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PROGETTO PER IL XXXI CICLO DEL DOTTORATO DI RICERCA

PRESSO
Universit Suor Orsola Benincasa
Humanities and Technologies: an integrated research path

Lascesa dei commons: gli spazi di coworking tra rigenerazione


urbana e economia collaborativa

Introduzione

Il presente progetto di ricerca si propone di indagare lo sviluppo e le declinazioni di alcuni dei


nuovi modelli di organizzazione sociale e lavorativa, che in tutta Europa e nel mondo si stanno
sviluppando allinterno degli spazi pubblici di tipo urbano e rurale. In particolar modo la ricerca si
concentrer su quegli spazi aggregativi reali che in alcuni casi vengono chiamati con il nome
generico di spazi di Coworking1, Hub2 e FabLab3 in cui nascono e proliferano nuove comunit di
persone che si avvalgono delle pi disparate tecnologie per produrre, condividere cultura, relazioni,
progetti, conoscenze e innovazione allo scopo di collaborare in ambito lavorativo e spesso avviando
pratiche di mutualismo e cooperazione sociale. ormai ampiamente dimostrato che la nuova
riorganizzazione del mercato del lavoro in epoca post-fordista sia possibile grazie allo straordinario
avanzamento tecnologico del sistema produttivo e informazionale in grado di produrre su scala
globale, sostituire la maggior parte della manodopera dequalificata con macchinari e coordinare il
lavoro tramite il processo di informatizzazione. Nel nuovo contesto mondiale le varie forme dello
1
Il cowork un neologismo che deriva dallunione delle parole cooperation e work: una cooperazione lavorativa
che ha lobiettivo concreto di risolvere i problemi di budget (costi di affitto, attrezzature, strumenti) e di provvedere a
tutto ci che si rende necessario per svolgere il proprio lavoro, qualunque esso sia. Questi spazi offrono postazioni a
pagamento secondo tariffari prestabiliti. Sono grandi spazi suddivisi normalmente in postazioni di lavoro e supportati da
una connessione internet wi-fi. cfr in Pasquino M., Necessit delle coalizioni. Il coworking come soluzione e problema
del Quinto Stato, 2012
2
Un hub (letteralmente in inglese fulcro, mozzo, elemento centrale) rappresenta un concentratore, ovvero un dispositivo
di rete che funge da nodo di smistamento dati di una rete di comunicazione dati organizzata con una topologia logica a
bus e di topologia fisica a stella. Vengono definiti Hub anche i luoghi fisici che si caratterizzano come aggregatori di
persone o oggetti.
3
Un fab lab (dall'inglese fabrication laboratory) una piccola officina che offre servizi personalizzati di fabbricazione
digitale. Un fab lab generalmente dotato di una serie di strumenti computerizzati in grado di realizzare, in maniera
flessibile e semi-automatica, un'ampia gamma di oggetti. Tra questi vi sono prodotti tecnologici generalmente
considerati di appannaggio esclusivo della produzione di massa. Fab lab nasce nel 2001 al MIT con lintento di
concretizzare il passaggio dal personal computer al personal fabricator, dando la possibilit di autoprodurre un oggetto
o un prototipo con una innovativa strumentazione tecnologica.
spazio in cui avviene la cooperazione sociale (reale e virtuale) viene continuamente sottratto
allutilizzo collettivo a causa dei processi di privatizzazione e speculazione finanziaria che
recintano pezzi di territorio e ne inibiscono laccesso alle classi sociali meno abbienti [Lefebvre
1972, 1974; Rifkin 2000; Sassen 2003; Harvey 2012;]. Oggi questi nuovi segmenti sociali
reclamano questi spazi come commons cio come aree vitali per lo sviluppo della comunit urbana
e rurale e che producono ricchezza sociale [Hardin 1968; Ostrom 2006; Negri, Hardt 2009, Mattei
2011; Dardot, Laval 2014]. Questi gruppi sociali allinterno dei sistemi urbani pi variegati (ma
tenuti in comunicazione tra loro dalle reti telematiche che Manuel Castells chiama citt delle reti)
operano continuamente nuove pratiche di rigenerazione dello spazio abbandonato, dismesso e
sottoutilizzato. Queste nuove pratiche di recupero collettivo e di costruzione di processi di
partecipazione dal basso mirano allutilizzo e alla gestione dello spazio in maniera corale e plurale
[Signorelli, Caniglia 2008; Harvey 2012; Campagnoli 2014]. Alcuni di questi casi risultano essere
esempi virtuosi di uneconomia circolare in cui il ruolo delle reti diventa fondamentale per
lesistenza, la sostenibilit e linclusivit degli stessi partecipanti. Attraverso lutilizzo di strumenti
virtuali dinformazione e di partecipazione, le reti sociali presenti sul territorio si rafforzano e
complessificano anche grazie alla costruzione di legami deboli [Granovetter 1973, 1998] e di nuovi
spazi multidirezionali di discussione e confronto. In una parola: network4 [Terranova 2006; Rullani
2008; Pais 2012]. Questi processi, nati come informali, stanno diventando modelli per una
pianificazione strategica della citt. La ricerca prover ad indagare tutte quelle pratiche di economia
collaborativa5 [Mainieri 2015] o pi ampiamente definiti commons collaborativi [Rifkin 2014] che
permettono alle nuove composizioni sociali di rielaborare forme di mutualismo e solidariet sociale
[Ciccarelli 2014, Guizzardi 2014]. Queste pratiche di condivisione e mutuo aiuto si sviluppano
attraverso le nuove tecnologie e con lutilizzo dei social media permettono di far fronte alle nuove
condizioni economiche imposte dalla perdurante crisi economica mondiale del 2008. La ricerca
prover ad indagare come la combinazione degli elementi sociali e architettonici sopradescritti si
sostanziano nelle diverse aree prese in esame ed in che modo queste nuove pratiche relazionali
contribuiscano alla costruzione di una citt open source [Vitiello 2014] che possa essere realmente
accessibile, plurale e sostenibile.

