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l’orizzonte in fuga

Viaggi e vicende di Agostino Codazzi da Lugo

Giorgio Antei
Tutti i diritti riservati

© Giorgio Antei, Cassa di Risparmio e Banca del Monte di Lugo

Questo volume è stato pubblicato con il contributo di:

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prefazione

Ritengo che Agostino Codazzi sia il personaggio poteva pronunciarsi solo facendo gli scongiuri (meglio
più illustre a cui Lugo abbia mai dato i natali. Nell’ar- dedicarsi a Vespucci, concluse ammiccante la proffeso-
co di trentanni – fra il 1829 e il 1859 – portò a compi- ressa). Prudentemente, il convegno non si tenne, non-
mento un’opera straordinaria e antesignana: disegnò dimeno continuai ad occuparmi di Codazzi.
la cartografia sistematica di due vastissimi paesi (Vene- All’inizio pensai che l’attrazione nei suoi confron-
zuela e Colombia), elaborandone altresì la descrizione ti scaturisse dall’interesse oggettivo verso un grande
corografica. Progettò soluzioni razionali e moderne per viaggiatore; poi mi resi conto che a motivarla era an-
lo sviluppo sociale e produttivo di entrambi, tracciò che, se non principalmente, l’affinità esistente – così
strade, canali, rotte fluviali, sbocchi marittimi; esortò i mi parve – fra noi. Tale percezione – credo –, non era,
governi a ridistribuire utilmente le terre incolte; avviò non è, frutto di narcisismo o d’irrazionalità, bensì piut-
esperimenti di colonizzazione basati sull’emigrazione tosto d’una sorta di ‘agnizione’, come se avessi ricono-
straniera e interna; difese a spada tratta – letteralmen- sciuto in Codazzi un paradigma personale, uno stam-
te – gli assetti costituzionali delle due repubbliche con- po. Al positivo e al negativo. Per questo – credo –, mi
tro ogni reazione autoritaria; formò una generazione di sono avvicinato a lui senza ritegno, frugando nella sua
naturalisti, topografi e ingegneri e, soprattutto, rifondò vita, cercando indizi, cacciando imposture, insomma,
le scienze geografiche, reinterpretandole in funzione sforzandomi di capire. Questo libro, infatti, è il risulta-
del progresso civile, cioè, della felicità della gente. to di un tentativo anche intimo di comprensione. Ma,
Questo libro nasce da una frequentazione più ahimè, ho l’impressione di non aver capito granchè, e
che ventennale. Scoprii Codazzi negli anni Settanta non lo dico per dire. Per illustrare tale sensazione im-
ma presi ad interessarmene seriamente nel 1992, su piegherò un aneddoto riportato da Gian Biagio Conte
suggerimento dell’allora direttore della Biblioteca nel suo bel “Virgilio” (a lui giunto attraverso Arnaldo
Nacional de Colombia. Ne risultò un primo libro, un Momigliano): «Un rabbino va a trovare un altro rabbi-
secondo e inoltre saggi, mostre, cataloghi, ecc., sia in no e lo trova immerso nella lettura della Torah.
Sudamerica che in Italia. A Roma, nel 2005, si pensò – Che stai facendo?
di votare al lughese un seminario internazionale, ma il – Cerco di interpretare un passo che studio da anni
progetto non prosperò per una ragione curiosa: ad una e che non riesco a spiegarmi fino in fondo.
rinomata docente della Sapienza, specialista in storia – Fammi vedere, provo a spiegartelo io.
della geografia, parve che il volto di Codazzi non pre- – Non serve. Anch’io sono capace di spiegarlo agli
annunciasse nulla di buono. Non vorrei preoccupare il altri: è di spiegarlo a me stesso che non mi riesce.»
lettore, ma agli occhi della collega la fronte aggrottata Nell’impulso a viaggiare si riverbera una concezio-
e lo sguardo melanconico del cartografo esprimevano ne della vita intesa come fuga dall’infelicità. Prendia-
un che di malefico, per non dire una iettatura. Gli mo ad esempio Gemelli Careri, il grande viaggiatore
influssi perniciosi emanati da certi grandi esploratori napoletano del Seicento. Prima d’intraprendere il giro
erano scansabili unicamente tenendosene alla larga, del mondo, era stato giurista frustrato e militare man-
mi confidò. Fra costoro figurava in primis lo scopritore cato: «Poichè avendo sì ne’ legali cimenti, come ne’ mi-
genovese, il cui nome – ricordo bene l’avvertimento – litari sperimentata troppo maligna la mia stella, pensai
mutando cielo, mitigare in parte il rio influsso. E quan- del Vecchio Mondo. Codazzi fu eroe – per l’esattezza
tunque la lunga peregrinazione di vari, e disastrosi ac- eroe eponimo – in senso culturale, non militare, e poco
cidenti fornita, non mi abbia reso immune da’ perigli: importa che raggiungesse il grado di generale: gli eroi
tuttavolta meno rigida viaggiando essi meco portata la culturali portano doni, non seminano morte.
fortuna». Gli astri, dunque, asseconderebbero i navi- Il secondo capitolo, intitolato foscolianamente
ganti, sgombrandone o quanto meno agevolandone la “Bell’Italo Regno”, parla del crollo del Regno Italico
rotta. Anche Codazzi, a modo suo, lo credeva: la sorte e delle reazioni che esso suscitò nei giovani volontari
premia gli audaci, e chi più audace d’un viaggiatore? dell’esercito italiano. La storiografia di quel periodo,
Invece, a differenza di Gemelli Careri, egli non con- seppure ricca di importanti studi, non ha ancora valu-
tava sulla Provvidenza, o meglio, non reputava che il tato appieno la prospettiva dei soldati semplici, le loro
senso del viaggio fosse raccogliere testimonianze sulle aspirazioni, i loro dubbi: esemplare il caso di Codazzi
opere del Creatore. Laicamente, era convinto che lo e Ferrari.
spirito divino si esaurisse nella Natura, qualcosa di mi- Il terzo capitolo, “Fumo di Patria”, riguarda i mesi
surabile e soggiogabile. che il lughese trascorse nell’Italian Levy di Lord Ben-
I saggi qui raccolti (tutti inediti tranne “Un posto tinck. Com’è noto, fra il 1814 e il 1815 le grandi po-
al sole”) trattano aspetti legati alla figura – anche in tenze decisero di sacrificare le spinte unitarie italiane
senso iconografico –, alle vicende e ai tempi del lughe- alla sicurezza europea. Murat e Bentinck, l’un contro
se piuttosto che alla sua opera scientifica. Taluni argo- l’altro armati, si prefissero una soluzione diversa, appa-
menti portanti – i rapporti con la Patria, la Storia, lo rentemente più generosa nei confronti della penisola.
Spazio, la Felicità, la Verità, ecc. – collegano fra di loro E anch’essi furono sacrificati.
i vari saggi o capitoli, riaffiorando, magari ripetitiva- “Sapore di repubblica”, il quarto capitolo, parla di
mente, in più punti. Mettendo a fuoco e concatenando libertà, esilio, emigrazione e soprattutto di aspirazioni
certi momenti-chiave, mi sono riproposto di delineare indipendentiste e repubblicane. Tali ideali, strettamen-
l’evoluzione del personaggio da figurante a protagoni- te legati alla temperie romantica, erano spesso impu-
sta, un tragitto – inutile preannunciarlo – fatto di pro- ri. Codazzi e Ferrari s’imbarcarono per l’America per
getti, ripensamenti, conquiste e rinunce. I dubbi che caso, alla ricerca d’un ingaggio militare, ovverosia d’un
mi hanno accompagnato durante la stesura, in gran soldo. Erano repubblicani e nutrivano un sincero spi-
parte a tutt’oggi irrisolti, si riflettono nei frequenti in- rito libertario, ma in primo luogo cercavano un lavoro.
terrogativi. I lettori così pazienti da non saltare a pie’ Nel capitolo successivo, “América Libre”, i due
pari alla “Postfazione” avranno modo di condividerli amici sbarcano a Baltimora e in breve vengono arruo-
con me. La domanda fondamentale riguarda il modo lati nelle schiere bolivariane, compiendosi così il loro
in cui Agostino Codazzi, da artigliere dell’esercito ita- sogno. Ma a Codazzi ciò non basta: vuole farsi parteci-
lico e legionario dell’América Libre, divenne uno dei pe di imprese degne d’essere raccontate. Osserva incu-
geografi più importanti del suo tempo. Le circostanze riosito, affascinato, incapace, nondimeno, di afferrare
e i passaggi sono più o meno noti: ciò che sfugge è la i meccanismi politici e gli interessi economici in gioco
“molla occulta”, lo scatto mentale necessario ad una sul suolo del Nuovo Continente. Solo in seguito scopri-
simile ascesa. Gli studi realizzati a Pavia durante l’ad- rà che la felicità, nei fatti, non è un diritto universale,
destramento militare – peraltro non verificabili, anzi né tanto meno la libertà.
dubitabili – non bastano a renderne ragione. Intuisco Segue “Il ratto di Amelia”, capitolo dedicato all’e-
che la risposta è racchiusa nelle “Memorie”, dissimu- spansionismo degli Stati Uniti ai danni delle ex-colonie
lata così bene da apparire irriconoscibile. Ciò che da spagnole, e delle conseguenze che in virtù di questa po-
esse traspare chiaramente è una grande ambizione e litica ricaddero sulla novella Repubblica delle Due Flo-
un’uguale sicurezza. In una lettera a Costante Ferrari ride. Nell’isola Amelia, Codazzi e Ferrari assistettero
in data 15 febbraio 1835, Codazzi espresse all’amico il all’azione di una legge che non si sarebbero aspettati di
proprio rammarico per non poterlo raggiungere subito ritrovare in America, quella del più forte. Subito dopo
a Valencia (in Venezuela); sarebbe arrivato solo in au- presero a incrociare nei Caraibi sotto bandiera corsara.
tunno, disse, «essendo incaricato dal Governo di fare Il capitolo successivo s’intitola “Stretta è la so-
la Carta Corografica di Venezuela in cui travaglio ten- glia”. Riguarda la prima impresa geografica portata
go già sei anni». Manca nelle sue parole – è evidente a termine dal lughese, ovvero, la navigazione lungo
– l’orgoglio dell’uomo di scienza, mentre ne traspare, il fiume Atrato e l’attraversamento della regione del
con la medesima evidenza, la modestia del topografo. Chocó. Il suo concetto di spazio cambiò cammin fa-
È proprio questo caratteristico miscuglio di sicumera e cendo, espandendosi e maturando. Ciò che in merito a
riserbo ad ostacolare la comprensione della sua figura. detta impresa raccontò nelle “Memorie” non è del tutto
Quella di Codazzi fu vera gloria, impossibile dubitar- vero, ma questo rende sia il testo che l’autore ancor più
ne, non però sic et simpliciter. interessanti.
Il capitolo iniziale verte sulla circospezione del Si passa poi a “Lunga è la via”, capitolo dedicato
lughese nei confronti dei propri trascorsi militari napo- alle vicende del canale di Panamá, da Balboa a Drake,
leonici (o italici che dir si voglia), una reticenza densa da Henry Morgan a Dampier a Codazzi. Contro l’opi-
di significato, che in qualche modo permette di capta- nione di tutti, il lughese fu il primo a convincersi che
re la sua posizione nei confronti di Lugo, dell’Italia e il tracciato del canale avrebbe dovuto seguire la fer-
rovia Panamá-Aspinwal. Arrivò a questa conclusione Segue un “Profilo biografico”(che il lettore indaf-
nel 1854, dopo un’attenta esplorazione della regione farato può scorrere saltando tutto il resto) e da ultimo
dell’istmo; tuttavia, perché fosse creduto, ci vollero più una brevissima “Postfazione”, rassomigliante in un
di dieci anni. certo senso al coniglio del mago: un coniglio, però, che,
Il capitolo seguente, intitolato “Un posto al sole”, uscito dalla tuba, se ne fugge imprendibile.
prende in esame la questione dell’emigrazione europea Le illustrazioni del libro, numerosissime, costitu-
verso l’America tropicale, in particolare verso la Nuo- iscono un percorso unito ed allo stesso tempo separa-
va Granada. L’apporto pratico e teorico di Codazzi alla to da quello testuale. Esse infatti possono essere lette
creazione di colonie agricole in Venezuela e in Colom- come un secondo libro, sicuramente molto più attraen-
bia fu molto importante. Il lughese interpretò sempre te del primo.
le scienze geografiche in chiave sociale, quale sapere Il titolo di ambedue – “L’orizzonte in fuga” – si
utile allo sviluppo produttivo ed economico delle re- deve chiaramente a Eugenio Montale.
pubbliche sudamericane.
“Ritratto parlato”, un capitolo “cum figuris”, vor- (Un’avvertenza: salvo diversa indicazione, le tradu-
rebbe “far dire cose” agli svariati ritratti di Codazzi. In zioni presenti nel testo sono mie, così come sono miei i
effetti, essi raccontano una storia della quale, compren- corsivi non virgolettati).
sibilmente, non posso anticipare nulla a parole.

ringraziamenti

“L’orizzonte in fuga” vede la luce grazie al sostegno, non solo economico, della Fondazione Cassa di Risparmio
e Banca del Monte di Lugo. Il progetto venne caldeggiato inizialmente dall’anteriore presidente della medesima,
Athos Billi, e poi fatto proprio da Maurizio Roi, il presidente attuale. Sono profondamente grato ad entrambi. Le
persone e le istituzioni che hanno contribuito al libro sono numerose. Desidero almeno menzionare Sante Medri,
già direttore della Biblioteca Comunale “F. Trisi” di Lugo, e Ivana Pagani, cortese e informata bibliotecaria della
medesima; il personale dell’archivio storico-documentario della Biblioteca Comunale di Imola, alla cui preziosa
collaborazione si devono alcune pagine di questo libro; Antonella Imolesi, responsabile dei Fondi Antichi, Mano-
scritti e Raccolte Piancastelli della Biblioteca Comunale “A. Saffi” di Forlì, che ha svolto per me talune importanti
verifiche; Liliana Betuzzi, direttrice dell’Istituto Mazziniano - Museo del Risorgimento di Genova; i bibliotecari
della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, presso la quale si conserva uno dei fondi codazziani più ricchi
e meno esplorati; il personale dell’Archivo General de la Nación, a Bogotá, del Museo Nacional e della Bibliote-
ca “L.A. Arango”, sempre a Bogotá; Iván Darío Gomez, direttore del colombiano Instituto Geográfico Agustín
Codazzi, invariabilmente disponibile e generoso; il personale della Biblioteca Nacional del Venezuela, a Caracas,
ecc. Fra le istituzioni desidero ricordare l’Archivo General de Indias, AGI, a Siviglia, e l’Archivo General de Si-
mancas, AGS; l’Università del Texas a Austin, la Brown University a Providence e la New York Public Library,
nei cui fondi ho rovistato a lungo; la Reunion des Musées Nationaux, RMN, il Museo del Louvre, ecc. Da ultimo
non posso non menzionare Carlotta e Massimo, che sanno il perché, e Daniele Olschki, ai cui consigli devo molto.
1. Lelio da Novellara, Allegoria della Geografia, disegno, sec. XVI.
la molla occulta
Anteprima

“Si vedono avvenimenti e non si sanno i motivi,


e il mondo è come quelle macchine che si muo-
vono per molle occulte...”
giacomo leopardi

“Gli uomini fanno la storia ma non sanno di farla”


karl marx

Quale fu la molla occulta che, all’inizio dell’Ot- cora. In gioventù, lo spirito d’avventura lo spinse nel-
tocento, spinse un giovane romagnolo a diventare un la sola direzione possibile: fu artigliere napoleonico,
instancabile viaggiatore? Che cosa lo portò a preferire legionario dell’Italian Levy, corsaro di Bolívar, agente
la geografia alla storia, la misura dello spazio alla me- segreto, ecc. ecc. Pur ammirando Napoleone, condi-
moria? Agostino Codazzi si allontanò dall’Italia venti- vise gli ideali giacobini e repubblicani. Appartenne
duenne, nel 1815, vi tornò brevemente sette anni dopo alla massoneria e forse ebbe contatti con i carbonari
per poi andarsene definitivamente nel 1827. Trascorse romagnoli ma, a differenza dell’amico Costante Fer-
gran parte della sua vita oltreoceano, dedito alla pro- rari, non prese parte ai moti risorgimentali. Piuttosto
gettazione di una repubblica ideale. Come molti suoi che un rivoluzionario fu un paladino della libertà e
coetanei prese parte alle guerre napoleoniche, condivi- della giustizia sociale, ovvero, un propugnatore della
dendo il sogno di un’Italia unita e indipendente. Tut- felicità dei popoli. Insomma, un personaggio variega-
tavia, quando si trattò di fissare in uno scritto autobio- to, alla cui complessità contribuiscono anche aspetti
grafico gli avvenimenti compresi fra il 1810 e il 1815, ad alto contenuto retorico, quali il romanticismo, il
li liquidò in poche righe, come se non avessero dato patriottismo e l’eroismo, caratteristici in particolare
luogo a ricordi. La Campagna di Germania (1813) del periodo giovanile. Riguardo all’eroismo, sarebbe
equivalse per lui, come per i suoi commilitoni, ad un meglio parlare di impegno sociale... se non fosse che
evento drammatico ed esaltante, ma non tale da col- Codazzi, raggiunta la maturità, lo interpretò e lo mise
mare le sue aspettative. A ben vedere, infatti, nell’ar- in pratica eroicamente.
tigliere dell’esercito del Regno Italico era già presente L’eroismo è una metafora militare plasmabile in
quella visione delle cose inquisitiva e lungimirante che versi e racconti, in bronzo o in marmo bianco di Car-
in seguito guiderà i passi del grande esploratore. rara. In seno alla letteratura epica, l’eroismo civile,
a differenza di quello marziale, appare di sfuggita,
Agostino Codazzi nacque a Lugo il 12 luglio 1793 sprovvisto di quella veemenza che solo le armi riesco-
e morì sessantaduenne a Espiritu Santo, piccolo vil- no a ingenerare. O meglio, le armi e “un bel morir”.
laggio colombiano poi ribattezzato con il suo nome. Non di rado, infatti, paladini e martiri formano un
Trascorse la maggior parte del tempo in America del binomio ove all’ardimento si sommano il senso del
Sud, fra Venezuela e Nuova Granada (Colombia), dovere e lo spirito di sacrificio (come nel caso del mi-
portando a compimento un’impresa senza preceden- tico Roland). Tuttavia, l’impulso sacrificale degli eroi
ti. Impresa resa possibile da un raro insieme di atti- non rimanda tanto a spinte etiche o a forme estreme
tudini e qualità, che pervenne a sviluppare grazie ad di abnegazione quanto piuttosto alla passione, alla
una inesausta curiosità. A questa dette sfogo con il fede e al fanatismo. Oltre che sul valore militare, sul-
candore e l’intraprendenza dell’autodidatta. Seguen- la tenacia e sulla temerarietà, l’eroismo poggia spesso
do le proprie inclinazioni ancor più che gli insegna- sul talento e la destrezza (le incomparabili cabrate
menti ricevuti – per altro non trascurabili – divenne fanno tutt’uno con l’epopea di Francesco Baracca).
viaggiatore, geografo, cartografo, ingegnere militare e Tutto ciò vale solo in parte per Codazzi (quanto
civile, pedagogo, pioniere, imprenditore ed altro an- meno per il Codazzi maturo), la cui posizione nei
10 l’orizzonte in fuga

2. Veduta della Sierra Nevada, 1887, litografia.

confronti dell’Eroe (antitetica, per esempio, rispetto tenzialità, si dedicò altruisticamente a progettarne il
alle idee di Hegel e di Carlyle), potrebbe esempli- domani. Pur senza staccare i piedi da terra, spinse
ficarsi mediante uno scambio di battute tratto dalla lo sguardo oltre l’orizzonte geografico e storico, alla
Vita di Galileo di Bertolt Brecht: ricerca di un mondo migliore, non solo più fecondo
ma più equo e tollerante. La sua bussola tendeva alla
andrea – Infelice quel paese privo di eroi! felicità dei popoli, in particolare di quei settori esclusi
galileo – No, infelice quel paese che ha bisogno di eroi! da sempre dai benefici del progresso. In lui, scienza e
coscienza coincidevano: da qui, in sintesi, il suo dirit-
Gli eroi eponimi costituiscono un gruppo a par- to di ‘soprannominare’; da qui l’esistenza di una città
te, caratterizzato non tanto da eccelsi meriti marziali che – di fatto – porta il suo nome. Essa si trova ai piedi
quanto da straordinarie doti umane (politiche, intel- della Sierra de Motilones e guarda a nord-est, verso
lettuali, scientifiche). Sono spesso frutto di finzione quelle pendici – il versante meridionale della Sierra
letteraria ma, comunque sia, racchiudono invariabil- Nevada – che agli occhi dei viaggiatori ottocenteschi
mente elementi di eccezionalità e memorabilità. La apparvero paradisiache, luogo propizio come nessun
prerogativa di ‘soprannominare’ un periodo o un altro alla colonizzazione europea (Fig. 2). Anche il
luogo ricompensa più di ogni altro riconoscimento la lughese lo credette, ma non poté verificarlo.
generosità di chi antepone l’interesse della collettivi- In Codazzi l’impegno etico fa un tutt’uno con lo
tà a quello personale. spirito di sacrificio, un binomio che qualificò stoica-
Agostino Codazzi appartiene alla cerchia degli mente le sue azioni fino alla morte (stremato dalle
eroi eponimi di fatto e di diritto. Il suo diritto ne pre- febbri malariche già in vista della Sierra Nevada,
mia l’opera scientifica e il contributo dato attraver- tappa conclusiva dell’impresa corografica, antepose
so di essa allo sviluppo sociale del Venezuela e della il dovere alla malattia proseguendo la marcia fino
Colombia.1 Nei decenni successivi all’emancipazio- all’ultimo respiro.) Ciò, per altro, non vuol dire che
ne dalla Spagna, lo spirito di cittadinanza e il senso
d’identità dei venezuelani e dei colombiani maturò
anche grazie al lavoro del nostro eroe. Nella sua ve- 1 Con il nome di “Agustín Codazzi”, più comunemente “Co-
ste di esploratore e ingegnere, egli, oltre a misurare dazzi”, è stata ribattezzata nel 1958 la località colombiana ove il
e descrivere le due ex-colonie nella loro realtà fisica cartografo morì, chiamata fino ad allora Espiritu Santo. Oggi è una
ed economica, oltre a valutarne criticamente le po- città di 60 mila abitanti, non lontana dalla frontiera venezuelana.
la molla occulta 11

nutrisse ambizioni prometeiche: un’innata disposi-


zione autocritica glielo avrebbe impedito. La tenacia,
analogamente alla misura, erano in lui elementi costi-
tutivi; elementi che condivideva con quei viaggiatori
che concepivano e professavano il viaggiare come
condizione e destino. Ed è proprio questa affinità
che induce ad inserirlo, oltre che fra gli eroi eponimi,
anche fra gli “eroi erranti”.2
Codazzi ebbe un solo amico, Costante Ferrari
da Reggio (1785-1851). Spirito pugnace, questi ave-
va dell’eroismo una nozione convenzionale, basata
sullo sprezzo del pericolo e il beau geste. Sorto da
un comune progetto di vita, il sodalizio durò fintan-
toché fra i due non affiorarono irriducibili diversità
caratteriali. Riflessivo e controllato l’uno, focoso ed
emotivo l’altro, nel 1826 misero fine loro malgrado
ad un’amicizia decennale prendendo ciascuno per la
propria strada.3 Ferrari si unì alle lotte risorgimenta-
li, svolgendovi un ruolo non trascurabile. Non assur-
se ad eroe, ma fu coerente con le proprie tendenze
battagliere e libertarie. Codazzi, ufficiale di carriera
e combattente non meno valoroso del compagno,
smise di attenersi alla logica delle armi nel momento
in cui ebbe modo di saggiarne in prima persona la
fallacia. Di ritorno in America al termine dell’esperi-
mento utopico avviato assieme al Ferrari nella tenuta
del Serraglio, rimase coinvolto in una tragica vicenda
3. Anon., Ritratto di Costante Ferrari, ca. 1825, dipinto.
che costò la vita a quattro indigeni guajiros (ritenuti a
torto o a ragione alleati e complici degli spagnoli). A
causarla fu la brutalità dei metodi marziali: per ordi- La reticenza delle Memorie rispetto al quinquen-
ne superiore il lughese si vide obbligato a giustiziarli. nio 1810-1815 potrebbe attribuirsi ad una misura
Se mai avesse creduto nella gloria militare, i suoi so- autocen­soria, adottata per non allarmare la gendar-
gni eroici svanirono in quel frangente. meria delle Legazioni, comprensibilmente guardin-
ga nei confronti dei veterani del Regno Italico. Nel
Nelle Memorie, redatte nel 1825, Codazzi com- 1825, la diffidenza, entro i confini dello Stato Ponti-
pendiò i primi vent’anni di vita in quattro pagine scar- ficio, era così acuta che un individuo come Codazzi
se.4 Vent’anni durante i quali aveva preso parte alla non avrebbe non potuto provocare sospetti: ciò non
sfortunata campagna del 1813, aveva visto Buonapar- solo per i suoi trascorsi napoleonici, ma anche per
te in persona, aveva assistito alla dissoluzione dell’e- il servizio prestato agli ordini del Libertador Simón
sercito del Regno Italico, era stato con la legione di Bolívar, un personaggio che non godeva della stima
Lord Bentinck alla presa di Genova, aveva presenzia- né della Chiesa romana né della Santa Aleanza. La
to la caduta dell’impero napoleo­nico e sperimentato prudenza, pertanto, consigliava il silenzio. Tuttavia,
i primi effetti della Restaurazione e, soprattutto, era al di là della circospezione, il riserbo di Codazzi ri-
stato testimone del sorgere e del tramontare dell’il- manda ad un movente più celato, ad una tensione
lusione di un’Italia unita e indipendente. Costante di fondo fra orgoglio e senso autocritico. Scritte per
Ferrari, anch’egli autore di un’autobiografia apparsa offrire agli amici il «dettaglio circostanziato» di mira-
postuma, dedicò a quel medesimo periodo non meno bolanti avventure personali, le Memorie non poteva-
di quattrocento pagine. no dilungarsi su avvenimenti storici arcinoti.

2 Sulla nozione di “eroe errante” si veda Giorgio Antei, nari del 1831 come capo della guardia civica di Imola. Esule in
Los Héroes Errantes. Historia de Agustín Codazzi, 1793-1822, Bo- Francia, raggiunse Codazzi in Venezuela, ma male accolto dal
gotá, 1993. Sono personaggi dalle forti connotazioni romantiche vecchio amico fece ritorno a Massa Lombarda: «Così io rimasi in
che viaggiano alla ricerca di luoghi ove battersi per la causa della famiglia meno inquieto e travagliato che in passato, attendendo
libertà dei popoli, dall’America del Sud alla Grecia. ai miei domestici affari», si legge nelle Memorie Postume. Ma non
3 Rientrato in Italia assieme a Codazzi a fine dicembre fu così: nel 1848 partecipò alla prima Guerra d’Indipendenza
1822, Ferrari dette ben presto segni di scontentezza. Il proget- a capo d’un battaglione di volontari, distinguendosi in diverse
to bucolico concepito dal lughese mal si addiceva alla sua indo- azioni.
le inquieta e battagliera. Nel 1824 si recò in Grecia per unirsi, 4 Codazzi redasse una prima versione abbreviata delle Me-

ahimè troppo tardi, ai legionari di Lord Byron. Tornò deluso a morie, oggi scomparsa, letta in occasione delle nozze del Ferrari,
Massa Lombarda, dove fece un matrimonio d’interesse. Dopo nel 1825. Quest’ultimo lesse a sua volta un proprio manoscritto,
che Codazzi ripartì per l’America, prese parte ai moti rivoluzio- poi riprodotto parzialmente nell’autobiografia, oggi conservato
12 l’orizzonte in fuga

nell’esercito italiano, distinguendosi dapprima come


allievo della Scuola teorico-pratica di Artiglieria di
Pavia, poi come combattente. Tuttavia, a differenza
del reggino, nel raccontare la propria storia tralasciò
l’epopea napoleonica, dedicandosi invece alla rico-
struzione del periodo successivo... quasi che fra i due
amici fosse esistito un accordo distributivo: a Ferrari
gli anni dal 1808 al 1815, a Codazzi quelli dal 1815 al
1822; al primo le vicende europee, al secondo quelle
americane. Ma accordo non vi fu. Vi fu invece uno
sfasamento di vent’anni fra la data di redazione delle
rispettive memorie e, ancora più importante, una di-
versa valutazione dei fatti e del senso della vita. Per
non parlare della differente rielaborazione dei ricor-
di: mentre il lughese li ritoccò e li integrò ad arte,
trasformandoli in un racconto di viaggi e avventure,
il reggino si limitò a registrarli più o meno fedelmen-
te, a mo’ di cronaca. Questo disuguale trattamento
della memoria, risultante da una diversa concezione
del reale, condusse al progressivo distanziamento dei
due amici. Codazzi disponeva di una facoltà inventi-
va assente in Ferrari, ragione per cui, a differenza di
quest’ultimo, era in grado di prefigurare e progetta-
re. Ciò lo proiettava in avanti, indebolendo in certo
qual modo il suo rapporto con il passato... e con il
compagno d’avventure.
Per Ferrari le guerre napoleoniche, in partico­
lare la campagna di Spagna, costituirono le fasi di un
noviziato protrattosi per tredici anni e conclusosi con
4. A. Appiani, Napoleone vittorioso, ca. 1796, acquerello
la nomina a capitano dei granatieri e l’incorporazio-
ne nella Guardia Reale; un lungo periodo durante il
Oltre ad agitare la polizia papalina, che interesse quale dette prova ripetutamente di tempra bellico-
avrebbe potuto suscitare nei lettori il resoconto delle sa e senso dell’onore, di lealtà incrollabile al Grand’
cannonate sparate da un semplice artigliere? Ed inol- Uomo e di devozione alla patria italiana.5 A riprova
tre, che importanza rivestivano quelle cannonate e dell’importanza di quegli anni, l’autobiografia del
quell’artigliere nella memoria del Codazzi narratore? reggino si effonde in mille episodi, azioni e fatterelli
Le prodezze compiute oltreoceano, vere o immagi- che delineano icasticamen­te lo sviluppo personale e
narie che fossero, erano di gran lunga più attraenti, militare del protagonista, dal giorno dell’arruolamen-
sia nella prospettiva del pubblico che dell’autore. La to nella divisione Girard al giorno dello scioglimento
stessa cosa poteva dirsi dello sfondo: diversamente dell’esercito del Regno Italico. Anche per Codazzi la
degli scontati scenari europei, quelli esotici arric- campagna di Germania corrispose ad un momento
chivano il racconto con suggestioni allettanti ed allo formativo (oltre a rappresentare il suo battesimo del
stesso tempo inoffensive. I ricordi più recenti, ci pare fuoco), pur tuttavia non coincise con la nascita del
di capire, finirono per scalzare gli anteriori non solo protagonista delle Memorie. Il lughese passò dalla
perché politicamente più corretti, ma anche per il condizione di comparsa a quella di attore a partire
loro connaturato potere d’incantamento. Più che ses- dalla sera del 18 giugno 1815, quando si spense l’eco
santenne, Codazzi continuava a canticchiare fra sé e della battaglia di Waterloo. Da quel momento in poi,
sé le arie marziali con cui i vieux moustaches avevano il corso della storia europea, dopo l’accelerazione de-
riscaldato i bivacchi alla vigilia della battaglia. Erano
canzoni frammiste di ardore e di malinconia, attra-
verso le quali, a detta di Manuel Ancízar, il cartogra- 5 Tipica ‘testa calda’, il Ferrari, in Spagna, ebbe modo di
fo soleva estrinsecare commozione e gioia. Evidente- mettere a frutto eroicamente il proprio temperamento rissoso.
mente, l’oblio non aveva cancellato l’impronta delle Il seguente commento, che il Lancetti riserva ad una categoria
emozioni avvertite “en campagne”; ciò nonostante è di soldati che fa capo a Domenico Bianchini, potrebbe adattarsi
più probabile che quelle arie indicassero ritorni di anche al reggino: «Chi conosce la storia di quella ostinatissima
briosità giovanile piuttosto che il rimpianto di un’e- guerra [la campagna napoleonica di Spagna] sa come codesti
giovani italiani, mal sofferenti di freno, portati sul campo dell’o-
poca estromessa dalla memoria. nore, compensarono con mille eroiche azioni i passati loro tra-
Codazzi morì nel 1859, a quattro anni di distan- viamenti.» Cfr. Vincenzo Lancetti, Biografia Cremonese ossia
za da Ferrari (più anziano di lui di otto anni). Come dizionario storico delle famiglie e persone spettanti alla città di
quest’ultimo, anch’egli si arruolò diciassettenne Cremona, Milano, 1820, p. 326.
la molla occulta 13

5. P.M. Sanson, Emisfero Occidentale, 1702

gli anni anteriori, andò rallentando fin quasi ad arre- lughese a staccarsi da Lugo e a preferire il nuovo al
starsi... ma non così il ritmo di vita di Codazzi, che vecchio, l’azione alla contemplazione, la riflessione
per contro acquisì maggiore intensità e originalità. all’emozione furono principalmente l’intraprenden-
Dopo Waterloo, il suo comportamento divenne allo za e la curiosità del viaggiatore (a cui si sovrapporrà
stesso tempo più energico e più giudizioso (compa- il rigore dell’uomo di scienza). Nel suo enfatico ad-
tibilmente con l’età): si guardò attorno, s’interrogò, dio all’Europa, all’Italia e alla patria lughese è cifra-
riflettè sul futuro e, senza frapporre indugi, si avviò to l’impeto di colui che si dispone a varcare i limiti
risolutamente per un cammino opposto a quello per- dello spazio-tempo per inoltrarsi in una dimensione
corso in precedenza. È inutile sottolineare che una sconfinata e atemporale, una dimensione mitica, ac-
svolta così radicale non si sarebbe potuta verificare cessibile unicamente ai non mortali:
senza il simultaneo allentamento dei legami con il
passato: questo fu il pedaggio che il nostro eroe do- Addio Europa. Italia addio. Patria mia ti saluto, con-
vette pagare per farsi strada (un pedaggio che, come cittadini, ed amici vi lascio, donne mie belle vi abbandono,
parenti, e congiunti vi dò un amplesso, e voi mio caro Padre,
vedremo, gli verrà richiesto altre volte). madre fratello, e sorella vi abbraccio, e baciandovi e ribacian-
Le ragioni del suo silenzio sono molteplici, ma dovi vi auguro salute, tranquillità, e sorte, e col desiderio di
volendo schematizzare si potrebbe dire che a cau- poter un giorno stringervi tutti al mio seno, e divider con voi
sarlo fu l’urgenza di far posto a ricordi più freschi il frutto dei miei travagli vi saluto. Addio, addio, e parto glo-
e attraenti di quelli preteriti: i ricordi di viaggio. rioso, e trionfante per non mai morire...
Codazzi aveva un’indole itinerante, che si esprime-
va compiutamente ‘cammin facendo’, avanzando e Come unica condizione, a coloro che si prefigge-
ripartendo. Guardare all’indietro equivaleva per lui vano di rincorrere l’orizzonte in fuga era richiesto di
ad una torsione innaturale, repulsiva... a meno che disfarsi dei propri ricordi. La nostalgia, infatti, avreb-
gli occhi non ripercorressero strade, spazi. Il suo de- be impedito loro di raggiungere la «Castilla d’Oro,
siderio di spaziare –anche esistenzialmente – era ge- il Brasil, il Perú, il Paraguai», regioni che nelle fan-
nuino e profondo, un anelo che lo allontanò ancora tasiose cognizioni del giovane Codazzi equivalevano
adolescente dal contesto d’origine, indirizzandolo all’ Eldorado. Apparentemente, dopo il definitivo ri-
alla ricerca simultanea di nuovi orizzonti geografici e torno in America e l’avvio della carriera di ingegnere
di nuove possibilità di vita. Fu proprio questo impul- e topografo militare, i sentimenti di Codazzi nei con-
so, intimo ma in qualche modo comune ad un’intera fronti della famiglia e dell’Italia si affievolirono. Se a
generazione, a motivarne l’arruolamento nell’eser- determinare il suo distacco iniziale da Lugo era stato
cito italico. I richiami mitici (patriottici, ideologici) il richiamo del nuovo, lo strappo successivo comple-
esercitarono un peso notevole, ma ciò che portò il tò un lungo processo di estraniazione nei confronti
14 l’orizzonte in fuga

6. A. Appiani, Allegoria della Repubblica Cisalpina, ca. 1800, incisione

di una realtà vieppiù incapace di coinvolgerlo emoti- avvenire di libertà e benessere (si noti che il calenda-
vamente. Ma la rottura con il passato italiano non si rio dell’América Libre iniziava con il 1810, anno dei
produsse unicamente sul piano dei sentimenti: al di primi moti anti-spagnoli). Codazzi, che fra il 1817 e
là degli aspetti biografici, essa corrispose ad un mu- il 1822 si era battuto per l’indipendenza delle due
tamento di prospettiva filosofica, ovvero, ad un nuo- colonie assistendo alla loro rinascita, dal 1827 in poi
vo approccio alle cose. Dedito ora all’esplorazione e lottò per il loro sviluppo materiale e morale. Ciò a co-
alla misurazione del mondo fisico, il lughese si vide sto di sacrifici di ogni tipo: si sradicò dalla terra natia,
obbligato a ripensare i concetti di tempo e di spa- rinunciò alla lingua materna, seppellì i ricordi, ripose
zio in seno al presente perpetuo della geografia. In le mire d’un tempo, mise fine ad una grande amici-
altre parole, l’attività cartografica, basata su infinite zia... in breve, si lasciò alle spalle il passato e il Vec-
misurazioni cronometriche e geodesiche eseguite ai chio Mondo. La rimozione di gran parte del proprio
margini del flusso evenemenziale, lo portò a disinte- vissuto fu il prezzo con cui Codazzi pagò il sogno di
ressarsi della dimensione storica, con inevitabili con- un mondo migliore. La disattenzione nei confronti
traccolpi personali. Le regioni che andava via via rap- dell’epopea napoleonica e della situazione italiana si
presentando erano prive d’identità e, per così dire, di spiegano almeno in parte con questo patto faustiano.
consistenza: leggi storiche altrui le avevano svuotate In quanto uomo di scienza, giacobino, massone
di forma e di contenuto. Né l’indipendenza testè rag- e portatore di buon senso romagnolo, Codazzi era
giunta né le istituzioni repubblicane bastavano di per uno spirito laico (se non esattamente un esprit fort),
sé a farne delle nazioni rispettate. Il loro riconosci- immune non solo dalle ‘fantastiche mistiche’ ma an-
mento politico passava attraverso prove di esistenza che dalle suggestioni demagogi­che. Per inclinazione
fisica, sociale ed economica che solo la scienza po- lo era sempre stato. Come tutti i giovani della sua ge-
teva fornire. Questa missione ricadde in gran parte nerazione venerò Napoleone, cedette al fascino delle
su Codazzi, un Codazzi rinnovato e irrobustito dalle armi e fu sensibile ai richiami patriottici del triennio
nuove responsabilità, ora consapevole che la partita giacobino italico. Ma a differenza della maggioranza
fra il reale e il possible non poteva giocarsi che fra il dei suoi coetanei, non cadde in deliquio, e alla con-
presente e il futuro. clusione dell’epopea bonapartista non esitò a voltare
Oltre a rappresentare le coordinate entro le quali pagina. Agli ideali infranti sostituì dapprima un otti-
si sviluppava la sua attività scientifica e professionale, mismo panglossiano, poi valori più realistici, com’e-
il presente e il futuro costituivano la dimensione tem- rano il progresso e la giustizia sociale (implicitamente
porale della nuova storia americana. Il Venezuela e connessi ai presupposti del socialismo utopico). In
la Nueva Granada erano repubbliche di fresca data, virtù di questo rinnovamen­to, adottò un concetto
sorte da una guerra devastante e decise a forgiarsi un di ‘patria’ opposto a quello assimilato in gioventù:
la molla occulta 15

si convinse che essa rientrava nella sfera della geo- rendo mezza Europa a piedi a caccia d’un ingaggio.
grafia e dell’economia ancor piú che in quella della Negli Stati Uniti scoprì che la meta si situava oltre
storia. Il sentimento patriottico non poteva scaturi- gli interessi personali e corporativi, nel punto in cui
re se non da un luogo scelto in base a parametri ra- gli individui, elevatisi a persone civiche, portavano a
zionali. L’attaccamento viscerale alla terra dei padri compimento il progetto d’una società libera, egua-
era spesso insensato: perché ripagare con devozione litaria e felice. Il traguardo non poteva essere che
e rinunce un suolo avaro di promesse? Come ogni un’assemblea di cittadini, ovvero, una repubblica. Di
vero amore, anche il patriottismo doveva puntare ritorno in Romagna, nel 1823, giunse a pensare che
non tanto alla fedeltá quanto alla felicità, ovvero, ad una piccola comunità di parenti e amici potesse tra-
un compromes­so fra il soddisfacimento dei bisogni e sformarsi in un’oasi repubblicana nel bel mezzo del
l’appagamento del desiderio di libertà. panorama più reazionario della penisola. A ricredersi
I progetti migratori di Codazzi si iscrivono ap- impiegò tre anni, al termine dei quali riprese defini-
punto in questa nozione non emotiva e non ‘genea- tivamente la via delle Americhe, ormai convinto che
logica’ di patria. Quando si trattò di convincere un l’humus patrio si trovasse oltre Atlantico, cioè, colà
gruppo di coloni europei ad abbandonare la terra dove prosperavano le repubbliche. Da allora in poi
natia ed emigrare in Venezuela, il lughese ebbe buon tralasciò la cura del proprio giardino per dedicarsi
gioco dei loro sentimenti patri sottolineando l’in­ alla coltivazione di intere regioni, coerentemente con
gratitudine di un suolo che, pur avendo dato loro i le idee ‘socialiste’ sostituitesi all’individualismo ro-
natali, non era in grado di nutrirli. La patria e le isti- mantico degli anni giovanili.
tuzioni connesse dovevano vegliare sul benessere dei
cittadini, ed il benessere dipendeva in primo luogo Codazzi non prese parte alla campagna napole-
dall’emancipazione dallo stato di necessità. Se la na- onica di Spagna, ma ne sentì parlare profusamente
zione non era in grado di garantire l’affrancamento da un reduce a lui vicinissimo, l’amico Ferrari. In
dalla povertà non era nemmeno capace di salvaguar- quanto membro del corpo di spedizione italiano,
dare la libertà e, dunque, veniva meno ai suoi princi- questi partecipò attivamente alle fasi salienti della
pi costitutivi. Anche se a malincuore, al cittadino non contrastata occupazione della penisola iberica, nar-
rimaneva altra scelta che emigrare in cerca di un’altra rando poi nell’autobiografia le esperienze fatte fra
patria, lasciandosi alle spalle il paese d’origine. il 1808 e il 1813. Giunto in Catalogna ventitreenne
Per il lughese, patria e repubblica coincideva- con il grado di sergente dei granatieri, ne ripartì sei
no. Se ne persuase sbarcando a Baltimora nel 1817. anni dopo con il brevetto di tenente ed il titolo di
Negli anni precedenti aveva cercato gloria e fortu- Cavaliere della Croce della Corona Ferrea. Nel corso
na rischiando la vita in battaglia e in mare, prima di tale periodo assistette all’ecatombe delle truppe
battendosi per la grandeur napoleonica, poi percor-
7. P.P. Prud’hon, Allegoria della Costituzione Repubblicana, 1798, incisione
16 l’orizzonte in fuga

8. Pinelli-Pomares, Presa di Tarragona, 1816, inc.

italiche: «Le forze ita­liane che passarono in Ispagna liani.7 Contro i francesi che li dileggiavano apostro-
– si legge nell’autobiografia – ascendono a 30.183 di fandoli “soldats du Pape”, gli italiani si impegnarono
cui 2.627 di cavalleria. Eppure i reduci in Italia ad a dimostrare che nelle loro vene scorreva il sangue
epoche diverse non eccedono gli 8.958». In sei anni degli antichi Romani (“Ils sont les dignes descendants
andarono perduti ben 21.213 combattenti, «se pure des maîtres du monde” ebbe a dichiarare il Generale
è da chiamarsi perduto chi confermò il nome italiano Saint-Cyr). L’eroismo di Bianchini ne era la riprova.
col dare il sangue e la vita sui campi dell’onore mili- Durante l’assalto al Forte Olivo, il caporale, che
tare». Per altro, un simile sacrificio non impedì che s’era già distinto in azioni precedenti, compì la mira-
sui soldati italiani che guerreggiarono nella penisola bolante impresa di catturare da solo un manipolo di
iberica accanto ai francesi, ricadesse «l’ingratissimo e soldati e ufficiali nemici. Questo accadde mentre i di-
villano insulto del romanziere Balzac». Se avesse avu- fensori sguarnivano il forte in fretta e furia per sfug-
to modo di avvicinarsi allo scrittore, Ferrari l’avreb- gire alla cattura: «Fu in questa fuga degli Spagnuoli
be immancabilmente sfidato a duello (come sempre – riferisce il reggino – che il valoroso nostro grana-
fece ogni qualvolta s’imbattè in chi osasse infangare tiere Bianchini bolognese, che ben sette volte nelle
il buon nome italiano). diverse mischie avea riportato ferite, ed era sempre
Il casus belli sorse a seguito del trattamento, a il primo agli attacchi, l’ultimo nelle ritirate, correndo
detta del Ferrari ingiurioso, che Balzac riservò alla animosamente sui fuggitivi, valse a sgomentarli sì fat-
vicenda del caporale bolognese Domenico Bianchi- tamente, che alla sola sua voce 4 ufficiali e 5 soldati
ni ne Les Marana.6 Granatiere del 6.o reggimento deposero l’armi, e prigionieri lo seguirono». Giun-
di linea dell’esercito del Regno Italico distaccato in to Bianchini al cospetto del generale Suchet assieme
Spagna agli ordini del colonnello Euge­nio Orsatelli, ai prigionieri, gli venne chiesto a quale ricompensa
Bianchini divenne già da vivo il simbolo dell’ardi- aspi­rasse, «e quel prode rispose: l’onore, o genera-
mento e dello spirito di sacri­ficio dei combattenti ita- le, di montare per primo all’assalto di Tarragona.» Il

6 H. de Balzac, Les Maraná, Paris, 1934. La novella appar- punto a Cremona. Lo disse cremonese anche Giuseppe Giulio
ve inizialmente su “La Revue de Paris”, 1832-1833. Ceroni, ufficiale e versificatore, autore già nel 1811 di un poema
7 Oltre a Bologna, si disputarono l’onore di aver dato i intitolato La presa di Tarragona. Ma Ugo Lenzi, nel saggio Una
natali al Bianchini molte altre località. Fra i primi a riferirne l’e- gloria bolognese. Il sergente Bianchini, l’eroe di Tarragona, pub-
popea fu Vincenzo Lancetti nella citata Biografia Cremonese..., blicata a Bologna nel 1933, riportò documenti che ne attestano
apparsa nel 1820. Secondo Lancetti, il granatiere nacque ap- definitivamente l’origine bolognese.
la molla occulta 17

9. Ufficiale dei Granatieri dell’Esercito del Regno Italico, inc. colorata.


18 l’orizzonte in fuga

10. L. Beyer, Scena di bivacco, 1813-1815, inc.


la molla occulta 19

aspirasse, «e quel prode rispose: l’onore, o genera- chi adunque erano intenti in quel soldato italiano, stante in
le, di montare per primo all’assalto di Tarragona». Il piedi, solo, sul mezzo del pendio della breccia; e in lui solo
duca d’Albufera l’accontentò. Non solo lo promosse reputavasi riposto l’esito dell’as­salto; perocché o cedesse ter-
reno o ne acquistasse, gli altri seguito al certo l’avrebbero o
sergente sul campo, non solo l’insignì con la Croce nel disastro o nella vittoria. Infatti molti dubitavano di buon
della Corona Ferrea, ma giunto il momento dell’at- successo in vedendo quella prima colonna ritirarsi dal piede
tacco lo mise «incontanente a capo di 30 gra­natieri della breccia, occuparsi a rispondere al fuoco dei difensori, e
francesi incaricato di far la via agli altri sulla breccia». farsi schero della muraglia del bastione.
Fu un mirabile spettacolo – com­menta emozionato
Ferrari – «il vedersi da molte migliaia d’uomini o Tuttavia la risolutezza e la temerarietà di Bian-
testimoni o partecipi dell’azione di quel prode gra- chini ebbero la meglio sia sulle ferite ricevute che
natiere italiano, solo in bianca divisa fra le azzurre sulla stessa orgogliosa resistenza spagnola:
francesi segnare a tutti arditamente la strada all’alto
delle mura». Di fatto, appena udito il segnale d’at- [Ecco] il Bianchini colà sulla breccia, che sollevasi ad
un tratto, e facendosi ariete del capo e del fucile, salire in
tacco, il sergente Bianchini, alla testa del suo drap- un baleno sull’alto, e penetrando fra le lancie nemiche trarre
pello, si slanciò allo scoperto dall’ultima trincea fino dietro a sé tutta quanta la colonna inoperosa al suo sostare, ed
alla breccia aperta poco prima nelle mura. Dall’alto ora farsi concitata, e animosa al muoversi e avventarsi di quel
degli spalti, gli spagnoli risposero con salve di mi- prode in mezzo ai nemici.
traglia che decimarono la prima ondata di assalitori,
decisi a far pagare con un massacro la manovra di Commosso al ricordo delle parole con cui il ge-
espugnazione nemica. Una prosperttiva tutt’altro che nerale Suchet onorò quell’azione ardimentosa, il Fer-
remota, scongiurata grazie all’incredibile audacia del rari le riporta testualmente (riprendendola probabil-
granatiere bolognese. Lungi dal lasciarsi intimorire mente da un altro cronista dell’evento):
dal fuoco nemico, questi continuò la scalata:
Invocare qual premio il primo posto nell’assalto, lan-
Pur tuttociò non isgomentava il Bianchini, ché anzi con ciarsi innanzi, più volte ferito sulla breccia ascendere con cal-
eroica calma, propria di chi sente e apprez­za l’onore nazio- ma invitando gli altri a seguirlo, è tratto degno di figurare fra
nale, fra una siepe d’armi e un tempestare di sassi ascende le più eroiche ri­membranze.
il primo dinanzi a tutti sulla breccia. Lo segue a pochi passi
il suo drappello di granatieri, cui tien dietro grosso e corag- Avido si nuova gloria, il granatiere bolognese,
gioso il rimanente della prima colonna. Ma gli Spagnuoli lo «benché tutto imbrattato del suo sangue da sette fe-
prendono a bersaglio de’ loro colpi, l’urtano delle lancie, e
ferendolo nel petto, in volto, e nella gola lo squilibrano su
rite, che avea sulla persona», si lanciò sulla sbigottita
quel terreno cedevole, su cui nondimeno puntando saldo il soldatesca spagnola, scompigliandola e mettendola
piede si sta, ma stassi omai solo, che i compagni prevedendo in fuga. Ma proprio da quei difensori at­territi «ri-
sciagura si lasciano sdrucciolare all’indietro… Tutti gli oc- cevè nuova e profonda ferita nel petto, la quale, non

11. Assedio di Tarragona, ca. 1812, inc. col..


20 l’orizzonte in fuga

12. Heath, Clark, Debourg, Battaglia di Vitoria, 1813, acquatinta.

ostante il pronto soccorso postogli da tutti, il trasse esempi. Bianchini incarnava il combattente italico per
in brev’ora a precoce morte». eccellenza in quanto portatore non solo di virtù roma-
Nel rievocare l’episodio, Ferrari abbandona lo ne, bensì anche e soprattut­to dei tratti morali tipici
stile abituale, proprio d’un miles gloriosus ironico ed dell’italianità (audacia, ostinazione, generosità, sem-
impulsivo, per adottare un tono di circostanza, conso- plicità). Ed era appunto su que­sti tratti comuni che
no al racconto delle gesta del Bianchini e ai propositi presto – chi poteva dubitarne? – sarebbe sorta l’Italia
soggiacenti. Le «eroiche ri­membranze», soprattutto unita. Per questo, nella percezione dei suoi commili-
se intese in chiave didattica, richiedevano registri toni, le gesta del granatiere bolognese erano ben più
espressivi adeguati tanto al canone epico quanto alla che bravate o semplici favole: alla pari della disfida di
funzione esemplificatrice. L’intrepidezza del guerrie- Barletta o del sacrificio di Pietro Micca, rientravano
ro che, piegato dalle ferite, si risolleva e incurante del nei miti di fondazione.
dolore e del pericolo guida i suoi alla vittoria per poi
pagare con la morte il proprio slancio, non poteva Nel raccontare la storia di Bianchini, Balzac non
essere resa se non in termini apologetici. Il ricordo ponderò o non badò alla suscettibilità dei lettori ita-
del sacrificio del prode Rolando a Roncisvalle era liani, per cui ne invertì l’andamento epico, trasfor-
stato affidato ad un canto: l’impresa di Bianchini mando memorabili prodezze in volgari sbruffonate.
non meritava forse un’espressione all’altezza? Certo, All’atto di redigere Juana (prima parte di Les Mara-
presentare l’episodio sotto forma di bravata piutto- na), lo scrittore credette opportuno premettere al
sto che in chiave eroica sarebbe risultato conforme racconto una “digression histori­que, nécessaire pour
ai toni sardonici e sfiduciati comuni a molte pagine expliquer comment le 6e de ligne entra le premier dans
dell’autobiografia. Ma sull’onore delle armi italiche Tarragone, et pourquoi le désordre, assez naturel dans
non era lecito ironizzare. Né era lecito, al di là degli une ville emportée de vive force, dégénéra si prompte-
ovvi abbellimenti, lavorare di fantasia su un fatto re- ment en un léger pillage” [digressione storica neces-
ale. Bianchini non era un personaggio immaginario, saria per spiegare come il 6.o di linea entrò per primo
le sue gesta non erano frutto d’invenzione. Se Ferrari a Tarragona, e perché lo scompiglio, appena naturale
avesse rimarcato il loro (per altro assai probabile) ca- in una città presa a viva forza, degenerò all’improv-
rattere leggendario, avrebbe profanato l’aura che da viso in un quasi sacco]. Il 6.o di linea, spiega Balzac,
subito le circonfuse. I soldati del Regno Italico, Fer- era un reggimento del Regno Italico di stanza sull’i-
rari compreso, non costituivano una platea avida di sola d’Elba composto dai resti della disciolta Legione
favole o di smargiassate; rappresentavano invece una Italiana. Quest’ultima, analogamente ai bat­taglioni
collettività quasi nazionale bramosa di incitamenti ed coloniali francesi (l’attuale Legion Étrangère):
la molla occulta 21

avait servi à déporter honorablement et les fils de famille qui


donnaient des craintes pour leur avenir, et ces grands hommes
manqués, que la société marque d’avance au fer chaud, en les
appelant des mauvais sujets [era servito a deportare dignitosa-
mente sia quei rampolli il cui avvenire impensieriva che quei
grandi uomini mancati che la società marca a fuoco in antici-
po definendoli cattivi soggetti].

Ebbene, proprio per il suo carattere punitivo e


riottoso, il 6.o di linea “souvent décimé, toujours le
même, acquit une grande réputation de valeur sur la
scène militaire, et la plus détestable de toutes dans la
vie privée” [spesso decimato ma sempre lo stesso, ac-
quisì un’ottima reputazione nell’ambito militare e la
più detestabile nella vita privata]. Fra gli ufficiali del
reggimento, figurava il capitano Bianchi:
Au siége de Tarragone, les Italiens perdirent leur célèbre
capitaine Bianchi, le même qui, pendant la campagne, avait pa-
rié manger le coeur d’une sentinelle espagnole, et le mangea…
Quoique Bian­chi fût le prince des démons incarnés auxquels ce
régiment devait sa double réputation, il avait ce­pendant cette
espèce d’honneur chevaleresque qui, à l’armée, fait excuser les
plus grands excès. Pour tout dire en un mot, il eût été, dans
l’autre siècle, un admirable flibustier [All’assedio di Tarrago-
na, gli italiani persero il celebre capitano Bianchi, quello stes-
so che durante la campagna ebbe a dire che avrebbe mangia-
to il cuore di una sentinella spagnola, e lo mangiò... Sebbene
Bianchi fosse il principe di quei diavoli incarnati ai quali il
reggimento doveva la dubbia reputazione, egli possedeva allo
stesso tempo una sorta di onore cavalleresco che fra i soldati
rende perdonabile ogni eccesso. In breve, nel secolo scorso
egli sarebbe stato un mirabile filibustiere.] 13. Honoré de Balzac, Les Marana, 1838.

Le circostanze che precedono la morte in batta-


comme lui mauvais garnement, deux vrais diables ensemble,
glia del capitano Bianchi evidenziano come Balzac, nel mais bons officiers, excellens militaires. [Conobbi in Spagna,
tratteggiarlo, avesse in mente il sergente Bianchini: riprese, un certo Bianchi, capitano del 6.o di linea -è stato uc-
ciso all’assedio di Tarragona- che mise in gioco le sue orecchie
Quelques jours auparavant, il [Bianchi] s’était distingué per mille scudi. Non le giocò, perbacco, le scommise e basta,
par une action d’éclat que le maréchal [Suchet] avait voulu re- ma la scommessa è un gioco. Il suo avversario era un altro
connaître. Bianchi refusa grade, pension, décoration nouvelle, capitano dello stesso reggimento, anch’egli italiano, anch’e-
et réclama pour toute récompense la faveur de monter le pre- gli brutta peste, dei veri diavoli appaiati, ma buoni ufficiali,
mier à l’assaut de Tarragone. Le maréchal accorda la requête ottimi militari.]
et oublia sa promesse; mais Bianchi le fit souvenir de Bianchi.
L’enragé capitaine planta, le premier, le drapeau français sur
la muraille, et y fut tué par un moine [Qualche giorno prima, Le origini di trovatello, così come lo spregio di
Bianchi si era distinto in un atto di valore, che il maresciallo cui era stato oggetto fino all’arruolamento nella Le-
Suchet aveva voluto premiare. Bianchi rifiutò grado, pensione, gione Italiana e oltre, avevano inciso sicuramente sul-
nuova medaglia e chiese per tutta ricompensa il favore di lan- la formazione del carattere demo­niaco del capitano:
ciarsi per primo all’assalto di Tarragona. Il maresciallo glielo
accordò e se ne dimenticò; ma Bianchi fece in modo che se ne Ce Bianchi venait de l’hôpital de Como, où tous les enfans
ricordasse. Il furibondo capitano piantò per primo il vessillo trouvés reçoivent le même nom, ils sont tous des Bianchi: c’est
francese sulle mura, dove fu ucciso da un razzo.] une coutume italienne. L’empereur avait fait déporter à l’île
d’Elbe les mauvais sujets de l’Italie, les fils de famille incorri-
Non era la prima volta che Balzac introduceva il gibles, les malfaiteurs de la bonne société qu’il ne voulait pas
capitano Bianchi nei propri racconti. L’apparizione tout-à-fait flétrir. Aussi, plus tard, il les enrégimenta, il en fit
la légion italienne ; puis il les incorpora dans ses armées et en
dell’italiano si era già verificata in Une conversation composa le 6e de ligne, auquel il donna pour colonel un Cor-
entre onze heures et minuit, un testo apparso nel 1832 se, nommé Eugène. C’était un régiment de démons. Il fallait
in seno ai Contes Bruns al quale lo scrittore rimanda les voir à un assaut, ou dans une mêlée!... Comme ils étaient
i lettori di Les Marana desiderosi di approfondirne la presque tous décorés pour des actions d’éclat, ce colonel leur
conoscenza. Une conversation comincia così: criait naïvement, en les menant au plus fort du feu: Avanti,
avanti, signori ladroni, cavalieri ladri... En avant, che­valiers
J’ai connu en Espagne, reprit-il, un nommé Bianchi, ca- voleurs, en avant, seigneurs brigands! [Quel Bianchi proveniva
pitaine au 6e de ligne,-il a été tué au siége de Tarragone,-qui dall’orfanotrofio di Como, dove tutti i trovatelli ricevono lo
joua ses oreilles pour mille écus. Il ne les joua pas, pardieu, stesso nome, sono tutti dei Bianchi: è un’usanza italiana. L’im-
il les paria bel et bien; mais le pari est un jeu. Son adversaire peratore aveva fatto deportare all’isola d’Elba i cattivi soggetti
était un autre capitaine du même régiment, Italien com­me lui, d’Italia, i figli di papà scapestrati, i furfanti d’alto bordo che
22 l’orizzonte in fuga

egli non voleva far seccare. In seguito li irregimentò ricavan- les perches, rajusta la marmite, attisa le feu, fit cuire le coeur et
done la legione italiana; infine li incorporò nelle sue armate le mangea sans en être incommodé [Cinque minuti dopo quel
facendone il 6.o di linea, a cui mise a capo un colonnello corso, buffone di Bianchi si allontanò al galoppo come un cavallo, e
tale Eugenio. Era un reggimento di diavoli. Bisognava vederli fece ritorno tutto pallido e ansimante. Aveva in mano il cuore
all’attacco o in una mischia!... Poiché erano quasi tutti deco- dello spagnolo e lo mostrò ridendo al suo avversario... Allora,
rati per atti di valore, quel colonnello gridava loro d’impulso senza lavarsi il sangue dalle mani, rialzò i bastoni, sistemò la
guidandoli contro il fuoco più accanito: Avanti, avanti, signori marmitta, attizzò il fuoco, fece cuocere il cuore e se lo mangiò
ladroni, cavalieri briganti!] come se nulla fosse.]

Temerario, malvagio e tracotante, Bianchi pro- Il capitano Bianchi è un personaggio d’inven-


pone ad un commilitone una scommessa inaudita ed zione tratteggiato a partire dalla figura del granatiere
agghiacciante: Bianchini. Ma neppure quest’ultimo è del tutto ade-
Veux-tu parier mille écus, lui dit-il en montrant une sen-
rente al vero. La veemenza retorica con cui Ferrari
tinelle espagnole postée à cent cinquante pas environ de notre ed altri ne gonfiano le gesta, fino a farne il prototipo
front de bandière, et dont nous apercevions la baïonnette au dell’eroismo italico, si risolve in mistificazione. Il ri-
clair de la lune, veux-tu parier tes mille écus que, sans autre tratto di Balzac manca della vis grottesca dei “Desa-
arme que le briquet de ton caporal,-et il prit le sabre d’un nom- stres de la Guerra” di Goya, ma trabocca nondimeno
mé Garde-à-Pied- je vais à cette sentinelle, j’en apporte le coeur, di elementi orripilanti, di chiara matrice letteraria
je le fais cuire et le mange... [Vuoi scommettere mille scudi, (vedi figg. 14-15). Tuttavia, seppure frutto d’inven-
disse additando una sentinella spagnola appostata a cento cin-
quanta passi dalla nostra linea di fronte, e la cui baionetta s’in- zione, l’atroce spacconata non è sufficiente a con-
travedeva al chiaro di luna, vuoi scommettere mille scudi che, trastare il tenore realistico del racconto. L’effetto di
con la spada del tuo caporale come unica arma – e afferrò la realtà si avvale in particolare della somiglianza Bian-
sciabola d’un certo Garde-a-Pied –, mi avvicino a quella sen- chi-Bianchini (ribadita nella citata “di­gression histo-
tinella, le strappo il cuore, lo metto a cuocere e lo mangio...] rique”), un’accoppiata che, prevedibilmente, suscitò
il ripudio dei lettori italiani. A tutti parve che Balzac
Raggiunta l’intesa, il capitano non esita a mette- avesse voluto erigersi a portavoce del risaputo spre-
re in pratica quanto promesso: gio transalpino nei confronti delle milizie italiche, fa-
Cinq minutes après, ce farceur de Bianchi galopait dans le
cendo ricorso, non proprio nobilmente, alla diffama-
lointain comme un cheval, et revint tout pâle, tout haletant. Il zione. («Ah, i francesi – esclama Ferrari – sempre un
tenait à la main le coeur de l’Espagnol, et le montra en riant à po’ boriosi, al solito e a torto malestimatori di noi po-
son adversai­re… Alors, sans laver le sang de ses mains, il releva veri italiani»). Si era servito della letteratura, si disse,

14. Francisco Goya, Desastres de la guerra, 1810.


la molla occulta 23

15. Francisco Goya, Desastres de la guerra, 1810.

per infangare la memoria di un eroe immolatosi per del Regno Italico (e non solo nel 6.o di linea). Anche
la Francia, e a tale scopo non s’era peritato di farsi Ferrari elevò Bianchini ad esempio, ma allo scopo di
scudo della storia, tergiversandola spudoratamente. additare agli italiani il cammino dell’affrancamento
Dal canto suo, Ferrari adottò senza esitare un’an- attraverso il coraggio e il sacrificio. La rigenerazione
golatura epica e didascalica. Non modi­ficò né date né di un popolo, pensava il reggino, implicava l’adozio-
luoghi, non corresse né i fatti né le circostanze, ma ne preliminare di modelli capaci di risvegliarlo e ag-
introdusse nella narrazione una serie di effetti mitici glutinarlo.7
volti ad accentuare l’esemplarità dell’impresa e l’uni- Il «sentimento dell’onor nazionale»: ecco ciò
cità dell’eroe. Detto diversamente, Ferrari teatralizzò che spinse Bianchini ad immolarsi, ed ecco ciò che
l’assalto a Tarragona convogliando ad arte l’attenzio- indusse Ferrari a intonare un peana alla sua memo-
ne del lettore-spettatore su un solo personaggio, il ria; quello stesso onore italiano che l’autore delle Me-
vero protagonista della scena. Non cambiò la storia, morie Postume fu sempre pronto a difendere a spada
ma la rappresentò in modo tale che le migliaia di sol- tratta, ora duellando ora guerreggiando. Ferrari prese
dati presenti sul campo di battaglia divenissero a loro a riordinare i propri ricordi spagnoli sulla soglia della
volta gli spettatori ammirati di un one man-show. Bal- sessantina, ossia, a vari decenni dagli eventi e dunque
zac aveva inteso sotto­lineare il carattere metonimico con il senno di poi. Era uno stimato co­lonnello inten-
del capitano Bianchi, riunendo in lui tutti i “mauvais zionato ad additare al figlio Augusto «ciò che puossi
sujets”, “malfaiteurs” e “diables” presenti nell’esercito aspettare nel mondo, dagli amici e dalla fortuna». Il

7 Spagna fatta dagli Italiani, Milano, 1837. Bianchini non fu il solo


Memorie postume del Cav. Costante Ferrari, Capitano del-
le Guardie Reali del Regno Italico, Tenente-Colonnello nelle Ame- eroe italico della Guerra Peninsular. Prima di lui, il 9 luglio 1909,
riche e Colonnello effettivo in Italia, Rocca S. Casciano, 1855. Il il sottotenente veronese Luigi Pedrotti (non citato dal Vacani) si
Ferrari attinse a Camillo Vacani, maggiore del genio del Regno era distinto all’assedio di Montjouy: «Dopo molte prove di valo-
Italico, presente alla presa del Forte Olivo, autore della Storia re salì con alquanti de’ suoi sino all’estremità della breccia ed ivi
delle campagne e degli assedii degli Italiani in Ispagna dal 1808 combattendo con quel coraggio, che distingue i prodi nei mag-
al 1813, Milano, 1823, 3 voll., II, V. Si servì anche di una pub- giori cimenti, era vicino a riuscire vincitore.» A troncare il suo
blicazione a stampa di Antonio Lissoni, già ufficiale di cavalleria slancio non fu una morte gloriosa ma una mattonata, alla quale
del Regno Italico, intitolata Difesa dell’onore dell’armi italiane seguì un’archibugiata «nella destra gamba». Pedrotti entrò poi
oltraggiato dal signor di Balzac nelle Scene della vita Parigina e al servizio dell’Austria. Cfr. Gino Capponi, Antologia: giornale di
confutazione di molti errori della storia militare della guerra di scienze, lettere e arti, Vol. 29, Firenze, 1828
24 l’orizzonte in fuga

16. Michele Sangiorgi, Orazio Coclite, ca. 1808, disegno e acquerello.

rampollo, ahimè, morì di lì a poco e l’autobiografia state tali da meritare un resoconto dettagliato. Se le
mancò l’obiettivo dichiarato. Centrò invece il fine salve sparate in Sassonia e in Assia non erano state
sottaciuto: quello di segnalare dissi­mulatamente ai sufficienti a impressionare il nemico, a che titolo sup-
lettori, aggirando la censura papalina, la strada del porre che potessero risvegliare l’attenzione di lettori
riscatto nazionale. Come Leonida e Orazio Coclite, disincantati? Tuttavia, la reticenza può spiegarsi anche
il granatiere bolognese si era sacrificato per la più in altri modi. Nel 1825, il futuro cartografo era assor-
nobile delle cause, consapevole non solo che “un bel bito da seri problemi monetari conseguenti allo scar-
morir tutta la vita onora”, ma anche e soprattutto che so rendimento del podere del Serraglio, rendimento
l’indipendenza italiana richiedeva martiri. Bianchini, nemmeno sufficiente a ripagare i debiti contratti per
insomma, era apparso sulla ribalta di Tarragona non metterlo a frutto. All’atto dell’acquisto i due amici si
per riscuotere l’applauso dei francesi ma per risve- erano figurati un futuro da signori di campagna, ma
gliare la coscienza degli italiani. Analogamente alla la loro iniziativa era avulsa sia dal contesto agricolo ed
funzione degli eroi tragici, la sua apparizione era economico locale, per niente incoraggiante, che dalla
stata catartica: attraverso l’ammirazione, la commo- realtà italiana, a dir poco deprimente (per non parlare
zione e lo sgomento gli spettatori avevano ritrovato, della situazione europea, non ancora ripresasi dalle
per un istante, il coraggio di immaginare una patria. guerre dei decenni anteriori).
Nell’ambito dell’autobiografia del Ferrari – scritta L’oasi repubblicana immaginata dal lughese era
non per niente alla vigilia della prima Guerra d’In- più prossima agli insediamenti sorti in Texas e in
dipendenza – il martirio di Bianchini, dunque, non Alabama ad opera degli ex-ufficiali napoleonici che
costituiva soltanto un episodio memorabile, ma al contesto romagnolo. Così come i refugiés si erano
esprimeva altresì una valenza mitica atta a rigenera- proposti di fondare un’enclave bonapartista negli
re i combattenti italiani, spronandoli al riscatto d’un Stati Uniti, Codazzi s’impegnò a ricreare un angolo
paese diviso e asservito. d’America nel cuore delle Legazioni, una comune li-
bertaria in una delle zone più conservatrici della peni-
Codazzi redasse le Memorie nel 1825, in piena sola. Il risveglio da questo sogno si produsse proprio
Restaurazione, ma non fu solo per il timore di con- nel 1825, quando il nostro dovette prendere atto che
trariare le autorità papaline che sorvolò sul periodo era più facile per Maometto dirigersi alla montagna
napoleonico. Come si è detto, se da una parte in quei che non il contrario. Sbollendo il fervore bucolico,
giorni ostentare l’appartenenza alle milizie italiche sa- allontanandosi la speranza di un futuro tranquillo e
rebbe stato arrischiato, dall’altra le azioni guerresche agiato entro i confini aviti, nel lughese si accrebbero i
compiute dal lughese fra il 1813 e il 1815 non erano dubbi sulle scelte operate tre anni prima, al momento
la molla occulta 25

17. Uccelli acquatici, 1823, litografia su schizzo di C.F.P. von Martius.

del rientro in Europa. Il progetto iniziale era di met- L’allontanamento mentale e affettivo dalla Roma-
tersi a trafficare fra le due sponde dell’Atlantico, ma gna e dall’Italia è già percepibile, fra le pagine delle
sbarcati a Den Helder i due amici – complice la no- Memorie.8 Scaturisce per contrasto dall’infatuazione
stalgia – avevano imboccato la strada che sappiamo. per i Tropici, per i mari, le coste e le isole sul cui sfon-
Se ne erano pentiti entrambi dopo qualche mese, ma do aveva veleggiato a lungo: un orizzonte sfuggente,
Codazzi, a differenza del compagno, sul momento reso ancor più desiderabile dall’elusività. Invero, le
non volle ammetterlo. Tuttavia, fu costretto a rico- pagine più partecipi e vibranti del manoscritto sono
noscerlo mentre stendeva le Memorie. Riandando al dedicate al paesaggio naturale e umano dell’America
passato, lo suddivise in remoto e prossimo, escluse il tropicale. Infatuazione si è detto, ma senza dimentica-
primo e concesse il massimo spazio al secondo: ciò re che i lettori – Codazzi ne era conscio – erano ben
non solo perché quest’ultimo comprendeva la sua più voraci di avventure di viaggio e di scenari esotici
epopea personale ma anche perché esso, a differen- che di malinconici richiami a speranze infrante.
za del primo, ormai superato e inattivo, era ancora Nel corso della sua prima spedizione biografi-
in fieri. I ricordi americani, infatti, non rientravano ca, protrattasi dal 1815 al 1822, il futuro cartografo
del tutto nel passato (Codazzi era tutt’ora un tenente acquisì un’impronta cosmopolita e un’ampiezza di
colonnello effettivo dell’esercito bolivariano e aveva vedute che contrastavano non solo con la chiusura
affari in corso nei Caraibi), ragione per cui poteva- dell’Europa della Restaurazione ma anche con le
no essere aggiornati e riannodati. Era appunto questa spinte patriottiche presenti (o latenti) nell’ambiente
possibilità ad attrarre il lughese, non il racconto di romagnolo. Questa nuova consapevolezza del mon-
guerre ed eroismi che sarebbe stato meglio dimenti- do, questa prospettiva dilatata, lo rese in certo qual
care. Codazzi era impaziente e pragmatico. Anziché
indietreggiare nel tempo, preferì paragonare ciò che
aveva con ciò che voleva e agire di conseguenza. Alla 8 Alcuni dei ricordi del cartografo furono raccolti dai con-

distanza si profilava un mondo carico di promesse giunti e pubblicati a maniera di aneddoti familiari. Si tratta per
mentre i suoi piedi poggiavano su una terra ingrata e lo più di fatterelli risalenti alla prima giovinezza, alle circostanze
senza speranza. I concetti di ‘storia’, ‘regno’ e ‘Italia’ dell’arruolamento nell’artiglieria a cavallo, ecc.ecc. Cfr. Andrés
Soriano Lleras, Anécdotas y leyendas familiares. Datos sobre
che avevano guidato i suoi passi da Lugo a Pavia e poi la familia Codazzi-Fernández de la Hoz, Bogotá, 1956. In que-
da Lutzen fino ad Hanau si erano ormai volatilizzati. sta raccolta i ricordi codazziani, in particolare quelli relativi alla
Tutto indicava che era giunto il momento di ripartire, Campagna del 1813, vengono presentati per l’appunto in chiave
questa volta per un viaggio di sola andata. leggendaria.
26 l’orizzonte in fuga

modo estraneo a quanto si era lasciato alle spalle alla univa ad essi, e con il quale non si identificava, ma
partenza. La conoscenza delle cose e di sé accumula- di luoghi e fatti lontani nello spazio. E così facendo,
ta in sette anni di viaggi e avventure, mal si coniuga- conformandosi inconsciamente ad un suggerimento
va con le aspirazioni, pur nobili e valorose, di colo- di Abraham Ortelius, il grande cartografo fiammin-
ro che non avevano mai abbandonato la Romagna.9 go, fece il primo passo verso la trasformazione della
Dunque, si mise a raccontare non del passato che li geografia negli occhi della storia.

9 Com’era Lugo nel 1825? Non molto diversa da com’era dri, “Lugo, Codazzi e il suo Tempo”, in G. Antei [a cura di], La
trent’anni prima, nel 1793, quando vi nacque Agostino Codazzi: misura dell’Eldorado, Pontedera, 2005). E il paesaggio? Quello
una cittadina – dichiarata ufficialmente tale solo nel 1817 – tipi- della Bassa romagnola, una terra ove in inverno «sembra di es-
camente romagnola, diversa da altre solo per la presenza di una sere immersi nel pastis», piatta e in parte paludosa, l’orizzonte
consistente comunità ebraica, resa importante dalla fiera annuale indistinguibile, poche le vie di fuga. Il podere del Serraglio era
e dal mercato settimanale, dedita al commercio della seta e, in mi- sito nei pressi di Massa Lombarda, a pochi chilometri da Lugo.
sura minore, del bestiame. Ottomila anime (né tante né poche), Le famiglie di Codazzi e Ferrari – una decina di membri in tutto,
molte chiese e conventi e quindi una folta presenza clericale (nul- ivi compresi due domestici neri, Francisco e Mamelucco – vi si
la di straordinario); il potere amministrativo e la proprietà terrie- stabilirono nella primavera del 1823. I lavori di ristrutturazione
ra in mano alla nobiltà, composta da una quarantina di famiglie; della casa padronale furono diretti dal futuro cartografo, che, a
forti legami con il papa e lo Stato della Chiesa. Un’ economia non detta dell’amico, sperperò in inutili ampliamenti e abbellimenti
proprio florida ma abbastanza sviluppata, al pari dell’agricoltura gran parte del gruzzolo comune. In termini produttivi ed econo-
(basata sullo schema podere-mezzadria). Istruzione pubblica di mici, il risultato delle nuove coltivazioni impiantate nel podere fu
discreto livello in mano ai preti o agli ordini religiosi (cfr. S. Me- a dir poco deludente.
la molla occulta 27

18. Allegoria dei viaggi di esplorazione, 1727, inc.


19. Napoleone Buonaparte Imperatore dei Francesi, 1801, inc. col.
bell’italo regno

“L’armée est belle et animée d’un excellent esprit...”


tascher de la pagerie

Per i giovani italiani dell’età di Codazzi, la ca- baluardo contro l’avanzata austriaca. Non appena ar-
duta dell’impero napoleonico, del Regno Italico in rivato, aveva emesso un roboante proclama alle trup-
particolare, equivalse ad una tragedia. Ciò non tanto pe italiche, ove fra l’altro additava loro il cammino
nell’accezione luttuosa del termine quanto in senso dell’immortalità:
morale, giacché con il mito di Buonaparte s’infranse un
Italiens! ceux-là seuls sont immortels, même dans l’estime
complesso di credenze e di valori, ivi compresa la fede et dans les annales étrangères, qui savent vivre et mourir fidèles
nell’indipendenza della Penisola. Lungi dal prodursi à leur souverain et à leurs patrie, fidèles a leur serments et à
di colpo, la caduta si protrasse per tre anni, uno sdruc- leurs devoirs, fidèles à la reconnaissance et à l’honneur...[Italia-
ciolio marcato da guerre fra le più mortifere dell’in- ni! Sono immortali, anche nella stima e negli annali stranieri,
tero periodo napoleonico. E mentre le battaglie perse soltanto coloro che sanno vivere e morire fedeli al sovrano e
si susseguivano – a danno delle popolazioni europee, alla patria, fedeli ai sentimenti e al dovere, fedeli alla ricono-
obbligate a fornire sempre nuovi combattenti –, i con- scenza e all’onore...]2
dottieri dei tempi vittoriosi mutavano in esseri egoisti
e meschini. Codazzi fu testimone e vittima di questo Il richiamo alla fedeltà era diretto ai coscritti, in
processo, un’esperienza che, come abbiamo visto, pre- particolare alle nuove leve, fra le quali le diserzioni
ferì dimenticare. erano frequenti. Da parte sua, il Reggimento di ar-
tiglieria a cavallo di cui faceva parte Codazzi, offrì
Alla fine del 1813 il reparto di Agostino Codaz- un’ennesima prova di lealtà in occasione dell’incon-
zi, allora maresciallo d’alloggio capo, fu acquartiera- cludente battaglia del Mincio, combattutasi l’8 feb-
to a Valeggio, sul Mincio, a poca distanza dal lago braio, ove il suo comandante, il colonnello Achille
di Garda. Successivamente fu distaccato nei pressi Millo, morì da prode.3 Costante Ferrari, reduce dal-
di Mantova. Quando Codazzi vi entrò, la città era la Spagna, capitano di una compagnia di granatieri
ridotta ad una «piazza di guerra piena di truppe, d’i- del 1.o Reggimento Leggero di stanza nei dintorni di
stromenti di distruzione, e minacciata da un esercito Mantova, prese parte anch’egli a detto scontro. Ben-
nemico che l’assediava».1 Il principe Eugenio di Be- ché fosse terminato con una vittoria pirrica, ne serbò
auharnais, viceré d’Italia, che il primo febbraio 1814 un ricordo glorioso:
aveva abbandonato la linea dell’Adige ripiegando sul Fummo ordinati a battaglia dal generale francese Gre-
Mincio, vi si era appena asserragliato facendone un nier colà venuto col Vice-Re. Il maresciallo Bellegarde avvi-

1 F. Coraccini, Storia dell’amministrazione del Regno d’Ita- bataille gagnée!”; ma per altri fu uno scacco, quanto meno un’oc-
lia durante il dominio francese, Lugano, 1823, p. 240 casione perduta. Secondo il maresciallo Vaillant “avec de meil-
2 Proclama emesso in data 1 febbraio 1814. leurs troupes dans la main du prince Eugène, avec plus de vigueur
3 A. Codazzi, Memorie. Si legge: «Alla sortita di Mantova de la part du général Verdier, plus de persistance dans l’attaque des
all’occasione della morte del mio colonnello Milo [sic] pervenni deux ailes, le prince aurait pu remporter une grande, une superbe
a quello [grado] di ajutante sott’ufficiale». Terminato lo scontro, victoire”. Cfr. A. Du Casse, Memoires et correspondence politique
il Beauharnais scrisse alla moglie Amalia Augusta: “Encore une et militaire du Prince Eugène, X, Paris, 1860, pp. 52-53.
30 l’orizzonte in fuga

buono. Certuni crederono che la cavalleria austriaca


avesse preso d’assalto la città, altri pensarono ad una
sollevazione del presidio. Il frastuono proveniva dal-
le parti del castello, possibilmente dal ponte di San
Giorgio, ed era fatto di grida, nitriti, scalpitio e inol-
tre un susseguirsi di boati come scariche di fucileria.
Coloro che ebbero l’audacia di precipitarsi in strada
o anche solo di affacciarsi alla finestra furono ben
pochi, se mai qualcuno vi fu. In ogni caso, il sonno
andò perduto e alla gente non rimase altro da fare
che attendere desta la luce del giorno e con essa la
verità, qualsiasi fosse.
Poco dopo lo spuntare del sole il freddo della
notte cominciò a dileguarsi. Nonostante la durezza
dell’inverno – uno dei più gelidi degli ultimi anni – e
d’un marzo non meno freddo, il mese di aprile, abba-
stanza piovoso, era stato fin dall’inizio insolitamente
soave, addolcendosi ancor più negli ultimi giorni. Ma
fra i mantovani, non meno che fra i soldati accanto-
nati entro le mura, circolava un’aria greve, che nulla
aveva di primaverile. L’apprensione cresceva di ora
in ora di pari passo con la confusione, il tutto esaspe-
rato dalle minacce immaginarie diffuse dalla quinta
colonna nemica. Il clima di trepidazione era del tutto
giustificato: le truppe austriache erano di là dal Min-
cio pronte ad attaccare, quelle italiane disposte a di-
20. Proclama del maresciallo Bellegarde, 12 giugno 1814.
fendere a morte le proprie posizioni. Che ne sarebbe
stato della città? Al blocco già in atto avrebbero fatto
seguito gli orrori di un assedio e poi... che sorte at-
savasi forse di aver a che fare con soldati di nuove cerne, ma tendeva gli abitanti?5
ebbe a le mani de’ vecchi mustacchi avvezzi alla guerra, sì che
il suo esercito andò in piena dirotta, e caddero in nostro pote-
Tuttavia, verso le 9 del mattino la tensione si al-
re molti prigionieri, e assai bandiere. E se Gioacchino Murat lentò, e ciò a seguito di notizie d’ultima ora. Si venne
non avesse tradito, forse eravamo in grado di marciare sopra infatti a sapere che a causare il frastuono notturno era
Vienna, e forse gli eventi avrebbero mutato aspetto.4 stato null’altro che la precipitosa partenza del Princi-
pe Eugenio. Si scoprì pure che tre giorni prima que-
Nelle settimane seguenti, racconta Ferrari, il sti aveva sottoscritto una seconda convenzione con
clima, nella città dei Gonzaga, si fece sempre più l’Austria (dopo quella di Schiarino Rizzino siglata il
teso: tutti erano «sossopra per notizie vaghe, incerte, 17 aprile)6, anzi, una vera e propria capitolazione, in
ma poco liete»; non solo i civili ma anche i militari, virtù della quale Mantova e l’intero Regno Italico sa-
cominciando dagli alti gradi, che «erano non poco rebbero passati alle forze alleate allo scoccare delle
esagitati e impensieriti per cotali novelle». Alle tre nove antimeridiane di quello stesso 27 aprile.7 Trape-
antelucane del 27 aprile, il sonno dei mantovani, reso lò inoltre che un folto gruppo di alti ufficiali italiani si
leggero e agitato dagli avvenimenti degli ultimi mesi, era opposto alla resa, sostenendo che l’armata era in
venne interrotto bruscamente da un grande strepito, grado di lottare; ma Beauharnais era stato irremovi-
quasi un rintrono, che non preannunciava nulla di bile. Di fatto, mentre ancora si stentava a credere che

4 7
Ferrari, Memorie postume, p. 331. A detta di Du Casse, il Principe Eugenio capitolò mosso
5 Il timore d’un assedio era molto diffuso. Racconta Fer- dall’amore per l’Italia: “Écartant tout ressentiment et n’écoutant
rari: «E perché si vociferava ancora che si potesse sostenere in que son affection pour un peuple innocent des excés qui avaient
Mantova un assedio, così io, e i miei uffiziali della compagnia... été commis, il voulut encore lui assurer les garanties qu’il était en
pensammo a mandare provvisioni da bocca colà in Mantova a son pouvoir de estipuler”, Du Casse, op.cit., p. 175. Il primo ar-
fine di sopperire con essa al mezzo vitto, se vi fossimo condotti ticolo della Convenzione Schiarino-Rizzino stabiliva: “Toutes les
in caso di assedio. Facemmo acquisto pertanto d’una botte di places de guerre, forteresses et forts du royaume d’Italie, qui ne
vino, di molte paia di pollastri, d’ova, di carne salata, di farina sont pas encore occupées par les troupes alliés, seront remises aux
e di formaggio e tutto... facemmo tradurre al nostro alloggio in troupes autrichiennes”. In quanto all’esercito, il quarto articolo
Mantova». prescriveva: “Les troupes italiennes resteront dans leur organi-
6 Secondo Vaudoncourt il viceré firmò la convenzione di sation actuelle, jusqu’au moment où les hautes puissances alliées
Schiarino-Rizzino “pour sauver le royaume de l’anarchie, et es- auront décidé de leur sort futur. En attendant, elles seront sous les
sayer de lui conserver son indépendance”. Cfr. F.G. de Vaudon- ordres du feld-maréchal comte de Bellegarde, qui prend possession
court, Histoire politique et militaire du Prince Eugène Napoléon (...) de la partie non envahie du royaume d’Italie”. G. de Garden,
Vice-Roi d’Italie, II, Paris, 1828, p. 504. Histoire générale des traités de paix, XV, Paris, 1852, p. 298 e ss.
bell’italo regno 31

il viceré avesse abbandonato l’Italia al suo destino,


mentre l’incredulità si andava trasformando in rab-
bia e indignazione, le truppe di Bellegarde comincia-
rono a entrare in città.

