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dedicato alla memoria di Simone Pianetti

(1858 1952)

Come un falco sulla preda La morte sfidai Per chi la mia dignit ha rubato Io non conosco piet (Folkstone)

Caccia Selvaggia 2012

ereticidelterzomillennionumerouno
da unidea di A. Vivaldi edizioni physiognosis 2012 pamphlet di terrorismi culturali e deliri estatici a libera diffusione in copertina Clovis Trouille, Stigma Diaboli con una foto di A. Annunziata gli eretici del terzo millennio sono Alessandro Alichino Vivaldi capitano dei malebranche (chief editor) Vinz Calcabrina Notaro coordinatore inter-bolgia (heresy design) Andrea Ans Anselmo responsabile area recensioni malebolgia Anita Annunziata (fotografie) Federico Marafin (designer junior) Tatiana Martino (ricerche iconografiche) Daniela Montella cuccioli di Shub Niggurath Francesco Boco Francesco Napolitano Antonella Tavarella
lopera qui presentata, ivi inclusi articoli e immagini, salvo dove diversamente specificato, coperta da licenza creative commons attribuzione - non commerciale - non opere derivate 3.0 italia (cc by-nc-nd 3.0). la riproduzione, distribuzione, comunicazione ed esposizione al pubblico dellopera consentita purch ne venga attribuita la paternit agli autori come da firme. vietato come da licenza menzionata luso per fini commerciali degli articoli e delle immagini, cos come luso degli stessi in alterazione per creare opere derivate. la responsabilit dei contenuti degli articoli pertiene esclusivamente agli autori nominali degli stessi.

insulti, maledizioni e maldicenze, candidature, minacce di morte, idee, articoli e immagini per collaborare ai numeri successivi, possono essere inviate a: ereticidelterzomillennio@gmail.com o al profilo facebook facilmente rintracciabile. gli insulti, maledizioni e minacce pi interessanti saranno pubblicati sul prossimo numero, quindi per cortesia firmateli.

index

Diffondere l'eresia: un dovere estetico


alessandro vivaldi

7 11 17

La dance macabre et la peste noir


federico marafin

Caccia alle streghe, femminismo allucinatorio e capitalismo pornografico


vinz notaro

Sermone contro la mediocrit delluomo contemporaneo


alessandro vivaldi

38

La natura selvaggia, le cime maledette e le inquietudini della Zona


andrea anselmo

57

Crepuscolo

francesco boco

73 80 86

Espiare alla conta della polvere


antonella tavarella

Amdusias

daniela montella Recensioni

Musica per un viaggio oltre la soglia Sotto via della Lungara...

andrea anselmo per orchestra esteh

102 108 113

alessandro vivaldi per il muro del canto

Pensieri a brandelli su Animamadre


vinz notaro per nina maroccolo Fotostoria eretica

Ridammi quel che m'hai tolto stuprandomi. Poi, ti far a pezzi


francesco napolitano

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UN

N DERE L ERESIA ,
ESTETICO
alessandro vivaldi
Chiudere il numero 0 di questo pamphlet stato relativamente semplice. Nato da una semplice discussione tra amici, si creato da solo, evolvendosi dalla fusione di intuizioni, idee, ispirazioni ben coordinate nonostante la loro probabilmente solo apparente diversit. Ma dare continuit alle ispirazioni folgoranti non mai semplice, perch necessita uno sforzo diverso affinch esse non si cristallizzino e rimangano al contrario dinamiche e in evoluzione. Sforzo che, doveroso specificarlo, totalmente gratuito: nessuno degli iniziali partecipanti i malebranche ha mai pensato di ricavarne qualcosa se non lo scambio intellettuale. Quindi sforzo ulteriormente gravoso, da fare nello sparuto tempo libero di ognuno, profondendo energie immani affinch ne venga un risultato professionale e che possa comunicare a terzi dei pensieri eterodossi, ma al tempo stesso accessibili a chiunque voglia ricevere tale messaggio. A tale sforzo gravoso deve quindi corrispondere liniezione costante di nuove forze, nuove idee, che vadano a ricaricare le precedenti. Un pro7

DIFFO
DOVERE

cesso dinamico che richiede costante apporto intellettuale e materiale, per divenire auspichiamo un circolare costante di pensiero. Perch lo facciamo se noi stessi cresciamo in una societ utilitaristica? Perch diffondere pensieri, idee, ispirazioni, intuizioni? Perch spargere in maniera virale questa Eresia? Perch dentro ognuno di noi c un piccolo cerchio simile a quello sopra menzionato. Un piccolo cerchio di pensiero che si nutre di quello esterno e comune e che al tempo stesso nutrimento di questultimo. Un costante scambio tra interno ed esterno, tra noi e il riflesso di noi, invero il mondo. Accettare questo scambio significa crescere. Rifiutarlo equivale a fermare

Tatuaggio disegnato da Abigail Lee.

la propria evoluzione. Ed cos che si crea la massa degli uomini pecore. Una gigantesca materia inerte di cui questo sotto gli occhi di tutti persone bieche ed egoiste spesso si avvantaggiano. Se vero che la storia dimostra che tale massa inerte inamovibile, costante e soprattutto ininfluente, vero anche che spesso alcuni individui in mezzo ad essa decidono di svegliarsi e di cambiare strada. Niente di nuovo sotto il sole: cose che gi i presocratici sostenevano. Ci che permette a questi individui di svegliarsi, la continuit. Gli vengono cio tra8

smesse, mentre sono ancora nella massa, delle informazioni che quando recepite possono essere strumento di elevazione al di sopra delle normali mediocri condizioni. Immaginate un lago di cemento: ecco, questo la massa. In mezzo a questa infinita colata di grigiore semiliquido, alcuni tentano di divincolarsi ed uscirne. Nessuno pu liberarsene subito. un processo che pu richiedere una vita intera. Ed accessibile solo quando va ad intersecarsi con processi similari. Per questo lo scambio di cui sopra necessario. Questo scambio comunicazione, trasmissione, laccendere una fiamma allinterno di un altro individuo ed facendo tale azione nutrire la

Anonimo berlinese.

fiamma che al nostro interno. inevitabile che questo scambio diventi un dovere, affinch questa Traditio, questa trasmissione infinita, non si interrompa. Ma sbaglia chi crede di chiudere questa Traditio entro categorie spesso troppo rigide e limitate. Essa infatti pura potenza, una fiamma appunto. E la fiamma, il fuoco, non ha forma. Ha propriet, questo si, come il bruciare, ma non forme definite e definitive. Allo stesso modo, le persone che qui scrivono tentano di trasmettere tale fiamma in un arcobaleno di forme in con9

tinua evoluzione, nella speranza di mostrarne non lapparenza, ma la potenza. E la potenza , innanzi tutto, bellezza. Non questo il luogo adatto a parlare di cosa sia o non sia la bellezza. Baster dire che essa si identifica con la potenza. Per questo diffondere lEresia per tutti noi un dovere. Perch esempio, trasmissione, crescita, espressione della potenza. Un dovere, innanzi tutto, estetico, perch votato alla bellezza. con questo spirito che abbiamo cercato di dare seguito al numero 0. Incassate svariate lodi (di cui ringraziamo) e altrettante critiche (di cui ringraziamo) e purtroppo solo pochi insulti interessanti, facciamo un altro passo nella medesima direzione, con lo sforzo di evolvere e di offrire in fin dei conti un risultato migliore. Questo numero 1 vede nuova linfa vitale. Schieriamo al fianco dei malebranche, veterani e fondatori dellEresia, i Cuccioli di Shub Niggurath, invero i nuovi autori che di volta in volta si proporranno di partecipare. Ma vede anche un nuovo esperimento: linserimento di recensioni a carattere letterario e musicale. Tastiamo il terreno per nuove evoluzioni e altre ne creiamo dal nulla. I lavori per questo numero hanno gettato le basi per il prossimo, che vedr luscita in tempi molto pi brevi, ma anche per nuove pubblicazioni virtuali: i Quaderni dellEresia, i primi due dei quali usciranno in Dicembre, come monografie di singoli autori o come temi sviluppati a pi mani. Last but not least, ci siamo arricchiti di un sito internet, www.ereticidelterzomillennio.org, dal quale si potr accedere alle pubblicazioni e ai blog dei malebranche. Insomma, stiamo cercando di combattere la nostra guerra al grigiore imperante con efficienza sempre pi chirurgica, ma dirompente, nella speranza di trasmettere pensiero e azione. Il mio augurio al lettore che non rimanga affascinato da quanto legge: ma che tale lettura possa generare in questi una crisi, per quanto piccola, unesplosione mi si passi la metafora che rompa le normali strutture, generando pensiero su pensiero. Svegliate la vostra Anima Reincantate il Mondo Diffondete lEresia.
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La DANCE MA ABR E ET LA PESTE

NOIR
federico marafin
Homo ex machina Consuma ogni cosa, te stesso! non soffermarti un attimo Vivi senzombre di dubbio alla chiara luce del certo Dis/onora la pelle, dis/adorna la carne Ripeti il credo ogni giorno, marchiati, inchinati Renditi buono per il macello Scheletri deambulanti, schegge dossa miste a cemento Cozzano fra di loro, quale stridio chiamano musica! Bruciate per effimeri idoli, ardete fiamme di finte passioni Nero carbone, briciole saranno i vostri resti, spenti tizzoni Non sapete il valore della vita, non vi appartiene la morte Si! voi siete immortali! Pezzi di marmo che adornano Chi ha vissuto

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Conrad Dinckmut, Der Seelen Wurzgarten. Zurich, Kunsthaus, E.16.46. 12

Inondate le strade come milioni di topi, mangiate, moltiplicatevi! A ritmi frenetici, brulicate su questa terra, come un tumore assalite la vita Occupate ogni angolo, divorate tutto ci che potete Soffocate la quiete con il vostro incessante squittire Ingozzatevi ad nauseam di morte e pattume lodate il vostro delizioso pane quotidiano! Ecco cosa siete! Spazzini, ratti che banchettano sulle disgrazie altrui Arrampicatori sociali che affondano i loro artigli nei simili Massa tentacolare di semplici corpi, viscere senza spirito Morti prima ancora di morire. Volete essere leccezione alla regola, volete solo credere dessere altruisti Scaricate i problemi del mondo a chi vi circonda, urlate in coro non sono io Ma non capite che ognuno di voi che accerchia laltro Siete convinti desser liberi! miopi da non vedere le sbarre sotto ai vostri occhi Come stupide mosche che sbattono sulle finestre, liete di volare allaperto Credete alle menzogne che vi ficcano in gola e da bravi attori porno Ne ingoiate fino allultima goccia, saziati e abbruttiti vi godete i vostri finti Orgasmi; non scopate nemmeno, siete macchine e ingranaggi che compiono Performance, che non assaporano il senso delle cose Non vi ponete le giuste domande ma dipendete da sommarie risposte Decadenti esseri che confondono il tramonto per le luci dellalba Superbi vi ponete dinnanzi al tribunale della morte Palesate solo larroganza pi ignobile, la stessa di chi urla per paura Tremando davanti al predatore pi forte.
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Finti intellettuali, non ammettete che la vostra ragione Siete peggio dei topi cui propinate il vostro veleno Gatti storpi e marci che rantolano lamenti soffocati dalle Loro stesse malattie, siete solo un anello pi su in una Pi vasta catena alimentare. Sondate le fogne in cerca Di carne ma non realizzate che pur di mangiare un misero pasto Siete sordidi quanto le vostre prede Vi fate scudo delle vostre infime scuse dinnanzi allo sfacelo del mondo Credete dessere i migliori, allapice del progresso Crollerete nel baratro scavato dalla vostra superbia Solo allora vi accorgerete della catasta di corpi Sacrificati invano dalla vostra ignoranza Colti dal ribrezzo rinnegherete la vostra stessa carne Increduli desser fatti della stessa sostanza di chi perito Voi non ammettete la morte, non ammettete la sconfitta, non ammettete il torto Rinnegate il dialogo, disdegnate il conflitto, ma non volete pace! Voi volete essere solamente a posto. Volete vincere senza poter perdere Siete la peste del nuovo millennio Ma noi abbiamo la cura!

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opera di in vino vanitas

cavate nella vita degli

uomini e dei popoli migliori e pi fecondi e domandatevi se un albero che deve crescere superbo in altezza,

possa fare a meno del cattivo tempo e delle tempeste; dallesterno, se se inclemenza e resistenze forma di odio, gelosia, testardaggine, diffidenza, dunon faccia parte delle condizioni favorevoli, senza le quali un grande sviluppo, quasi possibile. qualche

rezza, avidit e prepotenza

perfino nella virt, non per il quale la natura debole perisce per il forte rafforzamento.
(Die frhliche Wissenschaft, F. W. Nietzsche)

Il

veleno

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allucinatorio e capitalismo
vinz notaro
Diaulo ad te me do in anima et in corpo, portame dove io te dirr. (Filippa dai capelli sciolti) Luomo, prigioniero della prigione, diverr prigioniero della libert. (Grigorij Efimovi Rasputin) Una premessa da memorizzare Siamo in un momento storico delicatissimo, una crisi reale quanto allucinatoria, governi ontologicamente truffaldini, e non un sospetto come in altri momenti storici, stavolta davvero cos, senza alcuna possibilit di sbagliarci. La globalizzazione, laumento della popolazione, costituiscono la frattura che ha modificato profondamente lumanit. Torna la questione del Cantus Circaeus bruniano, secondo cui esistono troppi corpi e sparute anime, a dimostrare che ogni larga intesa radicalmente malata. Abbiamo sperduto lefficienza su un raggio dazione prossimo nella liquidit dun mondo globale, e ogni nostra azione annacquata e inefficace, dal soffrire la fame per il crollo delle banche, lontane da noi oceani, sino a combattere guer17

Caccia alle streghe, Femminismo

re altrui fuggendo le nostre, tassativamente. Lassunto, incontrovertibile e autoesplicativo, sta in una semplice affermazione di Pino Bertelli: chiunque sia arrivato al successo su larga scala deve necessariamente essere un mediocre. Cos ideali condivisi largamente, cos ogni vittoria politica, cos ogni notizia che fa il giro del globo. Memorizzate questa premessa, poich ogni passaggio di questo scritto sullaspetto del femminismo che potremmo definire allucinatorio e su altre allucinazioni fatali come il capitalismo e le sue pi ridicole maschere basato sul siffatto assioma.

