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Percorsi individuali ed evoluzione storica : quattro

percorsi operai attraverso la Francia dell’ottocento.

Introduzione

“Il treno del tempo – scriveva Robert Musil all’inizio del novecento – è un treno che
spinge davanti a sé le sue rotaie. Il fiume del tempo è un fiume che porta con sé le sue
rive. Chi viaggia si muove tra pareti solide su un pavimento solido; ma pavimento e
pareti sono messi insensibilmente in moto rapidissimo dai moti dei viaggiatori”1
Queste poche righe sintetizzano, come meglio non si potrebbe fare, la natura della
storia e delle dinamiche che l’attraversano. L’idea che, ad ogni momento, la realtà
appare come totalmente determinata dall’insieme di atti che la precedono ma anche
come totalmente aperta, frutto instabile dell’intreccio delle innumerevoli azioni
compiute a caldo da esseri totalmente immersi in un presente, fatto anche dai loro
sguardi e dalle pratiche che li accompagnano.
Almeno teoricamente, le scienze sociali sembrano ormai convergere su immagini
analoghe, ripromettendosi di colmare il ritardo che le separa dalla letteratura. Ma esse
si mostrano molto più reticenti nel cercare e nel darsi gli strumenti adeguati per
lavorare empiricamente in una tale ottica. Come cogliere e, soprattutto, come
descrivere dei percorsi che si snodano in uno spazio che si modifica ad ogni loro
movimento ?
Posti davanti a tali domande, anche i ricercatori più sensibili hanno sempre trovato utile
dare una risposta per cosí dire pragmatica. Sembrava, e a molti sembra ancora, più
semplice e più efficace pensare di cogliere e descrivere da un lato l’evoluzione di una
società e dall’altro i percorsi, più o meno complessi, degli individui che la popolano o
l’attraversano.
Una tale risposta sembrerebbe efficace se si considera come essa abbia permesso di
produrre una enorme massa di lavori sui momenti e sugli spazi storici più disparati, di
cui si sono analizzate le forme dei contesti e le azioni dei singoli. In realtà i risultati
appaiono molto relativi poichè, di fatto, in nome del pragmatismo, si è giunti a
scorporare la storia dai suoi meccanismi più pregnanti, quelli attraverso i quali essa
genera continuamente le proprie forme.
Così, da un lato, per l’esigenza di cogliere e descrivere la natura di un contesto, si sono
creati dei paesaggi compatti e unidimensionali, con degli oggetti che non hanno nulla
di solido se non le credenze che suscitano e intrattengono. E, dall’altro lato, si è isolata
1
Robert Musil, L’uomo senza qualità, Einaudi, Torino, 1957, volume primo, p. 517.

1
e irrigidita la biografia. Una vita, l’evolvere nel tempo di un essere organico che
contribuisce a costruire con il proprio moto e le proprie relazioni “i pavimenti e le
pareti della storia”, viene ridotta a un oggetto unico, anch’esso duro e compatto, e
posato come un sasso sul fondale di una società.
I paradossi e gli enormi limiti che derivano dalla difficoltà di pensare l’evoluzione
degli individui come un movimento continuo e indissociabile da quello della società in
cui essi vivono, mi sembrano particolarmente evidenti nel quadro degli studi migratori.
Nonostante gli sviluppi da essi conosciuti nel corso degli ultimi decenni, questi
tendono, in fondo, a riprodurre una sola, rigida, immagine. Quella di un individuo o di
un gruppo, un emigrante o una comunità, che si spostano tra due spazi fisici e culturali,
pensati nello stesso tempo come diversi e stabili. L’emigrante é colui il quale lascia un
luogo e una cultura ben definiti per andare verso un altro luogo e un’altra cultura,
altrettanto compatti e coerenti. L’individuo o il gruppo, secondo i casi, rotolano tra
questi due poli, compatti anche loro, come dei birilli. Definiti nelle loro pratiche e nelle
loro aspirazioni dalle loro origini essi si possono adattare al nuovo spazio solo
attraverso un percorso di integrazione.
I paradossi sono molto evidenti. I due poli, l’individuo ed il contesto, una volta creati,
sono inevitabilmente e irrimediabilmente irrigiditi senza che sia più possibile coglierne
la natura attraverso la loro reale interazione. Come è possibile pensare, come fanno la
quasi totalità delle inchieste sociologiche, che esista un gruppo di persone determinate
nei loro comportamenti da una variabile “origine” definita in base alla comune
appartenenza fisica ad uno stesso luogo di nascita ? Che questa appartenenza si iscriva
e pesi per tutti esattamente con le stesse modalità ? Che essa si mantenga stabile nel
tempo fino a un fatidico momento di rottura in cui l’individuo o i suoi discendenti
passano a far parte della categoria degli integrati ?
Ció che si perde, pensando l’individuo e il contesto come due entità separate, è la
possibilità di cogliere la natura dello spazio sociale attraverso gli usi concreti che ne
fanno gli individui che lo compongono. L’individuo e lo spazio sociale evolvono e si
modificano nello stesso tempo. E l’uno è parte dell’altro. E’ quanto sentono gli stessi
emigranti attraverso la loro esperienza di vita ma che noi ricercatori, con i magri
strumenti a nostra disposizione, stentiamo a riconoscere e a descrivere.
A coloro i quali gli chiedevano se si sentisse diviso tra le sue diverse “appartenenze”,
Amin Maalouf, lo scrittore franco-libanese, ha recentemente risposto: “Metà francese
e metà libanese ? Per niente ! L’identità non si compartimenta, essa non si divide né
per metà, né per terzi, né in zone stagne. Io non ho diverse identità, ne ho una sola fatta
di tutti gli elementi che l’hanno formata, secondo un ‘dosaggio’ particolare che non è
mai lo stesso da una persona all’altra”2. E sviluppando il suo pensiero, egli sottolinea
quindi come sia impossibile pensare a una identità unica, determinata una volta per
tutte dall’origine. Per lui, l’identità è il processo stesso della vita umana. E in quanto
processo essa é cambiamento, diversificazione continua.

2
Amin Maalouf, Les identités meurtrières, Grasset, Paris, 1998.

2
L’immagine evocata da Maalouf non è quindi distante da quella di Musil. Entrambi
pensano l’esperienza umana come indissociabile dallo spazio in cui essa si concretizza.
Ed entrambi la pensano come indissolubilmente legata al movimento, alla
trasformazione.
Si tratta di immagini convincenti che restituiscono con una rara potenza il senso della
storia e delle esperienze umane. Ma è possibile cogliere e formalizzare questi aspetti?
E’ possibile pensare l’evoluzione degli individui come indissociabile da quella dei loro
contesti? E’ possibile fondare un’analisi storica senza separarli?
E’ quanto ho cercato di fare in questo saggio, analizzando quattro percorsi operai che si
snodano attraverso lo spazio geografico e sociale della Francia dell’ottocento. Quattro
emigranti che lasciano in momenti diversi i loro villaggi e le loro famiglie di “origine”
ed approdano nella capitale, in seguito a percorsi più o meno lunghi e tortuosi. Il
tentativo è dunque quello di focalizzare la loro maniera di evolvere mettendo in moto,
con i loro stessi movimenti, “i pavimenti e le pareti” della storia.
I risultati sono interessanti.
Tentare di pensare l’esperienza individuale in tutta la sua particolarità come parte
indissociabile di un contesto, ha innanzitutto permesso di mettere in luce la natura
pluridimensionale dello spazio sociale. Le esperienze di questi individui si iscrivono e
acquisiscono il loro significato all’interno di un orizzonte sociale in cui si leggono delle
modalità specifiche di coniugare simboli, risorse, ricordi, attese, ecc. Attraverso una
tale ottica, la Francia dell’ottocento ci appare quindi come uno spazio in cui coesistono
e si sovrappongono diverse società.
Non si tratta evidentemente di società chiaramente strutturate e per le quali si possono
tracciare delle frontiere nette. Ma piuttosto di zone in cui si coagulano esperienze e Tali
zone strutturano e gerarchizzano in maniera forte una società poiché esse orientano e
controllano spesso delle importanti risorse economiche e istituzionali. Ma nello stesso
tempo esse ci appaiono instabili, in continua ridefinizione, proprio perchè strutturate e
riprodotte dalle modalità che hanno gli individui di sperimentarle, nel vivo dell’azione
sociale.
In questa ottica è chiaro che il percorso individuale appare non tanto come la traiettoria,
più o meno lineare, di un insieme compatto attraverso lo spazio, quanto come la serie di
spostamenti e di riaggiustamenti della collosa matassa di legami, esperienze, ricordi ed
immagini agglutinate intorno a un punto di una di queste zone sociali. Una matassa i
cui nodi si riproducono o tendono a riprodursi nel corso dei movimenti migratori,
inglobando nuovi elementi, riadattandoli alla propria logica e trasformandosi, tuttavia,
attraverso queste stesse dinamiche.
Un processo attivo, quindi, la cui natura mostra almeno due importanti implicazioni.
Da un lato, la presenza di numerosi legami aperti tra spazi geografici che siamo abituati
a pensare, attraverso i concetti d’origine e di destinazione, come nettamente separati.
Dall’altro lato, che ognuno di questi spazi è investito e caratterizzato dalle modalità
attraverso le quali le esperienze e le pratiche sociali si trasformano continuamente.

3
Due parole, infine, sul materiale che ho utilizzato. Esso è tratto da un lavoro condotto,
in collaborazione con Alain Cotterau, sulla rilettura e sull’analisi delle 93 monografie
operaie raccolte in Francia, nel corso della seconda metà dell’ottocento, dal gruppo
creato da Frédéric Le Play3. Come si sa, questo materiale ricchissimo e unico nel
panorama europeo dell’ottocento, si compone di 170 monografie nelle quali sono
riportati i risultati di altrettante ricerche qualitative condotte su di un campione
estremamente eterogeneo di individui appartenenti alle fasce più povere della
popolazione. 4 Si tratta di inchieste estremamente dettagliate sulla vita di ogni
individuo, sulla sua storia e su quella della totalità dei suoi familiari: analisi
estremamente minuziose del budget familiare (risorse disponibili e loro gestione),
genalogia e percorsi dei diversi componenti della famiglia (e della parentela in molti
casi), analisi delle pratiche professionali e relazionali, delle forme culturali e dei
riferimenti politici, ecc.
E’ dunque un materiale conosciuto ma che è stato finora studiato unicamente per la
possibilità che offre di analizzare gli aspetti ideologici della scuola leplaysiana o per i
dati raccolti sui consumi operai5. Come si vedrà, l’uso che ne faccio è differente e,
diciamo pure, meno raffinato. Ho infatti deciso di utilizzare l’enorme massa di dati di
ogni “monografia operaia” come una fonte possibile per la lettura di percorsi
biografici all’interno dello spazio geografico e sociale della Francia dell’ottocento. A
partire da un’analisi dettagliata dei capitoli relativi alla composizione e alla storia delle
famiglie, ricostruisco il percorso di questi operai, con un’attenzione particolare alla
configurazione di risorse di ogni tipo presenti nelle diverse fasi. Per fare questo,
analizzo trasversalmente le monografie mettendo in relazione fatti ed avvenimenti che
la struttura della narrazione leplaysiana ha separato.

1 - Il percorso di Alexis: l’evoluzione di una coerenza sociale basata sui


legami verticali e l’ideologia conservatrice

Il percorso di Alexis, quale esso ci appare dai dati registrati dal ricercatore, è un
percorso apparentemente lineare, sul piano sociale e professionale, che sembra evocare
le immagini stereotipate spesso utilizzate per illustrare il mondo artigianale
dell’ottocento: una relativa agiatezza, ma anche una certa sensibilità verso le grandi
trasformazioni economiche e sociali (l’industrializzazione, l’urbanizzazione, la
tendenza alla proletarizzazione).
Alexis nasce a Tours nel 1806. Figlio e nipote di ciabattini, si allontanerà dalla città e
dal mestiere paterno. Emigra a Parigi dove, dopo una breve parentesi di apprendista
3
Per un resoconto più dettagliato su questo lavoro, cf. Alain Cottereau e Maurizio Gribaudi, Précarités,
cheminements et formes de cohérence sociale au XIXe siècle, Rapport Final, convention
MIRE-EHESS, Paris, 1999.
4
Le inchieste europee avevano mobilitato un totale di 90 ricercatori, tra i quali 55 sono stati gli autori
delle 93 inchieste francesi.
5
Cf. a questo proposito, B. Kalaora e A. Savoye, Les inventeurs oubliés, Seyssel, 1989.