Qualche giorno addietro, il capitano Ferrari,


assieme agli altri ufficiali della guarnigione, era sta-
to convocato dal generale Carlo Zucchi. «Fummo
chiamati quanti eravamo ufficiali dell’esercito dal
generale governatore [di Mantova] Zucchi – ricor-
da il reggino nell’autobiografia –, che ci tenne parole
ambigue, la cui sostanza era, che noi avevamo fino
a quel punto fatta la guerra con morti e storpiatu-
re di tanti senza sapere per che causa ci battevamo,
e che parea giunto il momento di scegliere un capo
per la nostra Italia».8 Parlando d’un «capo per la
nostra Italia», Zucchi intendeva alludere al principe
Beauharnais, ma sebbene l’antifona fosse chiara nes-
suno dei presenti rispose all’appello, e ciò – spiega
Ferrari – «perché il viceré non era troppo accetto alle
nostre truppe, e spezialmente ai generali».
Questo avveniva il 18 o 19 aprile. Qualche gior-
no dopo, quando ormai s’era consumata la ‘rivolu-
zione’ di Milano, si sparse la voce che il Beauharnais
«volesse battersi fino all’estremo, ciò che rallegrava
noi tutti, che solo potevamo sperare qualche vantag-
gio per noi e per l’Italia».9 Tale nuova però era in-
21. E.R. Moreau, Ritratto del generale Carlo Zucchi, litogr.
fondata, o meglio, rifletteva l’anelo dei generali anzi-
ché la volontà del viceré. Ignorando che Beauharnais
avesse risolto di darsi per vinto e non sapendo che il dovette poi suscitare l’arrivo da Milano del bagaglio
comando austriaco ne era già informato, il 22 aprile del Principe. Questi, di fatto, si era premurato di far
«i Generali e gli Ufficiali superiori si portarono dal pervenire a Mantova «tutte le sue migliori cose e de-
Principe, e protestarono di non voler cedere senza nari», per avere «tutto pronto per partire al primo
garantigie per la conservazione del Regno».10 Tutta- momento».13 Fra domenica 24 e lunedì 25 sorsero
via, Beauharnais non solo si rifiutò di marciare con voci secondo le quali «le piazze e l’armata» sarebbe-
l’esercito su Milano, ma si oppose altresì a detenerne ro state presto «vendute», rumori che scatenarono
il comando. Pur senza riferirsi apertamente all’impe- una ridda di proteste. La resa avrebbe costituito una
gno preso con Bellegarde, fu drastico nell’escludere fellonia, un misfatto intollerabile: come poteva un
l’ipotesi di ogni ulteriore suo coinvolgimento nella esercito vittorioso e bene armato – si chiedevano i
difesa del Regno Italico.11 veterani – capitolare al nemico? Dove sarebbero fini-
Sabato 23 aprile Codazzi e Ferrari furono testi- ti i meriti e la gloria accumulati in 14 anni di guerre
moni, all’insaputa l’uno dell’altro, di un preoccupan- continue al costo di decine di migliaia di caduti?
te andirivieni di ufficiali nemici per le vie della città. Tuttavia, ben più che la salvaguardia dell’onore
Si legge nell’autobiografia del secondo: «Universal militare o degli ideali patri, ciò che premeva agli ita-
meraviglia cagionò nell’esercito, il 23 aprile, la vi- liani, in quello scorcio di aprile, era la cessazione del-
sta di un incessante entrare ed uscire da Mantova, le coscrizioni obbligatorie e delle imposte di guerra.
di generali ed uffiziali austriaci. Allo stupore conse- In effetti, «si accagionava il principe di molte colpe
guì l’agitazione e il sospetto».12 Non poco allarme supposte; ma la radice di tanti mali e della inquietu-

8 Ferrari, op.cit., p. 343. invece cominciato con una ribellione». De Laugier si riferisce al
9 rifiuto del Viceré in questi termini: «Non accettò però questi [E.
Ibid.
10 F. Lechi, Note autobiografiche del conte generale Teodoro di B.]; ma invece, affettuosamente ringraziato, si dimise sino d’al-
Lechi, illustrate e annotateda F. Lechi, in “Miscellanea di studi su lora dal comando dell’esercito. Invano I generali, e gli uffiziali,
Brescia nel Risorgimento”, Brescia, 1933, pp. 60-64. il pregarono desistere da tale condurli a Milano, onde sedarvi
11 Ibid. «Il Principe ci rispose, che se l’Esercito Italiano lo il disordine e rovesciar l’anarchia. Fermo nell’annunciatopropo-
voleva per suo generale in capo, egli avrebbe giurato con esso di sito, vi si rifiutò formalmente». C. de Laugier, Fasti e vicende
farsi seppellire sotto le rovine di Mantova, ma che ci faceva riflet- degl’italiani dal 1801 al 1815, XIII, Firenze, 1838, pag. 360.
tere che esisteva in Milano un Governo formato da una reggenza 12 Ferrari, op.cit., p. 344.

ed un Generale in Capo nel generale Pino, da essa nominato, 13 Ibid. «I furgoni del tesoro suo particolare erano guardati

che il primo dovere di un soldato è l’obbedienza e che si avrebbe sotto i portici del palazzo ducale dalla guardia reale».
32 l’orizzonte in fuga

Che vi sembra il partir? Sorte assai dura.


Che lasciaste in Italia? Ogni sciagura.
Cos’aveste da lei? Tutto l’umano.
Qual’uso ne faceste? Iniquo e strano.
Come v’appella? Orror della natura.
Ma dunque l’eguaglianza? Fu un inganno.
E quella libertà? Un sogno, un velo.
E le vostre repubbliche? Cadranno.
Che fanno i Parigini? Han rabbia e gelo.
Che presagisce a voi? Lutto ed affanno.
E chi v’oppresse al fin? L’ira del cielo.15

Da soldati di carriera quali erano, né Codazzi né


Ferrari, nell’aprile del 1814, avevano una chiara no-
zione del bene e del male che il dominio napoleonico
aveva arrecato all’Italia. Entrambi si erano arruolati
attratti da un mestiere fra i più qualificati del tempo,
ricco di promettenti sviluppi professionali ed in gra-
do di convogliare la loro gagliardia e i loro impulsi
patriottici; ma un mestiere, allo stesso tempo, avulso
dalla vita politica ed economica del Regno. Di fatto,
trascorsero sotto le armi, oppure nel chiuso di scuole
22. Bandiera della Repubblica Italiana, 1802-1805. reggimentali, caserme e accampamenti, gli anni cru-
ciali che videro l’espandersi dell’opposizione ai me-
todi di governo francesi; e sebbene a loro volta non
dine del paese erano le guerre insaziabili e rovinose simpatizzassero con i camerati dell’Armée, venne a
per cui si smungevano i popoli».14 In quegli stessi mancare loro l’opportunità di condividere il mal-
giorni il Manzoni compose un’ode civile – “Aprile contento popolare o anche solo di capirne le ragioni.
1814” – dalla quale prorompeva il malcontento e la Quantunque fossero stati addestrati a ‘fare storia’,
disaffezione alla Francia dei lombardi. Riferendo- non erano però ugualmente preparati a coglierne il
si alle recenti vittorie della Coalizione antifrancese, significato ed i risvolti: la disciplina, l’esprit de corps,
non esitò a scrivere: “Dico che Iddio coi ben pugnanti il codice d’onore e l’ideale eroico mal si conciliavano
ha vinto;/ Che a ragion si rallegra il popol nostro.” Le con il discernimento.
forze alleate non erano certo portatrici di pace, ma la
loro avanzata lasciava sperare che l’ecatombe della Subito dopo il loro ritorno dall’America, nel
gioventù italiana stesse volgendo al termine. Invero, 1823, apparve a Parigi e a Lugano, a firma di Fede-
agli occhi del poeta nonché a quelli della maggioran- rico Coraccini, un interessante compendio delle vi-
za della popolazione del Regno Italico, il sacrificio cissitudini del Regno Italico durante la dominazione
di tante vite alla megalomania d’un tiranno straniero francese. Codazzi era un buon lettore, ma è assai im-
costituiva un misfatto crudele e insensato. Destinato probabile che quest’opera figurasse fra i suoi livres de
ad esplodere a Milano il 20 aprile, tale risentimen- chevet, se non altro a causa dei controlli polizieschi
to emerge esemplarmente da un sonetto anonimo a cui erano sottoposti gli abitanti del Serraglio. Se
che circolò fra i milanesi subito dopo l’armistizio di avesse potuto scorrerla, avrebbe appreso un’impor-
Schiarino Rizzino, accordo che stabiliva il ritorno in tante lezione rispetto ad una storia che, forse, sul
patria delle truppe francesi di stanza nel regno: momento non aveva capito appieno. «Epilogando il
Dove o Francesi? Alle paterne mura. fin qui detto, scrive Coraccini, la nostra popolazio-
Chi vi sprona? Il valor Russo e Germano. ne crudelmente decimata, s’era veduta pel corso di
Dov’è il vostro valor? È un nome vano. nov’anni rapire un’immensa quantità di braccia svel-

14 Cfr. G. Melzi, Francesco Melzi d’Eril. Memorie, docu- l’impero di Napoleone estendevasi. L’Italia. ad imitazione del-
menti e lettere inedite, I, Milano, 1865. Un “témoin oculaire” la Francia, spiegò dal fondo delle Calabrie fino alle Alpi, una
scrive: “La verité est que le vice-roi perdit beaucoup de monde, et immensa energia, per riempire i vuoti cagionati nel grand’eser-
sacrifia sur-tout beaucoup d’Italiens dans ces entreprises extrême- cito dai disastri della campagna di Russia (...) La nostra penisola
ment hasardées, où il cherchait à se faire une grande réputation non ebbe mai tanti dei suoi figli sotto i vessilli militari come in
militaire”. Anon. (Chevalier S.J.), Dernière campagne de l’Armée quest’epoca... essi furono organizzati nel capo luogo di ciasche-
Franco-Italienne sous les ordres d’Eugène de Beauharnais en 1813 dun dipartimento Italiano, e composero dei corpi totalmente
et 1814, Parigi, 1817, p. 28. Italiani», C. de Laugier, op.cit., XII, p. 51. Più avanti ribadisce:
15 Cfr. G. de Castro, Principio di secolo: Storia della caduta «Ormai quasi che assuefatta la gioventù all’idea d’esser al militar
del regno Italico, Milano, 1897, pp. 139-140. Se non maggiorita- servizio soggetta, partiva lieta e soddisfatta, colla lusinga delle
rio, il partito filo-francese era comunque molto forte. Circa lo gloriose ricompense che i valorosi attendevano. E questo spirito
stato d’animo degli italiani fra la fine del 1813 e l’inizio del 1814, era tanto piú radicato quanto più antica era la dependenza dei
scrive il de Laugier: «Tutto prese moto, attività, e vigore, ove dipartimenti Italiani alla Francia», ivi, p. 182.
bell’italo regno 33

23. J.B. Bosio, Il Principe Eugenio Napoleone, ca. 1808, inc.


34 l’orizzonte in fuga

24. P.A. Hennequin, Allegoria della libertà dell’Italia, 1797, inc.


bell’italo regno 35

te all’agricoltura ed all’industria, il nostro territorio


era stato in gran parte devastato da continue guerre.
Il nostro sangue erasi sparso da lungi pegl’interessi
d’un ambizioso sovrano, che invano studiavasi di far-
ci considerar come nostri». Aveva avuto nozione di
ciò il nostro eroe mentre studiava balistica a Pavia?
Certamente no: sebbene paghino il prezzo più alto, i
soldati sono sempre gli ultimi ad afferrare il terribile
costo della guerra. La disamina di Coraccini prose-
gue implacabile:
Il nostro commercio esterno era stato distrutto col chiu-
dere ogni via di sfogo e di uscita alle nostre derrate, nel me-
desimo tempo che un sistema oppressivo d’imposte ed una
amministrazione dispendiosa che aveva più di mira l’ostenta-
zione che la solidità, scemavano il nostro benessere ed esau-
rivano le nostre risorse. Le coste ed i litorali del Regno erano
stati continuamente esposti agl’insulti di tutte le potenze in
guerra con Napoleone; e curvati sotto un giogo di ferro, noi
eravamo rimasti, si può dir, senza patria.

Un lasso di nove anni – dal 1805 al 1814 – che


Codazzi e Ferrari avevano trascorso in gran parte ac-
quartierati o in campagna, e del quale alla fin fine
sapevano ben poco. Mancavano loro, in particolare
al lughese (il più giovane dei due), termini di parago-
ne con la situazione anteriore, cioè, con le condizioni
dell’Italia prima dell’arrivo dei francesi. «Dopo di
avere indicato il male che ci fu fatto sotto si arbitrario
regime – prosegue Coraccini – fa d’uopo altresì con-
venire, che l’amministrazione generale, considerata
nelle sue diverse diramazioni, aveva provato dei mi-
glioramenti sensibili». Un progresso notevolissimo si 25. Codice Napoleonico, 1804.
era verificato, per esempio, in campo giuridico, ove
«un sistema giudiziario fondato sopra un piano me- I capi stessi della polizia, sedotti dall’oro de’ malfattori
glio concepito, e più illuminato, offriva una garanzia o dei loro complici, soffocavano senza farsi alcun scrupolo,
ai cittadini di tutte le classi». Di conseguenza s’era mediante una lungheria calcolata, l’indignazione che avevano
dissolto il discredito che aveva contrassegnato l’am- eccitata i delitti più atroci, e ponevano in non cale i principi
ministrazione della giustizia fino all’epoca anteriore: conservatori dell’ordine sociale, non arrossendo di lasciare la
società oltraggiata senza la dovuta vendetta.
Non si temeva più di vedere, come altre volte, i colpevoli
d’un certo rango sottrarsi alla vendetta pubblica per privilegj, Soprattutto «non si aveva più a temere lo scan-
e sfidare insolentemente la giustizia. Il nobile ed il plebeo era-
no uguali innanzi alla legge, ed era uno spettacolo nuovo per
dalo offerto dalla debolezza di alcuni governi prece-
noi il vedere il primo deporre nanti la magistratura il fasto de’ denti, i quali per liberare il loro territorio dalle bande
suoi titoli, e l’orgoglio della sua nascita. degli assassini che lo infestavano, non arrossivano di
transigere con essi, e di accordar loro de’ salvo-con-
Il crimine era ancora diffuso, ma era da attri- dotti per andarsene ad infestare altri Stati.» Un altro
buirsi al clima di eccezione creato dagli incessanti titolo di merito dell’amministrazione francese riguar-
richiami alle armi piuttosto che all’inefficienza della dava l’accatonaggio:
polizia. Fra le cagioni della delinquenza, osserva Co- La mendicità una delle più vergognose ed inveleni-
raccini, primeggiava: te piaghe d’Italia, era scomparsa in parecchie grandi città
del nostro Regno. Molte case di lavoro pubblico toglievano
Lo stato di guerra e d’invasione, nel quale vivemmo qua-
all’ozio tante braccia inerti e avvezze ad anneghittire per una
si continuamente durante quel periodo politico, anziché alla
mal’intesa pietà di chi lor prestava soccorso; la scioperatezza
mancanza d’una polizia vigilante ed attiva, secondata dall’in-
era stata costretta a pagare il suo tributo alla società, e degli
stituzione d’una gendarmeria numerosa, e saggiamente sosti-
asili erano stati aperti alla vera povertà, come degli ospitali
tuita a que’ birri, i quali un tempo incaricati di prevenire o di
all’umanità sofferente.
reprimere i delitti, ne divenivano sovente gl’istromenti.

Anteriormente, la polizia si era limitata a per- Nella lista delle mete raggiunte durante il perio-
seguire i faziosi e i turbolenti, astenendosi dall’inve- do napoleonco, figuravano nuove istituzioni culturali:
stigarne le opinioni e meno ancora le coscienze. La Un istituto nazionale, ove sedevano de’ sapienti utili, de’
riforma aveva messo fine a quel tempo in cui: letterati insigni, e degli artisti distinti offriva un nobile sco-
36 l’orizzonte in fuga

ratori di basso livello creava un clima d’intesa demo-


cratica che a sua volta favoriva il benessere generale.
In quanto al commercio interno, «era stato agevolato
dallo scavo di numerosi canali, e dalla costruzione
di magnifiche strade.» Le finanze stesse, «che ecci-
tavano sì giuste querele per l’aumento enorme delle
pubbliche spese, erano però amministrate con ordi-
ne, e la regolarità che vi si era introdotta, preveniva
almeno le dilapidazioni de’ subalterni». Anche la re-
ligione s’era beneficiata del generale miglioramento
della vita pubblica:
Il culto, ad onta delle soppressioni di alcune chiese
e conventi, forse troppo moltiplicati, aveva ripreso sotto
Napoleone la pompa ed il lustro che gli convengono, e che
aveva perduto particolarmente ne’ primi anni del regime re-
pubblicano.

Nel quadro tracciato dal Coraccini non poteva-


no mancare i riferimenti alle forze armate, vanto del
regno napoleonico d’Italia, costituite da:
un esercito prode e disciplinato, comandato da capi istrutti e
zelanti, diretto da un principe giusto, umano, e valoroso, i cui
falli potevansi dir meno suoi che dei di lui consiglieri, prova-
va l’idoneità invan contrastata degl’Italiani all’arte militare, e
quanto da essi potevasi attendere, se non si avesse consumato
il loro ardore in folli imprese, ed in conquiste si funeste ai
loro proprij interessi.

Al termine di un’analisi apparentemente equani-


me e ponderata, l’autore conclude:
26. Pio VII benedice Napoleone I, ca. 1805, inc.
Bisogna dunque convenire, che delle opere buone, gran-
di ed utili sono state intraprese , e condotte anche a termine,
po d’emulazione ad ogni sorta di merito, egualmente che un durante il dominio francese; che un movimento vitale e favo-
vincolo fraterno con tutte le altre dotte società dell’Europa. revole a tutti gli spiriti è stato impresso; che le nostre facili e
Anche l’educazione pubblica aveva conosciuto un frequenti comunicazioni colla Francia, riuscirono vantaggio-
notevole miglioramento: se ai nostri dotti, letterati ed artisti; che l’industria interna ha
ricevuto un incremento notabile in questo periodo politico,
L’istruzione generalmente diffusa, e messa alla portata massimamente nella capitale... Un cangiamento morale più
di tutti, mediante un sistema graduale di scuole, apriva una importante s’è operato fra noi. Le nostre anime sono state,
carriera a tutti gli aspiri ed a tutti i talenti. Fino alle stesse in certa guisa, ricreate. L’eccesso della servitù ha prodotto
femmine n’era accordato l’accesso, e le famiglie che ne senti- l’ordinario suo effetto: un amore più vivo per la libertà, ed
vano il pregio, potevano facilmente procurare alle loro figlie un odio più forte per l’oppressione. Noi abbiamo finalmente
una educazione solida ed aggradevole in certe case, ch’erano ricavato dai nostri mali medesimi, che ci hanno oppressi fi-
loro specialmente destinate. nora, il sentimento della nostra dignità e della nostra forza.16

Si doveva anche rimarcare che erano stati intro- Nelle Legazioni, immerse nel clima guardingo
dotti incoraggiamenti ed onori anche «al merito umi- della Restaurazione, la Storia del Coraccini venne si-
le», gratificazioni inattese che di solito sorprendeva- curamente messa all’indice, per cui, come si diceva, è
no i prescelti «nel loro modesto ritiro». Inutile dire improbabile che Codazzi giungesse a conoscerla. Ma
che l’apprezzamento pubblico nei confronti dei lavo- pur ignorandola, è presumibile che ne condividesse

16 Sotto lo pseudonimo di “Federico Coraccini” si nascon- gendoli nel processo rivoluzionario, com’era accaduto in Fran-
de Giuseppe Valeriani, veneziano. In passato, altri hanno creduto cia». Nemmeno il coinvolgimento dei militari, quanto meno a
di riconoscere Carlo Giovanni La Folie. Cfr. Rinaldo Caddeo in livello di truppa e di ufficiali inferiori, fu importante. Entro certi
“L’Educatore della Svizzera Italiana”, 3, 1936 e “Rassegna Storica limiti vale per loro ciò che Coraccini-Valeriani pensava del popo-
del Risorgimento”, 23, 1936, p. 1276. Guido Santato, in Il Giaco- lo in generale, e cioè che «non aveva partecipato all’esperienza
binismo italiano: utopie e realtà fra Rivoluzione e Restaurazione, rivoluzionaria per la ragione obiettiva che gli era stato negato
Padova-Milano, 1990, p. 107, osserva che le simpatie giacobi- un ruolo attivo al suo interno». Sintomatico a questo proposito
ne non impediscono all’autore della Storia dell’amministrazione è il il caso di Codazzi, le cui tendenze giacobine e il cui impe-
del Regno d’Italia durante il dominio francese di puntualizzare la gno di combattente per la libertà presero forma mentre svolgeva
«mancata realizzazione di quelle riforme agrarie che avrebbero un ruolo personale non secondario in seno alla Revolución de la
potuto elevare i contadini alla condizione di proprietari, coinvol- América Meridional.
bell’italo regno 37

27. R. Focosi, Milizie italiche in parata davanti a Napoleone, Milano 1797, 1845, lit. col.

la visione. La sua ottica filo-francese si era formata a perfino dai napoleonisti moderati, ma Beauharnais
Lugo nei primissimi anni del secolo per poi consoli- ne era all’oscuro oppure non dava l’impressione di
darsi a Pavia fra il 1810 e l’inizio del 1813. Tuttavia, preoccuparsene. «Bisogna credere che il principe
le esperienze vissute nel periodo immediatamente Eugenio, il quale gemeva in Mantova tra le gravi cure
successivo – un anno di passione – non poterono non della guerra, e tra le angosce per l’incertezza della sua
far nascere in lui riserve analoghe a quelle espresse situazione, non fosse inteso di quanto si vociferava»,
da Coraccini. Se ciò non accadde durante la sangui- scrive il conte Guicciardi.17 Non per noncuranza, si
nosa campagna di Germania, si produsse al rientro premura di puntualizzare, ma per la perfidia dei suoi
in Italia, ovvero, nei pochi mesi che precedettero la fedelissimi... dacché per colpa dei cattivi consiglieri
dissoluzione dell’Impero e del Regno Italico. «la verità non arriva che tarda e zoppa ai gabinetti
dei principi».18 Secondo Guicciardi, Eugenio, fedele
La notizia della ‘rivoluzione’ di Milano, occorsa gregario dell’Imperatore (nonché figlio suo adotti-
il 20 aprile, giunse a Mantova in un baleno. Anche vo), cominciò a pensare ai destini del regno d’Italia,
nella culla dei Gonzaga il sentimento antifrancese «e forse anche a se stesso», quando ebbe notizia del
era assai diffuso, per cui non sorprende che molti trattato di Fontainebleau e dell’abdicazione di Na-
la salutassero con gioia. L’insofferenza nei confronti poleone.19 In quel momento, Beauharnais giunse a
del governo e della persona del viceré era condivisa credere che gli interessi dell’Italia coincidessero con

17 Anon. [Diego Guicciardi], Sulla rivoluzione di Milano lui vendre leurs métrieries pour agrandir le parc de sa maison de
seguita nel giorno 20 aprile 1814, Parigi, 20 novembre 1814. plaisir, ainsi que d’avoir déterminé, par un décret, les fabriciens
18 Il conte Étienne Méjan, uomo di fiducia del principe, e il d’une église à lui vendre un superbe tableau qu’il voulait acheter”.
barone Antoine Darnay de Nevers, suo aiutante di campo. Non solo ma “on l’accusa néanmoins d’un penchant décidé à la
19 Per un certo periodo il viceré godette dell’apprezzamen- parcimonie; et l’ordre qu’il établit dans les dispenses du palais fut
to dei sudditi. Tuttavia, le critiche non mancarono mai. Era leale en effet empreint d’un peu de mesquinerie”. La parsimonia permi-
e coraggioso ma “un peu léger, trop docile pour ceux qui flattaient se al principe di ammassare una notevole fortuna: “Les économies
ses goûts, n’ayant point assez étudié le caractère des peuples qu’il qu’il avait faites e qu’il ha emportées de Milan passent pour très
giuvernait”, scrive un memorialista anonimo. “On n’a reproché considérables; et la régence provisoire, qui s’empara du gouverne-
au prince Eugene qu’un petit nombre d’abus de pouvoir”, precisa ment, le lendemain du 20 avril 1814 ne trouva presque rien dans
in un altro punto, e spiega: “[il principe] ne fut pas toujours bien les coffres. Le caisse d’amortissement même, formée des retenues
dirigé par quelques hommes de son Conseil”; aggiunge poi che “on faites sur les employés subalternes de la maison royale, resta vide.”
lui a reproché d’avoir contraint quelques proprietaires de Monza à Anon., Dernière campagne..., op.cit., p. 122 e ss.
38 l’orizzonte in fuga

Dopo l’armistizio con Bellegarde, [il principe Eugenio]


diffuse un proclama a’ Francesi congedandoli, e facendosi
credere Re d’Italia. I suoi partigiani spargevano che bisogna-
va, per conseguenza, obbedire al Vice-Re che parlava sì posi-
tivamente; i suoi nemici lo trattavano da pazzo vanaglorioso:
ma gli uomini avveduti, ed italiani deliberati, videro che con
quel proclama egli voleva illudere gli Alleati, facendo credere
che gl’Italiani lo preferivano ad ogni altro principe, e illudere
gl’Italiani, quasi che gli alleati lo avessero investito con trat-
tative secrete del principato d’una parte almeno del Regno.
Questa condotta bassa inasprì tutti gli animi. 21

A Milano successe questo: convocato dal guar-


diasigilli del regno, Melzi d’Eril, il Senato si riuní in
sessione straordinaria domenica 17 aprile. D’accor-
do con Beauharnais, Melzi d’Eril era certo di poter
convincere i senatori a varare un decreto che auto-
rizzasse una deputazione del senato stesso a recarsi
dall’imperatore d’Austria, «all’uopo di ottenere l’in-
dipendenza del regno, e l’elezione del re nella perso-
na del principe Eugenio». Tuttavia, poiché «per dire
il vero in quel momento i suffragi della nazione non
concorrevano a favore del principe», il decreto ap-
provato fu diverso: una delegazione di tre membri
fu incaricata d’impetrare alle potenze della Coalizio-
ne la finale cessazione delle ostilità e «il godimento
reale» dell’indipendenza del Regno... senza però
proporre il nome di Beauharnais. Sebbene fosse con-
traria ai franciosanti, sia gli austriacanti che gli italici
28. F.-X. Fabre, Ritratto di Ugo Foscolo, 1813, dis.
puri si opposero a tale risoluzione, sostenendo che le
decisioni riguardanti la nazione erano di competenza
dei collegi elettorali e non del senato. Quando il 20
i propri e viceversa. Di conseguenza, sottoscrisse l’ar-
aprile questo tornò a riunirsi, una folla incontenibile
mistizio di Schiarino Rizzino non per calcolo belli-
e furente, spinta da un gruppo non meglio identifi-
co, bensì per poter proporre alle potenze alleate che
cato di ‘congiurati’, ne invase la sede, devastandola.
«il regno [d’Italia] fosse chiamato a parte della pace
Indi si diresse all’abitazione del ministro delle finan-
generale... e godesse finalmente della sua indipen-
ze, l’odiato Prina, e prelevatolo lo massacrò. Il giorno
denza».20 Sulle preferenze degli italiani riguardo al
successivo, giovedì 21, il consiglio comunale di Mi-
loro futuro monarca, il Principe non nutriva alcun
lano nominò una reggenza provvisoria di governo,
dubbio. Le parole con cui si congedò dalle truppe
escludendone ovviamente i franciosanti.
francesi che rientravano in patria, furono dettate dal-
La notizia della sommossa pervenne al viceré la
la certezza che la Corona Ferrea fosse ormai sua:
sera stessa del 20 aprile – per telegrafo – , mentre fra
Soldati francesi, nel separarmi da voi, altri doveri mi ri- le truppe acquartierate a Mantova cominciò a spar-
mangono a compiere. Un popolo buono, generoso e fedele gersi il giorno successivo. Costante Ferrari non ne fa
reclama il resto d’una esistenza che da dieci anni gli ho con- cenno, ma, in quanto capitano, dovette venirne a co-
sacrata. Non pretendo più disporre di me medesimo fintan- noscenza rapidamente; non solo, ma dovette ricevere
toché potrò occuparmi della sua felicità, che è stata e sarà l’ordine di prepararsi a marciare su Milano. Non v’è
l’opera, siccome lo scopo di tutta la mia vita. dubbio che lo venisse a sapere anche Codazzi, ed è
anzi probabile che pure il suo reggimento fosse po-
Ma, helás, i fatti di Milano misero fine al suo in- sto in stato di allerta. Sull’atteggiamento delle milizie
tento d’incoronarsi re d’Italia, impedendogli così di italiche rispetto ai fatti di Milano, il Foscolo abbozzò
seguitare ad allietare l’avvenire degli italiani con la un quadro che non pare del tutto aderente al vero. «I
stessa generosità e lo stesso impegno dimostrati in soldati italiani – si legge nella Lettera Apologetica –
passato. Secondo il Foscolo, Beauharnais peccò allo non udirono di quella rivoluzione se non da lontano,
stesso tempo d’imprudenza e di bassezza: e guardavano intorno tuttavia sbalorditi dal modo
della caduta di Napoleone, sì che avevano perduto
ogni cura di sé e della patria e di tutto». Assai diver-
20 Lo zar Alessandro I aveva confidato a Giuseppina Be-
so è il punto di vista di un ufficiale in servizio attivo
auharnais che se gli italiani avessero voluto il principe Eugenio come Ferrari, secondo cui l’apprensione e lo sgo-
per sovrano, egli avrebbe caldeggiato la cosa presso gli alleati.
21 Ugo Foscolo, “Frammenti di storia del Regno Italico”, mento che pervase le truppe in quei giorni di aprile
in Opere edite e postume di Ugo Foscolo. Prose politiche, Firenze, non scalfì la loro volontà di battersi sia per l’onore
1850, p. 278 delle armi che per l’indipendenza d’Italia. Ciò che
25 Ibidem. “Le prince, en redingotte bleue, le chapeau en-
bell’italo regno 39

29. L’eccidio del ministro Prina, stampa polare ottocentesca.

mancò loro – e che Foscolo dipinge come apatia – fu Anche l’opinione di Alessandro Manzoni, che a sua
determinazione e unità d’intenti da parte dei coman- volta presenziò la sommossa, era pressoché opposta
di superiori. Comunque sia, l’autore dei Sepolcri, che a quella del Foscolo, ma non per questo necessaria-
presenziò inorridito la rivolta milanese, ivi compreso mente affine alla posizione dell’amico Confalonieri.
il linciaggio del ministro Prina, riepilogò come segue In una lettera a Claude Fauriel del 24 aprile si riferì
i fattori che si coniugarono in essa: brevemente ai fatti di qualche giorno prima:
In quel tumulto tramato e maturato dal danaro e dall’im- Mio cugino vi racconterà la rivoluzione che si è compiu-
potente vendetta di pochi patrizi, fomentato dal ministero ta da noi. Essa fu unanime, ed oso dire, sapiente e pura, quan-
instupidito per la caduta dell’astro napolenico, che li lasciò tunque sia stata, pur troppo, macchiata di sangue; poiché cer-
tutti confusi nelle loro tenebre, provocato dall’importuna e to che quelli i quali compirono la rivoluzione (essi formano la
fanciullesca ambizione del viceré, ed eseguito dalla plebaglia migliore e la maggior parte della cittadinanza) non c’ebbero
avida di stragi, d’anarchia e di rapine – in quel tumulto entrò che vedere; nulla è , anzi, più lontano dal loro carattere... Voi
la feccia di tutti i partiti giacobini stolti e avventati, che spe- sapete, del resto, che il popolo è sempre un buon giurato ed
ravano la democrazia; fraudi e vendette sacerdotali; v’entrò un cattivo giudice.23
in alcuni il desiderio degli Austriaci, come nel ‘96; in altri il
terrore de’ Francesi; se mai avessero potuto e voluto vendi- Ma torniamo a martedì 26 aprile. Per non ac-
carsi, almeno per pochi giorni; v’entrò sopra tutto la meschi-
na e potentissima ne’ Milanesi, vanità municipale, e l’orgoglio crescere l’inquietudine della popolazione civile e
patrizio, e mille altre specie di passioni, di odi, di desideri, di delle truppe, il principe aveva deciso di abbando-
fazioni politiche; e tutte basse, inermi, senza consiglio, senza nare Mantova in piena notte, nascostamente.24 Ma
capi, senza fine determinato, senza mezzi probabili.22 la scriteriata preparazione del viaggio ne pregiudicò
il piano, trasformando la sua partenza in una fuga
Fra i «pochi patrizi» denunciati dal Foscolo rien- rumorosa e accidentata. In redingote blu, il cappello
trava sicuramente Federico Confalonieri, che a detta calato sugli occhi lacrimosi, Eugenio apparve sulla
di molti era stato l’aizzatore dell’uccisione di Prina. soglia del palazzo alle tre in punto, dando il brac-

22 Foscolo alla contessa d’Albany, 16 maggio 1814; lettera ceux qui ont fait la revolution (et c’est la plus grande e la meilleure
citata da L. Ceria, L’eccidio del Prina e gli ultimi giorni del regno partie de la ville) n’y ont point trempé... Vous savez d’ailleurs que
italico, Milano, 1937, p. 171 le peuple est partout un bon jury et un mauvais tribunal”.
23 A. de Gubernatis, Il Manzoni ed il Fauriel studiati nel 24 Anon., Dernière campagne... op.cit., p. 119. Questo mi-

loro carteggio inedito, Roma, 1880, p. 305. Il testo integrale dice: sterioso autore riferisce: “Il [Beauharnais] comptait s’échapper à
“Mon cousin vous racontera la révolution qui s’est opérée chez l’insu de l’armée, dont une partie n’avait pas reçu la solde depuis
nous. Elle a été unanime, et j’ose l’appeler sage et pure, quoiqu’elle plusieurs mois; mais la clandestinité était difficile avec tant de ba-
ait été malheuresement souillé par un meurtre, car il est sur que gages e une nombreuse famille”.
40 l’orizzonte in fuga

all’altra di questa terra. tribuiva affatto a rischiarare.26 L’alba sarebbe sorta


di lì a poco spazzando via, ahimè, non l’oscurità che
Codazzi era un giovinotto baldanzoso che amava ricopriva il futuro bensì i sogni del passato. «I de-
indossare l’uniforme, ancor meglio se di foggia napo-
leonica. stini che sembrano i più brillanti non sono sovente
che fuochi fatui, che abbagliano in un istante, e ci la-
sciano poi nelle tenebre», ebbe a scrivere pochi anni
dopo Federico Coraccini riandando con la memoria
a quel periodo.27 (Per inciso, tale sfolgorio affascinò
anche il Foscolo, che riteneva Amalia Augusta «bel-
lissima fra le giovani, e d’indole angelica»).28
Nella seconda carrozza presero posto i quattro
figlioletti, nella terza la neonata Teodolinda con la
nutrice e le ancelle, nella quarta la duchessa Litta e
altre dame del seguito, nella quinta gli ufficiali di cor-
te, nella sesta e la settima i servitori. Seguivano nume-
rosi carri e furgoni con gli ingenti bagagli. Non ap-
pena i passeggeri si furono accomodati, operazione
non semplice alla fioca luce dei lumi, i dragoni della
scorta si avviarono al trotto verso l’uscita del castello,
piombando rumorosamente sul ponte levatoio. Nelle
tenebre, il fragore degli zoccoli dei cavalli sull’antico
tavolato, del tutto simile a scariche di fucileria, non
poteva non espandersi funestamente sia all’interno
che all’esterno delle mura, e così fu. Benché inner-
vositi i cavalli della carrozza reale traversarono spi-
gliatamente il ponte di San Giorgio raggiungendo la
sponda orientale del Mincio. Ma la seconda carrozza
ebbe minor fortuna. Atterriti dal frastuono che col-
mava la notte, non appena imboccarono il ponte i
due cavalli della pariglia di volata «presero a saltare,
a deviar di strada, e caddero nel Mincio, in questo
30. A. Appiani, Ritratto di Amalia Augusta di Baviera, 1806-1807. punto largo e profondo.»29 Un frangente treme-
bondo che avrebbe potuto degenerare in tragedia se
cio alla giovane moglie, Amalia Augusta, appena ri- non fosse stato per l’eroico intervento di un soldato
stabilita dall’ultimo parto, avvenuto due settimane italico: «Capivolti e ciondoloni [i due quadrupedi]
innanzi.25 Trentatré anni lui, ventisei lei, la coppia, stavano per trascinar seco loro gli altri cavalli e la car-
dopo i commoventi addii degli ufficiali della Guar- rozza, quando un dragone della guardia precipitatosi
dia d’Onore, prese posto su una carrozza a sei ca- da cavallo, tagliò a colpi di sciabola le tirelle, e salvò
valli. Similmente ad Eugenio, che non dissimulava l’innocente famiglia del viceré.»30
l’abbattimento, Amalia appariva afflitta e sofferen- Prevedibilmente, «quest’accidente cagionò un
te: il ricordo delle sfavillanti soirées succedutesi da terribile spavento al principe e alla principessa», non
quando, nel 1806, era divenuta vice-regina d’Italia, solo per il pericolo corso dalla figliolanza ma fors’an-
rendeva ancor più lugubre la notte, notte, in effetti, che per inquietanti rimandi simbolici: quei cavalli
che un languido quarto di luna crescente non con- disorientati e spauriti non rassomigliavano forse alle

25 Ibid. “Le prince, en redingotte bleue, le chapeau enfoncé, vice-reine, elle charmait tout le monde par son aménité, par sa
avait un air fort triste et les larmes aux yeux ; la princesse laissait modestie et par ses grâces, en même temps qu’elle transpirait une
apercevoir à travers son voile, la physionomie la plus suffrante et profonde vénération par ses vertus. C’est une de ces femmes rares,
la plus abattue.” Teodolinda, quinta nata, vide la luce a Mantova dont on pouvait dire que, pour trouver une tache dans sa vie, il au-
il 13 aprile 1814. rait fallu l’inventer”. I milanesi, per contro, non godevano della
26 Otto anni fitti di feste, cacce, processioni e amorevolez- stima di Amalia Augusta, che li considerava infidi e ingrati. Cfr.
za. Scriveva Eugenio ad Amalia il 4 marzo 1814: “Je suis monté F. de Bernardy, Eugène de Beauharnais, 1781-1824, Parigi, 1973,
à cheval aujourd’hui comme à mon ordinaire, et croirais-tu que passim
27 Cfr. F.Coraccini, op.cit., p. 78
j’ai trouvé des violettes, je te les envoie; elles me rappellent l’heu-
28 Correva voce che la bella Amalia, già promessa al prin-
reux temps où nous les cueillions ensemble. Patience, il reviendra
bientôt”. Non da meno, Amalia rispondeva: “Courage! Mon ami, cipe di Baden, avesse acceduto di malavoglia a sposare Eugenio.
nous ne méritons pas notre sort: notre tendresse, notre bonne con- Ma con il tempo era sopravvenuta la dedizione. È appunto al suo
science, nous suffiront et, dans un simple cabane, nous trouverons amore coniugale che Foscolo dedica una strofa delle “Grazie”,
le bonheur que tant d’autres cherchent inutilement sur les trônes”. laddove Maddalena Bignami reca ad Amalia il cigno que questa
Ai milanesi, la vice-regina risultava particolarmente gradita. Si offre agli dei grata per il ritorno del consorte dalla guerra.
29 C. de Laugier, op.cit., XIII, pp. 368-369
legge nelle Mémoires sur la cour du prince... op.cit.: “Quant à la
bell’italo regno 41

31. Commianto di Napoleone I, Fontainebleau 31 marzo 1814, inc.

Loro Altezze? Non si dirigevano anch’esse verso l’a- “un établissement convenable à son rang et à la haute
bisso? Non appena uno squadrone di ussari unghe- position qu’il occupait depuis 1805” [una sistemazione
resi, inviato dal maresciallo Bellegarde, ebbe rilevato adeguata al suo rango e all’alta posizione che occupa-
la scorta italiana, l’ansia si acquietò. Amalia Augusta, va dal 1805]: non la corona del Regno d’Italia, ormai
che «accoppiava ai pregi della bella persona quelli sfumata, ma almeno un principato.33 Era inoltre deci-
altresì dell’intelletto e del cuore»31, sapeva di poter so a difendere l’appannaggio concessogli nel 1810 da
contare sulla protezione del padre, Massimiliano I re Napoleone (si trattava di 2.300 tenute agricole e 137
di Baviera, alla cui corte la coppia era di fatto diretta. palazzi urbani nelle Marche, facenti parte in origine
Il castello di Schleissheim rivaleggiava con la villa re- dei beni della Chiesa), manovra coronata poi dal suc-
ale di Monza, ed il parco in cui era immerso era addi- cesso.34 Invero, “seul à peu près de tous les membres de
rittura superiore; per non dire dei boschi circostanti, la famille de Napoleón, le prince Eugène trouva, après
adattissimi alle battute di caccia. Anche se quella che la chute de l’Empire, une existence convenable à son
spuntava non era esattamente «l’aurora d’un felice rang et put jouir d’une veritable tranquillité” [Il prin-
avvenire», non appariva neppure così minacciosa: il cipe Eugenio fu l’unico, fra quasi tutti i membri della
fato non avrebbe mandato altro dolore, e il pericolo famiglia di Napoleone, che dopo la caduta dell’Im-
testè scampato ne era l’annuncio.32 pero potesse godere di un’ esistenza all’altezza del
Eugenio, dal canto suo, era sicuro di poter otte- suo rango e d’una vera tranquillità.]35 Non per nulla
nere dagli alleati, in base al trattato di Fontainebleau, era uno degli uomini più ricchi d’Europa.

29 C. de Laugier, op.cit., XIII, pp. 368-369 dalla parte del re di Napoli, esso venne scambiato con un’inden-
30 Ibidem. nità di 12 milioni di franchi poi ridotti a 5. Cfr. “Rassegna storica
31 Melzi d’Eril, op.cit.
del Risorgimento”, 42, 1955, p. 580; Du Casse, op.cit., p. 275.
32 Carlo Botta, Storia d’Italia dal 1789 al 1832, IV, Parigi, 35 Du Casse, op.cit., p. 264 e ss. L’appannaggio consisteva

1832, p. 437 in beni da poco confiscati a conventi, monasteri, enti religiosi,


33 Du Casse, op.cit.
ecc. Si trattava complessivamente di 2300 appezzamenti, 138
fici figurava il Palazzo Reale di Ancona (poi chiamato Pa- edifici urbani e un’ottantina di opifici e mulini, tutti situati nelle
lazzo dell’Appannaggio). Marche, regione che nel 1808 era stata annessa al Regno d’Ita-
34 Il Congresso di Vienna stabilì di assegnare al Beauhar-
lia, in particolare nei Dipartimenti del Metauro e del Musone
nais un principato di 50 mila anime da ritagliare dal regno di (province di Pesaro e Urbino, Ancona, Macerata). Fra gli edifici
Napoli. Dopo una lunga trattativa, che vide gli inglesi schierati figurava il Palazzo Reale di Ancona (poi chiamato Palazzo
42 l’orizzonte in fuga

suite – annotò von Hügel – est allé faire une visite


au Viceroi, qui, à cette occasion, avoit l’aire calme;
ses créatures conservoient toujours encore leur petit
air d’impertinence.” [Il Maresciallo accompagnato da tut-
to il seguito si è recato in visita dal Viceré, che, in questo
caso, appariva calmo; i suoi figli mantenevano quell’arietta
impertinente.] Giovedì 28, il principe rese la visita al
maresciallo. Von Hügel, che la presenziò, ne trasse
la stessa impressione del giorno anteriore: tanto Be-
auharnais come il suo seguito avevano l’aria distesa,
quasi compiaciuta. Il barone, sconcertato, annotò:
“A nous voir vis-à-vis de la suite du Viceroi, personne
ne pourroit hésiter un instant de nous prendre pour
les battus.” [Vedendoci al cospetto del seguito del Viceré,
nessuno avrebbe dubitato un solo istante a scambiarci per gli
sconfitti.] 37

Ancorché per molti mantovani la partenza del


viceré rappresentasse uno «sgravio», essa provocò
rabbia e indignazione nella maggior parte dei sud-
diti del Regno Italico, e a poco servì che egli, poche
ore prima di mettersi in viaggio, augurasse loro ogni
bene. Invero, al di là delle iperboli e degli eufemismi,
il messaggio di commiato – date le circostanze – par-
ve ipocrita, per non dire cinico (Foscolo l’avrebbe
definito un «manifesto ciarlatanesco»)38:
Peuples du royaume! en quelque lieu que la Providence
me place, le cours de mes affections ne peut plus changer. De-
puis longtemps, le premier objet de mes voeux ne pouvait plus
être que votre félicité. Italiens! soyez donc heureux! vous pou-
vez me devenir étrangers; mais indifférents, jamais...” [Genti
32. Ritratto del maresciallo von Bellegarde, ca. 1815, inc. del regno! Ovunque la Provvidenza mi conduca, il corso dei
miei affetti non può più cambiare. Ho riposto a lungo ogni
mia speranza nel vostro benessere. Italiani, siate felici! Un
La prima tappa del viaggio fua a Verona. Il ba- giorno sarete forse a me stranieri, ma indifferenti mai...]38
rone Clemens von Hügel, attaché del feldmaresciallo
Heinrich von Bellegarde, il cui comando era situato Il paragrafo più accorato del proclama era indirizza-
appunto a Verona (da quando vi si era ritirato dopo to all’esercito italiano:
la battaglia del Mincio), annotò sul proprio diario:
Et vous! brave armée italienne! soldats, dont j’emporte
à jamais gravés dans mon coeur tous les traits, toutes les bles-
Le 26 Avril — Les troubles continuent en Italie. Il y en a
sures, tous les services!... ces blessures reçues sous mes yeux!...
même à Mantoue; les troupes on demandé leur solde du Vice-
ces services dont je vous ai procuré les justes récompenses!...
roi. Ce dernier est parti dans la nuit de Mantoue et est arrivé le
Peut-être ne me verrez-vous plus à votre tête dans vos rangs,
soir a Vérone accompagné de toute sa suite et de la Vicereine.
peut-être n’entendrai-je plus vos acclamations! Mais si jamais
Le Gouvernement provisoire de Milan fait le diable à quatre,
la patrie vous rappelle aux armes, j’en suis sûr, braves soldats,
et l’armée italienne en est très mécontente.[26 aprile. In Ita-
vous aimerez encore, au fort du danger, à vous rappeler le nom
lia continuano i problemi. Ce ne sono anche a Mantova; le
d’Eugène. [E tu, prode esercito italico! Soldati, i vostri volti,
truppe reclamano il soldo al Viceré. Questi è partito in piena
le vostre ferite, le vostre imprese resteranno incise per sem-
notte da Mantova ed è arrivato in serata a Verona accompa-
pre nel mio cuore!... quelle ferite ricevute sotto i miei oc-
gnato dal seguito al completo e dalla Viceregina. Il Governo
chi!... quelle gesta per le quali vi ho fatto avere il meritato
provvisorio di Milano fa il diavolo a quattro, e l’esercito ita-
premio!... Forse non mi vedrete più al comando nei vostri
liano è assai scontento.]36
ranghi, forse non udrò più le vostre acclamazioni! Ma se un
giorno la patria vi chiamerà alle armi, oh valorosi soldati,
La mattina successiva all’arrivo a Verona, Be- sono certo che vi piacerà ancora, in mezzo al pericolo, ricor-
auharnais ricevette la visita di Bellegarde e dello sta- darvi del nome di Eugenio.]40
to maggiore austriaco. In apparenza, i drammatici
avvenimenti degli ultimi giorni non l’avevano scosso Evidentemente, l’accenno alla patria non poteva
più di tanto. “Le Marechal accompagné de toute sa aggradare a dei soldati che l’avevano appena perduta,

36 F. Lemmi, La restaurazione in Italia nel 1814 nel diario del 38 U. Foscolo, Lettera Apologetica.
barone von Hügel, Roma-Milano, 1910, pp. 92-93. 39 Citato da Du Casse, op.cit., p. 178.
37 Ibid. 40 Ibid.
bell’italo regno 43

33. Le truppe alleate entrano a Parigi, marzo 1814, inc.

non per viltà o inettitudine bensí per la defezione del que, la resa concordata con Bellegarde il 23 aprile
loro comandante. Disarmando l’esercito, Beauhar- costituiva un atto arbitrario e indegno, disonorava le
nais aveva consegnato i propri sudditi «inermi nelle milizie italiane e macchiava indelebilmente la repu-
altrui mani»: come poteva ad un tempo sostenere «di tazione del principe. Era viepiù esecrabile che questi
aver egli voluto giovare agl’italiani»?41 Nel momento avesse dato a conoscere l’avvenuta capitolazione po-
stesso in cui aveva deposto lo scettro e rinunciato al che ore prima di abbandonare Mantova.42 La notizia
comando delle truppe «[era cessato] in lui ogni pote- della resa «si tenne celata all’esercito sino alla sera del
re, per trattare, in qualunque guisa, col nemico, delle 26 [aprile]», riferisce De Laugier, e subito aggiunge:
sorti del regno.» Avendo abdicato, egli aveva di fatto «Non è da dirsi il funesto effetto da essa prodotto
riconosciuto «l’autorità bene o male costituita, che il nelle truppe. Si accusò il viceré (...) di venalità, di
surrogava [la reggenza provvisoria] e doveva ad essa tradimento». Il tumulto fu tale che «senza le misu-
consegnare intatte e le fortezze e l’esercito». Dun- re di previdenza adottate per diminuire precedente-

41 C. de Laugier, op.cit., pag. 361. più mesi; agguerriti e fedeli, comechè poco numerosi, i soldati
42 Come altri storici, anche Carlo Botta ritiene che la defe- italiani; consenzienti molti capi dei francesi, fra i quali il generale
zione di Beauharnais fosse motivata dal dispetto più che dal cal- Grenier che prometteva di aiutare con la sua schiera lo sforzo
colo. Indignato per il rifiuto del senato di Milano di accoglierlo dell’esercito nostro, vergognoso di quei patti e del tradimento
come sovrano del nuovo regno d’Italia, «il vicerè, che tuttavia del vicerè... speravano infine di ottenere condizioni più conve-
sedeva in Mantova, diè la fortezza in mano degli Austriaci, atto nienti al paese col far mostra di armi risolute ad opporsi ad una
veramente biasimevole, del quale perpetuamente la posterità convenzione, la quale non altro seco portava che sciagure, danni
accuserà Eugenio; imperciocchè gli uomini giusti e grandi non e vergogne», cfr. G.Martini, Storia d’Italia continuata da quella
operano per dispetto, nè Mantova era d’Eugenio, ma degl’Italia- del Botta dall’anno 1814 al 1834: parte prima 1814-22, I, p. 38. Il
ni: miserabili calate dei Napoleonidi. Napoleone tutto stipulava carteggio fra il principe e Massimiliano I, suo suocero, porta a
per se, nulla pe’ suoi a Fontainebleau, Eugenio non solo nulla credere ad una mossa premeditata da tempo, ritardata in attesa
stipulava pe’ suoi, ma ancora tutto quel maggior male fece loro, del “denouement”. D’altra parte Beauharnais sapeva di non go-
partendo, che potè. Partiva da Mantova per la Baviera, le italiche dere dell’apprezzamento degli italiani. Se ne lamentò con Darnay
ricchezze seco portando.», C.Botta, op.cit., IV, p. 537. G. Marti- il 17 dicembre 1813: “Vous comprenez qu’il ne gûere flatteur pour
ni parla esplicitamente di tradimento: «Trovavasi la piazza [Man- moi de voir huite années de pénibles travaux aussi mal payés par
tova] bene provveduta di munizioni da guerra e da bocca per l’esprit public”. Cfr. F. de Bernardy, op.cit., p. 411 e passim
44 l’orizzonte in fuga

mente la guarnigione, e far entrare sollecitamente in


Mantova un numeroso corpo austriaco, non ponno
calcolarsi le conseguenze, che l’ira e l’accecamento
poteva cagionare».44

In realtà, Beauharnais era decaduto da tempo


nella stima delle truppe italiche, principalmente a
causa del manifesto favore da lui accordato a quelle
francesi. Tale preferenza si era fatta evidente durante
la campagna di Russia, sfiorando a momenti livelli ol-
traggiosi. Il deterioramento dell’intesa fra il principe,
allora comandante in capo dell’Armée, e i generali
italiani si aggravò a partire da un incidente che s’im-
presse, forse ingigantito ad arte, nell’immaginazione
della truppa, inducendola a rivedere il giudizio favo-
revole riservato a Beauharnais fino a quel momento.
Irritato per l’insistenza con cui il generale Pino, capo
dell’armata italiana, difendeva il buon diritto dei suoi
uomini, il principe aveva troncato le rimostranze
dell’ufficiale con una frase oltremodo ingiuriosa. Per
i soldati italici si trattò di un’amara rivelazione, tale
che scosse la loro fiducia non solo in Beauharnais ma
anche nell’Imperatore.45 Riandando con la memoria
ai caotici avvenimenti di quei giorni di aprile, Ferrari,
dando sfogo alla propria amarezza di soldato e italia-
no tradito, li compendiò così:
Ma indi a pochi giorni fu affisso un proclama che egli
[Beahuarnais] lasciò partendo concepito in questi termini ‘La
politica e le vicende del mondo mi chiamano altrove. Con
dolore debbo abbandonare l’armata: ma però ho nel mio
cuore l’Italia. Se il mio braccio fosse buono, sarei pronto ad
adoperarlo per essa’. Nella notte più cassoni tirati da 4 e 6
cavalli uscirono da Mantova contenenti il tesoro del viceré,
e al povero esercito nemmeno un bicchier d’acqua. Il gior-
no appresso si dové sgombrare Mantova con vergogna di chi
reggeva temporaneamente l’esercito senza procacciargli nes-
suna guarentigia, nessun onorevole accordo. Sventurati italia-
ni. Ahi! Male spesi nostri stenti, mal versato nostro sangue!

Le parole del reggino – vergate a oltre trent’anni


dai fatti da un patriota risorgimentale – fanno eco al
rancore che s’impadronì delle truppe italiane al mo-
mento di essere abbandonate, o piuttosto, ripudiate
dal loro capo supremo. Al disinganno per la defe-
zione di costui si sommava lo sdegno per i tempi e
i modi in cui l’aveva messa in atto; per non dire del
suo messaggio di addio, che dietro la commozione
pareva celare lo scherno. I vieux mustaches come
34. Tamburino dell’esercito italico, 1806-1815, ca. 1820, acquatinta.

44 Melzi d’Eril, op.cit., p. 334. In proposito, si legge in ne richiesero la divisione. Essi avevano diviso, ed erano per divi-
Dernière campagne... op.cit., p. XV: “Devenu indifférent au peu- dere i patimenti, ed i pericoli; morivano di fame, i loro diritti era-
ple, il acheva [Beauharnais] de le mécontenter pendant la cam- no eguali (...) Il generale [Pino] presentossi al principe Eugenio
pagne de 1813 et 1814, par des conscriptions et des réquisitions per farli valere. Il principe obiettò la presa di possesso, il diritto
forcées, mais surtout par les reproches de lâcheté qu’il adressa aux del primo occupante. Il generale resistè esponendo vivamente
soldats italiens; tellement qu’au mois d’avril, il n’etai plus qu’un i bisogni urgentissimi delle sue truppe; egli era accompagnato
objet de haine”. da alcuni uffiziali (...) “Eh f... Signori, disse loro il principe, ciò
45 Cfr. C. de Laugier, Gli Italiani in Russia. Memorie di un
che volete non è possibile. Se voi non siete contenti tornate pure
ufiziale italiano, I, 1825, p. 388 e ss. Riferisce il de Laugier: «Una in Italia, che non m’importa nulla né di voi né di lei [l’Italia];
divisione francese, ed una italiana erano quasi contemporanea- sappiate che non temo più le vostre spade che i vostri stiletti.”
mente giunte in Dokszyce [agosto 1812]. Eravi un magazzino di La frase era terribile per cuori pieni d’onore, e consapevoli delle
biscotto sfuggito al saccheggio dei Cosacchi. I Francesi, presen- loro azioni. L’imbarazzo in cui era il principe non lo giustifica-
tatisi i primi, se ne impadronirono. Gl’Italiani sopravvennero e va. E gli non doveva dimenticare che era viceré d’Italia; e che
bell’italo regno 45

Ferrari avevano combattuto per anni spinti da due


ideali complementari, quello bonapartista e quel-
lo filo-italiano. Le prodezze e i sacrifici compiuti
per conto dell’Imperatore in Spagna, in Russia o in
Germania erano destinati, al di là delle contingenze
belliche, alla costruzione d’un paese indipendente e
unitario: l’esercito aveva dato il meglio di sé – sforzo
attestato dalle molte migliaia di morti e feriti – per
l’Italia, e non solo per la grandezza dell’Impero. Ma
ora, mentre l’armata francese si accingeva a rivalicare
il Moncenisio e Beauharnais fuggiva in Baviera, essi
scoprivano che fra i due ideali non vi era mai stata
corrispondenza. Amaramente, non restava loro che
prendere atto di essersi battuti invano: dopo averla
spremuta e dissanguata, dopo averle promesso unità
e libertà, la Francia di Napoleone I abbandonava l’I-
talia alla sua sorte, ancor peggio, la consegnava nelle
mani dell’Austria barattandola con “un établissement
convenable” ai titoli dell’ex-viceré.

A quanti Codazzi, a quanti Ferrari, a quanti ve-


terani delle milizie italiche le strofe che Leopardi de-
dicò all’Italia nel 1818 non avranno richiamato alla
memoria l’aprile del 1814? Versi dolenti che, oltre a
rimarcare l’inanità del sangue versato, denunciavano
la stoltezza di coloro che, fatti carne da cannone, si
erano sacrificati ai disegni altrui:
A che pugna in quei campi
L’itala gioventude? O numi, o numi:
Pugnan per altra terra itali acciari.
Oh misero colui che in guerra è spento,
Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e i figli cari,
Ma da nemici altrui
Per altra gente, e non può dir morendo:
Alma terra natia,
La vita che mi desti ecco ti rendo.

Come reagirono i soldati della classe ‘93, appena


ventunenni, ai fatti di quell’anno terribile? Erano in 35. Uniformi dell’esercito italico, 1806-1815, ca. 1820, acquatinta.
maggioranza coscritti arruolati da pochi mesi, per lo
più di estrazione contadina, illetterati, sordi ai richia- loro che li strappavano alle loro case e li portavano a
mi patriottici e proni alla diserzione. Ciò che preme- morire senza un perché. Aveva un bel dire Giuseppe
va loro, invero, non era né la gloria militare né l’indi- Compagnoni che la coscrizione obbligatoria era un
pendenza del Regno; non odiavano il nemico, di cui fattore di «potenza» e «scuola» della nazione!46 Nella
sapevano poco o nulla, bensì il governo, quel gover- sua prospettiva di ideologo d’una patria repubblica-
no che da anni reclutava a viva forza la povera gente, na nata ad opera delle armi francesi e resa forte dalle
per la rovina dei campi e delle famiglie. Il male, per armi italiane, ciò era sicuramente giusto. Ma dal pun-
i coscritti, s’incarnava nei signori della guerra, in co- to di vista dei villici romagnoli o lombardi, la patria

se parlava però ad Italiani. Gli animi ne rimasero esacerbati, e poneva infatti di introdurre l’educazione militare nella pubblica
parve loro scorgere a nudo quello del principe». Lo stesso senti- istruzione e di levare ogni anno 15.000 coscritti con ferma trien-
mento era condiviso dagli ufficiali inferiori. nale, riunendoli in nuovi corpi “onde non avessero a corromper-
46 Nel 1802 il Compagnoni presentò a Melzi d’Eril un rap-
si amalgamandosi coi soldati che abbiamo” ed eliminando man
porto sulla situazione della nazione dal titolo Considerazioni sulle mano i mercenari». Cfr. Virgilio Ilari, Storia Militare del Regno
relazioni politico-diplomatiche della Repubblica italiana. In esso d’Italia, I, I, pp. 205-266. Lo stesso studioso osserva giustamente
espose lo stato delle relazioni internazionali, raccomandando il che l’autore delle Considerazioni nutriva «l’ingenuo ottimismo
potenziamento dell’esercito e dell’istruzione pubblica in quanto dell’ideologo senza piedi per terra», inclinazione che lo portò a
pilastri di una repubblica sovrana. Nelle Considerazioni, Com- proclamare che «la coscrizione avrebbe fatto cessare le diserzioni
pagnoni «sviluppava l’ideologia della coscrizione obbligatoria e che “ad ogni bisogno la Repubblica (avrebbe avuto) una difesa
come fattore di potenza e ‘scuola’ della nazione. L’autore pro- formidabile”».
46 l’orizzonte in fuga

gogico-politici di consolidamento civile e naziona-


le, dall’altro De Laugier era convinto che il futuro
dell’Italia dipendesse dal risveglio delle virtù marziali
degli ufficiali e dei soldati del Regno.
In realtà, l’ufficialità italiana era incapace d’in-
quadrare la questione militare in una prospettiva ve-
ramente politica e nazionale. «Selezionata in base al
tasso di conformismo, la maggioranza [degli ufficia-
li] non vedeva nell’esercito altro che la carriera del-
le armi.»47 Quantunque il risentimento antifrancese
fosse più diffuso tra i militari che tra i civili (per la
semplice ragione che le occasioni di attrito, nel caso
dei militari, erano proporzionali all’assiduità dei loro
contatti con i commilitoni transalpini), l’astio nasce-
va da una visione corporativa, non nazionale, ed era
semmai controproducente sotto il profilo politico.
Invero, «non si trattava di sparlare alle spalle dei pa-
droni francesi o magari provocarli in qualche rissa fra
ubriachi, ma di servire con disciplina, dignità e senso
di responsabilità un grande progetto politico nazio-
nale».48 Ma ciò era assente dal loro limitato orizzon-
te: il patriottismo da caserma, ai fini dei destini delle
nazioni, ha sempre fatto più male che bene.
Nondimeno, è importante precisare come l’at-
teggiamento dei soldati volontari fosse sostanzial-
mente diverso da quello dei coscritti; un rilievo la-
palissiano, che purtuttavia aiuta a captare le tensioni
sottese ad un esercito composto da individui e ceti
sociali diversi piuttosto che contrapposti: da un lato
coloro che consideravano la carriera delle armi la
36. Ritratto di Giuseppe Compagnoni, inc.
più nobile delle professioni, dall’altro coloro che la
reputavano fonte di indicibili sciagure. Inutile dire
era la terra, non una repubblica o una nazione, ed era che fra i primi campeggiavano i napoleonisti, cioè,
appunto sulla terra che essi si educavano. Ad onta di quei volontari convinti che guerreggiare per l’impe-
questo retrogrado attaccamento alla gleba – espres- ro equivalesse a battersi per una repubblica italiana
sione di caparbietà ma non certo di audacia –, non a venire. Lo credevano ancora, oppure le ultime vi-
mancava chi li considerava animati da un genuino cende ne avevano scosso la fiducia? Conosciamo la
spirito guerriero. risposta. A partire dalla campagna di Russia, il culto
Rispetto alla leva del 1812, posteriore alla cam- del Grand’Uomo aveva perso molti adepti. La lealtà
pagna di Russia, il De Laugier annota: «Ormai quasi del nostro artigliere alla causa ‘italiana’ si protrasse
che assuefatta la gioventù all’idea d’esser al militar fino all’ultimo, ma ciò non vuol dire che perdurasse-
servizio soggetta, partiva lieta e soddisfatta, colla ro i suoi sentimenti filo-francesi. Il fatto che, dopo lo
lusinga delle gloriose ricompense che i valorosi at- scioglimento dell’esercito, si unisse all’Italian Levy di
tendevano». L’animo dei coscritti, osserva ancora De lord Bentinck piuttosto che alle schiere di Murat, di-
Laugier, era tanto più fiducioso quanto più antica mostra che l’amore per la Francia era sbollito. Dopo
era la dipendenza dalla Francia dei dipartimenti di il funesto epilogo della campagna di Germania si fu
provenienza. In effetti, con il susseguirsi delle leve e impossessando di lui, come s’impossessò della mag-
l’inasprirsi delle sanzioni, il fenomeno della reniten- gior parte delle milizie italiche, una crescente disaf-
za era andato diminuendo. Tuttavia, l’avversione al fezione verso il mito napoleonico e il paese transalpi-
servizio militare non era affatto scemata, anzi, dato no. Disaffezione che mutò in rancore quando si rese
l’esito funesto della campagna di Russia, si era rin- conto che per i francesi l’Italia equivaleva non ad uno
vigorita, aumentando di pari passo il numero delle stato alleato ma ad un mero possedimento, possedi-
diserzioni. Ciò porta a pensare che De Laugier, un mento che, in quanto tale, poteva essere sguarnito,
valoroso ufficiale distintosi giovanissimo in Spagna e ceduto e barattato.
in Russia, attribuisse ai coscritti un ardore bellico che
nella generalità dei casi non provavano minimamen-
te, così come non nutrivano passioni patriottiche. 47 V. Ilari, “Pianificazione e spese militari del Regno Italico e
Se da una parte Compagnoni ravvisava nel ser- del Regno Murattiano”, tratto da Storia Militare del Regno Italico,
vizio di leva e nell’educazione militare – a suo dire op.cit.; inoltre Storia Militare del Regno Murattiano, 2007.
inscindibile dalla pubblica istruzione –, fattori peda- 48 Ibid.
bell’italo regno 47

Ai superstiti della divisione Fontanelli (ivi com-


preso Codazzi), rientrati in Italia dalla Germania il
15 novembre 1813, Napoleone fece pervenire un
messaggio con cui li assicurava che la condotta te-
nuta nella recente campagna e nelle guerre anteriori
li rendeva «degni di essere chiamati per primi alla
difesa del loro paese».49 Vi era di che inorgoglirsi,
non solo per il riconoscimento del valore e dei sa-
crifici compiuti, ma anche per l’allusione alla «difesa
del paese»: i soldati italici si sarebbero battuti in pri-
ma linea a salvaguardia dell’Italia, guidati e sostenuti
dall’Imperatore, al quale le sorti del fedele alleato
– sembrava sottintendere il messaggio – erano care
come quelle della Francia.50 Al pari dei suoi commi-
litoni, anche il lughese dovette rallegrarsene. Infatti,
chi avrebbe potuto immaginare che le parole di Na-
poleone racchiudevano non una promessa, bensì un
infausto avvertimento? Fra i soldati in armi, nessuno
avrebbe creduto che l’Imperatore avesse deciso da
tempo di abbandonare il Regno al suo destino... ma
era così: l’armata francese di stanza nella penisola sa-
rebbe rimpatriata, per cui la difesa del suolo italico,
minacciato dai quattro punti cardinali, sarebbe rica-
duta esclusivamente su quel che restava dell’armata
italiana. Invero, Buonaparte non confidava più nel
futuro dell’Italia. Il 17 dicembre scrisse a Beahura-
nais dicendogli: “il me semble important que vous ga-
gniez les Alpes avec toute l’armée”.51 Non alludeva ad
un arretramento tattico ma ad una ritirata definitiva e
dunque alla cessione dell’Italia al nemico. Per questo
concluse consigliando il figlioccio di riportare con se
in Francia ogni suo avere: “(...) ayant soin d’amener 37. Napoleone I imperatore di Francia e re d’Italia, inc.
l’argenterie et autres effets de la maison, et caisses,
etc.” (consiglio che Beauharnais, come sappiamo, Spagna e di Germania erano assai diverse: non solo
seguì a metà: si portò dietro tutto il suo e molto di perché la prima si protrasse per anni e la seconda per
più, ma anziché dirigersi a ponente se ne partì per il mesi, ma anche perché l’una terminò con un ripiega-
settentrione). mento, l’altra con una débâcle. Per questo, lo stato
d’animo dei veterani della campagna di Spagna era
Simili per certi versi, Codazzi e Ferrari si diffe- assai diverso da quello dei superstiti della campagna
renziavano per altri: per l’età, per il grado, per l’arma di Germania. Ferrari apparteneva ad un reggimen-
di appartenza e soprattutto per l’anzianità di servizio to malconcio ma sostanzialmente invitto, Codazzi,
e i trascorsi bellici. Mentre Ferrari aveva combat- invece, era scampato ad una disfatta e al cedimento
tuto in Spagna per l’intera durata della campagna, che ne era seguito. A differenza di Ferrari, dunque, il
dal 1808 a tutto il 1813, guadagnandosi i galloni sul lughese aveva sperimentato lo sgomento e la demora-
campo, l’esperienza di guerra di Codazzi si limitava lizzazione del vinto.
ai pochi mesi trascorsi in Germania e poi sul Min- In effetti, nel giro di pochi mesi i volontari ita-
cio. Anche se entrambe si combatterono su suolo liani non solo videro cadere la maggior parte dei loro
straniero concludendosi con ritirate, le campagne di camerati, non solo assaporarono l’amaro della scon-

49 50 Dopo la battaglia di Hanau, da cui le truppe italiche


La divisione Fontanelli, della quale faceva parte il reggi-
mento di artiglieria a cavallo agli ordini del colonnello Gaetano uscirono pressochè annientate, Buonaparte dispose che il ge-
Millo, si mise in marcia per l’Italia il 6 novembre 1813. «Non nerale Fontanelli rientrasse in Italia in qualità di ministro della
si numeravano allora che 3000 uomini e 500 cavalli», afferma guerra (incarico che aveva occupato in precedenza), con l’ordine
lo Zanoli. All’arrivo in Germania, sette mesi prima, la divisione espresso di «rifondere l’esercito italiano con tutti i mezzi possibi-
Fontanelli, già Peyri, aveva una forza totale di 19 mila 422 uo- li; eccitare lo spirito nazionale ad un estremo sforzo per arrivare
mini, 5822 cavalli con 28 cannoni. Ai primi di giugno, quando alla meta de’ suoi voti, ed assicurarlo ch’ei, l’imperatore, avrebbe
Fontanelli rilevò il comando, il numero era già sceso a 14 mila sollevato il regno italico dal contributo dei trenta milioni verso la
uomini. Cfr. A. Zanoli, Sulla Milizia Cisalpino-Italiana. Cenni Francia», Iacopetti, op.cit., pp. 29-30
51 J. de Norvins, Defense des operations militaires du Prince
storico-statistici dal 1796 al 1814, II, Milano, 1845; inoltre G.
Jacopetti, Biografie di Achille Fontanelli, di Francesco Teodoro Eugène, in “Journal des Sciences Militaires des Armées de Terre et
Arese e di Pietro Teulie, Milano, 1845 de Mer”, VII, 1827, p. 159
48 l’orizzonte in fuga

38. R. Focosi, Rassegna delle truppe italiane, 1807, litogr. col.

fitta, ma videro infrangersi il mito di Napoleone e con esa e temprata, come si addice ad una forgia, oppure
esso il mondo illusorio entro il quale erano cresciuti. un insieme composito e raccogliticcio destinato a di-
Nell’aprile del 1814, la guerra, ai loro occhi disin- sgregarsi e a disperdersi. In altre parole, dall’esercito
cantati, aveva ormai un significato opposto a quello del Regno italico colò un metallo unico o dei residui
che le avevano assegnato inizialmente. All’indomani sparsi? Non vi è dubbio che, individualmente intesa,
della battaglia del Mincio, Tascher de la Pagerie in- il servizio nell’esercito del Regno Italico fu spesso de-
formò l’imperatore che “l’armée est belle et animée terminante al fine della formazione d’una coscienza
d’un excellent esprit!”. Non era vero. Benché un ri- nazionale e di sentimenti patriottici; ed è altrettanto
torno di fiamma avvolgesse per un istante i veterani indubbio che tale coscienza e tali sentimenti sfocia-
della guerra di Spagna, i reduci dalla Germania, «di- rono poi in “une arme solide et tranchante pour les
venuti quasi insensibili per le dure fatiche, le malattie guerres d’indépendance italiennes”.54 Ma alla luce del-
contagiose, il difetto di vitto e lo scoraggiamento», le esperienze di personaggi quali Codazzi e Ferrari,
si limitarono a seppellire i morti, sicuri che fossero scorgere nell’ esercito il crogiolo dell’indipendenza
caduti invano. italiana può causare qualche perplessità. Oltre che
Ma neppure questo era vero. Con il loro sacrifi- un apprendistato, esso fu, in molti casi, forgia di spa-
cio le vittime avevano confutato la nota equazione del de e d’intrepidezza; tuttavia, non costituì né il germe
Machiavelli secondo cui gli italiani, non possedendo né il glutine dell’unità della penisola.
virtù militari, non potevano essere indipendenti.52 Il progetto nazionale sorse altrove, ad opera dei
Negli anni bui della Restaurazione, divenne palese giacobini. Furono costoro, infatti, a capire che la
che detto spirito di sacrificio, lungi dal disseccarsi nei causa dell’indipendenza faceva tutt’uno con quella
cimiteri di guerra, sopravviveva nei reduci. Di fatto, democratica e che il solo modo per perseguirla era
osserva Francesco Frasca, “à la Restauration, les an- l’azione rivoluzionaria, non la guerra. Dal loro punto
ciens soldats partisans de Napoléon, presque partout di vista, battersi sotto bandiera francese o austriaca
pourchassés, furent les plus fermes soutiens du mou- significava comunque sacrificarsi per il nemico, un
vement unitaire et libéral: Carbonari, Adelfi, Filadelfi,
etc”.53 Le milizie italiche si batterono per altri e furo-
no tradite nelle loro aspirazioni politiche – prosegue 52 Machiavelli si riferì alla debolezza militare come causa
Frasca –, purtuttavia costituirono il crogiolo dell’in- dell’asservimento della penisola nell’Arte della Guerra, nel Prin-
dipendenza: “Finalement, l’armée italienne avait été cipe e nei Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio.
53 F. Frasca, Les Italiens dans l’Armée napoléonienne: des
le creuset où les éléments les plus hétérogènes venaient
Légions aux Armées de la République italienne et du Royaume
se fondre en un métal unique, qui servit à forger une d’Italie, in “Edudes Napoléoniennes”, IV, Paris, 1998.
arme solide et tranchante pour les guerres d’indépen- 54 F. Frasca, Les Italiens dans l’Armée française: recrute-
dance italiennes.” Resta però da stabilire in che cosa ment et encadrement, tesi di dottorato dell’Università di Paris-
consistesse l’“armée italienne”, se fosse un’entità co- Sorbonne PARIS IV, 1992. Materiale on-line.
bell’italo regno 49

39. R. Focosi, Rassegna delle truppe italiane, 1812, litogr. col.

nemico opportunista e spergiuro che, al di là delle ditismo investì anche la Romandiola, e Lugo, come
promesse, considerava la penisola una provincia di si evince da una lettera del Compagnoni a Valentino
conquista. Ma come poteva una popolazione inerme Rossi, si distinse per l’efficacia con cui seppe soffo-
sollevarsi in armi e portare a compimento la rivolu- carlo. Ciò lasciava presagire che la coscrizione per il
zione? E inoltre... quale popolazione, visto che alle 1810 non avrebbe raggiunto il contingente previsto
masse – lazzari e cafoni – l’emancipazione promessa di 12 mila reclute. Il 14 novembre 1809 il prefetto del
dagli ideologi giacobini ripugnava ancor più del di- Reno aveva scritto al ministero che i coscrittti si da-
spotismo dell’Ancien Régime? I disegni rivoluzionari vano latitanti prima ancora di ricevere la lettera di re-
e le aspirazioni unitarie si scontravano con l’impo- quisizione, specie «nelle comuni aperte e montane»
tenza, l’incomprensione e le fazioni politiche. Queste ove l’avversione al servizio militare era «più decisa e
ultime, «sostenute da ferocia di plebe senza nerbo generale» e la coscrizione era «odiosa» e «guardata
d’esercito», spianavano il cammino all’oppressione con occhio d’orrore e disprezzo» (nel distretto mi-
straniera. Insomma – si doleva Foscolo – se da un litare del Rubicone, che comprendeva anche Lugo,
lato i soldati italici combattevano stolidamente per la situazione era analoga). A sua volta, il prefetto del
gli stessi predatori della penisola, dall’altro i civili, Tagliamento era ricorso all’opera di convincimen-
gretti e divisi, erano incapaci di ribellarsi al secola- to del clero, ricordando ai parroci che – nel nome
re servaggio... mentre la plebe si stringeva attorno di Dio – dovevano inculcare «rispetto, obbedienza,
agli altari. In una celebre invettiva posta in calce agli sommessione alle leggi». Tuttavia la leva andò bene.56
scritti destinati al progettato libro Della servitù dell’I- All’opposizione generalizzata alla coscrizione obbli-
talia il poeta esclama furente: gatoria faceva da contraltare l’entusiasmo di quei
giovani di provincia, appartenenti al ceto medio ed
Italiani, voi non siete più un popolo, non dovete avere
più storia. La nazione che ostenta la boria del nome, e non
istruiti, che ritenevano la carriera delle armi il mezzo
sa farlo rispettare col proprio coraggio; che si lamenta dello più idoneo al raggiungimento delle loro mete ideali
stato servile, e non ardì sollevarsi con tutta l’Europa, fuor- e pratiche (ed è appunto a costoro che si riferisce il
ché a parole, all’indipendenza; sì fatta nazione somministra De Laugier). Fino ad allora le milizie italiche avevano
ragioni di deriderla come vana e occasioni di giovarsi delle condiviso la gloria dell’Armée, passando di vittoria
sue ricchezze e riprometterle libertà, ed aggregarla a nuovi in vittoria. È perciò comprensibile che per Codazzi
popoli conquistati. Or sì fatta nazione è la vostra. Adunque e i suoi simili – i diciassettenni istruiti e inquieti –
siate servi e tacete!55

Codazzi si presentò volontario nel 1810, a 17 55


anni forse non compiuti. L’anno prima ai fenomeni Ugo Foscolo, Discorsi della servitù dell’Italia ovvero
Questioni intorno alla indipendenza dell’Italia, 1814-1815.
abituali della renitenza alla leva e della diserzione si 56 Virgilio Ilari, “Reclutamento e coscrizione in Italia duran-
era aggiunto quello ben più serio dell’insorgenza, lo- te le guerre napoleoniche” in Storia militare del regno Italico, op.cit
calizzata principalmente in Alto Adige e in Romagna Il sorteggio dei coscritti dava luogo ad accuse di manipolazione e
(solo a Bologna vennero fucilati 29 rivoltosi). Il ban- favoritismo che spesso degeneravano in proteste violente.
50 l’orizzonte in fuga

40. Artiglieria a cavallo, esercito di Sassonia, 1813, inc.

la guerra costituisse un’occasione dorata, l’unica in mico verso le 6 del pomeriggio, mentre poco e male si guar-
grado di emanciparli dalla grettezza provinciale e di dava, venne a trovarsi in una situazione assai critica.57
realizzarne le aspirazioni personali. (È inutile sottoli-
neare che i volontari, rispetto ai coscritti, rappresen- Il primo a sostenere l’attacco fu il generale
tavano una percentuale minima, proporzionale alla Sant’Andrea, che, radunate alla meglio le truppe sbi-
scarsità numerica del ceto medio provinciale nell’am- gottite, riuscì a contenere parzialmente l’avversario.
bito del Regno italico). Sebbene lo scontro si protraesse per poche ore, le
I tre anni trascorsi a Pavia dovettero convincere malaugurate circostanze entro le quali si produsse
il lughese di aver imbroccato la strada giusta (o per per poco non causarono l’annientamento dell’intera
dirla alla Pangloss «la migliore delle strade possibi- divisione. Alla fine, il disastro poté essere scongiu-
li»). Forse continuò a crederlo anche durante la mar- rato, ma ad un costo altissimo in perdite umane e
cia che, nella primavera del 1813, condusse il reggi- materiali. «Il combattimento – osserva uno storico
mento di artiglieria a cavallo in Sassonia. Ma giunto militare – specie in principio, fu addirittura tumul-
colà le cose cambiarono. Il battesimo del fuoco, per tuario, sia perché... i nostri erano stati sorpresi e sia
lui, avvenne a Königswartha, nelle ore pomeridiane perché l’azione si svolgeva in parte nei boschi pros-
del 19 maggio. Napoleone aveva ordinato che il IV simi al villaggio, in terreno cioè assai coperto.»58 Fi-
corpo d’armata al comando di Henri Bertrand si ri- nalmente la divisione riuscì a formarsi in quadrato,
unisse con le truppe di Michel Ney, in previsione di l’artiglieria del maggiore Armandi si mise in batteria,
un attacco su Bautzen. Bertrand, a sua volta, aveva e cominciò così una resistenza più ordinata, ma sem-
disposto che della manovra di congiunzione s’inca- pre in condizioni d’inferiorità. Per fortuna, «quando
ricasse la divisione italiana al comando di Luigi Pey- la situazione andava facendosi sempre più tragica,
ri. Di fatto, questi raggiunse Königswartha, ad una comparve la cavalleria del V corpo, guidata da Kel-
lega appena dall’armata di Ney, nel pomeriggio del lermann, che felicemente disimpegnava la disgra-
19 maggio, sostandovi in attesa dell’arrivo del grosso
delle truppe di Bertrand. Sopraggiunse invece l’at-
57 N. Giacchi, Gli Italiani in Germania nel 1813, USSME,
tacco in forze del nemico:
Città di Castello, 1914, p. 152 e ss. Giacchi ricalca la ricostruzio-
La divisione Peyri, che fiduciosa attendeva l’arrivo di ne di A. Zanoli, op.cit., I, pp. 226-227
quest’ultimo [Bertrand] attaccata improvvisamente dal ne- 58 Ibid.
bell’italo regno 51

41. Artiglieria a cavallo, esercito austriaco, ca. 1813, acquatinta.

ziata divisione italiana.» Malgrado le perdite subite le sua improvvida negligenza, omettendo le precauzioni di
(«1290 uomini furono presi prigionieri unitamente uso, trascurando di perlustrare i boschi vicini, né tampoco
al capo di stato maggiore, generale Balathier, trafitto pensò a collocare i posti di sicurezza a garanzia delle truppe
che egli esponeva così disarmate in balia del nemico... Uno
da cinque ferite, altri 1600 uomini furono uccisi e sbaglio cosi grossolano sarebbe stato appena appena perdo-
feriti, 4 pezzi e tutti i bagagli furono perduti») «gli nabile in un giovine ufficiale assunto al grado per diritti degli
Italiani dettero non comuni prove di valore, stimo- avi, e che vedesse per la prima volta il fuoco, ma come mai
lati dai generali Peyri, Martel, Sant’Andrea, dai co- condonarlo ad un canuto generale, invecchiato sotto le armi,
mandanti di corpo, e dagli ufficiali tutti.»59 ad un generale che erasi distinto cotanto nelle guerre del Ti-
rolo e della Catalogna; guerre che esigevano, nel duce che
Scrivendo a trent’anni di distanza dall’accaduto, le dirigeva, un complesso ammirabile di finezza, di valore e
di perizia? Dimentico di sé stesso, Peyri erasi pacificamente
Giacomo Lombroso, autore delle note Vite dei Pri- collocato nell’interno del castello, riposandosi a suo bell’agio
marj Generali e Ufficiali che si distinsero nelle guerre e facendovi riposare le sue truppe sparse qua e là alla rinfusa,
Napoleoniche, ne offre una versione particolareggiata senz’armi e senza precauzioni, intente sole a rifocillarsi, sdra-
e decisamente critica: iate al rezzo degli alberi onde ripararsi dai cocenti ardori del
sole. I comandanti delle artiglierie stesse e dei bagagli, giunti
Il general Peyri trascorreva rapidamente il cammino verso le tre ore pomeridiane, ricevono ordine di entrare nella
che il guidava all’incontro di quel duce [Ney], allorché giun- vasta corte del castello, di staccare i cavalli e riposarsi essi
gendo nelle vicinanze della piccola città di Königswartha ve- pure per poter seguire a tempo opportuno il movimento del-
niva informato da’ suoi scorridori che il maresciallo non era la divisione. Intanto i generali russi, altrettanto vigili, quan-
lungi che una lega. A tale annuncio il general Peyri sostava, to indolente mostravasi l’italiano duce, avevano dal vicino
pago di risparmiare alle sue truppe quel faticoso viaggio in bosco potuto a loro bell’agio esplorare quanto accadeva nel
un’ ora cosi calda sul fitto meriggio, per cui trascorrendo, campo di Peyri, e non perdettero un istante ad approfittarne;
come sovente accade, dall’uno all’altro estremo, mentre da e quasi sicuri di quella preda, disposero chetamente le loro
prima di null’altro era così premuroso che di spingersi avanti truppe per sorprendere quel corpo prima che Ney giunger
per ricongiungersi al maresciallo, depose quasi ogni pensiero potesse in suo soccorso. Eran le quattro pomeridiane allor-
di guerra da che fu certo che Ney si sarebbe riunito a lui... ché i Russi, rinforzati da molti Prussiani, sbucavano impe-
Fermo in questa sua determinazione il general Peyri cadde tuosi dal lato di Ratibor sugli Italiani i quali, in gran parte
nell’imperdonabile errore di ordinare alla divisione intera di
riposarsi e fare la zuppa, mettendo a fasci le armi, qualché
fosse stato in piena pace nel centro di paese amico, e non già
a pochi passi dai Russi. Egli pose il colmo alla inconcepibi- 59 Ibid.
52 l’orizzonte in fuga

