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Teodosio I

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Flavio Teodosio Augusto (in latino: Flavius Theodosius


Teodosio I
Augustus; Hispania, 11 gennaio 347 – Milano, 17 gennaio
395) è stato un imperatore romano dal 379 fino alla sua
morte.

Fu l'ultimo imperatore a regnare su un impero romano unito.


Nel 380 con l'editto di Tessalonica fece del Cristianesimo la
religione unica e obbligatoria[3] dell'Impero; per questo fu
chiamato Teodosio I il Grande dagli scrittori cristiani e le
Chiese orientali lo venerano come santo (San Teodosio I il
Grande, commemorato il 17 gennaio).[4] Nel 392, Teodosio
emanò altri due editti, per proibire i sacrifici e il culto pagano.

Indice Ritratto di Teodosio da una sua moneta


Biografia Imperatore romano
Origini e carriera militare In carica 19 gennaio 379 –
Imperatore d'Oriente 17 gennaio 395
Rapporti diplomatici e militari con i Goti Predecessore Valente
Il cristianesimo diventa religione di Stato
Successore Onorio (Occidente)
Guerre civili
Arcadio (Oriente)
Teodosio a Milano
Ambrogio e Teodosio Nome Flavio Teodosio
Provvedimenti contro il culto pagano completo
Imperatore unico Nascita Cauca oppure
Italica[1], 11 gennaio
Teodosio, mecenate delle arti
347
Note
Morte Milano, 17 gennaio
Bibliografia 395
Voci correlate Sepoltura Chiesa dei Santi
Altri progetti Apostoli,
Collegamenti esterni Costantinopoli
Dinastia casata di Teodosio
Padre Teodosio
Biografia
Madre Termanzia
Coniugi Elia Flaccilla (fino al
Origini e carriera militare 385)
Galla
Teodosio nacque in Hispania, per Idazio e Zosimo a Cauca Figli Pulcheria, Arcadio e
(odierna Coca, nella Castiglia e León), nella Galizia[5][6], Onorio da Flaccilla
mentre per Temistio, Claudio Claudiano e Conte Marcellino Graziano, Galla
ad Italica, nella Betica[7], l'11 gennaio del 347 da una Placidia e Giovanni[2]
facoltosa famiglia della nobiltà romana locale professante la
da Galla
religione cristiana. Suo padre, Teodosio (chiamato dagli
storici "il Vecchio" per poterlo distinguere dal figlio), fu un Religione Cattolicesimo
funzionario imperiale di rango elevato, guadagnatosi la carica
di Comes Britanniarum per il ruolo decisivo da lui ricoperto
nella pacificazione della Britannia durante la cosiddetta San Teodosio I il Grande
"cospirazione barbarica"; sua madre, invece, si chiamava
Flavia Termanzia. Teodosio aveva un fisico ben
proporzionato, i capelli biondi e un naso aquilino. Uomo non
privo di valore, come ci viene tramandato da Zosimo,
condivideva la vita dei soldati e, pur amando la magnificenza
e i piaceri, sapeva ritrovare tutta la propria forza ed energia
nei momenti di pericolo.[8]

