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CANTO PRIMO

Voglia il cielo che il lettore, reso ardito e momentaneamente feroce


come ci che legge, trovi, senza perdere l'orientamento, il suo cammino
scosceso e selvaggio attraverso le paludi desolate di queste pagine oscure e
avvelenate; infatti, a meno che non applichi alla lettura una logica rigorosa
e una tensione intellettuale pari almeno alla sua diffidenza, le esalazioni
mortali di questo libro gli impregneranno l'anima come l'acqua lo
zucchero. Non bene che tutti leggano le pagine che seguono; pochi
soltanto potranno assaporare senza pericolo questo frutto amaro. Perci,
anima timorosa, prima di avventurarti oltre in queste lande inesplorate,
volgi indietro i tacchi, e non in avanti. Ascolta bene ci che ti dico: volgi
indietro i tacchi, non in avanti, come lo sguardo di un figlio che
rispettosamente si distolga dall'augusta contemplazione del viso materno; o
piuttosto come un angolo a perdita d'occhio di uno stormo di gru intirizzite
e pensierose che d'inverno voli possente attraverso il silenzio, a vele
spiegate, verso un punto determinato dell'orizzonte da cui si alzi
all'improvviso un vento strano e forte, ad annunciar tempesta. A questa
vista la gru pi vecchia, che da sola l'avanguardia, scuote la testa come
persona saggia e fa schioccare il becco; non contenta (neppure io lo sarei,
al suo posto), e il suo vecchio collo, sguarnito di piume e contemporaneo
di tre generazioni di gru, si muove con ondulazioni irritate, presaghe del
temporale che si avvicina. Dopo aver scrutato pi volte in ogni direzione,
con sangue freddo, con gli occhi dell'esperienza, prudentemente, la prima
(a lei spetta il privilegio di mostrare le piume della coda alle altre gru
d'intelligenza inferiore), con il suo vigile grido di vedetta malinconica per
respingere il nemico comune, con flessibilit vira la punta della figura
geometrica (forse un triangolo, ma non si scorge il terzo lato formato
nello spazio da questi strani uccelli migratori), ora a babordo, ora a
tribordo, come un abile capitano; e, manovrando con ali che non appaiono
pi grandi di quelle di un passero, poich non sciocca imbocca un altro
cammino filosofico, pi sicuro.

Lettore, forse l'odio che vuoi ch'io invochi all'inizio di quest'opera?


E chi ti dice che non ne fiuterai a volont le rosse esalazioni, immerso in
volutt innumerevoli, con le tue narici orgogliose, dilatate e secche,
rovesciandoti sul ventre come uno squalo, nell'aria bella e nera, lentamente
e maestosamente, come se tu capissi davvero l'importanza di quest'atto e
l'importanza non minore del tuo legittimo appetito? Ti garantisco, o
mostro, ch'esse rallegreranno i due buchi informi del tuo muso schifoso, a
condizione per che prima t'impegni a respirare per tremila volte di seguito
la coscienza maledetta dell'Eterno! Allora le tue narici, dilatate da un
piacere ineffabile, da un'estasi immobile, non chiederanno niente di meglio
allo spazio odoroso di profumi e d'incenso; saranno finalmente sazie di una
felicit completa, come gli angeli che abitano nella magnificenza e nella
pace dei gradevoli cieli.

In poche righe stabilir che Maldoror fu buono durante i suoi primi


anni, in cui visse felice; ecco fatto. In seguito si accorse di essere nato
cattivo: straordinaria fatalit! Occult il suo carattere finch gli fu
possibile, per molti anni; ma alla fine, a causa di questa concentrazione
innaturale, ogni giorno il sangue gli montava alla testa; finch, non
riuscendo pi a sopportare una vita simile, si gett con decisione nella
carriera del male... dolce atmosfera! Chi l'avrebbe detto! quando baciava
un bambino dal roseo viso, avrebbe voluto staccargli le guance con un
rasoio, e l'avrebbe fatto assai spesso se Giustizia, con il suo lungo corteo di
punizioni, non glielo avesse impedito. Non era bugiardo, confessava la
verit e diceva di essere crudele. Umani, avete udito? e osa riaffermarlo
con questa penna tremante! Cos, dunque esiste una potenza pi forte della
volont... Maledizione! La pietra pretende di sottrarsi alle leggi della
gravit? Impossibile. impossibile che il male voglia allearsi al bene.
Proprio come dicevo prima.

C' gente che scrive per cercare il plauso umano, mettendo a frutto
nobili qualit del cuore inventate dall'immaginazione o realmente
possedute. Io, uso il mio genio per dipingere le delizie della crudelt!
Delizie non momentanee, artificiali, ma che sono iniziate con l'uomo e con
lui finiranno. Forse che il mio genio non in grado di allearsi con la
crudelt nelle segrete risoluzioni della Provvidenza? o, per il fatto di essere
crudeli, non si pu avere del genio? Le mie parole ne saranno la prova;
basta che mi ascoltiate, se davvero lo volete... Scusate, mi sembrava che
mi si fossero rizzati i capelli sulla testa; ma non niente: con la mano sono
riuscito facilmente a rimetterli nella posizione originaria. Chi canta non
pretende che le sue cavatine siano una novit; anzi, si compiace che i
pensieri alteri e malvagi del suo eroe siano presenti in ogni uomo.

Per tutta la vita ho visto gli uomini dalle spalle strette compiere,
senza una sola eccezione, atti stupidi e numerosi, abbrutire i loro simili e
pervertire le anime con ogni mezzo. I motivi delle loro azioni li
definiscono "la gloria". Assistendo a tali spettacoli, ho cercato di ridere
come gli altri; ma ci, strana imitazione, mi era impossibile. Allora ho
preso un coltello dalla lama ben affilata e mi sono tagliato le carni nei
punti in cui le labbra si riuniscono. Per un istante credetti di aver raggiunto
il mio scopo. Osservai in uno specchio quella bocca straziata di mia
volont! Errore! Del resto, il sangue che colava abbondante dalle due ferite
impediva di distinguere se si trattasse veramente del riso degli altri. Ma,
dopo un confronto di pochi attimi, mi resi conto che il mio riso non era
simile a quello degli umani; cio, non ridevo. Ho visto gli uomini, con
testa orrida e occhi terribili infossati nell'orbita oscura, superare la durezza
della roccia, la rigidit dell'acciaio fuso, la crudelt dello squalo,
l'insolenza della giovent, il furore insensato dei criminali, i tradimenti
dell'ipocrita, gli attori pi straordinari, la tenacia dei preti, e gli esseri pi
impenetrabili, i pi freddi dei mondi e del cielo; sfiancare i moralisti
impegnati a scoprire il loro cuore, e far ricadere su di loro la collera
implacabile del cielo. Li ho visti tutti insieme, ora col pugno pi robusto
rivolto contro il cielo, come quello di un fanciullo perverso contro la
madre, probabilmente eccitati da qualche spirito infernale, gli occhi carichi
di un rimorso cocente e insieme pieno d'odio, in un silenzio glaciale, senza
il coraggio di manifestare le meditazioni vaste e ingrate nascoste nel loro
seno, piene a tal punto d'ingiustizia e di orrore, e rattristare di compassione
il Dio misericordioso; e ora, a ogni attimo del giorno, dall'inizio
dell'infanzia alla fine della vecchiaia, diffondendo anatemi incredibili,
privi di senso comune, contro tutto ci che respira, contro se stessi e la
Provvidenza, prostituire le donne e i bambini, e disonorare cos le parti del
corpo consacrate al pudore. Allora i mari sollevano le acque, inghiottono
le assi dei pontili nei loro abissi; gli uragani, i terremoti, rovesciano le
case; la peste, le malattie pi diverse decimano le famiglie in preghiera.
Ma gli uomini non se ne accorgono. Li ho anche visti arrossire, impallidire
di vergogna per la loro condotta su questa terra; raramente. Tempeste,
sorelle degli uragani; firmamento bluastro di cui non ammetto la bellezza;
mare ipocrita, immagine del mio cuore; terra, dal seno misterioso; abitanti
delle sfere; universo intero; Dio, che l'hai creato con magnificenza, sei tu
che invoco: mostrami un solo uomo che sia buono! Ma la tua grazia
decuplichi le mie forze naturali, perch alla vista di un simile mostro potrei
morire di stupore; si muore per meno.

Bisogna lasciarsi crescere le unghie per quindici giorni. Oh! com'


dolce strappare brutalmente dal suo letto un bambino che ancora non ha
niente sul labbro superiore e, con gli occhi bene aperti, fingere di passargli
soavemente la mano sulla fronte, carezzandogli indietro i suoi bei capelli!
Poi, all'improvviso, quando meno se lo aspetta, affondargli le unghie
lunghe nel tenero petto, ma senza farlo morire; se morisse ci perderemmo,
pi tardi, lo spettacolo delle sue miserie. Poi si beve il suo sangue,
leccando le ferite; e per tutto questo tempo, che dovrebbe durare
un'eternit, il bambino piange. Niente buono quanto il suo sangue,
succhiato nel modo che ho detto, ancora bello caldo, per non parlare della
bont delle lacrime, amare come il sale. Uomo, hai mai assaggiato il tuo
sangue, quando per caso ti sei tagliato un dito? buono, vero? perch non
ha sapore. Inoltre, non ti ricordi di aver portato un giorno, durante le tue
lugubri riflessioni, il cavo della mano sul tuo volto malaticcio, bagnato da
ci che ti cadeva dagli occhi? mano che poi fatalmente si dirigeva verso la
bocca, che a lunghi sorsi attingeva a quella coppa, tremante come i denti
dell'alunno che scruta obliquamente colui che nato per opprimerlo, le
lacrime? Come sono buone, vero? perch hanno il sapore dell'aceto. Si
direbbe che sono le lacrime di colei che ama di pi; ma le lacrime di
bambino sono pi gradevoli al palato. Lui non tradisce, perch ancora non
conosce il male: colei che ama di pi, prima o poi tradisce... lo indovino
per analogia, bench io non sappia cosa siano l'amicizia, l'amore (
probabile che non li accetter mai, perlomeno da parte della razza umana).
Dunque, poich il tuo sangue e le tue lacrime non ti disgustano, nutriti,
nutriti con fiducia delle lacrime e del sangue dell'adolescente. Bendagli gli
occhi, mentre lacererai le sue carni palpitanti; e, dopo aver udito per
lunghe ore le sue grida sublimi, simili ai rantoli acuti che in battaglia
escono dalle gole dei feriti agonizzanti, allora, essendoti spostato in altro
luogo, come una valanga ti precipiterai dalle stanze accanto, e fingerai di
accorrere in suo aiuto. Gli slegherai le mani, con i nervi e le vene gonfie,
restituirai la vista ai suoi occhi smarriti, e ti rimetterai a leccare le lacrime
e il sangue. Com' vero allora il pentimento! La scintilla divina che in
noi, e appare tanto raramente, si mostra; troppo tardi! Com' travolto
dall'affetto il cuore, consolando l'innocente a cui si inflitto del male:
Adolescente, che hai appena sofferto dolori crudeli, chi mai ha potuto
commettere su di te un crimine che non saprei qualificare? Sventurato!
Quanto devi soffrire! Lo sapesse tua madre, non sarebbe pi vicina alla
morte, tanto aborrita dai colpevoli, di quanto non lo sia io in questo
momento. Ahim! cosa sono dunque il bene e il male! Sono forse un'unica
cosa, attraverso cui testimoniamo con rabbia la nostra impotenza, e la
passione di raggiungere l'infinito perfino con i mezzi pi insensati? Oppure
sono due cose diverse? S... meglio che siano la stessa cosa... altrimenti,
che ne sar di me il giorno del giudizio! Adolescente, perdonami: proprio
chi sta di fronte al tuo volto nobile e sacro ti ha spezzato le ossa e lacerato
le carni, che ora penzolano qua e l dal tuo corpo. stato forse un delirio
della mia ragione malata, forse un istinto segreto che non dipende dai miei
ragionamenti, come quello dell'aquila che strazia la sua preda, a farmi
commettere questo crimine; eppure soffrivo quanto la mia vittima!
Perdonami, adolescente. Una volta usciti da questa vita transitoria, voglio
che restiamo allacciati in eterno; formare un solo essere, la mia bocca
incollata alla tua. Ma in questo modo la mia punizione non sar completa.
Allora sarai tu a lacerare me, senza mai fermarti, con i denti e le unghie
contemporaneamente. Per quest'olocausto espiatorio, adorner il mio
corpo di ghirlande profumate; e soffriremo entrambi, io a essere lacerato,
tu a lacerare me... la mia bocca incollata alla tua. O adolescente dai capelli
biondi e dagli occhi cos dolci, farai ora ci che ti consiglio? Tuo
malgrado, voglio che tu lo faccia, e renderai felice la mia coscienza.
Dopo aver parlato cos, nello stesso tempo avrai inflitto il male a un essere
umano e da quello stesso essere sarai amato: la felicit pi grande che sia
dato concepire. Pi tardi potrai ricoverarlo all'ospizio, perch il paralitico
non potr pi guadagnarsi da vivere. Diranno che sei buono, e le corone
d'alloro e le medaglie d'oro nasconderanno i tuoi piedi nudi, sparsi sulla
grande tomba, dal volto vecchio. O tu, di cui non voglio scrivere il nome
su questa pagina che consacra la santit del crimine, io lo so che il tuo
perdono fu immenso come l'universo. Ma io, esisto ancora!

Ho stretto un patto con la prostituzione per seminare il disordine


nelle famiglie. Ricordo la notte che precedette quest'alleanza pericolosa.
Vidi di fronte a me una tomba. Udii una lucciola, grande come una casa,
che mi disse: Ora ti faccio luce. Leggi l'iscrizione. Quest'ordine supremo
non viene da me. Una vasta luce color sangue, alla cui vista le mie
mascelle si misero a battere e le braccia si abbandonarono inerti, si diffuse
nell'aria fino all'orizzonte. Mi appoggiai a un muro in rovina, stavo per
cadere, e lessi: Qui giace un adolescente che mor di petto: sapete perch.
Non pregate per lui. Molti uomini forse non avrebbero avuto il mio
coraggio. Intanto, una bella donna nuda venne a sdraiarsi ai miei piedi. E
io a lei, con volto triste: Puoi rialzarti. Le tesi la mano con cui il
fratricida sgozza la sorella. La lucciola, a me: Prendi una pietra e
uccidila. Perch? le dissi. Lei a me: Stai attento, tu sei il pi debole, e
io sono la pi forte. Costei si chiama Prostituzione. Le lacrime negli
occhi, la rabbia nel cuore, sentii nascere in me una forza sconosciuta. Presi
una grossa pietra; dopo molti sforzi, la sollevai a fatica fino all'altezza del
petto; con le braccia me la misi in spalla. Scalai una montagna fino alla
vetta: da lass, schiacciai la lucciola. La sua testa sprofond nel terreno per
l'altezza di un uomo; la pietra rimbalz fino all'altezza di sei chiese. And
a ricadere in un lago le cui acque si abbassarono per un attimo, turbinando,
scavando un immenso cono rovesciato. La calma riapparve alla superficie;
la luce di sangue non brill pi. Ahim! ahim! - esclam la bella donna
nuda; - che hai mai fatto?. Io a lei: Ti preferisco a lei; perch ho piet
degli sventurati. Non colpa tua se la giustizia eterna ti ha creata. Lei a
me: Un giorno gli uomini mi renderanno giustizia; non ti dico altro.
Lasciami andare, a nascondere la mia tristezza infinita in fondo al mare.
Soltanto tu e i mostri schifosi che brulicano in quei neri abissi non mi
disprezzate. Tu sei buono. Addio, tu che m'hai amata. Io a lei: Addio!
Ancora una volta: addio! Ti amer per sempre! Da questo momento
abbandono la virt. Per questo, o popoli, quando udrete il vento d'inverno
gemere sul mare e lungo le sue coste, o sopra le grandi citt che da molto
tempo sono in lutto per me, o attraverso le fredde regioni polari, dite:
Non sta passando lo spirito di Dio: non altro che il sospiro acuto della
prostituzione, unito ai gemiti gravi del Montevideano. Fanciulli, sono io a
dirvelo. Allora, pieni di misericordia, inginocchiatevi; e gli uomini, pi
numerosi dei pidocchi, pronuncino lunghe preghiere.

Al chiaro di luna, vicino al mare, nei luoghi isolati della campagna,


vediamo, immersi in riflessioni amare, che ogni cosa assume forme gialle,
incerte, fantastiche. L'ombra degli alberi, ora in fretta, ora lentamente,
corre, viene, ritorna, in forme diverse, si appiattisce, aderisce al suolo. Un
tempo, quando mi lasciavo trasportare dalle ali della giovinezza, tutto
questo mi faceva sognare, mi pareva strano; ora, mi sono abituato. Il vento
geme attraverso le foglie le sue languide note, e il gufo canta il suo grave
lamento, che fa rizzare i capelli a chi lo ascolta. Allora i cani, furiosi,
spezzano le catene, fuggono dalle fattorie lontane; in preda alla follia,
corrono qua e l per la campagna. Si fermano di colpo, guardano da ogni
parte con inquietudine selvaggia, con occhi di fuoco; e come gli elefanti,
prima di morire, gettano nel deserto un ultimo sguardo al cielo, sollevando
disperatamente la proboscide, lasciando pendere inerti le orecchie, cos i
cani lasciano penzolare le orecchie, sollevano la testa, gonfiano il collo
terribile, e si mettono ad abbaiare, ora come un fanciullo che grida per la
fame, ora come un gatto ferito al ventre sopra un tetto, come una donna
che sta per partorire, come un moribondo malato di peste all'ospedale o
come una fanciulla che canta un'aria sublime, contro le stelle del nord,
contro le stelle dell'est, contro le stelle del sud, contro le stelle dell'ovest;
contro la luna; contro le montagne, simili in lontananza a rocce giganti che
giacciono nell'oscurit; contro l'aria fredda che aspirano a pieni polmoni e
rende rosso, infuocato, l'interno delle loro narici; contro il silenzio della
notte; contro le civette che con volo obliquo sfiorano loro il muso,
portando nel becco un topo o una rana, nutrimento vivo, dolce per i
piccoli; contro le lepri che scompaiono in un batter d'occhio; contro il
ladro che fugge al galoppo sul suo cavallo dopo aver commesso un
crimine; contro i serpenti che scuotono le brughiere e fanno tremare loro la
pelle, e digrignare le zanne; contro il loro stesso latrare che li impaurisce;
contro i rospi che stritolano con un colpo secco di mascella (perch si sono
allontanati dallo stagno?); contro gli alberi le cui foglie, mollemente
cullate, sono altrettanti misteri che essi non capiscono e vogliono scoprire
coi loro occhi fissi, intelligenti; contro i ragni sospesi tra le loro lunghe
zampe, che si arrampicano sugli alberi per mettersi in salvo; contro i corvi
che durante il giorno non hanno trovato niente da mangiare e tornano al
nido con ala stanca; contro gli scogli della riva; contro i fuochi che
appaiono sui pennoni delle navi invisibili; contro il rumore sordo delle
onde; contro i grandi pesci che, nuotando, mostrano il dorso nero e poi
sprofondano nell'abisso; e contro l'uomo che li rende schiavi. Dopo di che
si rimettono a correre per la campagna, saltando con le zampe insanguinate
sopra i fossati, i sentieri, i campi, le erbe e le pietre scoscese. Si direbbero
colpiti dalla rabbia, alla ricerca di un vasto stagno in cui calmare la sete. I
loro ululati prolungati atterriscono la natura. Sventura al viaggiatore che si
attardato! Gli amici dei cimiteri si avventeranno su di lui, lo
dilanieranno, lo divoreranno con la bocca grondante di sangue; poich non
hanno certo denti guasti. Gli animali selvaggi, non osando avvicinarsi per
partecipare al pasto di carne, fuggono a perdita d'occhio, tremanti. Dopo
qualche ora, i cani, sfiniti dal correre di qua e di l, quasi morti, la lingua
fuori dalla bocca, si avventano gli uni contro gli altri senza sapere ci che
fanno, e si dilaniano in mille brandelli con una rapidit incredibile. Non
agiscono cos per crudelt. Un giorno mia madre, con occhi vitrei, mi
disse: Quando sarai a letto e udrai i latrati dei cani nella campagna,
nasconditi sotto le coperte, non deridere quello che fanno: hanno una sete
insaziabile d'infinito, come te, come me, come il resto degli umani dal
volto pallido e lungo. Anzi, ti permetto di stare alla finestra a contemplare
lo spettacolo, che assai sublime. Da quel giorno rispetto l'auspicio della
morta. Anch'io, come i cani, ho bisogno dell'infinito... Non posso, non
posso soddisfare questo bisogno! Sono figlio dell'uomo e della donna, cos
mi hanno detto. Ci mi stupisce... credevo di essere di pi! Per il resto, che
m'importa da dove vengo? Se fosse potuto dipendere dalla mia volont,
avrei preferito essere figlio della femmina dello squalo, la cui fame
amica della tempesta, e della tigre, di cui nota la crudelt: non sarei cos
malvagio. Voi che mi guardate, allontanatevi da me, perch il mio respiro
esala veleno. Nessuno ha ancora visto le rughe verdi della mia fronte; n le
ossa sporgenti del mio volto magro, simili alle lische di qualche grande
pesce, o agli scogli che coprono le rive del mare, o alle scoscese montagne
alpestri che spesso percorsi quando avevo sulla testa capelli di un altro
colore. E quando mi aggiro intorno alle abitazioni degli uomini, nelle notti
tempestose, con gli occhi ardenti, i capelli flagellati dal vento delle
tempeste, isolato come una pietra in mezzo a un sentiero, mi copro il volto
avvizzito con un pezzo di velluto, nero come la fuliggine che riempie
l'interno dei camini: gli occhi non devono essere testimoni della bruttezza
che l'Essere supremo, con un sorriso d'odio possente, ha deposto su di me.
Ogni mattina, quando il sole si alza per gli altri, diffondendo nella natura
la gioia e il calore salutari, guardando fisso lo spazio pieno di tenebre
senza che nessuno dei miei lineamenti si muova, accovacciato sul fondo
della mia caverna amata, in una disperazione che m'inebria come il vino,
con le mani potenti mi ferisco il petto, lo riduco in brandelli. Eppure lo
sento che non sono colpito dalla rabbia. Eppure lo sento che non sono il
solo a soffrire! Eppure lo sento che respiro! Come un condannato che
prova i suoi muscoli, riflettendo sulla loro sorte, e presto salir sul
patibolo, in piedi sul mio pagliericcio, ad occhi chiusi, lentamente giro il
collo da destra a sinistra, da sinistra a destra, per ore intere; non cado
morto stecchito. Ogni tanto, quando il collo non pu pi continuare a
girare nella stessa direzione e si ferma, per rimettersi a girare nella
direzione opposta, all'improvviso guardo l'orizzonte attraverso i radi
interstizi lasciati dalla sterpaglia fitta che ricopre l'entrata: non vedo nulla!
Nulla... tranne le campagne che danzano in turbine con gli alberi e le
lunghe file di uccelli che attraversano l'aria. Ci mi sconvolge il sangue e il
cervello... Chi dunque mi colpisce sulla testa con una sbarra di ferro, come
un martello batte l'incudine?

Io mi propongo, e non ne sono emozionato, di declamare a gran voce


la strofa seria e fredda che ora ascolterete. Fate attenzione a ci che
contiene e guardatevi dalla penosa impressione che inevitabilmente
lascer, come un marchio, nelle vostre immaginazioni turbate. Non
crediate che io stia per morire, perch non sono ancora uno scheletro e la
vecchiaia ancora non si incollata alla mia fronte. Di conseguenza,
eliminiamo subito ogni idea di paragone col cigno nel momento in cui la
sua esistenza se ne vola via; di fronte a voi c' soltanto un mostro, di cui
sono lieto che non possiate vedere il volto, meno orribile tuttavia della sua
anima. Eppure non sono un criminale... Ma basta, su questo punto. Non
passato molto tempo da quando ho rivisto il mare e calcato il ponte dei
vascelli, e i miei ricordi sono vivi come se l'avessi lasciato ieri. Tuttavia, se
vi possibile, restate calmi quanto me in questa lettura che gi mi pento di
offrirvi, e non arrossite al pensiero di ci che il cuore umano. O polipo
dallo sguardo di seta! tu, la cui anima inseparabile dalla mia; tu, il pi
bell'abitante del globo terrestre, e che comandi a un serraglio di
quattrocento ventose; tu, in cui risiedono nobilmente, come nella loro
residenza naturale, di comune accordo, con legame indistruttibile, la dolce
virt comunicativa e la grazia divina, perch non sei con me, il tuo ventre
di mercurio contro il mio petto di alluminio, seduti insieme su qualche
scoglio della riva, a contemplare questo spettacolo che adoro!
Vecchio oceano, dalle onde di cristallo, tu somigli proporzionalmente
a quei segni azzurrognoli che si vedono sul dorso martoriato dei mozzi; tu
sei un livido immenso, applicato sul corpo della terra: mi piace questo
paragone. Cos, al tuo primo apparire, un soffio lungo di tristezza che si
potrebbe credere il mormorio della tua brezza soave, passa, lasciando
tracce incancellabili sull'anima profondamente sconvolta, e tu richiami alla
memoria dei tuoi amanti, senza che se ne rendano sempre conto, i rudi
inizi dell'uomo, quando fa la conoscenza del dolore che non lo lascer pi.
Io ti saluto, vecchio oceano!
Vecchio oceano, la tua forma armoniosamente sferica, che rallegra il
volto grave della geometria, mi ricorda fin troppo i piccoli occhi
dell'uomo, simili a quelli del cinghiale per la piccolezza e a quelli degli
uccelli notturni per la perfezione circolare del contorno. Eppure, in tutti i
secoli, l'uomo si creduto bello. Suppongo tuttavia che l'uomo creda alla
propria bellezza solo per amor proprio; ma che non sia bello davvero, e
che lo sospetti; infatti, perch mai guarderebbe con tanto disprezzo il volto
del proprio simile? Io ti saluto, vecchio oceano!
Vecchio oceano, tu sei il simbolo dell'identit: sempre eguale a te
stesso. Non cambi in modo essenziale, e se in qualche luogo le tue onde
sono infuriate, pi lontano, da qualche altra parte, sono nella calma pi
completa. Non sei come l'uomo, che si ferma per strada a guardare due
mastini che si azzannano al collo, ma non si ferma quando passa un
funerale; che al mattino disponibile e la sera di cattivo umore, che oggi
ride e domani piange. Io ti saluto, vecchio oceano!
Vecchio oceano, non sarebbe impossibile che tu nascondessi nel tuo
seno future utilit per l'uomo. Gi gli hai dato la balena. Non lasci
indovinare facilmente agli occhi avidi delle scienze naturali i mille segreti
della tua intima organizzazione: sei modesto. L'uomo si vanta senza sosta,
e per delle sciocchezze. Io ti saluto, vecchio oceano!
Vecchio oceano, le diverse specie di pesci che nutri non si sono
giurate fraternit. Ogni specie vive per proprio conto. I temperamenti e le
conformazioni che variano in ognuna di esse spiegano in maniera
soddisfacente ci che all'inizio appare soltanto un'anomalia. Accade lo
stesso con l'uomo, che non ha le stesse scusanti. Se un pezzo di terra
occupato da trenta milioni di esseri umani, costoro si sentono in dovere di
non immischiarsi nell'esistenza dei loro vicini, inchiodati come radici al
pezzo di terra che hanno sotto i piedi. Scendendo dal grande al piccolo,
ogni uomo vive come un selvaggio nella sua tana, e raramente ne esce per
andare a trovare il suo simile, come lui accovacciato in un'altra tana. La
grande famiglia universale degli umani un'utopia degna della logica pi
mediocre. Inoltre, dallo spettacolo delle tue mammelle feconde deriva la
nozione d'ingratitudine, perch il pensiero va subito a quei numerosi
genitori cos ingrati verso il Creatore da abbandonare il frutto della loro
miserabile unione. Io ti saluto, vecchio oceano!
Vecchio oceano, la tua grandezza materiale pu essere comparata
soltanto alla misura ipotizzabile della potenza attiva che stata necessaria
per generare la totalit della tua massa. impossibile abbracciarti con un
solo sguardo. Per contemplarti, bisogna che la vista giri il suo telescopio,
con un movimento continuo, verso i quattro punti dell'orizzonte, proprio
come un matematico, per risolvere un'equazione algebrica, costretto a
esaminare separatamente i diversi casi possibili, prima di risolvere la
difficolt. Per sembrare grasso, l'uomo mangia sostanze nutritive e compie
altri sforzi, degni di una sorte migliore. Si gonfi quanto vuole, questa rana
adorabile. Stai tranquillo, mai eguaglier la tua grandezza; cos almeno
suppongo. Io ti saluto, vecchio oceano!
Vecchio oceano, le tue acque sono amare. Esattamente lo stesso
gusto del fiele che la critica distilla sulle belle arti, sulle scienze, su ogni
cosa. Se qualcuno ha del genio, lo si fa passare per un idiota; se un altro ha
un bel corpo, diventa un gobbo disgustoso. L'uomo deve sentire con forza
la propria imperfezione, dovuta per almeno tre quarti a lui soltanto, per
criticarla cos! Io ti saluto, vecchio oceano!
Vecchio oceano, gli uomini, malgrado l'eccellenza dei loro metodi e
nonostante l'aiuto dei mezzi d'indagine della scienza, non sono ancora
riusciti a misurare la vertiginosa profondit dei tuoi abissi; ne possiedi
alcuni che le sonde pi lunghe, pi pesanti, hanno riconosciuto
inaccessibili. Ai pesci... concesso: agli uomini, no. Mi sono chiesto
spesso cosa fosse pi facile da esplorare, se la profondit dell'oceano o le
profondit del cuore umano! Spesso, con la mano alla fronte, in piedi sui
vascelli, mentre la luna si dondolava tra i pennoni in modo irregolare, mi
sono sorpreso a sforzarmi di risolvere questo difficile problema, astraendo
da tutto ci che non fosse il fine che perseguivo! S, cosa pi profondo,
cosa pi impenetrabile tra i due: l'oceano o il cuore umano? Se trent'anni
di esperienza della vita possono far piegare la bilancia, fino a un certo
punto, verso l'una o l'altra delle due soluzioni, mi sar concesso di dire
che, nonostante la sua profondit, l'oceano non pu essere messo sullo
stesso piano, in un confronto su questo aspetto, con la profondit del cuore
umano. Sono stato in rapporto con uomini che erano stati virtuosi.
Morivano a sessant'anni, e nessuno mancava di esclamare: Hanno fatto il
bene su questa terra, cio hanno praticato la carit: tutto qui, non poi gran
cosa, chiunque pu fare altrettanto. Chi potr mai capire perch mai due
amanti che il giorno prima si idolatravano, per una parola male interpretata
si separano, uno verso oriente, l'altro verso occidente, spinti dall'odio, dalla
vendetta, dall'amore e dal rimorso, per non vedersi pi, ognuno ammantato
nella sua fierezza solitaria? Miracolo che ogni giorno si rinnova, e non per
questo meno miracoloso. Chi potr mai capire perch assaporiamo non
solo le disgrazie generali dei nostri simili ma anche quelle particolari degli
amici pi cari, pur essendone nello stesso tempo afflitti? Un esempio
incontestabile per chiudere la serie: ipocritamente l'uomo dice s e pensa
no. per questo che i cinghialetti umani hanno tanta fiducia gli uni
negli altri e non sono egoisti. La psicologia ha ancora molti progressi da
compiere. Io ti saluto, vecchio oceano!
Vecchio oceano, sei talmente potente che gli uomini l'hanno imparato
a proprie spese. Hanno un bell'impiegare tutte le risorse del loro genio...
incapaci come sono di dominarti. Hanno trovato il loro padrone. Dico che
hanno trovato qualcosa pi forte di loro. Questo qualcosa ha un nome.
Questo nome : l'oceano! La paura che ispiri loro tale che ti rispettano.
Nonostante ci, fai danzare il valzer alle loro macchine pi pesanti, con
grazia, eleganza e facilit. Imponi loro salti ginnici fino al cielo e tuffi
mirabili fino nel fondo dei tuoi domini: un saltimbanco ne sarebbe
invidioso. E sono fortunati quando non li avvolgi definitivamente nelle tue
spire ribollenti, per andare a vedere, senza ferrovia, nelle tue viscere
acquatiche, come stanno i pesci e soprattutto come stanno loro stessi.
L'uomo dice: Io sono pi intelligente dell'Oceano. possibile, perfino
assai vero; ma l'oceano per lui pi temibile di quanto lui non sia temibile
per l'oceano: non necessario dimostrarlo. Questo patriarca osservatore,
coevo delle prime epoche del nostro globo sospeso, sorride di piet quando
assiste alle battaglie navali delle nazioni. Ecco qui un centinaio di leviatani
usciti dalle mani dell'umanit. Gli ordini enfatici dei superiori, le grida dei
feriti, le cannonate, sono solo rumori per annientare qualche secondo. Ora
sembra che il dramma sia finito, e che l'oceano si sia messo qualcosa nel
ventre. Le fauci sono formidabili. Come devono essere grandi verso il
basso, in direzione dell'ignoto! Infine, a coronare la stupida commedia, che
non neppure interessante, si vede in mezzo al cielo qualche cicogna
attardata dalla stanchezza, che si mette a gridare senza arrestare l'ampiezza
del suo volo: Ma guarda!... Brutto segno! L sotto c'erano dei puntini
neri; ho chiuso gli occhi, e sono scomparsi. Io ti saluto, vecchio oceano!
Vecchio oceano, grande scapolo, quando percorri la solitudine
solenne dei tuoi flemmatici regni giustamente t'inorgoglisci della tua
nativa magnificenza, e degli elogi autentici che mi affretto a farti.
Voluttuosamente cullato dai molli effluvi della tua maestosa lentezza, che
il pi grandioso tra gli attributi di cui il potere supremo ti ha gratificato,
svolgi, al centro di un oscuro mistero, sulla tua intera sublime superficie,
con la calma consapevolezza della tua eterna potenza, le tue onde
incomparabili. Si seguono parallele, separate da brevi intervalli. Appena
una diminuisce, un'altra le va incontro ingrossandosi, accompagnate dal
malinconico rumore della schiuma che si dissolve per avvertirci che tutto
schiuma. (Cos gli esseri umani, onde viventi, muoiono uno dopo l'altro,
con monotonia; senza lasciare, tuttavia, rumore di schiuma). L'uccello di
passaggio riposa su di esse con fiducia, e si abbandona ai loro movimenti
pieni di grazia fiera, finch le ossa delle sue ali non abbiano recuperato il
vigore consueto per continuare il pellegrinaggio aereo. Vorrei che la
maest umana non fosse altro che l'incarnazione del riflesso della tua.
Chiedo molto, e questo auspicio sincero per te glorioso. La tua grandezza
morale, immagine dell'infinito, immensa come le riflessioni del filosofo,
come l'amore della donna, come la bellezza divina dell'uccello, come le
meditazioni del poeta. Tu sei pi bello della notte. Rispondimi, oceano,
vuoi essermi fratello? Muoviti impetuoso... di pi... ancora di pi, se vuoi
che io ti paragoni alla vendetta di Dio; allunga i lividi artigli aprendoti un
varco sul seno... bene, cos. Svolgi le tue onde spaventose, orrido oceano,
solo da me compreso; cado di fronte a te, prosternato alle tue ginocchia. La
maest dell'uomo presa a prestito; non mi far impressione: tu s. Oh!
quando avanzi, con la cresta alta e terribile, circondato dalle tue tortuose
sinuosit come da una corte, magnetico e selvaggio, facendo rotolare le tue
onde una sull'altra, consapevole di ci che sei, e intanto emetti dalle
profondit del petto, come oppresso da un rimorso immenso che non riesco
a scoprire, quel muggito sordo e perpetuo che gli uomini temono tanto,
anche quando ti contemplano, al sicuro, tremanti sulla riva, allora vedo
bene che non mi spetta il diritto insigne di dirmi eguale a te. Per questo, di
fronte alla tua superiorit, io ti darei tutto il mio amore (e nessuno sa
quanto amore contengano le mie aspirazioni al bello), se tu non mi facessi
dolorosamente pensare ai miei simili, che formano con te il pi ironico
contrasto, l'antitesi pi buffonesca che mai si sia vista nella creazione: non
posso amarti, ti detesto. Ma perch allora ritorno a te, per la millesima
volta, alle tue braccia amiche che si dischiudono a carezzarmi la fronte che
scotta, che al loro contatto vede scomparire la febbre! Non conosco il tuo
destino nascosto; tutto ci che ti riguarda m'interessa. Dimmi dunque se sei
la dimora del principe delle tenebre. Dimmelo... dimmelo, oceano (a me
soltanto, per non rattristare chi ancora non ha conosciuto altro che le
illusioni), dimmi se il soffio di Satana a creare le tempeste che sollevano
fino alle nubi le tue acque salate. Devi dirmelo, perch io mi rallegrer di
sapere l'inferno tanto vicino all'uomo. Voglio che sia questa l'ultima strofa
della mia invocazione. Quindi, ancora una volta soltanto, voglio salutarti e
dirti addio! Vecchio oceano dalle onde di cristallo... I miei occhi
s'inumidiscono di lacrime abbondanti, e non ho la forza di proseguire;
perch sento che giunto il momento di tornare tra gli uomini, dall'aspetto
brutale; ma coraggio! Facciamo un grande sforzo e compiamo, con il senso
del dovere, il nostro destino su questa terra. Io ti saluto, vecchio oceano!

Non mi si vedr, nella mia ultima ora (questo lo scrivo sul letto di
morte), circondato da preti. Voglio morire cullato dall'onda del mare in
tempesta, in piedi sulla montagna... gli occhi verso l'alto, no: so che il mio
annientamento sar totale. Del resto, non avrei grazia da sperare. Chi apre
la porta della mia stanza funebre? Avevo detto che nessuno doveva
entrare. Chiunque tu sia, vattene; ma se credete di scorgere qualche segno
di dolore o di paura sul mio volto di iena (uso questo paragone anche se la
iena pi bella di me, e pi piacevole a vedersi), disingannatevi: si
avvicini pure. Siamo in una notte d'inverno, e gli elementi si scontrano da
ogni parte, e l'uomo ha paura, e l'adolescente medita qualche crimine
contro uno dei suoi amici, se quale io fui nella mia giovinezza. Il vento, i
cui sibili lamentosi rattristano l'umanit, qualche istante prima dell'ultima
agonia mi porti via sulle ossa delle sue ali, per il mondo, impaziente della
mia morte. Godr ancora, in segreto, dei numerosi esempi della malvagit
umana (un fratello ama assistere, senza essere visto, alle imprese dei suoi
fratelli). L'aquila, il corvo, l'immortale pellicano, l'anatra selvatica, la gru
viaggiatrice, risvegliati, tremanti di freddo, mi vedranno passare nel
bagliore dei lampi, spettro orribile e contento. Non sapranno che cosa mai
significhi. Sulla terra, la vipera, l'occhio grosso del rospo, la tigre,
l'elefante; nel mare, la balena, lo squalo, il pesce martello, l'informe razza,
il dente della foca polare, si chiederanno che cosa sia questa deroga alla
legge della natura. L'uomo, tremante, tra i gemiti incoller la fronte a terra:
S, vi supero tutti con la mia crudelt innata, crudelt che non dipeso da
me far scomparire. Per questo vi mostrate tanto prosternati davanti a me?
oppure perch mi vedete attraversare, fenomeno nuovo, come una cometa
terrificante, lo spazio insanguinato? (Una pioggia di sangue cade dal mio
vasto corpo, simile a una nube nerastra che l'uragano spinga davanti a s).
Non abbiate alcun timore, bambini, non voglio maledirvi. Il male che mi
avete fatto troppo grande, troppo grande il male che io ho fatto a voi,
perch sia volontario. Voi avete camminato per la vostra strada, io per la
mia, simili entrambe, entrambe perverse. Necessariamente abbiamo dovuto
incontrarci, in questa somiglianza di carattere; l'urto che ne seguito ci
stato reciprocamente fatale. Allora gli uomini rialzeranno poco a poco la
testa, riprendendo coraggio, e allungheranno il collo per vedere chi a
parlare cos. E all'improvviso il loro volto infuocato, decomposto,
mostrando le passioni pi terribili, far tali smorfie che i lupi ne avranno
paura. Tutti insieme scatteranno in piedi come una molla immensa. Che
imprecazioni! che voci lacerate! Mi hanno riconosciuto. Ecco che gli
animali della terra si uniscono agli uomini, fanno udire i loro bizzarri
clamori. Non pi odio reciproco; i due odi sono rivolti contro il nemico
comune, contro di me; si avvicinano per assenso universale. Venti che mi
sostenete, sollevatemi ancora pi in alto; io temo la perfidia. Si,
scompariamo poco a poco dai loro occhi, ancora una volta testimone delle
conseguenze delle passioni, completamente soddisfatto... Io ti ringrazio di
avermi risvegliato con il movimento delle tue ali, o rinolofo, il cui naso
sormontato da una cresta a forma di ferro di cavallo: mi accorgo, infatti,
che purtroppo non si trattava d'altro che di una malattia passeggera, e con
disgusto sento che rinasco alla vita. Qualcuno dice che venivi verso di me
per succhiare quel po' di sangue che si trova nel mio corpo: perch
quest'ipotesi non realt?

Una famiglia intorno a una lampada posta sul tavolo.


- Figlio, dammi le forbici che sono su quella sedia.
- Non ci sono, madre.
- Allora vai a cercarle nell'altra stanza. Ti ricordi, mio dolce signore,
quando facevamo voti per avere un bambino, e saremmo rinati una
seconda volta, e sarebbe stato il sostegno della nostra vecchiaia?
- Ricordo, e Dio ci ha esauditi. Non abbiamo di che lamentarci per la
nostra sorte su questa terra. Ogni giorno benediciamo la Provvidenza per i
suoi benefici. Il nostro Edouard possiede tutte le grazie di sua madre.
- E le virili qualit del padre.
- Ecco le forbici, madre: finalmente le ho trovate.
Egli riprende il suo lavoro... Ma qualcuno si presentato alla porta
d'ingresso e contempla per qualche istante la scena che si offre ai suoi
occhi:
- Che significa questo spettacolo? C' molta gente meno felice di
questi qui. Ma che razza di ragionamenti si fanno per amare l'esistenza?
Allontanati, Maldoror, da questo tranquillo focolare; il tuo posto non qui.
Si ritirato!
- Non so come ci possa accadere, ma sento che le facolt umane si
danno battaglia nel mio cuore. La mia anima inquieta, senza sapere
perch; l'atmosfera pesante.
- Donna, provo le tue stesse impressioni; tremo al pensiero che ci
capiti qualche sventura. Abbiamo fiducia in Dio; in lui la speranza
suprema.
- Madre, faccio fatica a respirare; mi fa male la testa.
- Anche tu, figlio mio! Ora ti inumidisco la fronte e le tempie con
l'aceto.
- No, buona madre...
Guardate, appoggia il corpo alla spalliera della sedia, stanco.
- Qualcosa mi agita dentro, ma non so spiegare cos'. Ora il minimo
oggetto mi disturba.
- Come sei pallido! La fine di questa veglia non giunger senza che
qualche funesto evento ci sprofondi tutti e tre nel lago della disperazione!
Odo, in lontananza, le grida prolungate del pi straziante dolore.
- Figlio mio!
- Ah, madre!... ho paura!
- Su, dimmi se soffri.
- Non soffro, madre... No, non dico la verit.
Il padre non si rimette dallo stupore:
- Sono le grida che si odono talvolta nel silenzio delle notti senza
stelle. Eppure, bench udiamo queste grida, chi le lancia non qui vicino;
questi gemiti si possono udire a tre leghe di distanza, trasportati dal vento
da una citt all'altra. Mi avevano parlato spesso di questo fenomeno; ma
non avevo mai avuto l'occasione di giudicare io stesso la sua veridicit.
Donna, mi parlavi di sventure; se mai vi fu sventura pi reale nella lunga
sventura del tempo, la sventura di chi ora turba il sonno dei propri
simili...
Odo, in lontananza, le grida prolungate del pi straziante dolore.
- Voglia il cielo che la sua nascita non sia una calamit per il suo
paese, che l'ha respinto dal suo seno. Va di contrada in contrada, aborrito
ovunque. Alcuni dicono che oppresso da una specie di follia originaria,
fin dall'infanzia. Altri credono di sapere che sia di una crudelt estrema e
istintiva, di cui lui stesso si vergogna, e che i suoi genitori ne sono morti di
dolore. Altri ancora sostengono che nella sua giovinezza sia stato bollato
con un soprannome; che ne rimasto inconsolabile per il resto della sua
esistenza, perch la sua dignit ferita vi vedeva una prova flagrante della
malvagit degli uomini, che si rivela nei primi anni, per aumentare in
seguito. Questo soprannome era il vampiro!...
Odo, in lontananza, le grida prolungate del pi straziante dolore.
- Aggiungono che di giorno, di notte, senza tregua n riposo, incubi
orribili gli fanno sgorgare il sangue dalla bocca e dagli orecchi; e che
spettri si siedono al capezzale del suo letto, e gli gettano in faccia, spinti
loro malgrado da una forza ignota, ora con voce dolce, ora con voce simile
ai ruggiti dei combattimenti, con insistenza implacabile, quel soprannome
sempre vivo, sempre ripugnante, e che perir soltanto con l'universo.
Alcuni hanno affermato che stato l'amore a ridurlo in quello stato; o che
le sue grida testimoniano il pentimento di qualche crimine sepolto nella
notte del suo passato misterioso. Ma i pi pensano che sia un orgoglio
smisurato a torturarlo, come Satana un tempo, e che vorrebbe eguagliare
Dio...
Odo, in lontananza, le grida prolungate del pi straziante dolore.
- Figlio mio, queste sono confidenze eccezionali; ti compiango per
averle udite alla tua et, e spero che non imiterai mai quell'uomo.
Parla, Edouard; rispondi che non imiterai mai quell'uomo.
- O madre amatissima, cui devo la luce, ti prometto, se la santa
promessa di un bambino ha qualche valore, che mai imiter quell'uomo.
- Benissimo, figlio mio; bisogna obbedire alla propria madre, in
qualunque cosa.
Non si odono pi i gemiti.
- Donna, hai finito il tuo lavoro?
- Mi manca ancora qualche punto a questa camicia, anche se abbiamo
prolungato la veglia fino a tardi.
- Neppure io ho finito un capitolo iniziato. Approfittiamo dell'ultima
luce della lampada, perch quasi non c' pi olio, e ognuno finisca il
proprio lavoro
Il bambino ha esclamato:
- Se Dio ci lascia vivere!
- Angelo radioso, vieni a me; andrai per i prati dal mattino alla sera,
non lavorerai. Il mio magnifico palazzo costruito con mura d'argento,
colonne d'oro e porte di diamanti. Andrai a dormire quando vorrai, al
suono di una musica celeste, senza dire le preghiere. Quando, al mattino, il
sole mostrer i suoi raggi splendidi e l'allodola felice si porter via il suo
grido, a perdita d'occhio, nell'aria, potrai restare ancora a letto finch non
ne sarai stanco. Camminerai sui tappeti pi preziosi; sarai costantemente
avvolto in un'atmosfera composta delle essenze profumate dei fiori pi
odorosi.
- tempo di riposare il corpo e lo spirito. Alzati, madre di famiglia,
sulle caviglie muscolose. giusto che le tue dita irrigidite abbandonino
l'ago del lavoro eccessivo. Gli eccessi non hanno niente di buono.
- Oh! quanto sar soave la tua esistenza! Ti dar un anello magico;
quando ne ruoterai il rubino diverrai invisibile come i principi nei racconti
di fate.
- Riponi le tue armi quotidiane nell'armadio protettore, mentre per
parte mia sistemo le mie cose.
- Quando lo rimetterai nella sua posizione consueta, riapparirai quale
la natura ti ha formato, o giovane mago. Questo perch ti amo e aspiro a
farti felice.
- Vattene, chiunque tu sia; non afferrarmi per le spalle.
- Figlio mio, non addormentarti, cullato dai sogni dell'infanzia: la
preghiera in comune non iniziata, e i tuoi abiti non sono ancora sistemati
con cura su una sedia... In ginocchio! Eterno creatore dell'universo, tu
mostri la tua bont inesauribile perfino nelle minime cose.
- Dunque non ami i limpidi ruscelli, in cui scivolano migliaia di
pesciolini rossi, azzurri, argentati? Li prenderai con una rete cos bella che
per suo conto li attirer, fino ad esserne piena. Dalla superficie vedrai sassi
lucenti pi lisci del marmo.
- Madre, guarda quegli artigli; diffido di lui, ma la mia coscienza
tranquilla perch non ho niente di cui rimproverarmi.
- Tu ci vedi, prosternati ai tuoi piedi, oppressi dal sentimento della
tua grandezza. Se qualche pensiero orgoglioso si insinua nella nostra
immaginazione, subito lo respingiamo con la saliva dello sdegno, e te ne
dedichiamo l'irremissibile sacrificio.
- L ti immergerai con fanciulle che ti stringeranno tra le braccia.
Usciti dal bagno, intrecceranno per te corone di rose e garofani. Avranno
ali trasparenti di farfalla, e capelli lunghi e ondulati, fluttuanti intorno alla
gentilezza della loro fronte.
- Anche se il tuo palazzo fosse pi bello del cristallo, non uscirei da
questa casa per seguirti. Credo che tu non sia altro che un impostore, dato
che mi parli cos piano per paura di farti sentire. una cattiva azione
abbandonare i genitori. Non sar certo un figlio ingrato. Quanto alle tue
ragazzine, non sono certo belle quanto gli occhi di mia madre.
- L'intera nostra vita si esaurita nei cantici della tua gloria.
Resteremo come finora siamo stati, fino a quando riceveremo da te l'ordine
di lasciare questa terra.
- Quelle fanciulle ti obbediranno al minimo cenno, e non penseranno
che a farti piacere. Se desideri l'uccello che mai non riposa, loro te lo
porteranno. Se desideri la vettura di neve che in un batter d'occhio
trasporta sul sole, loro te la porteranno. Cosa non ti porterebbero! Ti
porterebbero perfino il cervo volante, grande come una torre, alla cui coda
sono sospesi con lacci di seta uccelli di ogni specie. Bada a te... ascolta i
miei consigli.
- Fai quello che vuoi; non voglio interrompere la preghiera per
chiedere aiuto. Anche se il tuo corpo svanisce quando cerco di
allontanarlo, sappi che non ti temo.
- Al tuo cospetto niente grande, tranne la fiamma che un cuore puro
esala.
- Rifletti su quanto ti ho detto, se non vuoi pentirtene.
- Padre celeste, scongiura, scongiura le sciagure che possono
abbattersi sulla nostra famiglia.
- Non vuoi dunque ritirarti, spirito malvagio?
- Conserva questa sposa amata, che mi ha consolato nei miei
scoraggiamenti...
- Poich mi rifiuti, ti far piangere, e digrignare i denti come un
impiccato.
- E questo figlio amante, le cui caste labbra si schiudono ai baci
dell'aurora della vita.
- Madre, mi strangola... Padre, aiutatemi... Non riesco pi a
respirare... La vostra benedizione!
Un grido d'immensa ironia si alzato nei cieli. Guardate come le
aquile, stordite, cadono dall'alto delle nubi, roteando su se stesse,
letteralmente folgorate dalla colonna d'aria.
- Il suo cuore non batte pi... Ed anche lei morta insieme con il
frutto delle sue viscere, frutto che non riconosco pi, tanto sfigurato
Sposa mia! Figlio mio!... Ricordo un tempo lontano in cui fui sposo e
padre.
Si era detto, di fronte al quadro che si offr ai suoi occhi, che non
avrebbe sopportato una simile ingiustizia. Se efficace il potere che gli
spiriti infernali gli hanno concesso, o che piuttosto egli trae da se stesso,
questo fanciullo, prima che la notte fosse trascorsa, non doveva essere pi.

