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Donna - Il ruolo della donna nelle citt medievali: la svolta

Dobbiamo dire comunque che le prime citt fondate nel Medioevo rappresentano un importante svolta nella storia dell epoca. Sulla societ urbana si hanno informazioni abbastanza dettagliate, soprattutto sull economia e sulla collocazione sociale della donna al suo interno. Tuttavia vi sono differenze molto profonde fra le diverse citt a causa delle dimensioni, delle collocazioni geografiche e delle economie interne. La donna nella societ urbana, oltre alle mansioni di economia domestica, poteva essere attiva nell economia svolgendoli suo ruolo all interno del settore mercantile assieme al marito, in quanto non poteva avere un attivit economica di commercio in proprio. La parte che ritengo interessante approfondire appunto questa, analizzando specialmente ci che avvenuto per quanto riguarda la citt di Lubecca, in Germania. In questa citt, giuridicamente la donna doveva presentare al suo matrimonio una dote, che diventava possesso della famiglia nascente, mentre ci che ella possedeva prima della sua vita coniugale e il suo patrimonio personale avevano particolari protezioni da parte della legge. Vi infatti la presenza di questa figura gi nei manoscritti latini del diritto di Lubecca, segno dell importanza della sua figura, tanto da suscitare una specifica trattazione giuridica. Innanzi tutto, per legge, i giuramenti e le garanzie che le donne prestavano avevano valore assoluto e, sul piano dell indebitamento e del fallimento, esse erano di pari diritti e doveri dei mercanti uomini; anche la donna non poteva effettuare testamento senza il consenso degli eredi e dei tutori. Per quanto riguarda le sue capacit giuridiche in rapporto al patrimonio del marito, il diritto di Lubecca ha molteplici leggi. Una donna, rimasta vedova, aveva la possibilit di abitare nella casa di famiglia vita natural durante e secondo una sentenza del 1482, il patrimonio della moglie (denari, rendite, terreni posseduti prima del matrimonio, ad esclusione della vera e propria dote) precedeva tutti i debiti contratti dal marito defunto. La librazione della quota della moglie poteva per avvenire anche in caso di fallimento del marito nella sua attivit commerciale, di un eccessiva contrazione di debiti da parte di questi o di una conduzione di vita palesemente troppo dispendiosa. Nei casi in cui era minacciato il patrimonio, non rispondeva quindi dei debiti del marito, e il lascito delle propriet della moglie era proprio considerato uno dei debiti con pagamento privilegiato. La donna aveva per una quota massima che poteva alienare autonomamente, e ci per evitare lo sviluppo di un attivit autonoma da parte sua, mentre poteva comprare prodotti in lino e canapa con il patrimonio del marito. Dal 1586, secondo il diritto di Lubecca, la donna mercante, assieme al marito, formavano un unica comunit che rispondeva con i reciproci patrimoni alle attivit commerciali. Riassumendo l attivit femminile nell ambito mercantile, possiamo quindi sostenere che le donne abbiano avuto successo elevato, tenendo conto che era molto pi difficile per loro accumulare un patrimonio considerevole attraverso questa occupazione, che in alcuni casi era svolta su largo raggio d azione (alcune commercianti avevano depositi sino in Svezia), ma in altri era solo una vendita al dettaglio, lavoro secondario alla cura della casa.

