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Acciaio Avallone

Il documento descrive il romanzo 'Acciaio' di Silvia Avallone, che racconta la storia di due amiche adolescenti, Anna e Francesca, che vivono in una piccola città industriale italiana chiamata Piombino negli anni 2000. Il romanzo esplora le loro vite, le loro famiglie problematiche e la comunità operaia locale dominata dall'industria siderurgica.

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Acciaio Avallone

Il documento descrive il romanzo 'Acciaio' di Silvia Avallone, che racconta la storia di due amiche adolescenti, Anna e Francesca, che vivono in una piccola città industriale italiana chiamata Piombino negli anni 2000. Il romanzo esplora le loro vite, le loro famiglie problematiche e la comunità operaia locale dominata dall'industria siderurgica.

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Il libro che avevo letto per il mio lavoro si chiama Acciaio di Silvia Avallone.

Non è solo un romanzo dell’amicizia, delle piccoli e grandi sogni, un romanzo


dell’amore eterno, dell’estate calda sulla costa italiana ma anche è una storia di
violenza domestica, i pregiudizi e stereotipi chi vivono nella società di una piccola
città industriale, una storia di sofferenza, quella del popolo forte come acciao. Il libro
fa parte della letteratura italiana industriale sviluppata negli anni 1960 come una
conseguenza del passaggio dell’Italia all'economia industriale.

L’Acciao di Avallone racconta una storia del popolo cambiato sull’impatto


negativo di questo fenomeno, mostra come il processo dell’industrializzazione ha
cambiato i comportamenti della classe operaia anche che la loro vità in generale. Il
legame tra tutti gli avvenimenti nel romanzo e sicuramente la tematica della classe
media, descrizione della vità degli operai.

Nel suo libro, Avallone cerca di trovare una risposta alla domanda
fondamentale fatta dalla letteratura industriale – a quel punto le cose nuove hanno
un risconto nelle mentalità della gente. L’autrice si è fissata un obiettivo di mostrare
come la gente della classe operaia si affronta alla realtà industriale.

“Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è


difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che
danno pane e disperazione a mezza città il massimo che puoi desiderare è una
serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo
nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche
inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo
adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai
alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua
bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti ad essere qualcuno. Loro ci provano,
convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega , scorre
immobile senza vie d'uscita. Poi un giorno arriva l'amore, però arriva male, le poche
certezze vanno in frantumi e anche l'amicizia invincibile tra Anna e Francesca si
incrina, sanguina, comincia a far male.

Silvia Avallone racconta un'Italia in cerca d'identità e di voce, apre uno


squarcio su un'inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia
non esiste più.” (dalla copertina)

Il testo si sviluppa lungo due traiettorie: da una parte descrive il percorso di


formazione di due protagoniste femminili, Anna e Francesca, poco più che tredicenni
all’inizio della storia; dall’altra tratta dell’acciaieria Lucchini di Piombino e delle
condizioni di chi vi lavora. Attorno alla fabbrica, i personaggi si muovono in un
quartiere di case popolari (“quattro casermoni da cui piovono pezzi di balcone e di
amianto”), alcuni bar popolati dai giovani del luogo; il pattinodromo; qualche locale
notturno piuttosto squallido; lontana, con il fascino di un irraggiungibile miraggio di
felicità consumistica come quelli offerti dalla pubblicità, si staglia l’isola d’Elba, pur
così vicina geograficamente.

