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Capitolo 2

Il Conservatorio e Dopo
“Ho amato la disaffezione, la totale assenza di modernità, quell’aria di giorni ormai
lontani… in particolar modo ho amato i ricordi della mia istruzione musicale, formata in
quell’assurdo e venerabile edificio.”
-Camille Saint-Saëns, École Buissonnière (1913)

Il Conservatorio di Parigi nei ricordi da studente di Saint-Saëns del tardo 1840 era
sostanzialmente lo stesso quando un decennio dopo arrivò Taffanel o ancora dopo. La sua
fondazione risale al 1795, all'indomani della Rivoluzione francese, e assunse inizialmente lo
scopo di formare cantanti per l'Opéra di Parigi e musicisti militari per l'esercito. La portata
generale si ampliò notevolmente nel 1860, ma la distinzione fondamentale tra studenti
militari e civili permase ancora, nonostante non fossero separati. Nella sua sede originaria,
all’incrocio tra il faubourg Poissonnière e la rue Bergère nel nono arrondissement, il
Conservatoire si distinse soprattutto per l’impeccabile acustica della sala dei concerti, sede
degli esami annuali e dell’orchestra della Société des concerts du Conservatoire. Il
compositore Daniel Auber fu incaricato direttore nel 1842, e continuò amabilmente ma con
fermezza a proteggere le tradizioni del Conservatorio dagli attacchi della modernità.
Il personale del Conservatorio nel 1859-60 totalizzò 790 impiegati. Accanto alla figura del
direttore c’erano sette amministratori, sessantotto professori, quattordici répétiteurs e undici
impiegati generali. Gli studenti maschi erano 326 e le studentesse 228, con ancora settantuno
studenti di classi serali e sessantaquattro auditeurs- studenti a cui era permesso assistere alle
lezioni (1). Tutte le lezioni si tenevano in classi (non c’erano corsi individuali), e per la
maggior parte degli strumenti c’era un’unica classe. Il numero di studenti nella classe di
flauto variava di volta in volta, ma generalmente era di dodici. L’iscrizione al corso avveniva
tramite un’audizione competitiva avente luogo ogni anno in ottobre, in base alla disponibilità
di posti- spesso solo due o tre. A febbraio e giugno c’erano esami preliminari che servivano
sia come resoconto dei progressi generali che come mezzo per stabilire l’idoneità di ogni
studente a competere agli esami annuali pubblici- il concours- che si tenevano a luglio di
ogni anno.
Nel concours, ad ogni strumento era assegnato un pezzo prefissato, assieme ad un pezzo con
lettura a vista. Una giuria di membri interni ed esterni, presieduta dal direttore, poteva
gratificare un primo o secondo premio, o primo o secondo certificato di merito (accessit) ad
ogni candidato. La parola “premio” in questo contesto denotava il risultato di una
competizione contro uno standard richiesto, così come tra singoli studenti. Era pertanto
possibile ricevere più di un premier prix nello stesso anno, o rifiutare tutto. L’acquisizione di
un premier prix segnava la laurea di uno studente del Conservatoire ed era un’importante
qualifica per una carriera musicale di successo.
In questo quadro consolidato Louis Dorus lavorò alla sua pacifica rivoluzione del flauto di
Boehm. Egli tenne la sua prima lezione di flauto alle due del pomeriggio il 5 gennaio- data in
cui Taffanel si iscrisse come studente del Conservatorio (2). Da allora, le lezioni si tenevano
tre volte a settimana, di martedì, di giovedì e di sabato, e ognuna di esse durava due ore.
Nonostante Taffanel avesse solo quindici anni, non era l’alunno più giovane del corso di
flauto- c’erano tre quattordicenni- ma a parte lui solo altri due avrebbero avuto una carriera
notevole. Paul Génin si laureò nel 1861 e divenne primo flauto al Théâtre-Italien e con la
Concerts Colonne, e un compositore e musicista virtuoso vecchio stile. Auguste Cantiè si
laureò nel 1863, divenne anch’egli un primo flauto al Théâtre-Italien e all’ Opéra-comique, e
fu anche una specie di compositore.