4
pittore in porcellana, sviluppa una carriera di operaio tipografo. Si sposa nel 1832 con
un’operaia cucitrice che gli darà sei figli, dei quali solo una femmina resta in vita.
Rimasto vedovo nel 1851, si risposa nello stesso anno con una domestica con la quale
concepirà ancora due figli.
La famiglia osservata dal ricercatore nel 1861 in un minuscolo appartamento del quinto
arrondissement parigino è dunque quella di una “tipica” famiglia operaia la quale ha
raggiunto una stabilità sociale ed economica grazie all’impiego del marito e alle attività
di integrazione della moglie.
Ma se si considerano le immagini e gli avvenimenti che accompagnano il percorso di
Alexis l’immagine stereotipata si sgretola. Non ritroviamo né l’influenza di un gruppo
professionale né quella dei grandi sconvolgimenti socio-economici, ma una serie di
determinazioni incrociate in cui si mescolano il caso e il peso della configurazione di
legami e di riferimenti specifici nella quale Alexis si iscrive ed evolve. E’ una
configurazione nello stesso tempo individuale e sociale. Individuale in quanto essa non
è altro, ai suoi occhi, che una serie di esperienze, di memorie, di relazioni che si sono
saldate sulla base del suo vissuto e delle sue emozioni, le quali segnano e orientano, nel
presente, le sue pratiche e la costruzione dei suoi progetti di vita. Sociale, in quanto le
risorse utilizzate, i legami man mano attivati, i riferimenti e i simboli presenti,
appartengono tutti ad uno spazio di relazioni attraversato e strutturato da vissuti
analoghi.
Questa configurazione di legami, riferimenti emotivi, risorse, simboli, ecc. è
innanzitutto quella della famiglia d’origine che segna, sin dall’inizio, la percezione del
suo radicamento sociale e del tipo di società che lo circonda. Nel corso dell’inchiesta,
Alexis evoca le figure dei genitori. Del padre, definito non tanto per il suo radicamento
professionale quanto per la “buona reputazione di onore e di onestà” di cui godeva a
Tours, per il fatto di aver subito un processo del tribunale rivoluzionario avendo
nascosto due preti refrattari e per essere stato arruolato a forza nella spedizione di
Vandea. Della madre, “proveniente da una famiglia diventata nobile per alleanza
matrimoniale” ma rovinata dalla rivoluzione. Donna religiosa, buona, soddisfatta del
proprio matrimonio e tutta dedita alla famiglia, che adora i figli e Alexis in particolare,
il solo maschio dei quattro rimastigli su nove nascite.
Numerosi elementi di natura diversa si trovano dunque riuniti nell’orizzonte di questa
famiglia quale essa ci appare dai ricordi del testimone: un sentimento di mobilità
discendente e di perdita di status sociale, una gamma di riferimenti a spazi e a gruppi
percepiti come culturalmente e socialmente più elevati, un’enfasi sulla cultura e in
particolare su quella cattolica, la presenza di relazioni verticali attive e fonte di
definizione identitaria. Tutti questi elementi risultano gerarchizzati e connessi tra di
loro in forme di relazioni causali, spesso attraverso i riferimenti storici: la rivoluzione
provoca la rovina della famiglia materna; la difesa dei preti refrattari produce dei
legami e li rafforza; la reputazione è più importante della professione. Soprattutto, essi
sono saldati da sentimenti forti come l’amore materno, la paura della guerra e dei
rivoluzionari, il benessere della famiglia, ecc.

5
E’ chiaro che, in quest’ottica, una configurazione ci appare soprattutto come un
insieme sincretico di fatti, ricordi, risorse, eventi diversi, che si è coagulato
nell’orizzonte di un individuo in seguito alla sua esperienza dello spazio e delle
pratiche sociali.
Vorrei soffermarmi brevemente su questi aspetti a mio parere fondamentali. Clifford
Geertz evocava dinamiche analoghe sostenendo che ogni individuo possiede
un’agenda nascosta, una sorta di indirizzario di legami, interpretazioni causali,
immagini, credenze, tutto quanto gli possa essere utile per osservare la società,
interpretarla e agire su di essa6. E’ ciò che lo spinge a riprendere i suggerimenti di
Ricoeur e di Gadamer per cercare di leggere le pratiche sociali come dei testi che
occorre decifrare per coglierne le forme e le coerenze interne7.
Il successo conosciuto da questa metafora tra gli storici americani ed europei è
ampiamente noto. Ma è anche noto che, nella maggioranza dei casi, i decostruzionisti
americani, come i rappresentanti del linguistic turn britannico, non hanno saputo
pensare tali indirizzari che come chiavi culturali condivise da tutti i membri di uno
stesso gruppo o di una stessa società. Ed è per questo che paradossalmente la ricerca è
ritornata al punto di partenza criticato da Geertz: la storia delle mentalità o delle idee, i
comportamenti come riproduzione di codici e di norme comuni. Ma è interessante
notare che, al di là di queste distorsioni, l’idea che Geertz prende, semplificandola, da
Ricoeur e da Gadamer è quella, più precisa e potente, formalizzata da Dilthey più di un
secolo fa sulle modalità individuali e relazionali attraverso le quali si determinano le
pratiche sociali.
Il pensiero di Dilthey è troppo ricco per richiamarlo senza ridurlo brutalmente. Ma è
qui utile ricordare che, per Dilthey, l’individuo deve essere considerato come un
organismo psico-fisico, un’unità viva “determinata dal contesto in cui vive e che
reagisce a sua volta su di esso”8. In quanto vivente, questa unità non è dunque stabile
né definita nei suoi limiti, ma essa pulsa, è parte integrante della storia, e la sua identità
non è concepibile se non come una sequenza di stati di coscienza all’interno dei quali
esperienze del reale necessariamente diverse sono collegate “tramite la coscienza
dell'identità personale ”9 . Questa coscienza di identità personale è dunque il solo
elemento stabile che permette di interpretare, organizzare e connettere la varietà di
esperienze degli attori sociali contribuendo a formare ció che Dilthey definisce come
l’insieme strutturale di ogni individuo.
Un tale insieme non è molto diverso da ció che ho appena definito nei termini di
configurazione individuale o che Geertz chiama agenda nascosta: una forma sincretica
di fatti, di ricordi, di risorse, di avvenimenti diversi che si forma nell’orizzonte di un

6
Clifford Geertz, The interpretation of cultures, Basic Books, New York, 1973.
7
Sulla lettura geertziana di Ricoeur et Gadamer, cf. Clifford Geertz, Blurred Genres, in The American
Scholar, spring 1980.
8
Wilhelm Dilthey, Ideen über eine beschreibende und zeirglidernde Psychologie (1894), traduzione
italiana, Milano, Franco Angeli, 1985, p.407.
9
Dilthey, op. cit. p. 408

6
individuo nel corso della sua esperienza specifica dello spazio e delle pratiche sociali.
Ma Dilthey sottolinea anche come questo insieme si coaguli e si decanti attraverso
l’esperienza vissuta (erlebnis) soprattutto grazie alle sensazioni di gioia o di sofferenza
generate da ogni avvenimento in cui si incorre : "Un fascio istintuale ed emotivo, ecco
il centro della nostra struttura psichica, in base al quale il gioco delle impressioni
grazie alla quota di emotività che ricevono da questo centro vengono messe a fuoco
dall'attenzione, mentre si formano le percezioni, i ricordi ad esse collegati, le serie di
pensieri, ai quali si associa poi un'intensificazione di esistenza, oppure dolore, paura,
collera. Cosi' vengono messe in moto tutte le profondità della nostra essenza.10”
Per Dilthey non è possibile pensare ad atti di volizione o addirittura a rappresentazioni
che non siano accompagnate e definite da sentimenti. In ogni insieme strutturale,
immagini o parole come rivoluzione, preti refrattari, mestiere ecc. sono etichettate e
connesse – spesso al di là della coscienza e dunque con maggiore forza - ad altre parole
e ad altre esperienze attraverso sensazioni e sentimenti specifici.
Avvenimenti comuni a molti individui si coniugano quindi nell’orizzonte individuale
in modi sempre differenti. L’esperienza rivoluzionaria ha evidentemente segnato i
percorsi e le esperienze di vita della totalità della popolazione francese per tutto
l’ottocento e il novecento. Ma il suo peso e il suo significato si modulano in forme
molto diverse secondo la natura degli elementi presenti nella configurazione specifica
di simboli, risorse, riferimenti in cui essa si iscrive.
Soprattutto, questo insieme strutturale favorisce la formazione di quello che Dilthey
chiama il valore vitale, sorta di intuizione che ciascuno ha sul senso della propria
esistenza, che orienta l’individuo non solo nella percezione dello spazio sociale ma
anche nella costruzione dei propri progetti di vita. E ciò perchè ogni insieme strutturale
è anche un sistema che spinge l’individuo ad anticipare il flusso degli avvenimenti per
rinnovare le esperienze più felici ed evitare quelle percepite come più dure o difficili.
Vita motus perpetuus, ricordava Dilthey. Questa doppia dimensione –
dell’interpretazione e dell’anticipazione dell’esperienza – sembra particolarmente
interessante in quanto permette di cogliere pienamente l’evoluzione storica come un
movimento continuo, prodotto dell’azione di ciascuno dei suoi componenti.
Ritorniamo ora ad Alexis e all’inizio del suo percorso di vita. L’insieme strutturale ed
il valore vitale che segnano e orientano i suoi progetti e le sue pratiche sono quelli
ritagliati nel quadro delle memorie e delle relazioni della sua famiglia d’origine, come
emerge chiaramente dal suo racconto in cui si intrecciano diverse immagini: la caduta
sociale della famiglia, gli avvenimenti politici, le figure di famigliari, i legami con
piccoli notabili della città ecc. Il tutto saldato, gerarchizzato e integrato attraverso
sensazioni e emozioni forti e specifiche.
E’ dunque sulla base di questo insieme che Alexis e i suoi famigliari osservano e
interpretano la società francese di inizio ottocento ed è il valore vitale che ne deriva che

10
Dilthey, op. cit. p. 413

7
orienta la costruzione del loro progetto di vita e i diversi investimenti immaginati per i
figli.
Alexis è l’unico maschio rimasto in vita in una famiglia che, da almeno tre generazioni,
vive sul mestiere di ciabattino. In altre famiglie, segnate da forme di radicamento
diverse, una scelta possibile sarebbe quella di indurre il figlio a riprodurre una pratica
familiare ormai consolidata. Oppure, caso molto frequente nelle monografie
leplaysiane, quella di spingerlo a tentare un percorso di apprendistato professionale.
Ma, nel quadro della configurazione di questa famiglia, “la condizione di ciabattino” è
considerata “con profonda antipatia11” . Tutte le speranze sono riposte in un percorso
di miglioramento dello status sociale che permetterebbe di ristabilire l’antica posizione
della famiglia: un obbiettivo percepito come raggiungibile attraverso la cultura e la
scuola.
Alexis inizia quindi gli studi. Non è una scelta facile né diffusa tra le famiglie artigiane
dell’epoca ma, nel quadro di questa configurazione familiare e dell’insieme di logiche,
immagini e sentimenti che la compongono, essa appare come naturale, quasi
necessaria. L’individuazione e l’attivazione di risorse ben precise sono conseguenti:
“un vecchio amico, ex professore” impartisce lezioni serali al giovane Alexis, di cui i
genitori scoprono le “disposizioni per la lingua latina”. La retta del suo pensionato
verrà pagata dal padre confezionando le scarpe per tutta la famiglia del direttore.
Tali investimenti e tali sforzi sembrano pagare: il fanciullo si classifica secondo, su
trecento candidati, al concorso per l’ingresso al seminario diocesano. Ma, a questo
punto, il caso si abbatte per la prima volta sulla determinazione e sulla logica familiare.
Alexis ha un timpano danneggiato in un incidente. Questo imprevisto aggrava le
costrizioni economiche della famiglia, imponendole ingenti spese mediche, e
soprattutto pesa sulla scolarità d’Alexis al punto di impedirgli di seguire le lezioni. Il
ragazzo è costretto a lasciare il seminario per una scuola meno difficile. Infine, quando
la sordità si accentuerà ancora, dovrà definitivamente abbandonare ogni progetto di
studio.
Sono avvenimenti dolorosi e inattesi che peseranno enormemente sull’evoluzione della
vita di Alexis e in particolare sulla sua carriera professionale. Ma mi sembra importante
sottolineare come il loro significato e il loro peso specifici siano dati dalla natura della
configurazione in cui si iscrivono. Nel quadro di un orientamento familiare tutto teso
alla riconquista dello status “perduto” attraverso gli studi del figlio maschio, queste
vicende hanno conseguenze drastiche. Alexis lascerà per sempre, a vent’anni e “dopo
innumerevoli tentativi inutili per trovare dei mezzi di sussistenza con un lavoro”, la
sua città natale.
Gli avvenimenti che seguono e che ritmano la storia di Alexis svelano logiche
analoghe: che siano attesi o del tutto imprevisti, sperati o temuti, essi acquisiscono il
loro significato specifico all’interno della configurazione globale di legami, memorie e

11
Frédéric Le Play, 1961, Compositeur typographe de Paris, in Ouvriers Européens, n.33, p. 254 (in
seguito, abbreviazioni in O.E., n.33)