42. Panoramica della battaglia di Lutzen, ca. 1814, acquatinta.

anche novelli nell’armi, sbandansi, sorpresi così disarmati, a firma di Pier Damiano Armandi, che quel fatidico
sparsi, senza ufficiali,  senza duci, senza guida. I più inesperti 19 maggio si ritrovò a comandare l’artiglieria. In un
fuggivano alla ventura, senza direzione, mentre i pochi pro- rapporto diretto al colonnello Ruggero Bidasio stila-
vetti tentavano di rannodarsi e di avvicinarsi ai fasci d’armi
da cui già sono intercisi, giacché prima cura dei nemici quel- to il 5 giugno si legge:
la si fu di impedire ai soldati italiani di riprendere le armi che
giacevano qua e là ammonticchiate, come è di costume nei Il giorno 12 maggio p. p. ho dovuto per superiore dispo-
momenti consacrati alla ricreazione... I cannonieri soprattut- sizione prendere il comando dell’artiglieria italiana, servita
to mostrarono in quella giornata cosa valgono gli uomini in dalla 1ª e 13ª compagnia del Reggimento da Lei Comandato.
guerra, nei cimenti, nei pericoli, e gli uomini non già abbru- Ho in seguito avuto parecchie occasioni di condurre al fuo-
titi da eccedente disciplina, ma bensì quelli penetrati dai do- co le predette due compagnie, e testimonio dell’intrepidezza,
veri che la divozione e la gloria delle bandiere sotto cui com- istruzione, calma e disciplina con cui si sono diportate, non
battono ad essi impongono. Quegli intrepidi artiglieri divisi che del buon contegno loro in ogni altra occasione di servizio,
spontaneamente e senza alcun ordine fra loro gli incarichi e mi credo in dovere signor colonnello, di raccomandarle alla
le cure, vegliavano chi ai cannoni onde non cadessero nelle di Lei bontà, assicurandola che ambedue, ma particolarmen-
mani dei Russi; chi correva alle scuderie per estrarre i cavalli te la prima, hanno ottimamente meritato del nome Italiano e
ed attaccarli ai pezzi per muoverli verso qualche sbocco e dell’Arma. Al disastroso affilare di Königswartha dove la di-
condurli alla aperta per potersene servire; chi infine atterrava visione forte di circa 4000 uomini fu sopraffatta da almeno 16
una parte del muro dal lato opposto a quello per dove erano mila nemici, si può dire che l’artiglieria salvò le altre truppe.
entrati i nemici, ed aprivano così un varco sicuro a quelle La sola 1a compagnia era presente a quel fatto con 8 bocche
artiglierie che pervennero in tal modo a porre in salvo.60 da fuoco ed ebbe la presenza di spirito di porne due in batte-
ria a pochi passi dai plotoni nemici che caricavano le nostre
truppe nel villaggio.Il capitano Verna fece varie scariche di
Sebbene riuscisse in extremis ad evitare la cata- mitraglia assai micidiali che arrestarono per un momento la
strofe, il generale Peyri venne comunque esautorato furia degli assalitori e permisero alla divisione di riordinarsi.
ed il comando della divisione passò pro tempore al Egli è vero che i cannonieri furono vittima del loro zelo. I due
generale Sant’Andrea (in attesa dell’arrivo dall’Italia sergenti capi pezzi Colleoni e Delfini e parecchi cannonieri
del generale Fontanelli). Oltre alla ricostruzione del caddero sotto la baionetta russa, come ella vedrà dal qui unito
Lombroso, dello scontro di Koenigswartha ci sono rapporto, ed a noi non fu possibile di salvare che la metà delle
nostre bocche da fuoco, ed anche queste insanguinate sotto le
pervenute varie testimonianze dirette, una di queste ferite dei cannonieri che le avevano difese. E più è da osser-
vare che tutti i cannonieri morti e feriti sono stati percossi di
baionetta e non di arma da fuoco, tanto era la vicinanza a cui
60 Giacomo Lombroso, Vite dei primarj generali ed ufficia- si combatteva. Io che ho veduto l’intrepidezza di questi bra-
li italiani che si distinsero nelle guerre napoleoniche dal 1796 al vi non posso che compiangere vivamente la loro perdita. Al
1815, Milano, 1843, pp. 397-400. sortire dal villaggio l’artiglieria sostenne sempre i quarrè (sic)
bell’italo regno 53

43. Panoramica della battaglia di Bautzen, ca. 1814, acquatinta.

della infanteria sino al raillement, e degli ultimi a ritirarsi fu tima non fosse presente allo scontro; tuttavia, è più
il capitano Verna con un pezzo fiancheggiante un plotone co- probabile che l’omissione si debba ad un riguardo
mandato dal signor generale S. Andrea, dove si trovava anche
il tenente Caraffolli in mia compagnia. Malgrado le rivalità di di Armandi nei confronti sia di Bidasio, il destinata-
mestiere che vi sono alcune volte fra corpo e corpo, tutta la rio del rapporto, che del codice militare, basato sul
Divisione e i signori generali ed ufficiali superiori resero in principio ubi maior minor cessat. In questa prospetti-
quel giorno onorevole testimonianza all’artiglieria e lo stesso va, non sarebbe affatto strano se per correttezza nei
generale in capo lo ha saputo. Il signor tenente Caraffolli col- confronti del colonnello, il maggiore avesse sorvolato
pito nel piede da una palla ricusò di ritirarsi malgrado i forti su ciò che lo riguardava personalmente, vale a dire, il
dolori, né mai volle scostarsi dal mio fianco e mi segui pure il
21 a cavallo sul campo di Bautzen.61 comportamento dei propri uomini.64
Se così fosse, sapremmo per certo che ad impar-
Il maggiore Armandi, già direttore dell’arsenale tire il battesimo del fuoco all’artigliere Codazzi furo-
di Brescia, apparteneva al reggimento di artiglieria a no i russi di Barclay de Tolly il 19 maggio 1813, nel
cavallo agli ordini del colonnello Millo.62 Durante la corso d’un episodio avvilente ma non meno formati-
campagna di Germania il comando effettivo di detta vo. Infatti, se per un verso le circostanze furono tali
unità, limitatamente alle compagnie impiegate colà, da scoraggiare un soldato alle prime armi, per l’altro
ricadde su di lui e sui capisquadrone Neri e Ferra- una matricola ricettiva come il lughese dové trarne
ri.63 Nel rapporto citato, però, egli loda la condot- una lezione indimenticabile. Ciò, in primo luogo,
ta di due compagnie appartenenti al reggimento di perché quel giorno a guidarlo fu un comandante va-
artiglieria a piedi agli ordini del colonnello Ruggero loroso che, con perizia e sangue freddo, raccolse la
Bidasio, tralasciando di riferirsi alla propria unità. A truppa allo sbando e la rincuorò, sollecitandola a far
prima vista, ciò sembrerebbe indicare che quest’ul- fronte disciplinatamente alle forze nemiche.65 Ancor

61 Armandi a Bidasio, “Rapporto in data 5 giugno 1813”,


Giacosa al comando della 1.a e 13.a compagnia di artiglieria a
Arch. di St. di Milano, Cartella 45 A, Ministero Guerra. Citato piedi, coadiuvato dal capitano Giuseppe Verna. Fra gli aneddoti
da N. Giacchi, op.cit. diffusi dai discendenti di Codazzi, uno fra i più gustosi narra
62 Cfr. M. Persico, C. Remino, “Le fucine della Valle Trom-
le circostanze dell’arruolamento di quest’ultimo, appena dicia-
pia alla base della metallurgia bresciana”, in Storia dell’Ingegneria. settenne, ad opera appunto di Armandi. Cfr. M. Longhena, Le
Atti del 2o. Covegno Nazionale, Napoli, 2008, I, p. 1110. Memorie inedite di Agostino Codazzi, Milano, 1930.
63 A. Zanoli, op.cit., p. 351. 65 Cenni sull’attuazione di Armandi e Verna a Koenigswar-
64 A Koenigswartha Armandi rilevò il maggiore Vincenzo
tha in A .Zanoli, op.cit., pag. 226.
54 l’orizzonte in fuga

più importante, a Königswartha Codazzi scoprì – o lo dire, seconde armi, reduce da una campagna disastro-
scoprì a Bautzen o a Lipsia o ad Hanau – che la guer- sa alla quale aveva preso parte in una posizione del
ra era orribile. Nei tre anni trascorsi a Pavia seguen- tutto subalterna. I suoi trascorsi militari sommavano
do i corsi della Scuola Teorico Pratica di Artiglieria quattro anni, ma l’esperienza bellica era di appena
se ne era fatto un’idea diversa, più nobile, comunque qualche mese. Era conscio della portata storica dei
meno sporca e sanguinolenta. Ma le belle uniformi, il fatti in corso? Aveva intrapreso la carriera militare
decoro, la fierezza... tutto svanì in poche ore per col- per scelta e ciò comportava che, una volta congedato,
pa di un’orda di cosacchi imbaldanziti dalla vodka. avrebbe dovuto cercare un altro ingaggio. Compor-
In ogni caso, il lughese, nelle Memorie, non tava pure, ahimè, che da soldato volontario si sareb-
accenna minimamente all’accaduto. Non solo, ma be trasformato in mercenario. Ciò che più lo assilla-
Koenigswartha non rientra nemmeno fra i ricordi va, nella primavera del 1814, non era la situazione
di guerra trasmessi ai congiunti. Lo rimosse perché politica italiana bensì il proprio «sostentamento»: le
mancava d’un adeguato ingrediente epico? Certa- preoccupazioni derivanti da un avvenire tutt’altro
mente no, visto che di eroismo, quel 19 maggio, ne che promettente. Questi timori, unitamente al suo
fu prodigato in quantità. Perché se ne sbarazzò, allo- connaturato pragmatismo, lo indussero a piegarsi
ra? A causa delle umilianti circostanze dello scontro alle circostanze e ad arruolarsi al soldo di chiunque...
oppure per il fatto puro e semplice che si trattò di eccettuata l’Austria. Dopo una parentesi sotto ban-
uno scacco? I ricordi di guerra del lughese – sia quei diera inglese, di cui si parlerà nel prossimo capitolo,
pochi relativi al periodo napoleonico che quelli ben si presentò niente meno che al cardinal Consalvi, se-
più folti riguardanti gli anni americani – privilegiano gretario di stato vaticano, senza però ottenere quel
comprensibilmente gli eventi vittoriosi, in partico- che cercava.67
lare se lo coinvolgono in prima persona. Come si è Devoto ad oltranza alla causa italica e fedele al
detto nel capitolo anteriore, Codazzi giunse a nutrire giuramento prestato all’Imperatore, Ferrari, diver-
dell’eroismo un’idea non convenzionale, più legata samente da Codazzi, riprese posto fra i resti dell’ar-
all’impegno civile che al valore bellico, ma ciò non mata, questa volta agli ordini di Gioacchino Murat,
vuol dire che in gioventù non lo concepisse come l’ultimo discusso napoleonista. In quanto capitano
la maggioranza dei suoi commilitoni, ovvero, come della Guardia Reale e cavaliere della Croce di Fer-
una prodezza individuale all’altezza della mitologia ro, il reggino non avrebbe potuto agire altrimenti: in
imperiale. Il successo, nella prospettiva d’un soldato gioco, per gli ufficiali, non vi era soltanto la leatà a un
volontario, si misurava non solo in termini di soprav- Capo ma anche e soprattutto il senso dell’onore mili-
vivenza ma anche di figurazione personale. Quest’ul- tare. L’onorabilità era comune anche al lughese, tut-
tima, a sua volta, rientrava in un sistema retorico che tavia questi era un sottufficiale, un artigliere anonimo
la corroborava qualitativamente e ne soprintendeva privo di convinzioni sedimentate, legato all’esercito
il trasferimento narrativo: vale a dire che l’eroismo italiano da un voto irriflessivo, dal quale si ritrovò
richiedeva racconti ad hoc (i bollettini e i rapporti di affrancato a fortiori. Mentre per un soldato di elezio-
guerra costituivano l’espressione ufficiale di tale mec- ne come Ferrari la dedizione non aveva né limiti né
canismo). Tipico, a questo proposito, è un aneddoto scadenze, per il lughese la promessa di fedeltà venne
facente parte delle leggende famigliari dei Codazzi- meno automaticamente e senza visibili contraccolpi.
Convers, relativo alla battaglia di Lutzen (combattu- A differenza di Ferrari, che fin dall’inizio aveva
tasi il 2 maggio 1813). Lo riferisce la figlia Constanza: elevato la carriera delle armi a scopo della propria
vita, realizzandosi in tutti i sensi attraverso di essa,
In questa battaglia, la prima a cui prese parte Codaz-
zi, accadde che la sua compagnia fu inviata a difendere una
Codazzi, aveva vissuto il servizio militare da civile.
posizione di particolare importanza, con l’ordine di passare Invero, gli anni pavesi, che costituiscono a tutti gli
per le armi chiunque avesse abbandonato il proprio pezzo. Il effetti il periodo più fruttuoso della sua carriera di ar-
nemico piazzò una grossa batteria proprio di fronte a quella tigliere, si erano dipanati fra un’aula e l’altra, fra una
di Codazzi. In breve, quest’ultima si ritrovò decimata sicchè lezione e l’altra. In quei tre anni aveva accumulato
il capitano spedì un tenente a chiedere rinforzi. Nel frattem- nozioni che, se sviluppate ulteriormente, avrebbero
po le perdite aumentarono a tal punto che rimasero in vita potuto fare di lui un ‘ingegnere-geografo’. Il corpo
unicamente il maresciallo Codazzi ed un soldato. Essi conti-
nuarono a far fuoco fino a quando il soldato cadde ferito mor- degli “Ingénieurs-géographes”, annesso all’Artiglieria
talmente. Rimasto solo, Codazzi decise di rimanere al proprio e incaricato principalmente dei rilevamenti topogra-
posto ed ebbe l’audacia di montare a cavallo del cannone in fici, aveva raggiunto sotto Napoleone un’importanza
attesa della morte. In quel momento sopraggiunsero i rinfor- considerevole, per cui entrarvi, per un giovane dota-
zi, agli ordini del maggiore comandante dell’unità. Questi to e ambizioso, non sarebbe stato impossibile.
gridò a Codazzi: Che fai lassù? Ed egli rispose: ici foutu en L’artigliere Codazzi non era immune al fascino
attendant la mort!66

Torniamo alla primavera del 1814. Era con- 66 Cfr. D. Magnani, Agustín Codazzi, Bogotá, 1881, p. 6.
sapevole il nostro eroe di ciò che accadeva attorno Cfr. G. Antei, Los Heroes Errantes, op.cit., pp. 47 e ss.
a sé? Nel momento in cui il Regno d’Italia crollò e 67 Attraverso le Memorie Codazzi voleva dimostrare come
l’esercito venne disciolto, Codazzi non aveva ancora «col mezzo delle armi [fosse possibile] procurarsi una qualunque
compiuto 21 anni. Era un maresciallo alle, per così tenue fortuna». A tale scopo si appellò al proprio esempio.
bell’italo regno 55

delle armi, ma il sapere lo attirava maggiormente. Ciò la propria inesauribile curiosità. Nel preambolo ap-
che nel fondo gli premeva non era tanto coprirsi di posto alle Memorie mise in chiaro tutto ciò in poche
gloria, meta, in ogni caso, fuori dalla portata di un eloquenti parole:
graduato, quanto conoscere il mondo. In altre pa-
Si sviluppò in me quella inclinazione irresistibile a viag-
role, intendeva la carriera militare come un mezzo giare e battere la carriera delle armi, in cui sembravami di
più che un fine: un mezzo per fare fortuna, certo, poter solcare i più lontani mari, vedere le più remote regioni,
ma soprattutto un mezzo per viaggiare e soddisfare e le molteplici e grandi opere della natura, da un’estremità

44. L. Beyer, Soldati allo sbando, 1813-1815, inc.


45. Anon., Allegoria della fine della Republica Cisalpina, 1797, inc. col.
fumo di patria

Dopo la caduta del Regno, le milizie italiche ven- ha servito per lo spazio di un anno e sette mesi non
nero disciolte. Agli ufficiali e ai soldati di carriera venne avendo in tutto questo tempo mai dato motivo di la-
offerto (o piuttosto concesso) di passare sotto bandiera gnarsi di lui, essendosi sempre diportato con buo-
austriaca. Molti accettarono, altri invece si rifiutarono na ed onorevole condotta dando prove d’attività ed
perché attratti dalla prospettiva di continuare in armi esattezza nel servizio, per i quali motivi gli rilascio
non più per la Francia bensì per l’Italia. Richiami in il presente perché se ne possa valere dove il crederà
questo senso giungevano da più parti: il maggiore Pier necessario.»2
Damiano Armandi e il capitano Costante Ferrari, per Nel corso di quell’anno e sette mesi il mondo
esempio, si unirono alle fila di Murat, il cui progetto che Codazzi, ora ventiduenne, s’era costruito in gio-
di emancipazione e unificazione della penisola parve ventù, gli crollò addosso. Svanì il mito dell’invinci-
convincente a buona parte dei soldati-patrioti; Agosti- bilità napoleonica, andò in malora il Regno Italico e
no Codazzi, invece, si arruolò nell’Italian Levy di Lord si concluse la sua breve carriera militare nell’esercito
Bentinck. Ma le promesse dei “liberatori” risultarono italiano. Arruolatosi di seguito nell’Italian Levy di
vane; ciò non solo per colpa di costoro ma per la man- lord William Bentinck assisté all’agonia della Repub-
canza, fra gli italiani, di un’idea comune, di una comu- blica di Genova (conclusasi il 12 dicembre 1814 con
ne volontà di riscatto. A Codazzi, alla fine, ne venne l’annessione al Piemonte). Incorporato alla spedizio-
in tasca una «buona gratificazione», pari a tre anni di ne anglo-siciliana contro Murat, nella primavera del
paga, abbastanza per cominciare una nuova vita. 1815 presenziò la fine del sogno di un’Italia unita e
indipendente. A Marsiglia, nell’estate successiva, fu
Nel dicembre del 1815 i militi dell’Italian Levy spettatore del ritorno sul trono di Luigi XVIII e a
riuniti a Genova vennero informati dell’imminente Genova, alla fine dell’anno, dell’arrivo delle truppe
scioglimento del corpo. Di lì a pochi giorni, a ciascu- sabaude. Nelle Memorie – che per quel che riguarda
no di loro venne consegnato un benservito a stampa, il periodo napoleonico sappiamo improntate ad un
datato 16 gennaio 1816, sormontato dallo stemma singolare riserbo – i mesi trascorsi nell’Italian Levy
britannico sorretto dal leone coronato e dal liocorno nono narrati così:
col motto “Dieu et mon Droit”.1 Quello del nostro [Allo scioglimento dell’esercito del Regno Italico] venni
eroe diceva (o avrebbe potuto dire): «Certifico io sot- in Patria e pochi dì mi ristette e passato in Genova presi ser-
toscritto coll. Giambattista Ciravegna che il tenente vizio nelle truppe italo-britanniche sotto i comandi di Lord
in 2.a Agostino Codazzi del detto 3.o Reggimento Bentinck al 3.o Regg. della leva ital. come cadetto. Passai di

1 Cfr. Ilari, Crociani, Ales, Il regno di Sardegna nelle guer- da Ilari. In proposito, è possibile che le liste fossero riservate
re napoleoniche e le legioni anglo-italiane (1799-1815), Novara, ai soli ufficiali in servizio effettivo (e non a quelli di nomina). È
2008, pp. 283-284 possibile altresì che il lughese fosse stato distaccato presso l’arti-
2 Ibidem. In verità, il nome di Codazzi non compare nelle
glieria siciliana. Comunque sia, non vi è dubbio che fu congedato
liste degli ufficiali dei tre reggimenti dell’Italian Levy riportate con il grado di tenente in seconda del corpo italo-britannico.
58 l’orizzonte in fuga

do, era precipitato nel «nulla civile, segno e ludibrio


della ingiuriosa fortuna». Quello stato infamante,
patito entro le pareti d’una casa – quella paterna –
immersa nella quiete neghittosa della provincia emi-
liana, durò fino ai primi mesi dell’anno successivo,
quando si lasciò alle spalle la «vita inoperosa e mol-
le» del reduce per volgersi nuovamente al mestiere
delle armi. A riscattarlo fu Murat, di gran lunga il più
pittoresco dei napoleonidi. Trascinato dall’impeto di
re Gioacchino, Ferrari ruppe gli indugi il 28 febbraio
1815, intraprendendo un lungo viaggio a piedi che
da Reggio, attraverso Ancona e Sulmona, lo condus-
se a Napoli. Ma sebbene movimentata, la sua nuova
«militare carriera» durò soltanto fino al dicembre
successivo.3
Il racconto delle peripezie vissute dal reggino
nel corso di quell’annus horribilis in Italia, in Francia
e in Corsica – dapprima sulle orme di Murat poi del
Buonaparte dei Cento giorni – è a dir poco rivelato-
re. A differenza di altri cronisti, Ferrari offre dei fat-
ti uno scorcio del tutto personale, scevro o quasi da
intonazioni retoriche e da intenti di storicizzazione.
«Franco, ardito, impetuoso, schietto – osserva Fran-
cesco Campi – [Ferrari] racconta di sé il buono e il
cattivo, dipinge le cose con evidenza e con brio.»4
Scritte per «fuggir ozio» e destinate a non lasciar mai
gli stipi dello scrittoio dell’autore, le Memorie postu-
me possono peccare d’ingenuità e d’imprecisione
ma non mancano certo di buonsenso; ed è appun-
to questa fondamentale ragionevolezza a renderne
la lettura utile oltre che godibile.5 Dalle non poche
46. L. Beyer, Soldati in marcia, 1813-1815, inc. pagine dedicate agli avvenimenti in questione non af-
fiorano solo i penosi sentimenti di un giovane ufficia-
poscia nell’artiglieria e partì per la Sicilia alla discesa del- le sbandato nei confronti del tracollo napoleonico e
le truppe napoletane negli stati pontifici. Rivenni poscia in dell’infausta impresa del re di Napoli, ma ne traspare
Genova, indi a Marsiglia dopo accaduta la battaglia di Va-
terloo, ove per vari mesi restai in guarnigione occupando
anche l’inconsapevolezza politica – se non la totale
allora il grado di tenente in 2.o e disimpegnando le funzioni incomprensione – degli ex-soldati del Regno Italico
di quartier mastro. Ritornai a Genova ove furono sciolte le rispetto ai progetti indipendentisti. Sebbene fossero
truppe italo-britanniche (...) onde mi decisi a rivolgere al- sinceramente disposti a battersi per l’emancipazione
trove i miei passi. della penisola – Ferrari insegna – ben pochi di essi
attribuivano a tale obiettivo un significato concreto.
Con ogni probabilità l’aiutante sottufficiale Co- Le fazioni politiche e le correnti ideologiche at-
dazzi si allontanò da Mantova poco dopo l’arrivo in tive nella società civile, in particolare a Milano e nelle
città delle truppe di Bellegarde, avvenuto come si ri- grandi città, non avevano equivalenti nella soldate-
corderà il 27 aprile 1814, quando fu chiaro che per i sca. Diciture quali italici puri, murattiani, austria-
soldati italiani non esisteva più un futuro. Da Lugo, canti e franciosanti non dicevano nulla a dei ‘vecchi
dove giunse nella seconda metà di maggio trattenen- mustacchi’ accomunati dall’idolatria bonapartista e
dovisi per un paio di settimane o poco più, prose- dall’odio per l’Austria. Ferrari era in primo luogo un
guì verso Genova. Dal canto suo, il capitano Ferrari, soldato, poi un devoto napoleonista e solo da ultimo
allora trentenne, venne congedato forzosamente il un patriota: l’esprit de corps, l’onore militare e la fe-
26 luglio 1814. «Ecco adunque finita la mia militare deltà al Caporaletto venivano prima dell’Italia. Ben-
carriera dopo quasi 14 anni di servigio, e nel meglio ché accorati, gli accenni all’indipendenza della peni-
dell’età e delle speranze...», si rammarica nell’au- sola – nelle Memorie postume – sono contati, e forse
tobiografia al ricordo ancor vivo, dopo trent’anni, frutto di esperienze e idee maturate posteriormente.
dell’infausto giorno in cui, appesa la spada a un chio- Nel 1814 l’amore patrio d’un Ferrari o d’un Codazzi
non riguardava tanto un inesistente stato nazionale a
3
forma di stivale quanto i luoghi natii, si chiamassero
C. Ferrari, Memorie postume, pp. 356-405. Reggio o Lugo. Un amore, si aggiunga, che s’incar-
4 Citato da M. Menghini nella sua introduzione alle Memo-
rie postume (ed. 1942). nava simbolicamente nella figura del padre, il depo-
5 Ibid. sitario dei sacri lari. La patria era innnanzi tutto la
fumo di patria 59

47. Veduta di Lugo e chiesa del Carmine nel primo Ottocento, inc.

casa – il «domestico focolare» –, poi il reggimento e Si apre per Voi un nuov’ordine diretto a ripristinare e
infine l’Italia... quell’araba fenice introvabile eppure stabilire la Vostra felicità... è del Vostro interesse, Coraggiosi
così presente sulle labbra di tutti.6 e Bravi Italiani, il farvi strada colle Armi al Vostro risorgi-
mento, ed al Vostro ben’essere... Avete tutti a divenire una
Nazione indipendente: avete a far distinguere il vostro zelo
Quando Codazzi, lasciatasi alle spalle l’artiglieria pel Pubblico bene. Diverrete felici se sarete fidi a chi vi ama,
a cavallo, arrivò a Lugo, il generale Ekhard era stato e protegge!8
nominato da pochi giorni governatore civile e mili-
tare di tutte e tre le Legazioni in nome del Governo A differenza di molti altri lughesi, Codazzi non
provvisorio austriaco.7 Nella cittadina continuava ad amava affatto l’Austria, motivo per cui non intende-
aleggiare il ricordo del Regno d’Italia Indipendente va accettarne la protezione né tanto meno schierarsi
fondato a Ravenna l’8 dicembre anteriore dal conte dalla sua parte. Esistevano altri modi più onorevoli
Nugent, comandante delle «forze austro-britanne», per «farsi strada con le armi al risorgimento» dell’Ita-
ed estintosi in gennaio, ed è probabile che vi circolas- lia che non giurando fedeltà ad una bandiera contro
sero ancora copie dell’appello che lo stesso Nugent la quale aveva combattuto fino a poche settimane pri-
aveva rivolto ai romagnoli in tale occasione: ma. Ciò che aveva ispirato le milizie italiche fin dalla

6 Si rammenti che Ferrari svolse un ruolo non del tutto del governo pontificio. Alcuni mesi dopo assunse il comando di
trascurabile nelle lotte risorgimentali. In merito basti vedere la un battaglione di volontari che, tra le truppe agli ordini del gen.
scheda a suo nome nel Dizionario Biografico degli Italiani, firmata G. Durando, combatté nella campagna del Veneto, prendendo
da V. Fannini: «Nel 1831, allo scoppio dell’insurrezione dell’Ita- parte alla resistenza di Vicenza all’assedio austriaco. Dopo la ca-
lia centrale, il F. offrì subito i propri servizi alla causa liberale. L’8 pitolazione della città (11 giugno 1848) il F. ed i suoi uomini si
febbraio 1831 la Commissione provvisoria di governo di Imola concentrarono a Bologna, dove furono coinvolti negli scontri che
lo nominò comandante in capo della forza nazionale della città, portarono alla cacciata degli Austriaci (...) Ultimo suo atto poli-
conferendogli dieci giorni dopo il grado di colonnello. Partito tico fu, nell’aprile del 1849, l’adesione alla vibrante, ma sterile,
alla testa di un ristretto manipolo di volontari romagnoli alla protesta contro la spedizione francese su Roma. A partecipare
volta di Roma, dovette desistere dal suo intento per la capitola- alla difesa della città fu impedito dall’età e dagli acciacchi».
7 Cfr. L. Rava, Il maestro d’un dittatore. Domenico Antonio
zione di Ancona (...) A trarlo dal grigiore [del Serraglio] furono
i gloriosi trascorsi militari che gli valsero, nell’ottobre del 1847, Farini, Roma, 1899, pp. 50-55
8 Riprodotto da L.Rava, op.cit., pp. 54-55
la nomina a comandante del battaglione civico di Imola da parte
60 l’orizzonte in fuga

48. F. Guascone, Allegoria della Libertà, ca. 1797, olio su tela.

loro creazione era quello stesso ideale patriottico di tinck si era premurato di darne pubblico annuncio
cui gli austriaci cercavano ora di servirsi per confon- con queste parole:
dere le coscienze. Uno dei modi per «farsi strada»
Avendo l’armata di S. M. Britannica sotto il mio coman-
era quello additato dal comandante delle forze bri- do scacciati i Francesi dal territorio di Genova, è divenuto
tanniche nel Mediterraneo, lord William Bentick, necessario il provvedere al mantenimento del buon ordine
un uomo di comprovata fede liberale. Questi, dopo e governo di questo Stato. Considerando che il desiderio
essersi adoprato con successo per dotare il Regno di generale della Nazione genovese pare essere di ritornare a
Sicilia d’una costituzione di stampo inglese, aveva quell’antico Governo, sotto il quale godeva libertà, prospe-
messo in marcia un piano ben più ambizioso finaliz- rità ed indipendenza; e considerando altresì che questo desi-
zato alla creazione di una nazione indipendente sui derio sembra essere conforme ai principii riconosciuti dalle
alte Potenze alleate di restituire a tutti i loro antichi diritti e
domini francesi o filo-francesi in Italia. privilegi: dichiaro che la Costituzione degli Stati genovesi,
Nel prosieguo di tale schema, scrive il Colletta, quale esisteva nell’anno 1797, con quelle modificazioni, che
lord Bentinck si diresse per mare a Livorno, dove il pubblico bene e lo spirito della originale Costituzione del
«con mostre d’amicizia sbarcò dal naviglio schiere 1576 sembrano richiedere, è ristabilita.10
inglesi e siciliane, sotto insegna che portava scritto
‘Libertà e indipendenza italica’, e le incamminò so- Codazzi, che sicuramente conobbe l’editto ge-
pra Genova».9 Il 14 marzo, ad una settimana dallo novese, non potè non coglierne gli aspetti positivi.
sbarco, Bentinck diffuse un proclama invitando gli La libertà, la prosperità e l’indipendenza del popolo
italiani ad unirsi al suo intento. Subito dopo si mosse ligure antecedevano ogni altra considerazione e se
verso la Liguria, scacciando i francesi dalla Riviera di il «desiderio generale» era o appariva «conforme ai
Levante. Dando prova di coerenza e sincerità, il 26 principii riconosciuti dalle alte Potenze alleate» tan-
aprile successivo accolse la richiesta dei genovesi di to di guadagnato. L’eventualità che tale rispondenza
ripristinare l’antica costituzione repubblicana. Ben- equivalesse in realtà ad una condizione imposta dal-

9 Pietro Colletta, Storia del Reame di Napoli dal 1734 Provvisorio dello Stato Genovese”, in Raccolta delle leggi ed atti
sono al 1825, Parigi, 1837, II, p. 121 pubblicati dal Governo provvisorio della Serenissima Repubblica
10 W. Bentinck, “Proclama per la formazione del Governo
di Genova, Genova, 1814
fumo di patria 61

49. Porto e città di Genova, piano topografico di J.J. de Lalande, 1769.

la Coalizione a scapito del diritto delle genti liguri liani che avessero voluto battersi per assicurarla. Era
all’autodeterminazione, venne scartata sui due piedi. appunto in previsione degli appelli di costoro – di-
Alla fine di aprile del 1814 i disegni alleati circa il fu- ceva il proclama di Livorno – che la Gran Bretagna
turo degli stati italiani erano un’incognita, quindi non aveva sbarcato un contingente sui lidi toscani: «Chia-
esistevano elementi per dubitare della buona fede di mateci, e noi accorreremo, ed allora i nostri sforzi ri-
un whig come lord Bentinck. Se questi aveva men- uniti faranno che l’Italia divenga ciò che nei migliori
zionato la conformità, probabilmente l’aveva fatto o suoi tempi l’Italia già fu...»
per esigenze diplomatiche o per fugare in anticipo
la diffidenza che l’assetto repubblicano della Ligu- Tendenzialmente romantico alla stregua di gran
ria avrebbe potuto causare negli austriaci. D’altron- parte della gioventù dell’epoca, Codazzi, anche per
de, la genuinità dell’interesse di lord Bentinck verso questo, non era in grado di avvertire i rischi connes-
il «pubblico bene» era già ravvisabile nel proclama si alle promesse d’un uomo che “where his political
di Livorno, un documento per certi versi più espli- principles and Italian liberation were concerned... re-
cito e diretto dell’editto genovese. Infatti, mentre in mained an incurable romantic.”11 Qualcosa di analo-
quest’ultimo si annunciava il ripristino di istituzioni go può dirsi del rapporto acritico stabilito da Ferrari
e privilegi soppressi dai francesi, nel proclama del 14 nei confronti delle lusinghe di Murat. Nel caso del
marzo s’incitavano gli italiani ad unirsi in armi per far reggino, gli effetti illusori scatenati in lui dagli edit-
valere il sacrosanto diritto alla libertà: ti murattiani furono particolarmente intensi, non da
ultimo per la somiglianza di temperamento che lo
Italiani! Non più esitate, siate Italiani, e tu specialmente
Armata Italiana pensa che la gran causa della tua Patria è nel-
univa al re di Napoli, anch’egli «giocondo sempre e
le tue mani. Guerrieri dell’Italia non vi si domanda di venire pur guerresco».12 Comunque sia, il proclama appar-
a noi, ma vi si domanda che facciate valere i vostri propri
diritti, e che siate liberi.
11 Cfr. D. Gregory, Sicily, the insecure base: a history of the

Fra l’appello di Bentick e quello di Nugent esi- British occupation of Sicily, London-Toronto, 1988, p. 188. Al di
steva una significativa differenza, differenza che i veri là dell’impronta demagogica, il proclama di lord Beninck rivela
patrioti non potevano non cogliere. Mentre il secon- meccanismi retorici ampiamente diffusi nel linguaggio politico
e nella cultura romantica dei primi anni dell’Ottocento. Oltre a
do intendeva la felicità degli italiani in termini ridut- non essere ancora così scaltrito da afferrare appieno l’ambiguità
tivi, condizionandola alla loro sudditanza rispetto ad dell’editto, Codazzi era ovviamente esposto all’effetto illusorio di
una potenza straniera, il primo la interpretava come meccanismi persuasivi del genere.
un diritto naturale, solidarizzandosi con quegli ita- 12 L’espressione è del Ferrari, che la rivolge a se stesso.
62 l’orizzonte in fuga

50. Proclama di Rimini, 30 marzo 1815, I. 51. Proclama di Rimini, 30 marzo 1815, II.

so a Rimini il 30 marzo 1815 era ben più articolato con invasioni e scempi le glorie accumulate in altri
e toccante di quello livornese di Bentinck. Murat tempi: «Padroni una volta del mondo, espiaste que-
l’aveva concepito al fine di raccogliere attorno a sé sta gloria perigliosa con venti secoli d’oppressioni e
«tutti i bravi per combattere» nonché quanti avesse- di stragi». Pareggiati i conti con la storia, era giunta
ro «profondamente meditato sugli interessi della loro l’ora di rialzare la testa: «Sia oggi vostra gloria di non
patria»: avere più padroni. Ogni nazione deve contenersi nei
limiti che le diè natura. Mari e monti inaccessibili,
Italiani! L’ora è venuta che debbono compiersi gli alti
vostri destini. La Provvidenza vi chiama infine ad essere una
ecco i limiti vostri». Ma l’ordine della natura doveva
nazione indipendente. Dall’Alpi allo stretto di Scilla oda- ristabilirsi con la spada: «Torni all’armi deposte chi
si un grido solo “L’indipendenza d’Italia!” Ed a qual titolo le usò tra voi, e si addestri ad usarle la gioventù ine-
popoli stranieri pretendono togliervi questa indipendenza, sperta... Tutta insomma si spieghi ed in tutte le forme
primo diritto, e primo bene d’ogni popolo? A qual titolo si- l’energia nazionale». Il destino bussava alla porta, bi-
gnoreggiano essi le vostre più belle contrade? A qual titolo sognava decidere subito il futuro dell’Italia, «se do-
s’appropriano le vostre ricchezze per trasportarle in regioni vrà essere libera, o piegare ancora per secoli la fronte
ove non nacquero? A qual titolo finalmente vi strappano i
figli, destinandogli a servire, a languire, a morire lungi dalle umiliata al servaggio». La lotta per l’affrancamento
tombe degli avi?13 dallo straniero non ammetteva altri tentennamenti, la
libertà e l’onore erano beni troppo grandi per conce-
Subito dopo il re di Napoli si chiedeva: «Invano dersi tregue: «La lotta sia decisiva: e ben vedremo as-
adunque natura levò per voi le barriere delle Alpi? sicurata lungamente la prosperità d’una patria bella,
Vi cinse invano di barriere più insormontabili ancora che, lacera ancora ed insanguinata, eccita tante gare
la differenza dei linguaggi e dei costumi, l’invincibile straniere». Il mondo trepidava nell’attesa, pronto ad
antipatia de’ caratteri?». La risposta non poteva es- acclamare la vittoria d’un popolo voglioso solo della
sere che una: «No, no: sgombri dal suolo italico ogni propria indipendenza: «Gli uomini illuminati d’o-
dominio straniero!». Gli italiani avevano scontato gni contrada, le nazioni intere degne d’un governo
liberale, i sovrani che si distinguono per grandezza
di carattere godranno della vostra intrapresa, ed ap-
13 “Editto di Rimini”, 15 marzo 1815. plaudiranno al vostro trionfo». Finalmente Murat
fumo di patria 63

52. H. Goltzius, Orazio Coclite, 1586, inc. 53. H. Goltzius, Marco Valerio Corvo, 1586, inc.

si domandava: «Potrebbe ella non applaudirvi l’In- nobili non esistevano. Murat non adduceva esempi,
ghilterra, quel modello di reggimento costituzionale, ma il rimando agli artefici della grandezza romana –
quel popolo libero, che si reca a gloria di combattere, Orazio Coclite o Marco Valerio Corvo – era traspa-
e di profondere i suoi tesori per l’indipendenza delle rente: se un solo uomo coraggioso aveva determinato
nazioni?». il futuro d’un impero, che cosa non avrebbero fatto
Indi, rivolto ai soldati, Murat prorompeva: «Il migliaia di patrioti in armi?14
grido di guerra risuona di bel nuovo tra voi. La voce Per un ex-capitano della Guardia Reale e irri-
dell’onore e della gloria ci chiama a combattere.» ducibile napoleonista come Ferrari il proclama di
L’Austria non aveva adempiuto alle promesse e si era Rimini rappresentava la sospirata conclusione di una
rivoltata in armi contro il popolo italico, privandolo snervante attesa. Tuttavia, l’accenno all’Inghilterra
di ciò che era suo. Dalle «Province concedute all’Au- quale stato modello e campione di libertà, non dové
stria in pegno di condizioni da essa non adempiu- piacergli, e ciò a causa dell’idea negativa che si era
te» si levavano in coro voci che chiamavano «le armi fatto della ‘perfida Albione’. Nemmeno Codazzi,
vendicatrici del nome Italiano, a liberarle dall’unque probabilmente, avrebbe aderito al lusinghiero giu-
mai detestato Austriaco giogo». La storia incalzava, dizio formulato da Murat. Nell’arco dei circa dieci
l’orgoglio nazionale pure: mesi trascorsi fino ad allora al servizio di Sua Maestà
britannica, l’appello di Livorno s’era rivelato incon-
E qual mai causa più santa trattossi della nostra? Noi sistente se non ingannevole, e il fatto che ciò fosse
combatteremo per la libertà, per la Indipendenza della Pa-
tria, pel trionfo dei principi liberali (...), e per la gloria milita- imputabile non a Bentinck bensì all’ipocrisia del go-
re prima sorgente della forza, e della grandezza delle Nazioni. verno inglese, deciso a compiacere l’Austria ad ogni
costo, non cambiava le cose. Arruolatosi sotto l’U-
Sui vessilli dell’armata liberatrice era ricamata nion Jack in virtù dei riflessi libertari che ne emana-
la scritta “Onore e Fedeltà senza macchia”: virtù più vano, il lughese si era ritrovato invece a combattere a
favore del nemico storico dell’indipendenza italiana.
Mentre si accingeva a sbarcare sulla costa napoletana
14
Si veda la legenda dell’incisione di Hendrik Goltzius ripro-
per unirsi alle truppe austriache incaricate di mettere
dotta sopra a destra: “Nempe haec imperii sunt incrementa futuri fine una volta per tutte ai progetti di Murat, Codazzi
unum tot remorae millibus esse virum”. La stessa incisione venne era ormai conscio, che le promesse britanniche si ri-
corredata da due diverse legende; quella citata si deve a William ducevano a propaganda. Un attento testimone degli
van Est (Guilelmus Estius) eventi, il romagnolo Domenico Antonio Farini, an-
64 l’orizzonte in fuga

54. Napoleone sbarca ad Antibes, 1 marzo 1815, litogr. col. da acquerello di Ph.F. Reinhold.

notò in proposito: regno, l’antico potere del popolo-re farà tutt’uno con la mo-
(...) si fece correr voce che era nella mente delle alte Poten- derna civiltà del mio primo impero; e Roma sarà pari a Parigi,
ze di render questo suolo libero da ogni straniero vincolo. pur permanendo all’altezza deile sue grandi memorie, che essa
Queste voci si fecero correre da ogni angolo dove gli Inglesi unirà alla forza istituzionale di Sparta e all’atticismo di Atene.
ponevano piede e venivano poi accreditate da proclami, da In Francia sono stato il colosso della guerra, in Italia mi tra-
promesse e dai discorsi che tenevano i principali personaggi sformerò nel colosso della pace.] 16
che figuravano in questa scena, fra i quali merita speciale ri-
cordanza lord Bentinck. 15 Per un cadetto dell’Italian Levy classe 1793,
nato dunque nel bel mezzo del periodo rivoluziona-
Murattiano convinto, Farini non avrebbe am- rio, le potenze europee si dividevano in retrograde e
messo che anche l’editto di Rimini potesse rientrare avanzate. Crollato l’impero napoleonico, fra queste
in una strategia propagandistica, ma era così: secon- ultime rimaneva soltanto l’Inghilterra, che vi figura-
dando, anzi, capeggiando le aspirazioni patriottiche va per essersi schierata a fianco dei combattenti per
degli italiani, Murat puntava a smaterializzare ai loro la libertà spagnoli. Se ora essa si alleava con l’Au-
occhi le proprie mire personali. Tale effetto purifica- stria e gli altri stati reazionari, chi si sarebbe eretto a
tore era necessario per dare credibilità – e ottenere paladino degli ideali più cari? Chi avrebbe tutelato
di conserva appoggio popolare – alla propria candi- il diritto all’indipendenza e alla felicità dei popoli?
datura a sovrano della penisola. D’altro canto, erano Ovviamente Codazzi ignorava i giochi di potere in
forse più sincere le parole che Buonaparte, in esilio corso al Congresso di Vienna; tuttavia, l’esperienza
all’isola d’Elba, rivolse a chi gli proponeva d’inco- e la sensatezza non potevano non renderlo circospet-
ronarsi imperatore di Roma? Disse Napoleone che to nei confronti delle nazioni vincitrici, soprattutto
avrebbe fatto degli sparsi popoli d’Italia una sola na- quando queste non si peritavano di scindere la po-
zione, unificandone i costumi ed elevandola a livelli litica dal diritto, l’interesse dei governi da quello dei
di civiltà e progresso mai neanche immaginati, e alla
fine promise:
Sous mon règne, l’antique majesté du peuple-roi s’alliera 15 Citato da L. Rava, op.cit., p. 52.
à la civilisation moderne de mon premier empire; et Rome éga- 16 Napoleone Buonaparte a due membri del congresso ita-
lera Paris, sans cesser d’être à la hauteur de ses immenses sou- liano in visita all’Elba, ott.-dic. 1814. Cfr. Melchiorre Delfico [un
venirs, qu’elle associera à la force d’institution de Lacédémone Citoyen de la Corse], La Verité sur les Cent Jours principalement
et à l’atticisme d’Athènes. J’ai été en France le colosse de la par rapport à la renaissance projetée de l’Empire Romain, Bruxelles
guerre, je deviendrai en Italie, le colosse de la paix [Sotto il mio 1825, pp. 218-221.
fumo di patria 65

popoli. Dal suo punto di vista, l’argomento addotto


dall’Inghilterra secondo il quale le aspirazioni degli
stati italiani all’autodeterminazione erano sacrificabi-
li all’accrescimento strategico della potenza austriaca
e, di conseguenza, alla sicurezza delle corone euro-
pee, sarebbe parso arrogante e oltraggioso.

Pur nella sua crudezza, tale ragionamento non


mancava di coerenza, quanto meno nella logica dei
firmatari degli accordi di Vienna. Di fatto, sotto la
guida del visconte Castlereagh, ministro degli esteri
dal 1812 al 1822, la diplomazia britannica s’imper-
niò sul principio “of consolidating the different states
on the frontiers of France, to prevent a recurrence of
those evils from which Europe had so recently been
delivered” [stabilizzare i diversi stati confinanti con
la Francia onde prevenire la ricomparsa di quei mali
da cui l’Europa si era così da poco liberata].17 Oltre
a determinare lo smantellamento della Repubblica
di Genova a favore del re di Sardegna, tale direttiva
promosse l’irrobustimento della presenza austriaca
nella penisola. Per l’Inghilterra il costo delle campa-
gne combattute contro Napoleone – soprattutto in
Europa – era stato ed era ancora altissimo, motivo
per cui ne urgeva l’abbattimento; tuttavia, il ritiro
dei Redcoats dal continente era subordinato al tra-
sferimento ad una potenza fidata delle funzioni di
vigilanza e repressione dei possibili intenti destabi-
lizzatori (l’avanzata francese era stata favorita appun-
to dall’assenza di efficaci deterrenti politico-militari
a livello europeo.) In questa prospettiva, l’Austria, se
sostenuta, avrebbe potuto svolgere al meglio il ruolo
di cerbero. 55. Red Coat, seconda metà XVIII sec., inc. col.
L’accordo fra il visconte Castlereagh e il princi-
pe di Metternick non si fondava unicamente sul ri- loro superiore legittimità, potevano implicare il non
conoscimento inglese del nuovo status austriaco, ma riconoscimento di diritti e rivendicazioni nazionali.
anche su un comune intendimento circa i metodi con L’iniquità del principio secondo cui il prezzo della
cui preservare la sicurezza europea. Al riordinamen- pace e del benessere dei più forti sarebbe ricaduto
to continentale del 1815 si giunse principalmente sui più deboli era solo apparente. Questi ultimi, in-
grazie a questa convergenza di interessi e di vedute.18 fatti, non solo avrebbero usufruito di riflesso di beni
Prefigurato da Metternich già nel 1813 nella “Dé- inestimabili quali la quiete e la sicurezza, ma si sa-
claration de Frankfort”, l’assetto sancito a Vienna si rebbero avvalsi della protezione delle grandi potenze
basò su una dottrina formulata dal principe stesso: contro i nemici interni. Tutto ciò a cambio della ri-
“une juste équilibre par une sage repartition des forces” nuncia a incoerenti velleità libertarie.
[un giusto equlibrio mediante una saggia ripartizione Gli egoismi (fossero irredentistici o costituzio-
delle forze.]19 La saggezza voleva che le forze fossero nalistici) dovevano soccombere all’altruismo: era
distribuite secondo un disegno strategico sovrana- questo il postulato morale, ancor prima che politico,
zionale che garantisse i nuovi equilibri. Questi, nella condiviso da Castlereagh e Metternich.20 Nel caso

17 Lettera di lord Caslereagh a William Bentinck. Cfr. 19 K. von Metternich, “Mémoire”, 28 genn. 1815: “Dans

“Papers relating to Genoa” e “Motion respecting the Transfer of l’intention de conquérir la paix de l’Europe [si rende necessario]
Genoa” in The Parliamentary Debates from the year 1803 to the l’établissement d’un système d’équilibre fondé sur une juste répar-
present time, XXX, 1815, pp. 387-418 e pp. 820-840. tition de Forces entre les Puissance.” Cfr. British and Foreign State
18 Ivi, p. 840. La spiegazione data da lord Castlereagh cir-
Papers, 1814-1815, London, 1839; G. de Garden, Histoire géne-
ca la cessione di Genova al Piemonte fu questa: poiché a causa rale des Traités de Paix, XV, Paris, 1848-1859, pp. 183-184.
della debolezza del re di Sardegna “Buonaparte had been able to 20 Il visconte Castlereagh si spinse oltre, trasferendo in pa-

over-run and conquer Italy” ora l’Inghilterra intendeva “to place a tria lo stesso principio, in questo confortato da lord Sidmouth,
barrier between France and Italy, that would prevent such a conse- segretario agli interni. L’intransigente opposizione di entrambi
quence in future.” Tale obietivo era conseguibile “by making the alle proteste per la dilagante pauperizzazione delle classi popo-
Power which was the natural guardian of the Alps strong enough lari portò al massacro di St. Peter’s Field, il 16 agosto 1819, con
to defend the passages [delle Alpi occidentali]”. 11 morti e 600 feriti. Shelley fece eco al massacro con il poema
66 l’orizzonte in fuga

56. T. Lawrence, Ritratto di Lord Castlereagh, 1809-1811. 57. T. Lawrence, Ritratto di Richard Wellesley, inc.

dell’italia, tale presupposto implicava in primo luogo al Foreign Office, Richard Wellesley, non si era op-
la soppressione dei fermenti indipendentisti in atto posto, per lo meno non in linea di principio, ad una
da Nord a Sud. Sebbene funzionali alla cacciata dei possibile “rivoluzione italica”; anzi, aveva cercato di
francesi, le sollevazioni armate erano comunque de- favorirla avvalendosi delle truppe inglesi di stanza
leteree, giacché, a prescindere dal maggiore o minore in Sicilia.22 Conscio che i fautori dell’indipendenza
appoggio popolare, minavano il rispetto per l’ordine della penisola erano molti e «unanimi le inclinazioni
costituito. Non sorprende, dunque, che Castlereagh, degli italiani per la causa nazionale», egli – come si
visto in copia l’editto di Livorno, trapazzasse Ben- vedrà più avanti – pensò che appoggiare il «desiderio
tinck: “It is not Insurrection we now want in Italy... generale» rientrasse nell’interesse dell’Inghilterra.23
we wont disciplined Force under Sovereigns we can «Lo scarso apprezzamento che Napoleone aveva fat-
trust” [non è un’insurrezione ciò che noi desideriamo to dell’Italia – osserva Capograssi–, il disprezzo con
in Italia... bensì una forza disciplinata sotto un sovra- cui aveva accolto i voti degli italiani di costituirsi in
no di nostra fiducia].21 uno stato unito e indipendente, diventavano ora nel-
A differenza di Castlereagh, il suo predecessore le mani degl’inglesi arma potente contro di lui». Il

“Mask of Anarchy”. A Castlereagh, morto suicida nel 1822, Byron che «in tempi di rinnovamento, tutto ciò che non è nuovo è
dedicò questo sferzante epitaffio: “Posterity will ne’er survey/ A pernicioso. L’arte militare della monarchia non serve più perché
nobler scene than this./ Here lie the bones of Castlereagh./ Stop siamo uomini diversi ed abbiamo nemici diversi. La potenza e
traveller, and piss”. conquista dei popoli, lo splendore della loro politica e della loro
21 Nella prospettiva di Castlereagh la sfida liberale era par-
strategia militare, sono sempre dipese da un singolo principio,
ticolarmente insidiosa perché, generando emulazione, tendeva a una singola poderosa istituzione (...) La nostra nazione ha già
riprodursi e moltiplicarsi. Tutto era iniziato con la Rivoluzione un carattere nazionale in sé stessa. Il suo sistema militare deve
Francese: “One revolution was made the means of giving birth to essere diverso da quello dei suoi nemici (...)». Cfr. Paul MacDo-
another”. Le guerre napoleoniche, terribili motori di diffusione nald, The Strength of Weak Norms: The Concert of Europe and
dei principi giacobini, avevano condotto alla delegittimazione International Relations Theory, 2002 (http://isanet.ccit.arizona.
della tradizionale concezione del potere, basata sulla terna “un edu/noarchive/macdonald.html)
roi, une foi, une loi”, e del principio regolatore della politica 22 Richard Wellesley (1760-1842), fratello maggiore di Ar-

internazionale dell’Ancien régime: la raison d’état. Il Concer- thur, il duca di Wellington, fu ministro degli esteri dal dicembre
to Europeo, voluto in particolare dal principe di Metternich 1809 al febbraio 1812. Entrò alla Camera dei Comuni nel 1784
per mettere fine a tale scompiglio, tacitava a distanza di più di come “liberal Whig”.
vent’anni l’appello alla sovversione lanciato da Saint-Just il 10 23 Lettera del Principe Ereditario a Castelcicala, cfr. Anto-

ottobre 1793 in seno al “Rapport à la convention nationale au nio Capograssi, Gl’inglesi in Italia durante le campagne napoleo-
nom du comité de salut public”. Saint-Just aveva detto fra l’altro niche, Bari, 1949, p. 121.
fumo di patria 67

58. Personificazione della Libertà, fine Settecento, inc. 59. Allegoria della Libertà, fine Settecento, inc.

sentimento dell’indipendenza era germogliato pro- gli eventi dell’aprile 1814 ne costituiscono la riprova.
prio durante le campagne napoleoniche e l’esercito Benché i vessilli reggimentali alludessero all’I-
del Regno Italico ne aveva costituito il semenzaio: talia nei colori e nei motti, la simbologia nazionale,
«Sotto le sue bandiere gloriose erano accorsi i figli dopo il 1805, aveva ceduto il posto a quella napole-
di tutte le province palpitando alle idee di patria e onica. Dopo la creazione del Regno, la personifica-
di libertà». Nelle parole di Capograssi sembrano ri- zione dell’Indipendenza era svanita assieme a quella
verberare quelle di De Laugier e di altri apologisti della Repubblica, come ovvia conseguenza figurale
dell’eroismo nostrano. Tuttavia, questa visione, per della svolta monarchica (per rivedere l’Italia incarna-
così dire ottimistica, non trova riscontro in altri cro- ta bisognerà aspettare trent’anni.) In assenza d’una
nisti o testimoni. Dai ricordi di Ferrari, per esempio, rappresentazione allegorica, alla penisola non rima-
affiora un atteggiamento meno veemente e convin- neva altro che un profilo geografico... non abbastanza
to: fra i soldati, riferisce infatti il reggino, lo spirito da suscitare una grande passione. I francesi potevano
patriottico era sì piuttosto diffuso, ma generalmente vagheggiare Marianna, cifrando nella sua immagine
mescolato ad altri sentimenti. Episodi come quello il rammarico per le promesse rivoluzionarie infrante.
del granatiere Bianchini portano a pensare che, in I soldati italici nutrivano aspirazioni ma non dispo-
seno all’esercito, la salvaguardia dell’onore militare nevano di una fanciulla verso cui convogliarle.
fosse ancor più sentita dell’adesione agli ideali pa- Le traversie simboliche, inutile dirlo, incidono
triottici: una preminenza comprensibile, visto che da sulla realtà storica, in particolare sui processi ideo-
un lato era in gioco la dignità del collettivo di appar- logici e politici; ed è altrettanto inutile precisare che
tenenza, dall’altro un’aspirazione – l’emancipazione incisero anche sul limitato coinvolgimento dei soldati
italiana – neanche ben definita. La dialettica fra lo italici nel progetto indipendentista. Dopo la caduta
spirito di corpo e l’amor patrio è ravvisabile in fili- del Regno la loro partecipazione mutò, ma non sem-
grana nei rapporti fra l’esercito e l’Armée. In Spagna, pre in meglio. Infatti, per molti ex-militari il rim-
in Russia e in Germania la rivalità nei confronti dei pianto per l’Imperatore – stimolato da una varietà di
francesi contribuì senz’altro a rinfocolare l’orgoglio immagini ‘devozionali‘– divenne più pressante degli
dei soldati italici e a destarne i sentimenti patri. Tut- stessi aneliti patriottici (esemplare il disorientamento
tavia, queste spinte non sfociarono se non sporadica- dei nostri due eroi, in particolare di Ferrari). Condi-
mente in un’autentica presa di coscienza nazionale: visa dalla maggior parte dei reduci di guerra francesi
68 l’orizzonte in fuga

60. L’Italia, carta geografica inglese, ca.1820. 61. Il Regno di Napoli, carta geografica inglese, ca.1820.

e italiani (specialmente se ufficiali e massoni), la no- straniero. In tal modo, l’indipendenza italiana, fino
stalgia bonapartista portò a sua volta alla creazione ad allora subordinata alla benevolenza francese, as-
d’una sorta d’‘internazionale napoleonica’, una rete sunse significato e proporzioni nazionali.
paneuropea e poi panamericana di solidarietà e com- Ciò, tuttavia, dista dal dire che le inclinazioni
plicità in concorrenza, sotto certi aspetti, non solo degli italiani per la causa nazionale fossero unanimi.
con le sette segrete ma anche con l’ideale di nazione Come osserva Capograssi, il regionalismo era vivis-
(nuovamente emblematico, al riguardo, il caso di Co- simo e non meno risoluta l’avversione all’unità delle
dazzi e Ferrari). masse popolari. Del resto, le parole ‘unità’, ‘regno’ e
Nell’Italia settentrionale l’intenzione di svin- ‘Italia’ avevano un senso limitato: «S’intendeva il re-
colarsi dalla Francia si propagò e s’intensificò non gno napoleonico un po’ più esteso, vi s’includevano
tanto per gli stimoli provenienti dall’esercito quan- il Piemonte, la Sardegna, Genova, la Toscana e gran
to piuttosto per il malcontento della società civile, parte delle Legazioni, ma non Roma, non l’Illiria,
in particolare urbana, delusa dalle sconfitte militari non la Dalmazia, non il Regno delle Due Sicilie».24
e oppressa oltre ogni dire dalle coscrizioni obbliga- Benché nutrite unicamente da una minoranza della
torie e dalle contribuzioni di guerra. (Il rigetto del- popolazione, le aspirazioni indipendentiste turbava-
la tutela francese fu percepito da Lamartine fin dal mo il sonno dei diplomatici stranieri. A Caslereagh e
1811, quando, in viaggio per l’Italia, notò la mancan- Wellesley abbiamo già accennato; Metternich, osser-
za di simpatia che circondava i suoi connazionali.) vatore attento e particolarmente interessato, «ebbe a
Questa tendenza si fu rafforzando nella misura in lamentare come ovunque nella penisola serpeggiasse
cui tramontava il mito dell’invincibilità napoleonica. un giacobinismo italiano, tutto rapito dall’idea d’un
Dopo la campagna di Russia, il tracollo della politica regno unico d’Italia».25
imperiale cominciò ad apparire inevitabile. Di con- La volontà di emancipazione si diffuse vieppiù
serva, divenne chiaro che il destino del Regno Italico dopo la campagna di Germania, tant’è che all’inizio
era segnato. La percezione della svolta storica in atto del 1814 Fouché notificò da Roma: «Qui come in tut-
dette adito a pronostici e proponimenti generalmen- ta l’Italia, la parola indipendenza ha acquistato una
te centrati sull’emancipazione della penisola dallo virtù magica».26 Poche settimane prima, Armand de

24 A. Capograssi, op. cit., p. 178. rezione dell’opinione (...) La pa­rola indipendenza è divenuta la
25 E. Rota, Il problema italiano dal 1700 al 1815. L’idea parola di riunione generale (...) La parola indipendenza seduce
unitaria, Milano, 1938, pp. 27-29. le teste napoletane come le parole li­bertà, eguaglianza hanno se-
26 Cfr. Rassegna Storica del Risorgimento, II, 1915, p. 337. Il
dotto i Francesi nel 1789 (... ) Gli Italiani che non vogliono alcun
3 gennaio 1814, Fouché, giunto da pochi giorni a Napoli, scrisse giogo (...) nelle loro idee di indipen­denza respingono egualmente
a Napoleone: «Al mio arrivo a Napoli io fui sorpreso dalla di- la dominazione austriaca e la do­minazione francese.» Cfr. anche
fumo di patria 69

62. J.-A.-D. Ingres, Ritratto di Carlo Catinelli, Roma, 1816. 63. J.-A.-D. Ingres, Ritratto di Lord e Lady Bentinck, Roma, 1816.

Caulaincourt aveva indagato lo stesso fenomeno per vembre 1813, è sorprendentemente sagace e lungimi-
ordine diretto di Napoleone. La diffusione delle mire rante. Due giorni dopo Bentinck, appunto allo scopo
unitarie gli risultò subito chiara, non solo ma ne offrì d’incoraggiare il movimento d’emancipazione penin-
un’interpretazione originale, centrata sull’azione so- sulare, autorizzò lo sbarco di Carlo Catinelli sulla co-
billatrice della propaganda alleata. A detta del Duca sta toscana. La spedizione venne narrata anni dopo
di Vicenza, gli inglesi erano intenzionati a trarre il dallo stesso Catinelli:
massimo profitto «[dai] progetti d’indipendenza ita-
liana, [dalla] possibile costituzione d’un regno d’Ita- Vi aveva nell’autunno del 1814 [1813] a Palermo al
quartier generale di Lord William Bentinck un continuo ve-
lia, [da] quelle idee di risorgimento, di libertà, il cui nire e andare d’Italiani che sollecitavano sbarchi di truppe e
miraggio si faceva balenare agli occhi d’un popolo di armi, ora su questa ora su quella costa. Assicuravano che
dall’immaginazione ardente». La messa a punto di nella penisola non vi aveva che un pensiero, quello di un ri-
questa tattica si doveva principalmente al capo delle scatto dalla tirannia sotto alla quale non gemevano ma fre-
truppe britanniche nel Mediterraneo: mevano; avervi migliaia di coscritti-refrattari, che se avessero
armi sortirebbero dal loro nascondiglio, e libererebbero da sé
Lord William Bentinck è stato il primo a manifestare soli il paese. Milord Bentinck volendo verificare questi rag-
apertamente intenzioni e mire che sapeva dovevano allettare guagli pensò di tentare uno sbarco sulla costa della Toscana,
gli italiani, a incoraggiare un movimento di emancipazione, e vi destinò circa ottocento uomini della legione italiana (...)
che non poteva essere che superficiale perché prematuro, di- Il giorno 10 dicembre [1813] si prese terra a Viareggio, pic-
chiarando che il suo governo era pronto non solo a favorire colo porto lucchese (...) In due ore si poté porsi in marcia per
qualsiasi tentativo di riscatto politico ma a cooperare ancora Lucca; a mezzanotte. dopo due o tre colpi di cannone tirati
alla creazione della sua unità, al ristabilimento del suo antico contro una delle porte della città, vi si entrò. La truppa prese
splendore.27 posto sulle mura... e vi restò unita. Fattosi giorno, i Lucche-
si le facevano buon viso, la lodavano, ma nient’altro. Dopo
Il rapporto del duca di Vicenza, datato 27 no- alcune ore si produsse un grande concorso di paesani; si cre-
dette che fossero insorgenti; erano curiosi. Si avevano diverse
casse con bei fucili inglesi che loro si offrivano, ringraziavano
con belle maniere, ma si guardavano di toccarli. Si venne pre-
E.Rota, Il problema italiano dal 1700 al 1815. L’idea unitaria, Mi-
sto a comprendere che a quella fiera non si farebbero affari.28
lano, 1938, pp. 27-29.
27 Rapporto di Caulaincourt a Napoleone, 27 nov. 1813, in

M.H.Weil, Le prince Eugène et Murat, III, Paris, 1902, p. 130. Vista l’indifferenza della popolazione, il com-
28 C. Catinelli, Sopra la questione italiana, Gorizia, 1858, modoro Josias Rowley, al comando della flottiglia da
pp. 34-35. Si veda scheda di S. Cella in Diz. Biogr. degli Italiani. sbarco, fece rimbarcare i legionari e, «un po’ sdegna-
70 l’orizzonte in fuga

64. Ritratto di L. Caulaincourt, duca di Vicenza, inc. 65. Ritratto di Giocchino Murat, re di Napoli, inc.

to», si diresse verso la Sicilia. Rientrato a Palermo, mezzogiorno.29


Catinelli riferì a lord Bentinck che «i ragguagli che si Sebbene in forma indiretta, le parole di Caulain-
avevano» non corrispondevano al vero: «Quelle po- court non dissimulano certo biasimo nei confronti
polazioni che [Catinelli] aveva vedute sembravano dell’Imperatore. Dopo aver il risvegliato la coscienza
come ammortite; vi regnava una grande esacerbazio- nazionale degli italiani, questi, rimangiandosi la pa-
ne contro il loro governo [ma] il pensiero d’insorgere rola data, non aveva voluto concedere loro la sospi-
non vi aveva». rata esistenza politica. Così facendo aveva perso l’oc-
Durata meno di una settimana e conclusasi con casione di erigere la penisola a regno indipendente,
un fiasco solenne, la presa di Lucca impartì a Ben- ricco e potente. Napoleone se ne dovette ricordare
tinck una lezione della quale non si dimenticò; lezio- qualche mese dopo, durante l’esilio all’isola d’Elba,
ne che, fra l’altro, confermava la giustezza del corol- quando rispose con le parole citate anteriormente a
lario di Coalaincourt: quantunque fautori del proprio chi gli offriva la corona dell’impero romano. In esse,
riscatto, gli italiani non erano propensi a sollevarsi in in effetti, sembra riverberare, velata di contrizione,
armi, ragione per cui i tentativi in detta direzione, l’ottimistica premonizione del duca.
anche se appoggiati dall’esterno, si sarebbero rivelati Benché si fosse reso conto delle potenzialità stra-
sterili e prematuri. Quanto avrebbe tardato il risve- tegiche ed economiche d’un regno d’Italia a sé stante,
glio? Scrivendo a Napoleone negli stessi giorni in cui Murat sbagliò nel credere che gli italiani l’avrebbero
Catinelli rendeva il suo sconfortante rapporto a lord seguito – le armi in pugno – nella lotta per l’indi-
Bentinck, il Duca di Vicenza, sorprendentemente, si pendenza e l’unità nazionale; sbagliò perché non capì
disse convinto che l’ora dell’Italia stava per scocca- che per il popolo Emancipazione e Felicità non signi-
re... probabilmente a vantaggio di Murat, il solo ad ficavano la stessa cosa. Nell’affermare che «la mag-
esserne consapevole: gior parte degli italiani desidera avere un’esistenza
politica», Caulincourt vedeva giusto, ma, similmente
La maggior parte degli italiani desidera avere un’esi-
stenza politica. Il re di Napoli se n’è avveduto. Erano popoli a Murat, calcolava male nel presumere che gli italia-
sparsi. Vostra Maestà ne ha fatto una nazione... L’Italia ha ni fossero ormai disposti a battersi per raggiungerla.
16 milioni di abitanti e tutti i vantaggi d’un suolo fertile e Qualora ci chiedessimo se Codazzi e Ferrari erano
d’una felice situazione politica e commerciale. Un’oculata (o sarebbero stati) pronti a farlo, la risposta sarebbe
amministrazione può, in una generazione, accrescere della affermativa... precisando però che lo erano (o sareb-
metà la sua popolazione. I suoi arsenali, il suo commercio, la
sua marina s’ingrandiscono nel medesimo tempo. Essa rapi-
sce alla Francia il commercio del Levante, la preponderanza
29 Lettera del Duca di Vicenza a Napoleone, Parigi, 30 dic.
sul mediterraneo, e forte della sua posizione fra una catena di
montagne rocciose e i due mari diventa la prima potenza del 1813, in M.H. Weil, op.cit., p. 302.
fumo di patria 71

bero stati) in quanto soldati, non in quanto patrioti.


La meta dei reduci e degli sbandati (termini che fra
il 1814 e il 1815 giunsero a coincidere) non era l’af-
filiazione ad una causa, per nobile che fosse, bensì la
prosecuzione della carriera militare. Visto che per la
maggior parte di loro il mestiere delle armi costitui-
va l’unico orizzonte professionale ed esistenziale, un
simile obiettivo si può ben capire. Essere ingaggiati
nelle truppe napoletane o inglesi, turche o papaline...
purchè non austriache: ecco la loro antieroica aspi-
razione. Identificare degli ex-volontari napoleonici
come Codazzi e Ferrari con dei campioni in nuce
dell’indipendenza italiana si giustificherebbe unica-
mente se, dal loro punto di vista, nazione e felicità
avessero voluto dire la stessa cosa. E non era così..

Tornando a Wellesley, la benevolenza del mini-


stro degli esteri nei confronti della causa italiana era
funzionale all’abbattimento di Napoleone. Al fine di
“rescue Italy from the domination of Buonaparte”, il
governo inglese era disposto a fornire alla popolazio-
ne della penisola “every practicable assistance”, com-
preso l’intervento militare di un’armata italo-britan-
nica in via di costituzione sotto il comando di lord
Bentinck.30 Ma occorreva essere prudenti. Sebbene
“the general disposition prevailing in Italy, of endea-
vouring to break the French yoke” [la tendenza preva-
lente in Italia di fare ogni sforzo per rompere il giogo
francese] fosse nota tanto al Foreign Office come allo
66. Ritratto Klemens von Metternich, litogr.
stesso Bentinck, Wellesley – facendosi interprete del-
la volontà del principe reggente, il futuro Giorgio IV
– ordinò al generale di astenersi dallo spingere la po- fossero basate né sulla consapevolezza delle difficoltà
polazione “to any exertions, which they [gli italiani] e dei rischi né su un raffronto sensato fra i mezzi ne-
may not think necessary for their own safety and in- cessari e gli obiettivi in gioco].31
terests” [verso quelle iniziative che possano non rite- Se lette al positivo – quali enunciati altruistici –,
nere necessarie alla loro sicurezza e ai loro interessi] e le premesse formulate da Wellesley costituivano una
dall’affrettare “the measures of resistance, which may sorta di manuale d’istruzioni per una proficua solleva-
be in progress” [le forme di resistenza già in atto.] Il zione della penisola: da un lato bisognava radunare le
governo credeva che “the principal reliance of Italy energie e gli slanci dell’intera popolazione, dall’altro
must rest upon the unanimity, courage, and perseve- addivenire alla piena consapevolezza delle difficoltà
rance of her own People, in applying the resources of e dei pericoli connessi all’impresa e da ultimo, era
their Country against the common Enemy, with the necessario bilanciare razionalmente i mezzi e i fini.
necessary precautions of prudence” [il maggiore affida- Bentinck veniva invitato “to ascertain the inclination
mento sull’Italia deve basarsi sull’unanimità, il corag- and strength of the several Parties in that Country [l’I-
gio e la tenacia del popolo italiano nell’impiegare le talia] and to frame such a plan as may promise the best
risorse del paese contro il nostro comune nemico, con success on the principles already stated” [verificare la
le precauzioni dettate dalla prudenza]. Per questo si tendenza e la forza dei vari partiti politici e tracciare
sarebbe opposto a quelle imprese parziali o improv- un piano in grado di garantire il miglior risultato alle
visate “which should neither unite the energy and zeal condizioni già esposte]. In quanto alla ventilata can-
of the great body of the People, nor be founded on a didatura di Francesco d’Austria-Este quale futuro re
sense of the difficulties and dangers of such an enter- d’Italia – in linea di principio “not unfavourable” ai
prise; nor on a reasonable comparison of the means to piani britannici –, non la si poteva far dipendere dal-
be employed, with the ends to be pursued” [che non la volontà del popolo italiano “unless a decided prefe-
riunissero le energie e l’impegno delle masse e non rence and confidence shall be manifested in his favour”
[a meno che non fossero palesi una chiara preferenza
e una chiara fiducia nei suoi confronti].32
30 Lettera del marchese Wellesley a lord Bentinck, 21 otto-
Wellesley era un whig convinto. Come Bentinck
bre 1811, in British and Foreign State Papers, II, London, 1839,
credeva che la felicità delle nazioni dipendesse in
pp. 306-308. primo luogo dalla loro emancipazione e dal libero
31 Idid. esercizio della sovranità popolare, sotto il governo
32 Ibid. d’un principe illuminato e benvoluto e con le garan-
72 l’orizzonte in fuga

zie d’una costituzione moderna e liberale. Allo stesso vi la stabilità interna e gli equilibri internazionali.
tempo, in quanto ministro degli esteri, lord Richard A differenza di Wellesley, Castlereagh non era
non aveva alcun dubbio che tanto l’assetto internaco- affatto convinto che il destino di una nazione potes-
me l’ordinamento delle singole nazioni, dovessero ar- se dipendere dalla volontà dei cittadini... a meno che
monizzarsi con gli interessi britannici. In altre parole questa non coincidesse con gli interessi e i piani degli
era sicuro che l’appagamento del suo popolo fosse la alleati. Le spinte patriottiche erano invariabilmente
necessaria premessa del benessere degli altri popoli, destabilizzanti, ancor più in assenza di progetti indi-
premessa che poteva esigere da parte inglese forme pendentisti condivisibili da Vienna, cioè, mancando
di controllo e d’intervento sul piano internazionale. un monarca di fiducia da porre a capo del nuovo
Riguardo alla proposta di Francesco d’Austria-Este, stato. Il conte di Bathurst, segretario alla guerra, era
per certo “honourable and salutary”, era opportuno della stessa opinione. In un dispaccio a Bentinck del
che essa godesse del beneplacito della corte viennese, 20 aprile 1813 espresse preoccupazione perché nei
“especially if [detta corte] should manifest any satisfac- vari stati italiani vi era una tale avversione a tornare
tory symptons of resistance to the designs of Buona- sotto gli antichi governi, che la mancanza – e dunque
parte” [soprattutto se dovesse mostrare segni positivi di il bisogno – di un comune punto di aggregazione si
resistenza al volere di Buonaparte].33 Per contro, l’opi- sarebbe rivelata necessariamente pregiudizievole ad
nione austriaca sarebbe divenuta trascurabile “if that ogni iniziativa britannica volta alla liberazione della
Court should continue its present system of policy” [se penisola dal dominio francese.35 In altre parole Bu-
detta Corte perseverasse nell’attuale posizione politica], thurst temeva una “rivoluzione italica” e sospettava
ovvero, se fosse perdurata l’alleanza con Napoleone. che l’Italian Levy, agli ordini di un liberal whig come
Lo stesso ragionamento poteva applicarsi al riscatto Bentinck, avrebbe potuto aiutare a scatenarla. Di
dell’Italia: la Gran Bretagna ne avrebbe appoggiato fatto, una cosa era appoggiare un principe di casa
l’indipendenza nella misura in cui si fosse sollevata d’Austria intenzionato a riunire la penisola sotto il
contro il potere francese, altrimenti l’avrebbe abban- proprio scetro, un’altra favorire un’insurrezione po-
donata a sé stessa.34 polare tesa a liberare l’italia non solo dal giogo na-
A ben vedere, Castlereagh non fece altro che svi- poleonico ma anche dai fantasmi dell’Ancien régime.
luppare, da buon tory, il sillogismo del suo predeces- A questo riguardo, la posizione del segretario
sore. Poiché l’abbattimento di Napoleone dipende- alla guerra nei confronti di Genova può dirsi em-
va grandemente dalla posizione della corte viennese blematica. Il 28 dicembre 1813 Bathurst vergò un
e poiché questa aveva deciso di voltarglisi contro, dispaccio per Bentinck comunicandogli che il go-
una stretta alleanza con l’Austria diveniva indispen- verno riteneva l’occupazione del capoluogo ligure
sabile sia dal punto di vista politico che strategico. “the main object” degli sforzi inglesi nel Mediterra-
Motivata da una “Common cause”, tale intesa impli- neo. Per questa ragione lo autorizzava a prendere
cava che ogni decisione riguardante il futuro assetto possesso della città (“you may take possession of Ge-
internazionale, ivi compreso l’ordinamento interno noa...”), purchè ciò godesse dell’unanime appoggio
dei singoli paesi, avrebbe dovuto contare sull’appro- degli abitanti... come se il consenso popolare fosse
vazione austriaca. Come si è già detto, comportava la conditio sine qua dell’operazione. Bathurst si era
altresì che per l’avvenire la sicurezza delle nazioni forse convinto che il diritto all’autodeterminazione
sarebbe dipesa da due forze, quella britannica sui si collocava al di sopra degli interessi delle grandi
mari e quella austriaca sul continente. In quanto alla potenze? Helas no! Il ministro concludeva la frase
felicità di questo o quel popolo, era d’uopo antepor- specificando che la presa della Superba doveva esse-

33 L’Austria era divenuta alleata di Napoleone dopo la Allies in the Spanish Peninsula.” D’un tenore ancor più deciso
disfatta della Terza Coalizione e nel 1811 l’alleanza perdurava. appare un messaggio di lord Bathurst in data 13 ottobre 1812,
L’anno prima Buonaparte aveva sposato l’arciduchessa Maria ove si ordina a Bentinck di spostare l’armata in Spagna visto che
Luisa, figlia dell’imperatore Francesco I. la situazione in Italia era peggiorata: “Accounts from Italy by no
34 In un dispaccio segreto del 4 marzo 1812, il conte di means represent the state of that Country to be as prepared for
Liverpool informò lord Bentinck che il principe reggente con- concerted action, as it appeared to be towards the close of last year”.
siderava che eventuali operazioni britanniche in appoggio ad Bathurst tornò sulla situazione italiana l’anno dopo, il 20 aprile
un’insurrezione nella penisola dovessero posporsi “unless there 1813, dicendo: “There can be little doubt that the dissatisfaction in
should appear a much stronger manifestation of a disposition to Italy is general and great, but... no confident reliance can be placed
resist the power of France, on the part of the People of Italy, than upon the active co-operation of the Inhabitants.” Cfr. British and
is apparent from any information at present in the possession of Foreign State Papers, pp. 309-311.
His Royal Highness’s Government”. Il dispaccio prosegue così: 35 Dal dispaccio segreto di Bathurst a Bentinck in data 20

“There is certainly reason to believe that a considerable degree of aprile 1813: “(...) there is unhappily such a distaste in the several
dissatisfaction, and even some degree of ferment, pervades the gre- States of Italy to returning to their ancient connections, that the
ater part of Italy: but there appears to be no sufficient ground to want of a common point of union must be extremely prejudicial
rely on the evidence which has been produced, of any formed con- to any undertaking in Italy, for the liberation of the Inhabitants
spiracy, or of any settled or systematic plan of operations to shake from the dominion of France.” Lord Bathurst credeva che le tie-
off the yoke of France”. In mancanza di prove chiare circa l’impe- pide reazioni degli italiani ai trionfi alleati dei mesi precedenti si
gno italiano – considerava il governo – sarebbe stato preferibile dovessero alla medesima circostanza. Cfr. Journal of the House of
che Bentinck impiegasse le truppe anglo-sicule “in favour of the Commons, Vol. 70, London, 1816, p. 624.
fumo di patria 73

67. F. Guascone, Allegoria della Repubblica Ligure tradita da Lord Bentinck, ca. 1815, olio.

re effettuata “...in the name and on the behalf of His subito dopo, ed egli era tenuto a regolare il proprio
Sardinian Majesty” [lei può occupare Genova in nome operato “in strict conformity to the present system of
e per conto di sua maestà il re di Sardegna.]36 your Government.”38 Con anteriorità al risveglio euro-
peo (prima che l’Austria si schierasse contro Napole-
Come sappiamo, lord Bentinck non si atten- one), il Foreign Office aveva favorito il solo progetto
ne alle istruzioni di Bathurst e tanto meno obbedì in grado di scuotere il potere francese nella penisola,
al capo del Foreign Office. Benché Caslereagh non consistente come s’è detto in un’insurrezione popo-
facesse mistero del proprio disappunto riguardo al lare appoggiata dall’esterno, seguita dall’istallazione
deprecabile andamento della guerra in Italia, attri- sul trono dell’Italia liberata d’un monarca “uncon-
buibile in particolare all’inerzia di Bellegarde, capo nected with any other Power.”39 Ma essendo sorto “a
delle truppe austriache nella penisola, nell’aprile del different and better order of things”, il governo aveva
1814 impose a Bentinck di collocare l’Italian Levy cambiato parere e ora come ora considerava, di co-
agli ordini dello stesso Bellegarde. “In order to bring mune accordo con Metternick, che il miglior modo
the Italian Campaign to a speedy and successful result per contenere eventuali tentazioni espansionistiche
– scrisse il ministro al generale – it is essential that francesi fosse il rafforzamento della presenza austria-
your Lordship should consider your Force merely as ca e piemontese nella penisola. La Common cause
an Auxiliary Corps, and that you should accomoda- anglo-austriaca s’imperniava su un assetto europeo
te yourself... to the views and wishes of the Austrian equilibrato e stabile, conservabile appunto “conso-
Commander-in-Chief” [Allo scopo di condurre la cam- lidating the different states on the frontiers of Fran-
pagna d’Italia ad un rapido e positivo risultato è essen- ce.” Ciò escludeva la creazione d’uno stato italiano
ziale che sua signoria si limiti a considerare le truppe al unitario e indipendente. Anziché soffiare sulle braci
suo comando come un corpo ausiliare, e si aggiusti... alle dell’orgoglio patrio e diffondere messaggi libertari,
opinioni e al volere del comandante in capo austriaco.]37
Non solo, ma mise in chiaro (si fa per dire) qual’era
la posizione del governo inglese rispetto ai tentati- 36 The Parliamentary Debates, XXX, p. 388.
vi di promuovere la “rivoluzione italica”. Bentinck 37 Ivi, XXXI, pp. 71-72. Dispacci del 30 marzo e del 3
– riconobbe Castlereagh – vi si era impegnato “very aprile 1814.
properly, and under Orders from home”, cioè, su istru- 38 Ivi, p. 75.

zioni di Wellesley; ma le cose erano cambiate, avvertì 39 British and Foreign Papers, op.cit., p. 307.
74 l’orizzonte in fuga

