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Ars Nova

In musica il Trecento è il secolo dell'Ars Nova, cioè una tecnica (ars) nuova (nova) in
opposizione a quella antica (antiqua) dei secoli precedenti. Grande importanza ebbero a questo
riguardo i trattati "Ars novae musicae" dei parigini Johannes de Muris (1290 ca. – 1351/68),
matematico e astronomo oltre che teorico musicale, e Philippe de Vitry (1291-1361), che tra l’altro
fu poeta, matematico, vescovo e amico di Francesco Petrarca. La novità della musica riguardava
soprattutto la notazione e il netto prevalere delle composizioni profane rispetto a quelle sacre, fatto
che riflette la crisi politico-religiosa che provocò il trasferimento del papa da Roma ad Avignone.
La forma più importante fu il mottetto, spesso avente funzioni celebrative di personaggi autorevoli,
con sfondo politico o morale. Il più importante compositore fu Guillaume de Machaut1 che lasciò
numerosi mottetti di argomento amoroso-cortese ed encomiastico-politico, danze, ballate e la prima
messa polifonica: la Messa di Notre-Dame (1360 circa).
Da Parigi l’Ars Nova approdò in Italia, nell’ambiente culturale del Dolce Stil Novo e di Giotto, e vi
portò lo sviluppo della polifonia.
La "poesia per musica" rappresentò un nuovo importante genere della poesia volgare del Trecento,
e comprendeva madrigali, cacce e ballate, appositamente scritte per essere musicate.
1
Musicista e poeta francese (presso Reims ca 1302 - Reims 1377). Dal 1322 ca al 1346 fu segretario di Giovanni I di
Lussemburgo, re di Boemia, quindi segretario di Bona di Lussemburgo, del re di Navarra Carlo II il Malvagio e, dal
1357, di Giovanni II il Buono re di Francia. Nel 1337 era stato inoltre nominato canonico di Reims. Occupò un posto di
grande rilievo nell'evoluzione della musica e della poesia del sec. XIV, sviluppando la scrittura polifonica, adottando
nuove soluzioni ritmiche e armoniche di squisita raffinatezza e stabilendo le regole dei numerosi generi da lui affrontati
(lai, virelai, rondeau, ballade), così da meritare larga fama fino a tutto il Rinascimento. La sua Messa di Notre-Dame è
la prima messaa polifonicab completa in tutte le sue parti e scritta da un unico autore che ci sia pervenuta. Oltre che
nella Messa, Machaut sviluppò la sua polifonia nei mottettic (19 a 3 e 4 a 4 voci), nei 21 rondeaux, nelle 40 ballades e
nell'Hoquetus David. Nello stile monodico compose 38 virelais e 24 lais. Altre 7 composizioni di varia natura sono
comprese nel poema Remède de fortune. La sua vatissima produzione poetica (ca 80000 versi) comprende anche
composizioni lirico-narrative (Dit dou Vergier, Voir dit) e poemi didattici e narrativi (Le jugement dou roi de
Behaingne, Remède de la fortune, Le confort d'ami).
(a) Dal latino missa, derivato dalla formula con la quale si chiude la celebrazione del massimo ufficio divino: ite, missa
est. Il rito, che rappresenta l'assemblea del popolo di Dio riunito, sotto la guida del sacerdote, per rievocare il mistero
della passione, morte e risurrezione di cristo, comprende parti fisse (ordinarium missae: Kyrie-Gloria-Credo-Sanctus-
Benedictus-Agnus Dei ) uguali in tutte le celebrazioni della messa e parti mobili (proprium missae: Introitus-Graduale-
Tractus-Offertorium-Communio) variabili di giorno in giorno. Da tempo antichissimo e probabilmente sin dalla loro
prima apparizione, tutte le parti della messa furono cantate, pur se per lungo tempo le sezioni del proprium ebbero,
anche sotto il profilo musicale, maggiore importanza che non quelle dell'ordinarium. A iniziare dal sec. XIII, alla
tradizionale intonazione in canto gregoriano si affiancarono interpretazioni polifoniche di isolati brani del proprium e,
successivamente, dell'ordinarium, nello stile dell'organum e, in seguito, della clausula e del mottetto . Uno dei primi
esempi di messa polifonica completa è la cosiddetta Missa Tournacensis (di Tournai), probabilmente un'antologia di
brani dovuti a diversi autori, raccolti intorno al 1300. La prima messa polifonica dovuta a un unico autore è la
memorabile Messa di Notre-Dame (ca 1350) di Guillaume de Machault , composta nello stile del mottetto isoritmico e
del conductus.
