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Università degli Studi di Trieste

Dipartimento di Fisica

Tesi di Laurea Triennale

Simulazione Monte Carlo del


NEMA-IEC body phantom riempito
con Y-90

Laureando: Relatore:
Nicola Rizzi dott. Faustino Bonutti
Correlatore:
dott. Francesco Longo

ANNO ACCADEMICO 2016-2017


Indice

Introduzione i

GATE ii

1 Trattamento SIRT con 90 Y 1


1.1 Introduzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
1.2 Descrizione della terapia . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
1.2.1 Indicazioni e controindicazioni . . . . . . . . . . . . . . 3
1.2.2 Complicanze . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.3 Imaging con gamma camera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
1.3.1 Planare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
1.3.2 SPECT . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.4 Dosimetria con 90 Y . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.4.1 Limiti del modello . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8

2 NEMA-IEC body phantom— 9


2.1 Specifiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
2.2 Principali Applicazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
2.3 Implementazione in GATE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
2.3.1 Voxelizzazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
2.3.2 Test . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14

3 Simulazione Monte Carlo 15


3.1 Elettroni secondari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
3.2 Spettri e dose . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 16
3.3 Confronto quantitativo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
3.4 fastY90 e γ secondari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21

Conclusioni 25
Introduzione

Nel campo della dosimetria gli studi mediante simulazione Monte Carlo rive-
stono un ruolo primario, soprattutto quando la valutazione della dose non può
seguire una metodologia standardizzata. Questo è il caso della radioembo-
lizzazione transarteriosa intraepatica, definita anche come brachiterapia con
microsfere, utilizzata per trattare epatocarcinomi primari o metastasi del
fegato non resecabili. In suddetta terapia, sfere del diametro di decine di mi-
crometri ricoperte con 90 Y radioattivo vengono iniettate nella arteria epatica
del paziente per trattare localmente le lesioni neoplastiche. Con la radiazio-
ne uscente si possono eseguire acquisizioni SPECT per la valutazione della
distribuzione dell’attività somministrata.
La simulazione presentata in questo lavoro di tesi, è stata effettuata con il
codice GATE che, benché si basi sulle librerie di GEANT4, offre un’interfac-
cia con comandi di scripting semplificata e non richiede, dunque, conoscenza
specifiche di programmazione con il linguaggio C++.
Oggetto di questa simulazione è il fantoccio NEMA-IEC body phantom—.
Verranno presentate le tecniche di modellazione 3D utilizzate per realizzare
il fantoccio in forma tessellata e voxelizzata, analizzando le differenze tra
le due. Saranno poi dettagliatamente commentate le scelte del set up della
simulazione e i relativi test a sostegno di tali scelte.
Seguirà un confronto quantitativo tra i risultati del Monte Carlo e un sem-
plice modello matematico per il calcolo della dose.
Infine, alcuni tentativi di estrarre informazioni sui fotoni di bremsstrahlung,
in particolare separare quelli primari dai secondari diffusi, per ottenere un’in-
dicazione sommaria della miglior finestra energetica per l’acquisizione SPECT
post trattamento.

i
GATE

Nell’ambito della fisica medica, la simulazione Monte Carlo è uno strumen-


to essenziale in diversi modi: dalla progettazione di nuovi dispositivi per
imaging medico, alla valutazione di nuovi algoritmi di ricostruzione dell’im-
magine, come anche ottimizzazione dei protocolli di scansione o calcolo di
dose in esperimenti di radioterapia. Benché programmi con modelli fisici
ampiamente validati, strumenti per la modellazione geometrica e utilità di
visualizzazione siano già stati scritti (EGS4, MCNP e GEANT4), questi soft-
ware presentano un’elevata complessità nella gestione del codice e richiedono
all’utente conoscenze di programmazione.
GATE (GEANT4 Application for Emission Tomography) nasce, dunque, dal-
la necessità di un Monte Carlo capace di gestire le complesse geometrie degli
scanner e le configurazioni dell’imaging in maniera user-friendly, mantenen-
do un’esaustiva abilità di modellazione fisica.
GATE utilizza le librerie di GEANT4 al fine di ottenere un simulation tool-
kit con linguaggio di scripting ( o “interpretato”) che, quindi, non richiede
alcuna conoscenza di C++ e che può essere utilizzato da chi si occupa di
fisica medica senza preoccuparsi degli aspetti di programmazione. In par-
ticolare, GATE fornisce la possibilità di modellare fenomeni dipendenti dal
tempo, come detector in movimento o decadimento di sorgenti, permetten-
do, ad esempio, la simulazione di sistemi PET/SPECT o CT in condizioni
di acquisizione realistiche.
I gruppi di ricerca che supportano a lungo termine GATE come software
open source formano la OpenGATE Collaboration con l’obiettivo di miglio-
rare, documentare e testare il codice nelle sue funzioni. Il 20 aprile 2017 è
stata rilasciata la versione 8.0 basata su GEANT4 10.3 ed è la versione usata
per questo lavoro di tesi.