8
aspirazioni nella quale egli evolve. Ma nello stesso tempo ogni nuovo avvenimento e
ogni nuovo legame inducono un riaggiustamento continuo dell’insieme e modificano
quindi la portata degli altri elementi presenti.
Certo, per apprezzare pienamente l’impronta di queste storie sarebbe interessante poter
conoscere l’intera gamma di possibilità presenti agli attori in ogni momento ma che
non sono state colte o che, più semplicemente, hanno dato luogo a tentativi sfortunati.
Quanto ad Alexis, sappiamo solamente che egli giunge a Parigi dove trova rifugio
presso la sorella maggiore.
Nella figura 1 ho riportato su un asse temporale gli eventi più importanti che segnano il
racconto: le tappe della carriera professionale di Alexis e le altre sue attività; le
malattie, gli incidenti e gli eventi demografici; gli spostamenti geografici; e i legami
citati in rapporto a una scelta o a un avvenimento particolari.
Pur essendo estremamente schematica, la figura illustra la risonanza costante
osservabile, ad ogni momento, tra i diversi elementi che compongono una
configurazione e il peso che essi hanno, globalmente, sulla definizione di ogni nuovo
avvenimento. Ma essa permette anche di leggere le ristrutturazioni successive che la
serie di piccoli cambiamenti impone alla configurazione originaria: il quadro della
famiglia d’origine subisce una metamorfosi progressiva fino a trovarsi trasformato in
quello osservato nel 1861.
Consideriamo alcuni degli elementi che compongono tali dinamiche. Al suo arrivo
nella capitale, Alexis trova un impiego come apprendista pittore in porcellana. Questi
suoi primi passi nella vita professionale paiono ancora iscriversi nella configurazione
dei legami e delle ottiche familiari. Innanzitutto, si tratta di un’attività che si allontana
dalle pratiche, odiate dal padre, di ciabattino e che richiede inclinazioni artistiche. In
secondo luogo, sappiamo che Alexis è aiutato in questo primo tentativo dall’intervento
di un protettore. Come nel passato, troviamo dunque un personaggio di status superiore
che interviene attivamente : poiché Alexis “non aveva la minima nozione di disegno,
protetto dal vice-direttore della manifattura dei Gobelins, andava tre volte alla
settimana a prendere lezioni di disegno in questo stabilimento”12.
Ma, ancora una volta, la rete tessuta intorno al giovane apprendista non servirà a
garantire il successo dei suoi tentativi. Alexis, ci viene detto, deve rassegnarsi a
cambiare nuovamente di prospettiva. Questa volta egli si rivolge a un “compatriota”
(cosí come si definiscono tra di loro, nell’ottocento francese, coloro che provengono da
uno stesso comune o regione) che lo assume in qualità di apprendista tipografo.
L’ottica sembra dunque ridursi. I legami attivati non sono più quelli di una rete
verticale di patronaggio, bensì quelli individuati nel tessuto dei rapporti tra
corregionali.
Se non ha potuto seguire la sua vocazione, Alexis ha quantomeno trovato un mestiere
che lo accompagnerà per quasi tutta la vita. A quell’epoca ha venticinque anni. Tutto
sembra indicare che la stabilità professionale raggiunta gli permette di aprire e di

12
Ibidem, p. 256

9
anni 1806 1809 1812 1815 1818 1821 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60

2 matr. raggiunge le con i suoi "il marito ed il padre della sua padrona, in
sorelle testimonianza della loro stima, vollero fare da
Del padre padroni testimoni"
lascia St.
Julien Duras Matrimonio
avv. demogr. con Alexis-
nascita a St. Bordeaux Parigi Félix
morte
attività prof. Julien
madre
in nascita nascita
altre attività Guascogna Marie Alfred

luoghi Catherine M.
sec. moglie 1 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43

legami
serva serva ricamatrice di pulizie ad ore
scarpe

Matrimonio

appr. operaia
cura la operaia
nascita di sarta sarta novizia
madre sarta
Marie -
Stéphanie 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24

Morte della
Nascita a Incidente aumento moglie
ed inizio inizio malattia ***
Tours sordità primo
sordità moglie secondo
matrimonio
matrimonio

Aléxis 1806 1809 1812 1815 1818 1821 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60


Félix 0 3 6 9 12 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54

appr. Op. operaio tipografo imp.


scolaro seminarista compositore
tipografo

collegiale Guardia imp. Uff.


apprend partecipa alla
pittore Nazionale
fondazione
porc Société de sec.
Mutuels Garde
abbandona gli ???
typographique Nationale
studi - senza scuola di
lavoro disegno
accoglie un giovane
ottiene la mendicante per tre mesi
presentazione di
a Parigi da uno "dei una legge alla
"un professore, amico di protetto dal vice Camera dei
dir. Manif. Gob. suoi con l'aiuto di una
Deputati
famiglia gli insegnava.. " la sorella compatrioti" loggia massonica

anni 1806 1809 1812 1815 1818 1821 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60

Figura n.2 - Percorso di Alexis–Félix B., compositore tipografo a Parigi, intervistato nel 1861
stabilire dei legami sempre più ampi all’interno dello spazio sociale parigino. Entra
nella Guardia Nazionale e, in tale funzione, contribuirà in almeno due casi a ristabilire
l’ordine13
La configurazione che abbiamo osservato attraverso i primi passi del percorso di
Alexis si è dunque notevolmente trasformata. Ma l’insieme dei suoi legami e delle sue
pratiche mostra che la quasi totalità degli elementi che ne formavano la specificità si
sono riprodotti, anche se la loro presenza si manifesta in forme e articolazioni nuove. I
riferimenti alla cultura, in primo luogo, continuano a dominare gli aneddoti e i progetti
di vita evocati nel testo. I legami verticali di patronaggio e di protezione, in secondo
luogo, che Alexis stabilisce con numerose persone e che manterrà, rafforzandoli, nel
corso di tutta la sua vita. E ancora, la fede cattolica, i suoi orientamenti politici, il suo
senso di solidarietà con i deboli e i bisognosi. Infine, la centralità delle emozioni e degli
affetti familiari, e in particolare il rapporto privilegiato con l’infanzia.
E’ dunque l’insieme di questa configurazione che definisce l’orizzonte sociale
concreto di Alexis segnando la natura della sua iscrizione professionale e delle risorse
concretamente disponibili. Consideriamo, a questo proposito, ancora due esempi :
quello della malattia della sua prima moglie e quello, parzialmente correlato, della
perdita temporanea dell’impiego negli anni 1848-1849 (cf. sempre la fig. 1).
La malattia della moglie indica anch’essa come ogni nuova esperienza e ogni nuovo
avvenimento imprevisto si inseriscano e definiscano i propri significati unicamente
all’interno di un orizzonte individuale e in rapporto alla configurazione di elementi
specifici che lo compongono. All’inizio degli anni 1830 Alexis lavora ormai
stabilmente nella stessa officina tipografica. E’ apprezzato dal padrone, si sposa ed
inizia a costituirsi un piccolo risparmio con l’aiuto della moglie. Ma questa, intorno al
1835, si ammala di cancro: morirà dopo quattordici anni di sofferenze. La malattia
assorbe rapidamente i risparmi e induce una riorganizzazione totale dei ruoli e delle
relazioni familiari. Marie-Stéphanie, la figlia, è costretta a interrompere l’apprendistato
di sarta per poter assistere la madre a tempo pieno. Alexis, che non è più in grado di
pagare i suoi contributi, deve ritirarsi dalla Società di Mutuo Soccorso dei tipografi
parigini di cui era stato uno dei fondatori.
I legami della famiglia, basati fino ad allora sull’aiuto e la collaborazione reciproci, si
riorientano verso un sistema di dipendenza totale al cui centro sta lo stato di salute della
madre. Una dipendenza che diventa ancora più pesante nel quadro specifico
dell’insieme strutturale di Alexis, in cui la solidarietà ha un ruolo di primo piano e in
cui egli giudica assolutamente necessario, in caso di malattia, il ricorso ai migliori
specialisti. Due elementi, evocati dal ricercatore, mi sembrano estremamente
significativi a questo proposito. Il primo è che Alexis ospita per ben tre mesi un
ragazzo di undici anni trovato a mendicare per strada. Siamo nel 1849, due anni
13
Alexis rimane nella Guardia nazionale fino all’attentato di Giuseppe Fieschi contro Luigi Filippo, il 25
luglio 1835. Ci ritornerà nel 1848, anno in cui il racconto evoca nuovamente una sua attività importante
in qualità di difensore dell’ordine pubblico, attività che lo porta, tra l’altro, a distinguersi nella difesa
della tipografia del suo padrone.

10
soltanto prima della morte della moglie e periodo in cui, come ho detto, egli si era
trovato nell’impossibilità di pagare la sua quota sociale alla società dei tipografi. Il
secondo è che Alexis fa ricorso a “dei buoni medici”, un’abitudine che il ricercatore
registra come profondamente radicata nelle sue pratiche. Cosí come avevano agito i
suoi genitori quando avevano cercato di guarirlo dalla sua sordità, Alexis non si rivolge
a un ospedale o ai medici dell’assistenza pubblica per curare i suoi congiunti14.
Il secondo esempio si colloca anch’esso nel quadro di questo periodo di privazioni. Nel
1848 Alexis deve lasciare l’officina perchè“il lavoro mancava”, ma “fu assai
fortunato di poter trovare un impiego negli uffici preposti a preparare la formazione
delle prime liste elettorali” e “passò in seguito all’ufficio di beneficienza del secondo
arrondissement in qualità di impiegato ausiliario per la distribuzione dei soccorsi a
domicilio”15. Si tratta di avvenimenti molto importanti per cogliere la natura specifica
dello spazio sociale in cui evolve Alexis. Gli impieghi nei municipi d’arrondissement
erano infatti, all’epoca, tanto ricercati quanto difficili da ottenere. La documentazione
amministrativa degli archivi 16 mostra l’esistenza di pratiche di gestione che fanno
dell’assunzione di ogni impiegato il momento privilegiato che permette di confermare i
legami sociali e politici presenti a livello centrale come a livello locale. Alexis ha
dunque potuto trovare un’attività alternativa e affrontare questa ennesima congiuntura
difficile attivando i legami verticali che, analogamente alle pratiche delle sua famiglia
d’origine, ha annodato nello spazio sociale parigino e che costituiscono vere e proprie
risorse attivabili nei momenti critici. L’importanza di tali legami risulta confermata.
Nello stesso tempo possiamo notare come la configurazione e le forme di coerenza
sociali in cui si iscrive il suo percorso siano ben diverse da quelle in cui evolvono altri
operai e artigiani parigini i quali, negli stessi anni e trovandosi nella stessa congiuntura
professionale, cercano invece di farsi assumere negli ateliers nazionali, come
scaricatori ai mercati generali o come manovali nei lavori di sterramento nei quartieri
della periferia.17
Potremmo continuare nella lettura di questo testo estremamente ricco di elementi sul
percorso geografico e sociale di Alexis e della nuova famiglia che egli si forma. Ma mi
pare utile insistere piuttosto sulla natura configurazionale delle esperienze sociali
14
Alexis ha per esempio pagato tra i 30 e i 60 franchi di servizio medico per ognuno dei sei parti della
moglie e viene fatto notare che egli ha speso 200 franchi in tre anni in cure varie per l’ultimogenito ecc.
Queste somme costituiscono evidentemente un peso considerevole in un budget familiare
essenzialmente basato sul suo salario, che è allora di 125 franchi al mese.
15
Frédéric Le Play, O. – n. 33, p. 256
16
E’ uno dei risultati che emergono da una ricerca che dirigo per conto del Ministero della Sanità
Francese e per l’INED sull’azione pubblica in campo sanitario e sociale nella Francia dell’ottocento ; cf.
a questo proposito M. Gribaudi, L’action publique dans les domaines sanitaire et social en France de
1800 à 1900, Rapport Final, convention MIRE-INED, Paris, 1999 (particolarmente il capitolo 3, pp.
87-115).
17
Cf. a questo proposito il percorso di Bernard D. che si articola in un movimento pendolare tra le
attività artigianali e quelle di manovale scaricatore (Frédéric Le Play, O.M. - n.45) ; o cf. ancora il caso
di Jean M., mastro carpentiere parigino che si “ rassegna ” nel 1848 “ a vendere nelle strade i giornali,
poi frutta e verdura ”, in Frédéric Le Play, O.M. - n.34, p.42.

11
soffermandomi sul suo secondo matrimonio. Si tratta di un episodio che ci è presentato,
ancora una volta, come concretizzatosi al seguito di una serie di circostanze casuali. Il
ricercatore ricorda innanzitutto la promessa di risposarsi fatta sul letto di morte alla
prima moglie. Si accenna quindi al lungo e complesso percorso che porta una giovane
serva originaria della Guascogna fino alla casa parigina dei suoi padroni di Bordeaux.
Ed è in questa casa che Alexis la conobbe e, “colpito dalle sue qualità, la chiese in
sposa; il marito e il padre della sua padrona, in segno della loro stima, vollero farle
da testimoni”.18
Il racconto quasi anodino della vicenda non deve trarre in inganno. L’aura di
aleatorietà, comunque presente, è fortemente ridotta dalla configurazione di elementi
che compongono l’ambiente di Alexis e che ne determinano quindi il senso. Ancora
una volta, l’incontro ha potuto avvenire grazie ai legami verticali dell’operaio che lo
introducono nella casa borghese in cui conoscerà la giovane. Inoltre, risulta evidente la
prossimità importante esistente tra le esperienze e le forme di iscrizione sociali dei due
sposi. Anche la moglie, Catherine, ha conosciuto un percorso di mobilità sociale
discendente. Figlia di un “fattore agiato” di Saint Julien-en-Gascogne, è letteralmente
buttata fuori di casa dal padre che si risposa subito dopo essere rimasto vedovo. In un
primo tempo da sola, e più tardi con le sue tre sorelle, Catherine si occupa come serva
in diverse famiglie borghesi della regione. Le quattro sorelle sono tutte credenti e due si
fanno monache. La giovane seguirà la famiglia di Bordeaux presso cui lavora quando
questa si trasferisce a Parigi. Infine, come sottolinea il ricercatore, i rapporti che
Catherine intreccia attraverso le sue pratiche relazionali, sono soprattutto verticali.
Nella scelta matrimoniale di Alexis ritroviamo dunque ancora una volta l’impronta di
pratiche che si iscrivono nel ventaglio delle sue relazioni possibili all’interno di uno
spazio sociale che appare come fortemente strutturato e diversificato. Il significato che
egli ha potuto attribuire al suo incontro con la giovane trova le sue determinazioni in
quell’insieme di elementi che possiamo definire con termini diversi (configurazione,
agenda nascosta o insieme strutturale): un insieme che, pur essendo formato da
legami, pratiche, immagini e credenze largamente condivise, acquisisce una coerenza
ed un senso unicamente nelle sue concretizzazioni singolari in quanto esperienza
vissuta.

