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SEL

STUDI EPIGRAFICI E LINGUISTICI


sul Vicino Oriente antico
NUOVA SERIE

Ricerche storiche e filologiche sulle culture


del Vicino Oriente e del Mediterraneo antico

32-33
__________
2015-2016

Le lamine di Pyrgi
Nuovi studi sulle iscrizioni in etrusco e
in fenicio nel cinquantenario della scoperta
a cura di Vincenzo Bellelli e Paolo Xella

Sommario
Vincenzo Bellelli Paolo Xella,
Prefazione ................................................................................................................... 1-3

Maria Giulia Amadasi Guzzo,


Sullambientazione della lamina fenicia di Pyrgi .................................................... 5-19

Giovanni Garbini,
La bilingue di Tiberio ............................................................................................. 21-31

Philip Ch. Schmitz,


Sempre Pyrgi. A Retraction and Reassessment of the Phoenician Text ................. 33-43

Paolo Xella,
Il testo fenicio di Pyrgi ........................................................................................... 45-68

Jos . Zamora,
Pyrgi Revisited. An Analysis of the Structure and Formulae
of the Phoenician Text of Pyrgi ............................................................................... 69-79
ii Sommario

Enrico Benelli,
Riforme della scrittura e cultura epigrafica al tempo delle lamine di Pyrgi .......... 81-88

Daniele F. Maras,
Lettere e sacro. Breve storia della scrittura nel santuario etrusco di Pyrgi ......... 89-101

Valentina Belfiore,
Nuovi spunti di riflessione sulle lamine di Pyrgi in etrusco ............................... 103-134

Ignasi-Xavier Adiego,
The Etruscan Text of the Pyrgi Golden Tablets:
Certainties and Uncertainties .............................................................................. 135-156

Giovanni Colonna,
Ancora sulle lamine di Pyrgi ............................................................................... 157-171

Mario Torelli,
La ricerca del carisma. Le ragioni della fondazione templare
di Thefarie Velianas............................................................................................. 173-201

Christopher Smith,
The Pyrgi Tablets and the View from Rome ........................................................ 203-221

Jorge Martnez Pinna,


Del zilacato de Thefarie Velianas a la realeza de Orgolnio.
Algunas reflexiones sobre la magistratura ceretana ........................................... 223-237

Vincenzo Bellelli,
The Pyrgi Golden Tablets. A Selected Bibliography (1994-2004) ...................... 239-250

Elenco delle abbreviazioni................................................................................... 251-252

Indirizzi degli autori ............................................................................................ 253-254

Tavole
ISSN 2239-5393

Il testo fenicio di Pyrgi

Paolo Xella
(CNR, Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico, Roma*; Universit di Pisa)

Abstract
This study aims at examining several key terms in the Phoenician inscription from Pyrgi, as well as
providing a summary of the information deducible from this document. The analysis is carried out
exclusively within the Phoenician text, i.e., without seeking comparisons with the Etruscan texts, in order
to avoid constraints and circular arguments. Among the mains results are: a thorough review of the terms
designating cult-places, the translation of r as to ask or to request, the translation of m as statue
and not gift, each with fundamental implications for a general evaluation of the text and also the
archaeological context. An interpretation only based on the Phoenician text indicates that the gift (mtn)
made to Ashtart by Thefarie was a cult-place (r qd) smaller than the whole sanctuary (bt); this r qd
was characterized by (or perhaps consisted of) a cella (tw) containing a divine statue (m lm). These and
other results may seem to mark a step backwards but, on the contrary, they clear the ground of false
interpretive tracks to be abandoned. To be sure, they are to be compared and harmonized with the
information provided by the texts in Etruscan and, of course, the Pyrgi archaeological evidence.
Keywords
Pyrgi; Phoenician; lexicography; cult-places terminology; statue.

1. Introduzione
Nel presente studio1 sottopongo a riesame liscrizione fenicia della lamina C
(come duso chiamarla) di Pyrgi e, in particolare, analizzo alcuni termini-chiave del
testo, proponendone alla fine una schematica interpretazione strutturale. Per scelta
deliberata, lapproccio condotto indipendentemente da ogni confronto o parallelo con
il testo etrusco per evitare condizionamenti di sorta e privilegia laspetto lessicografico2.
Avendo alle spalle una bibliografia enorme, sono conscio del rischio di riprendere
talvolta considerazioni gi avanzate in tutto o in parte da altri, verso i quali mi dichiaro
grandemente debitore e con i quali mi scuso per non poterli sempre citare con la
precisione e lesaustivit che sarebbe richiesta. Daltra parte, ritengo inutile ritornare in
dettaglio su quanto gi ampiamente trattato e su cui regna un tendenziale consenso. Il

Ricevuto: 22.09.2015. Accettato: 28.10.2015.


*
Dirigente di ricerca emerito.
1
Mi ricollego in parte a XELLA 2002, dove ho studiato specificamente il termine m() senza tuttavia
privilegiare il testo fenicio di Pyrgi, analizzato come parte importante, ma non centrale, del dossier
relativo. Rispetto a quel lavoro, oltre al riesame integrale delliscrizione, la documentazione stata
ampliata e approfondita da un punto di vista comparativo e contestuale. A Maria Giulia Amadasi
Guzzo, che ringrazio cordialmente, sono debitore di utili indicazioni e proficui scambi di idee.
2
Il mio approccio si ispira, indipendentemente, ai principi enunciati da I. X. Adiego in questo volume.

Le lamine di Pyrgi (= SEL 32-33), Verona 2016: 45-68


46 P. Xella, Il testo fenicio di Pyrgi

mio obiettivo tentare una messa a punto sulla base delle attuali conoscenze, il che non
significa sempre apportare grandi novit; in qualche caso, anzi, devo constatare che
necessario tornare sui nostri passi e riabilitare, per cos dire, antiche interpretazioni, la
cui solidit riemerge con forza a un riesame obiettivo.
Desidero premettere che nel corso del riesame discuto (tra laltro) qualche proposta
interpretativa avanzata da Giovanni Garbini, che non ritengo plausibile. Proprio perch
a lui, pi che a ogni altro, siamo debitori delle nostre conoscenze sul documento
fenicio, il mio modesto contributo vuole essere comunque un rispettoso atto di stima
per lo studioso e lamico, che tanti altri problemi ha brillantemente avviato a soluzione.
La storia degli studi mostra chiaramente quanto linterpretazione dei testi in etrusco
sia stata condizionata da quella del testo fenicio e dalle rese di volta in volta proposte
dai semitisti. Il caso inverso, molto pi ridotto, si talora verificato. In ogni caso, la
strategia di studiare ogni documento in s non uno sterile esercizio accademico, ma
rappresenta una validissima strada per evitare argomentazioni circolari e non perpetuare
interpretazioni unicamente basate su versioni, talvolta controverse, del testo fenicio.
del tutto superfluo ricordare che i documenti epigrafici di Pyrgi costituiscono un
dossier di straordinario interesse e continuano a offrirsi come terreno delezione per
indagini interdisciplinari variamente orientate e di altissimo profilo, a condizione di
rispettare rigorose premesse metodologiche. Nella fattispecie, prima di proporre
interpretazioni dinsieme dellintero dossier da un versante o dallaltro, indispensabile
analizzare in s ciascun blocco documentario per trarne tutti i dati ricavabili e quindi
ma in una fase successiva operare un confronto prudente e consapevole tra i risultati
ottenuti. Va da s che documentazione archeologica stricto sensu e i vari dati testuali
devono infine trovare la massima armonizzazione.
Punto di partenza il riesame delliscrizione fenicia in s, per quel che il testo,
analizzato con la massima obiettivit possibile, possa testimoniare. Come si vedr, un
ruolo cospicuo nellindagine riveste il termine m, anche se i termini relativi ai luoghi
di culto (r qd, bt, tw) e altri ancora come ad es. r hanno importantissime
implicazioni sul piano linguistico e interpretativo generale.

