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Francesco Lamendola CENERE E POLVERE NEGLI AMORI IMPOSSIBILI DI RENE VIVIEN

Destino immeritato, quello della poetesse Rene Vivien, al secolo Pauline Mary Tarn, angloinglesina trapiantata in Francia e autrice di versi in lingua francese. Nata a Londra l'11 giugno del 1877, muore a Parigi, di congestione polmonare, la notte fra il 18 e il 19 novembre del 1909, quasi in completa solitudine, ad appena trentadue anni. Destino immeritato perch, nonostante alcune delle sue poesie, di gusto parnassiano, si elevino decisamente ad un livello d'arte non comune (non tutte, per; ma di quale poeta, anche famosissimo, si pu dire che i suoi versi siano tutti belli? Si pensi a Foscolo, a Carducci, a Leopardi, allo stesso Dante), oggi stata sostanzialmente dimenticata dalla critica "ufficiale": Anzi,, non proprio dimenticata; rimossa. Per fare solo un esempio, a lei sono dedicate giusto un paio di righe, di straforo, nella monumentale Storia della letteratura francese diretta da Pierre Abraham e Roland Desn (vol. III, p. 176 della edizione italiana, Milano, Garzanti, 1985; edizione originale Parigi, Messidor, 1977). Alcune poesie di Ren Vivien, d'altra parte, si possono reperire abbastanza facilmente sia in libreria che su alcuni siti Internet, ma per una ragione che - diciamolo subito - non c'entra con l'arte, o, almeno, c'entra solo indirettamente: ella visse apertamente la sua attrazione per l'eros femminile ed divenuta, pertanto, una delle pi note icone della cosiddetta cultura gay. Come se scrivere poesie, belle o brutte, c'entrasse qualche cosa con le preferenze sessuali dell'autore! O meglio, c'entra s, ma nella misura in cui determinati poeti fanno dell'esperienza erotica il fulcro e il senso della loro opera; come nel caso di Sandro Penna, il quale pure non ne faceva certo mistero. Ma a colui che ama la poesia, puramente e semplicemente, tutto questo non interessa se non in quanto diviene oggetto della poesia stessa e non per un pregiudizio ideologico, di segno positivo o negativo. Infine, che ce ne importa di quel che fanno le persone sotto le lenzuola! Non abbiamo simili pruriti; ci preme leggere belle poesie ed evitare quelle brutte. Ora, lo ripetiamo, alcune poesie della Vivien sono belle, di una bellezza crepuscolare e malinconica (gli anni sono quelli, del resto: decadentismo, estetismo, crepuscolarismo appunto), ma autentica e coinvolgente. Si farebbe un grave torto a questa autrice, pertanto, lodarla (o, all'opposto, deprezzarla) per il fatto che i suoi versi cantano l'amore lesbico o per il fatto che lei stessa, nella sua breve vita terrena, non ha nascosto affatto tale aspetto del suo modo di essere. Agendo cos, si fa di lei una autrice "di nicchia" e la si spoglia di quella dimensione universale che, pure, una parte almeno della sua opera indubbiamente possiede. Sarebbe un po' come relegare Simenon fra gli autori di "gialli", solo perch i suoi romanzi appartengono, formalmente, a quel genere; invece Simenon uno scrittore e basta, anzi un signor scrittore; che, si d il caso, ha scritto romanzi di genere poliziesco. Oppure si prenda il caso di Edgar Allan Poe: vogliamo incasellarlo fra i narratori del genere gotico, solo perch ha scritto diverse opere di ambientazione gotica? No di certo: Poe stato uno scrittore notevolissimo, e i veri scrittori eccedono sempre la misura del "genere" letterario. Ancora pi assurdo e riduttivo sarebbe volerli etichettare in base a una categoria del tutto estranea alla letteratura, ossia quella delle inclinazioni sessuali. D'altra parte, bisogna riconoscere che la ghettizzazione di una poetessa del valore di Rene Vivien stata causata in parte dalla stessa comunit omosessuale femminile, che si appropriata della sua figura pi che della sua opera; e, in parte, da lei medesima, che - pur schiva e riservata di carattere non si sottratta alla tentazione di fare dei suoi amori una bandiera, con tanto di pellegrinaggio all'isola di Mitilene, nell'Egeo, meta quasi obbligatoria delle dame dell'aristocrazia europea in
