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Chi ci guadagna dallo status quo?

« Il Poliedrico
http://ilpoliedrico.altervista.org/2010/05/chi-ci-guadagna-dallo-status-quo.html April 19, 2011

Ho accennato già in passato su questo Blog su alcuni dei problemi principali delle
centrali nucleari e sugli enormi costi di realizzazione che, se in Finlandia un reattore
nucleare EPR verrà chiavi in mano sui 6 miliardi di Euro, quasi sicuramente in Italia
verrà a costare almeno il doppio o addirittura il triplo, per i
motivi ben noti. Vediamo ora che un cifra di spesa
certamente prossima a 40-50 miliardi di Euro (se non
addirittura il doppio) per i 4 generatori EPR che l’accordo
del febbraio 2009 impegna l’Enel a costruire sul territorio
italiano entro il 2020, potrebbe essere usata in maniera
molto più intelligente e proficua per i cittadini e per
l’Ambiente.

Attraverso un diverso modello di sviluppo urbanistico più


rispettoso per l’ambiente, potremmo ottenere un notevole
risparmio energetico progettando le nuove case destinate
a civile abitazione come case passive Queste abitazioni
grazie alla loro impronta energetica bassissima
potrebbero tranquillamente usare ad esempio le sonde
geotermiche (dei pozzi artificiali di 30-60 metri di appena
15 cm di diametro) installate al momento della costruzione delle fondamenta e avere un sistema di
climatizzazione (riscaldamento/refrigerazione) a costo zero sfruttando semplicemente il calore
latente del terreno, e a zero emissioni specialmente se il sistema venisse alimentato da un sistema
fotovoltaico o un altro sistema di generazione elettrica autonomo. Il surplus energetico prodotto
attraverso questi sistemi di generazione elettrica autonomi, integrati nell’edificio o nell’ambiente
architettonico circostante in fase di progettazione, potrebbe essere reimmesso nella rete pubblica
cittadina che fungerebbe anche da tampone nel momento in cui l’energia richiesta fosse maggiore
di quella prodotta o si verifichi un guasto al sistema
di generazione autonomo.

L’acqua sappiamo tutti che essa è importante e


preziosa, pertanto ogni spreco e abuso deve
essere condannato: allora quindi perché ricaricare
gli sciacquoni con acqua potabile pubblica?
L’acqua piovana potrebbe meglio essere utilizzata
se invece di finire direttamente nelle fogne venisse
raccolta in cisterne sotterranee e laghetti artificiali
che, oltre ad abbellire l’ambiente, potrebbe essere
usata per tutti gli scopi che non necessitano di
acqua potabile, come ad esempio la manutenzione delle aree verdi cittadine, e le acque bianche
ritrattate per il riuso come acque di scarico prima del loro definitivo scarico fognario. Anche le
acque fognarie possono e dovrebbero essere riutilizzate attraverso gli stessi impianti di raccolta
dell’acqua piovana con il sistema della fitodepurazione; quindi vediamo come con pochi e
opportuni accorgimenti tecnici sia possibile ridurre al minimo l’impatto energivoro dei complessi
abitativi che da soli si succhiano più di un quarto dell’energia prodotta nel nostro paese. Ora
sarebbe ovviamente improponibile pensare di estendere questi metodi alle vecchie abitazioni, ma
imporre per legge, come stanno già facendo in Germania o in altri paesi del Nord Europa, certe
misure di costruzione restrittive (ad esempio divieto di costruire edifici oltre la classe C, vedi
tabella) e man di mano sostituire gli edifici più obsoleti con nuovi costruiti con questi criteri più
rispettosi dell’ambiente, sicuramente il risparmio sulla bolletta energetica potrebbe arrivare a
coprire oltre 50% del fabbisogno dei consumi delle abitazioni italiane, tenendo ovviamente fuori le
abitazioni dei centri storici, arrivando così a
risparmiare intorno ai 15-20 milioni di tonnellate di
petrolio equivalente, ovvero dai 35 ai 60 milioni di
tonnellate di CO2 non emessi nell’atmosfera, una
cifra importante per il raggiungimento degli obiettivi
di contenimento europei degli accordi di
Copenhagen, senza gravare i costi di nuove centrali
atomiche sui cittadini e sull’ambiente, producendo
un consistente risparmio nella spesa pubblica per
l’importazione di gas e petrolio e in futuro dell’uranio
arricchito.

