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8/28/2019 Sito archeologico culturale preistorico Riparo Gaban Trento

ETÀ PREISTORICA SITI ARCHEOLOGICI

RIPARO GABAN
6 APRILE 2016 | ARCHEOTRENTINO

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Il Riparo Gaban, così chiamato dalla famiglia Pasquali proprietaria del terreno no agli anni Ottanta, è situato in località
Piazzina di Martigiano, in una valletta pianeggiante, posta sul anco sinistro della Valle dell’Adige.
La frequentazione del sito è documentata dal Mesolitico no al Bronzo medio, con alcune interruzioni (come nel Neolitico
recente), motivata dalla posizione ottimale e dalle favorevoli condizioni atmosferiche, anche durante i rigidi inverni.

Storia degli scavi

Nel 1970 iniziarono le campagne di scavo, dirette da Bernardo Bagolini, allora Direttore della sezione di Preistoria all’interno
del Museo Tridentino di Scienze Naturali, susseguendosi quasi ininterrottamente no al 1985.

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8/28/2019 Sito archeologico culturale preistorico Riparo Gaban Trento
Le indagini geosismiche, geologiche e i sondaggi attestano che il deposito archeologico si estende sotto tutta la super cie
compresa nel sottoroccia e in parte, anche, nel prato antistante.
Dal 2007 no ad oggi, gli scavi continuano sotto la direzione dell’Università degli Studi di Trento, come “campo-scuola” per
giovani archeologi. Le ricerche hanno permesso di mettere in luce una stratigra a, di rilevanza per l’arco alpino, dal Mesolitico
al Bronzo medio.

Storia del sito

L’area attualmente scavata a ridosso del riparo è di 60 m², suddivisa in 5 settori in ordine di intervento; tra il 1600 e il 1700 il
deposito fu intaccato da tre buche moderne, sul fondo delle quali furono messi in luce resti scheletrici umani, indicando
l’utilizzo sepolcrale del riparo durante l’età del rame.
Il Riparo Gaban fu frequentato dal Mesolitico antico, profondità che non è ancora stata raggiunta dagli scavi, ma che in base ai
depositi stratigra ci già studiati nel sito sottoroccia di Romagnano Loc, hanno evidenziato come il Mesolitico incominci
all’inizio dell’VIII millennio a.C. no alla metà del VI millennio a.C.
Il Mesolitico è in uenzato da due diversi episodi climatici, che determinarono un cambiamento economico e insediativo: il
Preboreale e il Boreale, in quest’ultimo periodo i cacciatori-raccoglitori iniziano a condurre una vita più sedentaria con lo
sviluppo di un economia basata sulla caccia. Infatti, nei resti faunistici del Riparo di questo periodo risultano più dominanti i
cervi e i caprioli mentre stambecchi e camosci tendono a scomparire. Tra gli oggetti del Mesolitico spiccano alcuni singolari
oggetti “d’arte” in osso e in corno, ma anche con conchiglie in particolare quelle marine (rinvenute anche nei siti mesolitici di
Vatte di Zambana e Borgonuovo).
Con la ne del VI millennio, anche in Trentino, fu introdotta una nuova economia basata sull’allevamento e sull’agricoltura, da
cacciatore-raccoglitore l’uomo diventa nel Neolitico produttore e sedentario. Il Riparo Gaban risulta il sito fondamentale per
comprendere questi cambiamenti sociali ed economici nella regione trentina. Le ricerche hanno permesso di evidenziare
come, i primi gruppi neolitici fossero costituiti dai discendenti dei locali mesolitici, ma anche se sono documentati, i contatti
con la Pianura Padana, non fu adottata la tecnica della levigatura della pietra, ma continua l’utilizzo delle corna di cervo.
Nel primo Neolitico si sviluppa il “Gruppo Gaban”, sulla base dei materiali rinvenuti nel sito omonimo,   attestato nei ripari
sottoroccia del fondovalle atesino, già frequentati dai gruppi mesolitici e della successione nel Neolitico medio della “Cultura
dei Vasi a Bocca Quadrata” (VBQ).
La stratigra a del Riparo Gaban attesta una lacuna durante il Neolitico recente (“Cultura dei Vasi a Bocca Quadrata, stile ad
incisioni e impressioni). Nei livelli Neolitici il riparo ha restituito numerosi oggetti “d’arte”, tra cui la rappresentazione di
statuette femminili, su corno, denti e pietra.
Dopo l’abbandono della frequentazione del Riparo per circa 2.000 anni, nel Neolitico recente e nella prima età del Rame, il sito
ritorna ad essere abitato nella media e nale Età del Rame, dove sono evidenti resti di attività fusorie del rame, che al
momento risultano le più antiche della nostra regione attorno al 2.600 a.C.
Durante la prima e media Età del Bronzo, risulta l’ultimo periodo di frequentazione del Riapro Gaban (2.200 – 1.600 a.C.), con
lo sviluppo della Cultura di Polada, attestata anche nei villaggi pala tticolo del Bronzo Antico, di Fiavé e Molina di Ledro.
Si può presupporre che il Riparo sia stato frequentato anche in epoche successive come nell’Età del Ferro e in epoca romana,
visto che nei territori coltivati attorno al sito archeologico, sono stati rinvenuti monete e frammenti di tegoloni.

