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EDUCAZIONE CIVICA

TEMATICA: tutela e rispetto dell’ambiente e della libertà (art.9-13)

ARTE: “Tutela del patrimonio artistico del paesaggio”


RELIGIONE: “salvaguardia del Creato”
SCIENZE: “rispetto dell’ambiente: inquinamento da petrolio e da materie
plastiche”
Rispetto dell ambiente
A livello globale circa il 37% dei rifiuti di plastica é mal gestito (poichè riciclare la plastica è un affare
costoso e complesso) non è raccolto, è disperso in natura oppure è abbandonato in discariche
abusive, inquinando il suolo e gli oceani. La plastica si deteriora rompendosi in parti sempre più
piccole, che restano nell’ambiente molto a lungo. Non è ancora chiaro in quanto tempo la plastica si
distrugga: una bottiglietta di plastica impiega circa 500 anni a degradarsi, ma non sappiamo se
questa degradazione sia completa o se non sia altro che una scomposizione in frammenti più piccoli
(macro, micro e nano plastiche).
In molti paesi gran parte dei rifiuti plastici non possono essere riciclati per questioni di sicurezza, di
salute o di contaminazione, la percentuale di plastica che si avvia ad avere una seconda vita è molto
bassa e la maggior parte dei materiali plastici riciclati sono di qualità inferiore rispetto alla plastica
vergine e quindi vengono commercializzati a un prezzo inferiore.
LE CONSEGUENZE MARINE
ogni anno, tra i 5 e i 13 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani del mondo causando
l’80% dell’inquinamento marino, entro il 2050 ci sarà, probabilmente più plastica che pesce. Tali
rifiuti per i 4/5 entrano in mare sospinti dal vento o trascinati dagli scarichi urbani e dai fiumi,
plastiche e microplastiche in mare vengono trasferite e accumulate lungo la catena alimentare, fino
ad arrivare all’uomo, con effetti ancora ignoti sulla nostra salute
Il petrolio è una delle risorse energetiche più sfruttate: i suoi derivati vengono impiegati come
combustibili per gli impianti di riscaldamento, per il funzionamento delle industrie o come
carburante per le automobili, viene raffinato negli impianti sparsi sul territorio nazionale per
produrre prevalentemente benzina e gasolio per autotrazione e l'approvvigionamento del greggio
avviene esclusivamente via mare. Attualmente, l’attenzione sulle problematiche connesse agli
sversamenti di petrolio sembrerebbe essere orientata verso le tecnologie adottate negli impianti di
estrazione in mare aperto.
L’ inquinamento da petrolio rappresenta una tra le forme più gravi di contaminazione dell’ambiente
marino.
Quando viene riversato in mare, esso si estende sulla superficie dell’acqua dando origine a una
macchia scura e oleosa il quale causa la morte di numerosi organismi.
Le sostanze tossiche contenute nel petrolio vengono poi assimilate dagli organismi marini e,
attraverso la catena alimentare, provocano seri danni agli esseri umani.
IL DISASTRO AMBIENTALE PIÚ GRANDE DEL MEDITERRANEO
é avvenuto nel 1991 l’11 Aprile, in cui la petroliera HAVEN naufragò nel tratto di mare davanti a
Genova Voltri a causa forse del malfunzionamento di una pompa. Nell’incidente morirono quattro
membri dell’equipaggio ed il comandante.
Bruciarono circa 90.000 tonnellate di petrolio greggio delle 144 .000 presenti al momento
dell’incidente. Grazie alla prontezza risolutiva dell’ Ammiraglio della Marina Militare Antonio Alati, fu
evitato un grande peggioramento. Egli lavorò duramente per contenere il petrolio in fiamme
fuoriuscito in mare, mediante la istituzione di barriere di contenimento in un’area circoscritta, e

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organizzò , per quanto possibile , il recupero di una parte del greggio. Per molto tempo però si
continuarono a vedere le proprie spiagge macchiate di nero.

L’impatto sul plancton

Il plancton è la forma di vita più abbondante negli oceani ed è alla base di numerose catene
alimentari, fra cui quella dei cetacei. Alcuni studi hanno dimostrato effetti tossici e sub-letali del
petrolio sul plancton, tuttavia trovare un comune denominatore ai vari studi risulta difficile in
quanto il plancton, non essendo dotato di moto proprio, viene trasportato passivamente dalle
correnti e dal moto ondoso. Inoltre, la sua concentrazione e distribuzione dipendono da diversi
fattori quali temperatura, intensità della radiazione luminosa, quantità di nutrienti presenti, salinità,
ecc..

