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Coordinate: 41°00′44.06″N 28°58′33.

66″E

Costantinopoli
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Costantinopoli (in latino: Constantinopolis; in greco Costantinopoli


Κωνσταντινούπολις, Konstantinoupolis), o Nuova Roma (in Istanbul
latino Nova Roma, in greco Νέα Ῥώμη, Nea Rhōmī), o
ancora la Città d'Oro, sono alcuni dei nomi e degli epiteti
dell'odierna città di Istanbul, sulle rive del Bosforo, maggior
centro urbano della Turchia. Il nome Costantinopoli fu in
particolare tenuto dalla città nel periodo intercorrente tra la
rifondazione a opera dell'imperatore romano Costantino I e la
conquista da parte del sultano ottomano Maometto II, vale a
dire dal 330 al 1453.

Durante tale periodo la città fu una delle capitali dell'impero


romano (anni 330-395), capitale dell'impero romano
d'Oriente (anni 395-1204 e 1261-1453) e dell'impero latino
(anni 1204-1261). Il nome rimase comunque in uso anche
durante l'Impero ottomano, quando era nota ufficialmente La Costantinopoli romano-bizantina, di
come Kostantîniyye (‫ ﻗﺴﻄﻨﻄﻴﻨﻴﻪ‬in lingua turca ottomana) e cui si occupa principalmente questa
come Costantinopoli presso gli occidentali, sino al 1930, voce.
quando il nome Istanbul in lingua turca venne ufficializzato e Localizzazione
reso esclusivo dalle autorità turche.
Stato Turchia
Capitolò due volte: la prima durante il saccheggio dei crociati Amministrazione
nel 1204 e la seconda quando fu definitivamente conquistata
Ente Istanbul
dagli ottomani nel 1453.
Mappa di localizzazione

Indice
Toponimo
Territorio
L'antica Bisanzio greca e romana
Storia
Fondazione di Costantinopoli – Nuova Roma
(330)
La cerimonia di fondazione
Il trasferimento della capitale
La Costantinopoli romana (337-395)
Teodosio
La Costantinopoli romana d'Oriente
La Costantinopoli bizantina
Giustiniano
Eraclio e la dinastia eracliana
Il periodo iconoclasta
L'età della dinastia macedone
L'età comnena
La dominazione latina
L'ultimo periodo bizantino
La Costantinopoli cristiana
Reliquie e icone
L'Istanbul ottomana e turca
L'istruzione nella Costantinopoli Ottomana
Cronologia riassuntiva e assedi
Archeologia della città antica
Impianto urbano
Confronto con le altre città romane
Il complesso monumentale dei palazzi imperiali
Il complesso delle Blacherne
Le chiese
Le mura
L'Università Imperiale di Costantinopoli
Note
Bibliografia
Voci correlate
Altri progetti
Collegamenti esterni

Toponimo
Costantinopoli è la traslitterazione in lingua italiana di Constantinoupolis, che in greco significa "Città di
Costantino". Il nome le fu dato in onore dell'imperatore romano Costantino I che la riedificò, ovvero
rifondò con rito etrusco, come nuova sede del potere imperiale, chiamandola Nova Roma. Il termine non
entrò però mai nell'uso comune, preferendo gli abitanti della città e dell'impero romano riferirsi a essa come,
appunto, alla città di Costantino.

La città fu chiamata, nel corso dei secoli, con molti altri nomi, a testimonianza della sua natura di ponte fra
diverse culture e della sua storia vissuta a cavallo fra mondi diversi e come capitale di più imperi:

Bisanzio o Byzantion (greco) o Byzantium (latino);


Nuova Roma o Néa Rṓmē (greco) o Nova Roma (latino) o Rūmiyya al-Kubrā (arabo);
Costantinopoli o Konstantinoupolis (greco) Constantinopolis (latino) Gostandnubolis
(armeno) o Kostantîniyye (turco ottomano) o Qostantiniyye (arabo);
La città o Polis (greco) o Istanbul (turco) o Stambul;
Città dell'Islam o Islambol (turco ottomano);
Città di Michele o Michaelgrad (slavo);
Città dei Cesari o Zarigrad riferendosi alla figura del Basileus (slavo);
Miklagard o Мikligarð cioè Città Fortificata o Grande Recinto (lingue norrene / variago).
Oltre a ciò ricevette epiteti, quali:

La Città d'Oro
La Regina delle Città
La Città custodita da Dio
La Città millenaria
La Città degli Imperatori
La Città delle Città

Ricostruzione ideale della città di Costantinopoli, fondata da Costantino I Testa colossale di


sull'antica Bisanzio. Costantino (Roma).

Istanbul divenne il nome ufficiale solo nel 1930, quando il toponimo d'origine greca-latina fu abolito
ufficialmente da Atatürk in favore di quello turco che gli occidentali – nella forma di Stamboul –
attribuivano invece alla sola parte sita sulla riva destra del Corno d'Oro[1].

Il nome Costantinopoli – Nuova Roma viene invece ancora oggi usato ufficialmente dalla Chiesa
ortodossa. Nelle fonti medioevali norreno-islandesi è, infine, chiamata Miklagarður ("La grande città").

Territorio
Quando l'imperatore Costantino I decise la costruzione di una nuova capitale per l'impero, il sito ideale
venne individuato in quello di Bisanzio, al centro di eccellenti vie di comunicazione sia terrestri che marine
verso i principali centri dell'impero, che dominava gli stretti strategici del Bosforo e dei Dardanelli e che,
per la sua dislocazione tra due mari impossibili da presidiare contemporaneamente, era eccezionalmente
sicura.

L'imperatore aveva avuto modo di conoscere la zona nell'anno 324, quando vi aveva combattuto e sconfitto
il rivale Licinio, Augusto d'Oriente, nella battaglia di Crisopoli. Apprezzando la strategica posizione della
città di Bisanzio, Costantino, da poco divenuto imperatore unico, decise di farne la nuova Roma.

L'opera colossale di ricostruzione vide un allargamento dell'area urbana da 200 a 700 ettari, la costruzione
di nuove mura, di un nuovo porto nel Corno d'Oro e di un nuovo impianto urbano, con la creazione di
nuovi edifici, templi, strutture pubbliche atti a fare della città la nuova Roma.

L'antica Bisanzio greca e romana

L'antica città greca venne fondata da coloni di Megara nel 667 a.C. e chiamata Byzantion (Βυζαντιον) in
onore del re Byzas. La tradizione leggendaria vuole che il sito fosse stato scelto consultando l'Oracolo di
Delfi, che consigliò di creare la nuova città facendo "l'opposto del cieco": il significato venne trovato
ponendo la fondazione sulla riva opposta di
Calcedonia, città greca sul Bosforo, che
"ciecamente" non aveva colto l'opportunità di essere
costruita sull'alto sperone su cui Byzas fondò la
propria colonia.

La posizione particolarmente strategica dal punto di


vista commerciale e geografico, ma periferico
rispetto al mondo greco, permise alla città di
prosperare economicamente, pur senza eccessivi
coinvolgimenti nelle vicende politiche e militari del
resto dell'universo ellenico. Entrata a fare parte
Mappa dell'antica città di Bisanzio, prima che dell'impero di Alessandro Magno, passò quindi
diventasse Costantinopoli. nell'orbita del Regno di Pergamo, entrando assieme
a questo nell'orbita romana grazie al testamento di
Attalo III.

Nel corso della prima guerra mitridatica (86 a.C.) il nuovo console Flacco si recò in Asia, per resistere a
Lucio Cornelio Silla e porre fine alla guerra contro Mitridate VI del Ponto. Gaio Flavio Fimbria
accompagnò Flacco in questa spedizione. I rapporti tra Flacco e Fimbria degenerarono quando il primo, in
occasione di un contrasto tra Fimbria e un questore in cui era stato chiamato a fare da arbitro, decise in
favore del questore: Fimbria minacciò di tornare a Roma, e Flacco lo congedò dal servizio.

Mentre Flacco era in viaggio via mare per Calcedonia Fimbria agitò le truppe
presenti a Bisanzio e le convinse a ribellarsi a Flacco[2]. Il console tornò a
Bisanzio, con l'intenzione di punire il rivoltoso, ma fu costretto a fuggire dalla
città e a rinchiudersi a Nicomedia. Questo non lo salvò: Fimbria lo fece
prendere e decapitare, gettò la sua testa in mare e lasciò il corpo senza
sepoltura[3].

La duratura pace che calò sulla città, vitale per le sue attività commerciali, non
può certo essere oscurata da un episodio di tradimento che la vide schierata
con Pescennio Nigro contro Settimio Severo. La città nella quale Nigro si era
rifugiato dopo la cocente sconfitta navale subita nei pressi del Corno d'Oro fu
assediata e distrutta per vendetta fra il 193 e il 195 d.C. per ordine di Settimio
Severo, con l'ulteriore disposizione di passare i diritti di città alla vicina Busto di Settimio
Perinto. Severo, ricostruttore di
Bisanzio nel 196 d.C.
Grazie all'intercessione del figlio Caracalla, Bisanzio fu ricostruita (circa 196
d.C.) dallo stesso Settimio Severo, divenuto Imperatore anche sull'Oriente,
ottenendo nuovamente gli antichi privilegi[4] e la sua precedente prosperità grazie all'ampliamento a 200
ettari rispetto all'estensione precedente.

