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NUOVO GRANDE COMMENTARIO BIBLICO 3

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OSEA
Dennis J. McCarthy, S.J. † - RolandE. Murphy, A. Carm. * [*revisionato]

BIBLIOGRAFIA
14:1
Commentari: ANDERSEN, F.I. – FREEDMAN, D.N., Hosea (AB 24, Garden City 1980); LINDBLOM, J., Hosea literarisch
untersucht (Abo 1927); MAUCHLINE, J., “Hosea”, IB 6, 551-725; MAYS, J.L., Hosea, OTL (Philadelphia 1969); RINALDI, G.,
“Osea”, I profeti minori (LSB 2, Torino 1960); ROBINSON, T.H., “Hosea”, Die zwölf Kleinen Propheten (HAT 1/14, Tübingen
19542) 1-54; SELLIN, E., Das Zwölfprophetenbuch (KAT 12/1, Leipzig 1929) 6-143; VAN HOONACKER, A., Les douze petits
prophètes (EBib, Paris 1908); WARD, J.M., Hosea (New York 1966); WEISER, A., “Hosea”, Das Buch der zwölf Kleinen
Propheten (ATD 24-25, Göttingen 1956); WOLFF, H.W., Hosea (Herrn, Philadelphia 1974).
Studi: BUSS, M J., The Prophetic Word of Hosea: A Morphological Study (BZAW 111, Berlin 1969); CRAGHAN, J.F., “The
Book of Hosea: A Survey of Recent Literature on the First of the Minor Prophets”, BTB 1 (1961) 81-1:.145-170; EMMERSON,
G., Hosea (JSOTSup 28, Sheffield 1984); KINET, D., Baal und Jahwe (Frankfurt 1977); OSTBORN, G., Yahweh and Baal
(LUA NF 1.51.6; Lund 1956); ROBINSON, H.W., The Cross of Hosea (Philadelphia 1949); UTZSCHNEIDER, H., Hosea,
Prophet vor dem Ende (OBO 31, Freiburg 1980).
[In italiano: FANULI, A., Osea, Michea, Brescia 1984; SIMIAN- YOFRE, H., Il deserto degli dei. Teologia e stona nel libro di
Osea, Bologna 1995; CARBONE, S.P. – RIZZI, G., Il libro di Osea, Bologna 1992].

INTRODUZIONE

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(I) Periodo storico. Di Osea, figlio di Beerì,sappiamo solo quanto possiamo apprendere dal libro che raccoglie
le sue parole. Se può essere rischioso pretendere di ricostruire la sua personalità e la sua vita nei particolari,
deducendoli dal materiale contenuto nel libro, conosciamo tuttavia in parte il suo ambiente, un fattore
indispensabile per una corretta comprensione delle sue parole. Egli pronunciò i suoi oracoli negli ultimi giorni di
uno dei due regni – quello settentrionale, o Israele – che erano risultati dalla divisione degli Ebrei dopo l'epoca di
Salomone.
La sua attività profetica iniziò durante il prospero regno di Geroboamo II e si protrasse fino a quelli disa-strosi
che seguirono, e videro la scomparsa definitiva di Israele dalla scena politica. Tutto questo è riflesso nei suoi
oracoli, il che ci permette di stabilire il periodo a cui risalgono, circa dal 750 fino a dopo il 732.
Benché Osea fosse originario di Israele e non di Giuda, i compilatori del suo libro, nel titolo che stabilisce la
cronologia del profeta (Os 1,1), ignorano significativamente i mediocri re che seguirono a Geroboamo. Essi
elencano i loro contemporanei nel più stabile regno di Giuda, e a buon diritto, visto che gli ultimi giorni di Israele
non furono altro che una storia penosa. L'ultimo secolo dell'esistenza della nazione era stato vissuto sotto il segno
dell'Assiria. Dopo il suo primo serio tentativo di espansione verso occidente nel IX secolo a. C, l'Assiria,
fronteggiata da nemici confinanti e governata da re piuttosto deboli, durante la prima metà del secolo Vili se n'era
rimasta tranquilla. In questo periodo di respiro, la dinastia di leu riuscì a consolidarsi in Israele, e con Geroboamo II
(786-746) portò il regno alla sua estensione massima e al più alto grado di prosperità materiale.
Ma la morte di Geroboamo coincise con l'ascesa al trono assiro di un energico re, Tiglat-Pileser III (745-727).
La pressione che di nuovo questo monarca esercitò sugli stati di Siria e di Palestina rivelò la debolezza del potere di
Israele. La vita politica della nazione si deteriorò fino a diventare una successione di rivolte di palazzo, assassini e
cambiamenti di dinastie. Nei venti anni che intercorsero tra la morte di Geroboamo e la fine del regno, Israele ebbe
sei re. Il figlio e successore di Geroboamo, Zaccaria, fu assassinato nel giro di sei mesi. L'assassino, Sallum, fu a
sua volta trucidato dopo solo un mese da Menachem che riuscì a sopravvivere dal 745 al 738. Fu lui il re che
dovette accettare l'egemonia assira e pagare un pesante tributo (2Re 15,19-20). Pekachia, figlio di Menachem,
regnò due anni, al termine dei quali Pekach, a capo di una fazione anti-as-sira, lo fece uccidere e si impadronì del
potere. Alla insensatezza di una opposizione all'invincibile Assiria, Pekach aggiunse l'empietà di un'alleanza con
Damasco contro Giuda, il regno fratello, con l'intento di rovesciare la dinastia di Davide ed imporre un re disposto
ad unirsi alla coalizione anti-assira. Ma Acaz di Giuda, contro il consiglio del profeta Isaia, pagò un tributo al re
dell'Assiria chiedendogli aiuto. Tiglat-Pileser, lieto di avere un'occasione per intervenire in Palestina, venne a
liberare il suo vassallo (2Re 16,5-9). Il conquistatore assiro naturalmente spodestò Pekach e lo sostituì con un certo
Osea, che doveva essere un fedele vassallo dell'Assiria. Il regno di Israele fu privato della Galilea e della
Transgiordania.
Non questo, la lezione non era bastata. Dopo la morte di Tiglat-Pileser, Osea si unì ai nemici dell'Assiria. Fu la
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fine: egli stesso venne fatto prigioniero e, dopo un lungo assedio, la capitale Samaria fu conquistata nel 722-721.
Israele fu deportato in esilio e la sua terra fu colonizzata da stranieri.

