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Il participio

Il participio come dice il suo stesso nome, “partecipa” di una doppia natura, quella di participio e
quella di aggettivo; infatti:

1. Come gli aggettivi, è declinabile e concorda in genere e numero e caso con un elemento
nominale della frese:

mater amans filiam


“la madre che ama la figlia” (amans participio presente da amo, nomintativo singolare,
concorda con mater).
Laetitia matris amantis filiam
“la gioia della madre che ama la figlia” (amantis participio presente da amo, genitivo
singolare, concorda con matris)

2. come i verbi, esprime un rapporto temporale, possiede valore attivo o passivo, può essere
specificato da complementi o da preposizioni subordinate

legati venerunt Romanorum victoriam nuntiantes


“vennero dei legati annunciando (=che annunciavano) la vittoria dei Romani
hostes a Romani victi in fines suos reverterunt
“I nemici, vinti (=che erano stati vinti, dopo essere stati vinti, poiché erano stati vinti)
dai Romani, tornarono nel loro territorio”.

Il participio ha tre tempi, che servono ad indicare il rapporto di contemporaneità, anteriorità,


posterità; in tutto nei verbi transitivi vi sono quattro voci principali, che sono veri e propri aggettivi:

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ATTIVO

PRESENTE PERFETTO FUTURO

amans, -antis _ amaturus, -a, -um


che ama, amante che amerà
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PASSIVO

PRESENTE PERFETTO FUTURO (GERUNDIVO)

_ _ amatus, -a, -um amandus, -a, -um


amato che deve essere amato
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Il participio presente

Il participio presente attivo segue la declinazione degli aggettivi ad una terminazione della II classe;
si forma aggiungendo al tema del presente il suffisso - nt - : il nominativo esce in - ns - da * - nts ,
in seguito a caduta della dentale: laudant – s > laudans

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SINGOLARE

CASI MASCHILE E FEMMINILE NEUTRO

NOMINATIVO laudans laudans


GENITIVO laudant-is laudant-is
DATIVO laudant-i laudant-i
ACCUSATIVO laudant-em laudans
VOCATIVO laudans laudans
ABLATIVO laudant-i (-e) landant-i (-e)

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PLURALE

CASI MASCHILE E FEMMINILE NEUTRO

NOMINATIVO laudant-es laudant-ia


GENITIVO laudant-ium laudant-ium
DATIVO laudant-ibus laudant-ibus
ACCUSATIVO laudant-es laudant-ia
VOCATIVO laudant-es laudant-ia
ABLATIVO laudant-ibus laudant-ibus
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Si ricordi che all’ablativo singolare si ha:


1. La forma in -i quando il participio ha la funzione di attributo: cum viro sapienti “con un
uomo saggio”
2. La forma in -e quando il participio ha funzione di verbo o di sostantivo: cum sapiente “con
un sapiente”, pugnate milĭte “poichè il soldato combatte” (ablativo assoluto)
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Il participio presente può essere solamente attivo ed indica un rapporto di contemporaneità rispetto
al verbo principale della frase in cui si trova; si può rendere con il participio presente in italiano
(peraltro poco elegante e poco usato), con il nostro gerundio presente o con una proposizione
relativo temporale o causale

legens cogito/cogitabo
“leggendo (mentre leggo) penso/penserò”
legens cogitabam
“leggendo (mentre leggevo) pensavo
milĭtes pugnantes patriam servant
“I soldati combattendo (poichè/mentre/combattono) salvano la patria”
Il participio perfetto

Il participio perfetto segue, come il precedente, la declinazione degli aggettivi della I classe:
laudatus, -a, -um come bonus, -a, -um; si forma aggiungendo al tema del supino la terminazione -us.
-a, -um.

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SUPINO TEMA DEL SUPINO PARTICIPIO PERFETTO

laudat-um laudat- laudat-us, -a, -um


monĭt-um monĭt- monĭt-us, -a, -um
lect-um lect- lect-us, -a, -um
audĭt-um audĭt- audĭt-, -a, -um
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Ha il significato passivo nei verbi transitivi attivi:


laudatus “lodato, essendo stato lodato, che è stato lodato, che era stato lodato”
monĭtus “ammonito, essendo stato ammonito, che è stato ammonito, che era stato
ammonito”

Ha invece significato attivo nei verbi deponenti (che hanno forma passiva ma significato attivo)
hortatus “avendo esortato, che ha / aveva esortato” (dal deponente transitivo hortor
“esortare”);
profectus “essendo partito, che è / era partito” (dal deponente intransitivo proficiscor
“partire”).