Nel 1860 l’esame preliminare si tenne il 15 giugno, e Dorus si concesse una preghiera
particolare alla fine del suo rapporto: “N.B. Molti di questi studenti, avendo cambiato
strumenti ed essendo stati in una classe davvero numerosa, hanno bisogno di essere trattati
con molta indulgenza.” (3) Accanto al nome di Taffanel, egli scrisse: “Un bravo musicista,
ha una perfetta padronanza tecnica dello strumento. Molto bravo sotto ogni aspetto. Può
competere.” Altri cinque ebbero il permesso di partecipare al concours quell’anno, e forse
come tributo al suo predecessore, Dorus scelse il Quinto Concerto, op.37 di Tulou come
pièce per la competizione. Era un’opera che egli stesso suonò alla Société des concerts nel
1844.
Il concours di flauto ebbe luogo nell’aula magna del Conservatorio lunedì 30 luglio, e un
profilo dettagliato delle procedure fu scritto nel registro ufficiale degli esami. La giuria fu
presieduta dal direttore e incluse tre professori del Conservatoire- René Baillot, Antoine
Elwart e François Bazin, e tre musicisti esterni- Frédéric Duvernoy, Georges Kastner (un
musicologo e autore di un metodo per flauto pubblicato nel 1844) e il flautista Louis-Antonie
Brunot, che vinse un premier prix nel 1838 e fu primo flauto all’Opéra-comique:” un
flautista di prima classe, uno studente di Tulou, che aveva rapito al suo maestro l’arte di
incantare e stupire allo stesso tempo.” (4) Al momento della prova del flauto di Boehm al
Conservatorio, a Brunot venne attribuito il merito di aver “abbandonato il nuovo flauto dopo
averlo studiato”, ma è molto probabile che in seguito egli ci abbia ripensato dopo l’avvento
del secondo modello del flauto di Boehm nel 1847 e la sua crescente adozione da parte di
musicisti professionisti.
Taffanel fu il quarto tra i sei concorrenti e la giuria si ritirò per votare secondo le modalità
tradizionali previste dal decreto governativo:
Monsieur le Prèsident pose la seguente domanda: Ci sono le basi per l’assegnazione di un
premier prix? Un unanime sì. Il voto per il premier prix? Monsieur Taffanel ottenne otto
voti, Monsieur Thorpe un voto. Di conseguenza, Monsieur le Prèsident annunciò che il
primo premio fosse assegnato a Monsieur Taffanel. (6)
In un articolo a proposito del concours, la Revue et gazette musicale fece notare la
premiazione di Taffanel ad una così giovane età e commentò l’avvento di Dorus e del flauto
di Boehm al Conservatorio, e dell’“eccellente stie” degli alunni.
Louis Lot fu da poco nominato fornitore ufficiale dei flauti del Conservatorio, senza dubbio
su consiglio di Dorus, e Taffanel si presentò alla premiazione del 4 agosto con un nuovo
strumento in alpacca. Il suo nome e la data furono incisi sulla testata dello strumento:
“Conservatoire Impl de Musique/ Ier Prix/ décérné à P. Taffanel/ 1860.” Successivamente
Taffanel cambiò lo strumento, ma conservò il corpo inciso, e continuò a rifornirsi da Luois
Lot durante la sua carriera. Infatti, queste meravigliose opere artigianali sono rimaste
l’equivalente degli Stradivari per i flautisti francesi. Il libro contabile di Lot registra
l’acquisto di un flauto in argento massiccio, numero 439, da parte di Paul Taffanel nel 4
febbraio 1860- quindi avrebbe già avuto un nuovo strumento per il concours- egli comprò
anche una testata a parte in argento con una imboccatura di oro (il numero non è noto) lo
stesso anno il 10 novembre. Nel gennaio del 1861, Lot effettuò lunghe riparazioni sui flauti
in argento e in legno di Taffanel. Poi nel 1864 Taffanel acquistò un ottavino di legno da Lot,
numero 839, e successivamente almeno altri due flauti (gli archivi sono incompleti), il
numero 2104 nel 1875 e il 4452 nel 1888. Louis Dorus comprò il numero 600 nel 1861 e più
tardi lo donò a Taffanel (non è nota la data precisa). È infatti questo lo strumento che
Taffanel ha in mano nella fotografia risalente circa al 1906 (vedi fig.24). È un flauto modello
Boehm del 1847 in argento con testata e imboccatura di oro, trombino e meccanismo di
Dorus del Sol-diesis. Delicatamente realizzato, è molto sensibile e dal tono preciso e
delicato.

