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Stanko Flego

Berda, villaggio che non esiste pi

(Traduzione dell'articolo Brda vas, ki je ni ve, Jadranski Koledar 1984, pp. 95-112)
Esaminando i documenti medievali finora pubblicati riguardanti Trieste e il suo
territorio, documenti nei quali compare un'infinit di toponimi e nomi sloveni, sono
stato attratto ed incuriosito dal toponimo Berda, che compare in numerosi documenti
dall'inizio del 14. secolo in poi, sia a proposito di persone la cui origine indicata con
il soprannome de la Berda (Marinus de la Berda) sia per indicare un determinato
territorio (contrata ed montis de la Berda, saltaria de la Berda). Non stato difficile
constatare che la localit denominata Berda si trovava nell'area del territorio di San
Dorligo della Valle - Dolina chiamata anticamente Valle di Mocc, in quanto ci
risulta in modo evidente dagli Statuti Triestini del 1350 (1), il che era infatti noto
anche agli autori del passato (2).
Il fatto che al giorno d'oggi non esiste un paese o una frazione con questo nome
n nel territorio del comune di San Dorligo della Valle n altrove nella provincia di
Trieste, mi ha spronato a cercare di accertare se la localit di Berda in seguito acquis
un altro nome, oppure fu abbandonata in un determinato periodo. Per persisteva un
dubbio fondato che un villaggio o una frazione abitata denominata Berda non fosse
mai esistita e che questo toponimo avesse indicato soltanto una zona nella quale si
trovavano anche singole abitazioni.
La tradizione orale, viva ancor'oggi a Bagnoli della Rosandra - Boljunec, della
quale esistono gi delle annotazioni non approfondite (3), mi ha fornito dati
interessanti, il cui contenuto per non va sopravvalutato nella sua totalit. Secondo la
tradizione orale, alla quale torneremo in seguito, infatti Bagnoli originariamente era
ubicato sul versante sudovest del monte elo-Usello, cio nell'area che ancor'oggi gli
abitanti di Bagnoli chiamano Brda.
Brda un toponimo relativamente frequente nell'area slovena. E' la forma
plurale del sostantivo brdo che indica una collina relativamente bassa e generalmente
allungata. Soltanto nella provincia di Trieste questo toponimo compare ben 15 volte
sia in forma originale sia in forma derivata (Brdica, Brdice, Brdina, Brdinie, ecc.)
(4).

Il problema della continuit degli insediamenti umani nell'area del comune di


San Dorligo della Valle Dolina

Prima di passare all'esame di alcune fonti triestine nelle quali viene citato il
toponimo Berda, mi soffermer in breve sul problema della continuit degli
insediamenti nella zona di San Dorligo della Valle con particolare riguardo al periodo
del passaggio dal tardoantico all'altomedioevo e all'altomedioevo stesso.
San Dorligo della Valle - Dolina ed i paesi circostanti, distribuiti sotto il
ciglione carsico in generale proprio dove il terreno calcareo si trasforma in flysch,
possono essere presi nella cerchia pi ristretta di queste aree del retroterra triestino,
che possono vantare un ricco passato storico.

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Il bacino di San Dorligo Dolina, se cos possiamo chiamarlo, forma una
particolare unit geografica con confini naturali nettamente segnati. Dal lato
settentrionale e orientale delimitato dal ciglione carsico, a sud e sudovest invece
difeso dal costone allungato di un'altura di flysch, la quale da San Servolo Socerb,
che si trova proprio sul ciglione carsico, digrada verso il mare lasciando a quote
diverse Prebenico - Prebeneg, Caresana Makolje, Monte D'Oro - Dolga Krona e
Stramare -tramar. Quest'altura rappresenta anche il confine naturale tra il territorio
del Comune di San Dorligo della Valle e quello di Muggia. Anche a nordovest la
Valle di Mocc delimitata da un costone allungato di flysch che si stacca dal
ciglione carsico all'altezza del Castelliere di Cattinara Gradie sopra Klju e
passando per Baevec digrada lentamente verso la pianura e il mare. Questo
territorio, che dal lato sudovest parzialmente delimitato dal mare, gi nel Medioevo
formava un'unit amministrativa a s stante denominata Vallis Mucho. Pi o meno al
centro di questo bacino si trovano altre due piccole alture di forma allungata,
Koromanik Monte San Rocco e elo Monte Usello.
Le tracce pi antiche di insediamento umano in questo territorio sono del
periodo mesolitico e si riferiscono alla Cavernetta della Trincea Spodmol v
Podpeini sopra la frazione di S. Antonio in Bosco - Bort. L'era del neo-eneolotico e
della prima et del bronzo sono documentate in alcune grotte nella Val Rosandra -
Dolina Glinice, principalmente nella Grotta delle Gallerie Peina pod Steno,
mentre i resti delle murature dei castellieri sulla cima della alture circostanti sono la
prova della continuit degli insediamenti umani attraverso la media e tarda et del
bronzo e l'et del ferro (Monte Carso - Mali Kras, San Michele - Sv. Mihael, Socerb -
San Servolo, Catttinara, ecc.).
I resti di numerose costruzioni testimoniano che questo territorio era
relativamente densamente popolato anche nell'epoca romana. Basti ricordare
l'acquedotto romano di Bagnoli che forniva acqua corrente alla Trieste di allora (5), e
i numerosi resti di edifici romani ancora del tutto inesplorati ed in alcuni casi
nemmeno inventarizzati. Queste costruzioni, in molti casi si trattava probabilmente di
ville rustiche, sono disseminate pi o meno in tutta la Valle di Mocc e spesso si
trovano nelle immediate vicinanze dei centri abitati odierni. Vista la mancanza di
ricerche su queste costruzioni ovviamente non si pu stabilire con precisione a quale
fase dell'epoca romana appartengano. Si potrebbe ancora intuire una connessione tra
questi edifici residenziali o rurali e piccoli porticcioli sulla costa. Nei dintorni
esistono infatti resti di attracchi dell'epoca roamana, cio a Stramare (6) e a San
Sabba (7). A Stramare gli archeologi hanno scoperto nel corso degli scavi i resti di
edifici molto vasti, probabilmente magazzini nei quali venivano immagazzinati i
prodotti agricoli che dovevano essere caricati sulle navi, oppure i manufatti appena
scaricati provenienti dalle botteghe romane di Aquileia (8). A proposito di Stramare
va inoltre ricordato che l'inquieto periodo di transizione dal tardoantico
all'altomedioevo, periodo caratterizzato dalle sortite predatorie dei popoli barbarici,
potrebbe aver lasciato delle tracce nello spesso stratto di materiale bruciato e cenere

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che ricoprivano i resti architettonici di epoca romana di questa localit estremamente
interessante dal punto di vista archeologico (9).