Analizzando un altra citt renana, Colonia, si pu invece incontrare un altra attivit spesso svolta da donne, l attivit artigianale della produzione di tessuti. Uno sviluppo cos ampio in questa citt stato dato dalla profonda concezione della parit di possibilit di successo economico e dalla idea di sottomissione allo stesso regime penale per tutti i cittadini, indipendentemente dal sesso o dallo stato sociale. Infatti, in questa societ le donne riuscirono a conseguire notevoli successi proprio per la loro capacit giuridica ampia. Le donne, per avviare un attivit produttiva, dovevano fare richiesta di ammissione fra i cittadini e, da quel momento l attivit era sottoposta a precise regolamentazioni, dettate dalle corporazioni. Innanzi tutto il lavoro non poteva iniziare prima dell alba e finire dopo il tramonto, e ci per sfruttare appieno la luce del giorno. Per avviare un attivit in proprio era anche necessario un apprendistato di quattro anni, concluso da un esame, nel quale la maestra controllava il lavoro effettuato dall allieva. In caso di risultato soddisfacente, l apprendista poteva avviare in casa propria un laboratorio artigianale, pagando una tassa d entrata alla corporazione. Le apprendiste erano generalmente della stessa classe sociale delle maestre, ed erano composte per il dieci per cento circa da figlie di membri della corporazione, dalla maggioranza di figlie di commercianti e da una minoranza di ragazze provenienti da fuori citt. Donne appartenenti alla corporazione potevano avviare allo stesso lavoro solamente una figlia, facendole seguire il periodo di apprendistato, con la possibilit di aiutarla finanziariamente, ma non dandole materiale primo alla lavorazione. La tassa d entrata alla corporazione era presente, ma ridotta alla met. Nella citt di Colonia le donne erano, per tutte queste agevolazioni, impegnate per la maggior parte nel settore della tessitura, che tra l altro dominavano insieme ad altri settori, in quanto possedevano maggiore manualit rispetto agli uomini. Le donne erano invece assenti tra sellai, falegnami, calzolai, orefici, copritori di tetti, mugnai, scultori, pescatori e fabbri.

LA DONNA NEL MEDIOEVO (tappa di una conquista sociale) INTRODUZIONE

Parlare della donna del medioevo, nei primi anni del nuovo millennio, potrebbe sembrare un vacuo esercizio di introspezione nei confronti di un tempo ormai remoto che appare, ad occhi forse un po' distratti, veramente molto distante da noi. Tutto ci potrebbe per risultare molto interessante se andassimo ad osservare le varie sfaccettature che tale operazione culturale potrebbe serbare, in particolare dando il giusto valore ad una societ nelle quale la donna aveva un ruolo sicuramente marginale, nei confronti di quella attuale, ma, nonostante le apparenze ed a volte i luoghi comuni, molto pi rilevante ed evoluto di quello che si potrebbe immaginare. Nel mondo antico, in particolare quello romano e greco, alle donne non veniva riservato grande spazio. Infatti se, normalmente, tra i greci esse venivano "confinate" nei ginecei (nonostante le aperture che, in particolare nella cultura, non mancano: vedi la poetessa Saffo), il mondo romano appare alquanto maschilista, tanto da considerare la donna una proprietas che passava dalla potestas del padre, a quella del marito. In particolare, nelle epoche pi remote, il marito aveva addirittura il diritto di vita o di morte sulla moglie (come per gli schiavi) ed il diritto di ripudio, che si verificava sovente in caso di sterilit, anche se spesso in realt non solo per "colpa" della moglie. Anche se la donna nella societ romana, nonostante tutto, risulta essere lievemente meno emarginata rispetto a quella greca, ci non toglie che il ruolo a lei riservato praticamente da comparsa (poche le eccezioni come ad esempio Livia, moglie di Augusto, Cornelia, madre dei Gracchi, o Agrippina, madre di Nerone). Tra le societ antiche pi evolute, in tale ottica, possono essere considerate quella etrusca (famosa la raffigurazione di banchetti a cui prendevano parte anche le donne) e quella egizia, con la presenza di numerose donne anche a capo dello stato.

LA DONNA "MEDIOEVALE"

In et medioevale la societ era suddivisa in tre "ordini" fondamentali - cavalieri, chierici e contadini - senza prevedere nessuno spazio per la "condizione femminile". La donna, a prima vista, non sembra migliorare granch il proprio status, anche a causa dell'influenza negativa della religione cattolica; anzi la figura femminile spesso associata a quella del diavolo, del peccato, della tentazione. Il passo biblico della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso punta l'indice sulle istigazioni tentatrici di Eva nel far prendere ad Adamo la mela del peccato. La visione mistica e simbolica della religione nel medioevo comporta un continuo accostamento delle donne al peccato, con conseguenze anche tragiche per l'accusa di stregoneria che poteva piombare, da un momento all'altro, sul capo di qualche donna, spesso solo a causa di indizi, come la detenzione di oggetti particolari, di gatti o altre cose simili. In molti casi la donna sospettata di stregoneria doveva superare prove

"divine", come l'essere gettata in una piscina e, se la donna galleggiava era colpevole, se affondava era innocente, ma in pratica moriva lo stesso annegata. Era il fuoco, come per gli eretici, che puniva le streghe, poich si riteneva che l'azione del fuoco purificasse la terra dal loro influsso maligno. Gi Tertulliano, nei primi anni del cristianesimo, invitava a stare lontani dalle donne, indicando quale esempio il solitario eremitaggio orientale. Solo la triade femminile virgo, vidua, mater (la vergine, la vedova e la madre) era considerata degna di stima e rispetto agli occhi della societ medioevale.

