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IMPIANTO RIVELAZIONE FUMI

Ultimo aggiornamento: 15/10/2012

Scheda

Sistema di alimentazione
L'impianto di rilevazione deve essere alimentato da almeno due fonti di energia elettrica tra
loro distinte. L'alimentazione secondaria deve intervenire automaticamente entro 15 secondi
dalla mancanza della fonte primaria e dovrebbe poter funzionare per almeno 72 ore.

Norme di riferimento

§ Norma UNI 9795 ed. gennaio 2010 – “Sistemi fissi automatici di rivelazione e di
segnalazione allarme incendio – Progettazione, installazione ed esercizio”

§ Norma UNI 11224 - “Controllo iniziale e manutenzione dei sistemi di rivelazione


incendi”

Legislazione
Occorre precisare che generalmente la decisione di installare un impianto di rivelazione
incendi spetta al proprietario della struttura o al datore di lavoro sulla base della valutazione
del rischio di incendio. Esistono tuttavia alcune disposizioni di prevenzione incendi e/o
sicurezza sul lavoro che ne richiedono esplicitamente l’installazione per alcune attività che
vengono nel seguito richiamate:

§ nelle attività commerciali di superficie superiore a 400 mq (DM 27/07/2010);

§ nelle strutture alberghiere con più di 100 posti letto (DM 9/4/94);

§ nelle strutture alberghiere con più di 25 posti letto limitatamente ai depositi di


materiale combustibile di superficie superiore a 12 mq (DM 9/4/94);

§ nelle scuole con più di 100 persone presenti limitatamente ai locali che presentano
carico di incendio superiore a 30 kg/mq (DM 26/8/92);

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con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili. Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico
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§ nelle strutture sanitarie e negli ospedali (DM 18/9/02);

§ nei locali di pubblico spettacolo limitatamente agli ambienti con carico d'incendio
superiore a 30 kg/mq ed alle condotte di condizionamento e ventilazione a servizio di
più compartimenti (DM 19/8/96);

§ negli impianti sportivi al chiuso con numero di spettatori superiore a 1000 (DM
18/3/96);

§ negli ambienti interni di impianti sportivi all'aperto con numero di spettatori superiore
a 5000 (DM 18/3/96);

§ negli impianti sportivi di qualsiasi tipologia limitatamente ai depositi di materiale


combustibile aventi superficie superiore a 25 mq (DM 18/3/96);

§ negli edifici di interesse storico ed artistico quali musei, gallerie, biblioteche, ecc. (DM
20/5/92 n.569 per i musei e DPR 30/6/95 n.418 per le biblioteche);

§ nelle stazioni delle metropolitane (DM 11/1/88);

§ nei depositi di GPL aventi capacità superiore a 200.000 kg (DM 13/10/94);

§ nelle attività estrattive condotte mediante perforazione quali cave e miniere (DM
25/11/96 n.624).

Direttive applicabili
I componenti elettrici (pulsanti di allarme, centraline, rivelatori, attuatori, ecc.) non sono
contestabili se rispondenti a specifiche Norme CEI o se approvati dal Centro Studi ed
Esperienza Antincendi dei Vigili del Fuoco. Generalmente sono accettate anche le
certificazioni dei più qualificati Enti Normatori stranieri (NEC, Life Safeti USA e VDE, DIN
Germania).

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Tipologie di rivelatori

§ Rivelatori ottici di fumo: basano il loro funzionamento sull’effetto Tyndall (dispersione


della luce dovuto alla presenza di particelle di dimensioni comparabili a quelle delle
lunghezze d’onda della luce incidente). All’interno del rivelatore sono presenti un
trasmettitore ed un ricevitore di luce separati da un labirinto opaco che impedisce alla
luce emessa dall'emettitore di raggiungere il ricevitore. In presenza di fumo all’interno
del rivelatore, parte della luce emessa dall’emettitore raggiunge il ricevitore perché
riflessa dalle particelle di fumo. I rilevatori di fumo ottici possono rivelare tutti i fumi
visibili, anche chiari, ma non i gas di combustione trasparenti; sono particolarmente
indicati per la rivelazione di fuochi covanti o incendi a lenta combustione, mentre
sono ovviamente inadatti per gli incendi con sviluppo rapido di fuoco senza emissione
di fumo.

