco ma geograficamente elvetico, un nuovo cantone
.svizzero. Vedi ZERMATTEN, op. cit., pp. 67-69; GdR, op. cit., pp. 361 ss

14

Il valore di questo volume rilevato nello studio di POB, Marcel, Gonzague de Reynold en face de Baudelaire, in AAVV, op.
.cit., pp. 67-71

15

.GdR, op. cit., pp. 527 ss

16

1928

Vice-presidente del Consiglio dell'Istituto internazionale del cinema educativo


(Roma).

1929

Membro corrispondente dell'Accademia delle scienze morali e politiche (Parigi).


Pubblica La Democrazia et la Svizzera. Il libro, insieme alle sue presunte prese di
posizione all'Universit, scatena unaccesa polemica17.

1930

Interpellanza contro di lui al Gran Consiglio bernese.

1931

Professore di storia della civilt moderna all'Universit di Friburgo. Vi insegner


fino al 1950 e sar due volte decano.

1932

Vice-presidente della Commissione internazionale di cooperazione intellettuale della


Societ delle Nazioni.
Su invito, tiene un anno di corsi di letteratura romanda e francese al Politecnico
federale di Zurigo18.

1934

Pubblica L'Europa tragica e Immagine della Svizzera.

1935

Missione in Portogallo. Entra in confidenza con Salazar, col quale si incontrer


cinque volte fino al 195119.
Esce la traduzione tedesca de L'Europa tragica.

1936

Pubblica Portogallo.

1938

Portogallo vince il primo Premio Camos20. In Germania esce la versione tedesca


del libro.
Pubblica Coscienza della Svizzera.

1939

Vince il Premio della Fondazione Schiller (Svizzera).


Membro onorario del Comitato culturale d'Argentina (Accademia di storia di Buenos
Aires).
Grande Ufficiale dell'Ordine di San Giacomo di Compostela (Portogallo).
Membro del Comitato esecutivo della Fondazione Pro Helvetia21.
Pubblica Difesa e illustrazione dello spirito svizzero e Da dove viene la Germania?
Esce la traduzione tedesca di Coscienza della Svizzera e, a Buenos Aires, quella
spagnola de L'Europa tragica.

1940

Missione diplomatica a Roma.


Collabora con la neonata Lega del Gottardo22.
Pubblica Grandezza della Svizzera mentre a Buenos Aires compare Da dove viene la
Germania? in spagnolo.

La cronaca della vicenda si trova in WALZER, Pierre-Olivier, L'affaire Reynold: "Ne vous raidissez pas, rigolez" (Valry),
."Journal de Genve", 8/11/1980, pagine culturali

17

.GdR, op. cit., p. 595

18

.ZERMATTEN, op. cit., pp. 86-88; GdR, op. cit., pp. 563 ss

19

.WARNIER, Raymond, Portugal, premier Prix Camons, in JOST, op. cit., pp. 137-148

20

.Sugli obiettivi di questo organismo ed i travagliati rapporti di Reynold con esso, vedi BORY, op. cit., pp.130-133

21

.Obiettivi della Lega e vicissitudini di Reynold con essa in GdR, op. cit., pp. 695-697

22

1941

Per il sessantesimo compleanno viene pubblicata in suo onore una prima raccolta di
omaggi e testimonianze: Omaggio a Gonzague de Reynold.
Pubblica Cos' l'Europa?, La Svizzera di sempre e gli eventi di oggi e Nel 1941
come nel 1291..., oltre a nuovi poemi.
Si ritira per lavorare alla grande opera: La Formazione dell'Europa23.

1942

Traduzione tedesca di Nel 1941 come nel 1291...

1943

Pubblica Cerchi concentrici.

1944

Escono in Canada Il XVII secolo: il classico e il barocco e Da dove viene la


Germania? Queste pubblicazioni confermano il successo ottenuto in quel paese24.
Pubblica Cos' l'Europa? (riveduto e corretto), Il mondo greco e il suo pensiero,
L'ellenismo e il genio europeo. Sono i primi tre volumi de La Formazione
dell'Europa.

1945

Pubblica L'impero romano, quarto volume de La Formazione dell'Europa.

1947

Dottore honoris causa all'Universit di Montral.

1949

Pubblica I Celti, primo tomo del quinto volume de La Formazione dell'Europa.


Dal 3 ottobre al 28 novembre si reca in America Latina, accompagnato dalla figlia
Colette. L'Accademia di storia di Buenos Aires lo nomina membro associato e fa
propria la sua filosofia della storia. Visita anche Uruguay e Brasile25.

1950

Esce Il Mondo Russo, sesto volume de La Formazione dell'Europa, ed il minuscolo


Impressioni d'America.

1951

In occasione del pellegrinaggio di Fatima partecipa allo speciale congresso di


Lisbona sul messaggio di Fatima e la pace. A lui riservata l'allocuzione pi
importante della seduta finale26.

1952

Membro dell'Accademia del Rodano delle lettere.

1953

Commendatore dell'Ordine Polonia Restituta.


Pubblica I Germani, secondo tomo del quinto volume de La Formazione
dell'Europa.

1954

Membro associato dell'Accademia reale del Belgio.

1955

Vince per la seconda volta il Premio della Fondazione Schiller.


Per il settantacinquesimo compleanno, Franois Jost cura la pubblicazione di una
seconda raccolta di omaggi, studi e testimonianze: Gonzague de Reynold e la sua
opera.
Fonda con Jean-Ren Bory e presiede la Societ svizzera degli amici di Versailles27.
Intraprende l'operazione di trasferimento dei suoi archivi personali alla Biblioteca
Nazionale di Berna, che si concluder nel 1970.
.GdR, op. cit., p. 708

23

.BRUCHESI, Jean, Gonzague de Reynold vu par un Canadien franais, in JOST, op. cit., pp. 71-72

24

.GdR, op. cit.,pp. 750-752

25

.Ibidem, p. 752

26

.Ibidem, pp. 746-748

27

1956

Membro fondatore e presidente della Societ degli scrittori friburghesi.

1957

Membro dell'Accademia di Mcon.


Fonda, con lo scrittore Eric Thilo ed il pittore Yoki, l'Istituto friburghese, diretto alla
promozione delle forze intellettuali ed artistiche di Friburgo28.
Pubblica Il tetto cristiano, settimo ed ultimo volume de La Formazione dell'Europa.

1958

Membro fondatore, col barone Van Zeeland, il barone Drion du Chapois ed il


professore van der Essen, del Centro europeo di Studi borgognoni29.

1959

Fonda, con Jean-Ren Bory, la rivista "Versailles".

1960

Membro dell'Accademia del Berry di Bourges.


Membro dell'Accademia dei diritti dell'uomo di Zurigo.
Per lottantesimo compleanno riceve dall'Universit di Friburgo una medaglia d'oro
coniata per l'occasione dallo scultore A. Claraz.
Pubblica i primi due volumi di memorie.

1961

Si associa alla difesa del patrimonio culturale e artistico friburghese (Pro Fribourg,
Clef du Pays).

1962

Pubblica Sintesi del XVII secolo: la Francia classica e l'Europa barocca.

1963

Cavaliere d'onore e di devozione dell'ordine militare e sovrano di Malta.


Esce il terzo volume di memorie.
Scomparsa della moglie Marie-Louise.

1964

Crea la Commissione lingue dell'Istituto friburghese che presiede.

1965

Commendatore della Legione d'onore.


Presiede alla creazione di Una Voce Helvetica (Associazione per la difesa della
Fede, del Latino e del Canto gregoriano)30.
Pubblica Gonzague de Reynold racconta la Svizzera e la sua storia.

1968

Riceve la medaglia d'oro dell'Accademia di Francia.

1969

Crea con Bat de Fischer e Jean-Ren Bory, e presiede, la Fondazione per la storia
degli svizzeri all'estero31.
Presiede alla pubblicazione della Carta delle Lingue dell'Istituto friburghese.

1970

Si spegne il 9 aprile all'Hpital des Bourgeois a Friburgo, all'et di quasi


novant'anni.
Appare postumo lultimo libro: Esperienza della Svizzera.

.BORY, op. cit., p. 153


A far parte di questo organismo, il cui obiettivo era "la coordinazione e l'intensificazione degli studi relativi alle Borgogne ed ai
sistemi di relazione in cui si sono manifestate nel corso della storia", furono invitati gli storici di mezza Europa: belgi, svizzeri,
.francesi, tedeschi, olandesi, italiani, inglesi... Vedi GdR, op. cit., pp. 743-745

28
29

.BORY, op. cit., p. 159

30

.Si tratta di un mutamento strutturale della Societ svizzera degli amici di Versailles. Vedi BORY, op. cit., p.146

31

Capitolo 2: Personalit

Nel descrivere il carattere di Gonzague de Reynold serve distinguere gli orientamenti


ideologici32 dagli attributi intellettuali33. I primi, sviluppatisi durante la sua formazione, ne hanno
forgiato lopera. I secondi, fra cui spiccava "...una volont di ferro e unanima da combattente"34,
l'hanno resa possibile.
2.1. Orientamenti

2.1.1. Cattolicit

La fede cristiana fu forse laspetto pi significativo del pensiero di Reynold. Non potremmo
sottrargli "...la componente cristiana che , fra le componenti vitali, la prima"35. Anzitutto lo spirito
religioso che lo animava lo spinse a mettere in luce il ruolo coperto dal cristianesimo nella genesi
della nostra civilt. C' chi lo consider un apologeta involontario della dottrina cristiana36.
In secondo luogo egli seppe sempre, "...nella concezione dei problemi, porsi dal punto di vista
cristiano, il che non vuol dire non riconoscere le esigenze del nostro tempo, ma al contrario
rispondere ad esse con quell'insegnamento che al cristiano ordinato dalla sua fede. Nella difesa
della libert, dei diritti della persona umana; nella visione dei compiti della sua Patria (...); nello
studio e nella soluzione dei problemi internazionali, Gonzague de Reynold ha saputo sempre rifarsi
ai valori eterni del Cristianesimo..."37.
In terzo luogo, egli fu profondamente cattolico e devoto alla Chiesa di Roma38. Sotto questo
aspetto fu degno erede di quei cattolici svizzeri e friburghesi che seppero difendere la loro fede e
mantenere intatta l'obbedienza a Roma anche nei momenti pi difficili39. Dagli antenati che
difendevano la propria fede sul campo di battaglia aveva ereditato una forte dose di combattivit.
Non per niente sembrava prediligere, tra le tante epoche studiate, quella in cui la Chiesa,
riassestatasi dopo la Riforma protestante, si lanciava essa stessa nelle riforme cercando di
recuperare il terreno perduto e di conquistare a Cristo nuovi domni coi suoi missionari. Fu l'epoca

Per una illustrazione succinta di questi elementi vedi in particolare: ROPS, Daniel, Trois donnes immdiates de Gonzague de
.Reynold, in JOST, op. cit., pp. 17-21

32

.Un breve elenco di questi doni naturali fornito in ZERMATTEN, op. cit., p. 38

33

.BORY, op. cit., p. 7

34

.MAMIE, Pierre, Allocution, in BORY, op. cit., p. 179

35

VIATTE, Auguste, De l'helvtisme l'universalisme, in JOST, op. cit., p. 316. Vedi GdR, La Formation de l'Europe, tome VII: Le
.toit chrtien, Plon, Paris, 1957, pp. 30-31

36

.GEMELLI, Agostino, Omaggio, in JOST, op. cit., p. 340

37

.BORY, op. cit., pp. 158-159

38

Si allude soprattutto al Sonderbund, la lega separatista stipulata nel dicembre 1845 dai cantoni cattolici conservatori svizzeri,
fra i quali Friburgo. La lega venne sciolta con la forza dalle truppe federali due anni pi tardi, dopo una guerra brevissima.
Reynold dedica alla ricostruzione minuziosa di questa vicenda un mezzo volume delle sue memorie, con l'intento di riabilitare un
.(prozio che vi fu direttamente implicato (pp. 129-130

39

barocca che Reynold (insieme ad altri, per esempio lo spagnolo Eugenio d'Ors40) contribu a
liberare dal velo di disprezzo che molti le riservavano41.
Gonzague de Reynold pu essere riallacciato alla famiglia di grandi spiriti che seppero
integrare le tendenze umanistiche al cristianesimo in una sintesi duratura, tutta a favore del nuovo
avvenire cristiano: da Marsilio Ficino e Pico della Mirandola a Francesco di Sales e Pierre de
Brulle, passando da Erasmo e Tommaso Moro42.

2.1.2. Carattere umanistico

Quello umanistico per lappunto il secondo aspetto essenziale del pensiero di Reynold.
Anzitutto egli fu grande ellenista. Dopo il primo approccio col mondo greco verificatosi a scuola43,
Reynold si trov immerso in esso durante la preparazione della tesi di dottorato44. La letteratura
svizzera del XVIII secolo, suo soggetto di tesi, era gremita di immagini ellenistiche (basti pensare
allinfatuazione di Rousseau per Sparta45). Con lausilio di dati storici e politici, Reynold si sarebbe
convinto dell'esistenza di una discendenza legittima dalla polis greca alla citt svizzera. La
grandezza della civilt svizzera " di rappresentare ancora (...) nel mondo la forma di civilt che fu
quella della Grecia (...): la civilt delle citt"46. Non stupisce che un tale ellenismo, visto e vissuto
attraverso civismo e federalismo svizzeri, avrebbe ispirato a Reynold due volumi del vasto studio
sulla formazione dell'Europa47.
Ma gi prima di essi Reynold aveva dato prova di immaginazione ed estro personale
nell'esprimere un ellenismo familiare e spontaneo, intrecciato alle impressioni quotidiane sue e di
ogni altro svizzero. Si allude a Citt e Paesi svizzeri48, libro colmo (tra laltro) di leggiadri schizzi
greci associati a vari paesaggi svizzeri49. Ci troviamo dunque di fronte ad uno spirito
eminentemente ellenico, classico, senza nulla togliere alla sua sensibilit romantica ed al suo
interesse per la cultura nordica50.
Reynold fu umanista anche nel senso di dedicarsi al servizio dell'uomo51. Lo fece in tanti
modi. Fu pervaso da animo energico e votato allazione. Da giovane stupiva gli amici col suo
Saggista, filosofo e critico darte catalano (1882-1954), ideologo della rinascita della cultura catalana allinizio del XX secolo. V.
.anche qui

40

In vari testi Reynold dedica almeno un po' di spazio a questa tematica. Espressamente dedicato ad essa Le XVII sicle: le
classique et le baroque, de l'Arbre, Montral, 1944. Pubblicato in Canada durante la guerra, il libro pass inosservato in Europa.
Lo stesso tema ripreso da Reynold in Synthse du XVII sicle: la France classique et l'Europe baroque, du Conquistador, Paris,
1962. In Impressions d'Amrique (Argentine, Uruguay, Brsil), Marguerat, Lausanne, 1950, Reynold si occupa brevemente anche
.(del significato e della portata del barocco nelle colonie latinoamericane (cap. VIII

41

.ROPS, Daniel, op. cit., pp. 20-21

42

.GdR, La Formation de l'Europe, tome II: Le monde grec et sa pense, Egloff (Luf), Fribourg, 1944, p. 83

43

GdR, Histoire Littraire de la Suisse au XVIII sicle, tome I: Le Doyen Bridel et les origines de la littrature romande, Bridel,
.Lausanne, 1909; e tome II: Bodmer et l'cole suisse, Bridel, Lausanne, 1912

44

.Espressa con evidenza per esempio nel Contrat social. Vedi GdR, L'Europe tragique, Spes, Paris, 1934, p. 63

45

.GdR, Grandeur de la Suisse, la Baconnire, Neuchtel, 1940, p. 168

46

.GdR, La Formation de l'Europe, tome II, cit., e tome III: L'hellnisme et le gnie europen, Egloff (Luf), Fribourg, 1944

47

GdR, Cits et Pays suisses, Payot, Lausanne, 1948 (prima ed. 1914-1918). Vedi p. 31 (fine di Ercole e forma del lago di
Zurigo), p. 45 (giochi di luce sul Lemano), p. 264 (meditazione sul Gottardo), p. 294 (affreschi ellenici del 1609 a Sciaffusa), p.
.303 (Diogene ed Alessandro), p. 343 (Verbano e Ceresio in un paesaggio mitologico), ecc

.ROUX, Ren, L'hellnisme de Gonzague de Reynold, in JOST, op. cit., pp. 180-183
.GdR, Mes Mmoires, tome III, cit.,

pp. 39-40

48

49
50

"...bisogno dagire, di costruire"52. Gi disapprovava il vecchio patriziato friburghese per la sua


apaticit di fronte a certe prevaricazioni subite53. Ottantanovenne, poco prima di morire,
frequentava ancora attivamente normali riunioni di lavoro54. Questa grinta cos contrastante con una
salute sempre cagionevole lo port a coprire importanti cariche diplomatiche a livello nazionale ed
internazionale, ove si adoper al massimo in anni difficili per evitare la guerra in Svizzera o in
Europa. Allo stesso scopo fu dedicata gran parte degli scritti.
Lattivit stessa di scrittore fu un altro modo di servire il prossimo. Fu scrittore di vocazione55
ma sentendo il dovere imprescindibile di mettere tale vocazione a disposizione del bene comune.
Fu scrittore completo, sempre impegnato ad andare fino in fondo, sempre fedele a se stesso. Prova
ne siano il tumulto scatenato da La democrazia e la Svizzera56, libro guida della storia nazionale
svizzera, e le lucide risposte alle accuse rivoltegli in quell'occasione57. Lo stile delle opere, storiche
e non, accessibile a chiunque: brillante, acuto, non privo di umorismo. Le memorie, ad esempio,
sono colme di battute briose; i personaggi inventati per il Calibano liberato sembrano uscire dalla
penna di un nuovo Rabelais58.
Questa seducente spontaneit Reynold non la profuse solo nei libri. Fu ottimo conferenziere:
"Oratore dalle trovate gustose, volentieri ironico, mescolando dei ricordi piccanti agli aneddoti
coloriti, sa tenere in sospeso luditorio pi composito"59. Fu professore affascinante e caro ai
discepoli, coi quali non disdegnava di incontrarsi fuori dalle aule: "...un peripatetico di una scuola
medievale diventata oggi unUniversit tecnocratica..."60.
Di pi egli serv l'uomo in quanto pensatore politico (c' chi sostiene chegli fosse soprattutto
questo61). Indipendente da ogni partito o movimento, traeva le sue considerazioni da due fonti
d'ispirazione: Chiesa cattolica e Svizzera62. Torneremo su questo argomento che da solo potrebbe
Molti sono i riconoscimenti espressi a Reynold per questo. In JOST, op. cit., ve ne sono tre: CHARRIERE, Franois, Gonzague
de Reynold, fils de l'Eglise, p. 284; PYTHON, Jos, Gonzague de Reynold et le canton di Fribourg, pp. 285-286; OSWALD,
.Wilhelm, Reconnaissance Gonzague de Reynold, p. 289

.BAUD-BOVY, Daniel, Lettre Gonzague de Reynold, in AAVV, op. cit., p. 26

51

52

BORY, op. cit., p. 7. Le prevaricazioni cui si allude sono quelle subite dal patriziato friburghese dopo la sconfitta del
.Sonderbund

53

Durante una delle quali se ne usc a dire: "Non vado molto bene (...) il dottore vuole che si proceda a degli esami, all'ospedale
(...) Bisogna prima di tutto riunire senza ritardo il nostro Comitato centrale (OBERSON, Agns, La dernire semaine, in "Una
Voce helvetica, bulletin romand de l'association pour la dfense de la foi, du latin et du chant grgorien", anno IV, n. 13, agosto
.(1970, pp. 7-9

54

.ZERMATTEN, op. cit., pp. 131-132

55

.GdR, La dmocratie et la Suisse, du Chandelier, Berne, 1929

56

.ZERMATTEN, op. cit., pp. 243-244. Vedi anche qui

57

Le Caliban dlivr, farce-ferie en cinq actes, una commedia scritta da Reynold nel 1947 per un'associazione teatrale
ginevrina, i Compagnons de Romandie. Non fu mai pubblicata. Ai personaggi di Shakespeare, cui l'opera si ispira, Reynold ne
aggiunge altri dai nomi burleschi (vi figura anche un "Docteur Clisterio Coculo, de Bologne"). Ma al di l della farsa Reynold sa
esprimere in forma piacevole e giocosa il dramma della societ contemporanea e la lotta dell'uomo per la propria dignit. Vedi
PACHE, Franois, Le thtre de Gonzague de Reynold, in JOST, op. cit., pp. 109-110. Per l'elenco dei personaggi: BORY, op.
cit., p. 123. Per quel che riguarda il sapore umoristico che pervade le memorie, vedi ad esempio Mes Mmoires, tome III, cit., p.
.572, p. 470, ecc

58

ZERMATTEN, Maurice, M. le Professeur Gonzague de Reynold, in AAVV, op. cit., p. 61. Vedi anche HERKING, Marie-Louise,
.Gonzague de Reynold "mon" professeur, in JOST, op. cit., p. 307

59

J.P., La spcifit et la solidarit, "La Libert", Fribourg, 24/11/1980, p. 11. Vedi anche BORY, op. cit., p. 184; ZERMATTEN, op.
.cit., pp. 59-65; UTZ, A.F., Gonzague de Reynold la facult des lettres, in JOST, op. cit., pp. 290-291

60

.WEBER-PERRET, Myriam, Gonzague de Reynold et la Suisse, in JOST, op. cit., p. 39

61

.Ibidem, p. 41

62

essere oggetto di tesi63. Basti osservare che l'impostazione da lui scelta lo situa fra coloro che si
battevano e si battono per "...un mondo ove le nazioni, tutte le nazioni riconosceranno che luomo
infinitamente pi grande della nazione (...) fedele in questo a San Tommaso e ad Aristotele"64.
Pensatore politico, scrittore e poeta, oratore, docente, diplomatico, uomo sempre in marcia:
cos si consacr al servizio degli altri. Ma un elemento chiave univa i precedenti perch presente in
ognuno di essi: la storia. Essa onnipresente nell'opera di Reynold che merit quindi anzitutto la
qualifica di storico; ma di storico "guida": "Poich era del futuro che mi preoccupai sempre, non
del passato. Quegli uomini agli occhi dei quali il passato non che polvere sterile hanno mai saputo
che la civilt una lunga memoria? Hanno mai capito che mi sforzavo di risvegliare in loro tale
memoria?"65. Non tutti lo capirono, e scopo di questo lavoro anche quello di spazzare ogni
eventuale pregiudizio residuo nei suoi confronti.

2.1.3. Cerchi concentrici

Il quadro della personalit di Reynold necessita un accenno alla sua capacit di restare
avvinghiato alle proprie radici66 ampliando nello stesso tempo i propri orizzonti fino ad oltrepassare
ogni limite impostogli67. Questa caratteristica si riassumeva in unidea di cerchi concentrici68.
Secondo le sue stesse parole tali cerchi "...hanno il medesimo centro generatore, e il pi ampio gi
contenuto nel pi ristretto"69. Da ci deriva l'importanza del primo, il centro generatore: "...la mia
famiglia, (...) la mia casa (...) il mio villaggio".
Della famiglia tratteremo poi. Il villaggio Cressier sur Morat, situato una decina di
chilometri a nord di Friburgo, capoluogo dell'omonimo cantone svizzero. Si tratta di un cantone
bilingue, ove il confine fra le due parlate vago70. Cressier, paese di lingua francese e religione
cattolica, si trova su questa frontiera indefinita, semicircondato da paesi di lingua svizzero-tedesca e
religione protestante. Questa collocazione tra due mondi, latino-classico e barbaro-romantico, influ
molto sulla formazione del nostro autore. Essa contiene in embrione gli elementi che saranno
manifesti nei cerchi successivi: romanit e germanicit saldate insieme71.
"Partire da Cressier per una passeggiata, cambiare e ricambiare in pochi istanti lingua o
religione. Ma l'unit della terra fa un solo popolo della diversit degli uomini. Sotto lo stesso cielo,
tedeschi e romandi, protestanti e cattolici lavorano lo stesso suolo, seminano lo stesso grano, si
nutrono dello stesso pane". E ancora: " attraverso la piccola patria di Cressier che ho imparato a
.WECK, Herv de, Gonzague de Reynold, Suisse face l'Europe, Bibliothque Nationale Suisse, Fribourg, 1967

63

.MAMIE, Pierre, op. cit., p. 180

64

GdR, Mes Mmoires, tome III, cit., pp. 737-738. V. anche BORY, Jean-Ren, Prface pour le film de Pierre Koralnik, in BORY,
.op. cit., p. 174

65

.Ibidem, p. 18. Vedi anche MONNIER, Philippe, En lisant un livre, "La Tribune libre", Fribourg, 7/2/1903, p. 3

66

.GdR, Cercles concentriques. Etudes et morceax sur la Suisse, du Chandelier, Bienne, 1943, p. 9

67

p. 737

68

.GdR, Prface "soi", in AAVV, op. cit., p. 19

69

.GdR, Mes Mmoires, tome III, cit.,

Molti luoghi geografici in questa zona hanno un nome francese ed uno tedesco. Ricordiamo la stessa Fribourg (Freiburg), il
.(fiume Sarine (Saane) e Morat (Murten

70

Quest'ultimo sito, che Reynold dominava con l'occhio dalla collina di Cressier, luogo di grande importanza nella storia svizzera
ed europea. Nell'ambito della guerra di Borgogna vi si svolse la famosa battaglia in cui l'esercito svizzero sconfisse le truppe di
.(Carlo il Temerario, determinando il declino delle sue fortune militari e delle sue mire espansionistiche (22 giugno 1476

.SNEYERS, Germaine, Gonzague de Reynold, chez lui, in JOST, op. cit., pp. 403-404

71

capire la grande nella quale essa si incorpora. (...) ho imparato e compreso che la lingua non
obbliga gli uomini ad unirsi, che la religione non obbliga gli uomini a disunirsi e che, se la lingua o
la religione li separa o li oppone, vi unaltra forza unificatrice per raccoglierli: la patria svizzera, il
legame federale"72.
Saldamente ancorato a queste radici e a questa postazione privilegiata, in modo da non
correre il rischio di disperdersi, Reynold resiste per anche alla tentazione opposta di ripiegarsi su
se stesso. Egli va oltre la realt immediatamente circostante per investigarne le cause profonde, le
condizioni d'esistenza. "Partir da qui e mi allargher in cerchi concentrici fino alle estremit della
terra" dichiar al compagno Ramuz73 in un'infervorata discussione giovanile74. In effetti, in una
sorta di allargamento "barresiano"75, egli si sarebbe elevato ad un'interpretazione globale della
nostra civilt senza sradicarsi dalle origini.
Il secondo stadio o "cerchio", secondo le sue stesse parole76, fu "Friburgo, (...) mia
Repubblica e Cantone...". Le pubblicazioni dedicate alla citt e cantone di Friburgo, i servizi ad essi
resi, non si contano77. Poi venne "...la Svizzera, e posso dire dessermivi consacrato...". Due passi
tratti a caso dalle memorie testimoniano del suo patriottismo. Si riferiscono entrambi
all'inquietudine regnante negli anni precedenti la Prima guerra mondiale: "Per noi, lapprossimarsi
della guerra implicava due doveri: lavorare allunione nazionale (); passare dalla letteratura
allazione"78. "Vogliamo restare svizzeri per noi stessi e per i nostri discendenti"79. Vedremo oltre il
ruolo della storia nella realizzazione di questi obiettivi.
Il quarto cerchio fu "...l'Europa, (...) la religione, (...) il mio cattolicesimo...". Col pensiero e
con l'azione Reynold serv egregiamente tutti e tre. Il pensiero si tradusse in una vasta opera storica
la cui lezione cos riassumibile: l'Europa resta fedele a se stessa e conserva il proprio ruolo nel
mondo solo promuovendo una concezione cristiana dell'uomo80.
Ci fu l'abbozzo di un quinto cerchio, restato allo stadio di protuberanza: l'America Latina, che
Reynold ebbe modo di visitare nel 1949. "...provavo il bisogno di vedere lEuropa dal di fuori, di
confrontarla con laltra parte del mondo occidentale, di stabilire cos dei rapporti e dei punti di
paragone"81.
Al centro, quindi, casa e villaggio, simboli della continuit famigliare. Attorno ad essi, varie
sfere di uno stesso stampo: citt, federazione, cristianit. Si delinea il pensiero federalista di
Gonzague de Reynold. Affermare la necessit di un legame federale, l'opportunit della costruzione
europea in base a un tale legame, l'universalit del messaggio cristiano non significa rifarsi ad una
.GdR, Mes Mmoires, tome II, Gnrales, Genve, 1960, pp. 238-239
Charles-Ferdinand Ramuz, il grande scrittore svizzero di lingua francese (1878-1947), fu in strette relazioni con Reynold a
partire dalla compartecipazione nel gruppo La Voile latine. Ma la sua impostazione filosofica si poneva all'opposto di quella di
Reynold: alla dichiarazione di Reynold egli rispondeva, quella notte, in questo modo: "Mi poser su una zolla di terra in una vigna
."e scaver fino al centro della terra

72
73

p. 119

74

.VIATTE, op. cit., p. 315

75

.GdR, Prface "soi", cit., p. 19

76

.PYTHON, op. cit

77

.GdR, Mes Mmoires, tome III, cit.,

p. 153

78

.Sono parole tratte dal manifesto Pro Helvetica Dignitate ac Securitate, citate in GdR, op. cit., p. 158

79

.JOST, op. cit., p. 13

80

.GdR, op. cit., p. 750. I risultati di questo confronto sono raccolti in Impressions d'Amrique, cit

81

.GdR, Mes Mmoires, tome III, cit.,

concezione aprioristica ed utopica, ma auspicare l'unione degli uomini nel rispetto delle comunit
intermedie.
"L'Europa, sappiatelo sempre, la patria delle sfumature"82. In seno ad essa vi sono paesi,
anche piccoli, crocevia di lingue e culture, i quali possono arricchirsi di sfumature supplementari e
virt esemplari per lintero continente. Primo fra tutti la Svizzera. Non si tratta di opporre alla
madrepatria un internazionalismo astratto, bens di allargare i propri orizzonti mantenendo i piedi
ben ancorati alla terra natale. Tale fu l'europeismo di Gonzague de Reynold83.
2.2. Attributi intellettuali
Dopo gli orientamenti ideologici che contraddistinsero pensiero ed opera di Reynold, ecco in
breve i talenti naturali che ne permisero la realizzazione.
Egli fu sempre di salute precaria e dovette sottoporsi a numerosi periodi di cure84. L'aspetto
gracile, addirittura diafano85 rispecchiava questa vulnerabilit86. Ma lo spirito era irresistibilmente
forte e deciso87. Questa determinazione si consolid forse durante l'infanzia malaticcia e solitaria,
sotto il duro pungolo materno: "Preferisco unaquila morta a un asino vivo"88. Se l'isolamento
giovanile gli consent di sfuggire falsit e ristrettezze della societ in cui viveva e di mantenere una
certa lucidit intellettuale89, il carattere risoluto e costante ch'egli svilupp lo avrebbe aiutato a
rimanere sempre fedele alle proprie idee90, e ad esporle con sin troppa franchezza ed incisivi91.
La tenacia del giovane Gonzague avrebbe anche avuto leffetto di sostenerlo nello studio con
una devozione tale da permettergli di acquisire velocemente grande erudizione92. A coadiuvarlo in
questo intervennero altre doti quali "...unintelligenza rapida, profonda, penetrante; (...) una
memoria che si direbbe delefante (...); lofferta preziosa di una sensibilit dartista e di poeta; la
fortuna di nascere in un ambiente sociale favorito per diversi aspetti..."93. Riunendo queste qualit
in una persona, diviene comprensibile come Reynold possa essere sembrato un uomo
predestinato94.
Cosa aggiungere? Che abbiamo diverse testimonianze sulla presenza, in lui, di un animo
nobile e generoso95.
.Citato in SNEYERS, op. cit., p. 404

82

.DOURNES, Pierre, La pense de Gonzague de Reynold, in JOST, op. cit., pp. 275-276

83

.HEPP, Franois, Souvenirs, in JOST, op. cit., p. 360

84

.BORY, Jean-Ren, Prface pour le film, cit

85

Una bella descrizione fisica di Reynold si trova in SAINT-HELIER, Monique, Portrait vu par une fente, in JOST, op. cit., p. 392.
.Vedi anche ZERMATTEN, Maurice, Gonzague de Reynold, cit., pp. 123-130

.HEPP, op. cit., p. 360

86

87

p. 71

88

.GdR, Prface a "soi", cit., p. 18

89

.CHENEVIERE, Jacques, Eloge de Gonzague de Reynold, Geschwister Ziegler & Co, Winterthur, 1955, p. 9

90

.BORY, op. cit

91

.ZERMATTEN, op. cit., p. 44

92

.Ibidem, p. 38

93

.TRAZ, Robert de, Un homme prdestin, in AAVV, op. cit., pp. 41-44

94

.GdR, Mes Mmoires, tome II, cit.,

Capitolo 3: Formazione

Gonzague de Reynold sosteneva che sin dall'infanzia una met di se era stata formata dai
preti e l'altra met da un soldato96. Si tratta senz'altro di una affermazione riduttiva, che sembra
ignorare altri fattori (circostanze, persone, letture) che tutti insieme influirono in maniera
determinante sul giovane. Lo stesso Reynold ammetteva di essere cresciuto in un piccolo mondo
ove una moltitudine di personaggi, alcuni morti da tempo, "...agivano sulla mia sensibilit,
influenzavano il mio spirito, mi collocavano sulla linea di forza di una tradizione...". D'altronde il
processo formativo non cess n con la partenza dell'ultimo chierico-precettore (1899)97, n con la
morte dello zio (1909)98.
Riunire questi fattori non facile. Bisogna rintracciarli uno a uno nei tre volumi di
memorie99, sebbene solo il secondo tratti questo tema esplicitamente. Difficile anche stabilire una
sequela. Date e altre indicazioni vanno spulciate qua e l o desunte dal contesto. Raccolti il maggior
numero possibile di elementi utili da questa e altre fonti, dividiamo il capitolo in due parti. La
prima riguarda gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza fino al diploma in lettere (1899). La seconda
gli anni passati all'estero, le esperienze de La Voile latine e della Sorbona e gli influssi successivi.
3.1. 1880-1899

3.1.1. Senso del sacro e del passato

Il primo ricordo del nostro autore relativo ad un'influenza diretta sulla propria personalit
risaliva alla pi tenera et. A due anni, guarito da una grave malattia, venne portato per
ringraziamento diverse volte di seguito fino ad una cappella nelle vicinanze di Cressier. Questa
divenne mta obbligata di pellegrinaggio anche in futuro, ed egli rimase penetrato dal senso del
sacro, della presenza divina nella vita. Lo stesso senso che lo avrebbe pervaso, settantunenne, in
occasione di un pellegrinaggio a Fatima100.
Infanzia e adolescenza furono segnate da due fattori. Da una parte l'ambiente particolare che
lo circondava, atto ad evocargli le gesta degli avi ed a collocarlo sulla loro linea direttrice101.
Dall'altra la solitudine, dovuta anche ad un certo ostracismo che colpiva il suo ceto sociale, e che
ebbe come effetto di trincerarlo ancora di pi in quell'ambiente dandogli per amici "...i morti con i

FABREGUES, Jean de, Gonzague de Reynold, prcurseur propos de l'Europe tragique, in JOST, op. cit., p. 155; POB,
.Marcel, La cigarette du condamn, in JOST, op. cit., p. 385; SEILLIERE, G.D., Lettre au rdacteur, in JOST, op. cit., pp. 398-399

95

GdR, Emission Tlvision romande ralis par Pierre Koralnik, Cressier, 1963, in : BORY, op. cit., p. 22; GdR, Mes Mmoires,
.tome II, cit., p. 144

96

.Ibidem, pp. 297 e 173

97

.Ibidem, p. 45

98

.GdR, Mes Mmoires, tome I, Gnrales, Genve, 1960; tome II, cit.; tome III, cit

99

.GdR, Mes Mmoires, tome I, cit.,

pp. 21-29. La cappella in questione quella di Notre-Dame de Cormondes

100

.TRAZ, Robert de, op. cit., p. 41

101

quali mi ero abituato a parlare ad alta voce"102. Due cause dallo stesso risultato: proiettarlo nel
passato103.

