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- 547 (1) Che la rivelazione di segreti sia un delillo proprio ne1 wnso rigoroso (S.

5 2 ) della parola, non a dubitarsi, Gli cfl'etti di questa indole speciale in ordine alla compliciti so110 accennati a suo 1uo~;o. Ma questioni delicatissiriie e talvolta di grande interesse in pi-alica si presentnno pel caso clie un segrelo o carte fiduciariamente al'dale ad un professionista, vengano dopo la iiiorle di qiieslo a divulgarsi dai Siio erede. I.* ella perseguitarci corno criminoca ncllo erede tioti Pub p~.afessionistn In rivcluzione del segreto confid:ito, o delle carte consegnate fiduciariamcnte nE suo alitave professioaista? 8,"uii ella perseguitarsi crimjnalmeate la rivelazione f ~ ~ t da uno erede prrifcssionistcc quando cade sopra uti sela greto affidato non a lui tna al suo sulore professioni~ta? 3.1 Se lo erede non B criminalmente perseguitabile per le rivelazioni imprudenli da lui f ~ t t e ,sara perallro perseguifabile civilrncnte per i dtiani e interessi det8ivati dal ratto suo? Tali questioni che vidi in pralica, ma non trovai proposte dagli scritiori, bisognii scioglierle risalendo ai priucipii generali. Nei delitti propri la obblignzione di noti violare la relntiva legge non passa ai prri peiarrli nello erede dcllii persoria clre sola era lcgatci da quelln lesgc. Dunque mai si parli di penti. Mn come subsbrato dell;l obbligazione penale sln sempre una obbliguziorie civile. E le obbligazioni civili deH' autore p:issano tiello erede quando si &volgono in una rnaterialit ~ c u l c e non puraniente personole. L: erede del ladro che venda la cosa rubata potr csserc immune dalla pena del fiir3to,ma non i? itiimiine diil d ~ b i l odcllc indeunit. La conscgria di un segreto sviluppa ( ultrc la obbli~azioiieniurale ) uiia obbligaziorio civile alla quale pu tener dietro una oWli.nazione peiialc. I1 professioriislo COI farsi depositiirio dei seqreto rcsh passibile di ambedue c~ucsteobbligazioni. L' obbligo di iion rivclare lia per suo correlativo l' azione civile del privato, e 1' azione pcrinle della socieli Lo morte di lui rende1.U iiiilioasibile l' uzionc pende : rria 1' obbligo civile di non

- 548 rivelare pausa come ogui airro consimile nel suo erede. c~uitilli cosilii b !>assibilc dei dauni tanto per le rivelazioiii 6iite rl.al suo autore qiianto per le rivelazioui fiilta da lui nrcdilsiirill i o noti credli cile L' obbligo di che si tratta p o s a I J O V e n ~ i ~ i fra quelle che i pialici chiamarouo obbiignvirirri l>erxo?rlrItaairiie, quali sono i l debito coniuqalc, il servizio ~~~~~~~~r*. ed altre simili. Potr disputarsi so 1' erede del depositsrir~ che scienternerite vende i l deposito sia passibile dell' :~zi~$iic di trulfd; ma non pub duhiiarsi che sia passibile per t a l fatto deil'azione al qaid irrdereal. Tale i remisslvsrncntij Il1 : raia opinione, che sostenni in un caso forense non arieora giudicato deriuilivaruente. Altro grave problema si incontrii quando si considera lo influsso della coodancid criminale snpri una lite civile. I1 mio avversario car'pi dal mio patrono iin secreto ~lfid~itogli: men dolsi criminalmeate, e otlenrii io condanna. Potr i'avversario mio valersi di quel segreto coiitro di me nella lite civile? Qui vengono in contrasto diir somrni pisincipil: l' uno che proclama il trionfo della uerilr/ iiei giudizi: 1' allro ctie p r ~ c l i i ~ i i a nori potere la giustizia i l iiimia;rrsi con mezzi irnnrornli, tt peggio ancora con niezzi criminusi. Questi due princrpii parrebbero entrambi assoliifI . )la bisogna dire che non sono tali, perctiS po~eirdoessi VPnire a conflitto fra loro, k nec~.lrsitL Logica che l' uno di cf+i ceda e consegoenlenienic divenga relativo. Potrh io oppnt'rfh 1,) eccezrone del dolo? Poirb oppurre In eccezione frrislrrl peti8 qitod resliturtts ra, perchb io riciipererei sotto lllolo (11 indennil del delitto p;ililo quanto l' avversario gu;idiigiirrabbe con la lite? Gravi questioni che io non voglio trsiiiarr! 1)erchB escono dail: argorricnto ~ien:ilc.

Ci0 che B importatite a natarei in questo reato si i che il medesimo non ha bisogrio dell' estremo (icl ? dolo: a a dir meglio 5' informa di un dolo sui generi*,

che tutto si esaurisce nel solo animo di parlare, quantunque non ricorra l'animo di nuocere. (1) Sicch evidente che non pu sulla violaaione di segreto influire la minorante della co@a (2) appunto perch la colpa costituisce la essenza di questo titolo, e il delitto non pu rimanere nella presente specie se vi concorre il dolo. k perci che il codice Toscano all' articolo 373 eleva la pena al carcere da quattro mesi a tre anni, quando la violazione sia stata mezzo a commettere ingiwia, diffaanzazione, o Zibello famoso: lo che vuol dire che il fatto cambia di specie e di titolo, venendo a costituire in ragione dell'animo ostile uno dei tre titoli di libello, diffamazione, od ingiuria, aggravati per la violata fiducia, come ho detto di sopra. E perci ho esternato il dubbio che questo fatto quando rimane nel caso semplice, e cosi nel tipo della sua specialit, debba tenersi piuttosto come una trasgressione che come un delitto; appunto perch ben lungi dallo avere il dolo per estremo suppone come suo carattere proprio la mancanza del dolo.
(1) Anche R l a n C h e (Cinquidrne etude n. 450) opina che il delitto esista col fatto della rivelazione quantunque senza veruna intenzione di nuocere, e ricordando che la Cassazione di Francia in un SUO decreto ha detto che le sole rivelazioni punibili sono quelle commesse per animo maligno e ispirate dal fine di diffamare e di niiocere, dimanda s e con ci la Cassazione non andb pi in l della legge. E davvero poco vi vuole a conoscere tutto 1' assurdo di questa dottrina, prr la quale si cancella il titolo di rivelazione per assorbirlo i t i quello di diffamazione ed ingiuria. (2) Diversamente si 6 opinato in proposito deila riveieziune dei segreti di fabbrica : la quale non si ritiene come

- 550 puulbiie criminalniente, e soltanto pub far luogo a dello riparazioni civili, quando sia derivata da mera imprudenza : C h a v c a u et H e l i e tharie r u code pnal n. 3641, E

Del resto non vi B richiesta di particolari condizioni nella materialit esecutiva dei presente reatu. O la rivelazione siasi fatta verbaltnente o per via di scm'ttura, o per qualsivoglia altro segno espressivo del pensiero, tutto torna uaturalmente allo stesso. Bens appella ai criterii essenziali di qtiesto muleiizio cfie trattisi di un segreto: laonde se il medico ha parlato di fatti che siano vennti notorii a cagione di un processo, manca il primo cardine all' accusa di colpevole rivelazione. E inoltre condizione di questo reato la puaizth personale del delinquente. I1 medico, farmacista, o levatrice a cui vuole obiettarsi il presente titolo di reato, devono essore abilitati secondo i metodi dalle leggi prescritti a tale esercizio. Se illegalmente lo esercitano ai renderanno colpevoli della trasgressione speciale ( art. 146 del regolamento di poIizia punitiva ) di abusivo esercizio di professione: nia pei divulgati segreti non potranno essere responsabili tranne quando nel loro operato ricorrano gli elementi della ingiuria. L'argomento di cid si volle trovare da alcuni nella deficienza di violazione di oflicio : ma senza discutere siffatta ragione che potrebbe essere assai problematica, a sostegno di cotesta regola basta osservare che la ragione politica di perseguitare certe azioni col magistero penale wta nella necessitd in cui versa 1' uomo di ricorrere ad altri, onde in lui nasce il

i~isogriudi speciale protezione. L' uomo che B tradito dail' amico in un segreto che gli aveva confidato non si reputa meritevole della difesa pubblica perchb fa vittima della propria corrivitd: onde nvviene che per cotesto tradimento non si eccita danno inediato, pensando ognuno che egli potr bene proteggersi da per s avverso simile pericolo serbandosi pi canto (i). Ora colui che caduto ne1 bisognu del soccorso di uomo dell' arte ha preferito ricorrere alla persona inabilitata che non gli offriva ]I+: gaarentigie legali, deve imputare a sb stesso se pose a pericolo insieme con la salute anche il proprio segreto. Qncsto punto di vista farebbe dubitare doversi attrit~uiro(i1 presente delitto il carattere piuttosto di reato sociale. Ma nella dottrina speculativa da riflettersi so il rnedesirno reato possa cot~sidorarsi come punibile indipendentemente dalla matricola in quei paesi nei q,uali (per la prevalenza di diverse dottrine economiche ) anche per 1' esercizio di tali arti sia data pienissima libert.
(1) Non manca fra i pratici chi riconosca la possibiiitb di una persecuzione criminale anche contro il privado che abbia rivelato un segreto confidatogli, indipendentemente da qualsivoglia spcciale sua qualiti e per mera cagione di amicizia. Opin il M e n o o h i o ( d e arbCtrariis cas. 537, n. I5 ) che fn tal caso competesse all' oEeso I' uctio injuriaruin il D e C i a n o ftract. erim. 8th. 7, cap. 17, n. 8 ) and fino ad insegiiare che 1' amico traditore dovesse tenersi respoi-rsahile di falso. Idee vaghe che non possono approdare oggid ad alcuna conclusione pratica, perclib la nozione moderna della ingiuria pi ron prestasi nll' antica elastici&&, pereh8 1' lipplicazione a questo caso dei titolo Qi falso B un ooncatto bislacco, e perche in sostanza a cotesta forma di slealth maacri

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1' rlrnicnlo politico che oggidi si esige daIla scicriz,i , ~ f l i n c t ~ ~ ~
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brultura morale passa convertirsi in delilto.

Le parole dell' art. 31:I del codice Toscana t* qt.mlwnque rr.Elra Iretbsoilcc- banno indotto il P 11 Pc i o n i (con&nae~itrr)r'o -i,g~ag.679) lirl insegnarol. re che questa delinquenza s' incorra ancora dai1' avvocato (i), dal procuratore, notaro (2), a confessore (3) che rirclino i segreti ricevuti in occasioni. del loro ministero. Certamente io concordo in cotesta opinione, cosi in fhecia alla Icggc positiva corne alle regolo della scienza, per la evidente paritci di ragione. Ma ci6 mi porge ulteriore argomerito di colitrmarmi nel pensiero che inesattatilente dalla maggior parte dei codici contemporanei si collochi qriesto nialeflzio nella classr, dei reati contro 1' onore. Comprende ognuno che 1' avvocato o notaro rivelando ( a modo di esempio) una contrattazione che il loro cIicnto stava per concludere, o uri testame~ito cie (stava per fare, possono porlo a pericolo iic1l:i sicarezza del corpo, nella quiete domestica, o grandetnerile pregiudicarlo nell' interesse pecuniario, senza che niente sia stato vulnerato 1' onore di qnello, o menomata In sua riputazione; ed allora se si vuole obbedire alla vecchia regola di errrleneulirn s i vis inte8igcre nigrtc lege ~ u b r asi dr)vrS dire che , la legge avendo qui contemplato u n attentato contro i' onore, non puh aver voluto colpire un fatto che niente poteva violare 1' onore, lo che significa clie in tale contipgeaza o bisogna punire a dispetto delle regole di buona critica, o bisogna lasciare irn-

p!rnito il delitto ilriantlo tia rovinato una famiglia, e punirlo soltanto quango iin portato anche un leggiero discredito ali' offeso; 10 che e rin assurrlo. Vorrei poi doniandare per quale ordine d' idee il legislnturfe toscaiio dopo avere retti~mente colloclito fra i delitti contro la lil~ert&la violazione del segreto confidato allo scritto (apertizm di lettere) abbia poi creduto non potervi ugualmente coHocurc: la violazione di segreto ailldato alla purlola! Per* quanto io vi mediti non riesco a trovare ragione plausibile della difli'crenza. Anche il segreto contenuto in unti lettera pu0 compromettere 1' onore di Tiira persona, come prii non compron~etterloil segreto afflclato ad un ~irofessioriista. tali accidenJla t~litii conserluenziali male pub definirsi la oggettiviti li un mnlefizio. E qui avvertiri~che il lorlato P u cc i o ii i dissente rndicalrnente dalla niia opiniorio insegaanilo che anclle in rlucsto reato i: necessario il concorso del dolo, per la ragione che B reqriisito comune a tutti i delitti. Ma, ad onta della rcvercnza che professo grandissima verso 1' insigne criminalista, io noli credo che tale opinione sia accettabile. Per me il dolo in questo caso consiste nell'ariimo di padare, anche senza animo di nuocere. E il M o r i (nella sua teoricapag. 281) parrni confortare il peusiero rnio, poichk considera questo reato come cffctto della insolenza e della i~tZiscrezione(i).
(l) Auche In ordine agli Avvocnii osservii A r t i ti r p o b I f d e ci~lvoct~torrrnr fide circa scrrela ciientum cap. 2, 3. 7 ) clie u loro corre 1' obbligo della uon rivelnziolie non iol lo circa i segreti mairifcstati loro dai clienti, nia eziatidio cirou quelli che possotio :ivere altrore ruccol~oper uoolideaze d i