Il giovane Teodosio fece la carriera militare, seguendo le


orme del padre. Nel 368 Teodosio il Vecchio era in Britannia,
dove era stato inviato dall'imperatore Valentiniano I col
compito di reprimere una cospirazione: qui lo raggiunse il
figlio Teodosio al comando di truppe scelte.[9] Il successo
nell'operazione fece ottenere a Teodosio padre il comando
dell'esercito, e il figlio restò al suo servizio nel nuovo
Imperatore
incarico.[10] Nel 373, dopo una vittoria sui Sarmati, Teodosio
il Vecchio fu incaricato di recarsi in Africa a sedare la rivolta
dell'usurpatore Firmo, e anche in questo caso fu seguito Nascita 11 gennaio 347
dall'omonimo figlio, il quale, però, non partecipò alla vittoria Morte 17 gennaio 395
del padre, nel 374, in quanto quello stesso anno teneva il suo
primo comando in Mesia, quello di dux Moesiae, con Venerato Chiesa cristiana
l'incarico di difendere la provincia dagli attacchi dei Sarmati. da ortodossa
Ricorrenza 17 gennaio
La promettente carriera del futuro imperatore subì un arresto
improvviso dopo la morte dell'imperatore
Valentiniano, cui succedettero Graziano e
Valentiniano II in Occidente mentre Valente
continuò a governare in Oriente. Nel 375/376 il
padre fu accusato di alto tradimento per i fatti legati
alla campagna africana: Teodosio il Vecchio fu
giustiziato a Cartagine nel 376 e suo figlio perse il
proprio incarico, tornando a vita privata nelle sue
terre in Spagna, dove sposò la conterranea Flaccilla,
da cui ebbe due figli: Arcadio e Onorio.
Sul rovescio di questa moneta, coniata sotto
Valentiniano II, sono rappresentati Valentiniano e
Teodosio, entrambi con un'aureola
Imperatore d'Oriente

Nulla si sa di lui fino a quando, il 19 gennaio 379, in


seguito alla morte dell'imperatore Valente nella disastrosa battaglia di Adrianopoli combattuta contro i Goti,
l'imperatore Graziano lo associò alla guida dello Stato, affidandogli la parte orientale dell'impero. Teodosio
fissò inizialmente la propria residenza a Tessalonica. Verso la fine del 379 si ammalò gravemente e, ritenuto
in punto di morte, venne battezzato dal vescovo di Tessalonica Acolio.
Rapporti diplomatici e militari con i Goti

Durante il regno di Teodosio le regioni orientali rimasero


relativamente tranquille, anche se i Goti e i loro alleati, insediatisi
stabilmente nei Balcani, erano motivo di continuo allarme. La
tensione crebbe a poco a poco, tanto che, a un certo punto,
l'imperatore associato Graziano rinunciò a mantenere il controllo
delle province illiriche e si ritirò a Treviri, allora compresa nel
territorio della Gallia. La manovra aveva lo scopo di consentire a
Teodosio di portare avanti senza intralci le successive operazioni
militari. Un motivo di grave debolezza degli eserciti romani del
tempo era legato alla pratica di arruolare contingenti fra le
popolazioni barbare e farli combattere contro altri barbari, spesso Missorio di Teodosio, Real Academia
etnicamente affini. de la Historia, Madrid

Per tentare di limitare gli effetti negativi che ne derivavano,


Teodosio inviò ripetutamente le nuove reclute in Oriente, nelle
province più lontane dai confini danubiani (soprattutto in Egitto),
con la necessaria e costosa conseguenza di doverle rimpiazzare
con leve romane più affidabili reclutate in altre aree dell'impero.
Tale politica non fu esente da inconvenienti: oltre a improvvise
defezioni si registrarono anche incomprensioni e persino scontri
armati fra Romani e federati barbari. A Filadelfia, in Lidia, i
federati Goti diretti in Egitto incontrarono sul proprio cammino
un'armata romana proveniente da questa stessa provincia e
ingaggiarono contro di essa una assurda e sanguinosa battaglia.[11]
Una faccia del basamento
Graziano inviò alcuni generali per liberare l'Illiria dai Goti, dell'obelisco detto di Teodosio I,
consentendo a Teodosio di entrare finalmente a Costantinopoli il nell'Ippodromo di Costantinopoli
24 novembre del 380, al termine di una campagna militare durata
due anni. Il 3 ottobre 382 fu stipulato con i Goti stessi, o
perlomeno con quelli che erano scampati alla guerra, un trattato che li autorizzava a stanziarsi lungo il corso
del Danubio, che allora costituiva il confine dell'impero, e più precisamente nella diocesi di Tracia, e di
godervi un'ampia autonomia. In seguito molti di loro avrebbero militato stabilmente nelle legioni romane,
altri avrebbero partecipato a singole campagne militari in qualità di federati, altri ancora, riuniti in bande di
mercenari, avrebbero continuato a cambiare alleanza, finendo col diventare un motivo di grande e
perdurante instabilità politica per tutto l'impero. Negli ultimi anni del regno di Teodosio uno dei capi goti
emergenti, Alarico I, partecipò alla campagna che Teodosio condusse nel 394 contro il rivale Eugenio, per
poi rivoltarsi contro Arcadio, figlio di Teodosio e suo successore in Oriente, subito dopo la morte dello
stesso Teodosio.