Non esiste il participio perfetto dei verbi intransitivi attivi (che ovviamente non possono avere il
passivo).
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Ad es. pervenio non ha certamente una forma *perventus, per cui – se capitasse di tradurre
dall’italiano – una frase come “Cesare, giunto in Gallia, combattè” non si potrà assolutamente
rendere con *”Caesar Galliam perventus, pugnavit” ma bisognerà usare ad es. il costrutto cum +
congiuntivo: Caesar cum Galliam pervenisset, pugnavit.

Esiste solo una forma neutra del participio perfetto nella forma del passivo impersonale: perventus
est “si giunse”.
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Il participio perfetto può essere in correlazione con qualunque tempo, ma indica un’azione anteriore
rispetto a quella del verbo a cui si riferisce:

milites, ex castris evocati, in aciem procurrunt/procurrebant/procurrent


“i soldati, chiamati fuori dall’accampamento, corrono/correvano/correranno in battaglia

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Non bisogna confondere il participio perfetto (che è passivo) con il supino in -um (che è attivo)
anche se la forma del neutro del participio latino (laudatum) è identica al supino attivo (laudatum);
Il participio perfetto è importantissimo per la formazione dei tempi composti del passivo, in unione
alle forme del verbo sum: laudatus sum “fui lodato”, laudatus eram “ero stato lodato”, laudatum
sim “che io ero stato lodato”, ecc…

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I seguenti participi perfetti di verbi attivi hanno valore attivo:

• cenatus (da ceno) “che ho pranzato”, “avendo pranzato”


• coniuratus (da coniuro) “che ha congiurato”, “avendo congiurato”
• iuratus (da iuro) “che ha giurato”, “avendo giurato”, ed il suo composto coniuratus (da
coniurare) avendo congiurato
• potus (da poto) “che ho bevuto”, “avendo bevuto”; potus però può avere anche significato
passivo “bevuto”
• pransus (da prandeo) “che ha pranzato”, “avendo fatto colazione”

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Iuratus e potus possono avere anche un significato passivo: sanguine tauri poto “dopo che fu bevuto
il sangue del toro”.
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Per esprimere lo stato, quale effetto di un’azione già compiuta, in latino si trova il verbo habeo con
il participio prefetto all’accusativo: cogĭtum habeo “tengo per noto”, statŭtum habeo “sono
risoluto”: è, questo, il costrutto da cui deriva il nostro passato prossimo (“ho conosciuto”, “ho
stabilito”).

Il participio futuro

Il participio futuro attivo segue la declinazione degli aggettivo in -us. -a, -um della I classe:
laudaturus, -a, -um come bonus, -a, -um.
È solamente attivo e indica un rapporto temporale di posteriorità: si forma aggiungendo -urus, -a,
um al tema del supino (a sua volta ricavabile, come si è detto, togliendo a quest’ultimo la desinenza
-um):

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SUPINO TEMA DEL SUPINO PARTICIPIO FUTURO

laudat-um laudat- laudat-urus, -a, -um


monĭt-um monĭt- monĭt-urus, -a, -um
lect-um lect- lect-urus, -a, -um
audĭt-um audĭt- audĭt-urus, -a, -um
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Tutti i verbi (transitivi e intransitivi, attivi e deponenti) possono avere il participio futuro:

• laudaturus “che loderà” (dal verbo transitivo attivo laudo)


• venturus “che verrà” (dal verbo intransitivo venio)
• hortaturus “che esorterà” (dal verbo deponente transitivo hortor)
• profecturus “che partirà” (dal verbo deponente intransitivo proficiscor)
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Solo in epoca postclassica si trova il participio futuro da solo: ave, Caesar, morituri te salutant “ave
Cesare, coloro che stanno per morire ti salutano” (frase rivolta all’imperatore dai gladiatori che
entravano nell’arena).

Il participio futuro, insieme con l’infinito del verbo sum, serve a costruire l’infinito futuro: laudat-
urum esse “stare per lodare”, moriturum esse “stare per ammonire”; ecc…
___________

Il participio futuro viene utilizzato per realizzare un importante costrutto sintattico latino la
coniugazione perifrastica attiva.