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(II) Dottrina. Non fa meraviglia se il profeta preferisce per i suoi oracoli la forma del giudizio rib. Questa
storia violenta e in continuo cambiamento è riflessa in ogni pagina del suo libro. Egli condanna la vuota pompa del
culto puramente esteriore di Israele, come condanna l'orgoglio di chi si vanta della propria ricchezza e potenza
militare. Questo rifiuto è il riflesso della reazione di Osea agli atteggiamenti prevalenti durante i giorni prosperi di
Geroboamo II. Ma egli ha parole dure anche per l'egoismo e la irresponsabilità dei re e dei capi di Israele, per le
loro liti e i loro complotti, per le continue rivoluzioni e cambiamenti di governo. Di fatto egli è profondamente
avverso alla monarchia di Israele, e condanna la forte dinastia di leu e i suoi deboli successori, cosa che molti
interpretano come un rifiuto da parte del profeta della monarchia in quanto tale. Ma Osea non si oppone
all'esistenza di una monarchia tra gli Ebrei; egli avversa invece il Regno del nord perché ha separato la nazione da
Giuda e dalla legittima dinastia regale di Davide, e nello stesso tempo ha fondato i santuari paganeggianti di Dan e
di Betel.
Osea allude all'empia guerra contro Giuda (Os 5,8-15). Più d'ogni altra cosa, egli agita la minaccia dell'esilio e
della distruzione finale, minaccia adempiutasi alla lettera durante gli ultimi giorni di Israele.
Ma la follia politica e l'anarchia degli ultimi giorni di Israele non costituirono la preoccupazione principale di
Osea. Egli sapeva che questi non erano altro che i sintomi di un disordine fondamentale: Israele aveva abbandonato
YHWH, suo vero re e sua salvezza, per dedicarsi al culto degli dèi cananei della fertilità, i Baal, e così attribuiva la
propria prosperità non a YHWH ma a questo culto. “Baal” è in realtà un appellativo che significa “signore” (nelle
nostre Bibbie, “Signore” sta al posto di YHWH, che non significa affatto “signore”); usato da solo esso designa
Hadad, il dio cananeo per eccellenza della fertilità, e indica che ogni località aveva il suo Hadad che era signore del
territorio.
L'esatto carattere del baalismo che Osea rimprovera ad Israele è complesso. C'era una palese devozione ai Baal
pagani – ne è testimonianza il riferimento al peccato di Baal-Peor (Os 9,10-14) – ma il peccato più diffuso era la
contaminazione dell'autentico culto di YHWH con il baalismo. YHWH era considerato un dio dello stesso genere
dei Baal, legato alla terra e ridotto essenzialmente alla funzione di procurare abbondanza di prodotti agricoli. Il suo
culto veniva praticato con riti assunti dai santuari dei Baal – per esempio, la prostituzione sacra – e il pensiero, la
teologia sottesi erano puro baalismo: si attribuiva al rito la potenza di costringere in modo magico la divinità a
concedere quello che si chiedeva, cioè la fertilità. Era questa la religione che Osea vedeva attorno a sé, presentata
come yahvismo, e contro la quale si scagliava.
Ciò spiega come mai egli etichettasse questa religione come prostituzione (zenûnim, zenût). Israele aveva
abbandonato il suo vero amante per darsi ai Baal. Non si tratta semplicemente di linguaggio figurato. Certo, esso si
riferisce alla apostasia spirituale di Israele, ma i culti dei Baal comportavano la pratica dei più rozzi abusi sessuali,
che non sono estranei alla qualificazione dell'atteggiamento di Israele come prostituzione. Ma non si esaurisce qui
il pensiero di Osea a questo proposito. Egli era angustiato dalla apostasia, tanto che “bugia” e “falsità” divennero
termini caratteristici del suo vocabolario, per definire il peccato (cf. Os 7,1-3; 10,2-13; 11,12; 12,2-12). Molto
spesso torna al pensiero di un Israele che lungo la sua storia si è ripetutamente dimenticato del Dio che lo aveva
liberato dalla schiavitù d'Egitto, lo aveva amorevolmente assistito e reso nazione. Anche quando sembrava che la
nazione tornasse a YHWH, Osea vedeva che si trattava solo di parole, di un pentimento insincero pieno di superba
fiducia nei propri meriti (p. es. Os 5,15-7,2).
Osea trae una chiara conclusione: il popolo che si è allontanato dal suo vero Dio, YHWH, deve essere punito.
Si tratta, sì, di una pena di carattere giuridico, annunciata nei termini di una sentenza giudiziaria, ma non è solo una
sanzione legale, cioè una punizione imposta dall'esterno. Si tratta invece della naturale, inevitabile conseguenza del
peccato. Ciò si evince dalla natura della punizione che Osea annuncia. YHWH abbandonerà il popolo da cui è stato
abbandonato. Gli egoistici progetti politici avranno come controparte la distruzione del regno e l'esilio, la perdita
dell'identità nazionale. Il falso culto, fastoso e sensuale, sarà seguito dalla totale privazione di culto. I riti orgiàstici
intesi a produrre abbondanza – ricche messi e materiale per le feste – e a favorire la riproduzione – animale ed
umana – produrranno in realtà carestia e sterilità sì che il popolo sparirà.
E tuttavia, queste meritate punizioni non sono né gli unici né i principali contrappassi con cui Osea ci
sorprende. Quello che colpisce di più ed appare più basilare è la trasposizione che egli opera delle idee del culto
della fertilità. YHWH è lo sposo amorevole di Israele, un'idea certamente influenzata dallo hieròs gamos di Baal. Il
vocabolario – per esempio i riferimenti al vino, al frumento e all'olio, alla pioggia e agli alberi (sacri), alla ricerca
della divinità, ecc. – è spesso quello del culto della fertilità. È YHWH, non Baal, che porta la pioggia, e quindi il
pane, il vino e l'olio. Impossessarsi delle forze del nemico e farne uso è un procedimento coraggioso ed efficace (cf.
E. JACOB, RHPR 43 [1963] 250-259).
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Fin qui abbiamo visto l'aspetto negativo della dottrina di Osea. La condanna, cioè, della politica di Israele, il
rifiuto e l'attacco rivolto alla religione popolare. Ma c'è molto di più. Ripetutamente Osea si richiama alla storia, per
provare che YHWH è stato veramente il salvatore di Israele. A veicolare tutto questo è una formula del tipo “Io
sono YHWH che ti ho fatto uscire dall'Egitto” assunta dalla vera liturgia di YHWH. Osea è uno strenuo
propagatore dello yahwi-smo – colui che, guidato dallo spirito divinamente impartitogli, spiega e sviluppa i
contenuti della rivelazione di YHWH che veniva comunicata al popolo e rinnovata attraverso la sua proclamazione
nei santuari, dove la liturgia e l'insegnamento dei sacerdoti, suoi custodi, riflettevano ancora le autentiche tradizioni
dello yahwismo. La risposta che egli chiese aveva come elemento base lo hesed, l'“amore fedele”, cioè fedeltà a
YHWH in obbedienza ai suoi comandamenti. Il termine è tipico delle stipulazioni di alleanze; esso denota
l'atteggiamento che deve caratterizzare l'essere partner di un contratto. (Sull'alleanza in Os, cf. DJ. MCCARTHY, Bib
53 [1972] 110-121; e J. DAY, VT 36 [1986] 1-12). Per noi ha un senso legalistico, ma hesed non è affatto questione
di tribunali o di decreti. Non si riferisce unicamente alla giustizia, quid pro quo. Il vero hesed include la mente e il
cuore, una totale lealtà nei confronti del partner dell'alleanza, un'idea veicolata da un'altra tipica formula usata da
Osea. Il partner autentico ha pietà rhm per l'altro. La nostra traduzione è inadeguata e fuorviante; non si tratta di
una patetica compassione con i suoi risvolti di indulgenza e commiserazione; si tratta piuttosto di amore, di
attaccamento personale unito al desiderio di aiutare e proteggere, in quanto in ultima analisi imita l'atteggiamento di
una madre verso il proprio figlio rehem, “grembo”).
La ricchezza dell'idea espressa da Osea sul senso autentico della relazione di alleanza è illustrata al meglio
dall'immagine che è tipicamente sua: la presentazione di YHWH ed Israele come sposo e sposa (Os 1-3). La sua
stessa esperienza di unione matrimoniale, caratterizzata da un tenero, comprensivo amore e da un'incrollabile
fedeltà, malgrado la scelta infelice, gli da una penetrazione che gli permette di capire ed esprimere qualcosa
dell'unione di YHWH con Israele. Egli sa, senza possibilità di dubbio, che l'amore di YHWH è immutabile,
malgrado il partner venga meno alla fedeltà.
Osea, oltre a hesed, chiede la conoscenza di YHWH. Vedremo che questa conoscenza non ha nulla a che
vedere con la speculazione intellettuale: si tratta di una relazione affettiva ed effettiva che implica una assoluta
disponibilità ad ascoltare e ad obbedire ai desideri di Dio, ad osservare, cioè, i comandamenti di YHWH (Os 4,2).
Osea non si preoccupa solo del culto e della politica; egli esige coscienza sociale, diritto, ordine, rispetto per gli
altri.
Infine, Osea nutre speranza per il futuro. Ammonimento e giudizio sono il nucleo del suo messaggio, ma egli
promette anche una futura restaurazione che alla fine ricondurrà Israele a YHWH. L'uso dell'espressione “alla fine”,
non deve far pensare che Osea presenti un'escatologia esplicita e sviluppata. Egli promette una restaurazione senza
proporre nulla che faccia pensare al regno messianico dell'escatologia posteriore. Egli usa, comunque, le immagini
e le idee che saranno poi sviluppate in un completo sistema escatologico: una riforma che attui la giustizia, seguita
da una pace paradisiaca e da una nuova e perenne unione (alleanza) con Dio (cf. E. MALY, CBQ 19 [1957] 213-
225].