Il cristianesimo diventa religione di Stato

All'inizio del suo regno Teodosio insieme agli altri due augusti, Graziano e Valentiniano II, promulgò nel
380 l'editto di Tessalonica, con il quale il credo niceno diveniva la religione unica e obbligatoria dello
Stato.[3] La nuova legge riconosceva esplicitamente il primato delle sedi episcopali di Roma e di
Alessandria in materia di teologia; grande influenza avevano inoltre i teologi di Costantinopoli, i quali,
essendo sotto la diretta giurisdizione dell'imperatore, erano a volte destituiti e reintegrati in base al loro
maggiore o minore grado di acquiescenza ai voleri imperiali.
Teodosio professava il credo niceno che si contrapponeva all'arianesimo: solo due giorni dopo essere giunto
a Costantinopoli (il 24 novembre 380), Teodosio, con un atto che non mancò di produrre una violenta
reazione, espulse dalla città il vescovo ariano Demofilo di Costantinopoli, affidando la conduzione delle
chiese cittadine a Gregorio di Nazianzo, il patriarca della piccola comunità locale che praticava il credo
niceno.

Teodosio convocò inoltre nel 381 il primo concilio di Costantinopoli per condannare le eresie che si
opponevano al credo niceno; durante questo concilio venne elaborato il simbolo niceno-costantinopolitano
(una estensione del primo credo niceno), largamente in uso ai giorni nostri nella liturgia cattolica.

Nel 383 il giorno di riposo, il dies solis, ora rinominato dies dominicus, divenne obbligatorio:[12]

«Idem aaa. ad Principium praefectum praetorio. Solis die, quem dominicum rite dixere
maiores, omnium omnino litium et negotiorum quiescat intentio; debitum publicum
privatumque nullus efflagitet; ne aput ipsos quidem arbitros vel e iudiciis flagitatos vel
sponte delectos ulla sit agnitio iurgiorum. Et non modo notabilis, verum etiam
sacrilegus iudicetur, qui a sanctae religionis instinctu rituve deflexerit. Proposita III non.
nov. Aquileiae Honorio n. p. et Evodio conss.»

(Codice Teodosiano 11.7.13)

Altri provvedimenti nel 381 ribadirono la proibizione di tutti i riti pagani[13] e stabilirono che coloro che da
cristiani fossero ritornati alla religione pagana avrebbero perso il diritto di fare testamento legale.[14] Nel 382
si sanciva, tuttavia, la conservazione degli oggetti pagani che avessero valore artistico.[15] Il divieto dei
sacrifici e delle pratiche divinatorie a essi collegate venne ribadito nel 385.[16]

Guerre civili

Nel 383 Graziano morì assassinato mentre si apprestava a combattere contro Magno Massimo, proclamato
imperatore dalle legioni di Britannia. Appena raggiunto il potere, Magno Massimo inviò una ambasciata a
Teodosio per proporre un trattato di amicizia che fu accettato, anche se l'imperatore orientale si stava
preparando segretamente per la guerra.[17]

Sempre per sviare l'avversario, Teodosio impartì l'ordine di erigere una statua in onore di Magno Massimo
ad Alessandria; l'ordine venne eseguito dal prefetto del pretorio Materno Cinegio che era stato inviato in
oriente per reprimere gli antichi culti pagani.[17]

Nel 387 Massimo Magno, attraversò le Alpi arrivando a minacciare Milano, sede della prefettura d'Italia
retta da Valentiniano II e dalla madre che cercarono rifugio da Teodosio I, il quale ottenne in sposa Galla,
sorella di Valentiniano.