La coniugazione perifrastica attiva

La coniugazione perifrastica attiva è formata dal participio futuro attivo di un verbo transitivo, in
unione con le voci del verbo sum.
Si usa per indicare:
- l’azione che si è sul punto di compiere:
- l’intenzione, l’idea, il proposito di compiere l’azione

Esempi:

laudaturus sum
“ho intenzione di lodare, mi accingo a lodare”;
scripturus es
“ti accingi a scrivere, stai per scrivere”;
profecturi eramus
“eravamo sul punto di lodare, mi accingo a lodare”.

Il tempo dell’azione è indicato dal verbo sum, il participio futuro concorda in genere e numero con
la persona o cosa che compie l’azione, quindi può essere di genere maschile femminile o neutro e di
numero singolare o plurale in corrispondenza con il soggetto:

milites oppugnaturi sunt urbem


“ i soldati stanno per assalire la città”;
mulieres rapturae erant suas filias
“ le donne stavano per rapire le loro figlie”.

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I verbi che mancano di supino non hanno la coniugazione perifrastica attiva; l’idea dell’intenzione o
dell’imminenza di un azione, specialmente in tali casi, può essere espressa con altre locuzioni, come
in in eo esse ut… con il congiuntivo, ecc.: in eo est ut studiam “io sono sul punto di studiare”.
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L’ablativo assoluto

Un altro costrutto latino molto importante e di larghissimo uso è l’ablativo assoluto, che consiste
nell’unione di un sostantivo (nome o pronome) con un participio presente (presente o perfetto),
posti entrambi in ablativo, tale costrutto equivale in italiano a una proposizione subordinata,
temporale, causale, concessiva ecc…
Contrariamente agli altri ablativi, che esprimono i vari complementi e quindi sono uniti agli altri
termini della frase, l’ablativo assoluto è svincolato (appunto absolutus “sciolto”) da ogni legame
grammaticale con la proposizione reggente.

Caesar, castris relictis, statim profectus est


“Cesare, lasciato l’accampamento, partì subito”
Saturno regnante, homines felice vixerunt
“Quando regnava Saturno, gli uomini vissero felici”.

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Un costrutto analogo era presente anche in greco, tale lingua però non possedeva il caso ablativo,
per cui sostantivo e participio erano espressi in genitivo (“genitivo assoluto”).
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Osservazioni

1. L’ablativo assoluto, con il participio presente, può essere formato con qualunque verbo
(attivo e deponente, transitivo e intransitivo)

Turba gladiatores incitante, Caesar amphitheatrum intravit (incitante, part. Pres.


da incito, transitivo attivo)
“Mentre la folla incitava i gladiatori, Cesare entrò nell’anfiteatro”

Appropinquante vespĕre, domum redibĭmus (appropinquante, part pres da


appropinquo, intransitivo attivo)
“avvicinandosi la sera, torneremo a casa”

Hortantibus militĭbus, Caesar proelium commisit (hortantibus, part pres da hortor,


transitivo deponente)
“esortandolo i soldati, Cesare attaccò battaglia”

Mortuo Traiano, Aelius Hadrianus creatus est priceps (mortuo, part. Perf. Da morior,
intransitivo deponente)
“Morto Traiano, fu nominato imperatatore Elio Adriano”

2. Se invece il participio è perfetto l’ablativo assoluto si ha solo con i verbi deponenti


intransitivi o transitivi attivi (per ricordarlo, una volta si usava una delle famigerate siglette
mnemoniche: “DI-TA” Deponenti Intransitivi / Transitivi Attivi.

Gladiis destrictis, milites impetum fecerunt ( destrictis part perf da destringo,


transitivo attivo)
“Sguainate le spade, i soldati fecero l’assalto”
Orta luce, exercitus movit (orta part. perf. da orior, deponente intransitivo)
“Fattosi giorno, l’esercito si mise in cammino”

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Ovviamente invece il costrutto non è ammissibile con i verbi deponenti transitivi come hortor, in
cui hortatus ha valore attivo (“avendo esortato”), e con gli intransitivi come venio, che non hanno il
passivo e quindi non hanno il paricipio perfetto *ventus.
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3. Talvolta negli autori latini, si trova l’ablativo assoluto anche in presenza di un legame tra
principale e dipendente, in Cicerone si legge ad es.:

me libente, eripies mihi hunc errorem


“con mio compiacimento” (lett. gradendolo io) “mi toglierai questo
errore” seconda la regola generale, la presenza di un nesso fra
principale e dipendente – cioè il pronome personale me / mihi –
avrebbe dovuto impedire l’uso dell’ablativo assoluto.