ii
Capitolo 1

Trattamento SIRT con 90Y

1.1 Introduzione
La SIRT (Radioterapia Interna Selettiva), conosciuta anche come radioem-
bolizzazione transarteriosa intraepatica, è una procedura di radiologia inter-
ventistica utilizzata per il trattamento degli epatocarcinomi (HCC) in stadio
avanzato per i quali non è possibile attivare le procedure di cura attual-
mente codificate quali l’intervento chirurgico, ablazioni a radiofrequenza o
chemioembolizzazioni transarteriose. Il trattamento consiste nella sommini-
strazione di microsfere in resina o vetro contenenti 90 Y; per questo motivo,
nella letteratura specializzata viene spesso usata la definizione di brachite-
rapia con microsfere o microbrachiterapia, a sottolineare la componente di
impianto radioattivo permanente della procedura[1]. In questo lavoro di tesi
i diversi termini sono usati come sinonimi.
La brachiterapia con microsfere di 90 Y del carcinoma epatocellulare sfrutta
l’unicità del sistema vascolare del fegato. In tessuti epatici normali, appros-
simativamente il 70-80% del flusso sanguigno dell’organo è fornito dalla vena
porta, mentre l’arteria epatica si occupa del resto. Al contrario, i tessuti
tumorali HCC e metastatici nel fegato sono irrorati per l’80-100% dall’arte-
ria epatica[2]. Tale differenza in perfusione viene sfruttata per embolizzare e
irradiare selettivamente i tumori del fegato somministrando, attraverso l’ar-
teria epatica, sfere di 20-60 µm in diametro drogate con radionuclidi beta-
emettitori.
Il tumore primitivo del fegato è la seconda causa di morte per cancro nel
mondo[3]. Ci sono 750.000 nuovi casi di HCC nel mondo[4] e la malattia
metastatica del fegato è tra le più comuni cause di morte per cancro.

1
90
CAPITOLO 1. TRATTAMENTO SIRT CON Y 2

Caratteristica SIR-SpheresVR® TheraSphere®


Materiale Resina Vetro
Diametro (µm) 20–60 20–30
Attività per fiala (GBq) 3 3-20
N° sfere per fiala (106 ) 40–80 1.2–8
Densità (g/cm3 ) 1.6 3.29
Attività per sfera (Bq) 50 2500
Conservazione dopo calibrazione 24 ore 12 giorni
Energia di decadimento media 90 Y 0.9267 MeV per isintegrazione
Emivita 90 Y 2.6684 giorni

Tabella 1.1: Caratteristiche delle microsfere disponibili in commercio.

Soltanto il 25% di pazienti con tumore epatico primitivo o secondario sono


candidabili all’intervento chirurgico, con una sopravvivenza di circa il 50%
a 5 anni per il cancro del colon-retto metastatico (CRC) e con una soprav-
vivenza mediana globale poco superiore a 20 mesi con la sola chemioterapia
sistemica[5]. Inoltre, la limitazione più importante di qualsivoglia applica-
zione di irradiazione esterna al fegato è la bassa tolleranza alla radiazione
del normale parenchima epatico confrontata con la dose richiesta per otte-
nere la necrosi di un tumore solido (30 Gy tollerati confrontati con i 70 Gy
richiesti[6]). Perciò, pazienti selezionati per la terapia con fascio esterno de-
vono avere tumori che sono ben definiti sulle immagini CT o MR, in modo da
poter puntare ad un trattamento sicuro con rischi minimi. In quest’ottica,
la radioembolizzazione con microsfere di 90 Y fornisce un mezzo alternativo
per il trattamento dei pazienti che non soddisfano i requisiti di resecabilità
(operazione chirurgica) o trattamento radioterapico con fasci esterni.

1.2 Descrizione della terapia


La somministrazione di microparticelle radioattive attraverso il sistema va-
scolare del paziente risale agli anni ’40, tuttavia, l’uso di microsfere riempite
con un radionuclide beta-emittente, tipicamente 90 Y, ha assunto un ruolo
clinico rilevante dalla metà degli anni ’80. In [7] viene fornito un quadro
esaustivo dello sviluppo di suddetta pratica clinica.
Attualmente, due sono le tipologie di microsfere commerciali disponibili: le
90
CAPITOLO 1. TRATTAMENTO SIRT CON Y 3

Indicazioni Controindicazioni
Primario epatico non resecabile Riserva epatica limitata
Patologia maligna metastatica epa- Bilirubina elevata (maggiore di
tica dominante 2mg/dl)
Aspettativa di vita di almeno 3 mesi Dose stimata ai polmoni
≥ 20/30 Gy
Deposizione extraepatica non con-
trollabile

Tabella 1.2: Indicazioni/controindicazioni per brachiterapia con microsfere

prime sono composte in resina ricoperta con 90 Y (SIR-SphereVR® , Sirtex


Medical Limited, North Sydney, Australia), mentre le seconde incorporano
l’ittrio in una matrice di vetro (TheraSphereVR® , Nordion Inc., Ottawa, Ca-
nada) (Vedi Tabella 1.1). Va notato che, a differenza della comune brachite-
rapia che usa sorgenti sigillate (192 Ir etc. . . ), la valutazione della distribuzione
dell’attività somministrata e della dose non segue ancora una metodologia
standardizzata.

1.2.1 Indicazioni e controindicazioni


Il successo nel trattamento dei tumori al fegato con terapia loco-regionale
dipende, ovviamente, dalla presenza di indicazioni che assicurino che i pa-
zienti ricevano una terapia con comprovati benefici. La Tabella 1.2 elenca
alcune delle indicazioni e controindicazioni per la brachiterapia con microsfe-
re come dettagliatamente descritto nelle linee guida per la pratica clinica del
Radioembolization Brachytherapy Oncology Consortium (REBOC)[8]. Dal
momento che ciascun prodotto ha criteri di approvazione per il trattamento
e proprietà diversi, ogni caso è valutato singolarmente per determinare quale
è il più adatto alla specifica condizione del paziente.

1.2.2 Complicanze
La maggiore preoccupazione in brachiterapia con microsfere è la possibilità
di shunt arterovenoso dal fegato verso i polmoni[9] o altri siti. Un indice di
valutazione è il LSF (Lung Shunting Fraction), determinato principalmente
mediante imaging planare o SPECT(Vedi paragrafo 1.3.1). Nel caso in cui il
90
CAPITOLO 1. TRATTAMENTO SIRT CON Y 4

Figura 1.1: Sinistra: Acquisizione planare con 99m Tc-MAA che mostra un
alto LSF (76%), destra: esempio di immagine SPECT assiale.

