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Roberta Deiana

PICCOLO RICETTARIO PER


CUOCHI PERDIGIORNO

Edizioni Bietti, Milano

Edizione digitale a cura di Studio Caio


www.robicaio.com
Art Direction e progetto grafico: Panaro Design Srl
© 2010 Edizioni Bietti - Società della Critica Srl, Milano
www.edizionibietti.it
Terza edizione settembre 2011
ISBN: 978-88-8248-264-0
dedica

Al Conte Pagus
e a tutti i pensatori di frodo.
citazioni

Mangiare è una cosa seria


PROVERBIO ITALIANO

Non è concepibile che [un libro di cucina] abbia scopo diverso


da quello di accrescere la felicità del genere umano.
JOSEPH CONRAD
PREMESSA
10 x 10 cose da sapere sulla cucina

10 cose da sperimentare in cucina almeno una volta nella vita

1 il profumo del pane in cottura


2 la densità della crema che si rassoda
3 la bellezza della sfoglia tirata a mano
4 lo sfrigolare del riso tostato quando viene bagnato con il vino
5 la texture delle salse che si addensano
6 il profumo delle erbe fresche
7 la consistenza della panna montata
8 la qualità della grana delle patate schiacciate a mano
9 il suono del pepe pestato al mortaio
10 la sensazione del brasato che si sfalda

10 cose che non dovrebbero mancare mai nel frigo

1 erbe fresche
2 ortaggi e verdure freschi
3 limoni non trattati
4 wasabi
5 capperi di Pantelleria
6 olive kalamata
7 aglio fresco
8 diavolicchio calabrese
9 pezzo di grana
10 mozzarelle di bufala campana
10 cose che non mancano mai nel frigo
1 dadi da brodo
2 limoni incartapecoriti
3 spicchi d’aglio rinsecchiti
4 residui di peperoncino
5 bustina di soia dal take away cinese
6 crosta di grana
7 bottiglia di vino aperta
8 vasetto di acciughe
9 confezione di pesto già iniziata
10 tubetto di maionese aperto

10 utensili più difficili da trovare in una cucina mediamente


attrezzata

1 zesto
2 misurini
3 garza
4 pennelli da cucina
5 frusta a spirale
6 setaccio a maglie fini
7 macinasale
8 schiacciapatate
9 spatola flessibile
10 arricciaburro

10 utensili più comuni

1 apribottiglie
2 grattugia per noce moscata
3 apriscatole
4 coltello da pane
5 forchettone da arrosto
6 pelapatate
7 coltellino per il Grana (omaggio)
8 tagliere
9 spiedini
10 spremilimoni

10 piaceri feticisti in cucina

1 tagliare la carne con un coltello perfettamente affilato


2 legare la carne per arrosti
3 ricoprire una torta di cioccolato fuso
4 affettare sottilmente
5 sformare budini o mousse
6 fare decorazioni col sac à poche
7 appiattire creme con la spatola
8 tagliare il burro con un coltello caldo
9 l’impronta dello stampo che resta su pani e torte
10 tagliare le erbe con le forbici

10 spezie esotiche che fanno subito fusion

1 coriandolo
2 curcuma
3 cumino
4 cardamomo
5 macis
6 zenzero
7 aneto
8 chili
9 anice stellato
10 fieno greco

10 nomi di pesci per sushi


1 Maguro (tonno)
2 Shake (salmone)
3 Ika (seppia)
4 Buri (ricciola)
5 Saba (sgombro)
6 Katsuo (tonnetto)
7 Hirame (limanda)
8 Tai (orata)
9 Kisu (merlano)
10 Shiamji (carango)

10 proverbi sul cibo

1 Pane che veda, vino che salti, formaggio che pianga.


2 Ventre digiuno non ode nessuno.
3 Chi vuol mangiare assai, mangi poco.
4 L’appetito è il miglior condimento.
5 La fame è cattiva consigliera.
6 Gallina vecchia fa buon brodo.
7 Dalla rapa non si cava sangue.
8 Grassa cucina magro testamento.
9 Meglio minuzzoli con amore che polli grossi con dolore.
10 La farina del diavolo va in crusca.

10 cose che si dicono dei cuochi

1 i cuochi sono simpatici.


2 i cuochi vanno in tv.
3 i cuochi sono sexy.
4 i cuochi sono sempre di buonumore.
5 i cuochi guadagnano un sacco di soldi.
6 i cuochi sono tutti in sovrappeso.
7 i cuochi conoscono un sacco di gente che conta.
8 i cuochi sono dei grandi amanti.
9 i cuochi hanno una bella divisa.
10 i cuochi hanno un sacco di storie da raccontare
Introduzione
Breve riflessione su cucina e igiene
domestica ad uso delle fanciulle
Compilato dall’illustrissima nobildonna Clotilde Dupré
in risposta al sagace gentiluomo a nome Pellegrino Artusi

È cosa onestissima e segno di buon intelletto procurare di


avere maggior diletto possibile dalle funzioni che sono
indispensabili per la salute della persona medesima e della
società.

Reputiamo stolti coloro che, nella credula illusione di far bene


a sé stessi, si mortificano nutrendosi di pietanze scarse di sapore
e gusto, si privano di qualsiasi beveraggio e di qualsiasi cosa che
possa recar loro il menomo diletto.

Avezzi a mangiare come i cavalli, questi sventurati ne


prendono presto anche il carattere selvatico e risultano in breve
tempo sgraditi ai più per il loro continuo sdegnarsi d’ogni cosa.
Questo è specialmente vero per le fanciulle, che timorose di
guadagnare in floridezza e buonumore, reputando queste
caratteristiche che mal s’addicono a delle fanciulle a modo, si
privano di qualsiasi diletto per nutrire l’aureola di santità che
sentono già in capo.

L’arte culinaria è come l’amore: vuole passione e dedizione,


altrimenti è meglio abbandonarla alle mani della servitù. E non
deve trattarsi di una passione fuggevole come un capriccio:
bisogna tenere alto l’appetito, affinché i commensali abbiano
vaghezza del vostro desinare e continuino a serbarne cara la
memoria e a desiderare di essere ancora amorevolmente serviti
dalle vostre cure, imperocché, maggiormente sarà grato il ricordo
delle delizie passate, maggiormente sarà atteso con vaghezza il
vostro tocco.

Siate sagge, fanciulle: procurate di avere maggior diletto


possibile in tutto quello che fate. La cucina è un mondo difficile
ma ricco di fascino e fonte infinita di soddisfazioni. Non straziate
nessuna cosa che possa invece recarvi insospettato diletto, prima
di conoscere se questa possa darvi soddisfazione.

Il cibo come l’amore vuole rispetto, passione e cura. Se vi


avvezzerete precisi a queste semplici regole, capirete come si
debba e si possa arrecare grandissimo diletto nell’una e nell’altra
cosa.
Antipasti
Tartare d’artiste
di Gian Luigi Manzo

Gian Luigi Manzo ha realizzato quest’opera, lo si capisce al


primo sguardo, con in mente l’arte come strumento di critica
sociale.

Il tema portante è senz’altro una critica pesantissima dello


sfruttamento commerciale dell’arte contemporanea. La carne di
manzo, magrissima, è un chiaro riferimento all’artista vissuto
dall’establishment come un animale da allevamento, da usare,
consumare e distruggere una volta servito allo scopo.

Per realizzare la sua opera, il poliedrico scultore-pittore ha


passato la polpa al tritacarne ben 7 volte. Questa scelta, con i
tutti i rimandi mitici del numero, ci richiama il tema caro al
Manzo dell’artista come demiurgo, ma, al tempo stesso, genera
una sostanziale distruzione della carne, sostanza originaria e
materia prima dell’opera e simbolo dell’artista, consumato e
corrotto dalla mercificazione della sua opera, sino a perdere ogni
traccia della pulsione creativa originale.

Ma il Manzo, con la sua denuncia accorata, è andato persino


oltre. Una volta sminuzzata la carne, l’ha irrorata con del succo
di limone. L’uso di quest’acido che cuoce le fibre, snaturandole
ulteriormente, ha un valore altamente simbolico: la
trasformazione a cui è sottoposto suo malgrado l’artista non è
indolore, ma una vera e propria violenza alla sua natura.

La successiva aggiunta di cognac, invece, è una dura condanna


al mito del successo, che per quanto inebriante, non cancella la
sofferenza insita nel processo creativo.
Sin qui la critica è unanime. Molti però sono rimasti spiazzati
dalla criptica scelta del Manzo di completare l’opera con una
macinata di pepe prima e di sale poi.

Ci sembra interessante, in questa sede, riportare gli interventi


più significativi. Sartelli, in particolare, sostiene che questo gesto
richiami il potere eversivo dell’arte, capace di rovesciare l’ordine
costituito delle abitudini inerti con semplice gesto. Parchi
sottolinea, invece, il valore punitivo del sale, elemento che, a
contatto con la “carne ferita” dell’artista, ne aumenta la sapidità
per i fruitori ma, allo stesso tempo, anche la sofferenza
dell’autore. Torrisi, infine, ricorda i rimandi al famoso episodio
biblico delle statue di sale, e sottolinea come si ricolleghino al
leitmotiv tanto caro al Manzo, ovvero l’artista come interlocutore
privilegiato di Dio.

Per ulteriori approfondimenti segnaliamo l’ottimo studio di


Stacchi e Abate Carne cruda, edizioni Utopia.
Haiku del pane dorato

I.
Pane dorato
La promessa tiepida
Profuma d’aglio

II.
Raggio di sole
Sulla fetta di pane
Gocce d’oro

III.
Rosso il pomo
Sotto la brezza verde
Di basilico

IV.
Rosso e verde
Come due amanti
Sul letto tiepido

V.

Sapore di sole –
Non l’avresti detto:
È croccante.
Insalata di mare a Natale rap
(S. Hark – M. Duse)

Yo! Yo! Yo, man! Check it out!

Il pranzo è scialbo,/
qui non c’è scampo./
Ho bisogno di qualcosa/
che ravvivi questa noia./
I nipotini, i regalini, gli antipastini./
Le solite pietanze,/
le solite adunanze/
di parenti,/
sorrisi lenti/
come serpenti/
che strisciano suadenti./
Ma oggi è Natale/
e siam tutti contenti,/
anche se, a fare bene i conti,/
questo pranzo non è/
da risuscitare i morti:/
la pasta, la carne, patate, insalate, dolcini, dolcetti…/
Basta!/
Voglio una bella insalata/
con tanti gamberetti,/I want da salad/
di quelle con le vongole,/da whole salad/

solo così mi gongolo./man!/


E se ci sono le cozze/Makes me happy/
mi infilo dentro un nugolo/as it can/
di sospiri,/gimme more/
respiro il profumo/I want more/
di questa insalata stregata,/not a mouthful/
magica, sapida,/not a handful/
gustosa, sabrosa,/I want more/
più stuzzicante della mia morosa./gimme more/
Le capesante, tante./tasty/
I pezzi di surimi/can’t keep me apart/
me li mangio per primi./from that vicious/
Gli anelli di totano/saladelicious/
mi sfiziano, me gustano./I like it/
Voglio quest’insalata/
deliziosa,/
gustosa e profumata,/
che sposa i pesci lessati/
nell’olio d’oliva./
Evviva!
C’è l’aglio col prezzemolo,/garlic & persil/
ma io non tremo,/don’t scare me/
invece resto e apprezzo/I dare it/
il suo olezzo generoso./I’ll stay/
Non mi turbo se l’aroma di quel tubero/
I’ll pay/
rende il mio bacio impudico./the right/
Non m’interessa,/respect/
questa giornata/to a salad/
è dedicata alla mia insalata,/perfect/
mia beneamata, desiderata./beloved/
Non c’è posto per nessuna./above/
Domani forse chissà,/the rest/
ma oggi/no sorrows/
voglio star solo/till tomorrow/
con la mia amata,/today/
la mia insalata/I’ll send/
di mare,/da world away/
fammi sognare/wanna stay/
di questa estate,/here, no fear/
il sole sulla pelle,/with my salad/
le corse sulla spiaggia,/and my beer/
i bikini, i gelatini,/I’ll be near/
le grida dei bambini.../nearly heaven/
Adesso piove,/eleven/
fa un freddo matto/reasons to be glad/
e ancora me lo chiedi/I’m mad-ly/
che ci trovo/in love/
in questa piatto?with da salad/

Dj Sh.ri.mp:Yo! A salad like a bomb


can make your world revolve
yearning craving asking getting
as much salad as you can
Pleasure without measure
cherish your salad like a treasure!
Bocconcini da cosmogirl

Una vera cosmogirl ha sempre la strategia giusta per ogni


occasione. Per esempio, mettiamo che il tuo vicino di casa, un
boy veramente da urlo da cui stai cercando di farti notare da
settimane, attirato dal profumo di torta che proviene dal tuo
appartamento, ti abborda in ascensore e ti fa capire che vorrebbe
conoscere meglio le tue doti culinarie, e non solo quelle.

Tu prometti faville e lasci l’abitacolo raggiante, ma… Oddio!


In quel turbinio di ormoni, quasi ti scordavi un dettaglio: il
profumo di torta proveniva dal tuo appartamento, certo; ma
soprattutto dal tuo microonde, dove scaldavi la torta della
pasticceria sotto casa. In sintesi: non sapresti cucinare un uovo à
la coque nemmeno se Mr. Coque fosse il gemello hot di Brad
Pitt.

Che fare? Qui bisogna giocare d’astuzia. Del resto non è mica
colpa tua se ti viene meglio lo shopping del cooking! Stavolta,
però, oltre a push up e perizoma da combattimento, oltre al tuo
abito supersexy preferito bisogna tirar fuori qualcosa di
commestibile.

Certo, potresti ordinare una cena thai al take away e rischiare


l’incendio di casa tua per far sparire le prove del misfatto;
potresti inventarti un pizza party e sostenere sfacciatamente che
tagliare la pizza da asporto a fettine equivalga a cucinare (perché
è calda); o, come stai già sicuramente pensando, potresti saltargli
addosso appena chiusa la porta per fargli dimenticare la cena.

Eppure, pensaci bene: anche tu hai il tuo asso nella manica.


Ma come no? Non ti ricordi? Tu sei l’esperta mondiale di
aperitivi! E che cos’è l’aperitivo se non una cena veloce da
sbocconcellare mentre si chiacchiera e – soprattutto – si beve?
Non è perfetto? Basta che ti procuri qualche pezzo di formaggio,
meglio se cremoso, un po’ di affettato e tanto pane, crackers e
grissini. Una bella focaccia a quadrettoni, un po’ di olive miste,
qualche verdurina fresca e poi noccioline, pistacchi & C. a
volontà! E naturalmente tanto tanto vino!

Come dolce vai su qualcosa di fresco, anche perché il piatto


hot glielo servirai tu dopo. Compra del gelato alla vaniglia e un
po’ di frutti di bosco misti… Una bella coppa, una pallina di
gelato e qualche fruttino, et voilà: il dessert è servito. E se le
calorie salgono dovrai pensare a qualcosa per bruciarle. Ma una
vera cosmogirl non è mai a corto di idee, vero?
Tuna Mousse
Una ricetta supercool for busy people

Se inviti gli amici per un drink pre-dinner, a parte i soliti


snack, è chic far trovare loro un assaggino di finger food, che a
New York e a Paris è molto trendy e che a London è già un must.

Oltre che cool, poi, questa ricetta è very easy. Devi solo
mettere nel blender 1 scatola media di tonno, 1 pack di robiola e
2 rametti di menta, che danno quel tocco così fresh. Il risultato è
una mousse deliziosa che puoi servire sui crackers light
decorando con un filo di erba cipollina e chips di olive nere,
oppure in tante ciotoline per il dipping.

E poi drinks a go-go, e vedrai che party!


Cuori spezzettati
La posta del cuore di Palma

Cara Palma,
seguo sempre la tua rubrica e mi piace molto la leggerezza con
cui tratti temi scottanti o difficili. Ti vorrei parlare del mio
problema.
Sono giovane, carina e tutti mi dicono che sono fresca e
vivace. Gradevole, insomma, sotto tutti i punti di vista. Poi, in un
supermercato conosco lui, bello, forte, con un colorito roseo, così
maschio… Sai quelle cose che vanno a pelle? Sembrava di
conoscerci da sempre, ci capivamo al volo, quasi senza parlare. È
stato amore folle a prima vista. Siamo finiti a casa sua e, in men
che non si dica, eravamo nella sua vasca di cristallo, immersi in
un bagno di salsa rosa.
È stato bellissimo, ma poi, subito dopo, lui è diventato strano,
silenzioso, quasi scontroso. Io naturalmente gli ho chiesto
spiegazioni e lui ha borbottato qualcosa del tipo che tra di noi
non può funzionare, che siamo troppo diversi… Cara Palma,
secondo te ho sbagliato qualcosa? Ti prego, aiutami a capire!
Rucola ’09

Cara Rucola,

se non ho capito male, lui è un bel gambero nel pieno della


sua giovinezza. Ma il problema non sta lì. Il problema, mi
sembra, è che lui è un tipo convenzionale e fa fatica a rompere
con le tradizioni. Tu dirai: e che c’entro io con la tradizione?
Cara piccola Rucola, c’entri, eccome! La tradizione vuole che i
gamberi si uniscano con della lattuga romana, o al massimo con
dell’iceberg, e solo con esse si immergano nella salsa rosa. Lui,
probabilmente ha seguito l’istinto, che l’ha spinto verso di te, ma
subito dopo la ragione e l’abitudine l’hanno richiamato in riga.
Ora, personalmente io non credo che le tradizioni debbano
essere seguite così pedissequamente. Anche se tu sei Rucola, io
credo che la vostra unione possa funzionare comunque,
specialmente se avrete il coraggio di andare oltre. Vai da lui e
mostragli che esistono infinite alternative per star bene assieme,
basta solo un po’ di voglia di osare. Proponigli una salsa bianca
o una maionese al rafano: capirà che ci sono molti modi per far
funzionare la vostra unione! In bocca al lupo!
Palma
Oggi al cinema

PAN PERDUTO
Drammatico(Italia 2010) di M. E. Chef con Dry Bread, Two
Eggy, Pinta Milka, Fry Oil, Sal Pepe

Pan, ormai vecchio e raffermo, riacquista fiducia nel mondo


con la prospettiva di diventare una nuova pietanza e
concludere la sua vita dignitosamente. Si illude di riuscire a
entrare nelle grazie di Madame Mozzarel e far parte della
sua carrozza. Ma viene scartato, dopo lunghe peripezie,
perché troppo vecchio. Solo e sconsolato, Pan finirà per
supplicare di poter bagnarsi nel latte e poi nell’uovo prima
di finire nell’olio bollente e diventare un Pan Perduto. Ci
riuscirà, umiliato e deriso, e degradato ad antipasto. Da non
perdere la scena finale in cui il protagonista va incontro al
suo destino accompagnato da formaggio e miele.

Se non avete di meglio.


Casalingo sarà lei!
Gioie e dolori di un giovane salmone in bellavista

Lo scorgiamo da lontano nella vetrina di un famoso


ristorante. Come al solito è difficile non notarlo, e di certo lui
non ama l’understatement. Del resto la sua popolarità, per
quanto discussa, è innegabile. Non si nasconde né alla vista dei
suoi ammiratori né a quella dei suoi detrattori. Ci facciamo
largo in mezzo alla folla di ammiratori.

Intervistatore: Come si sente?


Salmone: Bene, grazie. Sono sereno. Oramai ho imparato a
non dar retta a chi critica solo per il gusto di distruggere.
I.: Si riferisce a chi la accusa di essere troppo nazional-
popolare?
S.: Certo. Ma anche a chi mi accusa di essere banale. La solita
storia: se sei amato da tutti, devi per forza essere banale, non c’è
possibilità di scelta.
I.: E lei come si definisce, invece?
S.: Io mi sento più classico. Come gli spaghetti al pomodoro.
Qualcuno si è mai sognato di dire che siano banali? No! E allora
perché io sì e loro no?
I.: Beh, però deve ammettere che gli spaghetti sono in giro da
più tempo…
S.: Il tempo non c’entra. Qualcuno si innamora in un giorno,
qualcuno in sei mesi. Possiamo forse dire per questo che un
amore è più grande di un altro?

I.: Sta dicendo che lei in Italia è amato quanto gli spaghetti?
S.: Per ora.
I.: E nel futuro?
S.: Anche di più.
I.: Modesto…
S.: Conscio del mio valore.
I.: Qualcuno però sostiene che è troppo facile essere gustosi
con tutta quella maionese…
S.: I soliti superficiali. La maionese arriva dopo un lungo
processo di preparazione, che comincia con un court bouillon,
prosegue con una lessatura, un raffreddamento di almeno 8 ore,
dopo di che spellatura, diliscamento e decorazione sul vassoio.
Le sembra banale? A me sembra un gran lavoro, anche più del
soufflè, se mi consente. Infatti, se ci sono io in vetrina, novanta
volte su cento gli altri antipasti restano intonsi.
I.: Qualcun altro obbietta che con quelle decorazioni così
vistose è impossibile passare inosservati...
S.: (sorride) Io non ci trovo nulla di male nel cercare di
presentarsi al meglio.
I.: Nemmeno nello strato finale di gelatina?
S.: No, nemmeno in quello. Dopotutto la gelatina viene dal
pesce: anzi, è una naturale conseguenza. Comunque non ce l’ho
nemmeno sempre.
I.: La sua dote migliore?
S.: Sono semplice e raffinato, però non me la tiro come
l’aragosta, che se si mette in bellavista nessuno la critica. Il solito
trattamento di favore riservato ai crostacei, che io personalmente
ho sempre trovato patetico.
I.: Perché succede secondo lei?
S.: La verità? Semplicemente perché costano di più. Ma come
gusto, secondo me, io non ho nulla da invidiare.
I.: Ma allora perché tutta quella maionese?
S.: Mi consenta, non è così tanta! È spremuta col sac à poche e
mi decora completamente, ma sul peso totale è veramente poca.
E comunque anche la maionese, anzi la mayonnaise, è cucina
francese!
I.: E lei si sente più francese o più italiano?
S.: Veramente io avrei delle origini scandinave. Comunque io
mi sento internazionale. E anche un po’ da buffet.
I.: In che senso?
S.: Credo di andar bene in tutte le occasioni e con tutto: pasta,
riso, tartine, insalate, formaggi, stuzzichini. Tutti quei piatti
sfiziosi che uno non mangia sempre e di certo non a casa propria.
Non mi sento casalingo, ecco.

Lo osserviamo mentre adagiato su un grande vassoio


d’argento si offre agli sguardi ammirati e affamati degli
avventori, perfettamente a suo agio. Effettivamente è impossibile
dargli torto.
Antipasto Italiano®
Il piacere di essere affettati.

Avremmo potuto mostrarvi le nostri carni appetitose e sensuali


mollemente adagiate su un vassoio d’argento.

Avremmo potuto offrirle ai vostri occhi avvinte in un intimo


abbraccio, con fette suadenti di prosciutto crudo strette contro le
carni rosate di quello cotto, uno stuzzicante salame appoggiato
felino su lucide trine di lardo orlate di pepe e una voluttuosa
pancetta distesa di fianco al pastoso culatello.

Avremmo potuto sdraiarci languidamente sulle croccanti fette


di pane tostato ancora tiepido sprigionando un profumo
irresistibile, avvolgerci strette attorno a grissini friabili e saporiti
o scivolare provocanti su focaccine morbide e unte.

Avremmo potuto, certo.

Ma non c’è immagine che possa rendere l’esplosione di


piacere sul vostro palato quando vi lasciate sedurre dal gusto
sensuale di Antipasto Italiano®.

Assaggiateci.

Sappiamo come soddisfare il vostro appetito.


Primi
Test: che cuoca sei?®

1 – Il tuo fornello è:
a) Fornello? Ah, sì, quella roba che tengo sempre chiusa per
appoggiarci sopra lo stereo…
b) Acceso, con un pentolino sopra: sto scaldando la ceretta!
c) Acceso, c’è una padella che sfrigola sul fuoco e c’è un
ottimo profumo di cipolle.

2 – Ok, e il tuo microonde?


a) Ah, sì, è acceso: sto scaldando l’acqua per il Nescafé.
b) Al momento è spento, sto per farmi la ceretta se mi lasci in
pace!
c) Microonde? Ma ce l’avrà tu’ sorella il microonde!

3 –Cosa c’è nel tuo frigo?


a) Un pacchetto di insalata scaduta, 1 tubetto di maionese,
mezza bottiglia di vino aperto non so quando.
b) Vediamo: la maschera rigenerante, un cetriolo per le
occhiaie, qualche vasetto di yogurt per farmi le maschere… Oh,
ma guarda: c’è anche la ceretta!
c) Verdure e frutta fresca, della carne trita che tra poco farò
rosolare, un po’ di erbette fresche, incluso un bel mazzo di
basilico fresco per il sugo.

4 – Se potessi esprimere un desiderio saporito, cosa


chiederesti?
a) Vincere tanti soldi alla lotteria e dedicarmi a una session
non stop di shopping sfrenato.
b) Due settimane in una beauty farm da urlo. E magari riuscire
a finire ‘sta ceretta!
c) Il tour dei ristoranti più chic. Ma il migliore è a casa mia.
Adesso, per esempio ho aggiunto al soffritto carote e sedano…

5 – Qual è il posto più gustoso che hai visitato?


a) New York: mercatini, centri commerciali e zone di
shopping selvaggio.
b) Parigi: arte, bellezza e beauty.
c) Roma. Devo aggiungere altro? Ah, certo! La carne al
soffritto!

6 – Per te mangiare è:
a) Una seccatura, fondamentalmente.
b) A volte piacevole, a volte un intoppo, specie se con questa
storia non mi fai finire la mia ceretta.
c) Un piacere e che altro? A proposito la carne dovrebbe
essere ben dorata. Adesso aggiungo i pomodori al sughetto per la
mia pasta.

7 – Con chi ti piacerebbe uscire a cena?


a) David Beckham, fascinoso, sexy e super trendy.
b) Richard Gere, classe senza tempo.
c) George Clooney, perché ha l’aria di uno che si sa godere la
vita. A proposito, dimenticavo il basilico…

8 – Qual è il cibo più sexy per te?


a) Il cioccolato, senza alcun dubbio!
b) Le fragole con la panna. Dietetica, però!
c) Pasta, pasta, pasta! Tra l’altro vedo che bolle l’acqua! Devo
buttare gli spaghetti!

9 – La tua cena ideale:


a) Il mio fidanzato che mi porta a cena fuori e ordina per me.
b) Un’insalata leggera magari con gamberetti e cracker light,
quando finalmente riuscirò a finire ‘sta ceretta!
c) La pasta meravigliosa che mangerò tra poco, condita con il
mio ragù e tanto parmigiano!

RISULTATI

Maggioranza di a)
La cucina non ti interessa proprio! Probabilmente te l’ha
dovuta regalare tua madre dopo che eri riuscita a rimandarne
l’acquisto per anni con le scuse più disparate. Per te il microonde
basta e avanza! E soprattutto non capisci perché tutti facciano
tante storie per un ripiano in metallo neanche tanto carino. Senza
speranza.

Maggioranza di b)
La cucina non è decisamente la tua stanza preferita: per te il
frigo è un posto fresco dove tenere le creme per gli impacchi e le
verdure per le maschere di bellezza e la cucina è uno
scaldaceretta un po’ più ingombrante di quello della tua estetista.
Probabilmente a volte ti sfiora il dubbio che possa anche servire
ad altro, ma poi il tuo solito ritardo alla lezione di spinning ti
riporta a problematiche più serie. Disinteressata.