4. Se dovesse capitare di tradurre dall’italiano, occorrerà accertarsi anzitutto che si possa


utilizzare l’ablativo assoluto, e che quindi la subordinata sia sciolta da qualsiasi legame
grammaticale con la reggente (le appena citate libertà degli autori latini sono sempre state
categoricamente vietate agli studenti…); ad, esempio si osservino le seguenti frasi:

a) “i Romani, presa Cartagine, tornarono in patria”

• nessun legame fra dipendente e principale; ablativo assoluto possibile


• traduzione: Romani, Carthagine capta, in patriam reverterunt

b) “i Romani, presa Cartagine, la distrussero”

• legame tra dipendente e principale (pronome “la”); ablativo assoluto


impossibile
• possibili traduzioni:
- con cum + congiuntivo: Romani, cum Carthaginem cepisset, eam
deleverunt
- con il participio congiunto, concordando il participio (presente o perfetto)
col nome a cui si riferisce: Romani Carthaginem captam deleverunt (lett. I
Romani distrussero Cartagine presa)

Occorrerà poi ricordare (in base alla suddetta regola “DI-TA”) che, se si vuole usare il participio
perfetto, occorrerà che il verbo latino sia deponente intransitivo o transitivo attivo, se no non si
tratta si potrà utilizzare l’ablativo assoluto:

“venuto Cesare in Italia, la guerra fu ripresa”


e con *vento Caesare, impossibile perché venio non può avere il participio perfetto
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Se il verbo è deponente transitivo, poiché i deponenti hanno significato attivo, si dovrà semmai
usare il participio perfetto del deponente facendolo concordare con il soggetto della proposizione
principale e facendolo seguire dal caso che il verbo stesso regge: “Esortati i soldati, Cesare sciolse
l’adunanza” - Hortatus milites, Caesar contionem dimisit.
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5. Come si è detto, l’ablativo assoluto si può rendere in italiano con proposizioni temporali,
concessive, ecc…, secondo il contesto; si vedano i seguenti esempi:

• Turno victo, Aeneas pacem cum Latinis composuit


“Vinto Turno (= dopo aver vinto Turno), Enea fece la pace con i Latini (valore
temporale)
• Dux, nullo hoste iter prohibente, in silvam se recepit
“il comandante, poiché nessun nemico impediva il cammino, si ritirò nella selva”
(valore causale)
• Senatoribus prohibentus, exercitus Roma profectus est
“pur proibendolo i senatori, l’esercito partì da Roma” (valore concessivo)
• Etiam te invito, hoc faciam
“anche se tu non vorrai, farò questo” (valore ipotetico).

È il caso di ricordare però che il latino utilizza la subordinazione laddove l’italiano spesso userebbe
la coordinazione e di ciò occorrerebbe ricordarsi nel tradurre:

• victis Gallis, Caesar Romam rediit traduzione che mantiene la subordinazione: “vinti i Galli,
Cesare tornò Roma”
• traduzione che elimina la subordinazione e si avvicina al modo di esprimersi italiano:
“Cesare vinse i Galli e tornò a Roma”.

Particolarità sull’uso dell’ablativo assoluto

1. L’ablativo assoluto può risultare composto, oltre che da un sostantivo (o pronome) e dal
participio:

• Da un sostantivo e da un aggettivo, con un verbo essere sottinteso:


Hannibale vivo, Romani semper timuerunt.
“Quando / finché era vivo Annibale, i Romani furono sempre in ansia”
Caesare ignaro, senatus Pompeio favebat
“All’insaputa di Cesare, il senato favoriva Pompeo”

• Da due sostantivi, sempre con il verbo “essere” sottinteso:


Cicerone consŭle, Catilina coniurationem fecit
“Quando era console Cicerone, Catilina fece una congiura”
me puĕro, Romani mores maiorum colebant
“al tempo della mia fanciullezza, i Romani coltivavano i costumi degli
antenati.