terzi o per loro proprie investigazioni. Qiirsla proposizione non pu in astratto impiignarsi, poich logicamente derivi1 d:ilt7 obbligo che la sua posizione impone all' avvocato, ed 2 d7altronde suggerita dalla analogia con quello che in pari termini comunemente si insegna rapporto ai medici; e soltanto pu nascere dubbio se la condizione di seyrelo abbiasi nei soli punti di fitlto, oppure anche nei puati di diritto, come sarebbe un frammento del testo, o 1' aulorilii di uri Dottore contraria alla tesi del cliente. Ma se questo pub ammettersi in ftccia alla scienza: non lo crederei in faccia a l diritto posilivo. Psrmi lo escluda in lettera il Codice Toscano all' arl. 373 ponendo come condizione del reato che trattisi di segreto fircrrvuTo rn nirrosi-co. Parmi lo escluda ugualmente il codice Sardo all' art. 587 coli la clansula di cui a0116 DErO.SITAR1 per ragione di StiitO. Bene vero perb che la ~ i v e lazione pu bcilniente degenerare in prevrrricazione; c cos passare per il codice Toscano dall' art. 573 all' art. 198, e per il codice Sardo all' art. 511 : nia in quanto al primo i? uecessario Il conoorso del d o l o ; e in quanto al seconrlo E necessario il concorso della venalitu, non bastando a costituire questo pi grave reato la sola leggerezza od imprudenza. Vedasi S. 2005. (52) Non sembrerebbe doversi dubitare che in cluanto al1' obbligo del segreto i Notari debbano essere adeguati agli altri esercenti professioni confidenziali. Ia faccia per) al codice Pranceao la Cassazione ha Auttualo su questo punto nei a due decreti 23 luglio 1830, e 10 giugno 1855. M 13l a tic h c ca'nqui2me elude f n, 440) si prouunzia in modo assoluto per l' affermativa. Vedi M o r i n art. 9023. (3) 1 caso del couCessore che rivela i segreti clel peni1 tente ancho per mera imprudenza, fu contemplato dal codice penale Pranoese, art. 378; ed stato specialmente previsto dal progetto Portoghese all' art. 361 S. unico, che lo vuole punito con la prigione di terza classe. Era stato pure espresssinente punito dal progetto di coclioe Spagnolo del 3822, i11' art. 424 ; ma tale dikposiziotie si modific nei codice Spn-

- 535 ;nolo del 1818, allZ;irt. 984, per le ragioni di conveitienr;c che accenna P a c e cli o nel suo comrnlo torn. 3, pag. 434. In quanto poi agli avvocati I' obbligo del segreto sotto sanzioni penali riconoscevasi dalla vecchia pratica : C r i s p o l t o casics tnililares oas. 23, n. 28. lia. volendo ridurre la rivolazione di segreti per parte loro ai suoi genuini principii bisogna distinguere la rivelazione di segreti commessa per imprudenza dall' avvocato, C questa lasciarla al presenle luogo : e la rivelariono clle 1' avvocato faccia ali' avversario per una mercede, la quale costiluisce il delitto di prevaricaaionc, che troveremo fra i reati sociali. PFon S raro il caso che la identica materialil di fatto sviluppi due Litoli di reato inimensainente dill'orrni per i caratteri e per la gravit u cagione della divcrsilG delle cause e del fine, Prescindendo pero dai termini della prevaricnzioiie crederei c h ~ difficilmente potesse punirsi come delilto 13 imprudenza del patrono le@le, rilasciandons la erncnda ali' azione civile dei danni e interessi. (4) In Praacia si S agilala questa conl.roversia come fra vol. noi. R a u t e r fdrvit crit~tin~l 2, pag. 104) sostiene la mia opinione agermando che il dolo di questo delitto consisto nella volonla di parlare quando si sa che corre l'obbligo di non parlare. hla la giurisptbudenza della Corte Suprema si pronunziata per la opinioae che fra noi sostenne P ii c c i On i, richiedendo come essenziale n questo reato la intenzione dt nuoce9.e: osservo per che non pub farsi fondamento sulla giurisprudenza di Francia, perch la ragione delerminante si trova nel collocamento di questo delitto fra le offese ali90aore, enumerandolo il codice del l810 con le ingiurie e calunnie. Tale classificazione b prevalente in hwia al diritto costituito, perch 1' animo d' ingiuriare condizione comune ed indispensabile io tutta quella categoria di reati: laonde in faccia a quel diritto costituito io pure avrei decisa cos. Ritengo peraltro che sia erronea quella classificazione, e scientificamente rnantcngo la mia opinione. Certamente repugnai che si dia una bencdizione al medico ciarliero il quale ha

-556cooipromesso la pace o $1' interessi di una famiglia sotto il preleslo che quando turpemenis abusava della fiducia in lui riposta non aveva intenzione di far dei male : e ognuno comprende che ia inkntionc di nuocere se non si presume dal solo fatio di parlare (come volle C h s u v e a u ) raramente o quasi mai si soiestaket-8 con prova p l t i v n e diretta. Le Corli di Francia che ne ritennero il concorso nel caso di un medico che aveva citato il suo cliente per gli onorari dovutigli ad oocasione della cura di una malattia vergognosa: dissero che egli aveva agito per animo di lt<cro, mentre chiedeva cib che gli era dovuto. Data la iatenaione di nuocere come requisito costante delle colpevolezza in questo reato, evidente che diviene un titolo superfluo come titolo principale, e si converte in una qualifica della ingiuria falsandone radicalmente i l concetto giuridico, come ho detto sopra all;i nota 2.

S.

1645.

Ridotta*,per cotal guisa al suo genuino valore la figura eriminosa del presente reato, il medesinio rimane di poca importanza scientifica, e non offre argomento di studio particolare. Poco sar8 mutabile la quantitci politica nel medesimo tranne in quanto dipenda dalla modificata quantit, raaturale. E questa spontaneamente subir g19influssi della maggiore o minore importanza del segreto svelato, e dei pregiudizi maggiori o minori derivatine alla persona tradita.

6. 1646.
111 o r d i n ~&l grado nella forza morde del delitto
intuitivo &ca Gn scnw della et e del sordomutismo r e p n g m n ~d w a g p w t o . Ptid pes discutersi a se in cotesto recaio &a mmimbile la scusa del-

1' impcto degli affetti, o se piuttosto la circostanza dell' ira non porti ad accrescere la responsabiliti (lell' accusato, poidi sostituisce nel suo fatto alla condizione cli mera imprudenza, quella pi grave di volontii ostile diretta a nuocere. Pui, ancora disputarsi se In scusa della ubriachezza debba e fino 2 claal limite valutarsi in un delitto la irnputabilith del quale sotto il rapporto dcllo elemento moralo si radica sulla colpa. Ma la piu interessante qrrostiane nella presente materia e quella che sorgth i11 proposito della canzio7ze. Nessuno pnb dubit:lre che se il professiouista fu violentemente costretto n rivelare il segreto ogli cvada ogni rosponsabilitti, per ragione del tiinore al quale soggiacque : la difficoltti non cade su questa ipotesi semplice. La qnestione si presenta grave nella ipotesi dello iiilcrvento della aulorita giudiciaria. Al professionistn pai egli imporsi indistintamento 1' obbligo di dei~nnciarcalla giustizia i segreti afndatigli dai suoi clienti, quando la, cognizione dei medesimi interessi alla pnl)l.dica sicurezza perchb puo avvenirne il discuoprimento di qualche gravo delitto? Prima qriestione. In questa prima ricerca la soluzione prsatica genoralmsnte distingue tra professione legale, o professione dell' arte salutare. Alla professione legele non si B ancora imposto l' obbligo della delaxione, quanlunqrie nel primo progetto del codice di san Marino ai mostrasse una coiisirnile velleitit chc l'ortunatcirnento i'u rejetta nella saggia riforxtia che poscin si i? fatta di qnel singolare progetto. In quanto :dia prclf';'ssion<a clell' arte salutare si suddistingue fra cib clte attiene alla costatazio~icdella matedalitu, c cib clie attiene allo speciale di un reato.

Ai cllirurgl~icorre l' obbligo di denunciare i ferimenti che sono chiamati ad esaminare; quantunque venga loro raccomandato il segreto dallo stessa cliente, perchk (a modo di escmpio) siano il risultamento di un duello. L'interesse pubblico che In giustizia Tenga in cognizione delle azioni criminooe 11u fatto generalmente ammettere ci& ;Via in quanto alle circostanze dello speciale io non credo che corra :rltrettanto obbligo: onde se il ferito narrd al cliirurgo che fu offeso da Tizio p~rchl! sorprese nel lo talamo conjugale o a rubare in sua casa, il. chirurgo non ha nessun obbligo di denunciare il delitto confessatogli dal suo cliente. Pure ho veduto lo zelo di certi dottori estendersi ancora a ci6 nei loro referti: ed in tale caso potra sorgero il dribbio se la opinata coaziono del dovere giuridico possa servire di scusa a cotesti zelanti quando vengano querelati per violazione di segreto: ed io creclu che la scusa verrebbe ammessa a malgrado la regola generale che l' errore di diritto non egonera dalla imputazione (2).
(1) Nel 1869 per Incarico dcll;t socieli di medicina legale di Parigi l' Avvocalo Generale H e m a r. [la coriiposCo urli, irionografia inkitol:if;i Le S C C T C ~ mdicril, la quale trovasi nella Revtre criliqzae vol. 30, pug. 561. I v i dividesi la ricerca i r i due punti, ci08 3.0 Dellu rivelaaionc proibiltl 2' n Della r i ~ ~ l ~ t a ' o n e . obbliyalot-ia.

M la questione risorge sotto una soconda forma a a~saipia delicata. A questa ric'tiiarna l'art. 373 del

codice Toscano il quale eccettua dalla punibilit della rivelazione di segreto i casi in cv,i la legge obblighi a put-leciiyjurlo. Ora la legge obbliga il cittadino a narrare tutto quello che sa quando B chia~xiatoa deporre come testimone in giustizia. Di qui due ricerche. La prima B se i1 professionista chiamato a fare da testimone possa punirsi come rivelatore di segreto quando abbia palesato le confidenze del suo cliente. E sotto questo punto di vista io crederei che la opinione di obbedire ad un dovore servisse a porlo al coperto da ogni molestia. La soconda B se il professionista possa ricusarsi ad emettere la sua deposizione allegando die ci che sa, lo sa come segreto di professione. Questa ultima forina del dubbio si esamino giA da molti eriminalisti e filosofi (1); e nuovamente, ad occasione appunto dcll' art. 373, la tratt i1 P u c C i o n i (conamcnta1-20 uol. 4, pag. 6 8 0 ) e per il primo not la differenziale che poteva intercedere fra il confessore, il consulente legale, ed il consulente medico. Presso tutti i popoli che non intendono la parola libert nel scnso di statolatria, e non propugnano questa loro libertii con la pi8 intollerabile delle tirannidi, Ic due prime ipotesi non danno occasione di dubbio neppure in pratica, e si rispetta la cosoionza dell' avvocato e del confessore cho dichiara di non volere infrangere il segreto. Ma incontrasi per una certa esitanza pratica in proposito dei medici e dei chirc~rghi,i quali per6 bisogna confessare che raramciite hanno posto innanzi questo loro privilegio, tciienrlosi di ordinnrio molto contenti di essere chiamati dalla giustizia, Ma il P u C c i o n i ha portato il suo esame acutissinio precisamente su questa ul-