Maggioranza di c)
Adori cucinare e probabilmente ora ti stai gustando un bel
piatto di pasta al ragù veloce. Coccolare te stessa e gli altri con
tante sfiziose golosità ti piace da impazzire: la preparazione del
cibo è un rito e tu sei la sua fedele sacerdotessa. Unico problema:
sei completamente allergica alle signorine a) e b)- Meglio per
tutti che non incrocino mai la tua strada o potresti diventare
cattiva. Epicurea convinta.
Telepromozione®

MANGIA ANCHE TU LE LASAGNE AMODO MIO

(entrando in casa)
Anna - Mmmh, ma che buon profumo!
(dalla cucina, a vista sul soggiorno)
Carla – Grazie, Anna! Sto preparando le lasagne Amodo Mio!
Anna – Le lasagne? Ah, ecco perché il profumo è delizioso!
Ho già l’acquolina in bocca! E poi con le lasagne Amodo Mio, il
risultato è ancora più gustoso!
Carla – Eh, sì! E chi non ama le lasagne?
Anna – Sì, quella densità così cremosa…
Carla - E la sfoglia, sottile ma persistente!
Anna – E il sapore del ragù!
Carla – Ma Anna, credevo che non sapessi cucinare…
Anna – In realtà è un segreto: non voglio dividere con nessuno
le mie lasagne Amodo Mio!
Carla – (complice) Eh sì, ti capisco! E poi è così facile!
Anna – Già, basta bagnare la teglia con del ragù un po’
liquido, quindi alternare una serie di strati di pasta, besciamella,
formaggio e sugo!
Carla – E la pasta va direttamente in forno!
Anna – Certo, bastano 180° per 40-45 minuti… Et voilà, il
piatto è pronto!
Carla – Mmmmh... Non vedo l’ora di godermi le mie lasagne!
Mancano solo 10 minuti!
Anna – Eh, sì! Anche io non vedo l’ora!
Carla – Ehi, ma non dovevi andare in palestra?
Anna – Io? In palestra? Ma che ti salta in mente?
Carla – Allora avevi il corso di shiatzu…
Anna – Ma no! Me ne ricorderei!
Carla – Guarda, sono sicura! Hai sicuramente un impegno!
(spingendola verso la porta)
Anna – (pensosa) Davvero? Forse sto dimenticando qualcosa?
(fa per uscire)
Carla – (falsa) Sì, sì! Sbrigati, che sennò fai tardi!
(spingendola fuori)
Anna – (si illumina) Ehi, ti ho scoperto! Ti vuoi tenere tutte le
lasagne per te!
Carla – (remissiva) Ebbene sì, lo confesso! Ma come si può
resistere alla bontà delle lasagne Amodo Mio?
Anna – Non si può! E infatti ti perdono!
Carla – Davvero?
Anna – Sì, chiuderò tutti e due gli occhi in cambio di metà
teglia! (ride)
Carla – D’accordo, anzi facciamo un quarto di teglia! (ride)
Anna – Sei incorreggibile! (scuote la testa e ride)
La mistificazione della pasta aglio olio e
peperoncino®
o della vera ricetta della pasta di grano duro molisano al
profumo di Aglio Rosso di Sulmona e Diavolicchio
di Calabria

Desideriamo mettere in guardia coloro che si avvicinano agli


spaghetti al profumo di aglio e peperoncino, pensando
erroneamente – secondo il pregiudizio comune – che si tratti di
una ricetta di poco impegno.
Questo, ahinoi, è l’atteggiamento di superficialità
contemporanea che ha causato un profondo degrado dell’arte
culinaria. Al fine di combatterlo, dunque, andremo ad analizzare
nel dettaglio l’esatto modo di cucinare questa ricetta, tanto
raffinata quanto sottovalutata.

L’acqua – Il tipo di acqua ideale per cuocere la pasta per


questa ricetta è quello bicarbonato-calcico; in alternativa può
andar bene anche quella bicarbonato-solfato-alcalina, che però si
presta meglio per le salse a crudo. Il residuo fisso deve essere
inferiore a 50 mg/L e il ph non oltre 6,5. Dissentiamo, inoltre,
anche dalla comune proporzione 1litro d’acqua per ogni 100
grammi di pasta. La quantità giusta, secondo noi è di 1,075 lt per
100 grammi di pasta lunga e 0,985 lt per la stessa quantità di
pasta corta.

Il sale – Quello adatto è il sale marino naturale non sbiancato


raccolto a mano, preferibilmente di Sicilia. La quantità corretta è
di un cucchiaio raso per etto di pasta più un pizzico.

La pasta – Naturalmente deve essere quella giusta per


contribuire alla sinfonia che andate orchestrando per le vostre
papille gustative. La pasta è quella di semola di grano duro
trafilata al bronzo, rigorosamente di produzione artigianale. Per
esaltare a pieno il sentore del peperoncino, la pasta ideale è
quella prodotta con grano del Molise, a base leggermente più
alcalina.

L’aglio – Più indicato è l’Aglio Rosso di Sulmona, intenso e


ricco di oli essenziali che, in esaltazione con le note piccanti e
aromatiche del Diavolicchio, rivela rare e piacevoli note floreali
e di paglia, arricchendo il bouquet di questa raffinatissima
pietanza.

Il peperoncino – Per questa ricetta è necessario un valore di


capsicina di 3100 gradi della scala Scouville. Il peperoncino
ideale è il Diavolicchio di Calabria, il cui delicato retrogusto di
nocciola esalta la pastosità alcalina del grano molisano.

L’olio – Per la riuscita ottimale del piatto, è fondamentale


usare un olio extravergine d’oliva ligure dal fruttato dolce,
spremuto a freddo e con acidità inferiore all’1%. Abbiate cura di
controllare che sia a denominazione d’origine controllata e
garantita, altrimenti la riuscita di questo delicatissimo piatto
potrebbe venirne compromessa.

Altre avvertenze – La particolare struttura del grano molisano


richiede che la pasta venga buttata nell’acqua bollente un minuto
dopo che l’acqua è giunta a ebollizione e solo allora venga
salata, di modo che lo shock basico permetta un maggiore
rilascio di amidi e una cottura ottimale.

L’olio dovrà essere portato a una temperatura di 142,5°C e


solo allora si aggiungerà l’aglio tagliato a fettine sottili con un
coltello di ceramica. Dopo cinque minuti – e non prima – si può
unire il peperoncino, tagliato a listarelle sottili, sempre con il
coltello di ceramica, e quindi aggiungerlo poco a poco all’aglio,
continuando a mescolare. La pasta, ben scolata, andrà condita
fuori dal fuoco al fine di evitare la formazione di quel leggero
retrogusto amarognolo che distingue un piatto ben riuscito da
una sua dilettantesca imitazione.
E i veri amanti della pasta al profumo di aglio e peperoncino
conoscono bene la differenza.
insa_riso 1.0

1. Lancia un Esplora Risorse Cibo


2. Sul disco C: (Credenza) cerca una scatoletta di tonno da
80 mega e 2 giga scarsi di riso
3. Sul disco rimovibile F: (Frigo) cerca 5 mega di maionese,
circa 3 mega di sottaceti e 1 gigawürstel.
4. Lancia il programma Gas 6.0 e scarica i patch Acqua
1.5lt e Sale 1.0c in una nuova cartella che chiamerai Pentola
5 Copia nella cartella Pentola, anche i 2 giga di riso e salvali
nel formato nativo del programma *.cotto
6. Sul disco T: (Tavolo) apri una nuova cartella che
chiamerai Insa_riso 1.0
7. Copia il riso salvato con la nuova estensione dalla cartella
Pentola alla cartella Insa_riso 1.0, poi chiudi l’applicazione
Gas 6.0 e sposta la cartella Pentola nel cestino
8. Dal disco C: copia tutti i mega di tonno nella nuova
cartella Insa_riso 1.0
9. Dal disco F: copia nella nuova cartella 10 mega di
maionese, i würstel e i sottaceti deframmentati
10. Archivia la cartella la cartella Insa_riso 1.0 sul disco S:
(Stomaco)
Risotto Nero Emo

Nessuno mi capisce, nessuno sa


qnto è intensa la mia sensibilità.
Nessuno può capirmi
perké sono tutti intrisi d superficialità.
Io invece ho 1cuore puro
ma tutti mi vogliono far male.
Anke questa cipolla mi fa soffrire:
mi sputa addosso il suo veleno
come i vicini ke sanno solo criticare.
Anke lei è superficiale
e nn capisce con qle amore
la taglia il mio coltello preferito.
Ma io stavolta mi posso vendikare
e nell’olio bollente la lascerò bruciare:
d dolce morte la farò morire.
Brinderò alla sua fine con 1 po’ di vino
e poi la coprirò di tante perle:
kikki di riso bianki come neve.
Le costruirò 1 tomba da regina
x insegnarle ke ki fa male riceve male
e poi la tingerò del più bel colore
in 1 caldo bagno d’inchiostro nero
che la ricoprirà sino a sfinire.
Cipolla kattiva qui troverai la tua fine
ed il tuo inizio in una nuova vita di dolore.
così finalmente mi potrai capire
e saprai cosa si prova
ad esser criticati senza ragione
ad esser maltrattati x come appari
ad esser disprezzati perké vesti in nero
e perké hai 1 cuore troppo alto per la loro komprensione.
I tre rigantoncini

C’era una volta una famiglia di rigatoni onesti, ma molto


poveri. Mamma e papà rigatone avrebbero voluto per i loro
figlioli un futuro al dente, ma purtroppo non potevano
permettersi neanche l’acqua per cuocerli.

I tre maccheroncini erano di natura allegra e spensierata e


spesso fingevano per gioco di essere dei rigatoni già cotti.
– Io sono un rigatone al burro! – disse il primo facendo la voce
grossa.
– Io sono un rigatone al pesto! – disse il secondo facendo la
voce stridula.
– E io sono un rigatone al forno gratinato! – disse il terzo che
era il più piccolo ma non voleva essere da meno.
I genitori li ascoltavano sorridendo, ma nel cuore avevano
tanta malinconia, poiché sapevano di non poter far felici i loro
figlioli.

Un giorno, mentre i tre fratellini giocavano nel giardinetto di


casa, passò da quelle parti la fata Pastina. La fata era invisibile,
ma poteva vederli e sentirli. I tra fratellini, invece, non avevano
la minima idea della sua presenza.
Quel giorno i fratellini giocavano a fare il primo della
domenica.

– Io sono un rigatone al sugo di porcini e lepre con julienne di


porri e pastinaca. – disse il primo.
– Oooh! – fecero gli altri due fratellini.
– Allora io sono un rigatone mantecato ai 5 formaggi con ragù
di piccione e béchamel al tartufo! – disse il secondo tutto d’un
fiato.
– Oooooh! – fecero gli altri due.
– E allora io sono un rigatone alla crema di erbe provenzali e
caprino con bocconcini di fiordilatte e nocciole di zucchine e
patate con mandorle croccanti e petali di fiori di zucca! – disse
raggiante il terzo fratellino.
– Ooooooooh! – fecero gli altri due fratellini. E pure la fatina,
anche se nessuno la sentì.
– Hai vinto tu, piccoletto! – disse il primo fratellino.
– Ma ragazzi, è tutto inutile! Tanto non diventeremo mai dei
veri maccheroni – aggiunse sconfortato il secondo.
– Fratellini, non siamo tristi! La buona sorte avrà cura di noi!
– disse pieno di speranza il terzo.

La fata Pastina si commosse e decise di aiutarli. Apparve loro


in una nuvola di Parmigiano e disse:
– Ragazzi, io sono la fata Pastina. Sono qui per aiutarvi a
diventare dei veri rigatoni. Ma vi avverto: le prove che dovrete
affrontare sono molto dure. Ve la sentite di seguirmi?
I tre fratellini, felici e intimiditi annuirono.
– La prima prova è il grande lago bollente salato: se sarete
abbastanza coraggiosi da farci il bagno passeremo alla seconda
prova.
Mentre la fata parlava apparve un enorme lago bollente
avvolto in fitte nebbie. I fratellini si guardarono intimoriti poi il
piccolino disse:
– Fratellini, io vado! – e corse a tuffarsi.
– Aspettami, arrivo! – disse il primo dopo un attimo di
esitazione.
– Vengo anche io! – disse il secondo un momento dopo.
Ma non appena si furono tuffati, il lago scomparve, come per
incanto, e i tre fratellini si avvidero d’esser cotti perfettamente al
dente.

– Siete stati molto bravi, ragazzi, ma adesso c’è la seconda


prova. Dovrete resistere a una colata di magma rosso bollente
che vi verrà versata addosso. Se resisterete diventerete dei
rigatoni conditi!
Mentre la fata parlava, si ritrovarono per magia sull’orlo di un
vulcano che ribolliva d’una lava rossa e profumata di basilico. I
fratellini si guardarono preoccupati, poi il piccolino disse:
– Fratellini, io sono pronto!
– Anche io! – rispose il primo.
– Io pure! – fece eco il secondo.
Si presero per mano, chiusero gli occhi e si tuffarono. In un
istante si ritrovarono, rossi e fumanti, sopra un bel piatto di
porcellana bianca.

– Coraggio, ragazzi! Adesso manca solo la terza prova!


Dovrete resistere a una tremenda tempesta bianca, che soffierà
con violenza sul vostro piatto. Aggrappatevi bene, perché chi
cadrà fuori non potrà più diventare maccherone e sarà buttato
via!
I tre maccheroncini si guardarono negli occhi.
– Fratellini, coraggio, è l’ultimo sforzo! – disse il piccolino.
– Teniamoci per mano, così saremo più pesanti – propose il
primo.
– Restiamo vicini, così possiamo ripararci a vicenda! –
esclamò il secondo.
Allora i fratellini, vedendo che in lontananza arrivava la
tempesta, si presero per mano e dissero all’unisono:
– Coraggio!
Nell’istante in cui pronunciarono quella parola, furono
accarezzati da una morbida neve di formaggio grattugiato e si
trasformarono in tre stupendi rigatoni al sugo ricoperti di
finissimo parmigiano.
– Bravi – disse la fatina. – Siete rimasti uniti nelle difficoltà e
non vi siete mai persi d’animo! Ora siete diventati dei veri
rigatoni!
Telegramma

LESSATO BORLOTTI – STOP – FRULLATONE METÀ


– STOP –
SALATO PEPATO – STOP – RIPORTATO SUL FUOCO
– STOP –
UNITO RESTO FAGIOLI – STOP – AGLIO ET
ROSMARINO – STOP – PANCETTA ET PASTA DA
CUOCERE – STOP – ASPETTIAMOVI
IMMANTINENTE PER CONSUMARE PRELIBATA
PIETANZA – STOP – RITARDO A VOSTRO RISCHIO
ET PERICOLO – STOP –
Di pesce, brodo

I crostini furono immersi nella zuppa, fumante e dal profumo


intenso.
Poco prima, il piatto era stato spolverato con un trito di
prezzemolo e quel verde brillante sul liquido rosso risaltava
splendidamente.

Il brodo di pesce era stato appena versato: il fuoco era stato


spento un attimo prima, pochi minuti dopo che al brodo era stata
aggiunta la polpa del pesce sminuzzata al passaverdura.

In precedenza, infatti, il pesce era stato scolato e pulito, e il


resto del brodo era stato filtrato e rimesso sul fuoco.

Prima, però, il pesce aveva cotto nel brodo sino a disfarsi;


brodo in cui era stato tuffato, dopo aver aggiunto nella pentola
un pizzico di sale, un cucchiaino di peperoncino in polvere e 1
litro d’acqua. Prima ancora, vi era stato aggiunto il pomodoro, a
sua volta aggiunto alle carote, aglio e prezzemolo tritati e cipolla
stufata a fuoco medio in 2 cucchiai d’olio.

Prima di tutto ciò, tuttavia, il pesce era stato tagliato a pezzi,


dopo esser stato asciugato e, prima ancora, risciacquato
delicatamente, dopo esser stato tirato fuori dal cartoccio, che, a
sua volta, era nella busta del supermercato.

Qualche minuto prima, Anna aveva fatto le scale


canticchiando, dopo aver parcheggiato proprio davanti a casa, al
ritorno dal supermercato dove aveva fatto la spesa.

In precedenza, aveva caricato la spesa in macchina, solo dopo


aver pagato alla cassa il totale: 12,67 euro.
In giro per il negozio, infatti, aveva infilato nel carrello un po’
carote, delle cipolle, dei pomodori, aglio e prezzemolo, perché
secondo lei erano fondamentali.

Un attimo prima, tuttavia, si era chiesta se fosse incinta.


Infatti, si era appena fatta scegliere 6 etti di pesce misto, poiché
le era venuta una voglia pazza di zuppa di pesce.

Poco prima, mentre trotterellava verso il bancone della carne


per ultimare la spesa, aveva notato un’offerta speciale: il misto
pesce per zuppa era a soli 12 euro al kg!

Da pochissimo era entrata al supermercato per comprare


qualcosa per la cena: il suo frigo era vuoto e aveva un certo
appetito.

– Magari – si era detta un attimo prima, – mi faccio un bel


filetto. Ho proprio voglia di carne, oggi!
Scheda di etologia n.°24

TORTELLUS BRODENSIS

Il tortellus brodensis è originario delle zone a nord dell’Italia,


ma è diffuso ampiamente in tutta la penisola. Questa curiosa
creatura dalla forma tondeggiante ama però il caldo e passa la
quasi totalità della sua breve vita a mollo in una broda di manzo
a una temperatura che può raggiungere anche i 100°.

Il tortellus ha un corpo tozzo, ovaloide, con un caratteristico


deposito adiposo sul basso, che gli estimatori sostengono essere
la sua parte più gustosa. La sua superficie è completamente
glabra ed è privo di qualsivoglia peluria o piumaggio. La taglia è
identica per maschi e femmine, ed è tuttora un mistero anche per
gli etologi riuscire a distinguere il sesso di un tortellus.

Il tortellus brodensis vive in branchi da cui si separa solo negli


ultimi istanti della sua esistenza, anche se non è raro che si
avvicini alla sua fine accompagnato da almeno un altro
appartenente al branco.

Creatura pacifica e un po’ pigra, il tortellus non sembra


conoscere i classici combattimenti territoriali tra maschi per la
conquista delle femmine da riproduzione. L’accoppiamento
sembra, infatti, essere dettato più da criteri di assoluta casualità,
legati all’ordine di incontro dalla suddetta broda.

Prima della nascita gli embrioni sono conservati in


caratteristici sacchetti di plastica: non appena immersi nella
broda bollente acquistano la vita, peraltro già completamente
formati. La peculiarità di questa specie è che il tortellus nasce
già adulto, cosa comprensibile, data la brevità della vita di queste
creature.

Prevalentemente onnivoro, il tortellus ha un’alimentazione


specifica legata alla specie a cui appartiene. Tra le innumerevoli
sottospecie, citiamo le notissime tortellus carnis e tortellus
magris, le due varietà più diffuse. Mentre la prima si nutre di un
misto di carne trita di vitello, di maiale, di prosciutto crudo,
mortadella, parmigiano, uova e noce moscata, gli appartenenti
alla seconda, vegetariani, si nutrono esclusivamente di ricotta e
spinaci con un poco di parmigiano e ancora noce moscata.

Una curiosità: a seconda dell’alimentazione, stando a quanto


sostengono i loro estimatori, il curioso deposito adiposo del
tortellus cambia completamente sapore.
Tu sì che sei brava, te
(V. Rossi)

E sì che sei brava, bambina,/


Ti conosco da poco/
E non sei certo la prima,/
Ma tu/
Hai qualcosa di più./
Sento un pugno/
Nell’anima,/
O giù di lì,/
Quando cammini/
Davanti a me,/
Quando ti inchini/
Hai il tuo perché./
E che cose sai fare…/
Va beh…/
Tu sì che sei brava, te!/

Tu sì che sei brava, bambina./


Io non ho mai/
Conosciuto nessuno/
Che fa così bene/
Quel che gli si chiede./
E a volte ti chiedo/
Cose che non dovrei./
Tu conosci i miei vizi,/

Non mi deludi mai./


Il mio dottore/
Certo non sei,/
Ma se mi curi/
Non sto male mai…/
Va beh…/
Tu sì che sei brava, te./

Tu sì che sei brava, bambina./


Mi fai venire fame,/
Tutta sola in cucina./
L’amatriciana/
Non la sbagli mai./
Guanciale e cipolla,/
Il peperoncino,/
I pomodori, sì./
Poi butti la pasta,/
La aggiungi lì/
E si mischiano insieme,/
Come io e te./
Fa caldo in cucina o fai caldo te?/
Va beh…/
Tu sì che sei brava, te./

Na na na na na na na…/
Curriculum vitae

MARGHERITA PIZZA
Dati personali:
Data di nascita : 11 giugno 1889
Luogo di nascita: Napoli
Stato civile: Normale
Nazionalità: Italiana
Telefono: +39 81 750 000
e-mail: mpizza@mail.it

Istruzione

Università delle Scienze Alimentari


Conseguo la laurea a pieni voti con una tesi in Lieviti
Organici, dal titolo: “Studio sulle tecniche di impasto e riposo
per preparazione amidacea salata a base di farina e lievito di
birra con riposo minimo di due ore e trenta minuti”.

Master in Condimenti Avanzati


Conseguo il diploma di alta specializzazione con una tesi dal
titolo: “Insostituibilità dell’apporto organolettico e palatale del
Ocymum basilicum L. nel condimento a base di Solanum
Lycopersicum Esculentum cotto”.

Obiettivi professionali
Ho un forte il bisogno di espandermi. Durante il periodo degli
studi sono indubbiamente cresciuta di spessore. Adesso vorrei
acquistare in ampiezza, estendendomi verso l’esterno, di modo
da coprire una più vasta area di competenze. Certo, mi rendo
conto che questo significa inevitabilmente appiattirsi, ma sono
certa di non perdere, per questo, in sostanza.

Mi sento molto duttile e sono convinta di riuscire a gestire in


modo ottimale sia grossi carichi di pomodoro (soprattutto se
spalmati, appunto, su una vasta area di competenze), sia
momenti ad altissima temperatura, con cui, al momento giusto,
desidero in special modo confrontarmi.

Descrizione personale
Sono semplice ma gradevole e mi adatto con facilità alle
situazioni. Di solito piaccio un po’ a tutti. Vado molto d’accordo
con tutti i tipi di formaggio.

Interessi personali
Mi piace andare in giro per locali e conoscere gente di tutti i
tipi.

“Ai sensi del D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, autorizzo il


trattamento dei dati personali da me trasmessi”.
Canzone dei ravioli
(F. Guccini)

Chissà che hai fatto, per qual ragione ti è successo/


nessuno a ripensarci, l’ha capito ancora adesso/
giorni e giorni di lavoro, una fatica senza pari/
vederla consumata ci vuol poco/
bastavan solo 4 commensali/
bastavan solo 4 commensali/
bastavan solo 4 commensali/

All’epoca dei fatti quell’erbe si mangiavan per dovere/


non era come oggi che ci si nutre poco per piacere/
allora si doveva mangiar l’erba e andare a raccoglierla nei
campi/
dovevi alzarti all’alba, notte senza riposo,/
ma almeno evitavi i gitanti/
ma almeno evitavi i gitanti/
ma almeno evitavi i gitanti/

Raccolte le tue erbe le riponevi nei cestini/


poi tornavi a casa dal marito e dai tuoi 12 bambini/
che con lo sguardo furbo che è tipico dei saggi/
cercavan mille scuse per uscir di casa:/
non conveniva stare nei paraggi/

non conveniva stare nei paraggi/


non conveniva stare nei paraggi/

Quell’erbe che coglievi si chiamavano spinaci/


ed eran note a tutti per esser buone ma fugaci/
da lavare in fretta con un coraggio da leoni/
a lungo sotto l’acqua fredda/
nonostante i tuoi geloni/
nonostante i tuoi geloni/
nonostante i tuoi geloni/

Poi dopo tutto questo l’erbe andavano lessate,/


e nel strizzarle le tue mani quante volte le hai scottate/
per poi lasciarle raffreddare prima di cominciare la catena/
uniti alla ricotta al parmigiano e all’uovo/
per preparare la sfoglia ripiena/
per preparare la sfoglia ripiena/
per preparare la sfoglia ripiena/

Ma prima ancora c’era da tirar la pasta/


una fatica immane a cui non hai mai detto “basta!”/
per ogni etto di farina un uovo in più da lavorare/
con la forza eroica dell’esili tue braccia/
sola in cucina ad impastare/
sola in cucina ad impastare/
sola in cucina ad impastare/

E poi altro lavoro per stendere la sfoglia/


ore di matterello e di sudore controvoglia/
e poi niente riposo ma ripieno da distribuire/
un cucchiaio scarso a distanza regolare/
da ripetersi sino a sfinire/
da ripetersi sino a sfinire/
da ripetersi sino a sfinire/

E la sfoglia, la sfoglia poi va ripiegata/


richiusa su se stessa e poi ben sigillata/
e ognun di quei ravioli va rifinito e ritagliato/
si fa presto a mangiarli, però quanta fatica/
per chi come te ha lavorato/
per chi come te ha lavorato/
per chi come te ha lavorato/

Poi l’ora del pranzo si sa che presto arriva/


e il marito i figli per incanto tornan cosa viva/
e così come eran spariti ora son tutti al desco/
e con cipiglio fiero pretendono ravioli/
come se fossi la fantesca/
come se fossi la fantesca/
come se fossi la fantesca/

Quel giorno però meditavi una lezione/


la teglia dei ravioli già faceva un figurone/
in tavola era pronto ma poi tutto d’un fiato/
dicesti il tuo pensiero chiaro e tondo:/
può mangiar sol chi ha lavorato/
può mangiar sol chi ha lavorato/
può mangiar sol chi ha lavorato/

Si narra di pianti e sguardi mesti/


ma con la ragione dalla tua tu non cedesti/
e una memorabile lezione a loro hai regalato/
tutta la teglia intera ricolma di ravioli/
davanti a loro hai divorato/
davanti a loro hai divorato/
davanti a loro hai divorato/

E forse fu per questo che prendesti qualche chilo/


facesti indigestione e l’ospedale fu il tuo asilo/
ma la lezione certo giunse alla famiglia reazionaria/
adesso ci van loro a coglier gli spinaci:/
ha vinto la cucina proletaria/
ha vinto la cucina proletaria/
ha vinto la cucina proletaria./
TG ore 12.00

ROMA. Violenti scontri per tutta la giornata di ieri, all’interno


della famiglia Rossi. Oggetto delle contestazioni, l’iniziativa
della signora Maria di lessare 300 grammi di fusilli con mezzo
chilo di broccoli a pezzetti, con la prospettiva di saltare il tutto in
olio profumato con abbondante aglio; decisione che ha da subito
scatenato le contrarietà della figlia minore Simona, presto
sfociate in una vera e propria protesta. All’origine degli scontri,
un probabile appuntamento serale.
A nulla sono valsi i tentativi di mediazione del fratello Luca,
che ha subito proposto un incontro di contrattazione. Le due parti
sono rimaste ferme su due punti di vista inconciliabili: la signora
Maria ha rivendicato una quota minima di tre spicchi d’aglio, la
figlia è rimasta irremovibile sulla sua totale eliminazione. Gli
scontri si sono fatti via via più accesi, sino a che le due fazioni
hanno deciso di mangiare separatamente. Fonti bene informate,
tuttavia, sostengono che le fusilli siano stati apprezzati dal resto
della famiglia.
Manifesto per una
carbonara rivoluzionaria

Nell’ottica di una programmatica ridistribuzione della pancetta


popolare alle masse operaie, propongo la mozione della
carbonara proletaria rivoluzionaria.

Questa mozione richiede una piattaforma comune di azione


dei compagni lavoratori per un intervento pragmatico a livello di
realizzazione.

La liberazione della pancetta proletaria dallo sfruttamento


capitalista permetterà la sua redistribuzione comunista ed
egualitaria.

La pasta verrà cotta democraticamente, secondo la volontà


dell’assemblea, a seguito di una convocazione straordinaria del
collettivo con votazione per alzata di mano.

Nell’ottica di un condimento comunista, sarà necessaria


inoltre la liberazione del burro dalla sua condizione borghese di
bene soffocato dal repressivo involucro capitalista, attraverso
una redistribuzione popolare in parti uguali.

Anche il parmigiano, da sempre privilegio della casta dei


padroni, verrà immediatamente liberato dalla sua rigida forma
capitalista e andrà trasformato in polvere democratica, nella
misura in cui potrà essere liberamente redistribuito tra i
compagni e garantire il progresso del sapore proletario
ugualmente distribuito su tutta la pasta.
I compagni membri del comitato rivoluzionario per la
liberazione delle uova, con una coraggiosa azione di lotta al
capitalismo, hanno già provveduto a liberare questi simboli
dell’oppressione capitalista verso le galline proletarie
dall’imposizione oppressiva e repressiva del guscio.