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chiave di revival del saffismo; contribuendo in maniera decisiva a quella commistione della sua vita privata con la sua opera letteraria che, oggi, cos difficile sciogliere Erano quelli, del resto, gli anni dei Canti di Bilitide di Pierre Loys, tutti dedicati alla celebrazione dell'eros lesbico; e, se Oscar Wilde ebbe la carriera rovinata e la vita distrutta dal processo per omosessualit che lo condusse ai lavori forzati (ove scrisse la sua opera pi toccante e sincera, il De profundis), la societ borghese guardava al fenomeno dell'omosessualit femminile con occhio meno arcigno di quella maschile; senza contare che, in Francia, vi era un grado di tolleranza maggiore che nella patria anagrafica (ma non spirituale) di Pauline Mary Tarn, come provano le vicende ben diversa della gloria letteraria di Andr Gide e di Marcel Proust rispetto a quella del povero Wilde. Ren Vivien stata autrice di numerose raccolte di poesie, anche se in genere di piccola mole Studi e preludi (Etudes et Prludes, 1901); Cenere e polvere (Cendres et Poussires, 1902); Evocazioni (Evocations, 1903); Saffo (Sapho, 1903); La Venere dei ciechi (La Vnus des aveugles, 1903); Les Kitaredes (I citaredi, 1904); All'ora delle mani giunte (A l'heure des Mains jointes, 1906); Sillages (Scie, 1908); Flambeaux eteints (Fiaccole spente, 1908); Dans un Coin de Violettes (In un angolo di violette, 1909, postuma); Le Vent des Vaisseaux (Il vento dei vascelli,, 1909, postuma); Haillons (Stracci, 1909, postuma); Poemes posthumes (Versi postumi, 1910). La poesia, dunque, non stata per lei un esercizio retorico o un passatempo, ma una passione profonda e un severo esercizio di stile. un peccato, quindi, che la si ricordi pi per la sua tempestosa relazione con la bellissima americana Natalie Clifford Barney (soprannominata l'Amazzone e poetessa, anche lei, di qualche valore), Ninfa Egeria di numerose artiste - o pretese artiste - pi o meno apertamente omosessuali; nonch per altre relazioni analoghe, ma di minore durata e importanza. In Ren Vivien, carattere delicato e sensibile, anche se tremendamente "notturno" e pessimista, il gusto della trasgressione coesisteva con l'istinto della fuga, del ripiegamento interiore, del masochismo non tanto inconsapevole e, in ultima analisi, dell'istinto di auto-distruzione. Quest'ultimo il carattere fondamentale della sua opera poetica e la giusta chiave di lettura per accostarsi ad essa; carattere che ne fa una autrice eminentemente moderna, se vero che l'inquietudine e la pulsione di morte sono alla radice stessa della modernit - l'altra faccia del progresso, della ragione e del trionfo della tecnica. Per questo particolare aspetto, l'anelito di autodistruzione che attraversa come un fremito i suoi versi languidi e deicati, si potrebbe accostare Ren Vivien al nostro Sergio Corazzini che, nella poesia Desolazione del povero poeta sentimentale (nel Piccolo libro inutile, del 1906), scrive sconsolato: I Perch tu mi dici: poeta? Io sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange. Vedi: non ho che lagrime da offrire al Silenzio. Perch tu mi dici: Poeta? II Le mie tristezze sono povere tristezze comuni. Le mie gioie furono semplici, semplici, cos che se io dovessi confessarle a te arrossirei. Oggi io penso a morire. III Io voglio morire, solamente perch sono stanco; solamente perch i grandi angioli
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su le vetrate delle cattedrali mi fanno tremare d'amore e di angoscia; solamente perch io sono, oramai, rassegnato come uno specchio, come un povero specchio melanconico. Vedi che io non sono un poeta: sono un fanciullo triste che ha voglia di morire." Sulla tomba di Ren Vivien, nel cimitero parigino di Passy, un'iscrizione reca le parole che lei stessa aveva scelto come epitaffio: "Ecco, in estasi la mia anima Poich'ella quieta, s'addormenta Avendo, per amore della Morte, Perdonato questo crimine: la Vita." Bench esile e di saluta delicata, Rene Viven era bella; lo attesta, oltre alle fotografie, un notevole ritratto eseguito dal pittore Lvy-Dhurmev. Possedeva un fascino strano, in parte sensuale e in parte delicatamente verginale: riflesso sensibile dell'ambivalenza della sua stessa natura, divisa tra il richiamo ardente dei sensi e una attrazione tutt'altro che di maniera verso il misticismo e la religione, tanto da convertirsi, alla fine, al cattolicesimo: significativa analogia