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Un’espressione del tipo “essendo consoli Marco Claudio e Lucio Furio” si rende in latino con
l’ablativo assoluto senza verbo e con l’asindeto* (cioè la mancanza di congiunzione) fra i due nomi
propri: M. Claudio L. Furio consulibus. Si notino queste altre espressioni: nullā causā “senza
nessuna ragione”, ignaris omnibus “essendone tutti ignari”, auctore Aristide “su consiglio di
Aristide”, me invito “contro la mia volontà”.
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2. Talvolta l’ablativo assoluto può omettere il pronome dimostrativo, se seguito da una relativa

missis (sott. Iis) qui regionem explorat


“mandati alcuni ad esplorare la regione”

3. Alcuni participi isolati (audĭto “essendosi udito”, cognĭto “essendosi venuto a sapere”,
nuntĭato “essendo stato annunziato”) possono essere seguiti direttamente da una
preposizione ad esse subordinata (all’accusativo con l’infinito, con ut e il congiuntivo o in
forma interrogativa indiretta):

Caesar, nuntiato hostes oppĭdo potitos esse, milĭtes convocavit


“Cesare, essendo stato annunciato che i nemici si erano impadroniti della
città, convocò i soldati”
Lucullus, audĭto Q. Marcium cum tribus legionibus in Ciliciam tendĕre,
auxilium ad eo petiit
“Lucullo, avendo sentito che Quinto Marcio con tre legioni si dirigeva in
Cilicia, gli chiese aiuto”.

4. Altri ablativi assoluti sono pure formati da participi isolati, che derivano da verbi intransitivi
usati intransitivamente

augurato “presi gli auspici”


auspicato “dopo aver preso gli auspici”
debellato “terminata la guerra”
explorato “assunte informazioni, fatte ricognizioni”
inauspicato “senza aver preso gli auspici”
inexplorato “senza aver assunto informazioni, senza aver fatto ricognizioni”
litato “compiuto favorevolmente il sacrificio”
sortito “avendo tirato a sorte”.

Usi del participio

Il participio si può usare in funzione attributiva per meglio qualificare un sostantivo, in italiano si fa
con una proposizione relativa o un aggettivo.

Omnes aliud agentes, aliud simulantes, perfĭdi, imprŏbi, malitiosi sunt.


Tutti quelli che fanno una cosa e ne simulano un’altra, sono perfidi, malvagi, maliziosi

Anche il participio perfetto e il partiipio futuro possono avere valore attributivo

similis hosti victo.


Simile a un nemico vinto

est metus futurae aegritudinis sollicita exspectatio


La paura è l’attesa ansiosa di un malessere futuro
Participio sostantivato

Il participio sostantivato si usa soprattutto al presente maschile (singolare o plurale).

Intelligenti pauca
“Poche cose per chi comprende”

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Più raro è l’uso del participio presente neutro plurale e, ancor meno, singolare; Cicerone lo usa solo
nel linguaggio filosofico: convenentia (le cose convenienti, le concordanze), discrepantia (le
contraddizioni), praesentia (le cose presenti, il presente), negantia (le negazioni)
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Si trova anche al perfetto:

in victos saevitum est


“si infierì contro i vinti”

Sono piuttosto frequenti i participi perfetti neutri sostantivati, sia al singolare sia al plurale; essi
sono spesso divenuti dei veri e propri nomi:

• acta “le cose compiute, gli atti”


• facta “le cose fatte, le azioni, le imprese”
• pactum “il patto, la cosa pattuita”
• responsum “la cosa risposta, la risposta”

Come si è detto, al futuro il participio sostantivato è attestato solo in epoca post-classica

ave, Caesar, morituri te salutant!


“Ave Cesare, i morituri ti salutano”

Sempre attestato è invece il participio futuri neutro plurale di sum: futura “le cose, future, il futuro”.

Participio predicativo

Il participio può avere la funzione di predicato, dopo un verbo copulativo, o di complemento


predicativo dopo i verbi di percezione o dopo i verbi come induco, fingo, facio, ecc…

Templum clausum est


Il tempio è chiuso

Gallia est omnis divisa in tres partes


La Gallia nel suo complesso è divisa in tre parti

Vidi populum plaudentem


Ho visto il popolo applaudire (che applaudiva).
Uso verbale del participio: participio approssimativo o congiunto

Il participio spesso è adoperato come apposizione di un sostantivo e corrisponde ad una


proposizione italiana relativa, temporale, causale, concessiva, finale, condizionale, modale,
ipotetica.
Come già sappiamo si possono avere due possibilità:

• se il participio è laegato grammaticalmente ad un termine della proposizione reggente, si ha


il participio appositivo o congiunto: Mediolanum veniens, eius pulchritudinem admiror
“quando vengo a Milano, ammiro la sua bellezza”
• se è sciolto da ogni nesso grammaticale, insieme con un termine della frase, si ha l’ablativo
assoluto: Tarquinio regnante, Pythagoras in Italiam venit “Quando regnava Tarquinio,
Pitagora venne in Italia”.