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tima ipotesi; e seguace come egli i? sempre ilci piii generosi principii in materia penale, risolve il quesito con la sentenza che la giustizia non deve mai ottenere i1 suo fine al mezzo di rina immornlitii. Erl io volentieri mi sottoscrivo alla soa opinione.
( I ) O p rl ~n Il nn f f dr i i s yui protitrr ol,ii$tifionflt~r xccrrtn non detcyendi, in cnusia pieuirlibits a frx!lrnunitr ~ ~ e ~ h i i , c ie d r ~ x r i t r t i l rL ~ c y r ~ r ? i i - B o l t r l ~1847,~ ~ ~ V ,11 11 xo , i~rz ~ H a p p a r d de eacustilionr rrh.riri~!~niaiirdirrlrtli in juilit. i;.\ florttm, qui proptet. rnunun, pro f e s ~ i ? n r n i f3rl (rgilinrri I I I tiecc.usillrdinern clrctroornrn rirtit depoailniii Ti ;i ri (l w i j c L dc r e i i r e ~ ~ l i a T r r h 11 O [i P i jurispt 1liJ~1it.edt: [(I tnidlrr:irrtw,Y~rrls 18-55, pttij. 275 Iloii l ;I 11 g r r c o n s u l l a t ~ o i l rirl ~ r e r c t ew ~ ~ / C d t ~ iI'lit'is 1843 tte, A iii L! i L i, cotle rti~ dieci!, 5. cdilion, prrg. 2(j4, Ptr p r s , 1355. 1:11~i cingoIJirr qric ,. *liorle ricorda i l U o c i a n o ftrticr. cririr. liti. 7, top. 17, 1,. 9 i pel oaso di rin tedesco ~ l i enveiido nccet;sith di C U ~ ~ ~ C S ~ ~ ~ P S I un prete italiano avevi1 iivuto b i s o ~ n o wr-vir~i un inlerpcdi di ire, Dimanda se I i n t ~ r p c t r che avesse pcr tal guisa connsciuirr : e i segreti del penitenie potesse essere cosiretto a iarnc rnnniffbstazione iu giusti si:^; e siilla autorith di parracchi teologi s o i ; i i r i ~ ~ ~ la negativa. (Jncsla soluei~nc non seiiza itilportanza iiol crasii di analoga ricerca la cluale sorgo in proposito del sesretnrlo 0 $ovine dell'avvocnlo che si voglia cnstringcre n rivelare 16. coiifideiize delle quali esso fosse stalo veicolo fra il clienlr ed il suo prlincipale: ed io opiacrei che auctic a Irii ~ U I ' P S ~ ~ ~ estendersi la iriviolatiiIiiG del segreto, syeciolineiitc qrinndo nella sua qunlilh slnase la iinica catisn delle copizioiri *1Cq"iw --lale. Qilcsta opinioiie non iirninelte dubbio in faccia nil' oLLiiii-1 dihposizione dell' art. 288 del nuovo codice di proccdui'a p(.i):ile del regno d! Ilalin cho )! compietissimo su tale argomento. I,;i eseiizione degli avvocati dr?l170bbligo di riveliire i ~pzrb~ll n toro confidati in occe~ioriedel loro tniniakero, si i p r e i w ) . Lrov,irla nella L'. 25, $ de teglihus. M io dubito cb<: qlitil a

freinnlento niente abbia che fare col privilegio di. che adesso parlo, e invece conlenga la inibizione assoluta di tcstifioare nella causa in cui si figurato come patrono per la ragione del sospetto di frilsith. Lo che sarebbe tanto diKerenle quanto I' odio differisce dal favore. Anclie B l a n c h e /cinqtliL;me etude n, 451) fa la questione s e il professionista chiamalo oome testimone in giustizia sia punlbile per avere rivetato it segreto: e risponde che no. Egli era posto fra due doveri iri conflitto: quello di portare la verith alla giustizio, e quello di non tradire la fiducia: qualudqlie di questi due doveri sia seri~brntopreferibtle alla sua coscieuaa egli non pu incorrere pena. In sostanza la rivelazione si scusa in questa caso per la ghstn credulilit di essere nel dovere di rivelare, e questa O ia unica formula solto la quale pub accettarsi la soluzione di B l a n c h e. Come soluzione assoluta no, p ~ r c h non assoluto il dovere di deporre quando la legge 10 subordina ;illa condizione di non rivelare i segreti professionali. Poapasi che risulti essere stato lo stesso professionista quello che siasi ii~l~o delatore, ed abbia fatto in guisa di essere citalo come tcsliriions onde avere sembianza di fare una rivelozione coatta: elle dircfibcsi di costui?

In ordine al grado nella forza fisica del malefizb pare a me assai difficile a sostenersi il concetto giuridico del tentativo in questo reato, attesa la specinlitd del suo elemento mortile. Sul proposito della comp~icitsembra intnitivo che un estraneo (i)venuto in cognizione del eegreto per una rivelazione delittuosa non possa perseguitarsi come complice del delitto gi& consumato se il segreto stesso andd divulgando ad altri, Egli potrA tenersi a calcolo della ingiuria o diffamazione commessa da lui, quando ne rioarrano i termini, ma non potrh persegnitar8t nb VOIA11. 36

come antore di rivelazione di segreto, n& come partecipe del delitto consumato dall' uftciale imprudente. Eppure anche questo assorto pnd parere dubbio se ponesi sotto altro aspetto la questione. Colui cbe riceve la comunicazione del segreto si fa desso coautorc o correo, o altrimenti corresponsabilo di quel fatto criminoso nel quale ha materialmente ed ideologicamente partecipato con lo ascoltare? E certo che senza alcuno che ascolti la rivelazione qnosto delitto non si puO commettere. La materialiti del fatto criminoso esigc necessariamente il concorso almeno di due persolle. Quei rigoristi che tanto hanno esteso la nozione del)' autore o coaw tore del delitto, direbbero forse che costui un partecipante /necessario; fa in dolo quando a soddisfacimento della propria curiositk profitld della imprudenza altrui, ascoltando anzicllk imporre silenzio quando venivasi a lui rivelando il segreto. Dovrk dunque involversi nella pena'? Io tengo che ci snrebbe assurdo per la potente ragione che in certi problemi il senso morale vince le rigoroso dedrizioni dei principii giuridici. Non sarebbe pw'o a clubitarsi dalla sua corresponsabiIit&quando 1' estraneo avesse provocnto la rivelazione con (Ioni, promesse, od anco semplici preghiere: egli sarebbe in siffatta ipotesi la prima causa morale del delitto altrui, e dovendo in lui ritenersi la scienza di provocare un delitta non potrebbe evitare la partecipanza nella pena come istigatore.
(1) Ai termini della legge Froncese si preseoh le quoslionc relativi1 al non ps'ofesslonistn che fosse stato chiamato ad assistere un chirurgo in una operiizione segreta, e ohe avesse

- 563 ad aILri rivel'ito il fatto. Li Corte di Cassazione col decretli dei128 decembre 1864, decise che colui non era incorso iii nessuna pena. &I;i rispetto al professionista 1' obbligo del segreto deve intendersi largbissimamente, e cosf estendersi noi1 solo ai segreti che a l u i siano stali varbnlmenle co)tfidciti ma eziandio a qualurique altro segileto della f~miglia,che ogli sia venuto a conoscere accidentalmente o con gli occhi piopri o per parole udite col dove era chiamato a prestare il suo ufficio come professionjsta. Questa specialil si not 113 D Om a t fDroil publir, liv. 1, tit. 17, sect. 2, n. 13) ed t un rigore giustissimo. Non 6 pertanto necessarlo che il 3 segreto appreso dal medico sia stato a lul direttanierrte coufrdnto e neppure clie tale segreto abhin relazione alla rn;il:iltia che b stato ctiianiato a curare. Basta che egli ne sia venuto in cognizione ad occ:isiono di iiii suo ingresso in quella c ~ s anecessitato dal bisogno dei soccorsi dell'artc.

Qui per sorge altra eleganto questione circa la ii~otesidi un estranoo che nella cognizione del segreto abbia un interesse vivissirno. Lo sposo cho

voglia assicurarsi sui precedenti della sua futura, il marito che voglia accertarsi della condotta di sua nioglie durante la propria assenza, la signora che cercl~iassicurarsi dello stato di salute dal suo fidanzato prima di venirne in cognizione per amnrissimo esperimento, dovranno essi vedersi coiiilotti ai1 un pribblico giudizio sotto 1' accusa di istigazione alla violazione di segreto insieme col medico che cornpiacque ai loro desidcrii? Ed ecco suddividersi la questione: sard ixxiputabilc il medico in cotesta ipotesi? Sar imputabile lo istigalore? DovrA trovarsi una minorarite nella s~~ocialit tali circostandi

- 564 ze? Io fui pi di una volta consultato su tale emergente da rispettabili professori dell'arte medica, la coscienza dei quali titubava fra il dovere professionale del segreto, e il dovere cristiano d' impedire la rovina di una creatura e di non mentire in faccia al nuovo cliente che li consultava e bruttamente in gannarlo sui propri pericoli : e francamente dir9 che sempre risposi non potersi mai mantenere il precetto della legge umana a dispetto della legge morale; e non potersi mai la legge punitiva estendere a colpire un atto di umanit8 eseguito al fine d' impedire un male maggiore. Tale B il mio pensiero ; in special modo quando una immoralit antecedente si voglia cuoprire per consumare una seconda immoraliti. Ma se io errassi in siffatta opinione, e il debito professionale si volesse austeramente rispettato anche quando col rispettarlo si ajuta altri a consumare la rovina di una creatura o di una famiglia, nascerebbe allora lo interesse delle due successive dimande relative alla impntabilii dell' istigatore. E qui di nuovo, sebbene possa sembrare alquanto astruso lo adattare al concetto ima formula giuridica, parmi che il senso morale proclarni repugnante sottoporre a castigo chi agiva al solo fine di conservare la propria salute, o per lo meno la sua quiete avvenire e la pace di sua famiglia. Certi punti delicati di moralit non debbono aver valore quando sui medesimi si vuole insistere per rincarare una pena dove non ricorre convergenza di principio politico; o su questo nessuno pub certo accusarmi di deferenza alla scuola moralista. Ma questi istessi principii vogliono essere rispettati

- 565 quando si tratta di eliminare una pena che genererebbe nausea in ogni cuore gentile (1).
(1) Su questa fallispecie vuol essere nolato che la situnzioae del professionista rivelatore perderebbe ogni simpatia eillogni scusa possibile so egli avessse ceduto alla aviilith di conseguire una mercede profcrtagli. iila la onrta di una niercede niente demoralizzerekbe la situazione del privato che avesse comprato 1' arcano noli per une sterile curiosit8 nm per uua contingenza di suo bisogno. E la formula che pi n11 sembra adattabile a siffatta configurazione sarebbe per analogia quella della necessith della propria difesa. f-, vclbo che tale necessiti non sarebbe assoluta ma seeundum quid ; perclik il privato poteva astenersi dallo impegnarsi con quella persolili se sospettava di lei, anzi che indngnrne i segreti. Ma pure nelle contingenze della vita non rppunna che si trovi unil certa similitudine tra cotesto impulso ad agire e la nec e ~ s i t ldi tutelare la propria salute o la sicurezza delle sue proprietb. La ipotesi si pub ripetere nel caso di un capitalista clie ricercato di fare un cambio indaghi dal notar@del richiedente la vera siluazione delle sue finanze. Tutte le volle che lo ind~gatoreprivato non agi per animo curioso o maligno ma por un suo grave interesse, parmi che alla istigaziorie manclii 1' elemento morale della sua imputabilil. Cib per porterebbe al singolare contrasto che mentre alla iuiputahilit8 del professionieta basta la colpa, in colui che volasse punirsi come suo istigatore verrebbe a richiedersi una cerla forma di dolo. Qiiesti ed altri analoghi problemi male si risolvono con regole generali n priori, ma molto dipendono dalla prudente apprczzaziooc delle circostanze da farsi dnl siudice. Cib che io qui scriveva nel S. 1619 incontr censura da un rriio dotto e riverito collega, il quale richiaiiiando la questione sul testo della morale parve accusarmi di nI~ochiavellisino,ed insinub che io ammeltessi potersi fiire i1 n t n l ~per i~ltenereun utile. Ma io sono troppo alieno da tale scuola, a intesi farle omaggio con cib che scrissi

