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Quaderni della Regione Piemonte - Collana “Agricoltura” - Anno XIV - n.72 - Dicembre 2010

Meno burocrazia
per valorizzare
Notiziario: le enormi potenzialità
Una filiera corta per
i pagamenti e per la dell’agricoltura piemontese
comunicazione

Documenti:
Il dibattito sul futuro
della PAC
entra nel vivo

Informazione
Tecnica:

Quaderni
Il genere Camellia
nel Verbano

della Regione Piemonte


SETTORE 11.01 SETTORE 11.03 SETTORE 11.05
PER TELEFONARE PROGRAMMAZIONE IN SVILUPPO AGRO-INDUSTRIALE SVILUPPO DELLE PRODUZIONI
DIRETTAMENTE AGLI MATERIA DI AGRICOLTURA E DI E DISTRETTUALE VEGETALI
SVILUPPO RURALE Responsabile di Settore Responsabile di Settore
UFFICI COMPORRE Responsabile di Settore CONTI Loredana 2848 PONZO Ettore 4714
IL NUMERO CAVALLO PERIN Maria 4149 Segreteria 1475 Segreteria 1471
011 432 SEGUITO Segreteria 1468 1476 ANSALDI Nadia 3929
ARCHIMEDE Valentina 2801 BANDA Laura 2415 CELLINO Andrea 2809
DALL’INTERNO BRUNO Wanda 2850 BERTORELLO Rosanna 4376 DE SIMONE Amelia 5173
DESIDERATO CONSOGNO Franco 4601 BOLDRINO Laura 5413 LATINO Gianfranco 4642
DE FAZIO Rosetta 2189 BOETTI Roberto 4327 OTTONELLO Mara 3997
DEMARIA Daniele 3384 BOTTARO Silvia 4308 PIVA Elena 4323
ASSESSORE GALLUZZI Marco 2481 FAVOT Adriano 2846 QUARANTA Simone 6075
CLAUDIO SACCHETTO MANCASTROPPA Rosanna 4638 FERRO Sonia 3699 SOSTER Moreno 4375
Segreteria MARTINA Piera 2683 GAGLIANO Flavio 4371 TRAVAGLIA Daniela 2429
CARRANO Tina 3937 MASIERO Donatella 4374 LODATO Salvatrice 4293 VITTONE Eugenio 4927
FRANCHINO Alberto 6036 MARELLI Andrea 2832 MORTARA Guido 6168
GIORGETTI Simone 3875 MICHELOTTI Daniele 4370 MORONE Maria Carla 5682 SETTORE 11.06
QUATTROCCHI Tina 2587 MONERO Rosanna 2434 NIZZA Luigi 4607 FITOSANITARIO
PEROSINO Mario 4369 PELUSO Carla Silvana 4660 Via Livorno, 60 - Torino
DIREZIONE AGRICOLTURA TOFFETTI Francesca 5979 PISTILLO Silvana 3090 Responsabile di Settore
Direttore VALSANIA Maria 4367 SATTANINO Giuseppina 4728 MICHELATTI Giacomo 3723
DE PAOLI Gaudenzio 2696 VERDUCI Leandro 4381 Segreteria 1473
Segreteria 1482 SETTORE 11.02 ALESSI Bruno 3737
ANICITO Francesca 5548 TUTELA DELLA QUALITÀ, SETTORE 11.04 BALLADORE Pallieri Lorenzo 3707
BERTO Alessandra 3924 VALORIZZAZIONE E SVILUPPO DELLE PRODUZIONI BISCARDI Maria Teresa 3461
BRUNO Gianluca 4045 RINTRACCIABILITÀ DEI ZOOTECNICHE BOSIO Giovanni 3721
CARACCIOLO Daniela 5997 PRODOTTI AGRICOLI E Responsabile di Settore BOURLOT Giancarlo 4698
CROSETTO Mirko 8632 ZOOTECNICI CUMINO Paolo 4385 CHERSI Catarina 3289
DOMINICI Claudia 4652 Responsabile di Settore BASSANINO Monica 4223 COTRONEO Alba 3718
FOTIA Angela 2055 CAPRIOGLIO Alessandro 2573 BESSOLO Pierluigi 4305 CRAVERO Sergio 3702
FRASCELLA Patrizia 3436 Segreteria 1474 FERRERO Luigi 4328 DAVÌ Danilo 3705
MAZZA Silvana 4311 AMBROSIO Dora 4398 MARLIANI Rodolfo 3629 DOLZAN Stefano 3062
PALMIERI Aurora 5359 BAMBINO Grazia Maria 5469 MORATTO Martina 3482 ELIA Irene 5568
SAVIO Cecilia 4342 BOASSO Franco 4954 PARZANESE Emanuele 5117 FIORE Anna Rita 3712
TESTA Fabrizio 5216 CACCIAPAGLIA Mariacristina 4716 RASETTO Paola 3775 GALEOTTI Gabriella 3733
TORASSO Susanna 4754 CONVERTINI Stefania 4892 RIGONI Miriam 3117 GALLO Sergio 2188
TROMBETTA Laura 5675 GIACOMELLI Paolo 2830 TERMINI Gianfranco 4372 GAROFALO Maria Cristina 3715
VILLANO Antonia 4297 GIAIERO Prisca 3811 VIZZANO Carmen 4332 GIACHINO Pier Mauro 4900
VIZZARI Vincenzo 4602 GIMONDO Maria 2962 GIANETTI Giannetto 3729
PETRICIG Valentina 4569 GOTTA Paola 3716
PETROSINO Giovanna 5770 GREMO Francesco 3722
OSSERVATORIO REGIONALE SCARZELLO Daniela 5246 GUARINO Barbara 3738
SULLA FAUNA SELVATICA VARETTO Giuseppina 4336 GULLINO Clotilde 4361
AIRAUDO Dario 2093 VICENTINI Iside 4325 LOVISCO Carmela 5956
VULLO Salvatore 3938 LOVISETTO Mariangela 5941
CARISIO Loredana 2394
MASON Giovanna 5067
PICCO Luca 4603 MASSOBRIO Viola 5217
MAZZAROTTO Elisabetta 3711
MORONE Chiara 3726
RAZIONALE Felicita 3719
ROSSI Andrea 4352
SAGLIA Anna Angela 3704
SCAVARDA Giovanni 3727
SANTANGELO Corrado 3703
SPANNA Federico 4770
TANGO Rocco 2624
VENANZIO Davide 4108
VERLENGIA Laura 3708

REGIONE PIEMONTE - ASSESSORATO AGRICOLTURA E FORESTE, CACCIA E PESCA


TORINO - 10128 - C.SO STATI UNITI 21 - TEL. 011/43211
EDITORIALE
Meno burocrazia per valorizzare
le enormi potenzialità
dell’agricoltura piemontese
Il primo semestre da quando sono a capo dell’assessorato è trascorso, e le linee
guida che intendo seguire per dar spazio ad una politica vicina al produttore,
cominciano a muovere i primi importanti passi. L’agricoltura ed i settori ad essa
legati meritano attenzione e, soprattutto, una serie di provvedimenti che, invece
di imbrigliare l’imprenditore dell’attività in inutili cavilli burocratici, lo agevoli e
incentivi ad espandersi, a produrre. Poco più di un mese fa ho partecipato, a
Parigi, ad un tavolo Piemonte – Francia per affrontare un dibattito unicamente
centrato su temi di politica agricola, con particolare riferimento al sistema
Claudio Sacchetto burocratico francese ed ai rapporti con l’Europa. Un modello ideale, quello
Assessore Regionale Transalpino, dal quale l’Italia avrebbe molto da imparare: la burocrazia è limitata
all’Agricoltura,
al minimo indispensabile, i documenti e le autocertificazioni che i titolari di
Foreste, Caccia e Pesca
Regione Piemonte aziende agricole devono compilare, sono chiari e concisi. Una situazione del tutto
differente da quella italiana, dove documenti e direttive burocratiche si presentano
quali realtà fumose, un ostacolo più che un sistema di regolamentazione
dell’attività agricola. Si è discusso inoltre di Comunità europea: la Francia vede
l’Europa come una grande opportunità, i rapporti sono dinamici, bidirezionali
ed in continua evoluzione. Anche in questo caso ho dovuto constatare, con
rammarico, che differente è la situazione nostrana, dove la Comunità europea
-invece di essere “sfruttata” quale rampa di lancio e proiezione del territorio
su scala internazionale- viene costantemente subita. L’incontro di Parigi deve
rappresentare un punto di inizio per l’agricoltura piemontese, la realtà apprezzata
in Francia non deve rimanere un miraggio, ma produrre un miglioramento dal
quale iniziare un nuovo percorso. Una volta relazionate a Roma, al Ministero della
semplificazione normativa, le tematiche affrontate in Francia, chiederò a gran
voce che il Piemonte possa essere individuato come Regione pilota in Italia per
una devoluzione completa e totale delle competenze in materia di agricoltura,
per applicare il sistema francese nella nostra Regione e dimostrare come l’Europa
sia un’opportunità, se ben gestita, una realtà che può rilanciare, e non frenare
come si sta invece verificando addesso, il Piemonte oltre i confini italiani e
valorizzare le immense potenzialità, agricole e non solo, di questa regione.
L’Assessorato crede nella forza agricola piemontese,
le aziende ed i loro imprenditori meritano di più, per questo
i maggiori sforzi, le più intense energie, saranno mosse in questa direzione.
Quaderni della Regione Piemonte

In questo numero
Vendemmia 2010
Un’annata difficile dove la capacità del
in copertina foto di
viticoltore ha fatto la differenza 6
Teodora Trevisan

Quaderni della Regione Piemonte


AGRICOLTURA 72
Collana di informazione socio-economica per gli agricoltori
Diffusione gratuita ad aziende agricole, tecnici, organizzazioni
professionali, sindacali e cooperativistiche, associazioni di produttori,
operatori dell’informazione, amministratori pubblici, istituti universita-
ri e scolastici.

Redazione presso:
Regione Piemonte
C.so Stati Uniti, 21 - 10128 Torino
Tel. 011 - 432.432/4722 - Fax 011 - 537726
Indirizzo Internet: www.regione.piemonte.it/agri
e-mail: quaderni. agricoltura@regione.piemonte.it

Direttore Responsabile
Teodora Trevisan
in redazione
Valentina Archimede
Segreteria
Ester Lavina
Stampa
Ages Arti Grafiche S.p.a. - Torino
Tiratura: 60.000 copie
Progetto grafico e impaginazione: Davide Rindone
Chiusura in tipografia: Dicembre 2010

Hanno collaborato a questo numero


Per i testi:
Elena Anselmetti, Laura Bardi, Monica Bassanino, Andrea Berruti,
Chiara Bertora, Ilaria Borri, Jlenia Borroz, Giancarlo Bourlot, Piero
Cordola, Daniele Demaria, Carlo Di Bisceglie, Alessandro Mario
Ferrario, Giannetto Gianetti, Francesca Giarè, Carlo Grignani, Silvio DOPo le DOC
Grosso, Gianfranco Latino, Mauro Lavagno, Gabriele Manuello, Il rinnovo delle denominazioni
Andrea Marelli, Daniele Michelotti, Elena Ortalda, Cristiana Peano,
Laura Petruzzelli, Elena Piva, Rita Saroglia, Giovanni Scanabissi,
d’origine dei vini in Piemonte 29
Valentina Scariot, Moreno Soster, Stefano Trione, Davide Veglia,
Eugenio Vittone, Salvatore Vullo, Laura Zavattaro

Per le immagini:
Monica Bassanino, Franco Boasso, Andrea Cellino, Piero Cordola,
Antonio Farina, Gabriele Manuello, Valentina Scariot, Moreno Soster,
Archivio Settore Fitosanitario, Archivio Tecnogranda

Registrazione del Tribunale di Torino, n. 4184 del 5 Maggio 1990


Spedizione in abbonamento postale, PT/Magazine NAZ/205/2008
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Cari lettori, Notiziario


con questo numero si conclude il mio impegno 6 Vendemmia 2010. Un’annata difficile dove la
giornalistico in questa rivista. capacità del viticoltore ha fatto la differenza

Ho incominciato a scrivere, per quella che allora si 7 Una filiera corta per i pagamenti e per la comunicazione
chiamava “Piemonte Agricoltura”, nei primi anni ottanta 8 Le novità del Programma comunitario FEP
e ho seguito fino ad oggi, e senza interruzioni, la sua 9 Promozione “Latte Fresco”
evoluzione, sia in termini di grafica sia di contenuto.
10 La Regione Piemonte a conclusione del Salone del Gusto
Negli ultimi cinque anni ho avuto il privilegio, ma anche
il delicato compito, di assumerne la direzione cercando 11 I consiglieri agricoli di undici ambasciate
hanno visitato il Piemonte
di ottimizzare il rapporto tra esigenze informative e
risorse a disposizione. 11 Ampelografia italiana nel 1800
L’agricoltura piemontese, in questi decenni, si è fatta 12 Nitrati. Avviata una procedura di Valutazione Ambientale
Strategica per il Programma d’Azione
strada attraverso cambiamenti normativi, innovazioni
tecnologiche, crisi economiche, vecchi e nuovi mercati, 13 Uno Sguardo sull’Europa
nuove funzionalità e riscoperta di antichi saperi. E ha
cambiato il suo volto. Documenti
“Quaderni Agricoltura” ha cercato di accompagnare 14 Il dibattito sul futuro della Politica Agricola Comune
entra nel vivo
questo percorso informando gli agricoltori circa le scelte
e le azioni messe in atto dalla Regione Piemonte per il 17 Domanda di terra e valori fondiari
sostegno e lo sviluppo dell’agricoltura piemontese, non 20 Esperienze di agricoltura sociale in Piemonte
sottacendo le difficoltà ma sottolineando le opportunità 23 Il piano di comunicazione del PSR 2007/2013:
a disposizione delle aziende. 4 documentari
Nell’ambito dei Servizi di sviluppo agricolo la rivista è
Nuove Norme
stata, inoltre, uno strumento di trasferimento dei risultati
delle ricerche che la Regione finanzia, risultati che, privati 24 Azioni agroambientali: verifiche funzionali delle
macchine irroratrici
di un veicolo di diffusione, rimarrebbero soltanto sterili
riscontri burocratici. 25 Il PSR 2007-2013 raccoglie la sfida della biodiversità
con una modalità innovativa
Per questo mi auguro che la rivista possa continuare a
28 PSR 2007 – 2013. Misura 114 Aiuti per l’utilizzo di servizi
svolgere il suo ruolo di fonte primaria di informazione di consulenza agricola in Piemonte
per gli agricoltori piemontesi a cui rivolgo un saluto
29 DOPo le DOC. Il rinnovo delle denominazioni d’origine dei
affettuoso e sincero. vini in Piemonte
Voglio qui ringraziare tutti i collaboratori che con grande
professionalità e competenza hanno arricchito le pagine Informazione Tecnica
della rivista con i loro contributi tecnico-scientifici e 36 Indicatori chimici e biochimici per la valutazione
divulgativi. della qualità dei suoli sottoposti a diverse
fertilizzazioni organiche
Un ringraziamento speciale va ai colleghi dell’Assessorato
Agricoltura che hanno collaborato alla rivista 40 Il genere Camellia nel Verbano: razionalizzazione e
innovazione della tecnica colturale e salvaguardia
impegnandosi spesso anche oltre i loro doveri d’ufficio, del germoplasma
con capacità e senso di responsabilità.
45 Packaging innovativo per il settore ortofrutticolo
Buon proseguimento e buona fortuna (produzioni frutticole tradizionali)
48 Primo rinvenimento in Piemonte
Teodora Trevisan di Sclerotium rolfsii su melo
teodora.trevisan@gmail.com
50 Recensioni
Q NOTIZIARIO
l’importante ruolo di traino e di immagine che la vitivinicol-
tura ha all’interno dell’economia piemontese. Un comparto,
ha sottolineato Sacchetto, particolarmente vivace che va ad
esplorare nuovi mercati, sa creare sinergie e si attiva attorno
a nuovi strumenti di lavoro come i tavoli interprofessiona-
li che per alcune denominazioni stanno producendo buoni
risultati.
L’assessore non ha mancato di porre l’accento su una que-
stione che riguarda un po’ tutta l’agricoltura piemontese ma
in particolare il comparto vitivinicolo, cioè quella della sempli-
ficazione burocratica. Le aziende infatti si trovano ad essere
soffocate da una sorta di elefantiasi normativa che grava su
di esse e che, pur nel rispetto dei controlli necessari, esige
uno snellimento delle procedure non più eludibile.
Daniele Dellavalle, direttore tecnico della Vignaioli Piemonte-
VENDEMMIA 2010 si, ha poi illustrato l’andamento dell’annata vitivinicola che si
UN’ANNATA DIFFICILE è rivelata piuttosto difficile dal punto di vista climatico. Anco-
ra una volta si rileva come, in annate di questo tipo, la capa-
DOVE LA CAPACITÀ cità del viticoltore, le cure colturali, le scelte fatte in vigneto
DEL VITICOLTORE HA e le oggettive caratteristiche della vigna, quali l’esposizione,
FATTO LA DIFFERENZA facciano la differenza.
Dellavalle ha segnalato l’allarme per una recrudescenza della
Una buona vendemmia con qualche ottimo livello e alcune flavescenza dorata della vite, flagello che ha influito anche sui
punte di eccellenza. Si rileva un aumento quantitativo delle risultati quantitativi della vendemmia e per la cui lotta la Re-
uve raccolte che va dal 5 al 10 per cento. gione Piemonte da anni si è impegnata con rilevanti risorse.
Sono questi alcuni dei dati resi noti nel corso di una conferen- Nella pubblicazione “Piemonte –Anteprima vendemmia
za stampa che, in tempi di difficoltà di bilancio, ha sostituito il 2010”, che è in fase di stampa, si potrà trovare una descrizio-
tradizionale appuntamento dell’Anteprima Vendemmia. ne analitica dei dati della vendemmia.
All’incontro, organizzato dall’Assessorato regionale all’agri- La pubblicazione potrà essere richiesta, a partire da fine di-
coltura, ha partecipato l’Assessore Sacchetto che ha ricordato cembre 2010, alla Vignaioli Piemontesi.

SUPERFICIE DEGLI IMPIANTI - HA PRODUZIONE DI UVA - Q.LI PRODUZIONE DI VINO


UVA VINO
NON VAR. SU- RESA PER DESTINA- PRO- VAR. VAR.
IN IN PERFICIE HA DI VAR. SU TA ALLA TOTALE
PROVINCIA DOTTO SU SU
PRO- PRO- TOTALE SUPER- ANNO VINIFI- VINO
TOTALE TOTALE PER Q.LE ANNO ANNO
DU- DU- SU ANNO FICIE IN 2009 CAZIONE PRODOT-
DI UVA 2009 2009
ZIO- ZIONE PRECE- PRODU- Q.LI Q.LI TO HL
VINIFI- HL %
NE DENTE ZIONE
CATA
ALESSANDRIA 13.340 360 12.980 -550 89,41 1.160.600 100.400 1.160.350 77,72 901.800 106.900 15,8
ASTI 16.670 160 16.510 -340 88,85 1.466.960 -16.720 1.466.960 70,00 1.026.872 -11.704 -1,2
BIELLA 347 2 345 -1 79,95 27.583 4.043 27.583 70,00 19.308 2.830 19,4
CUNEO 16.680 580 16.100 -20 80,12 1.290.000 50.000 1.290.000 69,77 900.000 31.000 4,1
NOVARA 656 13 643 -11 62,21 40.000 2.500 40.000 70,00 28.000 1.750 6,9
TORINO 1.750 20 1.730 -115 90,00 155.700 16.950 155.700 69,94 108.900 4.942 8,8
VERBANO C.O. 40 3 37 0 80,00 2.960 481 2.960 71,99 2.131 572 51,4
VERCELLI 215 6 209 -2 68,00 14.212 2.277 13.212 65,00 8.588 1.155 14,6
PIEMONTE 10 49.698 1.144 48.554 -1.039 85,64 4.158.015 159.931 4.156.765 72,07 2.995.599 137.445 5,5
PIEMONTE 09 50.737 1.151 49.586 -726 80,63 3.998.084 439.836 3.997.144 71,50 2.858.154 378.521 15,3
VARIAZIONI % -2,0 -0,6 -2,1 === 6,2 4,0 === 4,0 === 4,8 === ===

6
n
o
72 t
i
strumenti ad attuazione delle strategie di comunicazione o z
i
coordinamento dell’Agenzia, sono da citare le “comunicazioni
a
parlanti” di chiusura dei procedimenti. Infatti, già a partire r
dalle liquidazioni degli acconti sulla Domanda Unica 2010, i i
beneficiari si sono visti recapitare a casa le nuove informative o
contenenti i dettagli delle somme autorizzate insieme al
riferimento del provvedimento autorizzativo, i dettagli delle
somme recuperate sui pagamenti e relative motivazioni,
nonché il netto effettivamente liquidato. Sono inoltre presenti
tutti i recapiti di riferimento per richiedere eventuali chiarimenti,
in primis il numero di Contact Center Arpea 011-3025101.
Inoltre, già dal mese di ottobre, sono in via di apertura e
UNA FILIERA CORTA attivazione le nuove sedi URP di Torino, Cuneo e Novara:
PER I PAGAMENTI E PER sarà quindi possibile da parte dei beneficiari richiedere e
LA COMUNICAZIONE prenotare, tramite Contact Center Arpea, presso la più vicina
sede di territorio un colloquio con i tecnici dell’Agenzia per la
Jlenia Borroz risoluzione di problemi inerenti lo stato delle pratiche, incontri
ARPEA ai quali i richiedenti dovranno presentarsi accompagnati dal
proprio CAA.
ARPEA (Agenzia Regionale Piemontese per le Erogazioni Infine novità assoluta per l’anno 2011 sarà la messa on line
in Agricoltura) prevede di chiudere l’anno 2010 liquidando di un nuovo “strumento bussola” per beneficiari ed Enti
complessivamente più di 220 milioni di euro di Domanda Delegati: InfoPratica. Il servizio sarà raggiungibile tramite
Unica per la Campagna 2010 e circa altri 9 milioni di PSR, oltre www.arpea.piemonte.it e avrà funzione di registro dei
a quelli erogati nello scorso mese. E’ questo il risultato che ci si procedimenti amministrativi di PSR e Domanda Unica. Si
aspetta dal contributo e la collaborazione di tutti i soggetti attivi accederà mediante user e password ad una videata dove
della “filiera dei pagamenti della PAC”. Lo stesso Assessore sarà possibile visualizzare lo stato avanzamento della
Regionale, Claudio Sacchetto, e il Commissario Straordinario pratica e identificare eventuali punti di sospensione dell’iter
dell’Agenzia, Giancarlo Sironi, si complimentano per la valida istruttorio, le motivazioni della sospensione e quali azioni
collaborazione dimostrata da tutti i dipendenti dell’Agenzia, mettere in atto e/o a chi rivolgersi per intervenire sul problema.
nell’andare incontro agli agricoltori piemontesi in questo Si stanno dunque moltiplicando e potenziando i canali di
momento di grave difficoltà economica. Al rafforzamento comunicazione che Arpea propone per accorciare le distanze
del risultato di fine anno contribuirà un’altra importante filiera con Beneficiari ed Enti Delegati e fornire risposte giorno per
corta: quella della comunicazione, battezzata ufficialmente da giorno. Si ricorda che ad oggi, per informazioni sulle stato
Arpea il 14 ottobre scorso in occasione della Presentazione dei pagamenti e delle pratiche, si può accedere al servizio di
delle Linee guida della Trasparenza Amministrativa presso il Contact Center Arpea - attivo dal martedì al giovedì
Museo delle Scienze Naturali di Torino. Tra le novità introdotte (14:30-17:30) al numero 011-3025101.
dal documento programmatico, che vuole sancire principi e Di seguito sedi e orari dei servizi informativi di Arpea.