2.3.3 L’impatto sugli uccelli marini

Molti sversamenti di petrolio hanno provocato la morte di un elevato numero di uccelli marini che,
trascorrendo lunghi periodi di tempo sulla superficie del mare o sulle coste, sono molto sensibili agli
effetti provocati dal petrolio.
Il contatto del petrolio col piumaggio degli uccelli marini causa l’inscurimento e l’incollamento delle
piume modificandone sia le capacità isolanti che le capacità di volo. Gli uccelli rischiano così di
morire per ipotermia o per annegamento, perché non più capaci di riprendere il volo o perché
possono diventare facili prede di altri predatori

l’ingestione di petrolio o derivati può essere sub-letale o acuta a secondo del tipo di petrolio

2.3.4 L’impatto sui mammiferi marini

Fra i mammiferi, vertebrati dotati di caratteristiche proprie che li distinguono da tutti le altre specie
animali, vanno annoverati i mammiferi marini quali le otarie, i leoni marini, i delfini, le foche, i
trichechi, i dugonghi, ecc..

2.3.5 L’impatto sulle tartarughe marine

L’impatto sulle tartarughe marine è di estremo interesse considerato il fatto che il loro numero è in
calo in tutto il mondo. Nonostante le poche informazioni disponibili [11], le tartarughe vengono
contaminate sia tramite l’ingestione di cibo sia tramite l’assorbimento attraverso la pelle, gli occhi, le
vie respiratorie ed i polmoni. Durante la deposizione delle uova sulle spiagge, eventuali sversamenti
di petrolio possono inoltre portare a contaminazione (per contatto o ingestione) sia delle tartarughe
che delle uova.

2.3.6 L’impatto sui pesci

I pesci tendono ad allontanarsi dalle chiazze di petrolio, tuttavia in baie riparate e poco profonde le
uova, le larve e gli avannotti rischiano un’elevata mortalità in quanto più sensibili al petrolio [11]. In
particolare, molti pesci si riproducono emettendo uova che per la presenza di gocce lipidiche
galleggiano sulla superficie del mare e risultano essere esposte alla contaminazione del petrolio
sversato.

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INGLESE: “Food waste and food recycle”
Worldwide 30% of food is lost or wasted - this averages out to 614 kcal per person
every single day, about the same as 10 medium eggs or 21 large carrots.
What does it have to do with climate change?
When food is lost or wasted all of the resources that went into making it are wasted
too. Globally this accounts for 1.4 billion hectares of wasted land and 250km3 of
wasted water every year. That’s a land area larger than Canada and India put
together and enough water to fill up 100 Olympionic swimming pools. What’s more,
food loss and waste are responsible for 8-10 % of global greenhouse gas emissions.
These emissions not only come from the production and transportation of the
wasted food, but they also come directly from the rotting food itself when it is
broken down by microorganisms.
Despite all this waste, in 2019 nearly 1 in 10 people around the world were exposed
to severe food insecurity. Reducing food loss and waste by just 50% would provide
enough food to feed all these people and then some!
Although food losses occur at all stages of the food supply chain, their main cause
varies between different countries.
In wealthier countries, more than 40% of food loss and waste occur at the retail and
consumer stage, largely due to consumer behavior and food supply exceeding
demand.
Food losses in lower-income countries mostly occur earlier in the supply chain, due
to poor harvesting techniques, insufficient storage and cooling facilities, and lack of
infrastructure for food transporting and marketing.
So what can we do to reduce all of this food loss and waste?
Let’s begin at the start of the supply chain: we need to reduce food losses on the
farm itself. Sub-optimal conditions, such as not enough water and too much heat
significantly reduce the growth potential of food crops and 20-40% of crops globally
are lost to insect pests, weeds and diseases.
Global soil quality is also degrading, making it harder for plants to access the
nutrients they need to grow and forcing farmers to rely on artificial fertilizers.
By improving soil quality and exploiting natural interactions between plants,
animals and their environment, farmers can improve crop yields while reducing
waste and resource use.
Providing farmers with effective harvesting technologies will also be important as
food is often lost to damage or spillage during the harvesting process.
One of the biggest causes of food loss in lower-income countries is storage: if food
is left somewhere that is too hot or too damp it can easily spoil or rot. Improving
storage facilities and transport infrastructure can therefore significantly reduce