2. Il testo fenicio e i suoi problemi


opportuno premettere la traslitterazione del testo fenicio, seguito da una traduzione
in cui ho lasciato in originale (ed evidenziati) i termini in seguito analizzati.
1. lrbt ltrt r qd
2. z pl w ytn
3. tbry . wln mlk l
4. kyry . byr . zb
5. m bmtn bbt wbn
6. tw . k trt . r . bdy
7. lmlky nt l III by
8. r krr bym qbr
9. lm wnt lm lm
10. bbty nt km hkkbm
11. l
SEL 32-33, 2015-2016: 45-68 47

1. Alla signora Ashtart questo () il r qd


2. che ha fatto e ha donato
3. Thefarie Velianas re(gnante) su
4. Caere, nel mese di zb
5. m, in dono nel bt. Egli ha costruito
6. un tw poich Ashtart r . bdy
7. lmlky nt l III nel me-
8. se di krr, nel giorno della sepoltura
9. della divinit. E gli anni del m della divinit
10 nel suo bt (sono/siano [?]) come queste
11. stelle.
Riprendo qui di seguito alcuni punti salienti del testo, partendo dai tre termini che
designano luoghi di culto3 e precisamente (in ordine di menzione nel testo) r qd, bt e
tw. Anche se la circostanza non costituisce garanzia assoluta di percorrere la retta via
interpretativa, regna (fondatamente) un largo consenso sul fatto che nei tre termini sia
individuabile una sorta di sequenza tendenziale, dallesterno allinterno, o meglio, dal
pi ampio al pi ristretto: bt >r qd > tw4. Questa sar la sequenza del mio riesame.
Il termine bt pu designare il santuario nella sua massima estensione e nel suo
senso pi pregnante. Diciamo pure, consapevoli dellinadeguatezza della nostra termi-
nologia (che fa sistematico ricorso alla limitante dicotomia sacro/profano), che bt pu
intendersi come area sacra nellinsieme, o luogo di culto complesso, appunto santua-
rio, che riflette al suo interno una pluridimensionale articolazione del c. d. sacro5.
Si constata comunque nel nostro testo che nel bt, evidentemente gi esistente, che
si colloca spazialmente il r qd, cio loggetto del dono (mtn, linea 5, dalla stessa
radice di ytn, secondo verbo della linea 2: si veda la discussione dettagliata infra) fatto
da Thefarie alla divinit; dono che, inevitabilmente, deve consistere in qualcosa
daltro ed essere di dimensioni minori rispetto al bt. Nella chiusa finale viene ancora
ribadito che il bt appartiene a Ashtart (bbty) e che sempre in esso si colloca il m della
divinit, termine intorno al quale ruota lespressione relativa agli anni e alle stelle.
Quanto a tw, esso senzaltro parte del dono, ma deve essere affrontato il problema
se vi coincida in toto, in quanto ulteriore specificazione di r qd, ovvero ne costituisca
solo una parte.
Lascio per il momento la questione aperta.

3
Lindagine, appena avviata da BONNET 2008, deve essere approfondita sul piano documentario e
interpretativo. In attesa di uno studio esaustivo, in questa sede mi limito a esporre i dati pi rilevanti
ai fini della presente trattazione.
4
Cos esplicitamente COLONNA 1989-1990, in particolare 211 (ribaltando lottica): Dal contenuto al
contenitore, dal pi piccolo al pi grande la sequenza sembra essere: tw > r qd > bt, intesi
dallautore come cella > tempio > santuario. Per chiarezza, accolgo e uso qui convenzionalmente tale
terminologia.
5
Per il problema, terminologico e metodologico, dei gravi limiti della dicotomia sacro/profano come
categoria euristica applicata a priori, cf. XELLA 2008 e bibliografia ivi citata.
48 P. Xella, Il testo fenicio di Pyrgi

2.1. bt
Il termine bt ampiamente attestato in fenicio e ricordo i dati pi salienti desumibili
dalla documentazione relativa6.
Per quanto riguarda lambito fenicio dOriente e le epoche pi antiche, mettendo da
parte il senso di casata che il termine ha nelliscrizione di Kulamuwa (Samal / Zin-
cirli)7, le pi antiche attestazioni di bt con accezione religiosa si trovano a Biblo,
nelliscrizione del re Yeimilk (ca. 975-950 a. C.), dove il termine designa uno o pi
edifici di culto8. Poco o nulla si pu dire della sua possibile menzione nelliscrizione di
Nora (IX-VIII sec. a. C.)9, mentre si deve scendere poi in et ellenistica per trovare pi
volte bt nelle iscrizioni dei re di Sidone, Eshmunazor II10 e Bodashtart11, talora in espli-
cito riferimento al santuario dedicato al dio guaritore Eshmun a Bustn e-e: qui
siamo di fronte a un articolato complesso di strutture ben noto archeologicamente, che
non consiste certo in un unico edificio templare12.
A Kition (Cipro), allinizio del IV sec. a. C., bt designa il grande santuario di Ashtart
menzionato nella celebre tariffa13, dove chiaro che si tratta di un complesso sacro
dotato di un notevole apparato di dipendenti (cf. inter alia lespressione lnp bt, per il
personale del bt). Sempre a Cipro e precisamente a Lapethos, nel IV sec. a. C., tro-
viamo nuovamente un bt di Ashtart14 mentre in Grecia, al Pireo, ancora nel IV sec. a.
C., di nuovo chiaro che bt designa un complesso santuariale di cui si menzionano dei
preposti, un capitale da incrementare e amministrare, in cui vi erano un cortile (r) e
un portico (rpt), dove era possibile apporre stele (mbt)15 e via dicendo.
Spostandoci verso il Mediterraneo centrale, abbiamo attestazioni di bt a Gozo16,
Cartagine17, El-Hofra (Constantine, lantica Cirta Regia)18 e Ras el-Haddaa (in
Tripolitania)19. Da Gozo, Cartagine e da Ras el-Haddaa ci vengono, in particolare,

6
DNWSI I: 156-163, s.v. bt2.
7
KAI 24,1 = TROPPER 1993: 27 ss. Prescindo qui, anche per le epoche posteriori, dalle menzioni di bt
che designano un mausoleo o edifici e complessi edilizi a funzione non cultuale.
8
KAI 4,1, singolare e 2, plurale.
9
KAI 46,1 = ICO Sard. 1.
10
KAI 14,15-18.
11
KAI 15 e 16; cf. BONNET XELLA 2002; vedasi anche XELLA ZAMORA 2005a e XELLA ZAMORA 2005b.
12
Cf. per tutti STUCKY et al. 2005 e infra, nota 50. Si ribadisce che r qd, lepiteto attribuito a Eshmun
a Sidone, va reso come principe santo e non come principe del santuario, con la consequenza che
qd non designazione (alternativa a bt) del complesso santuariale di Bustn e-e dedicato al dio.
13
IK C1 A,4, forse 13 (= KAI 37); IK B1,5 (= KAI 35).
14
HONEYMAN 1938; GREENFIELD 1987; SZNYCER 1988 ( bbt . lm . trt . blp).
15
KAI 60, 2.3.4.5, cf. da ultimo CAUBET FONTAN GUBEL 2002: 156-157.
16
ICO Malta 6 (= KAI 62).
17
A Cartagine, oltre alle iscrizioni provenienti dal tophet, va ricordata la possibile menzione del bt di
Baal Saphon nella Tariffa di Marsiglia (ICO App. 3,1) e un assai dubbio bt di Iside nellepitaffio
di Milkpilles (CIS I 6000 bis); la menzione di bt in KAI 96,1, pur in contesto mutilo, lascia comunque
intuire una certa complessit strutturale, ma non del tutto certo che si tratti di un edificio a carattere
sacro (cf. SZNYCER 1991).
18
EH 25,2.
19
IPT 76 (= KAI 118; HNPI Breviglieri [Ras el-Hadagia] N 1, 15-17): bt del dio Ammon. Sul
documento, vedi anche infra a proposito di m.
SEL 32-33, 2015-2016: 45-68 49

importanti indicazioni sul rapporto che intercorre tra il bt e il mqd che lo si pu anti-
cipare (cf. infra) pare in qualche caso ragguagliabile al r qd menzionato a Pyrgi e
altrove in quanto parte del bt.
Da Cartagine, oltre ai documenti sopra menzionati, sono da ricordare anche una
ventina di iscrizioni votive provenienti dal locale tophet che menzionano servitori
(bd) del bt di diverse divinit: Ashtart (CIS I 3779,1, detta la potente,drt, in CIS I
4842,6 e forse in 4843,3); Eshmun (CIS I 252,4 [?];2362,620; 4834,5; 4835,3; 4836,4;
4837,4); Hoer Miskar (CIS I 253,3; 254,3; 4838,4); Milqart (CIS I 4840,6); Milkashtart
(CIS I 250,5; 4839,6); Sakon (detto signore santo, bl qd: CIS I 4841,6-7); Sid-Tinnit
(CIS I 247,5; ancora in CIS I 249,4 con lepiteto di mrt); Shamash (CIS I 3780,4); forse
Reshef (CIS I 251,2); ignoto il titolare in CIS I 4844,421. Di questa serie omogenea di
documenti, quello ai nostri fini pi rilevante CIS I 3779,5, che menziona una persona
al servizio del bt di Ashtart presso il r qd (bd bt tr[t] / [b]r qd), che dunque
parte del complesso santuariale, ma che chiaramente non coincide in toto con esso.
Anche se nessuna novit di rilievo emerge da questa veloce rassegna, non stato
forse inutile fare il punto su tutta la documentazione pertinente, che conferma in modo
compatto la natura articolata e polifunzionale del bt.