2 – Il percorso di Bertrand : l’Alvernia, la Francia, il mondo dei rigattieri


e la mobilità sociale

Le immagini presenti nella monografia di Alexis evocano larghe temporalità, diversi


avvenimenti storici e spazi sociali relativamente vasti e differenziati. Quelle registrate,
nello stesso anno e nella stessa città, da F. Gautier sulla base del racconto di Bertrand
18
Frédéric Le Play, O. E. – n. 33, p. 257

12
L., rigattiere alverniate immigrato a Parigi, ci restituiscono invece un universo in cui gli
orizzonti sono solo quelli percepiti direttamente o attraverso le figure dei familiari ed in
cui sono del tutto assenti gli avvenimenti politici ed il resto della società.19
La differenza tra le due monografie è quantificabile. Nella seconda parte, dedicata alla
presentazione delle “fasi principali dell’esistenza” dei membri della famiglia e della
parentela, i ricercatori erano tenuti a ricostruire lo sviluppo temporale dei percorsi,
fondandosi sul racconto dei testimoni. Vi è una differenza molto evidente nel numero e
nella natura degli elementi evocati. Nel caso di Alexis, il solo ricordo del padre e del
nonno evoca grandi avvenimenti storici, battaglie, conflitti locali, e introduce i termini
qualificativi buona reputazione, onore, probità, audacia. Nel caso di Bertrand, invece,
si evoca unicamente la fisionomia globale della famiglia, i genitori e gli otto fratelli e
sorelle, puntando lo sguardo sulla loro povertà, sulla loro mancanza di beni e sulle loro
immagini sul lavoro: quella del primogenito che “ben presto aveva iniziato, nella sua
regione20, il mestiere di spazzacamino”; quella di Bertrand e della sorella, bambini,
mentre pascolano le bestie ; quella della sua partenza, a sei anni, con il padre e il
fratello maggiore “verso il sud della Francia per dedicarsi all’attività di
spazzacamino”.
L’insieme di questa monografia restituisce gli stessi tipi di ricordi, tutti centrati su una
visione molto locale che mette a fuoco i cambiamenti e i movimenti successivi
unicamente attraverso la situazione e i gesti della famiglia nel lavoro quotidiano.
Nient’altro entra a far parte del campo visivo: nessun personaggio esterno, nessun
avvenimento storico, nessun oggetto al di fuori di quelli della casa o del lavoro.
La configurazione di legami, di riferimenti emotivi, di risorse e di simboli nella quale
evolve Bertrand all’inizio del suo percorso è dunque compatta e si iscrive unicamente
nel presente. La sua famiglia è molto più povera di quella di Alexis ma essa non si
confronta che con se stessa. Non ci sono, qui, i sentimenti di caduta e di povertà relative
né il bisogno angosciante di miglioramento e di mobilità sociale che segnano i primi
passi di Alexis. Bertrand e la sua famiglia sembrano vivere radicati nel presente, nella
loro casa e nella loro regione. Il quotidiano, le sue figure e i suoi spazi, cosí come il
territorio sono infatti gli unici elementi i quali costituiscono, saldati da sentimenti
molto forti, l’insieme strutturale di Bertrand. E sono queste figure e questi spazi a
orientare le sue scelte e le sue prospettive.
Questo sentimento estremamente forte del presente e la miopia sociale che
l’accompagna sembrano poter spiegare la relativa facilità con cui Bertrand e la sua
famiglia decidono di muoversi, di cambiare occupazione, di intraprendere, e si
arricchiscono. Poichè, pur nel quadro di un orizzonte fisicamente e socialmente molto
limitato, questa monografia ci presenta un percorso geografico e sociale estremamente

19
Frédéric Le Play, O. E. – n. 34.
20
Traduco con regione il termine “ pays ” utilizzato dal ricercatore leplaysiano, come già nel caso di
Alexis, per definire lo spazio di origine. L’uso di questo termine, che definisce nel francese
contemporaneo uno spazio nazionale, è interessante in sè e rinvia alla presenza di una reale discontinuità
dello spazio francese dell’ottocento.

13
complesso ma sempre sviluppato a partire da una causalità che appare ed è
rappresentata come contestuale. Seguiamolo sia pur brevemente.
Dopo essersi attardato sull’immagine di Bertrand e della sorella maggiore pastorelli al
villaggio d’origine, il racconto improvvisamente si sposta per focalizzarsi sul padre il
quale, “non trovando più sul suolo natale i mezzi per allevare una famiglia che
aumentava rapidamente, decise di emigrare”, con Bertrand e il fratello maggiore.
Inizia cosí un lungo periodo caratterizzato dai movimenti pendolari delle migrazioni
temporanee. Ad ogni primavera, Bertrand e i suoi familiari tornano al villaggio e
“riprendono il lavoro dei campi”. Ad ogni autunno, ripartono, a piedi, portando
nient’altro che “lo spazzolone e la bisaccia”, i loro strumenti di lavoro da
spazzacamini.
L’ottica si sposta quindi dallo spazio del villaggio a quello delle città del sud della
Francia. Ma il campo focale rimane rigidamente lo stesso. Nessuna immagine o
aneddoto ci vengono restituiti su Tulles, Bordeaux, Cahors, Carcassonne, Nîmes,
Montpellier e tutti i posti che Bertrand ricorda di aver girato in lungo e in largo con il
padre ed il fratello durante gli otto lunghi anni di migrazioni stagionali. Di queste
cittadine non ci è data neppure una immagine di un luogo fisico. Nulla.
Non sono assenze anodine. Esse sono indicative di una sfaldatura nelle modalità di
percepire, sperimentare e praticare lo spazio sociale che le monografie leplaysiane
permettono di cogliere. Quello di Bertrand fa parte del gruppo ristretto di percorsi che
rivelano un ventaglio di possibilità estremamente ridotto. I ricordi sono soltanto quelli
che evocano l’incalzante bisogno di accumulare “quanto più denaro possibile grazie al
loro lavoro”. Nell’unico aneddoto riportato, Bertrand racconta che “dopo le lunghe
giornate [di lavoro], egli (e il padre) seguivano i ‘buoni signori’ per le strade e le
piazze fino a quando, per sbarazzarsene, gli gettavano qualche spicciolo”.21
Lo spazio della società francese che Bertrand percepisce e pratica in questi anni è
dunque realmente limitato e si restringe alle risorse misere di una piccolissima
proprietà contadina unite a quelle del mestiere di spazzacamino. Il resto della società è,
per lui, uno spazio indistinto e globalmente popolato da “buoni signori” dei quali egli
percepisce unicamente le silhouettes che si muovono negli spazi pubblici ed a cui tende
la mano per chiedere l’elemosina. Le sue voglie, i suoi progetti e tutte le sue scelte si
iscrivono all’interno del ristretto orizzonte composto dalle risorse conosciute e dalle
opportunità che queste offrono quotidianamente, man mano che il tempo svolge la sua
trama.
Si puó anticipare che Bertrand diventerà uno dei personaggi più agiati tra quelli studiati
dalle monografie leplaysiane. Ma, come vedremo, la sua ascesa non implica
assolutamente un allargamento di questo orizzonte, dei suoi legami e della sua
conoscenza dello spazio sociale. Essa si concretizza attraverso la capacità di sfruttare al
massimo le risorse disponibili, di cogliere le opportunità che offrono ed anche, direi,

21
Frédéric Le Play, O. E. – n. 34, p. 297.

14
per il fatto di limitare e concentrare il proprio sguardo e le proprie strategie all’interno
di questo spazio.
Seguiamo dunque le tappe principali del suo percorso. Le migrazioni annuali verso il
sud durano fino al momento in cui il padre “già vecchio” decide di “rinunciare ai
viaggi”. In questa congiuntura, Bertrand e il fratello concepiscono il “progetto di
recarsi a Parigi”. Pur restando sempre la stessa, l’ottica si sposta ancora. Essa si
focalizza sullo sforzo dei due fratelli che si associano “per intraprendere la pulitura
dei camini” a Parigi e nella sua periferia. Come nel passato, si tratta di un’attività
stagionale che dura da ottobre a marzo. Per il resto del tempo, i due fratelli ritornano al
villaggio dove trovano regolarmente un impiego come pastori o servi agricoli.
E’ nel quadro della loro attività di spazzacamini che essi scoprono una nuova risorsa
disponibile e iniziano un percorso di riconversione professionale. Infatti, nelle case
visitate, essi cominciano a raccogliere “ossa, stracci, ferro vecchio, pellame, ecc. che
rivendono subito dopo a dei rigattieri provvisti di licenza.”22 Quattro anni dopo la loro
prima stagione parigina, i due fratelli diventano rigattieri. Bertrand, che ha solo
diciott’anni, si lancia con estrema energia in questa attività riuscendo a economizzare
in meno di due anni la considerevole somma di due mila franchi.
Malgrado questi inizi promettenti, i fratelli non riescono a stabilizzarsi nel loro
commercio. Il loro primo successo relativo si traduce infatti in uno smacco poichè essi
perdono tutto il loro denaro a causa di acquisti sbagliati di mercanzie. “Senza
scoraggiarsi”, i due fratelli tornano al loro vecchio mestiere. Ma la nuova prospettiva è
ormai aperta e, due anni dopo, possono riprendere l’attività di rigattieri facendosi
ammettere nella lista dei rigattieri ufficiali.
Siamo nel 1823. Bertrand ha appena compiuto ventitre anni. Abbandona il consorzio
con il fratello e decide di stabilirsi definitivamente a Parigi. Da quel momento in poi, il
suo percorso si svolgerà esclusivamente nel quadro della capitale e della sua periferia
ch’egli percorre in lungo e in largo “comprando e rivendendo dappertutto,
approfittando di qualsiasi buona occasione che si fosse presentata, spendendo il meno
possibile ed economizzando, anche se a spese della sua stessa salute.”23 Soprattutto, i
suoi movimenti consisteranno d’ora in poi in un lento ma costante miglioramento della
sua posizione all’interno di questo spazio, marginale relativamente al resto del mondo
sociale e professionale, ma fortemente strutturato al suo interno, con le sue gerarchie e
i suoi canali di successo.
Diverse fasi segnano le tappe della sua ascesa. Innanzitutto un periodo di sette anni nel
corso del quale Bertrand si dedica a un’attività frenetica che lo porta a costituirsi un
“risparmio considerevole”. Il che gli permette di poter considerare il matrimonio con
Madeleine, una giovane ragazza incontrata a Parigi ma sempre all’interno del suo
universo di rigattiere alverniate. Essa è infatti originaria della stessa regione ed
esercita, come lui, l’attività di “rigattiera”.

22
Ibidem, p.297.
23
Ibidem, p.298

15
Il matrimonio segna l’inizio di una seconda fase di accumulazione ma anche di una
profonda ristrutturazione delle attività di Bertrand. Ancora una volta, pur rimanendo
all’interno dello stesso quadro e dello stesso orizzonte, la configurazione di Bertrand si
è modificata e si fonda ora su di una forma di pluriattività familiare che implica la
razionalizzazione e l’integrazione delle attività dei due sposi. Bertrand cerca e
raccoglie i materiali, la moglie, che ha smesso di esercitare direttamente il commercio,
si dedica all’attività di tagliatrice di pellame. Con l’aiuto della sorella venuta ad abitare
con loro, divide i pellami recuperati dal marito, li pulisce, li taglia e li prepara per la
rivendita. Questa attività si sviluppa al punto che Madeleine assume prima una, poi due
e infine “diverse operaie” che l’aiutano, a domicilio. Il che permette alla giovane
coppia di iniziare una nuova fase della loro vita e di diventare, nel 1840, rigattieri con
bottega nel quartiere del Pantheon, una zona nota all’epoca per la presenza
considerevole di rigattieri e straccivendoli.
L’apertura della bottega segna una tappa importante nel percorso di Bertrand. Ció gli
permette infatti di continuare l’espansione del commercio e di migliorare ulteriormente
la propria posizione economica. Nel 1846 i suoi redditi sono tali ch’egli puó prendere
del denaro in prestito par acquistare una casa di cinque piani, non lontano dalla chiesa
di Saint Eustache, in cui la famiglia si trasferisce con tutte le sue attività. Dieci anni
dopo, saldati i suoi debiti, Bertrand acquisirà un’altra proprietà, ad Ivry, nella periferia
sud di Parigi. Questa volta si tratta di una villetta di tre piani di cui egli affitta gli ultimi
due, riservandosi l’uso del giardino e del primo piano per farne il luogo del riposo
domenicale durante la bella stagione.
E’ dunque in questa situazione di oggettivo benessere materiale che F. Gautier, il
ricercatore leplaysiano, visita Bertrand, che ha allora 59 anni, e la sua famiglia. I due
figli, sposati, vivono poco distante: una abita con il marito, venditore di bibite, e i due
figli, nel quartiere della Chapelle; l’altro, commerciante di mobili con bottega, vive con
la moglie e il figlio nel quartiere del Temple.
Proprio perchè proprietario, Bertrand è l’unico personaggio parigino delle monografie
di cui ho potuto, per ora, trovare tracce negli archivi e più precisamente negli gli atti
catastali della casa parigina per il periodo 1862-1913. E’ così possibile confrontare il
resoconto del ricercatore con questi documenti. Il risultato è non solo interessante ma
anche rassicurante perché l’immagine restituita dagli atti è la stessa che si ottiene
basandosi unicamente sulla monografia, confermandone l’affidabilità come fonte.
A questo proposito, vorrei sottolineare due aspetti che mi paiono rilevanti. Il primo è
che abbiamo la misura del livello di esattezza a cui il ricercatore aveva spinto il suo
lavoro. La struttura della casa è descritta da Gautier nel 1861 quasi con le stesse parole
utilizzate nel documento catastale del 1862. Nella sua precisione, egli arriva a
registrare addirittura la forma delle stanze, il numero e la posizione delle finestre,
l’alcova in cui dormiva Marguerite, la cognata di Bertrand, ecc. Il secondo aspetto è
che, attraverso i dati catastali, è possibile seguire oltre il periodo dell’inchiesta, almeno
in parte, il divenire di questa famiglia.