La discendenza in linea maschile (maggiorascato), se aveva il privilegio di non disperdere il patrimonio familiare, escludeva automaticamente la possibilit di adeguata emancipazione del soggetto femminile, in particolare per la considerazione di inferiorit, di fragilit e debolezza che erano prerogative del "sesso debole"; inoltre le donne erano considerate false e volubili: " tutti i grandi disonori, vergogne, peccati e spese s'acquistano per femine ". A ci si doveva aggiungere la non totale disponibilit dei beni in caso di vedovanza. Anche sotto l'aspetto, per cos dire coniugale, il medioevo lascia trasparire un esacerbato proibizionismo, non solo prima del matrimonio, ma anche dopo. Infatti, da un'attenta lettura di manuali per confessori (penitenziali), si evince che la castit era probabilmente la normalit della vita coniugale, a causa dei lunghi periodi di astinenza prescritti, anche se poi quasi mai messi realmente in pratica. L'immagine costante della donna medioevale comunque sempre legata al suo ruolo custode della casa e, quindi, di madre. Il numero di gravidanze e di parti molto elevato rispetto a quelli odierni, anche a causa dell'alta mortalit natale ed infantile, e pu facilmente superare la decina di unit. Ma, nonostante tutto, un progresso nella condizione della donna verso la parit e l'uguaglianza prende origine proprio in ambiente cristiano, non solo nei confronti del mondo mussulmano, come ben testimoniano anche le sacre scritture: Dio cre l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo cre; maschio e femmina li cre (Genesi, I, 27). Ancora merito spesso proprio della Chiesa la lenta, ma progressiva, attenzione, nei casi di matrimonio, a dare la giusta rilevanza (almeno formale) al consenso degli sposi all'unione (nella maggior parte imposti dalle famiglie) e dall'evitare matrimoni tra persone troppo giovani, cosa che avveniva particolarmente nelle famiglie aristocratiche (anche a 12-13 anni), il cui consenso non avrebbe alcuna rilevanza. Casi per di rapimenti, di matrimonio imposti e di vocazioni monacali forzate se diminuirono, non scomparvero del tutto, nemmeno in epoca rinascimentale. Ma la partecipazione attiva della donna nella societ medioevale prende il via gi negli ultimi secoli dell'Impero Romano, come testimoniato dal ruolo importante che le donne ebbero nell'assistenza ai malati, ai poveri ed ai bisognosi. Il primo ospedale fu infatti fondato da una donna, Fabiola. Ancora pi rilevante l'apporto femminile nella vita religiosa, sia sotto il profilo spirituale che quello temporale. Non si pu a tal proposito non ricordare l'attivit convinta di Terasia, compagna di Paolino, vescovo di Nola, nel dirigere uno dei pi antichi cenobi femminili occidentali, nei pressi della tomba di S. Felice a Cimitile, accanto alla comunit religiosa fondata dallo stesso Paolino. Nei secoli successivi grande importanza ebbero i numerosi monasteri femminili, guidati da autoritarie e, in alcuni casi, potenti badesse, che ebbero, spesso, ruoli anche politici, oltre che religiosi, di grande rilevanza.

In tale contesto favorevole al mondo femminile, non potevano non svilupparsi studi ed attivit culturali per le donne, un tempo esclusivo privilegio degli uomini. Le fonti ci hanno tramandato infatti figure femminili di grande spessore culturale, politico o religioso che, spesse volte, non avevano nulla da invidiare ai "colleghi" maschi. E' vero che non tutte le donne avevano la possibilit di imparare a leggere ed a scrivere, ma altres vero che la maggior parte del popolo, con scarse capacit economiche, non aveva la possibilit di far studiare nemmeno i propri figli maschi, figurarsi poi le femmine. Nonostante tutto per bisogna allo stesso tempo sottolineare le differenze sostanziali in positivo della societ medioevale nei riguardi di quella antica.