Compagni, a livello di progresso del gusto, la pasta


democraticamente eletta è pronta a unirsi, a caldo, alle uova
liberate: l’azione concertata di burro comunista, parmigiano
democratico e pancetta popolare porteranno al sicuro trionfo
della carbonara proletaria rivoluzionaria!
Cinegiornale istituto Luce

Anno MCMIIIVII – L’italico desco

(VOCE FUORICAMPO)

In una luminosa mattinata di sole fascista, una operosa donna


italiana si accinge con vivo diletto a preparare il desinare.
Non si faccia trarre in inganno lo spettatore: la vittoria del
Regno d’Italia comincia qui. La cucina nostrana, salubre e
gagliarda cresce robusti patrioti, forti e virili, mentre il paese
della sterlina, con il suo desco incolore e insapore, produce solo
pallidi inglesi, pavidi e occhialuti.

Svelta e alacre, la madre di famiglia rompe 4 uova italiane e le


unisce con orgoglio a un piatto di gloriosa pasta cotta, frutto del
dorato grano della nostra terra.
Ora distribuisce generosamente del valente prosciutto di
maiale, maschio e virile. Poi si ferma un attimo. Che succede?
Con la abnegazione della donna italica, mai stanca di preparare
piatti salubri per i suoi piccoli italiani, ella si chiede come fare a
rendere ancora più gagliardo e nutriente il suo piatto.

L’ingegno della donna italiana, quando si tratta di prendersi


cura della sua prole, non conosce ostacoli. Ella ha già scelto del
sapido formaggio italico e del sostanzioso burro, fatti con il latte
delle mucche allevate sui verdi pascoli della nostra gloriosa
patria.

Ora ella mescola tutti gli ingredienti di questo pasto con


operosa cura e poi cuoce senza indugio questa frittata fascista
sopra un fuoco maschio e virile, sino a quando il sano pasto sarà
pronto a nutrire la sua prole di piccoli italiani.

A lei e a tutte le donne italiane, il sempiterno plauso di tributo


per le amorevoli cure fisiche e morali che pone nella quotidiana
preparazione del desco nostrano, per la vittoria del glorioso
Regno d’Italia.
Secondi
Decreto n° 42 del 22 novembre 2005

22 novembre 2005

Il presidente dell’Associazione cotolette milanesi

Viste le 4 braciole di vitello ben battute;

Vista la caratteristica consistenza raggiunta delle suddette


braciole, altrimenti detta “a orecchia d’elefante”;

Visto l’uovo fresco immediatamente disponibile;

Visto il pangrattato finissimo di pane secco

Visti i 75 grammi di burro disponibili;

Visto l’articolo n. 11 del codice di frittura sulla liceità della


sostituzione del burro con burro chiarificato;

Visti gli articoli n. 15 e n. 17 sulla illiceità dell’aggiunta di pur


esigue quantità d’olio;

Visto inoltre il decreto-legge 24 novembre 2004, n. 61, sul


divieto di aggiunta sale prima dell’ultimazione della cottura e sul
facoltà di aggiunta di pepe in qualsiasi momento della cottura;

Ritenuta la perentoria necessità di superare la tradizione della


cotoletta morbida in favore di una più croccante;

Considerata la pesantezza delle consistenti quantità di burro


necessarie alla cottura ideale della cotoletta e la liceità della
sostituzione dello stesso con la sua versione chiarificata;

Considerata l’usanza erronea ma capillarmente diffusa di


allungare il suddetto burro con dell’olio d’oliva;

Emana
il seguente decreto-legge:

ART. 1.
Scelta della carne
1. La carne deputata alla produzione di cotoletta denominata
“alla milanese” sarà tassativamente di vitello di ottima qualità.
2. Qualsiasi preparazione a base di maiale, tacchino o pollo,
seppur effettuata con la medesima modalità, non potrà fregiarsi
del titolo di “cotoletta alla milanese”.
3. Per l’ulteriore titolo di “cotoletta a orecchia di elefante” sarà
necessaria anche una battitura preliminare della carne, di modo
da renderla estremamente sottile.

ART. 2.
La qualità del pangrattato
1. Il pangrattato deve essere rigorosamente ottenuto dalla sola
mollica di pane bianco secco.
2. L’impanatura deve risultare sottile e delicata, non pesante e
crostosa.
3. A cottura avvenuta, l’impanatura dovrà risultare dorata: né
troppo pallida, né tantomeno bruciata.

ART. 3.
Procedure di frittura
1. La cotoletta impanata andrà depositata in una padella colma
di burro fuso scaldato a fuoco vivace, ma non tale da bruciare il
burro stesso.
2. Dopo 1-2 minuti, il fuoco andrà abbassato e tenuto su
temperature più moderate.
3. La cotoletta andrà fatta dorare da una parte e si potrà
muovere per non farla attaccare, ma è permesso girarla una sola
volta.
4. La cottura dovrà essere breve e veloce per evitare che la
carne si asciughi eccessivamente.

ART. 4
Fase finale della preparazione
1. Non appena si ritenga ultimata la cottura, la cotoletta dovrà
essere scolata con gli attrezzi idonei, quindi deposta sopra uno o
più fogli di carta assorbente.
2. Il cuoco ha il tassativo dovere di ripetere l’operazione per
tutte le volte che si renderà necessario.
3. A cottura ultimata si potrà procedere alla fase della salatura.

ART. 5.
Entrata in vigore
1. Il presente decreto entra in vigore immediatamente. Tutti i
cuochi hanno da ora il dovere di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Milano, addì 22 novembre 2005

Il presidente onorario dell’Associazione Cotolette Milanesi


Gianluigi Manzo

Vicepresidente dell’associazione: Ermino di Tonno


Caldo rendez-vous in cucina

Venerdì sera, in uno degli hotel più eleganti della capitale, i


nostri fotografi hanno catturato le immagini esclusive che
testimoniano il rendez-vous più chiacchierato del momento.

Il celeberrimo branzino, affascinante come suo solito, si è


infatti dato astutamente appuntamento nelle cucine di un noto
ristorante con una ‘amica’ speciale: una magnifica arancia,
assolutamente non trattata, stando a quanto sostengono fonti
bene informate.

Il branzino – il corpo atletico unto d’olio e ricoperto solo da


un’idea di scorza di limone – si apprestava ad accogliere nella
sua alcova l’arancia, quando i due sono stati pizzicati dai nostri
fotografi.

La coppia si è rifugiata velocemente nel cartoccio e si è chiusa


in forno a 200° per circa 20 minuti, uscendone oramai cotta a
puntino.

Secondo alcune indiscrezioni, pare che l’episodio abbia avuto


dei risvolti piccanti: poco prima di chiudere il cartoccio, infatti,
sembrerebbe che i due abbiano chiesto una generosa macinata di
pepe.

I protagonisti non hanno rilasciato dichiarazioni, ma noi siamo


sicuri che i retroscena di questo incontro devono esser stati
piuttosto gustosi!
Sinfonia surrealista per lattughe
irriverenti

Nel cuore brillante di un giorno di sole i cocci di una giovane


gallina austera si adagiano su di un talamo di terra bruciata nel
fuoco sotto una coperta di uva antica che venne dai mari più
azzurri e si lasciano abbagliare dalla dolcezza incostante di una
mela che per pudore si tagliò a dadi prima dell’alba per poi
conoscere il significato di un’acciuga sciolta in crema dalla sua
stessa lussuria grazie a un soffio verde di senape prima di
addentrarsi in un bosco di lattughe irriverenti che incuranti delle
loro pene le avvolgono leggere come piume e trasportano gallina
e uva e mela e acciughe e senape in un mondo nuovo dove tutti i
sogni diventano possibili e cullandoli con una nenia antica si
addormentano con loro prima che cominci a piovere una dolce
neve insignificante di sale e pepe che suonerà per voi il racconto
della storia di un altro frammento di luce che è andato perso.
Give Caesar what’s Caesar’s
(Yummy Records)

Il pezzo attacca con un reticolato percussivo di dadini di


pane tostati e scaglie di grana; ma poi, quando entrano i
filetti di pollo sfilacciati, la struttura diventa man mano più
corposa. La melodia è sostenuta da una base ritmica di
spinacini freschi. Su tutto spicca il marchio di fabbrica della
produzione: un uso deciso ma assennato dell’aglio e una
punta di piccantino, che conferisce al prodotto quella
freschezza commerciale senza rinunciare alla qualità. Un
ottimo prodotto popular, insomma, che incontrerà di sicuro i
gusti del pubblico. Del resto la produzione di Worcester S.
non è nuova alla creazione di ottimi prodotti di grande
spessore e gusto.

Simona Tassi
Ginger Poulet: lo zenzero è di moda!

Ve lo diciamo senza mezzi termini: quest’anno è di moda lo


zenzero fresco, pungente e profumato. Assolutamente vietato,
invece, quello in polvere che, secondo gli addetti ai lavori, “fa
troppo anni ‘90 ed è privo della grazia elegante e maliziosa di
quello fresco”.

Questa filosofia è anche la chiave di volta della nuova


collezione, che inventa una serie di pezzi essenziali e versatili,
moderni ma con un sapore piacevolmente retrò e con quel tocco
vintage-chic che non guasta mai. Insomma, gli ingredienti per
una collezione cult ci sono tutti!

Il fiore all’occhiello della collezione è proprio Ginger Poulet,


destinato a essere il must dell’anno prossimo per tutte le fashion
victims.
Partendo da un taglio classico di pollo, il fashion designer Ken
C. ha prima di tutto rivitalizzato questa texture classica
lavorandola sino a renderla sottilissima per poi rinfrescarla con
del succo di zenzero:
– Ho creato degli sfilaccini di petto di pollo perché cercavo
qualcosa che avesse sostanza e spessore, senza rinunciare alla
leggerezza che per me è l’ingrediente principale dell’eleganza.

Il procedimento, semplice ma rivoluzionario, consiste proprio


nel lasciare assorbire lo zenzero agli sfilaccini e quindi ricoprirli
di paillettes di sesamo bianco, con un elegante effetto ton sur ton.
Il tocco finale prevede, infine, la lavorazione degli sfilaccini su
una piastra rovente, processo che non solo aiuta a fissare i colori,
ma dà loro un effetto croccante, davvero stupefacente.
– A volte le soluzioni più essenziali sono quelle di maggiore
effetto – commenta il designer.

Questo Ginger Poulet, fusion nel nome e nello spirito, è


destinato a tracciare non solo le linea guida per la moda del
prossimo inverno, ma indica anche la direzione da seguire per il
futuro: classicità reinventata, nuovi materiali e ricerca continua.
– Bisogna avere il coraggio di dire che l’epoca della rucola è
finita – aggiunge Ken C. – Il passato non può e non deve essere
fonte di saccheggio indiscriminato: bisogna, oggi più che mai,
avere il coraggio di chiudere delle porte, di fare delle scelte. Noi
stiamo esplorando le potenzialità dello zenzero.
Filet en bondage

Al fine di ottenere un risultato ottimale che assecondi in tutto i


vostri desideri, è importante scegliete con cura il pezzo di carne
che desiderate consumare.

Per prima cosa, scegliete un pezzo di manzo di vostro


gradimento, dalle carni tenere e cedevoli sotto le vostre mani
esperte.

Scegliete, quindi, la corda adatta alla polpa che andrete a


legare e al risultato che volete ottenere. Liberatela da nodi o
antiestetiche contorsioni, quindi con una mano tenete fermo il
pezzo di carne e con l’altra procedete alla legatura.

L’operazione va eseguita con dolcezza e fermezza al tempo


stesso: i giri di corda dovranno susseguirsi con ordine ed
eleganza, senza sovrapporsi, in una composizione armonica e
raffinata.

Ora siete quasi pronti per consumare.

Portate il vostro pezzo di carne a temperature altissime, giusto


qualche minuto. Quindi allentate la tensione con mezzo bicchiere
di vino rosso e lasciatelo riposare: lo shock termico farà in modo
che rilasci i suoi succhi e si insaporisca, rendendo il tutto più
gustoso.

Interrompete il riposo riportando il manzo ad altissime


temperature, senza preavviso. Basteranno solo pochissimi
minuti: ora il vostro pezzo di carne dovrebbe essere cotto a
puntino. Consumatelo mentre è ancora caldo.
Zuppa di pollo Buckowski al Grand Hotel
Roach

abitavamo al roach hotel, sopra a quel take away merdoso


dietro la stazione. c’era sempre puzza di fritto nel corridoio e i
cessi non funzionavano quasi mai, ma i prezzi erano buoni ed era
pieno di gente come noi, che beveva tutto il giorno e non sapeva
come sbarcare il lunario. beh, che cazzo, ognuno ha le sue
preoccupazioni.

un giorno linda se ne viene con questo sacchetto dal take


away. dice che le è venuta voglia della zuppa di pollo che le
aveva insegnato un vecchio barbone quando viveva giù a new
orleans e comincia ad armeggiare sul tavolo con i cartocci che
puzzano di fritto.

prima piglia una porzione di bocconcini di pollo fritto e una di


patate fritte e li ficca in una pentola, poi apre un bel po’ di
bustine di salsa al curry o di quella piccante, o forse tutte e due,
vattelapesca.
– lo sbattimento è farsi dare una bella manciata di sacchetti di
salsa. quei taccagni se li tengono stretti come se fossero d’oro,
per la miseria – mi dice.
ci aggiunge un po’ d’acqua, mescola tutto con una forchetta di
plastica e poi mi fa:
– dobbiamo trovare qualcosa da bruciare.

– eh? – faccio io.


– sì, hai capito bene. dobbiamo trovare qualcosa da bruciare.
devo scaldare questa zuppa del cazzo. non è buona fredda.
– e che cazzo bruciamo? – le faccio.
– questa cartaccia?
– lascia stare, quello è il mio romanzo. brucia la sedia se vuoi.
– cazzo, ma come faccio a bruciare la sedia?
– non tutta. bruciane solo un pezzo.
– uh, hai ragione. dove hai messo l’accendino? – dice mentre
stacca un pezzo dello schienale.
– e chi lo sa, baby. ero sbronzo ultimamente.
– trovato. che palle. devo sempre pensare a tutto io.

mentre il legno brucia, lei scalda la pentola e fa una puzza


infernale. Io mi apro una lattina di birra bella fresca.

tutto qui.
Stufato dublinese alla birra scura
di Molly Bloom

Eravamo nella vecchia cucina nella casa di campagna con quel


suo vestito di tweed grigio e la paglietta il giorno che gli feci
assaggiare l’Irish Stew sì prima gli feci assaggiare un sorso di
birra scura freddissima ed era la sua prima volta sì 5 anni fa Dio
mio dopo quel sorso non aveva più fiato sì disse che stava
scoprendo un mondo sì siamo tutti alla scoperta di qualcosa sì è
stata una delle poche cose giuste che ha detto in vita sua e il sole
splendeva per noi quel giorno sì perciò mi piacque sì perché vidi
che capiva o almeno sentiva cos’era mangiare e io sapevo che
me lo sarei rigirato come volevo e stuzzicai il suo palato per
portarlo a quel punto finché non mi chiese di dir di sì e io
dapprincipio non volevo rispondere guardavo solo in giro la
stanza e il grande camino e il cielo in lontananza dalla finestra
pensavo a tante cose che lui non sapeva di Poolbeg Street e Mrs.
Ashton e Stephen e quel del vecchio pub sotto casa e quel
profumo che cominciavi a sentire sin dall’inizio della strada e la
coda davanti al White Lion al venerdì sera e quelle ragazze
bianche con le gambe nude anche d’inverno anche con la neve e
i ragazzi già ubriachi alle 9 di sera che ridevano e vociavano tutti
pallidi e rossicci e allegri e il disastro la mattina per strada si
capiva che giorno fosse a seconda e la birra e il fumo e tutte le
sere svanite nei pub di Dublino e Moore Street e il mercato della
frutta e verdura e tutte quelle misure strane che non si capiva
proprio nulla e sicuramente quei venditori coriacei pensavano
fossi scema oh e la sera che ho imparato la ricetta mi ricordo e la
consistenza della salsa tiepida e della carne così morbida sì
anche le carote erano quasi crema sì e quel retrogusto solo una
puntina di amaro e quel profumo che ho sentito solo una volta sì
e il vecchio proprietario che mi insegnò quanto timo e quanto
alloro avrei dovuto usare sì le cipolle stufate e poi il manzo da
rosolare sì e poi le patate e le carote a pezzetti sì e poi le erbe e la
birra scura sì almeno per un paio d’ore sì quando chiusi gli occhi
e assaggiai la cottura sì mi sembrava di essere tornata indietro
nel tempo sì devo aver sospirato sì e come mi chiese se potesse
assaggiare anche lui e io pensavo che lo avevo tenuto abbastanza
sulla corda e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì
allora mi chiese se io volevo sì dire di sì mio fior di montagna e
per prima cosa presi un cucchiaio dello stufato sì e glielo
avvicinai alle labbra in modo che potesse sentire tutto il profumo
sì e le sue labbra si dischiudevano per la saliva e sì dissi è cotto
sì.
Tamarind nostalgie
(P. Conte)

“Da quanto tempo, Johnny,/


e cosa fai tu qua?/
Proprio stanotte,/
Con questa luna/
e una cena da pascià?/

Da quanto tempo/
Non rivedevo te,/
La tua aria francese,/
Il tuo tweed irlandese,/
La tua fuga all’inglese… Ah!/

Ma ti ricordi, i vecchi tempi,/


notti di assenzio e ratafià./
Il caldo africano,/
il doganiere caimano/
E la vecchia Lola… Eh già…/”

“Non mi interessa, non mi interessa più./


Questo passato è troppo passato/
E io sono un altro ormai,/
Sono un’artista di grande fama,/

Sono scrittore, sai?/

Solo ogni tanto, la nostalgia,/


quel pollo, velluto al tamarindo:/
pura magia./
Senape, cannella e ginger,/
miele e jalapeño,/
e uno chiffon di mele e di cipolle./

Sono tornato, sono tornato/


Solo per lui…/
Adesso lasciami coi miei ricordi,/
con il mio piatto/
e così sia”./

du-du-du-du/
du-du-du-du…/
Oroscopo

Pesci

Urano nel segno ti farà venire voglia di cucinare qualcosa di


nuovo e insolito. La giornata comincerà con tanta voglia di
sfilettare il pesce e affettare sottilmente le patate. Merito di
Marte che ti darà una sferzata di energia per affrontare
subito i lavori più seccanti.
Giove in aspetto positivo ti darà il giusto buonumore mentre
disporrai i filetti di pesce ben oliati in una teglia unta e
preriscalderai il forno a 200°, mentre Venere in
congiunzione col Sole ti aiuterà a disporre le finissime
fettine di patata sui filetti di pesce con grazia ed eleganza.
Mercurio favorevole ti sosterrà nell’uso del forno e ti darà la
giusta intuizione per usare al meglio il timer.
Gustose sorprese in arrivo.
E.R. – Emergenza Ripieno

L’intervento era programmato per le 11.45.


Il paziente, nudo, fu posato con delicatezza sul tavolo
operatorio.
L’operazione era assai delicata e un errore avrebbe potuto
compromettere il buon esito di tutte le cure a cui era stato
sottoposto. La tensione era grande, ma altrettanto grande era la
preparazione e la professionalità del dottor Pinns.
L’assistente, in rispettoso silenzio, passava i ferri del mestiere
con solerzia, non appena richiesti.
– Lama.
E subito nelle sue mani si materializzò un lama affilatissima.
Egli procedette, incidendo le carni con precisione millimetrica.
– Cucchiaio.
Di nuovo lo strumento fu subito nelle sue mani, come per
magia. Si fece largo nell’incisione e inserì quella parte vitale che
mancava al paziente, quella parte che avrebbe fatto di lui una
creatura nuova, completa, finalmente perfetta.
– Ago e filo.
E con mani abili richiuse la ferita con qualche punto di sutura.

Conclusa l’operazione, il dottor Pinns andò a lavarsi e


cambiarsi, poi, stanco ma soddisfatto, tornò dai colleghi che lo
attendevano.
– L’operazione è andata bene. Adesso serve solo tanto caldo e
un po’ di pazienza. Tra circa 3 ore sapremo se tutto è andato
come doveva. Io sono piuttosto ottimista, comunque.

Tutti rimasero in attesa per un tempo che sembrava infinito.


Poi il trillo del timer annunciò che l’ora X era giunta. Seduti al
tavolo, tutti concordarono sulla perfetta riuscita dell’operazione.
– Dottor Pinns – disse l’assistente, – ho solo una domanda:
quando ci svelerà il segreto del suo ripieno?
– Ho solo cinque parole per te, Steven: maiale, cognac,
castagne, scalogno e tartufo.
– Beh, ma ci sarà anche un po’ di sale e pepe, no?
– E bravo Steven! A te non la si fa, eh?
Il pranzo si concluse tra l’ilarità generale.
Appunti per una storia della filosofia del
formaggio

La natura ontologica del formaggio è un oggetto di studio


inspiegabilmente trascurato dal pensiero filosofico occidentale.

Solo André Roquefort nei suoi studi sull’epistemologia degli


erborinati, ha osservato che il formaggio genera un intervallo
inconoscibile nella contrapposizione tra la parte edibile e la
crosta, anche nei casi in cui questa stessa sia commestibile.

Per contro, François Gruyère sostiene che non vada studiato il


formaggio in sé, ma nel crogiolo alchemico della fonduta, in cui
si attua un superamento del particolare con la trasformazione in
una fusione archetipica.
Ciò è necessario poiché il formaggio in sé è un fenomeno
inconoscibile e solo quando trascende i suoi limiti in quella
forma di Überkäse, o oltreformaggio che è la fonduta, è possibile
chiarirne la chiave ermeneutica.
Il principale problema gnoseologico per Gruyère sta invece
nell’interpretazione materialistica del fenomeno, che presenta, a
seconda di variabili temporali e termiche predefinite, una natura
solida o liquida, pur mantenendo la stessa entelechia.

ßSecondo Hans Emmentaler i termini della questione vanno


riformulati. La fonduta, nel suo Dasein è un fenomeno sensibile
che sfugge a qualsiasi tassonomia grazie alla sua mìmesi innata.
Per questo può superare l’antitesi solido/liquido per giungere a
uno stato superiore, che sintetizza e migliora entrambi pur
divenendo qualcosa di ancora diverso.
Per Martin Fontal, il fenomeno della fonduta va studiato
esclusivamente con l’approccio empirico, al fine di evitare ogni
giudizio a priori.
Nel suo celebre esperimento, lascia della fontina a pezzi
immersa nel latte per tutta la notte, per poi fonderla a
bagnomaria con un poco di burro. In seguito, lontano dal fuoco,
incorpora diacronicamente tre tuorli al composto e sale e pepe,
riportando il tutto nuovamente sul fuoco. In questo modo,
sostiene, è possibile osservare il fenomeno nella sua eterogenesi.
Grazie a questi studi, il Fontal scopre il tipico epifenomeno
della fonduta pronta: la trasformazione del composto in una
crema densa e uniforme. L’ipotesi di lavoro da lui formulata,
ovvero dell’importanza di creare sempre uno spunto dialettico
contrapponendo alla crema dei crostini tostati e croccanti, trova
il generale consenso accademico.
Mona Lisa Kaiten Bar

Time moves in one direction,


memory in another.
William Gibson

Ti ho aspettato tutta la notte, Hiro. Tutta la notte in questo


fottuto kaiten. E per tutta la notte ho sobbalzato a ogni scatto
della porta automatica. Ti ho cercato tra i volti dei ragazzini che
vengono a farsi un pasta-sushi prima di andare al Drome a farsi
di base. Ho guardato le ragazze asiatiche con innesti caucasici
all’ultima moda sedersi al bancone, afferrare un blister di
sashimi sintetico, inserire il chip bancario e sparire sotto la
pioggia o dentro l’ultimo modulo volks con qualche pezzo
grosso della yakuza.
Tutto sparisce in fretta, Hiro, troppo in fretta.
Gli impiegati del turno di notte della Ono-Sendai fluiscono
come uno sciame di bioapi sintetiche, si siedono attorno al
nastro, consumano silenziosamente i loro tofu maki e
ordinatamente ritornano al lavoro.
Molte notti ho pensato a quanti soldi avrei potuto farci, con i
loro microchip. E che avrei potuto portarti a Chiba City e pagarti
gli innesti chirurgici che desideravi. Gli zigomi alti come la
cantante delle Shibari Chrome Sisters.

Se solo mi avessi aspettato Hiro… Ma anche tu sei sparito


troppo in fretta.
Non voglio rimanere in un kaiten tutta la vita, a svuotare la
macchina per il riso acidulato negli stampi da sushi, azionare il
distributore di wasabi e ricoprirli con fettine sottili di pesce
sintetico. Voglio comprare la licenza e aprire un locale tutto mio.
E fare un sacco di soldi.
Ti sembrerà assurdo, ma è così che voglio fare la grana, Hiro:
niente contrabbando, niente piastre porno ASP, niente casini con
la yakuza. Forse mi hai detto addio e io non l’ho capito. Ma se
mai dovessi tornare al Mona Lisa, ho aggiunto un Hiro maki al
selettore automatico.
È dannatamente irresistibile, proprio come te.
Posizionamento strategico

La signora Kotler preparò un’azione di marketing strategico.


Già da qualche tempo aveva cominciato a monitorare il mercato
familiare e quella mattina si diede ad analizzarne le molteplici
segmentazioni.

Intervistò tutti i componenti e individuò una forte richiesta di


intervento sul macro-settore Dinner. Dalla sua ricerca emerse
anche che il mercato era orientato a un prodotto che comportasse
qualche elemento di novità rispetto alla concorrenza.

La ricerca aveva evidenziato, infatti, che circa il 30% dei suoi


familiari era poco o per niente soddisfatto della qualità delle
pietanze e che il 47% riteneva di consumare troppa carne; un
significativo 15%, inoltre, auspicava di riuscire a perdere
qualche chilo prima dell’estate.
In sintesi, la domanda era fortemente orientata a un cibo più
leggero e proteico, possibilmente non a base di carne.

Tuttavia, da precedenti indagini di mercato, era risultato che il


12% della sua famiglia era allergico alle uova e che un altro 21%
riteneva il formaggio troppo ingrassante.

La signora Kotler, da buona marketing manager, analizzò i


dati in suo possesso e notò che la domanda poteva essere
soddisfatta con un piatto a base di pesce, insolito per le abitudini
di casa, ma, al tempo stesso, leggero e appetitoso. Aprì il frigo e
individuò immediatamente la pratica strategica e gli elementi
chiave che avrebbe utilizzato.

Scelse dei tranci di pesce spada, percepiti dal suo bacino di


utenza come sani ma saporiti; li spennellò con poco olio d’oliva
(giudicato salutare dall’80% dei suo mercato di riferimento) e li
spolverò con un trito di aglio e prezzemolo (richiesto
specificatamente da 4 intervistati su 5), quindi arrostì i tranci alla
griglia. Con questo tipo di cottura, poco elaborata e veloce,
avrebbe garantito ai suoi clienti la soddisfazione del loro bisogno
di leggerezza senza rinunciare al gusto. Come valore aggiunto,
infine, unì al pacchetto denominato grilled swordfish, un’insalata
fresca condita leggera.

Comunicò, quindi, a tutto il mercato familiare che il nuovo


prodotto era disponibile.