La Historia Augusta racconta che al tempo dell'Imperatore Gallieno (nel 262):

«[…] la città di Bisanzio, famosa per le sue battaglie navali, punto strategico del Ponto,
fu rasa al suolo dai soldati dello stesso Gallieno, tanto che nessun abitante poté
salvarsi. E così oggi [attorno al 400 d.C.] non esiste più a Bisanzio alcuna famiglia di
antica discendenza, salvo chi poté fuggire in quanto era in viaggio o nell'esercito, tanto
da rappresentare la nobiltà e antichità della sua famiglia.»

(Historia Augusta - Due Gallieni, 6.8-9. )


Poco dopo lo stesso Gallieno mosse contro i soldati che avevano compiuto un tale eccidio, e ne fece grande
strage, come esempio per tutti coloro che si fossero macchiati di un simile delitto[5].

Capitello bizantino Il monumento ai


esposto dov'era Tetrarchi faceva
antica acropoli di parte di due colonne
Bisanzio, nel onorarie in porfido e
secondo cortile si trovava a
dell'odierno palazzo Costantinopoli,
del Topkapi. assieme a un più
vasto gruppo
statuario, nella
piazza
monumentale nota
come Philadelphion.
Venne quindi
saccheggiato nel
1204 dai Veneziani
della quarta
crociata.

Storia

Fondazione di Costantinopoli – Nuova Roma (330)

La cerimonia di fondazione

L'atto ufficiale di fondazione della nuova capitale si tenne l'11


maggio 330 d.C. L'evento vide l'esplicazione di un complesso
cerimoniale di origini latine e pagane atto a ripercorrere la nascita
di Roma e ad assicurare la prosperità alla nuova città.

La tradizione vuole che fosse lo stesso Costantino, Pontifex


Maximus, a tracciare con la propria lancia il perimetro sacro delle Moneta di Costantino I, coniata per
mura, il pomerium, assegnando alla città lo stesso nome sacrale di celebrare la nuova capitale.
Roma, probabilmente Flora, e battezzandola ufficialmente Nova
Roma.
Nella nuova capitale venne forse trasportato anche il Palladio, la statua già protettrice di Troia e poi di
Roma, tradizionalmente portatavi da Enea, che venne seppellita al centro del foro della nuova città, sotto la
Colonna di Costantino. Vennero individuate sette alture a ricalcare i sette colli dell'antica capitale e la città
venne divisa come Roma in quattordici regiones. Come per Roma venne posto un cippo per indicare il
centro dell'Impero, la prima pietra miliare da cui misurare tutte le distanze, il Milion. Il grandioso complesso
dei Palazzi Imperiali venne eretto all'estremità della penisola, accanto al grande circo e al foro
dell'Augustaion, ricalcando il modello romano del Foro-Palatino-Circo Massimo. Nel foro venne edificata
l'aula destinata al Senato. Il nuovo elemento venne introdotto dalla presenza di una chiesa, la basilica di
Santa Sofia, cioè della Divina Sapienza, mentre non fu costruito alcun Colosseo poiché gli spettacoli tra
gladiatori erano considerati contrari alla mentalità cristiana.

In ossequio invece alla tradizionale leggenda riguardante la fondazione della vecchia Bisanzio, vennero
traslati dal santuario di Delfi, il massimo centro religioso greco, la bronzea colonna serpentiforme, dedicata
a Pitone e ad Apollo, che venne posta nella spina del grande ippodromo, assieme al tripode celebrativo
della vittoria greca nella battaglia di Platea e all'Ercole di Lisippo, simbolo di forza.

Il trasferimento della capitale

Sebbene l'Imperatore continuasse a risiedere nella vicina Nicomedia, la città di Costantino, nella quale i
lavori procedevano febbrilmente divenne dunque nuova capitale dell'Impero romano, assieme alla vecchia
Roma. E speciali monete commemorative vennero coniate per celebrare l'evento.

La nuova città si distingueva però dalla vecchia capitale per la mancanza di molte delle antiche cariche
repubblicane che distinguevano il governo di Roma. Non vi erano né pretori, né tribuni o questori. Gli
stessi senatori, portavano il titolo di clarus ("illustre"), al posto del romano clarissimus ("illustrissimo").

La classe senatoria era costituita dai numerosi patrizi trasferiti da Roma alla nuova città, anche sull'onda
delle numerose elargizioni promesse da Costantino, che cercava di stimolare l'edilizia privata garantendo
donativi di terre tratte tra i possedimenti del demanio imperiale nelle provincie Asiana e Pontica.

Allo stesso modo, per incentivare la crescita della popolazione urbana, il 18 maggio 332 egli annunciò
l'inizio di pubbliche distribuzioni di grano ai cittadini, allo stesso modo di quanto da secoli accadeva a
Roma con la plebe. Sembra che all'epoca si arrivasse all'elargizione di 80.000 razioni quotidiane attraverso
una rete di 117 punti di distribuzione.

Alla morte di Costantino, nel 337, molto era ancora in costruzione, anche se già da tre anni le strutture
principali erano in funzione e si contavano ormai novantamila abitanti.
Frammento del La colonna di Testa della colonna Ippodromo di
Milion, monumento Costantino, nel foro. serpentina. Costantinopoli.
miliario dell'Impero.

I resti visibili I cavalli di San


dell'Ippodromo di Marco (oggi a
Costantinopoli. Venezia), in origine
nell'Ippodromo di
Costantinopoli.
Unico esempio di
quadriga romana o
ellenistica a noi
pervenuta.

La Costantinopoli romana (337-395)

Divenuta capitale, Costantinopoli fu sede di un Praefectus urbi, al


pari di Roma: il primo conosciuto è Onorato (359-361). Il 15
febbraio 360 venne finalmente inaugurata dal successore di
Costantino, Costanzo II, la cattedrale di Santa Sofia, alla presenza
del vescovo di Costantinopoli Eudossio[6].

Sotto gli altri imperatori della dinastia costantiniana la città Solidus di Giuliano.
continuò a crescere e a prosperare. L'ultimo esponente della
dinastia, Giuliano, detto l'Apostata, lasciò alla città un nuovo
grande porto, realizzato sul lato meridionale e affacciato sul Mar di Marmara. Sul piano politico,
l'Imperatore tentò di limitare il crescente sviluppo del Cristianesimo e restaurare l'antica religione romana e i
culti pagani, restaurando i templi ed edificandone di nuovi. La sua morte, nel 363, segnò però la fine della
rinascita pagana.
L'imperatore Valente costruì a Costantinopoli il nuovo palazzo extraurbano di Hebdomon, sulle rive della
Propontide, nei pressi del Corno d'Oro, che divenne il luogo di acclamazione degli imperatori militari.
L'imperatore provvide anche all'approvvigionamento idrico della città con la costruzione dell'Acquedotto di
Valente. Dopo la scioccante sconfitta dell'Imperatore nella battaglia di Adrianopoli, nel 378 contro i Goti, la
città si sentì per la prima volta vulnerabile alle invasioni dei Barbari, che avrebbero in futuro devastato
l'Impero. Nel 381 la diocesi urbana, venne innalzata al rango di Patriarcato di Costantinopoli, nel corso del
primo concilio costantinopolitano.

Teodosio

Il regno di Teodosio fu cruciale per la storia di Costantinopoli. L'imperatore svolse importanti opere edilizie,
realizzando una colonna commemorativa nel Foro Boario, la Colonna di Teodosio, trasformando il vecchio
tempio di Afrodite nella nuova sede prefettizia e soprattutto creando l'importante Monastero di San
Giovanni di Studion, futuro cuore della cristianità ortodossa.
Soprattutto, però, Teodosio trasformò radicalmente l'Impero, rendendolo ufficialmente cristiano, con l'Editto
di Tessalonica del 380, e gettando quindi le basi del futuro mondo cristiano-bizantino.
Alla morte dell'Imperatore, il 17 gennaio 395, le esequie si svolsero, così, seguendo per la prima volta il rito
cristiano, venendo celebrate a Milano dal vescovo Ambrogio, il 27 febbraio. L'8 novembre la salma venne
definitivamente tumulata nella basilica dei Santi Apostoli di Costantinopoli.

Interno della Raffigurazione di


cisterna di Teodosio. Teodosio sul
basamento
dell'obelisco a lui
dedicato
nell'Ippodromo.

La Costantinopoli romana d'Oriente

Alla morte di Teodosio, l'Impero venne definitivamente diviso nelle due metà: Impero Romano
d'Occidente, con capitale prima Milano poi Ravenna, e Impero Romano d'Oriente, con capitale
Costantinopoli. Il nuovo giovane Imperatore d'Oriente, Arcadio, protetto prima dal prefetto Flavio Rufino,
poi da Eutropio, realizzò in città un nuovo foro, il Foro di Arcadio, lungo la via Mese, avviando la
costruzione delle nuove mura.