Esaminiamo ora alcuni esempi di participi appositivi che possono sostituire una proposizione
completamente avverbiale:

1. proposizione relativa: cives pro patria pugnantes magno honore digni sunt “I cittadini che
combattono per la patria sono degni di grande onore”.
2. proposizione temporale: Dionysius tyrannus, Syracusis expulsus, Corinthi puĕros dicebat
“Il tiranno Dionisio, dopo che era stato cacciato da Siracusa, a Corinto ammaestrava i
fanciulli”
3. proposizione causale: Dionysius tyrannus, cultros tonsorios metuens, candenti carbone
sibi adurebat capillum “Il tiranno Dionisio, dato che temeva i rasoi dei barbieri, si bruciava
la barba con un carbone acceso”
4. proposizione concessiva: dux, humĭli loco natus, maximos honores obtinuit “Il generale,
benchè nato da una modesta famiglia, ottenne i più grandi onori”.
5. proposizione finale: Q. Marcius usque ad quintum miliarium urbis accessit, oppugnaturus
etiam patriam suam “Quinto Marcio (Coriolano) avanzò fino alla quinto pietra miliare di
Roma, per abbattere perfino la sua patria”;
6. proposizione condizionale: quis potest, mortem metuens, non miser esse? “chi può non
essere infelice, se teme la morte?”;
7. proposizione modale: honestum illud Solonis est, quod ait versicŭlo quodam, senescĕre se
multa in dies addiscentem “è degno di stima quel famoso detto di Solone, che egli disse con
un piccolo verso, cioè che invecchiava apprendendo di giorno in giorno;
8. proposizione ipotetica: hostes, hanc adepti victoriam, in perpetuum se fore victores
confidebant “i nemici confidavano che, se avessero ottenuto questa vittoria, sarebbero stati
definitivamente i vincitori” [adepti è participio perfetto del verbo deponente adipiscor].

Si parla in particolare di participio congiunto quando la proposizione principale contiene un


pronome o una particella che fa riferimento alla proposizione subordinata:

Nostri captam urbem delevĕrunt


“I nostri, presa la città, la distrussero”

In tal caso il latino non può usare, di regola, l’ablativo assoluto, poiché vi è un collegamento fra la
reggente e la dipendente.
Il gerundio

L’infinito dei verbi attivi e deponenti con funzione di nome è di genere neutro e possiede una sua
declinazione, che presenta le desinenze della seconda declinazione; tale declinazione (che ha solo le
forme del singolare) è detta gerundio.
La formazione è la seguente:
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tema del presente + morfema -nd- + teminazioni di un sostantivo neutro della II declinazione

________________________________________________________________________________
SOLO SINGOLARE

CASI I CONIUGAZIONE ATTIVA II CONIUGAZIONE ATTIVA

NOMINATIVO spectare habēre


GENITIVO spectandi habendi
DATIVO spectando habendo
ACCUSATIVO spectandum habendum
ABLATIVO spectando habendo

CASI III CONIUGAZIONE ATTIVA IV CONIUGAZIONE ATTIVA

NOMINATIVO legĕre capĕre punire


GENITIVO legendi capiendi puniendi
DATIVO legendo capiendo puniendo
ACCUSATIVO legendum capiendum puniendum
ABLATIVO legendo capiendo puniendo
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Esempi:

CASI LATINO TRADUZIONE ITALIANA

NOMINATIVO (infinito) scribĕre iuvat “piace scrivere”

GENITIVO (gerundio) ars scribendi “arte dello scrivere”

DATIVO (gerundio) aptus scribendo “adatto a scrivere”

ACCUSATIVO (infinito, se senza scribĕre amo “amo scrivere”


prep. - gerundio, se con prep.) paratus sum ad scribendum “sono pronto a scrivere”
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“scrivendo / con lo
ABLATIVO (gerundio) scribendo discĭnus scrivere impariamo”

