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Artidesign

Artistico ed estetico
Preliminare ad ogni discorso sull’arte è il tema del «piacere» perché
esso è, o dovrebbe essere, il principale fattore dell'esperienza artistico-
estetica. Il piacere, ridotto alle espressioni «mi piace» e «non mi piace»,
sembra avere un valore elementare e indiscutibile al pari di ciò che
semplicisticamente esprime l'aforisma c/c gustibus non est disputandum.
Ma non è così. Il concetto di piacere è tra i più ricchi e complessi,
implicando assunti filosofici, psicologici, estetici ed un campo assai
vasto di «affezioni»; basti pensare che il piacere e il dolore
costituiscono le tonalità fondamentali di qualsiasi tipo o forma di
«emozione».
L'associazione dei due aggettivi «estetico» ed «artistico» impone un
chiarimento terminologico, trattandosi di due distinte categorie. Con la
prima s'intende un'espressione relativa a qualcosa, principalmente di
naturale, che dia piacere: la bellezza della persona, della natura, dei
gesti spontanei, della simpatia propria degli uomini e delle cose; con la
categoria dell'artistico, invece, s'intende qualcosa, principalmente
artificiale, che sia apprezzabile anche se non dà piacere nel senso
naturale, ma - come suol dirsi - induce alla riflessione e
all'ammirazione. In altri termini, al piacere estetico possono attingere
tutti, quale che sia il loro livello di cultura, perché riguarda appunto un
godimento naturale. Viceversa al piacere artistico possono accedere
solo quelli che hanno una preparazione culturale, che conoscono le
«regole del gioco», le norme e i paradigmi coi quali guardare all'arte. Si
deve altresì ammettere che spesso anche nel piacere dell’arte coesistono
l’“estetico» e l’«artistico”. Infatti possono darsi opere contenenti quel
tanto di naturalistico da suscitare il godimento estetico e in pari tempo
opere, per lo più lontane dalla natura, oppure rappresentanti temi
sgradevoli, tali da negare piacere estetico, concedendo solo quello
artistico. Beninteso, poiché distinzione non è separatezza, il piacere
artistico non è incompatibile con quello estetico; anzi, l'obiettivo cui
tendere è la riduzione del piacere naturale a quello culturale e viceversa

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alimentare il piacere naturale con alcuni principi propri di quello


artistico.
Nella storia dell'estetica, l'intento di unificare i due tipi di godimento fu
affrontato dalla teoria dell'Einfublung (da em «in» + fuhlen «sentire»,
termine tradotto in italiano con «sentire insieme», simpatia simbolica,
consenso). Questa teoria, ponendosi il problema psicologico del perché
siamo attratti o respinti da un fenomeno naturale o da un oggetto d'arte,
avanzava l'interpretazione per cui è l'oggetto a possedere in se stesso
una qualità tale da darci piacere; a questa prima si opponeva la seconda
interpretazione: siamo noi a conferire all'oggetto quella qualità che ce
lo rende piacevole. Alle due risposte, entrambe insoddisfacenti,
subentrava una terza accolta poi unanimemente dalla critica: il piacere
non dipende soltanto da ciò che caratterizza l'oggetto, né solo da ciò
che gli assegna la persona, bensì da un'affinità tra il soggetto e l'oggetto,
conclusione espressa dalla proposizione: «nulla agisce solo per se
stesso ma in base all'affine che c'è in noi».
AI piacere dell'arte è legato un altro aforisma, quello dell'«utile e
dilettevole». I due termini risultavano poco conciiabii fin dall'antichità.
Orazio nell'Ars poetica ne tenta l'accordo: «I poeti vogliono procurare
l'utile e il dilettevole [...] Raggiunge i pieni voti chi unisce l'utile al
dolce, nello stesso tempo dilettando e istruendo il lettore». Lo stesso
pensiero ritorna in età moderna con Francesco Milizia: anche per lui il
fine dell'artista è quello di piacere e insieme di istruire, mentre, a suo
dire, il contrario è impossibile: «L'Artista può piacere senza istruire, ma
non può istruire senza piacere. Un'istruzione senza diletto è ributtante,
non è istruzione. Il solo piacere senza utile è come un bel sogno»2. Tra
le altre implicazioni, il piacere, come dirò in seguito, è forse
principalmente legato alle nostre aspettative: consideriamo bello e
piacevole ciò che per vari motivi, consapevoli o no, abbiamo già
prefigurato nella nostra mente come un ideale, un modello per qualcosa
di reale. Per questo ed altro, tutto il discorso del piacere è legato ad altri
paradigmi, come quello del gusto, che incontreremo più avanti.
Affinché il presente saggio abbia anche un valore di attualità, riporto un
giudizio di Filiberto Menna su come va ponendosi il rapporto fra

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l'artistico e l'estetico: oggi «si manifesta, in termini più aperti e


allarmanti, lo scollamento tra artistico ed estetico, che finiscono con il
rivolgersi reciprocamente le spalle e procedere in direzioni opposte:
l'artistico tende a chiudersi dentro i confini rassicuranti di una
definizione autosufficiente, al limite tautologica, dei propri processi
[l'A. si riferisce in particolare all'arte concettuale]; l'estetico inclina ad
espandersi in un'area diffusa e sfumata, in una sorta di terreno vago
privo di emergenze e strutture [qui il riferimento è quasi certamente ai
mass media]»