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Pitigrilli

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«Se ti accusano di aver rubato la Tour Eiffel, prima scappa.»

(Pitigrilli[1])

Pitigrilli, pseudonimo di Dino Segre (Saluzzo, 9 maggio 1893 –


Torino, 8 maggio 1975), è stato uno scrittore, giornalista e aforista
italiano. Ebbe un grande successo in Italia nel periodo tra le due
guerre mondiali. Il suo nome è legato anche all'OVRA, la polizia
politica fascista, di cui fu informatore e delatore nonostante le sue
origini ebraiche; benché professasse la sua innocenza fu
riconosciuto coinvolto dopo la scoperta del suo nome negli elenchi
degli informatori del regime, cosa che gli costò l'ostracismo della
cultura italiana antifascista nel secondo dopoguerra. Fu autore di
romanzi, racconti e articoli di varia intonazione, dal grottesco
all'erotico e all'umoristico-satirico.

Indice
Biografia
La collaborazione con l'OVRA Pitigrilli

Opere
Note
Bibliografia
Altri progetti
Collegamenti esterni

Biografia
Nacque a Saluzzo, figlio di David Segre, ex ufficiale dell'esercito, immobiliarista, membro di una
benestante famiglia ebraica ma ateo, e di Lucia Ellena, discendente di una famiglia di contadini piemontesi,
di religione cattolica. All'insaputa del padre, alla nascita la madre lo fece battezzare[2]. Intraprese studi
classici e nel 1916 si laureò in giurisprudenza a Torino. Secondo lo stesso Segre l'origine del suo nome
d'arte già utilizzato nei primi scritti rimonta a un episodio di quando era bambino: un giorno chiese alla
madre a quale animale appartenesse la pelliccia di cui era foderato il cappotto che indossava e questa gli
rispose col termine francese «petit-gris (http://www.treccani.it/vocabolario/petit-gris/)» (pronuncia <pëtì
ġri>, letteralmente “piccolo grigio”), nome vernacolare dello scoiattolo siberiano, pelliccia in italiano nota
anche come "vaio" (http://www.treccani.it/vocabolario/vaio2/). Il suono di quella parola gli piacque e,
italianizzandola in "Pitigrilli", ne fece il proprio nom de plume.[3][4]
Appassionato di lettere, Dino Segre intraprese molto presto l'attività giornalistica, campo in cui ebbe una
fortunata carriera. Esonerato dall'arruolamento militare per un difetto cardiaco, iniziò a lavorare come critico
letterario. Lo stile polemico e irriverente dei suoi articoli sul settimanale Il Mondo, edito da Sonzogno, lo
fece notare da Tullio Giordana, che lo chiamò al quotidiano L'Epoca e, alla fine del 1918, lo inviò a Trieste,
per scrivere articoli di "alleggerimento" dal drammatico fronte di guerra del confine orientale italiano. Il 24
novembre dello stesso anno Pitigrilli inviò da Fiume, allora fulcro dell'irredentismo, un articolo-reportage
intitolato Fiume, città asiatica[5], il cui tono irriverente e anti-nazionalista provocò molto scalpore e irritò le
autorità di governo (e in seguito i legionari dannunziani), che ordinarono l'immediato sequestro delle copie
del giornale[6][7]. Pitigrilli continuò comunque a lavorare per L'Epoca, dapprima come inviato a Napoli e
successivamente, nel 1919-20, come corrispondente estero da Parigi[8].
Nel luglio del 1924 fondò a Torino la rivista Le Grandi Firme, che raggiunse presto una larga diffusione
grazie alla collaborazione dei maggiori esponenti della giovane letteratura e dei più quotati disegnatori e
umoristi italiani, fra cui Giacinto Mondaini, Vittorio Guerriero e un giovane Achille Campanile.
Successivamente lanciò altri periodici, quali Il dramma (1925), Le grandi novelle (1926), La Vispa Teresa,
Crimen (primo periodico italiano interamente dedicato alla giallistica), I vivi e i romanzetti à frisson
Ciondoli d'amore[9][7]. Nel 1926 cedette le riviste alla tipografia che ne curava la stampa; riprese poi la
proprietà delle Grandi Firme dal 1929 al 1937, anno in cui la cedette alla Mondadori.

