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ncensi – le “divinità” in Terra:

Ogni cultura ha impiegato gli incensi (o li impiega tutt’oggi) per gli scopi più disparati. Secondo i nostri avi, inoltre, le piante
aromatiche indicavano addirittura la presenza delle divinità in Terra.
Greci e Romani consideravano i boschetti di salvia, timo o rosmarino come la “casa” di Apollo, Marte o Giove. Le pinete erano
il “regno” di Saturno, mentre il mirto e le rose incarnavano la dolcezza di Venere.

Resina di Olibano
Per gli Egizi, maestri nell’arte degli incensi, gli aromi erano simbolo di vita e l’assenza di odori richiamava al contrario la morte. Per
questo durante l’imbalsamazione venivano usate grandi quantità di oli e sostanze odorose, sia come agenti conservanti per
il corpo, sia come simbolo di vita eterna dell’anima nell’al di là.
In particolare amavano Olibano, Mirra, Benzoino, Canfora, eccetera.
Presso gli Ebrei, addirittura, l’Incenso Santo del Tempio costituiva un percorso di elevazione interiore verso l’Assoluto, e poteva
essere composto unicamente per lodare Dio.

Resina di Storace
Crearlo da profani, al solo scopo di odorarne la fragranza, era considerato un enorme sacrilegio, punito con la pena più
severa: karet, la cesura spirituale dalla comunità di Israele.
Anche loro fra gli altri aromi amavano Olibano, Mirra, Cassia e secondo alcuni lo Storace.
Solo un’antica superstizione?

A noi persone “moderne” e “scientifiche” quanto detto può sembrare superstizioso o addirittura strapparci un sorriso. Per coglierne
le ragioni profonde occorre dunque indagare i significati simbolici di tali credenze.
Il collegamento fra profumi e divinità è presto detto: gli aromi, come le dimensioni spirituali, manifestano la loro presenza senza
essere però visibili o “afferrabili”. Rimandano cioè a mondi sottili e compresenti, “sovrapposti” al nostro: non percepibili dai sensi
comuni ma solo attraverso l’intuizione e il sentire interiore.
Forze cosmiche
Gli antichi iniziati, dunque, definivano col termine “Dèi” soprattutto molte delle forze che regolano l’universo e tutte le
sue espressioni, tanto in grande quanto in piccolo.
Esse sono al contempo sia concrete che astratte. Pensiamo ad esempio alla gravità (in parte con caratteristiche di Venere, in
parte di Saturno): ne possiamo osservare gli effetti, misurarla, ma non saremo mai in grado di “toccarla” o di riporla in un cassetto.
Né tantomeno di conservarla; eppure governa pianeti, sistemi solari e galassie, e più in piccolo tiene i nostri piedi e i nostri corpi
ancorati al suolo.
Parlare con gli Dèi:

Natura riflesso del divino


Nelle filosofie antiche l’uomo era descritto come una parte dell’unità cosmica, e al contempo un piccolo universo in scala ridotta.
Anche in lui, quindi, si esprimerebbero gli “Dèi”, sottoforma di aspetti fisici, mentali, del carattere e non solo: i
cosiddetti archetipi. Va detto che la definizione originaria del termine travalica di gran lunga l’accezione psicologica odierna,
assumendo connotati che oggi chiameremmo olistici.
In altre parole, secondo gli antichi vi era una linea diretta che collegava ad esempio l’astro del Sole, con le funzioni
del cuore (sangue/vita), della coscienza da svegli (giorno), un carattere allegro e generoso (solare), nonché la tendenza
all’elevazione spirituale (luce/fuoco).
Stay (modern meaning) incensed!
Eraldo Olivieri

NCENSI – COSA SIGNIFICANO OGGI? –


PARTE 2

 generale
 Nessun commento
Nella prima parte abbiamo visto in che modo, secondo gli antichi, gli incensi “mettono in comunicazione il
mondo degli Dèi con quello degli uomini”.
In questa parte invece indagheremo come incensi e fumigazioni agiscano non solo a livello simbolico, ma anche
sul piano fisico, psico-emotivo e vibratorio di chi li utilizza.
Incensi – rimedi non solo per l’anima:

Fino a un passato non troppo remoto, la chimica farmaceutica come la conosciamo oggi non esisteva.
Erbe nel mortaio

Medici, farmacisti e guaritori dovevano pertanto avvalersi di ciò che la Natura regalava loro
quali rimedi per i più svariati malesseri. Era dunque una vera benedizione divinasapere che ogni
ingrediente aromatico vantava (e vanta) proprietà medicinali, utile a quei tempi per “restituire la vita”!
Ad oggi è dimostrato infatti che tutti gli oli essenziali, principali sostanze chimiche responsabili del profumo,
possiedono almeno tre virtù benefiche: sono antisettici, cicatrizzanti ed espettoranti.

Incensi giapponesi con Benzoino e Salai Guggal

Ecco quindi perché la Mirra, trasformata in tintura, veniva applicata come rimedio di emergenza sulle ferite riportate
in battaglia dai soldati greci. O come mai l’Olibano si fumigava per calmare la respirazione, la Canfora e
il Benzoino trasformati in balsamo per le affezioni bronchiali, mentre i Chiodi di Garofano impiegati fino a
pochi decenni fa come anestetico locale dai dentisti. Il Salai Guggal, invece, nell’ayurveda è apprezzato quale
efficace antinfiammatorio generale, sia interno che esterno.
In secondo luogo, grazie al loro potere antisettico, le fumigazionisi utilizzavano per disinfettare l’aria di
casa, i luoghi di ritrovo comune, quelli di degenza dei malati, contrastando il contagio o il diffondersi
di malattie; o al contrario per accelerare certi tipi di guarigioni.
Si incensavano inoltre vestiti, accessori e indumenti da indossare vicino a parti del corpo facilmente
attaccabili da agenti patogeni, per difendersi da essi: fra questi, ad esempio, le sciarpe in inverno.
I piani sottili:

Erbe e incensi legati all’astrologia


Abbiamo visto che ogni incenso esercita dunque azioni specifiche su determinati organi o apparati. Anticamente
queste influenze venivano correlate alle varie divinità, mentre in epoca medievale/rinascimentale furono
legate ai pianeti dell’astrologia classica[1]. Secondo tale visione, i rimedi andavano a rinforzare l’archetipo-
pianeta-apparato che si era indebolito ripristinandone così la salute.
Gli stessi composti chimici sarebbero poi responsabili degli effetti che gli incensi esercitano sulle emozioni,
sui pensieri e di riflesso sul nostro agire fisico. Ciò poiché influenzano i
processi neurologici, fisiologici ed endocrini del cervello grazie all’interazione delle molecole aromatiche
con i centri olfattivi.
Da un punto di vista vibratorio, invece, i fumi diffondono nell’ambiente la frequenza specifica dei
singoli vegetali, che si propaga sui piani sottili e nei corpi energetici di chi ne viene a contatto. Per il
principio di simpatia, quindi, luoghi e persone vengono permeati dagli archetipi delle piante e lentamente
si armonizzano al loro “messaggio”.
Ciò ovviamente a patto di impiegare soltanto ingredienti naturali e di buona qualità, che mantengano il più
possibile inalterati i principi attivi delle erbe.
Incensi come via di crescita:

Palo Santo: legno sciamanico usato per purificare

Da quanto descritto fin’ora, emerge con chiarezza che grazie agli incensi possiamo lavorare
efficacemente sul nostro vissuto emozionale, mentale o vibratorio. Possiamo ad
esempio attenuare stati disarmonici favorendo i più equilibrati, oppure bilanciare eccessi/difetti di una
particolare caratteristica interiore scegliendo o miscelando gli ingredienti adatti che la calmino o la supportino.
Per chi condivide un approccio olistico, le fumigazioni sono molto adatte a favorire la pulizia sottile dei
propri stati d’animo, dei luoghi in cui viviamo, lavoriamo, ed eventualmente di clienti che vi entrano.
Oltre a rendere l’atmosfera più leggera e serena, se usati con cura supportano le attività svolte
negli spazi in questione, e aiutano inoltre a non proiettare al loro interno le proprie o altrui “disarmonie”,
favorendo al contrario un clima adatto a prendersi cura di sé. Un ottimo incenso, efficace e al tempo
stesso semplice da usare in questi casi è ad esempio il Palo Santo.
Per chi invece segue una via spirituale, gli incensi sono validi alleati nel lavoro consapevole sui propri stati di
coscienza: aiutano ad esempio meditazione, devozione, connessione con il sé elevato. O possono
migliorare l’attività onirica, favorire i viaggi sciamanici, supportare la concentrazione, stimolare
le facoltà psichiche e via discorrendo.
Verso un utilizzo moderno:

Comunque la si guardi, è chiaro ormai perché nell’antichità profumieri e incensieri fossero innanzitutto

Recuperare i ritmi della Natura

medici, filosofi e sacerdoti. Dovevano conoscere infatti molto profondamente le componenti del corpo,
della psichee del carattere per armonizzarle e portare benessere.
Credo fortemente che in un mondo come quello attuale si percepisca più che mai l’esigenza di tornare ad
uno stile di vita più autentico e connesso al ritmo naturale delle cose. Incensi e aromi sono
grandi maestri in questo senso, e ci conducono per mano a riscoprire lati di noi che abbiamo dimenticato, o
addirittura ci erano sconosciuti.
Penso che se ci proponiamo di trovare un significato nuovo per la nostra esistenza, dobbiamo
necessariamente ripartire da noi.
Stay (modern meaning) incensed!

solstitii si echinoctii
Natale è alle porte, e con lui si avvicinano la fine dell’Autunno e l’inizio dell’Inverno. Secondo il calendario
astronomico fra il 21 e 22 di Dicembre si compie infatti il Solstizio d’Inverno: nelle tradizioni spirituali
legate alla Natura questa coppia di stagioni rappresenta due fasi consecutive dello stesso processo energetico.
La prima parla di declino e cessione della forza vitale a seguito del picco raggiunto in Estate. La seconda,
invece, costituisce un’inversione di tendenza. In Autunno vediamo le foglie ingiallirsi
e restituire la propria vita all’albero che glie l’ha donata: si seccano, cadono al suolo, marciscono. Il
loro corpo si scompone nei nutrimenti utili alla pianta per affrontare il gelo.
L’Inverno al contrario è il nuovo inizio di un accumulo lento e costante di vita, che vedrà la luce solo in seguito,
con lo sboccio Primaverile. I semi piantati giacciono “nascosti” sotto terra in attesa di germogliare; molti animali
sono già migrati verso luoghi caldi, mentre altri si chiudono in letargo aspettando che il Sole torni a splendere.
Il giorno del Solstizio d’Inverno il Sole raggiunge il punto più basso della sua eclittica, cioè
la traiettoria apparente attorno alla Terra. Si “ferma” alla nostra vista per circa 3 giorni (Sol-stat), durante i
quali sorge sempre allo stesso grado dell’orizzonte, generando le notti più lunghe dell’anno. Dal 25 Dicembre,
egli riprende invece il suo cammino, recuperando gradualmente forza e vigore.
Inverno – la stagione del ritiro interiore:
A livello allegorico la Natura stessa ci comunica che in Inverno è ora di “rientrare nella terra/grotta”,
cioè nel profondo di noi stessi. Qui possiamo recuperare le forze, attuare un inventario conclusivo dei
risultati ottenuti durante l’anno e mettere ordine in noi senza intromissioni esterne.
Da una prospettiva individuale, quindi, il Solstizio d’Inverno è l’inizio di una silenziosa metamorfosidella
consapevolezza. In questo breve periodo il tempo cronologico e quello interiore appaiono sospesi, dilatati,
quasi immobili. La coscienza attiva, di cui il Sole è il simbolo, si riduce al minimo e perde quasi del tutto la sua
estroversione. Crescono al contrario gli impulsi alla riflessione e all’introspezione, legati invece alla Luna (in
particolare quando è Nuova) e al pianeta Saturno.
Il Macrocosmo (sole-luna-saturno) del Solstizio d’Invernosi riflette nel Microcosmo (uomo) e producendo quel
processo che nel linguaggio ermetico è detto “morte e rinascita del Sé”. E’ evidente che qui non si parla di
dipartita fisica, ma piuttosto di un periodo di profonda trasformazione di coscienza che prevede l’abbandono
di vecchie convinzioni per costruire nuovi paradigmi con cui affrontare la vita.
L’abbandono dei vecchi schemi:
Capita ad esempio all’improvviso di rendersi conto che qualcosa in noi “non funziona più”. le azioni e i pensieri
che hanno sempre funzionato ci appaiono ora limitati, e le risposte che richiamano non ci rendono
appagati. Sembrano quasi una lente che distorce la realtà anziché aiutarci a comprenderla.
Quando ciò accade, è probabile che ci troviamo nel punto di transizione fra la fine di un ciclo evolutivo e il
successivo. Tale passaggio non è istantaneo, ma ha al contrario bisogno di tempo e pazienza per maturare:
e noi con lui.
Dobbiamo fare i conti con noi stessi e lasciarci alle spalle le vecchie personalità e visioni del mondo,
diventate ormai obsolete e un ostacolo alla nostra crescita. La difficoltà sta nell’abbandonare ciò a cui siamo
affezionati e compiere un piccolo “salto nel vuoto”, con tutti i timori e le incertezze che ne derivano.
In nostro aiuto arrivano però i due segni zodiacali centrali dell’Inverno: Capricorno e Acquario. Entrambi
governati da Saturno [1], pianeta dei cambiamenti lenti, radicali ma necessari. Della “morte” e
dell’iniziazione ai misteri della coscienza, inflessibile riduttore di tutto ciò che è superfluo.
Capricorno – la distillazione dell’anima:
In alto da sinistra: glifo del Capricorno e stilizzazione. Sotto: serpentina d’alambicco.

Il Capricorno (22 Dicembre – 20 Gennaio), riunisce in sé la secchezza dell’elemento Terra, il freddo rigido della
stagione invernale e l’austerità del suo pianeta di reggenza. Prende il nome da un animale mitologico dal busto
di capra e coda di pesce, con quest’ultima attorcigliata su se stessa.
Ciò simboleggia che in questo periodo l’introspezione (coda ripiegata), l’analisi pragmatica e imparziale di noi
stessi (terra-capra) devono predominare sulla natura emozionale (acqua-pesce) che troppo spesso ci porta a
perdonare i nostri difetti con eccessiva indulgenza[2]: non a caso il Capricorno è opposto al materno e accogliente
segno del Cancro. E’ il momento dunque di ritirarci in solitudine, accettare la piena responsabilità sulla
nostra vita e realizzare che noi e soltanto noi possiamo dare il via alla nostra vera trasformazione.
Con lentezza, pazienza e costanza.
Il glifo del Capricorno è l’unione di una testa caprina stilizzata e della coda di pesce ripiegata, sebbene in una sua
versione ricordi anche la sagoma di un alambicco con serpentina, cioè gli strumenti necessari
alla distillazione[3]. Simbolicamente suggerisce che la nostra evoluzione richiede almeno due cambiamenti di
stato: il primo (da liquido a gas) per elevarci e abbandonare sul fondo dell’ampolla i residui pesanti. Il
secondo (da gas a liquido) per tornare alla nostra forma originaria, ma con una natura profondamente diversa:
priva, cioè, di buona parte delle impuritàinteriori.
L’unico ostacolo da cui dobbiamo guardarci sono i difetti tipici del segno, cioè rigidità o durezza
eccessiva, anaffettività e mancanza di empatia. Esse ci rendono inamovibili, ermeticamente chiusi agli aiuti e agli
stimoli esterni.
Acquario – dal particolare all’Universale:

In alto da sinistra: glifoastrologico dell’Acquario e realtà ondulatoria. Sotto: cooperazione fra persone.

Il segno dell’Acquario (21 Gennaio – 19 Febbraio) ci aiuta a compensare questa tendenza. Egli è pur sempre retto
da Saturno, ma legato all’elemento è l’Aria[4], che lo rende assai più incline alla condivisione e
al cambiamento.
Il glifo è composto da una coppia di onde, simbolo tanto di dualità, quanto
della natura intrinsecamente vibratoria della realtà.
Rappresenta quindi la tendenza acquariana a ragionare su livelli astratti, concettuali, quali il
significato spirituale della vita. I valori nobili e universali, i principi di uglianzanza, equanimità
e cooperazione.
L’influenza del segno/periodo suggerisce pertanto che dopo l’ introspezione arriva il momento di aprirci
al confronto con gli altri, allo scambio di opinioni e all’integrazione di visioni del mondo differenti dalla propria.
In questo modo possiamo verificare se i risultati prodotti sotto l’archetipo del Capricorno “funzionano
davvero”. O in caso contrario, rivederli e correggerli.
Un altro tratto importante dell’Acquario è la sua insofferenza verso le regole, i ruoli gerarchici e le strutture rigide.
Abbracciare questa visione significa introdurre nel lavoro interiore quel pizzico di “sovversività” necessaria a
mettere in dubbio le nostre stesse convinzioni, scardinare le idee cristallizzate e tagliare i ponti col passato.
Così potremo infatti progredire verso mete nuove. Il rischio legato al segno è però quello di aborrire per
partito preso qualunque forma di stabilità, criticare a priori qualunque soluzione definitiva seppur momentanea.
Essere flessibili è necessario, ma servono anche periodi di assestamento fra una “versione” di sé e la successiva,
così da renderla concreta.
Per allinearci al grande lavoro del Solstizio d’Inverno ho pensato dunque di proporre una miscela
d’incenso e un breve esercizio di meditazione: la scelta parte dal presupposto che la realtàcircostante è
una proiezione dei nostri pensieri, atteggiamenti e attitudini. Per cambiarla è necessario lavorare sul
nostro approccio alla Vita, prima ancora che sulle situazioni stesse. Modificando il nostro modo di porci vedremo
gli eventi iniziare ad adeguarsi di conseguenza, con meno sforzi e molta più naturalezza.

Incenso del Solstizio d’Inverno:


 1 parte di Storace
 ½ parte di Olibano
 ¼ parte di Sandalo Bianco
 ¼ parte di Anice Stellato
 1/8 parte di Canfora
 1/12 parte di Patchouli
 1/20 parte di Muschio Quercino
Pestare tutti gli ingredienti in un mortaio e poi bruciare a pizzichi sul carboncino. Le dosi naturalmente si
possono modificare a piacimento, e gli ingredienti mancanti possono essere sostituiti o semplicemente tralasciati.
Meditazione – I Due Specchi:
Scegliamo un luogo tranquillo in cui ci sentiamo a nostro agio, e nel quale poter rimanere indisturbati per
almeno 15-20 minuti. Se ci fa piacere, abbassiamo le luci e accendiamo una candela come simbolo della luce
interiore e purificazione da raggiungere tramite il lavoro interiore. Da essa accendiamo il carboncino e
posizioniamolo nel brucia incenso: se non abbiamo la candela possiamo utilizzare un fiammifero, un accendino e così
via.
Bruciamo un pizzico o due dell’incenso preparato, così che il suo fumo aromatico si diffonda nell’ambiente.
Lasciamo che ci calmi e favorisca l’introspezione, preparandoci alla discesa in noi stessi.
Assumiamo una posizione comoda e cerchiamo di rilassarci, rendendo regolare il respiro; quando ci sentiamo
pronti, visualizziamoci in piedi all’ingresso di una caverna: siamo in leggera penombra, i dettagli esterni sono
pochi e scarni.
Davanti a noi, nella grotta, una scala dritta conduce verso il basso, con un numero indefinito di gradini:
facciamo un passo avanti e cominciamo a percorrerli lentamente, uno dopo l’altro. Mentre scendiamo, ad ogni
scalino percepiamo come la realtà esterna diventi sempre più distante e ovattata, mentre l’attenzione e
le percezioni interiori diventano più vivide e intense.
Percorriamo la scala per tutto il tempo di cui abbiamo bisogno, finché sentiamo di essere entrati
completamente in noi stessi, in profondità.
Visualizziamoci ora giunti in un piccolo spiazzo, cioè l’interno della caverna: davanti a noi si staglia un grande
specchio con una spessa cornice nera; prendiamoci tutto il tempo che ci serve per “costruirlo” mentalmente.
Questo sarà il contenitore che accoglierà tutto quanto desideriamo abbandonare della nostra vecchia
personalità.
Scegliamo ora un aspetto di noi del quale vogliamo liberarci, e proiettiamo all’interno dello specchio tutte
le sfaccettature che quella situazione evoca: potrebbero essere atteggiamenti che assumiamo, reazioni
automatiche che non desideriamo più avere, comportamenti altrui che non vogliamo più ricevere, sentimenti
disarmonici legati ai risultati di quelle azioni (sofferenza, frustrazione, solitudine,…) e via dicendo. Proseguiamo in
questo modo fino a saturarlocompletamente.
In questa fase è importante rievocare pienamente a livello interiore ciò che suscita in noi ciò che stiamo
proiettando; al tempo stesso dobbiamo visualizzarlo e visualizzarci sulla superficie dello specchio quanto più
chiaramente riusciamo.
E’ molto meglio concentrarsi su un singolo aspetto per volta, arricchendo e completando la “visione” con
più dettagli possibili ad esso relativi, anziché disperdere le nostre energie su troppi concetti approssimativi. Sarà
comunque possibile ripetere la meditazione in futuro quando ne sentiremo la necessità.
Quando la superficie dello “specchio nero” avrà accolto tutti gli aspetti del nostro vecchio sé, visualizziamo di
prendere in mano un grande e pesante martello: con esso, vibriamo dei colpidecisi allo specchio così da
ridurlo in frantumi, rompendolo completamente senza che ne rimanga alcuna traccia, cornice compresa.
D’ora in poi non visualizzeremo né richiameremo più alla mente le scene che conteneva.
Al suo posto facciamo ora comparire un altro specchio, altrettanto grande, ma dalla cornice bianca. Quando
sarà ben fisso nel nostro “occhio interiore”, proiettiamo al suo interno le nuove versioni che vorremmo dei
nostri comportamenti, atteggiamenti, situazioni ed emozioni precedenti, visualizzandoli
già realizzati nel presente.
Prendiamoci tutto il tempo che occorre: viviamo pienamente le sensazioni armoniche che emanano da ogni
aspetto della nostra nuova realtà, ancor più allineata all’espressione della nostra vera natura. Anche in
questo caso è importante percepire e proiettare quanto più chiaramentepossibile la visione all’interno dello
“specchio bianco”. Proseguiamo finché anche quest’ultimo sia saturo.
A questo punto focalizziamo e manteniamo ben stabile in noi e nella “seconda vista” l’insieme di quanto
appena creato, per un lasso di tempo di almeno 5-10 secondi (o maggiore, se ne siamo capaci): dobbiamo in
un certo senso assorbirlo in noi stessi.
Trascorso questo tempo, voltiamoci verso la scala da cui siamo scesi e cominciamo a ripercorrerla al contrario,
senza fretta, fino a tornare all’ingresso della caverna: gradino dopo gradino la nostra attenzione interna si
affievolisce e aumenta il ritorno alla coscienza ordinaria. Prendiamoci dunque alcuni istanti per abituarci alla fine
del “viaggio” e riprendere il senso del qui ed ora.
Se il carboncino è ancora attivo possiamo bruciare un pizzico di incenso come conclusione alla meditazione.
Spegniamo quindi la candela, consapevoli che la luce e la purifica di cui è simbolo sono sempre a
nostra disposizione: è sufficiente sapersi ascoltare e correggere la rotta quando è necessario.
Se ci è possibile, concediamoci una bella doccia o un bagno caldo in modo da “dimenticare” quanto abbiamo
appena vissuto, lasciandolo che si sedimenti: così facendo, il lavoro compiuto passerà infatti con gradualità dalla
mente conscia a quella inconscia, iniziando la reale trasformazione che ci siamo prefissati.
E’ possibile che a seguito di questa meditazione l’elaborazione di quanto toccato lasci emergere in noi altre
tematiche correlate, secondo tempi diversi per ciascuno: prestiamo quindi attenzione alle intuizioni e ai sogni che
avremo nei giorni e nelle notti successive alla meditazione stessa, magari prendendone nota.
Se avvertiamo invece l’impulso lavorare ulteriormente su un medesimo aspetto possiamo ripeterela
meditazione (senza esagerare) fino a quando sentiamo di essere totalmente in pace con la parte di noi che
abbiamo “trasmutato”. Ricordiamoci che per cambiare davvero occorrono tempo e pazienza.
Stay (reinassance) incensed!