68. Il Congresso di Vienna, stampa.

Bentinck – concluse il ministro – doveva guardarsi anglais animé certainement des meilleurs intentions, mais trop
“against any act or expression which might countenan- chaud et poussé peut-être par les Jacobins Italiens et par les
ce an idea... inconsistent with the arrangements under- sectaires qui tous ne vont qu’à leur but en oubliant celui de
la Coalition.[Lord W.B. trasferisce in Italia idee che egli segue
stood between the great powers of Europe” [astenersi da anni. Sembra non aver calcolato abbastanza che l’Italia, lungi
da ogni iniziativa o atteggiamento che potesse significa- dal necessitare mezzi insurrezionali per liberarsi dal giogo fran-
re qualcosa... non in linea con gli accordi stabiliti fra le cese può essere perduta per la nostra causa proprio attraverso
grandi potenze europee]. 40 quegli stessi mezzi. Il proclama che egli ha diffuso, la condotta
La reprimenda di Castlereagh faceva seguito al delle truppe siciliane confermano che Lord B. segue un cammi-
proclama di Livorno, un incitamento che non poteva no sbagliato. Non lo si doveva considerare come uno degli attori
non allarmare il Foreign Office. Allo stesso tempo, principali in Italia. Le sue istruzioni non possono averlo condotto
in quella direzione. La posizione del governo britannico è così
rispondeva ad un giudizio negativo su Bentinck con- leale e ferma, i nostri punti di vista coincidono così perfettamen-
diviso, se non stimolato, dal principe di Metternick. te che io posso rispondere delle intenzioni di detto governo, ed
In una nota di quest’ultimo al maresciallo Bellegarde anche di quelle di Lord B., sebbene non possa scusare i mezzi e i
del 4 aprile 1814 (il dispaccio di Castlereagh è datato modi che egli impiega dal momento del suo sbarco in Toscana...
3 aprile), si legge: Le istruzioni precise e risolute... che le ho fatto pervenire affinché
siano consegnate a Lord B. da parte di Lord Castlereagh avran-
Lord William Bentinck... transporte en Italie les idées qu’il no temperato l’ardore del generale inglese, animato sicuramente
suit depuis des années. Il parait ne pas avoir calculé assez que dalle migliori intenzioni, ma troppo focoso e forse trascinato dai
l’Italie, loin d’avoir besoin de moyens insurrectionneles pour giacobini italiani e da quei settari che perseguono il loro scopo
être delivré du joug français ne peut plus être perdue pour la dimenticandosi di quello della Coalizione].41
cause que par ces moyens. Les proclamations qu’il a répandue,
la conduite que tiennent les troupes siciliennes prouvent que Convinto assertore di idee di stampo liberale
lord Bentinck suite une fausse marche. Il ne devait jamais se eppure ligio alla politica opportunista e pragmatica
regarder comme une partie principale en Italie. Ses instructions
ne peuvent pas avoir portée sur ce point. La marche du cabinet del suo paese, lord Bentinck – uomo scostante e in-
britannique est si loyale et si ronde, ses points de vue coincident transigente – pagò tale dualità con conseguenze d’o-
si parfaitement avec les notres que je pois répondre des inten- gni tipo, ivi compreso un giudizio storico tutt’altro
tions de ce cabinet, et certainement de celles de lord Bentinck, che lusinghiero. “Among the minor personages of the
sans pouvoir excuser les moyens ni les formes dont il use depuis Napoleonic period – osserva R.M.Johnson – few have
son débarquement en Toscane... Les instructions précises et si been more neglected, or, when remembered, more at-
fort (...) que je vous ai envoyées pour lord Bentinck de la part
de lord Castlereagh auront tempéré le trop d’ardeur du général
tacked, than Lord William Bentinck” [Fra i personaggi
minori dell’età napoleonica, pochi sono stati più trascu-
rati, o, se ricordati, più attaccati di lord W.B.]42 Taluno
40
si è limitato a sottolinearne la “total want of military
The Parliamentary Debates, XXXI, p. 75.
41 Lettera citata da Capograssi, op.cit., p. 204.
capacity”, tal’altro l’ha accusato di aver preso canto-
42 R.M.Johnston, Lord William Bentinck and Murat, “The nate “in every public situation in which he [was] pla-
English Historical Review”, XIX, 74 (Apr. 1904), pp. 263-280. ced”, altri ancora hanno affermato che “[Bentinck]
fumo di patria 75

was a brilliant and unbalanced egoist, all the more d’una causa persa, egli si era astenuto coraggiosa-
dangerous because he was also imbued with a species mente dall’assecondare la Common cause, sostenen-
of idealism” [B. era un egoista brillante e parziale, do, anche dopo essere stato esautorato, che la cre-
particolarmente pericoloso perché imbevuto d’una azione d’uno stato italiano indipendente, unitario e
sorta di idealismo].43 forte era di fondamentale importanza per il futuro
Che immagine se ne fosse fatto Codazzi è im- dell’Europa. Mentre il battaglione d’artiglieria di Co-
possibile dire. Ad onta dei 17 mesi trascorsi al ser- dazzi si accingeva ad imbarcarsi per Napoli per dare
vizio di Sua Maestà britannica, il periodo effetti- man forte alle truppe austriache impegnate contro
vamente passato sotto gli ordini di lord William fu Murat per riportare i Borboni sul trono delle Due Si-
piuttosto breve. Al suo arrivo a Genova, questi era cilie, Bentinck giunse suo malgrado alla conclusione
già partito per la Sicilia, per cui il lughese dovette che il destino della nuova Italia era nelle mani del pur
farne la conoscenza qualche tempo dopo, quando odiatissimo francese. Se nella primavera precedente i
ormai “his vision of a strong, united Italy had faded.” due si fossero accordati per un’azione comune, une
Tuttavia, quantunque il generale avesse perso l’ini- cause commune, nulla avrebbe potuto fermarli, ed è
ziale entusiasmo ed gran parte del potere, conservava probabile che una simile evenienza non fosse sfuggi-
quell’aura prometeica che ne aveva soffuso la figura ta a Metternich. Ma non fu così, e Codazzi perse per
fin dall’arrivo in Sicilia nel 1811.44 Quantunque eroe sempre l’occasione di battersi per l’Italia. Per questo

69. Allegoria della Restaurazione, 1814, stampa.

43 J.Rosselli, Lord William Bentinck. The Making of a Libe-


sbarcò a Genova una settimana dopo, il 21 luglio. Qui fu accolto
ral Imperialist 1774-1839, London, 1974, p. 21. con feste e balli (a cui a condiscese rispondendo con analoghi
44 Lord Bentinck cessò formalmente dalle funzioni di co-
inviti). Durante la permanenza nella Superba nominó d’ufficio
mandante dell’Italian Levy il 24 maggio 1815, ma di fatto aveva i componenti del Maggior e Minor Consiglio della Repubbli-
rimesso il comando al generale Hornstedt esattamente un anno ca. Cfr. Demetrius C.Boulger, Lord William Bentinck, Oxford
prima, alla sua partenza per la Sicilia il 29 maggio 1814. Il 15 1892. È assai probabile che Codazzi giungesse a vederlo di per-
luglio successivo lasciò Palermo a bordo della HMS Aboukir e sona in tale occasione.
70. F. Valentin, La Francia addita al mondo i diritti dell’uomo, fine XVIII sec., disegno.
sapore di repubblica

Codazzi s’imbarcò per l’America nell’aprile del Ande.]1 Strumenti alla mano, valicava quelle immani
1817, al termine di un lungo e frustrante periplo attra- barriere naturali sempre fiducioso e imperturbabile:
verso l’Europa orientale e il mar Baltico. Fra gli effetti “Le généreux savant bravait tout, supériuer à la fati-
della pace sancita a Vienna vi fu la smobilitazione delle gue et à la faim, soutenu par son amour de la science”
truppe in armi e la riduzione generalizzata degli eser- [Quel nobile studioso sfidava ogni ostacolo, incuran-
citi. Venuta meno la possibilità d’un ingaggio nel Vec- te della fatica e della fame, sorretto dall’amore per la
chio Mondo e fallito il tentativo di darsi al commercio, scienza.] Convinto che Codazzi fosse dieci anni più
il lughese, in compagnia dell’ormai inseparabile amico, vecchio di quanto non fosse in realtà, Samper sba-
andò a cercare fortuna oltre Atlantico. I reduci delle gliava nel considerarlo un vegliardo, ma aveva tutte
guerre napoleoniche che emigrarono in America furo- le ragioni nel sottolinearne lo stoicismo. Invero, sia in
no innumerevoli. Alcuni desideravano rifarsi una vita, Venezuela che nella Nueva Granada, Codazzi si dette
colonizzare terre, metterle a frutto. Altri puntavano a a conoscere per uno stile di vita sobrio fino alla fru-
fondare repubbliche o imperi, onde perpetuare il so- galità, tant’è che lo stesso Samper, che lo conosceva
gno bonapartista. Ciò che avevano perduto in Europa personalmente, riferisce che nel corso dei faticosis-
si trovava in America e, in apparenza, bastava recarvisi simi viaggi di esplorazione il lughese s’accontentava
e prenderlo. Ma le ragioni per le quali gli Stati Uniti ingurgitando grandi quantità di caffé amaro e di agua
si offrirono ad ospitare e ad aiutarr gli exilés non si de panela. “Tenía gran pasión por las ciencias, amaba
basavano né sulla solidarietà nei confronti della patria a estas repúblicas como a su patria – scrive Samper – y
di Lafayette né, tanto meno, sulla simpatia per Napole- su mayor felicidad era andar por riscos y montañas de-
one. L’ex-artigliere Codazzi non poteva immmaginare scubriendo nuevas comarcas, describiéndolas y fijando
che la politica nordamericana, nonostante le promesse alturas, distancias, grados de temperatura, etc.” [Nu-
fatte il 4 luglio 1776, s’ispirava allo stesso “realismo” triva per la scienza un’autentica passione, amava queste
che aveva fatto scuola al Congresso di Vienna. repubbliche come la sua patria e la sua più grande feli-
cità, per lui, era andare fra monti e burroni alla scoperta
A breve distanza dalla morte del nostro eroe, sul di nuove contrade, descrivendole, misurando altitudini,
“Bulletin de la Société de Géographie” apparve un ne- distanze, gradi di temperatura, ecc.]2
crologio, firmato da José María Samper, ove fra l’altro
si diceva: “Il fallait voir cet héroique vieillard, hardi La felicità che Codazzi ricavava dalla misurazio-
pionnier de la science, traverser les plaines insalubres ne e dallo studio del territorio si doveva sia a ragioni
de l’Amazone, de l’Orénoque, de l’Apure, du Magda- scientifiche che etiche. Infatti, nella sua prospettiva,
lena et du Patia... gravir ces montagnes superbes, ces
cordillères colossales des Andes” [Bisognava vederlo
quell’eroico vegliardo. quell’ardito pioniere della scien- 1 J.M.Samper, “Notice biographique sur M. le Général Co-
za, attraversare i pianori malsani dell’Amazzonia, dell’O- dazzi”, “Bulletin de la Société de Géographie”, XVIII, Paris, 1859,
rinoco, dell’Apure, del Magdalena e del Patia... scalare pp. 49-52
quelle superbe montagne, le colossali cordigliere delle 2 J.M.Samper, Historia de un alma, Medellin, 1971.
78 l’orizzonte in fuga

sulla quale navigava diretto in Olanda assieme a Fer-


rari, ciò che contrassegnava sia lui che il reggino era
un contegno gaudente e spensierato, per altro non
sorprendente in giovani ex-combattenti espatriati in
cerca di fortuna. L’uno e l’altro amavano viaggiare e
improvvisare ed entrambi erano, in certo qual modo,
dei fatalisti: non perché fossero rassegnati al peggio,
ma in quanto good sports. Un atteggiamento simile al
loro è riscontrabile in molti altri veterani delle guerre
napoleoniche, soprattutto fra coloro che, dopo Wa-
terloo, si diressero ai quattro venti alla ricerca di un
nuovo ingaggio. Di ritorno in Europa, taluni pub-
blicarono interessanti resoconti delle loro peripezie,
cronistorie spesso più attente alle attese dei lettori
che non alla veridicità dei fatti (nel frontespizio di
una di esse si legge: “nihil est aptius ad delectationem
lectoris quam temporum varietates fortunaquae vicis-
situdines”). Il contegno degli eroi di queste narrazio-
ni – che nell’insieme formano un sottogenere a metà
strada fra la letteratura di viaggio e di guerra – si di-
stingue per lo stesso miscuglio di candore, opportu-
nismo e irresponsabilità attribuibile ai due amici. Le
Memorie di Codazzi costituiscono uno dei pochi ap-
porti italiani a detta ‘collana’ (non vi rientrano invece
i ricordi di Ferrari, quasi indifferenti alla geografia),
anche in virtù della mistura di spavalderia e dabbe-
naggine che ne caratterizza molte pagine. Si veda per
esempio il paragrafo in cui il futuro cartografo de-
scrive l’attraversamento dello Skagerrak:
Crebbe il periglio a segno tale che tutti ci tenevamo per
71. Narrative of a voyage to the Spanish Main, 1819, frontespizio. perduti. La forza del vento e delle onde ci spingeva verso gli
scogli... quasi invisibili ed a fior d’acqua come tante aguzze
la geografia, attraverso lo studio approfondito delle punte... Ad ogni urto che davano nel bastimento le onde sem-
brava a quelli uomini di mare di toccare quegli scogli e vede-
caratteristiche non solo fisiche di un dato paese, ne vasi sul loro volto dipinto il pallore. Noi intanto chiusi nella
favoriva doppiamente il progresso: consentiva di in- stanza mangiavamo e bevevamo lasciando correre la barca a
dividuare il cammino verso un migliore sfruttamento suo piacimento rassegnati in tutto e per tutto ai voleri del
delle risorse ed allo stesso tempo agiva da stimolo destino.4
alla coscienza repubblicana, ovvero, nazionale. Per
questo, oltre che esperienza e abilità, l’esercizio della In casi estremi, aggiunge Codazzi, una reazione
geografia richiedeva un grande senso di responsabi- del genere «fa sì che si habbi alta forza d’animo, una
lità. Scalare montagne, risalire correnti, percorrere a presenza di spirito imperturbabile cui l’aspetto stes-
piedi o a dorso di mulo regioni inesplorate non ba- so della morte non fa vacillare». La versione di Ferra-
stava: occorrevano altresì impegno e visione, spirito ri si discosta di poco da quella dell’amico:
di sacrificio e consapevolezza. L’abnegazione e la
... la burrasca invigoriva ognora più tanto che il capitano non
lungimiranza del lughese trovano riscontro, fra l’al- potendo più reggere alla bufera, fe’ legare il timone, e ammai-
tro, negli scritti di Manuel Ancizar, suo compagno nare tutte le vele... [sceso sottocoperta] ci chiamò tutti, e... ci
di viaggio per oltre un anno. Ancizar dipinse con disse tutto costernato e semivivo dalla paura che pregassimo
pennellate impareggiabili il ritratto di un savant scru- la Vergine per la comune salvezza. [Questo] sbigottì più che
poloso e paterno, che dirigeva l’attività dei membri
della Comisión Corográfica con severità quasi milita-
re, conscio dei benefici che il loro lavoro, se rigoroso, 3 Manuel Ancizar, giornalista e diplomatico colombiano
avrebbe potuto arrecate alla Repubblica.3 La posta nato nel 1812, partecipò alle prime spedizioni della Comisión
in gioco era tale da giustificare qualsiasi sforzo, in- Corográfica diretta da Codazzi. Narrò tale esperienza in La pe-
dipendentemente dal riconoscimento pubblico che regrinación del Alpha por las provincias del norte de la Nueva
ne sarebbe potuto derivare. Infatti, per il nostro ge- Granada en 1850-1851, Bogotá, 1853. Scrisse anche una succinta
ografo lo stoicismo rientrava fra i doveri del buon biografía del cartografo apparsa sulla rivista bogotana “Mosaico”
subito dopo la morte di questi (“Biografía de Codazzi”, 1859).
cittadino. 4 Le citazioni dalle Memorie provengono invariabilmente
Codazzi pervenne a questa convinzione in età da Le Memorie di Agosino Codazzi, Milano, 1960, a cura di M.
matura. Nel gennaio 1817, mentre i marosi dello Longhena; nel caso di Ferrari, provengono sempre da C. Fer-
Jutland minacciavano di travolgere l’imbarcazione rari, Memorie Postume, Milano, 1942, a cura di M. Menghini.
sapore di repubblica 79

mai i marinai che si tennero perduti. Certo non fu quello il


miglior mezzo d’inanimirli a combattere arditamente contro
il minacciante naufragio.

Nonostante tutto, il brigantino riuscì ad ancora-


re a Kristiansand, dove rimase alla fonda per quaran-
ta giorni in attesa che il tempo migliorasse. Ripresa
la navigazione, «dopo 11 ore di vento favorevole il
tempo cambiò di nuovo... laonde fu forza l’ancora-
re in una baia disabitata della Norvegia». Le circo-
stanze, ironizza Ferrari, richiedevano grande spirito
di sopportazione: «Qui ben cadeva in taglio il mio
adagio tout pour le mieux, giacché una navigazione
sì fortunosa avrebbe tolta la pazienza ad un Giob-
be». L’origine leibniziana della massima “tout pour le
mieux” è nota. Nello specifico, la coniò Voltaire con
scoperte intenzioni satiriche, mettendola in bocca a
Pangloss ogni qualvolta questi spiega a Candido che
«tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possi-
bili». Il pupillo passa di disgrazia in disgrazia ma...
“tout est pour le mieux dans le meilleur des mondes
possibles.” Racconta Voltaire:
Et Pangloss disait quelquefois à Candide: tous les événe-
ments sont enchaînés dans le meilleur des mondes possibles; car
enfin si vous n’aviez pas été chassé d’un beau château à grands
coups de pied dans le derrière pour l’amour de mademoiselle
Cunégonde, si vous n’aviez pas été mis à l’inquisition, si vous
n’aviez pas couru l’Amérique à pied, si vous n’aviez pas donné
un bon coup d’épée au baron, si vous n’aviez pas perdu tous vos
moutons du bon pays d’Eldorado, vous ne mangeriez pas ici des
cédrats confits et des pistaches. [Pangloss diceva qualche volta
a Candido: Tutti gli avvenimenti sono concatenati nel miglior
72. Illusrazione dal Candide di Voltaire, ed. 1778.
de’ mondi possibili, perchè finalmente se voi non foste stato
scacciato a pedate da un bel castello per amor di Cunegon-
da, se voi non foste stato messo all’Inquisizione, se non aveste Mentre il brick solcava il Mare del Nord diret-
scorso l’America a piedi, se non aveste dato una stoccata al to al porto di Den Helder, nella mente del lughese
barone, se non aveste perduto tutti i vostri montoni del buon non vi era spazio per il pessimismo. Da mesi teneva
paese d’Eldorado, voi non mangereste qui dei cedri canditi e
de’ pistacchi].5
un diario di viaggio ed era giunto il momento di ri-
versarne il sunto nella lettera che avrebbe scritto al
La maliziosa elusività della frase seguente, con padre non appena sbarcato. La spedizione per Bata-
la quale termina il romanzo, ha fatto ammattire stuo- via, della quale i due amici erano venuti a conoscenza
li di glossatori: “Cela est bien dit, répondit Candide, mesi prima decidendo di aggregarvisi, doveva essere
mais il faut cultiver notre jardin”. Nel presente conte- pronta a salpare. La missiva si sarebbe chiusa con la
sto la risposta di Candido può servire a sintetizzare fausta notizia dell’arruolamento nell’armata olande-
– appunto alla maniera di Pangloss – le tappe dell’i- se: un ingaggio di prim’ordine in un esercito che,
tinerario biografico di Codazzi dalla Romandiola alle al pari di quello italico, s’era battuto agli ordini di
Ande: se non si fosse arruolato nell’Esercito del Re- Napoleone fino a tre anni prima, cioè fintantoché il
gno Italico, se non avesse fatto naufragio a Itaca, se regno d’Olanda aveva fatto parte del Grand Empire.
non avesse attraversato indenne lo Skagerrak, se non Come se ciò fosse poco, l’inquadramento in un corpo
avesse perso il bastimento per Batavia, se non avesse destinato ai possedimenti d’Asia, dov’erano in corso
“couru l’Amérique à pied”... non sarebbe poi diven- operazioni militari volte al loro ingrandimento, avreb-
tato quel che diventò. Cela est bien dit... tuttavia, il be permesso a lui e all’amico di fare una rapida car-
destino del nostro eroe non dipese solo dal concate- riera. La loro tempra di reduci napoleonici e la loro
narsi di occasioni e infortuni, ma anche e soprattutto conoscenza del mondo garantivano che in un paio
dalla cura con cui – placati gli astratti furori giovanili d’anni sarebbero stati entrambi ufficiali superiori. Ma
– si dedicò a coltivare il proprio giardino. arrivato ad Amsterdam, il lughese scoprì che la spe-
dizione per la capitale delle Indie olandesi o era già
salpata o non era mai esistita, per cui si vide costret-
5 Voltaire, Candide ou l’optimisme, 1759. Traduz. T.M. to, unitamente al compagno, ad un repentino cambio
Grandi, Milano, 2009. Il Candide rientra in certo modo nel di- di piani. Dalle parole rivolte al genitore traspaiono
battito sul ‘buon selvaggio’, molto vivace in Francia fra il 1750 e segni d’inquietudine che il tenore gaio e speranzoso
il 1760. Voltaire prende le distanze con caratteristica ironia. della missiva non riesce a dissimulare:
80 l’orizzonte in fuga

73. Monticelli-Gallina, Allegoria dell’America, 1820, inc. col.

Ora in qual parte devo volgere i miei passi se dopo un avrebbe detto Pangloss – il mandato del destino.
anno, e più di continuo viaggio non ho trovato impiego pres- Invece era in procinto di salpare per le leggendarie
so tutte le Nazioni Europee, ed una porzione delle Asiatiche, Indie Occidentali, la porzione più attraente e femmi-
ed Africane? La sol’America mi si è presentata a miei occhi,
e là vado.6 nea del globo, seducente come la sua personificazio-
ne allegorica, più attraente, nelle sue forme ignude,
In realtà, nei mesi anteriori un paio di offerte della stessa Marianna. Mentre costei rappresentava
d’impiego gli erano pervenute, ma non, come ave- la resistenza civile, l’America simboleggiava lo stato
va sperato, sotto forma d’ingaggio militare. Volendo, di natura, la libertà primigenia: come sfuggire al suo
avrebbe potuto sistemarsi in Polonia «con un buon incanto, come rifiutarne l’invito? Conoscendone le
onorario dando in francese lezioni di scherma, e ca- doti d’immaginazione, non sarebbe affatto strano se
vallerizza», ma un’ansia struggente di trovarsi fra il il lughese, in attesa di salpare, si fosse figurato dav-
rumore delle armi «piuttosto che in un pacifico dob- vero il Nuovo Mondo in chiave allegorica (v. fig. 73).
bato Palazzo», l’aveva indotto a rinunciare. Per lo Ciò non solo per effetto dell’eterno femminino, ma
stesso motivo aveva respinto la proposta di trattener- anche per il brillio dell’oro: le lusinghe di sempre.
si a Danzica quale «ajo in una ricca casa.» Rifiuti che Last not least, l’America (con buona pace di Shelley,
a prima vista potrebbero apparire avventati, ma che a sarebbe il caso di dire) era il vero paradiso degli esuli:
lungo andare si rivelarono azzeccati: se avesse accon- Sono già colà passati più di diecimila uffiziali Francesi,
disceso, avrebbe finito per sprecare l’avvenire al ser- alla di cui testa evvi Giuseppe Bonapartc, i quali stanno fab-
vizio di qualche junker prussiano, ignorando – come bricando una nuova città chiamata Persinpopolis [sic]7

Tutto lasciava prevedere che oltreoceano la sor-


6 A. Codazzi, “Lettera al padre”, 28 aprile 1817, Archivio di
te sua e del sodale si sarebbe raddrizzata. Ad Am-
Stato di Ravenna, sez. Atti Notarili
sterdam si andava dicendo che il governo degli Stati
7 Un insediamento del genere sorse davvero, ma sotto al- Uniti, nella sua lungimiranza, aveva predisposto per
tro nome e con una popolazione di poche centinaia di emigrés: gli ufficiali napoleonici un’accoglienza che, se da
la Vine and Olive Colony, cfr. infra. Curiosamente Codazzi vi si una parte ne premiava i trascorsi militari, dall’altra
riferisce in anticipo sulla data della sua fondazione (luglio 1817). ricompensava anticipatamente i servizi che la Repub-
sapore di repubblica 81

blica avrebbe richiesto loro qualora si fosse vista mi-


nacciata.8 Per i due amici era un invito a nozze:
Pensiamo di cambiare in questo Nuovo Mondo la no-
stra sorte, giacché qui è pubblico, che ogni ufficiale è ac-
cettato non solo con un buon soldo, ma ancora il Governo
gli passa una certa quantità di terreno con tanti schiavi neri
quanti sono bastanti per coltivarlo, ed il prodotto è dì vantag-
gio dell’ufficiale, a cui restagli il peso del mantenimento dei
nuovi travagliatori, e di prender le armi ad ogni cenno per la
difesa dello Stato.9

Certo, il buon senso romagnolo invitava alla cir-


cospezione. Inoltre, era ancora cocente la delusione
per i miseri risultati del lungo periplo appena ultima-
to. Tuttavia, quand’anche si fosse trattato di fanfalu-
che e nella Repubblica del Nord non avessero tro-
vato il bengodi, a Sud si sarebbero presentate altre
possibilità:
(...) spero di riuscire nelle mie brame, e quante volte ancora
fossero favole ciò che da tutti qui dicesi, mi resta per ultimo
la risorsa di andare sotto Cristoforo Capo dei Negri di Santo
Domingo, o veramente unirmi alle bande dei ribelli America-
ni Spagnoli, e così mi sarà facile il vedere la Castiglia d’Oro, il
Brasil, il Perú ed i1 Paraguai.

La mappa delle alternative sudamericane ha


contorni incerti e suggestivi ed è cosparsa di toponi-
mi sonori ed evocatori. Del Paraguai Codazzi aveva
una vaga nozione trasmessagli dai gesuiti rifugiatisi
in Romagna dopo l’espulsione dai possedimenti spa-
gnoli (1768); la parola ‘Perú’ tornava spesso nel fra- 74. Toussaint Louverture a cavallo, 1802, inc.
sario popolare per indicare una ricchezza sconfinata;
con il nome ‘Brasil’ una cartografia obsoleta ma ric- stenza d’un certo «Cristoforo», tuttavia non immagi-
ca d’incanto aveva battezzato l’intero subcontinente nava che si trattasse di Henri Christophe, eroe della
meridionale; la Castiglia d’Oro aveva lo stesso potere rivoluzione haitiana e, dal 1811, “premier monarque
di seduzione e la stessa elusività dell’Eldorado. Per couronné du Nouveau-Monde.” Le sue erano lacune
contro, la ribellione degli spagnoli d’America rien- comuni. La disinformazione riguardo ai fatti di Haiti
trava fra i fatti di cronaca ed è probabile che il lughe- era tale che nel 1817, in Europa, l’isola seguitava a
se la attingesse dai giornali. Per quel che concerne considerarsi una colonia francese e a chiamarsi Saint-
«Cristoforo Capo dei Neri di Santo Domingo», la Domingue, convincimento avallato dal Trattato di
spiegazione è più complessa. La rivoluzione di Hai- Parigi del 1814 e poi da quello di Vienna (la Francia
ti era durata dal 1791 al 1803 e aveva comportato riconobbe l’indipendenza di Haiti solo nel 1838).
da parte degli insorti – gli schiavi neri capitanati da Mentre la geografia si stava facendo passo, la
Toussaint l’Ouverture – un valore inaudito: nel corso storia, nelle nozioni del nostro eroe, era ancora ar-
di tredici anni avevano sconfitto i piantatori bianchi e retrata; tuttavia, la sua sete di conoscenza lasciava
la guarnigione locale, respinto un’invasione spagno- ben sperare. Riprendendo ciò s’è detto poc’anzi sul
la, fatto fronte a una spedizione inglese di 60 mila suo modo di essere all’epoca della partenza per l’A-
uomini e umiliato un contingente francese... rag- merica, bisognerebbe aggiungere che alla baldanza
giungendo infine l’indipendenza. Da vittime passive e all’ingenuità si univa la costumatezza, una sorta di
d’una secolare oppressione, gli schiavi si erano eretti antidoto contro l’intemperanza inoculatogli nell’in-
ad agenti della propria emancipazione, una lezione fanzia assieme alle altre virtù familiari. Quantunque
che in seguito avrebbe portato al crollo del sistema si fosse arruolato contravvenendo alla volontà di
coloniale. Codazzi ignorava tutto ciò. Sapeva dell’esi- Domenico, il giudizio paterno seguitava a rappresen-

8 In effetti, esisteva una French Emigrant Association, cre- 9 Codazzi riprende voci diffuse dai giornali europei e ame-
ata dal conte Pierre-François Réal (1757-1834) con l’appoggio ricani in circolazione ad Amsterdam. Scrivendo che gli ufficiali
di Giuseppe Buonaparte, tesa ad assicurare protezione ai vete- avevano l’obbligo di «prender le armi ad ogni cenno per la difesa
rani di guerra leali a Napoleone. Il conte esercitò ogni possibile dello Stato», anticipa ciò che il generale Lallemand proclamerà
pressione sul governo degli Stati Uniti al fine di ottenere per tale in Texas l’anno successivo, nel momento di fondare il Champ
iniziativa sostegno politico e finaziario. d’Asile. Cfr. infra
82 l’orizzonte in fuga

madre, fratello, e sorella vi abbraccio, e baciandovi e riba-


ciandovi vi auguro salute, tranquillità, e sorte, e col desiderio
di poter un giorno stringervi tutti al mio seno, e divider con
voi il frutto dei miei travagli vi saluto. Addio, addio, e parto
glorioso e trionfante per non mai più morire.

Benché iperbolico, il commiato non è tutto re-


torica. Oltre alla genuina commozione del distacco,
dalle righe trapela un sincero desiderio di ricongiun-
gimento, a sua volta sorretto da un’idea circolare del
viaggio e del tempo. Prevedere la durata dell’itinera-
rio e le mutazioni di stato sarebbe stato impossibile;
tuttavia, al di là delle incognite, il nostro eroe non
dubitava che il punto finale avrebbe coinciso con il
punto di avvio. Il cerchio si sarebbe chiuso quando
le circostanze che ora lo allontanavano gli avrebbero
permesso di tornare; e poiché il movente del viaggio
era il miglioramento della sorte, la conclusione non
avrebbe potuto essere se non vittoriosa: premio già di
per sé, il suo ritorno avrebbe arrecato altresì i frutti
dell’assenza. «Cangia suolo, e non sorte un infelice»,
dice l’iscrizione in calce all’incisione riprodotta nella
pagina accanto (v. fig. 76): ciò poteva essere vero per
un esiliato, giammai per un individuo fattivo e fidu-
cioso come Codazzi.
L’addio è improntato ad una caratteristica mi-
stura di epicità ed emotività, rapportabile ai moduli
linguistici e stilistici dell’epoca. Di fatto, vi si ravvisa-
no i riflessi d’un gusto espressivo veemente e retori-
75. L’addio agli esuli, prima metà dell’Ottocento, stampa popolare. co, vicino ai modi del romanticismo. Le conoscenze
letterarie di Codazzi erano sorte sui banchi di scuo-
tava, per lui, la massima istanza morale. Tale sogge- la, in un ambiente poco stimolante e ancor meno
zione, peraltro benaccetta, lo spingeva a sottoporre aggiornato. Ma negli ultimi cinque anni era entrato
al genitore progetti e rendiconti. A riprova di ciò, si in contatto, pur anche alla lontana, con la cultura in
veda la frase seguente: fieri, permeata a tutti i livelli di suggestioni romanti-
che. Uno spunto di questo tipo è ravvisabile nel sa-
Credo che dopo letta questa lettera crederete tutto ciò luto dell’esule alla patria, uno dei temi più struggenti
che è scritto una favola combinata, giacché riflettendo che
se un anno addietro perderei tutto, come mai possibile abbi della poesia del primo Ottocento, a cominciare dal
potuto fare lunghi viaggi, trattenermi nelle più Gran Capitali, Foscolo. Ma si badi alle differenze, ben più significa-
e poi ora riuscire nel viaggio d’America... mi contenterò di tive delle somiglianze. Il lughese ‘non va fuggendo’ di
dirvi: che non ho in alcun punto disonorato la famiglia, né patria in patria come il vate di Zante: è anch’egli uno
mi sono reso indegno della Patria, né mi sono avvilito, né ho sradicato, ma la sua condizione non è, né potrebbe
degradato il mio rango. essere, quella del coscritto... perché ‘patria’ – nella
lettera – non significa ‘Patria’. l’Europa e l’Italia, per
La navigazione sarebbe iniziata di lì a due gior- il nostro eroe, erano entità geografiche formanti il
ni, il 30 aprile, per cui era giunta l’ora di congedarsi. Vecchio Mondo, mentre la sua vera patria era la culla
Le parole di commiato confermano l’appartenenza romagnola.
di Codazzi ad una generazione spaesata e inappaga- Eclissatosi l’astro napoleonico, l’Italia e l’Euro-
ta, disposta a salpare alla volta di mondi improbabili pa avevano perduto – agli occhi di Codazzi – l’iden-
con lo stesso empito cieco con cui aveva sfidato il tità e le attrattive possedute in precedenza. Fino alla
nemico sui campi di battaglia; e nel contempo una metà del 1814, l’Italia aveva costituito un tutt’uno
generazione fiduciosa, positiva, pronta ad affrontare con l’esercito del Regno, mentre l’Europa si era iden-
il futuro con le armi o con la vanga. Il domani era tificata con l’Impero. A tre anni di distanza, l’una e
oltreoceano, lontano dagli affetti e dalle usanze. Rag- l’altra erano cambiate tanto da apparire irriconosci-
giungerlo implicava una separazione straziante ma bili. Un ordine continentale ed una concezione della
transitoria e in fin dei conti proficua: per questo chi storia – quell’ordine e quella storia entro cui Codazzi
partiva era allo stesso tempo triste e lieto. Ecco nuo- era nato e cresciuto – erano scomparsi. Lo sconvol-
vamente il saluto del nostro eroe: gimento era tale che coglierne la portata, in termini
Addio Europa. Italia addio. Patria mia ti saluto, con- mentali oltre che ideologico-politici, era pressochè
cittadini, ed amici vi lascio, donne mie belle vi abbandono, impossibile. Immutati erano rimasti unicamente i li-
parenti, e congiunti vi do un amplesso, e voi mio caro Padre, neamenti geografici e gli aspetti immaginari del Vec-
sapore di repubblica 83

chio Mondo. Ed è appunto quest’ultimo – crediamo


– che egli aveva in mente quando scrisse: «Addio Eu-
ropa. Italia addio».
Per i reduci fra i venti e i trent’anni, ‘restaura-
zione’ significava non già il ritorno ad uno stato di
cose anteriore, bensì l’avvio di una fase incognita e
male accetta. Nonostante la corta età, ciò che pri-
meggiava in loro era la nostalgia del passato napo-
leonico, un’epoca esaltante e colma di opportunità.
Napoleone aveva riscattato migliaia di giovani dalla
piattezza della vita di provincia, dilatandone le pro-
spettive e facendone degli uomini valenti: come non
rimpiangerlo? A differenza dell’Italia e dell’Europa,
nozioni incerte, la patria, per Codazzi e molti suoi
coetanei, era qualcosa di concreto e stabile... com’e-
rano concrete e stabili le strade e le piazze di Lugo,
o gli amici, le donne e i parenti lasciati indietro. Ma
una patria priva di valenze nazionali e patriottiche
non rientrava nell’immaginario romantico, o meglio,
poteva rientrarvi soltanto se trasfigurata e ingiganti-
ta dal pathos del distacco. Intesa in questo senso, la
veemenza dell’addio sarebbe da collegarsi, più che
alla drammaticità del momento, dalla ricerca di un
effetto letterario nobilitante.

Non appena imbarcati, la condizione dei due


amici passò da reduci di guerra sbandati ad esuli. Per
esilio s’intende di norma l’allontanamento forzato o
volontario, perpetuo o temporaneo, dalla patria, un
significato che si addice anche al loro caso. Nell’anti-
chità era obbligato a prendere la via dell’esilio chiun-
que, a seguito d’una condanna, fosse stato privato del
diritto al fuoco e all’acqua (“igni ac aqua interdictus”).
Tuttavia, era considerato esule anche colui che, non
riconoscendosi nella patria, si sottraeva ai propri do- 76. L’infelicità dell’esule, ca. 1815, inc.
veri verso di lei (“exilium patitur patriae qui se de-
negat”, recita la nota sentenza di Publilio Siro). In non del tutto nuove ma diversamente caratterizzate
sintesi, a provocare l’allontanamento dalla terra dei rispetto al mondo antico. In questo quadro ampliato,
padri poteva essere sia il bisogno che l’infelicità, sia l’esperienza dei nostri eroi è tecnicamente più vicina
la ricerca dei mezzi di sussistenza che il rifiuto di uno all’espatrio che non all’esilio o all’emigrazione. Di
stato di cose inaccettabile. Se a determinarlo era la fatto, all’espatrio – diverso dall’emigrazione in quan-
sospensione d’un diritto, l’esilio costituiva una peni- to limitato nel tempo – corrisponde il minor grado
tenza; se a causarlo erano le privazioni, equivaleva ad di coercizione ed il maggiore grado di attesa. Ciò
un flagello; se all’origine vi era lo scontento, rappre- nonostante, dal punto di vista esistenziale, Codazzi
sentava un sacrificio o una liberazione (o entrambe e Ferrari sono degli autentici esuli, non diversamente
le cose). Se Codazzi e Ferrari fossero partiti a causa da coloro che “embrace exile as their status and their
dello snaturamento subito dall’Italia e dall’Europa role, as their place in history, because it is their fate”
dopo la débâcle napoleonica, il loro espatrio potreb- [abbracciano l’esilio quale stato e ruolo, come posto
be definirsi ‘foscoliano’; se, per contro, fossero stati nella storia, perché tale è il loro destino.]10 Questo
condannati al confino, si tratterebbe d’un esilio ‘ovi- vale in particolare per il lughese, la cui vita fu scan-
diano’. Ma poiché a provocarne la partenza furono dita da tre successivi esili: del primo ci stiamo occu-
particolari circostanze materiali – la perdita dei mez- pando, il secondo lo allontanerà definitivamente da
zi di sostentamento a seguito della smobilitazione Lugo e dall’Italia nel 1827 e il terzo lo obbligherà ad
delle armate europee – dobbiamo convenire che si abbandonare il Venezuela nel 1849. Tre variazioni sul
trattò di allontanamento ex necessitate. distacco e sulla delusione in un crescendo doloroso
In realtà, il caso di Codazzi e Ferrari sfugge alla e drammatico, dall’eccitazione della partenza dall’O-
tipologia classica, e ciò perché, dalla seconda metà
del Settecento in poi, entrarono in gioco altre distin-
zioni. Agli esuli si affiancarono i profughi, i proscrit- 10 M.E.Jiménez, “The politics of exile: class, power and the
ti, gli emigranti, i rifugiati e gli espatriati, categorie exilic”, in “Cultural Logic”, 2003
84 l’orizzonte in fuga

nascondesse mire politico-militari volte al riscatto di


Napoleone, unirsi a detto piano avrebbe significato,
oltre al proseguimento della carriera delle armi (con
gli annessi privilegi economici e sociali), la partecipa-
zione ad un’impresa che si preannunciava esaltante.12
Poco importava che Codazzi e Ferrari non fossero
dei veri e propri exilés: se è vero che non erano né
francesi né proscritti, se è vero che non possedevano
una patria nel senso transalpino di ‘stato nazionale
indipendente’, è altrettanto vero che per uomini af-
fratellati dall’esprit de corps, dal senso dell’onore e
da una causa comune, simili puntualizzazioni erano
trascurabili. Dal momento che gli italiani e i francesi
si erano battuti spalla a spalla in Spagna e in Russia,
perché distinguere fra esuli ed exilés?13

Ad Amsterdam, in quei giorni di aprile, vi erano


«molti bastimenti degli Stati Uniti venuti espressa-
mente per caricare famiglie che senza interruzione
arrivavano dalla Svizzera, dalla Sassonia e dall’An-
nover e si contavano già dei partiti più di ottomila,
mentre erano già pronti al passaggio più di altri tre
milla.» Si trattava in maggioranza di «coltivatori di
terra, orefici, orologiari e di molte arti meccaniche», i
quali «con tutte le loro famiglie si portavano nel nuo-
vo mondo sperando trovare colà una sorte migliore
che li assicurasse.» Anche il grosso dei passeggeri
assiepati sul brick —circa duecento cinquanta— era
costituito da artigiani e contadini («molti agricoltori
e artieri, che si recavano in America a fondarvi una
colonia»). Oltre a questi due gruppi e ai veterani di
77. La partenza degli emigranti, prima metà dell’Ottocento, acquatinta. guerra figuravano dei religiosi, per la precisione «un
vescovo francese con quattro suoi sacerdoti, che an-
landa all’amarezza dell’addio definitivo al ‘dolce pa- davano per quelle parti come missionari.» Insomma,
ese’ fino allo strazio per l’abbandono forzato della riprendendo il discorso avviato sopra, accanto a co-
patria adottiva (v. fig. 77). loro che, sradicati dal paese d’origine dalla povertà,
Le speranze perseguite dai due amici nel corso andavano in cerca della terra promessa, vi erano altri
della peregrinazione per l’Europa Orientale erano che viaggiavano mossi non dal bisogno ma da ideali
state le stesse che li avevano sospinti ad imbarcarsi politici o religiosi, mentre altri ancora fuggivano da
sul brigantino Union. Purtuttavia, nel momento di paesi divenuti inospitali.
salpare per l’America, alla prospettiva d’un ingaggio Mentre nell’antichità tutte le esperienze relative
militare (che – parbleu! – non poteva continuare a all’allontanamento coatto o deliberato dal suolo natio
sfuggir loro) si aggiunse il miraggio d’una vita ri- rientravano nella categoria ‘esilio’, in epoca moderna
spettabile e laboriosa all’interno d’una comunità di si è voluto raggrupparle sotto l’etichetta ‘emigrazio-
refugiés. La possibilità di associarsi a una “confédéra- ne’. Fin dai tempi di Ovidio l’esilio, se inteso come
tion napoléonienne” era oltremodo desiderabile per condanna, ha rivestito connotazioni politiche oltre
ragioni ad un tempo ideali e pratiche.11 Poiché la fede che giuridiche; tuttavia, dalla seconda metà del Sette-
bonapartista degli exilés lasciava supporre che l’in- cento in poi, cioè, da quando il fenomeno migratorio
sediamento di una colonia nel sud degli Stati Uniti ha cominciato ad assumere proporzioni di massa, l’a-

11 A detta di Hyde de Neuville, ministro plenipotenziario passé de royauté et de compromettre l’avenir par une entreprise
francese a Washington, il Champ d’Asile, fondato in Texas dal révolutionnaire”. Sulle reazioni di Napoleone alle proposte di
generale Lallemand, costituiva appunto una ‘confederazione na- chi voleva riscattarlo dall’esilio e offrirgli un impero nel Nuovo
poleonica’. Cfr. G. Bertin, Joseph Bonaparte en Amérique, Paris, Mondo, cfr. Ch.-T. Montholon, History of the Captivity of Na-
1893, p. 220; anche J. Reeves, The Napoleonic Exiles in America, poleon at St.Helena, II, London, pp. 272-274.
13 In realtà, l’aver combattuto agli ordini di Napoleone non
Baltimore, 1905, pp. 47 e ss.; E. Ocampo, The emperor’s last cam-
paign: a Napoleonic empire in America, Tuscaloosa, 2009. bastava a uguagliare i soldati stranieri ai francesi. L’accesso al
12 Bertin, op.cit., p. 222. I rifugiati francesi “rêverènt d’éta- Champ d’Asile, per esempio, era riservato ai francesi o agli stra-
blir un royaume espagnol au Mexique et au Texas, dont Joseph nieri reduci della Grande Armée. Benché veterani dell’esercito
Bonaparte serait le roi... Joseph refusa constamment de ternir son italico, Codazzi e Ferrari non sarebbero stati accettati.
sapore di repubblica 85

78. Duplessis Berteaux, Allegoria dell’indipendenza degli Stati Uniti, 1786, inc.

spetto politico è divenuto via via più importante. Lo opprimono ed incitano alla resistenza. A seguito del-
spostamento di masse pauperizzate da un continente la sua espansione l’esilio, ribattezzato ‘emigrazione’,
all’altro – per non parlare di ‘reiezione’ – va annove- ha coinvolto milioni di persone, ben poche di esse
rato fra i contraccolpi della rivoluzione industriale e “political actors in a narrow sense”, ma tutte trascina-
della sovrapposizione di economia, demografia e po- te da forze politico-economiche incontrollabili.
litica teorizzata dal pensiero liberale. Come osserva
uno studioso, «la storia delle emigrazioni politiche Da questo punto di vista, la situazione, nel 1817,
si inserisce nel quadro più vasto delle emigrazioni in era sostanzialmente la stessa: anche allora il distacco
genere, cioè in quelle cosiddette di massa», anche se dal paese natale era provocato da un intreccio di ele-
ne sono diverse le motivazioni facendo leva queste menti politici ed economici ed anche allora, aggiun-
piuttosto su esigenze di carattere economico e quelle giamo, l’obiettivo era la felicità. Dalla dichiarazione
su istanze ideologiche.14 d’indipendenza degli Stati Uniti erano trascorsi quat-
Parlare di esilio è più romantico che non parlare tro decenni, quarant’anni durante i quali le parole di
di emigrazione, diaspora, deportazione e simili, ma Thomas Jefferson erano assurte a manifesto di tutti
comunque lo si chiami è un fenomeno anche o so- gli esuli e di tutti gli emigranti. L’esistenza umana e i
prattutto politico: “Exile is always a political construc- rapporti fra gli individui non potevano non fondarsi
tion and, as such, an expression of political power.”15 A su verità di per sé evidenti come il diritto alla vita, la
provocarlo, infatti, sono poteri che allo stesso tempo libertà e “the pursuit of Happiness” (v. fig. 78). Di ciò

14 S. Candido, “Appunti sull’apporto italiano alla storia del- on-line (cvc@cervantes.es).


15 M.E.Jiménez, op.cit.
le emigrazioni politiche ecc.”, Centro Virtual Cervantes, materiale
86 l’orizzonte in fuga

venture e di tesori, ma allo stesso tempo confidavano


nelle esortazioni di Jefferson e vagheggiavano una
repubblica con le fattezze di Marianna (v. fig. 80).
Non erano dei veri e propri rifugiati eppure abbiso-
gnavano di asilo: un luogo dove venisse riconosciuto
il diritto dell’uomo a una società libera e ugualitaria,
senza re e senza papi. Avevano combattuto per anni
per la grandezza dell’Impero ed ora, dimentichi delle
repubbliche immolate all’ambizione di Buonaparte,
erano pronti a impugnare nuovamente la spada per
strapparlo all’esilio e collocarlo sul trono... di una
repubblica imperiale americana!16 Contraddizion su
contraddizioni: non però nell’ottica di Codazzi e
Ferrari, giacobini in pectore, esuli sui generis, patrio-
ti mancati, amanti delle donne e del vino. Con ogni
probabilità la repubblica dei loro sogni, nell’aprile
del 1817, rassomigliava a quella cantata da Pierre-
Jean de Béranger (v. fig. 79):
J’ai pris gout à la république
Depuis que j’ai vus tant de rois:
Je m’en fais une, et je m’applique
A luis donner de bonnes lois.
On n’y comerce que pour boire,
On n’y juge qu’avec gaité:
Ma table est tout son territoire,
Sa devise est la liberté.17

79. Ritratto del poeta P.-J. de Beranger, ca. 1820, litogr. Codazzi “amaba a estas repúblicas como a su pa-
tria”, ricorda José María Samper riferendosi all’at-
erano unanimemente convinti anche i compagni di taccamento al Venezuela e alla Nueva Granada.18 Il
viaggio del lughese. Tuttavia, il il significato attribuito sentimento repubblicano, nel lughese, era di vecchia
alla parola ‘felicità’ cambiava da persona a persona, data, così annoso come l’ansia di orizzonti aperti. Più
rinviando ad aspirazioni e progetti diversi. Per talu- che da una scelta ideologica scaturiva da un impul-
ni la felicità s’identificava con il benessere collettivo, so vitale, da un’intuizione più che da un sillogismo.
per altri con l’appagamento individuale. Gli artigiani Finché non si trasferì del tutto in America, la parola
e i contadini si recavano nel Nuovo Mondo preme- ‘patria’, seguitò a significare per lui, oltre che il luogo
ditatamente, decisi a trapiantarvisi e a costruirvi un natale, una repubblica in absentia, agognata e inaffer-
avvenire comune. I veterani, per contro, non avevano rabile. Questo anelito lo avvicinava e nel contempo
né piani né mete fisse: andavano oltreoceano in cerca lo allontanava dai francesi: anch’essi s’erano lasciati
di fortuna ed emozioni, ben decisi a tornare prima o invogliare dal ‘gusto di repubblica’, ma, assaggiatolo
poi in Europa con «il frutto dei loro travagli». Al pari e magnificatolo, l’avevano presto disdegnato. Quan-
dei loro vecchi compagni d’arme, Codazzi e Ferrari do la Repubblica Cisalpina svanì, Codazzi aveva
avevano in mente una permanenza prolungata – uno dodici anni scarsi, troppo pochi per distinguerne e
«stabilimento per molti anni» – ma non certo un tra- conservarne appieno il sapore. Eppure si sobbarcò
sferimento a perpetuità. enormi sforzi pur di gustarlo nuovamente.
Non essendo proscritti politici e nemmeno co- Tornando al 1817, si potrebbe dire che la diffe-
loni, i veterani di guerra non rientravano del tutto renza principale fra i nostri eroi e gli exilés era che
né nella categoria degli esuli né in quella degli emi- costoro avevano una nozione abbastanza precisa di
granti, e definirli ‘espatriati’ non aiuta più di tanto patria (in senso territoriale se non politico), mentre
a precisarne il profilo. All’equivocità del loro status Codazzi e Ferrari stentavano a figurarsela. Comunque
fa da contrappeso l’incertezza dei loro moventi. Si sia, la coscienza nazionale dei francesi non era bastata
accingevano a partire per l’America anelanti di av- a salvare la né la Repubblica né l’Impero. Contriti e

17 “Ma republique”, in Pierre-Jean de Béranger, Chansons una certa estensione. I versi di Béranger, la franchezza con la
de P.-J. de Béranger, Paris, 1830. Béranger fu molto amato dai quale venivano cantati, la ripetizione del ritornello, la popolari-
patrioti italiani. Giuseppe Garibaldi narra un episodio avvenuto tà del poeta entusiasmarono tutti gli ascoltatori. Mi fecero ripe-
nel 1834 a Marsiglia, quando era fuggiasco: «Intonai il “Dio della tere due o tre strofe, mi si abbracciò all’ultima, gridando: Viva
gente da bene” [“Dieu des bonnes gens”]. Se io non avessi avuto Béranger, viva la Francia, viva l’Italia!» Cfr. Garibaldi, Memorie
altra vocazione, mi sarei fatto cantante; io ho una voce da tenore, di Giuseppe Garibaldi pubblicate da Alessandro Dumas, Palermo,
che se non fosse stata un po’ faticata, avrebbe potuto prendere 1860.
sapore di repubblica 87

80. P.-P. Prud’hon, Allegoria della Repubblica, ca. 1793, dis.


88 l’orizzonte in fuga

81. A. Borel, L’Amérique Indépendante, 1778, inc.


sapore di repubblica 89

82. P. Mortier, L’Oceano Atlantico o Mar del Nord, 1700.

spossessati, ora se ne partivano per terre lontane ma- Negli oltre trent’anni trascorsi nell’America tro-
gari cantando mestamente un ritornello di Béranger: picale, Codazzi pervenne a identificare la sua patria
con le repubbliche comprese fra le Ande e il Mar dei
D’une terre chérie
C’est un fils désolé, Caraibi, l’Orinoco e il Río Grande della Magdalena.
Rendons une patrie, Ciò nonostante, nel 1817, mentre l’Union si appre-
Une patrie stava a salpare, una simile evenienza era impensabile,
Au pauvre exilé.19 non solo perché era sua ferma intenzione far ritorno
in Romagna «onde dividere in famiglia i frutti dei
A Codazzi, a cui non era stato sottratto alcunché suoi travagli», ma anche perché tali repubbliche non
(di cui si ricordasse), mancava il senso della perdita: esistevano ancora. Era in corso una rivoluzione che
per questo non vi era in lui né desolazione né nostal- avrebbe portato in breve alla loro nascita, ma il no-
gia («la malinconia non s’è mai impadronita del mio stro eroe ne sapeva ben poco, come d’altronde sape-
cuore», si legge nella lettera). Proverà lo struggimen- va poco dell’America in generale. Diversamente da
to della privazione anni dopo – fra il 1823 e il 1826 ciò che si potrebbe credere, le informazioni riversa-
– non però per la lontananza dalla patria lughese te in seguito nelle Memorie rimandano solo in parte
bensì, all’opposto, per la mancanza di quella libertà ad esperienze e osservazioni personali, procedendo
e di quella vastità di orizzonti che aveva trovato, e in molti casi da letture fatte dopo il ritorno in Italia.
perduto, nel Nuovo Mondo. I versi con cui Béranger Al momento della partenza dall’Europa, Codazzi di-
descrive l’apprensione dell’exilé di ritorno in patria sponeva soltanto di qualche ricordo scolastico e delle
si addicono anche al lughese... ma per descrivere ciò notizie frammentarie e imprecise riportate dalle gaz-
che dovette sperimentare nel maggio del 1826, quan- zette. Priva nelle sue nozioni di lineamenti storico-
do, lasciata per sempre l’Italia, andò a cercare la feli- geografici, l’America gli appariva sotto le spoglie al-
cità oltreoceano: legoriche menzionate poc’anzi, vale a dire, come una
Qu’il va lentement le navire
A qui j’ai confié mon sort!
Au rivage où mon coeur aspire, 18 J.M. Samper, Historia de un alma, op.cit.
Qu’il est lent à trouver un port!20 19 de Béranger, “L’exile”
90 l’orizzonte in fuga

83. Emigranti in attesa d’imbarco, seconda metà dell’Ottocento, stampa.

donna ignuda, bella e selvaggia (v. fig. 73). Il nuovo «Eravamo quasi ammucchiati in quelle anguste ca-
continente spuntò fisicamente all’orizzonte «dopo merette – scrive Ferrari – e a cinque a cinque per
tre mesi e quindici giorni di navigazione molestissima ogni bugigattolo». Codazzi precisa: «E noi fummo
per disagi e pericoli», in notevole ritardo sui normali i soli che più per prepotenza che per altro volemmo
tempi di navigazione. Ciò si dovette sia ai venti con- dormire in quattro associando a noi un ufficiale fran-
trari che ad una falla apertasi nella sentina a poche cese per nome Studer ed il suo compagno studente di
settimane della partenza, da cui conseguì l’appesanti- Strasburgo, nominato Henri». Stipati in «cabanne»
mento del brigantino. «Riceveva tant’acqua – ricorda soffocanti, sofferenti, malnutriti, assetati, sporchi...
Codazzi – che erano obbligate le due pompe a non ad accrescere le tribolazioni dei passeggeri contri-
cessare giammai notte né giorno». Tutti i passeggeri, buivano pure la tracotanza e la rissosità dei quattro
non esclusi i preti, erano obbligati a pompare a quat- compagnons:
tro a quattro. «Molti per altro non ressero a quella
enorme fatica – aggiunge Ferrari – e ammalarono di Varie questioni ed alterchi passavano durante il viaggio
che sempre finirono col batterci e col riuscire noi vittoriosi e
reni per la disagiata postura, che facea d’uopo tenere pervenimmo a tale che noi quattro tenevamo fronte a tutti e
in quel lavoro». Rotti ai pericoli e alle tribolazioni dei nessuno osava contraddirci.
viaggi per mare, i due amici se ne gloriavano e per di
più ne traevano profitto: Incurabile attaccabrighe, duellante incontenibi-
Ad ogni menomo movimento del legno cagionato dai le, Ferrari non seppe trattenersi nemmeno a bordo
venti e dalle onde quasi tutti i passeggieri erano presi dal mar dell’Union:
di mare, e quindi rimanevano più morti che vivi. Noi soli
in quelle giornate stavamo meglio perché tutto il ponte era Un giorno (...) un giovinotto prussiano di alta statura
sgombro a noi per passeggiare e la cucina senza concorrenti volle prendere il partito generale e cercare di scuotere il giogo
ci dava comodo per procacciarci un piatto di più. ma ne fu sì ben malmenato dal compagno Ferrari che poco
mancò non fosse gettato in mare.
Benché sedessero alla tavola del capitano, privi-
legio tutt’altro che trascurabile, il vitto era scarso e Ridotti ai loro occhi di vieux moustaches ad un
monotono («sempre salumi, biscotto, birra, fagioli, gregge pavido e belante, gli emigranti venivano ulte-
poco riso, e acqua per lo più non troppo buona»). riormente scherniti con diversivi di bassa lega:
Ancor peggiore era l’alloggio: sottocoperta, costi- Per miglior passatempo inventammo le ombre chinesi e
tuito da due ordini di cubicoli sovrapposti disposti così alla sera rappresentavamo nel corridoio tutte le sciocchez-
lungo le fiancate dello scafo, venti da un lato e venti ze e le goffezze che si facevano di quei pusillanimi compagni
dall’altro, a cui si accedeva mediante stretti corridoi. di viaggio.
sapore di repubblica 91

84. Emigranti sottocoperta, seconda metà dell’Ottocento, stampa.

Compilate a sette anni dalla traversata, quando stro essere». Benché non fosse in grado di sublimare
l’autore era trentunenne, le Memorie lasciano trape- liricamente il proprio vissuto, benché nel raccontarlo
lare le tracce d’una spocchia – chiaramente percepi- rivelasse più immodestia che afflato, il lughese, come
bile nella lettera citata – destinata a dissolversi del dimostra il brano seguente, aveva comunque un no-
tutto nel giro di pochi mesi. A provocarne la spari- tevole talento descrittivo:
zione sarà l’insuccesso del Serraglio (profilatosi in
Il muggito orrendo di quelle acque, il fischiar orribile
tutta la sua gravità appunto nel 1825), un’esperienza dei venti, lo sventolar delle lacere vele, e le spaventose onde
che acuirà il suo senso autocritico. Il lughese mise che dal timoniere non potendosi evitare venivano tratto a
mano alle Memorie per motivi diversi, fra cui quello tratto ad urtare contro il naviglio ed a coprirlo interamente,
di mitigare la propria crescente scontentezza: un ma- ci facevano temere di essere ad ogni istante sommersi, per
lessere derivante non solo dalla situazione del pode- cui era d’uopo tenerci bene stretti per non essere dalla for-
re, dal peggioramento dei rapporti con l’amico e dal za delle onde gettati in mare. Tutti i boccaporti erano ben
clima irrespirabile delle Legazioni ma anche e soprat- chiusi e sigillati acciò le acque non riempissero il legno e non
lo traessero a fondo. I meschini passeggieri chiusi nell’oscu-
tutto dalla nostalgia dei Tropici. Niente, nel mondo ro entraponte erano sbalzati dalle cabanne non solo, ma una
circostante, corrispondeva a quanto aveva previsto porzione di queste essendosi rotte, avevano fatto cadere i
o vagheggiato durante la permanenza oltreoceano. superiori sopra gli inferiori ora da una parte ora dall’altra,
Le Memorie, in questo senso, gli offrirono la doppia misti uomini e donne ed in mezzo alle immondizie del vomi-
possibilità di oltrepassare i limiti di tempo e luogo to e di tutto ciò che portano i naturali bisogni ai quali nella
e di dischiudersi all’immaginazione. Il tenore quasi presente agitazione non era lecito cercare commodo luogo.
letterario del testo, i voli di fantasia e l’autocompia- Durò la tempesta due notti ed un dì intero; all’apparire del
secondo giorno calmaronsi i venti e a poco a poco appianati
cimento rimandano alla stessa intenzione di fondo, i flutti presero un movimento men rapido e più ordinato per
cioè quella di fuggire dal Serraglio. Non sapeva, cui si potè mettere qualche piccola vela e chiamare alla luce
però, che ricordare non basta, che «occorre saperli i poveri passeggieri. Oh perché non fui io allora un pittore
dimenticare i ricordi, possedere la grande pazienza da dipingere il quadro che presentavano questi infelici! Cer-
d’attendere che ritornino». Ignaro di ciò, si mise a tamente non avrei avuto bisogno di una viva immaginazione
scrivere pressando la memoria, convinto che in essa che il loro aspetto mi presentava le scene le più curiose che
mai si possano in questo genere immaginare: quivi vedevasi
risiedesse comunque un elemento liberatorio, inven- gruppi di ogni specie d’uomini, donne, vecchi, giovani, tutti
tivo. Forse non scoprì mai che i ricordi, in sé, non mezzi nudi, mezzi morti coperti di sudore e di immondizie
sono manifestazioni creative, ma che – come intuisce l’un frapposto all’altro senza ragione di pudore che li rimo-
finemente Rilke – assurgono a poesia solo quando vesse dalle posizioni in cui si trovavano.
«divengono in noi sangue, sguardo, gesto, quando
non hanno più nome e non si distinguono più dal no- Spinto dal bisogno d’un diversivo, Codazzi, nel
92 l’orizzonte in fuga

85. Affresco a Villa Serraglio, Massa Lombarda.

redigere le Memorie, optò per un indirizzo narrativo ne e lo smarrimento degli ex-giacobini italiani, so-
piuttosto che documentaristico. Tuttavia, si guardò prattutto in seno allo Stato della Chiesa. A chi aveva
bene dall’ammettere le vere ragioni della sua scelta, occhi per leggere, la morale non poteva sfuggire: solo
ricorrendo piuttosto ad una spiegazione di di orazia- una rivoluzione basata su principi laici e razionali
na memoria: poiché la mancanza di pennelli e colori sarebbe stata in grado di generare uno stato libero,
aveva impedito al nostro eroe di raffigurare perso- votato al benessere dei cittadini. A conferma di ciò si
naggi ed eventi mediante la pittura, era stato gioco vedesse l’esempio degli Stati Uniti, ove il progresso
forza ricorrere alla penna.21 In realtà, l’idea d’una sociale era inseparabile dalla libertà e dalla ragione.
cronistoria personale era vecchia di anni, tant’è che Ciò che differenzia le Memorie da un libro di viaggi
nella lettera al padre allude all’esistenza d’un fitto o da un racconto di avventure è appunto l’elemen-
diario di viaggio: «Tengo un giornale in cui scrivo to ideologico, un elemento dissimulato ma non per
tutto ciò che mi accade, e tante strane vicende mi questo meno riconoscibile. In un modo o nell’altro
sono avvenute che sono già al terzo tomo». Lo te- l’etica repubblicana, unitamente a quella massonica,
neva pensando al futuro, con l’idea d’intrattenere i è onnipresente, impersonata dai protagonisti degli
familiari e nel contempo dimostrare al genitore, nero eventi, da Aury a Mina a Bolívar allo stesso Codazzi.
su bianco, la veridicità delle sue avventure: «Se un Le iperboli, gli abbellimenti letterari e le invenzioni
giorno, come spero, avrò la sorte di restituirmi alla che costellano il testo non devono fuorviarci: ciò che
Patria lo leggerete al domestico focolare, e conosce- pervade le Memorie – scritte, non dimentichiamo-
rete allora la verità dei miei detti». lo, in piena Restaurazione e da un suddito pontifi-
Ad un certo livello, le Memorie obbediscono al cio scontento – è sempre e comunque “the pursue of
proposito di miscere utile dulci: dilettare congiunti e Happiness”. All’arrivo a Baltimora, verso il 15 agosto,
amici con un racconto arricchito da riflessioni, no- i due amici rimasero strabiliati al cospetto del pro-
tizie curiose e interpolazioni esotiche. Ad un livello gresso inverosimile della città:
ulteriore, è invece ravvisabile l’intenzione didattico-
Qual fu la nostra sorpresa quando entrammo in una va-
ideologica di mettere a contrasto il patriottismo, la sta città le di cui strade sono larghe due volte e tutte a linee
generosità e la fede repubblicana dei combattenti per rette con palazzi e case costrutte di un gusto elegante sim-
la libertà delle colonie ispanoamericane con l’inazio- metrico e moderno con una quantità infinita di botteghe e
magazzeni ove compransi merci e manifatture di ogni genere
e qualità e lavori i più fini che mai possasi immaginare.
21 Codazzi era abile disegnatore e coloritore. Lo conferma-
no fra l’altro le mappe inserite nelle Memorie, le illustrazioni a La capitale del Maryland racchiudeva aspetti del-
corredo degli appunti didattici, le vedute ideali, gli innumerevoli la vita quotidiana altrettanto incomparabili, riflessi di
schizzi topografici e le carte preparatorie realizzate in Venezuela una concezione del mondo del tutto nuova, per non
e nella Nuova Granada. A villa Serraglio si conservano tracce dire rovesciata:
di affreschi, indubbiamente di sua mano, raffiguranti scene di
guerra marittima. Si veda in alto fig. 85. [Una] sera per godere il fresco passeggiando incontram-
sapore di repubblica 93

mo varie gentili giovinette pulitamente messe senza scorta di


verun uomo per cui avvezzi noi agl’usi nostri credemmo aver
trovata una fortunata compagnia mentre avvicinatisi e chie-
sto loro se ci permettevono di accompagnarle accettarono di
buon grado il nostro invito ed uniti andavamo verso la loro
abitazione, trattenendoci sopra il nostro viaggio e l’impressio-
ne che questi paesi avevano potuto fare sopra di noi quando
giungemmo d’avanti un superbo palazzo ove aperte le porte
da domestici fummo introdotti in una signorile conversazio-
ne, e queste giovinette vollero presentarci ai loro parenti rac-
contando la gentilezza che loro avevamo usata di accompa-
gnarle. Allora solo conoscemmo il nostro inganno e portando
la cosa cavallerescamente dopo pochi istanti ci congedammo.

Codazzi e Ferrari appresero in tal modo che il


sesso femminile, nella giovane repubblica americana,
«non era tanto tenuto in ristrettezza» come nelle Le-
gazioni. «Dovemmo in seguito convincerci – annota
il lughese – che i costumi e l’educazione loro era ben
diversa dalla nostra e che [le donne] non avevano a
temere di notte di trovarsi anche sole nelle pubbliche
strade». Le sorprese erano appena iniziate. Che dire
dell’immigrazione? Per i due amici si trattava d’un
fenomeno inedito, le cui dimensioni e le cui riper-
cussioni sfuggivano alla loro comprensione. Benché
le banchine del porto di Baltimora costituissero un
buon punto di osservazione, per degli esuli improv-
visati come i nostri eroi afferrare la portata storico-
sociale dello spostamento di masse di popolazione
dal Vecchio al Nuovo Mondo era impossibile. Pre-
scindendo da quanto avevano appreso durante la
navigazione o dalle gazzette scorse in precedenza, 86. Dichiarazione d’Indipendenza, 4 luglio 1776.
mancavano di dati statistici e di termini di giudizio.
Negli anni immediatamente successivi alle guer- del 1817, ossia pochi giorni prima che il brick Union
re napoleoniche, il contributo italiano al movimento approdasse a Baltimora, erano sbarcati a New York
migratorio fu quantitavamente irrilevante, comun- due mila 285 emigranti.23 Da Amsterdam ne erano
que insufficiente a generare risonanza popolare. La partiti 477 a bordo d’una nave olandese, il tre alberi
maggior parte di coloro che attraversarono l’Atlan- Johanna, dei quali 50 erano periti durante la traversa-
tico lo fecero per iniziativa personale. Più che dalle ta.24 Quantunque il lughese si dilunghi a descrivere
classi inferiori provenivano dal ceto medio, per cui ammirato un fenomeno osservato nel 1817, a guidar-
le loro motivazioni non erano principalmente econo- ne al penna è chiaramente il senno del 1825. L’im-
miche. Si trattava insomma di esuli sui generis, pro- patto ricevuto sul momento fu comunque durevole,
prio come Codazzi, Ferrari, Castelli e Rondizzoni.22 anzi, definitivo. Invero, le prospettive e i problemi
Sorvolando sulla scarsità dell’apporto italiano, fra il connessi all’emigrazione saranno oggetto da parte
1790 e il 1820 giunsero negli Stati Uniti non meno sua di proposte e riflessioni che cesseranno solo nel
di 230 mila europei, numero destinato ad accrescersi 1859, quando si spense con lo sguardo volto alla Sier-
enormemente nei decenni successivi. Per fare un solo ra Nevada di Santa Marta, luogo che egli considerava
esempio, sappiamo dal “Blackwood’s Edinburgh ma- propizio all’insediamento europeo.
gazine” che nel corso dell’ultima settimana di luglio Ma ciò che maggiormente colpì Codazzi fu il

22 Carlo Maria Luigi Castelli (1790-1860), piemontese, uf- don.


ficiale napoleonico, combatté agli ordini di Bolívar raggiungendo emigration from Europe, according to the last american papers,
il grado di generale. Fu governatore e ministro della guerra e del- was particularly extensive in the last week of July. In this short in-
la marina del Venezuela. Come Codazzi è sepolto a Caracas nel terval, there had arrived at New York, from England, 649 persons;
Pantheon della Patria. Giuseppe Rondizzoni (1788-1866), par- Ireland, 581; Scotland, 137; Wales, 51 and France, 31; making in
migiano, capitano della Grande Armée, Legion d’Onore. Giunse the whole, with additions from other situations, 2285 emigrants”,
a Filadelfia alla fine del 1816 e da lì proseguì per l’America del “Blackwood’s Edinburgh Magazine”, I, Apr.-Sept. 1817, Edinbur-
Sud, dove si battè per l’indipendenza del Cile e del Perú. Come gh-London.
24 “The Dutch ship, Johanna, alone, had 477 emigrants from
Castelli e Codazzi, raggiunse il grado di generale.
23 Da uno dei tanti articoli apparsi sulle gazzette inglesi nel Amsterdam, fifty of whom perished on the passage”, ibidem. Le
1817 si percepiscomo sia le dimensioni del fenomeno che il gra- vittime della traversata continuarono a rappresentare oltre il
do di attenzione che la stampa riservava all’emigrazione: “The 10 per cento dei passeggeri imbarcati fino a ben oltre la metà
94 l’orizzonte in fuga

consenso civile e lo spirito democratico che reggeva- d’ognuno senza strepiti d’incavillati giudizi, ma con proce-
no e, per così dire, sostanziavano la repubblica ame- dure semplici e brevi, schiette e rette (...) Tale forma di regi-
ricana. Considerando che furono stilati nell’ambien- me civile passa per il capo d’opera che mente d’uomini liberi
te tradizionalmente sanfedista della Romandiola, i abbia potuto tracciare soprattutto potendo prescindere dalla
religione che è la base fondamentale di tutti i codici fin qui
suoi commenti al riguardo sono, come già accennato,
usciti dall’epoca della civilizzazione romana.
particolarmente significativi (e forse spiegano perchè
le Memorie rimanessero inedite). Ciò che ne trapela è
in primo luogo l’ammirato stupore per «la grande li- Sottolineare nuovamente che le parole di Coda-
bertà che ognuno gode in questi climi e lavora», non- zi esprimono in controluce una dura critica nei con-
ché per la conseguente tolleranza religiosa. «Le tante fronti e dello Stato della Chiesa e della generalità del-
religioni e sette che ivi professansi – osserva il lughe- le monarchie europee sarebbe inutile. Politicamente,
se – sembrerebbe che avessero dovuto depravare il l’orbe europeo si ubicava agli antipodi del del nuovo
costume e portare la licenza all’eccesso, ma è bene continente: i regimi risorti dal Consiglio di Vienna
il contrario», e ciò per la semplice ragione che «le negavano la libertà, misconoscevano la volontà po-
savie leggi dettate da un popolo veramente sovrano polare, non ammettevano costituzione alcuna, si av-
fa sì che si mantengano fortemente l’ordine morale, valevano di leggi obsolete, si prosternavano ai piedi
la pubblica decenza e la libertà». Poco importa che del papa, trascuravano il bene pubblico, ignoravano
le parole di Codazzi riflettano letture piuttosto che la decenza e l’onestà... Come non capire il ‘mal d’A-
riflessioni personali: il quid non riguarda l’originalità merica’ del nostro eroe?
del discorso bensì la sincerità dei suoi apprezzamenti
filo-repubblicani.25 Messo piede a terra, i due amici dovettero fare i
Alla base della sovranità popolare giaceva la par- conti con una realtà assai diversa da quella ottimisti-
tecipazione consapevole di ciascuno alla costruzione camente abbozzata nella lettera a Domenico Codazzi.
del benessere collettivo, ossia, comunanza d’intendi- Spaesati, squattrinati e disinformati, non poterono se
menti e condivisione di responsabilità. La religione, non chiedersi se l’America – pur così affascinante e
che ovunque si erigeva al di sopra del potere tem- progredita – fosse davvero, per loro, “le meilleur des
porale in virtù della propria autorità spirituale, si mondes possibles”. Presero alloggio in una locanda a
piegava qui alle leggi e all’interesse della società, e buon mercato, «condotta da certo Boarel francese,
dunque all’organo di governo. «È veramente per noi uomo assai dabbene». Facendosi partecipe del «no-
europei una cosa del tutto nuova – rileva il nostro – il stro meschino stato – ricorda Ferrari – [Boarel] ci fe’
vedere la prosperità di un governo che non profes- animo a sperare di trovare servizio in qualche parte
sa alcuna religione, che tutte le permette e le tollera, d’America, che era in guerra per la propria indipen-
e che manda nel giorno di domenica i suoi soldati denza». Nell’attesa, s’accordarono con lui «per una
una volta in un tempio, un’altra in un altro e così dozzena tenue», cifra che comprendeva «una piccola
successivamente finchè li abbian trascorsi tutti.» Ciò cameretta, e pel vitto, zuppa con patate, erbaggi, les-
poteva accadere perché «questo ammasso di popo- so, e un altro piatto di legumi, o di pesce, poco pane,
lo è contenuto dalle leggi civili, e non dalla religione ma patate abbondanti, e tè per bevanda, che troppo
come da noi.» Amor patrio e onestà naturale, ecco spesso – non si trattiene dal rimarcare il reggino – mi
il credo dei liberi cittadini della novella repubblica, richiamava alla mente gli ottimi vini della nostra Ita-
senza dimenticare l’uguaglianza e rispetto reciproco: lia». I quindici franchi a cui si riduceva il loro peculio
«[Qui non scordano che] sono tutti uguali e che il non consentivano né pause di riflessione né ricerche
titolo di nobiltà, che [qui] non esiste, non gl’inalza al prolungate, per cui i due si videro obbligati (se di
di sopra degl’altri.» Era appunto la parità di diritti ad obbligo si può parlare nel loro caso) ad affidarsi per
invogliare ricchi e poveri, indistintamente, ad educa- l’ennesima volta alla sorte... anche se ciò non vuol
re i propri figli. L’educazione faceva sì che i cittadi- dire che se ne stessero inerti ad aspettare che essa
ni agissero «per virtù di raziocinio non per violenza bussasse alla porta. Invero, fin dal giorno successivo
di passione», comportamento non certo estraneo al allo sbarco si dedicarono a battere la città in cerca del
vistoso progresso materiale della nazione. Riguardo modo «onde potersi impiegare».
alla forma di governo, dopo averne descritto l’orga- In quanto veterani di guerra, ambedue sapeva-
nizzazione e i membri, Codazzi rimarca: no che non avrebbero scambiato in nessun caso la
spada per l’aratro, una decisione che restringeva no-
Questi depositari del volere del popolo amministrano tevolmente le loro possibilità d’impiego. D’altronde,
e tengono mani ad una costituzione che per l’eccellenza del- non essendo predisposti alla vita civile e mancando
le leggi tendenti al bene pubblico e dello stato, al riposo e
tranquillità generale, alla decenza ed onestà di tutti, al freno di esperienza di lavoro (e men che meno di qualifiche
dei delitti e sopra tutto del fasto, al conseguimento dei diritti professionali o di specifiche abilità), come avrebbero

26 Come i fondatori del Champ d’Asile, “ils n’avaient ja-


dell’Ottocento.
25 A distanza di trent’anni, riferendosi agli Stati Uniti in un mais connu que la discipline, le drapeau, le respect, l’admitation
saggio dedicato all’immigrazione straniera nella Nueva Granada, des chefs et, avant tout, l’esprit de corps. Il n’etaient pas, à propre-
(“Apuntamientos sobre inmigración y colonización”, cfr. infra) Co- ment parler, des citoyens: ils etaient des soldats... les ‘anciens’, les
dazzi continuerà a parlarne con la stessa ammirazione.
sapore di repubblica 95

87. Carta geografica con il sito del Champ-d’Asile, 1818.

potuto trasformarsi in pionieri o in artigiani?26 Date a Waterloo, incarnava il modello del combattente
le circostanze, l’arruolamento costituiva da tutti i adamantino. Oltre che nell’onore delle armi credeva
punti di vista l’unica uscita ammissibile. Ciò premet- nella causa della libertà, e fu proprio quest’ultima a
tendo, «per seguitare la carriera delle armi non vi era spingerlo verso l’America. A pochi giorni dallo sbar-
altro luogo che l’America Meridionale ove sollevati- co, s’imbattè in José Miguel Carrera, patriota cile-
si gli abitatori in varie parti si erano formate diverse no che fungeva da agente arruolatore per l’esercito
repubbliche»: era pertanto in quella direzione che del suo paese, dal quale fu ingaggiato sui due piedi.
bisognava muoversi. Giunto a Santiago e unitosi alla lotta indipendentista,
Tuttavia, i nostri eroi scoprirono ben presto che fece una brillante carriera militare. Anche Codazzi e
altre centinaia di ex-militari europei erano giunti alla Ferrari si ritroveranno a combattere sotto una ban-
loro stessa conclusione, consonanza che si traduce- diera cilena (quella un po’ fantomatica degli Estados
va in una crescente sproporzione fra domanda e of- Unidos de Buenos Ayres y Chile) e anch’essi faranno
ferta. Non solo gli ingaggi erano pochi e disputati, carriera... ma per il momento non potevano far altro
ma gli ex-ufficiali francesi erano decisamente favo- che sperare in un colpo di fortuna.
riti. Fino all’anno prima, le opportunità erano state Rispetto alla possibilità di unirsi agli ufficiali bo-
maggiori. Per fare un solo esempio, Giuseppe Ron- napartisti impegnati nel progetto menzionato nella
dizzoni, sbarcato a Baltimora alla fine del 1816, era lettera, vennero a sapere da Boarel che «era falsa la
stato arruolato d’immediato. Capitano della Guardia notizia che erasi sparsa in Europa che Giuseppe Bo-
Imperiale, Legion d’Onore, reduce dalla campagna naparte formasse una città col nome di Proscrittopo-
di Russia e di Germania, presente come Codazzi alle lis e composta da tutti gli ufficiali emigrati a cui si da-
battaglie di Lutzen, Bautzen e Lipsia, in prima linea vano terreni e mezzi per coltivarli». In realtà, benché
l’ex-re di Spagna non fosse a capo di alcun disegno
immigratorio, la notizia era doppiamente fondata. In
‘grognards’, lés heros... les martyrs! Comment auraiit-il été possi- primo luogo, un gruppo di ex-ufficiali napoleonici
ble que de pareils hommes, formés pour et par une telle existence, agli ordini del generale Charles Lallemand e del fra-
eussent pu devenir du jour au lendemain de simples manouvriers tello Henri-Dominique stava veramente progettando
et de paisibles agriculteurs”, cfr. Bertin, op. cit., pp. 228-229. La una ‘città-rifugio’ in Texas, poi divenuta celebre con
distinzione fra ‘cittadini’ e ‘soldati’ è fondamentale per inqua- il nome di Champ d’Asile. Voci in merito dovettero
drare la visione del mondo dei due amici. Codazzi diventerà un
vero cittadino dopo il 1826, con l’inizio della fase costruttiva della
giungere all’udito dei nostri eroi parecchi mesi dopo
sua vita. lo sbarco a Baltimora, forse quando la ‘repubblica’
96 l’orizzonte in fuga

32

88. J.F. Garneray (Yerenrag), Veduta del Champ-d’Asile, ca. 1820, acquatinta.

texana era già stata abbandonata. scopo finale di liberare Napoleone da Sant’Elena.28
L’intento dichiarato dei refugiés era “la forma- La “filosofia” del Champ d’Asile venne consacrata
tion d’une colonie dans un pays désert, qui n’attandait l’11 maggio 1818 in un proclama redatto dal generale
que des habitans industrieux pour devenir un des plus Lallemand nel quale, mentre si rimarcava la vocazio-
beaux et des plus fertiles de la terre”; ciò sulla base ne agricola e commerciale della colonia, se ne sottoli-
del diritto “que la nature accorde à tout homme de neava il carattere militare (anche se solo a fini difen-
fertiliser des solitudes incultes, et dont personne n’est sivi)29, ambiguità che generò i sospetti degli spagnoli,
autorisé à lui disputer la possession” [la creazione d’u- mettendo a repentaglio la vita della colonia (che di
na colonia in un paese spopolato, che attendeva solo fatto durò l’espace d’un matin). Mormorii riguardanti
degli abitanti laboriosi per diventare uno dei più belli il riscatto di Napoleone e la creazione di un impero
e fertili della terra... che la natura concede a tutti gli napoleonico d’America erano stati riportati dai gior-
uomini di mettere a frutto i luoghi inabitati e incolti, nali americani ed europei fin dal momento dello sbar-
e dei quali nessuno è autorizzato a metterne in discus- co di Giuseppe Buonaparte a New York, nell’agosto
sione il possesso].27 Tuttavia, si diceva da più parti del 1815. Con ogni probabilità, Codazzi e Ferrari ne
che la colonia, al di là delle dichiarazioni, nascon- erano venuti a conoscenza ad Amsterdam e, come
desse un obiettivo del tutto diverso: radunare in un si diceva, non sarebbe affatto strano se la decisione
punto strategico, isolato ma non lontano dal mare, d’imbarcarsi per l’America fosse stata determinata
un gran numero di veterani della Grande Armée allo almeno in parte dalle speranze suscitate da tali voci.

27 L.F. L’Héritier, Le Champ-D’Asile. Tableau Topographi- Sant’Elena. La loro dispersione portò al fallimento del progetto,
que et Historique du Texas, Paris, 1819, pp. 18-19. Sottoscritta da che ad ogni buon conto non era altro che un sogno.», in Gallois,
Lallemand, la dichiarazione d’intenti venne consegnata all’am- Histoire de France d’Anquetil continuée... par Léonard Gallois,
basciatore spagnolo negli Stati Uniti, che si guardò bene dal ri- Paris, 1839, IV. Il massimo animatore della cospirazione per libe-
spondere. rare Napoleone dall’esilio di Sant’Elena fu Pierre-François Réal,
28 Ricorda Charles-Léonard Gallois (1785-1851): «Io stesso che fece costruire a Cape Vincent, nello stato di New York, una
ebbi occasione di chiedere ad uno degli ufficiali che fecero parte curiosa stone-house destinata, si diceva segretamente, ad ospitare
del Champ d’Asile quale fosse lo scopo che essi si prefiggevano. l’imperatore redento.
29 “Nous nommerons la place où notre colonie est étable, le
Egli mi assicurò che non era loro intenzione stabilirsi definiti-
vamente in Texas: volevano radunare molti francesi, principal- Champ-d’Asile. Ce nom, en nous rappelant nos adversités, nous
mente veterani, allo scopo di tentare di riscattare Napoleone da rappelera aussi la necessitee de fixer nos destinées, d’établir nouve-
sapore di repubblica 97

89. J.F. Garneray (Yerenrag), Veduta di Aigleville, ca. 1820, acquatinta.

Pur non avendo militato nella Grande Armée, erano ospitava la Vine and Olive Colony, un insediamento
comunque degli ex-soldati fedeli al giuramento fatto agricolo popolato da qualche centinaio di rifugiati
all’Imperatore, per cui la prospettiva di partecipare francesi, fra cui i fratelli Lallemand e altri personaggi
alla reentré napoleonica non avrebbe potuto non at- famosi per nobiltà o meriti di guerra. I refugiés vi si
trarli. Prescindendo da ciò che celava, dal Champ erano stabiliti per concessione del governo america-
d’Asile, ancor prima di essere fondato, emanava un no, che aveva venduto loro il terreno a due dollari
richiamo che L’Héritier espresse con queste parole: l’acro mediante un prestito a quattordici anni senza
interessi. Ideata in prima istanza per promuovere la
Rassurez-vous, amis de la patrie! vous tous qui avez de coltivazione della vite e dell’olivo, la colonia – simil-
coeurs français, des ames ouvertes à la pitié, rassurez-vous! nos
frères, nos parens, nos amis, nos compagnons d’armes ont enfin
mente al Champ d’Asile – nascondeva forse propositi
rencontré sur le globe un point où ils n’auront plus à gémir de meno bucolici.32 Osserva in proposito Rafe Blaufarb:
la cruelle interdiction de l’eau et du feu” [Rallegratevi, amici Intended to be peopled with Napoleonic veterans, situa-
della patria! Voi tutti che avete cuori francesi, animi disposti ted on a strategic waterway connecting the contested port of
alla pietà, rallegratevi! I nostri fratelli, i nostri genitori, gli ami- Mobile with the interior of the United States, located within
ci e i compagni d’arme hanno infine trovato sulla faccia della marching distance of Florida, and just a short sea voyage from
terra un punto dove non dovremo più dolerci della crudele in- Texas, the Vine and Olive colony was no mere agricultural ex-
terdizione dell’acqua e del fuoco.30 periment, but a move in a treacherous diplomatic chess game:
the struggle between Spain and the United States over their
Con buona pace del locandiere Boarel, una città contested borderland. [Concepita per essere popolata da ve-
nominata ‘Proscritspolis’ esisteva davvero. Era stata terani napoleonici, situata lungo una via d’acqua strategica
fondata poche settimane prima dell’arrivo dei due che collegava il porto contestato di Mobile con l’entroterra
amici a Baltimora in una zona sperduta del Grand degli Stati Uniti, a distanza di marcia dalla Florida e a pochi
giorni di viaggio dal Texas, la Vine and Olive Colony non era
South chiamata niente meno che ‘Marengo County’.31 un mero esperimento agricolo, ma una mossa d’una insidiosa
Situata lungo il fiume Tombigbee (Alabama), la con- partita a scacchi: la lotta fra la Spagna e gli Stati Uniti per i
tea aveva un’estensione di 144 miglia quadrate ed loro confini in lizza.]33

aux dieux pénates, en un mot de créer une nouvelle patrie. La co- notice historique sur le Champ d’Asile, Paris, 1819, p. 44
lonie, essentiellement agricole et commerciale, sera militaire pour 30 L’Héritier, op.cit.

sa conservation.”, cit. da L’Héritier, op.cit., pp. 44-47. Secondo 31 L’insediamento venne presto ribattezzato ‘Demopolis’.