3.1.2. Ambiente avito

Occorre tener conto delle origini paterne e materne che si erano "...armonizzate nel mio
spirito, unite nel mio cuore"104.
Antica famiglia patrizia di origine savoiarda105, i Reynold furono ricevuti nella borghesia di
Friburgo nel 1531 e qualificati nobili da Luigi XIV nel 1647106. Non si contano i grandi ufficiali di
questa famiglia che servirono i re di Francia (da Luigi XIII a Luigi XVI107) nell'ambito del servizio
straniero, cio di quelle cosiddette capitolazioni militari con cui gli Svizzeri servivano da soldati in
mezza Europa108. Ultimo rappresentante di quella stirpe militaresca fu il nonno di Gonzague,
Simon-Joseph-Frdric (1798-1871), colonnello di stato maggiore delle truppe friburghesi durante
la guerra del Sonderbund. Fra i pi celebri predecessori vi furono Jean-Antoine (1611-1684), fatto
nobile nel 1647 e naturalizzato francese nel 1663 dal Re Sole, ed il figlio Franois (1642-1722),
onorato sul letto di morte col cordone dell'Ordine dello Spirito Santo. Fuori dalla linea strettamente
maschile vi fu una figura tragica che impression il piccolo Gonzague in modo particolare: JeanFrdric-Roch de Maillardoz (1727-1792), tenente colonnello del Reggimento delle Guardie
Svizzere a Parigi. Arrestato il 10 agosto 1792 mentre era di scorta al re, fu trucidato in prigione dai
rivoluzionari109. Ritratti, armi, insegne, decorazioni risvegliavano limmaginazione del ragazzo
dalle pareti della residenza avita. "...tutto ci che era morto ridiventava vivo per me"110.
Da parte materna va ricordato lo zio Arthur de Techtermann (1841-1909) che copr il grado
pi elevato dell'esercito svizzero in tempo di pace111. Dietro di lui una schiatta di eroi risalente
almeno fino al XIII secolo coi landamani Arnold de Silinen e Werner II d'Attinghausen, entrambi
tra i fondatori della Svizzera. Essa comprendeva fra gli altri il vincitore di Laupen112 Rodolphe
d'Erlac, il cavaliere Albin de Silinen che combatt a Morat e trov la morte a Vercelli, Arnold de

.GdR, op. cit., p; 38. Vedi anche p. 30; GdR, Emission, cit.; GdR, Prface "soi", cit., pp. 17-18

102

p. 39

103

.Ibidem, p. 333

104

.CALGARI, op. cit., p. 496

105

.GdR, Mes Mmoires, tome I, cit.,

Le informazioni sugli antenati di Reynold sono tratte da CASTELLA, Gaston, Les anctres de Gonzague de Reynold, in AAVV,
.op. cit., pp. 31-36. Vedi anche HERRISSAY, Jacques, Gonzague de Reynold et la France, in JOST, op. cit., pp. 45-47

.ZERMATTEN, op. cit., p. 17


I testi di base su questo argomento sono: VALLIERE, Paul de La, Honneur et Fidlit. Histoire des Suisses au service
tranger, Zahn, Neuchtel, 1912; ORLIAC, Jehanne d', Suisses et Grisons, soldats de France, Arrault, Tours, 1936; CASTELLA
DE DELLEY, Rodolphe de, Le rgiment des Gardes-Suisses au service de France. Du 3 mars 1616 au 10 aot 1792,
Universitaires, Fribourg, 1964; BODIN, Jerme, Les Suisses au service de la France. De Louis XI la Lgion trangre, Albin
.Michel, Paris, 1988

106

107
108

.BORY, op. cit., p. 15; GdR, op. cit., pp. 48-51

109

.GdR, Exprience de la Suisse, de Nuithonie, Fribourg, 1970 (op post), p. 18

110

.GdR, Mes Mmoires, tome II, cit.,

p. 22. Il grado in questione quello di generale del Primo corpo d'armata

La battaglia di Laupen ebbe luogo il 21 giugno 1339 e vide i bernesi sconfiggere duramente le milizie alleate friburghesi,
borgognone ed austriache. Essa segn una svolta decisiva nella storia militare. Dalla vecchia tattica di difesa e contrattacco,
basata sugli ostacoli del terreno, si pass ad una nuova tattica in cui la fanteria tornava ad assumere un ruolo prettamente
offensivo a prescindere dalla protezione o dall'ausilio di ostacoli naturali o artificiali. La battaglia di Laupen costituisce perci il
.vero inizio della nuova arte militare

111
112

Winkelried che combatt a Marignano113 e fu ucciso alla Bicocca114, il beato Nicolas de Flue
patrono della Svizzera e salvatore dell'unit nazionale115, Louis Pfyffer d'Altishofer detto "re degli
svizzeri", eroe della ritirata di Meaux nel 1567116
Tali genealogie inculcarono in Reynold il gusto per la storia militare117 che sarebbe stato
corroborato dallo zio. Quella paterna in particolare svilupp in lui un interesse per il servizio
straniero che andava oltre tale passione. Presto comprese la portata di un fenomeno non solo
militare, confuso a torto col semplice mercenariato. "Sono sempre stato dellidea che il servizio
straniero, il servizio di Francia in particolare, era mal compreso, che cera una pagina della nostra
storia da riscrivere, una giustizia da rendere ai suoi due milioni di morti. (...) era venuto il momento
di riprendere lo studio del servizio straniero, non solo come un fatto di storia militare, ma come un
fatto di storia della civilizzazione"118. Fu il servizio straniero ad importare in Svizzera l'influenza
europea, e soprattutto francese, che rianim le arti e stimol le intelligenze nei secoli XVII e XVIII.
La stessa biblioteca di famiglia sulla quale il giovane Reynold si sarebbe formato era stata portata a
Friburgo da un bisavolo al servizio di Francia119.
I Reynold rappresentarono dunque per Gonzague un collegamento con l'esterno. "Si sa che il
servizio straniero ha creato in Svizzera la sola aristrocrazia che meriti pienamente la qualifica di
europea. Ho respirato nella mia infanzia qualcosa di quelleuropeanit"120. Difatti Reynold fece in
tempo a conoscere gli ultimi rappresentanti friburghesi di quellistituzione, chi proveniente dal
servizio in Austria, chi in Vaticano, chi ancora a Napoli121. Ma fu soprattutto l'Ancien Rgime
francese ad influenzare i suoi interessi di futuro storico122. Vi avrebbe dedicato un filone di studi
culminante in una delle opere maggiori (Il XVII secolo).
Un altro filone di interesse tratto dalla medesima fonte, in particolare dall'infausta sorte
toccata al Maillardoz, fu quello del fenomeno rivoluzionario. Lo avrebbe studiato minuziosamente
fino a convincersi della presenza di un'unica grande rivoluzione europea iniziata nel 1789, o ancora
prima nelle idee, culminata nel 1917. "Per me, la catena della rivoluzione non si fermava affatto
(): la vedevo attraversare i tempi, passare sopra la mia testa e sprofondare nella notte"123. L'opera

Cruentissima battaglia del 13 e 14 settembre 1515 nellambito della prima campagna italiana di Francesco I di Francia, svoltasi
nella zona dellodierna Melegnano a sud-est di Milano. Vide la vittoria franco-veneta sulle milizie svizzere con conseguente
.(ripresa di Milano da parte dei francesi, e firma del trattato di Ginevra fra francesi e confederati (7 novembre 1515

113

Qui si svolse, il 27 aprile 1522, una battaglia decisiva fra i francesi comandati dal Lautrec e le forze imperiali comandate da
.Prospero Colonna. I francesi furono sconfitti e dovettero ritirarsi al di l delle Alpi

114

Si era allora in un momento di grave tensione fra le citt (Berna, Zurigo, Lucerna) e le campagne confederate (Uri, Svitto,
Unterwalden, Glarona, Zugo), dovuto al disaccordo sul come spartirsi i bottini delle vittorie contro Carlo il Temerario (Grandson 2
marzo 1476, Morat 22 giugno 1476, Nancy 5 gennaio 1477). Il 19 dicembre 1481, quando si era sull'orlo della guerra civile,
Bruder Klaus scese dal suo eremo per intervenire in extremis alla dieta di Stans. Seppe mettere tutti d'accordo con la soluzione
.pi giusta e naturale. In seguito a tale accomodamento, Friburgo e Soletta entrarono a far parte dell'Alleanza Confederata

115

Si tratt del salvataggio di Carlo IX e Caterina de' Medici dal rapimento architettato dal principe di Cond (Luigi I di Borbone,
.1530-1569). La guardia svizzera protesse il rientro della Corte dal castello di Monceaux a Parigi

116

.VALLIERE, Paul de La, Reynold et la tradition militaire suisse, in AAVV, op. cit., p. 127
.GdR, Mes Mmoires, tome III, cit.,

pp. 747-748

117
118

p. 206

119

p. 41

120

pp. 116-137

121

.ZERMATTEN, op. cit., p. 17

122

.ZERMATTEN, op. cit., p. 17; GdR, Mes Mmoires, tome II, cit.,
.GdR, Mes Mmoires, tome I, cit.,
.Ibidem; GdR, Mes Mmoires, tome II, cit.,

.GdR, Mes Mmoires, tome I, cit.,

p. 235

123

da lui dedicata all'analisi di questo fenomeno sarebbe stato un altro lavoro estremamente
significativo (L'Europa tragica)124.
Il casato materno, da parte sua, inocul nel giovane patriottismo e interesse per la storia
Svizzera. "La Svizzera onnipresente nella sua opera, primo, ultimo pensiero della sua vita, madre
ispiratrice delle sue pagine pi appassionate, terra nutrice della quale imparer a conoscere tutte le
ricchezze, tutte le bellezze, della quale lo inquieteranno le debolezze. La servir da soldato, da
pensatore, da poeta"125. Basti scorrere la sua bibliografia per accorgersi di quanto la Svizzera lo
avrebbe ispirato. Ricordiamo un titolo che, fra gli altri, avrebbe esercitato l'impatto maggiore sulla
scena letteraria elvetica126: Citt e Paesi svizzeri.
Attrazione per la storia francese, amore per quella svizzera avrebbero marcato tutta la sua
opera. Si pensi che alla battaglia di Morat i suoi avi erano presenti su entrambi i fronti127. Si pensi
soprattutto al suo posto di osservazione: Cressier-sur-Morat ed il cantone di Friburgo. Da qui egli
sarebbe riuscito ad individuare le zone di confluenza delle due realt storiche che gli stavano a
cuore. Si tratta dei vari regni di Borgogna128: essi avrebbero costituito un nuovo interesse per lo
storico maturo, culminato nella fondazione del Centro europeo di Studi borgognoni129.
Tali le influenze prodotte sul giovane Reynold dall'ambiente in cui era immerso: interesse per
la storia militare e per il fenomeno rivoluzionario; per la storia svizzera, per quella francese, e per
quella dei regni di Borgogna come punto di confluenza fra le due. Forse queste influenze non
avrebbero sortito gli stessi effetti senza un triste fattore che accompagn i primi anni di vita: "La
solitudine fu la compagna della mia infanzia (...) fino allentrata in collegio. Allora, cedette il posto
a quel padrone duro e freddo: l'isolamento"130.

3.1.3. Solitudine e isolamento

Perch questa solitudine? Essenzialmente per l'ostracismo legale e politico che colpiva ai quei
tempi il ceto sociale al quale egli apparteneva. Dispersa e rovinata dagli eventi (Rivoluzione
francese, invasione napoleonica, Sonderbund)131 laristocrazia friburghese aveva finito col perdere
le sue prerogative. Dovette isolarsi, arroccarsi nel passato, resistere allesterno. "Cette rsistence
avait pour moi deux avantages: elle dveloppa ma personnalit et me rendit le pass vivant..."132.
Mi rese vivo il passato: passaggio dalle cause agli effetti. Fra le caratteristiche stilistiche dello
storico vi sarebbe stata una forte capacit evocativa. Reynold ricordava che gi verso i cinque anni,
prima ancora di leggere, provava gusto a raccontarsi delle "storie". Arriv a costruirsi un mondo
illusorio che si intrecciava col reale. Figure reali aprivano porte su epoche e luoghi pi o meno
fantastici. Col tempo, sviluppate curiosit di spirito e passione per i libri, ricerche sempre pi
.GdR, L'Europe tragique, cit.; vedi in particolare a p. 8

124

.ZERMATTEN, op. cit., p. 17

125

.CLERC, Charly, Notre dcouverte des cits et pays, in AAVV, op. cit., pp. 47-51

126

.GdR, Mes Mmoires, tome I, cit.,

pp. 333-334

127

.GdR, Mes Mmoires, tome II, cit.,

pp. 260-261

128

p. 745

129

p. 30

130

.Ibidem, p. 47 e p. 235

131

.GdR, op. cit., p. 39

132

.Fondato nel 1958. V. GdR, Mes Mmoires, tome III, cit.,


.GdR, Mes Mmoires, tome I, cit.,

metodiche si sarebbero aggiunte alle fantasticherie, ed una precoce erudizione alla facolt
immaginativa. "Accumulavo delle conoscenze senza le quali non avrei mai scritto i sette volumi de
La Formazione dellEuropa"133. Leggendo Verso il Polo o Michele Strogoff134, scorrendo volumi di
riviste geografiche, si interess anche di geografia. " cos che in quellinfanzia solitaria, ma
popolosa, la mia vocazione ha cominciato a destarsi: la vocazione di storico, la vocazione di poeta
(...) e parlerei pure di una vocazione di geografo, se la parola non fosse troppo grossa"135.
Elabor giovanissimo un primo importante assioma metodologico: "...sotto la storia, c la
geografia, sotto la geografia, la geologia"136. Gli interessi precipui dello storico maturo avrebbero
affondato radice in quei sogni infantili: "Hanno preceduto, preparato i miei studi sulle Borgogne
(...). I miei sogni mi facevano vedere nella Svizzera il centro di unEuropa che aveva perso la sua
unit e che cercava, in modo confuso, istintivo, di rifarsi nel mio pensiero. in Svizzera, al San
Gottardo, che fissavo la chiave di volta di questa restaurazione del Sacro Romano Impero..."137. Le
chimere infantili combinavano dunque lelemento immaginoso a quello fondato sulla realt storica.
Enrambi sarebbero riapparirsi nello scrittore maturo, il primo nelle opere poetiche e descrittive138; il
secondo in quelle storiche139.
Gli effetti della solitudine sul giovane Gonzague furono dunque: spiccata ricettivit
dell'ambiente circostante, quindi del passato; interesse crescente per ricerca e documentazione
storico/geografica; attitudine alla lettura e allaccumulo di conoscenze fondamentali; inclinazione
per uno stile fortemente evocativo. Le letture adolescenziali lo avrebbero poi influenzato ancora pi
profondamente come vedremo fra breve.

3.1.4. Precettori laici

Quanto ai precettori del giovane Gonzague, vi fu un morto fra loro: il gi citato nonno
paterno Simon-Joseph-Frdric. Sebbene Gonzague non avesse fatto in tempo a conoscerlo ne sub
comunque l'influenza diretta. Egli racconta che attorno ai quindici anni, nella residenza cittadina,
dissigill contro ogni divieto due armadi contenenti gli archivi di famiglia140. Il nonno li aveva
ordinati con cura e cos erano rimasti per un quarto di secolo. Alcune settimane di lavoro su quei
documenti trasfusero nel nipote due passioni: l'araldica e la codificazione dei titoli nobiliari141. Due
tipi di fonte storica che vanno a braccetto e il cui utilizzo sarebbe ricorso spesso nelle sue opere.

.GdR, Mes Mmoires, tome II, cit.,

p. 183

Ci si riferisce a NANSEN, Fridtjof, Fra ghiacci e tenebre. La spedizione polare norvegese 1893-1896, e a VERNE, Jules,
Michele Strogoff. Per questultimo libro nacque un'infatuazione che, attraverso ricerche successive, avrebbe fornito a Reynold gli
elementi base per la stesura de Le monde russe, sesto volume de La Formation de l'Europe (Plon, Paris, 1950). Vedi GdR, op.
.cit., pp. 185-187

.GdR, Emission, cit

133
134

135

p. 194

136

.GdR, op. cit., pp. 191-192

137

.GdR, Mes Mmoires, tome II, cit.,

Riguardo lesempio appena citato di una Svizzera intesa come centro di una nuova unione Europea, vedi: GdR, Cit et Pays
suisses, cit., pp. 263-265; GdR, Les bannires flammes. Pomes (1904-1915), Payot, Lausanne, 1915, p. 41; GdR, La Cit sur
.la Montagne, Spes, Lausanne, 1941 (prima edizione 1922), Ode liminaire, p. 27, vedi anche Argument de la pice, p. 13

138

Riguardo lo stesso esempio vedi per esempio: GdR, La dmocratie et la Suisse, cit., parte I; GdR, La Formation de l'Europe,
.cit., tome VII, parte III

139

.ZERMATTEN, op. cit., p. 19


.GdR, Mes Mmoires, tome I, cit.,

pp. 290-291

140
141

Pi determinante naturalmente linfluenza dei vivi, a partire dallo zio Arthur. "Il fut mon pre
selon l'esprit" dice di lui Reynold nelle memorie142. Arthur de Techtermann fu, oltre ad uno stratega
militare143, un uomo di cultura. I suoi interessi coprivano svariati settori, ma il campo preferito era
la storia. Egli non fu l'unico personaggio con questo "pallino" nella cerchia famigliare, ma si dedic
pi degli altri alla sua educazione. Inoltre i suoi interessi non si limitavano a campi circoscritti. "La
storia militare in primo luogo, in secondo luogo la storia svizzera. Ma cap subito che la storia
militare esigeva la conoscenza della storia politica e, la storia svizzera, quella della storia
europea"144. Convinto dellimportanza di tenere conto dei sistemi di relazione, egli trasmise al
nipote una concezione aperta della storia. Da grande stratega conosceva a menadito, fase per fase,
le grandi battaglie del passato. Ma quando si trattava di situarle in un dato contesto, sconfinava
agilmente nella storia politica, "ed allora che si rivelavano la sua capacit di sintesi e la sua
memoria straordinaria"145.
All'interesse per la storia, lo zio univa il gusto della scienza, della geografia, dell'arte146, tutti
elementi onnipresenti nellopera di Reynold. Lo zio sapeva rievocare il passato a tinte forti,
lavorando di dettagli e di immaginazione. Non esitava a mettersi carponi per ricostruire le battaglie
coi soldatini del nipote147. Rispuntare l'abitudine di calarsi nel tempo che far di Reynold un grande
evocatore148.
Lo zio conduceva volentieri il nipote in lunghi giri a cavallo nelle campagne, o a spasso in
citt. I primi avevano per mta i teatri di grandi battaglie del passato (Morat, Laupen,
Neuenegg149) che rivivevano attraverso le sue parole150. Le seconde svelavano al nipote il passato
della citt di Friburgo: "...mi portava (...) a fare delle passeggiate archeologiche nei vecchi quartieri.
Ci fermavamo davanti ad una facciata gotica, entravamo in una chiesa, penetravamo in un convento
(...). Mi rivel cos larte di Friburgo mentre nelle sue conversazioni me ne raccontava la storia "151.
Queste abitudini si sarebbero riallacciate ad un metodo di ricerca che Reynold chiamava
storia all'aperto. "Appena ebbi un cavallo, lo zio Arthur mi insegn a fare la storia allaperto"152;
"Ecco in che modo lo zio Arthur m'insegnava a fare la storia allaperto, sul terreno"153; "Si
riconosce il metodo che lo zio Arthur m'aveva inculcato: fare la storia allaperto, sul terreno"154.
Dunque lo zio trasmise al nipote una concezione aperta, di ampio respiro, della storia, e da buon

p. 17

142

.(Ibidem, pp. 27-31 (resoconto della "battaglia" di Cossonay

143

.Ibidem, p. 55

144

.Ibidem

145

.Ibidem, pp. 56-57

146

.GdR, op. cit., p. 62

147

.VALLIERE, Paule de La, Reynold et la tradition, cit., p. 130

148

.GdR, Mes Mmoires, tome II, cit.,

A Neuenegg, il 5 marzo 1798, un minuscolo esercito di bernesi (molti dei quali reclutati sui due piedi) riusc a respingere
l'armata francese, tre volte pi numerosa, che si apprestava ad invadere il paese secondo gli ordini del Direttorio. Ma l'eroica
vittoria non bast a mantenere i francesi fuori dalla Svizzera: quello stesso giorno, battuto il generale d'Erlach al Grauholz, essi
.entravano a Berna

149

.VALLIERE, Paul de La, op. cit., pp. 128-129

150

.GdR, op. cit., p. 61

151

.Ibidem, p. 64

152

.Ibidem, p. 66

153

.Ibidem, p. 247

154

soldato, un rigoroso senso dell'ordine155. Due attributi che avrebbero contribuito a fare di Reynold
un autore di grandi sintesi storiche156.
Inoltre ne influ la personalit coltivandone lambizione157, esortandolo a viaggiare158,
inoculandogli un certo pessimismo concettuale come unico schema mentale veramente
costruttivo159, infine trasmettendogli un gusto spiccato per la liturgia cattolica160 che and a
rafforzare quel senso del sacro ch'egli, come abbiamo visto, aveva gi.
Anche il fratello di Arthur, Max de Techtermann (1845-1925), aveva la passione della storia,
ma con un'impostazione diversa. Archivista di Stato e direttore del Museo cantonale di Friburgo,
era il tipico ricercatore e produceva trafiletti di storia minuta. "Raccoglieva dei materiali, ma
lasciava ad altri la libert di utilizzarli"161: criterio opposto a quello che avrebbe adottato il nipote162.
Uno storico degno di questo nome deve pure sapersi destreggiare negli archivi ed interpretare i
documenti. Gonzague apprese ci dallo zio Max. "[lo zio Arthur] mi aveva portato a spasso nelle
strade; il suo cadetto mi ha guidato nei documenti. Mi ha tolto dalla vista quella "citt su un
abisso", cara ai romantici, per rimpiazzarla con la Friburgo reale, quella della terra e della storia.
(...) Mi ha condotto alla realt delle cose e degli uomini, alla solidit della pietra e dei fatti. Mi ha
iniziato ad un metodo. Mi ha fatto lavorare"163.
Lo zio Max trasmise comunque al nipote diversi interessi particolari che si sarebbero ritrovati
soprattutto nelle opere dedicate a Friburgo164.

3.1.5. Precettori ecclesiastici

Come detto, gli altri educatori del giovane friburghese furono soprattutto ecclesiastici. Nel
secondo volume di memorie egli ne ricorda diversi, tra semplici frequentatori della casa paterna e
precettori veri e propri165. Questi ultimi furono:
1Jean Bourgeois (1857-1894), vicario, che risvegli in Gonzague la vocazione poetica
insegnandogli a versificare. Lo inizi al latino e ai romantici francesi, soprattutto a
Chateaubriand che Gonzague gi prediligeva. Influ sull'educazione religiosa e sul
patriottismo del ragazzo.
.Ibidem, p. 61

155

.REYMOND, op. cit., p. 108

156

.Ibidem, p. 60

157

.Ibidem, p. 61

158

.Ibidem, p. 45

159

.Ibidem, p. 54

160

.GdR, Mes Mmiores, tome I, cit., p. 366

161

.ZERMATTEN, op. cit., p. 248

162

.GdR, op. cit., p. 374

163

Ibidem, pp. 368-370. Si tratta dellinteresse per gli orafi friburghesi; per le vecchie case di Friburgo; per le fortificazioni della
citt; per l'araldica e l'iconografia friburghese; per la storia e la genealogia della sua famiglia. Vedi per esempio Cits et Pays
.suisses, pp. 81-86; Fribourg et le monde, La Baconnire, Neuchtel, 1957; Mes Mmoires, tome I e tome II, cit

164

GdR, Mes Mmiores, tome II, cit., p. 146-161; 169-172, 297. Fra i visitatori abituali vi erano un Ambroise Perriard (1841-1902),
canonico, ellenista di rilievo; un Jacques-Marie Caillat (1822-1895), canonico, ellenista ed umanista; ed un Jean Gremaud (18231897), curato, erudito e storico d'archivio (ricercatore e catalogatore di documenti), che si adoper perch la biblioteca di famiglia
.restasse al giovane Reynold

165

2 Raymond Vuichard (1836-1902), curato, storico insigne. Dal 1892 al 1899, d'estate,
l'adolescente si recava qualche settimana da lui ove una vasta biblioteca era a disposizione,
comprendente anche titoli vietati a scuola. Un altro merito di questo personaggio fu di far
fare a Gonzague della storia all'aperto come lo zio Arthur166.
3 Louis Ems (1876-1942) che lo inizi alla letteratura tedesca in modo da fargli sempre
sentire la necessit di cercare un equilibrio fra questa cultura e quella francese. Il suo
soggiorno al castello di Cressier copr le estati 1896-97.

3.1.6. Collegio

L'educazione di Reynold fu affidata anche al collegio Saint-Michel di Friburgo ch'egli


frequent da "esterno" dal 1891 al 1899. Fondato dai gesuiti nel 1580, esso fu laicizzato dopo il
Sonderbund e la loro espulsione dalla Svizzera (1847). Cionondimeno la maggior parte dei corsi,
specie umanistici, erano ancora affidati ai preti della diocesi167. Al di l di certe umiliazioni
inflittegli a causa del blasone famigliare168, il collegio ebbe il merito di destare e coltivare in lui la
vocazione di scrittore, offrendogli una solida educazione classica ed abituandolo al metodo e alla
disciplina169.
Al collegio considerato fisicamente e soprattutto alla sua chiesa, Reynold deve anche
qualcos'altro: " al Saint-Michel che devo la mia iniziazione al barocco. Non sarebbe stata
possibile se non mi fossi impregnato dellatmosfera che respiravo quasi ogni giorno in quel luogo
elevato"170.

