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Il Gattopardo

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Disambiguazione Se stai cercando il film del 1963 diretto da Luchino Visconti, vedi Il Gattopardo (film). Il Gattopardo Autore Giuseppe Tomasi di Lampedusa 1 ed. originale 1958 Genere romanzo Sottogenere storico Lingua originale italiano Ambientazione Sicilia Protagonisti Don Fabrizio Salina Il Gattopardo un romanzo scritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pubblicato postumo nel 1958. L'autore trasse ispirazione da vicende della sua antica famiglia e in particolare dalla vita del suo bisnonno, il Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa, vissuto negli anni cruciali del Risorgimento e noto anche per le sue ricerche astronomiche e per l'osservatorio astronomico da lui realizzato. Per il tema trattato spesso considerato un romanzo storico, bench non ne soddisfi tutti i canoni. Scritto tra la fine del 1954 e il 1957, fu presentato all'inizio agli editori Mondadori e Einaudi, che ne rifiutarono la pubblicazione (il testo fu letto da Elio Vittorini che successivamente sembra si fosse rammaricato dell'errore), avvenuta poi dopo la morte dell'autore da Feltrinelli con la prefazione di Giorgio Bassani, che aveva ricevuto il manoscritto da Elena Croce. Nel 1959 ricevette il Premio Strega divenendo il primo best-seller italiano con oltre 100.000 copie vendute[1]. Nel 1963 Luchino Visconti lo tradusse nel film omonimo. Nel 1967 venne anche tratta un'opera musicale di Angelo Musco, con libretto di Luigi Squarzina. Il titolo del romanzo ha l'origine nello stemma di famiglia dei Tomasi[2] ed cos commentato nel romanzo stesso: Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra. Ind ice 1 Tra ma 2 Il sig nifi cat o dell 'op

era 2.1 R o m a n z o s t o r i c o o n o ? 2.2 S t e r i l i t e m o r t e 3 Not e 4 Bib liog rafi

a 5 Alt ri pro gett i 6 Col leg am enti este rni

Trama
Il racconto inizia con la recita del rosario in una stanza della casa del Principe di Salina, la casa gentilizia del Principe Fabrizio Salina, dove abitava con i sette figli e la moglie Maria Stella. Don Fabrizio un personaggio particolare, dedito allo studio dell'astronomia e a pensieri su amore e morte. Egli testimone del lento decadere del ceto dell'aristocrazia di cui rappresentante. Infatti, con lo sbarco in Sicilia di Garibaldi e del suo esercito, si afferma una nuova classe, quella dei borghesi, che il principe come tutti gli aristocratici disprezza. Il nipote di don Fabrizio, Tancredi, pur combattendo nelle file garibaldine cerca di rassicurare lo zio sul fatto che alla fine le cose andranno a loro vantaggio. Tancredi inoltre aveva sempre mostrato interesse verso la figlia del principe, Concetta, che ricambiava i suoi sentimenti. Il principe e la sua famiglia trascorrono un po' di tempo nella loro residenza estiva a Donnafugata; l il nuovo sindaco Calogero Sedara, un uomo di modeste origini, un borghese. Non appena Tancredi vede Angelica, la figlia del sindaco, si innamora perdutamente di lei. La ragazza per una borghese e non ha perci i modi degli aristocratici, per questo Concetta trova quasi ripugnante il suo comportamento. Angelica per ammalia tutti con la sua bellezza, tanto che Tancredi finir per sposarla, attratto oltre che dalla bellezza anche dal suo denaro. Arriva il momento di votare per un importante plebiscito il cui esito decreter o no l'annessione della Sicilia al regno italico, a quanti chiedano al principe un parere su cosa votare, il principe affranto dice di essere favorevole a questa entrata. I voti del plebiscito alla fine vengono comunque truccati dal sindaco Sedara e si arriva perci all'annessione. Dopo questo un funzionario piemontese, il cavaliere Chevalley offre a don Fabrizio la carica di senatore del Regno d'Italia ma il principe rifiuta l'incarico in quanto egli si sente un vero e proprio aristocratico e non vuole sottomettersi alla caduta del suo tempo. Il principe ora conduce una vita desolata fino a quando muore circondato dai suoi cari in una stanza d'albergo a Palermo durante il viaggio di ritorno da Napoli, dove si era recato per delle visite mediche. L'ultimo capitolo del romanzo, ambientato nel 1910, descrive la situazione delle superstiti figlie del principe, che conducono una vita dedite a una formalistica devozione religiosa e nell'illusione che il nome Salina conti ancora come nel passato, che per irrimediabilmente perduto.

