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Richard Schechner Introduzione ai Performance Studies

RIASSUNTO RAGIONATO
DI INTRODUZIONE AI
PERFORMANCE STUDIES
DI
RICHARD SCHECHNER
*
Premessa di Marco De Marinis

Premessa di Schechner e le varie edizioni

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Che cosa sono i Performance Studies?

Che cos’è la performance?

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Rituale

Gioco

Performatività
Recitazione

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Processi della performance

Performance globali e interculturali

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Richard Schechner * Introduzione ai Performance Studies

1. CHE COSA SONO I PERFORMANCE STUDIES (P. S.)?

* (P. 27) Presentare il libro: I performance studies sono un campo aperto e privi di una
direzione precisa a livello teorico.

- Al contrario sono uno spazio aperto a livello pratico

- Esistono vari valori che incorporano le persone e per cui queste si aggregano e non
sono tutti di origina naturale; bensì hanno anche aspetti ideologici, funzionali agli individui

- Questo libro vuole incarnare determinati valori, teorie e pratiche di una certa area di
studiosi

- Questa area deriva dall’autore stesso che si presenta. Richard Schechner dice di essere
un ebreo, induista, buddista, ateo e che vive a New York e che insegna all’interno del
Dipartimento dei Performance Studies della New York University. Dice alla fine del
paragrafo che «chi io sia non è irrilevante, dunque.» perché afferma l’indagine fatta sui
principi nel libro.

- I Performance studies coprono un raggio molto ampio con tante possibilità diverse.

* (P. 27-28) Finestre: Per volontà di Schechner il libro non contiene citazioni e note, ma
è riempito da finestre. Le idee inserite sono varie e diverse e non tutte inclini con il
pensiero dell’autore.

- Polifonia di voci che però si uniscono a quella di Schechner

- Volontà di presentare un seminario come se fosse un desktop aperto con tante finestre
che vengono aperte di volta in volta

* (P. 28) Cosa rende speciali i Performance Studies? Le performance sono azioni.
Esse possono essere divise in quattro campi.

1) IL COMPORTAMENTO: Questo è ovvio soprattutto se pensiamo al grande archivio di


queste che prendono disparati campi. Soprattutto è la prima cosa che si può notare e da
cui parte l’indagine.

2) LA PRATICA ARTISTICA: Spesso è proprio questa natura che connota la performance,


e ha molto a che fare tra lo studio e il lavoro e la sperimentazione di queste due categorie.
Spesso per le origini vengono divise da natura occidentale e non occidentale.

3) L’OSSERVAZONE PARTECIPANTE: Dall’antropologia e sociologia si evidenza questo


aspetto fondamentale. Normalmente quando si considera questo pensiamo al mondo
occidentale e alla posizione nostra e personale; invece nella performance anche l’altrui
diventa la propria appartenenza perché evidenziano comportamenti universali.

Il sunto sarebbe di tenere una distanza (quasi brechtiana) sul proprio oggetto di studio;
solo la distanza critica della performance che non ha barriere o fissità mentali può essere
ammissibile. Questo perché l’azione partecipante di tutti è sempre in continuo
cambiamento e quindi non permette posizioni ferme perché la socialità è sempre in
contro divenire e si ridiscute da sola.

—> è una continuo «meccanismo di prove» reiterato nel tempo

4) INTERSEZIONE CON LE PRATICHE SOCIALI/MILITANZA ATTIVA: I Performance


studies si mischiano con le pratiche sociali e questo permette una militanza attiva e
quindi non ci si può permettere una neutralità ideologica.

La sfida è dunque diventare sempre più consapevoli della propria posizione grazie a
quelle altrui (decidere se rimanere nei propri passi o invece uscire e muoversi di
conseguenza.

(P. 29) La performance si rivela in vari spazi e intersezioni; essa deve essere concepita
come un continuum delle azioni quotidiane che passano da vari ambiti come dal gioco,
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Richard Schechner * Introduzione ai Performance Studies

rituale, arte e altri; queste infine sono lo specchio dei ruoli sociali di genere, classe, razza
e altro.