con Verlaine, altro famoso poeta simbolista e, lui pure, omosessuale; ma che ebbe la sfortuna di appartenere alla generazione precedente, quando la sua condizione non era assolutamente tollerata dalla societ, a meno che rimanesse un "vizio nascosto". Di lei ha tracciato un ritratto illuminante Teresa Campi, curatrice di una bella e, oggi, introvabile raccolta delle sue poesie, intitolata Cenere e polvere, edita dalla Casa Editrice Savelli, nella "mitica" collana Il pane e le rose, nel 1981 (pp. 11-13), che qui riportiamo parzialmente, rimandando il lettore al testo competo dell'Introduzione e richiamando la sua attenzione sui pregi della traduzione di poco meno d'un centinaio di poesie, effettuata dalla stessa Campi. Anche se, com' inevitabile, la versione italiana non in grado di rendere la sonorit e le sfumature musicali dell'originale francese, bisogna dire che si tratta di un lavoro condotto con gusto e felice intuizione del ritmo e dell'atmosfera poetica. Del resto, la presenza dei testi originali a fronte permette un utile confronto e una letture diretta a quei lettori che conoscono la lingua francese quanto basta per gustare direttamente l'originale. "Esistono caratteri lunari, introversi e timidi, che sfuggono alla nostra attenzione; persone che s'affidano testardamente all'ombra o alla quiete di una stanza 'dalle porte chiuse', fino a diventare come quei preziosi oggetti d'arredamento che, lasciati per anni in un sol luogo, diventano parte della tappezzeria. Esistono sguardi patetici e melanconici; vittime di un destino che s'accanisce contro il corpo stesso; pur avendo una certa prestanza fisica, esse si curvano con le loro spalle scoraggiate, le braccia esili e le mani tremanti, pronte ad afferrare qualcosa d'invisibile. Si vestono sobriamente in scuro e non amano che pochi ornamenti. "Sotto un aspetto commovente, ma il pi delle volte banale, apparentemente infantile e goffo, esse nascondono le accuse pi spietate nei confronti del mondo, coltivano le passioni pi travolgenti di cui sanno lasciare un segno. Ma non ostentano mai, non lottano; al contrario, si affidano alla passivit e alla sensualit della contemplazione, piangono al buio, mentre in silenzio e durante le ore notturne regalano la loro vita alla poesia, alla scrittura, all'opera d'arte. Ma, quando - per un gesto che sfuggito al loro controllo - esse rivelano una profondit di significato, allora ci sentiamo attratti da quest'abisso di malinconia.

"Pi si negano alla nostra capacit di comprensione, e pi cresce la nostra immaginazione nei loro confronti. "Esistono persone che vivono solo all'interno di se stesse, chiuse come un nocciolo di noce, che si rivolgono al mondo esterno solo mettendo in atto un formalismo esasperato, compensando cos, in modo maldestro ed enigmatico, il baratro che le separa dal mondo. "L'artificialit apparente del loro comportamento e delle loro stravaganze non un semplice atteggiamento dietro cui c' il vuoto, ma una necessit di travestimento per celarsi ancora di pi. Pauline Mary Tarn, in arte Rene Vivien, che leggeva i suoi versi nella penombra di una stanza, in presenza di pochi ed intimi amici, che considerava lo studio biografico su un autore uno spionaggio pubblico organizzato, rientra in questa fetta d'umanit. "La chiusura nei confronti del mondo si tramut, nel suo caso, in una certa alterigia, distacco e indifferenza, che da giovane la faceva confessare: [] Poich io soffro di una timidezza eccessiva che m'impedisce di dire una sola parola davanti agli estranei [] trascorro una vita di solitudine e di esilio [].Il bisogno di tenerezza, di simpatia e di comprensione allo stato attuale, mi tormenta ma - a proposito dell'amore - non ne ho affatto bisogno [Lettera inedita ,indirizzata a Mme Marie Chgarneau, intorno al 1894 e depositata dalla stessa alla Biblioteca Nazionale di Parigi, insieme a poesie inedite di Rene Vivien e di alcuni brani dell'Inferno di Dante tradotti in francese]. "Ecco una prima, innocente bugia. Rene Vivien sar tormentata dall'amore, o meglio,, non dall'amore fisico che non necessita di scrittura, ma dall'espressione scritta della passione che inebriante come l'effetto di un narcotico - si sovrappone alla passione stessa. "Condannata all'eterno richiamo dell'amore