In più se aggiungiamo una serie di iniziative anche


legislative volte a realizzare una urbanistica nuova,
che tenga conto prima della qualità di vita degli
abitanti e poi molto dopo il numero dei posteggi per
le automobili, con alberi e prati al posto della
squallida accoppiata cemento/asfalto, avremmo recuperato un potente mezzo in grado di ripulire
l’aria dall’inquinamento e rinfrescare l’ambiente, in grado di limitare i danni alle vie respiratorie,
sempre più causa di disturbi fisici spesso cronici e potenzialmente mortali che vanno dall’asma
cronica alle neoplasie polmonari e che sono una delle voci di spesa più ampie della sanità
pubblica.
Questa è oggi la sfida che ci attende, abbiamo gli architetti e gli ingegneri tra i più bravi al mondo
(tranne quello che ha disegnato l’obbrobrio davanti a casa mia), i migliori designer che
potrebbero rendere questo meraviglioso Paese l’unica e autentica prima meraviglia del globo, altro
che ritorno al nucleare, questa potrebbe essere la killer application del XXI secolo, l’occasione per
un nuovo Rinascimento Italiano.

Ovviamente una simile strategia è oggi ostacolata dai palazzinari, che incuranti di altro se non il
proprio profitto, si occupano di distruggere e cementificare il possibile in nome del loro interesse
con la connivenza di ampi settori dell’amministrazione pubblica, incuranti del fatto che magari i
palazzi da loro costruiti siano o meno serviti da infrastrutture principali necessarie come acqua,
energia elettrica, fognature, strade e mezzi di trasporto pubblico, con l’effetto di moltiplicare per n
volte la spesa pubblica successiva. Poi è contro la
logica d’interesse dei gruppi energetici e dei
petrolieri, altrimenti a chi venderebbero a caro
prezzo i loro prodotti ormai non più fondamentali per
l’economia?

È contro il trasporto privato e i costruttori di


automobili, perché una società più consapevole in
una città efficiente usa mezzi di trasporto più
razionali, come tram e treni elettrici pubblici o
comunque molto meno un mezzo privato, che
comunque anch’esso può essere condiviso con altri
per i tragitti comuni.

Insomma a conti fatti ci accorgiamo che sono tanti,


troppi gli interessati alla conservazione dello status
quo energetico, allo spreco indiscriminato di risorse, e cambiare le cose non è affatto facile,
soprattutto se non cambiamo per primi noi stessi.
I rifiuti? Cerchiamo di produrne il minimo indispensabile e su quelli pratichiamo la raccolta
differenziata: l’alluminio costa tantissima energia elettrica per produrlo, ricicliamolo; la carta è
cellulosa e viene dagli alberi, non sprechiamola; il vetro, la plastica …
Il 95% di quello che scartiamo si può e si deve riciclare, dal punto di vista prettamente energetico è
molto più conveniente e meno inquinante riciclare piuttosto che lavorare la materia grezza per
produrre gli stessi oggetti. Usiamo i mezzi di trasporto pubblico quando è possibile e pretendiamo
che essi siano poco inquinanti, alle volte vedo i tram a gasolio che sembrano dei vecchi
rimorchiatori, rinunciamo ai mezzi privati come i super inquinanti SUV per andare a far la spesa al
supermercato, e prendiamo una city-car meno inquinante e meno cara per il bilancio familiare.
Pretendiamo che gli ortaggi freschi vengano dalle coltivazioni vicine, per muovere un pomodorino
san marzano dalla Spagna o Israele ci vuole la nave o l’aereo, andiamoci noi in ferie al posto del
loro pomodorino sulla nostra tavola.

A questo punto la domanda non è il nucleare sì o no, ma chi vuole che questo status quo si perpetui
fino al collasso della società (ormai ci siamo vicini vicini, state pronti)

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