Dopo il lancio sul mercato, la signora Kotler raccolse i primi


dati per misurare l’intervento e il feedback fu lusinghiero: oltre il
70% del target era più che soddisfatto del nuovo prodotto.
Non mi mancherai
(L. Pausini - G.L. Manzo)

Tu te ne sei andato/
E non mi manchi sai/
Vivo molto bene qui da sola io,/
Però a volte capita che ti pensai./
Ma no, tu non illuderti, non farlo mai./
Non sei certo tu che manchi a me./

Soltanto qualche volta/


Ho un po’ di voglia io/
Di quell’abbacchio magico/
Che cucinavi tu./
Croccante e le patate cosi buone sai/
Io credo che non le ho mangiate più./

RIT. E c’è una cosa che non ti ho detto mai,/


E adesso te la dico così tu lo sai:/
Col sale non ci hai preso mai,/
E a parte il tuo abbacchio/
Tu non mi mancherai…/

La lama del coltello nella carne sua,/


Il lardo gli faceva quasi compagnia./
L’olio per dorare, il sale, il pepe, sai,/
Con le patate attorno, è stata una pazzia:/

Il vino sull’abbacchio e sogni ai sogni miei,/


Pensavo di amar te ma amavo solo lui./

Ma dimmi il tuo segreto, cosa usavi tu?/


L’alloro e il rosmarino, ma c’era di più?/
Ritorna nel ricordo quel che hai fatto a lui,/
In fondo tu l’hai fatto pure un poco a me./
Mi hai tagliuzzato l’anima a pezzi sai,/
Ma almeno 1 ora in forno non mi hai messo mai./

RIT. E c’è un cosa che non ti ho detto mai,/


E adesso te la dico così tu lo sai:/
Col sale non ci hai proprio preso mai,
E a parte il tuo abbacchio/
Tu non mi mancherai./

Tu non mi manchi sai./


Tu non mi manchi sai./
Ricetta veloce estiva a Cap d’Antibes

Dalla nostra casa di Cap d’Antibes passavano spesso molti


amici e capitava altrettanto spesso di mettere insieme uno
spuntino senza pretese. Visto che tutti adoravano la mia cucina,
mi pregavano spesso di preparare uno dei miei piattini e io non
sapevo dire di no.
Il mio amico Lupo Manfredi Strambelli Irticolli di Venezia
marchese dell’Ortica, per esempio, andava pazzo per un mio
piattino semplice ma gustoso: le ostriche allo champagne.
Assieme al grande artista Andy Warhol e all’affascinante Alain
Delon, erano capaci di farne fuori a dozzine.
Mi telefonava sempre con qualche giorno d’anticipo e, quando
sentivo: “Maria Gaia, tesoro, guarda che tra due giorni passiamo
a trovarti”, sapevo che era ora di chiamare la cameriera e farle
ordinare qualche decina di dozzine di ostriche.
La mattina, poi, mi alzavo di buonora, verso mezzogiorno e mi
preparavo; quindi mi recavo in cucina, dove la mia adorata Ninì,
la cuoca di casa, aveva già pulito e aperto tutte le ostriche. A
parte, le facevo soffriggere qualche scalogno tritato, a cui
aggiungevo con una mano mezza bottiglia di champagne,
sorseggiandone una flüte con l’altra; quindi le dicevo di passare
il tutto a bagnomaria e di aggiungere un litro di panna fresca,
poco a poco. Bisognava però far attenzione che usasse la frusta o
correvo il rischio di vedere la mia fatica andare in fumo, anzi di
attaccarsi, da un momento all’altro. Ogni tanto aggiungevo
qualche pezzettino di burro e quell’angelo di Ninì continuava a
mescolare sino a che la crema non diventava densa. Infine, le
raccomandavo di versare una cucchiaiata di crema su ogni
ostrica e, stanca ma soddisfatta, andavo a riposarmi un po’ prima
di cena.
La sera mes amis, puntualissimi ed entusiasti, tessevano le lodi
della mia cucina. Io del loro Chablis.
Il caso del signor S.

– Buongiorno, dottore.
– Buongiorno a lei. Si accomodi, prego. Dunque, la settimana
scorsa parlavamo del suo rapporto con la famiglia. Cosa ricorda
di sua madre?
– Ricordo una donna dolcissima e molto paziente che mi
curava per ore e ore, senza lasciarmi solo un attimo e mi diceva
spesso che ero molto buono…
– Come definirebbe la sua infanzia?
– Beh… felice. Sì, direi proprio felice. Mia mamma mi
raccontava sempre che, poco prima di darmi alla luce, aveva
cominciato a soffriggere una bella cipolla, con cura, dolcemente
in un po’ d’olio. Poi aveva fatto rosolare bene dei bei pezzi di
manzo da umido, un mazzetto guarnito e poi coperto il tutto con
un sugo di pomodoro piuttosto liquido, incoperchiato e lasciato
andare a fuoco dolcissimo. Dopo circa 2 ore e mezzo, aveva
unito delle patate a dadi. Circa mezz’ora dopo ero nato.
– Sua madre l’ha fatta sentire un figlio voluto, quindi?
– Sì. Voluto, desiderato e curato, ancora prima che nascessi.
– Bene. Adesso dobbiamo approfondire le ragioni che stanno
dietro alla sua inquietudine. Da quando ha cominciato a sentire
questo malessere?
– Sono sempre stato abbastanza sereno, dottore. Pensavo che
tutti fossimo più o meno nello stesso brodo. Ammetto, ero un po’
ingenuo, ma sincero. Poi la sera a cena ho visto un brasato al
vino rosso. Dottore, io l’ho capito chiaramente che non è stato un
incidente…
– Incidente? Di cosa parla?
– Sì, mi hanno lasciato in cucina, come un avanzo qualsiasi.
Hanno detto di essersi dimenticati. Hanno fatto finta! Hanno
pure detto a voce alta: “Uh! Ci siamo scordati lo spezzatino!
Speriamo che la nonna non se ne accorga!”.
– Ma io lo so che l’hanno fatto apposta. Mi hanno
abbandonato. Hanno preferito lui a me! E mi hanno lasciato solo
nel buio della cucina. Oh, dottore, è stato terribile!
– Lui?
– Sì, lui. Il brasato. Bastardo! Bastardo!!
– Si calmi, la prego.
– Dottore, mi sento a pezzi.
– Si calmi, è normale nella sua condizione. Lei ha subito un
trauma. Sono sicuro che si è trattato di un terribile incidente.
Purtroppo ha toccato in lei delle corde molto sensibili…
– Dottore, secondo lei, riuscirò a stare meglio?
– Dovremmo lavorare sulla sua paura di non essere all’altezza
e dovrà imparare ad accettarsi così com’è, ad amare i suoi pezzi,
e anche il suo brodo, benché io sospetti che lei soffra perché è
non stato cucinato con il vino rosso…
– Lei dice? E cosa glielo fa pensare?
– Quando era giovane, avrebbe desiderato una sfumatura di
vino? Una puntina di acido?
– Beh, sì… Ma pensavo fosse normale… Insomma, quando
sei appena cotto non hai ancora un’idea precisa del mondo…
– E cosa le rispondeva sua madre?
– Mi ha sempre detto che non era per me, che su di me non
sarebbe stata bene…
– Quindi lei è cresciuto con l’idea del vino come di qualcosa
di inarrivabile?
– Sì, che non era adatto a me…
– Che era troppo per lei, forse?
– Che vuole dire?
– Probabilmente quell’episodio ha riportato alla luce una
sofferenza passata, un trauma infantile che lei portava già dentro
di sé. Dovremo lavorare per far sì che lei faccia pace con se
stesso, e si perdoni finalmente quella che, nel suo inconscio,
ritiene una sua mancanza. Solo allora potrà accettarsi, senza
sentirsi inferiore a nessun brasato, nemmeno se fosse cotto nel
Brunello di Montalcino…
– Quindi, secondo lei, risale tutto alla mia infanzia?
– In sintesi sì. Ci rifletta, signor S. Approfondiremo la
questione nella seduta di domani. Arrivederci.
Contorni e salse
Parvenza di cottura per formaggi stupidi

Insomma, parlare di cottura è una parola grossa, ma, si sa, i


formaggi, poveretti, sono delle anime semplici. E quando si
mettono in testa una cosa, insistono sino a tirarvi scemi e allora,
per risparmiare in salute e farli contenti, povere bestie,
promettetegli una cottura, magari alla griglia.

Cicciotelli come sono, basterà una scottatura su una piastra o,


se proprio si sono fissati sulla cottura vera, una padella
antiaderente farà gran scena. Voi, però, abbiate di cura di
sottolinearlo a voce alta, visto che, oltre che stupidi, i formaggi
sono anche un po’ svaniti e potrebbero non accorgersene, con
frasi del tipo: “Oh, ma è proprio l’ora di cuocere il formaggio!”,
oppure: “Questa padella mi sembra la più adatta per la
complicatissima cottura del formaggio” calcando, ovviamente,
sulla parola cottura o i suoi derivati.

Purtroppo il formaggio, una volta sul fuoco, comincerà a


sbrodolarsi dalla contentezza e a spargersi dappertutto, specie se
è giovane e a pasta molle. Per evitare brutte sorprese è meglio
quindi avvolgerli in cartocci continenti, di allumino o carta da
forno.

Naturalmente, una volta cotti, questi stupidotti cambiano idea


velocemente e si raffreddano subito: passato l’entusiasmo e
ottenuto quello che vogliono passano subito ad altro. Non
prendetevela, loro sono così, poveretti, non ne hanno colpa se
l’intelligenza non è esattamente la loro dote più spiccata.
Per prevenire questa loro volubilità, ma solo con quelli più
tosti, tagliateli a fette spesse e lasciateli cuocere lentamente sulla
brace. Così resteranno caldi un pochino più a lungo. Ma senza
esagerare: stiamo parlando di formaggi, non di Einstein!
I turbamenti della giovane Salvia

Appena i loro sguardi si incrociarono, entrambi capirono


all’istante che la loro vita non sarebbe stata più la stessa.

Lei era bellissima. Si chiamava Salvia ed era giovane e


inesperta delle cose del mondo. Il suo corpo, leggero come un
fuscello, raccontava della tenerezza del suo animo. Eppure, quel
suo profumo, così suadente e irresistibile, lasciava indovinare
una sensualità ignota fors’anche a lei stessa.

Lui era un virile esemplare di maschio. Era alto, slanciato,


dotato della naturale eleganza caratteristica dei migliori
rappresentanti della sua specie e di una bellezza a cui non si
poteva restare indifferenti. Si chiamava Asparago al Vapore ed
era noto nelle cucine di tutto il paese per aver spezzato molti
cuori.

Ma il Destino aveva già deciso del loro incontro. Aveva


preparato per loro un letto di teflon in cui la passione li avrebbe
sciolti come burro.

E come il burro si sciolse nella padella, la giovane Salvia,


cedendo alla vanità; si lasciò andare a un rilassante bagno di
bellezza, si cosparse di noce moscata e sale e si assopì. Fu allora
che il maschio Asparago, come spinto da mani altrui, si fermò a
guardare la giovane Salvia per la prima volta e la trovò di una
bellezza da mozzargli il fiato.

In quel momento ella si risvegliò e, davanti a un intruso così


attraente, rimase attonita, combattuta tra l’urlare per chiedere
aiuto e il lasciarsi andare agli istinti che l’elegante sconosciuto
aveva risvegliato in lei.

La passione, intanto, scaldava gli animi e i corpi dei due


giovani, che si sentivano sempre più bruciare e sfrigolare. Fu
allora che lui capì che avrebbe voluto passare con lei tutta la vita.
Le chiese di essere sua moglie e di passare con lui il resto dei
suoi giorni.

Lei capì che non voleva altro, né mai avrebbe potuto


desiderare alcunché di diverso e acconsentì. I loro corpi si
unirono in un talamo di pirex, sotto un letto di parmigiano, e
furono grigliati assieme per celebrare il loro amore eterno.
Atti del processo per zabaione fraudolento

Accusa: – Signora Blanche, lei si ritiene una buona cuoca?


Sig.ra B.: – Non straordinaria, ma, sì, direi abbastanza brava.
Accusa: – Una che conosce la cucina italiana, insomma?
Sig.ra B.: – Sì, direi di sì.
Accusa: – Quindi, se altera gli ingredienti fondamentali di una
ricetta, possiamo dire che lo fa scientemente?
Difesa: – Mi oppongo, vostro onore: la domanda è
tendenziosa.
Giudice: – Opposizione accolta. Avvocato, riformuli la
domanda.
Accusa: – (infastidito) Signora, abbiamo detto che lei ha una
buona conoscenza della cucina italiana, giusto?
Sig.ra B.: – Sì, credo di sì.
Accusa: – Quindi io potrei per esempio affermare che lei sa
come si cucina correttamente un risotto ai funghi?
Sig.ra B.: – Sì.
Accusa: – E potrei anche aggiungere che, se decidesse di
metterci, che so, del branzino, lei saprebbe che è un tocco
personale, come dire, un po’ fuori dagli schemi del risotto ai
funghi classico?
Sig.ra B.: – Sì, certo. Ma è buono anche così.
Accusa: – Sono d’accordo con lei, signora. Ma mettiamo che
decida di aggiungere del cioccolato invece del branzino…
Sig.ra B.: – (un po’ schifata) Sì…?
Accusa: – …secondo lei, sarebbe possibile affermare che, se
facesse una cosa simile, saprebbe di fare qualcosa di non
propriamente appetitoso?
Difesa: – Mi oppongo, vostro Onore! La domanda implica un
giudizio.
Sig.ra B.: – Opposizione accolta. Avvocato, riformuli la
domanda, e faccia attenzione.
Accusa – Sì, mi scusi. Quello che intendo dire, signora, è: lei
ha la conoscenza e l’esperienza tale per distinguere un tocco di
creatività personale dello chef da un ingrediente sbagliato?
Sig.ra B.: – Beh, certo.
Accusa: – Signora Blanche, lei ricorda dove si trovava la
mattina del 27 aprile alle ore 12.30 circa?
Sig.ra B.: – Sì. Ero nella cucina di casa mia. Era di domenica.
Accusa: – Lei ricorda anche cosa stava facendo?
Sig.ra B.: – Sì. Stavo preparando il pranzo per la mia famiglia.
Accusa: – Signora Blanche, lei ritiene di voler bene alla sua
famiglia?
Sig.ra B.: – Sì, certo.
Accusa: – E quindi non farebbe mai nulla che possa
danneggiarli?
Sig.ra B.: – Naturalmente.
Accusa: – Come mai, allora, mentre cucinava amorevolmente
per loro, ha preparato un piatto che li avrebbe feriti
profondamente?
Difesa: – (furioso) Mi oppongo vostro Onore! La domanda dà
per scontata la colpevolezza della mia assistita!
Giudice: – Opposizione accolta. Avvocato, cerchi di moderare
i termini.
Accusa: – (controllando l’irritazione) Come mai, Sig.ra
Blanche, ha pensato di sorprendere la sua famiglia con uno
zabaione salato?
Sig.ra B.: – (visibilmente scossa) Io…
Accusa: – (incalzante) Non sapeva che suo marito da piccolo
adorava lo zabaione? Non sapeva che sua figlia Deborah avrebbe
fatto addirittura uno strappo alla sua dieta low carbs per
assaggiare il dolce di cui il papà le aveva sempre parlato? E il
piccolo Jimmy! Il piccolo Jimmy, che da una settimana segnava
sul calendario i giorni che lo separavano dal primo zabaione
della sua vita?!
Sig.ra B.: – (scoppia in lacrime) Io non volevo! È stato tutto
un tragico errore! (singhiozzando) Io non avevo mai assaggiato
uno zabaione vero, non sapevo che differenza ci fosse. Ho
seguito il ricettario passo passo. (si asciuga le lacrime) Ho
cominciato a sbattere 3 uova con un poco di burro…
Accusa: – Signora, so che è un argomento doloroso, ma
dovrebbe cercare di essere più precisa. Quanto burro,
esattamente?
Sig.ra B.: – Io… Non ricordo… Credo 40-50 grammi…
Accusa: – Continui.
Sig.ra B.: – Beh, ho sbattuto le uova e il burro, sino a che il
composto era spumoso. (singhiozzo) Poi ho cominciato a
scaldarli a bagnomaria aggiungendo il vino bianco, poco a poco.
Devo averne aggiunto almeno mezzo bicchiere. (si soffia il naso)
Io seguivo la ricetta dal libro, ma a un certo punto si
interrompeva e continuava sulla pagina successiva. Ho voltato
pagina e solo allora, quando ho visto che dovevo salare e pepare,
mi è venuto il dubbio di aver sbagliato. L’ho lasciato lì, senza
dire nulla, ed è stato Jimmy a portarlo in tavola. (scoppia in
lacrime) Io non volevo, giuro, non volevo!
Difesa: – Chiedo di presentare alla giuria il ricettario della
signora Blanche come prova a suo favore.
Accusa: – Mi oppongo, vostro Onore! Il testo non era nelle
prove presentate dalla difesa!
Difesa: – Vostro Onore, purtroppo siamo riusciti a venirne in
possesso solo poche ora fa.
Giudice: – Mi faccia vedere, avvocato. (sfoglia il ricettario)
Considerata l’evidenza della prova, avvocato, respingo la sua
opposizione e considero la prova ammissibile. La corte si ritira
per deliberare. (esce)
(rientra in aula)
Giudice: – Dall’esame delle prove risulta evidente che la
signora Blanche è stata vittima ella per prima di un ricettario
truffaldino e scorretto e che pertanto non possa essere ritenuta
colpevole. Questa corte ordina perciò il completo
proscioglimento dell’imputata dall’accusa di zabaione
fraudolento. (batte il martelletto) La seduta è tolta.
Racconti della contea del Saòr

Nella terra del Saòr, viveva quieta e tranquilla una colonia di


uva passa. I suoi ritmi erano scanditi dalle stagioni e la loro
esistenza era pacifica, in piena armonia con la natura e le sue
creature.
La loro vita tranquilla non era, però, destinata a durare a
lungo. Un giorno infausto giunse in paese la banda delle cipolle
rosse. I tre criminali, armati e senza scrupoli, ebbero facilmente
ragione della pacifica contea. Sequestrarono tutte le provviste
della città e presero dimora nella padella più grande,
soffriggendo a loro piacimento nell’olio destinato ai mesi
invernali, bagnandosi con l’aceto e profumandosi con zucchero e
pinoli, come dei veri damerini.
Gli ingenui abitanti della contea speravano che, lasciandoli
cuocere nel loro soffritto, quei banditi si sarebbero stancati e
sarebbero andati a far razzie altrove. Nessuna di quelle anime
semplici poteva sospettare sin dove si sarebbe spinta la loro
crudeltà.

È passato più di un secolo, eppure tutta la contea ricorda


ancora, quel giorno infausto.
Il messaggio arrivò secco e asciutto nella sua crudeltà:
– Vogliamo una manciata delle vostre uvette più belle, per
farci compagnia nella nostra dimora. Se non ce le date voi, ce le
verremo a prendere.

Al rifiuto sdegnato della gente del Saòr, la banda mantenne la


sua terribile promessa: la notte stessa mise a ferro e fuoco la
contea, strappandogli le sue figlie più belle. Non vi era famiglia
che non gridasse vendetta.

Rosso, detto anche il Radicchio, era sempre stato un tipo


rustico e solitario, tanto che, a volte, poteva sembrare persino un
po’ tardivo, ma, a detta di tutti, era molto buono. Era molto
amato per via del suo temperamento deciso, anche se qualcuno lo
detestava, per la medesima ragione.

Dopo quest’ultimo affronto, decise che avrebbe sconfitto quei


criminali e li avrebbe lasciati a marcire in galera.
Si recò quindi nella padella dove sguazzavano impunemente e
li colse di sorpresa mentre ancora si crogiolavano nell’olio.
Nella foga della lotta, inciampò e cadde su una piastra rovente
grigliandosi all’istante. Approfittando di quel momento di
debolezza le cipolle assieme a tutta la loro ciurma gli saltarono
addosso. Troppo tardi si accorsero di aver commesso un errore
fatale: appena furono su di lui, soggiogati dalla sua forza, non
riuscirono più a rialzarsi. Radicchio li aveva sconfitti, ma non
sopravvisse abbastanza per godersi la vittoria. Perì come un vero
eroe, tra le lacrime del villaggio.

In tutta la contea, ancora oggi, gli anziani raccontano


sottovoce questa storia, non senza un tremito nella voce. Nelle
notti più scure, qualcuno dice di vedere ancora lo spirito di
Rosso che vaga per il bosco, come per proteggere il villaggio.
Annunci personali

AAA patata di primissima qualità, con foglio di alluminio


proprio, cerca braci calde ma non incandescenti per propria
cottura. Richiedesi almeno 1 ora. Chiamare ore pasti.
Una lama nella notte

Un lampo squarciò il cielo nero come la pece. La pioggia


scendeva fitta, come grosse lacrime scure. Nella casa buia e
silenziosa tre creature inermi riposavano tranquille, ignare del
destino che le attendeva.

Fuori, nella strada deserta, una figura avvolta in un


impermeabile scuro si diresse con passo spedito verso l’ingresso.
Con facilità la aprì e svelta si infilò dentro casa. Si liberò
velocemente del soprabito, quindi si precipitò in cucina, aprì un
cassetto e scelse il coltello più affilato.

Era una donna bruna, magra. Il suo viso era comune, se non
per una strana espressione sul volto: una smorfia inquietante,
come se un’urgenza vorace, un appetito insaziabile si fosse
impadronito di lei.

Intorno tutto taceva. Nessuno avrebbe potuto fermarla.

In un lampo andò alla ricerca delle tre piccole creature. Sapeva


perfettamente dove trovarle. Le prese e fece a pezzi. Rossi fiotti
si sparsero tutt’attorno, mentre con il coltello si alzava e
abbassava ritmicamente.

Con cura meticolosa ripose quei pezzi nel contenitore di


plastica capiente che aveva predisposto per l’occasione, quindi
fece sparire le tracce del suo operato disseminate per tutta la
stanza.
Poi, non sazia, si avventò con il coltello ancora tra le mani
sulle bianche carni di un’altra creatura inerme che riposava lì
vicino.

La tenera mozzarella finì a pezzi, assieme ai tre piccoli


pomodori.

La donna gettò allora il coltello nel lavandino, cosparse il tutto


con olio e sale, aggiunse un poco di basilico fresco e mescolò
velocemente.

Poi afferrò una forchetta e un tovagliolo, prese l’insalatiera e


si sedette a tavola, divorando tutto quanto.

Solo allora quella luce famelica nei suoi occhi si placò.


Dizionario di cucina

omelette fr. [om’let] sf. preparazione a base di uova sbattute,


solitamente fritta in padella in pochi cucchiai d’olio, in modo da
ottenere uno strato compatto e soffice di altezza variabile tra 1 e
5 cm. All’uovo, prima della cottura, di solito, vengono aggiunti,
oltre a una costante di parmigiano, pangrattato, sale e pepe,
gustosi ingredienti, spesso salati, che specificano la
denominazione dell’– (– al prosciutto; – al formaggio). Il
sostantivo è, in realtà, usato impropriamente per indicare la
frittata comune, poiché la voce fr. viene percepita come termine
più raffinato ed elegante. Come tale – tende a sostituirsi a frittata,
soprattutto nelle liste dei ristoranti. / dal lat. Lamella, ae “piccola
lamina” (con riferim. allo spessore sottile)
Vota Antonio Caponata!

Il nostro partito ha condotto da sempre una durissima lotta


contro gli sprechi. Noi crediamo che sia nostro sacro e
infaticabile dovere di garantire ai cittadini prima di tutto
dell’onestà dei suoi amministratori. Basta sprechi, basta furti,
basta tutte queste cose che ci fanno vergognare di essere
melanzane E soprattutto basta disonestà.

Sarete d’accordo con me che il sindaco attuale, il dottor Lucio


Parmigiana – dottore poi non sappiamo neanche di che –
comunque, dicevo il dottor Parmigiana per ovvi interessi di
famiglia, ha continuato, per tutta la durata della sua legislatura, a
imporci che tutte le melanzane della nostra comunità dovessero
venire cucinate solo ed esclusivamente alla Parmigiana.

Alla Parmigiana! Signori miei, cittadini e onesti padri di


famiglia, alla Parmigiana!! Che significa che ogni singola
melanzana, è stata prima affettata, poi infarinata e fritta, signori
miei, e ogni volta l’olio è stato buttato via dopo neanche la
cottura di 4-5 fette. E qui già è lampante lo spreco. Ma non
contento, il nostro primo cittadino ha fatto anche di peggio. Tutte
le melanzane fritte sono state generosamente ricoperte, spesso
annegate, nel sugo di pomodoro, sommerse nel parmigiano e,
come se non bastasse, coperte anche da enormi fette di
mozzarella.
Sì signori miei, avete capito bene! E tutto a spese della
pubblica amministrazione! E non pago di cotanti sprechi, dopo
aver impilato strati su strati di melanzane fritte, sugo… Ma che
dico sugo? Ottimo nettare di pomodoro profumato al basilico! e
generosamente ricoperto ogni singolo strato con il migliore
parmigiano di importazione, (perché il nostro pecorino è troppo
poco fine, per il signore, sapete) e di finissima mozzarella, dopo
tutto questo sciupio e scialacquio di risorse, tenetevi forte,
signori miei! Il nostro beneamato primo cittadino, con
un’ordinanza speciale ha ordinato che il tutto fosse passato per il
forno a ben 180° per 30 minuti! 30 minuti, signori miei! Per
delle melanzane già cotte!

Le mani mi tremano, cari concittadini, nel denunciare una


simile tragedia, una tale mancanza di rispetto nei confronti delle
finanze pubbliche, delle necessità reali della nostra comunità. È
chiaro che una persona incapace così palesemente di scegliere il
bene pubblico non può restare in carica. È un pericolo per noi e
per tutto il paese.

Per questo, signori miei, mi propongo a voi come candidato.


Io sono qui per difendere davvero gli interessi del paese, non
quelli di famiglia!

Basta sprechi, basta ricorrere a forniture esterne! Qui ci vuole


una scelta che crei risorse e occupazione e spinga sempre di più
tutti i nostri prodotti locali per far crescere la nostra economia,
piena di potenzialità e ricchezze.

Nel mio programma, le melanzane, da sempre fulcro della


nostra comunità, sono inquadrate in ottica di massima resa con
minimo sforzo. Cominceremo con un piano biennale di
melanzane alla piastra, e poi, se il PIL avrà una crescita di
almeno il 2%, stanzieremo dei fondi speciali per fare un progetto
di caponata pubblica.

Per questo, per una politica dove dignità ed efficienza siano


una realtà e non uno slogan, per una nuova economia che
valorizzi le nostre risorse e spinga la crescita economica, votate
Antonio Caponata!
Tele cucino

h 10.15 – Inizio trasmissioni


h 10.30 – Fiori di Zucca
h 10.40 – Dove vai se la mozzarella non ce l’hai? (film)
h 11.45 – Beauty special – il brushing all’olio d’oliva
h 12.00 – Tutti al forno – 180° sul mondo
h 12.15 – A tavola! (varietà)
Cut up: Perotapena

Language is a virus from outer space.


