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IL RE PASTORE
IL RE PASTORE

Serenata in due atti.

testi di

Pietro Metastasio

musiche di

Wolfgang Amadeus Mozart

Prima esecuzione: 23 aprile 1775, Salisburgo.

Metastasio musiche di Wolfgang Amadeus Mozart Prima esecuzione: 23 aprile 1775, Salisburgo. www.librettidopera.it 1 / 35

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Informazioni

Il re pastore

Cara lettrice, caro lettore, il sito internet www.librettidopera.it è dedicato ai libretti d'opera in lingua italiana. Non c' è un intento filologico, troppo complesso per essere trattato con le mie risorse: vi è invece un intento divulgativo, la volontà di far conoscere i vari aspetti di una parte della nostra cultura.

Motivazioni per scrivere note di ringraziamento non mancano. Contributi e suggerimenti sono giunti da ogni dove, vien da dire «dagli Appennini alle Ande». Tutto questo aiuto mi ha dato e mi sta dando entusiasmo per continuare a migliorare e ampliare gli orizzonti di quest'impresa. Ringrazio quindi:

chi mi ha dato consigli su grafica e impostazione del sito, chi ha svolto le operazioni di aggiornamento sul portale, tutti coloro che mettono a disposizione testi e materiali che riguardano la lirica, chi ha donato tempo, chi mi ha prestato hardware, chi mette a disposizione software di qualit à a prezzi più che contenuti. Infine ringrazio la mia famiglia, per il tempo rubatole e dedicato a questa attivit à .

I titoli vengono scelti in base a una serie di criteri: disponibilit à del materiale, data della prima rappresentazione, autori di testi e musiche, importanza del testo nella storia della lirica, difficolt à di reperimento. A questo punto viene ampliata la variet à del materiale, e la sua affidabilit à, tramite acquisti, ricerche in biblioteca, su internet, donazione di materiali da parte di appassionati. Il materiale raccolto viene analizzato e messo a confronto: viene eseguita una trascrizione in formato elettronico. Quindi viene eseguita una revisione del testo tramite rilettura, e con un sistema automatico di rilevazione sia delle anomalie strutturali, sia della validit à dei lemmi. Vengono integrati se disponibili i numeri musicali, e individuati i brani pi ù significativi secondo la critica. Viene quindi eseguita una conversione in formato stampabile, che state leggendo.

Grazie ancora.

Dario Zanotti

Libretto n. 228, prima stesura per www.librettidopera.it: giugno 2012. Ultimo aggiornamento: 30/11/2015.

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P. Metastasio / W. A. Mozart, 1775

Personaggi

P E R S O N A G G I

AMINTA, pastorello, amante di Elisa, che, ignoto prima anche a sé stesso, si scopre poi unico legittimo erede del regno di Sidone

SOPRANO

ALESSANDRO, re di Macedonia

TENORE

TAMIRI, principessa fuggitiva, figliola del tiranno Stratone, in abiti di pastorella, amante di Agenore

SOPRANO

ELISA, nobile ninfa di Fenicia, dell'antica stirpe di Cadmo, amante di Aminta

SOPRANO

AGENORE, nobile di Sidone, amico di Alessandro, amante di Tamiri

TENORE

La scena si finge nella campagna dove è attendato il campo macedone, a vista della città di Sidone.

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Argomento

Argomento

Il re pastore

Fra le azioni pi ù luminose di Alessandro il Macedone, fu quella di aver liberato il regno di Sidone dal suo tiranno, e poi, in vece di ritenere il dominio, l'aver ristabilito su quel trono l'unico rampollo della legittima stirpe reale, che, ignoto a s é medesimo, povera e rustica vita traeva nella vicina campagna (Curzio, lib. IV, cap. III; Giustino, lib. II, cap. X). Come si sia edificato su questo istorico fondamento, si vedr à nel corso del dramma.

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P. Metastasio / W. A. Mozart, 1775

A T T O

P R I M O

Scena prima

Atto primo

Vasta e amena campagna irrigata dal fiume Bostreno, sparsa di greggi e di pastori. Largo ma rustico ponte sul fiume. Innanzi tuguri pastorali. Veduta della citt à di Sidone in lontano. Aminta assiso sopra un sasso, cantando al suono delle avene pastorali:

indi Elisa.

AMINTA

ELISA

AMINTA

ELISA

AMINTA

ELISA

AMINTA

ELISA

AMINTA

AMINTA

[N. 1 ­ Aria]

Andantino (do maggiore) Archi, 2 flauti, 2 corni.

Intendo amico rio quel basso mormorio:

tu chiedi in tua favella il nostro ben dov' è?

Recitativo

(vedendo Elisa getta le avene, e corre ad incontrarla)

Bella Elisa? Idol mio? Dove?

(lieta, e frettolosa)

A te caro Aminta.

O dèi! Non sai, che il campo d'Alessandro

quindi lungi non è? Che tutte infesta queste amene contrade

il macedone armato?

Il so.

Ma dunque perché sola t'esponi all'insolente licenza militar?

Rischio non teme, non ode amor consiglio.

Il non vederti è il mio maggior periglio.

E per me?

Deh, m'ascolta. Ho colmo il core

di felici speranze: e non ho pace

finch é con te non le divido.

più sicura potrai

Altrove

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Atto primo

ELISA

AMINTA

ELISA

Ma d'Alessandro fai torto alla virt ù . Son della nostra sicurezza custodi quelle schiere, che temi. Ei da un tiranno venne Sidone a liberar: n é vuole che sia vendita il dono:

ne franse il giogo, e ne ricusa il trono.

Chi sar à dunque il nostro re?

Si crede,

Il re pastore

che ignoto anche a s é stesso occulto viva

il legittimo erede.