3.1.7. Letture personali

Leducazione parallela del giovane Reynold poggiava in larga misura su una lettura personale
sempre pi estesa e metodica. Per sopravanzare i programmi scolastici egli non esitava ad
addentrarsi in opere di livello universitario, come la Storia della letteratura francese del suo futuro
docente Gustave Lanson (1894), o la Storia della letteratura latina di Ren Pichon (1897)171.
Reynold racconta che l'influsso delle letture sulla sua formazione sub una svolta attorno agli
otto anni d'et con la scoperta della biblioteca di famiglia, confinata nei solai della residenza
cittadina. "...quella biblioteca sarebbe stata ormai il nutrimento del mio spirito. Di qui due
educazioni parallele: quella che ricevevo dai miei professori, quella che ricevevo dai miei libri. La
seconda fu la pi importante"172. A radunare il grosso dei libri fu uno dei numerosi Reynold al
servizio di Francia: Gabriel-Jean-Joseph (m. 1769), uomo di cultura e appassionato lettore non

.Ibidem, pp. 162-166

166

.ZERMATTEN, op. cit., p. 27

167

.GdR, op. cit., pp. 210-212

168

.Ibidem, pp. 217-219

169

.Ibidem, p. 229

170

.Ibidem, p. 221

171

.Ibidem, p. 203

172

meno che ufficiale valoroso173. Le sue scelte finirono con linfluenzare indirettamente i gusti e la
cultura di Gonzague. Uno stralcio dalle memorie servir ad illustrarle:
"Mi ha lasciato tutto il XVIII secolo: il XVIII secolo classico che riedita e commenta Racine,
Boileau, Corneille, Bossuet, Bourdaloue, Massillon; il XVIII secolo degli "antiquari" che traduce
Xenofonte, Cicerone, Polibio, Platone, le georgiche, l'Asino d'oro di Apuleio e che viaggia in Italia
col conte di Caylus, e che viaggia in Grecia col giovane Anarchasis; il XVIII secolo anglomane e
gi romantico che traduce Gessner, le Alpi del "gran Signore il barone di Haller", le Stagioni di
Thomson, i poemi di Ossian, le Notti del lugubre Young; il XVIII secolo cosmopolita che arma
corvette per le Indie, Giava, la Papuasia, le Americhe, ammira Confucio, entra col barone di Tott
nelle moschee e nei serragli; il XVIII secolo osservatore che consulta dei Buffon in quaranta tomi, e
nel suo studio fiero di possedere un erbario che odora di fieno, delle pile elettriche, uno scheletro,
un pendolo, una bussola, un microscopio, un cannocchiale"174. Tutto il XVIII secolo, quindi, tranne
i philosophes. Solo due grossi dizionari, quello di Bayle e quello di Richelet, senonche "...il peso di
quei grossi volumi (...) , tutto sommato, troppo piccolo per compensare quello di SantAgostino e
dei Padri della Chiesa, dei quali il molto cattolico friburghese aveva fatto il fondo della sua
biblioteca"175.
La collezione comprendeva una sezione di titoli teologico-religiosi, una di storia e geografia,
una di classici francesi ed una di classici greco-latini, tradotti. Su questi Gonzague inizi a
costruirsi una solida base umanistica: "Intanto che i miei compagni si nutrivano intellettualmente
del XIX secolo, io mi nutrivo fino allindigestione di libri antichi. Tranne la poesia, il XIX secolo
non ha esercitato su di me che un uninfluenza superficiale. Non mi piaceva e il suo pensiero mi ha
solo sfiorato"176. Per questo Reynold non si sarebbe mai confrontato con le grandi scuole storiche
dell'Ottocento, il che and forse a vantaggio della sua impostazione storiografica.

3.1.8. Crisi adolescenziale

Eppure Reynold ricordava un'acuta crisi di romanticismo in et adolescenziale. Aveva intorno


ai nove anni quando s'imbatt in Franois-Ren de Chateaubriand (1768-1848). Il Genio del
cristianesimo lo attendeva nella libreria del salone della residenza cittadina. Troppo giovane per
afferrarne tutta la portata, il bimbo rimase colpito dal capitolo sull'incertezza delle passioni che
sembrava calzargli a pennello, e cominci col vedere la malinconia come un indice di superiorit
intellettuale e un privilegio da coltivare. Ma fu coi seguaci ed esageratori di Chateaubraiand che
questa avvisaglia si trasform in crisi. Nell'estate 1892, a casa del curato Vuichard, Gonzague trov
il proibito Alfred de Musset e la "malinconia" divenne "disperazione". Seguirono, come in un
vortice, Goethe, Byron, Leopardi, Schopenhauer, Hartmann... Tutte influenze che portavano a
ritenere la vita poco meritevole di essere vissuta.
Reynold racconta nelle memorie che verso i sedici anni arriv a sfiorare il suicidio177. Per un
attimo la fede aveva vacillato, sotto un tale fardello di influssi negativi. Per fortuna tra i pessimisti
che avevano esercitato il loro ascendente su di lui vi fu Alfred de Vigny, la cui caratteristica
.Ibidem, p. 206; CASTELLA, op. cit., p. 33

173

.GdR, op. cit., pp. 206-207

174

.Ibidem, p. 207

175

.Ibidem, p. 208

176

.Ibidem, p. 280

177

consisteva nell'essere "troppo gentiluomo per ritirarsi e troppo soldato per disertare"178. Ma a
rimetterlo sulla carreggiata della fede e della religione, unico antidoto contro il "male del secolo",
fu proprio quello che anni prima aveva avviato la spirale: Chateaubriand. Gonzague poteva ora
recepire tutto il significato del libro e del capitolo che lo avevano turbato179. Fu sufficiente a
riconvertirlo senza mezzi termini.

3.1.9. Leffetto Chateaubriand

Linfluenza subita anche in seguito da parte del padre del romanticismo francese fu tale che
un capitolo intero delle memorie si sarebbe intitolato Mon matre Chateaubriand180. Reynold
riconosce almeno quattro debiti intellettuali verso tale maestro. Hanno a che fare con la sua
formazione di storico, quindi li riassumiamo:
1Chateaubriand risolse la contraddizione fra cultura umanista e cultura cattolica nella
quale Reynold incappava soprattutto a scuola. Lo convinse della superiorit della
seconda e gli insegn a cercare di armonizzarle piuttosto che opporle fra loro.
2 Contribu a sviluppare in lui il senso della storia e il gusto per limmaginativa storica.
Gli mostr nel contempo limportanza di possedere una solida erudizione di fondo.
3 Gli insegn come il cristianesimo avesse trasformato la concezione della storia
rispetto a quella degli antichi, di come esso fosse una religione storica sostituitasi a
delle religioni mitiche. Nel contempo, gli forn la giusta dimensione in cui collocare
il provvidenzialismo cristiano. "Devo dunque a Chateaubriand (...) non tutta la mia
filosofia della storia, ma i suoi primi elementi, la sua linea di forza storica"181.
4 Lo introdusse quindi verso la rivalutazione storica dei cosiddetti secoli "bui": da
Cristo a Costantino a Carlo Magno. La fase iniziale dell'impero romano, fino ad allora
frettolosamente liquidata come fase di "decadenza", veniva rimessa a fuoco
ravvisando nel cristianesimo un fattore di trasformazione piuttosto che di rovina.
Prima di Chateaubriand vi era arrivato solo Edward Gibbon, ma senza lo stesso stile e
potenza evocatrice. Reynold rest colpito da questa impostazione. Due volumi de La
Formation de l'Europe sono per sua stessa ammissione ispirati a Chateubriand182.

.Ibidem, p. 281
Cio in sostanza quello di rivelare che la genialit del cristianesimo risiede nella capacit di offrire all'uomo, incessantemente, il
doppio quadro delle pene terrene e delle gioie celesti. V. CHATEAUBRIAND, Franois-Ren de, Genio del cristianesimo, UTET,
.Torino, 1949, vol. I, p. 333

.GdR, op. cit., p. 274

178
179

180

GdR, op. cit., p. 295. Il provvidenzialismo di Chateaubriand non si spingeva agli estremi di un "fatalismo cristiano" alla Bossuet.
Senza negare il ruolo anche rilevante della Provvidenza divina, egli considerava pure il fattore umano, da cui potevano dipendere
il progresso o il regresso storico. Per assicurare all'uomo la capcit di scegliere sempre bene occorreva un grado di stabilit che
solo il cattolicesimo, secondo lui, poteva garantire. Questa impostazione spingeva Chateaubriand ad osservare con pessimismo
gli avvenimenti presenti e futuri. Nell'ultimo libro delle Memorie d'oltretomba egli non si limitava a visualizzare con lucidit
l'inesorabile procedere della Rivoluzione francese (dopo la tregua apparente del Congresso di Vienna e della Restaurazione), ma
arrivava a prevedere il regresso nel materialismo che sarebbe seguito alle scelte egualitaristiche (V. CHATEAUBRIAND,
Franois-Ren de, Mmoires d'outre-tombe, Garnier, Paris, 1946-1947, tome VI, pp. 316-326). Pur prevedendo una regressione
nel futuro europeo, egli non si abbandonava alla desolazione come avrebbero fatto altri romantici suoi successori. Trovava rifugio
nella fede cristiana che per lui rappresentava "l'avvenire del mondo" (Ibidem, pp. 329-333). Reynold si sarebbe collocato sulla
.stessa direttrice

181

.GdR, La Formation de l'Europe, cit., tome V.B, Les Germains e tome VII, Le toit chrtien

182

Per concludere, Reynold ricav dalla crisi di romanticismo un fondo di pessimismo


filosofico. Un pessimismo che aiut a sgombrare il campo da ideologie utopistiche o da un
esagerato ottimismo liberal-umanitario; ma pur sempre un elemento negativo. L'elemento positivo,
e cio un ottimismo ed una "aspettativa" tutti cristiani, lo ricav dall'influenza di Chateaubriand. Da
quest'ultimo ricevette anche degli insegnamenti determinanti per la sua formazione di storico.
3.2. 1899-Prima guerra mondiale

3.2.1. Lanson, tesi in Sorbona e nascita di una vocazione

Quanto sopra mostra che al momento di lasciare Friburgo per iscriversi alla Sorbona il
diciannovenne Gonzague de Reynold godesse gi di un certo orientamento intellettuale che si
sarebbe precisato e raffinato ulteriormente nel secondo periodo della sua formazione.
La prima e forse pi importante influenza di questo secondo periodo fu quella di Gustave
Lanson, considerato fra i padri fondatori della storiografia letteraria (1857-1934). Come detto
Reynold fu allievo del grande filologo che, docente alla Sorbona, educ ad un metodo rigoroso
tutta una generazione di studiosi. Fra i meriti di Lanson vi fu quello di rompere, in Francia, col
tradizionale insegnamento della storia letteraria, sino ad allora basato essenzialmente sulla retorica
dei docenti, introducendovi senso critico ed attivit di ricerca183.
Il suo merito nei confronti di Reynold and oltre. Reynold ricorda nelle memorie184 di essersi
recato a Parigi nel 1899 con lintenzione di farsi francese, tanto l'aveva amareggiato il trattamento
propinato in Svizzera al suo ceto dappartenenza. Gli sarebbe stato possibile grazie alle lettere di
naturalizzazione accordate da Luigi XIV ai suoi bisavoli. Fu Lanson, indirettamente, a fargli
cambiare idea185 suggerendogli l'argomento di tesi: la vita intellettuale, se mai ve ne fu una, che
precedette ed accompagn in Svizzera l'opera di Rousseau186.
La passione di Reynold per il soggetto fu tale da trarne un lavoro monumentale: una Storia
letteraria della Svizzera nel XVIII secolo che ancora considerata fondamentale187. Questo lavoro
sort l'effetto di convincere il giovane dell'importanza ed originalit del patrimonio culturale
svizzero. Aggiungendovi la storia un tempo gloriosa della piccola Elvezia, centro e crocevia
d'Europa, Reynold comprese il dovere di mettersi al servizio del suo paese. Nacque la vocazione di
voler raccontare la Svizzera ed il suo popolo, spiegarne le istituzioni, celebrarne le opere con dei
libri che potessero andare ad ingrossarne l'eredit. Gonzague de Reynold aveva imboccato la sua
strada188.

.GdR, Exprience de la Suisse, cit., p. 197

183

p. 30

184

.Ibidem, pp. 31-32

185

.GdR, Mes Mmoires, tome III, cit.,

GdR, Jean-Jacques Rousseau et ses contradicteurs. Du Premier "Discours" "l'Ingalit", Revue de Fribourg, Fribourg, 1904.
Lo studio fu apprezzato da Lanson che lo introdusse nel suo Manuel bibliographique de la littrature franaise moderne (1913).
.Vedi GdR, Mes Mmoires, tome III, cit., p. 32

186

.BORY, op. cit., p. 45

187

.ZERMATTEN, op. cit., p. 56

188

3.2.2. Viaggi di studio e ricerca

Rilevanti furono pure i viaggi ch'egli si concesse, anche per motivi di salute, dopo i primi
anni a Parigi. Dal 1901 al 1903 fu a Friburgo in Brisgovia, citt "madre" della sua, con l'obiettivo
primo di imparare il tedesco. Si immerse nella letteratura tedesca alla quale era gi stato introdotto
dal precettore Ems, e studi a fondo la storia del casato fondatore della citt, i duchi di Zhringen,
che avrebbero fondato anche la "sua" Friburgo (verso il 1157) e Berna (1191)189.
Reynold rest conquistato sia da Friburgo in Brisgovia che dalla vicina Foresta Nera, "...una
citt e (...) un paese che avevano tante somiglianze con la Svizzera, ma dove non vi si insultava in
nome della democrazia..."190. Osservando l'ambiente che lo accoglieva, egli pervenne ad interessanti
annotazioni: "Non ci misi molto ad accorgermi che cerano due Germanie, la Germania imperiale
dellesercito e degli studenti, la Germania tradizionale del buon ducato di Baden e della buona citt
di Friburgo. Constatavo che nessuno, in questa buona citt, amava i prussiani (...) Quella Germania
alla quale incorporavo la Svizzera, era dessa il Grossdeutschland dei pangermanisti? Per niente: era
il Sacro Romano Impero..."191.
Anche a descrivere gli influssi del periodo tedesco convengono meglio le sue stesse parole:
"Il lungo soggiorno che feci in Germania ha rimosso in me il fondo tedesco che i Techtermann e,
attraverso di loro, i miei avi della Vecchia Svizzera mi avevano trasmesso. Mi spiego cos quella
specie di seduzione che subii fino al momento in cui il gruppo de la Voile latine mi stacc dal
germanismo. (...) Se il mio spirito francese, la mia sensibilit tedesca"192.
Al soggiorno tedesco fecero seguito il viaggio di nozze in Norvegia (1905), alla ricerca
dell'Ultima Tule la cui idea lo ammaliava sin dall'infanzia193, e svariate puntate in Italia, specie in
Toscana (due mesi a Firenze nel 1908) ove acquis una salda erudizione sull'arte italiana194.
Dopo aver vissuto almeno un po in ciascuna delle nazioni-madre cui la Svizzera
indissolubilmente legata, Reynold sentiva che ognuna esercitava su di lui una forza centrifuga
tendente a confonderlo e disorientarlo. Cercando di essere francese in Francia, tedesco in
Germania, italiano in Italia, invece di sintetizzare interiormente le tre civilt, provava disordine e
confusione di idee. "Ero caduto nel dilettantismo ed il cosmopolitismo. Mi ero condannato da solo
alla superficialit"195.
Il punto di sutura lo ritrov, necessariamente, in Svizzera; precisamente a Basilea ove si
ferm nel 1903. "Cercavo una calamita per tirare a s tutte le impressioni divergenti e
contradditorie, tutte le tendenze opposte il cui caos opprimente mi appesantiva la testa"196. La citt
fu scelta essenzialmente per la sua posizione geografica, anche se Reynold sapeva bene ch'essa fu
uno dei grandi focolai dell'umanesimo europeo. E Basilea ("citt potente, niente della citt tedesca,

.GdR, Mes Mmoires, tome III, cit., p. 36

189

.Ibidem, pp. 36-37

190

.Ibidem, pp. 37-39

191

.Ibidem, p. 39

192

.Ibidem, pp. 40-42

193

.Ibidem, p. 42

194

.Ibidem, p. 43

195

.Ibidem, p. 45

196

niente della citt francese: capitale ricca, fredda, autonoma"197) fug ogni confusione ricollocandolo
saldamente sul binario svizzero-europeo.

3.2.3. La Voile latine

Reynold era di nuovo a Friburgo in Brisgovia per delle cure quando, nel marzo 1904,
ricevette un libro che avrebbe operato in lui un ribaltamento dalla germanicit alla latinit, e che lo
avrebbe condotto a stabilirsi per diversi anni a Ginevra. Si trattava de I Penati d'Argilla, opera di
giovani scrittori romandi198 pressoche sconosciuti: il vodese Charles-Ferdinand Ramuz, cui si gi
accennato, i ginevrini Adrien Bovy, Alexandre Cingria e Charles-Albert Cingria (quest'ultimo con
lo pseudonimo di "Adalbert d'Aigues-Belles"). La lettura del libro caus un rimescolamento
nell'animo di Reynold che si sent irresistibilmente attratto dalla cultura e dallo stile tutti latini degli
autori199. Segu una breve corrispondenza con Adrien Bovy che mette in luce difficolt e staticismo
della letteratura romanda di allora200.
Reynold si incontr coi quattro nel maggio dello stesso anno a Ginevra, timido e ansioso
"come un giovane barbaro invitato per la prima volta presso dei giovani Romani"201. Dalla riunione
nacquero movimento e rivista de La Voile latine202 con l'obiettivo di operare il rinnovamento della
letteratura romanda riallacciandosi allideale dell'arte203. Vennero invitati a farvi parte anche Henri
Spiess, svizzero originario di Bienne ma stabilito a Ginevra204, e un po' pi tardi Robert de Traz,
parigino stabilito a Ginevra205. Vi furono inoltre due collaboratori pi anziani, grazie ai quali La
Voile latine godette degli auspici della locale Socit des Arts: Maurice Baud e Daniel Baud-Bovy,
ginevrini206.
Secondo quanto riportato nelle memorie, due di questi personaggi esercitarono maggiore
influenza sulla formazione artistica del giovane Reynold: Adrien Bovy e Alexandre Cingria. Il
primo (1880-1957) gli inculc spirito critico e mestiere. Gli insegn a distinguere fra le opere d'arte
e a servirsi della penna come il pittore del pennello207. Il secondo (1879-1945), che col fratello era il
pi "romano" del gruppo, imbast con Reynold una sorta di confronto dialettico, un dialogo
evocativo e poetico tra Romnia e Barbaricum208. Ma il suo contributo maggiore fu di accendere in
Reynold quell'immaginazione storica che questi aveva gi avuto modo di sviluppare. Anche
Cingria, come lo zio Arthur, sapeva grattar via dalla storia il grigiore universitario tramutandola in

.Ibidem, p. 44
Romando, agg. e sost. [dal Fr. romand, dall'antico romanz, romanzo]. Della parte della Svizzera in cui si parla il francese;
.anche la lingua stessa

197
198

.Ibidem, pp. 51-52

199

.Ibidem, p. 53

200

.Ibidem, p. 54

201

.Ibidem, p. 57

202

.Ibidem, p. 54

203

.Ibidem, p. 55

204

.Ibidem, pp. 70-71

205

.Ibidem, pp. 57-59

206

.Ibidem, p. 75

207

.Ibidem, p. 83

208

forme e colori. "Mi diceva sempre: vedi, mai: sai"209. Le sue parole e scritti spingevano Reynold
alla riflessione e alla verifica, gli aprivano nuove strade latine su orizzonti europei210.

3.2.4. La presa di posizione politica

L'avventura de La Voile latine si concluse in modo turbolento nel 1910, dopo sei anni e pi di
brillante attivit. Due membri del gruppo, Gonzague de Reynold e Robert de Traz, avevano iniziato
ad esporre sulla rivista le loro idee politiche, suscitando il finimondo211. Reynold aveva cominciato
ad interessarsi di politica dopo il trasferimento a Ginevra (1905). In quella citt venne a contatto
con le grandi correnti del mondo contemporaneo e le inquietudini di un'Europa che si avviava a
passo di corsa verso una guerra catastrofica212. Fu il presentimento della guerra incombente a
spingerlo, con Traz, ad utilizzare la rivista anche politicamente. "Sentivamo che una rivoluzione era
iniziata negli spiriti, presentivamo chessa doveva inevitabilmente terminarsi nei fatti. Fra le
vecchie generazioni e la nostra si era scavato un abisso "213.
Secondo quanto ricorda il nostro autore, il gruppo de La Voile latine era allacciato, oltre che
dall'idea dell'arte, dal sentimento della necessit di rompere con l'esasperante conformismo e
torpore intellettuale della Svizzera romanda. La convinzione che bisognava "cambiare" tutto ci
avrebbe potuto condurre Reynold a sinistra; ci non accadde perch ai suoi occhi l'Europa veniva
trascinata verso la guerra ed i crolli successivi proprio dalle ideologie diffuse dalla Rivoluzione
francese. La dottrina che poteva fare presa sul giovane era quella di Charles Maurras, ed egli vi si
orient provvisoriamente214, convinto che la salute dell'Europa dipendesse dalla restaurazione della
monarchia in Francia215.

3.2.5. Confronti successivi

In quanto romando e stabilitosi ormai a Ginevra, Reynold non poteva sottrarsi allinfluenza
delle grandi scuole di pensiero francesi del tempo, che incisero anche sulla sua concezione storica e
che occorre illustrare brevemente. Ci si riferisce essenzialmente al grande storico HippolyteAdolphe Taine (1828-1893)216, a Maurice Barrs (1862-1923), a Charles Maurras (1868-1952) ed a
Romain Rolland (1866-1944).
1Taine

Taine fu colui che, prima di Barrs, aveva dichiarato che una nazione composta sia dai vivi
che dai morti; idea ripresa da Reynold, come vedremo fra poco. Ma l'autore della Storia della
.(Ibidem (corsivo mio

209

.Ibidem

210

.Ibidem, pp. 72-73

211

.Ibidem, p. 120

212

.Ibidem, p. 121

213

.Ibidem, p. 123

214

.Ibidem, p. 139

215

La cui influenza fu immensa su tutte le generazioni giunte alla maturit dopo il 1865. V. LANSON, Gustave, Storia della
letteratura francese. Rimaneggiata e completata per il periodo dal 1850 al 1950 da Paul Truffau, Longanesi, Milano, 1961, vol. II,
.p. 1237

216

letteratura inglese sosteneva una tesi ancora pi importante per la storiografia del XIX e del XX
secolo, pretendendo che il clima e lambiente influenzino gli uomini al punto da determinarne le
azioni. Senza mai condividere il determinismo positivistico di Taine217, Reynold non avrebbe
ignorato questo insegnamento. un argomento sul quale torneremo necessariamente nel trattare la
sua metodologia storica. Per ora notiamo che lo studio dei dati geografici gli avrebbe permesso di
stabilire, per esempio, che la Svizzera una terra adatta all'affermarsi del federalismo218; o di
distinguere due parti del nostro continente, di cui solo quella occidentale da considerarsi
veramente europea219.
2 Barrs

Da Taine si passa logicamente a Barrs che fu suo discepolo e che esercit su Reynold
un'influenza abbastanza importante. Ci non deve sorprendere poich l'autore de Les Dracins
appare come un colosso sulla scena letteraria di fine Ottocento. Per Barrs la Francia era composta
tanto dai vivi che dai morti, ed i primi erano in un certo modo guidati, nelle loro azioni, dai
secondi. Quest'idea, riassumibile nella famosa formuletta La Terre et les Morts, sarebbe rimasta
familiare a Reynold: "O terra di Friburgo, chi ti ha fatta patria? / il tuo popolo, / quando ci furono
dei morti intorno alla chiesa / e dei vivi intorno ai morti"220.
Abbiamo visto che alle origini della sua vocazione di storico Reynold considerava come
determinante il culto dei morti trasmessogli dallambiente familiare. Come Barrs egli riteneva che
la Rivoluzione francese avesse disgraziatamente separato la Francia dai suoi morti, e che la societ
non potesse evolversi e progredire che nel rispetto delle tradizioni221. Reynold, per non si
spingeva ad affermare che attraverso la tradizione si ritrovi la bont originale degli istinti e che
quindi essa non pu che rivelarsi "buona"222.
Il problema della tradizione e del culto dei morti nei due autori ci conduce al confronto dei
rispettivi sentimenti nazionali. Sebbene su basi diverse223, questi consistevano per entrambi
nellappartenenza ad un determinato territorio regionale. Barrs cantava la sua Lorena natale,
Reynold il suo villaggio e cantone: "...due sentimenti (...) non hanno cessato di svilupparsi in me:
Uno quello della terra (...) Mi sento come una pianta in questo vecchio suolo che mi tira per i
piedi..."224. Entrambi si preoccupavano dell'unit morale della nazione225, temevano unafflusso
incontrollato di stranieri nei rispettivi paesi226, sostenevano il principio corporativo.

.BERNARD, Henri, Le monde russe, in JOST, op. cit., p. 239

217

.GdR, Cits et Pays suisses, cit., p. 11

218

.GdR, La Formation de l'Europe, tome I, cit., pp. 52-55; ma lo affermava gi ne L'Europe tragique, cit., pp. 399-400

219

.GdR, Fribourg et le monde, cit., p. 129. Vedi anche La dmocratie et la Suisse, cit., p. 321

220

WEBER-PERRET, Myriam, Actualit de l'histoire ou la formation de l'Europe, "Vie. Revue suisse romande", Lausanne, n. 6,
.1946

.WECK, op. cit., pp. 22-23

221

222

In Barrs lidea nasce da una presa di posizione contro leccessiva centralizzazione del governo francese, mentre Reynold pu
.fondarla sulla solida esperienza storica del federalismo svizzero

223

GdR, Examen de conscience, "Journal de Genve", 25/12/1916, prima pagina. L'altro sentimento quello dell'umanit pi
...umile: contadini, operai, soldati

224

.MIEVILLE, Henri-Louis, La pense de Maurice Barrs, Nouvelle Revue critique, Paris, 1934, p. 127
BARRS, Maurice, Scnes et doctrines du nationalisme, Plon, Paris, 1925, tome I, pp. 96 e 115; GdR, La "Suisse actuelle" et
.la "Suisse de demain", in "Wissen und Leben", Zurich, 1909/1910, tome 5, p. 264

225
226

Ma anche se ne La Voile latine del gennaio 1910 Reynold proclamava la sua ammirazione per
Barrs227, il suo sentimento nazionale non sarebbe mai degenerato in un nazionalismo alla
francese, ed questo che segna la cesura. L'autore del Culto dell'io sfociava raramente su
quell'Europa comune che invece preoccupava costantemente il nobile friburghese. Il primo tendeva
a mettere l'accento sull'antagonismo germano-latino, il secondo avrebbe interpretato e descritto
magistralmente la fusione di questi due elementi come agenti creatori d'Europa.
3 Maurras

Si visto come, al momento di impegnarsi politicamente, Reynold si orientasse naturalmente


verso destra ed in particolare verso il movimento di Charles Maurras cui era stato introdotto
dallamico Alexandre Cingria intorno al 1908. Reynold rimase conquistato dalla personalit di
Maurras al punto da partecipare attivamente al terzo congresso dell'Action franaise nel 1910:
partecipazione che gli valse accese critiche in patria e che egli stesso avrebbe poi ritenuto
sbagliata228.
Sicuramente le tesi di quel movimento presentavano innumerevoli attrattive per lancor
giovane Reynold: necessit di ristabilire l'unit morale in Francia; tradizione del passato vista come
fondamento della nazione; lotta all'influenza crescente delleconomia sui princpi di governo; difesa
delle associazioni intermedie, delle libert municipali e del principio corporativo "contro il
centralismo rivoluzionario"229. Idee che sarebbero riapparse in libri quali La democrazia e la
Svizzera o Coscienza della Svizzera230. Reynold avrebbe pure accolto alcune idee di Maurras sui
concetti di ordine, autorit e democrazia. il bisogno di ordine "che caratterizza, in tutta Europa, la
nostra generazione. (...) Coscienti, non accetteremo di essere governati da una moltitudine
incosciente; l'lite di una nazione non potr mai, senza decadere, accettare d'essere confusa, in
unassurda uguaglianza di diritti e doveri, con gli ignoranti e forse i criminali"231.
Presto per Reynold dovette anche scontrarsi, in quel partito, con delle tesi inaccettabili per
lui in quanto svizzero, come il feroce anti-protestantismo o l'esagerazione del sentimento nazionale
che portava ad un nazionalismo d'attacco232. Si rese conto allora di non poter accettare in blocco le
idee del movimento poich "l'Action franaise (...) era in realt unorganizzazione rivoluzionaria,
(...) un movimento di destra i cui aderenti avevano un temperamento di sinistra"233.
Ad allontanarlo da Maurras vera anche la questione del ruolo sociale da riservare alle
istituzioni cattoliche. Per Reynold la Chiesa doveva rimanere un ordine di carattere soprannaturale
senza nessun diritto di interferenza da parte dello Stato. Maurras, considerato da qualcuno un
pagano alla difesa del cattolicesimo, si limitava a rendere omaggio "allordine chessa impone a
tutto, al principio dunit chessa restaura"234.

.GdR, Le besoin de l'ordre, "La Voile latine", gennaio 1910, p. 15

227

p. 126

228

.BOISDEFFRE, Pierre de, Une histoire vivante de la littrature d'aujourd'hui, Perrin, Paris, 1966, p. 294

229

.Rispett.: op. cit.; GdR, Conscience de la Suisse. Billets ces Messieurs de Berne, La Baconnire, Neuchtel, 1938

230

.GdR, Le besoin de l'ordre, cit., pp. 8-10

231

.Ibidem, pp. 125-126

232

.Ibidem, p. 128

233

.VANDROMME, Pol, Maurras, l'Eglise de l'ordre, du Centurion, Paris, 1965, pp. 121-122

234

.GdR, Mes Mmoires, tome III, cit.,

Reynold non si immischi pertanto con la rivista di quel movimento in Svizzera: Les Ides de
Demain, che ebbe poca durata. Anzi nel dicembre del 1916 egli prese apertamente le distanze, sul
Journal de Genve, da un tradizionalismo o da un nazionalismo troppo limitativi235. Dal 1926 poi,
dopo la condanna del Vaticano nei confronti di Maurras e del suo partito, avrebbe persino cessato
di leggere le pubblicazioni dell'Action franaise. Avrebbe per continuato la sua corrispondenza
con Charles Maurras cercando di farlo riavvicinare alla Santa Sede; e in et matura avrebbe
ricordato che "Maurras stato per me (...) una delle preoccupazioni dominanti di quel che
chiamerei (...) la mia coscienza intellettuale"236.
4 Rolland

Diametralmente all'opposto rispetto a Maurras troviamo, sulla scena politica di allora,


Romain Rolland, che pure espresse delle idee sul nazionalismo e sull'Europa. Anche con lui il
nostro autore ebbe qualche scambio epistolare e lo incontr almeno una volta fra il 1914 ed il
1916237.
In precedenza Rolland aveva difeso delle opinioni abbastanza vicine a quelle di Reynold. Nel
1908, ad esempio, Rolland sembrava temere un declino della civilt europea nel mettere queste
parole in bocca al suo Jean-Christophe: "...siete arrivati all'estremo limite dell'altipiano, cos in alto
che un popolo non pu metterci piede senza provare il desiderio di buttarsi gi"238. Anche Rolland
stimava importante il ruolo giocato dai morti nello sviluppo di una nazione239.
Nel 1912 per condannava la "grande pestilenza dell'orgoglio nazionalista" che si stava
propagando in Europa240. Reynold si sarebbe reso conto di questo pericolo solo pi tardi, nel suo
Esame di coscienza scritto proprio, a quanto pare, sotto l'influsso di Rolland ed in particolare del
suo Al di sopra della mischia241. L'idea direttrice di quel libro, secondo cui la guerra in corso era in
realt una guerra civile in cui ciascun belligerante martorizzava la comune madre Europa, non
poteva non conquistare il nostro autore. Essa fin di convincerlo che erano proprio gli eccessi dei
regimi borghesi a suscitare certi movimenti sociali, anche rivoluzionari.
Ma la seguente citazione, tratta da Jean-Christophe, dimostra che il dominio in cui Rolland
precorse Reynold fu soprattutto la percezione della peculiarit svizzera:
"Christophe (...) tornava volentieri nel paese dove un tempo era stato costretto a risiedere: la
Svizzera. (...) cercava un cantuccio di terra in cui poter respirare a pieni polmoni al di sopra
dell'Europa (...).
"Vivendoci, aveva finito per conoscere quel paese. Per lo pi, chi vi si ferma per breve tempo
ne vede solo le lacune (...)
.GdR, Examen de conscience, cit
.GdR, Mes Mmoires, tome III, cit.,

p. 149

C chi sostiene che tale incontro fu uno degli episodi pi onorevoli ed importanti della vita intellettuale e letteraria di Gonzague
.de Reynold. V. SIMON, Pierre-Henri, La rencontre de Romain Rolland, in JOST, op. cit., p. 48

235
236
237

.ROLLAND, Romain, Jean-Christophe, Riuniti, Roma, 1966, p. 940. Stesso concetto alle pp. 921-922

238

.Ibidem, p. 928

239

.Ibidem, p. 1373

240

ROLLAND, Romain, Al di sopra della mischia, Avanti, Milano, 1916. Vedi GdR, op. cit., p. 245; ROLLAND, Romain, Diario degli
.anni di guerra. 1914-1919, Parenti, Milano-Firenze, 1960, vol. II, pp. 61-62

241

"E non [conosce] nulla (...) dell'esempio dato al mondo da questi Stati Uniti delle tre
principali razze d'Occidente, di questa futura Europa in miniatura"242.
Dopo quegli anni tormentati, l'influenza di Rolland su Reynold diminu e quest'ultimo
avrebbe dichiarato nelle memorie: "Avevo constatato che Rolland si lasciava trascinare verso
l'Oriente, mentre io mi votavo alla difesa dell'Occidente"243.
Resta il fatto che Rolland ebbe il merito di focalizzare alcuni punti essenziali della filosofia
politica e del patriottismo di Reynold244. Al conflitto dei nazionalismi Rolland aveva sostituito
l'idea di un vasto patriottismo europeo, concepito come una comunione di alta cultura che ciascuna
razza e nazione contribuisse ad arricchire, e che terminasse in una federazione politica.
Analogamente Reynold comprese che la missione internazionale della Svizzera era di realizzare,
come esperienza storica privilegiata, una simile comunione entro le proprie frontiere, per poi
proporla a modello fuori di esse.
La differenza fra i due scrittori consisteva nel fatto che Rolland, per aderire pienamente alla
mistica internazionalista, avrebbe dovuto mettere in discussione (per lo meno durante la guerra) il
proprio patriottismo francese. Reynold al contrario poteva andare incontro all'ideale europeista
come ad un prolungamento naturale del suo elvetismo.