4
Leffetto di Internet ha mosso verso un possibile uso della Rete come infrastruttura non di puro mercato, ma al
servizio di una pi efficace comunicazione e collaborazione sociale, in grado di generare fiducia anche allinterno di
relazioni a legami deboli e soprattutto capace di creare una nuova conoscenza e innovazione Provasi 2002, p. 199 cfr
in Pais I., La forza dei legami digitali: verso nuove forme di associazionismo professionale?, academia.edu
5
La collaborazione un fenomeno che non propone soltanto un nuovo modello di consumo, ma anche un modo
alternativo di muoversi (carsharing), di prestare (crowdfunding) di lavorare (coworking), di imparare, di viaggiare, di
stare insieme, di mangiare e quindi di vivere cfr in M. Mainieri, Collaboriamo! Come i social media ci aiutano a
lavorare e a vivere bene in tempo di crisi, Hoepli, Milano, 2015
Stato dellarte della ricerca

Negli ultimi trentanni linnovazione tecnologica ha permesso la crescita esponenziale della


produzione di beni immateriali o altamente tecnologici che puntano alla fornitura di servizi, di
diffusione di informazioni, culturali e che hanno sviluppato il mercato economico intorno al
servizio di telecomunicazioni [Kranzberg 1986; Rifkin J. 2000; Harvey 1998, 2002; Castells 2002;
Levy 2002; Berardi 2004; Sassen 2003; Negri, Hardt 2003].
La classe lavoratrice e precaria di questepoca [Standing 2012; Fumagalli 2013] ha pertanto
conformato il proprio lavoro allinterno di modelli di produzione completamente diversi dai loro
omologhi del secolo scorso, rispondendo alla richiesta di un sistema economico altamente
qualificato e complesso, con orari estremamente flessibili e che delocalizza i propri luoghi di
produzione attraverso le tecnologie per il telelavoro [Bell 1973; Castells M. 2002] In questo nuovo
contesto lavorativo e sociale, le attuali classi lavoratrici ormai parcellizzate e atomizzate dalla
deregulation del diritto del lavoro, hanno perso quella omogeneit di interessi 6 e di spinta
emancipatrice che la classe operaia ha incarnato in tutto il 900. Tale intesa tra i lavoratori si
formava attraverso la cooperazione lavorativa 7 ed era elemento fondante di quella che Marx
individuava come la coscienza di classe della classe operaia.
Avanza dunque in maniera massiva la richiesta di una forza lavoro indipendente composta da
professionisti altamente qualificati, i quali si trovano a lavorare per progetti commissionati da
chiunque necessiti delle loro competenze. Le narrazioni del lavoro che si evolve si sviluppano
intorno ad aggettivi riferiti al lavoratore, a cui nellepoca moderna vengono richieste competenze,
conoscenze e capacit nuove per adattarsi a un mondo del lavoro sempre pi competitivo a causa di
fattori macro e micro ambientali: la miniaturizzazione delle tecnologie e la diffusione di soluzioni
cosiddette cloud che consentono di accedere ai propri documenti da qualsiasi postazione, anche
mobile; la diffusione del lavoro indipendente, particolarmente accentuata in Italia, dove interessa il
23% dell'occupazione complessiva; la digitalizzazione dell'economia (anche manifatturiera) e il
rafforzamento di mercati globali del lavoro. L'affermarsi di questi nuovi lavori e professionalit,
sono frutto dell'informatica e della comunicazione, un fenomeno ampiamente studiato dalla dottrina
sociologica8, la quale mette in luce come l'ascesa della micro-imprenditorialit e del capitalismo