William Blake, Il Blasfemo, 1800 ca, Londra, Tate Gallery 18

Un problema di difficile individuazione Il tema delloppressione femminile non affatto semplice da trattare e tocca profondamente nodi di ordine metafisico, questioni che i movimenti di sommossa specie quelli occidentali, ancor pi quelli odierni rischiano di trascinare su di un piano improprio (quello morale, dei diritti, della vita mondana, quando non vere allucinazioni collettive come il lavoro, la professione, la carriera e via dicendo), causando ulteriori danni. Cio, senza accorgersene tale svista non solo preclude alle nostre paladine della giustizia una risoluzione del problema, ma le reintegra allinterno degli stessi stilemi oppressivi che quei problemi li hanno generati. I fatti dividono chiunque sapprocci seriamente allanalisi dellargomento, tra reali oppressioni a scapito delle donne e miraggi distrattivi posti in essere da donne stesse, e al di l dei fatti gi arduo capire quale sia il problema dellemarginazione femminile, poich quando lo si abbia circoscritto scartando i falsi, resta di per s difficilmente individuabile. Tra la complessa casistica, si sceglier qui il caso della caccia alle streghe, che ci pare a tutti gli effetti capace, se attentamente letto, di offrire un valido paradigma per vagliare i dati da entrambi i fronti, quello degli oppressi e quello degli oppressori. Generalmente si tentati a ritenere che lautorit religiosa occidentale abbia da sempre ravvisato nella donna un principio infero, malefico, ne sarebbe gi prova loccultato mito di Lilith prima consorte dAdamo, ribelle, scacciata dal paradiso poich non volle giacere sotto il maschio, poi ingravidata dai demoni, ossia generatrice dei mali. Sarebbe dunque un inconscio terrore sessuofobico dei padri della Chiesa, tramandatosi quasi a mo di tara genetica fino a noi, il motivo di secoli di oppressione delle donne. Ma dati ben pi complessi devono farci sospettare che la questione non risolvibile nella tesi della scintilla demoniaca e sovversiva narrata
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dal mito di Lilith, ripresa malamente e svilita come sciocca cantilena dalle femministe. Nellambito della caccia alle streghe, pochi studi contemporanei si concentrano sullambiguit delloppressione femminile che a quei tempi attacc parimenti mulieres maleficae e mulieres religiosae, queste ultime poco note e altrimenti dette carismatiche1, donne di diversi ceti sociali che presero la parola per annunciare una nuova idea di trascendenza che oltrepassava le verit codificate e destabilizzava lordine ingegnosamente costruito dalle gerarchie ecclesiastiche2, che se da un lato contribuirono alla rinascita religiosa del XII e XIII secolo, allo stesso tempo furono maestre deresia3, considerando i dettami della prima ai Corinzi che imponevano un siffatto comandamento: ogni donna che prega o profetizza col capo scoperto, disonora il suo capo. Per suo capo si lascia intendere luomo, il maschio, ma qui val la pena riflettere sullo schema innescato: il capo radicalmente diverso dal sottomesso, irrimediabilmente, e tale diversit costituisce in s la ratio della sua supremazia. Il punto nodale lo tocca Dinora Corsi, che trattando la questione delle carismatiche quasi sovrapponendole alle streghe, afferma che la loro esperienza ineffabile, che le porta fuori di s, () rende superflua qualsiasi mediazione maschile, esperienza dalla quale tornano con munera e poteri carismatici che esercitano assieme a formae vitae autorevoli. Le bonae mulieres, in movimenti eretici come i Catari e Valdesi, insegnavano, e alcune arrivarono a scrivere, oltrepassando ogni limite imposto dallortodossia alle donne, spesso finendo sul rogo identicamente a streghe.
1 Cfr. Dinora Corsi, Mulieres religiosae e mulieres maleficae nellultimo Medioevo, a cura di D. Corsi e M. Duni, in Non lasciar vivere la malefica, Firenze University Press, 2008, Universit degli Studi di Firenze. 2 D. Corsi, op. cit. 3 Bornstein, Donne e religione, cit. in D. Corsi e M. Duni, op. cit. 21

Il nodo che ci si palesa che una donna assume funzioni sacerdotali e prende posto del ministro cui spetterebbe la celebrazione del rito4. Chi sono, dunque, le donne, religiosae o maleficae, contro le quali si scagli il potere dominante, in quella fatale mistura con lortodossia che ancora cavviluppa? Sono le magistrae, donne anzitutto capaci di comunicare col divino sia le carismatiche che le streghe parlano senza filtri col proprio dio e poi di trasmetterne il mistero, diffondendolo. Le accuse, tramite cui soltanto possibile ricostruire la figura della strega, sono tutte incentrate sul fatto che la mulier malefica insegnasse i malefic, ossia le stesse con le quali si mandarono al rogo le carismatiche, pur essendo innegabilmente legate al dominio del divino e non a quello del demoniaco. A tal punto possibile postulare che ci che terrorizz lautorit ecclesiastica non fu tanto laspetto malefico strettamente femmineo, che farebbe presumere il delirio sessuofobico, bens fu leresia in s, la capacit di distanziarsi dal modello codificato di regole. E di regole, si sa, ogni autorit ne ha per chiunque sfugga al suo dominio. Vale a dire che ogni sistema di potere deve essere fortemente identificabile e accentrato, di modo che tutto il resto, ogni divergenza, alloccorrenza possa esser messa allindice, preservando la sola visione del mondo possibile. E in fin dei conti, la questione delle carismatiche che una volta in estasi non avevano pi bisogno dei sacerdoti, non era semplicemente legata al fatto che i sacerdoti fossero uomini, bens al fatto in s che esse scardinavano una gerarchia, quella dominante, gerarchia che in quanto tale necessitava una caratterizzazione forte. Certo, le differenze di sesso esistono in barba al claim della parit , e non soltanto restano innegabili, ma esse sono fortemente connotative di specifiche operativit mistiche, al punto che
4 D. Corsi, op. cit. 22

potremmo chiederci perch le societ stregoniche abbiano avuto uno sviluppo quasi prettamente femminile, o perch il dono della visione, allinterno del cristianesimo, sia quasi sempre legato alla donna e, viceversa, potremmo indagare il perch la gerarchia cristiana sia di sesso maschile, ma questi sono argomenti abbastanza complessi e non questa la sede adatta a tale trattazione. Qui basti sapere che le due cose sono legate solo sul piano delle conseguenze, ossia anche laspetto sessuofobico nulla pi che un fenomeno, una manifestazione possibile, della rottura di una gerarchia, ma va preso atto del fatto che per ragioni del tutto identiche furono altres messi al rogo maghi, astrologi, filosofi, ossia uomini, capaci di scrivere e insegnare visioni alternative a quella propinata dalla stretta cerchia del potere, indipendentemente dal genere sessuale. Questo cosa significa? Significa che, oggi, appellarsi allipotesi del delirio sessuofobico invocando una presunta parit tra i sessi, non soltanto degenera quelle che sono le specifiche operativit che andrebbero a completarsi in qualsiasi sentiero spirituale autentico, ma trascina tali connotazioni su un piano improprio, facendole slittare in allucinazioni tipicamente contemporanee. La caccia alle streghe ci offre un paradigma oppressivo sui generis. Nessun abbaglio permissibile se si vuol davvero render giustizia alle donne oppresse in ogni epoca e in ogni dove, ma un servigio che non si pu assumere con sconti, o leresia va considerata mondata da polarizzazioni sessuali ed estremamente focalizzata sui gangli del meccanismo inquisitorio, o rischiamo serissimi abbagli come quelli che vedremo tra poco. Pussy Riot e Prick Riot Il caso che spinge a scrivere questo testo limperversante presenza su giornali, televisioni, web, strade, ovunque, della pseudo sommossa russa tutta al femminile, quella delle fluorescenti incappucciate, per intenderci. Parliamo delle

Pussy Riot, uno dei peggiori restyling del marchio del Femminismo di maniera di tutti i tempi. La faccenda ha assunto un allucinatorio richiamo alla caccia alle streghe, rafforzato da quella che laccusa al collettivo femminista russo, ossia vilipendio alla religione di Stato. Assumiamo, tra gli svariati abbagli, quello in parte pi vicino al vero, quello di Slavoj iek, che seppur per tutto quanto palesemente antiPutin offre notevoli riflessioni sulle maschere del capitalismo, a nostro avviso resta fermo a una visione poco profonda della questione, non spingendo sino alla fine lo smantellamento chirurgico di ogni legamento e ogni ritorno del capitalismo stesso sul femminismo e, in generale, su ogni aspetto del mondo odierno. In realt ci che da qui chiameremo capitalismo non altro che quanto riportato sopra sotto lespressione potere dominante. Ordunque, il brillante neomarxista asserisce rispetto allaccusa di vilipendio alla religione rivolta alle Pussy Riot: La vera bestemmia laccusa dello Stato in quanto tale, configurandocomereato di vilipendio della religione qualcosa che era chiaramente un atto politico di protesta contro la cricca dominante. Ricordiamo la vecchia battuta di Brecht tratta da Opera da tre soldi: Cos la rapina di una banca rispetto alla fondazione di una nuova banca?. Nel 2008, Wall Street ci ha dato la nuova versione: Cos il furto di un paio di migliaia di dollari, per cui si va dritti in prigione, rispetto alle speculazioni finanziarie che privano decine di milioni di persone delle loro case e dei loro risparmi, e vengono poi ricompensate con aiuti di Stato di grandezza sublime?
Fin qui, lapparato iconografico presentato in questo testo stato curato da Tatiana Martino, tratto dalla serie Witches Sabbat in Paris, ca. 1910, cartoline francesi depoca che documentano il Sabba in tutte le sue fasi, cos come visto dallimmaginario popolare. Da qui in poi, tutte le foto presentate sono scatti originali di Anita Annunziata, raccolti dal 2010 al 2012 tra Italia e Germania.

Ora, abbiamo avuto unaltra versione dalla Russia, dal potere dello Stato: Che cosa una modesta provocazione oscena delle Pussy Riot in una chiesa, rispetto allaccusa contro le Pussy Riot, questa gigantesca provocazione oscena dellapparato statale, che irride ogni nozione di rispetto dellalegge e dellordine?. A tal punto si chiede perch poi non chiamare una tale brutalit autoritaria Prick Riot? In effetti lo , ma c di pi. Qui, iek riporta un interessante spunto di Leon Trotsky che nel 1905 defin la Russia zarista una combinazione viziosa della frusta asiatica e del mercato azionario europeo. Tale definizione profetizzava le tendenze antidemocratiche del capitalismo globale odierno, come evidenzia lucidamente il filosofo slavo. Ma qui, manca anzitutto la messa in luce del fatto che questa tendenza antidemocratica non soltanto una maschera del capitalismo, ma la dimostrazione che il capitalismo stesso sia ormai cos dilagante da potersi permettere il lusso di servirsi di qualsivoglia volto, qualsivoglia orientamento politico, rendendolo de facto un dramma transpolitico che vive solo ed esclusivamente di leggi di mercato, sui modelli spietati della competition americanoide, che le stesse banche che dominano la terra hanno propinato, propagandato, diffuso a macchia dolio e di cui si parler tra qualche istante. Non prima, per, di riportare labbaglio, ahinoi, del valente iek, riguardo proprio alla visione delle Pussy Riot come artiste concettuali nel senso pi nobile della parola: artiste che incarnano unidea. iek ci dice che il loro messaggio che le idee contano e che questo il motivo per il quale indossano i passamontagna: maschere di deindividualizzazione, di anonimato liberatorio. Il messaggio dei loro passamontagna che non importa chi di loro stata arrestata non sono persone, sono unidea. Ed per questo che sono una minaccia: facile imprigionare gli individui, ma provate a imprigionare unidea!. Inoltre, il panico di chi detiene il potere rivelatodalla loro reazione brutale,

ridicolmente eccessiva quindi pienamente giustificato. Pi agiscono brutalmente, pi le Pussy Riot diventeranno un importante simbolo. Gi ora il risultato delle misure oppressive che le Pussy Riot sono un nome familiare letteralmente in tutto il mondo. Dinamica piuttosto corretta dal punto di vista logico, ma decisamente romantica. Ci piacerebbe fosse cos, se non fosse per quellassioma che prontamente posto al principio di questo scritto, ossia, ripetiamo, che tutto quanto giunge al largo consenso mediocre, inoltre, come dimostrato a corollario, tutto quanto mediocre un prodotto del capitalismo. Che la reazione del governo russo sia ridicolmente brutale o brutalmente ridicola un fatto, ma un fatto che cinforma di tuttaltro rispetto allovviet che a Putin faccia terrore questa innocente sommossa e del perch. Ma, perch? Per la malia scatenante del simbolo in s, come vuole iek? Per la forza presunta o reale delle masse di femministe che imperversano a catena in nome della libert? No. Quanto sta accadendo ha unica ragion dessere in una spietata legge interna al capitalismo, quella poco fa accennata del modello auto competitivo, la competition interaziendale di stampo americano. Tutta lallucinazione del capitalismo si regge su tale paradigma economico, tipico delle multinazionali che si smembrano volutamente in tante societ e mandano affiliati ad aggredire altri affiliati (aggredire proprio linquietante termine tecnico) di modo da generare una sempre maggiore spinta alla produzione. La cosa generalmente si risolve nella vittoria di unazienda affiliata su unaltra con ovvio inglobamento della sconfitta, che non esce mai realmente di scena, ma si riallinea a un aumentato canone produttivo. E labbaglio perpetuo del mercato continua. Cerchiamo di sviscerare meglio la questione: in verit, allavventato discorso di iek manca un dato, nel mentre tre delle ragazze appartenenti al collettivo Pussy Riot perdevano la carica emotiva della deindividualizzazione, smascherate nelle galere russe, si rivelata tutta lano27

malia del progetto per la mediocrit concettuale che veicola, ossia le Pussy Riot registrano il loro marchio. Fantastico. Come da manuale. Brave. Da tale notizia scatta la curiosit di saperne di pi sul collettivo, per capire fino in fondo la validit di questa tesi della deindividualizzazione quasi trascendentalizzata, manco fossero sacre meretrici di greca memoria, spersonalizzate nella maschera della Dea, o carismatiche in estasi messe al rogo, streghe capaci realmente di trasmettere il mistero del demoniaco , e dunque vedendo i trascorsi del gruppo, tra polli infilati tra le cosce al supermercato, brutta citazione femminilizzata del celebre verso cantato da Frank Zappa Tengo una minchia tanta, devi usare un pollo se me la vuoi misurar, e altre provocazioni che sarebbe stato bene non avessero avuto tale diffusione, le Pussy Riot ne escono pesantemente ridimensionate. E, attenzione, non perch si disapprovino tali forme darte, ma perch quando tali forme darte sconfinano nel globalismo mediatico tanto autentiche non posson pi rimanere. una legge. Le Pussy Riot sono un marchio, sono un investimento rischioso, aggressivo e stanno per lanciarsi nel mercato globale. Cosa gi fatta dal fenomeno, tutto contemporaneo, del Fem28

