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Kriya Yoga:

Sintesi di unEsperienza Personale


Ennio Nimis

Edizione 2016

Illustrazioni di Lorenzo Pentassuglia

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CONTENTS

PARTE I: RICERCA DEL KRIYA YOGA ORIGINALE


1 Decisione di dedicarmi alla pratica del Pranayama p.3
2 Dal Pranayama classico al Kriya Yoga p.21
3 Dal Silenzio Mentale allo stato di assenza di respiro p.46
4 Ricerca del Kriya originale p.57
5 Una decisione nata dalla disperazione p.74

PARTE II: METODOLOGIA E TECNICHE DEL KRIYA YOGA


6 Primo livello del Kriya Yoga p.92
7 Approfondimento del primo livello del Kriya p.109
8 Concetto di routine incrementale con esempi p.159
9 Scuola classica p.143
10 Scuola Tribhangamurari p.171
11 Scuola Omkar p.126
12 Kriya delle cellule p.187

PARTE III: COME EVITARE IL FALLIMENTO SUL SENTIERO


SPIRITUALE
13 Il valore del Japa Preghiera p.198
14 La Preghiera del cuore p.208

App.1 Buoni studi p.216


App.2 Illusioni p.240
App.3 Quando il nostro Kriya produce dei forti oscillamenti nello stato d'animo
e altri problemi p. 252
App.4 Ulteriori considerazioni sul Thokar p.259
App.5 Per coloro che seguono gli insegnamenti di P.Y. p.263

Glossario p.275

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PARTE I: RICERCA DEL KRIYA YOGA ORIGINALE

CAPITOLO 1
DECISIONE DI DEDICARMI ALLA PRATICA DEL PRANAYAMA

Intuizione sul valore del Pranayama


La mia ricerca spirituale cominci a 15 anni dopo aver acquistato un libro
di introduzione allo Yoga classico. Non ricordo il titolo di quel primo libro
ma ad esso seguirono i libri di B.K.S. di Iyengar, e poi finalmente
l'autobiografia di un santo Indiano, dove trovai il termine Kriya Yoga. Ma
andiamo per ordine...
Durante gli anni delle scuole elementari, a differenza dei miei
coetanei, presi in prestito un paio di libri di esoterismo dagli amici dei miei
genitori. Il primo libro che lessi dall'inizio alla fine riguardava l'occultismo.
Essendo consapevole che esso non era adatto alla mia et, ero orgoglioso
comunque di poterlo leggere e capire. Non diedi ascolto ad alcun consiglio
di dedicarmi ad altre letture pi formative. Sprecai molto tempo in libri di
poco conto e in un gran mucchio di riviste esoteriche specializzate dai titoli
allettanti concepiti essenzialmente per sbalordire il lettore, dove era
impossibile distinguere in anticipo tra finzione e realt. Venni in contatto
con i principali temi del pensiero esoterico occidentale, con brevi
escursioni in fenomeni come ipnosi, medianit. Continuai con queste
letture fino a 11 anni. Alla fine, sentivo di aver fatto un percorso in un caos
indistinto e mi dilettavo al pensiero che molti segreti assai preziosi fossero
nascosti in altri libri ai quali momentaneamente non mi era stato concesso
di arrivare.

Vidi il termine ''Yoga'' per la prima volta in un catalogo di libri esoterici


ricevuto per posta da mio padre. Estasiato, inspiegabilmente ammaliato,
osservai una persona rappresentata in copertina seduta nella "posizione del
loto". Invano cercai di convincere mio padre a procurarmi quel libro.
A quindici anni, quando frequentavo il liceo, la passione esoterica si
riaccese quando un amico mi disse di possedere un testo dove erano
spiegate varie tecniche di Pranayama, aggiungendo: "Questi esercizi ti
procurano una trasformazione interiore...".
Rimasi estasiato dalle sue parole. A quali cambiamenti interiori si
riferiva? Il mio amico non poteva certo intendere il conseguimento di
particolari condizioni di rilassamento e nemmeno concetti vaghi come
quello di integrare la visione orientale dell'esistenza col nostro stile di vita.

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Doveva riferirsi a qualche intensa esperienza che lasciasse un duraturo
segno psicologico. Il Pranayama era un qualcosa che dovevo imparare e
praticare il pi presto possibile. Ma l'amico non si decideva a prestarmi il
libro.

Alcuni giorni dopo, un semplice manuale di Hatha Yoga, esposto presso


ledicola della stazione ferroviaria, attir la mia attenzione, lo acquistai
senza ulteriore indugio e lo lessi nella sua interezza. Bench fossi convinto
di mirare solo al controllo fisico e mentale, la mia ricerca spirituale era a
tutti gli effetti incominciata.
Questo libro aveva una lunga introduzione filosofica che non
riusciva a stimolare nulla che potesse definirsi spirituale. Non creava in me
alcuna partecipazione emotiva, n incarnava elementi che stimolassero la
riflessione (Jiva, Prakriti; Purusha...) Sembrava che l'autore mirasse solo a
dare autorevolezza al libro. Persino alcuni concetti che in seguito sarebbero
divenuti fondamentali per la mia vita come Reincarnazione, Karma,
Dharma e Maya, rimanevano vaghi, sepolti nel groviglio dei termini
Sanscriti. La spiegazione che veniva data del Pranayama era assai banale
in pratica si definiva la ''respirazione completa'': inspirare dilatando
l'addome, poi la parte media, poi la parte superiore del torace, poi, durante
una calma espirazione rilassare queste tre parti del copro in ordine inverso.
Quella era chiaramente solo un'introduzione, nulla pi.
Ero certo che l'antica arte del Pranayama non servisse solo ad
allenare i muscoli del torace, a fortificare il diaframma o creare delle
condizioni particolari dossigenazione di sangue, ma avesse come
principale obiettivo quello di agire sull'energia presente nel nostro sistema
psicofisico producendo in essa delle evidenti trasformazioni come
pacificazione, espansione... Era chiaro altres che lo stato disarmonico di
tale energia fosse direttamente collegato a conflitti e disarmonie nella
nostra disposizione danimo.
Ero deluso dalla scarsezza di informazioni sul Pranayama. L'autore
concludeva dicendo che il Pranayama andava appreso da un maestro
esperto. Invece di aggiungere una indicazione precisa (il titolo di un libro,
il nome di una scuola...), concludeva vagamente affermando che il Maestro
lo troveremo automaticamente non appena saremo pronti ad imparare.

Per quanto riguardava le Asana (posizione) ne spiegava il significato del


nome aggiungendo una breve annotazione sul miglior atteggiamento
mentale per praticarla. Era chiaro che queste posizioni non dovevano
essere considerate come un semplice "lavoro di stretching"; esse erano un
mezzo per fornire uno stimolo complessivo a tutti gli organi interni onde
aumentarne la vitalit. Il senso di soddisfazione, percepito alla fine della
sessione parlava in favore della loro efficacia.

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Cominciai a provare le principali Asana in un angolo della palestra della
scuola, durante le lezioni di Educazione Fisica. Non ero portato per
l'attivit sportiva, anche se avevo un buon fisico plasmato da lunghe
camminate. Inoltre, il fatto di poter fare qualcosa di significativo senza i
rischi inerenti ai comuni sport mi attirava.

Dopo gli esercizi preliminari di riscaldamento, quando linsegnante mi


dava il permesso di lavorare per conto mio, mi dedicavo a muovere i
muscoli addominali per mezzo della tecnica Nauli. Un giorno l'insegnante,
che erroneamente ero convinto avesse una considerazione di me pari a
zero, con mio grande stupore, si avvicin, e volle sapere il segreto per
riuscire a muovere tali muscoli addominali in un modo cos curioso. Cercai
di spiegargli quanto fosse semplice, a patto che si abbia la costanza di
lavorare quotidianamente per un paio di settimane.

Esercizio per porre a riposo la mente


In quel modesto libretto c'era un capitolo intero dedicato alla "Posizione
del cadavere" (Savasana), da praticarsi come ultima durante la seduta
quotidiana di Asana. L'istruzione era strutturata con gran cura e l'autore
non perdeva di vista il suo obiettivo con inutili abbellimenti filosofici.
Spiegava che lo scopo dell'esercizio era quello di porre a riposo le facolt
pensanti onde ricaricare di fresca energia il nostro sistema psico-fisico. Fui
attratto dalla promessa, indubbiamente esagerata, che, fermando tutte le
funzioni mentali senza cadere nello stato di sonno e rimanendo per un
certo tempo in uno stato di pura consapevolezza, si poteva ottenere in
un'ora il riposo mentale equivalente a cinque ore di sonno. Mi spiace non
avere pi quel libro, ma descriver questo esercizio basandomi su quanto
riesco a ricordare:

"Distenditi nella posizione supina, le braccia poste lungo i lati del corpo e
una benda per coprire gli occhi. Dopo due o tre minuti di quiete, ripeti
mentalmente ''Sono rilassato, sono calmo, non penso a niente.'' Quindi,
per entrare nello stato di vuoto mentale, visualizza i tuoi pensieri, inclusi
quelli con qualit astratte, e spingili via uno alla volta, come se una mano
interna li trasportasse dolcemente dal centro dello schermo mentale verso
la periferia. Tutti i pensieri, senza eccezioni, devono essere messi da parte;
anche lo stesso pensiero di star praticando una tecnica. Non ti devi mai
innervosire quando sopraggiungono nuovi pensieri. Visualizzali come
oggetti e spostali in parte. In tal modo impedirai che altri pensieri si
sviluppino, a loro volta.

Dopo aver spinto via ciascun pensiero, riporta sempre la consapevolezza


nel punto tra le sopracciglia (Kutastha) che sembra un piccolo lago di

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pace e impara a riposare in tale luogo. L'abilit di allontanare
continuamente ogni pensiero che bussa alla porta della tua attenzione
diventer quasi automatica.

Quando, in certe occasioni come il praticare subito dopo un forte


disturbo emotivo ti accorgi che il meccanismo non funziona, trasforma
la tua concentrazione in un piccolo ago che tocca continuamente la zona
tra le sopracciglia solo toccare, senza preoccuparti di allontanare i
pensieri. Ad un certo punto ti accorgerai che non c' pi sforzo e qualsiasi
emozione irrequieta si placher. I semi dei nuovi pensieri che si
manifestano come indefinite immagini vibranti alla periferia della
consapevolezza non riusciranno a disturbare il riposo mentale. Seguendo
uno o l'altro dei due metodi, l'esercizio funziona perfettamente e dopo 40
minuti ti alzi riposato e ricaricato di nuova, fresca energia."

Nella mia esperienza, invece dei 40 minuti promessi dal libro, lo stato
finale di riposo non dur mai pi di 20 minuti e l'esercizio complessivo non
pi di 25-30 minuti. La tecnica termina sempre in un modo particolare: lo
stato di profonda calma viene interrotto dal pensiero che l'esercizio vero e
proprio dove ancora incominciare; al che il corpo reagiva con un sussulto e
il cuore cominciava a battere veloce. Dopo pochi secondi sopraggiunge la
certezza che l'esercizio invece stato portato a termine, perfettamente.

Differenza tra mente e consapevolezza


Grazie a questa tecnica, che divenne un'abitudine quotidiana, compresi una
volta per tutte la differenza tra "mente" e "consapevolezza".
Quando il processo mentale viene placato e diventa perfetto silenzio,
allora sorge uno stato di perfetta consapevolezza senza alcun contenuto.
Come un punto luminoso che si duplica un numero illimitato di volte, esso
rimane immutato per alcuni minuti. Tu senti di esistere e che la tua
esistenza indistruttibile questo avviene senza formulare alcun pensiero.
Hai l'esperienza certa che i pensieri sono una realt effimera, e che invece
di rivelare la verit ultima, la offuscano.
Penso che la deduzione Cartesiana: "Penso dunque sono" sia
insostenibile. Sarebbe pi corretto affermare: "Solo nell'abilit di ottenere
il silenzio dei pensieri, sta la prova e l'intima certezza di esistere."

Contemplazione della Bellezza


Oltre alla dimensione delle pratiche orientali esoteriche di meditazione,
provavo anche amore per le poesie e la letteratura accompagnata
dall'abitudine di cercare quotidianamente la contemplazione della Bellezza
nella Natura. Quando avevo 9 anni, presi in prestito un libro di poesie dalla
biblioteca della mia scuola e cominciai a copiare in un quadernetto diverse
brevi poesie che parlavano della natura, della vita nei campi. Leggendole

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frequentemente, ben presto le imparai a memoria. Richiamandole in mente
mentre contemplavo il paesaggio collinare che circondava il paese in cui
abitavo, riuscivo a intensificare le mie emozioni.

Gli anni del liceo stavano volgendo alla fine quando sviluppai una passione
per la musica classica e Beethoven divenne il mio idolo. A dispetto della
tragedia della sordit che lo colp nel pieno della stagione creativa, reag
nel modo pi dignitoso e port avanti la creazione delle opere che sentiva
gi presenti nel suo cuore. Il Testamento di Heiligenstadt, dove egli rivela
le sue condizioni di salute e afferma con pacifica totale determinazione la
sua scelta, ne fece ai miei occhi un eroe e un santo.
Egli scrisse ad un amico: "Non possiedo un solo amico; devo vivere
solo. Ma so che Dio pi vicino a me che ad altri artisti; mi avvicino a Lui
senza paura; l'ho sempre conosciuto e compreso e non temo per la mia
musica nessun destino avverso la pu toccare. Chi la comprende sar
liberato da essa da tutte le miserie che gli altri si trascinano dietro.'' Come
potevano queste parole non toccarmi? Egli trasse dalle profondit del suo
essere una musica incomparabile che offr allumanit. Il trionfo di questa
fragile creatura umana su una sorte stupida e insensata ebbe un tremendo
impatto su di me. Il rito quotidiano di ritirarmi nella mia stanza per
ascoltare quella musica rafforz la mia consacrazione all'Ideale.
Ogni giorno per tutto il periodo di 3 mesi alla fine del liceo, quando
vissi una storia sentimentale la cui realizzazione pareva impossibile,
ascoltavo ogni giorno la Missa Solemnis di Beethoven. Pi la mia emotivit
imprudente mi spingeva a fare dei passi che si rivelarono distruttivi per la
mia relazione sentimentale e pi il mio cuore disperato trovava rifugio
nell'ascolto di tale capolavoro. Durante le passeggiate in campagna,
sedendo su un'altura contemplando un lontano paesaggio che si beava del
tiepido caldo delle sere d'estate, quella musica riprendeva a suonare dalle
regioni della mia memoria. Quello che il mio cuore bramava stava davanti
a me, perfetto e non toccato da paure e sensi di colpa. Quella fu la mia
prima esperienza spirituale.

Studi Universitari
All'Universit scelsi Matematica. Frequentando i primi corsi, compresi che
un felice capitolo della mia vita era concluso e non ci sarebbe stato tempo
per distrazioni come il godermi i capolavori della letteratura classica. Tutta
l'attenzione era focalizzata sul trovare un efficace metodo di studio e modo
per evitare di sprecare le mie energie. Questo significava anche pensare in
un modo disciplinato sia durante lo studio che durante i momenti liberi. Per
questo scopo decisi di usare la dinamica della tecnica illustrata prima del
porre a riposo la mente.
Una cattiva abitudine da combattere era la tendenza a fantasticare e

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saltare da un frammento di ricordo ad un altro onde estrarre momenti di
piacere. Mi ero creato la ferma convinzione che quando il pensiero diventa
un vizio incontrollabile per molte persone esso costituisce una vera e
propria dipendenza esso non costituisce solo uno spreco di energia ma
la causa principale di molti fallimenti nella nostra vita. Il turbinio del
processo del pensiero, accompagnato da alternanti stati d'animo e forti
emozioni, crea talvolta delle paure irragionevoli che ostacolano
quell'azione decisiva che la vita richiede. A volte invece nutre una
ottimistica immaginazione che sfortunatamente spinge la persona a
sciagurate imprese.
Mi convinsi che un pensiero disciplinato era la cosa pi preziosa che
potessi sviluppare, la quale avrebbe aperto le porte verso fruttuosi
raggiungimenti. La decisione mi riemp di un entusiasmo.

Ma dopo aver respirato per alcune ore una limpida, scintillante, celestiale
pace mentale, incontrai una significativa resistenza. Nello specchio della
mia introspezione vidi come altre abitudini andavano a sprecare la mia
energia mentale. Una di queste, avvolta e resa dignitosa in modo
inattaccabile dall'idea della socializzazione, era quella di lasciarmi andare a
logoranti discussioni con gli amici. Di punto in bianco cambiai
atteggiamento nei loro confronti. Di sicuro, il mio non fu un sacrificio
particolarmente difficile il loro non era il mio mondo.
Un giorno mentre facevo due passi nel pomeriggio, li vidi da
lontano seduti pigramente a parlare nel solito bar. Provai un tuffo al cuore.
Erano i miei amici e gli volevo bene, eppure a vederli insieme, mi parvero
come polli recintati in uno spazio ristretto. Impietosamente, supposi che
fossero totalmente governati dai loro istinti: mangiare, riprodursi, lasciarsi
andare durante le feste. Qualunque tragedia fosse successa al loro
compagno, non li riguardava, essi avrebbero continuato a sorseggiare il
piacere quotidiano di perder tempo fin quando la disgrazia non sarebbe
toccata a loro. Fu un'esperienza amara, angosciosa.
In quel momento ripresi la mia risoluzione di concentrarmi sui miei
studi e il fatto di superare gli esami divenne il mio unico obiettivo. Quel
periodo era per me come scendere in una notte gelida; sapevo che per poter
forgiare il mio futuro dovevo accettare quel pesante sacrificio. Per vedere
l'alba di un giorno di pura gioia, avrei dovuto sopportare
momentaneamente una oscura vacuit: avrei dovuto assaporarla senza un
lamento, resistendo alla tentazione di accendere luci inutili quale
momentaneo conforto.

Ispirazione da Beethoven e da Mahler


L'episodio mi fece entrare in uno stato malinconico. Una frase di
Beethoven tolta dal suo testamento di Heiligenstadt mi venne in mente

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come un'invocazione a ritrovare la luminosa dimensione dove avevo
vissuto durante gli anni del liceo:

O Provvidenza, fa che appaia per me almeno un giorno di pura gioia. Da


tanto tempo ormai l'intimo eco della vera gioia mi estraneo. Quando, oh
quando, Dio Onnipotente, la vedr ancora risplendere nel tempio della
natura e degli uomini? Mai? No Oh, questo sarebbe troppo crudele!

Un evento rischiar la mia vita: un amico mi fece conoscere la seconda


Sinfonia di Mahler ''Resurrezione'' e mi invit ad una rappresentazione di
tale opera. Lessi il foglio di presentazione del concerto. Ciascuna parte
della sinfonia aveva un senso preciso che Mahler stesso aveva chiarito in
una lettera al direttore d'orchestra Bruno Walter. Era intenzione dell'autore
toccare il tema delle morte come fine inevitabile di tutte le avventure
umane.
La musica trasmetteva un senso di desolazione, ma dolce, come se la
morte fosse simile all'abbandonarsi ad un pacifico sonno. Con un canto
pieno di dolore, che lasciava trasparire una infinita dignit, le parole del
contralto, comunicavano una infantile innocente visione:

O Rschen roth! O rossa rosellina!


Der Mensch liegt in grter Noth! L'uomo giace in grandissimo dolore!
Der Mensch liegt in grter Pein! L'uomo giace in grandissima sofferenza!
Je lieber mcht ich im Himmel sein. Come vorrei essere in cielo.

Ascoltando, immaginai di trovarmi in campagna mentre cadeva una


pioggia leggera. Ma era primavera e un raggio di sole attraversava le nubi.
Tra la vegetazione c'era una bella rosa rossa. Quella semplice visione port
sollievo all'intimo dolore del mio cuore accendendo la fiamma di un puro
entusiasmo: la Bellezza sarebbe stata con me per sempre, in tutti i luoghi
dei miei solitari vagabondaggi.

Poi il coro intonava i versi di un inno di Klopstock:

Aufersteh'n, ja aufersteh'n Risorgerai, s, tu risorgerai,


Wirst du, Mein Staub, mia polvere,
Nach kurzer Ruh'! dopo breve riposo!
Unsterblich Leben! Unsterblich Leben Vita immortale! Vita immortale
wird der dich rief dir geben! ti conceder Colui che ti ha chiamato!...

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Quindi Mahler aggiungeva dei versi suoi che terminavano con:

Mit Flgeln, die ich mir errungen, Con le ali che mi sono conquistato,
In heiem Liebesstreben, in uno slancio caldo d'amore,
Werd'ich entschweben voler in alto
Zum Licht, zu dem kein Aug'gedrungen! Verso la luce che nessuno mai penetr!
Sterben werd'ich, um zu leben! Morir per vivere!
Aufersteh'n, ja aufersteh'n Risorgerai, s risorgerai
wirst du, mein Herz, in einem Nu! mio cuore in un attimo!
Was du geschlagen Tutto ci che ti sei conquistato,
zu Gott wird es dich tragen! a Dio ti porter!

Nei giorni seguenti cercai di penetrare ulteriormente il significato di questa


sinfonia leggendo tutto quello che potevo trovare su di essa ed ascoltandola
rapito nella quiete della mia stanza. Dopo molti entusiasti ascolti integrali,
le parole: "Sterben werde ich, um zu leben!" ("Morir per vivere!")
risuonavano tutto il giorno nella mia mente come un filo attorno al quale il
mio pensiero andava cristallizzandosi.

Sarei stato capace, ora o durante qualsivoglia giorno prima della sterile
vecchiaia, di morire a me stesso ovvero di morire al mio piccolo s, al
mio Ego? Era possibile attraversare la cortina nebbiosa dei pensieri,
emozioni superficiali, sensazioni ed istinti ed emergere in quella Pura
Dimensione che avevo bramato da anni e che sentivo come il mio Bene
Supremo?
Non v'era dubbio che avrei perfezionato fino all'estremo la disciplina
che mi ero imposto, ma per nessuna ragione ero disposto a passare tutta la
vita a guardare il muro della mia mente posta in silenzio attendendo che
qualcosa accadesse. "Voglio afferrare il destino per la gola", disse
Beethoven: similmente ero pronto ad agire in modo forte e decisivo.

Dal desiderio di ''morire a me stesso'' alla pratica del Pranayama


Quello che mi mancava era l'arte del Pranayama quel Pranayama che
avevo tanto sognato ma mai praticato veramente. Alcune settimane prima,
avevo acquistato il libro di Iyengar Teoria e pratica dello Yoga, e la sua
descrizione del Pranayama aveva risvegliato in me un desiderio assoluto di
praticarlo intensamente. Nell'ultima parte del libro c'era un ammonimento
prudenziale:

"Il martello pneumatico pu spezzare la roccia pi dura. Nel Pranayama


lo yogi usa i suoi polmoni come uno strumento pneumatico. Se essi non
sono usati propriamente, distruggono sia lo strumento che la persona che

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lo usa. La pratica scorretta crea una sollecitazione impropria nei polmoni e
nel diaframma. Il sistema respiratorio ne soffre e il sistema nervoso
colpito negativamente. Le stesse fondamenta della salute fisica e mentale
verranno scosse da un pratica erronea del Pranayama".

Questa frase accese la mia volont insaziabile di sperimentare tutto il suo


potere, al punto di "morire" in esso, metaforicamente. Quello che avrebbe
spaventato altri, mi incoraggiava. Se esso avesse provocato un vero
terremoto psicologico, ebbene questo era proprio ci che cercavo. Certo,
qualche prudenza era necessaria; una pratica intensiva doveva essere
raggiunta gradualmente e ciascuna seduta doveva essere improntata ad una
estrema attenzione. Giorno dopo giorno avrei dovuto verificare la
potenzialit del Pranayama di agire sulla mia psiche. Ero certo che il mio
vecchio compagno di scuola aveva detto il vero " questi esercizi ti
cambiano dentro". Doveva certamente essere vero!
Allora il Pranayama mi apparve come la pi perfetta di tutte le arti,
anche perch non presentava dei limiti intrinseci. Imparare il Pranayama
era come imparare a suonare uno strumento musicale non sarei stato
obbligato a spendere soldi per acquistare uno strumento musicale, tela e
colori, o qualsivoglia altra cosa. Lo strumento era sempre con me. Mi
chiesi come mai avessi atteso tanto ad impegnarmi seriamente in tale
attivit. Ora, finalmente, il momento era giunto.

Da questo momento in avanti, praticai ogni giorno i due esercizi di


respirazione chiamati Nadi Sodhana e Ujjayi con i Bandha (contrazioni
muscolari) e Kumbhaka (trattenimento del respiro.) Sedevo sul bordo di un
cuscino, nella posizione del mezzo-loto, con la schiena diritta. Mi
concentravo con zelo sullapplicare correttamente le istruzioni mantenendo
per uno spirito creativo. Mi concentravo sulle sensazioni alternate di
fresco e di tepore prodotte dallaria sulle dita e sul palmo della mano destra
che usavo per aprire e chiudere ciascuna narice. La pressione, il lieve e
uniforme fluire del respiro ciascun dettaglio era piacevole. Divenendo
consapevole di ciascun particolare tecnico riuscivo a mantenere una vigile
attenzione senza esserne stressato. 1

Primi risultati
Durante il giorno, sentivo che la percezione delle cose era cambiata. I miei
occhi cercavano i colori pi intensi, affascinato da essi come se mi
potessero rivelare la realt che si trovava al di sotto e al di l della realt
materiale. Talvolta nei primi giorni di sole dopo l'inverno, quando i cieli
erano cristallini, blu come non lo erano mai stati, praticai spesso all'aria
1
I due esercizi sono ben descritti in molti libri di Hatha Yoga. Nella appendice 4
(terza parte del libro) troverete una descrizione del Nadi Sodhana.

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aperta contemplando ci che mi circondava. In una fossa piena di cespugli
ricoperti di edera, il sole riversava la sua luce su alcuni fiori che alcune
settimane prima erano sbocciati durante i freddi giorni invernali ed ora,
incuranti dei giorni pi miti, prolungavano la bellezza del loro esistere. Ero
profondamente ispirato. Chiudevo gli occhi e mi affidavo ad uninterna
radiosit accompagnata da sensazione di pressione a livello del cuore.

A quell'epoca, la mia vita interiore era ancora assorbita da due interessi che
percepivo come dimensioni che nulla avevano a comune. Da lato c'era
l'interesse verso le materie esoteriche, il quale aveva guidato la mia ricerca
verso la disciplina dello Yoga, che percepivo essere un mezzo efficace nel
purificare e controllante la mente. Dall'altro lato c'era l'aspirazione verso il
mondo ideale della Bellezza che cercavo di evocare attraverso lo studio di
opere letterarie e ascoltando alcuni brani di musica classica. Non avrei mai
potuto immaginare che la prima dimensione potesse condurmi verso la
seconda! Era ragionevole sperare che il Pranayama potesse darmi una base
permanente di chiarezza mentale, aiutandomi a non guastare con un
guazzabuglio di pensieri il fragile miracolo dell'incontro con la Bellezza,
ma non avrei mai potuto immaginare che il Pranayama avesse il potere di
amplificare l'esperienza del Sublime o persino di farla sorgere dal nulla!
Spesso ripetevo entro di me (e talvolta non riuscivo a trattenermi dal citarlo
agli amici) un brano della Bhagavad Gita:

"Cos (lo yogi) conosce l'eterna gioia, quella che al di l del confine dei
sensi e che la ragione non pu afferrare. Abita in questa realt e non si
allontana da essa. Ha trovato il tesoro dei tesori. Non c' nulla pi grande
di questo. Colui che lo ha raggiunto non sar toccato dal pi grande dei
dolori. Questo il vero significato dello Yoga una liberazione dal
contatto col dolore e con la disperazione."

Ripetevo quei versi ed ero gi immerso in quella Gioia. Durante un quieto


pomeriggio camminai in mezzo agli alberi poco prima del tramonto,
sbirciai ogni tanto un commento ad alcune Upanishad, [testi sacri
Sanscriti] che portavo con me. Una frase particolare risvegli una
istantanea realizzazione: "Tu sei Quello"!

Chiusi il libro e cominciai a ripetere estasiato quelle parole. La mia mente


razionale afferrava, ma non poteva accettare appieno, lincommensurabile
implicazione di quellaffermazione. Voleva significare che ero proprio Io
quella luce di un verde delicato che filtrava attraverso le foglie, che
incarnava la primavera portatrice di nuova vita. A casa, non tentai neppure
di stendere su carta i vari "momenti di grazia" che nacquero da tale
realizzazione, non sarei stato capace di farlo. Il mio unico desiderio era di
immergermi sempre pi in questa nuova sorgente interiore di comprensione

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e illuminazione.
Scrutando l'orizzonte, ecco apparire tra gli alberi un gruppo di case
che circondavano un campanile. Solo quella specie di "luce" riusciva a
creare una sovrumana pace nel mio essere creando la certezza che la
ineffabile "Causa Prima" di tutte le cose non poteva trovarsi nei libri e
nemmeno nei ragionamenti ma solo nel regno della Bellezza.

Una forte esperienza


Dopo avere acquistato le opere di Ramakrishna, Vivekananda, Gopi
Krishna e gli Yoga Sutra di Patanjali (un grosso volume con i commenti di
I.K. Taimni), decisi di acquistare anche lautobiografia di un Santo Indiano,
che indicher con le iniziali P.Y.. 2 Si trattava di un libro che avevo gi
visto anni prima ma che non avevo acquistato in quanto, sfogliandolo, vidi
che non conteneva istruzioni pratiche. La mia speranza ora era di trovarvi
degli indirizzi di alcune valide scuole di Yoga. La lettura di questa
autobiografia mi appassion molto e mi port in una fase di grande
aspirazione verso il sentiero mistico. In certi istanti, ardevo letteralmente di
un fuoco interiore. Ci cre un terreno fertile per l'avverarsi di un evento
radicalmente diverso da quello che avevo sperimentato prima. Fu
un'esperienza che potrei definire ''intima'', tuttavia ho deciso di parlarne in
quanto ho ascoltato la descrizione di un simile evento dalle labbra di alcuni
praticanti di Yoga.

Una notte, assorbito nella lettura della autobiografia di P.Y., ebbi un


brivido, come una corrente elettrica che attraversava il corpo. Un ''brivido''
non significava nulla, eppure mi spavent. La mia reazione fu piuttosto
strana in quanto avevo sempre creduto di essere immune da ogni paura per
le cose legate alla trascendenza. La mente venne attraversata dal pensiero
che un evento molto pi profondo sarebbe avvenuto in breve e sarebbe
stato travolgente al punto che non avrei potuto fermarlo in nessun modo.
Era come se la mia memoria avesse una inspiegabile familiarit con esso e
il mio istinto conoscesse il suo potere inesorabile. Decisi di lasciare che
2
Il lettore comprender perch non menziono il nome di P.Y. - non difficile
comunque dedurne lidentit! Ci sono molte scuole di Yoga che diffondono i suoi
insegnamenti secondo una precisa legittimazione. Una di queste, attraverso i suoi
rappresentanti, mi fece comprendere che non solo non avrebbe tollerato la minima
violazione del Copyright, ma che non gradiva che il nome del loro amato Maestro
venisse, in Internet, mescolato a discussioni sul Kriya. La ragione va ricercata nel
fatto che, in passato, delle persone usarono quel nome per fuorviare la ricerca di un
gran numero di ricercatori che stavano cercando di ricevere gli insegnamenti
originali. Voglio porre laccento sul fatto che nelle pagine seguenti mi soffermer
solo sommariamente sulla mia comprensione dei Suoi insegnamenti, senza alcuna
pretesa di riuscire a dare un resoconto obiettivo di essi. Un lettore interessato non
dovrebbe rinunciare al privilegio di rivolgersi alla letteratura originale!

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l'esperienza potesse accadere senza ostacoli e di proseguire la lettura. I
minuti trascorrevano, ma non fui capace di leggere una sola riga in pi; la
mia inquietudine si trasform in ansia. Poi divenne paura, una paura
intensa di qualche cosa di ignoto che minacciava la mia esistenza. Non
avevo mai provato qualcosa di simile. In momenti di pericolo, mi era
capitato di restare come paralizzato, incapace di pensare. Invece ora i miei
pensieri si muovevano freneticamente prefigurando i pi terribili esiti:
perdita dell'equilibrio psicologo, incontro con un'entit malvagia, forse
anche la morte.
Sentii l'urgenza di fare qualcosa, anche se non sapevo cosa. Assunsi
la posizione di meditazione ed attesi. L'angoscia cresceva. Una parte di me,
forse la totalit di quell'entit che io chiamo "me stesso", pareva vicina al
punto di scomparire del tutto. I peggiori pensieri, minacciosi, erano sospesi
sopra di me senza una chiara ragione.

Sapevo bene cosa era successo a Gopi Krishna, l'autore di Kundalini,


l'energia evolutiva delluomo. Egli descrisse l'esperienza di risveglio
spirituale che aveva avuto seguendo unintensa pratica di concentrazione
sul settimo Chakra. In seguito poich il suo corpo era probabilmente
impreparato incontr dei seri problemi fisici e, di riflesso, anche psichici.
Secondo la sua descrizione, una fortissima energia cominci a fluire nella
sua spina dorsale dalla regione del coccige verso il cervello. Talmente forte
era il flusso da costringerlo a letto ed impedirgli il completamento delle
normali funzioni fisiche. Aveva limpressione di stare letteralmente
bruciando di un fuoco interno, che non riusciva a placare in alcun modo.
Settimane dopo, scopr intuitivamente come controllare il fenomeno: il
movimento ascendente di energia attraverso la spina dorsale divenne una
persistente esperienza di realizzazione interiore. Temevo di essere arrivato
alla soglia della stessa esperienza ma, siccome non vivevo in India, forse le
persone attorno a me potevano non capire. Le conseguenze sarebbero state
terribili! Nessuno avrebbe potuto assicurarmi, come accadde a Gopi
Krishna, che la mia esperienza si sarebbe indirizzata verso un esito
benefico.

