Sei sulla pagina 1di 5

L’architettura delle 4 avanguardie (introduzione)

Una delle tante interpretazioni dell'avanguardia in architettura è legata


alla natura del progetto. Questo ha senso solo se propone qualcosa di
nuovo, serve a produrre manufatti inediti, quanto meno, a migliorare
quelli in uso, altrimenti non si dà progettazione ma mera riproduzione
del preesistente. L'avanguardia va vista come una esasperazione di
questo fenomeno; essa può essere intesa come un macroprogetto,
peraltro così forte e combattivo da ignorare ciò che già c'è, da porsi
come atto antagonistico, da incidere sulla continuità della tradizione,
da entrare e uscire dalla storia con un moto sui generis, infatti, pur
risolvendosi al massimo nel presente, ora guarda al passato, ora al
futuro.
Nonostante che l'avanguardia sia stata dichiarata morta, definita
razionale o viscerale, storica o neo-storica, propria ai vari «ismi», ecc.,
non possiamo fare a meno, nel progettare, di riferirci a essa;
espressione dello zeitgeist e parametro di riferimento, secondo l'antico
precetto tomistico per cui omne quod cognoscitur cognoscitur per
suam similitudinem vel per suum oppositum e, poiché non possiamo
seguirla alla lettera, né ignorarla, in qualche modo vale un'altra
massima, il motto di Ovidio nec sine te nec tecum vivere possum. Ne
deriva l'esigenza di tentarne una classificazione utile sia ai fini critici
che operativi.
Il mio è un saggio a tesi, consistente anzitutto nel definire quattro
categorie di avanguardia architettonica: la prima è la cosiddetta
«avanguardia dei maestri» (Le Corbusier, Gropius, Mies van der
Rohe, ecc.) che, pur contando fabbriche eccezionalmente innovative e
di alta qualità, non ha sempre le altre caratteristiche dell'avanguardia
che specificherò più avanti; la seconda riprende il mito dell'«arte nella
vita»; la terza è prettamente tecnologica; la quarta, per il suo agonismo
e radicalismo equivale a una «contestazione globale» identificabile nel
fatto che non si realizza in concrete costruzioni, ma resta in un ambito
teorico/progettuale; fa parte della mia tesi il giudizio che quest'ultima
sia la forma di avanguardia più rigorosamente intesa.
Accompagna il suddetto quadrinomio, organizzato in altrettanti
capitoli, una serie di paragrafi che, nei limiti del possibile, trattano
problemi pertinenti a ciascuna categoria dell'avanguardia. Così
esemplificando, nel capitolo dell'«avanguardia dei maestri» troviamo
il contrappunto della «critica discorde», in quello della riduzione
dell'«arte nella vita» sono inclusi i paragrafi dedicati allo
sperimentalismo e all'utopia; nel capitolo dell'«avanguardia
tecnologica», il paragrafo concernente il reale e il virtuale; in quello
della «contestazione globale», i paragrafi che spiegano una simile
presa di posizione, ecc.
Il testo contiene altresì capitoli che trattano il fenomeno nei suoi
aspetti complessivi come quello che riguarda l'avanguardia artistico-
letteraria distinta da quella architettonica, l'altro che s'intitola
«avanguardia come tipo ideale» o l'altro intitolato un'«avanguardia
verosimile» che in sostanza è una critica al Futurismo o ancora il
capitolo dedicato al «moderno e alla modernità». Beninteso, il testo
non poteva essere strutturato secondo la logica successione dei quattro
capitoli principali coi relativi paragrafi, così come risulta dalla
suddetta descrizione, ma essere articolato anche con l'immissione di
altri interventi che fanno capo ad una definizione generale.
Quando si parla di avanguardia in architettura, prima ancora che a
questa o quella fabbrica, si pensa alla versione architettonica di alcune
esperienze figurative, a una estensione in campo edificatorio
dell'avanguardia artistico-letteraria e soprattutto della pittura.
Contrariamente a questa diffusa opinione, è stato anche affermato che
in molti casi nella recente storia dell'architettura questa ha preceduto
opere e poetiche di altri settori artistici. Trattandosi dell'avanguardia il
problema delle priorità è di indubbio interesse, tuttavia in questa sede,
riconosciuta la scambievole interferenza tra l'architettura e le altre
esperienze, ci proponiamo di individuare gli aspetti peculiari
dell'avanguardia architettonica e quindi, in definitiva, di porre il
problema se esista o meno un'avanguardia in architettura. La risposta a
questo quesito non può darsi in una parte del testo, ma, coinvolgendo
numerose componenti, risultare dall'intero svolgimento della
trattazione.
Com'è noto, il termine avanguardia è una metafora tratta dal gergo
militare, la cui complessa denotazione si può cogliere solo ad un
livello elementare e approssimato: avanguardia significa un gruppo o
movimento artistico che sperimenta forme e soluzioni in anticipo
rispetto alla produzione corrente e «professionale». Altri potranno
dare una definizione migliore, ma sempre insoddisfacente rispetto alla
storia e all'idea che abbiamo di questo fenomeno. Se però passiamo a