Durante il regno del successore, Teodosio II, venne portata a termine la cerchia muraria, che da lui venne
detta Teodosiana.
Lo stesso Teodosio II riedificò Santa Sofia, distrutta in un incendio e riconsacrata nel 415, e costruì il primo
nucleo dell'Università di Costantinopoli, inaugurato il 27 febbraio 425 nei pressi del Foro Boario.
La minaccia costituita dagli Unni per la sicurezza della capitale spinse al contempo l'imperatore a prevenire
un attacco attraverso il pagamento di un tributo annuale. Tuttavia, nel 441 il nuovo re unno Attila sconfisse
l'esercito romano in Tracia, effettuando poi una nuova invasione nel 447. In quello
stesso anno un tremendo terremoto devastò la città, ma le mura furono riparate per
opera del prefetto del pretorio d'Oriente, Costantino, impedendo così agli Unni di
poterne approfittare per espugnare la città.

Il successore di Teodosio II, Marciano decise nel 450 di sospendere il pagamento del
tributo ad Attila, che mosse quindi all'invasione dell'Occidente.

Raffigurazione
dell'Imperatore
d'Oriente Arcadio,
nel missorio di
Teodosio.

La Costantinopoli bizantina

Nel 476 la deposizione dell'ultimo imperatore d'Occidente Romolo Augusto pose


fine per sempre alla diarchia tra le due "Rome". L'imperatore Zenone ricevette da
Odoacre le insegne imperiali d'Occidente, rimanendo così l'unico imperatore
romano. ricostruzione
Sebbene Costantinopoli continuasse sempre a sentirsi e definirsi romana, così come ideale della
i suoi abitanti, che si definivano appunto Romei, dal momento della caduta colonna di
dell'Occidente, la città e il suo impero seguirono uno sviluppo sempre più autonomo Arcadio.
da quello dell'occidente latino, assumendo caratteri sempre più peculiari e
marcatamente greci e "orientali", che vengono comunemente definiti come bizantini,
dall'antico nome della città greca.

Giustiniano

L'imperatore Giustiniano, salito al trono nel 527, fu un sovrano che avrebbe lasciato a lungo impresso il
proprio marchio sulla città di Costantinopoli e sull'Impero bizantino. Promosse grandi opere ed ebbe la
tenacia e la buona sorte di vedere realizzati gran parte dei suoi progetti, sia in ambito politico-militare, sia
negli ambiti religioso, giuridico e architettonico.
Le grandi imprese architettoniche per lui, secondo lo storico coevo Procopio di Cesarea, rivestivano la
stessa importanza della riconquista della parte occidentale dell'impero, della restaurazione dell'ortodossia
religiosa e della codificazione del diritto[7]. La sua politica universale trovò un valido strumento di
propaganda nelle grandi opere che abbellirono Costantinopoli.

Il malcontento per alcuni aspetti delle riforme giudiziarie introdotte dal suo Corpus Iuris Civilis, la
diffusione del monofisismo, le lotte politiche che coinvolgevano l'imperatore e gli eredi di Anastasio I,
congiuntamente al crescente potere acquisito sin dagli inizi del suo regno dai demoi degli Azzurri e dei
Verdi, i due partiti politici espressi dalle tifoserie dell'Ippodromo, si condensarono in una miscela esplosiva
l'11 gennaio 532, quando nel circo esplose la famosa rivolta di Nika, in breve estesasi all'intera città. Sei
giorni di devastazioni colpirono Costantinopoli, fino a che la rivolta venne brutalmente repressa nel sangue
dai generali Mundo e Belisario (Narsete ebbe anch'egli un ruolo dividendo le due fazioni corrompendole
con il denaro)[8].
Al termine della rivolta il danno più evidente era la distruzione della basilica di Santa Sofia, della quale
l'imperatore ordinò l'immediata ricostruzione, con massicci lavori di ampliamento che terminarono solo con
la consacrazione del 27 novembre 537.

Giustiniano fece ricostruire la chiesa dei Santi Apostoli e edificare la Santa Irene e quella dei Santi Sergio e
Bacco, nella quale, sebbene trasformata in moschea, restano dei pregevoli capitelli e architravi decorati con
un fitto traforo a elementi vegetali (VI secolo).
Con questa serie di opere le costruzioni a pianta centrale divennero dominanti e influenzarono l'arte
bizantina nei secoli avvenire, tanto che ancora oggi una tipica chiesa ortodossa è a croce greca ("greca"
appunto perché tipica dell'Impero romano d'Oriente). Gli edifici a pianta centrale con Giustiniano per la
prima volta trovano una scala monumentale con grandiose dimensioni unite allo splendore dei materiale e
alla profusione di decorazioni fastose.

Nel 541-542 il regno di Giustiniano venne segnato da un'altra calamità: la città e l'impero vennero devastati
da una violenta epidemia di peste bubbonica. Pochi anni dopo l'imperatore presiedette un nuovo concilio a
Costantinopoli.
Nel 553 e 557 due terremoti arrecarono gravi danni alla struttura della nuova Santa Sofia, la cui cupola
cedette il 7 maggio 558 in occasione di nuove scosse. La chiesa venne riaperta al culto solo nel 563.
Mosaico raffigurante La colonna di Pianta della chiesa Sezione della nuova
Cristo all'interno Giustiniano, eretta dei Santi Sergio e basilica di Santa
della basilica di nell'Augustaion per Bacco, eretta da Sofia eretta da
Santa Sofia. celebrare il trionfo Giustiniano I. Giustiniano.
dell'Imperatore.

Avorio Barberini
della prima metà del
VI secolo, attribuita
a una bottega
imperiale di
Costantinopoli, dove
l'imperatore
raffigurato viene
identificato con
Anastasio I Dicoro o,
più probabilmente,
con Giustiniano I.

Eraclio e la dinastia eracliana

Eraclio prese il potere il 3 ottobre 610, dopo avere assediato


Costantinopoli e rovesciato, con l'aiuto della popolazione,
l'impopolare predecessore Foca, giustiziato il 5 ottobre. Il nuovo
sovrano riformò l'organizzazione dell'Impero, imponendo l'uso del
Greco nella Cancelleria imperiale e riformando la stessa titolatura
imperiale, con l'introduzione del titolo di Basileus.
Solidus di Giustiniano II Rinotmeto.
Presto l'Imperatore dovette fronteggiare l'invasione dell'impero da
parte delle armate di Cosroe II. Nel luglio 626 i Persiani,
appoggiati da Slavi, Bulgari e Gepidi, posero l'assedio a Costantinopoli. Il 10 agosto 626, alla guida del
patriarca Sergio I, le truppe persiane vennero sconfitte ponendo fine all'assedio. In questa occasione per la
prima volta venne innalzato l'inno Akathistos quale ringraziamento alla Vergine Theotokos, il cui tempio
alle Blacherne era rimasto miracolosamente intatto.

Il 14 settembre 628 l'imperatore celebrò il trionfo per la conquista di Gerusalemme. Alla fine del regno di
Eraclio, però, Gerusalemme era nuovamente perduta, questa volta in favore degli Arabi, mentre l'impero e
la stessa Costantinopoli erano scosse dalle controversie monotelite provocate dagli editti Ekthesis (638) e
Typos (649, quest'ultimo promulgato da Costante II).

Gli Arabi giunsero ad assediare Costantinopoli durante il regno di Costantino IV, che indisse nel 680 un
concilio di condanna del monotelismo. Un nuovo concilio si tenne nel 692 presso la sala del Trullo del
Gran Palazzo.

L'ultimo discendente della dinastia di Eraclio, Giustiniano II Rinotmeto, fu famoso per il bagno di sangue
che riversò tra il 704 e il 711 sulla città, durante il suo secondo regno. Deposto infatti una prima volta nel
695 da Leonzio, riuscì a riprendere il potere nove anni dopo, presentandosi sotto le mura di Costantinopoli
a fianco di un'armata di Bulgari e lasciandosi poi andare a una campagna di vendette e massacri che fece
rabbrividire la città e l'impero, fino alla sua seconda e definitiva deposizione, a opera di Filippico. La testa
mozzata di Giustiniano venne esposta al nuovo imperatore, mentre il figlio ed erede Tiberio IV veniva
massacrato sull'altare di Santa Maria delle Blacherne.

Rappresentazione Filippico che ordina


della deposizione di la morte nella chiesa
Foca, che portò sul delle Blacherne di
trono Eraclio I. Tiberio IV, figlio e
co-imperatore di
Giustiniano II.

Il periodo iconoclasta

La seconda metà dell'VIII secolo e la prima del IX furono


caratterizzati dalle lotte iconoclaste avviate da Leone III l'Isaurico
con il decreto del 730[9] contro le immagini. L'imperatore ordinò
come primo atto la distruzione della venerata immagine del Cristo
sulla porta della Chalke nel Palazzo Imperiale, ma venne fermato
dalla ribellione dei cittadini di Costantinopoli[10].
Solidus di Leone III Isaurico,
Nel 754 il Concilio di Hieria convocato da Costantino V nel imperatore iconoclasta.
Palazzo di Hieria, sul lato asiatico del Bosforo, diede il crisma
ecclesiastico alla politica iconoclasta.
Il secondo Concilio di Nicea ristabilì il culto delle immagini nel 787, ma solo verso l'843 l'iconodulia poté
dirsi pienamente ripristinata.