Sono numerose le donne che hanno lasciato il "segno" nell'et di mezzo con opere ed attivit che le hanno rese degne di stima, come il caso di Christine de Pisan, prima donna scrittrice "professionista", Rosvita, badessa dell'abbazia di Gandersheim e notevole scrittrice e drammaturga; oppure di Trotula, rinomata ginecologa della Scuola Medica Salernitana, o ancora Radegonda, regina e santa merovingia. Inoltre altissime figure di religiose che, con il loro esempio e con la loro santit hanno lasciato una grande eredit spirituale, non sono mancate in questo periodo, come S. Chiara, S. Cunegonda, S. Brigida, S. Scolastica, ecc. "Invenzioni" al femminile non sono state poche, come la prima enciclopedia illustrata realizzata dalla badessa di Monte Saint-Odile Errada di Landberg, mentre numerose sono state le donne amanti e protettrici delle arti, come Ildegarda di Bingen, autrice di testi di vario genere, oppure Eleonora d'Aquitania, moglie prima del re di Francia, poi quello d'Inghilterra, che accolse poeti e scrittori. Non mancano inoltre, accanto ai pi consueti trovatori, le trobairitz. Figure femminili di rilievo sono emerse sicuramente anche nelle arti figurative, forse con un po' di difficolt in pi, ma hanno sicuramente preparato "il campo", nel loro anonimato, ad esperienze pi significative in epoche posteriori, come avvenuto ad esempio per la pittrice Artemisia Gentileschi. Una donna per emersa nella pittura gi in piena epoca medioevale, si tratta di Ende (pintrix et Dei adjutrix, pittrice e serva di Dio) che, nella seconda met del X secolo, la troviamo, insieme al monaco Emeterio, ad illustrare, con splendide miniature, i Commentari dell'Apocalisse del Beato di Libana, conservati a Gerona in Spagna. Anche nella vita di tutti i giorni non mancano esempi di donne attive, in particolare, nel settore del commercio dell'abbigliamento e dei commestibili, al fianco dei propri parenti maschi o in proprio. Un'attivit commerciale tipicamente femminile, anche se non esclusiva, era quella della "treccola" o "trecca" che consisteva nella compravendita di generi alimentari come uova, latte, pollame, formaggi, ed altro. Il loro ruolo era quello di comprare i prodotti dai contadini della zona e rivenderli al "dettaglio", tale attivit portava anche ad azioni di forte speculazione, in particolare in caso di carestia e penuria di beni, che costrinsero pi volte le autorit cittadine ad intervenire a tutela dei compratori. Per tali speculazioni le treccole furono sempre mal viste, tanto da essere, nella maggior parte dei casi, considerate becere, bugiarde, avare, pronte a vendere anche prodotti avariati pur di far soldi; infatti, nell'ottocentesco Dizionario della Lingua Italiana di Tommaseo Bellini, treccare equivaleva ad imbrogliare, ingannare. Numerose erano le donne inoltre che gestivano locande, forni e taverne, oppure che facevano scarpe, cappelli e guanti. Spesso era la vedova che proseguiva in proprio l'attivit del marito deceduto. E' per giusto dire che la stragrande maggioranza delle donne svolgeva il compito tradizionali di curatrice delle faccende domestiche, cosa anche abbastanza impegnativa, sotto il profilo organizzativo, nelle case pi

ricche. Rimaneva preminente comunque il ruolo delle donne in cucina ed in tutti i compiti e le faccende domestiche. Rilevante era anche la presenza femminile nei campi, dove il ruolo della donna, anche se poteva a prima vista apparire complementare a quello degli uomini, era sicuramente importante e necessario. Anche sotto il profilo giuridico qualche miglioramento, in particolare riguardo alle epoche precedenti, lo possiamo sicuramente registrare. Ad esempio il marito aveva il diritto di picchiare la moglie "solo" a scopo disciplinare, ma non poteva farlo in stato di ubriachezza o per ira. Punizione di bruniana memoria invece l'uso di un morso che teneva ferma la lingua in caso di donne che avevano oltraggiato in pubblico familiari o vicini. Nell'ambito familiare la societ continuava ad essere di tipo patriarcale, visto che la donna doveva obbedire al padre prima ed al marito dopo e le scelte di vita importanti (come quella del matrimonio) erano prese dal capo famiglia maschio (singolare la norma vigente a Nola, all'epoca della signoria degli Orsini, che vietava i matrimoni di donne nolane con persone non del posto, per evitare la dispersione economica, attraverso le doti, dei beni della comunit). Spesse volte i matrimoni (e quindi la donna) servivano a mantenere o a stipulare un'alleanza o la pace tra famiglie, cosa che avveniva tra re, ma anche tra famiglie meno importanti. Non inconsueto era il matrimonio effettuato con lo scopo di aumentare il prestigio familiare, grazie all'unione con una donna di lignaggio superiore, viste le ricchezze che portava in dote.

