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Per una metafisica umile. Il contributo filosofico di Enrico Berti

Conference Paper January 2011

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Marco Sgarbi
Universit Ca' Foscari Venezia
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Metaphysics 2009
4th World Conference

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UNIVERSIDAD TCNICA
PARTICULAR DE LOJA
Presentations d. Metaphysics, Epistemology, and Science

Per una metafisica umile. ra, parallelamente alla sue indagini storiche, una originale posizione filosofica definita
Il pensiero filosofico di Enrico Berti metafisica umile o essenzializzata, che ha la sua origine nella tradizione metafisica
delluniverist di Padova.
La prima parte del contributo contestualizza lambiente e il clima culturale in cui si
S, formato il pensiero filosofico di Berti. La seconda parte analizza i principi logici ed
Universit di Verona, Italia epistemologici a fondamento della metafisica umile. La terza parte esamina la meto-
dologia attraverso la quale procede il sapere metafisico. La quarta parte analizza i due
caratteri fondamentali della metafisica umile, cio la problematicit dellesperienza e la
Trascendenza.
Abstract

Il contributo tratta della metafisica umile elaborata da Enrico Berti come nuova pro- II
posta filosofica che possa compensare le perdite di senso avvenute a seguito dei processi
di modernizzazione basati sullerosione della ragione universalizzante. La metafisica del innegabile che i secoli XIX e XX abbiano rappresentato per la metafisica uno dei
terzo millennio deve ridurre le sue pretese di essere un sapere sistematico, capace di momenti pi bui della tradizione filosofica occidentale. Da pi parti si levava il motto
risolvere tutti i problemi, e la pretesa di essere un sapere incontrovertibile, capace di della morte della metafisica e di un suo superamento: il vitalismo e la filosofia dei va-
risolvere i suoi problemi in maniera definitiva. Essa deve ancora ricercare i principi e i lori, il neo-positivismo, lesistenzialismo e il marxismo si dichiaravano tutti movimenti
fondamenti primi della realt, ma deve anche rispettare la scienza e ogni altra forma di apertamente anti-metafisici. Il vitalismo e la filosofia dei valori ispirata da Nietzsche
sapere riconoscendone i limiti e il valore e deve rendere possibile una filosofia pratica pretendeva di scardinare limpianto etico e metafisico della tradizione occidentale a
veramente umana aprendo un reale spazio alla fede, senza presupporla e senza pretende- favore di valori pi aderenti alla vita; il neo-positivismo, attraverso lanalisi del lin-
re di fondarla. La prima parte del contributo analizza i principi logici ed epistemologici guaggio e il principio di verificazione, aveva relegato la metafisica a un coacervo di
coinvolti nella metafisica umile quali il principio della plurivocit dellessere, il principio errori linguistici e di dimostrazioni inconfutabili; lesistenzialismo aveva abbassato
non-contraddizione e il principio di ragione. La seconda parte esamina la metodologia lesistenza umana alla mera progettualit ed utilizzabilit; il marxismo aveva ridotto la
attraverso cui procede il sapere metafisico. La terza parte analizza i due caratteri fonda- sovrastruttura a mero epifenomeno dei conflitti sociali reali2.
mentali della metafisica umile, cio la problematicit dellesperienza e la Trascendenza. Resistevano in Italia a queste correnti anti-metafische alcune universit che non erano
Lultima parte tratta dei rapporti della metafisica con la scienza e la fede. state compromesse dal neo-idealismo di Benedetto Croce e Giovanni Gentile. Fra que-
ste spiccavano anzitutto la neonata universit Cattolica del Sacro Cuore di Milano e
luniversit di Padova che proprio dalla Cattolica aveva importato illustri professori.
Nel 1953, quando Berti si iscrisse alluniversit di Padova, erano due le figure domi-
I nanti: Luigi Stefanini3 che da un iniziale idealismo cristiano approd al personalismo
esistenzialista e Umberto A. Padovani4, fervido sostenitore di una metafisica di stam-
Enrico Berti conosciuto in tutto il mondo come uno degli interpreti pi autorevoli po aristotelico-tomista. In questi due pensatori furono rappresentati a Padova i due
di Aristotele1. Sul finire degli anni Settanta e durante tutti gli anni Ottanta Berti elabo- maggiori indirizzi della filosofia cattolica italiana del dopoguerra, vale a dire lo spiri-
tualismo cristiano e il neotomismo5. A questi due pensatori si aggiunse ben presto,
1
Le opere pi sistematiche di Berti come interprete di Aristotele sono: B, E., La filosofia del
primo Aristotele, Cedam, Padova 1962; I., Lunit del sapere in Aristotele, Cedam, Padova 1965; I., 2
B, E., berwindung della metafisica?, in A.A. V.V., La metafisica e il problema del suo supera-
Studi aristotelici, Japadre, LAquila 1975; I., Aristotele: dalla dialettica alla filosofia prima, Cedam, mento, Gregoriana, Padova 1985, pp. 9-43.
Padova 1977; I., Profilo di Aristotele, Studium, Roma 1979; I., Aristotele nel Novecento, Later- 3
Cfr. M, A. M., Stefanini, Luigi, in Virgilio Melchiorre (a cura di), Enciclopedia Filosofi-
za, Roma-Bari 1992; I., Nuovi studi aristotelici. I Epistemologia, logica e dialettica, Morcelliana, ca, Bompiani, Milano 2006, VIII, pp. 8231-8232.
Brescia 2004; I., Nuovi studi aristotelici. II Fisica, antropologia e metafisica, Morcelliana, Brescia 4
Cfr. C, A., Padovani, Umberto Antonio, in Virgilio Melchiorre (a cura di), Enciclopedia
2005; I., Struttura e significato della Metafisica di Aristotele, EDUSC, Roma 2006; I., Nuovi studi Filosofica, Bompiani, Milano 2006, XI, pp. 11066-11068.
aristotelici. III Filosofia pratica, Morcelliana, Brescia 2008. 5
V, F., La ricerca filosofica nelluniversit di Padova, in A, A., e V, F. (a cura di), La memo-