In quegli istanti terribili, il mondo spirituale mi sembrava un orribile


incubo, capace di distruggere, annientare la persona che si era
imprudentemente avvicinata ad esso. La vita consueta, al contrario, mi
sembrava la realt pi cara, pi sana. Temevo di non riuscire pi a ritornare
in quella condizione. Ero convinto che attraverso la mia intensa pratica di
Nadi Sodhana e di Ujjayi Pranayama avevo aperto una porta che non
dovevo aprire, quindi cercai di fermare lesperienza. Mi alzai e uscii
all'aria aperta. Era notte e non c'era alcuno cui comunicare il mio terrore!
Al centro del cortile di casa mi ritrovai oppresso, soffocato, schiacciato da

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un sentimento di disperazione, invidiando quelle persone che non avevano
mai praticato lo Yoga. Tutto ad un tratto provai un senso di colpa e di
vergogna per le parole aspre che avevo rivolto ad un amico il quale aveva
un tempo preso parte alla mia ricerca. Come tanti altri, aveva poi
abbandonato ogni pratica, le consuete letture spirituali e aveva invece preso
la decisione di godersi la vita. Dotato di una giovanile baldanza, gli avevo
indirizzato parole per nulla affettuose, e queste mi rintronavano ora in testa.
Provavo dolore per aver manifestato una crudelt ingiustificata nei suoi
confronti senza sapere che cosa realmente vi fosse nella sua mente e nella
sua anima. Avrei voluto dirgli quanto mi spiaceva di aver violato
brutalmente il suo diritto a vivere come meglio credeva. Forse aveva
cercato di proteggere la sua salute mentale piuttosto che alienarsi dalla
realt e perdere la ragione a causa di pratiche di cui non si sentiva sicuro.

Ritornato a casa, considerata la mia gran passione per musica classica,


sperai che l'ascolto di una bella musica avrebbe avuto l'effetto positivo di
proteggermi dall'angoscia e aiutarmi a ritrovare il mio usuale stato d'animo.
Fu la musica di Beethoven - il suo Concerto per violino ed orchestra che
ascoltai con un paio di cuffie nella mia stanza a calmarmi e, mezzora
dopo, a conciliarmi il sonno. Ma la mattina seguente mi svegliai con la
stessa paura. Per quanto possa sembrare strano, i due fatti cardine che oggi
suscitano le emozioni pi intense della mia vita che c' una Intelligenza
Divina alla base di ogni cosa che esiste, e che l'uomo pu praticare una
precisa disciplina per entrare in sintonia con Essa mi comunicavano un
senso di orrore!
La luce del sole entrava nella stanza attraverso le fessure delle
imposte. Avevo un intero giorno davanti a me. Uscii di casa per cercare di
distrarmi in mezzo ad altre persone. Incontrai degli amici ma non dissi
nulla di quello che stavo sperimentando. Passai il pomeriggio scherzando
su varie cose e mi comportai proprio come le persone che avevo sempre
considerato pigre e intellettualmente spente. In tal modo riuscii a
nascondere la mia angoscia. Il primo giorno pass cos; la mia mente era
logora. Dopo due giorni, la paura era diminuita e mi sentivo al sicuro.
Qualcosa era cambiata comunque; non avevo pensato allo Yoga, il mio
pensiero si manteneva distante da tale concetto!

Una settimana pi tardi, distaccato e calmo, cominciai a pensare al


significato di quello che era accaduto. Compresi la natura della mia
reazione a quell'episodio: avevo, da codardo, volto le spalle proprio
all'esperienza che avevo perseguito per cos lungo tempo! La dignit
presente nel profondo del mio animo mi diceva che dovevo continuare la
mia ricerca proprio dal punto dove lavevo abbandonata. Ero pronto ad
accettare tutto quello che sarebbe accaduto, a lasciare che ogni cosa

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seguisse il suo corso, anche se ci implicasse la perdita del mio equilibrio
psicofisico. Ripresi la pratica del Pranayama, intensamente come prima.
Alcuni giorni passarono e non percepii alcuna forma di paura. Poi ebbi
esperienza di qualcosa di molto bello.

Era notte. Ero disteso supino e mi rilassavo nella posizione del "cadavere",
quando percepii una piacevole sensazione, come se un vento elettrico
stesse soffiando sulla parte esterna del corpo, propagandosi rapidamente,
con un moto a onde, dai piedi alla testa. Il corpo era cos stanco che non
riuscii a muovermi anche se la mia mente aveva impartito lordine di
sollevarmi in posizione meditativa. Ero intimamente sereno. Non avevo
paura. Allora il vento elettrico fu sostituito da unaltra sensazione,
comparabile ad unenorme forza che entrava nella spina dorsale e
rapidamente saliva al cervello. L'esperienza era caratterizzata da un
indescrivibile e fino allora ignoto senso di beatitudine. Il tutto era
accompagnato dalla percezione di unintensa luminosit. Posso condensare
tutto ci che riesco a ricordare con unespressione, "una certezza chiara ed
euforica di esistere come oceano illimitato di consapevolezza e
beatitudine!". La cosa strana che quando l'esperienza si verific, la trovai
familiare.

Nellopera Dio esiste, io lho incontrato, l'autore, A. Frossard, cerca di dare


al lettore un'idea della sua esperienza spirituale. A tal fine, crea il concetto
di "valanga al contrario". La valanga qualcosa che crolla, che va in gi,
prima lentamente, poi in modo pi veloce e violento allo stesso tempo.
Frossard suggerisce di immaginare una "valanga al contrario" che comincia
raccogliendo le forze ai piedi della montagna e sale verso l'alto spinta da un
potere che aumenta e poi, improvvisamente, fa un balzo verso il cielo. Non
so quanto tempo dur questesperienza, ma il suo culmine fu di soli pochi
secondi, dopo i quali mi girai di lato e caddi in un sonno calmo,
ininterrotto.

Il giorno seguente, quando mi svegliai, non ci pensai. Mi ricordai di essa


solo alcune ore pi tardi, durante una passeggiata. Appoggiandomi ad un
albero, rimasi immobile per alcuni minuti, ammaliato dal riverbero di quel
ricordo. Fui invaso da intima gioia. Una condizione euforica che si
distendeva oltre i confini della mia consapevolezza come una specie di
memoria che si nascondeva nei recessi della coscienza cominci a
rivelarsi come se una nuova regione del mio cervello fosse stata stimolata
verso una condizione di pieno risveglio. Mi ritrovai a contemplare una
realt che pareva un sogno, eppure oggettivamente indiscutibile; essa era
sorta in me con la naturalezza di un istinto primordiale, eppure non aveva
nulla a che fare con la vita che mi circondava e in cui vivevo.

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Nota 1: riflessione sulla esperienza sopra descritta
I primi barlumi della realt spirituale possono manifestarsi come una serie
di onde di beatitudine che salgono attraverso la spina dorsale ed entrano nel
cervello. Questa esperienza di solito dura da pochi istanti ad un paio di
minuti. Qualche volta come avere un vulcano che erutta internamente, un
"razzo'' sparato in su attraverso la spina dorsale! Alte volte, pu apparire
come una beatitudine intensa nella regione del torace improvvisamente
sei in una gioia immensa e ti risvegli con lacrime negli occhi. Questa
esperienza pu essere annunciata da un vento elettrico sulla superficie del
corpo, propagandosi da piedi alla testa.
Raramente questa esperienza dura pi di alcuni secondi. In
quell'occasione, il punto nel centro del Kutastha si espande in un tunnel.
La consapevolezza viene trascinata in alto. come bruciare di gioia senza
fine per alcuni secondi uno riempito di euforia da questo breve ma
indimenticabile tuffo nell'Eternit.

Frequentemente questa esperienza chiamata ''risveglio di Kundalini. ''


Kundalini il termine sanscrito per "spirale". Essa concepita come una
particolare energia avvolta come un serpente nel Chakra radice
(Muladhara). La rappresentazione di essere avvolta come una molla
comunica l'idea di energia potenziale intatta avendo la sua sede alla base
della spina dorsale.
Alcuni autori portano avanti l'idea che questa grande concentrazione
di energia spirituale abbia la sua sede nel nostro intero corpo, non solo alla
base della spina dorsale. Essa dorme nel nostro corpo, sotto gli strati della
nostra coscienza, aspettando di essere risvegliata dalla disciplina spirituale.
Il concetto di Kundalini molto utile poich pu essere utilizzato per
esprimere quello che avviene generalmente in qualsivoglia autentico
sentiero spirituale. Il concetto di Samadhi (o estasi spirituale) molto
simile al "Risveglio di Kundalini."
Lo Yoga insegna a imbrigliare questo enorme potere tramite
specifiche procedure (particolari schemi di respirazione, Bandha, Mudra,
Bija Mantra...) e guidare la sua salita dal Muladhara su, attraverso il
Sushumna, "attivando" ciascun Chakra. Si spiega che quando Kundalini
arriva al Sahasrara Chakra, si ottiene l'illuminazione mistica.

Qualche volta l'esperienza viene prima di praticare alcuna forma di Yoga.


Potrebbe accadere quando si apre per la prima volta la biografia di un
Santo. Essa pu nascere dallo shock vibrazionale prodotto quando l'idea
della vastit della realt spirituale crea come un senso di vertigine. Senti
che questa idea capace di spazzare via tutte le tue certezze.
Alcuni rimasero cos euforici dopo tale esperienza che la descrissero con

17
forse troppa grandiosit, ponendo troppa enfasi su di essa, intravvedendo
delle implicazioni che essa non possiede. Ricordo un articolo su una rivista
specializzata in cui la signora che ebbe questa esperienza attribu l'evento
ad un individuo immaginario che le avrebbe rivelato ogni intimo dettaglio
di tale esperienza. Si capisce che la persona stessa a scrivere in quanto
altamente improbabile che un'altra persona le abbia comunicato tale
profusione di dettagli dell'evento. Il presunto atto di umilt era per
annientato dal titolo che la scrittrice aveva dato al suo articolo: ''Precursori
di una nuova razza.'' Essa diede l'impressione di non aver compreso
l'insegnamento contenuto nell'esperienza. Come lei la descriveva, il
risveglio di Kundalini era avvenuto nel suo corpo come un privilegio
ottenuto tramite un intervento divino. Sappiamo che non affatto un
privilegio. un evento naturale.

Appendice 2: Yoga Sutra e Bhagavad Gita


Poco dopo i miei passi iniziali nello Yoga, studiai gli Yoga Sutra di
Patanjali commentati da I.K. Taimni e la Bhagavad Gita in diverse
traduzioni: dalla pi poetica ma inaffidabile di Edwin Arnold a quella dotta
di Sarvepalli Radakrishnan.

Patanjali fu un pioniere nellarte di considerare razionalmente il sentiero


mistico, cercando di individuare una direzione universale, fisiologica agli
eventi che spieghi come mai un certo fenomeno inerente al sentiero
spirituale preceda un altro e necessariamente segua un altro. La sua estrema
sintesi potrebbe essere criticata, o, a causa della sua distanza temporale,
essere di difficile comprensione; in ogni caso, di straordinaria
importanza.
Ci sono diversi modi di tradurre i termini sanscriti che riassumono
gli otto passi di Patanjali: Yama, Niyama, Asana, Pranayama, Pratyahara,
Dharana, Dhyana, Samadhi. Yama: autocontrollo (non-violenza, non
mentire, non rubare, non lussuria e non attaccamento). Niyama: osservanze
religiose (pulizia, appagamento, disciplina, studio del S, e resa al Dio
Supremo). Trovai molto noiosa tutta la discussione su Yama e Niyama.
Penso che le regole morali non siano da porsi come premesse per poter
cominciare la pratica dello Yoga, ma sono le conseguenze di una pratica
corretta di esso. Quindi una gran parte di questo libro non influenz la mia
vita. Come pu un principiante capire che cosa sia lo "Studio del S?''

Per quanto riguarda Asana (posizione del corpo) Patanjali spiega che deve
essere stabile e comoda. Non v' cenno ad esercizi preliminari di
concentrazione e meditazione dopo Asana, prima del Pranayama.
I due concetti interessanti di Patanjali sono Pranayama e
Pratyahara. Essi si riferiscono alla regolazione del Prana ottenuta tramite

18
ripetizione di particolari schemi di respirazione e al processo di
interiorizzazione della nostra consapevolezza che viene scollegata dalla
realt esteriore.
Dharana, Dhyana e Samadhi saranno discussi nel capitolo 3.

Rimasi incantato dalle annotazioni di Taimni. Egli raccomandava di essere


prudenti col Kumbhaka (trattenere il respiro.)

"Il Kumbhaka agisce sul flusso delle correnti praniche in un modo molto
marcato e decisivo e rende uno Yogi capace di ottenere il controllo su
queste correnti. [...] Non solo questo Kumbhaka l'elemento essenziale
del vero Pranayama ma anche la fonte di pericolo nella pratica del
Pranayama. Il momento in cui uno incomincia a trattenere il respiro,
specialmente, dopo l'inspirazione, in qualsiasi modo anormale il pericolo
comincia e uno non pu mai sapere a cosa condurr [...] Kumbhaka apre le
porte di esperienze e poteri inaspettati. Se affrontato senza la
preparazione e guida necessaria sicuro che condurr al disastro."

Per quanto riguarda la Bhagavad Gita fui sorpreso nel trovarci una
bellissima definizione di Pranayama e Meditazione messi vicini l'un l'altro
in modo assai naturale. Sul Pranayama Patanjali rimaneva misterioso. Lui
lo defin come una regolazione del Prana ripetendo particolari schemi di
respirazione. Ma quali erano questi modelli? La Bhagavad Gita chiar
questo punto in modo molto chiaro: ''Offrendo il respiro inalante nel
respiro esalante, e il respiro esalante nel respiro inalante, lo yogi
neutralizza entrambi questi respiri; egli libera cos l'energia dal cuore e la
porta sotto controllo." Fui guidato dalle note in calce per interpretare tale
spiegazione nel modo seguente: "Invitando il Prana (che fa parte del
respiro che entra) a fluire nella regione di Apana (che fa parte del respiro
che esce) e viceversa, lo yogi neutralizza ambo questi respiri...." Le note
dicevano che il nucleo del Pranayama era sperimentare il Prana che saliva
dalla base della spina dorsale su fino alla regione del torace durante
l'inspirazione e la corrente Apana che scendeva dalla regione del torace
fino alla base della spina dorsale durante l'espirazione. Tutto questo era
possibile aggiungendo una specifica visualizzazione che conduceva alla
reale esperienza, durante il Pranayama, di una fresca corrente che sale e di
una tiepida corrente che scende. Come era spiegato nella Bhagavad Gita,
questo avrebbe portato gradatamente allo stato di Kevala Kumbhaka
ovvero alla completa estinzione del respiro. La mia pratica fu
profondamente influenzata da questo chiarimento. Il significato di
"Meditazione" ora divenne chiaro: gioire dello stato che appariva dopo la
pratica del Pranayama con un cuore puro, sempre volto verso la Bellezza
interiore che andava rivelandosi.
Patanjali scrisse che il dovere di uno yogi di concentrarsi su un

19
oggetto fisico o astratto. Questo era lo stato di Dharana. Una cosa del tutto
innaturale! Secondo Patanjali la Meditazione (Dhyana) scaturiva dal
contemplare la natura essenziale di un oggetto scelto, come un flusso
costante di coscienza. Il Samadhi sarebbe venuto prolungando questo
stato. Praticare in tale modo mi sembra orribile.

La mie esperienza corrispondeva perfettamente all'insegnamento della


Gita:

Immobile arde la fiamma di una candela, al riparo dei venti;


tale la mente di uno yogi,
chiusa alle tempeste dei sensi arde luminosa verso il cielo.
Quando la mente calma, placata dalla sua sacra aspirazione;
quando il S contempla s e in se stesso
ha conforto; quando conosce la gioia senza nome
oltre la percezione dei sensi, rivelata all'anima
soltanto all'anima e, conoscendo questa, non vacilla,
fedele alla verit estrema; quando, avendo questo,
reputa non comparabile alcun altro tesoro,
e dimorando in questo stato non pu essere scosso
dal pi terribile dolore, considera questo stato come la vera pace,
quel felice distacco come Yoga, e considera quell'uomo
come il perfetto yogi!

20
CAPITOLO 2
DAL PRANAYAMA CLASSICO AL KRIYA YOGA

Intraprendere la pratica del Pranayama fu come piantare il seme di un


albero possente nella stagione febbrile della mia giovent e contemplare la
sua sana crescita nelle altre stagioni della mia vita. Il Pranayama divenne il
mio sicuro rifugio, quando le acute offese della vita complottavano per
intaccare quella gioia di base che era la caratteristica naturale della mia
personalit. Dedicarmi a tale disciplina fu La Decisione della Mia Vita. Lo
praticai mattino e sera in un modo direi "assoluto", con una concentrazione
feroce, senza pensare a null'altro, senza preoccuparmi di nulla. La routine
era preceduta da qualche esercizio di stretching e, quando avevo pi
tempo, da qualche semplice Asana.

Tante volte ebbi occasione di osservare un cambiamento nel


funzionamento complessivo della mia mente - memoria, concentrazione... -
questo accadeva sopratutto durante gli esami. Alcuni minuti prima di
sostenere un esame, praticando un po di Pranayama, ero investito da
unimprovvisa calma che durava per lintero esame, non importa quale
fosse l'atteggiamento dell'esaminatore. Non mi sentivo affatto nervoso. Ero
capace di essere totalmente padrone delle mie parole, tanto da esprimere
non solo quello che sapevo, ma anche qualche cosa in pi, che pareva
diventare evidente per la prima volta.

L'esperienza di Kundalini si ripet ancora, ma non divenne mai una


costante. Essa avveniva quando mi dedicavo a studiare fino a tardi e poi mi
distendevo esausto sul letto. Quando appariva, il mio cuore traboccava di
gratitudine verso una Realt superiore, situata in una dimensione ben oltre
la mia abilit di comprensione.

Desiderio ardente di imparare il Kriya Yoga


Il problema immediato consisteva nel reperire altri testi, anzi tutti i testi
esistenti sul Pranayama. L'Autobiografia di uno Yogi di P. Y. che avevo
acquistato non mi attraeva. In seguito scoprii che l'autore accennava al
Kriya Yoga. Questo un particolare tipo di Pranayama, insegnato da Lahiri
Mahasaya, da padroneggiarsi in quattro livelli. Lahiri Mahasaya era
descritto come l'incarnazione dello Yoga questo mi faceva pensare che ci
doveva essere qualcosa di unico nel suo "sentiero"! Amavo il Pranayama e
lidea di approfondirlo attraverso quattro gradini mi sembrava qualcosa di
meraviglioso. Se le comunissime tecniche che avevo gi praticato mi

21
avevano dato risultati cos belli, era chiaro che un sistema fatto di diversi
livelli crescenti in difficolt li avrebbe ingigantiti! La mia immaginazione
era scatenata e il mio fervore cresceva.

Continuai a leggere i libri di P.Y. Ero stupito dalla sua personalit, dotata
dincomparabile potere di volont e spirito pratico. Non riusciva ad
emozionarmi quando parlava con un tono puramente devozionale, bens
quando assumeva un tono tecnico che mi permetteva di fantasticare sulla
bellezza del Kriya Yoga. Ci che riuscii a intuire fu che questa disciplina
consisteva in un modo di respirare lento e profondo, con la consapevolezza
focalizzata sulla spina dorsale. P.Y. poneva laccento sul valore evolutivo
del Pranayama. Spiegava che se noi paragoniamo la spina dorsale ad una
sostanza ferromagnetica, costituita, come insegna la Fisica, di magneti
elementari che si volgono verso la stessa direzione quando un campo
magnetico sovrapposto ad essi, allora l'azione del Pranayama analoga a
questo processo di magnetizzazione. Creando un orientamento uniforme di
tutte le parti "sottili" dellessenza fisica e astrale della nostra spina dorsale,
il Kriya Pranayama brucia i cosiddetti "cattivi semi" del nostro Karma. 3
Durante la procedura del Kriya, l'energia interiore veniva fatta
''ruotare'' attorno ai Chakra. Cosa significava? Qualunque cosa significasse
era troppo bello!
Il mio cruccio era decidere se dovevo, o no, partire per l'India dove
cercare un insegnante che potesse guidarmi. Che felice sarei stato se avessi
trovato un onesto insegnante che mi avesse introdotto a tale disciplina!
Siccome avevo in progetto di completare al pi presto possibile i miei studi
universitari, esclusi un viaggio immediato.

Un giorno, rileggendo un testo di P.Y. venni a sapere, con mio grande


stupore, che egli aveva scritto un intero corso di lezioni sul Kriya, e che
queste si potevano ricevere per corrispondenza. Con tanto entusiasmo, mi
iscrissi velocemente a tale corso.
3
Ci riferiamo al Karma allorquando riportiamo la comune credenza che una persona
erediti dalle vite precedenti una gran massa di tendenze latenti, comparabili a semi
destinati a fiorire, alla fine, nella vita attuale. Naturalmente il Kriya una pratica che
pu essere sperimentata senza dovere necessariamente accettare alcun credo.
Comunque, siccome il concetto di Karma sta alla base del pensiero indiano, vale la
pena di comprenderlo e parlarne liberamente. Secondo questa credenza, il
Pranayama pu essere considerato un processo che esaurisce gli effetti di quei semi
prima che si manifestino nelle nostre vite. spiegato ulteriormente che le persone
che sono attirate intuitivamente da metodi di sviluppo spirituale come il Kriya,
hanno gi praticato qualcosa di analogo nell"incarnazione precedente". Si fa notare,
infatti, che tale azione non mai invano e nella presente incarnazione la persona
riprende il suo cammino esattamente da dove, in un passato remoto, lo aveva
abbandonato.

22
In attesa di ricevere la prime lezioni, decisi di migliorare gli esercizi che
gi praticavo, usando i libri che potevo trovare. Ora sapevo cosa ricercare
non pi gli esercizi classici che riguardano la respirazione (Kapalabhati,
Bhastrika...) ma una forma di Pranayama in cui si visualizza l'energia che
ruota in qualche modo attorno ai Chakra. Se questo come affermava
P.Y. un processo universale, avevo una buona probabilit di rintracciarlo
in altre tradizioni.

Il senso dell'esperienza che stavo attraversando mi era sufficientemente


chiaro. Non avevo dubbi che la Realt verso cui stavo indirizzando la mia
vita era il ''S'' come concepito da C.G. Jung. Ero convinto inoltre che il
Pranayama avrebbe dato l'avvio ad un processo di integrazione tra Io e
Inconscio, guidandomi lungo il "Processo di Individuazione." Nel mio
cuore di sognatore, immaginavo che avrei fronteggiato gli archetipi
dell'Inconscio Collettivo. Sapevo che nessuno pu affrontare tale rischiosa
avventura senza la guida di un esperto psicologo ma non avevo paura
poich mi affidavo al mio entusiasmo, alla capacit di essere vigile e alla
indomita volont di perfezionare la mia esecuzione del Pranayama.

Un'altra cosa era divenuta categoricamente chiara: avrei dovuto scegliere


una professione che non mi tenesse occupato per tutta la giornata
depauperandomi della mia energia vitale. Mi preponevo di scegliere una
esistenza semplice che non tradisse il mio S interiore!

L'entusiasmo per l'arte del Pranayama cresceva continuamente. Nella mia


sfrontatezza di principiante, non riuscivo a trattenermi dal cercare di
convincere le persone ad utilizzarlo. Ero convinto che esso potesse aiutare
chiunque a vivere meglio. Spiegavo che il Pranayama avrebbe incanalato
le loro energie verso una psiche pi equilicrata. Gli amici rispondevano con
gentilezza ma senza condividere il mio entusiasmo. Piuttosto, reagirono
affermando che il mio non era affatto uno stato di equilibrio emotivo:
chiudersi in una stanza a praticare esercizi Yoga, astenendosi da molti
aspetti della vita sociale, era una strada verso l'alienazione.

Feci un errore madornale insistendo sul sottolineare aspetti del loro


comportamento che io avevo deciso avessero bisogno di un miglioramento.
In breve, dissi che la loro socialit era una farsa. Questo gener una
reazione violenta. Risposero che le mie parole erano prive di un senso
genuino di rispetto e amore e che ero incapace di mostrare disponibilit
umana verso gli altri. L'essenza di quanto avevo trovato nel Pranayama,
che continuavo a lodare incessantemente, appariva loro come l'apoteosi
dell'egoismo e persino di una vera e propria crudelt mentale.

23
Con un senso di colpa vidi che avevo provocato solo amarezza. Realizzai
anche che per dare forza alla mie affermazioni, avevo utilizzato loro
vecchie confidenze e ammissioni.

Solo un amico "Hippy" comprese perfettamente quanto affermavo e mi


dimostr una qualche empatia; censur per il mio eccessivo entusiasmo
per gli effetti automatici del Pranayama. Non aveva dubbi sul fatto che il
mio successo in questa pratica dipendeva totalmente da me. A suo avviso, il
Pranayama non era un arte che portava in se stessa la sua propria
ricompensa, ma era un "amplificatore" di quello che avevo dentro, un
qualcosa che favoriva ed esaltava quello che era gi in mio possesso. Il
Pranayama, secondo lui, non aveva il potere di creare nulla di nuovo.

Per me il Pranayama era come un'azione di ''salire'' verso un elevato stato


di coscienza. In quello stato tu raggiungevi qualcosa di radicalmente
nuovo, fino ad allora sconosciuto. Ero disorientato nel sentire che il
Pranayama era solo un ''amplificatore.'' Non ero capace di vedere che le
due visioni potevano coesistere ero giovane e dividevo tutto in bianco o
nero.

Corso per corrispondenza


Quando, dopo quattro mesi dalla mia richiesta, ricevetti la prima lezione
del corso per corrispondenza, venni a sapere che avrei dovuto attendere per
almeno un anno prima di poter fare richiesta della lezioni sul Kriya Yoga.
Provai un senso di disperazione. Il materiale scritto viaggiava per nave e i
ritardi erano enormi. 4

Non potevo attendere tanto. Qualcosa riposto in un angolo della mia


memoria si risvegli. Mi ricordavo, indistintamente, di aver visto, in un
libro di occultismo, dei disegni che mostravano i diversi circuiti energetici
nel corpo umano. Nacque lidea di cercare la necessaria informazione tra i
testi esoterici piuttosto che nei libri classici di Yoga.

Cominciai a frequentare una rivendita di libri usati; era molto ben fornita,
probabilmente perch una volta era stata la libreria di riferimento della
Societ Teosofica. Trascurai i testi che trattavano solo di temi filosofici,
mentre, estatico e senza badare al tempo, sfogliavo quelli che illustravano
con chiarezza degli esercizi pratici. Prima di acquistare un libro mi
assicuravo che accennasse alla possibilit di guidare l'energia lungo certi
4
E ancora potevo ritenermi fortunato. Coloro che abitavano oltre la cortina di ferro
(la vicina Yugoslavia per esempio) non potevano ricevere tale materiale.

24
canali sottili propri del corpo astrale, creando le condizioni per il risveglio
dell'energia Kundalini. Leggendo l'indice di un testo in tre volumi, che
presentava il pensiero magico della confraternita Rosacroce, fui attirato dal
titolo di un capitolo, ''Esercizio di respirazione per il risveglio di
Kundalini.'' Si trattava di una variante del Nadi Sodhana. Delle note
ammonivano che l'esercizio non doveva essere usato in modo esagerato,
perch rischiava di risvegliare Kundalini prematuramente. Ci doveva
essere evitato con tutti i mezzi. Di sicuro, questo non poteva essere il Kriya
di P.Y., perch, secondo alcuni indizi, esso non prevedeva di respirare
alternativamente attraverso le narici.
Continuai a frequentare la libreria. Il proprietario era molto gentile
con me ed io mi sentivo quasi obbligato, anche in considerazione del
prezzo conveniente dei libri, di seconda mano ma in condizioni perfette, di
comprarne almeno uno ad ogni visita. Spesso troppo spazio era destinato a
teorie che rifuggivano dai semplici concetti che trattavano della vita
pratica, cercando di descrivere quello che non visto, quello che non pu
essere sperimentato come i mondi astrali, i vari gusci sottili denergia che
avvolgono il nostro corpo fisico.
Un giorno, dopo una faticosa selezione, mi avvicinai al proprietario
tenendo in mano un libro di cui lui comprese che non ero soddisfatto.
Mentre lo riguardava decidendo il prezzo, si ricord di qualche cosa che
avrebbe potuto accendere il mio interesse. Mi condusse in un angolo
nascosto del suo negozio e minvit a frugare in un mucchio disordinato di
fogli contenuti in una scatola di cartone. Tra una quantit consistente di
materiale miscellaneo (serie complete della rivista teosofica, note sparse di
un vecchio corso di ipnosi ecc.) - trovai un libro, scritto in tedesco da un
certo K. Spiesberger che illustrava diverse tecniche esoteriche tra cui il
Respiro Kundalini. Non avevo allora abbastanza dimestichezza con la
lingua tedesca, ma riuscii ad intuire subito la straordinaria importanza di
quella tecnica; a casa, con l'aiuto di un dizionario, sarei riuscito
indubbiamente a decifrarla. 5 La descrizione di questa tecnica ancora mi
stupisce. Durante un respiro profondo, l'aria era immaginata fluire dentro
la colonna spinale. Inspirando l'aria saliva; espirando, scendeva. C'era
anche la descrizione di due particolari suoni che l'aria originava nella gola.
In un altro libro, in Inglese, cera una descrizione esaustiva del
Respiro Magico che consisteva nel visualizzare l'energia che si muoveva
intorno alla spina dorsale, non entro di essa. Tramite l'inspirazione,
5
Sorrido quando sento persone affermare di essere appassionate di Kriya, e tuttavia
non si danno da fare nello studiare importanti testi in inglese, avendo paura cos
dicono -- di interpretare male tale idioma! Sono convinto che il loro interesse
superficiale e piuttosto emotivo. Tale era il mio entusiasmo, che sarei stato in grado
di mettermi a studiare il Sanscrito o il Cinese, o qualsiasi altra lingua nella quale,
ahim, fossero stati compilati gli insegnamenti essenziali del Pranayama!

25
l'energia saliva dietro la colonna spinale, fino al centro della testa;
espirando, scendeva lungo la parte frontale del corpo. Lasciai da parte
tutto l'altro materiale. Lespressione di soddisfazione con la quale mi
presentai al proprietario della libreria tenendo in mano i due libri, come se
avessi trovato un tesoro di valore inestimabile, mi cagion certamente un
aumento di prezzo. Ritornando a casa, non potevo non trattenermi dallo
sfogliare quelle pagine, molto curioso a riguardo di alcuni disegni grezzi
che illustravano altre tecniche basate sul movimento dellenergia interiore.
Lessi che il Respiro Magico era uno dei segreti pi preziosi di tutti i
tempi: se praticato costantemente, con forza di visualizzazione, avrebbe
costruito una specie di sostanza interna che avrebbe poi condotto alla
visione dell'occhio spirituale. Mi convinsi che tale tecnica doveva essere il
Kriya di Lahiri Mahasaya e lo incorporai nella mia routine quotidiana.

Incontro una persona con la mia stessa passione


Una lettera dall'organizzazione che mi stava spedendo il corso per
corrispondenza mi inform dellesistenza di persone che praticavano il
Kriya Yoga e che vivevano nei pressi della mia citt. Essi avevano
costituito un gruppo di meditazione. Ne fui entusiasta; fremevo
dellanticipazione gioiosa di incontrarli. Quella sera riuscii a stento a
prendere sonno.
"Troppo brillanti erano i nostri cieli, troppo distante, troppo fragile la
loro eterea sostanza", scrisse Sri Aurobindo non avrei mai pensato che
tali parole si sarebbero potute applicare alle conseguenze del nostro
incontro! Con amara ironia, oserei dire che quella fase della mia esistenza
era troppo felice per durare cos a lungo. Era arrivato il momento di toccare
con mano i problemi, le limitazioni e deformazioni causate dalla mente
umana quando ha perso la sua innocenza e l'abitudine al pensare razionale.
Molte volte in futuro avrei avuto esperienza di come la vita sia fatta di
brevi momenti di ispirazione e serenit, alternati a vicissitudini dove tutto
sembra perduto e le distorsioni create dalla mente umana regnano sovrane.
Avvicinandomi al giovane responsabile di tale gruppo, con totale e
disarmante sincerit, non avrei mai potuto immaginare quale duro colpo
stavo per ricevere.
Visibilmente emozionato, mi diede il benvenuto, sinceramente
entusiasta di incontrare uno con cui condividere la sua passione. Sin dal
primo istante del nostro incontro, non avendo ancora varcato la soglia della
sua casa, gli dissi quanto fossi entusiasta della pratica del Kriya. Di
rimando mi chiese quando fossi stato iniziato al Kriya, dando per scontato
che lavessi ricevuto dalla stessa organizzazione di cui lui era un membro.
Quando si rese conto di come mi ero arrangiato nel scegliere una tecnica di
respirazione in un libro e mi ero illuso si trattasse del Kriya Pranayama,
rimase pietrificato, mostrando un sorriso amaro di sconforto. Pens che

26
considerassi il Kriya Yoga come un gioco per bambini e non avessi idea di
che cosa fosse la seriet. Visibilmente confuso balbettai qualcosa sulle
correnti, sul suono del respiro: non volle sentire pi nulla e mi port nel
suo studio. Mi disse con enfasi che il Kriya non poteva essere appreso
attraverso libri. Cominci il racconto che in seguito avrei avuto
l'opportunit dascoltare tante volte fino alla nausea dello yogi tibetano
Milarepa che, avendo acquisito senza le benedizioni del suo Guru, delle
tecniche spirituali, non ricavando risultati incoraggianti anche se queste
erano state praticate con grande intensit, ricevette finalmente le stesse
istruzioni dalla bocca del suo Guru con le benedizioni di questo ed i
risultati questa volta arrivarono facilmente.