Rappresentazione
del secondo concilio
di Nicea.

L'età della dinastia macedone

Durante il regno di Basilio I Macedone e Leone VI Sophos la città fu scossa dalle trame politiche e
religiose ruotanti attorno alle figure dei patriarchi Ignazio e Fozio, che si estesero in breve ai rapporti con la
chiesa romana. A tali fatti tentarono di porre rimedio i Concili di Costantinopoli dell'869-870 e dell'879-
880.

La crescente minaccia costituita dai Bulgari, a nord, si materializzò sulla città nel 907, quando
Costantinopoli si vide stretta d'assedio. Nel 977 la città subì l'attacco del ribelle Barda Sclero, che venne
però respinto dalla flotta fedele all'imperatore Basilio II Bulgaroctono. Durante il suo regno giunsero a
Costantinopoli gli emissari di Vladimir I di Kiev, intenzionati a stringere un fruttuoso rapporto di alleanza,
che fornì per la prima volta agli imperatori bizantini il prezioso contributo dei guerrieri variaghi. Fatto non
secondario fu che gli ambasciatori, colpiti dalle maestose cerimonie religiose nella basilica di Santa Sofia,
convinsero il loro signore a convertirsi al rito cristiano orientale.

Durante l'età della dinastia macedone Costantinopoli si presentava ormai come la più grande e ricca città
d'Europa e del Medioriente: attorno al X secolo si pensa arrivasse a contare un milione di abitanti[11].
Nonostante questo, però, in breve tempo l'impero parve sul punto di crollare.

Nel 1044 la città venne nuovamente stretta d'assedio da un usurpatore, Giorgio Maniace, ucciso nei
combattimenti contro le truppe fedeli a Costantino IX Monomaco. Sempre durante il regno di Costantino si
consumò il Grande Scisma del 1054 tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica, segnato dalle reciproche
scomuniche lanciate nella basilica di Santa Sofia dai legati pontifici e dal patriarca Michele I Cerulario.
Icona raffigurante Raffigurazione delle Mosaico di Santa
Basilio II guardie variaghe, Sofia raffigurante la
Bulgaroctono. entrate al servizio basilissa regnante
dei Bizantini durante Zoe Porfirogenita
l'epoca della con il marito
dinastia macedone. Costantino IX
Monomaco.

L'età comnena

Il nuovo periodo si apriva per Costantinopoli con la


disastrosa sconfitta nella battaglia di Manzicerta del
1071. Questa segnava l'apice della crisi strutturale
vissuta in quell'epoca dall'impero: la perdita
dell'intera Asia Minore portava per la prima volta
Costantinopoli a fissare, sulla riva opposta del
Bosforo, una terra non più bizantina.
Con la Crisobolla emanata nel 1082 da Alessio I
Comneno, inoltre, iniziava la colonizzazione latina
della stessa città di Costantinopoli. L'imperatore
concedeva infatti ai Veneziani, in cambio dell'aiuto
prestato nei conflitti contro i Normanni di Roberto il La campagna d'Asia Minore durante la Prima
Guiscardo, di possedere un quartiere commerciale Crociata.
nella città, esente da dazi e dal controllo imperiale.
Si trattava solamente della prima di numerose
concessioni alle repubbliche marinare italiane, che avrebbero portato alla creazione di vere e proprie città
nella città, spesso in conflitto tra loro.

Nonostante un simile evento l'impero non solo sopravvisse, ma seppe trovare una nuova stagione di
rinascita, segnata dall'arrivo degli eserciti della prima crociata, che, alleati dei bizantini, consentirono la
riconquista della riva asiatica, strumento fondamentale per l'avvio dalla ripresa economica e sociale
garantito dal nuovo sistema feudale della Pronoia.
Il primo gruppo di crociati, guidato da Pietro l'Eremita, arrivò a Costantinopoli il 1º agosto del 1096,
destando la costernazione e l'imbarazzo dell'imperatore Alessio: egli infatti pensava a un aiuto da parte
dell'occidente nella sua guerra contro i selgiuchidi, e non all'immenso stuolo di gente comune che si era
invece riversato sulle sue terre, creando non poco scompiglio fin dal suo apparire nei Balcani. L'imperatore
reagì accelerando il passaggio della prima ondata di crociati sulla costa asiatica, dove vennero presto
sconfitti.
Il secondo e assai più serio stuolo di cavalieri, guidato da Goffredo di Buglione, arrivò invece a
Costantinopoli nel dicembre dello stesso anno. Questa volta l'imperatore garantì la fornitura di sostegno e
vettovaglie in cambio di un giuramento di fedeltà feudale e della promessa che le vittorie da esso conseguite
avrebbero fatto recuperare all'impero bizantino numerosi territori caduti in mano ai Selgiuchidi.
Uno degli effetti non secondari della riconquista e feudalizzazione dell'Asia Minore fu la riduzione del
numero di aristocratici bizantini presenti nella capitale, con una conseguente riduzione della conflittualità
all'interno della città.

Nel 1118 un nuovo quartiere commerciale venne


concesso ai mercanti latini, con la creazione di un
settore commerciale esclusivo concesso in uso ai
Pisani. Esso si affiancava al quartiere veneziano e
alla cittadella di Galata, ceduta alla Repubblica di
Genova. La presenza dei Latini divenne sempre più
pressante e invasiva.

Altri latini arrivarono presto a Costantinopoli, dopo


avere razziato e devastato i territori attraversati, il 10
settembre 1147 arrivarono sotto le Mura Teodosiane
le avanguardie della seconda crociata: i tedeschi
dell'imperatore Corrado III. Seguite il 4 ottobre dai L'impero bizantino al tempo di Manuele I Comneno.
francesi di Luigi VII. Entrambi i sovrani fecero
giuramento di fedeltà all'imperatore Manuele
Comneno, ma nonostante questo l'imperatore bizantino venne a sapere da alcuni suoi fidati informatori che
gli esagitati soldati francesi e tedeschi pensavano di unire le loro forze e attaccare Costantinopoli. Per
risolvere questa situazione l'imperatore fece spargere la voce che in Anatolia un enorme esercito turco si
stava mobilitando e che, se i crociati non fossero subito sbarcati in Asia minore, i cristiani sarebbero stati
annientati dai Turchi: i crociati si affrettarono quindi a lasciare la città, che si salvò in tale modo da un
possibile assedio.
A Costantinopoli ormai vivevano però 80.000 latini che godevano di grandi privilegi, e di questi i
Veneziani erano la comunità più numerosa e la più ricca, infatti il commercio bizantino era ormai un
monopolio dei mercanti delle tre grandi repubbliche marinare che si stavano contendendo il monopolio del
Mediterraneo Orientale.
L'imperatore, che mal sopportava questa presenza, decise, all'inizio del 1171, di passare all'azione.
L'occasione propizia si ebbe quando il quartiere genovese di Galata fu attaccato e in gran parte incendiato.
L'evento venne imputato ad alcuni cittadini veneziani, probabilmente alleati con la malavita di
Costantinopoli: l'imperatore ordinò quindi di imprigionare tutti i 10.000 veneziani presenti.

Una miniatura che L'arrivo di Luigi VII Tetarteron di


rappresenta Alessio di Francia a Manuele I
I Comneno. Costantinopoli Comneno.
durante la Seconda
Crociata.

La dominazione latina
Dotata di un notevole impianto di fortificazioni, la città rimase per secoli inespugnata, fino al 1204, quando
venne saccheggiata dagli eserciti della quarta crociata al comando di Enrico Dandolo e Bonifacio I del
Monferrato.

La conquista latina fu devastante per la città. Un gran numero di tesori e reliquie venne depredato. Gravi
danni furono apportati al complesso dei Palazzi Imperiali e ai monumenti.

I conquistatori resero la città capitale del nuovo impero latino, organizzato su base feudale, che sopravvisse
per poco più di mezzo secolo, fino a quando nel 1261 la città venne riconquistata dai bizantini niceni,
scacciandone Baldovino II.

Miniatura L'entrata dei crociati


raffigurante l'assedio a Costantinopoli in
di Costantinopoli un'incisione di
(1204) che portò alla Gustave Doré.
creazione
dell'impero latino.

L'ultimo periodo bizantino

Riconquistata dai bizantini di Michele VIII Paleologo, ci fu parziale ripresa della città dalle devastazioni dei
crociati, anche se il processo di decadenza era oramai inarrestabile.

Il complesso del Gran Palazzo venne definitivamente abbandonato, con il trasferimento della corte nel
palazzo delle Blacherne, cui venne aggiunta la nuova ala nota come palazzo del Porfirogenito.

Durante il periodo della dinastia dei Paleologi la città dovette subire numerosi assedi e attacchi, sia dai
Latini, che se ne contendevano il controllo commerciale, sia dai Turchi, desiderosi di conquistarla. Nel
decennio 1341-1351 si tennero poi in città i concili sull'esicasmo.