Colui che non sa piangere (sempre ha respinto dentro di s la


sofferenza) not che si trovava in Norvegia. Alle isole Faeroer, assist alla
ricerca dei nidi degli uccelli di mare nei crepacci a picco, e si stup che la
corda di trecento metri che sostiene l'esploratore sopra il precipizio fosse
stata scelta tanto robusta. In ci vedeva (qualunque cosa se ne possa dire)
un chiaro esempio della bont umana, e non poteva credere ai propri occhi.
Se fosse stato lui a dover preparare la corda, vi avrebbe praticato dei tagli
in pi punti, perch si rompesse precipitando il cacciatore in mare! Una
sera si diresse verso un cimitero, e gli adolescenti che si divertono a
violare i cadaveri delle belle donne morte da poco poterono udire, se lo
vollero, la seguente conversazione, perduta nel quadro di un'azione che si
svolger contemporaneamente.
- Non vero, becchino, che vorresti chiacchierare con me? Un
capodoglio si alza a poco a poco dal fondo del mare e mostra la testa sopra
le acque, per vedere la nave che passa per quei luoghi solitari. La curiosit
nacque con l'universo.
- Amico, mi impossibile scambiare delle idee con te. Da molto
tempo i dolci raggi della luna fanno brillare il marmo delle tombe. l'ora
silenziosa in cui pi di un essere umano sogna di veder apparire donne
incatenate che trascinano i loro sudari coperti di macchie di sangue, come
un cielo nero, di stelle. Colui che dorme emette gemiti simili a quelli di un
condannato a morte, finch si sveglia e si rende conto che la realt tre
volte peggiore del sogno. Devo finire di scavare questa fossa con la mia
vanga infaticabile, perch domattina sia pronta. Per fare un lavoro serio,
non bisogna fare due cose nello stesso tempo.
- E lui crede che scavare una fossa sia un lavoro serio! Credi che
scavare una fossa sia un lavoro serio!
- Quando il selvaggio pellicano si decide a offrire il proprio petto ai
suoi piccoli perch lo divorino, avendo a testimone solo colui che seppe
creare un tale amore, per indurre gli uomini alla vergogna, per quanto il
sacrificio sia grande, quest'atto si comprende. Quando un giovane vede tra
le braccia dell'amico la donna che idolatrava, allora si mette a fumare un
sigaro; non esce di casa, e stringe un'amicizia indissolubile con il dolore;
quest'atto si comprende. Quando un allievo interno, in un liceo,
governato per anni, che sono secoli, dalla mattina alla sera e dalla sera al
giorno dopo, da un paria della civilt che gli tiene continuamente gli occhi
addosso, sente le vampate tumultuose di un odio acceso e vivo salirgli al
cervello come un fumo denso, e gli sembra che stia per scoppiare. Dal
momento in cui stato gettato in carcere fino a quello, imminente, in cui
ne uscir, una febbre intensa gli ingiallisce la faccia, gli avvicina le
sopracciglia, e gli infossa gli occhi. Di notte riflette, perch non vuole
dormire. Di giorno, il suo pensiero si slancia oltre i muri della dimora
dell'abbrutimento, fino al momento in cui fugge o viene espulso, come un
appestato, da quel chiostro eterno; quest'atto si comprende. Scavare una
fossa spesso supera le forze della natura. Come vuoi, straniero, che la
zappa rimuova questa terra, che prima ci nutre e poi ci d un letto comodo,
riparato dal vento dell'inverno che soffia con furia in questa fredda
contrada, quando colui che tiene la zappa con mani tremanti, dopo aver
palpato convulsamente per tutto il giorno le guance degli ex-vivi che
rientrano nel suo regno, vede, la sera, davanti a s, scritto a lettere di fuoco
su ogni croce di legno, l'enunciato del problema spaventoso che l'umanit
non ha ancora risolto: la mortalit o l'immortalit dell'anima? Il creatore
dell'universo: gli ho sempre conservato il mio amore; ma se dopo la morte
non dobbiamo pi esistere, perch mai quasi ogni notte vedo aprirsi le
tombe, e i loro abitanti sollevano lentamente i coperchi di piombo per
andare a respirare l'aria fresca?
- Interrompi il tuo lavoro. L'emozione ti toglie le forze; mi sembri
debole come il giunco; continuare sarebbe una grande follia. Io sono forte;
prender il tuo posto. Tu, fatti da parte; se non lavoro bene, mi darai dei
consigli.
- Come sono muscolose le sue braccia, e che piacere guardarlo
vangare la terra con tanta facilit!
- Un dubbio inutile non deve tormentare il tuo pensiero; tutte queste
tombe, sparse in un cimitero come i fiori in un prato, paragone privo di
verit, sono degne di essere misurate con il compasso sereno del filosofo.
Le allucinazioni pericolose possono venire di giorno; ma vengono
soprattutto di notte. Dunque non stupirti delle visioni fantastiche che i tuoi
occhi credono di percepire. Durante il giorno, quando lo spirito riposa,
interroga la tua coscienza; essa ti dir, con sicurezza, che il Dio che ha
creato l'uomo con una particella della propria intelligenza possiede una
bont illimitata, e che dopo la morte terrestre accoglier nel proprio seno
quel capolavoro. Perch piangi, becchino? Perch queste lacrime, simili a
quelle di una donna? Ricordalo bene; per soffrire che siamo su questo
vascello disalberato. Per l'uomo un merito che Dio l'abbia giudicato
capace di vincere le sue sofferenze pi gravi. Parla, e poich secondo i tuoi
voti pi cari non si dovrebbe soffrire, se la tua lingua fatta come quella
degli altri uomini, di' in cosa consisterebbe la virt, ideale che ognuno si
sforza di raggiungere.
- Dove sono? Non ho cambiato carattere? Sento un soffio potente di
consolazione sfiorare la mia fronte rasserenata, come la brezza della
primavera rianima le speranze dei vecchi. Chi quest'uomo il cui sublime
linguaggio ha detto cose che il primo venuto non avrebbe mai
pronunciato? Quale musicale bellezza nella melodia incomparabile della
sua voce! Preferisco sentir parlare lui che altri cantare. Eppure, pi
l'osservo e meno il suo volto mi pare sincero. L'espressione generale dei
suoi lineamenti contrasta singolarmente con quelle parole che soltanto
l'amore di Dio ha potuto ispirare. La sua fronte, solcata da qualche ruga,
segnata da una stigmata indelebile. Questa stigmata, che l'ha invecchiato
precocemente, onorevole o infamante? Le sue rughe devono essere
osservate con venerazione? Lo ignoro, e temo di saperlo. Anche se dice ci
che non pensa, credo tuttavia che abbia le sue ragioni per agire come ha
fatto, eccitato dai resti in brandelli di una carit in lui distrutta. assorto in
meditazioni che mi sono ignote, e raddoppia la sua lena in un lavoro arduo
che non abituato a intraprendere. Il sudore gli bagna la pelle, e lui non se
ne accorge. pi triste dei sentimenti che ispira la vista di un bambino
nella culla. Oh! com' cupo!... Da dove vieni? Straniero, permettimi di
toccarti, e le mie mani, che raramente stringono quelle dei vivi,
s'impongano sulla nobilt del tuo corpo. Qualunque cosa accada, saprei di
che si tratta. Questi capelli sono i pi belli che abbia mai toccato in vita
mia. Chi sarebbe tanto audace da contestare che non conosco la qualit dei
capelli?
- Che vuoi da me, mentre scavo una tomba? Al leone non piace
essere disturbato mentre mangia. Se non lo sai, te lo insegno io. Su,
sbrigati, fai quello che desideri.
- Ci che rabbrividisce al mio contatto, facendo rabbrividire anche
me, carne, non c' dubbio. vero... non sto sognando! Ma chi sei
dunque, tu che stai chino a scavare una tomba, mentre io, come un ozioso
che mangia il pane altrui, non faccio niente? l'ora di dormire, o di
sacrificare il proprio riposo alla scienza. In ogni caso, nessuno assente
dalla propria casa, e ognuno attento a non lasciare aperta la porta, per
non lasciar entrare i ladri. Si chiude nella propria stanza meglio che pu,
mentre le ceneri del vecchio camino sanno ancora riscaldare la sala con un
po' di calore. Tu non fai come gli altri; i tuoi abiti denotano un abitante di
qualche paese lontano.
- Bench non sia stanco, inutile scavare di pi la fossa. Ora
spogliami; poi, mi ci metterai dentro.
- La conversazione che entrambi stiamo tenendo, da qualche istante
tanto strana che non so cosa risponderti... Credo che egli voglia scherzare.
- S, s, vero, volevo scherzare; non pensare pi a quanto ho detto.
Si accasciato, e il becchino si affrettato a sostenerlo!
- Che hai?
- S, s, vero, avevo mentito... ero stanco, quando ho lasciato la
zappa... era la prima volta che mi dedicavo a questo lavoro... non pensare
pi a ci che ho detto.
- La mia opinione prende una consistenza sempre maggiore:
qualcuno che soffre dispiaceri spaventosi. Il cielo mi tolga l'idea di
interrogarlo. Preferisco rimanere nell'incertezza, tanta la piet che mi
ispira. E poi, questo certo, non vorrebbe rispondermi: comunicare il
proprio cuore in questo stato anormale significa soffrire due volte.
- Lasciami uscire da questo cimitero; proseguir per la mia strada.
- Le gambe non ti reggono; durante il cammino ti perderai. mio
dovere offrirti un rustico letto; non ne ho un altro. Fidati di me; l'ospitalit
non richieder la violazione dei tuoi segreti.
- O pidocchio venerabile dal corpo sprovvisto di elitre, un giorno mi
rimproverasti aspramente di non amare a sufficienza la tua sublime
intelligenza che non si lascia leggere; forse avevi ragione, dal momento
che non sento neppure della riconoscenza per costui. Fanale di Maldoror,
dove guidi i suoi passi?
- Da me. Che tu sia un criminale che non ha avuto la precauzione di
lavarsi la mano destra col sapone dopo aver commesso il suo misfatto, e
facilmente riconoscibile dall'ispezione della mano; o un fratello che ha
perduto la sorella; o qualche monarca spodestato, in fuga dal proprio
regno, il mio palazzo veramente grandioso degno di accoglierti. Non
stato costruito con diamanti e pietre preziose, e infatti non altro che una
povera capanna mal costruita; ma questa celebre capanna ha un passato
storico che il presente rinnova senza sosta. Se potesse parlare stupirebbe
anche te, che a quanto pare non ti stupisci di niente. Quante volte, e lei con
me, mi sono visto sfilare di fronte le bare funebri con il loro contenuto di
ossa ben presto pi tarlate dei battenti della mia porta a cui mi appoggiavo.
I miei sudditi innumerevoli aumentano ogni giorno. Per rendermene conto,
non ho bisogno di fare censimenti a periodi fissi. Qui come tra i vivi;
ognuno paga un'imposta proporzionale alla ricchezza della dimora che si
scelta; e se un avaro rifiutasse di versare la sua quota-parte, ho l'ordine,
parlando alla sua persona, di fare come gli uscieri: non mancano
certamente gli sciacalli e gli avvoltoi bramosi di consumare un buon pasto.
Ho visto schierarsi sotto le bandiere della morte colui che fu bello; colui
che alla fine di una vita non imbruttito; l'uomo, la donna, il mendicante, i
figli di re; le illusioni della giovinezza, gli scheletri dei vecchi; il genio, la
follia; la pigrizia, e il suo contrario; colui che fu falso, e colui che fu vero;
la maschera dell'orgoglioso, la modestia dell'umile; il vizio incoronato di
fiori e l'innocenza tradita.
- Certamente non rifiuto il tuo giaciglio, che degno di me, finch
giunga l'aurora che non tarder. Ti ringrazio della tua benevolenza...
Becchino, bello contemplare le rovine delle citt; ma pi bello
contemplare le rovine degli umani!

Il fratello della sanguisuga camminava a passi lenti nella foresta. Si


ferma pi volte, aprendo la bocca per parlare. Ma ogni volta gli si chiude
la gola, e ricaccia dentro lo sforzo abortito. Finalmente esclama: Uomo,
quando t'imbatti in un cane morto, rovesciato, appoggiato a una chiusa che
gli impedisce di muoversi, non andare, come fanno gli altri, a prendere con
la mano i vermi che gli escono dal ventre rigonfio, per poi osservarli con
stupore, e poi aprire un coltello, e farne a pezzi un gran numero, dicendoti
che anche tu non sarai nulla di pi di quel cane. Quale mistero cerchi? N
io n le quattro zampe natatorie dell'orso marino dell'oceano Boreale
siamo riusciti a risolvere il problema della vita. Fai attenzione, la notte si
avvicina, e tu sei l da stamani. Che dir la tua famiglia, e la tua sorellina,
vedendoti arrivare cos tardi? Lavati le mani, riprendi la strada che va dove
dormi... Chi quell'essere laggi, all'orizzonte, che osa avvicinarsi a me
senza paura, a salti obliqui e tormentati; e quale maestosit, unita a una
serena dolcezza! Il suo sguardo, bench dolce, profondo. Le palpebre
enormi giocano con la brezza, e sembrano vivere. Mi sconosciuto.
Fissando i suoi occhi misteriosi, il mio corpo trema; la prima volta da
quando ho succhiato le secche mammelle di ci che si chiama una madre.
Quando ha parlato, tutto nella natura si zittito e ha provato un grande
brivido. Poich ti piace venire a me, come attratto da una calamita, non mi
opporr. Com' bello! Mi addolora dirlo. Devi essere potente, perch hai
un volto pi che umano, triste come l'universo, bello come il suicidio. Ti
aborrisco quanto posso, e preferisco vedere un serpente allacciato intorno
al mio collo fin dall'inizio dei secoli piuttosto che i tuoi occhi... Come!...
sei tu, rospo!... grosso rospo! sventurato rospo!... Perdono!... perdono!...
Che vieni a fare su questa terra dove sono i maledetti? Ma che ne hai fatto
delle tue pustole vischiose e fetide, per avere un aspetto cos dolce?
Quando scendesti dall'alto, per un ordine superiore, con la missione di
consolare le diverse razze di esseri esistenti, ti abbattesti sulla terra con la
rapidit del nibbio, con le ali non stanche per quella corsa lunga e
magnifica; ti vidi! Povero rospo! Come pensavo, allora, all'infinito, e
insieme alla mia debolezza. "Eccone un altro che superiore a quelli della
terra, mi dicevo: e ci per volere divino. Ma perch non anch'io? A che
scopo l'ingiustizia nei supremi decreti? insensato il Creatore; tuttavia il
pi forte, e la sua collera terribile!". Da quando mi sei apparso, monarca
degli stagni e delle paludi! coperto da una gloria che appartiene soltanto a
Dio, mi hai in parte consolato; ma la mia ragione vacillante s'inabissa di
fronte a tanta grandezza! Chi sei dunque? Rimani... oh! rimani ancora su
questa terra! Ripiega le tue bianche ali, e non guardare in alto con palpebre
inquiete... Se parti, partiamo insieme!. Il rospo si sedette sulle cosce
posteriori (cos simili a quelle dell'uomo!) e mentre le lumache, i
millepiedi e le chiocciole fuggivano alla vista del loro nemico mortale,
prese la parola in questi termini: Maldoror, ascoltami. Guarda la mia
faccia, calma come uno specchio, e credo di possedere un'intelligenza pari
alla tua. Un giorno mi chiamasti il sostegno della tua vita. Da allora non ho
smentito la fiducia che mi avevi accordato. Non sono altro che un semplice
abitante dei canneti, vero; ma, grazie al rapporto che ho avuto con te,
prendendo da te soltanto ci che vi era di bello, la mia ragione cresciuta,
e posso parlarti. Sono venuto verso di te, per toglierti dall'abisso. Coloro
che si dicono tuoi amici ti guardano, stupiti e costernati, ogni volta che ti
incontrano, pallido e curvo, nei teatri, nelle pubbliche piazze, nelle chiese,
o mentre stringi tra due cosce nervose un cavallo che galoppa soltanto di
notte, portando il suo padrone-fantasma avvolto in un lungo mantello nero.
Abbandona i pensieri che rendono il tuo cuore vuoto come un deserto;
bruciano pi del fuoco. La tua mente talmente malata che tu non te ne
accorgi, e credi di essere nella tua condizione naturale ogni volta che ti
escono di bocca parole insensate, anche se piene di una grandezza
infernale. Sventurato! che cosa hai detto dal giorno della tua nascita? O
triste resto di un'intelligenza immortale che Dio aveva creato con tanto
amore! Non hai generato altro che maledizioni, pi spaventose della vista
di pantere affamate! Io, preferirei avere le palpebre incollate, il corpo privo
di gambe e di braccia, aver assassinato un uomo, piuttosto che essere te!
Perch io ti odio. Perch avere quel carattere che mi stupisce? Con quale
diritto vieni su questa terra, a deridere coloro che la abitano, rottame
putrido sballottato dallo scetticismo? Se qui non ti piace, devi tornare nelle
sfere da cui vieni. Un abitante delle citt non deve risiedere nei villaggi,
come uno straniero. Lo sappiamo che negli spazi esistono sfere pi
spaziose della nostra, e i cui spiriti hanno un'intelligenza che non possiamo
neppure concepire. Ebbene, vattene! ritirati da questo mobile suolo!...
mostra finalmente la tua essenza divina, che finora hai nascosto; e, prima
possibile, dirigi il tuo volo ascendente verso la tua sfera, che non
invidiamo affatto, orgoglioso che sei! Non sono ancora riuscito a capire se
sei un uomo o pi che un uomo! Addio, dunque; non sperare pi di
ritrovare il rospo sulla tua strada. Tu sei stato la causa della mia morte. Io,
parto per l'eternit, ad implorare il tuo perdono.

Se logico talvolta affidarsi all'apparenza dei fenomeni, questo


primo canto finisce qui. Non essere severo con chi, ancora, si limita a
provare la sua lira: restituisce un suono cos strano! Eppure, se vuoi essere
imparziale, gi riconoscerai una forte impronta, sia pure tra le
imperfezioni. Quanto a me, mi rimetto al lavoro per far apparire un
secondo canto, in un lasso di tempo che non sia troppo lungo. La fine del
diciannovesimo secolo vedr il suo poeta (tuttavia, all'inizio, non deve
cominciare con un capolavoro, ma seguire la legge della natura); nato
sulle rive americane, alla foce della Plata, l dove due popoli, un tempo
rivali, attualmente si sforzano di superarsi nel progresso materiale e
morale. Buenos-Aires, la regina del Sud, e Montevideo, la civetta, si
tendono una mano amica attraverso le acque argentine del grande estuario.
Ma la guerra eterna ha stabilito il suo dominio distruttore sulle campagne,
e miete con gioia vittime numerose. Addio, vecchio, e pensa a me, se mi
hai letto. Tu, giovane, non disperarti; malgrado la tua opinione contraria, il
vampiro ti amico. Contando l'acaro sarcopto che produce la scabbia,
avrai due amici!

FINE DEL PRIMO CANTO


CANTO SECONDO

Dov' finito quel primo canto di Maldoror da quando la sua bocca,


piena di foglie di belladonna, se lo lasci sfuggire attraverso i regni della
collera, in un momento di riflessione? Dov' finito quel canto?
Esattamente, non si sa. Non l'hanno trattenuto gli alberi, non il vento. E la
morale, che passava da quelle parti, non presagendo di avere in quelle
pagine incandescenti un energico difensore, l'ha visto dirigersi a passo
fermo e sicuro verso i recessi oscuri e le fibre segrete della coscienza. Ci
che almeno acquisito per la scienza che da allora l'uomo dalla faccia di
rospo non riconosce pi se stesso, e cade spesso in accessi di furore che lo
rendono simile a una belva dei boschi. Non colpa sua. In ogni tempo
aveva creduto, con le palpebre ripiegate sotto le resede della modestia, di
essere fatto soltanto di bene, e di una minima quantit di male.
Bruscamente gli rivelai, scoprendo in piena luce il suo cuore e le sue
trame, che al contrario composto soltanto di male, e di una minima
quantit di bene che i legislatori fanno fatica a non lasciar evaporare. Io,
che non gli insegno niente di nuovo, vorrei che non provasse un odio
estremo per le mie amare verit; ma la realizzazione di questo auspicio non
sarebbe conforme alle leggi della natura. Infatti io strappo la maschera dal
suo volto traditore e pieno di fango, e faccio cadere una dopo l'altra, come
palle d'avorio sopra un bacile d'argento, le sublimi menzogne con cui
inganna se stesso: allora comprensibile che egli non ordini alla calma
d'imporgli le mani sul volto anche quando la ragione disperde le tenebre
dell'orgoglio. Per questo, l'eroe che metto in scena si attirato un odio
irriducibile attaccando l'umanit, che si credeva invulnerabile, attraverso la
breccia di assurde tirate filantropiche; come granelli di sabbia se ne stanno
ammucchiate nei suoi libri, di cui talvolta, quando la ragione mi
abbandona, rischio di apprezzare la comicit cos ridicola ma noiosa. Egli
l'aveva previsto. Non basta scolpire la statua della bont sul frontespizio
delle pergamene contenute nelle biblioteche. O essere umano! eccoti, ora,
nudo come un verme, alla presenza della mia spada di diamante.
Abbandona il tuo metodo; non pi tempo di fare l'orgoglioso: lancio
verso di te la mia preghiera, nell'atteggiamento della prosternazione. C'
qualcuno che osserva i minimi movimenti della tua vita colpevole; e tu sei
avvolto nelle reti sottili della sua accanita perspicacia. Non fidarti di lui
quando ti volta le spalle, perch ti guarda; non fidarti di lui quando chiude
gli occhi, perch continua a guardarti. difficile supporre che, quanto ad
astuzia e malvagit, tu abbia preso la temibile risoluzione di superare il
parto della mia immaginazione. I suoi minimi colpi vanno a segno. Con
qualche precauzione, si pu insegnare a chi crede di ignorarlo che i lupi e i
briganti non si divorano tra loro: forse non loro abitudine. Riponi dunque
tra le sue mani, senza paura, la cura della tua esistenza: la guider in un
modo a lui noto. Non credere all'intenzione, che egli fa brillare alla luce
del sole, di correggerti; in realt gli interessi mediocremente, per non dire
meno; ancora non avvicino alla verit totale la benevola misura della mia
verifica. Ma il fatto che gli piace farti del male, con la persuasione
legittima che tu divenga malvagio quanto lui, e che l'accompagni
nell'abisso spalancato dell'inferno, quando l'ora sar suonata. Il suo posto
segnato da molto tempo, l dove si vede una forca di ferro a cui sono
appese catene e gogne. Quando il destino lo porter l, il funebre imbuto
non avr mai gustato preda pi saporita, n lui avr contemplato dimora
pi conveniente. Mi sembra di parlare in un modo intenzionalmente
paterno, e che l'umanit non abbia il diritto di lamentarsi.

Afferro la penna che costruir il secondo canto... strumento strappato


alle ali di qualche pigargo rosso! Ma... che accade alle mie dita? Le
articolazioni rimangono paralizzate appena inizio il mio lavoro. Eppure ho
bisogno di scrivere... Impossibile! Ebbene, ripeto che ho bisogno di
scrivere il mio pensiero: ho il diritto, come chiunque, di sottopormi a
questa legge naturale Ma no, ma no, la penna rimane inerte!... Guardate,
ecco il lampo che brilla lontano attraverso le campagne. Il temporale
percorre lo spazio. Piove... Piove ancora... Come piove!... esplosa la
folgore... si abbattuta sulla mia finestra socchiusa e mi ha steso sul
pavimento, colpito in fronte. Povero giovane! il tuo viso era gi assai
truccato dalle rughe precoci e dalle deformit congenite, per aver bisogno,
per di pi, di questa lunga cicatrice sulfurea. (Suppongo che la ferita sia
guarita, il che non avverr tanto presto). Perch questo temporale, e perch
la paralisi delle mie dita? un avvertimento dall'alto per impedirmi di
scrivere e di considerare meglio ci a cui mi espongo distillando la bava
dalla mia bocca quadrata? Ma questo temporale non mi ha certo fatto
paura. Che m'importerebbe di una legione di temporali! Questi agenti della
polizia celeste compiono con zelo il loro penoso dovere, a giudicare
sommariamente dalla mia fronte ferita. Non ho certo da ringraziare
l'Onnipotente della sua notevole perizia; ha scoccato la folgore in modo da
tagliarmi la faccia esattamente in due, a partire dalla fronte, dal punto in
cui la ferita stata pi pericolosa: un altro si congratuli con lui! Ma i
temporali attaccano qualcuno che pi forte di loro. Cos dunque, orribile
Eterno dal volto di vipera, stato necessario che, non contento di aver
sistemato la mia anima tra i confini della follia e i pensieri di furore che
uccidono lentamente, tu abbia per di pi considerato conveniente alla tua
maest, dopo un maturo esame, farmi uscire dalla fronte una coppa di
sangue!... Ma in fin dei conti, chi ti dice niente? Tu sai che non ti amo, e
che anzi ti odio: perch insisti? Quando mai la tua condotta la smetter di
avvolgersi nelle parvenze della bizzarria? Parlami con franchezza, come a
un amico: ma insomma, non ti rendi conto che nella tua odiosa
persecuzione mostri uno zelo ingenuo, di cui nessuno dei tuoi serafini
oserebbe rilevare la totale ridicolaggine? Quale collera ti prende? Sappi
che se tu mi lasciassi vivere al riparo dalle tue persecuzioni, la mia
riconoscenza ti sarebbe garantita... Su, Sultano, con la tua lingua toglimi di
torno questo sangue che insozza il pavimento. La bendatura finita: la
fronte tamponata mi stata lavata con acqua e sale, e ho incrociato le
bende sul volto. Il risultato non infinito: quattro camicie piene di sangue
e due fazzoletti. A prima vista non si crederebbe che Maldoror contenga
tanto sangue nelle sue arterie; poich sul suo volto brillano soltanto i
riflessi del cadavere. Ma insomma, cos. Forse pi o meno tutto il
sangue che il suo corpo potesse contenere, ed probabile che non ne resti
molto. Basta, basta, avido cane; lascia il pavimento cos com'; il tuo
ventre pieno. Non devi continuare a bere; perch non tarderai a vomitare.
Ora sei sazio convenientemente, vai a cuccia nel canile; ritieni di navigare
nella felicit, dal momento che per tre immensi giorni non penserai alla
fame, grazie ai globuli che ti sei cacciato nel gozzo, con una soddisfazione
solennemente visibile. Tu, Lemano, prendi una scopa; anch'io vorrei
prenderne una, ma non ne ho la forza. Tu capisci, vero?, che non ne ho la
forza. Riponi le tue lacrime nel loro fodero; altrimenti creder che non hai
il coraggio di contemplare, con sangue freddo, il grande sfregio provocato
da un supplizio gi perduto, per me, nella notte dei tempi passati. Andrai
alla fontana, a prendere due secchi d'acqua. Lavato il pavimento, riporrai
questi panni nella stanza accanto. Se la lavandaia torna stasera, come deve
fare, glieli consegnerai; ma poich piove molto da un'ora, e continua a
piovere, non credo che uscir di casa; allora verr domattina. Se lei ti
chiede da dove venga tutto quel sangue, non sei obbligato a risponderle.
Oh! quanto sono debole! Non importa; avr comunque la forza di
sollevare la penna, e il coraggio di scavare il mio pensiero. Che ci ha
guadagnato il Creatore a tartassarmi, come fossi un bambino, con un
temporale che porta la folgore? Non per questo desisto dalla mia decisione
di scrivere. Queste bende mi disturbano, e l'atmosfera della mia stanza
respira il sangue.

Non giunga mai il giorno in cui Lohengrin e io passeremo per strada,


uno di fianco all'altro, senza guardarci, sfiorandoci di gomito, come due
passanti frettolosi! Oh! mi si lasci fuggire lontano, per sempre, da una tale
supposizione! L'Eterno ha creato il mondo quale : dimostrerebbe una
grande saggezza se, nel tempo strettamente necessario per spezzare la testa
di una donna con una martellata, dimenticasse la sua siderea maest, per
rivelarci i misteri tra i quali soffoca la nostra esistenza, come un pesce sul
fondo di una barca. Ma lui grande e nobile; ci vince tutti con la potenza
delle sue concezioni; se si mettesse a parlamentare con gli uomini, tutte le
vergogne gli schizzerebbero in faccia. Ma... quanto sei miserabile! perch
non arrossisci? Non basta che l'esercito dei dolori fisici e morali che ci
circonda sia stato generato: il segreto del nostro destino straccione non ci
rivelato. Lo conosco, l'Onnipotente... e anche lui dovrebbe conoscermi. Se
per caso camminiamo sullo stesso sentiero, la sua vista penetrante mi vede
arrivare da lontano: allora prende una via traversa, per evitare il triplice
dardo di platino che la natura mi dette come lingua! Mi farai il piacere, o
Creatore, di lasciarmi sfogare i miei sentimenti. Maneggiando le ironie
terribili con mano ferma e fredda, ti avverto che il mio cuore ne conterr a
sufficienza per provocarti fino alla fine della mia esistenza. Colpir la tua
carcassa vuota; ma con tanta forza che m'incarico di farne uscire le residue
particelle d'intelligenza che tu non hai voluto dare all'uomo perch saresti
stato geloso di renderlo eguale a te, e che sfrontatamente ti eri nascosto
nelle budella, bandito astuto, come se non sapessi che un giorno o l'altro io
le avrei scoperte con il mio occhio sempre aperto, e le avrei rapite, e le
avrei spartite con i miei simili. Ho fatto come dico, e ora non ti temono
pi; da potenza a potenza trattano con te. Dammi la morte, per far s che la
mia audacia si penta: mi scopro il petto e attendo con umilt. Apparite
dunque, irrisorie vastit di castighi eterni! dispiegamenti enfatici di
attributi eccessivamente vantati! Egli si dimostrato incapace di arrestare
la circolazione del mio sangue che lo sfida. Eppure ho prove che egli non
esita a spegnere, nel fiore degli anni, il respiro di altri umani che hanno
appena gustato le gioie della vita. semplicemente atroce; ma soltanto per
la debolezza della mia opinione! Ho visto il Creatore che, solleticando la
sua inutile crudelt, appiccava incendi in cui perivano i vecchi e i bambini!
Non sono io a iniziare l'attacco; lui che mi costringe a farlo girare come
una trottola con la frusta dalle corde d'acciaio. Non forse lui a fornirmi
accuse contro se stesso? Non si esaurir il mio estro spaventevole! Esso si
nutre degli incubi insensati che tormentano la mia insonnia. a causa di
Lohengrin che quanto precede stato scritto; torniamo dunque a lui. Nel
timore che in seguito diventasse come gli altri uomini, dapprima avevo
deciso di ucciderlo a coltellate non appena avesse superato l'et
dell'innocenza. Ma ho riflettuto, e saggiamente, in tempo, ho abbandonato
la mia decisione. Egli non sospetta che la sua vita stata in pericolo per un
quarto d'ora. Tutto era pronto, il coltello era stato acquistato. Lo stiletto era
grazioso, poich amo la grazia e l'eleganza perfino negli strumenti di
morte; ma era lungo e appuntito. Una sola ferita al collo, perforando con
cura una delle arterie carotidi, e credo che sarebbe bastato. Sono contento
della mia condotta; pi tardi mi sarei pentito. Dunque, Lohengrin, fai
quello che vuoi, agisci come preferisci, chiudimi per tutta la vita in una
prigione oscura, con scorpioni come compagni di prigionia, oppure
strappami un occhio finch non cada a terra, mai ti far il minimo
rimprovero; sono tuo, ti appartengo, non vivo pi per me. Il dolore che mi
infliggerai non sar paragonabile alla felicit di sapere che colui che mi
ferisce con le sue mani assassine temprato in un'essenza pi divina di
quella dei suoi simili! S, ancora bello dare la propria vita per un essere
umano, e cos conservare la speranza che non tutti gli uomini siano cattivi,
poich ce n' pur stato uno che ha saputo attrarre a s, con forza, le
diffidenti ripugnanze della mia simpatia amara!...

mezzanotte; non si vede pi un solo omnibus dalla Bastille alla


Madeleine. Mi sbaglio; eccone uno che appare all'improvviso come se
uscisse da sottoterra. I pochi passanti in ritardo lo scrutano con attenzione
perch non sembra somigliare a nessun altro. Sull'imperiale siedono
uomini dall'occhio immobile, come quello di un pesce morto. Sono stretti
gli uni contro gli altri, e sembra che abbiano perduto la vita; del resto, il
numero regolamentare non superato. Quando il cocchiere d una frustata
ai cavalli, si direbbe che sia la frusta a muovere il suo braccio, e non il
braccio la frusta. Cosa pu essere quell'insieme di esseri bizzarri e muti?
Sono abitanti della luna? A momenti si sarebbe tentati di crederlo; ma
somigliano piuttosto a dei cadaveri. L'omnibus, che ha fretta di arrivare
all'ultima stazione, divora lo spazio e fa crepitare il selciato... Fugge! Ma
una massa informe lo insegue accanita, sulle sue tracce, tra la polvere.
Fermate, vi prego; fermate ho le gambe gonfie per aver camminato tutto
il giorno... non mangio da ieri... i miei genitori mi hanno abbandonato...
non so pi cosa fare... sono deciso a tornare a casa, e ci arriverei presto se
mi concedeste un posto... sono un bambino di otto anni e ho fiducia in
voi.... Fugge!... Fugge!... Ma una massa informe lo insegue accanita, sulle
sue tracce, tra la polvere. Uno degli uomini dall'occhio freddo d un colpo
di gomito al vicino, e sembra che esprima il proprio disappunto per quei
gemiti dal timbro argentino che giungono al suo orecchio. L'altro china la
testa in modo impercettibile, come per assentire, e poi sprofonda di nuovo
nell'immobilit del suo egoismo, come una tartaruga nel suo guscio. Nei
lineamenti degli altri viaggiatori, tutto rivela gli stessi sentimenti dei primi
due. Le grida si fanno udire ancora per due o tre minuti, sempre pi acute
di secondo in secondo. Si vedono finestre aprirsi sul viale, e un volto
sconvolto, con un lume in mano, dopo aver gettato un'occhiata sulla strada,
richiude con impeto la persiana, per non apparire pi... Fugge! Fugge!...
Ma una massa informe lo insegue accanita, sulle sue tracce, tra la polvere.
Soltanto un giovane, immerso nelle sue fantasticherie, in mezzo a quei
personaggi di pietra, sembra che provi piet per la sventura. Non osa alzare
la voce in favore del bambino che crede di poterlo raggiungere con le sue
piccole gambe indolenzite; perch gli altri uomini gli gettano occhiate di
disprezzo e di autorit, e lui sa che contro tutti non pu fare nulla. Con il
gomito appoggiato sulle ginocchia e la testa tra le mani, si chiede
stupefatto se proprio questo ci che si chiama la carit umana. Allora si
rende conto che non altro che una parola vana, che non si trova pi
neppure nel dizionario della poesia, e confessa con franchezza il proprio
errore. E si dice: In effetti, perch interessarsi di un bambino?
Lasciamolo stare. Eppure una lacrima ardente scivolata lungo la
guancia di quest'adolescente che ha appena bestemmiato. Penosamente si
passa una mano sulla fronte, come per allontanare una nube la cui opacit
gli oscura l'intelletto. Si agita, ma invano, nel secolo in cui stato gettato;
sente che quello non il suo posto, e tuttavia non pu uscirne. Terribile
prigione! Fatalit schifosa! Lombano, da quel giorno sono contento di te!
Non smettevo di osservarti mentre il mio volto rivelava la stessa
indifferenza di quello degli altri viaggiatori. L'adolescente si alza con un
moto di sdegno, e vuole andarsene, per non partecipare neppure
involontariamente a un'azione malvagia. Gli faccio un cenno, e si risiede al
mio fianco... Fugge!... Fugge!... Ma una massa informe lo insegue
accanita, sulle sue tracce, tra la polvere. All'improvviso le grida cessano;
perch il bambino ha urtato con il piede una pietra sporgente e, cadendo, si
ferito alla testa. L'omnibus scomparso all'orizzonte, e ormai non si vede
altro che la strada silenziosa... Fugge!... Fugge!... Ma una massa informe
non lo insegue pi con accanimento, sulle sue tracce, tra la polvere.
Guardate quel cenciaiolo che passa, curvo sulla sua fioca lanterna; ha pi
cuore lui di tutti i suoi simili dell'omnibus. Ha raccolto il bambino; siate
certi che lo guarir e non lo abbandoner come hanno fatto i suoi genitori.
Fugge! Fugge! Ma, dal luogo in cui si trova, lo sguardo penetrante del
cenciaiolo lo insegue con accanimento, sulle sue tracce, tra la polvere!
Razza stupida e idiota! Ti pentirai di comportarti in questo modo. Te lo
dico io. Te ne pentirai, vedrai, te ne pentirai. La mia poesia consister
soltanto nell'attaccare con ogni mezzo l'uomo, questa bestia feroce, e il
Creatore, che non avrebbe dovuto generare gentaglia simile. I volumi si
ammucchieranno sui volumi, fino alla fine della mia vita, eppure in essi si
vedr soltanto quest'idea, sempre presente alla mia coscienza!

Durante la mia passeggiata quotidiana, passavo ogni giorno per un


vicolo; ogni giorno una snella ragazzina di dieci anni mi seguiva a
distanza, rispettosamente, lungo quella strada, guardandomi con palpebre
simpatiche e curiose. Era alta per la sua et, e la sua vita era slanciata.
Abbondanti capelli neri, divisi in due sulla testa, cadevano in trecce
indipendenti su spalle marmoree. Un giorno, mi stava seguendo come di
consueto; una popolana l'afferr per i capelli con le sue braccia muscolose,
come il turbine afferra la foglia, assest due schiaffi brutali su una guancia
fiera e muta, e ricondusse in casa quella coscienza smarrita. Invano facevo
l'indifferente; non mancava mai di perseguitarmi con la sua presenza ormai
inopportuna. Quando imboccavo un'altra strada per proseguire il mio
cammino, si fermava, compiendo un violento sforzo su se stessa, alla fine
del vicolo, immobile come la statua del Silenzio, e non smetteva di
guardare davanti a s, finch non fossi scomparso. Una volta la ragazzina
mi precedette nella via e mi cammin davanti con il mio stesso passo. Se
camminavo in fretta per superarla, lei quasi correva per mantenere eguale
la distanza; ma se io rallentavo, perch ci fosse un intervallo
sufficientemente grande tra lei e me, allora anche lei rallentava, con la
grazia dell'infanzia. Giunta alla fine del vicolo, si volt lentamente in
modo da sbarrarmi il passo. Non ebbi il tempo di scostarmi, e mi trovai
davanti al suo volto. I suoi occhi erano gonfi e rossi. Capivo facilmente
che voleva parlarmi, e non sapeva in che modo farlo. Divenuta
improvvisamente pallida come un cadavere, mi chiese: Avrebbe la bont
di dirmi che ora ?. Le dissi che non portavo orologio, e mi allontanai
rapidamente. Da quel giorno, bambina dall'immaginazione inquieta e
precoce, non hai pi rivisto, nel vicolo, il giovane misterioso che
penosamente batteva col sandalo pesante il selciato degli incroci tortuosi.
L'apparizione di quella cometa infuocata non risplender pi, come un
triste soggetto di curiosit fanatica, sulla facciata della tua osservazione
delusa; e spesso penserai, troppo spesso, forse sempre, a colui che non
sembrava preoccuparsi dei mali, n dei beni, della vita presente, e se ne
andava a caso, con un volto orribilmente morto, i capelli irti, il passo
vacillante, e le braccia che nuotavano alla cieca nelle acque ironiche
dell'etere, come per cercarvi la preda sanguinante della speranza,
continuamente sballottata, nelle regioni immense dello spazio, dallo
spazzaneve spietato della fatalit. Non mi vedrai mai pi, e io non ti vedr
pi!... Chiss? Forse quella bambina non era quello che mostrava di essere.
Forse, sotto un involucro di ingenuit, nascondeva un'astuzia immensa, il
peso di diciotto anni, e il fascino del vizio. Si sono viste venditrici d'amore
espatriare allegramente dalle isole Britanniche e varcare lo stretto.
Irradiavano le loro ali, volteggiando in sciami dorati di fronte alla luce
parigina; e a vederle dicevate: Ma sono ancora delle bambine; non hanno
pi di dieci o dodici anni. In realt ne avevano venti. Oh! in questo caso,
supponendo che fosse cos, siano maledetti i meandri di quella strada
oscura! Orribile! orribile! ci che vi accadde. Credo che sua madre la
picchiasse perch non faceva il suo mestiere con sufficiente abilit.
possibile che fosse soltanto una bambina, e allora la madre ancora pi
colpevole. Ma non voglio affatto credere a questa supposizione, che
soltanto un'ipotesi, e preferisco amare, in quel carattere fantasioso,
un'anima che si svela troppo presto... Ah! vedi ragazzina, ti chiedo di non
comparirmi pi davanti agli occhi, se mai mi ritrovassi a passare per quel
vicolo. Potrebbe costarti caro! Gi il sangue e la vergogna mi salgono alla
testa, a flotti bollenti. E io sarei un essere talmente generoso da amare i
miei simili? No, no! L'ho deciso fin dal giorno della mia nascita! Non mi
amano, loro! Si vedranno i mondi distruggersi, e il granito scivolare come
un cormorano sulla superficie dei flutti, prima che io tocchi la mano
infame di un essere umano. Indietro... indietro, quella mano!... Ragazzina,
non sei un angelo, e alla fine diventerai come le altre donne. No, no, te ne
supplico; non riapparire pi davanti alle mie sopracciglia aggrottate e
losche. In un attimo di smarrimento potrei afferrarti le braccia, torcerle
come un panno lavato da cui si strizza l'acqua, o spezzarle fragorosamente
come due rami secchi, e poi fartele mangiare a forza. Potrei, prendendoti la
testa tra le mani, con aria carezzevole e dolce, affondare le mie dita avide
nei lobi del tuo cervello innocente, per estrarne, col sorriso sulle labbra, un
grasso efficace per lavare i miei occhi doloranti per l'insonnia eterna della
vita. Potrei, cucendo le tue palpebre con un ago, privarti dello spettacolo
dell'universo e metterti nell'impossibilit di trovare la tua strada; non sar
certo io a farti da guida. Potrei, sollevando il tuo corpo vergine con un
braccio di ferro, afferrarti per le gambe, farti roteare intorno a me come
una fionda, concentrare le mie forze descrivendo l'ultima circonferenza, e
lanciarti contro il muro. Ogni goccia di sangue schizzer su un petto
umano, a terrorizzare gli uomini, a porre davanti a loro l'esempio della mia
malvagit! Senza tregua si strapperanno brandelli e brandelli di carne; ma
la goccia di sangue rimane indelebile, al suo posto, e briller come un
diamante. Stai tranquilla, dar a una mezza dozzina di domestici l'ordine di
custodire i resti venerati del tuo corpo, e di preservarli dalla fame dei cani
voraci. Il corpo certamente rimasto appiccicato al muro come una pera
matura, e non caduto a terra; ma i cani sanno compiere alti salti, se non si
fa attenzione.

Com' carino quel bambino che se ne sta seduto su una panchina dei
giardino delle Tuileries! I suoi occhi arditi lanciano frecce a qualche
oggetto invisibile, in lontananza, nello spazio. Non deve avere pi di otto
anni, eppure non si diverte come converrebbe. Dovrebbe almeno ridere e
passeggiare con qualche compagno, invece di restare solo; ma non nel
suo carattere.
Com' carino quel bambino che se ne sta seduto su una panchina del
giardino delle Tuileries! Un uomo, mosso da un disegno segreto, si siede
accanto a lui, sulla stessa panchina, con fare equivoco. Chi ? Non ho
bisogno di dirvelo; lo riconoscerete dalla sua conversazione tortuosa.
Ascoltiamoli, non disturbiamoli:
- A che pensavi, bambino?
- Pensavo al cielo.
- Non serve che tu pensi al cielo; gi abbastanza pensare alla terra.
Sei dunque stanco di vivere, tu che sei appena nato?
- No, ma chiunque preferisce il cielo alla terra.
- Ebbene, non io. Poich il cielo stato fatto da Dio, come la terra,
stai pur certo che vi incontrerai gli stessi mali di quaggi. Dopo la morte
non sarai ricompensato secondo i tuoi meriti; infatti, se su questa terra ti
infliggono ingiustizie (come pi tardi proverai, per esperienza), non c'
ragione perch nell'altra vita non te ne vengano inflitte ancora. Ci che
puoi fare di meglio non pensare a Dio, e farti giustizia da te, dal
momento che ti viene rifiutata. Se uno dei tuoi compagni ti offendesse, non
saresti forse felice di ucciderlo?
- Ma proibito!
- Non quanto credi. Si tratta soltanto di non farsi prendere. La
giustizia stabilita dalle leggi non vale niente; conta soltanto la
giurisprudenza dell'offeso. Se tu detestassi uno dei tuoi compagni, non ti
renderebbe infelice l'idea di avere ad ogni istante il pensiero di lui davanti
agli occhi?
- vero.
- Ecco dunque un compagno che ti renderebbe infelice per tutta la
vita; infatti, vedendo che il tuo odio soltanto passivo, non la smetterebbe
mai di provocarti e di farti impunemente del male. C' dunque un solo
mezzo per far cessare questa situazione; sbarazzarsi del proprio nemico.
Ecco dove volevo arrivare, per farti capire su quali basi fondata la societ
attuale. Ognuno deve farsi giustizia da s, altrimenti soltanto un
imbecille. Colui che riporta la vittoria sui propri simili il pi astuto e il
pi forte. Non vorresti, un giorno, dominare i tuoi simili?
- S, s.
- Allora devi essere il pi forte e il pi astuto. Sei ancora troppo
giovane per essere il pi forte; ma fin da oggi puoi usare l'astuzia, lo
strumento pi bello degli uomini di genio. Quando il pastore Davide colp
in fronte il gigante Golia con una pietra lanciata con la fionda, non forse
ammirevole notare che soltanto grazie all'astuzia Davide ha vinto il suo
avversario, e che se, al contrario, si fossero affrontati in un corpo a corpo,
il gigante l'avrebbe schiacciato come una mosca? Lo stesso vale per te. In
una guerra aperta, mai potrai vincere gli uomini su cui sei ansioso di
imporre la tua volont; ma con l'astuzia potrai lottare da solo contro tutti.
Desideri le ricchezze, i bei palazzi e la gloria? o mi hai ingannato quando
mi hai dichiarato queste nobili pretese?
- No, no, non v'ingannavo. Ma con altri mezzi che vorrei ottenere
ci che desidero.
- Allora non otterrai proprio niente. I mezzi, virtuosi e bonari non
portano a nulla. Occorre impegnare leve pi energiche e intrighi pi
sapienti. Prima che tu diventi celebre con la tua virt e raggiunga il tuo
scopo, altri cento avranno tutto il tempo di farti capriole sulla schiena e di
terminare la carriera prima di te, e cos non vi sar pi posto per le tue idee
anguste. Occorre saper abbracciare con maggiore apertura l'orizzonte del
tempo presente. Per esempio, hai mai sentito parlare della gloria immensa
che procurano le vittorie? Eppure le vittorie non si compiono da sole.
Occorre versare sangue, molto sangue, per generarle e deporle ai piedi dei
conquistatori. Senza i cadaveri e le membra sparse che tu scorgi nella
pianura dove saggiamente si prodotta la carneficina, non ci sarebbero
guerre, e senza guerre non vi sarebbero vittorie. Come vedi, quando si
vuole diventare celebri, necessario immergersi con grazia in fiumi di
sangue alimentati dalla carne da cannone. Il fine giustifica i mezzi. La
prima cosa, per diventare celebri, avere denaro. Ora, poich tu non ne
hai, occorrer assassinare per procurarsene; ma poich non sei
sufficientemente forte per maneggiare il pugnale, fatti ladro, nell'attesa che
le tue membra si siano irrobustite. E affinch si irrobustiscano pi in fretta,
ti consiglio di fare ginnastica due volte al giorno, un'ora al mattino e un'ora
la sera. In questo modo potrai tentare il delitto, con un certo successo, a
partire dall'et di quindici anni, invece di aspettare fino a venti. L'amore
della gloria giustifica tutto, e forse, pi tardi, padrone dei tuoi simili, farai
loro del bene quasi pari al male che avrai fatto loro all'inizio!...
Maldoror si accorge che il sangue ribolle nella testa del suo giovane
interlocutore; le sue narici sono dilatate, e le labbra emettono una leggera
schiuma bianca. Gli tasta il polso; le pulsazioni sono velocissime. La
febbre si impadronita di quel corpo delicato. Teme le conseguenze delle
proprie parole; si defila, lo sciagurato, contrariato per non essersi potuto
intrattenere pi a lungo con quel bambino. Se in et matura tanto difficile
dominare le passioni, in bilico tra il bene e il male, che cosa pu mai
accadere in una mente ancora piena d'inesperienza? e quanta energia
relativa pu occorrergli in pi? Il bambino se la caver con tre giorni di
letto. Voglia il cielo che il contatto materno porti la pace in quel fiore
sensibile, fragile involucro di un'anima bella!
L, in un boschetto circondato di fiori, dorme l'ermafrodito,
profondamente assopito sull'erba bagnata dalle sue lacrime. La luna ha
liberato il suo disco dalla massa delle nubi, e accarezza con i suoi pallidi
raggi questo dolce volto di adolescente. I suoi lineamenti esprimono
l'energia pi virile, e insieme la grazia di una vergine celeste. Niente in lui
sembra naturale, neppure i muscoli del corpo, che si aprono un varco
attraverso i contorni armoniosi di forme femminili. Ha il braccio ricurvo
sulla fronte, l'altra mano appoggiata sul petto, come per comprimere i
battiti di un cuore chiuso a qualsiasi confidenza, e greve del pesante
fardello di un segreto eterno. Stanco della vita, e vergognoso di camminare
tra esseri che non gli somigliano, la disperazione si impadronita della sua
anima, e se ne va solo, come il mendicante della valle. Come si procura di
che vivere? Anime pietose vegliano da vicino su di lui, senza che lui
sospetti questa sorveglianza, e non lo abbandonano: cos buono! cos
rassegnato! Talvolta parla volentieri con coloro che hanno il carattere
sensibile, senza toccar loro la mano, e si tiene a distanza, nel timore di un
pericolo immaginario. Se gli si chiede perch ha scelto per compagna la
solitudine, i suoi occhi si alzano al cielo e a stento trattengono una lacrima
di rimprovero verso la Provvidenza; ma non risponde a questa domanda
imprudente che diffonde, sulla neve delle sue palpebre, il rossore della
rosa mattutina. Se la conversazione si dilunga, diventa inquieto, volge gli
occhi verso i quattro punti dell'orizzonte come per cercare di sfuggire la
presenza di un nemico invisibile che si stia avvicinando, saluta
bruscamente con la mano, si allontana sulle ali del suo pudore attento, e
scompare nella foresta. In genere lo prendono per pazzo. Un giorno,
quattro uomini mascherati, che avevano ricevuto degli ordini, si gettarono
su di lui e lo legarono saldamente in modo che potesse muovere soltanto le
gambe. La frusta abbatt le rudi corregge sulla sua schiena, e gli dissero di
dirigersi immediatamente verso la strada che porta a Bictre. Sotto i colpi
si mise a sorridere, e parl loro con tanto sentimento e intelligenza di
molte scienze umane che aveva studiato, e che rivelavano una grande
istruzione in uno che ancora non aveva superato la soglia della giovinezza,
e dei destini dell'umanit, svelando interamente la nobilt poetica della sua
anima, che i suoi guardiani, profondamente atterriti dall'azione che
avevano commesso, gli slegarono le membra spezzate, si gettarono alle sue
ginocchia chiedendo un perdono che fu accordato, e si allontanarono con i
segni di una venerazione che di solito non concessa agli uomini. Dopo
questo avvenimento, di cui si parl molto, il suo segreto fu indovinato da
chiunque, ma si fingeva di ignorarlo, per non aumentare le sue sofferenze;
e il governo gli concede una pensione onorevole, per fargli dimenticare
che per un istante avevano voluto rinchiuderlo a forza, senza verifica
preliminare, in un ospizio per pazzi. Lui, usa la met di quel denaro, e il
resto lo d ai poveri. Quando vede un uomo e una donna a passeggio in un
viale di platani, sente che il proprio corpo si scinde in due dall'alto in
basso; e che ognuna delle nuove parti va a stringere uno dei passanti; ma
non altro che un'allucinazione, e la ragione non tarda a ristabilire il
proprio dominio. Per questo evita di mescolarsi sia agli uomini che alle
donne; il suo pudore eccessivo, nato dall'idea di essere un mostro, gli
impedisce di accordare a chiunque la sua ardente simpatia. Crederebbe di
profanarsi, e crederebbe di profanare gli altri. Il suo orgoglio gli ripete
questo assioma: Ognuno resti nella propria natura. Il suo orgoglio, ho
detto, perch teme che unendo la sua vita a un uomo o a una donna, prima
o poi gli venga rinfacciata come una colpa enorme la conformazione del
suo organismo. Allora si trincera nel suo amor proprio, offeso da
quest'empia supposizione che viene da lui soltanto, e insiste a rimanere
solo, tra i tormenti e senza consolazione. L, in un boschetto circondato di
fiori, dorme l'ermafrodito, profondamente assopito sull'erba bagnata dalle
sue lacrime. Gli uccelli, risvegliati, contemplano rapiti quel volto
malinconico attraverso i rami degli alberi, e l'usignolo non vuole far udire
le sue cavatine di cristallo. Il bosco diventato augusto come una tomba,
per la presenza notturna dell'ermafrodito sventurato. O viaggiatore
smarrito per il tuo spirito d'avventura che ti ha fatto abbandonare tuo padre
e tua madre fin dalla pi tenera et; per le sofferenze che la sete ti ha
procurato nel deserto; per la patria che forse cerchi dopo aver errato a
lungo, proscritto, in contrade straniere; per il tuo corsiero, fedele amico,
che ha sopportato con te l'esilio e le intemperie dei climi che il tuo umore
vagabondo ti faceva percorrere; per la dignit assegnata all'uomo dai
viaggi in terre lontane e in mari inesplorati, tra i ghiacci polari o sotto
l'influenza di un sole torrido, non toccare con la mano, come con un
fremito di brezza, quei riccioli sparsi a terra, che si confondono con l'erba
verde. Allontanati di molti passi, e cos farai meglio. Questa chioma
sacra; stato l'ermafrodito a volerlo. Non vuole che labbra umane bacino
religiosamente i suoi capelli, profumati del soffio della montagna, e
nemmeno la fronte, che in questo momento risplende come le stelle del
firmamento. Ma meglio credere che sia proprio una stella, scesa dalla sua
orbita, attraverso lo spazio, su questa fronte maestosa che ora circonda col
suo chiarore di diamante, come un'aureola. La notte, scostando col dito la
sua tristezza, si veste di tutti i suoi incanti per festeggiare il sonno di
quest'incarnazione del pudore, di quest'immagine perfetta dell'innocenza
degli angeli: il brusio degli insetti meno percettibile. I rami inchinano su
di lui la loro folta elevazione per ripararlo dalla rugiada, e la brezza,
facendo risuonare le corde della sua arpa melodiosa, invia i suoi accordi
gioiosi, attraverso il silenzio universale, verso queste palpebre abbassate
che credono di assistere, immobili, al concerto cadenzato dei mondi
sospesi. Sogna che felice; che la sua natura corporea mutata; o che,
almeno, ha spiccato il volo su una nube purpurea, verso un'altra sfera,
abitata da esseri della sua stessa natura. Ahim! che la sua illusione si
prolunghi fino al risveglio dell'aurora! Sogna che i fiori gli danzano
intorno come immense ghirlande folli, e lo impregnano dei loro profumi
soavi, mentre lui canta un inno d'amore tra le braccia di un essere umano
di magica bellezza. Ma non altro che un vapore crepuscolare ci che le
sue braccia stringono; e quando si sveglier, le sue braccia non lo
stringeranno pi. Non svegliarti, ermafrodito; non svegliarti ancora, te ne
supplico. Perch non vuoi credermi? Dormi... dormi ancora. Che il tuo
petto si sollevi, perseguendo la chimerica speranza della felicit, te lo
permetto; ma non aprire gli occhi. Ah! non aprire gli occhi! Voglio
lasciarti cos, per non essere testimone del tuo risveglio. Forse un giorno,
con l'aiuto di un libro voluminoso, in pagine commosse racconter la tua
storia, spaventato da ci che essa contiene e dagli insegnamenti che ne
derivano. Finora non ho potuto farlo; perch, ogni volta che ho voluto,
lacrime abbondanti cadevano sulla carta, e le dita mi tremavano, senza che
si trattasse di vecchiaia. Ma voglio ormai averlo questo coraggio. Sono
indignato di non avere pi nervi di una donna, e di svenire come una
ragazzina ogni volta che penso alla tua grande miseria. Dormi... dormi
ancora; ma non aprire gli occhi. Ah! non aprire gli occhi! Addio,
ermafrodito! Non mancher, ogni giorno, di pregare il cielo per te (se fosse
per me, non lo pregherei affatto). La pace sia nel tuo seno!

