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I MODI DEI VERBI

I modi del verbo indicano il modo in cui si presentano azioni, situazioni, fatti.

I modi finiti (indicativo,congiuntivo,condizionale,imperativo) danno informazione sul


numero e sulle persone;

I modi indefiniti (infinito, participio, gerundio) non danno informazione sulla persona.

Esempio:
1. Luca ascolta la musica
2. Se tu ascoltassi i miei consigli!
3. Marat studierebbe, se non dovesse lavorare
4.Ascolta quello che dico!

I soggetti di queste quattro frasi presentano la situazione (o l’azione o il fatto..) espressa


dal verbo in base al proprio punto di vista.

Se si considera la situazione in modo:


- certo, reale sicuro ( esempio 1) modo indicativo
-desiderabile, possibile ( esempio 2) modo congiuntivo
-possibile a certe condizioni ( 3) modo condizionale
- voluto, imposto (4) modo imperativo

Esempio:
5. E’ interessante ascoltare un film in lingua originale
6. Il libro, scritto più di trenta anni fa, è ancora attuale
7. Faccio sport, ascoltando la musica

I soggetti di queste tre frasi presentano il verbo:

-nel suo significato di base, non legato a tempi e persone(esempio 5) modo infinito
-come caratteristica di un altra parola (6) modo participio
-come mezzo, modo per realizzare ciò che è detto da un altro verbo
( 7) modo gerundio
MODI FINITI

MODO INDICATIVO

Si usa quando ciò di cui si parla è sicuro o è presentato come sicuro. Nel modo
indicativo abbiamo otto tempi: un presente ,cinque passati e due futuri.

TEMPO PRESENTE

Indica un’azione che vale nel momento in cui si parla

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE


IO parlo temo parto
TU parli temi parti
LUI ,
parla teme parte
LEI
NOI parliamo temiamo partiamo
VOI parlate temete partite
LORO parlano temono partono

TEMPO PASSATO PROSSIMO

Indica un’azione che è accaduta:


- in un passato vicino al momento in cui si parla. (Ieri abbiamo comperato una camicia)
- in un passato anche lontano, ma che ha relazione con il presente. ( I suoi genitori si sono
sposati venti anni fa.)

Il passato prossimo si costruisce con il tempo presente del verbo essere o avere più il
participio passato.
Esempio: parlare = avere + participio passato del verbo parlare.
parlare = ho parlato.
Esempio: andare = essere + participio passato del verbo andare.
andare = sono andato.
Entra nella nota del participio passato.

Coniugazione

PARLARE TEMUTO PARTIRE


IO ho parlato ho temuto sono partito \ a
TU hai parlato hai temuto sei partito \ a
LUI,LEI ha parlato ha temuto è partito \ a
abbiamo
NOI abbiamo temuto siamo partiti \ e
parlato
VOI avete parlato avete temuto siete partiti \ e
LORO hanno parlato hanno temuto sono partiti \ e

TEMPO IMPERFETTO

Si usa :
- per indicare un’azione che dura nel passato.(Da ragazzo portavo i capelli lunghi).
- per indicare qualcosa di abituale nel passato.(L’anno scorso andavamo a scuola ogni
settimana).
-per mettere in relazione due fatti contemporanei nel passato.(Mentre guidavo,lui
mi accarezzava i capelli).
-nelle descrizioni ( riferite al passato).(Era una casa vecchia che aveva un grande giardino).
-per fare domande di cortesia, al posto del condizionale.(Volevo un kilo di pane).

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE


IO parlavo temevo partivo
TU parlavi temevi partivi
LUI,LEI parlava temeva partiva
NOI parlavamo temevamo partivamo
VOI parlavate temevate partivate
LORO parlavano temevano partivano

TEMPO TRAPASSATO PROSSIMO

Il trapassato prossimo si usa con il passato prossimo e indica un'azione che è accaduta
nel passato e che è gia avvenuta prima dell'azione che si esprime con il passato prossimo.
La struttura della frase può essere la seguente:
-prima azione "trapassato prossimo" + seconda azione "passato prossimo"
ma può essere anche cosi:
- prima azione-"passato prossimo" + seconda azione-"trapassato prossimo".
Il significato della frase non cambia.
Esempio: Il film era già cominciato,quando ho acceso il televisore.
Quando ho acceso il televisore, il film era già cominciato.