3.2.6. Impegno nazionale ed internazionale

5 Nuova Societ Elvetica

Preoccupato della situazione instabile in Europa, che poteva minacciare da un momento


all'altro l'esistenza stessa del suo paese, e spaventato dalle divisioni che si stavano formando fra gli
svizzeri, Reynold fond nel 1912 con il ginevrino Alexis Franois la Nuova Societ Elvetica, allo
scopo di raggruppare le forze giovani del paese per lo studio dei problemi nazionali e soprattutto
per rinsaldare lunit nazionale (da notare che, allopposto di Reynold, Franois era protestante e
liberale)245. Robert de Traz diede la sua adesione e i tre diffusero il manifesto Pro Helvetica
Dignitate ac Securitate.
Tenuta segreta i primi due anni, la Nuova Societ Elvetica crebbe e si consolid.
Duecentocinquanta persone parteciparono all'assemblea generale costitutiva tenutasi a Berna il
primo febbraio 1914, cos ricordata dal nostro autore: "Tenerla a Berna significava, dopo due anni
di preparazione, rivelare la nostra esistenza ed imporci di fronte al Palazzo federale.
L'approssimarsi della guerra non ci permetteva pi di aspettare"246. Fra le attivit della Societ in
quei due anni preparatori vi era stata la lotta contro l'irredentismo che tentava di intrufolarsi nel
canton Ticino, e la presa di contatto con le colonie svizzere all'estero. Reynold si impegn in
entrambe di prima persona. Egli si sarebbe allontanato dalla Nuova Societ Elvetica dopo il 1923,
troppo pressato dagli impegni internazionali.
.ROLLAND, Jean-Christophe, cit., pp. 1260-1262

242

.GdR, op. cit., p. 246

243

.SIMON, op. cit., p. 52

244

.BERCHTOLD, Alfred, La Suisse romande au cap du XX sicle, Payot, Lausanne, 1963, p. 675

245

.GdR, op. cit., p. 166

246

6 Uffcio Conferenze di Stato Maggiore dell'Esercito

Allo scoppio della guerra Reynold espresse il dispiacere di non poter servire sotto le armi per
motivi di salute. Egli tent di vincere quella penosa sensazione d'inutilit impegnandosi con ogni
mezzo a riaffermare l'unit nazionale247. Tale proponimento sarebbe stato rispettato creando su
iniziativa del generale Wille248 l'Ufficio Conferenze dello Stato Maggiore dell'Esercito. Il nuovo
organismo, che Reynold diresse col grado di maggiore dal 1914 al 1916, aveva lo scopo di
sollevare il morale delle truppe tramite attivit intellettuali e di contenere, e possibilmente ricucire,
la spaccatura tra romandi e svizzeri tedeschi. Esso perseguiva quindi la linea della Nuova Societ
Elvetica. Reynold avrebbe ricordato tre missioni specifiche a lui affidate: "stabilire il contatto fra
lesercito e il popolo, insegnare agli ufficiali a fare leducazione nazionale dei loro uomini, istruire
gli ufficiali stessi"249. Inutile dire che vi si dedic anima e corpo, chiamando attorno a s scrittori,
professori, musicisti, attori, uomini politici, i quali portavano ai soldati il messaggio educativo o lo
spettacolo ricreativo nelle quattro lingue nazionali. L'Ufficio Conferenze dell'Esercito pubblic
anche dei testi che, riuniti, formarono il volume Soldat und Burger.
Anche il poema drammatico La Gloire qui chante, scritto in collaborazione col musicista
elvetico Emile Lauber, tradotto in italiano, nacque in seno all'Ufficio Conferenze. Rappresentato
dai soldati svizzeri per la prima volta a Losanna nel marzo 1919, valse al nostro autore la qualifica
di "storiografo, bardo e profeta"250. Nel frattempo uscivano i volumi di Citt e Paesi svizzeri. Nel
1915, ormai trentacinquenne, Reynold otteneva la cattedra di lingua e letteratura francese
all'Universit di Berna.
7 Consacrazione alla causa europea

Anche l'ingresso di Reynold nella vita internazionale data di quegli anni. A cavallo fra il 1914
e il 1915 partecip al progetto di creare una rivista che avesse lo scopo di preparare la
riconciliazione dei belligeranti nel dopoguerra251. Durante la crisi del 1917 poi, quando i membri
dellIntesa cercavano di coinvolgere la Svizzera nel conflitto, si incaric di missioni diplomatiche
pi o meno segrete per sondare le intenzioni dei francesi. A Berna, dove ormai risiedeva, allacci
relazioni coi vari diplomatici accreditati nella capitale svizzera, allargando cos ulteriormente i
propri orizzonti culturali ed intellettuali.
Nel 1917, dopo tre anni di guerra, Reynold aveva la certezza che il mondo si incamminasse
verso un tremendo disastro. La salute sempre fragile lo obblig a fare delle cure alla stazione
termale di Schnbrunn, presso Zugo. In questa regione egli avrebbe avuto una specie di
illuminazione, che lo avrebbe indotto a consacrarsi alla causa europea. Secondo quanto riportato
nelle memorie, il pomeriggio del 17 agosto il nostro autore si trovava in cima ad una collina quando
i suoi pensieri vennero interrotti dal lontano ma sinistro rimbombare dei cannoni. Allora si oper in
lui un cambiamento:

Una sincera testimonianza in questo senso la troviamo in una poesia del 1914: Le Cortge, pubblicata nella raccolta Les
.Bannires flammes, cit., pp. 151-152
Ulrich Wille (1848-1925), comandante in capo dellesercito svizzero durante la mobilitazione

247

248

p. 207

249

.CLERC, Charly, A propos de la "Gloire qui chante", "La Semaine littraire", Genve, 1919, p. 215

250

.GdR, Mes Mmoires, tome III, cit.,

Il progetto abort soprattutto per la freddezza dimostrata dagli intellettuali francesi. V. GdR, Mes Mmoires, tome III, cit., p.
.235

251

"Quando salivo (...) l'oggetto, lo scopo del mio pensiero era la Svizzera. Cera anche l'Europa,
ma in sottofondo (...). Ridiscendendo la sera () sera prodotto un rovesciamento: l'Europa si era
piazzata davanti alla Svizzera e non vedevo pi la Svizzera che in funzione dellEuropa"252.

.Ibidem, p. 310

252

SECONDA PARTE: IL METODO

Introduzione alla seconda parte


Gonzague de Reynold stato definito uno dei pi grandi storici "di tutti i tempi e di tutti i
paesi"1. Un personaggio di tale levatura non pu non aver contribuito al progresso della scienza
storiografica. Gi la sua tesi di dottorato "ha avuto il merito incalcolabile d'introdurre nella
storiografia svizzera un metodo e un afflato nuovi: col preferire deliberatamente lo studio delle
mentalit a quello dei capolavori, e col pubblicare (...) uno studio di storia sociale anzich un libro
di critica letteraria (...), Reynold ha conferito, in Svizzera, una nuova dimensione alla storia della
letteratura"2. Il compito di cogliere il suo apporto alla metodologia storica si presenta complesso e
finora, a nostra conoscenza, intentato.
Per semplificarlo ricordiamo brevemente i parametri del dibattito storiografico dei primi
decenni del XX secolo. In quel periodo la scienza storiografica andava emancipandosi da tre
paradigmi sociologici che l'avevano condizionata nel corso del secolo precedente: romanticonazionalistico, positivistico, marxistico. Il motivo di tale emancipazione risedeva nella dissoluzione
della pretesa di esprimere una visione universale del processo storico, ancorando ad essa le
prospettive d'indagine storiografica. La storiografia si svincolava dal panorama eurocentrico ed
evoluzionistico dominante nel XIX secolo, e abbandonava il presupposto della prevedibilit del
processo storico, intesa come formulazione di previsioni a lungo raggio.
Venivano meno le alternative che avevano segnato la differenza tra quei tre paradigmi anche
nell'ambito della ricerca storica. In primo luogo quella tra individualit dell'oggetto storico (scuola
della comprensione o, se vogliamo, paradigma narrativo "rankiano") e leggi storiche generali
(scuola della spiegazione, paradigmi deterministici). "Da un lato, il carattere individuale degli
avvenimenti non poteva pi essere concepito in termini tali da escludere il ricorso a
generalizzazioni, e dall'altro queste non potevano pi fondarsi sull'assunzione di una struttura legale
del processo storico"3. Cadeva anche l'alternativa fra esaltazione romantica dell'eroe e riduzione
degli individui a semplici rappresentanti della coscienza collettiva, come pure quella fra fattori
materiali ed idee quali agenti del processo storico: termini che avevano abbandonato l'esclusione
reciproca per entrare in un rapporto di stretta correlazione. Sono nozioni preziose per inquadrare un
autore che sembra rappresentare al massimo grado l'esigenza di trovare punti di convergenza e
conciliazione fra scuole opposte.
Come la maggior parte degli storici4, e geloso della propria indipendenza di pensiero,
Reynold non partecip apertamente al dibattito sulla scientificit della storiografia, n si schier per
alcuna scuola o movimento di ricerca. Per questo non potremmo partire da un particolare filone
storiografico, e tentare di ricondurvi a tutti i costi la sua metodologia, senza dar luogo a forzature.

Tenteremo invece di considerare uno per uno i vari aspetti del suo metodo tracciando man mano
eventuali parallelismi con altre scuole storiografiche.
L'elemento pi evidente del metodo storico di Reynold il suo approccio globale, il suo
dominio della sintesi: " uno spirito formato alla sintesi. Il fatto minuto non gli interessa che nella
misura in cui possa entrare in un piano generale"5. "Sul piano delle sintesi, Jacques Pirenne (...) e
Gonzague de Reynold hanno continuato il loro monumentale contributo alla storia della nostra
civilit"6. "Reynold veramente luomo di tutte le comprensioni. Spirito sintetico al grado
supremo. Senza nessun esclusivismo "7. Reynold non vedeva la storia come una serie di episodi fini
a se stessi, ma come uninarrestabile flusso marino che, sorto dal profondo, s'innalzi e ricada,
trascinandosi dietro le ondate successive. Una simile impostazione comportava una filosofia della
storia, donde conviene prendere le mosse perch gli aspetti metodologici veri e propri vi sono
intimamente legati8.
Le citazioni seguenti, riferite alla sua opera pi impegnativa, dovrebbero bastare a ribadire la
levatura filosofica e metodologica di Gonzague de Reynold:
"La Formazione dellEuropa non solo unopera di sintesi (...). Essa appartiene a un genere
superiore: la filosofia della Storia. qui che lautore si distingue dal comune; che domina, e di
molto, gli altri filosofi della Storia. Contro venti e maree la sua maestria resta indipendente. Sfugge
ad ogni esclusivismo. Al determinismo di Taine, allideologia di Huizinga, alle interpretazioni a
volte audaci di Jacques Pirenne. Fermamente piantato di fronte a tutti i sistemi, Reynold ne evita le
seduzioni. Se ne serve ma non li serve mai"9.
Geopolitica, ideologia, economia, vengono di volta in volta messe a profitto. Le cause
individuate non vengono legate solo fra loro, ma ad uno o pi sistemi. Nemico del determinismo,
Reynold resta un osservatore scrupoloso. Ogni teoria invocata sottoposta alla prova
dell'esperienza, ogni osservazione confrontata a principi generali. Il suo pensiero effettua una spola
continua fra il generale ed il particolare, la tesi e l'ipotesi. Deduzioni ed induzioni si verificano a
vicenda in un perpetuo inseguimento. Questo metodo rigoroso avrebbe fatto di Reynold il pi
grande filosofo della Storia che vi sia mai stato10.
Tale filosofia esclude ogni definizione semplificata o frammentaria della storia e dello
storico. La storia non solo una scienza di ricerca o dosservazione, ma anche una metafisica e
unarte. Parola di Gonzague de Reynold:
"Lo storico non pu limitarsi a raccontarci il come delle cose, deve tentare lo sforzo di
spiegarcene il perch. anche quando gli storici sono mediocri che la storia d limpressione di
una fatalit, di un determinismo, di un caso (...) La storia unerudizione dalla pianta dei piedi fino
alla cintola, ma dalla cintola alla testa unarte d'ambientazione, dinterpretazione, devocazione"11.

Capitolo 4: Filosofia della storia

4.1. Necessit di un punto d'osservazione


consolidata e diffusa l'idea che nella scienza storica sia impossibile raggiungere l'obiettivit
assoluta. Formulata quasi cento anni fa da Max Weber12, la ritroviamo in autori come Jerzy
Topolski e Reinhart Koselleck: "...il grado di scientificit della storiografia dipende anche dal grado
in cui lo storico diventa consapevole delle credenze (...) che guidano o controllano il suo lavoro di
ricerca (...). Questa auto-conoscenza (...) necessaria se vogliamo accostarci sempre pi ai limiti
della scientificit, e quindi procedere nel nostro cammino verso la verit". "Se la storia viene
esperita come movimento di diverse correnti, il cui rapporto reciproco muta continuamente (...), ci
perch il movimento complessivo pu essere colto solo a partire da un punto di vista
consapevolmente adottato"13.
Consapevole di tale obbligo, Gonzague de Reynold espone il proprio punto di vista in tono
risoluto nella prefazione a L'Europa tragica:
"Un punto fisso necessario per giudicare questa civilt che si decompone, questo mondo in
movimento, questa rivoluzione in divenire. dunque in cima ai miei principi, alla mia filosofia,
alla mia fede cattolica che mi colloco. E se me lo si rimprovera, risponder che questa fede, questa
filosofia, questi principi ne valgono ben altri. Se mi ponessi dal punto di vista sociologico, o
kantiano, o bergsoniano, o anche marxista, lo si troverebbe del tutto naturale. Ma sembra che
quando si ha una Weltanschauung cattolica si manchi d'obiettivit.
"Dichiaro che accetter tutte le critiche, anche le pi dure, tranne questa. Questa, infatti, la
rifiuto e la respingo nel nome stesso dell'intelligenza e dei famosi diritti del pensiero.
"Ho dunque una filosofia della storia, ed quella della Provvidenza. La sola che permetta di
sperare e d'agire"14.
L'enfasi dell'autore nel difendere la propria scelta fa riflettere. I timori che il libro potesse
essere snobbato dall'ambiente scientifico-culturale dell'epoca non erano infondati. Il ricordo
dell'accoglienza riservata a La democrazia e la Svizzera, con conseguente affare Reynold, era
cocente. Ma egli si preoccupava principalmente del fatto che l'ambiente accademico francese,
sebbene disilluso dai modelli organicistici ottocenteschi, stentasse a liberarsi del pesante retaggio di
pregiudizi filosofici ed anticlericali dell'Illuminismo. Reynold poi univa lonta di un blasone
aristocratico alla propria cattolicit, e senza vergognarsene A trent'anni dalla sua scomparsa,
speriamo che tali pregiudizi siano superati, o che il nostro lavoro contribuisca a farli superare.
Ai nostri fini importa per soffermarsi sull'ultima frase sopra riportata, che denota un
atteggiamento di fiducia, da parte di Reynold, riguardo la possibilit per l'uomo di influenzare il
processo storico. Scrisse di lui lo storico ticinese Guido Calgari: "Di fronte all'inventario
drammatico della storia, con le sue epoche gloriose e quelle infelici, gli splendori di civilt e i
ritorni (...) di barbarie, (...) il nostro storico matura una sua conclusione cattolica ed ottimistica: (...)

compito del cristianesimo (...) di traversare i tempi della burrasca, le zone vuote della storia,
portando in salvo i tesori della civilt umana"15. Al di l di ogni polemica, dunque, interessa sapere
perch il provvidenzialismo sia per Reynold la sola filosofia che permetta "di sperare e d'agire", e
quale concezione della storia si celi dietro ad una visione cattolica del mondo.
4.2. Caratteri del provvidenzialismo cristiano
Del provvidenzialismo cristiano si accennato in relazione all'influenza di Chateaubriand
sulla sua formazione. Per approfondire apriamo Il tetto cristiano, ultimo volume de La Formazione
dell'Europa16.
Il cristianesimo, afferma Reynold, il tipo della religione storica, o meglio: LA religione
storica, l'unica. Il suo carattere storico gli ha permesso di sfuggire a miti ed astrazioni, e di
spiritualizzare la storia stessa. L'unione ipostatica in Cristo fra natura umana e natura divina marca
la vetta pi alta della storia ed il suo termine assoluto. Ne indica anche il fine, avvinghiando il
carattere storico a quello escatologico.
La concezione cristiana della storia, cos come definita e formulata dagli uomini, rivela tre
idee direttrici: il tempo, il senso e l'universalit della storia.

4.2.1. Tempo della storia

Il tempo, che gli antichi immaginavano nella forma di un cerchio, viene concepito dai
cristiani come una linea. La visione del mondo, nell'antichit, metteva gli di sopra agli uomini, ma
il Destino sopra agli di. Dietro questo concetto di Destino si celavano potenze irrazionali e
impersonali che, direttamente o attraverso gli di, determinavano la vita umana, fissandone in
anticipo l'inizio e la fine. Il Destino, con movimento rotativo, costringeva i mortali nel suo ciclo
inesorabile. Tale concezione imprigionava la storia e la condannava a ripetersi.
La concezione cristiana venne ad infrangere il ciclo. L'immagine del tempo si mut in una
linea provvista di senso e suscettibile di sviluppo. Non per di sviluppo indefinito, nel qual caso
saremmo in presenza di una semplice evoluzione senza punti di arrivo. Unevoluzione senza
traguardo somiglierebbe ad una nuova forma di fatalit, come il disco che gira all'infinito.
Se l'immagine del disco rotativo appartiene allantichit, quella di una linea infinita offerta
dalle concezioni elaborate nell'et moderna17, in particolare dalle teorie idealistiche e positivistiche
del XIX secolo. Il loro errore sarebbe di negare all'uomo una facolt di scelta limitata a due sole
soluzioni (salvezza o condanna), caricandolo di una responsabilit troppo pesante per lui, che
finisce col lasciarlo in bala di se stesso, imprigionato nella propria incertezza, alla merc di forze
altrettanto incontrollabili di quelle che opprimevano gli Antichi.
Sia la ruota che gira, sia la linea che si svolge all'infinito, rappresentano dunque una fatalit.
La linea che si sviluppa verso un fine, rappresenta la libert. Alle leggi insensibili del destino, la
concezione cristiana sostituisce la legge amorevole della Provvidenza, che Reynold definisce il
"nome storico di Dio"18. La Provvidenza l'attributo di Dio in quanto governatore misericordioso
del creato, e la libert umana uno dei mezzi di cui Egli si serve per guidare le sue creature verso il

giusto traguardo. Entit infinitamente libera, Dio non pu agire nel tempo e nella storia che con
degli esseri liberi.
Questo , anche nella descrizione di San Tommaso, il tratto essenziale del provvidenzialismo.
Motore della storia la cooperazione fra due libert: quella di Dio e quella dell'uomo, l'una perfetta
l'altra no. Luomo, essere imperfetto, libero anche di sbagliare, causando un incidente che sta
all'origine della storia. L'uomo incapace di sostenere da solo una libert dal peso schiacciante.
Con Dio, la libert Provvidenza; senza Dio, essa si riduce ad una fatalit.19. Reynold amava
ripetere la massima del filosofo savoiardo Joseph de Maistre (1753-1821): "L'uomo deve agire
come se potesse tutto, rassegnarsi come se non potesse niente"20. Ad essa faceva riscontro il suo
proprio motto: "Essere pessimisti nella concezione per essere ottimisti nell'azione"21.

4.2.2. Senso della storia

Quale il senso, quali le estremit della linea del tempo cos come concepito dai cristiani?
Linizio narrato dalla Genesi; il centro dal Vangelo; il fine dall'Apocalisse. L'evento centrale della
Resurrezione la divide in due ere (Antico e Nuovo Testamento), segnando anche la differenza con
la concezione ebraica della storia. Anche per gli ebrei il tempo una linea, ma essi si rifiutano di
riconoscere che il regno di Dio sia gi cominciato. L'ebreo messianista deve sperare nell'avvenire
ed quindi, anche lui, costretto allattesa. Il cristiano chiamato a prendere subito posizione e ad
agire di conseguenza per conquistare la salvezza dell'anima.
La fine del mondo da intendersi come "mta" e "conclusione": mta della storia sacra (che
sboccia nella vita eterna), conclusione della storia profana (che arresta semplicemente il suo corso).
Agli occhi dei cristiani, la storia sacra era quella della salvezza, e perci dell'ordine e della pace; la
storia profana quella del peccato, perci del disordine e della guerra. La prima si elevava attraverso
la vita fino all'eternit; la seconda sprofondava nella morte fino al nulla. Il loro accostamento
dimostrava che solo la prima possedeva una ragione di essere. La seconda non era che una
"controstoria". Il suo scopo era di servire da insegnamento e da espiazione. I cristiani la
consideravano una prova, un pellegrinaggio attraverso i tempi.

4.2.3. Universalit della storia

L'idea di "pellegrinaggio", ricorrente nel vocabolario cristiano, fu sviluppata storicamente da


Sant'Agostino nel De civitate Dei, consistente nel racconto del viaggio della citt di Dio nella citt
degli uomini. Opera escatologica ancora prima che storica, essa afferma da un capo all'altro la
superiorit della storia sacra su quella profana, pur coordinandole in una storia universale.
Seguiamone a grandi linee lo svolgimento. La rivolta degli angeli fa da preludio. La divisione
fra angeli buoni e angeli cattivi prefigurazione nonch causa della divisione fra citt di Dio e citt
degli uomini, storia sacra e storia profana. La storia dell'umanit comincia col peccato originale e la
cacciata di Adamo dal paradiso. Conseguenza storica dell'avvenimento la spaccatura che si opera
fra i figli di Adamo: "Da quei due progenitori del genere umano, per primo nacque Caino, che
appartiene alla citt degli uomini; poi nacque Abele, che appartiene alla citt di Dio"22. Da quel
momento la storia si biforca in una strada che sale ed una che scende. Le due strade rispecchiano
due societ, fondate su due amori diversi: "Due amori quindi hanno costruito due citt: l'amore di
s spinto fino al disprezzo di Dio ha costruito la citt terrena, l'amore di Dio fino al disprezzo di s

la citt celeste. (...) quella trova la gloria in se stessa, questa nel Signore. Quella cerca la gloria tra
gli uomini, per questa la gloria pi grande Dio, testimone della coscienza"23. Col tempo, per forza
di cose, le due societ sarebbero penetrate l'una nell'altra ma senza confondersi...

4.2.4. Sant'Agostino come teologo della storia

Il De civitate Dei risvegli la vocazione di una quantit di storici; primo fra i quali Orosio,
discepolo di Agostino che si preoccup di approfondirne il lato profano24. Questo interesse generale
era dovuto al suo carattere escatologico che, molto al di l di una semplice cronaca di fatti storici,
ne faceva una vera e propria teologia della storia. Una teologia che procurava ai cronisti e agli
annalisti (tutti chierici) due idee direttrici: quella d'universalit e quella di finalit. Il che avvalorava
di un significato escatologico e storico insieme le loro aride enumerazioni di fatti. Lezione utile,
secondo Reynold, per gli storici contemporanei.
Dal De civitate Dei desumibile anche una filosofia della politica, che quella abbracciata
da Gonzague de Reynold. Sar il tema della conclusione di questo lavoro. Essa si fonda sul primato
della persona umana in quanto essere spirituale, e conduce ad una gerarchia di valori in cui la
spiritualit prevalga sulla politica, la politica sull'economia.
4.3. La visione storiografica di Gonzague de Reynold
Il fatto di aderire alla filosofia della Provvidenza non imped a Reynold di elaborare una
visione personale, originale e suggestiva, della storiografia. Si tratta di una piramide a gradoni
rappresentante i sette livelli della ricerca storica che saranno esaminati nel prossimo capitolo:
scienza, arte, giustizia, saggezza, sintesi, forza e mistero (Provvidenza). Non resta che passargli la
parola perch li illustri lui stesso. Il brano seguente tratto dalle ultime pagine de Il tetto cristiano.
"Cos' la storia? Una scala che sale.
"Il primo gradino quello della scienza, della Forschung, per usare questo termine tedesco
pi forte e pi preciso. Cercare i documenti, classificare i documenti: Fustel de Coulanges ne
riassume cos il metodo che semplice, seppure la sua applicazione esiga una lunga pazienza.
"Ma aggiunge: interpretare i documenti. Significa porsi sul secondo gradino, quello dell'arte.
L'arte dapprima lo stile: una verit che non si sappia presentare, n formulare, non lo sarebbe pi,
o almeno non agirebbe pi come tale. poi la composizione: uno storico che non sappia ordinare i
fatti, presentarli secondo il loro grado d'importanza, mettere chiarezza nella sua opera, uno storico
che si lasci invadere dall'erbaccia dei dettagli, perderebbe il controllo della sua materia; non
sarebbe pi che un capomastro invece di essere un architetto. L'arte infine l'immaginazione
storica, poich ogni disciplina, ogni scienza deve avere la sua propria immaginazione, che l'anima
del suo corpo.
"L'immaginazione storica la facolt di far vivere la storia, d'evocare il passato, di resuscitare
i morti. Essa ci obbliga a domandarci: quei morti, cosa hanno amato, cosa hanno sofferto, cosa
hanno pensato, cosa hanno voluto, cosa hanno realizzato, al prezzo di quali sforzi?
L'immaginazione storica ci eleva cos sul terzo gradino, quello della giustizia storica.

" una giustizia distributiva. La sua regola di non giudicare mai il passato secondo il
presente, ma secondo il passato che sta dietro a quel passato; il suo principio, di non fare mai della
storia una corte d'assise, di non perorare mai contro un accusato chiedendo la pena capitale. Pu
essere utile perorare per: il modo di approfondire una questione e di estendere le ricerche. Ma
perorare contro significa partire dall'errore volontario ed per lo storico il peccato contro lo spirito,
quello che non viene mai perdonato.
"Sul quarto gradino, la storia ci appare come una saggezza. La sua ragione d'essere di
insegnare agli uomini a vivere in collettivit. Johannes von Mller vedeva in essa "un deposito
d'esperienze a favore della politica". Ignorare quanto successo prima della nostra nascita, dichiara
Cicerone, condannarsi ad essere sempre bambini.
"Al quinto gradino, dobbiamo riconoscere che la storia una sintesi. Non potrebbe esserlo
senza il sostegno di una filosofia. Gli Elleni l'avevano compreso prima di noi. Sono le loro sintesi
filosofiche, infatti, che hanno salvato dall'insignificanza gli scritti in prosa ai quali davano il nome
di historiai. Tutto ci che troviamo di serio, di solido e di profondo presso gli storici greci, perviene
loro dalla filosofia. la sostanza della loro storia.
"La sintesi ci conduce fino al sesto gradino, dove riconosciamo che la storia una forza:
quella che si impadronisce del passato per spingerlo sul presente e spingerli tutti e due
nell'avvenire. Ma l'officina generatrice di questa forza, dove si trova?
"Il settimo gradino cos alto che proviamo un tremito ed una vertigine. il gradino del
mistero. Da dove viene la storia, e dove va? impossibile che uno storico non si ponga questa
domanda, in queste ore di instabilit, d'incertezza, d'angoscia, in cui il perch della storia ci
interessa e ci preme di pi del come. Si sente passare nella notte una potente corrente che qua e l,
di posto in posto, secondo una direzione costante, fa brillare delle luci. Una corrente spirituale che
viene dalla trascendenza e ritorna alla trascendenza dopo aver attraversato la vita umana e il
tempo"25.

Capitolo 5: Metodologia storica

5.1. Preambolo: implicazioni dellimmagine piramidale


Il passo appena riportato mostra che in Reynold metodo e filosofia si compenetrano fino a
confondersi, e testimonia di un approccio onnicomprensivo alla storia. Scalando i vari stadi della
scienza storiografica, l'autore ci ha trascinati ad assaporare l'ebbrezza dell'ignoto. Paghi di questa
visione, che quella della filosofia appena trattata, torniamo lentamente sui nostri passi,
ripercorriamo la scala a ritroso e indugiamo su ogni gradino quanto basti per un esame un po pi
approfondito.
Prima per osserviamo che limmagine della piramide storiografica ha pur sempre per base il
livello scientifico, cio il coscienzioso lavoro di ricerca degli specialisti. Asserire che la storia sia
un'erudizione solo dai piedi alla cintola non significa disprezzare i muratori e i capomastri della
disciplina, senza i quali l'architetto si troverebbe in condizione di impotenza. "Tutti quelli che
scrivono del passato, lo studiano, lo fanno conoscere e compredere", scriveva Reynold riferendosi
ai ricercatori specialisti, "hanno diritto dessere trattati (...) come legami viventi fra lui e noi"26.
Ci detto, bisogna riconoscere l'irrinunciabilit dei gradi successivi nel completamento
dellimmagine piramidale. Ciascuno, vertice compreso, svolge un ruolo essenziale ed
inscindibilmente legato al tutto. Negarlo sarebbe negare l'integrit, la completezza della concezione
storiografica, a favore della sua incompletezza e mediocrit. Vediamo profilarsi la nozione di storia
totale cui verte, in tutta umilt, l'opera di Reynold.
Infine l'effige piramidale ci suggerisce il motivo per cui Reynold ritenga che, fra gli storici,
solo quelli in grado di raggiungere il grado pi alto, i filosofi della storia, possano fungere da guide
per lumanit. Solo chi abbia saputo cogliere la scienza storiografica nella sua interezza pu e deve
mettere al servizio del prossimo la propria coscienza del passato e percezione dell'avvenire.
Queste puntualizzazioni erano necessarie per evitare di separare fra loro i diversi livelli che ci
accingiamo a visitare. Essi restano strettamente allacciati e li vedremo riaffiorare continuamente
uno nell'altro.