Quando una donna dalla voce di soprano emette le sue note vibranti e
melodiose, all'ascolto di quest'umana armonia gli occhi mi si riempiono di
una fiamma latente e lanciano scintille dolorose, mentre nelle mie orecchie
sembra che rimbombi il rintocco a martello delle cannonate. Da dove pu
venire questa ripugnanza profonda per tutto ci che ha a che fare con
l'uomo? Se gli accordi si liberano dalle fibre di uno strumento, con volutt
ascolto le note perlate che fuggono in cadenza attraverso le onde elastiche
dell'atmosfera. La percezione trasmette al mio udito appena un'impressione
di dolcezza capace di sciogliere i nervi e il pensiero; un assopimento
ineffabile avvolge con i suoi magici papaveri, come un velo che attenui la
luce del giorno, la potenza attiva dei miei sensi e le forze vive della mia
immaginazione. Si racconta che io nacqui tra le braccia della sordit! Nei
primi tempi della mia infanzia, non udivo ci che mi dicevano. Quando,
con difficolt estrema, riuscirono a insegnarmi a parlare, soltanto dopo
aver letto su un foglio ci che qualcuno vi scriveva riuscivo a comunicare
a mia volta il filo dei miei ragionamenti. Un giorno, giorno nefasto,
crescevo in bellezza e innocenza; e ognuno ammirava l'intelligenza e la
bont del divino adolescente. Molte coscienze arrossivano contemplando i
limpidi lineamenti in cui la sua anima aveva stabilito il proprio trono.
Soltanto con venerazione ci si avvicinava a lui, perch nei suoi occhi si
scorgeva lo sguardo di un angelo. Ma no, lo sapevo bene che le rose felici
dell'adolescenza non sarebbero fiorite in eterno, intrecciate in ghirlande
capricciose, sulla sua fronte nobile e modesta che tutte le madri baciavano
con frenesia. Gi cominciava a sembrarmi che l'universo, con la sua volta
stellata di globi impassibili e irritanti, forse non era ci che avevo sognato
di pi grandioso. Un giorno, dunque, stanco di calcare il sentiero scosceso
del viaggio terrestre e di aggirarmi barcollando come un ubriaco tra le
oscure catacombe della vita, alzai lentamente i miei occhi spleenetici,
circondati da un gran cerchio bluastro, verso la concavit del firmamento,
e osai penetrare, io, cos giovane, i misteri del cielo! Non trovando ci che
cercavo, sollevai pi in alto le palpebre stravolte, pi in alto ancora, fino a
quando scorsi un trono, formato di escrementi umani e d'oro, su cui
troneggiava, con orgoglio idiota, col corpo ricoperto di un sudario di
lenzuola d'ospedale non lavate, colui che si autodefinisce il Creatore!
Teneva in mano il tronco putrido di un uomo morto e lo portava,
alternativamente, dagli occhi al naso e dal naso alla bocca; una volta alla
bocca, si pu indovinare cosa ne facesse! I suoi piedi erano immersi in una
vasta pozza di sangue in ebollizione, dalla cui superficie sporgevano, come
tenie dal contenuto di un vaso da notte, due o tre teste prudenti, che subito
si riabbassavano con la rapidit di una freccia: una pedata ben assestata
sull'osso del naso, era il compenso noto della rivolta contro il regolamento,
provocata dal bisogno di respirare un'altra atmosfera; quegli uomini infatti
non erano pesci! Anfibi tutt'al pi, nuotavano tra due acque in quel liquido
immondo!... finch, non avendo pi niente in mano, il Creatore, con i
primi due artigli del piede, afferr per il collo un altro tuffatore, come in
una tenaglia, e lo sollev in aria, fuori dalla melma rossastra, salsa
squisita! Con quello, faceva come con l'altro. Prima gli divorava la testa, le
gambe e le braccia, e per ultimo il tronco, finch non rimaneva pi niente;
le ossa, le sgranocchiava. E cos di seguito, per le altre ore della sua
eternit. Talvolta esclamava: Io vi ho creati; ho dunque il diritto di fare di
voi ci che voglio. Non mi avete fatto nulla, non dico il contrario. Vi
faccio soffrire, per il mio piacere. E riprendeva il suo pasto crudele,
muovendo la mascella inferiore che gli agitava la barba piena di cervella.
Lettore, quest'ultimo particolare non ti fa venire l'acquolina in bocca? Non
tutti possono mangiare simili cervella, cos buone, freschissime, pescate da
appena un quarto d'ora nel lago dei pesci. Con le membra paralizzate e la
gola muta, contemplai per un po' lo spettacolo. Per tre volte rischiai di
cadere all'indietro, come un uomo che subisce un'emozione troppo forte;
per tre volte riuscii a rimettermi in piedi. Non una fibra del mio corpo
rimaneva immobile; e io tremavo, come trema la lava all'interno di un
vulcano. Alla fine, poich il mio petto oppresso non riusciva a espellere
con sufficiente rapidit l'aria che d la vita, le labbra della bocca mi si
schiusero, e lanciai un grido... un grido talmente lacerante... che lo udii! Le
barriere del mio orecchio si sciolsero bruscamente, il timpano scricchiol
sotto l'urto di quella massa d'aria sonora spinta lontano da me con energia,
e accadde un fenomeno nuovo nell'organo condannato dalla natura. Avevo
appena udito un suono! Un quinto senso si rivelava in me! Ma quale
piacere avrei potuto trovare in una simile scoperta? Ormai il suono umano
giunse al mio orecchio unito al sentimento del dolore generato dalla piet
per una grande ingiustizia. Quando qualcuno mi parlava, ricordavo ci che
un giorno avevo visto al di sopra delle sfere visibili, e la traduzione dei
miei sentimenti soffocati in un urlo impetuoso il cui timbro era identico a
quello dei miei simili! Non potevo rispondergli, perch i supplizi esercitati
sulla debolezza dell'uomo, in quello schifoso mare di porpora, mi
passavano davanti alla fronte ruggendo come elefanti scorticati, e
sfioravano con le loro ali di fuoco i miei capelli calcinati. Pi tardi, quando
conobbi meglio l'umanit, a questo sentimento di piet si un un intenso
furore contro questa tigre matrigna i cui figli diventati insensibili non
sanno che maledire e fare il male. Audacia della menzogna! dicono che in
loro il male soltanto eccezionale!... Ma ora, finita da un pezzo; da
molto tempo non rivolgo pi la parola a nessuno. E tu, chiunque tu sia,
quando mi sarai accanto, le corde della tua glottide non si lascino sfuggire
nessuna intonazione; la tua laringe immobile non si sforzi di superare
l'usignolo; e tu stesso non cercare in alcun modo di farmi conoscere la tua
anima attraverso il linguaggio. Mantieni un religioso silenzio, e niente lo
interrompa; incrocia umilmente le mani sul petto, e china in basso le
palpebre. Te l'ho detto, dopo la visione che mi fece conoscere la verit
suprema, fin troppi incubi mi hanno succhiato avidamente la gola, per notti
e giorni, perch io abbia ancora il coraggio di rinnovare, sia pure con il
solo pensiero, le sofferenze che provai in quell'ora infernale, il cui ricordo
mi perseguita senza tregua. Oh! quando udite la valanga di neve cadere
dall'alto della fredda montagna; e la leonessa che si lamenta, nel deserto
arido, per la scomparsa dei suoi piccoli; e la tempesta che compie il
proprio destino; e il condannato che mugghia in carcere, alla vigilia della
ghigliottina; e il polipo feroce che racconta alle onde del mare le sue
vittorie sui nuotatori e sui naufraghi, dite, queste voci maestose non sono
forse pi belle del ghigno dell'uomo?

Esiste un insetto che gli uomini nutrono a proprie spese. Non gli
devono nulla; ma lo temono. Costui, cui non piace il vino preferendo il
sangue, se i suoi legittimi bisogni non venissero soddisfatti sarebbe capace,
grazie a un potere occulto, di diventare grosso come un elefante, e di
schiacciare gli uomini come spighe. E allora bisogna vedere come lo
rispettano, come lo circondano di venerazione canina, come stimato e
considerato al di sopra degli animali della creazione. Come trono gli
offrono la testa, e lui affonda gli artigli alla radice dei capelli, con dignit.
Pi tardi, quando grasso ed entra in et avanzata, imitando i costumi di
un popolo antico lo si uccide per non fargli sentire i malanni della
vecchiaia. Gli si fanno funerali grandiosi, come a un eroe, e la bara, che lo
conduce direttamente verso il coperchio della tomba, portata a spalla dai
notabili della citt. Sopra la terra umida che il becchino rimuove con la
pala sagace, si pronunciano frasi multicolori sull'immortalit dell'anima,
sulla nullit della vita, sulla volont inesplicabile della Provvidenza, e il
marmo si richiude per sempre su quell'esistenza laboriosamente occupata,
ridotta ormai a cadavere. La folla si disperde, e la notte non tarda a coprire
con le sue ombre i muri del cimitero.
Ma consolatevi, umani, della sua dolorosa perdita. Ecco che avanza
la sua innumerevole famiglia, di cui vi ha generosamente gratificati
affinch la vostra disperazione fosse meno amara e quasi addolcita dalla
gradevole presenza di questi aborti arcigni, che pi tardi diverranno
magnifici pidocchi, adorni di una notevole bellezza, mostri dai modi di un
saggio. Ha covato con ala materna molte dozzine di uova amate sui vostri
capelli disseccati dal succhiare accanito di quei temibili estranei. giunto
in fretta il periodo in cui le uova sono scoppiate. Non temete, non
tarderanno a diventare grandi quegli adolescenti filosofi, durante questa
vita effimera. Cresceranno talmente in fretta che ve lo faranno sentire, con
i loro artigli e le loro proboscidi.
Voi non sapete perch non vi divorano le ossa della testa e si
accontentano di estrarvi, con la loro pompa, la quintessenza del sangue.
Aspettate un istante, ve lo dir: perch non ne hanno la forza. Siate certi
che se la loro mascella fosse conforme alla misura dei loro auspici infiniti,
il cervello, la retina degli occhi, la colonna vertebrale, il vostro corpo
intero, ci finirebbero dentro. Come una goccia d'acqua. Osservate con un
microscopio un pidocchio al lavoro sulla testa di un giovane mendicante di
strada; poi mi racconterete. Sfortunatamente sono piccoli questi briganti
della lunga chioma. Non andrebbero bene per il servizio militare; non
hanno la statura necessaria richiesta dalla legge. Appartengono al mondo
lillipuziano della coscia corta, e i ciechi non esitano a relegarli tra gli
infinitamente piccoli. Guai al capodoglio che si battesse contro un
pidocchio. Malgrado la sua mole, sarebbe divorato in un batter d'occhio.
Non resterebbe neppure la coda per andare ad annunciare la notizia.
L'elefante si lascia accarezzare. Il pidocchio, no. Non vi consiglio di
tentare questa prova pericolosa. Guai a voi se la vostra mano pelosa, o
anche soltanto composta di ossa e di carne. Le vostre dita sono spacciate.
Si spezzeranno come sotto tortura. La pelle scompare per uno strano
incantesimo. I pidocchi sono incapaci di compiere tutto il male che la loro
immaginazione medita. Se incontrate un pidocchio sulla vostra strada,
tirate avanti e non leccategli le papille della lingua. Vi accadrebbe qualche
guaio. gi accaduto. Non importa, sono gi contento della quantit di
male che ti infligge, o razza umana; vorrei soltanto che te ne facesse di pi.
Fino a quando conserverai il culto tarlato di questo dio insensibile
alle tue preghiere e alle offerte generose che gli tributi in olocausto
espiatorio? Vedi, quell'orribile manit non riconoscente per le grandi
coppe di sangue e di cervella che tu spandi sui suoi altari, devotamente
decorati di ghirlande di fiori. Non riconoscente... perch i terremoti e le
tempeste continuano a infierire fin dall'inizio di tutte le cose. Eppure,
spettacolo degno di nota, pi si mostra indifferente e pi tu lo ammiri. Si
vede che diffidi dei suoi attributi, che nasconde; e il tuo ragionamento si
fonda su questa considerazione, che soltanto una divinit di una potenza
estrema pu mostrare tanto disprezzo verso i fedeli che obbediscono alla
sua religione. Per questo, in ogni paese esistono di diversi: qui, il
coccodrillo; l, la meretrice; ma quando si tratta del pidocchio, a questo
sacro nome, universalmente baciando le catene della loro schiavit, tutti i
popoli s'inginocchiano insieme sull'augusto sagrato, davanti al piedistallo
dell'idolo informe e sanguinario. Il popolo che non obbedisse ai propri
istinti servili e fingesse di ribellarsi, presto o tardi scomparirebbe dalla
terra, come la foglia d'autunno, annientato dalla vendetta del dio
inesorabile.
O pidocchio dalla pupilla raggrinzita, finch i fiumi verseranno la
discesa delle loro acque negli abissi del mare; finch gli astri graviteranno
sul sentiero della loro orbita; finch il vuoto muto non avr orizzonte;
finch l'umanit si dilanier i fianchi con guerre funeste; finch la giustizia
divina scaglier le sue folgori vendicatrici su questo globo egoista; finch
l'uomo misconoscer il proprio creatore e lo provocher non senza ragione
e con disprezzo, il tuo regno sull'universo sar assicurato, e la tua dinastia
estender le sue spire di secolo in secolo. Io ti saluto, sole levante,
liberatore celeste, nemico invisibile dell'uomo. Continua a dire alla
sporcizia di unirsi a lui in amplessi impuri, e a prometterle, con giuramenti
non scritti nella polvere, che essa rimarr in eterno la sua amante fedele.
Bacia di tanto in tanto la veste di quella grande impudica, in memoria dei
servigi importanti che non manca di renderti. Se non seducesse l'uomo con
le sue mammelle lascive, probabile che non potresti esistere, tu che sei il
prodotto di quest'accoppiamento ragionevole e conseguente. O figlio della
sporcizia! di' a tua madre che se abbandona l'alcova dell'uomo,
camminando per una strada solitaria, sola e senza sostegno, vedr
compromessa la sua esistenza. Le sue viscere, che ti hanno portato per
nove mesi tra le loro pareti profumate, si commuovano un istante al
pensiero dei pericoli che correrebbe, poi, il loro tenero frutto, cos carino e
tranquillo, ma gi freddo e feroce. Sporcizia, regina degli imperi, conserva
agli occhi del mio odio lo spettacolo della crescita insensibile dei muscoli
della tua progenie affamata. Per raggiungere questo scopo, lo sai che ti
basta avvinghiarti pi strettamente ai fianchi dell'uomo. Puoi farlo, senza
inconvenienti per il tuo pudore, poich entrambi siete sposati da molto
tempo.
Quanto a me, se mi lecito aggiungere qualche parola a questo inno
di gloria, dir che ho fatto costruire una fossa di quaranta leghe quadrate e
di analoga profondit. L giace, nella sua verginit immonda, una vivente
miniera di pidocchi. Riempie il fondo della fossa, e poi serpeggia, in
larghe dense vene, in ogni direzione. Ecco in che modo ho costruito questa
miniera artificiale. Ho strappato un pidocchio femmina dai capelli
dell'umanit. Mi hanno visto giacere con lei per tre notti consecutive, e
quindi l'ho gettata nella fossa. La fecondazione umana, che in altri casi
simili sarebbe stata nulla, questa volta fu accettata dalla fatalit; e in capo a
qualche giorno migliaia di mostri, brulicanti in un groviglio compatto di
materia, nacquero alla luce. Questo groviglio schifoso divenne, col tempo,
sempre pi immenso, acquisendo al tempo stesso la liquida propriet del
mercurio, e si ramific in molte branche, che attualmente si nutrono
divorandosi a vicenda (la natalit pi alta della mortalit) ogni volta che
non getto loro in pasto un bastardo appena nato, di cui la madre desiderava
la morte, o un braccio che vado a tagliare a qualche fanciulla, di notte, con
l'aiuto del cloroformio. Ogni quindici anni le generazioni di pidocchi che si
nutrono dell'uomo diminuiscono sensibilmente, e predicono esse stesse,
infallibilmente, l'epoca imminente della loro completa distruzione. Infatti
l'uomo, pi intelligente del suo nemico, riesce a vincerlo. Allora, con una
pala infernale che accresce le mie forze, estraggo da quella miniera
inesauribile blocchi di pidocchi, grandi come montagne, li spezzo a colpi
di scure, e li trasporto, nelle notti profonde, nelle arterie delle citt. L, a
contatto con la temperatura umana, si dissolvono come nei primi giorni
della loro formazione nelle gallerie tortuose della miniera sotterranea, si
scavano un letto nella ghiaia, e come spiriti nocivi si diffondono in rivoli
nelle abitazioni. Il guardiano della casa abbaia sordamente, perch gli
sembra che una legione di esseri sconosciuti penetri i pori dei muri e porti
il terrore al capezzale del sonno. Forse avete udito anche voi, una volta
nella vita, quella specie di latrati dolorosi e prolungati. Con i suoi occhi
impotenti, tenta di penetrare l'oscurit della notte; perch il suo cervello di
cane non capisce cosa stia accadendo. Quel ronzio lo irrita, e si sente
tradito. Milioni di nemici si abbattono cos su ogni citt, come nugoli di
cavallette. E per quindici anni fatta. Combatteranno l'uomo,
procurandogli ferite cocenti. Dopo questo lasso di tempo, ne invier altri.
Quando frantumo i blocchi di materia animata, pu accadere che un
frammento sia pi denso di un altro. I suoi atomi si sforzano con rabbia di
separare il loro agglomerato, per andare a tormentare l'umanit; ma la
coesione resiste nella sua durezza. In una convulsione suprema, producono
uno sforzo tale che la pietra, non potendo disperdere i suoi principi vitali,
balza da sola in alto, come per effetto della polvere da sparo, e ricade,
sprofondando compatta nel suolo. Talvolta il contadino pensieroso scorge
un aerolito fendere verticalmente lo spazio dirigendosi, in basso, verso un
campo di mais. Non sa da dove venga quella pietra. Ecco che avete, chiara
e succinta, la spiegazione del fenomeno.
Se la terra fosse coperta di pidocchi, come di granelli di sabbia la riva
del mare, la razza umana sarebbe annientata, in preda a dolori terribili. Che
spettacolo! E io, con ali d'angelo, immobile nell'aria, a contemplarlo.

O matematiche severe, io non vi ho dimenticato da quando le vostre


lezioni sapienti, pi dolci del miele, filtrarono nel mio cuore come un'onda
rinfrescante. Istintivamente, fin dalla culla, aspiravo a bere alla vostra
fonte, pi antica del sole, e ancora continuo a calcare il sacro vestibolo del
vostro tempio solenne, io, il pi fedele dei vostri iniziati. C'era del vago
nella mia mente; un non so che di denso come il fumo; ma seppi salire
religiosamente i gradini che portano al vostro altare, e voi avete scacciato
quel velo oscuro, come il vento scaccia la procellaria. Avete messo al suo
posto una freddezza eccessiva, una prudenza convinta e una logica
implacabile. Con l'aiuto del vostro latte fortificante, la mia intelligenza si
rapidamente sviluppata e ha assunto proporzioni immense, nella chiarezza
meravigliosa che donate con prodigalit a chi vi ama di amore sincero.
Aritmetica! algebra! geometria! grandiosa trinit! luminoso triangolo! Chi
non vi ha conosciuto un insensato! Meriterebbe la prova dei massimi
supplizi; c' infatti un cieco disprezzo nella sua ignorante incuranza; ma
chi vi conosce e apprezza non vuole pi nessuno dei beni della terra; si
contenta dei vostri magici godimenti e, portato sulle vostre ali oscure, non
desidera altro che innalzarsi, con volo leggero, costruendo una spirale
ascendente, verso la volta sferica dei cieli. La terra, ormai, gli mostra
soltanto illusioni e fantasmagorie morali; ma voi, o matematiche concise,
con la rigorosa concatenazione delle vostre tenaci proposizioni e la
costanza delle vostre ferree leggi, fate risplendere, davanti agli occhi
abbagliati, un potente riflesso di quella verit suprema di cui si nota
l'impronta nell'ordine dell'universo. Ma l'ordine che vi circonda,
rappresentato soprattutto dalla perfetta regolarit del quadrato, caro a
Pitagora, ancora pi grande; perch l'Onnipotente si rivelato
completamente, lui e i suoi attributi, in quel lavoro memorabile che
consiste nel far uscire dalle viscere del caos i vostri tesori di teoremi e i
vostri magnifici splendori. Nelle epoche antiche e nei tempi moderni, pi
di una grande immaginazione umana vide il proprio genio, atterrito,
contemplare le vostre figure simboliche tracciate sulla carta bruciante,
come altrettanti segni misteriosi, vivi di un respiro latente, che il volgare
profano non comprende e che altro non erano che la rivelazione splendente
di assiomi e geroglifici eterni, esistiti prima dell'universo, e che a lui
sopravviveranno. Essa si chiede, china sul precipizio di un fatale punto
interrogativo, come mai le matematiche contengano tante grandezze
imponenti e tanta incontestabile verit, mentre, paragonandole all'uomo, in
quest'ultimo non trova che falso orgoglio e menzogna. Allora quello spirito
superiore, rattristato, a cui la nobile familiarit dei vostri consigli fa sentire
ancora di pi la piccolezza dell'umanit e la sua incomparabile follia,
affonda la testa canuta nella mano scarna, e resta assorto in meditazioni
soprannaturali. Piega le sue ginocchia davanti a voi, e la sua venerazione
rende omaggio al vostro volto divino, come all'immagine vera
dell'Onnipotente. Durante la mia infanzia, mi appariste in una notte di
maggio, ai raggi della luna, in un prato verdeggiante, sulle rive di un
limpido ruscello, tutte e tre eguali per grazia e pudore, tutte e tre maestose
come regine. Avanzaste di qualche passo verso di me, con le lunghe vesti
fluttuanti e vaporose, e mi attiraste verso le vostre fiere mammelle, come
un figlio benedetto. Allora mi precipitai, con le mani contratte sul vostro
bianco seno. Con riconoscenza, mi sono nutrito della vostra manna
feconda, e ho sentito che l'umanit cresceva in me, e diventava migliore.
Da allora, o dee rivali, non vi ho abbandonato. Da allora, quanti progetti
energici, quante simpatie, che credevo di aver impresso sulle pagine del
mio cuore come sul marmo, hanno cancellato lentamente dalla mia ragione
disillusa le loro linee configurative, come l'alba nascente cancella le ombre
della notte! Da allora, ho visto la morte con l'intenzione, visibile a occhio
nudo, di popolare le tombe, devastare i campi di battaglia concimati con il
sangue umano, e far spuntare fiori mattutini sopra il funebre ossame. Da
allora, ho assistito alle rivoluzioni del nostro globo; i terremoti, i vulcani,
con la loro lava infuocata, il simn del deserto e i naufragi della tempesta
hanno avuto la mia presenza come spettatore impassibile. Da allora, ho
visto numerose generazioni umane alzare, al mattino, le ali e gli occhi
verso lo spazio, con la gioia inesperta della crisalide che saluta la sua
ultima metamorfosi, e morire, la sera, prima del tramonto, a testa curva,
come i fiori appassiti che il sibilo lamentoso del vento fa oscillare. Ma voi,
rimanete sempre le stesse. Nessun cambiamento, nessun vento appestato
sfiora le rocce scoscese e le vallate immense della vostra identit. Le
vostre piramidi modeste dureranno pi delle piramidi d'Egitto, formicai
innalzati dalla stupidit e dalla schiavit. La fine dei secoli vedr ancora,
alte sulle rovine dei tempi, le vostre cifre cabalistiche, le vostre laconiche
equazioni e le vostre linee scultoree, sedute alla destra vendicatrice
dell'Onnipotente, mentre le stelle sprofonderanno, con disperazione, come
trombe marine, nell'eternit di una notte orribile e universale, e l'umanit,
con il volto ghignante, penser a fare i suoi conti con l'ultimo giudizio.
Grazie, per i servigi innumerevoli che mi avete reso. Grazie, per le qualit
diverse di cui avete arricchito la mia intelligenza. Senza di voi, nella mia
lotta contro l'uomo forse sarei stato vinto. Senza di voi, egli mi avrebbe
fatto rotolare nella sabbia e baciare la polvere dei suoi piedi. Senza di voi,
con un artiglio perfido mi avrebbe lacerato la carne e le ossa. Ma sono
stato in guardia, come un atleta esperto. Voi mi deste la freddezza che
nasce dalle vostre sublimi concezioni, esenti da passioni. Me ne servii per
respingere con sdegno le gioie effimere del mio breve viaggio e per
scacciare dalla mia soglia le offerte simpatiche ma ingannevoli dei miei
simili. Voi mi deste la prudenza ostinata che si decifra ad ogni passo nei
vostri mirabili metodi di analisi, di sintesi e di deduzione. Me ne servii per
disorientare le astuzie perniciose del mio nemico mortale, per attaccarlo a
mia volta con abilit, e affondare nelle viscere dell'uomo un pugnale
acuminato che gli rimarr conficcato per sempre nel corpo; perch di
questa ferita non guarir mai. Voi mi deste la logica, che l'anima stessa
dei vostri insegnamenti pieni di saggezza; con i suoi sillogismi, il cui
labirinto tanto pi complicato e pi comprensibile, la mia intelligenza
sent raddoppiare le sue forze audaci. Grazie a questo terribile alleato,
scoprii nell'umanit, nuotando verso i bassifondi, davanti allo scoglio
dell'odio, la malvagit nera e schifosa, che marciva tra miasmi deleter,
ammirandosi l'ombelico. Per primo, scoprii, nelle tenebre delle sue viscere,
quel vizio nefasto, il male!, in s superiore al bene. Con quest'arma
avvelenata che mi concedeste, feci scendere dal suo piedistallo, costruito
dalla vilt dell'uomo, lo stesso Creatore! Digrign i denti e sub
quest'ingiuria ignominiosa, perch aveva per avversario qualcuno pi forte
di lui. Ma io lo lascer in disparte, come una cosa da niente, per abbassare
il mio volo... Il pensatore Cartesio fece un giorno questa riflessione: nulla
di solido era stato costruito su di voi. Era un modo ingegnoso per far
capire che il primo venuto non poteva scoprire subito il vostro inestimabile
valore. Infatti, cosa c' di pi solido delle tre qualit principali gi
nominate, che si elevano, intrecciate come un'unica corona, sull'augusta
sommit della vostra colossale architettura? Monumento che si accresce
senza sosta di scoperte quotidiane, nelle vostre miniere di diamante, e di
esplorazioni scientifiche nei vostri magnifici domini. O matematiche sante,
possiate, con il vostro perpetuo commercio, consolare il resto dei miei
giorni della malvagit dell'uomo e dell'ingiustizia del Grande Tutto!

O lampada dal becco d'argento, i miei occhi ti scorgono nell'etere,


compagna della volta delle cattedrali, e cercano la causa di tale
sospensione. Si dice che i tuoi bagliori illuminino, di notte, la folla di
coloro che vengono ad adorare l'Onnipotente, e che tu mostri ai pentiti la
via che conduce all'altare. Ascolta, molto probabile; ma... hai proprio
bisogno di rendere tali favori a chi non devi nulla? Lascia sprofondate
nelle tenebre le colonne delle basiliche; e quando una folata della tempesta
su cui turbina il demonio, trascinato nello spazio, penetrer con lui nel
luogo santo, spargendovi il terrore, invece di lottare con coraggio contro la
raffica appestata del principe del male, spegniti repentinamente sotto il suo
respiro febbrile, perch lui possa, senza essere visto, scegliere le sue
vittime tra i credenti inginocchiati. Se farai questo, potrai dire che ti dovr
tutta la mia felicit. Quando splendi cos, diffondendo i tuoi chiarori incerti
ma sufficienti, io non oso abbandonarmi ai suggerimenti del mio carattere,
e rimango, sotto il portico sacro, a guardare attraverso il portale socchiuso
coloro che sfuggono alla mia vendetta, nel grembo del Signore. O lampada
poetica! tu che mi saresti amica se potessi capirmi, perch, quando i miei
piedi calcano il basalto delle chiese nelle ore notturne, ti metti a brillare in
un modo che, lo confesso, mi sembra straordinario? Allora i tuoi riflessi si
colorano delle bianche sfumature della luce elettrica; l'occhio non pu
fissarti, e tu rischiari con una fiamma nuova e possente i minimi dettagli
del canile del Creatore, come se fossi in preda a una santa collera. E
quando io mi ritraggo dopo aver bestemmiato, tu ridiventi impercettibile,
modesta e pallida, sicura di aver compiuto un atto di giustizia. Dimmi un
po': forse perch conosci i meandri del mio cuore che, quando mi accade
di comparire l dove tu vegli, ti affretti a indicare la mia presenza
perniciosa, e a volgere l'attenzione degli adoratori verso il lato dove si
mostrato il nemico degli uomini? Sono incline a questa opinione; anch'io,
infatti, comincio a conoscerti; e so chi sei, vecchia strega che vegli tanto
bene sulle moschee sacre, dove si pavoneggia, come la cresta di un gallo, il
tuo curioso padrone. Vigile custode, ti sei data una missione folle. Ti
avverto: la prima volta che mi segnalerai alla prudenza dei miei simili
aumentando i tuoi bagliori fosforescenti, poich non mi piace questo
fenomeno ottico, che del resto non ricordato in nessun libro di fisica, io ti
prendo per la pelle del petto avvinghiando i miei artigli alle croste della tua
nuca tignosa, e ti getto nella Senna. Non voglio credere che, quando non
faccio nulla, tu ti comporti consapevolmente in modo a me nocivo. L, ti
permetter di brillare quanto mi piacer; l, mi deriderai con un sorriso
inestinguibile; l, convinta dell'incapacit del tuo olio criminale, tu lo
orinerai con amarezza. Dopo aver cos parlato, Maldoror non esce dal
tempio e rimane con gli occhi fissi sulla lampada del luogo santo... Crede
di vedere una specie di provocazione nell'atteggiamento di quella lampada
che gli procura un'estrema irritazione con la sua presenza inopportuna.
Egli si dice che se in quella lampada racchiusa un'anima, certo vile se
non risponde con sincerit a un attacco leale. Batte l'aria con le braccia
nervose e vorrebbe che la lampada si trasformasse in uomo; le farebbe
passare un brutto quarto d'ora, si ripromette. Ma come pu una lampada
trasformarsi in uomo? Non naturale. Egli non si rassegna, e va a cercare,
sul sagrato della miserabile pagoda, un sasso piatto, dal taglio affilato. Lo
lancia in aria con forza... la catena viene spezzata nel mezzo, come l'erba
dalla falce, e lo strumento del culto cade a terra spargendo il suo olio sulle
lastre di pietra... Afferra la lampada per portarla fuori, ma essa resiste e si
fa pi grande. Gli sembra di vedere delle ali sui suoi fianchi, e la parte
superiore assume la forma di un busto d'angelo. Il tutto fa per alzarsi in
aria, per prendere il volo; ma egli, con mano ferma, lo trattiene. Una
lampada e un angelo che formano uno stesso corpo, ecco una cosa che non
si vede spesso. Egli riconosce la forma della lampada; riconosce la forma
dell'angelo; ma non riesce a scinderle nella propria mente; infatti, nella
realt, sono incollate l'una all'altra, e formano un corpo unico,
indipendente e libero; ma egli crede che una nube gli abbia ottenebrato gli
occhi e gli abbia fatto perdere, in parte, l'eccellenza della vista. Tuttavia si
prepara a lottare con coraggio, perch il suo avversario non ha paura. Gli
ingenui raccontano, a chi disposto a crederlo, che il sacro portale si
richiuse da solo ruotando sui cardini afflitti, affinch nessuno potesse
assistere a quell'empia lotta, le cui peripezie stavano per svolgersi dentro la
cinta del santuario violato. L'uomo con il mantello, mentre riceve ferite
crudeli da una spada invisibile, tenta di avvicinare alla bocca il volto
dell'angelo; non pensa che a questo, e ogni suo sforzo tende a questo
scopo. L'angelo perde energia e sembra presagire il proprio destino. Lotta
ormai debolmente, e gi si vede il momento in cui l'avversario potr
baciarlo a suo agio, se questo che vuol fare. Ebbene, il momento
giunto. Con i suoi muscoli serra la gola dell'angelo che non riesce pi a
respirare, e gli rovescia il volto appoggiandoselo sul petto odioso. Per un
attimo commosso dalla sorte che attende quell'essere celeste di cui
avrebbe fatto volentieri il proprio amico. Ma dice a se stesso che costui il
messo del Signore, e non pu trattenere il suo corruccio. Ecco fatto,
qualcosa di orribile sta rientrando nella gabbia del tempo! Si china e
avvicina la lingua imbevuta di saliva a quella guancia angelica che getta
sguardi supplici. Fa passare per un po' la lingua su quella guancia. Oh!
guardate!... ma guardate!... la guancia bianca e rosa diventata nera come
un carbone! Esala miasmi putridi. la cancrena; non pi possibile
dubitarne. Il male corrosivo si stende sul volto intero e, da l, esercita le
sue furie sulle parti inferiori; presto l'intero corpo non altro che una vasta
piaga immonda. Lui stesso, spaventato (perch non credeva che la sua
lingua contenesse un veleno di tale violenza), raccoglie la lampada e fugge
dalla chiesa. Una volta fuori, scorge nell'aria una forma nerastra, con ali
bruciate, che penosamente dirige il suo volo verso le regioni del cielo. Si
scrutano l'un l'altro, mentre l'angelo sale verso le altezze serene del bene, e
lui, Maldoror, scende invece verso gli abissi vertiginosi del male... Che
sguardo! Tutto ci che l'umanit ha pensato da sessanta secoli, e ci che
ancora penser nei secoli successivi, potrebbe agevolmente esservi
contenuto, tante furono le cose che si dissero in quel supremo addio! Ma si
trattava, evidente, di pensieri pi elevati di quelli che scaturiscono
dall'intelligenza umana; innanzitutto a causa dei due personaggi, e poi
della circostanza. Quello sguardo li un in un'amicizia eterna. Egli si
stupisce che il Creatore possa avere missionari di animo tanto nobile.
Crede, per un istante, di essersi ingannato, e si chiede se abbia fatto bene,
come ha fatto, a seguire la via del male. Il turbamento passato; egli
persevera nella sua decisione; glorioso, secondo lui, vincere presto o
tardi il Grande Tutto, per regnare al suo posto sull'universo intero, e su
legioni di angeli cos belli. Quell'angelo gli fa capire, senza parole, che
riprender la propria forma primitiva man mano che risalir verso il cielo;
lascia cadere una lacrima, che rinfresca la fronte di colui che gli ha inflitto
la cancrena; e poco a poco scompare, come un avvoltoio innalzandosi tra
le nubi. Il colpevole guarda la lampada, causa di quanto precede. Corre
come un insensato attraverso le strade, si dirige verso la Senna e lancia la
lampada oltre il parapetto. Essa volteggia per qualche istante, e affonda
definitivamente nelle acque limacciose. Da quel giorno, ogni sera, al calare
della notte, si vede una lampada splendente emergere e mantenersi con
grazia sulla superficie del fiume, all'altezza del ponte Napolon, con due
graziose ali d'angelo al posto dei manici. Avanza lentamente sulle acque,
passa sotto le arcate del ponte della Stazione e del ponte di Austerlitz, e
prosegue la sua scia silenziosa sulla Senna, fino al ponte dell'Alma. Una
volta giunta l, risale facilmente il corso del fiume, e in capo a quattro ore
torna al punto di partenza. E cos via, per tutta la notte. I suoi bagliori
bianchi come la luce elettrica, fanno scomparire i lampioni a gas che
fiancheggiano le due rive, tra cui essa avanza come una regina solitaria,
impenetrabile, con un sorriso inestinguibile, senza che il suo olio si sparga
con amarezza. All'inizio i battelli le davano la caccia; ma essa sventava
quegli sforzi vani, sfuggiva ad ogni inseguimento, tuffandosi vezzosa e
riapparendo pi lontana, a grande distanza. Ora i marinai superstiziosi,
quando la vedono, remano in direzione opposta e trattengono le loro
canzoni. Quando passate sopra un ponte, di notte, fate bene attenzione;
siete certi di veder brillare la lampada qua o l; ma dicono che non si
mostri a chiunque. Quando passa sui ponti un essere umano che ha
qualcosa sulla coscienza, immediatamente essa spegne i propri riflessi, e il
passante spaventato fruga invano, con sguardo disperato, la superficie e il
limo del fiume. Egli sa che cosa significa. Vorrebbe credere di aver visto il
celeste bagliore; ma dice a se stesso che la luce proveniva dalla prua dei
battelli o dal riflesso dei lampioni a gas; e ha ragione... Lo sa che stato
lui a provocare quella scomparsa; e, immerso in tristi pensieri, affretta il
passo per raggiungere la propria dimora. Allora la lampada dal becco
d'argento riappare alla superficie, e prosegue il suo cammino, con
arabeschi eleganti e capricciosi.

Ascoltate i pensieri della mia infanzia, quando mi svegliavo, umani


dalla verga rossa: Mi sono appena svegliato, ma il mio pensiero ancora
intorpidito. Ogni mattina sento un peso nella testa. Raramente trovo riposo
durante la notte, perch sogni orribili mi tormentano, quando riesco ad
addormentarmi. Di giorno, il mio pensiero si affatica in meditazioni
bizzarre, mentre i miei occhi errano a caso nello spazio; e di notte non
riesco a dormire. Ma allora, quando devo dormire? Eppure la natura ha
bisogno di reclamare i propri diritti. Poich la disdegno, essa mi rende
pallido il volto, e mi fa brillare gli occhi con la fiamma acre della febbre.
Del resto, non chiederei di meglio che non sfinirmi la mente in continue
riflessioni; ma anche se non lo volessi, i miei sentimenti costernati mi
trascinerebbero inevitabilmente verso quella china. Mi sono accorto che gli
altri bambini sono come me; ma pi pallidi ancora, e le loro sopracciglia
sono aggrottate come quelle degli uomini, nostri fratelli maggiori. O
Creatore dell'universo, questa mattina non mancher di offrirti l'incenso
della mia preghiera infantile. Talvolta lo dimentico, e ho notato che in quei
giorni mi sento pi felice del solito; il petto mi si dilata, libero da ogni
costrizione, e io respiro pi agevolmente l'aria profumata dei campi;
invece, quando compio il penoso dovere, ordinato dai miei genitori, di
rivolgerti quotidianamente un cantico di lodi, accompagnato dalla noia
inseparabile che mi provoca la sua laboriosa invenzione, allora sono triste
e irritato per il resto del giorno, perch non mi sembra logico e naturale
dire ci che non penso, e cerco il ritiro delle solitudini immense. Se ad esse
chiedo la spiegazione di questo strano stato della mia anima, esse non mi
rispondono. Vorrei amarti e adorarti, ma sei troppo potente, e nei miei inni
c' paura. Se, con una sola manifestazione del tuo pensiero, puoi
distruggere o creare dei mondi, le mie deboli preghiere non ti saranno utili;
se, quando ti piace, invii il colera a devastare le citt o la morte a rapire
con i suoi artigli, senza alcuna distinzione, le quattro et della vita, io non
voglio legarmi a un amico tanto temibile. Non che l'odio diriga il filo dei
miei ragionamenti; ma, al contrario, ho paura del tuo odio, che, per un
ordine capriccioso, pu uscirti dal cuore e diventare immenso come le ali
aperte dei condor delle Ande. I tuoi divertimenti equivoci non sono alla
mia portata, e probabilmente ne sarei la prima vittima. Tu sei
l'Onnipotente; non ti contesto questo titolo, perch tu solo hai il diritto di
portarlo, e i tuoi desideri, dalle conseguenze funeste o fauste, hanno un
termine soltanto in te stesso. Ecco precisamente perch sarebbe per me
doloroso camminare a fianco della tua crudele tunica di zaffiro, non come
tuo schiavo ma potendo diventarlo da un momento all'altro. vero che
quando scendi in te stesso per scrutare la tua condotta sovrana, se il
fantasma di un'ingiustizia passata, commessa nei confronti di questa
sventurata umanit che ti ha sempre obbedito come il tuo amico pi fedele,
erige di fronte a te le vertebre di una spina dorsale vendicatrice, il tuo
occhio torvo lascia cadere la lacrima spaventata del rimorso tardivo, e
allora, con i capelli irti, credi tu stesso di prendere sinceramente la
risoluzione di appendere per sempre ai cespugli del nulla i giochi
inconcepibili della tua immaginazione di tigre, che sarebbe burlesca se non
fosse deplorevole; ma so anche che la costanza non ha fissato nelle tue
ossa, come un tenace midollo, l'arpione della sua eterna dimora, e che
ricadi assai spesso, tu e i tuoi pensieri ricoperti dalla nera lebbra
dell'errore, nel lago funebre delle cupe maledizioni. Voglio credere che
queste siano incoscienti (bench rinchiudano in s il loro veleno fatale), e
che il male e il bene, uniti insieme, si diffondano a balzi impetuosi dal tuo
regale petto cancrenoso, come il torrente dalla roccia, per il segreto
incantesimo di una forza cieca; ma niente me ne fornisce la prova. Troppo
spesso ho visto i tuoi denti immondi sbattere di rabbia, e il tuo augusto
volto, coperto dal muschio del tempo, arrossire come un carbone ardente a
causa di qualche microscopica futilit commessa dagli uomini, per potermi
fermare pi a lungo davanti all'insegna di quest'ipotesi bonaria. Ogni
giorno, a mani giunte, innalzer verso di te gli accenti della mia umile
preghiera, perch ci dovuto; ma, ti supplico, la tua provvidenza non
pensi a me; lasciami perdere, come il vermiciattolo che striscia sottoterra.
Sappi che preferirei nutrirmi avidamente delle piante marine di isole
sconosciute e selvagge, trascinate in quei luoghi dalle onde tropicali nel
loro seno schiumoso, piuttosto di sapere che tu mi osservi e riponi nella
mia coscienza il tuo scalpello ghignante. Essa ti ha appena rivelato la
totalit dei miei pensieri, e spero che la tua prudenza applaudir facilmente
il buon senso di cui essi conservano l'incancellabile impronta. A parte
queste riserve sul genere di relazioni pi o meno intime che devo
intrattenere con te, la mia bocca pronta, a qualsiasi ora del giorno, a
esalare, come un soffio artificiale, il fiotto di menzogne che la tua
gloriuccia esige severamente da ogni essere umano, non appena l'aurora
s'innalza bluastra, cercando la luce nelle pieghe di raso del crepuscolo,
come io cerco la bont, mosso dall'amore del bene. I miei anni non sono
molti, eppure sento gi che la bont non altro che un assieme di sillabe
sonore; non l'ho trovata in nessun luogo. Tu lasci intravedere troppo il tuo
carattere; bisognerebbe nasconderlo con maggiore accortezza. Del resto,
forse mi sbaglio, forse lo fai apposta, poich meglio di chiunque altro sai
come comportarti. Gli uomini, loro, considerano glorioso imitarti; per
questo la santa bont non riconosce il proprio tabernacolo nei loro occhi
selvaggi: tale padre, tale figlio. Qualunque cosa si debba pensare della tua
intelligenza, ne parlo da critico imparziale. Non chiedo di meglio che
essere stato indotto in errore. Non desidero mostrarti l'odio che ti porto e
che covo con amore, come una figlia prediletta; meglio infatti nasconderlo
ai tuoi occhi e assumere soltanto, davanti a te, l'aspetto di un censore
severo, incaricato di controllare i tuoi atti impuri. Cos cesserai ogni
rapporto attivo con costui, lo dimenticherai e distruggerai completamente
quell'avida cimice che ti rode il fegato. Preferisco piuttosto farti udire
parole fantasiose e dolci... S, sei stato tu a creare il mondo e tutto ci che
racchiude. Sei perfetto. Nessuna virt ti manca. Sei molto potente, lo
sanno tutti. L'universo intero intoni, a ogni ora, il tuo cantico eterno! Gli
uccelli ti benedicono spiccando il volo nella campagna. Le stelle ti
appartengono Cos sia!. E dopo simili inizi, stupitevi di trovarmi come
sono!

Cercavo un'anima che mi somigliasse e non riuscivo a trovarla.


Frugavo ogni angolo della terra; la mia perseveranza era inutile. Eppure
non potevo rimanere solo. Occorreva qualcuno che approvasse il mio
carattere; occorreva qualcuno che avesse le mie stesse idee. Era mattina; il
sole si alz all'orizzonte in tutta la sua magnificenza, ed ecco che davanti
ai miei occhi si alza anche un giovane la cui presenza generava fiori sui
suoi passi. Mi si avvicin e, porgendomi la mano: Sono venuto a te, a te
che mi cerchi. Benediciamo questo giorno felice. Ma io: Vattene; non ti
ho chiamato; non ho bisogno della tua amicizia. Era sera; la notte
cominciava a stendere il nero del suo velo sopra la natura. Una bella
donna, che appena distinguevo, stendeva anche su di me la sua influenza
incantatrice, e mi guardava con compassione; ma non osava parlarmi. Io
dissi: Avvicinati, in modo che io possa distinguere nettamente i
lineamenti del tuo volto; perch la luce delle stelle non abbastanza forte
per illuminarli a questa distanza. Allora, con andatura modesta e gli occhi
bassi, sfior l'erba del prato dirigendosi verso di me. Appena la vidi:
Vedo che la bont e la giustizia hanno eletto residenza nel tuo cuore; noi
non potremmo vivere insieme. Ora ammiri la mia bellezza, che ha
sconvolto pi di una donna; ma, prima o poi, ti pentiresti di avermi
consacrato il tuo amore, perch non conosci la mia anima. Non che ti sarei
infedele, questo no: a colei che si d a me con tanto abbandono e fiducia,
io mi do con altrettanta fiducia e altrettanto abbandono; ma mettitelo bene
in testa e non dimenticarlo mai: i lupi e gli agnelli non si guardano con
occhi dolci. Ma di che avevo bisogno, io che rifiutavo con tanto disgusto
ci che vi era di pi bello nell'umanit! di che avessi bisogno, non avrei
saputo dirlo. Non ero ancora abituato a rendermi conto, rigorosamente, dei
fenomeni della mia mente per mezzo dei metodi raccomandati dalla
filosofia. Mi sedetti su una roccia, vicino al mare. Una nave aveva appena
spiegato tutte le vele per allontanarsi da quei luoghi: un punto
impercettibile era apparso all'orizzonte, e si avvicinava poco a poco, spinto
dalla raffica, ingrandendosi rapidamente. La tempesta stava per iniziare i
suoi attacchi, e gi il cielo si oscurava, diventando di un nero schifoso,
quasi quanto il cuore dell'uomo. La nave, che era un grande vascello da
guerra, aveva appena gettato tutte le sue ancore, per non essere infranta
sugli scogli della costa. Il vento fischiava infuriato dai quattro punti
cardinali, lacerava le vele. I tuoni scoppiavano tra i lampi e non riuscivano
a sovrastare il rumore dei lamenti che si udivano sulla casa senza
fondamenta, sepolcro mobile. Il rollio di quelle masse d'acqua non era
riuscito a spezzare le catene delle ancore; ma i colpi avevano aperto una
falla sui fianchi della nave. Breccia enorme; le pompe non bastano a
respingere le masse d'acqua salata che si abbattono schiumeggiando sul
ponte, come montagne. La nave in difficolt spara cannonate d'allarme; ma
affonda lentamente... maestosamente. Chi non ha visto un vascello
affondare in mezzo all'uragano, nell'intermittenza dei lampi e dell'oscurit
pi profonda, mentre coloro che contiene sono affranti dalla disperazione
che sapete, costui non conosce gli incidenti della vita. Finalmente,
dall'interno dei fianchi del vascello prorompe un grido universale di dolore
immenso, mentre il mare raddoppia i suoi attacchi spaventosi. il grido
lanciato dall'abbandono delle forze umane. Ognuno si avvolge nel
mantello della rassegnazione, e rimette la propria sorte nelle mani di Dio.
Ci si ammucchia l'uno sull'altro, come un gregge di pecore. La nave in
difficolt spara cannonate d'allarme; ma affonda lentamente...
maestosamente. Hanno fatto funzionare le pompe per tutto il giorno. Inutili
sforzi. La notte scesa, fonda, spietata, per concludere questo spettacolo
grazioso. Ognuno si dice che una volta nell'acqua non potr pi respirare;
per quanto torni indietro, lontano, con la memoria, non si riconosce nessun
pesce per antenato; ma si esorta a trattenere il respiro il pi a lungo
possibile, per prolungare la vita di due o tre secondi; questa l'ironia
vendicatrice che vuole rivolgere alla morte... La nave in difficolt spara
cannonate d'allarme; ma affonda lentamente... maestosamente. Nessuno sa
che il vascello, affondando, provoca una potente circonvoluzione delle
onde; che il limo fangoso si mescolato alle acque torbide, e che una forza
proveniente da sotto, contraccolpo della tempesta che devasta in alto,
imprime all'elemento movimenti sussultor e nervosi. Cos, malgrado la
provvista di sangue freddo raccolta in precedenza, il futuro annegato, dopo
pi ampia riflessione, dovr sentirsi fortunato se prolungher la propria
vita, nei vortici dell'abisso, della met di una respirazione ordinaria, a far
buon peso. Gli sar dunque impossibile ingannare la morte, suo voto
supremo. La nave spara cannonate d'allarme; ma affonda, lentamente...
maestosamente. Errore. Non spara pi cannonate, non affonda. Il guscio di
noce si inabissato completamente. O cielo! come si pu vivere dopo aver
provato tante volutt! Mi era stato appena concesso di essere testimone
delle agonie di morte di molti miei simili. Minuto per minuto, seguivo le
peripezie delle loro angosce. Ora prendeva il sopravvento il mugolio di
qualche vecchia impazzita di paura. Ora, il solo guato di un poppante
impediva di udire i comandi di manovra. Il vascello era troppo lontano
perch io percepissi disfintamente i gemiti che le raffiche mi portavano;
tuttavia mi avvicinavo io a loro con la volont, e l'illusione ottica era
completa. Ogni quarto d'ora, quando un colpo di vento pi forte degli altri,
emettendo i suoi lugubri accenti tra le grida delle procellarie atterrite,
spezzava la nave con una frattura longitudinale, e aumentava i lamenti di
coloro che stavano per essere offerti in olocausto alla morte, io mi
affondavo nella guancia la punta aguzza di un ferro, e segretamente
pensavo: Loro soffrono di pi!. Cos, almeno avevo un termine di
paragone. Dalla riva li apostrofavo, lanciando loro imprecazioni e
minacce. Mi sembrava che dovessero udirmi! Mi sembrava che il mio odio
e le mie parole, superando la distanza, annientassero le leggi fisiche del
suono, e giungessero distinte alle loro orecchie assordate dai muggiti
dell'oceano infuriato. Mi sembrava che dovessero pensare a me, ed esalare
la loro vendetta in rabbia impotente! Di tanto in tanto gettavo lo sguardo
verso le citt addormentate sulla terraferma; e vedendo che nessuno
sospettava che un vascello stesse affondando a qualche miglio dalla riva,
con una corona di uccelli da preda e un piedistallo di giganti acquatici dal
ventre vuoto, riprendevo coraggio e mi tornava la speranza: ero dunque
sicuro della loro rovina! Non potevano fuggire! Per maggior precauzione,
ero andato a prendere il mio fucile a due colpi, cos, se qualche naufrago
fosse stato tentato di raggiungere gli scogli a nuoto per sfuggire a una
morte imminente, una pallottola nella spalla gli avrebbe fracassato il
braccio, impedendogli di attuare il suo piano. Nel momento pi furioso
della tempesta, vidi galleggiare sulle acque, con sforzi disperati, una testa
energica dai capelli irti. Inghiottiva acqua a litri e sprofondava nell'abisso,
sballottato come un sughero. Ma presto riappariva, con i capelli grondanti;
e, fissando lo sguardo sulla riva, sembrava che sfidasse la morte. Il suo
sangue freddo era ammirevole. Una larga ferita sanguinante, provocata da
qualche punta di scoglio nascosto, sfregiava il suo volto intrepido e nobile.
Non doveva avere pi di sedici anni perch, attraverso i lampi che
illuminavano la notte, si scorgeva sul suo labbro appena una lanugine di
pesca. E ora, era a soli duecento metri dalla scogliera; e lo distinguevo
facilmente. Che coraggio! Che spirito indomabile! E in quale modo
l'immobilit della sua testa sembrava sfidare il destino, mentre con vigore
fendeva l'onda i cui solchi si aprivano a fatica davanti a lui!... Avevo gi
deciso. Dovevo mantenere la mia promessa: l'ultima ora era suonata per
tutti, nessuno doveva sfuggire. Questa, la mia risoluzione; niente l'avrebbe
cambiata... Si ud un suono secco, e subito la testa affond, per non
riapparire pi. Questo delitto non mi procur tutto il piacere che si
potrebbe credere; proprio perch non ne potevo pi di uccidere, e ormai
continuavo a farlo per una semplice abitudine, di cui non si pu fare a
meno, ma che procura soltanto un debole godimento. I sensi sono
smorzati, induriti. Che volutt si poteva provare per la morte di
quell'essere umano, quando ce n'erano pi di un centinaio che stavano per
offrirsi a me, in spettacolo, nella loro ultima lotta contro i flutti, una volta
sommersa la nave? In quella morte non provavo neppure l'attrazione del
pericolo, perch la giustizia umana, cullata dall'uragano di quella notte
spaventosa, sonnecchiava nelle case a pochi passi da me. Oggi che gli anni
pesano sul mio corpo, lo dico con sincerit, come una verit suprema e
solenne: non ero cos crudele come si poi detto tra gli uomini; ma a volte
la loro malvagit esercitava le sue devastazioni perseveranti per anni interi.
Allora il mio furore non conosceva pi limiti; ero assalito da accessi di
crudelt, e diventavo terribile con chi si avvicinava al mio sguardo torvo,
se apparteneva alla mia razza. Se invece era un cavallo o un cane, lo
lasciavo passare: avete udito che ho detto? Sfortunatamente, la notte di
quella tempesta ero in preda a uno di quegli accessi, la mia ragione era
svanita (perch di solito ero altrettanto crudele, ma pi prudente); e tutto
ci che allora mi fosse caduto tra le mani doveva perire; non pretendo di
giustificare i miei torti. La colpa non tutta dei miei simili. Mi limito a
constatare ci che , in attesa dell'ultimo giudizio che gi ora fa s che mi
gratti la nuca Ma che m'importa dell'ultimo giudizio! La mia ragione non
svanisce mai; lo dicevo per ingannarvi. E quando commetto un crimine, so
ci che faccio: non volevo fare altro! In piedi sullo scoglio, mentre
l'uragano mi frustava i capelli e il mantello, spiavo in estasi la forza della
tempesta che si accaniva su una nave, sotto un cielo senza stelle. Seguii,
con atteggiamento trionfale, tutte le peripezie di quel dramma, dall'istante
in cui il vascello gett le ancore fino al momento in cui s'inabiss, abito
fatale che trascin nelle viscere del mare coloro che se ne erano rivestiti
come di un mantello. Ma si avvicinava il momento in cui io stesso sarei
stato coinvolto come attore in quelle scene della natura sconvolta. Quando
il luogo in cui il vascello aveva sostenuto il combattimento mostr
chiaramente che era andato a passare il resto dei suoi giorni al pianterreno
del mare, allora coloro che erano stati trascinati via con i flutti riapparvero,
in parte, in superficie. Si afferrarono per la vita, due a due, tre a tre; era il
modo per non salvarsi la vita; infatti i loro movimenti diventavano
impacciati, e colavano a picco come brocche bucate... Cos' quell'esercito
di mostri marini che fende rapido i flutti? Sono sei; hanno pinne vigorose,
e si aprono un varco attraverso le onde sollevate. Di tutti quegli esseri
umani che agitano le quattro membra in quel continente poco stabile, ben
presto gli squali fanno una frittata senza uova, e se la dividono secondo la
legge del pi forte. Il sangue si mescola alle acque, e le acque si mescolano
al sangue. I loro occhi feroci rischiarano a sufficienza la scena della
carneficina... Ma cos', ancora, quel tumulto d'acque, laggi, all'orizzonte?
Si direbbe una tromba d'aria in avvicinamento. Che colpi di remo! Vedo
cos'. Un'enorme femmina di squalo viene a prendere parte al pasticcio di
fegato d'anatra, e a mangiare del bollito freddo. furiosa, perch arriva
affamata. Ha inizio una lotta tra lei e gli squali per disputarsi le poche
membra palpitanti che galleggiano qua e l, senza dir nulla, sulla
superficie della crema rossa. Morde a destra e a sinistra, provocando ferite
mortali. Ma tre squali vivi la circondano ancora, ed costretta a roteare in
ogni direzione per sventare le loro manovre. Con emozione crescente, fino
allora sconosciuta, lo spettatore segue dalla riva questa battaglia navale di
nuovo genere. Il suo sguardo fisso su quella coraggiosa femmina di
squalo, dai denti cos forti. Non esita pi, imbraccia il fucile, e, con la
consueta abilit, piazza la sua seconda pallottola nella branchia di uno
degli squali nell'istante in cui si mostra sopra un'onda. Restano due squali,
che dimostrano un accanimento ancora maggiore. Dall'alto dello scoglio,
l'uomo dalla saliva salmastra si getta in mare e nuota verso il tappeto
gradevolmente colorato, impugnando il coltello d'acciaio che non lo
abbandona mai. Ormai ogni squalo ha un proprio nemico. Avanza verso il
suo stanco avversario e, con calma, gli affonda nel ventre la lama aguzza.
La cittadella mobile si sbarazza facilmente dell'ultimo avversario... Il
nuotatore e la femmina di squalo, da lui salvata, si trovano di fronte. Si
guardarono negli occhi per qualche minuto; e ognuno si stup di trovare
tanta ferocia nello sguardo dell'altro. Girano in tondo nuotando, non si
perdono di vista, e tra s si dicono: Finora mi sono ingannato; eccone uno
pi malvagio di me. Allora, di comune accordo, tra due acque
scivolarono l'uno verso l'altra, con ammirazione reciproca, e la femmina di
squalo scostava l'acqua con le pinne, e Maldoror batteva l'acqua con le
braccia; e trattennero il respiro, con venerazione profonda, desiderosi
entrambi di contemplare, per la prima volta, il proprio ritratto vivente.
Giunti a tre metri di distanza senza il minimo sforzo, bruscamente caddero
l'uno sull'altra, come due calamite, e si abbracciarono con dignit e
riconoscenza, in una stretta tenera come quella di un fratello e di una
sorella. I desideri carnali seguirono da vicino questa dimostrazione
d'amicizia. Due cosce nervose s'incollarono strette alla viscida pelle del
mostro, come due sanguisughe; e, con le braccia e le pinne avvinghiate
intorno al corpo dell'oggetto amato che avvolgevano con amore, con le
gole e i petti che presto non furono altro che una sola massa glauca dalle
esalazioni di alghe; in mezzo alla tempesta che continuava a infuriare; al
bagliore dei lampi; avendo per letto di nozze l'onda schiumeggiante,
trascinati da una corrente sottomarina come in una culla, rotolando su se
stessi verso le profondit ignote dell'abisso, si unirono in un
accoppiamento lungo, casto e schifoso!... Finalmente avevo trovato
qualcuno che mi somigliasse!... Ormai non ero pi solo nella vita!... Aveva
le mie stesse idee! Avevo di fronte il mio primo amore!