Il significato dell'opera
L'autore compie all'interno dell'opera un processo narrativo che sia storico che attuale. Parlando di eventi passati, Tomasi di Lampedusa parla di eventi del tempo presente, ossia di uno spirito siciliano citato pi volte come gattopardesco. Nel dialogo con Chevalley, il principe di Salina spiega ampiamente il suo spirito della sicilianit; egli lo spiega con un misto di cinica realt e rassegnazione.

Spiega che i cambiamenti avvenuti nell'isola pi volte nel corso della storia, hanno adattato il popolo siciliano ad altri "invasori", senza tuttavia modificare dentro l'essenza e il carattere dei siciliani stessi. Cos il presunto miglioramento apportato dal nuovo Regno d'Italia, appare al principe di Salina come un ennesimo mutamento senza contenuti, poich ci che non muta l'orgoglio del siciliano stesso. Egli infatti vuole esprimere l'incoerente adattamento al nuovo, ma nel contempo l'incapacit vera di modificare se stessi, e quindi l'orgoglio innato dei siciliani. In questa chiave egli legge tutte le spinte contrarie all'innovazione, le forme di resistenza mafiosa, la violenza dell'uomo, ma anche quella della natura.

Romanzo storico o no?


La vicenda descritta nel Gattopardo pu a prima vista far pensare che si tratti di un romanzo storico. Tomasi di Lampedusa ha certamente tenuto presente una tradizione narrativa siciliana: la novella Libert di Giovanni Verga, I Vicer di Federico De Roberto, I vecchi e i giovani di Luigi Pirandello ispirata al fallimento risorgimentale, drammaticamente avvertito proprio in Sicilia, dove erano vive speranze di un profondo rinnovamento. Ma mentre De Roberto, che fra i tre citati , per questa tematica, il pi significativo, indaga le motivazioni del fallimento con una complessa rappresentazione delle opposte forze in gioco, Tomasi di Lampedusa presenta la vicenda risorgimentale attraverso il machiavellismo della classe dirigente, che in extremis si mette al servizio dei garibaldini e dei piemontesi, convinta che fosse il modo migliore perch tutto restasse com'era. Questa rappresentazione naturalmente ristretta, per la prospettiva da cui descritta; restano fuori dal romanzo molti eventi importanti: solo per fare un esempio, la rivolta dei contadini di Bronte, stroncata nel sangue da Nino Bixio (oggetto invece della novella di Verga). Da questo punto di vista quindi le mancanze de Il Gattopardo come romanzo storico del Risorgimento in Sicilia sono evidenti. Osservava Mario Alicata: Una cosa cercare di comprendere come e perch si afferm nel processo storico risorgimentale una determinata soluzione politica, cio la direzione di determinate forze politiche e sociali, un'altra cosa credere, o far finta di credere, che ci sia stato una sorta di presa in giro condotta dai furbi (dai potenti di ieri e di sempre) ai danni degli sciocchi (coloro che si illudono che qualche cosa di nuovo possa accadere non solo sotto il sole di Sicilia ma sotto il sole tout court). Il valore de Il Gattopardo va ricercato dunque al di fuori della prospettiva del romanzo storico? La faccenda ovviamente pi complicata di come poteva apparire ai primi lettori dell'opera, se il principe stesso negava di aver voluto scrivere un romanzo storico (semmai un testo intessuto di memoria e di memorie), nella seconda edizione de Il romanzo storico, invece Lukcs riconduce Il Gattopardo al canone proprio del genere. Di recente Vittorio Spinazzola, in un importante lavoro degli anni novanta, Il romanzo antistorico, attribuisce alla triade formata da I Vicer di De Roberto, I vecchi e i giovani di Pirandello, ed il romanzo di Tomasi di Lampedusa, la fondazione di un nuovo atteggiamento del romanzo rispetto alla storia; non pi l'ottimismo di una concezione storicista e teleologica dell'avvenire dell'uomo (ancora presente in Italia nelle grandi cattedrali di Manzoni e Nievo), ma la dolorosa consapevolezza che la storia degli uomini non procede verso il compimento delle magnifiche sorti e progressive, e che la "macchina del mondo" non votata a provvedere alla felicit dell'uomo. Il romanzo antistorico il deposito di questa concezione non trionfalistica della storia, nei tre testi citati il corso della storia genera nuovi torti e nuovi dolori, invece di lenire i vecchi. Malgrado la posizione nuova di Spinazzola, che rilegge in modo intelligente la questione, il problema resta aperto, e la critica non ha ancora trovato una soluzione condivisa su questo tema.