Tra il 20 e il 21 Giugno si compie per il calendario astronomico il Solstizio d’Estate. Dal Solstizio
d’Inverno (21/22 Dicembre), passando per l’Equinozio di Primavera (20/21 Marzo), il Sole ha
gradualmente aumentato il suo tempo di permanenza nel cielo. le giornate si sono allungate, e con
loro anche la potenza sottile della luce.
Etimologicamente la parola Solstizio indica una sosta del Sole lungo il suo percorso apparente nel cielo (dal
lat. Sol = Sole, stat= rimane): nel nostro caso rappresenta il picco massimo raggiunto in Estate, sia come
“arco apparente” nell’eclittica, sia come capacità luminosa. Come la Luna durante la sua fase di pienezza
esprime al massimo la sua potenza creatrice, così il Sole estivo ormai maturo irradia appieno la sua forza
vitale.
In Estate vediamo infatti maturare i frutti interiori coltivati nei mesi passati, ed è è il momento di
festeggiarli, goderne con gioia e celebrare l’abbondanza ricevuta in dono. I profumi, i colori e i sapori
della Natura sono i più intensi in questa stagione: è irrefrenabile la voglia di cavalcare
la vita, concentrandosi sul presente e allontanando tutto il resto.
A livello simbolico queste attitudini sono rappresentate dai due segni zodiacali
centrali dell’Estate: Cancro e Leone, governati rispettivamente dalla Luna e dal Sole, gli astri responsabili
della vita sulla Terra.
Cancro e Leone – i poli dell’individuazione:
Glifo astrologico del Sole(individuazione di coscienza)

E’ innanzitutto interessante notare che Cancro e Leone sono gli unici due segni ad essere dominati da un
unico pianeta, secondo l’astrologia
classica, a differenza degli altri [1]. Ciò poiché il loro significato evolutivo nello Zodiaco è strettamente legato al
processo di individuazione della coscienza, alla sua individualizzazione. Di converso chiama in gioco il più
conosciuto (e talvolta abusato) concetto di Ego.
Le tradizioni spirituali considerano l’Ego in molti modi: c’è chi lo vede come elemento da trascendere, chi come una
“bestia feroce” da controllare per non cedere ai bassi istinti; altri ancora lo considerano un insieme di aspetti dis-
integrati della personalità da reintegrare in se stessi per raggiungere maggior completezza.
A prescindere dalle singole differenze, ogni Via concorda nel ritenerlo il responsabile della percezione duale,
cioè l’illusione di essere coscienze separate e indipendenti da ogni altra forma di vita.
Prima di proseguire con la descrizione dei segni, vale quindi la pena soffermarsi un attimo sul concetto di auto-
coscienza, cioè il fenomento interiore che porta a riconoscersi come individualità definita, poiché da esso
nasce la questione Ego.
L’individuo – il “non diviso”:

Il termine individuo deriva dal latino (in + divido) e significa appunto “non separo”: oltre a questo, per
estensione ci dice anche che un’unità compiuta perde di senso se le sue parti
vengono frammentate o divise.
Nella scala evolutiva della coscienza, l’uomo è il primo essere dotato della piena capacità di auto-
percezione[2]: è cioè in grado di riconoscersi come “unità senziente” e rendersi conto di essere al tempo
stesso soggetto percipiente e oggetto percepito della manifestazione.
In questi termini, individualità allude al fatto che ogni creatura è espressione unica della Coscienza
Cosmica, e in quanto tale irripetibile nelle sue caratteristiche.

Circolo del Sé (clicca per ingrandire)

L’Ego rappresenta quindi, per noi uomini, l’insieme dei talenti, delle abilità e delle inclinazioni di cui
disponiamo. Ma è anche indice dei nostri limiti e delle lacune da colmare.
E’ inoltre il veicolo specifico che si interfaccia con il mondo esterno: in un certo senso è lo “specchio”
(Luna) che riceve la nostra essenza spirituale (Sole) e la riflette all’esterno producendo l’immagine
detta personalità.
E’ il nostro simulacro, che interagisce con quelli altrui: quanto più il nostro specchio è frammentato, tanto
maggiori sono le distorsioni fra la fonte e il riflesso, che creano l’illusione delle differenze e l’opposizione
Io/Tu.
Tuttavia, se mancassimo di Ego non potremmo comprendere su quali aspetti di noi intervenire, o ancor più
importante non riusciremo a partecipare consapevolmente al flusso della Vita.
Lavorando su noi stessi possiamo infatti ridurre le “distorsioni” della personalità: l’obiettivo finale è quello di
rendere l’Ego un puro canale della coscienza spirituale sul piano fisico.
Ed è proprio questo rapporto fra interno ed esterno, fra coscienza e personalità (oltre a vari altri aspetti)
che viene descritto magistralmente dalla sequenza di Cancro e Leone.
Cancro – interiorizzare la coscienza:

Glifo astrologico del Cancro

Col Solstizio d’Estate si entra ufficialmente nel segno del Cancro (22 Giugno – 22 Luglio), astrologicamente
legato all’elemento Acqua e governato dalla Luna. Entrambe le associazioni rimandano al principio di ricettività,
alla capacità di riflettere, alla sfera delle emozioni, dell’istinto e della psiche. Di converso però anche alle
“ombre” prodotte dalle percezioni soggettive, non di rado illusorie.
Il glifo del segno, con la sua doppia spirale stilizzata, allude al reciproco intimo rapporto fra realtà
interiore ed esteriore. Dal punto di vista personale questo è infatti un ottimo momento per interrogarsi sulla
propria identità, esplorare la propria sensibilità e capire quanto l’interazione con l’esterno rappresenti il
nostro sentire interiore, o quanto al contrario sia riflesso condizionatodegli stimoli ricevuti.
L’associazione del segno con lo Stomaco invita inoltre a domandarsi se “digeriamo” veramente gli eventi vissuti,
traendone nutrimento per l’anima, o se al contrario ci rifiutiamo di elaborarli.
Il rischio del Cancro è quello infatti di rifugiarsi troppo nell’accogliente mondo interiore, di
venire destabilizzato dalla marea di emozioni che non è in grado di gestire, o di
essere indecisonel prendere decisioni nette o nell’assumere ruoli definiti.
Leone – la proiezione del Sé:

Glifo astrologico del Leone

Il Leone (23 Luglio – 23 Agosto), invece, segno di Fuoco e governato dal Sole, rappresenta la piena
espressione dell’Ego, nonché la sua proiezione consapevole sulla realtà esterna.
Come l’astro eliaco, infatti, attrira a sé le altre creature (simbolicamente, gli altri pianeti) grazie alla forza del
suo carisma, e al tempo stesso le irradia di luce e vitalità.
Il glifo del segno richiama uno spermatozoo: l’unità fondamentale e attiva della Vita, costantemente
in moto e che per sua natura tende a propagare se stessa. Quando l’archetipo
del Leone è equilibrato siamo infatti in grado di esprimere il nostro pieno potenziale sia nel mondo che
nei rapporti personali.
L’associazione con il Cuore indica spontaneità, coraggio, la generosità e l’ardore tipici del segno. Invita
cioè ad agire secondo coscienza ma senza nascondere il nostro Io, rendendoci consapevoli di
quale impatto abbiamo sul mondo. Dal punto di vista materiale è il momento giusto
per consolidare la stabilità, puntare alla prosperità, ma soprattutto fare in modo che entrambe vadano
a beneficio di tutti.
I rischi del Leone sono infatti di divenire egocentrico, scadere nella cupidigia, sentirsi superiore a tutti
tramutandosi in un despota. L’umiltà di un cuore centrato lascia il posto alla presunzione, ai “deliri di
onnipotenza” e alla chiusura verso il confronto con altri.
Proprio in vista del delicato lavoro di equilibratura del Solstizio d’Estate ho pensato di proporre una miscela
d’incenso e una breve meditazione ispirata da William Butler Yeats. Gli ingredientiutilizzati aiutano
ad armonizzare gli aspetti lunari/emotivi con quelli solari/volitivi.
Incenso del Solstizio d’Estate:
 1 parte di Betekristian
 ½ parte di Mirra
 ½ parte di Cassia
 ¼ parte di Sandalo Bianco
 ¼ parte di Anice Stellato
 (opzionale) 1/10 parte di Benzoino del Siam
 (opzionale) 1/10 parte di Patchouli
Pestare tutti gli ingredienti in un mortaio e poi bruciare a pizzichi sul carboncino.
Le dosi si possono modificare a piacimento e gli ingredienti mancanti si possono sostituire o eventualmente
tralasciare.

Meditazione – La visione retroattiva:


L’esercizio proposto ha come obiettivo il riconoscere l’azione e l’influenza di quello che Yeats definisce il “falso
Ego”, ossia la personalità fittizia che contrasta con il nostro vero Sé.
Per fare ciò è necessario osservare noi stessi lasciando da parte ogni giudizio, positivo o negativoche sia:
essere imparziali con noi stessi è un ottimo punto di partenza per il lavoro interiore.
Scegliamo un luogo tranquillo, in cui ci sentiamo a nostro agio, e dove possiamo rimanere indisturbati per
almeno 15-20 minuti (o per il tempo che vogliamo dedicare a questa pratica). Visto il tipo di meditazione, sarebbe
meglio eseguirla al termine della giornata.
Abbassiamo le luci e se ci fa piacere accendiamo una candela quale simbolo della luce spirituale che
costantemente irradia la nostra coscienza. Da questa accendiamo il carboncino che posizioneremo
nel brucia incenso: se non abbiamo la candela possiamo utilizzare la fiamma di un accendino, un fiammifero,
eccetera.
Quando il carboncino diventa tutto bianco all’esterno (5 o 6 minuti) versiamo un pizzico
dell’incenso preparato e lasciamo che i suoi fumi si diffondano, riscaldino le nostre emozioni e ci
rendano centrati.
Assumiamo una posizione comoda, seduti o sdraiati, e rilassiamoci rendendo regolare il respiro.
Appena ci sentiamo pronti, iniziamo l’esercizio: l’obiettivo finale è quello
di ripercorrere l’intera giornata procedendo però a ritroso, analizzando le situazioni, i
nostri comportamenti, i pensierie le emozioni provate, con un approccio distaccato e impersonale,
quasi non fossimo noi i protagonisti della “visione”.
Torniamo quindi con la mente all’ultimo evento appena accaduto nella giornata e cominciamo ad osservarlo.
Procediamo con calma, senza fretta di passare al momento successivo. Soffermiamoci con curasugli eventi,
anche quelli che inizialmente sembrano banali.
Per ognuna delle scene domandiamoci: “Che cosa provavo/pensavo in questo momento? Cosa mi ha spinto
a comportarmi in questo modo? Era veramente ciò che desideravo? Sono soddisfatto di com’è andata?
Ero davvero “io” quello che ha agito?”
A seconda della risposta, continuiamo con: “Perché ho agito in questa maniera? Quali reazioni ha provocato in
me comportarmi in questo modo? Qual è stato l’impatto sulle altre persone, e più in generale sul contesto in
cui vivo?”
Se abbiamo ottenuto qualche successo domandiamoci: “Grazie anche a chi/cosa sono riuscito a realizzarlo?
Quanto ha influito l’aiuto delle persone o l’arrivo di sincronicità? Ho mostrato gratitudine verso di loro?”
Se invece pensiamo di aver commesso errori chiediamoci: “Quanta responsabilità ho avuto nell’accaduto? Era
davvero necessario comportarmi così? Cos’avrei potuto fare in alternativa?”
Se vogliamo approfondire il livello di consapevolezza continuiamo a domandarci: “Con quali aspetti di me le
situazioni mi hanno messo a confronto? Ho accettato o rifiutato di confrontarmi con loro? Qual è il vero
motivo per cui ho agito così? Ho scelto in base al mio sentire o in base ad altro??”.
Cerchiamo di risponderci sinceramente, evitando di trovare giustificazioni per non voler vedere nostri
eventuali difetti o debolezze: questi sono i veri punti su cui dobbiamo lavorare.
Quando abbiamo finito di analizzare in maniera esauriente un ricordo, proseguiamo con il penultimo nella
stessa maniera, e continuiamo fino a giungere al ricordo del risveglio.
Terminato l’esercizio prendiamoci alcuni istanti per tornare lentamente nel qui-ed-ora. Se ci fa piacere possiamo
bruciare un pizzico di incenso per armonizzare l’atmosfera.
Spegniamo ora la candela, rimanendo consapevoli che la luce della coscienza è sempre attivadentro di
noi. Possiamo anche prendere nota dei nostri progressi in una sorta di diario di lavoro.
Se ci è possibile concediamoci una bella doccia o un bagno caldo per ritornare alla dimensione del corpo e
lasciar sedimentare il viaggio.

Fra il 22 e il 23 Settembre si compie per il calendario astronomico l’Equinozio d’Autunno. Diverse culture
considerano questa stagione come un lungo periodo di transizione tra il Solstizio d’Estate (21 Giugno), in cui il
Sole ha raggiunto l’apice della propria luminosità, e il Solstizio d’Inverno (21 Dicembre) che al contrario vede il
massimo prevalere della notte sul giorno.
L’Equinozio d’Autunno si trova nel centro esatto fra i due estremi, segnando il punto ove le due polarità
si incontrano prima di tornare a separarsi nuovamente. Come già accaduto all’Equinozio di Primavera (21
Marzo), la durata del giorno è uguale (aequalis) a quella della notte (nox) e le energie di Sole e Luna irradiano
in perfetto equilibrio.
Questa volta però ci troviamo nell’arco calante del ciclo Solare, il che conferisce un grande significato alla
stagione dell’Autunno: è infatti il periodo che più di tutti induce alla riflessione e
alla valutazione consapevole di quanto abbiamo costruito fin’ora. Le soddisfazioni ottenute,
quali progetti sono andati diversamente dai piani primaverili, in cosa divergono, quali aspetti di noi
dobbiamo consolidare e quali invece vanno scartati perché ci sottraggono energie utili.
L’Autunno è il momento giusto per individuare i legami energetici logori che trattengono la nostra forza
vitale. Fatto ciò potremo quindi liberarla e riacquisirla, proprio come l’albero recupera la linfa delle foglie a cui
l’ha donata per resistere al gelo invernale. E’ il momento giusto anche per depurarcidalle scorie accumulate
nel primo semestre dell’anno, siano esse fisiche, psico-emotive o spirituali. Questo processo coinvolge
infatti tutti i piani dell’essere, e due segni zodiacali in particolare ci forniscono indicazioni su come
svolgerlo: Vergine e Bilancia.
Vergine – L’inventario interiore:

In alto da sinistra: glifo astrologico della Vergine e Vesica Piscis. Sotto: campi arati.
La Vergine (23 Agosto – 23 Settembre) è l’ultimo segno estivo: durante la sua reggenza si vendemmia l’uva e
si raffina il grano raccolto tra luglio e agosto, liberando i chicchi dalle parti esterne grossolane; ancor più
importante, si dissoda il terrenoper prepararlo ad ospitare le nuove sementi: ecco perché l’elemento
attribuito alla Vergine è proprio la Terra.
La grafia del glifo richiama i solchi paralleli lasciati dall’aratronel terreno, a fianco dei quali giace un
piccolo seme pronto ad essere piantato. Un’altra interpretazione lo vede come il connubio tra una M, dalla Mèm
ebraica legata all’acqua e al ventre, con una Vesica Piscis, simbolo femminile di accoglienza e fecondità.
Questa visione suggerisce che se il primo semestre dell’anno è stato rivolto all’esterno (Primavera – inizio dei
propri progetti; Estate – espansione di Sé), i sei mesi successivi ci invitano a scavare in noi stessi per
rinnovarci dalle fondamenta: per farlo abbiamo bisogno di costruirci un quadro generale delle componenti che
più influenzano la nostra vita, come persone, eventi, obiettivi e via dicendo. In secondo luogo dovremo
considerare le scelte compiute fino a questo momento, riflettendo con sincerità sulle vere motivazioni per
cui le abbiamo intraprese. Particolare attenzione andrebbe posta su chi o cosa hanno coinvolto, in che modo ma
soprattutto quali conseguenze hanno prodotto, sia positive che negative: tutto questo fornirà diversi spunti
sugli aspetti di noi che possiamo conservare, quali vanno migliorati e di quali invece dobbiamo liberarci. In
quest’analisi saremo supportati dall’archetipo della Vergine che dona accuratezza, oggettività e precisione;
prestiamo solo attenzione a non cadere nei classici difetti del segno, cioè perfezionismo ed eccessiva
attenzione ai dettagli: rischiamo infatti di rimanere bloccati sul percorso per timore di non aver esaminato tutto
abbastanza attentamente.
Bilancia – la ricerca di Armonia:

In alto da sinistra: glifoastrologico della Bilancia e stilizzazione. Sotto: Sole che cala all’orizzonte

Con l’Equinozio d’Autunno si entra invece nel segno della Bilancia (23 Settembre – 22 Ottobre), il
cui glifo ricorda sia l’omonimo oggetto che un Sole al tramonto, quindi calante. Il suo archetipo ci parla
di armonia a vari livelli: gli antichi lo associavano ai Reni, gli organi che hanno il compito di mantenere
in equilibrio tutti i valori fisiologici del corpo e regolarne l’adattamento ai cambiamenti esterni. La funzione di
mediatore è tipica dell’elemento Aria al quale il segno appartiene.
Simbolicamente parlando è il momento giusto per bilanciare gli aspetti individuali e di relazione della nostra
vita; la chiave sta nell’attribuire una scala di priorità ai singoli elementi, così da decidere
quanto tempo ed energie dedicare a ciascuno di essi.
Molto spesso, ad esempio, vediamo sfumare i nostri progetti per aver indugiato eccessivamente
su questioni di poco valore anziché sui veri punti essenziali. Oppure al contrario ne portiamo avanti troppi
in parallelo senza dar loro un ordine di importanza, finendo per non concluderne nessuno. Lo stesso avviene
nei rapporti interpersonali, quando rispondiamo indiscriminatamente all’appello di chiunque richieda la
nostra attenzione: il risultato logico è di trovarci senza risorse quando ne abbiamo bisogno, o di non averne a
sufficienza per assistere chi è importante per noi o versi in seria difficoltà.
Essere dispersivi, concepire soluzioni creative ma poco realizzabili, curare l’estetica penalizzando il pragmatismo
e perdersi nel mondo delle idee senza concretizzarle sono alcuni degli aspetti insidiosi della Bilancia dai
quali dobbiamo guardarci con attenzione. D’altro canto, il suo influsso positivo ci insegna l’arte della giusta
misura, ossia cercare un rapporto equilibrato tra tutte le istanze che ci vedono coinvolti, imparando a capire
quando possiamo cedere spazio e quando invece è necessario conquistarlo o saperlo mantenere prima di
scivolare in qualunque eccesso.
E’ proprio in vista del lavoro tipico dell’Equinozio d’Autunno di stabilire e armonizzare le
proprie priorità che ho pensato di proporre una miscela d’incenso e una breve meditazione proposta
da John Matthews nel suo libro “Sciamanesimo Celtico” (ed. L’Età dell’Acquario).
Incenso dell’Equinozio d’Autunno:
 1 parte di Mirra
 1 parte di Benzoino di Sumatra
 ½ parte di Dammar
 ¼ parte di Sandalo Bianco
 1/8 parte di Patchouli
 1/20 parte di Muschio Quercino
Pestare tutti gli ingredienti in un mortaio e poi bruciare a pizzichi sul carboncino.
Le dosi possono essere cambiate a piacimento, naturalmente, e gli ingredienti che mancano possono essere sostituiti
o semplicemente tralasciati.