§ Rivelatori puntiformi di calore termovelocimetrici: all'interno dei rivelatori di calore


termovelocimetrici è presente una termoresistenza. Un rapido aumento di
temperatura, superiore alle normali escursioni termiche ambientali, provoca una
variazione della resistenza del termistore e determina la segnalazione d'allarme. I
rivelatori velocimetrici sono utilizzati dove lo sviluppo dell'incendio si manifesta con
fiamma immediata e conseguente aumento repentino di temperatura (incendi di
legname, tessuti, carta). Non sono invece idonei, in quanto non tempestivi, dove si
suppone che l'incendio possa avere un lento sviluppo iniziale di calore.

§ Rivelatori puntiformi di calore statici (a soglia): I rilevatori di calore statici hanno


caratteristiche costruttive simili ai rilevatori termovelocimetrici, ma segnalano solo il
superamento di una soglia di temperatura prefissata (solitamente 55°C). I rilevatori di
calore statici sono idonei nei locali ove siano presenti fonti di calore che possono
determinare un repentino aumento della temperatura ambientale.

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§ Rivelatori lineari di fumo (barriere): basano il loro funzionamento sull’attenuazione di


un fascio infrarosso in presenza di fumo. Il fascio infrarosso viene inviato da un
emettitore ad un ricevitore (generalmente emettitore e ricevitore sono posizionati su
pareti opposte). I rivelatori più moderni riuniscono in un’unica apparecchiatura il
trasmettitore ed il ricevitore mentre sulla parete opposta viene posizionato
unicamente un riflettore catarifrangente che rinvia il fascio verso la parte ricevente del
rivelatore. E’ del tutto evidente che non devono essere presenti ostacoli fra emettitore
e ricevitore (oppure tra rilevatore e catarifrangente). I rivelatori di fumo lineari sono
adatti per la sorveglianza di locali alti e/o di grandi dimensioni, oppure di ambienti
molto polverosi, dove i rilevatori puntiformi sarebbero neutralizzati dagli accumuli di
polvere al loro interno.

§ Rivelatori lineari di calore (cavi termosensibili): sono costituiti da un cavo


termosensibile, capace di segnalare le differenze di temperatura lungo il suo
percorso. Tali rivelatori sono particolarmente adatti per la rivelazione di incendi in
cunicoli cavi, gallerie, bassi controsoffitti, ecc.

§ Rivelatori puntiformi di fiamma: individuano la presenza di una radiazione infrarossa o


ultravioletta emesse da una combustione. Trovano impiego nei casi in cui il rischio di
incendio è rappresentato da combustibili liquidi o solidi altamente infiammabili in cui
la produzione di fumo è un effetto secondario e la rivelazione tempestiva è
estremamente importante. I rivelatori di fiamma, particolarmente quelli a radiazione
ultravioletta, sono disturbati dal fumo e non sono quindi adatti quando si prevedono
incendi con elevato sviluppo di fumo. I rivelatori di fiamma possono essere utilizzati
all'aperto o in locali con soffitti molto alti; infatti, a differenza delle altre tipologie di
rivelatori, non necessitano che il soffitto convogli il fumo/calore verso il rivelatore
stesso.

§ Rivelatori puntiformi multicriterio: Al fine di limitare il numero di falsi allarmi oppure di


aumentare il livello di sicurezza, i costruttori hanno sviluppato dei rilevatori basati su
un criterio multiplo di rilevazione. Allo stato attuale esistono:

• rivelatori ottici di fumo e calore (massima temperatura o termovelocimetrici);


• rivelatori ottici di fumo e ionici di fumo;
• rivelatori ottici di fumo, ionici di fumo e calore (massima temperatura e/o
termovelocimetrici);
• rivelatori ottici di fumo e rivelatori di CO;

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• rivelatori ottici di fumo, termici e rivelatori di CO.

I rivelatori multicriterio possono attivare l'allarme quando due grandezze controllate


superano la soglia (funzionamento AND), oppure quando una sola delle grandezze
controllate supera la soglia (funzionamento OR).

§ Sistemi di rivelazione di fumo ad aspirazione: sono idonei per la sorveglianza di


condotti, vani tecnici, spazi nascosti, macchinari, nonché applicazioni particolari quali
luoghi con pericolo di esplosione, centri elaborazione dati, sale operatorie,ecc. Inoltre
il sistema di aspirazione può essere facilmente nascosto, rendendo ad esempio il
rivelatore idoneo per l'installazione in locali pregevoli per arte o storia. Il principio di
funzionamento è basato su una ventola di aspirazione che preleva l’aria dagli
ambienti da monitorare attraverso tubazioni dotate di fori di diametro calibrato e la
convoglia all’interno di un dispositivo di analisi. Il dispositivo di analisi può essere
installato anche molto distante dagli ambienti monitorati. All’interno del dispositivo di
analisi è presente un rivelatore di fumo (molto più sensibile di quelli puntiformi per
posa in ambiente) che evidenzia l’eventuale presenza di fumo nell’aria aspirata. Negli
ambienti dove è necessaria la precocissima rivelazione di un incendio vengono
utilizzati impianti ad aspirazione in cui l’analisi dell’aria prelevata viene effettuata
mediante un dispositivo laser. Detto dispositivo è in grado di rilevare quantità
infinitesime di particelle di fumo.

