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Sole Sporco « Il Poliedrico

http://ilpoliedrico.altervista.org/2011/04/sole-sporco.html April 19, 2011

In collaborazione con Sabrina Masiero

Questo è un articolo scritto a quattro mani, da me e Sabrina Masiero. Dopo


la proficua collaborazione del pesce d’aprile (vedi STEREO Serendipity: scoperto
pianeta gemello) abbiamo deciso di unire le nostre conoscenze per questo post e
per altri interessanti articoli che abbiamo in mente per offrire ai nostri lettori solo il
meglio del meglio. Spero che lo apprezzerete.

Traveling Sunspots (Feb 7 – 20, 2011) Credit: NASA SDO

Credit: Il Poliedrico

Le prime note sulle macchie solari si devono –


come spesso è accaduto nell’antichità – agli acuti
osservatori cinesi, i quali annotavano
diligentemente i fenomeni celesti osservati ad
occhio nudo già nei secoli prima di Cristo,
probabilmente sfruttando condizioni particolarmente
favorevoli che si possono avere solo all’alba o al
tramonto.

Anche se macchie solari particolarmente grandi


furono notate diverse volte nella storia in Europa le
prime osservazioni documentate risalgono intorno al
primo decennio del XVII secolo, con varie dispute
inutili sulla scoperta tra Galileo Galilei e altri
osservatori europei. Prima di Galileo le macchie
solari venivano spiegate come ombre del transito di
pianeti sul Sole, nel Vecchio Continente parlare di
macchie sul Sole era considerata opera di blasfemia che andava contro i dettami della Chiesa e
contro gli insegnamenti dei padri della cosmologia ufficiale Tolomeo e Aristotele.
Fu infatti l’astronomo pisano che nel 1612 riuscì a dare una spiegazione corretta al fenomeno
indicandole come macchie sulla superficie del Sole e misurando il periodo di rotazione della stella,
appena in tempo che questa cadesse nel primo dei periodi di quiescenza documentati dell’era
moderna: il minimo di Maunder (1645-1715).Se la scoperta del cannocchiale per usi astronomici
avesse tardato di soli cinquanta anni, probabilmente una delle scoperte astrofisiche più importanti
dell’era moderna sarebbe stata rimandata di cento.

Fu infatti nel XIX secolo che l’attenzione degli astronomi per il Il numero di Wolf
Sole permise importanti e significative scoperte: la
spettroscopia della luce solare permise la scoperta della parte
Il numero di Wolf è una grandezza
termica del continuum elettromagnetico, come il continuo che misura il numero di macchie
monitoraggio delle macchie solari permise la scoperta del solari e dei gruppi di macchie
ciclo undecennale del Sole ad opera dell’astronomo tedesco solari presenti sulla superficie del
Heinrich Schwabe e della codificazione del metodo di Sole.
conteggio di queste da parte dell’astronomo svizzero Rudolf Il relativo numero di macchie solari
Wolf che completò le ricerche di Schwabe. R è calcolata utilizzando la formula
(raccolti come un indice giornaliero
Nel 1769 l’astronomo scozzese Alexander Wilson scoprì che le di attività delle macchie solari):
macchie solari sono depressioni sulla superficie del Sole che
ora sappiamo essere profonde anche 1000 chilometri anche dove
dove
se osservazioni e ricerche più recenti spiegano tali
depressioni con la maggiore trasparenza del materiale posto s è il
rispetto alla fotosfera . numero
di punti individuali,
Dai Lavori di Schwabe e di Wolf si arrivò nel 1861 ai lavori
di Carrington e Spörer che scoprirono la relazione che lega lo g è il numero di gruppi di
spostamento della latitudine di apparizione sulla superficie macchie solari
solare delle macchie solari durante un ciclo, aprendo così la k è un fattore che varia con la
strada all’attuale modello interpretativo del fenomeno. posizione e la
strumentazione (anche
Le macchie solari appaiono sulla fotosfera come piccoli “pori” conosciuto come il fattore
rotondi di 2″- 4″ di diametro (1500-3000 km) o come gruppi osservatorio o la riduzione
imponenti di dimensioni angolari fino a 5′-6′ (200 000-250 000 del personale coefficiente K
km) tali quindi da poter essere percepite ad occhio nudo. ).
diagramma a farfalla di Spörer

Visivamente le macchie solari si formano di solito


da minuscoli pori che tendono a svilupparsi fino a
formare delle vere e proprie macchie composte da
una regione centrale, chiamata ombra, che appare
nera sullo sfondo luminoso della fotosfera. In realtà,
la regione centrale della macchia è molto luminosa
anche se meno brillante dello sfondo su cui si
osserva perchè la temperatura è inferiore,
dell’ordine dei 4000 K, rispetto ai 5700 K del resto
della fotosfera. L’ombra è circondata da una zona
detta di penombra e, qualche volta, attorno alla
penombra appare come un anello brillante, 2-3 volte più luminoso della fotosfera.