Meditazione – Il diagramma della vita:


Scegliamo un luogo tranquillo, in cui ci sentiamo a nostro agio, e in cui abbiamo la possibilità di rimanere
indisturbati per almeno 15-20 minuti o per il tempo che desideriamo dedicare a questa pratica. Se ci fa piacere,
possiamo abbassare le luci e accendere una candela quale simbolo della nostra energia che ci proponiamo
di equilibrare.
Da essa accendiamo il carboncino che posizioneremo nel brucia incenso: se non abbiamo la candela possiamo
accenderlo con la fiamma di un accendino, un fiammifero, eccetera.
Bruciamo un pizzico o due dell’incenso che abbiamo preparato, così che il suo fumo aromatico si diffonda
gradualmente nell’ambiente. Lasciamo che ci radichi nel presente sciogliendo le preoccupazioni per
il futuro. Ci trasmette pace, obiettività e ci mette in contatto con la fonte della nostra forza.
Cerchiamo ora di rilassarci, seduti o sdraiati, rendendo regolare il respiro; quando ci sentiamo pronti immaginiamoci
dinnanzi all’ingresso di una caverna, oppure sul limitare di una radura all’interno di un
bosco. Entriamo nell’apertura o camminiamo verso il centro dello spiazzo: l’atmosfera che regna
è calma e immobile. Camminiamo fino a giungere in un punto in cui sentiamo di poter guardare la
nostra vita in modo obiettivo.
Tutto intorno visualizziamo la presenza di pietre sparpagliate sul terreno, e ognuna reca un simbolo (inciso,
dipinto, in rilievo,…) ricollegabile in qualche modo al lavoro, al partner, agli amici, ai nemici, alle speranze e ai
desideri… tutti elementi che formano un “modello” della nostra vita.
Iniziamo a raccogliere le pietre, una per una, e riflettiamo senza fretta su ciò che questi blocchi di
edificio rappresentano per noi. Come vediamo i nostri rapporti? Il lavoro? I figli (per chi li ha)? Cosa
cambieremmo se ne avessimo la possibilità? Quali sono i nostri desideri e le nostre ambizioni, e quanti ne
abbiamo realizzati fin’ora? Consideriamo ogni pietra, soppesiamola fra le mani, sentiamo se è in equilibrio
oppure se sembra voler rotolare, girarsi, eccetera.
Adesso, prendendoci tutto il tempo necessario, iniziamo a disporre le varie pietre in uno schema che
ci piace. Può sembrare facile, ma ci scopriremo a trascorrere molto tempo spostando ciascuna da un posto all’altro
prima di stabilire i rapporti esatti. Prestiamo particolare attenzione a quali sono facili da posizionare:
forse le fondamenta? Quali sono in posizione centrale nello schema? E quali stanno all’esterno?
Quando abbiamo finito (concedendoci un ragionevole lasso di tempo) studiamoci lo schema finchè non diventi
completamente familiare. Osserviamo la maniera con cui certe pietre sono in rapporto fra loro, il modo in cui
alcune sembrano meno importanti di altre. Poi, con molta attenzione e lentamente, ritorniamo allo stato di
coscienza ordinario e disegnamo lo schema in un quaderno, riportando i simboli come li ricordiamo e/o
scrivendo a parole ciò che essi rappresentano.
Conserviamo il disegno per alcune settimane; se e quando necessario ripetiamo la meditazionee
osserviamo se e come si è modificato. Che seguiamo o meno lo schema realizzato, abbiamo compiuto un
importante passo verso la comprensione della struttura della nostra vita. Può darsi che impieghiamo più energia
del necessario in certi aspetti della nostra vita, e meno in altri; è una questione di equilibrio, che dobbiamo per
forza affrontare se ci proponiamo di seguire un cammino interiore.
A conclusione dell’esercizio vorrei sottolineare che per me questa meditazione non prevede risultati
giusti o sbagliati: stiamo riflettendo sugli elementi che compongono la nostra vita in questopreciso
momento, con le esigenze particolari che comporta. Ci saranno periodi in cui il lavoro è al primo posto, altri in
cui sono gli amici o i familiari a meritare tutta la nostra attenzione, altri ancora in cui sentiremo il desiderio di
creare o consolidare una coppia. Non c’è nulla di male nel concentrarsi a risolvere uno o pochi aspetti alla
volta per un certo periodo, mettendo qualcos’altro temporaneamente in secondo piano: questo è il senso e
l’efficacia di stabilire le proprie priorità.
L’equilibrio è un processo dinamico composto da molte forze diverse che si manifestano con tempi e
ritmi diversi: quando sentiremo di aver bisogno di un nuovo schema, possiamo sempre ripetere la meditazione
e ridisegnarlo a seconda delle nostre esigenze, così da ripristinare l’armonia.
Stay (harmony) incensed!

INCENSO ED EQUINOZIO DI PRIMAVERA



 generale, meditazioni
 Nessun commento

Fra il 20 e il 21 di Marzo si compie per il calendario astronomico l’Equinozio di Primavera.


Nell’immaginario comune questa stagione è evocativa di scenari romantici, delicati, carichi di passione
e slancio per la vita.
Le giornate si “allungano”, le temperature iniziano a crescere e la Natura mostra
i segnidell’esplosione imminente di fecondità e rinascita. Gli animali si destano dal letargo e le
nuove gemme, i fiori, l’erba tenera sono l’evidenza dell’avvenuta unione tra il Padre Sole e
la MadreTerra.
Nel giorno dell’Equinozio la luce e il buio raggiungono un punto di equilibrio, in cui la durata del dìè
uguale (in lat. aequalis) a quella della notte (in lat. nox). Secondo le culture antiche luce e buio
rappresentano forze complementari necessarie al manifestarsi della Vita: fra le altre simbologie,
sono legate alle attività di Sole e Luna, la cui alternanza regola i flussi di energia vitale sulla Terra,
producendo i fenomeni naturali.
Sole e Luna – gli assi equinoziali e solstiziali:

Per capire meglio il rapporto fra i due astri, paragoniamo concettualmente il ciclo annuale del Sole a
quello mensile della Luna. Noteremo dunque che entrambi si dividono in 4 fasi principali, ognuna
con caratteristiche, funzioni e tendenze analoghe sia a livello generale (terrestre)
che particolare(umano). Da ciò l’importanza attribuita agli assi equinoziali e solstiziali:

Assi equinoziali e solstiziali (clicca per ingrandire)


 Il Solstizio d’Inverno è paragonabile alla Luna Nuova: le energie sono proiettate
alla discesanella materia, l’introspezione e la trasformazione. Si scruta il passato per
cogliere l’essenza delle esperienze vissute, dei sé interpretati e integrarla nel
nostro presente come premessa per il futuro. Chiusi in noi stessi, lavoriamo
sul cambiamento La notte supera di gran lunga il giorno;
 L’Equinozio di Primavera rispecchia la Luna Crescente: il nuovo ciclo avanza, le energie
sono orientate alla crescita e all’espansione. E’ il momento di guardare davvero al futuro, con
idee fresche, progetti nuovi e voglia di realizzarli sulle basi invernali. Il giorno e la nottesono
in equilibrio;
 Il Solstizio d’Estate richiama la Luna Piena: è la fase di massima
irradiazione energetica, in cui i progetti seminati d’inverno e cresciuti in primavera giungono a
completa maturazione. Concentràti sul presente, si gode appieno dei frutti delle proprie
fatiche. Il giorno supera di gran lunga la notte;
 L’Equinozio d’Autunno è analogo alla Luna Calante: dopo l’euforia estiva è il momento di
fare un “bilancio” del raccolto. Valuteremo i frutti nel loro insieme, ne
scorgeremo pregi e difetti, decideremo cosa conservare e cosa invece abbandonare. Rivolti al
rapporto tra passato e presente, iniziamo a ritirarci e a trarre conclusioni. Il giorno e
la notte sono di nuovo in equilibrio;
In quest’ottica si comprende meglio perché le popolazioni Mediterranee consideravano l’Equinozio di
Primavera il vero inizio dell’anno. Il rinnovamento che esso innesca nella Natura si trasmette
anche alla coscienza dell’uomo.
Ariete – l’inizio della vita:
L’Equinozio di Primavera coincide astrologicamente con l’ingresso del Sole nel segno dell’Ariete(21
Marzo – 20 Aprile). Qui l’astro esprime al massimo la sua potenza fecondante, nutrendo e rianimando
ciò che era “morto” durante l’inverno: viene detto pertanto in “esaltazione”[1].
Il pianeta che governa il segno è Marte, mentre l’elemento associato è il Fuoco, simbolo
di energia, attività ed espansione.
A livello interiore questo è un periodo ricco di possibilità da realizzare, anche se al
momento incerte e indefinite. Abbiamo appena lasciato il segno dei Pesci, simbolo del caos
primordialeribollente da cui ancora non è nata la vita. Disponiamo cioè di una gran quantità
di energie, vitalizzate dalla fermentazione invernale ma non ancora orientate verso obiettivi
concreti.
Dobbiamo imparare a focalizzarle [2], prestando attenzione alle insidie del fuoco instabiled’Ariete:
si accende con facilità, divampa in un batter d’occhio ma si estingue altrettanto rapidamente.
Conferisce entusiasmo, grande volontà, ma anche dispersività e volubilità: le “idee brillanti”
annunciate e mai realizzate, i progetti nati e accantonati per calo di interesse, gli amori travolgenti
esauriti in fretta sono solo alcuni esempi di arietinità. Non a caso, la parte del corpogovernata dal
segno è la Testa (in làt. caput, che indica pure l’intelletto e per estensione l’inizio di qualcosa).
Glifo astrologico e simbologia dell’Ariete

Il glifo del segno riunisce perfettamente il concetto di rinascita all’assenza di stabilità: ricorda infatti
una testa ovina dalle corna ricurve ma anche un germoglio appena spuntato
dalle fogliolinespeculari [3]. Proprio come quel getto, i nostri intenti sono ancora fragili e
senza radici salde: vanno nutriti e protetti come il più prezioso dei doni. Contengono infatti
il principio e il potenziale sviluppo di qualcosa magari fondamentale per la nostraevoluzione.
L’importante è stabilire una strada da seguire, procedere per piccoli passi e senza fretta di giungere
al risultato.
E’ proprio in vista del lavoro interiore per l’Equinozio di Primavera che ho pensato di suggerire
una miscela d’incenso e una breve meditazione proposta da Rob Brezsny, il geniale autore
di oroscopi de “L’Internazionale”. Gli ingredienti scelti purificano l’ambiente, tonificano, calmano i
pensieri e aiutano a rendere gestibili le emozioni irruente.
Incenso dell’Equinozio di Primavera:
 3 parti di Sandalo Bianco*
 ½ parte di Canfora
 ½ parte di Dammar o Elemi
 ¼ parte di Chiodi di Garofano
 1/10 parte di Benzoino del Siam (opzionale)
Pestare tutti gli ingredienti in un mortaio dopodiché bruciare a pizzichi sul carboncino. Le dosi
possono essere modificate a piacimento e gli ingredienti mancanti si possono sostituire o
semplicemente tralasciare.
Si consiglia di usare sempre modeste quantità di Canfora, meglio se mescolata ad altri
ingredienti: pura e in dosi eccessive può provocare irritazioni nei soggetti sensibili. Non esporsi
ai fumi diretti e mantenere l’ambiente ben areato.
*Le quantità di Sandalo Bianco dipendono dal carboncino utilizzato: se sviluppa alte temperature,
sono consigliabili 3 parti. Se al contrario è del tipo a rilascio controllato, si può scendere a 2 parti.
Meditazione – La strada verso l’obiettivo:
Scegliamo un luogo tranquillo, in cui ci sentiamo a nostro agio, nel quale poter rimanere
indisturbati per almeno 15-20 minuti (o il tempo che desideriamo dedicare a questa pratica). Se ci fa
piacere abbassiamo le luci e accendiamo una candela, quale simbolo della luce che ci farà vedere
chiaramente il percorso da seguire.
Da essa accendiamo il carboncino e posizioniamolo nel brucia incenso. Se non abbiamo la candela
possiamo utilizzare un accendino, un fiammifero, eccetera.
Prima di continuare, chiariamo che lo scopo della meditazione sarà di soffermarsi sui dettagliche
emergono durante l’esercizio, analizzandoli nei loro diversi aspetti. Può essere utile quindi tenere
sottomano un supporto (quaderno, bloc notes, file di testo) su cui annotare le proprie impressioni al
termine della sessione.
Bruciamo un pizzico o due dell’incenso che abbiamo preparato: lasciamo che i suoi fumi
ci rilassino, attenuino la nostra impulsività, ci rendano vigili e presenti a noi stessi.
Assumiamo ora una posizione comoda, seduti o sdraiati. Cerchiamo di rilassarci e di
rendere regolare il respiro. Quando ci sentiamo pronti, visualizziamo di camminare verso
un edificio mai visto prima: lasciamo che le immagini affiorino spontanee nella mente, formando
lo scenario che vogliono e completandosi dei dettagli che preferiscono.
Accogliamole senza modificarle finché la visione diventa nitida e stabile: a questo
punto osserviamo con attenzione. E’ giorno o è notte? Quanta luce c’è? Il clima è sereno o
perturbato? Che sensazioni comunica un’atmosfera del genere? E l’edificio… com’è fatto?
Che forma ha? Di che materiale è costruito? E’ antico o moderno? Che sensazioni proviamo a
vederlo?
Ora imbocchiamo il percorso che conduce verso l’edificio. Com’è questo percorso? Di
che materiale è (mattoni, pietra, legno, sabbia,…)? E’ sporco o pulito? Il tragitto per arrivare al
palazzo è lungo o corto? E’ diretto o ha delle curve? Il terreno è pianeggiante o ha dei dislivelli
(colline, montagne, dune…)? Il sentiero è sgombro o ci sono ostacoli? E’ continuo o presenta
interruzioni?
Che sensazioni ci dà vedere questo percorso? Sono ansioso di arrivare alla fine o
voglio godermi il viaggio?
Finalmente arriviamo all’edificio. Siamo giunti davanti alla porta d’ingresso, che però è chiusa a
chiave: dobbiamo trovarla se vogliamo entrare. Concentriamoci quindi su dov’è e com’è fatta.
Ce l’abbiamo con noi? E’ in tasca o nei vestiti? Si trova forse in un altro luogo? La estraiamo dalla
siepe, da sotto uno zerbino, è sopra lo stipite d’ingresso, …? E una volta estratta, di che materiale è?
Che forma ha? Che sensazione ci dà questa chiave? Perché ha quella forma ed è di quel materiale?
Ora apriamo la porta ed esploriamo l’interno della costruzione. Dove siamo arrivati? E’ una sala,
un giardino, uno spazio vuoto? Cosa c’è intorno a noi? Gli interni sono dello
stesso materialedell’esterno? Se non lo sono, cosa cambia? L’arredamento è sobrio, ricercato,
fastoso, minimale o altro? Che sensazioni ci comunica questo tipo di arredamento?
Dentro l’edificio c’è luce oppure no? Se c’è, da che fonte arriva? Che sensazione ci trasmette
l’atmosfera? Siamo a nostro agio oppure vorremmo andarcene il prima possibile?
Dopo aver meditato su tutti questi aspetti, quando ci sentiamo pronti
possiamo terminare la visualizzazione. Lasciamo che si dissolva dalla mente e riprendiamo
gradualmente il contattocon la realtà. Concediamoci qualche istante per realizzare che il percorso si
è compiuto. Se il carboncino è ancora attivo possiamo bruciare un altro pizzico di incenso.
Annotiamo quanto abbiamo visto prima che sparisca dalla memoria, tralasciando il meno possibile.
La simbologia di quanto visto è la seguente: l’edificio rappresenta la prossima fase o l’obiettivo
futuro del nostro cammino; il sentiero è il modo in cui intendiamo arrivarci, mentre
la chiavesimboleggia le capacità e le conoscenze necessarie a realizzarlo, se già le possediamo o
se invece dobbiamo acquisirle.
Riflettere sui vari dettagli serve a dipingere un quadro d’insieme della nostra percezione. La visione
forma inoltre una pietra di paragone per i mesi a venire: ripetendo l’esercizio a distanza di
tempo potremmo notare alcuni cambiamenti, elementi nuovi, oppure delle modifiche
nella proiezione del futuro
Non esistono versioni giuste o sbagliate, l’importante è prendere coscienza degli aspetti
emersi senza volerli giudicarle. Evitiamo però di mentire a noi stessi sorvolando sui tratti che non
gradiamo, adducendo motivazioni per giustificare eventuali mancanze, paure, indecisioni, eccetera.
Lasciamo che la nostra luce e il nostro buio interagiscano fra loro fino a trovare un loro
naturale equilibrio.
Per completare il tutto possiamo spegnere la candela, consapevoli che la coscienza
interiorerischiarerà sempre il nostro cammino.
Se ci è possibile, concediamoci una doccia o un bagno caldo per ritornare alla dimensione del corpo,
lasciando sedimentare il viaggio appena compiuto.
Stay (reinassance) incensed!
-Eraldo

[1] Quando un pianeta è esaltato, in realtà, si considerano amplificate tutte le


sue caratteristiche,positive e negative: lo stesso vale per i suoi effetti e gli aspetti con altri pianeti.
Secondo l’astrologia classica il Sole si esalta in Ariete, la Luna in Toro, Mercurio in Vergine, Venere in Pesci,
Marte in Capricorno, Giove in Cancro e Saturno in Bilancia.
[2] Una delle grafie del glifo di Marte è un cerchio da cui parte una freccia: una delle funzioni simboliche del
pianeta è infatti quella di indirizzare (freccia) le energie del Sole/corpo/coscienza (cerchio) verso scopi
precisi.

[3] Altre interpretazioni vedono il glifo come la stilizzazione dell’utero oppure dell’eiaculazione maschile,
entrambi simboli di fertilità, origine e continuazione della vita.
Ascoltare un incenso – degustare con attenzione
La cultura Buddhista, in particolare quella cinese, è la prima ad aver asserito che gli incensi vanno approcciati
con la giusta intenzione e disposizione interiore. In caso contrario, la fumigazioneperde il
proprio significato spirituale e si trasforma in un gesto “vuoto” o, diremmo noi, squisitamente estetico.
Ma cosa significa di preciso “ascoltare un incenso”?
Ascoltare un incenso – degustare con attenzione
Sia nella lingua cinese che in quella giapponese esiste un’espressione particolare che indica l’atto
di degustare un incenso: rispettivamente weng-xiang e mon-koh. La traduzione che più si avvicina al senso
letterale è “ascoltare le fragranze“[1] .