Il gerundio ha sempre valore attivo, quindi si ha soltanto

• con i verbi attivi: cupidĭtas legendi “la bramosia di leggere”


• con i verbi deponenti, che hanno significato attivo: facultas proficiscendi “la facoltà di
partire

Non si deve assolutamente confondere il gerundio italiano con il gerundio latino: il gerundio
italiano corrisponde al gerundio latino soltanto nell’ablativo, quando ha valore di complemento di
mezzo: errando disces “con lo sbagliare imparerai”

Uso del gerundio

Il genitivo dipende di solito:


• da un nome: modus vivendi “un modo di vivere”
• da un aggettivo: cupĭdus vivendi “desideroso di vivere”
• da causā o gratiā posposti, con valore finale: ambulandi gratiā posposti, con valore finale:
ambulandi gratiā “allo scopo di passeggiare”, venandi causā “per cacciare”.

Il dativo del gerundio dipende, di solito:


• da aggettivi indicanti “attitudine”, “convenienza”, “utilità”, come aptus, accomodatus, par,
utilis, i quali però si costruiscono, più di frequente, con ad e l’accusativo: ranarum crura
sunt apta natando “le zampe delle rane sono adatte al nuoto”

L’accusativo del gerundio è sempre retto dalla preposizione ad e corrisponde ad una proposizione
finale:

canis ad indagandum, bos ad arandum natus est


“il cane è nato per scovare, il bue per arare”

L’ablativo del gerundio può costituire, come si è già visto, un complemento di mezzo:

Homĭnis mens discendo alĭtur et cogitando


“la mente umana si rafforza con l’imparare (imparando) e con il pensare (pensando).

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Il gerundio dei verbi della III e della IV coniugazione ha talvonta l’uscita in -undi anziché in -endi,
specialmente in formule giuridiche e presso scrittori arcaici o arcaicizzanti: scribundi invece di
scribendi, faciundo per faciendo.
____________

La proposizione finale col gerundio

Come si è già accennato qui sopra, la proposizione finale, oltre al verbo ut/ne + congiuntivo, può
dunque essere espressa col gerundio in due modi:

1. genitivo del gerundio preceduto da causā, gratiā:


praedandi frumentandique causā Mosam transitabant
“attraversano la Mosa per il motivo di far preda e approvigionarsi”

2. con ad + l’accusativo del gerundio:


pontifex ad sacrificandum adĕrat
“il pontefice era presente per compiere il sacrificio”
libĕri ad ludendum exiērunt
“I bambini uscirono per giocare”.
L’infinito passivo

Le forme dell’infinito presente passivo (che denota un’azione contemporanea a quella del verbo
reggente) sono le seguenti:

• I coniugazione laud-ari
• II coniugazione mon-ēri
• III coniugazione leg-i
• IV coniugazione aud-iri

Come si può notare, in pratica l’infinito presente si forma cambiando in -i la -e finale della
corrispondente voce attiva, tranne però la III coniugazione ove l’uscita -ĕre si muta in i (legi).

Esempi:

credo a te amari
“credo di essere amato da te”
puto multos libros a te legi
“ritengo che molti libri siano letti da te”

Le forme dell’infinito perfetto passivo (che denota azione passata rispetto a quella del verbo
reggente) sono invece:

• I coniugazione laudat-um, am, um, esse / laudat -os, -as, -a esse


• II coniungazione monĭt -um, -am, -um esse / monĭt – os, -as, -a esse
• III coniugazione lect -um, -am, um esse / lect -os, -as, -a esse
• IV coniugazione audĭt -um, -am, -um esse / audĭt -os, -as, -a esse

Esempi:

dico Poenos a Romanis victos esse


“dico che i Cartaginesi siano stati vinti dai Romani”
putam multa verba dicta esse ad oratore
“Credevo che molte parole fossero state dette dall’oratore”

Infine le forme dell’infinito futuro passivo (che indica azione futura rispetto a quella del verbo
reggente) sono:

• I coniugazione laudat-um iri


• II coniugazione monĭt -um iri
• III coniugazione lect -um iri
• IV coniugazione audĭt -um iri

Esempi:

puto hunc librum a te lectum iri


“credo che questo libro sarà letto da te”
Romani sperabant Gallos a Caesare victum iri
“I Romani speravano che i Galli sarebbero stati vinti da Cesare”.