minismo, ma su questo torneremo in chiusura. Ora, che Putin abbia fatto di se stesso un marchio si spera sia chiaro a tutti, ebbene, ne viene fuori con possente quanto disturbante evidenza che questa non una guerra tra oppressi e oppressori, ma una guerra interna a un sistema vizioso e chiuso di oppressori oppressi, una guerra allultima mercificazione, uno scontro allultimo gadget: cambiano i prodotti, cambiano i gusti in fondo, ma limportante produrre. Questo il cardine di tutta la degenerazione contemporanea: dietro tutte le sue svariate maschere ancora il capitalismo che invia i suoi araldi a uccidersi a vicenda in guerre allultimo sangue che nessuno dei contendenti, pratici del gioco, mai sottovaluterebbe. Questo il terrore di Putin, non altro. E non ridicolmente brutale, grottesco, tanto per chiamare le cose col proprio nome. Il capitalismo un virus capace di smembrare e uccidere i suoi figli, le sue macchine, decomporli e nutrirsene, e questo lo hanno capito benissimo sia Putin, terrorizzato, che le Pussy Riot, veloci al fulmicotone nel registrare il proprio marchio. Queste furbissime signorine dimostrano la deriva, palese, di tutta una societ inglobata in una pseudorivoluzione che di rivoluzionario ha solo laspetto degenerato del rivoltante. Pare di sentire il ruggito In your world, all
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things return to me, solo che non sono i Morbid Angel a cantare i Grandi Antichi, ma il capitalismo a istigare i piccoli, miseri, contemporanei. Tutto ci vale a dire che, dato lattuale stato di marcescenza irreversibilmente diffuso dal modello mercantile della produttivit a scapito dogni valore e dogni idea, non ci si pu pi fidare di niente e di nessuno. Torna estremamente urgente una filosofia del martello, e stavolta si pu partire dalla certezza che si deve martellare su tutto, limportante mai fermarsi. Se ci si ferma a smantellare, a decostruire, plausibile il sospetto che si stati gi ingoiati dal capitalismo. Oramai ogni singolo atto che investa un numero di persone superiore a quelle che si posson contare sulle dita di un monco un atto capitalista. Ogni atto che inciti alla libert, e parimenti alloppressione, un atto capitalista. Ogni atto che inciti allordine pubblico, o al disordine, un atto capitalista. Ogni atto che costringa, o liberi, in forme di civilt un atto capitalista, dietro il quale si cela sempre il vero dramma dellera della postinformazione. E questo dramma siamo noi. La questione non mai quale forma di potere sia giusta o quale rivolta lo sia. Mai. Potere e rivolta non hanno alcun senso, almeno non ne hanno alcuno da un punto dosservazione spirituale. Ed chiaro che chi assume tale visione del mondo, spirituale contra materialistica, rischia di divenire pericoloso per il potere dominante, oggi detto capitalismo. Ma non assolutamente il caso delle Pussy Riot, meno che meno il caso delle femministe che non hanno nulla di spirituale ma rientrano pienamente in tutta la serie di abbagli del mondo moderno. Si deve essere avvezzi alla vita sulle montagne, a vedere al di sotto le meschine ed effimere chiacchiere della politica e dellegoismo dei popoli. Bisogna diventare indifferenti, senza mai chiedersi se la verit sia utile o fatale per qualcuno Una predilezione della forza per domande che nessuno ha oggi il coraggio di porre; il coraggio del proibito; la predestinazione al labirinto. Unesperienza fatta di sette solitudini. Nuove orecchie per una nuova musica. Nuo30

vi occhi per ci che pi distante. Una nuova coscienza per verit finora rimaste mute. E la volont per leconomia in grande stile: mantenere la propria energia, il proprio entusiasmo. Il rispetto per s stessi; lamor proprio, la libert illimitata in relazione a se stessi5. La storia un ciclo, ogni cosa arriva al suo esatto momento, loppressione, la rivolta, sono fasi organiche di uno stesso essere vivente: la questione della giustizia, del bene e del male, sono illusioni, dal punto dosservazione della storiaorganismo sono fantasmi, paranoie, e soprattutto non pertengono alla sua vita, meno che meno alla vita di organismi dissidenti, ossia coloro che sono usciti dal cerchio della storia e inattuali per citare ancora Nietzsche si schiodano dagli imperativi del potere dominante. Quando questa dinamica sfugge ci si abbandona al pigro clamore dellimmagine mercificata. Si crolla nella pornografia della visione, per citare una felice espressione di Gabriele Montagano. Questo il capitalismo, la mercificazione della visione, delle ideologie che si auto-scomunicano, si svuotano e in una catena di sviste si sperdono. Capitalismo non voler vedere ci che non ci vogliono far vedere perch non hanno voluto vedere. Sul femminismo come svista. Tornando sullespediente dei terribili cappucci colorati delle Pussy Riot, c ancora qualcosa da dire. Come abbiamo visto tale strategia non inerisce una deindividualizzazione liberatoria, bens partendo da tale pretesto in realt trattasi di una strategia dimpatto sul mercato, che finir, facile ormai a predire, nella compravendita di un nuovo marchio al miglior offerente. Ovviamente, quando i riflettori si saranno spenti. In fondo, lespediente dei passamontagna pu essere banalmente considerato esteticamente brutto, oggettivamente brutto, e senza sprecare neppure una riga a dimostrare tale evidenza resta evidente che tale bruttura , paradossalmente, ancora uno dei tanti metodi di mercificare il cor5 F. W. Nietzsche, LAnticristo, Adelphi, Milano 2000. 31

po della donna, tipico rinculo del femminismo. In effetti, la stessa bruttissima scelta delle vecchie femministe di non indossare reggiseno, di farsi spuntare peli ovunque, di vestire in maniera opinabile per usare un eufemismo, ancora, integralmente, un utilizzo strumentale del corpo. Da qui alla mercificazione il passo brevissimo. Tshirt, bandiere, gadget, tutta unindustria di pornografia della visione, ideologia pornografica in s, mercimonio teatrale, speculare, se non radicalmente identica, alla pornografia propinata dal modello femminile complementare (non opposto), ossia quello della donna alla moda, sempre truccata, tacco a spillo al supermercato un po per idiozia e un po per quella strana indole di competition tra donne alla cerca spietata di spermatozoi. Entrambi i due tipi di femmina hanno liberamente scelto desser schiave di unidea. Un modello vale laltro. Da un fronte affiora una mascolinizzazione della donna, dallaltro una disperata risposta alla femminilizzazione degli uomini, naturalmente errata proprio in quanto disperata. Ma ci che ci preme in tal sede smantellare il chiassoso femminismo di maniera, poich su tutto il resto ci si pu arrogare il diritto del no comment, e dunque, lallucinazione del femminismo sta tutta in quei bruttissimi passamontagna e in quegli orrendi peli sulle gambe, sta, cio, nella produzione di bruttezza. Una tara genetica chaffligge lo spirito: limpossibilit a incarnare la bellezza, propagando bruttura e indifferenza, tanto quanto, sullaltro fronte, viene profusa una scriteriata adesione alla vita e allimperativo della sopravvivenza e della riproduzione a ogni costo quasi negli stessi termini capitalistici della produttivit sopra ogni valore. Di tal fatta ogni brama ossessiva di ogni fanatismo, che naturalmente maschera tuttaltro: servi dei servi della schiavit al potere, siccome impotenti. Produttori di sterilit, dunque. Ma il potere non potenza, ch sempre aperta e mai sabbassa a compiersi, piuttosto lazione che sinnalza alla sua irrimediabile infinit, eternandosi e mai compiendosi: questa la differenza tra rito e dovere. Differen32

za che conobbero bene le mulieres religiosae e le mulieres maleficae, differenza che nessun capo di Stato e nessun movimento pseudo-rivoluzionario potr mai incarnare per quellassunto iniziale che, diciamolo ancora, ogni largo consenso figlio della mediocrit. Tutto ci che viene prodotto in termini capitalistici un insulso dovere di sopravvivere, che nel suo allucinatorio produrre sta spegnendo ogni forza spirituale, viva nella memoria di ogni dissidenza: identicamente alle forme di vita pi inette su questo pianeta, passiamo dalla riproduzione seriale senza istinto e senza prospettiva fino al mantenimento delle comodit, inclusa quella di sentirsi meglio per essere tanto babbei da aderire a un ideale, compiendo un dovere che qualcuno, dal podio da servire o soppiantare , ha legittimato per allucinatorio assegnamento dei ruoli (altra comodit, altro fantasma). Cosicch si parla sempre a nome di qualcun altro, per una credenza, una ideologia, una bandiera, cose intercambiabili in qualsiasi momento critico con altre bandiere, altre ideologie, altre credenze. Redenzione, salvezza, sopravvivenza, rigorosamente sempre in nome di qualcosaltro. Nel caso del femminismo si assiste a un disturbo ossessivo-compulsivo generato da un fantasma di sottomissione, fondato su un malsano capovolgimento dei sessi, in termini strettamente metafisici. I punti nodali sono comuni a ogni ideologia pseudorivoluzionaria: Uguaglianza, Fraternit, Libert. La fraternit fa meramente da collante emotivo. Uguaglianza e Libert sono le reali illusioni, traslate sotto i rinnovati claim dellEmancipazione e della Parit. Cose, queste, che neppure venivano degnate dattenzione da quelle donne e quegli uomini che furono realmente dissidenti e pericolosi per il potere dominante. E questo non monumentalismo nostalgico, esistono tuttora, come allora, streghe e carismatiche che sempre destabilizzeranno il potere. Quali erano i problemi del primo femminismo? Il diritto al lavoro, il diritto al voto! Bene, senza dilungarci troppo su una questione che ci porterebbe lontano, quella della democrazia, la domanda che qui si pone : davvero basta il voto
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ad accertare la propria libert? La situazione in cui ci troviamo oggi una sufficiente prova, se non del contrario, almeno del dubbio che forse la libert non un optional del diritto al voto. Dubbi vivificati dallodierna decadenza di quei problemi di un tempo, oggi trasformatisi nella conciliabilit di lavoro e maternit, nei diritti di parit, nel diritto alla carriera, e via peggiorando. Pi che problemi, sembrano crucci di chi vuol possedere il potere e non ci riesce, come ogni ladro fallito. Ma chi stabilisce che lavoro e famiglia siano conciliabili? Nella vita vera non si deve conciliare un bel niente. Chi, inoltre, stabilisce una gerarchia di valore? La fantomatica autonomia economica? Ecco il dramma. Il continuo insozzarsi di materialismo, dramma che non ha partito, non ha bandiera e non ha sesso. Chi si oppone, invece, realmente al sistema oppressivo, un liberato dalla libert, uno svincolato da ogni illusoria autonomia. estremamente deprecabile da parte del femminismo il richiamo alle vere vittime delloppressione di ogni tempo, vittime delle quali solo alcuni dei casi pi emblematici sono stati riportati sopra. Quelle furono e sono perseguitate davvero, e mantennero e mantengono una dignit e unumilt sopra ogni immaginazione, senza mai svilirsi in chiassose forme di protesta a rivendicare qualcosa di inesistente come parit e libert. Perch a quelle donne che persero la vita tra le lingue del fuoco, nessuno potr mai restituire niente, cos come alle donne realmente perseguitate dal materialismo, in forme cos silenti e invisibili che neppure osereste immaginare, nessun potere contro cui scagliarsi donchisciottescamente potr mai offrire niente. Se nemmeno le sciagure della storia e della vita vissuta hanno insegnato che c ben altro nella vita che diritti e lavoro, che sono spauracchi dinanzi ai dolori radicali dellesistenza, beh, allora parliamo di frigiditspirituale. Riflettiamo sulla parit... Ma davvero si pu essere tanto intontite da non vedere la bellezza, la meraviglia di questa natura che ci ha donato le polarit? Gli oppressori medievali le usarono in termini oppositivi per perpetrare la loro vana
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gloria, nel sangue di migliaia e migliaia di innocenti, e paradossalmente, il femminismo ne fa ancora un uso oppositivo, senza capire che siamo divisi per poterunirci, in forme e ruoli differenziati, in nature complementari. Questa dovrebbe essere la natura del rispetto. La parit non presunta onnipotenza, ma accettazione profonda, adempimento allesclusivit e alla complementarit. E la libert Su tale punto concludo con le parole di Shrimati Devi, riportate da Eliade nei suoi diari dellIndia: In primo luogo, la libert non ci interessa. unillusione della quale ognuno si liberer prima o poi. La nostra vita determinata dalla sorte, dal karman, e ogni evasione non fa che stringere ancora di pi la catena del destino. E ancora: Ogni indiana
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sogna dimitare una delle eroine del Mahabharata o del Rarvayana. Ognuna ambisce a divenire una dea. Con tali vertici davanti a noi, cosa ce ne faremmo della capricciosa libert delle nostre sorelle europee? La getteremmo al vento come fiori di loto sul fiume, senza per questo abbandonare laltare eretto a riva. Perch, vede, non esiste felicit passeggera, non c beatitudine che nelleternit. Il resto cinema e jazz. Parole che niente vogliono avere di conclusivo e che neppure risolvono le vere condizioni di oppressione che donne e uomini hanno da sempre subto, valgono solo da invito alla riflessione. E per finire, una preghiera, con cuore adorante. Donne, voi profondi spiriti e dimore di stelle, anime femmine, meravigliosamente femmine, non cadete nella patetica pigrizia insieme ai vostri uomini incapaci di darvi un orgasmo perch troppo presi a rubarvi la loro misera eiaculazione... essa unallucinazione. Non cadete nel pateticocomplicarvi lesistenza come il resto dellumanit dormiente che passa le epoche aspalmare asfalto sulla terra,costruire palazzi orrendi, far crollare borse inesistenti come il denaro,disboscare la terra e inquinare i mari,rubare aria al cieloeluce alfuoco, tradirsi a vicenda,accumulare oggetti, vestiti, case, macchine,alterare i cibi, distruggere le tradizioni, dimenticarsi che siamo altro. Molto altro.

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contro la mediocrit d e l l u o m o contemporaneo


alessandro vivaldi

Sermone

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La critica, o forse la questione, che stata maggiormente mossa al numero 0 di Eretici stata la necessit da parte del cuore pulsante del progetto mi si passi il termine per descrivere a grandi linee la comunit dintenti o dintenzioni degli autori di opporsi a chicchessia in maniera veemente, o, in altre parole, di definirsi esclusivamente per antitesi. Innanzi tutto, questo solamente in parte vero. Infatti se da una parte il progetto nasce come risposta o reazione alla cultura dominante altrettanto vero che esso si pone in maniera costruttiva, affrontando questioni filosofiche, artistiche, letterarie e spirituali attraverso i molteplici punti di vista degli autori; ognuno di essi a suo modo propone unantitesi di certo attiva o comunque uno spunto di riflessione: quandanche esso decostruttivo, comunque un passo verso la formulazione di azioni e pensieri alternativi al pensiero unico dominante. Ma, come accennavo poco sopra, vero che nasciamo da unopposizione e di questa opposizione non ci vergognamo. Anzi, ci vantiamo di nascere da unantitesi per giunta veemente, esponendoci a critiche scontatissime che il sottoscritto definisce morelliane dallinfausto psicologo da talk show da quattro soldi.