Nei primi anni di attività giornalistica entrò nelle grazie della


poetessa Amalia Guglielminetti, animatrice di un salotto letterario
ed ex compagna di Guido Gozzano. La Guglielminetti (di dodici
anni più anziana) introdusse Segre negli ambienti letterari; in
seguito i due divennero anche amanti; per conoscerla fece arrivare
a lei, tramite un professore, una propria dichiarazione in cui la
Guglielminetti veniva definita una voce poetica migliore di
Dante[10]. Dino e Amalia fecero coppia fissa dal 1918 al 1920;
dopo una prima interruzione la relazione si trascinò poi fino al
1926, quando finì burrascosamente per mano di avvocati[11]. Amalia Guglielminetti

Sulle «Grandi firme», Pitigrilli teneva due rubriche in cui attaccava


pesantemente chi non aveva in simpatia "con quella spregiudicatezza e quel cinismo che avevano fatto la
fortuna dei suoi romanzi". Dopo la rottura, la Guglielminetti fondò una rivista simile a «Le Grandi firme»
con il titolo Le grazie. Pitigrilli commentò sul suo giornale con una sarcastica battuta: «Amalia
Guglielminetti vende le sue Grazie a lire 2,50» (cioè il prezzo di copertina).[11] La poetessa si vendicò
denunciandolo per "attività antifascista e offese al Duce". Pitigrilli fu arrestato sulla base di scritti privati
contenenti attacchi al duce - principalmente lettere -, in realtà manoscritti falsi redatti dalla Guglielminetti
stessa e dal suo amante, un console della MVSN, il militare ed ex squadrista Piero Brandimarte, che lo
aggredì anche fisicamente per le sue battute a mezzo stampa sulla poetessa. Pitigrilli fu poi liberato quasi
subito e divenne parte offesa nel processo; alla fine Brandimarte ebbe una pena bassa (poi annullata). Dopo
un lungo processo la Guglielminetti fu dapprima condannata a due mesi e infine assolta dall'accusa di
diffamazione e falso, per temporanea infermità mentale all'epoca dei fatti.[11] Fu probabilmente in questo
periodo (maggio 1930) che, per una supposta fama di blando oppositore al regime che l'arresto gli aveva
fruttato, e in quanto ritenuto "un ebreo che a causa delle sue vicende personali non aveva in simpatia gli
altri israeliti"[12] antifascisti, Segre fu reclutato come spia a pagamento dall'OVRA, la polizia politica
segreta del regime fascista.[11]

Nell'aprile del 1938 il giornalista lasciò anche la direzione delle Grandi firme, passando il timone all'amico
Cesare Zavattini. Nonostante occasionali lodi a Mussolini, la stampa di regime definiva le sue pubblicazioni
"un pozzo nero" di immoralità.

Oltreché giornalista, Pitigrilli fu soprattutto un prolifico scrittore, il più noto della sua epoca, autore di
romanzi e racconti di grande successo, anche internazionale. Le sue opere più famose e diffuse (Mammiferi
di lusso, La cintura di Castità, Cocaina, del 1920-21; I vegetariani dell'amore del 1930), caratterizzate da
colta spregiudicatezza, ironia dissacratoria, gusto per il paradosso e intrigante umorismo a sfondo erotico,
alimentarono (più ancora che le opere dei contemporanei Mario Mariani e Guido da Verona) l'interesse di
un pubblico moderno e smaliziato, alla ricerca di innovative boutade e giochi di parole evoluti.

Dal 1930 Pitigrilli iniziò a viaggiare a lungo in Europa, soggiornando prevalentemente a Parigi e tornando
in Italia per brevi periodi. Nel 1931 sposò, presso il Consolato italiano di Parigi, con rito civile, Deborah
(Riri) Senigallia (o Sinigaglia), figlia di un abbiente industriale tessile, ebrea praticante, da cui l'anno
successivo ebbe il figlio Gianni Segre (1932), divenuto scrittore in lingua francese.[13]