Hartmann e Millard, che parteciparono all’impresa, il proclama 32 Sui rapporti generativi fra la Vine and Olive Colony e il

fu scritto da Lallemand, cfr. Hartmann, Millard, Le Texas ou Champ d’Asile, cfr. L’Héritier, op.cit., p. 15 e ss.
98 l’orizzonte in fuga

credeva che non avrebbero favorito il movimento in-


dipendentista, o quanto meno non si sarebbero com-
promessi. Essendo consapevole dell’importanza che
le potenze europee attribuivano al futuro dei domini
transatlantici d’una monarchia non meno europea, il
governo americano si sarebbe mosso in modo tale da
non interferire con interessi resi palesi dalla «dispo-
nibilità delle grandi potenze d’Europa a intervenire
da mediatrici negli affari dell’America e nella sua pa-
cificazione». Intralciarli sarebbe stato imprudente, e
gli Stati Uniti – il duca di Richelieu ne era sicuro – se
ne sarebbero astenuti.34
Secondo l’imperatore Alessandro I di Russia la
difesa dei diritti spagnoli sui possedimenti americani
rientrava nel campo d’azione della Santa Alleanza.
Non si trattava d’una mera questione staturaria. In
una nota del 17 novembre 1817, egli richiamò l’at-
tenzione degli alleati sulla ricchezza di quelle «vaste
e fertili regioni dell’Emisfero Occidentale», sottoli-
neando che le nazioni europee erano tenute a fare
qualsiasi sforzo per «preservarle dagli orrori della
rivoluzione». Dunque, bisognava a tutti i costi
pacifier les Colonies par l’ascendant seul de l’unanimité éclairé
et impartiale des principaux Cabinets [atteso che] le premier
besoin, comme le plus grand intéret de l’Espagne et du Portu-
gal, aussi bien que de Puissances médiatrices, consiste à man-
tenir la paix et l’alliance générale, et à ecarter soigneusement
tous les motifs qui peuvent en relacher ou rompre les liens [Ri-
90. Ritratto di A.M. du Plessis de Richelieu. portare l’ordine nelle colonie ricorrendo all’influenza unani-
me, saggia e imparziale dei principali governi... l’obiettivo più
importante, nell’interesse sia della Spagna e del Portogallo
In gioco non vi era unicamente un’annosa dispu- che delle potenze mediatrici, consiste nel mantenere la pace e
ta territoriale fra la corona spagnola e il governo nor- l’alleanza generale, evitando accuratamente tutti quei motivi
damericano, vi erano altresì le manovre delle grandi di contrasto che possono allentare o rompere i legami.]35
potenze europee, intenzionate a ricavare il massimo
profitto dall’imminente crollo dell’impero coloniale Dal punto di vista spagnolo l’impegno degli al-
ispanico. Nella perfida partita a scacchi di cui parla leati – della Russia in particolare –, avrebbe dovuto
Blaufarb, rimasero coinvolti in qualche modo anche spingersi al di là di una semplice mediazione e con-
Codazzi e Ferrari, assieme ad altre migliaia di legiona- cretarsi in una spedizione militare di grandi propor-
ri europei ignari degli intrighi in atto nelle cancellerie zioni («trenta o quarantamila soldati europei che
del Vecchio Mondo. Il 20 luglio 1817, pochi giorni avrebbero ridotto gli insorti ispano-americani alla più
prima che l’Union gettasse l’ancora nel porto di Bal- abbietta sottomissione»).36 Ma se da un lato la Russia
timora, Armand Emmanuel du Plessis de Richelieu, non era disposta a sobbarcarsi né in tutto né in parte
ministro degli esteri di Luigi XVIII, espose al barone un’impresa del genere, l’Inghilterra, pur riconoscen-
Hyde de Neuville, ambasciatore francese a Washing- do formalmente la legittimità dei titoli spagnoli, era
ton, le proprie riflessioni rispetto alla rivolta delle interessata piuttosto a favorire la lotta di emancipa-
colonie spagnole. L’Europa non poteva rimanere in- zione, al fine non proprio nobile di subentrare alla
differente al diffondersi di un’insurrezione dalle tinte Spagna nel commercio con le Indie. Alle pressioni
anarcoidi che minacciava di spargersi a tutto il conti- del governo di Madrid, gli alleati risposero nel giu-
nente americano. D’altro canto la proposta di creare gno del 1818 promettendo di riunirsi quanto prima
nel Nuovo Mondo due monarchie sotto lo scettro dei a Aix-la-Chapelle. Il 6 agosto successivo, il duca di
Borboni, benché saggia, non avrebbe ottenuto l’aval- Richelieu indirizzò all’ambasciatore francese presso
lo di Madrid. In quanto agli Stati Uniti, du Plessis la corte spagnola, Laval-Montmorency, un memoran-

33 R. Blaufarb, Bonapartists in the borderlands. French exi- 35 “Correspondence of the Russian Ministers in Washington,

les and refugees on the gulf coast, 1815-1835, Tuscaloosa, 2005, 1818-1825”, in “The American Historical Review”, v. 18 (1912-
p. XVIII; si veda anche E. Saugera, Reborn in America. French 1913), p. 311 e ss. La politica russa, si legge nei dispacci diplo-
Exiles and Refugees in the United States and the Vine and Olive matici, si fondava sul rispetto religioso e inalterabile di quegli im-
Adventure, Tuscaloosa, 2011. pegni “dont l’ensemble constitue le système général de l’Europe”,
34 Cfr. W.S.Robertson, France and Latin American Inde- cioè sulla stretta osservanza dei trattati di Parigi e di Vienna, e dei
pendence, Baltimore, 1939, p. 140 e ss. principi della Santa Alleanza.
sapore di repubblica 99

dum ove fra l’altro si riferì all’opinione del governo


francese sulla questione americana e sul trattamento
inadeguato della medesima da parte spagnola:
Date le attuali circostanze, [la Spagna] non potendo
contare sull’Inghilterra, attaccata e umiliata dagli Stati Uni-
ti, priva di marina militare, priva di denaro, quasi priva di
un’amministrazione, non farebbe meglio ad accettare il con-
siglio dei suoi veri amici, sottraendosi ai raggiri di tutti coloro
che intendono arricchirsi alle sue spalle? È necessario che [la
Spagna] si decida a rinunciare con buona grazia a ciò che non
potrà mai riavere, e concordare con gli insorti [argentini] la
creazione di una monarchia sotto la sua protezione. Sollevata
da questo problema... la Spagna potrà facilmente pacificare
il Venezuela, garantendo qualche concessione... Pacificate
queste due grandi regioni [Virreinato del Río de la Plata e
Capitanía General de Venezuela], il Messico e il Perú non
causeranno problemi, se solo sarà adottato un sistema più li-
berale, soprattutto rispetto al commercio e all’ammissione di
creoli negli impieghi pubblici. 37

Secondo du Plessis il movimento rivoluzionario


ispanoamericano era destinato a causare contraccol-
pi disastrosi in Europa, ragione per cui era impel-
lente riorganizzare le colonie su base monarchica,
facendone dei protettorati. Dalla data del dispaccio
a Hyde de Neville citato sopra (20 luglio 1817), l’op-
posizione del governo spagnolo a tale soluzione non
poteva non essersi attenuata:
Può [la Spagna] continuare a credere in buona fede di
essere in grado di ristabilire la sua autorità nel Nuovo Mondo
con la forza delle armi? Dove sono le navi, dove sono i solda- 91. Ritratto di Thomas Jefferson.
ti, dove i fondi necessari agli armamenti...?
a incamerarlo piece by piece. Dalla rivoluzione del-
Se le potenze europee non si fossero affrettate le colonie – dichiarò nel 1808 – gli USA avrebbero
a convincere Fernando VII dell’importanza, per il potuto ricavare notevoli vantaggi, come l’annessione
bene delle potenze europee, di convertire il Virrei- dei territori spagnoli limitrofi, l’apertura di nuovi
nato del Río de la Plata in una monarchia autono- mercati e soprattutto l’esclusione dell’influenza eu-
ma sotto l’egida borbonica, il governo americano, ropea dall’emisfero occidentale, divenendo più facile
seppure contro voglia, avrebbero riconosciuto l’in- portare a compimento il processo di emancipazione
dipendenza argentina... e per gli interessi europei iniziato con la Dichiarazione d’Indipendenza. Nono-
sarebbe stato un terribile colpo. Le previsioni del stante tutto, se la corona spagnola avesse conservato
duca di Richelieu si basavano su una conoscenza ap- le colonie, il governo americano non avrebbe avuto
prossimata della posizione degli Stati Uniti rispetto nulla da eccepire. Per contro – precisò – si sarebbe
alla questione delle colonie spagnole. Eppure Tho- opposto all’eventualità che esse cadessero sotto il do-
mas Jefferson l’aveva messa in chiaro (quanto meno minio della Francia o dell’Inghilterra. Prescindendo
privatamente) fin dal 1786, quando ebbe a dirsi ti- dai propositi a lungo termine, lo scopo immediato di
moroso che la Spagna avrebbe potuto non essere Jefferson era rimpiazzare l’autorità spagnola con la
in grado di conservare l’impero “till our population sovranità statunitense in province contigue quali la
can be sufficiently advanced to gain it piece by piece” Florida, il Texas e... Cuba.39 Tale obiettivo fu fatto
[fintantoché il nostro popolo non si sarà rafforza- proprio da James Madison, che convinse il Congres-
to abbastanza da prenderselo pezzo per pezzo.]38 so a varare una legge che affidava al presidente «la
Ventidue anni dopo, quando era ormai prevedibile facoltà di prendere possesso in determinate circo-
che l’impero non avrebbe retto a lungo, egli espose stanze dei territori situati a est del fiume Perdido e
al Congresso un disegno politico tendente appunto a sud dello stato della Georgia, nonché il Territorio

36 Alle pretese spagnole si riferì Friedrich von Gentz (1764- tion of the Spanish Empire, 1810-1822, New York, 1937, p. 44.
1832), confidente e consigliere di Metterinch, in una lettera a Cfr. anche J. Rydjord, Foreign interest in the independence of
Karl Nesselrode (1780-1862), diplomatico russo, capo della de- New Spain, Durhan, 1935, p. 110 e ss.
39 Cfr. S.Flagg Bemis, The Latin-American Policy of the
legazione del suo paese al congresso di Vienna.
37 Citato da Robertson, op.cit., p. 144. United States, New York, 1943; La diplomacia de los Estados Uni-
38 Citato da C.C.Griffin, The United States and the disrup- dos en la América Latina, México, 1944, p. 36 e ss.
100 l’orizzonte in fuga

92. La Dea della Saggezza dona la costituzione agli Stati Uniti, ca. 1790, inc.

del Mississippi».40 I poteri speciali includevano al- le popolazioni insorte stava a cuore a molti cittadini
tresì l’occupazione della Florida orientale, ma a pat- statunitensi, ma allo stesso tempo dava luogo a non
to che le autorità locali si dichiarassero d’accordo. poche perplessità. John Quincy Adams, per esempio,
Che queste ultime fossero legittime (spagnole) o de non credeva nella possibilità d’uno sviluppo armo-
facto (rivoluzionarie) non importava, così come non nioso e civile delle nuove repubbliche. Quantunque
importava che l’accordo fosse volontario o imposto. si augurasse il bene della loro causa – ebbe ad affer-
mare nel 1821 – “I had seen and yet see no prospect
A pochi mesi dal loro arrivo in America, Codaz- that they would establish free or liberal institutions of
zi e Ferrari si trovarono a presenziare l’applicazione government” [Non ho visto in passato e a tutt’oggi
di questa legge nei confronti d’una repubblica sorta non vedo alcuna possibilità che stabiliscano forme di
sotto gli auspici della rivoluzione del ‘76. La com- governo democratiche e liberali].41 Era assai impro-
prensione dello sfondo politico-diplomatico dell’oc- bababile che con il loro esempio fomentassero lo spi-
cupazione dell’isola Amelia da parte delle forze rito di libertà e d’ordine, e ciò perché “they have not
statunitensi non era alla loro portata; tuttavia, non the first elements of good or free government” [non
dovette sfuggire loro che “the pursue of Happiness” possiedono gli elementi costitutivi d’un buon gover-
d’un popolo poteva comportare l’infelicità di altri no]. Le radici di tale carenza erano profonde: “Arbi-
popoli. Il governo di Wahington continuò a soppe- trary power, military and ecclesiastical, was stamped
sare l’emancipazione delle colonie spagnole con il upon their education, upon their habits, and upon all
metro di Jefferson fino alla conclusione del processo their institutions” [L’arbitrarietà del potere, militare
rivoluzionario. Il libero esercizio della sovranità del- ed ecclesiastico, è cifrata nella loro educazione, nei

40 Ibid. independence of Spain I had never doubted. That it was our true
41 John Quincy Adams rivolto a Henry Clay, in J.Q. Adams, politicy and duty to take no part in the contest I was equally clear.
Memoirs, vol. V, pp. 324-325. Adams (1767-1848) fu il sesto pre- The principle of neutrality to all foreign wars was, in my opinion,
sidente degli Stati Uniti. Dal 1817 al 1824 fu Segretario di Stato fundamental to the continuance of our liberties and of our Union.”
del presidente James Monroe. Difese strenuamente il principio Henry Clay (1777-1852) fu speaker della Camera, Segretario di
di neutralità, soprattutto nei confronti degli insorti sudamerica- Stato sotto Adams – che fu eletto grazie a lui – e candidato pre-
ni. In proposito dichiarò (sempre rivolto a Clay): “That the final sidenziale in quattro occasioni. Cfr. J. Basset, Henry Clay and
issue of their present struggle [degli insorti] would be their entire Pan-Americanism, Frankfort, 1915.
sapore di repubblica 101

93. Miss Liberty, allegoria, 1776, acqu. 94. Lotta per l’indipendenza americana, allegoria, dopo 1776, stampa.

loro costumi e nelle loro istituzioni]. Come sorpren- saranno animati da un sentimento Americano e gui-
dersi, dunque, che il dissenso civile infondesse i loro dati da una politica Americana.» Concluse dicendo:
principi fondamentali e che il germe della guerra e “They [i nuovi governi] will obey the laws of the sy-
della violenza si annidasse in “every member of their stem of the new world, of which they will compose
organization, moral, political, and physical”? Data la a part in contradistinction to that of Europe” [Obbe-
loro indole conflittuale e sfrenata, sperare che assimi- diranno alle leggi che regolano il sistema del nuovo
lassero qualche lezione politica dagli Stati Uniti era mondo, del quale faranno parte in alternativa a quel-
vano. Il tempo avrebbe detto se vedeva nel giusto, lo dell’Europa].42 Ossia, l’America agli americani! Le
concluse il Segretario di Stato, “but nothing had hi- parole di Clay, in effetti, si richiamavano alla ‘dot-
therto occurred to weaken in my mind the view which trina Monroe’ e ai principi del pan-americanismo.43
I had taken of this subject from the first”[ma fino ad Allo stesso tempo, però, riflettevano una posizione
ora non è accaduto niente che abbia fatto cambiare espansionistica basata sull’idea che il diritto delle
l’opinione che mi ero fatto inizialmente a questo stes- ex-colonie di erigersi in stati liberi e sovrani doveva
so proposito]. comunque sottostare agli interessi degli Stati Uniti e
All’opposto di Quincy Adams, Henry Clay, ac- alla potestà di questi di elevarsi a guida del ‘sistema
canito sostenitore della rivoluzione sudamericana, del nuovo mondo’.
non solo credeva nel futuro delle nuove repubbliche Per i patrioti latinoamericani, la Repubblica del
ma era convinto che gli Stati Uniti avrebbero avuto Nord simboleggiava il ‘sole della rivoluzione’ e come
la massima convenienza ad appoggiarle. In un di- gli anarchici diretti in Svizzera andavano cantando:
scorso alla Camera dei Rappresentanti pronunciato
nel marzo del 1818 dichiarò che non era mai esisti- Al Sur Fuerte le extiende sus Brazos
la Patria Ilustre de Washington
ta nella storia del paese, né mai sarebbe esistita, una El Nuevo mundo todo se reune
questione d’un interesse superiore a quella del loro
riconoscimento formale. «Questo interesse – affermò 42
– riguarda la nostra politica, il nostro commercio e la Citato da C.C.Griffin, op.cit., p. 136
43 Cfr. S.Flagg Bemis, John Quincy Adams and the Founda-
nostra navigazione». Indi tuonò: «Non vi può esse- tions of American Foreign Policy, 1949.
re alcun dubbio che l’America Spagnola, una volta 44 “Al sud possente tende le braccia/ la patria illustre di Wa-
raggiunta l’indipendenza e a prescindere dal tipo di shington/ il Nuovo mondo tutto si raccoglie/ in Eterna Confederazio-
governo stabilito nelle sue singole parti, quei governi ne!”, strofa attribuita all’eroe cileno Camilo Henríquez.
102 l’orizzonte in fuga

95. Ritratto di John Quincy Adams. 96. Ritratto di Henry Clay.

En Eterna Confederación! 44 desistettero dal proposito di dirigere il destino del-


le Americhe. In definitiva, se avesse avuto ragione
Innegabilmente, la patria di Washington comin- Quincy Adams, Codazzi e Ferrari si sarebbero ritro-
ciò ad allungare le braccia verso Sud (e verso Ovest) vati a battersi per l’ennesima volta per una causa sba-
fin dai primi tentennamenti dell’impero spagnolo gliata; se invece avesse avuto ragione Clay, avrebbero
e ciò, in un modo o nell’altro, favorì la causa delle impugnato le armi a sostegno della causa non delle
colonie insorte. Come si sa, non sorse alcuna ‘Con- nuove repubbliche ma dell’Impero Americano: nella
federazione Pan-Americana’, ma gli Stati Uniti non prospettiva degli interessi degli Stati Uniti e della po-
litica storicamente applicata nei contronti dell’Ame-
rica Latina, avevano ragione entrambi.
sapore di repubblica 103
97. Indiana Arrowukas, 1818, inc.
américa libre

A pochi giorni dal loro arrivo a Baltimore, Co- diffusi di Baltimora, gli avrebbe consentito di farsi
dazzi e Ferrari furono ingaggiati nelle file dell’esercito un’idea delle circostanze e dei personaggi destinati
venezuelano da Villaret, agente arruolatore di Bolívar. di lì a poco a determinare svolte importanti nella sua
Benché gli Stati Uniti insistessero nel dichiararsi neu- vita.1 Un lungo servizio apparso il 29 agosto – nei
trali, il porto di Baltimora fungeva da base di appoggio giorni in cui i due amici erano in città – sollevava una
per le operazioni navali dei patrioti sudamericani, una serie di interrogativi morali rispetto alla rivoluzione
prestazione molto lucrativa per i mercanti del Mary- dell’America Meridionale, prospettando l’eventuali-
land. L’attività di supporto includeva l’assistenza ai va- tà che essa desse luogo – sulla soglia di casa! – ad
scelli corsari, i quali costituivano la quasi totalità della un Terrore ancor più sanguinario di quello francese.2
marina rivoluzionaria. Salvo significative eccezioni, i In un altro pezzo venivano esaminati attentamente,
legionari stranieri – francesi, inglesi o italiani che fos- alla luce degli interessi degli Stati Uniti, i rischi con-
sero – erano spinti, oltre che da incerte motivazioni nessi alla presenza di corsari e pirati nelle acque del
ideali, da ragioni pratiche ed economiche; ragioni che, Golfo del Messico.3 Inoltre, dal 22 luglio in avanti si
come sappiamo, valgono anche per Codazzi e Ferrari. erano moltiplicate le notizie su Gregor MacGregor
Lasciata Baltimora i due amici si diressero a Sud e per e la presa dell’isola Amelia, nella Florida Orientale.4
parecchio tempo mantennero la stessa direzione. Il rac- Per non parlare della spedizione messicana di Xavier
conto di Codazzi non è sempre veridico ma, paradossal- Mina, che i giornali seguivano da oltre un anno, cioè,
mente, parte del suo interesse consiste nell’infedeltà. dal giorno in cui il giovane eroe navarro era sbarcato
sulle rive del Patapsco... insomma un florilegio di ar-
Codazzi conosceva il francese ma ignorava o qua- ticoli, resoconti e analisi che documentano la curio-
si l’inglese. Se non fosse stato per questo, una sempli- sità degli abitanti del Maryland nei confronti dell’in-
ce occhiata al “Federal Republican”, uno dei fogli più surrezione delle colonie spagnole.

1 Fra i giornali di Baltimore figuravano “The Maryland 4 “Federal Republican”, 22 luglio 1817. Il proclama ema-

Journal & Baltimore Advertiser”, il“National Intelligencer”, la “Fe- nato da MacGregor il 29 giugno precedente è fra i più roboanti
deral Gazette”, il “Federal Republican and Baltimore Telegraph” e dell’epoca: “Soldiers and sailors! The 29th of June will be forever
il “Niles’ Weekly Register”. memorable in the annals of the independence of South America.
2 Nel “Federal Republican” dell’8 luglio 1817 si legge: “Do
On that day a body of brave men, animated by noble zeal for the
we wish to see all the horrors of the French revolution acted over happiness of mankind.... awed the enemy into immediate capitula-
again, and in our own quarter of the globe also? Do we wishto see tion... This will be an everlasting proof of what the sons of freedom
the revolutionary wheel turned by a torrent of innocent blood?” can achieve when fighting in a great and glorious cause... . The
3 Ibidem. “The south American patriots...have much to fear
children of South America will re-echo your names in their songs;
from the system of privateering thathas been adopted.” Sul feno- your heroic deeds will be handed down to succeeding generation,
meno corsaro, cfr, W.A.Morgan, Sea power in the Gulf of Mexico and will cover yourselves, and your latest posterity, with a never
andin the Carribean during the mexican and colombian wars of fading wreath of glory. The path of honor is now open before you...
Independence, 1815-1830, Los Angeles, 1969, passim. Long live the conquerors of Amelia!”
106 l’orizzonte in fuga

fra tutti quello di Baltimora. Fra i numerosi simpatiz-


zanti non mancarono coloro che, impugnate le armi,
si unirono personalmente alla lotta.8 Prescindendo
da altre motivazioni meno nobili, ciò che attraeva i
legionari – fossero inglesi, francesi, italiani o norda-
mericani – era quello stesso sentimento prometeico
che lord Byron cantò in una delle sue stanze:
When a man hath no freedom to fight for at home,
Let him combat for that of his neighbours;
…...........................................................
To do good to mankind is the chivalrous plan,
And is always as nobly requited;
Then battle for freedom wherever you can,
And, if not shot or hang’d, you’ll get knighted.9

Le parole con cui W.D. Weatherhead, scampato


ad una sciagurata spedizione contro Panamà, si ri-
ferì alla propagazione dell’impulso libertario fra gli
inglesi sono così simili a quelle di Byron che si direb-
bero vergate dalla stessa penna: “Liberty hath become
such an innate priciple in the breasts of Englishmen,
that whenever an opportunity has occurred to evince
this feeIing, they have invariably shewn a warmth and
devotedness in its cause” [Nel petto degli inglesi la
libertà è divenuto un principio così connaturato, che
ovunque si sia presentata l’occasione di metterlo a
prova, essi hanno dimostrato invariabilmente passio-
ne e devozione per la sua causa.]10 La frase di We-
atherhead risale all’incirca al periodo in cui Byron
98. Ritratto di Lord Byron.
compose la i versi citati, ma mentre quest’ultimo
alludeva all’indipendenza dell’Italia, Weatherhead
Ma quantunque “the sympathies of the American intendeva riferirsi alle guerre d’indipendenza ispano-
people were overwhelmingly in favor of the colonial americane.
cause”, ciò non bastava a condizionare la ragione di
stato.5 Usciti indenni dalla Guerra del 1812 contro La partecipazione inglese alla causa dell’eman-
l’impero britannico, gli Stati Uniti non intendevano cipazione dei popoli rientra nel quadro dei fermenti
invischiarsi in un conflitto con la Spagna e i suoi al- europei sorti dopo Vienna. L’oppressione e lo scon-
leati, e chiaramente inalberare il vessillo della libertà tento provocati dalla Restaurazione, con la nota se-
del Sud America sarebbe stato interpretato come un quela di misure repressive, sfociarono in un movi-
atto ostile.6 Onde mantenere rapporti pacifici con mento internazionale di solidarietà armata ispirato
le grandi potenze era preferibile attenersi a principi agli ideali repubblicani e rivolto in particolare alla
di stretta neutralità e, approfittando della debolezza Rivoluzione dell’America Meridionale. Tuttavia, ac-
della Spagna sia in Europa che nelle colonie, cercare canto a coloro che impugnarono le armi spinti dalla
invece d’impossessarsi di parte dei suoi domini per “honourable pretence of liberating an slaved and suf-
via diplomatica.7 Ciò nonostante, complice il favore fering country” ve ne furono altri – invero la maggio-
accordato da molti alla causa dei patrioti sudameri- ranza – che furono spronati da incentivi molto meno
cani, la neutralità fu violata ripetutamente. In barba astratti.11 A detta di J.F.Rattenbury, legionario inglese,
alla politica ufficiale, le navi corsare dell’America Li- “the reduction of the army and navy, at the coclusion
bre, per esempio, furono accolte amichevolmente o of the war [le guerre napoleoniche] had thrown from
addirittura armate in molti porti statunitensi, primo employment numbers of young and ardents spirits” [il

5 Cfr. H.G. Warren, Sword was their passport. A history of


against the Isthmus of Darien, under thecommand of Gregor
American filibustering in the Mexican revolution, Baton Rouge, MacGregor, London, 1821, passim
1943, passim. 11 Osserva A. Walker: “They [i legionari] had heard of América
6 V. corrispondenza Richelieu-Hyde de Neville cit. supra.
as the country of gold and silver;they had read of the mines of Peru
7 Sulla questione della neutralità degli Stati Uniti, v. supra.
and Mexico, and they conceived that little more was necessarythan
8 La partecipazione fu maggiore sui mari; i volontari nordame-
to present themselves for acquire some share of those riches the
ricani venivano chiamati “americans”. Spaniards had kept so long for themselves.” Cfr. A. Walker, Co-
9 G.G. Byron, Stanzas, Nov. 1820.
lombia. Being a geographical, statistical, agricultural, commercial
10 W.D. Weatherhead, An account of the late expedition
and political account of that country, London, 1822
américa libre 107

99. L. Beyer, Reduci di guerra, 1813-1815, inc.

ridimensionamento dell’esercito e della marina alla fine zione sudamericana offrì ai reduci più intraprendenti
della guerra aveva lasciato senza impiego molti giovani questa possibilità, o per lo meno così parve loro.13 In
e ardenti spiriti].12 Sperperato il gruzzolo risparmiato effetti, mentre taluni seppero trarne vantaggio, altri
sotto le armi, presi dallo sconforto e dall’indolenza, soccombettero allo sforzo fisico e alle privazioni...
i reduci più giovani si misero in cerca di “some new per non parlare delle armi nemiche, dei naufragi e
object to occupy their time, and interest their feelings” via dicendo).14
[qualche nuovo oggetto a cui dedicare il tempo, e sul Al pari di Weatherhead, anche Michael Rafter
quale convogliare i loro sentimenti]. L’oggetto della sostiene che la ragione di fondo che indusse i vetera-
ricerca poteva variare, ma il risultato a cui puntavano ni britannici ad arruolarsi oltreoceano fu “the general
era lo stesso: associarsi ad un’impresa che permet- stagnation which prevailed at home”.15 Fra i miliziani
tesse loro di allontanarsi da casa onde sfuggire a “the di ogni nazionalità, aggiunge, molti erano “disbanded
dunning of tradesmen and the precincts of a prison” [ soldiers anxious for an asylum”: un asilo castrense
i solleciti di pagamento dei negozianti e le mura di una come il Champ d’Asile o più semplicemente un reg-
prigione]. Da un momento all’altro decine di migliaia gimento, una nave, un’isola... Al loro sbarco nel por-
di ufficiali e soldati rimasero senza impiego e abban- to della Vecchia Provvidenza i legionari dell’América
donati a sé stessi. Al termine non voluto di una ferma Libre – ivi compresi Codazzi e Ferrari –, vennero
pluriennale, i più erano disabituati alla vita civile e, accolti dal commodoro Louis-Michel Aury con un
sebbene le operazioni belliche li avessero costretti a proclama che iniziava così:
viaggiare per terra e per mare, non poterono vincere
Compagni di pellegrinaggio e senza patria! Valorosi
l’angoscia dello spaesamento. La loro geografia era stranieri, che per sentimenti politici o per altri motivi siete
tutta militare, ragione per cui, per sentirsi a casa non pervenuti alla Zona Torrida, dotati delle virtù che caratteriz-
vi era altra scelta che rientrare nei ranghi. La rivolu- zano gli uomini d’onore... godrete qui di quella libertà civile

12 J. F. Rattenbury, Narrative of a voyage to the Spanish


ry.” cfr. J.H. Robinson, Journal of an expedition 1400 miles up to
Main in the ship “Two Friends”, London, 1819, passim. Orinoco, etc., London, 1822. Riguardo alle penose condizioni in
13 A. Hasbrouch, Foreign Legionaries in the Liberation of Spa-
cui i patrioti si trovarono spesso ad operare, si vedano le parole
nish South America, London, 1928, p. 38. rivolte dal contrammiraglio Villaret ai nostri eroi.
14 “There are privations, scrive un legionario dell’América 15 M. Rafter, Memoirs of Gregor MacGregor, comprising a

Libre, which the spirit of a soldier could hardly, surmount, even sketch of the revolution in NewGranada and Venezuela etc., Lon-
when lead on in an honourable cause, or in the service of hiscount- don, 1820, passim.
108 l’orizzonte in fuga

non secondo criteri europei ma come un peculiare


sistema di figure e riferimenti sorto al calore del Tro-
pico e della Revolución de la América Meridional.
Nel caso dell’ “epopeya bolivariana” (svoltasi in gran
parte su uno sfondo tropicale), si potrebbe dire che
l’elemento retorico sia connaturato e alle persone
e agli avvenimenti, a tal punto che si è indotti a so-
spettare che certe scelte politico-militari potrebbero
aver risposto ad esigenze figurali ancor prima che a
necessità belliche. Di per sé la propaganda, in quan-
to strumento di pressione e persuasione, equivale ad
un sotto-sistema retorico, basato su tropi in uso da
sempre. Nel corso delle guerre d’indipendenza gli
insorti ne fecero largo uso, non solo al fine classico
di screditare o dissuadere il nemico, ma anche per
fomentare il patriottismo e innalzare il morale. In-
neggiando retoricamente all’aut aut “Victoria o Muer-
te”, si voleva infondere nei combattenti la certezza
che immolarsi per una giusta causa equivalesse al più
nobile dei sacrifici.18 Soltanto i patrioti erano degni
d’un “bel morir”, non certo gli spagnoli. Decretando
la “Guerra a muerte”, il Libertador mise mano a un
ulteriore espediente retorico-propagandistico, volto
ad inculcare in un nemico già demoralizzato il terro-
re d’una fine miseranda: «Spagnoli, qualora non col-
laboriate attivamente alla liberazione del Venezuela,
voi morrete anche se innocenti!», proclamò Bolívar,
«Americani, voi vivrete anche se colpevoli!».19
A tale ipotetico sistema di figure, nel contempo
100. P.J. Figueroa, Bolívar y la América niña, ca. 1820, olio. romantico e tropicale, andrebbe ricondotto in primo
luogo il linguaggio rivoluzionario, e in particolare il
e religiosa di cui il fanatismo e la crudeltà dei despoti vi ha fenomeno dei proclami. Questi intessono una storia
privato fino ad ora. Io vi assicuro che condivideremo tutti i chimerica che per certi versi ricorda le annotazioni
doni che questa incantevole e fertile terra promette.16 allucinate di Colombo alla vista delle Indie Nuove.
Nella mente del genovese non vi era posto per gli
Dovizia di beni e libertà, ecco ciò che promet- ideali di Aury, ma l’incanto della Zona Torrida fu
teva l’asilo americano ai soldati sbandati. Di fatto, sentito sia dall’Ammiraglio che dal commodoro. Ciò
la storia dei combattenti stranieri unitisi alla rivo- ad onta che i cosmografi dell’antichità, da Aristotele
luzione americana rimanda quasi invariabilmente a a Tolomeo, assicurassero che delle cinque fasce costi-
personaggi contraddittori e spregiuticati, pronti a tuenti la terra, la terza, corrispondente per l’appunto
sacrificarsi in battaglia ma non meno pronti, in deter- alla Zona Torrida, non fosse abitabile. Guai a quegli
minate circostanze, ad anteporre l’interesse e l’ambi- europei che avessero osato entrarvi: i raggi del sole li
zione ai grandi ideali.17 Sia che riguardi figure minori avrebbero ben presto mutati in negri! Al medesimo
come Codazzi e Ferrari o di prima grandezza come impianto retorico è rapportabile anche l’iconografia
MacGregor e Aury, la fenomenologia dei legionari dell’América Libre. A partire dalla rivoluzione del
richiede un approccio realistico e misurato... salvo ri- 1789 piuttosto che da quella del 1776, le immagini a
conoscere che le loro vicende contengono aspetti re- stampa, sfornate e diffuse a ritmo accelerato, presero
almente smisurati. Se da un lato l’iperbolicità e l’eroi- a esercitare un ruolo inedito sul piano del condizio-
cità sono tratti tipici del contegno marziale, dall’altro namento ideologico. La propaganda politica, sia in
– come nella fattispecie – sono piuttosto espressioni versione proselitistica che satirica, conobbe grazie al
della retorica romantica, intendendo quest’ultima linguaggio visuale una straordinaria fioritura, che si

16 18 Scrive Codazzi: «Gli uniformi di marina erano bleu e


“Niles’ Weekly Register”, 3 ottobre 1818.
17 In certi casi, l’atteggiamento dei legionari rifletteva quel- sul gusto francese con bottoni su cui eravi incise un Indiano e le
lo dei governanti del Vecchio Mondo, e ciò perché condivideva- parole America Libre. I marinai sul cappello avevano una lastra
no i medesimi pregiudizi. Scrive l’abate di Pradt: “Los europeos su cui era incisa la morte e le parole o vincere o morir».
han despreciado siempre a los colonos. Constantemente los han con- 19 Il decreto della “Guerra a Muerte” è datato 15 giugno

siderado como hombres de labor y como súbditos, como sus inferio- 1813. Bolívar intendeva vendicarsi delle efferatezze commesse
res y sus sirvientes.” Cfr. Dominique de Pradt, Impreso sobre los dagli spagnoli, tali e tante che giurò: “Nuestro odio será implaca-
seis ultimos meses de la America y del Brasil, Buenos Aires, 1818. ble y la guerra será a muerte!”
américa libre 109

101. La jura de Bolívar, ca. 1821, inc. col.

propagó anche all’America insorta. tavole della legge alludono alla carta costituzionale
A questo proposito può essere interessante esa- delle nuove repubbliche, raffigurate mediante le ri-
minare brevemente una stampa francese che circolò spettive bandiere. In quanto alla donna accanto al
fra i patrioti sudamericani dopo il Congresso di Cúcu- Libertador, il capo mozzo di Medusa sullo scudo,
ta (3 ottobre 1821), intitolata ‘La Jura de Bolívar” (v. l’elmo e l’alloro rivelano che si tratta di Minerva, per-
fig. 101). Rappresenta il giuramento di fedeltà alla sonificazione delle virtù repubblicane. La gloria e la
costituzione e racchiude la visione europea della ri- perdurabilità della vittoria sono rappresentate dalla
voluzione americana. A sinistra, genuflessa sotto un palma che si innalza solenne al centro della com-
albero da frutta tropicale (Musa acuminata) appare posizione. L’albero da frutta simboleggia invece la
una giovane madre discinta, il capo abbellito da un prodigalità della natura tropicale, mentre la seconda
diadema d’oro sormontato da un ricco piumaggio. palma e l’edera ad essa avvinta rimandano alla resi-
Abbraccia un fanciullo che ella invita col gesto ad stenza e alla fedeltà. A Codazzi e Ferrari sarebbe ba-
onorare il personaggio centrale, un uomo baffuto stata un’occhiata per afferrare gli etimi napoleonici
che a giudicare dall’uniforme si direbbe un generale. dei due militari restanti (un ufficiale degli ussari e un
Costui stende il braccio destro su due tavole marmo- simple soldat). Per contro, avrebbero stentato a iden-
ree poggiate su un basamento anch’esso di marmo, tificare nella donna genuflessa un’indiana, nell’arcie-
mentre una donna dall’aspetto marziale, ricoperta da re barbuto un indiano (ambedue rappresentazioni
una tunica tricolore, si erige accanto a lui nell’atto di allegoriche del quarto continente) e nel fanciullo la
incoronarlo di alloro. Alle spalle dei due sono visibili rinascita repubblicana delle ex-colonie spagnole. Ma
sei bandiere e una palma. In lontananza s’intravede qualche perplessità non avrebbe impedito loro di
un vascello. A destra, con le braccia stese a salutare afferrare il senso complessivo dell’immagine: la dea
romanamente il generale, appaiono due personaggi: della ragione e della rivoluzione incorona l’artefice
in primo piano un aitante ufficiale armato di sciabo- dell’indipendenza e padre delle giovanissime repub-
la; seminascosto da questi un guerriero barbuto ad- bliche nonché protettore dei diritti costituzionali,
dobbato di piume e armato d’arco. Da ultimo, sullo mentre i legionari europei, i combattenti sudameri-
sfondo, spuntano un soldato, un cannone e un’esile cani e l’America in persona salutano in lui il condot-
palma arcuata ricoperta d’edera. tiero.
Il significato della scena è trasparente: nel per- Stampata a Parigi attorno al 1821, l’incisione
sonaggio centrale è riconoscibile Bolívar, mentre le rende omaggio al Libertador, sottolineando – non
110 l’orizzonte in fuga

certo en passant – il contributo filosofico e militare


della Francia alla causa rivoluzionaria (tant’è che le
tavole sono ricalcate su quelle della Declaration des
droits de l’homme et du citoyen del 1789). Inutile dire
che se la “Jura de Bolívar” fosse stata stampata a Lon-
dra, le uniformi avrebbero avuto un taglio inglese e il
posto di Minerva, dea dei philosophes, sarebbe stato
occupato da Mercurio, dio dei mercanti.20

Tornando al punto, dai ricordi dei nostri eroi


trapela un atteggiamento non dissimile da quello
della generalità dei legionari, sintesi d’impetuosità e
senso pratico. Ricorda Ferrari che presentatisi a Gu-
stave Villaret, contrammiraglio della marina boliva-
riana, nella speranza di essere arruolati al servizio del
Venezuela, vennero ricevuti con queste parole:
Signori, io non voglio ingannare nessuno. Dirò dunque
loro la natura della guerra che accade tra noi... La nostra
guerra è sanguinosa: non si da quartiere per ambe le parti
combattenti; le nostre truppe alle volte si trovano nell’abbon-
danza, e altre volte sprovviste di tutto; sono obbligate spesso
a marciare senza scarpe a traverso de’ boschi, di montagne, e
di fiumi, senza vestito, armati di lance per scarsità d’arme da
fuoco, e sovente costrette a starsi de’ mesi senza toccare un
soldo. Per altro ci è modo d’arricchire, e il Governo è assai
generoso con quelli che servono con zelo e fedeltà...

Al che Ferrari ribattè: «Signore... se avessi un


diavolo di fronte, non mi ritrarrei davvero, special-
mente al servizio di una Nazione, che cerca acquista-
re i sacri diritti dell’indipendenza.» I due amici furo- 102. Ritratto di Giuseppe Garibaldi corsaro.
no ingaggiati e nel giro di pochi giorni s’imbarcarono
per Norfolk, dove li attendevano le lettere-brevetto Prima che le aspirazioni degli espatriati italiani
di Villaret. «Fu una gioia indicibile per noi il ricevi- assumessero un significato ideologico definito avreb-
mento di tali lettere – rammenta il reggino –, peroc- bero dovuto passare più di tre lustri, diciassette lun-
ché d’un tratto passavamo dal disagio, dall’incertezza ghi anni che videro la fioritura delle società segrete e il
a uno stabile e comodo stato di vita.» Per i Codazzi fallimento dei primi tentativi insurrezionali. L’insuc-
e i Ferrari che attraversarono l’Atlantico per sentirsi cesso dei moti mazziniani del 1833-1834 fece sì che
a casa, il reclutamento nelle milizie sparute e male molti cospiratori prendessero la via delle Americhe,
armate di una repubblica sconosciuta costituiva il determinati a perseguire oltre Atlantico la causa della
coronamento di un doppio sogno: il ritorno alle armi libertà. Sebbene gli incentivi pratici non fossero del
e uno stato di vita comodo e stabile... Neanche il dia- tutto assenti, prevalevano le motivazioni politiche. In
volo avrebbe potuto interporsi alla loro beatitudine! altre parole, L’impegno patriottico dei fuoriusciti di
seconda generazione era più fondato che non il gene-

20 La personificazione dell’America riflette gli spostamen- Nuovo Mondo, tuttavia, s’imbattè in una varietà di figure simili
ti di significato verificatisi nel Settecento, limitatamente all’area a quella esaminata sopra, quando non più nobili e riccamente
franco-britannica, in campo antropologico e politico. La donna agghindate. Negli Stati Uniti poté vederne alcune irriconoscibili,
selvaggia, totalmente ignuda, cara all’iconografia tradizionale, mutate in slanciate dame del New England, volutamente o meno
viene sostituita da una giovinetta ricoperta parzialmente con estranee alla primitiva matrice iconografica e semantica (si veda
vesti classiche, diademi e piumaggi, quasi a rappresentare una “Lady Liberty”, fig. 93). Anche nell’America spagnola la distanza
principessa (per un confronto, si veda l’incisione da disegno di dall’immagine tradizionale si fece sempre maggiore, ma con esi-
A. Monticelli riprodotta sopra, fig. 73). Tale trasformazione al- ti diversi da quelli nordamericani. Infatti a sud del Río Grande
lude ad una nuova realtà etnica e politica: l’America non è più esisteva il mestizaje (meticciato), un carattere razziale che inte-
un mondo sconosciuto abitato da temibili omuncoli, bensì un ressava la maggioranza della popolazione e che, dunque, non
continente ormai noto, popolato dai discendenti dei primi co- poteva essere ignorato sul piano figurale. In questa prospettiva
loni europei e ricco di promesse (la colonia francese di Santo è particolarmente interesante il ritratto di Bolívar di P.J. Figue-
Domingo era la più ricca del Nuovo Mondo.) Incivilita e pro- roa riprodotto supra (v. fig. 100). L’incarnazione dell’America ha
spera, l’America si veste. La donna ignuda continua ad apparire tratti meticci, possiede gli attributi convenzionali (perle, arco e
sporadicamente, in posizione servile, ad indicare il passato indi- frecce), è elegantemente addobbata... ma manca di tutti i segni
geno. Le immagini che Codazzi ebbe modo di adocchiare nell’a- del riscatto repubblicano: è appena una niña (anche se fisicamen-
dolescenza erano certamente del tipo iniziale. Al suo arrivo nel te sviluppata) e la libertà richiede maturità. Cresca e si vedrà!
américa libre 111

rico fervore rivoluzionario dei volontari dell’Améri-


ca Libre. Come questi ultimi, anche i primi presero
parte ai movimenti politici sudamericani, più spesso
in veste civile che militare, ma allo stesso tempo con-
tinuarono a coltivare il progetto risorgimentale (rior-
ganizzandosi, diffondendo le idee della Giovane Ita-
lia, riunendo volontari da inviare nella penisola, ecc.)
Ciò non vuol dire che fra gli esuli della prima e della
seconda epoca non esistano elementi di continuità: li
collega una comune natura peripatetica, il medesimo
slancio libertario e la stessa sensibilità romantica, ivi
compresi gli stessi schemi retorici.
Disposti com’erano a offrire la propria spada e il
proprio sangue a qualunque popolo in lotta contro la
tirannide – avrebbe detto l’Eroe dei due mondi – sia
gli uni che gli altri divennero cosmopoliti e adottaro-
no l’America come patria. Garibaldi sbarcò a Rio de
Janeiro alla fine del 1835 e su istruzioni di Mazzini
fondò una confraternita della Giovane Italia. Ansio-
so di battersi, il 4 maggio 1837 ottenne dal governo
insurrezionale di Rio Grande una patente di corsa.
La sua emozione fu grande: «Eravamo adunque fi-
nalmente liberi – si legge nelle memorie pubblicate
dal Dumas – navigavamo sotto bandiera repubbli-
cana, eravamo corsari!»21 Garibaldi sostiene che «il
soldato di ventura non voleva arricchire, voleva bat-
tersi e mantenere la data parola».22 Ciò vale per i
combattenti di prima e seconda generazione, senza
peraltro implicare che per molti di loro – in parti- 103. H. Moll, Carta geografica della Virginia e Maryland, 1729.
colare per i popolani forti e schietti come Codazzi e
Ferrari – non contasse anzitutto passare «dal disagio, segreta di organizzare cellule insurrezionali sulle co-
dall’incertezza a uno stabile e comodo stato di vita». ste del Venezuela e della Nuova Granada.24 Infine, in
anni più recenti, Baltimora (assieme a New Orleans e
Lungi dal limitarsi a seguire sulle gazzette le vi- Filadelfia) era divenuta per la causa rivoluzionaria un
cende della rivoluzione sudamericana (per saziare centro logistico della massima importanza. In barba
così i loro “diseased appetites”), gli abitanti di Balti- alle leggi di neutralità, sulle rive del Patapsco si svol-
mora e degli altri porti atlantici dettero prova d’un gevano vere e proprie attività d’intendenza militare,
interesse più concreto. Intensificatasi a partire dal come il reclutamento di legionari, l’approvvigiona-
1815, la simpatia per l’América Libre era già diffusa mento, la raccolta di fondi, l’allestimento di navi da
nel 1806, quando una cinquantina di americans sal- guerra ed in particolare il noleggio e l’armamento di
parono da New York a bordo del brick Leander con legni corsari.25 Improntato all’avidità, il sentimento
l’intento —rivelatosi catastrofico— di portare a com- filo-rivoluzionario dei baltimoreans sfociava spesso in
pimento “a revolution in South America”.23 L’atten- forme di connivenza, se non di correità, ovviamente
zione si riaccese alla fine del 1809, stimolata dall’ar- contrarie alla politica ufficiale del governo. Ma le re-
rivo a Baltimora della fregata Tilsit, recante a bordo gole dettate a Washington, venivano spesso disattese
alcune decine di cospiratori francesi con la missione dagli stessi funzionari governativi (in special modo a

21 25 Nessuna delle ex-colonie aveva tradizioni navali, per


G. Garibaldi, Memorie, op.cit.
22 cui “the issuance of privateering commissions became the means
Ibid.
23 Salpati il 2 febbraio 1806, il Leander, il Bee e il Bacchus, to offset Spain’s maritime advantage by harrassing that country’s
che trasportavano un corpo di spedizione agli ordini di Franci- commerce”, cfr. F. Hopkins, “For freedom and profit: Baltimore
sco de Miranda, toccarono la costa venezuelana in vicinanza di privateers in the wars of South American independence”, in “The
Ocumare il 28 aprile successivo. Le navi spagnole sorpresero i Northern Mariner/le marin du nord”, XVIII, 3-4, 2008, p. 94.
26 “Privateer” traduce allo spesso tempo ‘corsaro’ e ‘nave
patrioti e li vinsero. Solo il Leander, su cui viaggiava Miranda,
riuscì a farla franca. I legionari catturati furono passati per le corsara’. In termini legali significa “a vessel owned by one or by a
armi o condannati ai lavori forzati. society of private individuals, armed and equipped at his or their
24 Questa cospirazione fu organizzata per volere di Giusep- expense, for the purpose of carrying on a maritime war by the au-
pe Buonaparte, allora re di Spagna, allo scopo di bloccare l’aiuto thority of one of the belligerent parties. For the purpose of encoura-
che la Junta de Gobierno anti-francese continuava a ricevere dal- ging the owners of private armed vessels, they are usually allowed
le colonie transatlantiche. Cfr. M. Palacio Fajardo, Esquisse de to appropriate to themselves the property they capture, or at least a
la Revolution de l’Amérique Espagnole etc., Paris, 1817. large proportion of it.”
112 l’orizzonte in fuga

104. Mappa del porto di Baltimora, XVIII sec.

Baltimora), notoriamente tolleranti nei confronti dei mise in caccia sotto la bandiera degli Estados Unidos
privateers.26 Per esempio, il “Niles’ Weekly Register”, de Buenos Ayres y Chile (stato privo di consistenza
foglio vicino al governo, si levò a difesa dei corsari territoriale e politica, ma dotato di una pur discuti-
patrioti comparando le loro azioni a quelle compiu- bile esistenza diplomatica.) Negli stessi giorni in cui
te dai loro omologhi durante la rivoluzione del ‘76. Codazzi y Ferrari si dirigevano a Norfolk, la compli-
“This attitude together with the desire for commercial cità di Baltimora con i privateers dell’América Libre
gain – osserva H.G. Warren – made it possible for pri- fece sbottare il Segretario di Stato:
vateers and pirates to use the principal American ports
as headquarters for their depredations against Spanish The misfortune is not only that this abomination has spre-
commerce”.27 Ben più che su un’astratta “south ame- ad over a large portion of the merchants and of the poputation
rican mania”, una simile condiscendenza faceva per- of Baltimore but that it has infected almost every officer of the
United States in the place. They are all fanatics of the South
no su una circostanza concreta: oltre la metà delle American cause... Baltimore is as rotten as corruption can make
navi corsare con patente patriota erano di proprietà it.[Il male non è solo che un tale abominio si è diffuso fra gran
di cittadini statunitensi, e quand’anche non lo fosse- parte dei mercanti e della gente di Baltimora, ma che ha corrot-
ro, venivano comunque armate ed equipaggiate negli to la quasi totalità dei funzionari statali in loco. Costoro sono
Stati Uniti.28 tutti dei fanatici della causa sudamericana... la corruzione ha
«Gli agenti sudamericani – osserva Flagg Bemis portato Baltimora al degrado]30
– comprarono e allestirono illegalmente legni corsari
nei porti degli Stati Uniti, in particolare a Baltimora In sintesi, la causa dell’indipendenza sudamerica-
e a New Orleans, reclutarono illegalmente equipaggi na, più in particolare la presenza sul suolo statuniten-
nordamericani, contrattarono illegalmente capita- se o in aree adiacenti di basi d’appoggio per le forze
ni nordamericani, fornendo loro bandiere e patenti navali ribelli, provocò sentimenti e prese di posizione
fraudolente», tutto questo sotto il naso delle autorità diverse nel governo e nell’opinione pubblica, coeren-
governative».29 Nel solo porto di Baltimora vennero temente con i rispettivi interessi. Mentre Washington
armati venti di tali legni, la maggior parte dei quali si non cessò di ribadire la propria neutralità, rifiutando

27 H.G. Warren, op.cit. gnoranza a causa d’una secolare tirannide politica e clericale,
28 F. Hopkins, op. cit., p. 95 incapace di governarsi e “hardly profitable hardly for the commu-
29 S. Flagg Bemis, op. cit.
nion of free men.” Cfr. anche S. Flagg Bemis, John Quincy Adams
30 J.Quincy Adams, Memoirs, IV, pp. 318-319. Come si è
and the Foundations of American Foreign policy, New York 1949.
visto anteriormente Quincy Adams considerava gli abitanti del Ciò premettendo, non sorprende che il Segretario di Stato con-
Sud America alla stregua d’una turba meticcia immersa nell’i- siderasse l’appoggio alla causa patriottica un fenomeno nefasto.
américa libre 113

105. Stato di servizio del tenente colonnello Codazzi, 1822.

ogni forma di sostegno ufficiale agli insorti ed, anzi, videndo arrembaggi, saccheggi, scaramucce, fughe,
proibendo le iniziative private in tal senso, le autorità naufragi, uragani, malattie, privazioni. A differenza
amministrative dei porti atlantici e di New Orleans del corsaro Giuseppe Garibaldi, non percepirono
furono a dir poco tolleranti. A loro volta, i commer- appieno il fascino del mare (né ricevettero gravi feri-
cianti, gli armatori e gli speculatori prestarono all’at- te, né furono imprigionati o torturati.) Tuttavia, ben-
tività dei privateers battenti bandiera rivoluzionaria ché fossero uomini di terra, veleggiarono instancabil-
una collaborazione entusiastica (e altrettanto venale). mente tra i flutti del Tropico, animati da uno spirito
Fra il 1817 e il 1822, gli anni durante i quali Co- di avventura che nulla aveva da invidiare a quello dei
dazzi e Ferrari parteciparono alla lotta marinara – si lupi di mare.
legga corsara –, questa si svolse principalmente nelle
acque dei Caraibi e del Golfo del Messico, un qua- Il fanatismo dei baltimoreans nei confronti della
drante strategico sia per l’intenso traffico commercia- causa rivoluzionaria fece sì che verso la capitale del
le che per le caratteristiche fisiche delle coste: litorali Maryland confluissero i rappresentanti politici e gli
spopolati, piccole isole sperdute e semideserte, sec- incaricati d’affari delle colonie insorte. Fra costoro
che, banchi di sabbia, ecc. offrivano ai corsari rifugio vanno ricordati Pedro Gual per la Nuova Granada,
e protezione dalla persecuzione spagnola. Inoltre ad Lino de Clemente per il Venezuela e Martin Thomp-
Haiti, la prima repubblica indipendente dell’Ameri- son per Buenos Ayres. Nel 1817 giunse a Baltimora,
ca non anglofona, e altrove esistevano ‘tribunali del- in incognito, anche il vice-ammiraglio Gustave Villa-
le prede’, istanze d’obbligo per la legalizzazione e la ret, allo scopo di procacciare rinforzi e vettovaglia-
commercializzazione del bottino.31 menti all’esercito di Bolívar. «Persona onoratissima,
Abili marinai, intrepidi combattenti, fervidi ri- e caldo napoleonista», questi, come s’è detto, assol-
voluzionari, avventurieri, filibustieri, contrabbandie- dò i nostri eroi.32 Ciò avvenne i primi di settembre,
ri: nei corsari l’ideale libertario si fondeva con l’op- a due settimane circa dal loro arrivo. Di fatto, dallo
portunismo, l’altruismo con la cupidigia. Per cinque Stato di servizio di Codazzi risulta: “Entrado al servi-
anni, i nostri eroi si mossero in mezzo a loro, condi- cio de la República Mexicana el 1.o Sbre. 1817 como

31 J.Grafenstein Gareis, “Corsarios y piratas en un territo- se: «Dallo stato di servizio avuto in Providenza [sic] prima di
rio en disputa, 1810-1819”, in “Theorethikos”, III, 1, San Salva- abbandonare il servizio si vede l’entrata al servizio della Repp.ca
dor, 2000, passim di Mexico il 1 ott. 1817». Tuttavia l’“Estado de Servicio” dice o
32 Maurice Persat, Mémoires tu Commandant Persat, 1806
sembra dire: “Entrado al servicio de la Reppubl.a Mexicana el 1o.
à 1844, Paris 1858 (a cura di G. Schlumberger.) Sbre. 1817.” Forse l’arruolamento venne retrodatato d’un mese
33 Nel trascrivere l’autografo delle Memorie, Longhena les-
per aumentare l’anzianità di servizio.
114 l’orizzonte in fuga

106. Brigantino ottocentesco, stampa.

Teniente primero de Artillería”.33 (V. fig. 105). Di lì a cato i ricordi dei due amici non si discostano più di
poco ricevettero l’ordine di dirigersi a Norfolk, porto tanto, divergono radicalmente rispetto ai movimenti
situato all’imboccatura della baia di Chesapeake. Pre- e alla tabella di marcia dell’América Libre. Codazzi
so posto su una «barcaccia che menava acqua» (cir- sostiene che, lasciato il porto di Norfolk, fecero rotta
costanza che li obbligò una volta ancora ad aiutarsi per New York – «immensa città che per la sua bella
con le pompe), giunsero o sarebbero dovuti arrivare posizione e per la distribuzione e costruzione è degna
a destinazione verso la fine di settembre. A Norfolk d’essere veduta» –, da dove proseguirono per Char-
s’imbarcarono sul brick América Libre, nave ammi- leston. Secondo Ferrari, si diressero invece a Filadel-
raglia di Villaret.34 A detta del reggino, il capitano fia – «grande e bella città» – ove dettero fondo per
Bernard consegnò loro le menzionate lettere-brevetto qualche giorno «per un po’ di riposo», proseguendo
siglate dal contrammiraglio il 17 settembre.35 In esse poi per Charleston. La discrepanza non riguarda tan-
si diceva che dovevano ritenersi al servizio della re- to i luoghi quanto i tempi, e mette in luce uno degli
pubblica del Venezuela dalla data di ricevimento del- aspetti più interessanti e problematici delle memorie
le medesime. del lughese.37
A bordo del brigantino, ricorda Ferrari, vi erano Ammettendo che i nostri eroi avessero ricevuto
«più che 200 persone d’ogni arme e nazione... fra le le lettere-brevetto dopo il 17 settembre, non avreb-
quali moltissimi uffiziali, come noi»: legionari fran- bero potuto salpare da Norfolk se non in data po-
cesi, polacchi, italiani, americani, mori e spagnoli, di steriore, per cui non avrebbero potuto raggiungere
fanteria e d’altre armi. Secondo Codazzi, sul brick si New York (o Filadelfia) prima della fine di settembre
trovavano «tra soldati marinai e cannonieri 150 uo- o dell’inizio di ottobre.38 Infatti, visto che sbarcarono
mini dei più risoluti che mi abbia mai incontrato», ai a Baltimora attorno al 15 agosto e furono ingaggiati il
quali in seguito si aggregarono «molti altri ufficiali primo settembre successivo, anticipare la data di par-
francesi ed italiani non che vari emigrati americani tenza dal porto della Virginia sarebbe matematica-
del sud».36 Mentre in rapporto al personale imbar- mente impossibile.39 Ciò nondimeno, si sa per certo

34 L’América Libre era il “vaisseau amiral de M. Villaret... 39 La lettera di Codazzi al padre è datata 28 aprile, per

et fin voilier”, M. Persat, op.cit. Il termine ‘brick’ sta per ‘brig’. cui la partenza da Amsterdam dovette prodursi qualche giorno
35 Il capitano si chiamava Bernard (o Bernardo) Ferrero,
dopo. Calcolando tre mesi e mezzo di navigazione, i due amici
cfr. M. Persat, op.cit. non poterono arrivare a Baltimora prima del 15 agosto.
36 Persat parla di 200 uomini. 40 Il “Niles’ Weekly Register” del 27 dicembre 1817 riporta
37 Persat, che s’imbarcò sull’América Libre a New York,
una cronaca da New York in data 8 settembre dalla quale risulta
non menziona affatto lo scalo a Norfolk. che l’América Libre era all’ancora a Staten Island fin dal 7 settem-
38 Il capitano Bernard consegnò ai due amici lettere-bre-
bre. Da una lettera di Pedro Gual sappiamo che era alla fonda
vetto datate 17 settembre. A sua volta, Bernard le ricevette da nello stesso punto il 17 successivo. Dal canto suo Maurice Persat
Villaret il 17 stesso o giorni dopo. Alle mani dei destinatari, dun- afferma che il brigantino si allontanò dalla “superbe rade de New
que, giunsero necessariamente in una data successiva. York” il 22 settembre.
américa libre 115

107. Varo della fregata a vapore Demologos, stampa.

che il brick América Libre ancorò di fronte a Staten tà che il lughese avesse avuto modo di ammirare per-
Island all’inizio di settembre, rimanendo alla fonda sonalmente il Demologos è a dir poco remota, dette
nella baia di New York fino al 22 dello stesso mese,40 discrepanze possono considerarsi minori. In termi-
per poi dirigersi a sud. Chiaramente, questo porta ad ni generali, la descrizione riportata nelle Memorie è
escludere che l’imbarco avesse potuto prodursi pri- non meno veridica di molte notizie riportate sui fo-
ma della fine di settembre – la traversata New York- gli dell’epoca: altrettanto inesatta e iperbolica, frut-
Norfolk richiedeva non meno di 8-10 giorni – e che to anch’essa del mito del progresso tecnologico, ma
il brigantino, una volta lasciata Norfolk, avesse fatto non falsa. Basti vedere la stampa qui riprodotta (v.
rotta per New York... porto dal quale proveniva! Da fig. 107). Pubblicata nel 1815, l’immagine si basa su
ultimo, porta a dubitare che Codazzi avesse avuto un bozzetto dal vero eseguito al momento del varo.
modo di visitare quell’immensa città. Una volta ultimata, si legge nella didascalia, la fregata
Eppure... se non è vero è ben trovato! Annota sarebbe stata munita di 30 cannoni da 32 e 2 carro-
il lughese: «Ammirammo in questo vasto porto [di nade da 100, e infatti sulla murata appaiono quindici
New York] di guerra una fragata di recente costru- portelli. Ma tale informazione, e con essa la rispettiva
zione portando 48 cannoni di grosso calibro, e che illustrazione, non corrispondeva né alla nave reale né
viaggia a forza di vapore e non di vele mediante le al progetto: diversamente da quanto divulgato, era
ruote coperte che tiene ai fianchi», un vascello che previsto che il Demologos montasse solo 16 pezzi da
poteva navigare controvento e controcorrente a più 32 e così fu. Con ogni probabilità, l’autore del boz-
di 10 miglia l’ora, ustionando gli eventuali insegui- zetto tracciò le 8 aperture effettivamente esistenti,
tori con getti di acqua bollente. Invero nel porto di ma il litografo, dando credito alle voci circolanti, de-
New York stazionava dal 1816 il Demologos, una fre- cise di aggiungerne altrettante. Nel corso del tempo,
gata a vapore progettata da Robert Fulton (più nota l’incisione fu ripresa e abbellita ripetutamente, e ad
come Fulton the First, era stata varata due anni pri- ogni riapparizione il naviglio migliorò, finché diven-
ma). Era un’imbarcazione stupefacente per più d’un ne “le plus formidable que le génie de l’homme ait pu
verso, anche se, bisogna dire, le sue caratteristiche jamais concevoir.” In quest’ultima stampa il numero
non erano all’altezza di quelle riportate dal nostro: dei cannoni fu elevato a 38 “du plus gros calibre”, per
era armata con 16 pezzi d’artiglieria, non aveva ruote cui non è strano che Codazzi ne contasse 48.
ai fianchi bensì al centro del doppio scafo, era dotata
di vele supplementari, aveva una velocità massima di Nel futuro cartografo, la capacità di osservazio-
6 miglia in condizioni ottimali e, in particolare, dalle ne e la memoria si fondono con l’estro e l’inventiva,
fiancate non fuoriscivano né 300 lance né 300 scia- un amalgama che suole dare adito a finzioni. Lungi
bole retrattili destinate a «tagliare a pezzi chiunque dal limitarsi a percorrere distanze e a documentare
osasse montare all’abbordaggio». Poiché l’eventuali- l’esistente al fine di accrescere la propria e l’altrui
116 l’orizzonte in fuga

venimmo all’isola di Galveston ove allora sventolava


la bandiera mexicana consistente in uno scacchiere
bleu e bianco contornato di rosso e in mezzo un’a-
quila posata sopra d’un fico d’India avente in bocca
una serpe che si dimenava». Comandava quell’isola il
generale Aury, «che sperava di giorno in giorno di po-
tere avanzarsi con le truppe nell’interiore [del Messi-
co]». L’arrivo del contingente imbarcato sull’Améri-
ca Libre, unitosi subito agli uomini di Aury, dette il
via all’operazione.
Sorvoliamo sulla circostanza che il brigantino
non si diresse affatto a Galveston e che Aury non si
trovava al momento su quel tratto di costa e seguia-
mo piuttosto Codazzi «all’interno della provincia di
Texas». Sbarcato assieme a 300 compagni, attraversò
un’orrida selva lungo orridi sentieri, guidato da in-
dios agilissimi, parchi e del tutto ignudi, con il solo
difetto del cannibalismo. «Alcune tribù di queste che
dimorano in quest’ampia provincia – racconta il lu-
ghese – sono antropofagi e due dei nostri soldati...
furono mangiati e ne trovammo le loro ossa vicino
ad un fuoco che aveva servito a cuocere il miserando
pasto». Alle foreste si susseguirono le praterie, così
piatte e sconfinate ch’era d’uopo servirsi della bus-
sola. Dai nativi i legionari ebbero «più cavalli che
non domandavamo ed apprendemmo che in quelle
immense pianure vagavano a piacimento mandre nu-
108. Allegoria dell’indipendenza messicana, litogr. merosissime di destrieri», proprio come nelle pam-
pas del sud (destrieri che gli indios, non casualmen-
conoscenza del mondo, i viaggiatori ‘di razza’ si pro- te, catturavano con tecniche da gauchos.) Durante la
pongono di stupire con il racconto di ciò che potreb- marcia si adattarono a cibarsi di buoi allo stato bra-
be esistere o essere esistito, accadere o essere accadu- do, che squartavano, arrostivano e mangiavano mez-
to. Tornare da un viaggio senza un racconto è come zo crudi e senza sale.
tornare da caccia senza una preda: per questo i cac- Lo scopo della spedizione era dare man forte a
ciatori, al pari dei viaggiatori, sono esimi fabulatori. Xavier Mina, l’eroe navarro, che dopo essersi battut-
Seppure fittizia, l’andata a New York non è per que- to contro i francesi in patria, ora combatteva contro
sto meno verosimile, anzi, nella sua inconsistenza lo è i suoi stessi compatrioti per l’indipendenza del Mes-
maggiormente. Infatti all’udito di chi ascolta un rac- sico. In poco tempo l’inventore della guerrilla aveva
conto di viaggio non vi è nulla di più allettante di ciò radunato «migliaia d’uomini ed Indiani che a folla
che si allontana dal consueto. Questo per altro non accorrevano sotto i suoi stendardi», per cui «aveva
vuol dire che Codazzi, lavorando d’immaginazione, potuto invadere varie provincie». Forte di tanto suc-
sconfinasse nel libertinaggio narrativo. Salvo poche cesso, aveva creduto «convenevole di riunire i mag-
eccezioni, le sue finzioni sono fin troppo subordinate giori e stimati di queste [province] onde proponesse-
al vero storico, fin troppo condizionate dal proposito ro una forma di governo sul modello di quello degli
didattico delle Memorie e dal suo personale scettici- Stati Uniti, e formassero una costituzione adattata al
smo. Pur con questi limiti, mettendo nero su bianco loro paese ed ai loro interessi». Mina aspirava a:
i ricordi dei primi viaggi, il nostro raggiunse l’apice
dell’invenzione. Subito dopo dette un passo in senso spezzare le catene che li opprimevano [i messicani] e renden-
doli liberi farli ancora padroni di sciegliersi la forma di gover-
diametralmente opposto: rinunciò a raccontare per no che più gli piacesse, mentr’egli [Mina] non voleva essere
dedicarsi a misurare. In ogni caso, prima di optare altro che l’esecutore degli ordini che dal sovrano congresso
per il teodolite, ebbe modo di realizzare esperienze gli fossero trasmessi.
(appena) oltre il reale.
Ma il suo nobile intento fallì miseramente. Men-
Partiti da New York, ricorda il lughese, «costeg- tre erano accampati sulle rive del fiume Hondo, gli
giammo in lontananza le coste degli Stati Uniti e nella indios recarono ai legionari «l’infausta notizia della
provincia della Georgia venimmo in Charleston ove morte di Mina, della dispersione di tutto l’esercito
intendemmo che la febbre gialla faceva flagello», per e della fuga ancora dei generali tutti». Il condottiero
cui l’América Libre, senza nemmeno gettare l’anco- navarro era caduto vittima d’una congiura ordita da
ra, proseguì verso sud. «Entrammo dopo passati la certi spagnoli, e portata ad effetto all’interno della
Florida nel golfo del Mexico – continua il nostro – e chiesa ove si erano appena conclusi i lavori del con-
américa libre 117

gresso. «Pieno di buona fede e non conoscendo pun-


to l’inganno ordito», Mina vi si recò per essere inve-
stito del potere esecutivo, ma «appena ebbe posto il
piede che quegli stessi che lo attorniavano immersero
nel petto sia a lui che ai suoi aiutanti i nascosti pu-
gnali e con replicati colpi esangui li stesero al suolo».
Al corpo di spedizione di Aury, dunque, non rimase
altro che ripercorrere a marce forzate il lungo cam-
mino fino a Galveston e reimbarcarsi.
Prescindendo dalla maggiore o minore veridi-
cità, la narrazione contiene tutti gli ingredienti del
dramma romantico: una natura vasta e solitaria, ora
piatta come il mare ora ammantata di scure foreste,
degli indios leali e servizievoli ad onta dell’indole sel-
vaggia e, dulcis in fundo, un condottiero impavido,
altruista e sciagurato. La scena finale poi – lo scem-
pio in un sacro recinto – si colloca ad un’altezza tra-
gica quasi verdiana. Insomma, se solo vi avesse fatto
colare del sentimento, da una storia siffatta Codazzi
avrebbe potuto ricavare un romanzo più suggestivo
di Atala e di Paul et Virginie.41 Ma il suo intento era
odeporico e didattico ancor più che letterario. Da un
lato si proponeva di fornire ai lughesi notizie curiose
sulla natura e i costumi esotici del Nuovo Mondo,
dall’altro voleva comunicare loro un messaggio mo-
rale e politico. Dal sacrificio di Xavier Mina si pove-
vano trarre molteplici insegnamenti: lezioni riguar-
danti il diritto dei popoli alla libertà e alla sovranità,
l’obbligo di ciascuno di combattere e immolarsi per
tali ideali, le conseguenze dell’ingenuità, le insidie 109. Francisco Xavier Mina, acquatinta.
connesse a un nemico subdolo e malvagio... Che im-
portanza poteva avere che il racconto fosse spurio e to defend the cause of liberty wherever an opportunity
forzato quando l’obiettivo precipuo del narratore era existed”. In Inghilterra entrò in contatto con i patrioti
renderlo avvincente e icastico? Vi è poi da dire che in sudamericani, i quali, impressionati dal suo carisma
ultima analisi non si discostava dal vero. e dai suoi trascorsi, gli affidarono una nave, armi e
munizioni affinchè capitanasse un’impresa a lungo
Francisco Xavier Mina nacque ad Otano, in Na- vagheggiata “que tenía por objeto dar un golpe mortal
varra, nel 1789. Dopo aver studiato nel seminario di al despotismo de Fernando VII en el reino de México.”
Pamplona, si iscrisse all’università di Saragozza. A Obbligato dalle circostanze a posporre sine die ogni
seguito della così detta “entrevue de Bayonne” (ove si tentativo di ristabilire la libertà in Spagna, l’ex-guer-
decise l’abdicazione di Carlo IV di Borbone a favore rillero si decise così a “consagrar su brazo a la defensa
di Napoleone), a Saragozza, nel giugno 1808, scop- de la libertad en América”.
piò una sommossa anti-francese che vide Mina in Mina e i suoi (non più di 20) sbarcarono a Nor-
prima linea. Subito dopo l’ex-seminarista si unì alla folk il 30 luglio 1816, proseguendo di lì a poco per
resistenza, divenendo in breve il capo del Corso Ter- Baltimora, dove venne creata la Mexican Company
restre de Navarra, una compagine irregolare compo- (società composta da investitori e simpatizzanti statu-
sta da colonne volanti e autonome destinate ad attac- nitensi intesa a finanziare e organizzare una spedizio-
care il nemico di sorpresa. I colpi inferti agli invasori ne contro il Messico). Il progetto stentò a concretarsi
dai guerrilleros furono tali e la fama del giovanissimo e quando finalmente si mise in marcia minacciò di
caudillo si sparse tanto, che divenne popolare dire naufragare, non da ultimo a causa di un uragano che
“irse a Mina” per dire ‘unirsi ai patrioti’. La buona distrusse la flottiglia dell’ex-guerrigliero nei pressi di
stella di Mina si spense nel 1810, quando venne cat-
turato dai francesi. Trascorse i quattro anni succes-
sivi nel castello di Vincennes. Di ritorno in Spagna 41 Paul et Virginie, di Jacques-Henri Bernardin de Saint-
si scontrò con una realtà ben diversa da quella per Pierre, fu pubblicato per la prima volta nel 1787. Atala, di
cui aveva combattuto. Animato da idee liberali, vi- François-René de Chateaubriand, apparve nel 1801. Risalenti
ambedue alle idee di Rousseau, ricollegabili – in particolare Atala
sceralmente contrario al dispotismo di Ferdinando – allo spirito romantico, furono opere decisive per la formazione
VII, si unì allora ad un gruppo di congiurati decisi a dell’immagine della ‘nuova’ America in Europa (ne fu influenza-
“alzar el estandarte de la Constitución.” Fallito questo to anche Humboldt). Probabilmente figuravano nella biblioteca
intento, si rifugiò a Londra “with the determination del Serraglio.
118 l’orizzonte in fuga

generosi: seguendomi, voi avete scelto di far vostra la migliore


delle cause. Sbarcando sul suolo messicano, voi già lo sapete,
non veniamo a conquistare, bensì ad aiutare gli illustri difen-
sori dei più sacri diritti della società umana.

Alla popolazione locale Mina rivolse parole ispi-


rate ad una sincera abnegazione:
Messicani! Consentitemi unirmi al vostro glorioso in-
tento, accettate i servizi che offro alla vostra sublime impre-
sa, accoglietemi come vostro compatriota! Possa io meritare
questo onore o coadiuvando al raggiungimento della vostra
libertà o sacrificando ad essa la mia vita! Se dovessi perire,
per compensarmi direte ai vostri figli: “Questa terra fu inon-
data due volte dal sangue di spagnoli, la prima volta esso fu
sparso da dei miserabili vassalli d’un re, la seconda da degli
spagnoli liberali e patrioti, che sacrificarono la loro tranquilli-
tà e la loro vita per il nostro bene.

Dopo alcuni colpi bene assestati, che se da un


lato rinfocolarono l’entusiasmo dei legionari dall’al-
tro allarmarono le autorità spagnole spingendole a
reagire energicamente, per il caudillo di Otano iniziò
la parabola finale: un epilogo tragico causato o af-
frettato dalla diffidenza degli stessi insorti messicani.
Catturato il 27 ottobre 1817, venne fucilato l’11 no-
vembre successivo all’età di 27 anni.42

Non tutte le interpolazioni immaginarie presenti


nelle Memorie perseguono lo stesso fine. Il racconto
del viaggio a Buenos Aires, per esempio, privilegia
il mondo degli abitanti della pampa (curiosamente
chiamati «pastori»). Il fascino emanato da costoro
110. W.D. Robinson, Memoirs of the Mexican Revolution. agli occhi degli europei era grande, per cui Codazzi,
ricorrendo a fonti bene informate, ne descrisse diffu-
Haiti, e della febbre gialla che decimò i suoi uomi- samente le usanze. Se una morale da tale descrizione
ni. Come Dio volle il corpo di spedizione – ben 140 si può trarre, non si ricollega affatto al topico illumi-
legionari! – giunse a Galveston, sul litorale texano, nistico dello stato di natura (nesso percepibile in altri
dove fu soccorso dal commodoro Aury, all’epoca go- punti delle Memorie). I gauchos erano dei selvaggi
vernatore di una fantomatica ‘República de Méjico’. senza attenuanti, dediti a scannarsi reciprocamente
Fallito il tentativo di ottenere rinforzi dai mercanti «coi grandi coltelli che sempre portano alla cintura».
di New Orleans (interessati piuttosto ad investire su Mancavano non solo di regole di civile convivenza
una spedizione contro la Florida occidentale), Mina ma anche della più elementare umanità: «Tanto sono
decise comunque di avanzare. Al comando di 250 avvezzi ad imbrattarsi le mani nel sangue e così lon-
uomini, si diresse a Soto la Marina, nella provincia tani dal freno della legge dell’onore e del dovere che
del Nuevo Santander, dove sbarcò il 21 aprile 1817. godendo di una selvaggia indipendenza sembra loro
Gli appelli lanciati nel toccare terra messicana co- la stessa cosa il servirsi di quell’arma contro l’uomo
stituiscono un contributo non minore alla storia dei come contro gli animali». La morale, semmai, riguar-
proclami libertari: da il disprezzo per la barbarie e, per contrasto, l’elo-
gio della civiltà. In questa prospettiva, gli antropofa-
Compagni d’arme! Siete al mio comando per battervi ghi texani e gli indios in genere ricevono dal nostro
per la libertà e l’indipendenza del Messico... La possibilità un trattamento di favore, giustificato dalla loro con-
di prendere parte alla lotta viene offerta soltanto agli spiriti
dizione di aborigeni ignari del vivere civile, selvaggi

42 W.D. Robinson, Memoirs of the Mexican Revolution navarro, dall’altro le mire per nulla patriottiche dei supporters
including a Narrative of the Expedition of General Xavier Mina nordamericani. I legionari stranieri che presero parte alla lotta
ecc. ecc., Philadelphia, 1820.Il lungo titolo del libro di Robinson per l’indipendenza dell’America spagnola erano quasi sempre
– vedi frontespizio riprodotto qui sopra (v. fig. 110) – è signifi- ignari degli interessi internazionali in gioco.
cativo di per sé. Consapevole della natura degli interessi ameri- 43 L’opinione di Codazzi sugli indigeni della pampa non

cani nei confronti dell’emancipazione del Messico dalla Spagna, sarebbe piaciuta a Garibaldi. Questi, com’è noto, combattè per
l’autore integra la narrazione dei fatti con osservazioni di carat- anni alla testa di schiere di gauchos ed ebbe sempre per costoro il
tere commerciale. Il fallimento del progetto di Mina si dovette massimo rispetto (fra l’altro dai gauchos apprese alcune tecniche
in parte alla sua dualità: da un lato il sincero patriottismo del di combattimento che poi applicherà in Italia).
américa libre 119

111. A. Codazzi, Carta del Golfo del Messico e Mar dei Caraibi.

di natura e non per scelleratezza.43 sanare tale manchevolezza, le Memorie narrano due
viaggi, l’uno realmente effettuato, l’altro costruito ad
Con un’immagine cartesiana si potrebbe dire arte. Per la stessa ragione raccontano due storie, la
che, mentre il viaggio a Costantinopoli e il lungo pe- prima aderente ai fatti, l’altra romanzesca. L’abilità
riplo fino a Baltimora si svolgono sull’ascissa della nonché la sfrontatezza di Codazzi consiste da un lato
geografia, le esperienze successive s’intersecano con nel rimescolare i due viaggi fino a renderli pressoché
l’ordinata della storia: ciò perché oltreoceano il lu- indistinguibili, dall’altro nell’inventare situazioni ed
ghese diede, per così dire, un contributo personale eventi mantenendosi comunque fedele al criterio di
alla nascita delle nuove repubbliche. Lo fece solcan- verosimiglianza.
do l’oceano da nord a sud, incrociando i Caraibi e Un po’ esploratore e un po’ antropologo – oltre
il Golfo del Messico, risalendo fiumi, addentrandosi che soldato, rivoluzionario, massone e sognatore –,
nel continente, prendendo parte a battaglie e assedi, di ritorno in Italia Codazzi, ripetiamolo, rielaborò
capitanando assalti, portando a termine vitali mis- lo struggimento nei confronti delll’America e della
sioni segrete, ecc.ecc. Fu vera gloria? Per attenerci natura primigenia dei tropici in una visione oltre il
alla realtà dei fatti, i servizi resi da Codazzi alla causa reale. Vediamo un esempio. Un giorno la goletta sulla
dell’América Libre si riducono alla partecipazione ad quale navigava a 200 miglia dalla costa del Nicaragua
azioni corsare e a operazioni di scarso rilievo bellico si arenò disastrosamente sulle secche di Serranilla,
sulla costa centroamericana, più “una misión secreta equidistanti dall’isola di Giamaica e dalla costa del
de mucha consecuencia de Providencia cerca el almi- Nicaragua.45 Costruita una zattera, per giorni i nau-
rante Cocranne en el Mar del Sur traversando toda fraghi andarono alla cieca su un mare infestato da
tierra firma, y cerca de S.E. el Presidente Bolivar”.44 pescecani, privi d’acqua e di cibo. «È orribile ricor-
Non poco, ma insufficiente a farne un co-protagoni- darmi ora di quel naufragio – scrive il lughese – per le
sta dell’epopeya libertadora, insufficiente al suo ego conseguenze del terribile viaggio di 5 giorni e 5 notti
e ancor più alle attese dei suoi lettori. Appunto per prima di giungere a terra, più spinti dai flutti e dalla

44 Cfr. “Estado de Servicio del Oficial Superior Codazzi”, delle avventure corsare del nostro eroe, compreso il naufragio
1821, Biblioteca Comunale di Imola, Archivio Storico nei pressi delle secche di Serranilla. In effetti, molte delle loca-
45 La carta geografica dell’America Centrale e Caraibi ri-
lità marcate non figuravano nella carta originale (a scala troppo
prodotta in alto (v. fig. 111) si deve alla mano di Codazzi e fa par- piccola per includere scogli o isolotti) e si devono a integrazioni
te delle mappe allegate alle Memorie. Si tratta ovviamente di una dello stesso Codazzi, frutto dei suoi interessi esploratori e saggio
copia, tuttavia è interessante notare come in essa figurino i luoghi dell’accuratezza che ne caratterizzerà il lavoro cartografico.
120 l’orizzonte in fuga

nativi ed in particolare l’ospitalità con cui accolsero


i naufraghi, impressionarono vivamente il lughese,
che nelle Memorie dedicò a quell’incontro inatteso e
provvidenziale righe permeate di rinnovato stupore.
Ancor più di altre volte, il racconto – in omaggio alla
curiosità e alle ossessioni dei lettori – è sospeso fra
fedeltà etnografica e contraffazione:
Gli indiani Moschiti [Mosquitos] non solo divisero con
noi le lor capanne, lor natte, ed il loro vitto, ma ancora ci
prestarono ad uso le lor mogli e le loro figlie. Qui è costume
che a forastieri di pregio si fanno questi ultimi presenti e guai
se non si accettassero: sarebbe la più grossa offesa che loro si
potesse fare.