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Questa opposizione si quella al pensiero unico dominante, ma anche e soprattutto alla tipologia dumanit che di tale pensiero si fa portatatrice. Potremmo proporre un modello dumanit differente rispetto a quello attuale e dominante, senza prima ridurre questo a brandelli? Assolutamente no. Perch, questo deve essere chiaro, non si tratta quasi mai di nascere diversi. Nascere diversi un caso estremamente eccezionale. Quindi, si tratta, in una congiunzione di contemporaneit, di essere e divenire diversi. Di sviluppare, attraverso pensieri e azioni su s stessi e sulla propria vita, una tipologia di weltanschauung diversa da quella dominante, o ancora meglio molteplici visioni del mondo alternative. Ora, viene da s come le tipologie umani attuali risultino essere variegate per condizioni culturali, sociali, economiche e strutturali in genere. Tuttavia possibile definire come portatrice del pensiero dominante consumistico e livellante verso il basso (vale a dire: medio, mediocre) una macrocategoria umana che definiremo come Homo Murtans (da murtatum o mortarum, vale a dire mortadella). Non si tratta qui di definire strictu sensu una razza o una categoria, ma una sorta di fenomenologia antropologica del tipo umano che pi rappresenta i tempi odierni al fine di proporne unantitesi. Perch dunque Homo Murtans? Diciamo che la definizione si origina da alcuni studi lombrosiani dietro gli Eretici, che poi si sono rivelati in realt insufficienti: non si poteva ridurre la categoria del Murtans a meri tratti fisiognomici. Essa risulta essere infatti tanto virale da aver influenzato o eventualmente essere diretta conseguenza lintera cultura contemporanea. Va da s per il dover mostrare come questo mitologema antropologico nacque. Ed esso nacque col Mortadella per eccellenza: Romano Prodi, cos battezzato dal giornalismo nostrano. Ci si accorse presto della somiglianza del Prodi pi giovane con determinate tipologie di giovani doggi, diremmo dei generalmente detti bravi ragazzi di buona famiglia. Insomma, il Prodi rappresentava il buon partito da
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sposare. Da questa connessione nacque lanalisi in questione talvolta seria, talvolta faceta che per ben definiva il problema della mediocrit dei nostri tempi. Se inizialmente la categoria si identificava con tratti somatici ed estetici specifici (faccia pulita, pienotta, sguardo spento, atteggiamento pavido velato di arroganza, golfino comprato da mamma, camicia o polo a righe, etc.), si poi verificato essere in primis una categoria mentale, caratteriale o pi in generale culturale. Quale quindi lo scopo primo di questa breve nota? Individuare sarcasticamente - a grandi linee la categoria culturale umana dominante non solo a livello economico, ma anche e soprattutto a livello professionale e accademico (inficiando quindi la produzione di cultura e di lavoro/prodotto) e quindi sociale, nonch tracciarne una possibile antitesi. Categoria culturale e fenomenologica abbiamo detto: si, perch il Murtans non rimane racchiuso entro tipologie facilmente individuabili. in realt una sorta di gene culturale che si riproduce e si espande allinterno di apparentemente differenti tipologie umane. Proprio tale gene ampiamente diffuso ingenera nella compagine umana la malattia tipica del nostro tempo e quindi lo stendardo stesso della specie che andiamo definendo: la mediocrit. Tale mediocrit si esplica in genere mostrando due caratteristiche del trittico inconsapevolezza, irresponsabilit, inconsistenza. Per inconsapevolezza si intende lincapacit di interrogarsi sulla propria natura e su quella del mondo. Necessariamente tale mancanza porta lindividuo allimpossibilit di crescere e progredire e quindi di compartecipare consapevolmente alla crescita dellambiente che gli attorno. Per irresponsabilit si intende lincapacit di agire e pensare secondo un semplice assunto, invero che ogni azione/decisione genera delle conseguenze, e di esse deve farsi carico chi ha preso la decisione o portato in essere lazione. La mancanza di tale assunto/condizione nel processo decisionale, comporta lintraprendere azioni in maniera superficiale, spesso aumen41

Studio anatomico di Juan Valverde de Amusco

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tando esponenzialmente il danno su terze persone o situazioni. Per inconsistenza si intende lincapacit di essere un soggetto invididuato in maniera consapevole, radicato nella propria coerenza e nel proprio indagarsi, nonch nelle proprie azioni. Significa sostanzialmente essere privi di qualsivoglia personalit attiva, essendo identificati esclusivamente con le apparenze generate dal proprio ruolo lavorativo o sociale. Lintrecciarsi di due o tutte le caratteristiche basilari di cui sopra genera nel Murtans degli atteggiamenti tipici e ampiamente diffusi nellattuale societ, sui quali possiamo soffermarci solo brevemente per questioni di spazio. Il primo ovviamente latteggiamento utilitaristico, il quale prevede il leggere la propria esistenza nellottica del guadagno e dellutilit, ovvero lincapacit di concepire unazione in senso etico o estetico; tale atteggiamento non va invero confuso con lassunto ogni cosa ha uno scopo tipico di alcune filosofie e correnti spirituali e basato su tuttaltro assioma che non il guadagno materiale. Seguono accoppiati latteggiamento cinico e quello patetico: apparentemente opposti (mancanza di emotivit eccesso di emotivit) essi sono in realt i lati di una medesima moneta forgiata da inconsapevolezza e inconsistenza: il risultato lincapacit di interrogarsi sui propri movimenti interiori analizzandoli, decostruendoli, rigenerandoli. Vi poi latteggiamento artistico-intellettualistico, che tipico del Murtans nella sua veste di artista, filosofo o pseudo seduttore; tale atteggiamento generato da un mix devastante di irresponsabilit, inconsapevolezza, inconsistenza, atteggiamento utilitaristico: ci si ammanta di ciance artistiche o filosofiche nel tentativo di ottenere una posizione sociale diversa o, ancor pi infimamente, sopperire a mancanze del proprio ego in maniera materiale. Segue il diffusissimo atteggiamento consumistico, che si esplica su due direttive: il soggetto consuma per s, e attraverso questo consumo la societ consuma il soggetto. sostanzialmente la questione delle batterie umane affrontata nel lungometraggio Matrix, copiata a molti filosofi e
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soprattutto paradossalmente citata da molti Murtans. Vale la pena infine citare latteggiamento superomistico e latteggiamento animalistico: nel primo probabilmente generato da una massiccia invidia del pene o dellutero si cerca di ammantarsi di un alone di superiorit con le sole ciance, evitando accuratamente ogni prova che la vita pu porre davanti al soggetto per dimostrare tale superiorit. Il secondo caso, derivante dal primo, il tentativo di assumere le sembianze di un essere pi ferino nel cogente desiderio di sfuggire alla categorizzazione entro i parametri del Murtans. Riassunte in queste poche righe le strutture portanti del Murtans, possiamo notarne subito la diffusione capillare intorno a noi: individui che tendono a scegliere il facile comodo, lutilit economica, le ambizioni pi basse, o le pi alte da ottenere coi mezzi pi biechi (e semplici); si arriva ai paradossi del voler vita tanto comoda da non voler scegliere ma pretendere lillusione di aver scelto (eccola: la menzogna assoluta della democrazia!), del vantarsi di cose ottenute con linganno o con il favore di mamma, o lessere ci che non si o ci che si grazie ad orpelli esterni, o addirittura il fare del sarcasmo su fini superiori di terze persone. Il Murtans colui che si esaurisce per problemi minimi (lesame alluniversit, il sequestro della moto), che fa dellironia sul fatto che la propria donna vorrebbe prendere una seconda laurea in lettere, che incapace di parlare di qualsivoglia argomento che non sia mera chiacchiera da bar dello sport o guadagno materiale. Ma ci sono altri due punti sostanziali che necessario affrontare per arrivare allantitesi. Li chiameremo, per brevit, Ipocrisia e Terrore. La prima si basa sostanzialmente su due princip: lusare due pesi e due misure a seconda dellutilit che deve derivare da una opposizione, invero il dover necessariamente scendere sul piano della contraddizione in termini pur di avere ragione (esempio: disintegro intere industrie mandando sul lastrico dodicimila famiglie, sono un eroe del capitalismo. Se, di contro, porto in tribunale un oligarca del petrolio per essersi comprato e venduto illecitamente tutte
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le risorse petrolifere di un paese di 170 milioni di abitanti, sono un criminale internazionale), o del citare princip etici solo quando gli pi comodo (dicesi: diritti umani ed annessa dittatura internazionale dei diritti umani, dicesi anche ciarpame borghese); il secondo principio quello erroneamente attribuito a Voltaire, invero non condivido la tua idea ma darei la vita perch tu possa esprimerla; tale citazione in realt non presente nellopera del pensatore, ma ampiamente citata dai Murtans. Giova ricordare in tal senso altre due citazioni di Voltaire: i negri e le negre, trasportati nei paesi pi freddi, continuano a produrvi animali della stessa specie e i negri sono, per natura, gli schiavi degli altri uomini. Essi vengono dunque acquistati come bestie sulle coste dellAfrica, ma giusto per ricordare ai lettori (e ai Murtans) a quali contraddizioni in termini spesso si affidano. Va da s comunque che il pensiero suddetto attribuito a Voltaire si tramut subito in quel simpatico capitale evento universalmente

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conosciuto come Rivoluzione Francese, che fu un po lapoteosi del Murtans e della sua Ipocrisia, traducendosi de facto sin da subito nelle Guerre di Vandea, che possiamo definire il primo genocidio democratico, nonch antefatto delle moderne guerre preventive e guerre per i diritti umani (a suon di mortadelloso fosforo bianco). Ipocrisia ovviamente strettamente connessa a Terrore, fenomeno peculiare in cui il Murtans avverte istintivamente ogni tipologia umana diversa da s, e ne terrorizzato: tenta allora di corromperla, convertirla, comprarla e, quando ogni tentativo va a vuoto, nellincapacit di comprendere ogni cosa che vada al di l della sua mediocrit e del suo utilitarismo, allurlo di sappiamo che sei migliore quindi ti spezziamo le gambe crea il suo principio pi ipocrita: vivo e lascio vivere davanti, ma dietro sopprimo ogni cosa non rientri nel mio concetto di normalit (mediocre). Ma possibile essere qualcosa di diverso dallo Homo Murtans? O siamo tutti quanti destina47

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ti a diventare un branco di panzerotti paffuti, incravattati come burini a festa, col rolex o peggio con la polo comprata da mamma, a quarantanni ancora a casa con la colazione pronta e il caff a letto, a dimostrare la propria mascolinit con la moto, i tatuaggi per sembrare pi virili, e poi con le lampade, la depilazione, la palestra e la vanit da giornale (e di riflesso, sia chiaro, tutto quanto compete, di contro, alle femmine della specie qui descritta)? Vi da dire che tutti nasciamo, come specificato in apertura, in questa specie e in questa societ. Siamo tutti potenzialmente dei Murtans. Basta abbandonarsi alla corrente. Basta smettere di porsi domande. Molti diventano Murtans in atto a trentanni, dopo che si sono spenti gli entusiasmi giovanili. Divenire qualcosa di diverso, una scelta. Significa scegliere di essere responsabili, consapevoli, consistenti. Significa resistere ad una societ composta da schiavi che con la scusa dellindividualismo intende sopprimere lindividuo pensante. Significa interrogarsi costantemente e senza posa su s stessi e sulla natura di ci che ci circonda. E porsi domande sempre ed ineluttabilmente scomodo: perch pone in essere cambiamenti ed evoluzioni, perch rimuove scorie, e quando si decide di rimuovere da s una scoria, significa anche decidersi di farsi male per unambizione superiore, fossanche il perfezionamento fine a s stesso. Decidere di astrarsi dalla societ dei Murtans, di essere un eretico, bollato come un sociopatico o un pesante, non cosa da tutti, perch significa entrare necessariamente in unopposizione in cui la maggioranza che dallaltra parte tender pi o meno inconsapevolmente alla soppressione dellaltro. Significa, senza se e senza ma, scatenare una guerra doppia: dentro di s e contro il resto del mondo. Una guerra che nella situazione attuale va combattuta con strumenti quali letica e lestetica, che sul piano materiale sono perdenti. Ma e questo va sottolineato sono vincenti su altri piani: creano persone migliori, e questa la verit che va affermata con pi forza di fronte ad una maggioranza di plebei che cianciano cose tipo poeti e filosofi non servono a niente.
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Bisogna abituarsi al sacrificio di s, al fare comunit che questo lunico modo per resistere che da soli si va poco lontano e al credere nella regola dellexemplum, ci si deve educare al bello e allArte, in senso estetico, ma anche in senso etico, invero lArte dellAzione. Si devono esplorare gli estremi propri e del mondo per trovare un equilibrio interiore che non sia ipocrita apatia ma dinamica vibrazione, passione che arde inestinguibile verso gli altri e verso il mondo, verso la Vita. Si deve, senza se e senza ma, senza requie, affrontare la vita come fosse una guerra: sperimentarla, esprimerla, comunicarla, agire in essa, sfruttarla, in altre parole: cavalcare la tigre. Si, si pu essere diversi, si pu divenire diversi: in questo occidente di superficialit e qualunquismo, di arroganza e individualismo sfrenato volto allo schiavismo, di utilitarismo e irresponsabilit, di ipocrisia e di perbenismo borghese, ci sono ancora alcune vie duscita per chi non vuole essere sommerso dal mortadelloso grigiore imperante. Per sopravvivere, per vivere, in questo grigiore invadente ed estinguente portato dal gene dei Murtans, bisogna addestrarsi costantemente e prepararsi a questa guerra interiore ed esteriore; bisogna addestrarsi, si, ad essere eretici e diversi, ad avere la mente di un ribelle, il cuore di un soldato, lirriverenza e il pathos degli spiriti antichi del mito. Sine requie.

Questo articolo stato scritto ascoltando The Devils blood The time of no time evermore.

Da pagina 44 fin qui, le foto sono di Anita Annunziata. Mentre, lo sfondo di questa e della seguente pagina opera di Federico Marafin.

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Corpus Iconographicum

La seguente sezione iconografica frutto di lunghe ricerche affrontate dal sottoscritto in collaborazione con Vinz Notaro, base su cui abbiamo avviato i nostri studi lombrosiani sullHomo Murtans. Riteniamo di non ledere copyright n di ledere l'immagine di nessuna delle figure presentate, per due ordini di motivi: 1) il nostro progetto, Eretici del Terzo Millennio, da reputarsi opera di volontariato per il bene dellumant, indi priva di fini lucrosi, che financo disdegnamo; 2) per vostra scelta viviamo in un paese democratico ove ognuno libero di parlare di tutto e tutti, per nostra scelta ci arrogiamo non solo il diritto di esprimere il nostro pensiero, a voce alta, ma linintaccabile dovere di diffondere la nostra opera scientifica.

dentro ognuno di noi c un mortadello. Sopprimilo prima che si manifesti. Loro non ce lhanno fatta.

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Tavola 1 Fisiognomica dellHomo Murtans.

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Tavola 2 in alto a sinistra: lorigine della specie, Homo Murtans primievo; in alto a destra: la degenerazione della specie, Homo Murtans alla deriva; sotto: due esemplari di mortadello comune, Homo Murtans della porta accanto.

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Tavola 3 in alto: due esemplari di Homo Murtans nelle loro piene funzioni impiegatizie; sotto: Homo Murtans detto piagnone, origine di strane mode parlamentari.

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Tavola 4 Si notino gli atteggiamenti pop-dance dei tre esemplari di Homo Murtans. LHomo Murtans, mediocre per antonomasia, far sempre di tutto per dimostrae che non lo .

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Tavola 5 Curiosi esemplari di Homo Murtans, stranamente somiglianti a famosi personaggi del mondo politico italiano.