AMINTA

ELISA

AMINTA

ELISA

AMINTA

ELISA

AMINTA

E dove?

Ah lascia, che Alessandro ne cerchi. Odi. La mia pietosa madre (oh cara madre!) alfine già l'amor mio seconda.

Ah!

Tu sospiri, Aminta! Che vuol dir quel sospiro?

Contro il destin m'adiro, che s ì poco mi fece degno, Elisa, di te. Tu vanti il chiaro sangue di Cadmo; io pastorello oscuro, ignoro il mio. Tu abbandonar dovrai per me gli agi paterni. Offerirti in vece io non potr ò nella mia sorte umìle che una povera greggia, un rozzo ovile.

Non lagnarti del ciel: prodigo assai

ti fu de' doni suoi. Se l'ostro, e l'oro

a te neg ò ; quel favellar, quel volto,

quel cor ti diè. Non le ricchezze, o gli avi;

cerco Aminta in Aminta: ed amo in lui fin la sua povertà. Dal d ì primiero, che ancor bambina io lo mirai, mi parve amabile, gentile

quel pastor, quella greggia, e quell'ovile:

e mi restò nel core

quell'ovil, quella greggia, e quel pastore.

Oh mia sola, oh mia vera felicit à! Quei cari detti

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P. Metastasio / W. A. Mozart, 1775

ELISA

Addio. Corro alla madre e vengo a te. Fra poco io non dovr ò mai più lasciarti. Insieme sempre il sol noi vedr à, parta, o ritorni. Oh dolce vita; oh fortunati giorni!

ELISA

Alla selva, al prato, al fonte io n'andr ò col gregge amato; e alla selva, al fonte, al prato l'idol mio con me verr à. In quel rozzo angusto tetto, che ricetto a noi darà, con la gioia e col diletto l'innocenza albergher à.

(parte)

Scena seconda

Aminta solo.

AMINTA

Atto primo

[N. 2 ­ Aria]

Allegro (sol maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni.

Recitativo

Perdono, amici d èi. Fui troppo ingiusto lagnandomi di voi. Non splende in cielo dell'astro che mi guida astro pi ù bello. Se la terra ha un felice, Aminta è quello.

(entrano Alessandro ed Agenore, non notati da Aminta)

AGENORE

(piano ad Alessandro)

AMINTA

ALESSANDRO

(ad Aminta)

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

Ecco il pastor.

Ma fra' contenti oblio la mia povera greggia.

(Un guerrier!)

(in atto di partire)

Amico? ascolta.

(ad Alessandro)

Che dimandi?

Sol con te ragionar.

Signor, perdona (qualunque sei) d'abbeverar la greggia l'ora già passa.

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Atto primo

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

Andrai: ma un breve istante

donami sol.

(piano ad Agenore)

Che signoril sembiante!

(Da me che mai vorr à!)

Aminta.

E il padre?

Come t'appelli?

Alceo.

Vive?

No; scorse

un lustro già, ch'io lo perdei.

Che avesti

dal paterno retaggio?

Un orto angusto, ond'io traggo alimento; poche agnelle, un tugurio, e il cor contento.

Vivi in povera sorte

Assai benigna sembra a me la mia stella. Non bramo della mia sorte pi ù bella.

Ma in s ì scarsa fortuna

son le mie voglie.

cibo volgar

Assai pi ù scarse

Aspro sudor t'appresta

Ma lo condisce.

Ignori

le grandezze, gli onori.

E rivali non temo, e rimorsi non ho.

T'offre un ovile sonni incomodi, e duri.

Ma tranquilli, e sicuri.

E chi fra queste, chi ti fremono intorno armate squadre, chi assicurar ti pu ò ?

Questa, che tanto io lodo, tu disprezzi, e il ciel protegge, povera oscura sorte.

Il re pastore

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P. Metastasio / W. A. Mozart, 1775

AGENORE

(piano ad Alessandro)

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

Hai dubbi ancora?

(Quel parlar mi sorprende, e m'innamora.)

S'altro non brami, addio.

Senti. I tuoi passi ad Alessandro io guider ò , se vuoi.

No!

Perch é?

Sedurrebbe ei me dalle mie cure; io qualche istante al mondo usurperei del suo felice benefico valor. Ciascun s é stesso deve al suo stato. Altro il dover d'Aminta, altro è quel d'Alessandro. È troppo angusta per lui tutta la terra: una capanna assai vasta è per me. D'agnelle io sono, ei duce è di guerrieri:

picciol campo io coltivo, ei fonda imperi.

Ma pu ò il ciel di tua sorte in un punto cangiar tutto il tenore.

S ì, ma il ciel finor mi vuol pastore.

Atto primo

[N. 3 ­ Aria]

Allegro aperto (si bemolle maggiore) / Grazioso Archi, 2 oboe, 2 corni.

AMINTA

Aer tranquillo e d ì sereni, freschi fonti e verdi prati sono i voti fortunati della greggia e del pastor. Che se poi piacesse ai fati di cambiar gl'offici miei avran cura allora i d èi di cambiarmi e mente e cor.

(parte)

Scena terza

Alessandro ed Agenore.

AGENORE

Or che dici, Alessandro?

Recitativo

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Atto primo

ALESSANDRO

 

Il re pastore

Ah, certo asconde quel pastorel lo sconosciuto erede del soglio di Sidone! Eran gi à grandi le prove tue; ma quel parlar, quel volto

son la maggior. Che nobil cor! Che dolce, che serena virt ù ! Seguimi: andiamo la grand'opra a compir. De' fasti miei sar à questo il più bello. Abbatter mura eserciti fugar, scuoter gl'imperi fra' turbini di guerra,

è

il piacer, che gl'eroi provano in terra.