LSF superi il 10%, la dose di microsfere radioattive viene ridotta per evitare
la polmonite da radiazioni, mentre con un LSF maggiore del 20% le sfere
di resina devono essere evitate. Con le sfere di vetro, la radioembolizzazio-
ne dovrebbe essere evitata se l’attività iniettata che va al polmone supera i
0.61GBq[10].
La Post-Radioembolization Syndrome (PRS) è l’insieme dei sintomi, inclu-
se astenia, febbre lieve, nausea e vomito, malessere e dolore addominale,
che insorgono poco dopo il trattamento; raramente è necessario un ricovero
ospedaliero. Un’altra complicazione degna di nota è data dall’insorgenza di
epatite da radiazioni (RIDL, Radiation-induced liver disease) con un’inci-
denza che si attesta attorno al 0-4%, causata principalmente dall’esposizione
del parenchima epatico sano alla radiazione. Infine, non si riporta alcun
contributo ischemico delle microsfere all’epatossicità del trattamento.

1.3 Imaging con gamma camera


1.3.1 Planare
La valutazione del LSF avviene in fase preparatoria attraverso infusione di
macroaggregati di albumina marcata con circa 200 MBq di tecnezio-99 me-
tastabile (99m Tc-MAA) nelle arterie epatiche che sono ritenute afferenti al
territorio tumorale. Successivamente, il LSF è determinato principalmente
90
CAPITOLO 1. TRATTAMENTO SIRT CON Y 5

da imaging planare(Figura 1.1), dove con una gamma camera LFOV (Lar-
ge Field of View) ad alta risoluzione si acquisiscono immagini anteriori e
posteriori del paziente. Banalmente:
Cpolmoni
LSF = (1.1)
Cpolmoni + Cfegato

con C i conteggi dei fotoni nella gamma camera provenienti dal rispettivo
distretto corporeo.

1.3.2 SPECT
La SPECT (Single Photon Emission Computed Tomography) è una tecnica
di acquisizione di immagini 3D ottenuta ruotando un gamma detector attor-
no al paziente e ricostruendo la distribuzione di attività. Nell’ambito della
brachiterapia con microsfere viene impiegata sia in fase preliminare per fini
dosimetrici (scintigrafia con i MAA), sia in fase post-trattamento per una
valutazione della distribuzione dell’Y-90

90
1.4 Dosimetria con Y
L’Ittrio-90 è un beta emettitore con un’energia media di 0.9267±0.0008 MeV
e un’emivita di 2.6684±0.0013 giorni1 . Il range massimo dei beta in acqua
è 11 mm e il 90% dell’energia emessa è assorbita all’interno di una sfera
di raggio 5.3 mm. Il modello che verrà presentato è stato sviluppato dal
comitato di Medical Internal Radiation Dose (MIRD) della Society of Nuclear
Medicine ed è l’attuale standard di dosimetria per le microsfere con 90 Y.
La dose media somministrata al fegato e alla massa tumorale può essere
stimata assumendo un assorbimento uniforme nei tessuti; anche per la dose ai
polmoni, una volta tenuto conto del LSF, si può ipotizzare una distribuzione
uniforme nei tessuti polmonari. Il rateo di dose Ḋ in una generica massa
tessutale è dato da:
A
Ḋ = k hEi (1.2)
m
dove k è una costante da determinare per ottenere il rateo di dose nelle unità
desiderate, A è l’attività della sorgente, m è la massa del tessuto nel quale la
1
http://www.nucleide.org=DDEP WG=Nuclides=Y-90 tables.pdf
90
CAPITOLO 1. TRATTAMENTO SIRT CON Y 6

Figura 1.2: Esempio di macchina per acquisizione di immagini SPECT-CT.

radiazione è stata assorbita e hEi è l’energia media emessa per una transizio-
ne nucleare. Un’altra assunzione del modello è che non vi sia produzione di
radiazione di bremsstrahlung e tutta l’energia del decadimento sia completa-
mente assorbita all’interno del tessuto. Questa assunzione sarà ampiamente
giustificata in seguito. La dose assorbita è quindi calcolata integrando il rateo
in un tempo infinitamente lungo:

A0 hEik ∞
 
T1/2
Z
ln 2 A0
D= exp − t dt = k hEi (1.3)
m 0 T1/2 m ln 2

dove A0 è l’attività iniziale somministrata e T1/2 è l’emivita della sorgente


radioattiva. Nell’ipotesi che tutta l’energia del decadimento β − sia assorbita
da un certo tessuto, i termini costanti possono essere calcolati sostituendo i
90
CAPITOLO 1. TRATTAMENTO SIRT CON Y 7

noti valori delle grandezze fisiche in gioco, in particolare:

1.6022 × 10−13 J
  
T1/2 0.9267 MeV
khEi =
ln 2 dis MeV
9
   
Gykg 1 × 10 dis 86 400 s
×
J sGBq day
 
2.6684 day
×
ln 2
= 49.38 Gykg/GBq

per cui
A0 [GBq]
D[Gy] = 49.38 (1.4)
m[kg]
Le dosi da radiazione assorbite dal tessuto tumorale, polmonare ed epatico
sano possono essere calcolate sulla base di un semplice modello. Assumiamo,
in primo luogo, che tutta l’attività somministrata si sia depositata solo nelle
suddette regioni, per cui

ATotale = AFegatoNormale + ATumore + APolmoni (1.5)

dalla definizione di LSF si ha

APolmoni = ATotale · LSF (1.6)

sostituendo nella (1.4)

ATotale
DPolmoni = 49.38 · LSF (1.7)
mPolmoni
In tumori che possono essere facilmente delineati con metodi di imaging,
la frazione tumore-su-fegato di attività assorbita può essere stimata da un
studio con 99m Tc-MAA. Matematicamente suddetto rapporto si scrive come

T/N = (A/m)Tumore /(A/m)FegatoNormale (1.8)

Assumendo che tutto il fegato sia la somma del solo tessuto normale e
tumorale, la dose somministrata al primo si può scrivere come:

49.38ATotale (1 − LSF)
DFegatoNormale = (1.9)
mFegatoNormale + T/N mTumore
90
CAPITOLO 1. TRATTAMENTO SIRT CON Y 8

analogamente, la dose somministrata al tessuto tumorale

49.38ATotale (1 − LSF)
DTumore =
mTumore + T/N−1 mFegatoNormale
=T/N · DFegatoNormale (1.10)

Queste equazioni, in letteratura, prendono il nome di “partition model” o


modello a partizione.