William S. Burroughs

Peperoni alla fiamma. La pelle esterna annerita da tutti, dal


fuoco e dal sacchetto di carta, per 15 minuti. Pelle esterna.
Tagliare semi e piccioli.
Cipolle. In 3. Aggiungere i pomodori e l’origano e i pezzi e
cuocere 45 minuti.
Si può scottare sino a che non sarà bene. I lati. Togliere.
Riporre. Chiudere. Lasciar riposare. Quindi privarli dei filetti
scartandone parte. Stufare. I cucchiai d’olio. Tritato, il basilico e
i peperoni: un bicchiere d’acqua.
Coprire di fuoco dolce per servire calda o tiepida.
La nausea

Non sono né felice né contento. Al contrario, sono


demoralizzato. Ho capito che cosa è successo, ho capito tutto, ma
questo non mi fa star meglio.
Dunque, poco fa ero in cucina e sgusciavo le fave lesse per
farne una crema. Avevo anche già grattugiato il pecorino e il
mixer era pronto ad amalgamare il tutto insieme all’olio e al sale,
che avrei aggiunto a mio piacere. Bastava solo un tocco del mio
dito, bastava un nulla per porre fine alla loro esistenza, bastava
un nulla per annientarle.
Poi, a un tratto, ho cominciato a fissare le fave, quella
montagna verde, quasi informe. Non mi ricordavo più che
fossero delle fave. Le parole erano scomparse e con esse il loro
significato delle cose. All’improvviso la loro esistenza mi
infastidiva. Avrei desiderato che esistessero in maniera meno
forte: il loro verde smagliante mi abbagliava, il loro odore
penetrante mi inondava le narici. E poi compresi: l’esistenza è
putrefazione, è muffa, è decomposizione. Su questa terra
eravamo tutti di troppo. Io ero di troppo, le fave erano di troppo
e persino il pecorino era di troppo. Allora tanto valeva far partire
il mixer. Tanto valeva porre fine alla loro esistenza di fave e
farmi una crema, che almeno mi avrebbe dato un attimo di
illusoria felicità.
Ecco, è così fragile l’universo: basta un mio dito per cambiare
la sorte di moltitudini. Sì, non c’entra che siano fave. Sono
creature e io metto fine alla loro esistenza. Le frullo, aggiungo
l’olio, il pecorino e poi il sale, e il pepe.
Loro sono disintegrate, al loro posto c’è un’altra cosa.
Prendo un cucchiaio, assaggio e sento assalirmi di nuovo la
nausea, e sento che stavolta non mi lascerà tanto presto.
Devo aver messo lo zucchero al posto del sale.
Umami
(F. Battiato)

Aliud etiamnum liquoris exquisiti genus, quod garum


vocavere, intestinis piscium ceterisque quae abicienda
essent, sale maceratis, ut sit illa putrescentium sanies. Hoc
olim conficiebatur ex pisce, quem Graeci garon vocabant.
Plinius Maior, Naturalis Historia, XXXI

Eppure già durante l’impero romano/


Si consumavano i germogli di cicoria/
con una salsa di pesce fermentato/
venuta dalla Grecia chiamata garum./
Dalla Lusitania giungevano a Roma/
Anfore di quel nettare prezioso:/
Il quinto gusto era già nell’aria./

Dicono che questo cibo afrodisiaco/


Risvegli i sensi assopiti,/
Ottenebrati dall’abitudine e dalla noia./
Osservo distaccato l’offerta della tua lussuria,/
di quei germogli lascivi e arcani,/
che lucidi d’olio difendono il mistero/
del terzo ingrediente oltre acciughe e aglio./

Ma non dire che mi ami:/


non è così che mangiavano i romani./

Mi offri la rivelazione del quinto gusto./


Ma io conosco il dolce e il salato,/
ho assaporato l’acido e l’amaro,/
il mio segreto è che non amo l’umami:/
dalle colonne d’Ercole sino al Ponto,/
il quinto gusto non mi è esculento./
Sai che puoi fare, se mi ami?/
Mangiatelo tu, anche se è umami./

Nước mắm, nam pla,


trasì, prahok,
belecan, padek,
yúlù, aek jeot,
kecap, ikan,
shottsuru, nga pi
Rupert von Fee - Dichtung über eine Fischsoße
Problema 1

La signorina Alessandra, provetta cuoca, somma 350 g. di


farina di ceci a un litro d’acqua. Sapendo che l’impasto ha
riposato per tutta la notte e che al mattino Alessandra ha
aggiunto anche mezzo bicchiere d’olio e un pizzico di sale,
determinare il peso totale prima e dopo la cottura, tenendo conto
che l’impasto andrà infornato a 160° per 20 minuti circa con un
rametto di rosmarino sopra.
Calcolare inoltre la permanenza, espressa in minuti primi,
della pietanza fuori dal forno, sapendo che la stessa va servita
bollente e che i commensali sono 4.
Il ristorante di Alfredo
di E. Biagi

Dicono che monsieur Dom Perignon, al primo sorso di


champagne, abbia esclamato: “Presto, correte! Sto assaggiando
le stelle!”. L’aneddoto mi è tornato in mente osservando i
compiaciuti avventori del grazioso ristorantino in cui mangio
spesso quando sono a New York.
Se, come disse il grande statista francese Charles De Gaulle, è
impossibile governare un paese che ha 246 differenti tipi di
formaggi, non deve essere facile nemmeno gestire un locale che
ha 52 tipi diversi di pizza.

Il ristorante si chiama da Alfredo, dal nome del proprietario


Alfredo Pezzetti, che si fa un punto d’onore nel portare
l’autentica cucina italiana nel cuore della grande mela. Ci
racconta con orgoglio che preferisce perdere un cliente piuttosto
che preparare una pizza con l’ananas o una pasta con patate fritte
e ketchup. Alfredo discende da una famiglia di cuochi toscani e
ci sono cose che per lui sono sacre. Altre, invece, sono un
sacrilegio.

Il grande chef Anthelme Brillat-Savarin sarebbe stato


d’accordo con lui. “Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei” scrisse
già nel 1825. Confucio sosteneva che “il modo in cui tagli la
carne riflette il modo in cui vivi”. E persino Ronald Regan
dichiarò una volta che si capiscono molte cose del carattere di
una persona dal modo in cui mangia un tipo particolare di
caramelle molto conosciuto negli USA.

Alfredo cucina per passione. Cucina toscana, tradizionale.


Prepara i fagioli all’uccelletto lessandoli personalmente. Coltiva
lui stesso la salvia in cui li fa poi soffriggere con l’aglio e
aggiunge il sugo di pomodoro fresco fatto da lui. Un poco di sale
e olio, extravergine naturalmente, e uno dei suoi cavalli di
battaglia è pronto. Il suo unico segreto, ci dice, è che usa solo
prodotti freschi e genuini.

Il segreto di Alfredo ricorda una bella massima del grande


filosofo Jean Jacques Rousseau, il quale sosteneva che
occorressero tre cose per essere felici: un buon conto in banca,
un buon cuoco e una buona digestione. Non sappiamo se i clienti
di Alfredo godano del primo, ma possiamo garantire per gli
ultimi due.

I clienti escono soddisfatti e, sembrerebbe, ben intenzionati a


tornare. Del resto, come sosteneva il grande commediografo
George Bernard Shaw, “Non c’è amore più sincero di quello per
il cibo”.
Cronaca della partita: Rosso Radicchio –
Iceberg (1 -1 )

La partita comincia bene per i rossi, che dimostrano da subito


quel carattere deciso e quella vivacità che rende così stuzzicante
ogni loro incontro. Dodicesimo del primo tempo. Pungente
azione dei padroni di casa che sorprendono gli avversari, appena
asciugati, e vanno dritti in rete, segnando il goal del vantaggio.
Diciottesimo del primo tempo. I rossi diventano sempre più
aggressivi in attacco. Il portiere dei verdi, i brasiliani
dell’Iceberg, però, si è ripreso dal brutto inizio e ora difende la
porta con decisione, agevolato anche dalla sua mole.
Ventiquattresimo del primo tempo. Nonostante la dolcezza per
cui sono noti, i verdi decidono di passare al contrattacco.
Approfittando di una distrazione dei rossi, spingono una fresca
azione d’attacco verso la porta avversaria. Tirano in rete, senza
però riuscire a cogliere di sorpresa il croccante portiere
avversario.

Nell’intervallo si mormora che il mister dei rossi abbia cercato


di rinvigorire il tono dei suoi ragazzi con una speciale emulsione
di olio extravergine, succo di limone, capperi e olive tritate.
Totale riserbo, invece, sui brasiliani, che però, a giudicare dalla
grinta che hanno dimostrato in seguito, molto probabilmente
hanno fatto lo stesso.

Nei primi minuti del secondo tempo, infatti, i verdi ripartono


all’attacco con una splendida azione a tutta grinta: la punta
dell’Iceberg trova un varco, proprio nel cuore del Radicchio,
allunga la palla al compagno più esterno, che tira e va in rete.
Al decimo del secondo tempo le due squadre sono pari sull’1-
1.
Diciassettesimo del secondo tempo. I rossi, decisi a vincere a
tutti i costi, si fanno ancora più aggressivi, il nervosismo in
campo è tangibile. Recuperano la palla al limite del centrocampo
e scattano. Percorrono tutta la fascia destra ma la conclusione è
troppo alta. Peccato, perché l’azione era davvero gustosa! Ma è
ormai chiaro a tutti che ciascuna delle due squadre in campo ha
troppa personalità per farsi schiacciare dall’avversaria.
La partita finisce con un meritato pareggio.
Dolci
Sms

zabaione? qndi
tutto ok con S? ;)
sbatti 3 tuorli a
bagnomaria con 4
gusci zukkero +2
marsala (usa frusta!)
10 min ca. sinché
denso. Meglio caldo ;)
Dolce di gran figura per la donna di casa
modello
di Donna Letizia

È giusta ambizione di ogni donna di casa quella di offrire, al


termine di un pranzo importante, un dolce semplice ma raffinato
che dimostri tutta la sua abilità ed eleganza. Soprattutto
quest’ultima, perché l’ospite, si sa, coglie anche nei particolari il
buon gusto della padrona di casa.

Per un pranzo elegante, ella potrà preparare un dolce come il


seguente, semplice ma squisito e di molta figura.
Dovrà prima di tutto chiedere il permesso a suo marito per
utilizzare il coltello (se lui lavora, potrà chiederglielo la sera
prima), e poi tagliuzzare grammi 400 di cioccolato al latte da
sciogliere in grammi 400 di panna portata a bollore a fuoco
dolce.
La casseruola, naturalmente, dovrà essere pulitissima. La
donna di casa, infatti, non si affiderà alle macchine moderne che,
con la sciocca scusa di far risparmiare tempo, più che pulire
rovinano il suo corredo di piatti. Ella sarà ben lieta di dedicare
tutto il suo tempo al suo regno e sarà fiera di lavare e lucidare a
mano stoviglie, posate e argenteria.
Spesso potrà essere premiata da uno dei consensi più
gratificanti che una donna possa ricevere: lo sguardo ammirato
dei commensali per la lucentezza naturale e non artefatta delle
posate e dei bicchieri, segno di eleganza e raffinatezza. L’ospite
esperto, infatti, ha così la certezza di aver dinnanzi una padrona
di casa dedita e coscienziosa e sa che non ci saranno imprecisioni
da perdonare. Ella, naturalmente, riceverà qualsiasi complimento
con la giusta modestia, schermendosi da quei complimenti che in
verità le attribuiscono merito per una cosa che fa per diletto e
non per dovere.

Di seguito, la donna lascerà raffreddare la crema,


mescolandola di tanto in tanto; indi dovrà versarla in una
zuppierina, ben rivestita di pan di Spagna inzuppato nel liquore.
Tuttavia, starà attenta a non esagerare con quest’ultimo, poiché
spesso i commensali mostrano di gradire per cortesia, per poi
trarne conclusioni poco benevole sul suo amore per le bevande
alcoliche.
Mentre il dolce si raffredderà, ella ne approfitterà per
rassettare la casa e sbrigare con gioia alcuni lavori domestici,
senza cedere alla tentazione dell’ozio.
Quando il dolce sarà pronto, la donna lo rovescerà sopra una
griglia e lo ricoprirà con grammi 400 di cioccolato fondente
sciolti a bagnomaria; indi lo riporrà a raffreddare in un luogo
fresco.
Non appena terminate queste operazioni, la donna di casa
modello avrà cura di cambiarsi d’abito per accogliere con la
dovuta eleganza il proprio marito al ritorno dal lavoro. Ella
riceverà colui che porta i soldi a casa con un sorriso sincero e un
piccolo segno di riconoscenza affettuoso, come le pantofole
scaldate al camino se è inverno o una bibita fresca se è estate.

Più tardi, al momento di servire il dolce, la donna porgerà il


coltello al marito davanti a tutti i commensali, dopo averne
scaldato la lama in acqua calda per rendergli il taglio più
agevole.
Il posto del gelato alla fragola

SCENA 1. Una cucina. Interno giorno.


È estate, fa caldo. Una donna è in piedi davanti al lavandino.
È vestita con un leggero vestito a fiorellini di chiffon. Il rubinetto
è aperto e lei lava delle fragole canticchiando. Accanto a lei,
alla sua sinistra, sul piano di lavoro accanto al lavandino, c’è
un cartone di uova e un sacchetto di zucchero; alla sua destra
uno scolapasta pieno di fragole. Seduta al tavolo c’è una
bambina, sua figlia, che colora un album con delle matite
colorate. Ha circa 6 anni.

BAMBINA (alla mamma)


Mamma, ma quando è pronto il gelato?
La mamma si volta e la guarda sorridendo dolcemente. È
giovane e carina.

MAMMA
Tesoro, la mamma ha appena cominciato!

BAMBINA
Ma io voglio mangiare il gelato di fragole!

MAMMA
Sì, tesoro, ma la mamma ha bisogno di un po’ di tempo per
prepararlo! Perché non ti avvicini, così mi aiuti e impari a fare il
gelato anche tu?
La bambina si ferma a pensare un attimo, poi sorride come se
avesse deciso che è proprio una bella idea.
BAMBINA
Va bene mamma, vengo a imparare a fare i gelati! Ma poi
potrò fare tutti i gelati che voglio?

MAMMA
Ma certo tesoro!
La mamma chiude il rubinetto e prende una scaletta per far
salire la piccola al livello del piano di lavoro. La prende in
braccio e la mette sul gradino più alto. La bambina sorride.

BAMBINA (appena salita sulla scaletta)


Dai, mamma, cosa dobbiamo fare?
La mamma si gira verso la bambina.

MAMMA
Vedi, Cecilia, per prima cosa bisogna lavare la frutta per il
gelato.
Dettaglio delle fragole lavate nel colapasta.

MAMMA
Coosì!
Primo piano della mamma.

MAMMA
Noi facciamo il gelato alla fragola e laviamo le fragole, ma se
avessimo usato dell’altra frutta l’avremmo dovuta lavare lo
stesso. E qualcuna anche sbucciare!
Primo piano della bambina.

BAMBINA
Se avessimo usato le pesche, mamma, io le avrei sbucciate,
perché la pelle pelosa non mi piace!

MAMMA (sorridendo)
Certo tesoro! Quando faremo il gelato di pesche, toglieremo
via tutta la buccia cattiva!

Primo piano della mamma.


MAMMA
Adesso però dobbiamo tagliare le fragole a pezzetti
La mamma taglia a metà tutte le fragole e le mette nel mixer
mentre la bambina si sporge per guardare

MAMMA
Poi aggiungiamo lo zucchero… Cinque e sei!
Dettaglio della mano che aggiunge cucchiaiate di zucchero
nel mixer

MAMMA
E poi aggiungiamo anche un po’ di succo di limone!
La mamma versa del liquido da uno spremiagrumi verde,
quindi chiude il coperchio del mixer e fa per attaccare la presa.

BAMBINA
E adesso?

MAMMA
E adesso frulliamo tutto assieme!
La mamma accende il mixer che comincia a fare un rumore
acuto. La bambina si tappa le orecchie sino a che il rumore non
finisce.

BAMBINA (ridendo)
Che brutto rumore, mamma!
La mamma versa le fragole frullate in una ciotola di plastica
trasparente.

MAMMA (ridendo)
Hai proprio ragione, tesoro mio! Adesso dobbiamo fare ancora
un altro rumore brutto, poi abbiamo quasi finito!
La mamma tira fuori la frusta elettrica da uno sportello
dell’armadio alla sua destra e la attacca alla presa.

BAMBINA
Che cosa dobbiamo fare mamma?

MAMMA
Dobbiamo montare i bianchi delle uova a neve, che vuol dire
che dobbiamo trasformarli in una schiuma morbida morbida.
La mamma rompe due uova gettando via il tuorlo nel
lavandino e versando il bianco in una coppetta.

BAMBINA
E come fai?

MAMMA
Magia! Guarda qui…
La mamma aziona la frusta e nel giro di qualche minuto gli
albumi sono diventati una crema bianca, soffice e compatta.

BAMBINA
E cosa ci fai con la schiuma di uova, mamma?

MAMMA (ridendo)
La schiuma di uova va mischiata con le fragole frullate, ma
bisogna farlo delicatamente, sennò la schiuma si disfa!
La mamma incorpora gli albumi montati a neve alla purea di
fragola con una spatola di gomma che aveva sul piano di lavoro.

BAMBINA
E poi?

MAMMA
E poi mettiamo tutto nella gelatiera e tra mezz’ora qualcuno
avrà un sacco di gelato da mangiare!
La mamma si gira verso la bambina e le accarezza
affettuosamente la testa.

BAMBINA (entusiasta)
Che bello mamma! Mi piace fare il gelato!
La mamma sorride mentre versa il contenuto della ciotola
nella gelatiera.
La torta di Melissa

6 luglio 2000
15,25

Diario,
scrivo dalla mia cucina semibuia, circondata da ingredienti di
ogni genere, loro mi guardano. C’è un caldo torrido secco. Io
vorrei mettermi a cucinare ma non so da che parte cominciare,
non ci sono mai riuscita. Non voglio rattristarmi come al solito,
ma a volte mi piace questa sofferenza, a volte è quasi dolce: vuol
dire che sto lottando per qualcosa che voglio e che cerco, vuol
dire che sono viva o che sto cercando di esserlo. Voglio cucinare,
diario. Voglio preparare dei piattini così buoni da sciogliere
chiunque in lacrime e voglio spezzare le stalattiti del ghiaccio di
chiunque, solo con l’assaggio di un mio piatto.

3 dicembre 2000
17,50

Il problema è che i miei genitori non mi aiutano affatto.


Quando vedono che mi arrabatto in cucina sono contenti, si
danno di gomito, scherzano e mi sorridono. Quando poi mi
deprimo perché non sono venuta a capo di nulla, mi evitano e
dalle parti della cucina non passa più neanche un’anima.

È l’esercizio che mi manca, è un bel ricettario che voglio, è


l’incoraggiamento che desidero.
Comunque oggi ho deciso che preparerò una bella Sachertorte
con o senza il loro aiuto.
Ho cominciato col montare il burro (100 g) appena tolto dal
frigo assieme allo zucchero (100 g) con la frusta elettrica come
diceva il libro, ma risultava molto difficile da lavorare e della
‘crema bianca e spumosa’ che avrei dovuto ottenere neanche
l’ombra. Poi ho riletto il ricettario e mi sono resa conto che il
burro doveva essere a temperatura ambiente. Che depressione:
appena iniziato e già un bell’errore! Vabbé, dopo 5 minuti di
scoramento decido di stare più attenta. Lascio riposare il burro e
nel frattempo passo al mixer le mandorle spellate (100 g) Poi
riprendo il burro, che ora va meglio, quindi aggiungo 5 uova e le
mandorle tritate, sempre continuando con il frullino. Devo
sciogliere metà del cioccolato (100 g), qui dice a bagnomaria, ma
che vuol dire? Vabbé, non è importante, sicuramente basterà
metterlo sul fuoco a pezzetti. Uffa, ma quanto è difficile fare
questa torta! Nel frattempo dovrei montare gli albumi a neve…
Gli albumi? Oddio ma io ho aggiunto le uova intere… Giuro che
il ricettario diceva… Oh, no! Ho sbagliato di nuovo! Ma cos’è
questa puzza? Il cioccolato! Nooo! Si sta bruciando! Beh, dai,
non si è bruciato tutto! Io vado avanti lo stesso! Allora, dove ero
rimasta? “…unite il cioccolato fuso al composto e poi
incorporate gli albumi…”. Sì, vabbé, cominciamo col cioccolato,
gli albumi alla prossima. Poi? “… quindi incorporare
delicatamente la farina setacciata…”. Ecchesaràmai? Dai, anche
se non la setaccio (e che vuol dire, poi?) fa lo stesso! Peso la
farina (50 g) e poi la verso assieme agli altri ingredienti e
comincio a mescolare con un cucchiaio di legno. Uffa, ma non si
mescola bene! È tutto pieno di grumi! Le lacrime cominciano ad
appannarmi gli occhi, qualcuna cade pure nell’impasto. Mi
appoggio al tavolo sconsolata ma metto la mano sopra un pezzo
di burro: perdo l’equilibrio e mentre allungo la mano per tenermi
a qualcosa mi aggrappo proprio alla ciotola che cade a terra con
me. Su di me.
Sono entrata in bagno, mi sono guardata allo specchio e ho
visto la mia faccia e i capelli sporchi di cioccolato, le mani
completamente luride, gli occhi tristi, resi ancora più ridicoli dal
naso sporco di farina.
Mi sento sporcata come un bambino discolo che ha giocato nel
fango. Ho fatto una bella doccia per lavare via tutto. Poi mi sono
data cento colpi di spazzola, come facevano le principesse.
Monsieur de Blancmange
una biografia

John William Henry Claude de Blancmange nacque a Londra


nella seconda metà del XVII secolo da un’antica famiglia della
borghesia inglese, imparentata col celeberrimo casato dei Blanc-
Manger in Francia.
La sua famiglia, talmente antica da vantare una citazione ne “I
racconti di Canterbury” del grande Chaucer alla fine del XIV
secolo, prosperava nel commercio di zucchero e spezie.
La sua infanzia fu decisamente agiata e John William fu
curato e coccolato oltre le sue reali necessità. Al fine di
incrementare il pallore, naturale orgoglio e vanto del casato dei
Blacmange, venne nutrito a cannella e zucchero, latte, vaniglia e
gelatina. Crebbe, quindi, piuttosto pallido ed esangue, anche se
ben lungi dall’esser esile. John William, infatti, fu da subito
piuttosto paffutello, e, essendo piuttosto statico e indolente,
mantenne per tutta la sua breve vita una corporatura dalle forme
morbide e dalla sostanza molle.
Il suo aspetto così particolare, tuttavia, fece in modo che si
distinguesse tra la folla e quella sua grazia algida aumentava una
sua certa aristocratica distinzione. Perciò fu da subito piuttosto
popolare, anche grazie alla notorietà della famiglia d’origine.
Morì in giovanissima età, stroncato da un violento colpo di
cucchiaino sul capo, che, data la sua delicatezza costituzionale,
fu sufficiente a tagliarlo in due.
Drammatico incidente domestico a Milano
Inattesa Crême Brulée a cena:
famiglia sotto choc
Casalinga serve dessert insolito a sorpresa. Gli inquirenti
sospettano corso di cucina clandestino

MILANO – Il giorno prima avrebbe montato 4 tuorli d’uovo


con 3 cucchiai di zucchero, incorporato poco a poco 6 decilitri di
panna, precedentemente aromatizzata con una stecca di vaniglia,
portandola a ebollizione. Poi, mescolando bene con una frusta,
avrebbe filtrato e versato il composto in 6 stampini individuali, li
avrebbe cotti in forno a bagnomaria a 160°C per un’ora e poi
riposti in frigo e serviti a cena la sera dopo, dopo averli cosparsi
con 3-4 cucchiai di zucchero di canna e gratinati al grill.

LA CUOCA – Questi i principali capi d’accusa contro N. S.,


una casalinga milanese di 41 anni, secondo i familiari del tutto
nuova a questo genere di sperimentazioni gastronomiche. La
donna si sarebbe sempre attenuta a preparazioni tipicamente
italiane in generale e lombarde in particolare. Il marito, ancora
sconvolto per l’accaduto, difende la moglie dalle accuse,
sostenendo che in 18 anni di matrimonio la donna non ha mai
nemmeno preparato un budino. Gli inquirenti stanno indagando
la pista di un corso di cucina che la donna avrebbe frequentato
all’insaputa dei familiari.

PREMEDITAZIONE – I familiari si sono resi conto


dell’accaduto solo al momento della presentazione in tavola.
Sino ad allora nessuno ha notato gli stampini in cui la signora N.
ha fatto raffreddare la crema prima di caramellarla. La fase del
raffreddamento, tra l’altro, confermerebbe l’ipotesi della
premeditazione. Ma c’è un altro dettaglio che insospettisce gli
inquirenti: gli stampini preparati sarebbero 6 e non 4 come i
componenti della famiglia S. Tra le possibili ipotesi ci sarebbero
dei misteriosi invitati a cena che avrebbero declinato all’ultimo
l’invito: è risaputo che la crême brulée va consumata subito e
non può venir conservata dopo la caramellatura.

IL MOVENTE – Ancora sconosciuto resta, invece, il


movente. Mentre i familiari escludono categoricamente una
volontà specifica della donna di modificare la propria cucina,
circolano sempre più insistenti voci secondo cui la signora N.,
avrebbe deciso di sperimentare qualche piatto nuovo in seguito
alla frequentazione di un corso di cucina clandestino. Gli
investigatori, infatti, ritengono che quest’ultima ipotesi sia la più
plausibile. Le indagini sono comunque aperte.
Lo strano caso delle mele abbandonate

Il caso era parecchio complicato, ma quei bigliettoni mi


servivano, diamine! E poi nessuno può impedire al detective
privato J.R. Smith di andare in soccorso di una bambola dagli
occhioni impauriti, specialmente se la bambola in questione è
una bionda tutta curve.
Sono un duro dal cuore tenero, io.

In pratica, il caso era questo: in una macchina rubata e


abbandonata in un quartiere malfamato, era stata ritrovata una
valigetta ventiquattrore chiusa a chiave, contenente, come da
referto di polizia, alcuni oggetti:

– un sacchetto di farina,
– un panetto di burro di contrabbando,
– un sacchetto di zucchero di canna,
– un cartoccio contente 4 mele,
– un sacchetto contente dei bastoncini di legno, risultati poi
cannella dagli esami della scientifica.

Che diamine poteva voler dire? Che significava tutto ciò? Era
un avvertimento della mafia cinese ai signori Cash, proprietari
della macchina rubata? Oppure un messaggio in codice tra bande
rivali? O ancora peggio uno sfregio al distretto di polizia di New
York?

Beh, se la terza ipotesi era quella buona, ci stavano riuscendo


in pieno: il distretto della 25esima brancolava totalmente nel
buio, tanto che aveva imposto il silenzio stampa.
Ma la signora Cash, la sventola bionda, non riusciva a farsene
una ragione. Per questo mi aveva assunto.

Mi misi subito all’opera. Dopo la giornata passata a rastrellare


la città a caccia di informazioni senza molto successo, mi venne
in mente che era da un po’ che non passavo a salutare Jim,
quell’avanzo di galera del mio informatore. Gli feci una visitina,
visto che casualmente ero lì nei paraggi.
Jim era un vecchio amico. A volte faceva un po’ il prezioso,
ma con qualche amichevole pacca sulle spalle e uno o due ritratti
di Ulysses S. Grant, gli tornava sempre la voglia di far due
chiacchiere con il sottoscritto.
Stavolta però fu più difficile del previsto. Si trattava di una
faccenda grossa e lui non ne sapeva molto. Mi disse solo che
aveva sentito dire che il burro e la farina andassero mescolati
assieme. Forse anche con lo zucchero. Lo incalzai sulle mele, ma
mi rispose che non lo sapeva, che credeva di sì, ma che era solo
una voce. Mi giurò di non sapere altro. Gli credetti e lo lasciai
stare.
Ero sicuro che non mentisse perché prima di tutto è un amico
e mi fido di lui e, in secondo luogo, poiché dopo qualche
amichevole buffetto di incoraggiamento si è sempre confidato
apertamente con me.

Dunque questi erano gli elementi che avevo in mano: burro,


farina e zucchero da mescolare assieme. Ma le mele? E la
cannella? Riflettei usando le tecniche di deduzione logica che
avevo appreso dal mio maestro Marlowe. Le ipotesi erano due: o
le mele erano da mescolare all’impasto oppure andavano
separate. La cannella tuttavia va sempre con le mele. Forse, mi
venne in mente, anche lo zucchero sarebbe andato con le mele.
Allora poteva avere un senso separare le mele e l’altro impasto e
usare le mele come una sorta di… Ripieno… Ma sì! Che stupido
a non pensarci prima! Con l’impasto si sarebbero fatti 2 dischi, il
primo, più grande, adagiato su di una teglia profonda; il secondo,
più piccolo, gli avrebbe fatto da cappello, una volta che il primo
fosse stato riempito con le mele fatte a pezzetti e cosparse con
zucchero e cannella sbriciolata. E poi il tutto sarebbe stato
infornato da qualche parte in un forno compiacente.

Ma evidentemente avevano fatto i conti senza il sottoscritto!


Telefonai immediatamente al distretto di polizia e li informai del
crimine che si perpetrava indisturbato proprio sotto il loro naso.
A quanto ne so, si misero subito all’opera e stanarono almeno
due o tre pasticcerie clandestine.

Il caso era risolto! La pupa bionda poteva finalmente dormire


sonni tranquilli. Quando le annunciai per telefono che il caso era
chiuso, si precipitò in ufficio e alla parcella aggiunse anche la
mancia: un bacio rosso come il fuoco. Che donna!
Processo di sintesi per composto all’acido
citrico a 265° K

Reagenti:
1. 851,76 cm H O a condizioni standard
3
2

2. 300 g C H O (glucosio)
12 22
11

3. 425,88 cm C H (acido citrico)


3
6 807

In un recipiente di raccolta termoresistente unire i reagenti 1 e


2 e mescolare con movimento circolare uniforme, sino a ottenere
una soluzione satura senza precipitato.

Su una fonte di calore, portare la soluzione a una temperatura


di 373° K e mantenerla costante per 10 minuti. Allontanare il
recipiente dalla fonte di calore e lasciar abbassare la sua
temperatura sino a circa 293° K.

