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ITALO SVEVO

VITA

Italo Svevo è pseudonimo di Ettore Schmitz.

Nasce a Trieste nel 1861 e la sua vita si dipana nella città nativa, che all’epoca era una città di frontiera che
possedeva un importantissimo porto. A Trieste convergono più culture e il suo pseudonimo ci consegna la sua
duplice appartenenza culturale:

1. Italo  Italia
2. Svevo  Svevia = Germania.

Svevo è un letterato atipico rispetto agli altri. La sua mamma era ebrea e ciò ci testimonia come la 1° parte della
sua formazione sarà di stampo ebraico. Egli frequenta la scuola primaria israelitica, dove la lingua veicolare
era il tedesco. Una volta completati gli studi primari, suo padre lo manda a studiare in Baviera, dove frequenta i
corsi di studi commerciali e si avvicina al pensiero di Goethe e Schopenhauer. Torna a Trieste a 17 anni e
completerà gli studi commerciali. Finiti gli studi il giovane Svevo è costretto a cercarsi un impiego che trova in
una banca, succursale triestina della vecchia banca Union. In questa banca lavorò per 18 anni. Concomitante al
lavoro bancario Svevo inizia una collaborazione con “L’Indipendente”, testata giornalistica dove fa recensioni
teatrali e scrive articoli di filosofia e letteratura.

La sua formazione culturale parte dall’avvicinamento alle opere dei vari Flaubert, Zola e Balzac, ma anche di
molti autori italiani. Nel 1892 esce il suo primo romanzo dal titolo “Una vita”, che si rivela un insuccesso
editoriale. Nel 1896 sposa Lidia Veneziani, donna ricchissima. Nel 1899 lascia il lavoro bancario e va a lavorare,
come direttore delle operazioni, nella fabbrica del suocero. Nel 1897 gli nasce una figlia di nome Letizia, ed è
questo periodo, probabilmente, in cui Svevo è più addentro ai meccanismi dell’imprenditorialità. Nel 1898 scrive
e pubblica il suo 2° romanzo dal titolo “Senilità”, altro insuccesso letterario.

Per lavoro Svevo è costretto ad andare all’estero e ad imparare la lingua inglese. Egli, infatti, prenderà lezioni
private di inglese da James Joyce, che all’epoca lavorava alla Berlitz School di Trieste.

Italo Svevo ha un altro gancio con personaggi illustri grazie al cognato, il quale, a causa della sua instabilità
psicologica, va in terapia da S. Freud. Queste dimensioni della psicologia e della realtà degli affari
confluiscono nel suo 3° grande romanzo dal titolo “La coscienza di Zeno”, che inizialmente passa sotto
silenzio.

E. Montale, nel 1925, in una rivista dal titolo “L’esame”, pubblica un saggio dal titolo “Saggio a Italo
Svevo”, che sarà la vera e propria svolta di tipo editoriale per lo scrittore triestino . A Montale era stato
suggerito di leggere l’opera di Svevo da un certo Bazlen, illustre critico letterario. Questo saggio riscuote una
grande visibilità grazie al lavoro di Montale, che all’epoca lavorava come giornalista al Corriere della
Sera.

Ettore Schmitz muore nel 1938 a seguito di un fatale incidente stradale.

OPERE

L’opera di Svevo vive di 3 momenti che sono una climax verso il romanzo psicologico:

1. “Una vita” Romanzo di formazione, che inizialmente si chiamava Un inetto, e alludeva al tema
dell’inettitudine. È un romanzo fortemente autobiografico dove numerosi sono gli elementi della vita
dell’autore rintracciabili nella vita del protagonista, tale Alfonso Nitti. Questo romanzo narra alcune
vicissitudini del protagonista, il quale aveva origini campagnole e 26 anni di età . Dopo un 1° periodo di
vita passato in campagna Nitti va a vivere in città , trovando un posto di lavoro in una banca, proprio
come Svevo. Nitti è incapace di adattarsi alla realtà impiegatizia e i suoi valori e ha un rapporto
piuttosto conflittuale con i suoi colleghi. Un giorno conosce Annetta, figlia del suo principale, con cui
intraprende una relazione amorosa, coadiuvata da un interesse per la letteratura, rintracciabile in
entrambi. La relazione non dura tanto e il rapporto tra i due si logora definitivamente. Il romanzo
mette in scena la figura dell’inetto, che risulta un perdente, caratterizzato da una debolezza della
volontà. Questo tipo di personaggio è escluso dalla società e dal contesto in cui vive. Nitti è espressione

