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L’indagine Casa Sicura 2003

Pubblicato il: 10/11/2003 L’indagine Casa Sicura 2003


Aggiornato al: 10/11/2003

di Angelo Baggini (Università degli Studi di Bergamo - Facoltà di Ingegneria)


e Gabriele Tacchi (ECD - Engineering Consulting and Design - Milano-Pavia)

Da 2000 interviste e dal rilievo diretto in un campione di abitazioni è emerso un quadro generale dello
stato di fatto degli impianti elettrici domestici italiani.
Un anno fa è nata "Casa Sicura 2003", concepita all'interno di Feeds, progetto europeo senza fini di lucro,
finalizzato a fornire una visione d'insieme dello stato degli impianti elettrici nelle abitazioni europee.

1. Generalità

L’interesse suscitato dalla prima indagine Casa Sicura condotta tra il 2001 ed il 2002 ma soprattutto il risultato - circa
la metà degli impianti elettrici domestici verificati non possedevano i requisiti di sicurezza prescritti dalla legge 46/90 -
hanno convinto i promotori dell’iniziativa ad estenderla a tutto il territorio nazionale.

All’incirca un anno fa è nata quindi “Casa Sicura 2003”, concepita all’interno di Feeds, progetto europeo senza fini di
lucro finalizzato a fornire una visione d’insieme dello stato di fatto degli impianti elettrici nelle abitazioni europee
(http://safety.copperwire.org), finanziata da Iir e sostenuta dal Comitato elettrotecnico italiano (Cei) e da Prosiel.

Lo scopo dell’indagine è stato ampliato rispetto alla precedente edizione,


integrando il questionario al fine di rilevare, oltre a dati relativi alla
sicurezza, anche dati relativi:

• alla consistenza degli impianti (compresi telefonici, dati, tv);


• alla conoscenza ed interesse nei confronti della domotica.

Caratteristica peculiare dell’indagine è che tra la prima e la seconda edizione


siano stati verificati direttamente più di 200 impianti.

I dati raccolti hanno permesso di delineare il quadro dello stato di fatto degli
impianti elettrici domestici italiani, il grado di conoscenza dei diritti-doveri
derivanti dalla legge 46/90 ed hanno permesso di ottenere anche una
indicazione della consistenza tipica degli impianti elettrici, dei “costumi
elettrici” e della propensione alla
Fig. 1: Utilizzazione di prese multiple o novità delle famiglie italiane.
ciabatte
L’anteprima dei risultati è stata presentata ad Intel 2003, nell’ambito del
convegno “Impianti elettrici a regola d’arte: situazioni e prospettive”, dal
professor Angelo Baggini dell’Università di Bergamo, curatore della ricerca.

Fig. 2: Utilizzazione di prolunghe o


adattatori

1
Le informazioni contenute nel presente documento sono tutelati dal diritto d’autore e possono essere usati solo in conformità alle norme vigenti. In particolare Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico
si riserva tutti i diritti sulla scheda e su tutti i relativi contenuti.
Il materiale e i contenuti presentati nel sono stati attentamente vagliati e analizzati, e sono stati elaborati con la massima cura. In ogni caso errori, inesattezze e omissioni sono possibili.
Voltimum Italia s.r.l. a socio Unico declina qualsiasi responsabilità per errori ed omissioni eventualmente presenti nel sito.
L’indagine Casa Sicura 2003

2. Le dotazioni medie e i consumi elettrici

Una delle condizioni necessarie per la sicurezza è certamente la funzionalità.


La scarsa funzionalità, infatti, può determinare comportamenti potenzialmente pericolosi, spingendo all’utilizzazione di
componenti non sempre costruiti a regola d’arte (adattatori, prolunghe, prese multiple) e spesso all’insegna del fai da
te.

Per questo motivo è stato ritenuto utile tracciare un identikit dell’impianto domestico italiano. Se ne ricava un impianto
caratterizzato da una potenza impegnata che, nella stragrande maggioranza dei casi, è pari a 3 kW anche se 1/5
degli intervistati lamenta l’intervento del limitatore.