Reperti del Riparo Gaban

I reperti del Riparo Gaban sono esposti nella Sezione di Preistoria del MUSE.
Le ricerche al Riparo Gaban hanno portato alla luce numerosi reperti, tra cui frammenti ceramici e litici su selce, resti
archeozoologici e in particolare oggetti “d’arte”.
Ricca è la documentazione di oggetti d’arte nei livelli mesolitici e neolitici.
Dai livelli Mesolitici del Riparo Gaban provengono numerosi oggetti decorati:
– gura femminile ricavata su corno di cervo, la cui assenza di dettagli anatomici, inseriscono il reperto nella plastica muliebre
di origine paleolitica;
– spatola in corno di cervo, decorata con motivi geometrici con tracce di ocra rossa nella zona centrale;
– cilindretto cavo in osso con decorazione che lo ricopre interamente.

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Nei livelli Neolitici gli oggetti d’arte su osso, corno, denti e pietra, raf gurano immagini a carattere antropomorfo, geometrico e
zoomorfo:
– manico istoriato ricavato da un omero di cinghiale con raf gurazione antropomorfa;
– il reperto più signi cativo è la gura femminile su placchetta in osso. Sulla faccia anteriore si riconosce la testa e sul retro la
capigliatura, sul busto è presente un collare con pendaglio a semiluna, e sulla vita sono presenti segmenti paralleli che
riproducono una cintura. Nella parte centrale è incisa una vulva sormontata da un motivo ad albero, messa in risalto
dall’utilizzo dell’ocra rossa. Secondo Jean Gulaine, la statuetta sarebbe connessa al culto agrario con funzione procreativa;
– porzione di femore umano decorato con motivi geometrici e volto stilizzato, potrebbe essere interpretato come uno
strumento musicale, visto la presenza di due fori in corrispondenza degli occhi;
– raf gurazione di un pesce su placchetta in osso forata in prossimità dell’occhio, potrebbe essere interpretata come un
pendaglio;
– ciottolo antropomorfo di forma allungata;
– placchetta ossea ottenuta con motivi geometrici.

Attualmente il Riparo Gaban è chiuso al pubblico per motivi di sicurezza, ma è possibile osservare la struttura esterna per
comprendere l’importanza del riparo, ma anche vedere illuminato parte della sezione stratigra ca del testimone dalle nestre
esterne.

Visitabile Localizzazione Contatti Bibliogra a

Bagolini B, Pedrotti A, Riparo Gaban, (a cura di) Broglio B., Paleolitico Mesolitico e Neolitico dell’Italia nord-orientale, Forli
1996.
Pedrotti A., Il gruppo Gaban e le manifestazioni d’arte del primo neolitico, in (a cura di) Pessina A, Muscio G, “Settemila anni fa il
primo pane: ambienti e culture elle società neolitiche: guida alla mostra, Comune di Udine, Museo friulano di storia naturale,
dicembre 1998 – maggio 1999.
Pedrotti A, Il Neolitico, (a cura di) Buchi E, Storia del Trentino, I, Preistoria e Protostoria, Il Mulino, Bologna 2000.
Riparo Gaban: preistoria ed evoluzione dell’ambiente (a cura di) Museo Tridentino di Scienze Naturali, Trento 1980.

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