Nel 1936, ancora ufficialmente coniugato per la legge italiana con Riri, sposò in Svizzera, con rito civile e
in seguito cattolico (tecnicamente bigamo per la legge italiana fino a quando rimase vedovo della prima
moglie), la torinese Lina Furlan (1903-2000), la prima donna avvocato penalista d'Italia, che era il suo
legale quando Pitigrilli aveva intentato causa affinché il figlio Gianni fosse esentato dalle leggi razziali
fasciste. Rimase con lei fino alla morte. Il matrimonio religioso fu officiato per procura nel 1940 da
monsignor Montini, il futuro Paolo VI. Bruno Segre descrisse la Furlan come una "fervente cattolica e
antisemita".[11] Già allieva di Luigi Einaudi, era un avvocato dall'oratoria molto accesa, con diverse cause
vinte in favore di donne accusate di vari crimini[14] e per questo molto ammirata[15], ma le sue idee, sempre
secondo Bruno Segre, forse influenzarono anche Pitigrilli, l'ex "gaudente e libertino" che divenne più
conservatore.[11]

Da quell'unione nacque, nel 1943, il figlio Pier Maria Furlan[16] (ora Pier Maria Furlan Pitigrilli[1]), divenuto
un noto psichiatra. Nel 1940 Pitigrilli rischiò, in quanto ebreo, di finire internato[17] all'Aquila, se non fosse
stato per l'interessamento di Edvige Mussolini che gli valse la liberazione. Terminò poco dopo il suo ruolo
nell'OVRA. Dopo l'8 settembre 1943 e l'occupazione nazista dell'Italia, decise di riparare in Svizzera,
cominciando a scrivere articoli di tono antifascista; il parroco di Voldomino, don Piero Folli, lo aiutò a
valicare il confine tra Dumenza e Astano e lì rimase, con la famiglia, fino al 1947.

Negli anni dell'immediato dopoguerra la sua popolarità diminuì radicalmente a causa delle rivelazioni sul
suo ruolo di confidente dell'OVRA, anche dopo le leggi razziali (tentò inutilmente anche di essere
"arianizzato" dal Tribunale della razza), che gli fecero guadagnare la riprovazione e il disprezzo
dell'opinione pubblica[18]. Nel primo elenco di 620 informatori segreti dell'OVRA pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale il 2 luglio 1946[19] vi era infatti il nome di Dino Segre, con un compenso di 5.000 lire al mese,
cifra decisamente considerevole per l'epoca.[20] Nel saggio che Umberto Eco gli ha dedicato, intitolato
L'uomo che fece arrossire la mamma (oggi raccolto ne Il superuomo di massa (http://www.lanavediteseo.e
u/item/il-superuomo-di-massa/)[21]), l'autore sottolinea come, nel giudizio su Pitigrilli, l'influenza negativa
della sua vicenda politica e umana sia tale da aver offuscato, mettendola in secondo piano, l'innegabile
originalità e validità della sua opera letteraria[22]. Sia Pitigrilli che la moglie e il figlio hanno sempre
sostenuto la falsità delle accuse, secondo loro dovute alla poca simpatia come intellettuale e come persona
che riscuoteva dagli ambienti antifascisti, che lo avevano subito sospettato anche prima che li
frequentasse.[4][23]

Di grande rilevanza, a detta dello stesso Pitigrilli, fu il suo tardivo avvicinamento alla fede cattolica, evento
di cui parla nel volumetto La Piscina di Siloe, edito nel 1948,[2] ripercorrendo le tappe del proprio percorso
culturale e raccontando di come, passo dopo passo, partendo dall'ateismo e dall'indifferenza, attraverso
varie esperienze in ambito spiritico e medianico[2], frequentando anche il noto sensitivo torinese Gustavo
Rol, sia giunto ad una svolta nella propria vita e nei propri convincimenti, che l'hanno portato a convertirsi
abbracciando infine il credo cattolico. A seguito della conversione, Pitigrilli rinnegò le sue prime opere,
ritirando dal commercio le copie residue e vietandone la ristampa.[24]

Nel 1948 si trasferì in Argentina[2], rimanendovi per dieci anni, forse aiutando Evita Perón nella redazione
finale del suo celebre testo La razón de mi vida, e scrivendo sul giornale peronista La Razón.[11] Rientrato
in Europa, si stabilì a Parigi, tornando di tanto in tanto in Italia per trovare la famiglia, che era rimasta a
Torino. Fu proprio nella sua casa torinese che, l'8 maggio 1975 (giorno antecedente il suo ottantaduesimo
compleanno), lo colse la morte[2]. Nei suoi ultimi anni scrisse perlopiù libri a sfondo religioso e articoli nel
periodico francescano per corrispondenza Messaggero di Sant'Antonio, edito dai frati antoniani di
Padova.[12]