per l'amore attu, nella poesia, quell'assoluto che non le riusc in vita. Moltiplicando se stessa, preferendo la maschera al suo vero volto, s'inoltr nella sensibilit erotica femminile come nessun altro poeta - ad eccezione di Saffo - aveva fatto fino ad allora. "Il sentimento per l'altra donna - massima ispiratrice della poesia di Rene Vivien - un alternarsi di devozione, ammirazione, crudelt e desiderio. Ricoprendola delle gemme pi preziose e dei profumi pi rari, innalzandole un tempio fatto di ordine, bellezza, lusso, calma e volutt [Baudelaire, Invitation au Voyage, in Les fleures du mal, Paris, Bibliothque de la Pliade, 1961], la sua esperienza poetica tocca i vertici di un particolare misticismo sensuale che mantiene sempre una certa affinit col desiderio di morte. "Oltre all'0inflkuenza di Baudelaire, Verlaine, i preraffaelliti, Keats, dante e Shakespeare, Rene Vivien subisce l'incantesimo del poeta inglese Algernon Charles Swinburne il quale, come lei, am quella morte la cui sofferenza commista ad un erotismo funebre e paradisiaco. Voi non sapete scrive Rene Vivien al suo amico Charles Brun - cosa significhi per me l'angoscia della morte. come il desiderio di una donna amata [brano di una lettera inedita del 1903, facente parte del carteggio Rene Vivien e Charles Brun, pubblicata parzialmente da S. Burgues in Bulletin du Bibliophile, Paris, Giraud.-Badin, 1977, vol. II]. "Come il Chastelard di Swinburne, Rene Vivien teme ma inconsciamente desidera che una donna crudele le conceda i favori dell'amore, fino a diventarne vittima: Freme delicatamente del suo sapersi inaccessibile, scrive nel suo romanzo autobiografico[ Une femme m'apparutnella sua ultima edizione di Rgine Deforges, Paris, 1977, p. 108],a proposito di Nathalie Barney, in una atmosfera brutale di desiderio e bramosia Adora le torture che suscitano il sorriso nel suo sguardoMa resta pi fredda dei ghiacci eterni che sfidano il sole. "Come difendersi da questa impenetrabilit dell'altra, se non con delle fantasie sadiche? La strangolerei, sarebbe osceno, brutale, selvaggio, ma sarebbe questione di un momento, e, nella gioia dell'assassinio mistico, la stenderei sul divano di stoffa Ella dormirebbe, un po' pi pallida del suo sonno abituale [Ibidem, p. 77]. "Il matrimonio con l'oggetto amato segnato, quindi, da un lutto. O si uccide o si uccisi: Non cercai di sfuggirla, perch sarei pi facilmente scampata alla morte [Ibidem, p. 29]. E qui sentiamo l'eco di Swinburne: Io so che quest'amore deve ultimamente essere la mia morte [A. C. Swinburne, Chastelard, London, Chatto e Windus, 1898, p. 108, atto III, sc. I]."
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Amori impossibili, dunque, quelli di Rene Vivien; non tanto per il fatto che erano amori proibiti dalla morale corrente (come nell'omonimo romanzo di Mallet-Joris), quanto perch intimamente minati da una doppia tensione inconfessabile, distruttiva e autodistruttiva, che li logorava irreparabilmente e li rendeva simili a delle lunghe, dolorose agonie. Ricordiamo che a Londra, nel 1908, anche perch tribolata da problemi economici, ma soprattutto per l'impossibilit di vivere serenamente la propria vita sentimentale, la poetessa aveva tentato il suicidio mediante l'assunzione di una dose eccessiva di laudano. Particolare degno di nota: in attesa della morte, si era distesa sul divano posando sul seno un mazzo di violette: i suoi fiori preferiti, tanto che dagli intimi era stata soprannominata la dama delle violette. Si era poi salvata, ma in quella occasione aveva contratto un fatale indebolimenti del suo gi delicato organismo; indebolimento che, di l a un anno, dopo il suo rientro in Francia, la avrebbe condotta a una morte prematura. Riteniamo, per concludere questo breve profilo di una poetessa ingiustamente dimenticata, riportare una poesia dal citato Cenere e polvere, sempre nella traduzione di Teresa Campi, scrittrice, poetessa, giornalista e curatrice anche di una traduzione del romanzo postumo della Viven Une femme m'apparut. La nostra scelta caduta su Dsir (Desiderio), non perch sia una delle pi belle, ma perch certamente una delle pi significative. In questa poesia (tratta da Cendres et Poussires), una delle pi tetramente barocche di Rene Vivien, espliciti