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(III) Autenticità. Sappiamo quando Osea parlò e che cosa disse – ammesso che abbiamo le sue parole o idee.
Ma quanta parte del libro è autentica? Tra la fine del secolo scorso e l'inizio del nostro erano di moda posizioni
drastiche che negavano al profeta la paternità di ampie sezioni del testo. In particolare si riteneva non potessero
essere opera di Osea le parti positive del suo insegnamento, le promesse di restaurazione (Os 11-14), perché si
presumeva che egli avesse predicato una condanna senza scampo. Oggi gli studiosi hanno abbandonato simili
fantasticherie. Lo stile del libro di Osea è omogeneo. Di più: la personalità appassionata del profeta traspare da
tutto il libro, e le idee sono coerenti. Anche le promesse di restaurazione, già oggetto di duri attacchi, ora vengono
attribuite a Osea. La speranza è una componente essenziale della sua dottrina, perché la promessa di una terra e di
una migliore alleanza è inseparabilmente unita alla parte più caratteristica del libro, l'analogia tra l'amore di YHWH
per Israele e il matrimonio umano. Certo, nel nostro testo sono presenti delle glosse, ma è abbastanza facile
identificarle (per esempio numerose inserzioni del nome di Giuda, la conclusione a mo' di proverbio). A parte
questo, si è però d'accordo che la sostanza di Os viene dal profeta, il che non deve però minimizzare il difficile
problema della corruzione del testo; sotto questo aspetto, il libro di Osea ha sofferto forse più di qualsiasi altro libro
deO'AT. Ma la difficoltà di lettura di parte del testo non è un argomento contro la sua autenticità.