Sappiamo che la mente umana condizionata pi da una storia che


dall'inferenza logica! Un aneddoto come questo, anche se completamente
immaginato, tanto per costruire la trama di un romanzo, possiede un genere
di "luminosit interna" che condiziona il buon senso di una persona.
Suscitando una forte emozione, pu rendere accettabili delle conclusioni
che apparirebbero assurde alla facolt raziocinante. Infatti questa storia mi
aveva ammutolito e non sapevo cosa rispondere.
C'era un solo modo, cos mi disse, per imparare il Kriya: essere
iniziato da un "Ministro" autorizzato dalla organizzazione di P.Y.! Mi disse
che nessun'altra persona era autorizzata a insegnare quella tecnica. Lui, e
tutte le altre persone del gruppo, avevano ricevuto la tecnica,
sottoscrivendo una precisa e solenne promessa di segretezza.

''Segretezza!'' Alle mie orecchie questa parola suonava tanto strana. Che
misteriosa fascinazione esercitava sul mio essere! Fino a quel momento
avevo sempre creduto che fosse di poco o di nessun valore il modo in cui
un certo insegnamento fosse appreso, su quale genere di libri fosse stato
studiato. Pensavo che l'unica cosa importante era che dovesse essere
praticato in modo corretto, con laggiunta del costante desiderio di
perfezionarlo. Cominci ad entrarmi in testa l'idea che fosse una bella cosa
quella di proteggere un insegnamento prezioso da occhi indiscreti. Quindi
allora non ebbi nulla da ridire sulla richiesta di segretezza. In seguito, dopo
vari anni, avrei cambiato opinione osservando alcune assurdit che
derivavano da questa ingiunzione. Ebbi evidenza che essa conduceva a
delle miserabili ripercussioni sulla vita di tante persone.

Fissandomi negli occhi, con un enorme impatto emotivo cominci a dirmi


che una pratica imparata da qualsivoglia altra fonte "non valeva nulla, non
sarebbe stata effettiva per quanto riguarda la finalit spirituale", ed
eventuali effetti, solo apparentemente incoraggianti, sarebbero stati "solo
una pericolosa illusione nella quale l'ego sarebbe rimasto intrappolato per

27
molto tempo".
Infiammato da una fede assoluta, si lanci in una digressione sul
valore del "Guru" (Maestro spirituale) un concetto che per me rimaneva
enigmatico, anche perch attribuito ad una persona che lui non aveva
conosciuto direttamente. Essendo stato iniziato al Kriya dai rappresentanti
legittimi dell'organizzazione fondata da P.Y., tale P.Y. era, nel sentire del
suo cuore, una presenza reale nella sua vita: era il suo Guru. La stessa cosa
avveniva per coloro che appartenevano al suo gruppo. Il loro Guru era
visto come laiuto che Dio stesso aveva loro inviato, quindi un tale evento
era "la pi gran fortuna che potesse accadere ad un essere umano". La
conseguenza logica e lamico rilev questo con grande enfasi era che
abbandonare tale Maestro, cercando un percorso spirituale diverso,
equivaleva a "rifiutare con disprezzo la mano del Divino protesa in
benedizione".
Mi chiese di praticare davanti a lui la mia tecnica Kriya, quella
appresa dai libri. Era spinto come ovvio dalla curiosit e, suppongo, dalla
speranza di verificare un ben radicato pregiudizio secondo cui la tecnica,
appresa fuori dai canali legittimi non poteva essere a causa di una
particolare legge spirituale altro che corrotta. Sorrise quando vide che
stavo respirando attraverso il naso. Poi mi chiese di spiegare se c'era
qualcosa su cui stavo focalizzando la mia attenzione durante il mio respiro.
Secondo i libri letti, lenergia poteva essere visualizzata fluire sia entro la
spina dorsale che attorno ad essa. Siccome P.Y. scrisse che un kriyaban
"dirige mentalmente la sua energia vitale a ruotare, in su e in gi, attorno ai
sei centri spinali", scelsi la seconda della due possibilit e fu proprio questa
la versione che esposi. Inoltre, avendo letto in un altro libro che durante il
Kriya Pranayama si doveva cantare mentalmente Om in ciascun Chakra,
aggiunsi anche questo dettaglio. Non potevo immaginare che P.Y. avesse
deciso di semplificare le istruzioni e avesse insegnato in occidente laltra
variante omettendo il canto mentale di Om.
Mentre spiegavo questi dettagli, vedevo una intima soddisfazione
diffondersi sul suo volto. Evidentemente non identificava la mia pratica
con la tecnica del Kriya Pranayama che aveva appreso. Il "segreto" cui lui
era legato non era dunque stato violato dall'autore del mio libro esoterico!
Fingendo di sentirsi addolorato per la mia naturale disillusione, mi inform
in un tono ufficiale, che la mia tecnica "non aveva niente a che fare con il
Kriya Pranayama"!
La situazione era davvero bizzarra: come appresi anni dopo, io avevo
appena esposto la tecnica originale del Kriya Pranayama come insegnato
da Lahiri Mahasaya, e lui sorrideva con espressione sarcastica, sicuro al
cento per cento che stessi dicendo delle sciocchezze! Date le sue
convinzioni, mi raccomand di spedire una descrizione scritta, precisa e
dettagliata, delle mie vicissitudini alla direzione della scuola, nella

28
speranza che loro mi accettassero come studente e un giorno mi
concedessero la sacra Iniziazione al Kriya Yoga.

Ero come inebetito dal tono che il nostro dialogo stava assumendo; per
riattivare l'amabilit iniziale della riunione tentai di rassicurarlo parlando
degli effetti positivi che avevo ottenuto con la mia pratica.
Questaffermazione ebbe l'effetto di peggiorare la situazione, dandogli
l'opportunit per una seconda reprimenda, davvero non completamente
sbagliata, ma in ogni modo fuori luogo. Mi chiar che, nella pratica del
Kriya, non avrei mai dovuto cercare degli effetti tangibili; meno ancora
vantarmene, perch cos "li avrei persi". Quel "baldo giovine", senza
rendersi conto, si era cacciato in una chiara contraddizione: se i risultati
erano troppo importanti per rischiare di perderli raccontandoli, voleva dire
che la tecnica funzionava!
Realizzando di avermi dedicato fin troppo del suo tempo, una strana
metamorfosi avvenne nel suo comportamento. Fu come se, tutto un tratto,
fosse stato investito da un ruolo sacro: disse che avrebbe pregato per me!
Per quel giorno, avevo perso la partita. Gli promisi che avrei seguito il suo
consiglio.
In effetti, da quel momento abbandonai del tutto la mia routine di
Pranayama e limitai la mia pratica alla semplice concentrazione nel punto
tra le sopracciglia (Kutastha) come lui mi aveva suggerito.

Un gruppo di meditazione
Il gruppo di persone che praticavano il Kriya nella sua citt sincontravano
due volte a settimana per praticare insieme. La stanza dedicata a tale
attivit aveva un arredamento essenziale, ma piacevole. Ciascun membro
contribuiva a pagare l'affitto affinch la sua fruizione non dipendesse dai
capricci del proprietario e fosse consacrata esclusivamente ad un uso
spirituale. Cominciai a prender parte a questi incontri. L'ascoltare canti
spirituali indiani, tradotti ed armonizzati all'occidentale e, soprattutto, il
meditare insieme era una vera gioia! Tutto mi sembrava paradisiaco
anche se l'ammontare di tempo dedicato alla pratica delle tecniche era
davvero corto: non pi di 20 minuti, spesso solo 15. Una sessione di pratica
collettiva, di particolare ispirazione, arricchita da canti devozionali,
avveniva alla vigilia di Natale e durava molte ore.
Al termine di ciascuna seduta di meditazione era previsto che ci
allontanassimo in silenzio, perci cominciai a conoscere pi da vicino i
miei nuovi amici solo durante il pranzo "sociale" mensile. Quella era
davvero una bella occasione per passare insieme alcune ore parlando e
rallegrandosi della reciproca compagnia.
Poich molti di noi non godevano dell'approvazione e meno ancora
dell'appoggio nella pratica dello Yoga da parte della loro famiglia,

29
l'occasione unica di trovarsi fra persone con le stesse idee ed interessi
avrebbe dovuto essere un'esperienza di serenit e rilassamento.
Sfortunatamente la piacevolezza degli incontri era in parte guastata dal
fatto che in tale gruppo non si poteva parlare di qualsiasi cosa venisse in
mente. Coloro che dirigevano l'organizzazione raccomandavano di non
parlare di altri percorsi spirituali o discutere di specifici dettagli delle
tecniche del Kriya Yoga. Tale compito doveva essere riservato solamente a
persone appositamente autorizzate e nessuno nel nostro gruppo lo era. La
necessit di indirizzare i contenuti delle conversazioni su binari ben definiti
rendeva difficile trovare un argomento di conversazione che rispettasse le
regole, essendo, allo stesso tempo, interessante. Non era certo quello il
luogo per pettegolezzi mondani, disadatti ad un gruppo spirituale. Quindi
rimaneva un solo argomento: la bellezza del percorso Kriya e la gran
fortuna di averlo trovato! Come si pu presumere, dopo alcune riunioni di
"reciproca esaltazione", cominci a regnare nel gruppo una noia quasi
allucinante. Come ultima risorsa, qualcuno si arrischiava a fare qualche
battuta innocente; non si trattava certo di storielle che potevano offendere
qualcuno, ma di un uso moderato del senso dell'humour.
Purtroppo questo si scontrava con l'atteggiamento ispirato a
devozione tenuto dalla maggior parte dei membri e capitolava di fronte alla
loro fredda reazione. Quando tu cercavi di apparire simpatico, ricevevi uno
sguardo e sorriso imbarazzato che ti lasciava raggelato per il resto della
giornata. Sembravano incapaci di mostrare una sola briciola di vera
giovialit. Pensandoci bene, forse erano naturalmente portate verso la
depressione. Infatti il loro entusiasmo verso il Kriya era molto tiepido, e
sembrava praticassero le poche tecniche che conoscevano come se stessero
compiendo un sacrificio per espiare la "colpa" di esistere.

Quello che mi colp in modo estremamente sfavorevole nel comportamento


di alcuni di loro era il credere di essere protetti dal proprio "Guru" e
ficcarsi spavaldamente in situazioni pericolose, abbandonando ogni
prudenza. Davanti alla prospettiva di compiere una azione assai pericolosa
in cui ci andava di mezzo la propria incolumit, la loro mente era colma di
una specie di isterica gioiosa anticipazione. Ne veniva la rinuncia alle leggi
della prudenza. Non so se potrebbe esistere un modo peggiore di sminuire
gli insegnamenti spirituali. A mio avviso tale atteggiamento dovrebbe
essere evitato come la peggior peste, essendo in realt nient'altro che una
stupida superstizione.

Era un dato di fatto che nel gruppo si osservava un consistente processo di


riciclo; molti membri che con entusiasmo ne avevano fatto parte, lo
abbandonavano con un visibile sollievo cercando di rimuovere tale
esperienza dalla loro memoria.

30
Il mio temperamento aperto mi permise di avvicinare qualche persona e
stabilire un legame che pi tardi divenne vera amicizia. Non era cos facile
trovare quello che si poteva chiamare un libero ricercatore nel campo
spirituale. Molti ostentavano una devozione troppo carica dal punto di vista
emotivo, altri, forse sognando la possibilit di espandere il nostro gruppo,
parevano avere il solo scopo di raccogliere fondi per fornire la stanza di
qualcosa che comunicasse in modo eloquente il senso della sua sacra
consacrazione; altri parevano solo dei disadattati.

Con lo scopo mal celato di ricevere qualche delucidazione sulla tecnica del
Kriya, in svariate occasioni provai a discutere quella che era stata la mia
pratica di esso come l'avevo appresa dai libri. Speravo che qualcuno,
facendo qualche osservazione obliqua su di essa, mi aiutasse a intuire in
cosa consistesse l'esatta tecnica del Kriya Pranayama. Nessun
"corteggiamento" riusc ad estrarre da loro nemmeno una briciola
dinformazione. Ognuno mi ripeteva che non era "autorizzato a fornirmi
delle spiegazioni", e questa regola era strettamente rispettata..
Mentre continuavo a ricevere da chiunque, anche senza chiederle,
lezioni di devozione, umilt e lealt, il mio interesse per il Kriya divenne
una vera e propria brama, una febbre che mi consumava. Un kriyaban si
prese gioco di me e, con malcelata crudelt, mi disse: "Vedrai che a te il
Kriya neanche lo daranno, perch un devoto non deve desiderare una
tecnica con tanta intensit: Dio si trova anzitutto con la devozione e
labbandono alla Sua volont". Cercai di comportarmi da discepolo devoto
ma nel mio intimo attendevo la mia iniziazione con una inimmaginabile
impazienza. Anche se cercavo di fare del mio meglio per convincermi di
trovarmi fra individui con le mie stesse passioni, dovetti ammettere che la
realt era ben diversa!

Tecniche Hong So e Om
Ricevetti le due tecniche preliminari al Kriya: Hong So e Om. La prima
calma il respiro e la mente; la seconda riguarda lascolto dei suoni interiori
che vanno a fondersi nel suono di Om. Non ricevetti queste istruzioni in
ununica sessione ma entro un intervallo di due mesi. Ebbi perci la
splendida opportunit di dedicarmi per molte settimane solamente alla
prima tecnica; solo dopo potei gioire della combinazione delle due. Potei
sperimentare perci il significato e la bellezza di ciascuna.
Il nostro gruppo ricevette la visita di una signora anziana che era
stata in corrispondenza con P.Y. stesso. Grazie alla sua seriet, sincerit e
comportamento leale, aveva ricevuto lautorizzazione di aiutarci nella
pratica della meditazione. Il suo temperamento era molto dolce e sembrava
pi incline alla comprensione che alla censura. Ci mostr come eseguiva i

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cosiddetti "Esercizi di Ricarica" (li avevo gi appresi dalle lezioni scritte).
Questi esercizi erano simili a contrazioni isometriche e si praticavano
stando in piedi; caratteristico di essi era il fatto che il Prana veniva diretto
in tutte le parti del corpo tramite la forza della concentrazione.
Poi fece un ripasso della tecnica Hong So. Precis che essa,
nonostante la sua apparente semplicit, non era per niente facile; ma, con
un sorriso incoraggiante, aggiunse: "La tecnica contiene tutto ci di cui
avete bisogno per entrare in contatto con l'Essenza Divina".
Si sofferm quindi sulla tecnica di ascolto dei suoni interiori
(chiamata tecnica Om.) 6 Spieg che P.Y. aveva cercato di spiegare
l'insegnamento della Trinit in un modo nuovo. Om l'''Amen'' della Bibbia
lo Spirito Santo, il suono "testimone" della vibrazione dell'energia che
sostiene l'universo. La tecnica Om, una scoperta che i mistici fecero tempo
addietro, rende possibile percepire tale vibrazione. Grazie a questa tecnica
possibile essere guidati verso lesperienza del "Figlio" la
consapevolezza Divina presente allinterno della vibrazione energetica
summenzionata. Alla fine del proprio viaggio spirituale, uno pu
raggiungere la pi alta realt: il "Padre" la consapevolezza Divina che
risiede oltre tutto ci che esiste nell'universo.

Il chiarimento ricevuto dalla signora era caratterizzato da un tale


sentimento di sacralit che rimase con me nei mesi seguenti e mi aiut a
superare la fase iniziale della pratica nella quale sembrava improbabile che
i suoni interiori apparissero. I risultati ottenuti dalla tecnica Om furono
molto solidi. Ripenso con nostalgia a quel tempo in cui vivevo confinato
nella mia stanza poco illuminata come un eremita. Un fine anno piovoso, la
sera che scendeva presto mi aiutarono in questo isolamento e rafforzarono
la determinazione di accendere un sole interiore con la mia meditazione.
Alcune settimane di pratica assidua trascorsero senza alcun risultato, ma un
giorno divenni consapevole di un chiaro suono interiore. Accadde dopo
dieci minuti di calmo sforzo, proprio mentre ritornavo alla piena
consapevolezza, dopo essermi perso in qualche dolce fantasticheria. Questo
suono era sempre stato presente durante il mio vagabondare mentale ma
solo ora mi rendevo conto della sua natura. Era come il ronzio di una
zanzara. Ascoltandolo attentamente, divenne il debole suono di uno
strumento musicale che suonava lontano. Quando il respiro quasi
scomparve, esso ricordava il rintocco di una campana che riecheggia al
crepuscolo dal profondo verde di colline boscose. Esso pareva
raggiungermi da una insondabile distanza.
Lieve, soave come una pioggia di petali, bussava dolcemente alle
6
Questa tecnica descritta ampiamente nei libri di yoga, col nome di Nada Yoga lo
Yoga del suono." Essa unottima tecnica di preparazione al Kriya in quanto invece
di porre laccento sul "fare" sottolinea latteggiamento del "percepire".

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porte del mio cuore, regalandomi un appagamento totale e un senso di
sollievo, come se il percorso spirituale fosse giunto al suo adempimento.
Ricordi della mia infanzia vibravano alla periferia della mia
consapevolezza senza disturbare quello stato di profondo raccoglimento. In
momenti difficili e sfortunati, c'era stato sempre un senso di protezione,
come un vasto, confortevole sorriso che mi circondava. Il suono che,
incantato ed estasiato, stavo ascoltando mi recava ora lo stesso dolce
sentimento di sollievo. Conteneva in s ogni Bellezza incontrata nella vita.
Era il filo dorato attorno al quale tutte le esperienze d'amore, le pi
coinvolgenti, le pi esaltanti erano fiorite come splendidi cristalli. Il
risanamento di vecchie ferite fu ottenuto con una vera comprensione. Una
azzurra, sconfinata immobilit dolcemente serrava il mio cuore con dita di
beatitudine. Ci che era stato impossibile da compiere e la cui mancanza
era cos crudele accettare, si materializzava reale e vero davanti a me.

Purtroppo appresi a mie spese che una volta ottenuto il contatto con Omkar
non ci si deve mai distaccare volontariamente da esso.
Mesi dopo infatti, durante un periodo in cui volevo rilassarmi e
godere la vita, decisi di interrompere volontariamente quello stato di
grazia, come se esso costituisse un impedimento ad essere pienamente
immerso nell'esistenza comune. Non mi rendevo conto che questo
apparentemente innocuo e istintivo "tradimento" mi avrebbe reso incapace
di entrare in sintonia con tale dimensione per un tempo assai lungo.
Incredulo, dopo pochi giorni mi sentii disperatamente estraneo a quella
dolce realt. Tra la gente mi sentivo come uno che sbarcato in un altro
continente e si trova in mezzo ad ambienti che non gli dicono nulla. Mi
sforzai invano di ritrovare la grande emozione che nasce con l'ascolto dei
suoni interiori. Ricercai quella sintonia per vari mesi finch la mia anima
accett di riflettere con sincerit sulle motivazioni che mi avevano portato
al sentiero spirituale: cambiare la mia vita per sempre. Ora vedevo che la
mia stupida decisione di staccarmi dal contatto con la vibrazione Om, era
stata un madornale errore.

Iniziazione al Kriya Yoga


Infine venne il momento in cui potei formalmente richiedere per
corrispondenza linsegnamento del Kriya. Passarono quattro mesi, ogni
giorno speravo di ricevere il tanto desiderato materiale, finalmente arriv
una busta. La aprii con unaspettativa che non riesco a descrivere: rimasi
profondamente deluso perch conteneva soltanto del materiale introduttivo.
Dallindice di tale materiale compresi che la tecnica vera e propria sarebbe
giunta dopo quattro settimane. Cos, per un altro mese, avrei dovuto
studiare le solite filastrocche che conoscevo a memoria.
Avvenne invece che, nel frattempo, un Ministro dell'organizzazione

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di P.Y. visit il nostro paese e potei partecipare ad una cerimonia di
iniziazione. Dopo mesi di attesa, finalmente giunse il tempo di "stringere
un patto eterno con il Guru e ricevere la tecnica Kriya nellunica maniera
legittima, e ricevere la sua benedizione".

Quelli che, come me, erano pronti a ricevere l'iniziazione, erano circa un
centinaio. Ci trovammo in una bellissima stanza, affittata per l'occasione ad
un costo molto elevato, decorata con tantissimi fiori, quanti non ne ho mai
visti in vita mia, neanche nei pi sontuosi matrimoni! Lintroduzione alla
cerimonia avvenne in un modo sfarzoso. Una trentina di persone
indossando una sobria uniforme, entrarono in fila nella stanza, con
atteggiamento solenne e mani giunte in preghiera. Mi venne spiegato che
quelle persone facevano parte del gruppo locale il cui capogruppo era uno
stilista che aveva preparato la coreografia di quella entrata trionfale. I due
Ministri da poco arrivati da oltre oceano avanzavano con un'aria modesta e
disorientata dietro la processione. La cerimonia vera e propria incominci.
Accettai senza obiezioni che ci fosse richiesta una promessa di fedelt
eterna non solo al Guru P.Y. ma anche ad una catena formata da altri
cinque Maestri: Lahiri Mahasaya ne era un anello intermedio mentre P.Y.
era il cos detto Guru-precettore, ovvero colui che si sarebbe parzialmente
assunto il peso del nostro Karma.
Sarebbe stato veramente strano se nessuno avesse avuto dubbi su
questultimo evento. Ricordo che unamica mi chiese se P.Y. non potendo
confermarlo, essendo residente nei mondi astrali l'avesse realmente
accettata come "discepola" prendendosi, di conseguenza, anche il fardello
del suo Karma. Per evitare che con tali pensieri si sciupasse il godimento
dell'affascinante cerimonia, la rassicurai che era stata senza alcun dubbio
accettata.
Ci spiegarono che il Cristo apparteneva a questa catena di Maestri e
che un tempo era apparso a Babaji (Guru di Lahiri Mahasaya) chiedendogli
di mandare qualche emissario nell'Ovest per diffondere l'insegnamento del
Kriya. Questa storia non mi provoc alcuna perplessit. Forse non avevo
voglia di pensarci. Considerare che la missione di diffusione del Kriya,
fosse originata dal Cristo stesso era per me unidea assai carina. D'altra
parte, ero troppo ansioso di ascoltare la spiegazione della tecnica che
sarebbe avvenuta di l a poco per prestare attenzione ad altre cose.
La tecnica Kriya incarnava le pi effettive benedizioni di Dio alla
Sua creatura privilegiata, l'essere umano, dotata, a differenza degli animali,
di sette Chakra. La scala mistica dei Chakra fatta di sette gradini era la
vera autostrada verso la salvezza, la via pi veloce e pi sicura. La mia
mente era in una condizione denorme attesa per quello che avevo
desiderato con tutto il mio essere e per cui mi ero seriamente preparato da
mesi. Non era quello che poteva essere chiamato un ''sacramento'' che

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avevo deciso di ricevere per salvaguardare una tradizione di famiglia;
quanto stava per avvenire rappresentava il coronamento di una scelta
definitiva! Il mio cuore era immensamente e perfettamente felice
anticipando la gioia che sarebbe scaturita dalla pratica del Kriya.
Finalmente, quando arrivammo alla spiegazione del Kriya
Pranayama, scoprii che gi conoscevo la tecnica! Si trattava della tecnica
del Respiro Kundalini che avevo trovato tempo addietro nelle mie letture
esoteriche e che prescrive che la corrente energetica fluisca totalmente
allinterno della spina dorsale. Ho gi spiegato che non avevo preso in seria
considerazione tale procedura poich P.Y. nei suoi scritti, tramite i quali mi
ero fatto una prima idea del meccanismo del Kriya Pranayama, aveva
scritto che lenergia ruotava "attorno ai Chakra, lungo un circuito ellittico".
Non fui deluso, anzi, la tecnica mi sembrava perfetta. La spiegazione
delle tecniche Maha Mudra e Jyoti Mudra (tale scuola non usava il termine
pi comune Yoni) concludeva le istruzioni tecniche. Ogni dettaglio delle
tecniche venne spiegato in modo tale che non ammetteva la minima
variante e, in aggiunta, ci venne caldamente raccomandata una specifica
routine. Se fosse sorto il minimo dubbio sulla correttezza di un certo
dettaglio, nessuno era incoraggiato nemmeno vagamente a tentare un
esperimento per conto proprio e trarre da s le conclusioni. L'unica azione
"corretta" era quella di prendere contatto con la direzione della scuola,
esporre il problema, e ricevere i consigli appropriati. Questo, in effetti, fu
quello che sempre feci. Imparai ad interagire solamente con persone
"autorizzate"; cercavo con molta seriet il loro giudizio come se fosse dato
da esseri perfetti che non potevano sbagliare. Credevo che essi fossero dei
"canali" attraverso i quali le benedizioni del Guru fluivano. Inoltre, ero
intimamente convinto che anche se non lo ammettevano per umilt loro
avessero gi raggiunto il pi alto livello di realizzazione spirituale.

Diverse ragioni di perplessit


Non so descrivere l'emozione e il senso di sacralit che caratterizz la mia
pratica del Kriya Pranayama. Tuttavia, guardando indietro nel tempo,
avendo sempre mantenuto vivo quel credo ardente, devo ammettere
obiettivamente che i risultati non furono diversi da quegli ottenuti
attraverso la pratica delle semplici tecniche di Nadi Sodhana e Ujjayi
Pranayama. Quando incominciai a praticare gli insegnamenti di P.Y., lo
facevo credendo fermamente alla visione teorica che avevo assorbito
leggendo la sua autobiografia. Ero entusiasta all'idea di evolvermi di un
anno per respiro; bruciavo dal desiderio di praticare tanti Kriya quanto mi
era possibile. Comunque ero perplesso nell'osservare che praticando quella
forma di Kriya, l'esperienza di Kundalini che sale nella spina dorsale, che
ho descritto nel capitolo precedente, scomparvero totalmente.

35
Ora capisco che non ero capace di concepire un routine razionale. Non era
possibile discutere con i miei amici kriyaban come ottenere il massimo
dalle mie tecniche Kriya. La routine suggerita era: Hong So, tecnica Om,
Maha Mudra, Kriya proper, Jyoti Mudra, concentrazione nel Kutastha.
La tecnica Hong So veniva praticata da dieci a quindici minuti. Il
respiro si sarebbe calmato e ci avrebbe creato un buon livello di
concentrazione. Poi, dopo avere posto gli avambracci su un appoggio, si
passava all'ascolto dei suoni interiori, e questo avrebbe richiesto circa lo
stesso tempo. Poi ci sarebbe stata un'altra interruzione a causa del Maha
Mudra. Infine, ritornando nella posizione immobile e cercando di
ripristinare lo stato di sacralit, sincominciava il Kriya Pranayama nel
rigido rispetto di tutte le istruzioni. Dopo lo Jyoti Mudra, la routine Kriya
si sarebbe conclusa con dieci minuti di pura concentrazione nel Kutastha
assorbendo gli effetti della pratica.
Nella mia esperienza, le due tecniche preliminari non ricevevano
l'attenzione che meritavano, mentre il tempo da dedicarsi alla
concentrazione finale era troppo breve. Durante lesecuzione della tecnica
Hong-so, il pensiero che presto avrei dovuto interromperla per passare alla
tecnica Om mi creava una sensazione di disturbo, limitando il mio
abbandono totale alla sua bellezza. Lo stesso accadeva con la tecnica Om,
che veniva interrotta per praticare il Maha Mudra.
La tecnica di ascolto dell'Om era in se stessa un universo "completo"
e portava all'esperienza mistica, da cui si comprende che l'atto di
interromperla era qualcosa di peggio che un semplice disturbo. Esso era
incompatibile con ogni logica, come se, riconosciuto con piacevole
sorpresa un amico in mezzo alla folla, mi intrattenessi con lui, poi,
allimprovviso, gli volgessi le spalle, mi mescolassi alla folla con la
speranza di sperimentare entro breve tempo la sorpresa di incontrarlo
nuovamente per riprendere la conversazione sospesa.

Il suono di Om rappresentava l'esperienza mistica stessa, la meta che


cercavo. Perch mai avrei dovuto interromperne quella sublime sintonia
per poi riconquistarla attraverso un'altra tecnica? Forse perch il Kriya
Pranayama era una procedura pi elevata? Ma cosa mai significa ''pi
elevata''?
Mi costrinsi a questa assurdit per un periodo estremamente lungo.
Speravo in una ipotetica evoluzione futura di tale precaria situazione.
Allora, il pensiero di usare la mia testa e cambiare radicalmente la routine,
mi pareva un atto di stupida arroganza. Tale era il potere di quella follia che
nel nostro gruppo era chiamata "lealt"! Purtroppo devo riconoscere che
ero divenuto come uno di quegli animali nutriti dalluomo che perdono il
potere di essere auto sufficienti.

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Quando tentai di discutere questo problema con altri kriyaban, incontrai
unenorme ed irragionevole resistenza. C'erano alcuni che non erano
soddisfatti della loro pratica ma progettavano di migliorarla in futuro,
mentre altri non riuscivano a comprendere quello che stavo dicendo.
Una signora che era divenuta quasi parte della mia famiglia, finse di
ascoltarmi con attenzione; alla fine disse brutalmente che lei aveva gi un
Guru e non sentiva il bisogno di un altro. La sua osservazione mi fer
profondamente in quanto la mia intenzione era solo quella di avere un
colloquio razionale. Che amicizia pu esistere tra due persone quando una
si esprime in modo cos brusco?
Fu il susseguirsi di episodi simili a confermarmi l'idea che, non
essendo stati incoraggiati a fidarsi della limpidit dellauto osservazione,
molti tra i miei amici kriyaban non facevano altro che eseguire
meccanicamente il rituale quotidiano della seduta Kriya quasi come per
mettere in pace la loro coscienza. Con l'eccezione di una sola persona (che
nutriva veramente delle strane idee sul sentiero spirituale, al punto tale che
un giorno pensai che non ci stesse tanto con la testa) questi nuovi amici
kriyaban parevano censurare il mio eccessivo interesse per le tecniche,
affermando che la devozione era molto pi importante. Spesso facevano
riferimento ad un concetto che a mio avviso stonava nel campo dello Yoga:
il valore supremo della lealt nei confronti di P.Y. e della sua
organizzazione.
Mentre il loro sforzo nel praticare le tecniche di meditazione in
modo profondo non era rimarchevole, cercavano con ogni mezzo esteriore
(letture, canti devozionali, convocazioni...) di estrarre dalle profondit della
loro psiche qualsivoglia traccia di attitudine religiosa, ogni briciola di
aspirazione spirituale. La impregnavano col naturale affetto del cuore per il
loro Guru anche se lo avevano conosciuto solo per mezzo di foto
ottenendo in tal modo la fermezza di una dedizione che sarebbe durata per
una vita intera. Pensando a quei tempi, mi chiedo quale potesse essere
l'opinione che si erano fatti del mio atteggiamento impaziente, troppo
diverso dalla loro quietudine. Nella mia sensibilit, non riuscivo a
concepire l'idea di appoggiarmi passivamente alla protezione di un santo
che ti risolve i problemi. Questo fatto, assieme ad altri sperimentati in
quella scuola, furono la cause di un vero conflitto. Il mio approccio al
sentiero spirituale era realmente diverso dal loro e non c'era speranza di
trovare un punto di contatto, un terreno comune.

Sfortunatamente, le lezioni scritte contenevano dei pezzi ambigui. Tanto


per dare un esempio, P.Y. scrisse che per risvegliare Kundalini era
importante praticare il Kechari Mudra regolarmente. Ma l'istruzione su
come realizzare tale Mudra non si trovavano da nessuna parte.

37
Kriya superiori
Onde poter discutere i dettagli tecnici contenuti nelle lezioni sul Secondo
Kriya, contattai la signora anziana che era ufficialmente investita del ruolo
di "Meditation Counselor". Non era in grado aiutarmi. Proprio come
chiunque altro, aveva appreso tutti i Kriya superiori solo in forma scritta
poich, sfortunatamente, dopo il Mahasamadhi di P.Y., mai furono date
iniziazioni dirette. Riconoscendo di avere alcuni dubbi sulla loro corretta
esecuzione, si rammaricava di non essersi fatta controllare i suoi Kriya
superiori da Ministri che erano discepoli diretti di P.Y., pur avendo avuto
molte opportunit di farlo.

Fra i kriyaban del gruppo di meditazione, c'era una signora, che aveva
ricevuto l'iniziazione al Kriya molti anni addietro e aveva un tempo vissuto
presso la sede centrale della nostra organizzazione. Le chiesi se avesse
ricevuto il Secondo Kriya. Sembr non capire la domanda. Perci, con
stupore, le ricordai che un discepolo di Lahiri Mahasaya, Swami
Pranabananda, aveva accompagnato il momento della sua morte con la
pratica del Secondo Kriya. Si alter visibilmente, dicendo che la citazione
chiaramente si riferiva alla tecnica del Kriya Pranayama: un respiro, poi un
altro ancora e questo "secondo respiro" era, a suo dire, il "Secondo Kriya"!
La guardai in modo mite ma intenso; mi sentii mancare. Ebbi l'impressione
che la stessa idea di un'ulteriore tecnica da aggiungersi a quelle gi ricevute
e praticate quotidianamente, la infastidisse. Era come se sentisse di aver
fatto uno sforzo cos grande nell'abituarsi alla pratica quotidiana del Primo
Kriya che non poteva esprimere una maggior dedizione. Credo che a
tutt'oggi sia rimasta ferma nella sua convinzione.