qui sopra. Lo morale non permette si hccia i1 male per

ottcnere un betic. Ma la morde bisogna conienipli la silunzione di un uonio che posto nella accessilh di agire ha iii faccja ineviiahilmenle due mali: e risponde clie deve scegliersi il male nlinare. Il medico consullato dal nuovo cliente sulla saute del suo vecchio clipnic nella necessil di rispondere: se tace e se deduce di non poter parlare a cnusrr del aeyreto esso ha gii p+rlalo. Se Jicconsiglia l e nozze, tradisce il segreto. Sc . iiivece risponde che quella persona i! sanissirria e non vi b pericolo fisico per la donna che si getta fra le sue braccia, esso mr*riiisca, esso inpanna e tradisce il suo r~uovo cllente, esso produce il male irreparabile della rovina di un'innoccnle. La miil moralc m' insegna che dei due mali rlevo evitnrci il rnngc.lorc; e cos risposi scnza credere per quesio di divenire ulifitario. Dehbo per confessare che In niIa opiuione Iia contro di sb anche quella di Mute a u /Du sccrel prof'essioncl, Pari8 1870, pag. 215) che iiiediante un ragion;imento assai lungo ma poco concludente sosliene chc se da me cons\iliato il mio ne dico di fiducia sulla convenienza di sposare una ragazza che egli conosca icfetta di male venereo, egli non pub violare il searoio senza incorrere uella pena criminale. Io devo ( dico 1)l LI t e s u ) consigliarmi col rnedfcc, di mia fiducia: ma se il medico mio confirlente h lo stes?o che cura la ragazza, a chi devo io ri~olgerrniSE poi vorrei che 3111leil u o gli autori sui quali si appoggia mi dicessero come deve contenersi il medico di mia fiducia qii:indo io gli chiedo coiisiglio (ponendo la mia vita e I' avvenire della mia farniglia nelle sue rnrrni ) SUI matrimonio da me progellulo con una ragazza da lui curala. Si risponda qui. Mi si dica. cosa deve fare questo medico. Se mi dice sposalela, mi rrndfsce a mi uccide. Se mi dice che non pu parlare ha d e t h quailto basta per me (se non soiio un allocco j peroh8 io apprenda il segreto; e il segreto rotlo. o non b queeto medico nella neceseitb di agire i11 faccia al SUO cliente Bdiiciario? 3 faoile declamare non do rersi mai fiire il male perchb oe segua un bene, Queata O

iina verit santa clie tutti sappiamo. Ma qui ripeto non trattasi di procurare un bene, ma di evitare un molo m n g g o ~ - r . Ed allora quella regola cos rovescinta diventa falsa. Il medico di mia fiducia, per una mia inferirlil mi ha ordinato una pozione da prender51 a piccolissime dosi perchS sorhita di un trallo darebbe la morte. Divenuto io possessorao di quellii bcvaada, manifesto al medico la intenzione di farla sorbire alla mia nioglie tutta in un tralto, ed ucciderla. Ecco un se.;.relo acquislalo da quel medico ad occasione della sua professione. Tacer egli P E ripetendo gli argomenti di n1 u l e a 11 dirh che la legge la quale punisce i violatori dei segreti noli fa distiaziolio j e dir& che limitando in questo caso la peiialit della legge il giudice si eleverebbe sopra la legyc? Tulti broccardi generosi che sovente riescono diaBni e Iradiscono chi ci si aGdo, illa se queste ragioni di puro positivismo persuadono altri non persuadono me. Tanto vale difendere una creatura innocente dal vcneficio che su lei vo~ l i aconsumarsi mediante una pozione, tanto vale difenderla. da un venefioio ugiialmente micidiale che su lei voglia consumarsi con altro alodo. Non si fa il male per un fine di hene, quando si agisce per salvaro una vila umana. Si fa un male passeggiero per evitare un male gravissiino ed irreparahlle. E questo non hlaccliiavellisruo, ma dovere crlstiauc,

La rivelazioile (fuori dei casi in cui la legge la imponga j commessa da un medico, chirurgo, levatrice, farmacista o da qualunque altra persona, dei segreti che abbia ricevuto in deposito per causa della professione, dello stato o delI' ufficio, e punita dal codice Toscano ( art. 373 ) cori l' esiglio particolare Ano ad un anno e la interdizione dall'esercizio della professione fino a due anni; e se ne fu mezzo la diffamazione, il libello famoso, o la in-

giuria, col carcere fino a quattro anni; dal codice Sardo (art. 587 ) con la carcere fino a sei mesi e la sospensione dall' esercizio della professione. E cos presso a poco puniscono questo reato le altre (1) legislazioni.
(1) I1 codice di Parma (art. 415) puniva queslo delitto con la carcere fino a sei tnesi c con la sospensione dal1: esercizio della professione il codice Napolebno (art. 371) con la prigionia o confino di primo grado, con la interdizione a tetnpo della professione e con l' ailimenda correzionale il codice Francese ( art. 378) lo punisce con la carcera fioo il codice Austriaco a sei rriesi e multa fino a 600 franchi (S. 498, 499) con In sospeusione ed in caso di recidiva con la privazione dell' esercizio della professione nel inedioo, con mulla fino ai 50 fiorini nel farmacista, e con 1' arresto il codice di Keuchatel fino a 14 giorni nel suo garzono (art. 204) con la caroere tino a tre mesi e multa fino a 300 franchi il codice Spagnolo (art. 284 ) con la sospensione, l'arresto maggiore c! la multa fiuo a 100 duros il codice Iladese (S. 541 ) coi1 la mulfa fino a 500 fiorini o con In carcere fino a tre illesi il progetto Portoghese (art. 360, 361 ) con In reclusiotie di seconda classe, e se ne resull danno coti qiiella di prima.

Violazione d i domicilio.

L' uomo appena vide il primo tramonto di sole volse attorno lo sguardo a cercarsi un ricovero dove posare le stancho membra; poi 1' abito che sempre fu di lui supremo signore gli rese caro quel luogo

- 560 dove pih avea preso consuetudine; ed ivi procacciandosi ripari avverso 1' intemperie, e difese contro gli animali, e quindi a poco a poco Ie desiderate comodit, vi pose gli affetti suoi come a cosa carissima, e qnasi parte di s inedesimo: e parvegli aver fatto una importante conquista quaiido potb dire quello b i1 mio ricovero, la mia casa, il mio domicilio. Cosi alla idea del domicilio vennero gli uomini gradatamente elevandosi come a cosa congiunta con la propria persona; ed a cotesto congiungimento fc~ronoda duplice forza condotti e legati, voglio dire dai materiali lisogni ai quali muovevano gli appetiti corporei, e dalle consuetudini doli' affetto, solenne aspirrizioi~e dell' anima, spesso pia potente ancora degli stessi materiali bisogni. Questa unione della nostra personalit col luogo eletto a domicilio nostro fa si che quando avvenga turbazione cli quello (i)essa turbi non solo con una sentita r7ealtAla quiete nostra, ma turbi ancora il sentimento della libert propria come per offesa recata alla stessa nostra persona. Non pu essere pertanto esitazione nessuna in ordino al collocamento del titolo (li uioZasione di hrnicIIio (2) nella classe dei delitti contro la libertA personale : poiche con simile oltraggio, rnegiio assai che la propriet8 privata, si offenda un bene ideale che tiene al sentimento della indiriduale libert9.
(1) Presso iilcuni popoli della Germania ci ebbe tunio i~i:;uardo alla sicurezza dei domicilii che si creb uri trtolo sl'eciale di delitto uolle violalio pacis donaesficae; sotto il rluiil tiiolo si putliva di [Ilorle ogni invasione violenlu del durnicilio altrui. Vedasi S L r u v i o iractatua de pace donzcali-

ra p$. I)G,I19,122 Beye r dirsert. de violdrlrr a e r u r i l ~ i le Joniestiea S. 35 E m tli i n g a u s jua ruiurelrxe uri. lSG, pny. 85. E gli iriterpetri sostennero che in questo re:lLo il tentativo equivalesse al consumato delitto. Questo titolo nell' art. 340 del nuovo progetto d i corlic~.' penale del Cariione Ticiao del 1869 viene denominato Ttcrbaaiorie rli asilo darne~lico.Niente vi n dire contro tille inuovazione, suggerita probabilmente dal p~nsiero la p r o che 1s domicilio tia un senso proprio nel giiire civile, per otri 11 codice penale dovcndo protegger0 la dimora anche mornentaneu ( per esempio di un viaggiatore) esso verrcbhe ad ilsare la parola domicilio In un senso improprio. Il codice Prussiano al]' art. 214 e 346 n. 1, erasi uniforniato al nostro concetio, classando la violnzioiic di domicilio fra i delitli, contravvenzioni contro la lil~ertn personnle. hln il nuovo codice dell' Irnpero Tedesco al S. 123 ha posto questo realo nella classe delle offese contro 1' ardine pubblico, perche ha considerato come prevalente nella determinazione della classe la forma pi grave della violazione di domicilio aoconipagnaia dalle tre condizioni delia ciolcnza, della turba, p dello armi. Mi permetto per altro di osservare clie sc dovesse teiiersi come determinante la classe di un malelizio la eventuale concomitanza di queste tre circosLanzi!, non vi sarebbe delitlo che non dovesse cl~ssarsi le offese contro 1' ordine tra pubblico, perch l' accessiorie di quelle circostanze & possibile in tutti i delitti. Anche B e r n e r fleiirbuch $. 10!), pag. 106) e G e y e r ( nella Bnciclopediu di H o l l z e n d o r f f diritto penale parte speciale pag. 7 0 9 ) concordano nell' attribuir0 la violazione di domfcllio ali7 ordine dei dolitti llalurali ahilla classe che ha per obiettivo la liberth individuale, o (come essi dicono) la pace domestica. (2)Bre~rocnntr~ J o us e justice crimirrelle p a ~ t .4 , lit.4.4,$. 6, n. % b l u y a r t d e V o u g l a r i s in66if. du droit erint. CiL. 7, ehap. 2 B l a C k s t o n e commenlariea on the lnws of Sngland book 4, chnp. 18 B e y e r disw l . de violalione aecus.ilati8 domealicac fP. 19 et scqq.

R n u t o r traile' dc droit e1-irriinel n. 56*2 - B a v o u x sur te code pdnal chup. 8 C l i a v e a u e t IIel i e tlie'orie dtc code pinril n, 1887 et sdc, T is s o t droif p k t l tom. 2, p g . 57 H[ n li s rjb8croaiions sur le projet de code p'nal Relge tom. 2 , puy. 100 N y p c 1s le droil piiul conrpa1.d pvg. 147 I' ti C C i o n i Coinmento v o l . 5,pug. 444; e col. 4 , pa!]. 644 X o r i leorica pag. 178 - P a c h e c o c l codigo pmi~l eoaentado tunz. 5 , pug, 259.
Tic n t i 11 c l (le domtrs snncliintc ;

La violauz'one di doinicilio si B talvolta contcinplata rneramente come fatto cho derivi dall' abuso di una autorit la quale o per malevolenza o per suoi prari dni o per falsa zelo vada introducendosi arbitrariamente nel dornfcilio dei privati cittadini ai1 impacciarne la quieto o recar loro molestie e timori. Sotto cotesto punto di vista questo reato potb bene collocarsi nella classe dei delitti sociali, e precisainente fra quelli che rientrano nella famiglia degli alsusi di pubblica autorita, Ma il progresso della scienza impose ai moderni codici perfezionati di prendore di mira questo fatto anche quando partiva da mero arbitrio di persone private: e per tal guisa non volendo scindersi la trattazione dello argomento si venne a rendere necessario in una esposizione c;colastica di trattare al presente luogo cosi dell'uno come dell' altro caso (1).
(1) La violazione di domicilio trovasi dai codici coulem. poraiiei geiieralmcole prevista nella Ipotesi cbc si OOnim8bl8 da pubblico ufficiale, Il codice Napoletano (art.258) il ccdioe Parmense (art. 198) e il codice dei Grlgioni (g. %04) la

colpiscono soltanto nel pubblico ufficiale: a cui il primo conimina la interdizione della carica da due mesi ad un anno; il secondo la carcere da un giorno a tre mesi; e il terzo lii deposizione e multa. Estendono le loro previsioni alla riolazione di domicilio per parte del privato e la puniscorio come 318 e 846 segue gli appresso codici: il codice Prussiano ( n. i ) pena prigionia fino a due mesi e multa contro i l piihblico ufficiale, e fino a sei settimane o multa contro il privalo; il codice Spagnolo (art. 299 e 414) pena sospensione e rnulba contro il funzionario, arresto maggiore e multa contro il privato; il progetto Portoghese (art. 221, e 263 e 365) pena la reclusione di prima o di seconda classe contro il pubblico fuiizionario, reclusione di seconda classe contro il privato; il codice del Brasile (art. 209 e 210 ) pena prigionia da tino a sei mesi s contro I' uno come contro l'altro; il codice di Neuchalel (art. 80 e 189 a 191 ) pena carcere fino a quindici giorni conlro l' uno e contro l' altro, salvo che questo codice aumenta gradualmente la pena fino al carcere di un anno e sino alla detenzione per due anni tenendo conto di ogni piccola circostanza accessoria come il tempo notturno, la chiave falsa o la scalata al mezzo di cui siasi fatto ingresso nella casa altrui e delle armi che seco recava 1' invasore. Siniili cirsostanze vengono pure calcolate con analoghi eretti dal codictdel Valese ( art. 269 a 271 ) dal codice di Vaud ( art. 257 a 259 e 356) dal codice di Friburgo (art. 196 e 198). li1 Francia il codice del 1810 art.. 184 prevedeva soltanto la invasione del domicilio illegalmente commessa dal pubblico iiEciale e la puniva con una multa da sedici a duecento franchi. Nella riforma del 1832 la penalit di qiieslo caso fii elevata al carcere da sei giorni ad un anno; e ci mostri come I codici penali si risentano sempre delle condizioni politiche. I N pi in quella riforma fu aggiunto ali' art. 184 un secondo nlinea che previde il caso della invasione di domicilio cominessa dal privato, e la pun con multa e carcere da sei giorni ;i sei mesi, ma soltanto quando fosse stata eseguita al mezzo (li violenze o minaccie: senza tali circostanze non sembra

ss.

clie le leggi di Francia perseguitino criminalmente la invnsione privata. In questo senso si pronunzib la Corte di Cliambery con la decisione del 28 febbrajo 1867 malgrado la rottura dell' uscio: vedasi M O r i n art. 8459 e 8832. Notevole nella giurisprudenza francese E la massima che la violazione di domicilio per parte della pubblica forza non si commette dalla medesima fiuch chiede al privato che le apra 1' uscio della sua casa. Essa nel diritto di chiedere ci anche senza ordine speciale, ed in qualunque tempo, salvo al privato la facolta di aderire o il diritto nei congrui termini di rifiutare. Il reato di violazione di domicilio nasce allora soltanto quando il privato abbia opposto rifiuto mentre era nel diritto di opporlo, e malgrado ci gli agenti della forza si siano voluti introdurre. In termini la Cassazione di Francia 1 G aprile 1812, Decisione a Camere riunite. Interessante su questa materia b I:] dissertazione di Achille M o r i n intitolata d e l' inuiolabilitu' tlu donlicile Dcs visites domiciliaires et dc 1' arrstnlion domicile, spcialernent pendant la nuit, che trovasi nel suo Journal d u dvoit crinlinel art. 9015.