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losses: if lower-income countries had the same access to refrigeration as richer
nations, food losses could be reduced by 20%.
To solve this problem, we need to develop low-cost, off-grid solutions for food
preservation, such as mobile solar-powered storage.
Food processing and more durable packaging can also prevent food spoilage during
storage, transport, and at the consumer stage, although we would need to consider
the sustainability of the packaging that is used. Even so, innovation can only get us
so far.
Retailer and consumer behaviors will also need to change.

MATEMATICA/FISICA: “ ambiente ed energie alternative"

LE FONTI DI ENERGIA

L'energia permette di vivere e fa muovere tutte le cose.


Tutto ciò che fornisce energia si chiama fonte di energia. Le fonti di energia sono risorse presenti
nell'ambiente: sono fonti di energia il Sole, l'acqua, il vento, ma anche il cibo che mangi e la benzina
che fa muovere le macchine.

Esistono due grandi gruppi di fonti energetiche: quelle che non si esauriscono e sono sempre
disponibili in natura, cioè le fonti rinnovabili, e quelle destinate a finire e che si esauriscono dopo il
loro consumo, cioè le fonti non rinnovabili.

FONTI RINNOVABILI

Le fonti rinnovabili sono sempre disponibili in natura, praticamente inesauribili, e forniscono energia
pulita che non inquina. Tra le fonti d'energia rinnovabili vi sono: l'acqua, il Sole, il vento, il calore
interno della Terra e la biomassa.

Queste fonti sono utilizzate per ottenere elettricità, luce e calore.

ACQUA: ENERGIA IDRICA

Oggi la forza dell'acqua è una delle fonti rinnovabili sfruttate dall'uomo per generare energia
elettrica. La produzione dell'energia idroelettrica, infatti, sfrutta la forza che acquisisce l'acqua
quando è in caduta. Per questo motivo le centrali idroelettriche si trovano in montagna, dove è
possibile sfruttare il naturale dislivello del territorio.

L'acqua che si raccoglie solitamente in un lago artificiale sbarrato da una diga, viene incanalata in
grossi tubi d'acciaio, le condotte forzate, attraverso le quali precipita verso il basso sprigionando una
forza capace di mettere in moto una ruota particolare, la turbina, questa è collegata ad un'altra
macchina, l'alternatore, che trasforma l'energia meccanica fornita dalla turbina in energia elettrica. A
questo punto un complesso impianto di cavi porta la corrente fino alle case.

SOLE: ENERGIA SOLARE

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Per produrre l'energia elettrica si utilizzano la luce e il calore del Sole. I pannelli fotovoltaici
catturano l'energia dei raggi solari e la trasformano in energia elettrica.
Vi sono anche i pannelli solari che sfruttano il calore del sole per scaldare l'acqua.

VENTO: ENERGIA EOLICA

L'energia eolica è l'energia di movimento del vento.


Questa energia viene sfruttata dagli aerogeneratori, grandi e moderni “mulini a vento” collegati a
generatori di corrente elettrica. Può essere utilizzata solo nelle zone con venti intensi e regolari.

CALORE: ENERGIA GEOTERMICA

L'energia geotermica è il calore interno della Terra. Il magma incandescente presente sotto la crosta
terrestre fa evaporare l'acqua delle falde sotterranee. Le centrali geotermiche usano il vapore per
produrre corrente elettrica.

ENERGIA DA BIOMASSE

Questa energia deriva dai processi di combustione nelle centrali termoelettriche di residui di
organismi vegetali e animali, prodotti nelle lavorazioni agricole e negli allevamenti, e dei rifiuti
urbani. La produzione di energia tramite le biomasse rappresenta un eccellente esempio di riciclo.

FONTI NON RINNOVABILI

Il petrolio, il carbone e il gas naturale, che l'uomo estrae dal sottosuolo, sono combustibili fossili,
cioè materiali che vengono bruciati per produrre energia. Essi sono fonti non rinnovabili di energia
perché destinate, prima o poi, a esaurirsi. Inoltre, la loro combustione produce fumi molto
inquinanti. Tra le fonti di energia non rinnovabili vi è anche l'uranio, un minerale radioattivo
esauribile.