1.4.1 Limiti del modello


Nella trattazione fin ora portata avanti non sono stati considerati contributi
da radiazione di bremsstrahlung o beta “inter-organi” (ad esempio nell’in-
terfaccia tumore-fegato sano, oppure polmoni-costole). Esistono kernel per il
calcolo della dose che tengono conto degli effetti di bremsstrahlung, tuttavia
sono necessari dati di distribuzione 3D dell’attività in formato voxel. Tali
kernel, inoltre, non tengono conto delle disomogeneità tra ossa e tessuti molli,
potenzialmente significative nelle interfacce polmoni-costole. In quest’ottica,
i calcoli di trasporto di radiazione mediante codici Monte Carlo appaiono
insostituibili.
Capitolo 2

NEMA-IEC body phantom—

Il NEMA-IEC body phantom— è un fantoccio utilizzato per la valutazio-


ne della qualità delle immagini acquisite con tecnica PET/SPECT. È sta-
to ideato seguendo le raccomandazioni della International Electrotechnical
Commission (IEC) [11] e modificato dalla National Electrical manufacturers
Association (NEMA) [12]. Le misure delle dimensioni del fantoccio sono sta-

Figura 2.1: Il NEMA-IEC body phantom—. Si possono notare l’inserto


cilindrico con le sei sfere di diverso diametro annesse.

te effettuate presso il dipartimento di Fisica Medica dell’Azienda Sanitaria


Universitaria Integrata di Udine con un comune metro a nastro e un calibro
ventesimale.

9
CAPITOLO 2. NEMA-IEC BODY PHANTOM— 10

2.1 Specifiche
Il fantoccio si presenta come una struttura in plexiglass a forma di busto
alto 217 mm (180 mm interni) e sezione uniforme pseudo-ellittica con assi di
300×225 mm. La parte piatta della superficie laterale è lunga 140 mm ed è
raccordata al semi ellisse da archi di circonferenza con raggio di 80 mm. La
capacità totale è di 9.7 L. Ad un inserto superiore sono attaccati un cilindro,
con un diametro di 51 mm e stessa altezza del fantoccio, e sei sfere cave di
diametri: 37, 28, 22, 17, 13 e 10 mm. Il piano dei centri delle sei sfere dista
dal piano superiore 70 mm ed è collegato ad esso da sottili canali in plexiglass
che, nella costruzione del modello tridimensionale, saranno trascurati.

2.2 Principali Applicazioni


ˆ Simulazione di whole-body imaging, in particolare ricorrendo a tecniche
SPECT/PET e camera-based coincidence;

ˆ valutazione della qualità delle immagini ricostruite nelle tecniche di


imaging sopra citate;

ˆ valutazione della relazione tra count rate di concidenze ed attività


(PET);

ˆ valutazione dello schema di correzione per il count loss (PET);

ˆ ricerca sperimentale.

2.3 Implementazione in GATE


Nativamente, GATE consente la creazione di volumi dalla geometria sempli-
ce: cubi, sfere, coni, cilindri o figure affini come toroidi o tronchi di cono. Per
le geometrie più complesse è stata da poco aggiunta la possibilità di creare
volumi tessellati da un file .STL, formato utilizzato dai più comuni software
CAD per definire la superficie di un oggetto tridimensionale attraverso facets
triangolari. Il primo passo è, dunque, quello di creare il modello del fantoccio
vuoto in formato .STL. In ambiente Linux, un software CAD di facile utilizzo
è FreeCAD. In Figura 2.2 sono riportati i passi principali per la modellazione
CAPITOLO 2. NEMA-IEC BODY PHANTOM— 11

Figura 2.2: Step della creazione del NEMA-IEC body phantom sfruttando gli
ambienti Sketch e Part di FreeCAD (da sinistra a destra, dall’alto in basso).

del fantoccio. Innanzitutto (in alto a sinistra) è stata creata la sezione tra-
sversale sfruttando l’ambiente Sketch; la figura è stata ottenuta raccordando
un semiellisse ad un segmento con archi di circonferenza. Successivamente
(in alto a destra), dopo aver convertito il contorno in una superficie, si passa
all’ambiente Part che consente di creare volumi per “alzata” (utilità di loft).
Negli ultimi due passaggi (in basso) è stato aggiunto un cilindro con la stessa
altezza del fantoccio e per mezzo dell’operazione booleana di sottrazione si è
creata la cavità dell’inserto cilindrico.
Va notato che le pareti del fantoccio cosı̀ costruito hanno spessore nullo. Le
reali pareti in plexiglass rappresentano un’interfaccia trascurabile per il fan-
toccio riempito d’acqua; l’unica accortezza è quella di includere nelle misure
di lunghezza e altezza anche lo spessore delle pareti. Inoltre le sei sfere che
contengono il radiofarmaco non sono state modellate in questa fase, ma è con-
veniente, per semplificare la simulazione, definire direttamente una sorgente
di 90 Y sferica che “galleggi” in acqua.
CAPITOLO 2. NEMA-IEC BODY PHANTOM— 12

Figura 2.3: Sinistra: fantoccio voxelizzato con risoluzione 335 × 248 × 24.
Destra: sezione trasversale del fantoccio in formato MetaImage.