Unire al composto il reagente 3 mescolando con movimento


circolare uniforme.

Travasare il composto ottenuto in un secondo recipiente a


temperatura autoregolata a 265° K con movimento angolare di
10,4 radianti/sec, sino a che il composto sarà passato dallo stato
liquido a quello solido.

Il prodotto può essere consumato in un intervallo di tempo


tendente a 0; sotto diversa ipotesi andrà conservato in un
recipiente di raccolta in un sistema isolato e riposto in un
apparato refrigerante a 265° K.
Gelato sulla mia pesca

Mi bendi con un fazzoletto di seta, con mani esperte e delicate


mi conduci, per attimi che sembrano secoli. Sono creta nelle tue
mani. I miei sensi sono tesi allo spasmo, la tensione mi divora.
Mi dici: fidati. Mi fido.
Mi togli la benda, poi mi togli anche il fiato.
La stanza è in penombra. Tu mi guardi con un sorriso
malizioso.
Mi prendi di peso e mi metti a sedere sul tavolo. D’un tratto le
tue mani sono sulla mia pesca, la carezzano con perizia. Ti si
legge negli occhi che non vedi l’ora di mangiarla.
E anche io.
Ma dal modo in cui le tue mani si attardano, ho capito che ti
prenderai tutto il tuo tempo.
Con maestria indugi sulla lieve peluria che la ricopre, sfiori
con un dito la dolce fessura che la divide in due, quindi affondi
le dita, con un gesto più deciso ti fai strada tra le due metà.
Il succo cola sulle tue dita, e tu, bambino goloso, te le succhi
una per una.
Ora è lì, aperta davanti a te. È un incavo da riempire, è il posto
dove si annidano tutti i tuoi desideri, è il senso ultimo della vita.
La accarezzi. È tiepida e sugosa, come i tuoi pensieri.
Con una luce di malizia negli occhi prendi una vaschetta di
gelato dal freezer. Da vero artista hai optato per i contrasti: il
caldo della polpa enfatizzerà il freddo del gelato e tutto per il
piacere della tua lingua. Con una punta di ironia scegli del gelato
all’amaretto. Poi, ti metti all’opera, compiaciuto. Ma manca
ancora qualcosa. E solo tu puoi; sei tu il cuoco, dopotutto. Ti
guardo mentre aggiungi il tocco finale: un sospiro bianco di
panna, che si riversa sulla carne, densa e impudica.
Sì, sei stato fantastico.
Adesso prendi i cucchiaini e mangiamoci questo dessert.
La torta di Barbi

Caro diario,
oggi è stata una giornata fantastica! Per festeggiare il vestito
nuovo che mi sono comprata sabato, ho organizzato una bella
festa con le mie amiche.

È stato proprio divertente! La torta è venuta benissimo e le


mie amiche mi hanno fatto un sacco di complimenti! Mi dicono
sempre che sono bravissima, mi chiedono le ricette, mi dicono:
“Ma come sei brava! Come cucini bene!”.
“Ma no, cucinare è facilissimo!” gli rispondo sempre io. “È
come fare shopping: basta solo un pomeriggio libero e una carta
di credito!” e poi ridiamo tutte assieme!

Sì, è così facile: basta comprare le basi per torta già pronte,
poi spalmarle con una crema al cioccolato o alla vaniglia, di
quelle nel brik, e poi ricoprirle con tanta panna montata e
zuccherini colorati a volontà! Ed è sempre superbuona! Certo, ci
sono alcuni segreti del mestiere! La crema, per esempio è meglio
spalmarla senza scaldarla. Una volta l’ho messa nel microonde
ed è diventata liquidissima. Non era neanche tanto buona. Anche
la panna montata è meglio fredda: non so perché ma si scioglie e
diventa uno schifo. Peccato! Dovrebbero inventarla, la panna che
resta calda!

La festa è stata divertentissima: ne sono successe di tutti i


colori! Lara, nonostante il suo top nuovo di zecca, continuava a
rubare la panna da tutti i piatti; la mia migliore amica Sandra ci
raccontava della pettinatura nuova che si vuol fare e Kelly,
divorando la seconda fetta di torta, si è persino sporcata il naso di
panna!!! Allora siamo scoppiate a ridere tutte quante, lei si è
accorta, ha preso il tovagliolo per pulirsi e ha riso anche lei. Poi
io e Sandra abbiamo fatto un brindisi ai vestiti nuovi!

Avresti dovuto esserci, diariuccio mio!

Grazie di avermi ascoltato, caro amico fedele!

Ti voglio tanto bene!


Tua adorata Barbi
Previsioni del tempo

Su tutta la ricotta si prevedono abbondanti precipitazioni di


zucchero a velo seguite da scarsi piovaschi di maraschino.

Nel pomeriggio la temperatura resterà stabile, ma sulle cime


più alte potrebbero esserci importanti nevicate di canditi e
scagliette di cioccolato amaro.

In serata è invece previsto un brusco abbassamento della


temperatura a causa di una corrente fredda proveniente dal
frigorifero. Disposta in uno stampo su di uno strato di pan di
Spagna, la cassata subirà questo clima rigido per tutta la
nottata.

L’indomani sono previste schiarite e temperatura in


aumento. I venti, in significativa attenuazione a causa della
scomparsa della corrente fredda da frigo, potrebbero cessare
del tutto in tarda mattinata, sostituiti da una leggera
precipitazione di glassa. Dopo pranzo, possibile una
parziale ripresa dei venti da frigo. Vini molto mossi.
La Divina Commedia

Canto XXXV

Mentr’io là giù fissamente mirava


i frutti che convien che io goda
la pelle li tolsi da ‘l loco dove stava51

e ignudi li attuffai dentro la broda,


a la caldaia che ’l bollor levava,
vermiglia come se di foco fosse.54

Là eran vino, miele e gran di pepe,


soverchie le pere dentro a le fosse,
come ‘l ramarro sotto la gran sepe57

e ‘l lor bollor già le mostrava rosse.


Poi che ‘l pasto, divenuto vago a l’epe,
ristetti a guardar per maraviglia,60

lo trassi a me, dentro a la coppa,


di odor grato e di color vermiglia
Ah quant’elli poco fu, in su la groppa!63
Megagigatorta

Bella raga questa è una torta che spakka. È troppo facile ke la


farebbe anche un babbo a okki chiusi. Zero pare ed è buona di
brutto.
Devi kuocere 2 o 3 storie di pasta sfoglia di quelle già stese
tipo nel forno a 180° sino a ke sono belle lampadate fai un 10-15
minuti. Cioè se 6 negato anke x accendere la luce invece prendi
quelle già pronte. Poi spalmale in battuta kon una krema tipo
pasticcera o ciokkolato. Se vuoi fare il figo con le tipe metti la
panna ke è valida e a loro piace un kasino.
L’ultima sfoglia si rikopre kon zucchero a velo a palla oppure
kon kacao in polvere.
Se vuoi fare il maranza assieme alla krema puoi metterci un
sakko di altre figate tipo gocce di ciokkolato mandorle tritate
amaretti sbriciolati… Basta ke non fai troppo il tamarro ke poi
invece ke una roba da paura ti vien fuori una ciofeka.
Se la vuoi più power puoi anke alkolizzare la krema kon
quello ke vuoi tipo rum vodka whisky kosì vai trà che spakka
ankora di più.
Non forgettare di sbatterla in frigo x 2 orette poi è pronta. Ma
non mangiartela tutta da solo ke poi ti sdereni. Cioè se la porti a
una festa sta all’okkio ke se te la scialli ti skavallano fisso la
torta. Vai trà.
MONT BLANC
Pop. 6-8 persone

A dispetto del nome esotico, il Mont Blanc si trova in Italia. È


assai conosciuto, a volte anche col nome di Monte Bianco. Si
trova facilmente, anche senza guida turistica, grazie alla sua
inconfondibile e maestosa fisionomia.

Orientamento
Gigantesca montagna di crema di castagne, il Mont Blanc si
staglia maestoso sul piatto di portata su cui in genere si trova. La
cima è caratterizzata da un’innevata perenne di panna montata e
zucchero a velo che esalta la bellezza rustica delle castagne.

Clima
Prevalentemente freddo e tendenzialmente umido, è ideale da
visitare in inverno. Gradevole anche in autunno ma sconsigliato
in primavera e ancor più d’estate.

Vegetazione
A causa della particolare conformazione, è molto rara; tuttavia
non è insolito ritrovare sulle sue cime qualche profumata violetta
candita o un delizioso marron glacé.

Attrazioni principali
In molti sono attirati dalla ricca consistenza del monte, una
rara conformazione a base di castagne lessate nel latte vanigliato
e insaporite con zucchero e cacao. Anche la cima, tuttavia ha i
suoi estimatori, che impazziscono, letteralmente, per il manto
innevato di panna montata. Entrambe le attrazioni hanno il loro
innegabile fascino. I visitatori hanno davvero l’imbarazzo della
scelta!
Divertimenti
Sul Monte Bianco è possibile praticare diversi sport invernali.
Il più popolare è sicuramente La gara al cucchiaio, simpatica
sfida a chi strappa all’avversario una porzione maggiore di quella
spettante. Altrettanto popolare è il Rubalacima, gioco di
destrezza in cui vince chi riesce ad appropriarsi dell’eventuale
marron glacé o violetta posta in cima (cfr. Vegetazione), di solito
con gran dispetto degli avversari e altrettanto grande ilarità degli
astanti.

Dove mangiare
La visita al Mont Blanc è di per sé un’esperienza fisicamente e
sensorialmente appagante, e nessuno dei milioni di visitatori che
vi si recano ogni anno ha mai sentito la necessità qualsivoglia
alimento, anche dopo una breve visita.

Pernottamento
Date le sue particolari caratteristiche, il Mont Blanc dà il
meglio di sé con visite brevi e frequenti. Non è necessario,
perciò, trovare un pernottamento in zona, ma è sufficiente
organizzare brevi gite in giornata.

Come Arrivarci
Estremamente ben collegato, il Mont Blanc è facilmente
raggiungibile ovunque vi troviate.
Tiramisù sintetico in assenza di gravità

Il capitano Sann attraversò il corridoio che portava dal ponte


di comando alle cucine con una certa trepidazione: era il giorno
del Khaupp.
Il cuoco di bordo, GrRrup, un alteniano naturalizzato
fondazionale, era il cuoco più straordinario che avesse mai avuto
a bordo in 20 anni luce di professione: conosceva bene le cucine
di almeno 4 galassie oltre a quella della Federazione. Certo, di
sicuro si era fatto installare qualche chip di memoria aggiuntiva,
però i risultati erano sempre eccellenti.
Un po’ per gusto un po’ per gioco, i ragazzi dell’equipaggio
avevano cominciato a chiedergli le ricette più improbabili, senza
peraltro riuscire a coglierlo di sorpresa. Anzi, di solito era lui a
lasciare i suoi interlocutori piatti come un idroconvettore
galattico.
Era nata così la giornata del Khaupp, la sfida dell’intera
astronave alla cultura astrogastronomica di GrRrup. Ogni volta,
3 iscritti si radunavano per chiedergli qualche ricetta particolare,
per sfidarlo o per entrambe le cose.
– Bene, ragazzi, cosa vi preparo oggi? – chiese GrRrup di
buonumore.
– GrRrup, io vorrei degli strujm di stylosauro – disse Hosh, il
venusiano di Alpha 7, il nostro ufficiale di seconda.
– Certo Hosh. Li preferisci alla griglia molecolare o più
croccanti, con il forno subatomico? E il perejil lo vuoi in cottura
o fresco?
Hosh, impassibile anche di fronte alle esplosioni di intere
galassie, quella volta aveva quasi gli occhi lucidi, quando
rispose: – Sì, croccante, con tanto perejil a cottura, come lo
faceva la mia mamma. Oh grazie GrRrup!
– GrRrup, io invece sai che vorrei? Un bel sarafta di semi di
ancho… Tu potresti? – chiese speranzoso un nostro nuovo
acquisto, Antrei, un giovane uskelitiano allievo ufficiale del
reparto colonie.
– Un bel sarafta? Magari bello caldo servito con un contorno
di ornoco e una salsina di stajro piccante? Ti può andare?
– Oh sì! – boccheggiò Antrei felice.
– Sì, vabbè, ma questa è tutta roba facile! Te lo do io un
compito veramente difficile! – disse avanzando tra la folla
Ghanseir, il medico di bordo, un tartsone dal carattere ruvido ma
onesto.
– Sono tutto orecchi e squame! – disse GrRrup serafico. –
Magari salta pure fuori qualcosa che mi richieda più di 3 minuti
di lavoro. Sai com’è, ci si annoia con le cose troppo facili – disse
sorridendo serenamente.
– Sì, ecco, si dà il caso che stia leggendo un libro sulla Terra.
– Ah-ha! Siamo appassionati di storia, eh? – sorrise GrRrup.
– Esatto – fece Ghanseir impassibile. – E mi piacerebbe
mangiare un tiramisù, come lo facevano lì 3 secoli fa.
La piccola folla che assisteva al Khaupp ammutolì
improvvisamente.
GrRrup stette un attimo in silenzio, poi rispose.
– Interessante… Cucina storica! Beh vediamo un po’, si
trattava di una preparazione iperglucidica tipica della cucina
terrestre. In base alle vigenti norme sugli ingredienti estinti, te lo
posso preparare solo sintetico. Potrei montare una crema
nebulizzata di sahnilia, simile al mascarpone terrestre, ormai
estinto, con delle uova di biogalline di Delta1 e dello zucchero
rosso di Neb. Poi ci stendiamo sopra i biscotti… Io userei delle
nigelle di Hyperion, abbastanza simili ai savo… Savo… iar… di
terrestri (che nome impronunciabile!). Sono introvabili da
almeno un secolo! Le nigelle dovrebbero andare. Prima, però, le
dobbiamo inumidire in un caffé extraforte. Quello della colonia
di Giove Laguna 2 andrà benissimo. Poi, ricopriamo il tutto con
un altro strato di crema, poi di nuovo biscotti e crema. Infine,
spolveriamo con abbondante cacao in polvere. Quello di Netox è
eccellente, penso che andrà benissimo. Beh, che dite lo mettiamo
nel crioconveretitore ad azoto liquido, così ce la mangiamo pure?
– sorrise soddisfatto GrRrup.
La cucina a comando vocale aveva già preparato tutto
seguendo le accurate istruzioni di GrRrup. Un trillo avvisò che
anche il tiramisù, come già prima il sarafta e lo strujim, era
pronto da mangiare.
– Sei un genio, GrRrup! – disse Ghanseir stringendogli la
mano e sorridendo.
Era la prima volta, in 5 anni di lavoro sulla mia astronave.
– Grazie, Ghanseir. Ammetto che mi sono divertito – rispose.
– Ma dimmi la verità, dove l’hai pescata questa ricetta? È nel
tuo chip di memoria aggiuntiva? – chiese Ghanseir.
– No, non proprio. Mia nonna aveva una nonna terrestre che le
preparava sempre questo dolce, quando la terra era ancora dentro
la Federazione e si poteva visitare – sorrise GrRrup, passandosi
una mano sui tre occhi, come faceva sempre quando cominciava
ad aver fame.
– Sai, è una specie di specialità di famiglia, oltre che un’ottima
scelta – disse guardando verso l’oblò.
Fuori dall’astronave, le sette lune di Orion cominciavano a
sfumare nel loro caratteristico color violetto. Per gli alteniani era
già ora di cena.
Lo zen e l’arte del kanten

Un novizio appena entrato nel monastero si mise a preparare


un dolce. Su un piccolo fuoco, sciolse un mestolo di zucchero in
uno d’acqua, poi vi aggiunse un foglio di kanten spezzettato, già
ammollato in acqua fredda e scaldò l’acqua sino a che non fu
sciolto. Infine, aggiunse tre mestoli di tè verde, versò il tutto in
un vaso e lo lasciò a raffreddare in giardino.
Quando tornò a riprenderlo, alcune ore dopo, il dolce era
scomparso. Sconfortato, andò a lamentarsi dal Maestro.
Questi gli rispose: – Che cos’è la realtà se non apparenza?
Confuso e sorpreso, il giovane novizio si ritirò a meditare
l’insegnamento nel suo cuore.
Il giorno dopo tornò dal Maestro e gli chiese ancora: –
Maestro, ma se la realtà è apparenza per me, non lo è per tutti?
Gli rispose allora il Maestro: – Solo coloro che hanno
assaporato il vuoto possono comprendere il sapore del pieno.
Ecco la ciambella
Appendice

PICCOLO RICETTARIO PER


CUOCHI PRODUTTIVI
Antipasti
Tartara di manzo
Tartare d’artiste

Per 4 persone.

Ingredienti:
500 g. di filetto di manzo freschissimo
il succo di 1 limone
4 tuorli freschissimi
cognac, olio extravergine d’oliva
sale
pepe nero macinato fresco.

Passare il filetto al tritacarne alcune volte, sino a ottenere un


macinato molto sottile. Sistemare la carne in una terrina e
condire con olio, sale, il succo di limone e abbondante pepe.
Bagnare con un poco di cognac, mescolare bene e formare
delle polpette schiacciate tipo hamburger.
Sistemare ciascuna su un piatto di portata e creare un incavo
al centro. Su ogni polpetta disporre un tuorlo. Servire
immediatamente.
Bruschetta al pomodoro
Haiku del pane dorato,

Per 4 persone.

Ingredienti:
4 fette di pane rustico
4 pomodori maturi
1 spicchio d’aglio
1 rametto di basilico
olio extravergine d’oliva
sale.

Tagliare le due fette a metà e tostare il pane. Nel frattempo,


tagliare i pomodori a dadini, condirli con olio, sale e il
basilico sminuzzato.
Appena il pane sarà ben dorato, strofinare le fette con
mezzo spicchio d’aglio, quindi condire con qualche
cucchiaiata di pomodori e servire immediatamente.
Insalata di mare
Insalata di mare a Natale rap

Per 4 persone.

Ingredienti:
400 g. di polpo
200 g. di anelli di totano
200 g. di vongole
200 g. di cozze
100 g. di gamberetti sgusciati
100 g. di surimi
75 g. di capesante
aceto
2 spicchi d’aglio
1 mazzetto di prezzemolo
olio extravergine d’oliva fruttato
sale
pepe macinato fresco

Procedere alla cottura dei pesci: lessare il polpo in acqua


bollente salata assieme a mezzo bicchiere d’aceto per 30
minuti.
Scottare in acqua bollente salata con 2 cucchiai d’aceto i
gamberetti e le capesante per circa 2 minuti. Scolare, quindi
lessare gli anelli di totano per 5 minuti nella stessa acqua.

In una casseruola, scottare cozze e vongole pulite e


spurgate. Non appena i gusci saranno aperti, spegnare e
lasciare raffreddare.
Tagliare il polpo a pezzetti, tagliare il surimi, unire i
gamberetti e le capesante scolate, le cozze e le vongole
sgusciate e il totano in una insalatiera capiente. Condire con
l’aglio e il prezzemolo tritati, una buona macinata di pepe e
olio abbondante. Mescolare bene, coprire e lasciare riposare
per qualche ora.
Prima di servire, togliere dal frigo e lasciar riposare a
temperatura ambiente per 15-20 minuti.
Aperitivo veloce
Bocconcini da Cosmogirl

Per 4 persone.

Ingredienti:
3 tipologie di formaggi assortiti, di cui uno cremoso
100 g. di bresaola affettata
100 g. di prosciutto crudo affettato
100 g. di prosciutto cotto affettato
1 barattolo di olive taggiasche
1 sedano piccolo
2 carote
1 cetriolo
1 finocchio
1 confezione di pistacchi tostati e salati
1 confezione di arachidi tostate e salate
1 bottiglia di vino bianco
1 bottiglia di prosecco
1 confezione di grissini rustici
1 confezione di cracker all’acqua
1 pezzo di pane casereccio già affettato
un pezzo di focaccia con i pomodori
una vaschetta di buon gelato alla vaniglia
1 vaschetta di lamponi
1 vaschetta di mirtilli
1 vaschetta di ribes

Sulla tavola già apparecchiata disporre tutti gli affettati su


un piatto, i formaggi sopra un tagliere con un coltello adatto
vicino e le olive, scolate del liquido, in una ciotola
adeguata.
Lavare e mondare le verdure, tagliarle a listarelle e disporle
su un piatto di portata, possibilmente con una ciotolina
d’olio e sale vicini.
Sistemare arachidi e pistacchi in due ciotoline adeguate e la
focaccia, tagliata a quadretti, su un altro piatto.
Disporre i grissini in un bicchiere alto, il pane affettato in un
piatto e i cracker in una ciotola.
Al momento di servire il dessert, mettere due palline di
gelato in una coppetta e ricoprire con una cucchiaiata
generosa di frutti di bosco misti.
Mousse di tonno
Tuna mousse

Per 4 persone.

Ingredienti:
200 g. di tonno in scatola
300 g. di robiola
2 rametti di menta
erba cipollina
1 cucchiaio di olive nere

Passare al mixer il tonno e la robiola e la menta sminuzzata,


sino a ottenere una crema omogenea.
Servire su cracker light con un poco d’erba cipollina
sminuzzata e una punta di olive nere tritate, oppure
sistemare in una ciotola a disposizione degli ospiti.
Cocktail di gamberi alla rucola
Cuori spezzettati

Per 4 persone.

Ingredienti:
400 g. di gamberetti già sgusciati
100 g. di rucola
1 dl. di salsa da cocktail oppure maionese al rafano

Scottare i gamberetti in acqua bollente salata per circa 2


minuti. Scolare e tamponare dall’acqua in eccesso.
A parte, in 4 coppette singole, disporre un letto di foglie di
rucola già lavate e asciugate, unire i gamberetti e nappare
con abbondante salsa cocktail o con una maionese
profumata con del rafano tritato.
Servire immediatamente.
Pan perduto
Oggi al cinema

Per 4 persone.

Ingredienti:
8 belle fette di pane raffermo
4 dl. di latte
4 uova
olio per friggere
zucchero per spolverare

Immergete le fette di pane nel latte, quindi passatele


nell’uovo sbattuto.
Friggetele in una padella di olio bollente sino a che saranno
ben dorate. Scolate le fette dall’olio in eccesso e lasciate
asciugare sopra qualche foglio di carta assorbente.
Di solito viene servito come dessert, spolverato di
abbondante zucchero semolato, ma è possibile utilizzarlo
anche come antipasto, nappato con un po’ di miele e
accompagnato da qualche formaggio.
Salmone in bellavista
Casalingo sarà lei!

Per 6-8 persone.

Ingredienti:
un salmone di circa 800 g.
400 g. di maionese
4 uova sode
1 vasetto di olive nere snocciolate
1 vasetto di capperi
1 vasetto di olive verdi farcite
3 limoni
1 vasetto di peperoni sottaceto
1 vasetto di cetriolini sottaceto
400 g. di gamberetti sgusciati
2 bei mazzetti di ravanelli
valerianella per decorare
gelatina liquida per spennellare.

Per il court bouillon:


1 cipolla
1 carota
1 costa di sedano
1 rametto di timo
2 foglie di alloro
6 chiodi di garofano
12 grani di pepe
mezzo bicchiere di aceto.

Preparare il court bouillon: in una pentola portare a


ebollizione abbondante acqua assieme all’aceto, la cipolla
steccata con i chiodi di garofano, l’alloro, il timo, i grani di
pepe, la carota, il sedano e un pizzico di sale. Lasciar
sobbollire per circa 1 ora. Spegnere e raffreddare.
Filtrare il brodo e travasare in una pesciera, adagiarvi il
salmone intero e cuocere per circa 30 minuti a fuoco
dolcissimo.
A cottura ultimata, scolare dal liquido, disporre su un piatto
e raffreddare in frigo per 8 ore.
In seguito, spellare, tagliare la testa e la coda e tenere da
parte, quindi deliscare, avendo cura di mantenere i filetti
interi.
Disporre la prima metà del pesce sul piatto di portata,
spalmarla di maionese e sovrapporre l’altra metà. Accostare
testa e coda e ricostruire la forma del pesce. Per legarle
meglio utilizzare un poco di maionese.
Procedere ora alla decorazione: sistemare sul dorso del
pesce, lungo la spina dorsale, una fila di uova sode a fette.
Al centro di ciascun uovo disporre un ravanello intagliato a
forma di rosellina e 2-3 foglioline di valerianella a mo’ di
foglia.
Lungo tutto il bordo, sistemare i gamberetti con la parte
concava rivolta verso l’esterno. Al centro di ogni
gamberetto disporre alternativamente mezza oliva verde
farcita o mezza oliva nera con al centro un cappero.
Ricoprire il dorso con un velo di gelatina liquida e lasciar
asciugare per qualche minuto.
Con l’ausilio del sac à poche, ultimare la decorazione del
dorso con qualche grazioso ciuffo di maionese, quindi
disegnare un cordone attorno al pesce, appena all’esterno
dei gamberetti (dovrà infatti coprirne le piccole irregolarità).
Decorare anche testa e coda in modo da coprirne i tratti
meno belli.
Completare la decorazione con una serie di mezze fettine di
limone tutt’attorno al pesce e sopra ciascuna,
alternativamente, mezzo cetriolino affettato e disposto a
ventaglio o un dischetto di peperone rosso.
Lasciare riposare per circa un’ora in frigo.
Togliere dal frigo circa 15 minuti prima di servire.
Accompagnare con una ciotola di maionese a parte per i
commensali che ne volessero aggiungere dell’altra.
Antipasto di affettati misti
Antipasto Italiano®

Per 4 persone.

Ingredienti:
150 g. di culatello
150 g. di salame
150 g. di prosciutto crudo
150 g. di prosciutto cotto
100 g. di lardo di colonnata
100 g. di coppa.

Disporre i vari salumi su un grande piatto di portata


quadrato. Sistemare le fettine di salame un angolo, il
culatello nel successivo, il crudo in quello seguente e il
cotto nell’altro. Al centro disporre il lardo a strisce e la
coppa nello spazio restante.
Le fette dovranno essere molto morbide e facili da staccare
l’una dall’altra.
Accompagnare con un gran cestino di pane affettato e
tostato, grissini, focaccine e cracker.
Primi
Spaghetti al ragù veloce
Test: che cuoca sei?

Per 4 persone.

Ingredienti:
320 g. di spaghetti
500 g. di pomodori perini ben maturi o 1 scatola di polpa di
pomodoro
200 g. di polpa di vitello
1 cipolla
1 carota piccola
1 costa di sedano
1 rametto di basilico
parmigiano per condire
olio extravergine d’oliva
sale.

In una padella capiente rosolare la cipolla tritata in 3


cucchiai d’olio sino a che sarà quasi trasparente, quindi
unire la carota e il sedano tritati. Bagnare con un poco
d’acqua e continuare a cuocere a fuoco medio per qualche
minuto.
Quando tutto il liquido sarà asciugato, unire la carne tritata
al coltello, alzare la fiamma e rosolare a fuoco vivace per
qualche minuto. Unire i pomodori spellati, privati dei semi e
tritati, unire il basilico, coprire e abbassare il fuoco.

Continuare la cottura a fuoco medio per 15 minuti.


Nel frattempo lessare la pasta.
Condire con il sugo ben caldo e abbondante parmigiano. A
piacere completare con una macinata di pepe.
Lasagne al forno
Telepromozione: Mangia anche tu le lasagne Amodo mio

Per 4 persone.

Ingredienti:
500 g. di lasagne pronte per infornare
5 dl. di besciamella già pronta
100 g. di parmigiano grattugiato
200 g. di mozzarella
1 dl. latte
sale
burro.

per il ragù:
1 bottiglia di salsa di pomodoro
1 cipolla piccola
1 carota piccola
mezza costa di sedano
mezzo bicchiere di vino rosso
300 g. di carne di manzo macinata
alloro
basilico
sale
pepe
olio extravergine d’oliva.