Fig. 1. Panoramica della pendice occidentale del monte elo - Usello visto da San Giuseppe
della Chiusa - Ricmanje.

Tra i resti di insediamenti umani dell'epoca romana sono particolarmente degne


di nota le rovine in forma di imponenti cumuli di pietre nel sito archeologico noto, ma
non ancora esplorato di Storije - Storia sotto Sant'Antonio in Bosco, complesso che
comprendeva anche le terme (10).
In seguito alle ricerche compiute negli ultimi anni nella vicina Istria possiamo
presumere che le ville rustiche e gli altri edifici residenziali sistemati nel retroterra
delle citt, almeno quelli pi importanti, erano abitati, attraverso varie fasi costruttive
e adattamenti, all'incirca dal 1. al 6. secolo (11) e poi furono completamente
abbandonati al degrado.
Ritrovamenti archeologici certi, appartenenti all'epoca delle migrazioni dei
popoli e del primo Medioevo, epoca per la quale da noi caratteristico il quasi totale
silenzio delle fonti, nell'area di San Dorligo della Valle non sono stati scoperti. Forse
qualche reperto di questo periodo era stato conservato dagli strati superficiali di
alcune grotte della Valle della Rosandra, per, sempre che questi ritrovamenti siano
mai esistiti, essi non sono mai stati inventariati e pubblicati. Perci ci troviamo di
fronte ad un vuoto temporale che va grosso modo dal 6. secolo (fino a quest'epoca
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dovrebbe essere almeno ipoteticamente possibile rintracciare segni di insediamento
tra i resti di alcuni edifici romani pi importanti) fino all' inizio del 13. secolo, e cio
fino alla data delle prime fonti riguardanti il castello di Mocc (12).
Questo vuoto, che copre quasi sei secoli, rappresenta oggigiorno una delle
contraddizioni pi marcate della conoscenza storica del retroterra triestino, del quale
fa parte anche l'area del comune di San Dorligo della Valle, retroterra che stato
esplorato relativamente a fondo dal punto di vista archeologico.
Un'eccezione forse in questo vuoto storico-archeologico, rappresentata dal
ritrovamento di numerose sepolture nel condotto dell'acquedotto romano di Bagnoli.
Gli scheletri sono stati rinvenuti in diversi punti nel corso degli scavi esplorativi e
negli scavi protettivi dell'acquedotto, e cio nel 1941 (13), 1954 (14), 1974 (15) e
forse anche in altre occasioni (16). A proposito di queste sepolture purtroppo non
disponiamo di dati pi precisi all'infuori del fatto che vicino ad uno degli scheletri
scoperti sono stati ritrovati i frammenti di un'anfora tardoantica, e vicino ad un altro
la cuspide di una lancia (17). Per quanto concerne l'epoca delle sepolture, possiamo
collocarle almeno in via preliminare in un periodo relativamente ampio che va dal
tardoantico agli inizi del primo Medioevo, cio nell'epoca in cui l'acquedotto era gi
stato abbandonato mentre il condotto e il tracciato erano ancora visibili o noti alla
popolazione locale. A questo proposito va inoltre ricordato che le sepolture in
costruzioni romane abbandonate sono un fenomeno abbastanza frequente in
quest'epoca e siamo a conoscenza di parecchi casi analoghi anche nelle altre localit
di Trieste e a Trieste stessa.
A differenza delle vicine citt costiere, per le quali la continuit degli
insediamenti umani provata sia dai resti architettonici che da documenti scritti, per
quanto rari, gli insediamenti nella campagna nel periodo altomedioevale sono per noi
avvolti in fitte tenebre.
I ritrovamenti archeologici pi vicini a San Dorligo della Valle che offrono dati
interessanti sugli insediamenti nelle campagne nel primo Medioevo sono quelli di
Predloka che si trova oggi in territorio jugoslavo.
Gli scavi archeologici eseguiti negli ultimi anni della necropoli di Predloka
(18) nella Valle del Risano, hanno infatti dimostrato che gli Slavi erano presenti in
queste terre almeno a partire dal 9. secolo. I motivi di questo insediamento possono
essere ricercati nella politica economica dello stato franco, come risulta anche dal
Placito del Risano dell' 804.
Il fatto che la Valle di Mocc si estendeva oltre i confini medievali del territorio
di Trieste (19) potrebbe deporre a sostegno dell'ipotesi che la colonizzazione slava di
queste terre abbia avuto inizio in epoca molto remota, in quanto era promossa dalle
autorit imperiali di allora.
Il problema dei primi insediamenti slavi nella Valle di Mocc strettamente
legato al problema del costituirsi degli attuali abitati in questa zona. Ci stato
marginalmente trattato da S. Pahor in un breve scritto nel 1961 (20).

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Fig. 2. Statuti di Trieste dell'anno 1365 che riportano l'elenco dei villaggi della Valle di
Mocc (Archivio Diplomatico della Biblioteca Civica di Trieste).
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interessante notare inoltre, che spesso i resti di stanziamenti di epoca romana
si trovano nelle immediater vicinanze dei villaggi odierni (21). Tutto questo fa
pensare che gli Slavi nel momento del loro arrivo nel nuovo territorio si insediassero
nei siti che erano gi stati abitati. Qui infatti trovarono i terreni adatti allo
sfruttamento agricolo, sorgenti, vie di comunicazione ancora praticabili, ecc.
In merito a questo possiamo ancora ipotizzare che probabilmente proprio sotto
i centri storici di alcuni odierni abitati si trovano i resti degli insediamenti
altomedioevali. Questo potrebbe valere anche per le stesse necropoli di questo
periodo, le quali probabilmente continuarono ad essere in uso fino ai giorni nostri. Il
caso di S. Ulderico a Tolmino (22) ed in parte anche Predloka possono essere a
sostegno di tale ipotesi.