Ma sollevar gli oppressi, render felici i regni, coronar la virtù , togliere a lei quel, che l'adombra ingiurioso velo,

 

è

il piacer, che gli d èi provano in cielo.

 

[N. 4 ­ Aria]

Allegro (re maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe.

ALESSANDRO

Si spande al sole in faccia nube talor cos ì

e folgora, e minaccia

sull'arido terren. Ma poi che in quella foggia assai d'umori un ì,

tutta si scioglie in pioggia

e gli feconda il sen.

(Alessandro parte; Agenore fa per seguirlo)

Scena quarta

Tamiri in abito pastorale ed Agenore.

TAMIRI

AGENORE

TAMIRI

AGENORE

TAMIRI

AGENORE

Agenore? T'arresta. Odi

Perdona

leggiadra pastorella; io d'Alessandro

deggio or su l'orme Principessa!

(Oh d èi! Tamiri è quella!)

Ah, mio ben!

Sei tu?

Son io.

Tu qui! In questa soglia!

Recitativo

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P. Metastasio / W. A. Mozart, 1775

Atto primo

TAMIRI

Io deggio a questa

 

il

sol ben che mi resta,

ch' è la mia libertà: già che Alessandro

padre, e regno m'ha tolto.

AGENORE

Oh, quanto mai

 

ti

piansi, e ti cercai! Ma dove ascosa

ti

celasti finor?

TAMIRI

La bella Elisa fuggitiva m'accolse.

AGENORE

E qual disegno? Ah m'attende Alessandro. Addio; ritorner ò .

TAMIRI

Senti. Alla fuga tu d'aprirmi un cammin ben mio procura. Altrove almeno io pianger ò sicura.

AGENORE

Vuoi seguir, principessa, un consiglio più saggio? Ad Alessandro meco ne vieni.

TAMIRI

All'uccisor del padre!

AGENORE

Straton s é stesso uccise, ei la clemenza del vincitor prevenne.

TAMIRI

Io stessa ai lacci offrir la destra? Io delle greche spose andr ò gl'insulti a tollerar?

AGENORE

T'inganni:

 

non conosci Alessandro. Ed io non posso per or disingannarti. Addio, fra poco

a

te verr ò .

 

(in atto di partire)

TAMIRI

Guarda: d'Elisa i tetti

colà

AGENORE

(in atto di partire)

Già mi son noti.

TAMIRI

Odi.

AGENORE

Che brami?

TAMIRI

Come sto nel tuo core?

AGENORE

Ah non lo vedi? A' tuoi begl'occhi, o principessa, il chiedi.

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Atto primo

AGENORE

Per me rispondete, begl'astri d'amore:

se voi no 'l sapete chi mai lo sapr à? Voi tutte apprendeste le vie del mio core, talor che vinceste la mia libertà.

(parte)

Scena quinta

Tamiri sola.

TAMIRI

Il re pastore

[N. 5 ­ Aria]

Grazioso (sol Maggiore) Archi.

Recitativo

No: voi non siete, o d èi, quanto finor credei inclementi con me. Cangiaste, è vero, in capanna il mio soglio; in rozzi velli la porpora real; ma fido ancora l'idol mio ritrovai. Pietosi d èi, voi mi lasciaste assai!

[N. 6 ­ Aria]

Allegro aperto (mi bemolle maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni.

TAMIRI

Di tante sue procelle già si scord ò quest'alma:

già ritrov ò la calma sul volto del mio ben. Fra l'ire delle stelle se palpitò d'orrore, or di contento il core va palpitando in sen.

(parte)

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Scena sesta

Atto primo

Elisa, sommessamente allegra e frettolosa, poi Aminta.

ELISA

AMINTA

ELISA

AMINTA

ELISA

AMINTA

ELISA

AMINTA

ELISA

Oh lieto giorno! oh me felice! oh, caro mio genitor! Ma dove and ò ? Pur dianzi qui lo lasciai.

(guardando la capanna)

Sar à là dentro. Aminta!

(batte alla porta)

Aminta!

d'abbeverar la greggia. Al fonte io deggio,

e non qui ricercarne

Oh stolta! mi sovviene; è l'ora

(entrando mentre Elisa sta per partire)

Dove t'affretti Elisa?

Ah tornasti una volta. Andiamo.

Al genitor.

E dove?

Dunque ci consente.

Il core

non m'ingann ò . Sarai mio sposo, e prima che il sol tramonti. Impaziente il padre

n' è al par di noi. D'un cos ì amabil figlio

superbo, e lieto

dall'accoglienze sue

Ah ben mio lasciami respirar. Pietà d'un core, che fra le gioie estreme

Deh non tardiam: respireremo insieme.

ei te 'l dir à. Vedrai

vieni!

(in atto di partire)

Scena settima

Recitativo

Agenore seguì to da Guardie reali, e Nobili di Sidone, che portano sopra bacili d'oro le regie insegne, e detti.

AGENORE

ELISA

(ad Aminta)

Dal più fedel vassallo

il primo omaggio eccelso re ricevi.

Che dice?

(si inginocchia)

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Atto primo

AMINTA

(ad Agenore)

AGENORE

AMINTA

A chi favelli?

A te, signor.

(con viso sdegnoso)

Il re pastore

Lasciami in pace: e prendi alcun altro a schernir. Libero io nacqui, se re non sono; e se non merto omaggi,

(crescendo il risentimento)

ho un core almen che non sopporta oltraggi.

AGENORE

ELISA

AGENORE

AMINTA

AGENORE

AMINTA

AGENORE

ELISA

AGENORE

AMINTA

AGENORE

ELISA

AMINTA

(ad Agenore)

AGENORE

(levandosi)

Quel generoso sdegno te scopre, e me difende. Odimi: e soffri, che ti sveli a te stesso il zelo mio.