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La natura selvaggia,
andrea ans anselmo

le cime maledette e le inquietudini della Zona


Questo non soltanto un articolo sul simbolismo della montagna in chiave evoliana, non temete, pur con tutto ci che di positivo, elevato ed interessante si possa rintracciare nellanalisi della montagna fatta da Evola. I rapporti tra il simbolismo della montagna e la pratica alpinistica sono stati oggetto, infatti, alcuni decenni orsono, di un noto studio di J. Evola dal titolo Meditazioni delle Vette 1 tanto che non ci sembra il caso di ripeterne il contenuto. per significativo ricordare come lautore abbia proprio richiesto che le proprie ceneri venissero sparse sul ghiacciaio del Lyskamm, sulla sommit del massiccio del Monte Rosa, dove da giovane aveva provato forti esperienze in campo alpinistico e dove, vuole la leggenda, un tempo sorgeva una fiorente civilt poi scomparsa, una sorta di Agarthi nostrana. Meditazioni delle vette non certamente lunico scritto a legare la montagna ad una realt altra e spirituale, poich in effetti possiamo citare il noto racconto Il monte Analogo (edito da Adelphi) di Ren Daumal oppure le incredibili scorribande Himalayane di F. Ossendowski nel suo epocale Bestie, Uomini e Dei con il suo corollario di civilt nascoste allombra dei picchi asiatici.
1 Edizioni del Tridente, La Spezia 1973. 57

In questa sede per se si faranno riferimento a questi noti antecedenti sar come spunto di partenza. Vorrei infatti parlare della montagna e pi in generale degli ambienti inaccessibili e selvaggi, per quanto di inumano, remoto, freddo, tellurico e terribile essi procurano a chi la frequenta. Vorrei anche rimanere fedele al vissuto, allesperito, a ci che insomma ho sentito con le mani, con il sudore e soprattutto con il sangue versato nelle varie pratiche montane che ho avuto modo di sperimentare negli anni. Horror vacui Sullarco alpino, in Val dAosta ad esempio, lespressione orrido fa riferimento a quelle gole scavate da corsi dacqua impetuosi che possono generare spavento, o insinuare turbamento, per il loro presentarsi come ferite sulla crosta terrestre, ma in taluni essi possono anche suscitare la temerariet di fronte allo sconosciuto, al selvaggio e allimponente. Il terrore del vuoto, che nellarte ad esempio viene associato alle fitte decorazioni pagane ricoperte di primitivo cristianesimo dellirlandese Book of Kells che ebbi modo di fissare a Dublino qualche anno orsono, il principe dei percorsi estremi fatti sui cornicioni ghiacciati, ponti che superano gli abissi dei crepacci aperti e che diventano la prova da affrontare, come un fluire samsarico da superare. In quei momenti, appesi magari grazie ad una sporgenza di pochi millimetri affioranti dalla roccia, cercando di non guardarsi troppo attorno proprio per questo horror vacui persistente, si diventa piccoli berserker, non si sente il dolore, si disposti ad infilare ginocchia, gomiti, in qualsiasi fessura o anfratto pur di non cadere. Per minuti si sanguina senza provare alcunch. Possiamo definire questa condizione come una sospensione della coscienza ordinaria? Un interrogativo aperto. Il parallelo con il berserker, il guerriero sacro per eccellenza, pu sembrare forzato, eppure le attivit svolte in montagna, che lo si voglia o no, possono presentare delle caratteristiche marziali evidenti. Il silenzio, la colonna in marcia durante unescursione, le sveglie allalba, la
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cura meticolosa delle attrezzature, la gerarchia verso chi comanda la cordata, il cameratismo, lo sprezzo per il pericolo e soprattutto il farsi forza difronte alla paura. Ad una certa altitudine, con lavvicinarsi dei 4.000 m, il linguaggio si fa breve, conciso, determinato, essenziale. Non c posto per lo sproloquio borghese, per le giustificazioni. Tutto essenziale eppure sacro e poetico al tempo stesso. Sulla sommit del monte quasi sempre si trova una croce o una immagine votiva, sia come axis mundi che come esorcismo verso ci che di numinoso la montagna pu scatenare. E dunque crocifissi e immagini mariane stanno a mitigare il mai domo e tremendo spirito della morte in alta quota. Amore per la montagna e morte per la montagna Proprio la presenza di questo terrore ancestrale e panico verso il vuoto comporta quellatteggiamento smarrito di coloro non
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iniziati al culto delle vette che mi interrogano in merito alle mie esperienze montane. Volti stupiti - E chi te lo fa fare!? soprattutto di fronte al pericolo della morte, costantemente presente ad ogni pi sospinto o ad ogni metro di arrampicata. Questa sensazione, resa certamente pi pervasiva dalle notizie sugli incidenti in alta quota, veri e proprio bollettini di una guerra ingaggiata da chi tenta lignoto e il caos ordinato della montagna, che per si fa beffa di queste truppe di temerari inghiottendoli nei suoi crepacci o coprendoli, come una madre terribile che soffoca i propri figli, a suon di valanghe. E cos alle leggende ancestrali sui monti maledetti o sui ponti del diavolo cos diffuse tra le genti di montagna, si sovrappongono le vicende di alpinisti che trovano la morte sistematicamente in determinati luoghi, talvolta persino a dispetto della loro pi o meno ampia preparazione tecnica. Nota a molti la tragica vicenda della scalata
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della parete Nord dellHeiger il cui toponimo secondo alcune ipotesi significherebbe lalta lancia, che mi piace pensare sia la Gungnir di Odino raggiunta per la prima volta il 24 luglio del 1938 da una cordata tedesca ampiamente sponsorizzata dal regime nazionalsocialista. Lintera parete soggetta a continui scarichi di neve, ghiaccio e rocce che si distaccano in particolare nel periodo estivo. Inoltre in ragione dei numerosi incidenti varie parti della parete sono state denominate con inquietanti denominativi come bivacco della morte, traversata degli dei o ragno bianco. Una parete cos difficile e mortifera da far desistere persino uno dei pi grandi alpinisti italiani di sempre, Walter Bonatti. Eppure la morte in montagna pu sopraggiungere anche per motivi quasi inspiegabili, che paiono lontani da quelli derivanti da elementi tecnici o condizione climatiche. In questo senso in una regione dellex URSS, sul versante orientale del monte Cholat Sjachl (la montagna dei morti), avvenuto uno dei pi controversi incidenti di alta montagna che la storia ricordi, il cosiddetto incidente del passo di Djatlov. In una zona che ricorda come vedremo quella del film Stalker di Tarkovsky densa di religiosit sciamanica, addirittura ancor oggi praticata dalla locale trib dei Mansi, sopravvissuta in minima parte al processo di sovietizzazione, un gruppo di studenti esperti di alpinismo furono ritrovati morti senza una apparente spiegazione. La spedizione, formata da dieci componenti successivamente ridottisi a 9 in ragione delle non buone condizioni di salute di uno degli alpinisti, appront un campo nella neve servendosi di una tenda, dopo aver sbagliato direzione avvicinandosi forse un po troppo al cosiddetto monte dei morti. Passati quasi 25 giorni senza ricevere notizie la tenda fu ritrovata, fortemente danneggiata e lacerata dallinterno. Da essa si dipartivano le tracce dei nove escursionisti visibili per circa 500 m, non di pi. Ad 1,5 km dalla tenda, al limitare della foresta, sotto un grande cedro, furono ritrovati nelle vicinanze di ci che rimaneva di un fuoco due corpi, vestiti solo con la biancheria intima. A qualche centinaio di metri dal cedro, distan64

ziati luno dallaltro, altri tre corpi. Gli ultimi 4, furono oggetto di ricerca per mesi e furono ritrovati soltanto al disgelo, coperti di neve, in una gola. Proprio la scoperta di questi forn i primi dubbi sulla dinamica dellaccaduto: il corpo di un alpinista aveva la testa fratturata senza ci fossero segni di colluttazioni o di lesione e altri due corpi presentavano il petto sfondato non si sa come. Il cadavere di una donna era privo di lingua. I vestiti, quando presenti, presentavano alti livelli di radiazioni ma colpisce particolarmente proprio il fatto che la maggior parte di loro fosse scalza o poco vestita nonostante le basse temperature. I medici sovietici affermarono che la causa della morte non poteva essere di origine umana, ma piuttosto pareva causata da una fonte di pressione forte ed irresistibile. Il luogo dellincidente si presta poi ad una serie di curiosit. Fu infatti proprio la taiga siberiana il luogo in cui si forma il giovane regista Tarkovsky. E presso una descrizione degli sciamani Samoiedi, abitanti di selvagge zone dellex URSS, che leggiamo un racconto tipico dellatmosfera iniziatica di quei luoghi: In seguito il candidato (sciamano) raggiunse un deserto e scorse, assai distante, una montagna. Dopo tre giorni di marcia vi arriv, e attraverso unapertura penetr nel suo interno, incontrando un uomo nudo che si dava da fare con un mantice.2 Un uomo nudo, un particolare inquietante come quello della tenda, dove abita lo sciamano, del fuoco e del cedro: Di solito, si iniziano sei giovani alla volta. Essi debbono vivere in assoluto isolamento in una capanna costruita a questa preciso scopo, ricoperta di foglie di palma. Da essi si esige un certo lavoro manuale; essi debbono occuparsi delle coltivazioni di tabacco del maestro-iniziatore e fare con un tronco di cedro una panca in forma di caimano che essi mettono davanti la capanna; su questa panca che si siedono tutte le sere per ascoltare il maestro o per attendere le visioni3.
2 Mircea Eliade, Lo Sciamanismo e le tecniche dellestasi, edizioni Mediterranee. 3 Ivi. 65

Gli inquietanti parallelismi tra le pratiche sciamaniche e i dettagli dellincidente del passo di Djatlov sono non pochi: La taumaturgia delle donne Jnnne-nuu non finisce qui; potevano rendersi invisibili, ferirsi con coltelli e sciabole, tagliarsi la lingua, inghiottire spade e sputare fuoco, farsi trasportare da una nube che allora splendeva come accesa da un fulmine. [] Un metodo ibrido nel quale la cura sciamanica appare gi trasformata in cerimonia esorcistica quello del kasak kirghiso. La seduta ha inizio con una invocazione ad Allah e ai santi musulmani, e continua con un appello ai jin e delle minacce agli spiriti malvagi. Il baqca canta in continuazione Ad un dato momento gli spiriti prendono possesso di lui e durante questa trance egli si mette a camminare a piedi nudi su pezzi di ferro arroventati e introduce pi volte uno stoppino acceso nella bocca. Tocca con la lingua il ferro rovente e col suo coltello, affilato come un rasoio, si colpisce il viso senza che rimanga alcuna traccia visibile. E ancora: Liniziatore faceva credere ai profani che egli si strappasse la lingua e gli occhi per scambiarli con quelli delliniziando. Egli lo trafiggeva anche con una bacchetta che, entrata nel ventre usciva dalla schiena senza effusione di sangue n di dolore4. Avventurandosi nel cuore della Zona La Zona dove avvennero le misteriose morti di quegli alpinisti fu dichiarata inaccessibile dalle autorit per tre anni e i documenti sul caso vennero secretati sino al 1990. Alcuni riportarono che nei dintorni furono ritrovati non meglio precisati residui metallici cui si aggiungono le elevate contaminazioni radioattive riscontrate sui brandelli di vestiti. Seppure siano state proposte teorie molto concrete, il caso lascia comunque molti dubbi aperti. In particolare alcuni fatti di contorno ricordano proprio lambiente magistralmente descritto da Tarkowsky nel suo film Stalker e denominato appunto La Zona: Ventanni fa allincirca, sembra che proprio qui sia caduto un meteorite che rase al suolo il villaggio. Lhanno
4 Ibidem. 67

cercato, questo meteorite, ma naturalmente non trovarono nulla. Poi qui la gente cominci a sparire. Venivano qui ma non tornavano pi indietro. [] Allora, alla fine decisero che il cosiddetto meteorite non lo fosse affatto e, per cominciare, disposero tutto intorno del filo spinato per impedire lingresso ai curiosi evitando loro prevedibili rischi. Cos cominci a correr voce che ci fosse un posto nella Zona dove si esaudivano i desideri e naturalmente, decisero di proteggerla come le pupille degli occhi. Chiss quali desideri potevano venire in mente a qualcuno. A complicare la vicenda sul passo Djatlov vennero riportate testimonianze in merito ad avvistamenti di luci arancioni nei cieli, che perdurarono per mesi tra febbraio e marzio, riportate anche da fonti indipendenti e autorevoli quali il servizio meteorologico, lesercito e altre spedizioni di alpinisti durante una escursione a 50 km dalla Zona. curioso che un altro luogo fortemente intriso di cultura sciamanica sia Tunguska, sede, pare, dellimpatto di un meteorite nel 1908, anche se come nel caso della Zona di Stalker siano molti i punti oscuri. Che cos stato? La caduta di un meteorite? La visita di abitanti dellabisso cosmico? Sta di fatto che nel nostro piccolo paese comparso uno straordinario prodigio: la Zona. Vi abbiamo mandato subito dei soldati. Non sono tornati. Allora abbiamo circondato la Zona con un cordone di polizia... E probabilmente abbiamo fatto bene. Del resto, non lo so, non lo so...15. Personalmente ho spesso provato un senso di distanza da qualsiasi interesse ufologico e non mi piace indulgere in aneddoti paranormali. Eppure, ho avuto esperienza in particolare di luci arancioni non meglio identificabili, avvistate in presenza di altri testimoni proprio nel cielo notturno nellex URSS. Lavvistamento fu molto simile ad altri di controversa attribuzione, avvenuti nelle stesse zone e ampiamente riportati dai media. Con ogni probabilit si tratt in quel caso di esercitazioni militari segrete, ma la coincidenza d comunque da pensare.
5 Stalker, 1979 68

Riprendendo il dialogo di Stalker, suona curioso questo Abitanti dellabisso cosmico. Non ci sembra simbolicamente casuale che uno dei racconti di maggiore estensione di H.P. Lovecraft sia proprio Alle montagne della follia, ambientato in una gigantesca catena montuosa antartica, sede di una civilt scomparsa, cos come nelle leggende sul Monte Rosa. Un po come dire che il Monte Analogo o la leggendaria Agarthi non siano necessariamente un luogo di pace e serenit, ma piuttosto un luogo di forze numinose incontrollate e forse proprio per questo, ancora pi sacre. Escursionista e alpinista oppure stalker o waldganger? Lo Stalker di Tarkovski, e prima di lui il personaggio di il Picnic sul ciglio della strada da cui fu tratto, un reietto, una guida dal fare silenzioso, solitario, introverso. Stupenda la scena in cui un cane nero, che richiama il simbolismo canile dello psicopompo, si colloca vicino allo stalker che dorme, in mezzo ad una pozza di acqua immota, elemento comune alla cinematografia di Tarkovsky ma anche potente simbolo dellinconscio in Jung e nelle sue interpretazioni oniriche. Pare poi che il cane non fosse per nulla previsto nella sceneggiatura, apparve inaspettatamente durante una ripresa e fu prontamente integrato nel film. Cos, casualmente (?), il simbolismo dello stalker, guida nellaltro lato della Zona, viene rafforzata proprio dal cane nero infernale. Non un caso che Tarkovski, eretico allinterno della monolitica Unione Sovietica, esule in Italia, sia cos tanto citato in questo articolo. Si tratta di un ponte cinematografico, che ricorda per certi versi il percorso fatto da Jnger attraverso le vicende del 900. Dalla mobilitazione totale al Ribelle e allAnarca, anche se in Tarkovsky manca completamente lesaltazione del lavoro e dellaspetto totale della contemporaneit novecentesca che invece ritroviamo nel primo Jnger. Il totalitarismo sovietico viene vissuto s in giovent ma da questo il nostro viene fatalmente soffocato e cos lautore si trova ostracizzato durante la sua maturazione, ostracismo che ne limita di molto le possibilit di
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successo internazionale. Sin dalle foreste della siberia la natura, il dubbio, il trascendente che si fanno interlocutori dei personaggi e forse ancora di pi dello spettatore stesso. Se lo Zeitgeist che form il primo novecento era fortemente totalitario, monolitico ed in un certo modo tecnologico, oggi tra coloro che non si riconoscono, tra gli stalker di questo millennio, lo Zeitgeist si conforma al riaffiorare del mito della Wilderness, della natura selvaggia, cui si rif ad esempio Claudio Ris nella sua introduzione al Manifesto contro la societ tecnologica del terrorista americano Unabomber, estrema e tragica figura ribelle. Unabomber, al secolo Theodore Kaczynski, fu uno studente modello di Harvard e un dotato professore di matematica a Berkeley. Nel 1969, nel pieno della contestazione giovanile al modello di civilt industriale, Kaczynski sceglie una strada coerente e radicale di separazione dal sistema. Si isola nelle foreste del Montana praticando una vita frugale priva di supporti tecnologici fino alla decisione estrema di cominciare una serie di tragici attentati contro la societ tecnologica per i quali fu successivamente condannato allergastolo senza la possibilit di una riduzione di pena. Seppure in modo tragico, torniamo quindi al concetto, e ne vale certamente la pena, del passaggio al bosco che daltro canto la base di ogni escursione montana, allincontro con il proprio Io. Vi saranno paesaggi pi lontani, pi sconfinati, pi calmi, pi freddi, pi duri, pi primordiali di altri: il linguaggio delle cose colto in deserti, rocce, steppe, ghiacciai, neri fiordi nordici; appunto in tutto ci che primordiale e inaccessibile6. Siamo in presenza di un ritirarsi su linee di difesa pi interne, pi concrete da parte di chi non si uniforma. Al confrontarsi nuovamente con la natura che proprio mentre spaventa i pi diventa oggetto di sfida mortale per chi non disposto alla resa.