Tipici incensi giapponesi a bastoncino (Diamante)


A noi occidentali può apparire bizzarro descrivere un fenomeno olfattivo con termini auditivi, ma i motivi di
ciò sono in realtà molto profondi. Il verbo ascoltare implica infatti una condizione di totale
coinvolgimento mentale, emozionale, di concentrazione e presenza interiore.
Uno status estremamente ricettivo che ci consente di lasciar esprimere a pieno la natura di un incenso, e
grazie ad essa lasciarci trasportare in ricordi, emozioni, “mondi” o espressioni simboliche che emergono
dall’anima e dall’inconscio.
Ecco allora quattro semplici consigli per “ascoltare un incenso”:
1 – Non esporre il naso ai fumi diretti

Non esporre il naso ai fumi diretti

Che si tratti di un bastoncino, di un conetto o incensi in grani fumigati sul carboncino, inalare direttamente i
fumi causa un’istantanea saturazione delle cavità nasali e un “tilt” dei recettori. A seguito di ciò, essi
percepiscono esclusivamente “odore di bruciato” e diventano insensibili agli stimoli olfattivi per diversi
istanti, minuti o addirittura ore (a seconda dell’intensità dei fumi).
Cerchiamo quindi di mantenerci ad almeno a 20-30 centimetridall’incenso e di accompagnare a noi
i fumi anziché avvicinarci (vedi punto successivo). In alternativa possiamo attendere che
la fragranza si diffonda gradualmente nella stanza.
2 – Accompagnare a sé i fumi d’incenso

Accompagnare a sé i fumi d’incenso

Un incenso ha bisogno di mescolarsi all’aria per sviluppare appieno la sua personalità. Oltre che regolare
la temperatura (quando possibile), è necessario dare il tempo ai principi aromatici di diluirsiin
giusta concentrazione e strutturarsi nell’ambiente.
Se vogliamo coglierne appieno le sfumature, il secondo consiglio è dunque
di accompagnare i fumi al naso tramite un movimento ampio e delicato della mano, come fosse un
ventaglio, inspirando lentamente e profondamente (vedi punto successivo). Ripetiamol’operazione alcune volte per
percepire i dettagli che ci erano sfuggitiagli ascolti precedenti.
3 – Inspirare lentamente dal naso ed espirare dalla bocca

Inspirare ed espirarelentamente

La percezione di un profumo avviene quando le molecole aromatiche si disciolgono nel sottile strato di muco
che permea le cavità nasali.
Ognuna di esse ha temperature e tempi di evaporazione diversi a seconda della propria struttura chimica:
anche gli ingredienti purisono composti da varie sostanze profumate, che costituiscono il loro spettro
olfattivo.
Il terzo consiglio è perciò di inspirare lentamente dal naso, in maniera profonda e con
un flusso d’aria lento ma continuo. In questo modo diamo il tempo alle singole
molecole di stratificarsi correttamente nella mucosa nasale e permettiamo ai recettori di riconoscere
l’intera piramide olfattiva (vedi punto successivo). E’ meglio invece espirare dalla bocca, così da cogliere anche
il retrogusto dell’incenso.
Molti incensi, poi, preferiscono essere riscaldati anziché bruciati, per sviluppare correttamente il
loro aroma.
4 – Non giudicare in fretta gli incensi
Non giudicare in fretta gli incensi

Abbiamo visto che i profumi necessitano di tempo per esprimersi a pieno. Inizialmente infatti evaporano
le molecole più tenui e leggere(acidule/fresche), in un secondo momento quelle di corpo
medio(speziate/legnose) e sul finale le più basse e profonde(terrose/resinose).
Il quarto consiglio è di prenderci quindi tutto il tempo necessario a cogliere ognuno di questi tre livelli.
Cerchiamo di non “giudicare” un incenso troppo in fretta: ciascunoha un carattere e una personalità che
dipendono dalla specie, dal luogo d’origine, dalla parte di vegetale da cui provengono o da chi li ha composti, se si
parla di miscele.
Talvolta dobbiamo “educare il naso” a riconoscere aromi cui non siamo abituati. Altre volte invece siamo
in momenti evolutivi nei quali troviamo più sintonia col messaggio olfattivo di alcuni incensi e non di altri.
Magari apprezzeremo gli stessi incensi solo dopo maturazioni interiori che ci avvicinano alla loro saggezza.
E’ solo tramite pazienza e ascolti ripetuti che comprenderemo il linguaggio silenzioso di ogni incenso,
così da rivolgerci a lui/lei quando sentiamo la necessità della sua presenza o consiglio.
Stay (listening) incensed!

INCENSO E OGNISSANTI

 generale, meditazioni
 Nessun commento
L’ 1 e il 2 Novembre sono dedicati in molte culture all’omaggio dei trapassati. Ad onorare,
cioè, il ricordo di persone che hanno lasciato la dimensione visibile per proseguire
il viaggio di consapevolezza in altri piani vibratori.
Nella tradizione Italiana il 1° di Novembre è dedicato alla Festa di Ognissanti, mentre il 2
Novembre al Ricordo dei Defunti. Ricorrenze simili sono in realtà celebrate in tutto il globo,
seppur con tempi e modalità diverse a seconda dei Paesi.
In questo articolo, anziché proporre una carrellata di tali festività vorrei esprimere alcune riflessioni sul
significato di ricordare chi, dopo aver lavorato intensamente su se stesso, a un certo punto della
vita ha raggiunto un grado di risveglio interiore tale da riallacciarsi consapevolmente alla Fonte
Unica.
I Santi, appunto.
Santi e Maestri:
Per chiarezza, parto col dire che “Santo” nella mia accezione non si riferisce ai canonizzati dalla fede
Cristiana. Ma quanti invece hanno raggiunto un grado di raffinata elevazione dell’essere e
realizzazione spirituale.
Tutti loro, per me, sono degni di essere chiamati Maestri: cioè individui che tramite insegnamenti,
scritti, opere, o semplicemente azioni silenti, hanno contribuito a mantenere vivo il “fuoco” dello
Spirito e a trasmetterlo con pazienza dall’antichità fino ai giorni nostri.
Spesso comunque vige l’idea che tutti i Maestri siano persone completamente illuminate, il cui
compito è coagulare attorno a sé gruppi di allievi o discepoli e condividere insegnamenti provenienti
dai più nobili reami della coscienza. Figure, in questo senso, come il Cristo, Buddha, o altri più
moderni che hanno condiviso pensieri e parole tramite libri o addirittura filmati.
Molto meno spesso, invece, si pensa a un Maestro come qualcuno che è ancora sulla strada per
la propria realizzazione, ma il cui dovere verso il Sacro è di agire come ponte fra le generazioni
precedenti e le successive. Trasmettendo cioè gli elementi chiave della propria tradizione a coloro
che vengono dopo di lui, proprio come egli li ha ricevuti a suo tempo.
Il Maestro – colui che indica la soglia:
A ben vedere, questa è in realtà l’unica opzione possibile, poiché anche le anime più elevate
sostengono che ciascuno può evolvere solo per conto proprio. O detto al contrario, nessuno può
evolvere al posto di qualcun altro, né tantomeno risparmiare passaggi fondamentali per la
crescita e la comprensione.
Volgendo il nostro sguardo alla figura dei Maestri sotto questa lente, ci renderemo conto dunque di
come il loro compito si fermi soltanto a “indicare la soglia”. A farci focalizzare, cioè, l’attenzione sulla
nostra realtà interiore, insegnandoci a porre domande su ciò che crediamo reale, col fine di
renderci autonomi nel trovare la risposta più adatta a noi. Il loro vero ruolo, quindi, si riassume in
due sole parole: renderci liberi.
Il paradosso – ognuno è un Maestro:
Alla luce di ciò, l’esperienza e il lavoro interiore mi hanno portato a realizzare un apparente
paradosso: se il fine ultimo di ogni individuo è di conoscere a fondo se stesso, allora ogni
essere che incrociamo sul nostro cammino può rivelarsi a buon diritto un Maestro.
Non soltanto le persone elevate, ma anche chi non lo è per nulla (o non appare tale) può insegnarci
qualcosa. Alcuni infatti ci ispirano verso ciò cui vogliamo tendere; altri invece mostrano qualcosa
che non vogliamo sviluppare, identità/personalità da cui vogliamo prendere le distanze o che
preferiamo dismettere.
Fino ad arrivare a chi funge da specchio più o meno perfetto della nostra realtà interiore,
incarnando in modo inequivocabile soltanto il frutto delle nostre proiezioni. Impedendoci cioè di
continuare a fuggire da chi siamo veramente, portandoci in modo definitivo ad andare oltre il
velo delle illusioni che noi stessi creiamo.
E’ proprio sulla base di queste riflessioni che ho deciso di proporre una miscela d’incenso e una
breve meditazione per onorare tutti coloro che ci sono stati d’aiuto nel nostro percorso interiore.
Incenso di Ognissanti:
 1 parte di Olibano
 1/2 parte di Elemi
 ¼ parte di Cassia
 ½ parte di Dammar
 1/10 parte di Benzoino del Siam
Pestare tutti gli ingredienti in un mortaio e poi bruciare a pizzichi sul carboncino. Le dosi possono
essere cambiate a piacimento, naturalmente, e gli ingredienti che mancano possono essere sostituiti o
semplicemente tralasciati.
Onorare i Maestri presenti e passati:
Scegliamo un luogo tranquillo, in cui ci sentiamo a nostro agio e abbiamo la possibilità di rimanere
indisturbati per almeno 15-20 minuti, o per il tempo che desideriamo dedicare a questa pratica.
Se ci fa piacere, abbassiamo le luci e accendiamo una candela quale simbolo
del fuoco della Tradizione Spirituale (quale che sia quella che sentiamo più vicina a noi)
i Maestri hanno voluto tramandarci. Da questa accendiamo il carboncino che posizioneremo
nel brucia incenso: se non abbiamo la candela possiamo utilizzare la fiamma di un accendino, un
fiammifero, eccetera.
Quando il carboncino diventa tutto bianco all’esterno (5 o 6 minuti) versiamo un pizzico
dell’incenso preparato e lasciamo che i suoi fumi si diffondano, riscaldando il nostro interno e
conducendoci verso stati d’animo elevati.
Assumiamo una posizione comoda, seduti o sdraiati, rilassiamoci e rendiamo regolare il respiro.
Quando ci sentiamo pronti spostiamo la nostra attenzione e la nostra memoria alla persona che
eravamo un anno fa, più o meno nello stesso periodo. Ripensiamo senza fretta alle tappe del
percorso che consideriamo fondamentali e, alla luce di chi siamo oggi, ci hanno resi più maturi. Non
importa che siano eventi grandi o clamorosi, ciò che conta è il segno che hanno lasciato in noi,
le domande che ci hanno ispirato.
Accogliamo l’idea di ripensare anche a eventi difficili o travagliati, non solo a quelli
felici: sorvolarli significherebbe negare una parte importante di noi, quella che ci fa sentire
indifesi.
Partiamo dall’episodio più lontano che riusciamo a ricordare e concentriamoci sulle
singole persone che ci hanno insegnato qualcosa su chi siamo e sulla nostra vita. E’ possibile che
non sempre siano individui in carne ed ossa, ma anche autori di libri, film, personaggi di finzione, eroi
mitologici, figure spirituali e così via.
Analizziamo con serenità d’animo e senza fretta ciò che da loro abbiamo appreso, le “prove” a
cui ci hanno sottoposti, i limiti che ci hanno mostrato o che abbiamo superato grazie al confrontocon
loro.
Ammettiamo a noi stessi tutto questo nella forma che preferiamo: parole, discorsi, concetti astratti
o anche solo stati interiori, ringraziandoli profondamente per quanto ci hanno donato.
Prendiamoci tutto il tempo necessario, senza fretta e senza paura di divagare in ambiti “sbagliati”:
questo infatti non è un esercizio mnemonico per ricordare più dettagli possibili. E’ piuttosto un modo
per abituarsi a provare sincera gratitudine verso ciò che ci è accaduto e chi abbiamo incontrato.
Rendersi consapevoli che, nel bene e nel male, ciò che accade è solo in previsione del nostro bene
supremo, cioè la comprensione della Vita ad un livello di visione sempre più totale.
Continuiamo in questo modo passando in rassegna le varie situazioni, fino a quando abbiamo
piacere, cercando di distillare da ogni episodio il succo più profondo che ne deriva.
Una volta terminato, prendiamoci il nostro tempo e ritorniamo con calma nel qui ed ora. Se il
carboncino è ancora attivo possiamo bruciare un pizzico di incenso per corroborarci e purificarci,
dopodiché possiamo spegnere la candela “congedando” mentalmente i Maestri (e le situazioni
analizzate), con la consapevolezza che il loro fuoco e la loro luce rimarranno sempre al
nostro interno.
Se ci è possibile, concediamoci una doccia o un bagno caldo per riportarci alla dimensione del corpo.
Stay (spiritually grateful) incensed

mortii
Nello scorso articolo abbiamo visto che l’ 1 e il 2 Novembre sono dedicati in molte culture
all’omaggio dei trapassati. Ad onorare, cioè, il ricordo di persone che hanno lasciato la dimensione visibile
per proseguire il viaggio di consapevolezza in altri piani vibratori.
Lo scritto precedente era dedicato alla Festa di Ognissanti, mentre questo al 2 di Novembre e al Ricordo
dei Defunti.
Come già detto, ricorrenze simili sono celebrate in tutto il globo, seppur con tempi e modalità diverse a
seconda dei Paesi. E anche in questo articolo, anziché proporre una carrellata di tali festività ,vorrei concentrarmi
sul senso profondo di entrare in comunione interiore con chi è stato incarnato ed ora non lo è più.
Riprendere cioè confidenza col principio che la condizione materiale abbraccia un periodo estremamente
limitato, ma necessario all’anima per attraversare esperienze fondamentali a evolvere. E ciò accade solo grazie
al veicolo fisico che è il corpo.
La sublimazione delle esperienze:
I saggi dell’antichità, più connessi coi cicli della Natura, avevano compreso che il trapasso è
tanto necessario quanto l’incarnazione. Ciò poiché l’anima, dopo aver “accumulato” esperienze, ha bisogno
di prendere le distanze da quanto sperimentato sulla Terra e rielaborare il tutto con un’ottica più ampia,
secondo una visione più globale della vita.
Deve arrivare, cioè, a sublimare le proprie esperienze sino a coglierne l’essenza, formando quel bagaglio
di consapevolezza e coscienza che le permetta di incarnarsi nuovamente senza dover ricominciare il percorso
dall’inizio.
Certo, la scomparsa di una persona cara, di un amore, un amico, del proprio animale domestico, sono tra gli
avvenimenti più forti che la vita utilizza per ricordarci questo principio. D’altro canto sono fermamente convinto che
molta della tristezza e del dolore che proviamo siano legati invece alla nostra difficoltà di accettare che insieme al
trapassato è “morta” anche una parte di noi.
Quella fatta dalle esperienze vissute insieme, dalle parole pronunciate e non, da tutto ciò che la persona ci
ha insegnato e per cui non abbiamo avuto tempo di ringraziarla. Dall’affetto espresso e ricevuto, dal fatto
che raramente nella società odierna ci spiegano che la vita è cambiamento, che è incontrarsi tanto quanto
separarsi (o dirsi arrivederci, per quanto mi riguarda).
L’altro – una parte di me:
In quest’ottica, ecco allora che il senso di vuoto e di mancanza sono molto legati al ricordo di quella parte di
noi che riuscivamo a esprimere in compagnia di quella persona (o affetto), e che crediamodi non poter più
mostrare al mondo, né a qualcun altro in particolare.
Elaborare il lutto verso qualcuno è un processo lungo e articolato, composto da fasi che la psicologia ha
studiato e analizzato profondamente, sviluppando modalità consone per gestirlo.
Questo è naturalmente un argomento che travalica enormemente i contenuti e le finalità di questo articolo. Mi preme
sottolineare infatti che l’esercizio proposto più avanti non intende in alcun modo sostituirsi a una terapia
specifica, o a percorsi svolti sotto la guida di una figura medica/psicologica preparata e competente in
materia, che ci affianchi nel superamento di traumi emotivi simili.
Verso una nuova vita:
Ciò premesso, il punto su cui credo si possa agire è impegnarsi per raggiungere un sereno distacco
emotivo da qualcuno che non è più al nostro fianco. Il che non significa smettere di provare affetto nei suoi
confronti, tutto all’opposto!
Vuol dire trasformare ciò che sentiamo in qualcosa di nuovo, purificando e lasciando andare le emozioni
negative legate alla perdita. Rendendole invece la forza propulsiva che ci accompagni a una nuova vita, un
nuovo stato dell’essere che ha integrato gli insegnamenti dell’esperienza insieme a quella persona e
le riflessioni scaturite dalla sua perdita.
E’ proprio in vista di questo delicato momento di Ricordo dei Trapassati che ho pensato di proporre una miscela
d’incenso e una piccola meditazione per aiutarci nel distacco. In realtà sono entrambe utili anche quando
non c’è una perdita fisica, ma si attraversano fasi analoghe sul piano emozionale, come fine di rapporti
sentimentali, amicizie, trasferimenti, cambio delle condizioni di vita e così via.
Gli ingredienti scelti come incenso hanno soltanto il compito di calmare ed equilibrare il nostro stato
emotivo, rendendoci più tranquilli e in pace con noi stessi.

Incenso per il Ricordo dei Defunti:


 1 parte di Copale
 ½ parte di Storace
 ¼ parte di Sandalo Bianco
 1/8 parte di Benzoino di Sumatra
 1/10 parte di Mirra
 1/20 parte di Patchouli
Pestare gli ingredienti in un mortaio e poi bruciare a pizzichi sul carboncino. Le dosi possono essere cambiate
a piacimento, naturalmente, e gli ingredienti che mancano possono essere sostituiti o semplicemente tralasciati.
Meditazione – Omaggiare chi non è più “qui”:
NOTA: Prima di cominciare è importante specificare che se la persona a cui vogliamo rivolgerci è scomparsa
di recente sarebbe meglio attendere qualche settimana prima di eseguire la meditazione. Secondo alcune
visioni, infatti, l’anima ha bisogno di tempo per abituarsi alla sua nuova condizione, senza sentirsi
richiamata verso un piano vibratorio che non le appartiene più.
Scegliamo un luogo tranquillo, in cui ci sentiamo a nostro agio e abbiamo la possibilità di rimanere
indisturbati per almeno 15-20 minuti, o per il tempo che desideriamo dedicare a questa pratica.
Se ci fa piacere, possiamo abbassare le luci e accendere una candela quale simbolo dell’Amore Spirituale che
nutriamo verso l’affetto che vogliamo ricordare. Da questa accendiamo il carboncinoche posizioneremo
nel brucia incenso: se non abbiamo la candela possiamo utilizzare la fiamma di un accendino, un fiammifero,
eccetera.
Quando il carboncino diventa tutto bianco all’esterno (5 o 6 minuti) versiamo un pizzico
dell’incenso preparato e lasciamo che i suoi fumi si diffondano, calmino le nostre emozioni e ci aiutino ad
alleggerire il cuore.
Nel frattempo assumiamo una posizione comoda, seduti o sdraiati, rilassiamoci e rendiamo regolare il
respiro.
Quando ci sentiamo pronti, spostiamo la nostra attenzione sulla persona che vogliamo ricordare. Più che
focalizzarci sui dettagli esteriori, è importante rievocare il ricordo intimo che abbiamo di quella persona, ciò che
conserviamo nel cuore. La sua “impronta energetica”.
Ciò è meglio soprattutto se la perdita è avvenuta da molto tempo, poiché l’anima sarà più vicina ad uno stato di
pura coscienza anziché alla forma fisica che noi conoscevamo.
Procediamo con calma, finché sentiamo di avere queste sensazioni ben chiare dentro di noi.
Cominciamo a questo punto a dialogare con lui o lei come se fossimo in sua presenza. Parliamo dei momenti
belli vissuti insieme, quelli spiacevoli, quelli in cui ci siamo arrabbiati o ci ha insegnato qualcosa. Quelli in cui magari
non abbiamo avuto il tempo o il coraggio per chiarirci e dire grazie.
Esterniamo tutto ciò che vorremmo lui/lei sapesse di quanto proviamo nei suoi confronti, con
estrema sincerità. Gioiamo totalmente per i sorrisi che ci ricordiamo, o per le situazioni che avremmo
voluto vivere insieme ma che magari stiamo solo immaginando. Nonostante queste non siano “reali”, sono comunque
utili a elevare i nostri pensieri ed emozioni, inviando amore nei confronti di quell’anima.
Se invece è capitato di avere dissapori, non facciamocene un cruccio: nei piani sottili le situazioni si comprendono in
modo differente, con una percezione dell’amore incondizionato più nitida rispetto a quelli densi.
Questa è insomma l’occasione giusta per esprimere gli “avrei voluto dirti”, gli “avrei voluto che
facessimo”. Per dire che ci manca, o chiedere un consiglio come abbiamo sempre fatto quando era con noi.
Se la persona si è disincarnata da molto tempo, possiamo invece “raccontare” quanto abbiamo appreso da
quando se n’è andata. Esprimerle quanto utili siano state le esperienze con lei, o quanto
abbiamo compreso dalle sue assenze oltre che dalle presenze.
In tutto questo, accettiamo serenamente la commozione che si dovesse presentare durante un simile
dialogo, per quanto intensa possa essere. E’ un segnale che stiamo esprimendo ciò che restava chiuso dentro di noi,
e che lentamente stiamo consegniamo al passato.
Procediamo così finché sentiamo di aver esaurito ciò che volevamo comunicare al nostro
caro. Ringraziamolo mentalmente della “compagnia”, auguriamogli ogni bene e
congediamolo con animo quanto più sereno possibile, come avremmo fatto se fosse stato davanti a noi.
Prendiamoci qualche istante per separarci dal legame creato durante la meditazione, dopodiché con calma
ritorniamo nel qui ed ora. Se il carboncino è ancora attivo possiamo bruciare un pizzico di incenso per purificarci
e confortarci, dopodiché spegniamo la candela consapevoli che l’amore nutrito resta sempre parte di noi.
Se ci è possibile, concediamoci una doccia o un bagno caldo per tornare alla dimensione del corpo.
Possiamo ripetere questa meditazione ogni qual volta ne sentiamo il bisogno, finché non sentiamo di
essere totalmente in pace con noi stessi e aver accettato il distacco.
Stay (homaging beloved) incensed!