2.3.1 Voxelizzazione
Benché GATE supporti l’implementazione di geometrie complesse mediante
superfici tessellate, il calcolo della distribuzione di dose in volumi cosı̀ de-
finiti può risultare piuttosto lenta e imprecisa. Il motivo va ricercato nel
maggior numero di operazioni necessarie a GATE per gestire le interazioni
fisiche all’interno di un volume delimitato da una superficie arbitrariamente
complessa. Nel mondo di Geant4 e GATE, infatti, una qualsiasi interazione
genera una hit, che possiamo immaginare come un punto geometrico in cui è
avvenuto un generico processo fisico. Questo punto ha delle coordinate car-
tesiane rispetto all’origine del World, l’ambiente geometrico primario in cui
si svolge la simulazione. Quando l’interazione implica una perdita di energia
nel materiale, il codice è in grado di valutare localmente la dose rilasciata
nell’unità elementare che contiene il suddetto hit. L’unità di volume e massa
con lo score di dose prende il nome di dosel. Questa operazione di discre-
tizzazione può essere particolarmente dispendiosa, in termini di calcolo, con
geometrie articolate e generare risultati indesiderati nelle zone di bordo.
Il problema è aggirabile se suddetta operazione di discretizzazione, che prende
il nome di voxelizzazione, viene effettuata prima di implementare la geome-
tria in GATE. Indipendentemente dall’algoritmo utilizzato per convertire la
superficie in un volume voxelizzato, il risultato dovrebbe essere simile a quel-
lo ottenuto in Figura 2.3 con il plugin 3D Viewer di ImageJ. Nella proiezione
tridimensionale a sinistra è possibile notare gli spigoli sulla superficie esterna
dovuti alla discretizzazione. L’immagine è stata ottenuta utilizzando voxel di
dimensioni 0.95 × 0.95 × 9.04 mm3 . La scelta di un voxel non cubico è stata
CAPITOLO 2. NEMA-IEC BODY PHANTOM— 13

Figura 2.4: In alto: distribuzione di dose della 15° slice, cui corrisponde una
distanza di circa 8 mm a partire dalla faccia superiore del fantoccio, sul piano
delle sfere (sinistra) e distribuzione di errore relativo con volume tessellato (de-
stra), tempo di esecuzione: 2607 s; in basso: stessa configurazione per il volume
voxelizzato, tempo di esecuzione: 1139 s. In entrambi i casi è stata utilizzata una
concentrazione di 90 Y di 38.2 kBq/ml. I valori di dose sono espressi in µGy.

dettata dalla necessità di ridurre i tempi di calcolo della dose rinunciando


alla risoluzione spaziale in altezza.
GATE supporta in input i volumi voxelizzati al fine di utilizzare le immagini
acquisite con tecniche CT come mappe di attenuazione antropomorfiche e,
dunque, ottenere simulazioni realistiche. Per leggere geometrie voxelizzate,
GATE necessita di un file di testo per la descrizione dei materiali (converte il
valore di colore di un voxel in materiale) e un’immagine 3D in formato Inter-
file, Analyze, MetaImage o DICOM. Il plugin 3D IO di ImageJ supporta la
scrittura in formato MetaImage1 per stacks di immagini, traducendo, quindi,
1
Il formato MetaImage prevede un header file .mhd in cui sono salvate le opzioni di
codifica delle immagini 3D vere e proprie scritte in un file .raw
CAPITOLO 2. NEMA-IEC BODY PHANTOM— 14

una sequenza di sezioni in un volume voxelizzato.


A questo punto, dopo aver fornito a GATE la descrizione dei materiali (nel
caso specifico vedi Figura 2.3: voxel nero=aria, voxel grigio=acqua) e aver
inserito il fantoccio con un metodo di parametrizzazione nidificato, ci si pre-
occupa di definire le dimensioni dei dosel in modo che corrispondano ai voxel
del volume. Questo è facilmente ottenibile in GATE impostando per l’attore
Dose la stessa risoluzione in voxel del fantoccio ed ha come scopo la riduzione
dei tempi di simulazione.

2.3.2 Test
I test iniziali su processore Intel® Core— i5-4200M CPU a 2.50GHz, con una
concentrazione di radiofarmaco nelle sfere di 20 kBq/mL e 1 s di acquisizio-
ne, hanno richiesto un tempo di simulazione pari a 1196 s per il fantoccio
tessellato e 587 s per quello voxelizzato, con risultati identici in termini di
valori di dose, attestando un dimezzamento dei tempi di esecuzione a favore
del fantoccio voxelizzato. Aumentando la concentrazione di 90 Y i risulta-
ti restano grossomodo gli stessi. Con 1 MBq nella sfera più grande, quindi
con 38.2 kBq/ml, il fantoccio tessellato impiega circa 2600 s contro i 1139 s
di quello voxelizzato, senza alcun guadagno in termini di incertezza. A tal
proposito, osservando la Figura 2.4, si può notare l’ottima specularità dei ri-
sultati ottenuti e, come unica differenza, più del doppio del tempo di calcolo
necessario nel caso del fantoccio tessellato. L’incertezza statistica in dose nel
k-esimo voxel viene calcolata da GATE con la seguente formula[14]:
v P
u
N PN !2 
2
u 1  i=1 dk,i i=1 dk,i
u
sk = t −  (2.1)
N −1 N N

dove N è il numero di primari e dk,i la dose rilasciata dall’i-esimo evento nel


k-esimo voxel. In Figura 2.4 è mostrata la distribuzione di incertezza relativa:
sk
εk = (2.2)
Dk
Capitolo 3

Simulazione Monte Carlo

Le simulazioni presentate in questo lavoro di tesi sono state realizzate usan-


do il modello fisico Penelope (interazioni elettromagnetiche), nativamente
implementato in GATE, con l’aggiunta, per ovvi motivi, del processo di de-
cadimento radioattivo. Il tempo di simulazione è stato impostato a 1 s e come
engine per la generazione di numeri casuali è stato scelto il MersenneTwister,
di ampia diffusione e largamente convalidato[13]. Il taglio sul range utiliz-
zato per la produzione di elettroni secondari è stato impostato ad 1 km, cui
corrisponde, in acqua, un’energia di 10 GeV. Questo significa che, durante
la simulazione, il codice genererà e traccerà gli elettroni secondari solo se l’e-
nergia di questi ultimi è superiore ad una certa soglia, impostabile in range
e convertita da GATE in energia.