6
Cooperazione ha come suo correlato aulico nella filosofia politica lidea di agire di concerto, o quello seicentesco
della cura degli affari comuni cit. in Virno P., Lessico Marxiano, Manifestolibri, 2008
7
La forma del lavoro di molte persone che lavorano luna accanto allaltra e luna assieme allaltra secondo un piano,
in uno stesso processo di produzione, o in processi di produzione differenti ma connessi, si chiama cooperazione cfr in
Marx K., 1994, Il Capitale. Critica delleconomia politica, Editori Riuniti, Roma, Libro primo, p. 367 cit. in ibidem
8
S. Bologna - A. Fumagalli, Il lavoro autonomo di seconda generazione. Scenari del post-fordismo in Italia, Feltrinelli,
1997; S Bologna, Nuove forme di lavoro e classi medie nella societ postfordista, in Tre donne e due uomini parlano
del lavoro che cambia, Quaderni di via Dogana, 2006, 37; P. Barbieri, Lavoro autonomo di seconda generazione:
personale rendano necessario una declinazione in senso plurale della categoria lavoristica di lavoro
autonomo. Inoltre, il focus dell'attenzione si sta spostando dal singolo lavoratore alla rete in cui
inserito. Il capitale umano acquista sempre pi valore grazie alla rivalutazione del capitale sociale,
della rete di relazioni che consente la circolazione delle informazioni e delle conoscenze che creano
competitivit e innovazione. L'azione individuale e quella collettiva lasciano il posto all'azione
connettiva. Organizzazioni che inizialmente sono state veicolate attraverso tecnologie di relazione
come il blog, le comunit digitali, i siti di social network e che ora si appropriano anche di spazi
fisici, oltre che di spazi digitali. Un cambiamento talmente significativo che ha indotto alcuni autori
a parlare di Quinto Stato 9 [Allegri, Ciccarelli 2013], ma ancor prima di Knowledge Workers
[Drucker 1959; 1993; Rullani 2008] o lavoratori autonomi di seconda generazione [Bologna 1997].
Le nuove soggettivit operaie, i ceti medi e i precari stanno autonomamente formando nuovi spazi
di confronto, mutualismo e solidariet per poter vivere e cooperare allinterno delle citt. Queste
pratiche di riappropriazione e costruzione dello spazio urbano operate dagli abitanti delle citt non
sempre hanno un moto lineare, spesso con motivazioni diverse, puntano a diversi obiettivi, ma
portano in s un denominatore comune che quello della necessit di poter vivere e lavorare nella
citt, potendo condividere con i propri simili il tempo quotidiano, a prescindere dalla personale
condizione economica o status sociale [Negri, Hardt, 2009; Dardot, Laval 2014]. La capacit di
esercitare il diritto agli spazi della citt oggi vuol dire dunque superare l'uso individualistico e
frammentato dello spazio urbano, per dare vita a pratiche corali di riappropriazione degli spazi e a
dinamiche di socialit troppo spesso monetarizzate o ridotte a pura mercanzia [Negri 2014].
Contemporaneamente con il cambiamento dellorganizzazione del lavoro, si modificata e
plasmata la conformazione delle citt. La citt contemporanea non pi classificabile nelle diverse
tipologie: la citt industriale, quella commerciale, quella basata sulla rendita. Non solo diventata
la combinazione di queste sfere, definite anche come zone [Fiorani 2012], ma sono le stesse
tipologie ad essere mutate, cos come la sua definizione e la sua estensione. La citt centrata sulla
produzione di tipo moderno si trasformata da industriale in produzione immateriale, basata sulla
conoscenza e sulle nuove tecnologie; la citt commerciale, basata sulle esportazioni, ora densa di
servizi alle imprese globali che la trasformano in citt finanziaria [Sassen 2003]. La sua stessa
definizione cambiata con la globalizzazione e linterconnessione dei luoghi, coprendo

problemi e prospettive, Polis, 1998, 263; A Bonomi - E Rullani, Il capitalismo personale. Vite al lavoro, Einaudi, 2005;
C. Ranci, Partite Iva. Il lavoro autonomo nella crisi italiana, Il Mulino 2012
9
Il quinto stato dunque composto da: a) proletari che non appartengono (per origine sociale e professionale) alla
classe operaia; b) professionisti o lavoratori autonomi che non appartengono al ceto medio (per reddito e aspettative di
vita); c) lavoratori indipendenti che non appartengono a ceti, corporazioni, associazioni di categoria o sindacati, ma si
identificano con il ceto medio; d) una moltitudine di poveri, prestatori dopera occasionali, di lavoratori poveri o al nero
riconducibili a una classe lavoratrice non specializzata, a un basso ceto medio professionale, a una classe di poveri e, in
generale sono invisibili; e) precari che non avranno una carriera lavorativa tradizionale e vivono una condizione di
outcast rispetto alluso della loro cittadinanza. Cfr in Allegri, Ciccarelli 2013
virtualmente lintera orbita del pianeta. La tradizionale distinzione tra citt e campagna quindi da
riconsiderare, in quanto la citt - e forse la cultura cittadina10 [Corboz, 1983] - entrata nella
campagna, la citt e la campagna sono unite socialmente, ambientalmente ed economicamente
[Clement 2005]. Gli stessi suoi confini sono pertanto indefinibili, la citt diffusa e dispersa, senza
pi un centro, stata definita a pi voci citt infinita [Bonomi, Bruzzese 2004]. Limmagine della
citt quindi da riconsiderare nelle reti, infrastrutturali, virtuali, comunicative, di merci, di
relazioni, finanziarie, ambientali in una interconnessione globale degli ambienti urbani [Assennato
2012; Boltanski, Chiappello 2014].
Anche le trasformazioni ordinarie della citt, quelle che sfuggono spesso ai piani e ai programmi e
che rispondono a logiche di mercato o di innovazione sociale, avvengono attraverso la
riappropriazione temporanea di spazi e luoghi che sono usati in modi originali, diversi da quelli per
i quali quei luoghi e quegli spazi sono stati progettati e costruiti. In altre parole, gli usi temporanei
rappresentano un canale privilegiato di trasformazione e mutazione della citt, un veicolo per la
reinvenzione e la riappropriazione di ci che la citt, i suoi utilizzatori e le sue istituzioni hanno
abbandonato o addirittura dimenticato11. Negli ultimi decenni le necessit e le esigenze degli enti
locali sono cambiate e a causa di questo mutamento un consistente numero di immobili risulta
essere sottoutilizzato se non dismesso, tuttavia molti di questi beni possono ancora costituire una
risorsa da riscoprire12 come elemento strategico nel processo di valorizzazione della citt e del
territorio. In questottica gli spazi di coworking, gli Hub, i Fablab, in alcuni casi i Talent Garden13,
ma genericamente gli spazi sottratti allabbandono e al degrado urbano sono quindi un ottimo
spazio di osservazione della pratiche di rigenerazione urbana e di ricomposizione della classe
[Gallino 2012, Negri 2014, Vercellone 2014, Cominu 2009, 2014; Maltese 2012] attraverso le
nuove tecnologie e le nuove forme lavorative14 [Grazzini 2008; Pasquino 2013; Pasquinelli 2014].