-Eraldo

INCENSI – COME RISCALDARLI



Non tutti gli incensi amano il fuoco. Potrebbe sembrare un paradosso, ma non è così.
Il principio base degli incensi è che aroma ed effetti si diffondono attraverso i fumi, dunque è logico pensare che
dovrebbero subire un processo di combustione. Ma non per tutti funziona in questo modo.
La resa aromatica e le azioni benefiche delle fumigazioni dipendono soprattutto dalle molecole
aromatiche in essi contenute, come ad esempio gli oli essenziali, e che vanno preservate il più possibile per
non alterare le loro proprietà.
Inoltre, l’intensità di profumo e di efficacia vanno dosate a seconda delle situazioni: talvolta si ha bisogno di
azioni decise ed immediate, altre volte di un’atmosfera delicata che ci avvolga gradualmente.
Quindi, se da un lato il fuoco garantisce la volatilizzazione delle molecole, dall’altro non ci assicura che esse
rimangano intatte. Per di più, alcune note di profumo potrebbero “scomparire” venendo sovrastate da altre (in
genere di bruciato) a causa del troppo calore.
Il nostro obiettivo è quindi quello far evaporare pienamente le molecole aromatiche, senza però che queste
vengano consumate o modificate. Ecco allora l’importanza di saper controllare le temperature a cui
sottoponiamo gli ingredienti usati, oltre che le loro proporzioni.
Come riscaldare gli incensi
Esiste un metodo molto semplice per riscaldare gli incensi, che prevede l’utilizzo di una placchettain carta
stagnola che funzioni da isolante termico.
Per realizzare questo metodo abbiamo bisogno solo di pochi materiali:
 Un brucia incensi
 Carboncini
 Carta Stagnola
 Pinzette
 (opzionale) Forbici
Incominciamo accendendo un carboncino. Quando l’accensione si è “innescata” (si sviluppano scintille sulla
superficie del carbone che poi cominciano ad espandersi), poniamolo delicatamente nel brucia incensi
ed allontaniamo entrambi, portandoli in un luogo aperto così da non inalarne i fumi.
Prestiamo attenzione a che le scintille non raggiungano qualcosa di infiammabile.
Nel frattempo prepariamo la nostra placchetta.
Tagliamo una striscia di carta stagnola sufficientemente alta (almeno 5 o 6 cm) e pieghiamola a metà per
la sua lunghezza prestando attenzione di pareggiare il più possibile i bordi.

Ora prendiamo un lembo di questa doppia striscia e ripieghiamolo su se stesso: da questa operazione
dipenderà la lunghezza della nostra placca.

Continuiamo a ripiegare in questo modo fino a che otterremo


una placchetta quadrata o rettangolare formata da diversi strati di carta stagnola.

A questo punto andiamo a prendere il nostro brucia incenso, con i l carboncino che
sarà diventato ormai completamente grigio all’esterno: questo strato di cenere garantirà un ulteriore effetto
isolante dal calore interno.

Aiutandoci con delle pinzette (vanno benissimo quelle vecchie per sopracciglia)
posizioniamo la nostra placchetta sul carboncino prestando attenzione a non ricoprirne tutta la sua superficie:
la combustione ha bisogno di un apporto costante di ossigeno per poter proseguire.
Premiamo leggermente con le pinzette in modo da formare una lieve conca all’interno della placchetta.
Vedremo dei fumi innalzarsi dalla carta stagnola: si tratta della patina esterna di cui è ricoperta che sta
bruciando. Attendiamo che si consumi totalmente in quanto emana un odore piuttosto sgradevole.

Possiamo quindi porre all’interno della conchetta gli ingredienti, le miscele o gli incensi che intendiamo
utilizzare. Dal momento che il calore ricevuto sarà minore di quello da contatto diretto col carboncino, potrebbe
volerci qualche istante affinché i fumi comincino a svilupparsi.

Trucchi e consigli
 Quando gli incensi utilizzati sono “esauriti” (cioè bruciati)
possiamo rimuovere i residui dalla placchetta utilizzando le pinzette.
 Maneggiamo la placchetta con attenzione, in quanto rimanendo a contatto col fuoco la sua
temperatura è elevata
 Di tanto in tanto ricordiamoci di rimuoverla totalmente in modo che
il carboncino possa respirare
 Con il passare del tempo il carboncino si consuma ed emana meno calore: sarà quindi
sufficiente rimuovere la placchetta, levare qualche strato, e posizionarla di nuovo sulla brace in
modo da trovare le temperature ottimali per gli incensi che vogliamo utilizzare
Stay (fire control) incensed!

INCENSI – CONSERVARLI AL MEGLIO



 generale, tutorial
 Nessun commento
Quando parlo di incensi molte persone mi domandano se ci sono modi per conservarli al meglio,
per evitare che deteriorino. La risposta è ovviamente affermativa, e riguarda non soltanto
gli ingredienti sfusi o le miscele auto-prodotte, ma anche gli incensi già confezionati.

Ingredienti sfusi: (da sx senso orario) Cassia, Cardamomo, Patchouli, Canfora, Chiodi di Garofano, Finocchio,
Olibano.

Nel primo caso i tempi e gli accorgimenti per conservarli variano leggermente a seconda del tipo di
ingrediente, della forma in cui lo troviamo e di come intendiamo impiegarlo.
In linea generale, le resine ad esempio decadono più velocemente se esposte a scarsa o
eccessiva umidità, correnti d’aria, luce diretta, fonti di calore e così via. Lo stesso vale
per foglie o fiori, solitamente piuttosto delicati.
Ingredienti invece quali legni, cortecce, semi, radici, ecc, sono al contrario un po’ più “resistenti”,
specie se conservati in forma intera o pezzetti di varie dimensioni anziché in polvere.
Cassia (cannella cinese) intera, in scaglie e in polvere.

In questo modo infatti gli oli aromatici racchiusi dalle sostanze sono più riparati da processi di
variazione, irrancidimento e soprattutto evaporazione. Al contrario, invece, se gli ingredienti sono già
in polvere aumenta anche la loro tendenza a deteriorare.
Per gli incensi confezionati i motivi di una buona conservazione sono simili, seppur con alcune
differenze. La questione centrale è capire se nella miscela sono stati aggiunti o meno oli essenziali in
forma liquida, poiché essi evaporano più facilmente rispetto a quelli contenuti nei granelli di
ingredienti.
Ciò accade in particolare con i più volatili come gli agrumati, gli erbacei (eucalipto, rosmarino,…),
i floreali (lavanda, ylang ylang,…) e più in generale tutti gli aromi eterei (cardamomo, canfora, …).
Quelli estratti da spezie, legni, radici o resine invece evaporano più lentamente, ma è comunque
buona norma preservarli correttamente.
Gli incensi composti solo da ingredienti in polvere sono decisamente più resistenti,
sebbene nonvadano comunque “stressati” da condizioni ambientali inadatte. Si tratta infatti di
prodotti d’origine vegetale, che hanno ospitato e conservano ancora una scintilla di vita e sono degli
ottimi maestri: credo pertanto che vadano trattati con tutto il rispetto e l’amore che meritano.
Ecco allora alcuni semplici consigli per mantenere freschi e profumati nel tempo i nostri incensi:
Ingredienti sfusi e miscele

 Riponiamoli in contenitori dalla chiusura ermetica,


come i classici barattoli da supermercato, meglio ancora se in vetro oscurato, con tappo
nuovo o pulito
 Per proteggere ancor di più miscele o ingredienti possiamo riporli in una bustina di
plastica prima di inserirli nel barattolo
 Utilizziamo un barattolo per ciascun tipo di ingrediente o miscela: se cambiamo il contenuto
conviene sostituire il tappo con uno nuovo o pulito, così da non mescolare gli aromi
 Qualora dovessimo conservare più ingredienti insieme, facciamo in modo di imbustarli
singolarmente
 Conserviamo i barattoli in un luogo fresco, al riparo da luce, umidità eccessiva e correnti
d’aria
Consiglio: se non troviamo i barattoli di vetro oscurato in alternativa possiamo avvolgere l’esterno (o
l’interno) di quelli in vetro trasparente con un poco di carta stagnola
Bastoncini indiani, tibetani, giapponesi, conetti, spirali, ecc

 Che siano incensi giapponesi, tibetani, indiani o di altra


forma, teniamoli chiusi nella propria confezione, non lasciandola mai aperta se non li
utilizziamo
 Quando vogliamo accenderne qualcuno estraiamo solo quelli necessarii,
dopodiché richiudiamo la confezione
 Conserviamo le confezioni in un luogo al riparo da luce diretta, calore ed
eccessiva umidità
Consiglio: se spegniamo un incenso prima che sia terminato, prima di riporlo nella confezione
assieme agli altri assicuriamoci di rimuovere l’estremità bruciata
Mazzetti d’erbe, legnetti, ecc

 Riponiamo mazzetti e legnetti all’interno di


un sacchettinoo una bustina in plastica
 Dopo aver fatto questo, se lo desideriamo possiamo riporli in barattoli di vetro (vedi sopra)
 Se al termine dell’utilizzo non sono ancora consumati del tutto, dopo lo spegnimento
cerchiamo di rimuovere il più possibile delle zone carbonizzate, dopodiché riponiamoli in
una bustina di plastica
 Evitiamo in questo caso di riporli a stretto contatto con altri tipi di incenso, in quanto
potrebbero trasferire loro l’aroma di bruciato
 Conserviamoli sempre in luogo fresco, senza troppa umidità, al riparo da luce e correnti
d’aria
Consiglio: se i mazzetti o i legnetti sono nuovi, cioè mai accesi prima, possiamo in alternativa
avvolgerli in un panno pulito e riporli in piccoli contenitori in legno, meglio se suddivisi per tipi
Stay (fresh fragrance) incensed!
PERCHÉ UN INCENSO PIACE (O NO)?

 generale
 Nessun commento

Spesso durante i miei corsi e seminari capita che il medesimo incenso riscuota grande
apprezzamento presso alcuni partecipanti. Altri invece lo trovano sgradevole, fastidioso o addirittura
repellente. Da ciò mi vengono poste numerose domande sul perché un incenso piaceoppure no.
Per rispondere in maniera seria occorre capire innanzitutto quali influenze esercitano gli odori sul piano fisico,
emozionale e vibratorio. Ma anche che rapporti hanno con gusti personali e ricordistrutturati.
Perché un incenso piace (o no) – Gusti personali e abitudini
De gustibus non est disputandum, dicevano i latini. Cioè: “Sui gusti non si può discutere”.
Ciò poiché ognuno di noi è un universo complesso e a sé stante, spece a livello intimo. Formato da un misto
di elementi innati (inclinazione, carattere, ecc) e altri ricevuti dai luoghi in cui viviamo, dal contesto
sociale e culturale, dalla famiglia di provenienza e così via.

Hoyei-Koh: incenso giapponese dall’aroma “frizzante”

Ne risulta che in genere tendiamo a preferire gli aromi ai quali il nostro naso è più abituato. Quelli, cioè, che il
nostro cervello elabora più di frequente e coi quali si trova a proprio agiopoiché riportano
a situazioni già conosciute e ampiamente sperimentate. La nostra “zona di comfort” psichica ed
emozionale, che ci rassicura e conferma la nostra identità in quanto già esplorata numerose volte.
Ecco allora che chi vive in campagna può preferire incensi floreali, fruttati o erbacei. Chi è in montagna quelli
più legnosi, terrosi e balsamici, mentre chi abita al mare si orienta magari verso
profumi freschi, salmastri o frizzanti.
Se un incenso sviluppa invece aromi che non ci sono familiari, può al contrario suscitare in noi naturale
diffidenza verso ciò che è nuovo, sconosciuto, soprattutto a livello di scenari interiori. In questo caso il
consiglio è di provare ad ascoltare lo stesso incenso varie volte nel tempo lavorando
sull’apertura dell’anima, per capire se non è proprio di nostro gusto o abbiamo solo bisogno di
prendere confidenza col suo messaggio.
Ricordi, emozioni e legami con persone
A chi non è mai capitato, passeggiando per strada, di sentire il profumo di una persona conosciutae venire
immediatamente travolto/a da una cascata di emozioni e immagini mentali?
Ciò poiché l’olfatto è il senso che più di tutti si lega fisiologicamente a ricordi, persone e situazioni
vissute. Esse, a loro volta, sono cariche di elementi emozionali fusi in
un tutto unicoe inseparabile dall’evento stesso registrato in memoria.
Nel preciso istante in cui il cervello elabora un odore, vengono perciò richiamati alla coscienzaanche
i ricordi degli eventi associati, le sensazioni, le immagini e gli stati d’animo collegati alle situazioni stesse.

I profumi “regressivi” riportano a emozioni positive dell’infanzia

Questo è il motivo per cui alcuni incensi risultano estremamente gradevoli, come ad esempio quelli
“regressivi”. Con il loro aroma di vaniglia , cannella o biscotti, ci riportano al profumo dei dolci appena
sfornati, alla gioia e al senso di accoglienza che da bambini provavamo entrando in casa della nostra nonna
“preferita” giusto in tempo per gustare la merenda calda preparata apposta per noi.
Può capitare però anche il contrario. Ottimi incensi in grani quali Olibano o Mirra, bruciati in genere nelle
Chiese durante cerimonie solenni o non particolarmente felici, possono riportare alla mente occasioni di tristezza o
momenti di pesantezza e turbolenza emotiva, risultando così sgraditi.
La buona notizia è che per fortuna possiamo “educare” il cervello a sostituire queste
vecchie associazioni con altre nuove e più piacevoli, grazie ad ascolti consapevoli delle stesse fragranze
per costruire nuovi ricordi del tutto personali legati al loro aroma.
Influenza chimica e fisica
Molti degli ingredienti vegetali usati come incensi sono impiegati da millenni nelle varie medicine
tradizionali locali per contrastare un gran numero di disagi fisici.

Il Salai Guggal (Boswellia Serrata) è impiegato nell’ayurveda come anti-infiammatorio e disinfettante

Il Salai Guggal (Boswellia Serrata), ad esempio, nell’ayurveda è conosciuto per le sue notevoli proprietà anti-
infiammatorie e disinfettanti. Il Benzoino è apprezzato anche in occidente quale
ottimo sfiammante e cicatrizzante, mentre la Canfora rientra in varie preparazioni
per riscaldare i muscoli, alleviare la tosse o liberare le vie respiratorie.
Per corrispondenza, ne deriva che troveremo gradevoli gli incensile cui componenti chimiche o aromatiche ci
aiutano a rinforzarefunzioni fisiologiche affaticate o indebolite. Al contrario proveremo fastidio per
quelli che stimolano organi o sistemi già oberati di lavoro e sovraccarichi. Così ad esempio chi studia o lavora
intensamente a livello intellettuale troverà gradevoli incensi tonici o rinfrescanti, mentre persone stressate o
“esaurite” accoglieranno con maggior piacere quelli rilassanti e corroboranti.
Il piano archetipo e vibratorio
Ogni incenso è dotato di uno specifico carattere vibratorio che deriva dal luogo di provenienza,
dalla parte di vegetale da cui è estratto, dagli archetipi sottili cui è legato nonché da chi ha composto la
miscela nel caso di incensi lavorati.

Gli incensi possono donare senso di pace e accoglienza

In questi casi, l’attrazione o la repulsione per un incenso in particolare dipenderanno dalla


nostra consonanza/dissonanzaenergetica con esso. Ci sentiremo cioè attratti da ingredienti
complementari a un nostro “bisogno” archetipo, ossia che percepiamo come adatti a guidarci nella sua
scoperta, conoscenza e integrazione a livello interiore, seppur inconsciamente. Oppure da quelli che ci possono
aiutare nel riequilibrio di momentanee carenze a livello energetico, specifiche o generali che siano, ispirando
così fiducia, speranza, pace, forza interiore, senso di protezione, accoglienza, e così via.
Il disagio deriva invece generalmente da due grandi fattori. Il primo si ha quando l’archetipo o l’effetto
vibratorio di un incenso acuiscono tratti del carattereo della personalità già eccessivamente
sviluppati in noi. Così, persone particolarmente flemmatiche o lente nel decidere potrebbero rifiutare
incensi calmanti o radicanti che aumentano la loro “lentezza” o tendenza a indugiare (benaccetti, invece, da
persone ansiose o impulsive).
Il secondo caso è quando l’archetipo energetico dell’incenso ci pone davanti ad aspetti di noi che non
vogliamo affrontare, non siamo pronti a esplorare o non riusciamo ancora ad accettare. Lo stimolo
risulta quindi una forzatura esterna del nostro equilibrio, quasi volessimo accelerare i tempi di una
maturazione che necessita invece altre modalità.
In questi casi il consiglio è di prendersi una “pausa temporanea” dall’incenso in questione e provare
ad ascoltarlo nel tempo ad intervalli regolari. Spesso ci accorgeremo di come cambia radicalmente la
nostra percezione nei suoi confronti, e di come quell’incenso stesse magari solo aspettando un nostro passo
evolutivo per condividere con noi una parte della sua immensasaggezza.
Stay (appreciating) incensed!

INCENSI IN GIAPPONE – L’ARTE MILLENARIA



 generale, incensi giapponesi
 Nessun commento
Gli incensi in Giappone vantano una storia e una tradizione più che millenarie. Questo è certamente il
luogo in cui l’arte dell’incenso ha raggiunto lungo i secoli il più alto grado di perfezione espressiva.
Non soltanto per abilità artigiana, ma anche come sensibilità olfattiva, conoscenza
e raffinazione degli ingredienti naturali, composizione di fragranze squisite al naso
ed efficacisul benessere psico-fisico. Per i giapponesi esiste infatti un’indissolubile legame fra natura,
poesia, incenso ed equilibrio interiore.
La storia delle fumigazioni è strettamente correlata alla diffusione del Buddhismo e delle millenarie tradizioni
di India, Cina, Tibet e Corea. Ripercorriamone alcune tappe fondamentali.
Incensi in Giappone – LA STORIA:
Nell’anno 538 (periodo Asuka, 538 – 710) fu introdotta in Giappone la religione Buddhista e con essa
l’utilizzo d’incenso quale strumento rituale, devozionale e di protezione delle pergamene
sacre dall’attacco di insetti. L’utilizzo di fumigazioni era esclusivamente riservato all’ambito spirituale e
indicato col termine sonaekoh.
Il primo riferimento scritto all’incenso è però del 595, anno in cui secondo il Nihonshoki – primo testo di
storia giapponese – un grande pezzo di Legno di Aloe si arenò sulle spiagge dell’Isola di Awaji (vedi sotto “Gli
Ingredienti Preferiti”). Gli abitanti del luogo provando a bruciarlo si accorsero che i fumi emanavano un aroma
magnifico e decisero di offrirlo in dono all’imperatrice Suiko. Tale legno, il Ranjatai, è conservato
ancora oggi nel tempo Tōdai-ji di Nara.
Nel 754 (periodo Nara, 710 – 784) giunse dalla Cina il famoso monaco buddhista Ganjin (Jianzhen) che portò
con sé alcuni precetti fondamentali della religione nonché varie conoscenze
tradizionali di erboristeria e medicina. Introdusse inoltre molti degli ingredienti usati ancora
oggi come incenso e le tecniche per lavorarli in perle morbide: il nerikoh (vedi sotto “Tipi di Incenso”).
All’epoca gli incensi venivano per lo più bruciati direttamente, quale gesto rituale per purificare le statue
di Buddha e allontanare le malvagità.
Durante il periodo Heian (784-1185) iniziò l’importazione di ingredienti profumati da vari paesi
stranieri, poiché il Giappone è molto povero di sostanze aromatiche autoctone. L’arte dell’incensouscì
dall’ambito religioso riscuotendo grande apprezzamento presso la nobiltà giapponese che lo adottò
quale elemento essenziale della vita quotidiana. Se ne trova infatti menzione in classiciquali il “Makura
no Sōshi” (Note del Guanciale) o il “Genji Monogatari”.
La forma principale d’incenso impiegata allora era il nerikoh, nelle sue 6 varianti di takimono: miscele
dedicate al fluire delle stagioni. Nello stesso periodo nacque inoltre la distintizione fra il sacro sonaekoh e il
più mondano soradaki (lett. “incenso vuoto”) riferito alla degustazione a puro scopo estetico o
per profumare gli indumenti.
Nel successivo periodo Kamakura (1185-1333) l’ascesa dello status di samurai sancì il passaggio di preferenza
dal nerikoh al Legno di Aloe degustato puro. Pare infatti che i nobili guerrieri lo apprezzassero per le
sue doti rilassanti prima delle battaglie.