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dell’età della crisi, in quanto non riesce a relazionarsi con gli altri. Questo romanzo risente fortemente
degli influssi veristi e naturalisti, in quanto viene descritta la società borghese triestina dell’epoca con un
certo realismo, il rapporto tra individuo e società e soprattutto il sistema di falsità su cui si basano i
rapporti sociali.
Viene messa in scena una realtà dove si premia chi osa, da cui gli inetti sono emarginati. Siccome il
protagonista non ha la forza di sopportare un’altra sconfitta di tipo sociale oltre a quella amorosa e
lavorativa, si suicida.
2. “Senilità”  Il romanzo è ambientato nella realtà triestina dell’epoca e il protagonista, Emilio Brentani,
è un inetto. Anche in questo romanzo rintracciamo spunti autobiografici. Emilio Brentani è un impiegato
che vive la sua vita rimpiangendo una carriera letteraria che non è riuscito a guadagnarsi. Pubblica un
romanzo, come Svevo, che non ha successo. Vive un’esistenza caratterizzata dalla monotonia, destinata
al fallimento, che confluisce nella senilità , ovvero la vecchiezza dell’animo non di tipo anagrafico. Il
protagonista vive con la consapevolezza che non ha la forza di rialzarsi. Svevo ci rappresenta che, come
Nitti, l’individuo è inadeguato alla vita che si ritrova a vivere. Brentani continua vivere una vita triste,
apatica e, in questo romanzo, si nota ancora di più il cammino di Svevo verso il romanzo psicologico, in
quanto si riduce la parte descrittiva in nome dell’analisi dei rapporti psicologici fra personaggi.
3. L’analisi psicologica è preponderante ne “La coscienza di Zeno”. Ci troviamo di fronte ad un vero e
proprio romanzo psicologico. La “Coscienza di Zeno”, pubblicata dopo un periodo di formazione
letteraria si configura come il vero prototipo di romanzo novecentesco. Vi rintracciamo la novità
letteraria di Svevo e gli interessi culturali dello scrittore. Dopo la scrittura di “Senilità” Svevo si avvicina
alla psicanalisi di S. Freud, di cui ammira la scoperta dell’inconscio. Nel romanzo ha un ruolo
importantissimo il sogno, il fenomeno della rimozione e il fenomeno dell’innocentizzazione, reso con la
condanna della figura paterna. La critica non si è mostrata unita sull’analisi e sulla ricezione del
romanzo. Il termine “coscienza” del titolo a cosa rimanda? I pensieri più rappresentati affermano
che può significare coscienza morale o lucidità di pensiero o consapevolezza di sé e della società.

Il termine “coscienza” è polisemico, ovvero è un sostantivo dai molteplici significati. Il titolo è un indizio
rivolto alle molteplicità di registi letterari con cui si può leggere l’opera. “La coscienza di Zeno” risulta
distonica con il panorama letterario contemporaneo ed è infatti definita antiletteraria, cioè
caratterizzata da una scrittura sgrammaticata. È un romanzo atipico, che inizialmente non viene accolto
con plauso dalla critica. È comunque un romanzo che risulta molto interessante per il suo dar conto ai
moti dell’inconscio, che compensano ad alcuni difetti di forma e linguistici. Il protagonista, Zeno Cosini,
viene visto da una parte della critica come l’alter ego di Svevo. Egli è, infatti, benestante di famiglia, come
lo scrittore e, come lo scrittore, non ha preoccupazioni di tipo economico. Cosini però non scrive nessun
tipo di romanzo, ma, in comune con lo scrittore, ha la passione per il violino. Altra caratteristica comune
tra i due è sicuramente il fumo. Il protagonista ha una moglie in salute, anche dal punto di vista
economico, dal nome di Augusta, proprio come Livia Veneziani. Nonostante le numerose somiglianze
una parte della critica non considera Zeno come l’alter ego di Foscolo, in quanto lo scrittore è molto
bravo nel descrivere ogni episodio in maniera nuova, rispetto a quella che è la sua vita, staccando al
punto giusto ogni avvenimento biografico di Cosini dai suoi. Ci troviamo all’interno di un romanzo
psicoanalitico e non autobiografico.

