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Nucleare, a chi serve?

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http://ilpoliedrico.altervista.org/2010/03/nucleare-chi-serve.html April 19, 2011

Di Umby, venerdì 26 marzo 2010, alle 4:07 pm

Sono mesi che ci penso, forse ora è giunto il momento che mi occupi di
scrivere un articolo su un tema spinoso e inquietante: l’uso della tecnologia
nucleare civile per la produzione in grande scala di energia in Italia, ovvero il
ritorno al nucleare.

Il sarcofago di Černobyl

Il 26 aprile 1986 alle ore 01:23:45 in Ucraina


avveniva il più grande disastro nucleare civile della
storia: il Disastro di Černobyl’. Non sto a raccontare
come avvenne il disastro e quali erano le gravi
carenze progettuali di quei reattori RBMK 1000 il
cui scopo oltre che alla produzione civile di energia
elettrica era quella di produrre il plutonio per
costruire armi nucleari, piuttosto vorrei sottolineare
che a seguito dell’ondata di panico che ne seguì
soprattutto in Europa, l’8 e il 9 novembre 1987 In
Italia venne celebrata una tornata referendaria con
cinque quesiti, di cui ben tre erano indirizzati
espressamente a bloccare ogni attività di sviluppo
costruzione e l’esercizio delle attività delle centrali nucleari in Italia. È bene ricordare i quesiti, visto
che molti votanti di oggi non li hanno vissuti e gli altri probabilmente manco se lo ricordano,
comunque quello era un momento particolare, lo strumento referendario ancora funzionava e i
partiti temevano quei momenti di partecipazione democratica.

Quesito numero uno

NORME CHE CONSENTONO DI COSTRUIRE CENTRALI NUCLEARI ANCHE


SENZA IL CONSENSO DEI COMUNI E DELLE REGIONI

«Volete voi l’abrogazione del terz’ultimo comma dell’articolo unico della legge10
gennaio 1983, n.8: “Norme per l’erogazione di contributi a favore dei comuni e delle
regioni sedi di centrali elettriche alimentate con combustibili diversi dagli
idrocarburi”, comma che reca il seguente testo: “Qualora entro i termini fissati
dall’articolo 2, secondo comma, della legge 2 agosto 1975, n. 393, non sia stata
perfezionata la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la
determinazione delle aree suscettibili di insediamento è effettuata dal Cipe, su
proposta del ministro dell’Industria, del commercio e dell’artigianato, tenendo
presente le indicazioni eventualmente emerse nella procedura precedentemente
esperita”?»

RISULTATI PRIMO QUESITO [1]


Elettori 45.869.897
Votanti 29.862.376
% Votanti 65,1
Astenuti 16.007.521
% sugli Elettori 34,9
Voti Validi RISPOSTA AFFERMATIVA 20.984.110
% 80,6
RISPOSTA NEGATIVA 5.059.819
% 19,4
<span style=”color: black;”>Totale 26.043.929
Voti non Validi Totale 3.818.447
% sui Votanti 12,8
Schede Bianche 2.536.648
% sui Votanti 8,5

NORME CHE PREVEDONO FINANZIAMENTO AI COMUNI E ALLE


REGIONI CHE ACCETTANO CENTRALI NUCLEARI ED ALTRE
ALIMENTATE DA COMBUSTIBILI DIVERSI DAGLI IDROCARBURI

«Volete voi l’abrogazione dell’articolo unico, primo comma, della legge


10 gennaio 1983, n.8: “Norme per l’erogazione di contributi a favore
dei comuni e delle regioni sedi di centrali elettriche alimentate con
combustibili diversi dagli idrocarburi”, limitatamente ai commi 1, 2, 3,
4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12?»

RISULTATI SECONDO QUESITO [1]


Elettori 45.870.230
Votanti 29.871.570
% Votanti 65,1
Astenuti 15.998.660
% sugli Elettori 34,9
Voti Validi RISPOSTA AFFERMATIVA 20.618.624
% 79,7
RISPOSTA NEGATIVA 5.247.887
% 20,3
Totale 25.866.511
Voti non Validi Totale 4.005.059
% sui Votanti 13,4
Schede Bianche 2.654.572
% sui Votanti 8,9

Quesito numero tre

NORME CHE CONSENTONO ALL’ENEL DI PARTECIPARE, IN


ALTRI PAESI, ALLA REALIZZAZIONE E ALL’ESERCIZIO DI
CENTRALI NUCLEARI, COME IL REATTORE AL PLUTONIO
“SUPER-PHENIX”

«Volete voi l’abrogazione dell’articolo unico, primo comma, della legge


18 dicembre 1983, n. 856 recante: “Modifica dell’articolo 1, comma
settimo, della legge 6 dicembre 1962, n. 1643, sull’istituzione dell’ente
nazionale per l’energia elettrica”, limitatamente alle parole: “b) la
realizzazione e l’esercizio di impianti nucleari”?»

RISULTATO TERZO QUESITO [1]


Elettori 45.849.287
Votanti 29.855.604
% Votanti 65,1
Astenuti 15.993.683
% sugli Elettori 34,5
Voti Validi RISPOSTA AFFERMATIVA 18.795.852
% 71,9
RISPOSTA NEGATIVA 7.361.666
% 28,1
Totale 26.157.518
Voti non Validi Totale 3.698.086

Schede Bianche 2.388.117


% sui Votanti 8

La centrale a policombustibile Alessandro Volta a


Montalto di Castro (VT)

In seguito all’esito del referendum furono sospesi i


lavori di costruzione della centrale di Trino 2
(Vercelli), furono definitivamente chiuse le centrali di
Latina, di Caorso (Piacenza) e la Enrico Fermi
sempre a Trino (Vercelli) e riconvertita la centrale di
Montalto di Castro (Viterbo) in una centrale a
policombustibile sfruttando le infrastrutture già
esistenti e cambiando nome in Alessandro Volta.