10
Il territorio non un dato, ma il risultato di diversi processi. Da un lato, si modifica spontaneamente: lavanzare o il
ritrarsi delle foreste e dei ghiacciai, lestensione o il prosciugamento delle paludi, il colmarsi dei lagni e la formazione
di delta, lerosione delle spiagge e delle falesie, [apparizione di cordoni litoranei e di lagune e gli affossamenti delle
vallate, gli slittamenti del terreno, la nascita o il raffreddamento dei vulcani, i terremoti, tutto testimonia linstabilit
della morfologia terrestre. Daltro lato, il territorio subisce interventi umani: irrigazione, costruzione di strade, ponti,
dighe, sbarramenti idro-tecnici, scavo di canali, apertura di tunnel, terrazzamenti, dissodamenti, rimboschimenti,
arricchimento dei terreni, gli atti stessi quotidiani dellagricoltura fanno del territorio uno spazio incessantemente
rimodellato in Corboz, La citt come palinsesto, in riv. Casabella 1983.
11
Pasqui G., Riuso temporaneo per unaltra citt, in Inti I., Cantaluppi G. , Persichin M., TempoRiuso, manuale per il
riuso temporaneo di spazi in abbandono in Italia, Altraeconomia edizioni, Milano, 2014
12
Manzo, R. (2007), Il processo di rivitalizzazione del patrimonio pubblico, in Manzo, R., Tamburini, G. (a cura di), Il
patrimonio immobiliare pubblico. Nuovi orizzonti. Il ruolo dellAgenzia del Demanio, Il Sole24Ore, Milano
13
I Talent garden possono essere considerati levoluzione degli spazi di coworking, dove oltre alla condivisione di
spazi e servizi vengono formulate e fatte crescere nuove idee per lo sviluppo di attivit economiche. Scopo di questa
piattaforma generare le idee allinterno di questa realt e, grazie alla attiva collaborazione tra i membri, farle evolvere
in nuove start up o progetti.
14
Questi luoghi produttivi, fondati sulla solidariet intergenerazionale e inter-professionale, sarebbero le sedi in cui
promuovere progetti di innovazione sociale, cultura indipendente, intercultura e e mutualismo. In qualche modo
ricoprirebbero le funzioni delle antiche case del popolo e delle camere del lavoro, oltre che essere spazi di lavoro e
Si assiste dunque a nuove dinamiche di formazione di comunit reali e virtuali multiscalari (locali o
extralocali) che si formano su affinit provvisorie o su argomenti ben precisi [Agamben 2001;
Bauman 2001; Day 2013,]. Un dispiegamento reale di rizomi, che trovano in questi luoghi ulteriori
elementi di proliferazione [Deleuze, Guattari 1980]. Quella maglia interconnessa e interattiva di
soggetti, dati e beni che il filosofo Luciano Floridi dellOxford Institute Technology ha definito
infosfera [Floridi 2009].
Ogni persona in qualsiasi luogo della terra (sia esso urbanizzato che rurale) grazie alla connessione
alla rete pu oggi contribuire allemersione di quella forma di rete neurale globale che Levy chiama
intelligenza collettiva15. Le relazioni messe e conoscenze a disposizione di tutti nella rete telematica
e le nuove tecnologie di produzione, stanno portando inoltre alla creazione di nuovi figure di
cittadini che arrivano ad autoprodurre beni e servizi che in alcuni casi stanno facendo saltare le
classiche filiere economiche dando vita a nuove forme di produzione e involvendo la vendita a
favore dello scambio. Nuovi fabbricanti digitali che alcune ricerche sul tramonto della vecchia
societ capitalistica inquadrano come prosumer, un neologismo che mette insieme il produttore e il
consumatore di un determinato bene o servizio [Miller, Albert 2009; Rifkin 2014; Mason 2015].
In questo contesto di profonda trasformazione socio-culturale si collocano la crescita e la diffusione
del coworking, inteso come innovativa forma di lavoro16 [Carrino, Lisanti, Lo Re, Oliveiri, Pessina
2014].
Recenti ricerche mostrano lascesa di questi nuovi spazi di condivisione in tutto il mondo. Una
ricerca di Desk Wanted Global Censo Coworking, pubblicata nel febbraio 2013, rivelava come il
numero di spazi di lavoro condiviso in tutto il mondo fosse cresciuto dell 87% tra il 2012 e il 2013

