Sei sulla pagina 1di 13

Corso di Laurea: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO (D.M.

270/04)
Insegnamento: STORIA DELL'ARTE MODERNA
Lezione n°: 77
Titolo: Collezionismo (I parte)
Attività n°: 1

Collezionismo I

Un nuovo fenomeno caratterizza il panorama artistico del primo Seicento: la nascita, o per lo meno una
diffusione più ampia, che arriva quasi ad assumere i caratteri di una moda, delle collezioni d’arte. Con
prontezza la novità venne colta dai contemporanei ed è quasi d’obbligo la citazione di uno dei passi
iniziali della Lettera sulla pittura di Vincenzo Giustiniani che, scrivendo intorno al 1615, annota: “ non
solo in Roma, in Venezia e in altre parti d’Italia ma anco in Fiandra e in Francia modernamente si è
messo in uso di parare i palazzi completamente co’ quadri (…) e questa nuova usanza porge anco gran
favore allo spaccio dell’opere de’ pittori ai quali ne dovrà risultare alla giornata maggior utile per
l’avvenire (…)”.
Se infatti di collezionismo si può parlare fin dalle raccolte di preziosi oggetti artistici nelle cattedrali
medioevali e se grandi collezioni d’arte, da quelle dei Medici, a quelle degli Estensi, dei Gonzaga, dei
papi hanno caratterizzato il Rinascimento e tutto il Cinquecento italiano, è vero che all’inizio del
Seicento si assiste a una diffusione ulteriore del fenomeno. L’accumulazione di opere d’arte, e in
particolare di dipinti contemporanei, non riguarda solo le famiglie regnanti o i pontefici, ma l’aristocrazia
in generale e i ceti che oggi definiremmo borghesi (medici, avvocati, letterati), per estendersi poi,
secondo documentati studi recenti, anche a insospettabili ceti sociali, dai barbieri ai bottegai, personaggi
che per motivi vari venivano in contatto con le botteghe dei pittori.
Corso di Laurea: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO (D.M. 270/04)
Insegnamento: STORIA DELL'ARTE MODERNA
Lezione n°: 77
Titolo: Collezionismo (I parte)
Attività n°: 1

Collezionismo I
Se è senz’altro difficile fissare un termine esatto per la nascita del collezionismo, collegato
all’importanza dei rapporti di committenza, è chiaro che è soprattutto a partire dal pontificato
di Urbano VIII Barberini (1623-1644) che l’arte acquisisce veramente, all’interno di un sistema
di potere e di una società che si possono definire barocchi, un ruolo insostituibile di
comunicazione e propaganda e la materializzazione della cultura, cioè il possesso di
capolavori, si lega al conseguimento di un elevato livello sociale. Sono soprattutto i nipoti del
papa Barberini, Francesco, Taddeo e Antonio, a mettere in pratica anche nei confronti degli
artisti, quel ruolo attivo di mecenati che ne segna le carriere e le fortune e nello stesso tempo,
a dare vita a rapporti quasi paritari con i grandi artisti: lo stesso legame del papa con Bernini
è esemplare del nuovo ruolo sociale che alcuni artisti si troveranno a ricoprire. Ma l’età d’oro
del mecenatismo barberiniano, cui verranno dedicate le prossime lezioni, è anticipata da
alcuni episodi chiave negli anni precedenti. Fin dall’inizio del secolo, sull’esempio delle grandi
raccolte cardinalizie che si potevano vedere a Roma, da quella Farnese a quella Medici,
collocata in gran parte nella meravigliosa villa sul Pincio di Ferdinando, i più stretti parenti dei
pontefici, ai quali
Corso di Laurea: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO (D.M. 270/04)
Insegnamento: STORIA DELL'ARTE MODERNA
Lezione n°: 77
Titolo: Collezionismo (I parte)
Attività n°: 1