Senkoh: bastoncini d’incenso giapponesi

Il periodo Muromachi (1333-1573) vide invece la nascita del Koh-do, la Via dell’incenso, con la sua
specifica cerimonia, ritualità, e il concetto di monkoh, cioè “ascoltare” le fragranze con attenzione. Essa,
insieme al Cha-do (via del the), allo Sho-do (calligrafia) e all’Ikebana (disposizione dei fiori) divenne ben presto
una vera e propria arte a sé stante, al punto che nobili e aristocratici iniziarono a riunirsi in “competizioni”
e degustazionidi incenso.
Nel periodo Edo (1600-1868), sotto lo shogun Tokugawa Ieyasu, il Koh-dogodette di fortissima
espansione quale mezzo dell’aristocrazia per mantenere viva la tradizione delle “vie artistiche”. Negli stessi
anni arrivò dalla Cina anche la tecnica per realizzare bastoncini d’incenso: i senkoh (vedi sotto “Tipi di
Incenso”).
Questi si diffusero rapidamente nella classe media giapponese e anche persone di rango non nobiliare
cominciarono a praticare il Koh-do.
Agli inizi del 20° secolo (periodo Meiji, 1868-1912), infine, grazie al maestro Kitō Yujiro furono creati i cosiddetti
“incensi quotidiani”. Meno costosi rispetto a quelli tradizionali divennero alla portata di tutti e restano
ancora oggi i più conosciuti ed esportati anche all’estero.
Incensi in Giappone – TIPI DI INCENSO:
In Giappone esistono molte forme di incenso, ciascuna più adatta a determinati utilizzi e dunque
con caratteristiche specifiche. Vediamone alcune:
Incensi in grani

Incensi in grani (shokoh)


Piccoli frammenti di legni aromatici, resine, erbe, spezie, ecc, da bruciare direttamente su una fonte di calore, di
solito i carboncini. Sono la forma di incenso più antica, ancora oggi usata nei templi
buddhisti quale offerta cerimoniale alle divinità o per purifica, preghiera, meditazione. Si utilizzano
ingredienti singoli o miscelati fra loro, spesso abbinati in numero simbolico (5,7, …). Gli incensi in grani si
prestano anche alla degustazione ricreativa, mentre la cerimonia del Koh-doprevede l’utilizzo esclusivo del
Legno di Aloe.
Polveri per il corpo (zukoh)
Miscele di incensi in grani macinati finemente fino a ottenere una polvere omogenea. Questa può poi
essere bruciata oppure strofinata su varie zone del corpo per deodorare o esercitare effetti specifici.
A tal proposito i monaci buddhisti applicano lo zukoh su lobi, tempie e sotto la lingua per restare
vigili durante le lunghe ore di preghiera e meditazione. Viene inoltre offerto ai visitatori prima di entrare in
un tempio per mondarsi dalle impurità profane.

Nerikoh: perle morbide di incenso

Perle morbide (nerikoh)


Derivano dalla lavorazione delle pillole medicinali cinesi. Miscele di anche oltre 20 ingredienti in polvere
perfettamente dosati ai quali si aggiunge carbone e miele o polpa di frutta per ottenere un impasto
morbido da cui ricavare piccole sfere. Esse vengono poi lasciate maturare per un periodo minimo fra 1 e 5
anni, tradizionalmente sotto terra. Il nerikoh è l’incenso usato ancora oggi durante la cerimonia del the.

Senkoh: bastoncini d’incenso

Bastoncini (senkoh)
Sono la forma di incenso più conosciuta, utilizzata ed esportata anche fuori dal Giappone. Miscele di fino ad oltre
50 ingredienti in polvere bilanciati alla perfezione sono lavorate in un impasto umido simile all’argilla
detto tama. Vengono poi estrusi in “spaghetti” sottili, tagliati alle lunghezze volute e lasciati essiccare fino a
maturazione. I senkoh si usano sia all’interno che all’esterno dei templi come offerta votiva, rituale, ma anche
in occasioni pubbliche o private per onorare antenati, maestri passati, favorire la meditazione o
semplicemente creare un’atmosfera gradevole in cui accogliere ospiti, amici, clienti, ecc.
Incensi in Giappone – INGREDIENTI PREFERITI:
Per creare incensi in Giappone, i koh-shi (maestri d’incenso) selezionano i loro ingredienti
fra centinaia di legni aromatici, resine, erbe, ecc, provenienti dalle tradizioni medicinali di tutto
il mondo, in particolare Cina, Tibet e India. In passato si impiegavano anche sostanze di origine animale, oggi
quasi del tutto dismesse ad eccezione di rare formule canoniche.
Ogni ingrediente ha il proprio “carattere”, sia a livello aromatico che di effetti psico-fisici. Sta all’abilità
del maestro decidere quali si combinano meglio per creare aromi eleganti,
sensazioni raffinate e atmosfere poetiche.
Vediamo alcuni degli ingredienti più amati in Giappone:

Legno di Aloe (Jinkoh)


Si ricava dalle parti interne del tronco di alberi del genere Aquilaria, nativi di tutto il sud-est asiatico. Quando
vengono feriti o attaccati dai batteri, per difendersi producono una resina che con il passare del tempo (anche
secoli!) e l’accumulo diventa sempre più aromatica. Considerato il “caviale” dei legni, è piuttosto raro da
reperire puro in occidente. Ha un aroma caldo e avvolgente, con note di cacao, mou e liquirizia. E’
apprezzato per le sue doti sedative, rilassanti e al tempo stesso ristrutturanti.
> Incensi consigliati con note di Legno di Aloe: Zaffiro.

Sandalo Bianco (Byakudan)


Legno aromatico per eccellenza, proviene da alberi del genere Santalumoriginari dell’India, regioni limitrofe,
ma presenti anche in Australia e alle Hawaii. Gli oli di tronco e radici impiegano dai 25 ai 60
anni per maturare pienamente e sono molto apprezzati sia in ambito cosmetico che nella profumeria. La
varietà più pregiata è quella della provincia indiana del Mysore. Il suo legno è l’ ingrediente base di gran parte
degli incensi giapponesi, oltre al Jinkoh, per il suo aroma morbido, talcato e vellutato.
E’ rinfrescante, sedativo e corroborante, tonifica i nervi e favorisce la meditazione.
> Incensi consigliati con note di Sandalo Bianco: Nokiba e Diamante.

Chiodi di Garofano (Choji)


Sono il bocciolo non ancora dischiuso dei fiori di Eugenia Caryophillata, albero originario delle isole Molucche.
Apprezzato come spezia in cucina, in passato i dentisti lo impiegavano per le sue
proprietà anestetiche e analgesiche. Ha un aroma piccante, legnoso e pungente che lo rende un
ottimo tonico–rinvigorente per mente e corpo. E’ stimolante, rinforza attenzione, decisione e creatività.
> Incensi consigliati con note di Chiodi di Garofano: Smeraldo e Kin-Kaku.

Patchouli (Kakkoh)
Pianta erbacea della famiglia delle Lamiacee, la stessa di Salvia, Rosmarino e Menta. Originario dell’Asia
tropicale, oggi è coltivato in Indonesia, Cina e vari paesi del sud-est asiatico. Come incenso si
utilizzano foglie e steli che in genere subiscono un processo di fermentazione per irrobustirne l’aroma. Ha un
profumo erbaceo, terroso e umido, lievemente agrumato. Possiede
proprietà toniche, sedative, radicanti e leggermente euforizzanti.
> Incensi consigliati con note di Patchouli: Rubino, Kyo-Nishiki e Nokiba.

Cannella Cassia (Keihi)


E’ la corteccia essiccata dei rami di Cinnamomum Cassia, una “parente” estremo-orientale della Cannella
Regina, originaria invece dello Sri Lanka. Nativa della Cina, è diffusa anche India, Thailandia e varie regioni del sud-
est asiatico; appartiene alla famiglia delle Lauracee, la stessa dell’Alloro. Apprezzata come spezia in cucina, è la
varietà più adatta ad essere usata come incenso. Ha un aroma morbido, dolce e speziato, che rimane a
lungo negli ambienti. E’ riscaldante, tonificante e al contempo rilassante; dona fiducia, energia e
grande positività.
> Incensi consigliati con note di Cannella Cassia: Ametista e Kyo-Nishiki.
Stay (japanese) incensed!

NCENSI DELL’ANIMA
Home > CORSI > INCENSI DELL’ANIMA
Spesso capita di sentirci tristi, arrabbiati o in ansia e di non riuscire a staccarci da quello stato.
Ciò poiché le emozioni provengono da un’area antica del cervello (l’ipotalamo) che la mente
razionale fatica a gestire.
Da millenni le piante sono considerate maestri spirituali in grado di mostrarci il giusto
cammino e insegnarci molto su noi stessi. Fra i vari utilizzi, gli incensi sono
un mezzoestremamente efficace per portare questa saggezza dentro di noi.
Se conosciamo le nostre emozioni riusciamo a domarle, ad attenuare quelle disarmoniche ed
esaltare le propositive, incanalando la loro forza verso ciò che ci sta a cuore. In questo modo
possiamo manifestare ciò che davvero desideriamo per sentirci completi e appagati.
Il seminario si struttura in 6 incontri, ciascuno dedicato a singoli gruppi di emozioni. In ognuno è
prevista una parte teorica, una degustazione attiva e un lavoro pratico sul tema della serata.
Ogni partecipante riceverà del materiale didattico per approfondire l’argomento in autonomia.
Ecco i temi dei singoli incontri:
 1° Incontro
 Presentazione e premesse teoriche del seminario
 Attenzione e Memoria
 Creatività e Ispirazione
 2° Incontro
 Forza e Resistenza psico-fisica
 Coraggio e Fiducia interiore
 3° Incontro
 Positività e Buonumore
 Gioia e Speranza quali condizioni interiori
 4° Incontro
 Relax, Antistress e Centratura
 Sonno e Sogni (favorire entrambi)
 5° Incontro
 Socialità e Apertura per vivere meglio le relazioni con gli altri
 Pace e Armonia per riportare un clima positivo fra persone
 6° Incontro
 Sensualità e Intimità come lavoro di scoperta dell’altro
 Amore quale connessione profonda con l’altro
Stay (soul and emotion) incensed!

chakrele si incensiile
Gli antichi sapienti indù avevano compreso che l’Universo è sorretto da un’unica grande corrente vitale,
detta prana, che si manifesta sotto vari aspetti.
Dai piani vibratori agli stati di coscienza, passando per la struttura dell’uomo, tutto è regolato dal leggi
analoghe.
Ecco sorgere la teoria dei 7 chakram: stadi di evoluzione interiore e percezione che trovano una
corrispondenza in zone energetiche/fisiche del corpo, funzioni biologiche, psico-
emozionali e livelli di consapevolezza espressi dal simbolismo di ciascun chakra.
Lavorare con essi è un modo per vibrare all’unisono col Cosmo. Gli incensi in questo senso sono
un mezzo privilegiato per allinearsi alla frequenza dei singoli chakra, poiché agiscono in
modo preciso e immediato.
Il seminario è strutturato in 8 incontri: il primo generale e gli altri sui singoli chakra. Ciascuno prevede una
parte teorica, una degustazione attiva e un lavoro pratico sul tema della serata.
Ogni partecipante riceverà del materiale didattico per approfondire l’argomento in autonomia.
Ecco i temi dei singoli incontri:
 1° Incontro
 Presentazione e introduzione generale del seminario
 Panoramica sui 7 Chakra e sul loro significato simbolico/pratico
 Tipi di corrispondenze fra chakram e natura (suoni, colori, profumi, divinità, incensi,
…)
 Quale connessione esiste fra profumi, incensi, chakram e stati interiori
 2° Incontro
 Approfondimento del primo chakra Muladhara (radice/perineo)
 Meditazione accompagnata da fumigazione
 3° Incontro
 Approfondimento del secondo chakra Swadhistana (sacrale)
 Meditazione accompagnata da fumigazione
 4° Incontro
 Approfondimento del terzo chakra Manipura (plesso solare)
 Meditazione accompagnata da fumigazione
 5° Incontro
 Approfondimento del quarto chakra Anahata (cuore)
 Meditazione accompagnata da fumigazione
 6° Incontro
 Approfondimento del quinto chakra Vishudda (gola)
 Meditazione accompagnata da fumigazione
 7° Incontro
 Approfondimento del sesto chakra Ajna (terzo occhio/fronte)
 Meditazione accompagnata da fumigazione
 8° Incontro
 Approfondimento del settimo chakra Sahasrara (fontanella)
 Meditazione accompagnata da fumigazione
Stay (chakram) incensed!

INCENSI E I 4 ELEMENTI

In origine l’essere umano era un tutt’uno con la Natura, e viveva in assoluta comunione con essa.
Osservandola ne aveva scoperto i cicli, i mutamenti, e poteva armonizzarsi con le loro qualità
energetiche. Grazie a ciò riusciva a conferire un senso profondo al proprio ruolo nell’esistenza.
Oggi quel legame è affievolito, se non addirittura interrotto. Ciò poiché spesso scordiamo di vedere
la Natura come madre e maestra, scollegandoci dalla fonte che ci nutre e ci sostiene.
Le erbe e gli incensi sono uno dei mezzi più diretti per tornare a dialogare con le forze
naturali, ripristinando la corrispondenza perduta fra Macrocosmo (Universo) e Microcosmo
(uomo).
Grazie agli archetipi dei 4 Elementi (Terra, Acqua, Aria e Fuoco) possiamo ricominciare a leggere
la realtà in modo più completo, interconnesso, e al contempo portare armonia sui piani fisico,
emozionale, mentale e spirituale.
Il seminario si struttura in 5 incontri: il primo generale e gli altri sui singoli Elementi. Ciascuno
prevede una parte teorica, una degustazione attiva e un lavoro pratico sul tema della serata.
Ogni partecipante riceverà del materiale didattico per approfondire l’argomento in autonomia.
Ecco i temi dei singoli incontri:
 1° Incontro
 Presentazione e introduzione generale del seminario
 Panoramica sui 4 Elementi e sul loro significato simbolico/pratico
 Espressione degli elementi nel mondo vegetale, degli incensi e sui piani
dell’uomo
 2° Incontro
 Approfondimento dell’elemento Terra
 Meditazione accompagnata da fumigazione
 3° Incontro
 Approfondimento dell’elemento Acqua
 Meditazione accompagnata da fumigazione
 4° Incontro
 Approfondimento dell’elemento Aria
 Meditazione accompagnata da fumigazione
 5° Incontro
 Approfondimento dell’elemento Fuoco
 Meditazione accompagnata da fumigazione
Stay (elements) incensed!
Prodotti

Vig
ore

Sostegno

kabbala
Oltre 2.000 anni fa il Gran Sacerdote del Tempio di Salomone offriva a Yawhè una speciale mistura
d’incenso composta da ingredienti aromatici rimasti segreti per secoli.
Tale miscela era composta in accordo con l’Albero della Vita: antico glifo sapienziale ebraico che contiene
insegnamenti sull’Universo, sulle forze della Natura e sui misteri dell’animo umano.
Lo scopo di tutto ciò era riunire l’individuo alla sua natura divina, reintegrandolo nella beatitudine
originaria sperimentata nel Giardino dell’Eden. Ogni gesto, ogni spezia e ogni azione avevano quindi
un significato preciso in questo senso.
Ma scomparsa l’unica famiglia addetta all’Incenso Santo, i suoi segreti si credevano persi per sempre.
Oggi, invece, grazie a scoperte archeologiche e studi rilevanti, molto è stato ricostruito in merito. Soprattutto
il ruolo cruciale che l’incenso gioca nel percorso di elevazione interiore secondo la
filosofia Kabbalistica.
Durante la conferenza esploreremo l’Albero della Vita, gli archetipi che esso contiene, cosa significano per
l’uomo, la loro associazione con le “spezie segrete” e come queste agiscono sulla coscienza quando
usate come incensi.

BENZOINO DEL SIAM


€ 2,50 – € 18,00
Nome Botanico: Styrax Benzoin Dr.
Tipo: Resina
Provenienza: Sumatra
Elemento: Fuoco
Pianeta: Giove, Sole
Segno Zodiacale: Sagittario, Leone
Chakra: Terzo Occhio (6°), Gola (5°), Plesso Solare (3°)
Incenso del “fuoco spirituale”: rivitalizzante, per equilibrio, elevazionee gioia. Aroma intenso
e vanigliato.

BENZOINO DI SUMATRA
€ 1,10 – € 8,70
Nome Botanico: Styrax Benzoin
Tipo: Resina
Provenienza: Sumatra
Elemento: Terra
Pianeta: Venere, Terra e Mercurio
Segno Zodiacale: Toro e Vergine
Chakra: Cuore (4°), Sacrale (2°), Radice (1°)
Incenso della “guarigione emozionale“: per armonia, stabilità, fiducia e creatività.
Aroma minerale, mandorlatoe vanigliato.

BETEKRISTIAN
€ 1,50 – € 12,50
Nome Botanico: Boswellia Papyrifera
Tipo: Resina
Provenienza: Etiopia
Elemento: Fuoco, Aria
Pianeta: Sole, Mercurio
Segno Zodiacale: Leone, Gemelli
Chakra: Terzo Occhio (6°), Cuore (4°), Plesso Solare (3°)
Incenso del buonumore: per energia,gioia e positività. Aroma dolce,agrumato e leggero.
Top of Form

BORENA
€ 1,30 – € 10,00
Nome Botanico: Boswellia Neglecta
Tipo: Resina
Provenienza: Etiopia
Elemento: Aria, Terra
Pianeta: Saturno, Mercurio
Segno Zodiacale: Acquario, Capricorno
Chakra: Terzo Occhio (6°), Gola (5°), Radice (1°)
Incenso del “vuoto“: purificante,tonificante e preparatorio.
Aroma fresco, resinoso e liquiriziato.

CANFORA
Valutato 5.00su 5 su base di 1recensioni
(1 recensione del cliente)

€ 1,80 – € 15,50
Nome Botanico: Cinnamomum Camphora
Tipo: Resina
Provenienza: Cina
Elemento: Acqua
Pianeta: Luna, Marte
Segno zodiacale: Cancro, Ariete
Chakra: Terzo Occhio (6°), Gola (5°), Cuore (4°) Plesso Solare (3°), Sacrale (2°)
Incenso della “purezza“: rinfrescante, tonificante, per concentrazione e attenzione.
Aroma balsamico e mentolato.

COPAL
€ 1,45 – € 11,00
Nome Botanico: Hymenaea Spp.
Tipo: Resina
Provenienza: Ecuador
Elemento: Acqua
Pianeta: Luna, Giove
Segno Zodiacale: Cancro, Pesci
Chakra: Terzo Occhio (6°), Plesso Solare (3°)
Incenso della “leggerezza”: rinfrescante, purificante ed elevante. Aroma resinosoe boschivo.

COPALE
€ 0,90 – € 8,00
Nome Botanico: Vateria Indica
Tipo: Resina
Provenienza: Manila
Elemento: Fuoco e Terra
Pianeta: Sole e Giove
Segno Zodiacale: Sagittario, Leone
Chakra: Corona (7°), Terzo Occhio (6°), Sacrale (2°), Radice (1°)
Incenso “tonico del Qi“: per purifica, spiritualità, elevazione e radicamento.
Aroma legnoso, fruttato e di liquirizia.

DAMMAR
€ 1,15 – € 9,20
Nome Botanico: Shorea Selanica
Tipo: Resina
Provenienza: India/Molucche
Elemento: Aria
Pianeta: Mercurio, Sole
Segno zodiacale: Gemelli
Chakra: Corona (7°), Terzo Occhio (6°), Gola (5°)
Incenso della “luce”: per elevazione,meditazione e speranza. Profumo frescoe di erbe
aromatiche mediterranee.

ELEMI
€ 1,45 – € 11,00
Nome Botanico: Canarium Luzonicum
Tipo: Resina
Provenienza: Manila
Elemento: Aria, Fuoco
Pianeta: Mercurio, Sole
Segno zodiacale: Gemelli, Leone
Chakra: Tutti. In particolare Terzo Occhio (6°), Plesso Solare (3°)
Incenso “dell’alto e del basso“: per energia, entusiasmo e vitalità.
Aroma fresco, resinoso e agrumato.

MIRRA
€ 1,35 – € 11,50
Nome Botanico: Commiphora Myrrha
Tipo: Resina
Provenienza: Etiopia
Elemento: Acqua, Terra, Fuoco
Pianeta: Luna e Marte
Segno Zodiacale: Ariete, Scorpione
Chakra: Terzo Occhio (6°), Cuore (4°), Sacrale (2°), Radice (1°)
La Regina delle resine: per purifica, relax, forza interiore e meditazione.
Aroma terroso, intenso e dolce-amaro.

MUSCHIO QUERCINO
Valutato 5.00su 5 su base di 2recensioni
(3 recensioni dei clienti)

€ 0,45 – € 2,50
Nome Botanico: Evernia Prunastri
Tipo: Erba (Tallo/Lichene)
Provenienza: Balcani
Elemento: Terra
Pianeta: Venere, Saturno
Segno Zodiacale: Capricorno, Toro
Chakra: Gola (5°), Sacrale (2°), Radice (1°)
Incenso della stabilità: per corpo, struttura e “vita” delle miscele. Aroma marittimo,
erbaceo e salmastro.

OGADEN
Valutato 5.00su 5 su base di 1recensioni
(1 recensione del cliente)
€ 1,50 – € 14,00
Nome Botanico: Boswellia Rivae
Tipo: Resina
Provenienza: Etiopia
Elemento: Acqua
Pianeta: Giove, Luna
Segno Zodiacale: Pesci, Cancro
Chakra: Terzo Occhio (6°), Sacrale (2°)
Incenso da meditazione: rilassante, calmante, amplia le facoltà psichiche.
Aroma balsamico, fruttato e speziato

OLIBANO
€ 1,30 – € 9,50
Nome Botanico: Boswellia Carterii
Parte Usata: Resina
Provenienza: Etiopia
Elemento: Fuoco
Pianeta: Sole
Segno zodiacale: Leone
Chakra: Tutti – in particolare: Corona (7°), Terzo Occhio (6°), Plesso Solare (3°)
Il Re delle resine: per purifica energetica, benessere e spiritualità.
Aroma caldo, resinoso e agrumato.