Sterilit e morte
Il modulo narrativo si discosta molto dai canoni del romanzo storico: il romanzo suddiviso in blocchi, con una sequenza di episodi che, pur facendo capo ad un personaggio principale, sono dotati ciascuno di una propria autonomia. Il fallimento risorgimentale descritto, poi, non un esempio di uno scarto tra speranze e realt nella storia degli uomini, ma sembra l'esempio di una norma costante

delle vicende umane, destinate inesorabilmente al fallimento: gli uomini, anche re Ferdinando o Garibaldi, possono solo illudersi di influire sul torrente delle sorti che invece fluisce per conto suo, in un'altra vallata. La negazione della storia, la sterilit dell'agire umano, uno dei motivi pi ricorrenti e significativi del libro; in questa prospettiva di remota lontananza dalla fiducia nelle "magnifiche sorti e progressive", il Risorgimento pu ben diventare una rumorosa e romantica commedia e Karl Marx un "ebreuccio tedesco", di cui al protagonista sfugge il nome, e la Sicilia, pi che una realt che storicamente si fatta attraverso secoli di storia resta una categoria astratta, una immutabile ed eterna metafisica "sicilianit" che coincide con una distaccata e decadente indifferenza, unita a un erroneo senso di superiorit dei siciliani verso i loro conquistatori. Nella descrizione del fallimento risorgimentale, secondo alcuni, si pu intravedere un'altra riconferma della legge e degli uomini: il fallimento resistenziale che, negli anni in cui scriveva, Tomasi di Lampedusa poteva constatare Correlato a questo il tema del fluire del tempo, della decadenza e della morte (che richiamano Marcel Proust e Thomas Mann) esemplificato nella morte di una classe, quella nobiliare dei Gattopardi che sar sostituita dalla scaltra borghesia senza scrupoli dei Sedara, ma che permea di s tutta l'opera: la descrizione del ballo, il capitolo - secondo alcuni critici il punto pi alto del romanzo della morte di don Fabrizio, la polvere del tempo che si accumula sulle sue tre figlie e sulle loro cose. Si pu dire che fra la tradizione del romanzo storico, siciliana ed europea, di fine Ottocento e Il Gattopardo passato il decadentismo con le sue stanchezze, le sue sfiducie, la sua contemplazione della morte; l'opera di Tomasi di Lampedusa inoltre cadeva in un momento di ripiegamento dei recenti ideali della societ italiana e di quella letteratura che si era sforzata di dare voce artistica a quegli ideali