Ulteriori studi al Conservatoire


In previsione del suo premier prix, e presumibilmente su raccomandazione di Dorus,
Taffanel si unì all’Association des artistes musiciens. (10) Ma continuò gli studi al
Conservatorio dopo la sua laurea in flauto e sembra che in questo periodo sia stato sotto il
patrocinio personale o statale del Conte Emilien Nieuwerkerke. Nieuwerkerke fu ministro
delle arti durante il Secondo Impero, e nei registri del Conservatorio per il 1861 e il 1862 il
suo nome e il suo indirizzo appaiono accanto a quello di Taffanel, con una nota da presentare
a lui, presumibilmente per le tasse. (11)
All’inizio del nuovo anno accademico nell’ottobre del 1860, all’età di sedici anni, Taffanel si
iscrisse alle lezioni di armonia di Henri Reber. Ancora una volta fu fortunato nella scelta del
docente. Reber, nato nel 1807, fu pianista e flautista in gioventù e studente di composizione
al Conservatorio, allievo di Lesueur e Reicha. Fu nominato professore di armonia nel 1851
ed eletto all’Institut de France nel 1853, successore di Georges Onslow. Reber divenne
professore di composizione nel 1862, alla morte di Halévy, e ispettore delle filiali regionali
del Conservatoire nel 1871. (12)
Taffanel iniziò a seguire le lezioni di Reber quando Reber stesso stava completando il suo
Traité d’harmonie. “L’opera perfetta… una rara combinazione di straordinaria concisione e
assoluta chiarezza ne fanno un vero capolavoro,” dichiarò Saint-Saëns, che fu successore di
Reber all’Institut nel 1880, aggiungendo di Reber “le sue inclinazioni erano quelle del
passato, la deliziosa modernità urbana di questo stile richiamavano i tempi ormai andati.”
(13) Reber non fu un compositore prolifico- alcune canzoni, poche canzoni da camera,
quattro sinfonie- e l’uomo e la sua musica erano la stessa cosa: eleganti, raffinati, qualcosa di
austero e ultraterreno. L’unica pièce per flauto a cui diede vita Reber è una lirica Rêverie con
accompagnamento al piano, arrangiata da lui da un movimento della sua Orchestral Suite,
op.31 (1878) (14). L’istruzione che Taffanel ricevette da Reber fu senza dubbio distintiva,
rigorosa e seria quanto i suoi studi di flauto con Dorus. I debiti verso entrambi gli insegnanti
sono stati successivamente riconosciuti con dediche musicali: la Grande fantaisie sur
“Mignon” (1874) per Dorus, e il Quintetto per Fiati che vinse il premio (1876) per Reber.