Anna e Francesca, due amiche inseparabili vivono nei casermoni di via


Stalingrado a Piombino – una piccola città industriale italiana. Ci sono due famiglie,
due storie diverse ma che avevano molto in comune. Nella famiglia Sorrentino il
padre di Anna, Arturo è un truffatore che era cacciato dall’acciaieria dove era
operaio perché fotteva il gasolio al suo patrone. La madre, Sandra è una casalinga.
A volte Arturo scompare della casa per eludere la polizia perché farsi coinvolgere
sempre nelle attività illegali. Lei, viene costretta ad affrontare tutti i problemi da sola.
Alessio, fratello maggiore di Anna, un ragazzo di 23 anni, è operaio dell'acciaieria
Lucchini da dove suo padre era cacciato, dove lavora praticamente tutta la gente
della città. Per Alessio, come per migliaia operai di questa città, l’acciaieria non è un
campo di gioco come per i bambini chi vengono giocare tra i vecchi edifici
abbandonati. Qua ad una temperatura di 1538°C fonde l'acciaio.

“ L'acciaio non esiste in natura, non è una sostanza elementare. La


secrezione di migliaia di braccia umane, contatori elettrici, bracci meccanici, e a volte
la pelliccia di un gatto che ci finisce dentro.” (Avallone Silvia, Acciao, p.23, Rizzoli
Narrativa, 2021)

La famiglia di Francesca, quella di Morganti, abita due piani sotto. Il padre


di Francesca è un vero misogino. Osserva sua figlia adulta nel binocolo e odia già
ognuno chi potrebbe toccarla.

Le ragazze giocano sulla costa, godono dell’estate, i loro corpi iniziano a


cambiare, prendono forma sotto i vestiti e questo tormenta e fa arrabbiare violento
Enrico. Comunque, lui odia Rosa, la madre di Francesca, allo stesso modo. La
violenza domestica fa una parte integrante di questa famiglia. Enrico picchia
continuamente sua figlia e sua moglie, le insulta delle orribili parole. Così tante volte
Rosa ha voluto divorziare con Enrico, trovare un lavoro e crescere sua figlia senza
violenza, in amore. Ma è difficile per una donna di una piccola città industriale come
Piombino - la posizione delle donne è sempre molto patriarcale in Italia degli anni
2000 e Rosa preferisce accontentarsi di quello che ha nella vità - secondo lei, e
meglio di avere un marito come Enrico, quanto meno, lui porta soldi nella casa. Ma
una piccola Francesca di 13 anni sa già che mai in vita sua lei amerà un uomo, non
sopporta la sola idea.

Qua sotto il cielo di fumo piombinese, la vità degli abitanti scorre


lentamente – i vecchi ci incontrano nei bar per parlare della vità, politica, lavoro, i
giovani – si godono la vita, le donne – crescono i figli. Che cosa unisce tutta questa
gente sono le loro storie, ciascuno ha i suoi sogni, speranze, amori, il suo dramma
personale. Questa gente è come acciaio – forte e indistruttibile.
Anna e Francesca sono le amiche del cuore, non immaginano le loro vite
l’una senza l’altra. Sono giovani e bellissime tutte e due, a 13 anni hanno tutto per
essere felici – il mare, gli amici, l’attenzione e l'ammirazione del tutto quartiere e
l’una l’altra. Un giorno fuggiranno a Elba e vivranno insieme. Un solo sogno per due.
Questa non è la felicità?

La relazione di Anna e Francesca è più che un'amicizia. Francesca e molto


legata a Anna. E gelosa quando Anna le racconta i suoi piani per la vità perché
capisce che un giorno Anna lo abbandonerà. Anna è forte, sicura di sé, della sua
bellezza fantastica, una ragazza ad un spirito libero. Francesca, un po’ riservata, ma
anche sicura di sé a modo suo, è una ragazza di carattere. Le due sono così diverse
ma questo non gli impedisce di amarsi. La loro amicizia è una specie di sfogo – le
due hanno dei problemi nella famiglia e solo quando sono insieme dimenticano tutti
e tutto. La cosa che unisce anche le amiche è il loro odio verso i loro padri – persone
assolutamente miserabili. Anna e Francesca imitano a livello inconscio le loro madri:
Fra e riservata chi ha paura di suo padre come Rosa, ma anche avendo sua madre
come esempio, acquista la dignità di non mostrare mai alla gente i suoi sentimenti, di
non lasciar offendersi mai dagli altri; Anna, invece, ha una leggerezza di Sandra,
quest’ambizione, questo desiderio di aiutare agli altri nei momenti di difficoltà. Anna
ha un esempio masculine – Alessio, suo fratello. Lei, al contrario di Francesca, sa
che potrebbe essere felice senza lei, potrebbe trovare un amore con un uomo,
cominciare una vita nuova al di fuori di questa città. Infatti, il modo al cui gli uomini
trattano le donne in questa città sconvolge.