All’interno del romanzo rintracciamo 2 grandi contributi letterari:

1. H. De Balzac  Svevo da Balzac riprende il gusto della descrizione di tipo realistico


2. B. Proust  Svevo da Proust riprende l’idea del flusso di coscienza che serve per acquisire
consapevolezza di sé, in modo tale da analizzarsi nel migliore dei modi.

Questo romanzo ha una struttura piuttosto originale, di 8 capitoli, che non offrono uno sviluppo cronologico, ma
tematico della vicenda.

Il 1° e 2° capitolo contengono la prefazione e il preambolo dell’opera.

Dal 3° al 7° capitolo rintracciamo le memorie di Zeno, riscritte secondo blocchi tematici.

L’8° capitolo è composto dalle pagine di un diario che Zeno scrive nel biennio 1915-16, romanzo che viene
inviato al suo psicanalista, ovvero il Dott. S.

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Z. Cosini interrompe la cura psicanalitica in quanto crede non sia risolutiva dei suoi problemi. Nella “Coscienza di
Zeno” il protagonista deve liberarsi da una nevrosi che lo condiziona nel rapporto con gli altri e con sé stesso. Per
cercare di risolvere questo problema Zeno Cosini decide di sottoporsi a una cura psicanalitica, divenendo
paziente del dott. S, che – come cura – gli propone di scrivere la propria autobiografia, che poi Zeno scriverà non
in ordine cronologico.

Nel capitolo 1° della Coscienza di Zeno, il dott. S dichiara di voler pubblicare il diario del suo paziente a causa
dell’interruzione del rapporto lavorativo tra i due.

Nel capitolo 2°, il Preambolo, troviamo la spiegazione di Cosini sulle difficoltà che ha incontrato nel recuperare la
memoria del passato, mostrando anche tutta la sua incertezza riguardo alla cura psicanalitica. Nei capitoli
successivi, il 3 e 7, Cosini illustra i vari ricordi tornati alla mente.

I rispettivi titoli dei capitoli 3-8 sono:

a. Cap. 3  Il fumo  Z. Cosini anticipa qui il suo vizio incorreggibile del fumo, ripercorrendo 20 anni di
vita, dove si è proposto svariate volte di smettere di fumare.
b. Cap. 4  La morte di mio padre  viene tracciato il ritratto del padre, verso cui il protagonista nutre
un evidente odio, nonostante le numerose dichiarazioni di affetto rintracciabili nel diario.
c. Cap. 5  La storia del mio matrimonio  Zeno racconta le circostanze che lo hanno portato a sposare
Augusta, ma il protagonista era invece innamorato della sorella, di nome Ada, che poi sposerà Guido
Speier, personaggio che nel romanzo si configura come l’antagonista di Zeno. G. Speier è una persona
ricca, intelligente che ha grande passione per il violino.
d. Cap. 6  La moglie e l’amante  Zeno con Augusta vive felicemente, ma la tradisce - probabilmente
dettato dalla noia – con Carla Greco. Cosini vorrebbe riuscire a troncare questa relazione amorosa
clandestina, ma di fatto non riesce.
e. Cap. 7  Storia di un’associazione commerciale Rintracciamo l’illustrazione di un’attività dove
sono impiegati sia Speier che Zeno Cosini; Speier, che inizialmente si mostrò come un importante uomo
d’affari, porta l’azienda sul lastrico, azienda che verrà poi risollevata da Zeno Cosini.
f. Cap. 8  Psicanalisi Questo capitolo chiude ciò che era stato aperto con il preambolo. Il 3 maggio
1919 Zeno, dopo alcuni mesi di terapia, si sente peggio di prima. Il dott. S gli diagnostica un complesso
edipico (rapporto conflittuale con il padre), che porta Zeno a sospendere il rapporto con il dott. S.