Le lezioni di armonia di Reber si tenevano negli stessi giorni delle lezioni di flauto di Dorus,
ma di mattina. C’erano sette studenti, compreso Jules Massenet, due anni più grande di
Taffanel, che si aggiunse nel gennaio 1860 dopo aver vinto un premier prix per piano nel
concours dell’anno precedente. I Souvenirs di Massenet, come quelli si Saint-Saëns,
dipingevano un nitido ricordo della quotidianità nel Conservatorio a quel tempo, e Taffanel
ricordò più tardi che fu proprio Massenet a tenere per lui la prima lezione di armonia- era
abbastanza solito per gli allievi più grandi insegnare ai più giovani. (15)
Il rapporto di Reber rifletteva il costante progresso di Taffanel: “Intelligente e laborioso…
davvero studioso e intelligente… molto coscienzioso e intelligente.” (16) Sfortunatamente,
prima che Taffanel potesse prendere il suo premier prix, Reber fu nominato professore di
composizione, e la classe di armonia passò ad Antoine-Louis Clapisson, il compositore di
numerose operette leggere e chansons. Ovviamente, lui e Taffanel non la pensavano allo
stesso modo, come dimostrò lo stesso verdetto di Clapisson nell’esame di giugno del 1862:
“Taffanel. Abbastanza soddisfatto del suo lavoro, quando lavora.” Ma quella di Taffanel non
era l’unica personalità che cozzava con Clapisson: il suo registro è colmo di nomi di studenti
barrati con una croce. Tuttavia, al concours del 6 luglio Taffanel fu insignito di premier prix
da cinque a quattro nel secondo turno di votazioni. C’erano undici concorrenti e il test
comprendeva due esercizi di armonia in quattro tempi impostati dal compositore François Le
Borne, uno con dato il basso e l’altro con il vibrato. (18)
Dopo aver guadagnato il premio in armonia, Taffanel poté lasciare la classe di Clapisson e
tornarne a seguire Reber nelle sue nuove lezioni di composizione (due volte a settimana per
due ore, di mercoledì e sabato mattina), qui il primo ostacolo fu l’esame in contrappunto e
fuga. Nel concours del 12 luglio 1863, Taffanel vinse l’ultimo premio (troisième accessit)
mentre Messenet, ora nella classe di composizione di Ambroise Thomas, portò via un
premier prix che fu immediatamente seguito dalla borsa di studio del Prix de Rome per
composizione. Taffanel non prese parte alla competizione l’anno seguente, ma il 9luglio
1865 vinse anche un premier prix per fuga (con la votazione di cinque su quattro contro il
suo compagno di studi Covin). L’esame era composto di una fuga vocale in quattro tempi su
un tema stabilito da Auber, con una scelta di una o due controsoggetti. Taffanel rimase poi
nella classe di Reber fino a che sul registro, accanto al suo nome, non comparve la scritta
“ritirato il 19 novembre 1867.” (19) Forse fu incoraggiato a competere per il Prix de Rome,
ma una scelta doveva essere fatta, e ormai le richieste per la sua carriera da flautista
aumentavano sempre più.
L’inizio di una carriera
Secondo il critico Paul Scuso, la scena musicale parigina in cui il giovane Paul Taffanel
emerse era per lo più morente. In una serie di vignette satiriche pubblicate in tre volumi
annuali tra il 1860 e il 1862, Scudo criticò le sue attività. L’Opéra era “indegna” della sua
arte e della sua posizione della “capitale del mondo civilizzato”. Nascosta dalla burocrazia,
essa era solo uno scenario, “un piedistallo per l’illustre mediocrità.” L’Opéra comique
avrebbe potuto essere il teatro parigino per eccellenza se solo fosse stato diretto da “uomini
la cui intelligenza avesse corrisposto il loro entusiasmo” e solo se ci fosse stato un ritorno al
repertorio tradizionale con buoni cantanti e produzioni proprie, invece delle banalità come
Trois Nicolas! di Clapisson. Nel 1860 Scudo elogiò il Théâtre-Italien come un “ornamento”
della vita parigina, necessariamente vitale a mantenere il gusto della vera musica vocale,
essendo l’Italia la più ricca fonte di tale arte. Al contempo, il Théâtre- Lyrique fu senza
dubbio il luogo migliore in termini del repertorio “per amanti della buona musica”,
specialmente di Weber e Mozart. Ma Scudo lamentò che entrambe le sedi andarono
declinando nei due anni seguenti.
