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Domenica 14 gennaio 2018

Firmato il Decreto che equipara i titoli rilasciati dalle SAF. Cosa


cambia ora per i restauratori? Lo abbiamo chiesto a Laura
Baratin
RV

Foto: Laura Baratin


Prof. Baratin*, nelle scorse settimane il Ministro per i beni e le attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, e la
Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli hanno firmato il decreto che conclude il percorso di
equiparazione dei diplomi rilasciati dalle scuole statali di restauro (le SAF Scuole di Alta Formazione): può spiegarci cosa

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cambia ora rispetto al passato e quale saranno le prospettive di lavoro nel futuro prossimo per i professionisti del
restauro?
Il 20 dicembre 2017 la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli e il Ministro per i beni e le attività
culturali e del turismo, Dario Franceschini hanno firmato il decreto per l’equiparazione dei diplomi rilasciati dalle Scuole di Alta
Formazione e di Studio dell’Istituto Centrale per il Restauro, dell’Opificio delle Pietre Dure, della Scuola per il restauro del
mosaico di Ravenna e dell’Istituto Centrale per la Patologia del Libro al diploma di laurea magistrale a ciclo unico in
Conservazione e Restauro dei Beni Culturali – Classe LMR/02 secondo il DM del 2 marzo 2011 pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale n. 139 del 17 giugno 2011. Il D.I. n. 564 del 20/12/2017 è stato trasmesso agli organi di controllo per la sua successiva
registrazione, secondo il consueto iter legislativo. Con questo atto tutti coloro che sono in possesso del diploma conseguito
prima del 2009 ed in possesso del diploma di scuola media superiore, sono finalmente equiparati alla laurea magistrale a ciclo
unico in conservazione e restauro dei Beni Culturali. Si è completato dunque un percorso per il riconoscimento di un titolo di
studio, da non confondere con la qualifica professionale che riguarda altri aspetti, parliamo dell’articolo 182 del Codice dei Beni
Culturali e del Paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 e successive modificazioni, concernente la disciplina
transitoria del conseguimento delle qualifiche professionali di restauratore di beni culturali e di collaboratore restauratore, di cui
sono ben note tutte le vicende e che non ha nulla a che vedere con i titoli di studio. Come affermato dai due ministri questo
decreto rappresenta la conclusione di un percorso importante riconoscendo “il valore dell'alta formazione culturale di qualità in
tutte le sue declinazioni” e, in particolare, il percorso formativo fornito dalle scuole del MiBACT nel restauro, modello per tutte le
istituzioni che sostengono questo rilevante settore formativo, quali Università, Accademie e alcuni Enti privati. Rispetto al
passato si può dire, sia un atto dovuto che riconosce, il merito ai diplomati delle Scuole statali del MiBACT che tanto hanno
contribuito alla diffusione del restauro a livello nazionale e internazionale. Rispetto al futuro per le prospettive di lavoro non
cambia nulla, perché il titolo di studio non entra nel merito della qualifica professionale, che rimane un ulteriore passaggio
regolato da una disciplina transitoria, iter che tutti auspichiamo prima o poi possa arrivare ad una conclusione. Si fa notare,
infatti, che in attesa della fine di questa transitorietà, anche i giovani laureati nella classe LMR/02, che ormai sono più di 500, sia
che provengano dalle SAF, dalle Università o dalle Accademie, pur avendo una laurea abilitante ai sensi del D.Lgs. n. 42/2004,
non compaiono in nessun elenco del MiBACT e quindi non sono ancora riconosciuti come professionisti. Nei requisiti dei
concorsi, quando sono richiesti i titoli di studio, già ora compare “un’equiparazione” tra la laurea della nuova classe e i diplomi
delle Scuole del MiBACT, quindi non c’è un cambiamento significativo legato agli aspetti lavorativi e professionali, maeto, è più
un gius riconoscimento del valore del percorso formativo svolto nel passato. Ad oggi le istituzioni accreditate dalla Commissione
MiBACT-MIUR che preparano i restauratori, sono ormai più di 27 su tutto il territorio nazionale e la docenza, per i laboratori di
restauro, è nella maggior parte dei casi docenza a contratto, secondo determinati requisiti stabiliti dall’art.3 del DM n. 87 del
2009, ma senza nessuna stabilità, né prospettive a lungo termine, né tanto meno possibilità di sviluppare ricerca all’interno delle
istituzioni in cui viene coinvolta se non in termini del tutto casuali. Si fa notare che in questi corsi circa un terzo dei crediti
formativi (mediamente 100 sui 300 richiesti alla fine del ciclo quinquennale) riguardano proprio le attività di restauro con un
monte ore nettamente superiore alla parte strettamente teorica. A questo proposito, in una prospettiva futura, utile alla
formazione in questo settore, così importante per la salvaguardia del patrimonio culturale, questo riconoscimento potrebbe
essere considerato come uno degli elementi caratterizzanti per la definizione del ruolo della docenza professionalizzante, con la
creazione di un settore disciplinare adeguato, attualmente mancante.
Il percorso che ha portato a questo importante risultato, è durato diversi anni; sicuramente un’attività complessa che
solo un buon gioco di squadra, della quale lei è stata parte attiva, può aver reso possibile il raggiungimento del risultato.
È così? Chi sono stati i componenti della squadra e che ruoli hanno ricoperto?
Il percorso che ha portato a questo importante risultato, in questi ultimi anni, è partito da un convegno organizzato da Nardini
Editore a Firenze nel maggio 2014, dove alcuni ex-allievi appartenenti ad una lista dei diplomati dell’OPD-ICR mi chiesero un
incontro per affrontare il problema del riconoscimento del titolo acquisito negli storici istituti. Il mio consiglio fu di produrre i piani
di studi per poter impostare un lavoro di comparazione tra i vecchi percorsi e la nuova classe di laurea per fornire agli uffici
competenti del MIUR gli elementi per valutare una possibile equiparazione. Sempre alla fine del mese di maggio 2014 la allora
Soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, mi chiese di
seguire la richiesta di questi restauratori, mediante un esame analitico dei corsi effettivamente seguiti in aula, in laboratorio, in
cantiere, per dimostrare l’esistenza di requisiti formativi effettivamente equiparabili, auspicando un esito positivo alla fine di
questa fase analitica. Nel marzo del 2015 nasce l’Associazione ORA Organizzazione Restauratori Alta-formazione, che pone
l’equiparazione del titolo come uno degli obiettivi principali della propria costituzione. ORA nella XXII edizione del Salone del
Restauro di Ferrara nello spazio gestito dalla rivista Kermes riprende il dibattito su queste problematiche in un incontro dal tema:
“Riflessioni sul profilo di esperto nel restauro di Beni Culturali. Conoscenze ed abilità” con vari relatori rappresentanti delle
diverse istanze legate alla formazione e alla professione. Nuovamente in quell’occasione fu ribadita la necessità di un
documento tecnico da esibire per l’equiparazione dei titoli. ORA ha poi intrapreso una strada di sensibilizzazione politica, che ha
coinvolto numerose personalità interne ed esterne ai due Ministeri e che è servita a mantenere il dibattito sempre vivace e
aperto, così il successo è stato possibile, dopo varie istanze presentate, interrogazioni parlamentari ed incontri, grazie a un
lungo e meticoloso lavoro di confronto fra monte ore e contenuti didattici dei nuovi e vecchi corsi. Il lavoro di comparazione con i
contenuti del DM 2 marzo 2011, assolutamente necessario per ottenere l’equiparazione presso il MIUR e mai prodotto finora, è
stato svolto dalle restauratrici Nanni Molè, Daphne De Luca, e Debora Minotti, rispettivamente nel ruolo di vice-presidente e
consiglieri dell’Associazione ORA, per quanto riguarda i corsi dell’Istituto Centrale per il Restauro, dell’Opificio delle Pietre Dure
e della Scuola per il restauro del mosaico di Ravenna dalle origini fino al 2009 e per quanto riguarda l’Istituto Centrale per la
Patologia del Libro ha visto la collaborazione dell’Istituto stesso e del restauratore Paolo Crisostomi per arrivare alle tabelle
comparative sintetiche. Il tutto è stato poi da me verificato e aggiornato secondo quanto disposto dalle tabelle della rispettiva
classe di laurea e infine gli schemi sono stati allegati alla lettera inoltrata il 9 maggio 2017 al Capo del Dipartimento per la
Formazione Superiore e la Ricerca del MIUR a cui è stato illustrato il lavoro di comparazione e ne sono state chiarite le diverse