produzione che resistono al lavoro nero, alla speculazione, allo sfruttamento capitalistico e alla cooptazione. Ogni
territorio avrebbe un centro di cultura in cui riconnettere la produzione culturale al tessuto sociale e anche alle questioni
urbane nel senso pi ampio, dove riunirsi per inventare, produrre, socializzare, incontrarsi, apprendere e sperimentare in
autonomia. Se questo trovasse realizzazione in modo ramificato e coordinato sul territorio, il sistema coworking
diventerebbe lo strumento con cui le nuove generazioni si riappropriano della ricchezza sociale che stata loro
saccheggiata, a cominciare dal reddito, dai servizi, dalla socialit dalla mancanza di spazi pubblici per lautoproduzione
culturale e artistica. Ma sarebbe anche molto di pi: la mancanza cronica di spazi e soldi per il welfare,
lautoformazione e la cultura della sostenibilit e del riuso un diretta conseguenza di un modello di societ e di
economia basato sullindividualismo, sulla logica del profitto, sulla produzione di grandi opere, di politiche culturali e
di scelte urbanistiche che rafforzano le distanze tra centro, periferie e hinterland, riducendo sempre pi gli spazi
pubblici e il territorio non urbanizzato cfr in Pasquino M. 2013
15
Che cos lintelligenza collettiva? una forma di intelligenza distribuita universalmente, costantemente
accresciuta, coordinata in tempo reale e prodotta dalleffettiva mobilitazione delle competenze [...]. La base e il fine
dell intelligenza collettiva il riconoscimento reciproco e larricchimento degli individui e non il culto verso comunit
feticizzate o ipostatizzate cfr in Pierre Levy, Collective Intelligence: Mankinds Emergent World in Cyberspace,
Perseus Books, Cambridge, Mass. 1999, p. 13.
16
Le idee non nascono allimprovviso, nella testa di singoli individui geniali e visionari, chiusi a pensare
nellisolamento delle loro stanze. Le idee emergono da una dinamica creativa di scambio e connessione, nascono
quando le persone si incontrano e si scambiano spunti e informazioni che insieme ricombinano, fino a mettere a fuoco
concretamente lidea creativa int. Alberto Masetti-Zannini (fondatore e presidente di Hub Milano) cfr in Carrino F.,
Lisanti F., Lo Re S., Oliveiri M., Pessina G., Nuove forme di lavoro. il coworking Innovation doesnt happen in
isolation, Master in Risorse Umane e Organizzazione XIX, Fondazione ISTUT, 2014
e dal 2010 si fosse triplicato. Stati Uniti in testa, seguiti de Germania, Spagna, Regno Unito, Brasile
e Italia. Dati forniti lo scorso settembre dalla rivista Desk Mag parlavano di 1660 spazi di
Coworking in Europa. Ma spazi di Coworking continuano a nascere in tutto il mondo, come pure
nel nostro Paese, rendendo obsoleti i dati disponibili.
La Spagna ha uno dei pi alti tassi di disoccupazione nell'UE pari al 27.8%, con un tasso che
raggiunge il 50% per quanto riguarda la popolazione giovanile. Per coloro che vogliono lavorare in
maniera pi autonoma, ad oggi esistono pi di 40 spazi di coworking reali a Barcellona, che
offrono sostegno e una migliore possibilit di lavoro. In questa citt quindi il coworking nasce come
risposta alla crisi. Unesperienza da segnalare quella della Cooperativa Integral Catalan che dal
2009 riunisce pi esperienze di cooperazione e realt sociali spagnole che cooperano in rete e
praticano lautogestione e propongono forme alternative di transizione economica e di
organizzazione lavorativa e societaria.
Londra una delle citt europee in cui il coworking ha preso piede maggiormente eppure il numero
di spazi in realt piuttosto basso considerando le dimensioni della citt. Numero limitato di uffici
sfitti ed alti affitti, in particolare nelle vaste aree del centro urbano, hanno rallentato la crescita del
coworking per lungo tempo. La crisi finanziaria globale ha riacceso il motore del movimento e ora
ci sono anche diverse nuove catene di coworking in fase di pianificazione.
A Parigi stanno crescendo in modo esponenziale piccoli spazi commerciali riadattati, come L
Anticaf che un bar anomalo, uno spazio condiviso per lavorare e divertirsi. Non si paga quello
che si consuma, ma il tempo che si passa. uno spazio di coworking con incluse le consumazioni
senza limiti di quantit, aperto tutta la settimana, il sabato e la domenica fino alla mezzanotte, dove
i lavoratori nomadi si ritrovano molto spesso a lavorare. Una comunit di giovani creativi che,
insieme, fanno nascere progetti innovativi condividendo le proprie conoscenze ed esperienze
professionali. Tutti i giorni si organizzano serate musicali e tornei di giochi di societ, ma anche
conferenze e dibattiti informali, per favorire la crescita della comunit e aiutare giovani talenti a
conoscere persone interessanti. Il gruppo promuove la cultura digitale in maniera completa,
includendo sviluppatori, designer, esperti di comunicazione, di marketing, di economia e legge. The
Hub sito in Jordaan uno dei primi spazi di coworking ad aprire nella capitale olandese. The Hub
Amsterdam situato in un ex edificio scolastico risalente al XIX secolo, ed molto di pi di un
semplice coworking: una community e insieme un incubatore di impresa. E anche possibile
partecipare ad eventi, incontri di approfondimento e workshop a tema che aiutano ad avviare e far
crescere startup.
Le recenti ricerche in Italia sugli spazi di coworking e hub restituiscono un quadro in continua
espansione del fenomeno dei nuovi spazi di cooperazione e mutualismo17. Per quanto riguarda
questa precisa area di interesse basti pensare che sono state censite 246 strutture: 191 spazi di
coworking, 45 FabLab e 10 strutture miste (coworking pi FabLab). Analizzandone la distribuzione
geografica vediamo che nelle regioni del nord sono ubicate il 61% delle realt tuttora censite, al
centro il 24% nel sud e isole il 15% di cui pi dell'80% occupato da coworking. In particolare sono
molto diffusi nelle citt di dimensioni medie e grandi, soprattutto a Milano, Torino e Roma, mentre
le regioni pi "attrezzate" sono Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto. La figura del
coworker che emerge quella di donne e uomini di et compresa tra i 25 e i 45 anni, per la maggior
parte italiani e laureati in diverse discipline, appassionati del proprio lavoro, con la mente aperta,
propensione al rischio e con tanta voglia di mettersi in gioco e collaborare con altri [Badiali 2014].
La ricerca prover dunque a rispondere a diversi quesiti. Quali sono attualmente le nuove forme di
riorganizzazione delle nuove classi lavoratrici? Quali strumenti e prassi di condivisioni e
produzione vengono sviluppati con le nuove forme di cooperazione sociale e lavorativa? Quali sono
i processi di rigenerazione urbana che maggiormente in Italia (ma anche in Europa) stanno creando
forme di mutualismo e cooperazione? Quali nuove opportunit di lavoro e di emancipazione sociale
si sono formate intorno a queste esperienze? Queste esperienze di cooperazione e mutualismo
possono riaccendere interesse e provocare dibattito sulle politiche, le leggi e le pratiche di
riattivazione di terrain vagues, spazi marginali, interstiziali o sottoutilizzati? Come possono renderli
nuovamente accessibili e capaci di dar risposta alle domande abitative, ludiche e lavorative della
societ? Si tenter di accettare la sfida che Valerio Guizzardi nella suo saggio storico sulle
esperienze cooperative in Italia lancia ai nuovi ricercatori: indagare le nuove forme autonome di
militanza politica, di composizione delle nuove classi subordinate e cambiamento e innovazione
dello stato di cose esistente attraverso lautorganizzazione delle forme lavorative18. La ricerca
prover a rispondere a questi interrogativi guardando con attenzione le esperienze nelle aree pi
depresse e meno conosciute dItalia in unottica di comparazione con le esperienza europee che si