Collezionismo I
andavano cariche rappresentative dello stato, miravano a costruire residenze fastose e ad
arricchirle di opere d’arte, dalle scultura e rilievi antichi, in gran parte collocate in giardini e
cortili, come già nel corso del Cinquecento, ai dipinti che dovevano ricoprire le sale
secondo dei criteri che vengono a poco a poco fissati dalla letteratura artistica.
Corso di Laurea: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO (D.M. 270/04)
Insegnamento: STORIA DELL'ARTE MODERNA
Lezione n°: 77/S1
Titolo: Collezionismo II
Attività n°: 1

Collezionismo II

Nei palazzi romani, dalla metà del Cinquecento, comincia a comparire quella sala lunga
e stretta, «dove si va per passeggiare e si tengono le cose di pregio», come la definirà
alla fine del Seicento il Vocabolario della Crusca, che deriva, per alcuni, dalle gallerie
dei palazzi francesi di primo Cinquecento, da Bussy Rabutin a Fontainebleau, o, in
maniera autoctona, dalla chiusura delle logge, sale generalmente affacciate sui giardini
che si trovano comunemente usate anche nell’architettura italiana del primo
Rinascimento. Secondo i teorici cinquecenteschi, lo stesso nome di galleria derivava da
Gallia, cioè dalla Francia ed effettivamente in palazzo Spada a Roma (fig. 1), uno degli
esempi più precoci, venne adottata nel 1555 dal primo proprietario, Girolamo
Capodiferro, reduce da un lungo soggiorno in Francia. E’ infatti interessante notare che
i trattatisti afferrano subito il significato espositivo e autocelebrativo della galleria,
significato che aveva nei palazzi francesi citati, dove era il luogo di esposizione di trofei
militari, armi e ritratti degli antenati, cioè della gloria della famiglia.
Corso di Laurea: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO (D.M. 270/04)
Insegnamento: STORIA DELL'ARTE MODERNA
Lezione n°: 77/S1
Titolo: Collezionismo II
Attività n°: 1

Collezionismo II

In confronto allo studiolo, spazio riservato alla meditazione e allo studio dei testi antichi,
nonché alla contemplazione di oggetti singolari per il loro valore artistico o naturalistico, la
galleria contiene, dalla fine del Cinquecento, le opere d’arte più significative del palazzo ed
è aperta a familiari, ospiti e selezionati visitatori. Secondo le parole di Vincenzo Scamozzi
nel suo trattato sull’architettura del 1615, si addice solo a “gran personaggi” e restituisce il
ritratto, attraverso la magnificenza del gusto artistico, del “grande e nobile animo” del
proprietario.
Corso di Laurea: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO (D.M. 270/04)
Insegnamento: STORIA DELL'ARTE MODERNA
Lezione n°: 77/S1
Titolo: Collezionismo II
Attività n°: 1

Fig. 1
Corso di Laurea: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO (D.M. 270/04)
Insegnamento: STORIA DELL'ARTE MODERNA
Lezione n°: 77/S2
Titolo: Collezionismo III
Attività n°: 1

Collezionismo III
Cardinal nipote di Clemente VIII, pontefice dal 1592 al 1605, Pietro Aldobrandini (fig. 1) è una figura di
grande interesse per la storia del collezionismo. Le raccolte della sua famiglia prima dell’ascesa al soglio di
Clemente VIII erano infatti piuttosto esigue; si può considerare Pietro come l’iniziatore delle fortune familiari
anche in questo senso. Prima di tutto si adeguò al sistema delle residenze della grande aristocrazia curiale,
che comprendeva un palazzo di città, una villa suburbana e una villa nella “campagna”, negli immediati
dintorni della città. Nei pochi, primissimi anni all’inizio del secolo Pietro acquistò il palazzo già Fazio Santoro –
della Rovere sulla via Lata, l’attuale via del Corso; fece ampliare e costruire la villa a Montemagnanapoli e la
celebre villa Aldobrandini a Frascati. Pur dedicandosi, in considerazione del suo ruolo, anche a
commissionare opere per le chiese, Pietro affidò ad Annibale Carracci la realizzazione delle celebri lunette
Aldobrandini, probabilmente a partire dal 1601-2, subito dopo l’acquisto del palazzo. La sua raccolta
annoverava soprattutto opere di artisti della scuola bolognese, da Annibale Carracci a Domenichino,
manifestando le inclinazioni di gusto di Giovan Battista Agucchi, teorico dell’arte più volte citato e amico e
ispiratore di Annibale e Domenichino. Il vanto della sua collezione erano i celebri Baccanali di Tiziano,
provenienti dal castello Estense di Ferrara, commissionati da Alfonso I e trasferiti a Roma in occasione della
devoluzione di Ferrara alla Santa Sede nel 1598. La sua raccolta, per complesse vicende ereditarie, a parte
importanti dispersioni, costituisce ancora oggi uno dei nuclei della Galleria Doria Pamphilj e della Galleria
Borghese di Roma.
Corso di Laurea: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO (D.M. 270/04)
Insegnamento: STORIA DELL'ARTE MODERNA
Lezione n°: 77/S2
Titolo: Collezionismo III
Attività n°: 1