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proveniente dalla Scuola Normale di Pisa, il futuro maestro di Berti, Marino Gentile tadini. Mentre in Bontadini dalla contraddittoriet del divenire si inferiva, in forza del
fondatore della corrente della metafisica classica 6, alla quale poi aderirono lo stesso principio di non contraddizione, un principio trascendente, in Severino la contrad-
Padovani e pi tardi Gustavo Bontadini alla Cattolica di Milano7. dittoriet del divenire conduceva alla negazione della sua esistenza e quindi portava
Seppur molto diversi, i pensieri di Bontadini e di Gentile condividevano una metafisica a riconoscere il divenire come eterno e necessario con le conseguenti implicazioni di
che aveva il pregio di tenere conto delle critiche mosse ad essa dal pensiero moderno e immanentismo e ateismo.
contemporaneo e di offrirne una formulazione essenziale. Per Bontadini la metafisica Sulla scia della metafisica classica del suo maestro Gentile, Berti elabor a partire
classica, considerata nella sua struttura essenziale, non si contrappone astrattamente dagli anni Settanta, in reazione proprio alle correnti del pensiero debole, della crisi
allo svolgimento del pensiero moderno, anzi lo stesso svolgimento della filosofia mo- della ragione9 e del neoparmenidismo10, una metafisica che per un certo periodo
derna riconduce, attraverso il momento storico-teoretico rappresentato dalla filosofia defin debole11.
contemporanea, alla metafisica classica8. Bontadini ha rilevato che lunit dellespe- Per metafisica debole non da intendersi un pensiero fondato sulla infirma ratio, cio
rienza caratterizzato dal divenire. Egli, seguendo il principio di Parmenide, afferma su una ragione che non ha il coraggio di misurarsi con i grandi problemi e le grandi
che il divenire come successione di essere e non-essere, cio lesperienza, non pu essere questioni filosofiche quali il senso della vita e il fondamento ultimo della realt, cos
lassoluto perch ci comporterebbe una contraddizione. Lunico modo per rimuovere come rimproverava lenciclica Fides et ratio12. Laggettivo debole vuole piuttosto in-
tale contraddizione fare appello al principio di creazione cio di ammettere che il dicare una teoria epistemologica che non pretende di determinare in un unico modo
divenire creato da una potenza assoluta trascendente. Mentre Bontadini guardava ogni ente, ma che ammette una pluralit di possibilit. Per spiegare cosa significa una
allesperienza del divenire come rapporto di essere e di non essere, Gentile pensava teoria epistemologicamente debole Berti ricorre al famoso esempio neo-positivista
lesperienza secondo il rapporto fra atto e potenza. Il mondo dellesperienza per Gentile dei cigni bianchi. Laffermazione tutti i cigni sono bianchi, se pretendesse di esse-
problematico, cio non si spiega da s. Lesperienza, il to; o{ti, richiede una ragione, re una teoria scientifica, sarebbe una teoria epistemologicamente molto forte, infatti
il to; diovti, che non pu essere ad essa immanente altrimenti sarebbe essa stessa pro- essa fornirebbe uninformazione molto importante e precisa intorno ai cigni, cio che
blematica. La ragione dellesperienza deve essere un principio trascendente capace di ogni possibile cigno sempre bianco. Al contrario, laffermazione alcuni cigni sono
mantenere intatta la problematicit dellesperienza. bianchi, se pretendesse anchessa di essere una teoria scientifica, sarebbe una teoria
in questo clima ed allinterno di queste discussioni che Berti matur il proprio pen- epistemologicamente debole, perch non direbbe molto di pi di quanto si pu gi
siero. Tuttavia, sul finire degli anni Sessanta e per tutti gli anni Settanta e Ottanta la constatare attraverso la semplice osservazione sensibile. In questo senso deve essere
situazione filosofica nella quale Berti si era formato, andava radicalmente mutatandosi inteso laggettivo debole applicato alla metafisica. lecito chiedersi quale vantaggio
e le correnti anti-metafisiche della prima met del XX secolo venivano, soprattutto in possa esserci nel proporre una teoria epistemologicamente debole visto che fornisce
Italia, radicalizzandosi. Da una parte si era formato il pensiero debole che riunciava poche informazioni rispetto a una teoria epistemologicamente forte.
a confrontarsi con categorie forti quali vero e falso, o a valori forti quali bene e male, Il fatto che le teorie pi forti dal punto di vista epistemologico, cio le pi ricche di
giusto e ingiusto, per assumere una forma particolare di nichilismo; e dallaltra andava informazioni, sono quelle pi deboli dal punto di vista logico, cio dellargomentazio-
diffondendosi il movimento della crisi della ragione che denunciava, sulla scorta delle ne. Infatti, per confutare laffermazione tutti i cigni sono bianchi sufficiente trovare
rivoluzioni scientifiche e letterarie del Novecento, limpotenza della ragione moderna a un solo esempio di cigno non-bianco. Allopposto le teorie pi deboli dal punto di
fornire una visione coerente e completa della realt. vista epistemologico, cio le pi scarse di informazioni, sono quelle pi forti dal punto
Lunico pensiero forte era il neoparmenidismo di Emanuele Severino, allievo di Bon- di vista logico, perch molto difficili da confutare. Ad esempio, per confutare laffer-