Installazione
Impresa abilitata alla realizzazione degli impianti di cui all’art. 1 comma 2 del D.M. 37/08 se
regolarmente iscritta nel registro delle imprese (D.P.R. 7 dicembre 1995, n. 581 e successive
modificazioni) o nell'Albo provinciale delle imprese artigiane (Legge 8 agosto 1985, n. 443) e
se l'imprenditore individuale o il legale rappresentante ovvero il responsabile tecnico da essi
preposto con atto formale, è in possesso dei requisiti professionali richiesti (articolo 4 del
D.M. 37/08).

Necessità di progetto
Si, secondo guida CEI 0-2, se gli ambienti sorvegliati presentano le seguenti caratteristiche:

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§ le utenze sono alimentate a tensione superiore a 1000 V, inclusa la parte in bassa


tensione;

§ la superficie è superiore a 200 m2;

§ le utenze alimentate a bassa tensione hanno potenza impegnata superiore a 6 kW;

§ il numero di rilevatori supera le 10 unità;

§ si tratta di un luogo a maggior rischio in caso d'incendio;

§ si tratta di un luogo classificato con pericolo di esplosione per la presenza di gas e/o
polveri.

Dichiarazione di conformità
Si, ai sensi del D.M. 37/08.

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Norme di installazione

Protezione contro i contatti diretti ed indiretti

La protezione contro i contatti diretti ed indiretti degli apparecchi elettrici ed elettronici


presenti nell’impianto e dei rispettivi circuiti di alimentazione rientra nel caso generale della
protezione degli impianti e degli apparecchi utilizzatori.

Tipo di posa condutture

§ Nell’edizione gennaio 2010, sono richieste, per tutto il sistema di rivelazione incendi,
condutture resistenti al fuoco per 30 minuti ed a bassa emissione di fumi, gas tossici
e corrosivi (cavi LSOH). Si evidenzia che un cavo resistente al fuoco per costruzione
è spesso anche di tipo LSOH.

§ I cavi possono essere: a vista,in canaletta o in tubo PVC, tubo metallico, in condotto
interrato; devono avere una guaina esterna di protezione; la posa deve garantire i
cavi contro danneggiamenti accidentali; le giunzioni e le derivazioni devono essere
eseguite in apposite scatole e devono anch’esse essere resistenti al fuoco per 30
minuti (scatole metalliche e morsetti ceramici).

Connessioni via radio

Nei sistemi di connessione wireless i componenti dell'impianto di rivelazione (rivelatori,


pulsanti manuali) sono collegati alla centrale via radio. La comunicazione tra l'interfaccia
(gateway) e i componenti di rivelazione ed allarme deve essere bidirezionale.

Tramite i gateway, la centrale:

• riceve i segnali di allarme dai componenti in campo;

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• interroga costantemente i componenti in campo per verificarne il corretto


funzionamento;

• controlla lo stato di efficienza dell'interfaccia e delle batterie che alimentano i vari


componenti, segnalando la riduzione della carica prima che si esaurisca.

I dispositivi di interfaccia (gateway) possono essere interni alla centrale, oppure essere
inseriti sull'anello (loop) che collega anche gli altri componenti di rivelazione. Poiché un
guasto ai rivelatori non deve mettere fuori servizio i pulsanti di segnalazione manuale (e
viceversa) l'interfaccia radio di questi ultimi deve essere separata da quella dei rivelatori
automatici. I componenti in campo (rivelatori, pulsanti, ecc.) devono essere identificabili in
modo univoco direttamente dal pannello di comando della centrale, essere conformi alle
norme UNI di prodotto e agli ulteriori requisiti per il sistema di connessione via radio di cui
alla norma UNI 54-25. Occorre, infine, considerare che le strutture dello stabile possono
attenuare la trasmissione via radio dei segnali. In ogni caso, per le indicazioni sul raggio di
azione delle apparecchiature radio nelle effettive condizioni di installazione è bene riferirsi
alle istruzioni del costruttore.