Non mi ero ancora ripreso dallo "shock", che una signora dall'aspetto
aristocratico mi rivel di aver ricevuto molto tempo addietro l'iniziazione
ai cosiddetti Kriya superiori. Pieno di entusiasmo sgranai gli occhi. Disse
che si era sentita cos indegna che li aveva messi in disparte e, dopo un po'
di tempo, li aveva dimenticati. "Dimenticati!" Non credevo alle mie
orecchie. Questo abominio era inconcepibile per me. La sua ignoranza che
si compiaceva di se stessa, spacciata per umilt o per chiss quale forma di
sovrabbondante devozione, passava i limiti della decenza. Quando obiettai
che il suo comportamento sembrava una manifestazione di indifferenza
verso gli insegnamenti elevati del suo Guru, mi guard smarrita come se la
mia impertinenza avesse violato una legge implicita: non entrare
impudentemente nella dimensione intima del suo Sadhana. Mi rispose
dicendo che quello che aveva le bastava; poi tronc bruscamente il
discorso.

38
Quando ricevetti le lezioni finali sul Terzo e Quarto Kriya, fui felicemente
sorpreso nel leggere che tali tecniche conducono all'esperienza del
Samadhi astrale. Studiai attentamente le istruzioni e, tuttavia,
permanevano dei dubbi cui non sapevo dare una risposta. Una ulteriore
difficolt era capire qual'era il momento pi opportuno per introdurre tali
tecniche nella routine. Comunque il mio entusiasmo era grande. Dopo una
attenta considerazione di quello che era scritto, mi parve di intendere che
praticare il Terzo e Quarto Kriya nella parte finale della mia routine Kriya
fosse la cosa giusta da farsi. Questo fu un errore grossolano e purtroppo
portai avanti imperterrito tale errata abitudine. Mancava alla mia pratica,
gi di per s insicura a causa di dubbi non chiariti, un sostanziale periodo
di raccoglimento e meditazione dopo l'esecuzione delle nuove tecniche.
Solo in questo modo il Prana pu calmarsi nel corpo intero ed allora che
alcune particolari percezioni che vanno via via aumentando e che hanno
origine nel Chakra del cuore, attirano la tua attenzione guidandoti
direttamente verso lo stato estatico. I migliori risultati si raggiungono
quando sei capace di realizzare il sottile significato della procedura,
concentrandoti sulla sua essenza e andando in profondit senza l'aiuto dei
movimenti fisici. Ma per poter raggiungere questo necessario o avere il
dono di una intuizione ben desta oppure ricevere istruzioni dettagliate da
un esperto. Allora la guida non c'era a riversare luce e incoraggiamento su
di me non ero capace di entrare in sintonia con un ipotetico Guru che
dimora nei regni astrali. Non riesco ad immaginare quale bene sarebbe nato
nella mia vita se allora qualcuno mi avesse guidato a concepire una routine
corretta!

Un sogno che si sgretola


I mesi passavano e la mia insoddisfazione cresceva. Non osavo fare nulla
che andasse oltre le insufficienti istruzioni che avevo ricevuto. Ero vicino
alla disperazione. Continuavo a chiedermi come potevano le lezioni
promettere lo stato di Samadhi mentre io, nonostante i miei sforzi, non
ricevo altro che nausea. Non era il caso di cercare di chiarire i miei dubbi
rivolgendomi ad anziani kriyaban. Come ho precedentemente accennato,
eravamo tutti nella stessa barca. Feci quello che mi era stato raccomandato
molte volte: scrissi alla direzione della scuola per fissare un appuntamento
con uno dei suoi rappresentanti, un Ministro che presto sarebbe giunto in
visita nel mio paese per impartire l'Iniziazione al Kriya Yoga.
Chiesi questo colloquio perch ne avevo realmente bisogno. Non
nel mio carattere disturbare alcuno per cose di poco conto. Sono sicuro che,
per rispondermi, il Ministro avrebbe impiegato al massimo un paio di
minuti. Guardavo a quell'appuntamento con grande anticipazione.

39
Presentato a lui dalla mia ''Meditation Counselor'', il Ministro mi assicur
che avrebbe chiarito i miei dubbi appena possibile. Nei giorni seguenti,
rimasi costernato quando mi accorsi che questi continuava a rimandare il
nostro incontro senza valide ragioni. Siccome avevo deciso di non mollare,
finalmente ci incontrammo. Attraversai un'esperienza veramente
spiacevole.

Credevo che l'ipocrisia, la burocrazia, le formalit, le piccole falsit e sottili


violenze allonest altrui fossero totalmente estranee a chi dedicava la
propria esistenza a praticare e insegnare il Kriya, invece ebbi limpressione
di incontrare un manager che aveva altre cose pi importanti in testa ed era
assai irritabile. Fu irremovibile sul non parlarmi del Kechari Mudra e per
quanto riguardava il Terzo e il Quarto Kriya, mi consigli bruscamente di
limitare la mia pratica alle tecniche del Primo Kriya. Afferm che ero
troppo agitato e questo non era un buon segno per un kriyaban. Gli risposi
che avrei sicuramente tenuto in considerazione il suo consiglio,
ciononostante, volevo vedere come muovere la testa correttamente per
poter praticare tali tecniche in un ipotetico futuro.
Infastidito considerando la mia risposta una insolenza minvit
ad indirizzare le mie domande, in forma scritta, alla direzione della scuola
e si alz mentre disse questo, facendo l'atto di andarsene. Non serv a nulla
obiettare che non era possibile verificare per mezzo di una lettera i
movimenti della testa (richiesti dalle tecniche del Terzo e Quarto Kriya).
Mi trovai di fronte ad un "muro" ed il rifiuto fu assoluto.

Avevo sempre avuto fiducia e rispetto per l'organizzazione di P.Y.; avevo


studiato tutta la relativa letteratura come se avessi dovuto preparare un
esame universitario. Dopo l'intervista con quel personaggio mal disposto,
mi trovavo in una atroce condizione mentale ed emotiva. Mi chiedevo a
cosa servisse una scuola che non facesse del suo meglio per chiarire ogni
insegnamento impartito. Per quale motivo i nostri ministri viaggiavano
intorno al mondo, se non per mostrare direttamente agli studenti come
praticare quello che veniva appreso solo per corrispondenza? Perch mai
avrei dovuto sentirmi colpevole e inadatto al sentiero del Kriya, solo per il
fatto di aver osato chiedere (con fermezza ma gentilmente) una
dimostrazione pratica? Non mi riusciva di lasciar perdere l'intera faccenda
ed ero chiaramente turbato. Coloro che mi videro subito dopo questo
incontro dissero che ero irriconoscibile. Tra i miei amici, una signora con
voce agnellata comment che avevo ricevuto un'importante lavata di capo
dal nostro Guru a suo avviso, fino ad allora avevo avuto l'atteggiamento
di chi si sente troppo sicuro di s, ora dovevo imparare ad accettare senza
discutere le parole di un ministro.

40
Dopo alcuni giorni, il sentimento di essere stato testimone del capriccio
insensato di un uomo in una posizione di potere, cedette il posto ad una
diversa considerazione. Molto probabilmente quel Ministro mi diede la
stessa disciplina che lui aveva ricevuto durante i suoi anni di postulante.
Una signora che lo aveva conosciuto proprio in quel lontano periodo, me lo
aveva descritto come un kriyaban molto curioso che spesso poneva
domande tecniche a dei Ministri anziani. Conoscendo le regole della
disciplina monastica, ero certo che le sue domande non avevano sempre
trovato pronta risposta.
Questo mi rese pi calmo e sereno. Ma ci sono anche pensieri
infantili che emergono in noi quando ci troviamo in una situazione confusa
e difficile da accettare. Mi venne l'oscuro pensiero che questuomo,
ritornato alla direzione dell'organizzazione di P.Y., potesse parlare male di
me, dicendo qualche cosa che potesse diminuire la probabilit per me di
ricevere in futuro quei chiarimenti tanto agognati. Temevo che quel
rapporto idilliaco con la mia organizzazione di Kriya, quel rapporto che,
per tanti anni, aveva rappresentato il mio orizzonte, fosse stato
compromesso.
Eppure una parte di me si stava godendo l'intera situazione. Sapevo
per certo che questa esperienza distruttiva si sarebbe in qualche modo
trasformata in qualcosa di positivo, cruciale per il mio sentiero. Ero troppo
innamorato del sentiero Kriya per lasciarmi scoraggiare da qualsivoglia
difficolt.

La signora "Meditation Counselor", che non era presente in quella


occasione ma incontr il Ministro in un'altra citt, mi incolp di avere reso
burrascoso il colloquio col Ministro. Le scrissi una lettera carica di
amarezza, insultandola indirettamente. Mi rispose molto fermamente che
tale lettera aveva posto fine alla nostra amicizia. In seguito la furia le pass
e mi invit a casa sua per parlare dell'accaduto.

Per prima cosa le espressi la mia determinazione irrevocabile di esplorare


tutte le fonti possibili per chiarire i miei dubbi. Parlai del mio piano di
partire per l'India e lei cominci a farfugliare qualcosa sul fatto che l'India
non era garanzia di autenticit. Mi disse che recentemente alcuni kriyaban
avevano incontrato (in un ben noto Ashram strettamente connesso con la
storia della vita di P.Y.) uno Swami che diede loro delle tecniche "pseudo
Kriya" che erano, a suo avviso, alcune senza significato, altre pericolose.
Disse che questo accadeva di frequente; c'erano infatti molti insegnanti non
autorizzati che si presentavano come leali discepoli di P.Y.. Con fervida
immaginazione li paragon a dei ragni che spalmavano il miele dell'amore
del Guru per attrarre a s dei devoti i quali divenivano loro prede. Mi parl

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in particolare di un discepolo di P.Y. il quale aveva fatto parte della
direzione dell'organizzazione, poi si era messo in proprio aprendo una
nuova scuola di Kriya. Lei lo considerava un ''traditore.''

La signora avrebbe potuto continuare a parlare praticamente all'infinito


quando con una frase che mi usc d'istinto la raggelai: "Dovessi ricevere un
insegnamento sul Kriya dal peggiore delinquente del mondo, sarei capace
di trasformarlo in oro. E se questo insegnamento fosse adulterato avrei
l'intuizione per ricostruirlo nella sua integrit come era in origine".
Disse, sospirando, che io stavo andando pericolosamente incontro al
perdere la grazia del mio rapporto Guru-discepolo. Per farmi capire cosa
significa ricevere le istruzioni da un vero Guru, mi raccont cosa accadde
quando un kriyaban decise di lasciare l'Ashram del suo Guru P.Y. e cercare
un altro Maestro. Il Guru si mosse per fermarlo, quando sent internamente
una voce quella di Dio stesso, aggiunse la quale gli intimava di non
interferire con la libert del discepolo. P.Y. obbed ed in un bagliore
dintuizione vide tutte le incarnazioni future del suo discepolo, quelle in cui
lui si sarebbe perso, nelle quali avrebbe continuato a cercare in mezzo a
sofferenze innumerabili e indicibili, passando da un errore ad un altro lo
stesso sentiero spirituale che ora stava abbandonando. Alla fine, sarebbe
ritornato necessariamente sullo stesso sentiero. La signora disse che P.Y.
specific ad alcuni stretti discepoli il numero delle incarnazioni che
questimmenso e desolato "viaggio" sarebbe durato approssimativamente
trenta! La morale di questa storia era evidente, qualcosa da cui nessuno
poteva sfuggire: non dovevo cercare altrove altrimenti mi sarei perso in un
labirinto di enormi sofferenze e chiss quando avrei di nuovo ritrovato la
strada giusta.

Fu allora che spostai la mia attenzione sulla foto di P.Y., presa lo stesso
giorno della sua morte. Era stata incorniciata con molta cura; fiori e un
pacchetto di incenso erano posti davanti ad essa. In quei momenti di
silenzio, mi sembr di vedere come se una lacrima fosse in procinto di
formarsi nei suoi dolci occhi (non era una sensazione bizzarra, altre
persone mi riferirono la stessa impressione). Le riferii questa osservazione,
divenne seria, e guardando in lontananza verso un punto indefinito, sospir
gravemente: "Questa impressione prendila come un avvertimento; il Guru
non contento di te"! e non c'era il minimo dubbio sul fatto che non
stesse affatto scherzando.

In quel momento, mi resi conto di come P.Y. fosse una "presenza" nella sua
vita, sebbene lei non lo avesse mai incontrato fisicamente! Lasciai che il
mio sguardo riposasse sul mazzetto di mughetti graziosamente sistemati in
un piccolo vaso davanti alla foto di P.Y.. Li avevamo acquistati assieme alla

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stazione dei treni subito dopo il mio arrivo nella sua citt. Mi aveva
spiegato che non lesinava mai fiori freschi al suo "Guru." Bench estraneo
a tutto questo, rimasi incantato da questo idillio. Come doveva essere
colma di dolce conforto la sua vita! Sapevo che se avessi voluto sentire
devozione con tale intensit, avrei avuto un grande lavoro da compiere:
sviluppare una stabile tranquillit interiore, inchinarmi alla mia forma
favorita del Divino e ripetere questa azione di resa interiore con totale
sincerit ogni giorno della mia vita.

Sebbene ammirasse la seriet con la quale procedevo lungo il sentiero


diversamente da altre persone tiepide ed esitanti che andavano da lei
unicamente per essere ricaricate di una motivazione che non riuscivano a
trovare in loro stessi lei era delusa per il fatto che la devozione che lei
provava per il suo Guru mi era totalmente estranea. Non poteva nemmeno
dar sollievo alla mia immensa sete di conoscenza dellarte del Kriya.
Guardando i suoi begli occhi rattristati, ebbi la chiara impressione che lei
fosse in permanente anticipazione che io agissi in qualche modo "sleale"
verso il Guru o l'organizzazione.

Il Ministro della mia organizzazione per lo meno su un punto aveva


ragione: non ero affatto calmo. La ricerca delle spiegazioni tecniche mi
rendeva teso come una corda di violino. Pur restando fedele alla mia
organizzazione Kriya, non accettavo veti e quindi non seguii i suoi
consigli. Volevo conoscere il Kriya alla perfezione e nessuno ormai
avrebbe pi potuto trattenermi, con nessuna argomentazione.

Dopo molti anni, quando ormai mi sentivo parecchio distante dalla mia
organizzazione e cercavo a tutti i costi informazioni sul cosiddetto Kriya
Originale, presi parte ad una classe di revisione del Kriya. Durante una
pausa tra le lezioni, un fatto molto bello e dolce si verific. Quello che
speravo un tempo e che mi fu negato in maniera cos brutale, si verific
naturalmente e con assoluta facilit.

Ebbi un colloquio privato con un ministro dell'organizzazione. Tutti i miei


dubbi furono chiariti: la persona era intelligente, gentile e parlava per
esperienza diretta. Per quanto riguarda il Kechari Mudra mi fu detto che
esso si verifica col tempo, specialmente insistendo nel toccare l'ugola con
la punta della lingua. Potei anche chiarire la frase di P.Y. secondo cui: "I
Chakra possono essere risvegliati da colpi psico-fisici diretti verso le loro
sedi." Venni rassicurato sul suo significato: la frase si riferiva all'uso del
Mantra associato al respiro. Quindi non si riferiva ad un'altra ipotetica
tecnica, oltre a quanto era esaurientemente descritto nel materiale scritto.
Lei mi spieg che se una sillaba cantata mentalmente con intensit nella

43
sede di un Chakra, essa crea un "colpo psico-fisico".

Questo chiarimento ispir la mia pratica. Ritornato a casa, mi sembr di


rivivere il miglior tempo della mia vita. Scoprii modi impensabili di
perfezionare la parte finale della mia routine Kriya: proiettando in ciascun
Chakra il canto mentale del Mantra, realizzai il potere di toccare con una
intensit quasi fisica il nucleo di ciascuno. Una grande dolcezza scatur da
questa procedura; il corpo pareva irrigidirsi come una statua e lo stato
senza respiro rendeva la mente trasparente come un cristallo. Avrei voluto
abbandonare la mia ricerca del Kriya Originale e prolungare questo stato
per tutta la vita ma allora la smania di trovare informazioni sul Kriya aveva
gi prodotto devastazioni e seminato un veleno mortale nella mia anima.

Appendice: Importante chiarimento sulla tecnica del Kriya Pranayama


Ho scritto che dopo aver ricevuto la tecnica del Kriya Pranayama, mi resi conto
che essa era la stessa tecnica del Respiro Kundalini che avevo trovato tempo
addietro nelle mie letture esoteriche (essa prescrive che la corrente energetica
fluisca sempre allinterno della spina dorsale.) Trovai strano che essa non
corrispondesse alla descrizione data da P.Y. nei suoi scritti (egli scrisse che
lenergia doveva essere fatta ruotare "attorno ai Chakra, lungo un circuito
ellittico".)
Molti anni dopo venni a sapere che P.Y. durante gli anni trenta aveva
insegnato una diversa variante del suo Kriya Pranayama dove l'energia ruota
veramente lungo un sentiero ellittico. Per ragioni sconosciute quella variante fu
sostituita con la presente. Ebbene io penso che questa fu una grande perdita per
tutti gli studenti seri.
Dopo molta sperimentazione e considerando anche i resoconti di alcuni
amici sinceri che si confrontarono su diverse forme di Kriya Pranayama, sono
sicuro che se io avessi praticato il Kriya nel ''vecchio modo'' avrei ottenuto
migliori risultati. Quella tecnica davvero un capolavoro, molto pi bella di
quello che certe scuole ora propongono come "Kriya originale." Se avessi
ricevuto quella tecnica, invece della versione modificata, avrei toccato il cielo
con un dito. Talvolta mi chiedo amaramente: "Perch P.Y. cedette alla tentazione
di cambiarla?"
Penso che gli insegnanti di Kriya non siano pienamente consapevoli di
quello che accade quando i loro discepoli scoprono di aver ricevuto una
semplificazione o una modifica e non la procedura insegnata sin dall'inizio.
Avendo ricevuto una diversa procedura lo studente si chiede: ''Quale tra esse il
Kriya originale come insegnato da Lahiri Mahasaya?'' Lo studente spesso lavora
di fantasia chiedendosi le ragioni della modifica. ''Forse essa risponde alle
esigenze della massa? Va bene, non c' problema, un insegnante ha il pieno
diritto di fare questo, ma diamine, che mi si avvisi!''
Senza questa chiarificazione lo studente sente di essere stato ingannato. A
molti kriyaban questo fatto produce una ferita non rimarginabile. Non c' infatti
alcuna ragione di utilit pratica che giustifichi tale situazione. Certo, vero che

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tanti kriyaban superficiali non ne fanno neppure caso e affermano bellamente che
quello che stato deciso per il loro bene, ma i kriyaban migliori, quelli che
sanno cosa sia la seriet, la dedizione, l'amore per la loro amata disciplina, non
perdoneranno mai pi tale insegnante. La stima verso il loro maestro diminuisce
o diventa pari a zero. Lo stesso concetto di Guru viene messo in discussione e
questo crea conflitti che rimangono insanabili anche dopo decenni di riflessione
sincera.

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CAPITOLO 3
DAL SILENZIO MENTALE ALLO STATO DI ASSENZA DI RESPIRO

Il mio desiderio di ottenere una pi profonda comprensione delle parole


scritte di P.Y. sul Kriya Yoga prese una particolare direzione. Conoscevo tre
nomi di discepoli diretti di P.Y. che avevano litigato con la direzione della
scuola e che in seguito si erano messi per conto proprio. Speravo di trovare
nei loro scritti delle chiavi che mi aiutassero a chiarire i miei dubbi.
Acquistai tutto il materiale pubblicato da loro, persino registrazioni di loro
conferenze. Speravo che per dare prova del loro alto livello di
Realizzazione, essi avessero elaborato il pensiero di P.Y. attraverso
l'esperienza diretta della varie fasi del Kriya e potessero quindi fornire i
tanti attesi chiarimenti. Speravo che avessero concepito l'idea di regalare
un materiale didattico pi accurato a chi si rivolgeva loro trascurando, per
ascoltare il loro insegnamento, la fonte principale,.
Il primo discepolo sembrava un esperto in chiacchiere ed era avaro
di spiegazioni pratiche; il secondo era indubbiamente pi professionale,
dotato di spirito didattico, ma dalla sua letteratura e registrazioni su nastro
solo una delle sue frasi gett una debole luce su uno dei Kriya superiori.
Nella letteratura del terzo discepolo sorprendente e preziosa in quanto,
avendo incontrato la tragedia della malattia mentale, raccontava
dettagliatamente il suo travaglio trovai (tranne una frase illuminate sul
ruolo del Kechari Mudra) solo una devastante vuotaggine. I segreti, se ne
avevano, erano ben custoditi!

Mesi pi tardi, la signora che mi aveva aiutato nella pratica delle tecniche
Hong so e Om (a cui molti kriyaban si riferivano definendola ''Meditation
Counselor'') venne a sapere che avevo letto i "libri proibiti". Non solo,
avevo regalato uno di questi libri ad un paio di amici! Ebbene in una lettera
ad un mio amico, lei si rifer a me come "uno che pugnala il suo Guru alle
spalle e distribuisce pugnali affinch altri facciano lo stesso"! Concluse
scrivendo che "l'intelligenza un'arma a doppio taglio: pu essere usata per
eliminare il bubbone dell'ignoranza ma anche per bloccare brutalmente la
linfa vitale che sostiene il sentiero spirituale!"
La sua reazione fu cos esagerata che non mi fer affatto. Aveva agito
sull'onda di unemozionalit irrefrenabile; decenni di condizionamenti
costanti avevano corrotto irreparabilmente il suo buonsenso. Provai un
senso di tenerezza per lei e mi venne da sorridere immaginando il momento
in cui aveva scritto quella lettera ravvisando che le sue infauste attese nei
miei confronti si erano materializzate. Sono certo che la sua espressione

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doveva essere stata al fine tranquilla e serena come quella di chi assapora
una dolce, intima, soddisfazione.

Vincendo una certa riluttanza, cominciai a leggere alcuni libri scritti non
pi da discepoli di P.Y. ma da discepoli di discepoli Lahiri Mahasaya. Tali
testi (a quel tempo libri come il Puran Purush di Yogacharya Dr. Ashoke
Kumar Chatterjee non erano ancora stati pubblicati) mi delusero parecchio.
Non vi trovai nientaltro che parole vuote, ripetizioni senza fine unite alla
caratteristica intollerabile di saltare continuamente da un argomento ad un
altro. I chiarimenti pratici che erano presentati come preziosi non erano
altro che delle povere cose copiate dai libri classici di Yoga. Erano scritti
cos male da far pensare che l'autore non si fosse neanche dato la pena di
controllare i testi originali che citava. Probabilmente aveva copiato da un
altro libro il quale a sua volta era copiato da altri, in una catena dove ogni
autore aggiungeva qualche strana considerazione tanto per
contraddistinguere il suo personale contributo.

Decisi allora di studiare di nuovo tutto il materiale fornito dalla


organizzazione e scavare pi profondamente in esso. Creai l'abitudine di
incontrarmi la Domenica con alcuni amici kriyaban, leggere con loro
alcuni pezzi cruciali dal corso per corrispondenza e discutere su di essi
durante una passeggiata.
Decisi che ciascun dettaglio della mia vita avrebbe dovuto essere
vissuto applicando gli insegnamenti pi difficili di P.Y.. Il corso per
corrispondenza conteneva insegnamenti esoterici che non potevano essere
considerati parte integrale del Kriya Yoga ma potevano tornare utili agli
studenti per sviluppare la loro intuizione delle sottili leggi che governano le
vite umane.
Allora ero soprattutto interessato a padroneggiare due abilit in
particolare: come riconoscere gli amici delle vite precedenti e come
riuscire ad inviare energia per ottenere una guarigione pranica. Gli
insegnamenti erano impartiti in modo chiaro, accompagnati da tutti i
necessari inviti alla prudenza e cautela, mentre il mio approccio era privo
di cautela e discriminazione. Agii credendomi sostenuto dall'"alto",
immaginando che le benedizioni e la forza del Guru fossero con me.
Prestai attenzione solo ad alcuni aspetti degli insegnamenti, scegliendo
quei particolari schemi di comportamento verso cui le mie emozioni mi
guidavano.
Il fallimento venne, inesorabilmente. In un primo momento non
riuscii ad accettarlo. Mi rifiutai di credere di aver agito in modo errato.
Credetti che il mio fosse un fallimento apparente, ma col passare del tempo
l'evidenza mi diceva che non avevo n curato n aiutato alcuna persona in
alcun modo. Questa fu la cosa peggiore in quanto mi ero reso ridicolo e,

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inoltre, avevo disturbato la pace e la riservatezza di altre persone.
Per quanto riguarda le "vite precedenti", ammetto che in questo
territorio dove nulla si pu dimostrare tutto possibile; comunque allora
mi sembr cos ovvio che invece di usare l'intuizione nata dalla
meditazione (che le istruzioni scritte miravano a sviluppare) non feci altro
che usare l'immaginazione per creare vari film mentali, convincendomi che
li avevo vissuti in un lontano passato. Infatti queste fantasticherie
incarnavano davvero la soddisfazione dei miei desideri e rivelavano
chiaramente le mie simpatie e preferenze. Scivolando in un stato di
smarrimento non riuscii per dei mesi a rintracciare il filo di un solo
pensiero coerente.

Questa era la situazione di quando intrapresi la lettura di Il Materialismo


Divino, un libro su Mre (La Madre) scritto dal suo discepolo Satprem.
Mre fu discepola di Sri Aurobindo e, dopo la sua morte nel 1951 continu
la sua ricerca. Mre diede sostanza al credo di Sri Aurobindo che il Divino
lintelligente forza evolutiva alla base di tutto ci che esiste potesse
giungere ad una perfetta manifestazione su questo pianeta! "Il mondo non
un accidente mal riuscito: un miracolo che si muove verso la sua piena
espressione"; "Nella materia, il Divino diviene perfetto" aveva scritto.
Dal 1958 fino al momento della morte nel 1973, Mre raccont la
sua straordinaria esplorazione a Satprem. I loro colloqui sono trascritti
nell'Agenda [Edizioni Mediterranee]. Questo grandioso documento 6000
pagine in 13 volumi il resoconto delle scoperte di Mre in un periodo di
22 anni.]

Rimasi colpito da come Mre dava voce, in modo euforicamente vivido,


alle mie pi intime convinzioni, quelle che non sarei mai riuscito a chiarire
cos lucidamente nemmeno a me stesso.
Ragionava da occidentale e trattava i temi della spiritualit Indiana
con un linguaggio che era lirico e razionale insieme, al sommo grado di
eccellenza. In Mre c'era una rivoluzione, un'inversione di valori. La
contemplazione della Bellezza nella natura e in alcune forme di arte come
la musica, non era da considerarsi un'emozione superficiale che nutre una
pigra nostalgia per una vaga forma di esperienza spirituale, ma doveva
essere vissuta con una indomita aspirazione per una divinizzazione della
vita. Incantato, contemplavo la splendente possibilit di una piena
manifestazione del Divino negli atomi della materia inerte. C'era una
fragranza in questa idea che non avevo mai incontrato prima. Essa mi
eccitava e mi commuoveva. C'erano momenti in cui mi sembrava che la
mia testa fosse bollente, come se avessi la febbre.

Avvicinandomi al commento di Mre agli Aforismi di Sri Aurobindo,

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pensavo di trovarvi delle elementari spiegazioni di filosofia indiana. Ma il
pensiero di Mre non era arida filosofia. Era nuovo, totalmente nuovo. Era
qualcosa di mai sentito prima. Era, oserei dire, "dissacrante". Provai una
esplosione di gioia nel leggere il suo commento all'aforisma n.70: "Osserva
quello che sei, in modo vero e spietato, allora avrai pi carit e
compassione per gli altri." Commentandolo lei scrisse:

La necessit di essere virtuosi il grande ostacolo al dono di s. l'origine


della falsit, la sorgente stessa dell'ipocrisia il rifiuto di accettare di
prendere su di s la propria parte del fardello di difficolt. Non cercate
di sembrare virtuosi. Vedete fino a che punto siete uniti, una sola cosa con
tutto ci che anti-divino. Prendete la vostra parte del fardello, accettate
anche voi di essere impuri e insinceri e in tal modo sarete capaci di
prendere su l'Ombra ed offrirla. Solo allora le cose cambieranno. Non
cercate di essere tra i puri. Accettate di stare con coloro che vivono
nell'oscurit e in un amore totale offrite tutto questo.

Dicendo, in un'altra occasione: "La morale il grande ostacolo sul


cammino spirituale", lei sottolineava il valore di non cercare ad ogni costo
di divenire puri davanti agli occhi degli altri, ma di comportarsi in armonia
con la verit del proprio essere.
Pur non atteggiandosi a Guru tradizionale, Mre cerc sempre di
estrarre da ogni essere umano che veniva a cercare inspirazione e soccorso
presso di lei, tutte le potenzialit nascoste.
Secondo lei, ciascuno dovrebbe riconoscere il proprio lato oscuro,
accettare il fatto che nel profondo del suo essere si agita la stessa sostanza
che in alcuni si sviluppata in un modo di vivere giudicato deplorevole o
criminale dalla societ. Secondo il suo insegnamento, uno diventa un vero
individuo solo quando, in un aspirazione costante per una pi grande
bellezza, armonia, potere e conoscenza, perfettamente e compattamente
unificato attorno al suo centro divino.

Fui molto colpito da come Mre trattava il tema del Japa. Raccontava di
come, durante la proiezione di un film, ascolt il Mantra Sanscrito: OM
NAMO BHAGAVATE. Si chiese cosa sarebbe successo se lei lo avesse
ripetuto durante la sua meditazione quotidiana. Lo fece ed il risultato fu
straordinario. Rifer che: "(Il Mantra) coagula qualche cosa: tutta la vita
cellulare diviene una massa solida, compatta, in una enorme
concentrazione - con una sola vibrazione. Invece di tutte le solite vibrazioni
del corpo, c' ora una sola vibrazione. Diviene dura come un diamante, una
sola concentrazione massiccia, come se tutte le cellule del corpo avessero...
Mi sono irrigidita. Ero cos rigida che ero una sola unica massa". [Questa
citazione, cos come le prossime, sono tolte dall'Agenda di Mre.]

49
In quel periodo, la mia mente era divorata dall'illusione di adottare dei
mezzi potenti di "evoluzione." I mesi passavano in inutili tentativi di
migliorare la mia routine Kriya.
Gradualmente cominciai a guardare con occhi limpidi la reale
situazione del mio modo di praticare il Kriya Yoga e vidi la complessit del
mio auto inganno. Entrare in una organizzazione fondata sul Kriya aveva
significato essere irretito e confuso da tanti racconti fiabeschi e idee
speculative per nulla sostenute da fatti.
Il mio atteggiamento verso il sentiero spirituale non era appropriato.
Ero convinto che trovare il Kriya fosse stato un colpo di fortuna, un regalo
dal Divino grazie a qualche merito di cui ero inconsapevole. A questo
''regalo'' avevo risposto con un impegno quasi insignificante. Mi resi anche
conto che la volont di rimanere fedele ai valori instillati in me dalla mia
cultura era stato gradatamente distorto. Era come se una larga parte del
mio cervello avesse cessato di funzionare mentre un'altra, che faceva tutto
quanto era in suo potere per credere in quello che le conveniva credere,
cercasse di usurpare le sue funzioni. Esternamente parevo un uomo che
aveva scelto un semplice stile di vita improntato a principi elevati, ma la
verit era che l'imparzialit del mio giudizio era stata fatalmente
compromessa, anzi praticamente non esisteva pi.

A parte altri stupidi pensieri, avevo bevuto l'idea infantile che ciascun
respiro Kriya producesse "l'equivalente di un anno solare di evoluzione
spirituale" e che con un milione di questi respiri avrei raggiunto
infallibilmente la Coscienza Cosmica. Cercavo di eseguire il pi gran
numero possibile di Pranayama onde completare rapidamente quel
milione. Non mi rendevo conto della situazione di pigrizia in cui ero
lentamente scivolato quindi non provavo vergogna o rimorso.
La ferrea disciplina di quando, anni prima, avevo iniziato a praticare
il Pranayama dai libri era stata ammorbidita dalla promessa ipnotica delle
"benedizioni del Guru".
"Non siete contenti di aver trovato un vero Guru? Per anni avevo
ascoltato questo ritornello dalla mia organizzazione Kriya. ''Non siete
entusiasti che Lui sia stato mandato a voi da Dio Stesso?" "Oh siiii che
siamo contenti" avevamo risposto con lacrime di gioia. Questa idea, pi di
qualsiasi altro fattore, aveva avuto effetti deleteri su di me; era stata la culla
in cui ego e pigrizia erano andati rafforzandosi.

Mentre i miei primi sforzi di esplorare il Pranayama appreso dai libri erano
accompagnati da acutezza e continua voglia di migliorare (praticando,
sognavo impensabili sviluppi ed ero quietamente eccitato durante ciascun
istante della pratica), poi, avendo ricevuto il Kriya, l'idea di praticare "la

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tecnica pi veloce tra quelle che favoriscono l'evoluzione spirituale" aveva
fatto perdere il mordente alla intensit del mio sforzo. Il mio Kriya
Pranayama, praticato per dei mesi con entusiasmo, era inesorabilmente
divenuto una tranquilla abitudine.