La collaborazione con l'OVRA


Oltre alla notorietà per la sua produzione letteraria, Pitigrilli è stato identificato come informatore
dell'OVRA, la polizia segreta dell'Italia fascista.[2]

La sua azione di spionaggio e di delazione portò all'arresto di numerose personalità dell'antifascismo, per lo
più torinesi e appartenenti al movimento Giustizia e Libertà.[25] Nel marzo del 1934 Pitigrilli causò l'arresto
e l'incarcerazione di Leone Ginzburg e Giuseppe Levi (rispettivamente marito e padre di Natalia Ginzburg),
Gino Levi Martinoli, Carlo Levi e suo fratello Riccardo, Carlo Mussa Ivaldi, Barbara Allason, Sion Segre
Amar (suo cugino; tuttavia il figlio di questi nega che fu Pitigrilli a farlo arrestare, ma che lo scrittore al
contrario, benché non fossero in buoni rapporti «avrebbe operato per far giungere una mazzetta, preparata
da mio zio Nello, ai giudici, tramite l’allora capo della polizia Bocchini, affinché fossero clementi nella loro
sentenza»[26]), e altri sette antifascisti[27].

Il 15 maggio 1935, a seguito delle dichiarazioni di Pitigrilli secondo cui la redazione de La Cultura sarebbe
stata «un ago calamitato sul quale si raduna tutta la limatura di ferro dell'antifascismo torinese», in casa di
Gioele Solari vennero arrestati altri appartenenti al gruppo di Giustizia e Libertà e alla redazione della
rivista La Cultura, tra cui Vittorio Foa, Cesare Pavese, Leone Ginzburg, Franco Antonicelli, Carlo Levi,
Massimo Mila, Michele Giua e Vindice Cavallera (https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblic
a/1998/11/13/morto-cavallera-eroe-antifascista.html)[28], Giulio Einaudi, Augusto Monti e Piero Martinetti.
Fu allontanato come "sospetto" da Emilio Lussu, che lo minacciò intimandogli di "levarsi dai piedi" e lo
definì "artista nato spia".[11]

Nel giugno 2016, in un'intervista andata in onda su Rai 1, il figlio dello scrittore, Pier Maria Furlan
Pitigrilli, ha affermato che il coinvolgimento del padre nell'OVRA fu il frutto dell'invenzione di un
programma radiofonico di Radio Bari[29]. Probabilmente il riferimento è ad un annuncio diffuso da Radio
Bari del 1943, ripreso dal Giornale d'Italia nel gennaio del 1944, che ebbe però risonanza soprattutto dopo
la Liberazione, che ammoniva a prestare attenzione a Pitigrilli, definito «scrittore pornografico»,[4]
(riprendendo un'espressione del socialista Michele Giua che avrebbe poi fatto arrestare[23]) come «un
delatore che ha già denunciato alle autorità fasciste una cinquantina di persone».[23] Secondo Furlan
Pitigrilli, la colpevolezza dello scrittore sarebbe una calunnia diffamatoria:

«Le colpe che gli sono state attribuite non sono mai state realmente provate. E mi
permetto di ricordare la pubblica difesa di mio padre da parte di Indro Montanelli, così
come la rassicurazione che mi diedero personalmente Giulio Andreotti e monsignor
Montini. Natalia Ginzburg, che faceva leggere le sue prime novelle a Pitigrilli, in
"Lessico famigliare" ne parla bene, e con Rita Levi Montalcini – che lo cita
affettuosamente nel suo libro - passammo una piacevole serata, smentendo quelle
infamanti accuse. [...] Le dicerie che le vere spie fossero personaggi insospettabili sono
ora per me stimolo a improvvisarmi storico, a confrontare le non poche contraddizioni
tra gli accusatori nella convinzione che fosse diventato un comodo capro espiatorio.
Sarà mia cura non trascurare nessuna notizia utile a scagionarlo [...] uno scettico
conservatore come lui non sapeva difendersi. Le cito un suo aforisma: "Se ti accusano
di aver rubato la Tour Eiffel, prima scappa". Non credeva nella giustizia degli uomini, e
anche per questo il suo ritorno alla Chiesa cattolica, pur non praticante, fu autentico.[1]»
Le figlie di Vittorio Foa, intervistate nel dicembre 2016 per il canale televisivo Rai Storia dal giornalista
Paolo Mieli, hanno replicato accusando Pitigrilli di essere effettivamente membro dell'OVRA, secondo Foa
più per forte avversione personale agli antifascisti di GL che per denaro[23], secondo Anna Foa per "odio di
sé" come ebreo («per la sua attività come informatore, Pitigrilli guadagnava ben 5000 lire al mese. Ma
nostro padre diceva che Pitigrilli più che per soldi lo faceva per divertimento»), pur non professandosi
nemmeno però un convinto fascista[11].