3.1 Elettroni secondari


La scelta di un taglio cosı̀ elevato e volutamente esagerato, si spiega tenendo
presente che il contributo alla dose degli elettroni secondari, prodotti dai
fotoni di bremsstrahlung per ionizzazione, è trascurabile e interessa pochi
voxel. Due rapidi test con diverse concentrazioni sono stati eseguiti con sole
due delle sei sfere riempite, in particolare quelle con diametro 37 e 10 mm,
nei casi di un taglio di 10 µm e 1 km per gli elettroni secondari. È stata, poi,
calcolata la distribuzione dell’errore relativo in corrispondenza del piano di
massima dose. L’errore nel k-esimo voxel è stato valutato con la seguente
formula:
d¯k − dk
εk = (3.1)
dmax

15
CAPITOLO 3. SIMULAZIONE MONTE CARLO 16

Figura 3.1: Distribuzione di errore relativo sulla dose calcolata con e senza elet-
troni secondari con concentrazione di 19.1 kBq/ml (sinstra) e 191 kBq/ml (destra).
Sono anche mostrate le ROI centrate sulla zona a massima attività di radiofarmaco.

dove d¯ rappresenta la dose con elettroni secondari, d quella senza e dmax il


massimo di dose nella slice. I risultati sono riportati in Figura 3.1 per la
15° slice, sul piano delle sfere. È evidente come l’errore oscilli tra due valori
opposti nell’area interessata dall’attività del radiofarmaco come risultato di
normali fluttuazioni statistiche, mentre nei voxel circostanti si attesta intorno
allo zero. Per verificare che, in sostanza, non vi sia alcuna variazione nella
dose rilasciata, è stata valutata la media dell’errore nelle ROI mostrate in
figura. La media nei due casi si è attestata intorno ai volori 6.24 × 10−4 e
6.41 × 10−5 , ampiamente compatibili con lo zero se li si confronta con gli
ordini di grandezza dell’errore.

3.2 Spettri e dose


Da un fantoccio voxelizzato è possibile estrarre diverse informazioni sulle par-
ticelle generate al suo interno, a partire dai processi che le hanno generate
fino a massa, energia cinetica o particelle “genitori”.
In Figura 3.2 è mostrato lo spettro energetico degli elettroni generati dal
decadimento dell’90 Y. Ritroviamo tutte le caratteristiche note dello spettro,
tra le quali il picco a 930 keV e il l’energia massima a 2.28 MeV. Lo spet-
tro è stato ottenuto riempendo le sfere di 90 Y con una concentrazione di
278.35 kBq/ml.
Tale valore non è casuale, bensı̀ è 1/10 della concentrazione di una fiala
SIR-SpheresVR® di prova misurata sperimentalmente presso il dipartimen-
CAPITOLO 3. SIMULAZIONE MONTE CARLO 17

2.5 3
elettroni
gamma 2.75
2.25
2.5
2
2.25
1.75
Conteggi elettroni 105

Conteggi gamma 103


1.5 1.75

1.25 1.5

1 1.25

1
0.75
0.75
0.5
0.5
0.25 0.25

0 0
0 0.25 0.5 0.75 1 1.25 1.5 1.75 2 2.25
Energia [MeV]

Figura 3.2: In blu: spettro energetico degli elettroni generati dal processo di de-
cadimento delle sorgenti di 90 Y. Il risultato non dovrebbe sorprendere, in quanto
GATE implementa nativamente gli spettri di decadimento sperimentali degli iso-
topi radioattivi. In verde: spettro dei γ di bremsstrahlung uscenti dal fantoccio,
con un picco a 53 keV e un valore medio di 132 keV.

to di Fisica Medica dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine


nel contesto di precedenti ricerche. La concentrazione è stata volutamente
ridotta per ridurre i tempi di simulazione, con la consapevolezza che, a meno
del valore numerico, le stesse considerazioni valgono anche per una concen-
trazione 10 volte maggiore.
Degno di nota è anche lo spettro dei fotoni presente sempre in Figura 3.2.
Il grafico mostra lo spettro dei γ di bremsstrahlung uscenti dal fantoccio.
Lo studio di suddetti fotoni è importante al fine di ottimizzare l’acquisizione
SPECT; in particolar modo, riuscire a distinguere lo spettro dei fotoni “pri-
mari” da quelli scatterati, o anche “secondari”, è fondamentale nel processo
di ottimizzazione dell’acquisizione SPECT post-trattamento. Tuttavia, per
ottenere le informazioni su scattering Compton e Rayleigh, GATE richiede
che venga implementato un rivelatore da inizializzare come Sensitive De-
tector, il che aumenta notevolmente la complessità della simulazione. Un
tentativo di aggirare questa limitazione è stato fatto nel paragrafo 3.4.
È interessante analizzare la dose effettiva dovuta agli elettroni e rilasciata nel
CAPITOLO 3. SIMULAZIONE MONTE CARLO 18

Figura 3.3: In alto: Distribuzione di dose da soli elettroni della 15° slice (circa
8 mm a partire dalla faccia superiore del fantoccio, sul piano delle sfere) e distri-
buzione di dose da soli elettroni della 13° slice, i valori sono espressi in µGy; in
basso: stessa configurazione per la dose dovuta ai γ di bremsstrahlung, i valori sono
espressi in nGy. È stata utilizzata una concentrazione di 90 Y di 278.35 kBq/ml.