7
Q NOTIZIARIO
Numerose e importanti sono, infatti, le innovazioni propo-
ste dalla Comunità Europea che nel caso del FEP 2007-2013
hanno reso la gestione delle Misure ben più complessa e
articolata rispetto al vecchio SFOP e questo riguarda tutta
la catena degli operatori coinvolti, dalle Amministrazioni
centrali ai beneficiari finali che realizzano di fatto i progetti
finanziati.
Il FEP ha come obiettivo l’ammodernamento e il migliora-
mento della produzione ittica.
Le risorse pubbliche assegnate per il programma 2007-2013
ammontano a complessivi euro 1.195.242,00.
Sono stati emanati 2 bandi di finanziamento relativi alle Mi-
LE NOVITÀ sure:

DEL PROGRAMMA Asse 2


COMUNITARIO FEP Misura 2.1 – sottomisura 1 – Investimenti produttivi nel
settore dell’acquacoltura
Carlo Di Bisceglie Misura 2.2 – Pesca nelle acque interne
Mauro Lavagno Misura 2.3 – Investimenti nei settori della trasformazio-
Rita Saroglia ne e commercializzazione
Direzione Agricoltura, Settore Tutela e gestione Asse 3
della fauna selvatica e acquatica Misura 3.4 – Sviluppo di nuovi mercati e campagne ri-
Il 12 novembre scorso si è tenuto a Torino, presso la Sala In- volte ai consumatori
contri della Regione Piemonte, il Seminario Informativo Fon-
do Europeo per la Pesca (FEP) 2007-2013, secondo incontro
rivolto agli operatori e ai professionisti del Settore Ittico. I progetti finanziati con il primo e il secondo bando risultano
essere n. 19 per un totale di contributo pubblico pari a euro
Tale Seminario, organizzato dall’Assessorato all’Agricoltura 510.000,00.
– Settore Tutela e gestione della fauna selvatica e acquatica La Regione Piemonte si riserva di finanziare i progetti inseri-
della Regione Piemonte, ha consentito di illustrare l’attivi- ti in graduatoria, ma non finanziabili per esaurimento delle
tà concernente la gestione del Fondo Europeo per la Pesca risorse assegnate, con le risorse finanziarie previste per gli
(FEP). anni successivi di programmazione del FEP 2007-2013. Ad
Questo nuovo Programma ha sostituito il precedente Stru-
mento Finanziario per la Pesca SFOP 2000-2066.

Alla chiusura del Programma SFOP si evidenzia che il totale


di contributo pubblico concesso ai Produttori Ittici che han-
no partecipato al programma è stato di euro 1.142.085,00.
A quasi quattro anni di attività dell’attuale strumento finan-
ziario (FEP), che formalmente ha preso avvio nel 2007 a se-
guito dell’emanazione del Regolamento (CE) n. 1198/2006 esaurimento delle graduatorie si provvederà ad emanare ul-
e che terminerà nel 2013, il seminario informativo, pubblico, teriori Bandi.
è rivolto in particolare alle organizzazioni di categoria, alle La giornata ha visto la partecipazione della maggior parte
imprese agricole, a coloro che hanno già usufruito dei fondi delle Aziende nonché Enti Pubblici coinvolti nel Programma.
comunitari. L’incontro ha dato la possibilità di illustrare le novità intro-
8
n
o
72 t
i
dotte dai regolamenti comunitari. Tutto per garantire la trasparenza nell’utilizzo delle risorse z
i
Nella sessione informativa sono stati descritti i nuovi codi- pubbliche, attraverso la diffusione chiara delle informazioni
a
ci da adottare nello svolgimento delle pratiche finalizzate e l’utilizzo di procedure e strumenti di partecipazione sem- r
all’erogazione dei contributi comunitari, codici che deb- plici ed efficaci e in grado di consentire il monitoraggio delle i
bono sempre accompagnare ogni progetto, dal momento attività delle amministrazioni coinvolte. o
della presentazione delle domande da parte dei beneficiari L’incontro ha consentito, infine, di confrontare con i produt-
fino alla conclusione dell’intero iter di procedura. Questo in tori ittici le esigenze del mercato.
quanto gli archivi informatizzati pubblici, riferiti alle aziende Il Settore Tutela e gestione della fauna selvatica e acquatica
di soggetti privati che beneficiano di fondi pubblici, sono ha dato la piena disponibilità a fornire sia direttamente che
interrelati tra loro in maniera sempre più stretta al fine di tramite il proprio sito (www.regione.piemonte.it/caccia_pe-
unificare e certificare i servizi erogati dall’Amministrazione sca/acquacoltura/index.htm) informazioni e chiarimenti sulle
pubblica. tematiche del Seminario e a prendere in considerazione even-
Novità importanti consistono nelle modalità di presentazio- tuali suggerimenti da parte di tutte le categorie intervenute.
ne delle nuove domande di accesso ai benefici economici del
FEP, fino alla richiesta finale di erogazione del saldo del con-
tributo concesso, che debbono avvenire in formato cartaceo
ed informatizzato (CD, DVD).
Ulteriori disposizioni riguardano il modo di effettuare i paga-
menti di tutte le spese sostenute dai beneficiari e la necessi-
tà di mantenere una contabilità separata o una codificazione
contabile adeguata per tutte le transazioni relative all’opera-
zione, al fine di assicurare la tracciabilità.
Inoltre, sussistono obblighi relativi alla fase informativa e
pubblicitaria delle operazioni finanziate con i contributi co-
munitari a sensi dell’art. 31 del Reg. (CE) n. 498/1997.

PROMOZIONE
“LATTE FRESCO”
Per rendere ulteriormente incisiva la campagna di promozio-
ne della Regione Piemonte sul latte fresco avviata nell’arco
degli ultimi mesi del 2009 e i primi del 2010, la cui azione
si è concentrata soprattutto nell’area metropolitana torine-
se, si è ritenuto replicare e ampliare il progetto avviato con
un’iniziativa estesa a tutto il territorio piemontese. Su questi
presupposti si è sviluppato un progetto di promozione attra-
verso azioni di “street marketing”ovvero un tour per le più
importanti città del Piemonte nel giorno settimanale di mer-
cato. In tale giorno nelle aree mercatali si è allestita un’area
ad’hoc, caratterizzata da totem e banchetti informativi oltre
che ad un gonfiabile a forma di mucca stilizzata. In tale area,
molto visibile, sono stati distribuiti: materiale informativo e
campioni di latte fresco omaggio.
9
Q NOTIZIARIO
Le città interessate dall’evento sono state 18 nell’ordine:
Alessandria 27/09 - (P.zza Garibaldi), Asti 29/09 - (P.zza
Campo del Palio), Vercelli 01/10 – (Piazza Cavour), Torino
02/10 - (C.so Racconigi), Novara 04/10 – (Mercato Coperto),
Carmagnola (To) 06/10 - (Area mercato), Chieri (To) 08/10
Significativa la presenza di oltre 150 espositori piemonte-
si composti da produttori singoli e associati, organizzazioni
professionali, consorzi di tutela, Province, Camere di Com-
mercio, che hanno proposto il meglio della eccellente pro-
duzione agricola, agroalimentare, zootecnica del Piemonte.
– (P.zza Europa), Verbania 09/10 – (Area mercato), Biella Notevole anche la partecipazione e l’interesse del pubblico
11/10 – (P.zza Falcone), Torino 12/10 - (P.zza della Vittoria), agli incontri sulla Terrazza Piemonte, nell’area espositiva della
Pinerolo (To) 13/10 – (P.zza V.Veneto), Alba (Cn) 14/10 – Regione Piemonte, organizzata dall’assessorato agricoltura,
(Area mercato), Ivrea (To) 15/10 – (P.zza del mercato), Sa- 35 eventi che hanno coinvolto istituzioni, produttori, progetti
luzzo (Cn) 16/10 – (Area mercato), Mondovì (Cn) 19/10 e prodotti di tutto il territorio piemontese. Un successo, in
- (Area mercato), Torino 20/10 - (C.so Sebastopoli), Torino questa area espositiva, anche l’attività di animazione sui temi
23/10 - (Salone del Gusto), Cuneo 26/10 - (C.so Nizza). dell’educazione alimentare e rurale svolta da una ventina di
Fattorie Didattiche, in rappresentanza della rete costituita da
circa 250 Fattorie Didattiche, che nei 5 giorni del Salone han-
no ospitato oltre 500 ragazzi delle scuole elementari.

Il Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota e l’As-


LA REGIONE PIEMONTE sessore all’agricoltura Claudio Sacchetto, hanno condiviso la
A CONCLUSIONE DEL soddisfazione per il successo di questa edizione del Salone
del Gusto e Terra Madre e ribadito l’impegno nel sostegno
SALONE DEL GUSTO alla manifestazione e sui temi che lo caratterizzano, come la
difesa e valorizzazione delle peculiarità e tipicità delle realtà
I 200.000 mila visitatori registrati hanno decretato l’indiscu- locali, delle diversità produttive. Cota e Sacchetto, inoltre,
tibile successo dell’edizione 2010 del Salone del Gusto di To- hanno rilanciato il sostegno allo sviluppo dei progetti di edu-
rino. Grande soddisfazione per la Regione Piemonte, promo- cazione alimentare con le scuole e l’impegno a rafforzare
trice assieme a Slow Food e Comune di Torino del Salone del la qualità e salubrità dei prodotti, creando, a tal proposito,
Gusto e Terra Madre. l’Osservatorio regionale sulla sicurezza alimentare.
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I CONSIGLIERI AGRICOLI
DI UNDICI AMBASCIATE
HANNO VISITATO
IL PIEMONTE
Dal 30 Settembre al 3 Ottobre 2010, la Regione Piemonte, in
raccordo con il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e
Forestali, ha ospitato una delegazione di Addetti e Consiglie-
ri agricoli di ambasciate in Roma, interessati ad approfondire
la conoscenza del Piemonte agricolo, forestale, agroalimen-
tare e ambientale.
Gli ospiti erano i rappresentanti di undici nazioni: Austria,
Danimarca, Estonia, Filippine, Francia, Polonia, Portogallo,
Spagna, Svezia, Thailandia, Ungheria.
AMPELOGRAFIA
Il programma, coordinato dall’Assessorato Agricoltura, Fore- ITALIANA NEL 1800
ste, Caccia e Pesca, ha previsto la visita di alcune importanti
realtà produttive e territoriali ed incontri con le rappresen- OICCE nell’ambito degli interessi del suo gruppo di studio
tanze Istituzionali e delle organizzazioni economiche e pro- sulla storia della vite e del vino, organizza una nuova serie
fessionali dei produttori. di convegni a tema storico. Il primo di questi incontri si è
Le visite si sono svolte al CRESO (centro ricerche ortofrutti- svolto, il 26 novembre scorso, all’Enoteca Regionale di Ca-
colo) di Manta, alla Università di Scienze Gastronomiche di nelli. Il tema trattato era l’Ampelografia italiana nel 1800 e
Pollenzo, alla Enoteca Regionale di Grinzane Cavour e alla le conoscenze ed i progressi di una scienza che proprio in
ANABORAPI (associazione nazionale bovini razza piemon- quel periodo muoveva passi molto importanti. Quali erano
tese) di Carrù. gli studiosi dei vitigni, da cosa era determinato il loro nuovo
Altri appuntamenti hanno portato gli ospiti sul lago Mag- approccio di analisi, quali erano le loro conoscenze e come
giore per la realtà floricola con il Consorzio Fiori tipici, e si configurava la realtà viticola italiana, quali influenze han-
a Novara con il Consorzio di Tutela del Gorgonzola e con no avuto sulla realtà contemporanea, per quali aspetti le
l’associazione Promoriso. loro opere sono ancora e sempre interessanti… Queste ed
Il programma si è concluso con la visita alla Reggia di Venaria. altre riflessioni sono state declinate per le diverse aree viti-
Il Presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota e l’As- cole regionali da esperti provenienti da università e istituti
sessore all’Agricoltura, Claudio Sacchetto, hanno sottoline- di ricerca italiani.
ato l’importanza dell’avvenimento e il piacere di ospitare Un incontro, quindi, di grande interesse che ha evidenziato
gli autorevoli rappresentanti delle ambasciate nell’ottica di come di quel secolo siamo sempre figli, anche nel 2010 e
rinsaldare e potenziare i rapporti e i legami tra il Piemonte e i rimandi a quanto di rivoluzionario avvenne in quegli anni
i Paesi rappresentati dalla delegazione ospite. continuano ad intrigare ancora oggi.
11
Q NOTIZIARIO
che possano avere effetti significativi sull’ambiente debbano
essere sottoposti ad un processo di VAS. Pertanto, anche il
Programma d’Azione per le zone vulnerabili ai nitrati viene
sottoposto a questa procedura, con l’obiettivo di contribuire
all’integrazione nel testo del Regolamento 10/R di ulteriori
e più approfondite considerazioni ambientali, garantendone
così una maggior efficacia. La fase di consultazione pubblica
si tiene tra il 15 dicembre 2010 e il 15 febbraio 2011: tutti
i soggetti interessati, sia quelli competenti in materia
ambientale, sia il pubblico genericamente inteso, possono
consultare i documenti reperibili ai seguenti indirizzi web
http://via.regione.piemonte.it/vas/partecipazione.htm e
http://www.regione.piemonte.it/agri/dirett_nitrati/
index.htm e presentare eventuali osservazioni all’autorità
preposta alla VAS (Direzione Ambiente - Settore Compatibilità
Ambientale e Procedure Integrate), nonché ai due soggetti
proponenti (Direzione Ambiente - Settore Tutela Ambientale
delle Acque e Direzione Agricoltura - Settore Sviluppo delle
NITRATI Produzioni Zootecniche). Saranno quindi valutate eventuali
AVVIATA UNA integrazioni da apportare al Rapporto Ambientale e al
Programma d’Azione.
PROCEDURA DI
VALUTAZIONE Cos’è il Programma d’Azione
AMBIENTALE per le zone vulnerabili ai nitrati?
STRATEGICA PER IL In Piemonte, le zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola
PROGRAMMA D’AZIONE sono ubicate prevalentemente in pianura, per una superficie
di circa 402.000 ettari. La designazione ha interessato i
Monica Bassanino territori sovrastanti i corpi idrici sotterranei già compromessi
Direzione Agricoltura, dalla presenza di nitrati, le fasce A e B dei fiumi, così come
Settore Sviluppo delle Produzioni Zootecniche definite dal Piano Assetto Idrogeologico (PAI), nonché i
Elena Anselmetti territori potenzialmente vulnerabili, cioè quelli che non
Direzione Ambiente, sono ancora contaminati, ma che rischiano di esserlo per
Settore Tutela Ambientale delle Acque la fragilità del sistema suolo – acquifero sotterraneo. Nelle
zone vulnerabili è di obbligatoria applicazione un Programma
In seguito a una specifica richiesta della Commissione Europea, d’Azione, che ha come obiettivo la salvaguardia delle risorse
è stata avviata una procedura di Valutazione Ambientale idriche tramite la riduzione delle perdite di nitrati, composti
Strategica (VAS) relativa al Programma d’azione per le zone azotati rischiosi sia per l’ambiente sia per la salute umana,
vulnerabili ai nitrati (ZVN). Il Programma d’Azione, adottato in dal comparto agricolo verso i corpi idrici. Tale obiettivo viene
Piemonte nel 2007 con il Regolamento regionale 10/R ai sensi perseguito disciplinando in modo specifico le modalità di
della Direttiva Nitrati 91/676/CE, è oggi sottoposto ad alcune gestione ed utilizzazione agronomica degli effluenti di origine
modifiche, con l’obiettivo di allineare tra loro i Programmi zootecnica, e più in generale i criteri per la fertilizzazione
d’azione delle regioni del bacino padano-veneto-friulano. Tali delle colture.
modifiche si sono rese necessarie nell’ambito della richiesta
di deroga alla Direttiva Nitrati, avanzata dall’Italia presso la
Commissione Europea ed attualmente in valutazione.

Cos’è la procedura di VAS?


La normativa europea (Direttiva 2001/42/CE) sancisce il
principio generale secondo il quale tutti i piani e i programmi
12
UNO SGUARDO SULL’EUROPA
a cura di Andrea Marelli

Il Parlamento chiede più tutela


per agricoltori e consumatori
La situazione del settore agroalimentare ha generato un’in-
giustizia sociale: produttori costretti a chiudere la propria at-
tività e famiglie in difficoltà per prezzi sempre più elevati ren-
dono evidente come l’agricoltore e il consumatore risultano
gli anelli deboli della catena della filiera alimentare, mentre i
settori della trasformazione, del commercio, dei grossisti e dei
dettaglianti possono compensare la volatilità dei prezzi con
maggiore facilità. Per questo motivo, il Parlamento europeo la situazione economica degli apicoltori, ma costituisce anche
ha approvato una risoluzione in cui si chiede di proporre una una minaccia per la biodiversità. I programmi nazionali di so-
nuova legislazione per limitare in modo efficace le posizioni stegno, al fine di controbilanciare la perdita delle api, preve-
dominanti lungo l’intera filiera alimentare, rafforzare il potere dono l’attivazione di misure come il controllo della varroasi, la
negoziale degli agricoltori e garantire ai consumatori prezzi razionalizzazione della transumanza, il sostegno ai laboratori,
più trasparenti. Numerose le proposte contenute nel docu- il ripopolamento del patrimonio apistico, i programmi di ricer-
mento: innanzitutto, l’invito alla Commissione di proporre per ca applicata e di assistenza tecnica.
i maggiori commercianti, trasformatori, grossisti e distributori
europei l’obbligo di presentare una relazione annuale sulle Bilancio 2009 dell’UE,
loro quote di mercato, per stimare le tendenze dell’evoluzio- il 35% va all’agricoltura
ne della domanda, dell’offerta e dei prezzi. Strasburgo chiede Nel 2009, la spesa complessiva dell’Unione Europea ha supe-
poi nuove regole per assicurare il rispetto della concorrenza, rato i 112 miliardi di euro, con i quali sono stati finanziati prov-
predisponendo codici di buone prassi commerciali per la fi- vedimenti destinati a stimolare la crescita economica, l’occu-
liera alimentare, con meccanismi di denuncia e sanzioni per pazione, la ricerca e lo sviluppo, nonché l’agricoltura. La spesa
le condotte sleali, e approntando un metodo efficace per il ha raggiunto il 97% delle risorse a disposizione; sul totale, 44
monitoraggio delle relazioni tra dettaglianti e fornitori. La ri- miliardi di euro sono andati a favore della Crescita e Compe-
soluzione chiede anche di migliorare lo strumento europeo titività mentre oltre 40 miliardi di euro sono stati assegnati
di sorveglianza sui prezzi dei prodotti alimentari e propone alle politiche agricole e rurali e destinati agli aiuti diretti agli
contratti standard e lo stop ai pagamenti in ritardo. agricoltori, agli interventi di mercato, ai programmi di sviluppo
rurale e alle nuove sfide. Si stima che il 50% circa degli aiuti
Maggiori fondi europei alle imprese agricole corrisponda a quasi la metà delle
per il settore apistico entrate della categoria. La quota del bilancio destinata alla
La Commissione europea ha approvato i programmi nazionali politica di Coesione regionale ha raggiunto i 25,5 miliardi di
dei 27 Paesi membri per il sostegno alla produzione e alla euro (oltre il doppio rispetto al 2008). Il bilancio 2009 dell’UE
commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura fino al 2013. ha destinato importanti risorse alla protezione dei diritti e del-
All’Italia, con un patrimonio di 1.127.836 alveari (l’8% del to- le opportunità dei cittadini, alla sicurezza e agli aiuti alimen-
tale Ue, inferiore solo a Spagna, Grecia, Francia e Romania), tari. I costi amministrativi sostenuti da tutte le istituzioni sono
sono destinati più di tre milioni di euro all’anno per il prossimo stati pari a 7,4 miliardi di euro, ovvero al 6,5% delle spese
triennio. Il contributo dell’Ue al finanziamento di questi pro- totali, una percentuale simile a quella del 2008 (6,2%). Il 70%
grammi è aumentato di quasi il 25% rispetto al precedente circa del bilancio dell’UE viene finanziato dai bilanci degli Sta-
periodo (2008-2010), passando da 26 a 32 milioni. L’Ue stima ti membri, in base ai rispettivi redditi nazionali lordi. I finan-
che nei suoi 27 Paesi esistano attualmente quasi 14 milioni di ziamenti derivanti dall’IVA, che continuano a diminuire anno
alveari e la salute del settore apistico è di estrema importanza, dopo anno, hanno rappresentato nel 2009 meno dell’11%; le
visto il ruolo fondamentale delle api nel processo di impollina- risorse proprie (derivanti soprattutto dai dazi doganali) poco
zione. Da diversi anni ormai si osserva una mortalità delle api più del 12%; il restante 7,5% è rappresentato dall’eccedenza
senza precedenti: questo fenomeno non solo rende difficile dell’esercizio precedente e da altre entrate.
13
Q
DOCUMENTI
Il dibattito sul futuro della
Politica Agricola Comune
entra nel vivo

Gianfranco Latino Alla Politica Agricola Comune (PAC) sono riconducibili tutti i principali strumenti di interven-
Direzione Agricoltura, Settore to (aiuti diretti, misure di mercato e sviluppo rurale) che hanno il compito di sostenere ed
Sviluppo delle produzioni vegetali indirizzare il settore primario nell’Unione Europea.
Le riforme che hanno progressivamente modificato la PAC negli ultimi venti anni hanno
ridefinito profondamente questi strumenti agendo secondo due linee principali:
ampliamento della la connotazione esclusivamente agricola di questa politica attraverso
l’individuazione di obiettivi a carattere ambientale, territoriale, sociale;
ridimensionamento degli interventi volti a sostenere i prezzi (ritiri dal mercato, sostegno
alle esportazioni e disincentivi alle importazioni) e sostituzione dei medesimi con gli aiuti
diretti al produttore. Il disaccoppiamento di questi ultimi, unito all’introduzione della con-
dizionalità ed alla modulazione rappresentano il fulcro della riforma voluta da Fischler nel
2003. I Regolamenti del 2009, adottati a seguito dell’Health Check, hanno rafforzato e
completato questo percorso. E’ noto come il progressivo azzeramento del sostegno ai prez-
zi ed il disaccoppiamento degli aiuti siano stati indotti dalla necessità di rendere la PAC
compatibile con gli accordi raggiunti in sede WTO, in quanto i regimi attuati in precedenza
erano ritenuti distorsivi del mercato e lesivi della libera concorrenza. Nel 2010 ha preso
avvio il percorso destinato a ridefinire la PAC dopo il 2013 e la prima proposta ufficiale
della Commissione, presentata il 17 novembre, è stata preceduta da un ponderoso lavoro
di analisi frutto di alcuni studi, voluti dalla Commissione stessa, dal Parlamento Europeo e
da diversi organismi indipendenti. A questi si sono aggiunte le posizioni espresse dagli Stati
membri e dagli stakeholders più rappresentativi, a dimostrazione dell’importanza strategica
che questo argomento assume non solo per l’agricoltura ma per tutti i cittadini europei. Con
il presente articolo si è cercato di focalizzare l’attenzione sui principali punti in cui si articola
la proposta della Commissione. Da questo documento e dalla discussione che ne seguirà
scaturirà infatti la PAC del futuro.