- Non esiste un limite o un concetto fisso culturale o ideologico per stabilire cosa sia
una performance; almeno prima si pensava di saperlo perché nuovi generi si sono
aggiunti a quello.

- Vi è una nozione implicita per cui ogni azione che è inquadrata, esplicitata in un
contesto potrebbe essere performance. (es. il giocatore di football che esegue una danza
dopo aver segnato sta realizzando una performance nel suo contesto di allenamento).

- I performance studies sono ancora in uno stadio di formazione. Essi si approcciano a


una ampia varietà di discipline: arti, scienze sociali, femminismo, genere Studies, storia,
psicoanalisi, queer, simeotica, etologia, cibernetica, e tanti altri.

- La performance comincia dove il più limitato dominio delle altre discipline termina.

- I performance studies esaminano pratiche vitali non oggetti o cose; il suo studio è
sull’aspetto vitale: si interrogano sempre su un comportamento e come questo
interagisce con le cose.

- Lo studio della performance inizia proprio quando si ragiona sui meccanismi di azione di
questa e della sua ricezione.

(P. 30)

Kirschenblatt-Gimblett: Prelevantemente l’arte cerca di dividersi in diversi ambiti


cambiando le regole in carta. La professoressa dice che sono molto di più delle sole
loro parti. Lo slittamento delle categorie attuate nell’arte contemporanea e nel secolo
scorso ha ampliato la gamma di quello che possiamo considerare performance.

(P. 30-32)

- La performance si diffonde attraverso l’interculturalità di fondo (ovviamente in maggior


parte quella artistica e specificamente teatrale) poichè:

1) le culture tendono ad interagire e non isolarsi

2) le differenze tra culture sono così tante e profonde che non si può trovare nessuna
teoria che valga universalmente per tutti i casi. Tuttavia la globalizzazione (reminiscenza
del colonialismo) ha permesso il libero mercato, la diffusione dei messaggi e delle
informazioni dei media con conseguente omologazione delle culture. Quelli che resistono
a questo mondo (di cui non sappiamo ancora se sia un bene o un male) sono definiti
fondamentalisti e terroristi.

- I performance studies abbracciano vari argomenti e varie metodologie perchè non si


organizzano in un sistema unitario; una delle sue caratteristiche è l’esibizione delle
contraddizioni contemporanee.

- Se i performance fossero un fenomeno sarebbero avanguardia. Come campo sono


vicino le minoranze e gli oppressi in modo diverso da cultura a cultura, per questo è
difficile immaginare si dirigano da una sola direzione.

Clifford Geertz: L’analisi della cultura e della conoscenza culturale odierna non potrà
mai compiersi in modo uguale e umanitario per tutti allo stesso modo.

* (P. 32-34) Livelli di lettura e ipertesti: L’alfabetizzazione sembra essere ripresa se si


pensa alla comunicazione visuale dei fenomeni intorno a noi dopo l’avvento di internet. I
romanzi degli scrittori non hanno più la stessa valenza di una volta e la frase di Warhol
sulla celebrità sta diventando una cosa giornaliera.

- Bisogna comprendere il nostro mondo come una molteplicità di testi esplosiva


- La gente capisce sempre testi più uniti come corporei, orali, visuali e il mondo registra
l’incremento di nuovi linguaggi.

- Questa natura è performativa poiché è iscritta nel processuale.

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Richard Schechner * Introduzione ai Performance Studies

- Salto di qualità che sta trasformando l’atto di vivere in una performance, e questo
cosa comporti è l’argomento di questo libro

- I Performance studies nascono appunto come risposta per capire questo mondo e
questa processualità.

- Ciò che rimane della scrittura è schiacciato nel livello medio e dunque standardizzato

- Nuova acquisizione di un alfabetizzazione mondiale e globale: una nuova conoscenza


del testo in modo uguale e non diverso da cultura a cultura. I computer stanno
assolvendo tutte le nostre funzioni ed è per questo che ci troviamo in un ambito
complesso.