2
ciò che il termine connota, quest'idea sarà meglio esprimibile e
comunicabile.
Un elenco di tali connotazioni, che Renato Poggioli nel suo libro
Teoria dell'arte d'avanguardia definisce «concetti», è il seguente:
«attivismo, antagonismo e nichilismo, agonismo e futurismo,
antipassatismo e modernismo, oscurità e impopolarità,
disumanizzazione e iconoclastia, volontarismo e cerebralismo, arte
astratta ed arte pura. Quasi tutti questi concetti son venuti a
riassumersi nella formula centrale d'alienazione per riflettersi in una o
nell'altra delle sue varianti, sociale ed economica, culturale e stilistica,
storica ed etica». [R. Poggioli, Teoria dell'arte d'avanguardia, il
Mulino, Bologna 1962, p. 251].
Effettivamente l'insieme delle suddette connotazioni evoca opere e
personaggi dell'avanguardia storica da Apollinaire a Maiakovskij, da
Tzara a Picasso, da Boccioni a Joyce, ma che cosa ci dice
dell'avanguardia architettonica? Vero è che Poggioli descrive il
fenomeno dal punto di vista prevalentemente letterario, che alcune
delle connotazioni in altre parti del suo libro vengono arricchite (per
esempio la voce modernismo implica anche tecnicismo e
funzionalismo), che le nozioni di arte astratta e arte pura alludono
anche all'architettura; ma nel complesso l'avanguardia architettonica
sembra sfuggire alla citata classificazione.
In un'altra fonte, ricordata da Hans Magnus Enzensberger, troviamo
ulteriori connotazioni del fenomeno che studiamo: «Un album
internazionale dove l'avanguardia presenta se stessa, scrive il saggista
tedesco, e che vuole essere contemporaneamente “resoconto,
documentazione, analisi e programma”, troviamo un elenco dei
concetti e delle categorie centrali che dovrebbero valere nei limiti in
cui sono ancora ammissibili queste distinzioni per la letteratura e per
la pittura, per la musica e la scultura, per il cinema e per l'architettura.
Tra esse spiccano soprattutto le seguenti: improvvisazione, caso,
momento d'imprecisione, intercambiabilità, indeterminatezza,
vuotezza, riduzione al movimento puro, azione pura, movimento
assoluto, motorismo, mouvement pur. Il concetto-guida dell'album “è