Durante la Prima guerra mondiale Svevo si rimette in affari, tanto che guadagnò ingenti somme di denaro che lo
portarono a credere di essere guarito. Il romanzo si chiude con un’apocalittica visione di una catastrofe, opera di
un uomo che Svevo definisce “uno un po’ più ammalato degli altri”. Quest’uomo fece esplodere un ordigno
micidiale pericolosissimo, che portò la terra ad essere nebulosa.

Egli dice che solo così, in questa vita “inquinata alle radici” tornerà la salute.

TECNICHE NARRATIVE

Questo romanzo è un’opera in cui si registra il concreto distacco dal romanzo naturalista e verista, tanto che
viene data grande attenzione agli aspetti psicologici dei personaggi. Le tecniche narrative usate sono:

1. Narratore in 1° persona  Zeno Cosini che scrive il diario è un uomo di 57 anni, che rappresenta, da un
punto di vista letterario, il cosiddetto “io narrante”, mentre il passato è “io narrato”. Zeno è un narratore
inattendibile, cosa che il dott. S ci svela nella prima parte del romanzo. È inattendibile in quanto tutto ciò
che scrive è un alibi usato per autogiustificare la sua coscienza. Nel 1922 Svevo legge “Ulysses” di Joyce,
dove vi era applicata la tecnica del flusso di coscienza, che comporta la registrazione di pensieri
esattamente come si presentano alla coscienza, senza filtri di tipo razionale.
2. Monologo interiore  consente di presentare il pensiero del protagonista con una parvenza di
realisticità , tanto che Zeno sistema sempre i suoi pensieri.
3. Tempo misto  non rintracciamo una successione cronologica degli eventi, ma c’è un continuo
muoversi nel tempo. Il presente lo si rintraccia dal capitolo 2 al capitolo 7, mentre il passato lo
rintracciamo nei capitoli 1 e 8. Il tempo dell’opera è quello della coscienza, che è rappresentato da
questo continuo muoversi tra ricordi e presente.

STILE

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La lingua di Italo Svevo è una lingua piuttosto eterogenea e si compone di:

1. Espressioni dialettali triestine insieme a termini tedeschi


2. Espressioni del toscano letterario ed anche del parlato.

G. Debenedetti, illustre critico letterario, usa un’espressione per descrivere la lingua della “Coscienza di Zeno”: È
una lingua che assomiglia all’italiano”, in quanto usa parole italiane, ma non è italiana nei modi. È una lingua
lenta, con una sintassi contorta e con un uso strampalato dei tempi verbali. I dialoghi risultano pesanti e duri, in
quanto non sono immediati ma sono dei vecchi ricordi che tornano alla mente del protagonista. La scrittura di
Svevo è figlia di una concezione letteraria nuova, per cui la letteratura è in funzione della dimensione
psicoanalitica del romanzo, che scandaglia tutti i movimenti della psiche.

Una caratteristica fondamentale che compare nell’opera è quella dell’ironia, peculiarità della scrittura di Svevo.
Zeno guarda con un certo distacco il suo passato, rimescolandolo un po’, rilevando l’ipocrisia e riducendo anche
l’importanza di certe azioni  innocentizzazione.

A che cosa serve la Coscienza di Zeno? Serve a smascherare gli inganni e le false apparenze della “normalità
contemporanea della società borghese triestina”, nella quale Zeno vorrebbe integrarsi, ma da cui, quasi in forma
contraddittoria, si mantiene estraneo per riuscire a criticarne le insulse inconsistenti certezze di
quell’ingannevole sistema sociale. Questa è la funzione della letteratura secondo Italo Svevo.

Svevo, attraverso questo romanzo, vuole fare una critica corrosiva alla società e vuole smascherare tutti gli
inganni e il perbenismo sociale. Per far capire che il vero “malato” non è Zeno, ma la società, oppure è Zeno il
malato, in quanto figlio di una malata società .

PREFAZIONE e PREAMBOLO

R. 20  rintracciamo lo scetticismo di Cosini verso la psicanalisi con le parole “vedere la mia infanzia”.
L’interesse di Svevo per la psicanalisi non significa accettazione totale per quel metodo, ma anzi lo scrittore
sviluppa un certo tipo di insofferenza verso alcuni principi psicanalitici di Freud.