- Il testo odierno si butta dietro la maledizione della Torre di Babele (per cui Dio per evitare
che gli uomini si trovassero sotto la stessa lingua, li divise in tante lingue e vari percorsi,
per evitare l’arroganza di arrivare fin da lui)

- La nascita di un ipertesto continuo: che coniuga parole, testi e immagini. Si sta


sviluppando una nuova idea di libertà linguistica, non solo in Europa e in America, ma
anche negli altri paesi come India e Cina (quest’ultima che vorrebbe governare tramite i
media e lo fa oggi stesso).

- L’idea stessa di lettura è sostituita da un ventaglio di idee e immagini che sono


comunicate in modo diverso

- Chi fruisce oggi è sia lettore che autore, le identità sono nascoste, rivelate o mistificate e
tutto questo trasforma l’aura del messaggio verso una condivisione performativa.

- L’alfabetizzazione aulica sta diventando sempre più specifica e non ha nemmeno la


volontà di unirsi o spiegarsi agli altri e a chi potrebbe fraintendere.

- Il campo degli studiosi (o delle grandi società cybernetiche) non sentono il bisogno di
essere capiti o spiegati e dunque creano un divario profondo tra chi crea il testo e chi è il
ricevitore. Lo stesso vale per i Performance studies che non vanno oltre questa patina e
anche loro si indirizzano in modo specifico.

* (P. 34-43) P. S. (Performance studies) qui lì e ovunque: I P. S. sono ormai una


disciplina e area accademica certificata e negli ultimi anni vediamo la proliferazione di
corsi e studi che offrono tale sbocco e grandangolo.

- Esistono due indirizzi principali: quello di New York e quello del Northwestern, i quali si
differenziano per:

1) NEW YORK: si intrecciano per una commistione di teatro, danza, arte con tematiche
varie verso le scienze sociali come il gender, queer, post-colonialismo e post-
strutturalismo

2) NORTHWESTERN: si iscrivono verso un discorso che riguarda gli atti linguistici, l’oralità
che si estendono a varie narrazioni come letteratura, tecnologia e vari campi come quello
della teoria performativa.

Shannon Jackson: Il testo offre gli spunti per capire le rovini della Northwestern con i
vari corsi e anche la cifra che li divide dalla scuola-madre di New York. In particolare
verso la scienza dei linguaggi e non solo al teatro

- Questi approcci delle due scuole condividono il fatto di voler portare avanti un discorso
sul significato e sull’estensione della performance e performatività.

* (P. 36-42) Percorsi e corsi di P. S. negli U.S.A.e U.K.: per queste pagine vediamo una
grande lista di corsi che si differenziano per geografia e per intenti; il libro offre le righe
delle volontà dei vari corsi

- C’è l’abitudine che questi studi si realizzino a mo’ di prova o in ambienti ostili, anche se
proprio da questo che si creano indirizzi e ventagli diverse di offerte, anche nella stessa

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Richard Schechner * Introduzione ai Performance Studies

“scuola” di New York. Esistono altri indirizzi o sottomultipli come i Performance studies
sociali che si sono formati nelle università cinesi

(P. 43) William Sun e Faye C. Fei: il testo parla dell’importanza di portare i P.S. nelle
università cinesi, anche se questi vengono proposti come P.S. sociali e che cercano di
indagare sulle performance professionali e di tutti i giorni e che ha proprio la missione di
comprendere tutti questi campi differenti

* (P. 43) P. S. una disciplina autonoma? I P.S. si possono veramente dividere dagli altri
studi e campi come una cosa autonoma?