16
Sappiamo così che, nel 1868, a sessantadue anni, Bertrand si ritira dagli affari cedendo
la bottega al figlio Guillaume, con un contratto di affitto di 12 anni per un totale di 6000
franchi. A partire da questa data, Guillaume si trasferisce dunque nell’appartamento
del primo piano fino ad allora occupato dal padre. Bertrand sembra vivere più spesso
nella casa di Ivry che dichiara come sua abitazione principale, pur riservandosi delle
stanze al secondo piano, dove troveremo la moglie, registrata vedova, sui fogli catastali
del 1876. Il nome di Bertrand, vivo al momento della prima stesura catastale, è stato
cancellato ad una data non precisata. Anche Guillaume viene cancellato dal registro
senza che ne conosciamo il destino. Ma è probabilmente morto, poiché sappiamo che
Antoinette, la sorella, eredita i beni della famiglia e fa ristrutturare la casa nel 1889.
Sono cambiamenti importanti. Le camerette sprovviste di acqua e servizi che Bertrand
e Guillaume avevano affittato ad una folla di poveri rigattieri, lasciano il posto a degli
appartamenti più grandi, affittati a commercianti ed artigiani. Sempre da questi dati,
sappiamo infine che Antoinette, rimasta vedova, muore nel 1909 lasciando la casa alla
figlia Amande-Julie e che nel 1913 il comune di Parigi l’acquista per metterla in
demolizione.
Ma, a parte questi aspetti, i dati catastali sembrano importanti soprattutto perché
permettono di confermare la natura della configurazione sociale all’interno della quale
vive ed evolve Bertrand all’apogeo del suo percorso. Fino al momento della
ristrutturazione operata dalla figlia, la casa è costantemente popolata da una miriade di
personaggi appartenenti tutti al mondo della sua attività professionale e delle sue
relazioni dirette: come indicano le professioni registrate a catasto degli inquilini, se si
eccettuano due cappellai e i manovali dei mercati generali che si danno il turno nelle
due camere ammobiliate del secondo e del quarto piano, sono soprattutto i rigattieri
che per più di trent’anni occupano la casa.
Tali aspetti confermano la forte impermeabilità dello spazio sociale e professionale in
cui vive Bertrand. Uno spazio strutturato dalla percezione e dall’utilizzazione di un
numero limitato di risorse molto precise, e con pochissimi punti di contatto con il resto
della società. Al suo interno non intravvediamo nessun legame che faccia da tramite
con altre figure professionali o sociali. L’abbiamo constatato più volte. La società che
appare nell’orizzonte di Bertrand è unicamente quella che compone il suo presente e la
sua nicchia professionale: E nel suo presente e nella sua nicchia professionale non si
scorge null’altro che le risorse specificamente legate alla compravendita di oggetti
usati.
L’immagine che emerge ha un sapore leggermente dickensiano. Attraverso il percorso
di Bertrand, il mondo dei rigattieri, degli straccivendoli e dei lavori di manovalanza
degli alverniati di Parigi, ci appare attraverso i tratti di una micro-società strutturata
intorno a dei valori e a delle risorse precise, con le sue gerarchie interne e con i suoi
possibili percorsi di avanzamento o di fallimento. Come era stato colto chiaramente da
Dickens per i quartieri poveri di Londra, in questi ambienti coesistono diversi universi
sociali separati, ognuno dei quali possiede le proprie forme di stratificazione. Bertrand
non è forse il re della corte dei rigattieri parigini ma è certamente una delle sue figure

17
principali, un riferimento in termini di status morale, professionale ed economico. E’
lui che gestisce i rapporti con gli straccivendoli, i rivenditori ambulanti, i grossisti. E’
lui che dà lavoro agli scaricatori alverniati dei mercati generali nei momenti di crisi.
Quella di Bertrand è dunque una vita riuscita, come sottolinea anche il compilatore
della monografia: questo rigattiere “occupa, fra i suoi compatrioti, un certo rango che
ha acquisito, da un lato, per la sua posizione economica e, dall’altro lato, per la sua
condotta morale e per la sua reputazione di uomo buono”. 24 Ma è anche riuscita
perchè, fin dall’inizio, essa si è iscritta e misurata unicamente dentro l’orizzonte molto
limitato delle figure e delle risorse disponibili nel presente. Ció significa anche che
Bertrand non aspira realmente a modi di vita estranei o anche solo distanti dal suo
insieme strutturale e dal suo valore vitale. D’altronde è lo stesso Gautier, il ricercatore
che lo intervista, a riportare che Bertrand “dichiara di sentirsi perfettamente felice (..)
in questo ambiente”. 25 Ma non riesce evidentemente a cogliere la natura di tale
distanza, ch’egli definisce impotenza, quando scrive che questi rigattieri diventati
proprietari o redditieri “potrebbero a volte entrare a far parte della borghesia, se la
loro mancanza d’istruzione e le loro abitudini parsimoniose non gli impedissero di
ascendere a questo grado”.26
Gautier pensa la società francese come basata su di un’unica gerarchia. Non
diversamente da molti storici e sociologi contemporanei, egli giudica i fallimenti e i
successi in base ad una scala unica di gerarchie sociali e professionali. E, da questo
punto di vista, Bertrand non appare come un uomo che si è pienamente realizzato, né,
d’altronde, i suoi figli. Ma la società non è unidimensionale. Bertrand vive all’interno
di un universo che non si misura né con le figure della borghesia né con quelle degli
artigiani o degli operai qualificati di Parigi. Egli si confronta con le posizioni dominanti
all’interno dello spazio che percepisce e pratica, quelle, per l’appunto, del ricco
rigattiere, stimato dai suoi pari e che basa il proprio benessere sulla capacità di radicarsi
profondamente in questo ambiente e in quello della comunità d’origine. Credo quindi
che se si vuole pensare nei termini di una vita riuscita, occorra farlo soprattutto nel
senso goethiano del termine: riuscita, per la capacità mostrata da un individuo di gestire
i propri limiti e le proprie possibilità giungendo a sviluppare in modo armonico il
proprio insieme strutturale.
Torniamo alle domande da cui siamo partiti. Cogliere la natura di un percorso, con le
sue continuità e le sue rotture, le sue crisi e le sue conquiste, significa anche ricostruire
la configurazione di elementi che ne costituiscono la coerenza particolare. Nel caso
specifico di Bertrand questo è molto chiaro. Cosí, ad esempio, l’estrema povertà in cui
si è trovato con la sua famiglia nel corso di tutta la sua infanzia non ci appare mai
definibile nei termini di miseria. Anche la mendicità, praticata con il padre e il fratello,
lungi dall’essere drammatica, è percepita e utilizzata come una vera attività secondaria,
che fa parte a tutti gli effetti delle risorse attivabili nel quadro della sua attività
24
Ibidem, p.298
25
Ibidem, p.289
26
Ibidem, p.288

18
principale di spazzacamino. Una tale percezione sarebbe stata impossibile all’interno
della configurazione in cui abbiamo visto evolvere Alexis. Nel suo caso, la mendicità
sarebbe stata vissuta come l’ultimo atto di un declino familiare iniziato con la
rivoluzione. Non essendo collegata ad alcun’altra attività o risorsa, e venendo valutata
dentro a una gamma di riferimenti temporali e sociali estremamente ampia, essa non
avrebbe potuto implicare che una condizione di totale miseria.
Il confronto tra questi due percorsi conferma dunque la natura nello stesso tempo
individuale e sociale di queste configurazioni. Da un lato, è evidente che esse sono
totalmente strutturate e definite nei loro contenuti dall’insieme delle esperienze e dalle
pratiche concrete degli individui che le incarnano. Lo si è sottolineato a più riprese.
Una risorsa, un fatto storico, un discorso, un legame, un salario, o anche un
avvenimento demografico… non hanno, in sè, alcun significato. Lo assumono
unicamente nell’orizzonte concreto e preciso nel quale si inquadrano attraverso
l’esperienza individuale. D’altro lato è attrettanto evidente che tali configurazioni si
formano e si mantengono anche perchè esse articolano dei grappoli di esperienze e di
pratiche sociali analoghe, o per lo meno convergenti, quanto alle loro modalità di
utilizzare e/o di accaparrare certe risorse piuttosto che altre, di sollecitare certi tipi di
relazioni piuttosto che altri, di immaginare e di costruire delle gerarchie sociali, di
concepire, fabbricare e applicare delle cosmografie sociali.
Ancora una volta ritorniamo dunque all’intuizione diltheyana che rifiuta il senso
comune che pensa la società e gli individui come due entità separate. E ritorniamo così
anche all’immagine della storia come un organismo vivente e in movimento perpetuo,
che si costruisce nel presente e attraverso la riattualizzazione dei suoi passati. Ma se
una tale immagine è intuitivamente chiara, è forse necessario esplicitarne meglio i
contenuti e in particolare per quanto riguarda da un lato il problema della risonanza tra
configurazioni individuali e configurazioni storiche, e, dall’altro lato, quello
dell’organicità del processo storico, della sua estrema motilità, della continua
riattualizzazione dei quadri di queste configurazioni, ai diversi livelli in cui esse si
iscrivono. Cerchero’ di farlo attraverso l’analisi dei percorsi di due altri migranti che
convergono entrambi nello spazio delle attività artigianali del legno a Parigi. Si tratta di
casi interessanti poiché permettono di far emergere delle forme di coerenza ancora
diverse da quelle appena osservate, essendo basate maggiormente sull’esperienza
professionale e su una gamma di elementi in cui dominano i legami orizzontali. Ma
soprattutto, sviluppandosi a trent’anni di distanza attraverso gli stessi ambienti fisici e
professionali, questi percorsi mettono in luce molto chiaramente i meccanismi specifici
che connettono il locale e il globale, l’individuo e la storia. Come le configurazioni
individuali, gli spazi professionali e sociali evocati attraverso le esperienze di questi
personaggi evolvono nel segno della continuità e della differenza. Della continuità a
causa dell’estrema viscosità che il numero di elementi interagenti induce in ogni forma
e coerenza sociale. Della differenza per la estrema sensibilità che queste stesse forme
mostrano a ogni singolo mutamento introdotto in una qualsiasi delle loro parti, sia essa
periferica o centrale.

19
3 – Due percorsi attraverso gli spazi e le temporalità storiche

Il primo dei due percorsi che intendo evocare è quello di Jean M., un carpentiere
parigino intervistato nel 1856 dallo stesso Fréderic Le Play in collaborazione con A.
Focillon.27 E’ un percorso segnato da numerose rotture che generano cambiamenti
importanti e un effetto di accelerazione progressiva negli avvenimenti quotidiani.
Jean nasce a Troyes nel 1815 in una famiglia in cui domina la professione di
carpentiere: il padre, il nonno e due zii del ramo paterno sono carpentieri, e due fratelli
lo diventeranno. Questa attività costituisce senza dubbio l’elemento centrale che marca
la configurazione di immagini, di pratiche e di relazioni in cui la famiglia si iscrive. Ed
essa sembra imporsi in termini talmente forti da mettere in ombra qualsiasi altro
aspetto dell’ambiente familiare di Jean bambino. Nulla infatti ci viene detto della vita e
della fisionomia sociale degli altri familgliari. Possiamo solo supporre che, pur
possedendo delle forti radici professionali, la sua famiglia non si trovi in una situazione
economicamente florida: sappiamo infatti che, nel 1825 e poco dopo la morte della
moglie, il padre emigra a Parigi con Jean “in cerca di fortuna”. Un tentativo fallito
visto che padre e figlio, dopo due anni, sono costretti a ritornare al paese.
Questi avvenimenti si costituiscono come un nodo che segna la prima grande rottura
nel percorso di Jean (cf. fig. 2). La morte della madre, che lo induce ad abbandonare
per la prima volta la sua città natale e il suo ambiente d’origine, coincide con l’inizio
del suo percorso professionale Ma essa si accompagna anche ad un insieme di
esperienze indubbiamente forti: la migrazione verso la grande città, il fallimento dei
progetti implicati in questa scelta, il ritorno al villaggio, e l’inizio di un apprendistato
operato sotto il controllo del padre.
L’apprendistato di Jean risulterà straordinariamente lungo. Dopo aver lavorato un anno
“agli ordini” del genitore, egli si impiega con un mastro carpentiere di Troyes presso il
quale resterà per sette lunghi anni senza nessun aumento di salario.
E’ difficile cogliere la natura dell’esperienza e dei progetti di vita di Jean durante
questo periodo che sembra constituire un momento di ripiegamento. E’ certo
comunque che esso si chiude con una nuova rottura: il giovane apprendista “tira il
numero” che lo esenterà dal servizio militare, permettendogli così di intraprendere un
percorso d’iniziazione i cui contenuti richiamano paradossalmente quelli vissuti dai
giovani arruolati. Nel 1836 egli lascia Troyes per Parigi dove conta di continuare
l’apprendistato e dove incontra i Compagnons du Devoir che l’accettano come
aspirante compagnon. E’ dunque in questa veste e attraverso le reti di questa