Come! Aminta ei non è?

No!

E chi son io?

Tu Abdolonimo sei: l'unico crede del soglio di Sidone.

Io!

S ì! Scacciato dal reo Stratone il padre tuo, bambino al mio ti consegn ò . Questi morendo alla mia f é commise te, il segreto, e le prove.

L'educò sconosciuto.

E il vecchio Alceo?

E tu finora

Ed io, finor tacendo, alla paterna legge ubbidii. M'era il parlar vietato, finch é qualche cammin t'aprisse al trono l'assistenza de' numi. Io la cercai nel gran cor d'Alessandro: e la trovai.

O giubilo! o contento! il mio bene è il mio re.

Dunque Alessandro

T'attende, e di sua mano vuol coronarti il crin. Le regie spoglie quelle son, ch'ei t'invia. Questi, che vedi, son tuoi servi, e custodi. Ah vieni ormai; ah questo giorno ho sospirato assai.

(parte col s é guito)

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Scena ottava

Atto primo

Elisa allegra, Aminta attonito.

AMINTA

ELISA

AMINTA

ELISA

AMINTA

ELISA

AMINTA

ELISA

AMINTA

Elisa!

Aminta!

È sogno?

Ah no.

Tu credi

dunque

S ì. Non è strano questo colpo per me, bench é improvviso, un cor di re sempre io ti vidi in viso.

Sar à. Vadasi intanto al padre tuo.

(s'incammina)

(l'arresta)

No, maggior cura i numi ora esigon da te. Va', regna, e poi

Che! M'affretti a lasciarti? E non ti cale, che il genitor, oh d èi!

a cui la tua tu d éi,

Recitativo accompagnato Andante / Allegro Archi.

la mia felicità degg'io, de' nuovi improvvisi contenti or ne sia a parte? Perdona, Elisa, ubbidirti non posso;

me 'l vietan l'amor tuo, il gran piacere,

il rispetto, il dovere.

Ah pria, ch'altri il prevenga, dal mio labbro s ì lieta nuova intenda,

e ad Alessandro, e al regno poi n'andr ò ; quindi fra poco nel fido pastore un re tuo sposo a te ritorner à.

(Elisa guarda tristemente a terra)

AMINTA

Soffri, ch'io vada

Ah se sapessi, quanto

lungi da te, idol mio, un solo istante, peni il mio cor amante

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Atto primo

ELISA

Ah se vedessi,

come sta questo cor! Di gioia esulta,

ma pur importuni timori.

No no tacete

(guardandolo con orgoglio)

Il re pastore

Or non si pensi, se non che Aminta è re. Deh va': potrebbe Alessandro sdegnarsi.

AMINTA

(circondandola con un braccio)

Amici d èi, son grato al vostro dono:

ma troppo è caro a questo prezzo un trono.

ELISA

AMINTA

ELISA

AMINTA

ELISA

[N. 7 ­ Duetto]

Andante (la maggiore) / Allegro Archi, 2 oboe, 2 corni.

Vanne a regnar, ben mio, ma fido a chi t'adora serba, se puoi, quel cor.

Se ho da regnar, ben mio, sar à sul trono ancora il fido tuo pastor.

Ah che il mio re tu sei!

Ah che crudel timor!

Ah proteggete oh d èi, questo innocente amor.

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Atto primo

Variante recitativo atto I, scena II

Alternativa ai versi che vanno da «Ecco il pastor / Ma fra' contenti oblio» e «Sì, ma il cielo finor mi vuol pastore».

AMINTA

AMINTA

Campagne amene, romite selve, a voi quanto degg'io:

la mia pace, il riposo e d ì sereni d'ogni gioia ripieni,

d'ogni vero piacer, per cui contento

il fasto, ogn'or ricuserei d'un trono,

tutto, lo riconosco, è vostro dono. Se soletto tra voi della tenera greggia i passi osservo, col rozzo suon dell'umil mia zampogna

a quella i paschi raddolcisco, e intanto

scaccio dal cuor la noia, e lieto io canto. Canto della mia ninfa i dolci amori, che se meco non è, so che sospira; tutto amor ella spira, tutto fuoco è per me, e al suo fuoco anch'io qual fenice mi struggo indi rinasco.

Recitativo accompagnato Andante (fa maggiore) Archi.

Ditelo, voi pastori, se un più di me felice e fortunato si ritrova fra voi? Che al fido Aminta fida è la bella Elisa, ogni ruscello garrulo il dice a tutti, il cavo monte lo ripete giulivo, ed ogni fronda chinandosi l'afferma, e fin gl'augelli emuli al nostro amor amano anch'essi; e fra baci, ed amplessi separandosi, all'un e all'altro polo portan de' pastorelli Elisa e Aminta al chiaro esempio il testimon verace:

che il riposo, la pace, e il vero amore nella vita s'annida del pastore.

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Atto secondo

A T T O

S E C O N D O

Scena prima

Il re pastore

Grande, e ricco padiglione d'Alessandro da un lato; ruine inselvatichite di antichi edifici dall'altro. Campo de' greci in lontano. Guardie del medesimo in vari luoghi. Elisa, poi Agenore.

ELISA

(entrando, si guarda attorno)

Questa del campo greco è la tenda maggior. Qui l'idol mio certo ritrover ò .

AGENORE

(arrestandola)

Dove t'affretti leggiadra ninfa?

ELISA

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

Io vado al re.

(vuol passare)

(la ferma)

Perdona veder no 'l puoi.

Per qual ragione?

Or siede

co' suoi greci a consiglio.

Co' greci suoi?

S ì.

(incamminandosi)

Recitativo

Dunque andar poss'io. Non è quello il mio re.

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

AGENORE

al tuo re lice andar.