Alcune fonti

Fatte queste precisazioni torniamo ora a Berda e cio all'elenco di alcune fonti
che sono riuscito a rintracciare e che parlano di questa localit:
1319, ... Item I urnam a Mocor de la Berda... (23). Questo il pi antico tra i
documenti che parlano di Berda e che ho rintracciato io stesso, oppure mi sono stati
segnalati da altre persone.
1325, 23 agosto, ...Item domus Bertaldi de la Berda, que fuit Juri Batifer
(24). In questo documento oltremodo interessante, il vicario della diocesi di Trieste
riassume al Capitolo cittadino le vecchie investiture in merito alle decime per le case
della Trieste di allora. Il grande numero di nomi e soprannomi sloveni tra i proprietari
e gli abitanti delle case testimonia la presenza degli Sloveni a Trieste all'inizio del 14.
secolo.
1347, 16 dicembre, Gregorio fillio Martini de Laberda (25). Tra i
testimoni del matrimonio di Allegranza, moglie di Pietro Burlo, troviamo anche un
certo Martino di Berda.
1350, saltaria Lerde (26) sex saltariis berde (27) Qui saltarii
non debeant custodire ultra viam Rimagnie nec acusare fatientes dampnum ultra
dictam viam. Salvo quod saltarii Berde custodire debeant vineas hominum et
habitatorum Tergesti ad Berdam et a rivo Gassi citra versus vallem Mucho (28) ...
saltarii dela Berda a rivo Ghassi ultra, et custodire vineas hominum Tergeste
positas in valle Mucho (29). Gli Statuti triestini del 1350 dimostrano
inequivocabilmente che la localit denominata Berda era ubicata nel territorio
dell'attuale comune di San Dorligo della Valle (vallis Mucho). In base ai distretti
delle guardie campestri (saltarie) che erano sette e cio saltaria Castiglioni, Melarsi,
Culogne, Moncholani, Grondellere, Sancti Victi, Berde (30), ed erano affidati a 39
guardie (saltatores), possiamo desumere quanto era esteso il territorio della Trieste
medioevale nella met del 14. secolo. A sudest il territorio triestino si estendeva fino
al rivo Gass (31) che scorre lungo il lato occidentale di San Giuseppe della Chiusa
Ricmanje ed ancor oggi separa il comune di Trieste da quello di San Dorligo della

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Valle. Al di l di questo confine e cio al di l del confine del territorio di Trieste si
estendeva la vallis Mucho nella quale era sita la saltaria Berde, dove le guardie
dovevano ovviamente custodire soltanto le vigne degli abitanti della citt. Va inoltre
sottolineato il fatto che delle sette saltarie soltanto la saltaria Berde era definita con
un toponimo sloveno, probabilmente in uso da molto tempo anche in citt. Il fatto che
la localit fosse sita al di fuori dei confini che allora, ma probabilmente anche in
epoche molto anteriori, delimitavano il territorio di Trieste, ci fa presumere che
proprio nell'area di Dolina gli Slavi siano giunti in epoca relativamente remota.
1354, 14 dicembre, Bertosius de la Lerda (32). Tra i testimoni della
difesa di un certo Chrismanus di Servola troviamo anche una persona originaria di
Berda.
1360, 22 luglio, Andrea de laberda (33), Tra i testimoni del testamento di
Golobica, figlia del defunto Grdina di Mocc troviamo anche un certo Andrea di
Berda.
1365, 8 febbraio, Augustino quondam Marini dela Berda habitatore
Tergesti (34). Sentenza in base alla quale un certo Agostino, figlio del defunto
Marino di Berda, condannato al pagamento a favore del Capitolo cittadino di 3 anni
di affitto arretrato per la casa in cui abita.
1384, 4 dicembre, contrata Berde Marinus dela Berda (35). Nel contratto
di compravendita di un terreno nel distretto di Berda citato anche Marino di Berda
in quanto proprietario di vigne confinanti con il terreno oggetto del contratto.
1394, 20 febbraio, quartam partem omnium et singolarum decimarum
contrate et montis de la berda et sub la berda (36).
1407, domina Pasqua uxor quondam Gregory de la berda (37).
[1413], masariis infrascriptarum villarum, videlicet Rimegne, Gassi, Borst,
Brese Bagnoli, Preseriani, Creguiani, Sancti Odorici, Sancti Martini, Berde, Silvole
(38). Questo un documento molto importante e documenta che il Comune di
Trieste aveva consegnato ai villici della Valle di Mocc delle armi e cio balestre,
scudi, lance e spade. Inoltre conferma l'ipotesi che Berda fosse veramente un
villaggio (villa Berde). Questo documento per importante anche perch
comprende un elenco dei villaggi dell'area di Dolina e testimonia quanto densamente
era popolata quest'area nel tardo Medioevo, infatti dopo dieci villaggi (della valle di
Mocc) citata in direzione di Trieste soltanto Servola.
Questo elenco pone il problema della localizzazione di alcuni abitati, il cui
nome cercheremo invano sulla carta geografica del territorio triestino. Questi abitati
sono Gas, Preseriano e Santo Martino. Per quanto riguarda il villaggio di Gas lo si
potrebbe identificare con l'odierno Log, considerando l'ubicazione del vicino torrente
che nel Medioevo portava lo stesso nome. Questa identificazione potrebbe essere
avvalorata dalla traduzione del vocabolo di origine germanica che indicherebbe un
bosco protetto (39).
Resta ancora sempre aperto il problema della localizzazione dell'abitato di
Preseriano (dallo sloveno Preserje). Questo microtoponimo attestato oggi per il