2.2. r qd (mqd, qd)


Come s detto, loggetto del dono di Thefarie ad Ashtart consiste in un r qd
menzionato alla linea 1, esplicitamente parte minore di un bt preesistente dedicato
interamente alla stessa divinit (cf. linea 10: bbty).
Il costrutto r qd significa, pi o meno letteralmente, luogo sacro22 e il rapporto
che intercorre tra bt e r qd implicato dalliscrizione pyrgense confermato
soprattutto dalliscrizione cartaginese CIS I 3779,5-6 sopra menzionata. In questultimo
caso, si distingue esplicitamente la dipendenza della persona dal luogo dove questa
presta la sua opera. Il r qd manifestamente altra cosa che il bt anche qui una
parte di esso. In sede di conclusioni si torner sulla questione. Per ora opportuno
ricordare che, comunque, r qd un sintagma dal senso generico, a differenza di tw di
cui mi occupo pi avanti.
Per completezza, un cenno va fatto a mqd, sostantivo a m- preformativo23 dalla
stessa radice QD, bene attestato in ambito fenicio24. Dalla documentazione relativa,

20
Cf. XELLA 1988.
21
Per completezza, aggiungeremo che bt indica una costruzione di carattere funerario in KAI 140 da
Djebel Mansur, Tunisia. Sorvolo qui su altre menzioni dubbie (come ad esempio in KAI 119 = IPT
31/37 da Leptis Magna), che nulla apportano allanalisi qui condotta.
22
DNWSI I: 125-128, s.v. r4, cui si aggiunga la menzione in uniscrizione di Akko (DOTHAN 1985). In
KAI 19,4 (Maub) si tratta di una parte architettonica. Dal punto di vista comparativo, oltre
allebraico, cf. ugaritico atr (DUL I, s.v.) e accadico arum (CAD A, s.v. arum A, 456 ss., in part.
458 ss.), che gi di per s indicano un luogo sacro, anche se r(t) termine polisemico (dati in DRS
2: 37, s.v. R). Quanto a qd, radice comune semitica, in fenicio (come in altre lingue semitiche: per
lugaritico cf. XELLA 1982) esso allude a quello che convenzionalmente definiamo sacro, ma anche
in questo caso con pi complesse nuances semantiche, di cui le attestazioni disponibili (da Tiro, forse
Cartagine [se kd = qd in KAI 78,5 = CIS I 3778 forse a designare il tophet] e Makthar) indicano la
variet (cf. in generale DNWSI II: 994-995, s.v. qd2).
23
PPG3, 136 ss, 200c (in questo caso, con valore locativo).
50 P. Xella, Il testo fenicio di Pyrgi

accanto a menzioni isolate che possono suggerirne un senso analogo a quello di


santuario, emergono anche casi di subordinazione rispetto a un bt: cos, ad
esempio, a Gozo dove tre mqdm fanno chiaramente parte di un bt25; a Bir Bou Rekba
(Thinissut) dove, grazie allarcheologia, sappiamo che i mqdm eretti dai cittadini di
Tnsmt a Baal e a Tinnit pene Baal erano parte di un pi vasto complesso santuariale26; a
Ras el-Haddaa, dove il mqd era parte del tempio di Ammon27.
Il caso di mqd comunque meno chiaro rispetto a r qd e non consente di
giungere a conclusioni univoche valide per tutti i contesti.

2.3. tw
Sempre seguendo il nostro testo, si ha poi linformazione che Thefarie ha edificato
un tw per la dea. Il termine un hapax in fenicio ma, grazie ai paralleli in ambito
semitico individuati da J. Friedrich28 e opportunamente approfonditi da W. Rllig29,
chiaro che esso indica una cella o stanza, comunque un piccolo luogo chiuso
(Innenraum) a funzione cultuale che fa parte di una pi vasta struttura architettonica.
Una volta identificato il senso del termine, resta da affrontare una questione
fondamentale. Se certo che nellambito di un bt preesistente Thefarie costruisce come
dono per Ashtart un r qd, dal testo non chiaro se il tw sia unaltra installazione
cultuale totalmente nuova, che si aggiunge al r qd, ovvero se esso specifici r qd e
quindi vi si identifichi tout court.
Le due formule di datazione menzionate nelliscrizione non sono molto di aiuto. La
prima, byr zb m, si riferisce a quando Thefarie ha fatto e ha dato alla dea il r
qd; la seconda, concernente la costruzione del tw, spiega perch esso stato realizzato,
cio a seguito di una richiesta della dea (cf. infra), avvenuta il terzo anno nel mese di
Kirar30, il giorno del seppellimento della divinit (nt l III byr krr bym qbrlm). Ma
occorre ancora attendere, prima di giungere a proposte interpretative dinsieme, perch
altri termini problematici devono essere ancora esaminati.

2.4. mtn
Un cenno rapido va fatto al termine mtn, dono, dalla radice YTN (gi attestata
nella forma verbale ytn ha dato/donato alla linea 2), che in verit non pone problemi.
Il senso di dono simpone, aldil della circostanza accessoria che tale forma sia
documentata solo a Pyrgi, mentre altrove troviamo mtt (con assimilazione) in Oriente e

24
DNWSI II: 678-679, s.v. mqd con tutte le attestazioni da Cipro, Ibiza, Cartagine, dalla Sardegna,
Althiburos, Dougga, Henchir Meded, Makthar, Cherchel (qui mausoleo), Labdah.
25
ICO Malta 6,2-3 = KAI 62,2-3.
26
KAI 137, 1.2.5.6. Cf. DRIDI SEBA 2008.
27
KAI 62,2-3: cf. supra.
28
FRIEDRICH 1969.
29
RLLIG 1996. Cf. AHw: 1340b, s.v. tum). Si veda anche VON SODEN 1950 (= 1985). Cf. DNWSI II:
1204-1205, s.v. tw1.
30
Tale mese dovrebbe corrispondere a pi o meno a luglio, comunque subito dopo il solstizio destate
(XELLA 1984; STIEGLITZ 2000).
SEL 32-33, 2015-2016: 45-68 51

mtnt in punico31. Il termine proprio nella forma attestata a Pyrgi comunissimo


nellonomastica personale e non v ragione di dubitare che antroponimi del tipo mtn +
ND (mtnbl, mtnmlqrt, mtnd e molti altri, includendo gli ipocoristici)32 si riferiscano al
fatto che il portatore stato considerato (alla nascita?) come un dono della divinit X
o Y. Ogni tentativo di spiegazione alternativa non necessario e suscettibile di
complicare inutilmente le cose.

2.5. r
Unaltra parola-chiave del testo fenicio, se non addirittura una vera crux, r e in
generale la frase k trt r bdy, seguita da lmlky nt l III e dalla datazione, in questo
caso non problematica, byr krr bym qbr lm, nel mese di Kirar, nel giorno della
sepoltura della divinit.
Partiamo da r. Nelle prime fasi degli studi pyrgensi, la resa richiedere, deside-
rare (da una radice R), inizialmente proposta da S. Moscati33, fu accolta quasi unani-
memente (la nuance hierogamica del termine stata presto, e giustamente, accanto-
nata). Quasi subito, per, G. Garbini ha difeso uninterpretazione diversa, proponendo
di individuarvi una radice R dal senso di possedere, che sarebbe utilizzata in senso
fattitivo nelliscrizione di Pyrgi, prendere possesso: la sua resa quindi poich
Astarte ha concesso nella sua mano [= in suo potere] di regnare per tre anni, nel mese di
krr, ecc.34. Non solo, quindi, una traduzione diversa di r, ma una nuova interpreta-
zione dellintero periodo: la dea avrebbe sanzionato che Thefarie esercitasse il suo po-
tere per un triennio, con un suo intervento (in qualche forma rituale: oracolo, sogno o
altro, non dato saperlo), verificatosi nel giorno solenne di una grande festa, come in-
dicano le parole che seguono.
C da dire subito che il significato di possedere (qui, come detto, eventualmente
al fattitivo: dare in possesso, concedere) per r non finora attestato in fenicio,
laddove invece il senso di desiderare, richiedere e sinonimi bene documentato;
questo potrebbe comunque non costituire un ostacolo insormontabile, ma i problemi
posti da questa interpretazione sono altri e di ben altra consistenza.
Oltre che difendere la propria interpretazione, lo stesso Garbini ha segnalato
obiettivamente tutti i vantaggi che presenta la resa di r bdy con ha richiesto a lui / per
mezzo suo: non solo un senso perfettamente in linea con i paralleli in ebraico,
ugaritico e accadico, ma un significato soddisfacente conferito allintera frase (e in
particolare alla datazione che segue), dalla quale, secondo una consolidata tradizione
vicino-orientale, emerge che una divinit richiede espressamente a un potente la
costruzione di un proprio luogo di culto35.
A tale proposito, per, largomento va approfondito proprio sul piano comparativo.