Le fonti non rinnovabili sono le più utilizzate per produrre corrente elettrica, per riscaldare gli edifici,
per far funzionare macchinari e mezzi di trasporto.

PETROLIO

Il petrolio proviene dalla lenta decomposizione di organismi viventi, piante e animali, sepolti nelle
profondità della terra e dei fondali marini. Il petrolio grezzo è un liquido vischioso. Per estrarlo si
trivella in profondità il terreno. Il petrolio si può lavorare per ottenere altri combustibili come la
benzina o il gasolio, essenziali per i mezzi di trasporto e per il riscaldamento domestico.

CARBONE

Il carbone è la fonte di energia fossile più abbondante del mondo, ma si stima che le riserve possano
durare ancora poche centinaia di anni. Il carbone si è formato 300 milioni di anni fa, quando enormi
foreste si sono decomposte e sono state coperte da altri strati di terreno e di vegetazione. Il carbone
si estrae dal sottosuolo scavando miniere con gallerie molto profonde. La combustione del carbone
produce molto più calore di quella del legno, ma anche più scorie.

METANO

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Il gas naturale (o metano) è un combustibile gassoso, anch'esso originato, come il petrolio dalla
decomposizione di residui organici. Brucia facilmente e inquina poco l'aria perché rilascia nei fumi
piccole quantità di scorie.

Il carbone, il petrolio e il metano sono le fonti più utilizzate dalle centrali termoelettriche.

L'uranio è un minerale radioattivo che si trova nel sottosuolo e viene utilizzato nelle centrali nucleari
per produrre energia nucleare.
Le scorie che si ottengono durante la produzione di energia sono radioattive e altamente pericolose
per le persone e per l'ambiente.

Le fonti non rinnovabili presentano diversi problemi:

​ ● sono esauribili, quindi non sono illimitate;


​ ● sono distribuite in modo diseguale sul nostro pianeta;
​ ● provocano il surriscaldamento dell'atmosfera terrestre.

SCIENZE UMANE: “le problematiche relative alle fasce deboli”

● Popolazione immigrata
● Popolazione terremotata
● Popolazione carceraria
● Popolazione dipendenze patologiche
● Popolazione diversamente abile
● Popolazione anziana
● Lavoratrici madri

È noto come le difficoltà di integrazione nel tessuto sociale, le difficoltà


linguistiche e le diversità culturali condizionino lo stato socio-economico di
un individuo e come, a sua volta, la condizione socio-economica influenzi lo
stile di vita e di conseguenza lo stato di salute.

Facilitando l’accesso e l’utilizzo dei servizi sanitari, favorendo processi di


prevenzione delle malattie, prevenendo gli infortuni sul lavoro cui sono
maggiormente esposti i soggetti immigrati, lavorando per produrre equità di
accesso si promuove la salute non solo del singolo cittadino immigrato ma
dell’intera collettività.

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LATINO: La “germania” di Tacito e il nazismo
“discorso di Calgaco nell’agricola di Tacito
ITALIANO: “le rivolte per la libertà” e la “Libertà” di Verga
“la falsa libertà di Adriano Meis e “il fu Mattia Pascal” di Pirandello

FILOSOFIA: “Il sentire comune come sensibilizzazione alla problematica”


STORIA: “storia delle conquiste delle donne per la propria libertà”
La prima grande conquista delle donne è stata il diritto di voto nel 1946. Un doppio debutto in
politica. Da una parte, il popolo delle donne che ufficialmente viene ammesso a partecipare alle
decisioni e alle scelte che riguardano la vita politica del paese. Dall’altra, l’ingresso delle donne
che vengono introdotte alla collaborazione concreta per la stesura delle leggi e alla
condivisione, con i loro colleghi maschi, delle decisioni economiche, per non parlare della figura
delle madri costituenti.

Dal 1946, dobbiamo aspettare il 2006 per ottenere dei numeri rappresentativi della
partecipazione delle donne in Parlamento. Nonostante ciò in tutti questi anni hanno trovato
comunque altri modi di esercitare il loro potere politico, di partecipare attivamente alle scelte
politiche riuscendo anche ad orientare. Le donne si sono unite in un movimento di lotta, il
passaggio storico è stato questo: consapevolezza delle esigenze e dei diritti delle donne e
consapevolezza dei mezzi necessari per realizzarli, cioè unione e lotta politica.