I bizantini riuscirono a tenere la città per ancora un secolo fino a Costantino XI, quando, il 29 maggio 1453,
divenuta "una testa senza corpo", capitale di un impero inesistente, ospitava solamente 50.000 abitanti[12],
cadde in mano ai turchi ottomani guidati da Maometto II il Conquistatore, che ne fece la capitale
dell'Impero ottomano.

La caduta di Costantinopoli, e quindi la fine dell'impero romano d'oriente, è indicata talvolta come l'evento
che convenzionalmente chiude il Medioevo e inizia l'evo moderno.

La Costantinopoli cristiana

Reliquie e icone
Uno degli elementi centrali di Costantinopoli
era il culto delle reliquie. In epoca più o meno
tarda in questa città si concentrarono molti
resti cristiani, salme di santi, e svariati altri
oggetti legati a vicende bibliche o
agiografiche. La città vide grandi
contrapposizioni teologiche e vide la diatriba
sulle immagini sacre (iconoclastia), tuttavia il
loro culto alla fine prevalse ed era tenuto in
grande considerazione.

Tra le reliquie più venerate vi erano dunque


varie icone ritenute miracolose, tra cui
l'immagine della Vergine Odigitria, che si
pensava dipinta da San Luca evangelista (a
cui era dedicata una basilica), la famosa Vera
Croce, il Maphorion (manto della Vergine o,
secondo alcuni, il velo), e poi la veste di San
Giovanni Battista, i sandali di Cristo, la
Corona di spine usata durante la passione di
Gesù, e molte altre. Tanto per intendere di
quale considerazione godevano, il manto della
Madonna veniva portato in processione lungo
le mura per difendere la città dagli assalti, e
perfino nei trionfi (cerimonia tipicamente Mappa di Costantinopoli di Buondelmonti del 1422, l'unica
romana) alcuni imperatori mettevano al posto precedente la conquista ottomana del 1453.
d'onore, come protagonista del trionfo sul
carro del vincitore, l'icona miracolosa della
Madonna.

Una vicenda curiosa riguarda la corona di spine, che nel 1239 fu


data in pegno al re francese Luigi IX in cambio di una somma che
serviva per fare andare avanti la città sempre meno dotata di
territorio circostante. Alla fine questa reliquia e altre acquistate
successivamente, restò in Francia, e per loro venne costruita
appositamente la Sainte-Chapelle edificio che rappresenta un
gioiello del gotico.
Facciata del Palazzo del
A Costantinopoli fu portato anche il Mandylion, un telo sulla cui Porfirogenito eretto dai Paleologi.
natura si discute: secondo alcuni era il telo usato dalla Veronica per
asciugare il volto di Cristo durante la sua ascesa al Calvario
(l'episodio è una delle stazioni della via Crucis) su cui sarebbe rimasto impresso il volto di Cristo, secondo
altri il panno usato da Cristo per detergersi il sudore nell'orto del Getsemani, secondo altri ancora la
Sindone di Torino, e infine secondo una leggenda che attraversa i millenni sarebbe un volto
miracolosamente impresso da Cristo su un telo da inviare al re Abgar V di Edessa, intorno al IV secolo e
che l'avrebbe guarito miracolosamente. Al Mandylion veniva attribuito il potere (se esposto sulle mura) di
difendere la città da ogni assalto. Era inizialmente a Edessa e trasportato poi a Costantinopoli nel 944, dove
si narra del suo potere taumaturgico.

Tra le reliquie vi era anche il pozzo dove si svolse l'episodio evangelico di Cristo e della Samaritana, le
reliquie di San Pietro e Paolo, il cinto di Maria, la lancia con cui venne trafitto il costato di Cristo, la pietra
dove il corpo di Gesù venne preparato per la sepoltura, la spugna con cui i soldati romani diedero da bere a
Cristo in croce, l'elmo di Costantino I contenente un chiodo della croce, il trono di Salomone, la verga di
Mosè, i resti degli "innocenti", ovvero dei bambini fatti uccidere da Erode il Grande, e innumerevoli altre.

L'Istanbul ottomana e turca

La conquista ottomana portò un radicale mutamento per la città. Le distruzioni portate dall'assedio del 1453,
unitamente al grave stato di declino in cui versavano la città e i suoi edifici, portarono a una radicale
ricostruzione del centro urbano. La gran parte degli edifici religiosi venne convertita in moschea, mentre il
trasferimento della capitale ottomana nell'antica città bizantina portò alla costruzione del grandioso
complesso del Topkapi nell'area precedentemente occupata dal foro e dai palazzi imperiali.

Sotto i sultani ottomani Costantinopoli ritrovò un nuovo periodo di splendore, diventando sede del califfato
nel 1517, ma mantenendo la sede del patriarcato greco-ortodosso e in generale il carattere cosmopolita che
l'aveva caratterizzata nei secoli precedenti. Il XVI secolo segnò l'apice del potere ottomano. A questo
secolo risale la costruzione delle più importanti moschee della città: Beyazit, Suleymaniye (la più grande
moschea di Istanbul), Sultan Ahmed e Fatih (lett. "il Conquistatore", riferito al sultano Maometto II, ossia
Mehmet II). L'impero ottomano, sconfitto durante la prima guerra mondiale, finì ufficialmente il 1º
novembre 1922. Quando nel 1923 fu fondata la Repubblica di Turchia, la capitale venne spostata da
Istanbul ad Ankara.

Veduta di Santa La Porta del Saluto


Sofia a Istanbul. nel Palazzo
Topkapi.

L'istruzione nella Costantinopoli Ottomana

Nella società ottomana la prima educazione avveniva all'interno delle mura domestiche: era la madre a
occuparsi del figlio fino all'età di sette anni, preoccupandosi d’insegnargli il rispetto per la famiglia, le
buone maniere e i primi rudimenti di religione – quali le preghiere, a partire dai cinque anni. I maschi
ricevevano maggiori opportunità di proseguire la propria istruzione, mentre le figlie femmine erano
destinate in maniera coercitiva, già all'età di nove o dieci anni, a indossare il velo al pari delle donne e a
essere introdotte alla vita adulta. Una seconda distinzione era determinata dall'agiatezza della famiglia: se
nelle più povere solitamente l’insegnamento femminile non andava oltre la recitazione delle preghiere, in
quelle più ricche le bambine erano introdotte al canto e alla recitazione dei poemi; assai di rado, tuttavia, si
potevano trovare donne musulmane d’eccezionale cultura nella società stamboulita, e il fatto stesso di
sapere leggere e scrivere era considerata una cosa fuori dalla norma. Proseguendo nella distinzione di ceto
fra i figli maschi, se il padre fosse stato artigiano, egli lo avrebbe aiutato nel mestiere, mentre se avesse fatto
parte della borghesia stamboulita, avrebbe avuto accesso a una cultura più approfondita. Nel caso in cui
non ci si fosse potuti avvalere d’un precettore privato, la famiglia avrebbe mandato il figlio alla scuola di
base nel suo quartiere, situata nei pressi della moschea.
Il modello d'insegnamento tradizionale era per lo più rivolto a sviluppare la memoria anziché l'intelligenza:
il maestro faceva imparare a memoria i versetti del Corano, scrivere in lettere arabe e, dopo che gli allievi le
avevano apprese, a riscrivere i versetti in precedenza memorizzati. Il maestro stesso non andava oltre
l’abilità di leggere e scrivere il già menzionato testo sacro, e non gli veniva richiesto d'insegnare altro.
L'educazione, dunque, era principalmente di carattere religioso, e terminava con le preghiere e i gesti di
prosternazione che le accompagnavano. Se il maestro era più colto, insegnava ai suoi allievi anche qualche
rudimento di grammatica, di letteratura popolare e di calcolo. È da notare il fatto che il sapere scrivere il
Corano aveva in sé uno scarso valore pratico, in quanto l'arabo, cui i giovani erano introdotti tramite i versi,
non era adatto alla scrittura del turco che, benché avesse gli stessi caratteri grafici di quello, possedeva
diversi fonemi e diversa grammatica. Le lezioni si tenevano di mattino, salvo il venerdì, ma il calendario
contava anche varie festività laiche e religiose.

Oltre alle scuole basilari appena descritte, esistevano le medrese, scuole aperte ad allievi d’ogni estrazione
sociale, anche se, spesso, erano frequentate solo dai ragazzi di buona famiglia d’origine iranica. Le medrese
servivano anche da dormitori per gli alunni (alla maniera degli odierni collegi), ma spesso alle lezioni
potevano partecipare anche membri esterni. Molti sultani fecero costruire varie medrese attorno alle
moschee a loro dedicate, e fra questi istituti esisteva una gerarchia: la medrese più importante, a
Costantinopoli, era quella di Bayezid, cui seguiva quella di Santa Sofia, Maometto il Conquistatore e
Solimano il Magnifico, per citare le più importanti; in tutta Costantinopoli se ne contavano circa
sessantacinque.