31
DNWSI, II: 709, s.v. mtn2 e mtnh. Sulla coesistenza grafica di forme assimilate e dissimilate gi in
alta epoca, cf. PPG3: 31, 58c (e nota 23).
32
BENZ 1972: 143-146, 356-357e le integrazioni in ISRAEL 2013.
33
MOSCATI 1964; riepilogo delle interpretazioni di r in GARBINI 1980: 213 ss.
34
Espressa in varie sedi, ma in forma pi dettagliata e sistematica in GARBINI 1980: 216-219 (qui 213).
35
GARBINI 1980: 214.
52 P. Xella, Il testo fenicio di Pyrgi

Costruire templi agli di certo il compito per eccellenza degli antichi sovrani nel
Vicino Oriente ( proverbiale la figura del c. d. roi-btisseur)36, ma ci che a noi
interessa ancor pi che il verbo usato dai vari di (Ninegal, Ashshur, Ishtar, ma anche
Sin negli omina) per chiedere templi ai re precisamente eru37, cio lesatto
corrispondente del fenicio r (dalla radice R). Lassoluta coincidenza terminologica,
oltre che contestuale, costituisce un argomento potente per identificare nelliscrizione di
Pyrgi la richiesta di un luogo di culto che la dea a seguito o per mezzo di un evento
oracolare, o simili, come da molti suggerito ha rivolto a Thefarie.
Dal punto di vista interno del lessico fenicio, si deve ribadire che r ha sempre
plausibilmente lo stesso significato di richiedere, con varie sfumature. Ad esempio in
uniscrizione bilingue (latino-punica) da Sulci, in Sardegna, lespressione r hslky
indica i membri di un autorevole consesso locale, usualmente ritenuti alla stregua di
senatori: ora, la resa gli eletti/scelti di Sulky evidentemente assai pi appropriata
dei concessi di Sulky38. Ancora, va ricordata qui lespressione rt ry che si vera
lectio attestata in uniscrizione del tophet di Cartagine: con essa si indica loggetto
dellofferta sacrificale da parte di un padre, cio un figlio, e va tradotta verosimilmente
la parte eletta/scelta/richiesta della sua (del fedele) carne (= discendenza)39.
Un ulteriore indizio in questo senso pu venire dal repertorio onomastico fenicio e
punico. Qui la non rara presenza di r in formazioni nominali ipocoristiche e teoforiche
si spiega convincentemente con lidea soggiacente che il fedele caro alla divinit, un
suo prediletto, un eletto, insomma una persona che il dio ha scelto per proteggerlo40.
Per il resto della frase, bd-y la preposizione agentiva con suffisso pronominale di
III s., uso bene attestato nella nostra documentazione41.
Riassumendo, su base interna al lessico fenicio come alla luce di stringenti confronti
esterni, non esistono particolari ragioni per non intendere r nel senso di richiedere,
desiderare, volere e per interpretare lintero passo come una richiesta espressa dalla
dea a Thefarie, avvenuta in una data precisa e in coincidenza con quella che doveva
essere unimportante ricorrenza cultuale.
La discussione sul passo non pu tuttavia arrestarsi a questo risultato. Cosa avrebbe
veramente richiesto la dea a Thefarie? Lerezione del tw o qualcosaltro?
Come ha sottolineato Garbini, la forma verbale r manca di complemento oggetto,
sicch necessario o ritenerlo sottinteso (Ashtart [lo] ha richiesto/voluto da lui/per
mezzo suo), o ammettere un valore intransitivo del verbo, con () una sfumatura

36
Oltre a KAPELRUD 1963, si veda almeno LACKENBACHER 1982, classico lavoro sul tema.
37
CAD E, s.v. eru: 281 ss., specialmente 284: cf. ad es. per Ishtar: (dItar bltu bta an irianima,
la signora Ishtar mi ha richiesto un secondo tempio),
38
ICO Sard. Npu 5 = KAI 172. Il corrispondente latino della frase punica quei hanc aedem ex
s(enatus) c(consulto) fac(iendam) coeravit. Su r in questa iscrizione cf. AMADASI GUZZO 1990: 81.
39
CIS I 5689,5 (dove il testo si chiude con questa espressione: la stele un c. d. simbolo di Tanit nella
cui parte superiore, corrispondente alla testa, c la raffigurazione di un c. d. idolo a bottiglia in
realt qui unurna umanizzata che suggerisce fortemente limmagine infantile (CIS, ad loc.). Cf.
DNWSI I: 11, s.v. rh; AMADASI GUZZO 2002: 104, n. 28; per lepigrafia del tophet e i suoi problemi
cf. da ultimo AMADASI GUZZO ZAMORA 2013. Non si pu per escludere che qui rt possa essere
un errore per rt, comunque dal senso analogo (DNWSI II: 1044-1045, s.v. rt).
40
BENZ 1972: 64 ss., 276-277.
41
PPG3: 33 ( 63a), 42-43 ( 80a), 181 ( 252c), 182 ( 254 I b) e soprattutto 324 ( 316 bis I).
SEL 32-33, 2015-2016: 45-68 53

semantica leggermente diversa da richiedere 42. Mentre, come si indicato sopra, bdy
non crea particolari problemi, occorre confrontarsi con quel che segue immediatamente,
e cio lmlky nt l III. Seguiamo ancora il ragionamento di Garbini, il quale constatava
due circostanze da lui definite inusuali: la posizione prolettica di lmlky del suo re-
gno e la mancanza della preposizione dinanzi a nt anni 43. Al fine di risolvere tali
difficolt (che lo avevano spinto a ricorrere a una radice R per r), egli traduceva
lintera frase perch Astarte ha concesso in suo potere che egli regnasse per tre anni,
ritenendo dunque tutto questo oggetto di r.
A un obiettivo riesame, linterpretazione di Garbini non pu essere completamente
esclusa, ma resta in subordine ed eventualmente in una formulazione che rinunci alla
sua letimologia di r e alla resa concedere. Non sarebbe teoricamente implausibile,
infatti, che si avesse qui una sanzione divina della posizione di potere di Thefarie:
attribuire addirittura a unespressa volont di Ashtart il tempo della sua carica, da parte
di Thefarie, avrebbe significato ancor pi che nel caso della concessione fornire
di solidi fondamenti soprannaturali il proprio ruolo di leader.
Sulla base dei dati a nostra disposizione, inclusi i paralleli mesopotamici delluso di
eru avente a oggetto luoghi di culto, mentre devo comunque confermare che r
significa richiedere, ritengo che lmlky nt l III sia una vera formula di datazione, per
quanto ungewhnlich konstruiert44. Di conseguenza, essa segna il momento preciso,
in termini di anni mesi e giorni, in cui la dea ha espresso la propria richiesta (r =
accadico eru!) di avere un particolare luogo di culto, cui Thefarie si prontamente
adeguato, erigendole il tw.

2.6. m lm
Del termine m ho avuto occasione di occuparmi in altra occasione45, ma
indispensabile riprendere e approfondire quelle argomentazioni in questa sede.
Nei primissimi studi sui documenti pyrgensi, il termine in questione era reso con
statua (divina) e, recepito come tale in ambito etruscologico, aveva dato luogo a una
serie di interpretazioni, testuali e del contesto santuariale, nei suoi dettagli e nella sua
sequenza edilizia, indirizzate in una certa direzione. La situazione ha subito una svolta
repentina allorch G. Garbini, nel 1968, mutava opinione proponendo () che la
parola indica non gi una statua, ma qualsiasi oggetto dedicato ad una divinit:
quindi, talvolta, anche una statua; che solo in et neopunica il senso di statua prevale,
pur senza far scomparire il precedente e pi generico significato 46.
chiaro che tradurre m lm statua della divinit ovvero dono/donario della
divinit (genitivo oggettivo) muta sostanzialmente non solo il senso della frase finale,
ma anche lintera struttura delliscrizione fenicia. m lm diventa cos unulteriore

42
GARBINI 1980: 214.
43
Ibid.
44
RLLIG 1969: 115, con le stesse osservazioni di Garbini circa la inusuale proletticit di lmlky e
lassenza della preposizione b- davanti a nt.
45
XELLA 2002.
46
GARBINI 1968: 232-233. Questa interpretazione stata sostenuta e ribadita in seguito pi volte
dallautore (cf. ad es. GARBINI 1989), di cui prendiamo, come punto di riferimento pi completo,
GARBINI 1980 (cf. gi supra, nota 34).
54 P. Xella, Il testo fenicio di Pyrgi

designazione del dono (mtn = r qd) di Thefarie, che consisterebbe quindi nellintero
complesso templare (anche se non nellintero santuario, bt). A seconda del senso che si
attribuisce al sintagma, cambia dunque radicalmente anche linterpretazione che
archeologi e storici possono fornire della struttura del santuario, con forti implicazioni
di ordine politico e storico-religioso. Ma come stanno realmente le cose?
Occorre allora tentare di fare chiarezza su questo delicatissimo passaggio,
riesaminando pazientemente tutta la documentazione e ma solo in un secondo tempo
scendendo sul terreno di una valutazione etimologica.
Nel mio riesame parto da un presupposto, che sar esplicitato pi avanti. Nella
documentazione fenicia e punica sono attestate le forme m (anteriore cronologicamente
e fenicia) e m e io ritengo (come molti altri) che non possa trattarsi che di due grafie
dello stesso lemma.