TITOLO: Il Gattopardo AUTORE: Giuseppe Tomasi di Lampedusa LUOGO DI EDIZIONE: Milano EDITORE: Giangiacomo Feltrinelli DATA DI EDIZIONE: novembre 1999 (prima edizione, novembre 1974) PREMESSA: Gioacchino Lanza Tomasi LAUTORE: Giuseppe Tomasi di Lampedusa (Palermo 1896-Roma 1957) nacque dalla famiglia aristocratica dei Principi di Lampedusa, duchi di palma e Montechiaro. Trascorse la fanciullezza in Sicilia, prese parte alle due guerre mondiali e comp lunghi viaggi in Europa. Appassionato lettore di libri storici e di romanzi stranieri, soprattutto francesi, si dedic alla narrativa negli ultimi anni della sua vita. Il suo pi famoso successo, Il Gattopardo, pubblicato dopo la sua morte nel 1958, costitu un caso letterario, sia per la personalit allora misteriosa dellautore, sia per la sua ironica rappresentazione dei mutamenti storico-sociali del periodo risorgimentale. Questo libro fu anche trasposto nel cinema da Visconti nel 1963. Altre opere, di minor importanza, sono Racconti (1961), Lighen, Lezioni su Stendhal (1971), Invito alle Lettere Francesi del Cinquecento (1979). RIASSUNTO: Don Fabrizio Salina era un ricco siciliano che viveva con la sua famiglia in una villa sfarzosa posta tra i suoi feudi e che godeva di un rispetto indiscusso dagli abitanti dei suoi territori. La sua vita e quella della sua famiglia scorrevano tranquilla. Un giorno, i Garibaldini sbarcarono in Sicilia e Tancredi, squattrinato, si un a loro; Don Fabrizio era preoccupato dello sbarco perch cap di essere lultimo vero principe dei Salina. Dopo poco tempo, tutta la famiglia Salina si trasfer a Donnafugata per le vacanze estive e qui una sera la famiglia Salina cen con Don Calogero, sindaco di Donnafugata, che in poco tempo aveva saputo raccogliere un gran patrimonio, e con sua figlia Angelica. Concetta, una delle figlie di Don Fabrizio, era innamorata di Tancredi e sperava di sposarlo. Tancredi, per, quando vide Angelica, rimase estasiato dalla sua bellezza e dalla sua simpatia e, ricambiato dellamore, dopo non molto tempo la spos. Don Fabrizio non era molto contento di questo matrimonio poich Angelica apparteneva a una classe sociale inferiore rispetto a quella di Tancredi, ma cap il mutamento dei tempi e non si oppose al matrimonio. La loro vita trascorre allinsegna di feste e cene. Don Fabrizio si ammal e dopo non molto tempo mor. Anche Tancredi mor. Caterina e Concetta vivevano sole nella loro villa con i servitori, fino a quando entrambe vecchie morirono anchesse. ANALISI DEI PERSONAGGI PRINCIPALI: Don Fabrizio Corbera Principe di Salina: il protagonista del romanzo. Si presenta come un uomo di grande forza e di dimensioni spropositate. Allinizio del romanzo egli ha quarantacinque anni, una pelle bianchissima, capelli biondi, occhi azzurri per le sue origini tedesche. Le sue grandi mani sanno accartocciare le monete e spesso, a causa della sua ira, le posate di casa hanno bisogno di riparazioni. Le sue mani, per, sono anche dotate di delicatezza. Di carattere il principe si presenta autoritario, con una rigidit morale e da una rigidit morale. Ama molto le scienze matematiche, che applica sullastronomia traendone sufficienti riconoscimenti pubblici e grandi gioie private. Ha fatto costruire un osservatorio. E molto legato allastronomia e per essa ha una passione irrefrenabile, tanto da avere una precisione formidabile nei suoi calcoli e prevedere anche i movimenti degli astri. Lo studio dellastronomia fa dimenticare al Principe tutti gli aspetti pi meschini della vita, infatti anche al ballo a Palazzo Ponteleone, Don Fabrizio desidererebbe andare allosservatorio perch non si sente a suo agio tra quelle persone che lo considerano uno stravaganteper il suo interessamento alla matematica. Don Fabrizio ha sette figli, ma a loro preferisce Tancredi poich lo considera bello, simpatico e attivo, al contrario dei suoi figli, che considera mosci e privi di qualsiasi entusiasmo. Egli tutore di Tancredi. La sua vita caratterizzata da un continuo, che lo porta ad osservare la rovina del proprio ceto, senza intervenire. Tra i pensieri pi ricorrenti del Principe c la morte, che viene considerata come desiderio di staccarsi dalla noie e dalle angosce della vita quotidiana e viene considerata come mezzo per giungere ad una vita pi tranquilla e serena. La morte si sente maggiormente nel settimo capitolo, intitolato La morte del Principe, quando il Principe, appunto, muore allet di sessantotto anni. Egli non triste, anzi sente lavvicinarsi della morte come un desiderio che piano piano diventa realt. Viene introdotto dal narratore attraverso una descrizione