Collezionismo III
Scipione Borghese, nipote per parte di madre di Paolo V Borghese, pontefice dal 1605 al
1621, è senz’altro uno mecenati e collezionisti più importanti di tutto il secolo. Le sue
residenze, il palazzo di città nei pressi del Campo Marzio, costruito da Carlo Maderno, la villa
sul Quirinale, il cui casino dell’Aurora venne decorato da Guido Reni e soprattutto la villa sul
Pincio, attuale sede della Galleria Borghese, erano le sedi principali della sua vastissima
collezione. La rapacità di Scipione nei confronti delle opere d’arte, fossero dei celebri pezzi
antichi come l’Ermafrodito, oggi al Louvre, o gli introvabili capolavori cinquecenteschi, è
diventata leggendaria. La Deposizione di Raffaello, ancora oggi alla Galleria Borghese, venne
trafugata per suo ordine dalla chiesa di Perugia cui l’aveva destinata la committente originaria
dell’opera, Atalanta Baglioni, nel 1507; per placare la popolazione, Scipione ne commissionò
una copia da porre in loco al Cavalier d’Arpino. Allo stesso modo si impadronì, o cercò di
impadronirsi, di opere di Tiziano, Dosso, ma anche di Domenichino: per ottenere nel 1616 la
Caccia di Diana, anche questa oggi alla Galleria Borghese, non esitò a far gettare in carcere
l’artista che la stava eseguendo per Pietro Aldobrandini. Il collezionismo di Scipione è stato più
volte definito eclettico o onnivoro: certo è difficile individuare un gusto preciso in un
personaggio in grado di accumulare capolavori di Caravaggio, dalle opere giovanili alla
Madonna dei Palafrenieri, la serie classicista dei tondi di Francesco Albani e i primi,
straordinari, gruppi scultorei di Gianlorenzo Bernini.
Corso di Laurea: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO (D.M. 270/04)
Insegnamento: STORIA DELL'ARTE MODERNA
Lezione n°: 77/S2
Titolo: Collezionismo III
Attività n°: 1
Corso di Laurea: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO (D.M. 270/04)
Insegnamento: STORIA DELL'ARTE MODERNA
Lezione n°: 77/S2
Titolo: Collezionismo, Introduzione
Attività n°: 2