2.6.1. La documentazione: lOriente mediterraneo


Nella documentazione fenicia dOriente, la forma attestata sempre m senza alef.
La pi antica attestazione si ha probabilmente in KAI 6,1, iscrizione del re di Biblo
Elibaal (ca. 925-900 a. C.), incisa sulla statua del Faraone Osorkon I (ca. 912-874 a.
C.), dove si legge:
1) m . z . pl . lbl . mlk . gbl by[mlk . mlk . gbl]
2) [lb]lt . gbl . dtw (...)
1) Statua che ha fatto (= si procurato) Elibaal re di Biblo, figlio di Yei[milk re
di Biblo]
2) [per la Ba]alat di Biblo, sua signora (...).
Per quanto riguarda m in questo testo, e in particolare la sequenza pl + m, G.
Garbini ha osservato che, trattandosi della statua di un faraone, () ovvio che
Elibaal intende dire di avere fatto quel dono, non quella statua47.
Lobiezione concernente luso di pl non tuttavia consistente. Qui infatti il verbo
non significa semplicemente fare, bens procurarsi, ottenere, come in altri casi,
ad esempio nelliscrizione di Karatepe, dove pl ha come complemento oggetto, tra
laltro, cavalli, che certo non possono essere fatti, bens procurati, acquisiti o
aggiunti48. Anche altre considerazioni inducono tuttavia a tradurre m con statua,
oltre al fatto che si tratta precisamente di questo. Anticipando in parte quanto osservo in
seguito, lampio repertorio delle iscrizioni fenicie di dono49 mostra che le statue non
sono certo i doni pi frequenti o privilegiati effettuati agli di, al punto da identificarsi
ipso facto con il dono votivo per eccellenza; inoltre, nel caso in questione, proprio
perch si tratta di una statua procuratasi e offerta alla divinit, appare del tutto
plausibile che loggetto sia chiamato col suo nome.

47
GARBINI 1980: 209. Di qui la sua deduzione che m significasse piuttosto dono votivo, passando
poi col tempo a designare quello che per lui sarebbe il dono votivo per eccellenza, una statua.
48
I 6 ss.: wpl / nk ss l ss wmgn l mgn wmnt / l mnt, e io (=Azatiwada) ho acquisito/aggiunto
cavallo su cavallo, scudo su scudo, armata su armata. Cf. da ultimo ledizione di RLLIG 1999: 50-51
(pl = added), con bibliografia anteriore. Di pl mi sono occupato in un precedente studio (XELLA
1994) e ad esso rinvio per lesame di tutte le attestazioni.
49
AMADASI GUZZO 1989-1990.
SEL 32-33, 2015-2016: 45-68 55

Sempre da Biblo, va ancora segnalato il caso di KAI 5,1, iscrizione del re Abibaal
(ca. 950-925 a. C.), iscritta sullo zoccolo di una statua del Faraone Sheshonk I (ca. 935-
915 a. C.). Il termine m viene generalmente restituito nella lacuna iniziale e la proposta
resta evidentemente ipotetica. Essa appare comunque plausibile, poich anche qui si
tratta di una statua proveniente dallEgitto (forse portata: cf. il possibile yb) e offerta
alla Baalat di Biblo; per questa eventuale attestazione, riportata qui di seguito, valgono
gli stessi argomenti sopra esposti per liscrizione di Elibaal:
1) [m. z y]b .bbl mlk [. gbl . bymlk (?).
2) mlk .] gbl . bmrm . lbl[t . gbl .dtw ...
1) [Statua (?) che ha por]tato (?) Abibaal, re di [Biblo figlio di Yeimilk (?)
2) re di] Biblo dallEgitto alla Baal[at di Biblo sua signora ...
Altre importanti attestazioni del nostro termine vengono da Sidone, in et ellenistica,
e precisamente dallarea del santuario extra-urbano di Bustn el-e consacrato al dio
guaritore Eshmun50, che ha restituito molto materiale votivo, tra cui spiccano statuette,
intere o frammentarie, raffiguranti bambini, noti come Temple-Boys51.
Un frammento marmoreo verosimilmente proprio lo zoccolo di una statua risulta
iscritto da entrambi i lati52: le prime due lettere della linea 1 sono proprio m, anche se,
visto lo stato frammentario del testo, la presenza del termine non si pu considerare
assolutamente certa. Alla linea 3 dubbi di lettura sussistono per unaltra analoga
sequenza, che non pu per essere esclusa. Va comunque rilevato che, almeno per
linizio delliscrizione, la restituzione m del tutto possibile e che, anche in questo
caso, si tratta verosimilmente di una statuetta (infantile?) votiva.
Assai pi complesso e interessante il caso di unaltra iscrizione didentica
provenienza, rinvenuta in una favissa, che tuttora attende unadeguata edizione critica.
Essa presentata sommariamente da R. Stucky nel suo studio sulle sculture del
santuario sidonio53. Si tratta della base di una statuetta verosimilmente infantile, che
reca uniscrizione piuttosto lunga, su ununica riga, di cui qui di seguito fornisco la
traslitterazione e la traduzione dovuta a J. Teixidor54:
1) nk bdmlk bn mnl bn bdmlk bn p[my]t (?) b[n] mnl l r kmn bn ydl
ytn lmry m m r(?)/d (?)k r brkn
1) Ich, Abdemilk, Sohn des Eschmunalo, Sohn des Abdemilk, Sohn des
P[MY]T (?), Sohn des Eschmunalo, (ich bin) Trhter, weil Eschmun an der
Quelle YDL mich eingesetzt hat, um sein Wchter der Votivstatuen der
kauernden Kinder (?) zu sein.

50
GANZMANN VAN DER MEIJDEN STUCKY 1987; STUCKY 1993; STUCKY et al. 2005.
51
Cf. BEER 1994; BNICHOU-SAFAR 2013; BEER c. d. s.
52
RS 299 (con rinvii bibliografici); cf. anche W. FREIHERR VON LANDAU, in Mitteilungen der
Vorderasiatischen Gesellschaft 9, 1904: 34 n. 4 (datazione al III sec. a. C.).
53
STUCKY 1993: 105, n. 229, tav. 55.
54
Ibid. Questo il commento di R. Stucky: Eine spezieller Wchter war nmlich mit ihrem Schutz und
mglicherweise auch ihrer Aufstellung innerhalb des Heiligtums betraut. Stolz und dankbar zugleich
nennt er (scil.: Abdemilk) denn auch in der Votivinschrift sein Amt, das ihm von Eschmun selbst
verliehen worden war.
56 P. Xella, Il testo fenicio di Pyrgi

Traduzione e interpretazione sono evidentemente provvisorie e migliorabili, cos


come il termine m qui per statua e non dono probabile ma non certo; esso
preceduto da mr sorvegliare e seguito da due termini, il primo di incerta
identificazione, il secondo, r fanciullo (letteralmente: prole, discendenza)55.
Occorre comunque uno studio esaustivo del documento per ottenere informazioni
complete e affidabili.

Lasciando la madrepatria fenicia, ci spostiamo a Cipro, e precisamente a Lapethos,


da dove proviene la gi menzionata (per le attestazioni di mqd) iscrizione KAI 43, da-
tabile forse al 275/4 a. C. (anno 10/11 di Tolomeo II Filadelfo). Lepigrafe, opera di un
alto funzionario locale (Grande del paese), incisa su una base marmorea semicirco-
lare, con funzione di piedistallo, che presenta due buchi destinati a sorreggere una sta-
tua, peraltro menzionata nel testo56. Dopo un esordio augurale57, alla linea 2 troviamo:
2) hsml z m nk ytnbl rb r ()
2) questa immagine58 la mia statua (= di me) Yatonbaal, Grande del paese ()
Queste sono la lettura e la resa pi plausibili, piuttosto che troncare hsml z m e
cominciare con nk una nuova proposizione. Si noti che ha scarso senso che il dedicante
affermi che questa immagine un dono59; si tratta invece della statua dello stesso
Yatonbaal, che doveva essere posta (cf. limpiego del verbo erigere, n, del tutto
appropriato per un monumento!) nel tempio (mqd) di Milqart. Il dedicante specifica
pi avanti (l. 3) di averla eretta (ynt) per me (cio, per se stesso) nel luogo sacro al
dio di Tiro, quale ricordo del suo nome tra i viventi.
Evidentemente si trattava di una tradizione anche familiare, poich lo stesso era
avvenuto con limmagine di suo padre. La stessa iscrizione alla linea 7 menziona infatti
la statua del (consistente nel busto o viso del) padre di Yatonbaal, ugualmente posta
tempio di Milqart:
6) () wbyr mp bnt III ldn mlkm ptlmy bn dn mlkm
7) ptlmy by by yt bmqd mlqrt yt m pn by bnt ()
6) () e nel mese di Mapa, nel III anno del Signore dei re Tolomeo, figlio del
Signore dei re
7) Tolomeo, durante la vita di mio padre, ho posto nel tempio di Milqart la statua del
busto/viso di mio padre in bronzo.
Qui sicuramente da escludere che la sequenza m pn possa significare dono
votivo. Deve invece trattarsi sempre di statua, effigie, raffigurante probabilmente
solo il busto/volto del padre di Yatonbaal.