Cronologia riassuntiva e assedi


Cronologia essenziale di Costantinopoli
Costantinopoli è la città che ha subito e
respinto più assedi nella storia umana. La 667 a.C. I Megaresi fondano Bisanzio.
città dovette affrontare nel tempo 324 Costantino I fonda Costantinopoli-Nuova Roma.
numerosi assedi, quasi tutti superati 378 Battaglia di Adrianopoli.
vittoriosamente, a esclusione di quelli del 405 Flavio Antemio per ordine di Arcadio inizia a costruire le mura
Teodosiane.
1203, del 1204, del 1261 e dell'ultimo e
408 Sale al trono Teodosio II.
definitivo assedio del 1453:
425 Vengono completate delle mura Teodosiane.
447 Gran parte delle mura Teodosiane viene distrutta da un
717- 8. l'assedio
1. l'assedio fortissimo terremoto.
718, Rus'
di 626 Gli avari e i persiani assediano Costantinopoli.
respinto; del 627 Eraclio I fa estendere alcune parti delle mura Teodosiane.
Avari e
5. l'assedio 907, 674 Gli arabi assediano per la prima volta Costantinopoli.
Sasanidi respinto;
del dei 678 Viene usato per la prima volta il fuoco greco e così finisce
Bulgari 9. l'assedio l'assedio arabo.
626,
dell'813, Rus' 714 Gli arabi assediano per la seconda volta Costantinopoli.
respinto;
respinto; del 813 Leone V l'Armeno estende la cinta muraria di Costantinopoli,
2. l'assedio facendo murare anche il quartiere delle Balcarene. I bulgari guidati
6. l'assedio 941,
arabo da Kurum di Bulgaria, assediano Costantinopoli.
dei respinto;
del 860 I russi assediano Costantinopoli.
Rus' 10. l'assedio
668, 1043 Giorgio Maniace assedia Costantinopoli.
dell'860, di
respinto 1047 Leone Tornices assedia Costantinopoli.
respinto; Leone 1071 Battaglia di Manzicerta.
3. l'assedio
7. l'assedio Tornicio 1081 Alessio I Comneno entra a Costantinopoli.
arabo del
del di 1097 La prima crociata, passa per Costantinopoli.
Tommaso 1047, 1203 Quarta crociata: i crociati e i veneziani, aiutano Alessio IV
674-
lo respinto; Angelo, di riprendersi il trono, insieme al padre Isacco II Angelo.
678,
Slavo 11. l'assedio 1204 Quarta crociata: i crociati e i veneziani prendono
respinto; Costantinopoli.
dell'823, dei
4. l'assedio respinto; 1261 Alessio Strategopulo, con 800 soldati riconquistata
Peceneghi Costantinopoli e brucia il quartiere veneziano di Costantinopoli.
arabo
del
del
1090, 16. l'assedio del 1345 Giovanni V Paleologo, ordina un'estesa riparazione delle mura
respinto; 1400, marittime.
di
respinto; 1390 Per la prima volta a Costantinopoli viene usata la polvere da
12. l'assedio Andronico sparo.
crociato IV 21. l'assedio 1396 I turchi ottomani, guidati da Bajazet I, assediano
del Paleologo ottomano Costantinopoli. Battaglia di Nicopoli.
1203, con del 1422 I turchi ottomani, guidati da Murad II, assediano Costantinopoli.
vinto supporti 1402, 1444 Battaglia di Varna.
dai ottomani respinto; 1453 I turchi ottomani, guidati da Mehmet II conquistano
crociati nel 22. l'assedio Costantinopoli.
e dai 1376 ottomano
bizantini 17. l'assedio del
loro ottomano 1411,
alleati; del respinto
13. la 1390, 23. l'assedio
conquista respinto; ottomano
crociata 18. l'assedio del
del ottomano 1422,
1204; del respinto;
14. l'assedio 1395, 24. la
del respinto; conquista
1260, 19. l'assedio ottomana
respinto; ottomano del
15. la del 1453.
riconquista 1397,
bizantina respinto;
del 20. l'assedio
1261; ottomano

La sopravvivenza a così tanti assedi fu determinata dalla potenza del sistema difensivo della città, in
particolare delle sue mura terrestri, e dal predominio marittimo sul Mar di Marmara e sugli stretti, che
garantiva i rifornimenti alla città anche in caso d'assedio e la protezione delle difese a mare: la posizione
favorevole tra due mari separati rendeva estremamente difficoltoso assediare la città da ambo i lati nord-sud
(difesa navale) ed est-ovest. Le due vittorie crociate del 1203-1204 furono infatti determinate proprio dalla
perdita del predominio navale, che consentì alla flotta veneto-crociata di assalire i bastioni marittimi,
penetrando in città.

Similmente la caduta finale della città venne determinata dal controllo ottomano sugli stretti, che strangolò
Costantinopoli e la privò di rinforzi, prima ancora che per l'intervento delle artiglierie, che aprirono le
brecce nelle (fino ad allora) inviolate mura teodosiane.

Archeologia della città antica

Impianto urbano

Il cuore della città si trovava proteso verso il mare, sul sito della vecchia Bisanzio. Da qui si dipartiva la
principale arteria della città la Mese ("via centrale"), che, in corrispondenza della piazza del Philophation si
diramava a ipsilon. Un ramo proseguiva verso nord, in direzione della porta di Adrianopoli e della via che
conduceva al cuore dei Balcani, l'altro proseguiva invece verso sud-ovest, trasformandosi nella via
Trionfale che, raggiungendo la Porta d'Oro, conduceva alla via Egnazia, in direzione della Grecia e di
Roma.
I porti principali si trovavano all'entrata del Corno d'Oro nel Bosforo, sul lato nord-orientale della penisola
(Prosphorion, Neorion) e sul Mar di Marmara (Kontoskalion/Portus Julianus, Porto di Eleutherios), sul
lato meridionale-orientale.

Veduta di Mappa di
Costantinopoli di Costantinopoli nel
Nicolas de Fer, XVIII secolo.
Parigi 1696.

Confronto con le altre città romane

Il nucleo della città era costituito da un grande


complesso imperiale che, come si usava fin dalle età
precedenti e in particolare dal periodo della
tetrarchia, si articolava in diversi palazzi adibiti a
abitazione, rappresentanza, sede della burocrazia.
Come è tipico anche in altre città, gli edifici davano
direttamente sul circo, dove si svolgevano non solo
le corse dei cavalli, ma anche le cerimonie e le
manifestazioni pubbliche. Non lontano vi era la
basilica di Hagia Sophia e altre importanti chiese. Il Nella cartina qui sopra sono evidenziate le principali
centro della Nuova Roma nacque pertanto con "capitali" imperiali romane alla morte di Costantino I
l'aggregazione di un elemento cristiano (la basilica) (nel 337), con la successiva divisione dei territori tra
uno per le manifestazioni pubbliche civili (il circo) e i suoi tre figli e due nipoti (da Occidente a Oriente):
l'area dedicata al potere civile (il complesso dei Augusta Treverorum, Mediolanum, Roma, Sirmium,
palazzi imperiali). Un po' più decentrato era il centro Constantinopolis, Nicomedia e Antiochia.
tradizionale rispetto a quello delle città romane più
antiche, ovvero i fori, e invece non seguiva lo
schema tipico delle città e degli accampamenti romani, ovvero l'allineamento a graticola sui due assi
ortogonali del cardo e del decumano. Nonostante la magnificenza profusa da Costantino, per lungo tempo
la nuova capitale non fu in grado di competere con le altre metropoli dell'Impero: Roma, Antiochia e
Alessandria, ricche di vie porticate, palazzi e ville, templi, teatri e altri edifici pubblici e privati.

Sia Costantino che i suoi immediati successori avevano una visione unitaria dell'impero, ma
successivamente esso venne diviso definitivamente in due parti (395) e Costantinopoli divenne la capitale
della parte Orientale, mentre prima Milano e poi Ravenna assunsero il ruolo di capitali della parte
occidentale. Da allora la crescita di Costantinopoli fu costante, mentre il declino delle altre città divenne
inarrestabile: Roma venne saccheggiata nel 410 dai Goti e di nuovo nel 455 dai Vandali, mentre Antiochia
fu distrutta da un terremoto nel 525 e conquistata dai persiani nel 540; anche Alessandria subiva un declino,
sebbene più lento.
Con gli imperatori Anastasio I Dicoro e Giustino, ma soprattutto con la splendida epoca di Giustiniano,
Costantinopoli divenne una grande città[13], anche se di dimensioni inferiori alla Roma di età imperiale[14]:
sebbene a Costantinopoli all'inizio del V secolo si contassero infatti 4.388 domus, il triplo che a Roma, il
numero delle insulae era di gran lunga inferiore alle oltre 46.000 recensite per la Città eterna. Anche il lusso
propendeva ancora verso Roma, dove vi erano 830 terme private (a Costantinopoli 153) e dove i ricchi
senatori davano spettacoli molto più fastosi rispetto a quelli che poteva permettersi la nuova classe dirigente
di Costantinopoli.