BIBLIOGRAFIA AA.VV. La vita quotidiana nei secoli. Ed. Reader's Digest, Milano, 1994. J. Le Goff. L'uomo medievale, a cura di C. Klapisch-Zuber. Laterza, Bari, 1996. G. Pinto. Citt e spazi economici nell'Italia comunale. Bologna, 1996. A. Leone. De Nola, a cura di A. Ruggiero. I.G.E.I., Napoli, 1998. G. Duby. Il cavaliera, la donna, il prete. Il matrimonio nella Francia feudale. Laterza, Roma-Bari, 1982. J. Goody. Famiglia e matrimonio in Europa. Milano, 1984. D. Herlihy. La famiglia nel Medioevo. Laterza, Roma-Bari, 1987. M.C. De Matteis (a cura di). Idee sulla donna nel Medioevo. Fonti e aspetti giuridici, antropologici, religiosi, sociali e letterari della condizione femminile. Patron Editore, Bologna, 1981.

EUROPA

Le condizioni della donna nella societ medievale non erano certo invidiabili, come si pu capire da una frase di S.Tommaso d'Aquino, uno dei maggiori filosofi cristiani del 1200: << La donna soggetta all'uomo a causa della debolezza della sua natura, che riguarda il suo corpo come la sua mente>>.

La donna era sottoposta alle famose tre obbedienze (padre, marito, figlio), ma poteva anche essere sottomessa al fratello, al cognato o, in mancanza di altri parenti maschi, al duca o allo stesso re. Insomma, era e bisognosa di protezione e di guida per tutta la vita! Come se ci non bastasse, alcuni "intellettuali" del tempo discutevano "dottamente" su un problema che oggi pu soltanto farci ridere:<< La donna era dotata di un'anima, come l'uomo, oppure ne era priva come gli animali?>>.

Anche per la Chiesa medioevale la donna inferiore all' uomo, perch un essere debole; deve quindi essere sottomessa all'uomo che ha il compito di guidarla e proteggerla. << L' uomo il capo della donna>> dice S.Paolo. I monaci vedono nella donna un inviato di Satana che tenta e seduce l'uomo con la sua bellezza soltanto apparente. << La bellezza fisica non va al di l della pelle.- Proclama Ottone, abate di Cluny nel X secolo,-Se gli uomini vedessero che c' sotto la pelle, la vista delle donne farebbe loro mancare il cuore. Quando noi non possiamo toccare con la punta del dito uno sputo o dello sterco, come possiamo desiderare di abbracciare questo sacco di escrementi? -. Tuttavia nel Medioevo che si afferma il culto della Madonna, ed nel Medioevo che la poesia cortese celebra la donna come modello di perfezione. Ma forse, proprio per questo, le donne reali sono respinte ai margini o appena tollerate perch necessarie alla conservazione della specie umana nel mondo...e delle provviste in casa.

Eppure, nonostante quei pregiudizi diffusi e ricorrenti, che per ovvi motivi non possiamo che respingere, nella vita di tutti i giorni le cose, per le donne,non andavano cos male. Infatti, se era vero che la legge consentiva al marito di battere la moglie "per una buona ragione", era altrettanto vero che le donne svolgevano numerose attivit a fianco degli uomini o anche per conto proprio, dall' agricoltura al commercio e all' artigianato: numerose fattorie o botteghe, ad esempio, erano gestite dalle donne, e fu proprio una compagnia di "setaiole" che per prima introdusse in Inghilterra l'arte di filare e tessere la seta.

Nell' aristocrazia e nelle classi pi abbienti la posizione sociale della donna era di tutto rispetto; erano le donne, ad esempio, le protagoniste assolute della poesia amorosa e, sotto questo profilo, venivano riconosciute superiori all'uomo.