IL BUDGET
Per ordine d’importanza il primo tema da affrontare sarà quello dei fondi da destinare
alla nuova PAC. Va ricordato che parallelamente alla riforma della politica agricola l’Unio-
ne Europea dovrà rivedere il suo bilancio e le prospettive finanziarie attualmente ferme
14
d
o
72 c
u
alla scadenza dell’attuale periodo di programmazione (2013). cità del nostro Paese di esprimere una posizione forte e di co- m
e
I pronunciamenti del Parlamento Europeo e dello stesso Com- struire alleanze. Un obiettivo a cui tutti paiono tendere (almeno
n
missario Ciolo_ concordano sulla necessità di mantenere una a parole!) è l’equità. Considerando che la dotazione finanziaria t
PAC forte e pertanto finanziata adeguatamente a livello co- complessiva, in un ipotesi già ottimistica, dovrebbe rimanere i
munitario. Questa tesi, che trova conforto anche nelle indagi- uguale e che alcuni Paesi sino ad oggi hanno beneficiato in
ni svolte dalla Commissione tra i cittadini europei, lascerebbe misura ridotta degli interventi di Bruxelles, appare pleonastico
preludere al mantenimento dell’attuale budget. Non mancano concludere che anche l’Italia, in presenza di regole più eque,
però richieste di tipo contrario, che trovano nel Regno Unito lo sarà costretta a cedere una parte più o meno consistente del
storico ed indiscusso capofila. Quest’ultimo, infatti, propende proprio plafond. Vanno comunque sottolineate positivamente
per un deciso ridimensionamento della spesa agricola comune le parole pronunciate da Ciolo_ il 20 luglio 2010 (“…non credo
ed alla nazionalizzazione della stessa. In ogni caso gli aiuti co- che equità sia sinonimo di parità”), a commento della propo-
munitari, che costituiscono una parte consistente del bilancio sta, avanzata da alcuni, del cosiddetto “flat rate”, vale a dire di
europeo, dovranno essere debitamente giustificati agli occhi un livello di aiuti unico ed uniforme per tutta Europa.
dei cittadini europei e non apparire, in alcun modo, il sem-
plice mantenimento di rendite di posizione. Su questo punto LA PEREQUAZIONE TRA I BENEFICIARI
molti concordano nel rilevare che, pur non disconoscendo la Gli aiuti diretti, che dal 2012 saranno completamente disac-
funzione produttiva dell’agricoltura, l’Unione Europea debba coppiati, in Italia ed in molti altri Paesi, sono calcolati sulla base
remunerare quei beni (protezione dell’ambiente, cura del pae- del cosiddetto metodo storico: vale a dire la fotografia pres-
saggio, sicurezza alimentare) indispensabili per l’intera collet- soché identica degli aiuti accoppiati erogati prima del 2005.
tività ma che non possono trovare dal solo mercato il giusto In altre parole è cambiata radicalmente la motivazione che
riconoscimento economico. giustifica l’erogazione dell’aiuto mentre è rimasto inalterato
l’ammontare dell’aiuto stesso. Ciò consente, almeno in linea
LA RIPARTIZIONE DELLE RISORSE teorica, ad un agricoltore che percepisce una certa somma per
TRA GLI STATI MEMBRI la conduzione di un ettaro di terreno, di assolvere ai medesi-
Su questo punto sembra più arduo conciliare pienamente gli mi impegni previsti per l’agricoltore confinante il quale riceve,
interessi dell’Italia con la decisone che sarà necessariamente sempre per la superficie di un ettaro, un aiuto molto più conte-
frutto di una mediazione. Le posizioni sul campo sono ovvia- nuto. Il problema è diffuso in tutta Europa ma in Italia assume
mente molteplici e diversificate. In primis si può facilmente in- una rilevanza maggiore in quanto la forbice tra il valore mini-
tuire che il negoziato vedrà contrapposti i nuovi Paesi membri, mo e massimo dei titoli è più ampia che altrove.
che sino ad oggi hanno fruito in misura ridotta degli inter- La futura riforma, per quanto si è già accennato, dovrà puntare
venti comunitari, ai maggiori beneficiari storici. La Francia si ad una PAC più equa e ciò appare incompatibile con il man-
è ovviamente affrettata a rivendicare il mantenimento dello tenimento del criterio storico quale meccanismo per il calcolo
status quo ed ha trovato nella Germania un alleato pronto a degli aiuti. E’ probabile che, stabilito il plafond nazionale, siano
sottoscrivere una posizione comune. La proposta francese, pur definite nuove regole per il calcolo degli aiuti e che sia data
collimando in buona parte con gli interessi italiani, diverge dai la facoltà agli Stati membri di operare scelte in ordine ai mec-
medesimi su di un punto sostanziale: la richiesta di assumere canismi di attribuzione. Tra queste, ad esempio, vi potrebbe
la superficie quale criterio di base su cui calcolare il riparto. Se essere quella della base territoriale a cui fare riferimento (ad
questa tesi passasse per l’Italia ne deriverebbe una decurtazio- esempio regione, gruppi di regioni o intero Stato). E’ possibile
ne pesantissima, in quanto l’aiuto medio ad ettaro del nostro attendersi che si replichi, su base nazionale, quanto sta succe-
Paese si pone al di sopra della media europea. Sarà nostro in- dendo a livello europeo, con regioni interessate a ottenere di
teresse sostenere invece un’assegnazione fatta anche in base a più ed altre per nulla disposte a cedere risorse. La soluzione
parametri di natura economica (quali, ad esempio, il rapporto prospettata dalla Commissione e sulla quale molti convergono
tra aiuti e valore della produzione o tra aiuti ed unità di lavo- tende ad affrontare il problema suddividendo l’aiuto in diverse
ro) che ci consentirebbero, al contrario, di ottenere maggiori componenti. Una prima frazione “di base” sarebbe uguale per
risorse. tutti coloro che operano nell’ambito territoriale che sarà pre-
Le argomentazioni a sostegno di questa posizione certo non so a riferimento. A questa si sommerebbero altre componenti
mancano (tra tutte la necessità di non ridurre la PAC ad un in- che, sempre secondo la Commissione, avrebbero il compito
sieme di misure ambientali ma di preservarne anche le finalità di giustificare una certa diversificazione dell’aiuto andando a
di tipo economico e sociale), ma molto dipenderà dalla capa- remunerare impegni di tipo ambientale od a compensare gli
15
Q svantaggi connessi alle specificità dell’area in cui si opera (la
parte destinata alle aree svantaggiate avrebbe inoltre il com-
pito di integrare gli aiuti erogati attraverso lo Sviluppo Rurale
con la misura dell’indennità compensativa). In linea di massima
questa pare essere la strada su cui operare, ma il dibattito sulla
della filiera agroalimentare. Conseguentemente si auspica che
la politica europea si dimostri capace di intervenire anche per
correggere le storture di un mercato troppo liberista, che ripar-
tisce gli utili e le perdite solo sulla base del potere contrattua-
le. Approccio interprofessionale, agricoltura contrattualizzata,
declinazione pratica del meccanismo prospettato, più che mai mercato trasparente rappresentano punti di arrivo verso i quali
aperto, potrebbe portare a conclusioni radicalmente diverse sarebbe opportuno tendere, ma si tratta di un percorso realiz-
tra di loro. La Conferenza delle Regioni e delle Province Auto- zabile solo a condizione che sia sostenuto da scelte politiche
nome, ad esempio, con un documento approvato il 28 ottobre ben precise. Il mercato globale costituisce quindi un ambito
2010, propone di integrare il sostegno di base con una compo- dove il settore agricolo parte aprioristicamente svantaggiato.
nente organizzativa (connessa alle specificità aziendali tra cui I produttori europei lamentano però un ulteriore punto a loro
le dimensioni), una componente territoriale (atta a compensa- sfavore, costituito dalle regole in tema di sicurezza alimentare,
re svantaggi naturali o ambientali o derivanti dall’assolvimento prevenzione delle malattie fitoiatriche, equità sociale, etica del
di obblighi comunitari) ed una componente produttiva (simile lavoro che essi sono tenuti a rispettare ma che non trovano
alle misure accoppiate dell’attuale articolo 68). In ogni caso sempre riscontro nel sistema produttivo dei Paesi concorrenti.
sarebbe necessario giungere ad una soluzione che contemperi La reciprocità rappresenta quindi un’ulteriore sfida per la PAC
due obiettivi difficilmente conciliabili: l’attribuzione di aiuti in del futuro su cui ci si aspetta precise risposte.
base ad un meccanismo più equo (che passa ovviamente an-
che attraverso una riduzione della forbice tra i valori minimi LO SVILUPPO RURALE,
e massimi dei titoli) e la necessità di evitare traumi non sop- IL QUADRO STRATEGICO COMUNE
portabili da aziende e settori che, per le loro specificità, oggi E LA SEMPLIFICAZIONE
godono di aiuti particolarmente elevati. Per quanto riguarda il Le questioni di maggior rilevanza in ordine al futuro della PAC
Piemonte, in particolare, si pensi ai titoli speciali della zootecni- sono riconducibili ai temi sin qui trattati. Tuttavia il futuro as-
ca, a quelli generati dal pomodoro da industria ed agli importi setto normativo riguarderà, con ogni probabilità, anche altri
percepiti dai produttori di riso. aspetti. Il mantenimento della struttura a “due pilastri”, in-
nanzitutto, dovrebbe essere accompagnato da un’operazione
IL GOVERNO DELLE CRISI DI MERCATO di riordino volta a collocare in modo più razionale alcuni stru-
Il “vecchio” sostegno dei prezzi, che poteva contare su mec- menti. L’auspicio generale è che il nuovo assetto contribuisca,
canismi di ritiro attivabili sempre e comunque, era certamente innanzitutto, ad una reale semplificazione delle procedure di
destinato ad entrare in crisi sia per motivi etici che di bilancio. gestione e controllo, spesso gravose, che caratterizzano l’at-
Al tempo stesso è evidente come le misure con cui è stato tuale politica agricola europea. I problemi connessi alla de-
sostituito si siano rivelate scarsamente efficaci. Nel corso della marcazione, ad esempio, dovrebbero essere superati da una
crisi economica che ha caratterizzato l’economia mondiale de- collocazione univoca degli interventi che consenta ai due pi-
gli ultimi anni, in particolare, la politica comune si è dimostrata lastri di operare in modo complementare, efficiente e senza
inadatta a contenere gli effetti di un mercato sempre più im- sovrapposizioni. La Commissione punta inoltre ad un quadro
prevedibile. L’estrema volatilità dei prezzi a cui si è assistito (in strategico comune per i fondi europei, volto a rendere più
certi casi derivante da dinamiche finanziarie di carattere spe- coerenti lo Sviluppo Rurale con le altre politiche comunitarie.
culativo e quindi parzialmente indipendenti dagli stessi equili- In questo caso l’augurio è che si realizzi un sistema omogeneo
bri tra domanda e offerta), hanno avuto effetti devastanti sul di regole per il funzionamento dei diversi fondi, eliminando
sistema produttivo, rischiando di portare al collasso aziende inutili e, spesso, dannose differenze. Alle molte preoccupa-
od interi comparti produttivi. La stessa Commissione prende zioni (soprattutto di carattere finanziario) si accompagnano
atto di questa criticità e prevede di affrontarla con misure vol- pertanto altrettante attese per una PAC che sappia valorizzare
te a stabilizzare il reddito ma compatibili con le regole WTO. al meglio il modello europeo di agricoltura. In ogni caso i testi
Tra queste paiono emergere il sostegno alle assicurazioni ed normativi che scaturiranno dal confronto tra Commissione,
ai fondi mutualistici. Al momento questo appare comunque il istituzioni e stakeolders sono previsti per luglio 2011. In quella
punto debole della strategia comunitaria. Da più parti si osser- data sarà possibile fare un primo bilancio e immaginare più
va come la volatilità dei prezzi abbia la tendenza produrre gli concretamente le ricadute sulla nostra agricoltura.
effetti maggiormente negativi soprattutto sulle aziende agri-
cole, che rappresentano l’anello strutturalmente più debole
16
72

DOCUMENTI
Domanda di terra e valori fondiari

Ilaria Borri Il terreno agrario costituisce una risorsa preziosa per l’uomo e in futuro lo sarà sempre più
Stefano Trione vista la vulnerabilità sanitaria e alimentare che interessa importanti quote della popolazione
Istituto Nazionale mondiale, destinata a passare da 6 a 9 miliardi entro il 2050. A livello globale la “fame di ter-
di Economia Agraria ra” espressa da paesi interessati da una forte crescita demografica e deficitari di materie pri-
me agricole, di terre arabili e di acqua per l’irrigazione si traduce nel cosiddetto landgrabbing,
vale a dire, nell’acquisizione di terra coltivabile in paesi in via di sviluppo per la produzione di
derrate strategiche. Ne è esempio l’acquisto di arativi in Africa, Brasile, Kazakistan, Pakistan
da parte di Cina, Corea del Sud, Giappone e paesi arabi; secondo le Nazioni Unite in anni
recenti circa 30 milioni di ettari di superfici coltivabili sono stati così acquisiti.

IN EUROPA
L’aumento dei prezzi delle derrate alimentari osservatosi in Europa nell’estate 2008 ha porta-
to alla ribalta la necessità di preservare il suolo affinché sia destinato alla produzione di cibo,
piuttosto che alle colture energetiche, tenendo conto dei cambiamenti climatici in atto e
dell’esigenza sentita dalla società di salvaguardare la biodiversità, le risorse idriche e il terreno
agrario. Tutto questo è tanto più importante se si pensa che a livello europeo le superfici
adatte all’agricoltura diminuiranno presumibilmente di 20 milioni di ettari entro il 2030, a
ragione dello sviluppo urbano, delle aree sottratte alla coltivazione di derrate alimentari a
favore delle colture energetiche e della naturalizzazione di superfici oggi agricole. Un recente
studio promosso dalla Commissione europea testimonia come la domanda di terra per l’e-
sercizio dell’agricoltura e della zootecnia sia molto sostenuta in tutta l’Unione europea, pur
essendo il mercato dei fondi rustici estremamente eterogeneo nei diversi paesi. Molteplici
fattori tendono ad influenzare i valori fondiari: tra essi sono, naturalmente, i prezzi dei pro-
dotti e la produttività dei processi agricoli, la pressione esercitata dalle potenziali destinazioni
extra-agricole dei terreni (residenziale, industriale, commerciale, estrattiva, turistica, ecc.), il
ritmo di crescita (o di decrescita) dell’economia. Inoltre, la tipologia di intervento normativo
(l’imposizione fiscale, la presenza o meno di agevolazioni tributarie e creditizie per i trasfe-
rimenti di terreni agricoli, ecc.) influiscono sensibilmente sul valore di compravendita della
terra e sull’entità degli scambi. In generale, la mobilità fondiaria è molto contenuta ma,
come detto, la situazione è piuttosto diversificata: annualmente in Olanda si valuta essere
oggetto di scambio all’incirca il 3% della superficie agricola, mentre in Irlanda la percentuale
è pari appena allo 0,1%. Una forte variabilità caratterizza pure i prezzi dei terreni (tra 2.000
17
Q €/ha e oltre 40.000 €/ha, rispettivamente, in alcune regioni
della Svezia e dell’Olanda) i quali subiscono, per altro, ampie
oscillazioni nel tempo (si stima, infatti, che dal 1992 ad oggi i
valori di compravendita dei terreni siano diminuiti del 25% in
Grecia, mentre risultano aumentati del 250% in Irlanda). Le
fatti, che essa riguardi annualmente meno del 2% della super-
ficie agricola totale. Questo si verifica a dispetto dei numerosi
interventi legislativi intesi a favorire la ricomposizione e la mobi-
lità fondiaria, i quali sono essenzialmente basati su un regime di
agevolazioni tributarie che stabilisce importi contenuti delle im-
politiche pubbliche di sostegno all’agricoltura possono influen- poste di registro, ipotecaria e catastale per tutte le categorie di
zare il mercato fondiario; secondo lo studio citato, l’impatto imprenditori e per le società agricole. Inoltre, da qualche anno a
dei sussidi legati alla Politica agricola comunitaria (PAC) è relati- questa parte le aziende agricole costituitesi in “compendio uni-
vamente modesto se comparato con altri fattori, specialmente co” - vale a dire, per le quali “l’estensione di terreno necessaria
quando i prezzi della terra sono alti. In generale, risulta che al raggiungimento del livello minimo di redditività determinato
più i valori fondiari sono bassi, maggiore è l’impatto della PAC dai piani di sviluppo rurale” - possono avvalersi di ulteriori age-
(per esempio, nelle regioni settentrionali di Svezia e Finlandia) volazioni fiscali. Più in generale, la mobilità e la ricomposizio-
mentre in paesi come Olanda e Irlanda, dove i prezzi dei terreni ne fondiaria sono favorite dalle agevolazioni creditizie basate
sono molto alti o tendono a crescere rapidamente, altri fattori sull’attività della Cassa per la formazione della proprietà conta-
che non la PAC sembrano avere maggiore influenza sul merca- dina, istituita nel 1948 e, a partire dall’anno 2000, attraverso la
to dei fondi rustici. realizzazione di specifiche misure di intervento contemplate dai
piani di sviluppo rurale regionali. Infine, ancor più recenti sono
IN ITALIA le disposizioni normative intese a favorire il ricambio generazio-
Così come negli altri paesi europei, anche in Italia l’attività di nale e, nel contempo, l’integrità nella conduzione dell’azienda
compravendita dei terreni risulta piuttosto limitata: si stima, in- agricola, che si concretano nel cosiddetto “patto di famiglia”,
per il quale l’imprenditore stabilisce liberamente chi
Italia: valore dei terreni per circoscrizione geografica debba succedergli nella guida dell’azienda in presenza
(anni 1992-2009) di una pluralità di eredi, prevedendo forme di compen-
sazione per gli eredi esclusi dalla scelta. Dall’indagine
annuale intesa ad aggiornare la Banca dati INEA dei va-
lori fondiari6 emerge che in Italia il terreno agricolo vale,
migliaia di euro per e

mediamente, circa 18.000 €/ha, quantunque si riscon-


trino rilevanti differenze a seconda dell’area geografica
(assai più elevato al Nord che al Sud e nelle Isole) e
della tipologia colturale: se si escludono le coltivazioni
protette, i valori più elevati spettano a vigneti, frutteti e
agrumeti. Il valore della terra appare piuttosto elevato
specialmente se si tiene conto della limitata redditività
Fonte: INEA, Banca dati dei valori fondiari che contraddistingue gran parte dei processi produttivi
agro-zootecnici e, tuttavia, bisogna considerare che la
domanda di terreni ad uso agricolo nelle aree più fer-
Italia: valore dei terreni per tipologia colturale (anni 1992-2009)
tili di pianura e della collina non svantaggiata è forte-
mente sostenuta, quasi sempre prevalente sull’offerta.
In tali situazioni, inoltre, ad influenzare la domanda e
i prezzi dei terreni intervengono i possibili usi extra-
agricoli e, comunque, la natura di “bene rifugio” della
migliaia di euro per e

terra attrae investitori e ne influenza, accrescendolo, il


valore. Di fatto, nelle aree più fertili il prezzo dei fondi
tende ad aumentare nel tempo anche in condizioni di
mercato delle produzioni agricole poco o per nulla fa-
vorevoli; viceversa, nelle aree marginali i valori fondiari
si mantengono su livelli contenuti e rimangono ten-
Fonte: INEA, Banca dati dei valori fondiari
denzialmente invariati, giacché l’offerta è quasi sempre
assai superiore alla domanda.
18
d
o
72 c
u
IN PIEMONTE zone in termini di quantità e di calendario di distribuzione. m
e
La crisi economica e finanziaria che di recente ha colpito lo Nel vercellese e nel novarese i prezzi di compravendita dei
n
scenario mondiale sembra avere in parte influenzato il merca- seminativi adatti a risaia si sono mantenuti sui livelli degli anni t
to fondiario in Piemonte. Anche nelle aree più vocate, dove la precedenti, forse perché il risone non è andato incontro, al- i
domanda è generalmente di gran lunga superiore all’offerta, meno fino agli ultimi mesi del 2009, a ribassi così forti come
per l’anno 2009 è stata segnalata un’attenuazione della ri- quelli che hanno interessato gli altri cereali. Per quanto riguar-
chiesta di terra da parte degli agricoltori orientati alla produ- da i vigneti, permane una certa stagnazione - che interessa
zione di derrate (quali grano, mais, ecc.) le cui quotazioni di anche il mercato dei diritti di reimpianto - a causa dell’ormai
mercato hanno subìto bruschi cali rispetto all’anno preceden- perdurante crisi di mercato in cui versano, segnatamente, i
te, con ripercussioni negative sulla redditività aziendale. Ma, vini rossi. Giova notare, tuttavia, che il vigneto di pregio co-
a dispetto della cautela manifestata dagli imprenditori agricoli stituisce la qualità di coltura di maggior valore in Piemonte: a
verso l’acquisto di terra, i prezzi si sono mantenuti sui valori titolo puramente indicativo, per le DOCG più preziose il prez-
degli anni precedenti (si veda la tabella riportante le quotazio- zo non scende al di sotto dei 50-60.000 euro/ha con punte
ni minime e massime di alcune significative tipologie colturali) di 90.000 €/ha nel territorio di Neive e di Barbaresco, fino a
pur potendosi evidenziare alcune tendenze specifiche a livello 400.000 €/ha per i cru di Barolo. L’offerta di terreni agricoli è
territoriale. spesso sostenuta da agricoltori anziani che cedono l’azienda
I prezzi dei seminativi e dei prati sono rimasti stabili nella in mancanza di eredi disposti a continuare l’attività, mentre gli
pianura alessandrina, mentre sono stati segnalati in lieve au- operatori più frequentemente coinvolti nell’acquisto di terreni
mento nella pianura a sud di Torino e nel cuneese, dove sono sono imprenditori agricoli che conducono aziende di piccole
soprattutto le imprese zootecniche localizzate nelle aree desi- e medie dimensioni, interessati ad entrare in possesso di par-
gnate come vulnerabili da nitrati - che in Piemonte assomma- celle di limitata estensione al fine di realizzare accorpamenti
no a oltre 400.000 ettari, pari al 38% della superficie agricola fondiari e arrotondamenti della superficie aziendale o, a volte,
complessiva e al 54% della superficie di pianura - a esprimere interessati a cogliere le opportunità legate all’esercizio della
una forte richiesta di terra, in quanto necessitano di disporre multifunzionalità (agriturismo e turismo rurale). Nel caso dei
di superfici adeguate al fine di rispettare i vincoli imposti allo vigneti e dei relativi diritti di reimpianto gli acquirenti sono per
spandimento dei reflui zootecnici, più restrittivi che nelle altre lo più imprenditori di medio-grandi dimensioni (per arroton-
damenti aziendali) e grandi indu-
Piemonte: quotazioni dei terreni per qualità di coltura (000 euro/ha) strie di trasformazione operanti nel
settore vitivinicolo (per integrazio-
ne a monte). Assai numerosi sono
gli investitori provenienti da settori
extra-agricoli che, come già ac-
cennato, vedono la terra come un
“bene rifugio” e che sono interes-
sati ad acquisire i fondi rustici an-
che in vista di una loro destinazio-
ne alternativa a quella agricola. A
questo proposito si segnala l’inte-
resse emerso negli anni più recenti
al fine di acquisire superfici da de-
stinare alla produzione di energia
elettrica da fonti alternative: non
soltanto le coltivazioni da biomas-
sa ma anche i parchi fotovoltaici la
cui installazione è attualmente in
attesa di essere normata a livello
locale e che potrebbero, in futuro,
apportare rilevanti cambiamenti al
Fonte: INEA, Banca dati dei valori fondiari
paesaggio agrario piemontese.
19
Q
DOCUMENTI
Esperienze di agricoltura sociale
in Piemonte