La Senna trascina un corpo umano. In circostanze simili, assume un


portamento solenne. Il cadavere gonfio galleggia sulle acque; scompare
sotto l'arcata di un ponte; ma, pi lontano, lo si vede riapparire, roteando
lentamente su se stesso come una ruota di mulino, affondando a intervalli.
Un battelliere, con l'aiuto di una pertica, l'aggancia mentre passa, e lo
riporta a terra. Prima di trasportare il corpo alla Morgue, per un po' lo
lasciano sull'argine, per riportarlo in vita. La folla compatta si raccoglie
intorno al corpo. Quelli che non riescono a vedere perch si trovano dietro,
spingono finch possono quelli che stanno davanti. Ognuno si dice: Io
non mi sarei annegato. Il giovane suicida viene compianto; viene
ammirato; ma non imitato. Eppure ha trovato estremamente naturale darsi
la morte, giudicando che niente sulla terra fosse in grado di soddisfarlo, e
avendo pi alte aspirazioni. Ha un aspetto distinto, e abiti ricchi. Avr
diciassette anni? Morire cos giovane! La folla paralizzata continua a
lanciargli i suoi sguardi immobili... si fa notte. Ognuno si ritira in silenzio.
Nessuno osa voltare l'annegato per fargli vomitare l'acqua che gli riempie
il corpo. Si teme di passare per sensibili, e nessuno si muove, trincerato
dentro il collo della sua camicia. Uno se ne va, fischiettando acre un
assurdo motivetto tirolese; l'altro fa schioccare le dita come nacchere...
Ossessionato dai suoi pensieri tetri, Maldoror, sul suo cavallo, passa
accanto a quel luogo con la velocit del lampo. Scorge l'annegato; questo
gli basta. Subito ha fermato il destriero, ed sceso dalla staffa. Senza
disgusto solleva il giovane, e gli fa rigettare l'acqua in abbondanza. Al
pensiero che quel corpo inerte potrebbe rivivere sotto la sua mano, sente il
cuore trasalire a tale eccellente impressione, e il suo coraggio raddoppia.
Sforzi vani! Sforzi vani, ho detto, ed vero. Il cadavere resta inerte, e si
lascia voltare in ogni direzione. Gli massaggia le tempie; friziona questo
membro, e quell'altro; per un'ora gli soffia nella bocca, premendo le sue
labbra contro le labbra dello sconosciuto. Finalmente gli sembra di sentire
un battito leggero sotto la mano appoggiata su quel petto. L'annegato vive!
In quel momento supremo, si pot notare che numerose rughe
scomparvero dalla fronte del cavaliere, e lo ringiovanirono di dieci anni.
Ma, ahim, le rughe torneranno, forse domani, forse appena si sar
allontanato dalle rive della Senna. Intanto l'annegato apre gli occhi velati e,
con un sorriso flebile, ringrazia il suo benefattore; ma ancora debole, e
non riesce a compiere nessun movimento. Salvare la vita a qualcuno,
com' bello! E come riscatta dalle colpe, quest'azione! L'uomo dalle labbra
di bronzo, fino a quel momento impegnato a strapparlo alla morte, osserva
il giovane con maggiore attenzione, e i suoi lineamenti non gli sembrano
sconosciuti. Pensa che tra l'asfissiato dai capelli biondi e Holzer non ci sia
molta differenza. Guardateli, come si abbracciano teneramente! Non
importa! L'uomo dalla pupilla di diaspro ci tiene a conservare l'apparenza
di un contegno severo. Senza dire una parola, prende l'amico, lo mette in
groppa, e il corsiero si allontana al galoppo. Holzer, che ti credevi tanto
ragionevole e forte, hai visto, per tua esperienza, quanto sia difficile
conservare in un accesso di disperazione il sangue freddo di cui ti vanti.
Spero che non mi provocherai pi un simile dispiacere, e io, per parte mia,
ti ho promesso di non attentare mai alla mia vita.

Ci sono ore, nella vita, in cui l'uomo dalla capigliatura pidocchiosa


lancia, con occhio fisso, sguardi selvaggi sulle verdi membrane dello
spazio; perch gli sembra di udire, davanti a s, gli schiamazzi ironici di
un fantasma. Barcolla e china la testa: ci che ha udito, la voce della
coscienza. Allora si precipita fuori di casa, con la rapidit di un pazzo,
prende la prima direzione che si offre al suo stupore, e divora le rugose
pianure della campagna. Ma il giallo fantasma non lo perde di vista, e lo
insegue con eguale velocit. A volte, in una notte di bufera, mentre legioni
di polipi alati, da lontano simili ai corvi, planano al di sopra delle nubi,
dirigendosi con rapido volo verso le citt degli umani con la missione di
avvertirli di cambiare condotta, il ciottolo dall'occhio cupo vede passare
due esseri al bagliore del lampo, uno dietro l'altro; e, asciugando una
furtiva lacrima di compassione che gli cola dalla palpebra gelida, esclama:
Certo, se lo merita; proprio giusto. Detto questo, riprende il suo
atteggiamento feroce, e continua a osservare, con tremito nervoso, la
caccia all'uomo e le grandi labbra della vagina d'ombra da cui colano senza
tregua, come un fiume, immensi spermatozoi tenebrosi che spiccano il
volo nell'etere lugubre, nascondendo col vasto dispiegarsi delle loro ali di
pipistrello la natura intera e le solitarie legioni di polipi, divenute tetre alla
vista di tali folgorazioni sorde e inesprimibili. Ma intanto continua lo
steeple-chase tra i due infaticabili corridori, e il fantasma lancia dalla
bocca torrenti di fuoco sulla schiena calcinata dell'antilope umana. Se, nel
compimento di questo dovere, incontra per strada la piet che vuole
sbarrargli il passo, cede con ripugnanza alle sue suppliche e lascia fuggire
l'uomo. Il fantasma fa schioccare la lingua, come per dire a se stesso che
l'inseguimento ormai finito, e torna al suo canile, fino a nuovo ordine. La
sua voce di condannato si ode negli strati pi lontani dello spazio; e
quando il suo urlo spaventoso penetra nel cuore umano, dicono che costui
preferirebbe avere per madre la morte piuttosto che il rimorso per figlio.
Affonda la testa fino alle spalle nelle complicazioni terrose di un buco; ma
la coscienza volatilizza quest'astuzia da struzzo. Lo scavo evapora, goccia
d'etere; appare la luce col suo corteo di raggi, come un volo di chiurli che
si abbatta sulle lavande; e l'uomo si ritrova di fronte a se stesso, con gli
occhi sbarrati e smorti. L'ho visto dirigersi verso il mare, risalire un
promontorio frastagliato e battuto dalla schiuma, e poi precipitarsi tra i
flutti come una freccia. Ecco il miracolo: il cadavere riappariva,
l'indomani, sulla superficie dell'oceano, che riportava a riva quel rottame
di carne. L'uomo si liberava dallo stampo che il suo corpo aveva scavato
nella sabbia, strizzava l'acqua dai capelli bagnati, e riprendeva, con fronte
muta e china, il cammino della vita. La coscienza giudica severamente i
nostri pensieri e i nostri atti pi segreti, e non s'inganna. Poich spesso
impotente a prevenire il male, non smette di braccare l'uomo come una
volpe, soprattutto nell'oscurit. Occhi vendicatori, che la scienza ignorante
chiama meteore, diffondono una fiamma livida, passano roteando su se
stessi, e articolano parole di mistero... che lui comprende! Allora il suo
capezzale sconvolto dai sussulti del suo corpo schiacciato sotto il peso
dell'insonnia, ed egli ode la sinistra respirazione dei vaghi rumori della
notte. L'angelo del sonno, colpito mortalmente alla fronte da una pietra
sconosciuta, abbandona il suo compito e risale verso i cieli. Ebbene, io mi
presento per difendere l'uomo, questa volta; io, il dispregiatore di ogni
virt; io, che non ho potuto dimenticare il Creatore, dal giorno glorioso in
cui, rovesciando dal loro zoccolo gli annali del cielo, ai quali, per non so
quale imbroglio infame, erano consegnate la sua potenza e la sua eternit,
gli applicai le mie quattrocento ventose sotto l'ascella e gli feci emettere
grida terribili... Uscendogli dalla bocca, si trasformarono in vipere e
andarono a nascondersi tra gli sterpi e le mura in rovina, in agguato di
giorno, in agguato di notte. Queste grida, diventate rettili, e dotate di
innumerevoli spire, con una testa piccola e appiattita, e occhi perfidi,
hanno giurato di arrestarsi di fronte all'innocenza umana; e quando questa
si muove tra i viluppi delle macchie, o sul versante opposto dei dirupi, o
sulla sabbia delle dune, non tarda a cambiare idea. Se tuttavia ancora in
tempo; perch l'uomo talvolta sente il veleno penetrare nelle vene delle
proprie gambe attraverso un morso quasi impercettibile, prima che abbia
avuto il tempo di tornare sui propri passi e di prendere il largo. cos che
il Creatore, conservando un ammirevole sangue freddo perfino nelle
sofferenze pi atroci, sa trarre, dal loro stesso seno, germi nocivi agli
abitanti della terra. Quale fu dunque il suo stupore quando vide Maldoror,
mutato in polipo, avanzare contro il suo corpo con le otto zampe
mostruose, ognuna delle quali, solida correggia, avrebbe potuto facilmente
abbracciare la circonferenza di un pianeta! Preso alla sprovvista, si dibatt
per qualche istante contro quella stretta vischiosa che si serrava sempre
pi... temevo qualche brutto colpo da parte sua; dopo essermi nutrito in
abbondanza dei globuli di quel sangue sacro, mi staccai bruscamente dal
suo corpo maestoso, e mi nascosi in una caverna, che da allora divenne la
mia dimora. Dopo ricerche infruttuose, non riusc a trovarmi. passato
molto tempo; ma credo che ora sappia dov' la mia dimora; evita di
entrarci; viviamo come due monarchi vicini, che conoscono le loro forze
rispettive, non riuscendo a vincersi l'un l'altro, e sono stanchi delle inutili
battaglie del passsato. Mi teme, e io temo lui; ognuno, senza essere vinto,
ha provato i rudi colpi dell'avversario; e finisce l. Eppure sono pronto a
ricominciare la lotta, quando lo vorr. Ma non si aspetti un momento
favorevole ai suoi piani segreti. Rester sempre in guardia, tenendogli gli
occhi addosso. Che non invii pi sulla terra la coscienza e le sue torture.
Ho insegnato agli uomini le armi con cui si pu combatterla con profitto.
Non si sono ancora familiarizzati con lei, ma tu sai che, per me, come la
paglia che il vento si porta via. questo il peso che le attribuisco. Se
volessi approfittare dell'occasione che si presenta di rendere pi sottili
queste discussioni poetiche, aggiungerei addirittura che do pi importanza
alla paglia che alla coscienza; perch la paglia utile al bue che la rumina,
mentre la coscienza non sa far altro che mostrare i suoi artigli d'acciaio.
Questi subirono uno scacco penoso il giorno in cui mi si pararono davanti.
Poich la coscienza era stata inviata dal Creatore, ritenni opportuno non
lasciarmi sbarrare il passo da lei. Se si fosse presentata con la modestia e
l'umilt proprie del suo rango, e da cui non avrebbe mai dovuto
allontanarsi, l'avrei ascoltata. Non mi piaceva il suo orgoglio. Stesi una
mano e stritolai gli artigli tra le mie dita; caddero in polvere sotto la
pressione crescente di quel mortaio di nuova specie. Tesi l'altra mano, e le
strappai la testa. Poi scacciai quella donna fuori dalla mia casa, a colpi di
frusta, e non la rividi pi. Ho conservato la sua testa in ricordo della mia
vittoria... Con una testa in mano, di cui rosicchiavo il cranio, sono rimasto
eretto, su un piede solo, come l'airone, sull'orlo del precipizio scavato nei
fianchi della montagna. Mi hanno visto scendere nella valle, mentre la
pelle del mio petto era immobile e calma, come il coperchio di una tomba!
Con una testa in mano, di cui rosicchiavo il cranio, ho nuotato nei gorghi
pi pericolosi, ho sfiorato gli scogli mortali, e mi sono tuffato pi in basso
delle correnti per assistere, da estraneo, ai combattimenti dei mostri
marini; mi sono allontanato dalla riva, fino a perderla di vista nonostante la
mia vista acuta; e i granchi schifosi, con il loro magnetismo paralizzante, si
aggiravano intorno alle mie membra che fendevano le onde con movimenti
robusti, senza osare avvicinarsi. Mi hanno visto tornare sano e salvo a riva,
mentre la pelle del mio petto era immobile e calma, come il coperchio di
una tomba! Con una testa in mano, di cui rosicchiavo il cranio, ho superato
i gradini ascendenti di una torre elevata. Sono giunto, con le gambe
stanche, sulla piattaforma vertiginosa. Ho guardato la campagna, il mare;
ho guardato il sole, il firmamento; respingendo col piede il granito che non
indietreggi, con un supremo grido di scherno ho sfidato la morte e la
vendetta divina, e mi sono precipitato come una pietra nella bocca dello
spazio. Gli uomini udirono l'urto doloroso e rimbombante che risult
dall'incontro tra il suolo e la testa della coscienza, che avevo abbandonato
durante la caduta. Mi hanno visto scendere con la lentezza dell'uccello,
sostenuto da una nube invisibile, e raccogliere la testa per costringerla a
essere testimone di un triplice delitto che avrei compiuto quello stesso
giorno, con la pelle del petto immobile e calma come il coperchio di una
tomba! Con una testa in mano, di cui rosicchiavo il cranio, mi sono diretto
verso il luogo dove sorgono i pali che sostengono la ghigliottina. Ho
sistemato sotto la mannaia la grazia soave dei colli di tre fanciulle.
Esecutore delle alte opere della giustizia, mollai la corda con l'esperienza
evidente di un'intera vita; e il ferro triangolare, abbattendosi obliquo,
tronc tre teste che mi guardavano con dolcezza. Poi sistemai la mia sotto
il pesante rasoio, e il boia si accinse a compiere il proprio dovere. Tre volte
la mannaia scese lungo le guide con rinnovato vigore; tre volte la mia
carcassa materiale, soprattutto alla base del collo, fu scossa fino alle
fondamenta, come quando in sogno ci si immagina di venire schiacciati da
una casa che crolla. Il popolo stupefatto mi lasci passare; mi lasci
allontanare dal luogo funebre; mi vide aprirmi con i gomiti i suoi flutti
ondulatori, e muovermi, pieno di vita, avanzando diritto davanti a me, a
testa eretta, mentre la pelle del mio petto era immobile e calma, come il
coperchio di una tomba! Avevo detto che volevo difendere l'uomo, questa
volta; ma temo che la mia apologia non sia l'espressione della verit; e, di
conseguenza, preferisco tacere. L'umanit applaudir riconoscente questa
decisione!

tempo di stringere il freno alla mia immaginazione, e di fermarmi


un istante, lungo il cammino, come quando si guarda la vagina di una
donna; bene esaminare il cammino percorso, e poi slanciarsi, con le
membra riposate, in un balzo impetuoso. Compiere una corsa in un unico
sforzo non facile; e le ali si stancano molto, in un volo elevato, senza
speranza n rimorsi. No... non spingiamo pi a fondo la torva muta delle
zappe e degli scavi, attraverso le miniere esplosive di questo canto empio!
Il coccodrillo non cambier una sola parola del vomito uscito da sotto il
suo cranio. Tanto peggio se qualche ombra furtiva, eccitata dal lodevole
scopo di vendicare l'umanit aggredita ingiustamente da me, apre
surrettiziamente la porta della mia stanza, sfiorando il muro come l'ala di
un gabbiano, e affonda un pugnale tra le costole del predatore di rottami
celesti! Tanto vale che l'argilla dissolva i suoi atomi, in un modo o
nell'altro.

FINE DEL SECONDO CANTO


CANTO TERZO

Ricordiamo dunque i nomi di quegli esseri immaginari di natura


angelica che la mia penna, nel secondo canto, ha tratto da un cervello che
splende di un bagliore da loro stessi emanato. Muoiono fin dalla nascita,
come quelle scintille di cui l'occhio riesce appena a seguire la rapida
estinzione sulla carta bruciata. Lman!... Lohengrin!... Lombano!...
Holzer!... siete apparsi per un attimo, rivestiti delle insegne della
giovinezza, al mio orizzonte affascinato; ma vi ho lasciato ricadere nel
caos, come campane di palombaro. Non ne uscirete pi. Mi basta aver
conservato il vostro ricordo; dovete cedere il posto ad altre sostanze, forse
meno belle, che generer il traboccare tempestoso di un amore deciso a
non calmare la sua sete presso la razza umana. Amore affamato, che
divorerebbe se stesso se non cercasse il proprio nutrimento nelle finzioni
celesti; creando, alla lunga, una piramide di serafini, pi numerosi degli
insetti che brulicano in una goccia d'acqua, li intreccer in un'ellisse che
far turbinare intorno a s. Intanto il viaggiatore, fermo di fronte allo
spettacolo di una cateratta, se solleva il volto vedr in lontananza un essere
umano trascinato verso la cantina dell'inferno da una ghirlanda di vive
camelie! Ma... silenzio! l'immagine fluttuante del quinto ideale si disegna
lentamente, come le incerte sinuosit di un'aurora boreale, sul piano
vaporoso della mia intelligenza, e assume sempre pi una consistenza
determinata... Mario e io andavamo lungo la riva. I nostri cavalli, con il
collo teso, fendevano le membrane dello spazio, e strappavano scintille ai
ciottoli della spiaggia. La tramontana, che ci colpiva in pieno volto,
irrompeva nei nostri mantelli, e faceva volteggiare all'indietro i capelli
delle nostre teste gemelle. Il gabbiano, con i suoi gridi e i movimenti d'ala,
invano tentava di avvisarci della possibile prossimit della tempesta, ed
esclamava: Ma dove vanno, con quel galoppo insensato?. Noi non
dicevamo niente; immersi nella fantasticheria, ci lasciavamo portare via
sulle ali di quella corsa furiosa; il pescatore che ci vedeva passare, veloci
come l'albatro, e credeva di scorgere, in fuga davanti ai suoi occhi, i due
fratelli misteriosi, com'erano stati chiamati perch stavano sempre insieme,
si affrettava a farsi il segno della croce, e si nascondeva con il suo cane
paralizzato sotto qualche roccia profonda. Gli abitanti della costa avevano
udito raccontare cose strane su quei due personaggi, che apparivano sulla
terra, in mezzo alle nubi, nelle grandi epoche di calamit, quando una
guerra spaventosa minacciava di piantare il suo arpione nel petto di due
paesi nemici, o quando il colera si preparava a lanciare, con la sua fionda,
la putredine e la morte in intere citt. I pi anziani predoni di relitti
aggrottavano le sopracciglia, con aria grave, affermando che i due
fantasmi, di cui ognuno aveva notato la vasta apertura delle ali nere,
durante gli uragani, sopra i banchi di sabbia, sopra gli scogli, erano il genio
della terra e il genio del mare, che portavano in giro per l'aria la loro
maest, durante le grandi rivoluzioni della natura, uniti da un'amicizia
eterna, la cui rarit e gloria hanno generato lo stupore della gomena
indefinita delle generazioni. Si diceva che, volando fianco a fianco come
due condor delle Ande, amavano librarsi, in cerchi concentrici, tra gli strati
atmosferici pi vicini al sole; che in quei luoghi si nutrivano delle essenze
pi pure della luce; ma che a fatica si decidevano ad abbassare
l'inclinazione del loro volo verticale verso l'orbita spaventata in cui rotea in
delirio il globo umano, abitato da spiriti crudeli che si massacrano tra loro
nei campi in cui ruggisce la battaglia (quando non si uccidono con
perfidia, in segreto, nel centro delle citt, con il pugnale dell'odio o
dell'ambizione), e che si nutrono di esseri pieni di vita come loro e posti
qualche gradino pi in basso nella scala delle esistenze. Oppure, quando
prendevano la ferma risoluzione, per indurre gli uomini al pentimento con
le strofe delle loro profezie, di nuotare, dirigendosi a grandi bracciate
verso le regioni siderali, dove un pianeta si muoveva in mezzo a dense
esalazioni d'avarizia, d'orgoglio, di imprecazioni e sghignazzate, che si
sprigionavano come vapori pestilenziali dalla sua superficie schifosa, e
sembrava piccolo come una palla, quasi invisibile a causa della distanza,
essi non mancavano mai di trovare occasioni per pentirsi amaramente della
loro benevolenza misconosciuta e disprezzata, e andavano a nascondersi
nel fondo dei vulcani, per conversare col fuoco vivo che bolle nei tini dei
sotterranei centrali, o in fondo al mare, per riposarsi gradevolmente la vista
disillusa sui mostri pi feroci dell'abisso, che apparivano loro dei modelli
di dolcezza, al confronto dei bastardi dell'umanit. Scesa la notte, con la
sua oscurit propizia, si lanciavano fuori dai crateri dalla cresta di porfido,
fuori dalle correnti sottomarine, e si lasciavano dietro, molto lontano, il
roccioso vaso da notte su cui si dimena l'ano stitico dei cacatua umani,
finch non riuscivano a distinguere pi il profilo sospeso dell'immondo
pianeta. Allora, addolorati per il loro tentativo infruttuoso, tra le stelle che
compativano il loro dolore e sotto lo sguardo di Dio, l'angelo della terra e
l'angelo del mare si abbracciavano piangendo!... Mario e colui che gli
galoppava al fianco non ignoravano le voci vaghe e superstiziose che
raccontavano, durante le veglie, i pescatori della costa, sussurrando intorno
al focolare, con le porte e le finestre ben serrate; e intanto il vento della
notte, desideroso di riscaldarsi, fa udire i suoi sibili intorno alla capanna di
paglia, e scuote col suo vigore quelle fragili mura circondate alla base da
frammenti di conchiglie portati dalle morenti sinuosit delle onde. Noi non
parlavamo. Che si dicono due cuori innamorati? Niente. Ma i nostri occhi
esprimevano tutto. Io lo avverto di avvolgersi meglio nel mantello, e lui mi
fa notare che il mio cavallo si allontana troppo dal suo: ognuno
interessato alla vita dell'altro quanto alla propria; non ridiamo. Si sforza di
sorridermi; ma vedo che il suo volto porta il peso dei terribili segni che vi
ha scavato la riflessione, costantemente china sulle sfingi che sconcertano
con sguardo obliquo le grandi angosce dell'intelligenza dei mortali.
Vedendo che le sue manovre sono inutili, distoglie gli occhi, morde il suo
freno terrestre con la bava della rabbia, e osserva l'orizzonte che fugge al
nostro avvicinarsi. A mia volta mi sforzo di ricordargli la sua giovinezza
dorata, che chiede soltanto di addentrarsi nei palazzi dei piaceri, come una
regina; ma lui nota che le parole mi escono con difficolt dalla bocca
scarna, e che gli anni della mia primavera sono trascorsi, tristi e glaciali,
come un sogno implacabile che trascina con s, sulle tavole dei banchetti e
sui letti di raso, dove sonnecchia la pallida sacerdotessa d'amore pagata
con i bagliori dell'oro, le amare volutt del disincanto, le rughe
pestilenziali della vecchiaia, lo sgomento della solitudine e le fiaccole del
dolore. Vedendo che le mie manovre sono inutili, non mi stupisco di non
poterlo rendere felice; l'Onnipotente mi appare rivestito dei suoi strumenti
di tortura, in tutta la splendente aureola del suo orrore; distolgo gli occhi e
osservo l'orizzonte che fugge al nostro avvicinarsi... I nostri cavalli
galoppavano lungo la riva come sfuggendo lo sguardo umano... Mario
pi giovane di me; l'umidit e la schiuma salata che spruzza fino a noi
portano il contatto del freddo sulle sue labbra. Gli dico: Stai in guardia!...
stai in guardia!... chiudi le labbra, una contro l'altra; non vedi gli artigli
aguzzi della screpolatura che ti solca la pelle di ferite cocenti?. Fissa la
mia fronte, e mi risponde con i movimenti della lingua: S, li vedo, quei
verdi artigli; ma non turber la condizione naturale della mia bocca per
farli fuggire. Guarda se mento. Poich sembra che sia questa la volont
della Provvidenza, voglio conformarmi ad essa. La sua volont avrebbe
potuto essere migliore. Ed io esclamai: Ammiro questa nobile
vendetta. Volli strapparmi i capelli; ma lui me lo proib con uno sguardo
severo, e io gli obbedii con rispetto. Si faceva tardi, e l'aquila tornava al
suo nido, scavato negli anfratti della roccia. E lui mi disse: Ti prester il
mio mantello per proteggerti dal freddo: io non ne ho pi bisogno. Gli
risposi: Guai a te se fai quello che dici. Non voglio che un altro soffra al
mio posto e soprattutto tu. Non rispose, perch avevo ragione; ma io mi
misi a consolarlo, a causa del tono troppo impetuoso delle mie parole... I
nostri cavalli galoppavano lungo la riva, come sfuggendo lo sguardo
umano... Rialzai la testa, come la prua di un vascello sollevata da un'onda
enorme, e gli dissi: Piangi? Te lo chiedo, re delle nevi e delle nebbie. Non
vedo lacrime sul tuo volto, bello come il fiore del cactus, e le tue palpebre
sono asciutte come il letto di un torrente; ma distinguo, in fondo ai tuoi
occhi, un catino colmo di sangue in cui bolle la tua innocenza, morsa al
collo da uno scorpione della specie grande. Un vento violento si abbatte
sul fuoco che riscalda la caldaia e ne sparge le fiamme oscure fuori dalla
tua orbita sacra. Ho avvicinato i miei capelli alla tua rosea fronte e ho
sentito odore di bruciato, perch presero fuoco. Chiudi gli occhi, altrimenti
il tuo volto, calcinato come la lava del vulcano, cadr in cenere nel cavo
della mia mano. E lui si volgeva verso di me, senza badare alle redini che
teneva in mano, e mi contemplava con tenerezza, lentamente abbassava e
risollevava le sue palpebre di giglio, come il flusso e il riflusso del mare.
Volle rispondere alla mia audace domanda, ed ecco come lo fece: Non
occuparti di me. Come i vapori dei fiumi salgono lungo i fianchi della
collina, e una volta giunti alla cima si lanciano nell'atmosfera formando
nubi, cos le tue inquietudini sul mio conto sono insensibilmente
aumentate senza un motivo ragionevole, e formano sopra la tua
immaginazione il corpo ingannevole di un miraggio desolato. Ti assicuro
che non c' fuoco nei miei occhi, bench in essi io provi la stessa
sensazione che proverei se il mio cranio fosse immerso in un casco di
carboni ardenti. Come vuoi che le carni della mia innocenza bollano nel
catino, se non odo che grida debolissime e confuse, che per me non sono
che i gemiti del vento che passa sopra le nostre teste? impossibile che
uno scorpione abbia fissato la sua dimora e le sue pinze aguzze nel fondo
della mia orbita triturata; credo piuttosto che siano tenaglie vigorose a
frantumare i nervi ottici. Eppure sono del parere, come te, che il sangue
che riempie il catino mi sia stato estratto dalle vene da un boia invisibile,
durante il sonno della notte scorsa. Ti ho atteso a lungo, amato figlio
dell'oceano; e le mie braccia assopite hanno iniziato una lotta vana con
Colui che si era introdotto nel vestibolo della mia casa... S, sento che la
mia anima imprigionata nel chiavistello del mio corpo, e non pu
liberarsi per fuggire lontano dalle rive battute dal mare umano, e non
essere pi testimone dello spettacolo della livida muta delle sciagure che
senza tregua insegue, attraverso le paludi e le voragini dell'abbattimento
immenso, gli umani camosci. Ma non mi lamenter. Ho ricevuto la vita
come una ferita, e ho proibito al suicidio di guarire la cicatrice. Voglio che
il Creatore ne contempli, in ogni ora della sua eternit, il crepaccio
spalancato. questo il castigo che gli infliggo. I nostri corsieri rallentano
la velocit dei loro piedi di bronzo; i loro corpi tremano, come il cacciatore
sorpreso da un branco di pecari. Non devono mettersi ad ascoltare ci che
diciamo. A forza di stare attenti, la loro intelligenza crescerebbe, e forse
potrebbero capirci. Guai a loro; soffrirebbero di pi! In effetti, pensa
soltanto ai cinghialetti dell'umanit: il grado d'intelligenza che li separa
dagli altri esseri della creazione, non sembra forse che sia loro accordato
soltanto al prezzo irrimediabile di sofferenze incalcolabili? Imita il mio
esempio, e il tuo sperone d'argento si affondi nei fianchi del tuo
corsiero.... I nostri cavalli galoppavano lungo la riva, come se fuggissero
l'occhio umano.

Ecco che passa danzando la pazza, mentre ricorda vagamente


qualcosa. I ragazzi la inseguono a sassate, come se fosse un merlo. Lei
brandisce un bastone, e finge d'inseguirli, poi riprende la sua corsa. Ha
perso una scarpa per strada, e non se ne accorge. Lunghe zampe di ragno
circolano per la sua nuca; sono soltanto i suoi capelli. Il suo volto non
somiglia pi al volto umano; esplode in risate da iena. Si lascia sfuggire
brandelli di frasi in cui, ricucendoli, pochissimi troverebbero un significato
chiaro. La sua veste, bucata in pi punti, compie movimenti bruschi
intorno alle gambe ossute e infangate. Avanza diritta davanti a s come la
foglia del pioppo, portata via, lei, la sua giovinezza, le sue illusioni e la sua
felicit passata, che rivede attraverso le nebbie di un'intelligenza distrutta
dal turbine delle facolt inconsce. Ha perduto la grazia e la bellezza
originarie; la sua andatura ignobile, e il suo fiato puzza d'acquavite. Se
gli uomini fossero felici su questa terra, allora s che ci si dovrebbe stupire.
La pazza non fa alcun rimprovero, troppo fiera per lamentarsi, e morir
senza aver rivelato il proprio segreto a coloro che si interessano a lei, ma a
cui ha proibito di rivolgerle mai la parola. I ragazzi la inseguono a sassate,
come se fosse un merlo. Ha lasciato cadere dal seno un rotolo di carta. Uno
sconosciuto lo raccoglie, si chiude in casa per tutta la notte e legge il
manoscritto, che conteneva ci che segue: Dopo molti anni di sterilit, la
Provvidenza m'invi una figlia. Per tre giorni m'inginocchiai nelle chiese e
non smisi di ringraziare il grande nome di Colui che finalmente aveva
esaudito i miei voti. Nutrivo del mio latte colei che era pi della mia vita, e
che vedevo crescere rapidamente, dotata di tutte le qualit dell'anima e del
corpo. E lei mi diceva: "Vorrei avere una sorellina per giocare con lei;
raccomanda al buon Dio di mandarmene una; e, per ricompensarlo,
intreccer per lui una ghirlanda di violette, di menta e di gerani". Per tutta
risposta, me la portavo al seno e l'abbracciavo con amore. Sapeva gi
interessarsi agli animali, e mi chiedeva perch la rondine si contenta di
sfiorare con l'ala le capanne degli uomini, senza osare entrarvi. Ma io mi
avvicinavo un dito alla bocca, come per dirle di mantenere il silenzio su
questo grave problema, di cui ancora non volevo farle capire gli elementi,
per non colpire, con una sensazione eccessiva, la sua immaginazione
infantile; e mi affrettavo a distogliere la conversazione da quest'argomento,
penoso da trattare per ogni essere appartenente alla razza che ha esteso un
dominio ingiusto sugli altri animali della creazione. Quando lei mi parlava
delle tombe del cimitero, dicendomi che in quell'atmosfera si respiravano i
piacevoli profumi dei cipressi e delle semprevive, evitavo di contraddirla;
ma le dicevo che quella era la citt degli uccelli, che li cantavano
dall'aurora al crepuscolo della sera, e che le tombe erano il loro nido, in
cui, sollevando il marmo, dormivano di notte con la loro famiglia. Tutti i
vestiti graziosi che la coprivano, li avevo cuciti io, e cosi i merletti dai
mille arabeschi che riservavo alla domenica. D'inverno, aveva il suo posto
legittimo intorno al grande caminetto; infatti si considerava una persona
seria e, durante l'estate, i prati riconoscevano la soave pressione dei suoi
passi, quando si avventurava, con la sua reticella di seta attaccata in cima a
un giunco, dietro ai colibr pieni d'indipendenza, e alle farfalle dagli zigzag
sconcertanti. "Che fai, piccola vagabonda, mentre la minestra ti aspetta da
un'ora, con il cucchiaio che perde la pazienza?". Ma lei esclamava,
saltandomi al collo, che non l'avrebbe fatto pi. L'indomani scappava di
nuovo attraverso le margherite e le resede; tra i raggi del sole e il volo
turbinante degli insetti effimeri; della vita conoscendo soltanto la coppa
prismatica, non ancora il fiele; felice di essere pi grande della
cinciallegra; burlandosi della capinera che non canta bene come l'usignolo;
mostrando di nascosto la lingua al brutto corvo che la guardava
paternamente; e graziosa come un gattino. Non dovevo godere a lungo
della sua presenza; si avvicinava il tempo in cui avrebbe dovuto, in modo
inatteso, dire addio agli incanti della vita, lasciando per sempre la
compagnia delle tortore, delle starne e dei verdoni, il chiacchiericcio del
tulipano e dell'anemone, i consigli delle erbe della palude, lo spirito acuto
delle ranocchie, e la freschezza dei ruscelli. Mi raccontarono cos'era
accaduto; perch io non fui presente all'avvenimento che ebbe per
conseguenza la morte di mia figlia. Se ci fossi stata, avrei difeso
quell'angelo a prezzo del mio sangue... Maldoror passava con il suo
bulldog, vede una fanciulla che dorme all'ombra di un platano; all'inizio la
scambi per una rosa... Non si pu dire cosa sorse prima nella sua mente,
se la vista della fanciulla o la decisione che ne segu. Si spoglia
rapidamente, come un uomo che sa ci che sta per fare. Nudo come una
pietra, si gettato sul corpo della fanciulla, e le ha tolto la veste per
commettere un attentato al pudore... alla luce del sole! Su, non far tanti
complimenti!... Non insistiamo su quest'atto impuro. Con l'animo
scontento, si riveste precipitosamente, lancia un'occhiata prudente alla
strada polverosa su cui nessuno cammina, e ordina al bulldog di
strangolare, con il movimento delle sue mascelle, la fanciulla insanguinata.
Indica al cane della montagna il luogo dove respira e urla la vittima
sofferente, e si ritira in disparte per non essere testimone della
penetrazione dei denti aguzzi nelle vene rosa. L'esecuzione dell'ordine pot
sembrare severa al bulldog. Credette che gli si chiedesse ci che gi era
stato compiuto, e quel lupo dal muso mostruoso si content di violare a sua
volta la verginit di quella bambina delicata. Dal suo ventre lacerato, il
sangue cola di nuovo lungo le gambe, attraverso il prato. I suoi gemiti si
uniscono ai guaiti dell'animale. La fanciulla gli mostra la croce d'oro che le
ornava il collo, perch la risparmi; non aveva osato presentarla agli occhi
feroci di colui che, per primo, aveva avuto l'idea di approfittare della
debolezza della sua et. Ma il cane non ignorava che, se avesse
disobbedito al padrone, un coltello lanciato da sotto una manica gli
avrebbe aperto bruscamente le budella, senza alcun preavviso. Maldoror
(quanto ripugna pronunciare questo nome!) udiva le agonie del dolore, e si
stupiva che la vittima avesse la vita tanto dura da non essere ancora morta.
Si avvicina all'altare sacrificale, e vede come si comporta il suo bulldog,
dedito a bassi istinti, con la testa alta sopra la fanciulla, come un naufrago
solleva la propria sopra le onde infuriate. Gli d un calcio e gli spacca un
occhio. Il bulldog, furioso, fugge per la campagna, trascinandosi dietro,
per un tratto di strada che per quanto fosse breve era sempre troppo lungo,
il corpo della fanciulla sospesa, che si liber soltanto grazie ai sobbalzi
della fuga; ma teme di attaccare il padrone, che non lo rivedr mai pi.
Questi estrae dalla tasca un temperino americano, composto di dieci o
dodici lame che servono a diversi usi. Apre le zampe angolose di quest'idra
d'acciaio; e, munito di un tale scalpello, vedendo che l'erba non era ancora
scomparsa sotto il colore di tanto sangue versato, si accinge, senza
impallidire, a frugare con coraggio nella vagina della sventurata fanciulla.
Da questo foro dilatato estrae successivamente gli organi interni; le
budella, i polmoni, il fegato e finalmente anche il cuore vengono strappati
dalle loro fondamenta e trascinati alla luce del sole attraverso l'apertura
spaventosa. Il sacrificatore si rende conto che la fanciulla, pollo svuotato,
morta da molto tempo; mette fine alla crescente perseveranza delle sue
devastazioni, e lascia che il cadavere dorma di nuovo all'ombra del
platano. Il temperino, abbandonato l vicino, fu poi raccolto. Un pastore,
testimone del crimine di cui non si era scoperto l'autore, lo raccont
soltanto molto tempo dopo, quando fu ben sicuro che il criminale aveva
raggiunto incolume la frontiera, e che lui non aveva pi da temere la
vendetta certa a cui sarebbe stato esposto in caso di rivelazioni. Compiansi
l'insensato che aveva commesso un misfatto non previsto dal legislatore, e
senza precedenti. Lo compiansi perch probabile che non avesse pi l'uso
della ragione quando maneggi il pugnale dalla lama quattro volte tripla,
lacerando da cima a fondo le pareti delle viscere. Lo compiansi perch, se
non era pazzo, la sua condotta vergognosa doveva covare un odio ben
grande contro i suoi simili, per infierire in quel modo sulle carni e le
arterie di una bambina inoffensiva, che fu mia figlia. Assistetti alla
sepoltura di quei resti umani, con rassegnazione muta; e ogni giorno vengo
a pregare su una tomba. Alla fine di questa lettura, lo sconosciuto non
riesce pi a conservare le forze, e sviene. Riprende i sensi, e brucia il
manoscritto. Aveva dimenticato quel ricordo della sua giovinezza
(l'abitudine attenua la memoria!); e dopo vent'anni di assenza, tornava in
quel paese fatale. Non comprer bulldog!... Non converser con i
pastori!... Non andr a dormire all'ombra dei platani!... I ragazzi la
inseguono a sassate, come se fosse un merlo.

Tremdall ha toccato per l'ultima volta la mano a colui che si assenta


volontariamente, sempre in fuga davanti a se stesso, sempre perseguitato
dall'immagine dell'uomo. L'ebreo errante si dice che, se lo scettro della
terra appartenesse alla razza dei coccodrilli, non fuggirebbe in questo
modo. Tremdall, in piedi sulla vallata, si portato una mano davanti agli
occhi, per concentrare i raggi solari e rendere pi acuta la propria vista,
mentre l'altra palpa il seno dello spazio, con il braccio orizzontale e
immobile. Chino in avanti, statua dell'amicizia, guarda, con occhi
misteriosi come il mare, arrampicarsi sul pendio della costa le uose del
viaggiatore, che si aiuta con il bastone ferrato. La terra sembra mancargli
sotto i piedi, e se anche lo volesse non potrebbe trattenere le lacrime e i
sentimenti: lontano; vedo la sua sagoma camminare su uno stretto
sentiero. Dove sta andando, con quel passo pesante? Nemmeno lui lo sa...
Eppure, sono sicuro che non sto dormendo; chi si avvicina, e va incontro a
Maldoror? Com' grande, il drago... pi di una quercia! Si direbbe che le
sue ali biancastre, serrate da forti attacchi, abbiano nervi d'acciaio, tanto
facilmente fendono l'aria. Il suo corpo inizia con un busto di tigre, e
termina con una lunga coda di serpente. Non ero abituato a vedere cose
simili. Ma cos'ha sulla fronte? Vi vedo scritta, in una lingua simbolica, una
parola che non riesco a decifrare. Con un ultimo colpo d'ala si portato
vicino a colui di cui conosco il timbro della voce. Gli ha detto: "Ti
aspettavo, e anche tu aspettavi me. L'ora giunta; eccomi. Leggi, sulla mia
fronte, il mio nome scritto in segni geroglifici". Ma lui, appena ha visto
arrivare il nemico, si mutato in un'aquila immensa, e si prepara al
combattimento, facendo schioccare di contentezza il becco adunco,
volendo dire con ci che s'incarica lui, da solo, di mangiare la parte
posteriore del drago. Eccoli che tracciano cerchi sempre meno concentrici,
spiando i loro mezzi reciproci, prima di combattere; fanno bene. Il drago
mi sembra pi forte; vorrei che riportasse la vittoria sull'aquila. Sto per
provare grandi emozioni, di fronte a uno spettacolo in cui una parte del
mio essere impegnata. Drago potente, ti inciter con le mie grida, se
occorre, perch interesse dell'aquila essere vinta. Ma che aspettano ad
attaccarsi? Provo un'ansia mortale. Su, drago, inizia per primo l'attacco.
Gli hai appena inferto un secco colpo d'artiglio: niente male. Ti assicuro
che l'aquila l'ha sentito; il vento porta via con s la bellezza delle sue
piume macchiate di sangue. Ah! l'aquila ti strappa un occhio con il becco,
e tu le avevi strappato soltanto la pelle; bisognava fare attenzione. Bravo,
prenditi la rivincita, e spezzale un'ala; niente da dire, i tuoi denti di tigre
sono ottimi. Se tu potessi avvicinarti all'aquila mentre volteggia nello
spazio, e precipita in basso verso la campagna! Me ne rendo conto, l'aquila
ti incute un certo rispetto, anche quando cade. a terra, non potr pi
rialzarsi. La vista di tutte quelle ferite aperte m'inebria. Volale intorno
rasoterra e, con i colpi della tua coda squamata di serpente, finiscila, se
puoi. Coraggio, bel drago; affonda nel suo corpo i tuoi artigli vigorosi, e il
sangue si mescoli al sangue, a formare ruscelli in cui non vi sia acqua.
Facile a dirsi, non a farsi. L'aquila ha appena concepito un nuovo piano
strategico di difesa, motivato dalle vicende sventurate di quella lotta
memorabile; prudente. Si seduta saldamente, in una posizione
irremovibile, sull'ala che le resta, sulle due cosce, e sulla coda che prima le
serviva da timone. Affronta sforzi pi straordinari di quelli che le sono
stati imposti fino a questo momento. Ora si gira rapida come la tigre, e non
ha l'aria di stancarsi; ora si sdraia sul dorso, con le due forti zampe in aria,
e, con sangue freddo, guarda ironicamente l'avversario. Bisogner, in fin
dei conti, che io sappia chi sar il vincitore; il combattimento non pu
durare in eterno. Penso alle conseguenze che ne deriveranno! L'aquila
terribile, e compie salti enormi che scuotono la terra, come se stesse per
spiccare il volo; eppure lo sa che le impossibile. Il drago non si fida;
crede che l'aquila da un momento all'altro lo attaccher dal lato dove gli
manca l'occhio Me sventurato! proprio ci che accade. Come ha potuto
il drago lasciarsi prendere per il petto? Ha un bel giocare d'astuzia e di
forza; lo vedo che l'aquila, avvinghiata a lui con tutte le sue membra, come
una sanguisuga, affonda sempre pi il becco, nonostante le nuove ferite
che riceve, fino alla radice del collo, nel ventre del drago. Le si vede
soltanto il corpo. Sembra a proprio agio; non ha fretta di uscirne.
Certamente cerca qualcosa, mentre il drago dalla testa di tigre emette
muggiti che risvegliano le foreste. Ecco l'aquila, che esce da quella
caverna. Aquila, come sei orribile! Sei pi rossa di una palude di sangue!
Anche se tieni nel becco nervoso un cuore palpitante, sei talmente coperta
di ferite che a stento riesci a sostenerti sulle tue zampe piumate; e barcolli,
senza schiudere il becco, accanto al drago che muore tra spaventose
agonie. La vittoria stata difficile; non importa, l'hai conseguita: bisogna,
almeno, dire la verit... Tu agisci secondo le regole della ragione,
spogliandoti della forma di aquila mentre ti allontani dal cadavere del
drago. E cos, Maldoror, sei stato vincitore! E cos, Maldoror, hai vinto la
Speranza! Ormai la disperazione si nutrir della tua sostanza pi pura!
Ormai rientri, a passi decisi, nella carriera del male! Bench io sia, per cos
dire, abituato alla sofferenza, l'ultimo colpo che hai inferto al drago non ha
mancato di farsi sentire in me. Giudica tu stesso se soffro! Ma tu mi fai
paura. Guardate, guardate, in lontananza, quell'uomo in fuga. Su di lui,
terra eccellente, la maledizione ha fatto crescere il suo folto fogliame;
maledetto e maledice. Dove dirigi i tuoi sandali? Dove vai, esitante come
un sonnambulo sopra un tetto? Che il tuo destino perverso si compia!
Maldoror, addio! Addio fino all'eternit, in cui non ci ritroveremo
insieme!.

Era una giornata di primavera. Gli uccelli diffondevano i loro cantici


gorgheggiando, e gli umani, restituiti ai loro diversi doveri, si
immergevano nella santit della fatica. Tutto lavorava al proprio destino:
gli alberi, i pianeti, gli squali. Tutto, tranne il Creatore! Se ne stava disteso
sulla strada, con gli abiti a brandelli. Il suo labbro inferiore penzolava
come un cavo sonnifero; i suoi denti non erano lavati, e la polvere si
mischiava alle bionde onde dei suoi capelli. Intorpidito da un pesante
sopore, schiacciato contro i sassi, il suo corpo compieva inutili sforzi per
rialzarsi. Le forze l'avevano abbandonato, e lui giaceva l, debole come il
lombrico, impassibile come la corteccia. Fiotti di vino colmavano i solchi
scavati dai sussulti nervosi delle sue spalle. L'abbrutimento, dal grugno di
porco, lo copriva con le sue ali protettrici e lo guardava amorevolmente.
Le sue gambe, dai muscoli distesi, spazzavano il suolo come due pennoni
ciechi. Il sangue gli colava dalle narici: nella caduta aveva sbattuto la
faccia contro un palo... Era ubriaco! Orribilmente ubriaco! Ubriaco come
una cimice che durante la notte avesse masticato tre botti di sangue!
Riempiva l'eco di parole incoerenti, che mi guarder bene dal ripetere qui;
se l'ubriacone supremo non rispetta se stesso, io devo rispettare gli uomini.
Sapevate che il Creatore... si ubriacasse? Piet per quelle labbra, insozzate
nelle coppe dell'orgia! L'istrice, che passava di l, gli affond gli aculei
nella schiena, e disse: Questo per te. Il sole a met della sua corsa:
lavora, fannullone, e non mangiare il pane altrui. Aspetta un po' e vedrai,
se chiamo il cacatua dal becco adunco. Il picchio e la civetta, che
passavano di l, gli affondarono nel ventre il becco intero, e dissero:
Questo per te. Che ci vieni a fare sulla terra? Forse per offrire agli
animali questa lugubre commedia? Ma n la talpa, n il casuario, n il
fenicottero ti imiteranno, te lo giuro. L'asino, che passava di l, gli sferr
un calcio sulla tempia, e disse: Questo per te. Che ti avevo fatto perch
tu mi dessi delle orecchie cos lunghe? Tutti, perfino il grillo, mi
disprezzano. Il rospo, che passava di l, gli lanci uno sputo di bava sulla
fronte, e disse: Questo per te. Se tu non mi avessi fatto l'occhio cos
grosso, e ti avessi visto nello stato in cui ti vedo ora, avrei castamente
nascosto la bellezza delle tue membra sotto una pioggia di ranuncoli, di
myosotis e di camelie, perch nessuno ti vedesse. Il leone, che passava di
l, chin la sua faccia regale, e disse: Per me, io lo rispetto, anche se il suo
splendore ci sembra, per il momento, eclissato. Voi, che fate gli orgogliosi
e siete soltanto dei vigliacchi perch l'avete attaccato mentre dormiva,
sareste contenti se, messi al suo posto, doveste sopportare da parte dei
passanti le ingiurie che non gli avete risparmiato?. L'uomo, che passava
di l, si ferm davanti al Creatore misconosciuto; e, tra gli applausi della
piattola e della vipera, defec per tre giorni sul suo augusto volto! Guai
all'uomo, per quest'ingiuria; poich non ha rispettato il nemico, steso in
quel miscuglio di fango, di sangue e di vino, indifeso e quasi esanime!...
Allora il Dio sovrano, finalmente risvegliato da tutti quegli insulti
meschini, si rialz come pot; barcollando and a sedersi su una pietra,
con le braccia penzoloni come i due testicoli del malato di petto; e gett
uno sguardo vitreo, senza fiamma, sulla natura intera, che gli apparteneva.
O umani, voi siete i bambini terribili; ma, vi supplico, risparmiamo questa
grande esistenza che non ha ancora finito di smaltire il liquore immondo,
e, non avendo pi abbastanza forza per reggersi in piedi, ricaduta,
pesantemente, su quella roccia, su cui si seduta, come un viandante.
Guardate quel mendicante che passa; ha visto che il derviscio gli tendeva
un braccio affamato, e, senza sapere a chi faceva l'elemosina, ha gettato un
pezzo di pane in quella mano che implora misericordia. Il Creatore gli ha
espresso la propria riconoscenza con un cenno della testa. Oh! non saprete
mai quanto diventi difficile tenere costantemente in mano le redini
dell'universo! A volte il sangue sale alla testa, quando ci si impegna a
trarre dal nulla un'ultima cometa, con una nuova razza di spiriti.
L'intelligenza, troppo scossa da cima a fondo, si ritira come un vinto, e pu
cadere, per una volta nella vita, negli smarrimenti di cui siete stati
testimoni!