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(IV) Il libro. Le circostanze in cui è stato prodotto il contenuto del libro sono piuttosto chiare. Come quasi tutti
i libri profetici, si tratta di una raccolta degli oracoli che il profeta, parlando a nome di Dio, ha pronunciato per
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ammonire, istruire e convertire il popolo. Altra cosa è la redazione del libro in quanto tale. Noi non sappiamo né
quando né come venne composto. Possiamo pensare che il processo fu lo stesso che per gli altri libri profetici – gli
ascoltatori del profeta, in particolare i suoi seguaci più vicini, e forse lui stesso, misero per iscritto, dopo che erano
stati pronunciati, i suoi detti e gruppi di detti più o meno collegati tra di loro; la raccolta di queste note insieme ad
altri detti del profeta tramandati a memoria, fino a ricavarne un libro, fu un processo graduale. Detti su un
argomento determinato poterono formare piccole raccolte (per esempio, i cc. 11 e 12) che poi vennero unite ad altre
raccolte e altri detti singoli, finché si formò un libro. Dove avvenne e quanto durò questo processo per Os può
essere solo congetturato, anche se occasionali glosse che si riferiscono a Giuda, fanno capire che in parte tale
processo avvenne appunto nel regno di Giuda (cf. ANDERSEN – FREEDMAN, Hosea, 52-76).