Francesca Giarè La produzione di alimenti e di beni di prima necessità è stata ed è tutt’oggi l’output di mag-
Stefano Trione gior rilievo derivante dall’esercizio dell’attività agricola, che giustifica il sostegno accordato
Istituto Nazionale dalla politica agricola comunitaria ai redditi degli agricoltori europei. Nondimeno, nel recente
di Economia Agraria passato si è dato sempre maggior risalto ad altre funzioni proprie dell’agricoltura, che nel
loro insieme delineano i contributi che il settore primario può apportare al benessere sociale
ed economico della collettività e che quest’ultima riconosce come propri dell’agricoltura
stessa: dalle funzioni ambientali e paesaggistiche a quelle turistico-ricreative, da quelle cul-
turali e didattico-educative a quelle terapeutiche e riabilitative. L’assolvimento di tali funzioni
- oltre a costituire un’importante occasione di diversificazione delle attività e, dunque, del
reddito degli imprenditori agricoli - rappresenta per questi ultimi una via privilegiata, quando
non obbligata, per continuare a beneficiare del sostegno loro accordato dalla società.
L’agricoltura sociale (in inglese social farming, o anche care farming oppure green care) è un
elemento di multifunzionalità delle aziende agricole che consiste nella conduzione di attività
agricole (o attività a queste strettamente connesse quali l’agriturismo, la trasformazione
dei prodotti, la vendita diretta) con il proposito di generare coesione sociale e benessere.
Le attività possono avere carattere terapeutico, riabilitativo o di inclusione sociale ed essere
indirizzate a fasce deboli della popolazione come bambini (agri-asili), anziani, persone con
disabilità o forme anche temporanee di disagio ed emarginazione sociale, altri soggetti a
bassa contrattualità.
Il fatto che l’agricoltura rappresenti un contesto inclusivo per soggetti deboli è tutt’altro che
una novità; è noto, infatti, che antecedentemente ai processi di industrializzazione e di urba-
nizzazione qualsiasi persona, indipendentemente dalla propria condizione fisica o psichica,
trovava comunque un ruolo nelle società rurali. L’impresa agricola costituisce un ambiente
particolarmente adatto per favorire l’inclusione di soggetti fragili, stante la versatilità dei
processi produttivi in essa realizzati (in pieno campo e al coperto, colturali e di allevamen-
to, ecc.) e vista la possibilità, qualora si vogliano conseguire vantaggi sociali coinvolgendo
persone con svantaggi nei lavori agricoli, di adottare tecniche che in una logica meramente
economica potrebbero risultare inefficienti.
In anni recenti le iniziative di agricoltura sociale in Europa hanno fatto registrare una rapida
diffusione sia nelle aree rurali che in quelle periurbane e le esperienze individuali si sono tra-
20
d
o
72 c
u
dotte spesso in reti e movimenti anche grazie all’animazione e e solo alcune Regioni hanno regolamentato questo aspetto m
e
al supporto fornito attraverso specifiche politiche. Proprio gra- dell’agricoltura. Un esempio è dato dal Friuli Venezia Giulia,
n
zie all’esistenza di una chiara normativa in alcuni paesi (quali, che con la legge n. 25/2007 modifica una serie di leggi regio- t
ad esempio, l’Olanda e il Belgio) il numero delle Care Farms nali fra cui la L. R. n. 18/2004 sulle fattorie didattiche, amplia le i
che accolgono persone con svantaggio è cresciuto in modo attività delle stesse anche al sociale e prevede che fra i contri-
esponenziale e tali aziende sono spesso seguite da Agenzie buti che le Province erogano ai Comuni rientrino anche quel-
nazionali o locali. li “per sostenere le attività organizzate e svolte nelle fattorie
Anche in Italia un numero crescente di aziende agricole of- sociali, inserite nell’elenco tenuto e reso pubblico dall’Agenzia
fre opportunità inclusive e nuovi strumenti in campo socio- regionale per lo sviluppo rurale (ERSA), a favore di persone
terapeutico e l’interesse nei confronti di questo tipo di attività che presentano forme di fragilità o di svantaggio psicofisico
emerge sovente dal mondo della cooperazione e del volonta- o sociale.” Nell’attuazione dei Programmi di sviluppo rurale,
riato sociale e dagli operatori socio-terapeutici, dalle istituzioni comunque, quasi tutte le Regioni prevedono la possibilità di
pubbliche e dagli enti gestori dei servizi. Non esistono, tut- realizzare, nell’ambito delle Misure che riguardano la multifun-
tavia, dati e informazioni che consentano di quantificare con zionalità e la diversificazione agricole, l’informazione e la for-
certezza il fenomeno e le stime effettuate oscillano tra le 1.000 mazione, attività per la promozione e il supporto di esperienze
e le 2.000 realtà tra imprese, cooperative e associazioni di di agricoltura sociale.
vario tipo. Dai dati statistici disponibili risulta infatti la presenza Da un primo censimento che la Rete Rurale Nazionale sta re-
di 523 cooperative sociali agricole di tipo B - che, secondo la alizzando in alcune regioni italiane, risultano presenti in Pie-
Legge 381/91 devono essere composte per almeno il 30% da monte circa 20 esperienze, tra aziende, cooperative sociali,
persone in condizione di svantaggio - in cui sono stabilmente carceri, comunità. Alcune di queste esperienze sono attive da
inserite in attività professionali persone con svantaggi fisici e/o decenni, come la Cooperativa agricola Valli Unite, nata alla
psichici, ma mancano informazioni sul complesso delle realtà fine degli anni ’70 da tre giovani di origini contadine che han-
che svolgono tali attività. no puntato sull’agricoltura per costruire un’economia diversa
L’analisi condotta in alcune regioni italiane, però, può dare fatta di solidarietà e lavoro, binomio che ha trovato spazio
conto della complessità e della numerosità di tali iniziative. Da nell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Con gli
un’indagine condotta dall’Agenzia regionale per lo sviluppo e anni l’attività è aumentata e oggi 25 persone lavorano nei
l’innovazione nel settore agro-forestale (ARSIA), ad esempio, diversi settori: produzione di vino (10 etichette più lo sfuso),
risultano nella sola regione Toscana circa 100 realtà produt- produzione di fieno e di cereali per l’alimentazione umana e
tive che fanno inserimento lavorativo di soggetti a bassa con- per l’allevamento di suini da salume e di bovini da carne e da
trattualità e/o offrono servizi sociali e riabilitativi. Un recente latte, vendita diretta dei prodotti dell’azienda e altri prodotti
censimento condotto dall’Associazione italiana per l’agricoltu- biologici o del commercio equo e solidale, ristorazione e allog-
ra biologica (AIAB) nell’ambito di un programma di ricerca e gio nella struttura agrituristica.
promozione finanziato dal Ministero della solidarietà sociale Un’altra esperienza significativa è quella di Cascina Praie, una
ha inoltre stimato in circa 2.000 gli operatori impegnati a vario struttura ricavata da una storico fabbricato agricolo di Sale-
titolo, a livello nazionale, in attività riconducibili all’agricoltura rano Canavese, vicino a Ivrea, dove a partire dalla metà degli
sociale svolte all’interno di imprese biologiche. anni ’80 si svolgono attività sociali. Nel corso degli anni, l’a-
Nonostante il termine “agricoltura sociale” non abbia in Italia zienda ha ospitato persone con svantaggi di tipo fisico e so-
ancora un riferimento giuridico normativo univoco sul piano ciale e sono state sviluppate diverse opportunità lavorative per
nazionale, esso compare in due importanti atti di program- includere e offrire occupazione a persone che il mercato del
mazione: il Piano strategico nazionale per lo sviluppo rurale, lavoro tende a escludere. Da maggio 2008 la Cascina Praie è
che cita espressamente l’agricoltura sociale nell’Asse III quale stata acquistata dal Consorzio Copernico di cooperative sociali
strumento per migliorare l’attrattività dei territori e per la diver- di Ivrea, una realtà nata e sviluppata nel settore sociale, che ha
sificazione dell’economia rurale; il programma “Guadagnare così avviato un’attività di trasformazione e commercializzazio-
salute”, approvato il 16 febbraio 2007 dal Consiglio dei Mini- ne di prodotti agricoli, oltre che di ristorazione. In breve tempo
stri, finalizzato a coordinare un approccio multisettoriale alle il Consorzio è diventato un punto di riferimento per molti pro-
tematiche attinenti alla tutela della salute, nel quale si sottoli- duttori agricoli della zona, che hanno trovato un’opportunità
nea la necessità di promuovere la multifunzionalità in agricol- per conferire a condizioni più favorevoli la materia prima.
tura e in questo ambito cita espressamente le “fattorie sociali”. La cooperativa AgricooPecetto, formata da giovani impren-
Sul piano regionale, la situazione appare molto differenziata ditori agricoli che producono nel rispetto di un’agricoltura
21
Q eco-compatibile prodotti del “Paniere dei prodotti tipici del-
la Provincia di Torino” e altre eccellenze enogastronomiche
piemontesi, ha dato vita nell’azienda agricola di proprietà di
uno dei soci a una fattoria didattica, un laboratorio artigianale
per la trasformazione di prodotti agricoli, un punto vendita e
Consorzio dei servizi sociali del territorio “Ciss” e con il “Cen-
tro per la giustizia minorile di Piemonte e Valle D’Aosta”.

a “gruppi di acquisto intelligenti” costituiti da famiglie della


zona, coinvolgendo in queste attività soggetti svantaggiati.
Questo lavoro ha portato a consolidare i rapporti con altri
agricoltori della zona che hanno trovato in questa azienda un
modo più efficace per collocare i propri prodotti. Del circui-
to di AgricooPecetto fanno ora parte 16 aziende impegnate
nel promuovere il consumo di prodotti agricoli di stagione,
commercializzati soprattutto attraverso il contatto diretto con
gruppi di acquisto solidali e i circuiti “a KM 0”.
Oltre all’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, le re-
altà di agricoltura sociale in Piemonte sono orientate anche
all’offerta di servizi per altri soggetti, come è il caso de La Pie-
montesina di Chivasso, che ha aperto nella propria azienda
agricola il primo agrinido d’Italia, avviando anche un processo
di cambiamento per l’intera azienda familiare che ha portato
alla scelta di allevare asini sia per la qualità del loro latte, sia
per la loro capacità di contribuire alla terapia di soggetti con
particolari patologie (onoterapia).
Un importante contributo all’educazione alla legalità viene of-
ferto dall’esperienza piemontese della Cascina Caccia, a San
Sebastiano da Po. Il casolare - mille metri quadrati, circondati
da un ettaro di terreno coltivabile - è stato per lungo tempo
un immobile della mafia e dal 2008 è stato affidato all’asso-
ciazione Libera che lo ha destinato a progetti sociali. Ora nella Per approfondire:
cascina si produce il miele a marchio “Libera Terra” (nel 2010 L’Agricoltura sociale in: Annuario INEA dell’agri-
ne sono stati prodotti 25 quintali) ed è stato piantumato un coltura italiana, vol. LXI, 2007 (pp. 355-359), Edizioni
noccioleto dedicato alla memoria di Vito Scafidi, giovane stu- Scientifiche Italiane, Napoli, 2008
dente deceduto il 22 novembre 2008 nel crollo del soffitto Mondi agricoli e rurali, INEA, 2009 http://www.
del liceo Darwin di Rivoli. Si coltivano inoltre ortaggi ed erbe inea.it/public/it/search.php?action=list&search[Parol
aromatiche, si allevano galline, pecore, anatre ed è in progetto a1]=agricoltura%20sociale&current_page=2
la costruzione di ricoveri per ospitare altri animali quali oche, Linee guida per progettare iniziative di agricoltura
asini, conigli e maiali. Pure, è prevista la realizzazione di un sociale, INEA, 2009 http://www.inea.it/ap/bollettini/
orto didattico che verrà messo a disposizione di scuole, servizi docs/agricolsociale.pdf
per disabili e per tutti i gruppi interessati, per costruire percorsi AGRES - Responsabilità sociale in agricoltura http://
educativi di valorizzazione della campagna e della produzio- www.agres.inea.it/
ne agricola. Il valore economico derivante dall’attività agricola Appunto sull’Agricoltura Sociale per le Regioni,
permette di sostenere i progetti educativi e costituisce una ri- Rete Fattorie Sociali dal sito: http://www.alpainfo.it/
sposta “di mercato” al sistema malavitoso che ha abitato per AppuntoxRegioni.pdf
anni questo luogo. Infine, è in fase di studio il percorso che Position paper sull’agricoltura sociale, Proget-
porterà a costituire - in accordo con Gruppo Abele, Libera Ter- to SoFar dal sito: www.infosofar.files.wordpress.
ra e il Comune di San Sebastiano - un’azienda agricola per com/2009/01/manifestoas1.pdf
gestire la produzione e l’attività didattica connessa. L’azienda Social Farming - Servizi Sociali in Aziende Multifun-
agricola creerà opportunità lavorative per persone del territo- zionali http://sofar.unipi.it/index_file/Page2325.htm
rio e di inserimento per persone svantaggiate in accordo con il
22
72
Valentina Archimede
Direzione Agricoltura,

DOCUMENTI Settore Programmazione


in materia di agricoltura
e sviluppo rurale
Il piano di comunicazione
del PSR 2007/2013: 4 documentari
Giovani agricoltori, multifunzionalità, tracciabilità dei cibi, PSR 2007 - 2013
Programma di sviluppo rurale
NON SOLO AGRICOLTURA
uso dell’acqua sono i temi di quattro documentari di taglio Multifunzionalità
divulgativo, prodotti nell’ambito del piano di comunicazione nell’attività agricola in Piemonte
Tra ieri e domani

del Programma di sviluppo rurale 2007-2013. Contestualmen- Si definisce oggi multifunzionalità quell’insieme
il ricambio generazionale nell'agricoltura in Piemonte

accendiamo lo sviluppo

te alle sei pubblicazioni tematiche (recensioni su Quaderni n. di attività non strettamente produttive che un’a-
69 e 70), l’Autorità di gestione del PSR ha voluto realizzare zienda agricola può efficacemente svolgere per diversificare il
strumenti audiovideo per informare in maniera immediata ed proprio reddito ma anche per dare un contributo importante
efficace i cittadini sulle politiche di sviluppo rurale. I temi scelti alla collettività: dall’agriturismo alle fattorie didattiche, dagli
nascono dall’attualità e da alcune delle “sfide” che le politi- agrinidi alle prime esperienze pilota di agricoltura sociale, alla
che dell’Unione Europea si sono poste per i prossimi anni: dal salvaguardia del territorio. Immagini, esperienze e interviste
ricambio generazionale in agricoltura, alle attività che permet- agli operatori di agriturismi, fattorie, agriasilo mostrano una
tono di diversificare il reddito degli agricoltori, dalla tracciabi- realtà in forte dinamismo.
lità e qualità degli alimenti all’uso della risorsa acqua. Dopo
aver affidato a un’agenzia specializzata l’incarico di realizzare i PSR 2007 - 2013
Programma di sviluppo rurale
I FRUTTI DELLA TERRA
documentari, si è svolto un lungo lavoro di ricerca delle situa- Qualità e sicurezza
zioni più interessanti e rappresentative per dare una efficace il- dell’agroalimentare in Piemonte
Tra ieri e domani

lustrazione dei temi: a partire da sopralluoghi e interviste con i Uno dei temi più dibattuti oggi: qualità, sicu-
il ricambio generazionale nell'agricoltura in Piemonte

accendiamo lo sviluppo

protagonisti, si è arrivati a raccontare esperienze, storie di vita, rezza, tracciabilità degli alimenti. I casi del latte
casi concreti e a mostrare la realtà dell’agricoltura di oggi. Un e dei formaggi, del vino, della carne e della frutta vengono
filo narrativo tra un nonno e un bambino fa da trait-d’union tra raccontati nel documentario, attraverso interviste a produttori
i quattro documentari, esplicitando il rapporto tra il patrimo- e consorzi di tutela, per valorizzare il percorso delle filiere dei
nio del passato rurale e il presente di un’agricoltura innovativa prodotti in Piemonte, valorizzando i sistemi di certificazione
e moderna. L’obiettivo, coerentemente con le linee guida del della qualità.
piano di comunicazione, è quello di superare la visione tradi-
zionale e portare più vicino ai cittadini la realtà spesso poco PSR 2007 - 2013
Programma di sviluppo rurale
DA UNA GOCCIA D’ACQUA
nota dell’agricoltura di oggi. Irrigazione e risparmio idrico
in Piemonte
TRA IERI E DOMANI
Tra ieri e domani
PSR 2007 - 2013
Programma di sviluppo rurale L’acqua, una delle risorse più preziose per la vita
il ricambio generazionale nell'agricoltura in Piemonte

accendiamo lo sviluppo

Il ricambio generazionale del pianeta, e una delle “sfide” per i programmi


Tra ieri e domani
il ricambio generazionale nell'agricoltura in Piemonte
nell’agricoltura in Piemonte di sviluppo rurale: il risparmio e la gestione più efficiente del
L’insediamento di giovani agricoltori, inteso sia
accendiamo lo sviluppo

suo utilizzo. Il video racconta il sistema dell’irrigazione in Pie-


come subentro dei figli nelle aziende di famiglia, monte, una regione ricchissima di acque, sin dall’opera storica
sia come avvio di nuove imprese, è uno degli obiettivi cardi- e tuttora affascinante del Canale Cavour, fino alle innovazioni
ne del Programma di sviluppo rurale, che ha predisposto uno tecnologiche più recenti dell’erogazione a goccia e a pioggia.
intervento e un pacchetto di misure dedicate. In Piemonte la Immagini di grande impatto, interviste, frammenti di storia e
misura 112 dedicata ai giovani ha avuto un valido riscontro innovazione.
tra i potenziali beneficiari, con oltre 1900 domande. Il docu-
mentario racconta le esperienze di quattro giovani agricoltori E’ possibile richiedere gratuitamente una copia
piemontesi di diversi settori e territori, le loro aspettative e le dei documentari in dvd inviando una mail a
problematiche affrontate. valentina.archimede@regione.piemonte.it
23
Q
NUOVE NORME
Azioni agroambientali: verifiche
funzionali delle macchine irroratrici

Giovanni Scanabissi Come è noto, la verifica funzionale e la regolazione delle macchine utilizzate per la distribuzione dei
Direzione Agricoltura, fitofarmaci consente di ridurre gli sprechi di prodotto e di incrementare l’efficacia dei trattamenti.
Settore Agricoltura sostenibile Per gli agricoltori che hanno aderito a una o più azioni agroambientali (misura 214) del Program-
ma di Sviluppo Rurale, l’effettuazione di una verifica nell’arco del quinquennio costituisce anche
un requisito minimo di impiego dei prodotti fitosanitari, di applicazione obbligatoria al pari della
condizionalità.
Le scadenze entro cui effettuare la verifica sono state definitivamente fissate dal Ministero delle Po-
litiche agricole nel giugno scorso, in funzione dell’anno di assunzione degli impegni. Per le adesioni
avvenute a partire dal 2009 il termine coincide con la fine del secondo anno di impegno.
Nell’ambito delle azioni agroambientali, la 214.1 (tecniche di produzione integrata) e la 214.2 (tec-
niche di produzione biologica) richiedono di oltrepassare il requisito minimo effettuando almeno
due verifiche nel corso del quinquennio. I relativi bandi avevano previsto che la prima verifica fosse
compiuta entro la fine del terzo anno di impegno. Si sottolinea che, a seguito dell’emanazione
della circolare ministeriale, le scadenze previste dai bandi 2009 e 2010 per la prima verifica sono
da considerarsi superate, dovendo almeno coincidere con il requisito di base vincolante per tutti
beneficiari di azioni agroambientali.
Nel seguente schema riepilogativo, con riferimento ai bandi agroambientali finora emanati, sono
riportate le scadenze per la prima delle due verifiche richieste dalle azioni 214.1 e 214.2 e per la
verifica che costituisce requisito di base per tutte le azioni agroambientali.

Anni Azioni Scadenze per le veri- Tipologia


di adesione agroambientali fiche delle irroratrici di impegno
2007 214.1, 214.2 31/12/2009 (1a verifica) impegno agroambientale
214.8 30/6/2010 requisito minimo di impiego di fitofar-
maci (baseline)
2008 214.8 30/6/2010 requisito minimo di impiego di fitofar-
maci (baseline)
2009 214.1, 214.2 (giovani 31/12/2010 (1a verifica) impegno agroambientale
agricoltori)
tutte le azioni agroam- 31/12/2010 requisito minimo di impiego di fitofar-
bientali maci (baseline)
2010 214.1, 214.2 31/12/2011 (1a verifica) impegno agroambientale
tutte le azioni agroam- 31/12/2011 requisito minimo di impiego di fitofar-
bientali maci (baseline)

24
72
Archivio Ce.D.R.A.P. (A.Farina)

NUOVE NORME
Il PSR 2007-2013 raccoglie la sfida
della biodiversità con una modalità
innovativa
Daniele Demaria Negli anni ’70 ed ’80 (anni di boom per l’utilizzo di interventi fitosanitari) il ragnet-
Direzione Agricoltura, to rosso (Panonychus ulmi Koch) ha iniziato ad infestare con gravi danni i frutteti del
Settore Programmazione Piemonte ed erano inevitabili numerosissimi interventi fitosanitari di contenimento con
in materia di agricoltura efficacia peraltro limitata. Con l’introduzione della lotta integrata e di principi attivi a
e sviluppo rurale
minor spettro di azione, si è resa possibile la diffusione degli antagonisti del ragnetto
rosso, minuscoli acari che assomigliano a piccole gocce d’acqua, cosicché ad oggi non
sono più necessari interventi per questa avversità. Questo è solo un esempio di come
la diversità naturalmente presente nell’ambiente, se messa in condizione, è in grado di
svolgere importanti servizi alle attività umane.
La Regione Piemonte, nell’ambito del Programma di sviluppo rurale 2007-2013, ha pre-
disposto un programma finalizzato alla tutela della biodiversità (illustrato in dettaglio
qui di seguito) che coordina alcune misure dell’asse 2 con la misura 323 con lo scopo di
tutelare le eccellenze di biodiversità presenti nella regione.

IL VALORE DELLA BIODIVERSITÀ


Per biodiversità si intende l’insieme di tutte le forme viventi geneticamente diverse e de-
gli ecosistemi ad esse correlati. Quindi biodiversità implica tutta la variabilità biologica:
di geni, specie, habitat ed ecosistemi.
L’importanza della biodiversità risiede nei suoi valori diretti (ciò che si può direttamente
ricavare in cibo, materiale, ecc), indiretti (legato ai servizi che gli ecosistemi rendono
gratuitamente all’umanità) e intrinseci (estetico, spirituali, ecc). Mentre il valore diretto
e il valore intrinseco sono di facile comprensione, il valore indiretto dei servizi che la
biodiversità svolge viene dato per scontato e quindi spesso se ne trascura l’importanza.
25
Q Per capirne l’importante apporto all’economia umana, oltre
all’esempio riportato in apertura, si pensi all’utilizzo di prin-
cipi attivi di origine naturali nell’ambito farmaceutico, così
come al servizio di impollinazione, alla purificazione delle
acque da parte dei numerosi microrganismi del suolo e delle
asse dedicato nel suo complesso al miglioramento dell’am-
biente e dello spazio rurale, la “Conservazione della biodi-
versità e tutela e diffusione di sistemi agro-forestali ad alto
valore naturale” e diverse sono le misure che concorrono a
questo obiettivo.
acque superficiali, ecc. Dal momento che la biodiversità è una delle attuali priorità
Tra le cause di perdita della biodiversità la più importante dell’Unione Europea, nel corso della revisione della politica
è la distruzione (e frammentazione) degli habitat. Seconda- agricola comune (PAC) avvenuta nel 2008 (processo deno-
riamente hanno un ruolo molto importante la diffusione di minato Health Check della PAC), l’Unione Europea ha inteso
specie alloctone ed invasive, il sovra-sfruttamento di certe rafforzare l’impegno verso questo obiettivo.
specie e l’inquinamento. Recentemente ha assunto un ruolo A seguito di questo processo nel 2009 il Psr 2007-2013
impotante anche il cambiamento climatico globale: muta- è stato modificato con l’aggiunta di circa 8,4 Meuro alle
menti termici anche lievi comportano un disorientamento misure orientate alla tutela della biodiversità (111, 214, 216
talvolta fatale per alcune specie. e 323).