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE


avevo
IO avevo temuto ero partito \ a
parlato
TU avevi parlato avevi temuto eri partito \ a
aveva
LUI,LEI aveva temuto era partito \ a
parlato
avevamo avevamo
NOI eravamo partiti \ e
parlato temuto
avevate avevate
VOI eravate partiti \ e
parlato temuto
avevano avevano
LORO erano partiti \ e
parlato temuto

TEMPO PASSATO REMOTO

Indica un’azione che è accaduta nel passato e si è conclusa nel passato.


Esempio: Tre anni fa andai a Parigi.

L’uso del passato prossimo o del passato remoto dipende spesso dal giudizio di chi parla.
Se considera il fatto concluso nel passato, usa il passato remoto:
-Nella seconda guerra mondiale gli USA usarono la bomba atomica .( Il fatto è sentito
come un episodio ormai
passato e finito.
Se considera il fatto ancora legato al presente, usa il passato prossimo:
-Nella seconda guerra mondiale gli USA hanno usato la bomba atomica (il fatto è sentito
legato al presente)
La discriminante non è la maggiore o minore lontananza nel passato, ma il rapporto di
continuità o di separazione di un’azione nel presente.
Tuttavia si deve ricordare che anche questa regola non è sempre seguita. Infatti nell’Italia
settentrionale si usa quasi esclusivamente il passato prossimo( nel parlato); mentre nel Sud
si usa molto spesso il passato remoto anche per fatti considerati legati al presente.

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE


IO parlai temetti partii
TU parlasti temesti partisti
LEI,LUI parlò temette partì
NOI parlammo tememmo partimmo
VOI parlaste temeste partiste
LORO parlarono temettero partirono

TEMPO TRAPASSATO REMOTO

Indica un’azione che si è conclusa nel passato rispetto ad un’altra detta esclusivamente al
tempo passato remoto.
Esempio: Non appena il ciclista ebbe tagliato il traguardo, alzò le braccia al cielo.

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE


IO ebbi parlato ebbi temuto fui partito \ a
TU avesti parlato avesti temuto fosti partito \ a
LEI,LUI ebbe parlato ebbe temuto fu partito \ a
NOI avemmo parlato avemmo temuto fummo partiti \ e
VOI aveste parlato aveste temuto foste partiti \ e
LORO ebbero parlato ebbero temuto furono partiti \ e

TEMPO FUTURO SEMPLICE

Indica un fatto che deve ancora avvenire.→ Domani andrò dal mio amico.
Ma si può usare anche :
-per indicare un dubbio, un’incertezza.→ Non sarai offeso?
-Per fare una valutazione approssimativa. → Saranno le tre.

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE


IO parlerò temerò partirò
TU parlerai temerai partirai
LEI,LUI parlerà temerà partirà
NOI parleremo temeremo partiremo
VOI parlerete temerete partirete
LORO parleranno temeranno partiranno

TEMPO FUTURO ANTERIORE


Indica un fatto che avverrà nel futuro, ma prima di un’altra anch’essa al futuro.
Esempio: Dopo che sarà partito, sentiremo la sua mancanza.

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE


IO avrò parlato avrò temuto sarò partito/a
TU avrai parlato avrai temuto sarai partito/a
LEI,LUI avrà parlato avrà temuto sarà partito/a
NOI avremo parlato avremo temuto saremo partiti/e
VOI avrete parlato avrete temuto sarete partiti/e
saranno
LORO avranno parlato avranno temuto
partiti/e

MODO CONGIUNTIVO

Si usa quando chi parla considera l'azione espressa dal verbo come
incerta,possibile,desiderata,temuta o irreale. Mentre l'indicativo è il modo dei fatti certi, il
congiuntivo si usa per esprimere giudizi soggettivi,cioè personali.
Esempio: 1.Andrea è tornato al suo paese(indicativo)
2.Credo che Andrea sia tornato al suo paese.(congiuntivo)
Nell'esempio 1 ,il verbo "è andato" dice che il fatto è sicuro,nella frase 2 si dice solo
un'opinione personale(Andrea potrebbe non essere tornato al suo paese).