27
Frédéric Le Play, O.M. – n.1.

20
1814 1815 1818 1821 1824 1825 1826 1827 1828 1829 1830 1831 1832 1833 1834 1835 1836 1837 1838 1839 1840 1841 1842 1843 1844 1845 1846 1847 1848 1849 1850 1851 1852 1853 1854 1855 1856

la madre, ammalata,
a R. a Paris viene ad abitare con
"obbligata a rinunciare "non potette più
(Mosa) a vendere ai mercati a sopportare il lavoro di
Marie e suo marito fino causa della salute"
Nascita a al 1851,," lucidatrice"
L. in
Mosella
operaia sarta venditrice Morte
venditrice sarta a
domestica dela lucidatrice
mercati mercati madre domicilio

Marie R. 1814 1815 1818 1821 1824 1825 1826 1827 1828 1829 1830 1831 1832 1833 1834 1835 1836 1837 1838 1839 1840 1841 1842 1843 1844 1845 1846 1847 1848 1849 1850 1851 1852 1853 1854 1855 1856
0 1 4 7 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42

nascita
nascita ??
matrimonio
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Morte nascita nascita
Nascita a
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Troyes della nascita Morte Morte
madre Joseph Marie
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Morte
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Jean M.
1815 1818 1821 1824 1825 1826 1827 1828 1829 1830 1831 1832 1833 1834 1835 1836 1837 1838 1839 1840 1841 1842 1843 1844 1845 1846 1847 1848 1849 1850 1851 1852 1853 1854 1855 1856
0 3 6 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41

manovale
apprendista apprendista compag agli atéliers
avv. démogr. carpentiere compagnon non nationali capo capo
"proccedette al
carpentiere carpentiere
venditore di
cambio e giornali
attività prof. inizio all'istallazione della
Giro di carpentiere
Madre dei venditore
Francia compagnons" ambulante di senza lavoro
altre attività
verdura

a a a
a a
luoghi Troyes Paris Auxerre Paris
Paris

"lotta sanguinosa con dei


legami con il padre compagnons rivali"
"esentato dal
servizio vers
"segui i'l padre militare" Lyon
da un mastro
in cerca di carpentiere
fortuna"
"scontri violenti con i
Compagnons de Liberté"

1814 1815 1818 1821 1824 1825 1826 1827 1828 1829 1830 1831 1832 1833 1834 1835 1836 1837 1838 1839 1840 1841 1842 1843 1844 1845 1846 1847 1848 1849 1850 1851 1852 1853 1854 1855 1856

Figure n. 5 - Chéminement de Jean M., charpentier de Paris, observé en 1856


n potette più
tare il lavoro di

capo
carpentiere

Figure n. 5 - Chéminement de Jean M., charpentier de Paris, observé en 1856


corporazione che Jean inizia, nel 1838, il suo Tour de France.28 La prima tappa è
Auxerre, dove egli lavora per un anno e dove viene eletto compagnon. Dopo l’elezione
il suo statuto e il suo salario cambiano. Jean inizia a dirigere dei lavori ma, protagonista
di violente risse con i Compagnons de la Liberté, una corporazione concorrente di
artigiani del legno, deve lasciare la città. Si dirige a Lione, ma è “ attaccato sulla strada
da membri appartenenti a delle società rivali : dopo una lotta sanguinosa, fu costretto
a cambiare la sua meta per sfuggire alle ricerche delle autorità”.
Dopo i sette anni del sonnolento apprendistato a Troyes, Jean vive dunque cinque anni
molto intensi scanditi da numerosi riti di passaggio. Innanzitutto quello della rottura
con la famiglia di origine, nel momento in cui decide di partire per Parigi. Poi quelli
delle corporazioni e del Tour de France, che implicano rituali complessi, basati su
gesti, rapporti e simboli estremamente gerarchizzati ed anche violenti. Infine, quelli del
rapporto con la violenza di gruppo, attraverso gli scontri sanguinosi con gli altri
compagnons in cui Jean sembra avere un ruolo centrale.
Nel corso di questi anni e attraverso queste esperienze forti e ritualizzate sembrano
sedimentarsi gli elementi più importanti che compongono l’insieme strutturale e il
valore vitale di Jean. Nel corso del Tour, egli segue infatti tutta la ritualità prevista dalle
corporazioni, integrandola nei suoi contenuti e rimodellando attraverso questo
linguaggio la configurazione di riferimenti professionali e sociali ereditata dalla
famiglia.
Ancora una volta, possiamo dunque notare la doppia dimensione della continuità e
della diversificazione continue che caratterizza, come i processi di evoluzione storica
così i percorsi biografici. Jean è un carpentiere come lo sono stati il padre, gli zii e il
nonno. Una gran parte delle sue immagini, delle sue conoscenze e dei suoi progetti
sono dunque segnati dai discorsi e dalle pratiche di queste figure, cosí come dai
sentimenti e dalle emozioni che il ricordo di tutti questi elementi convogliano. Nello
stesso tempo, attraverso le sue nuove esperienze di vita, queste stesse immagini, queste
conoscenze e questi progetti si riattualizzano e si riplasmano aprendo delle nuove
connessioni e trovando dei nuovi contenuti. Se l’esperienza di cui è portatore questo
giovane carpentiere dello Champagne contribuisce a orientarlo verso il mondo dei
mastri artigiani di Parigi, essa si ridefinisce anche nel rapporto con i suoi nuovi legami
fino ad esserne radicalmente trasformata.
Come per Alexis e Bertrand, la configurazione in cui si iscrive Jean, pur
riproducendosi, si trasforma attraverso ogni nuova esperienza vissuta. Ma, nello
stesso tempo, essa investe e trasforma anche, con la sua impronta particolare, gli spazi
e gli ambienti che incontra. Poiché, nel determinare le modalità specifiche con cui Jean
riproduce i riti delle corporazioni, o ancora il grado non indifferente di violenza che

28
Il Tour de France era una delle forme di apprendistato e di integrazione semi rituale delle corporazioni
artigiane. Un giovane aspirante “ compagnon ” imparava il mestiere e le regole della corporazione nel
corso di un viaggio di studio e di lavoro che si svolgeva attraverso tutta la Francia e le diverse sedi sociali
del gruppo.

21
segna i suoi scontri con i compagnons rivali, pesano anche la visione del mondo e le
domande indotte dalla sua esperienza.
E’ attraverso tali meccanismi che è possibile leggere una perfetta solidarietà tra
individuo e ambiente, tra evoluzioni individuali ed evoluzioni sociali. Negli anni 1830,
momento in cui penetrano nel ventaglio di pratiche delle corporazioni anche i linguaggi
e i simboli dei conflitti tra gruppi rivali29, Jean è naturalmente spinto a incarnare una
delle posizioni più estreme contribuendo cosí direttamente a rafforzare tali contenuti a
discapito di altri, che pure erano presenti come possibilità30.
Tali pratiche hanno dunque realmente contribuito a chiudere uno dei possibili della
storia francese. Ma, nel quadro della configurazione di Jean, lungi dall’essere percepite
come negative, esse saldano e rafforzano le sue capacità professionali fondando quindi,
realmente e in maniera positiva, la sua identità sociale. E’ anche a partire da queste
esperienze che Jean si identifica con il suo gruppo di compagnons, con un modo di
gestire i rapporti professionali, con un discorso e delle pratiche specifiche. Dal
momento del suo ritorno forzato a Parigi, Jean è dunque “il” compagnon. Egli vive per
la corporazione la quale, a sua volta, non esita a confermarlo nel suo ruolo e nel suo
status di membro pienamente attivo, trovandogli subito un buon lavoro. Solamente un
anno dopo il suo arrivo gli si fa quindi “l’onore di essere designato per procedere, con
due altri commissari, alla sostituzione e all’insediamento della Madre dei
Compagnons Charpentiers.”31
Ormai pienamente stabile in questa configurazione, Jean si sposa nel 1843. La
corporazione non accetta compagnons sposati ed egli deve lasciarla. Tuttavia ciò non
sembra minare la sua posizione. L’esclusione è soprattutto formale. Jean mantiene la
totalità dei suoi contatti, continuando a vivere e a lavorare in, e per, questo ambiente.
Di fatto il matrimonio sembra soprattutto consolidare la sua posizione sociale
rafforzandone l’immagine di stabilità e lo status in questa fase del percorso di vita.
Marie, sua moglie, ha conosciuto un’infanzia difficile. Nata nella Meurthe nel 1814,
figlia di un fabbro ferraio “bravo operaio ma tendente all’alcolismo”, essa, come i suoi
quattro fratelli e sorelle, ha dovuto imparare fin da giovane a lavorare adattandosi alle
circostanze e a gestire tutta da sola le sue economie. Ció che essa continuerà a fare nel
nuovo focolare domestico. Marie era stata operaia cucitrice e serva. Dopo il
matrimonio, troverà un lavoro da venditrice ai Mercati generali di Parigi.
Come per ognuna di queste monografie, sarebbe necessaria un’analisi più approfondita
della specificità dei vari percorsi. Ma qui è utile soffermarsi su quegli avvenimenti,
successivi al matrimonio, che permettono di valutare con più chiarezza la natura delle

29
Sulla crescente conflittualità tra gruppi di corporazioni nel corso della monarchia di Luglio, cf. E.
Coornaert, Les compagnonnages, Paris, 1966. Per una rievocazione diretta di questi conflitti, cf. il
racconto di Agricole Perdiguier nel suo Mémoires d’un compagnon, Maspero, Paris, 1982 (l’edizione
originale è del 1854-1855, Ginevra).
30
Si pensi ad esempio ai discorsi e alle pratiche sainsimoniste, messe in minoranza, proprio nel corso di
quegli anni anche da posizioni e da pratiche come quelle espresse da Jean.
31
Frédéric Le Play, O.M. – n.1, p.42.

22
coerenze sociali nelle quali si radicano, nella Parigi della metà dell’ottocento, le
esperienze di molti artigiani del legno.
La stabilità della nuova configurazione di Jean dura solo qualche anno. A partire dal
1844, con la nascita dei primi figli, la famiglia si carica di un peso supplementare.
All’inizio si tratta soprattutto di un peso fisico per Marie, descritta come una donna di
salute cagionevole e che in quattro anni si sgrava di tre figli di cui solo il primo rimane
in vita. Ma questo peso diventa economicamente gravoso quando, nel 1848, la madre di
Marie, gravemente ammalata, viene ad abitare con la coppia (fino alla morte, nel
1858). Diventa infine insopportabile, quando Jean perde il lavoro.
Ancora una volta siamo portati a osservare l’estrema precarietà dell’equilibrio di una
configurazione individuale e la sua forte sensibilità alle variazioni dei carichi imposti
dai membri della famiglia nei diversi momenti del ciclo di vita. Come già per Alexis, la
nascita dei figli o una serie di parti sfortunati contribuiscono a scombussolare
fortemente l’economia familiare. Soprattutto, è interessante il comportamento di Jean
quando perde il lavoro. A differenza di Alexis che, come si ricorderà, aveva potuto
mobilitare i suoi legami verticali nella crisi del 1848, Jean non è in grado di attivare
risorse o legami che gli permettano di far fronte efficacemente alla difficile
congiuntura. Lo vediamo quindi occuparsi negli Ateliers Nationaux creati dal governo
provvisorio subito dopo i moti di febbraio. Quindi, dopo la loro chiusura, lo osserviamo
trasformarsi in venditore ambulante (prima di giornali, poi di frutta e verdura)
utilizzando i legami e le reti professionali della moglie. E’ infatti Marie che aiuta
realmente la famiglia e sembra salvarla dal naufragio economico in questa crisi in cui
andranno in fumo tutti i loro risparmi poichè essa raddoppia gli sforzi cercando di
mettersi in proprio ai Mercati generali. E tutto ció in un periodo di ripetute gravidanze e
gestendo dei bambini in tenera età.
Come rilevano Le Play e Faucillon, “la vita di corporazione ha contribuito a formare
(in Jean) un’alta opinione della propria posizione32” ed egli non sembra percepire
come possibile nessuna attività al di fuori del proprio mestiere. Se si adatta a cogliere le
opportunità create dai legami della moglie, lo fa dunque “non senza una profonda
umiliazione” 33 e unicamente perchè la percepisce fisicamente e relazionalmente
lontana dall’ambiente degli artigiani del legno. Fortemente strutturata dagli elementi
più forti dell’esperienza delle corporazioni, la configurazione in cui si iscrive Jean
fornisce dunque delle risorse (relazionali, simboliche e professionali) numerose ma che
si rivelano anche molto rigide. Per Alexis e per Bertrand, le loro configurazioni
implicavano entrambe, anche se ciascuna in forme completamente diverse, l’accesso a
risorse professionali più diversificate. Nelle forme di una zona in cui si densificano
risorse marginali e regionali, per Bertrand ; in quelle di legami verticali che si allargano
nello spazio e nel tempo di gran parte della società francese, per Alexis. Nel caso di
Jean, la configurazione si basa invece sulle sole risorse professionali raggiungibili
attraverso i legami orizzontali di mestiere.
32
Ibidem, p.42.
33
Ibidem, p.42.