Ma qui bisogna innanzi tutto avvertire che il titolo di violazione di domicilio non sorge come titolo di per s stante se non quando il medesimo non siasi posto in essere pel fine di servire di mezzo ad un altro delitto, o non abbia ad un altro delitto effettivamente servito. Cos la nozione del presente reato ha bisogno di essere costruita primieramente sopra questo criterio 9~egativo. Tutte le volte che la invasione del domicilio possa punirsi come merzo diretto a consumare pi grave malefizio, il titolo minore scomparisce affatto per cedere il luogo al pi grave, e nel medesimo compenetrandosi pn6 tutto a1 piii venire qualche volta considerata come

- 574 circostanza aggravante del reato principale. E dico qualche volta, perchb non vado d' accordo neppure su questo proposito con quei codici moderni che inspirandosi alla reti3 veduta di definire singolarmente tutte le circostanze cos aggravanti come diminuenti, credettero di procedere a cotesto grande lavoro con massime generali applicabili a tutti i delitti. Cos volle taluno enumerare indistintamente fra le circostanze aggravanti di qualsiasi malefizio la intervenuta violazione di domicilio: ma non si avverti che poteva esservi qualche speciale rnalefizio del quale la sua consumazione nel domicilio rendeva forse minore la quantit naturale di quello ' non sarebbe stata se 1 istesso reato si fosse commesso con maggiore scandalo o pubblicit nella casa stessa del colpevole od in casa terza, anziche nella casa dell' uomo oltraggiato. Ci sernbra dunque pi esatto di dire che la circostanza del violato domicilio quando serv di mezzo ad altro delitto, o 10 aggrava, o rimane indifferente, ma sempre questo titolo speciale B assorbito nell' altro. NB soltanto qucsto fenomeno giuridico (che B una conseguenza costante della teorica (1) della prevalenza) si avvera ' quando il reato al quale tendeva l arbitraria invasione del domicilio altrui ebbe la sua piena consumazione. Molte volte la stessa invasione del domicilio assarne la figura di atto esecutivo di un delitto principale; e qaando i suoi caratteri di univocith ed idoneitA lo consentano, va a far parte di quella somma di momenti materiali che costituiscono un conato punibile (2):sd anche allora il titolo di violato domicilio pih non B obiettabile all'accasato, perch ci sarebbe una ingiusta duplicazione di rimprovero.

NelIa pena maggiore del tentativo esao trova senza pi la conveniente repressione.
(1) Alla teorica della prevalenza niente si oppongono ie regole di ragione comune sanzionale da vari frammenti del diritto romano; leg. 56,155, S. 2 eh 192 i n fin. ff, de 9-egulis juris; leg. 32 et 42 ff. d e poenis; Ieg. 10 in /in. f l d e rebus dubiis: regole clie ha dottamente esoroalo il Br u g n o l i nel suo libro tesl pubblicato sotto il titolo Regole irtmau~nbili d i dirilto zinivcrsale f Req. 1 2 7 , pg. 119 ) e che riel repertorio stata riassunla alla parola delitto con la formula un delitto coercibile c o n pid pene dee punirsi con l a minore. Cotesle regole cadono accoiicie tutte le volte che il caso sia dubbio, od oscura la sentenza, o la legge che si deve applicare. In tale incertezza k evidente dover vincere la opinioiie pih mite, e ci guardi Dio dal contradire questo santo assioma. Ma la teorica della prevalenza non suppone dubbdezze: suppone che sia chiara e certa la conibinazione che un fatto ctida, considerato in sk stesso, sotto una legge penale; e cada sotto altra legge penale pi grave, se si considera il fine a cui mirava il colpevole. Per esempio si B usato violenza per rubare, ma non si potuto consumztre il furto: 1' azione materialmente guardata esaurlsoe i tsrmleii di una violenza consumata; ma guardata nel Bne del oalpevole esaurisce le condizioni del furto tentato. Dovrh d u ~ q w e dirsi che si ha un delitto i1 quale cade sotto due leggi e ohe perci la pena del furto tentato perchb assai pih grave non deve applicarsi, e deve applicarsi la minor pena della violenza P No: e neppure credo che Iy illustre giureconsulto versiliese abbia voluto affermare cotanto. Qui non vi b incertezza: certo il delilto m e z z o ; certo il delillo fine: col primo si B attaccata la sicurezza individuale, col secondo la propriatb r s si applicasse soltanto la pena pi mite destinata al dslit#~k * ~ ( FS=o, I' oitncco contro il diritto di propriel rirnorrebo pressione: ci non possibile. Ci condurrebb &' wurdo

- 576

di porre a miglior condizione io attentante che nei suoi alti esecutivi fosse venuto consumando uno speciale delitto, ed ;I peggior condizione sarebbe un attentante che nei suoi iitti esecutivi non trovasse come configurare un delitto speciale: questo repugnante. Si rispetti dunque I7 aurea regola i n dubiir pro reo finch si rimane nel dubbio: ma quando il fatto cade in modo certo sotto due leggi, B la pena pi severa quella che deve applicarsi affincli i due diritti tutelati dalla due leggi lo siano costantemente. Questo precetto non ha altra eccezione tranne quella necessariamente connessa al principio antologico, la quale si verifica quando il p a e criminoso a1 quale tendeva i1 mezzo criminoso distrugge la essenziulitri del delitto mezzo, come notammo al Q. 1563 nota, avveaire (specialit da non dimenticarsi) nella vi8 privota. (2) Cos la violazione di domicilio pub essere un telitrrtivo di altro delitto; ma non ammette tentativo, come osserva giustamente anche S c h O t z e flehrbuh g. 67, pag 275) per la palpabile ragione che quando sono incoati gli atti esecutivi della invasiorie la pace domestica gi3 turbata. Ed anche questo esempio valga a disingannare coloro ohe navellamente vennero insegnando doversi in tutti quanti i delitti trovare la ipotesi del tatatiwo, e del delUlo mancato. No. Queste ipotesi si troveranno solo in quei reati nei quali le rcspettive condizioni ontologiche ne ammettano la possibilit.

Cos circoscritto lo studio del presente titolo entro


i puri limiti della sua forma semplice, il reato di

oz'olazione d i domicilio pu definirsi - la iniroduaione o la dimora rzel domicilio altrui contro volonta di chi ha diritto di esckderlo eseguita ssnza motivo bgittinao. - Da tale definizione emergono opontanei i quattro estremi o criterii essenziali che (oltre il criterio negativo accennato di sopra) co-

stitniscono il presente malefizio, e amo : O O in. troduzione o dirnora arbz'traria - 2." dornicelb (2) altmi - 3." vohntd contraria M' abz'tatm
'4.0 mancanza di

motivo legittimo.

(1) Non equivale 1' ingresso nel foizdo altrui, quantunque punibile nella pratica come ingiuria : &le v i o dccisiones,

para 1 , decis. 34, n. 8. Questo fatto da vita a d un titolo


speciale che trovasi fra i reati contro la propriet irnmobiliare, salroche! il fondo rurale sia in tal guisa connesso con il luogo destinalo all' abitazione da formarne una vera e propria adiacenza: e salvo che sia munito di una cinta. Questa ultima idea si esprime generalmente con la parola chiuso. fila qui non vi S contradizione con quello che dico al $. 1656. Tale dubbio pu nascere dal doppio senso della parola diittso. In un senso largo ed improprio la parola chiuso significa reci~zlo e quesla condizione necessario che il locare 1' ab; bia onde possa forniare il soggetto passivo del presente reato. Nel senso pi proprio e ristretto la parola c16iuso vuol dire serrato, e cos dicesi aperta una. casa quando ue b aperto 1' uscio. E questo E il senso nel quale io I' adopero al 5. 1656, ove dico clie la chiusurrr del luogo non & requisito esseuziale al presente reato.

1."

bztroduxione e dimora arbitraria.

- Nasce

spontaneo il bisogno di congiungere queste due forme come ha fatto il codice Toscano (art. 363) in emenda di altri codici che parlavano soltanto d' introduzione, per il motivo evidente che il domicilio si viola tanto con 1' introdursi nel medesimo contro la volonti~dell' abitatore, quanto col tratteriervisi contro tale vcilontii anche quando la introJT01,.

11.

37

drizione sia stata in principio tollerata o permessa. Dicesi poi arEntrnria per definire qucsto reato nel suo concetto pi largo secondo il quale non s i esige il concorso della l;iolenza; dove intervenga anror' questo, o sia dic si estrinsechi con incussione tli tirnoro o con uso di forza fisica, pui, costituire il pi grave titolo o di minaccia, o di lesione persunale nel quale si assorbisca ia iuiputuzione di viulato domicilio per la prevalenza del mezzo sul fine: e quando ci9 non avvenga perchb difettino gli speciali requisiti di questi dae titoli la violenza (non accolta come criterio essenziale) rimarrh criterio aggravante del reato. E dicendo arbitraria si viene implicitamento a dire che i otto il rapporto dell' elemento intenzionale anche questo delitto (corne gi @idisse in proposito dall'apertura di lettere) esigt: I' estremo del dolo, non potendo immaginarsi la ~ierseguibilil penale di una violazione di domicilio colposa. Aperta & su oi8 la E. 5, C ande vi, ed in. tuitive ne sono le ragioni.