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territorio che si estende ad Est di San Giuseppe della Chiusa in direzione di San
Antonio in Bosco per n l'indagine diretta sul terreno n la tradizione orale degli
abitanti del luogo mi hanno fornito delle indicazioni per affermare di un villaggio
abbandonato ricordato oggi solo dal toponimo.
Resta da considerare ancora il villaggio di S. Martino che molto probabilmente
si trovava non lontano dalla chiesa di S. Martino presso S. Odorico (ora San Dorligo
della Valle). Probabilmente si tratta della denominazione ufficiale dell'abitato di Brce
(Berze) presso Dolina.
Interessante ancora da notare che in una fonte della met del Trecento (40)
vengono menzionate le frazioni di Suhorje e Brce presso Dolina ( Crismanus de
Berca condam Micaelis de Suchorian ). Queste due piccole frazioni fanno oggi
parte integrante dell'abitato di Dolina.
L'analisi approfondita di questo elenco di paesi, compilato attorno il 1413 e
apposto come addizione agli ancora inediti Statuti Triestini del 1365, ci da forse
alcune indicazioni per risolvere i problemi sopra citati. Infatti, se interpretiamo questo
elenco dal punto di vista geografico, notiamo subito che l'autore ha seguito una
successione ben determinata in base alla quale elenca i villaggi partendo dal confine
occidentale della Valle di Mocc. Analizziamo dunque l'elenco da questo punto di
vista. Per primo citato l'abitato di San Giuseppe della Chiusa - Ricmanje, che era il
pi vicino al confine occidentale della Valle di Mocc. Dopo Ricmanje incontriamo
l'abitato di Gas che abbiamo identificato con l'odierno Log. Dopo questi due abitati la
successione geografica ci porta a Sant'Antonio in Bosco Bort, Mocc Zabreec e
Bagnoli della Rosandra Boljunec. Dopo Bagnoli e prima di Crogole Kroglje
sull'elenco citato l'abitato di Preseriano (villa Preseriani). Dunque non tra Rimegne
e Gas o tra Rimegne e Borst. Se dunque per questo elenco ammettiamo il criterio
della successione geografica allora dobbiamo escludere la possibilit che Preseriano
si trovasse sul territorio ad est di Ricmanje che ancora oggi porta questo nome. Dove
si trovava allora Preseriano tra Bagnoli e Crogole? Tra questi due paesi, anche se
spostato verso NE situato nell'inizio della Val Rosandra l'abitato di Bagnoli
Superiore - Gornji Konec che si potrebbe identificare con Preseriano. Questa
localizzazione corrisponderebbe, bench spostata verso NE, alla successione indicata
nell'elenco degli Statuti triestini. Cercando ulteriori possibilit di localizzazione di
Preseriano che corrisponderebbe alla sequenza sopra sicata si potrebbe ancora
ipotizzare il sito di questo abitato nelle immediate vicinanze del nucleo centrale
dell'abitato di Bagnoli odierno (il gruppo di case situate sulla riva sinistra del
Rosandra?). Pi tardi con l'ampliamento di Bagnoli, l'abitato di Preseriano potrebbe
essere stato inglobato nell'abitato stesso (di Bagnoli). Nel ricercare la localizzazione
di Preseriano dobbiamo tener presente il fatto che questo abitato poco citato nelle
fonti medioevali triestine.

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Fig. 3. Il territorio della Valle di Mocc secondo fonti del 14. sec. e dell' inizio del 15. sec.. I
nomi dei villaggi sono quelli riportati dagli Statuti di Trieste del 1365 (fig. 2), gli altri
toponimi invece sono tratti da varie fonti del 14. sec.. Con un punto interrogativo indicato
il probabile abitato attuale corrispondente all'antico toponimo. Con due punti interrogativi
invece indicata l'ipotetica localizzazione dell'abitato di Preseriano nell'odierno Bagnoli
Superiore.

Dopo Crogole (Creguianum) incontriamo nell'elenco la Villa Sancti Martini,


probabile denominazione ufficiale della frazione di Brce (Berze) presso Dolina. Poi la
successione geografica dell'elenco punta direttamente verso ovest e bassando per
Berda che era l'unico abitato situato circa in mezzo alla Valle di Mocc si conclude
con Servola, gi fuori della Valle succitata.

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Future ricerche negli archivi triestini potranno, a chi le intraprender,
confermare o disdire queste interpretazioni.
1459, 18 novembre, villani villarum Berde (41). In questa bolla
l'allora papa Pio II, cio Enea Silvio Piccolomini, gi vescovo di Trieste, convalida la
convenzione tra il vescovo Antonio Goppo e il Comune di Trieste per la decima e il
dazio per il fieno e la legna. Anche questo documento riporta un ampio elenco di
villaggi sia del Carso sia dell'area di Dolina. Da quest'area sono citati i seguenti
villaggi: villa S. Odorici, Creguliani, Bagnoli, Berde, S. Martini, Borst, Bresez, Jas.
1461, 25 luglio, contrata Berde (42).
1461, 25 novembre, contrata Berde (43).
1489, 16 marzo, Mache de lis Berdis (44). Quest'uomo ricordato in
merito ad un testamento nel quale lascia alla Chiesa un campo in localit Boxipoie
(Boje polje) nei pressi della chiesa di San Michele sopra Bagnoli.
1533, reintegrandos esse ad mansos quinque sitos in villa Berde quae
omnia sunt jurisdictiones Sancti Servuli (45).
1557, 17 gennaio il monte della Vena detto Douga Berda fra l'osteria
Lakotischie e la villa Bolliunz nella Valle di Mocc distretto di San Servolo (46).
Questo un passo preso dal documento, trascritto dallo Jenner, con il quale il
Capitolo cittadino dava in affitto per 14 lire annue il monte della Vena detto Douga
Berda tra l'osteria di Lacotisce Lakotie e Bagnoli nella Valle di Mocc, distretto
di San Servolo.
Con questo documento termina l'elenco di alcune fonti che citano la localit di
Berda nella Valle di Mocc.

Per quanto concerne l'epoca in cui il villaggio di Berda sarebbe stato


abbandonato ho cercato di stabilirla con un sommario controllo dei Libri dei morti
(Liber mortuorum) dell'Archivio Parrocchiale di San Dorligo della Valle (47). Nei
primi due libri, per il periodo che va dal 1609 al 1680, ho rintracciato i nomi di molte
persone indicate come originarie di Berda (ex Berda, ex Berdo, de Berda). Nel primo
libro, che copre gli anni dal 1608 al 1652 ed diviso in pi parti nelle quali sono
elencatii morti dei singoli villaggi della parocchia di Dolina, gli abitanti di Berda
sono registrati nell'elenco dei morti di Bagnoli, per accanto al nome del defunto
aggiunta la dicitura di Berda. Ecco alcuni esempi:
Gaspar Sobaz habitantem in Berda li 30 aprile 1609; Andrea fillio quondam
Gaspar Sobaz de Berda li 24 agosto; una creatura quondam Gaspar Sobaz li 3
settembre, 8 sept. Marina [ ] ex Berdo obiit munita sacramentis sepulta ad S.
Uldericum; 11 sept. 1648 creatura Lucae Razman de Berdo sepulta ad S. Uldericum;
8. jan. 1649, Stiphan Sobaz ex Berdo annos 46 munitu sacramentis obiit, sepultus ad
S. Uldericum;13 jan.1651 Lucas Razman ex Berdo annos 38 circiter obiit munitus
sacramentis milatus [ ? ] S. Ulderici 8 dies ante nativitatem Domini (48).
Nel secondo Libro dei morti della parrocchia di S. Dorligo della Valle che
copre gli anni dal 1657 al 1703, i morti di tutti i villaggi della parrocchia sono