Nel luglio 1946, fra i collaboratori dell'OVRA pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale compare il nome Dino
Segre, informatore numero 373[20]. Pitigrilli fece ricorso, con l'appoggio di Giulio Andreotti[1], ma la
Commissione incaricata decretò che la colpevolezza di "Segre detto Pitigrilli" era dimostrata
"irrefutabilmente"[23]. Esistono e sono state tramandate, infatti, le relazioni su celebri esponenti
dell'antifascismo torinese che Dino Segre aveva inviato all'OVRA[30], sebbene il figlio sostenga trattarsi di
falsi come nel caso delle lettere antifasciste del caso Guglielminetti, ad opera di persone già coinvolte
all'epoca.[31]

Opere
Il Natale di Lucillo e Saturnino, Milano, Sonzogno,
1915.
Le vicende guerresche di Purillo Purilli bocciato in
storia, Torino, Lattes, 1915.
Teofilo Barla e il canto detto "La bandiera dei tre colori",
Torino, Gustavo Gori, 1917.
Amalia Guglielminetti, Milano, «Modernissima»[32],
1919.
La balbuzie; Whisky e soda; Purificazione; Il cappello
sul letto, Milano, Vitagliano, 1920[33].
Mammiferi di lusso (*), Milano, Sonzogno, 1920.
Ingannami bene, Milano, Casa Editrice Italia, 1920.
La cintura di castità (*), Milano, Sonzogno, 1921.
Cocaina (*), Milano, Sonzogno, 1921.
Oltraggio al pudore (*), Milano, Sonzogno, 1922. Dino Segre detto Pitigrilli

La Vergine a 18 carati (*), Milano, Sonzogno, 1924.


Pitigrilli in tribunale col pittore Adolfo Magrini, il dott.
Aristide Raimondi ed altri, imputati di oltraggio al pudore
a mezzo della stampa, Napoli, Rocco, 1926.
L'esperimento di Pott, Milano, Sonzogno, 1929.
I vegetariani dell'amore, Milano, Sonzogno, 1931.
Dolicocefala bionda, Milano, Sonzogno, 1936.
Le amanti; La decadenza del paradosso, Torino, Edit.
Associati-Tip. Salussolia, 1938.
La meravigliosa avventura, Milano, Sonzogno, 1948.
La piscina di Siloe, Milano, Sonzogno, 1948.
Il farmacista a cavallo, Milano, Sonzogno, 1948.
Saturno, Milano, Sonzogno, 1948.
Mosè e il cavalier Levi, Milano, Sonzogno, 1948.
Lezioni d'amore, Milano, Sonzogno, 1948.
Confidenze (conferenza), Monza, Tipografia sociale,
1949.
Pitigrilli parla di Pitigrilli, Milano, Sonzogno, 1949.
Apollinaria. Poemetto. Seguito da cinque novelle,
Milano, Sonzogno, 1950.
L'ombelico di Adamo, Milano, Sonzogno, 1951.
Peperoni dolci, Milano, Sonzogno, 1951[34].
Il sesso degli angioli, Milano, Sonzogno, 1952.
Dizionario antiballistico, Milano, Sonzogno, 1953.
La moglie di Putifarre, Milano, Sonzogno, 1953.
Gusto per il mistero, Milano, Sonzogno, 1954.
Come quando fuori piove, Milano, Sonzogno, 1954.
La danza degli scimpanzé, Milano, Sonzogno, 1955.
L'«affaire Susanna» (Short stories e storie in shorts),
Milano, Sonzogno, 1955.
L'amore ha i giorni contati, Milano, Sonzogno, 1956.
Il pollo non si mangia con le mani. Galateo moderno,
Milano, Sonzogno, 1957.
I figli deformano il ventre, Milano, Sonzogno, 1957.
L'amore con la O maiuscola, Milano, Sonzogno, 1958.
La Maledizione, Napoli, Rocco, 1958.
Sacrosanto diritto di fregarsene, Milano, Sonzogno,
1959.
Amore a prezzo fesso (Short stories e storie in short),
Milano, Sonzogno, 1963.
I pubblicani e le meretrici, Milano, Sonzogno, 1963.
Lo specchio e l'enimma, Padova, Edizioni del
Messaggero di Sant'Antonio, 1964[35].
I Kukukuku, Milano, Sonzogno, 1964.
Odor di femmina, Milano, Sonzogno, 1964.
Il dito nel ventilatore, Milano, Sonzogno, 1965.
La donna di 30, 40, 50, 60 anni (Una croce sull'età),
Milano, Sonzogno, 1967.
La bella e i curculionidi, Milano, Sonzogno, 1967.
Queste, coteste e quelle, Milano, Sonzogno, 1968.
Amori express, Milano, Sonzogno, 1970.
Sette delitti, Milano, Sonzogno, 1971.
Nostra signora di miss tiff, Napoli, Marotta, 1974.