6 Julius Evola, Cavalcare la Tigre, edizioni Mediterranee. Le foto presentate in questo articolo sono di Ans Anselmo. 71

NO ALLE MAFIE DELLE ARMI DA FUOCO. NO ALLE ARMI CON CONSUMABILI CHE INQUINANO L'AMBIENTE. SE AMI LA NATURA, USA IL PUGNALE. IL PUGNALE ECOSOSTENIBILE.
Eretici
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del

Terzo Millennio

Crepu scolo
francesco boco
Youre marching victorious with your banners of defeat. (Grinderman, When my love comes down) Polvere. Lavanzo di vite perdute solo polvere. Bruciate nel rogo della sconfitta, disperse in decenni di condanna, intere generazioni perdute percorrono la Terra disperdendosi, fluttuando. La loro rovina avvenuta per qualcosa di grande? Hanno per lo meno tentato? Ma cos il tentativo al cospetto del destino? Speranza troppo umana e caduca, che non pu trovare risposte ma solo ostacoli. Lottimismo spinge allazione dunque, eppure il pessimismo non un freno, piuttosto un altro modo di vedere le cose. Il vuoto di destino provoca la caduta del tempo. Il pensiero egualitario cerca la fine della storia, il paradiso dellimmobile uguaglianza. Perde di significato il tempo, ma allo stesso modo perde di senso lessere. Poich nel destino storico che esso si esprime e si manifesta nella sua autenticit. Se la storia il male ed dolore, la fine del tempo per costoro il raggiungimento della pace globale. Ma a quale prezzo? questa visione del mondo e il mito che la anima sono ancora troppo antropocentrici per esprimere una qualche verit essenziale.
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La fede in un dio non serve a salvare uomini esangui da una fine inesorabile. Perfino la guerra santa, rimasuglio di forze e fanatismi vigorosi del passato, abolita dal vocabolario comune. Ora si parla di ecumenismo e convivenza. Un grande calderone di puttane e malriusciti in cui di molte religioni se ne far una sola universale. Si pacificano i contrasti e si evitano i conflitti: tutto il mondo si occidentalizza. Ovunque il vigore e la forza vengono meno. Rieducazione. Lantropocentrismo un problema tipicamente occidentale, figlio di una visione del mondo fondata essenzialmente sul cogito ergo sum

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di Descartes e sulle conseguenze che da esso lilluminismo ha tratto. Il primato della ragione il primato delluomo sul circostante. Cos il problema primo di ogni politica e di ogni filosofia luomo in senso astratto. Non collocato storicamente, ma a-storico portatore di diritti universali. Cloaca maxima di ogni debolezza e abiezione, luomo ora non pi chiamato a una comprensione autentica del mondo e a compartecipare dellessere; egli giustifica il tutto in base al proprio guadagno. Il mondo una immensa banca sottoposta agli interessi di unumanit ormai annichilita e accecata.

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Problema della filosofia. Il crepuscolo della filosofia inizia con Socrate, questanimo speculativo pacifista. Il pensiero originario antico era conflittuale, tragico, fatalista. La gran parte della filosofia giunta sino a noi veleno socratico sotto mentite spoglie la dialogica va abolita in quanto insopportabile utopia senza fondo da progressisti. Vi una linea di pensiero che va da Eraclito a Nietzsche, Spengler e Heidegger che per mantiene viva lautenticit potente dellorigine. Filosofie spesso considerate oscure oppure stravolte dai socratici nelle universit. Tocca a loro distribuire la cicuta. Il progresso irrilevante. I progressisti considerano il progresso come un bene in s. Nel tempo lineare ogni passo porta a un meglio e a un dipi, sino al punto finale di termine della storia. La malattia del progresso esclude dal suo discor76

so il mito e il destino, in quanto la loro visione ciclica. Il progressismo non concepisce il declino, forse perch sorto proprio dal suo ventre. Visione del film The Road. Le visioni catastrofiche del futuro si fanno pi numerose sulla scorta di paure ataviche e irremovibili dallanimo umano. Il terrore della morte si allarga allintera civilt occidentale, la distruzione dei suoi comfort e del benessere sfocia in una condizione di primitiva lotta di tutti contro tutti. forse in una tale condizione di rischio estremo e di paura che pu sorgere anche il presupposto per una rigenerazione. Come nella Storia di quattro anni di Halevy, tutto affidato nelle mani di strette cerchie di uomini. Torna la disciplina militare.
Giovan Battista Piranesi (1720, 1778)

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Riacquistano senso le distanze di un Friedrich e le angosce di un Piranesi. I tratti di civilt in rovina sono giganteschi monumenti fusi col paesaggio. La pietra si spezza e la natura riprende il dominio sulle forze che lavevano tenuta a freno. Nei lontani bagliori incendiati si accende un crepuscolo che si confonde con una potente aurora. Sono le lontananze dEuropa, del suo spirito vitale e attivo a respirare in questa arte struggente. La solitudine di poderosi tramonti allunga le sue ombre su tutto il mondo. LEuropa il mito fondante. Soffoca la politica in affari da piccoli bottegai. Squallidi banchieri prendono decisioni per conto terzi e gli scarti dellEuropa vivono nelleterna speranza di un miglioramento economico. Ma lessenziale morto e finito, sepolto sotto le macerie e il vomito di corrotti e corruttori ammorba laria. Non c luce per lEuropa finch essa si collocher nellOccidente del mondo. Occidente il punto cardinale del crepuscolo ma Europa sta tra lOriente in cui albeggia e lOccidente in cui declina; Europa quindi il mezzogiorno dellessere, il punto di massima chiarezza e splendore o la sua mezzanotte. Luomo finito, i suoi istinti sono soffocati e una spregevole morale del gregge vale per tutti allo stesso modo. Il condizionamento mentale cos radicato e collaudato che ben pochi osano uscire, pure con enorme difficolt, dal percorso previsto. Si vive alla giornata inseguendo piccole soddisfazioni e nel timore che qualcosa di tremendo possa incrinare la nostra tranquillit. La sicurezza la preoccupazione pi grande, si vive barricati in un mondo di uguali, scissi tra laccettazione del diverso e langoscia per la sua vicinanza. Il ghetto mentale a cui veniamo condannati la pi forte arma di controllo e sottomissione.
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Cultura una di quelle parole che oggi vengono esibite con grande seriet nei programmi televisivi o nelle aule universitarie. Cultura quella chiave che apre tutte le porte dei salotti che contano. Tutto pu essere chiamato cultura oggi. Da un film dellultimo regista alla moda, allistant book commissionato ad ogni cambio stagione, fino al personaggio da talk show. Queste sono parole vuote, cervelli senza vita che spurgano il loro nulla tutto intorno e contaminano chi gli sta vicino. Daltronde il prodotto di uneducazione scolastica generica e superficiale sono uomini senza fondamenti in una tradizione, senza storia. E poi, la vera cultura non viene certo dai libri di professori invecchiati male e sopravvissuti alle proprie ossessioni. A una mente vivace deve affiancarsi necessariamente un corpo bello, prestante, vigoroso. Questa cultura, questo era luomo integrale per gli antichi.
Sfondo elaborato da Appia ideale di Giovan Battista Piranesi (1720, 1778).

Liconografia della Dance Macabre a corredo di questo testo stata curata da Federico Marafin. 79

Espiare alla conta della polvere


antonella tavarella
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[1] torna maldestra lacqua a scurire locchio fino a chiedermi del perch portarti qui fra le righe? quando allalba potrei domare ogni polvere e fare spazio negli scatoloni nella piega di un libro o nello spazio di una cuccia di carta? la partenza si racconta nel passo stretto di una scarpa o nelle tempie umide di pioggia, che camminano pozzanghere dinchiostro io non so replicare questa incivilt, attendo muta lesorcismo spiazzante che rinverdisce ogni fitta di gloria raccolta in una coppa di ferro o nelle mani salate dal mare

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[2] qui a pochi passi nel dopo ricordo ogni spicchio di sole nellacqua bevuta dal viso gesto perfetto che rimedia la mia solitudine nei miei resti daria calda un sole abbarbicato al collo e quei visi perdurano dansie spinose che ricompongono tutti i miei moti rivoluzionari farsi di una parola che come pietra-carne incide la pelle con quella voce che lamento

[3] non c poca cosa nellansa che la mia mano descrive resta una solitudine in tutto questo parlare ed io sono un mondo con cui dispiacersi come un dolore

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[4] restio alla pace il mio respiro laria come un sonoro schiaffone piomba da bordi e resta la luce sulle ciglia brizzolate che la luna sconfina nellingrata pelle espiantata a circondarmi le braccia non resta altro che il dolore di una cosa che grida come un tempo che non vuole tornare

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[5] 1. strabuzzare ferri di avampassi anneriti dalla cenere larredarsi un passato con la cipria cotta nei mestoli dellinverno 2. resiste labbraccio in questo aggiungerci la mano scorre le cifre - abbottonate ai capelli alla fine si schiarisce lazzurro in una boccata di miele 3. quante cose ci siamo detti mentre la pioggia ci faceva come una tasca dove scaldarci il verso disegnato - nero di un sorriso allunato

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[6] il coma indotto rovistare fra macerie dansia un perplesso mimare quando la bocca eiacula come il sesso -bagnato sulla punta che smista una progressiva tristezza a partire dal dorso di questa povert che il tronco di carne spiegato non sa difendere - nella semina avariata e la luce multicolor una pausa - come un orgasmo insperato

Le foto usate qui in sottofondo, sono di Anita Annunziata. 85

Amdu
daniela montella

sias
La donna si svegli e il mondo non cera. Avrebbe dovuto saperlo: i battiti erano stati cos irregolari, ultimamente. E la sua pelle era passata dal giallo al grigio nel giro di due giorni. I suoi occhi, poi, nellultima settimana si erano riempiti di un sangue vischioso in cui le iridi scure si distinguevano appena. Per fortuna nessuno laveva vista in quelle condizioni. Era morta da sola. Perch era morta, su questo non cerano dubbi. Oltre i bordi del suo letto era tutto bianco. Pens di essere sprofondata in una nebbia sgargiante e tese la mano per toccarla. Si aspettava di vederla sparire nel bianco e invece era l, intatta e scheletrica, la pelle grigia e blu come la sera prima. Quel posto non aveva confini n direzioni; non aveva aria n spazio, non aveva niente. Quel bianco luminoso era semplicemente il vuoto. Dunque cos che succede, pens. Era la prima volta da molti anni che non provava del sano odio e si sentiva vuota anche lei. Sospir rigirandosi nel letto. Pens ad Amdusias. Lui era stato chiaro: non sarebbe durata per sempre. Il Potere lavrebbe consumata dallinterno. Ogni volta che lo usava sapeva a cosa andava incontro, ma non aveva abbastanza immaginazione per spaventarsi. Era stato troppo facile pensare alla morte mentre era ancora viva.
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Daemon Amduscias (o Amdusias) secondo il Dictionnaire Infernal di Collin de Plancy, pubblicato nel 1863. I collage e i disegni che seguono sono di Daniela Montella.