Spesso il congiuntivo si trova in frasi dipendenti,cioè che da sole non hanno un senso
finito,ma devono appoggiarsi ad altre che le sostengono,e sono unite a queste frasi con
delle congiunzioni (ecco perché il nome congiuntivo)
Esempio: Parleremmo bene l'italiano,se avessimo studiato(congiuntivo) di più.("se" è la
congiunzione che unisce le
due frasi).
Queste frasi che sostengono le frasi con il verbo al congiuntivo,spesso hanno verbi che
indicano dubbio(dubitare),incertezza(non sapere,temere,non essere
sicuri),desiderio(sperare).
Esempio: Temevo che ti arrabbiassi
Speravo che venissi da me.
Alcune volte il congiuntivo si trova in frasi non dipendenti,cioè frasi che possono stare da
sole. In questi casi il congiuntivo si usa per esprimere:
- un desiderio(Fosse vero),
-un invito,un comando(Entrino pure, prego signori.),
-un dubbio(che l'abbia scritto Maria?)
Nella lingua parlata il congiuntivo è spesso sostituito dall'indicativo:
Esempio: Non sappiamo dove l'abbiano trovato(congiuntivo)
Non sappiamo dove l'hanno trovato(indicativo)
Il modo congiuntivo ha quattro tempi: presente, passato, imperfetto,trapassato.

TEMPO PRESENTE

Si usa quando l'azione indicata dal verbo si svolge contemporaneamente o dopo un'altra
azione che è espressa al tempo presente o al futuro
Esempio: Credo(adesso) che tu abbia(adesso) ragione.
Spero(adesso) che i miei amici arrivino(dopo) oggi.
Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE


IO parli tema parta
TU parli tema parta
LEI,LUI parli tema parta
NOI parliamo temiamo partiamo
VOI parliate temiate partiate
LORO parlino temano partano

TEMPO PASSATO

Si usa quando l'azione indicata dal verbo si svolge prima di un'altra espressa al presente o
al futuro
Esempio: Temo(adesso) che siano partiti(prima)

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE


IO abbia parlato abbia temuto sia partito \ a
TU abbia parlato abbia temuto sia partito \ a
LEI,LUI abbia parlato abbia temuto sia partito \ a
NOI abbiamo parlato abbiamo temuto siamo partiti \ e
VOI abbiate parlato abbiate temuto siate partiti \ e
LORO abbiano parlato abbiano temuto siano partiti \ e

TEMPO IMPERFETTO

Si usa quando l'azione indicata dal verbo si svolge:


-contemporaneamente ad un'altra che è espressa al passato(Credevo(in passato) che
avessi(in passato) ragione)
-prima di un'altra espressa al presente(Penso(adesso) che avesse(prima) ragione lui)
E si usa quando la frase principale ha il modo condizionale.
Esempio: Vorrei \ avrei voluto che andassi anche tu.
Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE


IO parlassi temessi partissi
TU parlassi temessi partissi
LEI,LUI parlassi temesse partisse
NOI parlassimo temessimo partissimo
VOI parlaste temeste partiste
LORO parlassero temessero partissero

TEMPO TRAPASSATO

Si usa quando l'azione indicata dal verbo si svolge prima di un'altra espressa al passato.
Esempio: Pensavo(in passato) che mi avessi detto(ancora primo) la verità.

Si usa il trapassato anche in dipendenza di una frase con il verbo al condizionale(presente


o passato)
Esempio: Se avessi studiato potrei trovare un buon lavoro.

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE


IO avessi parlato avessi temuto fossi partito/a
TU avessi parlato avessi temuto fossi partito/a
LEI,LUI avesse parlato avesse temuto fosse partito/a
NOI avessimo parlato avessimo temuto fossimo partiti/e
VOI aveste parlato aveste temuto foste partiti/
LORO avessero parlato avessero temuto fossero partiti/e

MODO CONDIZIONALE

E' il modo che esprime azioni che sono possibili, eventuali, desiderate, e la cui
realizzazione dipende da una condizione .
Esempio: Comprerei una macchina nuova, se avessi i soldi.

Il condizionale nelle frasi indipendenti si usa per esprimere:


-un desiderio →Andrei volentieri a casa
- un dubbio→ Che cosa dovremmo fare?
- una domanda in forma di cortesia →Potresti aiutarmi?
- una supposizione→ Il fatto sarebbe successo di notte.