Nel frattempo, nonostante avesse elogiato la “conservatrice” Société des concerts du
Conservatoire, Scudo applaudì il considerevole aumento di altri concerti d’orchestra e notò il
generale sviluppo di gusti per la seria musica da camera: “I fantasiosi, i compositori di
variazioni melodrammatiche e dinamiche, si sono allontanati dalla coraggiosa compagnia di
coloro che si vantano di apprezzare e comprendere l'arte che eleva lo spirito e delizia il
cuore.” (20)
Ciononostante, c’erano ancora la possibilità di fare soldi suonando fantasie nei salotti, e la
posizione più ambita per un giovane flautista rimaneva quella nell’orchestra dell’Opéra e
dell’Opéra comique, e nella Société des concerts. Taffanel segnò la data della sua prima
comparsa professionale a Parigi il 3 febbraio 1861. Fu durante il concerto della Salle Herz,
quando egli suonò per l’orchestra della Société des jeunes artistes diretta da Jules Pasdeloup
(21). Il programma misto iniziò e terminò con ouvertures di Auber- Le Vampire e La Muette
de Portici. Nel frattempo, ci furono la Marcia Nuziale e il Coro dal Lohengrin di Wagner, la
Sinfonia no.6 di Beethoven e un Allegro de Concert per violino e orchestra composto e
suonato dal virtuoso italiano Antonio Bazzini.
Pasdeloup fondò i Jeunes artistes nel 1852 (quando era appena trentenne) con lo scopo di
dare ai giovani talentuosi, spesso uscenti dal Conservatorio, un’opportunità per studiare i
capolavori orchestrali e suonare nuova musica. I Jeunes artistes comprendevano un’orchestra
di sessantadue musicisti e un coro di quaranta voci, e facevano sei concerti in ogni stagione
invernale. I musicisti erano pagati equamente, i proventi dei biglietti venduti dopo le spese
erano detratti (22). Scuso era un critico di Pasdeloup, particolarmente dei suoi
comportamenti esagerati e da pantomima, ma lodò gli sforzi della sua “piccola coraggiosa
troupe di musicisti” e dichiarò che i Jeunes artistes fossero “più giovani, più appassionati e
meno esclusivi nella scelta delle opere” della Société des concerts. (23) Pasdeloup ebbe
anche amicizie potenti, tra cui il barone Haussmann, architetto della nuova Parigi, che
organizzò l’esibizione dei Jeunes artistes nella grande arena interna del Cirque d’Hiver
(anche conosciuto con il nome di Cirque Napoléon) nel distretto della classe proletaria del
terzo arrondissement. Ogni domenica pomeriggio il circo usciva per un po’ e la sede veniva
occupata dall’orchestra per due ore, alla fine delle quali il circo ritornava per uno spettacolo
serale. Pasdeloup decise saggiamente di cambiare il nome della sua orchestra in Concerts
populaires e, come disse il barone Haussmann, “la classe operaia divenne nota on gli
immortali capolavori di Haydn, Mozart, Beethoven, Mendelssohn e Wagner.” (24)
Taffanel, che aveva solo diciassette anni, divenne secondo flauto nell’orchestra. Il primo
flauto- considerato difficilmente un artista “giovane” - era Louis-Antoine Brunot, nato nel
1820, lo stesso che fu nella giuria per il primo premio di Taffanel al Conservatorio. Anche
nell’orchestra c’erano due altri fiati che avrebbero poi preso parte ai gruppi da camera di
Taffanel- la Société classique e la Société des instruments à vent: il clarinettista Arthur
Grisez e il bassista Jean Espaignet. I concerti ebbero immediato successo, e il Cirque
d’Hiver, cinquemila posti a sedere economici, divenne il più popolare pomeriggio
domenicale alternativo per coloro che non potevano avere un posto al Conservatorio. Nelle
prime tre stagioni furono eseguiti sessanta concerti e Taffanel rimase nell’orchestra fino al
1866, quando si unì alla rivale Société des concerts.