C’era di che rimanere a bocca spalancata, in pre-


da non solo allo stupore ma anche all’invidia, non
da ultimo perché Codazzi ritiene di dover precisare
che tale manna era riservata ai «principali ufficiali»,
un’élite di cui lui – all’epoca tenente colonnello di
artiglieria – faceva senz’altro parte. Obbligati dagli
usi locali, gli ufficiali «di buon grado accolsero quel-
le indiane che tutte nude furono presentate meno
un piccolo grembiule largo come un foglio di carta
posto più per bizzarria che per coprire le parti ver-
gognose». Infierendo sul suo pubblico, il lughese ag-
giunge un dettaglio piccante: «La donna attacca la
sua amaca vicino a voi e da voi attende che impie-
ghiate qualche ora allo sfogo della lubricità». Subito
dopo, quasi a parare eventuali obiezioni estetiche e
112. Amaca caraibica, da Ferrario, Il costume antico e moderno.
112a. Manufatti caraibici, da Ferrario, Il costume antico e moderno.

corrente che dalla perizia dei piloti». La zattera gal-


leggiava a malapena, per cui «bisognava tenersi stret-
ti per non essere balzati fuori dalle onde che per ogni
parte ci coprivano». Non era quello il problema peg-
giore: «La fame ci divorava, l’acqua continua salata ci
faceva bruciare la pelle, i ‘rachin’ pesci divoratori di
carne umana si aggiravano a noi d’intorno ed atten-
devano il fortunato momento che divenissimo pasto
loro». Come se ciò non bastasse, cominciò ad insi-
nuarsi fra i naufraghi il fantasma dell’antropofagia.
«Ognuno di noi – ricorda Codazzi – vedeva presen-
te il memorando naufragio della fregata francese, la
Medusa, ove più di cento uomini furono mangiati»,
e in effetti «già cominciavansi a fare i complotti onde
difenderci reciprocamente dalla fame, mentre princi-
piavansi a sentire i sintomi dell’uomo disperato che
per vivere non ha ripugnanza ad uccidere i compa-
gni, saziarsi delle loro carni crude e palpitanti». Ma
l’avvistamento di un basso litorale boscoso li salvò
dal divorarsi mutuamente. Finirono esausti sulla co-
sta dei Mosquitos, non lontano dal capo Gracias de
Dios: «Così riuscimmo salvati dalla buona ventura in
terra barbara ma amica».46 L’indole e le usanze dei

46 Mosquitía o Mosquito Shore, fra il Nicaragua e l’Hon-

duras. Cabo Gracias de Dios, sul confine fra i due paesi, è posto
al centro del territorio degli indios Mosquitos (o Miskitos). Blue-
fields è la cittadina più importante della zona.
américa libre 121

113. Cortés riceve fanciulle indigene in dono, da Ferrario, Il costume antico e moderno.

razziali, precisa: «Queste indiane sono alte ben fat- suo pensier rivolto/ quale hanno e quanto esteso mar
te con occhi piccoli, piccola fronte, naso aquilino, varcato/ in mente alfine ha tal consiglio accolto/ per
mento tondo, capelli nerissimi, lunghi e cadenti sulle refrigerio a tanto mal passato/ far loro di diletto ore
spalle». E il resto, com’era il resto? «Hanno grosse gioconde/ goder nel regno delle placid’onde]. Dispo-
anche, rotondo sedere, tornite coscie, belle gambe, se dunque che sull’isola i naviganti fossero accolti
piccoli piedi e sono di color noce chiara». In quanto con “mil deleites” dalle ninfe: “Os esperem as Ninfas
alla loro sollecitudine, basti dire che le native «erano amorosas,/ de amor feridas, para lhes entregarem/
le assolute schiave degli uomini». quanto delas os olhos cobiçarem” [Vuol che quivi del
mar l’alme donzelle/ facciano ai prodi d’accoglienza
La donna intesa come guiderdone e ristoro dei onore/.../ che ciascuna si studii a chi più affetto/ le de-
naviganti è presente nell’epopea fin dai tempi omeri- sterà più procacciar diletto.] Né il grande navigatore
ci. Per averne diritto bisognava compiere prodezze, né i suoi fidi marinai avrebbero potuto immaginarsi
patire travagli o quanto meno godere della bene- alcunché di simile:
volenza degli dei. In detta prospettiva, il naufragio
Nesta frescura tal desembarcaram
rappresentava un cimento, e chi lo superava otteneva Já das naus os segundos argonautas,
occasionalmente di poter sbarcare “na ilha dos Amo- Onde pela floresta se deixavam
res”, l’isola favolosa cantata da Luis de Comões nei Andar as belas deusas, como incautas
Lusiadas. Dopo aver scoperto la rotta delle Indie, già Algüas doces cítaras tocavam,
sulla via del ritorno, Vasco de Gama e i suoi marinai Algüas harpas e sonoras flautas;
s’imbatterono per volere di Venere nell’isola degli Outras, cos arcos de ouro, se fingiam
Amori. La dea “depois de ter um pouco revolvido/ na Seguir os animais que não seguiam.46
mente o largo mar que navegaram/.../já trazia de lon-
ge no sentido,/ para prémio de cuanto mal passaram,/ Quantunque Codazzi e i suoi compagni di ven-
buscar-lhe algum deleite, algum descanso/ no Reino tura sbarcassero su una spiaggia arroventata lontana
de cristal líquido e manso” [E poi che alquanto ha in le mille miglia dal paesaggio fresco e ombroso im-
maginato da Camões, e benché le donzelle locali, in
luogo di accoglierli al suono di arpe e flauti, conti-
46
nuassero a grattugiare la manioca, l’ospitalità dei
«Già su spiagge sì belle e dilettose/ i novelli scendean
prodi Argonauti/ là ‘ve le dive infra le piante ombrose/ ir lascia-
Mosquitos smuove tali reminiscenze letterarie che,
vansi a passi ad arte incauti/ altre di lor toccando armoniose/ ce- indipendentemente dalla sua autenticità, il racconto
tre, ed altre dolci arpe, e dolci flauti:/ Altre con archi d’oro entro sembra comunque fittizio. Ciò nondimeno, è vero
la selva/ fingean cacciar non inseguita belva.». Luis de Camões, Os anche il contrario: l’aderenza al dato etnografico è
Lusiadas, IX. Trad. italiana di F. Bellotti, 1862. tale che la narrazione, a prescindere dalla sua inat-
122 l’orizzonte in fuga

Prima di Codazzi, sui costumi dei Mosquitos si


era dilungato il capitano inglese George Henderson,
loro ospite nel 1806.47 In quanto al modo di cori-
carsi, Henderson scrive: “The bed of each [indige-
no], a mat, is placed on what is called a barbecu, a
frame made os sticks, and raised a few feet from the
ground”. A chi credere, dunque, alle amache del te-
nente colonnello o alle stuoie del capitano? Racconta
quest’ultimo che gli indios lo accolsero con grande
cordialità: in men che non si dica gli prepararono
una zuppa (la più gustosa che avesse mai mangiato)
e fabbricarono con pali e frasche una capanna ove
potesse riposare.48 Neanche una nativa, però, si ste-
se accanto a lui sulla stuoia onde potesse dar sfogo
alla lubricità (in cambio non gli lesinarono dei ricchi
breakfast).49 In quanto alla nudità, vi accenna anche
l’inglese, precisando nel contempo che gli indios in-
dossavano spesso indumenti splendidi e fantasiosi.50
Anch’egli come Codazzi sottolinea l’usanza della po-
ligamia, ma annotando a latere che la colpa dell’a-
dulterio ricadeva sull’uomo, che doveva compensa-
re immancabilmente il marito tradito con un bue.51
Ciò, inutile dirlo, induce a dubitare della liberalità
dei Mosquitos nei confronti delle loro donne (anche
se, dato l’utile, avrebbero potuto prestarle agli ospiti
per stimolare perfidamente le loro naturali tendenze
fedifraghe... onde averne buoi!). Sempre a proposi-
to delle indiane, Henderson concorda sul fatto che
114. Capanna degli indios Puris (Brasile). erano spesso belle e ben fatte, aggiungendo dettagli
sfuggiti al nostro, come il loro amore per le collane
tendibilità, appare comunque credibile. Parlando dei e il costume di dipingersi il viso di rosso.52 Codazzi
giacigli degli indios, il lughese annota: «Le amache, non avvertì neppure che le funzioni del sacerdote e
sono una specie di rete lunga più d’un uomo, alla cui del medico si fondevano nella figura dello sciamano,
estremità si uniscono tante cordicine, che si congiun- o Sokee, “whose occult skill is ever regarded with the
gono a due anelle a cui sono raccomandate due corde deepest and most implicit veneration.”53 Ancor più
che si legano ai travi delle pareti». La rete era costi- strano, non si accorse della grande passione dei nativi
tuita da funicelle ricavate da certe lunghe foglie delle per il canto e le improvvisazioni poetiche in rima.54
quali i nativi si servivano «come noi della canapa». Scoprì invece che i villaggi facevano capo ad un ca-
L’esattezza di questa descrizione è facilmente riscon- cicco, mentre l’intera Mosquitía dipendeva da re
trabile, ragione per cui, ad un primo approccio, ap- Giorgio, «incoronato con questo nome dagli inglesi
pare credibile anche l’impiego particolare connesso alla Giamaica, dopo di averlo tenuto per più anni in
all’artefatto. educazione in quello stabilimento onde si civilizzas-

47 G. Henderson, An account of the British settlement of have one or more of these native women at different parts of the
Honduras... To which are added sketches of the manners and cu- coast. They have acquired great influence through them”, citato da
stoms of the Mosquito indians etc., London, 1809 (1811). E.G. Squier, Notes on Central America; particularly the states of
48 Autore di un lessico della lingua Mosquito, Henderson Honduras and San Salvador: their geography, topography, climate,
traduce il vocabolo ‘capanna’ con “ootla” o “outla”. Secondo Co- population, resources, productions, ecc., New York, 1855
dazzi gli indios dicevano “karbet”. 50 “...if not tastefully or fashionably dressed, [gli indios] were
49 Fino a che punto Codazzi si allontana dal vero? Gli inse- at least splendidly and variously so”, Henderson, op.cit.
diamenti costieri erano popolati principalmente da Sambos, cioè, 51 Henderson, ivi.

nativi rimescolati con schiavi neri fuggitivi o scampati al naufra- 52 “The women are in the habit of decorating their persons

gio di navi negriere. Costoro erano noti sia per la licenziosità dei with a profusion of beads, to which species of finery they are pas-
costumi sessuali che per l’alcolismo. A causa della “total absence sionately attached, and very commonly paint their faces and necks
of marriage relations” e ai frequenti rapporti con mercanti e ma- with a kind of red ochre, which is found in their country”, Hen-
rinai, erano spesso affetti da lebbra, tant’è che i Mosquitos ge- derson, ivi.
nuini li rifuggivano. Cfr. O.W. Roberts, Narrative of voyages and 53 Ibid.

excursions on the east coast and in the interior of Central America 54 Riguardo alle usanze festive dei Mosquitos, Codazzi,

ecc., London, 1827. A sua volta Gregor MacGregor osserva: “In lungi dal concordare con Henderson, annota: «Le loro feste sem-
the Mosquito Shore a plurality of mistresses is considered no di- pre finiscono col sedere sulle loro amacche ed ubbriacarsi fino a
sgrace. It is no uncommon circumstance for a British subject to non più reggere in piedi».
américa libre 123

universale: i selvaggi sono innanzi tutto dei selvag-


gi. Con questo non si vuol dire che il lughese fosse
a conoscenza dei termini della ‘disputa del Nuovo
Mondo’ o che la sua posizione rimandi a convinzioni
anti-illuministiche. Le Memorie sono sottese di buon
senso ben più che di filosofia, per cui sarebbe vano
appellare a spiegazioni intellettuali.
Codazzi intendeva raccontare una storia ade-
rente alle convenzioni della letteratura di viaggio e
d’avventure, un genere che non solo ammetteva ma
esigeva licenze, invenzioni e quant’altro servisse a su-
scitare stupore e ammirazione. La trasformazione di
una società relativamente acculturata in un branco
di bruti rientra in questo quadro, ovvero, fa parte
dei dispositivi di seduzione del lettore.56 In quanto
elemento di genere, i selvaggi erano necessari al rac-
conto, e nulla vietava di collocarli dove più conve-
nisse. Oltre che compiacere i lettori, si aggiunga, la
loro comparsa beneficiava l’autore, il cui prestigio
personale, oltre che di narratore, non avrebbe potuto
non risultare rafforzato dall’incontro con un’umanità
siffatta.
A differenza di Henderson, il nostro eroe non
credeva nell’efficacia narrativa degli eventi ordinari.
“Were it not for that fertile and never-failing theme,
the weather – si chiedeva il capitano – of what would
the greater part of the narratives of most voyagers and
travellers consist?” [Se non fosse per quel fecondo ed
infallibile argomento che è il clima, in che cosa consi-
sterebbe la maggior parte dei racconti della maggior
115. Henderson, An Account of the British Settlement ecc., 1811.
parte dei viaggiatori?]. Non casualmente, il lughese
si dilungò sul clima soltanto nel caso di fenomeni
se». Di ritorno in patria, il monarca smise gli abiti da immani e, per così dire, mitici: tempeste e uragani.
generale che gli avevano regalato e «contento di una Ciò che lo distingue dal viaggiatore inglese, sia nei
camicia rossa ed un cappello di paglia se la vive come confronti dei fenomeni atmosferici che etnografici,
i suoi indiani.» Pure Henderson parla di re Giorgio, è per l’appunto il disinteresse per la realtà minuta e
ma non in termini spregiativi, anzi, rileva che la mo- consuetudinaria, quella realtà che si era lasciato alle
narchia mosquita era calcata su quella britannica.55 spalle nel 1810 e dentro la quale i suoi compatrioti
Ciò che a prima vista sembra emergere dal ri- erano più che mai rinchiusi. Mettendo per iscritto i
scontro dei due ragguagli è che Codazzi, forse perché propri ricordi, autentici o spuri che fossero, Codazzi
privo di attitudine etnografica, non riuscì ad afferrare si assegnò il compito di portare sollievo alla piattezza
appieno la complessità della cultura nativa. Tuttavia, della Romandiola, una regione che la mancanza di
non si può escludere che la sua superficilialità dis- rilievi rendeva simile ad un mare senza onde e senza
simuli inconsapevolmente il proposito di esempli- vento. Parlando della costruzione delle repubbliche
ficare attraverso i Mosquitos gli aspetti infraumani sudamericane, si propose di riaccendere la speranza
della condizione primitiva, traendone una massima dei suoi compatrioti; per contro, riandando ai giorni

55 Il nome completo del re era George Frederic Augustus


(...) have been viewed, first, as puppets of the British, (…) who
I. Suo nonno, George I, era stato educato a Londra, cfr. The were kept intoxicated and put into or removed form office by the
American Gazetteer, exhibiting a full account of the civil divisions, English when it suited to their interests. (…) Since the Miskito
rivers, harbours, indian tribes, etc. of the American continent, did not have a centralized political system, it has been argued, the
etc., Boston 1804. Tuttavia, uno studioso come Robert Naylor Miskito Kings necessarily represented something new and impo-
mette in dubbio l’esistenza del regno mosquito: “The territory sed entirely from the outside. But the historical data suggest other
[Mosquitía] was occupied by scattered clusters of Indians with no possibilities”, cfr. D. Olien, “The Miskito Kings and the Line of
formal conception of territorial domain in the western sense. The- Succession” in “Journal of Anthropological Research” 39, 2, 1983.
refore, the British would virtually have had to create the very entity 56 Codazzi riepiloga così le notizie sui Mosquitos: «Per tan-
to which they were allegedly allied. The creation existed more in ti e così strani particolari dirò, come un viaggiatore, che questi
theory than in practice and was largerly a fiction”. Cfr. R. Nay- popoli hanno gli occhi di un’aquila, l’udito di un orso, i piedi di
lor, Penny Ante Imperialism: The Mosquito Shore and the Bay of un cervo, la sagacità di un cane da caccia e la destrezza di una
Honduras, 1600-1914 – A Case Study in British Informal Empire, deità». L’accenno al ‘viaggiatore’ è un’esplicita ammissione dei
London-Toronto, 1989; a sua volta Olien osserva: “Miskito kings prestiti ricevuti da altri esploratori.
124 l’orizzonte in fuga

116. Veduta del Principato di Poyais, 1822, inc.

favolosi fra i Mosquitos, intese farli sognare... tutto una tendenza all’incivilimento di cui era prova l’at-
questo ad onta del fatto che il calcolo quotidiano del taccamento all’Inghilterra.57 Come poté Codazzi
clima, o quanto meno della pressione barometrica, non percepire una simile inclinazione? Come poté
sarebbe diventato in seguito uno dei temi più fertili ignorare la venerazione che gli indios tributavano al
del suo lavoro di misuratore. nuovo cacique? La risposta si annida fra le pagine
Nell’ambito della letteratura di viaggio, non dello Sketch of Mosquito Shore. In esso, l’autore fa
mancano quegli autori che, scudandosi in mala- riferimento ad un proclama indirizzato da Sua Altez-
fede dietro la premessa che l’onestà del narratore za il Cacicco al popolo dei Poyer, con l’annuncio che
è proporzionale all’ubbidienza verso le regole del si sarebbe recato in Europa per procurarsi istruttori
racconto e non al rispetto per la verità, perseguono religiosi e morali, nonché esperti in produttività agri-
un tornaconto personale. In questo senso, un caso cola e conservazione delle risorse, specificando che
emblematico tocca di striscio l’avventura di Codazzi avrebbe invitato unicamente emigranti di specchiata
fra i Mosquitos. Da più fonti sappiamo che mentre il onestà e comprovata industriosità (dato in Rio Seco il
nostro eroe attendeva di essere riscattato da una nave 13 aprile 1821).58 Era fuor di dubbio che Sua Altez-
amica, a poche miglia di distanza re George Frederic za, mediante il fomento dell’immigrazione, la stret-
Augustus investiva solennemente un generale scoz- ta osservanza dei principi di giustizia e il diniego di
zese con il titolo di cacique di Poyais, assegnandogli ogni immoralità, avrebbe conseguito l’approvazione
a perpetuità un feudo che si estendeva su parte della dei suoi fedeli indios, il plauso di tutti gli amici dello
Mosquitía (compreso forse il villaggio dove soggior- sviluppo della razza umana e onore immortale per sé:
nava il lughese). A detta di Thomas Strangeways, parola di Strangeways.
misterioso viaggiatore inglese autore di uno Sketch Quell’uomo atruista e illuminato si chiamava
of Mosquito Shore, l’etnia mosquita era imparen- Gregor MacGregor e i suoi trascorsi agli ordini di
tata con gli antichi Maya, retaggio che si traduceva Bolívar ne facevano un eroe dell’indipendenza suda-
in “an anxious desire” di imitare i costumi europei, mericana. Codazzi l’aveva «distintamente veduto»

57 T. Strangeways, Sketch of Mosquito Shore: including pato.


58
the territory of Poyais... chiefly intended for the use of settlers, I Poyer, più noti come Paya, facevano parte della fa-
Edinburgh, 1822. Si è insinuato da più parti che il vero autore miglia mosquita. Cfr. T. Young, Narrative of a residence on the
del libro sarebbe lo stesso Gregor MacGregor, che l’avrebbe Mosquito shore ecc., London, 1842.
scritto per reclamizzare il progetto di lottizzazione del princi- 59 Con tutta probabilità, Codazzi fece la conoscenza diretta
américa libre 125

117. Strangeways, Sketch of the Mosquito Shore, 1822. 118. Ritratto di Gregor MacGregor, principe di Poyais.

quattro anni prima, mentre a bordo di un legno con pochi spiccioli nelle piantagioni dei coloni europei,
bandiera inglese fuggiva dall’isola Amelia.59 Per sua liberandoli così dal lavoro della terra e permettendo
personale dichiarazione, MacGregor era divenuto loro di arricchire in santa pace). Per non dire della
principe di Poyais, un territorio di oltre tre milioni capitale del principato, St Joseph, una cittadina di
di ettari sulle rive del basso Río Negro, in virtù di forse 15 mila abitanti dotata di bei palazzi, banche
una volontaria concessione dei nativi (nella persona e perfino un teatro d’opera. Insomma – ribadisce
del già menzionato monarca) risalente al 1821.60 At- l’autore dello Sketch – era fuor di dubbio che, “pro-
traverso l’accurata descrizione del capitano Strange- tected by the wise and vigorous administration, sound
ways, basata in parte su testimonianze di viaggiatori policy and comprehensive views of His Highmess the
anteriori, non si poteva non concludere che il domi- Cazique of Poyais”, il principato centroamericano sa-
nio dello scozzese fosse “one of the fairest portions rebbe progredito rapidamente in prosperità e civiltà,
of the globe”: un paese prodigiosamente fertile, co- fino a diventare uno dei più attraenti “radiant realms
perto di foreste d’ebano, ricco d’oro e altri minerali, beyond the Atlantic wave.”61
facilmente accessibile per mare e attraverso vie flu- L’immagine d’un reame radioso al di là dei flut-
viali, dotato d’un clima paradisiaco, abitato da na- ti oceanici non era di Strangeways. L’aveva partorita
tivi pacifici e disponibili (pronti ad impiegarsi per Bryan Edwards mezzo secolo prima, in seno ad un

di MacGregor molti anni dopo, forse nel 1839, a Caracas, quan- possession of the country of Poyais (Mosquito Province in the nor-
do lo scozzese vi si trasferì definitivamente (a Caracas gli fu rico- thern region of America) due to a voluntary concession made by the
nosciuto il grado e la pensione di generale venezuelano.) local people.” I titoli avanzati dallo scozzese erano in tutto o in
60 Nel dicembre del 1824, il generale dichiarò in terza
gran parte falsi.
persona: “Gregor MacGregor, descendant of the ancient Kings of 61 Strangeways, op.cit. Cfr. A. Asbrouck, “Gregor McGre-

Scotland, follower of both orthodox and roman catholic faith is in gor and the Colonization of Poyais, between 1820 and 1824”, “The
126 l’orizzonte in fuga

poema dedicato all’isola di Giamaica (poema appar- pleto successo (infatti il cacique intascò centinaia di
tenente ad un’opera maggiore, definita dall’autore migliaia di sterline).
“West Indian Georgic”, rimasta inconclusa): Armati del vademecum di Strangeways, le tasche
Jamaica’s beauteous isle and genial clime piene di moneta locale (battuta all’uopo da MacGre-
I sing. Attend, ye Britons! nor disdain gor), i primi 43 coloni giunsero alla foce del Río Ne-
Th’ adventorous muse to verdant vales that soar,
And radiant realms, beyond th’ Atlantic wave; gro l’11 febbraio 1823; altri 160 seguirono di lì a poco
Ardent to gather for the Albion’s brow ed altri ancora dopo qualche mese. Nel giro di poche
A tropic wreath, green with immortal spring.62 ore i nuovi arrivati si resero conto di essere sbarcati
su un litorale arido e inospitale, limitato da una selva
Nel 1773, Edwards presentò al parlamento in- inaccessibile, privo di acqua potabile e di qualsiasi
glese un’estesa relazione riguardo alle caratteristiche risorsa commestibile. La città di St Joseph non esiste-
geografiche del territorio mosquito, ai diritti britan- va, gli indios erano ostili, il clima insalubre, la terra
nici sul medesimo e all’opportunità di fondarvi inse- non coltivabile... Costernati, assetati, affamati, riarsi
diamenti. Il suolo era ovunque fertile, “capapble of dal sole e torturati dagli insetti, i coloni si ammalaro-
producing, in the utmost perfection, whatever is pro- no, molti morirono. A quei pochi che insistettero nel
duced between the Tropics”. Un paese a dir poco for- mettere a frutto gli appezzamenti – spesso acquistati
tunato: “Every variety of animal and vegetable nature, indebitandosi –, re George fece sapere che i loro ti-
for use or beauty, for food or luxury, has been most toli di proprietà erano illegali. Se avessero voluto sta-
liberally bestowed on this country”.63 bilirsi in Mosquitía, avrebbero dovuto ricomprare la
Il capitano Stangeways attinse a piene mani dal terra a un quarto di dollaro l’acro. Tornare in Inghil-
rapporto di Edwards, ricalcandone a volte interi terra avrebbe comportato l’incarceramento per debi-
paragrafi. A sua volta, quest’ultimo si era basato su ti nella Fleet Prison o altra simile; restare avrebbe vo-
“authentic and well selected information”, fornitagli luto dire affidarsi allo spirito caritativo degli indios.
in particolare da un certo reverendo in uno scritto Insomma a cambio del loro sogno tropicale, i malca-
ammirevole per forza, chiarezza ed eleganza (quali- pitati coloni scozzesi non ricevettero nulla, nemmeno
tà indubbiamente apprezzate da un aspirante poeta le carezze con cui tre anni prima le fanciulle indigene
come Edwars). Insomma, passando di penna in pen- avevano accolto il naufrago Codazzi. L’avvilimento
na, la Mosquitia divenne la più ricca, promettente e fu tale che nessuno volle raccontare l’accaduto (se
ambita porzione costiera dell’America centrale, per non, vanamente, in questo o quel tribunale). Nel loro
poi – con l’apparizione del principato di Poyais – as- caso la regola di Pangloss si rivelò infondata, et pour
sumere addirittura connotati prodigiosi. cause... dal momento che confusero il ‘migliore dei
Giunto a Londra, Sua Altezza il Cacicco si af- mondi possibili’ con l’inferno.
frettò ad aprire una lussuosa rappresentanza diplo- Ciò che guidava Codazzi non era la fiducia nel-
matica, che divenne celebre per i numerosi ricevi- la Provvidenza e nemmeno un miraggio edenico. La
menti. Subito dopo, suddivise il principato in lotti vita intesa come stabilità, lavoro e prosperità su un
da 540 acri (216 ettari) ciascuno, ulteriormente fra- suolo benedetto non faceva parte dei suoi piani. Vi
zionabili, che mise in vendita al prezzo di due scellini rientrerà in seguito, e la sua delusione sarà grande.
e tre pence l’acro. Per circa 11 sterline gli strabiliati Ciò che allora desiderava era vedere mondi nuo-
compratori poterono assicurarsi 100 acri di paradi- vi e raccontarne. Nella sua prospettiva, la costa dei
so (40 ettari). Inutile dire che i lotti, soprattutto di Mosquitos esisteva non per trapiantarvisi, bensì per
piccolo taglio, andarono a ruba. Nel frattempo le essere riposta nella memoria. Recarvisi fisicamente
gazzette londinesi inneggiavano e a MacGregor e alla non era indispensabile: un lungo tratto del litorale
sua generosa impresa civilizzatrice. Tanta notorietà centroamericano, dalla foce dell’Atrato fino al golfo
fece sì che l’emissione d’un prestito obbligazionario dell’Honduras, era simile sia sotto il profilo geogra-
garantito dallo Stato Sovrano di Poyais fosse un com- fico che antropologico, e i destinatari dei racconti di
avventure amavano soprattutto stupirsi. D’altro can-
to, non per tutti e non sempre “le bon Dieu est dans
le détail.”

Sinclair, The land that never was, Cambridge, 2003; Young, commerciante e parlamentare inglese. In gioventù visse a lungo
op.cit.; Squier, op.cit. nell’isola di Giamaica.
62 B. Edwards, “Jamaica, a descriptive and didactic poem”, 63 “Some Account of the British Settlements on the Mu-

in The History, civil and commercial. of the British West Indies, squito Shore drawn up for the Use of Government in 1773”, in B.
V, London, 1819 (1793). B. Edwards, 1743-1800, fu un ricco Edwards, op.cit., .pp. 202-214
américa libre 127

119. A. Codazzi, Carta dell’America Meridionale (copia).


120. Fondazione della Repubblica delle Due Floride, 16 nov. 1817
il ratto di amelia

“In quanto a me, non rinnegherò mai la


Repubblica. Qualsiasi cosa accada, la difen-
derò coraggiosamente, e spero di non merita-
re mai l’accusa di aver ceduto”
cicerone

Fra l’ottobre e il dicembre del 1817, Codazzi e de bon vin.” Fra i commensali vi era anche il capita-
Ferrari vissero una delle esperienze più importanti e, no dell’América Libre, Bernard Ferrero (o Farero),
per così dire, sconvolgenti dell’intero periodo ameri- uomo intrepido e dal carattere faceto. Giunti al des-
cano. Non presero parte a battaglie, ma presenziarono sert, questi indirizzò con voce tuonante un brindisi
comunque una tragedia d’indole storica. Fino ad al- all’Imperatore, sicché “Français, Anglais, Américains,
lora, i loro contatti con gli eventi politici erano stati Italiens, noirs et mulâtres, etc., se levèrent spon-
indiretti: ne avevano patito le conseguenze ma non tanément et répétèrent ce toast européen”: tutti meno
avevano partecipato alla loro dinamica, percependo il locandiere, che rimase seduto mormorando “Je ne
solo parzialmente la loro logica. In quel lasso di tem- bois pas à la santé des tyrans!”. Allora il capitano lo
po collaborarono alla costruzione di una repubblica e raggiunse d’un balzo e, afferratolo per la gola, tentò
assistettero alla sua morte. di strozzarlo mentre gridava “Gredin, apprends que je
servi la République mieux que toi; mais je servi aussi
Attorno al 2 ottobre 1817 l’América Libre gettò l’Empereur, et, en tous lieux et en tous temps, je ne
l’ancora nella grande baia di Charleston.1 Temendo souffrirai jamais que l’on insulte ni l’une ni l’autre!”
che i volontari imbarcati nei porti toccati anterior- In effetti, al pari di Picault anche il capitano Ber-
mente ne approfittassero per disertare, Il contram- nard era un repubblicano convinto, e appunto sotto
miraglio Villaret prese controvoglia la decisione di la Repubblica aveva preso parte all’ultimo, leggenda-
farvi scalo.2 Fra l’altro, Charleston era in preda ad rio combattimento del Vengeur du Peuple, avvenuto
un’epidemia di febbre gialla, ragione per cui molti nel 1794 (v. fig. 121). La sua carriera era continuata
abitanti se ne erano allontanati. “Toutefois – ricorda il nella marina napoleonica agli ordini dell’ammiraglio
comandante Persat – les Français étaient restés, entre Guy-Victor Duperré.4 Se da un lato la svolta bona-
outres le citoyen Picault, qui tenait un hôtel où nous partista non aveva incrinato la sua lealtà alla Francia,
allâmes loger.”3 Ferrari accenna di sfuggita a questa dall’altro aveva reso ancor più fervida la sua devo-
sosta, mentre Codazzi non la menziona affatto. Tut- zione per la causa della libertà. Con un volo retorico
tavia, entrambi dovettero fare onore alla cena che d’epoca, si potrebbe dire che l’eco dei versi di Écou-
Picault preparò per i nuovi arrivati, “un diner tout chard-Lebrun gli tornava all’udito ogniqualvolta l’A-
monarchique, c’est-à-dire fin, copieux et agrémenté merica Libre spiegava le vele:

1 La data è fornita da M. Persat in Memoirs du Comman-


mucha fuerza” avevano affrontato una squadra spagnola, sconfig-
dant Persat, op.cit. gendola. Ferrero era al comando di una delle golette, la Conejo,
2 Ibid.
di sua proprietà. In precedenza, aveva prestato servizio sulla
3 Ibid.
Vengeur du Peuple agli ordini dell’ammiraglio Villaret de Joyeu-
4 L’anno anteriore, più precisamente il 30 aprile 1816, Ber-
se, prendendo parte alla battaglia che ne vide l’affondamento (1
nard Ferrero aveva preso parte alla battaglia navale svoltasi in giugno 1794). Poi aveva combattuto sotto il comando del con-
prossimità dell’isola Margarita, dove 7 golette bolivariane “de trammiraglio Duperré, forse sulla fregata Bellona.
130 l’orizzonte in fuga

121. A.E.F. Mayer (da), Affondamento del Vengeur du Peuple, litogr.

Toi, que je chante et que j’adore, ginale, riprese la navigazione volgendo la prua non
Dirige, ó Liberté!, mon vaisseau dans son cours. già verso l’isola Margarita bensì verso la Florida set-
tentrionale. Non appena le sue condizioni di salute
Versi che richianavano alla mente del capitano glielo permisero, il contrammiraglio – rimasto a terra
l’occasione da cui erano scaturiti – e che egli aveva – pubblicò una diffida sui giornali di Charleston e
presenziato –, ossia, l’affondamento del Vengeur: denunciò la condotta abusiva del capitano alle auto-
Voyez ce drapeau tricolore rità portuali degli Stati Uniti. Ma giunto a sua volta
Qu’élève en périssant leur courage indompté; in Florida e avuto modo di chiarire l’incidente con
Sous le flot qui le couvre, entendez vous encore Bernard (nonché con Pedro Gual, rappresentante
Ce cri: Vive la liberté ! del governo rivoluzionario della Nuova Granada), si
Ce cri, c’est en vain qu’il expire
Étouffé par la mort et par les flots jaloux;
ricredette e ritirò la denuncia.6
Sans cesse il revivra répété par ma lyre: A detta di Persat, i capi patrioti decisero di muta-
Siècles, il planera sur vous.5 re destinazione con il benestare del contrammiraglio.
Lo determinarono a Charleston, dopo avere appreso
Tornando al porto di Charleston, è probabile che «un francese chiamato Aury s’era impossessato
che della febbre gialla cadesse vittima anche Gustave dell’isola Amelia, sulla costa della Florida orientale,
Villaret, che forse per questa ragione perse tempo- proclamando la Repubblica delle due Floride». Villa-
raneamente il controllo della spedizione. Il capitano ret, Gual e Bernard conoscevano Aury, per cui deci-
Bernard se ne avvantaggiò e, in barba al piano ori- sero di «andare a trovare il nuovo presidente».

5 P.D. Écouchard-Lebrun, “Ode sur le vaisseau Le Ven- first advertisement, begging the collectors and navy officers of the
geur”, in Oevres choisies de Lebrun, Paris, 1829. United States not to detain the said Bernard, as I had requested by
6 Consta da una lettera di Villaret a John H. Elton, coman- my first advertisement. I therefore beg you, sir, should the said cap-
dante dell’US Saranac, alla fonda nelle acque del St. Marys River, tain Bernard appear off this port with the said schooner America
in data 4 novembre: “My having been very sick has prevented me Libre, or any prize of her; not to molest them, and allow them to
of the honor of seeing you. You will probably see in the Charleston enter freely here: as I have charged Dr. Gual with all the business
papers an advertisement of mine, stating that captain Bernard Fer- of Venezuela, he will give you any other information, should any
rero had run away with the schooner America Libre; now, I have difficulty occur with respect to captain Bernard, or the prizes he
received this day a letter of the said captain Bernard, in which he may send him, which I hope will not be the case, trusting, that
explains to me the motive of his sailing, mistaking or misunder- after this application of mine, to you, you will let them freely enter
standing one of my orders, which has put me under the necessity this port.” Cfr. Message from the President of the United States
to send an express this morning to Charleston to contradict the communicating information ecc.ecc., Washington, 1817, pp.43-44
il ratto di amelia 131

122. Fregata della US Navy, litogr. ottocentesca.

Questo cambio di programma indusse alcuni in quanto alla legalizzazione e lo smercio del bottino,
dei volontari francesi a staccarsi dalla spedizione. ivi compresi i navigli catturati. In questa prospetti-
In quanto al commandant, si risolvette a seguire il va, il viaggio in Florida dei nostri eroi obbedì a loro
contrammiraglio (“d’autant plus que je préférais me insaputa non tanto ad un progetto ideale quanto ad
trouver avec de Français qu’avec des Espagnols”). Pre- uno schema venale (una circostanza che ci riporta
scindendo dalla maggiore o minore attendibilità dei ancora una volta alle equivoche fondamenta di molte
ricordi di Persat – ricordi che in questo caso si scon- gesta storiche, in particolare quelle ostentatamen-
trano con la testimonianza dello stesso Villaret – il te altruistiche). Ricordiamo però che, nella cornice
cambio di rotta del capitano Bernard (per non par- della partecipazione straniera alla rivoluzione suda-
lare di l’insubordinazione o peggio) si può spiegare mericana, la distinzione fra avidità e altruismo non
con l’impellente bisogno di una lettera di marca con era affatto netta. Forme ripugnanti di utilitarismo si
cui legittimare la propria attività corsara e respin- avvicendavano a encomiabili slanci umanitari senza
gere l’accusa di pirateria.7 Dal momento che né il che ciò desse luogo a denunce o a tentennamenti
contrammiraglio né Pedro Gual erano autorizzati a morali. Nell’ottica della maggioranza dei legionari, la
emettere patenti di corsa,8 Bernard pensò bene di partecipazione alla lotta per l’indipendenza delle ex-
rivolgersi a Aury, sua vecchia conoscenza, che noto- colonie equivaleva ad un’attività lucrativa ancor più
riamente godeva di tale attribuzione.9 Non solo, ma che ad una missione (per dirla con Codazzi, corri-
a Fernandina – importante centro di traffici corsari spondeva ad un modo di «procacciarsi onestamente
– era stato creato da poco un Tribunale delle Prede da vivere», di «procurarsi una qualunque tenue for-
(Admiralty Court), organo con facoltà discrezionali tuna col mezzo delle armi»).

7 Da una postilla alla lettera di Villaret a Elton citata so- “Poulson’s American Daily Advertiser”, 10 nov. 1817, relativo ad
pra sappiamo che “captain Bernard Ferrero, had no commission as una nota da Newport in data 4 ottobre: “...the above privateer
commander of the schooner America Libre”. [General MacGregor ex-Brutus] sailed from Bristol, in this sta-
8 Evidentemente Bolívar non li aveva dotati di quella fa- te [Georgia], in July last, as the American brig Enterprize, and
coltà specifica. Tuttavia, avevano poteri più ampli, come quello bound for Fayal [Azzorre]. The day after sailing, her destination
di affidare incarichi militari d’importanza strategica a persone di was changed, and having received on board guns, powder, etc. She
loro scelta. Si veda più sotto il caso di MacGregor. sailed for Amelia Island. On her arrival there, after considerable
9 Le inversioni di rotta improvvise, i cambi di destinazione, delay, she obtained a Commission to cruise against the Spanish
i cambi di bandiera, di nome della nave e di equipaggio erano Commerce, under the name of the General MacGregor. [Capt.
pratiche frequenti fra i corsari. Si veda questo esempio tratto dal French] She sailed from Amelia on 16th ult.”.
132 l’orizzonte in fuga

123. B. Romans, Carta della Florida, Georgia e North Carolina, 1776.

L’América Libre prese il largo il 10 ottobre e za, di unirsi all’impresa di Mina), i legionari s’imbar-
cinque giorni dopo approdò a Fernandina, il porto carono sulle navi di Aury diretti a Cuba. Ma durante
dell’isola Amelia, dove «il presidente e generalissimo la traversata, il commodoro modificò i propri piani
delle armate di terra e di mare della Repubblica del- e decise invece di «scendere sulla Florida inalberare
le due Floride» ricevette i legionari con particolare lo stendardo del Mexico e chiamare quei popoli alla
entusiasmo.10 Il resoconto di Ferrari non si discosta libertà». La scelta d’inserire nel quadro degli avve-
nella sostanza da quello di Persat: nimenti un episodio spurio – come per l’appunto la
fantomatica spedizione in Messico – da la stura ad
Da Charleston appresso varii giorni pel golfo del Mes-
sico [sic] giungemmo a S.Maria per avere schiarimenti intor-
ulteriori contraffazioni:
no la flotta di Venezuela, e si seppe che il generale Magregor
Volte le prore verso verso la Florida in pochi dì la ve-
dopo avere occupata colle truppe repubblicane l’isola Amelia
demmo e ci avvicinammo all’isola designata [Amelia], quan-
nelle Floride era stato battuto e costretto a sgombrarla dall’i-
do un forte cannonamento che veniva da quella ci indicava
nimico. Allora il comandante Bernard veleggiò pel porto di
abbastanzache ivi truppe si battevano vivamente. Forzammo
Fernandina alla menzionata isola Amelia. Ma quivi giunti
le vele per entrare in un canale che dà accesso al forte quando
vedemmo con giubilo sventolare sul Forte la bandiera messi-
incontrammo un legno con bandiera inglese che fuggiva su
cana. Avverossi la mattina il fatto, ed era veramente l’isola in
cui eravi il generale MacGregor da tutti distintamente veduto
potere dei Repubblicani comandati dal prode generale Aury,
e conosciuto da Aury in particolare, il quale disse che la piaz-
che dopo Magregor l’avea riconquistata. Colà dunque appro-
za era perduta.
dammo con reciproche accoglienze di cordialità e di gioja tra
noi e il presidio repubblicano di quel Forte.
Colti di sorpresa, i legionari non capirono come
La testimonianza di Codazzi, per contro, discre- mai un generale repubblicano, che in altri tempi
pa totalmente dalle altre. Lasciatasi Galveston alle aveva militato sotto Bolívar, si trovasse fuggiasco da
spalle (dopo il fallito tentativo, descritto in preceden- quelle parti. «Ma Aury non perdette tempo – pro-
segue Codazzi imbastendo un periodo non meno in-
calzante degli avvenimenti narrati – e fatto segnale
di scendere alle truppe gettò l’ancora all’ingresso del
7 Le “due Floride” si riferiscono a Orientale e Occidentale.
porto ed egli alla testa di queste scese sull’isola e mar-
Quando gli inglesi, nel 1763, strapparono la Florida alla Spagna ciò rapidamente verso la città di Fernandina in vista
la divisero in East e West Florida. Quest’ultima era costituita da
una fascia costiera sul Golfo del Messico (corrispondente agli
degli Spagnuoli che disperatamente si battevano con
attuali stati dell’Alabama e del Missisipi). Durante la guerra un pugno di repubblicani rifuggiati nel forte sotto gli
d’indipendenza americana, gli spagnoli si riappropriano dei due ordini dell’intrepido colonel Hirvin il quale veduto
porti della West Florida, Pensacola e Mobile. Successivamente l’inaspettato rinforzo di mexicani che ivi giungeva
riebbero anche la Florida Orientale. rincorò tanto i suoi soldati che tenner fermo e die-
il ratto di amelia 133

124. Mappa della foce del fiume St. Marys e porto di Fernandina, 1857.

der campo a noi di giungere ai fianchi del nemico, resero conto di questa manovra, i difensori iniziaro-
batterlo e porlo in una pronta fuga, onde appena no a cannoneggiare le truppe in avvicinamento. A
ebbe il tempo di rimbarcarsi e fuggire a S.Agostino». sua volta, il brigantino San José, ancorato nel porto
Respinto il nemico, gli americans di Hirvin (Irwin, e notoriamente fuori combattimento, prese a sparare
Irvine) si unirono ai nuovi arrivati «e la bandiera me- di sorpresa con tutte le sue otto bocche da fuoco.
xicana con tutti gli onori fu inalberata sul forte... che Le prime perdite (un morto e due feriti) seminaro-
domina il porto». no il panico nel contingente spagnolo che, calate le
Il combattimento, va detto, ha basi reali. Dopo tenebre, si vide assottigliato da numerose diserzio-
la presa di Amelia da parte di MacGregor, il governa- ni. Durante la notte dal 12 al 13 settembre, i difen-
tore spagnolo della Florida, José Coppinger, si ripro- sori continuarono a sparare salve d’artiglieria ogni
mise di riconquistarla.9 In effetti un tentativo fu fatto quarto d’ora, puntualmente ribattute da cannonate
il 13 settembre, ed è appunto ad esso che Codazzi si spagnole. Il tenente colonnello Llorente predispose
riferisce.10 Il corpo di spedizione spagnolo, agli ordi- l’attacco finale per le tre del mattino, per cui, riuniti
ni del tenente colonnello Tomás Llorente, si mosse gli uomini, dette istruzioni precise e trenta cartucce a
da San Agustín (St. Augustine) il 7 settembre scor- ciascuno di essi. Nel frattempo giunse la notizia che
tato da due lance cannoniere. Erano in tutto 300 uo- la casa di Mr. Marshall, obiettivo iniziale della prima
mini distribuiti in tre ‘divisioni’. Attraversata l’isola divisione, era minata. Pochi minuti prima dell’ora
per il lungo, si avvicinarono all’abitato di Fernandina stabilita, il tenente Jorge Clarke avvisò il comandante
alla luce del sole e per prima cosa si appropriarono che buona parte dei soldati erano spariti; i restanti
dell’altura di MacClure (Lures Hill). Non appena si si rifiutavano di andare all’attacco perché «non era-

9 Sul tentativo di riconquista dell’isola Amelia cfr. “Albany the Spaniard was not known. No other attack had been made when
Gazette”, 18 sett. 1817 (nota da Charleston in data 5 settembre): they left Amelia”, cfr. “Poulson’s American Daily Advertiser”, 11
“It was also reported, that Gov. Coppinger was preparing an expe- nov. 1817. Interessante anche se inesatta la versione di Thomas
dition at St. Augustine to disloge the Patriots from their position at Wayne, commissario di bordo dell’US Saranac: “On our arrival
Amelia.” Sui preparativi dell’operazione vedere anche “People’s here, we found general M’Gregor in command of Amelia Island.
Watch-Tower”, 6 sett. 1817: “A battle at Amelia is now daily ex- A few days afterwards he decamped, and embarked on board the
pected to ensue...”. privateer McGregor, formerly the St. Joseph. The command of the
10 “We also learn, from several of the crew of the [brig] Gen. island devolved on colonel Irvin, an American, who was, in a few
MacGregor, who were in the action fought at Fernandina on the days, attacked by the Spaniards. After an engagement of forty-eight
13th of Sept. And in whiche the Spaniards were repulsed, that the hours, which was all smoke: itterminated without the loss of a sin-
loss of the Patriots was three killed and three wounded; the loss of gle life, and the Spaniards retreated”.
134 l’orizzonte in fuga

125. Mappa dell’abitato di Fernandina, ca. 1810.

no avvezzi a combattere contro castelli e cannoni». certo disposto ad unirsi alla causa rivoluzionaria per
A questa nuova, considerando che apparentemente la gloria.12 Da una lettera di uno degli uomini dello
a Fernandina stavano confluendo rinforzi nemici e scozzese sappiamo che dapprima essi avevano fatto
che il brigantino Morgiana, armato con 18 bocche da assegnamento su una rapida conquista della Flori-
fuoco, aveva occupato una posizione strategica, valu- da, ma poi, una volta fiutato che gli aiuti promessi
tate inoltre informazioni fresche su altri siti minati e in quantità dagli amici statunitensi erano una panza-
vista da ultimo l’abbondante fucileria appostata sui na, le loro speranze erano sfumate. Essendo privi dei
balconi, il colonnello Llorente ordinò la ritirata.11 mezzi indispensabili a condurre una guerra in terra
straniera ed avendo ormai dato fondo alle scarse ri-
A bordo del brick Morgiana, quella fatidica not- sorse personali, si erano visti forzati ad abbandonare
te, vi erano il generale MacGregor e la moglie Josefa, l’isola. Il generale MacGregor “embarked on Friday
gravida di sette mesi. Lo scozzese aveva conquista- last, with all his suite, on board the Morgiana (...) for
to l’isola due mesi e mezzo prima, ma, deluso per she was to have brought us $ 20,000 and 150 men,
il mancato arrivo degli appoggi in uomini e denaro but when she arrived, she had not one cent and but 30
promessigli negli Stati Uniti, aveva deciso di ritirar- men” [s’imbarcò venerdì scorso con tutto il seguito a
si. A far traboccare il vaso era stato per l’appunto bordo del Morgiana... perché avrebbe dovuto portarci
l’arrivo del Morgiana da New York, «anelato con 20 mila dollari e 150 uomini, ma quando arrivò non
la stessa ansia con cui nell’antichità era stato ago- aveva neanche un centesimo e solo 30 uomini]. Fatta
gnato il ritorno della nave Argo con il vello d’oro». l’amara scoperta che “no confidence could be placed in
Ma a bordo del brigantino non vi era “nothing for his agents, [MacGregor] inmediately resigned” [non
MacGregor, no money, men or train of cannon to bat- poteva far conto sui suoi agenti, si dimise immediata-
ter, in short no munitions of war for him” [niente per mente].13
MacGregor, niente denaro, uomini o pezzi d’artiglie- Chi avrebbe mai potuto biasimare il generale e i
ria, in una parola, niente rinforzi]. Il Morgiana stesso, suoi uomini per questo? Sorprendentemente, dovet-
essendo un legno corsaro a caccia di prede, non era tero incolparlo in parecchi, tant’è vero che uno dei

11 Rapporto del tenente colonnello Tomás Llorente al go- tembre dello stesso anno. Durante la permanenza a Fernandi-
vernatore spagnolo della Florida, in Papeles procedentes de Cuba, na MacGregor esibì il titolo di Brigadiere generale dell’esercito
Leg. 1875, Archivo General de Indias, Sevilla. delle Province Unite della Nuova Granada e del Venezuela, e
12 Cfr. “Watch-Tower”, 2 ottobre 1817. Comandante in capo delle operazioni volte alla liberazione delle
13 Lettera non firmata alla “Charleston City Gazette” da province delle due Floride, incaricato dai supremi governi del
St. Marys in data 13 settembre, apparsa sull’edizione del 19 set- Messico e Sud America, ecc.
il ratto di amelia 135

fedelissimi dello scozzese denunciò pubblicamente le


calunnie infamanti ricadute su tutti coloro che aveva-
no preso parte alla spedizione:
The followers of MacGregor have been denounced indi-
scriminately as a band of lawless and desperate adventurers
seeking through blood and slaughter the gratification of an
insatiate avarice [I seguaci di MacGregor sono stati definiti
indistintamente una banda di fuorilegge e avventurieri dispe-
rati dediti a saziare la loro cupidigia attraverso il sangue e le
carneficine]

Inoltre venivano accusati d’insensibilità verso


le sofferenze dell’umanità oppressa e d’inosservanza
dei principi stessi dell’onore: “In short... the Patriots
at Amelia were guilty of every act which characterizes
robbers and freebooters” [In breve si diceva che i pa-
trioti di Amelia erano colpevoli delle azioni tipiche dei
rapinatori e dei filibustieri].14 A suo dire, la verità era
tutt’altra. L’arrivo del generale MacGregor negli Sta-
ti Uniti aveva suscitato grande interesse fra i simpa-
tizzanti della causa rivoluzioaria. Trascinati dalla foga
dello scozzese, costoro si erano persuasi che l’ora
della liberazione finale delle colonie dal giogo degra-
dante e oppressivo di Ferdinando VII era scoccata. Il
re si era rimangiato la costituzione concessa a Cadice
nel 1812 (v. fig. 126), dimostrando che il cammino
dell’emancipazione non poteva non passare attraver-
so la lotta armata: ciò avevano inteso i patrioti e tutti
coloro che, in ogni dove, caldeggiavano la causa della
libertà. Fu subito chiaro che la missione di MacGre-
gor consisteva appunto nel radunare “all those ardent
spirits who were desirous of combatting in that cause
of liberty”.15 I consensi riscossi convinsero il gene-
rale che esistevano le condizioni per un’impresa di
grande portata, come per esempio la conquista della 126. Frontespizio della Costituzione di Cadice, 1812.
Florida Occidentale e Orientale. In virtù dell’invidia-
bile posizione geografica di detta regione, con coste
e porti sull’Atlantico e sul Golfo del Messico, la sua dei governi sudamericani negli Stati Uniti ad affidar-
occupazione avrebbe permesso ai patrioti di convo- gli un incarico ufficiale. Il documento venne stilato a
gliare verso il continente meridionale le derrate e gli Filadelfia il 31 marzo 1817 e sottoscritto da Lino de
armamenti provenienti da Nord. Venuti a conoscen- Clemente per il Venezuela, Pedro Gual per la Nuova
za del progetto, alcuni cittadini statunitensi d’alto Granada e Martin Thompson per le Provincias Uni-
livello avevano fatto credere a MacGregor che gli das de Buenos Ayres y Chile. Esso diceva:
abitanti delle due Floride l’avrebbero accolto “with I Deputati dell’América Libre residenti negli Stati Uniti
the utmost joy and gratitude”. Non appena il vessillo del Nord, salutano il loro Compatriota, Gregor MacGregor,
della libertà avesse sventolato a Sud della Georgia, Generale di Brigata al servizio delle Province Unite della
gli dissero, si sarebbero raccolti attorno a lui centi- Nuova Granada e del Venezuela: Data la grande importanza
naia, forse migliaia di volontari nordamericani. Tutto della rapida presa di possesso della Florida Orientale e Occi-
dentale sia per gli interessi del Popolo che abbiamo l’onore di
ciò aveva indotto lo scozzese ad avviare i preparativi rappresentare e per quelli della popolazione locale, in termini
della spedizione.16 di libere istituzioni e sicurezza dei diritti naturali: in ottem-
peranza alle nostre Istruzioni, e in conformità ai desideri dei
Prescindendo dalla maggiore o minore esattezza nostri rispettivi Governi, abbiamo dato al Brigadier-Generale
di questa ricostruzione (basata su complessi giochi di Gregor MacGregor l’incarico di portare a termine, in tutto
persuasione), MacGregor convinse i rappresentanti o in parte, la menzionata impresa, rilevante per la gloriosa
Causa nella quale siamo impegnati. Pertanto, considerando il
vostro zelo e la vostra devozione verso la Repubblica, noi vi
chiediamo, a nome dei nostri Governi, agendo sotto la vostra
14 “Narrative of the expedition to Amelia Island (by one responsabilità e quella delle su nominate Province, di adot-
concerned)”, in “The American Star”, 6 ottobre 1817 (pubblicato tare tutti i provvedimenti che a vostro giudizio sembrino più
originalmente su “The Enquirer”). atti a garantire in tempi brevi ai nostri fratelli di ambedue le
15 Ibid. Floride, Orientale e Occidentale, il godimento di quei benefi-
16 Ibid. ci, che vengono offerti loro in virtù dell’importanza della loro
136 l’orizzonte in fuga

127. Mappa spagnola della Florida, XVII sec.

posizione geografica; e a tale scopo vi autorizziamo, senza che aspetti giuridici, istituzionali, amministrativi, ecc. I
vi allontaniate dagli usi e costumi delle Nazioni civili, e nel rappresentanti sudamericani analizzarono tutto ciò
dovuto rispetto delle Leggi degli Stati Uniti, in particolare in un “Plan para lanzar por la fuerza armada al Go-
di quelle relative alla loro Neutralità verso le Potenze Stra-
niere, ad armare navi, senza limiti alla di esse giurisdizione, bierno Español de las Floridas” (redatto da Lino de
e a conferire in via provvisoria gradi agli Ufficiali Navali e Clemente), che venne consegnato a MacGregor sot-
Militari, fino al momento in cui il Governo che verrà instau- to forma di istruzioni. Pur privilegiando gli obiettivi
rato dalla libera volontà di quel Popolo, possa provvedere, strategici, il documento ribadiva il principio secondo
nel modo più opportuno, all’organizzazione dei suoi diversi cui le azioni militari dovevano essere precedute dalla
Uffici. Vi servano da guida, nel portare a compimento tutto pianificazione del nuovo assetto sociale e civico delle
ciò, le Istruzioni che oggi vi affidiamo.17 località da occupare, di modo che l’amministrazione
pubblica potesse funzionare d’immediato.18 Rispet-
Dal momento che la prima iniziativa volta a to alla nuova configurazione politica – si legge – «la
garantire agli abitanti della Florida la fruizione dei Florida, divenuta stato indipendente e sovrano, ver-
sospirati diritti civili consisteva nell’occupazione ar- rà riconosciuta come una parte della confederazione
mata della regione, le misure da adottare non poteva- dell’America del Sud». Tale riconoscimento, peral-
no essere che militari. Tuttavia, l’impresa non poteva tro, non intendeva ledere il diritto all’autodetermi-
ridursi ad un’invasione. Già a livello di progettazio- nazione del popolo della Florida, che infatti sarebbe
ne, essa doveva comprendere aspetti quali le reazio- stato libero di unirsi «o alla confederazione del Sud
ni diplomatiche internazionali, i risvolti politici, gli o a quella del Nord».19 Ma il riscatto da “un sistema
miserable de sujeción colonial” non poteva iniziare se
non con la formulazione e l’adozione di una costitu-
17 “Documents communicated by Don Vicente Pazos with his
zione democratica:
memorial to the President”, materiali annessi a “Message from the
President of the United States...”, op.cit. I funzionari pubblici delle Repubbliche del Sud che si
18 “Anales Diplomáticos de Venezuela. Relaciones con los
trovassero a occupare parte della Florida, avranno l’obbligo
Estados Unidos”, 6, Caracas, 1976. di gettare le basi iniziali di una Costituzione repubblicana,
19 Ibid. come un severo rispetto per l’esperienza e la conoscenza del
il ratto di amelia 137

secolo, attenti agli effetti che le prime decisioni di qualsivo-


glia Governo suscitano nelle abitudini e nelle inclinazioni del
popolo, in particolare se reduce dallo scompiglio di una ri-
voluzione.

Il “Plan” si diffondeva in considerazioni che at-


testano la rilevanza degli aspetti politico-filosofici in
seno al pensiero, nonché alla prassi, del movimento
indipendentista. Le conquiste militari dovevano es-
sere subordinate e funzionali alle conquiste civili. La
rivoluzione non era fine a se stessa, bensì una tappa
verso lo stabilimento per via democratica e raziona-
le di un nuovo ordine sociale basato sui diritti dei
popoli e degli individui. Come sarebbe stata, dun-
que, la Florida di domani? “Un Estado soberano,
independiente de toda otra autoridad que no sea el
pueblo como fuente de su gobierno, sujeto solamen-
te a sus propias leyes dentro de su jurisdicción”: uno
stato in cui la giustizia e l’equità sociale avrebbero
dominato su tutto, dove la sicurezza delle persone e
il diritto di proprietà avrebbero fatto parte delle ga-
ranzie fondamentali, dove i contratti sarebbero stati
rispettati e gli atti contrari alla buona fede ripudiati;
uno stato in cui i funzionari pubblici sarebbero stati
assoggettati alle loro responsabilità e dove le regole
della convivenza civile sarebbero state poche, traspa-
renti e universali. Il peso che MacGregor attribuì alle
istruzioni dei patrioti sudamericani si deduce facil-
mente dal modo in cui allestì, condusse e mise fine
alla spedizione, un argomento di cui ci occuperemo
tra poco. Per ora basti dire che lo scozzese, benché
negli anni precedenti si fosse battuto lealmente per la
causa rivoluzionaria, alla fine del 1816 si era dimes-
so dall’esercito bolivariano, deciso a ritagliarsi uno
spazio autonomo fra gli artefici dell’Indipendenza:
quando ricevette la citata commission e relative istru-
zioni, il suo scopo dichiarato era questo.
Orbene, non è da escludere che i nostri eroi ve-
nissero a conoscenza del “Plan” attraverso la prolun- 128. Milizia coloniale spagnola (Florida), XVIII sec.
gata frequentazione con uno dei suoi firmatari, Pe-
dro Gual; anzi, non sarebbe strano se questi avesse ra più importanti. In Florida, inoltre, appresesero il
approfittato della dimestichezza esistente fra di loro significato di una nozione non ancora formulata con-
per indottrinarli sui principi della “Revolución”. Im- cettualmente eppure diffusa e operante: il razzismo.
bevuti di retorica militare e di nostalgia napoleonica, Lo sprezzo verso i neri, i mulatti e gli indios
Codazzi e Ferrari erano patrioti e repubblicani per accomunava la maggior parte dei legionari europei
inclinazione, non certo per formazione (inclinazio- e la totalità degli americans (secondo questi ultimi
ne a cui va aggiunto il giuramento massonico, for- i negri erano «cani assetati di sangue», buoni solo
se pronunciato ancor prima di arrivare in America). come schiavi). Per contro, il commodoro Aury, che
Fu proprio in Florida dove cominciarono a gustare distingueva le persone in base al merito e non alla
seriamente il ‘sapore di repubblica’, magari edotti e razza, non dissimulava la propria stima per il corag-
invogliati da ideologi come Gual. In Florida, per così gio e la lealtà dei neri. Tale egualitarismo, ritenuto
dire, si misero in pari con la storia, ne assimilarono provocatorio dagli schiavisti del Nord – impauriti a
gli insegnamenti sfuggiti loro in precedenza. I possi- causa del successo della rivoluzione di Haiti –, non
bili ammaestramenti teorici e la prassi repubblicana è estraneo all’ostilità con cui Aury venne giudicato
consentirono loro di capire appieno perché l’eserci- dalle autorità e dalla stampa degli Stati Uniti. La ra-
zio del potere, in uno stato libero e moderno, fosse gione di fondo per cui i residenti nordamericani della
una prerogativa della società civile, prerogativa che Florida orientale invocarono la cacciata del francese
le forze armate erano tenute a difendere. Sotto Na- dall’isola Amelia fu proprio la sua simpatia per i neri
poleone avevano imparato che la gloria e l’onore co- (ben più della sua nomea di pirata).
stituivano le mete degli uomini di rispetto; in Florida Ad Amelia, Codazzi e Ferrari impararono ad
ebbero modo di verificare che esistevano valori anco- apprezzare i loro commilitoni di colore e a ricono-
138 l’orizzonte in fuga

ni. A Baltimora e nelle città visitate posteriormente


raccolse fra i sostenitori dell’impresa fondi per cir-
ca 160 mila dollari (oltre alla promessa di ulteriori
cospicui finanziamenti). Ottenne il denaro a cambio
di appezzamenti di 2000 acri di suolo floridiano a 50
centesimi di dollaro l’acro! Prescindendo dalla lottiz-
zazione delle terre di prossima conquista, lo schema
dello scozzese sembrava conformarsi alle istruzioni
degli agenti sudamericani, ma in realtà il suo scopo
era solo apparentemente patriottico.
Infatti, nell’intento non certo limpido di asse-
condare le mire degli Stati Uniti sulle due Floride,
reinterpretò il contenuto del “Plan” in modo avver-
so agli interessi dell’América Libre... obbligandosi
segretamente a ‘girare’ la conquista a favore di Wa-
shington. Tale manovra traeva spunto dall’impegno
dei patrioti di rispettare l’autodeterminazione degli
abitanti della Florida anche nel caso in cui essi aves-
sero scelto di far parte della «confederazione del
Nord». Data questa disponibilità, perché non con-
cordare preliminarmente con il governo di Monroe il
passaggio della Florida agli Stati Uniti? Quantunque
fosse innegabile che un’intesa simile avrebbe impli-
cato l’accantonamento dei principi rivoluzionari e lo
scavalcamento dei diritti del popolo floridiano – do-
vette riflettere MacGregor – non era meno vero che
essa, alla fin fine, avrebbe accontentato tutti.
Dunque, confidando nell’interesse degli Stati
Uniti al riguardo, espose i punti d’un possibile ac-
129. Ritratto di Pedro Gual. cordo a Skinner, il quale a sua volta ne informò il
governo.21 Reazioni ufficiali non ve ne furono, ma
scerne la fondamentale parità. Questo non vuol dire tutto lasciava supporre che la Casa Bianca non si sa-
che non intascassero i dividendi provenienti dalla rebbe lasciata scappare l’occasione. James Monroe
cattura di navi negriere e dal contrabbando di schia- era succeduto a James Madison il 4 marzo (mentre
vi, o che, per opposizione alle distinzioni razziali, non MacGregor era a Baltimora) e sicuramente il nuovo
volessero attendenti neri (anzi, tornarono in Europa presidente avrebbe visto con favore una proposta
con i rispettivi servitori di colore); significa piuttosto destinata a dar lustro alla sua amministrazione. I van-
che, indotti da Aury, non condivisero i pregiudizi de- taggi dell’intesa erano talmente ovvi, che la risposta
gli americans, rifiutandosi di credere che i loro com- poteva darsi per scontata: in fondo si trattava di an-
pagni fossero “a set of desperate bloody dogs”. nettere agli Stati Uniti – nel rispetto dei trattati di
pace e delle leggi di neutralità – un territorio ambitis-
Ma torniamo a MacGregor. Trasferitosi a Bal- simo... per un milione e mezzo di dollari tutto compre-
timora, lo scozzese strinse amicizia con John Stuart so, una cifra ridicola.22 L’acquisto della Louisiana era
Skinner, il Postmaster, al quale confidò i suoi pia- costato a Jefferson 15 milioni e la Florida, calcolò lo

21 John Skinner trasmise la proposta di MacGregor al go- hold them as the most eligible depot to collect and organize the
verno solo dopo la presa dell’isola Amelia. Si veda “Extract of a supplies necessary to the government, as of the highest importance
letter to a gentleman in the District of Columbia, dated Baltimore, and utility. He was, moreover, of opinion, that it would be compa-
30th July, 1817”, in Message from the President...”, op.cit. Vi si tible with the best policy of the United States, under the explana-
legge: “He [MacGregor] declared his object to be, in the first place, tions here given, to connive at the occupation of them [Floridas]
to take possession of Amelia. Thence to wrest the Floridasfrom by a patriot force; because, in that way, the patriots might have
Spain, when he should immediately call on the inhabitants, by pro- access to the resources, and profit of the enterprising spirit of this
clamation, to designate some of their most respectable fellow citi- country, without necessarily involving a positive violation of any
zens to form a constitution on the model of some of the adjoining of our [degli Stati Uniti] strictly neutral, or pacific obligations. To
states. That so far as it might depend on him, he would encourage any complaint from Spain, he thought, we [il governo degli Stati
the existing disposition of the people in that section to confederate Uniti] might sufficiently answer, that we were not responsible for
with the United States; leaving it to the will and policy of this go- any operations conducted beyond our jurisdiction, in a territory
vernment [degli Stati Uniti], and to political circumstances, as they claimed by her”.
22 Cfr. “Memorial of Vicente Pazos” in “Nile’s Weekly Regi-
might arise, to indicate the most favorable time for their admission
into the Union. That, in the mean time, he would endeavor to ster”, 11 aprile 1818.
il ratto di amelia 139

scozzese, non era certo meno importante. Il prezzo


venne rivelato a William Thornton, sovrintendente
del Patent Office, poco prima della partenza del-
la spedizione. Questi a sua volta lo riferì a Richard
Rush, segretario di stato sotto Madison.23 Dunque,
fatti i suoi conti, Mac Gregor mise le vele al vento.

Della presa dell’isola Amelia, avvenuta il 29 giu-


gno 1817, esistono vari resoconti. Alcuni mettono
l’accento sull’ardimento di MacGregor e della sua
schiera di “brave men”, altri sottolineano il contribu-
to di Thornton Posey e dei suoi arditi, altri ancora la-
sciano intendere che l’artefice del successo fu Joseph
de Yribarren, il segretario dello scozzese, che ottenne
la resa della piazza senza che fosse sparato un colpo.24
Secondo fonti attendibili, l’invasione iniziò verso l’u-
na del pomeriggio e si concluse poco più di tre ore
dopo con la firma della resa da parte del comandante
spagnolo.25 Il corpo di spedizione di MacGregor era
composto da una sessantina di uomini, armati con
50 fucili. Alcuni portavano sciabole, pistole, coltel-
li e perfino bastoni. Non più di venti, che si diceva
fossero di cavalleria, vestivano una casacca verde dai
risvolti rossi. Erano in maggioranza americans, ma vi
erano pure francesi, portoghesi, irlandesi e due o tre
sudamericani. Subito dopo lo sbarco nemico, Franci-
sco Morales, il comandante della piazza, fu subissato
da informazioni più o meno unanimi riguardo alle
forze nemiche, calcolate dalle vedette in 300-400 uo-
130. Ritratto di William Thornton.
mini. La defezione della milizia urbana (composta da
residenti americani e spagnoli), l’esiguità della guar-
nigione (61 uomini fra fanteria e artiglieria), il timore Reali Ordinanze Militari prescrivevano che in caso
di una carneficina e non da ultimo la sua stessa inetti- di attacco l’ufficiale al comando difendesse la piazza
tudine ridussero il capitano Morales all’inazione. Le fino a perdere i due terzi delle truppe, dopo di che

23 J. Quincy Adams, Memoirs, IV, p. 54. Ricorda Quincy of truce, which had been sent out by the commandant Morales, to
Adams: “He [William Thornton] had stated in a publication sig- propose terms of capitulation. These were soon entered into, and in
ned “A Columbian,” in the National Intelligencer of 7th January 30 minutes after he had placed himself before the town the patriot
last [1818], that McGregor had told him last June [1817] it was flag was seen waving over a fort which contained 10 or 12 guns,
the intention of the patriots to take the Floridas from Spain and and was warrisoned by 54 regular troops, independent of 20 or 30
sell them to the United States for a million and a half of dollars, citizens, who had armed themselves for the defence of the place!”
and that he had communicated this to a member of the late Cabi- La versione riportata da Posey (in J. Posey, General Thomas Po-
net. I asked him who this was; he said Mr. Rush”. sey: son of the American Revolution, East Lansing, 1992, p. 252)
24 L’anonimo autore della “Narrative of the expedition to
è bbastanza diversa: “On 29 june 1817 about fifty-five lightly ar-
Amelia Island..”, op.cit., racconta la vicenda in termini che ri- med men led by Thornto Posey waded ashore from rowboats onto
dicolizzano la difesa spagnola: “On the 27th of June, the whole Amelia Island, and advanced through waist-deep swamps toward
of this force [le forze di MacGregor] proceeded for Amelia, the a Spanish fort held by an alert and tensely waiting seventy-man
General by sea in his brig, and Col. Posey in open boats throu- garrison poised to fire a salvo from their dozen sixteen-pound can-
gh what is called the Inland Passage. It was supposeed that they nons. The landing party moved forward in groups of two or three
would probably arrive before Amelia at the same time, and thus men, making it appear that they were only the advance element
make a combined attack upon the works at Fernandina. The Ge- of a larger invading force. Although they could be wiped out with
neral, favored by a fair wind, arrived off Amelia bar on the 28th one broadside, not a shot was fired. When Colonel Posey, drawn
of June, where he continued waiting for the arrival of Col. Posey sword in hand, walked up to the gate of the fort and demanded its
until the 29th. Impatient of longer delay, on that day at 3 pm he capitulation, the Spanish commander struck his flag and offered his
landed on the enemy’s shore about 4 miles from the town of Fer- own sword in surrender. Posey then took ceremonial possession of
nandina, with a force of 54 men, officers and privates; and after the fort, raising a banner of white emblazoned with the green cross
marching three miles up the sea beach unmolested, crossed a deep of St. George, the personal flag of General Sir Gregor MacGregor”.
morass, in reach of the guns from one block-house, and presented 25 Questa ricostruzione si basa su “Testimonio del proceso

himself upon an eminence in rear of the town, and within musket formado contra el capitán Francisco Morales... por haber entregado
shot of the lines which had been erected for its defence. Not a gun el puerto de Fernandina a una partida de insurgentes en 29 de
had been fired by the enemy during his approach to this position, junio de 1817”, fs. 47-55, leg. 1958B, Archivo General de Indias,
and his further progress was arrested by the appearance of a flag Sevilla, AE, MC.
140 l’orizzonte in fuga

131. Milizie coloniali spagnole (granatiere e fuciliere bianco), fine XVIII sec.

avrebbe potuto considerare soluzioni d’emergenza. dichiarato: «Questa sera sarò morto o dormirò a Fer-
In effetti, quando qualcuno alluse all’inutilità di uno nandina!», e da uomo d’onore e da soldato manten-
spargimento di sangue, Morales, memore di tale pre- ne la promessa.
cetto, sbottò: “Carajo! ¿Qué quiere Vuestra Merced? MacGregor si trattenne a Fernandina per nove
¿que nos entreguemos como cochinos? No puede ser. settimane, dopo di che abbandonò l’isola e i “Vence-
Es preciso defendernos!” [Diamine! Cosa mai preten- dores de Amelia” al loro destino.27 Dapprima si spo-
de, che ci consegnamo al nemico come maiali? Non stò a bordo del brick Morgiana, indi, il 16 settembre,
può essere. Dobbiamo difenderci!]. prese il largo sul due alberi General MacGregor. Se
Alle due, il brigantino dello scozzese sparò una ne andò dalla Florida in barba alle istruzioni dei pa-
cannonata di avvertimento. Quantunque l’isola fosse trioti, alle promesse fatte alla popolazione e ai suoi
fortificata e le bocche da fuoco numerose (13 di di- stessi uomini (ai quali non pagò il soldo), indispettito
verso calibro), i difensori non risposero. Poco prima per il mancato arrivo delle somme annunciate, sde-
delle quattro, il capitano Morales ricevette la visita gnato per l’indifferenza del governo americano nei
inattesa del venezuelano Yribarren, segretario del confronti del business proposto (non poteva sapere
generale MacGregor, venuto a parlamentare. Dopo che Monroe era intenzionato a prendersi la Florida
aver sottolineato la superiorità numerica e tattica dei senza sborsare un solo cent), stizzito per il guadagno
patrioti, costui gli sottopose una proposta di capito- sfumato e anelante di avventure più redditizie. Fece
lazione in quattro punti, avvertendo che se la guar- in tempo a lucrare sulle lettere di marca concesse a
nigione non avesse gettato le armi, le conseguenze questo o quel corsaro e sulle prede convalidate dal
sarebbero ricadute sulla popolazione civile. La resa tribunale creato a Fernandina. Qualche provento gli
fu sottoscritta alle quattro e mezza. Alle sei, uno dei venne pure dal contrabbando di schiavi ed altri beni
residenti invitò i vincitori ad un rinfresco che cul- in Georgia, ma niente di più.
minò con ripetuti brindisi di benvenuto. Più tardi il Quando Codazzi e Ferrari sbarcarono sull’iso-
generale prese parte ad una cena in suo onore.26 A la, sulle pareti delle case di Fernandina erano ancora
detta di taluni testimoni, all’atto dello sbarco aveva affissi i proclami del generale. Uno di essi, rivolto ai
“Vencedores de Amelia”, diceva:
Soldati e marinai! Il 29 giugno sarà ricordato per sem-
26 “Testimonio del proceso...”, op.cit. pre negli Annali dell’Indipendenza del Sud America. In tale
27 T. Posey e altri ufficiali si dimisero il 3 settembre, mentre data, un Corpo di Uomini coraggiosi, animati da un nobile
il generale faceva i bagagli, cfr. General Thomas Posey... op.cit. fervore per la felicità dell’umanità, avanzò vero Fernandina
il ratto di amelia 141

132. Milizie coloniali spagnole (mulatto e nero), fine XVIII sec.

fra spari di fucile e salve di cannone, obbligando il Nemico nella più degradante ignoranza, privandolo dei vantaggi deri-
a capitolare d’immediato, nonostante la sua più che favore- vanti dal libero scambio con le altre Nazioni, e di quella pro-
vole posizione. Questa sarà una prova imperitura di ciò di sperità che fruttifica dalle arti e dalle scienze al calore di Leggi
cui sono capaci i Figli della libertà quando si trovano a com- sagge; tutti doni che potrete apprezzare compiutamente solo
battere per una Causa grande e gloriosa, contro un Governo dopo che vi erigerete in Popolo libero.29
che ha disconosciuto tutti i diritti essenziali e naturali elargiti
all’Uomo da Dio (…) Confido che, sostenuti dagli stessi no- Prima che MacGregor se ne andasse, era giunto
bili principi, sarete presto in grado di liberare l’intera Florida a St. Marys, scalo navale alla foce del fiume omonimo,
dalla tirannia e dall’oppressione. Poi spero di guidarvi verso il
Continente Sudamericano, onde raccogliere nuovi allori nella il brick Saranac della Marina degli Stati Uniti, allo
lotta per la Libertà (...) I fanciulli dell’America Meridiona- scopo di contrastare la più fiorente e redditizia atti-
le riecheggeranno i vostri nomi nelle loro canzoni; le vostre vità della bassa Georgia: il contrabbando e l’impor-
eroiche gesta saranno evocate dalle generazioni a venire, ri- tazione illegale di schiavi (dichiarata tale nel 1808).
coprendo voi e la vostra progenie con un manto luminoso di A questo fine, l’isola Amelia, situata come si ricorde-
gloria, ecc.28 rà in prossimità della medesima foce, costituiva una
formidabile base operativa e di stoccaggio. Data la
Il proclama alla popolazione dell’isola, non più sua posizione strategica, molti americani, ivi compre-
di 300 persone, iniziava così: si esponenti politici e funzionari governativi del più
Abitanti dell’Isola Amelia! I vostri fratelli del Messico, alto livello, la consideravano la chiave di accesso alla
di Buenos Ayres, della Nuova Granada e del Venezuela, così Florida, ovvero, il punto da cui intraprenderne l’an-
gloriosamente impegnati nella lotta per la loro Indipendenza, nessione. Nel 1812 era stata occupata clandestina-
quel dono inestimabile che la Natura ha elargito ai suoi Figli, mente da un gruppo di soldati irregolari statunitensi
quel dono che tutte le Nazioni civilizzate cercano di assicu- agli ordini di George Mathews, ex-governatore della
rarsi per mezzo di Patti sociali – desiderosi che tutti i Figli di Georgia, che però avevano dovuto sloggiare – nono-
Colombia [l’America di Colombo] godano di questo impre-
scindibile diritto – mi hanno affidato il comando delle Forze stante l’appoggio offerto copertamente agli invasori
di Terra e di Mare. Pacifici abitanti di Amelia! (…) Unite le dal presidente Madison – a causa dell’irata protesta
vostre forze alle nostre, finché l’America Spagnola raggiunga dell’ambasciatore spagnolo. Al pari del suo prede-
il rango fra le Nazioni assegnatole dal Destino: il rango più
alto, poiché è un Paese che, per estensione e fertilità, offre le
più abbondanti risorse di ricchezza e felicità. Il momento è
28 Cfr. British and Foreign State Papers, V, London, 1837,
importante, non lasciatevi sfuggire l’occasione di strappare il
continente colombiano alla tirannia che l’ha soffocato in ogni pp. 816-817
dove e che, per conservarsi al potere, ha mantenuto il Popolo 29 Ibidem, pp. 814-816
142 l’orizzonte in fuga

mandant la riassume così:


Un avventuriero irlandese o scozzese, MacGregor, in
fuga dalla Colombia [sic], où il avait fait ses premières ar-
mes, si era impadronito dell’isola Amelia con circa duecento
suoi compatrioti, frammisti ad Americani. È probabile che
MacGregor fosse stato indirizzato ad Amelia da agenti degli
Stati Uniti; infatti, dopo aver proclamato l’indipendenza delle
due Floride, egli abbandonò l’isola lasciandovi un governato-
re civile americano venuto direttamente da Washington.