Il quadro di distribuzione è composto prevalentemente da un interruttore (37%) o da due o tre interruttori (42%);
solo il 21% degli intervistati dichiara di possedere un quadro elettrico composto da più di tre interruttori. I circuiti di
illuminazione e forza motrice sono separati in circa il 60% dei casi.

Tabella 1 - Dotazioni medie dell'impianto elettrico

Totale prese FM Totale prese TV Totale prese TF Totale prese TD Totale punti di comando

22 3 2 Circa 0 15

Per quanto concerne le dotazioni medie dell’impianto (tabella 1) si nota come la densità di prese a spina sia pari a
circa 2 prese per ogni 10 m2, considerando un’estensione media delle abitazioni pari a 100 m2.
Il numero di prese tv vanno forse di pari passo con il numero di televisori mentre si può dire che il cablaggio
strutturato è praticamente assente nelle case italiane. Il dettaglio delle tipologie delle prese a spina dimostra, se ce ne
fosse ancora bisogno, che la standardizzazione delle spine costringe ad un certosino lavoro di collage elettrico
(tabella 2).

Tabella 2- Dotazioni medie: dettaglio della tipologia di prese a spina

Totale prese 10A Totale prese 16A


Totale biprese Totale prese schuko
(standard italiano) (standard italiano)

11 5 5 1

Se la gestione di un impianto è diretta conseguenza della sua funzionalità


ecco che nel questionario sono state incluse alcune domande mirate a
sondare i “costumi elettrici” degli italiani nell’utilizzazione dell’impianto
elettrico domestico.

Dalle risposte si ricava l’immagine di utenti letteralmente affamati di


prese a spina e, come già visto, impegnati in un vano inseguimento della
chimera della spina europea.
Si è infatti riscontrato nel 70% dei casi l’uso di prese multiple o ciabatte
oppure prolunghe o adattatori. Se da un lato le dotazioni medie
dell’impianto descrivono un impianto elettrico abbastanza essenziale,
dall’altro si registra un certo interesse verso la domotica.
Il 58% degli intervistati ha dichiarato infatti di essere al corrente della
possibilità di installare “impianti intelligenti” e ben il 68% degli intervistati
ritiene utile un sistema di questo tipo, mentre il restante 32% si dice
convinto della sua inutilità.
Fig. 3: Fattori ritenuti frenanti nei confronti
Tuttavia esistono motivi che frenano la diffusione di questi impianti. degli "impianti intelligenti"
Per circa un terzo (32%) delle persone coinvolte nel sondaggio questi
sistemi sono ancora poco diffusi perché ritenuti inutili oppure in relazione a presunte difficoltà di utilizzo. Il restante
68% dichiara invece che è il prezzo il fattore che ostacola la diffusione della domotica (figura 3).

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3. La conoscenza della legge 46/90 e il giudizio di sicurezza

Uno degli obiettivi dell’indagine è stato quello di stabilire se la legge 46/90 fosse
conosciuta o meno, in considerazione anche del suo campo di applicazione che
comprende gli impianti domestici in generale e non solo quelli elettrici.

Circa la metà degli intervistati (55%) ha dichiarato di essere a conoscenza


dell’esistenza della legge 46/90 (figura 4).

Rispetto alla precedente edizione di Casa Sicura si registra un incremento del


dato generale (7%) forse dovuto all’effetto delle campagne di
sensibilizzazione in tema di sicurezza (non solo in campo elettrico).

Un nodo importante è poi quello della sicurezza percepita. Non si può infatti
pretendere che ogni singolo sia capace di valutare il coordinamento delle
protezioni contro le sovracorrenti: tuttavia, ciò non significa che non possa
esistere un giudizio sulla sicurezza del proprio impianto.

Il 64% dei capifamiglia giudica il proprio impianto elettrico sicuro mentre il Fig. 4: Conoscenza della legge 46/90
restante 36% si divide esattamente a metà tra chi considera il proprio impianto
insicuro e chi ritiene di non saper esprimere un giudizio (figura 5).