Un aspetto che ho trovato anche molto interessante è quello delle relazioni


tra le donne belle e non belle. L’invidia verso la bellezza di Anna e Francesca degli
personaggi come Lisa ci fa capire quanto sia difficile per queste persone vivere in
una società come quella di Piombino. In una società della classe operaia dove una
competizione si vede ovunque, l’apparenza e un pezzo importantissimo.

Come a volte è cruciale dire certe cose alle persone importanti nella vità.
Le fare capire che in questa vità ordinaria, tra le cose e le altre, il duro lavoro, il
quotidiano esistono anche i sogni, le amicizie e l’amore. E che ci sono le cose che
possono farvi felici. Una storia di relazioni tra Alessio e Elena stupisce, lascia
cicatrici nell’anima del lettore. E possiamo dire, serva da lezione agli altri personaggi
che le nostre vite sono tanto fragili. Anche per le persone forti come gli abitanti di
Piombino.

Chiaramente non è la cittadina toscana l'obiettivo di chi scrive Avallone ma


è il luogo di piccola città, in cui dominano le acciaierie Lucchini, con gli operai, le
famiglie marginali, i piccoli spacciatori, giovani e adolescenti che crescono.

Cosa significa crescere in un complesso di quattro casermoni, da cui


piovono pezzi di balcone e di amianto, in un cortile dove i bambini giocano accanto a
ragazzi che spacciano e vecchie che puzzano? Che genere di visione del mondo ti
fai, in un posto dove è normale non andare in vacanza, non sapere niente del
mondo, non sfogliare il giornale, non leggere i libri, e va bene così?
(pag. 32)

Nella periferia operaia, sotto la cappa di fumo dell'altoforno, neanche il


mare è piacevole:

... la sabbia si mescolava alla ruggine e alle immondizie, in mezzo ci


passavano gli scarichi, e ci andavano soltanto i delinquenti e i poveri cristi delle case
popolari. Cumuli e cumuli di alghe che nessuno del comune dava l'ordine di
rimuovere. La spiaggia era infestata di bambini e famiglie grasse... c' erano resti di
lasagne dentro teglie di alluminio, e altre scorie come torsoli di mela buttati sulla
sabbia.
(pag. 321)

Nel breve percorso temporale descritto nel romanzo, ambientato nel 2001,
incontriamo altri aspetti di quella realtà in cui appare la droga, il furto, la truffa, la
trasgressione e soprattutto la voglia di cambiare che spesso spinge nella direzione
sbagliata e, accanto alla storia di Anna e Francesca conosciamo le loro famiglie, gli
amici e le amiche, i fidanzati.

La descrizione della zona operaia, quella di fabbrica fa capire uno stile di


vita degli abitanti. Possiamo vedere un po’ una fabbrica dall’interno dove le persone
si perdono nell’infinito degli suoni delle macchine, smettono di essere gli individui
con le loro proprie vite e diventano invisibili restando allo stesso tempo importanti
per la funzione, proprio come le cellule del nostro corpo – lavorano insieme come un
singolo organismo.

La componente del lavoro industriale, invece, viene sviluppata nel racconto


mediante descrizioni attente e particolareggiate dell’attività produttiva: l’acciaieria, la
siviera, la cokeria, il laminatoio, le vergelle... ogni aspetto viene presentato con un
linguaggio accurato e puntigliosamente appropriato; sul panorama della fabbrica
domina dall’alto.