Preparare il ragù: in una pentola capiente, rosolare cipolla,


carota e sedano tritati in 3 cucchiai d’olio a fuoco medio per
qualche minuto. Unire la carne e l’alloro e rosolare ancora a
fuoco vivace per qualche minuto. Bagnare con il vino e
lasciar evaporare.
Aggiungere la salsa, un bicchiere d’acqua, un pizzico di sale
e il basilico. Coprire e cuocere a fuoco dolce per circa
un’ora, mescolando di tanto in tanto. Eventualmente
aggiustare di sale e pepe.
Il sugo dovrà risultare abbastanza liquido senza addensarsi
troppo.
A parte, tagliare la mozzarella a dadini e mescolare il latte
con la besciamella per renderla più liquida.
Imburrare una pirofila da forno e coprire il fondo con una
mestolata di sugo, giusto un poco per non far attaccare la
pasta.
Procedere nel seguente modo: adagiare il primo strato di
lasagne, coprire con uno strato di sugo e finire con una
buona spolverata di parmigiano. Continuare con un secondo
strato di lasagne, coprire con uno strato di besciamella e
terminare con una buona manciata di mozzarella a dadini.
Procedere nello stesso ordine sino ad esaurimento delle
lasagne.
Terminare l’ultimo strato con una buona mestolata di sugo,
una di besciamella, una buona spolverata di parmigiano e
qualche fiocchetto di burro.
Infornare a 180° per circa 40-45 minuti.
Se la parte superiore dovesse bruciarsi troppo coprire con
un foglio di carta stagnola.
Sfornare e lasciare riposare per circa 10 minuti, quindi
servire.
Pasta aglio, olio e peperoncino
La mistificazione della pasta aglio, olio e peperoncino

Per 4 persone.

Ingredienti:
360 g. di spaghetti
2 spicchi d’aglio
1 peperoncino rosso piccante (o di più se gradito)
olio extravergine d’oliva
sale.

In una padella scaldare 4 cucchiai d’olio, soffriggere a


fuoco vivace gli spicchi d’aglio mondati e tagliati a fettine
con il peperoncino spezzettato. Quando l’aglio è ben dorato
spegnere e tenere in caldo.
A parte lessare gli spaghetti. Scolarli un minuto prima della
fine della cottura, riportare sul fuoco l’olio aromatizzato e
saltarli velocemente. Servire ben caldi.
Insalata di riso semplice
insa_riso 1.0

Per 2 persone.

Ingredienti:
200 g. di riso
una scatoletta di tonno da 80 g.
1 wurstel grande
3 cucchiai di sottaceti
5 cucchiai di maionese
sale.

Lessare il riso in acqua bollente salata. Bloccare la cottura


con un getto d’acqua fredda. Scolarlo e travasarlo in una
ciotola capiente. Unire il tonno sminuzzato, il wurstel a
pezzetti, i sottaceti e la maionese. Mescolare bene e lasciar
riposare per qualche minuto.
Servire immediatamente o conservare in frigo.
Riso al nero di seppia
Risotto emo

Per 4 persone.

Ingredienti:
350 g. di riso Carnaroli
1 cipolla
1 litro di brodo di pesce
2 bustine di nero di seppia
2 dita di vino bianco
olio extravergine d’oliva
sale
burro per mantecare

In una pentola capiente portare sul fuoco il brodo di pesce e


sciogliere il nero di seppia. Aggiustare di sale e tenere sul
fuoco.
A parte soffriggere la cipolla tritata in 3 cucchiai d’olio per
qualche minuto a fuoco medio. Unire il riso e tostare per 1-2
minuti, quindi bagnare col vino e lasciar evaporare. Quando
il liquido è asciutto, bagnare con una mestolata di brodo al
nero di seppia, lasciar assorbire e bagnare con dell’altro
brodo. Cuocere per circa 15 minuti, bagnando con un poco
di brodo non appena il risotto abbia assorbito il precedente.
Spegnere, mantecare con una noce di burro e coprire con un
telo pulito. Lasciar riposare per 2-3 minuti. Servire
immediatamente. A piacere, decorare con una julienne di
seppioline saltata in padella.
Rigatoni al sugo
I tre rigantoncini

Per 4 persone.

Ingredienti:
320 g. di rigatoni
40 g. di parmigiano grattugiato
sale.

per il sugo:
4 dl. di passata di pomodoro
1 cipolla
qualche foglia di basilico
olio extravergine d’oliva.

Preparare il sugo: in una padella capiente scaldare 3


cucchiai d’olio, quindi aggiungere la cipolla tritata e
rosolarla a fuoco medio sino a che non sarà diventata
trasparente. Unire la passata di pomodoro e le foglie di
basilico. Coprire, abbassare il fuoco e cuocere per circa 30
minuti.
A parte lessare i rigatoni in acqua bollente salata, scolare e
condire con il sugo caldo. Spolverare con abbondante
parmigiano e servire ben caldi.
Pasta e fagioli
Telegramma

Per 4 persone.

Ingredienti:
400 g. di fagioli borlotti
200 g. di pasta da minestra
50 g. di pancetta
1 rametto di rosmarino
2 spicchi d’aglio
sale
pepe.

Lasciare i fagioli in ammollo per tutta la notte. Il giorno


dopo lessarli in una pentola di acqua bollente non salata con
un pizzico di bicarbonato per circa 1 ora.
Spegnere, frullare metà dei fagioli e riportare il tutto nella
pentola. Mescolare e aggiustare di sale e pepe.
A parte, in una padella soffriggere la pancetta tagliata dadini
insieme all’aglio mondato e tagliato a metà e al rosmarino.
Versare il tutto nella pentola, aggiungere la pasta e cuocere
ancora per 10 minuti circa o sino a quando la pasta sarà
cotta.
Servire ben caldo. A piacere spolverare con del parmigiano
grattugiato.
Zuppa di pesce
Di pesce, brodo

Per 2 persone.

Ingredienti:
6 etti di pesce misto da zuppa
2 pomodori maturi
1 cipolla piccola
½ carota
1 pezzetto di sedano
1 spicchio d’aglio
3-4 rametti di prezzemolo
1 cucchiaino di peperoncino
olio extravergine d’oliva
sale.

Lavare e asciugare il pesce. Svuotare dalle interiora e


tagliare a tranci.
In una pentola capiente rosolare la cipolla a fuoco medio in
2 cucchiai d’olio, unire l’aglio e il prezzemolo tritati,
rosolare ancora un minuto, quindi unire la carota e il sedano
tritati. Unire 1 litro scarso d’acqua, i pomodori a pezzetti,
un pizzico di sale e il peperoncino. Mescolare bene e
portare ad ebollizione.
Versare il pesce nel brodo e cuocere sino che non sarà
completamente disfatto.
Spegnere e filtrare. Scartare teste, lische e code e tenere da
parte la polpa. Riportare il brodo sul fuoco. Passare la polpa
e le verdure al passaverdura e unire il tutto al brodo.
Riportare la pentola sul fuoco e cuocere ancora per qualche
minuto. Aggiustare di sale e di peperoncino
Spegnere e versare nei piatti dei singoli commensali.
Spolverare con un poco di prezzemolo tritato e servire. A
piacere, accompagnare con crostini di pane casereccio
tostato.
Tortellini in brodo
Scheda di etologia n.° 24: Tortellus brodensis

Per 4 persone.

Ingredienti:
400 g. di tortellini
parmigiano grattugiato.

per il brodo:
1 kg. di carne di manzo con osso
1 cipolla
1 carota
1 costa di sedano
1 pomodoro secco
6 grani di pepe.

Preparare il brodo: in 2 litri d’acqua mettere tutti gli


ingredienti a freddo e portare sul fuoco. Cuocere a fiamma
dolce per almeno 1 ora. Spegnere e filtrare. Riportare sul
fuoco, aggiustare di sale e portare a ebollizione.
Cuocere i tortellini per alcuni minuti, sino a quando
verranno a galla.
Servire i tortellini in un piatto fondo, assieme al loro brodo
di cottura. A piacere spolverare con un poco di parmigiano
grattugiato.
Bucatini all’amatriciana
Tu sì che sei brava, te

Per 4 persone.

Ingredienti:
320 g. di bucatini
150 g. di guanciale
6 bei pomodori maturi
1 cipolla
pecorino grattugiato
peperoncino rosso in polvere
olio extravergine d’oliva
sale.

In una padella capiente rosolare il guanciale tagliato a


dadini in due cucchiai d’olio, scolare e tenere da parte.
Nella stessa padella soffriggere la cipolla a fuoco vivace,
quindi unire il peperoncino e i pomodori spellati, senza semi
e tagliati a pezzetti. Coprire e cuocere a fuoco dolce per 15
minuti circa. Scoprire, alzare la fiamma e unire il guanciale.
Cuocere ancora per qualche minuto, quindi aggiustare di
sale. Spegnere e tenere in caldo.
Nel frattempo lessare i bucatini in acqua bollente salata.
Scolare e condire con il sugo ben caldo. Spolverare con
pecorino grattugiato a piacere e servire immediatamente.
Pizza
Curriculum vitae di Margherita Pizza

Per 4 persone.

Ingredienti:

Per l’impasto:
350 g. di farina 00
150 g. di farina manitoba
10 g. di lievito di birra
2 dl. di acqua
sale.

Per il condimento:
3 dl. sugo di pomodoro
200 g. di mozzarella
basilico fresco.

Setacciare assieme i due tipi di farina e disporli a fontana su


un piano di lavoro. Al centro versare l’acqua fredda, unire
un pizzico di sale e il lievito. Sciogliere bene il lievito
nell’acqua, quindi cominciare a lavorare la pasta unendo la
farina poco a poco all’impasto centrale più umido. Lavorare
per circa 10 minuti, sino a che non si sarà ottenuto un
impasto liscio e omogeneo.
Coprire con un panno asciutto e pulito e lasciar riposare per
2 ore lontano dalle correnti d’aria.
Dopo le 2 ore riprendere l’impasto e ricavarne 4 palle,
pizzicandole dall’esterno senza strappare l’impasto. Coprire
e lasciare lievitare un’altra ora.
In seguito, tirare ciascuna pallina di pasta in una sfoglia di
circa mezzo centimetro di spessore.
Sistemare su una teglia unta o su un foglio di carta
antiaderente in 4 parti. Condire ogni sfoglia con una buona
mestolata di sugo e infornare a 250° per circa 12 minuti.
Sfornare, cospargere con la mozzarella tagliata a dadini e
con qualche foglia spezzettata di basilico fresco. Infornare
per altri 3-4 minuti. Sfornare e servire caldissima.
Ravioli di magro
Canzone dei ravioli

Per 4 persone.

Ingredienti:

Per la pasta:
400 g. di farina
4 uova
acqua tiepida
sale.

Per il ripieno:
500 g. di spinaci freschi
200 g. di ricotta
2 manciate di parmigiano
1 uovo
noce moscata
sale.

Lavare accuratamente gli spinaci, spezzettarli e lessarli in


acqua salata per 2 minuti, quindi scolare bene dall’acqua in
eccesso e sminuzzarli. Tenere da parte.

A parte preparare la pasta: mettere la farina a fontana sulla


spianatoia, unire le uova e lavorare per circa 15 minuti. Si
dovrà ottenere un impasto sodo e omogeneo. Coprire con un
panno umido e lasciar riposare per circa 15 minuti.
Nel frattempo preparare il ripieno: mescolare gli spinaci e
unire la ricotta setacciata, il parmigiano, l’uovo il sale e un
poco di noce moscata. Mescolare bene. L’impasto non deve
risultare troppo umido. Se necessario aggiungere un poco di
farina.
Stendere la pasta in sfoglie sottili rettangolari. Distribuire
una noce di ripieno al centro della sfoglia e a distanza di
circa 4 centimetri l’una dall’altra, quindi ripiegare la sfoglia
su se stessa, premere bene perché i due lati si incollino.
Ritagliare con la rotella della pasta una forma regolare.
Procedere sino ad esaurimento del ripieno.
Lessare i ravioli in acqua bollente salata sino a quando non
vengono a galla. Scolare e condire immediatamente, a
piacere con burro e salvia, oppure con sugo e parmigiano.
Servire ben caldi.
Pasta con i broccoli
TG ore 12.00

Per 4 persone.

Ingredienti:
300 g. di fusilli
500 g. di cime di broccoli
3 spicchi d’aglio
pepe bianco
parmigiano grattugiato
olio extravergine d’oliva.

In una pentola lessare in acqua bollente salata i broccoli a


pezzetti. Cuocere per 7 minuti, quindi unire anche la pasta e
continuare la cottura, lasciandola indietro di 2 minuti.
Scolare con un colino a maglia fitta. Nel frattempo scaldare
4 cucchiai d’olio in una padella capiente e lasciar dorare gli
spicchi d’aglio spellati e tagliati a pezzetti. Unire poi la
pasta e i broccoli lessati e saltare a fuoco vivace per circa 1
minuto. Spegnere, condire con una buona macinata di pepe
e una spolverata di parmigiano. Servire ben caldo.
Spaghetti alla carbonara
Manifestoper una carbonara rivoluzionaria

Per 4 persone.

Ingredienti:
350 g. di spaghetti
150 g. di pancetta affumicata o guanciale
75 g. di parmigiano grattugiato
4 tuorli
30 g. di burro
olio extravergine d’oliva
sale
pepe a piacere.

Lessare la pasta in abbondante acqua bollente salata.


A parte, soffriggere la pancetta o il guanciale in poco olio
sino a che sarà ben croccante. Scolare e tenere da parte.
Preparare il burro tagliato a dadini, il parmigiano grattugiato
e separare i tuorli dall’albume.
Procedere ora al condimento: scolare la pasta ancora
caldissima e condire immediatamente con il burro,
aggiungere il tuorli, mescolare bene e finire con il
parmigiano. Completare con il guanciale e servire
immediatamente. A piacere completare con un poco di
pepe.
Frittata di pasta
Cinegiornale Istituto Luce

Per 4 persone.

Ingredienti:
300 g. di spaghetti già cotti
3 uova
100 g. di formaggio a pasta molle
100 g. di prosciutto o pancetta
una noce di burro
olio per friggere
sale
pepe.

In una ciotola mescolare la pasta assieme al formaggio e al


prosciutto tagliato a dadini, il burro in fiocchetti e le uova.
In una padella capiente scaldare 4 cucchiai di olio per
friggere e versare il composto. Cuocere a fuoco medio sino
a che il lato inferiore della frittata non sarà ben dorato.
Girare e cuocere anche l’altro lato sino a doratura. Scolare e
servire ben calda.
Secondi
Cotoletta alla milanese
Decreto n.° 42 del 22 novembre 2005

Per 4 persone.

Ingredienti:
4 braciole di vitello ben battute;
1 uovo fresco
100 g. di pangrattato di mollica
75 grammi di burro
sale.

Sbattere leggermente l’uovo, quindi immergervi una


braciola, passarla nel pangrattato e friggerla nel burro fuso
caldo ma non fumante.
Cuocere una volta per lato, sino a che sarà ben dorata.
Scolare su fogli di carta assorbente l’eventuale unto in
eccesso.
Ripetere l’operazione per le restanti braciole. Salare e
servire ben calde.
Branzino al cartoccio all’arancia
Caldo rendez-vous in cucina

Per 2 persone.

Ingredienti:
1 branzino di circa 300 g.
1 arancia non trattata
2 cucchiai di mandorle tostate in scaglie
1 punta di cucchiaino di scorza di limone
olio extravergine d’oliva
sale
pepe.

Disporre il branzino squamato, privato delle interiora e


lavato su un foglio di carta da forno, condire con un filo
d’olio, la scorza di limone e un pizzico di sale. Coprire con
2 fette d’arancia e una buona macinata di pepe.
Chiudere il cartoccio e infornare a 200° per circa 20 minuti.
Aprire il cartoccio, sfilettare il pesce e disporre sui piatti di
portata. Nappare con un poco di fondo di cottura, spolverare
con le scaglie di mandorle e servire immediatamente.
Insalata di pollo, uvette e mele alla senape
Sinfonia surrealista per lattughe irriverenti

Per 4 persone.

Ingredienti:
un pollo arrosto
100 g. di lattughino
3 cucchiai di uva passa
1 mela verde.

Per il condimento:
1 cucchiaio di senape
1 punta di cucchiaino di pasta d’acciughe
il succo di mezzo limone
olio extravergine d’oliva
sale
pepe.

In un’insalatiera mescolare la polpa del pollo sminuzzata e


privata delle ossa, le foglie di lattughino, le uvette e la mela
tagliata a dadini e bagnata con un poco di succo di limone.
Preparare il condimento: emulsionare 3 cucchiai d’olio con
la senape, 4 cucchiai di succo di limone, la pasta
d’acciughe, sale e pepe. Mescolare bene e condire l’insalata.
Lasciar insaporire qualche minuto prima di servire.
Caesar salad
Give Caesar what’s Caesar’s – Yummy Records

Per 4 persone.

Ingredienti:
250 g. di fettine di petto di pollo
1 cespo di lattuga romana
50 g. di parmigiano in scaglie
2 fette di pane casereccio
2 cucchiaini di Worcester sauce
2 spicchi d’aglio
olio extravergine d’oliva
sale
pepe.

Preparare il condimento: in una tazzina d’olio lasciare in


infusione l’aglio mondato e tagliato a metà assieme alla
Worcester sauce e un pizzico di sale. Riposare per circa 20
minuti.
Nel frattempo, passare le fettine di pollo alla piastra e
cuocerle per qualche minuto da entrambi i lati.
Tagliare le fette di pane a dadini e tostarle al forno.
In un’insalatiera disporre la lattuga tagliata a striscioline e il
pollo. Condire con la salsa, spolverare con i crostini di pane
e le scaglie di parmigiano e servire.
Pollo sesamo e zenzero
Ginger poulet

Per 4 persone.

Ingredienti:
500 g. di fettine di petto di pollo
70 g. di semi di sesamo
5 cm. di zenzero fresco
olio extravergine d’oliva
sale.

Tagliare le fettine di pollo a striscioline e disporre in una


ciotola capiente.
Condire con 2 cucchiai d’olio, un pizzico di sale e il succo
dello zenzero pelato, finemente grattugiato e spremuto sulla
carne.
Lasciar marinare per 20 minuti, quindi riprendere la carne e
impanare ogni strisciolina nei semi di sesamo.
Scaldare 2-3 cucchiai d’olio in una padella, quindi cuocere i
bocconcini a fuoco vivace per qualche minuto, sino a che
non sono ben dorati da entrambi i lati. Servire ben caldi.
Filetto legato
Filet en bondage

Per 4 persone.

Ingredienti:
4 filetti di manzo
mezzo bicchiere di vino rosso
olio extravergine d’oliva
sale
spago da cucina.

Legare accuratamente ciascun filetto e passare alla piastra


ben calda. Cuocere 3 minuti per lato, quindi bagnare con il
vino rosso, lasciar asciugare per circa un minuto, togliere
dal fuoco e lasciar riposare al caldo per circa 10 minuti, in
modo che la carne rilasci i suoi succhi.
Prima di servire riportare i filetti nella padella con i resti del
vino e un filo d’olio e scaldare a fuoco vivace per circa 1
minuto per lato.
Servire ben caldo.
Zuppa di pollo e patate fritte
Zuppa di pollo buckowski al grand hotel roach

Per 2 persone.

Ingredienti:
una porzione di bocconcini di pollo fritto
una porzione di patatine fritte
6 bustine di salsa al curry
2 bustine di salsa piccante.

In una casseruola mescolare tutte le salse. Aggiungere un


poco d’acqua per renderle più fluide. Riscaldare a fuoco
vivace e unire i bocconcini di pollo. Mescolare bene,
cuocere per qualche minuto. Spegnere e unire la patatine
fritte spezzettate. Mescolare e servire immediatamente.
Stufato irlandese di manzo alla birra
scura
Stufato dublinese alla birra scura di Molly Bloom

Per 4 persone.

Ingredienti:
600 g. di polpa di manzo
1 cipolla
2 patate medie
2 carote
1 spicchio d’aglio
1 mazzetto di timo
2 foglie d’alloro
1 lattina di Guiness o birra scura
brodo di manzo
olio di semi
sale
farina.

Rosolare le cipolle in un 3 cucchiai d’olio assieme all’aglio


leggermente schiacciato, all’alloro e al timo. Unire la polpa
di manzo tagliata a pezzi e infarinata e rosolare a fuoco
vivace sino a che non sarà ben dorata da tutti i lati. Bagnare
con la birra a temperatura ambiente e aggiungere brodo
sufficiente a coprire bene tutta la carne. Coprire, abbassare
il fuoco e cuocere per 2 ore. Scoperchiare, unire le patate
tagliate a pezzi e le carote a rondelle. Aggiustare di sale,
coprire e cuocere per 1 ora. Servire caldo.
Pollo al tamarindo
Tamarind nostalgie

Per 4 persone.

Ingredienti:
800 g. di cosce e ali di pollo
2 mele golden
3 cipolle rosse
1 cucchiaio di pasta di tamarindo
1 cucchiaio di miele
mezzo peperoncino verde piccante
1 stecca di cannella
1 pezzetto di zenzero fresco
1 cucchiaino di semi di senape
1 foglia di alloro
olio di semi
farina.

In una padella dai bordi alti, scaldare 3 cucchiai d’olio,


unire i semi di senape, l’alloro e rosolare per 1 minuto a
fuoco vivace.
Unire le cipolle affettate sottili, il peperoncino e lo zenzero
tritati finemente. Rosolare per 3-4 minuti, quindi unire le
mele sbucciate, private del torsolo e tagliate a pezzetti, e
cuocere ancora per 2 minuti. Unire il pollo infarinato e
rosolare a fuoco vivace sino a che non è ben dorato da tutte
le parti.
Sciogliere la pasta di tamarindo in una tazza di acqua
tiepida e aggiungere al composto. Unire la stecca di
cannella e salare. Coprire e cuocere a fuoco dolce per circa
un’ora. Il pollo sarà cotto quando la polpa si staccherà
facilmente dalle ossa. Spegnere, unire il miele e mescolare
bene.
Servire caldo, accompagnato da riso Basmati al vapore.
Filetti di branzino in crosta di patate
Oroscopo: Pesci

Per 4 persone.

Ingredienti:
400 g. di filetti di branzino
2 patate piccole
olio extravergine d’oliva
sale
pepe.

Affettare le patate molto sottili. Disporre i filetti di branzino


su una teglia foderata con un foglio di carta da forno,
spennellare con un poco d’olio, salare e pepare. Ricoprire il
filetto con le fettine di patata ben unte.
Infornare a 190° per 15 minuti. Sfornare e servire ben caldo.
Tacchino ripieno
E.R. – Emergenza Ripieno

Per 8 persone.

Ingredienti:
un tacchino da circa 2,5 kg.
800 g. di castagne
300 g. di polpa di maiale
1 bicchierino di cognac
6 scalogni
tartufo nero
70 g. di burro
sale
pepe.

Preparare il ripieno: stufare gli scalogni in metà del burro a


fuoco dolce, quindi unire la polpa di maiale tritata al
coltello e rosolare a fuoco vivace per circa 10 minuti.
Bagnare con il cognac e lasciar asciugare, quindi spegnere e
tenere da parte.
Unire le castagne lessate, spellate e passate al setaccio.
Salare, pepare e grattugiare sopra un po’ di tartufo.
Mescolare bene.
Salare e pepare il tacchino sia all’interno che all’esterno,
quindi farcire con il composto e ricucire l’apertura per
evitare una eventuale fuoriuscita del ripieno.
Ricoprire il tacchino con qualche fiocchetto di burro e
adagiarlo in una pirofila unta con il resto del burro.
Infornare a 160° per circa 3 ore. Mezz’ora prima della fine
alzare la temperatura a 190° per dorare meglio l’arrosto.
Sfornare e lasciar riposare. Nel frattempo filtrare il fondo di
cottura e farlo ridurre in padella. Servire il tacchino a
fettine, nappato con il fondo ristretto.
Fonduta valdostana
Appunti per una storia della filosofia del formaggio

Per 4 persone.

Ingredienti:
400 g. di fontina
latte
40 g. di burro
3 tuorli
sale
pepe
crostini.

Tagliare a pezzetti la fontina, disporre in una ciotola e


ricoprire completamente con il latte. Lasciar riposare al
fresco tutta la notte.
Il giorno dopo scaldare a bagnomaria la fontina assieme al
latte e al burro, sino a che non sarà ben sciolta mescolando
continuamente.
Portare fuori dal fuoco e incorporare delicatamente i tuorli,
sempre mescolando. Salare e pepare. Riportare il composto
sul fuoco a bagnomaria e cuocere a fuoco dolcissimo sino a
che la crema non sarà ben addensata, avendo di cura di
evitare che il composto arrivi a ebollizione.
Spegnere e servire immediatamente in piatti caldi,
accompagnando crostini di pane casereccio.
Nigiri Sushi
Mona Lisa kaiten bar

Per 4 persone.

Ingredienti:
200 g. di riso acidulato
filetti di pesce misto crudo (salmone, tonno, branzino,
spigola, ricciola)
wasabi
salsa di soia
zenzero conservato
aceto di riso per inumidirsi le mani

Preparare le polpettine di riso acidulato: mettere il riso negli


appositi stampini, oppure, a mano, prendere una noce di
riso, compattarla tra le dita della mano sinistra e darle una
forma leggermente ovale. In caso si lavorasse il riso a mano,
inumidirsi le dita con un poco di aceto di riso, poiché il riso
per sushi è piuttosto colloso.
Spalmare ogni polpettina con un poco di wasabi, quindi
sistemarvi sopra un pezzetto di filetto di pesce a piacere.
Servire immediatamente, mettendo salsa di soia, wasabi e
zenzero conservato a disposizione dei commensali.
Riso acidulato

Ingredienti:
150 g. di riso bianco per sushi
1 cm di alga kombu
2 cucchiai di aceto di riso
1 cucchiaio di zucchero
un pizzico di sale.

Lavare il riso in acqua fredda, scolare e mettere in una


pentola assieme a 1,5 dl. di acqua e all´alga di kombu.
Coprire, portare a ebollizione a fuoco vivace, quindi
abbassare il fuoco al minimo e cuocere per altri 10 minuti.
Scartare kl’aga kombu e continuare la cottura. Spegnere e
lasciare riposare per altri 10 minuti, sino ad assorbimento
completo dell’acqua.
A parte, in un padellino, sciogliere nell’aceto lo zucchero e
il sale.
Trasferire il riso in una ciotola di legno e condire unendo il
composto poco a poco, mescolando accuratamente dal basso
verso l’alto con una spatola di legno e raffreddando
contemporaneamente con un ventaglio. Appena raffreddato,
il riso è pronto per preparare il sushi.
Questo riso va consumato entro la giornata e non va
conservato in frigo.
Tranci di spada alla griglia
Posizionamento strategico

Per 4 persone.

Ingredienti:
4 tranci di pesce spada da 150 g. ciascuno
2 spicchi d’aglio
2 rametti di prezzemolo
olio extravergine d’oliva
sale
pepe.

Spennellare i tranci di pesce con dell’olio e cospargere con un


trito finissimo di aglio e prezzemolo. Cuocere alla griglia 4
minuti per lato. Salare e pepare. Servire i tranci di spada ben
caldi accompagnati da un’insalata fresca.
Abbacchio al forno con patate
Non mi mancherai

Per 4-6 persone.

Ingredienti:
1,2 kg. di spalla d’agnello
1 kg. di patate
50 g. di lardo
2 spicchi d’aglio
3 rametti di rosmarino
3 foglie di alloro
1 bicchiere di vino bianco secco
olio extravergine d’oliva
sale
pepe.

Con un coltello ben affilato praticare alcune incisioni nella carne


e steccare con qualche pezzetto di lardo, qualche ago di
rosmarino, e qualche spicchio d’aglio. Ungere con un po’ d’olio,
salare e pepare.
Disporre la carne in una pirofila assieme all’alloro e alle patate
sbucciate, tagliate a spicchi e condite con olio sale e pepe.
Infornare a 180° per 30 minuti, bagnare con il vino bianco e
continuare la cottura per altri 30 minuti circa.
Sfornare e servire ben caldo.
Ostriche allo champagne
Ricetta veloce estiva a Cap d’Antibes

Per 4-6 persone.

Ingredienti:
6 dozzine di ostriche
mezza bottiglia di champagne
10 scalogni
1 litro di panna fresca
50 g. di burro.