Sul Sole possiamo osservare macchie isolate, anche di grandi dimensioni, ma per lo più esse
tendono a raccogliersi a gruppi, che comprendono anche decine di macchie grandi e piccole
associate fra loro che tendono a mostrare due centri di addensamento, uno che precede e l’altro
che lo segue nel verso della rotazione solare. Spesso si formano attorno altre macchie, che
eventualmente si fondono insieme, fino a formare grossi gruppi, con penombra comune, con punti
luminosi che si estendono da una macchia all’altra. I gruppi di macchie tendono ad assumere
formale ovale, con gli assi maggiori leggermente inclinati rispetto alla direzione Est-Ovest in modo
che la macchia di testa sia più vicina all’equatore solare di quella di coda. L’angolo di inclinazione
dipende dalla latitudine e può raggiungere i 20° a latitudini di 30-35 gradi eliocentrici.

Lo sviluppo di un gruppo di macchie, partendo dalla macchia di origine, può durare per un tempo
superiore all’intera rotazione solare. Il gruppo, che partecipa alla rotazione, scompare quindi al
lembo ovest, per riapparire, dopo 13 giorni e mezzo al lembo est. Nel momento di massimo
sviluppo un gruppo di macchie può avere diametro fino a 100 000 km o più.

Raggiunto il massimo, fra il 12° e il 16° giorno, il gruppo di macchie comincia a dissolversi.
Lentamente le macchie scompaiono, finché, dopo un periodo di 40-50 giorni, restano soltanto una
o due minuscole macchioline (una delle quali è la macchia di testa), da cui poi, col passare del
tempo, si origina un nuovo gruppo.

Le macchie solari sono sedi di intensi moti convettivi, con struttura vorticosa. In altri termini, gas
solari salgono a spirale dall’interno della macchia, con velocità di alcuni chilometri al secondo,
espandendosi e quindi raffreddandosi. La diminuzione di temperatura dei gas comporta una
minore luminosità della macchia.

Macchie solari durante l'eclissi di Sole del 4/1/2011


Credit: Il Poliedrico
La più grande macchia solare osservata si ebbe nel
1858 con un diametro di 200 000 chilometri, lunga
cioè 18 volte il diametro della Terra. Una macchia di
diametro superiore a 40 000 chilometri può essere
osservata a occhio nudo (ovviamente con le
adeguate protezioni contro l’abbagliante luce solare
che potrebbe danneggiare irreparabilmente
l’occhio)
Le macchie si spostano di moto proprio, sulla
superficie del Sole. In genere, in un gruppo, la
macchia di testa tende a muoversi in avanti, nel
verso della rotazione, e quella di coda all’indietro. Il gruppo quindi diverge e si allarga. Quando il
moto divergente si interrompe, il gruppo di macchie si scioglie.
Le macchie solari sono zone di intensi campi magnetici. L’intensità del campo magnetico, che ha
direzione ortogonale al piano su cui si proietta la macchia, può variare tra un minimo di 100 Gauss
e un massimo di circa 4000 Gauss.

Ora sappiamo che la vera natura delle macchie solari è dovuta alla rotazione differenziale del
Sole, più veloce all’equatore e più lenta ai poli, che provoca l’attorcigliamento localizzato di correnti
convettive e del loro campo magnetico. Questi tubi di plasma si isolano dal resto delle correnti
convettive sottostanti la fotosfera e impediscono che il trasporto energetico generale li riscaldi, per
questo sono più fredde.
Quando emergono in superficie, come viene mostrato dal filmato – che ricorda la polvere di cacao
che emerge dalla schiuma di un cappuccino, si possono vedere gli archi di materia magnetizzata, i
vortici magnetici del plasma talmente attorcigliati che alla fine si possono rompere liberando
energia equivalente a migliaia di bombe nucleari: i magnifici brillamenti solari.

Umberto Genovese & Sabrina Masiero

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