(arrestandola)

Ferma; n é pure

Perch é?

Alessandro or convien.

Che attenda

(incamminandosi)

L'attenda. Io bramo

vederlo sol.

No, d'inoltrarti tanto non è permesso a te.

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ELISA

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

(ad Agenore, ma da lontano)

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

Dunque l'avverti:

egli a me venga.

E questo non è permesso a lui.

mi sar à d'aspettarlo.

Permesso almeno

(siede sopra un sasso)

Amica Elisa va': credi a me. Per ora deh non turbarci. Io col tuo re fra poco piuttosto a te verr ò .

No: non mi fido.

Tu

ed a me penserai?

non pensi a Tamiri,

T'inganni. Appunto

io

di

nell'opera interrotto. Ah va'! S'ei viene,

gli opportuni momenti

rubar mi puoi.

lei parlar. Gi à incominciai, ma fui

voglio ad Alessandro

(si leva)

T'appagher ò . Ma senti:

se tardi, io torno.

È giusto.

non celare ad Aminta

le smanie mie.

Addio.

(s'incammina e poi si volge)

Frattanto

No.

(s'incammina e poi si volge)

Digli che le sue mi figuro.

S ì.

Da me lungi oh quanto penerà l'infelice!

Molto!

E parla di me?

(da lontano)

Sempre!

(torna ad Agenore)

E che dice?

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Atto secondo

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Atto secondo

AGENORE

ELISA

(con impeto)

AGENORE

AMINTA

AGENORE

AMINTA

AGENORE

AMINTA

AGENORE

AMINTA

 

Il re pastore

Ma tu partir non vuoi. Se tutte io deggio ridir le sue querele

Vado: non ti sdegnar, sei pur crudele!

 

[N. 8 ­ Aria]

Andante (si bemolle maggiore) / Allegro Archi, 2 oboe, 2 corni.

ELISA

Barbaro! oh dio, mi vedi divisa dal mio ben, barbaro! E non concedi ch'io ne dimandi almen? Come di tanto affetto alla pietà non cedi? Hai pure un core in petto, hai pure un'alma in sen!

(parte)

Scena seconda

Agenore e Aminta.

Recitativo

Nel gran cor d'Alessandro, o d èi clementi, secondate i miei detti a favor di Tamiri. Ah n' è ben degna la sua virtù , la sua beltà

(ad Aminta che arriva in fretta)

Ma dove

dove corri mio re?

La bella Elisa pur da lungi or mirai, perch é s'asconde? Dov' è?

Partì.

Senza vedermi? Ingrata! Ah! raggiungerla io voglio.

Ferma, signor.

Perch é?

Chi dà legge ad un re?

(s'incammina)

(l'arresta)

Non puoi.

Non posso?

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AGENORE

AMINTA

AGENORE

AMINTA

AGENORE

AMINTA

La sua grandezza, la giustizia, il decoro, il bene altrui, la ragione, il dover.

Dunque pastore io fui men servo. E che mi giova il regno?

Se il regno a te non giova, tu giovar devi a lui. Se te non reggi, come altrui reggerai? Come ­ ah mi scordo, che Aminta è il re, che un suo vassallo io sono. Errai per troppo zel; signor perdono!

(vuole inginocchiarsi)

(lo solleva)

Che fai! Sorgi. Ah se m'ami. Parlami ognor cos ì. Mi par si bella, che di s é m'innamora la verità, quando mi sferza ancora.

Ah, te destina il fato veramente a regnar.

Ma dimmi, amico:

Atto secondo

non deggio amar chi m'ama? È poco Elisa degna d'amor? Chi condannar potrebbe fra gli uomini, fra i numi, in terra, in cielo la tenerezza mia?

AGENORE

AMINTA

AGENORE

Nessuno. È giusta;

ma pria di tutto

Ah! Pria di tutto andiamo amico, a consolarla, e poi

(arrestando Aminta)

T'arresta. Sciolto è il consiglio: escono i duci: a noi viene Alessandro.

Alessandro, i suoi Generali ed il suo Séguito escono dalla tenda.

AMINTA

AGENORE

AMINTA

AGENORE

AMINTA

Ov' è?

Non riconosci i suoi custodi alla real divisa?

Dunque

Attender convien.

(si ritira verso la tenda)

Povera Elisa!

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Atto secondo

ALESSANDRO

(ad Aminta)

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

Scena terza

Alessandro e detti.

Per qual ragione resta il re di Sidone ravvolto ancor fra quelle lane istesse?

Perch é ancor non impresse

su quella man, che lo solleva al regno,

del suo grato rispetto un bacio in pegno. Soffri, che prima al piede d éi mio benefattor

(vuole inginocchiarsi)

(lo solleva)

No: dell'amico

vieni alle braccia; e di rispetto in vece rendigli amore. Esecutor son io dei decreti del ciel. Tu del contento che in eseguirli io provo,

sol mi sei debitor. Per mia mercede

chiedo la gloria tua.

Qual gloria, oh d èi, io sapr ò meritar; se fino ad ora una greggia a guidar solo imparai?

Sarai buon re, se buon pastor sarai.

S ì. Ma in un mar mi veggo ignoto, e procelloso. Or se tu parti chi sar à l'astro mio? Da chi consigli prender dovr ò ?

Già questo dubbio solo

mi promette un gran re.

Ma donde un s ì gran lume pu ò sperare un pastor?

Dal ciel, che illustra quei, che sceglie a regnar. Or va', deponi quelle rustiche vesti; altre ne prendi, e torna a me. Già di mostrarti è tempo a' tuoi fidi vassalli.

Ah fate, oh numi fate che Aminta in trono s é stesso onori, il donatore, e il dono.

(parte)

Il re pastore

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P. Metastasio / W. A. Mozart, 1775

Scena quarta

Alessandro, Agenore.