Ma mentre per Roma, fin dal primo sacco subito a opera dei Visigoti (410), iniziò una fase di rapido
spopolamento, Costantinopoli visse in quegli stessi anni un'epoca di grande espansione. Nel 413 le mura
dovettero essere ampliate e la cinta muraria comprese in totale un'area quasi doppia rispetto a quella
precedente. Si presume che già attorno alla metà del V secolo, all'indomani del secondo sacco dell'Urbe
(455), l'antica Bisanzio avesse superato per numero di abitanti sia Roma che Alessandria divenendo la più
popolosa città del mondo romano. Costantinopoli restò a lungo la più ricca, popolosa e importante realtà
urbana del Mediterraneo e fu centro di irradiazione artistica e religiosa di primaria importanza.

Il complesso monumentale dei palazzi imperiali

Il palazzo imperiale venne edificato sull'estremità meridionale della


penisola, nel sito oggi occupato, tra l'altro, dalla Moschea Blu. Del
palazzo restano poche vestigia in uno stato di conservazione
precario, che risalgono a periodi successivi all'epoca di Costantino.
Dell'epoca del primo imperatore resta solo l'Ippodromo, costruito
con priorità assoluta assieme alle mura. Ispirato al Circo Massimo
di Roma, era straordinariamente monumentale e capiente, con una
lunghezza di circa 450 metri per 120 di larghezza.

La sua necessità era dovuta soprattutto quale luogo deputato


all'"epifania" imperiale, cioè all'apparizione del sovrano nella sua
tribuna, dalla quale si mostrava al popolo per presenziare ai giochi,
circondato da quei segni di regalità e potere che dovevano apparire
quasi ultraterreni, nell'accoglienza con l'acclamazione rituale della Mappa del centro di Costantinopoli
folla. con i suoi complessi imperiali.

L'Ippodromo era anche il fulcro di collegamento tra la zona


imperiale, a sud, e i nuovi quartieri residenziali, a nord.

Il foro si trovava a occidente, su un'altura. Era a pianta circolare e circondato da colonne a doppio ordine.
Al centro del foro si trovava un altro monumento simbolo del potere imperiale, la colonna-santuario.

Si trattava di una grande colonna sormontata da una statua bronzea dell'Imperatore rappresentato come
Elio; la colonna si ergeva su uno zoccolo alto circa cinque metri, che racchiudeva un santuario dove si
diceva messa, si bruciavano incensi, si accendevano lampade votive e si pregava, verso l'immagine
imperiale, che scongiurasse sciagure proteggendo la città che aveva fondato. L'identificazione con Elio
risulta connessa ai teologi di corte, che suggerirono l'uso dell'antica simbologia del Sol Invictus assimilata
ormai a Cristo, come "sole di giustizia e salvezza".

Tra le chiese fondate da Costantino c'erano quella dedicata alla Santa Sapienza (la Santa Sofia, prima della
riedificazione al tempo di Giustiniano I (527-565) che ne fece un capolavoro dell'architettura di tutti i
tempi), destinata a funzionare da cattedrale, e quella dei Santi Apostoli, a pianta centrale, che divenne il
mausoleo imperiale.
Queste grandi opere costruite in fretta si dimostrarono a volte fragili, e non furono esenti da rovinosi crolli.
Sia la città che i palazzi videro una grande espansione, e negli anni successivi a Costantino si provvide a
elaborare e aggiungere conventi, chiese, palazzi. Oltre ai monumenti citati si può ricordare il milion, un arco
considerato il "centro" dell'impero, e dal quale si misuravano le distanze con le altre città, il palazzo della
Magnaura (dal latino "magna aula", ovvero grande aula), salone dove venivano svolti gli atti solenni e
ricevute le ambascerie più importanti, e il Palazzo del Boukoleon, residenza privata degli imperatori.

Mosaico romano I resti del Palazzo L'entrata del palazzo Uno dei due leoni
proveniente dal del Boukoleon, del Bucoleone. del Palazzo del
Palazzo Imperiale di all'interno del Boukoleon.
Costantinopoli. complesso del Gran
Palazzo.

Obelisco di Colonna Serpentina, Ippodromo di I quattro cavalli di


Teodosio e colonna quel che resta del Costantinopoli (nel bronzo che
di Costantino. tripode di Platea. XIX secolo). decorano la Basilica
di San Marco a
Venezia e che prima
erano nel circo di
Costantinopoli.
L'unico punto da cui
si intravedono le
arcate
dell'Ippodromo è
nella discesa verso
ovest proveniente
dalla piazza.

Il complesso delle Blacherne

Verso la fine del XII secolo gli imperatori iniziarono a realizzare un nuovo complesso palatino, situato
lungo le mura di terra all'estremità settentrionale della città, dall'aspetto fortificato. Tale complesso chiamato
Palazzo delle Blacherne per la sua vicinanza all'omonimo sobborgo, forniva infatti una maggiore sicurezza
rispetto ai palazzi imperiali e godeva di un'atmosfera più salubre, esposto com'era al Corno d'Oro e alla
campagna.

Le Blacherne divennero il luogo di soggiorno degli imperatori, che per altro conservarono il palazzo in
centro per le attività ufficiali, ovvero di rappresentanza e di governo. Solo dopo la breve parentesi del
dominio latino, nel XIII secolo, la corte si trasferì definitivamente nella nuova residenza, ampliata con il
complesso del Palazzo del Porfirogenito, abbandonando i vecchi palazzi imperiali.

Ciò che resta del


palazzo delle
Blacherne.

Le chiese

In quanto centro della Cristianità orientale, fondamento dello stesso ordine imperiale, Costantinopoli era
una città ricca di edifici religiosi.
Le chiese principali erano quelle originariamente fondate dallo stesso Costantino:

la basilica di Santa Sofia, chiesa cattedrale dedicata alla Santa Sapienza;


la Chiesa di Santa Irene dedicata alla Santa Pace;
la basilica dei Santi Apostoli, mausoleo imperiale dedicato ai dodici apostoli;

Vi erano poi, tra le altre:

la chiesa di Santa Maria la Chiesa di San


la basilica di San dei Mongoli;
Polieucto; Salvatore in Chora;
la chiesa di San Nicola la chiesa della Theotokos
la chiesa di Cristo dei Cafioti;
Pantocratore; Elousa;
la chiesa di San Teodoro; la chiesa della Theotokos
la chiesa di Cristo
Pantepoptes; la chiesa di Santa in Lybos;
Eufemia; la chiesa della Theotokos
la chiesa di San Giovanni
Battista in Lybos; la chiesa di Santa Tecla Kyrotissa;
alle Blacherne; la chiesa di Theotokos
la chiesa e monastero di
San Giovanni Battista in la chiesa di Santa Pammacaristos;
Studion; Teodosia in Dexiocrato; il monastero della Vergine
la chiesa di San Giovanni la chiesa dei Santi Sergio Odigitria
Battista in Trullo; e Bacco; il monastero di sant'Ipazio.
la chiesa del Myrelaion;
Pianta di Santa Cupola della Santa Irene, fondata Pianta della basilica
Sofia. basilica di Santa da Costantino e dei Santi Apostoli.
Sofia. riedificata da
Giustiniano.

Rovine della I «Pilastri acritani», La chiesa di Cristo Rovine dello


basilica di San provenienti dalla Pantocratore oggi Studion.
Polieucto. basilica di San adibita a moschea di
Polieucto e Zeyrek.
riutilizzati nella
basilica di San
Marco a Venezia.
La chiesa di San La chiesa dei Santi Pianta della chiesa L'abside della
Giovanni Battista in Sergio e Bacco dei Santi Sergio e chiesa primitiva dei
Trullo, oggi (oggi Küçük Aya Bacco. Santi Sergio e
moschea di Hirami Sofya Camii). Bacco, con il
Ahmet Pasha. miḥrāb.

Pianta della chiesa Interno della chiesa Ancora interno della


di San Salvatore in di San Salvatore in chiesa di San
Chora. Chora. Salvatore in Chora.

Le mura

Al momento della costruzione della nuova città,


Bisanzio disponeva già di una cinta muraria, le
cosiddette Mura Severiane, erette da Settimio
Severo nel II secolo d.C. Le mura della nuova
capitale, erette da Costantino, dette Mura
Costantiniane, si estendevano per 2,8 chilometri (15
stadi) attraverso la penisola, a ovest delle vecchie
mura, dal Mar di Marmara al Corno d'Oro,
includendo un territorio quasi triplo del
precedente[15][16]. Completate nel 328, a queste mura
si aggiungevano le opere difensive che
proteggevano la città dal mare.

Le mura costantiniane divennero ben presto troppo Le diverse cerchie murarie di Costantinopoli.
piccole per la città in rapida espansione, portando,
ottant'anni dopo, alla costruzione di una nuova
cerchia terrestre. Le nuove mura, completate durante il regno di Arcadio e dette Mura Teodosiane, furono
un capolavoro di architettura militare dovuto al genio di Flavio Antemio. Si dimostrarono infatti per lungo
tempo assolutamente imprendibili e persero la propria funzione militare solo con lo sviluppo dell'assedio
scientifico. Questa nuova cinta muraria, molto potente, era in realtà composta da tre cerchi di fortificazioni.
La cerchia interna o Grandi Mura, costituita da uno spesso e alto muro intervallato da potenti torri e
numerose porte, aveva un'altezza tale da permettere di proteggere e superare con le armi dal lancio la
cerchia esterna o Proteichisma, più bassa e anch'essa intervallata da torri, alternate rispetto a quelle interne,
creando un unico complesso difensivo. Le due cerchie creavano uno spazio, detto Perivolos, attraversato da
una strada militare protetta, utilizzabile durante i combattimenti. Oltre la cerchia esterna si trovava un vallo
eretto a creare un ulteriore spazio, detto Parateichion, attraversato da un'ulteriore strada militare e allagabile
in caso d'assedio, con un sistema a compartimenti che ne impediva il completo svuotamento.