Punti fermi
Il ricordare a me stesso che ero entrato nella organizzazione di Kriya solo
per perfezionare la mia gi buona pratica del Pranayama cre un dolore
pungente. Era imperativo ricreare lo spirito della mia iniziale ricerca.
Dopo aver letto Sri Aurobindo e Mre, trovai il coraggio di essere di
nuovo un autodidatta. Durante la prima stagione del mio interesse in cose
esoteriche e in pratiche orientali di meditazione avevo trovato delle
istruzioni facili da seguire in un libro di poco conto. Le istruzioni erano
semplici, ma ci misi tutta la mia passione, in particolare il desiderio di
inseguire, attraverso lo Yoga, il mio ideale di Bellezza. Giorno dopo giorno,
quando sopraggiungevano altre distrazioni, quando l'entusiasmo iniziale
scemava, portai avanti tenacemente i miei ideali e la mia disciplina. Il
risultato fu l'esperienza di Kundalini. Ora, circa 12 anni dopo, ripartivo
dall'inizio e mi proponevo di portare avanti con costanza alcune
risoluzioni:

[I] Affronto il Kriya considerandolo solo come un sentiero mistico,


cancellando dalla mia mente ogni altra visione balorda che ho avuto in
passato. 7

[II] La mia vita dovr essere immersa nel Silenzio Mentale che deriva dal
Japa.

[III] Ciascuna routine Kriya dovr essere divisa in due parti precise:
Pranayama e Pratyahara. Qualsivoglia mescolanza o inversione dovr
essere evitata.

Commento

[I] Tale tema verr sviluppato nella terza parte del libro. Qui mi limito a
dire che avevo miseramente fallito nell'applicare gli insegnamenti esoterici
di P.Y.'s che riguardavano la guarigione pranica poich avevo mescolato
tale insegnamento con motivazioni egotistiche perseguendolo con
impazienza. Tale atteggiamento era impensabile per un mistico. Il giusto
7
Per vari anni considerai il Kriya come una tecnica che tu la pratichi e qualcosa
automaticamente si evolve, migliora in te. Un sentiero mistico altro, una storia
d'amore tra te e il Divino. Ci ho messo anni a capire questa differenza.

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atteggiamento non quello di un studente di scienze occulte che fa
esperimenti con uno fra i molti insegnamenti esoterici ricevuti dalla propria
confraternita, ma quello di un mistico chi si arrende alla Legge Divina e in
questo atto scopre che il suo proposito di aiutare altre persone con la
pratica della guarigione pranica viene dal Divino stesso. chiaro che in
questa condizione non vi fallimento.

[II] L'insegnamento di Mre consisteva anzitutto nel creare lo stato di


Silenzio Mentale cancellando via tutte le idee nate dall'Ego, progetti e
distrazioni. Tramite il Silenzio Mentale, il Divino sarebbe disceso nella mia
vita, attraversato tutti gli strati del mio essere: pensieri, emozioni,
sensazioni.... Avrei trovato armonia e perfetta pace, rendendo celestiale la
gioia derivante dalla pratica del Kriya.

[III] Dal Pranayama nasce uno stato di calma e di equilibrio che diviene il
fondamento del passo successivo: il Pratyahara, dove la consapevolezza si
scollega dalla realt esterna. Tutti i cinque sensi sono quindi volti
all'interno. Si comprende che le tecniche che richiedono movimento
devono essere completate prima di arrivare a questa fase; il respiro e il
cuore devono avere tutto il tempo necessario per rallentare. Quindi i
cosiddetti Kriya superiori (che richiedono movimento fisico) dovevano
essere praticati all'interno della fase del Pranayama. Dopo questa fase, la
sola azione che potevo concepire era di soffermarmi con la consapevolezza
su ciascun Chakra come un'ape che si libra sui fiori in grande delizia
attratta dal nettare. Mantenere la consapevolezza sul terzo occhio
l'"occhio interiore" che Wordsworth definiva come "l'estasi della
solitudine" avveniva spontaneamente. Nulla poteva disturbare questa fase
di interiorizzazione. Qui finisce la mia adesione a Patanjali.

Assenza di respiro
Sperimentai il Mantra di Mre "Om Namo Bhagavate" ma esso pareva non
funzionare. Cercai di vivere un modo pi consapevole (essere
continuamente attento ad ogni percezione, interna ed esterna) realizzando
la ben nota istruzione di mantenere risolutamente un atteggiamento
imparziale sia verso eventi piacevoli che eventi sgradevoli, mantenendomi
come un "testimone" distaccato. Questa disciplina era raccomandata
pressoch in tutti i libri che trattano di pratiche meditative orientali, eppure
mi cre un insopportabile stress come se tutto fosse una finzione,
un'illusione.
Quando lessi l'autobiografia di Swami Ramdas, trovai il mio
Mantra: ''Sri Ram Jai Ram Jai Jai Ram Om.''

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Swami Ramdas nacque nel 1884 a Hosdrug, Kerala, India e venne
chiamato Vittal Rao. Visse una vita del tutto normale e speriment pure
gli alti e bassi della vita di un capofamiglia. Spesso ricerc quale fosse il
vero significato della vita e sent la necessit di intraprendere il percorso
spirituale per trovare la "Pace" reale. Al momento propizio, suo padre
l'inizi nel Mantra di Ram, assicurandolo che ripetendolo incessantemente
avrebbe, a tempo opportuno, raggiunto la felicit divina alla quale
aspirava. Fu allora che Ramdas rinunci alla vita secolare ed and in cerca
di Dio quale Sadhu mendicante. Il Mantra "Om Sri Ram Jai Ram Jai Jai
Ram" fu sempre sulle sue labbra. Il santo Ramdas percorse in lungo e in
largo tutta lIndia ripetendo incessantemente questo Mantra. Oltre alla
pratica del Japa, adott la disciplina di guardare tutte le persone come
forme di Ram (Dio) e di accettare ogni evento come proveniente dalla
volont di Dio. In breve tempo il Mantra spar dalle sue labbra ed entr
nel suo cuore. Vide una piccola luce circolare nel punto tra le sopracciglia
che gli regal brividi di delizia. Poi la luce abbagliante lo perme e
l'assorb. Perso in questa beatitudine inesprimibile rimase seduto per ore.
Il mondo gli sembrava come una fioca ombra. Raggiunse ben presto uno
stadio in cui questo dimorare nello Spirito divenne un'esperienza
permanente ed immutata. Swami Ramdas fu fedele a tutto ci ed
effettivamente visse sempre immerso in un mare di indescrivibile felicit.
Raggiunse il Mahasamadhi nel 1963.

Incontrare la semplicit della sua vita e la grandezza della sua esperienza fu


molto ispirante; osservando una sua foto e la semplicit infantile del suo
sorriso, provai a recitare il suo Mantra e mi trovai in una condizione
mentale cos limpida e serena che lo ''adottai.'' Il suo insegnamento era
estremamente semplice:

''Ripeti il nome di ''Ram'' di giorno e di notte quando sei sveglio. Puoi


essere certo che non ti sentirai solo o miserabile fintantoch pronuncerai
quel nome glorioso. Dove si canta questo nome, o dove lo si prende come
oggetto di meditazione, non c' dolore, n ansiet no, nemmeno morte.''

''Pronuncia il nome di Ram ogni volta in cui, in mezzo a tutte le distrazioni


della vita, c' un ritorno momentaneo della coscienza verso la
consapevolezza del S. Quando questo avviene sentirai la gioia che ne
consegue e ti concentrerai su di essa il pi a lungo possibile (sempre
continuando a ripetere il nome di Ram.) In questo modo perfezionerai la
tua resa al Divino.

Con l'aiuto di un mala (rosario), incominciai a praticare tale Mantra ad alta


voce durante una passeggiata per 108 volte (il numero di grani di un mala),
e mentalmente durante la restante parte del cammino.

53
Incominci cos il periodo pi bello della mia vita. Lo considero come
l'alba della vera comprensione, e spero di non dimenticare mai la lezione
che esso contiene. Il suono del Mantra di Ram lo avevo gi ascoltato in
diverse registrazioni, era molto piacevole. Amavo prolungare la sua
vibrazione nel mio petto, investirla dellaspirazione del mio cuore.
Dal momento che, facendolo, notai l'impulso irresistibile di mettere
tutto in ordine, pensai che il Mantra potesse lavorare in un modo simile
pulendo la mia sostanza mentale e mettendo in ordine la mia "mobilia
psicologica". Quindi, anche se qualche volta mi sentivo un po stordito
dalla sua azione, non abbandonai mai tale pratica. Avevo il dovere morale
di praticare il Kriya all'interno dello stato di Silenzio Mentale che tale
Mantra creava.
Praticavo il Kriya Pranayama, poi la tecnica chiamata Terzo Kriya,
poi di nuovo il Kriya Pranayama. Al termine di questa forte azione, gioivo
della dimensione del Pratyahara soffermarmi in ciascun Chakra per 10-20
secondi, su e gi nella spina dorsale. Durante questa ultima azione,
richiamavo alla mente la mia concezione del Divino, provando una calma
emozione nel cuore. Questo mi aiutava ad abbandonare ogni resistenza e
lasciarmi afferrare dalla esperienza che stava per nascere. Percepivo
distintamente una fresca energia che sosteneva il corpo dallinterno. Le mie
cellule respiravano pura energia che non proveniva dall'aria inspirata. Pi
mi rilassavo pi divenivo consapevole dei Chakra e della totalit del corpo.
La respirazione, che nel frattempo era divenuta molto corta, alla fine
raggiungeva l'immobilit, come un pendolo che dolcemente raggiunge il
punto di equilibrio.

Il respiro cessava di esistere e questa condizione durava vari minuti, senza


alcun sentimento di disagio; non c'era n il minino fremito di sorpresa, n il
pensiero: "Finalmente ce l'ho fatta!" L'evento mi regal una gioia che non
si pu descrivere: in una profondit fatta di blu, ero afferrato da un senso di
bellezza presente nelle cellule del mio corpo e, allo stesso tempo, mi
sembrava di essere distaccato dal mondo intero. Non respiravo e non
sentivo alcuna necessit di farlo.

Questo avveniva ogni giorno, per mesi. Prima di cominciare la mia pratica
Kriya, guardavo il panorama circostante e mi chiedevo se per un'altra volta
ancora avrei ottenuto quello stato divino. E puntualmente si verificava! Ero
stupefatto; mi sembrava impossibile che il Japa, una delle pi semplici
tecniche del mondo, potesse condurre infallibilmente a tale prezioso
risultato! Le mie passate esperienze durante la pratica Kriya, paragonate
allo stato di assenza di respiro, parevano evanescenti, elusive come
luminosi riflessi sull'acqua. Questo nuovo stato era la ''solidit'' stessa.
Dove le mie migliori intenzioni erano fallite, il Japa aveva prodotto il

54
miracolo! C'era una perfetta associazione tra la pratica del Japa e
l'ottenimento dello stato di assenza di respiro. Ogni giorno potevo
verificarlo.

Questo risultato, sicuro e affidabile, cre una forza morale che divenne una
calma euforia che permeava tutta quanta la mia giornata. Quando parlavo
con altre persone, restavo centrato senza alcuno sforzo su un sentimento di
immutabile calma. Le immagini che sorgevano dalle parole attraversavano
la mia coscienza senza creare altre immagini e pensieri. Questo nuovo
modo di vivere era come uscir fuori da una stanza buia e camminare
nell'aria fresca, nella luce del sole. La magia di questa brillante, scintillante
preghiera che si diffuse in ogni sfaccettatura della mia vita, mi rinsald
nella convinzione che il Japa fosse il solo mezzo capace di estrarre
''qualcosa di perfetto e di sublime'' dalla mia vita.

Io penso che il valore del Japa risiede nel fatto che esso annulla il rumore
di fondo della mente. Possiamo dire cos: quando pratichiamo le nostre
tecniche Kriya, possiamo gioire di uno stato di calma dove quasi tutte le
attivit della mente sono cessate. Il problema sta nel ''quasi tutte.''
Sfortunatamente un diffuso persistente rumore di fondo rende impossibile
entrare nel vero Silenzio Mentale. Ebbene, se pratichiamo una certa
quantit di Japa durante il giorno (quini non immediatamente prima di
intraprendere la routine di meditazione) quel rumore cede il posto alla
immobilit e alla trasparenza: l'esperienza fantastica, inaspettata.

Con entusiasmo mi tuffai nella letteratura su Mantra e Preghiera


appartenente a diversi sentieri mistici.
La maggior parte dei libri che toccano il tema del Japa (Preghiera) si
riducono a ripetere un mucchio di banalit. Tanto per fare un esempio,
leggo nei libri orientali che il mala (rosario) che si utilizza per il Japa
dovrebbe essere fatto di certi specifici materiali e, inoltre, non dovrebbe
essere visto da altri. Leggo anche che il particolare grano finale (Sumeru)
non dovrebbe mai essere oltrepassato (se vuoi proseguire con la Preghiera,
devi girare il mala e far s che l'ultimo granello diventi il primo del
secondo giro) ... ebbene, a mio parere queste sono emerite idiozie. La
semplice autobiografia di Swami Ramdas vale mille volte pi di questi
inutili libretti, privi di ogni buonsenso, scritti senza passione.

Similmente quando leggo libri occidentali che insistono sul fatto che il
potere del Japa (Preghiera) non sta nel tuo sforzo ma nella ''Grazia Divina''
che viene solo quando usi una particolare formula canonizzata dallo
schema tradizionale di adorazione, non ho dubbi che questa sia un'altra
scemenza.

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Inoltre i libri non menzionano il principale ostacolo: il dubbio.
Spesso infatti sorge lo scrupolo: ''Ripetendo il mio Mantra
meccanicamente tutto il santo giorno, come un pappagallo, forse mi sto
imbecillendo alla grande? Forse le facolt della mia mente si impigriscono
divenendo dei strumenti ottusi?'' Inutile dire che non cos! Attraverso il
Japa, la mente si riposa e diventa pi acuta.

Provai a trasmettere questa esperienza ad altre persone. Mi ricordo di un


amico che praticava il Kriya senza ottenere alcun risultato. Gli parlai del
Japa ma non riuscii a spiegarmi bene. Un giorno mi mostr come aveva
interpretato le mie istruzione e fui testimone di una pratica esangue, una
stanca richiesta di misericordia a Dio. Compresi che per lui il Japa era
soltanto un atto cerebrale. Ripeteva il Mantra solo coi pensieri, la sua
vibrazione non era collegata in alcun modo al suo corpo. Il Mantra che
aveva scelto non era altro che un sospiro di autocommiserazione. Non c'era
da meravigliarsi se, dopo un po', abbandon del tutto la pratica del Japa.
Tutto cambi quando partecip ad un pellegrinaggio di gruppo. Qualcuno
incominci a recitare il Rosario cattolico e tutti i pellegrini si unirono a tale
pratica. Anche se stanco e quasi senza fiato, il mio amico non si sottrasse a
questatto ispirato a devozione. Camminando e sussurrando la preghiera,
cominci ad entrare in uno stato di tranquillit mai conosciuta prima.
Guard con occhi diversi lo spettacolo dei paesaggi che mutavano attorno a
lui man mano che procedeva e gli sembr di vivere una situazione
paradisiaca. Continu a ripetere la Preghiera senza sosta lungo tutto il
percorso (che superava i 30 Kilometri), dimenticando completamente che
era stanco e assonnato. Quando il gruppo si ferm per una sosta ebbe la
fortuna di essere lasciato solo, indisturbato. Entr in uno stato introspettivo
e fu pervaso da qualcosa che vibrava nel suo cuore e che lui identific con
la Realt Spirituale. Lo stato estatico divenne solido come una roccia, e poi
fu quasi insostenibile, lo travolse.
Il mio amico riassunse il modo corretto di praticare il Japa. Disse
che il segreto era raggiungere e superare lo stato di "sfinimento". Dopo
alcuni giorni scelse di ripetere lo stesso Mantra da me scelto e, grazie ad
esso, raggiunse lassenza di respiro

Ebbene, forse non necessario oltrepassare la frontiera dello sfinimento.


Di solito si ottengono degli ottimi effetti completando un Mala (un rosario
di 108 grani) al giorno ad alta voce e poi lasciando che la ripetizione del
proprio Mantra continui mentalmente ed automaticamente. Nondimeno la
"legge dello sfinimento" una risorsa preziosa per vincere qualche
eventuale resistenza interna e sperimentare quindi, per la prima volta, lo
stato senza respiro.

56
CAPITOLO 4
RICERCA DEL KRIYA ORIGINALE

Primo insegnante: le tre qualit del Divino


Dopo esperienze meravigliose e limpidi stati di introspezione, quell'anno
arriv quietamente alla fine. L'anno seguente non fu parimente splendido
poich avvenne un qualcosa che cre un caos totale nella mia mente e nelle
emozioni. Durante una gita a Vienna (Austria), trovai un testo scritto da
Swami Hariharananda, che affermava di insegnare il Kriya originale di
Lahiri Mahasaya mentre quello di P.Y. era menzionato come una forma
lievemente modificata di esso. Divorato dal demone di trovare il Kriya
originale, inseguito dal sospetto che P.Y. avesse insegnato una forma
semplificata di Kriya, per adattarsi alle necessit dei suoi discepoli
occidentali, studiai quel libro sognando di intuire il Kriya Pranayama
originale.

Nel frattempo il mio impegno col Japa, perse il suo mordente. Spesso
formulavo il seguente pensiero: "Non devo perdere mai la gioia dello stato
di assenza di respiro, anche per un minuto solo, ogni giorno della mia vita.
Questa la cosa pi reale mai sperimentata"! Ma la ricerca frenetica del
Kriya originale mi fece perdere il senno. Avevo aperto una porta che non
poteva essere chiusa cos facilmente. Una intensa soddisfazione nasceva
dal leggere e rileggere quel libro sottolineando elegantemente alcune frasi.
Ero colpito dal leggere che la pratica del Pranayama doveva essere
considerata errata se, dopo un opportuno numero di respiri, il praticante
non avesse ascoltato il suono interiore dellOm, senza chiudere gli orecchi.

Quella frase non mi lasciava dormire. Essa lasciava pericolosamente


intuire che una tecnica di realizzazione spirituale inimmaginabilmente
profonda e ricca, era stata sottratta a me, come pure a tutti noi occidentali,
solo perch P.Y. trov difficile insegnarla ai suoi primi discepoli americani.
Era vero, era falso? La questione controversa, ma per quel che riguard la
mia vita, il mondo dei "Guru itineranti" con tutte le loro pretese isteriche e
infinite contraddizioni prese il posto di un mondo di pace e serena
aspirazione alla meta mistica che avevo pazientemente costruito. Molti
anni passarono prima che la condizione celestiale portata nella mia vita
dallo stato di assenza di respiro si ricreasse ancora. Mettendo da parte il
problema delle semplificazioni del Kriya Yoga da parte di P.Y., il mio
animo era colmo di gioiosa anticipazione per i perfezionamenti che avrei
potuto portare a ciascuna delle tecniche che praticavo.

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II libro scritto dal maestro indiano di Kriya Swami Hariharananda, come
molti altri che avrei letto pi avanti, doveva servire da esca per interessare
le persone alla scuola di Kriya fondata dall'autore quindi non includeva
spiegazioni pratiche. Comunque le affermazioni che conteneva valevano la
pena di essere prese in considerazione; era chiaro che l'insegnante era
familiare con una pratica molto profonda del Kriya Pranayama. I concetti
teorici che introdusse erano assolutamente nuovi per me e creavano una
cornice bella e coerente per una pratica Kriya concepita come un unico
processo progressivo di sintonia con la realt Omkar.

Come un filo in cui sono infilate delle perle, la percezione Omkar doveva
attraversare tutte le diverse fasi del Kriya. Inoltre, la realt Omkar doveva
essere percepita non solo nell'aspetto di suono e luce ma anche come
"sensazione di oscillazione" o ''pressione.''
Ricordando una frase sfuggita alla mia ''Meditation Counselor'' su
una variante del Kriya Pranayama insegnata ad alcuni discepoli da P.Y., mi
convinsi che i dettagli che caratterizzavano tale Kriya Originale erano due:

[I] Canto mentale di Om in ciascun Chakra durante il Kriya Pranayama

[II] Durante il Kriya Pranayama, dirigere continuamente la propria


attenzione all'ascolto dei suoni interiori, i cosiddetti ''suoni astrali.''

Ricordando il periodo in cui avevo praticato la tecnica "Om (ricevuta dalla


scuola) sapevo bene che ogni sforzo verso l'ascolto dei suoni interni era
assolutamente ben ricompensato. L'aumento di devozione verso il Divino,
il beato rapimento in una passione spirituale che sorgeva dal mio cuore,
sperimentata in quel periodo non era mai stata superata da altri eventi.
L'idea di riscoprire e quindi rivivere quel periodo attraverso la pratica di un
Kriya Pranayama molto pi ricco mi affascinava.

Dopo pochi giorni, l'antica ben nota dolcezza entr di nuovo nella mia vita
ed io le diedi il benvenuto con tanta gratitudine e con un cuore aperto. Non
riesco a ricordare quanti respiri Kriya praticai ogni giorno, certamente mai
pi di 48-60. Il quotidiano contatto con la vibrazione di Om fu il mio
paradiso sulla terra per molte settimane. Non riesco ad immaginare alcuna
cosa che riesca a far sentire una persona cos colma di beatitudine.

La cosa curiosa che non avevo ancora incontrato linsegnante, avevo


soltanto letto il suo libro. Era lintensit della mia pratica che era totale!
Avevo la chiara percezione che uno stato di inconcepibile dolcezza fosse
ormai mio, che potevo gioire di esso ogni giorno, non solo durante la

58
meditazione ma anche quando, libero dal lavoro o da impegni vari, mi
rilassavo. Mantenere tale esperienza divenne l'unico obiettivo delle mie
pratiche Kriya.

A causa della necessit di essere sottoposto ad un intervento chirurgico


negli Stati Uniti, questo Swami si sarebbe presto fermato in Europa. Mi
diedi molto da fare per incontrarlo e ricevere da lui liniziazione al Kriya.
La conferenza introduttiva fu di grande impatto emotivo. Egli aveva
un aspetto maestoso e nobile, era "bello" nel suo abito ocra, anziano con
capelli lunghi, barba pure era la personificazione del saggio. Lo sbirciavo
nascosto dietro alcune file di persone; sentivo che parlava del lascito di
Lahiri Mahasaya per esperienza diretta.
Le sue stupende e affascinanti parole erano per me una rivelazione
ma in certi momenti, essendo enormemente curioso di apprendere i nuovi
dettagli tecnici, fui incapace di prestargli la dovuta attenzione. La mia
ossessione era: "Che tipo di suoni devono essere prodotti nella gola in
questo Kriya originale; fino a quale centro sale l'energia durante
linspirazione?"
Per far s che gli studenti comprendessero l'aspetto oscillatorio che
era proprio di Omkar, tocc alcuni di loro (testa e torace) vibrando la sua
mano, cercando di trasmettere questo tremito al loro corpo. Stava guidando
noi ascoltatori in una meravigliosa dimensione, donandosi completamente
a noi affinch potessimo intuire l'essenza dell'esperienza Omkar.

Dar solamente un cenno di quanto che ho ricevuto da questa scuola.


Completi dettagli si trovano nel capitolo 7 (vedi Maha Mudra) e nel
capitolo 11. Da quando fu fondata, questa scuola ha insegnato tre principali
modi di praticare il Kriya Pranayama. Non ricevetti tutto durante la seduta
di iniziazione. Parlare con alcuni kriyaban che erano discepoli di Swami
Hariharananda da molto tempo fu essenziale.

Essi hanno insegnato il Kriya Pranayama con respiro lungo, col respiro
corto e quello con un respiro molto corto al limite della scomparsa.
Recentemente si tende a insegnare solo il secondo tipo molto semplice da
insegnarsi e praticare. Sono convinto che sia importante praticarli secondo
tutte le tre modalit, nella corretta successione e con un numero sufficiente
di ripetizioni. Questo il modo pi diretto di entrare nello stato di assenza
di respiro e raggiungere una profonda sintonia con la vibrazione Omkar.

Per quanto riguarda il Kriya Pranayama col respiro lungo la mia intuizione
era perfetta: lo si praticava cantando mentalmente Om in ciascun Chakra
dal Muladhara alla Fontanella, inspirando lungo la parte posteriore della
spina dorsale e dalla Fontanella al Muladhara espirando lungo la parte

59
anteriore della spina dorsale. Lo scopo di questo Pranayama trovare
stabilit nello stato di respiro quieto. Questo stato chiamato Sahaja
Kumbhaka (il modo naturale di interiorizzare il respiro.)

Il Kriya Pranayama col respiro breve consiste nel sollevare idealmente


ciascuno dei primi cinque Chakra in Ajna collegando ciascun respiro ad un
diverso Chakra. Ajna poi sollevato nella Fontanella per mezzo di un
ulteriore respiro breve. Poi il tutto ripetuto al contrario e cos via...

La meta del Kriya Pranayama col respiro molto breve divenire


consapevoli di 1728 respiri al giorno. Siccome questo richiede
approssimativamente tre ore, le persone possono praticarlo solamente una
volta alla settimana o in occasioni speciali.

Decisi di non escludere mai il Kriya Pranayama col respiro lungo dalla mia
pratica.

Quando ritornai a casa vissi una esperienza indimenticabile. Era inverno e


avevo tre settimane di vacanza. Trascorsi tutte le mattine avvolto nel calore
della mia casa, praticando il pi possibile e applicando i concetti
fondamentali su cui Swamiji aveva insistito tanto. Trascorsi anche alcuni
giorni in una bella localit di sport invernali, dove ero libero di camminare
nella campagna bianca di neve senza una destinazione prefissata. Mentre
oziosamente camminavo senza una meta, il tramonto veniva presto e colori
meravigliosi tingevano il paesaggio; il piccolo villaggio sprofondato nella
neve rifletteva in quei pochi secondi di gloria tutti i possibili colori dello
spettro. Quello rimarr per sempre lo splendido simbolo di questo
meraviglioso periodo della mia vita.

Dopo un anno ricevetti la loro forma di Secondo Kriya.


Ero estasiato dal fatto di assistere ad una iniziazione al Secondo Kriya: le
spiegazioni venivano date dal vivo e non attraverso del materiale scritto
come mi era successo in passato con la mia prima organizzazione. Ero cos
contento!
Lo scopo del Secondo Kriya trascendere i sei Chakra. Il Prana
intensificato e distribuito ugualmente fra tutti i Chakra. Dopo molte
ripetizioni dell'intera procedura (che prevedeva anche dei particolari
movimenti della testa), si sente che la propria consapevolezza separata
dal corpo fisico come una nube che galleggia in un cielo di pace. Loro
dicono che il Secondo Kriya riesce a "rompere il cocco.'' La noce di cocco
un simbolo della testa umana la cui parte superiore diviene colma di
Prana calmo.

60
Dopo l'iniziazione al Secondo Kriya, mentre stavo passeggiando nella citt
che ospitava Swamiji, tutto mi sembrava pi bello che mai. Era una
giornata di sole e le campane suonavano nello splendore del meriggio.
Vivevo come in un paradiso. Sperimentai un appagamento totale come se
il percorso Kriya fosse giunto al compimento.
Dopo essere ritornato a casa, praticai intensivamente. Un giorno, sul
luogo di lavoro, mi trovavo in una stanza da cui, attraverso una porta di
vetro, potevo vedere da lontano le montagne e contemplare sopra di loro un
cielo di un puro celestiale. Ero in estasi! Quel cielo distante era lo specchio
dei miei anni futuri, dedicati totalmente al Kriya Yoga. Per la prima volta, il
progetto di andare in pensione e vivere con un minimo reddito,
permanendo in questo stato per il resto dei miei giorni, cominci a
prendere forma.

Purtroppo l'anno seguente ricevetti una grande delusione. Per quanto


riguardava la possibilit di ricevere ulteriori Kriya superiori, Swami
Hariharananda si espresse in modo molto fermo: la richiesta di essere
iniziati in esse dimostrava uno scarso impegno nelle tecniche di base.
La decisione dello Swami invece di confermarmi nella pratica del
Primo e del Secondo Kriya mi distrusse. Come e dove avrei potuto sperare
di apprendere da questa scuola gli altri Kriya superiori?
La consapevolezza di questa realt spense l'entusiasmo di molti e fin
per isolarlo. Non aveva tenuto conto della curiosit insaziabile da parte
della maggioranza dei kriyaban, del rifiuto totale di accettare qualsivoglia
interferenza nella propria ricerca. La sua infausta decisione mise in moto
un meccanismo inesorabile che allontan le persone a lui pi
indispensabili. Letteralmente divorati dalla brama di ricevere gli
insegnamenti completi, moltissimi studenti cominciarono a volgersi alla
ricerca di altri maestri. Deluso dalla loro defezione, egli rimase ancora pi
fermo nella sua decisione. Coloro che cercarono di fargli capire lassurdit
della situazione e quindi porvi rimedio, si trovarono davanti ad un muro.
Il terreno che lui aveva dissodato e stava coltivando cominci a
diventare sterile. Egli aveva tutti i mezzi necessari per attrarre il mondo
occidentale. Il libro che aveva scritto aveva costituito una perfetta azione
strategica che lo aveva reso molto popolare, creando per lui un posto di
cruciale importanza nel campo del Kriya. Inoltre c'era anche la sua figura
di saggio indiano che colpiva le persone. C'erano centinaia di ricercatori
che erano entusiasti di lui, che erano pronti a sostenere la sua missione, che
l'avrebbero sempre trattato come una "divinit" e si sarebbero comportati in
maniera altrettanto rispettosa anche con eventuali suoi collaboratori o
successori.
vero che alcune persone si trovavano bene col suo Kriya, ma si
trattava di individui poco motivati che tendenzialmente mai si sarebbero

61
date da fare per organizzargli dei seminari. Per dirla franca, la fedelt di
vari studenti non gli bast ad evitare il peggiore esito. Il suo sforzo
ammirevole, tutte le meravigliose sottigliezze con cui aveva arricchito il
nostro Kriya, rendendo questa pratica molto pi bella, non fu sufficiente ad
impedirgli di incontrare il naufragio della sua missione almeno qui in
Europa. 8

Usando gli stessi volantini, solo cambiando foto e nome, molte di quelle
persone che si erano date da fare per organizzare i suoi seminari, invitarono
un altro insegnante dall'India perch sapevano che costui era favorevole a
spiegare il Kriya nella sua forma completa.
Va detto che coloro che avevano gi incontrato questo nuovo
insegnante in India si erano resi conto che la realizzazione spirituale di
questi era quasi inesistente. Questo invito era fatto forse pi per
disperazione che per convinzione. Ci vollero due anni affinch tale
insegnante riuscisse a superare i problemi del Visto e potesse venire in
Europa, ma quando arriv si trov praticamente tutti i discepoli di Swami
Hariharananda pronti ad accoglierlo come un messaggero mandato da Dio.

E questo insegnate infatti ci diede la tanto sospirata chiave per ottenere il


Kechari Mudra, il Navi Kriya e altro. Ma prima bene che io parli
dell'incontro pi infausto della mia vita. Entrai in contatto con una scuola
di Kriya che era molto lontana dagli insegnamenti di Lahiri Mahasaya.
Voglio solo scrivere due parole su questa scuola (che non voglio nemmeno
nominare) dove toccai il punto pi basso del mio cammino spirituale.

Secondo insegnante: Kriya inventato


Il Kriya Yoga che tale scuola insegnava era basato sugli insegnamenti di un
personaggio indiano che proclamava di essere discepolo diretto di Babaji.
Questa scuola presentava tre livelli di Kriya che si potevano ricevere nel
giro di tre anni purch si desse prova di un serio impegno. La prospettiva di
avere trovato una fonte da cui apprendere tutto sul Kriya, mi entusiasmava.

Il libro che serviva da introduzione a questa scuola non accennava alle


tecniche Talabya Kriya, Kechari Mudra, Navi Kriya, Omkar Pranayama,
Thokar.... La tecnica principale era chiamata Kriya Kundalini Pranayama.
Essa era abbinata a molti altri insegnamenti raggruppati sotto quattro
principali denominazioni: Hatha Yoga, Dhyana Yoga, Mantra Yoga e
Bhakti Yoga
Le prime istruzioni che ricevetti non mi delusero, tuttavia rimasi
perplesso. L'insegnante era ossessionato dal precetto di non trattenere mai
8
Invero qualcosa rimane ancora ma molto, molto poco rispetto a quanto avrebbe
potuto ottenere se fosse stato pi aperto a condividere le sue conoscenze.

62
il respiro, in tal modo veniva subito accantonata la tecnica dello Yoni
Mudra. Pur essendo essa fondamentale per Lahiri Mahasaya essa era
considerata pericolosa e quindi vietata. Per quanto riguarda il Kriya
Kundalini Pranayama, era indubbiamente una bella tecnica. La cosa pi
fastidiosa era che, una volta completato il numero prescritto di respiri, il
processo messo in moto venisse abbandonato bruscamente per la pratica
del cosiddetto Dhyana Kriya, una tecnica di meditazione che non
riguardava la spina dorsale, i Chakra ecc.

Prima di ricevere istruzioni da questa scuola, avevo mescolato quello che


avevo imparato dall'organizzazione di P.Y. con l'insegnamento di Swami
Hariharananda, e avevo concepito una routine molto dolce, la cui parte
finale (concentrazione sui Chakra), era una vera delizia. La nuova routine
invece non produsse che una notevole confusione e una grande nostalgia
per quanto avevo abbandonato.

Il nucleo centrale del Secondo Livello era l'iniziazione ai Mantra Indiani.


Questo tema mi era pi congeniale. Il giorno di iniziazione ad un Mantra
era preceduto da un giorno di silenzio; rapiti ascoltammo una splendida
lezione sull'utilit di praticare il Japa. C'erano altri insegnamenti che mi
lasciarono perplesso ma sopportavo ogni cosa in quanto ponevo tutta la
mia speranza nel terzo livello.