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elancati puramente in ordine cronologico. Accanto al nome di ogni defunto scritto a
quale villaggio apparteneva. In questo libro i morti con la dicitura di Berda
diventano via via sempre meno frequenti. Dopo una lettura sommaria del libro ho
rintracciato soltanto i seguenti nominativi:
die 30 aug 1660 Agnies vedova quondam Stefani Sobez ex Berdo penes Bollunz
obiit 63 confessa ex sacramentis; die 6. 8bris 1662 infans Johannis Babuder ex Berdo
obiit, est sepultus ad S. Uldericum; die 5 10.bris 1680 infans Matthia Mulich ex
Berda sepultus ut supra (49).
Dal 1680 alla fine del libro, cio al 1703, dopo una scorsa sommaria del
documento non sono pi riuscito a rintracciare nessun altro nome con accanto la
dicituran di Berda. Non ho esaminato i libri dei morti per gli anni successivi, cio
dal 1703 in poi, perch l'assenza per un periodo di tempo cos lungo di nomi di
defunti con accanto la dicitura di Berda mi ha fatto supporre che la ricerca con ogni
probabilit sarebbe stata vana. Non ho controllato i libri anagrafici delle nascite e dei
matrimoni vista la brevit del presente scritto, ritengo per che i risultati non
differirebbero molto da quelli appena descritti. Ovviamente si pu dubitare che i
parroci non abbiano registrato tutti i morti di Berda specificando la loro provenienza
con la dicitura ex Berda, o in modo analogo, oppure abbiano usato la dicitura pi
generica ex Bollunz, indicando gli abitanti di Berda come abitanti di Bagnoli. Il
numero relativamente basso di morti di Berda in confronto ai morti degli altri paesi
elencati nei libri dei morti del 17. secolo fa quindi ritenere che gi in quest'epoca gli
abitanti di Berda fossero relativamente pochi. Soltanto per i primi decenni sono
segnati parecchi nomi di abitanti di questa localit, ci probabilmente dovuto a
qualche epidemia, forse peste, che proprio in quell'epoca aveva colpito il nostro
territorio.

La tradizione orale

Come ho gi accennato all'inizio di questo contributo, la tradizione orale mi


stata di notevole aiuto nelle ricerche sul passato dell'insediamento di Berda. Secondo
la tradizione orale su Berda, viva ancora oggi a Bagnoli, quest'ultimo paese
originariamente era ubicato sul versante sudovest del monte elo, dunque
l'insediamento di Berda sarebbe stato il predecessore della stessa Bagnoli. Gli abitanti
del luogo inoltre interpretano il toponimo Boljunec come derivato da bolji unec -
migliore sorgente, per questa interpretazione stata ritenuta parte della cosidetta
etimologia popolare. Sempre secondo la tradizione orale di cui sopra, gli abitanti di
Berda, nei periodi di siccit sarebbero spesso andati ad attingere l'acqua alle sorgenti
in localit detta Na Jami, presso Bagnoli, e poich questa scarsit d'acqua si sarebbe
fatta sentire sempre pi, ad un certo punto avrebbero deciso di trasferirsi a valle in
prossimit alla sorgente, al bolji unec. Di tutto ci probabilmente sar vero soltanto
che la scarsit d'acqua fu una delle cause per le quali gli abitanti di Berda via via
abbandonarono il proprio villaggio per trasferirsi prevalentemente nell'attuale

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Bagnoli. Nella tradizione orale si possono trovare le testimonianze circa l'esistenza di
sorgenti anche nella zona di Berda. Una di queste sorgenti si trovava nel luogo che
ancor oggi viene chiamato Kaluica, con ogni probabilit per queste deboli sorgenti
si sono affievolite ancora di pi inducendo la gente a trasferirsi.
Molto interessante e degna di essere registrata la testimonianza del
settantenne Silvester Zobec di Zaboljunec (quartiere di Bagnoli) (50). Secondo il
racconto di Silvester Zobec, suo bisnonno si recava col carro sul luogo dove sorgeva
una volta Berda per recuperare pietre e coppi della loro vecchia stalla abbandonata ed
oramai crollata. Questo materiale gli serviva per costruire una stalla nuova a
Zaboljunec. E' inoltre interessante constatare che a Zaboljunec sempre stato
frequente, e continua ad esserlo anche oggi, il cognome Zobec. Se per un attimo
ritorniamo alle citazioni dai libri dei morti della parrocchia di Dolina, notiamo che la
maggioranza degli abitanti di Berda portava il cognome Zobec. Su questa base si
potrebbe ipotizzare che gli Zobec, che oggigiorno vivono a Zaboljunec, ed assieme a
loro lo stesso Silvester, siano i pronipoti degli abitanti di Berda. Se a ci aggiungiamo
il fatto che Zaboljunec sorgeva sempre un po' discosto dal centro di Bagnoli proprio
in direzione di Berda, viene a pensare che proprio a Zaboljunec si sia trasferita una
parte della popolazione che aveva abbandonato il villaggio di Berda.
Infine si potrebbe ancora osservare che probabilmente anche nell'attuale
frazione di S. Antonio in Bosco si conservata una traccia dei nuovi arrivati di Berda.
La famiglia che abita nella casa con il numero civico 13 ancora oggi
soprannominata Pr' Brdavneh, cos sono dunque indicati i posteri di coloro che si
sono trasferiti da Berda.