SPESA PUBBLICA TOTALE


MISURE DEL PSR 2007-2013
CON AZIONI A TUTELA DELLA BIODIVERSITÀ Risorse aggiuntive Health Check
Risorse ordinarie
per la biodiversità
Asse 2
211 Indennità a favore degli agricoltori delle zone montane 53.545.455 -
214.1 Produzione integrata
214.2 Produzione biologica
214.3 Incremento del contenuto del carbonio organico nel suolo
214.4 Conversione di foraggere in seminativi permanenti
278.425.001 3.851.487
214.6 Sistemi pascolivi estensivi
214.7 Elementi dell’agrosistema a funzione ambientale e paesaggistica
214.8 Conservazione razze locali minacciate di abbandono
214.9 Interventi a favore della biodiversità nelle risaie
216 Sostegno agli investimenti non produttivi (elementi dell’agrosistema) 800.000 770.297
221 Primo imboschimento di terreni agricoli 32.909.091 -
226 Ricostituzione del potenziale forestale e introduzione di interventi pre-
5.159.091 -
ventivi
227 Sostegno agli investimenti non produttivi: interventi selvicolturali su
15.795.454 -
patrimonio forestale già esistente
Altre misure
111 Formazione professionale e azione di informazione 21.163.636 701.505
323 Tutela del patrimonio rurale 2.272.727 3.081.189

A livello locale (regionale) la variabile sulla quale si può inci- PROGRAMMA FINALIZZATO ALLA TU-
dere maggiormente è la conservazione degli habitat e la lot- TELA DELLA BIODIVERSITÀ
ta alla loro frammentazione attraverso la conservazione di Dal momento che tra gli strumenti a disposizione del Psr
aree naturali di alto valore naturalistico (aree protette e siti vi è la possibilità di allestire dei programmi finalizzati come
Natura 2000) e dei loro collegamenti, i cosiddetti “corridoi strumento di intervento integrato (paragrafo 4.2.3.2 del Psr),
ecologici”, complessivamente denominati Rete Ecologica la Regione Piemonte ha approvato un Programma finalizzato
Regionale dalla L.R. 19/2009 a livello regionale. alla tutela della biodiversità (Deliberazione della Giunta Re-
gionale 11 ottobre 2010, n. 12-783) per il coordinamento fra
IL PSR E LA BIODIVERSITÀ loro di tutte le misure del Psr che concorrono a questa sfida
Il Psr 2007-2013 prevede tra gli obiettivi specifici dell’asse 2, ed il raccordo fra queste ed il progetto di Corona Verde.
26
n
u
72 o
v
La misura 323 “Tutela e riqualificazione del patrimonio ru- e
rale” nella nuova formulazione in corso di approvazione da Il primo accordo globale per la tutela della biodi-
n
parte della Commissione europea promuove la predisposi- versità e l’arresto del pericoloso declino in corso, o
zione di programmi di intervento da parte degli enti gestori è stata la Convenzione sulla biodiversità al vertice r
delle aree protette per la conservazione e riqualificazione di mondiale delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro del m
siti di grande pregio naturale e iniziative di sensibilizzazione 1992. Vista la rapida estinzione di specie e la per- e
ambientale. Siccome gli interventi della misura 323 possono dita di habitat, in occasione del vertice mondiale
avvenire solo in aree protette, per quanto riguarda gli inter- dedicato allo sviluppo sostenibile tenutosi nel 2002
venti in aree agricole che sono nella disponibilità di soggetti a Johannesburg i paesi presenti si sono posti come
potenziali beneficiari del PSR, è possibile accedere ad altre obiettivo il sensibile rallentamento della perdita
misure del PSR, in particolare quelle dell’asse 2, dedicate di biodiversità entro il 2010. I paesi europei hanno
alla realizzazione degli investimenti non produttivi o alla loro successivamente fatto un passo in più, impegnan-
manutenzione. Si tratta in particolare delle misure: dosi a fermare interamente questo processo entro
214.7 – Pagamenti agroambientali per la manuten- il 2010 con l’iniziativa Countdown 2010 .
zione di elementi dell’agroecosistema a prevalente Nel dicembre 2006, l’Assemblea generale delle Na-
funzione ambientale e paesaggistica; zioni Unite ha deciso di proclamare il 2010 “Anno
216 – Sostegno agli investimenti non produttivi (am- internazionale della biodiversità”.
bito agricolo);
226 – Ricostituzione del potenziale forestale e intro-
duzione di interventi preventivi;
227 – Sostegno agli investimenti non produttivi (am-
bito forestale);

Il programma finalizzato prevede che nei bandi di queste


misure siano creati dei meccanismi di priorità o di riserva per
le aziende aderenti ai programmi.

Analogamente, con le stesse misure dell’asse 2 del PSR, si


intende favorire la partecipazione delle imprese agricole al
progetto Corona verde. Tale progetto prevede iniziative di
tutela, riqualificazione e fruizione delle aree naturali (parchi
metropolitani, aree protette, fasce fluviali e aree agricole pe-
ri-urbane) ed in particolare della rete ecologica regionale. E’
finanziato prevalentemente con i fondi del POR-FESR 2007-
Archivio Ce.D.R.A.P. (A.Farina)

2013 (attività III.1.1 – Tutela dei beni ambientali e culturali,


10 Meuro).

L’unione delle due iniziative, misura 323 ed il progetto


Corona Verde si configurano come un unico interven-
to coordinato della Regione Piemonte nei confronti
della biodiversità.

27
Q
NUOVE NORME
PSR 2007 – 2013. Misura 114 Aiuti
per l’utilizzo di servizi di consulenza
agricola in Piemonte
Piero Cordola
Direzione Agricoltura,
Settore Servizi di Sviluppo Agricolo

Stanno per partire le consulenze alle aziende agricole che han- 2. aziende con indirizzo produttivo prevalentemente vegetale
no aderito alla Misura 114 del Programma di Sviluppo Rurale (hanno aderito 2729 agricoltori).
2007-2013 della Regione Piemonte. Si tratta della Misura re- A mano a mano che i Settori Provinciali dell’Agricoltura con-
lativa alla concessione di aiuti agli agricoltori che intendono cluderanno le istruttorie delle domande autorizzeranno gli
avvalersi dei servizi di consulenza agricola per ottenere la va- allevatori e gli agricoltori a richiedere l’avvio del servizio di
lutazione del rendimento della loro azienda ed approfondire consulenza al Soggetto erogatore prescelto. Ricordiamo a tutti
la scelta delle migliorie da apportare, compatibilmente con i coloro che hanno aderito alla Misura 114 che, in relazione alla
criteri di gestione obbligatori e le norme comunitarie in mate- complessità della consulenza richiesta dall’imprenditore agri-
ria di sicurezza sul lavoro. Il 7 Settembre scorso si sono chiuse colo, l’importo massimo di contributo concedibile, da parte
le domande di adesione, trasmesse per via telematica dai CAA della Regione, è pari ad € 1.500,00 per consulenza, a fronte di
o direttamente dagli agricoltori, ai Settori/Servizi dell’Agri- una spesa massima ammissibile di € 1.875,00 (contributo fino
coltura delle Province competenti per territorio. Le domande all’80% della spesa ammissibile), IVA esclusa. Sono ammissibili
informatiche devono ora essere perfezionate con la presen- a contributo i costi effettivamente sostenuti dall’agricoltore, a
tazione ai Settori Provinciali dell’Agricoltura dei “Contratti di partire dalla data di presentazione del contratto di consulenza
consulenza”, stipulati tra l’imprenditore agricolo ed il Soggetto per ciascuna domanda approvata dalla Provincia.
erogatore del servizio di consulenza aziendale agricola, pre- Il termine ultimo per la conclusione della consulenza all’azien-
scelto al momento della adesione dell’agricoltore alla Misura da è fissato per il 31.12.2011.
114. Da quel momento le Province iniziano le istruttorie delle L’agricoltore, per ottenere la concessione del contributo al
domande pervenute, corredate dai contratti e, nell’arco di un termine della consulenza, una volta proceduto al pagamen-
massimo di 120 giorni, dovranno provvedere a comunicare le to della fattura emessa dal Soggetto erogatore del servizio di
risultanze istruttorie alle aziende agricole interessate. Con l’ini- consulenza, provvederà a richiedere alla Provincia il rimborso
zio dell’anno 2011, pertanto, la Misura 114 entrerà a regime e entro i limiti ammessi, presentando richiesta (sempre per via
gli agricoltori piemontesi potranno finalmente avvalersi di un informatica e cartacea) unitamente alla fattura quietanzata.
servizio di consulenza aziendale di elevata specializzazione e La Provincia, eseguiti i previsti controlli, provvederà alla liquida-
qualità. I Soggetti erogatori dei servizi di consulenza aziendale zione del contributo spettante.
agricola che opereranno in Piemonte sono tredici e forniranno Il pagamento dell’aiuto sarà effettuato dall’Organismo Pagato-
la consulenza alle 4013 aziende agricole che hanno aderito re Regionale ARPEA direttamente all’agricoltore beneficiario.
alla Misura in questione nei due settori principali della nostra Per il finanziamento di tutte le domande la Regione Piemonte
agricoltura: erogherà contributi per circa € 5.200.000,00: il 44% di tale
1. aziende con indirizzo produttivo prevalentemente zootecni- somma è rappresentata da fondi messi a disposizione del Pie-
co (hanno aderito 1.284 allevatori); monte da parte dell’Unione Europea.
28
72

NUOVE NORME
DOPo le DOC
Il rinnovo delle denominazioni d’origine
dei vini in Piemonte

Moreno Soster
Il Piemonte è da sempre un luogo dove la viticoltura ha trovato la terra ideale per pian-
Elena Piva
tare solide radici e prosperare. Non stupisce quindi che in regione trovino spazio oltre
Eugenio Vittone
Direzione Agricoltura, cinquanta denominazioni, estremamente differenti tra loro per dimensioni, tipologia e
Settore Sviluppo diffusione territoriale. Dall’Ossola, ai piedi delle Alpi al confine con la Svizzera, fino all’Ap-
Produzioni Vegetali pennino, a pochi chilometri dal mare, la nostra regione è un continuo e mutevole susse-
guirsi di paesaggi, climi e vitigni, che regalano agli appassionati, ma non solo, un mondo
enologico estremamente variegato e di qualità.
Diventa fondamentale accrescere la consapevolezza di questa qualità, conquistata nel
corso del tempo, grazie al duro lavoro di tutti gli attori di questa affascinante storia che è
il mondo del vino in Piemonte: dalle istituzioni che da sempre si adoperano per sostenere
e valorizzare il settore, ai viticoltori, appassionati e pazienti nell’attesa e nella scelta delle
uve migliori con cui le nostre colline e le nostre montagne sono in grado di ricompen-
sare chi da secoli si prende cura di loro, ai vinificatori che hanno sviluppato un’enologia
varietale in grado di tradurre il territorio in vino, a chi dedica estro e professionalità per
vendere ed esportare sul mercato del mondo i nostri vini migliori.

IL PIEMONTE HA SCELTO LE DOC E LE DOCG


Il Piemonte produce vini di una qualità che deve essere riconoscibile, riconosciuta e ga-
rantita al consumatore. Perché è solamente il feedback dell’ultimo anello di questa com-
plicata catena che inizia tra i filari di una vigna e finisce in un bicchiere, che può decretare
il successo, anche commerciale, del vino made in Piemonte. Proprio per questo il consu-
matore va allo stesso tempo accompagnato e tutelato.
29
Q In campo enologico la Regione Piemonte ha fatto una scelta
difficile, rinunciando alla IGT e impostando la propria politi-
ca di tutela e valorizzazione dei vini attraverso una modula-
zione delle denominazioni secondo il modello della “pirami-
de” proposto dalla L. 164/92.
non vitivinicoli (formaggi, salumi, ecc.). Per il nostro settore
vitivinicolo, che è stato tra i primi a sviluppare una politica
di valorizzazione del vino basata sul legame con il territorio
d’origine, significa che le “vecchie” DOC e DOCG diventano
delle menzioni specifiche tradizionali italiane per designare i
Alla base si trova la DOC Piemonte, di respiro regionale con vini a DOP1. Tutto questo accade perché entro il 31 dicembre
una pluralità di vitigni utilizzati e di tipologie di vino prodot- 2011, l’Unione Europea vuole creare un Registro comunita-
te. Un gradino più su si trovano le cosiddette DOC “di rica- rio delle DOP ed IGP1 alle quali assicurerà una protezione in
duta” ossia le macroaree che hanno fatto la storia della vite, sede di mercato internazionale. L’intenzione comunitaria è
come le dolci colline delle Langhe e del Monferrato, o i rilievi quella di migliorare la capacità di penetrazione ed espansio-
pedemontani del Canavese, delle Colline Novaresi e delle ne dei vini europei sui mercati mondiali, assicurando loro un
Coste della Sesia. Spingendoci ancora più in su, ci accorgia- adeguato livello di protezione dalle contraffazioni.
mo di quanto ricco sia il patrimonio vitivinicolo piemontese: Parallelamente le DOP/IGP vitivinicole, che fino a luglio 2009
nelle DOC “primarie”, a fianco dei vitigni più classici e famo- erano riconosciute dallo Stato membro, ora devono affron-
si, troviamo una quantità incredibile di varietà autoctone e di tare un iter più complesso di riconoscimento e di protezio-
nicchia, che proprio in questi ultimi anni sono state oggetto ne che dovrà concludersi con un’istruttoria comunitaria. La
dell’appassionato recupero alla coltivazione da parte dei vi- Commissione tuttavia ha consentito un periodo di transizio-
gnaioli locali. Trovano così posto, tra Barbera, Dolcetto, Neb- ne fino al 31 dicembre 2011, per il riconoscimento di nuove
biolo, Freisa, Grignolino, Moscato, Arneis, Cortese ed Erba- DOP o per la modifica di quelle esistenti, utilizzando il pre-
luce, anche il dorato Timorasso, il profumatissimo Ruchè, la cedente sistema nazionale. In Italia questo si è tradotto in
caparbia Avanà, la colorata Albarossa, il prezioso Pelaverga e una richiesta al Ministero e al Comitato Nazionale Vini di
il raro Bequet. Al vertice della nostra piramide le DOCG, veri esaminare - entro la fine del 2011- ben 320 proposte di nuo-
e propri monumenti dell’enologia mondiale. Nomi che da ve denominazioni o di modifica (adeguamento IGT e DOC,
soli evocano atmosfere, profumi, paesaggi, uomini e storia. passaggio da DOC a DOCG).
Chi di noi non ha mai sentito nominare, una volta almeno
nella vita, Barolo, Barbaresco, Asti? Chi, quando si trova lon- IL RINNOVO DELLE DOC
tano dall’Italia, non ha mai cercato, anche solo per curiosità, E DELLE DOCG PIEMONTESI
questi nomi nelle carte dei vini di ristoranti ed enoteche? Nel 2009 in Piemonte, come nel resto d’Italia in relazione
Monumenti, appunto, e non miti senza tempo, che proprio alla scadenza del 31 luglio, si è creato un “picco” di richieste
per la loro natura necessitano di una continua e meticolosa di nuove denominazioni, di passaggio da DOC a DOCG e di
cura per mantenere immutato il proprio prestigio. proposte di modifiche dei disciplinari esistenti: in complesso
Così, oggi il Piemonte può offrire agli appassionati di vino si tratta di ben 32 vini per i quali è stata svolta dalla struttu-
44 vini a DOC (il 14% delle 330 DOC italiane) e 15 vini a ra regionale l’istruttoria preliminare e necessaria per il loro
DOCG ( il 30% delle 52 DOCG italiane), come indicato in esame da parte del Comitato Nazionale Vini. Oltre alle 3
tabella n. 1. denominazioni interprovinciali (Piemonte, Asti e Alta Langa),
le richieste riguardano 3 vini alessandrini (Brachetto d’Acqui,
LE NUOVE POLITICHE COMUNITARIE Colli Tortonesi e Gavi), 2 astigiani (Barbera d’Asti, Ruché di
Nell’Unione Europea, a partire dal 1 agosto 2009, si è avvia- Castagnole Monferrato), 11 cuneesi (Alba, Barbera d’Alba,
ta una profonda riforma del settore vitivinicolo nei suoi di- Barolo, Barbaresco, Colline Saluzzesi, Dogliani, Dolcetto
versi aspetti: dalla razionalizzazione dello schedario viticolo d’Alba, Diano d’Alba, Langhe, Nebbiolo d’Alba, Roero), 4
che consente di conoscere sempre meglio l’effettiva realtà torinesi (Canavese, Carema, Erbaluce di Caluso e Freisa di
dei nostri vigneti, alla modulazione degli interventi finan- Chieri) e 9 del Nord Piemonte (Boca, Bramaterra, Gattinara,
ziari necessari alla gestione del comparto, per giungere alla Ghemme, Lessona, Fara, Sizzano, Coste della Sesia, Colline
qualificazione e alla tutela dei vini. Proprio su quest’ultimo Novaresi).
aspetto la Commissione Europea ha deciso di uniformare la Ad oggi, dei 32 disciplinari presentati ben 25 hanno conclu-
propria politica di tutela e valorizzazione dei prodotti agri- so l’iter di modifica o riconoscimento (vedi tabella n. 2), che
coli, basandola sui due concetti di DOP (Denominazione rappresenta circa l’80 % del totale, a fronte di una media
d’origine protetta) e IGP (Indicazione geografica protetta), nazionale del 50%.
introdotti nei primi anni ‘90 per i prodotti agro-alimentari Merita infine ricordare, sebbene sia avvenuta prima di que-
30
n
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v
La DOC Piemonte. I principali elementi e
Tabella 1. Le denominazioni d’origine dei vini in Italia. (Fonte: Andrea
di novità sono: l’allargamento dell’area
Squarcia, MIPAAF, 2010). n
di produzione a tutto il territorio pie- o
montese (Figura n. 1), comprendendo r
tutti i comuni che vantano una DOC m
ed alcuni altri comuni che - pur non e
avendo una DOC - possiedono un cer-
to patrimonio viticolo, mentre prima
era limitata alle 3 province meridionali;
l’introduzione di nuove tipologie basa-
te su vitigni autoctoni (Dolcetto, Freisa,
Albarossa, Brachetto passito) o su viti-
gni internazionali (Sauvignon blanc, Ca-
bernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Pinot
nero) per venire incontro alle differenti
richieste del mercato;
Una particolare novità è l’introduzione
della qualificazione specifica “vigneti di
montagna”, che valorizza i vini ottenu-
ti da vigneti posti al di sopra dei 500
m.s.l.m. e, alternativamente, con pen-
denza superiore al 30% oppure siste-
mati a gradoni o terrazze. “Vigneti di
Montagna” potrò essere utilizzata per
la prima volta in Italia su vini di qualità
prodotti in zone di viticoltura eroica.
E’ l’unica delle nostre denominazioni
a poter produrre un vino con doppio
vitigno in etichetta . Dalla vendemmia
2010 potremo infatti trovare sugli scaf-
fali “Piemonte” con specificazione di
due vitigni a bacca bianca e due vitigni
sto picco di richieste, la recente approvazione di due DOC a bacca rossa, nello specifico per i bianchi Cortese, Chardon-
che potremmo definire di frontiera: a nord, il Valli Ossola- nay, Sauvignon nelle loro combinazioni e Barbera , Dolcetto,
ne , che recupera un’antica tradizione enologica a base di Freisa, Bonarda, Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah, Pinot
Prünent (ossia l’ecotipo locale di Nebbiolo che è già citato nero sempre nelle loro combinazioni. I brand aziendali po-
in un documento del 1300); a sud, le Terre Alfieri, deno- tranno così divenire significativi per prodotti dove gli abbina-
minazione a cavallo tra le province di Asti e Cuneo con le menti di vitigno potrebbero dar luce a prodotti nettamente
tipologie Arneis e Nebbiolo. innovativi. La DOCG Asti è attualmente in via di modifica
con una serie di importanti novità. Le tipologie si ampliano
COSA È CAMBIATO IN PIEMONTE con la tipologia spumante metodo classico per l’Asti spu-
I disciplinari proposti, esaminati ed approvati nel corso mante e con il Moscato d’Asti vendemmia tardiva. Sono tre
dell’ultimo anno hanno modificato significativamente il pa- le sottozone introdotte, con caratteristiche e prodotti diver-
norama delle denominazioni enologiche regionali. Illustria- si, che andranno a rendere omaggio alle tre zone “classiche”
mo sinteticamente le novità o i cambiamenti più rilevanti, di produzione del Moscato: Strevi, Santa Vittoria e Canelli.
ricordando che nella generalità dei casi sono state apportate Si modificano alcune parti del disciplinare che regolano la
modifiche alle norme per la viticoltura e l’enologia secondo gestione della denominazione tra cui l’inserimento del mec-
quando indicato nella Carta dei principi che la Regione ha canismo del blocage/déblocage, finalizzato ad attenuare le
emanato nel 2001. alternanze produttive e gli squilibri di mercato.
31
Q Tabella 2. Disciplinari delle Denominazioni d’origine piemontesi recentemente approvati o in fase di approvazione.