Atto secondo

AGENORE

(Or per la mia Tamiri è tempo di parlar.)

 

ALESSANDRO

La gloria mia

 

me fra lunghi riposi,

 

o

Agenore, non soffre. Oggi a Sidone

il

suo re doner ò ; col nuovo giorno

partir vogl'io. Ma (te 'l confesso) a pieno

soddisfatto non parto. Il vostro giogo

io

fransi, è vero; io ritornai lo scettro

nella stirpe real: nel saggio Aminta

un buon re lascio al regno: un vero amico

in

Agenore al re. Sarebbe forse

onorata memoria il nome mio lungamente fra voi. Tamiri, oh d èi, sol Tamiri l'oscura. Ov'ella giunga fuggitiva, raminga,

di

me, che si dir à? Che un empio io sono

un barbaro, un crudel.

 

AGENORE

Degna è di scusa se, figlia d'un tiranno, ella temea

ALESSANDRO

Questo è il suo fallo. E che temer dovea? Se Alessandro punisce

le

colpe altrui, le altrui virtudi onora.

AGENORE

L'Asia non vide altri alessandri ancora.

ALESSANDRO

Quanta gloria m'usurpa! Io lascerei tutti felici. Ah per lei sola or questa riman del mio valore orma funesta!

AGENORE

(Coraggio!)

 

ALESSANDRO

Avrei potuto altrui mostrar, se non fugg ìa Tamiri ch'io distinguer dal reo, so l'innocente.

AGENORE

Non lagnarti: il potrai.

 

ALESSANDRO

Come?

AGENORE

È presente.

ALESSANDRO

Chi?

AGENORE

Tamiri.

ALESSANDRO

E me 'l taci?

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Atto secondo

AGENORE

ALESSANDRO

AGENORE

ALESSANDRO

AGENORE

ALESSANDRO

AGENORE

ALESSANDRO

AGENORE

ALESSANDRO

AGENORE

ALESSANDRO

AGENORE

Il seppi appena,

che a te venni: e or volea

guidala a me.

Corri, t'affretta,

Vado, e ritorno.

(in atto di partire)

(pensa)

Aspetta!

(risoluto da s é )

Il re pastore

(Ah s ì Mai più bel nodo non strinse amore.) Or s ì contento a pieno partir potr ò . Vola a Tamiri: e dille che oggi al nuovo sovrano

io dar ò la corona, ella la mano.

La man!

S ì amico. Ah con un sol diadema

di

Ei salir à sul trono,

senza ch'ella ne scenda; a voi la pace,

due bell'alme io la virt ù corono!

la gloria al nome mio

rendo cos ì: tutto assicuro.

(Oh dio!)

Tu impallidisci! e taci! Disapprovi il consiglio? È pur Tamiri

Degnissima del trono.

È un tal pensiero

Degnissimo di te.

Di quale affetto quel tacer dunque è segno, e quel pallore?

Di piacer, di rispetto e di stupore.

ALESSANDRO

[N. 9 ­ Aria]

Allegro moderato (fa maggiore) Archi, 2 flauti, 2 oboe, 2 corni.

Se vincendo vi rendo felici, se partendo non lascio nemici, che bel giorno fa questo per me! De' sudori ch'io spargo pugnando, non dimando più bella mercé.

(partono)

P. Metastasio / W. A. Mozart, 1775

Scena quinta

Atto secondo

Parte interna di grande e deliziosa grotta formata capricciosamente nel vivo sasso dalla natura: distinta, e rivestita in gran parte dal vivace verde delle varie piante, o dall'alto pendenti, o serpeggianti all'intorno:

e rallegrata da una vena di limpid'acqua, che scendendo obliquamente fra' sassi, or si nasconde, or si mostra, e finalmente si perde. Gli spaziosi trafori, che rendono il sito luminoso, scoprono l'aspetto di diverse amene, d'ineguali colline in lontano: e in distanza minore di qualche tenda militare: onde si comprenda essere il luogo nelle vicinanze del campo greco. Aminta solo.

AMINTA

(assiso sopra un sasso)

Recitativo

Ohimè! declina il sol; gi à il tempo è scorso, che a' miei dubbi penosi Agenore concesse. Io nel periglio

di parer vile, o di mostrarmi infido

tremo, ondeggio, m'affanno, e non decido.

E questo è il regno? E cos ì ben si vive

fra la porpora, e l'or? Oh me infelice!

(all'avvicinarsi di Agenore)

Agenore già vien. Che dirgli? Oh dio!

(si leva)

Scena sesta

Agenore e detto.

AGENORE

AMINTA

AGENORE

AMINTA

AGENORE

AMINTA

AGENORE

AMINTA

E irresoluto ancora

ti ritrovo o mio re?

S ì.

Come?

No.

Il dover mio

Decidesti?

a compir son disposto.

Ad Alessandro dunque d'andar più non ricusi?

A lui

anzi già m'incammino.

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Atto secondo

AGENORE

AMINTA

AGENORE

AMINTA

AGENORE

ELISA

AGENORE

Il re pastore

Elisa, e trono vedi, che andar non ponno insieme.

È vero,

n é d'un eroe benefico al disegno

oppor si d ée chi ne riceve un regno.

Oh fortunato Aminta! Oh qual compagna ti destinan le stelle! Amala; è degna degl'affetti d'un re.

Comprendo amico, tutta la mia felicit à. Non dirmi d'amar la sposa mia. Gi à l'amo a segno, che senza lei mi spiacerebbe il regno.

[N. 10 ­ Rond ò ]

Andantino (mi bemolle maggiore) Archi, violino solo, 2 flauti, 2 corni inglesi, 2 fagotti, 2 corni.