La prima vera lotta riguarda il mondo del lavoro. Le donne si rendono conto che il lavoro è
innanzitutto la via per raggiungere l’indipendenza economica e quindi un’indipendenza dai
contesti familiari di origine e dal proprio compagno. Ma soprattutto realizzano che l’accesso a
tutte le professioni rende possibile una rappresentazione del mondo femminile e in questo
modo la figura della donna può diventare socialmente rilevante. La maggior parte delle lotte che
sono state condotte sono state formulate sulla base di conoscenze acquisite, ma soprattutto
sulla base di professioni esercitate.

Le tappe di questo percorso si snodano per più decenni. Nel 1948 la Costituzione repubblicana
ha esteso alle donne il diritto di accedere in condizioni di uguaglianza a tutti gli uffici pubblici e
alle cariche elettive. Negli anni 50 e 60 hanno cominciato a svilupparsi alcune importanti norme
sulla tutela della lavoratrice madre, il divieto di licenziamento durante la gestazione, l’astensione
obbligatoria prima e dopo il parto. Nel 1963, ha trovato applicazione la Costituzione con una
legge che ha ammesso la donna a tutte le cariche, professioni o impieghi pubblici (compresa la
magistratura) in vari ruoli, carriere e categorie. Nel 1960, con la sentenza della Corte
costituzionale si è concluso il ricorso che ha aperto alle donne la carriera prefettizia e quella
diplomatica. Nel 1999, è diventata possibile anche la carriera militare.

Politica e lavoro non esaurivano però i campi di interesse in cui le donne dovevano acquisire
rappresentanza. Mancava ancora la tutela e il diritto di parità nell’ambito familiare, mancavano

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delle strutture che si occupassero in primo luogo della salute della donna e dei sui figli. Tutte
questioni che sono divenute oggetto di diverse leggi negli anni ’70, riguardanti il diritto di
famiglia, gli asili nido e i consultori. Mancano all’appello due leggi, che negli stessi anni, hanno
avuto un impatto sociale fortissimo, che hanno cambiato completamente il modo di intendere la
famiglia e la vita della donna. In quegli anni sono state approvate le leggi sull’interruzione
volontaria di gravidanza e il divorzio. Dopo queste leggi l’Italia è divenuta veramente un paese
laico. Leggi che hanno prodotto un cambiamento così radicale nel concepire la vita stessa che
ancora oggi sono oggetto di critiche, spesso sono bersagliate da movimenti di opinione laici e
religiosi che vorrebbero abrogarle, soprattutto quella sull’aborto. Le donne hanno poi preso
coscienza degli effetti devastanti che aveva sulla loro psiche e sul loro corpo la violenza di
qualsiasi natura essa fosse. Nel 1996, la violenza sulle donne si trasforma da reato contro la
morale a reato contro la persona. Più recente è la legge sullo stalking.

SCIENZE MOTORIE: “disuguaglianze, stereotipi e pregiudizi”