fisica diretta, ma poco precisa. Tancredi Falconeri: il nipote di Don Fabrizio. Sua padre aveva sposato la sorella di Don Fabrizio e aveva sperperato tutto il patrimonio. Rimasto orfano a quattordici anni, viene preso in custodia da Don Fabrizio. Tancredi si presenta come un giovane sui ventun anni, alto, magro, occhi azzurri e con la voce leggermente nasale. A causa della sua persona affettuosa, beffarda, adattabile, spensierata, attiva e con spirito, diviene il giovane preferito di Don Fabrizio, gli sta a cuore pi dei suoi figli. Viene presentato come un giovane dalla condotta poco esemplare, dato che fa parte anche di un gruppo di liberali che a quel tempo si organizzavano segretamente. E un ragazzo intelligente e colto. Durante un pranzo a Donnafugata, conosce Angelica e se ne innamora follemente, dimenticando Concetta, fino a quando, chiede a Don Fabrizio, tramite lettera la mano di lei e la sposa. Egli pare cos diventare un bravo ragazzo, legato ad Angeli dal suo amore, non curando la classe sociale alla quale ella apparteneva. Tancredi si distingue dagli altri personaggi perch, a differenza degli altri aristocratici palermitani, si schiera a favore dei garibaldini. Decide di partecipare al movimento rivoluzionario, in breve tempo viene promosso capitano. Dopo non molto tempo ottiene un mese di licenza, durante il quale si reca a Donnafugata. Viene presentato dal narratore attraverso un ritratto fisico diretto, ma poco preciso, viene delineato a grandi linee. Concetta Corbera: una delle figlie di Don Fabrizio. E una signorina orgogliosa e carina, tanto vero che riceve le attenzioni del conte milanese. E innamorata del cugino Tancredi, ma egli non la ricambia. Il padre intuisce il suo amore per il cugino, poich dopo la partenza del giovane ella ha una certa ansia sul volto. La notizia ufficiale gli giunger solo attraverso Padre Pirrone. Durante il primo pranzo a Donnafugata ella sente che Tancredi attratto dalla bellezza di Angelica e cerca di fargli notare i difetti di essa e la differente educazione. Ella, nei confronti del padre, ha una certa sottomissione, facendo sempre la volont del padre, anche se a volte prova una certa ira nei confronti dei suoi ordini. Alla morte del padre, Concetta lunica che non versa alcuna lacrima, ancora risentita di essere stata da lui sacrificata per il bene del suo Tancredi. Diviene proprietaria della villa Salina insieme alle sue due sorelle, Caterina e Carolina. Un giorno riceve la visita di Tassoni, ospite di Angelica, che le rivela che lepisodio dellassalto al convento narrato da Tancredi era falso:capisce, allora, che la sua vita stata condizionata dalla sua imprudenza, dal suo orgoglio. Non potendo attribuire ad altri la propria felicit, si ritira nella sua camera, dove fa portar via da una cameriera il cane Benedic imbalsamato, caro al padre, poich anche lui insinua ricordi amari. Viene introdotta con un ritratto indiretto durante la narrazione dei fatti. Don Calogero Sedara: il sindaco di Donnafugata e il padre di Angelica. Rappresenta la classe borghese che sta prendendo il sopravvento. Egli si arricchito in breve tempo grazie alla sua furbizia e alla sua arguzia, divenendo un uomo molto ricco, ma distinguibile dai nobili a causa dei suoi atteggiamenti abbastanza rozzi e inadatti allambiente regale in cui viene posto. Si presenta come un uomo avente sempre le guance mal rasate, abiti bislacchi e un persistente olezzo di sudore. A volte da segni di una certa intelligenza. E sposato con Donna Bastiana, una bella donna che esce soltanto per andare alla prima messa delle cinque e che non sa n leggere n scrivere n leggere lora, quasi non sa parlare. Don Calogero per questo non la porta mai con s. Grazie al fidanzamento della figlia Angelica con Tancredi viene invitato al ballo dai Ponteleone. Angelica Sedara: la figlia di Don Calogero. Si presenta come una ragazza alta, magra, occhi verdi, ben fatta. E nota soprattutto per la sua bellezza e proprio per la sua bellezza conquista ogni cuore. Ha studiato in collegio a Firenze. Al pranzo di Donnafugata sostituisce la madre e incanta tutti i Salina per la sua bellezza, in quanto era ricordata tredicenne poco curata e bruttina. Al pranzo siede vicino a Tancredi, si innamora di lui e dei suoi occhi azzurri. Ma in Tancredi vede piuttosto la possibilit di avere un posto importante tra la nobilt siciliana. Ella agisce come il padre, pur di ottenere quello che vuole non si fa scrupoli. Don Fabrizio chiede a nome di Tancredi, che nel frattempo si era arruolato tra i garibaldini, a Don Calogero la mano della figlia Angelica. Al suo arrivo a casa, Tancredi avvisa Angelica con un biglietto ed ella corre immediatamente a casa Salina, mettendosi uno scapolare di ruvidissimo panno, che metteva in risalto la sua figura snella. Da questo momento le visite di Angelica a villa Salina divengono pi frequenti ed ella conosce sempre di pi ogni parte della villa. Tancredi intanto le insegna i modi di comportamento dellaristocrazia ed ella li pu mettere in pratica

al ballo dai Ponteleone, dove suscita molto sbigottimento tra i veri a