Il 1861 fu l’anno contrassegnato dalla prima apparizione di Taffanel come solista in musica
da camera. Il 31 marzo la Revue et gazette musicale elogiò la performance della pianista
Marie Mongin in una recente serata, “molto brillantemente accompagnata dal violoncellista
A. Marx e dal flautista Taffanel”. (25) L’opera da loro suonata fu il Trio, op.45 per flauto,
violoncello e piano di Louise Farrenc. Come pezzo di debutto, il Trio di Farrenc poteva
essere difficilmente migliorato. Fu una grande occasione per esporsi- particolarmente in
alcune delle scritture di alto registro- ma fu essenzialmente una seria e sostanziale opera da
camera in linea diretta di discesa dal Trio impressionante di Weber per gli stessi strumenti. E
come Marie Mongin fosse allieva di Farrenc, e il Trio, composto nel 1857, fu eseguito per la
prima volta da Dorus e dedicato a lui, è probabile che la comparsa di Taffanel sia stata
organizzata dal suo premuroso maestro.
Nell’aprile del seguente anno la stampa musicale osservò che Dorus stesso apparve in
pubblico con Taffanel. L’occasione fu un concerto alla Salle Herz in duetto con sua figlia
Juliette, e Dorus ebbe l’opportunità di includere quello che fu descritto come “un duo di
Doppler” con Taffanel (26). Questo fu solo uno di una serie di opere liriche e virtuose per
due flauti e piano del musicista e compositore austriaco contemporaneo Franz Doppler in
collaborazione con suo fratello, Karl. Ciò fu utilizzato da Dorus come mezzo per mostrare a
tutti il suo prodigioso alunno
Taffanel annotò questo concerto insieme ad un altro evento importante del 1862: la sua
nomina a terzo flauto nell’orchestra dell’Opéra comique il 1° maggio. Ancora una volta
come primo flauto c’era Brunot, e secondo Victor Petiton. Si sa poco di Petiton se non che, a
differenza di Brunot, sembra che egli abbia adoperato il flauto di Boehm al tempo della
sperimentazione del Conservatorio. (28) Sedendo nella fossa d’orchestra sera dopo sera,
Taffanel avrebbe avuto la possibilità di ascoltare numerosi cantanti- bravi, non bravi e
indifferenti- e di conoscere innumerevoli opere leggere. La nuova impressione di quell’anno
fu l’esotica Lalla-Roukh di Félicien David, che fu suonato in sessanta performances, e ci
furono altre quaranta tre opere in repertorio, le più famose furono La Dame blanche (56
esibizioni) di Boieldieu, Rose et Colas (48) di Monsigny, Le Domino noir (28) di Auber,
Zémir et Azore (27) di Grétry e Le Postillion de Longjiumeau di Adam (27 esibizioni). (29)
Flauto e Voce
Ma qualsiasi cosa stesse accadendo all’Opéra-comique, il canto significò molto per Taffanel
che quell’anno si esibì solo al Théâtre-Italien. L’anno 1862 marcò il debutto a Parigi del
giovane soprano Adelina Patti- solo un anno più grande di Taffanel, era nata nel 1843- e
dopo un lungo periodo di lavoro nella stampa, finalmente il 16 novembre apparì ne La
Sonnambula di Bellini. Questa fu la prima di numerose performance a Parigi durante i
seguenti quarant’anni. Se Taffanel partecipò o meno a quella prima, sicuramente presto si
accorse di quella che egli definì “la voce incomparabile”. Più tardi ribatté:” in tempi passati
andavo spesso al Théâtre des Italiens, e devo dire che per me lei è un inestimabile modello di
produzione di suono e tono limpido.” (30) Anche Saint-Saëns rimase impressionato da
Patti:” carina, allegra e graziosa, con una voce fresca e pura, più che pura, limpida come
l’acqua, cristallina!... ho sempre adorato il talento di Patti per la sua impressionante
semplicità… solo musica e una voce di oro.” (31) E tra le tante e fantastiche interviste del
1862, la Revue et gazette musicale si focalizzò in particolar modo sull’originalità e la
naturalezza di Patti: “La qualità vocale è pura e aperta, la sua produzione è notevolmente
semplice… canta istintivamente, perché lei ha quello che nessuna scuola e nessun insegnante
poteva darle: è una cantante per natura più che per educazione.” (32)
L’esempio di Patti fu cruciale per Taffanel. Indicò una chiara via da seguire per il flauto
come "voce" espressiva e, al contempo, le interviste della stampa riflessero un’immagine di
naturalezza, semplicità e purezza del suono nel proprio modo di suonare. È interessante
notare, quindi, la pubblicazione nello stesso anno del Méthode per flauto di Jean Rémusat.