ZONA
VITICOLA

ALTO PIEMONTE
DENOMINAZIONE
D’ORIGINE DEL

BOCA
VINO
PRESENTAZIONE
DISCIPLINARE DI
PRODUZIONE PER
Modifica DOC
DECRETO
MINISTERIALE DI
APPROVAZIONE
DM 4/6/2010
PUBBLICAZIONE
SU GAZZETTA
UFFICIALE
G.U. n. 145 del 24/6/2010
BRAMATERRA Modifica DOC DM 12/7/2010 G.U. n. 176 del 30/7/2010
FARA Modifica DOC DM 4/6/2010 G.U. n. 144 del 23/6/2010
GATTINARA Modifica DOCG DM 7/6/2010 G.U. n. 144 del 23/6/2010
GHEMME Modifica DOCG DM 4/6/2010 G.U. n. 144 del 23/6/2010
LESSONA Modifica DOC DM 4/6/2010 G.U. n. 145 del 24/6/2010
SIZZANO Modifica DOC DM 4/6/2010 G.U. n. 145 del 24/6/2010
TORINESE E SALUZZESE CANAVESE Modifica DOC PARERE G.U. n. 196 del 23/08/2010
CAREMA Modifica DOC DM 17/9/2010 G.U. n. 234 del 6/10/2010
ERBALUCE-CALUSO Passaggio a DOCG DM 8/10/2010 G.U. n. 248 del 22/10/2010
FREISA DI CHIERI Modifica DOC DM 27/7/2010 G.U. n. 189 del 14/8/2010
COLLINE SALUZZESI Modifica DOC PARERE G.U. n. 196 del 23/08/2010
ROERO ROERO Modifica DOCG DM 17/9/2010 G.U. n. 237 del 9/10/2010
LANGHE ALBA Riconoscimento DOC DM 2/8/2010 G.U. n. 191 del 17/8/2010
BARBERA D’ALBA Modifica DOC DM 25/3/2010 G.U. n. 82 del 9/4/2010
BAROLO Modifica DOCG DM 30/9/2010 G.U. n. 241 del 14/10/2010
BARBARESCO Modifica DOCG DM 16/4/2010 G.U. n. 95 del 24/4/2010
DIANO D’ALBA Passaggio a DOCG DM 2/8/2010 G.U. n. 193 del 19/8/2010
DOLCETTO D’ALBA Modifica DOC DM 25/3/2010 G.U. n. 86 del 14/4/2010
NEBBIOLO D’ALBA Modifica DOC DM 25/3/2010 G.U. n. 85 del 13/4/2010
LANGHE Modifica DOC PARERE G.U. n. 231 del 2/10/2010
MONFERRATO ASTIGIANO BARBERA D’ASTI Modifica DOCG DM 17/9/2010 G.U. n. 236 del 8/10/2010
RUCHE’ DI CASTAGNOLE Passaggio a DOCG DM 8/10/2010 G.U. n. 248 del 22/10/2010
ALESSANDRINO GAVI Modifica DOCG DM 14/10/2010 G.U. n. 258 del 4/11/2010
REGIONE PIEMONTE Modifica DOC DM 17/9/2010 G.U. n. 233 del 5/10/2010

I vini delle Langhe. inferiori, uve derivate da un medesimo vigneto, operazioni


La DOC di ricaduta Langhe amplia il numero dei vini con di vinificazione e imbottigliamento dei vini effettuate in reci-
specificazione di vitigno, aggiungendo Barbera, Cabernet pienti separati rispetto alle altre tipologie). Il Nebbiolo d’Alba
Sauvignon, Merlot, Nascetta, Pinot nero, Riesling, Rossese si amplia pure alle tipologie “spumante” e “spumante rosé”.
bianco, Sauvignon; introduce la tipologia “passito” sia ros- Il Dolcetto di Diano d’Alba ha ottenuto la DOCG, ed ora pre-
so che bianco; prevede la sottozona “Nas-cëtta di Novello”, vede la possibilità di introdurre in etichetta le menzioni geo-
quasi coincidente con l’area del Barolo, in cui si produce un grafiche aggiuntive dei propri sorì, ossia dei siti migliori rac-
vino bianco ottenuto dal vitigno autoctono Nascetta o Nas- colti in uno specifico elenco. Analogamente la DOCG Barolo,
cëtta (nel dialetto langarolo). Del tutto nuova è la DOC Alba, oltre alla vigna, introduce l’elenco delle “menzioni specifiche
che copre 55 comuni vitati e propone vini ottenuti prevalen- aggiuntive” ossia la possibilità di indicazione in etichetta dei
temente dai vitigni Nebbiolo (minimo 70%) e Barbera (15- cru dai quali sono stati ottenuti i relativi vini, già consentita
30%). Le storiche DOC Barbera d’Alba, Nebbiolo d’Alba e da tempo alla DOCG Barbaresco. Ormai in dirittura d’arri-
Dolcetto d’Alba introducono la tipologia “vigna” ossia l’indi- vo appare l’accorpamento delle DOC Langhe Monregalesi
cazione in etichetta del toponimo di vigneto purché esso sia e Dolcetto di Dogliani in un’unica DOCG che comprende
contenuto in un elenco positivo e che la produzione di uva anche l’attuale DOCG Dogliani: si tratta di un’operazione
e di vino sia sottoposta a specifiche regolamentazioni (rese volta alla qualificazione di un prodotto importante, legato
32
n
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Figura 1. La DOC Piemonte amplia la propria area di produzione, acquisendo una vera dimensione regionale.
n
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m
e

ad un territorio particolarmente vocato alla coltivazione del modificato la propria base ampelografica passando dall’85
vitigno Dolcetto. Così come si sta concludendo il passaggio al 90% di uve Barbera e ampliando il rimanente 10% a tutti i
a DOCG dell’Alta Langa che assume sempre più il carattere vitigni a bacca rossa idonei alla coltivazione in regione, men-
della denominazione di vini spumanti di alta gamma ottenuti tre in precedenza era limitata a Freisa, Grignolino e Dolcet-
per rifermentazione in bottiglia, a base Chardonnay e Pinot to. Inoltre sono stati innalzati i tenori alcolometrici minimi,
nero, con l’introduzione della tipologia riserva sia per il bian- nell’ottica di creare prodotti di maggiore corpo e struttura,
co che per il rosè (con permanenza per 36 mesi sui lieviti) e più graditi dai mercati nord-europei e statunitensi. Il Ruché
la rinuncia allo spumante rosso. di Castagnole Monferrato, vino raro dal particolare profumo
speziato, diventa DOCG quale riconoscimento di una sua
I vini del Roero. progressiva evoluzione qualitativa ed espansione sui mercati
Il Roero, terra scoscesa dal paesaggio mutevole e affascinan- nazionali ed esteri.
te (Figura n. 2) che produce Nebbiolo e Arneis, affina ulte-
riormente il disciplinare della DOCG adeguando la composi- I vini dell’Alessandrino.
zione ampelografica del Roero Arneis a quella già adottata Esprime un certo dinamismo la realtà alessandrina con un’ul-
per il Roero (95% vitigno principale e 5% di altri vitigni a teriore crescita qualitativa per i prodotti a DOCG quali Gavi e
bacca di colore corrispondente), definisce meglio le esposi- Brachetto d’Acqui, e l’introduzione di nuove realtà produtti-
zioni per i vigneti da vini rossi e introduce nuove regole per ve e tipologie di vino. Il Gavi introduce le tipologie “riserva”
una migliore gestione della denominazione. sia nel prodotto fermo che in quello spumante metodo clas-
sico, per le quali è obbligatoria l’indicazione toponomastica
I vini del Monferrato astigiano. della “vigna”, riservando invece alle tipologie “tranquillo”,
Il Barbera d’Asti, di recente elevato a DOCG, ha leggermente “frizzante” e “spumante”, l’ uso di indicazioni geografiche
33
Q e toponomastiche aggiuntive che facciano riferimento a co-
muni, frazioni, fattorie, zone e località. Il Brachetto d’Acqui
prevede l’introduzione della tipologia “passito”, con la mo-
difica della base ampelografica che diventa 97% Brachetto
e 3% di altri vitigni a bacca rossa autorizzati sul territorio
delle dinamiche di mercato. La DOC Freisa di Chieri si im-
preziosisce con l’ampliamento dell’area di produzione alla
storica Villa della Regina sulla collina torinese. Infine la DOC
Colline Saluzzesi, che pur essendo in provincia di Cuneo ha
elementi in comune con la viticoltura torinese, affianca a Pe-
regionale, mentre si modificano alcune parti del disciplinare laverga e Quagliano le nuove tipologie Barbera, Chatus3 e
che regolano la gestione della denominazione tra cui l’inse- Pelaverga rosato, prevedendo altresì l’ampliamento dell’area
rimento del meccanismo del blocage/ déblocage, finalizzato di produzione verso l’arco alpino.
ad attenuare le alternanze produttive e gli squilibri di mer-
cato. Infine, ancora in fase istruttoria ministeriale, la DOC I vini dell’Alto Piemonte.
Colli Tortonesi introduce la tipologia Freisa, si apre ad una Le onde collinari delle province di Biella, Novara e Vercelli,
nuova sottozona – la Terre di Libarna – che amplia verso ospitano alcune delle più vecchie e prestigiose denomina-
l’Appennino l’area di produzione e punta a valorizzare il vi- zioni piemontesi in una specifica piramide locale che vede
tigno autoctono bianco Timorasso nella creazione di vini di al vertice le due DOCG Gattinara e Ghemme, seguite dalle
grande originalità sia nella versione tranquilla che in quella DOC Boca, Bramaterra, Fara, Lessona, Sizzano a prevalente
spumante (Figura n. 3). base Nebbiolo, per concludersi con le due DOC di ricaduta
Coste della Sesia e Colline Novaresi. Le principali modifiche
I vini del Torinese e del Saluzzese. apportate riguardano: un aumento nella base ampelografica
La DOC Canavese introduce le tipologie “spumante rosato” della percentuale di Nebbiolo a sfavore delle altre due varietà
e “spumante”. Quest’ultimo è un vino a base Erbaluce rifer- locali autoctone, l’Uva Rara e la Vespolina al fine di ottene-
mentato in autoclave mentre l’Erbaluce di Caluso o Caluso, re vini di maggiore struttura e idonei all’invecchiamento,che
che è diventata DOCG, si riserva la possibilità di ottenere lo nella tipologia “riserva” di Ghemme, Boca e Lessona può
spumante esclusivamente con il metodo tradizionale della arrivare a 46 mesi e per il Gattinara a 47 mesi; l’aumento del
rifermentazione in bottiglia. E’ altresì ridotta a 3 anni la du- tenore alcolico e la riduzione dell’acidità; la riduzione delle
rata dell’invecchiamento per la tipologia Caluso “passito”, rese di uva/ha; l’introduzione della tipologia “riserva”; l’uti-
in considerazione dell’evoluzione della tecnica enologica e lizzazione della menzione “vigna”. Le DOC Fara e Sizzano,

Figura 2. Il paesaggio mutevole ed affascinante del Roero, dove si produce una DOCG a base Nebbiolo e Arneis.

34
n
u
72 o
v
e
inoltre, consentono l’introduzione di un 10% di uve di altri 1. Il Decreto legislativo n. 61/2010, all’art. 3 comma 4, stabili-
vitigni a bacca rossa che si affiancano alle 3 varietà tradizio- sce che le menzioni specifiche tradizionali italiane, anche con n
nalmente coltivate e puntano a vini meno strutturati, meno le relative sigle DOC, DOCG e IGT, possono essere indicate in o
invecchiati e di più pronta beva, seppur sempre molto carat- etichettatura da sole o congiuntamente alla corrispondente r
terizzati dall’apporto del Nebbiolo. Infine le DOC di ricaduta espressione europea DOP e IGP. m
Coste della Sesia e Colline Novaresi, ancora in fase istrutto- e
ria, propongono le nuove tipologie “Rosso” e “Rosato” con 2. Attualmente sono 1334 i vini a DOP e 587 quelli a IGP cen-
il Nebbiolo al 40%, riducono i rimanenti vitigni tradizionali siti a livello comunitario (Fonte: e-bacchus, 2010)
locali tra cui Vespolina, Uva Rara e Croatina (al 20% minimo)
per dare spazio ad altri vitigni a bacca rossa fino al 40%, 3. Lo Chatus è un vitigno storicamente diffuso nell’area mon-
consentendo alle aziende una maggiore libertà interpreta- tana e pedemontana piemontese e noto con diversi sinonimi:
tiva del prodotto, pur ancorandolo alle varietà tradizional- Nebbiolo di Dronero, Bourgnin, Neiret, Neretto, Brunetta,
mente coltivate in zona, ed in particolare al Nebbiolo, vitigno Scarlattin, Brachet. E’ riconosciuto essere il genitore di alcuni
di particolare pregio e di interesse per il mercato. Incroci Dalmasso come Albarossa e Cornarea (Fonte: Regione
Questo quadro, sinteticamente tratteggiato, da evidenza alla Piemonte, AA.VV., I vitigni del Piemonte, 2006).
complessità e alla ricchezza della viticoltura e dell’enologia
piemontese, che si esprimono in un articolato sistema di
vini a DOP che stanno arricchendo il Registro comunitario
e potranno, forti della protezione assicurata loro dalla UE,
affrontare con determinazione la nuova sfida della penetra-
zione nei mercati comunitari e dei Paesi Terzi. Per portare nel
Mondo i profumi e i sapori della terra piemontese.

Figura 3. La “Terre di Libarna”, nuova sottozona della DOC Colli Tortonesi, si estende nella fascia appenninica e
valorizza il vitigno autoctono Timorasso.

35
Q
INFORMAZIONE TECNICA
Indicatori chimici e biochimici per
la valutazione della qualità dei suoli
sottoposti a diverse fertilizzazioni
organiche

Giancarlo Bourlot L’IMPORTANZA DELLA SOSTANZA ORGANICA DEL SUOLO


Laura Petruzzelli1 La sostanza organica del suolo riveste un ruolo di fondamentale importanza nei sistemi
Settore Fitosanitario
agrari, come elemento regolatore del ciclo dei nutrienti, per il supporto della crescita
Regionale, Laboratorio
delle piante e per la regolazione del ciclo dell’acqua. Il mantenimento e l’eventuale incre-
Agrochimico Regionale
( 1 Collaboratore) mento del tenore in sostanza organica del suolo è essenziale per la conservazione della
fertilità, ma è determinante anche per il contenimento delle perdite di carbonio verso
Laura Zavattaro l’atmosfera. La fissazione di carbonio organico nello stock stabile del suolo è quel proces-
Chiara Bertora so che in tempi piuttosto recenti è stato definito come sequestro del carbonio. Il ruolo di
Carlo Grignani salvaguardia ambientale della sostanza organica ha incrementato la sua rilevanza negli
Dipartimento Agronomia, ultimi decenni, quando il problema delle perdite di nitrati verso le falde, la diminuzione
Selvicoltura e Gestione del della fertilità dei suoli, le emissioni di anidride carbonica (CO2), protossido di azoto (N2O)
Territorio, Università degli e metano (CH4), che contribuiscono all’aumento della temperatura globale e alla ridu-
Studi di Torino zione dello strato di ozono, hanno raggiunto dimensioni tali da richiamare l’attenzione
dell’opinione pubblica e costringere a utilizzare tutti i mezzi a disposizione per ridurre
Laura Bardi l’entità del problema. La sostanza organica del suolo può essere incrementata con l’utiliz-
CRA-RPS, Centro di Ricerca
zo di fertilizzanti organici, quali reflui zootecnici, compost e residui colturali. Le deiezioni
per lo studio delle relazioni
animali, in particolare, contengono notevoli quantità di elementi nutritivi (principalmente
tra Pianta e Suolo
azoto, fosforo e potassio) utilizzabili per la fertilizzazione, ma anche di carbonio che può
incrementare quello contenuto nella sostanza organica stabile del suolo. L’uso corretto di
tali reflui permette un notevole risparmio di fertilizzanti chimici, e quindi di spesa per l’a-
gricoltore e di materie prime ed energia per la collettività. Tuttavia, esiste un rischio con-
nesso a distribuzioni inopportune per epoca o per quantità, riscontrabile come una bassa
efficienza del fertilizzante, che conduce alla perdita di elementi nutritivi nell’atmosfera e
nelle acque. Come altre regioni in Italia e in Europa, anche alcune aree del Piemonte sono
caratterizzate da allevamenti intensivi e spesso mostrano un’elevata contaminazione da
nitrati nelle acque e un’elevata potenzialità di emissioni gassose verso l’aria. Per studiare
gli effetti sulla qualità del suolo di diverse tecniche di fertilizzazione basata sui reflui zoo-
tecnici e sull’interramento dei residui di mais, è stato impostato un progetto regionale dal
36
i
n
72 f
o
r
titolo “Indicatori chimici e biochimici per la valutazione della Il dispositivo sperimentale. m
qualità dei suoli sottoposti a diverse fertilizzazioni organiche
a
(QUALSUO)”, che ha visto come partner il Laboratorio Agro- PASSAPORTO DELLA PROVA z
chimico Regionale, il Dip. AgroSelviTer dell’Università degli Nome: Tetto Frati LTP i
Studi di Torino ed il Centro di Ricerca per lo Studio delle Rela- Nazionalità: Italy o
zioni tra Pianta e Suolo del CRA. Indirizzo: Carmagnola (TO) n
Data di nascita: 1992
e
IL PROGETTO Suolo: profondo, calcareo, tessitura franca t
Il progetto, articolato su 3 anni, da luglio 2007 a luglio 2010, Clima: temperato sub-continentale e
ha avuto come obiettivo principale quello di fornire alla re- Disegno sperimentale: 3 blocchi randomizzati c
gione Piemonte, attraverso il supporto sperimentale e ana- Sistemi colturali: foraggeri, basati sul mais n
litico, gli strumenti necessari per la valorizzazione dei reflui Fertilizzazione: finalizzata sull’azoto i
zootecnici e per una buona gestione della sostanza organica Numero di trattamenti: 38
c
a
del suolo. Ha previsto l’utilizzo di un dispositivo sperimen- Scala: parcella
tale già avviato e ormai stabilizzato come prova di medio Dimensione delle parcelle: 45-75 m2
periodo, poiché i diversi trattamenti sono in equilibrio con
la gestione (vedi Box 1). Tale approccio è stato particolar- SISTEMI COLTURALI INCLUSI NELLA PROVA:
mente utile in quanto lo studio si proponeva di comprendere Ms: mais da insilato
processi le cui dinamiche si svolgono durante più anni, quali Mg: mais da granella (stocchi, foglie, tutoli e brattee sono
quelli di degradazione di fertilizzanti organici parzialmente trinciati e interrati)
umificati e di residui colturali lignificati. La ricerca ha inclu- Mr: doppia coltura: loiessa in autunno-inverno e mais da
so indagini agronomiche, chimiche e microbiologiche (vedi insilato in primavera-estate
Box 2) e ha previsto la divulgazione dei risultati nel corso di Ml: prato di graminacea in rotazione con mais da insilato
un’apposita giornata dimostrativa. Mu: prato di erba medica in rotazione con mais da insilato.
Questo sistema subisce solo un livello di fertilizzazione: 0N
SINTESI DEI RISULTATI durante la fase a erba medica, Liquame alla bassa dose
La biomassa totale prodotta è stata superiore nel sistema Ms, durante la fase a mais
seguito da Mg e Mr (come somma delle due colture). A parità di PM: prato permanente concimato con letame alla bassa dose
apporti azotati, liquame e letame hanno consentito di raggiun-
gere gli stessi livelli produttivi dell’urea nei tre sistemi a mais, e GESTIONE DELLA FERTILIZZAZIONE
hanno meglio valorizzato i reflui somministrati alla dose bassa.
tipo di quantità presemina copertura* totale
fertilizzante kg ha-1 di N
Figura 1. Produzione dei diversi sistemi colturali in prova. 0N 0 0 0 0
a b c e d d urea 100 0 100 100
30
urea 170 170 0 170
25 urea 300 200 100 300
)
-1
urea 400 300 100 400
20
liquame bassa 170 0 170
15
bovino
liquame alta 340 0 340
10 bovino
produzione s.s. (t ha letame bassa 170 0 170
5
bovino
0 letame alta 340 0 340
Ms Mg Mr Ml Mu PM bovino

Liquame e letame hanno la stessa efficienza dell’urea se il Tabella 1. Tipo e quantità di fertilizzante per i diversi
mais è seminato in prima epoca. Su mais tardivo il solo refluo trattamenti in prova.
ad alte dosi non è sufficiente.
37
Q I reflui zootecnici possono sostituire il fertilizzante minera-
le ed essere disponibili alla coltura per una quota superiore
all’80%, come dimostrato dalla curva del Ko (o valore di
sostituzione del fertilizzante minerale) in funzione degli ap-
porti.
Le misure effettuate.
RILIEVI AGRONOMICI
Produzioni
Apporti e asporti dei principali elementi nutritivi

ANALISI CHIMICHE
Figura 2. Valore di sostituzione del fertilizzante minera-
Contenuto di carbonio e azoto dei suoli
le per liquame (S) e letame (F) nei diversi sistemi colturali.
Grado di stabilità della sostanza organica del suolo,
tramite determinazione di acidi umici e fulvici
1.6
1.4
1.2
RILIEVI SUI MICRORGANISMI DEL SUOLO
S F
Mg Carbonio e azoto della biomassa microbica
1.0
Ms
Popolazioni microbiche eterotrofe coltivabili (procarioti
Ko0.8
aerobi, procarioti anaerobi, muffe e lieviti)
0.6 Mr
Gruppi fisiologici dei microrganismi del ciclo dell’azoto
0.4
Ml (nitrosanti, nitrificanti, ammonificanti e denitrificanti)
0.2
0.0
0 100 200 300 400
MONITORAGGIO EMISSIONI DI GAS
apporti di N (kg ha -1
)
AD EFFETTO SERRA
Misura delle emissioni di CO2, N2O e CH4
Determinazione contestuale della disponibilità di N
minerale e di C facilmente utilizzabile dai microrganismi,
Il bilancio del fosforo indica che una somministrazione di re- della temperatura e umidità del suolo.
flui a entrambe le dosi di bassa (170 kg ha-1 di N) e alta (340
kg ha-1 di N) comporta il rischio di una carenza di P (peraltro
anche l’N è in difetto, alla dose bassa). Figura 4. Contenuto di sostanza organica nel suolo.
I rischi di eccesso di P sono invece elevati per somministrazio-
3
ni di letame alla dose alta.
2.5
Figura 3. Bilancio del fosforo.
2

250 1.5

200
) 1
-1

150
kg ha 0.5
5
O sostanza organica del suolo (%)
2 100 Mg
Ms
50 0
Mr
Ml urea basso alto basso alto
0 liquame letame

-50
bilancio del fosforo (P
-100
Anche la qualità della sostanza organica del suolo è stata
-150
basso alto basso alto modificata dalla fertilizzazione.
liquame letame In particolare, entrambe le componenti degli acidi umici e
fulvici sono risultate maggiori nelle tesi ad alto apporto di
residui colturali (Mg) e di letame (Ms letame), mentre il gra-
In tutti i sistemi colturali a confronto le fertilizzazioni organi- do di umificazione è risultato massimo ove è stato distribuito
che hanno determinato un aumento del contenuto di sostan- letame.
za organica del suolo rispetto ai trattamenti a urea, crescente
con la dose apportata sia per il letame, sia per il liquame.

38
i
n
72 f
o
Figura 5. Contenuto in acidi umici e fulvici. Figura 7. Emissioni di anidride carbonica. r
m
0.15 14
a
z
acidi fulvici 12
i
acidi umici
10 o
n
-1

0.10 2
ha 8

e
6
kg C-CO
4 t
0.05 2 e
acidi umici e fulvici (%)
0
c
MsUrea MgUrea MsLiquame MsLetame n
i
0.00
c
MsUrea MgUrea MrUrea MsLiquame MsLetame
a
Sia il contenuto in carbonio e in azoto microbico, sia la carica Figura 8. Emissioni di protossido di azoto.
microbica totale del suolo sono più elevate dove è stata ef-
fettuata una concimazione con liquame o letame. 1.6

La letamazione ha determinato un notevole incremento del 1.4

numero di batteri anaerobi. 1.2

-1
1

O ha
2
0.8

Figura 6. Popolazioni microbiche. 0.6


kg N-N

0.4

0.2
7.E+05 muffe e lieviti 3.5.E+07
0
batteri aerobi MsUrea MgUrea MsLiquame MsLetame
6.E+05 3.0.E+07
batteri anaerobi

5.E+05 2.5.E+07

4.E+05 2.0.E+07 CONCLUSIONI


L’uso dei reflui zootecnici e, fra questi, in particolare, del le-
3.E+05 1.5.E+07 . batteri aerobi
tame non provoca decremento delle produzioni rispetto alla
2.E+05 1.0.E+07 num
fertilizzazione con urea, anche alla dose che apporta 170 kg
. muffe/lieviti e batteri anaerobi
1.E+05 5.0.E+06 N ha-1. Concimare con letame, induce, inoltre, un aumento
num
0.E+00 0.0.E+00
della fertilità del suolo, sia in termini di quantità di sostanza
MsUrea MgUrea MsLiquame MsLetame organica, sia in termini di presenza di popolazioni microbi-
che e porta ad una significativa riduzione dell’emissione dei
Le emissioni di CO2 dal suolo sono in accordo con il diverso gas serra dai sistemi agrari.
quantitativo di carbonio somministrato nella fertilizzazione
e del diverso tenore in sostanza organica dei trattamenti.
I sistemi a urea hanno emesso meno CO2, ma, non avendo
ricevuto carbonio con la fertilizzazione, hanno principalmen-
te consumato la sostanza organica del suolo.
L’urea in presenza di C dai residui colturali incrementa le
emissioni di metano e protossido di azoto.
Il letame determina basse emissioni di N2O ed, inoltre, favo-
risce l’attività dei batteri metanotrofi, inducendo il consumo
di metano.