ria e lintelligenza. Letteratura e filosofia nel Veneto che cambia, Il Poligrafo, Padova 1989, p. 87. 9
In risposta queste due correnti di pensiero sono dedicate due monografie: cfr. B, E., Le
6
La metafisica classica non coincide con la metafisica antica in quanto distinta dalla moderna, vie della ragione, Il Mulino, Bologna 1987; B, E., Le ragioni di Aristotele, Laterza, Roma-Bari
bens essa si distingue dallantica e dalla moderna per il fatto che la sua posizione permane valida 1989.
attraverso i tempi. a questa permanenza nel tempo che il concetto di classico attributo alla 10
B, E., Dialogo su Aristotele, in I., Incontri con la filosofia contemporanea, Petite Plaisance,
metafisica. Cfr. G, H.-G., Gesammelte Werke, Mohr, Tbingen 1986, I, pp. 290-295. Pistoia 2006, pp. 169-186.
7
P, G. M., B, E., Marino, Gentile, in Virgilio Melchiorre (a cura di), Enciclopedia Filoso- 11
Per un autoritratto della evoluzione spirituale di Enrico Berti cfr. B, E., Una metafisica (epi-
fica, Bompiani, Milano 2006, V, pp. 4632-4633. stemologicamente) debole, Annuario filosofico, 16 (2000), pp. 27-41.
8
S, E., M, V., Bontadini, Gustavo, in Virgilio Melchiorre (a cura di), Enciclope- 12
Cfr. B, E., Quale metafisica per il terzo millennio?, in I., Incontri con la filosofia contempora-
dia Filosofica, Bompiani, Milano 2006, II, pp. 1398-1401. nea, cit., p. 138.