A seguito della sua conversione al Cattolicesimo, Pitigrilli rinnegò le sue prime opere, e ne vietò la
ristampa[24] dal 1948 in poi; inoltre, ritirò dal commercio tutte le copie residue dei libri indicati con
l'asterisco: (*)[36][37] Tuttavia Cocaina e Mammiferi di lusso sono stati in seguito rieditati da Bompiani nel
1999 e nel 2000.

Note
1. "Prendo il cognome di mio padre Pitigrilli", su La Stampa, 5 dicembre 2016. URL consultato il 20
dicembre 2019.
2. È morto Pitigrilli, in La Stampa, 9 maggio 1975, p. 9. URL consultato il 5 agosto 2013.
3. ^ Enzo Magrì, Un italiano vero: Pitigrilli, Baldini&Castoldi, Milano 1999, p. 13.
4. SEGRE, Dino in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 16 dicembre 2019
(archiviato dall'url originale il 20 dicembre 2019).
5. ^ Pitigrilli, Pitigrilli parla di Pitigrilli, Milano, Sonzogno, 1949, pp. 20-21.
«L'articolo “Fiume, città asiatica” è stato pubblicato dal quotidiano “L'Epoca” il 24
novembre 1918».
6. ^ "Dino Segre, alias Pitigrilli (1893-1975)", sul sito Italia Libri (http://www.italialibri.net/autori/
segred.html).
7. Italiani irregolari. Ecco chi era Pitigrilli – Storia In Rete, su storiainrete.com. URL consultato il 16
dicembre 2019 (archiviato dall'url originale il 15 agosto 2020).
8. ^ Enzo Magrì, op.cit. p. 39.
9. ^ Marziano Guglielminetti, La musa subalpina: Amalia e Guido, Pastonchi e Pitigrilli, L.S.
Olschki, 2007, ISBN 978-88-222-5642-3. URL consultato il 20 dicembre 2019.
10. ^ Cinzia Giorgio, Storia erotica d'Italia, Newton Compton, 2014, estratto (https://books.googl
e.it/books?id=0nhNBQAAQBAJ&pg=PT263&dq=pitigrilli+erotismo&hl=it&sa=X&ved=2ahU
KEwiy7Z-Fp5XyAhUFtKQKHalhDKsQuwUwAnoECAMQBw#v=onepage&q=pitigrilli%20er
otismo&f=false)
11. Bruno Segre, Pitigrilli, la corsa verso l'abisso di un ebreo antisemita, in 21 dicembre 2016.
12. Pitigrilli, l'ebreo battezzato che divento' spia dei fascisti (https://www.kolot.it/2013/12/10/pitigr
illi-lebreo-battezzato-che-divento-spia-dei-fascisti/)
13. ^ Gian Paolo Ormezzano, Ormezzano: «I miei tre Pitigrilli», su Corriere della Sera, 14 aprile
2018. URL consultato il 20 dicembre 2019.
14. ^ La Signora Grandi Firme (https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2000/0
8/26/la-signora-grandi-firme.html)
15. ^ Il senso per la giustizia di Lina Furlan, prima penalista italiana (https://www.ildubbio.news/
2020/03/08/il-senso-per-la-giustizia-di-lina-furlan-prima-penalista-italiana/)
16. ^ Enzo Magrì, op.cit.
17. ^ «Spia dell'OVRA e provocatore. Nella proposta di internamento (provvedimento adottato
per non scoprirne l'attività) si raccomanda di tenere conto che si tratta di un noto scrittore e
che perciò va internato in una località di suo gradimento. Liberato il 14/9/1940». In