Collezionismo VI
Rispetto ai pontificati precedenti quello di Gregorio XV durò soltanto due anni, dal 1621 al
1623, lasciando però il tempo a suo nipote, il cardinale Ludovico Ludovisi, di accumulare
soprattutto un elevato numero di sculture antiche, alcune delle quali sensazionali, tuttora
nucleo del Museo Altemps, come ad esempio l’Ares Ludovisi, restaurato da Gian Lorenzo
Bernini, o la testa gigante dell’Hera, o ancora il gruppo di Oreste ed Elettra, statue ammirate
da Goethe e da Winckelmann.
Come anticipato nella lezione precedente, e come illustrato da questi esempi, anche prima
del pontificato Barberini, che è stato spesso considerato l’età dell’oro del mecenatismo e delle
collezioni legate al fenomeno del nepotismo, i parenti del pontefice crearono delle raccolte di
grande importanza, destinate a compiere, nel corso dei secoli, il passaggio dalla collezione
privata al museo pubblico o per lo meno alla galleria privata aperta al pubblico, attraverso
varie e complesse vicende. Studiare il fenomeno significa iniziare a comprendere una parte
fondamentale della storia del sistema museale italiano, in parte composto di gallerie
fidecommissarie, cioè di raccolte alle quali, fin dalla legislazione pontificia, venne posto un
vincolo di indissolubilità, chiamato appunto fidecommesso, che consentisse di mantenerle
unite e il più possibile integre, nonostante le inevitabili dispersioni dovute all’impoverimento
delle famiglie aristocratiche soprattutto nel corso dell’Ottocento.
Corso di Laurea: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO (D.M. 270/04)
Insegnamento: SOCIOLOGIA DELLA LETTERATURA
Lezione n°: 7/S3
Titolo: Letteratura e Positivismo
Attività n°: 1

VIDEOLEZIONE 7
Corso di Laurea: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO (D.M. 270/04)
Insegnamento: SOCIOLOGIA DELLA LETTERATURA
Lezione n°: 7/S3
Titolo: Letteratura e Positivismo
Attività n°: 1

Videolezione

In questa sezione, come attività relativa alla didattica erogativa, viene proposto l’ascolto
e la visualizzazione di una videolezione. Lo studente dovrà ricercare il file all’interno del
database del Sistema Ministeriale. Il video avrà una durata di circa 30 minuti.

La videolezione è la numero 7, dal titolo «I camerini d’Alabastro di Alfonso I


d’Este», attraverso la quale lo studente potrà conoscere le fasi della formazione e della
dispersione di uno dei primi e più pregiati nuclei collezionistici della storia italiana.
Approfondendo questo case study lo studente potrà comprendere le dinamiche della
committenza rinascimentale, il ruolo sociale del collezionismo ed il valore dello studio
della storia del collezionismo in funzione della comprensione della storia dell’arte.
Corso di Laurea: LETTERATURA, MUSICA E SPETTACOLO (D.M. 270/04)
Insegnamento: STORIA DELL'ARTE MODERNA
Lezione n°: 77/S3
Titolo: Collezionismo IV
Attività n°: 1

Collezionismo VI
Rispetto ai pontificati precedenti quello di Gregorio XV durò soltanto due anni, dal 1621 al
1623, lasciando però il tempo a suo nipote, il cardinale Ludovico Ludovisi, di accumulare
soprattutto un elevato numero di sculture antiche, alcune delle quali sensazionali, tuttora
nucleo del Museo Altemps, come ad esempio l’Ares Ludovisi, restaurato da Gian Lorenzo
Bernini, o la testa gigante dell’Hera, o ancora il gruppo di Oreste ed Elettra, statue ammirate
da Goethe e da Winckelmann.
Come anticipato nella lezione precedente, e come illustrato da questi esempi, anche prima
del pontificato Barberini, che è stato spesso considerato l’età dell’oro del mecenatismo e delle
collezioni legate al fenomeno del nepotismo, i parenti del pontefice crearono delle raccolte di
grande importanza, destinate a compiere, nel corso dei secoli, il passaggio dalla collezione
privata al museo pubblico o per lo meno alla galleria privata aperta al pubblico, attraverso
varie e complesse vicende. Studiare il fenomeno significa iniziare a comprendere una parte
fondamentale della storia del sistema museale italiano, in parte composto di gallerie
fidecommissarie, cioè di raccolte alle quali, fin dalla legislazione pontificia, venne posto un
vincolo di indissolubilità, chiamato appunto fidecommesso, che consentisse di mantenerle
unite e il più possibile integre, nonostante le inevitabili dispersioni dovute all’impoverimento
delle famiglie aristocratiche soprattutto nel corso dell’Ottocento.