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mazione che alcuni cigni sono bianchi, bisognerebbe riuscire a dimostrare che non un principio estremamente importante che distingue la metafisica di Berti, ad esem-
c stato, non c e non ci sar mai alcun cigno bianco. Se si applica lesempio dei cigni pio, da quello di Severino e dal suo impasse, perch sancisce che lessere non pu essere
alle metafisica si pu notare che metafisiche forti, come quelle di Parmenide o Eraclito un genere, cio una nozione univoca, perch, dicendosi di tutto, si dice delle differenze
che affermano la prima limmobilit di tutte le cose e la seconda invece il mutamento tra le cose di cui si dice e dunque deve assume significati diversi17.
di ogni cosa, sono facilissime da confutare, infatti, basta mostrare che c o qualche Il secondo principio della metafisica umile, anchesso di origine aristotelica, il prin-
cosa che si muove ne primo caso o qualche cosa che resta immobile nel secondo. La cipio di contraddizione. La sua dimostrazione nel libro Gamma della Metaphysica di
metafisica debole, invece, che enuncerebbe che c qualcosa che si muove e qualcosa Aristotele ha sancito che la sua negazione consente di sostenere tutto e il contrario di
che rimane immobile indubbia qui la prospettiva aristotelica , sarebbe difficile da tutto e perci rende irrilevante qualunque tesi si voglia sostenere. Qualsiasi teoria che
confutare perch per la sua confutazione necessiterebbe di una nuova metafisica forte voglia esprimere qualcosa di dotato di significato deve fondarsi sul principio di contrad-
che dimostrasse o che tutto si muove o che tutto immobile13. dizione. Berti ha mostrato che i negatori del principio di contraddizione, e soprattutto
In questo senso la metafisica debole riduce le sue pretese di essere un sapere sistema- Hegel, intendevano la contraddizione come lopposizione fra correlativi (sopra-sotto,
tico, capace di risolvere tutti i problemi14. destra-sinistra, padre-figlio, marito-moglie, servo-padrone) e che la loro critica era ri-
Il termine debole, tuttavia, non trov ampio consenso nel dibattito filosofico e cos volta piuttosto al principio di identit. Il principio di contraddizione, infatti, afferma
nel tentativo di formulare una metafisica che rinunciasse alla pretesa di essere un sape- Berti, non esclude lesistenza di rapporti di opposizione fra termini diversi, ma esclude
re incontrovertibile, capace di risolvere i suoi problemi in maniera definitiva15, Berti soltanto la coesistenza contemporanea di predicati opposti nello stesso soggetto18.
prefer utilizzare il sintagma metafisica dialettica, anche per sottolineare il modo di Il terzo principio ed ultimo principio della metafisica umile il principio di ragione:
procedere della metafisica stessa, che esaminer pi avanti. Ad ogni modo quello a cui esso richiede che di qualunque fatto si dia una ragione, cos come di qualunque tesi
mira Berti una metafisica essenzializzata consapevole del fatto che non riassume in s si deve dare una giustificazione19. Rifiutare di fare ci equivale a rifiutare di discutere
lintero scibile umano ma che tiene conto della scienze e della religione. Si tratta perci cio a rifiutarsi di ragionare e fare filosofia. Il principio di ragione non esprime niental-
di una metafisica essenzializzata o umile che pur tuttavia non rinuncia a chiedersi il tro se non lessenza stessa della metafisica debole come domanda di apertura verso
perch delle cose. In modo particolare il problema autenticamente metafisico che pone lesperienza, cio il chiedere ragione e il domandare un perch delle cose del mondo.
Berti riguarda il fondamento ultimo del mondo di cui abbiamo esperienza. Per mondo Rinunciare a cercare la ragione significa, scrive Berti, rinunciare a domandare, cio a
dellesperienza Berti intende non solo tutto ci che comunque dato ad un soggetto stupirsi, a meravigliarsi di fronte alle cose, acquietarsi nellimmediato, considerare tut-
ma anche il soggetto stesso e latto stesso del suo esperire16, cio in definitiva tutto to come scontato, come gi pienamente spiegato, come pienamente razionale, di una
ci che riguarda la vita umana. La risposta alla domanda sul fondamento dellesperien- razionalit gi interamente dispiegata in atto20.
za il fine della metafisica umile. Plurivocit dellessere, principio di contraddizione e principio di ragione sono i tre
assunti fondamentali sui quali si fonda la metafisica umile nel procedere delle sue
argomentazioni.
III