17
Secondo un sondaggio del 2007 fatto su un campione di pi di 2000 lavoratori, il 79% dei lavoratori impiegati nel
settore privato e la met di quelli impiegati nel settore pubblico erano preoccupati di sentirsi isolati e di soffrire la
mancanza dellinterazione umana, se avessero dovuto iniziare un telelavoro cfr in Carrino, Lisanti, Lo Re, Oliveiri,
Pessina, op.cit. 2014
18
Vogliamo quindi capire se possibile riattualizzare, reinventare o comunque intravedere nelle forme di societ
solidali e di lavoro associato opportunamente riadeguate all'oggi, un altro potente strumento finalizzato al disvelamento
di embrioni di soggettivit che inneschi un processo il quale, partendo dalla socializzazione delle esperienze individuali,
costruisca e sedimenti lungo il suo percorso: 1) ricomposizione di classe e produzione di pensiero critico autonomo in
rete; 2) capacit, attraverso il conflitto, di sottrarre la cooperazione sociale produttiva, lavoro vivo, alla sussunzione
formale e reale capitalistica; 3) attivazione dell'unione di saperi, competenze e attitudini in una logica autogestionaria e
d'autorganizzazione che trasformi in potenza costituente aggregati sociali, che inevitabilmente andrebbero formandosi,
in grado di autoamministrarsi con forme radicalmente innovative di governo dal basso (Soviet dell'intellettualit-massa
sottraendosi cos concretamente allo Stato, in cui creare e sperimentare forme libere di riproduzione della vita; 4)
capacit di produzione di progettualit politiche autonome ri/generatrici di soggettivit incompatibili con il comando
capitalistico e il suo Stato cfr in Guizzardi V., Neomutualismo, Commonware, 2014
stanno sviluppando in Spagna, Francia e Olanda e che provano a tradurre sui propri territori queste
prassi e ragionamenti.

Metodologia di ricerca

Questo lavoro svilupper la propria argomentazione utilizzando gli strumenti della ricerca
antropologica ed in particolar modo facendo riferimento agli strumenti epistemologici forniti
dellantropologia urbana [Sobrero 1992; Hannertz 1992; Signorelli 2004; Signorelli, Caniglia
2008]. Tali strumenti permetteranno di indagare le modalit di costruzione dellurbano da parte di
alcuni aggregati sociali attraverso le relazioni e le mobilitazioni politiche per la risoluzione di
problemi percepiti come collettivi. Per procedere nellanalisi delle trasformazioni urbane si potr
avanzare attraverso testimoni privilegiati con interviste e biografie dei soggetti coinvolti nelle
vicende, le percezioni e limmaginario che determinati gruppi sviluppano intorno alla propria
esperienza di vita e lavoro nella citt. Lutilizzo delle storie di vita, delle fonti orali [Montaldi 1961;
Alquati 1974; Bologna 1976; Panzieri 1975; Portelli 2007; Gribaudi 2014; Gribaudi, Zaccaria 2013]
riportate allinterno del testo corrispondono a un tentativo di costituire unanalisi pi organica e
multiscalare che intrecci la ricerca quantitativa con i dati strettamente qualitativi. Le fonti
archivistiche e giornalistiche saranno utilizzate insieme alla narrazione e la rappresentazione di chi
ha vissuto in prima persona determinati eventi allo scopo di formare una scrittura interattiva delle
storie che si inseriscono allinterno della storia ufficiale. Scrive Alessandro Portelli a proposito della
critica allattendibilit delle fonti orali: Quando lavoriamo con le fonti orali, dunque, dobbiamo
tenere insieme tre fatti distinti: un fatto del passato, levento storico; un fatto del presente, e cio il
racconto che ne viene fatto dallintervistato; e un fatto di relazione e di durata, e cio il rapporto che
esiste e che esistito fra questi due fatti. Perci, il lavoro dello storico orale include la storiografia
in senso stretto (la ricostruzione del passato), lantropologia culturale, la psicologia individuale, la
critica testuale (lanalisi e interpretazione del racconto), e lapplicazione della seconda alla prima.
La storia orale dunque storia degli eventi, storia della memoria, e revisione degli eventi attraverso
la memoria. La memoria infatti non un mero deposito di dati da cui recuperare informazioni, ma
un processo in continua elaborazione di cui studiare le modalit (non somiglia alla "memoria" del
calcolatore, ma se mai allelaboratore stesso) 19 . Fonti e dati saranno dunque incrociati
continuamente in un approccio dinamico spirale di andata e ritorno dal campo di ricerca, secondo
i principi guida della Grounded Theory [Glaser, Strauss 1967; Tarozzi 2013]. Questa metodologia
19
Int. A. Portelli, Un lavoro di relazione. Osservazioni sulla storia orale, 8 gennaio 2009
http://www.aisoitalia.it/2009/01/08/un-lavoro-di-relazione/
che utilizza e intreccia proficuamente diversi tipi di dati ha consentito di tenere insieme i diversi
livelli analitici implicati nel complesso fenomeno sociale urbano come quello delle occupazioni
delle case che si esplicita su pi scale: politico, economico, personale e collettivo.
La vicinanza alloggetto di studio sar possibile solo tramite una ricerca partecipativa, o per meglio
dire in termini strettamente accademici tramite losservazione partecipante [Bourdieu 2004; De
Martino 1959,1961; Mingozzi 2002]. L'osservazione partecipante, possiede un innato potenziale
trasgressivo e anti-istituzionale perch, per definizione, spinge gli accademici fuori dalla torre
davorio e li costringe a violare i confini della segregazione culturale e di classe. Bench sia
strutturata intorno alla relazione diseguale tra investigatore e informatore, letnografia rende chi
la pratica vulnerabile al sangue, al sudore, alle lacrime e alla violenza dei soggetti della ricerca, e
richiede una riflessione etica e un coinvolgimento solidale20.
Lutilizzo delle fonti biografiche, di diversi testimoni privilegiati, di interviste in profondit, della
narrazione soggettiva [Dal Lago, De Biasi 2002; Bourdieu 2015; Bourgois 2005; Bourgois,
Schonberg 2011] e in alcuni casi delluso di alcuni concetti emersi dal confronto collettivo in focus
group, permetter di avviare la presente ricerca verso unanalisi della composizione sociale ed
economica dei gruppi impegnati nelle mobilitazioni per laccesso alla casa.
Lo sforzo analitico e narrativo sar quello di riuscire a far emergere dai colloqui con gli intervistati
una rappresentazione personale dei processi collettivi e dei percorsi in costruzione dei soggetti,
dando forma a quel metodo di inchiesta e autorappresentazione che va sotto il nome di conricerca
[Alquati 1993; Panzieri, Lanzardo 1965; Bermani, Bologna 1976] Nelle parole di Tiddi e Mantenga
in un saggio sullinchiesta del precariato nella metropoli si pu comprendere meglio il legame che
questo approccio metodologico mantiene tra la scala micro del soggetto e quella macro dellanalisi
della classe sociale. La conricerca vede il soggetto come fondamento del funzionamento del
processo, non solo in quanto esso opera dentro il sistema e ne muove la dinamica, ma in quanto il
sistema stesso che si formato, trasformato, adeguato alle caratteristiche del soggetto. Il sistema si
struttura a partire dal soggetto, si sostanzia nelle relazioni reali tra soggetti21. Dal soggetto si pu
partire dunque per arrivare a una consapevolezza di classe e collettiva delle problematiche
condivise, giungere cio alla possibilit di una soggettivazione degli intervistati. Come spiega bene
Toni Negri riguardo le prime esperienze di conricerca con i lavoratori delle fabbriche: La pratica
della con-ricerca non era altro che la possibilit di conoscere, attraverso linchiesta, i livelli di
consapevolezza e di coscienza dei processi nei quali i lavoratori, come soggetti produttivi, erano