Il terzo livello finale fu una delusione atroce. Non c'erano i Kriya


superiori veri e propri ma tecniche di Yoga classico, appropriate per un
corso preparatorio al Kriya. Le sei tecniche di Samadhi, date come
conclusione di un corso snervante e noioso, erano: una variante della
tecnica Hong So, tre tecniche di visualizzazione abbastanza comuni, la
classica istruzione di consapevolezza continua durante il giorno e, infine,
una variante della tecnica Om che avevo un tempo appreso dalla mia prima
organizzazione di Kriya. Le varianti della tecnica Hong So, cos come della
tecnica Om, sembravano concepite da una mente pigra la cui sola
preoccupazione nell'adulterarle era di evitare l'accusa di avere copiato
dall'organizzazione di P.Y.. Chi le aveva modificate non si era preoccupato
che le tecniche risultanti avevano perso parte del loro potere. Per esempio,
nella prima tecnica il Mantra "Hong-So" fu sostituito da "Om-Babaji"
dimenticando che Hong-So un Mantra universale le cui sillabe sono state
scelte in modo specifico per il loro potere di calmare il respiro, col quale
hanno un collegamento vibrazionale. Le tre tecniche di visualizzazione
erano di una genere di quello che si trovano in ogni libro di concentrazione
o meditazione. Per molti di noi che avevamo l'esperienza di una vita con le
tecniche preliminari al Kriya offerte dalla organizzazione di P.Y., ricevere
di nuovo tali tecniche, in qualche modo camuffate e spacciate per tecniche

63
di Samadhi, fu veramente una doccia fredda.

Qualcuno di noi os chiedere l'opinione dell'insegnante sul Kriya di Lahiri


Mahasaya. Sulle prime, sembrava reticente e non pareva contento del
nostro interesse per l'argomento, poi prese coraggio e ci spieg il suo punto
di vista. Egli credeva che Lahiri Mahasaya non avesse praticato con totale
dedizione tutti gli insegnamenti ricevuti da Babaji, per questo ... mor.
Scioccati, comprendemmo che siccome Lahiri Mahasaya non aveva
ottenuto l'immortalit (come, secondo lui, dovrebbe accadere a chi si
dedica totalmente ad applicare il Kriya integralmente) il nostro insegnante
non gli attribuiva una grande considerazione.

Bene, non dir di pi. Occupiamoci d'altro.

Gruppi New Age


L'attitudine e lo stato d'animo sviluppato seguendo tale scuola mi guid ad
incontrare persone e gruppi dove il Kriya Yoga era inquinato da temi
"New-Age". Questo periodo mi ritorna in mente quando ascolto le
registrazioni di alcuni canti devozionali che acquistai allora. Mi
innamoravo di un bhajan indiano e lo canticchiavo tutto il santo giorno.
Per me aveva la consistenza del cibo, anzi, avevo proprio l'impressione di
nutrirmi di quella musica.
Incontrare diversi gruppi di persone interessati al Kriya Yoga fu
come incontrare una famiglia un po' pi vasta e variegata rispetto al mio
primo gruppo Kriya che seguiva strettamente gli insegnamenti di P.Y..

In questa fase della mia vita, oltre ai tre principali insegnanti descritti in
questo capitolo, ricevetti un paio di iniziazioni da parte di altri insegnanti
che avevano un ruolo meno importante un tempo erano stati il braccio
destro di qualche Guru famoso, poi si erano resi poi indipendenti. Noi che
li seguivamo eravamo curiosi di come insegnavano il Kriya pur sapendo
che dal punto di vista umano avevamo a che fare con individui mediocri,
talvolta immorali. Insegnavano il Kriya in modo superficiale, ma ci
avevano detto che erano stati autorizzati ad iniziare e questo ci accecava.
Solo per questa ragione li trattavamo con un atteggiamento deferente,
perdonando tutto, anche quando tradivano la nostra fiducia.
''Autorizzati''! Come suonava magica ed ipnotica questa parola per
noi che la avevamo ascoltata con riverenza cos tante volte nella scuola di
P.Y.. strano e doloroso riconoscere che era proprio il mito profondamente
radicato in noi, ricevuto dalla scuola di P.Y., che il Kriya dovesse essere
ricevuto solo da persona autorizzate a sostenere la peggiore delle nostre
illusioni.

64
Accettavamo la farsa delle iniziazioni come un inevitabile inconveniente
per riuscire ad ottenere le informazioni che cercavamo con tanta passione.
In linea di massima, dopo diversi rituali, la spiegazione era sempre rapida e
superficiale; spesso c'era anche una polemica spietatamente distruttiva nei
confronti delle informazioni ricevute da altre fonti.
Uscivamo da quelle iniziazioni cercando di auto convincerci di aver
trovato finalmente le chiavi segrete del Kriya originale, proponendoci di
abbandonare ogni altra pratica e dedicarci con gran seriet solamente alla
forma di Kriya appena ricevuta. Rifuggivamo dalla consapevolezza che la
nuova iniziazione aveva solo aggiunto qualcosa di insignificante rispetto a
quello che gi conoscevamo.

Per molti tra di noi, quelle iniziazioni erano come un vizio. Avevamo la
tendenza ad accumulare tecniche come per prepararci ad una carestia.
Tanto per fare un esempio, in quasi tutti questi seminari diniziazione un
impegno solenne di segretezza era la parola d'ordine per essere accettati.
Tutti devotamente facevano questa promessa ma, appena la riunione era
finita, non esitavamo a condividere al cellulare le informazioni ottenute
con i nostri amici, i quali, per ricambiare il favore, avrebbero preso parte ad
altre iniziazioni rivelandoci poi il contenuto.

Alcuni ''Guru'' erano geniali nell'arte della simulazione e in quella di


isolare i loro discepoli da tutti gli altri kriyaban. Ad uno di questi
insegnanti fu sottoposto non da me parte del materiale scritto
pubblicato dalla nostra organizzazione relativo ai Kriya superiori. Egli
sfogli quel materiale e fece finta di non riuscire a collegarlo con quanto
lui stesso praticava. Url che quanto stava leggendo non aveva nulla a che
fare con una smorfia di commiserazione sottoline "nulla" con il Kriya
Yoga di Lahiri Mahasaya. Per coloro che erano presenti a tale sceneggiata
non v'era altra soluzione che ricominciare tutto daccapo, dall'iniziazione al
Primo Kriya sotto la stretta guida di questo insegnante. Molti non
accettarono di stringere con lui un simile patto di discepolato e cos perse
Ipso Facto due terzi dei suoi studenti. Quelli invece che accettarono le sue
condizioni scomparvero dalla nostra compagnia come risucchiati da un
buco nero. Nei rari casi in cui riuscimmo a dare una sbirciatina a quello che
accadeva in quel gruppo, restammo scossi dalla adorazione che essi
attribuivano al loro maestro, quasi fosse Lahiri Mahasaya redivivo.

Terzo insegnante
Quando giunse il momento di incontrarlo, non ero nello stato danimo
ottimale. Da alcuni indizi, sapevo che stavo per fare i conti con un
approccio radicalmente nuovo. Temevo che questo potesse sconvolgere la
bella routine nella quale mi ero stabilito. La magica dimensione di Omkar,

65
nella quale il primo insegnante Swami Hariharananda mi aveva immerso
in un modo cos appassionato, non poteva essere messa da parte o
dimenticata. Non mi sognavo nemmeno di prendere altri principi come
fondamento del mio sentiero spirituale perci mi avvicinai al nuovo
insegnante bene deciso a rifiutarlo se lui, in qualche modo, sembrasse
portarmi lontano da tale realt.
Incontrai questo insegnante di Kriya in un centro Yoga. La sintesi del
suo discorso introduttivo era che il Kriya non significava gonfiare mente ed
Ego muovendosi verso unipotetica mente superiore, ma un viaggio oltre la
mente, in un territorio incontaminato.

Mi accorsi che il pensiero di Sri Krishnamurti era la fonte da cui questo


insegnante attingeva per illustrare i danni causati dalle storture della mente
umana.
Osservai in lui con indulgenza alcuni difetti di comportamento che
invece impressionarono negativamente altre persone. Per esempio rivel di
possedere un temperamento irascibile. Quando tra il pubblico c'era uno che
con gentilezza ma con fermezza chiedeva una spiegazione precisa,
sembrava uscire da uno stato ipnotico e, visibilmente incavolato, vomitava
addosso al malcapitato insulti per umiliarlo e chiudergli la bocca. Quando
invece si trattava di insegnare cose semplici e banali che le capivano anche
i bambini di asilo c'era una grande profusione di parole e i concetti
venivano ripetute fino alla nausea. Spesso aveva scatti di collera quando
credeva di percepire, al di sotto di domande legittime, una forma velata di
opposizione, unintenzione nascosta di contestarlo.
Concentrai tutta la mia attenzione sull'apprendere la sua forma di
Kriya e non mi curavo delle sue evidenti manchevolezze. Compresi che la
ragione del suo viaggio in occidente era ripristinare gli insegnamenti
originali: questo fu sufficiente a vincere il mio disagio iniziale.
Nel seguente seminario diniziazione la spiegazione delle tecniche
era ragionevolmente chiara anche se, in alcune parti, sintetica in modo
inusuale. Per esempio le istruzioni sul Kriya Pranayama formalmente
corrette potevano essere capite solamente da chi gi praticava da molto
tempo il Kriya Yoga. Realizzai comunque che la mia ricerca, finora caotica,
del Kriya originale aveva preso il verso giusto. Seguii questo insegnante
per sei anni. Qui sotto spiego il motivo per cui, in seguito, ruppi ogni
rapporto con lui.

Ritornato a casa dopo il seminario di iniziazione, ebbi delle esperienze


interiori che diedero il via ad un periodo assai positivo. Dopo tre mesi di
seria pratica raggiunsi il Kechari Mudra. Ci fu una difficolt iniziale assai
strana. Sperimentai infatti un senso di "intontimento" che dur alcuni
giorni; le mie facolt mentali sembravano offuscate. Quando tutto cess, il

66
mio Kriya prese il volo. Alcuni giorni ero cos felice che quando uscivo per
una passeggiata, se incontravo qualcuno e mi fermavo ad ascoltarlo, non
importa quello che dicesse, unimprovvisa gioia scoppiava nel mio petto,
saliva fino agli occhi, tanto che era difficile trattenere le lacrime.
Guardando le montagne lontane o altre parti del paesaggio, cercavo di
indirizzare verso di esse quello che sentivo, onde trasformare la gioia
paralizzante in un rapimento estetico; questo tratteneva la gioia che serrava
il mio essere e la nascondeva. Ispirato da questa nuova condizione,
paragonandola con quella dei mistici, mi resi conto di come fosse difficile
vivere, portare avanti i doveri quotidiani e mondani, senza essere
paralizzati da una sempre presente sensazione di ebbrezza.

Mi chiedo ancor oggi come mai la mia prima organizzazione di Kriya non
insegni una tecnica cos semplice come il Talabya Kriya, preferendo
sostenere infinite polemiche e speculazioni che si trascinano fino ai giorni
nostri, lacerando le coscienze.

Seguirono un paio di mesi caratterizzati da calma e introspezione: unico


evento degno di nota fu l'apparire del libro Puran Purush. Esso fu scritto
dall'emerito Maestro di Kriya Ashoke Kumar Chatterjee il quale si basato
sui diari di Lahiri Mahasaya e sull'assistenza personale di uno dei nipoti di
Lahiri Mahasaya, Satya Charan Lahiri (1902 - 1978) che possedeva
materialmente quei diari. Il libro usc in Bengali (poi in Francese e in
Inglese.) Esso contiene una selezione delle parti pi importanti dei diari di
Lahiri Mahasaya.

Sebbene tale testo non sembri rispettare alcun ordine logico nella
disposizione degli argomenti e contenga un numero infinito di ripetizioni e
frasi retoriche, esso ci aiuta a capire la personalit di Lahiri Mahasaya
con ci, il nucleo del Kriya pu essere intuito con la rapidit di una freccia.
Lessi questo libro in Estate portandolo con me in campagna; tante
volte, dopo averne letto una parte, guardavo le montagne distanti e ripetevo
dentro di me "finalmente, finalmente...!". Guardavo la fotografia di Lahiri
Mahasaya sulla copertina. Chiss in quale stato elevato si trovava quando
fu scattata tale foto! Osservai sulla sua fronte delle linee orizzontali, le
sopracciglia sollevate come nel Shambhavi Mudra, dove la consapevolezza
stabilita in cima alla testa; una leggera tensione del mento sembrava
rivelare che stava praticando il Kechari Mudra. Durante quei giorni la sua
figura, con quel lieve sorriso pieno di beatitudine, era un fulgido sole nel
mio cuore; era il simbolo della perfezione cui volevo arrivare.
Colpisce la sua capacit di comunicare concetti astratti quando
afferma che tutto il cammino del Kriya una grande avventura che
comincia col Prana dinamico e finisce col Prana statico. Uno sente un

67
palpito di delizia quando incontra delle frasi che hanno una luce in s:
"Kutastha Dio, esso il Brahma supremo.'' Notevole l'importanza che
viene data al Kriya Pranayama, al Thokar e allo Yoni Mudra.

Lahiri Mahasaya rifiut di essere adorato come un Dio. Spieg che il Guru
non pu essere considerato identico a Dio. Questo un fatto che alcuni tra i
Suoi seguaci sembrano aver dimenticato. Disse infatti: "Non mantengo una
barriera tra il vero Guru (il Divino) ed il discepolo". Aggiunse che voleva
essere considerato a guisa di "specchio". In altre parole, ciascun kriyaban
avrebbe dovuto guardare a Lui non come ad un ideale irraggiungibile, ma
come alla personificazione di tutta la saggezza e realizzazione spirituale
che, a suo tempo, la pratica del Kriya sarebbe riuscita a far emergere.
Quando il kriyaban realizza che il suo Guru la personificazione di quello
che risiede potenzialmente in lui, di quello che un giorno lui stesso
diventer, allora lo specchio pu essere "gettato via".
S, piaccia o non piaccia, dice proprio cos: gettato via. Le persone
che sono state istruite con i soliti dogmi sul rapporto Guru-discepolo non
possono capire appieno l'impatto di queste parole, se lo capissero
incontrerebbero una intima contraddizione. Per incontrare la verit, ci
vuole coraggio unito ad un approccio intelligente, discriminante che aiuti
ad abbandonare le proprie illusioni, specie quelle che sono gradevoli e
fanno comodo. Oltre al coraggio ci vuole anche un buon cervello che vinca
la tendenza alla suggestionabilit.

Ragioni del conflitto con questo terzo insegnante


Per spiegare i motivi della mia rottura definitiva dei rapporti con tale
maestro, necessario ritornare sulla fretta e superficialit con cui egli
spiegava le tecniche Kriya.
La conferenza introduttiva al Kriya (che veniva di solito tenuta il
giorno prima dell'iniziazione) e gran parte del tempo del seminario di
iniziazione era dedicato ad un puro discorso filosofico che non concerneva
la basi del Kriya Yoga ma era un riassunto dei punti fondamentali del
pensiero di Krishnamurti principalmente il tema della non-mente, che lui
impropriamente chiamava Swadhyaya. Non c'era una sola parola che si
potesse criticare, tutto quanto andava dicendo era corretto, ma molti
studenti, seduti in modo disagevole sul pavimento, con la schiena e i
ginocchi che cominciavano a far male, attendevano solamente la
spiegazione delle tecniche, sopportando a malapena quella colossale
scocciatura.
Le offerte tradizionali (egli richiedeva anche una noce di cocco, che
nei nostri luoghi era molto difficile da trovare, costringendo gli studenti a
cercarlo disperatamente di negozio in negozio) giacevano ammucchiate
disordinatamente davanti ad un altare fatiscente. Poich egli arrivava con

68
grande ritardo rispetto al tempo concordato, coloro che provenivano da
altre citt vedevano tutti i loro piani per il viaggio di ritorno andare in fumo
ed erano molto agitati.
Quando qualcuno aveva gi lasciato la stanza, giusto in tempo per
prendere l'ultimo treno, nonostante fosse tardi e le persone fossero stanche,
egli amava ancora indugiare su Yama e Niyama di Patanjali, prendendosi
tutto il tempo necessario per chiedere agli astanti di fare un voto solenne:
che da allora in avanti gli studenti maschi guardassero le donne (tranne la
propria moglie) come madri e, parimenti, le donne guardassero i maschi
(tranne il proprio marito) come padri. Il pubblico ascoltava le sue
farneticazioni con un sospiro di malcelato fastidio. 9

Come ho detto, la spiegazione delle tecniche base era affrettata e molto


carente. In un'occasione lo cronometrai e vidi che non aveva dedicato pi
di due minuti alla spiegazione della tecnica fondamentale del Pranayama!
Dava dimostrazione del Kriya Pranayama facendo un suono
esageratamente forte, vibrato. Sapeva che questo suono non era corretto ma
continuava ad utilizzarlo allo scopo di essere udito anche dalle persone
sedute nelle ultime file, risparmiandosi la fatica di muoversi vicino a loro,
come di solito fanno gli insegnanti di Kriya. Purtroppo non si prendeva la
pena di chiarire che il suono doveva essere pulito e non vibrato. So che
molte persone, pensando che esso fosse il "segreto" che lui ci aveva portato
dall'India, tentarono, per mesi, di produrre lo stesso rumore. Continu cos
per anni, nonostante le gentili rimostranze dei suoi intimi collaboratori.

Oramai avevo accettato di tutto e non mi sarei mai sognato di protestare.


Senonch un giorno ricevetti la visita della coppia che organizzava i tour
del maestro in Germania. Avevo conosciuto quegli amici durante i seminari
del mio primo insegnante Swami Hariharananda. Parlando, sottolinearono
la necessit di fare una proposta al nostro insegnante. Si trattava di
organizzare, al termine dei suoi futuri seminari di iniziazione al Kriya, una

9
Naturalmente rispetto Yama-Niyama (le cose che giusto fare come anche quelle
che giusto evitare) ma, a mio avviso, chiedere alle persone che sono ansiose di
imparare le tecniche del Kriya Yoga di far voto di rispettarle solo una farsa e una
perdita di tempo. La richiesta del mio insegnante era in particolare impossibile, un
impegno che nessuno mai avrebbe rispettato. Perch non affidarsi al potere
trasformante del Kriya? Perch pensare che senza giuramenti la vita del kriyaban
sarebbe dissoluta? La necessit di accettare dei precisi schemi di comportamento,
qualcosa che appare spontaneamente dopo aver gustato il miele dell'esperienza
spirituale. Forse all'inizio la cosa migliore non stracciarsi le vesti a causa di un
comportamento problematico dello studente. Per dirla in modo semplice, si visto
che delle persone che conducono una vita moralmente discutibile hanno avuto
successo con il Kriya arrivando spontaneamente alla cosiddetta vita virtuosa, mentre
molti "benpensanti" hanno fallito.

69
pratica di gruppo guidata. Essa sarebbe servita come ripasso sia per i nuovi
iniziati che per coloro che stavano gi praticando. Mi occupai di far
arrivare al maestro tale richiesta tramite un amico che andava in India. Gli
diedi una lettera da consegnargli di persona, con i miei saluti e un caldo
abbraccio.

Passarono vari mesi. La reazione del maestro fu inspiegabile. Egli


interpret la mia lettera come una forma di critica ai suoi metodi. Come
risposta, mi elimin dall'elenco di coloro che organizzavano i suoi seminari
in Europa. La sua decisione fu trasmessa al coordinatore italiano che non si
degn di informarmi. Probabilmente la mia avventura con questinsegnante
sarebbe finita l, se non mi fossi recato a dargli il benvenuto al suo arrivo in
Europa. Ci abbracciammo come se nulla fosse accaduto. Probabilmente
interpret la mia presenza come una mossa di pentimento. Alcune ore
dopo, mentre si riposava, il suo collaboratore, con un lieve, indecifrabile,
cenno di imbarazzo, mi spieg cosa fosse avvenuto dietro le quinte. Rimasi
sgomento e disorientato. Il primo impulso fu di abbandonare tutto e
chiudere ogni rapporto con tale insegnante.
Per non disturbare la pace di tutte le persone che mi erano amiche e
mi avevano seguito in questa avventura, decisi di fare finta che nulla fosse
accaduto, di continuare a collaborare con lui e di lasciar perdere
l'argomento trattato nella lettera.
Se me ne fossi andato avrei disturbato l'iniziazione ai Kriya
superiori che era in programma per il giorno seguente. Quello era un bel
momento in cui il Kriya di Lahiri Mahasaya rivelava (a chi aveva la
sensibilit per percepirlo) tutta la sua recondita bellezza. Il mio ruolo era di
fare da traduttore. Sapevo espletare bene tale funzione riferendo ogni
minimo dettaglio mentre chi mi avrebbe sostituito in tale compito si basava
su quanto aveva gi sentito in passato e, come d'abitudine, avrebbe
trascurato di tradurre l' 80 % del discorso.
Durante l'iniziazione, egli mostr il Thokar in un modo visibilmente
diverso dall'anno precedente. Quando uno tra i presenti chiese chiarimenti
sul cambiamento, egli sostenne di non aver cambiato nulla, aggiungendo
che sicuramente nell'anno precedente c'era stato un problema di traduzione.
La sua bugia era palese. Quel kriyaban si ricordava bene i movimenti della
testa che aveva visto precedentemente.
Considerando altri cambiamenti, avevo l'impressione di essere il
collaboratore di un archeologo che intenzionalmente altera alcuni reperti
per presentarli al pubblico allinterno del suo abituale quadro di riferimento
teorico.
Mesi dopo, durante un altro tour, quando eravamo soli e lui stava
cercando qualcosa in una stanza, trovai il coraggio di fare accenno ad una
questione tecnica che contrapponeva una scuola di Kriya contro unaltra. Si

70
volse improvvisamente verso di me con gli occhi iniettati di un tale odio
che sembrava sul punto di ammazzarmi; mi url che la mia pratica non era
affare suo. Questo, in base a quanto ricordo, fu lunico "discorso" tecnico
che ebbi con lui nel giro dei miei sei anni in cui lo seguii.

Da quel momento in avanti tutto cambi. Deliberatamente cominciai a


controllarmi e mi proposi di dargli sempre ragione. Agii cos bene che un
giorno mi chiese di insegnare il Kriya a quelle persone che si dimostravano
interessate e che non potevano incontrarlo durante i suoi tour. Ero felice di
questa opportunit perch sognavo di poter finalmente spiegare il Kriya in
un forma completa ed esaustiva. Volevo che nessuno dei miei studenti
provasse mai il dolore di vedere una domanda legittima rimanere senza
risposta.

Pass circa un anno, quando realizzai di star facendo un lavoro inutile.


Concedevo l'iniziazione al Kriya rispettando il protocollo fisso che il
maestro mi aveva intimato di seguire. Dopo avere presentato il tema della
non-mente, passavo alla spiegazione delle tecniche di base. Prendevo
congedo da quegli studenti, consigliando una routine minima, ben sapendo
che avrebbero praticato al massimo per una decina di giorni, poi la maggior
parte avrebbe abbandonato tutto per inseguire altri interessi esoterici. Di
solito, uno o due tra i pi tenaci studenti si sarebbero inventati delle
domande e mi avrebbero telefonato se non altro per avere l'illusione di
portare avanti, a distanza, un rapporto con una persona reale.
Quando il maestro giungeva nel nostro paese io invitavo tutti i nuovi
iniziati ai seminari dove il mio insegnante sarebbe stato presente.
Sfortunatamente, molti non "sopravvivevano" a tale incontro. Abituati da
me a porre qualsiasi domanda e a ricevere sempre delle risposte precise,
tentarono di fare lo stesso con il maestro. Osservando nel mio insegnante la
totale mancanza di umana comprensione mentre li maltrattava, entravano
in una crisi profonda.

Tante cose non andavano per niente bene. Sentivo che questuomo, cui
cercavo di soddisfare ogni pur piccolo capriccio come se stessi compiendo
un atto sacro, non amava il Kriya. Se ne serviva, invece, soltanto per
condurre qui in occidente un vita molto pi bella rispetto alla sua vita
grama in India come spesso egli mi aveva descritto.
Pass un altro anno. Come risposta alla richiesta di alcuni amici
allestero, andai nel loro gruppo ad insegnare il Kriya Yoga. In quel gruppo
incontrai uno studente molto serio che conosceva bene i modi del mio
insegnante e che partecipava al seminario di iniziazione solo come
occasione di ripasso. Mi pose delle domande molto pertinenti e trov
sempre precise risposte. Il problema fu proprio quello: "Da chi hai appreso

71
tutti questi particolari?" mi chiese. Egli sapeva bene che il mio insegnante
era un disastro totale da un punto di vista didattico. Percepiva che avevo
appreso molti dettagli da altre fonti. Come potevo allora dare liniziazione
al Kriya usando una conoscenza che non proveniva dal mio insegnante?
Poteva comprendere il mio imbarazzo ed era perplesso che, proprio per il
fatto che questi mi aveva autorizzato ad insegnare il Kriya, non avessi mai
avuto loccasione di parlargli apertamente di dettagli tecnici! Era per me
doveroso, risolvere la questione il pi presto possibile.
Conoscendo il temperamento irascibile del mio insegnante, esitai
molto, ma non c'era alternativa. Tramite un amico gli spedii un fax dove
menzionavo il problema in oggetto e lo pregavo di predisporre il suo tempo
in modo che ne potessimo discutere dopo il suo arrivo nel mio gruppo
durante il suo prossimo giro. Lui si trovava in Australia ma al massimo
entro una settimana avrei avuto la risposta. Il mio inconscio era pronto al
cataclisma, anticipando un evento che intuitivamente sapevo sarebbe
avvenuto. La situazione pi probabile era che egli si sarebbe molto
arrabbiato e avrebbe dato in escandescenze. Se lintera situazione mi fosse
sfuggita di mano e, come risultato della nostra rottura, non fosse venuto pi
nel nostro gruppo, coloro che gli volevano bene avrebbero sofferto. Pochi
avrebbero potuto comprendere le ragioni del mio agire. Sarei stato colui
che aveva disturbato una situazione non perfetta ma comunque
confortevole. Lui piaceva infatti ai miei amici; il fatto che ogni anno
visitasse il nostro gruppo era molto stimolante e infatti si preparavano a
quelle occasioni con una pratica intensa del Kriya.
Una risposta alquanto severa arriv pochi giorni dopo. In tono
sprezzante egli non si indirizz direttamente a me ma finse di rispondere
alla persona che materialmente gli aveva spedito il fax. Scrisse che il mio
eccessivo attaccamento alle tecniche non mi avrebbe mai permesso di
uscire fuori dai recinti della mia mente ero come San Tommaso, troppo
desideroso di toccare con mano e verificare la bont dei suoi insegnamenti.
Aggiunse che avrebbe soddisfatto la mia richiesta ma solo per gratificare il
mio ego.
Leggendo il termine "gratificazione" vidi che non aveva capito nulla.
Avremmo dovuto parlarci, parlarci tanto tempo prima! Mi chiesi perch
non mi avesse mai lasciato esprimermi. Non volevo contestarlo, non
volevo distruggerlo; gli avevo scritto solo per stabilire una volta per
sempre cosa avrei dovuto dire e cosa non dire ai kriyaban durante
l'iniziazione. Perch mi era sempre sfuggito?
Decisi di comportarmi limpidamente come se non avessi afferrato il
suo tono. Volevo proprio vedere cosa avrebbe fatto. Non chiesi scusa e
nemmeno risposi in tono risentito. Scrissi che io insegnavo il Kriya per
conto suo e che perci una discussione su certi dettagli del Kriya era
necessaria. Aggiunsi che a tale evento avrebbero potuto prendere parte

72
anche le altre tre persone in Europa similmente autorizzate da lui a
impartire l'iniziazione al Kriya Yoga. Gli feci dunque capire che non
avrebbe sprecato il suo tempo e fiato solo per me. Non ebbi, n allora n
mai pi, alcuna risposta. Settimane dopo mi fecero notare che sul suo sito
Internet, il piano della sua visita in Italia era stato cambiato e il nome del
mio paese non figurava pi. La mia seconda lettera aveva compiuto la
rottura definitiva. Lincubo era finito!
Mi presi una giornata di vacanza e feci una lunga passeggiata;
camminai molto, nervosamente, immaginando un ipotetico discorrere con
lui. A un certo punto mi ritrovai a piangere di gioia. Era troppo bello ero
libero. Ero stato troppi anni con questo individuo, ed ora era veramente
finita!

La domanda che mi sarei posto per anni era come mai lo avevo seguito
tanto a lungo. Di sicuro non avevo sacrificato la mia dignit solo per
ricevere informazioni sul Kriya! In effetti, tutte le sue tecniche mi erano
state anticipate da un amico che era discepolo di uno dei discepoli di suo
padre. La ragione del mio comportamento conflittuale era il vivo interesse
da parte mia per la diffusione del Kriya qui in Europa. Apprezzavo il fatto
che lui viaggiava tantissimo attraverso gli USA e qui in Europa per
diffondere il suo Kriya senza chiedere un centesimo per le sue Iniziazioni
(eccetto un'offerta libera e una equa condivisione delle spese per affittare la
stanza dei seminari.) Da parte mia, la volont di cooperare con lui fu
sempre costante. Fronteggiai tutte le spese necessarie per allestire
permanentemente una stanza nella mia casa, dove i seminari di iniziazione
al Kriya potessero essere tenuti durante le sue visite.
Quando vidi che lui continuava a insegnare nel suo modo affrettato e
superficiale, approfittando di noi come se fossimo totalmente cretini, il mio
inconscio cominci a ribellarsi. Ancora vivo nella mia memoria un sogno
nel quale nuotavo nel letame. Devo ammettere che dietro la mia maschera
di finta delizia, si nascondeva unagonia di aridit. C'erano momenti in cui,
pensando ai miei semplici inizi con lo Yoga, il mio cuore distillava una
nostalgia indefinita per tale periodo che non aspettava altro che coerenza e
integrit da parte mia per sorgere di nuovo e fiorire senza impedimenti.
Quando ricevetti la sua risposta rude e del tutto fuori luogo alla mia
legittima richiesta, mi resi conto che ora era in gioco la mia verit interiore
e dissi a me stesso Ora o mai pi!

73
CAPITOLO 5
UNA DECISIONE NATA DALLA DISPERAZIONE

Durante i sei anni col mio ultimo insegnante, mi dedicai principalmente a


praticare le cosiddette ''Routine incrementali.'' Utilizzai una sola tecnica
alla volta, aumentando gradualmente il numero delle ripetizioni fino a
raggiungere un elevato numero di esse. [Chiarir ulteriormente questo
concetto portando degli esempi nel Capitolo 8] Tali pratiche aiutano a
frantumare molti condizionamenti e blocchi interni. Esse contribuirono a
darmi il coraggio di troncare con l'ultimo insegnante e prendere la
decisione di scrivere questo libro.
Sviluppai la tendenza a toccare la verit non inquinata di una
situazione. Non riuscivo a tollerare la pi lieve deformazione della verit. Il
mio pensare divenne compatto, di una solidit che le suggestioni da parte di
altre persone non riuscivano a intaccare. Annullai ogni maschera
diplomatica e provocai la rottura con quell'insegnante. Ci cre sconcerto
tra i miei amici kriyaban che si erano spontaneamente affezionati a lui. Col
tempo compresero le mie ragioni profonde e mi furono solidali. Come un
effetto domino, altri coordinatori in Europa, che mal tolleravano i suoi
modi, colsero loccasione per tagliare i legami con lui. Non ne potevano
pi della pesantezza dei suoi discorsi filosofici seguiti da povere
spiegazioni tecniche, che non soddisfacevano il loro desiderio di una buona
comprensione del Kriya.

I mesi seguenti furono vissuti in modo tranquillo e rilassato; tutto era


completamente diverso dall'irrequietezza degli anni precedentemente
descritti. Avendo "mandato al diavolo" quello squallido individuo, una
situazione snervante aveva trovato la parola fine. Non dovevo pi andare di
qua e di l per organizzargli i seminari sul Kriya; ero stato sollevato dalla
necessit di indossare una maschera di ipocrisia rispondendo a quanti mi
telefonavano per chiedere informazioni su di lui.
C'erano tutte le ragioni per celebrare, ma mi opprimeva il senso di
tutto il tempo buttato via, di tutte le cose sciocche che erano state portate
avanti senza pensare. Non avevo la pi pallida idea di quale sarebbe stato il
destino dei gruppi Kriya formati di recente fino ad allora visitati
regolarmente dal nostro insegnante di Kriya. In questa atmosfera di
incertezza poche cose degne di nota avvennero.

Un amico si ferm per alcuni giorni presso un Ashram in India dove sapeva
che si poteva ricevere il Kriya Yoga. Il monaco che guidava questo Ashram

74
non era presente, per l'amico ricevette l'iniziazione al Kriya da un suo
discepolo. Acquist un grosso volume dove c'era la descrizione sintetica
delle tecniche. Di ritorno dall'India l'amico, visibilmente soddisfatto, mi
mostr questo libro. Le tecniche non erano molto diverse da quelle che
conoscevo per c'erano tanti altri dettagli in pi. Non c'era nulla, in ogni
caso, che andasse a chiarire i miei dubbi, non un cenno a come ottenere il
Kechari Mudra, nulla sul Thokar. Ricordo invece una tecnica molto
complicata basata sulla visualizzazione dei Chakra come sono descritti nei
testi tantrici. Ogni tecnica era preceduta da un'introduzione teorica con
citazioni da libri antichi e accompagnata da un'illustrazione che eliminava
ogni possibile dubbio. Alla fine del libro veniva data una routine graduale
molto precisa. C'era naturalmente laffermazione che tutte queste tecniche
costituivano il Kriya come spiegato da Babaji, il mitico Guru di Lahiri
Mahasaya.
Siccome il materiale era molto interessante, mi sarebbe tanto
piaciuto illudermi che la mia ricerca fosse finalmente conclusa e che quegli
appunti contenessero quanto cercavo! Bastava solo credere che Babaji, per
creare il Kriya Yoga, non avesse fatto nient'altro che fare una sintesi delle
numerose pratiche spirituali del Tantrismo. Ci voleva inoltre laudacia di
pensare che il Thokar potesse essere considerato nullaltro che una banale
variante del Jalandhara Bandha! E se non c'erano le istruzioni per il
Kechari Mudra, pazienza, ci voleva dire . che tale Mudra non era
importante! Con un po di buona volont e applicazione sarei riuscito a far
quadrare il cerchio! Il caso volle che ascoltassi la registrazione di una
conferenza dell'autore Swami S. S.. Raccontava di aver trovato tali
tecniche in alcuni testi tantrici e di averne fatto una selezione accurata per
formare un sistema coerente di Kriya! Come poteva spiegarsi allora
l'affermazione secondo la quale quegli insegnamenti provenivano da
Babaji? Semplice come molti altri insegnanti indiani, erano stati i suoi
discepoli, non lui, a redigere quel materiale; questi ebbero la bella pensata
di renderlo pi interessante accennando alla derivazione dal mitico Babaji.
L'insegnante, sempre rispecchiando un tipico costume indiano, non aveva
mai controllato quegli appunti e rimase, infatti, sconcertato quando seppe
di quellaggiunta. Difese per l'operato dei suoi discepoli affermando che,
in fondo "Il Kriya di Babaji aveva origini tantriche".