Il primo principio sul quale si fonda la metafisica umile che lessere si dice in molti IV
modi t n lgetai pollakj, scrive Aristotele nel libro Gamma della Metaphysica.
Per argomentazione in metafisica umile si intende un discorso che non si limita a dire
13
B, E., La prospettiva metafisica tra analitici ed ermeneutici, in I., Incontri con la filosofia con- come stanno le cose, ma cerca di giustificare, di dare una motivazione, di dimostrare
temporanea, cit., pp. 112-113. quanto afferma, di portare delle ragioni21.
14
B, E., Quale metafisica per il terzo millennio?, cit., pp. 126-127.
15
Sullincontrovertibilit del sapere filosofico si accese sul finire degli anni Ottanta un grande
discussione fra Berti e Carmelo Vigna. Cfr. V, C., Sulla incontrovertibilit del sapere filosofico, 17
Ivi, p. 136.
Bollettino della Societ Filosofica Italiana, 131 (1987), pp. 10-28; B, E., Sulla dimostrazione 18
Cfr. B, E., Contraddizione e dialettica negli antichi e nei moderni, Palermo, LEpos, 1987.
dialettica, Bollettino della Societ Filosofica Italiana, 132 (1987), pp. 7-13; V, C., Sullincon- 19
Ivi, p. 137.
trovertibilit del sapere filosofico, Verifiche, 18 (1989), pp. 305-328. 20
B, E., La complessit della ragione, in I., Incontri con la filosofia contemporanea, cit., p. 40.
16
Ivi, p. 131. 21
B, E., Logo e dialogo, in I., Incontri con la filosofia contemporanea, cit., p. 45.