richiami all'atmosfera di amore e colpa delle Femmes damnes di Baudelaire si mescolano a furori distruttivi e sadici alla Michel de Ghelderode, in pieno clima gotico-decantista. Qui pi che altrove esplicitato il binomio Eros-Thanatos, forse appunto per un influsso pi marcato di Baudelaire sulla giovane poetessa (siamo nel 1902 ed dunque una delle prime raccolte della Vivien). Si nota, per, l'assenza di un elemento caratteristico delle poesie di ispirazione saffica presenti nei Fleurs du mal, e cio il senso della colpa: quello che fece dire a Baudelaire, durante il processo per oscenit del suo libro: Bisogna leggerlo tutto, per comprenderne la terribile moralit. In Ren Vivien non c' nulla di simile, neanche nelle prime e, per certi versi, ancora acerbe prove poetiche; per cui, anche da questo punto di vista, la sua sensibilit pi vicina a quella di Sandro Penna. Per lei, gli amori lesbico perfettamente naturale e la problematica di un eventuale giudizio morale su di esso non la sfiora nemmeno. vero che in questa poesia ella descrive la "lussuria" della donna amata, anzi ne fa il nucleo poetico dell'intero componimento; ma ci non implica un giudizio morale negativo circa la natura dell'eros omosessuale, bens costituisce una sorta di ornamento (barocco fin che si vuole) della donna - non diciamo della donna-vampiro, come fa Baudelaire, ma certo una insaziabile donna-mantide. In questo senso, lo si pu paragonare alle collane e ai braccialetti che adornano le voluttuose schiave dell'harem di un pittore romantico come Ingrs, colte nella loro nudit conturbante e immerse in un'atmosfera al tempo stesso esotica ed erotizzante. Il dramma interiore e l'atmosfera tragica che pervadono le liriche di Ren Vivien, pertanto, non sono dovuti alla consapevolezza di una sentimentalit "contro natura", ma all'impossibilit di appagarsi serenamente nel proprio oggetto d'amore, di trovarvi pace e riposo; e inoltre nel senso ossessionante della fuga di ogni gioia e speranza di felicit, per cui l'estasi si trasforma inesorabilmente nel suo contrario, in una sofferenza insopportabile e in un presentimento di dissoluzione e di morte. L'immagine finale dei lividi lasciati sul collo dell'amata dalle violente carezze dell'amante allude a un altro elemento caratteristico, la crudelt sado-masochista, espressione di un oscuro desiderio uccidere la persona amata: forse per trovare, infine, un sollievo dalle catene infuocate del desiderio. DSIR

Elle est lasse, aprs tant d'puisantes luxures. Le parfum man de ses membres meurtris Est plein du souvenir des lentes meurtrissures. La dbauche a creusses yeux bleus assombris. Et la five des nuits avidement rves Rend plus ples cheveux blonds. Ses attitudes ont des langueurs nerves. Mais voicique l'Amante aux cruels ongles longs Soudain la ressaisit, et l'treint, et l'embrasse D'une ardeur si sauvage et si douce la fois, Que le beau corps bris s'offre, en demandant grce, Dans un rle d'amour, de dsirs et d'effrois. Et le sanglot qui monte avec monotonie, S'exasprant enfn de trop de volupt, Hurle comme l'on hurle aux momentsd'agonie, Sans espoir d'attendrir l'immense surdit. Puis, l'atroce silence , et l'horreur qu'il apporte, Le brusque touffement de la plaintive voix, Et sur le cou, pareil quelche tige morte, Blmit la marque verte et sinistre des doigts. DESIDERIO Lei stanca, dopo tante sfibranti lussurie. L'odore che emanano le membra martoriate pieno del ricordo di lente contusioni. La dissolutezza ha scavato nei suoi occhi cupi. E la febbre di notti avidamente sognate Ancor pi rischiara i pallidi capelli biondi. I suoi gesti conservano languori nervosi. Ma ecco che l'Amante dalle crudeli unghie lunghe Subito la riafferra, la stringe e l'abbraccia Con una passione s feroce e al tempo stesso dolce, Che il bel corpo sfinito s'offre, chiedendo venia, In un affanno d'amore, di desideri e paure. E il singulto cresce con malinconia, esasperandosi infine dalla troppa volutt, Urlo diviene come s'urla nei momenti d'agonia, Disperando di attenuare l'immensa sordit. Poi, l'atroce silenzio ,e l'orrore che ne deriva, Il brusco soffocare della voce lamentosa, e sul collo, simile a un gambo morto, Il livido verde e sinistro delle dita.
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