Criteri di installazione

Ambienti da monitorare

Il numero e la tipologia delle aree sorvegliate vanno determinati sulla base del documento di
valutazione di rischio incendio. Le aree sorvegliate devono essere interamente tenute sotto
controllo dal sistema di rivelazione. All’interno di un’area sorvegliata devono essere dotati di
impianto di rivelazione anche i seguenti ambienti:

• locali tecnici e vani corsa di ascensori ed elevatori

• cortili interni coperti

• cunicoli, cavedi e passerelle per cavi elettrici

• condotti di condizionamento dell’aria

• condotte di ventilazione

• spazi nascosti entro controsoffitti e pavimenti flottanti

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Rilevatori puntiformi di fumo

Il numero di rivelatori ottici di fumo puntiformi è basato sul raggio di copertura di questi
componenti. Per i rivelatori di fumo il raggio di copertura vale:

• 6,5 m nei locali con il soffitto piano, o con inclinazione (sul piano orizzontale) fino a
20°;

• 7 m se l'inclinazione del soffitto supera 45°.

I rilevatori di fumo non devono essere installati ad altezza superiore di 12 metri dal
pavimento.

In prossimità del rivelatore la velocità dell’aria non deve superare 1 m/s.

Oltre la velocità dell'aria va preso in considerazione anche il numero di ricambi d'aria all'ora
nel locale sorvegliato. Se i ricambi d’aria sono elevati occorre maggiorare il numero di
rivelatori installati.

Tenuto conto del raggio di copertura dei rivelatori di fumo, bisogna raddoppiare il numero di
rivelatori quando la circolazione dell'aria in un ambiente supera:

• 6,15 ricambi/h se il soffitto è piano o con inclinazione fino a 20°;

• 5,71 ricambi/h se l'inclinazione del soffitto è compresa tra 20° e 45°;

• 5,33 ricambi/h se l'inclinazione del soffitto supera 45°.

Poiché è necessario monitorare anche gli ambienti nascosti (controsoffitti, pavimenti flottanti,
ecc.), in presenza di elevata ventilazione è necessario aumentare il numero di rilevatori
secondo il seguente criterio:

• triplicare il numero di rivelatori negli spazi nascosti con ripresa dell'aria,

• raddoppiare il numero dei rivelatori negli spazi nascosti senza ripresa dell'aria.

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Rilevatori di calore

Il raggio di copertura per i rivelatori di calore è di 4,5 m.

I rilevatori di calore non devono essere installati ad altezza superiore di 8 metri dal
pavimento.

Rilevatori lineari di fumo

In caso di soffitti piani un rilevatore lineare può proteggere un’area di superficie inferiore a
1600 mq e larghezza massima 15 m.

Rilevatori ad aspirazione

Una tubazione può sorvegliare un’area di superficie inferiore a 1600 mq. La superficie
sorvegliata da un singolo foro di campionamento può essere assunta pari a quella di un
rilevatore ottico di fumo installato in analoghe condizioni.

Rivelatori puntiformi di fiamma

La norma non stabilisce il raggio di copertura del rivelatore, ma rinvia il compito al costruttore
il quale individua il cono di protezione mediante l'angolo. Nell'installazione dei rivelatori di
fiamma occorre evitare ostacoli tra il rivelatore e l'area protetta; vanno inoltre considerate le
eventuali sorgenti di radiazioni che potrebbero interferire con il rivelatore.

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Prescrizioni particolari

Verifiche

La normativa di riferimento per la verifica degli impianti di rivelazione incendi è la norma UNI
11224. Per procedere alla verifica è inoltre indispensabile disporre del piano di emergenza
del complesso in cui è installato l’impianto al fine di accertare che le procedure attuate siano
coerenti con quelle previste.

Tutte le verifiche condotte devono essere annotate su schede redatte in conformità a quanto
indicato dalla norma UNI 11224.

Iniziali

§ Verifica del corretto dimensionamento dell’impianto

§ Esame a vista

§ Verifica della centrale

§ Verifica del corretto stato di allarme

§ Verifica del corretto stato di guasto

§ Verifica delle fonti di alimentazione secondaria

§ Misura della continuità fra conduttore di protezione e morsetto di terra della centrale;

§ Verifica della continuità dello schermo dei cavi;

§ Misura della tensione sui componenti periferici in caso di mancanza


dell’alimentazione primaria da rete.

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Periodiche

L’impianto va controllato almeno ogni 6 mesi. Le prove sono sostanzialmente le stesse


previste per le verifiche iniziali ad eccezione della simulazione di guasto per cui è ammesso
un esame a campione.

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