fantoccio secondo un metodo di trasporto Monte Carlo e confrontarla con il


più semplice modello MIRD. In Figura 3.3 sono riportate le mappe di dose
rilasciata nel fantoccio, separatamente, da elettroni primari e γ di brems-
strahlung, a diverse profondità. Innanzitutto bisogna notare la differenza in
termini numerici tra i due tipi di dose; mentre la media di quella dovuta
ai β − si attesta tra i 34 µGy, nella sfera più grande, e i 13 µGy, nella più
piccola, la dose dei γ è dell’ordine dei nGy, mille volte inferiore alla prima.
Benché, alla luce di questi risultati, l’approssimazione discussa in 1.4 non ap-
pare limitante, bisogna considerare però anche altri fattori, diversi da quelli
meramente numerici.
In primo luogo, la dose dovuta ai fotoni non è localizzata. Questo è già evi-
dente in Figura 3.3, osservando come la dose è non nulla lontano dalle sfere,
sia sul piano delle stesse (in basso a sinistra), sia in profondità (in basso
CAPITOLO 3. SIMULAZIONE MONTE CARLO 19

1.4e−06 2.5e−09
elettroni
gamma
1.2e−06
2e−09

1e−06
Dose elettroni [Gy]

Dose gamma [Gy]


1.5e−09
8e−07

6e−07
1e−09

4e−07

5e−10
2e−07

0 0
0 25 50 75 100 125 150 175 200
Depth [mm]

Figura 3.4: Andamento della dose in funzione della profondità nel fantoccio per
elettroni e gamma. 0 mm corrisponde al fondo inferiore del fantoccio. Il picco della
distribuzione per entrambi si trova a 135 mm, sul piano delle sfere. Da notare la
larghezza della distribuzione di dose dovuta agli elettroni confrontata con quella
dei gamma. I primi, infatti, sono responsabili di una dose molto più intensa
e localizzata (FWHM=18 mm), mentre i secondi producono una dose non nulla
anche a grande distanza dal sito in cui sono stati generati, ammettendo contributi
al bordo ed, eventualmente, al di fuori del fantoccio (imaging con SPECT).

a destra), per diversi centimetri. In secondo luogo, la dose rilasciata dai γ


non è uniforme e decresce con la distanza solo in termini di valor medio.
Il concetto è ben espresso dal grafico presentato in Figura 3.4, dove vengo-
no confrontate le due distribuzioni di dose in funzione della sola profondità,
con una risoluzione di 1 mm; benché l’andamento esponenziale decrescente
sia visibile a destra e a sinistra della sorgente, ci sono diversi picchi di dose
dovuti a fotoni più energetici che hanno interagito anche a grandi distanze
dagli elettroni da cui sono stati emessi. Questo rende la dose dovuta ai γ
di bremsstrahlung più difficile da controllare, nel senso che può arrivare ad
interessare senza difficoltà organi o distretti corporei lontani dal sito di assor-
bimento del radiofarmaco, pur rimanendo di tre ordini di grandezza inferiore
rispetto alla dose degli elettroni.
CAPITOLO 3. SIMULAZIONE MONTE CARLO 20

R (mm) V (ml) Reff (mm) Veff (ml) Attività (MBq)


18.5 26.51 25.85 72.32 7.38
14.0 11.49 21.62 42.31 3.20
11.0 5.57 19.27 29.96 1.55
8.5 2.57 15.51 15.62 0.72
6.5 1.15 13.63 10.60 0.32
5.0 0.52 11.75 6.79 0.15
Tot 47.81 177.60 13.31

Figura 3.5: Tabella riassuntiva dei raggi reali ed efficaci delle sfere del fantoccio
e dell’attività in esse, utilizzando una concentrazione di 278.35 kBq/ml

3.3 Confronto quantitativo


Per confrontare i risultati del calcolo con modello MIRD e simulazione Monte
Carlo è necessario riprendere la formula (1.3) e valutare l’integrale fino a 1 s:
A0 hEik 1
    
T1/2
Z
ln 2 A0 ln 2
D= exp − t dt = k hEi 1 − exp (3.2)
m 0 T1/2 m ln 2 T1/2
visto che il termine correttivo è ancora una costante, la dose si ottiene in
maniera analoga a quanto visto in (1.4); nelle unità scelte si ha:
A0 [GBq]
D[Gy] = 1.48 × 10−4 (3.3)
m[kg]
dove A0 è evidentemente data dalla somme delle attività di 90 Y presenti in
ciascuna sfera. Si pone ora il problema di calcolare quanta massa d’acqua è
stata interessata dal rilascio d’energia degli elettroni. Una stima di tale massa
è stata fatta valutando il volume d’acqua “efficace”, individuato dall’insieme
di voxel con una dose non nulla e per questo più grande del volume fisico delle
sfere. Dal momento che la dose elettronica è localizzata, il volume efficace
è dato semplicemente dalla somme di sei sfere più grandi che contengono
quelle del radiofarmaco. Per determinare il raggio efficace è stato adottato
un semplice metodo grafico a partire dalle immagini mostrate in Figura 3.3.
La Tabella 3.5 riassume i valori efficaci trovati e l’attività totale nelle sei
sfere. A questo punto è sufficiente convertire i volumi in L e, banalmente, si
ottiene anche la massa d’acqua in kg in cui è stata rilasciata tutta la dose:
1.33 × 10−2 GBq
D = 1.48 × 10−4 −2 = 4.13 × 10−5 Gy
4.87 × 10 kg
CAPITOLO 3. SIMULAZIONE MONTE CARLO 21

Questa è la dose nominale rilasciata localmente nel fantoccio secondo il sem-


plice modello del paragrafo 1.4. Per confrontare tale risultato con i calcoli
di trasporto Monte Carlo implementato in GATE basta sommare i valori di
dose in Figura 3.4. Il risultato è stato:
D = 6.24 × 10−5 Gy
Più difficile è assegnare un’incertezza a tale valore, dal momento che que-
st’ultima viene fornita da GATE in funzione dello score nel singolo voxel
(vedi formula 2.1). In ogni caso i valori numerici presentati sono puramente
indicativi e hanno il solo scopo di suggerire una buona corrispondenza tra i
due approcci.