II condizionale si trova anche in una frase collegata ad un'altra con il verbo al


congiuntivo
Esempio :
(a) (b)
Se parlassi italiano(congiuntivo), troverei(condizionale) un lavoro.

(a) Questa è la condizione dalla cui conseguenza dipende la realizzazione di (b).


Il modo condizionale quindi dipende da una condizione.
Il condizionale si trova anche in frasi dipendenti, quando la frase a cui è collegato esprime
un dubbio, una domanda.
Esempio: Non so se farei come lui.

Il condizionale ha due tempi: presente,passato

TEMPO PRESENTE

Si usa per un'azione che potrebbe realizzarsi a certe condizioni nel presente o nel
futuro.(Se avessi tempo, verrei da te).
Può esprimere anche un dubbio, un desiderio, una opinione, riferita al presente o al
futuro.(Secondo me sarebbe meglio studiare di più.).
Si usa spesso nelle domande di cortesia (Scusi, mi direbbe che ore sono?)

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE


IO parlerei temerei partirei
TU parleresti temeresti partiresti
LEI,LUI parlerebbe temerebbe partirebbe
NOI parleremmo temeremmo partiremmo
VOI parlereste temereste partireste
LORO parlerebbero temerebbero partirebbero

TEMPO PASSATO

Si usa:
-Per esprimere un'azione che avrebbe potuto realizzarsi nel passato a certe
condizioni( Se avessi avuto la possibilità ti avrei chiamato),
-Per esprimere un desiderio, un dubbio, una opinione sempre riferiti al passato.(Sarei
andato volentieri al cinema)
-Per esprimere un'azione futura rispetto ad una passata (Mi ha promesso che mi avrebbe
mandato una e-mail)

PARLARE TEMERE PARTIRE


IO avrei parlato avrei temuto sarei partito \ a
TU avesti parlato avresti temuto saresti partita \ a
sarebbe partita \
LEI,LUI avrebbe parlato avrebbe temuto
o
saremmo partiti \
NOI avremmo parlato avremmo temuto
o
VOI avreste parlato avreste temuto sareste partiti \ o
sarebbero partiti
LORO avrebbero parlato avrebbero temuto
\o

MODO IMPERATIVO

E' il modo che si usa per esprimere un comando, un ordine, un invito, un divieto, una
preghiera.
Esempio: Metti a posto la tua camera !
L'imperativo ha forme solo per la seconda persona singolare e plurale al tempo presente.
Esempio: Porta qui il libro ( seconda persona singolare) Portate qui il libro (seconda
persona plurale)

Quando si vuole dare ordini a persone diverse dalla seconda persona si usano le
forme del congiuntivo presente ( congiuntivo esortativo).
Esempio: Si decida signora!
Vengano!

L'imperativo negativo
Quando c'è la negazione " non", si usano le forme dell'imperativo solo per la
seconda persona plurale.
Esempio: Non toccate quei fiori ( voi).

Per la seconda persona singolare si usa l'infinito presente.


Esempio: Non toccare quei fiori (tu).

Per le altre persone si usa il congiuntivo.


Esempio: Per favore, non tocchi ( Lei) quei fiori.

Coniugazione

PARLARE TEMERE PARTIRE


IO ------- | ------- ------- | ------- ------- | -------
TU parla temi parti
LEI,LUI parli tema parta
NOI parliamo temiamo partiamo
VOI parlate temete partite
LORO parlino temano partano

MODI INDEFINITI

MODO INFINITO

E' il modo per esprimere un'azione in modo generale; esso dà il significato di base del
verbo senza specificare la persona. Si usa:
- in frasi dipendenti → Ti prego di ascoltare
- dopo i verbi servili→ Devo uscire.( devo è servile) o fraseologici → Sto per partire.
- per dare istruzioni di tipo tecnico→Mettere la farina nella terrina e mescolare.
Il modo infinito ha due tempi: presente, passato.