23
Ancora una volta, un percorso individuale ci rinvia a una maniera particolare di
connettere, attraverso l’esperienza vissuta, risorse, relazioni, immagini, discorsi e
rappresentazioni della società più ampia. E ancora una volta, queste forme sincretiche
ci appaiono come reali e possibili in quanto parte di zone più vaste popolate da altre
figure le cui esperienze sono in assonanza o si integrano comunque con quelle che
abbiamo osservato. Altre persone per le quali ha un significato pensare la società come
caratterizzata dall’appartenenza regionale. Altre invece per le quali ha un significato
soprattutto pensarla come gerarchizzata, divisa in classi, ma con legami diretti di
scambio. Altre, infine, per le quali ha un significato pensare e praticare il mestiere non
solo come risorsa economica ma anche e soprattutto come luogo di costruzione di
identità sociale.
La zona in cui si articolano le esperienze delle corporazioni artigiane costituisce senza
dubbio una parte caratterizzante della società francese dell’ottocento. La storia di Paul
Antoine, un altro carpentiere nato nel 1847 in un villaggio dell’Indre e che si muove
dunque in questi stessi spazi a più di vent’anni di distanza, ci permetterà non solo di
coglierne la rilevanza ma anche di osservarne l’evoluzione nel corso del tempo in
rapporto alle esperienze degli individui che vi passano attraverso34.
Paul Antoine nasce in una famiglia di braccianti che lavorano sulle terre di una famiglia
dell’alta nobiltà francese. Numerose immagini forti dominano il racconto che il
ricercatore, Pierre du Maroussem, ricostruisce a partire dai suoi ricordi di infanzia.
Innanzitutto quella dell’enorme contrasto esistente tra la condizione della sua famiglia
e quella dei proprietari, visto come il fondamento del “vivo sentimento di
disuguaglianza sociale” che agita lo spirito di Antoine. Poi quella di una vita che si
svolge a ritmi binari tra l’estate e l’inverno, tra il pascolo del bestiame e la frequenza
delle scuole elementari, tra le praterie e i banchi di scuola. Infine, quella della madre,
rimasta vedova, che cerca di “far fronte, con il suo magro reddito di lavandaia, ai
bisogni di una figlia e del giovane figlio”.
Ecco ciò che ci appare del bagaglio di conoscenze, legami, risorse e sentimenti di
questo giovane provinciale nel momento in cui lascia i familiari per iniziare il suo Tour
de France: un paesaggio conosciuto, dei contrasti stridenti tra la ricchezza degli uni e il
bisogno degli altri, tra modi di vita arroganti ed estranei e la sofferenza conosciuta
dall’interno di due esseri cari; e, forse, qualche libro. Ma quasi nessuna pratica del
mestiere. Poichè, a differenza di Jean, Paul Antoine non ha un radicamento familiare
nel mondo dei mestieri del legno. Vi ci approda tardi, a diciassette anni, dopo aver fatto
per qualche tempo il garzone carrettiere e dopo un breve apprendistato di un anno
presso un carpentiere del villaggio. Il valore vitale che orienta i suoi passi e i suoi
progetti di vita nel momento della sua partenza non è quindi tanto fondato su un
progetto di consolidamento di un’appartenenza professionale, come per Jean, quanto
sulla gamma di sentimenti, forti e contrastanti, sviluppati a partire della sua esperienza
particolare dello spazio sociale.

34
Frédéric Le Play, O.M. – n.70.

24
Iniziando il suo Tour de France, Paul Antoine si attende dunque dalla corporazione
non soltanto il perfezionamento del suo apprendistato ma anche l’accesso a una pratica
di vita differente da quella conosciuta al villaggio, fondata sul rispetto dell’altro e
sull’uguaglianza. Ma si imbatte in un ambiente che è ancora, per molti aspetti, lo stesso
incontrato da Jean vent’anni prima.
Alla prima tappa, a Blois, Paul Antoine entra in contatto con i Compagnons du Devoir
e, come Jean, si trova confrontato con le pratiche e i rituali complessi del gruppo. Ma la
sua percezione, restituita dal ricercatore, è ben diversa da quella di Jean. Egli giudica i
suoi nuovi compagni come dei personaggi totalmente rinchiusi su se stessi, inquadrati
in una rigida gerarchia e incapaci di gestire rapporti esenti da violenza. Gerarchia,
particolarismo, gelosia, coercizione, tradimento sono le parole sgranate lungo il
racconto che egli fa delle sue prime esperienze. Soprattutto della violenza. Degli altri
gruppi, ma anche dei suoi compagni, se e quando egli cerca di allontanarsi dai
comportamenti previsti. Centrale, a questo riguardo, è l’aneddoto dell’imboscata che i
membri della sua società gli tendono quando scoprono ch’egli ha il coraggio di seguire
dei corsi di disegno tecnico presso un’altra corporazione.
L’odio per la violenza e per l’arroganza e tutti i sentimenti maturati al villaggio si
riproducono nella nuova situazione. Ciononostante Paul Antoine non abbandona la
corporazione, che gli è indispensabile non soltanto per trovare un lavoro ma soprattutto
per imparare bene il mestiere. Sviluppa quindi un’attitudine che, all’inizio, è di
partecipazione disincantata ma che diventa via via critica, mordente, e profondamente
antiautoritaria. Quando puó fa pagare ai compagni quelle che gli sembrano delle regole
non giustificate. E questo fino alla dissoluzione del suo rapporto con loro, momento
forte di questo percorso e in cui si esprimono, nello stesso tempo, il suo odio verso il
gruppo, la sua derisione dei capi e della loro tronfia arroganza ma anche,
paradossalmente, il bisogno di farsi riconoscere, da queste stesse persone, le sue
capacità professionali.
I fatti sono interessanti per la natura dei sentimenti che mostrano. Siamo nel 1871. Paul
Antoine è a Parigi dove è giunto alla fine di un Tour de France che ha dovuto
interrompere a causa della guerra (a cui partecipa) e della Comune (che non vive se non
nelle sue ultime ore). Decide quindi di terminare il suo apprendistato con i
Compagnons de la Liberté, dato che la loro sede non è lontana dalla sua abitazione.
Segue i corsi fino al momento in cui avrebbe dovuto essere nominato compagnon. Ma
a questo punto, invece di rispettare il rito, si presenta con un gruppo di amici alla sua
vecchia corporazione dei Compagnons du Devoir, come se fosse appena giunto in città
dopo aver terminato l’apprendistato in provincia. Chiede quindi di essere nominato
compagnon e passa, con i suoi amici, attraverso tutte le prove previste. Viene quindi
eletto. Ma, dopo aver largamente approfittato del lauto banchetto offerto in suo onore e
poco prima di pagare la quota prevista per la nomina, se ne va con i suoi amici
abbandonando definitivamente la corporazione. Il bisogno di riconoscimento da parte
di artigiani che egli rispetta per le loro capacità professionali si mescola dunque, in
questo aneddoto, con la mancanza totale di rispetto delle gerarchie e delle regole che

25
1847 1850 1853 1856 1857 1858 1859 1860 1861 1862 1863 1864 1865 1866 1867 1868 1869 1870 1871 1872 1873 1874 1875 1876 1877 1878 1879 1880 1881 1882 1883 1884 1885 1886 1887 1888 1889

"laa moglie di questo nemico del padronato si onora di non


aver mai avuto più di tre padroni"

Nascita a
V. in a Bordeaux a Paris
Dordogne
portiera in
un'istituzione di
domestica giovani fanciulle
cuciniera

1849 1853 1856 1857 1858 1859 1860 1861 1862 1863 1864 1865 1866 1867 1868 1869 1870 1871 1872 1873 1874 1875 1876 1877 1878 1879 1880 1881 1882 1883 1884 1885 1886 1887 1888 1889
Marie D.
0 4 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40

matrimonio
Nascita a Morte del
C. (Indre) padre
nascita e nascita nascita nascita
morte di Marie Marthe Madeleine
??
Paul
Antoine 1847 1850 1853 1856 1857 1858 1859 1860 1861 1862 1863 1864 1865 1866 1867 1868 1869 1870 1871 1872 1873 1874 1875 1876 1877 1878 1879 1880 1881 1882 1883 1884 1885 1886 1887 1888 1889
0 3 6 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42

pastore e apprendista aspirante carpentiere


zappatore intagliatore di carpentiere
avv. demografici carpentiere compagnon del genio indipendente
scale senza lavoro

attività prof..
inizio
Giro di al fronte sciopero sciopero
altre attività
Francia

luoghi
ad Angers a
a Blois
Paris
legami
" il suo atteggiamento nelle "le sue grandi capacità di uomo di
riunioni è segnalato al sindacato mestiere facendo dimenticare la
"presso un attaccato da dei lascia le padronale. E' messo all'indice" sua campagna contro il padronato,
carpentiere del compagnons avversari corporazioni è assunto come semplice
vicinato" compagnon"

années 1847 1850 1853 1856 1857 1858 1859 1860 1861 1862 1863 1864 1865 1866 1867 1868 1869 1870 1871 1872 1873 1874 1875 1876 1877 1878 1879 1880 1881 1882 1883 1884 1885 1886 1887 1888 1889

Figure n.7 - Chéminement de Paul-Antoine H., charpentier indépendant, observé en 1889.


hanno completamente perso, ai suoi occhi e a quelli dei suoi compagni d’avventura, il
loro significato.
Questa specie di charivari costerà piuttosto caro a Paul Antoine, che sarà costretto a
battersi con i Compagnons de la Liberté e sarà segnato a vita dai Compagnons du
Devoir35. Ma costituisce anche un vero rito di passaggio attraverso il quale la vecchia
configurazione di un giovane compagnon insoddisfatto ed irrispettoso si muta in quella
di uno dei carpentieri indipendenti che popolano, sempre più numerosi, il mondo
dell’artigianato del legno parigino.
Lo sguardo acuto di du Maroussem rileva questa trasformazione. Egli nota che se “la
prima parte della vita dell’operaio è stata impiegata a combattere il compagnonnage
(…) la seconda sarà tutta consacrata alla lotta contro il padronato”. Ed
effettivamente la natura della nuova configurazione nella quale si iscrive la vita di Paul
Antoine è segnata da una serie di riferimenti all’ideologia socialista che permettono di
riattualizzare in una nuova forma di coerenza i legami, i riferimenti emotivi, le risorse,
i simboli ecc., insomma tutti gli elementi che formano il suo insieme strutturale.
Il percorso di apprendistato di Paul Antoine è quasi identico a quello di Jean di
vent’anni prima. Fino al punto che, se li confrontiamo (cf. le figure 2 e 3), possiamo
osservare la presenza della stessa serie di avvenimenti. Ma questi si iscrivono nei
quadri di configurazioni storiche profondamente diverse. Nel 1836, quando Jean inizia
il suo Tour, il linguaggio e le pratiche delle corporazioni, comprese quelle della
violenza, si articolano con una serie di riferimenti e di pratiche sociali che sono, nella
loro stragrande maggioranza, tutte interne alla professione o, almeno, all’universo
artigiano. In questo quadro, la gamma di griglie disponibili per leggere e interpretare la
violenza sembra disporsi tra l’immagine della glorificazione, che tende a percepirvi
soprattutto il carattere rituale di formazione identitaria, e quella che la vede piuttosto
come il prezzo da pagare per entrare a far parte di un gruppo. I numerosi apprendisti e
compagnons che si ribellano a queste pratiche ne facevano soprattutto una tale
lettura36. Ma erano pochi coloro i quali si permettevano di pensare la violenza di queste
pratiche come inammissibili e che giungevano fino a farsi marginalizzare dalle
corporazioni.
Nel 1865 gli stessi discorsi e le stesse pratiche si radicano su una gamma di riferimenti
sociali più larghi e più contraddittori che non solo rendono più facile l’affermarsi di
posizioni di rottura ma che mutano anche la natura stessa della coerenza d’insieme che
anima questi spazi. Nello stesso tempo, il linguaggio dei numerosi gruppi socialisti che
si diffonde progressivamente negli ateliers parigini, fin dalla fine della Monarchia di
Luglio, fornisce senza dubbio un quadro di espressione per le immagini di cui sono
portatori i compagnons della seconda metà del secolo favorendo anche lo sviluppo di
ruoli, di pratiche e addirittura di strutture professionali alternative. Le forme ed i riti di
apprendistato e di lavoro non sono sostanzialmente cambiate tra le esperienze di Jean e
35
“ I Compagnons du Devoir non dissero nulla, ma maturarono un odio sordo che verrà alla luce più
tardi, all’epoca degli scioperi”, in Ibidem, p.339.
36
E’ il caso di Agricole Perdiguier Mémoires.., cit.