Le disuguaglianze compromettono il progresso economico che a sua volta acuisce le disparità sociali
create dalle ineguaglianze.
Le disuguaglianze derivanti da reddito, posizione geografica, genere, età, etnia, disabilità,
orientamento sessuale, classe sociale e religione, continuano a esistere all’interno e fra i diversi
Paesi, condizionando parità di accesso, opportunità e esiti. In alcune parti del mondo, queste
disparità stanno diventando più evidenti. Nel frattempo, stanno emergendo divari in nuovi ambiti,
quali accesso alle tecnologie mobili e web.
Esistono anche disuguaglianze all’interno di comunità e famiglie. Fino a un 30% della disparità di
reddito deriva dalle disuguaglianze nei nuclei familiari. Se le disuguaglianze di genere si sono ridotte
(ad esempio il divario retributivo di genere è diminuito negli ultimi vent’anni) le donne sono ancora
soggette a un diverso trattamento economico, legale, politico e sociale.
Allo stesso modo una porzione considerevole (circa la metà) della parte più povera del mondo è
costituita da bambini, anche se gli sforzi per ridurre la mortalità infantile e promuovere l’istruzione
hanno prodotto risultati soddisfacenti in molte parti del mondo. Inoltre, alcuni gruppi come indigeni,
migranti, rifugiati e minoranze etniche e di altro tipo continuano a essere vittime di discriminazioni e
di marginalizzazione. Possono limitare i diritti umani degli individui attraverso, per esempio, la
discriminazione, l’abuso e la mancanza di accesso alla giustizia. Un alto livello di disparità non
incentiva la formazione personale, soffoca la mobilità economica e sociale e lo sviluppo umano e, di
conseguenza, frena la crescita economica. Inoltre, alimenta incertezza, vulnerabilità e insicurezza,
compromette la fiducia nelle istituzioni e nel governo, aumenta i dissensi e le tensioni sociali e
provoca violenze e conflitti. Causa di forme estreme di nazionalismo ma La tecnologia può essere
efficace per bilanciare questa situazione attraverso, per esempio, il potenziamento della
connettività, l’inclusione finanziaria, l’accesso al mercato e ai servizi pubblici. C’è un evidente urgenza
di raggiungere una crescita inclusiva, equa e sostenibile, assicurando un equilibrio tra le varie
dimensioni economiche, sociali e ambientali.
Nel 2015 i leader mondiali hanno approvato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, che include
17 obiettivi per costruire società più pacifiche, giuste e sostenibili. Riconoscendo che le
disuguaglianze mettono a rischio lo sviluppo socioeconomico a lungo termine e generano violenza,
malattie e degrado ambientale, l’obiettivo 10 ha lo scopo di ridurre le ineguaglianze e le disparità in
materia di opportunità, reddito e potere.

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I traguardi prefissati sia a livello nazionale sia internazionale, contano di eliminare leggi e politiche
discriminatorie, migliorare la regolamentazione dei mercati finanziari globali, agevolare la
migrazione regolare, sicura e disciplinata, e rafforzare l’inclusione
La disuguaglianza assume diverse forme e varia in modo significativo tra i diversi paesi. Non è
possibile trovare una strategia unica che si adatti a tutti i casi. Per contrastare il flagello della
disuguaglianza in tutte le sue forme e manifestazioni, sarà di fondamentale importanza generare
una maggiore consapevolezza
lementi di elevata vulnerabilità nel nostro Paese sono legati alle disuguaglianze nel mercato del
lavoro, al disagio economico di alcuni sottogruppi di famiglie, alla
diversa opportunità di accesso all’istruzione o alle competenze digitali. Donne, giovani, residenti nel
Mezzogiorno e stranieri sono i soggetti più fragili, insieme alle persone con disabilità e ai loro
familiari. Lo studio delle disuguaglianze è fondamentale per individuare gli strumenti più adeguati a
colmare gli storici divari che caratterizzano la società italiana, divari già ampliati dalla crisi
pandemica e che rischiano di aumentare ulteriormente a causa dell’accelerazione inflazionistica
degli ultimi mesi. Tale rischio è legato sia alla diminuzione del potere di acquisto, particolarmente
marcata tra le famiglie con forti vincoli di bilancio, sia all’effetto delle tempistiche dei rinnovi
contrattuali, più lunghe in settori con bassi livelli retributivi. Disuguaglianze retributive, come
evidenziato nei successivi paragrafi, caratterizzano specifici sottogruppi di popolazione (in
prevalenza donne, giovani, residenti nel Mezzogiorno, stranieri, con bassi titoli di studio) e particolari
settori produttivi (servizi di alloggio e ristorazione, quelli di supporto alle imprese e quelli di
intrattenimento); una retribuzione oraria contenuta può associarsi a contratti di lavoro di breve

durata e intensità sfociando in livelli retributivi annui decisamente ridotti. Quasi un terzo dei
dipendenti è dunque a bassa retribuzione (oraria o annuale), con una quota maggioritaria di chi, per
effetto di una ridotta intensità o continuità di lavoro, non riesce a superare la soglia retributiva
annuale pur avendo livelli di retribuzione oraria superiori alla soglia.
La variabilità della retribuzione teorica annuale dipende dalla diversa distribuzione tra i dipendenti
delle tre componenti che la costituiscono (retribuzione oraria, intensità e durata).
La nascita di un figlio spesso coincide con l’abbandono del lavoro da parte della donna. Questo è
sintomi di disparità di genere, anche nel tasso di occupazione.

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