5.2. Storia come forza

5.2.1. Anche il futuro storia

Immediatamente sotto al vertice, sotto al livello imperscrutabile della Provvidenza trattato nel
capitolo precedente, la storia assume secondo Reynold la connotazione di una forza. la risultante
del movimento impressole dalla Provvidenza stessa, sempre intesa come la collaborazione fra
libert divina e libert umana.
Questa idea espressa da Reynold anche con l'immagine di un fiume. Come il fiume, la storia
sgorga ai piedi di un ghiacciaio. Comincia in uno sfavillio di rigagnoli che si separano e si
ricongiungono. Presto si gonfia in un ruscello che scende di cascata in cascata fino ad un laghetto
dove le acque si acchetano. Poi un torrente che scivola tra i pascoli fino all'imbocco della valle.
Ingrossato dagli affluenti, scorre largo e chiaro di citt in citt, di popolo in popolo, di paese in
paese, andando a gettarsi nel mare sotto l'immensit del cielo27.
Il messaggio il seguente: la storia non si compone solo del passato, ma comprende anche il
presente e soprattutto si proietta nel futuro. Il passato solo una parte della storia, quella che si
presenta alla vista guardandosi indietro. "Non ho mai smesso di ripetere che storia e passato non
sono sinonimi. Il passato solo una divisione arbitraria della storia. La storia un dinamismo
continuo che attraversa (...) il passato, ma che se lo trascina dietro. La storia ci condiziona; essa ci
fa, se noi la facciamo; non sfuggiamo mai al suo ascendente"28.
Si tratta di un'asserzione metodologica fondamentale, dalle innumerevoli implicazioni che
ritroveremo man mano. Per ora riconosciamo questa chiara percezione di una tensione che collega
in qualche modo passato e futuro, attravero l'effimero del presente. Chi volesse fare storia in senso
pieno, occupandosi dell'avvenire oltre che del passato, deve essere in grado di cogliere questa
tensione. Solo afferrandone il senso egli potr azzardare previsioni sul movimento complessivo
della storia, almeno nel futuro prossimo.
Quest'idea sulla quale torneremo gi formulata nel 1929, nell'introduzione a La democrazia
e la Svizzera29. Interessa sapere come questa corrente si traduca nella realt e si renda percettibile
agli storici.

5.2.2. Linee di forza o direzioni costanti

Secondo il gi citato storico tedesco Reinhart Koselleck (nato 1923), l'uso delle due categorie
metastoriche di esperienza e di aspettativa, applicabili in particolare ai concetti politici e sociali,
dovrebbe consentire di cogliere quelle "strutture formali della storia, strutture durevoli, che (...)
devono essere trovate ed esaminate, affinch le esperienze storiche possano essere tradotte in
scienza della storia"30. Koselleck porta ad esempio il famoso sociologo tedesco Lorenz von Stein

(1815-1890), il quale avrebbe colto nella storia le radici di un determinato movimento che si
proiettava nel futuro, espresso da un concetto carico di aspettativa come quello di "democrazia
sociale"31.
Si pu dire che Reynold compisse la stessa operazione attribuendo a Chateaubriand il merito
d'aver visualizzato distintamente l'inarrestabile procedere della Rivoluzione e previsto il regresso
nel materialismo che sarebbe seguito alle scelte egualitaristiche32. Ma il nostro autore, nemico di
ogni astrattismo, si limita a sostenere fermamente l'esistenza di quelle strutture durevoli ch'egli
preferisce chiamare semplicemente linee di forza (lignes de force): La storia di ogni popolo
(...) traversata da un capo all'altro da alcune grandi linee di forza che seguono delle direzioni
costanti. Su di esse bisogna ricollocare gli eventi contemporanei se si vuole calcolare la loro portata
e cogliere il loro senso"33.
Per usare le parole di Henri Pirenne: "C' una direzione iniziale sin dalle origini e che resta
inflessibile malgrado le direzioni contrarie che gli uomini cercano di imporre"34.
Per definire meglio queste "costanti" senza uscire dall'esempio della Rivoluzione in divenire,
riportiamo il passo seguente: "Il regime napoleonico fu molto breve (...); ma subiamo ancora la sua
potente influenza, ma ci troviamo ancora sulla sua linea di forza. E che dire della Rivoluzione
francese? Eppure non durata che un decennio. Non , infatti, la persistenza dei fatti storici, dei
regimi, che spiega la loro azione sulla vita umana: ci che chiamerei la loro intensit (...). Perch
nella storia ci sono delle "costanti", vale a dire degli elementi invariabili al centro di elementi che
variano a seconda degli ambienti e delle epoche. (...) Queste linee di forza, le ho spesso paragonate
a dei cavi carichi di energia elettrica..."35.
"La storia", dice ancora Reynold, "segue delle direzioni costanti, si sviluppa su delle linee di
forza, ha un ritmo. dunque possibile situare anche subito nella storia gli eventi attuali. anzi il
solo modo che abbiamo per comprenderli. Almeno, sapremo da dove veniamo, il che ci permetter
di prevedere meglio dove andiamo"36. Ma prima di intrattenerci sull'uso che gli storici debbano fare
delle linee di forza, dobbiamo sostare sul gradino che aiuter a comprendere come essi possano
individuarle con precisione.

5.3. Storia come sintesi

5.3.1. Dallesposizione allinterpretazione

L'unico modo di afferrare in pieno le "linee di forza, le costanti, la struttura, le cause nascoste
e le correnti profonde", dice Reynold, di distaccarsi dai dettagli e dai particolari per acquisire una
visione globale dall'alto e da lontano del processo storico37. "Sacrificare i dettagli e rinunciare alle
sfumature per riportare solo quanto generale ed essenziale, davvero venir meno alla verit?" si
chiede egli in un libro dal titolo eloquente38.

Si pu ritenere che ad indirizzarlo su questa via abbia contribuito la tendenza che si andava
affermando in Francia nei primi del secolo, soprattutto grazie alla "Revue de synthse historique" di
Henri Berr. Fondata nel 1900 (Reynold era giunto a Parigi l'anno prima) essa ebbe una notevole
influenza sugli ambienti accademici, sui giovani in particolare, indirizzando la ricerca storiografica
verso nuovi criteri di scientificit. Questi criteri consistevano precisamente nel passaggio dal puro
accumulo di dati e materiali, dominante sino ad allora, al loro utilizzo in modo combinato e
globale. Grazie anche alla sua formazione preuniversitaria, memore degli insegnamenti dello zio,
Reynold era senza dubbio ben disposto verso le indicazioni della rivista, secondo cui "la raccolta di
prove attendibili poteva rendere possibile la creazione della storia, ma in s non aveva alcun
significato", e quindi "era arrivato il momento di passare dall'ananlisi alla sintesi"39.
Questo passaggio implicava per un salto di qualit, oltre che di quantit, che doveva trovare
riscontro nel lavoro dello storico. Non si trattava soltanto di applicare una tecnica determinata e
nuova, come quella suggerita da Koselleck dell'impiego di categorie astratte e metastoriche. Il
passo seguente definisce meglio questo salto:
"Per quanto ambiziosa appaia agli occhi del profano l'intenzione di comporre una storia
universale (...), non che la conseguenza di quella legge, tanto spesso confermata, secondo cui non
si sa niente finch non si sa tutto. Una storia universale, tuttavia, non potrebbe essere una semplice
esposizione critica di testi: l'intelligenza ordinatrice dei fatti s'impadronisce di quei dati che sono
(...) lettera morta se non viene a vivificarli ed animarli lo spirito che trae la lezione dai fatti. Rientra
anche, nel lavoro dello storico, un lavoro di ri-creazione interna, di controllo che riedifica
perpetualmente il passato in s, che lo domina integrandovisi"40. Ne consegue che la storia, pur
rimanendo una disciplina scientifica, vada affrontata quasi con tanta intuizione e ispirazione quanto
rigor critico. "Questa potenza d'integrazione la riscontriamo in tutti i grandi storici; una delle
maggiori virt che ammiriamo in Gonzague de Reynold"41.
Questa necessit non si limita del resto alla sola scienza storica, come fece notare anche il
premio Nobel per la fisica Louis Victor de Broglie (1892-1987), citato dallo stesso Reynold42.
L'approccio scientifico necessita sempre di due attributi fondamentali: quello dell'interpretazione,
poich un fatto non ha valore in s; quello dello stile, poich "la bellezza di una teoria o la potenza
di un'evocazione, gi una garanzia della loro verit"43. Questi attributi sono prerogativa di una
categoria di artisti di cui Reynold faceva parte: i poeti. Tra gli artisti e i poeti si operata,
attraverso i secoli, l'assimilazione del passato al presente, del mondo antico al mondo moderno. Il
genio europeo non ha cessato di fare la modernit con l'antichit, di resuscitare i morti infondendo
loro la sua anima, e di trasformare le tombe in culle"44.
Il poeta un importante referente storico perch possiede limmaginativa che gli permette di
andare diritto all'essenza, di rivelare d'un tratto il "tipo fondamentale". Come ribadiva Alfred de
Musset: "Il romanziere, lo scrittore di teatro, il moralista, lo storico, il filosofo, vedono i rapporti fra
le cose; il poeta ne coglie l'essenza"45.Cos faceva Reynold quando, ad esempio, indicava nel
federalismo il "tipo fondamentale" degli svizzeri46.

5.3.2. Tecniche di ampliamento della visuale

Allarte della sintesi, che Reynold possedeva in quanto poeta, andavano accompagnate delle
tecniche che permettessero di praticarla fruttuosamente. Ve nerano due fondamentali, in lui, tese
ad ampliare il pi possibile la visuale storica nel tempo e nello spazio, in modo da abbracciare il
processo storico nel suo complesso.

8 Risalire alle origini

La prima era quella di risalire sempre alle origini del fenomeno che stava studiando. "Come
vi sarete accorti, ho la mania delle origini e dei punti di partenza"47. Una mania presente in tutta la
sua opera storica48. Il motivo semplice: le origini marchiano in modo indelebile un popolo, una
nazione, o qualsiasi altro processo storico; esse sono rivelatrici di quelle linee di forza che lo storico
deve sforzarsi di afferrare. "La storiografia pu conoscere ci che sempre mutevole e nuovo solo
se conosce l'origine e la provenienza delle strutture durevoli"49, dice Koselleck. E Reynold, conciso:
"Le origini ci dirigeranno sempre"50.
9 Metodo comparativo

La seconda era quella del metodo comparativo. Reynold lo applic dapprima al campo della
storia letteraria, in occasione della sua tesi di dottorato. In seguito lo estese alla storia della civilt
nel suo complesso e allo studio delle grandi epoche, in linea con le nuove tendenze storiografiche.
Il metodo comparativo impedisce di fare storia in comparti stagni (vase clos). Esso permette di
riallacciare i caratteri di una data realt storica a quelli della realt pi vasta in cui essa
circoscritta. "Oggi non pi possibile per lo storico fare la storia delle nazioni europee
giustapponendole. Soprattutto quando si tratta della civilizzazione" diceva Reynold51. In questo
modo egli giungeva ad importanti conclusioni. Il disagio e la politica dei cantoni fondatori della
Svizzera, ad esempio, rifletteva ai piedi del San Gottardo una crisi che interessava gran parte
dell'Europa. Il XVII secolo francese, pervaso di spirito classico, non cess di subire le influenze
barocche degli altri paesi cattolici52. Persino il mondo russo, in tutto il suo isolamento, subiva
continuamente le influenze dell'Europa, dell'Oriente cristiano, dell'Asia nomade.
Stabilito come si muova la storia, e come coglierne il movimento complessivo, arriva per lo
storico il momento di decidere come utilizzare le proprie cognizioni. "Cosa domandare al passato?"
si chiedeva Reynold. E rispondeva: "La conoscenza dell'uomo e l'esperienza della vita"53. Il gradino
successivo dunque quello della saggezza.
5.4. Storia come saggezza

5.1.1. Paragone con Febvre

Passando al ruolo assegnato alla scienza storiografica e alla missione dello storico, tracciamo
un parallelo fra Gonzague de Reynold ed il noto storico francese Lucien Febvre (1878-1956),
cofondatore delle "Annales"54. Quasi coetanei, i due autori raggiunsero Parigi a due anni di
distanza, pubblicarono una prima tesina storiografica attorno al 1905, la tesi di dottorato attorno al
191055. Febvre trov nella nominata "Revue de synthse" quel pungolo ad interessarsi di storia
sociale e locale, esplorando gli archivi municipali, che Reynold aveva ereditato in famiglia.
Entrambi furono influenzati dalla moderna tendenza storiografica ed orientati verso un approccio di
sintesi. Per entrambi, la devozione alla storia era vissuta come una missione56.
Detto questo, va sottolineata la divergenza di fondo nella loro impostazione mentale. Le
scelte politiche di Febvre erano diametralmente opposte a quelle di Reynold, essendo "quelle di un
philosophe del diciottesimo secolo" che, pur disilluso dalle sconfitte del pensiero anarchico e

socialista postrivoluzionario, continuava a vedere nello Stato e nella Chiesa i maggiori nemici della
libert individuale57. Reynold, lo sappiamo, non concepiva libert senza ordine ed era fedele al
Vaticano. Ne derivano due filosofie contrapposte, la cui irriducibilit pu essere ridotta in questi
termini: per Febvre la comune civilt materiale doveva precedere ed anteporsi a quella spirituale
(non per niente le prime "Annales" prediligevano la storia economica), mentre per Reynold valeva
il contrario. Il che non impediva al francese di asserire che la Storia "non postula la guerra, ma la
pace: questo primo assaggio, per il credente, di un ordine divino; questo trionfo, per il non credente,
della libera ragione umana"58. Idea condivisa dallo svizzero e che testimonia della possibilit di
utilizzare approcci scientifici (metodologie) affini pur partendo da concezioni del mondo (filosofie)
antitetiche.
Questa affinit metodologica gi trapelata nelle pagine precedenti. Anche per Febvre il
"vrai historien ha bisogno di un qualche cosa che innato (...): l'"istinto", dono di pochissimi"59.
Gli eruditi vanno onorati come artigiani al servizio della storia, non come suoi proprietari esclusivi.
Consapevole anch'egli dell'impossibilit di raggiungere l'obiettivit assoluta, Febvre invita
all'interpretazione soggettiva dei dati, purch in essa l'entusiasmo sia bilanciato dalla giusta
prudenza di ogni serio costruttore. Solo cos la storiografia avrebbe cessato di essere deterministica.
Il suo atteggiamento verso la storia era essenzialmente ottimistico, seppure alla maniera degli
illuministi. Anch'egli paragonava la storia all'immagine di un fiume "che dalla sorgente alla foce
rimane se stesso nonostante le accidentalit del terreno"60, privilegiava il lungo periodo ed il
metodo comparativo, dichiarava la necessit di calarsi psicologicamente nel passato per non
giudicarlo coi parametri attuali, ecc.

5.4.2. Historia magistra vitae

La questione : che fare della scienza storiografica, come metterla a profitto? Abbiamo visto
la risposta di Reynold: interrogarla sull'uomo e sulla vita. Ecco quella di Febvre: fine ed essenza
della storia esclusivamente l'uomo; "tutto ci che con lui ha attinenza sar studiato non come
materia a s, ma in quanto legato a lui, il caposaldo senza appoggiarsi al quale ogni costruzione
mancherebbe di sostegno"61.
Su questo gradino, ricordiamo, la storia appare come una saggezza il cui scopo di insegnare
agli uomini a vivere in collettivit. Non "in quanto pedagoga per le piccole azioni quotidiane, ma in
quanto guida su linee essenziali; per liberarci di ci che del passato peso rallentatore di progresso,
e nel passato attingere i germi ancora capaci di sviluppo"62. "Il passato" diceva Reynold "ci aiuta a
prevedere l'avvenire (...). Rifiutarsi all'esperienza storica tanto assurdo quanto rifiutarsi
all'esperienza medica quando bisogna curare e guarire..."63. E Febvre: "Non c' tempo da perdere
(...). Subito al lavoro, storici. Il mondo incombe su di voi, soffiandovi in faccia il suo alito
febbrile..."64.
Era un'epoca (lo ancora) piena di difficolt pressanti ed immediate, col relativo carico di
angosce ed inquietudini. A quei problemi, i problemi contemporanei, lo storico doveva rivolgersi
nel tentativo di attingere dal passato le indicazioni utili per superarli nel modo migliore. "La storia
ha la virt di aiutarci a prevedere. In questo senso, una prudenza. La prudenza stessa si definisce:
una saggezza pratica, quella che deve possedere l'uomo di Stato". Fare storia del contemporaneo,
secondo Reynold, significava "applicare un metodo scientifico alla propria inquietudine"65.
Scriveva egli nella prefazione a L'Europe tragique:

"Sembra esserci una contraddizione in termini. Non si fa la storia del contemporaneo, del
giorno, dell'ora. Il presente (...) ci scappa; si modifica senza sosta sotto i nostri occhi, come una
nebulosa. (...) Proporsi di diagnosticare l'avvenire non correre il rischio di sbagliarsi ad ogni
istante, o il ridicolo di voler giocare al profeta? (...) Il contemporaneo: un flusso che vi trascina. Si
riesce a sapere da dove viene: come sapere dove va? Ecco le obiezioni che mi sto formulando da
tempo. Eppure si pu rispondere:
"Questo libro (...) certo la storia del contemporaneo, ma allo stesso modo la storia del
passato. Si sa che oggi, per insegnare la storia o la geografia nelle scuole, si parte volentieri dal
luogo dove ci si trova, e dalla storia locale; poi ci si allarga in cerchi concentrici. Tento di applicare
qui un metodo analogo. Mi fisso sul presente per esaminare il passato; studio il presente in
tensione, come si dice, col passato. Il presente ci d, infatti, l'esito di linee di forza il cui punto di
partenza all'indietro. Cos, ad ogni istante, ad ogni punto sensibile del contemporaneo, vedremo il
passato apparire come "la ragione degli effetti", per citare Pascal"66.
Come per i direttori delle "Annales"67, per Reynold passato e presente erano inseparabili: "ho
posto passato e presente uno di fronte allaltro, come due specchi che si riflettono luno nellaltro"68
. "Fine della storia non solo di raccontare il passato: di spiegare tramite esso il presente"69.

5.4.3. Metodo critico e metodo filosofico

"Raccontare" (il come) e "spiegare" (il perch) sono i perni su cui gira l'opera di Reynold e
che riconducono al dibattito storiografico di sempre, e a quanto appena affermato riguardo il
bisogno di sintesi. Si distinguono due metodi principali. Il metodo critico, appannaggio dello
storico-erudito, si propone di esporre i fatti, rapportarli esattamente come si sono svolti, stabilirne
la verit. Il metodo filosofico, prerogativa dello storico-filosofo, tenta di svelare il disegno
provvidenziale e le cause universali che hanno presieduto allo sviluppo della storia, traendoli da
fatti generali dati per certi (sintesi)70. Nessun dubbio che il nostro autore abbracciasse il secondo71.
Frasi come questa sono ricorrenti nelle introduzioni ai suoi libri: "La storia narrativa quella del
come, la storia esplicativa, quella del perch. Ora, il perch che ci interessa oggi, non solo i nostri
spiriti ma le nostre vite, ma il destino del mondo e della civilt"72.
Reynold ribadiva che la storia non una recita, sottolineava il suo disaccordo coi manuali,
conferiva allo storico il dovere di comprendere, di spiegare e di azzardare previsioni a breve
termine. "Primo dovere dello storico di comprendere, secondo, di spiegare"73. Quanto al
prevedere, possibile solo rassegnandosi a limiti ristretti, "pas plus loin que le rayon de la lampe".
La scienza resta incapace di prevedere l'avvenire, lo conosce solo in quanto pi o meno probabile
proiezione del passato. Ovvio quindi che nella grande domanda che si poneva il nostro autore:
"dove va l'Europa?", fosse implicata quest'altra: "da dove viene l'Europa?"74.
Una conoscenza superficiale dello storico friburghese potrebbe indurre a collocarlo fra i
narrativisti puri, esagerando il ruolo del mirabile stile descrittivo e sottovalutando la sagacia delle
interpretazioni e degli insegnamenti. Sono questi, invece, assieme ai tentativi di previsione, che
costituiscono la nervatura della sua opera, dove la forma sempre subordinata al contenuto, dove
"il poeta completa lo storico"75.

5.4.4. Missione dello storico

Lo storico ha una missione da svolgere con intelligenza e passione. Intelligenza di applicarsi


al mondo contemporaneo per vedervi chiaro, capire da dove viene e dove diretto. Passione di
aiutare a ricostruire, di reagire al disfattismo e alla fatalit. Perch la storia "mostra che gli uomini
sanno quello che fanno, ma non ne prevedono tutte le conseguenze. Ci insegna che molte disgrazie,
molte catastrofi, molte decadenze, molte degenerazioni hanno per punto di partenza degli errori
morali"76. Missione dello storico di guidare nella giusta direzione, la cui cognizione si ricava
soltanto da una profonda conoscenza del passato. "Il passato mi spiega il futuro, solo lui pu
spiegarmi il futuro"77. Ecco perch non si d progresso senza memoria. "Rompere col passato o
semplicemente ignorarlo (...) non un segno di progresso ma un sintomo di regresso. la memoria
che distingue il civilizzato dal barbaro. Il genio stesso (...) un'eccezionale facolt di memoria: per
questo creatore. La civilt il totale di un'addizione di memorie (...). Sventura a coloro che non
hanno pi memoria: saranno le prime vittime dei propri impulsi e dei propri istinti"78.
Per Reynold come per Febvre lo storico pu adempiere onestamente alla funzione di
conservatore della memoria e di guida del paese79 solo rispettando due requisiti fondamentali:
apertura di spirito e di vedute; indipendenza di pensiero. "Il fanatismo" dice Reynold, "si condanna
a tradire tutte le cause che pretende difendere. Poich un oscuramento dell'intelligenza ed
un'impotenza della ragione"80. A dimostrazione ch'egli non meritava l'etichetta di reazionario,
appioppatagli da chi forse non ne conosceva l'opera, citiamo: "Si possono vincere i rivoluzionari,
mai la rivoluzione..."81. Quanto allindipendenza di pensiero, la rivendicava spesso nelle
introduzioni ai suoi libri: "Non sono che un osservatore. Il mio ruolo quello di un medico
consulente. Stabilisco una diagnosi e indico un trattamento, tutto. (...) Sono solo e tengo a restar
solo. Non sono iscritto ad alcun partito. Non sono di nessun gruppo, di nessuna redazione, di
nessuna cospirazione. Non ho mai cercato di mettermi a capo di un movimento. Non ho alcuna
ambizione politica. Non ho che un desiderio: lasciare un'opera, completarla". "Espongo dunque i
risultati, le conclusioni dei miei studi, e il mio modo di vedere: non li impongo"82.
L'indipendenza di pensiero dello storico, la sua lucidit, la sua capacit di staccarsi dal
contemporaneo pur senza estraniarsene, introducono al prossimo carattere attribuito da Reynold
alla storiografia: quello della giustizia.

5.5. Storia come giustizia

5.5.1. Giustizia filosofica e giustizia metodologica

La Provvidenza stessa, per Reynold, investe la storia della qualit di giustizia: "Non avremo
mai la pretesa di fermare il cammino della storia perch attraverso le lotte, i conflitti, i drammi e le
disgrazie di cui la storia fatta, tale cammino si dirige verso il fine che Dio gli ha (...) assegnato.
Egli ha voluto che le collettivit, che non hanno un'anima immortale, facessero quaggi il loro
purgatorio pagando quaggi gli errori, espiando quaggi i crimini che hanno commesso in quanto
collettivit: vi in ci una giustizia"83.

Essendo la Provvidenza, in quanto motore della storia, la risultante di una cooperazione fra la
libert umana e quella divina, ne deriva che gli uomini rivestono un ruolo da protagonisti nello
sviluppo del processo storico84. Ci richiede allo storico uno sforzo di immedesimazione nello
spirito dell'epoca studiata per comprendere col dovuto distacco le motivazioni che spinsero a
determinati comportamenti anzich ad altri: "La storia non un progresso, ma un'azione perpetua
del passato sul presente, col quale noi, gli uomini, raccogliamo gli errori ma anche le verit del
passato, i peccati dei nostri padri ma anche i loro meriti, in modo che possiamo continuare,
migliorare, rettificare, a volte completare l'opera delle generazioni anteriori. Perch la storia una
reversibilit, una responsabilit: la storia un sinonimo di giustizia"85.
Il Reynold storico non smentiva il Reynold filosofo assegnando agli uomini le loro
responsabilit sui percorsi imboccati dalla storia. Grazie al suo provvidenzialismo cattolico egli non
incorreva in quella contraddizione latente in cui inciampa necessariamente chi pensi di cogliere la
storia nella sua realt umana86 pur appoggiandosi ad un sistema filosofico di tipo storicistico.
Prendiamo lo spunto per un paragone col grande storico e critico italiano Benedetto Croce (18661952), aiutandoci ad un articolo di Federico Chabod.

5.5.2. Paragone con Croce

10Divergenza filosofica

Prima di elencare le diverse affinit metodologiche che avvicinano i due autori, sgombriamo
il campo dalla discordanza filosofica che li allontana e che riguarda appunto questa contraddizione.
Di una generazione pi anziano di Reynold, Croce sub maggiormente l'influsso dei paradigmi
scientifici del XIX secolo. Scrisse egli a suggello di una "potentissima" pagina della Storia di
Europa: "la libert cosa divina, e gli di la ritolgono talora agli uomini eterni fanciulli e, rigidi
alle loro suppliche, non la restituiscono se non se ne siano rifatti degni"87. Un concetto impregnato
di fatalismo. Non meraviglia che Croce si avventurasse poi nella "troppo accentuata ricerca del
"positivo" anche in periodi che Croce stesso definisce di decadenza: quando, cio, l'esigenza del
provvidenzialismo o progressismo storicistico di origine hegeliana (...) urta contro la pi vera e
profonda esigenza crociana, ch' morale liberale, e contro il suo senso storico"88.
In sostanza, Croce non riusciva a conciliare il suo storicismo filosofico, che sotto sotto priva
luomo della possibilit di influenzare il corso della storia, con la sua concezione morale liberale
della stessa. Tale incongruenza finiva col riflettersi nella dissonanza esistente, sul piano
metodologico, fra il suo Spirito del mondo e le singole individualit in quanto agenti del processo
storico. Lo Spirito del mondo, definito da Croce filosofo "unico attore della storia (...), che procede
per creazioni di opere individue, ma non ha per suoi impiegati e cooperatori gli individui, i quali
(...) fanno tutt'uno con le opere individue che si vengono attuando e, tratti fuori di esse, sono ombre
di uomini, vanit che sembrano persone"89, in Croce storico "acquista (...) fattezze e corposit tutta
umana e scompare nella precisa individualit di politici di riformatori di guerrieri di poeti, con le
loro opere ed azioni e creazioni (...). Gli individui (...) non sono soltanto impiegati e cooperatori
dello Spirito del mondo: sono, essi, gli attori della storia"90. Lo storico infatti "non vede simboli ed
ombre, che gli sfuggirebbero di mano e non si lascierebbero collocare in alcun posto, ma uomini e
opere umane, finite e precise; le azioni vanno, certo, anche al di l della preveggenza pur del
maggiore fra gli uomini di Stato, ma serbano sempre l'impronta umana iniziale, tanto pi quando
chi la d il grande uomo"91.

Delle due impostazioni filosofiche, la provvidenzial-cattolica di Reynold e la provvidenzialstoricistica di Croce, dunque la prima ad essere pi in sintonia con la rispettiva impostazione
metodologica, che fondamentalmente la stessa per entrambi e che passiamo ad esaminare pi da
vicino.
11Affinit metodologica

Secondo Chabod i tratti fondamentali del vero mondo crociano sarebbero due: un "senso
cosmico del passato che tutt'intorno ci preme e in esso noi viviamo immersi" ed "un senso
dell'uomo e della sua dignit morale, della sua libert di volere e di fare, andando oltre il passato"92.
In base a quanto scritto finora, la simmetria col mondo reynoldiano salta all'occhio. Quel "senso
cosmico del passato" sembra corrispondere ad un legame sentimentale risvegliato in Croce, come in
Reynold, sin da fanciullo; consistente in Croce, come in Reynold, in un bisogno interiore di
"comunicare"93 col passato; e che fece di Croce, come di Reynold, uno storico d'"istinto"94. In
entrambi gli autori la fantasia giovanile, sorretta da una solida erudizione di base, cerca sfogo nella
rievocazione poetica delle immagini del passato, prediligendo dapprima lo stile narrativo95.
Limpostazione evocativa si traduce poi in un'elaborazione concettuale che identifica il passato con
gli uomini e le loro opere, stabilendo il primato del "dramma umano che libert e sforzo ad un
tempo, e che sale all'eticit quando impegni totalmente un animo, con assoluta sincerit, e vale a
dire con impegno spirituale completo e disinteressato"96.
Accentuando sempre pi quella "voce interiore che ha valore assoluto, e comanda e non
scende a patteggiamenti, e sola approva e riprova, sola redime, sola rende forti"97, cio l'elemento
morale (per Croce) o spirituale (per Reynold), i due autori riescono ad integrare il loro "senso vivo
del particolare concreto" in un'unit architettonica sempre pi vasta ed articolata, capace di rendere
il "travaglio interiore di un'anima, la quale, a sua volta, racchiude in s il travaglio di un'epoca"98.
Dal comune senso del passato al comune senso dell'uomo e della sua dignit morale, le
formulazioni metodologiche dei due autori possono differire nella forma ma sono equivalenti nella
sostanza. Su un piano teorico, Croce elabor negli anni '40 una dottrina delle lites che Reynold
aveva anticipata. Se per Croce la storia storia di creazioni dello spirito umano in ogni campo e
le creazioni spirituali nascono sempre nella mente e nel cuore degli uomini geniali99, per Reynold
la storia fatta dagli uomini e i grandi rivolgimenti della storia finiscono col disorientare gli
incerti, con lo spaventare i timidi e con lo schiacciare i deboli; ma illuminano gli intelligenti,
fortificano i forti, esaltano i grandi caratteri. Fanno spuntare gli uomini necessari, i capi.100. Un
esempio di come gli uomini sappiano, all'occorrenza, dominare gli eventi, offerto secondo
Reynold dalla nascita della Confederazione Elvetica. Scrisse egli parafrasando Amleto: "In quel
momento della storia (...) la Svizzera poteva essere o poteva non essere"101.
Su un piano pi concreto, la storia etico-politica di Croce consiste in una storia morale dei
sentimenti e della vita spirituale (messa a punto nel 1892-1893), con l'aggiunta dell'elemento pi
prettamente politico ed utilitario (dopo il 1895). Essa ha per oggetto "non solo lo Stato (...), ma
anche ci che fuori dello Stato, sia che cooperi con esso, sia che si sforzi di modificarlo,
rovesciarlo e sostituirlo: la formazione degli istituti morali nel pi largo senso, compresi gli istituti
religiosi e le stte rivoluzinarie, compresi i sentimenti e i costumi e le fantasie e i miti di tendenze e
contenuto pratico", tenendo conto che "i moti spirituali vanno dall'alto al basso (e non
all'inverso...)"102. La storia delle idee di Reynold rispecchia gli stessi propositi: "...gli intellettuali,
gli uomini di pensiero, gli educatori, devono oggi cacciarsi in testa questa convinzione: non si gioca
impunemente con le idee. (...) Un'idea, un sistema, concepito ed ordinato nel cervello di un
filosofo. L'idea, il sistema, passa ai discepoli che lo sviluppano, l'esagerano, lo diffondono. Le

prime ripercussioni si fanno sentire nel dominio, pi accessibile, della letteratura, o delle arti, nella
concezione dell'uomo, della societ, della storia, della morale. Le seconde ripercussioni si fanno
sentire, pi fortemente delle prime, nella vita sociale, nella politica, nei costumi, nelle istituzioni,
nel dirito. Infine, l'ondata va ad infrangersi e morire nella vita economica, con i detriti dei naufragi
che ha provocato"103. Per Reynold le grandi crisi della storia sono epifenomeni di crisi del pensiero,
filosofiche e religiose104.
Si comprende che entrambi gli autori assegnassero alla religione un ruolo preminente. Per
Croce la vera storia dell'umanit la storia religiosa, intendendo la religione nel significato "di ogni
sistema mentale, di ogni concezione della realt, che tramutata in fede, sia divenuta fondamento di
azione e insieme lume di vita morale"105. Per Reynold "bisogna ricollocare la religione in cima alla
storia", perch "lo specchio di una societ, sono le sue credenze" e "la morale stessa sospesa alla
religione come un lampadario alla volta (...) della cattedrale"106. Un esempio fra tanti si trova nella
sua analisi della societ barbaro-germanica, nella grande opera che non a caso si chiude con un
tetto cristiano.
12Simile prodotto finale

Quanto precede porta ad asserire che l'approccio di sintesi scelto da Reynold corrisponda a
quello etico-politico propugnato da Croce, in quanto tentativo di fondere insieme Staatsgeschichte
e histoire de la civilisation107. Lo dimostra la spola continua, comune ai due autori, fra fattore ideale
e fattore materiale come agenti del processo storico (Chabod lo chiama principio della circolarit).
Essa serve a "rammentare che la storia della vita morale, religiosa o culturale (...) non si pu
intendere ed esporre fuori della storia economica e politica, nella quale e con la quale si attua, e
che, d'altro lato, questa, disgiunta dalla prima, si particolarizza in una storia di una o altra specialit
tecnica..."108. Ne deriva una storiografia che somiglia a "un microcosmo, vivo per le forze morali
che lo tengono in altezza, ma in cui devono riflettersi, sotto forma di sprone o di remora a quelle
forze morali, tutte le varie forme dell'umana attivit, dalla cultura alla politica, dall'economia
scrictu sensu alla diplomazia e alla milizia"109. Per quanto riferite a Croce, parole migliori non si
troverebbero per descrivere l'opera di Reynold. Tant' vero che per raggiungere una cos elevata
forma di storiografia il canone primo resta la "corporeit dell'intuizione". Non valgono pi principi
teorici e regole metodologiche; unico attore la sensibilit, l'istinto, il "fiuto" del singolo storico110.
Procedimenti paralleli conducono a risultati paralleli, in questo caso all'identificazione in ogni
epoca studiata di determinati processi storici generali (le linee di forza) "che non bisogna mai
perder di vista, perch hanno sempre maggior forza che non le opere e gli avvenimenti peculiari dei
singoli paesi o popoli, e rispondono allo spirito informatore, comune a ciascun'epoca, se anche soffi
dove pi e dove meno"111.