Rilevamenti topografici

Gi nel corso dei miei primi sopralluoghi sul sito dove una volta sorgeva il
villaggio di Berda ho notato sopra alcuni mucchi di pietre dei reperti di epoca
romana, frammenti dei caratteristici embrici, tegole, di piastrelle per la
pavimentazione in terracotta, frammenti di anfore e di altro vasellame.
Tutto ci stato infatti trovato dai contadini che spietravano i propri campi e
vigneti e che hanno ammucchiato assieme alle pietre. Pi o meno un secolo fa, nel
dissodare in profondit un vigneto, fu scoperta una cisterna per l'acqua con il canale
di entrata e uscita (52). Gli abitanti del luogo ritenevano si trattasse del lavatoio delle
lavandaie di Berda (53), per molto pi probabilmente la cisterna risale al periodo
romano. Un po' pi in basso correva il canale dell'acquedotto romano di Bagnoli che
in forma di semicerchio circondava i versanti sudest, sud ed anche ovest del monte
elo.

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Fig. 4. Mappa catastale dell'anno 1888 dell'area dove sorgeva il villaggio di Berda.
Scala 1:2880. L'ombreggiatura indica la possibile estensione dell'abitato.
1, 2: Cumuli di pietre con frammenti di tegole e anfore romane.
3: Punto in cui circa trent'anni addietro era ancora visibile una lastra in arenaria con
un'incavatura.
4: Secondo le testimonianze degli abitanti di Bagnoli in questo punto era ubicato il centro
del paese. Il luogo veniva chiamato gorica o na placu.
5: Particella catastale, dove circa un secolo fa fu trovata una cisterna in muratura durante
lavori agricoli.
6: Luogo denominato Kaluica, dove si trovava in passato una sorgente.
7: Strada per Bagnoli.
8: Strada pe Lakotie.

Non stata invece ancora chiarita la funzione della lastra di pietra con incavo
circolare (54) posta sul lato sinistra della strada che da Bagnoli porta a Berda
all'altezza dell'entrata nell'abitato. Gli abitanti del luogo ritenevano (55) che la lastra
servisse da base per la trave di legno che faceva parte del posto di blocco dove veniva
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riscosso il dazio per i carichi di merci (?). La strada stessa che da Bagnoli attraversa
Berda e porta a Lacotisce era ritenuta dagli abitanti del luogo (56) un tratto della nota
via del sale usata per trasportare il sale dalle saline di Zaule attraverso Berda verso
la Carinzia.
Poco si sa ancora in merito all'esistenza nella zona del elo di un abitato
ancora pi piccolo chiamato Brdina, sul quale esistono dati registrati dalla tradizione
orale (57). Sulla scorta delle ricerche topografiche e della tradizione orale (58) si
potrebbe presumere con molta cautela che questo abitato fosse ubicato sul versante
meridionale del monte elo a poca di stanza da Berda. A sostegno di quest'ipotesi si
potrebbe rilevare che il terreno diviso in particelle molto piccole e che l'area
disseminata di grandi cumuli di pietre. Ad ogni modo questa frazione, che
probabilmente contava poche case, faceva parte del villaggio di Berda.

Ceramica

Tra le scoperte pi interessanti scaturite dalle ricognizioni topografiche nella


zona dove sorgeva il villaggio di Berda rientrano indubbiamente i ritrovamenti del
tutto casuali di frammenti di vasellame medioevale e di epoca pi recente, del tipo
chiamato ceramica grezza o ceramica grezza popolare. Questa ceramica fino a
poco tempo fa stata del tutto trascurata non essendo mai stata oggetto di particolare
attenzione. Nella provincia di Trieste si riscontrano frammenti di questi manufatti
esclusivamente nelle pubblicazioni sui risultati degli scavi nelle grotte carsiche,
pubblicazioni che per raramente riportano precisazioni dettagliate di carattere
temporale o tipologico. A Berda singoli frammenti di questo tipo di ceramica sono
stati trovati in un cumulo di pietre e frammenti di mattoni, che probabilmente era ci
che rimaneva delle macerie di un edificio adibito ad abitazione (59). Per questo
motivo i frammenti non sono stati scavati durante un assaggio o ricuperati nel corso
di uno scavo archeologico, ma semplicemente raccolti tra le pietre, quindi non
possibile fare una classificazione stratigrafica ma soltanto tipologica. Esaminando
tipologicamente i pochi frammenti di ceramica ritrovati a Berda si pu constatare che
il frammento dell'orlo del recipiente n. 1 potrebbe essere collocato nel 13. secolo (60)
e sarebbe quindi il pezzo pi antico di questo gruppo. Di epoca pi recente, per pi
difficilmente databile, il frammento del recipiente n. 4, mentre gli altri frammenti
sono ancora pi recenti.
I pi recenti sono i frammenti dei recipienti n. 2, 3 e 5, dalle pareti molto sottili
(da 2 a 4 mm) e di argilla ben cotta e depurata. Questi recipienti risalgono
probabilmente all'ultima fase dell'insediamento di Berda, dunque verso la fine del 17.
o addirittura agli inizi del 18. secolo (61). Proprio questo tipo di vasellame di gran
lunga il pi numeroso tra i reperti di ceramica , il che avvalora il parere che i detriti
tra i quali i frammenti sono stati ritrovati risalgono all'epoca in cui il villaggio stato
abbandonato.

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Fig. 5. Ceramica.
1: Frammento di orlo di recipiente lavorato al tornio, superficie nerastra. Orlo ripiegato
verso l'esterno e tagliato obliquamente. Dimensioni cm 3,4.
2: Parte superiore di basso recipiente con pareti sottili, superficie grigio-ocra. L'orlo
ripiegato verso l'esterno obliquamente, sottolineato inferiormente da una costolatura.
L'attacco tra collo e corpo presenta un profilo angolare ed decorato con tacche che si
allargano in semicerchi. Altezza conservata cm 4,8, diametro della bocca 14 cm.

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3: Frammenti di basso recipiente con pareti sottili. Orlo alto e ripiegato obliquamente verso
l'esterno, collo conico e corpo panciuto, argilla grigio ocra. Altezza conservata cm 3,6,
diametro della bocca 12 cm.
4: Parte superiore di olla in argilla mal depurata con incisioni, superficie nera. L'orlo
ingrossato, sotto il collo si notano due scanalature orizzontali. Altezza conservata 6,8 cm,
diametro della bocca 15,6 cm.
5: Frammento centrale di olla, superficie color ocra. Il frammento presenta una decorazione
ad onda semplice su due registri divisi da una linea orizzontale. Grandezza conservata 7,4
cm.
6: Frammento di olla con orlo orizzontale ingrossato, decorazione con onda semplice sulla
spalla, superficie grigia. Il bordo decorato con tacche che si allargano in semicerchi.
Altezza conservata 4,6 cm, diametro della bocca 20 cm.
7: Fondo piano di olla, argilla ben depurata, superficie grigio-scura. Altezza conservata 5,4
cm, diametro del fondo 12 cm.
8: Fondo di olla leggermente inspessito ed espanso, superficie grigio-ocra. Altezza
conservata 5,4 cm, diametro del fondo 12 cm.