3.4 fastY90 e γ secondari


A partire dalla release 7.3 GATE offre la possibilità di usare la sorgente
fastY90 per facilitare la simulazione di imaging PET o SPECT con 90 Y.
Piuttosto che simulare il completo trasporto elettronico dei beta emessi, la
sorgente fastY90 utilizza un kernel di bremsstrahlung pre-calcolato per ge-
nerare direttamente fotoni e velocizzare la simulazione. Una volta ridotto
il carico computazionale con l’eliminazione degli elettroni dalla simulazione,
si è pensato di utilizzare la concentrazione di 90 Y della fiala campione di
SIR-SpheresVR® pari a 2783.5 kBq/ml, per estrarre informazioni sulla di-
stribuzione energetica di fotoni primari e scatterati in uscita dal fantoccio.
Come già anticipato, GATE non permette di salvare le informazioni sugli
eventi di scattering senza aver definito un rivelatore come Sensitive Detector ;
tuttavia è possibile rimuovere i processi di scattering Compton e Rayleigh
dalla simulazione, in modo da poter confrontare uno spettro di fotoni uscenti
puramente primari con uno in cui sono stati inclusi i due tipi di scattering. I
risultati sono presentati in Figura 3.6 in scala semi-logaritmica. Si può nota-
re come i primi due canali a energia ≤ 50 keV sono vuoti nel primo spettro,
mentre sono altamente popolati una volta attivati i processi di scattering.
In seguito a fenomeni di diffusione anelastica è noto che i fotoni perdano
energia, per cui non sorprende che lo spettro sia apprezzabilmente spostato
verso le basse energie. Per valutare il peso dello scattering in ogni singolo
bin si è pensato di sottrarre al primo spettro il secondo canale per canale
(Figura 3.7) e dividere il valore della differenza per il conteggio del bin senza
scattering (Figura 3.8). Ulteriori commenti sono in descrizione ai grafici.
CAPITOLO 3. SIMULAZIONE MONTE CARLO 22

106
4.5
4.0

10
5 3.5
3.0
2.5
2.0
104
1.5
1.0
0 25 50 75 100 125 150 175 200
Conteggi

103

102

1
10

100
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8 2 2.2
Energia [MeV]
6
10
7

6
5 5
10
4

3
4 2
10
1

0
Conteggi

0 25 50 75 100 125 150 175 200


103 [keV]

102

101

100
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8 2 2.2
Energia [MeV]

Figura 3.6: In alto: Spettro in scala semi-logaritmica dei fotoni di bremsstrahlung


con energia >50 keV emessi dalla sorgente fastY90 con processi Compton o Ray-
leigh disabilitati. In basso: spettro analogo con i processi di scattering abilitati.
In entrambi i casi la concentrazione è stata impostata a 2783.5 kBq/ml.
CAPITOLO 3. SIMULAZIONE MONTE CARLO 23

105

104

103

2
10

101

100

10−1

10−2

10−3

10−4

10−5

10−6
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8 2 2.2
Energia [MeV]

Figura 3.7: Istogramma in scala logaritmica della differenza tra i due precedenti
spettri (Scattering Off - Scattering On) canale per canale. I primi bin negativi sono
il risultato dell’assenza di fotoni al di sotto dei 50 keV, mentre alle alte energie si
hanno pochi fotoni e, per questo, non si può escludere che i risultati siano frutto
di semplici fluttuazioni statistiche.
CAPITOLO 3. SIMULAZIONE MONTE CARLO 24

0.5

−0.5
Differenza Relativa

−1

−1.5

−2

−2.5

−3

−3.5
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6 1.8 2 2.2
Energia [MeV]

Figura 3.8: Istogramma della differenza tra gli spettri canale per canale rapporta-
ta al valore del relativo bin. Da notare l’assenza dei primi due bin che non hanno
un conteggio nel caso di scattering off. I bin più influenti sono chiaramente quelli
a basse energia, dal momento che contano il maggior numero numero di fotoni. La
minima influenza dei secondari si ha approssimativamente tra i 75 e 200 keV, dove
la differenza si attesta al di sotto del 30%. Tali dati vanno poi ulteriormente ricon-
siderati in vista dell’inserimento dei dispostivi di rivelazione (collimatore, gamma
camera, digitalizzazione ecc...) da cui inevitabilmente dipendono i parametri di
acquisizione dell’immagine e la loro ottimizzazione.
Conclusioni

Lo studio della dose rilasciata nel fantoccio mediante simulazione Monte Car-
lo ha prodotto i risultati sperati. Gli accorgimenti messi in atto per semplifi-
care la simulazione si sono dimostrati efficienti nell’ottimizzazione dei tempi
di calcolo.
In primo luogo, il fantoccio voxelizzato, inizialmente ottenuto come mesh in
formato .stl, ha dimezzato i tempi di calcolo dell’analogo modello tessellato,
lasciando inalterati i risultati in termini di dose e incertezza relativa.
In secondo luogo, la rimozione degli elettroni secondari mediante un alto ta-
glio sul range si è dimostrata ininfluente sulla stima di dose somministrata,
semplificando efficacemente la fisica della simulazione.
Il confronto tra il semplice modello MIRD e i risultati dei calcoli di trasporto
di radiazione del codice Monte Carlo suggerisce una buona corrispondenza
tra i due metodi. La simulazione, tuttavia, fornisce molte più informazioni
della mera formula energia su massa, informazioni, come visto, legate soprat-
tutto alla distribuzione tridimensionale di dose e alle particelle responsabili
del suo rilascio.
Infine, aggirando il problema della simulazione dell’apparato di rivelazione,
per il riconoscimento dei γ secondari si è pensato di rimuovere i processi
responsabili della diffusione dei fotoni e valutare, per differenza con quello
in cui tali processi erano abilitati, il loro peso sullo spettro reale. Il fine di
suddetta analisi era quello di avere una prima idea sul range energetico ot-
timale per l’acquisizione delle immagini SPECT. Chiaramente il problema è
molto più complesso e richiede la conoscenza e l’implementazione del siste-
ma di rivelazione che influisce pesantemente sui parametri di acquisizione.
Un interessante sviluppo del lavoro fin’ora fatto è senza dubbio in questa
direzione.

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