Una lanterna rossa, bandiera del vizio, appesa all'estremit di una


sbarra, dondolava la sua carcassa sotto la frusta dei quattro venti, sopra una
porta massiccia e tarlata. Un corridoio lercio, che puzzava di coscia
umana, dava su un cortile dove galli e galline razzolavano, pi magri delle
loro ali. Sul muro che faceva da cinta al cortile, sul lato ovest, erano state
praticate parsimoniosamente varie aperture, chiuse da uno sportello a
griglia. Il muschio ricopriva questo corpo d'edificio che senza dubbio era
stato un convento e attualmente serviva da dimora, insieme al resto della
costruzione, a tutte quelle donne che mostravano ogni giorno, a chi
entrasse, l'interno della loro vagina in cambio di un po' d'oro. Ero su un
ponte, i cui piloni affondavano nell'acqua fangosa di un fossato di cinta.
Dalla sua superficie elevata contemplavo nella campagna quella
costruzione china sulla propria vecchiaia e i minimi dettagli della sua
architettura interna. Talvolta la griglia di uno sportello si alzava su se
stessa cigolando, come sotto la spinta ascendente di una mano che
violentasse la natura del ferro: un uomo mostrava la sua testa nell'apertura
libera per met, si faceva avanti con le spalle su cui cadevano scaglie
d'intonaco, e faceva poi seguire, in questa laboriosa estrazione, il corpo
coperto di ragnatele. Poggiando le mani, come una corona, sulle
immondizie di ogni genere che schiacciavano il suolo con il loro peso,
mentre ancora la sua gamba era imprigionata nelle torsioni della griglia,
riprendeva cos la sua posizione naturale, andava a immergere le mani in
un catino zoppo la cui acqua insaponata aveva visto sollevarsi e cadere
generazioni intere, e poi si allontanava, pi in fretta possibile, da quei
vicoli suburbani, per andare a respirare l'aria pura verso il centro della
citt. Quando il cliente era uscito, una donna completamente nuda usciva
fuori nello stesso modo, e si dirigeva verso lo stesso catino. Allora i galli e
le galline accorrevano a frotte dai diversi punti del cortile, attratti
dall'odore seminale, la rovesciavano a terra nonostante i suoi sforzi
vigorosi, calpestavano la superficie del suo corpo come un letamaio, e
straziavano a colpi di becco, finch ne usciva il sangue, le labbra flaccide
della sua vagina gonfia. Le galline e i galli, con il gozzo sazio, tornavano a
raspare l'erba del prato; la donna, ripulita, si rialzava tremante, coperta di
ferite, come quando ci si sveglia dopo un incubo. Lasciava cadere lo
straccio che si era portata per asciugarsi le gambe; non avendo pi bisogno
del catino comune, tornava nella sua tana, come ne era uscita, ad attendere
il prossimo cliente. Alla vista di un simile spettacolo, volli penetrare
anch'io in quella casa! Stavo per scendere dal ponte quando vidi, sulla
traversa di un pilastro, quest'iscrizione in caratteri ebraici: Voi che
passate su questo ponte, non andate in quel luogo. Vi dimora il crimine, in
compagnia del vizio; un giorno, gli amici attesero invano un giovane che
aveva varcato la porta fatale. La curiosit vinse il timore; in capo a
qualche istante, giunsi davanti a uno sportello la cui griglia era costituita
da solide sbarre strettamente incrociate. Volli guardare all'interno,
attraverso quel fitto setaccio. All'inizio non riuscii a vedere niente; ma non
tardai a distinguere gli oggetti che si trovavano nella stanza buia, grazie ai
raggi del sole che attenuava la propria luce e presto sarebbe scomparso
all'orizzonte. La prima e unica cosa che colp la mia vista fu un bastone
biondo, composto di corni incastrati gli uni negli altri. Quel bastone si
muoveva! Camminava per la stanza! I suoi sussulti erano talmente forti
che l'impiantito ne tremava; con le due estremit apriva brecce enormi nel
muro, e sembrava un ariete scagliato contro la porta di una citt assediata.
I suoi sforzi erano inutili; i muri erano costruiti in pietra da taglio, e
quando urtava la parete lo vedevo incurvarsi come una lama d'acciaio e
rimbalzare come una palla elastica. Non era dunque di legno, quel bastone!
Poi notai che si arrotolava e srotolava con facilit, come un'anguilla.
Bench fosse alto come un uomo, non rimaneva diritto. Talvolta ci
provava, e mostrava una delle sue estremit davanti alla griglia dello
sportello. Compieva balzi impetuosi, ricadeva a terra e non riusciva a
sfondare l'ostacolo. Mi misi a guardarlo sempre pi attentamente, e vidi
che era un capello! Dopo una grande lotta con la materia che lo circondava
come una prigione, and ad appoggiarsi contro il letto che si trovava in
quella camera, con la radice posata su un tappeto e la punta accostata al
capezzale. Dopo qualche attimo di silenzio, durante il quale udii singhiozzi
rotti, alz la voce e parl: Il mio padrone mi ha dimenticato in questa
stanza; e non viene a prendermi. Si alzato da questo letto a cui sono
appoggiato, e si pettinato la chioma profumata senza pensare che prima
ero caduto a terra. Eppure, se mi avesse raccolto, non avrei trovato
sorprendente questo atto di semplice giustizia. Mi abbandona in questa
stanza chiusa da quattro mura, dopo essersi avvolto nelle braccia di una
donna. E che donna! Le lenzuola sono ancora umide del loro tiepido
contatto e recano, nel loro disordine, l'impronta di una notte trascorsa ad
amare .... E io mi chiedevo chi potesse essere il suo padrone! E il mio
occhio di nuovo s'incollava alla griglia con maggiore energia!... Mentre la
natura intera sonnecchiava nella sua castit, lui si accoppiato con una
donna degradata, in amplessi lascivi e impuri. Si abbassato fino a lasciar
avvicinare alla sua faccia augusta guance spregevoli per la loro abituale
impudenza, inaridite della loro linfa. Lui non arrossiva, ma io arrossivo per
lui. certo che si sentiva felice di dormire con una simile sposa di una
notte. La donna, stupita dall'aspetto maestoso dell'ospite, sembrava provare
volutt incomparabili, e gli baciava il collo con frenesia!. E io mi
chiedevo chi potesse essere il suo padrone! E il mio occhio di nuovo
s'incollava alla griglia con maggiore energia! ... Io, intanto, sentivo delle
pustole avvelenate, che crescevano pi numerose a causa del suo insolito
ardore per i godimenti della carne, avvolgere la mia radice col loro fiele
mortale, e assorbire con le loro ventose la sostanza generatrice della mia
vita. Pi si abbandonavano ai loro movimenti insensati, pi sentivo calare
le mie forze. Nel momento in cui i desideri corporali raggiungevano il
parossismo del furore, mi accorsi che la mia radice si afflosciava su se
stessa, come un soldato colpito da un proiettile. Spenta in me la fiamma
della vita, come un ramo morto mi staccai dalla sua testa illustre; caddi a
terra, senza coraggio, senza forza, senza vitalit; ma con una profonda
piet per colui al quale appartenevo; ma con un eterno dolore per il suo
volontario smarrimento.... E io mi chiedevo chi potesse essere il suo
padrone! E il mio occhio di nuovo s'incollava alla griglia con maggiore
energia!... Se almeno avesse circondato, con la sua anima, il seno
innocente di una vergine. Sarebbe stata pi degna di lui, e la degradazione
sarebbe stata minore. Bacia con le sue labbra quella fronte coperta di
fango, su cui gli uomini hanno camminato con il tallone polveroso!...
Aspira con narici spudorate le emanazioni di quelle due ascelle umide!...
Ho visto la loro membrana contrarsi per la vergogna, e le narici, dal canto
loro, si rifiutavano a quella respirazione infame. Ma n lui n lei
prestavano alcuna attenzione agli avvertimenti solenni delle ascelle, alla
repulsione cupa e livida delle narici. Lei alzava le braccia ancora di pi, e
lui, con una spinta pi forte, affondava il volto nella loro cavit. Ero
costretto ad essere complice di quella profanazione. Ero costretto ad essere
spettatore di quell'ancheggiare inaudito; ad assistere all'accoppiamento
forzato di quei due esseri, le cui nature diverse erano separate da un abisso
incommensurabile.... E io mi chiedevo chi potesse essere il suo padrone!
E il mio occhio di nuovo s'incollava alla griglia, con maggiore energia!
Quando fu sazio di respirare quella donna, volle strapparle i muscoli ad
uno ad uno; ma, poich era una donna, la perdon e prefer far soffrire un
essere del proprio sesso. Chiam dalla cella vicina un giovane che era
venuto in questa casa per passare qualche momento di svago con una di
quelle donne, e gli ingiunse di venire a mettersi a un passo dai suoi occhi.
Da molto tempo giacevo a terra. Non avendo la forza di sollevarmi sulla
mia radice infuocata, non riuscii a vedere cosa fecero. Quel che so che
appena il giovane gli fu a portata di mano, brandelli di carne caddero ai
piedi del letto e mi finirono accanto. Mi raccontarono, sottovoce, che gli
artigli del mio padrone li avevano strappati dalle spalle dell'adolescente.
Costui, in capo a qualche ora, dopo aver lottato contro una forza pi
grande, si alz dal letto e si ritir maestosamente. Era letteralmente
scorticato dalla testa ai piedi; trascinava attraverso il pavimento di pietra
della stanza la sua pelle rivoltata. Diceva a se stesso che il suo carattere era
pieno di bont; che gli piaceva credere buoni anche i suoi simili; che per
questo aveva acconsentito al desiderio del distinto straniero che l'aveva
chiamato accanto a lui; ma che mai e poi mai si sarebbe aspettato di essere
torturato da un boia. Da un boia simile, aggiungeva dopo una pausa. Si
diresse infine verso lo sportello, che pietosamente, di fronte a quel corpo
privo di epidermide, si apr fino al livello del suolo. Senza abbandonare la
sua pelle, che poteva servirgli ancora, se non altro come mantello, tent di
scomparire da questo luogo malfamato; appena si fu allontanato dalla
camera, non riuscii a vedere se aveva avuto la forza di raggiungere la porta
d'uscita. Oh! come si allontanavano con rispetto le galline e i galli,
nonostante la fame, da quella lunga striscia di sangue sulla terra
imbevuta!. E io mi chiedevo chi potesse essere il suo padrone! E i miei
occhi di nuovo s'incollavano alla griglia con maggiore energia!... Allora,
colui che avrebbe dovuto pensare di pi alla propria dignit e alla propria
giustizia, si rialz con fatica sul gomito stanco. Solo, tetro, disgustato e
schifoso!... Si vest lentamente. Le monache, sepolte da secoli nelle
catacombe del convento, risvegliate di soprassalto dai rumori di quella
notte orribile, che si scontravano tra loro in una cella situata sopra i loculi,
si presero per mano e vennero a formare un girotondo funebre intorno a
lui. E mentre lui cercava i ruderi del suo antico splendore e si lavava le
mani con lo sputo per poi asciugarsele nei capelli (era meglio lavarle con
lo sputo che non lavarsele affatto, dopo un'intera notte passata nel vizio e
nel crimine), esse intonarono le preghiere lamentose per i morti, quando
qualcuno sceso nella tomba. Infatti il giovane non doveva sopravvivere a
lungo a quel supplizio perpetrato su di lui da una mano divina, e le sue
agonie terminarono durante il canto delle monache.... Mi ricordai
dell'iscrizione sul pilastro; capii com'era finito il pubere sognatore che i
suoi amici attendevano ancora ogni giorno dal momento della sua
scomparsa E mi chiedevo chi potesse essere il suo padrone! E i miei occhi
di nuovo s'incollavano alla griglia con maggiore energia!... I muri si
scostarono per lasciarlo passare; le monache, vedendolo spiccare il volo
nell'aria, con ali che fino a quel momento aveva nascosto nella sua veste di
smeraldo, ripresero in silenzio il loro posto sotto il coperchio della tomba.
partito per la sua dimora celeste, lasciandomi qui; questo non giusto.
Gli altri capelli sono rimasti sulla sua testa; intanto io giaccio, in questa
lugubre stanza, sul pavimento coperto di sangue rappreso, di brandelli di
carne secca; questa stanza diventata dannata da quando lui vi entrato;
nessuno vi entra pi; eppure io vi sono rinchiuso. Dunque fatta! Non
vedr pi le legioni degli angeli avanzare in fitte falangi, n gli astri errare
per i giardini dell'armonia. Ebbene, sia... sapr sopportare la mia sventura
con rassegnazione. Ma non mancher di dire agli uomini cos' accaduto in
questa cella. Dar loro il permesso di disfarsi della loro dignit, come di
un vestito inutile, poich hanno l'esempio del mio padrone; consiglier
loro di succhiare la verga del crimine, poich un altro l'ha gi fatto.... Il
capello tacque... E io mi chiedevo chi potesse essere il suo padrone! E i
miei occhi di nuovo s'incollavano alla griglia, con maggiore energia!
Subito esplose il tuono; un bagliore fosforico penetr nella stanza.
Arretrai, mio malgrado, per non so quale istinto ammonitore; bench mi
trovassi lontano dallo sportello, udii un'altra voce, ma questa volta
strisciante e fioca, per paura di farsi udire: Non fare simili balzi! Taci...
taci... se qualcuno ti udisse! ti rimetter tra gli altri capelli; ma prima lascia
che il sole tramonti all'orizzonte, affinch la notte copra i tuoi passi... non
ti ho dimenticato; ma ti avrebbero visto uscire, e io sarei stato
compromesso! Oh! sapessi come ho sofferto da quel momento! Tornato in
cielo, i miei arcangeli mi hanno circondato con curiosit; non hanno voluto
chiedermi il motivo della mia assenza. Loro, che mai avevano osato alzare
gli occhi su di me, gettavano, sforzandosi di indovinare l'enigma, sguardi
stupefatti sul mio volto abbattuto, bench non scorgessero il fondo di quel
mistero, e si comunicavano sottovoce pensieri che temevano in me qualche
inatteso cambiamento. Piangevano lacrime silenziose; sentivano
vagamente che non ero pi lo stesso, divenuto inferiore alla mia identit.
Avrebbero voluto sapere quale funesta decisione mi aveva fatto varcare le
frontiere del cielo, per venire ad abbattermi sulla terra, e assaporare volutt
effimere che essi disprezzano profondamente. Notarono sulla mia fronte
una goccia di sperma, una goccia di sangue. La prima era sgorgata dalle
cosce della cortigiana! La seconda era zampillata dalle vene del martire!
Stigmate odiose! Rosoni inamovibili! I miei arcangeli hanno ritrovato,
impigliati nei roveti dello spazio, i brandelli fiammeggianti della mia
tunica di opale, fluttuanti sopra i popoli a bocca aperta. Non hanno potuto
ricostruirla, e il mio corpo resta nudo davanti alla loro innocenza; castigo
memorabile della virt abbandonata. Guarda i solchi che si sono scavati un
letto sulle mie guance scolorite: sono la goccia di sperma e la goccia di
sangue, che filtrano lentamente lungo le mie rughe aride. Giunte al labbro
superiore, compiono uno sforzo immenso e penetrano nel santuario della
mia bocca, attratte come una calamita dalla gola irresistibile. Mi soffocano
queste due gocce implacabili. Fino a questo momento, mi ero creduto
l'Onnipotente; ma no; devo abbassare il collo davanti al rimorso che mi
grida: "Sei solo un miserabile!". Non fare simili balzi! Taci... taci... se
qualcuno ti udisse! ti rimetter tra gli altri capelli; ma prima lascia
tramontare il sole all'orizzonte, affinch la notte copra i tuoi passi Ho visto
Satana, il grande nemico, raddrizzare gli ossuti grovigli della carcassa
sopra il suo torpore di larva, e, in piedi, trionfante, sublime, arringare le
sue truppe riunite; e, poich lo merito, deridermi. Ha detto di stupirsi
molto che il suo orgoglioso rivale, sorpreso in flagrante delitto dal
successo finalmente realizzato di uno spionaggio perpetuo, potesse
abbassarsi al punto di baciare la veste della corruzione umana, con un
viaggio di lungo corso tra gli scogli dell'etere, e far perire tra le sofferenze
un membro dell'umanit. Ha detto che quel giovane, stritolato
nell'ingranaggio dei miei raffinati supplizi, forse sarebbe potuto diventare
un'intelligenza geniale; e consolare gli uomini, su questa terra, con canti
mirabili di poesia, di coraggio, contro i colpi della cattiva sorte. Ha detto
che le monache del convento-lupanare non ritrovano pi il sonno; si
aggirano per il cortile, gesticolando come automi, schiacciando con il
piede i ranuncoli e i lill; folli di sdegno, ma non abbastanza da non
ricordare la causa che gener quella malattia nel loro cervello... (Eccole
venire avanti, rivestite del loro bianco sudario; non si parlano; si tengono
per mano. I loro capelli cadono in disordine sulle spalle nude; un mazzetto
di fiori neri inclinato sul loro seno. Monache, tornate nei vostri loculi; la
notte non ancora scesa del tutto; solo il crepuscolo... O capello, lo vedi
tu stesso; da ogni lato sono assalito dal sentimento scatenato della mia
depravazione!). Ha detto che il Creatore, che si vanta di essere la
Provvidenza di tutto ci che esiste, si comportato con molta leggerezza,
per non dire di pi, offrendo un simile spettacolo ai mondi stellati; infatti
ha affermato chiaramente l'intenzione di andare a riferire nei pianeti
orbicolari in quale modo io mantengo, con il mio esempio, la virt e la
bont nella vastit dei miei regni. Ha detto che la grande stima che provava
per un cos nobile nemico era svanita dalla sua immaginazione, e che
preferiva appoggiare la mano sul seno di una fanciulla, bench si tratti di
un atto di esecrabile malvagit, piuttosto che sputare sul mio volto
ricoperto di tre strati di sangue e di sperma mischiati, per non sporcare il
suo sputo bavoso. Ha detto di credersi, giustamente, superiore a me non
nel vizio, ma nella virt e nel pudore; non nel crimine ma nella giustizia.
Ha detto che bisognava attaccarmi a una graticola, per le mie colpe
innumerevoli; farmi bruciare a fuoco lento in un braciere ardente, e poi
gettarmi in mare, sempre che il mare accettasse di accogliermi. E che, dal
momento che mi vantavo di essere giusto, io che l'avevo condannato alle
pene eterne per una piccola rivolta, senza gravi conseguenze, dovevo
dunque fare severa giustizia su me stesso, e giudicare imparzialmente la
mia coscienza carica di iniquit... Non fare balzi simili! Taci... taci... se
qualcuno ti udisse! ti rimetter tra gli altri capelli, ma prima lascia che il
sole tramonti all'orizzonte, affinch la notte copra i tuoi passi. Si ferm
un istante; bench non lo vedessi, capii, da quella pausa necessaria, che
l'onda dell'emozione gli sollevava il petto, come un ciclone vorticoso
solleva una famiglia di balene. Petto divino, un giorno insozzato
dall'amaro contatto delle tette di una donna senza pudore! Anima regale,
abbandonata, in un momento di oblio, al granchio della corruzione, al
polipo della debolezza di carattere, allo squalo dell'abbiezione individuale,
al boa della morale assente, e alla lumaca mostruosa dell'idiotismo! Il
capello e il suo padrone si abbracciarono stretti come due amici che si
rivedono dopo una lunga assenza. Il Creatore continu, come un imputato
che ricompaia davanti al proprio tribunale: E gli uomini, cosa penseranno
di me, di cui avevano un'opinione tanto elevata, quando conosceranno gli
errori della mia condotta, l'avanzare esitante del mio sandalo nei labirinti
fangosi della materia, e la direzione del mio tenebroso cammino attraverso
le acque stagnanti e gli umidi giunchi della palude dove, ricoperto di
nebbie, muggisce bluastro il crimine dalla zampa tetra!... Mi rendo conto
che in futuro dovr lavorare molto per la mia riabilitazione, per
riconquistare la loro stima. Io sono il Grande Tutto; eppure, per un aspetto,
resto inferiore agli uomini che ho creato con un po' di sabbia! Racconta
loro un'audace menzogna, e di' che non sono mai uscito dal cielo,
costantemente rinchiuso con le cure del trono tra i marmi, le statue e i
mosaici dei miei palazzi. Mi sono presentato di fronte ai celesti figli
dell'umanit; ho detto loro: "Scacciate il male dalle vostre capanne, e
lasciate entrare nel vostro focolare il mantello del bene. Colui che alzer la
mano su uno dei suoi simili infliggendogli in seno una ferita mortale col
ferro omicida, non speri mai negli effetti della mia misericordia, e tema le
bilance della giustizia. Andr a nascondere nelle foreste la propria
tristezza; ma il frusco delle foglie nelle radure canter alle sue orecchie la
ballata del rimorso; e lui fuggir da quei luoghi, punto al fianco dal rovo,
dal pungitopo e dall'azzurro cardo, con i suoi rapidi passi avvinghiati dalla
flessibilit delle liane e dai morsi degli scorpioni. Si diriger verso i
ciottoli della spiaggia; ma l'alta marea, con i suoi spruzzi e il suo
pericoloso avvicinarsi, gli racconter che il suo passato non le ignoto; e
lui precipiter la sua corsa cieca verso la corona della scogliera, mentre i
venti stridenti dell'equinozio, penetrando nelle grotte naturali del golfo e
nelle cave aperte sotto la muraglia delle rocce risonanti, muggiranno come
le mandrie immense dei bufali delle pampas. I fari della costa lo
inseguiranno fino ai limiti del settentrione con i loro riflessi sarcastici, e i
fuochi fatui delle maremme, semplici vapori in combustione, con le loro
danze fantastiche faranno rabbrividire i peli dei suoi pori, rendendo verde
l'iride dei suoi occhi. Che il pudore si trovi a proprio agio nelle vostre
capanne, e sia al sicuro all'ombra dei vostri campi. In questo modo i vostri
figli diventeranno belli, e s'inchineranno riconoscenti davanti ai genitori;
altrimenti, gracili e rattrappiti come la pergamena delle biblioteche,
avanzeranno a grandi passi, guidati dalla rivolta, contro il giorno della
propria nascita e la clitoride della madre impura". Come vorranno gli
uomini obbedire a queste leggi severe, se lo stesso legislatore si rifiuta per
primo di attenervisi?... E la mia vergogna immensa quanto l'eternit!.
Udii il capello perdonargli, con umilt, la sua segregazione, poich il suo
padrone aveva agito per prudenza e non per leggerezza; e l'ultimo pallido
raggio di sole che rischiarava le mie palpebre si ritir dai dirupi della
montagna. Girato verso di lui, lo vidi ripiegarsi come un sudario... Non
fare balzi simili! Taci... taci... se qualcuno ti udisse! Ti rimetter tra gli
altri capelli. E ora che il sole tramontato all'orizzonte, tu, vecchio cinico,
e tu dolce capello, entrambi allontanatevi strisciando dal lupanare, mentre
la notte, stendendo la sua ombra sul convento, copre i vostri passi che si
allungano furtivamente nella pianura Allora il pidocchio, uscendo
all'improvviso da dietro un promontorio, mi disse, rizzando gli artigli:
Cosa pensi di tutto questo?. Ma io non volli rispondergli. Mi ritirai, e
giunsi sul ponte. Cancellai l'iscrizione originaria, e la sostituii con questa:
doloroso conservare, come un pugnale, un tale segreto nel cuore; ma
giuro di non rivelare mai ci di cui sono stato testimone quando penetrai,
per la prima volta, in quel terribile torrione. Gettai via, oltre il parapetto,
il temperino che mi era servito a incidere quelle lettere; e, facendo qualche
rapida riflessione sul carattere del Creatore infante, che purtroppo doveva,
ancora per molto tempo, far soffrire l'umanit (l'eternit lunga), sia con
l'esercizio della crudelt, sia con lo spettacolo ignobile dei cancri provocati
da un grande vizio, chiusi gli occhi come un uomo ubriaco, al pensiero di
avere per nemico un essere simile, e ripresi tristemente il mio cammino
attraverso i dedali delle strade.

FINE DEL TERZO CANTO

CANTO QUARTO

un uomo o una pietra o un albero che sta per iniziare il quarto


canto. Quando il piede scivola sopra una rana, si prova una sensazione di
disgusto; ma quando si sfiora appena il corpo umano con la mano, la pelle
delle dita si sgretola come le scaglie di un blocco di mica spezzato a colpi
di martello; e, come il cuore di uno squalo morto da un'ora palpita ancora,
sul ponte, con tenace vitalit, cos le nostre viscere si sconvolgono da cima
a fondo, per molto tempo dopo quel contatto. Tanto l'orrore che l'uomo
ispira al proprio simile! Pu darsi che mi sbagli, esprimendomi in questo
modo; ma pu anche darsi che dica la verit. Conosco, concepisco una
malattia pi terribile degli occhi gonfi per le lunghe meditazioni sullo
strano carattere dell'uomo; ma ancora la sto cercando... e non sono riuscito
a trovarla! Non credo di essere meno intelligente di un altro, eppure, chi
oserebbe affermare che sono riuscito nelle mie investigazioni? Quale
menzogna uscirebbe dalla sua bocca! L'antico tempio di Denderah
situato a un'ora e mezzo dalla riva del Nilo. Oggi, falangi innumerevoli di
vespe si sono impadronite dei canali di scolo e dei cornicioni. Volteggiano
intorno alle colonne come le onde folte di una chioma nera. Uniche
abitanti del freddo portico, custodiscono l'entrata dei vestiboli, come per
un diritto ereditario. Paragono il ronzio delle loro ali metalliche all'urto
incessante dei ghiacci che precipitano gli uni contro gli altri durante il
disgelo dei mari polari. Ma, se considero la condotta di colui al quale la
Provvidenza concesse il trono su questa terra, le tre ali del mio dolore
fanno udire un mormorio pi grande! Quando una cometa, nella notte,
appare improvvisa in una regione del cielo dopo ottant'anni di assenza,
mostra agli abitanti della terra e ai grilli la sua coda brillante e vaporosa.
Non ha certo coscienza di quel suo lungo viaggio; non cos per me:
appoggiato con i gomiti al capezzale del mio letto, mentre il profilo
merlettato di un orizzonte arido e tetro si erge vigoroso sullo sfondo della
mia anima, mi lascio assorbire dai sogni della compassione e arrossisco
per l'uomo! Tagliato in due dalla tramontana, il marinaio, dopo il suo
quarto di notte, si affretta a raggiungere l'amaca: perch questa
consolazione non mi data? Il pensiero di essere caduto, volontariamente,
nella stessa bassezza dei miei simili, e che meno di chiunque altro ho il
diritto di pronunciare lamenti sulla nostra sorte che resta incatenata alla
crosta indurita di un pianeta, e sull'essenza della nostra anima perversa, mi
penetra come un chiodo di forgia. Si sono viste esplosioni di grisou
annientare famiglie intere; ma queste conobbero l'agonia per poco tempo,
perch la morte quasi immediata tra le macerie e i gas deleter: ma io...
esisto sempre, come il basalto! Nel mezzo come all'inizio della vita, gli
angeli somigliano a se stessi: da quanto tempo io non somiglio a me
stesso! L'uomo ed io, murati entro i limiti della nostra intelligenza, come
spesso un lago entro una cinta d'isole di corallo, invece di unire le nostre
forze rispettive per difenderci dal caso e dalla sventura, ci allontaniamo
tremanti d'odio e prendiamo due strade opposte, come se ci fossimo
reciprocamente feriti con la punta di una daga! Si direbbe che l'uno
comprenda il disprezzo che ispira all'altro; mossi dall'incentivo di una
dignit relativa, evitiamo con cura di indurre in errore l'avversario; ognuno
se ne sta per proprio conto, e non ignora che la pace proclamata non
potrebbe essere mantenuta. Ebbene, sia! Divenga eterna la mia guerra
contro l'uomo, dato che ognuno riconosce nell'altro la propria
degradazione... dato che entrambi sono nemici mortali. Che io debba
riportare una vittoria disastrosa o soccombere, il combattimento sar bello:
io, solo, contro l'umanit. Non mi servir di armi costruite con il legno o il
ferro; con il piede respinger gli strati di minerali estratti dalla terra: la
sonorit potente e serafica dell'arpa diverr, sotto le mie dita, un talismano
temibile. In pi di un'imboscata l'uomo, questa scimmia sublime, mi ha gi
trafitto il petto con la sua lancia di porfido: un soldato non mostra le
proprie ferite, per gloriose che siano. Questa guerra terribile seminer il
dolore tra i due partiti: due amici che con ostinazione cercano di
distruggersi, che dramma!

Due pilastri, che non era difficile, e ancor meno possibile, scambiare
per baobab, si scorgevano nella vallata, pi grandi di due spilli. Erano
infatti due torri enormi. E bench a prima vista due baobab non somiglino
a due spilli, e nemmeno a torri, tuttavia, impiegando abilmente i trucchi
della prudenza, si pu affermare, senza timore di avere torto (poich, se
quest'affermazione fosse accompagnata da una sola particella di timore,
non sarebbe pi un'affermazione; sebbene uno stesso nome esprima questi
due fenomeni dell'anima che presentano caratteri abbastanza netti per non
essere confusi con leggerezza), che un baobab non talmente diverso da
un pilastro da vietare il paragone tra queste due forme architettoniche... o
geometriche... o l'una e l'altra... oppure n l'una n l'altra o piuttosto forme
alte e massicce. Cos ho appena trovato, e non ho la pretesa di dire il
contrario, gli epiteti adeguati ai sostantivi pilastro e baobab: e si
sappia bene che non senza gioia unita ad orgoglio che lo faccio notare a
coloro che, sollevate le palpebre, hanno preso la lodevolissima risoluzione
di scorrere queste pagine mentre la candela arde se notte, e il sole
risplende se giorno. E inoltre, anche quando una potenza superiore ci
ordinasse, nei termini pi chiaramente precisi, di rigettare negli abissi del
caos il paragone giudizioso che ognuno ha certamente potuto assaporare
impunemente, anche allora, e soprattutto allora, non si perda di vista
quest'assioma principale, le abitudini contratte con gli anni, i libri, il
contatto con i propri simili, e il carattere inerente a chiunque, che si
sviluppa in rapida efflorescenza, imporrebbero allo spirito umano la
stigmata irreparabile della recidiva, nell'uso criminale (criminale se ci si
pone per un momento e spontaneamente dal punto di vista della potenza
superiore) di una figura retorica che molti disprezzano, ma molti altri
incensano. Se il lettore trova troppo lunga questa frase, accetti le mie
scuse; ma non si attenda delle bassezze da parte mia. Posso confessare le
mie colpe, ma non aggravarle con la mia vilt. I miei ragionamenti
urteranno talvolta contro i sonagli della follia e l'apparenza seria di ci che
in fin dei conti soltanto grottesco (bench secondo certi filosofi sia
abbastanza difficile distinguere la buffoneria dalla malinconia, essendo la
vita stessa un dramma comico o una commedia drammatica); e tuttavia
permesso a chiunque uccidere mosche e perfino rinoceronti, per riposarsi
ogni tanto da un lavoro troppo arduo. Per uccidere delle mosche, ecco il
modo pi sbrigativo, bench non sia il migliore: si schiacciano tra le prime
due dita della mano. La maggior parte degli scrittori che hanno trattato a
fondo quest'argomento ha calcolato, con grande verosimiglianza, che in
molti casi preferibile tagliar loro la testa. Se qualcuno mi rimprovera di
parlare di spilli, come di un argomento radicalmente frivolo, noti senza
pregiudizio che spesso gli effetti pi grandi sono stati prodotti dalle pi
piccole cause. E, per non allontanarmi ancora di pi dal quadro di questo
foglio di carta, non evidente che il laborioso frammento di letteratura che
sto componendo dall'inizio di questa strofe, forse verrebbe meno
apprezzato se si fondasse su una spinosa questione di chimica o di
patologia interna? Del resto, tutti i gusti sono naturali; e quando, all'inizio,
ho paragonato i pilastri agli spilli con tanta precisione (non pensavo
certamente che un giorno mi sarebbe stato rimproverato), mi sono basato
sulle leggi dell'ottica, che hanno stabilito che pi lontano il raggio visivo
da un oggetto, e pi l'immagine si riflette diminuita sulla retina.
Cos, ci che l'inclinazione del nostro spirito alla farsa prende per una
miserabile battuta di spirito, spesso non altro, nel pensiero dell'autore,
che un'importante verit proclamata maestosamente! Oh! quel filosofo
insensato che scoppi a ridere vedendo un asino che mangiava un fico!
Non invento nulla: i libri antichi hanno raccontato con i pi ampi dettagli
questa volontaria e vergognosa spoliazione della nobilt umana. Non so
ridere, io. Non ho mai saputo ridere, anche se pi volte ho tentato di farlo.
molto difficile imparare a ridere. O piuttosto, credo che un sentimento di
ripugnanza nei confronti di questa mostruosit costituisca un segno
essenziale del mio carattere. Ebbene, sono stato testimone di qualcosa di
pi forte: ho visto un fico che mangiava un asino! E tuttavia non ho riso;
francamente, nessuna parte boccale si mossa. Il bisogno di piangere
s'impadron di me con tanta forza che i miei occhi lasciarono cadere una
lacrima. Natura! natura! esclamai singhiozzando, lo sparviero dilania il
passero, il fico mangia l'asino e la tenia divora l'uomo!. Senza prendere la
risoluzione di proseguire oltre, mi chiedo se ho parlato del modo in cui si
uccidono le mosche. S, non vero? altrettanto vero che non avevo
parlato della distruzione dei rinoceronti! Se certi miei amici pretendessero
il contrario, non li ascolterei, e mi ricorderei che la lode e la lusinga sono
due grandi pietre d'inciampo. Tuttavia, allo scopo di soddisfare il pi
possibile la mia coscienza, non posso impedirmi di far notare che questa
dissertazione sul rinoceronte mi trascinerebbe oltre i confini della pazienza
e del sangue freddo, e, per parte sua, probabilmente scoraggerebbe
(abbiamo anzi il coraggio di dire certamente) le generazioni presenti.
Non aver parlato del rinoceronte dopo la mosca! Almeno, come scusa
passabile, avrei dovuto ricordare prontamente (e non l'ho fatto!)
quest'omissione non premeditata, che non stupir chi abbia studiato a
fondo le contraddizioni reali e inesplicabili che dimorano nei lobi del
cervello umano. Niente indegno per un'intelligenza grande e semplice: il
pi piccolo fenomeno della natura, se contiene del mistero, diverr per il
saggio materia inesauribile di riflessione. Se qualcuno vede un asino che
mangia un fico o un fico che mangia un asino (queste due circostanze non
si presentano spesso, tranne che in poesia), siate certi che dopo aver
riflettuto due o tre minuti per sapere quale condotta adottare, abbandoner
il sentiero della virt e si metter a ridere come un gallo! Tra l'altro, non
stato ancora dimostrato esattamente che i galli aprano apposta il becco per
imitare l'uomo e fare una smorfia tormentata. Definisco smorfia negli
uccelli ci che ha lo stesso nome nell'umanit! Il gallo non abbandona mai
la propria natura, meno per incapacit che per orgoglio. Insegnate loro a
leggere, e si ribellano. Non un pappagallo, che rimarrebbe estasiato di
fronte alla propria debolezza, ignara e imperdonabile! Oh! avvilimento
esecrabile! quanto somigliamo a un capra quando ridiamo! La quiete della
fronte scomparsa per far posto a due enormi occhi di pesce che (non
deplorevole?)... che... che si mettono a brillare come fari! Spesso mi
accadr di enunciare solamente le proposizioni pi buffonesche... non
trovo che ci diventi un motivo perentoriamente sufficiente per allargare la
bocca! Non posso impedirmi di ridere, mi risponderete; accetto questa
spiegazione assurda, ma allora sia un riso malinconico. Ridete, ma nello
stesso tempo piangete. Se non riuscite a piangere con gli occhi, piangete
con la bocca. Se anche questo impossibile, urinate; ma vi avverto che in
questo caso un liquido qualsiasi necessario per attenuare l'aridit che il
riso, dai tratti spaccati all'indietro, si porta nei fianchi. Quanto a me, non
mi lascer sconcertare dal buffo chiocciare e dal muggito originale di
coloro che trovano sempre qualcosa da ridire in un carattere che non
somiglia al loro, perch soltanto una delle innumerevoli trasformazioni
intellettuali che Dio, senza allontanarsi da un tipo primordiale, cre per
governare le ossute carcasse. Fino ai nostri tempi, la poesia ha percorso
una falsa strada; innalzandosi fino al cielo o strisciando fino a terra, ha
misconosciuto i principi della propria esistenza, ed stata, non senza
ragione, costantemente sbeffeggiata dalla gente perbene. Non stata
modesta... la qualit pi bella che debba esistere in un essere imperfetto! Io
voglio mostrare le mie qualit; ma non sono abbastanza ipocrita per
nascondere i miei vizi! Il riso, il male, l'orgoglio, la follia, appariranno di
volta in volta tra la sensibilit e l'amore della giustizia, e serviranno da
esempio allo stupore umano; ognuno vi si riconoscer, non quale dovrebbe
essere ma quale . E forse questo semplice ideale, concepito dalla mia
immaginazione, superer tuttavia tutto ci che la poesia ha finora trovato
di pi grandioso e sacro. Infatti, se lascio trasparire i miei vizi attraverso
queste pagine, si creder ancora di pi alle virt che vi faccio risplendere,
e di cui porr l'aureola talmente in alto che i pi grandi geni dell'avvenire
testimonieranno una sincera riconoscenza nei miei confronti. Cos,
dunque, l'ipocrisia sar decisamente scacciata dalla mia dimora. Vi sar,
nei miei canti, un'imponente prova di potenza, per il fatto di disprezzare in
tal modo le opinioni comuni. Egli canta solo per s, e non per i suoi simili.
Non ripone la misura della sua ispirazione nella bilancia umana. Libero
come la tempesta, si arenato sulle spiagge indomabili della sua terribile
volont! Non teme niente, tranne se stesso. Nei suoi combattimenti
soprannaturali, attaccher l'uomo e il Creatore, e con vantaggio, come
quando il pesce spada affonda la sua spada nel ventre della balena: sia
maledetto dai suoi figli e dalla mia mano scarna, chi persiste a non
comprendere gli implacabili canguri del riso e gli audaci pidocchi della
caricatura!... Si scorgevano due torri enormi nella vallata; l'ho detto
all'inizio. Moltiplicandole per due, il prodotto era quattro... ma non
distinguevo molto bene la necessit di quest'operazione aritmetica.
Proseguii la mia strada, con la febbre nel volto, ed esclamavo
continuamente: No no... non distinguo molto bene la necessit di
quest'operazione aritmetica!. Avevo udito stridii di catene e gemiti
dolorosi. Nessuno ritenga possibile, passando in quel luogo, moltiplicare le
torri per due affinch il prodotto sia quattro! Alcuni sospettano che io ami
l'umanit come se fossi sua madre e l'avessi portata per nove mesi nei miei
fianchi profumati; ecco perch non passo pi nella vallata in cui
s'innalzano le due unit del moltiplicando!

Una forca si ergeva dal suolo; a un metro da terra era appeso per i
capelli un uomo, con le braccia legate dietro. Le gambe gli erano state
lasciate libere per accrescere i suoi tormenti e fargli desiderare
maggiormente qualunque cosa che fosse l'opposto delle braccia legate. La
pelle della fronte era talmente tesa dal peso della sospensione che il volto,
condannato dalla circostanza all'assenza dell'espressione naturale,
somigliava alla concrezione pietrosa di una stalattite. Da tre giorni subiva
quel supplizio. Gridava: Chi mi scioglier le braccia? chi mi scioglier i
capelli? Mi slogo in movimenti che servono soltanto a staccarmi
maggiormente dalla testa la radice dei capelli; la sete e la fame non sono le
cause principali che m'impediscono di dormire. impossibile che la mia
esistenza si prolunghi oltre i limiti di un'ora. Qualcuno mi apra la gola con
un ciottolo tagliente!. Ogni parola era preceduta e seguita da urla intense.
Mi slanciai dal cespuglio dietro cui stavo nascosto, e mi diressi verso quel
fantoccio o pezzo di lardo appeso al soffitto. Ma ecco che dal lato opposto
arrivarono danzando due donne ubriache. Una reggeva un sacco e due
fruste dalle corde di piombo, l'altra un barile pieno di catrame e due
pennelli. I capelli grigiastri della pi anziana fluttuavano al vento come i
brandelli di una vela stracciata, e le caviglie dell'altra sbattevano tra loro
come i colpi di coda di un tonno sul cassero di una nave. I loro occhi
brillavano di una fiamma cos nera e forte che all'inizio non credetti che
quelle due donne appartenessero alla mia specie. Ridevano con una
disinvoltura talmente egoista, e i loro lineamenti ispiravano una tale
ripugnanza, che non dubitai un attimo di avere davanti agli occhi i due
esemplari pi schifosi della razza umana. Mi nascosi di nuovo dietro il
cespuglio e rimasi immobile, come l'acantophorus serraticornis che mostra
soltanto la testa fuori dal nido. Si avvicinavano con la rapidit della marea;
appoggiando l'orecchio al suolo, il suono, distintamente percepito, mi
portava lo scuotimento lirico dei loro passi. Quando le due femmine di
orango furono giunte sotto la forca, per qualche secondo fiutarono l'aria;
mostrarono, con i loro gesti strampalati, la quantit davvero notevole di
stupore che deriv dalla loro esperienza, quando si accorsero che in quei
luoghi non era cambiato nulla: la conclusione della morte, conforme ai
loro auspici, non era sopraggiunta. Non si erano degnate di sollevare la
testa per sapere se la mortadella si trovasse ancora allo stesso posto. Una
disse: Ma possibile che tu respiri ancora? Hai la vita dura, mio diletto
marito. Come quando due cantori, in una cattedrale, intonano
alternandosi i versetti di un salmo, la seconda rispose: Non vuoi dunque
morire, grazioso figlio mio? Dimmi dunque come hai fatto (si tratta
certamente di qualche maleficio) a spaventare gli avvoltoi? In effetti la tua
carcassa diventata cos magra! Lo zefiro la dondola come una lanterna.
Ciascuna prese un pennello e incatram il corpo dell'impiccato... ciascuna
prese una frusta e alz le braccia... Ammiravo (era assolutamente
impossibile non fare come me) con quale energica precisione le lame di
metallo, invece di scivolare sulla superficie, come quando ci si batte contro
un negro e si compiono sforzi inutili, da incubo, per afferrarlo per i capelli,
aderivano, grazie al catrame, fin dentro le carni segnate da solchi profondi
quanto poteva ragionevolmente permetterlo l'impedimento delle ossa. Mi
sono messo al riparo dalla tentazione di trovare voluttuoso quello
spettacolo eccessivamente curioso, ma meno profondamente comico di
quanto fosse lecito attendersi. Eppure, nonostante le buone risoluzioni
prese in precedenza, come non riconoscere la forza di quelle donne, i
muscoli di quelle braccia? La loro abilit, che consisteva nel colpire le
parti pi sensibili, come il volto e il basso ventre, sar da me ricordata solo
se aspirer all'ambizione di raccontare tutta la verit! A meno che,
incollando le mie labbra una all'altra, soprattutto in senso orizzontale (ma
nessuno ignora che questo il modo pi comune per provocare tale
pressione), io non preferisca mantenere un silenzio gonfio di lacrime e
misteri, la cui penosa manifestazione sar incapace di nascondere, non solo
altrettanto bene ma anzi meglio ancora delle mie parole (infatti non credo
di sbagliarmi, anche se non certamente necessario negare in linea di
massima, pena il rischio di contravvenire alle pi elementari regole
dell'abilit, le ipotetiche possibilit di errore) i risultati funesti provocati
dal furore che mette in funzione i secchi metacarpi e le robuste
articolazioni: anche quando non ci si ponesse dal punto di vista
dell'osservatore imparziale e dell'esperto moralista ( quasi assai
importante informare che io non ammetto, almeno interamente, questa
restrizione pi o meno fallace), il dubbio, a tale riguardo, non avrebbe la
facolt di estendere le sue radici; infatti non lo suppongo, per il momento,
tra le mani di una potenza soprannaturale, e perirebbe immancabilmente,
forse non improvvisamente, in mancanza di una linfa in grado di
adempiere le condizioni simultanee di nutrizione e di assenza di materie
velenose. evidente, altrimenti non leggetemi, che io metto in scena
soltanto la timida personalit della mia opinione: lungi da me, tuttavia, il
pensiero di rinunciare a diritti che sono incontestabili! Certo, non mia
intenzione combattere l'affermazione, in cui brilla il criterio della certezza,
che esiste un modo pi semplice d'intendersi; consisterebbe, lo traduco con
poche parole che ne valgono tuttavia pi di mille, nel non discutere: pi
difficile da mettere in pratica di quanto non voglia generalmente pensare il
comune mortale. Discutere il termine grammaticale, e molte persone
troveranno che non bisognerebbe contraddire, senza un voluminoso
allegato di prove, ci che ho appena steso sulla carta; ma la cosa cambia
notevolmente, se lecito concedere al proprio istinto d'impiegare una rara
sagacia al servizio della sua circospezione, quando formula giudizi che
altrimenti sembrerebbero, siatene persuasi, di un'audacia che sfiora le rive
della fanfaronata. Per chiudere questo piccolo incidente, che si spogliato
da solo della sua ganga con una leggerezza tanto irrimediabilmente
deplorevole quanto fatalmente piena d'interesse (cosa che ognuno non avr
mancato di verificare, a condizione che abbia auscultato i suoi ricordi pi
recenti), bene, se si possiedono facolt in perfetto equilibrio, o meglio se
la bilancia dell'idiotismo non ha di gran lunga la meglio sul piatto in cui
stanno i nobili e magnifici attributi della ragione, e cio, per essere pi
chiaro (poich finora sono stato soltanto conciso, cosa che molti non
ammetteranno, a causa delle mie lungaggini soltanto immaginarie, perch
rispondono al loro scopo di incalzare, con lo scalpello dell'analisi, le
fuggitive apparizioni della verit fin dentro i loro ultimi trinceramenti), se
l'intelligenza predomina a sufficienza sui difetti sotto il cui peso l'hanno in
parte soffocata l'abitudine, la natura e l'educazione, bene, lo ripeto per la
seconda e ultima volta, perch, a forza di ripetere, si finirebbe, in genere
non falso, con il non capirsi pi, tornare con la coda tra le gambe (posto
che sia vero che io ho una coda) al drammatico argomento messo alla
prova in questa strofe. utile bere un bicchier d'acqua prima di riprendere
il seguito del mio lavoro. Preferisco berne due, piuttosto che farne a meno.
Cos, in una caccia a un negro in fuga attraverso la foresta, a un momento
convenuto ogni membro del gruppo appende il fucile alle liane, e ci si
riunisce tutti insieme all'ombra di una macchia, per placare la sete e
calmare la fame. Ma la sosta dura soltanto qualche secondo, l'inseguimento
viene ripreso con accanimento, e l'hallal non tarda a risuonare. E come
l'ossigeno riconoscibile dalla propriet che possiede, senza orgoglio, di
riaccendere un fiammifero che presenti qualche punto d'ignizione, cos si
riconoscer l'adempimento del mio compito dalla premura che dimostro
nel ritornare sull'argomento. Quando le femmine si videro
nell'impossibilit di trattenere la frusta, che la stanchezza lasci cadere
dalle loro mani, posero giudiziosamente fine all'attivit ginnica che
avevano svolto per quasi due ore e si ritirarono, con una gioia non
sprovvista di minacce per l'avvenire. Mi diressi verso colui che mi
chiamava in aiuto, con un occhio glaciale (infatti la perdita di sangue era
cos grande che la debolezza gli impediva di parlare e, pur non essendo io
un medico, era mia opinione che l'emorragia si fosse manifestata nel volto
e nel basso ventre), e gli tagliai i capelli con un paio di forbici, dopo
avergli slegato le braccia. Mi raccont che sua madre, una sera, l'aveva
chiamato nella sua stanza, e gli aveva ordinato di spogliarsi per passare la
notte a letto con lei, e, senz'attendere alcuna risposta, la maternit si era
spogliata di tutti i suoi vestiti, intrecciando di fronte a lui i gesti pi
impudichi. Allora egli si era ritirato. Inoltre, con i suoi perpetui rifiuti si
era attirato la collera della moglie, che si era cullata nella speranza di una
ricompensa qualora fosse riuscita a indurre il marito a prestare il suo corpo
alle passioni della vecchia. Esse decisero, con un complotto, di appenderlo
a una forca preparata precedentemente in qualche luogo non frequentato, e
di lasciarlo perire insensibilmente, esposto ad ogni miseria e ad ogni
pericolo. Non senza mature e numerose riflessioni, piene di difficolt quasi
insuperabili, alla fine erano giunte a orientare la loro scelta sul raffinato
supplizio che aveva visto dileguarsi il suo esito soltanto grazie all'aiuto
insperato del mio intervento. I segni pi vivi della riconoscenza
sottolineavano ogni sua espressione e davano alle sue confessioni un
valore non certo esiguo. Lo portai nella capanna pi vicina; infatti era
svenuto, e abbandonai i contadini soltanto dopo aver lasciato loro la mia
borsa perch curassero il ferito, e dopo essermi fatto promettere che
avrebbero prodigato allo sventurato, come a un loro figlio, i segni di una
simpatia perseverante. A mia volta raccontai loro l'accaduto e mi avvicinai
alla porta, per rimettere il piede sul sentiero; ma ecco che, dopo aver fatto
un centinaio di passi, tornai automaticamente sui miei passi; entrai di
nuovo nella capanna e, rivolgendomi agli ingenui proprietari, esclamai:
No, no... non crediate che tutto questo mi stupisca!. Questa volta mi
allontanai definitivamente; ma la pianta dei piedi non riusciva ad
appoggiarsi in modo sicuro: un altro avrebbe potuto non accorgersene! Il
lupo non passa pi sotto la forca che innalzarono, in un giorno di
primavera, le mani intrecciate di una sposa e di una madre, come quando
faceva prendere alla sua immaginazione affascinata la via di un pasto
illusorio. Quando vede all'orizzonte quella chioma nera, ondeggiante al
vento, non incoraggia la propria forza d'inerzia, e prende la fuga con una
velocit incomparabile! Bisogna vedere, in questo fenomeno psicologico,
un'intelligenza superiore all'istinto ordinario dei mammiferi? Senza
attestare niente, e senza niente prevedere, mi sembra che l'animale abbia
capito che cos' il crimine! Come potrebbe non capirlo, quando degli esseri
umani, proprio loro, hanno respinto fino a questo punto indescrivibile il
dominio della ragione, per lasciar sussistere, al posto di questa regina
spodestata, soltanto una vendetta selvaggia!

Sono sporco. I pidocchi mi rodono. I porci, quando mi guardano


vomitano. Le croste e le escare della lebbra hanno squamato la mia pelle,
coperta di pus giallastro. Non conosco l'acqua dei fiumi n la rugiada delle
nubi. Sulla mia nuca, come sopra un letamaio, cresce un fungo enorme dai
peduncoli ombrelliferi. Seduto sopra un mobile informe, da quattro secoli
non muovo le membra. I miei piedi hanno messo radici nel suolo e
compongono, fino al ventre, una sorta di vegetazione viva, piena di
ignobili parassiti, che non pi carne e non deriva ancora dalla pianta.
Eppure il mio cuore batte. Ma come potrebbe battere, se la putredine e le
esalazioni del mio cadavere (non oso dire corpo) non lo nutrissero in
abbondanza? Sotto l'ascella sinistra si stabilita una famiglia di rospi, e
quando uno di essi si muove mi fa il solletico. State attenti che non ne
scappi uno, e non venga a grattarvi con la bocca l'interno dell'orecchio:
poi, sarebbe capace di entrarvi nel cervello. Sotto l'ascella destra c' un
camaleonte che d loro una caccia perpetua, per non morire di fame:
ognuno deve vivere. Ma quando un partito sventa completamente le
astuzie dell'altro, non trovano niente di meglio da fare che lasciarsi in pace
a vicenda, e succhiano il grasso delicato che mi ricopre le costole: ci sono
abituato. Una vipera malvagia ha divorato la mia verga, e ne ha preso il
posto: mi ha reso eunuco, quell'infame. Oh! se avessi potuto difendermi
con le mie braccia paralizzate; ma credo piuttosto che si siano mutate in
ceppi. Comunque sia, importante constatare che il sangue non viene pi a
farvi scorrere il suo rossore. Due piccoli istrici, che non crescono pi,
hanno gettato a un cane, che non ha rifiutato, l'interno dei miei testicoli: e
si sono sistemati all'interno dell'epidermide, lavata con cura. L'ano stato
intercettato da un granchio; incoraggiato dalla mia inerzia, con le sue chele
fa la guardia all'ingresso, e mi fa molto male! Due meduse hanno varcato i
mari, immediatamente allettate da una speranza che non fu delusa. Con
attenzione hanno scrutato le due parti carnose che formano il didietro
umano e, aggrappandosi al loro profilo convesso, le hanno talmente
schiacciate con una pressione costante che i due pezzi di carne sono
scomparsi, mentre sono rimasti due mostri usciti dal regno della viscosit,
eguali per colore, forma e ferocia. Non parlate della mia colonna
vertebrale, perch una spada. S, s... non ci pensavo... la vostra domanda
giusta. Desiderate sapere, non vero, come mai si trovi piantata
verticalmente nelle mie reni? Neppure io lo ricordo molto chiaramente;
tuttavia, se mi decido a considerare un ricordo ci che forse non altro che
un sogno, sappiate che l'uomo, quando ha saputo che avevo fatto voto di
vivere con la malattia e l'immobilit finch non avessi vinto il Creatore,
cammin, dietro di me, in punta di piedi, ma non cos piano da non essere
udito. Non percepii pi niente, per un istante che non fu lungo. Questo
pugnale acuminato penetr fino all'impugnatura tra le due spalle del toro
delle feste, e la sua ossatura fremette come un terremoto. La lama aderisce
con tale forza al corpo, che nessuno finora riuscito ad estrarla. Gli atleti, i
meccanici, i filosofi, i medici, hanno tentato, volta a volta, i mezzi pi
diversi. Non sapevano che il male che l'uomo ha fatto non pu pi essere
disfatto! Ho perdonato alla profondit della loro ignoranza originaria, e li
ho salutati con le palpebre degli occhi. Viandante, quando mi passerai
accanto, non rivolgermi, te ne supplico, la minima parola di consolazione:
indeboliresti il mio coraggio. Lascia che io riscaldi la mia tenacia alla
fiamma del martirio volontario. Vattene... che io non t'ispiri alcuna piet.
L'odio pi bizzarro di quanto pensi; la sua condotta inesplicabile, come
l'apparenza spezzata di un bastone piantato nell'acqua. Quale mi vedi,
posso ancora fare escursioni fino alle muraglie del cielo, alla testa di una
legione di assassini, e tornare ad assumere quest'atteggiamento per
meditare, di nuovo, sui nobili progetti della vendetta. Addio, non ti
tratterr pi a lungo; e, per istruirti e preservarti, rifletti sulla sorte fatale
che mi ha condotto alla rivolta, quando forse ero nato buono! Racconterai
a tuo figlio ci che hai visto; e, prendendolo per mano, fagli ammirare la
bellezza delle stelle e le meraviglie dell'universo, il nido del pettirosso e i
templi del Signore. Sarai stupito di vederlo cos docile ai consigli della
paternit, e lo ricompenserai con un sorriso. Ma quando creder di non
essere osservato, getta lo sguardo su di lui, e lo vedrai sputare la sua bava
sulla virt; ti ha ingannato, colui che disceso dalla razza umana, ma non
t'inganner pi: ormai saprai che ne sar di lui. O padre sventurato,
prepara, per accompagnare i passi della tua vecchiaia, il patibolo
incancellabile che mozzer la testa di un criminale precoce, e il dolore che
ti mostrer la via che conduce alla tomba.

Sul muro della mia stanza, quale ombra disegna, con potenza
incomparabile, la fantasmagorica proiezione della sua sagoma rattrappita?
Quando impongo al mio cuore quest'interrogativo, delirante e muto,
meno per la maest della forma che per il quadro della realt, che la
sobriet dello stile si comporta in tal modo. Chiunque tu sia, difenditi; mi
accingo infatti a dirigere verso di te la fionda di un'accusa terribile: quegli
occhi non ti appartengono... dove li hai presi? Un giorno vidi passare
davanti a me una donna bionda; li aveva eguali ai tuoi: tu glieli hai
strappati. Vedo che vuoi far credere alla tua bellezza; ma nessuno ci crede,
e io meno di chiunque altro. Te lo dico perch tu non mi prenda per uno
sciocco. Tutta una serie di uccelli rapaci, appassionati della carne altrui e
difensori dell'utilit della caccia, belli come scheletri che sfoglino panocos
dell'Arkansas, volteggiano intorno alla tua fronte come servitori sottomessi
e graditi. Ma una fronte? Non difficile esitare molto a crederlo.
talmente bassa che impossibile verificare le prove, numericamente
esigue, della sua equivoca esistenza. Non te lo dico per divertirmi. Forse
non hai fronte, tu che fai passeggiare sul muro, come il simbolo mal
riflesso di una danza fantastica, il febbrile traballare delle tue vertebre
lombari. Chi dunque ti ha scotennato? Se stato un essere umano, da te
rinchiuso per vent'anni in una prigione ed evaso per preparare una vendetta
degna delle sue rappresaglie, ha fatto ci che doveva e io l'applaudo;
soltanto, perch un soltanto c', non stato abbastanza severo. Adesso
somigli a un Pellerossa prigioniero, almeno (notiamolo preliminarmente)
per l'espressiva assenza di capigliatura. Non che non possa ricrescere, dato
che i fisiologi hanno scoperto che perfino i cervelli asportati alla lunga
ricompaiono, negli animali; ma il mio pensiero, fermandosi a una semplice
constatazione che non sprovvista, per quel poco che ne posso capire, di
una volutt enorme, non si spinge, neppure nelle sue pi ardite
conseguenze, fino alle frontiere di un augurio per la tua guarigione, e, anzi,
mettendo in opera la sua pi che sospetta neutralit, ha fondate ragioni di
considerare (o almeno di auspicare) come presagio di pi grandi sventure,
ci che per te non pu essere altro che una momentanea privazione della
pelle che ti copre la superficie della testa. Spero che tu mi abbia capito. E
anche se il caso ti permettesse, per un miracolo assurdo ma non, talvolta,
ragionevole, di ritrovare quella pelle preziosa che la religiosa vigilanza del
tuo nemico ha conservato come il ricordo inebriante della sua vittoria,
quasi estremamente possibile che, anche quando si fosse studiata la legge
delle probabilit solo da un punto di vista matematico (ora, risaputo che
l'analogia traspone facilmente l'applicazione di questa legge agli altri
campi dell'intelligenza), il tuo timore legittimo, ma un po' esagerato, di un
raffreddamento totale o parziale, non rifiuterebbe l'occasione importante,
anzi unica, che si presentasse in modo cos opportuno, anche se brusco, di
preservare le diverse parti del tuo cervello dal contatto con l'atmosfera,
soprattutto d'inverno, con un copricapo che a buon diritto ti spetta in
quanto naturale, e che ti sarebbe permesso, inoltre (sarebbe
incomprensibile che tu lo negassi), di tenere costantemente sulla testa
senza correre il rischio sempre spiacevole di infrangere le regole pi
semplici di una correttezza elementare. Non vero che mi ascolti con
attenzione? Se mi ascolti meglio, la tua tristezza non potr certo staccarsi
dall'interno delle tue rosse narici. Ma poich sono molto imparziale, e non
ti detesto quanto dovrei (se mi sbaglio, dimmelo), tuo malgrado porgi
l'orecchio ai miei discorsi, come spinto da una forza superiore. Io non sono
malvagio come te: ecco perch il tuo genio s'inchina spontaneamente
davanti al mio... In effetti, io non sono malvagio come te! Hai appena
gettato uno sguardo sulla citt costruita sul fianco di questa montagna. E
ora, cosa vedo? Tutti gli abitanti sono morti! Ho orgoglio quanto un altro,
ed un vizio in pi averne forse di pi. Ebbene, ascolta... ascolta, se la
confessione di un uomo che ricorda di essere vissuto un mezzo secolo
sotto forma di squalo nelle correnti sottomarine che costeggiano l'Africa,
t'interessa abbastanza vivamente per prestargli la tua attenzione, se non
con amarezza, almeno senza l'errore irreparabile di mostrare il disgusto
che ti ispiro. Non getter ai tuoi piedi la maschera della virt, per apparire
ai tuoi occhi quale sono; infatti non l'ho mai portata (se questa tuttavia
una scusa); e, fin dai primi istanti, se osservi attentamente i miei
lineamenti, mi riconoscerai come un tuo rispettoso discepolo nella
perversit, ma non come un tuo temibile rivale. Poich non ti contendo la
palma del male, non credo che un altro lo faccia: prima dovrebbe
eguagliarmi, e questo non facile... Ascolta, a meno che tu non sia la
debole condensazione di una nebbia (tu nascondi il tuo corpo da qualche
parte, e io non posso incontrarlo): un mattino in cui vidi una ragazzina che
si sporgeva su un lago per cogliervi un loto rosa, con precoce esperienza
lei rese pi sicuri i suoi passi; si sporgeva sulle acque quando i suoi occhi
incontrarono il mio sguardo ( vero che, da parte mia, ci non avveniva
senza premeditazione). Subito barcoll come il turbine generato dalla
marea intorno a uno scoglio, le sue gambe si piegarono e, cosa
meravigliosa a vedersi, fenomeno che si realizz come vero che sto
parlando con te, cadde fino in fondo al lago: strana conseguenza, non colse
pi ninfacee. Ma che fa l sotto?... non mi sono informato. Senza dubbio la
sua volont, che si schierata sotto la bandiera della liberazione, impegna
lotte accanite contro la putrefazione! Ma tu, mio signore, sotto il tuo
sguardo gli abitanti delle citt sono improvvisamente distrutti, come un
formicaio schiacciato dal tallone dell'elefante. Forse non sono appena stato
testimone di un esempio dimostrativo? Vedi... la montagna non pi
gioiosa... resta isolata come un vecchio. vero, le case esistono; ma non
un paradosso affermare sottovoce che non potresti dire lo stesso di coloro
che in esse non esistono pi. Gi le esalazioni dei cadaveri giungono fino a
me. Non le senti? Guarda quegli uccelli da preda che attendono che ci
allontaniamo per iniziare il pasto gigantesco; ne arriva una nube perpetua
dai quattro punti dell'orizzonte. Ahim! erano gi venuti, dato che vidi le
loro ali rapaci tracciare sopra di te il monumento delle spirali, come per
incitarti ad affrettare il crimine. Il tuo odorato non riceve dunque il minimo
effluvio? L'impostore non nient'altro... I tuoi nervi olfattivi sono
finalmente scossi dalla percezione di atomi aromatici: questi s'innalzano
dalla citt annientata, bench non abbia bisogno di fartelo sapere. Vorrei
abbracciarti i piedi, ma le mie braccia non stringono altro che un vapore
trasparente. Cerchiamo questo corpo introvabile, che tuttavia i miei occhi
scorgono: merita, da parte mia, i pi numerosi segni di un'ammirazione
sincera. Il fantasma si prende gioco di me: mi aiuta a cercare il suo corpo.
Se gli faccio segno di restare al suo posto, ecco che mi rimanda lo stesso
segno... Il segreto scoperto; ma non, lo dico con franchezza, per mia
maggiore soddisfazione. Tutto spiegato, nei dettagli grandi e minimi; non
importa richiamare questi ultimi alla mente, come, per esempio, gli occhi
strappati alla donna bionda: questo non quasi niente! Non mi ricordavo,
dunque, che anch'io ero stato scotennato, anche se soltanto per cinque anni
(il tempo esatto l'avevo dimenticato) avevo rinchiuso un essere umano in
una prigione, per essere testimone dello spettacolo delle sue sofferenze,
poich mi aveva rifiutato, avendone il diritto, un'amicizia che non si
concede a esseri come me? Poich fingo d'ignorare che il mio sguardo pu
dare la morte, perfino ai pianeti che roteano nello spazio, non avr torto
chi pretender che io non possiedo la facolt dei ricordi. Ci che mi resta
da fare spezzare questo specchio, mandarlo in frantumi, con l'aiuto di una
pietra... Non la prima volta che l'incubo della perdita momentanea della
memoria stabilisce la sua dimora nella mia immaginazione, quando, per le
inflessibili leggi dell'ottica, mi accade di essere messo di fronte alla mia
immagine, e di non riuscire a riconoscerla!