TEMPO PRESENTE

Si usa:
- nelle frasi indipendenti, quando ciò che si dice è riferito al presente o in modo
assoluto.→Rispettare gli animali in libertà
- nelle frasi dipendenti quando l'azione avviene contemporaneamente (nel presente o nel
passato)oppure dopo rispetto a quello che si dice nell'altra frase: → Credo(adesso),di avere
ragione(adesso)
Credevo (in passato) ,di avere ragione(in passato)

TEMPO PASSATO
Si usa:
- nelle frasi indipendenti per esprimere desideri riferiti al passato →Oh aver vissuto più
spensieratamente!
- nelle frasi dipendenti quando l'azione avviene prima di quella espressa nell'altra frase
→Credo(adesso) di avere avuto(in passato) ragione.

MODO PARTICIPIO

E' il modo che esprime una condizione o un'azione che riguarda qualcuno o
qualcosa. Spesso è usato come aggettivo.
Esempio: Che pavimento pulito(aggettivo).

Non dà informazioni sulla persona, ma esprime il numero:


il sole splendente (singolare)/ i capelli splendenti (plurale).
Nel tempo passato il participio esprime anche il genere:
l'uomo nascosto( maschile)/ la donna nascosta( femminile).
Il participio ha due tempi: presente,passato.

TEMPO PRESENTE

E' poco usato come verbo.


Esempio: I soldati assedianti la città furono respinti.

Più spesso è usato come aggettivo.


Esempio: La cura dimagrante è difficile da seguire.

TEMPO PASSATO

Si usa insieme ai verbi ausiliari per formare:


- i tempi composti di tutti i verbi ( io ho parlato)
- tutti i tempi in forma passiva ( io sono stato inseguito).
E' usato da solo nelle frasi dipendenti come nell'esempio:
Uscito di casa, ha visto Mario ( uscito = quando è uscito)
Nelle frasi indipendenti indica un'azione che è avvenuta prima rispetto a quella espressa
nell'altra frase.
Esempio: Finite le vacanze, cominceremo la scuola.

Nelle forme composte con l'ausiliare essere il participio concorda nel genere e nel numero
con il soggetto.
Esempio: Carlo è partito ( Carlo è maschile, singolare)
Maria è partita ( Maria è femminile, singolare).
I ragazzi sono partiti ( ragazzi è maschile plurale).
Le ragazze sono partite ( ragazze è femminile plurale).

Nelle forme composte con l'ausiliare avere il participio mantiene la forma del singolare
maschile indipendentemente del soggetto.
Esempio: Carlo ha mangiato.
Maria ha mangiato.
1 ragazzi hanno mangiato.
Le ragazze hanno mangiato.

Se però il participio è preceduto dal pronome personale di terza persona " lo, la, li, le " è
obbligatoria la concordanza con il complemento oggetto.
Esempio: -Il pane era fresco e io 1' ho (lo ho) comperato ( comperato = c'è "o" perché il
pronome "lo" si riferisce
alla parola pane che è maschile singolare).
-La matita costava poco e io l’ho( la ho) comperata (comperata = c'è "a" perché il
pronome "la" si
riferisce alla parola matita che è femminile singolare).
-I pani erano freschi e io li ho comperati ( comperati=c'è "i" perché il pronome "li"
si riferisce alla parola
pani che è maschile plurale).
-Le matite costavano poco e io le ho comperate ( comperate =c'è "e"
perché il pronome "le" si riferisce alla parola matite che è femminile plurale).

MODO GERUNDIO

Il gerundio indica come, in quale modo si svolge un'azione rispetto a un'altra, ma può
anche indicare causa, tempo, mezzo rispetto a quello che si dice nella frase da cui
dipende.
Esempio: Mario mi ha salutato, sorridendo ( è il modo in cui mi saluta).
Avendo sbagliato, siamo stati bocciati ( è la causa).
Tornando da scuola, ho ascoltato la musica ( tempo).
Sbagliando si impara (mezzo).
Il gerundio dà indicazioni di numero e genere solo nel passato con l'ausiliare essere (°).
Ha due tempi: presente,passato.

TEMPO PRESENTE

Essendo | avendo | parlando | andando


Si usa quando l'azione si svolge contemporaneamente all'azione dell'altra frase.
Esempio: Correndo sono caduto ( mentre correvo sono caduto, cioè nello stesso momento).

TEMPO PASSATO

Essendo stato° | avendo avuto | avendo parlato | essendo andato°

Si usa quando l'azione si svolge prima di quella dell'altra frase.