Stratificando il dato in funzione del titolo di proprietà, risulta che la


maggioranza (66%) delle persone che vivono in casa propria giudica sicuro
l’impianto elettrico, mentre il dato scende al 46% per gli affittuari. Gli
impianti elettrici delle abitazioni costruite dopo l’entrata in vigore della
46/90 vengono giudicati sicuri nell’85% dei casi; la percentuale scende al
55% per gli edifici di più di 25 anni fa.

Fig. 5: Giudizio della sicurezza


dell'impianto elettrico da parte del capo
famiglia

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4. Gli interventi e la dichiarazione di conformità

Dai dati raccolti risulta che, negli ultimi 12 anni, sono stati effettuati
interventi sull’impianto elettrico nel 50% delle abitazioni.

La tipologia di intervento più frequente è risultata la sostituzione


totale dei conduttori (35%); l’11% degli intervistati ha dichiarato di
aver ristrutturato completamente l’impianto elettrico.

I motivi che hanno determinato gli interventi si suddividono


sostanzialmente tra il desiderio di sicurezza (31%), la volontà di
adempiere ad un obbligo di legge (25%) e l’opportunità di
rinnovare l’impianto elettrico determinata da altri lavori di
ristrutturazione (18%).
Può sorprendere che, apparentemente, solo una quota trascurabile
degli impianti (1%) sia stata adeguata su consiglio dell’elettricista.

Un fattore sicuramente rilevante per giudicare lo stato di applicazione


della 46/90 è il rilascio della dichiarazione di conformità. Dall’analisi
delle risposte risulta che la dichiarazione di conformità è stata
rilasciata al termine dei lavori in circa la metà dei casi (48%), mentre
circa un quarto degli intervistati ha dichiarato di non averla ricevuta
(24%); la restante parte dichiara di non sapere.

Com’era prevedibile, la conoscenza dell’esistenza della legge sembra avere una certa influenza sulla consapevolezza
dei propri diritti: infatti, il 72% degli interventi realizzati in abitazioni con capifamiglia informati è stato seguito dalla
dichiarazione di conformità.

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5. Lo stato di fatto degli impianti

Per valutare lo stato di fatto degli impianti sono state poste alcune domande
finalizzate a determinare l’esistenza dei requisiti minimi di sicurezza e sono
stati eseguiti da tecnici qualificati rilievi diretti in un campione ristretto di
impianti.

L’esistenza di un dispositivo di sezionamento generale è stata riscontrata


nell’80% dei casi (figura 6), mentre l’interruttore differenziale sembra essere
presente nel 92% delle case italiane.

L’impianto di terra sembra esistere nell’81% delle abitazioni (figura 7). Questo
dato è abbastanza sorprendente se viene messo in relazione con l’età del
fabbricato, da cui risulta che anche
stabili di età superiore a 25 anni hanno
l’impianto di terra (73%).
Il punto dolente rimane (il 55% degli
impianti non risultava protetto contro le
sovracorrenti, nella precedente
Fig. 6: Esistenza di un dispositivo di edizione dell’indagine) quello della
sezionamento generale
protezione contro le sovracorrenti
che risulta essere verificata solo nella metà dei casi (52%).
In particolare risulta non essere verificata la protezione contro i
sovraccarichi.

Strettamente correlate con questo aspetto sono le dimensioni dei


conduttori. I rilievi eseguiti evidenziano che nel 72% dei casi vengono
impiegati conduttori di sezione pari a 2,5 mm2, nel 24% conduttori di sezione
pari a 1,5 mm2 mentre nel 4% dei casi sono stati trovati conduttori da 4 mm2.

Per quanto riguarda invece i


circuiti di illuminazione l’85% è Fig. 7: Esistenza dell'impianto di terra
stato realizzato impiegando nell'edificio
conduttori da 1,5 mm2 mentre il
14% con conduttori di sezione pari a 1 mm2, valore inferiore alla sezione
minima ammessa dalla norma Cei 64-8 per i circuiti di potenza.
Esistono poi pochi impianti (1%) nei quali gli apparecchi di illuminazione
sono alimentati tramite linee di sezione pari a 2,5 mm2.