55
DNWSI II: 1195, s.v. r2.
56
Cf. KAI II: 60; TSSI III. 134-141, n. 36.
57
Lesordio del testo, mlnm potrebbe contenere il termine m seguito da lnm, qualcosa come statua
per lottenimento del bene, ovvero leggersi ml nm, cio Buona fortuna!, che personalmente
ritengo pi plausibile, con W. Rllig in KAI II: 60, dove si richiama il greco e KAI 42,5.
58
Per sml e altri termini indicanti effigi e statue, cf. SCAGLIARINI 2008.
59
Cos GARBINI 1980: 209, che omette per di prendere in considerazione la sequenza m pn by, alla
linea 7, decisiva per la determinazione del senso di m.
SEL 32-33, 2015-2016: 45-68 57

Ricapitolando, nella documentazione fenicia dOriente troviamo attestata la forma


m, il cui senso quello di statua, n sussiste alcun indizio per supporre che il termine
possa significare anche dono (votivo):
Biblo, KAI 6 statua faraonica m
Biblo, KAI 5 statua faraonica m
Sidone, RS 299 base di statuetta (?) m
Sidone basi di statuetta (infantile) m
Lapethos, KAI 43 base di statua (maschile) m, m pn

2.6.2. LOccidente mediterraneo


Nella documentazione punica il termine, nella forma m, abbondantemente
attestato. La maggior parte delle occorrenze ci viene dalle iscrizioni rinvenute nel
santuario di Sid/Sardus Pater ad Antas, in Sardegna, pubblicate da M. Fantar60. Anche
in questo caso, la natura dei supporti altamente significativa per la messa a punto del
significato del termine m, naturalmente vigilando per evitare di incorrere in
argomentazioni circolari.
Riporto qui di seguito le menzioni del termine.
- Antas I. Piccola base cilindrica in bronzo, destinata a fungere da supporto: La base
sur laquelle elle [scil. linscription] a t finement grave porte au sommet les entailles
o devait sencastrer la statue ...61. Liscrizione che vi stata incisa, databile al III sec.
a. C., esordisce cos: 1) m nt ndr mlkt (), m di bronzo che ha dedicato
Himilkat ().
In aggiunta alla trasparente funzione del supporto, va segnalato che avrebbe scarso
senso descrivere loggetto della dedica come dono votivo in bronzo senza
menzionarne la natura: qui il senso di statua per m sicuro.
- Antas V. Si tratta di una base moulure de calcaire gris-noir62, che doveva
fungere da supporto; la morfologia stessa del reperto (fig. 1), anche volendo prescindere
dal testo per evitare un circolo vizioso di argomentazioni, non lascia dubbi. In contesto
frammentario si legge chiaramente: m bn r ndr bdtrt bn , cio statua di
pietra incisa / lavorata che ha dedicato Bodashtart figlio di .
- Antas VI + XIII63. Base cilindrica in calcare bianco. Le esigue dimensioni del
reperto lo identificano come un sostegno, e non gi come un oggetto votivo in s
compiuto (tra laltro, non una stele). Liscrizione frammentaria, ricomposta attraverso
un joint64 con Antas XIII, menziona chiaramente, dopo la dedica al dio Sid dr bby, il
sintagma m rn, m di Horon, oggetto di offerta al dio titolare del santuario. Non
accettabile intendere che un fedele effettui al titolare del santuario il dono votivo di
un altro dio, sicch il senso di statua di Horon non pu essere messo in discussione.

60
FANTAR 1969, secondo la cui numerazione sono citate le iscrizioni. Su Antas e il suo santuario, cf. da
ultimo GARBATI 2011, con bibliografia precedente.
61
FANTAR 1969: 55. Cf. anche AMADASI GUZZO 1990: 84-85, n. 17.
62
FANTAR 1969: 74.
63
FANTAR 1969: 76-77 e 83-84.
64
Per il joint tra le due parti, cf. UBERTI 1978.
58 P. Xella, Il testo fenicio di Pyrgi

- Antas VII65. Base quadrangolare in marmo bianco, appositamente intagliata per


lincastro di qualcosa da apporvi. Liscrizione riporta una dedica a Sid potente (dr) e
vi si legge: m z ndr / NP questa la statua che ha dedicato NP; anche in questo
caso il senso di statua per m da ritenersi certo.
- Antas IX66. Base cilindrica in marmo bianco in due frammenti. Vi si legge, tra
laltro: ldn ld dr bby m drp al signore Sid potente bby, m di Shadrafa. Il caso
del tutto analogo a quello della statua di Horon; lofferta a Sid, titolare del santua-
rio, effettuata da un fedele, consiste nella statua o effigie di Shadrafa, una nota divi-
nit guaritrice.

Sempre ad Antas, numerose altre iscrizioni sono state incise su supporti che, con
ogni probabilit, servivano a sostenere delle statuette, come il caso della iscrizione II
(ce qui reste du support incite penser une base ayant d servir de pidestal
quelque objet votif)67; della III, una plaque de bronze ... destine tre fixe laide
de clous sur la paroi dun pidestal ou sur un autel68; della IV, caso pi o meno
analogo69; della VI, una base cilindrica in calcare bianco70; della X, un frammento di
base in calcare intagliata71; della XI, una base quadrangolare moulure72; della XII, un
frammento di base quadrangolare in calcare nero73; della XIV, un frammento di base
moulure in calcare bianco74; della XV, un frammento di base quadrangolare in calcare
grigio75; della XVI, una base quadrangolare molto frammentaria76; della XVIII, un
frammento di base tagliato in calcare bianco77; della XIX, un frammento quadrangolare,
quasi cubico78.
Lanalisi dei materiali di Antas, iscrizioni e supporti, anche non iscritti, apporta
unulteriore conferma che, anche in questa documentazione, il termine m designa una
statua, e non un dono votivo79. Anche gli altri materiali archeologici rinvenuti
nellarea sacra confermano infatti la consuetudine dei fedeli di offrire al titolare del
tempio delle statuette raffiguranti delle divinit (sunnaoi ?). Oltre ai casi, documentati

65
FANTAR 1969: 77-78.
66
FANTAR 1969: 79-81.
67
FANTAR 1969: 61.
68
FANTAR 1969: 64.
69
FANTAR 1969: 69.
70
FANTAR 1969: 76.
71
FANTAR 1969: 81-82.
72
FANTAR 1969: 82.
73
FANTAR 1969: 83.
74
FANTAR 1969: 84.
75
FANTAR 1969: 85.
76
FANTAR 1969: 86-87.
77
FANTAR 1969: 87-89 (() servait de pidestal une statuette sculpte dans la mme pierre, ibid.
87; si noti che nella tavola XXXVI si intravede la base della statuetta.
78
FANTAR 1969: 89-90. Il caso obiettivamente pi incerto rispetto agli altri.
79
GARBINI 1980: 210 affermava per Antas che () mentre il significato di m come dono votivo
appare sicuro in tutte le iscrizioni, quello di statua o statuetta non trova quasi mai la sua
giustificazione nella natura del materiale. Le sue conclusioni devono essere sostanzialmente
ribaltate, alla luce della presente analisi, data linequivocabile natura dei supporti, iscritti e non.
SEL 32-33, 2015-2016: 45-68 59

epigraficamente, di Horon e di Shadrafa, un accurato studio dovuto a M. A. Minutola ha


messo in evidenza che statuette e frammenti di statuette venute alla luce ad Antas
attribuibili a botteghe artigianali greche raffigurano varie divinit, tra cui Afrodite,
Demetra e Core e altri di di pi difficile identificazione80.

Ci spostiamo ora sul suolo africano e prendiamo in considerazione due documenti,


provenienti rispettivamente da Cartagine e da El-Hofra/Constantine.
CIS I 3777, sfuggito alla rassegna di Garbini, uniscrizione da Cartagine incisa su
una faccia di pietra squadrata e recante una dedica alla sola dea Tinnit (Fig. 1), il che
costituisce una rilevante eccezione nel tophet cartaginese. Lautore, un certo Baalyaton,
si dichiara servo (bd) della dea, che ha ascoltato la sua voce e il testo si chiude con
lauspicio di una benedizione sul fedele. Non certo casuale che il supporto non sia la
solita stele, ma un blocco che fa pensare immediatamente a un basamento di statua81, e
nel testo loggetto della dedica infatti designato come m bn , m di/in pietra.
Appare del tutto incongruente che si menzionasse il materiale del presunto dono,
senza designare la natura dellofferta. Anche qui m deve significare pertanto statua.
Da El-Hofra (Constantine) proviene la stele frammentaria EH 48 dove si legge:
ldn lblmn ndr / mlkt hglgl hm
Al signore Baal Hammon ci che ha dedicato Himilkat, il glgl del m (?)
Qui sembra trattarsi di un nome di mestiere e, da qualunque angolo di visuale si
consideri il sintagma, il senso di dono per m non appropriato. Come ho proposto in
altra sede82, potrebbe essere un titolo cultuale, designante colui che fa ruotare (=
portando in processione?) la statua (divina). Anche se soggetta a cautela, lattestazione
deve comunque essere inserita nel nostro dossier83.