L’astio di Persat per i ‘confederati del Nord’ (del


cui governo non si perita di rimarcare “le despotisme
et l’ambition”, storture proprie d’un “fils bâtard du
gouvernement anglais, mais son digne héritier pour
prendre et garder”) non toglie che i suoi sospetti nei
confronti dello scozzese non fossero fondati. Come
si ricorderà, l’incarico affidato a quest’ultimo concer-
neva la presa delle due Floride, non l’occupazione
di un’isola in particolare: perché, dunque, decise di
appropriarsi di una località notoriamente ambita dal-
la Repubblica del Nord? Visto che l’appoggio degli
133. Mappa della Georgia e Florida settentrionale, inizio XIX sec. Stati Uniti (utilitaristico o meno) era vitale alla causa
rivoluzionaria, perché avviare l’invasione della peni-
cessore, anche il presidente Monroe era convinto sola con una mossa provocatoria? Ecco alcune delle
dell’importanza dell’isola, per cui era in attesa d’una possibili risposte: 1) MacGregor stimò che ai fini del-
nuova occasione (ma non certo quella prospettata da la conquista della Florida, Amelia rivestisse la mas-
MacGregor). La presenza dell’US Saranac a St. Marys sima importanza strategica; 2) calcolò che l’isola, ri-
era per l’appunto un segno visibile delle mire ameri- nomata da tempo per i traffici illegali, sotto bandiera
cane sull’isola (v. fig. 133). Il 27 settembre, Thomas venezuelana sarebbe divenuta una base corsara con-
Wayne, commissario di bordo e agente informatore, veniente ai patrioti e redditizia per sé; 3) si convinse
comunicò a Benjamin Homans, alto funzionario del- che Washington avrebbe accettato la sua proposta
la Casa Bianca: d’una annessione sottobanco contro il pagamento
d’una certa somma; 4) reputò che per accontentare
Al nostro arrivo trovammo il generale MacGregor al tutti, fosse meglio adoperarsi simultaneamente sia
comando dell’isola Amelia. Pochi giorni dopo egli si dimi-
se, imbarcandosi sulla nave corsara MacGregor, chiamata per i patrioti che per i ‘confederati del Nord’, cer-
dapprima St. Joseph. Il comando dell’isola venne affidato cando di trarre vantaggio da entrambi; 5) non si rese
al colonnello Irwin, cittadino statunitense, che dopo poco conto di essere “a tool in the hands of the American
fu attaccato dagli spagnoli. Al termine d’uno scontro di administration”.32 La diffidenza di Aury nei confronti
48 ore, tutto fumo, conclusosi senza vittime, gli attaccanti di MacGregor scaturiva da un’interpretazione non
si ritirarono... I patrioti di Amelia sono un gruppo dei più benevola della presa di Amelia, basata appunto sulla
eterogenei, composto da uomini di svariati paesi e svariate
lingue, eccettuati i sudamericani. Fra di essi si trovano ame-
connivenza in chiave venale fra lo scozzese e il go-
ricani, francesi, irlandesi, scozzesi, inglesi, olandesi, tedeschi, verno statunitense, a scapito della causa patriottica.
haitiani, domenicani ecc. Tutti dichiarano di voler aiutare la Persat, che di per sé aborriva sia i britons che gli ame-
causa dei patrioti dell’America meridionale; ma il loro vero ricans, aderì di slancio all’opinione del commodoro.
motivo è senza dubbio quello di arraffare ciò che possono. Quest’ultimo, riferisce il commandant, arrivò in pros-
Se dovessero stabilirsi sull’isola, Amelia diventerebbe una se- simità di Amelia precisamente nel momento in cui
conda Barataria. In questo momento il governo è formato da MacGregor se ne allontanava:
monsieur Aury [sbarcato a Fernandina il 21 settembre], che è
comandante in capo delle forze navali e di terra, e da Ruggles Aury lo convocò a bordo del suo brick Le Congrès
Hubbard, anteriormente sceriffo-capo a New York, che fun- [Congreso Mexicano] e gli chiese imperiosamente quali erano
ge da governatore civile.30 i motivi che l’avevano forzato a lasciare l’isola. Interpellato
in tal modo, MacGregor balbettò ch’era stato cacciato dagli
Il 27 settembre Codazzi e Ferrari erano ancora Americani. Allora Aury gli disse: Stando così le cose, venite
a Norfolk e non immaginavano remotamente che con me e cacceremo a nostra volta messieurs les Americains!
sarebbero finiti in Florida. Dando credito a Persat MacGregor si rifiutò perché aveva ricevuto una forte somma
di denaro dal loro governo.
vi giunsero il 15 ottobre: «Innalzammo le vele il 10
ottobre con una moderata brezza di terra; il mare era 30
uniforme come uno specchio; bordeggiammo le coste British and Foreign State Papers, op.cit., p. 480.
31 Memoirs du Commandant Persat, op.cit.
della Carolina, della Georgia, etc. fino all’isola Ame- 32 M. Rafter, op.cit., p. 376. La frase completa dice: “In
lia, dove approdammo il 15».31 Non appena sbarcati the affair of Amelia Island he had not sufficient penetration to
i nuovi arrivati vennero a conoscenza dell’impresa perceive, that he was nothing more han a tool in the hands of the
conclusasi ingloriosamente il mese addietro. Il com- American administration”.
il ratto di amelia 143

134. Veduta del molo di Fernandina (Isola Amelia), inizio XIX sec., litogr.

essere rimpiazzata da quella del Messico; inoltre Fernandina


Giunti ad Amelia Codazzi e Ferrari prestarono avrebbe dovuto essere considerata una conquista della repub-
giuramento alla bandiera messicana. «Quivi adunque blica messicana (per conto della quale egli agiva).” Hubbard
e Irwin acconsentirono a malincuore alle condizioni mortifi-
ci unimmo in numero di 250 a quelle truppe – scrive canti imposte da Aury, in particolare perché le forze di costui
Ferrari –, di che il generale Aury fu assai pago». Su- erano composte principalmente da banditi negri... I due par-
bito vennero formati tre battaglioni, «uno di Ameri- titi sono nominati Americans e Francesi... Aury dispone d’un
cani e Inglesi compromessi (...) il secondo di mori e gruppo di francesi che si dice fossero ufficiali di Buonaparte.
molatri (...) il terzo di Francesi, Polacchi, Prussiani, e Costoro sono inclini, anche per interesse, ad appoggiare il
Italiani, e qualche Spagnuolo». Ben presto il reggino loro compatriota. Comunque egli dipende principalmente da
fu promosso e posto a capo del battaglione europeo, 130 briganti negri, una masnada di cani assetati di sangue.
Il partito degli Americans, abbastanza più folto dell’altro, è
mentre su Codazzi ricadde la responsabilità dell’arti- formato più che altro da marinai nordamericani, inglesi e ir-
glieria. A sua volta, Maurice Persat venne nominato landesi, ma al momento non hanno un lider dichiarato... Dal
maggior generale. canto mio credo che in quanto a morale, patriottismo e scopi
A Fernandina la situazione era tesa a causa dei i due partiti si equivalgano. Tuttavia, i neri di Aury rendono
contrasti insanabili (e dei diversi interessi) fra il par- i dintorni pericolosi per noi residenti; sono convinto che se
tito francese e il partito americano. «Prima del nostro non verranno espulsi quanto prima [dall’isola Amelia], sul
arrivo ad Amelia – annota il commandant – erano nostro paese ricadranno conseguenze nefaste. Pare che [i
neri] affermino che se corressero il pericolo di essere sopraf-
frequenti le risse fra i due partiti. Quello america- fatti, chiederebbero aiuto a tutti i negri della zona. Invero, mi
no, più numeroso del nostro, faceva il rodomonte; hanno detto che il linguaggio degli schiavi della Florida è già
ma cambiarono modi e tono quando videro sbarca- tale da creare il massimo allarme”.33
re dall’América Libre duecento uomini armati fino
ai denti». Sebbene gli organi informativi degli Stati Fra il 20 e il 23 ottobre approdò nel porto di
Uniti seguissero con attenzione la vicenda floridia- Fernandina il brick inglese Two Friends. Era ricolmo
na, l’arrivo dell’América Libre ad Amelia passò sotto di ufficiali britannici allo sbando, a cui era stata fatta
silenzio. Allo sbarco dei legionari non si riferiscono balenare falsamente la possibilità d’un arruolamento
neppure i rapporti confidenziali. A quindici giorni nelle truppe bolivariane. Aury si rifiutò di ingaggiar-
dal loro arrivo, un informatore descrisse la situazione li chiarendo che gli ufficiali, nelle sue file, erano già
dell’isola in una lettera diretta al Segretario del Teso- in soprannumero, mentre scarseggiavano i soldati
ro, William Crawford:
L’attuale capo, il commodoro Aury, prese il comando
con sommo disappunto dello sceriffo Hubbard e del colon- 33 Lettera di MacIntosh a Crawford, 30 ottobre 1817, in
nello Irwin. Quando Aury giunse a Fernandina con la sua
squadra di legni corsari e prede, questi due erano completa- “Message from the President...”, op.cit. William Crawford era il
mente al verde; egli dichiarò che “se li avesse aiutati l’avrebbe Segretario del Tesoro di James Monroe.
34 Cfr. Narrative of a Voyage to the Spanish Main in the Ship
fatto a condizione di essere nominato comandante in capo, e
che la bandiera della repubblica della Florida avrebbe dovuto Two Friends, op.cit.
144 l’orizzonte in fuga

mostrò di essere del tutto incapace di esercitare il dif-


ficile ruolo di governatore di un territorio in disputa...
L’età avanzata, la salute vieppiù precaria l’avevano pri-
vato di ogni energia, sia fisica che mentale].36 La mala
fede di Vowell prorompe dall’ultima frase, delibera-
tamente inesatta.
Nato a Parigi nel 1781, Louis-Michel Aury non
aveva ancora quarant’anni e, con buona pace dei suoi
detrattori, “rêvait toujours république” (v. fig. 136).
Dotato d’una fervida immaginazione, spinto da una
rispettabile ambizione – riferisce Persat – era sempre
a caccia di gloria, e la trovava “non en attaquant les
navires marchands espagnols, mais en attaquant des
bâtiments de guerre”. Non alto, di complessione ro-
busta, nonostante le numerose ferite ricevute negli
anni era un uomo vigoroso e intrepido. Nel dicembre
1815, per esempio, aveva forzato il blocco spagnolo
di Cartagena, portando in salvo sulla sua flottiglia tre
mila profughi (impresa che non gli risparmiò l’animo-
sità del Libertador).37 Odiava gli Stati Uniti, dal cui
governo era cordialmente corrisposto. Nell’opinione
di Quincy Adams, Aury era “a man entirely illiterate
and ignorant”, oltre che un fuorilegge ed un predo-
ne.38 «Non ho un carattere vendicativo – scrisse a
sua volta il corsaro nel 1812, quasi a ribattere antici-
patamente le parole del Segretario di Stato – ma per
tutti i danni che [gli Stati Uniti] mi hanno causato,
135. Ritratto di Louis-Michel Aury. vorrei che il nostro Imperatore, dopo aver sottomes-
so la Russia e l’Inghilterra, castigasse quelle canaglie
semplici.34 Sgomenti e risentiti, i nuovi arrivati si ri- come si meritano.» Non si trattava unicamente di
valsero screditando pubblicamente il commodoro. danni materiali ma di crimini imperdonabili, tanto
Questa campagna diffamatoria – imperniata su accu- più gravi in quanto eseguiti s angue freddo: “Je me
se che andavano dalla prepotenza alla disonestà – si suis troveé quelques fois dans des scenes f’horreur et
aggiunse alle tensioni esistenti sull’isola, logorando de carnage, mais dans ma vie [j’avais] vu une barbarie
la già tenue popolarità dei patrioti (invisi dall’inizio aussi prémedité et aussi froide que celle-la; qu’un hom-
per la loro composizione razziale, dominata da neri me poussé par la vengeance, par le sang que coule sous
e mulatti) e motivando in qualche modo l’intervento ses yeux soit cruel et barbare, celui-la peut encore être
degli Stati Uniti. L’ostilità verso Aury trova riscon- excusé, mai qu’un homme de sang froid puisse egorger
tro in varie cronache dell’epoca, redatte da ufficiali des malhereuses epars et sans armes, est a mes yeux le
respinti, segnatamente nella Narrative of a Voyage to [comble de la] cruanté, et voila ce que les americains
the Spanish Main in the Ship Two Friends e nelle Cam- ont commis à regard de nos matelots, dont ils ont tués
paigns and Cruises in Venezuela and New Granada.35 ou blessés 12” [Mi è capitato a volte di assistere a sce-
L’autore di queste ultime, Richard Vowell, descrive ne di orrore e di massacro ma mai in vita mia avevo
il commodoro in termini palesemente astiosi. A suo visto un atto di barbarie così premeditato ed effera-
dire, “General Aurrey, a French officer, who was, or to; che un uomo spinto dalla vendetta, dal sangue
had been, in the service of Venezuela... soon he proved versato sotto i suoi occhi, sia malvagio e brutale lo si
himself to be totally incompetent to undertake the ar- può ancora capire, ma che un uomo possa sgozzare a
duous situation of Governor of a disputed territory... sangue freddo dei disgraziati sparpagliati e disarmati,
His advanced age, and increasing infirmities, had de- è ai miei occhi il colmo della crudeltà, ed è questo ciò
prived him of all energy, both mental and corporeal” che gli Americani fecero ai nostri marinai, trucidan-
[Il generale Aurrey [sic], un ufficiale francese che era done o ferendone dodici».39
o era stato al servizio del Venezuela... ben presto di- Codazzi abbozza di Aury un ritratto che, mutatis

35 L’autore della Narrative, apparsa anonima, è stato iden- non è vero che fosse incolto e ancor meno analfabeta. Dal suo
tificato con Joseph Freeman Rattenbury. carteggio personale e da altri documenti da lui stilati traspare
36 Richard Vowell, Campaigns and Cruises in Venezuela
ragionevolezza, misura e dominio della scrittura (oltre ad uno
and New Granada and in the Pacific Ocean, I, London, 1831. straordinario attaccamento alla famiglia).
37 Cfr. G. Antei, Los Héroes Errantes, op.cit. 39 Lettera di Aury a Ms. Maignet, Baltimora 10 settembre
38 J. Quincy Adams, Memoirs. Forse le conoscenze di Aury,
1812, in “Louis-Michel Aury Papers”, Dolph Briscoe Center for
al di fuori dell’ambito marittimo, non erano granché, tuttavia American History, University of Texas at Austin.
il ratto di amelia 145

136. Patente corsara emessa dal governo della Colombia, ca. 1821.

mutandis, potrebbe adattarsi a Codazzi stesso in età denaro o che si attenesse sempre alla lettera della leg-
matura. Dalla descrizione abbozzata nelle Memorie, ge sarebbe errato. Le patenti di corsa di cui dispose
si ricava l’impressione che il commodoro, nell’arco in successione, fossero messicane o argentine o altro,
dei cinque anni che il lughese trascorse al suo fianco, autorizzavano assalti clandestini contro navi il più
fosse giunto a rappresentare per quest’ultimo non delle volte inermi allo scopo precipuo di rovinare i
solo un capo generoso e paterno, ma anche un men- traffici marittimi spagnoli, ed egli ne fece uso e abu-
tore. In effetti, nel prosieguo della sua vita, Codazzi so anche per proprio tornaconto. La guerra corsa-
dimostrò di avere assimilato quelle doti di coraggio ra non presupponeva né purezza d’intenti né, tanto
e resistenza che egli ammirava in Aury, un uomo che meno, correttezza di metodi. Aury non la concepiva
amava dire di sé: “Les événements pourront abattre in modo diverso, se non che, personalmente, prefe-
les plans que j’aurait construit, mais jamais mon cou- riva attaccare navi militari piuttosto che mercantili;
rage et mon espoir”. Per questo, lungi dal ridursi ad inoltre, a differenza di altri corsari, “il revait toujours
un semplice necrologio, il profilo tracciato nelle Me- républiques” e nutriva una sincera devozione per la
morie è una testimonianza di stima e affetto nei con- causa dell’indipendenza dell’America spagnola.
fronti di un amico indimenticabile: Ad avvalorare il ritratto di Codazzi sovviene il
il carteggio familiare di Aury, una dozzina di lettere
Quest’uomo dell’età di 40 anni, di mediocre statura, ben
complesso di larghe spalle con capelli neri e ciglia inarcate,
da cui affiorano i lineamenti d’una persona affettuo-
occhi neri, grandi basette e mustacchi, aveva un cuor dolce, sa e disponibile, desiderosa, proprio come il lughese,
sentimenti nobili ed elevati. Amava il bel sesso ma perciò non di ritrovarsi prima o poi con i congiunti per «spar-
perdeva di vista i fini che si proponeva per giungere ai quali tire con loro il frutto dei suoi travagli». Dalla cor-
non l’intimorivano disgrazie, avversità, pericoli, ostacoli di rispondenza emergono anche altre qualità, come la
qualsivoglia sorte, e sembrava che più questi si opponevano schiettezza, la generosità e l’ottimismo, non sempre
più persisteva nel vincerli e superarli. Era di gran coraggio e compatibili con la tortuosa realtà dei rapporti umani.
sangue freddo, amava i suoi soldati ed era famigliare cogli uf-
ficiali; poco dormiva e sempre passeggiando maturava i suoi Amaramente, si può dire che furono proprio queste
piani che erano parto delle sue idee. Ambiva di farsi un nome doti ad impedire al commodoro di ottenere giustizia
ed era disinteressato, e molto amava ricompensare. non solo dai suoi contemporanei ma anche dalla po-
sterità.
Le parole di Codazzi dipingono un corsaro sa- Ed è per questo che Aury fa parte della schiera
gace e generoso, radicalmente diverso dal pirata degli eroi erranti, quelle figure a grandezza variabile
stolido e dispotico descritto da altri testimoni; ciò che vagano ai confini della memoria, erranti da vivi,
nondimeno, inferirne che Aury avesse in spregio il erranti post mortem. Fra costoro rientra a più titoli
146 l’orizzonte in fuga

condo Persat, chi soffiava sul fuoco era niente meno


che il governo degli Stati Uniti, attraverso il governa-
tore civile dell’isola, lo sceriffo Hubbard.41 «Il partito
americano – riferisce il commandant – aveva deciso
di passare all’azione il 16 novembre e dal canto no-
stro eravamo pronti a a dar battaglia».42 Gli ameri-
cans disponevano di due cannoni di grosso calibro
che collocarono minacciosamente davanti ad una
delle fortificazioni difese dai patrioti, questi ultimi
agli ordini dello stesso Persat. Per nulla intimoriti,
gli uomini di Aury si lanciarono alla baionetta contro
gli attaccanti, che “prirent la fuite sans décharger leurs
deux canons ni même leurs fusils”. L’arroganza e la
fellonia degli americans esasperarono gli animi, ma
il commodoro seppe ricondurli alla calma: “Deja nos
vingt canons étaient pointés sur les maisons en bois
où ils s’étaient réfugies précipitamment, lorsque notre
président Aury m’envoya l’ordre de suspendre l’exter-
mination de ces misérables.” [I nostri venti cannoni
erano già puntati sulle case in legno dove si erano rifu-
giati in fretta e furia, allorché il nostro presidente Aury
mi fece recapitare l’ordine di sospendere lo sterminio
di quei miserabili].
Secondo Ferrari, le cose andarono diversamen-
te. La rivolta iniziò con il furto, da parte degli ameri-
cans, di tre sacchi di cartucce, seguito dall’immediato
arresto dei responsabili ad opera del reggino. In ri-
sposta, fu sparata una fucilata contro quest’ultimo,
il quale a sua volta comandò ai cannonieri di porsi
ai pezzi, facendoli caricare uno a mitraglia e l’altro a
palle. «Come videro che era risoluto a mitragliarli –
137. Schiavo ribelle (maroon o cimarrón), fine XVIII. sec. ricorda Ferrari – s’intimorirono gridando stop, stop,
cioè fermi, fermi, e benché di mal in cuore si ritira-
lo stesso Codazzi, in particolare per essere rimasto rono al loro alloggio». Ma l’incidente non finì lì. Gli
lealmente accanto al commodoro fino alla fine, ub- americans «non dubitarono di trarre alcune fucilate»
bidendo ai suoi ordini, portando a termine coraggio- contro i patrioti, ferendone uno. Allora, prosegue il
samente le missioni affidategli e da ultimo agendo da reggino, «feci battere incontamente la generale, e po-
suo esecutore testamentario. nendo tosto i miei uomini in battaglia, percorremmo
a passo di carica tutte le strade della città, contegno
Ma torniamo ad Amelia. L’arrivo degli ufficia- che mise a rispetto i rivoltosi, che fuggirono». Al pari
li britannici a bordo del brick Two Friends rinfor- di Ferrari, anche Codazzi divide la rivolta in due mo-
zò il partito degli americans. A seguito del mancato menti, ma ne propone una versione diversa da quella
ingaggio da parte di Aury, alcuni dei nuovi arrivati dell’amico:
proseguirono per l’isola Margarita (in mano al gene- Un dì [gli americans] si rivoluzionarono ed un canno-
rale patriota Juan Bautista Arismendi), mentre altri ne da 24 che imboccava una strada lo portarono sulla piazza
rimasero a Fernandina, unendosi al complotto ordi- volgendolo contro la porta del forte. A costoro noi non pote-
to dagli americans del colonnello Hirvin. Il piano di vamo opporre che due pezzi da sei. Nel frangente Aury fece
costoro consisteva nel sopraffare il bando di Aury, suonare la generale e portatosi in mezzo alla piazza... e solo
con un aiutante di campo si mischiò fra la folla degli Ameri-
composto da reduci napoleonici, mulatti e neri, e cani ed arditamente montato sul pezzo con un piede chiuse la
costringerli a sloggiare.40 Una volta impadronitisi lumiera e mostrando il suo petto indicò che ivi se non erano
dell’isola e della flottiglia del commodoro, avrebbero contenti dovevano ferire, ma non già inveire contro i suoi fra-
potuto ripescare lo schema di MacGregor, ripulen- telli d’armi.
dolo preliminarmente da ogni velleità patriottica. Se-

40 Si veda in particolare la citata Narrative of a Voyage to the te Pazos, il complotto fu organizzato da Ruggles Hubbard, che,
Spanish Main in the Ship “Two Friends”. Dapprima Rattenbury scoperto, venne accusato di tradimento, codardia e collusione
partecipò attivamente al complotto, poi, visti i tentennamenti di con gli spagnoli.
Irvine, il suo entusiasmo sbollì. 42 Ibid. La data fornita da Persat è erronea. L’ammutina-
41 Memoirs du Commandant Persat, op.cit. Secondo Vicen- mento ebbe luogo prima del 5 novembre.
il ratto di amelia 147

Colti di sorpresa dalla melodrammatica usci-


ta del commodoro, gli americans tornarono ai loro
quartieri. La notizia dell’incidente si diffuse rapi-
damente sulla terraferma, e non solo entro i confini
della Florida. Il “New York Daily Advertiser” la riferì
così:
A letter from Amelia dated 15th inst states that on the
Sunday evening preceding, there was a disturbance between the
withes and blacks, the latter got possession of the fort, and kept
it all the evening. The white sailors placed a 24 pounder before
the picquets, determined to bring the blacks to action, but befo-
re any thing very serious took place, the Governor quelled the
riot. The blacks are to be driven from the island [Una lettera
da Amelia in data 15 us riferisce che la domenica precedente,
in ore pomeridiane, ci fu una mischia fra bianchi e neri; que-
sti ultimi si impossessarono del forte e lo tennero fino a notte.
I marinai bianchi collocarono un pezzo da 24 davanti ai pic-
chetti, decisi a sfidare i neri, ma prima che la cosa degenerasse,
il Governatore placò la rissa. I neri devono essere allontanati
dall’isola]. 43

Al sole dei tropici, i veterani delle guerre napole-


oniche si colorano di nero, proprio come succedeva
nell’antichità a coloro che osavano penetrare nella
zona torrida; ma la tinteggiatura, in questo caso, è
razziale e politica anziché mitologica. Comunque sia,
lo scontro era appena all’inizio. Prosegue il nostro
eroe:
All’indomani un frequente passare vicino al forte degli
Americani armati e un affollarsi di questi al corpo di guardia
ove era il loro cannone e l’entrare nelle vicine case di uomi- 138. Leonard Parkinson, capitano dei Maroons, 1837.
ni armati c’indusse a credere che costoro tentassero l’ultimo
colpo... frattanto io puntavo un cannone da sei verso il grup-
po maggiore che era sulla piazza quando voltandomi vedo e dei suoi blacks. L’intento riposto degli ammutinati
che un cannoniere americano puntava un altro verso di me. «era di impadronirsi del forte e indurci a partire inal-
Al vederlo saltargli sopra, portargli via la miccia fu un punto berando essi la bandiera degli Stati Uniti e chiamare
solo, ed imposi talmente colla mia audacia che nessuno della poi le truppe di questi al possedimento dell’isola».
guardia sotto l’armi osò farmi fuoco sopra, ma non appena Non si trattava d’un piano concepito autonomamen-
avevo preso la miccia che le grida del compagno mi fanno te ma architettato a Washington, sulla base di «una
correre a lui, ed in un lampo coi suoi soldati ponemmo in brama del presidente degli Stati Uniti il quale temeva
batteria un cannone da 24 verso una casa che posta lateral-
mente al forte lo dominava ed era piena di Americani che che noi conquistassimo le Floride e che fossero per
coi fucili calati ci ordinarono d’arrendersi. La guardia doveva loro perdute.» Il 5 novembre, subito dopo la tentata
seguire l’istesso movimento ma ritenuta da un altro pezzo che ribellione, Aury promulgò la legge marziale ed è fuor
all’istante le puntammo sopra restava immobile. Non permet- di dubbio che Codazzi e Ferrari se ne compiacesse-
temmo che dimorassero tre minuti ai balconi ed alle finestre ro.44 Il corsaro annunciò tale misura con un proclama
minacciandoli di distrugger la casa. Il resto degli Americani che diceva:
ch’era sulla piazze e vicine case aspettava l’esito del forte, ma
veduto mancare il primo colpo non seppero ripiegare, perché Cittadini! Un orribile complotto ha tentato di distrug-
noi fieri del risultato forzammo la guardia a partire dal forte e gere sul nascere la nostra Repubblica. La discordia, sem-
ne restammo i soli padroni. Il generale coi suoi fedeli che at- pre pronta a servirsi delle sue arti insidiose, ci ha trascinati
traverso le palizzate e sopra i parapetti prendevamo dentro ci sull’orlo di una guerra civile; per fortuna, noi abbiamo con-
fecero maggio coraggio di modo che fatti forti per il numero servato il rispetto per la libertà e per la causa che difendiamo.
e per la posizione si domandò e si ordinò che la piazza fosse Abbiamo scoperto le segrete macchinazioni di un governo
al momento sgombra altrimenti li avremmo tutti mitragliati. dispotico e ci siamo salvati dalla rovina, in cui la perfidia spa-
Perciò si allontanarono in un istante... gnola voleva affondarci (...) Cittadini! Noi siamo repubblica-
ni per principio; abbiamo speso le nostre fortune e arrischiato
Come Persat, anche Codazzi si dice convinto le nostre vite per la più gloriosa delle cause. Siamo venuti qui
che all’origine della sedizione non vi fosse unicamen- per piantare l’albero della libertà, creare libere istituzioni e
combattere la tirannia della Spagna, che opprime l’America
te lo scontento degli americans nei confronti di Aury

43 Apparsa inizialmente sul foglio di New York, la notizia 44 “Nile’s Register”, 22 nov. 1817, “Proclamation issued by

venne ripresa dalla “Albany Gazette”, dalla quale è stata estratta. commodore Aury, Nov, 5th 1817”.
148 l’orizzonte in fuga

139. Proclama di Aury con l’annuncio dei risultati elettorali, 27 nov. 1817.

ed è nemica dei diritti dell’uomo. Noi siamo sempre disposti so, il proclama non avrebbe potuto se non rallegrarli.
ad inchinarci ai principi del repubblicanesimo, ma altrettanto In esso, infatti, veniva riconosciuta per la prima volta
decisi a non accettare i dettami di una fazione. Quando l’ar- la loro apparteneza alla schiera dei combattenti per
dore della passione sarà scemato, quando la pace pubblica
e la quiete saranno restaurate, noi vedremo con il più vivo la libertà dei popoli. Finalmente veniva offerto loro
piacere lo stabilimento di un governo provvisorio confacen- ciò che avevano perseguito vanamente nel Vecchio
te all’interesse comune, e al progresso della nostra gloriosa Mondo: una causa in cui credere e per la quale bat-
causa. tersi (oltre alle condizioni per farlo). Questo salto
qualitativo comportava il riscatto dalla mediocrità e
Aury non allude affatto alle più che probabi- dall’anonimato e, di conserva, un maggior grado di
li trame statunitensi. Per contro, guardandosi dallo partecipazione agli eventi. Ora, infatti, disponevano
scoprire le carte, attribuisce la responsabilità della di coscienza storica, un livello di consapevolezza mai
cospirazione alla Spagna: ciò, evidentemente, allo raggiunto prima (non da Codazzi, almeno). Nono-
scopo di evitare le imprevedibili conseguenze di una stante tutto, nessuno dei due da segno di ricordare
denuncia non ponderata alla luce degli sfavorevoli ciò che avvenne a pochi giorni dall’apparizione del
rapporti di forza. Oltre ad esasperare la conflittualità proclama, allo scadere dei termini della legge marzia-
esistente, il commodoro, svelando la macchinazione, le: niente meno che il concepimento di una repubbli-
avrebbe disorientato e inasprito i suoi stessi uomini. ca. Il 16 novembre Aury li convocò ad un’adunata di
Costoro avevano degli eventi una nozione schema- ufficiali per esaminare la proposta di indire elezioni
tica e faziosa, per cui, in quel momento di tensione, popolari onde scegliere quei rappresentanti che, ri-
divulgare informazioni che ne avrebbero infiamma- uniti in assemblea, avrebbero nominato il governo
to gli animi sarebbe stato imprudente. Smascherare provvisorio della Repubblica delle Floride. Trovato
pubblicamente l’intrigo avrebbe potuto rivelarsi con- l’accordo, venne pubblicato d’immediato il bando
troproducente anche in un’altro senso. Parlassero in elettorale:
inglese o spagnolo, in italiano o francese, le parti in
gioco erano portatrici degli stessi ideali di libertà, Mercoledì 19 pv, gli abitanti dell’Isola Amelia sono con-
giustizia e solidarietà ed erano accomunate dalla me- vocati allo scopo di eleggere i rappresentanti incaricati di for-
desima nobiltà d’animo: se ne fosse stata svelata la mare il governo provvisorio, il quale rimarrà al potere fintan-
to non sia redatta la costituzione dello stato ad opera di una
meschinità, che ne sarebbe stato della causa repub- convenzione legalmente istituita, composta dai delegati del
blicana, dell’América Libre e delle speranze dei sud- popolo delle Floride, libero e indipendente dal re di Spagna,
diti delle monarchie europee? nonché dai suoi eredi e successori. Avranno diritto a votare
Per quel che concerne i nostri eroi, anch’essi par- tutti i liberi abitanti domiciliati sull’isola da almeno 15 giorni,
zialmente ignari dei risvolti degli avvenimenti in cor- ma prima di poterlo fare dovranno prestare il seguente giura-
il ratto di amelia 149

140. Mappa spagnola dell’Isola Amelia (Amalia), ca. 1810.

mento: “Giuro che nei limiti delle mie possibilità appoggerò ‘confederazione del Sud’, ciò nondimeno si sarebbe
sinceramente e fedelmente la causa della Repubblica delle conformato alla volontà popolare anche nel caso in
Floride contro i suoi nemici. Rinuncio ad ogni promessa di cui la maggioranza avesse deciso il passaggio di Ame-
lealtà verso quegli stati che non si battano attivamente per
l’emancipazione dell’America spagnola, e che Dio mi aiuti”. lia alla ‘confederazione del Nord’. Tutto, meno sot-
Nessun ufficiale militare, ufficiale irregolare o soldato in ser- tostare a un regime che ignorava i diritti dell’uomo.
vizio attivo, sarà autorizzato a votare, tuttavia potrà essere Nella prospettiva delle preannunciate elezioni,
eletto come Rappresentante. Ci saranno nove Rappresentan- le due alternative sul tappeto erano diverse sul piano
ti. Ogni votante dovrà consegnare per iscritto i nomi dei suoi ideologico e politico-amministrativo, mentre erano
nove preferiti ai funzionari appositamente incaricati (...) I sostanzialmente simili in quanto a risvolti utilitaristi-
seggi saranno aperti il giorno 19 da mezzogiorno al tramonto ci. Il programma degli accoliti di Irwin assecondava
e il giorno 20 dall’alba al tramonto.45
sì la strategia espansionistica di Washington, ma allo
La clausola secondo cui ai votanti era fatto ob- stesso tempo non trascurava, anzi, dava la prece-
bligo di rinunciare alla fedeltà nei confronti di quei denza al vantaggio economico degli americans e dei
paesi che non avessero reso pubblica l’adesione alla residenti di Fernandina (lucro rappresentato sia dal
causa dell’indipendenza, era intesa a scongiurare ul- monopolio dei traffici legali e illegali dell’isola che
teriori macchinazioni da parte dei residenti america- dalla ricompensa per la cessione di Amelia agli Stati
ni di Fernandina. Costituendo la maggioranza della Uniti). Irwin caldeggiava altresì l’espulsione dei colo-
popolazione (il cui numero totale era calcolabile in red e degli stranieri – cioè, la totalità del contingente
decine più che in centinaia di anime), costoro avreb- di terra e di mare di Aury –, una misura che avrebbe
bero potuto approfittare delle elezioni per legalizzare beneficiato i planters della regione in termini di sicu-
lo schema alla base del fallito complotto: costituire un rezza.46 La rivoluzione di Haiti (l’ex-colonia francese
governo filo-statunitense spalleggiato dagli americans di Sainte-Domingue) aveva provocato l’esodo for-
in armi per poi consegnare la Florida a Washington. zato dall’isola dei proprietari terrieri bianchi, molti
Ma Aury sapeva che a bloccare tale piano non sareb- dei quali si erano trapiantati negli stati meridionali
be bastato un escamotage, e la clausola in questione
altro non era che questo. Da buon giacobino, il com-
modoro confidava nella democrazia rappresentativa, 45 Le ordinanze elettorali e i successivi proclami apparvero

ed era deciso a rispettare e a far rispettare il risultato sia in inglese che in spagnolo. Per i testi in inglese cfr. F.T. Davis,
elettorale. Desiderava ardentemente che la Florida “MacGregor’s Invasion of Florida, 1817”, Florida Historical Quar-
terly, VII, 1928. Per la versione spagnola, si veda G. Antei, Los
diventasse una repubblica indipendente in seno alla Héroes Errantes, op.cit.
150 l’orizzonte in fuga

141. J.M. Vien, Trionfo della Repubblica, 1793, dis.

dell’Unione e nella Florida settentrionale. Le pian- commodoro e dei suoi uomini la libertà e la fortuna si
tagioni dipendevano dalla produttività degli schiavi fondevano in una sola aspirazione: “the pursue of hap-
e questa, a sua volta, dalla loro docilità. Se gli ameri- piness”. Se per un verso Amelia era il luogo deputato
cans avessero ripulito Amelia dai ribelli neri di Aury al compimento un progetto politico d’avanguardia,
– un ‘focolaio d’infezione’ reso ancor più virulento allo stesso tempo essa rappresentava un’occasione,
dai ‘microbi giacobini’46 – i planters del circondario una felice opportunità. Aury, Hirwin, gli americans, i
avrebbero ripagato lautamente il favore.47 (La rico- colored, i legionari europei, gli abitanti di Fernandi-
noscenza di costoro sarebbe stata ben più grande se na... tutti loro avevano in comune l’idea della libertà
gli americans, scavalcando le restrizioni legali varate come emancipazione dallo stato di necessità.
dal congresso statunitense nel 1807, avessero intro- Sul piano politico, Aury era convinto che l’in-
dotto schiavi oltre il confine della Georgia). sediamento di una repubblica patriottica in Florida
Votato alla causa rivoluzionaria, il programma non potesse non riscuotere il plauso di tutti i veri
di Aury perseguiva il riscatto repubblicano delle ex- amici del Sud America. “The influence of the emanci-
colonie spagnole; una meta che, si badi bene, non pation of the Floridas on that of Mexico, New Grana-
escludeva la ricerca del profitto. Nella mentalità del da, Venezuela, Buenos Ayres, Chile, and Peru – aveva

46 Il “Savannah Republican” li definì “brigands who had intesa a favorire il passaggio della Florida settentrionale agli Stati
participated in the horrors of St. Domingo”. Come s’è già detto, Uniti. Della Northern Division non faceva parte l’isola Amelia,
l’egualitarismo fu uno dei fattori che minarono i piani di Aury. che le autorità coloniali intendevano conservare in proprio per
Riferenndosi alla promiscuità razziale degli uomini del commo- l’alto interesse militare e commerciale. Fernandina era un porto
doro, il “Baltimore Patriot” tuonò: “Yes! Seated at the same table, franco da cui transitavano il contrabbando e il traffico negriero
eating the same food, drinking from the same cup and wearing the diretti verso gli stati del Deep South (Georgia e Carolina) e la
same insignias!”. Si ricordi che Codazzi faceva parte del gruppo. stessa Northern Division. In termini economici era sicuramente
Cfr. J. Landers, Atlantic Creoles in the Age of Revolutions, Cam- il punto più importante dell’intera Florida Orientale: per questo
bridge, Ma., 2010, pp. 98-138 la Spagna intendeva difenderlo (o eventualmente venderlo) men-
47 La situazione della Florida nord-orientale, regione ap- tre gli Stati Uniti volevano appropriarsene (anche comprandolo).
partenente alla corona spagnola, era piuttosto complessa. Per La creazione di una ‘repubblica corsara’ ad Amelia non poteva
evitare che si perpetuasse lo stato di anarchia in cui era immer- piacere se non ai corsari stessi o a quei patrioti che consideravano
sa da anni, gli abitanti ottennerro dal governatore spagnolo di la guerra corsara uno strumento decisivo per la vittoria finale.
erigersi in una specie di repubblica indipendente – chiamata Cfr. F. Lawrence Osley, G.A. Smith, Filibusters and Expansio-
Northern Division of East Florida – appartenente alla Spagna. nists, Tuscaloosa, 1997, pp. 118-140.
48 Lettera di P. Gual a W. Thornton, 23 luglio 1817. Cfr.
In realtà, poiché la popolazione locale era composta quasi esclu-
sivamente da anglofoni, è probabile che tale ‘secessione’ fosse Jane Landers, Atlantic Creoles... op.cit.
il ratto di amelia 151

scritto Gual nel luglio precedente – is of more magni-


tude than it is generally imagined, even by the best in-
formed”, e il commodoro non ne dubitava.48 Svoltesi
le elezioni e contati i voti, il partito di Aury ottenne la
maggioranza (cinque rappresentanti contro quattro).
I rappresentanti si riunirono il primo dicembre e co-
stituirono un comitato di tre membri allo scopo di di-
segnare l’assetto costituzionale e amministrativo del
governo provvisorio della repubblica. Nel corso del-
la settimana successiva, il comitato elaborò un primo
progetto basato sui seguenti punti: lo stato si sarebbe
retto su tre poteri, esecutivo, legislativo e giudiziario;
le forze militari sarebbero dipese sempre e comun-
que dalle autorità civili; il potere esecutivo sarebbe
stato affidato ad un governatore, appoggiato da un
consiglio di tre membri e assistito da un luogotenente
(con diritto di voto limitato); si sarebbero creati tre
segretariati, esteri, tesoro e guerra; il sistema parla-
mentare sarebbe stato unicamerale (per ovvie ragioni
numeriche); l’autorità giudiziaria sarebbe stata a ca-
rico di una corte suprema composta da quattro mem-
bri, ivi compreso un procuratore generale.49
La bozza di costituzione venne integrata da un
complesso di “Reglas Fundamentales para un Gobier-
no Democrático y Republicano”. Queste stabilivano
che il governatore avrebbe avuto diritto di veto sulle
decisioni dell’assemblea, potendo a sua volta essere
ricusato dai due terzi di essa; l’assemblea, i cui mem-
bri avrebbero goduto di immunità da ogni persecu- 142. Barbi-Marbois (da), Ercole incarna l’Unione, 1784, inc.
zione «per le opinioni espresse e le dottrine professa-
te» nell’ambito dell’attività legislativa, avrebbe avuto
la facoltà di destituire il capo dell’esecutivo. Due contribuirono a migliorare la pessima reputazione
articoli garantivano la libertà di stampa e la liber- che Aury e il suo “set of desperate and bloody dogs”
tà di coscienza. Gli articoli riguardanti il governo avevano negli Stati Uniti. Sebbene William Thornton
provvisorio sarebbero rimasti in forza fino al mo- si sforzasse di contrastare i pregiudizi e la maldicen-
mento in cui la carta costituzionale non fosse stata za affermando che i legionari erano «uomini corag-
«adottata da una Convenzione legalmente convo- giosi, intraprendenti, intelligenti e onesti, votati alla
cata e composta dai Delegati della maggioranza dei causa della libertà», molti insistevano nel giudicarli
Distretti delle due Floride». briganti dediti agli imbrogli e al ladrocinio.51 «Da
Nel presentare il documento all’assemblea dei lontano non si può capire appieno in che cosa con-
rappresentanti, i membri del comitato (composto sista l’emancipazione della Florida – scrive un ricco
da Pedro Gual, Vicente Pazos e John Murden) sot- planter di St. Marys nel novembre del 1817 –, o cosa
tolinearono che nella formulazione delle regole si significhino i progressi di questa giovane repubblica
erano attenuti strettamente ai «principi dei Liberi in fatto di civiltà». Riguardo al governo in via di for-
Governi», uniformandosi in particolare alla forma mazione, era chiaro che i patrioti s’ispiravano alla ri-
e ai contenuti della costituzione degli Stati Uniti. voluzione francese, tant’è che stavano riunendo una
Nei giorni successivi venne creata una Legislatura convenzione simile a quella d’infausta memoria. “We
Provvisoria e vide la luce il “Telégrafo de las Flo- espect daily to see a guillotine erected in Fernandina
ridas”, gazzetta sulla quale vennero pubblicati gli – conclude lo scrivente – and some Mexican chief
atti legislativi ed altre informazioni «interessanti e holding up the reeking head of an American citizen,
importanti per la felicità del popolo».50 eclaiming: Behold the head of a traitor!”.52
Il presidente Monroe e il suo gabinetto condi-
I progressi della Repubblica delle Floride non videvano appieno il punto di vista dei detrattori di

49 “Report of the Committee Appointed to frame the plan of 50 Cfr. C.H. Bowman Jr., “Vicente Pazos and the Amelia

provisional Government for the Republic of Floridas”, in Horst island affair, 1817” in “The Florida Historical Quarterly”, 53, 3,
Dippel (ed.), Constitutions of the World from the late 18th Cen- 1975. Del “Telégrafo de las Floridas” uscirono solo tre numeri.
51 Ibid.
tury to the Middle of the 19th Century, Munchen, 2006, pp. 303-
52 Lettera apparsa sulla “Columbian Museum and Savannah
306. Cfr. Tulio Arends, La República de las Floridas, 1817-1818,
Caracas, 1986, passim. Daily Gazette”, 1 dicembre 1817.
152 l’orizzonte in fuga

143. “Non siamo sudditi di nessun re”, stampa popolare ottocentesca.

Aury. Per l’Amministrazione il commodoro e i suoi godendo della copertuna di un governo riconosciuto
“party-colored associates” erano privi di qualsivoglia (dagli Stati Uniti), i titoli da lui accampati erano in-
legittimità ed erano quindi da considerarsi dei ban- sussistenti. Di conseguenza, l’occupazione dell’isola
diti. Tale conclusione discendeva da una logica argo- Amelia era doppiamente illegale: primo, perché non
mentativa resa indiscutibile dalla forza erculea dell’U- essendo autorizzato da un governo costituito, il com-
nione: visto che al presidente Monroe l’esistenza di modoro non poteva appropriarsi dell’isola; secondo,
una Repubblica del Messico non risultava, l’autorità perché le azioni corsare svolte dalle sue navi consiste-
da essa conferita al commodoro doveva ritenersi non vano in atti di pirateria.54 Per quanto ipocrita, questo
valida.53 Orbene, in mancanza d’una patente di corsa ragionamento rende comprensibile perché l’ammini-
in regola (“aknowledged commission”), i corsari erano strazione statunitense avesse espresso ripetutamente
assimilati a pirati, e poco importava che sventolasse- il proposito di cacciare da Amelia la masnada di pre-
ro una bandiera repubblicana e si battessero spalla a datori che ne aveva preso possesso... masnada della
spalla con i patrioti. Aury non faceva eccezione: non quale facevano parte anche Codazzi e Ferrari.

53 Nella sua emblematicità, l’affair Amelia induce a ri- prospettiva della storia degli Stati Uniti, la figura di Ercole po-
flettere sul vero significato della neutralità degli Stati Uniti nei trebbe esprimere un altro significato: la forza dell’Unione come
confronti della rivoluzione dell’America ispana. La simpatia po- strumento di espansionismo. La figura in questa pagina (v. fig.
polare per la causa della libertà deve essere esaminata alla luce 143) conduce in una direzione analoga: i marinai dell’Unione,
del pragmatismo nordamericano, ovvero, alla luce di elementi orgoglio della Repubblica, irradiano ovunque il messaggio di li-
quali lo schiavismo, la libertà di commercio, l’espansionismo bertà del loro Paese... ma non per altruismo.
territoriale e l’ideologia del “manifest destiny”. A proposito dei 54 Non si può dire che Aury andasse per il sottile, ma è pur

metodi imperiosi impiegati verso la Repubblica delle Floride, si vero che le regole della guerra corsara erano molto elastiche. Ol-
veda l’immagine riprodotta nella pagina anteriore (v. fig. 142): un tre ai navigli spagnoli, assaltava anche quelli francesi (la Francia
Ercole giovane e nerboruto si leva a difesa di un ponte decorato era alleata della Spagna) e di altre nazionalità, sempre e quando
da tredici stemmi. L’immagine, risalente al 1784, si deve a Barbi- trasportassero merci di proprietà spagnola. In quanto suddito
Marbois e venne adottata dagli Stati Uniti per raffigurare allego- francese, Aury, in Francia, era considerato un traditore, per cui,
ricamente il principio fondatore “e pluribus unum” (i tredici stati se catturato, sarebbe stato impiccato. Negli Stati Uniti era accu-
dell’Unione raggruppati in un tutt’uno invincibile). Vista nella sato di pirateria, per cui avrebbe fatto la stessa fine.
il ratto di amelia 153

144. Bandiera di Louis Aury (Marina delle Provincias Unidas de Buenoa Ayres y Chile), 1818.

Il 12 novembre, appellandosi ad un “Secret Act” sario consegnò ad Aury «un decreto della Repubbli-
del 1811 che lo autorizzava ad espellere con la forza ca degli Stati Uniti». Diceva il documento che «il re
qualsiasi potenza straniera che tentasse di occupare di Spagna avea venduto le Floride al Governo degli
la Florida spagnola, il presidente Monroe ordinò di Stati Uniti, e le avea vendute in un’epoca avanti che
procedere alla presa di Amelia e all’espulsione dei se- noi le occupassimo».56 Di fatto, il giorno seguente
dicenti patrioti: l’isola venne invasa dalle truppe da sbarco statuni-
tensi. Passato il primo momento di sconforto, prose-
Il Presidente, convinto che gli individui che s’impadro-
nirono tempo addietro dell’isola Amelia, lo fecero senza la
gue Ferrari, il commodoro gli disse: «Stiamo di buon
sanzione di nessuna delle colonie spagnole, o di nessun go- animo, caro Ferrari... consoliamoci che l’America è
verno in qualche modo costituito, e animati da scopi non grande, e molti Stati sono in piena rivoluzione, non
amichevoli e incompatibili con gli interessi degli Stati Uniti, mancherà terreno per noi». Codazzi ricostruisce l’oc-
ha deciso di sopprimere detto insediamento e di prendere cupazione americana in dettaglio:
temporaneamente possesso dell’isola.55
Apprendemmo che in vicinanza dell’isola veleggiava
L’ordine di Monroe venne eseguito il 25 dicem- una flotta degli Stati Uniti e che da Santa Maria [St. Marys]
venivano delle forze numerose... onde impadronirsi dell’isola
bre 1817. «In sull’alba col canocchiale scorsi molti e di tutta la Florida. Difatti non tardò molto in presentarsi un
legni diretti alla nostra volta —ricorda Ferrari— [per colonnello parlamentario esponendo che il Presidente degli
cui] feci suonare tosto a raccolta, rammentando ai Stati Uniti autorizzato dal Senato spediva un’armata onde
cannonieri e soldati il debito loro di sostenere l’o- prendere possesso delle Floride cedute dal re di Spagna agli
nore dell’arme e la difesa della Repubblica, facendo Stati dell’Unione in compenso dei danni che avevano i suoi
loro rinnovare il giuramento». Dopo che ebbe fatto popoli sofferto nell’ultima guerra, e perciò il trattato essendo
tirare un colpo a salve, «ecco il bastimento ammira- stato stato segnato a Madrid prima che le forze mexicane la
occupassero così dovessimo cedere Amelia. Non valse che
glio inalberare la bandiera degli Stati Uniti», cosa che Aury il chiedere copia del trattato che gli fu negata... Con-
dapprima non persuase il reggino. Ma fu costretto a venne dunque lasciar entrare la flotta e sbarcare le truppe.
prenderne atto un paio d’ore dopo, quando un emis-
Ad onta dell’ottimismo di Aury, che come sap-
piamo non smetteva mai di sognare repubbliche, «il
55 Cfr. “Nile’s Register”, Baltimora, 24 gennaio 1818 dispiacere era grande in tutti noi nel vedere di essere
56 Gli Stati Uniti avevano avviato da tempo trattative con obbligati a cedere ciò che avevamo conquistato e ve-
la Spagna, ma queste si conclusero solo nel 1822, a cinque anni rificarsi il proverbio della ragione del più forte». Se si
dalla presa di Amelia. L’ambasciatore spagnolo a Washington, fosse risaputo che la cessione del re di Spagna addotta
Pedro de Onís, reclamò ripetutamente la restituzione dell’isola,
ma Quincy Adams continuò a fare orecchie da mercante. Non si
dagli americani era fittizia, lo scontento del lughese e
può scartare che a spargere la voce della cessione fosse lo stesso dei suoi compagni si sarebbe tramutato in sdegno. A
commodoro, per giustificare la resa dell’isola di fronte ai suoi detta di Persat, l’evacuazione di Amelia fu decisa non
uomini. in virtù del buon diritto dei ‘confederati del Nord’
154 l’orizzonte in fuga

ma appunto sulla base di un sopruso. Ad un certo zione pel mare del Nord – scrive – passammo il Tro-
punto, scrive il commandant, “les Américains, levant pico del Cancro dando la caccia a varii bastimenti ne-
la masque, vinrent nous signifier d’évacuer Amélia” mici, co’ quali avemmo alcuni scontri, e fatti d’arme,
e siccome le loro forze erano troppo superiori per e sempre con vittoria della nostra bandiera, per la
tentare un’onorevole resistenza, fu gioco forza rasse- quale combattevamo con tutto l’animo, intenti solo
gnarsi. Comunque sia, l’avvertimento consegnato ad a vincere o perire». Mentre la penna di Codazzi tra-
Aury dal «colonnello parlamentario» non si dilunga- sforma il saccheggio della campagna cubana in una
va a spiegare le ragioni della presa di posizione del bravata goliardica, Ferrari presenta gli abbordaggi di
governo degli Stati Uniti, limitandosi a dire: navi mercantili come valorosi fatti d’arme, combattu-
ti e vinti con genuino spirito patriottico (ci si crede-
Sir: we have received orders from our government to take
possession of Amelia Island, and to occupy the port of Fernan-
rebbe se non precisasse «mandammo le robe prese...
dina with part of our force, which will be moved over as soon alla Giamaica», dove potevano essere smerciate). Il
as it will be convenient for your troops to evacuate it... Should reggino descrive in dettaglio uno di tali fatti d’arme:
you, contrary to the expectations of the President of the United
States, refuse to give us peaceable possession of the island, the Un giorno verso le 3 pomeridiane la sentinella di gabbia
consequence of resistance must rest with you [Signore, abbia- diede segno dell’appressarsi di una nave. Il generale la rico-
mo ricevuto dal nostro governo l’ordine di prendere possesso nobbe per nemica, sì che fu grande la gioja di tutti d’avere a
dell’isola Amelia e di occupare il porto di Fernandina con par- combattere gli Spagnuoli. Quel legno faceva opera di tenersi
te delle nostre forze, che entreranno in azione non appena le al largo e noi forzando le vele di accostarvici. E ci accostam-
vostre truppe avranno modo di evacuarlo... Se contrariamente mo in fatti a due tiri di cannone traendo una cannonata a
alle attese del Presidente degli Stati Uniti, rifiuterete di con- polvere, e inalberando la bandiera spagnuola a disegno d’in-
segnarci pacificamente l’isola, le conseguenze della resistenza gannarlo. Ma non cadeva nell’agguato il nemico sì che ci fu
ricadranno su di voi].57 forza ajutarci viepiù di vela, e trarre una cannonata a palla
perché quel bastimento si ponesse di traverso. Venuti qua-
si a contatto, il generale col portavoce chiese in castigliano
Lasciata l’isola alla fine di febbraio, la squadra che naviglio fosse quello, e fu risposto la “Concezione”. Di
corsara si diresse a Charleston, per poi mettersi in rimando fu chiesto che fosse il nostro; e il generale rispose:
caccia lungo la corrente del Golfo, fra la Georgia e “il Cacciatore di guerra spagnuolo.” Lo credette il capitano
l’arcipelago delle Bahamas. In tal modo, Codazzi e nemico, e contento pose a richiesta del generale il suo pali-
Ferrari, che fino a quel momento avevano fatto parte schermo in mare per venire al nostro bordo con tutte le sue
delle truppe di terra, furono battezzati a fuoco come carte del carico, dell’equipaggio e de’ passaggeri. Noi tutti
eravamo intanto sotto l’armi, ognuno al suo posto, e in gran-
combattenti di mare. Di questa conversione, non si de silenzio. Appena il capitano ebbe posto piede nel nostro
parla apertamente nelle Memorie; tuttavia, il lughese, legno, il generale fece levare la bandiera spagnuola, inalbe-
nel riferire un episodio che evoca le usanze dei buca- rare la messicana, e tirare un colpo di cannone. Allora noi
nieri, da prova dell’avvenuto passaggio: levammo un solo grido: “Evviva l’America libera!”... Quella
presa fu una vera provvidenza alle nostre necessità, perocché
Queste reliquie dell’annichilita repubblica mexicana trovammo su quel bastimento tutto il ben di Dio... il valsente
[della Florida] veleggiavano però allegramente verso l’isola di tutto arrivò ad un milione.
di Cuba, ove sbarcati... c’inoltrammo per una marcia di un dì
in una grande prateria ove facemmo provvista di molti bovi,
galline, zucchero e banane e tutto tratto al mare imbarcammo Mentre incrociavano a caccia di prede nelle ac-
meno i bovi che sulla spiaggia istessa furono messi in pezzi que delle Indie Occidentali, Codazzi e Ferrari rice-
salati e riempiti i vuoti barili.58 vettero una doppia iniziazione: da una parte, vennero
incorporati a tutti gli effetti nei ranghi dell’América
Indi, «contenti di essersi in parte ben provveduti Libre; dall’altra, fu schiuso loro l’accesso alla leggen-
alla barba del nemico», si diressero verso le Lucaie daria Filibusta. Con il susseguirsi degli arrembaggi,
(Bahamas). Ferrari ha degli eventi di quelle settimane al gusto repubblicano si fu mescolando il sapore
un ricordo un po’ diverso: «Dopo un mese di naviga- d’avventura, con il suo caratteristico retrogusto d’o-
ro. I mari americani erano vasti, l’insurrezione delle

57 British and Foreign States Papers, V, op.cit. Per l’intero


le isole cfr. A. Exquemelin, Buccaneers of America (1678). Non
carteggio relativo alla presa di Amelia, ivi compresi i comunicati si può scartare la possibilità che fra le prede rientrasse qualche
del presidente Monroe al Congresso, si rimanda a Message from fanciulla locale; anzi, si potrebbe avanzare l’ipotesi che la «sposa
the President..., op.cit. precaria» di Codazzi, della quale si parlerà più avanti, provenisse
58 Sull’usanza dei bucanieri di saccheggiare il bestiame del- proprio da una razzia in quel di Cuba.
il ratto di amelia 155

145. Omaggio del Nile’s Weekly Register ai patrioti sudamericani, 1817.


146. Flora e fauna della regione amazzonica, litogr., prima metà dell’Ottocento.
stretta è la soglia

Oltre che conoscenze ed esperienza, l’attività co- intensificandone la vista. Dotato fin dall’adolescenza
rografica presuppone altresì una particolare sensibilità, di una peculiare curiosità geografica – un’ansia tutta
vale a dire, una comprensione non superficiale dello sua di «poter solcare i più lontani mari, vedere le più
spazio. Codazzi disponeva di una straordinaria ricet- remote regioni» – rinvenne nell’esperienza odepori-
tività: stabiliva con i luoghi una consonanza a più li- ca una fonte di appagamento personale (oltre che di
velli, da quello cartografico a quello archeologico, da conoscenza e autodisciplina). Come il “caminante” di
quello etnografico a quello economico. Lo sviluppo di Antonio Machado, apprese presto che “se hace cami-
questa facoltà iniziò inavvertitamente, o quasi, duran- no al andar”, assimilando la lezione così bene che dif-
te l’attraversamento in solitario di una delle regioni ficilmente sbagliava direzione. Non erano infrequenti
più impervie e sconosciute della Nuova Granada. Risa- i momenti in cui i suoi compagni di viaggio – persone
lire il fiume Atrato, addentrarsi nella selva primigenia invariabilmente esperte in materia geografica – non
del Chocó, conoscerne gli abitanti e le risorse... tutto avevano idea di dove si trovassero. Se egli non li aves-
questo diede luogo a una forma più lucida e inquisitiva se orientati si sarebbero persi inesorabilmente: «Né
di curiosità, gettando le premesse della sua futura car- i miei figli [suoi accompagnatori abituali] né Ponce
riera scientifica; senza trascurare che si recò nel Chocó [l’allievo prediletto] – annotò Codazzi nel 1857 du-
per ragioni militari, nel corso di una “misión secreta de rante la penultima spedizione – riuscirebbero mai a
mucha consecuencia”, una missione così avventurosa trovare il cammino».
da sembrare a momenti inventata. Forse vi era in questo sesto senso un che di inna-
to – Ancízar lo definì “natural comprensión topográfi-
Coloro che accompagnarono Codazzi nei viaggi ca” – , nulla però di trascendente. L’abbiamo defini-
di esplorazione poterono comprovare che era dotato to ‘sovrumano’ non perchè divino o magico, bensì
di una virtù più unica che rara, che potremmo de- perché umanamente eccezionale. Forse il destino gli
finire ‘intuizione dello spazio’: una facoltà che tra- dette una mano, ma se il lughese giunse a disporre
scendeva il senso d’orientamento del topografo e la d’una facoltà del genere, fu superando un difficile ti-
capacità di osservazione del geografo per sfociare rocinio fatto di “trials and errors.” Non solo. Guada-
in una percezione ‘sovrumana’ dei luoghi. Manuel gnò la meta reprimendo un’altra attitudine a lui cara,
Ancízar, che gli fu accanto durante le prime spedi- la propensione fabulatoria, un gusto che coltivò per
zioni neogranadine (1850-1851), si riferì a tale virtù i primi trentadue anni di vita. Ottenne il ‘dono dello
in una lettera al lughese: “Conozco el privilegiado gol- spazio’ ripudiando l’inventiva: un patto faustiano che
pe de vista de Usted [Codazzi] para descubrir y fijar non mancò di tormentarlo (ogniqualvolta l’assalì il
lo que otros no alcanzan” [riconosco che lei dispone dubbio che la razionalità e il rigore non ripagassero i
d’un colpo d’occhio privilegiato, che le consente di sacrifici). In quanto al menzionato tirocinio, se da un
scoprire e localizzare ciò che altri non vedono.] In lato lo indirizzò verso le scienze della terra, dall’altro
Codazzi, la ricettività del viaggiatore, il fiuto dell’e- gli fece toccare con mano il rapporto spazio-tempo,
sploratore e la meticolosità del misuratore si sovrap- quel nesso che occuperà il centro della sua visione
ponevano come altrettante lenti, qualificandone e del mondo.
158 l’orizzonte in fuga

verso l’adeguamento del pianeta ai bisogni umani:


e chi altri, se non un geografo intuitivo e sapiente,
sarebbe stato in grado di discernere nel continuum
del reale i luoghi più adatti al conseguimento della
felicità?
Ma un obiettivo del genere eccedeva i limiti del-
la geografia per sconfinare in un ambito scientifico
quasi indefinibile nella sua complessità. In effetti, si
trattava di descrivere accuratamente ogni porzione
del territorio (nella fattispecie venezuelano o neo-
granadino) dal punto di vista fisico e antropico, di
rappresentarla cartograficamente ed infine ricom-
porla in un quadro unitario che desse ragione della
fisionomia e delle possibilità di sviluppo dell’intera
nazione (o ‘repubblica’, come avrebbe detto Codaz-
zi). Quei pochi che fino ad allora si erano prefissi tra-
guardi simili non avevano demarcato teoricamente il
loro intento (per altro mai raggiunto), per cui non si
poteva far conto né su esempi né su indicazioni epi-
stemologiche. Tuttavia, esisteva un rimando illustre.
Nel primo libro della Geografia, Tolomeo si era rife-
rito alla necessità di rappresentare cartograficamente
non solo l’oikoumene, ovvero la totalità del mondo
abitato, ma anche le diverse parti per separato; ciò
mediante una scienza apposita:
La Corografia... dividendo i luoghi particolari, gli espo-
ne separatamente, & ciascuno secondo se stesso; et insieme
descrive tutte quasi le cose, ancorche minime, le quali in quel-
147. Frontespizio della Geografia di Tolomeo, 1597. le parti, o in quei luoghi, che ella descrive, son contenuti, sì
come sono i porti, le ville, i popoli, i rami, che escono dai
primi fiumi, & l’altre cose simili a queste. Là ove proprio del-
Intuire lo spazio equivaleva anche nel caso di la Geografia è di mostrar tutta in uno, & continua la Terra
Codazzi a ‘saper vedere’; in lui, tuttavia, questa fa- cognita.2
coltà, lungi dal ridursi al “sçavoir de l’oeil” formula-
to da Nicholas Poussin, consisteva in una dote ben Il fine della Corografia, prosegue l’Alessandri-
più comprensiva, entro la quale rientrava appunto la no, era di «rappresentare una sola parte, come chi
capacità di proiettare lo spazio sull’asse del tempo, imitasse o dipingesse un’orecchia sola, o un occhio»,
collegando l’esistente al potenziale, il presente al fu- quello della Geografia, per contro, quello di «consi-
turo.1 Di fatto, giunto a maturità, il nostro eroe im- derare il tutto in universale». Compito del corografo
parò ad inquadrare la geografia con lo sguardo della era il raffigurare le parti in rapporto all’insieme, alla
storia, a interpretarla quale spazialità umana ancor maniera dei pittori:
più che dimensione fisica: una visuale che lo portò a
privilegiare la società nei confronti della natura. Ben- In tutte queste figure o imagini, che noi ci proponiamo a
ritrarre, o rappresentare, [conviene] primieramente accomo-
ché quest’ultima meritasse profondo rispetto, i suoi dare & disporre le prime o principali lor parti, & che sieno
interessi erano rivolti all’uomo, che egli, in un’ottica debitamente situate, & con misure, & proportioni, che soffi-
più positivistica che romantica, considerava il vero cientemente corrispondano alla lontananza della vista, per-
artefice del mondo. Ai suoi occhi, la geografia riflet- ché, o intera, & tutta, o particolare che ella sia, possa tutta
teva uno stato di cose provvisorio, destinato a cam- sensibilmente comprendersi (...)3
biare per superiori ragioni storiche. Da persona laica,
pragmatica e progressista qual’era, Codazzi, insom- Recuperato dalla cultura umanistica, il termine
ma, ammirava le opere del creato in quanto sotto- ‘corografia’ passò a designare un tipo di descrizio-
messe alla volontà e all’azione dell’uomo. La scoper- ne scritta concernente in particolare gli aspetti sto-
ta e la misura dello spazio costituivano i primi passi rici e antiquari di un determinato territorio. I pri-

1 André Felibien Des Avaux, Entretiens sur les vies et sur connoissance dont il seroit à souhaiter que ceux qui se meslent de
les ouvrages des plus excellents peintres, Parigi, 1688, II, p. 343 donner leur jugement fussent bien instruits.”
2 Cfr. Claudio Tolomeo, La geografia di Claudio Tolomeo
Fra la visuale del pittore e quella del topografo vi sono indubbie
similitudini. Dice Nicolás Poussin: “Ce que je nomme le Prospect Alessandrino nuovamente tradotta di Greco in Italiano da Girola-
est un office de raison qui dépend de trois choses, sçavoir de l’oeil, mo Ruscelli, Venezia, 1561, p. 1
3 Ivi.
du rayon visuel, & de la distance de l’oeil à l’objet: & c’est de cette
stretta è la soglia 159

mi approcci corografici a paesi del Nuovo Mondo


si produssero fra la seconda metà del Settecento e
l’inizio dell’Ottocento, e fu attraverso di essi che la
parola ‘corografia’ transitò in Venezuela e nella Nuo-
va Granada, appunto per definire l’impresa affidata
a Codazzi. Tuttavia, il significato cui questi la piegò
ha poco a che vedere con le precedenti accezioni. In
proposito, è esemplare il caso della Corografia Bra-
zilica ou Relação Histórica e Geográfica do Reino do
Brasil, apparsa nel 1817 a Rio de Janeiro. L’autore, il
presbitero Manuel Aires de Casal, si attenne al meto-
do dei corografi del Rinascimento, ovvero, compilò
e riprodusse acriticamente notizie e descrizioni pre-
esistenti. Così, parlando degli indios, ripetè informa-
zioni risalenti ad una relazione del 1571, il cui autore
non era mai stato in Brasile.
L’abisso che divide Aires de Casal da Codazzi è
il medesimo esistente fra un’enciclopedia medievale
e un trattato scientifico-sperimentale. Fra la pubbli-
cazione dell’opera del presbitero e quella del lughese
passarono poco più di vent’anni, ma vent’anni du-
rante i quali il concetto di corografia subì, ad opera
del secondo, una trasformazione radicale. Invero,
per merito di Codazzi, il campo semantico delimitato
da Tolomeo e dai geografi successivi si dilatò e si ap-
profondì fino ad includere il passato, il presente e il
futuro di una provincia, di una regione, di un intero
paese. Il lughese reiventò la corografia: grazie alla sua
‘sovrumana’ intuizione dello spazio, alle conoscenze
scientifiche e alla fiducia nel primato dell’uomo, la
elevò a prassi e teoria del benessere sociale.4
Ciò non vuol dire che il suo lavoro corografi-
148. Frontespizio della Corografia Brazilica, 1817.
co, nella parte applicativa, avesse sempre successo.
Quando elaborò lo schema della Colonia Tovar si
avvalse di criteri squisitamente scientifici: esplorò, nuovi arrivati; ciò per non parlare delle infrastruttu-
osservò, individuò, comparò, prospettò, ecc. Eppure re necessarie ad un insediamento produttivo, quali le
il progetto non andò a buon fine, ovvero, non diven- vie di comunicazione, anch’esse a carico del governo.
ne l’elemento di traino di un programma immigra- Ma la Colonia Tovar era un’impresa sostanzialmente
torio su grande scala; anzi, dimostrò l’inadeguatezza privata e lo stato, che pure l’aveva favorita, non dette
di piani simili ai fini del progresso del Venezuela. tutto l’appoggio richiesto. D’altro canto, gli immi-
Codazzi si accorse presto dei limiti insormontabili grati europei non erano in grado di trasformarsi in
dell’impresa e ne capì l’origine. Lo sforzo richiesto pionieri del Tropico: la loro idea della Terra Promes-
per domare la natura equinoziale non era alla porta- sa si avvicinava di più ad una mitica Schlaraffenland
ta dell’uomo, o non lo era in seno al progetto da lui che non ad una valle selvatica in attesa di sudore e
ideato. La messa a frutto di zone montane boscose (le sacrifici. Codazzi sbagliò e fece ammenda. Si lasciò
uniche climaticamente adatte ai coloni europei) im- trascinare dall’ottimismo – una tendenza che, come
plicava in via preliminare un immane lavoro di disbo- una febbre intermittente, l’assalì e riassalì fino a tarda
scamento e scasso che non poteva essere lasciato ai età – ma, ravvedutosi, non si sottrasse alle proprie

4 Rispetto al termine ‘corografia’, un raffronto interessante


ciano Montenegro de Colon...” Codazzi “por sus ojos vio y por sus
può essere stabilito fra l’accezione codazziana e quella attribu- pies anduvo”, mentre Zuccagni-Orlandini fu un diligente compi-
itale da Zuccagni-Orlandini, la cui Corografia apparve contem- latore che nel corso di un decennio raccolse e vagliò una massa
poraneamente al Resúmen de la Geografía de Venezuela (cfr. A. considerevole di libri e documenti, elaborando un quadro della
Zuccagni-Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell’Ita- penisola abbastanza aggiornato. Sottopose a revisione anche la
lia e delle sue isole, Firenze, 1845) Nell’“Advertencia” preposta cartografia, ma sempre sulla base dell’esistente. Tuttavia, sia Co-
a quest’ultimo si legge: “La geografía física es toda obra del autor dazzi che Zuccagni-Orlandini furono consapevoli che il lavoro
[Codazzi]... En la geografía política [Codazzi] se ha ausiliado con corografico era un modo di ‘far patria’: per il primo la corografia
las obras de Humboldt y Depons, para lo antiguo; con la de Balbi, era un fattore di progresso, per il secondo una modalità di sen-
para la etnografía, y con los documentos oficiales, para la organisa- sibilizzazione patriottica (tant’è che nel Prologo scrisse: «Giova
cion actual. En la geografía descriptiva de las provincias [Codazzi] ora sperare che i connazionali di animo cortese ai quali è cara la
solo ha consultado para los hechos históricos la obra del señor Feli- patria, non vorranno negarci benignità ed indulgenza.»).
160 l’orizzonte in fuga

149. Theodorus de Bry, Americae Pars IV, 1594.

responsabilità umane e ‘corografiche’. Così facendo, mondo esterno fin dall’adolescenza. «Il mondo è
non solo salvò la Colonia Tovar dall’estinzione, ma grande, ma dentro di noi è profondo come il mare»,
dette prova di una capacità di analisi e d’un senso ha scritto R.M. Rilke, un’aforisma che nella nostra
critico e autocritico degni d’un grande savant.5 prospettiva può risultare illuminante. Il fatto che lo
spazio, per Codazzi, rappresentasse una dimensione
Nel 1820, mentre risaliva la corrente del fiume problematica può spiegarsi facilmente con la diffi-
Atrato addentrandosi sempre più nella Nuova Gra- coltà obbiettiva dell’individuo di trovare la propria
nada, Agostino Codazzi penetrò in uno degli scenari strada; tuttavia, nel suo caso, intervengono altresì
privilegiati delle sue avventure, o meglio, nel teatro tensioni e conflitti del tutto soggettivi. In tal senso,
stesso della sua storia. Scenario e teatro sono metafo- non sarebbe strano se l’inquietudine in esame fosse
re frequenti nelle Memorie, nel cui ambito rimanda- da collegarsi alle caratteristiche dell’orizzonte geo-
no all’orizzonte dell’azione; metafore che, al di là del grafico dei suoi anni giovanili.
loro facile significato incidentale, rendono manifesta Come si è accennato altrove, la Bassa romagno-
l’importanza che l’immagine simbolica dello spazio la – così chiamata a ragion veduta – ha un aspetto
rivestì all’interno del linguaggio e del pensiero del piatto e continuo. La mancanza di rilievi fa sì che la
nostro eroe molto prima che la corografia occupasse visuale non riesca a spaziare, potendone derivare una
il centro della sua attività scientifica. Alla loro origi- sensazione di oppressione. A differenza di ciò che
ne non vi è un movente puramente espressivo, bensì avviene in alto mare, dove l’orizzonte vuoto provo-
il complesso rapporto che il lughese intrattenne col ca smarrimento (l’horror vacui dei naviganti d’altri

5 Nel caso del progetto agricolo del Serraglio, Codazzi non tropicali ancora vergini, Codazzi si era illuso che il il progresso di
dette prova d’un uguale senso critico. Neppure l’idea della Co- una nazione come il Venezuela e il benessere di una comunità di
lonia Tovar era immune da venature utopistiche, ma l’esperienza contadini tedeschi potessero armonizzare fra di loro e con l’inte-
e le conoscenze accumulate in quasi vent’anni di permanenza in resse pecuniario di un gruppo di investitori. In seguito si dovette
Venezuela fecero sì che nell’arco di qualche mese il lughese sco- convincere che lo sviluppo delle repubbliche sudamericane era
prisse i punti deboli dell’impresa. Incapace di prevedere i pro- inseparabile dall’immigrazione interna e da una politica avvedu-
blemi derivanti dall’insediamento di coloni nord-europei in zone ta di distribuzione della terra.
stretta è la soglia 161

150. Tavola comparativa delle montagne e dei fiumi, 1836.

tempi), il panorama della Romandiola può generare affonda le radici in questa contraddizione di fondo,
un senso di chiusura. Uno scenario del genere per- con essa si spiega sia l’affanno di rinchiudere la su-
mette di capire perché il giovane Codazzi, sensibile e perficie terrestre entro griglie geometriche che l’ansia
suggestionabile, cercasse il modo per allontanarsi da reciproca e opposta di inoltrarsi in distese sconfinate.
contrade che, sebbene amate, erano anguste ai suoi Ad appianare almeno in parte questa antitesi fu
occhi. Nelle Memorie questo impulso alla fuga viene il lavoro corografico, che di fatto gli consentì di disci-
descritto come un’ «inclinazione irresistibile» che lo plinare e mettere a frutto i propri impulsi. A sua vol-
«trascinava a viaggiare», a sognare di «poter solcare ta, l’impegno scientifico – inteso come responsabilità
i più lontani mari, vedere le più remote regioni e le sociale oltre che attività intellettuale – provocò in lui
molteplici e grandi opere della natura da un’estremi- un aggiustamento esistenziale che lo rese più schivo
tà all’altra di questa terra». e malinconico (una piega percepita chiaramente dai
Parafrasando l’autore delle Duineser Elegien – suoi compagni di viaggio). Stabilendo punti astrono-
già invocato altrove nelle pagine di questo libro – si mici e calcolando distanze, il lughese non solo imbri-
potrebbe dire che Codazzi, non potendo soddisfare gliò lo spazio fisico piegandolo al metro dell’uomo,
da subito tale inclinazione, andò immergendosi nel- ma si raccolse su se stesso... come già gli era accaduto
le proprie profondità, imparando a vivere lo spazio da giovinetto. Metaforicamente, la misura del mon-
come dimensione immaginaria. Ma i vagabondaggi do gli permise di ritrovare il cammino di casa: non
virtuali non ne sedarono la spinta a viaggiare real- più Lugo, non più Massa Lombarda bensì un luogo
mente «da un’estremità all’altra di questa terra», se nel contempo chiuso e schiuso nei pressi della linea
mai la rafforzarono. Ciò non vuol dire che, messosi equinoziale. Codazzi amava l’intimità della vita do-
davvero in cammino, il ricordo della pianura della mestica, il tepore del focolare, i patios fioriti: ad essi
sua infanzia l’abbandonasse. Al contrario, la dialet- tornava anno dopo anno al termine di ogni spedizio-
tica dell’aperto e del chiuso – dell’essere libero e ne, trattenendosi a volte per settimane, a volte per
dell’essere incatenato – continuò a condizionarlo sot- mesi. L’ambiente familiare giunse a rappresentare in
to diverse forme per tutta la vita. Da un lato essa lo seno alla sua personale cosmografia l’unità corografi-
spinse a prendere incessantemente il largo verso oriz- ca minima, la vera patria nel contesto della sua storia,
zonti lontani («gli spazi che amiamo – osserva Bache- un punto fermo a fronte della sua perpetua mobilità.
lard – non vogliono rimanere al chiuso»); dall’altro, Il nostro eroe imparò a misurare lo spazio mi-
lo costrinse a tornare senza sosta ai luoghi amati. La surandosi dapprima con se stesso, un apprendistato
problematicità del rapporto di Codazzi con lo spazio avviato seriamente nella selva del Chocó nel 1820.
162 l’orizzonte in fuga

151. Viaggiatore europeo risale un fiume amazzonico, 1829, litogr.

Risalendo l’Atrato, si desume dalle Memorie, assimilò to nel Chocó con gli schiavi, passato ai nativi per via
molteplici insegnamenti: nozioni di geografia, di sto- coitale ed ereditato dai sambos (meticci nati da negri
ria naturale, antropologia, medicina, cultura materia- e indios e viceversa); una piaga che allignava nelle
le e alimentazione, architettura tropicale, tecniche di rochelas, quegli agglomerati sottratti al potere civile
navigazione fluviale e sfruttamento aurifero e, non da e religioso spagnolo ove gli schiavi ribelli, in compa-
ultimo, lezioni di vita. Altre cose gli sfuggirono. gnia degli indigeni, si davano a una vita “holgazana,
A destra e a sinistra del fiume si stendeva un de amancebamientos, juegos, pendencias, bebezones, y
territorio «quasi tutto inondato e coperto di gran- otras varias inquietudes perniciosas propias de negros
di e folte selve serrato fra due Cordigliere», roven- y de indios”.8
te, piovoso e malsano, un vero “país del demonio”: Il lughese non entra nel merito di queste scostu-
«Questo clima è così diabolico che nessuno può matezze, invece rileva la sopportazione e lo sforzo
sortirne senza febbri quotidiane o terzane, putride dei vogatori indigeni: «La lor pazienza in queste dif-
o pestilenziali, vomito nero, lebbra, ostruzioni di ficili navigazioni è sorprendente ed è maggiormente
fegato, colpi di sole, Epian che fa cadere a pezzi le da considerarsi la fatica continua di questi uomini nel
membra incancrenite». Come facesse Codazzi a non maneggiare le loro palanche, onde spingere avanti le
contrarre la malaria è un mistero (ne fu vittima in pirocche». Nessun rematore bianco avrebbe resistito
seguito); in quanto all’Epian, per salvarsene era suf- ad un travaglio del genere, «molto più se si consi-
ficiente mantenersi casti o quanto meno tenersi alla dera il poco nutrimento che prendono nelle lunghe
larga da indios, negri e sambos, anche se si diceva che giornate». Pur tuttavia, erano abili «solo nella navi-
la malattia, purulenta come il vaiolo, poteva essere gazione del fiume e niente più.» In quanto ai negri,
trasmessa dalle mosche.7 Le Memorie sorvolano, ma servivano da domestici «nelle varie abitazioni poste
si sapeva che il morbo, di origine africana, era arriva- lungo le rive dei fiumi», oltre a lavorare nell’estrazio-
ne dell’oro. Infatti erano gli unici «capaci di resistere
alle grandi fatiche, alle acque continue, al clima per-
7
verso e putrido di queste contrade», i soli che potes-
Cfr. F. Swediaur, Traité complet sur les symptomes, les sero sopportare tutto ciò «senza verun danno».
effets, la nature et le traitment des maladies syphilitiques, Paris,
1801, II, p. 384 e ss. Che dire dei bianchi? «Se deboli sono gli Indiani
8 Cfr. O. Jiménez, El Chocó, un paraíso del demonio: Nóvita, naturali di questi paesi al segno d’essere incapaci a
Citará y El Baudó siglo XVIII, Medellín, 2004, pp. 43 e ss. Sul lavorare nelle miniere, ognuno può immaginarsi cosa
fenomeno del cimarronismo esiste un’ampia bibliografia. possano essere i creoli americani qui stabiliti». Erano
stretta è la soglia 163

152. Schiava nera incatenata, 1825, litogr.

accecati dal bagliore dell’oro, incuranti per questo certo il più vistoso della regione sia dal punto di vi-
della guerra che il cielo e la terra avevano dichiarato sta umano che economico –, o meglio, non la chiama
loro: «L’ingordigia sola dell’oro li ha tratti dall’inte- per nome. Dice che il lavoro domestico e l’estrazione
rior delle terre e dai posti di mare per venire quivi a dell’oro era incombenza dei neri, che essi dipende-
condurre una vita delle più miserabili che si possa vano da ‘capi’ (sicuramente liberti ‘di tutti i colori’)
immaginare». Bastava guardarli: «Il loro giallastro e che le miniere appartenevano ai bianchi, ma non li
colore e le grandi pancie che hanno indicano chiara- definisce schiavi.
mente che le febbri, le idropisie, le ostruzioni non li Fin dall’epoca coloniale, il tipo razziale “negro”
abbandonano giammai». Quel che si dice un castigo rientrava nella categoria sociale “esclavo”, tant’è vero
di Dio: «Uomini e donne sono sempre ammalati ed i che i due termini erano intercambiabili. Nel rappor-
questo infelice stato poco possono curare i loro inte- to sullo stato del Nuevo Reino de Granada, stilato
ressi e bisogna che si affidino il più delle volte ai capi nel 1789, il vicerè-arcivescovo Caballero y Gongora
dei negri per il lavoro delle miniere». parla quasi sempre di “negros”, premurandosi tut-
Nel 1820 la composizione etnica del Chocó tavia di chiarire l’equivalenza e rimarcando che gli
comprendeva indios, neri, gente “de todos los co- schiavi – troppo pochi dal suo punto di vista – costi-
lores’ e bianchi. Gli individui “de todos los colores” tuivano “un jénero de primera necesidad”.9 Theodore
(meticci frutto dell’incrocio indio-nero-bianco in Mollien, che visitò la regione nel 1823, ovvero, tre
tutte le varianti) costituivano il gruppo dei “libres”, anni dopo il lughese, scrive: “La couleur noire domine
e nella scala sociale venivano dopo i creoli americani dans le Choco. Presque tous les nègres sont esclaves, et
(discendenti di spagnoli). Seguivano gli indios, che, travaillent aux mines”.10
benché umiliati e spossessati, godevano in teoria di Codazzi, non potè non rendersene conto: per-
qualche diritto. Da ultimo venivano i “negros”, ov- ché, allora, non entrò nel merito della questione? Si
vero, gli schiavi, che costituivano la porzione mag- potrebbe rispondere che benché desiderasse impres-
giore della popolazione. Organizzati in cuadrillas di sionare i lettori con racconti e ricostruzioni, ciò che
una trentina di individui, su di loro ricadeva l’intero, maggiormente intendeva comunicare era la visione
sfiancante processo estrattivo. Curiosamente, Codaz- delle «molteplici e grandi opere della natura»; un in-
zi non si riferisce al fenomeno della schiavitù – di tento lodevole, destinato agli sviluppi che sappiamo,

9 A. Caballero y Góngora, “Relación del estado del Nuevo 10 C.T. Mollien, Voyage dans la Republique de Colombie en

Reino de Granada que hace el Arzobispo Obispo de Córdova a su 1823, Paris, 1824. II, p. 128 e ss. Osserva Mollien: “Le nombre
sucesor el Exmo. Sr. Don Francisco Gil y Lemus, Año de 1789”, in des mulàtres est peu considérables; ils consituent ici la classe patri-
Relaciones de los virreyes del Nuevo Reino de Granada ahora Esta- cienne. Ils sont presque tous propriétaires de mines”. Secondo Joa-
dosUnidos de Venezuela, Estados Unidos de Colombia y Ecuador, quín Acosta i proprietari delle miniere erano bianchi e vivevano
New York, 1869, p. 260 e passim. in città dell’interno come Bogotá, Cali, ecc.ecc.
164 l’orizzonte in fuga

153. Mappa del basso corso dell’Atrato e regione del Darién, XVIII sec.

ma che sul momento lo indusse a tralasciare fenome- ghi, ritoccò i paesaggi, chiamò in causa personaggi
ni d’altro tipo. Vi è poi da dire che la vocazione dello improbabili, in breve, inventò scenari e frangenti.13
scopritore, alimentata dal gusto del nuovo, lo portò a Ciò non solo per porre in risalto se stesso ma anche
dilungarsi sugli aspetti esotici a scapito di realtà più per compiacere il pubblico e, non da ultimo, per con-
sostanziali (d’altronde, nella prospettiva del suo pub- vogliare il flusso d’una realtà storica iniqua nell’al-
blico, l’esotismo era molto più appagante di qualsiasi veo d’una ideale, o piuttosto, immaginaria equità (le
nozionismo). Last not least, non bisogna dimenticare pagine dedicate alle gesta apocrife del commodoro
che per i destinatari delle Memorie, così come per Aury, l’insistenza sull’infamia dei suoi nemici, tendo-
l’arcivescovo Caballero y Góngora, la parola ‘ne- no appunto a raddrizzare i torti fatti a costui dalla
gro’ rimandava a ‘schiavo’. Codazzi, insomma, dette storia).
per scontata un’equazione che altri viaggiatori più o Nel 1825, risvegliatosi malamente dal sogno bu-
meno coevi commentarono ampiamente. colico del Serraglio, Codazzi cercò riparo nella sfera
non meno onirica dei suoi ricordi. In effetti, anziché
Interi capitoli delle Memorie si leggono come riscattarli nella loro modesta integrità, li plasmò fitti-
un romanzo, una sensazione non immotivata... visto ziamente, ricavandone un racconto di viaggi, avven-
che in più d’un caso le vicende riferite sono frutto ture e imprese epiche del quale si eresse a protagoni-
di fantasia. Delle tre linee argomentali che s’intrec- sta. Così facendo assurse ad eroe dell’América Libre.
ciano nel testo – autobiografica, storica e geografica Con il tempo scoprirà una verità cara al Galileo di
–, la più esposta alle contraffazioni è ovviamente la Bertolt Brecht, ovvero, quant’è felice quel mondo
prima. Tuttavia, pur di suscitare lo sbigottimento e che non ha bisogno di eroi, ma per il momento non
l’ammirazione dei lettori, il nostro eroe non esitò a aveva altro di che nutrirsi e di che alimentare il pro-
manomettere anche le altre due: spostò date e luo- prio pubblico. Pur di presentarsi in veste di campio-

13 L’esame dell’Estado de Servicio del nostro eroe, relativo parole corrette: “Augustin [Agustín] Codazzi, nado [nacido] en
al periodo 1817-1821, da adito al sospetto d’una contraffazio- Lugo, Ciudá [ciudad] de Italia Provincia de Romagna, de annos
ne. L’incongruenza linguistica e contenutistica del documento è [años] 28, muciaccio [muchacho, ma doveva dire soltero].” È vero
tale che difficilmente potrebbe essere stato rilasciato dall’Esta- che a Providencia-Santa Catalina, la base navale di Louis Aury,
do Mayor della Stazion [sic] di Santa Catalina. L’elenco delle si parlava una specie di lingua franca, ma questo non vale per i
“Axciones Campales” [sic], ben 14 nel giro di 15 mesi, è del tutto documenti legali, che, fra l’altro, venivano compilati utilizzando
inverosimile. La missione a Buenos Aires è fittizia, gli assedi di moduli a stampa. Insomma, il linguaggio dell’Estado de Servicio
Cartagena e Santa Marta dubbiosi... Si veda il seguente profilo è un tale guazzabuglio d’italiano e spagnolo che fa pensare alla
ove in corsivo appaiono gli strafalcioni e fra parentesi quadre le mano di Codazzi.
stretta è la soglia 165

154. O. Roth, Humboldt e Bonpland, 1870, inc.

ne dell’indipendenza americana, non esitò a sfidare questo caso siamo al cospetto di una frattura men-
l’evidenza dei fatti e a costruire un nuovo corso stori- tale, o piuttosto, di un riassetto cerebrale: come se
co; non solo, ma abbozzò un’inedita realtà etnografi- l’emisfero intuitivo-olistico del nostro eroe fosse
ca, popolando luoghi immaginari di tribù altrettanto stato riassorbito da quello logico-razionale; come se
fantasiose (basti pensare al suo soggiorno fra i Mo- l’interesse corografico, vieppiù dominante, avesse as-
squitos). Lo fece con una tale disinvoltura che pochi servito e riadattato le spinte creative.
dubitarono della sua veracità. Invero, ancora oggi Comunque sia, il viaggio attraverso il Chocó è
viene contato fra i próceres (o personaggi di spicco) autentico e le inesattezze in quanto a date e circostan-
della lotta indipendentista e molti credono che fosse ze non ne inficiano l’interesse. Codazzi risalì davvero
in confidenza con il Libertador. Biografi seri e bene l’Atrato e portò realmente a termine un’importante
informati – in primo luogo Schumacher, che ebbe missione militare (che, di fatto, gli fruttò la promo-
modo di consultare lettere e documenti poi dispersi zione a tenente colonnello). Per quel che riguarda la
– fecero eco alle sue mirabolanti imprese, aggiungen- geografia, l’ambiente naturale, gli aspetti etnografici
dovi episodi desunti dai ricordi dei congiunti (come e sociali, la progressione e le modalità del viaggio,
per esempio il nostro eroe a cavalcioni d’un canno- ecc., i suoi ragguagli sono fedeli e particolareggiati.
ne che sfida il fuoco nemico gridando: “Ici, foutu, en Nel redigerli, il lughese si avvalse non solo dei propri
attendant la mort!”). Ciò che sorprende, non è che ricordi e di possibili appunti di viaggio ma anche di
Codazzi avesse voluto romanzare ad uso personale e fonti bibliografiche diverse, ivi comprese le opere di
dei lettori ricordi altrimenti poco curiosi, ma che da Humboldt e di Mollien. Inutile dire che tali rimandi
un momento all’altro rinunciasse alla vena fantastica (per altro mai dichiarati) arricchiscono la narrazione
(già riscontrabile nella citata lettera al padre) per im- con osservazioni al di fuori della sua portata.14 Hum-
mergersi nel reale; stupisce che la sua straordinaria boldt era ritenuto a ragione il massimo conoscitore
carriera scientifica sbocciasse da un terreno intriso dell’America tropicale, ragione per cui la lettura dei
di illusioni ed invenzioni. Sappiamo che la fisica e la suoi scritti costituí un vademecum o un termine di
poesia non sono antitetiche, che l’immaginazione e riscontro per quei viaggiatori che ne seguirono le
il ricordo si ricollegano alla ricerca empirica, ma in orme. Giunto a Cartagena de Indias nel marzo del

14 denza, si chiamò Repubblica della Nuova Granada.