Un altro dato molto importante


sullo stato degli impianti elettrici e
sulla loro sicurezza, in particolare
relativamente alla protezione
contro i contatti diretti, riguarda
l’integrità dei vari componenti
(figure 8 e 9). Nella fattispecie è
stata rilevata la presenza di
elementi danneggiati e di prese
fissate in modo precario
Fig. 8: Presenza di componenti danneggiati
(scatole, interruttori, prese) rispettivamente nell’8% e nel 21%
dei casi.

Fig. 9: Percentuale di prese


involontariamente rimosse dal muro a
seguito di disinserimento della spina

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6. Le case sicure

Quante sono le case sicure?


Per rispondere a questa domanda essenziale, è stata calcolata la percentuale di impianti conformi a tutti i requisiti di
sicurezza stabiliti dalla 46/90, quella degli impianti nei quali solo un requisito non è soddisfatto e quella degli impianti
nei quali è stata riscontrata la non conformità a più di un requisito.

Sulla base delle risposte fornite, ma soprattutto sulla base dei riscontri diretti si possono infatti ritenere sicure, dal
punto di vista dell’impianto elettrico, meno della metà delle abitazioni (43%).

Nel 2% dei casi non è soddisfatto un requisito ritenuto fondamentale ai fini della sicurezza, mentre il 55% delle
abitazioni può essere considerata molto insicura (figura 10).

Il requisito che risulta più frequentemente violato è


relativo alla protezione contro i sovraccarichi.
Francamente questo risultato sorprende non poco, dal
momento che la verifica del coordinamento tra sezioni dei
conduttori e interruttori automatici di protezione dovrebbe
essere pratica ormai consolidata, anche se meno banale
della semplice installazione di un differenziale per ottenere
la protezione contro i contatti indiretti.

Dall’analisi dei dati raccolti emerge una situazione degli


impianti elettrici ancora lontana da quella auspicata
dalla legislazione attuale. Questo dato stride con il fatto
che il 64% degli intervistati si è dichiarato convinto di
abitare in una casa sicura dal punto di vista elettrico, Fig. 10: La situazione reale
giudizio che confrontato con quello delle case sicure
appare piuttosto ottimistico.

Nello scenario emerso dai risultati di Casa Sicura, il ruolo dell’installatore elettrico risulta decisivo al fine di
migliorare la situazione impiantistica delle abitazioni considerate non sicure.
In particolare il tecnico di fiducia, analogamente a quanto succede nel caso di altre figure professionali, assume un
ruolo fondamentale non solo come persona incaricata di effettuare gli interventi richiesti, ma anche come veicolo di
una cultura della sicurezza domestica necessaria anche a scoraggiare pericolose iniziative fai da te.

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7. La metodologia d’indagine e la scelta del campione

L’indagine, condotta da Ecd, è stata articolata su due livelli:

•circa 2000 interviste dirette;


•rilievo diretto dello stato di fatto degli impianti elettrici
di un campione di abitazioni.
L’universo di riferimento per l’indagine Casa Sicura 2003 è
stato quello delle abitazioni principali italiane, rappresentate
dai capifamiglia (popolazione stimata circa 21,5 milioni di
unità. Dati Istat). Il campionamento alla base dell’indagine
2003 è stato di tipo proporzionale.

Nella figura 11 viene riportata la distribuzione del campione


per area geografica (fonte Istat, dati 2001).
Nei grafici è riportata la distribuzione per ampiezza di centro:
in blu fino a 20.000 abitanti, in viola i centri compresi tra
20.001 e 100.000 abitanti, in gialli i centri oltre i 100.000
abitanti.

Fig. 11: Distribuzione del campione per area geografica

Fig. 12: Distribuzione per professione (fonte Istat, dati 2001)

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