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In particolar modo la metafisica umile concepisce largomentazione come una ar- cio il mondo dellesperienza, della vita, della storia, non si spieghi da s, ma abbia bi-
gomentazione assolutamente critica, cio priva di ogni pressuposto. Ci significa per sogno di essere in qualche modo spiegato26. Il mettere in questione, cos come faceva
Berti che necessario domandare le ragioni di tutto. Riprendendo la formula del suo Socrate, equivale a riconoscere che ciascuno dei momenti che costituiscono lespe-
maestro Gentile, latteggiamento della metafisica umile quello di un domandare rienza, ovvero la vita umana, la stessa storia dellumanit, di per s relativo, instabile,
tutto che un tutto domandare. precario, bisognoso di spiegazione, cio problematico27. Al contrario, il lgon did-
Lunica argomentazione che allora la metafisica umile in prima istanza pu praticare, nai presuppone che la verit metafisica possa essere ricercata solo allinterno di questa
cio lunica sua metodologia, la confutazione; quel metodo utilizzato da Aristotele dialettica: la verit intrinseca al discorso28.
contro i negatori del principio di non contraddizione e contro i relativisti22: essendo Il lgon lambnein e il lgon didnai per Berti non rappresentano solo il modo di
il principio di non contraddizione, il principio di ogni argomentazione, non pos- procedere peculiare della metafisica umile, ma sono specchio della caratteristica pre-
sibile fornire di esso una dimostrazione positiva, ma soltanto una dimostrazione per cipua dellesperienza: la problematicit.
confutazione dimostra limpossibilit di negarlo. Ogni argomentazione iniziale della
metafisica umile deve procedere quindi per confutazione. Una posizione confutata,
cio ridotta allauto-contraddizione, pu essere considerata confutata in modo defini- V
tivo, cio, afferma Berti, la confutazione in s sempre conclusiva: una proposizione
una volta confutata, cio ridotta ad auto-contraddizione, deve intendersi come falsi- Il problema fondamentale sul quale costruita la metafisica debole di Berti quello
ficata definitivamente23. Al contrario per la posizione dimostrata attraverso la con- della problematicit dellesperienza ereditato dalla metafisica classica. Il problema
futazione della sua opposta non pu mai essere considerata come dimostrata in modo della metafisica in quanto problematizzazione totale dellesperienza formulabile se-
definitivo perch essa suscettibile di essere negata in forme nuove rispetto a quelle gi condo Berti con la semplice domanda se lesperienza sia essa stessa lassoluto, cio se
confutate. In questo senso la metafisica debole non costituisce un sistema chiuso di basti a se stessa, se si spieghi interamente da s29. Negare la problematicit, la contin-
conoscenze incontrovertibili, bens un sistema aperto di conoscenze sempre nuove e in genza e la precariet dellesperienza, cio negare il presupposto della metafisica umile
continuo aggiornamento e dovr continuamente cimentarsi in nuove discussioni. dal punto di vista logico sarebbe sostenere una posizione epistemologicamente molto
Questa dialetticit non significa che la metafisica umile di Berti non possa attingere forte con una con una struttura logica debolissima30.
alcuna verit, cio sia un discorso scettico o relativistico24. Ci che significa che la Berti, invece, attesta che lesperienza a causa della sua molteplicit e del suo divenire
verit raggiunta dal discorso non mai qualcosa di definitivo e incontrovertibile, ma costituisce un continuo immenso problema del quale necessario chiedere e dare ra-
deve ammettere che qualsiasi risultato raggiunto possa sempre essere rimesso in di- gione31: in tutto ci non c alcun privilegiamento dellextraquotidiano, n alcuna ve-
scussione, perch la sua verit consiste tutta e solo nella sua capacit di superare, cio di rit accessibile soltanto a pochi iniziati, ma c anzi una stretta aderenza al mondo della
confutare, tutte le obiezioni che possono esserle continuamente rivolte25. vita, cio alla realt quotidiana, allesperienza che ciascuno di noi fa tutti i giorni della
Ci che importante per Berti e che qualifica la metafisica umile come metafisica propria finitezza, della propria precariet, della propria incapacit di risolvere i proble-
dialettica il fatto che il discorso sia una struttura trascendentale. mi, della propria insufficienza a soddisfare bisogni, desideri, aspirazioni, curiosit, della
In gioco c una razionalit dialettica, ben diversa da quella elaborata da Jrgen Ha- meraviglia di fronte alla vita32. Non si tratta, afferma Berti, di un atteggiamento pu-
bermas, che poggia sulla confutazione e sulla maieutica socratica, e che trova la sua pi ramente psicologico, o di un disagio esistenziale, o di una insoddisfazione sociale, che
compiuta espressione nellatteggiamento del lgon lambnein e di lgon didnai, possano venire eliminati mediante adeguati rimedi33. Si tratta della condizione umana
vale a dire del chiedere e del rendere ragione. L'atteggiamento del lovgon lambavnein,
cio del problematizzare, non puramente formale, perch presuppone che la realt, 26
Ivi, p. 36.
27
Ivi, pp. 36-37.
28
B, E., Per una metafisica problematica e dialettica, in I., Incontri con la filosofia contempora-
22
Ivi, p. 47. nea, cit., p. 91.
23
Ivi, p. 50. 29
B, E., La prospettiva metafisica tra analitici ed ermeneutici, cit., p. 122.
24
B, E., Quale metafisica per il terzo millennio?, cit., pp. 135. Per una critica su questo punto alla 30
Ibidem.
posizione di Berti cfr. M, M., Metafisica essenzializzata o metafisica della problematicit?, 31
B, E., Per una metafisica problematica e dialettica, cit., p. 89.
Sapienza, 61 (2008), pp. 53-92. 32
Ibidem.
25
B, E., La complessit della ragione, cit., p. 41. 33
Ibidem.