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(V) Struttura. Dal modo in cui Os è giunto allo stato attuale, deriva anche il problema della organizzazione
delle sue parti. Il libro nel suo insieme non è un prodotto letterario unificato da un progetto di partenza, bensì il
risultato di una crescita più o meno casuale. Di conseguenza non possiamo aspettarci di trovare una strutturazione
logica delle idee in senso stretto, con una vera e propria progressione di pensiero. Da questo punto di vista, tutto
quello che possiamo fare è una lista degli argomenti, più che una vera e propria struttura. Le varie divisioni sono
basate sulla più o meno frequente occorrenza di qualche elemento – una parola, un'idea, una forma letteraria – che
serva come criterio di divisione. Le singole sezioni, quindi, sono più che altro dettate dalla convenienza.
Normalmente esse non contengono un singolo oracolo che Osea pronunciò come una unità in un dato momento e
luogo; si tratta di raccolte di detti più o meno unificate. D'altra parte, però, questo non significa che le sezioni siano
del tutto arbitrarie e che i singoli detti debbano essere interpretati isolatamente. In primo luogo, dei passi che
rivelano il pensiero del profeta su un determinato tema sono il migliore commento ad altri passi dove ricorre quel
medesimo tema. Per cui, raccolte di passi dove viene affrontato un determinato tema, sono, in quanto raccolte, fonti
legittime per il pensiero di Osea, anche se egli non pronunciò tutte quelle parole in una volta, né curò lui stesso la
raccolta. In secondo luogo, quello che a noi interessa è la parola ispirata di Dio, e questa l'abbiamo nella parola così
come risulta fissata in un contesto biblico e non solo nella parola come fu pronunciata dal profeta isolatamente.

(I) Matrimonio di Osea (1-3)


(A) I figli del profeta (1,2-2,3)
(B) Atto di accusa contro la moglie infedele (2,4-17)
(C) Riconciliazione (2,18-25)
(D) Il profeta e sua moglie (3,1-5)
(II) Condanna dei contemporanei di Osea (4,1-9,9)
(A) Atto di accusa di YHWH contro Israele (4,1-3)
(B) Atto di accusa contro i capi d'Israele (4,4-5,7)
(C) Sommosse politiche (5,8-14)
(D) Falso pentimento (5,15-7,2)
(E) Corruzione della monarchia (7,3-12)
(F) Lamento su Israele (7,13-16)
(G) Peccati nella politica e nel culto (8,1-14)
(H) Esilio senza culto (9,1-6)
(I) Il profeta respinto (9,7-9)
(III) Peccato e storia (9,10-14,1)
(A) Peccato e declino (9,10-17)
(B) Punizione dell'apostasia (10,1-8)
(C) Falsa fiducia (10,9-15)
(D) L'amore vince l'ingratitudine (11,1-11)
(E) Perfidia d'Israele (12,1-15)
(F) Sentenza di morte (13,1-14,1)
(IV) Epilogo: pentimento e salvezza (14,2-9)