Aprire le ostriche. A parte, soffriggere gli scalogni tritati per


qualche minuto e aggiungere mezza bottiglia di champagne.
Tenere sul fuoco ancora per un minuto, quindi passare a
bagnomaria. Aggiungere un litro di panna fresca, poco a
poco, facendo attenzione a mescolare bene con la frusta per
evitare che la salsa si attacchi. Di tanto in tanto, aggiungere
qualche pezzettino di burro, sempre continuando a
mescolare sino a che la crema non è ben addensata.
Aggiustare di sale e pepe. Spegnere e lasciare raffreddare,
poi versare una cucchiaiata di crema su ogni ostrica e
servire.
Spezzatino di manzo e patate
Il caso del signor S.

Per 4 persone.

Ingredienti:
700 g. di polpa di manzo
2 grosse patate
1 cipolla
un mazzetto guarnito (prezzemolo, timo e alloro)
4 dl. di passata di pomodoro o sugo di pomodoro liquido
olio extravergine d’oliva
sale.

Soffriggere la cipolla a fuoco dolce per qualche minuto.


Rosolare i pezzi di manzo assieme al mazzetto guarnito in 3
cucchiai d’olio. Aggiungere la passata di pomodoro e un
buon bicchier d’acqua, coprire e cuocere a fuoco dolcissimo
per tre ore circa.
Mezz’ora prima della fine della cottura, aggiungere le patate
pelate e tagliate a tocchetti, coprire e proseguire la cottura.
Aggiustare di sale. Spegnere e servire ben caldo.
Contorni e salse
Formaggio arrosto
Parvenza di cottura per formaggi stupidi

Per 4 persone.

Ingredienti:
4 fette di formaggio stagionato
miele di castagno e frutta secca per accompagnare.

Passare le fette di formaggio alla piastra caldissima o alla


griglia, 2 minuti per lato, giusto il tempo di formare una
crosticina e ammorbidirne la pasta, evitando però che si
sciolgano eccessivamente.
In caso di formaggi a pasta molle è consigliabile eseguire
questa operazione dopo aver avvolto i formaggi in carta da
forno. I formaggi verranno serviti dentro il cartoccio.
Servire immediatamente. A piacere accompagnare il
formaggio con del miele di castagno e della frutta secca.
Asparagi gratinati al burro
I turbamenti della giovane Salvia

Per 4 persone.

Ingredienti:
250 g. di punte di asparagi
1 rametto di salvia
30 g. di burro
formaggio grattugiato
noce moscata
sale.

In una padella sciogliere il burro a fuoco dolce, profumare


con il rametto di salvia e unire gli asparagi. Soffriggere per
10 minuti a fuoco dolce.
Scolare e riportare il tutto in una pirofila da forno, coprire
con abbondante parmigiano e infornare al grill per 3 minuti.
Sfornare e servire ben caldi.
Zabaione salato
Atti del processo per zabaione fraudolento

Per 4 persone.

Ingredienti:
4 uova
40 g. di burro
mezzo bicchiere di vino bianco
sale
pepe.

Sbattere le uova con il burro ammorbidito a temperatura


ambiente, sino a ottenere un composto spumoso. Scaldarlo a
bagnomaria, quindi aggiungere poco a poco il vino bianco
mescolando delicatamente con una frusta sino a che il
composto non si sarà addensato. Aggiustare di sale e pepe.
Servire caldo.
Radicchio in saòr
Racconti della contea del Saòr

Per 4 persone.

Ingredienti:
2 radicchi
3 cipolle rosse medie
mezzo bicchiere d’aceto
1 cucchiaio di zucchero
2 cucchiai di uvette
1 cucchiaio di pinoli
olio extravergine d’oliva
sale.

Cuocere a fuoco dolce le cipolle affettate in 4 cucchiai


d’olio sino a che saranno diventate quasi trasparenti. Unire
le uvette già ammollate in un poco d’acqua calda e i pinoli,
e rosolare per qualche minuto. Salare e pepare, quindi unire
lo zucchero e l’aceto e mescolare bene.
A parte, grigliare il radicchio tagliato in quarti e
leggermente spennellato d’olio per qualche minuto.
Disporre sul piatto di portata e coprire con il condimento.
È ottimo sia servito caldo che a temperatura ambiente.Patate
alla cenere
Patate alla cenere
Annunci personali

Per 4 persone.

Ingredienti:
4 belle patate rosse di montagna
burro alle erbe.

Avvolgere ogni patata in un foglio di alluminio, quindi


infilarle sotto delle braci calde ma non incandescenti.
Cuocere per un’ora circa.
Disseppellire da sotto la brace. Aprire il cartoccio e tagliare
a metà la patata. Condire con un pezzo di burro alle erbe.
Servire immediatamente.
Insalata caprese
Una lama nella notte

Per 4 persone.

Ingredienti:
3 pomodori
1 mozzarella
1 rametto di basilico
olio extravergine d’oliva
sale.

Tagliare a pezzi i pomodori e la mozzarella e disporre in


una insalatiera. Unire il basilico sminuzzato, quindi condire
con olio e sale, mescolare e servire.
Accompagnare con crostini di pane tostato.
A piacere, è possibile servire la caprese alternando fettine di
pomodori a fettine di mozzarella condite con un poco d’olio
a filo, un pizzico di sale e qualche fogliolina di basilico.
Frittata classica
Dizionario di cucina

Per 4 persone.

Ingredienti:
6 uova
3 cucchiai di parmigiano
2 cucchiai di pangrattato
olio extravergine d’oliva
sale
pepe.

In una ciotola, sbattere leggermente le uova, quindi unire il


parmigiano, il pangrattato, salare e pepare.
Scaldare 2 cucchiai d’olio in una padella e versare il
composto. Coprire e cuocere per circa 10 minuti a fuoco
dolce, sino a che non sarà diventata ben consistente e si
staccherà bene dal fondo.
Per cuocere l’altra superficie è possibile procedere in due
modi: si può infornare la padella (se è adatta allo scopo) a
forno caldo oppure si può coprire la padella con un
coperchio, rovesciarla e far scivolare la frittata di nuovo
dentro la padella, in modo da cuocere anche l’altro lato.
Proseguire la cottura per altri 5 minuti. Spegnere, rovesciare
la frittata sul piatto di portata e servire ben calda.
Parmigiana di melanzane
Vota Antonio Caponata!

Per 4 persone.

Ingredienti:
2 grosse melanzane viola
5 dl. di sugo di pomodoro
150 g. di parmigiano grattugiato
300 g. di mozzarella
qualche fogliolina di basilico
farina
olio per friggere

Affettare le melanzane, infarinarle e friggere nell’olio caldo


per qualche minuto, sino a che sono ben dorate. Scolare e
lasciar raffreddare.
Bagnare il fondo di una pirofila con un poco di sugo, quindi
ricoprire con uno strato di melanzane fritte, uno strato di
sugo e uno di parmigiano e mozzarella a fette, inserendo
qualche fogliolina di basilico qui e là. Procedere in questo
modo sino a esaurimento delle melanzane, terminando con
uno strato di sugo.
Infornare a 180° per 30 minuti. Sfornare e servire ben caldo.
Fiori di zucca al forno
Tele cucino

Per 4 persone.

Ingredienti:
200 g. di fiori di zucca
20 bocconcini di mozzarella
olio extravergine d’oliva
sale.

Mondare i fiori e privarli dei pistilli amari. Farcirli con


mezzo bocconcino di mozzarella, quindi spennellarli con
dell’olio d’oliva e chiuderli rigirando i petali su se stessi.
Infornare a 180° per 5 minuti. Salare e servire
immediatamente.
Peperonata
Cut up: Perotapena

Per 4 persone.

Ingredienti:
1 peperone giallo
1 peperone rosso
2 cipolle
1 scatola di pomodori pelati
1 punta di peperoncino
1 rametto di basilico
un pizzico di origano
olio extravergine d’oliva
sale.

Scottare i peperoni alla fiamma, sino a che la pelle esterna


non sarà bene annerita, da tutti i lati. Togliere dal fuoco e
riporre in un sacchetto di carta, chiudere e lasciar riposare
per 15 minuti, quindi privarli della pelle esterna, tagliarli a
filetti scartando semi e piccioli.
A parte stufare le cipolle in 3 cucchiai d’olio, quindi
aggiungere i pomodori tritati, il basilico e l’ origano e i
peperoni in pezzi e un bicchiere d’acqua.
Coprire e cuocere a fuoco dolce per 45 minuti.
Si può servire sia calda che tiepida.
Crema di fave
La nausea

Per 4 persone.

Ingredienti:
500 g. di fave fresche o surgelate
75 g. di pecorino
olio extravergine d’oliva
sale
pepe.

Lessare le fave in acqua bollente salata per 5 minuti.


Scolare e lasciar raffreddare qualche minuto, quindi privare
le fave della pellicina esterna. Mettere le fave sgusciate nel
bicchiere del mixer, unire 2 cucchiai d’olio, il pecorino, sale
e pepe. Frullare sino a ottenere una crema omogenea.
Servire accompagnata da crostini.
Puntarelle con le acciughe
Umami

Per 4 persone.

Ingredienti:
250 g. di puntarelle
3 acciughe sotto sale
1 spicchio d’aglio
aceto di vino bianco
olio extravergine d’oliva
sale
pepe.

Pulire le puntarelle, eliminare la parte più dura, quindi


tagliare a metà nel senso della lunghezza e affettare
ciascuna metà a listarelle sottili dello spessore di 3-4
millimetri. Mettere in una ciotola di acqua ghiacciata in
modo che le striscioline si arriccino e perdano l’amaro.
Lasciare a bagno per circa 1 ora in frigo.
A parte preparare la salsa: pestare al mortaio l’aglio con le
acciughe dissalate e diliscate, 3 cucchiai d’olio, qualche
goccia di aceto, pepe e una puntina di sale. Lavorare sino a
ottenere una salsa liscia e omogenea.
Scolare bene le puntarelle, tamponando l’acqua in eccesso
con un canovaccio pulito, condire con la salsa, mescolare
bene e servire subito.
Farinata di ceci
Problema 1

Per 4 persone.

Ingredienti:
350 g. di farina di ceci
un rametto di rosmarino
olio extravergine d’oliva
sale.

In una ciotola capiente mescolare la farina di ceci a un litro


d’acqua aiutandosi con una frusta per evitare la formazione
di grumi. Unire 5 cucchiai d’olio, salare e mescolare bene
Versare il composto in una teglia tonda ben unta oppure
ricoperta di carta da forno. Il composto non dovrà superare
lo spessore di un centimetro. Eventualmente, se si ha a
disposizione una teglia troppo piccola, si possono cuocere
due farinate.
Sistemare il rametto di rosmarino sopra e infornare a 160°
per 20 minuti. Sfornare e servire ben calda.
Fagioli all’uccelletto
Il ristorante di Alfredo

Per 4 persone.

Ingredienti:
350 g. di fagioli freschi
250 g. di polpa di pomodoro
1 rametto di salvia
2 spicchi d’aglio
olio extravergine d’oliva.

Mettere a bagno i fagioli in abbondante acqua per tutta la


notte.
Il giorno dopo, lessare i fagioli in abbondante acqua, per
circa un’ora. Scolare .
A parte soffriggere gli spicchi d’aglio pelati e tagliati a metà
assieme al rametto di salvia in 3 cucchiai d’olio per 2
minuti. Unire il pomodoro e i fagioli lessati, salare e pepare
e cuocere a fuoco medio per 20 minuti. Finire con un filo
d’olio crudo e una macinata di pepe a piacere. Servire caldo.
Insalata di radicchio e iceberg
Cronaca della partita

Per 4 persone.

Ingredienti:
1 piccolo cespo di radicchio
1 piccolo cespo di iceberg o brasiliana
il succo di mezzo limone
1 cucchiaio di capperi
2 cucchiai di olive verdi
5-6 foglie di basilico
olio extravergine d’oliva extravergine
sale
pepe.

Sfogliare le due insalate e lavarle bene. Scolare dall’acqua


in eccesso e spezzettarle. Disporre in una insalatiera
assieme al basilico spezzettato e condire con un’emulsione
di 4 cucchiai di olio extravergine, il succo di limone, un
pizzico di sale, una macinata di pepe e capperi e olive
tritate. Mescolare bene. Lasciar riposare per qualche minuto
prima di servire.
Dolci
Zabaione
SMS

Per 2 persone.

Ingredienti:
3 tuorli
zucchero
marsala.

In una bastardella sbattere con una frusta elettrica 3 tuorli


con 4 gusci di zucchero e 2 gusci pieni di marsala. Portare
sul fuoco e cuocere a bagnomaria continuando a mescolare
con la frusta per circa 10 minuti, finché la crema non
comincerà ad addensarsi e a gonfiarsi. Spegnere e servire
caldo.
In alternativa si può raffreddare in frigo e consumare
freddo.
Semifreddo al cioccolato
Dolce di gran figura per la donna di casa modello

Per 4 persone.

Ingredienti:
400 g. di cioccolato al latte
400 g. di cioccolato fondente
400 dl. di panna
300 g. di pan di Spagna già pronto
un liquore a piacere.

In una casseruola, portare a ebollizione a fuoco dolce la


panna, spegnere, unire il cioccolato al latte tritato
finemente, mescolare e lasciar raffreddare.
A parte, foderare uno stampo con il pan di Spagna a fette e
bagnare con un poco di liquore. Versare dentro lo stampo
foderato la crema al cioccolato e riporre in frigo a
raffreddare per circa 3 ore.
Sformare il dolce su una griglia per dolci. Sciogliere il
cioccolato fondente a bagnomaria e ricoprire
completamente il dolce. Riporre in fresco sino al momento
di portarlo in tavola.
Toglierlo dal frigo 15 minuti prima di servirlo. Per
agevolare il taglio utilizzare un coltello con la lama
intiepidita in acqua calda.
Gelato alla fragola
Il posto del gelato alla fragola

Per 4 persone.

Ingredienti:
300 g. di fragole ben mature
2 albumi
4 cucchiai di zucchero
il succo di mezzo limone
un pizzico di sale

Passare al mixer le fragole pulite e tagliate a pezzetti, lo


zucchero e il succo di limone sino a ottenere una purea
omogenea.
A parte montare gli albumi a neve assieme a un pizzico di
sale con l’ausilio di una frusta elettrica, quindi incorporarli
delicatamente alla purea di fragole.
Versare il composto nella gelatiera e azionare secondo le
istruzioni.
Servire subito o conservare in freezer.
Sachertorte
La torta di Melissa

Per 6 persone.

Ingredienti:
100 g. di zucchero semolato
150 g. di burro
150 g. di cioccolato fondente
100 g. di mandorle spellate
100 g. di zucchero a velo
50 g. di farina
5 uova
1 bustina di lievito vanigliato
marmellata di albicocche
sale.

Per la copertura:
100 g. di cioccolato fondente.

Con l’ausilio di una frusta elettrica, montare il burro


ammorbidito a temperatura ambiente con lo zucchero
semolato, sino a ottenere una crema bianca e spumosa.
Unire i tuorli continuando a batterli con la frusta. Tenere gli
albumi da parte.
A parte, passare al mixer le mandorle leggermente tostate e
ridurle in polvere.
Unire la farina e il lievito setacciato e la polvere di
mandorle e mescolare bene.
Nel frattempo fondere il cioccolato a bagnomaria e
incorporare all’impasto sino a ottenere un impasto
omogeneo. Infine riprendere gli albumi e montare a neve
ferma con un pizzico di sale. Incorporare poco a poco al
composto.
Versare l’impasto in una tortiera a cerniera unta o foderata
con della carta da forno del diametro di circa 25 cm.
Infornare a 170° per circa un’ora. Per verificare la cottura
infilare uno stuzzicadenti nella torta: quando ne uscirà
completamente pulito la torta sarà pronta.
Far riposare la torta nella teglia per 5 minuti, quindi aprire
la cerniera e mettere a raffreddare su una gratella.
Tagliare la torta a metà e spalmare con abbondante
marmellata. Chiudere la torta.
Nel frattempo sciogliere il cioccolato a bagnomaria e unire
lo zucchero a velo sciolto in poca acqua. Mescolare sino a
ottenere una glassa densa.
Riportare la torta sulla gratella e ricoprirla con la glassa.
Lasciar colare la glassa in eccesso, quindi disporre sul piatto
di portata e asciugare per almeno 2 ore.
Servire con della panna montata non zuccherata.
Biancomangiare
Monsieur de Blancmange

Per 8 persone.

Ingredienti:
1 litro di latte
150 g. di zucchero
1 stecca di cannella
100 g. di amido per dolci
1 baccello di vaniglia
2 pacchetti di gelatina.

Portare a ebollizione il latte assieme allo zucchero, al


baccello di vaniglia e alla cannella. Lasciar addensare a
fuoco dolce per 30 minuti.
Spegnere e sciogliervi la gelatina già ammollata in acqua
fredda.
Lasciar raffreddare e travasare in uno stampo grande da
budino o in singoli stampini monoporzione.
Raffreddare in frigo per almeno 2 ore. Servire freddo .
Crême Brulée
Inattesa crême brulée a cena

Per 6 persone.

Ingredienti:
6 dl. di panna
4 tuorli
3 cucchiai di zucchero bianco
1 baccello di vaniglia
zucchero di canna.

Montare i tuorli d’uovo con lo zucchero, quindi incorporare


poco a poco la panna, precedentemente aromatizzata con un
baccello di vaniglia portandola a ebollizione. Mescolare
bene con l’ausilio di una frusta, sino a ottenere un composto
liscio e omogeneo. Filtrare e versare il composto in 6
stampini individuali, e infornare a bagnomaria a 160° C per
un’ora. Sfornare e lasciare raffreddare, quindi riporre in
frigo per qualche ora.
Poco prima di servire cospargere ciascuna crême brulée con
una cucchiaiata scarsa di zucchero di canna e gratinare al
grill sino a ottenere una bella crosticina. Riposare per
qualche minuto prima di servire.
Apple pie
Lo strano caso delle mele abbandonate

Per 6 persone.

Ingredienti:

Per la pasta:
200 g. di farina
110 g. di burro
sale.

Per il ripieno:
200 g. di zucchero di canna
4 mele
1 cucchiaio di farina
1 cucchiaino di cannella
2 cucchiai di succo di limone
burro
un poco di latte per spennellare.

Mescolare assieme il burro ammorbidito a temperatura


ambiente, la farina, un pizzico di sale e 2 cucchiai di acqua
ghiacciata, sino a ottenere un impasto elastico e omogeneo.
Dividere l’impasto in due palle, avvolgere nella pellicola
trasparente e riposare in frigo per circa mezz’ora.
A parte, preparare il ripieno: sbucciare le mele, privarle del
torso e tagliarle a spicchi e bagnarle con il succo di limone.
Stendere la pasta in due dischi di diametro leggermente
diverso, uno dei quali sufficiente a foderare bene la vostra
tortiera.
Ungere la tortiera e foderarla con il disco di sfoglia più
grande. Riempire con gli spicchi di mele scolati dal liquido
e spolverati con la farina, coprire con lo zucchero mescolato
alla cannella e chiudere con il secondo disco di pasta,
avendo cura di sigillare bene i bordi.
Spennellare con un poco di latte e dello zucchero, quindi
infornare a 180° per circa un’ora.
Servire ben calda accompagnata da panna montata o gelato
alla vaniglia.
Sorbetto al limone
Processo di sintesi per composto all’acido citrico a 265° K

Per 4 persone.

Ingredienti:
8,5 dl. d’acqua
300 g. di zucchero
4 dl. di succo di limone

In un pentolino sciogliere lo zucchero nell’acqua, quindi


portarla a ebollizione e lasciar addensare lo sciroppo per
circa 15 minuti.
Spegnere e lasciar raffreddare. Unire il succo di limone e
mescolare bene.
Versare il composto in una gelatiera e operare secondo le
sue istruzioni.
Consumare subito o conservare in freezer.
Pesche con gelato e panna
Gelato sulla mia pesca

Per 2 persone.

Ingredienti:
1 pesca
2 palline di gelato all’amaretto
panna liquida.

Tagliare la pesca in due parti, scartare il nocciolo e


asciugare da eventuali liquidi in eccesso. Farcire con una
pallina di gelato all’amaretto e completare con un filo di
panna liquida. Servire immediatamente.
Torta veloce con panna e crema
La torta di Barbi

Per 4 persone.

Ingredienti:
3 dischi di pan di Spagna già pronti
1 brick di crema al cioccolato già pronta
2 bombolette di panna montata
zuccherini colorati.

Farcire la torta: spalmare due strati di pan di Spagna con la


crema al cioccolato. Sovrapporre i due strati farciti e
terminare con quello pulito.
Pigiare leggermente per compattare meglio gli strati, quindi
con il dorso della lama di un coltello raschiare eventuali
eccessi di ripieno dai lati.
Ricoprire la torta farcita con abbondante panna montata e
spolverare con zuccherini colorati a piacere.
Servire immediatamente.
Cassata
Previsioni del tempo

Per 4 persone
.
Ingredienti:
500 g. di ricotta di pecora
250 g. di pan di Spagna
100 g. di zucchero a velo
30 g. di canditi
30 g. di scagliette di cioccolato fondente
1 bicchierino di maraschino

Per la glassa:
600 g. di zucchero a velo
2 cucchiai di succo di limone
acqua
frutta candita per decorare.

Mescolare la ricotta setacciata con il maraschino e lo


zucchero a velo e lasciar riposare al fresco. Unire le
scagliette di cioccolato e i canditi e mescolare bene.
Foderare uno stampo a cilindro svasato del diametro di 25
cm. Foderare con il pan di Spagna a fette alte circa un dito,
quindi farcire con la crema di ricotta e ricoprire con
dell’altro pan di Spagna. Raffreddare in frigo tutta la notte.
Il giorno seguente preparare la glassa: in un pentolino
sciogliere lo lo zucchero a fuoco dolce con il succo di
limone e 2-3 cucchiai d’acqua, sino a che non si otterrà un
composto liscio e spalmabile.
Rovesciare il dolce sul piatto di portata e ricoprire
interamente con la glassa.
Decorare con della frutta candita.
Pere ubriache
La Divina Commedia

Per 4 persone.

Ingredienti:
4 pere
3 dl. di vino rosso
4 cucchiai di miele
6 grani di pepe.

Sbucciare le pere mantenendole intere. In un pentolino


stretto e alto aromatizzare il vino con il pepe e il miele,
portarlo a ebollizione, quindi unire le pere e cuocerle nel
vino per circa 15 minuti, sino a che il vino non si è ristretto
in uno sciroppo denso.
Spegnere e lasciare raffreddare nello sciroppo. Servire
tiepide.
Millefoglie
Megagigatorta

Per 8 persone.

Ingredienti:
3 rotoli di pasta sfoglia
1 brick di crema pasticciera già pronta
4 dl. di panna montata
50 g. di cioccolato amaro in polvere
75 g. di cioccolato fondente in scaglie
75 g. di amaretti sbriciolati.

Stendere i fogli di pasta sfoglia e cuocere in forno per 12-15


minuti, sino a che sono ben dorati. Sfornare e lasciare
raffreddare.
Spalmare il primo strato di sfoglia con della crema
pasticciera e spolverare con il cioccolato in scaglie.
Ricoprire il tutto con il secondi strato di sfoglia, quindi
spalmare quest’ultimo con la panna montata e spolverarlo
con degli amaretti sbriciolati. Coprire con il terzo strato e
spolverarlo con abbondante cacao amaro.
Riposare in frigo per circa 2 ore prima di servire.
Monte bianco alle castagne
Mont Blanc

Per 4 persone.

Ingredienti:
500 g. di marroni
3,5 dl. di latte
80 g. di zucchero
1 cucchiaio di cacao amaro
2 gocce di essenza di vaniglia
sale.
Per la copertura:
3,5 dl. di panna montata
1 cucchiaio di cacao in polvere
violette candite o marron glacé per decorare.

In una casseruola portare a ebollizione il latte, i marroni


lessati e spellati lo zucchero, il cacao e un pizzico di sale.
Cuocere a fuoco dolce per 20 minuti, quindi passare al
setaccio. L’impasto deve risultare asciutto e compatto. Se
fosse ancora troppo umido riportare sul fuoco e asciugare
ancora un poco.
Passare l’impasto nello schiacciapatate e sul piatto di
portata creare una montagnola non troppo compatta
Raffreddare in frigo per circa 2 ore.
Ricoprire completamente con la panna montata, spolverare
con un poco di cacao in polvere e decorare la cima a piacere
con pezzetti di violetta candita o marron glacé. Servire
immediatamente.
Tiramisù
Tiramisù sintetico in assenza di gravità

Per 4 persone.

Ingredienti:
250 g. di mascarpone
200 g. di savoiardi
3 uova medie
75 g. di zucchero
6-8 tazzine di caffé
2-3 cucchiai di cacao amaro.

Preparare la crema al mascarpone: con la frusta elettrica


montare i tuorli con lo zucchero, quindi lavorare
brevemente il mascarpone e unire le due creme, sempre
continuando a lavorarle con la frusta. A parte montare gli
albumi a neve con un pizzico di sale e incorporare
delicatamente alla crema.
In una terrina disporre uno strato di savoiardi leggermente
inumiditi con il caffé, quindi ricoprire con uno strato di
crema al mascarpone e livellare. Sistemare un secondo
strato di biscotti leggermente inumiditi con il caffé e coprire
con un altro strato di crema.
Livellare con una spatola e terminare con una spolverata di
cacao in polvere. Raffreddare in frigo per 3 ore. Riposare 15
minuti a temperatura ambiente prima di servire.
Gelatina di tè verde
Lo zen e l’arte del kanten

Per 4 persone.

Ingredienti:
3 dl. di tè verde
1 cucchiaino di agar agar in polvere o 20 g. di colla di pesce
100 g. di zucchero.

In un pentolino, preparare uno sciroppo con lo zucchero e 1


dl. d’acqua. Portare a ebollizione. Con una frusta sciogliere
l’agar agar e continuare la cottura per 5 minuti.
Se si utilizza la colla di pesce, invece, unire la gelatina
ammollata in acqua fredda fuori dal fuoco, senza cotture
ulteriori.
Unire il composto di zucchero e gelatina al tè e mescolare
bene.
Versare in uno stampo grande o in stampini monoporzione.
Raffreddare in frigo per almeno 2 ore.
Ciambelline alla marmellata
Ecco la ciambella

Per 8 persone.

Ingredienti:
500 g. di farina
150 g. di zucchero
150 g. di burro
3 uova
1 bustina di lievito per dolci
la scorza di 1 limone
marmellata a piacere per farcire
zucchero a velo per decorare.

Preparare l’impasto: lavorare le uova con lo zucchero con la


frusta elettrica sino a ottenere un composto leggero e
spumoso, unire il burro ammorbidito a temperatura
ambiente e la scorza di limone e continuare a lavorare il
composto. Impastare assieme alla farina setacciata con il
lievito, sino a ottenere un impasto morbido e omogeneo.
Stendere la sfoglia dello spessore di 3-4 mm. e ritagliare la
forma desiderata col tagliapasta, quindi sistemarla sulla
placca da forno. A metà delle ciambelline andrà praticato un
ulteriore buco al centro.
Infornare a 180° per 15 minuti circa. Sfornare e lasciare
raffreddare, quindi ricoprire le ciambelle senza buco con
uno strato di marmellata a piacere, coprirle con quelle con il
buco e spolverarle con zucchero a velo.
Ringraziamenti

Un ringraziamento particolare ad Alessandro Bergonzoni,


autore dell’arguto sintagma “pensatori di frodo” (daLe
balene restino sedute, Mondadori, 1993) che ho preso in
prestito per la dedica, a Zaphod Beeblebrox per aver
condotto questo libro a propulsione di improbabilità, a
Eugenio Marica per i soliti consigli eugeniali, ad
Alessandro Deiana per il supporto chimico (in senso
buono), ad Alessandra Sala per aver ripreso in mano i libri
di diritto nonostante l’orticaria, a Giancarlo Franco per la
suaexpertisesevera ma chic, ai Monty Python per il
sottomarino pieno di aringhe, a Rino Pucci per l’illuminante
chiacchierata su cuochi e perdigiorno, a Valeria Vannini per
l’inarrestabile flusso di energia positiva, ad Alessandra
Selmi per gli spunti preziosi, a Giancarlo Pinna per
l’entusiastico supporto, a Stefano Bruno, perché se non ci
fosse bisognerebbe inventarlo, e ad Andrea Pomes, lui sa
perché.
Finito di stampare nel mese di settembre 2011

da Prontostampa

Bergamo