2."Domicilio altrzlz'. Non B il diritto di propriet che si viola con questo reato; non B una cosa materiale che si offende; ma un diritto inerente alla umana personalit che irraggia nell'ambiente destinato al di lei ricovero. Perci niente interessa &e l' abitatore del luogo sia o no proprietario; anche colui che abbia preso alloggio nella camera di una locanda ha djritto di lagnarsi di of= f'esa aila sila pereonalitit se altri introducendosi in quella ed ostinandosi a rimanervi lo disturba nella

- 379 qniete e minora la sua fiberti (1): b parola domicilio vuol essere dunque intesa a questo luogo non nello stretto senso del ginre civile, rna nel senso largliissirnio designativo di qualsisia luogo che 1' nomo abbia lecitamente scelto a propria dimora quantunque precaria: e cos senza distinguere se sia scelto a dirtiora continua o soltanto di qualche ora o del giorno o della notte; ed anche per una speciale destinazione transitoria come un laboratorio o un casotto da paretajo, purchk la invasione accada dur:inte I' attunlit& della sua desti~iazione. Cos anclie lo stesso padrone del luogo pu rendersi colpevole di tale reato quando abbia ad altri ceduto il diritto di abitarlo. Kiente del pari intereasa che il luogo t~lovisi in cittci od in campagna; che sia cq~e?*ts chiuso; che sia assunto a dimora por la ino tera giornata; o soltanto p@r alcwne ore della meclesima. Nella protezione del domicilio vengono incluso szianclio le sue appartenenGe, le quali espressamcmc si sono contemplate dal srrccitato articolo del codice Toscano. Dipencierh dalla prudenza del giudice Io stabilire le condizioni di tali a@aPntmt3mt? che valgano a configurare la presenta specie di fesa ; accuratamente diotingaendola ddl' &yvesso arOitra?rio rael fondo altrui, altso 8pecialc titolo di delitto che troveremo f'ra i reati contro la proprietd, e i oggetto del qriale B tutto distinto da qnelb clel ' presento malefzio. L i si viola il diritto del poame sore sulla cosa; qua si viola un diritto inorente alla nostra personalit8.
(1) FinchE si considera il caso dell' ablta&rie & L mwWa t ingresso altrui meotre O ipiraprielarin

il quale non v~colelo

- 580

o abitalore della rimanente casa vorrebbe quello ingresso, la regola certa, e indubitaLamenLe vince il domiciliatario proibente. Ma nel caso rovescio la quesblone delicatissima, complicata, ed in qualche sua forma perplessa. Io ahito Iegiltimamente una camera in casa altrui ed ivi ricevo frcquentemente un amico: ma il proprietario ed abitatore della rimanente casa ha in uggia colui; non vuole che transiti d:tlle scale alla sala, n che ( i n una parola] si introduca in quel luogo che B pure suo domicilio. Se l'amico cos respinto si introduce malgrado la opposizione nella mia camera sarh egli colpevole di violato doniicilio, e perseguitabile a querela del padrone della oasa? Parrebbe ehe no. Cib iion ostanle il tribunale di Matera con decisione del 15 aprile 1869 (pubblicata nella Temi Xtalica n. 22, anno 3 ) c o n d o ~ n hcome oolpevole di violazione di domicilio un amante che erasi introdotto notturnamento in cosa allrui nella camera della fiintesca col consenso di lei, e come complice dello stesso delitto la fgntesca che ce lo aveva introdotto. Si pu dui~quc avere diritto di domicilio in una casa e Io esclusivo diritto al godimcnlo di urla camera in quella casa, e commetter delillo inlroducendo altri in quella camera? Uri domestico non pub duuque senza incorrere nolla carcere introdurre (scnza iine delittuoso) un amico nella camera che i l padrone Iia dcstinsto od esclusivo godinlenlo del domestico stesso? Che l'azione sia indelicata ed nnclie immorale ne convengo; ma che io violi il domicilio col condurre 1111 amico in quella stanza che legalmeole il domicilio mio ( e sfido n ncgarlo) mi sembra repugnante. I1 domicilio B una cosa disbinta dalla propriet. Pub una casa essere propriet8 di un solo ed essere domicilio comune a molti. La massima in re communi porior est conditio prohibenlis k buona in civile; ma non sempre lo B a i fini penali; perctib il fatto del godimento del domicilio per parte dal consenziente che introduco l'estraneo esclude il dolo nello estraneo medesimo. Salvo dunque il dovoto rispetto ai giudici di Matera io non m1 soltoscriverei alla loro sentenza, Non deve mai dirnentlcarsi cic per

i~~ic'sto lilolo di reato la proprietas, e I n p o r s ~ s s i ocieilis, non Iianno valore determinante per autorizzare il diritto di ripulsa. E tanto sono vere queste mie idee che S c h u t z e (Lchrlruclr 5. 67, nota 5, png. 275) insegna come cosa non dubbia che questo delitto pu avere luogo anche fra i coinquilini, e per parte del padrone a danno delly inquilino. .lo avrei dunque pii1 volentieri condannato il padrone se di notte fosse andato nella camera della fantesca, lei dissenziente, piuttostoch 1' amante che vi aveva acceduto Ici consenziente. E su questo proposito giova ricordare che scbhcne nel fora Alemauno si disputasse in addietro, s e il presente titolo potesse adattarsi ali' ingresso arbitrario eseguilo dal d i dentro n1 d i dentro, ma fosse necessario un ingresso dal d i fuori, pure In prima e pi larga opinione ha oggi prevalso anche in Germania, come insegna B e r n c r Lcfirbzrclr $. 169, png. 407, notu 1.

derlo - Cotesta volonth non crederei che bastasse semplicemente presunta ma che dovesse esserne condizione una manifestazione in qualsisia modo fatta e conosciuta dal giudicabile. Altro B la manczanza di permesso, altro O la ifiterdizione. Nelle giornaliere bisogne della vita troppo sarebbe se dovesse sempre mandarsi un ambasciatore a chiedere licenza tutte le volte che occorre bisogno di introdursi nell' altrui don.iicilio. L' uomo che alla prima intimazione si ritira dalla casa ove si era introdotto mostra di avere agito sotto 1' influsso d i una presunzione di permesso che deve metterlo al coperto da ogni accusa criminale. Ma la maaifestazione di volontb contraria una volta.fatta merce il

3." Cotztro la volontu di chi ha diritto di esclu-

divieto di introdursi nella nostra casa, rale a porre 1' interdetto in una permanente condizione di clelo se infranga il divieto, ancorchb nell' attualith del fatto il padrone non fosse presente a ripetcro la intimazione. Non pa peraltro esigersi una forma speciale tl proibizione. VaIe qui I' argomento della 1. 20, S. I, f i quod vi aut clam - prohibitecs autessz intelligitur quolibet pohibentis actu: idest ve1 ciz'centis se prolaibere, ve2 m n u m qpomntis, 1apiIlunauejactantis pohibendi gratia. Bisogna pero avverti re che la manifesta proibizione dell' inquilino pu talvolta al fine di costituire il dolo nell' invasore trovare un equipollente nel modo stesso usato da costui. Quando la introduzione sia clandestina o insidiosa, per la medesima si fa chiaro che 1' invasore usando arte o malizia onde introdursi nascosamente nella casa altrui mostr di avere la coscienza di osteggiare la volont& dell' abrtatore della casa, e vanamente dedurrebbe poscia di non avere ricevuto la proibizione. Varrebbe a ci la regola di ragione comune per cui lo impedimento alla proibizione eyuivale alla proibizione; e potrebbe ben dirsi che ha impedito la proibizione colui che ha cercato introdursi nell' altrui casa in modo che lo inqnilino non ne acquistasse conoscenza (l), Insomma B questo un punto delicatissima che tutto dipende dalla prudcnte apprezzazione delle circostanze speciali.
(1) La proposiziooe che ad avere il delitto di violnziono di domii!iiio occorra unil cognizione posiliva della volonii contraria dell' inquilino permi che per argomento s i assodi sulla l. 1, $5. 10, 6 q u ~ dvi nut clam ivi s i quis tu-

- 58.3 N~iSecllitate impeclitur, vel etiarn ne offendere; oel re, ce1 eum, qui te mayni fnciehat, ideo non venerit trtl prohibendum, non videbitur adversarius vi fecisse; et itn Lnheo scribit.
ijreii

S.

1f;Zs.

4.O Aggiungo alla definizione senza nzot.i?jo kyitfitiao, non solo per escludere dalla nozione del ma-

lefizio i1 fatto del pubblico ufficiale che per ragione di suo servizio e con le debite condizioni si introduca nel domicilio altrui; ma per escluderne eziandio il fatto del privato che si ricoveri in casa altrui per una qualche urgente necessit di propria difesa, o acceiia presso altri per un motivo legittimo non difficil a ravvisarsi nelle varie contingenze dei casi (1). L'elemento iiitenzionale di questo reato che sotto il punto di vista negativo si pnb nei congrui termini circoscrivere nell' assenza del fine di commettere un altro delitto, sotto il punto di vista positivo bisogna cl-it: si configuri in una veduta in cluaIcIie guisa inonesta o almeno inurbana che manifesti in sostanza i' intendimento di far cosa che si conosce essere dispiacevole ad altri. Anche la importunit prib in codeste conc.lizioni doventare delitto, ma definirne i confini dipende dalla delicata apprezzazione del giudice (2).
( ) caso di ingresso arhiir:irio nel domicilio altrui ctie IUn
t in~niuneda delitto lo esemplifica il B e r g c r o rlc lnroin cop. 4, scct. 2, 5. 36, nella ipolesi delle persone mascherare clio i n tempo di carnevale si introducono nelle altrui case

dove ci i: p ~ ~ r n e s c - o Principe o indolto dalla consuetudine dal locale. Senza uii tale uso o perrnesso per da osservarsi che la iri;iaclicra aiizich escludere il delitto lo iiggraverchtc.

- 584 (2) La difficoliii di ben definire cotesto fine si rileva da cib che scrive D e c a m p s (Contre projet de code p m l pny. 4 , Bruxelles 1864 ) Le projet veut punir les violutions de domicile commises ptir des particuliers, et il n raison: mais les incriminations des art. 490 4 9 3 pour' raient, quoi qu' e n dise l' esposd des molifs, s appliquer a 1' Ibomme q u i se seruit introduit dans une habitation ou se8 dperadanecs sa128 aucune intention coupdbie f p a r exemple, pour se trouver u n rende2 votu, poul* y reprendre les animaux qui se sont chappe's) i l fuut que l a loi ne punisse gue l a violation de domicile a excute dans un bub eriminel, dans l'intention de commettre un crime ou un dlit D ou plus yn~alement le fait commis mchamment ou fraudoleusement: aclopter une autre ncrimination ce s w a i t sacriper l a libert et la suret des citoyena, uniquement pour que le -4finistre public n' ait pus besoin de se metlre e n peine de prouver l' inlention coupable. Medilando questa osservazione che a primo aspetto sembra giustissima si scorge che nella medesima si unificano due concetti fra i quali intercede un abisso. Altro dire che la violazione del domicilio non deve punirsi se non commessa dans une intention coupable,,oppure mchamment: lo che verissimo: altro dire che non deve essere punita se non quando avviene per il fine de commettre un crime ou u n dlit. Con questa seconda frase si edifica una teorica totatmente' diversa dalla prima, e pi non si punisce la violazione di domicilio per s stessa come offesa alla libert personale; ma si punisce come un tentativo remoto al quale manchino le condizioni per essere colpito come tentativo. In una parola non si scioglie con cib la questione fondamentale che la pih vitale, e la pih delicata nello esame del presente argomento. La violazione di domicilio quando B fatta scientemente a dispetto del proprietario ha ella bisogno per venir punita di essere diretta ad u n altro delitto? Se si a& ferma cib evidente ohe il fatto non si punisce pi come vioiazone d i domicilio oB per proteggere 91 domicilio, ma

solo in quanto era mezzo per violare un altro diritto. Ma la Bttensione criminosa e la malvagit non consiste ella in questo reato nel solo @ne d i violare il domicilio? Non si ha qui un diritto che (indipendentemente da ogni altro diritto) merita per s solo la sua speciale protezione? Chi entra in casa mia, a mia insaputa, per spiare i miei fatti, per leggere i miei fogli, non agisce egli per una curiosit ntalvagia quantunque non intenda commettere un altro delilto? Chi vi entra e vi si tratliene quando io lo discaccio, per farmi onta O dispetto, non ha egli un fine crinainaso nella stessa violazione di domicilio, con la quale lede un diritto mio? Io lo penso: perch scorgo bastante oggettivit del giuridica al malefizio nel solo diritto della inc)iolabili~ clarnicilio. Ad ogni modo io segnalo questo punto come il pi scabroso ed il pib delicato nel presente argomento.