L'accesso principale alla città era rappresentato dalla Porta Aurea, aperta sulla via Egnazia, che conduceva,
attraverso la rotta Durazzo-Brindisi, alla via Appia e a Roma. La porta era riservata alle cerimonie trionfali
e si trovava all'estremità meridionale delle mura. All'estremità settentrionale si apriva invece la Porta delle
Blacherne, annessa al complesso palatino addossato alle mura ed eretto nel XII secolo: la porta blacherniota
era riservata all'uso esclusivo dell'Imperatore.

In corrispondenza di queste due porte si ergevano due complessi fortificati, lo Strongylon e il Kastellion. Il
sistema era completato dalle cosiddette Mura Marittime, in parte di epoca costantiniana, in parte successive,
e le Mura delle Blacherne, costruite per proteggere l'omonimo sobborgo, nei pressi del nuovo Palazzo
Imperiale. Al di là del Corno d'Oro vi erano poi le fortificazioni del quartiere di Galata, utilizzate come
caposaldo per le catene con cui veniva chiuso il porto in caso di pericolo.

La Seconda Porta Le mura teodosiane. Le mura delle Una zona restaurata


Militare o Porta di Blacherne. delle Mura
Belgrado, nelle teodosiane, nella
Mura Teodosiane. zona della Porta di
Selimbria.

Foto rappresentante
il peribolos, ossia lo
spazio tra gli spalti
esterni e interni.

L'Università Imperiale di Costantinopoli


L'Università Imperiale di Costantinopoli, detta anche "Università degli studi della sala del palazzo di
Magnaura", fu riconosciuta nell'Impero bizantino come università nell'848, anche se gli stati dell'Europa
occidentale non la riconobbero inizialmente come università. Come la maggior parte delle università
medievali, era stata un'istituzione accademica per molti anni, prima che fosse riconosciuta come università,
la nascita della scuola di Costantinopoli fu sotto il regno di Teodosio II (408-450) il 27 febbraio 425.

L'università aveva le facoltà di medicina, di filosofia, di legge e di silvicoltura.

Note
1. ^ La dizione Istanbul per Costantinopoli risale all'ultima fase del Sultanato selgiuchide di
Rūm (Müsameret ül-akhbar [Le massime conversazioni] di Kāmal al-Dīn Aksarāyī, Ankara,
1944) ed è affermato nel primo periodo ottomano (Die altosman. anon. Chroniken, ed. di F.
Giese, Breslau, 1922), in cui viene riportato il toponimo ‫ﺍﺳﺘﻨﺒﻮﻝ‬, vale a dire Istinbūl o Istanbūl
(le vocali in arabo/persiano/turco-ottomano non sono marcate). Nel XII secolo le fonti
armene parlano di Stampol (cfr. H. J. Siruni, Studia et Acta Islamica, n. 164, 1960).
Un'ulteriore conferma è data dall'attestazione della presenza della nisba Istanbūlī ("di
Istanbul") fin dal 1500 circa. Nessuna nisba per converso Qusṭanṭīniyyī ("di Costantinopoli")
è attestata, a dimostrazione dell'uso pressoché esclusivo del toponimo Costantinopoli da
parte occidentale. Per una spiegazione del nome Istanbul sono state avanzate due ipotesi;
una derivazione dalle parole greche Eis ten polin (che significano "verso la Città", o
indicano "questa è la città"), o una corruzione del nome Costantinopoli in turco, come per
altre città imperiali quali Nicea (divenuta Iznik), Smirne (Izmir) o Nicomedia (Izmit).
2. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, XXX-XXXV, 104.
3. ^ Appiano di Alessandria, Guerre mitridatiche, VIII, 52.
4. ^ Historia Augusta, Antoninus Caracallus, 1.7.
5. ^ Historia Augusta - Due Gallieni, 7.2.
6. ^ Henry Wace, Dictionary of Christian Biography and Literature to the End of the Sixth
Century A.D., with an Account of the Principal Sects and Heresies. - Christian Classics
Ethereal Library (http://www.ccel.org/w/wace/biodict/htm/iii.v.xxiv.htm#iii.v.xxiv) Archiviato (htt
ps://web.archive.org/web/20050315121825/http://www.ccel.org/w/wace/biodict/htm/iii.v.xxiv.h
tm#iii.v.xxiv) il 15 marzo 2005 in Internet Archive.
7. ^ Procopio di Cesarea, De aedificiis, I, opera con intenti panegirici con cui Procopio
descrive e loda le varie costruzioni erette per opera di Giustiniano.
8. ^ Procopio, La guerra persiana, I,24
9. ^ Contrariamente a quanto si pensava in precedenza, sembra che l'imperatore non abbia
mai emanato un editto iconoclasta nel 726, ma solo nel 730.
10. ^ L'ufficiale incaricato del compito fu ucciso dalla folla, e alla fine l'immagine venne rimossa
ma non distrutta: venne poi ripristinata da Irene e rimossa di nuovo da Leone V: Finlay op.
cit. p 111
11. ^ Massimo Montanari, Competenza Storia. vol. 1 1000-1650: Politica Economia Innovazioni,
Editori Laterza Scuola, 2016. URL consultato l'11 luglio 2020.
12. ^ Dionysios Hatzopoulos, May 29, 1453: The Fall of Constantinople (http://www.helleniccom
serve.com/may291453.html)
13. ^ Gli abitanti di Costantinopoli si attestarono leggermente al di sotto delle cinquecentomila
unità in epoca giustinianea. Cfr. a tale proposito: Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero
bizantino (pag.40), Torino, Giulio Einaudi editore, 1968 e 1973
14. ^ Gli abitanti di Roma nel II secolo dovevano probabilmente situarsi fra le 1.215.000 unità e
le 1.727.000. Il calcolo è stato realizzato dal romanista francese Jérôme Carcopino sulla
base delle 46.602 insulae (contenenti 1.165.050-1.677.672 abitanti), cui vanno aggiunte le
1.797 domus (contenenti circa 50.000 abitanti) presenti a Roma nel II secolo. Cfr. a tale
proposito: Jérôme Carcopino, La vita quotidiana a Roma (pag. 29), Bari-Roma, Editori
Laterza, 1993 (precedenti edizioni: 1941, 1967, 1982, 1984) ISBN 88-420-4194-7
15. ^ J.B. Bury, (1923) p. 70
16. ^ Zosimo, Historia, Nova Book 2 1814

Bibliografia
Alexander P. Kazhdan, Bisanzio e la sua civiltà, traduzione di Giovanna Arcetri, Bari,
Laterza, 1995. Saggio sulla cultura bizantina tra il X e il XII secolo.
Steven Runciman, The Fall of Constantinople, 1453, Cambridge (UK), Cambridge
University Press, 1990. ISBN 0-521-39832-0.
Jonathan Phillips, The Fourth Crusade and the Sack of Constantinople, Pimlico, 2005. ISBN
1-84413-080-0
Philip Mansell, Constantinople: City of the World's Desire.
Arnold Hugh Martin Jones, Il tardo Impero Romano, Il Saggiatore
Pierluigi De Vecchi - Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, Milano, Bompiani, 1999, vol. 1.
Silvia Ronchey - Tommaso Braccini, Il romanzo di Costantinopoli. Guida letteraria alla
Roma d'Oriente, Torino, Einaudi, 2010. ISBN 978-88-06-18921-1

Voci correlate
Istanbul
Bisanzio
Assedio di Costantinopoli (1453)
Costantino I
Funduk
Impero bizantino
Impero ottomano
Venerazione della Vergine Maria a Costantinopoli
Anastàsio il Questore
Impero romano

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Collegamenti esterni
Antiche mappe di Costantinopoli (http://geoweb.venezia.sbn.it/cgi-win/geoweb/archiweb.dl
l?service=direct&lang=1&uid=000004&fld=S&value=01ISTANBUL) Archiviato (https://web.a
rchive.org/web/20040905054708/http://geoweb.venezia.sbn.it/cgi-win/geoweb/archiweb.dll?
service=direct&lang=1&uid=000004&fld=S&value=01ISTANBUL) il 5 settembre 2004 in
Internet Archive. sul sito della Biblioteca nazionale Marciana di Venezia.
Antiche mappe di Costantinopoli (http://historic-cities.huji.ac.il/turkey/istanbul/istanbul.html)
sul sito Historic Cities.
Costantinopoli in Enciclopedia (http://www.treccani.it/enciclopedia/costantinopoli_%28Encic
lopedia-dei-ragazzi%29/)
VIAF (EN ) 122641741 (https://viaf.org/viaf/122641741) · ISNI (EN ) 0000 0001 2034
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