Mi ero addormentato sulla scogliera. Chi per un'intera giornata ha


inseguito lo struzzo attraverso il deserto senza riuscire a raggiungerlo, non
ha avuto il tempo di prendere del cibo e di chiudere gli occhi. Se lui a
leggermi, in grado d'indovinare, a rigore, quale sonno pes su di me. Ma
quando la tempesta ha spinto verticalmente un vascello, con il palmo della
mano, in fondo al mare; se, sulla zattera, dell'intero equipaggio non resta
che un uomo, rotto dalle fatiche e dalle privazioni di ogni genere; se il
maroso lo sballotta come un relitto, per ore pi lunghe della vita
dell'uomo; e se una fregata, che solca pi tardi quei luoghi desolati con la
carena spezzata, scorge lo sventurato che trascina per l'oceano la sua
scarna carcassa, e gli reca un soccorso che ha rischiato di giungere tardivo,
io credo che questo naufrago intuir ancora meglio fino a quale punto
giunse l'assopimento dei miei sensi. Il magnetismo e il cloroformio,
quando se ne danno la pena, sanno talvolta generare simili catalessi
letargiche. Esse non hanno alcuna somiglianza con la morte: dirlo sarebbe
una grande menzogna. Ma veniamo subito al sogno, affinch gli
impazienti, affamati di letture simili, non si mettano a ruggire come un
banco di capodogli macrocefali che si battono tra loro per una femmina
incinta. Sognavo di essere entrato nel corpo di un porco, e non mi era
facile uscirne, e sguazzavo i miei peli nelle paludi pi fangose. Era come
una ricompensa? Oggetto dei miei voti, non facevo pi parte dell'umanit!
Per quanto mi riguardava, intesi cos l'interpretazione, e ne provai una
gioia pi che profonda. Tuttavia cercavo attivamente quale atto di virt
avessi compiuto per meritare quest'insigne favore da parte della
Provvidenza. Ora che ho ripassato nella mia memoria le diverse fasi di
quello spaventoso appiattimento contro il ventre del granito, durante il
quale la marea, senza che me ne accorgessi, pass due volte sopra un
miscuglio irriducibile di materia morta e di carne viva, non forse inutile
proclamare che probabilmente quella degradazione non era altro che una
punizione realizzata su di me dalla giustizia divina. Ma chi conosce i
propri intimi bisogni o la causa delle proprie gioie pestilenziali? La
metamorfosi non sembr mai altro ai miei occhi che l'alta e magnanima
eco di una felicit perfetta, che attendevo da molto tempo. Era finalmente
giunto il giorno in cui fui un porco! Provavo i denti sulla corteccia degli
alberi; il grugno, me lo contemplavo con delizia. Non rimaneva pi la
minima particella di divinit: seppi elevare la mia anima fino all'altezza
eccessiva di quell'ineffabile volutt. Ascoltatemi dunque, e non arrossite,
inesauribili caricature del bello, che prendete sul serio il risibile raglio
della vostra anima sovranamente spregevole; e che non capite perch
l'Onnipotente, in un raro momento di buffoneria eccellente, che certamente
non supera le grandi regole generali del grottesco, si sia preso, un giorno, il
mirifico piacere di far abitare un pianeta da esseri singolari e microscopici,
definiti umani, e la cui materia somiglia a quella del corallo vermiglio.
Certo, avete ragione di arrossire, ossa e grasso; ma ascoltatemi. Non
invoco la vostra intelligenza; le fareste vomitare sangue per l'orrore che
essa vi testimonia: dimenticatela, e siate coerenti con voi stessi... A quel
punto, pi nessuna coercizione. Quando volevo uccidere, uccidevo; ci,
anzi, mi accadeva spesso, e nessuno me lo impediva. Le leggi umane mi
perseguitavano ancora con la loro vendetta, anche se non attaccavo la
razza che avevo abbandonato cos tranquillamente; ma la mia coscienza
non mi muoveva alcun rimprovero. Durante il giorno mi battevo con i miei
nuovi simili, e il suolo era disseminato di numerosi strati di sangue
coagulato. Ero il pi forte, e riportavo tutte le vittorie. Ferite cocenti
coprivano il mio corpo; fingevo di non accorgermene. Gli animali terrestri
si allontanavano da me, e io rimanevo solo nella mia splendente
grandezza. Quale non fu il mio stupore quando, attraversato a nuoto un
fiume per allontanarmi dai luoghi che la mia rabbia aveva spopolato, e
raggiungere altre campagne per impiantarvi le mie usanze di assassinio e
carneficina, tentai di camminare su quella riva fiorita. I miei piedi erano
paralizzati; nessun movimento veniva a tradire la verit di quella forzata
immobilit. Tra sforzi soprannaturali per continuare il mio cammino, fu
allora che mi svegliai e sentii che ridiventavo uomo. La Provvidenza mi
faceva cos capire, in un modo non inspiegabile, di non volere che,
neppure in sogno, i miei progetti sublimi si realizzassero. Tornare alla mia
forma primitiva fu per me un dolore cos grande che durante la notte ne
piango ancora. Le mie lenzuola sono costantemente inzuppate, come se
fossero state immerse nell'acqua, e ogni giorno le faccio cambiare. Se non
ci credete, venite a vedermi; controllerete, per esperienza diretta, non la
verosimiglianza ma proprio la verit della mia asserzione. Quante volte,
dopo quella notte passata all'aperto su una scogliera, mi sono mescolato a
branchi di porci per riprendere, come di diritto, la mia metamorfosi
distrutta! tempo di abbandonare questi ricordi gloriosi, che non si
lasciano dietro altro che la pallida via lattea degli eterni rimpianti.

Non impossibile essere testimoni di una deviazione anormale nel


funzionamento latente o visibile delle leggi della natura. Effettivamente, se
ognuno si desse la pena ingegnosa d'interrogare le diverse fasi della
propria esistenza (senza dimenticarne una sola, perch magari proprio
quella era destinata a fornire la prova di ci che sostengo), ricorder, non
senza uno stupore che in altre circostanze sarebbe comico, di essere stato
un giorno testimone, per parlare innanzitutto di cose oggettive, di qualche
fenomeno che sembrava superare, e superava veramente, le note nozioni
fornite dall'osservazione e dall'esperienza, come, per esempio, le piogge di
rospi, il cui magico spettacolo dovette all'inizio non essere compreso dai
dotti. E che, un certo altro giorno, per parlare in secondo e ultimo luogo di
cose soggettive, la sua anima present allo sguardo investigatore della
psicologia, non giunger a dire un'aberrazione della ragione (che tuttavia
non sarebbe meno curiosa; al contrario, lo sarebbe di pi), ma, almeno, per
non fare il difficile con certe persone fredde che mai mi perdonerebbero le
flagranti elucubrazioni della mia esagerazione, uno stato inusuale, assai
spesso molto grave, che indica come il limite accordato dal buon senso
all'immaginazione talvolta, malgrado l'effimero patto concluso tra queste
due potenze, purtroppo superato dall'energica pressione della volont, ma
anche, il pi delle volte, dall'assenza della sua collaborazione effettiva:
diamo come prova qualche esempio, di cui non difficile apprezzare
l'opportunit, se tuttavia si prende per compagna un'attenta moderazione.
Ne presento due: gli attacchi di collera e le malattie dell'orgoglio. Avverto
chi mi legge di stare attento a non farsi un'idea vaga, e, a maggior ragione,
falsa, delle bellezze letterarie che io sfoglio, nello sviluppo eccessivamente
rapido delle mie frasi. Ahim! vorrei svolgere i miei ragionamenti e i miei
paragoni lentamente e con molta magnificenza (ma chi dispone del proprio
tempo?), perch ognuno capisca meglio, se non il mio spavento, almeno il
mio stupore, quando, una sera d'estate, mentre il sole sembrava calare
all'orizzonte, vidi nuotare, in mare, con larghe zampe d'anatra al posto
delle estremit delle gambe e delle braccia, con una pinna dorsale
proporzionalmente lunga ed affilata come quella dei delfini, un essere
umano, dai muscoli vigorosi, che banchi numerosi di pesci (vidi, nel
corteo, tra gli altri abitanti delle acque, la torpedine, l'anarnak
groenlandese e lo scorpene-orribile) seguivano con i segni pi che evidenti
della massima ammirazione. Ogni tanto si tuffava, e il suo corpo vischioso
riappariva quasi subito, a duecento metri di distanza. I marsuini, che
secondo la mia opinione non hanno usurpato la reputazione di buoni
nuotatori, riuscivano appena a seguire da lontano quest'anfibio di nuova
specie. Non credo che il lettore abbia modo di pentirsi se porge alla mia
narrazione non tanto il dannoso ostacolo di una stupida credulit, quanto il
supremo servizio di una profonda fiducia, che discuta legittimamente, con
segreta simpatia, i misteri poetici, troppo poco numerosi a suo avviso, che
io m'incarico di rivelargli ogni volta che se ne presenti l'occasione, come
oggi si inopinatamente presentata, intimamente penetrata dai tonici
sentori delle piante acquatiche, che la tramontana rinfrescante trasporta in
questa strofe che contiene un mostro, che si appropriato dei segni
distintivi della famiglia dei palmipedi. Chi parla qui di appropriazione? Si
sappia bene che l'uomo, con la sua natura multipla e complessa, non ignora
i modi di ampliarne ulteriormente i confini; vive nell'acqua, come
l'ippocampo; negli strati superiori dell'aria, come l'ossifraga, e sottoterra,
come la talpa, il millepiedi e la sublimit del vermiciattolo. Tale , nella
sua forma pi o meno concisa (ma pi che meno), l'esatto criterio della
consolazione estremamente fortifcante che mi sforzavo di far nascere nel
mio spirito, quando pensavo che l'essere umano che scorgevo nuotare in
lontananza con le quattro membra alla superficie delle onde, come mai lo
fece il cormorano pi superbo, forse aveva acquisito il nuovo mutamento
delle estremit delle gambe e delle braccia soltanto come il castigo
espiatorio di qualche crimine sconosciuto. Non era necessario che mi
tormentassi la testa per fabbricarmi in anticipo le malinconiche pillole
della piet; infatti non sapevo che quell'uomo, le cui braccia battevano
alternativamente l'onda amara, mentre le gambe, con una forza simile a
quella posseduta dalle difese a spirale dei narvalo, facevano rifluire gli
strati acquatici, non si era appropriato volontariamente di quelle forme
straordinarie, pi di quanto gli fossero state imposte come un supplizio.
Secondo quanto appresi pi tardi, ecco la semplice verit: il prolungarsi
dell'esistenza in quell'elemento fluido aveva insensibilmente provocato,
nell'essere umano che volontariamente si era esiliato dai continenti
rocciosi, i mutamenti importanti, ma non essenziali, che avevo notato
nell'oggetto che uno sguardo passabilmente confuso mi aveva fatto
scambiare, fin dai momenti primordiali della sua apparizione (per una
leggerezza inqualificabile, i cui errori generano quel sentimento cos
penoso che gli psicologi e gli amanti della prudenza comprenderanno
facilmente) per un pesce dalla forma strana, non ancora descritto nelle
classificazioni dei naturalisti; ma, forse, nelle loro opere postume, anche se
io non avevo la scusabile pretesa di propendere per quest'ultima
supposizione, immaginata in condizioni eccessivamente ipotetiche. In
effetti, quell'anfibio (poich di anfibio si tratta, senza che sia possibile
affermare il contrario) era visibile soltanto per me, fatta astrazione dai
pesci e dai cetacei; mi accorsi infatti che alcuni contadini, che si erano
fermati a contemplare il mio volto turbato da quel fenomeno
soprannaturale, e che inutilmente cercavano di spiegarsi perch i miei
occhi fossero costantemente fissi, con una perseveranza che appariva
invincibile e che in realt non lo era, su un punto del mare dove loro non
distinguevano che una quantit apprezzabile e limitata di banchi di pesci di
tutte le specie, dilatavano l'apertura della loro bocca grandiosa, forse
quanto una balena. Ci li faceva sorridere, ma non, come me, impallidire,
dicevano nel loro linguaggio pittoresco; e non erano tanto stupidi da non
notare che, appunto, io non guardavo le evoluzioni campestri dei pesci, ma
che la mia vista si dirigeva molto pi in avanti. Cos, per quanto mi
riguarda, girando meccanicamente gli occhi verso la notevole ampiezza di
quelle bocche possenti, mi dicevo, tra me e me, che a meno di trovare nella
totalit dell'universo un pellicano grande come una montagna o almeno
come un promontorio (ammirate, vi prego, la finezza della restrizione che
non perde un pollice di terreno), nessun becco di uccello da preda, o
mascella di animale selvaggio, sarebbe mai capace di superare, e nemmeno
di eguagliare, uno di quei crateri spalancati, ma troppo lugubri. Eppure,
anche se io riservo un ampio spazio al simpatico uso della metafora
(questa figura retorica rende molti pi servigi alle aspirazioni umane verso
l'infinito di quanto si sforzino di immaginarlo normalmente coloro che
sono imbevuti di pregiudizi o idee false, che poi la stessa cosa),
altrettanto vero che la bocca ridicola di quei contadini resta ancora
abbastanza larga da inghiottire tre capidogli. Abbreviamo di pi il nostro
pensiero, siamo seri, e contentiamoci di tre elefantini appena nati. Con una
sola bracciata, l'anfibio si lasciava dietro un chilometro di scia schiumante.
Nel brevissimo attimo in cui il braccio teso in avanti rimane sospeso in
aria prima d'immergersi di nuovo, le sue dita aperte, riunite grazie a una
piega della pelle in forma di membrana, sembrava che si slanciassero verso
le altezze dello spazio, e afferrassero le stelle. In piedi sullo scoglio, mi
servii delle mani come di un portavoce e gridai, mentre i granchi e i
gamberi fuggivano verso l'oscurit dei crepacci pi segreti: O tu che nel
nuoto vinci il volo delle lunghe ali della fregata, se ancora comprendi il
significato dei grandi scoppi di voce che, quale fedele interpretazione del
suo intimo pensiero, l'umanit lancia con forza, degnati di fermarti un
attimo nel tuo rapido cammino, e raccontami sommariamente le fasi della
tua vera storia. Ma ti avverto che non hai bisogno di rivolgermi la parola
se il tuo audace progetto di far nascere in me l'amicizia e la venerazione
che io provai per te appena ti vidi compiere per la prima volta, con la
grazia e la forza dello squalo, il tuo pellegrinaggio indomabile e
rettilineo. Un sospiro, che mi gel le ossa e fece vacillare lo scoglio su
cui poggiavo la pianta dei piedi (a meno che non fossi io stesso a vacillare,
per la rude penetrazione delle onde sonore che portavano al mio orecchio
un tale grido di disperazione) si ud fin dentro le viscere della terra: i pesci
si tuffarono sotto le onde, con il rumore della valanga. L'anfibio non os
avanzare troppo, fino alla riva; ma appena fu sicuro che la sua voce
giungeva assai distintamente fino al mio timpano, ridusse il movimento
delle sue membra palmate, in modo da sostenere il busto coperto di alghe
al di sopra dei flutti muggenti. Lo vidi chinare la fronte, come per
invocare, con un ordine solenne, la muta errante dei ricordi. Non osavo
interromperlo in quest'occupazione, santamente archeologica: immerso nel
passato, somigliava a uno scoglio. Finalmente prese la parola, in questi
termini: La scolopendra non manca di nemici; la fantastica bellezza delle
sue zampe innumerevoli, invece di attirarle la simpatia degli animali,
forse, per loro, non che il possente stimolante di una gelosa irritazione. E
non mi stupirei di sapere che quell'insetto oggetto degli odi pi intensi.
Ti nasconder il luogo della mia nascita, che non ha importanza per il mio
racconto; importa invece al mio dovere la vergogna che ne ricadrebbe sulla
mia famiglia. Mio padre e mia madre (Dio li perdoni!), dopo un anno di
attesa videro il cielo esaudire i loro voti: due gemelli, mio fratello e io,
vennero alla luce. Ragione di pi per amarsi. Non and come ne parlo.
Poich ero io il pi bello dei due e il pi intelligente, mio fratello mi prese
in odio, e non si dette la pena di nascondere i suoi sentimenti: per questo,
mio padre e mia madre riversarono su di me la maggior parte del loro
amore, mentre io, con la mia amicizia sincera e costante, mi sforzavo di
placare un'anima che non aveva il diritto di rivoltarsi contro chi era stato
tratto dalla stessa carne. Allora mio fratello non pose pi limiti al suo
furore, e mi rovin, nel cuore dei nostri comuni genitori, con le calunnie
pi inverosimili. Per quindici anni ho vissuto in una cella, con larve e
acqua fangosa per cibo. Non ti racconter in dettaglio i tormenti inauditi
che ho provato, in quella lunga e ingiusta segregazione. A volte, in un
momento della giornata, uno dei tre carnefici, a turno, entrava
all'improvviso, carico di pinze, di tenaglie e di diversi strumenti di
supplizio. Le grida che le torture mi strappavano li lasciavano irremovibili;
la perdita abbondante del mio sangue li faceva sorridere. Fratello mio, ti ho
perdonato, tu che sei la causa prima di tutti i miei mali! Ma mai possibile
che una rabbia cieca non possa, alla fine, dissigillare i propri occhi? Ho
riflettuto molto, nella mia prigione eterna. Quale diventasse il mio odio
generale contro l'umanit, puoi indovinarlo. L'intristimento progressivo, la
solitudine del corpo e dell'anima, ancora non mi avevano fatto perdere la
ragione fino al punto di serbare rancore contro coloro che non avevo
smesso di amare: triplice gogna di cui ero schiavo. Riuscii, con l'astuzia, a
recuperare la mia libert! Disgustato degli abitanti del continente, i quali,
nonostante si attribuissero il titolo di miei simili, fino a quel momento non
sembrava che mi somigliassero in qualcosa (se trovavano che io
somigliavo loro, perch mi facevano del male?), diressi la mia corsa verso
i ciottoli della spiaggia, fermamente deciso a darmi la morte qualora il
mare mi avesse offerto le reminiscenze anteriori di un'esistenza fatalmente
vissuta. Crederesti ai tuoi occhi? Dal giorno in cui fuggii dalla casa
paterna, non mi lamento quanto tu pensi di abitare il mare e le sue grotte di
cristallo. La Provvidenza, come vedi, mi ha dato in parte la struttura del
cigno. Vivo in pace con i pesci, ed essi mi procurano il cibo di cui ho
bisogno, come se fossi il loro monarca. Ora lancer un fischio particolare,
purch ci non ti disturbi, e vedrai come riappariranno. Accadde come
egli predisse. Riprese il suo nuoto regale, circondato dal suo corteo di
sudditi. E, anche se in capo a qualche secondo era completamente
scomparso ai miei occhi, con un cannocchiale riuscii ancora a distinguerlo
ai limiti estremi dell'orizzonte. Nuotava con una mano, e con l'altra si
asciugava gli occhi, che la terribile necessit di avvicinarsi alla terraferma
aveva iniettato di sangue. Aveva agito in quel modo per farmi piacere.
Gettai lo strumento rivelatore contro la scarpata a picco; rimbalz di roccia
in roccia, e i suoi frammenti sparsi furono le onde a raccoglierli: tali
furono l'ultima dimostrazione e il supremo addio con cui m'inchinai, come
in un sogno, di fronte a un'intelligenza nobile e sventurata! Eppure, tutto
era reale in ci che era accaduto durante quella sera d'estate.

Ogni notte, immergendo l'ampiezza delle mie ali nella mia memoria
agonizzante, evocavo il ricordo di Falmer... ogni notte. I suoi capelli
biondi, il suo volto ovale, i suoi lineamenti maestosi, erano ancora
impressi nella mia immaginazione... indistruttibilmente soprattutto i suoi
capelli biondi. Allontanate, allontanate dunque quella testa senza capelli,
levigata come il guscio della tartaruga. Aveva quattordici anni, e io avevo
soltanto un anno di pi. Che taccia quella lugubre voce. Perch viene a
denunciarmi? Ma sono io a parlare. Servendomi della mia lingua per
esprimere il mio pensiero, mi accorgo che le mie labbra si muovono, che
sono proprio io a parlare. E sono io che, raccontando una storia della mia
giovinezza, e sentendo il rimorso penetrarmi nel cuore sono proprio io, a
meno che non mi sbagli... sono proprio io a parlare. Avevo soltanto un
anno di pi. A chi alludo dunque? un amico che avevo nei tempi passati,
credo. S, s, ho gi detto come si chiama... Non voglio sillabare di nuovo
quelle sei lettere, no, no. inutile anche ripetere che avevo un anno di pi.
Chi lo sa? Ripetiamolo, tuttavia, ma con un penoso mormorio: avevo
soltanto un anno di pi. Anche allora la preminenza della mia forza fisica
era un motivo per sostenere, lungo il rude sentiero della vita, chi si era dato
a me, piuttosto che per maltrattare un essere visibilmente pi debole.
Credo in effetti che fosse pi debole... Anche allora. un amico che avevo
nei tempi passati, credo. La preminenza della mia forza fisica... ogni
notte... Soprattutto i suoi capelli biondi. Esiste pi di un essere umano che
ha visto delle teste calve: la vecchiaia, la malattia, il dolore (le tre cose
insieme, o separatamente) spiegano questo fenomeno negativo in modo
soddisfacente. Tale , almeno, la risposta che mi darebbe un dotto, se lo
interrogassi a questo riguardo. La vecchiaia, la malattia, il dolore. Ma non
ignoro (anch'io sono un dotto) che un giorno, poich lui mi aveva fermato
la mano nel momento in cui alzavo il mio pugnale per trafiggere il seno di
una donna, lo afferrai per i capelli con un braccio di ferro, e lo feci roteare
in aria con una tale velocit che la capigliatura mi rimase in mano, e il suo
corpo, lanciato dalla forza centrifuga, and a sbattere contro il tronco di
una quercia Non ignoro che un giorno la sua capigliatura mi rimase in
mano. Anch'io sono un dotto. S, s, ho gi detto come si chiama. Non
ignoro di aver commesso un giorno un atto infame, mentre il suo corpo era
proiettato dalla forza centrifuga. Aveva quattordici anni. Quando, in un
attacco di alienazione mentale, corro attraverso i campi tenendo stretta al
cuore una cosa sanguinante che conservo da molto tempo come una
reliquia venerata, i ragazzini che m'inseguono... i ragazzini e le vecchie
che m'inseguono a sassate, gemono lamentosi: la capigliatura di
Falmer. Allontanate, allontanate dunque quella testa calva, levigata come
il guscio della tartaruga... Una cosa sanguinante. Ma sono io a parlare. Il
suo volto ovale, i suoi maestosi lineamenti. Credo in effetti che fosse pi
debole. Le vecchie e i ragazzini. Credo che in effetti... cosa volevo dire?
credo in effetti che fosse pi debole. Con un braccio di ferro. Quell'urto,
quell'urto l'ha ucciso? Le sue ossa si sono spezzate contro l'albero...
irreparabilmente? L'ha ucciso, quell'urto generato dal vigore di un atleta?
Ha conservato la vita, bench le sue ossa si siano spezzate
irreparabilmente... irreparabilmente? Quell'urto l'ha ucciso? Temo di
sapere ci di cui i miei occhi chiusi non furono testimoni. In effetti...
Soprattutto i suoi capelli biondi. In effetti, fuggii lontano con una
coscienza ormai implacabile. Aveva quattordici anni. Con una coscienza
ormai implacabile. Ogni notte. Quando un giovane, che aspira alla gloria, a
un quinto piano, chino sul suo tavolo da lavoro, nell'ora silenziosa della
mezzanotte, percepisce un brusio che non sa a cosa attribuire, gira da ogni
parte la testa appesantita dalla meditazione e dai manoscritti polverosi; ma
niente, nessun indizio sorpreso gli rivela la causa di ci che ode tanto
flebilmente, anche se lo ode. Si accorge, infine, che il fumo della candela,
prendendo lo slancio verso il soffitto, provoca, attraverso l'aria circostante,
le vibrazioni quasi impercettibili di un foglio di carta appeso a un chiodo
conficcato nel muro. A un quinto piano. Come un giovane, che aspira alla
gloria, ode un brusio che non sa a cosa attribuire, cos io odo una voce
melodiosa che pronuncia al mio orecchio: Maldoror!. Ma, prima di
porre fine al malinteso, credeva di udire le ali di una zanzara... chino sul
suo tavolo da lavoro. Eppure non sogno; che importa che io sia disteso sul
mio letto di raso? Con sangue freddo faccio la sagace osservazione che ho
gli occhi aperti, anche se l'ora dei domino rosa e dei balli mascherati.
Mai... oh! no, mai!... una voce mortale fece udire quei serafici accenti,
pronunciando con tanta dolorosa eleganza le sillabe del mio nome! Le ali
di una zanzara... Com' benevola la sua voce... Dunque mi ha perdonato? Il
suo corpo and a sbattere contro il tronco di una quercia... Maldoror!.

FINE DEL QUARTO CANTO

CANTO QUINTO

Il lettore non si irriti con me se la mia prosa non ha la fortuna di


piacergli. Tu sostieni che le mie idee sono perlomeno singolari. Ci che
dici, rispettabile uomo, la verit; ma una verit parziale. Ora, quale
abbondante fonte di errori e malintesi ogni verit parziale! I branchi di
storni hanno un loro modo particolare di volare che sembra rispondere a
una tattica uniforme e regolare, come sarebbe quella di una truppa
disciplinata che obbedisse con precisione alla voce di un solo capo. alla
voce dell'istinto che gli storni obbediscono, e il loro istinto li porta ad
avvicinarsi sempre al centro del plotone mentre la rapidit dei volo li
trascina in avanti senza sosta; in modo che questa moltitudine di uccelli,
cos riuniti da una tendenza comune verso lo stesso punto calamitato,
andando e venendo senza tregua, circolando e incrociandosi in ogni senso,
forma una specie di turbine molto agitato la cui intera massa, senza seguire
una direzione veramente certa, sembra avere un movimento generale di
evoluzione su se stessa, che risulta dai movimenti particolari di
circolazione propri a ognuna delle sue parti, e nel quale il centro, tendendo
perpetuamente a svolgersi, ma incessantemente compresso, respinto dallo
sforzo contrario delle linee circostanti che su di esso gravano,
costantemente pi compatto di ognuna di quelle linee, che a loro volta lo
sono tanto pi quanto pi sono vicine al centro. Nonostante questo modo
singolare di turbinare, gli storni fendono l'aria circostante con rara velocit,
e guadagnano sensibilmente, a ogni secondo, un terreno prezioso per il
termine delle loro fatiche e il fine del loro pellegrinaggio. Tu, egualmente,
non prestare attenzione alla maniera bizzarra con cui io canto ognuna di
queste strofe. Ma sii persuaso che gli accenti fondamentali della poesia
conservano comunque il loro intrinseco diritto sulla mia intelligenza. Non
generalizziamo fatti eccezionali, io non chiedo di meglio: eppure il mio
carattere rientra nell'ordine delle cose possibili. Senza dubbio, tra i due
termini estremi della tua letteratura, come tu l'intendi, e della mia, c'
un'infinit di termini intermedi, e sarebbe facile moltiplicare le divisioni;
ma ci non risulterebbe di alcuna utilit, e ci sarebbe il pericolo di
attribuire dei caratteri di angustia e falsit a una concezione
eminentemente filosofica, che cessa di essere razionale appena non pi
compresa nei termini in cui stata immaginata, cio con ampiezza. Tu sai
alleare l'entusiasmo e il freddo interiore, osservatore di umore concentrato;
insomma, ti trovo perfetto... E tu non vuoi capirmi! Se non sei in buona
salute, segui il mio consiglio ( il migliore che io abbia a tua disposizione)
e vai a fare una passeggiata in campagna. Triste compensazione, che ne
dici? Quando avrai preso aria, torna a trovarmi: i tuoi sensi saranno pi
riposati. Non piangere pi; non volevo appenarti. Non vero, amico mio,
che fino a un certo punto la tua simpatia per i miei canti cosa acquisita?
Ora, chi t'impedisce di salire gli altri gradini? La frontiera tra il tuo gusto e
il mio invisibile; non riuscirai mai ad afferrarla: la prova che tale
frontiera non esiste. Pensa dunque che in questo caso (mi limito a sfiorare
la questione) non sarebbe impossibile che tu avessi sottoscritto un trattato
di alleanza con l'ostinazione, questa piacevole figlia del mulo, fonte cos
ricca d'intolleranza. Se non sapessi che non sei uno sciocco, non ti farei un
simile rimprovero. Non utile per te incrostarti nel guscio cartilaginoso di
un assioma che credi incrollabile. Ci sono anche altri assiomi, incrollabili,
che procedono parallelamente al tuo. Se hai un'inclinazione spiccata per le
caramelle (mirabile farsa della natura), nessuno lo riterr un crimine; ma
coloro la cui intelligenza, pi energica e capace di cose pi grandi,
preferisce il pepe e l'arsenico, hanno buone ragioni per agire in questo
modo, senza avere l'intenzione di imporre il loro pacifico dominio a coloro
che tremano di paura di fronte a un toporagno o all'espressione eloquente
delle superfici di un cubo. Parlo per esperienza, senza voler fare, in questo
caso, la parte del provocatore. E cos come i rotiferi e i tardigradi possono
essere riscaldati a una temperatura vicina all'ebollizione senza
necessariamente perdere la loro vitalit, lo stesso accadr a te se saprai
assimilare con precauzione l'acre sierosit suppurativa che lentamente si
sprigiona dall'irritazione provocata dalle mie interessanti elucubrazioni.
Non si forse riusciti a innestare sulla schiena di un topo vivo la coda
staccata dal corpo di un altro topo? Prova dunque, nello stesso modo, a
trasporre nella tua immaginazione le diverse modificazioni della mia
ragione cadaverica. Ma sii prudente. Mentre sto scrivendo, nuovi brividi
percorrono l'atmosfera intellettuale: si tratta soltanto di avere il coraggio di
guardarli in faccia. Perch fai quella smorfia? E l'accompagni perfino con
un gesto che potrebbe essere imitato solo attraverso un lungo tirocinio. Sii
persuaso che l'abitudine necessaria in ogni cosa; e poich la repulsione
istintiva che si era manifestata fin dalle prime pagine notevolmente
diminuita di profondit, in ragione inversa all'applicazione alla lettura,
come un foruncolo che venga inciso, bisogna sperare, nonostante la tua
testa sia ancora malata, che la tua guarigione non tarder certamente a
entrare nella sua ultima fase. Per me, indubbio che tu gi navighi in piena
convalescenza; eppure il tuo volto rimasto cos magro, ahim! Ma...
coraggio! c' in te uno spirito poco comune, io ti amo, e non dispero della
tua completa guarigione, a patto che tu ingerisca qualche sostanza
medicamentosa che non far che affrettare la scomparsa degli ultimi
sintomi del male. Come nutrimento astringente e tonico, per prima cosa
strapperai le braccia a tua madre (se ancora esiste), le ridurrai in piccoli
pezzi e poi li mangerai, nello stesso giorno, senza che un solo lineamento
del tuo volto tradisca la tua emozione. Qualora tua madre fosse troppo
vecchia, scegli un altro soggetto chirurgico, pi giovane e pi fresco, sul
quale abbia presa la raspa, e le cui ossa tarsiche, quando cammina, trovino
agevolmente un punto d'appoggio per far leva: tua sorella, per esempio.
Non posso impedirmi di compiangere la sua sorte, e non sono di quelli nei
quali un entusiasmo molto freddo non fa altro che ostentare la bont. Tu e
io verseremo per lei, per quella vergine amata (ma non ho prove per
stabilire che sia vergine), due lacrime incoercibili, due lacrime di piombo.
E sar tutto. La pozione pi lenitiva che ti consiglio, un catino pieno di
pus blenorragico in grumi, in cui siano stati preliminarmente sciolti una
cisti pelosa dell'ovaia, un cancro follicolare, un prepuzio infiammato,
rovesciato indietro dal glande da una parafimosi, e tre lumache rosse. Se
segui le mie prescrizioni, la mia poesia ti accoglier a braccia aperte, come
un pidocchio recide con i suoi baci la radice di un capello.
Vedevo, davanti a me, un oggetto dritto su un poggio. Non
distinguevo chiaramente la sua testa, ma gi indovinavo che non era di
forma consueta, senza precisare tuttavia la proporzione esatta dei suoi
contorni. Non osavo avvicinarmi a quella colonna immobile; e anche se
avessi avuto a disposizione le zampe deambulatorie di pi di tremila
granchi (non parlo neppure di quelle che servono alla presa e alla
masticazione degli alimenti), sarei comunque rimasto nello stesso posto se
un avvenimento di per s estremamente futile non avesse prelevato un
pesante tributo sulla mia curiosit, che faceva scricchiolare le sue dighe.
Uno scarabeo, rotolando sul suolo con le mandibole e le antenne una palla
i cui elementi principali erano composti di materie escrementizie,
avanzava a passi rapidi verso il poggio suddetto, impegnandosi a mettere
bene in evidenza la sua volont di prendere quella direzione. Quell'animale
articolato non era molto pi grande di una vacca! Se qualcuno dubita di ci
che dico, venga da me, e io soddisfer i pi increduli con la testimonianza
di buoni testimoni. Lo seguii da lontano, visibilmente incuriosito. Cosa
voleva fare di quella grossa palla nera? Lettore, tu che ti vanti senza tregua
della tua perspicacia (e non a torto), saresti capace di dirmelo? Ma non
voglio sottoporre a dura prova la tua nota passione per gli enigmi. Ti basti
sapere che la pi mite punizione che io possa infliggerti farti osservare
che questo mistero non ti sar rivelato (ti sar rivelato) se non pi tardi,
alla fine della tua vita, quando intavolerai discussioni filosofiche con
l'agonia, sul bordo del tuo capezzale e forse anche alla fine di questa
strofe. Lo scarabeo era arrivato ai piedi del poggio. Mi ero messo sulle sue
tracce, ed ero ancora a una grande distanza dal luogo della scena; infatti,
come gli stercorari, uccelli inquieti quasi fossero sempre affamati, amano
stare nei mari che bagnano i due poli, e soltanto accidentalmente si
spingono nelle zone temperate, cos io non ero tranquillo, e spingevo
avanti le gambe con grande lentezza. Ma cos'era dunque la sostanza
corporea verso la quale avanzavo? Sapevo che la famiglia dei pellicanacei
comprende quattro generi distinti: il matto, il pellicano, il cormorano, la
fregata. La forma grigiastra che mi appariva non era un matto. Il blocco
plastico che scorgevo non era una fregata. La carne cristallizzata che
osservavo non era un cormorano. Ora lo vedevo, l'uomo dall'encefalo
privo di protuberanza anulare! Cercavo vagamente, nei recessi della mia
memoria, in quale contrada torrida o glaciale avevo gi notato quel becco
lunghissimo, largo, convesso, a volta, con la cresta prominente, ungulata,
rigonfia e molto adunca all'estremit; quegli orli dentellati, dritti; quella
mandibola inferiore, con branche separate fin quasi alla punta;
quell'intervallo riempito da una pelle membranosa; quella larga tasca,
gialla e sacchiforme, che occupava la gola intera e poteva distendersi
considerevolmente; e quelle narici strettissime, longitudinali, quasi
impercettibili, scavate in un solco basale! Se quell'essere vivente, dalla
respirazione polmonare semplice, dal corpo guarnito di peli, fosse stato un
uccello intero fino alla pianta dei piedi, e non soltanto fino alle spalle,
allora non mi sarebbe stato tanto difficile riconoscerlo: cosa facilissima a
farsi, come ora vedrete voi stessi. Soltanto, per questa volta me ne
dispenso; per la chiarezza della mia dimostrazione avrei bisogno che uno
di quegli uccelli fosse posto sul mio tavolo da lavoro, magari anche solo
impagliato. Non sono abbastanza ricco per procurarmene uno. Seguendo
passo per passo un'ipotesi anteriore, avrei subito individuato la sua vera
natura e trovato una collocazione nelle classificazioni di storia naturale a
colui di cui ammiravo la nobilt, nella sua posa malaticcia. Con quale
soddisfazione di non essere del tutto all'oscuro dei segreti del suo duplice
organismo, e con quale avidit di saperne di pi, lo contemplavo nella sua
durevole metamorfosi! Nonostante non possedesse un volto umano, mi
sembrava bello come i due lunghi filamenti tentacoliformi di un insetto; o
piuttosto, come un'inumazione precipitosa; o ancora, come la legge della
ricostituzione degli organi mutilati; e, soprattutto, come un liquido
eminentemente putrescibile! Ma, senza prestare alcuna attenzione a ci che
accadeva nei dintorni, lo straniero guardava sempre di fronte a s, con la
sua testa di pellicano! Un altro giorno riprender la fine di questa storia.
Continuer tuttavia la mia narrazione con cupa premura; infatti, se da parte
vostra siete impazienti di sapere dove vuole arrivare la mia immaginazione
(voglia il cielo che si tratti soltanto dell'immaginazione!), da parte mia ho
preso la risoluzione di terminare in una sola volta (e non in due!) quello
che avevo da dirvi. Anche se nessuno ha il diritto di accusarmi di mancare
di coraggio. Ma, quando ci si trova in presenza di simili circostanze, pi di
uno sente battere contro il palmo della mano le pulsazioni del cuore.
morto da poco, quasi sconosciuto, in un piccolo porto della Bretagna, un
maestro di cabotaggio, vecchio marinaio, che fu l'eroe di una storia
terribile. Allora era capitano di lungo corso, e viaggiava per un armatore di
Saint-Malo. Dunque, dopo un'assenza di tredici mesi, giunse al focolare
domestico nel momento in cui sua moglie, ancora a letto, gli aveva appena
dato un erede, al riconoscimento del quale egli non riconosceva a se stesso
alcun diritto. Il capitano non fece trasparire niente della sua sorpresa e
della sua collera; freddamente preg la moglie di vestirsi e di
accompagnarlo in una passeggiata sui bastioni della citt. Era gennaio. I
bastioni di Saint-Malo sono alti e, quando soffia il vento del nord, anche i
pi intrepidi si tirano indietro. La sventurata obbed, calma e rassegnata; al
ritorno, delir. Spir durante la notte. Ma non era che una donna. Mentre
io, che sono un uomo, in presenza di un dramma non meno grande, non so
se conservai un dominio sufficiente su me stesso affinch i muscoli del
mio volto rimanessero immobili! Appena lo scarabeo fu giunto ai piedi del
poggio, l'uomo alz il braccio verso ovest (precisamente in quella
direzione, un avvoltoio degli agnelli e un gufo reale della Virginia avevano
ingaggiato un combattimento nell'aria), si asciug sul becco una lunga
lacrima che presentava un sistema di colorazione adamantina, e disse allo
scarabeo: Palla sventurata! non l'hai fatta rotolare abbastanza? La tua
vendetta non ancora placata; e gi, quella donna, di cui avevi legato con
collane di perle le gambe e le braccia, in modo da realizzare un poliedro
amorfo, per trascinarla, con i tuoi tarsi, per le vallate e i sentieri, sui rovi e
sulle pietre (lasciami avvicinare, per vedere se ancora lei!), ha visto le
proprie ossa scavarsi di ferite, le proprie membra levigarsi per la legge
meccanica dell'attrito rotatorio, confondersi nell'unit della coagulazione, e
il suo corpo presentare, invece dei lineamenti primordiali e delle curve
naturali, la monotona apparenza di un tutt'uno omogeneo che somiglia fin
troppo, per la confusione dei suoi diversi elementi stritolati, alla massa di
una sfera! morta da un pezzo; lascia quelle spoglie alla terra, ed evita di
accrescere, in proporzioni irreparabili, la rabbia che ti consuma: non pi
giustizia; infatti l'egoismo, nascosto nei tegumenti della tua fronte, solleva
lentamente, come un fantasma, i drappeggi che lo ricoprono. L'avvoltoio
degli agnelli e il gufo reale della Virginia, trascinati insensibilmente dalle
peripezie della lotta, si erano avvicinati a noi. A quelle parole inattese lo
scarabeo trem, e quello che in altre occasioni sarebbe stato un movimento
insignificante divenne, questa volta, il segno distintivo di un furore che
non conosceva pi limiti; infatti si sfreg temibilmente le cosce posteriori
contro l'orlo delle elitre, facendo udire un rumore acuto: Chi sei dunque,
essere pusillanime? Sembra che tu abbia dimenticato certi strani sviluppi
dei tempi passati; non li trattieni nella memoria, fratello. Quella donna ci
ha traditi, uno dopo l'altro. Te per primo, me per secondo. Mi sembra che
quest'ingiuria non debba (non debba!) scomparire tanto facilmente dal
ricordo. Tanto facilmente! La tua natura magnanima ti permette di
perdonare. Ma tu lo sai se, nonostante la situazione anormale degli atomi
di questa donna, ridotta a pasta da madia (e non si tratta, ora, di sapere se
alla prima investigazione non sarebbe possibile credere che questo corpo
sia stato aumentato di una quantit notevole di densit pi per
l'ingranaggio di due ruote robuste che per gli effetti della mia passione
focosa), essa non esista ancora? Taci, e lascia che io mi vendichi. Riprese
i suoi maneggi, e si allontan, spingendo la palla davanti a s. Quando si
fu allontanato, il pellicano esclam: Quella donna, con il suo potere
magico, mi ha dato una testa di palmipede, e ha trasformato mio fratello in
scarabeo: forse si merita trattamenti anche peggiori di quelli che ho appena
enumerato. E io, che non ero sicuro di non sognare, intuendo da quanto
avevo appena udito la natura delle relazioni ostili che univano, sopra di
me, in un combattimento sanguinoso, l'avvoltoio degli agnelli e il gufo
reale della Virginia, rovesciai la testa all'indietro come un cappuccio, per
dare al gioco dei miei polmoni la libert e l'elasticit suscettibili, e gridai
loro, volgendo gli occhi in alto: Voialtri, ponete fine alla vostra discordia.
Avete ragione entrambi; poich ad ognuno essa aveva promesso il suo
amore, e quindi vi ha ingannati entrambi. Ma non siete i soli. Inoltre vi ha
spogliati della vostra forma umana, prendendosi crudelmente gioco dei
vostri dolori pi santi. E voi esitereste a credermi! del resto, morta; e lo
scarabeo le ha fatto subire un castigo d'impronta incancellabile, malgrado
la piet del primo tradito. A queste parole, misero fine alla loro disputa, e
non si strapparono pi le piume, n i brandelli di carne: avevano ragione
ad agire cos. Il gufo reale della Virginia, bello come una dissertazione
sulla curva descritta da un cane in corsa dietro al suo padrone, s'inabiss
nei crepacci di un convento in rovina. L'avvoltoio degli agnelli, bello come
la legge dell'arresto dello sviluppo del petto negli adulti, la cui propensione
alla crescita non in rapporto con la quantit di molecole che il loro
organismo assimila, si perse negli strati alti dell'atmosfera. Il pellicano, il
cui generoso perdono mi aveva provocato una grande impressione, perch
non lo trovavo naturale, riprendendo sul suo poggio la maestosa
impassibilit di un faro, come per avvertire i navigatori umani di fare
attenzione al suo esempio, e di preservare la loro sorte dall'amore delle
tetre maghe, continuava a guardare davanti a s. Lo scarabeo, bello come il
tremito delle mani dell'alcoolizzato, scompariva all'orizzonte. Quattro
esistenze in pi che era possibile radiare dal libro della vita. Mi strappai un
muscolo intero dal braccio sinistro, perch non sapevo pi cosa facevo,
tanto mi sentivo commosso di fronte a quella quadruplice sventura. E io
che credevo si trattasse di materie escrementizie. Sono proprio una gran
bestia.

L'annientamento intermittente delle facolt umane: qualunque cosa il


vostro pensiero sia incline a supporre, non si tratta di parole. Almeno, non
sono parole come le altre. Alzi la mano chi crederebbe di compiere un atto
giusto pregando un boia di scorticarlo vivo. Raddrizzi la testa, con la
volutt del sorriso, chi offrirebbe volontariamente il petto alle pallottole
della morte. I miei occhi cercheranno il segno delle cicatrici; le mie dieci
dita concentreranno la totalit della loro attenzione nel palpare con cura la
carne di quell'eccentrico; verificher che gli schizzi di cervello abbiano
raggiunto il raso della mia fronte. Non vero che non si troverebbe
nell'universo intero un uomo, amante di un simile martirio? Non so cosa
significhi ridere, vero, non avendolo mai provato personalmente. Eppure,
quale imprudenza sarebbe sostenere che le mie labbra non si
allargherebbero se mi fosse dato di vedere chi sostenesse che, da qualche
parte, quell'uomo esiste? Ci che nessuno auspicherebbe per la propria
esistenza, mi stato assegnato da un destino ingiusto. Non che il mio
corpo nuoti nel lago del dolore; poco male. Ma la mente mi s'inaridisce in
una riflessione condensata e continuamente tesa; urla come le rane di una
palude quando uno stormo di fenicotteri voraci e di aironi famelici viene
ad abbattersi sui giunchi delle sue sponde. Felice chi dorme beato in un
letto di piume strappate dal petto dell'edredone, senza rendersi conto che
tradisce se stesso. Sono pi di trent'anni che non dormo. Dal giorno
impronunciabile della mia nascita, ho votato alle tavole sonnifere un odio
inconciliabile. L'ho voluto io; nessuno sia accusato. Presto, ci si spogli del
sospetto abortito. Distinguete, sulla mia fronte, questa pallida corona?
Colei che la intrecci con le sue magre dita, fu la tenacia. Finch un resto
di linfa infuocata mi scorrer nelle ossa, come un torrente di metallo fuso,
io non dormir. Ogni notte costringo il mio livido occhio a fissare le stelle
attraverso i vetri della finestra. Per essere pi sicuro di me, una scheggia di
legno mi tiene aperte le palpebre gonfie. Quando l'aurora appare, mi trova
nella stessa posizione, con il corpo appoggiato verticalmente, in piedi,
contro l'intonaco della fredda parete. Eppure talvolta mi accade di sognare,
ma senza mai perdere per un solo istante il vivo senso della mia
personalit e la libera facolt di muovermi: sappiate che l'incubo nascosto
negli angoli fosforici dell'ombra, la febbre che mi palpa il volto con il suo
moncherino, ogni animale impuro che allunga il suo artiglio sanguinante,
ebbene, la mia volont che, per dare un alimento stabile alla sua perpetua
attivit, li fa girare in tondo. Infatti, atomo che si vendica nella sua
debolezza estrema, il libero arbitrio non teme di affermare, con una
potente autorit, ch'esso non conta l'abbrutimento nel numero dei suoi
figli: chi dorme meno di un animale castrato il giorno prima. Bench
l'insonnia trascini verso le profondit della fossa questi muscoli che gi
emanano un odore di cipresso, la bianca catacomba della mia intelligenza
non aprir mai i suoi santuari agli occhi del Creatore. Una segreta e nobile
giustizia, verso le cui braccia tese mi slancio d'istinto, mi ordina di
incalzare senza tregua quell'ignobile castigo. Nemico temibile della mia
anima imprudente, nell'ora in cui si accende una lanterna sulla costa,
proibisco alle mie reni sventurate di sdraiarsi sulla rugiada dell'erba.
Vincitore, respingo le insidie del papavero ipocrita. dunque certo che,
attraverso questa strana lotta, il mio cuore ha murato i suoi progetti,
affamato che mangia se stesso. Impenetrabile come i giganti, io, sono
vissuto senza tregua con l'apertura degli occhi spalancata. Perlomeno
accertato che, durante il giorno, ognuno pu opporre un'utile resistenza
contro il Grande Oggetto Esteriore (chi non conosce il suo nome?); perch,
allora, la volont veglia alla propria difesa con un accanimento notevole.
Ma appena il velo dei vapori notturni si stende, anche sui condannati che
stanno per essere impiccati, oh! vedere il proprio intelletto tra le mani
sacrileghe di un estraneo! Uno scalpello spietato ne scruta le fitte
sterpaglie. La coscienza esala un lungo rantolo di maledizione; perch il
velo del suo pudore riceve lacerazioni crudeli. Umiliazione! la nostra porta
aperta alla selvaggia curiosit del Bandito Celeste. Non ho meritato
questo supplizio infame, o tu, la spia schifosa della mia causalit! Se
esisto, non sono un altro. Non ammetto in me questa pluralit equivoca.
Voglio risiedere solo, nel mio intimo ragionamento. L'autonomia... oppure
mi si trasformi in ippopotamo. Inabssati sotto terra, o stimmata anonima, e
non riapparire pi davanti alla mia sconvolta indignazione. La mia
soggettivit e il Creatore, troppo per un cervello solo. Quando la notte
oscura il corso delle ore, chi non ha combattuto contro l'influenza del
sonno, nel suo giaciglio bagnato di un sudore glaciale? Quel letto, che
attira al proprio seno le facolt morenti, non altro che una tomba
composta di tavole di abete squadrate. La volont si ritrae insensibilmente,
come in presenza di una forza invisibile. Una pece vischiosa ispessisce il
cristallino degli occhi. Le palpebre si cercano come due amici. Il corpo
non pi che un cadavere che respira. Infine, quattro enormi pioli
inchiodano sul materasso la totalit delle membra. E notate, vi prego, che
in definitiva le lenzuola non sono altro che sudari. Ecco il turibolo in cui
arde l'incenso delle religioni. L'eternit muggisce come un mare lontano, e
si avvicina a grandi passi. L'appartamento scomparso; prosternatevi,
umani, nella cappella ardente! Talvolta, sforzandosi inutilmente di vincere
le imperfezioni dell'organismo immerso nel sonno pi profondo, il senso
magnetizzato si accorge con stupore di non essere altro che un macigno
sepolcrale, e ragiona mirabilmente, grazie a un'incomparabile sottigliezza:
Uscire da questo giaciglio un problema pi difficile di quanto non si
pensi. Seduto sulla carretta, mi portano verso la binariet dei pali della
ghigliottina. Cosa curiosa, il mio braccio inerte ha sapientemente
assimilato la rigidit del ceppo. molto brutto sognare che si va al
patibolo. Il sangue scorre a fiotti attraverso il volto. Il petto sussulta
ripetutamente, e si gonfia sibilando. Il peso di un obelisco soffoca
l'espansione della rabbia. Il reale ha distrutto i sogni della sonnolenza! Chi
non sa che quando la lotta si prolunga tra l'io, pieno di fierezza, e il
terribile accrescersi della catalessi, la mente allucinata perde il giudizio?
Rsa dalla disperazione, si compiace del suo male finch non abbia vinto
la natura, e finch il sonno, vedendo che la sua preda gli sfugge, fugga
senza ritorno lontano dal suo cuore, con ala irritata e vergognosa. Gettate
un po' di cenere sulla mia orbita infuocata. Non fissate il mio occhio che
non si chiude mai. Capite le sofferenze che patisco (e tuttavia l'orgoglio
soddisfatto)? Appena la notte esorta gli umani al riposo, un uomo che
conosco cammina a grandi passi nella campagna. Temo che la mia
risoluzione soccomba sotto i colpi della vecchiaia. Che arrivi, il giorno
fatale, in cui mi addormenter! Al risveglio, il mio rasoio, aprendosi un
varco attraverso il collo, prover che niente, in effetti, era pi reale.