AMINTA

L'amer ò , sar ò costante:

fido sposo, e fido amante sol per lei sospirer ò . In s ì caro, e dolce oggetto la mia gioia, il mio diletto, la mia pace io trover ò .

(parte)

Scena settima

Agenore solo.

Uscite, alfine, uscite, trattenuti sospiri, oh dio, bella Tamiri, oh dio

Scena ottava

Elisa e detto.

Ma senti,

Recitativo

Agenore quai fole s'inventan qui per tormentarmi. È sparso ch'oggi Aminta a Tamiri dar à la man di sposo.

Esci d'error. Nessun t'inganna.

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P. Metastasio / W. A. Mozart, 1775

ELISA

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

AGENORE

ELISA

E sei

tu s ì credulo ancor?

Io non saprei per qual via dubitarne.

E mi abbandona dunque Aminta cos ì? Donde apprendesti novella s ì gentil?

Da lui.

Da lui!

S ì, dall'istesso Aminta.

Dove?

Qui.

Quando?

Or ora.

E disse?

E disse,

che al voler d'Alessandro non dessi oppor chi ne riceve un regno.

Santi numi del ciel! Come! A Tamiri dar à la man?

La mano, e il cor.

Che possa

cos ì tradirmi Aminta!

Ah cangia Elisa, cangia ancor tuo pensiero:

cedi al destin.

No, non sar à mai vero!

Ma s'ei pi ù tuo non è, con quei trasporti che puoi far?

Che far posso? Ad Alessandro agli uomini, agli d èi, pietà, mercede, giustizia chieder ò . Voglio, che Aminta confessi a tutti in faccia che del suo cor m'ha fatto dono; e voglio, se pretende il crudel, che ad altri il ceda, voglio morir d'affanno: e ch'ei lo veda.

(parte piangendo)

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Atto secondo

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Atto secondo

Scena nona

Agenore e poi Tamiri.

AGENORE

TAMIRI

AGENORE

TAMIRI

(con ironia)

AGENORE

TAMIRI

(con ironia)

AGENORE

TAMIRI

AGENORE

TAMIRI

(con impero)

AGENORE

TAMIRI

(con impero)

AGENORE

TAMIRI

(con impero)

AGENORE

Povera ninfa! Io ti compiango: e intendo nella mia la tua pena. Io da Tamiri convien che fugga; e ritrovar non spero alla mia debolezza altro ricorso.

(in atto di partire)

Agenore t'arresta!

(entra con un foglio in mano)

(Oh d èi! soccorso!)

D'un regno debitrice ad amator s ì degno dunque è Tamiri?

Il debitore è il regno.

Perch é s ì gran novella non recarmi tu stesso?

È ver; ma forse

l'idea del dover mio

in faccia a te

Bella regina, addio.

(in atto di partire)

Sentimi. Dove corri?

A ricordarmi che sei la mia sovrana.

io presente ti voglio.

Alle mie nozze

Ah no, perdona:

questo è l'ultimo addio.

Ubbidienza io voglio da un suddito fedel.

Ubbidir ò , crudele.

(Oh dio!)

M'udisti?

Il re pastore

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TAMIRI

Se tu di me fai dono:

se vuoi che d'altri io sia:

perché la colpa è mia? Perch é son io crudel? La mia dolcezza imita; l'abbandonata io sono:

e non t'insulto ardita, chiamandoti infedel.

(parte)

Atto secondo

[N. 11 ­ Aria]

Andantino grazioso (la maggiore) Archi.

Scena decima

Agenore solo.

AGENORE

Misero cor! Credevi d'aver tutte sofferte le tirannie d'amore. Ah non è vero:

ancor la più funesta, misero core, a tollerar ti resta!

AGENORE

Recitativo

[N. 12 ­ Aria]

Allegro (do minore) Archi, 2 oboe, 2 fagotti, 4 corni.

Sol pu ò dir come si trova un amante in questo stato qualche amante sfortunato, che lo prova al par di me.

Un tormento è quel ch'io sento, più crudel d'ogni tormento,

e un tormento disperato che soffribile non è.

(parte)

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Atto secondo

Scena undicesima

Il re pastore

Parte dello spazio circondato dal gran portico del celebre tempio di Ercole Tirio. Tutto il vasto recinto è riccamente adornato (per l'incoronazione del nuovo re di Sidone) e di vasi d'oro, e di barbari tappeti, e di festoni di verdure, e di fiori, che intorno alle numerose colonne artificiosamente s'avvolgono, e tutte tra loro le intrecciano. Dal destro lato, molto innanzi, ricco ed elevato trono con due sedili, sopra de' quali scettro e corona reali. Dal lato medesimo, ma in distanza maggiore, magnifico ingresso del tempio suddetto, a cui s'ascende per ampia e superba scala. Fuori dal portico, alla destra, veduta del faro e del porto di Sidone guarnito di folte navi: alla sinistra, della falange macedone disposta in ordinanza, a vista del trono. Concorso per tutto di Cittadini, e Pastori. Fra l'armonia strepitosa de' militari strumenti esce Alessandro preceduto da' Capitani greci, e segu ìto da Nobili di Sidone. Poi Tamiri, indi Agenore.

ALESSANDRO

ALESSANDRO

[N. 13 ­ Aria]

Allegro (do maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni, 2 trombe.

Voi, che fausti ognor donate nuovi germi a' lauri miei, secondate amici d èi anche i moti del mio cor.

Recitativo

Olà! Che più si tarda? Il sol tramonta:

perché il re non si vede? Dov' è Tamiri?

TAMIRI

ALESSANDRO

TAMIRI

AGENORE

TAMIRI

(venendo avanti, seguita da Agenore)

È d'Alessandro al piede.

Sei tu la principessa?

Son io.