- La storia dei P.S. nasce da un’interazione di diversi campi di studi, queste sono state
influenzate dall’avanguardia storica del tempo. Il loro approccio è rimasto sempre
sperimentale, in questo modo hanno travalicato i confini della loro collocazione
accademica

- Anche i filosofi hanno attraversato i P.S. In occidente, già nell’antichità Platone e


Aristotele discutevano del rapporto con le arti: il primo riteneva che fossero lontano dalla
realtà (Repubblica), il secondo dichiarava che realizzare azioni o catene di azioni fosse un
modo per conoscerci meglio e per farci suscitare emozioni (Poetica).

- I filosofi indiani la pensavano differentemente: essi pensavano che il mondo degli Dei
fosse un teatro su grande scala, ovvero māyā-līlā (illusione e gioco). Questa realtà è del
tutto giocoso, simile al concetto di brahman, ovvero un’entità assoluta che può essere
raggiunta solo con la meditazione.

- Nel Rinascimento la nozione di theatrum mundi è rappresentata bene nel Come vi piace
di William Shakespeare, dove dice «tutto il mondo è un palcoscenico». Il teatrini questa
concezione ha sempre dato un modello funzionale di come la vita debba essere vissuta.

- Questo tema del theatrum mundi continua ancora oggi dalla seconda guerra mondiale:
J. Lacan nel suo Lo stadio dello specchio dice che un bambino di sei mesi, guardandosi
allo specchio riconosce se steso come altro. G. Bateson in Una teoria del gioco e della
fantasia da importanza alla metacomunicazione, ovvero il messaggio che racconta il
destinatario a cui è arrivato quel messaggio; in questo modo la società è fatta di cornici
intricate. Anche E. Goffman nel suo La vita quotidiana come rappresentazione definisce la
performance come esperienza di vita. Anche J.L.Austin sviluppa la nozione di
performatività nel suo volume Come fare cose con le parole. Dunque sarebbero
performative quelle espressioni che si riferiscono al promettere o eseguire qualcosa. Da
qui si sviluppò la Teoria degli atti linguistici.

Il contributo di Schechner risale alla metà degli anni ’60 con il saggio approcci alla teoria
e alla critica, con una prima formulazione di attività performative dell’uomo. Il vero
contributo è nel 1973 con Performance e scienze sociali dove delinea 7 aree in cui i due
ambiti si confrontavano:

1. La performance della vita quotidiana

2. Ambito sportivo, rituale, giocoso e politico

3. La comunicazione e la semiotica

4. Relazione tra comportamento umano e animale

5. La psicoterapia destinata alla consapevolezza del proprio corpo

6. L’etnografia e la preistoria

7. Le teorie del comportamento e quindi della performance

* (P. 54-55) Questi aspetti sono uniti in connessione a ventaglio o a rete. Il ventaglio
aperto ritrae un panorama che va dal rituale alla performance della vita quotidiana fino ai
riti e alle cerimonie. La rete invece ritrae lo stesso sistema in modo più dinamico: in
questo caso la performance sperimentale è al centro e si snoda in vari nodi che

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Richard Schechner * Introduzione ai Performance Studies

interagiscono tra loro. Tuttavia il posizionamento potrebbe sempre cambiare in base alla
vita delle persone.

- Nel 1977 fu pubblicato Performance Theory, poi nel 1988 e nel 2000; Schechner ha
lavorato con queste teorie in ambito artistico realizzando varie performance in tutto il
mondo. (nelle pagine 56-60 risono tempi di performance).

* (P. 53-62) Legami con Victor Turner: queste idee sono state sviluppate prima di tutto
da Victor Turner con i testi riferiti al rituale e alla performance tra gli anni ’70 e ’80

- Ciò che ha reso gli incontri di Turner così importanti era il numero ristretto di persone,
l’inclinazione all’antropologia dei suoi testi e alle possibilità messe in piedi dalla
performance. Dopo la sua morte i P. S. erano appena nati e furono determinanti i testi e
gli ultimi incontri dello studioso per definire questo campo

* (P. 62-63) Il Centro per la Ricerca sulla Performance: nel 1980 il Dipartimento di
drammaturgia della New York University si trasformò nel Dipartimento di Performance
Studies, il primo del suo genere.