Schema di funzionamento di una centrale


termonucleare (2)

La cosa curiosa di quest’ultima è che è la


centrale più potente oggi in Italia ma anche che è
poco utilizzata (circa 3.000 ore all’anno su un
massimo teorico di 8.760). Infatti a fronte di una
potenza totale lorda istantanea di 98 GW
producibile in Italia, i picchi di consumo più alti
sono stati raggiunti nel 2008 con 63 GW
nell’estate, mentre la media dei consumi è
all’incirca di 30-40 GW giornalieri. Ovviamente la
potenza teorica non potrà mai essere raggiunta,
impianti fermi per manutenzione, guasti
temporanei alla rete di distribuzione etc… ma sarebbe anche giusto che alla gente venissero forniti
questi dati visto che l’energia elettrica serve alla sopravvivenza della nostra civiltà moderna.
Un’altra cosa importantissima spesso dimenticata quando si parla di generazione di energia
elettrica è la necessità di avere la disponibilità di enormi quantità di acqua in prossimità delle
centrali per la refrigerazione degli impianti stessi, per questo nei momenti di siccità la produzione
elettrica può calare anche considerevolmente, vista la necessità di raffreddare gli impianti. Su
questo piccolo importantissimo punto una centrale nucleare soffre un grave handicap rispetto alle
altre centrali più convenzionali: quest’ultime possono essere spente in pochissimo tempo, mentre
una di tipo nucleare no, il rischio di non avere il necessario apporto d’acqua per raffreddare gli
impianti è un pericolo per l’ambiente: oltre a esporre l’intero sistema a guasti e rotture esiste il più
banale pericolo di riscaricare acqua calda (necessaria al sistema di condensazione) nell’ambiente,
comportando seri rischi per l’habitat naturale, come è spesso avvenuto.

Il 28 maggio 1959 l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) e l’ Agenzia Internazionale


Energia Atomica (AIEA) firmarono un accordo di cooperazione e di consultazione preventiva su
tutte le informazioni sanitarie riguardanti il tema nucleare: ovviamente poi è successo che questo
accordo venisse usato poi dall’AIEA a suo esclusivo vantaggio per insabbiare e bloccare qualsiasi
rapporto sui rischi reali sull’uso dell’energia atomica nel mondo: studi epidemiologici, statistici,
analisi compromettenti etc. [3]

Ma ora veniamo ai recenti fatti italiani che hanno spinto il Governo a ridiscutere il risultato
referendario dell’87 rimandando ad un articolo successivo sulle alternative reali e immediatamente
fattibili al ritorno del nucleare civile in Italia.
Le scuse fondamentali sono quella della necessità di diversificare la dipendenza energetica
italiana ad altri Paesi che non siano gli abituali fornitori di gas naturale e petrolio, Russia e Libia
principalmente ,e ovviamente il rispetto degli accordi internazionali di Kyoto e quelli con l’Unione
Europea sulla riduzione delle emissioni di CO2 in seguito alla conferenza mondiale sul clima di
Copenhagen (COP15). Gli intenti sono nobili, però questi sono in contrasto sul piano previsto
dall’UE di ridurre almeno del 20% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990 per l’anno
2020.
Una centrale elettronucleare richiede una decina d’anni fra la costruzione e l’attivazione, ad
esempio la centrale nucleare finlandese Olkiluoto-3 (primo reattore europeo EPR, come quelli che
si vorrebbero costruire in Italia) fu approvata nel 2002 dal parlamento, i lavori iniziarono nel 2005 e
forse finiranno nel 2012, passando da un budget inizialmente stimato di 2,5 miliardi di euro a oltre
5,3 miliardi previsti con un aumento di oltre il 200% del costo, che per mantenerlo basso sono stati
dati in appalto a ditte esterne molti lavori di costruzione con l’effetto invece opposto: opere mal
riuscite, errori di progettazione e di realizzazione, guasti etc.
L’EPR è un progetto della francese Areva, che ha recentemente perso la partnership con la
tedesca Siemens AG che ha preferito allearsi con la russa Rosatom per lo sviluppo e la
commercializzazione dei più economici reattori come i VVER, e che ha trovato nell’Enel un
partner per lo sbocco sul mercato italiano che rientra nel nucleare soprattutto dopo le commesse
perse negli Emirati Arabi (20 miliardi di dollari).
Comunque a scanso di equivoci, il ritorno al nucleare in Italia era stato già previsto in un accordo
firmato tra Edf e Enel il 24 febbraio 2009 mentre la legge che sancisce il ritorno al nucleare è la
99/2009 art. 25 e successivi promulgata il 23 luglio del 2009: se pensiamo che qualsiasi accordo
(commerciale – politico) richiede lunghe trattative per essere firmato… come dire.. chi ha evidenti
interessi puramente economici, anche a evidente discapito della salute pubblica e dell’evidenza
dell’impraticabilità di questa scelta costosa, in questa pessima pagina di storia… si è portato
avanti col lavoro.

[1] Le tabelle sono state tratte dal sito Zona Nucleare che a sua volta le aveva tratte
direttamente dal sito del Governo Italiano, dove adesso la pagina interessata purtroppo non
esiste più.

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