Teodosio mosse guerra a Magno Massimo, che fu sconfitto a Siscia (oggi Sisak), nella battaglia della Sava,
a Poetovio (allora in Pannonia, odierna Ptuj in Slovenia) e definitivamente ad Aquileia nel 388.[18]

Valentiniano II fu restaurato a Milano e sotto l'influenza di Teodosio lasciò l'arianesimo e aderì alla fede
cattolica professata dal Concilio di Nicea.

Teodosio a Milano

Nell'ottobre del 388 Teodosio si stabilì a Milano, dove aveva fissato la propria residenza anche Valentiniano
II, facendone la sua capitale e dimorandovi, salvo brevi interruzioni, per oltre due anni, fino all'aprile del
391.[19] Intensa fu in questo periodo l'attività legislativa dell'imperatore ispanico, tesa a combattere gli abusi:
gratificazioni non dovute che i funzionari esigevano, produzione di monete false, violenze compiute da
schiavi talvolta istigati dai loro stessi padroni, vendita di bambini da parte di genitori ridotti in miseria,
campi saccheggiati di notte dai militari che oltretutto si dedicavano a tendere imboscate sulle strade.[20] Una
legge che dichiarava nulli i codicilli e le clausole mediante i quali venivano attribuiti lasciti all'imperatore o
a membri della sua famiglia fu particolarmente lodata da Quinto Aurelio Simmaco.

Ambrogio e Teodosio

Nel giugno del 390 la popolazione di Tessalonica (l'odierna


Salonicco) si ribellò e impiccò il magister militum dell'Illirico e
governatore della città Buterico, reo di aver arrestato un famoso
auriga e di non aver permesso i giochi annuali. Teodosio ordinò
una rappresaglia; venne organizzata una gara di bighe nel grande
circo della città a pochi giorni dai fatti, e, chiusi gli accessi,
vennero trucidate circa 7000 persone. Giunta la notizia a Milano,
Ambrogio, vescovo di Milano, scrisse a Teodosio una lettera
sdegnata[21] e lo indusse, anche grazie alla considerazione che
aveva presso di lui, a pentirsi e a richiedere pubblicamente perdono
che venne infine concesso dal vescovo; nel Natale del 390
l'imperatore poté tornare a comunicarsi. Secondo alcuni storici fu
proprio l'influenza del vescovo Ambrogio a indurre un
inasprimento della politica religiosa di Teodosio nei confronti del
paganesimo.
L'imperatore Teodosio e
sant'Ambrogio, dipinto di Van Dyck,
Provvedimenti contro il culto pagano
Palazzo Venezia, Roma.
Sant'Ambrogio rifiuta l'ingresso in
Dopo l'episodio della ribellione di Tessalonica e della strage fatta
chiesa all'imperatore
perpetrare contro i cittadini ribelli da Teodosio e la successiva
penitenza che gli fu imposta da Ambrogio, la politica religiosa
dell'imperatore si irrigidì notevolmente: tra il 391 e il 392 furono
emanati una serie di decreti (noti come decreti teodosiani) che
attuavano in pieno l'editto di Tessalonica: venne interdetto
l'accesso ai templi pagani e ribadita la proibizione di qualsiasi
forma di culto, compresa l'adorazione delle statue;[22] furono inoltre
inasprite le pene amministrative per i cristiani che si fossero
convertiti nuovamente al paganesimo[23] e nel decreto emanato nel
392 da Costantinopoli, l'immolazione di vittime nei sacrifici e la
consultazione delle viscere erano equiparati al delitto di (lesa)
maestà, punibile con la condanna a morte.[24]