Signor, non dubitarne; è dessa.

Odi: Agenore amante la mia grandezza all'amor suo prepone:

se alla grandezza mia posporre io debba un'anima s ì fida, esamini, Alessandro, e ne decida.

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ALESSANDRO

D èi! Qual virtù ! Qual fede!

Scena dodicesima

ELISA

ALESSANDRO

ELISA

ALESSANDRO

ELISA

ALESSANDRO

ELISA

ALESSANDRO

ELISA

ALESSANDRO

Elisa e detti.

(entrando con impeto)

Ah giustizia signor, piet à, mercede!

Chi sei? Che brami?

Io sono Elisa. Imploro d'Alessandro il soccorso a pro d'un core ingiustamente oppresso.

Contro chi mai?

Contro Alessandro istesso.

Che ti fece Alessandro?

Egli m'invola ogni mia pace, ogni mio ben: d'affanno ei vuol vedermi estinta. D'Aminta io vivo: ei mi rapisce Aminta.

Aminta! E qual ragione hai tu sopra di lui?

Qual! Da bambina ebbi il suo core in dono.

Colui, che il cor ti di è, ninfa gentile, era Aminta, il pastore: a te giammai Abdolonimo, il re, non diede il core.

Atto secondo

Scena tredicesima

AMINTA

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

Aminta e detti.

(entrando, in abito da pastore, seguito da alcuni pastori e recando le vesti regali)

Signore, io sono Aminta, e son pastore.

Come!

Le regie spoglie ecco al tuo piè.

(depone le vesti davanti ad Alessandro)

Con le mie lane intorno, alla mia greggia, alla mia pace io torno.

E Tamiri non è

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Atto secondo

AMINTA

AGENORE

ALESSANDRO

ELISA

ALESSANDRO

ELISA, AMINTA,

TAMIRI E AGENORE

ALESSANDRO

AMINTA

ALESSANDRO

Tamiri è degna del cor d'un re; ma non è degna Elisa ch'io le manchi di f é. Abbiasi il regno chi ha di regnar talento:

pur ch'Elisa mi resti, io son contento.

Che ascolto!

Ove son io?

Agenore, io te 'l dissi; Aminta è mio!

S ì generosi amanti non divida Alessandro. Eccoti, Aminta, la bella Elisa. Ecco, Tamiri, il tuo Agenore fedel.

(ad Aminta ed Elisa)

Voi di Sidone or sarete i regnanti,

(ad Agenore e Tamiri)

e voi soggetti non resterete. A fabbricarvi' il trono la mia fortuna impegno, ed a tanta virtù non manca un regno.

Oh, grande! Oh, giusto!

coronato il suo re!

Ah, vegga alfin Sidone

Ma in queste spoglie

In queste spoglie a caso qui non ti guida il cielo. Il ciel predice del tuo regno felice tutto per questa via forse il tenore:

bella sorte d'un regno è IL RE PASTORE.

Il re pastore

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TUTTI

ELISA E AMINTA

ELISA

AMINTA

ALESSANDRO

AGENORE

AMINTA, TAMIRI, ELISA E AGENORE

ELISA

AMINTA

ELISA E AMINTA

TAMIRI E AGENORE

Viva l'invitto duce, viva del cielo il dono, più caro al nostro cor

Con fortunati auspici in questi d ì più belle splendano in ciel le stelle rida più lieto amor.

Nell'adorarti ognora, qual sia un felice amore caro, il mio cor sapr à.

Se quel tuo cor m'adora, cara, più dolce ardore no che l'amor non d à.

Questo è per me contento.

Gioia ne provo al cor.

No, che ad amore un cor resistere non sa.

Vaghe luci, mio tesoro.

Cari accenti del mio bene.

Nel mirarti mi conviene, dolcemente sospira.

Alme liete, alme care, s ì godete nell'amar!

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Atto secondo

[N. 14 ­ Finale / Quintetto]

Molto Allegro (re maggiore) Archi, 2 oboe, 2 corni.

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Indice

I N D I C E

Il re pastore

Personaggi

3

Argomento

4

Atto primo

5

Scena prima

5

[N.

1 ­ Aria]

5

[N.

2 ­ Aria]

7

Scena seconda

7

[N.

3 ­ Aria]

9

Scena terza

9

[N.

4 ­ Aria]

10

Scena quarta

10

[N.

5 ­ Aria]

12

Scena quinta

12

[N.

6 ­ Aria]

12

Scena

sesta

13

Scena settima

13

Scena

ottava

15

[N.

7 ­ Duetto]

16

Variante recitativo atto I, scena II

17

Atto secondo

18

Scena prima

18

[N.

8 ­ Aria]

20

Scena

seconda

20

Scena

terza

22

Scena

quarta

23

[N.

9 ­ Aria]

24

Scena

quinta

25

Scena

sesta

25

[N.

10 ­ Rond ò ]

26

Scena settima

26

Scena

ottava

26

Scena

nona

28

[N.

11 ­ Aria]

29

Scena decima

29

[N.

12 ­ Aria]

29

Scena undicesima

30

[N.

13 ­ Aria]

30

Scena

dodicesima

31

Scena tredicesima

31

[N.

14 ­ Finale / Quintetto]

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P. Metastasio / W. A. Mozart, 1775

B R A N I

Brani significativi

S I G N I F I C A T I V I

Aer tranquillo e d ì sereni (Aminta)

9

Alla selva, al prato, al fonte (Elisa)

7

Intendo amico rio (Aminta)

5

L'amer ò , sar ò costante (Aminta)

26

Se vincendo vi rendo felici (Alessandro)

24

Sol pu ò dir come si trova (Agenore)

29

Viva l'invitto duce (Elisa, Aminta, Alessandro, Agenore e Tamiri)

33

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