Avendo studiato tanto, mi sono stancato (prima ho studiato, poi mi sono stancato).

° Con l'ausiliare essere concorda in numero e in genere con il soggetto.


Esempio: Essendo arrivato Carlo...( maschile singolare)
Essendo arrivati i ragazzi..( maschile plurale)
Essendo arrivata Maria ( femminile singolare)
Essendo arrivare le ragazze( femminile plurale).
Il verbo è la parte variabile del discorso che annuncia le azioni compiute da persone, animali,
cose.

È l’elemento più importante della frase: il centro attorno a cui si organizzano gli altri
elementi.

In particolare, il verbo indica:


- un’azione compiuta dal soggetto
- un’azione subita dal soggetto
- un’azione che si riflette su chi la compie
- un avvenimento
- come sono e cosa sono qualcuno o qualcosa
- il fatto che qualcuno possiede qualcuno o qualcosa
- l’esistenza di qualcuno o di qualcosa.

Inoltre, il verbo fornisce informazioni sulla collocazione temporale dell’azione o dell’evento,


che può essere accaduto:
- nel passato
- nel presente
- nel futuro

Infine, il verbo indica anche il modo in cui avviene l’azione o l’evento, che può essere
considerato come:
- un fatto certo
- un’ipotesi
- un’opinione
- un’impossibilità

- Il verbo concorda con il soggetto e permette di riconoscerlo.

Può essere analizzato in base a:


- l’aspetto morfologico: quindi, la persona, il numero, il modo, il tempo, l’aspetto, la
coniugazione;
- la funzione che ricopre rispetto ad altri verbi: ausiliare, servile, fraseologico;
- il genere: transitivo o intransitivo;
- la forma: attiva, passiva, riflessiva.

• L’aspetto morfologico: la forma del verbo

Anche i verbi sono formati da una radice, che non cambia, e da una desinenza, cioè la parte
finale che cambia, racchiudendo molte informazioni.
La desinenza di una voce verbale indica:

• La persona e il numero: la persona che costituisce il soggetto può essere formata da:
- la persona che parla, detta prima persona, singolare o plurale: io, noi;
- la persona che ascolta, detta seconda persona, singolare o plurale: tu, voi;
- la persona o la cosa di cui si parla, detta terza persona, singolare o plurale: lui, lei, egli, ella,
esso, essa, essi, esse, loro.

Abbiamo dunque tre persone singolari e persone plurali.


Ad esempio: Io mangio. Tu dormi. Lui scrive. Prima, seconda e terza persona singolare.
Noi partiamo. Voi uscite. Essi leggono. Prima, seconda e terza persona plurale.

• Il genere: a volte è possibile capire se il soggetto dell’azione è maschile o femminile.


Questo succede però solo nel participio e nei tempi composti.
Ad esempio: seduto, seduta, seduti, sedute: è evidente nel participio la variazione per
genere e numero.
È partita. È partito. Sono partite. Sono partiti. È evidente la variazione di genere e numero nei
tempi composti, come il passato prossimo.

Importante: le desinenze dei verbi, quindi, variano adattandosi al numero, alla persona e al
genere del soggetto.

Attenzione: la concordanza del verbo con il soggetto avviene in rapporto alla persona.

• Il modo: il modo della voce verbale indica se l’azione o la situazione espresse sono
considerate una certezza, una possibilità, una speranza, un dubbio, un ordine.
Ad esempio: mangio (certezza), mangerei (possibilità), mangiassi (dubbio), mangia! (ordine).

In italiano, esistono sette modi: quattro finiti e tre indefiniti.


I modi finiti hanno forme diverse per le persone del singolare e del plurale: il numero e la
persona del soggetto sono espressi esplicitamente.
L’indicativo, il congiuntivo, il condizionale e l’imperativo sono modi finiti.

I modi indefiniti hanno una sola forma per tutte le persone del verbo: il soggetto rimane
implicito.
L’infinito, il participio e il gerundio sono modi indefiniti.

• Il tempo: l’evento espresso dal verbo si può svolgere nel presente, nel passato o
nel futuro.

Quando il tempo è presente, l’azione si svolge nel momento in cui si parla.