39
Q
INFORMAZIONE TECNICA
Il genere Camellia nel Verbano:
razionalizzazione e innovazione
della tecnica colturale e
salvaguardia del germoplasma
Ricerca Finanziata dalla Regione Piemonte

Valentina Scariot
In Piemonte, il Distretto Floricolo del Lago Maggiore rappresenta dal punto di vista pe-
Andrea Berruti
Dipartimento di doclimatico una zona particolarmente vocata per la coltivazione delle acidofile, di cui de-
Agronomia, Selvicoltura tiene un ricco patrimonio cultivarietale. Di notevole interesse florovivaistico, la camelia
e Gestione del Territorio, rappresenta il prodotto di punta del Distretto, in termini sia quantitativi che qualitativi.
Università degli Studi di In particolare, nel Verbano si concentra la produzione di specie a fioritura primaverile, tra
Torino le quali primeggia, con circa 1 milione di vasi l’anno, la Camellia japonica L., che viene
esportata in tutta Europa. Alcune problematiche relative alla coltivazione delle piante in
vaso, recentemente emerse a livello internazionale, hanno indotto il gruppo di ricerca in
floricoltura dell’Università di Torino, in collaborazione con il Consorzio Fiori tipici del Lago
Maggiore, a condurre uno studio sulle camelie, in cui sono state approfondite quattro
tematiche principali di seguito esposte.

Sostituzione della torba e del paclobutrazolo


La torba è uno dei maggiori componenti dei substrati utilizzati per la coltivazione di piante
in vaso. Negli ultimi anni il suo utilizzo ha sollevato serie problematiche di tipo ambientale
in quanto la sua estrazione depaupera degli habitat di particolare valore ecologico. Inoltre,
si tratta di una risorsa in via di esaurimento, il cui processo di rinnovo necessita di tempi
molto lunghi e, nei Paesi del Sud dell’Europa, come l’Italia, viene importata, con costi sia in
termini ambientali che economici. Alla reale necessità dei florovivaisti di ridurre l’impiego
di substrati torbosi si aggiunge l’opportunità di utilizzare risorse più facilmente reperibili,
anche in un’ottica di riuso/riciclo di materiali di scarto provenienti da altre filiere produttive
locali. Nell’ottica di sopperire alla mancanza di informazioni su questa tematica, la presen-
te ricerca ha previsto la valutazione di alcuni materiali di scarto di processi produttivi locali
come possibili alternative alla torba per la coltivazione della C. japonica.
Un altro importante aspetto legato alla coltivazione delle piante fiorite in vaso riguarda
la brachizzazione, pratica che prevede l’impiego di agrofarmaci con lo scopo di indurre la
pianta a produrre meno vegetazione in favore di un maggiore sviluppo di gemme fiorali.
Tra i metodi chimici, l’uso di ritardanti della crescita è il più diffuso; si tratta di molecole
che agiscono sulla sintesi delle gibberelline, inibendone la produzione e, come conse-
40
i
n
72 f
o
guenza secondaria, promuovendo la fioritura. Tra le mole- r
Figura 1. Influenza del trattamento brachizzante m
cole più efficaci su camelia vi è il paclobutrazolo, da tempo
su esemplari di ‘Charles Cobb’s’ cresciuti nei diversi a
bandito in molti Paesi europei, tra cui l’Italia. Risulta pertanto substrati (da sinistra: S, SC, SGn, SLr, SFc): (a) con- z
necessaria la ricerca di nuove molecole efficaci, alternative trollo negativo, W; (b) controllo positivo, P, con pa- i
al paclobutrazolo, e la messa a punto di protocolli colturali clobutrazolo 50 ppm spray; (c) piante irrigate con o
razionalizzati per un’ottimizzazione della pratica di brachizza- flurprimidol a 2 ppm, F1; (d) piante nebulizzate con n
zione. Nell’ambito dell’ottimizzazione della tecnica colturale flurprimidol a 15 ppm e irrigate a distanza di una e
la presente ricerca ha previsto quindi anche la valutazione su settimana con la medesima sostanza brachizzante a
t
C. japonica di diversi prodotti e protocolli di brachizzazione. 2 ppm, F2; (e) piante nebulizzate con flurprimidol 15
e
ppm 2 volte a distanza di una settimana, F3. c
Impiego di biofertilizzatori n
Nel quadro della diffusione della gestione integrata delle col- i
ture (frumento, mais, soia, ecc...), lo studio delle interazioni c
a
tra piante e microrganismi riveste oggi un ruolo chiave nello
sviluppo di programmi di ricerca sia di biologia di base che
applicativa. Nella rizosfera esiste un equilibrio tra organismi
benefici e dannosi. La salute della pianta dipende in gran
parte da questi equilibri che sono alla base non solo della
nutrizione minerale ma anche della resistenza a stress biotici
e abiotici. Tra gli organismi benefici, i funghi micorrizici arbu-
scolari (AM) sono sicuramente i più diffusi nel suolo: si tratta
di specie fungine appartenenti al phylum dei Glomeromycota
che si associano con le radici di circa l’80% delle specie ve-
getali note, tra cui le più importanti piante coltivate. Questa
associazione mutualistica si basa sullo scambio di nutrienti tra
i due partner: i funghi AM assorbono attivamente nutrienti
dal suolo per rilasciarlo ai loro ospiti vegetali, ricevendone
in cambio zuccheri derivanti dalla fotosintesi. Dalla simbiosi
traggono vantaggio entrambi i bionti: la pianta migliora il suo
sviluppo vegetativo mentre il fungo completa con successo il
proprio ciclo vitale. I funghi AM sono stati impiegati in alcu-
ne situazioni sperimentali dove ne è stata verificata l’effica-
cia, consentendo una notevole riduzione degli input minerali
chimici. L’uso dei funghi AM per incrementare lo sviluppo
in piante ornamentali è d’altro canto ancora molto limitato.
Nell’ambito della ricerca, con la collaborazione dell’Istituto
Protezione Piante (IPP) del CNR di Torino, è stata pertanto
condotta una sperimentazione per valutare l’effetto dei fun-
ghi simbionti AM sulla crescita di C. japonica in vaso.

Ampliamento dell’assortimento cultivarietale


Nelle aziende florovivaistiche del Lago Maggiore le camelie
invernali (Camellia sasanqua, Camellia x vernalis e Camellia
x hiemalis) accompagnano, da alcuni decenni, la produzione
delle camelie primaverili ma solo da pochi anni i produttori
hanno cercato di dar loro una fisionomia ed un ruolo proprio, fioriture sono rare. La scarsa conoscenza della pianta e delle
sia come tecnica di coltivazione sia come presentazione com- sue caratteristiche peculiari da parte della clientela professio-
merciale, ritenendo interessante poter disporre di piante che nale è tuttavia ancora un limite alla sua diffusione. La scala-
fioriscono in modo naturale in un periodo dell’anno in cui le rità della fioritura e la caducità dei fiori sono inoltre un osta-
41
Q colo per la sua diffusione come pianta di piccola taglia. Un
successo maggiore potrebbe essere raggiunto selezionando
cultivar più adatte alle esigenze delle catene dei garden cen-
ter e della grande distribuzione organizzata (G.D.O). Da qui
è nata l’esigenza di approfondire le conoscenze delle specie
la coltivazione anche di altre specie di camelia. Oggi si è in
presenza di una produzione quantitativamente e qualitativa-
mente rilevante; le cultivar utilizzate sul Lago sono oltre 200
e, probabilmente, la caratteristica più interessante dell’offer-
ta è proprio quest’ampia gamma varietale disponibile (Inver-
e delle cultivar presenti e di conoscere il loro comportamento nizzi e Rabbogliatti, 2007). Con lo scopo di salvaguardare
nell’ambiente di coltivazione (in contenitore) ed utilizzo (in e valorizzare questo prezioso patrimonio botanico e storico-
contenitore e piena terra). culturale, la presente ricerca ha pertanto applicato i marcatori
molecolari microsatellite per caratterizzare a livello di DNA
Salvaguardia e valorizzazione del germoplasma tali risorse genetiche.
La prima introduzione della camelia sul Lago Maggiore av-
venne attorno al 1830 all’Isola Madre, quando i fratelli Rovel- MATERIALI E METODI
li, responsabili della cura del parco, intuirono la potenzialità Sostituzione della torba e del paclobutrazolo
commerciale di questo genere e iniziarono la ricerca di nuovo Lo studio ha riguardato la valutazione di quattro materiali
materiale genetico, seminando tutti i semi disponibili, per po- alternativi alla torba, sostituita al 30-50% sul volume totale
ter disporre di porta innesti ed ottenere nuove cultivar, segui- (S: substrato standard, 89% torba e 11% agrilite; SC: 70% S
ti presto da altri cameliofili. Con il Novecento, la camelia da + 30% compost verde; SGc: 70% S + 30% gusci di nocciola;
specie assai ricercata iniziò a subire un lungo periodo di oblio, SLr: 70% S + 30% lolla riso; SFc: 50% S + 50% fibra cocco),
che durò fino alla fine della seconda guerra mondiale e, di per la coltivazione in vaso di camelia, considerando anche
conseguenza, si verificò una forte recessione commerciale. l’eventuale influenza genotipica, tramite l’impiego di quattro
Agli inizi del 1960, la camelia iniziò nuovamente a suscita- diverse cultivar (‘Charles Cobb’s’, ‘Nuccio’s Pearl’, ‘Hagoro-
re interesse e, a partire dal 1970, alcune aziende iniziarono mo’ e ‘Dr. Burnside’). Il ciclo colturale ha avuto una durata

Tabella 1. Effetto dei substrati sull’apparato vegetativo delle cultivar considerate.

sub- H Ø H/Ø Indice mor- p. secco p. secco Lunghezza ger- N° N° SPAD


strato (cm) (cm) talità (p) foglie (g) rami (g) moglio (cm) boccioli Fiori
S 39.15bz 29.27 1.36b 0.06a 18.77c 10.81b 27.33d 2.84b 2.44bc 73.17b
SC 32.05a 28.46 1.15a 0.13b 12.66a 7.27a 21.08a 5.58d 4.16d 76.75c
SGn 38.88b 31.62 1.34b 0.08ab 14.93b 10.04b 26.74cd 2.59ab 2.19ab 66.17a
SLr 39.88b 31.36 1.34b 0.06a 16.31b 9.92b 23.35b 3.64c 2.85c 72.64b
SFc 38.05b 28.82 1.34b 0.07ab 16.59b 9.56b 24.79cd 1.95a 1.66a 66.69a
P ** ns ** * ** * ** ** ** **
z
Le medie seguite dalla stessa lettera non si differenziano significativamente tra loro secondo il test post hoc REGW-F. * = P<0.05, ** =
P<0.001 e ns = non significativo, secondo l’analisi univariata della varianza.

Tabella 2. Effetto dei trattamenti brachizzanti (PGR) sull’apparato vegetativo delle cultivar considerate.

PGR H Ø H/Ø Indice mor- p. secco p. secco Lunghezza ger- N° N° SPAD


(cm) (cm) talità (p) foglie (g) rami (g) moglio (cm) boccioli fiori
W 41.23bz 31.09 1.42d 0.11b 17.21b 10.80b 27.68c 2.20a 1.98a 69.40a
P 40.00b 29.75 1.36cd 0.10ab 16.98b 9.90ab 25.91c 3.34bc 2.80b 73.23d
F1 35.47a 29.85 1.21a 0.04a 14.09a 6.88a 23.54a 3.14b 2.54ab 71.07bc
F2 35.46a 28.85 1.26b 0.09ab 14.54a 8.20a 23.54a 3.81bc 2.98b 69.65ab
F3 36.73a 30.17 1.31bc 0.05ab 16.58b 9.93ab 23.73ab 3.90c 2.88b 71.61c
P ** ns ** * ** * ** ** ** **
z
Le medie seguite dalla stessa lettera non si differenziano significativamente tra loro secondo il test post hoc REGW-F. * = P<0.05, ** =
P<0.001 e ns = non significativo, secondo l’analisi univariata della varianza.

42
i
n
72 f
o
di due anni (febbraio 2008 - maggio 2010) ed ha previsto la Salvaguardia e valorizzazione del germoplasma r
m
messa in atto di pratiche standard di coltivazione della came- Lo studio di caratterizzazione molecolare delle camelie pre-
a
lia presso l’azienda Tecnoverde s.p.a (Verbania). Nel giugno senti nei parchi e vivai del Lago Maggiore ha previsto l’analisi, z
2009, ha avuto luogo l’applicazione del flurprimidol, una mediante 4 marcatori STMS (Sequence Tagged Microsatellite i
nuova molecola brachizzante, risultata promettente da prove Site), sviluppati in C. japonica da Ueno et al. (1999), di 132 o
preliminari (Berruti et al, [a] in press), tramite tre differenti genotipi, comprendenti 24 specie e varietà, 63 cultivar di C. n
protocolli (F1: 2 ppm bagnatura; F2: 15 ppm spray + 2 ppm japonica, 33 cultivar di C. sasanqua, 7 cultivar di C. x vernalis, e
bagnatura a distanza di una settimana; F3: 15 spray applicato 3 cultivar di C. x hiemalis e 2 cultivar di C. hybrida, come de-
t
due volte a distanza di una settimana), accompagnata da un scritto in dettaglio da Caser et al. (2010). e
controllo negativo con acqua (spray) e un controllo positivo c
con la molecola paclobutrazolo (50 ppm spray). In corrispon- RISULTATI n
denza delle principali fasi di crescita (impianto, trapianto, Sostituzione della torba e del paclobutrazolo i
prima e dopo la potatura, fioritura), sino al raggiungimento Come riportato in tabella 1, la lolla di riso (SLr) ha influito c
a
del valore commerciale, sono stati valutati diversi parametri positivamente sullo sviluppo dell’apparato vegetativo. Tale
relativi allo sviluppo vegetativo. substrato ha permesso di produrre piante più compatte, con
germogli più corti, di sviluppare un elevato numero di boccio-
Impiego di biofertilizzatori li e di fiori e di ottenere foglie a elevato contenuto in clorofil-
La sperimentazione è stata svolta ponendo a confronto due la. Anche il substrato a base di compost (SC) ha permesso di
inoculi commerciali contenenti funghi AM: uno costituito da ottenere simili risultati. Tuttavia, come è stato già dimostrato
un unico fungo, il Glomus mosseae (GM), l’altro da una mi- in prove precedenti, il compost non è indicato per la coltiva-
scela di funghi micorrizici (3 diverse specie del genere Glo- zione in vaso della camelia poiché procura effetti fitotossici
mus) ed altri funghi e batteri Plant Growth Promoting (MIX (elevato indice di mortalità). Per quanto riguarda i trattamenti
MIC). La valutazione è stata effettuata sulla cultivar modello brachizzanti (Tab. 2), l’impiego del flurprimidol ha permesso
‘Dr. Burnside’, coltivata su substrato standard sia fertilizzato
secondo le comuni pratiche colturali che in assenza di fertiliz- Figura 2. Il libro “Le camelie invernali” pubblicato
zazione. Ciclo di coltura e rilievi sono stati svolti analogamen- dalla Regione Piemonte.
te alla prova di sostituzione della torba e del paclobutrazolo
sopraccitata. In aggiunta, è stata effettuata un’analisi morfo-
logica dell’apparato radicale delle piante inoculate, al fine di
calcolare i livelli di micorrizazione del parenchima corticale, ed
un’analisi molecolare, basata sul gene ribosomale (Schuessler
et al., 2001), volta a caratterizzare la composizione dell’inocu-
lo fungino composto da più specie (MIX MIC), finora carat-
terizzato solo morfologicamente (Berruti et al., [b] in press).

Ampliamento dell’assortimento cultivarietale


Nell’ambito di un precedente progetto finanziato dalla Re-
gione Piemonte, dal titolo “Censimento, caratterizzazione
e realizzazione di un campo catalogo di cultivar di camelia
invernale del Lago Maggiore e predisposizione di una mono-
grafia di carattere tecnico-divulgativa”, era stata allestita una
collezione di 56 cultivar di camelie invernali (40 C. sasanqua
Thunb., 7 C. x vernalis Makino, 7 C. x hiemalis Nakai e 2 C.
x hybrida), presso il Parco di Villa Maioni a Intra (Verbania).
Il presente studio ha valutato l’andamento e la densità della
loro fioritura e la durata del fiore sulle piante poste in piena
terra, mediante rilievi settimanali. Al termine, i dati rilevati
sono stati confrontati con quelli precedentemente ottenuti
sulle piante coltivate in contenitore ed in ambiente protetto.
43
Q di ottenere piante di taglia ridotta (rapporto altezza/diame-
tro - H/Ø - e lunghezza del germoglio) rispetto sia al controllo
negativo (W) che al controllo positivo (P), già al dosaggio più
basso (F1). Non si evidenziano differenze significative circa il
numero di boccioli e fiori tra i diversi trattamenti brachizzanti
Salvaguardia e valorizzazione del germoplasma
Scarse erano le conoscenze relative alla struttura genetica
delle specie ornamentali di camelia, dato che principalmen-
te l’attenzione dei ricercatori è da sempre rivolta soprattutto
alla C. sinensis, la pianta del tè. I marcatori microsatellite
ma è risultata chiara una tendenza delle piante a produrre impiegati, sviluppati in C. japonica, hanno amplificato con
più boccioli e fiori all’aumentare della dose di flurprimidol e successo alleli in tutti i 132 genotipi considerati, mostrando
con l’applicazione tramite nebulizzazione piuttosto che con una buona cross-trasferibilità tra specie, ed hanno fornito
bagnatura. In figura 1, si può notare come substrato e bra- risultati interessanti per l’identificazione varietale.
chizzazione abbiano influenzato la crescita e la fioritura delle Le analisi molecolari condotte hanno consentito di definire
piante della cultivar ‘Charles Cobb’s’ (Marzo 2010). le relazioni e la diversità genetica fra le principali specie di
Camellia presenti in natura e le cultivar ornamentali.
Impiego di biofertilizzatori I risultati ottenuti (Caser et al. 2010) hanno trovato buona
La valutazione dei parametri di crescita presi in considera- corrispondenza con la classificazione tassonomica e le infor-
zione ha mostrato una modesta risposta all’inoculazione e, mazioni genealogiche disponibili.
parallelamente, seppur la frequenza di micorrizazione delle
radici sia stata elevata (oltre il 60%), scarse sono risultate CONSIDERAZIONI FINALI
l’intensità di colonizzazione e la presenza di strutture tipiche Tra le alternative alla torba saggiate, la più idonea è risul-
dei funghi AM. La caratterizzazione molecolare dell’inoculo tata la lolla di riso, materiale di scarto di un prodotto locale,
commerciale ha permesso di confermare la presenza di par- che ha permesso di ottenere piante compatte, caratterizza-
ticolari taxa di funghi AM appartenenti ad un unico genere te generalmente da una fioritura migliore.
(Glomus). Riguardo al contenimento della crescita, la somministra-
Questi risultati, insieme ai pochi presenti in letteratura su C. zione di flurprimidol direttamente nel vaso con dosaggio
japonica e su C. sinensis, sembrano suggerire che un effetto di 2 ppm può essere considerato come il trattamento più
maggiore dei funghi AM sulla crescita delle camelie potreb- appropriato, essendo risultato il migliore e, contemporane-
be verificarsi più nel lungo periodo; questo sembra plausibile amente, il più basso tra quelli testati, caratteristica che si
considerando che le camelie sono caratterizzate da un ciclo di riflette positivamente sui costi e l’impatto ambientale.
crescita lento. Inoltre si può ipotizzare che isolati non presenti L’utilizzo di biofertilizzanti a base di funghi AM nella col-
negli inoculi commerciali utilizzati (basati esclusivamente su tivazione in vaso delle camelie può essere una via da per-
un gruppo di funghi AM generalisti), che però in condizioni seguire per contribuire ad una floricoltura più sostenibile e
naturali colonizzano le radici delle camelie, possano essere più rispettosa dell’ambiente. Ulteriori indagini su specie di
più efficienti (Berruti et al., [b] in press). funghi AM più efficienti per la colonizzazione della camelia
potranno permettere di ottenere formulazioni di inoculi più
Ampliamento dell’assortimento cultivarietale mirati ed un migliore sfruttamento degli effetti positivi della
I risultati conseguiti sono stati raccolti in una specifica mono- micorrizazione.
grafia (Scariot et al. 2009) riportante approfondimenti anche Per ampliare l’assortimento produttivo e, quindi, mante-
sull’inquadramento sistematico, la classificazione, le origini e nere elevato l’interesse per le camelie e attrarre nuovi ap-
la diffusione, le caratteristiche ornamentali, la tecnica coltu- passionati, è possibile attingere ad un gene pool molto ricco
rale, inclusa la programmazione della fioritura, e l’impiego e composito di camelie a fioritura invernale.
nel giardino (Fig. 2). Complessivamente, la fioritura delle ca- Strategie di conservazione del germoplasma e di miglio-
melie invernali, seppur in generale concentrata tra fine Ot- ramento genetico possono avvalersi di informazioni sulla
tobre e l’inizio di Novembre, ha manifestato, nei diversi anni diversità genetica del genere Camellia emerse dall’analisi di
di osservazione, un andamento molto variabile, fortemente sequenze microsatellite.
influenzato dalle condizioni ambientali, così come la densità
di fioritura. Quest’ultima si è presentata come un carattere
molto diversificato anche tra le cultivar, variando da 3 a 237
fiori prodotti per anno. La durata del fiore sulla pianta è risul-
tata invece essere un carattere costante nei tre anni di studio,
variando da 10 a 29 giorni a seconda della cultivar.
44
72

INFORMAZIONE TECNICA
Packaging innovativo
per il settore ortofrutticolo
(produzioni frutticole tradizionali)
Ricerca Finanziata dalla Regione Piemonte