I templi pagani furono oggetto di una sistematica demolizione o


trasformazione in chiese cristiane da parte delle comunità cristiane
e dei monaci appoggiati dai vescovi locali (in molti casi con
l'appoggio dell'esercito e delle locali autorità imperiali) che si
ritennero autorizzati dalle nuove leggi: si veda, per esempio, la
distruzione del tempio di Giove ad Apamea, a cui collaborò il
prefetto del pretorio per l'oriente, Materno Cinegio[25]o le
moltissime chiese di Roma e delle principali città dell'Impero che
Sant'Ambrogio converte Teodosio, erano precedentemente templi pagani.
tela di Pierre Subleyras, 1745
L'inasprimento della legislazione con i "decreti teodosiani" provocò delle resistenze presso i pagani. Ad
Alessandria d'Egitto il vescovo Teofilo ottenne il permesso imperiale di trasformare in chiesa un tempio di
Dioniso, provocando una ribellione dei pagani, che si asserragliarono nel Serapeo compiendo violenze
contro i cristiani. Quando la rivolta fu domata per rappresaglia il tempio fu distrutto (391).

Teodosio durante il suo regno fece coniare monete in cui egli stesso era raffigurato nell'atto di portare un
labaro recante il Chrismon.[26] Nel 393, interpretando i Giochi olimpici come una festa pagana, ne decise la
chiusura influenzato da Ambrogio. A determinare tale decisione contribuirono anche la strage di
Tessalonica e l'ormai intollerabile livello di corruzione tra gli atleti che falsava le competizioni. Così
facendo decretò la fine di una tradizione millenaria.[27]

Imperatore unico

Dopo il 392, a seguito della morte dell'imperatore


Valentiniano II, Teodosio governò come imperatore
unico, sconfiggendo l'usurpatore Flavio Eugenio e il
suo magister equitum franco Flavio Arbogaste nella
Battaglia del Frigido, del 6 settembre 394. La guerra
scatenata da Eugenio, i cui eserciti marciavano al
grido di Ercole invincibile, rappresentò l'ultimo
tentativo di restaurare, almeno in una parte
dell'impero, gli antichi culti religiosi ormai messi in
discussione dall'avanzata del cristianesimo.

Nell'inverno del 394 Teodosio si ammalò di L'Impero romano alla morte di Teodosio I (395), e la
idropisia e dopo poche settimane (il 17 gennaio 395) relativa divisione amministrativa dell'impero in
morì, lasciando il generale Stilicone come protettore prefetture e diocesi
(parens) dei figli Arcadio e Onorio.[28] In realtà a
fungere da protettore di Arcadio fu, fino al momento
della sua morte, il Prefetto del Pretorio d'Oriente Flavio Rufino, sostituito successivamente da Eutropio.

Il 27 febbraio del 395 si tennero i solenni funerali di Teodosio celebrati da Ambrogio, che pronunciò il De
Obitu Theodosii. Le esequie si svolsero seguendo per la prima volta il rito cristiano. Fu tuttavia divinizzato
secondo l'antica tradizione pagana romana.[29]

L'8 novembre di quello stesso anno la salma di Teodosio venne tumulata nella basilica degli Apostoli di
Costantinopoli.