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istanze. Il lavoro successivo degli uffici legali competenti dei due Ministeri, ha portato alla firma congiunta del decreto alla fine del
2017. Per questo risultato i restauratori possono ringraziare, naturalmente, l’Associazione ORA che è stata il portavoce di
questa istanza con un lavoro costante, tenace e continuo e anche tutte le persone che hanno, a vario titolo e in modo più o
meno palese, collaborato e sostenuto questo percorso in un complesso lavoro di squadra, tra diverse competenze all’interno e
all’esterno dei due ministeri coinvolti.
Che tempi prevede possano essere necessari per la “messa in pratica” del provvedimento ed i conseguenti effetti? Ci
sono categorie di restauratori che potrebbero essere invece penalizzate?
La “messa in pratica” del provvedimento dipende dalla tempistica degli organi di controllo e dalla sua registrazione e gli effetti
porteranno i diplomati delle Scuole del MiBACT prima del 2009 ed in possesso del diploma di scuola media superiore ad avere
una laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali. L’equiparazione del titolo di studio prevede, secondo il
MIUR, che ci sia una equivalenza fra uguali livelli di istruzione con contenuti didattici e percorsi formativi che possano essere
comparati per cui non ci sono categorie di restauratori che potrebbero essere penalizzate rispetto al titolo di studio a meno che
non possano dimostrare quanto l’equiparazione prevede. Vale la pena nuovamente ripetere che l’aspetto legato alla qualifica
professionale non riguarda i titoli di studio. * Laura Baratin è Professore Associato all’Universita' degli Studi di Urbino. Membro
della Commissione Nazionale MiBACT-MIUR per l'accreditamento dei Corsi di Conservazione e Restauro. Presidente del
Comitato Nazionale delle Lauree in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali. Presidente della Scuola di Conservazione e
Restauro
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