OPOPANAX
€ 2,00 – € 17,50
Nome Botanico: Commiphora Guidotti
Tipo: Resina
Provenienza: Etiopia
Elemento: Fuoco
Pianeta: Marte
Segno Zodiacale: Scorpione, Ariete
Chakra: Terzo Occhio (6°), Sacrale (2°), Radice (1°)
Incenso della risolutezza: per forza, coraggio e protezione. Aroma intenso, animalico e dolce-
amaro, animalico.

PALO SANTO
Valutato 5.00su 5 su base di 1recensioni
(1 recensione del cliente)

€ 2,20
Nome Botanico: Bursera Graveolens
Parte usata: Legno
Provenienza: Perù
Elemento: Fuoco, Aria
Pianeta: Sole, Giove
Segno Zodiacale: Leone, Sagittario, Gemelli
Chakra: Tutti. In particolare Corona (7°), Terzo Occhio (6°), Plesso Solare (3°)
Legno sciamanico sudamericano: per purifica, “guarigione sottile” e viaggi sciamanici.
Aroma intenso, agrumato e anisato.

PATCHOULI
Valutato 5.00su 5 su base di 2recensioni
(2 recensioni dei clienti)

€ 0,45 – € 2,50
Nome Botanico: Pogostemon Cablin
Tipo: Erba (foglie e stelo)
Provenienza: Indonesia
Elemento: Terra
Pianeta: Venere, Terra, Saturno
Segno Zodiacale: Toro, Vergine, Capricorno
Chakra: Cuore (4°), Sacrale (2°), Radice (1°)
L’aroma della Terra: per relax, radicamento e centratura. Aromaterroso, erbaceo e
di sottobosco.

SALAI GUGGAL
€ 1,50 – € 12,00
Nome Botanico: Boswellia Serrata
Tipo: Resina
Provenienza: India
Elemento: Fuoco, Acqua, Aria
Pianeta: Sole, Giove, Mercurio
Segno Zodiacale: Leone, Pesci, Gemelli
Chakra: Corona (7°), Terzo Occhio (6°), Plesso Solare (3°)
Incenso “nobile”: per spiritualità, elevazione e illuminazione. Aroma agrumato, resinoso e
di finocchio.

SANDALO BIANCO POLVERE


€ 2,90 – € 29,00
Nome Botanico: Santalum Album
Tipo: Legno
Provenienza: India
Elemento: Acqua, Fuoco
Pianeta: Venere, Marte, Luna
Segno Zodiacale: Toro, Cancro, Scorpione
Chakra: Tutti. In particolare Corona (7°), Cuore (4°), Sacrale (2°)
Legno dell’armonia: riscaldante, rilassante, per fiducia e spiritualità.
Aroma dolce, legnoso e speziato.

STORACE
€ 1,90 – € 17,50
Nome Botanico: Liquidambar Orientalis
Tipo: Resina e scaglie di corteccia
Provenienza: Germania
Elemento: Terra, Acqua
Pianeta: Saturno, Giove
Segno zodiacale: Capricorno, Acquario, Pesci
Chakra: Terzo Occhio (6°), Gola (5°), Radice (1°)
Incenso dell’inconscio: per introspezione, silenzio, meditazione profonda e sogni.
Aroma morbido, di vaniglia e cannella.
Le proprietà di Boswellia, la pianta
dell’incenso.
Posted on 8 aprile 2013
Immagino che alla maggior parte delle persone il nome Boswellia non dica
nulla. Però il nome incenso è conosciuto da tutti perché Boswellia è proprio
la proprio la pianta da cui si ricava la resina nota per il suo profumo grato.
Ma questa resina è stata usata fin dall’antichità più remota anche e
soprattutto per le caratteristiche curative, che la rendevano una vera
panacea. Cercando in rete ho trovato alcune informazioni che potranno farvi
conoscere l’incenso sotto una luce nuova.

Il genere Boswellia della famiglia delle Burseracee è diviso in una quindicina


di specie.
È originario del Golfo Persico nell’Oceano Indiano. Alcune specie di Boswellia
sono utilizzate per produrre l’incenso impiegato in diverse funzioni religiose,
tra cui quelle della chiesa cattolica che la utilizza miscelata ad altre piante,
ma tra tutte le specie la più usata è Boswellia sacra.
Altre specie sono utilizzate nella medicina tradizionale e ayurvedica.
Boswellia sacra cresce nel Sud dell’Arabia (sultanato dell’Oman e nello
Yemen), ed è la specie più conosciuta e più diffusa. Due specie importanti
crescono in Somalia, la Boswellia carterii, che è chiamata localmente
“moxor”, e Boswellia frereana o “jagcaar”, che è quella più preziosa e più
costosa. Boswellia serrata invece è coltivata in India dove la sua resina, di
qualità variabile è chiamata “salate guggul”. La Boswellia è coltivata in
numerosi paesi come l’ Etiopia, l’ Eritrea, il Sudan e il Kenia.
Da informasalus.it:
Prof. Pier Paolo Mussa – Università di Torino : “Nella medicina popolare,
l’estratto di Boswellia serrata è descritto come un rimedio dotato di potente
attività antiinfiammatoria e con proprietà antiartritiche. Queste proprietà
sono state ampiamente confermate in tempi più recenti da numerosi studi.
La Boswellia possiede anche una buona azione antidolorifica e antipiterica“.
Ai corretti dosaggi, la Boswellia può essere utilizzata:
Osteoartriti, bursiti, artriti (studi nell’uomo)In seguito a trattamento
con Boswellia si possono osservare diversi benefici: riduzione del gonfiore
articolare, aumento della mobilità, miglioramento della qualità di vita nelle
patologie osteartritiche.
Stati infiammatori (studi sui topi)
Gli acidi boswellici ostacolano il funzionamento di un enzima capace di
stimolare la produzione di sostanze che facilitano i processi infiammatori.
Inoltre, sono in grado di inibire le elastasi, enzimi fortemente distruttivi che
attaccano e distruggono il tessuto elastico dei tessuti nei quali è in corso un
processo infiammatorio. (studi in vitro) Solo i principi attivi farmacologici
hanno proprietà antinfiammatorie più potenti di quelel degli acidi
boswellici. (studi in topi e ratti) Si ipotizza che gli acidi boswellici
intervengano nel sito dell’infiammazione inibendo la proliferazione dei tessuti
e la distruzione del tessuto connettivo. Questo meccanismo specifico rende
la Boswellia un’efficace alternativa alle molecole sintetiche nei trattamenti
antinfiammatori, soprattutto se prolungati, o negli stati cronici, per l’assenza
di effetti collaterali. (studi in topi e ratti)
Effetti positivi nel cane Uno studio condotto su 24 cani che soffrivano di
osteoartrite alle giunture o alla spina dorsale, trattati con un estratto
di Boswellia al 50% di acidi terpenici alla dose di 400 mg/10 kg p.v./die per 6
settimane, ha evidenziato una buona o ottima riuscita nel 70% dei casi a 2-6
settimane di trattamento.
da artoi.it:
Boswellia, che è anche conosciuto come boswellin o incenso indiano, proviene dalla pianta Boswellia
serrata, che è in gran parte coltivata sulle colline aride dell’India. Si trova, come un estratto
standardizzato di polvere di gomma dell’albero, e contiene una miscela di acidi boswellico. Le proprietà
anti-infiammatorie di questa resina gommosa sono state fatte uso per secoli da guaritori tradizionali
indiane. Al giorno d’oggi, un estratto purificato di questa resina è confezionato in pillola o sotto forma
di crema per contribuire a ridurre l’infiammazione associati ad osteoartrite e artrite reumatoide.
La ricerca su Boswellia Serrata ha dimostrato che esso ha una specifica attività anti-
infiammatoria legata ad un ingrediente: l’acido boswellico. Aiuta a ridurre l’infiammazione in vari
modi. Boswellico è un triterpene pentaciclico che aiuta a ridurre l’elastasi fra le cellule infiammatorie
nell’infiltrazione del tessuto danneggiato. In questo modo, aumenta il flusso sanguigno alle
articolazioni. Queste sostanze contribuiscono inoltre a bloccare le reazioni chimiche che fissano le basi
per l’infiammazione in caso di patologie croniche intestinali come il morbo di Crohn e la colite
ulcerosa. La Boswellia aiuta nel ridurre i sintomi dell’osteoartrosi e dell’artrite reumatoide. Può essere
assunta per via orale o l’applicazione topica sulle articolazioni colpite. Questo aiuta a ridurre
l’infiammazione associata a disturbi articolari. Possono anche aiutare a diminuire la rigidità
mattutina e aumentare così la mobilità delle articolazioni. A differenza di altri FANS (farmaci
antiinfiammatori non-steroidei) come l’ibuprofene, Boswellia non causa irritazione dello stomaco.
Boswellia serrata, meglio conosciuto come Shallaki, è nota anche per aiutare lotta contro i tumori, la
digestione e l’asma. Un estratto di Boswellia è meglio di mesalazina, un farmaco di prescrizione che è
derivato da acido salicilico per il trattamento della colite ulcerosa e morbo di Crohn. Boswellia serrata è
noto anche per ridurre la disabilità delle piaghe e dei dolori da rigidità connesse con le lombalgie.
Un altro beneficio medico di Boswellia è che aiuta a migliorare i sintomi colite ulcerosa (una malattia
infiammatoria intestinale), che comprende l’eliminazione di dolori addominali, perdita di feci e la
presenza di muco e sangue nelle feci. E ‘stato dimostrato che l’uso prolungato di Boswellia non ha
nessuno degli effetti indesiderati sulla pressione arteriosa, ulcere e la frequenza cardiaca o irritazione
gastrica che sono associati con l’uso prolungato di molti anti-infiammatori e anti-artriti.
Boswellia è stato dimostrato essere efficace nel ridurre l’ipertensione, come anche ridurre i livelli di
colesterolo e trigliceridi. La frazione non fenolica di Boswellia ha anche mostrato l’azione sedativa e
analgesica. La maggior parte dei FANS che vengono utilizzati per l’artrite può aiutare ad alleviare il
dolore da artrite e l’infiammazione, ma accelerano la degenerazione della cartilagine. Nel caso di
Boswellia, niente del genere accade
Gli utilizzi dell’olio essenziale d’incenso
È possibile trovarlo in grani, in polvere, in capsule contenenti l’estratto secco titolato o sotto forma di olio essenziale e può
essere utilizzato per molteplici situazioni:
 Crema anti-rughe: basta versare un paio di gocce di olio essenziale nel comune vasetto di crema idratante e poi
stendere massaggiando sulla pelle.
 Espettorante e anticatarrale: preparate la vasca da bagno con dell’acqua calda, versate 5/6 gocce di olio
essenziale di incenso e di eucalipto e poi immergetevi per almeno un quarto d’ora.
 Cistite: contro questo fastidioso problema dell’apparato urinario, provate a versare 5 gocce in 250 ml di acqua
bollita e procedete con dei massaggi quotidiani a livello locale applicazioni quotidiane a livello locale.
 Dolori mestruali o crampi addominali: massaggiate il basso ventre dopo aver mescolato 1 cucchiaio di olio di
mandorle con un paio di gocce di olio essenziale di incenso.
 Infiammazioni: per uso interno, è preferibile usare le compresse da 300 mg: 3 per 3 volte al giorno. In caso di
lievi infiammazioni, saranno sufficienti invece, 2-3 grani due volte al dì.
 Maschera astringente: potete anche realizzare una maschera fai da te unendo all’argilla mescolata in acqua, 1
cucchiaio di mandorle dolci e 2/3 gocce di olio essenziale. Poi applicate sul viso e lasciate per almeno 15-20 minuti.
 Non a caso scorrendo i libri di storia, dai Re Magi a Marco Polo, si possono trovare pagine e interi volumi
che raccontano le proprietà curative degli incensi, delle spezie e degli elementi naturali
d’Oriente.
 Ad esempio la mirra, in particolare, è da sempre considerata un farmaco naturale. Oltre a
generare e diffondere calore, è ancora oggi, un ingrediente fondamentale per i trattamenti antirughe, poiché
permette di mantenere l’equilibrio interno di organi e tessuti.
 Gli incensi, che ci riportano alla mente le meditazioni e la quiete, possono essere impiegati per allontanare
mal di testa, nausea, stress, tensioni muscolari e molti altri disturbi.

 Proprio l’incenso dell’Oman, secondo quanto evidenziato dai ricercatori dell’Università di


Nizwa, apporterebbe importanti benefici nella cura dei tumori, in particolare al seno, grazie
agli acidi che contiene, come il beta-boswellico, il cheto-beta-boswellico e l’acetil-acido cheto-beta-
boswellico capaci di indurre “apoptosi” ovvero l’abbattimento di cellule malate.
 Nel cuore dell’Oman, precisamente a Salalah si trova il Museo dell’Incenso, inserito nella magnifica
cornice del Parco Archeologico di Ali Balid, patrimonio dell’UNESCO. I visitatori avranno
l’opportunità di fare un salto nel passato per scoprire le curiosità legate alla produzione e
commercializzazione dell’incenso nel corso dei secoli, la storia del Sultanato attraverso numerosi reperti
archeologici e l’antica arte della costruzione delle imbarcazioni.

Franchincenso e quindi alla resina di Boswellia. Poiché la Boswellia cresce in


varie parti del mondo, ne esistono di diversi tipi, con fragranze e componenti
leggermente diverse:

 Boswellia sacra (Oman, Yemen e Somalia)


 Boswellia frereana (montagne della Somalia)
 Boswellia carterii (coste rocciose della Somalia)
 Boswellia papyrifera (Eritrea, Etiopia)
 Boswellia rivae (Etiopia)
 Boswellia serrata (India, nota anche come Olibano)
Oro, incenso e mirra sono stati i doni dei Re Magi al piccolo Gesù ed erano
considerati i doni più preziosi da fare ad un Re, sia per i loro utilizzi, la loro
rarità e i potenti benefici.

Olio essenziale di incenso


Ci sono molti modi per cui possiamo usare l’olio essenziale di incenso per
averne molto beneficio.

1. Bagno anti-stress. L’olio di incenso induce immediatamente la


sensazione di pace, relax e soddisfazione. Aggiungere qualche goccia di olio
di incenso in un bagno caldo allevia lo stress. È inoltre possibile aggiungere
incenso a un diffusore di olio o vaporizzatore per aiutare a combattere l’ansia
e per vivere il relax per tutto il tempo che si sta nella propria casa. In molte
tradizioni si usa l’incenso per aumentare l’intuito e la connessione spirituale.
2. Può aiutare a combattere il cancro o gli effetti collaterali della
chemioterapia. E’ stato dimostrato che l’olio di incenso aiuta a combattere
le cellule di specifici tipi di cancro. Uno studio del 2012 ha anche trovato che
un composto chimico nell’incenso chiamato AKBA che è riuscito a uccidere le
cellule tumorali diventate resistenti alla chemioterapia, e questo può
renderlo un potenziale trattamento naturale del cancro.
3. Salute della bocca. Grazie alle sue proprietà antisettiche, l’olio di
incenso è una grande aggiunta a qualsiasi metodo di igiene orale. Cercate i
prodotti per l’igiene orale naturali che contengano olio di incenso,
soprattutto se vi piace l’aroma. Aiuta a prevenire problemi di salute dentale
come carie, alito cattivo o infezioni orali. Si può anche pensare di creare il
proprio dentifricio mescolando olio di incenso con bicarbonato di sodio.
4. Combatte le rughe e l’invecchiamento. L’olio essenziale di incenso è
un potente astringente, il che significa che aiuta a proteggere le cellule della
pelle. Può essere utilizzato per contribuire a ridurre i difetti dell’acne, i pori
dilatati, prevenire le rughe, e aiuta anche a mantenere la pelle elastica
rallentando i segni di invecchiamento. Può essere utilizzato ovunque dove la
pelle diventa cedevole, come ad esempio l’addome, le guance o sotto gli
occhi. Mescolare sei gocce di olio con un cucchiaio di olio profumato e
applicarlo direttamente sulla pelle. Assicuratevi di fare sempre prima un
piccolo zona- test per verificare eventuali reazioni allergiche.
5. Allevia i sintomi di indigestione. Se avete qualche difficoltà digestive,
come gas, costipazione, dolori di stomaco, colon irritabile, sindrome
premestruale o crampi, l’olio di incenso può aiutare ad alleviare questi
disturbi gastrointestinali. Aiuta ad accelerare la digestione, in modo simile
agli enzimi digestivi. Aggiungere una o due gocce di olio in otto cucchiai di
acqua o in un cucchiaio di miele per dare sollievo al sistema gastro-
intestinale. Se avete intenzione assumerlo per via orale, assicuratevi che sia
olio puro al 100%; non ingerire oli di profumo o profumo.
6. Rimedio per le cicatrici, ferite, acne o smagliature. L’olio di incenso
può aiutare nella guarigione delle ferite e può diminuire la comparsa di
cicatrici. Può anche aiutare a ridurre la comparsa di macchie scure causate
da difetti dell’acne, smagliature, eczema e aiutare con la guarigione delle
ferite chirurgiche. Mescolare due o tre gocce di olio con un olio di base non
profumato (come l’olio di cocco, l’olio di mandorla, jojoba o karité) o con
una lozione e applicare direttamente sulla pelle. Fare attenzione a non
applicarlo direttamente sulle ferite aperte, ma sulle zone in via di guarigione.
7. Medicina naturale per il raffreddore o l’influenza. Quando si soffre
di un’infezione delle vie respiratorie, di un raffreddore o di influenza, l’uso
dell’olio essenziale di incenso aiuta a fornire sollievo dalla tosse. Può
contribuire ad eliminare il catarro nei polmoni. Agisce anche come un anti-
infiammatorio nelle vie nasali, rendendo più facile la respirazione, anche per
chi soffre di allergie o asma. Aggiungere poche gocce su un panno e inalare,
oppure fare dei suffumigi o utilizzare un diffusore di olio.
8. Aiuta ad alleviare infiammazione e dolore. Per migliorare la
circolazione e diminuire il dolore articolare o il dolore muscolare in condizioni
come l’artrite, disturbi digestivi e asma, provare a massaggiare la zona
dolorosa con olio di incenso o diffonderlo in casa. Aggiungere una goccia di
olio a dell’acqua calda e immergervi un asciugamano, quindi posizionare
quest’ultimo sul corpo o sul viso per diminuire i dolori muscolari. Diffondere
anche alcune gocce in casa, o mescolarlo ad alcune gocce di un olio vettore
per massaggiare i muscoli, le articolazioni, i piedi o il collo.
9. Astringente, uccide i germi e i batteri nocivi. L’incenso è un
antisettico e un disinfettante. Ha la capacità di eliminare naturalmente i
germi del raffreddore e dell’influenza dalla casa e dal corpo e può essere
usato al posto dei detergenti chimici.
10. Bilancia i livelli degli ormoni L’olio di incenso riduce i sintomi
associati alle mestruazioni e alla menopausa bilanciando i livelli degli ormoni.
Può aiutare ad alleviare dolore, crampi, stitichezza, mal di testa, ansia,
nausea, stanchezza e sbalzi d’umore. Aiuta anche nella regolazione della
produzione di estrogeni e può ridurre il rischio di tumore o di sviluppo di cisti
nelle donne in pre-menopausa.
11. Agisce come un aiuto per il sonno E’ utile nel ridurre i livelli di ansia
o di stress cronico. Il profumo di terra ha un effetto calmante che può aiutare
ad addormentarsi. Aiuta a mantenere aperte le vie respiratorie, permette al
corpo di raggiungere una temperatura ideale per il sonno e può eliminare il
dolore che tiene svegli.

Controindicazioni
E’ estremamente ben tollerato, soprattutto se paragonato ai medicinali. Fino
ad oggi, non sono stati segnalati gravi effetti collaterali, a patto che non
venga ingerito in grandi quantità. Raramente può causare alcune reazioni,
tra cui eruzioni cutanee minori e problemi digestivi come dolori di stomaco e
nausea. L’incenso è anche noto per avere l’effetto di diluire il sangue, per cui
è meglio non usarlo in associazione ad alcuni farmaci anticoagulanti.