Il Chocó è una regione ancora in parte selvatica della Co-
15 A. von Humboldt, Essai politique sur le royaume de la
lombia settentrionale che si affaccia sull’Oceano Pacifico, com-
presa fra la catena montuosa di Baudó e la Cordigliera Orientale Nouvelle-Espagne, I, Paris, 1811. Alcuni dei documenti raccolti
delle Ande. È solcata dal fiume Atrato, a volte detto Darién. In dal barone rimasero inediti mentre altri andarono smarriti. Du-
epoca tardo-coloniale, quando Humboldt e Bonpland visitaro- rante l’esplorazione del 1853 Codazzi si servì di una descrizione-
no l’attuale Colombia, questa, assieme al Venezuela, l’Ecuador e del Chocó a suo tempo appartenuta a Humboldt (cfr. Schuma-
Panamá, costituiva il Nuevo Reino de Granada. Dopo l’Indipen- cher, op.cit.).
166 l’orizzonte in fuga

1801, il savant si trattenne nel Nuevo Reino de Gra- prima di Codazzi, menziona la schiavitù, limitandosi
nada per pochi mesi e non ebbe modo di esplorare anch’egli a parlare di “nègres”. Ma a differenza del
il Chocó.15 Ciò nonotante, raccolse una messe im- lughese, egli si riferisce alla vita religiosa:
portante di dati, che riprodusse e analizzò in uno dei Le curé [del Pueblo de la Cruz] est un mulatre qui ne
suoi primi saggi. Fra i suoi appunti di viaggio, figura- pratique pas plus qu’eux [i parrocchiani negri o meticci] les
no considerazioni sulla schiavitù che consentono di devoirs de la bienseance et de l’humanité. Guidé uniquement
par l’intéret, ils se constitue marchand, vend à ses paroissiens
inquadrare ciò che il lughese vide e trascurò: toute sortie de vivres, de viandes salées, qu’il leur fait payer
un quart en sus de ce que les vendent les autres marchands, et
Nel Chocó, ogni negro sposato che lavora lavando oro,
une grande quantité d’eau-de-vie de cannes à sucre... L’or qu’il
riceve settimanalmente 4 o 5 chili di mais e 16 platani [Musa
possède feroit la fortune de plusieurs familles, et il ne l’emploie
Acum.]. Questi disgraziati non starebbero in piedi se la natu-
que dans l’intime conviction de le doubler ou tripler [Il parroco
ra selvaggia, erma e boscosa non fosse ricca di porci selvatici
è un mulatto che pratica ancor meno dei suoi parrocchiani i
(...) Ai fini dello sfruttamento minerario, la schiavitù è chia-
doveri di bontà e di umanità. Guidato unicamente dall’inte-
ramente controproducente. In molte miniere, i capoccia [ma-
resse, s’è trasformato in mercante, vende ai fedeli ogni sorta di
yordomos] comprano agli schiavi più polvere d’oro di quanta
viveri, carni salate, che egli fa pagare ad un prezzo d’un quarto
questi ne estraggano per i padroni, ciò perché gli schiavi, nel
superiore a quello degli altri mercanti, acquavite di canna da
giorno e mezzo di riposo concesso loro lavorano di più che
zucchero (...) L’oro ch’egli possiede farebbe la fortuna di molte
nei restanti cinque e mezzo (...) Ridotti ad uno stato miserabi-
famiglie, ma egli lo impiega unicamente al fine di raddoppiarlo
le, questi negri, pur di migliorare un po’, cercano miniere d’o-
o triplicarlo].17
ro come i cani cercano i tartufi (...) Ci sono esempi di schiavi
neri che con le miniere scoperte non solo si sono pagati la
libertà, ma hanno comprato a loro volta decine di schiavi.16 Non per niente il Chocó era noto come “el país
del Diablo”! Mentre Codazzi si addentrava nella sel-
Le annotazioni di Humboldt si riferiscono ad va tropicale, solo con se stesso, misurando le proprie
una situazione anteriore di vent’anni al viaggio del forze e figurandosi il racconto che avrebbe tratto da
nostro eroe, tuttavia nel frattempo le cose non erano quel viaggio, i suoi occhi rincorrevano le cose della
cambiate. Al contrario, “pour comble de malheur”, nel natura decisi a registrarle e inventariarle. Il suo spi-
1816 varie località del Chocó erano state devastate rito di osservazione si andò acuendo, il rapporto con
dai patrioti indipendentisti, che non avevano lascia- lo spazio approfondendo. Lasciata Zitara (o Citará)
to agli sfortunati abitanti “que les yeux pour pleurer.” diretto a Nóvita, seguendo il corso del fiume Quibdó
Neanche Jullien Mellet, che visitò la regione poco (o Quito), giunse alla Bodega de San Pablo:

16 Il testo completo delle annotazioni di Humboldt rela- - En el Chocó no florecerá la minería mientras no se desarrolle
tive all’estrazione dell’oro e al lavoro degli schiavi è il seguen- el cultivo de la tierra y la cría de animales en esos valles tan
te: “Allí todos están encaprichados con la búsqueda de oro, y excelentes, fértiles e indescriptiblemente húmedos. También la
consecuentemente, como en las provincias de Antioquia y Po- esclavitud es claramente contraproducente para la minería. En
payán, el cultivo de la tierra está totalmente desatendido. La muchas minas los mayordomos compran más polvo de oro a los
carestía del maíz, de la carne... no resulta por exceso (baratura esclavos del que éstos recogen para sus amos, porque los esclavos,
del oro) sino debido a la escasez de los productos y a la dificultad en el 1 ½ día que se les concede, obtienen mas oro que (pereza
para introducirlos desde Popayán, e incluso desde la provincia de esclavo) en 5 ½ días de trabajo obligado. Con hombres libres,
de Antioquia. En el Chocó (Nóvita, Tadó) una libra de carne dándole al trabajador cierto porcentaje, el Chocó podría producir
de res normalmente vale 2 reales. Carne de cerdo, 1 real. Una de 3 a 4 veces más oro que hasta ahora. A eso hay que añadir el
colada de maíz que tiene 6 almudes, cuesta de 4 a 5 pesos. En el desconocimiento para transportar agua, para entresacar, lava...
Chocó, a un negro casado que trabaja lavando oro en las minas, Los negros, no solo los nacidos aquí, sino también los traídos
semanalmente se le entrega 1 almud de maíz y 16 plátanos. Esos de la costa africana, quienes nunca antes han visto lavar oro,
infelices negros no podrían mantenerse si en esa naturaleza sal- aquí son los (admirados) directores de la explotación minera.
vaje, boscosa y abandonada, no existiese gran cantidad de cerdos Estos negros, para mejorar un tanto su estado miserable, buscan
salvajes. De ahí la importancia de los perros, y también porque minas de oro como los perros a la trufas. Cada negro conoce de 4
el tigre, a pesar de ser pequeño, de todos modos es muy ágil y a 5 puntos en los que recoge por su propia cuenta. Si ese sitio es
frecuentemente agresivo. Un perro cuesta allí de 8 a 10 pesos, productivo, el esclavo se lo vende al señor y así, como en Alema-
y eso el más ordinario. El tigre y el caimán están ávidos de la nia los mineros particulares empiezan toda explotación minera;
carne de perro, lo mismo que el gato de la de ratón. Aquí siem- asimismo, aquí cada mina grande de aluvión tiene que agradecer
bran el maíz según antiguas costumbres, de manera totalmente su origen a los negros. Pero también hay ejemplos de esclavos
a la loca. Sin aflojar la tierra, esperpean puñados de maíz entre negros que por medio de minas encontradas por ellos mismos no
los arbustos. Cuando la planta adquiere un desarrollo de 6 a 8 sólo han comprado su libertad, sino que inclusive han obtenido
pulgadas, tumban los arbustos, por lo cual muchos tallos de maíz de 60 a 70 esclavos.” Cfr. A. von Humboldt, Extractos de sus
son aplastados. Se cree que secándose el follaje y pudriéndose diarios preparados y traducidos por la Academia Colombiana de
abona más la planta... Pero el poco maíz que aquí se siembra es Ciencias Exactas, Físicas y Naturales, BLAA-Bibl. Dig. Andina;
arrastrado, en su mayor parte, por las crecientes de los ríos San A. von Humboldt, Reise auf dem Rio Magdalena, Berlin, 1986;
Juan, Calima y Tamaná. En esas épocas, las palmas de taparo, Michael Zeuske, “Alexander von Humboldt y la comparación
chontaduro y palma de mil-pesos son un gran consuelo para el de las esclavitudes en las Américas”, HiN, VI, 11, 2005
17
pueblo pobre, página 259, especialmente la primera de las nom- Jullien Mellet, Voyages dans l’intérieur de l’Amérique
bradas, así como el tipo crexo (?) Bacao. En Citará (porque el Méridionale, à l’intérieur de la côte ferme, et aux îles de Cuba et
transporte es muy raro y difícil) los alimentos de primera ne- de la Jamaïque, depuis 1808 jusqu’en 1819, III, Paris, 1824, p.
cesidad son muy caros. 1 libra de carne de res cuesta 3 reales. 222 e ss.
stretta è la soglia 167

155. Mappa del Golfo del Darién e regione del Chocó, XVIII sec.

Alla mattina del quinto giorno fummo di buon’ora alla que le Rio San Juan débouche dans le Mer du Sud. Un moine
bottega di San Pablo ove caricati sul dorso di Indiani i forzieri très actif, curé du village de Nóvita, a fait creuser par ses pa-
mi posi in cammino a piedi traversando in men di due ore roissiens un petit canal dans le ravin de la Raspadura. Au mo-
quest’istmo che atto sarebbe ad esser tagliato onde far comu- yen de ce canal, navigable lorsque les pluies sont abondantes,
nicare il Quibdò con il fiume S. Giovanni [Río San Juan] che des canots chargés de cacao sont venus d’une mer à l’autre.
si getta nell’Oceano Pacifico e così unire mediante questi due Voilà donc une communication intérieure qui existe depuis
fiumi i 2 mari, cioè l’Atlantico e il Pacifico. 1788, et que l’on ignore en Europe. [All’interno della provin-
cia del Chocó, il torrentello della Raspadura unisce il fiume
Senza saperlo, il lughese era pervenuto ad uno Noanamá, detto volgarmente San Juan, con il piccolo fiume
dei siti più vagheggiati dell’America Centrale, il miti- Quibdó. Quest’ultimo, alimentato dalle acque dell’Andagueda
e del fiume Citará forma il Río Atrato, che sfocia nel Mar delle
co “Arrastradero de San Pablo”, altrimenti detto “de la Antille. Un monaco industrioso, curato del villaggio di Nóvi-
Raspadura”. In quel momento egli ignorava l’interes- ta, ha fatto scavare dai suoi parrocchiani un piccolo canale nel
se che l’istmo aveva suscitato nei decenni anteriori, torrente della Raspadura. Per mezzo di tale canale, navigabile
ma quando scrisse le Memorie doveva averne nozio- quando le piogge sono abbondanti, delle canoe cariche di ca-
ne, poiché era sicuramente a conoscenza di quanto cao sono passate da un mare all’altro. Ecco dunque una via di
Humboldt aveva scritto al riguardo. Fra gli appunti comunicazione interna esistente dal 1788 di cui in Europa non
si sa nulla]. 18
presi dal savant durante il soggiorno neogranadino,
appare questa informazione:
Da alcuni traduttori il termine “ravin” venne
Fra il fiume Quito e l’Atrato esistono due arrastraderos interpretato in modo diverso dal previsto.19 Nell’e-
[passaggi o corridoi], il primo posto più in alto segue la così dizione italiana, per esempio, il significato attribui-
detta Quebrada de Raspadura, dove in realtà esiste un canale togli fu ‘burrone’ (accezione peraltro legittima), ciò
navigabile che unisce i due mari, atto a piccole imbarcazioni; che rendeva incomprensibile il lavoro eseguito dai
il secondo, più piccolo, è noto come ‘Arrastradero de San
Pablo’. Quest’ultimo rientra nella rotta commerciale abituale poveri parrocchiani. Già sappiamo che i curati del
da Cali a Citará o Quibdó via Nóvita. Chocó, generalmente “de todos los colores”, avevano
scarsa stima degli indios e dei negri, ma obbligarli a
Il barone tornò sull’argomento nell’Essai politi- scavare —“a punta de pulmón y pica”—una fenditu-
que sur le royaume de la Nouvelle-Espagne, pubblica- ra sulla parete d’una scarpata non aveva alcun sen-
to nel 1811: so. Nella fattispecie, il religioso si chiamava Rafael
Dans l’intérieur de la province du Chocó, le petit Ravin
(Quebrada) de la Raspadura unit le Rio de Noanama, appelé
18
vulgairement Rio San Juan, à la petit rivière de Quibdó. Cette A. von Humboldt, Essai politique, op.cit.p. 235
dernière, grossie par les eaux d’Andagueda et du rio Zitara, for- 19
La parola “quebrada” può significare ‘scarpata’ o, nel les-
me le Rio d’Atrato qui se jette dans le Mer des Antilles, tandis sico dell’America ispana, ‘torrente, fiumiciattolo’.
168 l’orizzonte in fuga

156. Mappa del corso del fiume Atrato, XVII sec.

Antonio de Cerezo ed era un missionario gesuita, o nio Pesca, pratico in canalizzazioni minerarie. Que-
forse si trattava di Gabriel Arratachaguí, un sempli- sti si era offerto di convogliare verso il canale corsi
ce chierico. Humboldt lo definisce “un moine”, in d’acqua di maggiore portata, onde renderlo naviga-
spagnolo “monje”, e di fatto battezzò lo scavo “Canal bile alle imbarcazioni da carico (ranchadas), il tutto
del Monje”, ma non vi erano frati da quelle parti. Le in un anno e con l’aiuto di 100 peones.23 Caballero
prime notizie ufficiali sul Canal del Cura (così venne y Góngora lasciò al suo successore il merito dell’a-
ribattezzato) risalgono al citato rapporto di Caballe- pertura d’una comunicazione fluviale fra i due oce-
ro y Góngora, un documento a cui il barone attinse ani: “¡Cuánta satisfacción y gloria resultará a Vuestra
dichiaratamente.20 Secondo le informazioni raccol- Excelencia, y cuántas ventajas y utilidad al público!”.24
te dal viceré, «i fiumi San Juan, che sbocca nel mar Il nuovo vicerè, in effetti, fece esplorare l’istmo da
del Sur [Oceano Pacifico], e Quito [o Quibdó] che Joaquín Francisco Fidalgo, poi divenuto esimio na-
s’immette nell’Atrato, sono divisi unicamente da un vigatore e cartografo, il quale considerò fattibile il
istmo o lingua di terra».21 Allo scopo di sfruttare le taglio dell’istmo. Ma l’idea finì nel nulla.
proprie miniere d’oro, riferisce Caballero y Góngo-
ra, un ecclesiastico aveva aperto un canale di comu- E il Canal del Cura? Le informazioni raccolte
nicazione fra i due fiumi, dando pendenza all’alveo da Caballero y Góngora erano in gran parte fasulle.
del torrente Raspadura e facendone entrare le acque Era vero che un chierico aveva fatto scavare un fos-
nel fiume San Juan. Con tale operazione, il corso del sato per facilitare l’estrazione dell’oro, ed era anche
torrente era stato diviso in due bracci, quello origina- vero che per vie tortuose, esso creava una sorta di
rio che, unitosi al torrente San Pablo, confluiva nel bretella (più virtuale che reale) fra l’Atrato e il San
Quito, tributario dell’Atrato, ed il canale che porta- Juan, ma nella pratica si trattava per l’appunto di
va al San Juan. Tuttavia, dacchè il flusso d’acqua che un fossato, lungo meno di 200 metri, largo due, alto
scorreva in quest’ultimo era insufficiente, non era uno e mezzo: ben poca cosa rispetto all’estensione
percorribile se non da piccole canoe.22 Si era pensato dell’istmo, non inferiore a 4 chilometri! Si capisce,
di farvi sboccare altri torrentelli, ma tutto indicava dunque, che se ne perdesse notizia. A differenza di
che non sarebbe bastato. Una possibile soluzione era Caballero y Góngora, che riconobbe d’immediato le
stata prospettata da un abitante del luogo, tale Anto- limitazioni del d’un simile canale, Humboldt giunse

22
20
A. von Humboldt, Ensayo político sobre Nueva España, Ibid.
23
Parigi, 1827 (2), III, p. 47 Ibid.
24
21
Caballero y Góngora, “Relación...”, op.cit. Ibid.
stretta è la soglia 169

157. Carta Corografica della Provincia di Popayán, XVIII sec.

a convincersi che esso costituiva un passo importante implicato l’esistenza di due diversi canali, entrambi
verso il collegamento dei due bacini idrografici e la scavati più o meno in simultanea per volere di due
comunicazione interoceanica. Ma dovette ricredersi. diversi preti, il primo ormai scomparso, il secondo
Nella seconda edizione in spagnolo dell’Essai – En- reperibile a stento. Fu questo che Humboldt capì,
sayo Político sobre Nueva España, 1827 –, il barone tant’è che annotò: «L’esistenza di un antico fossato
apportò rilevanti correzioni a quanto scritto in prece- da cui è passato il pesce (“pescado”) dalla Quebrada
denza.25 Nel 1825 aveva ricevuto da Joaquín Acosta, della Raspadura al San Juan è prova sufficiente che
un giovane ufficiale neogranadino conoscitore del l’istmo del Chocó non presenta difficoltà alla cana-
Chocó, informazioni di prima mano che smentiva- lizzazione».28
no o modificavano le sue idee riguardo all’apertura Ma cosa voleva dire, in realtà, l’ufficiale? Ve-
dell’istmo. Acosta gli disse che «il piccolo canale fra diamo. In rapporto all’economia della regione – che
il fiume San Juan e il torrente della Raspadura, che Humboldt reputa poverissima nonostante le acque
si poteva attraversare in canoa nella stagione delle aurifere –, l’Arrastradero costituiva da tempo imme-
grandi piogge, era stato ostruito molto tempo addie- morabile un importante corridoio commerciale. Vi
tro dalle frane».26 Lo informò altresì che «dell’Ar- transitavano mercanzie “a lomo de indio” (a spalla)
rastradero di San Pablo non rimaneva altro che un e canoe, queste ultime “arrastradas” (trascinate) per
piccolo fosso», utilizzato a suo tempo da un religioso l’intero tragitto o per lunghi tratti, a seconda della
per far transitare pesci (“pescados”) fra il torrente e stagione. Il passo delle «pirocche» sul terreno cede-
i fiumi Atrato e San Juan... a che scopo non si sa.27 vole provocava dei solchi acquitrinosi simili a fos-
L’incongruenza di quest’ultimo dato nasconde forse sati. Quando Acosta lo percorse, il passaggio era in
un malinteso lessicale: una cosa infatti sono i “pesca- questo stato, e fu negli stessi termini che egli cercò,
dos” (i pesci che grazie al buon sacerdote potevano senza riuscirvi, di descriverlo al naturalista tedesco.
guizzare da un fiume all’altro) e un’altra il “pescado” Analoghe condizioni furono osservate dal capitano
(il pesce pescato che veniva trasportato in canoa di John Illingworth, che passò dall’Arrastradero nello
villaggio in villaggio). Orbene, qualora Acosta avesse stesso periodo:
voluto riferirsi al commercio del pesce, ciò avrebbe

25
La prima traduzione allo spagnolo dell’Essai apparve nel e storiografo neogranadino. Fu lui, nel 1849, a convincere il gover-
1822 intitolata: A. de Humboldt, Ensayo Político sobre el Reino de no neogranadino ad invitare Codazzi nella Nueva Granada. Nel
la Nueva-España, Paris, 1822. La seconda edizione, pubblicata nel 1820 attraversò il Chocó diretto all’isola della Vieja Providencia
1827 dopo l’indipendenza del Messico, aveva per titolo Ensayo per ordine del colonnello patriota José Maria Cancino.
Político sobre Nueva-España. 27
A. von Humboldt, Ensayo político (1827), op.cit. p. 47.
26
Joaquín Acosta, 1800-1852, militare, geografo, naturalista 28
Ibid.
170 l’orizzonte in fuga

158. John Trautwine, Veduta del Darién, 1851, litogr.

The Indians, as well as merchants, drag their canoes from lungo i fiumi del Chocó, dovettero fare i conti con
one river to the other with great case, and indeed a sort of canal le stesse condizioni viatorie, a cominciare dalla me-
is formed by this constant operation, which is called “el Canal desima scarsità di vettovaglie. I pochi abitanti delle
de la Raspadura [Al pari dei mercanti, anche gli indigeni tra-
scinano faticosamente le loro canoe da una riva all’altra, e a rive, generalmente indigeni famelici, non avevano
seguito di questa reiterata operazione si è formata una sorta di eccedenze, per cui, finite le scorte di bordo, era fame
solco chiamato Canale della Raspadura].29 assicurata. John Trautwine, ingegnere ed esploratore
nordamericano che percorse la stessa rotta nel 1851,
Sappiamo dalla sua biografia che Joaquín Aco- ricostruisce un tipico dialogo fra un viaggiatore in
sta attraversò l’istmo due volte, la seconda nel giugno canoa e un indio sulla riva (con accompagnamento
del 1820: di latrati):
Il 17 giugno Acosta [lasciata Citará] prese a risalire il Viagg.: Adiós, amigo! [salve, amico]
fiume Atrato e giunto alla bocca del fiume Quito s’immise in Cani: Bow, wow, wow!
quest’ultimo, lo seguì per tre giorni, attraversò l’istmo detto Indio.: Adiós, señor [salve, signore]
di San Pablo, que sólo mide poco más de cinco miriámetros, e Viagg.: Hay platanos? [ci sono dei platani?]
s’imbarcó nel fiume San Juan, corrente di grande portata che Indio: No hay [no, non ce ne sono]
sfocia nell’oceano Pacifico attraverso sette bracci.30 Viagg.: Una gallina? [una gallina?]
Indio: Tampoco [neppure]
Il nostro eroe percorse l’Arrastradero non più di Viagg.: Huevos? [delle uova?]
Indio: Tampoco [neppure]
tre mesi dopo, ma non vide né affossamenti né canali, Viagg.: Caña? [canna da zucchero?]
solo tronchi uniti l’uno all’altro: Indio: Tampoco [nemmeno]
Viagg.: No hay nada? [non c’è niente?]
L’istmo è composto di piccole colline non molto alte, e Indio: Nada de nada [niente di niente]
la strada è formata di grossi alberi serrati l’un contro l’altro, Viagg.: Válgame Dios! Adiós amigo!
giacché per le grandi piogge sarebbe impossibile in causa del [bontà divina - addio amico]
fango mantenervi il passaggio. Indio: Adiós señor, que esté contento!
[addio signore, sia felice]
Acosta e Codazzi ebbero una diversa perce- Cani: Bow, wow, wow!
zione della viabilità del luogo; tuttavia, navigando
Le scorte di Codazzi, però, erano favolose, tant’è
29
che poté corrompere il governatore spagnolo con un
“Proceedings of the Royal Geographical Society of Lon-
don”, 1855-1857, I-XI, p. 87. Comunicazione di R. Stephenson in
presente irrifiutabile, costituito da “una cassa di vin
data 9 giugno 1856. di Bordeaux, una di acquavite di ginevro, un barilot-
30
Soledad Acosta de Samper, Biografía del General Joaquín to di rhum, quattro prosciutti d’Olanda, due mezzi
Acosta, Bogotá, 1901, p. 96 barili di biscotti bianchissimi ed uno di fior di fari-
stretta è la soglia 171

159. Ritratto di Lord Cochrane, ca. 1820. 160. Ritratto di John Illingworth, ca. 1820.

na”; tutti prodotti mai visti nel Chocó, che i possi- ca e militare della Nuova Granada. Venne fra l’altro
denti locali avrebbero pagato letteralmente a peso a sapere che la squadra dell’ammiraglio Cochrane
d’oro. Scorrendo la lista, i lettori delle Memorie do- incrociava lungo la costa del Chocó, nei pressi della
vettero strabuzzare gli occhi: era troppo perfino per baia di Buenaventura; per cui, lasciata la vedova al
i pasciuti abitanti della Romandiola! Ma... il dono al- suo destino, discese lungo il San Juan fino all’ocea-
tro non era che una trovata del nostro eroe. Quando no Pacifico, dirigendosi in canoa verso la menzionata
egli giunse a Citará, gli spagnoli – los realistas – si insenatura. Presto apparve all’orizzonte un vascello
erano ritirati da tempo e sulla cittadina sventolava la non identificato, il quale, avendo avvistato a sua vol-
bandiera bolivariana. Il comando militare della re- ta la piccola imbarcazione, sparò una cannonata che
gione era in mano al colonnello José María Cancino, per poco non la centrò. Ciò seminò il panico fra i
un rivoluzionario convinto di cui Codazzi fece quasi sei rematori indigeni, di per sé piuttosto pavidi, ma
sicuramente la conoscenza.31 La corruzione non era Codazzi seppe rincuorarli, convincendoli a dirigersi
cessata, ma la dominazione coloniale sí. verso «il legno da guerra che ci chiamava all’ubbi-
Nello stato di sevizio conservato presso il Museo dienza». Questo inalberava bandiera spagnola, ma al
del Risorgimento di Imola, la missione del maggiore nostro bastò poco per capire che in realtà apparte-
Codazzi nel Chocó viene riassunta con queste parole: neva alla marina dell’América Libre. Afferrata l’im-
“Spedido en mission secreta de mucha consequencia de portanza della sua missione, il capitano lo condusse
[l’isola di] Providencia cerca el Exmo almirante Co- da Lord Cochrane, che stazionava con la sua flotta
cranne en el mar del Sur traversando toda tierra firma”. davanti a Panamá. Presentate le proprie credenziali
L’incontro con Lord Cochrane andò così: pervenuto (astutamente cucite in un paio di scarpe), Codazzi
a Nóvita, il lughese prese alloggio presso una ricca espose all’ammiraglio il piano del commodoro Aury.
vedova, che egli ebbe modo, in men che non si dica, L’inglese, però, si disse obbligato a respingerlo, giac-
di «esaminare e conoscere a fondo». Le confidenze ché non poteva trattenersi oltre in quei mari. «Ave-
di costei e di un di lei nipote gli permisero di farsi un va fatto una corsa fino a Panamá» per raccogliere –
quadro, invero promettente, della situazione politi- ahimè inutilmente – informazioni sui movimenti di
Bolívar, ma era giunto il momento di far vela verso
il Perú, per dar man forte al generale San Martín. Il
31
Sul colonnello Cancino e i possibili rapporti con Codazzi, lughese, allora, gli fece un rapporto su quanto aveva
cfr. G. Antei, Los Héroes Errantes, op.cit. saputo a Nóvita per bocca della vedova. Finalmen-
172 l’orizzonte in fuga

161. Bandiera da guerra della Nuova Granada, ca. 1819-1820. 162. Combattente della battaglia di Boyacá, dopo 1820, acqu.

te aggiornato, Cochrane decise seduta stante di far gendosi profondamente nella costa del Darién, assottiglia la
rotta per Guayaquil «onde vedere di poter sollevare distanza fra l’oceano Pacifico e l’Atlantico. Illingworth era
quelle provincie molto a portata per le operazioni di stato informato di ciò dagli indios del litorale. Quand’era
passato dalla baia di Buenaventura, aveva inoltre saputo di
S. Martino e di Bolívar». Riavuta la canoa e i rema- una spedizione realista, forse già in corso, che partendo da
tori, Codazzi si diresse alla foce del Río San Agustín, Cartagena, sull’Atlantico, doveva risalire l’Atrato per prende-
ne risalì un tratto, s’immise nel San Juan e proseguì re alle spalle i patrioti [che avevano liberato il Chocó]. Tale
instancabile verso la cordigliera delle Ande, conscio spedizione era forte da duecento soldati a bordo di quattro
della “mucha consecuencia” della propria missione. cannoniere. Con l’impeto della gente del suo stampo, ammi-
Ma qualcosa non torna. Né nella seconda metà revolmente assecondato dall’eroica disciplina dei marinai e
del 1819, anno in cui presumibilmente si svolse la dei soldati cileni, Illingworth si risolse a portare a termine
– in paraggi selvaggi e solitari come pochi – una delle opera-
missione di Codazzi, né nell’autunno del 1820, quan- zioni più audaci e singolari che si possano immaginare, la cui
do in realtà si verificò, a lord Cochrane passò per la esecuzione innalza a vera gloria il suo nome e quello dei suoi
mente di «fare un salto a Panamá». Di fatto, era trop- compagni cileni. Il piano consisteva nell’attraversare l’istmo
po impegnato nell’assedio di Valdivia e nel blocco del del Darién da un oceano all’altro con un distaccamento di
Callao per spingersi in ricognizione in acque centroa- cento uomini, recando a spalla un naviglio sul quale, una
mericane. Ciò nondimeno un marinaio inglese fedele volta raggiunto il corso inferiore dell’Atrato, si sarebbero
imbarcati, onde tagliare ai realisti la ritirata verso il Mar dei
alla causa patriottica navigò veramente lungo la costa Caraibi. Portare a compimento una simile impresa richiese
di Panamá e del Chocó in quel periodo. Si tratta del da parte dell’audace capitano sforzi giganteschi: dovette na-
corsaro John Illingworth, che munito di patente de- vigare contro corrente, strascinare la scialuppa fra le rocce,
gli Estados Unidos de Buenos Ayres y Chile (proprio facendola scivolare a forza di braccia da alti dirupi. Infine,
come Louis Aury), non solo abbordò numerosi legni il 4 febbraio 1820, Illingworth e i suoi arrivarono a desti-
spagnoli, ma inferse colpi ai realisti perfino sulla terra nazione, e la pesante imbarcazione fu spinta nelle acque
ferma. Portò a compimento la sua impresa più cele- dell’Atrato.32
bre al comando della corvetta Rosa de los Andes, non
lontano dalla baia di Buenaventura, qualche mese Questa ricostruzione si deve a Benjamín Vicuña
prima che vi giungesse Codazzi. Eccone il resoconto: Mackenna – uno dei maggiori storici sudamericani

Ai primi di gennaio del 1820, la fregata Rosa de los An-


des era tranquillamente ancorata nella baia di Cupica – una 32
Citato da C.Destruge, Biografía del G.ral Don Juan Il-
delle tante insenature del golfo di Panamá –, la quale, spin- lingworth, Santiago 1814, pp. 43-44.
stretta è la soglia 173

dell’Ottocento –, che non si trattiene dall’enfatizzare


l’eroismo delle armi cilene L’anonimo redattore d’un
articolo apparso nel 1834 su “Reverberación comer-
cial del Atrato”, un foglio pubblicato a Quibdó (nota
anche come Zitara o Citará), propone una versione
un po’ diversa.33 Afferma costui che l’ideatore ed ese-
cutore dell’operazione fu il già menzionato colonnel-
lo José María Cancino. Imbarcatosi sulla Rosa de los
Andes, alla fonda nella baia di Buenaventura, Canci-
no chiese a Illingworth di far rotta per Cupica, dove
fu messa a terra la scialuppa a sei remi (six-oared
launch). Indi la fece trascinare a mano fino al fiume
Napipí, un tragitto che richiese 10 ore, ivi compreso
il tempo necessario ad aprire un varco nella foresta.
Raggiunte le rive del Napipí, gli uomini di Cancino
si reimbarcarono sulla scialuppa, che fu spinta nella
corrente. Il loro arrivo a Quibdó colse alla sprovvi-
sta i realisti, letteralmente incapaci di credere ai loro
occhi. Nell’articolo si dice anche che il portentoso
naviglio fu lasciato a Quibdó, dove con il tempo
andò in pezzi. Al tentativo spagnolo di riconquista-
re il Chocó mediante una spedizione fluviale lungo
l’Atrato si riferì altresì Tomás Cipriano de Mosque-
ra (1798-1878), presidente della Nueva Granada ed
estimatore del nostro, il quale a proposito dell’impre-
sa in questione annota:
Il colonnello Cancino, governatore [patriota] del Chocó,
chiese aiuto a Illingworth, proponendogli di far passare due
imbarcazioni dal Pacifico alle acque dell’Atrato affinché ope-
rassero contro le forze che risalivano il fiume. [Onde con- 163. Allegoria dell’indipendenza di Cartagena de Indias, ca. 1814, inc.
vincerlo] gli spiegò che dalla baia di Cupica al fiume Napipi
esisteva un arrastradero che avrebbe consentito il passaggio.
Cancino aveva fortificato l’elevazione di Murrí, sull’Atrato, lo-
calità intermedia fra le bocche dei fiumi Murrí e Napipí; passa- La missione esigeva celerità, segretezza e mez-
rono due barche ed il nemico, essendone venuto a conoscenza, zi di trasporto adeguati, in particolare canoe per
interruppe l’attacco contro il forte di Murrí, lasciò il Chocó e discendere il Napipí (da “requisite” ai nativi). A tal
il 19 gennaio ripiegò su Cartagena. Le due imbarcazioni ripre- fine, Illingworth “caused a six-oared boat to be carried
sero la via del Pacifico e la corvetta Santa Rosa continuò ad
incrociare lungo la costa.” up the eminence which rises some 200 feet behind the
bay of Cupica” [dispose che una scialuppa a sei remi
Anche Mosquera pone l’accento sull’abilità tat- fosse portata fino ad una elevazione di circa 200 piedi
tica del colonnello, vero protagonista dell’impresa.34 che sorge dietro la baia di Cupica]:
Sull’operazione non mancò di dire la sua lo stesso La lancia fu trascinata per sei ore lungo un sentiero indi-
capitano Illingworth, come consta da una comuni- geno che partendo dalla baia di Cupica arriva al Napipí... in
cazione di Robert Stephenson (ingegnere minerario un punto ove barche e canoe possono navigare perfino nella
che visse a lungo nella Nuova Granada), alla Royal stagione asciutta. Illingworth a bordo della scialuppa e i suoi
Geographical Society di Londra: uomini a bordo di canoe seguirono il corso del Napipí, in
quel tratto profondo e ventoso, dalle prime luci dell’alba a
All’inizio del 1820, durante la guerra d’indipendenza del circa le dieci del mattino, quando sboccarono nell’Atrato.36
Sud America, l’allora capitano e poi ammiraglio Illingsworth,
al servizio della Colombia [cioè, agli ordini di Bolívar], attra- Compiuta l’operazione, Illingworth, su richiesta
versò l’istmo di Cupica alla testa di un manipolo di marinai e del governatore della provincia, lasciò la scialuppa
soldati appartenenti ad uno sloop da guerra al suo comando.
Discese lungo il fiume Napipí fino all’Atrato, nel quale si im- nelle acque dell’Atrato “and as it was the first vessel
mise, allo scopo di aiutare a catturare certe cannoniere spa- known to have passed from one ocean to the other,
gnole che erano state spedite da Cartagena per appropriarsi it was preserved for many years under a shed, in the
dei centri abitati posti alla foce dell’Atrato.”35 town of Citará, as a curiosity.” [e siccome era il primo

33
Cfr. “On a communication between Atlantic and Pacific ral Simón Bolívar Libertador de Colombia, Perú y Bolivia, Bogotá,
Oceans” in “West of England Journal of Sciences and Literature”, 1954, p. 346.
35
Bristol 1835-1836, I-V, pp. 327-328. Proceedings..., op.cit., pp. 86-87.
34 36
Cfr. C. de Mosquera, Memoria sobre la vida del gene- Ibid.
174 l’orizzonte in fuga

164. J. Trautwine, Veduta del Darién-Chocó, 1851, litogr.

naviglio conosciuto ad essere passato da un oceano differenze esistenti fra le tre testimonianze si devono
all’altro, fu conservato a Citará per molti anni sotto con tutta probabilità a circostanze metereologiche:
una tettoia di frasche come una curiosità].37 Nono- mentre Codazzi attraversò l’istmo di San Pablo in
stante misurasse una dozzina di metri di lunghezza, settembre, cioè, in un periodo secco, gli altri due vi
Codazzi, che fece sosta a Citará dopo qualche mese, passarono in piena stagione delle piogge... quando i
non la vide (a quanto pare non la vide neppure Aco- tronchi erano sommersi.
sta). Una svista? Le Memorie sono indubbiamente Durante i primi sessant’anni del XIX secolo
lacunose, ma un’omissione del genere sarebbe incon- l’esplorazione dell’istmo di Cupica fu l’obiettivo di
cepibile. La lancia costituiva la riprova di un viaggio numerose spedizioni scientifiche. Fra le possibili rot-
ai limiti della fantasia, foriero di incalcolabili sviluppi te d’un canale transoceanico, quella basata sulla co-
economico-geografici, un monumento all’audacia e municazione Napipí-Atrato parve fino al 1860 la più
al progresso: come ignorarla? Forse perché la selva è corta e praticabile. Illingworth era stato chiaro: per
un’ambiente allucinante, dove le cose – perfine gran- trascinare la lancia dalla baia ad un punto navigabile
di scialuppe a sei remi – appaiono e scompaiono sen- del Napipí – superando un dislivello di una settan-
za che nessuno dei cinque sensi riesca a trattenerle... tina di metri – erano occorse sei ore, per discendere
quasi si trattasse di miraggi. fino all’Atrato ancor meno. A sua volta il capitano
Non sempre fedelissimo al vero, il lughese era Wood “who surveyed it [quella zona], stated that he
comunque un attento osservatore, un’attitudine che landed from his ship in  Cupica Bay after breakfast,
traspare anche dalla descrizione dell’istmo di San walked from the coast across the ridge, bathed in the
Pablo. Rispetto a quest’ultima è opportuna un’ulti- Napipi, and returned before 12 o’clock” [che perlustrò
ma considerazione. In calce alla pagina citata sopra, quella zona, affermò che sbarcò dalla sua nave, alla
Mosquera si premurò di chiarire il significato di “ar- fonda nella baia di Cupica, dopo colazione, camminò
rastradero”: «Nel Chocó chiamano così il luogo attra- dalla spiaggia verso la catena, la valicò, fece il bagno
verso il quale le canoe passano da un fiume all’altro nel Napipi e ritornò prima di mezzogiorno], impie-
o dal mare a un fiume trascinate su tronchi cilindri- gando in tutto cinque-sei ore.39 L’istmo, dunque,
ci [arrastrandose sobre maderos cilíndricos.]».38 Ciò, era lungo circa sei chilometri. Ma trent’anni dopo,
se per un verso conferma quanto riferito dal nostro Trautwine, che risalì per una decina di chilometri il
eroe, per l’altro sembra smentire le notizie forni- corso del Napipí, venne a sapere che il tragitto fra
te da Acosta e Illingworth. Tuttavia, non è così. Le la sorgente di quest’ultimo e l’Atrato richiedeva tre

37
Ibid. Inter-oceanic Canal Route by way of Rivers Atrato and San Juan
38
C. de Mosquera, Memoria..., op.cit., p. 346. in New Granada”in “Journal of Franklin Institute”, XXVII, 3,
39 Proceedings..., p. 86. Philadelphia, 1854, pp. 226. Le illustrazioni in alto e a sinistra si
40 J.C. Trautwine, “Rough Notes of an Expedition for an devono a Trautwine.
stretta è la soglia 175

165. J. Trautwine, Veduta del fiume Atrato, 1851, litogr.

giorni, a cui bisognava aggiungere mezza giornata l’Atrato non si sa nulla di concreto, anche se, a giu-
di marcia per arrivare alla baia di Cupica... ovvero, dicare dal silenzio di Acosta e dello stesso Codazzi,
novantasei ore contro dodici.40 Nulla di strano, dun- non dovettero essere rilevanti; anzi, è probabile che
que, che Trautwine concludesse la propria relazione Illingworth raggiungesse il teatro delle operazioni a
alla Royal Geographical Society dicendo che l’idea di cose fatte. Ciò, per altro, non sminuisce la figura d’un
un canale attraverso l’istmo di Cupica era “a perfectly corsaro sinceramente votato alla causa patriottica, di-
Quixotic conception”. sposto, come Louis Aury, a mettere a repentaglio la
Se la gloria di Illingworth fu meritata è difficile propria vita per le repubbliche in gestazione... che,
dire. Si sa per certo che catturò svariati navigli, che nella fattispecie, espressero la loro gratitudine rive-
‘espugnò’ alcuni sperduti villaggi sul litorale pacifico stendolo di un’aura mitica.
neogranadino, che attaccò inutilmente l’isola di Ta-
boga, vicino a Panamá, e che riforní di armi il colon- Nel citato Ensayo político sobre Nueva España,
nello Cancino, sbarcandole a Buenaventura.41 Nono- Humboldt fece riferimento ad uno scritto di José
stante ciò, la traversata dell’istmo con il cutter a spalla Ignacio de Pombo apparso nel 1814, Noticias sobre
è in tutto o in parte leggendaria. Alcune versioni si las quinas oficinales. In esso l’autore insisteva «sulla
spingono ad affermare che l’imbarcazione non era facilità con cui si sarebbe potuto tracciare un cana-
una lancia a sei remi bensì la medesima corvetta (o le navigabile lungo 2000 tese in un tratto di suolo
fregata) Rosa de los Andes, facendola transitare per pianeggiante fra il Quibdó e il San Juan, onde apri-
l’istmo di San Pablo.42 Indubbiamente, se un arrastra- re rapporti commerciali fra il Perú e Cartagena de
dero fra Cupica e il Napipí fosse esistito davvero, un Indias». La rotta indicata da Pombo attraversava
gruppo di indios, avvalendosi del sentiero scorrevo- l’Arrastradero di San Pablo e a suo dire non presen-
le, sarebbe stato in grado di effettuare il trasbordo in tava la minor difficoltà. Ciò, per lo meno, fu quanto
tempi brevi (comunque di molto superiori a quelli espose in una memoria presentata nel 1807 al Real
dichiarati). Ma a che pro uno sforzo simile? È vero Consulado de Comercio di Cartagena. La sua idea
che la scialuppa avrebbe potuto montare una piccola non era nuova. Più di trent’anni prima, nel 1776, la
bocca da fuoco con cui abbordare le cannoniere rea- Real Audiencia della Nuova Granada aveva incarica-
liste; tuttavia, non sembra questo il caso. Per contro, to José López García di esplorare l’Ombligo de San
non si può scartare l’ipotesi che i soldati anglo-cileni, Pablo (altro nome dell’Arrastradero) onde valutare
raggiunto a piedi il Napipí, s’imbarcassero poi su la possibilità di aprire un passaggio fluviale fra i due
canoe indigene. In ogni caso, delle loro gesta lungo fiumi. L’Ombligo —riferì costui— era un “ysmo pla-

41 Sulle gesta di Illingworth cfr. D. Barros Arana, Historia 42 E. Sánchez, Gobierno y Geografía, Bogotá, 1998, p. 120

General de Chile, VIII, Santiago, 1884-1902, p. 437 e ss. e nota 66.


176 l’orizzonte in fuga

166. A. Codazzi, Mappa del Chocó (particolare).

no sin elevación ni montañuela ninguna, de una hora y


media de camino y de sinco mill doscientas varas” [un Anche Codazzi caldeggiò il taglio dell’istmo di
istmo piatto senza alcuna elevazione o montagnola, San Pablo, ritenendo che «con un piccol bastimen-
percorribile in un’ora e mezza, lungo poche migliaia to a vapore in otto giorni si potrebbe passare da un
di metri.] In quanto al canale, López García concluse Oceano all’altro.» In un cartiglio apposto alla mappa
che “la abertura y desmonte de tres o cuatro brazas de del Chocó a corredo delle Memorie, il nostro annota:
anchura y empalizadura de unos sanjones, cortadura
de aguas para la duración desta compostura, durable L’istmo che passa tra il fiume Quibdó e quello di
según la experiencia de quinze a beinte años, se podrá S.Giovanni sarebbe il luogo propizio per aprire la comuni-
cazione dei due mari mediante il fiume Atrato indi il Quibdó
conseguir con el costo de cuatro mil patacones, poco e poscia il S.Giovanni: questi essendo di un livello superiore
más o menos” [il disboscamento e l’apertura di un al Quibdó si potrebbe una porzione delle sue acque farle ca-
fosso di tre-quattro metri di larghezza, il consolida- dere con una chiusa in questi per cui sarebbe anche l’istmo
mento degli argini del medesimo con palizzate, la navigabile e si andrebbe in 6 giorni con un stimbot [sic] da
deviazione delle acque durante il cantiere, che avrà un mare all’altro.45
una durata compresa fra i 15 e i vent’anni, si po-
trà realizzare al costo di circa quattromila pesos].43 Fra i viaggiatori che percorsero l’Ombligo, nes-
L’investimento era notevole e i tempi di esecuzione sun altro rimarcò il dislivello fra i due fiumi e an-
spropositati, per cui sul momento il progetto venne cor meno suggerì il modo di superare l’ostacolo. Ciò
abbandonato. Qualche anno dopo fu riesumato da sembra confermare la straordinaria capacità di osser-
un certo Antonio Pérez (o Antonio Pesca), che a dif- vazione e l’intuito ingegneristico del nostro eroe. Ma
ferenza di López García s’impegnò ad aprire la rotta potrebbe significare altro. A villa Serraglio, Codazzi
in dodici mesi. Ma come si è detto sopra, il viceré disponeva di una ‘biblioteca americana’ composta
Caballero y Góngora preferì che la gloria del taglio da opere di storia e geografia. Fra di esse figurava-
dell’istmo ricadesse sui suoi successori, ai quali sa- no sicuramente l’Essai sur le Royaume de la Nouvelle
rebbe spettato di “ver conducir desde el centro de las Espagne, il Voyage dans la République de Colombie,
provincias de Quito inmensos cargamentos, todo por di G.T. Mollien, il Voyage dans l’Amérique Meridio-
agua hasta el golfo de Uraba!” [veder trasportare com- nale di Jullien Mellet, ecc. ecc. Molte delle informa-
pletamente via acqua immensi carichi dal centro delle zioni contenute nelle Memorie furono desunte da
province di Quito fino al golfo di Urabá!].44 tali fonti. Come si ricorderá, Humboldt, nell’Essai,

43 Cfr. O. Jiménez, El Chocó, un paraíso del demonio, op.cit. permanenza a Bogotá fra settembre e ottobre 1820. Pérez Rancel
44 Caballero y Góngora, Relación... la attribuisce erroneamente al lughese, forse per non aver letto
45 La carta del Chocó a corredo delle Memorie (v. figg.
uno dei due cartigli apposti alla mappa. È probabile che l’unica
165-166) fu ricalcata per esplicita ammissione di Codazzi su una carta originale sia quella dell’isola della Vieja Providencia.
mappa appartenente alla “mapoteca” del viceré Juan de Sámano. 46 A. von Humboldt, Essai politique...
Il lughese avrebbe potuto copiarla assieme ad altre durante la
stretta è la soglia 177

167. A. Codazzi, Mappa del Chocó (particolare).

aveva riportato la notizia secondo cui un “moine très era subentrato un nuovo approccio, ben più realisti-
actif” aveva fatto scavare un canale “dans le ravin de co e razionale: una comprensione del territorio for-
la Raspadura”.46 Letta in un certo modo la frase, fran- matasi sui banchi della Scuola di Artiglieria di Pavia e
camente ambigua, poteva significare che il canale (il rafforzatasi disegnando le fortificazioni di Santa Ca-
“Canal del monje”) metteva in comunicazione corsi talina. L’intuizione racchiusa nel cartiglio non è ori-
d’acqua separati da un dislivello o dirupo (ovvero, ginale, tuttavia rivela che il nostro eroe, già nel 1825,
da un “ravin”). È appunto questo, crediamo, il senso concepiva la geografia da ingegnere e progettista, in
che Codazzi diede alle parole del Barone, ed è questa termini di comunicazioni, migliorie e produttività.
la ragione per cui suggerì di far cadere le acque del Rivela altresì che l’esperienza del Serraglio, sebbene
San Juan in una chiusa. Non lo fece a partire da una infelice, non era stata sterile. Invero, la messa a frut-
perlustrazione diretta e mirata, bensì sulla scorta di to della tenuta aveva implicato lo studio delle teorie
notizie e idee ricavate dalla lettura di una auctoritas. agricole e delle tecniche di coltivazione, ivi compresi
La sua percezione dei luoghi, nell’autunno del i metodi di irrigazione e bonifica – fossati e chiuse
1820, era ben diversa da quella di un esploratore –, un sapere che risulterà fondamentale per la vita
consacrato all’indagine del mondo fisico. Si trovò ad della Colonia Tovar nonché per la determinazione
attraversare il Chocó in qualità di maggiore di arti- della fattibilità d’un canale transoceanico. Il carti-
glieria, nell’espletamento di una missione militare, glio, insomma, prefigura una vocazione corografica
una veste e delle funzioni che comprensibilmente di nuovo tipo, volta non solo alla rappresentazione
non gli consentirono di dilungarsi più di tanto a os- cartografica di parti della terra, bensì alla progetta-
servare e ad analizzare. Vide, distinse, rimarcò, ma zione d’un oikoumene migliore.
rimandò a tempi più propizi il vaglio delle proprie Racconta John Trautwine che un eminente ec-
impressioni di viaggio. Giunto il momento, anzichè clesiastico gli assicurò “positively” che in un determi-
contentarsi dei propri ricordi, presumibilmente va- nato punto lo spartiacque fra gli affluenti dell’Atrato
ghi e incompleti, mise mano a quante più informazio- e quelli del San Juan si trovava a sei metri di altezza
ni potè, attingendo appunto a relazioni di viaggiatori rispetto alle acque del primo. L’esploratore america-
coevi. Poiché lo scopo delle Memorie era quel che no risalì la corrente indicata per varie miglia, misu-
era, se ne appropriò a cuor leggero, senza citare le rando l’altitudine con la livella a spirito finchè oltre-
fonti e ancor meno approfondendone lo studio. In passò i 150 metri, dopo di che “I put away my level in
lui lo spirito critico era ancora latente, il rigore scien- despair, and climbed over the remainder in unspeake-
tifico di là da venire, le conoscenze geografiche ap- able disgust” [riposi disperato la livella e continuai ad
prossimative: come avrebbe potuto ideare un canale arrampicarmi in preda ad un indicibile disappunto.]47
transoceanico? Tuttavia, il riferimento alla chiusa Trautwine scoprì pure che il Canale della Raspadura
contiene un’intuizione ed una promessa. non era affatto un canale, bensì una collina “across
Ormai sul limitare dell’interludio romagnolo,
Codazzi rettificò o vide cambiare il proprio rappor-
to con lo spazio. L’immaginazione continuò ad agire 47 J.C.Trautwine, op. cit., p. 229. Il rapporto di Trautwine

fino alla conclusione delle Memorie, ma già da tempo è ricco di spunti umoristici.
178 l’orizzonte in fuga

168. A. Codazzi, Schizzo del bacino fluviale Atrato-Quito, 1853.

which canoes were dragged” [attraverso il quale veni- lità di tagliare un canale navigabile fra l’Atlantico e
vano trascinate le canoe]. Di fatto, in parecchie zone il Pacifico: “I cannot entertain the slightest hope that
del Chocó “the traveler carries the canoe, instead of a ship-canal will ever be found practicable across any
the canoe carrying the traveler” [il viaggiatore traspor- part of it [il Chocó].” [non mi sento di nutrire la ben-
ta la canoa piuttosto che la canoa trasportare il viag-
giatore].48 La perlustrazione dei passaggi fra i due
oceani dissipò rapidamente le immagini illusorie con 48 Ibid.
cui Trautwine li aveva ammantati, ingannato dalla di- 49 Qualche anno dopo Michler riferì: “The height of the rid-
stanza e da “false representations”: nel Chocó, dovette ge between the headwaters of these two rivers [Atrato e San Juan]
concludere, non esisteva la benché minima possibi- above the mean level of the sea has not been published, but diffe-
stretta è la soglia 179

169. A. Berg, Scena fluviale (Río Magdalena), 1853, litogr.


180 l’orizzonte in fuga

170. A. Codazzi, Carta preparatoria regione Darién-Chocó, 1853.


stretta è la soglia 181

ché minima speranza che un canale navigabile possa tuato a disporre di tutti i mezzi possibili e immaginabili, e un
mai essere costruito in qualche punto del Chocó].49 ingegnere come Codazzi, che conta unicamente sulla propria
Secondo il tenente Nathaniel Michler, ingegne- abilità, la propria tenacia e l’abitudine ad affrontare qualsi-
voglia carenza e difficoltà; l’enorme differenza fra colui che
re autore di studi topografici e geologici sul Chocó, lavora per amor di patria e colui che in primo luogo persegue
l’assenza di informazioni attendibili circa la morfo- l’utile personale.53
logia di tale regione si protrasse per diversi anni. Nel
determinare le altitudini, gli esploratori susseguitisi a I risultati dell’esplorazione non furono positivi.
Trautwine – osserva Michler – si lasciarono inganna- Anche Codazzi considerò impraticabile la canalizza-
re «dalla foltissima vegetazione arborea che occulta il zione dell’istmo; tuttavia, diversamente da Trautwi-
profilo delle colline». A causa della loro lieve eleva- ne, ne spiegò la ragione. Le difficoltà non erano
zione sul livello dell’oceano, “and no marked profile insormontabili, ma lo sforzo sarebbe stato spropor-
being visible”, le colline si presentavano all’osserva- zionato; fra l’altro – precisò – si sarebbe resa necessa-
tore sotto l’apparenza di un’estensione pianeggiante. ria la costruzione di un sistema di chiuse:
Una volta raggiunte, la risalita era così graduale che i
sensi non riuscivano a percepire la pendenza.50 I pro- L’istmo si attraversa a lomo de indio [sul dorso di indi-
blemi connessi alle difficoltà di rilevamento, erano geni]; la maggior parte del cammino, che misura in tutto una
aggravati dall’atteggiamento di taluni esploratori: lega e mille tese granadine, è dapprima pianeggiante e attra-
versa e riattraversa il torrente San Pablo... poi scende verso il
Some of these... either by the visual organs having proved torrente Santa Helena. Poiché quest’ultimo è povero d’acqua
somewhat blinded, or their mental ones being greatly biased, (tant’è che le canoe, per piccole che siano, devono essere tra-
have been so presumptuous as to endeavor to overshadow the scinate a braccia), per metterlo in comunicazione con il fiume
true state of the case by offering to the public their own guessed San Juan e unire in quel punto i due oceani, sarebbe necessa-
estimates of the heights of mountains, thereby giving them a rio convogliare parte del corso del San Juan stesso nell’istmo
preference to those determined by exact instrumental surveys. di San Pablo, per mezzo di bacini e chiuse.54
Such persons have not only an illusive eye, but a delusive ima-
gination [Alcuni di costoro... sia a causa dei loro organi visuali Nel 1853 Codazzi perlustrò altresì l’istmo di Cu-
difettosi che di un atteggiamento mentale del tutto parziale,
sono stati così presuntuosi da sforzarsi di occultare la reale en-
pica. Seguì le orme (vere o presunte) di Illingworth,
tità dei problemi offrendo al pubblico le loro stime immagi- risalendo il Napipí fino ad Antadó, l’imbarcadero
narie circa l’altezza delle montagne, sovrapponendole a quelle usato dall’inglese, ma non trovò il passaggio che
stabilite con esattezza attraverso l’osservazione strumentale. questi aveva decantato. Riassunse le osservazioni ese-
Persone del genere hanno non solo un occhio illusorio ma al- guite nel corso del sopralluogo in una relazione che
tresì un’immaginazione deludente.]51 non lasciava adito a speranze. Con una visione dello
spazio realistica e sapiente – quasi ‘sovrumana’, si è
Fra l’altro, la presunzione e la mala fede porta- detto –, tracciò un quadro d’insieme in anticipo d’un
rono gli esploratori nordamericani a ignorare la per- decennio sulle conclusioni finali degli esploratori sta-
lustrazione dell’istmo di San Pablo portata a termine tunitensi:
da Codazzi nel 1853 (noncuranza che rimanda indi-
rettamente allo sprezzo di Washington nei confronti Se si volesse impiegare il corso del Napipí per stabilire
del governo e della sovranità territoriale della Nuo- una comunicazione fluviale adatta a navigli d’una certa stazza
va Granada).52 Il lughese la intraprese per proprio sarebbe necessario tagliare o perforare altitudini notevoli. La
costruzione di un canale di oltre sette leghe di lunghezza non
conto, al margine degli impegni assunti quale capo sarebbe possibile senza penetrare nelle viscere della cordi-
della Comisión Corográfica. Annotò in merito il suo gliera. Inoltre si richiederebbero varie chiuse ed una flottiglia
assistente Santiago Pérez: di rimorchiatori a vapore in servizio non solo nel canale ma
lungo l’intero tragitto da Urabá alla baia di Cupica, il cui por-
Il Capo della Comisión Corográfica verificò il percorso to protetto è per altro piuttosto piccolo.55
[seguito da Trautwine nel 1852] a sue spese. Nell’insieme de-
gli importanti e mai retribuiti lavori da lui eseguiti [a favore
della Nuova Granada], in questo caso è più evidente che mai Pur conducendo al medesimo punto, l’analisi
l’enorme differenza fra un ingegnere come Trautwine, abi-

different engineers who have surveyed the route pronounce it im- e politici connessi al taglio del canale transaoceanico erano tali
practicable for a ship canal, even for one of very small dimensions”, che le grandi potenze non ritennero opportuno informare e tanto
in “Report to 36th Congress of the Secretary of War, communi- meno consultare il paese territorialmente coinvolto.
cating, in compliance with a resolution of the Senate, Lieutenant 53 Santiago Pérez, “Apuntes de viaje” in “El Neogranadino”,

Michler’s report of his survey for an interoceanic ship canal near 1 dic. 1853. Cfr. E. Sánchez, op. cit., p. 332.
the Isthmus of Darien”, 15 febbr. 1861. 54 Si vedano le mappe autografe di Codazzi riprodotte nel-
50 Ivi. Il tenente Michler sottolinea “the absence of correct le pagine precedenti. Il primo schizzo si riferisce all’esplorazione
information in reference to this interesting section of the world”. del bacino idrografico dei fiumi Atrato-Quito, fino al punto in
Tale imprecisione condusse a conclusioni ottimistiche circa la cui questo si avvicina al San Juan (v. fig. 168). La carta prepara-
fattibilità del canale. toria successiva evidenzia il corso dell’Atrato e del Napipí fino al
51 Ibid. golfo di Cupica (v. fig. 170).
52 Il governo neogranadino venne tenuto al margine del- 55 H.A. Schumacher, Codazzi, un forjador de la cultura, Bo-

le iniziative esploratorie internazionali. Gli interessi economici gotá 1988, p. 177.


182 l’orizzonte in fuga

di Codazzi differisce significativamente da quella di riormente inviò nel Chocó altre quattro spedizioni).
Trautwine. Essendosi limitato a risalire il Napipí per L’americano peccò di superficialità e arroganza, di-
poche miglia, per poi tornare sconfortato a Quibdó, fetti che lo portarono ad affermare che una via di co-
quest’ultimo si era puntellato su premesse geologi- municazione transoceanica sarebbe stata “unpractica-
che, vale a dire, sulla difficoltà pratica di aprire e ble” anche attraverso l’istmo di Panamá. Codazzi, per
mantenere un canale in un terreno fangoso. Tuttavia, contro, esaminò la situazione con serietà scientifica e
se avesse proseguito l’ascesa e valicato il crinale, se genuino interesse: in gioco, per lui, non vi erano le
avesse osservato e misurato la zona a dovere, avreb- manovre delle grandi potenze e le speculazioni di un
be avuto modo di poggiare le proprie conclusioni su gruppo di investitori, ma il progresso e la felicità di
argomenti orografici e idrografici (in effetti le con- una giovane repubblica, prospettive che non ammet-
siderazioni di Trautwine non convinsero Frederick tevano né illusioni né facili liquidazioni. La corogra-
Kelley, il finanziatore dell’esplorazione, che poste- fia rivestiva un’importante funzione sociale, per cui
stretta è la soglia 183

171. Scena fluviale con viaggiatore, 1745.


172. Personificazione della Castiglia dell’Oro, inc., XVII sec.
lunga è la via

Le pagine che seguono contengono una breve ri- La provincia di Ciguare, che costeggiava il mare (“il
cognizione storica dell’istmo di Panamá, intesa ad am- mare bolle nella ditta provincia di Ciguare”), distava
bientare una spedizione di Codazzi in quella regione, “nove giornate di cammino per terra verso Ponente”
nonché le sue idee in merito ad un possibile canale rispetto a Veragua.2 Ciò voleva dire che a poche le-
transoceanico. Svoltasi nell’arco di poche settimane e ghe da quest’ultima si apriva un altro mare, o meglio,
conclusasi con un buco nell’acqua, l’impresa del lughe- un braccio di mare, al di là del quale sorgeva l’India.
se non ha nulla di straordinario. Eppure, costituisce Il 20 gennaio 1513, Vasco Nuñez de Balboa raggua-
un episodio importante nell’ambito del suo percorso gliò sua maestà Ferdinando il Cattolico sulle favolose
umano e scientifico. Per la prima (e unica) volta non ricchezze della provincia di Veragua e sul passaggio
si trattò di un’esplorazione in solitario o da lui diret- che, a detta degli indigeni, portava ad un misterioso
ta, bensì di un’iniziativa internazionale capitanata da mare australe:
ufficiali anglo-americani. Prendendovi parte, Codazzi
Yo Señor he estado bien cerca de aquellas sierras hasta
si convinse della fatuità della geografia, se concepita una jornada, no he llegado a ellas porque no he podido a causa
in termini di dottrina colonialista, ovvero, come teo- de la gente, porque llega hombre hasta donde puede y no hasta
ria e prassi dell’espansionismo politico ed economico donde quiere, por el canto de aquellas sierras van unas tierras
delle grandi potenze. La storia di Panamá è tragica e muy llanas, van la vía de hacia la parte de medio día, dicen los
sconfortante come tutte le storie di conquista, non solo indios que está la otra mar de allí tres jornadas: dícenme todos
perché in gran parte fu scritta con il sangue delle po- los caciques y los indios de aquella provincia ... que hay tanto
polazioni native, ma anche perché rivela la persistenza oro cogido en piezas en casa de los caciques de la otra mar que
nos hacen estar a todos fuera de sentido; dicen que hay por
della più inumana delle leggi, quella del più forte. Co- todos los ríos de la otra costa oro en mucha cantidad y en gra-
dazzi ne prese atto in via definitiva esplorando l’istmo. nos muy gordos ... dícenme que la otra mar es muy buena para
navegar en canoas porque está muy mansa a la continua, que
Cristoforo Colombo era convinto che la circon- nunca nada brava como la mar de esta banda según los indios
ferenza terrestre fosse di parecchio inferiore a quella dicen: yo creo que en aquella mar hay muchas islas, dicen que
reale (“Il mondo è poco: quello che è sutto, cioè la hay muchas perlas en mucha cantidad muy gordas...” [Signore,
terra, è sei parti: la settima solamente è coperta di mi sono avvicinato ad una sola giornata di cammino da quelle
montagne, mi è stato impossibile raggiungerle a causa della trup-
acqua”, Giamaica, 7 luglio 1503)1, un malinteso che, pa, perché l’uomo giunge fin dove può e non dove vuole; lungo
se da una parte dette luogo alla scoperta dell’Ameri- detta catena si estendono terre pianeggianti verso mezzogiorno;
ca, dall’altra lo spinse ai limiti della follia. L’ammira- gli indios dicono che a tre giorni di marcia si trova l’altro mare;
glio infatti non poteva rassegnarsi all’esistenza di una tutti i cacicchi e gli indios della regione mi dicono... che nelle
massa continentale là dove non era prevista, per cui case dei cacicchi dell’altro mare c’è tanto di quell’oro in pezzi
si ostinò nella ricerca d’un varco verso il “país indiano
de las especias.” Gli indios della provincia di Ciguare
conoscevano il pepe e ne facevano commercio (“tut- 1 Cristoforo Colombo, Lettera Rarissima, ed. Morelli, Bas-
ta questa gente lo conobbero”): come stupirsene se sano, 1810, p. 12
“di lì a giorni dieci vi è il fiume Gange appellato”? 2 Ibid.
186 l’orizzonte in fuga

che stiamo impazzendo all’idea; affermano che l’oro abbonda La spedizione al mare australe era iniziata a San-
in tutti i fiumi che scendono verso l’altra costa, in grosse pepi- ta María la Antigua del Darién, da dove Balboa e i
te... dicono che l’altro mare è ottimo per la navigazione perché suoi uomini avevano veleggiato verso nord-est, toc-
è sempre calmo, mai così agitato come da questa parte; penso
che nell’altro mare ci siano molte isole, si dice che ci siano molte cando terra ad Acla; da lì, avvalendosi di guide in-
perle e molto grosse...]3 digene, si erano incamminati verso occidente, fino a
raggiungere la sponda pacifica in corrispondenza di
L’esistenza dell’istmo fu accertata quello stesso un golfo che venne consacrato a San Miguel.6 Dalle
anno. Partiti il 6 settembre dal litorale del Darién, gli foreste attorno ad Acla proveniva il legname destina-
spagnoli giunsero in vista dell’oceano Pacifico il gior- to alla costruzione della flottiglia suddetta, e sempre
no 25, raggiungendolo il 29. Al coronamento dell’im- da Acla – luogo fatidico – iniziava la via crucis dei
presa si frapposero enormi difficoltà, ma Balboa fu portatori indigeni diretti all’altra sponda. Finalmen-
sempre alla testa dei suoi, pronto ad affrontarle per te, ad Acla, nel 1519, venne eseguita la condanna a
primo. Al di là dell’intonazione retorica, le parole del morte di Balboa.7
conquistatore trasmettono la dismisura dello sforzo A costui non sfuggì l’importanza che il collega-
compiuto per raggiungere l’altra sponda: mento fra i due oceani avrebbe avuto per la Spagna, e
dovette quindi prevedere che molte altre spedizioni,
Nunca hasta hoy [he] dejado andar la gente fuera de aquí nei secoli a venire, si sarebbero avvicendate lungo il
sin yo ir delante, ora fuese de noche o de día, andando por ríos
y ciénagas de esta tierra... porque muchas veces no acaece ir una percorso da lui marcato; ma di certo non giunse a
legua y dos y tres por ciénagas y agua desnudos y la ropa cogida immaginare che di quel medesimo tragitto si sareb-
puesta en la tablachina encima de la cabeza, y salidos de unas bero serviti i nemici dell’impero spagnolo. Invero,
ciénagas entramos en otras y andar de esta manera dos y tres y così come la conquista dell’istmo venne intrapresa
diez días... [Fino ad oggi non ho mai permesso ai miei uomini con l’aiuto di guide locali lungo rotte tracciate dagli
di avanzare senza che io fossi alla testa, di giorno e di notte, indigeni, tali rotte vennero successivamente percorse
attraversando fiumi e paludi... perché succede spesso di non – sempre con l’aiuto di guide indigene – dai corsari e
poter percorrere nemmeno una lega senza doversi denudare,
e immergersi con i vestiti tenuti sullo scudo sopra la testa, e dai pirati a caccia di prede spagnole.
uscendo da una palude si entra in un’altra e si procede così La rilevanza dell’impresa di Balboa fu percepita
per due, tre, dieci giorni].4 appieno da Pietro Martire d’Anghiera, le cui notevo-
li conoscenze geografiche gli permisero, fra l’alro, di
La scoperta del ‘Mar del Sur’ si produsse a costo metterla in rapporto con le idee di Colombo. Umani-
di sforzi eroici ma anche di crimini abominevoli. Di sta e cronista delle Indie, Pietro Martire (1447-1526),
fatto, dal 1513 in poi, la storia dell’istmo fu contras- autore delle note De Orbe Novo Decades, diede un
segnata da tragedie senza fine, prima fra tutte quella contributo fondamentale alla ‘scoperta’ delle cose
che si abbatté sulle popolazioni aborigene. Fra le vit- del Nuovo Mondo da parte del pubblico europeo.
time iniziali figurano quei malcapitati che Nuñez de Fino alla seconda metà del Cinquecento, la diffu-
Balboa, nel 1517, obbligò a trasportare a spalla, da sione di ragguagli sulle terre ‘nuovamente ritrovate’
un lato all’altro dello stretto, il legname necessario fu assai limitata. Le informazioni erano racchiuse in
alla costruzione di una flottiglia con cui esplorare la corrispondenze, relazioni e memoriali che, in quanto
costa del Pacifico: documenti ufficiali e confidenziali, non circolavano
Traían la madera a cuestas desde el monte al astillero don-
liberamente (in certi casi la loro divulgazione poteva
de se hacían las naves para seguir esta empresa, pero [Balboa] comportare l’accusa di tradimento e perfino la con-
mató quinientos indios haciéndoles acarrear cables y áncoras danna a morte). Il De Orbe Novo – una sorta di sum-
y jarcias y otros materiales y aparejos de una Mar a otra, por ma dello scibile americano – apparvero a stampa nel
sierras y montes y asperecícimos caminos, y pasando muchos 1530, con un lustro di anticipo sull’Historia general y
ríos para efectuar la obra de los navíos. [Portavano il legname natural de las Indias di Fernández de Oviedo, per cui
a spalla dalla foresta al cantiere dove si costruivano le navi per furono accolte come una vera primizia.
proseguire la spedizione, ma Balboa fece morire 500 indigeni
obbligandoli a trasportare cordami, ancore e altri materiali e
In quanto membro de la Junta de Indias e Cro-
attrezzature da un mare all’altro, per picchi e catene montuo- nista Reale, Pietro Martire poteva attingere alle “Car-
se e sentieri intransitabili e attraversando molti corsi d’acqua, tas de relación” dei conquistatori, una prerogativa
tutto questo per costruire le navi.]5 che rendeva i suoi scritti particolarmente attendibili.

3 Lettera di Vasco Nuñez de Balboa al Re Ferdinando il María del Darién (quest’ultima segnalata con una “M” e una cro-
Cattolico, 20 gennaio 1513, in M.F. De Navarrete, Colección ce, segno d’un abitato estinto). Oltre a ciò, rappresenta uno dei
de los viages y descubrimientos que hicieron por mar los españoles percorsi della ricerca dell’oro, o per meglio dire, dell’Eldorado,
desde fines del siglo XV, Madrid, 1829, III, p. 367. ivi compreso il mitico fiume “Oromira”, tributario dell’Atrato
4 Ivi p. 361. (non per niente la regione del Darién venne battezzata “Castilla
5 G. Fernández de Oviedo, Historia general y natural de las del Oro”). Cfr. S-E. Isacsson, “Gentilicios y desplazamientos de la
Indias, Madrid. 1857, III, p. 254. población aborigen en el noroeste colombiano, 1500-1700”, PDF,
6 Si veda l’interessanta mappa nella pagina a destra (fig. in “Indiana”, 2006, Berlin.
173). Risale al 1610 e mostra località scomparse e toponimi di- 7 Balboa venne decapitato ad Acla per ordine di Pedrarias

menticati, a cominciare da Acla, Urabaibe, Dabaybe e Santa Dávila nel gennaio 1519.
lunga é la via 187

173. Porto di Acla sull’Atlantico e Golfo di San Miguel sul Pacifico, mappa spagnola, XVII sec.
188 l’orizzonte in fuga

174. De Bry, Balboa castiga gli indios sodomiti, 1592.

Venne a sapere dello scoprimento del mare austra- dándoles muchas cosas de las de Castilla por atraerlos
le attraverso lettere inviategli dallo stesso Nuñez de a nuestra amistad” [ovunque mi sia spinto, mi sono
Balboa e, avendone avvertito la portata, ne seguì con adoperato soprattutto affinché gli indigeni di questa
attenzione gli sviluppi. L’Ammiraglio aveva dunque regione fossero trattati molto bene, non consenten-
visto giusto? Esisteva realmente un varco nella mi- do che venissero bistrattati, essendo leali con essi,
steriosa barriera di terra che separava i due oceani? regalando loro molti oggetti di Castiglia per farceli
A detta degli indios, l’istmo si restringeva a tal pun- amici].9 Questo il 20 gennaio 1513. Quattro mesi
to che con la vista si potevano abbracciare entrambi dopo, durante l’attraversamento dell’istmo, gli uo-
i mari. Certe voci parlavano di una comunicazione mini di Balboa presero ad archibugiate gli indios
fluviale, altre di una stretta apertura naturale. Gli Quaregua, che si opponevano al loro passaggio. A
spagnoli s’impegnarono a scovarla, ma... “llega hom- partire da informazioni di prima mano (avute, come
bre hasta donde puede y no hasta donde quiere”. A si diceva, dallo stesso conquistatore) Pietro Martire
questa massima cristiana, che Balboa fece sua nella riferisce:
citata lettera a Ferdinando il Cattolico, rispose Pie-
Il strepito e rumor delli quali [archibugi] uditi dagl’In-
tro Martire riassumendo così il risultato di una per- diani, pensorono che le fussero saette che venissero dal cielo,
lustrazione durata anni: «Per dirla in poche parole, e si misseno in tanta fuga e paura che molti di loro caddero
non s’incontrò alcuno stretto».8 in terra. Altri restorono attoniti, di modo che non sapevano
Il De Orbe Novo ebbe un’immediata risonanza fuggire. Dove giunti [raggiunti] dalli nostri con le spade ne
in tutto il Vecchio Mondo, contribuendo alla disse- furono tra morti e feriti più di seicento, e tra gli altri fu morto
il cacique Esquaragua. Fatto questo, Vasco s’avviò con gli al-
minazione di notizie sulle truci modalità della con- tri verso la casa del detto, dove trovorono assai da mangiare.
quista. Il caso degli indios Esquaragua (Quarequa) E viddero il fratello del detto cacique, insieme con molti altri,
è esemplare. Nella lettera al re testè citata, Balboa ch’erano vestiti a modo di femine. Del che si maravigliò forte,
ricalcò la propria sottommissione al volere dei Re e massimamente che non s’era fuggito. E dimandata la causa,
Cattolici, specificando che “...principalmente he pro- gli fu detto da tutti li vicini, li quali dapoi la morte del cacique
curado, por doquiera que he andado que los indios corsero a vedere li cristiani come uomini venuti dal cielo, che
‘l detto cacique con tutti li suoi cortegiani erano imbrattati di
de esta tierra sean muy bien tratados no consintien- quel nefando vizio contra natura. E che per questo il detto
do hacerles mal ninguno, tratándoles mucha verdad, fratello con gli altri ch’erano in casa andavano vestiti da femi-

8 Le otto Decades furono scritte nell’arco di cinque lustri vennero pubblicate il 27 dicembre 1512, a meno di un mese dal-
(1501-1525). La prima edizione completa apparve ad Alcalá de la data della lettera, per cui è impossibile che Balboa ne fosse a
Henares nel 1530. conoscenza. Ma certamente non ignorava che il problema della
9 Balboa, lettera citata. Nella missiva, il “cuidado de los ‘salute’ delle popolazioni indigene era molto sentito dal monarca
indios” antecede ogni altra considerazione. Le Leggi di Burgos cattolico.
lunga é la via 189

175. De Bry, Balboa riceve oro dagli indios, 1592.

ne, né potevano toccar archi né saette, ma attendevano a far allo stesso tempo non si stancavano di magnificarsi,
servizi di casa, come fanno le femine. Vasco, udito il parlar di soprattutto quelli di loro che avevano fatto le campa-
costoro, molto piú si maravigliò che fra quelli monti asperri- gne d’Italia: tutti avevano espugnato fortezze, tutti
mi e fra tante selve, dove vivon solamente di pan di maiz con
bere acqua, né hanno frutti o uccelli né salvaticine come in avevano catturato città e siccome uno spagnolo va-
altri luoghi dell’Indie, in queste genti prive di delizie vi fusse leva per quattro tedeschi, due francesi e due italiani,
entrato simil abominevol peccato. E subito gli [li] fece piglia- 500 di loro sarebbero bastati a conquistare Venezia...
re, che potevan esser circa quaranta, e legati gli fece stracciare Tutti, poi, si atteggiavano a signori, dicendosi discen-
e sbranare da alcuni cani grandi ch’aveva menato seco, e gli denti della stirpe dei goti, ma «all’ora della verità si
adoperava a seguire gl’Indiani quando fuggivano10 scopre che in Spagna essi erano porcari o pastori di
pecore».12Benzoni risiedette per qualche tempo nel
Un altro rilevante apporto alla diffusione di no- «crudelissimo paese di Veragua» e percorse il tragitto
tizie sulle Indie Occidentali, ed in particolare sulla fra Nome di Dio (Nombre de Dios), porto sul litorale
regione dell’istmo del Darién, è costituito dall’ Hi- atlantico, e Panamá. Per quel che riguarda Nome di
storia del Mondo Nuovo, del milanese Girolamo Ben- Dio, si legge nell’Historia del Mondo Nuovo:
zoni, apparsa a Venezia nel 1565 e presto tradotta al
francese e all’inglese. Commerciante, viaggiatore ed Questa città sta fondata alla marina, da Levante al Po-
acuto osservatore, forse non sempre rigoroso ma ori- nente, in mezo d’un gran bosco; questo luogo si è malsano,
ginale e soprattutto munito di spirito critico, Benzo- specialmente d’inverno per lo gran calore e umidità della
ni inquadrò la realtà americana da un punto di vista terra e ancora per una palude che la cinge da una banda di
Ponente; pertanto vi muoiono gente assai (…) Quando io
personale, tutt’altro che compiacente nei confronti resideva in questa Governazione ci abitavano da quindici o
degli spagnoli. Rifacendosi agli scritti di Bartolomé venti mercatanti che vendevano in grosso, essendo tutte l’al-
de las Casas, in particolare alla Brevísima relación tre case e botteghe abitate da merciari e speziali, marinari e
de la destrucción de las Indias, denunciò le atrocità tavernieri, e d’acun’altre arti necessarie (…) Alla banda ver-
commesse dai conquistatori (e appunto per questo so Tramontana sta il Porto, il quale è capace per molte navi;
viene considerato uno degli ispiratori della Leyenda in quanto alle cose di Spagna che questo pestifero terreno
Negra).11 A proposito di questi ultimi, il milanese os- produce, sono alcuni limoni, naranci e ravanelli, di grossezza
come la coda d’un sorgio, verze, lattughe, ma piccole, poche
serva che la malvagità, in loro, si mescolava così bene e non troppo buone. Tutto il resto va dell’Isola spagnuola di
con la millanteria che era difficile dire quale delle Cuba e della provincia di Nicaracqua, cioè maiz, carne salata,
due prevalesse. Infierivano senza sosta sui nativi ed porci, battate; e di Panamá si menano le vacche, se vogliono

10 Pietro Martire d’Anghiera, Decade III, Libro 1, in Gio- ción de las Indias, Sevilla, 1552.
12 Girolamo Benzoni, La historia del Mondo Nuovo di M.
vanni Battista Ramusio, Delle navigationi et viaggi, 1550-1606.
11 Bartolomé de las Casas, Brevísima relación de la destruc- Girolamo Benzoni milanese, Venezia, 1572 (Milano 1965).
190 l’orizzonte in fuga

mangiar carne fresca, e di Spagna vi conducono tutto il resto. the midway, from which, we might at once discern the
Subito dopo, Benzoni si riferisce all’esistenza di North Sea from whence we came, and the South Sea
palenques (insediamenti di schiavi negri fuggitivi): whither we were going” [all’incirca a metà strada c’era
Fra quei boschi alla banda di Levante, non troppo lonta-
un grande albero dalla cui cima si poteva vedere sia il
no da Nome di Dio, vi sono alcuni popoli de’ Mori fuor’usciti Mare del Nord dal quale venivamo che il Mare del Sud
e hanno ammazzato molti Spagnoli mandati da’ Governatori verso cui eravamo diretti], riferisce Philip Nichols nel
della provincia per distruggerli. E tra quei boschi in certi fiu- resoconto del terzo viaggio di Drake alle Indie Occi-
mi hanno trovato alcune case abitate da Indiani, e così si son dentali, indi prosegue:
fatti loro amici. Hanno saette avvelenate e spesse volte molti
di loro vanno al cammino di Panamá e quanti Spagnoli gli Here was that goodly and great high Tree, in which they
capitano alle mani, tutti crudelmente gli tagliano a pezzi. [i Cimarrones] had cut and made divers steps, to ascend up
near unto the top... and from thence we might, without any
Per quel che concerne il percorso fra le due ban- difficulty, plainly see the Atlantic Ocean whence now we came,
and the South Sea, so much desired. The fourth day following,
de, il milanese riferisce quanto segue: 11th February [1573] we came to the height of the desired hill,
Di Panamá per terra a Nome di Dio vi sono cinquanta a very high hill, lying East and West, like a ridge between the
miglia. La prima giornata si trova assai buon camino; ma poi two seas, about ten of the clock: where the chiefest of these
che si passa avanti s’entra in bosco e dura insino a Nome di Cimaroons took our Captain by the hand, and prayed him to
Dio; e a meza via si trova un fiume, che per le molte volte che follow him, if he was desirous to see at once the two seas, which
fa, si tarda più di tre ore in passarlo; e si è intervenuto ad al- he had so long longed for. [Ed ecco quel bell’albero robusto e
cuni Spagnuoli in tempo d’inverno trovarsi in mezo a questo alto, nel cui tronco i Cimarrones avevano ricavato vari scalini per
fiume e cominciare a piovere tanto spietatamente e a crescere poter salire fino alla sommità... e dalla quale si era in grado di
in tal maniera, e non avendo luogo alcuno dove mettersi, si vedere facilmente l’oceano Atlantico, dal quale provenivamo, e
sono annegati.13 il Mare del Sud, che tanto anelavamo. Quattro giorni dopo, l’11
febbraio, raggiungemmo la vetta della collina desiderata, molto
alta, disposta da Est a Ovest, come una catena fra i due mari,
Verso il 1570, Francis Drake stabilì la propria circa a ore 10; colà il gran capo dei Cimarrones prese il nostro
base di operazioni appunto nei pressi di Acla, in una capitano per mano e lo invitò a seguirlo, qualora fosse stato in-
insenatura segreta da lui chiamata Port Pheasant teressato a vedere i due mari in una volta, cosa che aveva atteso
(Zapzurro?). Il corsaro attraversò l’istmo calcando i così a lungo].14
passi di Balboa e fu il primo inglese ad avvistare il
Mar del Sur, anzi, fu il primo europeo a vedere allo Alla vista del Mar del Sur, il corsaro, a detta del
stesso tempo i due oceani da una sommità situata a reverendo Nichols, esclamò: “Besought Almightie
metà strada fra di essi. “There was a great Tree about God of his goodnesse to give me life and leave to sayle
once in an English ship on that sea’’. [Voglia l’Onni-
176. Ritratto di Francir Drake, inc.
potente nella sua bontà concedermi vita e permettermi
una volta di navigare in quel mare su una nave inglese].
Come si sa, Drake fu accontentato: tuttavia, non fu il
primo suddito di Elisabetta I a navigare nel Pacifico,
giacché lo precedette John Oxenham, uno dei suoi
fidi capitani. Nel racconto di Nichols la selvaggia
natura dell’istmo si addolcisce fino a sfumare in un
paesaggio quasi-edenico:
All the way was through woods very cool and pleasant, by
reason of those goodly and high trees, that grow there so thick,
that it is cooler travelling there under them in that hot region,
than it is in the most parts of England in the summer time.
[L’intero cammino si sviluppava attraverso boschi freschi e
piacevoli, in virtù di quei begli alberi, che colà crescono a di-
smisura, nonostante il clima torrido della regione, è più fresco
viaggiare sotto di essi che in piena estate nella maggior parte
dell’Inghilterra].

13 G. Benzoni, op.cit. Può essere interessante confronta-

re quanto scritto da Benzoni circa le fiumare con il racconto di


Lionel Wafer in A New Voyage and Description of the Isthmus of
America. Cfr. infra, nota 23.
14 P. Nichols, Sir Francis Drake Revived, London 1626, in

Voyages and Travels: Ancient and Modern, New York, 1909–14,


Vol. XXXIII, p. 100 e ss. Intitolata originalmente Relation of the
Third Voyage of Sir Francis Drake, l’opera di Philip Nichols, scrit-
ta prima del 1592, fu preparata alla stampa dallo stesso Francis
Drake, che vi accluse una dedica ad Elisabetta I. Fu pubblicata
per la prima volta nel 1626. Le citazioni successive provengono
dalla medesima edizione.
lunga é la via 191

177. Veduta immaginaria di Nombre de Dios, XVII sec., inc.

held the Cross in great reputation; but at our Captain’s per-


Di fatto, la marcia procedette senza intoppi o suasion, they were contented to leave their crosses, and to le-
particolari disagi, lungo un percorso ben dissimile arn the ‘Lord’s Prayer’, and to be instructed in some measure
concerning God’s true worship. [Non hanno sacerdoti di sorta
da quello paventato alla partenza (“twenty leagues of sebbene venerino la croce; ma persuasi dal nostro Capitano
death and misery”). Data la profusione di frutta, non lasciarono le loro croci e ascoltarono la Parola del Signore
venne mai a mancare il cibo: e appresero qualcosa riguardo alla vera adorazione di Dio].
Near many of the rivers where we stayed or lodged, we Fu la chiaroveggenza del buon cristiano a con-
found sundry sorts of fruits, which we might use with great
pleasure and safety temperately: Mammeas, Guayvas, Palmi- sentire al corsaro di abbracciare i due oceani da un
tos, Pinos, Oranges, Lemons, and divers other. [Nei presi dei punto “distant thirty-five leagues from Nombre de
fiumi dove sostavamo o accampavamo si trovava una varietà Dios and forty-five from Panama” o fu piuttosto la
di tipi di frutta, che potevamo consumare con gran piacere e lungimiranza di un profeta della religione elisabet-
sicurezza]. tiana delle cose? Fosse la fede in Dio o nel nascente
credo imperialista britannico, Drake vide uno spet-
Inoltre, i Cimarrones erano esperti nel cacciare i tacolo escluso ai comuni mortali. Lionel Wafer, ce-
porci selvatici di cui abbondava la foresta: rusico e bucaniere che un secolo dopo percorse l’i-
stmo in lungo e in largo lasciandone una descrizione
In journeying, as oft as by chance they [i Cimarrones] molto vivida e accurata, dovette prendere atto che
found any wild swine, of which those hills and valleys have sto-
re, they would ordinarily, six at a time, deliver their burdens to
non esisteva alcun punto del crinale dal quale fosse-
the rest of their fellows, pursue, kill and bring away after us, as ro visibili simultaneamente i due oceani, e ciò non a
much as they could carry, and time permitted. [Durante il viag- causa della distanza fra le opposte sponde dello stret-
gio, ogni qualvolta i Cimarrones s’imbattevano in un maiale to bensì per gli impedimenti naturali esistenti sul ver-
selvatico, abbondanti in quelle contrade, 6 uomini passavano sante del Pacifico, consistenti in “considerable hills...
il carico ai compagni, perseguivano e uccideva la preda e ne so cloath’d with tall woods that they much hinder the
riportavano indietro quel tanto che potevano e che il tempo prospect there would otherwise be” [alture conside-
permetteva].
revoli... così fitte di foreste svettanti che nascondo-
no molto il panorama che altrimenti si vedrebbe].15
Drake ebbe perfino il tempo di indottrinarli: Codazzi, che esplorò l’istmo 175 anni dopo Wafer,
pervenne alla stessa conclusione (come si vedrà più
They [i Cimarrones] have no kind of priests, only they
avanti, il ‘miraggio del Pacifico’ fu condiviso anche
dagli esploratori ottocenteschi, tratti in inganno dai
‘mari’ di nuvole).
15 Lionel Wafer, A New Voyage and Description of the reach so far, especially from such an eminence... [tanto più che]
Isthmus of America, London, 1699 (ed. G.P. Winship, Cleveland, there are here and there plains and valleys of a considerable extent,
1903, pp. 71-72). Scrive Wafer: “Not that the distance of it [il and some open places, yet do they lie intermix’d with considerable
crinale] from thwe South Sea is so great, as that the eye could not hills, and those too so cloath’d with tall woods, that they etc.etc.”
192 l’orizzonte in fuga

178. Mappa spagnola del porto di Nombre de Dios, XVI sec.

di smerciarle in Perù. Si diresse dunque a Nombre


Comunque sia, giunti felicemente a una giorna- de Dios, e da lì, dopo una permanenza d’un paio di
ta di cammino da Panamá, Drake e i suoi uomini, settimane, proseguì per la foce del fiume Chagres,
vennero a sapere che la “recua del Oro” (il convo- pronto ad affrontare la traversata dell’istmo. Abitata
glio di muli che trasportava l’oro peruviano da Pa- da poche decine di persone, Nombre de Dios era,
namá all’Atlantico) sarebbe partita da lì a poco per paradossalmente, un luogo abbandonato da Dio:
Nombre de Dios. Senza perdere tempo, si rimisero
[Nombre de Dios] era fatta tutta di case di legname po-
in marcia verso Venta de las Cruces, a metà strada ste in un luogo tanto malsano e infermo quanto immaginar
fra i due oceani, intenzionati a catturarla. L’imbo- si possa, e scommodo e privo d’ogni sorte di commodità di
scata si risolse in un fiasco ed il viaggio di ritorno, vivere, che tutto bisogna che venga di fuora e per mare, non
a differenza dell’andata, richiese “long and weary vi essendo all’intorno altro che serratissimi boschi e deserti
marches”; tuttavia, l’impresa di Drake dimostrò che infelici e inabitabili.16
il controllo dello stretto era fondamentale tanto agli
interessi spagnoli quanto alle mire delle altre poten- Alle privazioni e alla scomodità si aggiungevano
ze. Consapevole di ciò, Filippo II, dapprima interes- altri disagi:
sato all’apertura di un canale attraverso l’istmo, ab-
Quello che era peggio, che la notte non ci potevamo
bandonò l’idea e proibì che se ne tornasse a parlare. diffendere dalle zanzare, che ci molestavano grandemente, le
quali in quel luogo, oltre alla grande quantità che ve ne sono,
Talune fra le più interessanti descrizioni tardo hanno anche più dell’importuno e le loro ponture sono molto
cinquecentesche dell’istmo si devono ad un viaggia- più velenose che quelle delle nostre.
tore e mercante fiorentino, Francesco Carletti (1573-
1636), autore di una relazione intitolata Ragionamen- Come se ciò non bastasse, dal cielo cadevano
ti del mio viaggio intorno al mondo (pubblicata nel atre piaghe quasi bibbliche:
1701, ad un secolo dalla stesura). Fra il 1594 e il 1606,
Vi sono ancora in detta città del Nombre de Dios quan-
Carletti portò a termine uno straordinario viaggio at- tità innumerabile di botte e rospi molto spaventevoli per la
torno al mondo, il primo mai realizzato da un ‘pri- loro grandezza... ed è opinione che piovino dal cielo, o vero
vato’. Partito da San Lucar di Barrameda, fece rotta che naschino mentre che l’acqua cade e tocca quella terra ari-
dapprima per le isole di Capo Verde, dove comprò
una partita di 75 schiavi, e successivamente per Car-
tagena de Indias, dove li vendette (sottocosto). Con 16 F. Carletti, Ragionamenti di Francesco Carletti Fiorenti-

il magro ricavato acquistò mercanzie varie con l’idea no sopra le cose da lui vedute ne’ suoi viaggi, Firenze, 1701.
lunga é la via 193

179. Carta geografica spagnola dell’istmo del Darién-Panamá, XVIII sec.

da o più tosto abbruciata...Vi sono ancora di molti pipistrelli per ricetto delle mercanzie, che poi de quivi a poco a poco
di una natura molto strana li quali la notte entrano facilmente per schiena di muli si trasportano alla città di Panamà, lonta-
per le stanze e camere (...) e mentre si dorme vi vengono a na... quindici miglia e dal predetto Nombre de Dios sessanta,
trovare... che senza sentirli vi mordono nell’estremità delle traversandosi quella terra che tiene che il mare di tramontana
punte delle dita delle mani o de’ piedi, o della fronte, o degli con quello di mezzogiorno non si congiunghino.
orecchi, e così si pascono con il sangue che appresso succia-
no, e non v’è rimedio alcuno a liberarsene. Nella stagione delle piogge, il cammino da Ven-
ta de Cruces a Panamá era pressochè impraticabile,
Dopo aver costeggiato il basso litorale caraibi- talché i muli stentavano a percorrerlo in 14 o 15 ore
co per una sessantina di miglia, la piroga sulla qua- «e per tutto vanno sempre le bestie fitte nel fango
le Carletti viaggiava imboccò «una fiumara d’acqua insino alla pancia». Inoltre era così stretto che «se
dolce detta Rio di Ciagre.» Risalire il fiume contro- due [muli] s’incontrano insieme, a gran pena posso-
corrente era oltremodo faticoso e pericoloso, in par- no scansarsi e passare, sendo da una parte e dall’altra
ticolare «per essere in molti luoghi di poco fondo, e del camino tutto bosco selvatico e serrato senza nes-
dandosi in secco bisogna aspettare che piova, la qual suna via altra che questa, che è stata fatta a mano per
cosa in quel tempo [agosto] segue infallantemente potervi passare». Della conduzione delle recuas s’in-
ogni giorno nell’ora di mezzo dì in giù, con incre-