Teodosio, mecenate delle arti


Nel 390 Teodosio fece trasportare dall'Egitto a Costantinopoli l'obelisco del faraone Tutmosi III. Questo
immenso bottino di guerra si erge tuttora nell'Ippodromo, la grande arena dotata di una lunga pista per le
corse dei cavalli, che fu un tempo il centro pulsante della vita pubblica e politica di Costantinopoli, nonché
il luogo in cui spesso scoppiarono tumulti popolari. L'erezione dell'enorme monolito costituì uno sforzo
titanico per la tecnologia dell'epoca, che aveva fatto grandi progressi anche grazie alla produzione di
apparati bellici per gli assedi delle città. L'obelisco, ornato dal simbolo della divinità solare Elio, era stato in
un primo tempo spostato da Karnak ad Alessandria per volere di Costanzo II nel 357. Lì rimase per tutto il
tempo di una generazione, immagazzinato nei depositi del porto, mentre si cercava affannosamente il modo
di imbarcarlo per spedirlo a Costantinopoli; la soluzione adottata alla fine non fu soddisfacente, tanto è vero
che l'obelisco si spezzò durante il trasporto.
Il grande basamento di marmo bianco (vedere l'illustrazione) è
interamente ricoperto di bassorilievi che raffigurano la corte
imperiale riunita al gran completo per festeggiare il trionfo
dell'ingegneria che consentì la realizzazione di questa opera
ciclopica. Quattro zoccoli in porfido rosso staccano la parte
celebrativa dal blocco di base, con decorazioni narrative storiche e
incisioni testuali che appaiono quindi scisse dal metastorico
celebrativo superiore: Teodosio e la famiglia imperiale sono
separati dal pubblico, composto interamente da nobili, e si trovano
in un palco imperiale sormontato da un'ampia copertura, simbolo
del loro rango reale. Il naturalismo, caratteristica tradizionale delle
arti figurative romane, cede qui il passo a un'arte di tipo più
simbolico: il concetto di ordine, dignità e lignaggio, raffigurato
mediante schiere serrate di volti umani, tende a soppiantare la
prosaica rappresentazione della vita quotidiana, tipica della
ritrattistica pagana. Nella base con raffigurazioni storiche appare Teodosio offre una corona di alloro al
un esempio di cancellazione (damnatio memoriae) di un prefetto. vincitore, bassorilievo alla base
dell'obelisco di Teodiosio a
Costantinopoli
Note
1. ^ Alicia M. Canto, "Sobre el origen bético de Teodosio I
el Grande, y su improbable nacimiento en Cauca de
Gallaecia" (https://www.academia.edu/1075565/Sobre_
el_origen_b%C3%A9tico_de_Teodosio_I_el_Grande_y
_su_improbable_nacimiento_en_Cauca_de_Gallaecia),
Latomus 65/2, 2006, 388-421.
2. ^ Stefan Rebenich, "Gratian, a Son of Theodosius, and
the Birth of Galla Placidia", Historia 34 (1985), pp. 372-
85.
3. Codex Theodosianus, 16, 1.2
4. ^ San Teodosio I il Grande, in Santi, beati e testimoni -
Enciclopedia dei santi, santiebeati.it.
5. ^ Idauzio, Chronicon, anno 379, II.
6. ^ Zos. Historia Nova 4.24.4 (https://books.google.com/b
ooks?id=FSMAAAAAYAAJ&printsec=frontcover&dq=zo
simus&ei=xzm1R-euDJ6SzQT309jGBQ#PPA200,M1).
7. ^ Alicia M. Canto, "Sobre el origen bético de Teodosio I
el Grande, y su improbable nacimiento en Cauca de
Gallaecia" (https://www.academia.edu/1075565/Sobre_
el_origen_b%C3%A9tico_de_Teodosio_I_el_Grande_y
_su_improbable_nacimiento_en_Cauca_de_Gallaecia),
Latomus 65/2, 2006, 388-421.
8. ^ André Piganiol, L'Empire Chrétien (325-395), Parigi,
Presses Universitaires de France, 1972 (II edizione
curata e aggiornata da André Chastagnol), pp. 230-231
9. ^ Ammiano Marcellino, xxvii 8 3.
10. ^ Leppin, pp. 29-30.
11. ^ André Piganiol, op. cit., p. 232
12. ^ Codex Theodosianus, 11.7.13.
13. ^ Codex Theodosianus, 16, 10.7
14. ^ Codex Theodosianus, 16, 7.1; ribadito nel 383 (Codex
Theodosianus, 16, 7.2).
15. ^ Codex Theodosianus, 16, 10.8
16. ^ Codex Theodosianus, 16, 10.9
17. Zosimo.
18. ^ Zosimo, Storia nuova, IV, 45.4; 46.2.
19. ^ André Piganiol, op. cit., p. 281
20. ^ André Piganiol, op. cit., p. 282
21. ^ Epistola 51
22. ^ Codex Theodosianus, 16.10.10
23. ^ Codex Theodosianus, 16.7.4
24. ^ Codex Theodosianus, 16.10.12.1
25. ^ Teodoreto di Cirro, Historia Ecclesiastica, 5, 21. Di tali
distruzioni si lamentò il retore greco Libanio nella sua
orazione all'imperatore Teodosio ("Pro templis" (en (htt
p://www.tertullian.net/fathers/libanius_pro_templis_02_tr
ans.htm) Archiviato (https://web.archive.org/web/201107
19024530/http://www.tertullian.net/fathers/libanius_pro_t
emplis_02_trans.htm) il 19 luglio 2011 in Internet
Archive.).
26. ^ Cfr. tra gli altri: Gian Guido Belloni. Monete artigianato
arte in Hildegard Temporini e Wolfgang Haase Aufstieg
und Niedergang der römischen Welt. Walter de Gruyter,
1985, pag. 100.
27. ^ Cfr. tra gli altri: Werner Petermandl, Ingomar Weiler.
Nikephoros. Georg Olms Verlag, 1998, pag. 182-3.
28. ^ Così ci tramanda Sant'Ambrogio: «...pei figli nulla
aveva da deliberare; bastava affidarli al loro parens che
era presente...» (de filiis nihil habebat novum quod
conderet, nisi ut eos praesenti commendaret parenti).
Santo Mazzarino, L'impero romano, vol. 2, Roma-Bari,
Laterza, 1980, p. 743. ISBN 88-420-2401-5
29. ^ CIL VI, 1731 = ILS 1278 (ove è definito divus).