Simonetta Carolini (a cura di), "Pericolosi nelle contingenze belliche". Gli internati dal 1940
al 1943, Roma, 1987, (ANPPIA), p. 260.
18. ^ Nello Ajello, Pitigrilli i pentimenti di una spia, in la Repubblica, 13 novembre 1999.
19. ^ Enzo Magrì, op.cit., p. 206.
20. Domenico Vecchioni, Le spie del fascismo, Youcanprint, 25 novembre 2015, ISBN 978-88-
9321-679-1. URL consultato il 20 dicembre 2019.
21. ^ Eco, Umberto., Il superuomo di massa, Tascabili Bompiani, 1978, OCLC 443701691. URL
consultato il 20 dicembre 2019.
22. ^ Umberto Eco, "Pitigrilli: l'uomo che fece arrossire la mamma", in Il superuomo di massa.
Retorica e ideologia del romanzo popolare, Bompiani, Milano, 2001, pp. 115-143.
23. Pitigrilli? Ci spiace per suo figlio ma era una spia dell'Ovra, su lastampa.it, La Stampa,
dicembre 2016.
24. Pitigrilli, La piscina di Siloe, Mlano, Sonzogno 1948, pag. 31
25. ^ Ada Treves, Qui Torino — 1934–2014 Ebrei e antifascisti tra storia e memoria (https://medi
um.com/@atrevesmoked/qui-torino-1934-2014-ebrei-e-antifascisti-tra-storia-e-memoria-8235
87c62770#.bqlatzanz), 10 dicembre 2014, accesso 27 giugno 2016.
26. ^ Pitigrilli e la mazzetta (https://moked.it/blog/2013/09/25/pitigrilli-e-la-mazzetta/)
27. ^ Chiara Colombini, Carlo Ginzburg, Quegli arresti del 1934 a Torino, su doppiozero.com.
28. ^ Fucci, Le polizie di Mussolini, p. 177.
29. ^ In viaggio con la zia: Torino, Rai 1, 25 giugno 2016, a 0 h 5 min 30 s. URL consultato il 26
giugno 2016.
30. ^ Si veda il libro Lettere di una spia, a cura di Domenico Zucaro.
31. ^ Dubbi su Pitigrilli spia dell'OVRA (https://www.romadailynews.it/attualita/dubbi-pitigrilli-spi
a-dellovra-parla-figlio-0336969/)
32. ^ Numero monografico della rivista.
33. ^ Racconti apparsi originariamente nella rivista «Il Mondo».
34. ^ Raccolta degli articoli usciti per il giornale argentino «La Razon».
35. ^ Selezione di articoli usciti nelle riviste «La Rocca», «La casa» e «Messaggero di
Sant'Antonio».
36. ^ Pitigrilli, La piscina di Siloe, pag. 4
37. ^ Pitigrilli, Mosè e il cavalier Levi, Milano, Sonzogno 1948, pag. 2

Bibliografia
Franco Fucci, Le polizie di Mussolini, la repressione dell'antifascismo nel Ventennio,
Milano, Mursia, 1985.
Parlami d'amore Mariù, a cura di Roberto Gervaso volume 1 Rizzoli Milano 1983
Domenico Zucaro, Lettere all'O.V.R.A. di Pitigrilli, Firenze, Parenti, 1961
Domenico Zucaro, Lettere di una spia. Pitigrilli e l'OVRA, Milano, Sugarco, 1977.

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Collegamenti esterni

Pitigrilli, su sapere.it, De Agostini.


Francesca Ottaviani, SEGRE, Dino, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 91, Istituto
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