Alcuni documenti redatti in neo-punico concludono la rassegna delle menzioni


di m.
ICO Sard. Npu 5,4 uniscrizione bilingue, neopunica e latina, proveniente da S.
Antioco (Sulci) e datata al I sec. a. C. in base al testo latino, gi prima presa in
considerazione per r. Lepigrafe incisa su una base frammentaria in pietra calcarea,
la cui parte superiore (come in casi analoghi riscontrati p. es. ad Antas, cf. supra),
mostra due incavi con tracce di ferro, destinati a sostenere una statua, menzionata
esplicitamente in entrambi i testi. Un figlio erige una statua per suo padre (tutti e due si
chiamano mlkt), il quale, su beneplacito (myb) dei senatori84 sulcitani, aveva
provveduto a far costruire un tempio ad una divinit femminile designata come rbt lt
la signora, la dea (o Elat). Alla linea 4 si legge: [(l)]mlkt ... yn t hm st bnh mlkt,
A Himilkat ... eresse questa statua suo figlio Himilkat. Che qui il senso sia quello di

80
MINUTOLA 1976-1977.
81
Cf. CIS, ad loc., tav. XVII.
82
XELLA 1992: 89-90. Questa attestazione sfuggita a Garbini.
83
pura fantasia che il termine sia attestato allinizio delliscrizione della Grotta Regina n. 3 a secondo
la proposta e la numerazione di ROCCO 1969, corrispondente alla n. XI in Grotta Regina - I (= n. 39 A
in Grotta Regina 2).
84
Cf. supra.
60 P. Xella, Il testo fenicio di Pyrgi

statua, oltre ad ogni altra evidenza, indicato dal testo latino (CIL I, 2, 2225; X,
7513) che si conclude con la frase Himilco f(ilius) statuam posuit.
ICO Sard. Npu. 2 (= HNPI S. Antioco N 2) uniscrizione sempre proveniente da S.
Antioco, incisa su una lastra di marmo nerastro trovata inserita nel pavimento di una
casa. Il testo, frammentario, il seguente:
1) lplks kh rhy-
2) pl t hm (= hm ?) st phl
3) gbr... lkn l wlmm bn
4) kbd
1) A Felix ...?...
2) ha fatto questa statua (?) Pullius
3) il forte (?) affinch fosse per lui e per sua madre costruzione
4) di gloria (?).
Si presuppone comunemente che hm sia un errore per hm, anche se potrebbe
ugualmente essere un errore per mb85. Garbini prende in considerazione questa ipotesi
apparentemente per escluderla, osservando che costruzione di gloria sarebbe
espressione poco adatta per una statua86. Ferma restando lipoteticit dellattestazione,
va comunque rilevato che niente si oppone, in via teorica, al senso di statua, n la
presenza del verbo pl, gi altrove incontrato con m come complemento oggetto, n
lintera espressione sotto esame poich, indubbiamente, una statua qualcosa che si
erige, un monumento da costruire; che tale monumento sia concepito a gloria
delleffigiato, fregiato in pi da un titolo onorifico87, assai poco sorprendente. A tutto
ci va comunque aggiunto che il termine bn solo in via ipotetica riconducibile a
*bny88 ed consigliabile mantenersi sul piano delle proposte prudenti in attesa di
eventuali verifiche.
Liscrizione IPT 76 da Ras el-Haddaa, gi menzionata a proposito di mqd (cf.
supra), incisa su un blocco calcareo e si data agli anni 15-17 d.C. in base al nome del
proconsole. Il testo esordisce cos: ldn lmn m lm pr st , Al signore Ammone,
questa il m divino di questo . Lespressione m lm identica a quella pyrgense;
le varie ipotesi di restituzione non mettono per in dubbio la resa statua della divinit
o statua divina, la cui identit si cela verosimilmente in quel che segue89; lipotesi che
possa trattarsi di un toro ( pr st) appare suggestiva90.
Liscrizione tripolitana IPT 31 (= KAI 119), datata alla fine del II o alla prima met
del I sec. a. C., una dedica agli dei Shadrafa e Milkashtart, patroni di Lepcis. Essa
incisa su un blocco quadrangolare in calcare.

85
Cf. HNPI: 279.
86
GARBINI 1980: 209.
87
Il senso di gbr in fenicio normalmente uomo, ma paralleli in altre lingue semitiche nord-
occidentali suggeriscono che qui possa avere una connotazione onorifica (cf. DNWSI I: 210-211, s.v.
gbr1, gbr2 e gbr3).
88
Cf. ICO: 128; vedasi anche DNWSI I: 173-174, s.v. bny1.
89
Cf. la discussione in IPT: 110 e HNPI: 12 ss.
90
Cf. HNPI: 11-12.
SEL 32-33, 2015-2016: 45-68 61

Vi si legge, tra laltro: 1) ldn ldrp wlmlktrt rbt lpqy m ... ndr wyn drbl ,
ai signori Shadrafa e Milkashtart patroni di Lepcis, m ... che ha dedicato ed
eretto Adarbaal.
Alla linea 4 abbiamo ancora: m hnt l mkn, m di bronzo con la sua base.
Si noti inoltre che nelliscrizione si menzionano forse anche altre parti del
monumento, come ktrt (forse la sommit di esso) e bn (una sorta di
rigonfiamento?). Pur ammettendo che la terminologia non del tutto chiara,
pienamente da condividere lopinione di M. G. Amadasi Guzzo che debba trattarsi di
una statua posta su una base sagomata91.
Sempre da Lepcis proviene liscrizione IPT 25 (= KAI 127 = HNPI Labdah N 17),
una lastra in calcare grigio che reca incise uniscrizione latina e una neopunica, databili
al I sec. d. C. Alla linea 1 abbiamo: m z yn ldn drp bdmlqrt ..., questo m ha
eretto al signore Shadrafa Bodmilqart .... Il testo latino si apre con Libero Patri
sacr(um), ponendo in apparente parallelo m e sacrum, ma questultimo non la resa
letterale del termine semitico, bens la consueta espressione che indica la
consacrazione92. Anche in questo caso, la resa di m con statua simpone, anche in
base alluso del verbo n erigere, inadeguato per un anonimo dono.
La rassegna si chiude con liscrizione funeraria di Micipsa, figlio di Massinissa, da
Cherchel (Iol/Caesarea)93, gi menzionata a proposito di mqd (cf. supra). Dal testo si
evince che, appunto nellambito di un luogo sacro definito myqd qui chiaramente un
mausoleo il dedicante Yazam ha fatto erigere in onore dellillustre defunto un m
con o su un md, la camera funeraria e la tomba o urna (l n t hm st bmd wdr dl
qbr). Anche qui davvero nulla si oppone a che m sia proprio la statua, di cui si
menzionano vari particolari, purtroppo non tutti chiari per noi94.
Volendo fare un rapido bilancio per lambito occidentale, si deve ribadire che
ovunque non solo sostenibile il senso di statua per m(), ma esso confermato
sistematicamente dai contesti epigrafici e archeologici, nonch dalla tipologia dei
supporti. La resa dono votivo (in migliaia di iscrizioni puniche, lo si noti, il voto
detto ndr), non ha alcun titolo a candidarsi come plausibile: eventualmente, se si vuole,
laggettivo votivo pu accompagnare il termine statua sulla base di considerazioni
funzionali, ma non di resa letterale.

2.6.3. Considerazioni etimologiche


Il problema delletimologia certo della massima rilevanza, ma deve essere subordi-
nato allanalisi contestuale, che ha dato i risultati univoci fin qui esposti.
Il rapporto tra la forma m (pi arcaica e, apparentemente, solo fenicia) e la forma
m, attestata questultima da Pyrgi in poi, dovrebbe essere adeguatamente chiarito,

91
IPT: 76 ss.
92
La circostanza molto enfatizzata da GARBINI 1980: 209, che pure riconosce che il testo latino mette
laccento sullatto votivo piuttosto che sulloggetto dellofferta. Del resto i due testi anche tenendo
conto delle lacune nella parte punica non coincidono perfettamente: in quello latino manca ad
esempio il corrispondente di n, erigere.
93
Cf. da ultimo XELLA 2013: 143-150.
94
bmd viene inteso ipoteticamente nel senso di abbigliata, con vesti da apparato, ovvero a
grandezza naturale, cf. discussione delle varie ipotesi in XELLA 2013: 147.
62 P. Xella, Il testo fenicio di Pyrgi

anche se deve trattarsi sempre dello stesso termine, come unanimente ritenuto95. Pre-
metto che una soluzione chiara e definitiva non sembra attualmente alla nostra portata.
Lipotesi di una precoce (per Pyrgi) mater lectionis, legata a un uso occidentale,
punico, naturalmente da prendere in considerazione96. La forma originaria
probabilmente m, e lalef si introduce successivamente a notare una vocale. Per un
altro (diverso) caso di alternanza di forme con e senza alef mediano, si veda r / r, in
cui alef fa per parte della radice r la forma pi anticamente attestata (XI-X sec. a.
C.)97 a parte il caso pi che dubbio del r delliscrizione di Nora98 e alef cade, come
ci si attenderebbe in questi casi, abbastanza presto nelle epoche successive.
Varie circostanze inducono tuttavia a non abbandonare la pista dellimprestito
dallegiziano, ipotesi che ha una lunga e alterna storia. Gi M. Lidzbarski, proprio a
proposito delliscrizione di Elibaal di Biblo (KAI 6) e su suggerimento di K. Sethe,
aveva proposto di considerare m imprestito dellegiziano ms99. Contro tale proposta, P.
Montet avanz alcune obiezioni100. Ci non imped tuttavia che, in ambito semitistico,
qualcuno accogliesse letimologia in questione, che trovava qualche appoggio, sul
versante egittologico, nel vocabolario di Erman e Grapow101, nonch il parere
favorevole di A. H. Gardiner102. Allo stato attuale delle conoscenze, non sembrano
sussistere elementi che inducano a escludere del tutto questo significato per il termine
egiziano e, di conseguenza, lipotesi dellimprestito che spiegherebbe adeguatamente
lalternarsi di grafie in area linguistica fenicia resta aperta103.
In ambito semitico, il problema etimologico stato affrontato anni or sono da B.
Rocco, che ha proposto di ricondurre m() en passant, anche per lui lo stesso lemma
di m a una radice W/Y, offrire, attestata in varie lingue semitiche, con la conclu-
sione che Il senso fondamentale di dono votivo per mi pare un dato talmente
acquisito, che non dovrebbe dar luogo a dubbi di sorta104. In realt, si tratta di