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metafisica per eccellenza, cio quella della finitezza, per la quale lesperienza costituisce nemmeno presumere di poter determinare il proprio Principio, perch tale Principio
di per s un problema. trascende lesperienza stessa che luomo pu avere.
La caratteristica principale della problematicit dellesperienza che essa improble- La metafisica umile di Berti bench sia epistemologicamente debole, dal punto di
matizzabile, perch metterla in questione significa esercitarla34, infatti ogni tentativo vista del senso , invece, immensamente ricca. Essa la pi ricca e feconda: da un
di risolvere la problematicit dellesperienza nellesperienza non farebbe nientaltro che lato rispetta la scienza e ogni altra forma di sapere riconoscendone i limiti e il valore e
riaffermarla come problema. dallaltro rende possibile una filosofia pratica veramente umane, aprendo persino uno
La risoluzione del problematicit dellesperienza non pu essere nellesperienza stessa, spazio alla fede, senza presupporla e senza pretendere di fondarla39. la metafisica
ma deve essere al di l, sopra lesperienza. Laffermazione della problematicit dellespe- classica, umile, del futuro.
rienza quindi una posizione genuinamente metafisica, se per metafisica si intende la
necessit di oltrepassare la fisica per affermare che il principio ultimo o la causa prima
trascendente35.
La problematicit dellesperienza viene cos ad attestare la necessit di un principio,
cio di una spiegazione, di una soluzione del problema, che sia immune dai caratteri
che rendono problematica lesperienza. Questo principio deve essere uno, immutabile,
non dipendente da altro, capace di spiegare tutto, assoluto e totalmente trascenden-
te rispetto allesperienza. Esso non pu essere la totalit dellesperienza o lelemento
costitutivo di essa come le filosofie idealistiche vorrebbero, altrimenti anche lo stesso
principio sarebbe sottoposto alla problematicit36. Esso la Trascendenza37.
La Trascendenza lascia lesperienza totalmente problematica in se stessa, cio non estin-
gue la problematicit. Essa non risolve la problematicit per luomo, perch essa tra-
scendente rispetto ad ogni sua esperienza: la metafisica umile sancisce lesistenza del
Principio, ma non lo determina. Nella metafisica umile non c alcuna riduzione del
molteplice alluno o del diveniente allimmobile, n alcuna deduzione dellesperienza
dal principio, ma semplicemente laffermazione della necessit del Principio ed insieme
della sua trascendenza38.

In conclusione la metafisica per Berti deve essere umile, cio deve tentare di dare una
spiegazione rispetto ai problemi dellesperienza pur sapendo che di tali problemi non
riuscir mai a darne una soluzione univoca e definitiva. La metafisica umile non deve

34
Cfr. B, G. R., Originariet e mediazione nel discorso filosofico, Jani di Sapi, Roma 1963.
35
B, E., Metafisica debole?, in I., Incontri con la filosofia contemporanea, p. 161.
36
B, E., Per una metafisica problematica e dialettica, cit., p. 91.
37
La dimostrazione del principio trascendente chiamata da Berti via dinamico-noologica. Essa
ha un enorme vantaggio rispetto alla via onto-teologica cio si sottrarre alla critica heideggeriana
della metafisica come onto-teologia attribuita erroneamente ad Aristotele. Cfr. B, E., La via
dinamico-noologica alla trascendenza divina, in I., Incontri con la filosofia contemporanea, cit., pp.
97-110.
38
Ivi, p. 90. 39
B, E., Metafisica debole?, cit., p. 64.

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