Bibliografia
Zosimo, Historia Nea, iv
Charles Diehl, La civiltà bizantina, 1962, Garzanti, Milano.
Hartmut Leppin, Teodosio il Grande, Salerno editrice, 2008, ISBN 978-88-8402-609-5.
Mariateresa Amabile, Nefaria Secta. La normativa imperiale ‘de Iudaeis’ tra repressione,
protezione, controllo, I, Jovene, Napoli, 2018.

Voci correlate
Arte teodosiana
Missorio di Teodosio
Obelisco di Teodosio
Altri progetti
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immagini o altri file su Teodosio I (https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Theod
osius_I?uselang=it)

Collegamenti esterni

Teodòsio I imperatore detto il Grande, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto


dell'Enciclopedia Italiana.
Gastone M. Bersanetti, TEODOSIO I il Grande, imperatore, in Enciclopedia Italiana, Istituto
dell'Enciclopedia Italiana, 1937.
Teodosio I Imperatore romano, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana,
2010.
(EN) Teodosio I, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
(EN) Teodosio I, su Goodreads.
(EN) Teodosio I, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
Teodosio I, su Santi, beati e testimoni, santiebeati.it.
(EN) Sito "De Imperatoribus Romanis" (http://www.roman-emperors.org/theo1.htm)
Theodosius I
Epistola 51 di Ambrogio a Teodosio, in inglese, su ccel.org.
(EN) Monete emesse da Teodosio I, su wildwinds.com.
VIAF (EN ) 31978444 (https://viaf.org/viaf/31978444) · ISNI (EN ) 0000 0001 1615
4512 (http://isni.org/isni/0000000116154512) · LCCN (EN ) n83045220 (http://id.loc.
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