(b) Presenza simultanea di due o più parti sviluppate contemporaneamente. Spesso il termine è usato come sinonimo di
contrappunto (sovrapposizione di diverse parti aventi una propria autonomia), ma in senso rigoroso va inteso in
un'accezione più vasta, comprendente qualsiasi tipo di simultaneità di suoni diversi, quindi anche le sovrapposizioni che
formano le concatenazioni di accordi dell'armonia. Dai primi rudimentali esempi di polifonia  testimoniati nel Musica
enchiriadis (fine sec. IX o inizio X) – ma è da ritenere che la pratica polifonica sia anteriore alle testimonianze scritte
– , la storia della polifonia coincide perciò con la storia stessa della civiltà musicale occidentale e ne costituisce l'aspetto
specificamente caratteristico rispetto alle civiltà extraeuropee, in alcuni casi estranee alla nozione stessa di polifonia  o
comunque aliene da una grande complessità di sviluppo in tal senso. Le successive acquisizioni di tale sviluppo tendono
a formare una sintesi che ingloba elementi sempre nuovi, tanto che le storie del contrappunto e dell'armonia non
possono essere intese semplicemente come momenti successivi e indipendenti. Negli ultimi decenni del sec. XX la
crescente complessità dello sviluppo del linguaggio musicale ha accolto nozioni di polifonia di timbri e di ritmi ed è
pervenuta a una frantumazione che supera completamente l'armonia e il contrappunto tradizionalmente intesi. Il termine
polifonia si contrappone a quello di monodia, specie nella sua accezione più rigorosa.
(c) Termine (etimologicamente derivato dal francese mot, 'parola', donde l'italiano motto) che designa una
composizione musicale a più voci di carattere assai vario nelle successive fasi di sviluppo. Il mottetto costituisce,
insieme con la messa, la più importante forma di musica sacra del periodo compreso tra i secc. XIII e XVI, anche se la
sua storia, assai più ampia, giunge sino ai nostri giorni. La varietà di strutture compositive assunte dal mottetto nel
lungo arco del suo sviluppo non permette di darne una definizione unitariamente comprensiva: generalmente si fa
riferimento al mottetto rinascimentale, cioè a una composizione per coro misto (a 4 o più voci) a cappella su testo sacro
latino, usata nel rito cattolico specialmente nella liturgia dei Vespri.
Nella fase iniziale l'Ars Nova italiana si sviluppò soprattutto nel nord presso le corti degli Scaligeri
e dei Visconti (Jacopo da Bologna e Giovanni da Firenze).
In una seconda fase, che ebbe come centro la città di Firenze, operarono vari musicisti su tutti
spicca l’organista fiorentino Francesco Landini (o Landino) noto anche come Francesco Cieco o il
Cieco degli organi, organista e compositore (Fiesole tra il 1325 e il 1335 - Firenze 1397). Fu poeta,
suonatore di vari strumenti e improvvisatore, ma acquistò fama soprattutto come organista; si
interessò di teoria musicale e di organaria e inventò uno strumento a corde (serena seranarum).
Come compositore rappresenta la più alta espressione dell'ars nova italiana. Tra la sua ricca
produzione, comprendente 12 madrigali, una caccia, virelai2, s'impongono, per la personalissima
sintesi tra il rigore della tecnica e l'abbandono lirico della melodia, 91 ballate a 2 e 47 a 3 voci. Il
suo nome è legato a un tipo di cadenza (detta appunto di Landini) assai usata dai compositori del
'300 e del primo '400.

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2
Forma poetico-musicale, particolarmente coltivata dai trovieri, in lingua d'oïl. Si compone di un numero variabile di
stanze (di solito 3) articolate in refrain, strofa e volta; la struttura musicale si modella su quella poetica, con schema A
(refrain), B (strofa), A (volta). Alla struttura del virelai si ispirò quella della ballata italiana e del villancico spagnolo.
Originariamente monodico, il virelai sopravvisse in versioni polifoniche (in uso dal sec. XIV) sino alla fine del '500.