Assai indicativo in proposito risulta il secondo capitolo in cui viene


introdotta la figura di Alessio, il fratello di Anna, mentre si accinge a svolgere il suo
lavoro su un alto e gigantesco carro-ponte:

“Il metallo era ovunque, allo stato nascente. Ininterrotte cascate di acciaio e
ghisa lucente e luce vischiosa. Torrenti, rapide, estuari di metallo fuso lungo gli argini
delle colate e nelle ampolle dei barili, travasato nei tundish, riversato nelle forme dei
forni e dei treni” ( pag. 29).
Ma la classe operaia orgogliosa del proprio mestiere e disponibile alle lotte
sociali non c’è più. La generazione dei padri, legata a quelle tradizioni, si rende
confusamente conto che il presente è instabile e il futuro nebuloso. Il padre di
Francesca rappresenta l’aspetto negativo di chiusura di quella mentalità, mediante
spiccati tratti personali di brutalità, maschilismo e morbosità nei confronti della figlia,
la quale, di conseguenza, sarà portata ad odiare “tutti gli uomini”.

Il declino è chiaramente espresso dagli orientamenti degli operai più


giovani, che spesso si fanno beffe dei ragionamenti complessi e delle mediazioni
ideologiche: l’importante, per loro, è non essere compresi nel mondo degli “sfigati”.
Possono, come Alessio, essere iscritti alla Fiom, ma votano per Forza Italia, “Perché
Berlusconi di sicuro non è sfigato”; non sopportano chi “snocciola paroloni” come
“quei bavosi sfigati di Sinistra”. Per non sentire la fatica, ricorrono abitualmente alle
“canne” e alla coca; vorrebbero ottenere dal mondo molto di più e intanto si
riempiono le orecchie di musica “a palla” sia in discoteca che sul lavoro. Seppur
frastornati, non rinunciano ai codici dell’aggressività verso le donne e della
spavalderia; guidano, anche in fabbrica, “a tronca-macchia” e praticano la boxe in
palestra.

Questo mondo dell'acciaio assorbe pienamente la gente. Influisce sulle


coscienze, fa cambiare i comportamenti e crea una società dove regnano le regole
alle quale le persone sono obbligate a seguire. Ma questo non impedisce a certe
persone di infrangerle e cercare una nuova vità, meglia e libera dai pregiudizi. Quello
che fanno Anna e Francesca, quello che cerca a trovare Sandra, rendersi
completamente conto della tragedia di questa società, in cui gli uomini violenti, i
delitti, i pregiudizi, le droghe, la fabbrica e le acciaierie sono i pezzi integranti della
vità. Ciascuno degli abitanti porta già dalla nascita l'acciaio dentro di sé. Alcuni si
temprano, alcuni diventano freddi, ma nessuno è insensibile a portare quest’acciaio
in sé. Ognuno – il suo proprio impatto.

In suo romanzo Avallone rivela la triste realtà della periferia, della classe
operaia, di questi casermoni di via Stalingrado a Piombino. E lei sembra conoscere
benissimo questa realtà. L’autrice riesce a trasportare il lettore in questa realtà, fa
vedere questa realtà dall’interno. La storia è scritta dagli occhi dei giovani e questo
fa la lezione interessantissima. E una storia che colpisce al cuore, che lascia
qualcosa in te. L'amore, il sesso, l'omosessualità, la difficoltà economica, fisica, la
violenza, la prostituzione, il patriarcato, la drama personale – tutto questo insieme
rappresenta un racconto di Avallone. Come nei tutti romanzi industriali l’uomo qui si
fronta alla realtà industriale. E'una storia del popolo forte. Forte come acciaio. Ma
anche fragile come tutta la gente.

Il libro è stato tradotto in 25 lingue e diventato un film, ha vinto numerosi


premi.
“Un libro che sfiora toni da epopea descrivendo mirabilmente la disperata e
vacua vitalità di una tribù di giovani dove covano piccole e grandi tragedie.” -
Corriere della Sera

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