20
P. Bourgois, J. Schonberg, Reietti e fuorilegge. Antropologia della violenza nella metropoli americana, Derive e
approdi, Roma, 2012
21
A. Tiddi, A. Mantenga, Metropoli inchiesta precariato. Appunti e riflessioni sul metodo dellinchiesta sul precariato
metropolitano, rivista Infoxoa n16, Roma. 2002
implicati. Se io entro nella fabbrica e mi metto a contatto con gli operai, conducendo insieme a loro
unindagine sulle condizioni del loro lavoro, la con-ricerca consiste s, ovviamente, nella
descrizione del ciclo produttivo, nellidentificazione delle funzioni di ciascuno allinterno del ciclo;
nello stesso tempo, per, anche una valutazione in generale dei livelli di sfruttamento che
ciascuno e tutti subiscono, della capacit di reazione che gli operai hanno per quanto riguarda la
coscienza del loro sfruttamento nel sistema delle macchine e dinanzi alla struttura del comando;
sicch, nella misura stessa in cui la ricerca va avanti, la con-ricerca costruisce orizzonti di lotta in
fabbrica, definisce linee o dispositivi di cooperazione al di fuori della fabbrica, e via di questo
passo22.
Limpianto metodologico della parte esplorativa utilizzer in prevalenza modalit di rilevazione di
tipo socio-etnografico (storie di vita, somministrazione e realizzazione di interviste semi direttive) e
visual23 (analisi di riprese audio video pre-esistenti e loro successiva elaborazione) (Becker H.
1995). Lapproccio scelto nasce dallidea che i fenomeni tracciati possano essere pi validamente
descritti attraverso lutilizzo di una metodologia non prettamente quantitativa. Questa scelta stata
operata in considerazione del fatto che le immagini oggi pi che mai sono considerate come
elementi importanti per supportare il testo nelle pubblicazioni scientifiche sociali e intesi come
mezzi di accompagnamento e di ausilio per esplicare alcuni fenomeni. Si prediliger per un
approccio con loggetto di studio quanto pi informale e prossimo possibile per effettuare alcune
foto. Nella ricerca il problema della distorsione della rappresentazione dei fenomeni sociali o
semplicemente delloggetto di studio stata una problematica tenuta bene in considerazione per i
quali risultati lasciamo al lettore il giudizio finale. Riportiamo a tal proposito un passo del libro
Reietti e fuori legge di Philippe Bourgois allievo di Pierre Bourdieu che nelle note metodologiche
della sua ricerca affronta in maniera inequivocabile questo argomento che coinvolge lantropologia
e in maniera diretta anche luso della fotografia. Etnografi e fotografi sono veicoli di potere,
perch trasportano messaggi tra mondi diversi, attraversando distinzioni culturali e di classe; ma
essi sviluppano anche relazioni di fiducia con quanti li hanno generosamente accolti nelle proprie
vite quotidiane. [] Com comprensibile, gli etnografi vogliono generalmente presentare