5.5.3. Equit di Reynold

Tornando al concetto di giustizia, si capisce come lo storico degno di questo nome non debba
dare giudizi su un determinato fenomeno prima d'essersi sforzato di comprenderlo a fondo e prima
d'aver compiuto uno sforzo d'immedesimazione nel tempo che fu (come faceva anche Febvre112).
Questo tenendo conto di ogni implicazione in gioco perch, diceva Reynold, " impossibile
emettere giudizi semplici su dei fatti complessi". Egli si sforzava sempre di "ritrovare le cose sotto
le parole e la realt sotto l'apparenza" perch "lo storico cessa di esserlo non appena si mette a
perorare come un avvocato d'assise"113. E Croce: "Non appartiene allo storico soffermarsi (...) sulle

indagini delle responsabilit e delle colpe, materia prediletta dei moralisti a buon mercato,
adoperata ai loro fini dagli oppositori"114.
Gonzague de Reynold si attenne sempre a questa regola, pronto a giustificare prima che a
giudicare, a riabilitare prima che a condannare. Il che non significava l'accettazione acritica ed
incondizionata degli avvenimenti, incompatibilmente con quanto affermato sulla missione dello
storico. Pensiamo per esempio al tentativo di riabilitazione di Boris Godunov ("uno dei grandi
calunniati della storia")115 o, per riferirci a delle epoche, al riscatto del XVII secolo116 e dei secoli
XI-XIII intesi come grande epoca della cristianit.

5.6. Storia come arte


Si visto che per Reynold la storia in quanto arte richieda interpretazione e stile (compositivo
ed espositivo). Soffermiamoci sul secondo dato che della prima si detto.

5.6.1. Chiarezza dello stile compositivo

Lo stile doveva importare ad uno scrittore che, come Reynold, intendesse rivolgersi ad una
vasta fascia di pubblico. Prima ancora che agli ambienti accademici e politici, le sue opere erano
indirizzate all'uomo di strada, con la sua cultura media, la sua crisi di valori, la sua perplessit di
fronte a un mondo in evoluzione e di difficile interpretazione. Per questo Reynold utilizzava un
linguaggio diretto, insistendo sul fatto che un'opera dotta non dovesse necessariamente essere
noiosa o inaccessibile. Il suo primo attributo stilistico era quindi quello della composizione chiara e
sistematica.
Gi in una lettera giovanile all'amico Daniel Baud-Bovy egli dichiarava l'intenzione di
esprimersi in "una lingua pi limpida possibile" e "un tratto (...) il pi possibile chiaro e poco
complicato"117. una scelta presente nell'organizzazione e nella struttura dei suoi volumi, come
spiega il professore friburghese Ernest Dutoit: "La sola lettura dell'indice e dell'indice analitico (...)
procura allo spirito una grande soddisfazione. Tutti quei titoli espressivi, quelle divisioni che si
succedono con una rigorosa necessit, quelle enunciazioni di paragrafi in formule accattivanti e
brevi, pongono l'opera ai vostri occhi come un edificio bello e solido. Almeno si vede cosa c' alla
base, nel corpo ed in cima alla costruzione. Ordine e grandezza in un tutto facile da afferrare..."118.
Dutoit spiega anche come Reynold procedesse nel vecchio metodo socratico, consistente in "una
serie di domande ben poste. Queste si moltiplicano in testa ed alla fine dei capitoli. Essendo il
problema formulato nettamente, si sa dove si va, si sa ci che bisogna scoprire. E non si tarda ad
accorgersi, incontrando le soluzioni successive e le conclusioni parziali, che l'autore ha provato una
sorta di esultanza nel vedere i testi, i documenti rispondere alle sue domande. Da cui il movimento,
la specie di allegro mai rallentato che anima le sue pagine chiare, dai paragrafi ordinati come gli
elementi di una solida parete"119.
Proprio quella sorta di esultanza darebbe origine allo stile compositivo degli storici che, alla
passione di interrogare il passato, accompagnino l'amore per il soggetto trattato. Nella definizione
di grandi scrittori quali Sainte-Beuve e Ramuz, il concetto di stile va a pari passo con quello di
diletto120. E Reynold provava diletto nel rispondere alle domande ch'egli stesso si poneva, e che

erano domande elementari: "Mi sono fatto la domanda di Figaro: perch queste cose, e non
altre?"121. Le risposte non erano sempre altrettanto semplici, ma l'autore si sforzava di scomporre il
problema in modo da risolvere ogni questione il pi nitidamente possibile. Allora poteva far leva su
fatti e certezze: "Cominciamo a prender piede da un fatto certo". "Ficchiamoci questo fatto nel
cervello". "Partiamo da questa evidenza". Tra i filosofi ch'egli citava pi volentieri vi era, non per
niente, "il mio amico La Palisse". E usava volentieri espressioni agostiniane tipo "A meno che
qualcuno non si opponga ad una verit tanto evidente..."122.
Tale procedimento gli permetteva di introdurre le questioni in modo lucido e stringato, come
nel capitolo de L'Europe tragique su liberalismo e democrazia: "Una tendenza irresistibile, perch
effettiva e logica insieme, trascina la rivoluzione francese lungo la sua china; la trasporta, attraverso
l'Europa, da Parigi a Mosca, tramite il socialismo, al comunismo. Ma la rivoluzione francese essa
stessa lo sbocco, sul piano politico, di una tendenza intellettuale la cui origine ci riporta al
Rinascimento e alla Riforma: l'individualismo"123. Facevano eco conclusioni altrettanto concise,
come quella che chiude lo stesso capitolo: "Ciascun regime porta una pietra all'edificio mai
ultimato. O piuttosto, di tutte le pietre che porta, una sola buona: quella resta nel muro. Il
liberalismo ci ha fatto capire che l'uomo un essere libero di natura e che lo Stato deve rispettare le
libert personali. La democrazia ci ha fatto capire che il bene del popolo la legge di ogni governo.
Il socialismo ci ha fatto capire che l'operaio deve essere trattato come un uomo, che la giustizia
politica non basta, che c' anche la giustizia sociale. Le tre pietre angolari di ogni nuovo regime,
qualunque esso sia. Ma da dove son prese, se non dalla cattedrale sempre in piedi al centro della
citt in rovina?"124.
"Reynold ha l'arte delle conclusioni chiare e fatte per fissarsi nella memoria. Perch non
bisogna dimenticare che lo storico lavora al servizio della nostra memoria. L'alimenta, la provvede
di fatti; ma essa ritiene solo ci che vi si imprime con uno stiletto breve e duro come l'acciaio. Stile
fu, dapprima, un punzone, ha scritto Paul Valry. E non si pensa allo stile dell'autore di Formation
de l'Europe senza evocare ad ogni pagina la celebre brevitas imperialis, che fu quella di Sallustio,
poi di Tacito..."125. Movimento allegro, rapido, armonioso; ritmo incalzante; ma soprattutto
chiarezza, scorrevolezza: ecco la chiave dello stile di Reynold, "scrittore dal temperamento a volte
aggressivo, affiancato da un erudito, di cui il discernimento e la riflessione moderano l'impetuosit.
Lirico, diffida delle divagazioni. Il dono si sottomette al metodo. Il talento non potrebbe fare a
meno della disciplina"126.

5.6.2. Efficacia dello stile espositivo

Ecco in breve gli altri tratti stilistici che marcano lopera storica di Gonzague de Reynold,
contribuendo a catturare e trattenere lattenzione del lettore.
13Formule ad effetto

Il primo luso di formule ad effetto. "Reynold ha l'arte degli enunciati sintetici, delle
formule brevi e sorprendenti che condensano i fatti in un fascio serrato"127. Per questo egli fu
paragonato all'autore dello Spirito delle leggi, il quale affermava che "una delle grandi delizie dello
spirito degli uomini di fare delle proposizioni generali"128. Simili proposizioni aprono e chiudono
i suoi capitoli: "Vi una fatalit tedesca: quella di provocare disordine e divisione, volendo creare
ordine ed unit". "I Celti hanno mancato il loro destino". "La natura ha avuto la prima parola, avr
anche l'ultima". "L'Europa ha smesso di essere la dominatrice del globo: resta la terra dell'uomo ed

il focolaio dello spirito"129. Ve ne sono di quelle che ricorrono regolarmente perch esprimono
concetti o princpi ritenuti assiomatici: "ogni regime crolla per l'esagerazione dei suoi propri
principi", "lo Stato che si considera come un fine a s lavora sempre alla propria rovina", "non ci si
definisce che opponendosi"130, ecc.
14Parallelismi storici

Il secondo labitudine di tracciare parallelismi storici, soprattutto fra le realt


contemporanee e quelle dellantichit. "Non ho altra intenzione, qui, che di mettere in evidenza il
parallelismo fra l'evoluzione del mondo antico e quella del nostro"131. Il termine parallelismo non
deve intimorire. Secondo Ren Roux, insigne ellenista, la scienza storica ammette i paralleli fra
fatti similari, purch non si tratti di falsare tendenziosamente tale periodo storico per giustificare tal
altro. Reynold si sottraeva al pericolo ed anzi ne metteva in guardia, col risultato di porsi "su un
eccellente terreno storico studiando tutte le implicazioni future dell'infaticabile ricerca degli
equilibri umani nella citt greca del V e IV secolo"132. Egli perseguiva cos "un allargamento degli
studi umanistici, un radicamento pi profondo nel nostro passato, grazie al quale sar meno difficile
capire i tempi nuovi"133.
15Controfattuali

Il terzo linserimento ogni tanto nel discorso di mini controfattuali, brevi e recisi. "Non
mai vano pensare a cosa sarebbe potuto succedere se gli eventi avessero preso un'altra piega: ci
aiuta a capire il loro senso e la loro portata"134. Cosa sarebbe stato, ad esempio, senza l'intervento
dei Vareghi in Russia? La Polonia e la Lituania avrebbero potuto allargarsi dall'ovest fino al centro;
nel contempo, sul Volga e nelle pianure, gli asiatici continuamente rinforzati avrebbero spinto pi
in fretta e pi forte contro l'Occidente. Quanto ai deboli Protorussi, sarebbero spariti dalla storia.
L'influenza religiosa di Bisanzio non avrebbe potuto diffondersi al di l dei Balcani. L'islamismo ed
il cattolicesimo si sarebbero incontrati tra il Volga e il Mar Nero...
16Excursus

Il quarto quello dell'excursus, sul quale riportiamo lanalisi di Ernest Dutoit: "...osservate
anche, in questo studio, ci che l'autore porta di personale, d'originale, facendo dapprincipio un
quadro molto vivo dello sviluppo della preistoria come disciplina. E con quale interesse vi si
apprende, tra le altre cose, ci che Albrecht von Haller scriveva nel 1750 sull'utilit delle ipotesi.
Questa forma dell'excursus - non disgressione - largamente usata da Reynold. Essa contribuisce
molto alla dinamicit della sua opera"135. L'abitudine all'excursus indica che Reynold, re della
sintesi, non disdegna di soffermarsi sui particolari quando questi siano degni di nota. un attributo
che lo accomuna a Benedetto Croce, col suo "senso vivo del particolare concreto".
17Arte evocativa

un attributo che si traduce, in Reynold, in una straordinaria capacit descrittiva della terra e
degli uomini: "Abile a dipingere le citt, i paesaggi, Reynold eccelle (...) nel ritrarre gli uomini. (...)
vediamo levarsi dalla pagina delle creature di carne e di sangue; esse si muovono nella complessit
ove le spinge la commedia umana. Il buon ritratto rivela pi che il colore degli occhi o la forma
della bocca. il carattere che i grandi pittori riescono a fissare (...). L'arte pi alta quella che
suggerisce le qualit e i difetti dell'anima"136. Siamo al quinto tratto, quello evocativo, forse il pi

significativo per Reynold scrittore. Egli lo esprime "in una forma calda e brulicante di immagini,
concreta di metafore, sostenuta da un lirismo sempre alacre; una lingua letterariamente elegante,
una prosa numerosa sino ad essere talvolta enfatica (...), straordinariamente sonora e brillante"137.
Senza dimenticare che a conquistare la sua cerchia di estimatori concorrevano, oltre all'arte
evocativa, "la sua indefessa fecondit (...), la sua virtuosit dialettica che rileva a volte l'ironia, il
suo talento sicuro, brillante e vivace..."138.
18Esposizione di tipo antologico

L'ultima osservazione riguarda il modo di citare le fonti: "Se avessi voluto indicare tutte le
mie referenze, questi libri, gi belli grossi, lo sarebbero stati due volte di pi, con due volte pi note
che testo. In una parola: sarei stato illeggibile. Ho preferito dare poche referenze ma inserirle nel
testo"139. Niente note n liste bibliografiche, dunque, il che pu sconcertare lo specialista ma
semplifica la lettura al profano. Le referenze inserite nel testo, del resto, non sono poche, al punto
da spingere l'autore a definire "antologico" il proprio metodo di esposizione140. "Reynold, la cui
lettura immensa e la memoria favorita da ogni fortuna, ha l'arte di proiettare sul suo soggetto la
luce dei testi pi svariati. Qui meno l'erudizione, propriamente parlando, che si ammira, che una
cultura universale, molto degna d'invidia, e che si trova bene dappertutto"141.
Slittiamo cos sulla base stessa della piramide storiografica, il lato scientifico.
5.7. Storia come scienza

5.7.1. Dibattito epistemologico nel XX secolo

Tornati alla base della piramide, fissiamo dapprima i termini del moderno dibattito
epistemologico inerente i rapporti fra scienza storica e altre scienze umane, aiutandoci con un
articolo di Marco Revelli. Tenteremo di situarvi il nostro autore che non vi partecip
esplicitamente.
19Tendenze a confronto

Nel XX secolo si registrata una doppia tendenza in certo senso contraddittoria. Essa verteva
su una revisione della concezione classica della temporalit: da lineare, processuale, unitaria, la
dimensione tempo diventava multivariata, eterogenea e pluralista142. A livello puramente teoretico,
ne conseguiva un offuscamento dell'egemonia della storia per la rivalsa di altre scienze sociali
considerate pi attendibili. A livello storiografico concreto si assisteva invece al serio tentativo di
ripristinare la storia come scienza totale dell'universo umano.
Dal primo punto di vista "la relativizzazione esasperata e la soggettivizzazione radicale del
sapere storico-sociale indotta dalla crisi dello storicismo, da una parte; la formalizzazione
altrettanto radicale, e la prevalenza dei connotati normativi nella filosofia della scienza propria del
positivismo novecentesco, dall'altra, finiscono per convergere, curiosamente, sul medesimo
obbiettivo e per produrre il medesimo effetto: la liquidazione di quel paradigma storico, di quella
dimensione totalizzante della filosofia della storia come forma egemone del sapere, che aveva

costituito il tratto caratteristico della cultura ottocentesca. Il tempo del primato indiscusso degli
storici come scienziati universali dell'umanit si chiudeva, e si apriva l'epoca delle scienze
"sincroniche" (...) caratterizzata dall'indiscussa prevalenza del modello scientifico nomotetico"143.
Dal secondo punto di vista, al contrario, la scuola delle "Annales" riesce ad elaborare una
scomposizione del tempo che diviene "la chiave di volta di una metodologia innovativa capace di
ricuperare al dominio della storia una molteplicit di ambiti (l'economia, i linguaggi, la mentalit, la
dinamica demografica, l'agire collettivo, ecc.) che, altrimenti, le sarebbero irrimediabilmente
sottratti. (...) E quindi di riproporre la storia (...) come "scienza totale" dell'universo umano; come
disciplina egemone capace di sussumere, quantomeno per ci che riguarda il passato, l'intero
ventaglio tematico delle altre scienze dell'uomo all'interno del proprio dominio metodologico. La
storia, cio, in quanto storia sociale, storia economica, storia politica... e cos via, verrebbe a
costituire, per cos dire, il "lato" rivolto al passato dell'intero fronte delle scienze umane, e lo storico
si proporrebbe, in quest'ottica, direttamente, come "scienziato globale" di ci che vive nel tempo,
"ereditando", in un certo senso, l'intero repertorio disciplinare ed ottenendone il monopolio per
l'applicazione retrospettiva"144.
20Storia totale di Gonzague de Reynold

Dove situare Gonzague de Reynold in rapporto alle due tendenze? Ovviamente nella seconda,
per quanto gi ripetuto riguardo il suo approccio di sintesi e che possiamo cos ribadire: "egli
interroga storia ed economia, geografia, mitologia, etimologia [ecc.] da provveduto umanista; (...)
poi, associa fatti lontani e vicini, intravede cause ed effetti, rileva "costanti" (...) negli avvenimenti,
nelle idee, si avventura in sintesi spesso audaci, sempre brillanti"145. In una parola: tutte le
discipline sono asservite alla sintesi storica, che sola sovrana. Se egli non formula o abbraccia una
teoria sofisticata come quella dei tempi storici di Fernand Braudel146, procede nondimeno ad una
personale riperiodizzazione della storia europea, distinguendo nell'ambito del processo storico una
specie di ciclicit irregolare che vede lalternanza fra epoche e periodi morti. Attraverso lo stile
espositivo sopra descritto (excursus disciplinari, esposizione di tipo antologico), egli sembra avere
buon gioco anche di fronte all'ultimo limite epistemologico che, secondo Revelli, le "Annales" non
riuscirono a superare147.
Si potrebbe obiettare che lelemento intuitivo insito nella storiografia reynoldiana possa
spogliarla in qualche modo del carattere di scientificit, e che dunque non si possa inserirla nella
tendenza innovativa battuta dalle "Annales"148. Lobiezione non reggerebbe per due motivi.
Motivo metodologico: nella ricostruzione storiografica reynoldiana la parte immaginativa non
prescinde dagli altri tasselli metodologici, tutti uniti in un blocco compatto la cui base rimane
scientifica. La narrazione si sottomette alla spiegazione, il talento alla disciplina, il poeta
all'erudito... La componente ispiratoria non inibisce la scientifica; segna piuttosto il passaggio dal
metodo critico al filosofico, dallesposizione allinterpretazione, come visto sui gradini della
saggezza e della sintesi. Da questo punto di vista abbiamo paragonato Reynold a Croce ed allo
stesso Febvre.
Motivo filosofico: abbiamo osservato come la filosofia reynoldiana della storia sostenga gli
aspetti metodologici fino a confondersi con essi. questo il vero punto di forza e di unit del suo
pensiero storiografico. Esso gli permette di riconoscere ed amalgamare in modo equilibrato il
particolare con luniversale, o il libero arbitrio umano con le linee di forza generali. La scelta
provvidenzial-cattolica finisce col permettere di rivalutare la scienza storiografica, ammettendone
la riducibilit a procedure razionali di astrattizzazione e di generalizzazione, e cio la scientificit.

Abbiamo visto come Reynold si distanzi da Croce su questo punto149. Dal punto di vista filosofico
egli dunque pi vicino, nonostante tutto, al razionalismo di Febvre e della sua scuola che non allo
storicismo crociano. Va perci assimilato pi alla seconda che alla prima delle tendenze sopra
descritte.
A distinguerlo dai laici annalisti interviene naturalmente la fede nella Provvidenza divina. Ma
proprio grazie ad essa chegli perviene a spingere pi a fondo l'interpretazione storica,
abbracciare nella sua interezza il senso del tempo, tentare di esorcizzare l'imperscrutabilit del
futuro... In ultima analisi, tale filosofia si rivela l'unica in grado di sondare l'insondabile. Ecco
perch, a mio avviso, Reynold riuscito nell'impresa di formulare quella storia totale che secondo
qualcuno rimasta, nel secondo dopoguerra, "allo stato di un'aspirazione non realizzata"150. Non
tanto per l'utilizzo globale delle pi svariate discipline, quanto per la compattezza con cui fonde
filosofia e metodologia in un tutto, ove l'una e l'altra si sorreggono vicendevolmente. E questo largo
con anticipo, essendo La dmocratie et la Suisse e L'Europe tragique (datate 1929 e 1934) gi
imbastite sullo stesso metodo che forger La Formation de l'Europe (1944-1957).

5.7.2. Fonti primarie e fonti secondarie

Si pone ora il problema delle fonti. Si visto che secondo lo storico positivista francese Denis
Fustel de Coulanges (1830-1889) il gradino della Forschung consiste nel "cercare i documenti,
classificare i documenti". Quali documenti? Il termine va preso in senso lato, essendoci determinate
categorie di fonti per ogni tipo di disciplina storica. A livello di base si tratta comunque delle
cosiddette fonti primarie: documenti originali e diretti, non interessati da elaborazioni intermedie e
quindi immuni, nel limite del possibile, da errori o distorsioni. L'utilizzo di queste fonti presuppone
per una ricerca di tipo settoriale e limitato, che fa a pugni col livello di sintesi posto pi su nella
nostra piramide storiografica. Quest'altro tipo di ricerca, in quanto utilizzo globale dei materiali
raccolti dalle varie discipline, deve necessariamente rivolgersi alle fonti secondarie, vale a dire alle
esposizioni dei risultati raggiunti dagli specialisti. L'inconveniente delle fonti secondarie di essere
suscettibili di sbagli (derivanti, ad esempio, da errori nel rilevamento dati) e soprattutto di
distorsioni ideologiche, in quanto l'obiettivit assoluta non esiste. Allo storico che opti per
l'approccio di sintesi si impone dunque una scelta il pi possibile oculata ed intelligente delle fonti,
per non rischiare di compromettere gi in partenza lattendibilit delle conclusioni. Un criterio
valido per esempio quello di consultare diversi punti di vista su un medesimo argomento,
ritenendo solo ci che tutti condividono.
Gonzague de Reynold, storico totale, non sfugge alla necessit di servirsi delle fonti
secondarie, rimettendosi per allampiezza ed alla variet delle documentazioni. "Ho imparato
molto nei libri e nei lavori degli altri, e ho preso loro molto in prestito. (...) mi perdoneranno questi
prestiti (...) anche se non ho sempre citato le mie fonti, perch sono troppo abbondanti, debordanti
piuttosto". Egli per sua stessa ammissione colui "la cui specialit di non averne nessuna"151. Si
ripropone il paragone con Lucien Febvre ed il suo perseguimento di una collaborazione solidale fra
le scienze152.
Reynold per non si serviva esclusivamente di fonti secondarie. Fra i suoi scritti ve n' di
dedicati a soggetti circoscritti, di storia locale o municipale (Friburgo). vero che l'approccio
rimane di tipo globale, ma la delimitatezza dell'argomento gli permetteva di consultare qualche
archivio di persona, o di interrogare direttamente la terra, gli uomini e le loro opere. Inoltre ogni
sua opera, di ampio respiro o no, resta pervasa da un'atmosfera di universalismo e particolarismo
combinati insieme, ottenuta anche con degli spruzzi di storia minuta sapientemente dosati, ove le

fonti primarie si intrecciano alle secondarie. Grossi manuali e vaste monografie cedono
improvvisamente il passo a documenti inediti o addirittura a fonti orali dirette153, e viceversa. Nel
primo volume di memorie, per esempio, partendo dall'intento di riabilitare un prozio154 comandante
le truppe friburghesi durante il Sonderbund, egli passa con facilit dalla descrizione circostanziata
del conflitto a quella di un quadro generale, vivido e fremente, di mezzo secolo di storia svizzera ed
europea. Anche le grandi sintesi storiche presentano spesso citazioni dirette di autori classici o
dottori della Chiesa semi-dimenticati, o di poemi, miti e leggende mai pubblicati, o di altri
documenti inediti.

5.7.3. Discipline utilizzate e loro caratteristiche

Pur essendo l'eclettico per eccellenza, l'homme de toutes les comprhensions, Reynold
mostrava una predilizione per certi ambiti scientifici, a livello di fonti primarie e secondarie. Si
tratta delle discipline derivanti da quel metodo di storia all'aperto appreso dallo zio; quelle che
interrogano la terra da una parte, le vestigia umane nelle forme pi svariate dall'altra. Si tratta
soprattutto delle discipline tipiche della storia delle idee (religioni, filosofie, dottrine politiche...) fra
le quali spicca la letteratura di tutte le epoche.
21Geografia in senso lato

La geografia in senso lato (geografia, geologia, clima, ecc.) ricopre un ruolo donore155 anche
se "Reynold troppo profondamente antideterminista per attribuire un'importanza eccessiva alla
geografia ed all'ambiente". Egli non cade perci nel trabocchetto della geopolitica d'ispirazione
tedesca156. Ecco la spiegazione che fornisce egli stesso del ruolo da riservare alla geografia nel suo
rapporto con la storia:
"Per non impantanarci nel materialismo, non scivolare in un determinismo alla Taine, evitare
le esagerazioni del vecchio Buckle157, un preambolo, una distinzione filosofica s'impone:
"La geografia: terriccio nel quale la storia affonda le sue radici. Come scrive lo storico
Ferdinand Lot, la geografia la natura delle cose. Verit che Napoleone avava gi espressa in
questi termini: la politica di uno Stato si trova nella sua situazione geografica.
"Eppure, non si pu spiegare tutto un popolo, tutta una civilt, tutto un continente, con la sola
geografia. Non si pu legare il destino umano a delle linee di montagne o a dei corsi d'acqua. La
terra limita, non imprigiona. Non costringe gli uomini ad unirsi nei quadri ch'essa ha disegnati: li
invita solamente, e consiglia loro di restare. Per questo la teoria delle frontiere naturali158
discutibile in teoria, pericolosa in pratica.
"Tuttavia, ancora pi pericoloso negare l'influenza della geografia sulla storia, e di non
tenerne conto in politica: si propagano cos degli errori e si provocano delle disgrazie. (...) Ogni
popolo che si metta in disaccordo con i corsi delle sue acque, la direzione delle sue strade, la
configurazione del suo suolo, finir per cozzare con la natura, ostacolo contro il quale ci si spezza
infallibilmente. Mai una societ pu vivere, alla lunga, in opposizione col suo ambiente, col suo
clima.
"Il fatto che l'uomo, nell'unit innata del suo essere, insieme individuo e persona. Se la
persona ordinata a Dio, l'individuo ordinato alla natura. Anima immortale, corpo votato alla

terra: tale la concezione cristiana dell'uomo. Annegare l'ordine naturale nell'ordine sovrannaturale
un'eresia tanto flagrante quanto l'eresia contraria. Ecco perch San Tommaso pone la
sottomissione al reale alla base della pi alta metafisica, rammentandoci cos che l'ordine naturale
in ogni modo l'opera di Dio.
"Dunque, ogni volta che ci volgeremo alla terra, ci ricorderemo ch'essa informe e oscura,
inanis et vacua, senza il sole dello spirito. Ma quando cercheremo di guardare lo spirito, ci
ricorderemo che fissandolo costantemente, senza riportare di tempo in tempo i nostri sguardi sulla
terra, rischieremmo la cecit"159.
Quando studiamo un popolo dobbiamo tener conto dei dati. Tra questi dati, ve n' di costanti:
l'ubicazione, il mare, le coste, l'orografia e l'idrografia, il clima, l'energia potenziale del territorio,
cio la ricchezza del suolo e del sottosuolo. Altri sono soggetti a variazioni: il grado della messa in
valore di quell'energia potenziale, la prosperit materiale, lo sviluppo intellettuale, il carattere della
razza che pu indurirsi o ammollirsi, il regime politico. Questa conoscenza di dati costanti e
variabili pu far presentire, in una certa misura, quale sar l'avvenire di un popolo. Ma limitandoci
ad essi, ammetteremmo il determinismo in storia. A fianco dei dati, esiste l'ignoto. Quale storico
potrebbe prevedere le qualit o i difetti degli uomini che presiederanno ai destini dei popoli?160
Proprio quegli uomini sono, per Reynold, "i creatori degli avvenimenti e gli arbitri delle
circostanze. (...) la storia non una fatalit, un determinismo, un caso, ma l'opera dell'intelligenza e
della volont umane agenti su delle forze e delle circostanze, creanti degli eventi, rischiaranti degli
spiriti e dirigenti delle masse"161.
L'esempio pi significativo dellinterpretazione geografica in Reynold forse quello
dell'inconciliabile antinomia esistente fra mondo europeo e mondo russo-asiatico, essendo il primo
configurato in modo da contenere, in nuce, il principio federativo, il secondo in modo da votare le
masse al totalitarismo. Vi torneremo nella terza parte di questo lavoro. Vediamo invece come egli
affronti una realt nuova per lui, quella americana:
"In confronto al mondo antico e soprattutto all'Europa, il doppio continente americano
geograficamente un isolato. Vedetelo preso fra due oceani e due regioni polari, allungato dal sud al
nord e, nel sud, tutto ingombro di ostacoli naturali. Questo ci spiega la stagnazione della sua vita
interna fino all'arrivo degli europei, le difficolt che si opponevano alle relazioni fra le sue tre parti
e, a Nord come a Sud, i vuoti che non sono ancora stati colmati.
"L'aspetto fisico dell'America quello dell'immobilit. Essa priva di articolazioni, quelle
articolazioni che danno alla piccola Europa l'immagine di un essere che vibra e si muove. In
compenso, ci sono le "strade che camminano". tramite la rete dei fiumi e dei corsi d'acqua che la
vita circola all'interno dei paesi e dei continenti, tramite i mari che quella vita si riallaccia alla vita
generale. (...)
"La costa del Pacifico, dalla Terra del Fuoco alla punta dell'Alaska, orlata da una catena
ininterrotta di montagne, la pi allungata del globo. Ne risulta che ad est i corsi d'acqua non sono
delle "strade che camminano": sono solo delle scale che scendono. Strade che camminano, possono
esserlo solo dall'altra parte delle montagne, laddove si scavano le depressioni e si distendono le
pianure. Il sistema fluviale delle due Americhe si dirige dunque tutto quanto da est ad ovest, verso
l'Atlantico. L'America del Nord possiede il San Lorenzo, la cui enorme foce posta di fronte
all'Europa come un aspiratore: Irlanda, Gran Bretagna, Francia. L'America del Sud possiede
l'Orinoco, il Rio delle Amazzoni e il Paran (...). I loro estuari sono dei larghi porti per i quali si
scende dalle profondit americane fino all'Oceano, o anche per i quali si risale dall'Oceano fino a

quelle profondit. (...) Il sistema fluviale dell'America del Sud la porta dunque, anch'essa, verso
l'Europa e verso la sua civilt"162.
22Preistoria e scienze naturali