Un ruolo molto importante rivestivano le donne nella societ dei Normanni. Come altrove, i matrimoni venivano combinati dai genitori, ma le donne avevano la facolt di rifiutare la scelta che veniva loro proposta e di sposarsi contro la volont dei familiari: ma in questo caso, il marito veniva dichiarato fuori legge e poteva essere anche ucciso dai familiari della fanciulla "ribelle"! Sia l'una che l'altro dei due coniugi

poteva chiedere il divorzio, ma se lui non aveva motivazioni valide per ottenere lo scioglimento del matrimonio, anche qui interveniveno i parenti di lei, che potevano anche ucciderlo!

Oltre a partecipare ai banchetti e alle conversazioni degli uomini, la donna doveva essere interpellata sulle decisioni che il marito intendeva prendere; all'atto delle nozze diventava padrona di un terzo di quanto possedeva il marito e dopo vent'anni aveva diritto alla met del patrimonio familiare.

Le Normanne potevano considerarsi privilegiate. Forse non un caso se i primi stati europei a concedere il diritto di voto anche alle donne furono gli "eredi" dei Vikinghi: Finlandia (1906), Norvegia (1907), Danimarca. E' un fatto veramente significativo: basta ricordare che l'Inghilterra, gli Stati Uniti e la Francia, dove sarebbero scoppiate le grandi rivoluzioni democratiche del 1600 e 1700, riconobbero tale diritto solo pi tardi; nel 1918 in Inghilterra e nel 1920 negli Stati Uniti. La Francia, addirittura soltanto nel 1945; un anno dopo le donne furono ammesse a votare per la prima volta anche nel nostro Paese.

Nel Medioevo si diffuse la "caccia alle streghe" : con estrema severit ed energia i tribunali vollero estirpare superstizioni e residui di antichi culti pagani, ancora vivi nelle campagne, e ogni manifestazione di magia e stregoneria. Come gi detto, nel periodo medioevale si perseguitarono le streghe, e l'accanimento contro di esse continu nel tempo della Controriforma. Venivano accusate di stringere patti con il diavolo, di operare incantesimi e malefici, di succhiare il sangue dei bambini provocandone la morte, di partecipare al sabba (una riunione notturna culminante nell' adorazione del demonio sottoforma di caprone).

Bastava una denuncia anonima o anche solo la "pubblica voce" che indicava qualcuna come strega per farla convocare in Tribunale, dagli inquisitori. Gli interrogatori erano condotti in modo da confondere e spaventare i testimoni e le accusate. L'isolamento nel carcere, i maltrattamenti e le torture spezzavano la resistenza delle disgraziate che finivano per "confessare" i loro rapporti con il demonio e altre colpe mai commesse. Altre torture le costringevano a "rivelare" i nomi dei "complici" e un processo innescava l'altro.

La caccia alle streghe, violentissima tra '500 e '600, e condotta tanto dai cattolici che dai protestanti, si prolung fino alla met del '700: uno dei pi tragici capitoli della storia dell'intolleranza religiosa. Si parla di 100.000 persone trascinate dinanzi ai tribunali e di 60.000 condannate a morte e giustiziate in quell' arco di tempo. Venivano perseguitati anche gli uomini, ma si riteneva che le donne fossero pi deboli e inclini al peccato di essi e quindi pi facile preda del diavolo. Le attivit consuete delle donne, accanto alle pentole in cucina o al capezzale dei malati in veste di infermiere, alimentavano l'idea che esse potessero anche preparare, con le erbe e altri ingredienti, filtri malefici e unguenti capaci di uccidere anzich di guarire. Ed probabile che alcune donne, divenute note nei loro villaggi come , si convincessero effettivamente di possedere poteri magici, nascosti.

VIT A FEMMINILE NEL BASSO MEDIOEVO La vita del nobile si svolgeva all aria aperta, in frequenti spostamenti per la guerra, la caccia e i tornei. La donna nobile, invece, passava gran parte del suo tempo nell abitazione, dove sorvegliava il lavoro della servit. Quando il marito era assente toccava alla donna occuparsi di tutto fino ad occuparsi della difesa del castello in caso d attacchi nemici. I feudi erano lasciati in eredit ai figli maschi e le donne erano escluse dall eredit, se non fossero le uniche eredi. Le donne contadine si occupavano dei bambini pi piccoli e della casa preparando i pasti e tessendo le stoffe per gli abiti. Lavoravano anche nei campi. Lavori come la tosatura delle pecore erano spesso affidati alle donne.