Alcuni nostri amici, di ritorno dallIndia, mostravano l'emozione di avere


conosciuto una terra straordinaria. Ma, alla fine dei loro racconti, emergeva
la delusione per tutto quanto non erano riusciti a imparare. Capit spesso
che qualcuno avesse incontrato un millantatore il quale li aveva assicurati
di conoscere il Kriya Yoga originale e di poter dare loro l'iniziazione a patto
che mantenessero la pi totale segretezza sul fatto, senza stabilire alcun
contatto con altri ricercatori. In tal modo il millantatore si sentiva sicuro

75
che per molto tempo i suoi iniziati non si sarebbero resi conto che in realt
quello che avevano ricevuto non aveva nulla a che fare con il Kriya. Mi
accorsi di ci solo quando riuscii a vincere la loro esitazione, e li convinsi a
darmi in via confidenziale una descrizione sommaria di quella tecnica.
Esso era null'altro che la semplice ripetizione di un Mantra! La cosa
che pi mi dispiaceva non era tanto la sostanziosa offerta che questi amici
avevano fatto a quegli arroganti chiacchieroni (la Gurudakshina
[donazione] che essi ricevettero era per loro un bel bottino alle spese dei
miei amici) ma il fatto che cos, pur viaggiando in varie parti dell'India si
erano privati della possibilit di apprendere il Kriya da altre fonti, in altri
posti.

Un fatto di natura diversa accadde ad un amico il quale incontr Banamali


Lahiri, un nipote diretto del maestro, un uomo di grande istruzione
accademica e anche di profonda conoscenza del Kriya. Tale amico
purtroppo non riusc a imparare alcunch da tale maestro, anzi ritorn da
me molto confuso. Rimasi allibito quando mi annunci qualcosa di
veramente singolare. Mi disse che a Benares, e probabilmente ovunque in
India, il Kriya non si praticava pi. Mantenni abbastanza controllo da non
interromperlo o contestarlo. Poi ponendogli delle domande apparentemente
marginali, cercai di capire quello che era accaduto.
Il mio amico, come era solito fare, aveva aperto la conversazione
introducendo argomenti futili come domande sulle abitudini indiane,
l'indirizzo di un Ashram dove voleva recarsi, poi, verso la fine
dell'intervista quasi ricordando improvvisamente di trovarsi nella casa di
Lahiri Mahasaya aveva chiesto se per caso qualcuno dei discendenti di
Lahiri Mahasaya praticasse ancora il Kriya. Il suo modo di atteggiarsi deve
aver raggelato lillustre ascoltatore perch la risposta, che nascondeva un
amaro sarcasmo, fu negativa; in altre parole: "certo che no, qui nessuno lo
pratica pi. In India non si pratica pi. Sei rimasto solo tu a praticarlo!"

Finito il suo racconto l'amico mi guardava con occhi stupiti. Non so ancora
se sperava di convincermi o se, pi che altro, era immerso nella sua
amarezza e frustrazione. Non dissi nulla. Credo che non si rendesse conto
di quanto stupidamente si era comportato con quella nobile persona. La
batosta gli arriv un mese dopo, quando venne a sapere che un suo
concittadino aveva ricevuto l'iniziazione al Kriya proprio da quella stessa
persona da lui intervistata a Benares. Fu molto contrariato, offeso dalla
notizia e fece il progetto di ritornare in India e protestare presso quel nobile
e austero personaggio. Purtroppo non ci ritorn pi, perch una grave
malattia ci port via questamico. Nonostante la diversit abissale del
nostro carattere, gli sar sempre grato per tutto quello che del sentiero
Yoga volle condividere con me.

76
Infine avvenne un evento che caus un tumulto nel profondo del mio
animo. Venni a sapere che c'era la possibilit di invitare un nuovo maestro
di Kriya Yoga in Europa. Poich si trattava di una persona stimata, ero
abbastanza incline a collaborare con tale progetto impegnandomi a
sostenere parte delle spese per il suo viaggio.
Un caro amico and in India per incontrarlo e parlargli
personalmente. Dopo un mese circa, ritornato in patria, mi telefon. Alcune
ore dopo, eravamo seduti nella mia stanza. Aveva avuto un'intervista
privata con il nuovo insegnante e aveva buone notizie. Ero tutt'orecchi.
Lui era entusiasta. Avevano parlato della deplorevole situazione della
diffusione del Kriya qui in occidente; l'insegnante si era dimostrato
addolorato e disse di essere disposto ad aiutarci. Alla fine di quell'incontro,
lamico si era fatto controllare il Kriya Pranayama proprio da
quell'esperto.
Con mia sorpresa questo amico mi chiese di praticare il Kriya
Pranayama davanti a lui, e poi afferm che riscontrava un errore nella mia
pratica. Gli chiesi di cosa si trattasse e la sua risposta mi gel: disse che
non poteva dirlo perch aveva promesso solennemente allinsegnante di
non rivelare nulla. 10

Precis che, in riferimento al nostro gruppo, aveva chiesto allinsegnante il


permesso di correggere eventuali errori nella nostra pratica ma la risposta
era stata negativa anzi il maestro aveva preteso un vero e proprio
giuramento di non rivelare nulla. Questinsegnante che aveva manifestato
lintenzione di aiutarci aveva forse paura che, una volta chiarito lerrore,
non lo avremmo pi invitato da noi, o non ci saremmo pi recati da lui?
Era veramente cos meschino e scortese? Non pretendevo certo che il mio
amico mi raccontasse per filo e per segno tutte le cose che si erano dette lui
e linsegnante. Non potevo e non volevo entrare nellintimit di
quellesperienza, ma come poteva lasciarci portare avanti quello che lui
riteneva un errore?
Il fatto che mi sconvolgeva era vedere un amico col quale avevo
condiviso ogni cosa del percorso spirituale, che mi aveva accompagnato in
tutte le vicissitudini relative ai miei precedenti insegnanti e sofferto sulla
sua pelle per gli stessi motivi, soddisfatto quasi nell'aver constatato il mio
errore. Era come se ci giustificasse il suo viaggio in India, i soldi e il
tempo che ci aveva speso. Non mi misi a litigare, ma reagii molto male. Mi
alzai e me ne andai lasciando l'amico solo.
10
Ripensando allepisodio compresi qual era questo particolare errato: non avevo fatto
un respiro visibilmente addominale. Son sicuro di questo perch era lunica cosa che
il mio amico fu capace di vedere non parlammo dei dettagli interiori della pratica.

77
Alcuni giorni dopo, contattato dalla segretaria di tale maestro, rimasi
disgustato da come lei trattava il lato finanziario del viaggio. Declinai
l'offerta. In realt non me la sentivo di intraprendere daccapo un enorme
lavoro di organizzazione. In quanto ad andare io da lui non ci pensavo
nemmeno. Ero certo che la prima cosa che mi avrebbe richiesto sarebbe
stato il classico giuramento di non dire nulla. Ritornato dai miei amici, cosa
avrei dovuto dire loro? ''Cari amici, non posso dirvi nulla, anche voi dovete
andare in India.'' Eravamo arrivati a questa situazione assurda: se gli amici
del mio gruppo avessero voluto ricevere una briciola in pi di informazione
sul Kriya, dovevano essere posti su un aereo e spediti in India. Altrimenti
sarebbero vissuti senza questa informazione.
Se le cose fossero andate cos, ciascun anno, una serie innumerabile
di voli charter avrebbero dovuto trasportare coloro che erano interessati al
Kriya non importa se vecchi o malati ad una distante citt indiana,
come un pellegrinaggio a Lourdes o Fatima! Questa farsa non era neanche
degna di essere presa in considerazione. Qui percepii la morsa della
disperazione.

Sogno di scrivere un libro che spieghi il Kriya


Era Inverno. Un giorno feci una gita presso le montagne vicine con un paio
di amici per sciare. Tutto and splendidamente. Durante una pausa nel
pomeriggio, riuscii a rimanere solo. Mi fermai a guardare le montagne
lontane che delimitavano, in tutte le direzioni, l'orizzonte. In meno di
mezz'ora il sole le avrebbe dipinte di rosa di pi quelle ad oriente, di un
rosa che sfumava nel blu quelle ad occidente. Immaginai che lIndia fosse
l dietro, che lHimalaya fosse il prolungamento di quelle montagne. Il mio
pensiero and a tutti gli appassionati di Kriya che, come me, trovavano
degli ostacoli insuperabili nella comprensione della loro amata disciplina.
Tutti quegli ostacoli sembravano un'assurdit che vestiva i panni di un
incubo provai una infinita ribellione.

Visualizzai un libro sul Kriya dove ogni tecnica fosse spiegata nei dettagli.
Tante volte mi ero chiesto cosa sarebbe successo se Lahiri Mahasaya o uno
dei suoi discepoli lo avesse scritto! La mia immaginazione mi port
persino a farmi un'idea del colore della copertina. Immaginai di sfogliare le
sue scarse pagine sobrie, ma ricche di contenuto. Se questo libro fosse
esistito, avremmo avuto un affidabile manuale di Kriya che avrebbe
limitato le tante piccole o grandi varianti inventate da diversi maestri. Forse
alcuni commentatori avrebbero tentato di "forzarne" il significato per
adattarlo alle loro teorie. Anzi, sono certo che qualche pseudo-guru
avrebbe suggerito che le tecniche incluse erano intese per i principianti, che
cerano tecniche pi "evolute", che solamente le persone "autorizzate"

78
potevano comunicare a discepoli qualificati. Alcuni avrebbero abboccato,
preso contatto con l'autore, pagato cifre enormi per ricevere tecniche che
questi aveva messo insieme o usando la fantasia o copiandole da qualche
libro esoterico...
Queste son cose che accadono, questa la natura umana. Comunque,
i veri ricercatori sarebbero sicuramente stati capaci di riconoscere la forza,
l'intrinseca evidenza autosufficiente del testo originale. 11
un peccato che nessuno abbia scritto quel libro! Per la prima volta
osai lasciare che i miei pensieri si soffermassero liberi su cosa sarebbe
successo se avessi io scritto tale libro. Era difficile, pur tuttavia possibile,

sintetizzare la totalit di quello che conoscevo sul Kriya in un libro


armonizzando teoria e tecniche in una visione pulita, razionale. Di sicuro
lintenzione non era quella di celebrare me stesso o porre le fondamenta di
una nuova scuola di Kriya. Se avessi accennato alle mie esperienze, questo
sarebbe stato solamente per essere pi chiaro nelle spiegazioni tecniche.
Non pi retoriche affermazioni di legittimazione, non pi frasi enigmatiche
per far intuire qualche particolare tecnico, creando per pi dubbi di prima!
Che bello era sognare un libro che provasse la sua validit riproducendo il
pensiero di Lahiri Mahasaya nel modo pi semplice e logico, in un insieme
completo e armonioso di tecniche!

Un libro dedicato al Kriya Yoga,senza pretese, ma chiaro, simile al libro di


Theos Bernard Hatha Yoga resoconto di unesperienza personale [1943]
sarebbe stato una vera benedizione per studenti e ricercatori. 12 Esso non
poteva costituire una minaccia all'attivit di alcun onesto insegnante di
Kriya. Buoni insegnanti sono e saranno sempre richiesti, in qualsiasi
campo, quando si tratta di trasmettere una particolare abilit. Ma come
rassicurarli senza collidere con i condizionamenti radicati nella loro stessa
"chimica cerebrale"? Di certo, alcuni insegnanti di Kriya quelli che
11
Un simile testo svolgerebbe anche una importante funzione: poter ritrovare in esso
quanto spiegato al momento dell'iniziazione. C' infatti una particolare frenesia che
accompagna una iniziazione tradizionale al Kriya, ove tutta l'istruzione pratica data
in fretta, in una sola lezione! Alcuni giorni dopo quasi tutti i dettagli sono
dimenticati e la persona entra in crisi. L'insegnante non pi presente e gli altri
amici kriyaban rifiutano i loro doveri fraterni affermando di non essere autorizzati a
dare consigli.

12
Questo straordinario manuale riesce pi che altri a chiarificare gli insegnamenti
contenuti nei tre testi fondamentali del tantrismo: Hatha Yoga Pradipika, Gheranda
Samhita e Shiva Samhita. Nonostante gli anni trascorsi dalla sua pubblicazione ed i
numerosi testi di Hatha Yoga apparsi recentemente, tale libro rimane ancora uno dei
migliori. Delle tecniche polverose divennero attuali pi che mai, fattibili, chiare
davanti agli occhi dell'intuizione. Ecco perch pensai che un lavoro analogo sul
Kriya sarebbe stato per molti studenti e ricercatori una vera "manna dal cielo".

79
vivono per mezzo delle donazioni ricevute durante le iniziazioni e, grazie
al vincolo della segretezza, esercitano il loro potere sulle persone
avrebbero considerato il libro una minaccia al loro lavoro. Forse quello che
sembrava virtualmente eterno per alcuni (vivere come dei pasci,
circondati da persone pronte a soddisfare tutti i loro capricci nella speranza
di ricevere le briciole di ipotetici "segreti") avrebbe potuto cambiare, e lo
avrebbero temuto come la peggior peste. Essi avrebbero tentato di
distruggerne laffidabilit con una censura impietosa. Gi sentivo i loro
commenti sprezzanti mentre lo sfogliavano velocemente: "Contiene solo
fantasie che nulla hanno a che vedere con l'insegnamento di Babaji e Lahiri
Mahasaya. Diffonde un insegnamento falso!" Altre persone avrebbero
potuto non gradire il libro, o sconcertati dalla sobriet di una esposizione
priva di fronzoli, che non incontra le loro aspettative, o perch non
riescono a ricevere ''buone vibrazioni'' da esso.
Coloro invece che amano il Kriya pi dei capricci della loro
sensibilit avrebbero provato un immenso sollievo a imbattersi in un libro
simile. Io gi vivevo nella loro felicit. Grazie a loro, il libro avrebbe
continuato a circolare, e chiss quante volte sarebbe ritornato davanti agli
occhi di quegli insegnanti che ne aveva decretato la condanna. Talvolta
questi avrebbero dovuto far finta di non accorgersi che, durante i loro
seminari, alcuni se lo stavano passando, sfogliandolo, perdendo con ci
parte della conferenza
Immergendo lo sguardo nel blu del cielo sopra le cime dorate dei
monti, vidi quella strana situazione come fortemente reale. Ciascuna parte
di questo sogno si svilupp nello spazio di alcuni secondi, invase la mia
coscienza come un torrente in piena, come se ogni parte di esso fosse gi
stata provata ed inscenata infinite volte.

Lotta per eliminare inutili condizionamenti


Ma come avrei potuto trovare il coraggio di violare il dogma della
segretezza, sfidando rudemente la sacralit del rapporto Guru-discepolo
quale unico modo per essere iniziato al Kriya? Certo, tante volte avevo
pensato: "Tale regola la causa di disastrosi effetti, di strazianti conflitti e
sofferenze; dicono che sia una regola sacra, ma non pu esserlo: umana,
frutto di meschini calcoli". Non avevo dubbi che la segretezza nel campo
delle procedure del Kriya fosse un dogma cieco, insensibile alla sofferenza
di molti ricercatori. Mi ricordai di quanto accadde tante, tante volte quando
alcuni miei amici che non comprendevano l'Inglese, mi chiesero di ricevere
l'iniziazione ai Kriya superiori (tale istruzione veniva data solo in forma
scritta a coloro che avevano completato lo studio del corso completo di
lezioni che esistevano solo in Inglese, Tedesco e Spagnolo); la risposta era
sempre un no irremovibile. Avevo sempre percepito questo come una
crudele forma di discriminazione.

80
Mi ricordai che, in un paio di casi, la rigida ingiunzione era stata ignorata
dal buon senso. Un paio di persone che erano altrimenti fedeli
all'organizzazione avevano, in condizioni eccezionali, infranto questa
regola. Un kriyaban spieg la dinamica del Kriya Pranayama a sua madre
invalida ma desiderosa e in grado di praticare. In un altro caso che mi
turb particolarmente, un sacerdote cattolico voleva sinceramente
apprendere il Kriya ma non pot riceverlo attraverso i canali corretti per un
problema di coscienza nell'atto di firmare il modulo di richiesta delle
lezioni; trov comunque un kriyaban che gli spieg la tecnica e condivise
con lui le sue lezioni (fatto questo che era strettamente proibito di fare.)

Comunque, era chiaro che scrivere un libro era tutta un'altra cosa. La stessa
idea mi creava ora una stretta dolorosa nel petto accompagnato da un senso
generale di disagio ed irrealt. Compresi che per essere in pace con la mia
coscienza, avrei dovuto prima sviscerare il concetto di Guru.

Alcuni anni prima, ero rimasto perplesso quando dei rappresentanti della
mia prima organizzazione cercarono di farmi capire che Dio e il Guru
erano la stessa cosa. Un capo del pi importante gruppo italiano della mia
scuola mi aveva a suo tempo istruito: "Non capisci che P.Y. e la Madre
Divina sono una e una sola realt"? Solo ora riuscivo a vedere quanto
estraneo fosse questo insegnamento alla mia comprensione.

Dal credere che il Guru e Dio siano la stessa realt viene l'idea che
l'organizzazione fondata dal Guru non sia solo una istituzione che si
occupa di diffondere i suoi insegnamenti ma sia l'unico tramite tra Dio e
coloro che vogliono progredire spiritualmente attraverso il Kriya Yoga.
Poich il Kriya appreso al di fuori dell'organizzazione non ha alcun valore,
la richiesta di segretezza ne discende in modo ovvio. Il dogma della
segretezza permette al mito del ruolo insostituibile dell'organizzazione di
essere mantenuto in vita. strano notare che solo nel mondo della magia
iniziatica un metodo privo del suo valore se appreso attraverso modi
non-convenzionali. La minaccia di eventuali sciagure che capiterebbero a
chi viola il dogma della segretezza stona con tutto quello che leggiamo
nelle biografie dei santi; s'addice perfettamente invece con la dimensione
esoterico-magica di certe societ anzi, la segretezza indispensabile alla
loro esistenza.
Altre giustificazioni al mito della segretezza sembrano fragili.
Spesso si dice che la segretezza aiuta "a mantenere gli insegnamenti puri".
Ora, conoscendo alcune modifiche minori ma comunque importanti alla
pratica del Kriya portate avanti dalle organizzazioni, si farebbe meglio a
dire: "per mantener la purezza delle modifiche!" Forse sbaglio, ma sento

81
che l'unico beneficio della segretezza per un individuo di far s che il suo
piacere di possedere qualcosa di esclusivo aumenti al parossismo.
Alcuni kriyaban spesso mi raccontano che le vibrazioni spirituali
ricevute con l'Iniziazione da parte Maestri autorizzati, hanno elevato la loro
pratica ad una "ottava superiore". Non oso contraddire simili affermazioni
basate, secondo me, sulla suggestione. Tuttavia, mi piacerebbe incontrare
un giorno uno di quei kriyaban che, dopo essere stati iniziati attraverso i
canali legittimi, hanno abbandonato la pratica. Ce ne sono tanti, tanti da
non credere. Hanno rigettato la pratica del Kriya come se fosse un incubo
da cui si sentono guariti. Il Kriya richiede un impegno serio e rester
sempre una cosa per pochi. Ebbene, chiederei loro come avvenuto che
sono precipitati da quella "ottava superiore" in un lucido e spietato
disincanto.

Ritorniamo alle conflittuali riflessioni di allora. Una cosa strana era che il
termine Guru era attribuito ad una persona che i discepoli non avevano
conosciuto direttamente. Gli studenti dovevano giurare la loro eterna
devozione non solo ad una persona ma anche ad una catena di Maestri,
anche se solamente uno di loro doveva essere considerato il Guru-
precettore. '' il Guru-precettore che ti presenta a Dio. Non c' altro modo
di raggiungere l'Auto realizzazione.'' Essendo tali studenti iniziati in una
disciplina spirituale dai canali legittimi (discepoli autorizzati), si diceva che
il Guru pur non essendo pi presente su questo piano fisico era comunque
reale e presente nella loro vita. Si affermava che il Guru, anche se non pi
su questa terra, avrebbe bruciato parte del loro Karma e li avrebbe sempre
protetti; egli era uno speciale aiuto scelto da Dio Stesso gi prima che loro
avessero iniziato a cercare il percorso spirituale.

I miei pensieri cominciarono a ruotare di nuovo attorno alla situazione


della diffusione del Kriya. Mi era molto difficile porre tutti i punti
essenziali in un ordine logico. Cercai di pensare sequenzialmente ma o la
fatica mentale e fisica aveva indebolito la mia capacit di ragionare o vari
condizionamenti incisi nel mio cervello agivano come entit che avevano
una vita propria. Ogni volta che cercavo di organizzare la mia visione in un
tutto ben integrato e coerente, per una ragione o per l'altra esso mi appariva
come una mostruosit.

Una sera mentre praticavo il Kriya Pranayama con la coscienza totalmente


centrata nel Sahasrara e la lingua in Kechari Mudra ebbi la visione
interiore di tre montagne bellissime. Quella centrale, la pi alta, era nera e
aveva la forma della punta di una freccia fatta di ossidiana. Il mio cuore
esultava, ero pazzamente innamorato di quella immagine; mi ritrovai a
piangere di gioia. Rimasi il pi calmo possibile mentre sentivo una

82
particolare forza e pressione che aumentava e mi serrava lintera zona del
torace con una stretta di beatitudine. Quellimmagine era forte, molto
vivida davanti a me. Non cera nulla di pi bello; mi faceva vibrare
damore. Avevo l'impressione come di aver gettato uno sguardo alle
indistinte sorgenti da cui si originava il mio presente corso di vita. Era
come se un filo interiore legasse tutte le mie azioni passate a quella
immagine, ricevendo senso e significato da essa.
Quella montagna era il simbolo del sentiero mistico universale. Essa
parlava alla mia intuizione: "Un Guru pu essere importante per il tuo
sviluppo spirituale, ma il tuo sforzo personale quando resti solo molto pi
importante. In ogni rapporto Guru-discepolo viene un momento in cui
rimani solo e ti risvegli alla realizzazione che il tuo percorso un solitario
volo tra te e il tuo S interiore. Il rapporto Guru-discepolo un'illusione
utile e confortevole che appare come reale fintantoch non vieni travolto
da ci che travalica la tua mente."
Quella abbagliante intuizione scomparve dopo alcuni giorni. Una
sera, dopo una lunga passeggiata, spento da un'improvvisa stanchezza, mi
trascinai a casa. Logorato dai miei pensieri, il problema del rapporto Guru-
discepolo cominci ad emergere oscuramente, pi come una ferita che
come una teoria che dispiega i suoi miti. Regolai il lettore CD con la
funzione "repeat" sul secondo movimento del Concerto Imperatore di
Beethoven... Era mai successo che qualcuno, carico delle benedizioni del
Guru ricevute dal frequentare tutte le possibili cerimonie di iniziazione
tenute da canali legittimi, avesse mai praticato il Kriya con quella dignit e
coraggio con cui Beethoven aveva sfidato il suo destino?
Spensi la luce e contemplai il sole che scendeva in lontananza dietro
gli alberi in cima ad una collina. La silhouette di un cipresso eclissava in
parte il grosso disco del sole, rosso come il sangue. Quella era la bellezza
eterna! Quella era la norma a cui ispirarsi. Chiusi gli occhi onde cercare
una spassionata, non emotiva valutazione della situazione. Una strana
immagine afferr la mia attenzione: quello della "investitura" di
Vivekananda da parte del suo Guru Ramakrishna. Avevo letto che un
giorno, verso la fine della sua esistenza terrena, Ramakrishna entr in
Samadhi mentre il suo discepolo Vivekananda gli era vicino. Vivekananda
cominci a sentire una forte corrente, poi perse conoscenza. Quando
ritorn in s, il suo Guru, piangendo, gli sussurr: "O mio Naren
(Vivekananda), oggi ti ho dato tutto, ora sono divenuto un povero fachiro,
non possiedo nulla; con questo potere farai un immenso bene al mondo". In
seguito Ramakrishna spieg che i poteri che aveva passato a Vivekananda
non potevano essere utilizzati dal suo discepolo per accelerare la propria
realizzazione spirituale perch ognuno deve sostenere da solo tale fatica;
lo avrebbero aiutato nella sua missione futura quale insegnante spirituale.
Credo che il mio inconscio si manifest con questimmagine come

83
per ammonirmi a non cedere alla tentazione di gettare via qualcosa di
valido e prezioso. Ora, se noi diciamo che Ramakrishna era il Guru di
Vivekananda, stiamo affermando qualcosa di vero e fuori discussione.

Mi venne spontaneo rileggere lindimenticabile, straordinario discorso di


Dostoevskij sul ruolo dei padri anziani - Starec - nei monasteri Russi (I
fratelli Karamazov).

"Ma allora che cos' uno starec? Lo starec colui che accoglie la vostra
anima, la vostra volont nella propria anima, nella propria volont.
Quando scegliete uno starec, voi rinunciate alla vostra volont e gliela
affidate in completa sottomissione, con assoluta abnegazione. Questo
tirocinio, questa terribile scuola di vita viene accettata spontaneamente da
colui che offre se stesso, nella speranza, al termine della lunga prova, di
sconfiggere il proprio essere e di dominarsi fino al punto di conquistare
infine, attraverso una vita di ubbidienza, la libert assoluta, vale a dire la
libert da se stesso, per evitare il destino di coloro che hanno vissuto tutta
una vita senza trovare dentro di s se stessi."

Compresi che la storia di Vivekananda e l'estratto di Dostoevskij


rappresentavano situazioni che erano intrinsecamente, molto diverse dalla
mia. L'organizzazione mi aveva fatto credere che avevo un Guru mentre
infatti ero distante anni luce dall'averne uno. Mentre i grandi esempi di
relazione Guru-discepolo erano basati su un vero incontro fisico tra due
persone, il mio rapporto era puramente ideale. Non c'era altro Guru in cui
mi potessi specchiare se non il fuoco mistico che bruciava nel mio cuore.
Dovevo accettare l'idea di una netta separazione dei ricercatori
spirituali in due classi distinte? Da un lato ci sono coloro che hanno un
Guru e lo seguono umilmente; dall'altro lato ci sono quelli senza un Guru
che possono seguire solo la loro intuizione e ragionamenti. Quante volte ho
sentito l'acida considerazione secondo cui coloro che non hanno un Guru,
hanno il loro Ego come Guru! Eppure non c' tale netta divisione, perch
non esiste un ricercatore spirituale isolato.
Visualizziamo una rete: ciascun individuo un nodo dal quale
partono diversi collegamenti, come quelli fra i neuroni del cervello.
Quando il singolo individuo fa una azione intendo un movimento
significativo, come intraprendere il sentiero mistico e avere in esso un
solido progresso egli tocca i fili della rete nelle immediate prossimit.
Chi pratica seriamente non mai isolato; sar aiutato dalla risposta positiva
di alcune persone e sar rallentato dalla indolenza e apatia di altre.

A mio avviso, chi segue il sentiero spirituale trascina in avanti l'evoluzione


di tante altre persone. Questa rete che ci collega tutti l'Inconscio

84
Collettivo. 13 Le mie riflessioni arrivarono fino a questo punto e qui si
fermarono per mesi.

Di quando in quando consultavo un paio di Forum dedicati al Kriya Yoga.


Il mio desiderio era vedere se altri kriyaban avessero avuto i miei stessi
problemi. Molte persone cercavano informazioni sul Kechari Mudra e, in
generale, sul Kriya non modificato. Se avessi avuto la loro email, avrei
immediatamente spedito loro ogni possibile informazione.
Mi fer il tono saccente di alcuni utenti del Forum che censuravano
la genuina e onesta curiosit di altri ricercatori. Con una tenerezza faziosa,
tradendo la forma pi bassa di considerazione, continuavano ad identificare
il desiderio di approfondire la pratica del Kriya come una "pericolosa
mania." Avevano l'audacia di zittire l'umile studente consigliandogli di
migliorare la profondit di quello che gi aveva ricevuto e di non cercare
altro. Parlavano con lo stesso tono usato dai miei vecchi "Ministri".
Sebbene mi sentissi secoli distante da quel mondo, obiettivamente
parlando, quel periodo della mia vita in cui non mi sarei rivolto per nessuna
ragione ad altre persone per chiedere un consiglio, no era cos lontano. Era
il mio mondo di ieri.
Mi chiesi come osassero, quei saggi ed esperti ''consiglieri'' del
Forum, entrare (non invitati) nella dimensione intima del cammino
spirituale di un kriyaban di cui nulla sapevano, trattandolo come un
principiante superficiale! Era proprio cos difficile rispondere con sincerit:
"Non possediamo le informazioni che cerchi"?
Mi capit di imbattermi in una discussione estremamente spiacevole
al cui ricordo mi sento rivoltare lo stomaco. Un personaggio affermava di
avere avuto accesso al Kriya originale. Aggiunse che esistono ancor oggi
degli autentici maestri di Kriya originale ma non giudicava opportuno
condividere con altri nome e indirizzo di essi. Trovai ci molto stupido.
Immaginai che l'idea meschina di possedere una conoscenza segreta, non
cedibile ad altri, era l'unica cosa che teneva in piedi i pezzi sconnessi della
sua mente infantile, evitando a questi la tristezza di realizzare il nulla che
lui era. Perch la bellezza del Kriya originale doveva appartenere solo a
lui?
13
Per Freud lInconscio era simile ad un deposito pieno di vecchie cose "rimosse" -
rifiutate da un atto quasi automatico della volont - un ammasso che oggi non
riusciamo pi a richiamare alla coscienza. Jung scopr un livello pi profondo di
esso: l'Inconscio Collettivo che lega insieme tutti gli esseri umani attraverso gli strati
pi profondi della loro psiche. L'Inconscio Collettivo "ereditato con la nostra
struttura cerebrale" e consiste dei "modi umani tipici di risposta" alle situazioni pi
intense che possono accadere nella vita: nascita di un bambino, matrimonio, morte di
una persona amata, malattia seria, crisi familiare, amore vero, calamit naturali,
terremoto, inondazioni, guerra....

85
Nel frattempo avevo migliorato la stesura dei miei appunti sulle diverse
tecniche Kriya che avevo appreso durante vari seminari e ne stampai
alcune copie per gli amici che non avevano ricevuto tutti i livelli del Kriya.
Acquistai un computer e, da prigioniero volontario, ridussi al minimo la
vita sociale per dedicare tutto me stesso a scrivere. Non era facile estrarre
dai miei consistenti fascicoli di appunti, ricavati da insegnanti diversi, il
nucleo essenziale del Kriya Yoga. Avevo limpressione di trovarmi a
ricomporre un ampio puzzle, senza avere qualsiasi anteprima di quello che
sarebbe apparso alla fine.

Nella prima parte del libro ho riassunto la storia della mia ricerca spirituale
mentre ho dedicato la seconda parte al condividere quello che sapevo sulla
teoria e pratica del Kriya Yoga. L'ultima parte dedicata a studiare come
un kriyaban dovrebbe coordinare e guidare i suoi sforzi per resistere alla
corrosione del tempo. noto come molti kriyaban falliscano nel mantenere
vivo il loro entusiasmo, fronteggiando la sfida del tempo. La mia risposta
riguarda l'uso della Preghiera Devozionale ovvero del Japa.
Il tempo impiegato nello scrivere il libro fu molto pi lungo del
previsto. I miei amici dicevano che non avrei mai posto la parola fine
allimpresa. Eppure io non sentivo nessuna urgenza, volevo vivere quel
periodo tranquillo della mia vita, apprezzando il senso di calma e
appagamento che viene a coloro che dedicano tutti i propri sforzi ad un
unico scopo. Alla fine, un giorno il libro fu pronto e con l'aiuto di un
amico, messo in rete.
Dopo un paio di mesi arriv la reazione di colui che era stato il mio
terzo insegnante. Durante un seminario aveva commentato la mia azione
come quella di uno che vuole fare affari col Kriya. Mi defin una
"prostituta intellettuale." La mia reazione fu strana: quella notte non mi
riusc di prendere sonno, eppure ero divertito e soddisfatto.