Conclusioni

Per quanto riguarda la cronologia dell'insediamento umano nella localit dove


una volta sorgeva il villaggio di Berda potremmo individuare le seguenti fasi
principali:

a) insediamento romano, documentato da ritrovamenti di superficie;


b) insediamento di popolazioni slave nell'alto Medioevo, del tutto ipotetico in
quanto non vi stato ancora eseguito alcun scavo o ritrovamento archeologico;
da rimarcare comunque il fatto che l'insediamento porta il nome tipico sloveno
Brda (Berda nei documenti);
c) fase del tardo Medioevo, riccamente documentata da fonti scritte a forse anche
da ritrovamenti ceramici di superficie;
d) fase recente, che fino alla fine del 17. secolo o inizi del 18. per la quale
disponiamo di non pochi documenti e ritrovamenti ceramici di superficie.

L'insediamento di Berda non l'unico villaggio abbandonato nel circondario di


Trieste. Nell'area limitrofa a San Dorligo della Valle possiamo ricordare altri due
esempi di villaggi abbandonati, su cui per non sono sstate ancora fatte ricerche
storiche, e cio Trpe (62) nei pressi di Petrinje sull'altipiano carsico, e Zased (63)
nella Valle dell'Ospo.
Per quanto concerne l'epoca esatta in cui il villaggio di Berda fu abbandonato,
possiamo supporre, seppure con molta cautela, che ci sia avvenuto probabilmente
nell'arco di tempo che va dalla fine del 17. secolo alla met del 18. Nei libri dei morti
della parrocchia di Dolina l'ultimo nominativo da me rintracciato con accanto la
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dicitura di Berda stato registrato nel 1680.
L'assenza di altri dati relativi a quest'epoca e la prudenza ci suggeriscono di
spostare l'epoca dell'abbandono di Berda di qualche decennio pi in qua. Va inoltre
rilevato che dalle carte catastali del territorio di Trieste, che sono state eseguite nei
primi anni dell'Ottocento, risulta che nell'area dove una volta sorgeva il villaggio,
all'epoca c'era soltanto un fienile tra prati e vigneti (64).
Resta comunque ignota la vera causa dell'abbandono di Berda, anche se ci
consentito esprimere qualche ipotesi. In primo luogo probabilmente proprio la
scarsit di acqua spinse la popolazione a lasciare il proprio villaggio gradualmente.
Probabilmente anche la peste, che nel Seicento ha fortemente diradato la popolazione
delle nostre terre, fu una delle cause. Potrebbe poi essere preso in considereazione
l'abbandono oppure lo scemare dell'importanza della strada per la quale le merci
venivano trasportate dalla costa verso l'interno, strada che pare passasse, se non
proprio attraverso Berda, nelle sue immediate vicinanze.
Concludendo possiamo quindi constatare che il presente contributo, che
inevitabilmente presenter lacune ed imprecisazioni, dimostra l'esistenza del villaggio
abbandonato di Berda dal punto di vista storico, topografico ed anche, per cos dire,
archeologico.
Questo lavoro preliminare lascia per ancora senza risposta non pochi
interrogativi sulla nascita, sulla vita e sulla fine di questa villa nella Valle di Mocc.

Note:

1) M. de Szomathely, Statuti di Trieste del 1350, Trieste 1930.


2) G. Caprin, Il Trecento a Trieste, Trieste 1897 e 1974 (ristampa).
3) A. Bubni, Ljudski obiaji in pregovori v Boljuncu, Jadranski koledar, Trieste
1958, pag. 142. Naa vas neko in danes (skupna raziskava uencev osnovne
ole Fran Venturini), Boljunec 1981.
4) Trako ozemlje - seznam imen, Ljubljana - Trieste 1978, pag. 12.
5) F. de Farolfi, Gli acquedotti romani di Trieste, con particolare riguardo
all'acquedotto di Bagnoli, Atti e Mem. Soc. Istriana di Arch. e Storia Patria n.s.
13, Venezia 1965, pag 5-80.
6) M. Peracca, Mostra protostorica e romana di Muggia, Trieste 1968, pag. 36-37.
7) A. Degrassi, I porti romani dell'Istria, Anthemon, Firenze 1955, pag. 130.
8) F. Maselli-Scotti, Il territorio sudorientale di Aquileia (in: Il territorio di Aquileia
nell'antichit) Antichit Altoadriatiche 15, Udine 1979, pag. 351.
9) G. Lettich, Appunti per una storia del territorio originario di Tergeste,
Archeografo Triestino s. IV, 39, Trieste 1979, pag. 111.
10) A. Puschi, Scoperte archeologiche, Archeografo Triestino n.s. 18, Trieste 1892,
pag. 263-264.