Del resto ci che ho accennato in proposito del pubblico ufficiale richiama a pi particolari osservazioni. I1 titolo di violato domicilio non fu preso in distinto esame dalle antiche legislazioni. Nel giure romano se ne trov fatto cenno alla l. 2f, 7 $ 9. ' , de furtis; ove prevedendo il caso di chi si fosse! introdotto nell' altrui casa a fine di rubare, il ginreconsu1to rispose che non era ancora reo di furto ma resgonsabile soltanto di ingiuria. Lo che bene poteva adattarsi alla vasta nozione che ebbero del delitto di ingiu;zcl*ia i romani, affatto difforme da quella che ha prevalso nel ginre moderno. La v%chia pratica quando ebbe occasione di occuparsi di consimili fatti ora vi applic il titolo di i n g i u r 9 a , ora vi adatt cluello della aiolenza privata. Ma il titolo speciale di uiolato domicilio B veramente crea-

zione delle scuole moderne, e la genesi di cofed(1

titolo risale appunto alla contemplazione (1i:I (bris(i di axia arbitraria invasione operata dal prilrl~lico naciale. I popoli amanti di libera che intescilo :I procacciarne la tutela mediante prwvedirricnti legislativi, vollero che il domicilio del cittadino si iiicliiarasse inviolabile anche in faccia agli agenti della pubblica forza; ed anche a quelli interdissero di penetrarvi senza gli ordini della competciite mtorit, e senza quelle condizioni dio potevano renderlo necessario alla pubblica sicurezza, Di qui narqut! nei codici penali il titolo di iol lato &nticL'lio che in principio fu ristretto alle invasioni arbitrarie delIu pubblica forza, ed in alcuni codici contemporanei i? ( come sopra tio notato ) tuttavia ristretto a (luci solo caso. Cosi creato rina volta il titolo, il progrcuso della scienza porstb alla specificazione di questo Ibe:ito anche nella ipotesi di violazione commessa (13 persona privata; e per tal guisa il titolo stesso i\ venuto ad assumere nelle legislazioni pi conqdetc una duplice forma. La qualitA personale del dolinquente e la concoiuitanza dell' abuso di una puhblica poiest8 divenuta cosi un criterio misuratnrit in questo malefizio, sebbene piu esattamcrite griw dando la cosa possa sembrare che le qualitb pcrsonali del]' agente diano piuttosto al deIitlo i caratteri di una diversa specie la quale voglia essere noverata fra gli abusi di autorit. Ma poichb i1 diritto violato B I' identico, ci t3 piaciuto richiamare alla presente sede anche l'accenno di questo caso. Io diceva dunq,ue che la qualitA di persona pubblica e l' abuso di tale qnalita imprime alla violazione del domicilio un carattere di gravith maggiore

- 587 che ne aumenta la quantit politica: perch sebbene il danno immediato possa eventualmente non offrire sostanziali differenze, se ne accresce per notabilmente il danno mediato per la maggiore difficolt in cui versa il privato di difendersi contro una invasione di domicilio commessa sotto il pretesto di un atto di giustizia. Malgrado ci B da osservarsi clie il codice Sardo agli articoli 205, 206 parifica nella pena entrambo le ipotesi, minacciando il carcere fino ad un anno e la multa fino a trecento lire tanto contro la violazione del domicilio commessa dal pubblico ufficiale per mezzo della sua rpalit, quanto dal privato purch mediante insidia (1) o violenza; chb se la introduzione del privato nel domicilio altrui contro volont del padrone si esepuisca senza insidia e senza violenza, non incorre per cotesto codice pena veruna.
(1) L'art. 206 del codice Sardo non definisce quali sieno
i caratteri della insidia: ma facile ravvisarlo. Essa si ve-

rificher cos allora quaiido il colpevole siasi nascostamente intruso nell' altrui casa senza farsi vedere, come quando vi si sia introdotto con falsi nomi o con pretesti che valessero a farvelo accogliere, specialmente neil' assenza del capo di i'arni$liti. In une parola il caso che rimane escluso da pena nel codice Sardo e che cade sotto la sanzione del codice Toscano, quello di chi senza usare minacce n violenza, sfacciatamente entri nell' altrui casa e persista a volervi stare a dispetto dell'inquilino che gl' intima di andarsene. La differenza che intercede fra questo e l' altro caso sta nel mancante pericolo di danni ulteriori oltre la momentanea restrizione della personale liberl5. Questo punlo di vista, che sembrb haslevole a meritare censura agli occhi del legislatore toscano, non sembrato tale agli occhi di altri moECI Isgislatori contemporanei.

Tutto opposto criterio ha adottato il codice Toscano il quale mentre esagera il rigore contrlc, il privalo, punendolo (art. 383) col carcere Ano a sei mesi anche dove non concorra la insidia n& la violenza, procede poi (art. 190, 3. 2) con la massima lenita, contro il pubblico ufficiale, decretando una multa che pu8 scendere fino a treuta lire toscane: pena risibile e cl~evaleva meglio dimenticare 4e volevasi (come comandavano i tempi nei quali si promulgava (i) quel codice) largire le pih benigne protezioni alla. pubblica forza contro il privato, e nessuna efficace concederne al privato contro gli abusi della pubblica forza. vero che lo st,esso art. 190 al S. 1 minaccia la carcere fino a tre anni quando 1' agente della forza pubblica abbia proceduto per odio o cupidigia o altra privata passione: ma ognuno comprende come sia quasi impossibile provare il movente di siffatta passione a carico di individui ai quali B sempre pronto il pretesto di un qualche sospetto che converta le loro malvagie intenzioni in un eccesso di zelo. Bens in faccia al codice Toscauo combinando gli articoli 190 e 363 nascerebbe la questione se anche 1' agente della forza potesae essere colpito dalla pena comune prescritta dal secondo di tali articoli quando si fosse introdotto arbitrariamente nella casa del privato senza operars perquisizione: ed il dubbio naace da questo, che 1' art. 190 tas~ativamentodesigna come condizioiie del fatto che ivi contempla la pe?*quisiaiom operata. Questo pensiero si conforta della opi-

- 589 nione analoga emessa dal F e r r a r i o t t i ( c m Ynsnto al codice Sai*do, art. 215, n. 1) ove insegna come regola che l'agente della forza pubblica non incorre nella censura speciale ma rientra nel diritto
comune quando per introdursi nell' altrui domicilio non ha spiegato la sua qualit,
(1) Nel primitivo progetto compilato dal Rfo r i il corrispondetite art. 229 giaceva in ben diversi termini, Ecoolo og~aiagente dello forza pubblica, il qzcule eensa averne il m n n d a ~ o dalla Ecqge o dall' autoritd compe&cnte esegrtisce un arresto od una perquisizione, soygiace alla carcere d a Ire mesi a t v e anni ed alla desrituoione, n tzei caei pit Eoggieri alla carcere fino a lre mesi ed alla sospensione Questo era un articolo dettato per un pupolo libero. Ben faceva mestieri che nel 1853 si convertisse nel nuovo art. 190 che non contiene una pena contro il colpevole mo piuttosto utia derisiotie contro la vittima. Trenta lire di multa contro un ufficiale che commette un arresto o una perquisizione arbilraria una pena insensata : e meglio valava dir francameotu non vogliamo che i nostri difensori siaiio puniti ancora se eccedono, perchi! a noi cale la invioIiibiiiii degli agcnli della forza meglio assai che la inviolahilite di domicilio. Ma IUfrivolezza dello penali\&comminate ricl codice del 1853 contro $1' impiegali stata generaimente giudicala riicritevolc di censura.

-.

&, flnalmonte intuitiva la ragioils per cui questo dclilto non si perscguita generalmente che a p e i~etndz' pnrtJe, si perchi? pel medesimo non si @mrnovo a grando alIarme la societ quando taccia 1' offeso ; si perclih il silenzio di questo fa presriine-

re che il fatto non avvenisse contro In positiva sua volontA. Ma una elegante questione in propusito alla @est8 di maorere querela contro I' invasore del nostro domiciiio, sorge nel caso in cui alcuno abbia fatta uso di violenza pcr respingere l'invasorc dal siio domicilio, e poscia voglia ancora querelarsi crirninalmente per la fatta invasione. Svolgesi in tate fattispecie la teorica generale cle:Ia coinl~ensaeione delle inginrie e della mutua elisione degl' interdetti. Svolgesi il principio generale di diritto per cui il privato quando abbia fatb uso della propria forza alla sua giusta difesa, se la necessit del momento vale a scusarlo dall' obietto di ragione illecitamente fattasi (2, 1, C. unde ci) uon perb si raxvisa in Iui la perseveranza della facoltb di invocare contro 1' altro (come diversamente avrebbe potuto) 1' autorith giudiciale, perchb l' esercizio della yrivatrt tutela importa presurata rerzzlnaia alla facolta di invocar@la tutela giudiciale. Questa tesi si avvalora per argomento dal responso di U l p i a n o alla leg. 7, g. be2la'ssi~)te f l g ~ o d nut ciunz, e dalla 3, vi E. 22, S. si ad januam 2, iiOid.

]t& pena di questo reato quando B commesso senza violenza dal prieato dev' essere mite per tenerla ia proporzione con le penalit degli altri delitti contro fapropristti, o contro le persone. Swebbe assurdo che chi 9, entrato i casa mia per rubare n cd ha rubato, B chi $ entrato in cam mia per gsrcuotermi e m ha- percomo, trovwse una maggior i pena nella vi~lazionrtdi dorniciiio &e nelle percow

o nel furto. A questa difllcoltb, che da molti mrittori si rilevata a1 finc di negare la pnnibilit della invasione semplice, non si ripara se non che tiriilonizzando con 1 articolo che punisca la viola' zione cli domicilio tutti gli altri articoli che contem1~aiioaltri leggieri reati; deterrriinando che il furto, le lesioni, le ingiurie e il danno da$o si abbiano come aggravate quando vi concorre la invasione di ilurnicilio, e incontrino un castigo che possa superare cp~ellodella invasione semplice. Per procedere diversamente hfsognerebbe accettare coma massima che il diritto della inviolabilit ilomiciliare B pii1 jrnportante di quel10 no1 sia (nei miriimi casi) il diritto di proprietd, di onore, o a' integrit8 personale. (dui sta la grande diEcoltA del presente argomerito. 11:~certarriei~te bisogna che la legge non ponga l' invzisore del mio domicilio nella situazione ili dovermi dme dci pugni per incontrare una pena rriinore.

Plagio.

Anche queslo titolo di reato sub quelle vicende e trasformazioni clie a tutte le umane cose vengono imposte dal variare delle popolari costumanzs c delle condizioni dei tempi. Finchb durd il pagancsirrio, e con quello la sconoscenza della immortalitri dell' anima e della umana personalit, 1' uomo consirlcrato come niente meglio di un animala pifi perfetto si trov0 noverato fra le cose; e lui si ri-

- 593 wnobbe come possibilmente soggetto alla propriea dell' altro nomo. La cosrnogonia pagana che riputava gli uomini come autoctoni doveva bene per frza logica non incontrare repagnanza a rioverare in certe condizioni anche gli uomini fra le cose, e pi specialmente fra le cose humni juris. Di qui la istituzione della schiavit (i) che pu dirsi nniversale appo lo genti del17antichitA,e che ebbe la sua prima genesi nel mancato riconoscimento della natura spirituale che B nell' nomo, e della unicit di derivazione della specie umana da un solo stipite, e nella conseguente negazione della fratellanza umanitaria; per cui considerate le genti straniere come appartenenti a razze totalmente diverse si credea lecito di farle mancipie aIla dominazione di coloro che consideravano s& stessi come progenie pii1 eletta. E per siffatto pensiero che si B veduta anche ai di nostri mantenere ostinatamente la schiavit a carico dei poveri negri, appunto perclib si volevano guardare come una razza different,e, o por lo meno come una razza degenerata. La presenza della istituzione del servaggio in un popolo, ammettendo una volta la propriet8 dcll' uomo sull' uomo, induce a provedere che 1' aviditA umana, venga ad esercitarsi facilmeiite mcho sa questo campo come si esercita su tutte lo cose inanimate che sono paetiive di dominio e dello quali l'uomo pnb fami padrone e da una mano A' altra trasmette. Dove la schiavit si aml mette non pud norr essere f'requente il furto dell' uomo eommesso per .fine di venderlo come ixhiavo e fare del suo corpo indebito lucro. E difatti il plagfo (2), nome che nella sua origine stette appunto ad esprimere il nascundtrnonto o sopp~easionodi un servc

a danno del padrone, od anche lo involamento di un uomo libero per venderlo come schiavo, trovasi frequentissimo nella antichitd,, sia che si rubasse al SUO padrone un uomo gia fatto servo, sia che si rubasse a sB stesso con impadronirse~lee speculare sovra il suo corpo. Tale frequenza ci viene attestata dagli storici, e dalIa stessa moltiplicit dello leggi, e dalla scverith delle pene emanate appo tutte le genti (3) contro il delitto d i plagio.
(1) Sulle origini (3 sui diversi concetti giuridici del111 schiavit trovasi un dolto riassunto nella opera dell' illustre T i s s o t P ~ i ~ r c i p e s droit parblfc vol. 1, Iiv. 1, S. 2, pag. 22. Ma du

il plrtgio moderno &e qui si considera coine delitto non ricliiedc per essenza sua In riduzioue dell' uomo allo stato di una vera e propria schiavil, e si costiluisce da qualunque im~iosscsrariienlodel corpo altrui con privnzioile :inolie parziale di liburla purcb non sin dirctlo ad un Dnc speoiale e uiomantstleo, nia intenda ad usufruire quel corpo ad uu Iiicro proprio coulr.o la volont del paeicrite per un tenipo iiidcfinito o aliiieun proliingato. ("2) Sulla etiiiiologin della parola plagio disscrlano gli erudit. Vedaci Cuj a c i o ad Puulum ~cnten. V . 6, $, 14, Irclta 74 W i s s e n b a c t i diirpud. ud h. t . Pnnd. S. RO 1\1 rt t L ti e u s de crinlinibus lib. 48, 451. 12, cap. 1, n. 9. Alcuni la desumono da un concetto obiettivo quaai piaga cbe SI reca alla fiimiglin; alcuni da uii colicetlo subietiivo traeudola dal nome dclle reti lese ai pesci. Dispute di tneru erullirioiio clic iiun fdnno fare un passo alla d ~ t l r i n a purairiente iiiosolica. (5) 1 ~ 1 ~ 1 , 1 0 ~ ~ . ~ Sh A C i :i l o parcrgo juris Cib. I , cap. 93 i l I r c Q o r i o synfngnrn lil, 36, cap. li. n. 7, 8 D u a: lit. '3, ~ ( r p 10,t10l. 3, prrg. 226 ed. Luc. . CI a r o li/,. 5 , S. (!IL,girnesi. 68 H o s s i o trcictulus, bir. de piagiltriis B o e r i o dec, 275 D e c i a n o t r n c t . crim. Tor,, 11. 38