26
di Paul Antoine. Ma gli stessi gesti e le stesse pratiche si sono riprodotte in una
configurazione che ha modificato profondamente i suoi contenuti. I dati sono
conseguenti: nell’inchiesta del 1856 Le Play e Faucillon stimano la presenza di 400
artigiani indipendenti su 3000 carpentieri presenti in città, cioè il 13 % del totale. Nel
1889, du Maroussem valuta una presenza di 1500 indipendenti su di un gruppo stimato
a poco più di 3500 persone, cioè il 43 %.
Paul Antoine fa parte di questi. Nelle diverse configurazioni che strutturano lo spazio
artigiano esterno alle corporazioni confluiscono dunque anche i sentimenti, le
immagini e le domande decantatesi nel corso delle esperienze che segnano il suo
percorso e che formano il suo insieme strutturale. Ma esse si riattualizzano grazie
anche alle ultime esperienze sociali e professionali e alle ultime e diverse relazioni
causali che gli permettono di stabilire.
Questa forza strutturante dell’esperienza sociale che si riattualizza e che trasforma i
sistemi di coerenza individuali e di gruppo mi sembra un elemento centrale per la
comprensione delle dinamiche storiche. Essa ci permette non solo di cogliere
l’evoluzione costante di ogni configurazione e di ogni pratica sociale. Ma anche di
spiegare i cambiamenti, spesso drammatici, di prospettiva, che possiamo osservare in
alcuni momenti, dell’evoluzione di una vita come di un gruppo o di una società. Come
scriveva Wilhelm Humboldt nel suo saggio fondativo del 1812, “esiste un momento di
procreazione morale, nel quale l’individuo (nazione o singola persona) diventa quello
che deve essere, non per gradi, ma improvvisamente e d’un colpo solo.”37
Nel vivo dell’esperienza sociale appaiono nuove connessioni possibili (logiche ma
spesso anche materiali). Spesso esse non fanno che aggiungersi, inserendosi in un
modo o nell’altro, alla serie di connessioni, di immagini e di rappresentazioni già
esistenti. Ma, a volte, esse permettono di riorganizzare in una nuova forma, che può
apparire migliore o più coerente, gli elementi presenti all’interno di una vecchia
configurazione, di un insieme strutturale. Una tale riconfigurazione, che si concretizzi
nell’immediato o in un lasso di tempo più lungo, puó comunque diventare globale e
aprire prospettive d’azione drasticamente nuove per la persona, il gruppo o la società
che passano attraverso questa esperienza.
Nel caso di Paul Antoine è difficile capire esattamente i ritmi della riconfigurazione del
suo insieme strutturale. Se essa si è concretizzata progressivamente attraverso la
maturazione e la revisione costante delle immagini di cui egli era portatore fin dalla
prima infanzia. O se si è concretizzata improvvisamente, sulla base di esperienze
nuove, forti e fondatrici. Certo è che la sua maniera di osservare lo spazio
professionale e relazionale parigino, di interpretarlo, di individuarvi delle risorse e di
costruirvi i suoi progetti, sembra realmente segnata da una riconfigurazione globale
all’interno della quale acquiesta un ruolo centrale l’ideologia socialista.

37
Mia traduzione dal testo francese: G. de Humboldt, La tache de l’historien, Presses Universitaires de
Lille, Lille, 1985, p49.

27
L’inchiesta particolarmente precisa di du Maroussem ci fornisce numerosi indizi del
peso e della coerenza della nuova configurazione. Innanzitutto la sua scelta
matrimoniale. Poco dopo l’abbandono delle corporazioni e l’avvio dell’attività di
carpentiere indipendente, Paul Antoine incontra Marie. Essa è figlia di un agricoltore
proprietario della Dordogna, rovinatosi nel tentativo di sviluppare con la moglie
un’attività di produzione di tegole. Nella memoria della giovane, questi avvenimenti
familiari ricoprono lo stesso ruolo fondatore che ricopriva l’immagine dei contrasti
sociali nel villaggio d’origine per Paul Antoine. Nella versione trascritta dal
ricercatore, il ricordo del fallimento si accompagna all’immagine dell’ingiustizia e
della caduta sociale, che Marie interpreta come la causa diretta della sua partenza
precoce dal villaggio “per andare a servizio presso mercanti assai modesti”. Il
percorso di Marie è interessante in sè. Ma, in questo quadro, basterà ricordare come gli
avvenimenti che lo segnano contribuiscono a decantare una visione della realtà e dei
rapporti sociali molto vicina a quella di Paul Antoine. Se questi due giovani sembrano
incontrarsi e unirsi sulla base di una vicinanza ideologica, è anche vero che questa si
basa fondamentalmente su una profonda analogia delle esperienze vissute.
I due giovani, sposati civilmente nel 1874, costruiscono la loro vita all’insegna di una
visione basata su di un’idea di giustizia sociale che si esprime anche (e soprattutto)
attraverso delle immagini di modernità, largamente identificata con l’evoluzione
tecnica e scientifica. Tali immagini emergono molto chiaramente in molte parti della
monografia come ad esempio in quella dedicata all’analisi dell’igiene familiare. Cosí
sappiamo che gli sposi hanno decisamente voltato le spalle a tutti “i medicamenti
empirici” e che il loro “rispetto della Facoltà [di medicina] è dunque senza riserve”. E
sappiamo anche che, per poter mettere in pratica queste convinzioni, la famiglia
affronta spese spesso rilevanti in medici e medicine. Ma le immagini della modernità
traspaiono anche dalle scelte del tempo libero visto che, tra le passeggiate evocate, a
parte le gite primaverili nei boschi di St. Cloud, nella periferia parigina, e sui battelli
della Senna, si citano unicamente le visite della famiglia all’Esposizione universale, al
Museo delle Macchine e alla Tour Eiffel. Paul Antoine è anche un “membro influente
del partito collettivista” che partecipa attivamente alle attività di un circolo politico e di
numerosi comitati. Una volta alla settimana egli si reca in un circolo di studi sociali e
legge regolarmente un quotidiano e due riviste settimanali di tendenza socialista.
Potrei continuare nel rilevare gli innumerevoli indizi che confermano tutti la stessa
immagine della configurazione in cui si iscrivono ed evolvono Paul Antoine e Marie
con le loro tre figliolette. Mi limiterò a far notare come essa sia anche basata su tratti
formalmente analoghi a quelli osservati a partire dalle pratiche sociali e professionali di
Jean. La centralità del lavoro in primo luogo, evidentemente. Ma anche le sue forme di
organizzazione sociale e addirittura, paradossalmente, certi rituali basati sui legami sul
lavoro, fino all’immagine, molto forte, di moralità operaia che Jean e Paul Antoine
condividono chiaramente. Eppure tutto è realmente diverso nelle due configurazioni.
Fino alla differenza del loro radicamento all’interno dello spazio sociale. I legami di
Jean sono tutti orizzontali. Nei momenti di crisi, se non può far ricorso alla sua

28
corporazione, egli non ha altri legami che gli diano accesso ad altre risorse, come
abbiamo visto. E abbiamo potuto notare come questa orizzontalità si legga anche nelle
prospettive aperte. Jean non percepisce né concepisce nessuna prospettiva al di là
dell’ambiente dell’artigianato del legno e della carriera di mastro carpentiere. I legami
e le prospettive di Paul Antoine, invece, sono più aperti e unidimensionali. Attraverso
le sue diverse affiliazioni, egli è quotidianamente in contatto con molte persone
appartenenti ad ambienti diversi da quello degli artigiani carpentieri. Inoltre, e questo è
a mio parere l’aspetto più interessante, è in rapporto, per la sua ideologia ma anche per
la natura del suo percorso, con personaggi che evolvono all’interno di zone sociali
molto più agiate ma che si iscrivono in configurazioni segnate da riferimenti e pratiche
fondate sui mestieri tecnici, sulle immagini della modernità e del progresso sociale.
Zone e coerenze, queste, che sembrano strutturare una parte importante della società
laica e repubblicana francese nella seconda metà dell’ottocento.38
Quando Paul Antoine “è messo all’indice [poichè] il suo comportamento nelle riunioni
è segnalato all’associazione padronale”, verrà letteralmente salvato, con i suoi
famigliari, dall’intervento di una famiglia benestante con cui Marie è in contatto e che
le propone di diventare custode di un collegio femminile privato. Paul Antoine può così
disporre gratuitamente di un appartamento in “un vecchio palazzo del quartiere di
Saint-Germain che non ha niente a che vedere con le case operaie”39 Du Maroussem
non fornisce ulteriori precisazioni. Non sappiamo quindi esattamente di quale famiglia
si tratti, ma è molto probabile che sia la famiglia di editori di Bordeaux in cui Marie era
stata serva e che l’avevano portata a Parigi quando si erano trasferiti. Una famiglia che
appartiene, scrive il ricercatore, alla “piccola borghesia di tendenze materialiste.”40
Vi è dunque, in questa configurazione, la presenza di legami di tipo verticale che
forniscono, nello stesso tempo, riferimenti e risorse ben precise. Formalmente, sono gli
stessi legami che avevamo osservato nella monografia di Alexis e della sua famiglia. Il
che conferma la loro rilevanza nella strutturazione della società francese dell’ottocento.
Ma mostra anche come la natura di tali legami si definisca effettivamente nel tipo di
pratiche, risorse, riferimenti, immagini e discorsi che li accompagnano; in breve, in
forme di coerenza specifiche.

Conclusioni

38
E’ quanto emerge in particolare dalla ricerca (M. Gribaudi, L’action publique cit.) sulle origini sociali
dei tecnici e degli amministratori della sanità e dell’igiene pubblica in Francia. I dati di questa ricerca
mostrano chiaramente la presenza di una zona di coerenze condivisa da molti ingegneri, medici e
ufficiali dell’esercito ma anche mastri artigiani e operai specializzati, strutturata intorno all’identità di
mestiere tecnico ed anche ai discorsi e alle ideologie moderniste.
39
Frédéric Le Play, O.M. – n.70, p.325.
40
Frédéric Le Play, O.M. – n.70, p.328.

29
Introducendo questo lavoro, ricordavo l’intuizione di Musil del tempo storico come un
fiume che porta con sè le sue rive o come un treno che spinge davanti a sè le proprie
rotaie. Un’immagine forte e in netta rottura con il senso comune che, da sempre, ha
pensato l’uomo e la storia come due oggetti separati che evolvono con ritmi e
dinamiche diverse. Musil ci spinge invece a pensare l’uomo e la storia come legati in
modo indissociabile in una dinamica di evoluzione che è inevitabilmente data dalla
natura stessa del mondo sociale.
Attraverso la lettura di quattro percorsi operai ho quindi tentato di focalizzare la mia
attenzione sulla specificità di questo rapporto. Cercando di non pensare una biografia
come un cammino compatto la cui traiettoria è determinata da poche variabili
fondamentali e di intensità statisticamente definita. Ma di coglierla come la
progressione di un organismo vivente ed immerso all’interno di uno spazio che evolve
e si trasforma insieme ad esso.
Evidentemente ho potuto operare unicamente una lettura estremamente schematica di
queste vite che meriterebbero un’analisi molto più approfondita. Ciononostante credo
che la ricchezza del materiale abbia permesso di cogliere alcuni aspetti importanti che
confermano pienamente una tale immagine.
Il rapporto non dissociabile di ogni percorso con la natura dello spazio sociale in cui
esso si sviluppa, innanzitutto. Lo si è visto più che chiaramente attraverso tutte le
biografie analizzate. Fin dalla nascita, i personaggi evocati si iscrivono tutti all’interno
di configurazioni sociali che si caratterizzano per le loro modalità di articolare ed
utilizzare una gamma specifica di risorse, simboli, memorie.. Ed è attraverso questa
ottica che abbiamo potuto notare come la società francese dell’ottocento sia
frammentata dalla presenza di zone marcate da esperienze sociali diverse e all’interno
delle quali non solo le prospettive ma anche, e direi soprattutto, le possibilità oggettive
di ogni individuo possono variare drammaticamente.
Anche in questo caso, i dati sono più che eloquenti. Alexis et Bertrand abbandonano
quasi negli stessi anni il loro villaggio per emigrare a Parigi ed abitano a poche
centinaia di metri di distanza l’uno dall’altro. Ma abbiamo visto come essi vivano ed
evolvano in due società totalmente separate e tra loro incomunicabili. Lo stesso vale
per Jean e Paul Antoine. Ognuno di questi personaggi vive una Francia diversa che è
realmente strutturata dalle loro pratiche e dalle loro emozioni, e anche dai rapporti di
forza che essi stabiliscono all’interno dello spazio più vasto. Per cogliere il senso di tali
percorsi ed esperienze sociali appare quindi più che necessario ricostruire la geografia
di questi spazi, inventoriare la gamma di elementi che li compongono, misurarne la
consistenza e individuare le loro prossimità con altri spazi, altre zone di coerenza.
Ma, nello stesso tempo e proprio a causa di tali meccanismi, appare chiaro come queste
diverse zone, queste diverse forme di coerenza pulsino insieme con le vite degli
individui che le popolano ed evolvano insieme ad esse. Una biografia, un percorso
individuale ci appare dunque come lo sviluppo di un essere organico totalmente
immerso nello spazio sociale e determinato dai legami che lo iscrivono in esso.

30
E’ dunque in questa ottica che la metafora di Musil ci appare come particolarmente
pregnante per pensare il tema dell’identità dell’emigrante. Essa infatti ci permette di
cogliere un’identità non come uno stato determinato da un’origine o acquisito al
termine di un percorso, ma piuttosto nei termini di un processo nel corso del quale
muta non solo l’individuo ma anche lo spazio sociale in cui questi si iscrive.
Evidentemente questi temi andranno ulteriormente sviluppati con ben altra cura. Ma mi
sembra interessante notare che, se confermati, essi implicano anche la necessità di
riconsiderare le immagini che sono state tradizionalmente costruite sugli spazi delle
società investite dai fenomeni migratori. Non degli spazi culturalmente compatti su cui
si infrangono le culture degli emigranti. Ma zone di confluenza le cui coerenze, come ci
ricorda Amin Malouf nel testo autobiografico che citavo nell’introduzione, non si
possono cogliere attraverso i concetti di prossimità e distanza ma, per l’appunto,
unicamente attraverso le forme ed i contenuti dei processi che le strutturano.

Maurizio Gribaudi
Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales
Paris

31