Ecco, la fine era arrivata e non sentiva assolutamente nulla. Aveva immaginato gemiti, urla estatiche, emozioni contrastanti e strepitose... ma alla fine il Potere aveva mangiato anche quelle. Il Potere aveva preso tutto: in quel momento sentiva solo un po di malinconia, come uno spillo invisibile nel petto, e niente altro. questo posto, si disse. Era strano e la faceva sentire strana. Non sapeva cosa fare se non aspettare che Amdusias la portasse via. Sollev la mano sinistra e si guard il palmo. Il marchio del Potere era l, di un nero brillante, e questo la rassicur. Ovunque fosse, non ci sarebbe rimasta a lungo. Amdusias laveva conosciuto in inverno, sotto la neve. Ricordava bene le sue guance gelide sfiorate dalle scorze coriacee e bollenti che aveva al posto delle mani. Era tutto quello che desiderava in un uomo, e poco importava che non lo fosse davvero. Era elegante, affabile, colto, aveva assecondato tutti i suoi capricci e laveva incantata raccontandole cose che nessun essere umano poteva conoscere o immaginare. Inoltre, cosa pi importante, le aveva dato il Potere da usare come meglio credeva fino alla morte, quando sarebbe diventata la sua compagna nellAldil. La donna aveva accettato subito perch non si era mai divertita, e perch voleva una rivincita sulla vita insulsa che aveva condotto. La donna aveva odiato tutti e tutto in egual misura, senza tralasciare niente. Odiava la sua casa, odiava viverci e odiava uscirne, odiava la sua famiglia (troppo provinciali) e i suoi amici (troppo banali); odiava la sua citt, gli sconosciuti che le camminavano accanto; odiava camminare, odiava il vento e il sole, odiava la pioggia, odiava parlare con gli altri e odiava isolarsi, odiava studiare, odiava lavorare, odiava i bambini, odiava i genitori di quei bambini, odiava le persone felici (cosa avevano da sorridere?), odiava essere felice, odiava essere triste, odiava odiare (perch la sua vita doveva essere cos insignificante?), odiava tutto quello che voleva e odiava non ottenere niente di quello
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che voleva, odiava lamentarsi e odiava doversi lamentare per far capire agli altri come si sentiva (erano troppo stupidi per capirlo da soli). Odiava a qualunque ora del giorno e della notte, odiava sempre, odiava tutto. Nei rari momenti di serenit (che non vedeva comunque di buon occhio), si rendeva conto di quanto fosse strana quella rabbia: in fondo non le era mai successo nulla. I suoi genitori, per quanto ignoranti e ciechi al suo genio, non lavevano mai trattata male; e i suoi amici, per quanto insignificanti, non le avevano mai voltato le spalle. Non avevano colpa per la loro inferiorit: era lei a essere nata nel posto sbagliato, circondata da inetti e teste marce. Gli altri, tutti, avevano gi quello che si meritavano. Eppure non poteva farci niente: odiare era lunica cosa che le piacesse, che la facesse sentire viva. Si rannicchiava in un angolo della sua mente, con un sorriso di circostanza sul volto sciatto, e odiava dalla mattina alla sera. Sarebbe morta povera, sola e sconosciuta, non aveva dubbi: non sapeva fare niente perch nessuno aveva saputo riconoscere il suo genio (o meglio: nessuno aveva voluto riconoscerlo perch ne avevano paura) e viveva in un mondo dove solo gli stupidi, i mediocri e gli ignoranti potevano sopravvivere. Pi si chiudeva in s stessa ad odiare, pi lodio lallontanava dal resto del mondo. Era stata proprio la sua rabbia ad attirare Amdusias, esaltato da quel fecondo involucro di cattiveria grezza. Lui aveva riconosciuto subito le sue potenzialit e lei si sent grata del fatto che solo una creatura sovrannaturale avesse saputo distinguerla dalla massa, confermando tutto quello che aveva sempre pensato: gli altri non erano degni. Solo Amdusias lo era, s, perch solo lui non aveva paura di vederla diventare la creatura meravigliosa che sapeva essere destinata a diventare. Il Potere era tutto. Poteva fare tutto. Allinizio pens che avrebbe cambiato il mondo. Avrebbe distrutto gli indegni e premiato gli altri. Avrebbe vissuto con delle persone meritevoli in un gran castello, circondata da una folla adorante,
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servita e riverita come aveva sempre sognato. Avrebbe eliminato tutto quello che non le era mai piaciuto, avrebbe ristabilito lordine e la bellezza su quella terra prima di lasciarla ai suoi eredi. Man mano, per, aveva cominciato a cambiare idea: perch dare al mondo un futuro cos roseo quando non aveva fatto nulla per meritarlo? Perch lasciare ad altri la propria grandezza anche quando lei non avrebbe pi potuto godersela? Avrebbe passato leternit con Amdusias, questo s; ma il pensiero della felicit altrui delle generazioni future che avrebbero approfittato della sua benevolenza senza permesso le era insopportabile. Aveva preso anche in considerazione lidea di distruggere il mondo una volta morta, o di farlo tornare esattamente come prima, ma il pensiero di vanificare quellopera meravigliosa era ancora peggio. Ridimension le proprie aspettative. Avrebbe fatto grandi cose, ma solo per s stessa. Avrebbe cambiato il mondo senza farlo sapere a nessuno. Avrebbe aperto le menti, stravolto le anime e guidato i corpi verso una nuova era in cui la mediocrit, le belle parole e le buone azioni sarebbero state trattate alla stregua della peste. Una nuova epoca in cui i bistrattati di ogni tempo, i reietti e i reclusi avrebbero trovato pace. Cambi idea quasi subito. Anche lei era bistrattata, anche lei era incompresa, anche lei era a suo modo una reclusa, in quel mondo in cui il sapere, la genialit e la grandezza erano trattati col contagocce. Ebbe altre grandi idee, e le rimpicciol tutte. Fin col divertirsi facendo piccoli dispetti. Cominci a stare fuori casa per giorni e notti cercando persone da punire. Faceva vomitare i bambini che trovava fastidiosi, ricopriva di verruche le persone che trovava sgarbate e rendeva mute quelle che trovava stupide, imbruttiva le donne pi belle di lei, accecava i pittori perch erano pi bravi di lei e faceva diventare sordi i cantanti che non le piacevano, faceva tornare analfabeti gli scrittori e toglieva la memoria ai poeti. Faceva dispetti anche chi la superava camminando, chi le parlava troppo da vicino, chi le dava fastidio respirando troppo forte o chi mangiava con la bocca piena, chi buttava le carte per terra.
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Allinizio fu prudente e us il Potere con calma e attenzione. Ma, pi lo usava pi voleva continuare, e pi continuava pi si consumava. Cominci ad usarlo sempre, a tutte le ore. Amdusias lavvertiva sui pericoli delluso smodato del Potere, di quanto potesse assuefare gli umani, specialmente quelli collerici come lei, ma non lo ascoltava. Era troppo bello. Poteva odiare tutti e punirli, poteva distruggerli, poteva renderli tristi e soli ed era tutto merito suo. Non si preoccup neanche dei cambiamenti, per quanto fossero evidenti. Divent scheletrica e malaticcia. Si rattrapp come una foglia secca. Camminava storta e la luce del sole le feriva gli occhi, che alternavano una vista acuta a momenti di completa cecit. Copr il mondo di una cortina di nuvole perenni pur di spostarsi liberamente e poter trovare nuove persone da punire. Pi ne trovava pi ne voleva altre e pi la sua voce arrochiva e il suo corpo si seccava, si contorceva e avvizziva. Fu a quel punto che, stesa nel suo letto, persa nel bianco, si rese conto di una cosa: era davvero morta povera, sola e sconosciuta. In quel momento apparve Amdusias. Era bellissimo con quegli artigli puntuti, la giacca impeccabile e i folti capelli neri. Eccoti!, disse la donna, mettendosi a sedere. Andiamo? Lui la guard, incerto e sorridente. Dove? NellAldil. Ti stavo aspettando. Amdusias allarg le braccia, mostrandole il vuoto circostante Ci siamo gi, mia splendida. Come sarebbe? chiese la donna, confusa. Io pensavo... Pensavi a rocce, lava, e anime tormentate in ogni dove? Amdusias scosse la testa, senza smettere di sorridere Oh, mia adorata, quello che voi umani rifiutate di capire che dopo la morte lanima non fluttua verso il paradiso o linferno. Non esistono posti del genere: lanima stessa lAldil, spieg La vita non scegliere fra il peccato e la rettitudine, ma costruire la propria anima e forgiarla perch l che si finir, custoditi in s stessi per sempre. Che sia piacevole per alcuni o terribile per altri non dipende dalla religione, ma solo da quanto ci si costruiti. E questo allarg le braccia il tuo Aldil.
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Ma... mormor la donna, dopo qualche istante di esitazione qui non c niente. E cosa ti aspettavi? ridacchi lui, Il Potere come un verme che scava la mela. Ricordi quello che ti dicevo? Stai attenta al Potere, usalo con cautela, conservati un po per quando morirai, vero? Io non ti ho mai mentito aggiunse quando la donna cerc di protestare, Non esistono bravi bugiardi, amore, solo ciechi molto testardi. Ti ho detto che saremmo stati insieme nellAldil, e lAldil uno stato mentale. Quando un umano muore, entra in s stesso. Il suo mondo personale diventa una dimensione nuova, completamente estranea a quella terrena... questa la tua. Tu lhai costruita seguendo il tuo istinto. E io rimarr con te, come promesso. Ovunque tu vada, qualunque cosa tu faccia, ti star accanto. Vedi, amore spieg, indicandole la mano sinistra, Io sono il tuo marchio. Sono entrato in te quando mi hai accettato, ho usato il Potere secondo il tuo volere, e in cambio hai sfamato me ed Amdusias. Te ed Amdusias? url la donna, con la voce roca da vecchia con cui era morta: Tu sei Amdusias! Pensavi che io fossi il vero Amdusias? Il demone la guard per qualche secondo, incredulo, prima di scoppiare a ridere. Un verso caprino echeggi nel bianco. No, no mia adorata, no. Gli umani non possono sopportare la sua presenza. Ti esploderebbe la testa solo se respirasse in tua presenza. Non hai mai conosciuto il vero Amdusias, hai conosciuto il tuo. La donna rimase in silenzio. Quello era il suo mondo. Il suo mondo. Sarebbe rimasta l in eterno. Aveva solo il suo letto e quel corpo grinzoso per il resto delleternit. Lavevano mangiata fino alle ossa approfittandosi del suo odio, del suo rancore, della sua genialit inespressa e, a quel punto, persa per sempre. Non aveva via duscita. Non cera nessuna soluzione. Lei non ne aveva voluta nessuna. La paura arriv, forte e inaspettata, come una valanga in pieno petto. Man mano che questa le cresceva dentro i confini del vuoto bianco si tramutavano in nero, come delle nuvole gonfie di pioggia che spuntassero da ogni lato.
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Oh, brava! esclam Amdusias, deliziato, Ora questo posto diventer nero come la pece e vischioso come il petrolio. La paura nellanimo umano cos. Sar una dimora di tenebre tutta per noi. Lorrore della donna colava denso sul bianco. Immagin quel nero attecchire su di lei e, pi ci pensava, pi questo avanzava. Non aveva nulla per distrarsi, nulla. Era stata lartefice del proprio massacro ed eccola l, terrorizzata e sola, ingannata dallunica creatura che aveva ritenuto degna, mentre le persone che aveva odiato erano ancora vive, piene, felici... Eccolo! Pens esaltata. Ecco lodio, la sua unica vera linfa in quella vita come nellaltra. Si guard intorno e la vide farsi largo mentre pendeva dal nero, lenta e trionfante. La sua rabbia era fatta di tentacoli rossi come rivoli di sangue rappreso. Dondolavano come serpenti flaccidi, viscidi e senza occhi. Gemette guardandoli spuntare da ogni lato. Erano tutti rivolti nella loro direzione, anche quelli che spuntavano dal vasto orizzonte, e quelli che sapeva di non poter vedere ma che sentiva, perch quello era il suo odio, e sapeva che lavrebbe seguita ovunque. In caso te lo stessi chiedendo, no: in te non c pi niente di bello, amore, disse Amdusias. Ma io ti amo sbott infuriata la donna Questo non dovrebbe essere bello?. Lui scosse la testa. Tu volevi il Potere e le mie attenzioni, ma non mi hai mai amato. Io ti amo perch cos. Perch la tua energia ha nutrito me e, sopratutto, il vero Amdusias. Ma credimi, credimi, mia adorata... lamore unaltra cosa. Non appartiene al tuo mondo. I tentacoli cominciarono a ricoprirlo, fiacchi e molli. Non fece nulla per fermarli o spostarsi; si lasci avvolgere placido, senza smettere di guardare la sua sposa. Questultima, inorridita, emise un gemito rauco. Lui era solo una proiezione, un fantoccio, un falso demone che la amava perch era il suo unico dovere, perch cos aveva potuto mangiarle lanima insieme al padrone, e faceva parte di quel mondo come il resto. Era completamente sola.
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Si guard intorno, fra il bianco e il nero, circondata da tentacoli rossi che avviluppavano il suo sposo con le mani come chele di granchio. Non aveva pi nessuna speranza. Era in trappola dentro s stessa, e si odiava, e il suo odio la odiava. Sentiva i tentacoli, ma non poteva controllarli. Lodio la possedeva nella morte cos come aveva fatto in vita. Poteva fare solo una cosa: chiuse gli occhi e cominci a correre. Corse pi veloce che poteva, piena solo di ci che le era rimasto. Corse e corse in quel posto che sembrava ampio e soffocante al tempo stesso, vuoto e immenso, senza spazio n suono. Corse, sfuggendo ai tentacoli che seguivano placidi i suoi movimenti e puntavano costantemente nella sua direzione come se fosse indicata da mille dita senza ossa. I ricordi cominciarono a sfuggirle passo dopo passo, a confondersi, ad allungarsi e tendersi come quei tentacoli di rabbia. Ma cosa ho fatto, pensava, cosa ho fatto? Corse e corse finch non ricord pi chi fosse, dove fosse. Era un guscio vuoto pieno di sentimenti confusi e opprimenti, esattamente come lambiente che la circondava. E anche allora mentre la paura e quindi il nero riprendevano piede nella mente come nel suo mondo, fra il bianco e i tentacoli continu a correre. Aveva uneternit per ricordare con calma e abituarsi, assistere alle occasionali tempeste di nero e bianco, sprofondare nelloscurit, perdersi o lasciarsi inglobare da quei tentacoli osceni e vischiosi quando dallorrore o dal vuoto sarebbe riemerso lodio, e cos via. Quelle tre forze avrebbero continuato a mischiarsi e vorticare intorno e dentro di lei, riflettendo ci che era diventata, affilando il tormento dei propri rimpianti fino alla fine di ogni tempo. Amdusias la guard correre in silenzio. Si scroll di dosso i tentacoli e si sistem la giacca, senza smettere di sorridere. Oh, tesoro mio... mormor scuotendo la testa. La donna aveva odiato nel modo sbagliato. Aveva odiato male, aveva odiato tutto e troppo, si era lasciata sopraffare dalla sua stessa natura. Se si fosse fermata ad ascoltarsi le cose sareb98

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bero andate diversamente. Aveva avuto del talento, su questo non cerano dubbi. Avrebbe potuto odiare fino a sottomettere il mondo. Avrebbe potuto infiammare le teste dei mediocri come fiammiferi, incenerire intere nazioni con uno schiocco delle dita, torcere i colli dei sempliciotti e dei fannulloni fino a decapitarli, far gorgogliare di sangue le gole dei modesti e degli scarsi. Avrebbe potuto far sprofondare il mondo in una nuova et della pietra se solo avesse voluto. O meglio, se non fosse arrivata al punto di odiare anche tutto quello che voleva. Lodio un sentimento raffinato, pens. Bisognava odiare con criterio. Non si poteva lanciare lodio alla cieca. Andava controllato, coltivato, amato e protetto. Inoltre, sopra ogni cosa, lodio andava gustato. Non ci si poteva ingozzare di odio, come aveva fatto lei. Si era lasciata trascinare da s stessa. Forse non era mai stata davvero pronta. Lanima una creatura fragile, riflett infine Amdusias. Una terra incolta che gli umani non sapevano gestire, avvelenati comerano dalle promesse di un Aldil allinfuori di s. Si aggiravano confusi per il loro piccolo mondo spento, accecati dalla brama di una vita estranea dopo la morte, talmente convinti di poter sfuggire alle proprie paure da covarsele in seno. Forse un giorno, un giorno molto lontano, avrebbero conosciuto la verit, ma sapeva che non sarebbe cambiato nulla. Condivideva molti pensieri con il vero Amdusias, e il vero Amdusias aveva una sola certezza sugli umani: non imparavano mai niente. Diede uno sguardo al letto sfatto della donna che amava e, immensamente divertito, cominci a seguirla nel caos primitivo della sua anima devastata.

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Amduscias Dux magnus & fortis: procedit ut unicornu: in humana similiter forma,
quando coram magistro suo se sistit:

Et si prcipiatur,

& symphoni omniaque


musicorum instrumentorum tamen conspectui appareant: exorcist genu se inclinent. ut item arbores ad genera audiantur, nec

efficit facile ut tub

Optimus est una cum famulis. Imperium habet vigintinovem legionum.