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tona. 2, lib. 7, cap. 10 U r s aya insiit. cram. lib. 2, tii. 8 P o p m a de operi8 ser.vorum pag. 166 A I p h an i vol. l, pag. 181 E rod i u s rer. judioat. lib. O, rit. 7 F e l d e elementa juris universi pag. 195 B a rp r e c h t t institut. tit. de pubticis judiciis 5. 10 - Fal?r o semeslrium lilr. 2, cap. f l , in fin. J o u s s e justice criminelle vol. 3, pag. 587 D a s s a n o Theorico-prazis pag. 111, n, 266, lib. 1, cap. 18 M e n o oh i o de nrbitrariis cas. 537 H e i l s tractatus crimi~balis ~ g 406 p . L e y s er medit. ad Pand. spcc. 624 K o a h instit, jur. crim. $. 254 et arqq. - P u t t m a n n Elementn 5. 489 rt seqq. C a r a v i t a insl4ulionum crirn. lib. 1, cap. 69 R E n a zz i elementa jur. crim. 1ib. 4,pars 4 , cap. 8 - V o ug l a n s inslitutes lit. 4 , chap. 3, png. 574 K e m m eri C h synopais lib. Iti.8, S. 4 , B oh *i e r Blernenta sect. 2 , cmp. 15 Cr cm a n i de &re criminali lib. 2, cap. 7, art. 3 P a o l e t t i instit. theorico practiclae toni. 2, pag. l17 H a r t m a n n P i s t o r lib. 4, quaeet. 20 S t r y k i o dissert. vol. t?, dss. 17, cap. 6, n. 21 M e y e r collegium Argentoratense lib. 48, tit, 15, vol. 5, pag. 675 Vaxi W r y h o f f obser'oationurn cap. 12, png. 54 - A y b i in g e r cumnaensaripls ad lib. 48, tit. 15, pay. 1117 Cotta Memornlia pag. 549 -- I ' i s s o t le droit pnal col. 2, pag. 82, et euiv, B a v o u x sur Ic code pGnal pag. 69 P u c c i o n j Saggio png. 484 e segg. G i u l f a n i instituzioni da' diritlo criminale tom. 2 , cap. 2, pag. 315 A r a b i a p~incipii del diriito penale vol. 3, pag. 47.

S. isa4.

Mosb 'aveva limitato la servita a quei pib angusti calafini che potessero sperarsi come ottenibili noi tempi suoi (1). Ma l'anatema definitivo contro la signoria dell' uomo sull' uomo ebbe sanzione del cristianesimo merce la proclamazione della personalit urnana, della genesi divina deil' uomo, o della unitA

di progenie. Riconoacinta nella creatura aan ana a differenza dei bruti un' anima immortale non. appartenente alla terra ma emanata da Dio, essa doveva secondo le stesse nozioni del giure romano passare nella classe delle cose diziimi jwris; e dichiararsi fnori del commercio, inalienabile eci imprescrittibile anche il corpo che era come il tempio dell' anima, Con lo allargarsi del cristianesimo dovette la schiavit scomparire dovunque la sua luce diradava le tenebre dei vecchi errori, e difatto acomparve, ed ai giorni nostri vediamo diIeguarsene ancora In ultima nofanda reliquia che per la tratta dei negri h a troppo a lungo addolorato e disonorato la terra. Aboliti cos i mercati nei quali si faceva vendita di creature urnane, interdetti i mercanti e sensali di uomini che, al dire di P l a n l o, formicolavario in Roma pia che le mosche in estate, il delitto di plagio dovette naturalmente divenire rarissimo. A tal che parrebbe che oggi non pih fosse pel criminalista neppure prezzo dell' opera di occuparsene. Ma questo titolo ha perdurato e perdura nelle scuole e nelle legislazioni per le varia trasformazioni che esso ha subito.
(1) I1 plagio punivasi dagli cbrci con la morte (Esodo

XXI, 16 ; Belrteronorn. XXIV, 7 ; R o t t i n g e r jus heIwuicurn pag. 49, 5. 36): dai grcci negli antichi tempi con la
iilorte ( S e t i o f o s t e de diclis cet fncti.9 Socratis lilr. 1 ); e poccia col taglio della. mnno ( (Q 8 t a 11 t i n o H a r iu e n o. : p u l o Epitomue juris lib. 6, lit. 8 ). Una legge di T e o dor i c o puniva della frusta e del hando perpetuo chi avesse vendi110 o coinpr;ito un uomo libero, se il colpevule era pIehco; c della con0sca dei beni e cinque anni di eslllo, se ere nobile. Ncii' :infica Francia si spingeva la pena flno afla

morte. Vedasi l' interessantissimo libro del C a r p e n 1 i e r Le droit payen et Ie droit chreiien, Parir 1860, vol. l . (luanlo alle antiche punizioni Germaniche vedasi S c h i I t e r v s pnixis exertitat. 49,s. 149 in fine. 11 plagio era punito di morlc nel diritto consuetudinario Culmense che governava le prorincie +ettentriona\i della Russia lungo la Vistola : lf a v e n s t e i n rrperloriurn juris Pruthetlici, uerbo plr19i141~, 466 png. cura l m g e pluria eltirnetur homo 7uuiti q iiic'ia ilresciitrirs ve1 ali(! r e s pretiosa.

Gi anche gli anticlii pratici erano venuti riconoscendo diverse specie di pIapio. Si ebbe il plagio politico consistente nell' arruolare il suddito di una nazione al servizio militare di estera nazione (i) delitto clie non ha nessuna attinenza alla presente sede. Si ebbe il plagio letterario consistente nello speculare a proprio indebito lucro, ed in danno del legittimo dispsitore sui prodolti dell' ingegno altrui: ilelitto che parimente O alieno dalla presente iklateria e che si connette alle grandi questioni econemiche e giuridiclie intorno alla propriet Icttorbariaed ai privilegi inrlustriali. Si dette finalmente il nome di plagio civile all' incivilissimo fatto di privare un uomo della sua libert: e questo il fatto (te1 quale cade al presente luogo la trattaziorie (2).
(1) Il vero plagio politico aembra essere quondo il cito tndino uolonl@~iamenles ingaggia sotto estera bandiera. '

Quando un uomo sin stalo violenterneote condotto via, e coslretlo senza ordine di logilbirna auto'rith a servire in un' 81'tuaba di terra o di mare, parrei olio ai abbia duttoslo la B2ui.d

- 597 dcl plagio ziero. I1 Le y s e r fspecimen 624 ) tralta di voto questa dlspula accennando a grande divergenza negli scrillori; e la dice questione di pnrulu, poichS comuraquo si nomini selapre un d e l i l l o pub15co. Ma generalmente le vecchia scuola non annetteva suficiente importanza alla classe ed al tianie del malafizio. Anclie qui peraltro chiaro si scorge che la classe rcfluisce sulla diversa oggcttivith del reato. iluando 1' abduzione violenta susseguita da ingaggio dell' uocrio rapito S O ~ ~ bandiera estera B evidente che il delitto diviene O eornplesso: si offende lo Stato togliendogli un cittadino, si o ~ ~ u L'individico vioIando la sua libert; e pub congiunde gersi ancora la violazione dei diritti di famiglia, e ofrcndersi il llutlre clel giovane rapito, cluando questi fosse soggetto alla sua potesl. Se i: vero il principio che la quantit dei reati si aumenti per In importanza dei diritti lesi, queste considernzioni non sono logomacliie ma refluiscono sui criteri] uiisurrrtori del iiialefizio. Del resto nota Id e y s e r floc. cit. r~led. ) 9 cho in siffiitto plagio politico distingiiono i pi fra la consegna del cittadino come soldato a un principe estero che sia in guerra con noi, e la consegna ad un principe che con rioi sia in pace; e ravvisano il plagio semplice nel secondo caso, e la perduellione nel primo; dalla qual distinzione egli sembra dissentire bench la c~nfossimeglio riceviita. Ma di ci ad altro luogo. Una forma specialc di plagio si aocenna dai giuristi aemanni ( L ey s e r apec. 624, med. 16; 8pC. 540, medit. 2 ct 3; et spec. 891, medi[. 6 et 8 ) nel caso di sergenti reclutatori, i quali eecorido le costumnnzc di certi popoli vanno girando pei borghi e carnpaE;ne d' ordine dei loro priecipe per alletture giovani ad ingaggiarsi soldati. CoStoro (dice il L e y s e r ) qualora us ino violenza sopra i giovani per arriiolarli, si fanno rei di plagio, o conlro d i loro E lecito concitare Ie turbo per discacciarli, cd anche ucciderli senza timore di pena. Non discuto sulla estensione. dei moderama della incolpala difesa a siffdlta ipotesi alla quale esso bene si adatta pcr la lsg. 5, C. de metrctis: rnn dubiterei rrc sifl'tttro rnclefizio dovesse rimanersi nella cliisse dei plagii conside-

randolo come qualificato in ragione del mezzo, che i I' abuso : della forza pubblica, o piuttosto far passaggio nella classe degli abusi di autorit. La questione d' ordine identica con quella toccata di sopra alla violazione del domicilio. Questa forma di plagio chiamasi plagio militare dal Ii o c h S. 260; e porse al M e r c k l i n l'argomento di una dissertazione speciale de plagio militari, Altorf 1728. Cib che mi sembra singolare si che il P u t trna n n Q. 493, e molti altri alemaani, referiscono al plagio il fatto di chi abbia indotto un soldato a disertare: in questo modo di vedere, la diserzione si riporterebbe fra i delitti comuni. pure una specialite che per alcune leggi ( per esempio per l' antica legge sassonica) a quanto ne dice il P u t t m a n n ($. 495) si pun come plagio can dieci anni di lavori pubblici il fatto di chi avesse indotto un uomo ricco, o un artefice, o un capo d'industria ad ahbandonare il territorio dello stato: e con soli cinque anni se si era indotto a emigrare un uomo povero: ma la pena si estendeva alla morte se si erano fatte emigrare parecchie persone: M u l l e r promptuarilrm, verbo plugium, n. 9. Sembra che la emigrazione non si elevasse a delitto contro 1' emigrante, ma solo contro il consigliero: vedaoi H e y d i o diss. de j u r e enaigrundi i n Germania, 1775. Coteste forme per non possono mai trovare la loro oggettivita giuridica nella libert individuale. (2) Alcuni pratici poco curanti della esattezza nel linguaggio ( C o r t i a d a tom. 2, decis. 108) dettero il nome di plagio al sequestro per ricalto. Ma questo B un errore che va a ritroso della comune scuola, e che confonde due titoli di reato oostanzialmente diversi.

Se non che anche questa specie sub delle trasformazioni cos in ordine ai suoi elementi come in ordine alla sua classe. In ordine agli elementi, perchb

non pi si richiese per condizione esclusiva di questo delitto l' animo di lucrare, ma si tenne bastevole a costituirlo anche l'animo di vendetta, come tra poco dir. In ordine alla classe, avvegnachb sia inconcepibile come alcuni criminalisti anche moderni, per una irriflettuta obbedienza alle antiche tradizioni, collochino il delitto di plagio fra i reati contro la proprietu, quasichb mai sulla persona del1' uomo fosse concepibile la idea giuridica della propriet. La sede spontanea ed incriticabile di questo delitto di plagio ((1b nella serie dei crimini contro la libertu individuale. Non occorrono parole per dimostrare questo vero. I romani avrebbero errato se il plagio avessero riferito ai reati contro la libert, poichb per loro questo delitto verificandosi pi comunemente sui servi che gi si avevano come legittimamente privi di libert$ non era in tale diritto concepibile 1' oggetto del malefizio.
(1) Saviamente A m h r o s o l i nella nota aggiunta al $. 1121 delle Instituta di C a r m i g n a:n i, lo corregge in cib che egli, sotto la fede di U r s a y a e di V o e t, aveva scritto 8mza

opportuna reslrizione a117antico giure romano. La sottrazione di un uomo non pub oggid collocarsi mai fra i delitti cootrc la propriet neppure quando la creatura sottratta sia sotkos posta alla potesti paterna, la quale oggi non ha nessuna analogia col giure di dominio in rapporto alla persona de figlio. Ci che fa meraviglia si B che i canonisti proseguisserc a considerare come furto il plagio mentre ricorioscevano i principio sacrosanto homo suh nullius dominio est: chiamandolo alcuni vero furto; R e i f f e n s t u e l jus canonic lib. 5 , X, tit. 18, n. 58: ed altri quasi furto; P i r h i a g jw canonic. laib. 4, tit. 18, n. 35.