Passando all'interrogazione delle vestigia umane, lo studio delle popolazioni preistoriche


(paletnologia) la scienza che permette di risalire il pi indietro possibile nel tempo, di provare a
svelare le origini dell'uomo e della civilt. Esso costituisce un trait d'union ideale fra geografia e
storia. Reynold ne parla in un capitolo di Qu'est-ce que l'Europe?:
Inteso nel senso pi largo, lo studio della preistoria comprende l'insieme delle ricerche che
mirino a ricostruire la natura dei primi uomini, ma anche l'evoluzione delle razze e delle civilt
umane anteriormente alla scoperta della scrittura. Il suo rapporto con la storia quello
dell'avanguardia rispetto all'esercito: deve esplorare l'ignoto con mezzi inferiori a quelli della
compagna pi arretrata. La storia dispone di documenti scritti o tradizioni; la preistoria deve
accontentarsi delle tracce materiali che trova negli scavi, dei confronti fra quelle tracce, e di
conseguenti ragionamenti e ipotesi. Bisogna anche ricordare la sua giovane et in quanto disciplina
scientifica. Quando Reynold scriveva, essa non aveva ancora superato il limite delle osservazioni
locali o regionali, e solo in Europa (o quasi) era giunta ad uno stadio avanzato.
Secondo Reynold, la preistoria pi dipendente da altre scienze che non la storia. Questa
una primadonna circondata da scienze ausiliarie (sociologia, diritto, letteratura, filosofia, arte...).
Non ne trascura nessuna ma le supera tutte163. La preistoria deve rimettersi ad un corollario di
scienze guida: geologia, antropologia, paleontologia, etnologia, mineralogia, geobotanica, ecc. Essa
serve da ponte fra le scienze naturali e la storia. Lavora su resti, frammenti, segni; ha un contatto
diretto solo con l'uomo fisico, fossile. Per indovinare qualcosa di lui deve interpretare l'opera delle
sue mani. perci una scienza incerta ed ipotetica che si pone oltre lesperienza umana diretta: "La
preistoria ha un aspetto pi materiale della storia. (...) Ciononostante, pi vicina della storia alla
metafisica (...) Perch il suo obiettivo supremo l'origine dell'uomo, e l'origine dell'uomo un
problema metafisico. La preistoria non deve risolverlo; ma () non pu evitare di porlo"164.
Essendo la preistoria dipendente da altre scienze sue "tutrici", quando Reynold vi si inoltrava
egli si serviva in realt di questa o quellaltra fra tali scienze. Come per esempio dell'anatomia
ossea, quando paragonava il cranio degli antichi slavi a quello degli attuali. Con lo studio della
preistoria, era dunque tutto un ventaglio di scienze naturali che veniva ad arricchire la sua
storiografia.
23Storia dellarte

Fra le discipline che interrogano le vestigia umane, Reynold non conosceva rivali nel
dominio della storia dellarte, dai graffiti dei cavernicoli ai tesori dell'arte barocca. Quest'ultima,
ch'egli amava particolarmente, secondo lui l'espressione di "una delle pi grandi epoche dell'arte e
della civilt"165. La storia dell'arte, con tutte le sue ramificazioni, segna la congiunzione fra
l'interrogazione delle vestigia e quella delle idee dell'uomo. Fra le pi belle pagine ispirategli da
questa disciplina riportiamo quelle sul monastero portoghese di Batalha:
"...francese, e del Mezzogiorno, per i suoi tetti piatti, le sue finestre srette e la potenza delle
sue pareti; inglese per la sua decorazione fiammeggiante e per quella lunga facciata senza torre,
indipendente dalla pianta interna che non annuncia, ma dissimula; renana per l'importanza data alle

navate laterali - Santa Maria della Vittoria resta tutta portoghese. Non offre n la secca magrezza
che si pu rimproverare alle chiese del XIV secolo, n quell'ornato eccessivo (...) che si pu
rimproverare al gotico fiammeggiante. Essa l'opera di un pensiero potente, il prodotto di uno
slancio. l'espressione perfetta di un paese in pieno sviluppo e la cui attivit oceanica mantiene
costantemente in rapporto con L'Europa. , infine, per la sua grandezza, la sua luce, la sua unit, la
chiesa del XIV secolo; il capolavoro, e l'unico nel XIV secolo, dell'architettura sacra.
"(...) La storia del Portogallo si prosegue in essa, ben al di l del 1385. Si prosegue in quelle
"cappelle imperfette" dove l'arte manuelina esprime l'estensione portoghese, le grandi scoperte,
l'impero coloniale. (...) Lo stile manuelino non che un decoro, un decoro preso a prestito dal mare
e dalle colonie: sartiame, cordame, cinture, alghe, liane, onde stilizzate, madrpore avviluppanti le
colonne, incornicianti i portici e le finestre, montanti fino al soffitto per poi ricadere. E dappertutto
quella sfera armillare sovrastata dalla croce, che l'emblema del re Emanuele, il simbolo di quello
"spirito di crociata" ispiratore delle scoperte, delle guerre contro gli Infedeli e delle
colonizzazioni."166.
24Letteratura e saggistica

Dalle vestigia umane alle idee delluomo il passo breve, il che introduce alla disciplina
davvero regina per Reynold: la storia letteraria. O meglio la letteratura in quanto tale, poich egli
sembrava possedere una conoscenza estesa ad ogni sottigliezza di questo universo, piuttosto che ai
compendi delle varie correnti. Ricordiamo che esord nel campo della critica letteraria e della
letteratura comparata. Egli si serviva sia della letteratura poetica (mitologica, epica, lirica,
drammatica...) che di quella colta (filosofica, teologica, politologica, storica in senso lato), oltre che
ovviamente della migliore saggistica specializzata nelle varie discipline.
Mitologia e letteratura epica, in particolare, rivestono grossa importanza in quanto riflettono
le credenze di un popolo e di un'epoca, quelle credenze che sono "lo specchio della societ".
Reynold offre una delucidazione importante sulla natura di queste fonti in relazione all'epopea
germanica:
"Il problema che ci pone l'epopea germanica, quello della corrispondenza fra la leggenda e
la storia.
"Per cercare di risolverlo, inseriamo fra la leggenda e la storia un terzo termine: la comunit.
"Lo spirito di comunit s'era incarnato, presso i Germani, (...) in due istituzioni, il clan, Sippe,
e il cameratismo di guerra, Gefolgschaft (...).
"Molto forte la coscienza di s nella comunit germanica. Conosciamo la religione del clan.
Si esteriorizzava nel culto dei progenitori comuni. Si trova dunque una Sage alle origini della
Sippe. C'era anche una religione del cameratismo. Si esteriorizzava nel culto degli eroi che
dovevano servire da esempi e modelli a tutti i membri della Gefolgschaft. Ogni forma della societ
germanica respirava dunque l'atmosfera della Sage.
"(...) ogni Sage contiene un elemento storico o che si credeva storico. La comunit, con la sua
sensibilit collettiva, era un potente centro di risonanza per gli avvenimenti che, vicini o lontani,
venivano a ripercuotersi su di essa. La paragonerei ad una stazione ricevente della storia, emittente
della Sage. All'origine, questa era pi forte di quella. Captava gli eventi, se li incorporava, si
rinnovava con essi, al punto di sparire nella sua vecchia forma e di riapparire in una forma nuova.

Questo fenomeno s'operava per analogie di rappresentazioni, di situazioni, di nomi, come per quelle
trasposizioni che in tedesco si chiamano Sagenverschiebungen. La continuit non si rompeva. Il
genio della comunit si ritrovava simile a se stesso nella nuova forma.
"Guardiamoci dal credere, come i romantici, come i fratelli Grimm, che si tratti di un
fenomeno collettivo, misterioso, divino. L'energia creatrice e trasformatrice non emanava dal
popolo, ma dal poeta. Anche la sua personalit s'afferma con una forza accresciuta ad ogni tappa
dello sviluppo. Pi spazio c' fra la Sage e la storia, pi gioco hanno l'immaginazione e la fantasia
del poeta.
"Ma quando, allora, si produrr l'intervento del grande poeta? Al punto d'equilibrio fra la
Sage e la storia, quando si tratta del racconto; al punto d'equilibrio fra l'eroismo barbaro e la
cortesia feudale, quando si tratta dei personaggi.
"Tuttavia, arriver il momento in cui l'equilibrio si romper. Tale rottura sar il segnale di un
capovolgimento. Non pi la Sage che si impadronir degli eventi e dei personaggi: la storia che
prender la Sage al suo servizio. Troppo indebolita per essersi ingaggiata da sola con gli spiriti, la
Sage chieder umilmente alla storia il permesso di entrare in casa e di esservi accettata come
membro della famiglia, dietro presentazione di documenti falsi che le fabbricheranno gli eruditi e
che la storia vidimer lo stesso. L'esempio classico la Sage di Guglielmo Tell"167.
Si produce dunque uno scambio: la percentuale di leggenda, partita in vantaggio, decresce,
mentre cresce quella di storia. Al punto d'intersezione fra le due si situa l'invenzione del grande
poema.
Epopea e mitologia, dramma e poesia, filosofia e teologia sono largamente usate dal nostro
autore. L'Edda di Snorri ad esempio, gli permette di concludere con una certa sicurezza che i
barbari Svedesi utilizzarono il Volga molto prima di quanto si pensi. Ci imbatteremo in esse nella
terza parte di questo lavoro.
Quanto alla saggistica, essa chiama in causa tutte le scienze umane e sociali: storia in senso
stretto (militare, politico-costituzionale, sociale, religiosa, economica...), sociologia, antropologia,
linguistica, diritto, psicologia, demografia, economia. Sotto queste discipline ancora relativamente
generiche, quelle pi settoriali: archeologia, papirologia, paleografia, epigrafia, etimologia,
toponimia, araldica, genealogia, storia dell'agricoltura, della tecnica e dell'industria, della famiglia,
dell'educazione, ecc. il corpo delle fonti secondarie cui attingere a piene mani, seppur con
accuratezza: nulla sembrava sfuggire all'attenzione del nostro autore. Incontreremo di queste
discipline passando in rassegna l'opera di Reynold.
25Psicologia

La psicologia merita un discorso a s visto che nei suoi ritratti Reynold investigava anche il
lato mentale del personaggio o popolo in esame. I popoli per esempio non si distinguono pi per
tipo fisico (razza), ma psichico (etnia linguistico-culturale):
"Non c' la razza pura, la razza pura soltanto una concezione metafisica. Per contro, ci sono
dei tipi umani e delle relazioni etniche fra i popoli. Ecco quel che interessa la storia e che, fino a un
certo punto e in un certo limite, la determina".

" (...) all'origine che si forma il tipo fondamentale di un popolo. Questo tipo rimane in fondo
al suo essere come un giacimento [roche mre]. Esso riappare quando si sfaldato tutto ci che gli
si era coagulato attorno. Basta una grande scossa storica per metterlo a nudo".
"In ultima analisi, ci che separa i popoli, ci che si scopre all'origine delle loro guerre pi
violente, sono dei malintesi e delle incomprensioni la cui causa profonda risiede in delle irriducibili
differenze di spirito"168.
Ecco perch va data importanza alle origini di un popolo; come per esempio quello russo la
cui primitivit , nel contempo, la sua impronta pi apparente ed il suo carattere pi profondo.
Non psico-storia perch Reynold non faceva "esplicito riferimento ai concetti e alle teorie
della psicologia al fine di comprendere i comportamenti collettivi e individuali del passato"169.
vero che conosceva Freud170, ma non utilizzava la psicanalisi. Come Croce, si opponeva alle
"interpretazioni condotte col metodo che si chiama "psicologico", nelle quali la vita di un
personaggio vien rappresentata come un seguirsi di atti psichici mossi dall'esterno..."171.
Egli sembrava avvicinarsi ad un paradigma psico-storico elaborato dall'americano Erik
Erikson, quello del grande uomo nella storia172. Si vedano ad esempio le pagine dedicate da
Reynold a Costantino ne L'empire romain. Costantino "ci appare come un idealista impulsivo,
animato da sentimenti morali e religiosi molto profondi, con, per difetto, d'essere impressionabile e
di conseguenza mutevole. (...) persuaso che la sua missione divina, che deve fare l'opera di Dio
sulla terra, che il suo rappresentante nell'ordine temporale. gi l'idea del Sacro Impero".
Riconoscendo il cristianesimo, egli "sancisce l'esistenza di una potenza alla quale ormai vano
opporsi. (...) Cos infonde a tutto l'impero una vita nuova (...). Costantino una grande figura di
transizione..."173.
Ma a parte il fatto che Reynold non riservava che poche pagine ai personaggi di volta in volta
protagonisti, di regola per lui non era il singolo a muovere la storia ma (come s' visto) la serie di
uomini eletti, l'aristocrazia del sangue o del pensiero, l'lite. Cos, ad esempio, l'ottenimento
dell'indipendenza svizzera al Congresso di Vienna "fu l'opera del ginevrino Charles Pictet de
Rochemont (1755-1824), colui che chiamato il padre della neutralit, sebbene non fu il solo ad
avervi lavorato"174.
Concludiamo la seconda parte di questo lavoro con una breve illustrazione del processo
storico come concepito da Gonzague de Reynold, e della sua personale periodizzazione del passato.
5.8. Il processo storico secondo Gonzague de Reynold
Scriveva Reynold che la divisione tradizionale fra antichit, medioevo e tempi moderni non
reggeva pi. Era insufficiente perch statica; assurda perch faceva credere che nessun'altra epoca
potesse aggiungersi alle tre, disposte un po come un mascalzone (il medioevo) preso fra due
gendarmi. Eppure la nostra cosiddetta et moderna molto pi vicina al medioevo cristiano che
non all'antichit pagana. L'idea contraria deriva da un muro di pregiudizi innalzato addosso al
medioevo dallumanesimo paganizzante e dal laicismo ateo. Per capire meglio che il medioevo la
nostra vera culla, bisogna ricollocare l'epoca della cristianit nello sviluppo generale della storia175.
Vediamo dunque come si sviluppi il processo storico secondo Reynold, come si sia svolta sin qui la
storia europea e a che punto ci troviamo ora. Testo di referenza ancora Il tetto cristiano.

5.8.1. Processo storico per epoche e periodi morti

Definizione di epoca secondo Reynold: "una durata storica fra due cambiamenti, la porta
d'entrata e la porta d'uscita"176. Ogni epoca dura quanto una civilt, e di conseguenza quanto la
societ che ha in parte prodotto, in parte ereditato quella civilt. Tali civilt e societ hanno sempre
per motore una certa idea dell'uomo e del destino umano. Cosciente o incosciente, teorica o pratica
che sia, quell'idea marcher la relativa epoca.
Un'epoca non statica. All'interno del suo sviluppo conosce delle trasformazioni successive:
una giovinezza, una maturit, una vecchiaia; poi la morte. Le collettivit umane, come l'uomo,
vivono fra una culla e una tomba. La morte di un'epoca sempre seguita da un periodo morto
(priode creuse): "Quando l'epoca ha esaurito il suo principio vitale, ed gi tormentata da una
nuova epoca che si forma dentro di essa, che le ruba la sostanza, si produce una rivoluzione nel
vero senso della parola: ritorno al punto di partenza, chiusura del ciclo. La societ si disgrega, i
popoli si sradicano e si rimettono in movimento, la curva dela civilt si piega e riappare la
barbarie"177. Con fatica ed incertezza, fra convalescenze e ricadute, il periodo morto finisce col
produrre un'altra epoca. Ci vorranno diverse generazioni prima che essa apra gli occhi e prenda il
suo ritmo: la nuova civilt non potr sbocciare prima che la nuova societ sia costituita e fissata.
La storia procede dunque per epoche e periodi morti. Gli artefici del processo sono la terra e
gli uomini, con una prevalenza di questi ultimi e soprattutto delle loro idee. L'autore paragona il
processo storico ad una catena di montagne, tagliata da depressioni scoscese. Ogni segmento della
catena s'inserisce fra due depressioni. Risale pian piano dalla prima per ricadere bruscamente nella
seconda. dominato da una vetta "splendente come un ghiacciaio al sole". Ma sulla cima lo spazio
poco e vi si rimane brevemente. Limmagine reynoldiana dei due vascelli serve a spiegare cosa
succede in ogni periodo morto:
"Crisi economiche, rivoluzioni sociali, guerre politiche, spartizioni di Stati, formazioni e
dissoluzioni di imperi, apparizioni di nuovi popoli e di nuove potenze, instabilit generale,
confusione di spiriti, distruzioni, guai di ogni genere: ecco ci che riempie fino all'orlo quei periodi
morti. Si vede cos flettere la curva della civilt e riapparire la barbarie. Il fenomeno inevitabile.
"Cosa ci vuole allora (...) perch possa finalmente inaugurarsi una nuova epoca?
"Bisogna che i due antagonisti, il mondo vecchio e il mondo nuovo, a un dato momento si
riconcilino, s'uniscano e cooperino. Ci sar possibile solo a partire dal giorno in cui il mondo
vecchio avr compresa la necessit della rivoluzione, e il mondo nuovo la necessit della
conservazione. (...)
" lo scambio di due necessit. Uno scambio per trasbordo. Non si tratta di salvare il vecchio
vascello che affonda: riempire di stoppa le sue falle sarebbe tempo perso. Si tratta di portare il suo
carico nel vascello nuovo. Per questo, bisogna che nel cuore della battaglia, malgrado le cannonate
ed il mare in burrasca, si azzardi fra i due avversari una barca di salvatori, l'infima minoranza di
coloro che, per primi, hanno colto il senso degli avvenimenti. A lungo li si vedr lanciare segnali
d'allarme alle due navi: ciascuna, scambiandoli per dei nemici o dei traditori, li prender di mira.
Tuttavia, si troveranno nei due equipaggi degli uomini che finiranno per sentirli e per trascinare i
sopravvissuti.
"(...) Non faccio allusione alla guerra attuale, prendo nota di un grande fenomeno storico; (...)
constato che sempre la civilt stata salvata da delle minoranze, ritrasmessa da delle lites. Sar lo

stesso questa volta, a condizione che queste minoranze, queste lites possano scampare al massacro
integrale di tutti quelli che hanno ancora una memoria"178.

5.8.2. Storia eruopea per epoche e periodi morti

La prima epoca conosciuta fu quella dei clan e delle trib. Inizi col neolitico uscendo dal
tremendo mesolitico in cui l'uomo rischi l'estinzione. La sua idea direttrice afferm il predominio
del gruppo sull'individuo (il comunismo affonderebbe qui le sue radici). Il legame era quello del
sangue: non fosse stato cos forte, il gruppo si sarebbe disperso nell'immensit di pianure e foreste.
Essa si dilegu in un periodo morto causato da eventi fisici (maremoti, inondazioni) e umani
(innovazioni tecniche, crescita demografica). L'effetto fu uno spostamento di popoli che assunse
l'andatura di un drammatico pigia pigia.
La seconda fu quella delle citt. La citt stabilizz il gruppo e cambi la natura del legame
sociale. All'interno del gruppo ristretto restava quello del sangue, ma per il gruppo pi esteso
divenne quello del luogo e della religione. Nel contempo si emancipava la persona, che nella citt
assumeva nuova importanza e valore. A quest'epoca risale la prima grande forma della civilt
europea, la forma ellenica. La Grecia fu la Protoeuropa, e la sua storia (poche ore di unione ed
eroismo, molte di divisione ed anarchia) fu la ripetizione generale della nostra. L'epoca delle citt
precipit a sua volta in un periodo morto. La libert accordata ai singoli ed alle comunit non aveva
destato in loro una sufficiente responsabilit: le liti continue fra le citt, i dissidi perpetui al loro
interno, ne causarono la caduta.
Dal nuovo periodo morto sorse la terza epoca, degli imperi. Ne fecero parte l'impero di
Alessandro, le monarchie ellenistiche conservatrici dell'idea imperiale, l'impero romano. L'idea
direttrice era imbastita sulla necessit degli Elleni di allearsi ai barbari europei contro gli asiatici.
La civilt ellenica apriva le porte a chi ne riconoscesse la superiorit. Alessandro tent la sua
propagazione nell'Asia anteriore, ma la morte lo colse prematuramente. I Romani la trapiantarono
in occidente. Ma l'impero romano non fu ancora la vetta pi alta della civilt. Per raggiungere la
vetta si dovette attraversare il periodo morto romano-germanico. In fondo a quel lungo cratere si
oper la fusione di due mondi in una fede comune, donde sort l'Europa.
La quarta epoca, della cristianit (o rinascimento gotico) segn l'apice della civilt europea.
Si tratt di unepoca teocentrica la cui idea direttrice risiedeva nella concezione cristiana della
persona umana, tradotta nella dualit fra potere spirtuale del papa e potere temporale
dellimperatore. Fu unepoca vivace ed innocente, la giovinezza del mondo moderno. Si sarebbe
dissolta a sua volta in un periodo morto che dava gi il via alla deformazione dell'Europa.
Annunciatosi sin dalla fine del XIII secolo, acceleratosi nel XIV, culminato nel XV (come
dimostrano il pessimismo e la disperazione rappresentati dalle truculenti immagini sacre del
tempo), il nuovo periodo morto caratterizzato dalla rottura delle pi grandi unit fondamentali:
sociale, politica, intellettuale, artistico-letteraria, ma soprattutto religiosa. Inoltre, interessato da
una serie di calamit che si abbattono sul continente, prime fra tutte la minaccia turca e la peste.
Una quinta epoca scatur da quel periodo, lepoca dell'uomo. Questa era antropocentrica e la
sua idea direttrice risiedeva nell'individualismo. Epoca pi complessa e matura, si tradusse in una
forza espansiva che la spinse fuori dai confini europei, in una civilt estesa e variegata,
manifestatasi sotto tre forme: Rinascimento, classicismo e barocco. Quest'ultimo l'unico che tenti
di salvare il salvabile dall'epoca precedente (papato, unione dei principi cristiani). I primi due
hanno gi un carattere nazionale: prettamente italiano luno, prettamente francese il secondo.

Lelemento veramente rivoluzionario di questepoca infatti quello delle nazioni, espressioni


politiche dell'individualismo:
" una rivoluzione quella intrapresa dall'epoca dell'uomo contro i due principi architettonici
del mondo cristiano: il principio d'unit, l'impero, e quello della diversit, il feudalesimo. Fra quella
sommit e quella base, ha spinto come una leva potente il principio nazionale. La sommit, gi
erosa, crollata; la base si disgiunta e crepata, ma ha tenuto.
"E dire che si chiama ancien rgime quello instaurato dall'epoca dell'uomo! Se si fosse
consultato La Palisse, il maestro delle evidenze avrebbe risposto gravemente che un regime
comincia sempre con l'essere nuovo, e anche rivoluzionario, e finisce sempre per essere vecchio, e
anche reazionario. Per l'epoca dell'uomo il vecchio regime erano la feudalit e l'impero. Ma
successe questo: l'epoca dell'uomo fu incapace di terminare, e fu superata, da quella stessa
rivoluzione ch'essa aveva cominciata per uscire dal periodo morto in cui s'era decomposta l'epoca
della cristianit.
"L'incidente, il dramma dell'epoca moderna, fu d'aver conquistato il mondo dopo aver
distrutto proprio in Europa il principio d'unit che le avrebbe permesso di organizzare la sua
conquista. (...) Proiettando nelle altre parti del globo le sue divisioni religiose, i suoi conflitti
politici, le sue rivalit economiche e, alla fine, le sue idee rivoluzionarie, l'epoca dell'uomo ha
mancato il suo destino. Quale errore di prospettiva si commette dimenticando di far rientrare
l'elemento coloniale nella storia dell'Europa stessa!
"(...) l'epoca dell'uomo ci appare presa fra due rivoluzioni: la rivoluzione religiosa che apre il
XVI secolo, la rivoluzione politica e sociale che chiude il XVIII. (...) Cos gli ultimi botti della
rivoluzione religiosa sono anche i primi segnali della rivoluzione politica e sociale, quella che esige
d'essere scritta con la maiuscola.
"Guerra e rivoluzione: i due fenomeni sono concomitanti. E l'epoca dell'uomo fu anche l'et
della guerra. Di guerre senza sosta. (...)
"Rivoluzione continua pi guerra continua uguale accelerazione della storia. (...) Si pu gi
calcolare che questa accelerazione volger un giorno al parossismo"179.

5.8.3. Siamo in un periodo morto che volge al parossismo

Tutto faceva prevedere che l'epoca dell'uomo, con la sua accresciuta velocit, si sarebbe
precipitata nel nuovo periodo morto in cui ci troviamo ora, preceduto da quel fenomeno
rivoluzionario cui Reynold dedic LEurope tragique. Un periodo morto che dura da pi di due
secoli se vogliamo fissare l'inizio simbolico alla Rivoluzione francese.
La sesta epoca non potr cominciare che con la formazione di una nuova societ, dopo
l'uscita definitiva da questo periodo morto. Ci vorranno generazioni, forse ancora secoli. Si vedr
allora germogliare una nuova civilt, animata da una nuova concezione dell'uomo e della vita180.
Sempre che quel parossismo, cui accennava Reynold gi nel 1957 in relazione
all'accelerazione della storia, non conduca questa volta a conseguenze pi drammatiche di quante
conosciute finora. Ricordiamo sempre che dipende anche e soprattutto dalle scelte umane, in

particolare di quei pochi che, per la collocazione privilegiata loro assegnata, portano responsabilit
del destino di tutti.
Ricordiamo anche i princpi errati che, secondo Reynold, determinarono la caduta nel vortice
di guerra e rivoluzione continue che seguita a tormentarci: nazionalismo, individualismo,
antropocentrismo; prevalere della materia e dell'economia; abbandono di quella concezione
cristiana dell'uomo che aveva invece determinato la straordinaria fioritura dell'epoca precedente.

.TERLINDEN, Charles, Le monde barbare, in JOST, op. cit., p. 235

CANDAUX, Jean-Daniel, Letteratura francese in Svizzera, in SIMONE, Franco (diretto da), Dizionario
critico della letteratura francese, UTET, Torino, 1972, vol. 2, p. 686. Per la scorrevolezza del testo ho
.tradotto dal francese un frammento della citazione

ROSSI, Pietro, Teorie della societ e paradigmi storiografici tra Ottocento e Novecento, in AAVV, Gli
strumenti della ricerca, tomo 2* del vol. X di Il mondo contemporaneo, La Nuova Italia, Firenze, 1983, p.
.566. Vedi anche pp. 554-555, 562-567

TOPOLSKI, Jerzy, Il carattere scientifico della storiografia e i suoi limiti, in ROSSI, Pietro (a cura di),
.La teoria della storiografia oggi, Il Saggiatore, Milano, 1983, p. 159

.REYMOND, op. cit., p. 108

.BOISDEFFRE, op. cit., p. 997

.BONNAULT, Claude de, L'actualit de Gonzague de Reynold, in JOST, op. cit., p. 327

Vi chi afferm che se la filosofia astrazione, Gonzague de Reynold non un filosofo. Ma se essa
consiste in un'attitudine ed un metodo, allora egli un maestro del pensiero. V. DOURNES, op. cit., p.
.274
.CHAPOIS, Franois Drion du, La Formation de l'Europe, in JOST, op. cit., pp. 157-158

Ibidem, p. 158

10

GdR, La Formation de l'Europe, tome I: Qu'est-ce que l'Europe?, Egloff (Luf), Fribourg, 1944, p. 39.
.Corsivi miei

11

Concependo il processo storico come l'incrocio di una molteplicit infinita di serie causali, Weber"
eliminava alla radice la possibilit di una spiegazione esaustiva di qualsiasi fenomeno: al pari delle
scienze sociali, anche la ricerca storica muove dall'assunzione di un certo punto di vista, che dirige la
selezione dei dati rilevanti". (ROSSI, op. cit., p. 565). Vedi WEBER, Max, L'oggettivit conoscitiva della
.scienza sociale e della politica sociale, in Il metodo delle scienze storico-sociali, Einaudi, Torino, 1958

12

Rispettivamente: TOPOLSKI, op. cit., p. 183; KOSELLECK, Reinhart, Futuro passato. Per una
.semantica dei tempi storici, Marietti, Genova, 1986, p. 77

13

.GdR, L'Europe tragique, cit., pp. 14-15


CALGARI, op. cit., p. 498. Calgari avvicina la concezione di Reynold a quella dello storico scozzese
Thomas Carlyle (1795-1881), autore fra l'altro di The French Revolution, 1837 e di On Heroes, Hero
Worship and the heroic in History, 1841 (La rivoluzione francese, Mongini, Roma, 1906; Gli eroi e il
.(culto degli eroi e l'eroico nella storia, UTET, Torino, 1954

14
15

.Cit., pp. 222 ss

16

.GdR, Gonzague de Reynold raconte la Suisse et son histoire, Payot, Lausanne, 1965, p. 8

17

.GdR, Mes Mmoires, tome II, cit., p. 286

18

.GdR, La Formation, cit., tome VII, p. 108

19

.Citato in GdR, L'Europe tragique, cit., p. 15

20

Si deve essere pessimisti nella concezione se si vuol essere ottimisti nellazione". GdR, Mes
.Mmoires, cit., p. 286. Aggiungerei le parole di Chateaubriand riportate qui

21

.(AGOSTINO, La citt di Dio, Rusconi, Milano, 1970, XV, 1.2 (p. 694

22

.(Ibidem, XIV, 28 (pp. 691-692

23

.OROSIO, Le storie contro i pagani, Mondadori, Milano, 1976

24

:GdR, La Formation, cit., tome VII, pp. 520-522 (corsivi miei). Il testo prosegue

25

Su questa sommit della scala, lo storico registra come un'antenna dei segnali che gli pervengono da"
molto lontano e da molto in alto. Chi che gli parla cos? In una conferenza celebre, dove esponeva la
conclusione delle sue ricerche, Max Planck, l'autore della teoria dei quanti, dichiarava che l'ordine fisico
del mondo rivela un'intelligenza: la si sente in azione, diceva, al limite delle nostre conoscenze
scientifiche. La storia perviene ad una rivelazione parallela: quella di una Provvidenza direttrice. Se la
storia non fosse che un determinismo materialistico, una serie di combinazioni, la sola conclusione che
si potrebbe trarre sarebbe: usciamo da questo incubo! E ci si ripeterebbe il verso di Leconte de Lisle,
alla fine delle Liriche barbare: "Ti tacerai, o voce sinistra dei viventi!" La saggezza consisterebbe allora
nell'affrettare la distruzione universale. La storia un temporale di passaggio, un temporale
frammezzato da luminosi raggi di sole: e poi la luce, nuovamente, si spegne. Ma lass in alto, sullo
".sfondo delle nuvole nere, risplende l'arcobaleno