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11) V. Jurki-Girardi, Scavi in una parte della villa rustica romana a Cervera porto
presso Parenzo, Atti del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno 9, Trieste 1979,
pag. 263-298.
12) P. Kandler, Codice dipliomatico Istriano, anno 1233.
13) G. Brusin, Bagnoli della Rosandra, Acquedotto romano, Le Arti rassegna
bimestrale Direz. Gener. d. Arti VI, Firenze, Le Monnier, pag 489. Durante gli
scavi del 1941 sono stati trovati a Bagnoli Superiore Gornji Konec 3 teschi ed
altri resti di ossa umane nella conduttura dell'acquedotto romano.
14) D. Cannarella, Guida del Carso Triestino, Trieste 1975, pag. 172.
15) D. Cannarella, op. cit..
16) Secondo informazioni ricevute anche negli scavi dell'acquedotto eseguiti nel
1976 a Borgo San Sergio vennero alla luce frammiste ad ossa di animali anche
alcune ossa umane.
17) D. Cannarella, op. cit..
18) E. Boltin-Tome, Izsledki ob zakljuku raziskovanj nekropole v Predloki,
Slovensko morje in zaledje 4-5, Koper 1981, pag 90-103.
19) M. Sila, Trst in okolica, Trieste 1882, pag. 9-10. S. Pahor, Nastanek
srednjevekega Trsta, Jadranski koledar, Trieste 1961, pag. 171.
20) S. Pahor, op. cit., pag.173.
21) Tali esempi possono essere osservati presso S. Antonio in Bosco, Mocc,
Bagnoli della Rosandra, S. Dorligo della Valle, Berda, Brce.
22) S. Gabrovec, Nekaj novih staroslovanskih najdb, Arheoloki vestnik VI/1,
Ljubljana 1955, pag. 137-139. Nell'odierno cimitero presso la chiesa di San
Ulderico a Tolmino nell'anno 1952 furono rinvenuti durante lo scavo per una
sepoltura alcuni orecchini paleoslavi riferibili alla cultura di Kttlach.
23) Archivio Capitolare di San Giusto, Trieste. Quaderno del presbiter Johannes
1315-1320. Ringrazio il prof. Pavle Merk per questa segnalazione.
24) A. Marsich, Regesto delle pergamene conservate nell'archivio del
reverendissimo Capitolo della cattedrale di Trieste, Archeografo Triestino n.s. 6,
Trieste 1879-1880.
25) D. Bloise, Testamenti trecenteschi delle XIII casate, Archeografo Triestino s. IV,
40, Trieste 1980, pag. 30.
26) M. de Szombathely, op.cit., pag. 94: trattasi di evidente errore nella scrittura
oppure nella lettura.
27) M. de Szombathely, op.cit..
28) M. de Szombathely, op.cit., pag. 96.
29) M. de Szombathely, op.cit., pag. 99.
30) M. de Szombathely, op.cit., pag. 94.
31) M. de Szombathely, op. cit. pag. 99.
32) L. Persi-Cocevar, Jacobus Gremon: Quaternus de defensionibus. Archeografo
triestino s. IV, 42, Trieste 1982, pag. 121. Lerda: trattasi di evidente errore nella
scrittura oppure nella lettura.

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33) A. Marsich, op. cit., pag 282.
34) A. Marsich, Regesto , Archeografo triestino n.s. 7, Trieste 1880-81, pag 146.
35) A. Marsich, Regesto , Archeografo triestino n.s. 8, Trieste 1881-82, pag 21.
36) A. Marsich, op. cit., pag 36-37.
37) Archivio Diplomatico della Biblioteca Civica di Trieste, Cancelleria, Quaderno
X, 1407, foglio 92.
38) Archivio Diplomatico della Biblioteca Civica di Trieste, Statuta Civitatis
Tergesti 1365, Addizione 240, foglio 220, Sign. BEE3.
39) A. Scocchi, Un toponimo storico del territorio di Trieste, il Gaso (Gias) di Val
Rosandra, Stamperia comunale, Trieste 1953.
40) L. Persi-Cocevar, op. cit., pag 87.
41) P. Kandler, Codice Diplomatico Istriano, Anno 1459.
42) A. Marsich, Regesto , Archeografo triestino n.s. 10, Trieste 1883-84, pag. 116.
43) A. Marsich, op. cit., pag 117.
44) J. Cavalli, Commercio e vita privata di Trieste nel 1400, Trieste 1910, pag.415.
45) P. Kandler, Raccolta delle leggi, ordinanze e regolamenti speciali per Trieste Li
confini del Comune e del Territorio, Trieste 1861, pag. 12.
46) Archivio Diplomatico della Biblioteca Civica di Trieste. Jenner (manoscritto),
pag. 100. Sign. 1/1 B6. I dati delle note 37, 38 e 46 mi sono stati segnalati
dall'amico Fulvio Colombo al quale vanno i miei sinceri ringraziamenti.
47) Ringrazio sentitamente anche il parroco di S. Dorligo della Valle, Albin Grmek
per l'aiuto e la comprensione durante le mie ricerche nell'Archivio Parrrocchiale.
48) Archivio Parrocchiale di San Dorligo della Valle, Liber mortuorum ab anno
1608 usque ad 1652.
49) Archivio Parrocchiale di San Dorligo della Valle, Liber mortuorum ab anno
1657 usque ad 1703.
50) Silvester Zobec, n. 1914, Bagnoli della Rosandra, 3 (quartiere Zaboljunec).
51) Testimonianza orale di Silvester Zobec.
52) Vedi nota 51.
53) Vedi nota 51.
54) Testimonianza orale: Mario Ota, n. 1929, Bagnoli della Rosandra, n. 357.
55) Vedi nota 54.
56) Vedi nota 54.
57) Naa vas neko in danes (skupna raziskava uencev osnovne ole Fran
Venturini) Boljunec 1981.
58) Silvester Zobec mi ha segnalato questa testimonianza a lui trasmessa a suo
tempo dal suo oggi defunto cugino K. Sancin.
59) I ritrovamenti ceramici qui pubblicati sono stati da me consegnati alla
Soprintendenza per i beni A.A.A.A.S. di Trieste.

60) D. Vuga, Poroilo o izkopavanju na gradu Rihenberk nad Branikom leta 1971,
Goriki letnik 8, Nova Gorica 1981, pag. 24, 41.

19
61) Ceramiche medioevali e rinascimentali dell'Isontino, Catalogo della Mostra a
cura della Direzione dei Musei Provinciali di Gorizia, Pordenone 1980, pag. 30
fig. 4, pag. 113 fig. 45.
62) Archivio Parrocchiale di San Dorligo della Valle, Catapan ovvero Direttorio
della parrocchia di Dolina, 1727. Nell'elenco delle chiese e dei villaggi della
Parrocchia di Dolina dell'anno 1727 troviamo ancora il villaggio di Trpe
(Terpze).
63) L. Lago, C. Rossit, Descriptio Histriae, Trieste 1981, pag. 250. M. upani,
Osp: vas, stena, dolina. Planinski vestnik, Ljubljana, giugno 1983, pag 354.
64) (Nota aggiuntiva dopo la pubblicazione del testo): Archivio del Catasto
Fondiario di Trieste, Mappa der Gemeinde Bollunz im Jahre 1819, Bau
Parzellen Protokoll der Gemeinde Bolliunz 1836, l'edificio (fienile)
contrassegnato con il numero 3 risultava propriet di un certo Martin Mauer di
Bagnoli.

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