3
un dinamismo cieco ed arbitrario”. Il che è abbastanza logico:
l'avanguardia ha sempre mirato al movimento, inteso sia in senso
storico-filosofico sia in senso sociologico. Oltre che anticipazione di
una fase del processo storico, ogni gruppo d'avanguardia ha sempre
pensato di essere “movimento” esso stesso» [H. M. Enzensberger, Le
aporie dell’ avanguardia, in Questioni di dettaglio, Feltrinelli,
Milano, 1965, p. 168]. L'album cui si riferisce l'autore è: Movens.
Dokumente und Analysen zur Dichtung, bildenden Kunst, Musik,
Architektur, Wiesbaden 1960].
Anche questo secondo elenco di connotazioni non ci dice molto sui
caratteri peculiari dell'avanguardia architettonica, tuttavia tanto l'uno
che l'altro rappresentano un'utile linea di riferimento per verificare la
natura e l'esistenza o meno del tipo d'avanguardia di cui ci occupiamo.
Prima di definirla, possiamo senza dubbio affermare che una cosa è
certa: «è fatto ormai indubitabile che il termine e il concetto d'arte
d'avanguardia non risalgono cronologicamente oltre l'ultimo quarto
del secolo scorso [l'800], e che termini di analogo contenuto e di
simile significato non si trovano, neppure in potenza, al di là della
cultura romantica, (o tutt'al più al di là di quell'epoca di crisi, di
fenomeno di transizione che la prepara e precede, in cui si dissolve la
tradizione del classico moderno donde il nome che le fu dato di
Preromanticismo) [R. Poggioli, op. cit., p. 27]. L'autore si riferisce al
movimento letterario tedesco dello Sturm und Drang (tempesta e
impeto) di grande importanza come precursore dell'avanguardia.
Il movimento è datato tra il 1765 e il 1785 e prende nome dal dramma
Wirrwar (Caos) di Maximilian Klinger. Rispetto gli altri grandi
fenomeni culturali del secolo, lo Sturm und Drang reinterpreta
l'Illuminismo, fu affine al Classicismo goethiano, si ritrova
pienamente nel Romanticismo, costituendo un ponte fra quest'ultimi.
Tra i suoi caratteri esponenti - la natura, il popolare, il nazionale, la
genialità e simili - si manifesta la tendenza all'interiorizzazione che
costituisce forse la maggiore eredità lasciata all'Espressionismo e al
Simbolismo. Risale altresì al movimento settecentesco una delle
maggiori contraddizioni dell'avanguardia. Infatti, mentre il passatismo

4
e lo storicismo costituiscono la bestia nera di tutte le correnti
d'avanguardia, al tempo stesso, quale figlio del romanticismo, essa
non può ignorare che Romanticismo è in gran parte storicismo; «e che
storicismo significa non solo un allargamento e un approfondimento
della visione storica del mondo, o la capacità di comprendere le
infinite metamorfosi dello Zeitgeist, ma anche idolatria dello storico,
divinizzazione della storia passata, ma persino presente e futura» [Ivi,
p. 82]. Malgrado il suo storicismo, l'avanguardia è fenomeno
veramente nuovo e di eccezione nella storia della cultura occidentale
o, come fu dichiarato da Massimo Bontempelli, «una trovata
esclusivamente moderna, nata soltanto quando l'arte ha cominciato a
contemplare se stessa sotto un aspetto storico» [cit. in Ivi, p. 27].
Ora, le trovate sono sempre esistite nella storia dell'arte e
dell'architettura ma forse nessuna con la determinazione di incidere,
oltre che sull'arte stessa, sulla vita socioculturale come ha fatto
l'avanguardia, senza contare le connotazioni particolari volte a questo
come ad altri fini, magari ignorati dall'arte, per così dire, classica. Le
cose dette rappresentano solo alcune premesse a un discorso sul
fenomeno in esame, mentre altre saranno riferite - benché si chiamino
premesse - nel corso del mio ragionamento, altrimenti consumo tutto
in premesse senza lasciar spazio ad altre considerazioni. Ritornando al
quesito sull'esistenza dell'avanguardia in architettura, uno dei
principali segni per riconoscerla sta nel fattore linguistico.