(Johann Weyer, Pseudomonarchia Daemonum vel Liber officiorum spirituum, 1563)

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M usica un viaggio
per
Recensione a Dreamworking Suono Sacro Sogno di Orchestra Esteh
andrea ans anselmo

oltre la soglia

Di recente la mia collezione di dischi, riguardante uscite spesso underground ed insolite, si arricchita di un prezioso esemplare: lultima fatica di Orchestra Esteh, progetto noise/ambient italiano, la cui proposta musicale sintreccia totalmente con una profonda conoscenza esoterica e piscologica, fondantesi su ricerche stigee, oniriche e non solo. Il lavoro di Orchestra Esteh, dal titolo Dreamworking, si presenta innanzi tutto allinterno di una pregevole confezione recante, oltre che al disco, un saggio la cui lettura da abbinare allascolto della musica stessa. Stiamo infatti parlando, caso se non unico quantomeno molto raro, di uno scritto che introduce lascoltatore nellatmosfera infera del sogno utilizzato per fini iniziatici: e cos musica e cultura, esperienza sciamanica e fruizione musicale si incontrano ghermendo lascoltatore allinterno di una arcaica e tradizionale concezione del suono, come qualcosa di intimamente sacro, tanto che il saggio stesso si intitola suono sacro sogno.
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Partiamo dalle parole stesse dellautore per circostanziare meglio il lavoro di fronte al quale ci troviamo: Dreamworking un esperimento di controllo del sogno, composto da 5 tracce che segnano un viatico dallo stadio di folgorazione (phalenae nigrae) sino allapertura dellocchio occulto (sub auspiciis noctis), attraverso tappe iniziatiche sigillate in musica. lalbum inscindibile dal saggio suono sacro sogno, nel quale viene proposta una lettura par correspondances dei temi in oggetto. Partendo dallindividuazione del topos infero nel sogno, capovolgendo le istruzioni dei maghi rinascimentali come Ficino e Campanella, giunge a inaspettate conclusioni sul possibile uso mistico della disarmonia. UnAde di sonorit dark ambient sprigiona unenergia inconscia mediante onde sonore capaci di tinteggiare nellaria unatmosferica

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Copia limited con disegno a mano, 16/96. Collezione privata N. Palazzo.

tavolozza di rosso sangue e di plumbea oscurit; il tutto allinterno di un rituale di catabasi interiore, verso le tenebre che solo quei dimenticati recessi del caos che si schiudono allinterno del regno di Morfeo possono far vivere ancora. Questo ma non solo Dreamworking, poich non si tratta soltanto di un disco ma piuttosto di uno strumento di conoscenza, la quale peraltro potrebbe variare a seconda delle condizioni di ascolto e della ricettivit dellascoltatore. Ma non basta. Il saggio suono sacro sogno incastonandosi alla perfezione nel sentiero aperto da studiosi quali C. G. Jung, J. Hillman e M.
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Eliade solo per citare i pi noti - risulta di una profondit tale da renderlo di fatto un saggio di alto livello allinterno della letteratura italiana riguardante i rapporti tra dimensioni onirica, sonorit disarmoniche e dimensioni ctonie. Concludendo, non possiamo non rallegrarci che allinterno del variegato mondo dellindustrial ambient, la vena iniziatica non si limiti a mera scelta estetica o di comodo, ma sia diventata con Orchestra Esteh una autentica prassi, non priva di pericoli, non certo per tutti, ma al tempo stesso di una affascinante e caotica profondit.
Copia limited con disegno a mano, XVIII/XXI. Collezione privata N. Maroccolo.

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Tracklist: 1. phalenae nigrae (3:31) 2. tzantza (8:49) 3. takaka (29:00) 4. hdhm (8:22) 5. sub auspiciis noctis (11:05) 6. tibi dicatum (special edition, durata variabile) Con allegato il saggio: Suono Sacro Sogno di Vinz Notaro, larca e larco edizioni, ISBN 978-88-6201-333-8 15x15 cm, pp. 72, stampato su carte di pregio, corredato da 7 foto in multipla esposizione di Anita Annunziata. Indice 1. Rispondenze; 2. Da qui al cuore della notte; 3. Descesi, o verso lemancipazione; 4. Del suono sognato; 5. Conclusioni; Appendici: Cenni pratici; La mappa dei sogni; Costruire un dizionario onirologico. http://estehimperat.com orchestraesteh@gmail.com

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Sotto via della Lungara...


alessandro vivaldi

Recensione a LAmmazzasette de Il Muro del Canto


17 gennaio 2012 (goodfellas) www.ilmurodelcanto.com info@ilmurodelcanto.com
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Roma una di quelle realt, antropologicamente parlando, cos variegata e peculiare da mostrare la natura tipica degli estremi: o si ama, o si odia. Di certo, non si pu non rimanere a bocca aperta di fronte alle sue molteplici identit: signora incontrastata delle Storia, dellArte e della Cultura, ma anche ignominiosa mignotta nei secoli. Una puttana, indubbiamente, dal volto spesso affascinante ed ambiguo, con tanto di risvolti talvolta tetri, a tratti squallidi, come un vicolo lurido incrostato di vomito e piscio:

e non unimmagine troppo forte o fantasiosa, Roma anche questo. E per capire lopera di questi ragazzi, bisogna conoscerla anche in questo senso. Cos come, ancor meglio, sarebbe opportuno conoscere il retroterra di un Sordi e del suo Onofrio Del Grillo, di Pasolini, degli stornelli romani e di un Trilussa. Ognuno di essi comunica una sfumatura di Roma che ritengo sia possibile in un modo o nellaltro assaporare nei brani de Il Muro del Canto. Certo, se proprio volete pre109

pararvi al meglio, dovete conoscere Te possino da tante cortellate cantata da Mia Martini e Loredana Bert. Seconda creatura di Daniele Coccia, gi vocalist dei Surgery, i Muro del Canto sono una realt romana oramai conosciuta e in via di espansione soprattutto grazie agli spettacoli live anche nel resto dItalia. Allattivo il primo EP, omonimo, di sei tracce, e il primo full lenght, LAmmazzasette, uscito a gennaio, oltre a due video (La Spina e Cristo de Legno) dalla pregiata fattura di Solo Buio Visual Factory, altra realt locale in forte crescita e veramente promettente, che mette insieme immagini in bianco e nero che a tratti ricordano le opere pasoliniane,
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rendendo al meglio le atmosfere della band. Il disco si compone di 16 tracce, incluse lintroduzione e i monologhi di Alessandro Pieravanti, percussionista del gruppo, che in So morto pe sbajo e 500 lega lopera ad una tradizione narrativa che va da Pasquino a Trilussa. Sulla natura folk dei brani, trascinata dalle percussioni e soprattutto dalla fisarmonica di Alessandro Marinelli, si innesta un rock pesante che non stona mai e anzi, riesce a dare potenza alla melanconia di fondo di brani come LOrto delle Stelle e La terra bassa. Non semplice digerire unopera come questa senza il giusto retroterra culturale, o folklorico che dir si voglia: come il vino dei Castelli, con
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un retrogusto massiccio e che te da n testa e fa canta. Ma se vi capita di vagare ubriachi e melanconici, a notte fonda e sotto la pioggia, tra i vicoli di Trastevere, o di barcollare su via della Lungara, con questo disco nelle orecchie, forse riuscirete a grattare superficialmente la natura popolare, triste, squallida ma potente nella sua contraddittoriet, della mia citt. Buon ascolto.
Le foto di questo articolo, escluso lartwork di Ammazzasette, sono scorci romani scattati da Alessandro Vivaldi.

Tracklist 01 Intro 02 LAmmazzasette 03 La terra bassa 04 Luce mia 05 Serpe n seno 06 San Lorenzo 07 L'Orto delle stelle 08 Cristo de legno 09 La spina 10 500 11 Chi mistica Mastica 12 Addio 13 Ridi pajaccio 14 So morto pe sbajo 15 Parla come 16 Quanto sete brutti Formazione Daniele Coccia voce e testi Alessandro Pieravanti Percussioni e voce narrante Ludovico Lamarra - basso Eric Caldironi- chitarra acustica e pianoforte Giancarlo Barbati - chitarra elettrica e cori Alessandro Marinelli - fisarmonica Featuring Andrea Ruggiero (Operaja Criminale) Violino; Michele di Maio (Underdog) Violino; Davide Lipari (Cyborg) Chitarra; Ivan Radicioni (Pink Puppets) Tromba; Cristina Badaracco (Surgery) Voce; Gabriella Profeta Voce; Marta Vitalini e Antonia Harper (Les Cardamom) Organetto, Violino e Voce; Andrea Pantaleone Vibrafono.
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Animamadre
di Nina Maroccolo
vinz notaro

Pensieri a brandelli su

Edizioni Tracce, 2012 Narrativa, collana I Cammei ISBN 978-88-7433-684-5 pp. 224, f.to cm. 19x14 http://www.tracce.org/Maroccolo_Animamadre.htm segreteriatracce@gmail.com
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-Dottore sono pazza? -Lei non affatto psicotica, mi creda la follia, quella sana, contiene in s elevate potenzialit creative. loperare del genio umano attraverso scalfitture dellanima. -Le d fastidio il pieno sole sulla testa?! -Lamore per larte mi ha sostenuto, sa? -Lha salvata. -Ma lanima pesa
(Animamadre, p. 15)

Quando conobbi Nina fui rapito da un tepore strano, non semplicemente materno, una di quelle percezioni che non riesci da subito a definire, sfugge e devi inseguirla, anima femmina in tutto e per tutto. Tremore e vibrazione. La voce che ti tira lanima dal petto, una poesia devastante, la musica come teatro dei sogni, dei traumi, degli di, la dea tigre che batte i piedi in terra e sprofonda per perdersi a riaversi, lo sputo utopico e serpentino su un mondo alla deriva, la pace per resistenza. Queste, le tessere di un mosaico dinanzi al quale ho tremato, una monumentale e statuaria allegoria di quel calore dolce come un veleno, quel calore che ricordo aver provato quando conobbi Nina. Lo stesso che ho ritrovato quand arrivata a me Animamadre, sua opera letteraria pi recente. Magnifica dedica, magnifica calligrafia, c quel tepore, lo stesso che mi scorre sotto la pelle adesso, mentre scrivo e penso a tutte le cose che abbiamo avuto e sempre avremo in comune, cose che si chiamano, e si rispondono. Se apri a caso Animamadre funziona come un oracolo: ti mostra quel che vuoi vedere, indovina passato, presente e futuro, un gioco allautodeterminazione che chi ha scelto la via della bellezza conosce. Una bellezza che, diciamocelo adesso, sa essere terribile, Animadre che fa a brandelli le sue figlie e i suoi figli, ossia fa a brandelli se stessa, mezza Kl e mezza Chinnamast, e, per paradosso, ancora mezza Matangi, con quel
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suo fiume di poesia blu-impuro. Lanima che si frammenta, fa discendere la visione di j in Viuddha, tradisce, tramanda, capovolge. Questo il senso ultimo del poetare. Pericolosissimo. Dove non arrivano che in pochi. E Nina c arrivata, dolorosamente, con un enfasi che tatterrisce e il profumo dellineffabile. Perci, non vi narrer la trama di questo romanzo che romanzo non e che trama non ha, poich sarebbe usare un metodo improprio: l dove balenano fascinazioni ne perderemmo lintensit didascalizzando ci che per natura non pu esser didascalizzato. User, invece, un metodo impuro. Vi dir ancora pochissimo, brandelli di quel che vi ho trovato, vi parler dello scenario, questo struggente sogno pi reale della realt, pi autobiografico della vita stessa della scrittrice. Animamadre lantro della Sibilla, una stanzascacchiera dove buio e luce di alternano folgoranti: qui dentro che ci muoviamo, consci per sforzo che questo il luogo in cui sempre tornare allemersione fulgente, illuminatio che ancora ci affonda nellimmersione tenebrosa. Uniniziazione infinita. Il primo passo linnocenza dellerrore. Il peccato originale a 5 anni, lanima che vuole compiersi, il corpo impreparato. Passo che non puoi osare, osa al tuo posto, ti viene incontro ed la chance che tutti perdiamo, necessariamente. Se i piani dello spirito vengono trascinati a terra, accadono cose disastrose. Meravigliosamente disastrose. La chance perduta mette in moto la ricerca. La chance perduta la vera chance. Al secondo passo ci si guarda intorno, si cercano sguardi. Si vedono personaggi, ancora brandelli, come in un sogno ogni persona che incontriamo il sognatore stesso e, per quellambiguit dei sogni, e sempre anche qualcosaltro. E quel qualcosaltro anche qualche altra cosa ancora. Chi il sognatore? Nina che scrive? Io che leggo? E chi laltro dal sognatore? Una figura ancora una volta divisa in un contenuto
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originale e in un archetipo. Deit lontana e celata nella persona a noi pi prossima. Qui lanima a pezzi, la madre stata stracciata in brandelli. Al terzo passo ci si chiede qual la via duscita. Il dubbio lancinante rivelazione e paranoia, diviene maniacale. Non si sopporta la rivelazione, poich ti rende inadeguato agli occhi del mondo, agli occhi che cercavi il passo prima, quegli occhi che sono anche i tuoi, eppure sempre di qualcun altro: Hai una responsabilit verso gli altri che non riesci ad assolvere (p. 35). Questo il dramma, il terzo passo, la nascita vera: un paradiso perduto, verginit violata dal sempiterno desiderio che prima del prima e dopo il dopo. Al quarto passo, uno spiraglio, unapertura. La porta, la via duscita la vedi: devi accettare la tua sproporzione e fare dellanomalia una disciplinata arte. Piallare, scavare, nel cuore, nel tuo cuore e sapere che lo scarto lestasi: il paradosso di chi nasce poeta. Devi assumerlo fino in fondo, il che comporta una resistenza invalicabile. Qualcosa di te deve morire. A volte, per andare avanti devi esserci costretto, e molti periscono del tutto per non avercela fatta. Bisogna avere il coraggio e lintuizione di bere quel veleno dellarte fino allultima goccia, il coraggio di abbeverarsi alla sorgente impura, unacqua alla rovescia. Ma val la pena di attraversare questo paradosso fino alla fine, per comprendere che se allacqua legata la sete, al veleno legata la fine della sete: A noi che restiamo ci salva loscurit. Principessa con ali di cigno, Tenebra, Colei che risorge dalla notte (p. 17). Al quinto passo si pone la questione di come raggiungere quella porta. Come si fa? Cosa si fa? Averla vista non pari a valicarla. Si richiede una prova. Ed allora che affiora la necessit dun iniziatore. Qui limmensa maestria di Nina capace di tracciare una figura di una profondit impensabile, tirandone fuori la pi immanifesta connotazione di un pater iniziatore in118

consapevole, che nel mentre mette alla prova deve egli stesso subire una prova ben pi dura: bastonare, trebbiare, falciare la propria figlia. Cos mi sentivo: battuta come si batte il grano, quello dorato, color miele (p. 49), la faticata immagine delloro filosofale che ci dona Nina. E non siamo neppure al principio dun viaggio senza fine. Ben altri passi si dovranno compiere su quella scacchiera di spirito e bellezza, delirio e ispirazione, per disegnare il nostro mosaico, la nostra scintilla divina. E non andando semplicemente avanti nel testo che si potranno cogliere le indispensabili tessere lasciateci tra le righe e il poetare bellissimo, sotto le orme delicate che Nina vi ha impresso, ma cercandovi dentro in ogni modo: scavandovi, scorrendolo in diagonale, in verticale, ripercorrendolo a ritroso, aprendolo a caso, facendone il racconto a pezzi. Si, per nutrircene. Per rinascere nutriti dal sacrificio dellAninamadre, la nostra.

Le foto in questarticolo, esclusa la prima, sono scatti di Anita Annunziata, realizzati a mo di dedica a Nina.

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Ridammi tutto quello che mi hai tolto stuprandomi POI, ti FAr a pezzi
Fotostoria Eretica
francesco napolitano

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quando anima melancholico humore impulsa, nullo cohibente habenas corporis membrorumque vincula transgressa, tota in imaginationem transfertur, subito efficitur inferiorium daemonum habitaculum.
[E. C. Agrippa, De Occulta Philosophia, I-LX]

Finis Coronat Opus