22
A. Negri Logica, Teoria dellinchiesta.la prassi militante come soggetto e come episteme, Guide, R. Cortina, Milano,
2003
23
Per la definizione di sociologia visuale: Think of a camera as a machine that records and communicates much as a
typewriter does. People use typewriters to do a million different jobs: to write ad copy designed to sell goods, to write
newspaper stories, short stories, instruction booklets, lyric poems, biographies and autobiographies, history, scientific
papers, letters.. The neutral typewriter will do any of these things as well as the skill of its user permits. Because of the
persistent myth that the camera simply records whatever is in front of it (about which I will say more below), people
often fail to realize that the camera is equally at the disposal of a skilled practitioner and can do any of the above things,
in its own way. Photographers have done all of the things suggested above, often in explicit analogue with the verbal
model in: Becker, Photography and Sociology, articolo comparso sulla rivista Studies in the Anthropology of Visual
Communication n1, 1974 , p. 3.
unimmagine positiva delle persone che studiano. La posta in gioco di una rappresentazione
negativa particolarmente alta quando loggetto dellindagine sono le droghe, la criminalit,
la razza, la sessualit, il potere e la sofferenza negli Stati Uniti; noi abbiamo prestato attenzione a
questi aspetti nel fare le nostre scelte editoriali, ma non abbiamo edulcorato n distorto la nostra
rappresentazione24. Data la natura della ricerca si far un utilizzo interlacciato e combinato di
articoli di pubblicistica reperiti in rete, lutilizzo di video-documentari specifici sui temi trattati e i
servizi giornalistici pubblicati a vario titolo sul web. E evidente che levoluzione del giornalismo in
diverse forme di restituzione da quello prettamente testuale obbliga la ricerca a dover lavorare su
diverse forme di testo e di linguaggi narrativi (audio, video, testuali). Come descrivono
brillantemente Bianda e Sofi la rete informatica lecosistema ideale in cui proliferano gli utilizzi
interattivi dei linguaggi giornalistici in una convergenza crossmediale: [] un ecosistema
mediale in velocissima evoluzione tecnologica, trova origine anche nelle possibilit convergenti
della Rete, in cui sempre pi difficile porre confini netti tra medium e medium, tra competenze
generaliste e competenze settoriali. Le quali si fondono (convergono, appunto) nellecosistema
accogliente e digitale del Web che a sua volta sta sempre pi diventando la somma ponderata
dei media giornalistici preesistenti. [] Una fluidit professionale che sembra evolversi
velocemente, e passare da una iniziale propensione multimediale a una convergenza
crossmediale25.
Un ulteriore modalit di indagine prevista sar quella della network analysis (SNA). La ricerca
intente analizzare il grado di coesione e la tipologia di legami che si instaurano tra i vari spazi di
cooperazione presi in esame, allo scopo di comprendere e restituire graficamente gli argomenti
intorno a cui nascono e si sviluppano queste comunit e questi segmenti sociali. Questo esame sar
possibile attraverso il metodo di analisi delle reti. Le reti sociali sono, infatti, costituite da persone
tra cui esistono legami significativi, che consentono e favoriscono meccanismi di scambio
finalizzati al conseguimento del benessere: le parole chiave delle reti sociali sono allora
relazionalit e associazione, o comunque, capacit di perseguire degli obiettivi condivisi attraverso
la costruzione di legami. Se ad esempio un'associazione un gruppo organizzato per il
raggiungimento di obiettivi comuni non raggiungibili direttamente dai singoli membri26. La rete
sociale comporta dunque una relazione di avvicinamento, di cooperazione, di connessione con
obiettivi prettamente sociali 27 e mira alla produzione di un bene comune che ha carattere
relazionale (non utilitaristico e pu essere prodotto e fruito solo insieme) [Donati 1991].

24
ibidem
25
Sorrentino C., Bianda E., Sofi A., Attraverso la Rete. Dal giornalismo monomediale al giornalismo crossmediale,
Sorrentino C. (a cura di), Rai-Eri, 2008
26
P. Donati, Teoria relazionale della societ, Franco Angeli, Milano, 1991, p. 142
27
ibidem
Attraverso una ricognizione e interpretazioni delle interviste sar possibile manipolare i dati per
lavorare sulle rappresentazioni grafiche delle relazioni indagate in rapporto allo spazio e i luoghi
della ricerca. Nella network analysis la rete consiste in un sistema o un disegno strutturato di
connessioni fra diversi punti, solitamente rappresentati in un diagramma, che hanno significati
particolari [Seed 1997; Chiesi 1999; Corbisiero 2007]. Nelle reti sociali i punti sono persone, luoghi
in cui le persone si incontrano, o attivit che le persone svolgono. Le connessioni o linee,
rappresentano i trasferimenti che le persone effettuano per incontrare altre persone, recarsi in un
luogo o praticare unattivit. Mitchell, le definisce come un insieme specifico di legami che si
stabiliscono fra un insieme ben definito di persone; le caratteristiche peculiari di questo legame
permettono di comprendere e dare senso ai comportamenti sociali delle persone in esso
coinvolte28. La network analysis (rete) sar utilizzato dunque come un campo di ricerca che
utilizzer un insieme di metodi matematici per misurare, mettere su grafico e descrivere
staticamente i vincoli, le connessioni causali e le interrelazioni fra le persone. Il punto principale
che lesistenza delle persone un incessante processo di costruzione, elaborazione e rescissione di
relazioni con altri soggetti. Attraverso la resistituzione grafica sar possibile sintetizzare dati
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