Composto da un insolito testo esplicativo esteso, il Méthode rese note le sfide affrontate dai
musicisti nel periodo di transizione tra vecchio e nuovo flauto. Fu un messaggio con cui
Taffanel divenne familiare grazie ai suoi studi con Dorus. Rémusat lamentò che il “flauto
dolce” del secolo precedente fosse stato svilito, la sua grazia ed espressività ridotte a
ginnastica musicale. Anche la qualità di tono ne avrebbe sofferto, “ed essa è per un flautista
come per il cantante è la voce, è vitale, per un serio lavoro sull’imboccatura, per ottenere un
buon suono.” (33)
Intanto, Taffanel continuò ad ampliare la sua carriera da solista, suonando in vari concerti di
beneficienza. Nel marzo 1863 apparve ancora una volta con Dorus e con la celebre cantante
Pauline Viardot. Nell’aprile egli suonò un solo di Demersseman in un concerto speciale
all’Opéra-comique, e nel dicembre dello stesso anno la stampa riportò che “Mademoiselle
Marie Sax, la famosa artista, e un giovane flautista, Monsieur Taffanel” unirono le loro forze
insieme a numerosi altri musicisti nella cittadina di Arras, nel nord. (34)
Per svago, in questo periodo Taffanel incontrò anche altri tre flautisti per suonare un
quartetto a Parigi, a casa di Eugène Walckiers. (35) Walckiers nacque nel 1793, fu uno
studente di Tulou e nonostante non avesse mai cambiato flauto, un otto tasti, simpatizzava
per lo strumento di Boehm. Egli pubblicò un’opera particolarmente approfondita, Méthode,
nel 1829 e fu una sorta di compositore- come Berlioz, egli studiò con Antonin Reicha al
Conservatorio di Parigi. Il flautista inglese Richard Rockstro elogiò i duetti, i trii e i quartetti
di flauto di Walckiers come “estremamente fantasiosi, a volte piuttosto eccentrici, ma
sempre eleganti, affascinanti e studiati” - una descrizione che corrisponde perfettamente a
quella della sua personalità. (36) A Taffanel e Walckiers si unirono, per la sessione di
quartetti, due contemporanei di poco più grandi di Taffanel: Firmin Brossa e Johannes
Donjon, entrambi nati nel 1839. Brossa fu allievo di Dorus, e nel 1870 si sarebbe spostato in
Inghilterra per diventare primo flauto nella Hallè Orchestra e professore al Royal Manchester
College of Music nell’anno della sua fondazione, 1893. Johannes Donjon, allievo di Tulou,
rimase a Parigi e in seguito divenne collega di Taffanel all’Opéra e alla Société des concerts.
Insieme, i quattro impersonarono lo stato di avanzamento in cui l’arte di suonare il flauto si
trovava in quel momento, mentre un nuovo modello musicale era pronto a prendere il
sopravvento sul vecchio. E forse il settantenne Walckiers poteva percepire quanto sarebbe
stato brillante il futuro per il flauto nelle mani fantasiose del diciannovenne Taffanel.