- Nel 1988 Richard Gough ha fondato il Centro per la Ricerca sulla Performance (CPR;
l’organo ha organizzato una serie di conferenze pubblicate poi nella rivista Performance
Research (PR) che ha pubblicato un’ampia collana di materiali.

- Nel 1990 per celebrare il decennale del dipartimento nuovo della New York University
chiamarono la conferenza PSI ovvero Performance Studies International diventando
una sigla ufficiale.

Nel 2012 i membri del PSI sono 2000 e provenienti da Paesi diversi. Nel 1995 la prima
conferenza annuale del PSI portò diversi argomenti arrivando a rivendicare un paradigma
preciso per questi studi. Il PSI è diventato un’organizzazione ufficiale nel 1997, con il
rischio di diventare leader nel campo.

* (P.63-64) Lo stile dei P. S. alla Northwestern: la seconda conferenza del PSI ha avuto
luogo alla Northwestern University di Evanston in Illinois. Lo stile dei P. S. in questa
università ha preso forma negli anni ’80 e hanno un’approccio molto ampio sull’oralità e
sul testo (idee di Stern e Henderson).

- Al contrario una spinta decisiva fu data da D. Conkuergood, titolare della cattedra di P.


S. che basava il suo studio sul lavoro creativo, gestualità e performance, segnando un
grandissimo slancio incredibile per l’Università.

* (P. 64-65) I P. S. Come attraversamento: i P. S. non hanno una definizione precisa,


danno il loro meglio quando sono connessi ad altro. I P. S. spesso sono interconnessi in
diversi ambiti.

In questo modo sorgeranno e si dimenticheranno sempre più ambiti. Accettare questo è


nell’etica dei P. S., perché essi sono aperti, polifonici e contraddittori in sé stessi. Pensare
di unirli sotto una stessa bandiera è rischioso, è più giusto lasciare la loro costituzione
fatta di fluidità.

- La Performatività avviene in posti e situazioni non tradizionalmente artistiche.

- Accettare il Performativo come categoria teorica rende più difficile la separazione tra
apparenza e realtà. La realtà sociale è sempre fatta di attraversamento. Nel passato,
ciò che era profondo e nascosto era più reale; oggi, nella postmodernità la relazione tra
profondità e superficie è ormai indistinta.

* (P. 65-69) Questioni etiche: molti che praticano i P. S. si oppongono al capitalismo


sapendo però che essi ne sanno molto di più di una performance e di come funzioni.

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Richard Schechner * Introduzione ai Performance Studies

- L’interazione tra efficienza, produttività, attività, ovvero la performance, guida una


varietà infinita di operazioni. In queste l’importanza è l’attività umana, cruciale per
capire il suo successo. Gli usi di questa parola sono usati da John McKenzie: per lui la
performance è un luogo di riferimento del potere. Le domande da fare sono di tipo
etico: usare la perfornance per salvare o al contrario distruggere certi avvenimenti.
Tutto questo ci fa porre delle domande su quali siano i limiti della creatività culturale.

* (P.69) Conclusione: I P. S. sono nati come risposta al cambiamento delle circostanze


di questi ultimi decenni. Il mondo appare insoddisfatto dello status quo: le persone
stanno sempre più capendo che la vita è una performance a cui partecipare. Questo libro
che non è come i classici libri vuole rispondere ai bisogni del cosiddetto glocal: unione tra
locale e globale.

I P. S. sono una disciplina del tutto fluida da qualsiasi altro ambito scientifico.

Allo stesso tempo i P. S. devono affrontare questioni etiche e politiche. Quali sono i limiti e
i modi per calibrare le informazioni e le performance dell’odierno mondo.

Artisti e studiosi giocano un ruolo sempre più importante nelle questioni etico-politiche,
questo manuale vuole andare in questa direzione.

Il capitolo si conclude con degli esercizi di discussione e di performance da realizzare.