Ricette con l’olio di incenso


Burro per la riduzione delle cicatrici Tempo totale: 5 minutiDosi per: 4
applicazioni INGREDIENTI: 2 cucchiai di burro di karité o di olio di cocco10
gocce di olio di gelsomino10 gocce di olio di incensoUn piccolo contenitore
per mescolare gli ingredienti. INDICAZIONI: Far sciogliere il burro di karité a
bagnomaria fino a quando è liquido.Assicurarsi che l’olio non sia così caldo d
bruciare, quindi aggiungere gli altri oli e mescolare. L’ideale sarebbe usare il
burro di karité sciolto a temperatura ambiente o un po’ più caldo.Si può
spalmare subito sulla cicatrice o se si desidera farne una crema a lunga
conservazione, si può mettere il composto in frigorifero per alcuni minuti fino
a quando è freddo, quindi utilizzare un mixer a mano ad alta velocità e
frustare gli oli fino a formare una crema bianca.Versarla in un barattolo di
vetro o in un contenitore, e tenerlo a temperatura ambiente per utilizzarlo
ogni volta che si desidera.
Crema per il viso o per il corpo che induce il sonno Tempo totale: 5
minuti Dosi per: 1 applicazione Questa crema notte naturale è ottima per
aiutare ad addormentarsi. Migliora anche la salute della se lo si applica sul
viso e può essere in grado di schiarire eventuali macchie. INGREDIENTI: 5
gocce di olio essenziale di incenso5 gocce di olio essenziale di lavanda1/5
cucchiaio di olio di cocco biologico1/2 cucchiaino di olio d’olivaun piccolo
contenitore per mescolare gli ingredienti INDICAZIONI: Usare l’olio di
cocco piuttosto morbido, non solido. Se necessario, scaldarlo prima in una
doppia griglia.Aggiungere gli altri oli e mescolare. Utilizzarlo su viso e corpo.
Si consiglia di asciugarsi dopo per non sporcare le lenzuola. È inoltre
possibile conservare questa lozione per utilizzarla in un altro momento.
Considerazioni finali. L’incenso è una resina disponibile in grani o in olio
essenziale che può offrire una varietà di benefici per la salute, tra cui aiutare
ad alleviare lo stress cronico e l’ansia, ridurre il dolore e l’infiammazione,
aumentando l’immunità e anche potenzialmente contribuire a combattere il
cancro.

Mirra – Le proprietà
medicinali di questo olio
sacro
Potreste aver sentito parlare della mirra nelle storie bibliche dato che è uno
dei doni preziosi (insieme con oro e incenso) offerti dai re magi per il neonato
Gesù. In realtà viene menzionata nella Bibbia 152 volte! Questo elemento
prezioso in realtà ha una lunga storia di utilizzo, soprattutto nelle antiche
civiltà.
Potreste aver sentito parlare della mirra nelle storie bibliche dato che è uno
dei doni preziosi (insieme con oro e incenso) offerti dai re magi per il neonato
Gesù. In realtà viene menzionata nella Bibbia 152 volte! Questo elemento
prezioso in realtà ha una lunga storia di utilizzo, soprattutto nelle antiche
civiltà.

Storia della Mirra


La Mirra era molto popolare tra le culture antiche. I cinesi la consideravano
come una medicina, mentre gli egiziani la usavano per imbalsamare i loro
faraoni e per i loro rituali al culto del sole. In realtà, la mirra è stato
menzionato nel Papiro Ebers, uno dei più antichi testi medici egiziani, che
risale al 1550 a.C. Anche i soldati greci hanno fatto uso di questa resina,
portandola con sé in battaglia per fermare le loro ferite da sanguinamento.

L’uso storico più comune della mirra era quello di bruciare la resina sui
carboni ardenti. Questo libererebbe una misteriosa presenza spirituale in
tutta la stanza prima di una cerimonia religiosa. E’ stato utilizzato anche per
la sua qualità meditativa o per la preghiera, di solito in combinazione con
l’incenso.

Benefici della Mirra


La mirra ha molti potenziali benefici anche se sono necessarie ulteriori
ricerche per determinare i meccanismi esatti del suo funzionamento e i
dosaggi per i benefici terapeutici. Ecco alcuni dei principali vantaggi di
utilizzo della mirra:

1. Antiossidante. Uno studio del 2010 pubblicato nel Journal of Food and
Chemical Toxicology ha scoperto che la mirra ha una elevata capacità
antiossidante che può proteggere contro i danni ossidativi epatici e
l’immunotossicità riducendo la perossidazione dei lipidi e migliorando i
meccanismi antiossidanti e di difesa.
2. Anticancro. Uno studio del 2011 ha scoperto che la mirra è in grado di
ridurre la proliferazione delle cellule tumorali umane. I ricercatori hanno visto
che la mirra inibisce la crescita di otto diversi tipi di cellule tumorali, in
particolare tumori ginecologici. Anche se sono necessarie ulteriori ricerche
per determinare esattamente come utilizzare la mirra per il trattamento del
cancro, questa ricerca iniziale è promettente.
3. Antibatterico e antifungino. Storicamente, la mirra è stato utilizzato
per curare le ferite e prevenire le infezioni. Si può ancora essere utilizzato in
questo modo su irritazioni cutanee minori come il piede d’atleta e l’acne.
Applicare poche gocce di un panno pulito prima di applicare direttamente
sulla pelle.
4. Vie respiratorie. In passato la mirra è stata molto utilizzata per
l’espulsione del catarro. Funziona bene contro la tosse, raffreddore e mal di
gola. Inoltre aiuta ad alleviare la congestione e sciogliere il muco.
5. Pelle. In crema o in olio, la mirra è utile per facilitare la guarigione delle
micosi della pelle. Il potere disinfettante e antibatterico, infatti, elimina gli
agenti infettanti come i funghi, ripristinando il naturale equilibrio delle zone
affette Può aiutare a lenire la pelle screpolata o incrinata. E’ comunemente
aggiunto ai prodotti per la cura della pelle per aiutare con idratazione e
anche per il profumo. Gli antichi Egizi lo usavano per prevenire
l’invecchiamento e mantenere la pelle sana.
6. Antiparassitario. La mirra è un ottimo rimedio naturale per tenere alla
larga insetti e parassiti, soprattutto dagli ambienti piccoli. Per questo l’olio
essenziale è spesso sfruttato in diffusione, disciolto in acqua calda oppure in
poche gocce negli umidificatori di caloriferi e camini.
7. Rilassamento. La mirra contiene i sesquiterpeni che hanno un effetto sul
nostro centro emozionale nell’ipotalamo, aiutandoci a mantenere la calma ed
essere equilibrati. E’ molto usato in aromaterapia per i massaggi. Può anche
essere aggiunto a un bagno caldo o applicato direttamente sulla pelle.
8. Gengive. Grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e antibatteriche, la
mirra può contribuire ad alleviare l’infiammazione della bocca e delle
gengive causate da malattie come gengiviti, mal di denti e ulcere della
bocca. Può anche essere utilizzato come collutorio per prevenire malattie
gengivali. Si può anche usare per rinfrescare l’alito.
9. Digestione. Un altro uso della mirra è quello di contribuire ad alleviare i
problemi digestivi quali mal di stomaco, diarrea, flatulenza, indigestione e
anche emorroidi. Uno studio del 2010 pubblicato sulla rivista Journal of
Immunotoxicology ha scoperto che la mirra è in grado di diminuire
l’incidenza di ulcere e migliorare i tempi di guarigione.
10. Sistema immunitario. La mirra rafforza e attiva il sistema immunitario
per aiutare a proteggere il corpo dalle infezioni.

Come usare la Mirra


1. Diffusore. È possibile acquistare un vaporizzatore di olii essenziale a cui
aggiungiamo qualche goccia di olio essenziale di mirra per inebriare tutta la
stanza con la sua fragranza.
2. Fumenti. Per risolvere problemi alle vie respiratorie aggiungiere qualche
goccia di olio essenziale di mirra all’acqua calda e inalare.
3 Applicare direttamente sulla pelle. E’ meglio mescolare l’olio
essenziale di mirra con un olio guida come jojoba, mandorle o di vinaccioli
prima di applicarlo sulla pelle. Grazie alle sue proprietà antiossidanti, è un
valido antiaging che stimola il ringiovanimento della pelle e la guarigione
delle ferite.
4. Zone doloranti. In un impacco a freddo (come quello con l’argilla o con
il cavolo) aggiungere qualche goccia di olio essenziale di mirra e applicarlo
direttamente su qualsiasi zona infiammata o dolente per avere un immediato
sollievo. E’ antibatterico, antifungino e aiuta a ridurre il gonfiore e
l’infiammazione.
5. Assumere internamente. Prestare attenzione durante l’assunzione di oli
essenziali internamente. Un uso comune è quello di usarlo come collutorio
per aiutare a prevenire le infezioni dentali. Anche se la FDA ha approvato la
mirra come additivo alimentare sicuro, prendendo forme concentrate o dosi
elevate può avere effetti collaterali indesiderati. La cosa migliore è chiedere
al proprio medico o un operatore sanitario licenza per evitare eventuali
complicazioni. A piccole dosi è generalmente considerata sicura.
6. Ipotiroidismo. La mirra è un rimedio naturale per l’ipotiroidismo. Mettere
2-3 gocce direttamente sulla zona della tiroide ogni giorno e massaggiare
delicatamente.

Come fare l’olio di Mirra


Il modo migliore per usare la mirra è fare a casa l’oleolito di Mirra o la tintura
di Mirra. Infatti gli oli essenziali vengono prodotti attraverso corrente di
vapore che estrae solo i componenti idrosolubili della Mirra lasciando invece
tutti quelli liposolubili che sono quelli più medicinali.

Ingredienti
1 parte di resina di Mirra

3 parti di olio di oliva o olio di Jojoba

Preparazione
A bagno maria mescolare gli ingredienti fino alla completa dissoluzione e
spegnere la fiamma quando l’acqua arriva al punto di ebollizione. Lasciare
riposare per 3 ore. Togliere dalla pentola, filtrare e versare in un contenitore.
Per farlo conservare a lungo aggiungere 400 UI di vitamina E ogni 250 ml di
olio di mirra. Aggiungere anche 10 gocce di olio essenziale di mirra ogni 250
ml di olio di mirra, in questo modo avremo anche i principi attivi acquosi.

Controindicazioni
Le uniche controindicazioni riguardano l’assunzione per uso interno. Se usato
con moderazione e corretto dosaggio (soprattutto quando l’ingestione
topica), l’olio di mirra è generalmente sicuro per gli adulti. Tuttavia, come
con altri oli di resina, vi consiglio di usare questo olio con cautela. L’olio di
mirra non è raccomandato per le donne incinte e mamme che allattano, in
quanto può indurre le mestruazioni e portare ad un parto prematuro. I
bambini prima dei sei anni dovrebbero evitare di utilizzare questo olio. I
diabetici e le altre persone che soffrono di condizioni di salute dovrebbero
consultare il proprio medico prima di utilizzare l’olio di mirra. Per assicurarsi
di non essere allergici alla mirra applicare sul braccio una piccola quantità di
olio e vederne gli effetti.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Phytotherapy Research, l’olio di
mirra se consumato in quantità eccessive può: abbassare la pressione
sanguigna, causare aritmie cardiache, provocare perdite di sangue dall’utero
e diarrea.
Ogni segno zodiacale appartiene ad una determinata sfera emotiva ed ha anche una corrispondenza con
gli aromi che ci piacciono di più o di meno

cercherò di elencare per ogni segno zodiacale le profumazioni di incenso che potrebbero essere gradite in
base al proprio segno zodiacale

ARIETE= SEGNO DI FUOCO- BERGAMOTTO, AMBRA LAVANDA


TORO = SEGNO DI TERRA, ROSA,MAGNOLIA. LAVANDA
GEMELLI = SEGNO D’ARIA-LAVANDA ,MENTA,VIOLA
CANCRO =SEGNO D’ACQUA- SANDALO,COCCO,GELSOMINO
LEONE =SEGNO DI FUOCO- PATCHOULI,,LIMONE,BERGAMOTTO
VERGINE=SEGNO DI TERRA- BERGAMOTTO,PALOSANTO,MUSCHIO
BILANCIA=SEGNO DI ARIA-VANIGLIA,MUSCHIO,GIACINTO
SCORPIONE= SEGNO D’ACQUA- GARDENIA,IRIS,ROSA
SAGITTARIO= SEGNO DI FUOCO- CANNELLA,GELSOMINO,PATCHOULI
CAPRICORNO= SEGNO DI TERRA- ROSA,VETIVER,MUSCHIO
ACQUARIO= SEGNO D’ ARIA-OLIBANO,VERBENA,LIMONE
PESCI= SEGNO DI PESCI- YLANG YLANG,GARDENIA,OLIBANO
La Via dell’incenso
La raccolta e il commercio dell’incenso si diffuse fin dall’antichità. Tutte le civiltà del bacino del
Mediterraneo, così come quelle dell’Asia minore, e molto più a Oriente, ne facevano uso, e la
domanda era tale da far nascere una fitta rete di traffici commerciali. La “via dell’Incenso”,
che esisteva fin dai tempi dei romani, collegava la Penisola arabica con il Mediterraneo. Le
carovane che la percorrevano trasportavano le merci che giungevano dall’India e dall’Estremo
Oriente attraverso il mare. Oltre a tessuti, metalli pregiati, pietre preziose, riso, zucchero e
cereali, e innumerevoli altri prodotti, i mercanti portavano incenso, spezie, come il pepe, la noce
moscata, i chiodi di garofano e il cinnamomo, ed essenze profumate, come il sandalo, il muschio,
la canfora. Queste ultime fungevano spesso da ingredienti per la farmacopea e la cosmesi.

Assiri, Egizi, Cinesi, Indiani usavano l’incenso sia con scopi medicinali, sia devozionali. In Egitto
era la base per un particolare tipo di Kajal, che non solo ornava gli occhi, ma li proteggeva dalle
infezioni.

Immergersi nei fumi dell’incenso aiutava a combattere i dolori articolari e i reumatismi,


con una potente azione antinfiammatoria.

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In India l’incenso Guggul veniva usato come rimedio nella medicina Ayurvedica, per favorire il
sonno e placare l’ansia e in nervosismo. Sempre nell’ambito dell’Ayurveda, l’incenso veniva
usato per la preparazione di unguenti contro le piaghe e le eruzioni della pelle. Era anche
bruciato per accompagnare lo yoga e la meditazione.
La medicina tradizionale cinese utilizzava la tecnica della fumigazione con l’incenso.

Ovunque si riteneva che l’incenso purificasse gli ambienti interni tenendo lontani, nello stesso
tempo, malattie e spiriti maligni. Aiutava la concentrazione e la meditazione, permettendo di
entrare in contatto con il proprio io interiore e con la divinità.

Come si usano gli incensi


Come possiamo utilizzare l’incenso nella nostra casa? Esistono in commercio molti tipi di
incenso, in varie forme, e non è facile orientarsi. Soprattutto, bisogna assicurarsi che l’incenso
che acquistiamo sia puro, non tagliato con sabbia o additivi chimici, che ne falsano la qualità.

La forma più antica e originale utilizzata è quella in grani di resina.

L’incenso viene bruciato su dei carboncini, che possono essere accesi direttamente con un
accendino o una candela e poi posti ad ardere su un piattino che contenga della sabbia o su
un incensiere. Esistono incensieri di terracotta, utilizzati per bruciare i carboncini di
incenso sopra i quali vengono poi versati i grani di incenso. Ma va anche bene un semplice
pentolino o un piatto di metallo pieno di sabbia, come base per bruciare i carboncini. I
carboncini durano circa 40 min. e possono essere

In alternativa si può utilizzare un bruciaresine, una specie di treppiede sotto il quale è posta una
candela che scalda i cristalli posti nel piatto, trasformandoli in fumo aromatico, un po’come
avviene con i diffusori di oli essenziali. Bastano pochi grani di incenso per volta, per ottenere
una diffusione piacevole ed efficacie.

Vari tipi di incenso


Oltre all’incenso olibano, o Franchincenso, ottenuto dalla pianta di Boswellia sacra, esistono
diverse varietà di incensi, utilizzati nelle varie epoche a seconda delle loro caratteristiche e
proprietà.

Vediamone solo alcuni:


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Incenso olibano di Gedda mirra

Incenso di Mirra

Anche la pianta della Mirra cresce nel deserto. Il suo nome è Mirra Commyphora. Portato in
dono dai Magi a Gesù bambino, l’incenso di Mirra è da sempre oggetto di commercio al pari
dell’incenso olibano. Secondo gli egizi scongiurava la pazzia, placava lo spirito, distendeva i
nervi. In generale è considerata ricca di energia benefica e utile per combattere l’affaticamento e
la confusione mentale.

Incenso di Benzoino

Originario dell’estremo Oriente, e in particolare dell’Indocina, l’incenso di Benzoino è la


resina estratta dall’albero del Benzoe Siam. Troppo intenso e irritante da solo, solitamente viene
miscelato con cannella e sandalo per un effetto rasserenante, o con incenso e cedro per elevare la
mente e accedere ad altri piani spirituali. Lo Shakti, una miscela ottenuta dal benzonino ha
proprietà stimolanti sulla creatività, sull’amore e sulla sensualità

Incenso di Cedro

Originario della Mesopotamia, il cedro era considerato l’albero delle rivelazioni e associato
all’albero dell’Eden. I fumi dell’incenso di Cedroportavano suggestioni sovrannaturali, forza
interiore e autostima, oltre a purificare l’ambiente dalle energie negative.
Incenso di Ladano

Ottenuto dal Cistus reticus, un arbusto resinoso, l’incenso di Ladano è originario del bacino
del Mediterraneo, in particolare di Creta. Rafforza la sensibilità e la percezione di sé, amplifica i
ricordi, alimenta l’immaginazione. In generale aiuta a ritrovare stabilità e solidità interiori.

Incenso di Storace

Cespuglio originario della Mesopotamia che secerne un balsamo liquido, lo Storace era
considerato il profumo delle feste, perché infondeva energia e vigore, sensualità.
L’aroma dell’incenso di Storace ricorda l’ambra e oggi viene venduto sotto forma di “gomma
storace”.

Incenso di Sandalo

È il legno dell’albero Santalum album, originario dell’India orientale. Bruciato, l’incenso di


Sandalo rafforza l’energia vitale e combatte stress e nevrosi ed è efficacie contro il mal di testa.

ncensi – le “divinità” in Terra:

Ogni cultura ha impiegato gli incensi (o li impiega tutt’oggi) per gli scopi più disparati. Secondo i nostri avi, inoltre, le piante
aromatiche indicavano addirittura la presenza delle divinità in Terra.
Greci e Romani consideravano i boschetti di salvia, timo o rosmarino come la “casa” di Apollo, Marte o Giove. Le pinete erano
il “regno” di Saturno, mentre il mirto e le rose incarnavano la dolcezza di Venere.

Resina di Olibano
Per gli Egizi, maestri nell’arte degli incensi, gli aromi erano simbolo di vita e l’assenza di odori richiamava al contrario la morte. Per
questo durante l’imbalsamazione venivano usate grandi quantità di oli e sostanze odorose, sia come agenti conservanti per
il corpo, sia come simbolo di vita eterna dell’anima nell’al di là.
In particolare amavano Olibano, Mirra, Benzoino, Canfora, eccetera.
Presso gli Ebrei, addirittura, l’Incenso Santo del Tempio costituiva un percorso di elevazione interiore verso l’Assoluto, e poteva
essere composto unicamente per lodare Dio.
Resina di Storace
Crearlo da profani, al solo scopo di odorarne la fragranza, era considerato un enorme sacrilegio, punito con la pena più
severa: karet, la cesura spirituale dalla comunità di Israele.
Anche loro fra gli altri aromi amavano Olibano, Mirra, Cassia e secondo alcuni lo Storace.
Solo un’antica superstizione?

A noi persone “moderne” e “scientifiche” quanto detto può sembrare superstizioso o addirittura strapparci un sorriso. Per coglierne
le ragioni profonde occorre dunque indagare i significati simbolici di tali credenze.
Il collegamento fra profumi e divinità è presto detto: gli aromi, come le dimensioni spirituali, manifestano la loro presenza senza
essere però visibili o “afferrabili”. Rimandano cioè a mondi sottili e compresenti, “sovrapposti” al nostro: non percepibili dai sensi
comuni ma solo attraverso l’intuizione e il sentire interiore.

Forze cosmiche
Gli antichi iniziati, dunque, definivano col termine “Dèi” soprattutto molte delle forze che regolano l’universo e tutte le
sue espressioni, tanto in grande quanto in piccolo.
Esse sono al contempo sia concrete che astratte. Pensiamo ad esempio alla gravità (in parte con caratteristiche di Venere, in
parte di Saturno): ne possiamo osservare gli effetti, misurarla, ma non saremo mai in grado di “toccarla” o di riporla in un cassetto.
Né tantomeno di conservarla; eppure governa pianeti, sistemi solari e galassie, e più in piccolo tiene i nostri piedi e i nostri corpi
ancorati al suolo.
Parlare con gli Dèi:

Natura riflesso del divino


Nelle filosofie antiche l’uomo era descritto come una parte dell’unità cosmica, e al contempo un piccolo universo in scala ridotta.
Anche in lui, quindi, si esprimerebbero gli “Dèi”, sottoforma di aspetti fisici, mentali, del carattere e non solo: i
cosiddetti archetipi. Va detto che la definizione originaria del termine travalica di gran lunga l’accezione psicologica odierna,
assumendo connotati che oggi chiameremmo olistici.
In altre parole, secondo gli antichi vi era una linea diretta che collegava ad esempio l’astro del Sole, con le funzioni
del cuore (sangue/vita), della coscienza da svegli (giorno), un carattere allegro e generoso (solare), nonché la tendenza
all’elevazione spirituale (luce/fuoco).
Stay (modern meaning) incensed!
Eraldo Olivieri

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