95
Vedi supra. Cf. per tutti RLLIG 1969: 116: Dennoch kann an der Zusammengehrigkeit beider
Wrter nicht gezweifelt werden. Allesistenza parallela di due forme pensava GARBINI 1980: 209.
96
Cf. da ultimo AMADASI GUZZO 2011: 122 (Another possible example of the use of as internal
mater lectionis is attested at Pyrgi).
97
Nelliscrizione su un peso di Biblo pubblicata da SADER 2005 e studiata in seguito da AMADASI
GUZZO 2008 e LEMAIRE 2013.
98
Cf. PPG3: 12-13 ( 14), 15 ( 29a), 133 ( 185b), alternanza di forme documentata grazie anche alle
fonti cuneiformi.
99
LIDZBARSKI 1927: 456.
100
MONTET 1928: egli contestava che il termine significasse statua, obiettando che non sarebbe stato
questo il termine per designare la statua del faraone Osorkon I su cui liscrizione gublita incisa.
101
WS II: 12 ss. (n. 138) . Il verbo msj ha il senso di generare, creare qualcosa da una certa materia
ed spesso usato per immagini divine. Il termine pi usuale per statua sembra comunque twt.
102
GARDINER 1945: 13, che ricordava come, nella Pietra di Palermo, in almeno due casi la fabbricazione
di statue (di re e di divinit) espressa dal termine mst, che significa letteralmente nascita, ma
usato talvolta per indicare feste in onore di divinit che fornivano loccasione per la creazione di
statue. Cf. anche GARDINER 1950: 570, per questo significato.
103
Tanto pi che le pi antiche attestazioni del termine sono precisamente su statue egiziane. Cf. da
ultimo WATSON 2013: 339.
104
ROCCO 1970: 396. Lautore si appoggiava sulle analisi (non particolarmente etimologiche) di Garbini,
il quale, a sua volta, citava larticolo di Rocco come conferma definitiva a livello etimologico
(GARBINI 1980: 211).
SEL 32-33, 2015-2016: 45-68 63

unaffermazione a dir poco affrettata che non regge, per il fenicio, a una verifica pi
approfondita. Non riprendo qui tutte le argomentazioni esposte nel mio precedente stu-
dio, al quale rinvio105. Ricordo solo che lesistenza di una radice W/Y dal senso di
offrire che in altre lingue eventualmente produttiva di una forma nominale
non attestata in fenicio, tranne, forse, che in un unico caso e comunque non nella
forma m() 106. Si tratta di uniscrizione da Umm el-Amed incisa sullo zoccolo di una
sfinge107. In essa un cittadino locale offre al dio Milkashtart una scultura doro km y
ly, cio, come suo per lui108. Si tratta di una formazione nominale che nulla ha a
che vedere con m(), coerente con le forme nominali derivate da questa radice nelle
altre lingue semitiche, che non sono a m- preformativo.

3. Conclusioni
Riassumendo i dati relativamente sicuri deducibili dal testo fenicio di Pyrgi, mi pare
che liscrizione possa considerarsi strutturata in tre sezioni, ciascuna delle quali offre
un blocco diverso di informazioni.
La prima sezione, una sorta di introduzione, contiene linformazione generale sulla
dedica alla dea di un luogo di culto da parte di Thefarie, indicandone la data e la sua
collocazione (Alla signora Ashtart: questo () il luogo sacro (tempio) che ha fatto e ha
donato Thefarie Velianas re(gnante) su Caere, nel mese di zb m, in dono nel santuario).
La seconda sezione (Egli ha costruito una cella poich Ashtart (lo) ha richiesto a me
durante il suo regno, nellanno tre 3 nel mese di Kirar, nel giorno del
seppellimento della divinit) approfondisce e aggiunge altri particolari sulla
donazione di Thefarie, introducendo un nuovo termine e specificando sia che la dea lha
richiesto sia quando ci avvenuto.
La terza e conclusiva sezione, forse di carattere augurale, abbastanza enigmatica (E
gli anni della statua della divinit nel suo santuario [sono] come queste stelle), ma
fornisce unulteriore e importantissima informazione circa la presenza di una statua
divina, situata nel santuario.
Detto in altri termini:
1. esiste gi unarea sacra, un santuario (bt) dedicato ad Ashtart;
2. nel mese di zb m Thefarie Velianas offre in dono alla dea un sacro luogo di
culto, r qd, che si trova nel santuario;
3. sempre nellambito del santuario, su una richiesta della dea avvenuta nel III
anno del regno, nel mese di Kirar, in occasione della festa della sepoltura della
divinit, Thefarie fa erigere una cella (tw), dove probabilmente si trova anche la
statua della divinit, oggetto dellaugurio (o affermazione ?) in relazione alle stelle.

105
Cf. XELLA 2002: 37 ss. Continuo a non comprendere le ragioni in base alle quali, secondo Rocco
(ROCCO 1970: 399), (a Pyrgi) si continuava a scrivere lalef per vezzo storico o etimologico
(corsivo mio).
106
Nellonomastica fenicia lelemento seguito da un teonimo non significa (pace Rocco) dono di
ND, bens uomo di ND, precisamente come in ebraico: cf. BENZ 1972: 277-278; per lebraico, cf.
FOWLER 1988: 192 e passim.
107
DUNAND DURU 1962: 192-193.
108
La sequenza non contiene il termine m, ma una Vergleichsatz: cf. PPG3: 186 ( 258a); 230
( 325): km , demgem wie, so wie.
64 P. Xella, Il testo fenicio di Pyrgi

Questa ricostruzione mantiene tuttavia un punto che non possibile chiarire


completamente, almeno allinterno del testo fenicio: dove si trovava esattamente la
cella, oltre che genericamente nellarea santuariale? Che rapporto intercorre tra questa e
il luogo sacro, r qd ? A rigor di logica (se questo pu valere), r qds loggetto
del dono di Thefarie ad Ashtart e tutte le altre informazioni dovrebbero riguardarlo; in
altri termini, la menzione del tw voluto dalla dea dovrebbe pi verosimilmente essere
una ulteriore caratterizzazione del r qds piuttosto che unaltra sua designazione.
Conclusione appoggiata dalla circostanza che il dono dovrebbe essere stato fatto per
decisione spontanea del dedicante, mentre lerezione del tw appare sollecitata dalla
dea109. Al momento, questa mi sembra la ricostruzione pi probabile, ma non mi sembra
lecito andare pi in l di una cauta ipotesi, non potendosi del tutto escludere che r qds
e tw con allinterno la statua divina fossero una e la stessa struttura.

Nel presente contributo ho volutamente escluso digressioni interpretative di tipo


storico e storico-religioso generale, proprio perch si pongono a un livello di strategia
analitica diverso da quello qui scelto (andando ben oltre i limiti di questo studio).
Disponendo su tutti i fronti di dati epigrafici relativamente affidabili, desunti da
analisi autonome dei documenti, star allacribia degli studiosi affrontare con rinnovata
lena i complessi problemi ancora aperti, questa volta su un piano ampiamente e
dichiaratamente comparativo, con imprescindibili ritorni ai testi sostanziati da
informazioni incrociate e affidabili. Dalle implicazioni politiche alla ricostruzione del
quadro religioso (identificazione delle divinit, delle festivit menzionate, delle
eventuali corrispondenze calendariali), fino alla delicata e fondamentale questione dei
rapporti tra documenti epigrafici ed evidenze archeologiche, ancora molto il lavoro da
fare, ancorch sia gli studi del passato, sia gli avvincenti contributi confluiti in questo
volume inducano a un moderato ottimismo per futuri progressi nella comprensione e
nellinterpretazione generale della questione pyrgense.

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109
Cf. gi Garbini (GARBINI 1980: 215-216) per questa osservazione sulla spontaneit.
SEL 32-33, 2015-2016: 45-68 65

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Figure

Fig. 1: Iscrizione V di Antas (Foto C.N.R.)

Fig. 2: Liscrizione cartaginese CIS I 3777