- Ma chi dunque!... ma chi dunque osa, qui, come un cospiratore,


trascinare gli anelli del suo corpo verso il mio nero petto? Chiunque tu sia,
eccentrico pitone, con quale pretesto giustifichi la tua presenza ridicola?
un grande rimorso a tormentarti? Perch vedi, boa, la tua selvaggia maest
non ha, suppongo, l'esorbitante pretesa di sottrarsi al paragone che io ne
faccio con i tratti del criminale. Questa bava schiumosa e biancastra per
me il segno della rabbia. Ascoltami: lo sai che il tuo occhio ben lontano
dal bere un raggio celeste? Non dimenticare che se il tuo presuntuoso
cervello mi ha creduto capace di offrirti qualche parola di consolazione,
ci non pu essere provocato soltanto da un'ignoranza totalmente
sprovvista di conoscenze fisiognomiche. Per un certo tempo, beninteso
sufficiente, dirigi la luce dei tuoi occhi verso ci che ho il diritto, come
chiunque altro, di chiamare il mio volto! Non vedi come piange? Ti sei
sbagliato, basilisco. necessario che tu cerchi altrove la triste razione di
sollievo che la mia radicale impotenza ti sottrae, nonostante le numerose
proteste della mia buona volont. Oh! quale forza, esprimibile in frasi, ti
trascin fatalmente alla tua perdita? quasi impossibile che io mi abitui a
quel ragionamento per cui tu non capisci che, schiacciando sull'erba
arrossata, con un colpo di tallone, le curve sfuggenti della tua testa
triangolare, io potrei impastare un mastice innominabile con l'erba della
savana e la carne dello stritolato.
- Scompari prima possibile lontano da me, colpevole dalla livida
faccia! L'ingannevole miraggio dello spavento ti ha mostrato il tuo stesso
spettro! Dissipa i tuoi ingiuriosi sospetti, se non vuoi che ti accusi a mia
volta e ti rivolga una recriminazione che certamente sarebbe approvata dal
giudizio del serpentario rettilivoro. Quale mostruosa aberrazione
dell'immaginazione ti impedisce di riconoscermi! Dunque non ricordi gli
importanti servigi che ti ho reso, gratificandoti di un'esistenza che feci
emergere dal caos, e, da parte tua, il voto, per sempre indimenticabile, di
non disertare la mia bandiera, per restarmi fedele fino alla morte? Quando
eri bambino (la tua intelligenza era allora nella sua fase pi bella), per
primo ti arrampicavi sulla collina, con la velocit del camoscio, per
salutare con un gesto della tua manina i raggi multicolori dell'aurora
nascente. Le note della tua voce sgorgavano dalla tua laringe sonora come
perle adamantine, e dissolvevano le loro personalit collettive nel vibrante
aggregato di un lungo inno d'adorazione. Ora getti ai tuoi piedi, come uno
straccio sporco di fango, la longanimit di cui ho dato troppo a lungo
prova. La riconoscenza ha visto le proprie radici disseccarsi, come il letto
di uno stagno; ma al suo posto cresciuta l'ambizione, in proporzioni che
mi sarebbe penoso definire. Chi colui che mi ascolta, per avere una tale
fiducia nell'abuso della propria debolezza?
- E chi sei tu, sostanza audace? No! no!... non m'inganno; e,
malgrado le metamorfosi molteplici a cui sei ricorso, sempre la tua testa di
serpente risplender davanti ai miei occhi come un faro di eterna
ingiustizia, e di crudele dominazione! Ha voluto prendere le redini del
comando, ma non sa regnare! Ha voluto diventare un oggetto di orrore per
tutti gli esseri della creazione, e c' riuscito. Ha voluto dimostrare che solo
lui il monarca dell'universo, ed proprio in questo che si ingannato. O
miserabile! hai atteso finora per udire i mormorii e i complotti che,
alzandosi simultaneamente dalla superficie delle sfere, vengono a sfiorare
con ala feroce i risvolti papillari del tuo timpano distruttibile? Non
lontano il giorno in cui il mio braccio ti rovescer nella polvere avvelenata
dal tuo respiro, e, strappandoti dalle viscere una vita nociva, lascer sulla
strada il tuo cadavere crivellato di contorsioni, per far sapere al viaggiatore
costernato che quella carne palpitante, che colpisce di stupore la sua vista e
gli inchioda nel palato la lingua muta, dev'essere ormai paragonata, se si
conserva il proprio sangue freddo, soltanto al tronco marcio di una quercia,
caduta perch decrepita! Quale pensiero di piet mi trattiene in tua
presenza? Tu stesso, piuttosto, arretra di fronte a me, ti dico, e vai a lavare
la tua incommensurabile vergogna nel sangue di un bambino appena nato:
sono le tue abitudini. Sono degne di te. Vai... cammina sempre davanti a
te. Io ti condanno a diventare errante. Io ti condanno a restare solo e senza
famiglia. Cammina continuamente, finch le tue gambe ti rifiutino il loro
sostegno. Attraversa le sabbie dei deserti, fino a quando la fine del mondo
inghiotta le stelle nel nulla. Quando passerai vicino alla tana della tigre,
essa si affretter a fuggire, per non guardare come in uno specchio il
proprio carattere alzato sullo zoccolo della perversit ideale. Ma, quando la
stanchezza imperiosa ti ordiner di arrestare il tuo cammino davanti al
pavimento di pietra del mio palazzo, ricoperto di rovi e cardi, fai
attenzione ai tuoi sandali a brandelli, e attraversa, in punta di piedi,
l'eleganza dei vestiboli. Non una raccomandazione inutile. Potresti
svegliare la mia giovane sposa e il mio bambino, in tenera et, distesi nei
loculi di piombo, lungo le fondamenta dell'antico castello. Qualora non
prendessi in anticipo le tue precauzioni, potrebbero farti impallidire con le
loro grida sotterranee. Quando la tua impenetrabile volont tolse loro
l'esistenza, essi non ignoravano che la tua potenza temibile, e non
avevano alcun dubbio in proposito; ma non si aspettavano affatto (e i loro
supremi addii mi confermarono la loro convinzione) che la tua
Provvidenza si sarebbe mostrata spietata a tal punto! Comunque sia,
attraversa rapidamente quelle sale abbandonate e silenziose, dai
rivestimenti di smeraldo, ma dagli stemmi sbiaditi, dove riposano le statue
gloriose dei miei antenati. Quei corpi di marmo sono irritati con te; evita i
loro sguardi vitrei. un consiglio che ti d la lingua del loro unico e
ultimo discendente. Guarda come il loro braccio alzato
nell'atteggiamento della difesa provocatoria, con la testa fieramente
rovesciata all'indietro. Sicuramente hanno indovinato il male che mi hai
fatto; e, se passi alla portata dei gelidi piedistalli che sostengono quei
blocchi scolpiti, la vendetta ti attende. Se la tua difesa ha bisogno di
obbiettarmi qualcosa, parla. Ora troppo tardi per piangere. Bisognava
piangere in momenti pi convenienti, quando l'occasione era propizia. Se i
tuoi occhi sono finalmente aperti, giudica tu stesso quali sono state le
conseguenze della tua condotta. Addio! Vado a respirare la brezza delle
scogliere; perch i miei polmoni, semisoffocati, chiedono a grandi grida
uno spettacolo pi tranquillo e virtuoso del tuo!

O pederasti incomprensibili, non sar io a lanciare ingiurie contro la


vostra grande degradazione; non io verr a gettare il disprezzo sul vostro
ano infundiboliforme. sufficiente che le malattie vergognose e quasi
incurabili che vi assediano portino con s la loro immancabile punizione.
Legislatori di stupide istituzioni, inventori di una morale angusta,
allontanatevi da me, perch io sono un'anima imparziale. E voi, giovani
adolescenti, o meglio, giovani ragazze, spiegatemi come e perch (ma
tenetevi a debita distanza, perch neppure io so resistere alle mie passioni)
la vendetta vi germinata nel cuore, tanto da attaccare al fianco
dell'umanit una simile corona di ferite. Voi la fate arrossire dei suoi figli
con la vostra condotta (che io venero!); la vostra prostituzione, offrendosi
al primo venuto, impegna la logica dei pensatori pi profondi, mentre la
vostra esasperata sensibilit colma la misura dello stupore perfino della
donna. Siete di una natura meno o pi terrestre di quella dei vostri simili?
Possedete un sesto senso che a noi manca? Non mentite, e dite cosa ne
pensate. Non una domanda che vi pongo; infatti, da quando frequento
come osservatore la sublimit delle vostre grandiose intelligenze, so cosa
pensare. Siate benedetti dalla mia mano sinistra, siate santificati dalla mia
mano destra, angeli protetti dal mio amore universale. Io bacio il vostro
volto, bacio il vostro petto, bacio, con le mie labbra soavi, le diverse parti
del vostro corpo armonioso e profumato. Perch non mi avete detto subito
ci che eravate, cristallizzazioni di una bellezza morale superiore? Ho
dovuto indovinare da solo gli innumerevoli tesori di tenerezza e castit
nascosti dai battiti dei vostro cuore oppresso. Petto adorno di ghirlande di
rose e vetyver. Ho dovuto dischiudervi le gambe per conoscervi, ed stato
necessario che la mia bocca si appendesse alle insegne del vostro pudore.
Ma (cosa importante da ricordare), non dimenticate di lavare ogni giorno
la pelle delle vostre parti, con acqua calda, perch altrimenti cancri venerei
spunterebbero infallibilmente sulle commessure spaccate delle mie labbra
inappagate. Oh! se invece di essere un inferno, l'universo non fosse stato
altro che un immenso ano celeste, guardate il gesto che faccio in direzione
del mio basso ventre: s, avrei affondato la mia verga attraverso il suo
sfintere sanguinante, fracassando, con i miei movimenti impetuosi, le
pareti del suo bacino! La sventura, allora, non avrebbe soffiato dune intere
di sabbia mobile sui miei occhi accecati; avrei scoperto il luogo
sotterraneo dove giace la verit addormentata, e i fiumi del mio sperma
vischioso avrebbero cos trovato un oceano in cui precipitarsi! Ma perch
mi sorprendo a rimpiangere uno stato di cose immaginario e che mai
ricever il sigillo del suo ulteriore compimento? Non diamoci la pena di
costruire ipotesi fugaci. Nell'attesa, chi arde dal desiderio di dividere con
me il mio letto, venga a trovarmi; ma pongo una condizione rigorosa alla
mia ospitalit: non deve avere pi di quindici anni. Non creda, da parte
sua, che io ne abbia trenta: che importa? L'et non diminuisce l'intensit
dei sentimenti, tutt'altro; e, bench i miei capelli siano diventati bianchi
come la neve, non a causa della vecchiaia: , al contrario, per il motivo
che sapete. Io non amo le donne! Neppure gli ermafroditi! Mi occorrono
esseri che mi somiglino, sulla cui fronte la nobilt umana sia segnata con
caratteri pi netti e incancellabili! Siete certi che quelle che portano lunghi
capelli siano della mia stessa natura? Non lo credo, e non diserter la mia
opinione. Una saliva salmastra mi cola dalla bocca, non so perch. Chi me
la vuole succhiare, perch io ne sia sbarazzato? Sale... sale sempre! So
cos'. Ho notato che, quando bevo il sangue dalla gola di coloro che si
coricano al mio fianco (a torto mi suppongono vampiro, perch cos si
chiamano i morti che escono dalla loro tomba; mentre io sono vivo), il
giorno dopo ne vomito una parte dalla bocca; ecco la spiegazione della
saliva infetta. Che volete che ci faccia, se gli organi, indeboliti dal vizio, si
rifiutano di compiere le funzioni della nutrizione? Ma non rivelate a
nessuno le mie confidenze. Non per me che ve lo dico; per voi stessi e
per gli altri, affinch il prestigio del segreto trattenga entro i limiti del
dovere e della virt coloro che, calamitati dall'elettricit dell'ignoto,
fossero tentati di imitarmi. Abbiate la bont di guardarmi la bocca (per il
momento non ho il tempo di usare una pi lunga formula di cortesia);
all'inizio essa vi colpisce con l'apparenza della sua struttura, senza mettere
il serpente nei vostri paragoni; il fatto che ne contraggo il tessuto fino
alla riduzione estrema, per far credere di avere un carattere freddo. Voi
non ignorate che diametralmente opposto. Ma perch mai non posso
guardare, attraverso queste pagine serafiche, il volto di chi mi legge! Se
non ha superato la pubert, si avvicini! Stringimi a te, e non temere di
farmi del male; stringiamo progressivamente i legami dei nostri muscoli.
Di pi. Sento che inutile insistere; l'opacit, notevole per pi di un
motivo, di questo foglio di carta, un impedimento tra i pi considerevoli
all'operazione della nostra completa congiunzione. Io ho sempre provato
un infame capriccio per la pallida giovent dei collegi, e i ragazzi smunti
delle manifatture! Le mie parole non sono le reminiscenze di un sogno, e
avrei troppi ricordi da dipanare se mi fosse imposto l'obbligo di far passare
davanti ai vostri occhi gli avvenimenti che potrebbero consolidare con la
loro testimonianza la veridicit della mia dolorosa affermazione. La
giustizia umana non mi ha ancora sorpreso in flagrante delitto, malgrado
l'incontestabile abilit dei suoi agenti. Ho perfino assassinato (non molto
tempo fa!) un pederasta che non si prestava sufficientemente alla mia
passione; ho gettato il suo cadavere in un pozzo abbandonato, e non si
hanno prove decisive contro di me. Perch fremi di paura, adolescente che
mi stai leggendo? Credi che voglia fare altrettanto con te? Ti mostri cos
sovranamente ingiusto... Hai ragione: diffida di me, soprattutto se sei
bello. Le mie parti offrono eternamente il lugubre spettacolo della
turgescenza; nessuno pu sostenere (e quanti vi si sono avvicinati!) di
averle viste nello stato di normale quiete, neppure il lustrascarpe che mi ci
inferse una coltellata in un momento di delirio. L'ingrato! Cambio d'abito
due volte la settimana, ma non la pulizia il motivo principale della mia
determinazione. Se non agissi in questo modo, i membri dell'umanit
scomparirebbero nel giro di qualche giorno, in combattimenti prolungati.
Infatti, in qualunque contrada io mi trovi, mi molestano continuamente con
la loro presenza e vengono a leccarmi la superficie dei piedi. Ma quale
potenza possiedono dunque le mie gocce seminali per attrarre tutto ci che
respiri con nervi olfattivi! Vengono dalle rive delle Amazzoni,
attraversano le valli bagnate dal Gange, abbandonano il lichene polare, per
compiere lunghi viaggi alla mia ricerca, e chiedere alle citt immobili se
hanno visto passare, per un attimo, lungo i loro bastioni, colui il cui sacro
sperma profuma le montagne, i laghi, le brughiere, i promontori e la vastit
dei mari! La disperazione di non potermi incontrare (mi nascondo
segretamente nei luoghi pi inaccessibili, per alimentare il loro ardore) li
induce agli atti pi deplorevoli. Si mettono in trecentomila dai due lati, e i
muggiti dei cannoni preludono alla battaglia. Tutte le ali si muovono
insieme, come un solo guerriero. Si formano i quadrilateri, e subito cadono
per non rialzarsi pi. I cavalli atterriti fuggono in ogni direzione. I proiettili
arano il suolo come meteore implacabili. Il teatro del combattimento ormai
non altro che un vasto campo di carneficina, quando la notte rivela la sua
presenza e la luna silenziosa appare tra gli squarci di una nube.
Mostrandomi col dito uno spazio di molte leghe ricoperto di cadaveri, la
falce vaporosa di quell'astro mi ordina di prendere per un attimo come
soggetto di meditative riflessioni le conseguenze funeste che si trascina
dietro l'inesplicabile talismano incantatore che la Provvidenza mi accord.
Purtroppo, quanti secoli ancora occorreranno prima che la razza umana
perisca interamente grazie alla mia perfida trappola! cos che una mente
abile, e che non si vanta, usa, per conseguire i suoi fini, proprio quei mezzi
che all'inizio sembrerebbero costituire un ostacolo invincibile. Sempre la
mia intelligenza s'innalza verso quest'imponente questione, e voi stessi
siete testimoni che non mi pi possibile rimanere sul modesto argomento
che inizialmente mi proponevo di trattare. Un'ultima parola... era una notte
d'inverno. Mentre la tramontana soffiava tra gli abeti, il Creatore apr la
sua porta tra le tenebre e fece entrare un pederasta.

Silenzio! un corteo funebre vi passa accanto. Inclinate verso terra la


binariet delle vostre rotule e intonate un canto d'oltretomba. (Se
considerate le mie parole pi come una semplice forma imperativa che
come un ordine formale fuori luogo, mostrerete di avere dello spirito, e del
migliore). possibile che in questo modo riusciate a rallegrare
estremamente l'anima del morto, che va a riposarsi della vita in una fossa.
Anzi, per me, il fatto certo. Notate che non dico che la vostra opinione
non possa, fino a un certo punto, essere contraria alla mia; ma ci che
soprattutto importa possedere nozioni giuste sui fondamenti della morale,
in modo che ognuno debba compenetrarsi del principio che ordina di fare
agli altri ci che forse si vorrebbe fosse fatto a noi stessi. Il prete delle
religioni apre per primo la marcia, e regge in mano una bandiera bianca,
segno della pace, e nell'altra un emblema d'oro che rappresenta le parti
dell'uomo e della donna, come a indicare che quelle membra carnali sono
per la maggior parte del tempo, fatta astrazione da ogni metafora,
strumenti pericolosissimi tra le mani di coloro che se ne servono, quando li
manipolano ciecamente per scopi diversi che contrastano tra loro, invece
di generare un'opportuna reazione contro la nota passione che causa quasi
tutti i nostri mali. In fondo alla sua schiena attaccata (artificialmente,
beninteso) una coda di cavallo, dai folti crini, che spazza la polvere del
suolo. Il suo significato di far attenzione a non abbassarci, con la nostra
condotta, al livello degli animali. La bara conosce la sua strada, e procede
dietro la tonaca fluttuante del consolatore. I parenti e gli amici del defunto
hanno deciso di chiudere, con la manifestazione della loro posizione, la
marcia del corteo. Questo avanza con maest, come un vascello che fende
il mare aperto, e non teme il fenomeno dell'affondamento; infatti, nel
momento attuale, le tempeste e gli scogli non si fanno notare se non per la
loro spiegabile assenza. I grilli e i rospi seguono a qualche passo di
distanza la festa mortuaria; neppure loro ignorano che un giorno si terr
conto della loro modesta presenza ai funerali di chiunque. Parlano tra loro
a bassa voce nel loro linguaggio pittoresco (non siate tanto presuntuosi,
permettetemi di darvi questo consiglio non interessato, da credere che voi
soltanto possediate la preziosa facolt di tradurre i sensi del vostro
pensiero) di colui che pi di una volta videro correre attraverso le
verdeggianti praterie, e tuffare il sudore delle sue membra nelle onde
bluastre dei golfi sabbiosi. All'inizio sembr che la vita gli sorridesse senza
condizioni, e magnificamente lo incoron di fiori: ma, poich la vostra
stessa intelligenza si accorge, o meglio intuisce, che egli si fermato ai
limiti dell'infanzia, non ho bisogno, fino all'apparizione di una ritrattazione
davvero necessaria, di continuare i prolegomeni della mia rigorosa
dimostrazione. Dieci anni. Numero rigorosamente ricalcato, per non
sbagliarsi, su quello delle dita della mano. poco ed molto. Nel caso che
ci interessa, tuttavia, conter sul vostro amore per la verit, affinch
pronunciate con me, senza tardare un secondo di pi, che poco. E,
quando rifletto sommariamente a questi tenebrosi misteri, a causa dei quali
un essere umano scompare dalla terra altrettanto facilmente di una mosca o
una libellula, senza conservare la speranza di tornarvi, mi sorprendo a
covare il vivo rimpianto di non poter vivere, probabilmente, abbastanza a
lungo per spiegarvi bene ci che neppure io ho la pretesa di comprendere.
Ma, poich provato che, per un caso straordinario, non ho ancora perduto
la vita da quel tempo lontano in cui iniziai, pieno di terrore, la frase
precedente, calcolo mentalmente che non sar inutile, qui, costruire la
confessione completa della mia radicale impotenza, soprattutto quando si
tratta, come ora, di quest'imponente e inabbordabile questione. Parlando in
generale, una cosa singolare la tendenza attrattiva che ci porta a ricercare
(per poi esprimerle) le somiglianze e le differenze nascoste, nelle loro
propriet naturali, dagli oggetti pi opposti tra loro, e talvolta i meno
adatti, in apparenza, a prestarsi a questo genere di combinazioni
simpaticamente curiose, e che, parola d'onore, attribuiscono graziosamente
allo stile dello scrittore, che si compiace di questa soddisfazione personale,
l'impossibile e indimenticabile aspetto di un gufo serioso fino all'eternit.
Seguiamo dunque la corrente che ci trascina. Il nibbio reale ha le ali
proporzionalmente pi lunghe dei bozzagri, e il volo assai pi agile: cos
passa la sua vita nell'aria. Non si riposa quasi mai, e ogni giorno percorre
spazi immensi; e tutto questo movimento non un esercizio di caccia, n
inseguimento di preda, e neppure ricognizione; infatti, non caccia; ma
sembra che il volo sia il suo stato naturale, la sua situazione favorita. Non
si pu fare a meno di ammirare il modo in cui lo esegue. Le sue ali lunghe
e strette sembrano immobili; la coda che crede di dirigere tutte le
evoluzioni, e la coda non s'inganna: agisce senza tregua. S'innalza senza
sforzo; si abbassa come se scivolasse su un piano inclinato; sembra
nuotare, pi che volare; affretta la sua corsa, la rallenta, si ferma, e rimane
come sospeso o fissato allo stesso posto, per ore intere. Non si pu
scorgere alcun movimento nelle sue ali: anche se apriste gli occhi come la
bocca di un forno, sarebbe altrettanto inutile. Ognuno ha il buon senso di
confessare senza difficolt (anche se un po' di malavoglia) di non
accorgersi, immediatamente, del rapporto, sia pure remoto, che io segnalo,
tra la bellezza del volo del nibbio reale e quella del volto del bambino che
si solleva lentamente al di sopra della bara scoperchiata, come una ninfea
che fori la superficie delle acque; ecco appunto in cosa consiste l'errore
imperdonabile che nasce dall'inamovibile situazione di un'assenza di
pentimento che sfiora l'ignoranza volontaria in cui si marcisce. Questo
rapporto di calma maest tra i due termini del mio sarcastico paragone
gi fin troppo comune e di un simbolismo sufficientemente comprensibile
perch io mi stupisca maggiormente di ci che pu avere, come unica
scusa, soltanto quello stesso carattere di volgarit che richiama, su
qualsiasi oggetto o spettacolo che ne sia colpito, un profondo sentimento di
ingiusta indifferenza. Come se ci che si vede quotidianamente non
dovesse, per questa ragione, risvegliare l'attenzione della nostra
ammirazione! Giunto all'ingresso del cimitero, il corteo si affretta a
fermarsi; non sua intenzione avanzare ancora. Il becchino finisce di
scavare la fossa; vi si depone la bara con tutte le precauzioni del caso;
qualche inattesa palata di terra copre il corpo del bambino. Il prete delle
religioni, tra gli astanti commossi, pronuncia qualche parola per bene
sotterrare il morto, ancora di pi, nell'immaginazione degli astanti. Dice
di essere molto stupito che si versino tante lacrime per un atto talmente
insignificante. Testuale. Ma teme di non qualificare a sufficienza ci che
considera, lui, un'incontestabile felicit. Se avesse creduto che la morte
fosse cos poco simpatica nella sua ingenuit, avrebbe rinunciato al proprio
mandato per non aumentare il legittimo dolore dei numerosi parenti e
amici del defunto; ma una voce segreta lo avverte di dar loro qualche
consolazione, che non sar inutile, non fosse altro quella che lasci
intravvedere la speranza di un prossimo incontro nei cieli tra colui che
mor e coloro che sopravvissero. Maldoror fuggiva a gran galoppo, e
sembrava che dirigesse la sua corsa verso le mura del cimitero. Gli zoccoli
del suo destriero sollevavano intorno al padrone una falsa corona di fitta
polvere. Voi, voi non potete sapere il nome di questo cavaliere; ma io lo
so. Si avvicinava sempre di pi; il suo volto di platino cominciava a
diventare percettibile, anche se la parte inferiore era completamente
avvolta in un mantello che il lettore si guardato bene dal togliere dalla
propria memoria e che lasciava scorgere soltanto gli occhi. Nel mezzo del
suo discorso, il prete delle religioni diventa improvvisamente pallido,
perch il suo orecchio riconosce il galoppo irregolare di quel celebre
cavallo bianco che mai abbandon il suo padrone. S, aggiunse di nuovo,
grande la mia fiducia in questo prossimo incontro; allora si capir,
meglio di prima, quale senso bisognava attribuire alla temporanea
separazione dell'anima e del corpo. Chi crede di vivere su questa terra si
culla in un'illusione di cui sarebbe importante accelerare l'evaporazione.
Il rumore del galoppo aumentava sempre di pi; e mentre il cavaliere,
restringendo la linea dell'orizzonte, appariva alla vista nel campo ottico
delimitato dal portale del cimitero, rapido come un ciclone turbinante, il
prete delle religioni riprese pi gravemente: Non sembra che voi
sospettiate che costui, che la malattia costrinse a non conoscere altro che le
prime fasi della vita, e che la fossa ha appena accolto nel proprio seno,
senza dubbio il vero vivente; ma sappiate almeno che colui di cui scorgete
la sagoma equivoca portata via da un cavallo nervoso, e su cui vi consiglio
di fissare prima possibile gli occhi, perch ormai non pi che un punto
che presto scomparir nella brughiera, bench abbia vissuto molto, il
solo vero morto.

Ogni notte, nell'ora in cui il sonno giunto al suo massimo grado


d'intensit, un vecchio ragno della specie grande sporge lentamente la testa
da un buco aperto nel suolo, in una delle intersezioni degli angoli della
stanza. Ascolta attentamente se qualche brusio muove ancora le sue
mandibole nell'atmosfera. Data la sua conformazione d'insetto, non pu
fare a meno di attribuire mandibole al brusio, se pretende di accrescere di
brillanti personificazioni i tesori della letteratura. Appena si assicurato
che il silenzio regni tutt'intorno, ritrae successivamente dalle profondit del
suo nido, senza l'aiuto della meditazione, le varie parti del corpo, e avanza
a passi misurati verso il mio giaciglio. Cosa notevole! io che faccio
indietreggiare il sonno e gli incubi, mi sento paralizzato nella totalit del
corpo, quando egli si arrampica lungo i piedi d'ebano del mio letto di raso.
Mi stringe la gola con le zampe, e con il ventre mi succhia il sangue.
Molto semplicemente! Quanti litri di un purpureo liquore, di cui non
ignorate il nome, si bevuto da quando compie la stessa operazione con
una tenacia degna di migliore causa! Non so cosa gli ho fatto, perch si
comporti in questo modo con me. Per distrazione gli ho stritolato una
zampa? Gli ho sottratto i piccoli? Queste due ipotesi, da verificare, non
possono sostenere un esame serio; anzi provocano facilmente in me
un'alzata di spalle e un sorriso sulle labbra, bench non ci si debba
prendere gioco di nessuno. Attenta a te, nera tarantola; se il tuo
comportamento non ha per scusa un sillogismo inconfutabile, una notte mi
sveglier di soprassalto, con un ultimo sforzo della mia volont
agonizzante, romper l'incantesimo con cui trattieni le mie membra
nell'immobilit, e ti schiaccer tra le ossa delle mie dita, come un pezzetto
di materia molliccia. Eppure ricordo vagamente che ti ho dato il permesso
di far arrampicare le tue zampe fino all'inizio del mio petto, e da l fino alla
pelle che mi copre il volto; e che perci non ho il diritto di trattenerti. Oh!
chi districher i miei confusi ricordi! Gli offro in ricompensa il sangue che
mi resta: ultima goccia inclusa, ce n' di che riempire almeno la met di
una coppa d'orgia. Parla, e non smette di spogliarsi. Appoggia una gamba
sul materasso, e calcando con l'altra il pavimento di zaffiro per sollevarsi,
si trova disteso in posizione orizzontale. Ha deciso di non chiudere gli
occhi, per attendere il nemico a pi fermo. Ma non prende ogni volta la
stessa decisione, immancabilmente distrutta dall'immagine inesplicabile
della sua fatale promessa? Non dice pi nulla, e si rassegna con dolore;
perch per lui il giuramento sacro. Si avvolge maestosamente nelle
pieghe della seta, disdegna di legare le nappe d'oro delle cortine, e,
poggiando i riccioli ondulati dei suoi lunghi capelli neri sulle frange del
cuscino di velluto, si palpa con la mano la larga ferita del collo, in cui la
tarantola ha preso l'abitudine di sistemarsi, come in un secondo nido,
mentre il suo volto esprime una completa soddisfazione. Spera che questa
stessa notte (sperate con lui!) assister all'ultima rappresentazione
dell'immensa suzione; suo unico auspicio sarebbe infatti che il boia la
facesse finita con la sua esistenza: la morte, e sar contento. Guardate quel
vecchio ragno della specie grande che lentamente sporge la testa da un
buco nel suolo, in una delle intersezioni degli angoli della stanza. Non
siamo pi nella narrazione. Ascolta attentamente se qualche brusio muove
ancora le sue mandibole nell'atmosfera. Ahim! ora siamo giunti nel reale,
per quanto riguarda la tarantola, e, sebbene si possa mettere un punto
esclamativo alla fine di ogni frase, forse non una ragione per
dispensarsene! Si assicurato che il silenzio regni tutt'intorno; ecco che
ritrae successivamente dalle profondit del nido, senza l'aiuto della
meditazione, le varie parti del corpo, e avanza a passi misurati verso il
giaciglio dell'uomo solitario. Si ferma per un attimo; ma breve, questo
momento di esitazione. Pensa che non ancora tempo di smettere di
torturare, e che prima bisogna fornire al condannato le ragioni plausibili
che determinarono l'eternit del supplizio. Si arrampicato accanto
all'orecchio dell'addormentato. Se non volete perdervi una sola parola di
ci che sta per dire, astraetevi dalle vostre occupazioni estranee che
ostruiscono il portico della vostra mente, e siate almeno riconoscenti
dell'interesse che vi dimostro facendo assistere la vostra presenza alle
scene teatrali che mi sembrano degne di provocare una vera attenzione da
parte vostra; infatti, chi potrebbe impedirmi di tenere soltanto per me gli
avvenimenti che racconto? Risvegliati, fiamma amorosa dei giorni
passati, scheletro scarno. giunto il tempo di fermare la mano della
giustizia. Non ti faremo attendere a lungo la spiegazione che auspichi. Ci
ascolti, vero? Ma non muovere le tue membra; ancora oggi subisci il
nostro potere magnetico, e l'atonia cefalica persiste: l'ultima volta. Quale
impressione fa alla tua immaginazione il volto di Elsseneur? L'hai
dimenticato! E quel Rginald, dal fiero passo, hai inciso i suoi lineamenti
nel tuo cervello fedele? Osservalo, nascosto tra le pieghe delle cortine; la
sua bocca vicina alla tua fronte; ma non osa parlarti, perch pi timido
di me. Ti racconter un episodio della sua giovinezza, e ti ricondurr sulla
via della memoria. Da molto tempo il ragno aveva aperto il proprio
ventre, da cui si erano precipitati fuori due adolescenti dall'abito azzurro,
ognuno con una spada fiammeggiante in mano, e si erano sistemati ai lati
del letto, come per custodire, ormai, il santuario del sonno. Costui, che
ancora non ha smesso di guardarti perch molto ti am, fu il primo di noi
due al quale concedesti il tuo amore. Ma lo facesti soffrire spesso, con le
durezze del tuo carattere. Egli non smetteva di impiegare ogni sforzo per
non generare in te alcun motivo di lamentela nei suoi confronti: un angelo
non ci sarebbe riuscito. Un giorno gli chiedesti se voleva venire a fare un
bagno con te, sulla riva del mare. Entrambi, come due cigni, vi lanciaste
insieme da una roccia a picco. Tuffatori eminenti, scivolaste nella massa
acquea, con la testa tra le braccia distese, che si riunivano alle mani. Per
qualche minuto nuotaste tra due correnti. Riappariste a una grande
distanza, con i vostri capelli confusi tra loro, e grondanti liquido salato. Ma
quale mistero era dunque accaduto sott'acqua, dal momento che si
scorgeva una lunga traccia di sangue attraverso le onde? Tornati in
superficie, tu continuavi a nuotare, e sembrava che non ti accorgessi della
crescente debolezza del tuo compagno. Perdeva rapidamente le forze, ma
tu continuavi egualmente a spingere le tue larghe bracciate verso
l'orizzonte brumoso, che sfumava davanti a te. Il ferito lanci grida di
allarme, e tu facesti il sordo. Per tre volte Rginald colp l'eco con le
sillabe del tuo nome, e per tre volte tu rispondesti con un grido di volutt.
Si trovava troppo lontano dalla riva per ritornarvi, e invano si sforzava di
seguire le scie del tuo passaggio, per raggiungerti e riposare un istante la
mano sulla tua spalla. La caccia negativa si prolung per un'ora, mentre lui
perdeva le forze, e tu sentivi crescere le tue. Disperando di eguagliare la
tua velocit, rivolse una breve preghiera al Signore per raccomandargli
l'anima, si mise sul dorso come quando si fa il morto, in modo che si
vedeva il cuore battergli con violenza sotto il petto, e attese che giungesse
la morte, per non attendere pi. In quel momento, le tue membra vigorose
erano a perdita d'occhio, e continuavano ad allontanarsi, rapide come uno
scandaglio che si lascia filare. Una barca, che tornava dopo aver gettato le
reti al largo, pass da quelle parti. I pescatori presero Rginald per un
naufrago, e lo issarono svenuto sulla loro imbarcazione. Si constat la
presenza di una ferita al fianco destro; ognuno di quegli esperti marinai
espresse l'opinione che nessuna punta di scoglio o frammento di roccia era
in grado di provocare un foro cos microscopico e nello stesso tempo cos
profondo. Soltanto un'arma tagliente, come uno stiletto tra i pi aguzzi,
poteva arrogarsi il diritto alla paternit di una ferita cos sottile. Egli non
volle mai raccontare le diverse fasi del tuffo attraverso le viscere dei flutti,
e questo segreto l'ha conservato fino ad ora. Adesso scorrono lacrime sulle
sue guance un po' scolorite, e cadono sulle tue lenzuola: talvolta il ricordo
pi amaro dell'accaduto. Quanto a me, non prover piet: significherebbe
dimostrarti una stima eccessiva. Non roteare nell'orbita quegli occhi
furibondi. Resta calmo, piuttosto. Lo sai che non puoi muoverti. Del resto,
non ho terminato il mio racconto. - Risolleva la tua spada, Rginald, e non
dimenticare tanto facilmente la vendetta. Chiss? forse, un giorno, essa
potrebbe venire a farti dei rimproveri. Pi tardi, provasti dei rimorsi la cui
esistenza sarebbe stata effimera; decidesti di riscattare la tua colpa con la
scelta di un altro amico, per benedirlo e onorarlo. Con questo mezzo
espiatorio cancellavi le macchie del passato, e facevi ricadere su colui che
divenne la tua seconda vittima la simpatia che non avevi saputo dimostrare
all'altro. Speranza vana; il carattere non si modifica da un giorno all'altro, e
la volont rest eguale a se stessa. Io, Elsseneur, ti vidi per la prima volta,
e da quel momento non potei dimenticarti. Ci guardammo per qualche
istante, e ti mettesti a sorridere. Abbassavo gli occhi, perch vidi nei tuoi
una fiamma soprannaturale. Mi chiedevo se, con il favore di una notte
oscura, ti eri lasciato cadere segretamente fino a noi dalla superficie di
qualche stella; perch, oggi che non necessario fingere, lo confesso, tu
non somigliavi ai cinghialetti dell'umanit; ma un'aureola di raggi
scintillanti avvolgeva la periferia della tua fronte. Avrei desiderato
stringere relazioni intime con te; la mia presenza non osava avvicinarsi, di
fronte alla sorprendente novit di quella strana nobilt, e un tenace terrore
mi girava intorno. Perch non ho ascoltato quegli avvertimenti della
coscienza? Presentimenti fondati. Notando la mia esitazione, arrossisti a
tua volta, e porgesti il braccio. Coraggiosamente misi la mia mano nella
tua, e, dopo questo atto, mi sentii pi forte; ormai un soffio della tua
intelligenza era passato in me. Con i capelli al vento, e respirando gli aliti
delle brezze, camminammo per qualche istante davanti a noi, attraverso
fitti boschetti di lentischi, gelsomini, melograni e aranci, i cui profumi ci
inebriavano. Un cinghiale in piena corsa ci sfior gli abiti, e una lacrima
cadde dal suo occhio quando mi vide con te: non mi spiegavo il suo
comportamento. Al calare della notte giungemmo davanti alle porte di una
popolosa citt. I profili delle cupole, le guglie dei minareti e le sfere di
marmo dei belvedere ritagliavano con vigore le loro dentellature attraverso
le tenebre, contro l'azzurro intenso del cielo. Ma tu non volesti riposare in
quel luogo, bench fossimo sfiniti dalla stanchezza. Costeggiammo la base
delle fortificazioni esterne, come sciacalli notturni; evitammo d'incontrare
le sentinelle all'erta; e riuscimmo ad allontanarci, per la porta opposta, da
quella riunione solenne di animali ragionevoli, civili come i castori. Il volo
della folgore portalanterna, il crepito delle erbe secche, gli ululati
intermittenti di qualche lupo lontano, accompagnavano l'oscurit del
nostro cammino incerto attraverso la campagna. Quali erano dunque i tuoi
validi motivi per fuggire gli alveari umani? Mi ponevo questa domanda
con un certo turbamento; del resto, le gambe cominciavano a rifiutarmi un
servizio per troppo tempo prolungato. Finalmente raggiungemmo il
margine di un fitto bosco, i cui alberi erano intrecciati tra loro da un
groviglio di alte liane inestricabili, di piante parassite, e di cactus dalle
spine mostruose. Ti fermasti davanti a una betulla. Mi dicesti
d'inginocchiarmi, per prepararmi a morire; mi accordasti un quarto d'ora
per lasciare questa terra. Qualche sguardo furtivo durante la nostra lunga
corsa, gettato di sfuggita su di me quando non ti osservavo, certi gesti di
cui avevo notato l'irregolarit di misura e di movimento, mi si
presentarono subito alla memoria, come le pagine aperte di un libro. I miei
sospetti erano confermati. Troppo debole per lottare contro di te, mi
rovesciasti a terra come l'uragano abbatte la foglia della tremula. Con un
ginocchio sul mio petto e l'altro appoggiato sull'erba umida, mentre una
delle tue mani fermava nella sua morsa la binariet delle mie braccia, vidi
l'altra estrarre un coltello dalla guaina appesa alla tua cintura. La mia
resistenza era quasi nulla, e io chiusi gli occhi: a una certa distanza, portati
dal vento, si udirono i calpestii di una mandria di buoi. Avanzava come
una locomotiva, pungolata dal bastone di un mandriano e dalle mascelle di
un cane. Non c'era tempo da perdere, ed ci che capisti; temendo di non
raggiungere il tuo scopo, poich l'avvicinarsi di un soccorso insperato
aveva raddoppiato la mia potenza muscolare, e rendendoti conto che
potevi immobilizzarmi soltanto un braccio alla volta, ti contentasti di
tagliarmi il polso destro, con un rapido movimento impresso alla lama
d'acciaio. Il pezzo, staccato di netto, cadde a terra. Fuggisti, mentre io ero
stordito dal dolore. Non ti racconter come il mandriano mi venne in aiuto,
n quanto tempo fu necessario alla mia guarigione. Ti basti sapere che quel
tradimento, per me inatteso, mi mise voglia di cercare la morte. Presi parte
ai combattimenti, per offrire ai colpi il mio petto. Conquistai gloria sui
campi di battaglia; il mio nome era diventato temibile anche per i pi
intrepidi, tanto la mia mano artificiale di ferro spargeva la carneficina e la
distruzione nelle file nemiche. Eppure, un giorno che gli obici tuonavano
molto pi forte del solito, e gli squadroni, rimossi dalla loro base,
turbinavano come fuscelli sotto l'influenza del ciclone della morte, un
cavaliere dal portamento ardito avanz di fronte a me, per disputarmi la
palma della vittoria. I due eserciti si fermarono, immobili, per
contemplarci in silenzio. Combattemmo a lungo, crivellati di ferite, e con
gli elmi infranti. Di comune accordo, cessammo la lotta, per riposarci, e
poi riprenderla con maggiore energia. Pieno di ammirazione per il proprio
avversario, ognuno alza la visiera: "Elsseneur!.... Rginald!...", furono
queste le semplici parole che le nostre gole ansimanti pronunciarono
contemporaneamente. Quest'ultimo, caduto nella disperazione di una
tristezza inconsolabile, aveva intrapreso, con me, la carriera delle armi, e i
proiettili l'avevano risparmiato. In quali circostanze ci ritrovavamo! Ma il
tuo nome non fu pronunciato! Lui ed io, ci giurammo un'amicizia eterna;
ma, certo, diversa dalle prime due, di cui eri stato tu l'attore principale! Un
arcangelo, sceso dal cielo e messaggero del Signore, ci ordin di
trasformarci in un unico ragno, e di venire ogni notte a succhiarti la gola,
fino a quando un ordine venuto dall'alto non arrestasse il corso del castigo.
Per quasi dieci anni, abbiamo frequentato il tuo giaciglio. Da oggi, sei
libero dalla nostra persecuzione. La vaga promessa di cui parlavi, non a
noi la facesti, ma all'Essere che pi forte di te: tu stesso capivi che era
meglio sottoporsi a quel decreto irrevocabile. Svegliati, Maldoror!
L'incantesimo magnetico che ha gravato sul tuo sistema cerebro-spinale,
nelle notti di due lustri, ora svanisce. Si sveglia come gli stato ordinato,
e vede due forme celesti scomparire nell'aria, con le braccia intrecciate.
Non cerca di riaddormentarsi. Lentamente, fa uscire dal giaciglio le sue
membra, una dopo l'altra. Va a riscaldarsi la pelle gelata ai tizzoni riaccesi
del caminetto gotico. Soltanto la camicia gli copre il corpo. Cerca con gli
occhi la caraffa di cristallo per inumidire il palato secco. Apre le imposte
della finestra. Si appoggia al davanzale. Contempla la luna che gli versa
sul petto un cono di raggi estatici, in cui palpitano, come falene, atomi
d'argento di una dolcezza ineffabile. Attende che il crepuscolo del mattino
venga a portare, con il cambiamento di scenario, un sollievo irrisorio al
suo cuore sconvolto.

FINE DEL QUINTO CANTO

CANTO SESTO

Voi, la cui calma invidiabile non pu far altro che abbellirvi il muso,
non crediate che si tratti ancora di lanciare, in strofe di quattordici o
quindici righe, come uno scolaro di quarta, esclamazioni che saranno
considerate inopportune, e sonori chioccolii di gallina cocincinese,
grotteschi quanto potrebbe immaginarlo chi se ne desse la pena; ma
preferibile dimostrare con i fatti le proposizioni che si enunciano.
Pretendereste dunque che, per il fatto di aver insultato, come per gioco,
l'uomo, il Creatore e me stesso, nelle mie spiegabili iperboli, la mia
missione fosse conclusa? No: la parte pi importante del mio lavoro
sussiste ancora, come compito che rimane da assolvere. Ormai i fili del
romanzo muoveranno i tre personaggi nominati sopra: cos sar
comunicata loro una potenza meno astratta. La vitalit si diffonder
magnificamente nel torrente del loro apparato circolatorio, e vedrete
quanto sarete stupiti voi stessi d'incontrare, l dove all'inizio avevate
creduto di vedere soltanto vaghe entit appartenenti al campo della pura
speculazione, da un lato l'organismo corporeo con le sue ramificazioni di
nervi e le sue membrane mucose, dall'altro il principio spirituale che
presiede alle funzioni fisiologiche della carne. Sono esseri dotati di una
vita energica che, con le braccia incrociate e il petto immobile, poseranno
prosaicamente (ma sono certo che l'effetto sar poeticissimo) davanti al
vostro volto, a qualche passo soltanto da voi, in modo che i raggi solari,
colpendo dapprima le tegole dei tetti e i fumaioli dei camini, verranno poi
a riflettersi visibilmente sui loro capelli terrestri e materiali. Ma non
saranno pi anatemi, detentori della specialit di provocare il riso;
personalit fittizie che avrebbero fatto bene a rimanere nel cervello
dell'autore; o incubi posti troppo al di sopra dell'esistenza ordinaria. Notate
che, proprio per questo, la mia poesia non sar che pi bella. Toccherete
con le vostre mani ramificazioni ascendenti dell'aorta e capsule surrenali; e
poi, sentimenti! I primi cinque racconti non sono stati inutili; erano il
frontespizio della mia opera, la spiegazione preliminare della mia poetica
futura: ed era per me un dovere, prima di chiudere la valigia e mettermi in
cammino verso le contrade dell'immaginazione, avvertire i sinceri amatori
della letteratura, con il rapido abbozzo di una generalizzazione chiara e
precisa, dello scopo che avevo deciso di perseguire. dunque mia
opinione che ora la parte sintetica della mia opera sia completa e
sufficientemente parafrasata. Da essa avete saputo che io mi sono
ripromesso di attaccare l'uomo e Colui che lo cre. Per il momento e per
pi tardi, non avete bisogno di saperne di pi! Nuove considerazioni mi
sembrano superflue, perch non farebbero che ripetere, in un'altra forma,
pi ampia, vero, ma identica, l'enunciato della tesi di cui la fine di questo
giorno vedr il primo sviluppo. Dalle osservazioni che precedono risulta
che mia intenzione iniziare, ormai, la parte analitica; talmente vero che
soltanto pochi minuti fa ho espresso l'ardente auspicio che voi foste
imprigionati nelle ghiandole sudoripare della mia pelle, per verificare la
lealt di quanto affermo, a ragion veduta. Occorre, lo so, sostenere con un
gran numero di prove l'argomentazione che si trova compresa nel mio
teorema; ebbene, queste prove esistono, e voi sapete che non attacco
nessuno senza seri motivi! Rido a gola spiegata quando penso che mi
rimproverate di diffondere amare accuse contro l'umanit, di cui sono uno
dei membri (questa sola notazione mi darebbe ragione!), e contro la
Provvidenza: non ritratter le mie parole; ma, raccontando ci che avr
visto, non mi sar difficile giustificarle, senza altra ambizione se non la
verit. Oggi, fabbricher un romanzetto di trenta pagine; questa misura
rimarr in seguito pi o meno stazionaria. Sperando di vedere
prontamente, un giorno o l'altro, la consacrazione della mia teoria accettata
da questa o quella forma letteraria, credo di aver finalmente trovato, dopo
qualche tentativo incerto, la mia formula definitiva. la migliore, dato che
il romanzo! Questa ibrida prefazione stata esposta in un modo che forse
non sembrer assai naturale, nel senso che essa sorprende, per cos dire, il
lettore, che non vede molto bene dove lo si voglia innanzitutto condurre;
ma questo sentimento di notevole stupore, al quale si deve in genere
tentare di sottrarre coloro che passano il loro tempo a leggere dei libri o
degli opuscoli, ho fatto ogni sforzo per provocarlo. In effetti, mi era
impossibile fare di meno, malgrado la mia buona volont: soltanto pi
tardi, quando qualche romanzo sar apparso, capirete meglio la prefazione
del rinnegato dal volto fuligginoso.

Prima di entrare in argomento, trovo stupido che sia necessario


(penso che non tutti saranno del mio parere, se mi sbaglio) mettermi
accanto un calamaio aperto e qualche foglietto di carta non pesta. Cos mi
sar possibile cominciare, con amore, in questo sesto canto, la serie delle
poesie istruttive che non vedo l'ora di produrre. Episodi drammatici di
implacabile utilit! Il nostro eroe si rese conto che, frequentando le
caverne e rifugiandosi in luoghi inaccessibili, trasgrediva le regole della
logica e percorreva un circolo vizioso. Infatti, se da un lato, in questo
modo, favoriva la propria ripugnanza per gli uomini, grazie al risarcimento
della solitudine e della lontananza, e circoscriveva passivamente il proprio
orizzonte limitato, tra arbusti intristiti, rovi e lambrusche, dall'altro la sua
attivit non trovava pi alcun alimento per nutrire il minotauro dei suoi
istinti perversi. Di conseguenza, decise di riavvicinarsi agli agglomerati
umani, persuaso che tra tante vittime gi pronte le sue varie passioni
avrebbero trovato ampiamente di che soddisfarsi. Sapeva che la polizia,
questo scudo della civilt, lo ricercava con perseveranza da molti anni, e
che un vero e proprio esercito di agenti e di spie gli stava continuamente
alle calcagna. Senza riuscire, tuttavia, a scovarlo. Tanto la sua
sconvolgente abilit depistava, con suprema eleganza, le astuzie pi
indiscutibili dal punto di vista del loro successo, e le decisioni della pi
saggia meditazione. Aveva una facolt speciale per assumere forme
irriconoscibili agli occhi pi esperti. Travestimenti superiori, per parlare da
artista! Acconciamenti di effetto realmente mediocre, quando penso alla
morale. In questo era quasi geniale. Non avete notato la gracilit di un bel
grillo, dai movimenti svelti, nelle fogne di Parigi? Non c' che lui: era
Maldoror! Magnetizzando le floride capitali con un fluido pernicioso, le
induce in uno stato letargico in cui sono incapaci di sorvegliarsi come
dovrebbero. Condizione tanto pi pericolosa in quanto insospettata. Oggi
a Madrid; domani sar a Pietroburgo; ieri si trovava a Pechino. Ma
affermare con esattezza il luogo che le imprese di questo poetico
Rocambole attualmente terrorizzano, un'impresa al di sopra delle forze
possibili del mio greve raziocinio. Quel bandito si trova, forse, a settecento
leghe da questo paese; forse a qualche passo da voi. Non facile
provocare la totale rovina degli uomini, e ci sono le leggi; ma si pu, con
un po' di pazienza, sterminare una ad una le formiche umanitarie. Ora, dal
giorno della mia nascita, quando vivevo con i primi antenati della nostra
razza, ancora inesperto nel tendere i miei agguati; dai tempi remoti, al di l
della storia, in cui, attraverso sottili metamorfosi, devastavo, in epoche
diverse, le contrade del globo, con le conquiste e le carneficine, e
diffondevo la guerra civile tra i cittadini, non ho gi schiacciato sotto i
miei talloni, membro per membro o collettivamente, generazioni intere, di
cui non sarebbe difficile concepire la cifra innumerevole? Il radioso
passato ha fatto brillanti promesse all'avvenire: e le manterr. Per ripulire
le mie frasi, impiegher per forza il metodo naturale, regredendo fino ai
selvaggi perch mi diano delle lezioni. Gentlemen semplici e maestosi, la
loro bocca graziosa nobilita tutto ci che cola dalle loro labbra tatuate. Ho
appena dimostrato che nulla risibile su questo pianeta. Pianeta ridicolo,
eppure magnifico. Impadronendomi di uno stile che alcuni troveranno
ingenuo (e invece cos profondo), me ne servir per interpretare idee che,
sfortunatamente, forse non sembreranno grandiose! In questo modo,
spogliandomi dei modi leggeri e scettici dell'ordinaria conversazione, e
sufficientemente prudente per non assumere atteggiamenti non so pi cosa
avevo intenzione di dire, perch non ricordo l'inizio della frase. Ma
sappiate che la poesia si trova ovunque non c' il sorriso, stupidamente
sarcastico, dell'uomo dalla faccia d'anatra. Innanzitutto mi soffier il naso,
perch ne ho bisogno; poi, potentemente aiutato dalla mia mano,
riprender la penna che le mie dita avevano lasciato cadere. Come pot
conservare la costanza della sua neutralit, il ponte del Carrousel, quando
ud le grida laceranti che sembravano lanciate dal sacco?

I negozi di rue Vivienne espongono le loro ricchezze agli occhi


meravigliati. Illuminati da numerosi lampioni a gas, i cofanetti di mogano
e gli orologi d'oro diffondono attraverso le vetrine fasci di luce
abbagliante. Sono suonate le otto all'orologio della Borsa: non tardi!
Appena l'ultimo colpo di martello si fatto udire, la via il cui nome stato
citato si mette a tremare, e scuote le sue fondamenta dalla place Royale
fino al boulevard Montmartre. I passanti affrettano il passo, e si ritirano
pensierosi nelle loro case. Una donna sviene e cade sull'asfalto. Nessuno la
rialza; ognuno ha fretta di allontanarsi da quel luogo. Le imposte si
richiudono con impeto, e gli abitanti sprofondano sotto le coperte. Si
direbbe che la peste asiatica abbia rivelato la sua presenza. Cos, mentre la
maggior parte della citt si prepara a nuotare nei piaceri delle feste
notturne, rue Vivienne si trova improvvisamente gelata da una specie di
pietrificazione. Come un cuore che cessi di amare, ha visto spegnersi la
propria vita. Ma, presto, la notizia del fenomeno si diffonde negli altri
strati della popolazione, e un silenzio cupo incombe sull'augusta capitale.
Dove sono finiti i lampioni a gas? Che ne delle venditrici d'amore?
Nulla... la solitudine e l'oscurit! Una civetta, volando in direzione
rettilinea, con una zampa rotta, passa sopra la Madeleine e si slancia verso
la barriera del Trne, esclamando: Si prepara una sciagura. Ora, nel
luogo che la mia penna (amico vero che mi fa da compare) ha appena reso
misterioso, se guardate dalla parte in cui rue Colbert sbocca in rue
Vivienne, vedrete, all'angolo formato dall'incrocio di queste due strade, un
personaggio che mostra la propria sagoma e dirige il passo leggero verso i
boulevard. Ma, se ci si avvicina di pi, in modo da non attirare l'attenzione
di quel passante, ci si accorge, con piacevole stupore, che giovane! Da
lontano, in effetti, lo si sarebbe preso per un uomo maturo. La somma dei
giorni non conta pi, quando si tratta di valutare la capacit intellettuale di
un volto serio. Io sono capace di leggere l'et nelle linee fisiognomiche
della fronte: ha sedici anni e quattro mesi! bello come la retrattilit degli
artigli degli uccelli rapaci; o, ancora, come l'incertezza dei movimenti
muscolari nelle pieghe delle parti molli della regione cervicale posteriore;
o piuttosto, come quella perpetua trappola per topi che da sola, sempre tesa
di nuovo dall'animale catturato, pu prendere i roditori all'infinito, e
funzionare anche nascosta sotto la paglia; e soprattutto, come l'incontro
fortuito sopra un tavolo da dissezione tra una macchina da cucire e un
ombrello! Mervyn, questo figlio della bionda Inghilterra, ha appena preso
una lezione di scherma dal suo professore, e, avvolto nel suo tartan
scozzese, torna dai genitori. Sono le otto e mezzo, e spera di arrivare a
casa alle nove: da parte sua una grande presunzione fingere di essere
sicuro di conoscere l'avvenire. Qualche ostacolo imprevisto non pu forse
essergli di impedimento lungo la strada? E tale circostanza sarebbe cos
poco frequente da indurlo ad assumersi la responsabilit di considerarla
un'eccezione? Perch, piuttosto, non considera un fatto anormale la
possibilit che ha avuto finora di sentirsi privo d'inquietudine e, per cos
dire, felice? Con quale diritto pretenderebbe infatti di raggiungere indenne
la propria dimora, mentre qualcuno lo sta spiando e lo segue come la sua
preda futura? (Significherebbe conoscere ben poco la professione di
scrittore a sensazione, non mettere avanti, almeno, le interrogazioni
restrittive dopo le quali giunge immediatamente la frase che sto per
terminare). Avete riconosciuto l'eroe immaginario che, da molto tempo,
spezza con la pressione della sua individualit la mia sventurata
intelligenza! Ora Maldoror si avvicina a Mervyn, per incidere nella propria
memoria i lineamenti dell'adolescente: ora, con il corpo proiettato
all'indietro, rincula su se stesso come il boomerang d'Australia nella
seconda fase della sua traiettoria, o piuttosto come una macchina infernale.
Incerto sul da farsi. Ma la sua coscienza non prova alcun sintomo di una
qualsiasi emozione embriogenica, come a torto potreste supporre. Lo vidi
allontanarsi per un attimo in direzione opposta; era oppresso dal rimorso?
Ma ritorn sui suoi passi con nuovo accanimento. Mervyn non sa perch le
sue arterie temporali pulsino con forza, e affretta il passo, ossessionato da
un terrore di cui lui e voi cercate invano la causa. Occorre dargli atto del
suo impegno nello scoprire l'enigma. Perch non si volta indietro?
Capirebbe tutto. Si pensa mai ai mezzi pi semplici per far cessare uno
stato allarmante? Quando un vagabondo di periferia attraversa un
sobborgo, con un'insalatiera di vino bianco nel gozzo e la blusa a brandelli,
se scorge, all'angolo di un paracarro, un vecchio gatto muscoloso,
contemporaneo delle rivoluzioni a cui hanno assistito i nostri padri, mentre
contempla malinconico i raggi della luna che si abbattono sulla pianura
addormentata, avanza tortuoso in linea curva e fa un cenno a un cane
sbilenco, che si precipita. Il nobile animale della razza felina attende
l'avversario con coraggio, e vende a caro prezzo la sua vita. Domani
qualche straccivendolo comprer una pelle elettrizzabile. Perch non
fuggito? Era cos facile. Ma, nel caso che attualmente ci interessa, Mervyn
complica maggiormente il pericolo con la sua ignoranza. Ha come dei
barlumi, eccessivamente rari, vero, di cui non star a dimostrare
l'incertezza che li copre; tuttavia, gli impossibile intuire la realt. Non
profeta, non dico il contrario, n si riconosce la facolt di esserlo. Giunto
sulla grande arteria, svolta a destra e attraversa il boulevard Poissonnire e
il boulevard Bonne-Nouvelle. A questo punto del suo cammino, procede
lungo rue de Faubourg Saint-Denis, si lascia dietro l'imbarcadero della
ferrovia di Strasbourg, e si ferma davanti a un alto portale, prima di aver
raggiunto la sovrapposizione perpendicolare di rue Lafayette. Poich mi
consigliate di concludere in questo luogo la prima strofe, per questa volta
voglio ottemperare al vostro desiderio. Sapete che, quando penso all'anello
di ferro nascosto sotto la pietra dalla mano di un maniaco, un brivido
invincibile mi attraversa i capelli?