Alessandro Mario Ferrario La conservazione dei frutti in contenitori idonei al prolungamento della shelf-life è un’o-
Davide Veglia perazione centrale nella filiera distributiva. La produzione è interessata a disporre di im-
TECNOGRANDA S.p.A ballaggi idonei ed economici nonchè sistemi di confezionamento che contribuiscano a
Centro per l’Innovazione razionalizzare il ciclo produttivo. La distribuzione richiede che il packaging prolunghi la
Tecnologica ed il Servizio vita del prodotto, ne faciliti la movimentazione, il successo commerciale; i consumatori
alle Imprese poi sono interessati ad ottenere garanzie dalla confezione circa la qualità dell’alimento, la
praticità, la convenienza e l’attenzione alla salvaguardia dell’ambiente.
Cristiana Peano
Pertanto le principali funzioni del packaging sono: protezione (da sollecitazioni mecca-
Dipartimento Colture
niche e da contaminazioni dall’esterno), logistica (per favorire il flusso dei prodotti) e
Arboree, Università degli
comunicazione (l’imballaggio ha un’enorme valenza comunicativa).
Studi di Torino
La necessità di poter dilazionare l’offerta mantenendo immutate le caratteristiche quali-
tative ed organolettiche del prodotto costituisce una delle esigenze prioritarie della filiera
ortofrutticola anche in Piemonte. In questo panorama più che di innovazione di prodotto
occorre parlare di innovazione di processo. Le metodologie utilizzate per il mantenimen-
to della qualità comprendono: la corretta gestione della temperatura e dell’umidità più
idonea al prodotto, l’utilizzo di atmosfere modificate o controllate, la scelta di imballaggi
adatti che diano la massima protezione del prodotto e che siano economici, ecocompati-
bili e contenenti le corrette informazioni sul frutto presente all’interno.
La scelta del confezionamento non deve e non può essere casuale, ma è strettamente
legata al tipo di prodotto, alla funzione d’uso, al canale distributivo e alla distinzione tra
mercato nazionale e mercati esteri. Esiste una notevole varietà di film plastici destinati
a packaging flessibile, come numerose sono le tipologie di quelli prodotti per essere
metallizzati e poi laminati in strutture multistrato. Le proprietà di questi film sono note-
45
Q volmente influenzate da processi produttivi e da trattamenti
successivi, chimici o fisici.
L’obiettivo della sperimentazione effettuata negli anni 2008-
2009 è stato quello di valutare l’evoluzione delle caratte-
ristiche qualitative dei frutti di pesco, susino ed albicocco
Con tutti i polimeri in prova si è registrato un abbassamento
della percentuale di O2 rispetto alle condizioni esterne. Tale
abbassamento è molto evidente nella prima settimana di
conservazione, momento di massima respirazione dei frutti,
mentre, a partire dalla seconda settimana, si assiste ad un in-
conservati in cestini confezionati con tecnologia flowpack nalzamento della percentuale di O2 presente, probabilmente
con plastiche commerciali e non. Le varietà analizzate sono per un problema di tenuta della confezione. Tra tutti i film
state per le nettarine la cv Nectaross (polpa gialla) e Stark utilizzati, il Mater-Bi® è risultato quello che ha presentato in
Red Gold (polpa gialla), per l’albicocco la cv Tomcot, per il tutte le situazioni la miglior performance.
susino le cv Ramasin (varietà locale a buccia viola), Ariddu di In fase di conservazione, i frutti tendono poi a perdere una
Core (buccia gialla), Sanacore (buccia gialla), T.C. sun (buccia notevole quantità di acqua con diminuzioni di peso decisa-
giallo-dorata) e Angeleno (buccia viola scuro). mente elevate. Ciò comporta un decadimento qualitativo già
Le plastiche utilizzate sono state: Combiflex® (film commer- a partire dalla prima settimana di conservazione. I film bar-
ciale), Tecno (film commerciale), PP (PoliPropilene; film com- riera utilizzati nella sperimentazione hanno tutti dimostrato
merciale), Forato (film commerciale), Mater-Bi® (film non un’ottima risposta alla perdita di peso, soprattutto nel caso
commerciale) e Sammo (film non commerciale). delle susine e delle albicocche dove si sono avuti valori al di
Ogni tesi considerata è stata confrontata con un campione sotto del 4% durante l’intero periodo di conservazione in
di controllo (testimone negativo) mantenuto in cestino non cella frigorifera. Dunque, i frutti potrebbero essere commer-
confezionato. Sui frutti conservati, ogni 7-14-21-28 giorni, cializzati anche oltre le 3 settimane di conservazione.
sono state effettuate analisi di tipo distruttivo e non-di- Altro parametro qualitativo preso in considerazione è sta-
struttivo. Le analisi distruttive hanno valutato la consistenza ta la consistenza della polpa. Normalmente, già dopo una
della polpa (kg/cm2), il residuo secco rifrattometrico (°brix), settimana di conservazione, è visibile un forte ammorbidi-
l’acidità titolabile (meq/l) ed il contenuto di clorofilla (dove mento della polpa che determina l’inizio di un decadimen-
possibile); le analisi non distruttive hanno invece esaminato to organolettico e della comparsa di patologie. Le plastiche
gli spettri nell’infrarosso con il NIR, il colore di fondo ed il Mater-Bi® e Combiflex® sono quelle che hanno permesso
sovraccolore, la perdita di peso (%). un’evoluzione più graduale del rammollimento della polpa,
Per ogni tesi considerata è stato effettuato il monitoraggio mantenendo una buona consistenza anche dopo le 3 set-
dei gas (% CO2 e % O2) mediante l’utilizzo di un analizzatore timane di conservazione (durata commerciale del prodot-
portatile (modello Combo). to). In tutte le confezioni saggiate e in tutte le condizioni
Dalla sperimentazione effettuata si sono ottenuti risultati commerciali sperimentate non si sono evidenziate differenze
particolarmente interessanti per le cv Ramasin e Angeleno significative. Il tenore zuccherino è rimasto praticamente im-
(susino) e per la cv Tomcot (albicocco) i cui frutti hanno di- mutato durante tutto il periodo della sperimentazione.
mostrato una migliore risposta a questo sistema di confe- Sono poi stati saggiati anche i metodi non distruttivi per
zionamento. la determinazione della qualità. La tecnologia Near Infrared
Punti di partenza per la valutazione della conservabilità dei (NIR) consente di effettuare un’analisi dello spettro di luce
frutti sono necessariamente le considerazioni sul tasso di re- residua in seguito all’attraversamento del frutto da parte di
spirazione. Pur riconoscendo una situazione ottimale a 0°C, un fascio di luce alle lunghezze d’onda del vicino infrarosso.
la prova è stata effettuata a +2°C, temperatura di gestione È stato valutato il residuo rifrattometrico delle nettarine poi-
delle celle presso il magazzino ortofrutticolo di riferimento ché quelle piemontesi presentano un contenuto in zuccheri
e della GDO. molto variabile e l’utilizzo della strumentazione NIR può per-
Le plastiche utilizzate per il confezionamento hanno presen- mettere la diversificazione del prodotto in base al contenuto
tato tutte un effetto barriera a O2 e CO2 ed hanno assicu- in zuccheri potendo così destinare le partite su diversi merca-
rato la creazione di un ambiente con atmosfera modificata ti in base alle preferenze del consumatore finale. L’utilizzo di
all’interno della confezione. Oltre all’abbassamento della questo strumento consente dunque di agevolare la gestione
temperatura, anche la modificazione della percentuale di O2 del prodotto all’interno del magazzino ortofrutticolo.
e l’innalzamento della percentuale della CO2 contribuiscono L’evoluzione della qualità di un frutto può essere valutata
in modo rilevante al rallentamento della deperibilità dei frut- anche mediante l’analisi della clorofilla. Il colore dei frutti
ti andando ad influenzare il metabolismo respiratorio degli è legato alla presenza nell’epicarpo di clorofilla, carotenoidi
stessi. ed antociani responsabili rispettivamente del colore verde,
46
i
n
72 f
o
rosso-giallo e rosso-viola. La degradazione della clorofilla è dei principali parametri qualitativi dei frutti nel periodo di r
m
sicuramente uno tra i più importanti fenomeni catabolici le- conservazione e vendita.
a
gati alla maturazione di un frutto. La percezione del colore Inoltre all’interno del progetto è stata effettuata un’analisi z
è per il consumatore finale un criterio di scelta immediato dei costi e dei benefici, da cui è emerso che i vantaggi forniti i
attraverso il quale è guidato all’acquisto. La spettrometria dall’uso di plastiche biodegradabili che prolungano la shelf- o
UV Vis (200-800 nm) è una tecnica non distruttiva analiti- life permettono di avere un beneficio economico nel caso di n
ca, qualitativa e quantitativa che avvalendosi dell’uso di uno frutti ad alto valore aggiunto (susine e albicocche) mentre e
spettrofotometro permette il riconoscimento e la quantizza- non generano vantaggi significativi per le nettarine.
t
zione di una sostanza in base al suo spettro di assorbimento In conclusione è interessante porre l’attenzione sul fatto e
della luce. Per monitorare la clorofilla sui frutti è stata ne- che oggi l’industria del packaging sta affrontando nuovi c
cessaria la calibrazione e la validazione di un modello. Ogni temi quali la sostenibilità ed i costi ambientali dei sistemi di n
spettro è stato acquisito prima e dopo la conservazione per lavorazione e distribuzione dei prodotti. Un forte input al i
ciascuna tesi considerata (utilizzo di plastiche diverse). Per confronto su tali temi è stato dato dalla GDO che gestisce c
a
quanto riguarda le susine a buccia viola (cv Angeleno), la quotidianamente grossi quantitativi di materiale di confezio-
concentrazione di clorofilla non può essere considerata un namento dei prodotti a forte impatto ambientale. È perciò
parametro di qualità da monitorare come indice di matura- evidente che l’utilizzo e la diffusione di packaging sostenibili
zione poiché non evolve né nel tempo né utilizzando diversi rappresenta oggi forse la più importante sfida del mondo
film plastici. Nel caso delle susine a buccia gialla è invece dell’agroalimentare interessato ad un percorso di responsa-
possibile osservare un’evoluzione della clorofilla nel tem- bilità sociale che possa fornire un valore aggiunto al prodot-
po ed in funzione dei film utilizzati. A 7 giorni le plastiche to commercializzato rendendolo “sostenibile” in tutto il suo
che riescono a mantenere le concentrazioni di clorofilla più tragitto dal campo alla tavola. È dunque molto importante
elevate e simili al contenuto di partenza sono le plastiche valutare quale sia l’influenza di tali materiali sulle caratteristi-
Sammo, Mater-Bi® e Forate; nel tempo si assiste invece ad che qualitative e sulla conservabilità dei prodotti, ed è altret-
una diminuzione del contenuto totale di clorofilla e ad una tanto importante dimostrare in che modo i materiali di con-
omogeneizzazione dell’influenza di tutte le plastiche sulla fezionamento ecosostenibili interagiscano con il prodotto e
degradazione della clorofilla. in che misura possano modificarne la qualità e la shelf-life. È
Durante i due anni di sperimentazione i film barriera che dunque attraverso questa via che sarà possibile una più am-
hanno mostrato complessivamente risultati più promettenti pia diffusione di nuove confezioni “amiche dell’ambiente”
sono stati due ed in particolare il film a pellicola continua in realizzando un processo di filiera che parte dalla terra e ad
Mater-Bi® ed il Combiflex®. Dai risultati emersi si può affer- essa ritorna in un sistema che sia in grado di rispondere alle
mare che sia il NIR sia l’analisi della clorofilla paiono essere esigenze della moderna distribuzione senza trascurare quelle
metodi estremamente interessanti per seguire l’evoluzione dell’ambiente.

47
Q
INFORMAZIONE TECNICA
Primo rinvenimento in Piemonte
di Sclerotium rolfsii su melo
Figura 2: coltura di S. rolfsii

Giannetto Gianetti Sul finire di agosto 2010, ai laboratori fitopatologici del Settore Fitosanitario della Regione
Silvio Grosso Piemonte ( SFR) perveniva un campione di pianta deperiente di melo, di cv. Buckeye innestata
Elena Ortalda su Payam 2, conferito da un tecnico del CReSO. Il frutteto di provenienza, situato nel comune
Settore Fitosanitario di Saluzzo, frazione Cervignasco, era stato impiantato nel corso della primavera con piante
Regione Piemonte provenienti da un vivaio dell’Italia nord-orientale. I sintomi osservati, riguardanti, secondo il
conferente, il 15% circa delle piante del meleto, erano quelli tipici di un marciume pedale: a
livello del colletto, infatti, si osservava abbondante presenza di feltro miceliale fungino bianca-
stro, un po’ lasso (Fig. 1), al di sotto del quale i tessuti corticali risultavano necrotici. L’osserva-
zione microscopica del suddetto micelio evidenziava la presenza di unioni a fibbia, tipiche dei
funghi ascrivibili alla classe dei Basidiomiceti. Il sospetto, pertanto, era che potesse trattarsi di
una comune infezione di Armillaria sp.
Le colture su mezzo agarizzato (malt extract agar) del micelio in questione, tuttavia, presen-
tavano aspetto molto diverso da quelle di Armillaria sp.; in particolare, non si riscontrava la
produzione delle tipiche rizomorfe. Per contro, dopo una quindicina di giorni, sulla superfi-
cie delle colture si osservava abbondante sviluppo di sclerozi misuranti 2-4 mm di diametro,
tendenzialmente rotondeggianti, con la superficie inferiore leggermente appiattita, di colore
inizialmente biancastro, poi nocciola-aranciato virante infine al marrone scuro (Fig. 2). Tali ca-
ratteristiche consentivano di attribuire le colture alla specie Sclerotium rolfsii, forma scleroziale
del basidiomicete Athelia (Corticium) rolfsii.
S. rolfsii è un micete fitopatogeno notevolmente polifago, in grado di infettare oltre 200 specie
di piante, principalmente angiosperme, sia erbacee che arbustive ed arboree, ma anche gim-
nosperme, pteridofite e briofite. Tra le piante di interesse agrario sono colpite in particolare le
colture ortive, ma anche cereali, fruttiferi e piante ornamentali. Le infezioni, generalmente, si
instaurano a livello del suolo per poi estendersi per alcuni centimetri (massimo una quindicina)
al di sopra e al di sotto del punto di penetrazione. Trattandosi di un micete abbastanza ter-
mofilo, che predilige temperature estive comprese tra i 25 e 35°C, risulta dannoso soprattutto

48
i
n
72 f
o
nelle zone tropicali e temperate calde, pur non mancando se- cv. Royal Gala innestate su M9 (Corazza et al., Plant Disease, r
m
gnalazioni di infezioni in zone più fredde. Oltre alle temperature 1999, 7, pag. 695).
a
elevate, altri fattori predisponenti all’infezione sono un elevato La presente segnalazione rappresenta pertanto il primo rinveni- z
contenuto di sostanza organica ed una elevata umidità del suo- mento in Piemonte ed il secondo in Italia. Non si può comunque i
lo. Il fungo si perpetua in forma di micelio sulle piante infestanti escludere che le piante infette piemontesi siano pervenute già o
e in forma di sclerozi sui residui colturali. La sua diffusione av- ammalate dal vivaio di provenienza. L’intensificarsi dei rinveni- n
viene principalmente per disseminazione degli sclerozi operata menti, in anni recenti, di un organismo termofilo come S. rolfsii e
dall’acqua, dal vento e dalle pratiche colturali. su colture diverse in Piemonte rappresenta probabilmente una
t
Tra i fruttiferi sensibili al patogeno vi è anche il melo: su questa ulteriore conferma dei cambiamenti climatici in corso, interes- e
specie i sintomi della malattia, chiamata “southern blight” nei santi, inevitabilmente, anche la nostra regione. c
Paesi di lingua inglese, consistono generalmente nella crescita Per la lotta contro questo patogeno si possono consigliare, in n
stentata, nella clorosi o arrossamento fogliare e nel conseguente fase di preimpianto, l’utilizzazione di fumiganti o della solariz- i
avvizzimento della chioma delle piante colpite, al cui piede è zazione come pure l’impiego di miceti del genere Gliocladium o c
a
possibile osservare il micelio e talora anche gli sclerozi del fungo. del genere Trichoderma (T. harzianum, T. koningii), in grado di
Le piante di melo risultano particolarmente sensibili al patogeno inattivare gli sclerozi del Basidiomicete. Utili misure di lotta agro-
nei primi anni di vita. Su questo fruttifero S. rolfsii causa danni di nomica sono rappresentate dalle lavorazioni profonde del ter-
particolare rilievo in Brasile, Cina, India, Israele, Sud Africa e negli reno e dal contenimento delle concimazioni organiche. Anche
stati meridionali degli U.S.A. pH alcalini e l’utilizzazione di concimi azotati quali l’ammoniaca
In Italia il patogeno è stato rinvenuto più volte su colture ortive, anidra, il solfato di ammonio, il nitrato di ammonio, il bicarbona-
anche in Piemonte, dove nel 2002 è stato isolato nei laboratori to di ammonio ed il nitrato di calcio parrebbero in grado di con-
del SFR da peperoni con marciume pedale (Regione Piemonte, tenere la gravità delle infezioni. Importante è anche il controllo
Annali del Settore Fitosanitario, 2002, p. 61) e nel 2005 nei la- delle infestanti, che contribuiscono a mantenere elevata l’umidi-
boratori Agroinnova da patate con necrosi del colletto (Gilardi et tà a livello del suolo, favorendo così lo sviluppo del patogeno e
al., Informatore Fitopatologico, 2006, 1, pp. 51-53). Finora, tut- delle infezioni. In caso di terreni fortemente contaminati (più di
tavia, nel nostro paese il micete su melo, a quanto ci risulta, era 5 sclerozi per kg di suolo) conviene comunque rinunciare, per
stato segnalato una sola volta, nel Lazio nell’estate del 1998: in un congruo numero di anni (almeno 4), all’impianto di frutteti
un frutteto della provincia di Roma al secondo anno d’impianto, di melo, destinando il terreno a colture cerealicole.
aveva infatti causato la morte repentina di diverse piante della

Figura 1. attacco di S. rolfsii

49
Q RECENSIONI
Tutti i segreti del Genepì stione aziendale nel settore dei seminativi biologici, collegati o
Da un progetto triennale di ri- no ad un’azienda zootecnica.
cerca e sperimentazione finan- Sempre nell’ambito del pro-
ziato dalla Regione Piemonte getto sopra citato, è stata re-
nasce questo fascicolo dedi- alizzata la seconda scheda dal
cato al Genepì. Il progetto, fi- titolo “Gestione ottimale dei
nalizzato alla razionalizzazione residui colturali in risaia”. I dati
delle principali fasi produttive sperimentali riportati fanno
di questa pianta, si è posto l’o- riferimento alla piattaforma
biettivo di fornire agli agricol- sperimentale di lungo perio-
tori le informazioni necessarie do situata presso l’azienda
per una buona riuscita tecnica Boschine dell’Istituto Agrario
della coltivazione. “G.Ferraris” di vercelli dove, dal 2003, si studia l’effetto di di-
Vengono descritte, nella pubblicazione, le caratteristiche delle verse pratiche colturali sulla produzione e sulal qualità agro-
principali specie di Artemisia e dei loro ecotipi. ambientale dei sistemi colturali risicoli.
Una parte è dedicata alla coltivazione della pianta, alle zone Entrambe le sche possono essere richieste a Redazione “Qua-
di coltura, fasi fenologiche e ciclo colturale nonché alle prin- derni della Regione Piemonte – Agricoltura”, corso Stati Uniti
cipali malattie e linee di difesa. Si descrivono, inoltre, le fasi 21, 1018 Torino tel. 011/4324722
di raccolta ed essiccazione che sono particolarmente delicate. e-mail: quaderni.agricoltura@regione.piemonte.it
L’ultima parte è dedicata alla trasformazione in liquore e alla
definizione del suo profilo sensoriale.
La pubblicazione, edita per la Collana dei Quaderni dell’A- Un’indagine su produzione
gricoltura, può essere richiesta a Redazione “Quaderni della e commercializzazione del vino
Regione Piemonte – Agricoltura”, corso Stati Uniti 21, 1018 Il Dipartimento di Economia e Ingegneria Agraria, Foresta-
Torino tel. 011/4324722 le e Ambientale dell’Università di Torino, nell’ambito di un
e-mail: quaderni.agricoltura@regione.piemonte.it progetto triennale finanziato dalla Regione Piemonte, ha
pubblicato il volume “Produzione e commercializzazione del
vino in Langhe, Roero e Monferrato”.
Due schede di assistenza tecnica Sono molti e complessi i temi che vengono indagati in que-
su sistemi colturali sto progetto, tra essi lo sviluppo dell’enoturismo, la politica
La prima scheda, dal titolo “Si- di sostegno del turimo enogastronomico da parte delle pub-
stemi colturali biologici cereali- bliche amministrazioni, i canali di vendita e le modalità di
coli e zootecnici” presenta i ri- commercializzazione.
sultati di un progetto di ricerca Il volume pubblicato informa, essenzialmente, circa i risulta-
e sperimentazione sulla “So- ti dell’analisi dell’offerta e della commercializzazione. Sono
stenibilità agronomica, econo- stati elaborati dati delle Camere di Commercio e dati pro-
mica energetica ed ambientale venienti da rilevazioni dirette presso un ampio campione di
dei sistemi colturali erbacei”. aziende vitivinicole.
La ricerca, finanziata dalla re- Il volume è disponibile presso il Dipartimento di Economia
gione Piemonte, ha permesso e Ingegneria Agraria, Forestale e Ambientale dell’Università
di acquisire informazioni circa di Torino.
la sostenibilità ambientale riguardo alle possibili opzioni di ge-
50
UFFICI DECENTRATI SETTORE 11.08 SETTORE 11.09 SETTORE 11.11
del Settore Fitosanitario TUTELA, VALORIZZAZIONE DEL CALAMITA’ NATURALI E GESTIO- TUTELA E GESTIONE DELLA
CUNEO - 12100 TERRITORIO RURALE, NE DEI RISCHI IN AGRICOLTURA, FAUNA SELVATICA E ACQUATICA
c.so IV novembre 6 IRRIGAZIONE E USO DEL TERRITORIO RURALE Responsabile di settore
Tel. 0171/6.70.21 INFRASTRUTTURE RURALI Responsabile di settore DI BISCEGLIE Carlo 4557
Responsabile di settore LAVAZZA Fulvio 4317 Segreteria 1507
CEVA - 12073 OLIVERO Franco 2903
via Regina Margherita 2 Segreteria 1501 AUCIELLO Paola 5697
Segreteria 1483 BARROERO Claudio 4341
Tel. 0174/70.17.62 BRESSO Enzo 2890
ANGELETTI Alessandro 5295 BATAZZI Marco 4380
ALESSANDRIA - 15100 CANE Silvana 2152
CAPPELLA Mariella 4551
via Einaudi 32 Zona Scalo D 4 COMBA Daniela 3971 CANNIZZARO Alberto 4704
Tel. 0131/24.81.04 CASSINELLI Laura 3809 COMPAGNONE Giuseppe 5953 CONTATO Vilma 6302
VERCELLI - 13100 FARAUDELLO Edoardo 4348 FENZI PIER Giuseppe 5442 LAVAGNO Mauro 5147
via Goito 12 FILA-MAURO Elena 4036 FOLLIS Maria Teresa 2790 PAOLUCCI Giorgio 2678
Tel. 0161/28.31.39 GENTILE Angelantonio 2847 GAVINELLI Gianfranco 3527 RAGNO Assunta 2379
CASALE MONFERRATO - 15033 LEGGERO Barbara 2468 PELLISTRI Gabriella 3991
tr. Valenza 4 SAROGLIA Rita 5807
LOMBARDO Fortunata 4670 RODOFILE Stefania 2453
Tel. 0142/46.26.11 MADONIA Silvana 3751 SALERA Iole 3657 SETTORE 11.12
SETTORE 11.07 MARGARIA Claudio 4972 VIGILANZA E CONTROLLI IN
SALIERNO Antonio 5693
SERVIZI DI SVILUPPO AGRICOLO PELASSA Giorgio 3073
AGRICOLTURA
Responsabile di settore Responsabile di settore
POSSIEDI Emanuele 3165 SETTORE 11.10 BOSSER PEVERELLI Vittorio 4347
RONCO Caterina 3720 TOSIN Germano 4837 AGRICOLTURA SOSTENIBILE
Segreteria 1466 Segreteria 21578
Responsabile di settore
ACETO Paolo 6161 SPIGOLON Federico 4340 ANNICCHIARICO Claudio 5332
BROCARDO Riccardo 4835 FALLANCA Mimma 2029 BIANCO Roberto 6072
CAMPAGNA Marilina 5253 LIZZI Massimo 2653 FAVATA’ Paola 4711
CIOCE Silvana 2254 LUCÀ Stefania 5569 LAZZARO Denis 5248
CLERICO Massimo 4100 PASQUALE Barbara 5409
MASANTE Carlo 4708
CORDOLA Piero 4303 OGLIARA Silvia 5415 ZOLA Enrico 4355
DE CARO Sergio 4343 ROMANO Maria Rosaria 2713
FEMIA Tiziana 5495
SCANABISSI Giovanni 2714
LAVINA Ester 4722
VENTURA Bianca 4472
MELLA Clara 4344
PASTERIS Marco 4861
QUARTERO Natascia 6051
RICCI Luisa 2917
SANGUINETTI Mario 3849
TREVISAN Teodora 4320
TURLETTI Alberto 3749

RITAGLIARE LUNGO LA LINEA TRATTEGGIATA

Quaderni della Regione Piemonte


COGNOME

NOME

INSERIMENTO (1) VIA NUMERO

ANNULLAMENTO (2) FRAZIONE CODICE POSTALE

VARIAZIONE (3) CITTÀ PROVINCIA

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ISSN 1972 - 9405

CENSIMENTO DELL’AGRICOLTURA 2010.


L’AGRICOLTURA È CAMBIATA. RACCONTACI COME.

censimentoagricoltura.istat.it in collaborazione con le amministrazioni locali piemontesi