Ad esempio: Sono in biblioteca a studiare.
Quando in tempo è passato, l’azione è già avvenuta.
Ad esempio: Ieri sono andato in biblioteca a studiare.
Quando il tempo è futuro, l’azione deve ancora avvenire.
Ad esempio: Domani andrò in biblioteca a studiare.

In italiano, i tempi verbali possono essere semplici o composti.


Sono semplici quando sono formati da una sola parola: dormo, giocavo, studierò, mangiai.
Sono composti quando sono formati dall’ausiliare (essere o avere) e dal participio passato del
verbo: ho dormito, avevo giocato, avrò studiato, ebbi mangiato.

• L’aspetto: indica la durata, l’inizio o la conclusione di un evento o un processo.


Ad esempio: Da bambino giocava sempre a palla: l’aspetto è durativo, perché si intende che il
bambino ha giocato a palla per lungo tempo durante la sua infanzia.
All’improvviso si voltò e mi vide: l’aspetto è momentaneo, perché entrambe le azioni si
riducono alla durata di un attimo.

• La coniugazione: l’insieme delle forme assunte dal verbo secondo il numero, la persona, il
modo e il tempo si dice appunto coniugazione. In italiano esistono tre coniugazioni; per
individuarle è necessario osservare la desinenza del verbo al modo infinito.

Prima coniugazione: verbi che finiscono in -are, come amare, studiare, mangiare.
Seconda coniugazione: verbi che finiscono in -ere, come sapere, correre, bere.
Terza coniugazione: verbi che finiscono in -ire, come sentire, dormire, capire.

Attenzione: i verbi essere e avere non appartengono alle tre coniugazioni sopra indicate, ma
hanno una coniugazione propria.

• La funzione: i verbi ausiliari, servili e fraseologici

- I verbi ausiliari
Il verbo essere e il verbo avere possono essere usati nel loro significato proprio, quando una
persona deve dire chi è (Sono Francesco. Lui è Marco. Loro sono Anna e Marta.), dove si trova
(Sono a scuola. Siamo a Milano. Siete al parco?) e cosa possiede (Ho tanti amici. Hai una
nuova borsa. Hanno tutti la macchina.)

Il verbo essere e il verbo avere, però, possono anche essere usati come ausiliari, ovvero
come “aiuto” a tutti i verbi per formare i tempi composti.
Ad esempio: Ho giocato. Abbiamo dormito. Hai nuotato. Avete mangiato.
Sono andata. Siete arrivati tardi. Siamo partiti.

Di solito, i verbi transitivi attivi hanno sempre ausiliare avere: Ho giocato. Avevamo rotto.
I verbi riflessivi hanno sempre ausiliare essere: Mi sono lavato. Ti sei pettinato.

Il verbo essere serve per creare la forma passiva di tutti i verbi.

- I verbi servili

Dovere, potere e volere sono verbi servili: si uniscono all’infinito di un altro verbo indicando
in che modo avviene un’azione.

Dovere indica la necessità di un’azione: Devo studiare. Dovresti riposare.


Potere indica la possibilità di un’azione: Potrei uscire. Possiamo bere.
Volere indica la volontà: Vuole parlare. Vorrebbe scusarsi.

Di norma, nei tempi composti, assumono l’ausiliare del verbo che accompagnano: Sono potuta
andare. Hai potuto dormire. Hai dovuto leggere. Sono dovuta uscire. Abbiamo voluto
comprare.

- I verbi fraseologici

I verbi fraseologici si uniscono all’infinito o al gerundio di un altro verbo ed esprimono l’aspetto


dell’azione.

In particolare, indicano:
- l’imminenza di un’azione: Sta per piovere. Si usano a questo scopo le espressioni: stare
per, essere per, essere sul punto di.
- l’inizio di un’azione: Comincia a piovere. Si usano a questo scopo le espressioni: cominciare
a, mettersi a.
- lo svolgimento di un’azione: Sta piovendo. Si usano: stare + gerundio, andare + gerundio.
- la durata di un’azione: Continua a piovere. Si usano: continuare a, insistere a.
- la conclusione di un’azione: Ha smesso di piovere. Si usano: finire di, smettere di.

• Il genere del verbo, ovvero verbi transitivi e intransitivi

I verbi transitivi sono quelli che reggono, o possono reggere, un complemento oggetto.
I verbi intransitivi sono quelli che non possono reggere un complemento oggetto.