II

Tira il pomo d'ottone, e il portale del palazzo moderno ruota sui


cardini. Attraversa a grandi passi il cortile, cosparso di sabbia fine, e sale
gli otto gradini della scalinata. Le due statue, poste a destra e a sinistra
come fossero le guardiane dell'aristocratica villa, non gli sbarrano il passo.
Colui che tutto ha rinnegato, padre, madre, Provvidenza, amore, ideale, per
non pensare pi che a se stesso, si ben guardato dal non seguire i passi
che precedevano. L'ha visto entrare in uno spazioso salotto del pianterreno,
rivestito di corniola intarsiata. Il figlio di famiglia si getta su un sof, e
l'emozione gli impedisce di parlare. Sua madre, con l'abito lungo a
strascico, gli si avvicina premurosa, e lo circonda con le braccia. I fratelli,
pi giovani di lui, si riuniscono intorno al mobile, caricodi un fardello; non
conoscono la vita a sufficienza per farsi un'idea precisa della scena che si
sta svolgendo. Infine, il padre alza il bastone, e abbassa sugli astanti uno
sguardo pieno di autorit. Appoggiando il polso sui braccioli della
poltrona, si allontana dal suo seggio consueto, e avanza, inquieto, bench
indebolito dagli anni, verso il corpo immobile dei primogenito. Parla in
una lingua straniera, e ognuno lo ascolta in rispettoso raccoglimento: Chi
ha ridotto il ragazzo in questo stato? Il brumoso Tamigi trasciner ancora
una notevole quantit di limo prima che le mie forze siano completamente
esaurite. Pare che in questa contrada inospitale non esistano leggi
protettive. Se conoscessi il colpevole, costui proverebbe il vigore del mio
braccio. Bench io sia in pensione, lontano dalle battaglie navali, la mia
spada di commodoro, appesa alla parete, non ancora arrugginita. Del
resto, facile rifarle il filo. Calmati, Mervyn; ordiner ai domestici di
trovare le tracce di colui che da questo momento cercher, per farlo perire
di mia mano. Donna, togliti di l e accovacciati in un angolo; i tuoi occhi
m'inteneriscono, e faresti meglio a richiudere il condotto delle tue
ghiandole lacrimali. Figlio mio, ti supplico, risveglia i tuoi sensi, e
riconosci la tua famiglia; tuo padre che ti parla.... La madre si tiene in
disparte, e, per obbedire agli ordini del suo signore, ha preso in mano un
libro, e si sforza di restare tranquilla in presenza del pericolo che corre
colui che la sua matrice gener. Bambini, andate a divertirvi nel parco, e
fate attenzione, ammirando il nuoto dei cigni, a non cadere nello specchio
d'acqua.... I fratelli, con le mani penzoloni, restano muti; tutti, con il
tocco sormontato da una piuma strappata all'ala della nottola della
Carolina, con i pantaloni di velluto fino al ginocchio e le calze di seta
rossa, si prendono per mano e si ritirano dal salotto, avendo cura di
premere solo in punta di piedi il pavimento d'ebano. Sono sicuro che non si
divertiranno, e passeggeranno gravemente lungo i viali di platani. La loro
intelligenza precoce. Meglio per loro. ... Cure inutili, ti cullo nelle mie
braccia, e tu sei insensibile alle mie suppliche. Vorresti rialzare la testa? Ti
abbraccer le ginocchia, se occorre. Ma no... ricade inerte. - Mio dolce
signore, se tu lo permetti alla tua schiava, vado a cercare nel mio
appartamento un flacone pieno di essenza di trementina, di cui mi servo
abitualmente quando l'emicrania m'invade le tempie, di ritorno dal teatro, o
quando la lettura di una narrazione commovente, registrata negli annali
britannici della storia cavalleresca dei nostri antenati, getta il mio pensiero
trasognato nelle torbiere dell'assopimento. - Donna, non ti avevo dato la
parola, e tu non avevi il diritto di prenderla. Dal giorno della nostra
legittima unione, nessuna nube venuta a frapporsi tra noi. Sono contento
di te, e non ho mai avuto rimproveri da farti: e reciprocamente. Vai a
cercare nel tuo appartamento un flacone pieno di essenza di trementina. So
che ce n' uno nei cassetti del tuo com, e non sarai tu a insegnarmelo.
Affrettati a salire i gradini della scala a chiocciola, e torna da me con volto
lieto. Ma la sensibile londinese appena giunta ai primi gradini (non
corre veloce come una persona delle classi inferiori) che gi una delle sue
damigelle di compagnia ridiscende dal primo piano, con le guance
imporporate di sudore, con il flacone che, forse, contiene il liquore di vita
tra le sue pareti di cristallo. La damigella s'inchina con grazia porgendo la
sua offerta, e la madre, con andatura regale, avanza verso le frange che
orlano il sof, unico oggetto che preoccupi la sua tenerezza. Il commodoro,
con un gesto fiero ma benevolo, accetta il flacone dalle mani della sua
sposa. Vi si bagna un foulard d'India, e si avvolge la testa di Mervyn nei
meandri orbicolari della seta. Aspira sali; muove un braccio. La
circolazione si rianima, e si odono le grida gioiose di un cacatoa delle
Filippine, appollaiato sul vano della finestra. Chi va l?... Non
fermatemi... Dove mi trovo? una tomba a sorreggere le mie membra
intorpidite? Le sue assi mi sembrano morbide... Il medaglione che contiene
il ritratto di mia madre, ancora appeso al mio collo?... Indietro,
malfattore dalla testa scarmigliata. Non riuscito a raggiungermi, e gli ho
lasciato tra le dita un lembo del mio farsetto. Staccate le catene dei
bulldog, perch stanotte un ladro riconoscibile pu introdursi in casa
nostra con effrazione, mentre noi saremo immersi nel sonno. Padre mio,
madre mia, vi riconosco e vi ringrazio delle vostre cure. Chiamate i miei
fratellini. per loro che avevo comprato delle mandorle tostate, e voglio
baciarli. A queste parole, cade in un profondo stato letargico. Il medico,
che stato chiamato in gran fretta, si sfrega le mani ed esclama: La crisi
passata. Va tutto bene. Domani vostro figlio si sveglier in forma.
Andatevene tutti nei rispettivi giacigli, lo ordino, affinch io rimanga solo
accanto al malato, fino all'apparizione dell'aurora e del canto
dell'usignolo. Maldoror, nascosto dietro la porta, non si perduto una
sola parola. Ora conosce il carattere degli abitanti del palazzo, e agir di
conseguenza. Sa dove alloggia Mervyn, e non desidera saperne di pi. Ha
annotato in un taccuino il nome della via e il numero dell'edificio. la
cosa principale. sicuro di non dimenticarli. Avanza come una iena, senza
essere visto, e costeggia i lati del cortile. Scala il cancello con agilit, e per
un attimo s'impiglia nelle punte di ferro; con un balzo, in strada. Si
allontana a passi di lupo: Mi prendeva per un malfattore, - esclama: - un
imbecille. Vorrei trovarlo un uomo esente dall'accusa che il malato ha
rivolto nei miei confronti. Non gli ho tolto un lembo del farsetto, come ha
detto. Semplice allucinazione ipnagogica provocata dal terrore. Non era
mia intenzione, oggi, impadronirmi di lui; perch ho altri progetti,
ulteriori, su quel timido adolescente. Dirigetevi dalla parte dove si trova il
lago dei cigni; e pi tardi vi dir perch, nel branco, ce n' uno
completamente nero, e il cui corpo, sorreggendo un'incudine sormontata
dal cadavere in putrefazione di un granchio-porro, ispira una diffidenza
legittima agli altri suoi acquatici compagni.

III

Mervyn in camera sua; ha ricevuto una missiva. Chi gli scrive una
lettera? Il turbamento gli ha impedito di ringraziare l'agente postale. La
busta ha i bordi neri, e le parole sono tracciate con una scrittura frettolosa.
Deve portare la lettera a suo padre? E se il firmatario glielo vietasse
espressamente? Pieno d'angoscia, apre la finestra per respirare i sapori
dell'atmosfera; i raggi del sole riflettono le loro prismatiche irradiazioni
sugli specchi di Venezia e sulle tende di damasco. Getta la missiva da un
lato, tra i libri dal taglio dorato e gli album dalla copertina di madreperla,
sparsi sul cuoio sbalzato che ricopre la superficie della sua scrivania di
scolaro. Apre il pianoforte e fa scorrere le dita affilate sui tasti d'avorio. Le
corde d'ottone non risuonarono. Quest'avvertimento indiretto lo induce a
riprendere la carta velina: ma questa indietreggi, come se fosse stata
offesa dall'esitazione del destinatario. Caduta in questa trappola, la
curiosit di Mervyn aumenta, ed egli apre il pezzo di cencio preparato.
Fino a quel momento aveva visto soltanto la propria scrittura. Giovanotto,
m'interesso a voi; voglio farvi felice. Vi prender per compagno e
compiremo lunghe peregrinazioni per le isole dell'Oceania. Mervyn, tu sai
che io ti amo, e non ho bisogno di provartelo. Mi accorderai la tua
amicizia, ne sono convinto. Quando mi conoscerai meglio, non ti pentirai
della fiducia che mi avrai testimoniato. Ti protegger dai pericoli che la
tua inesperienza correr. Sar per te un fratello, e i buoni consigli non ti
mancheranno. Per pi ampie spiegazioni, trovati dopodomani mattina, alle
cinque, sul ponte del Carrousel. Se non sar ancora arrivato, aspettami; ma
spero di essere sul posto all'ora giusta. Fai cos anche tu. Un inglese non
abbandoner facilmente l'occasione di vedere chiaro nei propri affari.
Giovanotto, ti saluto, e a presto. Non mostrare a nessuno questa lettera. -
Tre stelle invece della firma, - esclama Mervyn; - e una macchia di
sangue in fondo alla pagina!. Lacrime abbondanti colano sulle strane frasi
che i suoi occhi hanno divorato, e che aprono alla sua mente il campo
illimitato degli orizzonti incerti e nuovi. Gli sembra (solo dopo la lettura
che ha appena terminato) che suo padre sia un po' severo, e sua madre
eccessivamente maestosa. Ha dei motivi, che non sono giunti a mia
conoscenza e che quindi non potrei trasmettervi, per insinuare che neppure
i suoi fratelli gli vanno bene. Si nasconde la lettera nel petto. I suoi
professori hanno osservato che quel giorno egli sembr diverso dal solito; i
suoi occhi si sono smisuratamente incupiti, e il velo della riflessione
eccessiva calato sulla regione periorbitale. Ogni professore arrossito
per il timore di non essere all'altezza intellettuale dell'allievo, che tuttavia,
per la prima volta, ha trascurato i compiti e non ha lavorato. La sera, la
famiglia si riunita nella sala da pranzo decorata di antichi ritratti. Mervyn
ammira i piatti carichi di carni succulente e i frutti odoriferi, ma non
mangia; i policromi fiotti dei vini del Reno e il rubino spumeggiante dello
champagne s'incastonano nelle strette e lunghe coppe di pietra di Boemia,
ma anch'essi lasciano indifferente il suo sguardo. Appoggia il gomito sul
tavolo, e resta assorto nei propri pensieri come un sonnambulo. Il
commodoro, dal volto riarso dalla schiuma dei mare, si china all'orecchio
della sposa: Il primogenito ha cambiato carattere, dal giorno della crisi;
era gi fin troppo portato alle idee assurde; oggi fantastica ancora pi del
solito. Non ero cos, io, quando avevo la sua et. Fai finta di non accorgerti
di niente. Questo un caso in cui un rimedio efficace, materiale o morale,
pu trovare una facile applicazione. Mervyn, tu che apprezzi la lettura dei
libri di viaggi e di storia naturale, ora ti legger un racconto che non ti
dispiacer. Ascoltami con attenzione; ognuno ne trarr profitto, io per
primo. E voi, bambini, imparate, grazie all'attenzione che saprete prestare
alle mie parole, a perfezionare la forma del vostro stile, e a rendervi conto
delle pi sottili intenzioni di un autore. Come se quella nidiata di
adorabili mocciosi avesse potuto capire cos' la retorica! Disse, e, a un
gesto della sua mano, uno dei fratelli si dirige verso la biblioteca paterna, e
ne ritorna con un volume sotto il braccio. Intanto vengono tolti i coperti e
l'argenteria, e il padre prende il libro. Al nome elettrizzante di "viaggi",
Mervyn ha risollevato la testa, e si sforzato di porre fine alle sue
meditazioni fuori luogo. Il libro aperto pi o meno a met, e la voce
metallica del commodoro dimostra ch'egli ancora capace, come nei
giorni della sua gloriosa giovinezza, di comandare al furore degli uomini e
delle tempeste. Assai prima della fine della lettura, Mervyn ricaduto sul
suo gomito, nell'impossibilit di seguire pi a lungo il ragionato sviluppo
delle frasi passate alla filiera e la saponificazione delle metafore
obbligatorie. Il padre esclama: Non questo a interessarlo; leggiamo
un'altra cosa. Leggi, donna; sarai pi fortunata di me, per scacciare il
dolore dalle giornate di nostro figlio. La madre non spera pi; ha preso
tuttavia un altro libro, e il timbro della sua voce di soprano risuona
melodiosamente alle orecchie del prodotto della sua concezione. Ma, dopo
qualche parola, lo scoraggiamento la invade, e interrompe spontaneamente
l'interpretazione dell'opera letteraria. Il primogenito esclama: Vado a
letto. Si ritira, con gli occhi bassi e freddamente fissi, e senza aggiungere
altro. Il cane si mette a latrare, lugubre, perch non trova naturale questo
comportamento, e il vento da fuori, ingolfandosi ineguale nella fessura
longitudinale della finestra, fa vacillare la fiamma, tenuta bassa da due
cupole di cristallo rosato, della lampada di bronzo. La madre gli appoggia
le mani sulla fronte, e il padre alza gli occhi al cielo. I bambini gettano
sguardi sgomenti sul vecchio marinaio. Mervyn chiude a doppia mandata
la porta della sua stanza, e la sua mano corre veloce sulla carta: Ho
ricevuto la vostra lettera a mezzogiorno, e mi perdonerete se vi ho fatto
attendere la risposta. Non ho l'onore di conoscervi personalmente, e non
sapevo se avrei dovuto scrivervi. Ma, poich la scortesia non alloggia in
casa nostra, mi sono deciso a prendere la penna, per ringraziarvi
calorosamente dell'interesse che dedicate a uno sconosciuto. Dio mi guardi
dal non mostrare riconoscenza per la simpatia di cui mi colmate. Conosco
le mie imperfezioni, e non per questo ne vado fiero. Ma, se giusto
accettare l'amicizia di un adulto, lo altrettanto fargli capire che i nostri
caratteri non sono gli stessi. In effetti, mi sembrate pi anziano di me, dal
momento che mi chiamate giovanotto, e tuttavia conservo dei dubbi
sulla vostra vera et. Infatti, come conciliare la freddezza dei vostri
sillogismi con la passione che emanano? Certamente non abbandoner il
luogo che mi ha visto nascere, per accompagnarvi in contrade lontane; ci
sarebbe possibile soltanto a condizione di chiedere, prima, agli autori dei
miei giorni, un permesso atteso con impazienza. Ma poich mi avete
ingiunto di conservare il segreto (nel senso cubico della parola) su
quest'affare spiritualmente tenebroso, mi affretter ad obbedire alla vostra
incontestabile saggezza. A quanto pare, essa non affronterebbe con piacere
la chiarezza della luce. Dato che sembrate auspicare che io abbia fiducia
nella vostra persona (auspicio che non fuori luogo, mi compiaccio, di
confessarlo), abbiate la bont, vi prego, di testimoniare nei miei confronti
una fiducia analoga, e di non avere la pretesa di credere che io sia talmente
lontano dal vostro parere da non essere puntuale all'appuntamento,
dopodomani mattina, all'ora indicata. Scavalcher il muro di cinta del
parco, perch il cancello sar chiuso, e nessuno sar testimone della mia
partenza. Per parlare con franchezza, cosa non farei per voi, il cui
inesplicabile attaccamento ha saputo prontamente rivelarsi ai miei occhi
abbagliati, soprattutto stupiti di una tale prova di bont che, me ne sono
accertato, non mi sarei aspettato? Perch io non vi conoscevo. Adesso vi
conosco. Non dimenticate la promessa che mi avete fatto, di passeggiare
sul ponte del Carrousel. Nel caso che io vi passassi, ho una certezza, a
nessun'altra pari, di incontrarvi e di toccarvi la mano, sempre che
quest'innocente manifestazione di un adolescente, che ancora ieri
s'inchinava di fronte all'altare del pudore, non debba offendervi con la sua
rispettosa familiarit. Ora, non forse confessabile la familiarit, nel caso
di una forte e ardente intimit, quando la perdizione seria e convinta? E
che male ci sarebbe, dopotutto, lo chiedo proprio a voi, se vi dicessi
"addio" passando, quando dopodomani, che piova o no, saranno suonate le
cinque? Apprezzerete voi stesso, gentleman, il tatto con il quale ho
concepito la mia lettera; non mi permetto infatti di dirvi di pi, in un foglio
volante che potrebbe smarrirsi. Il vostro indirizzo in fondo alla pagina un
rebus. Mi occorso quasi un quarto d'ora per decifrarlo. Credo che abbiate
fatto bene a tracciarne le parole in modo microscopico. Mi dispenso dal
firmare, e in ci vi imito: viviamo in un tempo troppo eccentrico, per
stupirci un solo istante di quanto potrebbe accadere. Sarei curioso di sapere
in quale modo avete conosciuto il luogo in cui dimora la mia glaciale
immobilit, circondata da una lunga serie di sale deserte, immondi carnai
delle mie ore di noia. Come dire? Quando penso a voi, il mio petto si agita,
rimbombando come il crollo di un impero in decadenza; infatti, l'ombra del
vostro amore rivela un sorriso che, forse, non esiste: cos vaga, e muove
le sue scaglie in un modo talmente tortuoso! Tra le vostre mani,
abbandono i miei sentimenti impetuosi, tavole di marmo nuovissime e
ancora vergini di ogni contatto mortale. Pazientiamo fino alle prime luci
del crepuscolo mattutino, e, nell'attesa del momento che mi getter
nell'intreccio schifoso delle vostre braccia pestifere, mi inchino umilmente
alle vostre ginocchia, e le stringo. Dopo aver scritto questa lettera
colpevole, Mervyn la porta alla posta, e torna a rimettersi a letto. Non
contate di trovarvi il suo angelo custode. La coda di pesce non voler che
tre giorni, questo vero; ma, ahim, la trave sar comunque bruciata; e un
proiettile cilindro-conico forer la pelle del rinoceronte, malgrado la
fanciulla di neve e il mendicante! Il fatto che il pazzo incoronato avr
detto la verit sulla fedelt dei quattordici pugnali.

IV

Mi sono accorto di avere un occhio solo, in mezzo alla fronte! O


specchi d'argento, incrostati nei pannelli dei vestiboli, quanti servigi mi
avete reso con il vostro potere riflettente! Dal giorno in cui un gatto
d'angora mi rose, per un'ora, la bozza parietale, come un trapano che
perfori il cranio, lanciandosi all'improvviso sulla mia schiena perch avevo
fatto bollire i suoi piccoli in un catino pieno d'alcool, io non ho smesso di
lanciare contro me stesso la freccia dei tormenti. Oggi, sotto l'impressione
delle ferite che il mio corpo ha ricevuto in diverse circostanze, sia per la
fatalit della mia nascita, sia per mia stessa colpa; oppresso dalle
conseguenze della mia caduta morale (alcune si sono compiute; chi pu
prevedere le altre?); spettatore impassibile delle mostruosit acquisite o
naturali che decorano le aponeurosi e l'intelletto di chi parla, getto un
lungo sguardo di soddisfazione sulla dualit che mi compone... e mi trovo
bello! Bello come il vizio congenito di conformazione degli organi sessuali
dell'uomo, consistente nella brevit relativa del canale dell'uretra e la
divisione o assenza della sua parete inferiore, in modo tale che il canale si
apre a una distanza variabile dal glande e al disotto del pene; o, ancora,
come la caruncola carnosa di forma conica, solcata da rughe trasversali
assai profonde, che s'innalza sulla base del becco superiore del tacchino; o
piuttosto, come la seguente verit: Il sistema delle gamme, dei modi e del
loro armonico concatenarsi, non si fonda su leggi naturali invariabili, ma ,
al contrario, la conseguenza di principi estetici che sono variati con lo
sviluppo progressivo dell'umanit, e varieranno ancora; e, soprattutto,
come una corvetta corazzata a torrette! S, sostengo l'esattezza della mia
asserzione. Non ho illusioni presuntuose, me ne vanto, e non troverei alcun
profitto nella menzogna; dunque, ci che ho detto non dovete affatto
esitare a crederlo. Infatti, perch dovrei ispirare orrore a me stesso, di
fronte alle testimonianze di elogio che partono dalla mia coscienza? Non
invidio nulla al Creatore; ma che mi lasci scendere il fiume del mio
destino, attraverso una serie crescente di crimini gloriosi. Altrimenti,
alzando all'altezza della sua fronte uno sguardo irritato per ogni ostacolo,
gli far capire che non il solo padrone dell'universo; che numerosi
fenomeni che dipendono direttamente da una conoscenza pi approfondita
della natura delle cose depongono in favore dell'opinione contraria, e
oppongono una formale smentita alla possibile esistenza dell'unit della
potenza. Il fatto che siamo in due a contemplarci le ciglia delle palpebre,
vedi... e tu sai che pi di una volta la tromba della vittoria ha squillato
nella mia bocca senza labbra. Addio, guerriero illustre; il tuo coraggio
nella sventura ispira stima al tuo nemico pi accanito; ma Maldoror ti
ritrover presto, per contenderti la preda che si chiama Mervyn. Sar cos
realizzata la profezia del gallo, quando intravvide l'avvenire in fondo al
candelabro. Voglia il cielo che il granchio-porro raggiunga in tempo la
carovana dei pellegrini, e insegni loro in poche parole il racconto dello
straccivendolo di Clignancourt!

Su una panchina del Palais Royal, sul lato sinistro e non lontano
dallo specchio d'acqua, un individuo, spuntando da rue de Rivoli, venuto
a sedersi. Ha i capelli in disordine, e i suoi vestiti rivelano l'azione
corrosiva di un'indigenza prolungata. Ha scavato un buco nel suolo con un
pezzo di legno appuntito, e si riempito di terra l'incavo della mano. Si
portato alla bocca questo cibo, e precipitosamente l'ha gettato via. Si
rialzato e, appoggiando la testa alla panchina, ha rivolto le gambe in alto.
Ma poich questa posizione funambolesca al di fuori delle leggi della
pesantezza che reggono il centro di gravit, ricaduto pesantemente sulla
tavola, con le braccia penzoloni, il berretto che gli nasconde la met del
volto, e le gambe che battono la ghiaia in una condizione di equilibrio
instabile, sempre meno rassicurante. Rimane a lungo in questa posizione.
Verso l'ingresso di mezzo, a nord, accanto alla rotonda che contiene una
sala da caff, il braccio del nostro eroe appoggiato alla cancellata. Il suo
sguardo percorre la superficie del rettangolo, in modo da non farsi sfuggire
nessuna prospettiva. Conclusa l'investigazione, i suoi occhi ritornano su se
stessi, ed egli scorge, in mezzo al giardino, un uomo che esegue una
barcollante ginnastica con una panchina su cui si sforza di stabilizzarsi,
compiendo miracoli di forza e abilit. Ma cosa pu mai la migliore
intenzione, posta al servizio di una giusta causa, contro le sregolatezze
dell'alienazione mentale? avanzato verso il pazzo, l'ha aiutato
benevolmente a rimettere la sua dignit in posizione normale, gli ha teso la
mano, e si seduto accanto a lui. Nota che la follia soltanto intermittente;
la crisi passata; il suo interlocutore risponde logicamente a tutte le
domande. necessario riferire il senso delle sue parole? Perch riaprire, a
una pagina qualunque, con premura blasfema, l'in-folio delle miserie
umane? Niente di insegnamento pi fecondo. Anche quando non avessi
alcun avvenimento vero da farvi ascoltare, inventerei racconti immaginari
per travasarli nel vostro cervello. Ma il malato non lo diventato per
proprio piacere; e la sincerit delle sue narrazioni si accorda a meraviglia
con la credulit del lettore. Mio padre era un carpentiere di rue de la
Verrerie... Che la morte delle tre Margherite ricada sulla sua testa, e il
becco del canarino gli roda in eterno l'asse del bulbo oculare! Aveva preso
l'abitudine di ubriacarsi; in quei momenti, quando tornava a casa dopo
essere andato per banconi d'osteria, il suo furore diventava quasi
incommensurabile, ed egli colpiva indistintamente gli oggetti che si
presentavano alla sua vista. Ma presto, di fronte ai rimproveri degli amici,
si corresse completamente, e divenne di umore taciturno. Nessuno poteva
avvicinarlo, neppure nostra madre. Conservava un segreto risentimento
contro l'idea del dovere, che gli impediva di comportarsi a modo suo.
Avevo comprato un canarino per le mie tre sorelle; era per le mie tre
sorelle che avevo comprato un canarino. Lo avevano rinchiuso in una
gabbia, sopra la porta, e i passanti si fermavano, ogni volta, ad ascoltare i
canti dell'uccello, ad ammirare la sua grazia fugace e studiare le sue forme
sapienti. Pi di una volta mio padre aveva dato ordine di far sparire la
gabbia e il suo contenuto, perch s'immaginava che il canarino si
prendesse gioco della sua persona, lanciandogli il mazzo delle aeree
cavatine del suo talento di vocalista. And a staccare la gabbia dal chiodo,
e scivol dalla sedia, accecato dall'ira. Una leggera escoriazione al
ginocchio fu il trofeo della sua impresa. Dopo essere rimasto per qualche
secondo a premersi la parte gonfia con un truciolo, si abbass i pantaloni,
con le sopracciglia aggrottate, prese maggiori precauzioni, si mise la
gabbia sotto il braccio e si diresse verso il fondo della bottega. L,
nonostante le grida e le suppliche della sua famiglia (tenevamo molto a
quell'uccello, che era per noi una specie di genio domestico), schiacci
sotto i tacchi ferrati la gabbia di vimini, mentre una grande pialla, che gli
roteava intorno alla testa, teneva a distanza i presenti. Il caso fece s che il
canarino non morisse sul colpo; quel batuffolo di piume viveva ancora,
malgrado la maculazione sanguigna. Il carpentiere si allontan, e richiuse
rumorosamente la porta. Mia madre e io ci sforzammo di trattenere la vita
dell'uccello, pronta a fuggire via; era vicino alla fine, e il movimento delle
ali non si offriva pi alla vista che come specchio della convulsione
suprema dell'agonia. Intanto le tre Margherite, quando si resero conto che
ogni speranza stava per essere perduta, si presero per mano, di comune
accordo, e la catena vivente and ad accovacciarsi, dopo aver spinto a
qualche passo di distanza un barile di grasso, dietro la scala, accanto al
canile della nostra cagna. Mia madre non desisteva dal suo compito, e
teneva il canarino tra le mani per riscaldarlo con il fiato. Io correvo
smarrito per tutte le stanze, urtando contro i mobili e gli attrezzi. Ogni
tanto una delle mie sorelle mostrava la testa dal fondo della scala per
informarsi sulla sorte dello sventurato uccello, e la ritraeva tristemente. La
cagna era uscita dal canile e, come se avesse capito l'importanza della
nostra perdita, leccava con la lingua della sterile consolazione l'abito delle
tre Margherite. Il canarino non aveva pi che pochi attimi di vita. Una
delle mie sorelle (era la pi giovane) mostr a sua volta la testa nella
penombra formata dalla rarefazione della luce. Vide mia madre
impallidire, e vide l'uccello che, dopo aver rialzato il collo per la durata di
un lampo, per un'ultima manifestazione del suo sistema nervoso, ricadeva
tra le sue dita, inerte per sempre. Annunci la notizia alle sorelle. Queste
non fecero udire il rumore di alcun lamento, di alcun mormorio. Il silenzio
regnava nella bottega. Non si distingueva altro che l'irregolare scricchiolo
dei frammenti della gabbia che, in virt dell'elasticit del legno,
riprendevano in parte la posizione primordiale della loro costruzione. Le
tre Margherite non lasciavano scorrere nessuna lacrima, e il loro volto non
perdeva affatto la sua purpurea freschezza; no... rimanevano soltanto
immobili. Si trascinarono fino all'interno del canile, e si stesero sulla
paglia, l'una accanto all'altra; mentre la cagna, testimone passiva delle loro
manovre, con stupore le guardava fare. Pi volte mia madre le chiam; non
emisero il suono di alcuna risposta. Stanche per le emozioni precedenti,
dormivano, probabilmente! Lei frug ogni angolo della casa senza vederle.
Segu la cagna, che la tirava per il vestito, verso il canile. La donna si
chin e avvicin la testa all'entrata. Lo spettacolo di cui ebbe la possibilit
di essere testimone, a parte le malsane esagerazioni della paura materna,
non poteva che essere straziante, secondo i calcoli della mia mente. Accesi
una candela e gliela porsi; in questo modo, non le sfugg alcun particolare.
Ritrasse la testa coperta di fili di paglia dalla tomba prematura, e mi disse:
Le tre Margherite sono morte. Poich non potevamo farle uscire da quel
posto dal momento che, tenetelo ben presente, erano strettamente
abbracciate l'una all'altra, andai a cercare un martello nella bottega, per
infrangere la dimora canina. Subito mi misi all'opera di demolizione, e i
passanti poterono credere, per poca immaginazione che avessero, che il
lavoro non mancava in casa nostra. Mia madre, spazientita per quei ritardi
che tuttavia erano indispensabili, si spezzava le unghie contro le assi.
Finalmente l'operazione della liberazione negativa termin; il canile
spaccato si apr da ogni lato; e noi ritirammo dai rottami, una dopo l'altra,
dopo averle separate a fatica, le figlie del carpentiere. Mia madre lasci il
paese. Non ho pi rivisto mio padre. Quanto a me, dicono che sono pazzo,
e imploro la pubblica carit. Quello che so, che il canarino non canta
pi. L'ascoltatore approva nel suo intimo questo nuovo esempio portato a
sostegno delle sue teorie disgustose. Come se, a causa di un ex
avvinazzato, si fosse in diritto di accusare l'umanit intera. Tale almeno
la paradossale riflessione ch'egli cerca d'introdurre nella propria mente; ma
essa non pu scacciarne gli importanti insegnamenti della grave
esperienza. Consola il pazzo con una finta compassione, e gli asciuga le
lacrime con il proprio fazzoletto. Lo porta in un ristorante, e mangiano alla
stessa tavola. Vanno da un sarto alla moda, e il protetto viene vestito come
un principe. Bussano alla portineria di una grande casa di rue Saint-
Honor, e il pazzo viene sistemato in un ricco appartamento del terzo
piano. Il bandito lo costringe ad accettare la propria borsa e, prendendo il
vaso da notte da sotto il letto, lo mette sulla testa di Aghone. Io ti
incorono re delle intelligenze, - esclama con enfasi premeditata; - al tuo
minimo richiamo accorrer; attingi a piene mani ai miei forzieri; ti
appartengo anima e corpo. La notte, riporterai la corona di alabastro al suo
solito posto, con il permesso di servirtene; ma di giorno, appena l'aurora
illuminer le citt, rimettila sulla fronte, come simbolo della tua potenza.
Le tre Margherite rivivranno in me, senza contare che sar tua madre.
Allora il pazzo indietreggi di qualche passo, come se fosse stato preda di
un incubo oltraggioso; i tratti della felicit si dipinsero sul suo volto reso
rugoso dalle pene; s'inginocchi, pieno di umiliazione, ai piedi del suo
protettore. La riconoscenza era entrata, come un veleno, nel cuore del
pazzo incoronato! Volle parlare, e la sua lingua si blocc. Chin il corpo in
avanti, e ricadde sul pavimento. L'uomo dalle labbra di bronzo si ritira.
Qual era il suo scopo? Farsi un amico a tutta prova, abbastanza ingenuo
per obbedire al suo minimo comando. Non poteva capitargli di meglio, e il
caso l'aveva favorito. Quello che ha trovato sdraiato sulla panchina, non sa
pi distinguere, dopo un certo evento della sua giovinezza, il bene dal
male. proprio Aghone che gli serve.

VI

L'Onnipotente aveva inviato sulla terra uno dei suoi arcangeli, per
salvare l'adolescente da una morte certa. Sar costretto a scendere di
persona! Ma non siamo ancora arrivati a questa parte del nostro racconto, e
mi vedo obbligato a chiudere la bocca, perch non posso dire tutto in una
volta: ogni trucco ad effetto apparir al momento giusto, quando la trama
di questa finzione non vi trover alcun inconveniente. Per non essere
riconosciuto, l'arcangelo aveva assunto la forma di un granchio-porro,
grande come una vigogna. Se ne stava sulla cima di uno scoglio, in mezzo
al mare, e attendeva il momento favorevole della marea per operare la sua
discesa sulla riva. L'uomo dalle labbra di diaspro, nascosto dietro una
sinuosit della spiaggia, spiava l'animale con un bastone in mano. Chi
avrebbe desiderato leggere nel pensiero di questi due esseri? Il primo non
si nascondeva di avere una difficile missione da compiere: E come
riuscire, - esclamava, mentre le onde sempre pi grosse battevano il suo
rifugio temporaneo, - l dove il mio signore ha visto fallire pi di una volta
la sua forza e il suo coraggio? Io, non sono che una sostanza limitata,
mentre l'altro, nessuno sa da dove venga e quale sia il suo scopo finale. Al
suo nome gli eserciti celesti tremano; e pi di uno racconta, nelle regioni
che ho lasciato, che lo stesso Satana, Satana, l'incarnazione del male, non
cos temibile. Il secondo faceva le seguenti riflessioni, che trovarono
un'eco fin nella cupola azzurra che insozzarono: Sembra pieno
d'inesperienza; gli regoler rapidamente il conto. Viene certamente
dall'alto, inviato da colui che ha tanto timore di venire di persona!
Vedremo da come si comporta se tanto imperioso come sembra; non un
abitante dell'albicocca terrestre; tradisce la sua origine serafica con i suoi
occhi erranti e indecisi. Il granchio-porro, che da qualche tempo
percorreva con lo sguardo uno spazio delimitato della costa, scorse il
nostro eroe (questi, allora, si eresse in tutta l'altezza della sua statura
erculea), e l'apostrof nei termini seguenti: Non tentare la lotta, e
arrenditi. Sono inviato da qualcuno che superiore a noi due, per caricarti
di catene, e porre le due membra complici del tuo pensiero
nell'impossibilit di muoversi. Stringere coltelli e pugnali tra le tue dita,
questo ormai dev'esserti proibito, credimi; tanto nel tuo interesse che in
quello degli altri. Morto o vivo, io ti avr; ho l'ordine di riportarti vivo.
Non mettermi in condizione di dover ricorrere al potere che mi stato
attribuito. Mi comporter con delicatezza; da parte tua, non oppormi
alcuna resistenza. Cos riconoscer, con premura ed allegria, che avrai
compiuto un primo passo verso il pentimento. Quando il nostro eroe ud
quest'arringa, impregnata di un sale cos profondamente comico, fece
fatica a conservare la seriet sulla durezza dei suoi lineamenti abbronzati.
Insomma, non tutti si stupiranno se aggiungo che fin per scoppiare a
ridere. Era pi forte di lui! Non ci metteva alcuna cattiva intenzione! Non
voleva certo attirarsi i rimproveri dei granchio-porro! Quanti sforzi non
fece per scacciare l'ilarit! Quante volte serr le labbra, per non aver l'aria
di offendere il suo stupefatto interlocutore! Disgraziatamente il suo
carattere partecipava della natura dell'umanit, e rideva come fanno le
pecore! Finalmente smise! Era ora! Per poco non si era soffocato! Il vento
port questa risposta all'arcangelo dello scoglio: Quando il tuo signore
non m'invier pi lumache e gamberi per regolare i suoi affari, e si degner
di parlamentare personalmente con me, si trover, ne sono sicuro, il modo
per metterci d'accordo, perch io sono inferiore a colui che t'invi, come tu
hai detto cos giustamente. Fino a quel momento le idee di riconciliazione
mi sembrano premature, e capaci soltanto di produrre un risultato
chimerico. Sono ben lontano dal disconoscere ci che c' di sensato in
ognuna delle tue sillabe; e poich potremmo affaticare inutilmente la
nostra voce, facendole percorrere una distanza di tre chilometri, mi sembra
che agiresti con saggezza se tu scendessi dalla tua fortezza inespugnabile e
raggiungessi a nuoto la terraferma: discuteremo pi comodamente le
condizioni di una resa che, per quanto legittima, per me non certo una
prospettiva sgradevole. L'arcangelo, che non si aspettava questa buona
volont, fece spuntare la testa dalle profondit del crepaccio, e rispose: O
Maldoror, giunto finalmente il giorno in cui i tuoi abominevoli istinti
vedranno spegnersi la fiamma d'ingiustificabile orgoglio che li porta alla
dannazione eterna! Sar dunque io a raccontare per primo questo lodevole
cambiamento alle falangi dei cherubini, felici di ritrovare uno di loro.
Anche tu sai, e non hai dimenticato, che ci fu un'epoca in cui avevi il
primo posto tra noi. Il tuo nome volava di bocca in bocca; tu sei,
attualmente, l'argomento delle nostre solitarie conversazioni. Vieni
dunque... vieni a fare una pace durevole con il tuo antico signore; ti
accoglier come un figlio smarrito, e non si accorger affatto dell'enorme
quantit di colpevolezza che tu, come una montagna di corna d'alce
innalzata dagli Indiani, hai accumulato sul tuo cuore. Dice, ed estrae ogni
parte del suo corpo dal fondo dell'oscura apertura. Si mostra, radioso, sulla
superficie dello scoglio; come un prete delle religioni quando ha la
certezza di ricondurre all'ovile una pecora smarrita. Sta per saltare in
acqua, per dirigersi a nuoto verso l'assolto. Ma l'uomo dalle labbra di
zaffiro ha calcolato in anticipo un perfido tiro. Il suo bastone lanciato con
forza; dopo numerosi rimbalzi sulle onde, va a colpire la testa
dell'arcangelo benefattore. Il granchio, colpito a morte, cade in acqua. La
marea porta a riva il relitto galleggiante. Egli attendeva la marea per
operare pi facilmente la discesa. Ebbene, la marea venuta; l'ha cullato
con i suoi canti, e l'ha mollemente deposto sulla spiaggia: non contento,
il granchio? Che altro gli serve? E Maldoror, chino sulla sabbia delle
spiagge, accoglie tra le braccia due amici, inseparabilmente riuniti dai casi
dell'onda: il cadavere del granchio-porro e il bastone omicida! Non ho
ancora perduto la mia abilit, - esclama; - ha soltanto bisogno di esercizio;
il mio braccio conserva la sua forza, e il mio occhio la sua precisione.
Guarda l'animale inanimato. Teme che gli si chieda conto del sangue
versato. Dove nascondere l'arcangelo? E, nello stesso tempo, si chiede se
la morte non sia stata istantanea. Si messo sulla schiena un'incudine e un
cadavere; s'incammina verso un vasto specchio d'acqua, le cui rive sono
completamente coperte e quasi murate da un groviglio inestricabile di alti
giunchi. Dapprima voleva prendere un martello, ma uno strumento
troppo leggero, mentre con un oggetto pi pesante, qualora il cadavere dia
segni di vita, lo appogger a terra e lo ridurr in polvere a colpi d'incudine.
Su, non certo il vigore che manca al suo braccio; l'ultima delle sue
preoccupazioni. Giunto in vista del lago, lo vede popolato di cigni. Pensa
che quello sia un rifugio sicuro; con l'aiuto di una metamorfosi, senza
abbandonare il carico si unisce al branco degli altri uccelli. Notate la mano
della Provvidenza l dove si era tentati di considerarla assente, e traete
profitto dal miracolo di cui sto per parlarvi. Nero come l'ala di un corvo,
per tre volte nuot nel gruppo dei palmipedi dalla bianchezza splendente;
tre volte conserv quel colore distintivo che lo assimilava a un blocco di
carbone. Il fatto che Dio, nella sua giustizia, non permise che la sua
astuzia potesse ingannare neppure un branco di cigni. Cos rimase
ostensibilmente all'interno del lago; ma tutti si mantennero in disparte, e
nessun uccello si avvicin al suo piumaggio vergognoso, per fargli
compagnia. E allora, egli circoscrisse i suoi tuffi in una baia appartata,
all'estremit dello specchio d'acqua, solo tra gli abitanti dell'aria, come lo
era tra gli uomini! Cos preludeva all'incredibile evento di place Vendme!

VII

Il corsaro dai capelli d'oro ha ricevuto la risposta di Mervyn. Egli


segue in quella pagina singolare la traccia dei turbamenti intellettuali di chi
la scrisse, abbandonato alle deboli forze della propria suggestione.
Avrebbe fatto molto meglio a consultare i genitori prima di rispondere
all'amicizia dello sconosciuto. Non gli verr alcun beneficio dall'inserirsi,
come attore principale, in quell'intrigo equivoco. Ma, insomma, l'ha voluto
lui. All'ora indicata, Mervyn, dalla porta di casa sua andato diritto
davanti a s, seguendo il boulevard Sbastopol fino alla fontana di Saint-
Michel. Prende il lungosenna dei Grands-Augustins, e attraversa il
lungosenna Conti; nel momento in cui passa sul lungosenna Malaquais,
vede camminare sul lungosenna del Louvre, parallelamente alla propria
direzione, un individuo che porta un sacco sotto il braccio, e sembra
esaminarlo con attenzione. I vapori del mattino si sono dissolti. I due
passanti spuntano contemporaneamente dai due lati del ponte del
Carrousel. Nonostante non si fossero mai visti, si riconobbero! Era
davvero patetico vedere quei due esseri, separati dall'et, avvicinare le loro
anime attraverso la grandezza dei sentimenti. Almeno sarebbe stata questa
l'opinione di quanti si fossero fermati davanti a questo spettacolo, che pi
d'uno, perfino con una mente matematica, avrebbe trovato commovente.
Mervyn, con il volto in lacrime, pensava che stava per incontrare, per cos
dire all'ingresso della vita, un sostegno prezioso per le future avversit.
Siate certi che l'altro non diceva niente. Ecco cosa fece: spieg il sacco che
portava, ne liber l'apertura e, afferrando l'adolescente per la testa, ne fece
entrare l'intero corpo nell'involucro di tela. Annod con il fazzoletto
l'estremit che serviva ad introdurre. Poich Mervyn lanciava grida acute,
sollev il sacco come un fagotto di biancheria, e lo sbatt pi volte contro
il parapetto del ponte. Allora il paziente, essendosi accorto dello
scricchiolo delle proprie ossa, tacque. Scena unica, che nessun romanziere
sapr mai trovare! Passava un macellaio, seduto sulla carne della sua
carretta. Un individuo gli corre incontro, lo invita a fermarsi, e gli dice:
Ecco qui un cane, chiuso nel sacco; ha la rogna: abbattetelo al pi
presto. L'interpellato si mostra compiacente. Chi l'ha interrotto, mentre si
allontana scorge una ragazzina cenciosa che gli tende la mano. Fin dove
pu arrivare il colmo dell'audacia e dell'empiet? Lui le fa l'elemosina!
Ditemi se volete che io vi introduca, qualche ora dopo, alla porta di un
mattatoio fuori mano. Il macellaio tornato, e ha detto ai suoi compagni,
scaricando a terra un fardello: Sbrighiamoci a uccidere questo cane
rognoso. Sono in quattro, e ognuno prende il solito martello. E tuttavia
esitavano, perch il sacco si agitava con forza. Che emozione mi
prende?, grid uno di loro abbassando lentamente il braccio. Questo
cane geme di dolore come un bambino, - disse un altro; - si direbbe che
capisca quale sorte lo aspetta. loro abitudine, - rispose un terzo; -
anche quando non sono malati, come in questo caso, basta che il padrone
resti assente da casa per qualche giorno, perch si mettano a urlare in un
modo che davvero penoso da sopportare. Fermatevi!... fermatevi!... -
grid il quarto, prima che tutte le braccia si fossero alzate in cadenza per
colpire con decisione, questa volta, il sacco. - Fermatevi, vi dico; qui c' un
fatto che ci sfugge. Chi vi dice che questa tela racchiuda un cane? Voglio
assicurarmene. Allora, nonostante il sarcasmo dei compagni, snod il
sacco, e ne trasse fuori, una dopo l'altra, le membra di Mervyn! Era quasi
soffocato da quella scomoda posizione. Rivedendo la luce, svenne. Il
salvatore disse: Un'altra volta imparate ad essere prudenti anche nel
vostro mestiere. Per poco non avete dovuto verificare di persona come non
serva a niente praticare l'inosservanza di questa legge. I macellai
fuggirono via. Mervyn, con il cuore stretto e pieno di funesti
presentimenti, torna a casa e si chiude nella sua stanza. Ho bisogno
d'insistere su questa strofe? Eh! chi non deplorer gli avvenimenti in essa
consumati? Aspettiamo la fine per emettere un giudizio ancora pi severo.
Lo scioglimento sta per precipitare; e, in questo tipo di racconti, in cui,
data una passione, di qualunque genere sia, essa non teme alcun ostacolo
per aprirsi un varco, non il caso di diluire in una tazza la gomma-lacca di
quattrocento pagine banali. Ci che pu essere detto in una mezza dozzina
di strofe, bisogna dirlo e poi tacere.

VIII
Per costruire meccanicamente il cervello di un racconto sonnifero,
non sufficiente sezionare stupidaggini e abbrutire potentemente, a dosi
rinnovate, l'intelligenza del lettore, in modo da rendere paralitiche le sue
facolt per il resto della vita, in virt della legge infallibile della
stanchezza; occorre anche, con un buon fluido magnetico, metterlo
ingegnosamente nell'impossibilit sonnambolica di muoversi,
obbligandolo a oscurarsi gli occhi, contro natura, con la fissit dei vostri.
Voglio dire, non per farmi comprendere meglio, ma soltanto per sviluppare
il mio pensiero che nello stesso tempo interessa e irrita grazie a un'armonia
tra le pi penetranti, che io non credo sia necessario, per raggiungere lo
scopo che ci si propone, inventare una poesia completamente al di fuori
dell'ordinario procedere della natura, e il cui soffio pernicioso sembri
sconvolgere perfino le verit assolute; ma ottenere un simile risultato
(conforme, del resto, alle regole dell'estetica, se ci si pensa bene) non
tanto facile quanto si pensi: ecco cosa volevo dire. Perci far ogni sforzo
per riuscirci! Se la morte arresta la fantastica magrezza delle due lunghe
braccia delle mie spalle, impegnate nel lugubre schiacciamento del mio
gesso letterario, voglio almeno che il lettore in lutto possa dirsi: Bisogna
rendergli giustizia. Mi ha molto rincretinito. Cosa non avrebbe fatto, se
avesse potuto vivere pi a lungo! il miglior professore d'ipnotismo che io
conosca!. Queste poche parole commoventi saranno incise sul marmo
della mia tomba, e i miei mani saranno soddisfatti! - Continuo! C'era una
coda di pesce che si agitava in fondo a un buco, accanto a uno stivale
scalcagnato. Non era naturale chiedersi: Dov' il pesce? Vedo solo la
coda che si muove. Infatti, poich, per l'appunto, si confessava
implicitamente di non vedere il pesce, ci dipendeva dal fatto che in realt
il pesce non c'era. La pioggia aveva lasciato qualche goccia d'acqua sul
fondo di quell'imbuto scavato nella sabbia. Quanto allo stivale scalcagnato,
alcuni hanno poi pensato che provenisse da un abbandono volontario. Il
granchio-porro, in virt della potenza divina, doveva rinascere dai propri
atomi disciolti. Estrasse dal pozzo la coda di pesce, e le promise di
riattaccarla al suo corpo perduto, qualora avesse annunciato al Creatore
l'impotenza del suo mandatario a dominare le onde infuriate del mare
maldororiano. Le prest due ali d'albatros, e la coda di pesce spicc il volo.
Ma vol verso la dimora del rinnegato, per raccontargli quanto stava
accadendo e tradire il granchio-porro. Costui indovin il progetto della
spia e, prima che il terzo giorno fosse giunto alla fine, trafisse la coda del
pesce con una freccia avvelenata. La gola della spia emise una debole
esclamazione, che esal l'ultimo respiro prima di toccare terra. Allora una
trave secolare, posta sulla cima di un castello, si eresse in tutta la sua
altezza balzando su se stessa, e chiese vendetta a grandi grida. Ma
l'Onnipotente, trasformato in rinoceronte, le comunic che quella morte
era meritata. La trave si plac, and a sistemarsi in fondo al castello,
riprese la sua posizione orizzontale, e richiam i ragni intimoriti perch
riprendessero, come in passato, a tessere la loro tela ai suoi angoli. L'uomo
dalle labbra di zolfo scopr cos la debolezza della sua alleata; perci
ordin al pazzo incoronato di bruciare la trave, e di ridurla in cenere.
Aghone esegu l'ordine severo. Poich, secondo voi, giunto il momento,
- esclam, - sono andato a riprendere l'anello che avevo sotterrato sotto
una pietra, e l'ho attaccato a una delle cime della gomena. Ecco il pacco.
E mostr una grossa corda, arrotolata su se stessa, di sessanta metri di
lunghezza. Il padrone gli chiese cosa facessero i quattordici pugnali.
Rispose che rimanevano fedeli, e si tenevano pronti a qualsiasi evenienza,
se fosse stato necessario. Il forzato chin la testa in segno di soddisfazione.
Si mostr sorpreso, e perfino inquieto, quando Aghone aggiunse di aver
visto un gallo spezzare in due con il becco un candelabro, tuffare a turno lo
sguardo in ciascuna delle due parti, ed esclamare, sbattendo le ali con
movimento frenetico: Non c' poi tanta distanza quanto si pensi, da rue de
la Paix a place du Panthon. Presto se ne vedr la lamentevole prova!. Il
granchio-porro, montato su un cavallo focoso, correva a briglia sciolta in
direzione dello scoglio, testimone del lancio del bastone da parte di un
braccio tatuato, rifugio del primo giorno della sua discesa sulla terra. Una
carovana di pellegrini era in cammino per visitare quel luogo, ormai
consacrato da un'augusta morte. Sperava di raggiungerla, per chiederle
urgenti soccorsi contro la trama che si stava preparando, e di cui era
venuto a conoscenza. Vedrete, qualche riga pi avanti, con l'aiuto del mio
silenzio glaciale, che non giunse in tempo per raccontare loro ci che gli
aveva riferito uno straccivendolo nascosto dietro l'impalcatura vicina a una
casa in costruzione, il giorno in cui il ponte del Carrousel, ancora
impregnato dell'umida rugiada della notte, scorse con orrore l'orizzonte del
proprio pensiero allargarsi confusamente in cerchi concentrici, alla
mattutina apparizione del ritmico frantumarsi di un sacco icosaedrico
contro il suo parapetto calcareo! Prima che esso stimoli la loro
compassione con il ricordo di quest'episodio, faranno bene a distruggere
dentro di s il seme della speranza... Per rompere la vostra pigrizia,
impiegate le risorse della buona volont, camminatemi accanto e non
perdete di vista quel pazzo con la testa sormontata da un vaso da notte, che
spinge davanti a s, con la mano armata di un bastone, colui che
riconoscereste a stento, se non mi preoccupassi di avvertirvi e di ricordare
al vostro orecchio la parola che si pronuncia Mervyn. Com' cambiato!
Con le mani legate dietro la schiena, cammina davanti a s, come se stesse
andando al patibolo, eppure non colpevole di alcun misfatto. Sono
arrivati nella cinta circolare di place Vendme. Sul cornicione della
colonna massiccia, appoggiato alla balaustra quadrata, a pi di cinquanta
metri di altezza dal suolo, un uomo ha lanciato e srotolato una gomena,
che cade fino a terra, a qualche passo da Aghone. Quando si abituati, una
cosa si fa in fretta; ma posso dire che costui non impieg molto tempo ad
attaccare i piedi di Mervyn all'estremit della corda. Il rinoceronte aveva
saputo ci che stava per accadere. Coperto di sudore, apparve ansimante
all'angolo di rue Castiglione. Non ebbe neppure la soddisfazione d'iniziare
il combattimento. L'individuo che scrutava i dintorni dall'alto della
colonna, caric il revolver, mir con calma, e premette il grilletto. Il
commodoro, che mendicava per le strade dal giorno in cui era iniziata
quella che considerava la pazzia di suo figlio, e la madre, che era stata
chiamata la fanciulla di neve a causa del suo estremo pallore, sporsero il
petto per proteggere il rinoceronte. Inutile premura. La pallottola for la
sua pelle, come un succhiello; si sarebbe potuto credere, con una parvenza
di logica, che la morte dovesse apparire infallibilmente. Ma noi sapevamo
che in quel pachiderma si era introdotta la sostanza del Signore? Si ritir
con dolore. Se non fosse ben provato ch'egli non fu troppo buono per una
delle sue creature, compiangerei l'uomo della colonna! Questi, con un
colpo secco del polso, ritrae a s la corda con la sua zavorra. Posta fuori
asse, le sue oscillazioni fanno dondolare Mervyn a testa in gi. Costui
afferra svelto con le mani una lunga ghirlanda di semprevive che unisce
due angoli consecutivi della base, contro cui urta la fronte. Porta via con
s, nell'aria, ci che non era un punto fisso. Dopo aver ammucchiato ai
propri piedi, in forma di ellissi sovrapposte, gran parte della gomena, in
modo che Mervyn resti sospeso a met altezza dell'obelisco di bronzo, il
forzato evaso, con la mano destra, fa assumere all'adolescente un
movimento accelerato di rotazione uniforme, su un piano parallelo all'asse
della colonna, e con la sinistra raccoglie le spire serpentine del cordame,
che giacciono ai suoi piedi. La fionda sibila nello spazio; il corpo di
Mervyn la segue ovunque, sempre allontanato dal centro dalla forza
centrifuga, sempre conservando la propria posizione mobile ed
equidistante, in una circonferenza aerea, indipendente dalla materia. Il
selvaggio civilizzato molla a poco a poco, fino all'altra cima che trattiene
con fermo metacarpo, quella che a torto somiglia a una barra d'acciaio. Si
mette a correre intorno alla balaustra, tenendosi con una mano alla
ringhiera. Questa manovra produce l'effetto di cambiare il primitivo piano
di rivoluzione della gomena, e di aumentare la sua forza di tensione, gi
cos considerevole. D'ora in poi, essa rotea maestosamente in un piano
orizzontale, dopo essere passata successivamente, con insensibile
avanzamento, attraverso numerosi piani obliqui. L'angolo destro formato
dalla colonna e dal filo vegetale ha i lati eguali! Il braccio del rinnegato e
lo strumento omicida sono confusi nell'unit lineare, come gli elementi
atomici di un raggio di luce che penetri nella camera oscura. I teoremi
della meccanica mi permettono di parlare in questo modo; ahim!
risaputo che una forza, aggiunta a un'altra forza, genera una risultante
composta dalle due forze primitive! Chi oserebbe sostenere che la fune
lineare non si sarebbe gi spezzata, senza il vigore dell'atleta, senza la
buona qualit della canapa? Il corsaro dai capelli d'oro, all'improvviso e
nello stesso tempo, arresta la velocit acquisita, apre la mano e lascia la
gomena. Il contraccolpo di questa operazione, cos contraria alle
precedenti, fa scricchiolare la balaustra fin dento le giunture. Mervyn,
seguito dalla corda, somiglia a una cometa che si trascini dietro la coda
fiammeggiante. L'anello di ferro del nodo scorsoio, luccicando ai raggi del
sole, induce anch'esso a completare l'illusione. Nel percorso della sua
parabola, il condannato a morte fende l'atmosfera fino alla riva sinistra, la
supera grazie alla forza di propulsione che suppongo infinita, e il suo
corpo va a sbattere contro il duomo del Panthon, mentre la corda stringe
in parte con le sue spire la parete superiore dell'immensa cupola. sulla
sua superficie sferica e convessa, che somiglia a un'arancia soltanto per la
forma che si vede, a ogni ora del giorno, uno scheletro disseccato che vi
rimasto appeso. Quando il vento lo dondola, si racconta che gli studenti del
quartiere Latino, nel timore di una sorte simile, pronuncino una breve
preghiera: si tratta di voci insignificanti, a cui non siamo affatto tenuti a
credere, capaci soltanto di mettere paura ai bambini. Tiene tra le mani
contratte qualcosa come un gran nastro di vecchi fiori gialli. Dobbiamo
tenere conto della distanza, e nessuno pu affermare, malgrado la
testimonianza della propria buona vista, che si tratti realmente di quelle
semprevive di cui vi ho parlato, e che una lotta ineguale, iniziata nei pressi
dell'Opra nuova, vide staccare da un piedistallo grandioso. vero tuttavia
che i panneggi a forma di mezzaluna non vi ricevono pi l'espressione
della loro definitiva simmetria nel numero quaternario: andate voi stessi a
vedere, se non volete credermi.

FINE DEL SESTO CANTO