.GdR, La Formation, cit., tome I, p. 37

26

.GdR, Gonzague de Reynold raconte, cit., p. 165

27

.GdR, Portugal, Spes, Paris, 1936, p. 13. Corsivi miei

28

.Cit., p. XVII

29

.KOSELLECK, op. cit., p. 322

30

.Ibidem, pp. 73 ss

31

.GdR, Mes Mmoires, tome II, cit., pp. 290-293

32

.GdR, D'o vient l'Allemagne?, Plon, Paris, 1939, p. VII

33

.Citato in: LICHTERWELDE, Louis de, Hommage Gonzague de Reynold, in JOST, op. cit., p. 374

34

.GdR, Portugal, cit., pp. 11-13. Corsivo mio

35

.GdR, Conditions politiques et historiques de la paix, Les Presses de Belgique, Bruxelles, 1945, p. 11

36

.GdR, La Formation, cit., tome VI, p. 19

37

.GdR, Synthse du XVIIe sicle, La France classique et l'Europe baroque, cit., p. 14

38

HUPPERT, George, Storia e scienze sociali: Bloch, Febvre e le prime "Annales", in AAVV, Gli
strumenti, cit., p. 737. Fra i precursori di questo modo di pensare vi fu Franois Pierre Guizot,
:(importante storico francese del XIX secolo (1787-1874

39

Oggi non vi pi isolamento; tutte le cose sono le une accanto alle altre, s'intrecciano e combinandosi"
si alterano. Vi forse difficolt pi grande del cogliere l'unit vera in una tale diversit, del determinare
la direzione di un movimento cos esteso e cos complesso, di stringere tale prodigiosa quantit di
elementi diversi e tra loro strettamente legati, di fissare infine il fatto generale, dominante, che
compendia una lunga serie di fatti, caratterizza un'epoca ed l'espresione fedele del suo influsso, della
(...) ?sua parte nella storia della civilt
Comprenderete senza fatica quanto sia difficile il ricondurre a una vera unit storica fatti tanto diversi, "
tanto immensi e cos strettamente uniti. Eppure ci necessario: una volta che gli avvenimenti si sono
compiuti, e sono divenuti storia, quel che importa, quel che l'uomo soprattutto cerca, sono i fatti
generali, la connessione delle cause e degli effetti. In ci sta, per cos dire, la parte immortale della
storia, quella cui tutte le generazioni hanno bisogno di assistere per comprendere il passato e per
comprendere se stesse. Questo bisogno di generalit, di risultato razionale, , tra tutti i bisogni
intellettuali, il pi potente e glorioso; pure, occorre guardarsi dal soddisfarlo con generalizzazioni
.(incomplete e affrettate..." (Storia della civilt in Europa, Einaudi, Torino, 1956, pp. 202-208
BRION, Marcel, Intuition et mthode dans l'oeuvre historique de Gonzague de Reynold, in "La Table
ronde", Paris, n. 36, dc. 1950, p. 118. Brion paragona l'arte di Reynold a quella del sociologo svizzero
Johann Jakob Bachofen (1815-1887), autore di Das Mutterrecht, 1861 (Il matriarcato. Ricerca sulla
.(ginecocrazia del mondo antico nei suoi aspetti religiosi e giuridici, Einaudi, Torino, 1988

40

Ibidem

41

GdR, La Formation, cit., tome I, pp. 39-41 (in riferimento a BROGLIE, Louis Victor de, Continu et
.(discontinu en Physique moderne, Albin Michel, Paris, 1941

42

.Ibidem, p. 41

43

.GdR, La Formation, cit., p. 37

44

MUSSET-PATHAY, Louis-Alexandre-Alfred de, Il poeta decaduto, in NICOLETTI, Gianni (a cura di),


.Poesia francese dell'ottocento, Newton-Compton, Roma, 1978, p. 143

45

.GdR, Gonzague de Reynold raconte, cit., p. 162; Exprience, cit., pp. 261-262

46

.GdR, Mes Mmoires, tome III, cit., p. 558

47

Da La Suisse une et diverse, Fragnire, Fribourg, 1923, p. VII; a Gonzague de Reynold raconte la
Suisse et son histoire, cit., p. 5

48

.KOSELLECK, op. cit., p. 322

49

.GdR, La Formation, cit., tome VI, p. 45

50

.GdR, Synthse, cit., p. 22

51

E l'attivit della Societ svizzera degli amici di Versailles, da lui fondata nel 1955, consiste in "un
perpetuo confronto fra la civilt classica e la civilt barocca, punto di sintesi essesndo Versailles"
.((Ibidem, pp. 12-13
GdR, La Formation, cit., tome I, p. 31

52

53

Dal gennaio del 1929 all'ottobre del 1939 (...) le "Annales" portarono avanti una battaglia senza "
tregua contro l'inevitabilit della storia. Dal collasso del sistema bancario, passando attraverso l'ascesa
dei regimi fascista e nazista, e fino all'estrema vigilia della guerra hitleriana, i loro direttori continuarono
a utilizzare i migliori cervelli accademici del tempo per studiare il presente con il fine di raggiungere una
.(comprensione pi profonda del passato". (HUPPERT, op. cit., p. 744

54

Fondate nel 1929 da Lucien Febvre e da Marc Bloch, le "Annales d'histoire conomique et sociale"
uscirono dopo il 1939 con titoli diversi: "Annales d'histoire sociale" (1939-1941); "Mlanges d'histoire
.(sociale" (1942-1945); "Annales. Economies, Socits, Civilisations" (dal 1946
Si tratta, per Gonzague de Reynold, di Jean-Jacques Rousseau, cit.; e di Histoire littraire de la
Suisse, cit.. Per Lucien Febvre di La Franche-Comt, Revue de Synthse historique (Cerf), Paris, 1905;
del famoso Philippe II et la Franche-Comt, Champion, Paris, 1911; e di Notes et documents sur la
.Rforme et l'Inquisition en Franche-Comt, Champion, Paris, 1911

55

Questa e le altre indicazioni su Febvre sono tratte da SAPORI, Armando, Lucien Febvre: uno Storico
.e un Uomo, in "Nuova rivista storica", n. 40, 1956, pp. 549 ss

56

HUPPERT, op. cit., p. 740. Da notare che Reynold giunge a trattare Jules Michelet, maestro spirituale
.di Febvre, da libelliista politico. V. qui

57

.Citato in SAPORI, op. cit., p. 578

58

.SAPORI, op. cit., p. 565. Corsivo mio

59

Ibidem, p. 557. Fa eco Reynold: "Il fiume pu perdersi nelle foreste o nelle sabbie: si ritrova sempre.
(...) Dalla sorgente alla foce, malgrado tutti gli ostacoli, segue una direzione costante. uno".
.((Gonzague de Reynold raconte, cit., p. 165
.Ibidem, p. 562
Ibidem, p. 563. Questa proposizione di Sapori si sposa con la metafora reynoldiana dei due vascelli
.((v. qui

60

61
62

.GdR, Conditions, cit., p. 11

63

.Citato in HUPPERT, op. cit., p. 735

64

.GdR, rispettivamente: Gonzague de Reynold raconte, cit., p. 165; L'Europe tragique, cit., p. 7

65

.Ibidem, pp. 7-8. Corsivo mio

66

.HUPPERT, op. cit., p. 744

67

.GdR, La Formation, cit., p. 37

68

.Ibidem, tome VI, p. 19

69

.PETITOT, Henri, Pascal, Beauchesne, Paris, 1911, p. 273

70

Mi riferisco ovviamente allopera storica, escludendone Cits et Pays suisses ch'egli stesso
.(assegnava alla storia narrativa (Gonzague de Reynold raconte, cit., p. 5

71

.GdR, La Formation, cit., p. 19

72

.Ibidem

73

.GdR, La Formation, cit., tome I, pp. 30-31

74

VALLIERE, Reynold et la tradition, cit., p. 130. Anche volendo insistere ad ogni costo sullaspetto
formale dellopera di Reynold, dovremmo comunque collocarla nell'ambito di un narrativismo
"costruttivo" nel senso definito dal professore tedesco Jrn Rsen (nato 1938), secondo il quale "senza
teorie esplicite le narrazioni storiche sono soltanto mimetiche. La loro evidenza e plasticit, che sono
state definite "narrative" nel linguaggio ordinario, conferiscono alle narrazioni storiche un valore
estetico-letterario, ma le loro motivazioni scientifiche risiedono al di fuori di esse. Per mezzo delle teorie
le narrazioni storiche diventano costruttive e con questa costruttivit la storiografia consegue anche il
carattere moderno, al quale fanno riferimento gli storici quando dicono che la loro storiografia non.narrativa
Con questa costruttivit la storiografia perde l'evidenza e la plasticit che possiamo ammirare nelle
opere storiografiche del secolo XIX. Di contro a questa perdita vi per un guadagno in chiarezza e
precisione dell'argomentazione storica, e contemporaneamente le narrazioni storiche trovano in s
stesse, in maniera discorsiva, le loro motivazioni. Con ci esse non devono necessariamente diventare
prive di valore estetico (...). La caratterizzazione della storiografia come ricostruzione narrativa
consegue soltanto qui il senso preciso, secondo cui le narrazioni storiche possono essere capaci di
razionalit: infatti soltanto con il suo carattere costruttivo una storia realizza le motivazioni che la
.(rendono razionale. (Narrativit e modernit nella storia, in ROSSI, op. cit., pp. 203-204

75

GdR, Gonzague de Reynold raconte, cit., p. 165. Qui Reynold ricalcava l'opinione del suo amico Henri
Bergson, grande filosofo francese dell'inconscio (1859-1941), che scrisse: "Non crediamo all'inconscio
nella storia; le grandi correnti di pensiero (...) sono dovute al fatto che delle masse di uomini sono state
trascinate da uno o pi di loro. Questi sapevano ci che facevano, ma non ne prevedevano tutte le
.(conseguenze". (Le due fonti della morale e della religione, in Le opere, UTET, Torino, 1971, p. 579

76

.GdR, La Formation, cit., p. 41

77

.Ibidem, p. 31

78

Secondo la testimonianza di J.J. Rochat, Reynold vi riuscito meglio di ogni suo contemporaneo in
.(Svizzera (GdR, Cercles concentriques, cit., p. 5

79

GdR, La Formation, cit., p. 34. Per Febvre "non c' bisogno di insistere sull'apertura mentale che deve
avere lo storico. Se i paraocchi sono banditi per tutti, tanto pi lo dovranno essere per lui..." (SAPORI,
.(op. cit., p. 557

80

.Ibidem, p. 33
GdR, rispettivamente: En 1941 comme en 1291 la Suisse est devant son destin, "Echo Illustr",
Genve, 1941, pp. 6-7; L'Europe tragique, cit., p. 13. Febvre, da parte sua, fa proprie le parole del
maestro Jules Michelet (1798-1874): "Io non ho una scuola. (...) mi sono rifiutato di attribuire alle
formule gi pronte un'importanza che esse non meritano. Ho cercato di non imporre le mie idee agli
altri. Lungi dal desiderare di crearmi dei seguaci in questo senso, il mio scopo stato quello di liberare
lo spirito dei miei studenti, di dar loro quella forza vivente che produce giudizi corretti e che porta alle
.(vere scoperte" (Citato in HUPPERT, op. cit., p. 734

81
82

La similitudine fra ruolo dello storico e ruolo del medico utilizzata anche da Koselleck: "Stein divent
capace di formulare prognosi perch aveva fatto del movimento della storia moderna, e quindi anche
.(del suo futuro, l'oggetto delle sue diagnosi" (op. cit., p. 73
GdR, Conditions, cit., p. 9

83

Dice Chateaubriand: "Vi sono due conseguenze nella storia, l'una immediata e che conosciuta
all'istante, l'altra allontanata e che non si scorge subito. Queste conseguenze spesso si contraddicono;
le une provengono dalla nostra breve saggezza, le altre dalla saggezza imperitura. L'avvenimento
provvidenziale appare dopo l'avvenimento umano, Dio emerge dietro gli uomini. (...) guardate alla fine di
un fatto compiuto, e vedrete che ha sempre prodotto il contrario di quel che ci si aspettava, quando non
.( stato dapprima fondato sulla morale e sulla giustizia" (Mmoires, cit. tome VI, p. 332

84

.GdR, Portugal, cit., p. 13

85

che risiede nei travagli e nell'agire degli uomini, negli studi e nei pensieri degli uomini"; v. CHABOD,"
Federico, Croce storico, in "Rivista storica italiana", LXIV, 1952, p. 490. Da questo articolo sono tratte le
.successive informazioni su Croce

86

CROCE, Benedetto, Storia di Europa nel secolo decimonono, Laterza, Bari, 1932, p. 205. Il
."potentissima" di Chabod

87

.CHABOD, op. cit., p. 527

88

.CROCE, Benedetto, Filosofia e storiografia, Laterza, Bari, 1949, p. 144. Corsivi miei

89

.CHABOD, op. cit., p. 495. Corsivi miei

90

Ibidem. Ecco cosa ne dice il nostro autore: "La storia l'opera degli uomini, di alcuni uomini. (...)
Quando gli uomini sono incapaci di dirigere gli eventi e di dominare le forze che, all'origine, avevano
commesso l'imprudenza di provocare e scatenare, perch tra di loro non ci sono uomini, perch il
governo del mondo abbandonato ai mediocri e ai deboli. Non appena il numero s'impossessa del
potere, tutto diventa instabile; quando la massa si mette in movimento, tutto scivola verso un abisso.
in certi momenti che la storia sembra fatale, sembra sottomessa alle stesse leggi della natura. Essa
ridiventa umana solo quando, in un uomo o in un'lite, intervengono intelligenza e volont, e tornano a
manifestarsi libert e responsabilit. vero che hanno dei limiti: se un uomo si rivelasse capace di
prevedere tutte le conseguenze delle sue idee o dei suoi atti, sarebbe un'incarnazione di Dio". (La
.(Formation, cit., p. 38

91

Cito anche Bergson: "Bisognerebbe che l'umanit si mettesse a semplificare la sua esistenza con la
stessa frenesia con cui si messa a complicarla. L'iniziativa non pu venire che da lei, poich essa, e
non la pretesa forza delle cose, e ancor meno la fatalit inerente alla macchina, che ha lanciato su una
.(certa pista lo spirito di invenzione" (op. cit., p. 578
Ibidem, p. 529. Il testo prosegue: "Queste, che costituiscono la sua concezione morale liberale, sono
le due potenti e primigenie basi del pensiero di Croce; queste sono all'origine dei pi alti pensieri suoi e,
certo, della sua storiografia nei momenti splendidi; queste collegano, profondamente, il Croce dei

92

giovani anni al Croce della ultima et. E tono e stile riecheggiano sempre (...) il compenetrarsi e
.(fondersi, in immagini e concetti, del senso dell'uomo e del senso del dovere morale". (pp. 529-530
E cio "di parlare con il passato, di vivere con il passato, di sentirsi avvolto e sospinto e tenuto in
altezza di propositi e di speranze, dagli spiriti dei nostri padri, come da una severa coorte che si
.(dispiega nei secoli" (Ibidem, p. 474. Chabod, a sua volta, cita Croce

93

E Reynold: "La piet insegnataci dalla storia corona e illumina la giustizia che dobbiamo ai morti con la
gratitudine, il rispetto e l'amore. Cos', in effetti, un popolo, cos' il nostro popolo? Un grande insieme
.(storico, formato pi da morti che da viventi". (Gonzague de Reynold raconte, cit., p. 165
.Ibidem, pp. 474-475. Per Reynold si veda qui. Sulla questione dell'istinto stiamo per tornare

94

.Ibidem. Per Reynold vedi qui

95

.Ibidem, p. 476

96

.CROCE, Benedetto, Vite di avventure, di fede e di passione, Laterza, Bari, 1947, p. 204

97

CHABOD, op. cit., p. 483. Il testo prosegue: L'erudizione continua a costituire la solida base di lavoro
che permette allo storico di cogliere il passato (...) nella sua propria fisionomia (...); ma si fonda, senza
residui, con il bisogno creativo dello storico, con i problemi che urgono nel suo animo, e che sono,
sempre pi, i problemi della vita morale e della libert morale. Filologia e filosofia (...) sono qui
.congiunte in una unit perfetta; il particolare , veramente, universale... Per Reynold v. qui

98

CROCE, Benedetto, Discorsi di varia filosofia, Laterza, Bari, 1945, vol. II, pp. 124-125. Il testo
prosegue: ...e sono accolte e coltivate nella loro purezza da uomini eletti che formano le varie classi
degnamente dirigenti, e, sostenute da questi, trapassano nei molti e discendono perfino in quegli altri
che sono detti volgo

99

GdR, L'Europe tragique, cit., pp. 9-11. Corsivi miei. Il testo prosegue: ...Allora, l'intelligenza e la
volont afferrano le leve del comando, (...) saltano in groppa agli avvenimenti (...), li domano con lo
sprone, la frusta ed il morso. (...) Certo, non siamo tutti capaci d'essere degli eroi, dei capi; ma tutti
siamo capaci di trovare, di formare, o di sviluppare in noi almeno una di quelle virt che fanno l'eroe e il
capo. Questione di carattere, ma anche d'educazione, di studio, e di scienza, e di cultura. Questione,
.soprattutto, di fede. Su debolezza e inerzia delle masse vedi anche qui

100

GdR, En 1941 comme en 1291, cit., p. 5.. Reynold si riferisce al periodo 1291-1315, dal Patto del Rtli
fra i tre cantoni fondatori (1 agosto 1291) alla battaglia di Morgarten (15 novembre 1315) che vide i
montanari svizzeri mettere in rotta, con armi di fortuna, l'agguerrita cavalleria feudale del duca Leopoldo
.(I d'Asburgo (ca 1290-1326

101

CROCE, Benedetto, rispettivamente: Etica e politica, Laterza, Bari, 1967, p. 230; Vite di avventure, di
.fede e di passione, Laterza, Bari, 1936, p. 190

102

.GdR, L'Europe tragique, cit., pp. 11-12

103

.GdR, La Formation, cit., tome VII, p. 29

104

.CROCE, op. cit., p. 234

105

.GdR, rispettivamente: La Formation, cit., tome V (A), p. 169; Ibidem; L'Europe tragique, cit., p. 106

106

.CHABOD, op. cit., p. 505

107

.CROCE, Benedetto, Conversazioni critiche, serie quarta, Laterza, Bari, 1932, p. 140

108

.CHABOD, op. cit., p. 504

109

Ibidem, p. 505. In sovrappi Croce utilizza il metodo comparativo in modo identico a Reynold: si
leggano le pp. 1148-1149 di Contributo alla critica di me stesso, in Filosofia, poesia, storia, Ricciardi,
.Milano-Napoli, 1951

110

.CROCE, Benedetto, Storia del Regno di Napoli, Laterza, Bari, 1925, p. 78

111

.SAPORI, op. cit., pp. 556 e 569

112

GdR, rispettivamente: En 1941 comme en 1291, cit., p. 7; Conscience de la Suisse, cit., p. 7; La


.Formation, cit., tome VI, p. 19

113

.CROCE, Benedetto, Storia d'Italia dal 1871 al 1915, Laterza, Bari, 1943, p. 5

114

GdR, La Formation, cit., p. 157

115

GdR, Synthse, cit., pp. 19-23. Qui si legge tra l'altro: "Leggete se ne avete il coraggio il volume di
.(Michelet sul XVII secolo: non pi storia, un libello - e un libello quarantottesco" (p. 20
.Citato in BAUD-BOVY, op. cit., p. 26

116

117

DUTOIT, Ernest, La mthode de M. Gonzague de Reynold, in "Civitas. Rivista mensile della societ
degli studenti svizzeri", Zurigo, I, ott. 1945, p. 48. Tutte le opere maggiori di Reynold sono provviste di
.indici analitici che rappresentano un'ausilio validissimo per lo studio

118

.Ibidem, p. 45

119

.DUTOIT, Ernest, Le style de l'historien, in JOST, op. cit., p. 167

120

GdR, D'o vient l'Allemagne?, cit., p. 11. Per esempio vedi l'interrogazione posta alla storia
sull'Europa in La Formation, cit., tome I, pp. 34-36; o sulla democrazia svizzera in La dmocratie, cit., p.
.XIII

121

Scrive ad esempio Reynold ne L'Europe tragique, cit., p. 13: "Si trover, nelle pagine che seguono,
(...) la ripetizione voluta di certe verit e di certi fatti, con dei costanti ritorni all'indietro. Sono le verit
che stimo fondamentali e che metto in evidenza non appena se ne offra l'occasione; sono i fatti
essenziali che dominano l'epoca moderna e che appaiono sotto angolature diverse, secondo il punto di
vista ove ci si piazzi; quanto ai ritorni all'indietro, sono le linee di forza che risalgo per ricondurle al loro
."punto di partenza. Tale il mio metodo d'esposizione

122

.GdR, L'Europe tragique, cit., p. 133

123

.Ibidem, p. 167

124

.DUTOIT, op. cit., p. 169

125

.ZERMATTEN, op. cit., p. 245

126

.DUTOIT, op. cit., p. 169

127

Citato nello stesso articolo, p. 170. Fu proprio Dutoit a paragonare Reynold a Montesquieu in questo
.articolo

128

GdR, rispettivamente: D'o vient l'allemagne, cit., p. 149; La Formation, cit., tome V A, p. 117;
Impressions d'Amrique, cit., p. 60; Ibidem, p. 84. Si noti in queste frasi la presenza dei due punti, che
in Reynold sono frequentissimi. Secondo Dutoit si tratta di uno strumento linguistico tipico dello stile
storico, in quanto diretti ad "annunciare l'analisi, la spiegazione, la causa, la conseguenza, la sintesi di
.(quel che precede" (op. cit., p. 170

129

.Concetto questultimo che marca tutta la storia dell'affermazione europea nei confronti dell'Asia

130

.GdR, La Formation, cit., tome II, p. 75

131

.ROUX, op. cit., pp. 185-186

132

.DUTOIT, Ernest, La mthode, cit., p. 49

133

.GdR, La Formation, cit., tome VI, p. 77. Da qui tratto anche l'esempio che segue

134

DUTOIT, op. cit., p. 47. Ci si riferisce a La Formation, cit., tome I, seconda parte, primo capitolo
intitolato De la prhistoire la mtaphysique (pp. 223-244). Dutoit rimanda anche, come ulteriore
.esempio, all'excursus sul cosmopolitismo, in La Formation, cit., tome II, p. 247

135

ZERMATTEN, op. cit., pp. 246-247. Si vedano ad esempio i ritratti di Jean-Jacques Rousseau e di
Karl Marx ne L'Europe tragique, cit. (risp. pp. 60-65 e pp. 95-97); o quelli dei colleghi della Commissione
.(.di cooperazione intellettuale della Societ delle Nazioni (Mes Mmoires, tome III, cit., pp. 406 ss

136

.CALGARI, op. cit., p. 501

137

.TRAZ, op. cit., p. 43

138

.GdR, La Formation, cit., tome I, p. 37

139

.Ibidem, tome VII, p. 30

140

DUTOIT, op. cit., p. 48. Nella pagina precedente Dutoit afferma, sempre in relazione alla mancanza di
note, che "Reynold procede secondo il grande e bel metodo dei classici del XVIII e XIX secolo. Tutto
quel che ha da dire, si prende la pena di comporre i suoi capitoli in modo da poterlo mettere al suo
."!posto ed in piena luce. Che fatica in meno per il lettore

141

REVELLI, Marco, Storia e scienze sociali: un approccio storico, in AAVV, Gli strumenti, cit., tomo 2**,
.pp. 1358 e 1364

142

.Ibidem, p. 1356

143

.Ibidem, p. 1365

144

.CALGARI, op. cit., pp. 498-499

145

Tempo di breve, media, lunga e lunghissima durata. Braudel (1902-1985) fu un alto esponente della
.("Annales" (v. qui

146

Vale a dire, quell'"imperialismo storiografico" che non riusciva a definire l'esatto sistema di procedure
attraverso cui lo storico potesse attingere ai prodotti degli altri scienziati, rispettandone l'identit
.disciplinare e nel contempo controllandone storicamente la validit. V. REVELLI, op. cit., p. 1366
.Ibidem, p. 1364
Optando per una filosofia storicistica, Croce fin col creare incoerenza e frattura all'interno del proprio
.(sistema metodologico, e col fondare la storiografia solo sull'intuizione (Ibidem

148
149

.ROSSI, Pietro, Teorie, cit., p. 563

150

.GdR, rispettivamente: L'Europe tragique, cit., p. 14; La Formation, cit., tome I, p. 41

151

Solo che i due autori risolvono diversamente il problema del come riunire e coordinare discipline tanto
diverse e numerose. Febvre punta sull'idea "dell'quipe, ossia del lavoro organizzato a cui attendono
pi persone sotto la direzione di uno solo: la mente che ha posto il problema, che distribuisce le
ricerche e controlla il loro svolgimento, che far la sintesi" (SAPORI, op. cit., p. 561. Vedi anche p. 552).
Reynold dal canto suo evita il ricorso ad opere collettive grazie ad almeno quattro vantaggi (secondo
:(Ernest Dutoit

147

152

Lestesa conoscenza personale dei grandi testi dell'antichit greco-latina (ricordiamo chegli fu
grande ellenista).
La profonda conoscenza della storia svizzera che gli fornisce una specie di sintesi personale
anticipata delle maggiori coordinate storiche europee.
La disponibilit di una rete di specialisti che lo informavano rapidamente e sicuramente sugli
ultimi sviluppi delle ricerche nei rispettivi domini. Molti maestri delle Universit svizzere sono
menzionati nelle sue prefazioni o citati nelle sue esposizioni. evidente perci che anche
Reynold credesse nella collaborazione fra scienziati (ricordiamo la co-fondazione del Centro
europeo di Studi borgognoni).
La cognizione con la quale sapeva stabilire la bibliografia dei suoi capitoli. "Reynold mostra
costantemente il discernimento pi sicuro nella scelta delle sue fonti e delle sue autorit. (...)
ha la cortesia, e il metodo eccellente, di presentare i suoi autori, di informarci (...) sulle loro
tendenze, e di avvertirci subito di quel che gli sembra, presso quegli autori, degno d'essere
ricordato o contestabile. Cos la sua bibliografia, del tutto naturalmente, sul filo
dellesposizione, diventa una bibliografia critica..." (DUTOIT, op. cit., p. 46-47)
.Come alle pp. 133, 242 e 288 di GdR, Mes Mmoires, tome I, cit

153

un'ulteriore dimostrazione di giustizia storica da parte di Reynold: "Riprendere la questione, dopo


pi di un secolo, per me dovere postumo nei confronti di un uomo che fu vittima perch gli si imped
d'essere eroe e perch apparteneva al partito dei vinti, i quali hanno sempre torto" (Mes Mmoires, cit.,
.(p. 85). Il personaggio in questione il marchese Philippe de Maillardoz (1783-1853

154

CALGARI, op. cit., p. 498. Non stupisce considerando che "tra i fattori a carattere non provvidenziale
che per primi (fin dall'antichit e dal medio evo) vennero proposti dagli storici come esplicativi di molti
stati di cose e di mutamenti, si sono trovati in primo luogo fattori di tipo geografico o naturale, come il
clima, l'ambiente naturale, la posizione geografica, ecc." (TOPOLSKI, Jerzy, L'epistemologia: il dibattito
.(attuale, in AA.VV., Gli strumenti, cit., tomo 2*, pp. 830-831

155

.BERNARD, Henri, op. cit., p. 239


Henry Thomas Buckle (1821-1862), storico e filosofo inglese, ebbe grande successo con la sua Storia
della civilt in Inghilterra (History of Civilisation in England, Parker, London, 1857-1861). Considerato
oggi un geniale dilettante, ebbe il merito di battere nuove strade per la storiografia. Vedasi la traduzione
italiana (di Gustavo Strafforello) dei primi cinque capitoli della sua opera: L'incivilimento, Daelli, Milano,
.1864

156
157

La geopolitca

158

.GdR, La Formation, cit., pp. 45-46

159

.BERNARD, op. cit., pp. 239-240

160

GdR, op. cit., pp. 38-39. Questo per eliminare ogni eventuale dubbio residuo sull'antideterminismo di
.Gonzague de Reynold
.GdR, Imprssions, cit., pp. 37-38
Qui Reynold conferma di poter essere collocato nella moderna tendenza epistemologica che si
.riallaccia all'approccio storiografico concreto come propugnato dalla scuole delle "Annales". V. qui
.GdR, La Formation, cit., p. 242. Sullintroduzione delle discipline preistoriche, vedi qui

161

162
163

164

GdR, Imprssions, cit., p. 62. Il barocco per Reynold un vero e proprio rinascimento cattolico nato in
.reazione al Rinascimento tout court

165

GdR, Portugal, cit., pp. 186-188. Il testo prosegue: "La sfera armillare, non solo il globo, ma, attorno
al globo, l'universo. Rappresentazione dei cerchi che formano la sfera celeste e sui quali indicata la
posizione del sole, della luna e delle stelle, la sfera armillare serviva allora ai naviganti per orientarsi
tramite le osservazioni astronomiche. descritta nell'ultimo canto dei Lusiadi, quando a Vasco de
Gama, in cima ad una montagna, all'uscita da una foresta oscura, appare in aria un globo penetrato in
ogni senso da una viva luce, in modo che centro e superficie sono ugualmente visibili. E Teti che gli ha
mostrato quella meraviglia, dice al giovane conquistatore: Ti offro qui l'immagine ridotta dell'universo; te
la mostro perch tu veda ora la strada che hai seguita, quella che percorrerai e le contrade che ancora
.desideri visitare

166

Per la citazione dalle Lusiadi, qui tradotta la versione proposta da Reynold. In CAMOENS, Luis de,
Lusiadi, Guanda, Parma, 1965, la versione offerta la seguente: un globo sospeso che una luce
chiarissima attraversa tanto che non s' avverte differenza di chiarit, fra il centro e i lati esterni (X, 77, p
368); Copia in miniatura del mondo agli occhi tuoi io voglio offrire perch tu veda, in piccolo volume,
.(dove vai, dove andrai e ci che vuoi (X, 79, p. 369
GdR, La Formation, cit., tome V B, pp. 357-358. L'esempio che segue tratto dalla stessa opera,
.tome VI, p. 65
.Ibidem, tome VI, rispettivamente: p. 56, 37 e 31
LA PENNA, Linda, La psico-storia americana tra psicoanalisi e psicologia accademica, in ROSSI,
Pietro (a cura di), La storiografia contemporanea. Indirizzi e problemi, Il Saggiatore, Milano, 1987, p.
.264

167

168
169

.Come in La Formation, cit., tome I, p. 233

170

.CROCE, Benedetto, La storia come pensiero e come azione, Laterza, Bari, 1938, pp. 210-211

171

Ove "l'attenzione dell'autore incentrata (...) sul grande personaggio storico e sui suoi conflitti intrapsichici; ma questi sono saldamente radicati nella loro situazione storica. (...) Erikson vede il "grande
uomo" come un eroe spirituale, colui che apre nuove dimensioni all'espressione dei conflitti interiori che
travagliano gli uomini di una determinata epoca storica" (LA PENNA, op. cit., pp. 268-269). V.
.ERIKSON, Erik, Il giovane Lutero, Armando, Roma, 1967

172

.GdR, La Formation, cit., tome IV, pp. 209-213. Vedi anche p. 328 di questo lavoro

173

.GdR, Mes Mmoires, tome I, cit., p. 101

174

.GdR, La Formation, cit., tome VII, pp. 501-502

175

.Ibidem, p. 503

176

.Ibidem

177

.Ibidem, tome I, pp. 33-34

178

.Ibidem, tome VII, pp. 511-512. Corsivi miei

179

.Ibidem, p. 518

180