Il complemento oggetto è direttamente collegato al verbo: risponde alle domande chi? che
cosa? e non è introdotto da preposizioni.

Ad esempio:
Maria studia (che cosa?) la grammatica francese.
Studiare è un verbo transitivo, perché regge il complemento oggetto, in questo caso la
grammatica francese.
Marta chiama (chi?) la mamma.
Chiamare è un verbo transitivo, perché regge il complemento oggetto, in questo caso la
mamma.

Giorgio ha telefonato (a chi?) a Marco.


Telefonare non è un verbo transitivo, perché non regge il complemento oggetto: a Marco,
infatti, è un complemento di termine, perché è introdotto dalla preposizione a e risponde alla
domanda a chi?.

• La forma del verbo: verbi attivi, passivi e riflessivi

Il verbo può avere forma attiva, passiva o riflessiva: la forma indica il rapporto che esiste
tra il soggetto e il complemento oggetto.

- Forma attiva
Giovanni lava i piatti: Giovanni compie l’azione ed è il soggetto grammaticale della frase.
Tutti i verbi hanno la forma attiva.
Ad esempio: Marta mangia la mela. Luca studia italiano. Marco scrive una lettera.

- Forma passiva
I piatti sono lavati da Giovanni: Giovanni compie l’azione, ma non è il soggetto grammaticale
della frase. I piatti sono il soggetto della frase e subiscono l’azione di essere lavati.
Solo i verbi transitivi possono avere la forma passiva e la forma riflessiva.
Ad esempio: I cani sono seguiti dai bambini. Le galline sono allevate dalla nonna. La luce fu
spenta dalla mamma.

- Dalla forma attiva alla forma passiva: come fare?

1. Analizzare la voce verbale da volgere al passivo.


2. Coniugare il verbo essere allo stesso modo e allo stesso tempo del verbo analizzato.
3. Aggiungere il participio passato del verbo di partenza, concordato in genere e numero al
soggetto.

Ad esempio:
io mangio → io sono + mangiato → io sono mangiato
verbo mangiare verbo essere verbo mangiare verbo mangiare
tempo presente tempo presente tempo passato tempo presente
modo indicativo modo indicativo modo participio modo indicativo
forma attiva forma passiva

- Dalla forma passiva alla forma attiva: come fare?

1. Analizzare la voce del verbo essere che forma la voce verbale passiva.
2. Individuare l’infinito del verbo coniugato al participio
3. Coniugare quest’ultimo verbo nel modo, nel tempo e nella persona del verbo essere.

io ero ascoltato → io ero + ascoltato → io ascoltavo


verbo ascoltare verbo essere verbo ascoltare verbo ascoltare
modo indicativo modo indicativo modo participio modo indicativo
tempo imperfetto tempo imperfetto tempo passato tempo imperfetto
forma passiva forma attiva

- Forma riflessiva

Giovanni si lava: l’azione compiuta dal soggetto ricade sul soggetto stesso; in altre parole,
soggetto e complemento oggetto coincidono.
Il complemento oggetto è sempre espresso da un pronome personale atono: mi, ti, si, ci, vi, si.
Ad esempio: Maria si pettina. Marco e Chiara si abbracciavano. Adesso ci facciamo una bella
doccia!

• Il si passivante e il si impersonale

La forma passiva del verbo può essere costruita anche con la forma attiva del verbo in
questione preceduto dal si passivante.
Ad esempio: I libri si leggono in biblioteca.

- Si utilizza esclusivamente un soggetto di terza persona, singolare o plurale.


Ad esempio: In Italia si legge in media un libro all’anno.
In Italia si leggono in media tre libri all’anno.

- L’ausiliare è sempre essere.


Ad esempio: L’anno scorso si sono letti ancora meno libri.

I verbi possono essere in maniera impersonale usando la particella si e il verbo alla terza
persona singolare.
Ad esempio: Si va al mare. Si corre sulla spiaggia. Si gioca a pallone.

- L’ausiliare è essere.
Ad esempio: Si è andati in spiaggia.

- Nelle concordanze, di solito si usa il plurale maschile.


Ad esempio: Si è felici per la vittoria.

- Con i verbi riflessivi o pronominali si aggiunge la particella ci.


Ad esempio: Ci si vede domani.