Was entstanden ist, das mu Ci che sorto


vergehen! deve svanire!
Was vergangen, auferstehen! Ci che passato, deve risorgere!
Hr auf zu beben! Smetti di tremare!
Bereite dich zu leben! Preparati a vivere!
Gustav Mahler (1860-
1911)

86
PARTE II: METODOLOGIA E TECNICHE DEL KRIYA YOGA

Importante
Le tecniche qui descritte sono esposte solamente per motivi di studio, per
servire come raffronto col lavoro di altri ricercatori. Da questa condivisione
spero derivi un feedback intelligente. Osservazioni, critiche, correzioni e
aggiunte saranno ben ricevute. Prima di cominciare a porvi tutte le
domande pi strane possibili e immaginabili, leggete completamente la
Parte II e III di questo libro in modo da avere una completa visione della
materia. Scoprirete che molte domande trovano risposta man mano che
proseguite con la lettura.
Tengo a precisare che questo libro non un manuale di Kriya Yoga!
Forse in futuro ne scriver uno e allora affronter il problema di come
dividere l'intero argomento in diverse lezioni cercando, per ciascuna fase
dapprendimento, di fornire tutti i consigli necessari. In ogni caso, certe
tecniche non possono essere apprese leggendo un manuale. Ci sono
tecniche delicate come per esempio il Maha Mudra, il Kriya Pranayama, il
Thokar, lo Yoni Mudra che impensabile apprendere senza l'aiuto di un
esperto che controlli la loro esecuzione. Ogni persona diversa e nessuno
pu dire a priori quali saranno gli effetti di una determinata tecnica,
soprattutto se praticata in dosi consistenti.
L'autore non si assume alcuna responsabilit nel caso di risultati
negativi, particolarmente nel caso in cui uno decida di praticare le tecniche
senza aver cercato la supervisione di un esperto. Coloro che intendono
portare avanti questa pratica dovrebbero farlo con il dovuto senso del sacro
e la consapevolezza della ricchezza che essa potr portare nella loro vita.
Sebbene ognuno ha il diritto e il dovere di controllare il suo destino,
garantirsi il consiglio o la guida di un esperto indispensabile.

N.B. Quando ci si reca da un esperto, necessario comunicargli lesistenza


di ogni eventuale problema fisico, come ipertensione, problemi ai polmoni,
segni di iperventilazione Se avete particolari problemi fisici, un esperto
potr raccomandarvi una forma delicata di Kriya Pranayama e dei Mudra
ad esso collegati e se necessario potrebbe raccomandare di praticarli solo
mentalmente. 1

1
Mi propongo di migliorare continuamente la spiegazione delle tecniche che seguono.
Potete visitare almeno una volta all'anno il sito www.kriyayogainfo.net per controllare
se ci sono dei raffinamenti nella spiegazione delle tecniche.

91
CAPITOLO 6
PRIMO LIVELLO DEL KRIYA YOGA

Premesse: localizzazione dei Chakra e posizione adatta alla


meditazione
I Chakra sono sottili organi astrali localizzati entro la spina dorsale; gradini
ideali di una scala mistica che porta la coscienza del singolo ad incontrare
la pi elevata esperienza estatica. Nel Kriya Yoga non importante
visualizzare un Chakra coi petali, col Bija Mantra nel suo centro col
Yantra... e con tutto quello che trovate sui libri New Age, quanto percepire
approssimativamente la sua sede. La pratica del Kriya Yoga raffiner
questa percezione. Quando certe condizioni particolari si stabiliscono
silenzio mentale, rilassamento del corpo, intensa aspirazione dellanima
la pratica del Kriya Pranayama prender, per cos dire, la "strada interiore"
e la Realt Spirituale si manifester. Percepirete allora la realt dei Chakra
nella dimensione astrale. Sarete capaci di ascoltare le loro vibrazioni astrali
come pure particolari toni di luce che emanano dalle loro sedi. La pratica
del Kechari Mudra (spiegata in questo capitolo) favorir questa esperienza
specialmente nei momenti in cui il respiro diventa prima sottile e poi
estremamente sottile.
La natura di ciascun Chakra rivela due aspetti, uno interno e uno
esterno. L'aspetto interno di un Chakra, la sua essenza, una vibrazione di
"luce" che attrae la consapevolezza verso l'alto, verso lo Spirito. L'aspetto
esteriore di un Chakra, il suo lato fisico, una ''luce'' diffusa che desta e
sostiene la vita del corpo fisico.
Quando si sale lungo la spina dorsale durante il Kriya Pranayama,
viene naturale sentire i Chakra come piccole "luci" che illuminano il tubo
cavo che la colonna spinale. Quando poi si scende, i Chakra vengono
percepiti come organi che distribuiscono energia nel corpo. Raggi di luce
partono dalla sede di ciascun Chakra e ravvivano quella parte del corpo
che si trova davanti a loro.

II primo Chakra, Muladhara localizzato alla base della colonna spinale


proprio sopra la regione del coccige; il secondo Chakra, Swadhisthana, si
trova nella regione sacrale a met strada tra Muladhara e Manipura; il
terzo Chakra, Manipura, nella regione lombare all'altezza dell'ombelico.
Il quarto Chakra, Anahata, nella regione dorsale; la sua sede pu essere
individuata avvicinando le scapole e concentrandosi sui muscoli tesi tra di
esse. Il quinto Chakra, Vishuddha, si trova dove il collo si unisce alle

92
spalle. La sua sede pu essere individuata oscillando la testa lateralmente,
mantenendo il busto ben fermo, concentrandoci sul punto dove si
percepisce un particolare suono come di un qualcosa che viene macinato.
Per poter localizzare il Midollo Allungato o Medulla che si trova
alla sommit della spina dorsale, solleva il mento e tendi i muscoli del
collo alla base dell'osso occipitale; concentrati sulla piccola cavit che si
trova sotto tale osso.
Muoviti dalla sede del Medulla verso il punto tra le sopracciglia.
Lentamente oscilla la testa lateralmente (alcuni centimetri a sinistra e poi a
destra) cercando di percepire un qualcosa che collega le due tempie.
Concentra l'attenzione presso presso il punto di intersezione di due linee
ideali: la linea che collega la cavit sotto l'osso occipitale con il punto tra
le sopracciglia e la linea che collega le due tempie quella la sede di Ajna
Chakra.
Questo Chakra considerato la ''sede dell'anima'' ovvero la ''porta
che conduce nel regno dello Spirito.'' Trovando stabilit di concentrazione
in tale zona, la luce interiore del punto tra le sopracciglia si espander
nell'esperienza dell'occhio spirituale (Bhrumadhya o Kutastha) un punto
luminoso nel centro di un'infinita radianza sferica. Questa esperienza
l'entrata regale nella Coscienza Divina immanente nell'universo fisico.
Essa porta a sperimentare l'intero universo come il proprio corpo. Questa
esperienza anche detta Kutastha Chaitanya. [Talvolta il termine Kutastha
utilizzato al posto di Bhrumadhya.]

Figura 1. Posizione dei Chakra

93
L'energia che fluisce attraverso la Nadi della lingua durante il Kechari
Mudra stimola la ghiandola pituitaria. La ghiandola pituitaria, o ipofisi,
una ghiandola endocrina della dimensione pi o meno di un pisello. Essa
forma una protrusione sul pavimento dell'ipotalamo. Si dice essere la sede
fisica di Ajna Chakra.
Uno dei pi grandi misteri del sentiero spirituale il ruolo della
ghiandola pineale. Questa un'altra piccola ghiandola endocrina nel
cervello. Ha la forma di una piccola pigna (simbolicamente, molte
organizzazioni spirituali, hanno usato la pigna come una icona). Essa
situata dietro la ghiandola pituitaria, nella parte posteriore del terzo
ventricolo del cervello. Avere piena esperienza della bianca Luce spirituale
in tale punto considerato il sommo dei raggiungimenti della propria
Sadhana (pratica spirituale.)

Nel commento alla Bhagavad Gita di Swami Pranabananda Giri troviamo


un cenno a due ulteriori centri spirituali nel cervello: Roudri e Bama.
Roudri si trova sul lato sinistro del cervello sopra l'orecchio sinistro mentre
Bama si trova sul lato destro del cervello sopra l'orecchio destro. Avremo
occasione di utilizzarli nella pratica di quei Kriya superiori che avvengono
nella regione del cervello sopra il piano ideale contenente Ajna Chakra.

Bindu localizzato nella regione occipitale. Esso il punto Sikha dove


lattaccatura dei capelli forma una specie di vortice. ( qui che alcuni Ind,
con la testa rasata, mantengono una ciocca di capelli.) Nelle fasi pi
elevate del Kriya Pranayama, quando il respiro estremamente sottile e la
mente diventa pura e costante consapevolezza dello Spirito, la
concentrazione in Bindu, ci aiuta a divenire consapevoli della Fontanella
[ci riferiamo alla Fontanella anteriore detta anche ''Bregma'']. Sahasrara si
trova alla la sommit del capo. Esso percepito come luce che si irradia
dalla parte superiore del cranio. L'ottavo Chakra il centro spirituale pi
elevato di cui ci occuperemo. Esso situato circa 30 centimetri sopra la
Fontanella.

Posizione adatta alla Meditazione


Ci si siede rivolti ad Oriente. Secondo Patanjali, la posizione dello Yogi
(Asana) deve essere stabile e comoda.

Mezzo-loto: La maggior parte dei kriyaban si trova a proprio agio sedendo


in questa posizione che stata utilizzata per la meditazione da tempo
immemorabile perch fornisce una posizione seduta comoda, molto facile
da ottenersi. Il segreto di mantenere una spina dorsale eretta sedendo sul
bordo di uno spesso cuscino in modo tale che le natiche siano leggermente
sollevate. Si pu sedere a gambe incrociate mentre le ginocchia stanno sul

94
pavimento.
Sollevate il piede sinistro e portatelo verso il corpo in modo che la
suola del piede sinistro aderisca comodamente all'interno della coscia
destra. Tirate il tallone del piede sinistro il pi possibile verso l'inguine. La
gamba destra piegata al ginocchio ed il piede destro posto
comodamente sopra la coscia sinistra o il polpaccio o entrambi. Il
ginocchio destro abbassato il pi possibile verso il pavimento.
La migliore posizione per le mani con dita intrecciate come si pu
osservare nella famosa foto di Lahiri Mahasaya. Ci crea un buon
equilibrio di energie dalla mano destra alla sinistra e viceversa. La
posizione delle mani per la meditazione e per il Pranayama la stessa in
quanto ci si muove dal Pranayama alla meditazione senza soluzione di
continuit. Di solito nemmeno ce se ne rende conto.
Quando ci sono problemi di salute o si verificano particolari
condizioni fisiche, pu essere provvidenziale praticare il mezzo loto su una
sedia, purch non abbia braccioli e sia abbastanza grande. In questo modo,
una gamba alla volta pu essere abbassata e l'articolazione del ginocchio
rilassata!

Siddhasana: (Posa Perfetta) di difficolt media. La pianta del piede


sinistro posta contro la coscia destra mentre il tallone preme sul perineo.
Il tallone destro posto contro l'osso pubico. Questa posizione delle
gambe, abbinata al Kechari Mudra, chiude il circuito pranico e rende il
Kriya Pranayama facile e proficuo. Si spiega che questa posizione aiuta a
divenire consapevoli dei movimenti del Prana.

Padmasana: (Posizione del loto) una posizione difficile, a volte


impossibile da sostenere oltre pochissimi minuti. Il piede destro posto
sulla coscia sinistra ed il piede sinistro sulla coscia destra con le piante dei
piedi rivolte verso lalto. Si spiega che, accompagnata dal Kechari e dal
Shambhavi Mudra, questa posizione crea una condizione energica nel
corpo adatta a produrre l'esperienza della luce interna che proviene da
ciascun Chakra. Essa aiuta a mantenere il torso eretto quando, con il
raggiungimento del profondo Pratyahara, esso tende a piegarsi o a cadere.
Sedere in Padmasana (posizione del loto) incomodo per un principiante,
le ginocchia e le caviglie danno un dolore intenso. Personalmente, non
consiglio a nessuno di eseguire questa difficile posizione. Ci sono yogi che
hanno dovuto farsi togliere la cartilagine dalle ginocchia dopo che per anni
avevano imposto alle loro membra la posizione Padmasana.

95
TECNICHE DEL PRIMO KRIYA

Ora diamo una semplice descrizione delle tecniche del Primo Kriya. Un
buon uso di essa leggere una singola tecnica alla volta e familiarizzare
con essa. Qui troverete sia le tecniche base che quelle da aggiungere in
seguito.

[1] Maha Mudra


Utilizza un tappeto posto sul pavimento per praticare la seguente
procedura. Piega la gamba sinistra sotto il corpo in modo tale che il tallone
sinistro sia il pi possibile vicino al perineo; la gamba destra estesa in
avanti.
Inspira profondamente, senti l'energia che sale nella testa. Trattieni il
respiro, piegati in avanti (in maniera molto rilassata) in modo di poter
afferrare le dita del piede destro con entrambe le mani, tirale gentilmente
un po' indietro. In questa posizione ben distesa (tipica dello stretching), il
mento premuto sul petto in modo naturale. Continua a trattenere il respiro
e canta mentalmente Om nel punto tra le sopracciglia da 6 a 12 volte.
Ancora trattenendo il respiro, ritorna alla posizione iniziale e con una lunga
espirazione, visualizza l'energia tiepida che scende alla base della spina
dorsale.

Questo Mudra deve riuscire facilmente, uno non deve farsi male! Molti
non riescono a tenere la gamba diritta: in questa situazione, importante
che la gamba distesa sia un po piegata al ginocchio in modo che la
posizione sia confortevole!
Ripeti la procedura con il ruolo delle gambe invertito e infine ripeti
la procedura tenendo ambo le gambe estese. Questo un Maha Mudra;
richiede circa 60-80 secondi. Pratica tre Maha Mudra.

Figura 2. Maha Mudra

96
Una nota sul Maha Mudra
Per quanto riguarda la distensione in avanti, la maggior parte dei kriyaban non
capace di raggiungere tale posizione senza farsi male alla schiena o al ginocchio.
Per evitare di farsi male, meglio non tenere la gamba diritta, ma piegarla un po
al ginocchio nel modo pi opportuno. Nella posizione estesa, trattenendo il
respiro, si mantiene una contrazione muscolare alla base della spina dorsale
mentre i muscoli addominali sono leggermente tirati in dentro in modo che
l'ombelico premuto verso il centro lombare.
molto saggio che un kriyaban pratichi il Maha Mudra prima del Kriya
Pranayama. bene far sentire ad una persona la differenza tra Kriya Pranayama
con e senza Maha Mudra. Le scuole pi serie di Kriya raccomandano che per
ogni 12 Kriya Pranayama, venga eseguito un Maha Mudra fermo restando il
fatto che tre il numero minimo. (Tanto per capirci chi pratica 60 Kriya
Pranayama dovrebbe praticare per cinque volte il Maha Mudra, mentre chi ne
pratica 12 o 24 dovrebbe praticarne tre.) Purtroppo, avendo ascoltato vari
kriyaban, posso affermare che un miracolo trovarne uno che pratica le tre
ripetizioni previste. Ci sono persone che silludono di praticare correttamente il
Kriya senza mai praticare neanche un solo Maha Mudra! chiaro che,
privandosi permanentemente di esso e vivendo una vita sedentaria, la spina
dorsale diviene meno elastica. Col passare degli anni le condizioni peggiorano e
diviene quasi impossibile mantenere per pi di alcuni minuti la posizione corretta
di meditazione ecco perch il Maha Mudra cos importante per un kriyaban.
Il Maha Mudra contiene tutti i tre Bandha. Applicati simultaneamente con
il corpo piegato in avanti, senza usare una eccessiva contrazione, essi aiutano ad
essere consapevoli di entrambe le estremit del Sushumna e producono la
sensazione di una corrente energetica che si muove in alto nella spina dorsale.
Col tempo possibile percepire l'intera Sushumna come un canale raggiante. Ci
sono resoconti di yogi che hanno raggiunto esperienze fantastiche usando solo
questa tecnica. Secondo quando dicono, la percezione di Sushumna aumentata
enormemente. Ci sono kriyabans che hanno accantonato tutti gli altri Kriya e
stanno praticando 144 Maha Mudra al giorno divisi in due sessioni. Essi
considerano il Maha Mudra la tecnica pi utile di tutto il Kriya Yoga.

Io credo in questo fatto. Comunque ho notato che alcune scuole insistono su


dettagli ininfluenti. Per esempio insistono che quando si estende la gamba destra
in avanti, si deve piegare la gamba sinistra sotto il corpo in modo tale che il
tallone sinistro sia il pi possibile vicino al perineo. Poi il tallone sinistro riesce
ad esercitare una pressione sul perineo. Questa pressione il modo migliore per
stimolare la consapevolezza del Muladhara Chakra nella regione coccigea alla
base della spina dorsale. [Naturalmente quando si estende la gamba sinistra, la
gamba destra a creare pressione.]
Un altro esempio quando alcune scuole insegnano ad avvicinare il
ginocchio della gamba che sta per essere allungata (o entrambi i ginocchi, prima
del terzo movimento) al corpo, cosicch la parte superiore della gamba il pi
possibile vicina al petto. Le mani, con le dita intrecciate, sono poste attorno al

97
ginocchio ed esercitano pressione su di esso. Si spiega che questo serve a
raddrizzare la schiena e a far s che il suono interno del Chakra Anahata divenga
udibile.
Un terzo dettaglio questo. Come abbiamo visto, nella posizione estesa,
lalluce afferrato con fermezza. Alcune scuole insistono su questo dettaglio:
lunghia dellalluce destro (sinistro) premuta col pollice della mano destra
(sinistra) mentre lindice e il dito medio sono dietro di esso. La mano sinistra
(destra) tiene a mo di coppa la pianta del piede. Quando la procedura ripetuta
con entrambe le gambe estese, le mani allacciate afferrano entrambi i pollici.

<Tecnica facoltativa, da aggiungersi in seguito>


[2] Utilizzazione del Mantra Om (con la voce, non solo mentalmente
come nel Kriya Pranayama)
Canta il Mantra "Om" con la voce in Muladhara Chakra concentrandoti su
di esso; poi fai lo stesso col secondo Chakra e cos via fino al quinto
Chakra (Vishuddha) e poi cantalo anche in Bindu (punto Sikha.) Durante
la salita, cerca di fare del tuo meglio per riuscire a toccare intuitivamente il
nucleo interiore di ciascun Chakra.
La discesa comincia cantando "Om" nel Midollo Allungato, poi nel
Chakra cervicale e cos via scendendo fino al primo Chakra. Durante
questa discesa della consapevolezza, cerca di percepire la sottile radiazione
di ciascun Chakra.

Una salita (Chakra 1, 2, 3, 4, 5 e Bindu) e una discesa (Midollo Allungato,


5, 4, 3, 2, 1) costituiscono un ciclo che dura 25-30 secondi. Fai alcuni di
questi cicli fin tanto che ci gradevole. Non prestare attenzione al respiro:
respira naturalmente. Il Mantra Om cantato a voce alta durante i primi tre
cicli. Nei cicli che rimangono canta Om mentalmente. 2

Utilizzare il respiro
Quando canti mentalmente Om in un Chakra, puoi sottolineare l'effetto di
questa azione inspirando ''entro'' esso ed espirando ''da'' esso. Per essere
chiaro: dirigi la consapevolezza sul Muladhara Chakra e respira
2
Il Mantra Om non dovrebbe essere pronunciato: "ommm" ma "ooooong", in altre
parole una "o" abbastanza lunga che finisce in una "n" nasale. In questa procedura
"Om" una pura vocale. Quando si pronunciano i Mantra indiani, come Om namo
bhagavate, Om namah Shivaya- la consonante "m" in "Om" si sente
distintamente, qui invece non si sente poich la "o" molto lunga e, sul finire della
pronuncia di detta vocale, la bocca non chiusa completamente, creando cos il
suono nasale "ng". Alcuni dicono che la nota corretta di Om il SI prima del DO
centrale. Alcune scuole insegnano a cantare (a voce o mentalmente) Vam oppure
Bam oppure Hrom al posto di Om. In particolare Hrom (prolungato Hrooooooom)
risulta molto efficace e capace di colmare di euforia colui che pratica.

98
profondamente immaginando che l'aria entri ed esca in quel punto. Ripeti
ci per ciascun Chakra. Quando questo semplice esercizio praticato con
concentrazione il suo effetto equilibrante e pacificante percepito
immediatamente.

[3] Kriya Pranayama


Kechari Mudra significa inserire la lingua nella cavit della faringe nasale.
Praticalo se sei capace, altrimenti pratica il ''baby Kechari'' tocca, con la
punta della lingua, il palato superiore nel punto dove il palato duro diventa
molle. Nel prossimo capitolo illustreremo un metodo (Talabya Kriya) per
raggiungere il Kechari Mudra. Comunque il ''baby Kechari'' basta a
rendere la mente sufficientemente quieta. Bocca ed occhi sono chiusi. Senti
che il centro della tua consapevolezza localizzato nel Medulla mentre lo
sguardo interiore converge senza sforzo sul Kutastha.

Ora inizia a praticare un dolce e calmo respiro addominale. Questo


significa che, durante la inspirazione, la parte superiore del torace rimane
quasi immobile. Fai un respiro profondo, poi un altro: non preoccuparti
della lunghezza della inspirazione o della espirazione. Immergi la tua
consapevolezza nella bellezza di questo respiro profondo.
Durante linspirazione, laddome si espande e durante lespirazione,
laddome rientra. Durante l'inspirazione, la parte superiore dei polmoni
riempita per due terzi. Le spalle non vengono sollevate. Respira varie volte
e scoprirai come il respiro si allunga naturalmente regalandoti sempre una
sensazione di confortevole rilassamento.
Per quanto riguarda la visualizzazione, sufficiente visualizzare la
spina dorsale come un tubo vuoto, molto sottile, come una cannuccia con
cui si sorseggia una bibita, anche pi sottile.

Inspira profondamente attraverso il naso producendo un suono sordo nella


gola (come nell'Ujjayi Pranayama), il quale agisce come una "pompa
idraulica" per sollevare l'energia (Prana) dalla base della spina dorsale fino
al Medulla. il suono della inspirazione un tranquillo schhhh //. C'
solo un leggero sibilo durante la espirazione. Il suono della inspirazione
simile a quello prodotto da un altoparlante che trasmette un rumore di
fondo amplificato. Consideriamo termini come: "contrazione della laringe"
or "inspirazione che avviene contro la resistenza del canale attraverso cui
avviene", essi danno l'idea di quello che avviene.

Per essere certo che il suono corretto, concentrati solo sull'aumentare


l'attrito dell'aria che passa attraverso la gola. Ne nasce un suono sordo e
smorzato. Aumenta la sua frequenza. Se l'ambiente perfettamente
silenzioso, una persona riuscir ad ascoltarlo entro un raggio di 4-5 metri

99
e non sentir nulla oltre tale distanza. La perfezione del suono verr
raggiunta col Kechari Mudra vero e proprio. Il suono della inspirazione
diverr molto sottile mentre il suono della espirazione sar come quello di
un flauto, Shiii Shiii. il significato e le implicazioni di questo suono
saranno discusse in seguito. Fino a questo punto non v' differenza
sostanziale con il classico Ujjayi Pranayama.

Ora comincia il Kriya Pranayama vero e proprio.


Durante l'inspirazione, Om cantato mentalmente (meglio sarebbe dire
"posto mentalmente") in ciascuno dei sei Chakra dal Muladhara al
Medulla. Durante l'espirazione, Om cantato mentalmente in ciascuno dei
sei Chakra ma in ordine inverso e quindi dal Midollo Allungato al
Muladhara. Da questo momento in poi comincia a contare il numero dei
respiri utilizzando o un Mala o le dita. Per incominciare praticherai 24
respiri. Col tempo aumenterai di 12 in 12.

Non perdere la focalizzazione del tuo sguardo interiore nel Kutastha.


chiaro che salire e scendere ponendo Om nei Chaka e contemporaneamente
producendo i suoni nella gola difficile. Ma Lahiri Mahasaya scrisse che
se tu procedi senza cantare Om in ogni Chakra, il tuo Kriya diviene
"tamasico" [di natura negativa] e ogni genere di pensieri inutili sorger per
disturbarti. Cerca di calmarti quindi e di arrivare a tale risultato.

Dopo alcuni giorni o settimane di pratica regolare, durante la inspirazione,


tu percepirai una corrente fresca che sale attraverso la spina dorsale o
semplicemente una diffusa sensazione di fresco. Durante la espirazione
percepirai una sensazione di tepore. La espirazione potrebbe essere pi
lunga della inspirazione. Durante l'ultima parte della espirazione, c' una
chiara percezione dell'ombelico che si muove verso la spina dorsale.
Raffinando questa esperienza divenendo pi consapevole del movimento
dellombelico verso linterno e dell'azione dei muscoli del diaframma
sentirai un sensazione di gioia che aumenta.

Prosegui in questo modo senza aspettarti nulla di pi. Cerca di praticare


sempre con uno stato d'animo gioioso. Goditi i suoni nella gola, le
sensazioni e anche le brevi pause tra inspirazione ed espirazione e tra
espirazione ed inspirazione. Le pause non durano pi di 2-3 secondi.
Ciascuna pausa un momento di pace confortevole.

La letteratura di riferimento dice che un Kriya Pranayama perfetto prevede


che si facciano 80 respiri in un'ora circa 45 secondi per respiro. Un
principiante ben lontano dal raggiungere un tale ritmo. Per un

100
principiante se ciascun respiro dura 20 secondi, questo significa che la
pratica molto buona.

<Tecnica facoltativa, da aggiungersi in seguito>


[4] Navi Kriya
Assumi la tua preferita posizione di meditazione. Siedi rivolto verso Est.
Da questo momento in poi puoi utilizzare l'espediente descritto
precedentemente di sedere sul bordo di un cuscino spesso in modo che le
natiche siano leggermente sollevate. Il mento leggermente rientrato (i
muscoli del collo e della nuca mantengono una costante leggera tensione.)
Le dita sono intrecciate come le tiene Lahiri Mahasaya nella ben nota foto.

Abbassa il mento sulla cavit della gola. Om cantato 100 volte o con la
voce, o mentalmente nel terzo Chakra Manipura. Il mento poi sollevato
quanto possibile e Om cantato circa 25 volte ancora nel terzo Chakra
Manipura. In questo esercizio dimentica il respiro, lascia che esso sia
naturale. Questo un Navi Kriya. Pratica quattro Navi Kriya.

Figure 3. Forma semplice di Navi Kriya

Variante
Nel Navi Kriya anche l'ombelico pu essere coinvolto. Le mani sono unite con le
dita intrecciate, palme in basso e i polpastrelli dei pollici che si toccano. Om
cantato a 100 volte nell'ombelico, a voce o mentalmente, invece che nel terzo
Chakra. I pollici premono leggermente l'ombelico assieme a ciascun canto di
Om. Il mento poi sollevato. Ora le dita vengono intrecciate dietro con il palmo
delle mani rivolto verso lalto. Om cantato o con la voce, o mentalmente
approssimativamente 25 volte nel terzo Chakra. Per ciascun Om, i pollici
praticano una pressione leggera sulle vertebre lombari. Anche in questa variante

101
si ripete il Navi Kriya quattro volte.

<Tecnica facoltativa, da aggiungersi in seguito>


[5] Pranayama col respiro breve centrato nel Muladhara
Questa procedura permette di fare dei decisi passi avanti nel padroneggiare
il Kriya Yoga da parte di coloro che hanno il respiro troppo breve. Ci sono
persone, specie anziane, che si lamentano di rimanere senza respiro quando
tentano di fare una lunga inspirazione cantando Om in ciascun Chakra.
cosa saggia insegnare loro questo esercizio spiegando: ''Da adesso in poi
questo il tuo Kriya Pranayama. Dimentica definitivamente quello di base
spiegato e occupati solo di questo.
Le sopracciglia sono sollevate per facilitare l'esperienza della Luce
divina. La lingua in Kechari Mudra o baby Kechari.
Il Pranayama col respiro breve basato sul lasciare il respiro
muoversi liberamente, sull'osservarlo, sull'essere coscienti di ogni
movimento di esso pause comprese e coordinare con esso un
particolare movimento dell'energia.

C' una consapevolezza piena d'amore del respiro. Dopo avere tratto tre
profondi respiri, ciascuno che finisce con una espirazione veloce e
completa come un sospiro, il tuo respiro sar molto calmo. Il respiro entra
attraverso il naso e si dissolve in Ajna. Se poni il tuo dito sotto entrambe le
narici, il respiro che entra ed esce toccher appena il dito. Questo un
segnale che il respiro interiorizzato.
Ora, parte della tua attenzione va verso il Muladhara. Quando
diventa naturale fare una inspirazione, inspira quel poco che serve, tanto
velocemente come l'istinto vuole (circa un secondo), fermati un istante nel
secondo Chakra. Quando ti viene naturale espirare, espira, fermati nel
Muladhara. Quando ti viene naturale inspirare, inspira, fermati nel terzo
Chakra. Quando ti viene naturale espirare, espira, fermati nel Muladhara.
Continua in tal modo, ripeti la procedura tra il Muladhara e il quarto
Chakra, Muladhara e il quinto Chakra (poi Muladhara Bindu, Muladhara
Midollo Allungato, Muladhara quinto, Muladhara quarto, Muladhara terzo
e Muladhara secondo Chakra). Un ciclo fatto di 10 respiri brevi. Ripeti
pi di un ciclo, finch percepisci che il tuo respiro molto calmo quasi
impercettibile.

102
Figura 4. Un ciclo di Kriya Pranayama col respiro breve

[6] Pranayama Mentale


Fai tre respiri profondi e poi dimentica totalmente il respiro. Muovi la
consapevolezza su e gi lungo la spina dorsale, fermandoti in ciascun
centro spinale. Comincia col primo, fermati in esso, spostati nel secondo,
fermati e cos via. Dopo essere salito al Bindu, comincia la discesa,
fermandoti nel Midollo Allungato, quinto Chakra, quarto Chakra e cos
via. conveniente centrare l'attenzione su ciascun Chakra per 10-20
secondi. (Om pu essere mentalmente cantato in ciascun Chakra ma spesso
si percepisce che meglio non disturbare il silenzio mentale e quindi non si
canta nulla.)
Il segreto di porre e mantenere la consapevolezza in ciascuno di
essi fin quando si percepisce una particolare sensazione di dolcezza, come
se quel Chakra si stesse "sciogliendo".
Il processo di salire e scendere attraverso i Chakra portato avanti
fintanto che confortevole. (Un giro completo dura 2-4 minuti.) Questa
la parte pi piacevole della routine. Un kriyaban non ha la sensazione di
star praticando una particolare tecnica, ma gioisce di momenti di dolce
rilassamento.

Durante la pratica del Pranayama Mentale, un silenzio profondo si


stabilisce nella coscienza e nel corpo. Tranquillit, "Sthir Tattwa" (Prana
statico) sperimentata nel settimo Chakra. Lahiri Mahasaya chiamava
questo stato Paravastha o Kriyar Paravastha - "lo stato che viene dopo
l'azione del Kriya."
Ora lascia che lo stato di inebriamento si impossessi di te e tu lo
accetti pienamente senza intraprendere alcuna altra procedura. Questo
passo molto importante. Non c' nulla da fare se non accettare la gioia
dello stato senza forma, vasto e libero come il cielo. Non c' un punto su
cui concentrarsi. La mente deve diventare vuota, scomparire. Il respiro si
calma. Rimani cos da 10 a 20 minuti.

103
Se, attraverso il puro potere della volont, sei capace di ricreare questo
stato il pi spesso possibile nel bel mezzo delle attivit quotidiane, il
risultato sar straordinario.

<Da praticarsi solo di notte, come finale della routine>


[7] Yoni Mudra
Dopo una profonda inspirazione Kriya, avendo guidato lenergia nella
parte centrale della testa, chiudi gli orecchi con i pollici, le palpebre con
gli indici, le narici con i medi, le labbra con lanulare e il mignolo. Trattieni
il respiro ripetendo mentalmente diverse volte Om ed osserva qualsivoglia
luce nel punto tra le sopracciglia. Trattieni il respiro finch ci
confortevole. I gomiti sono paralleli al suolo e puntano verso l'esterno. Non
lasciare che scendano per la fatica, sostenili in qualche modo, se
necessario. Durante questa azione speciale volta a percepire la luce, gli
indici non devono premere, nel modo pi assoluto, sugli occhi questo
sarebbe dannoso e di nessuna utilit! Puoi tirare in gi le palpebre con gli
indici e premere sulla parte superiore degli zigomi.
Quando ne senti la necessit, espira, scendendo con la
consapevolezza lungo la spina dorsale. Questo lo Yoni Mudra che
eseguito, normalmente, una volta sola.

Figura 5. Yoni Mudra

Dopo lo Yoni Mudra, rimani concentrato fin quando ti possibile nel punto
tra le sopracciglia cercando di percepire luce del Kutastha. Poi apri gli

104
occhi e guarda quello che di fronte a te senza focalizzarti su nulla in
particolare. Guarda senza guardare. Dopo un po' diventerai consapevole di
una sottile linea di Luce bianca, ammorbidita, come una nebbia, attorno a
tutti gli oggetti. La Luce diverr progressivamente bianca e pi grande.
Evita di pensare. Mantieni lo sguardo fisso. Dopo 5 minuti chiudi i tuoi
occhi e rimani fermo un poco prima di alzarti.

Nota sullo Yoni Mudra


Tutto questo non difficile. Ora prendiamo in considerazione un fatto molto
particolare: l'istruzione tradizionale di aumentare il numero delle ripetizioni di
Om (durante il trattenimento) di una al giorno, fino ad un massimo di 200. Si
spiega che non si deve mai forzare. Ma come possibile arrivare a questi risultati
e non forzare?
A mio avviso questo si apprende solo col tempo, specialmente dopo
essersi confrontati con la procedura del Thokar. Per il momento condivido un
semplice rimedio che pu diminuire il disagio di un lungo Kumbhaka.

Alla fine di una moderata inspirazione (non la tipica del Kriya Pranayama, ma
una molto breve), chiudi fermamente tutte le aperture della testa tranne le narici,
lascia uscire una piccola quantit di aria, poi immediatamente chiudi le narici.
Rilassa i muscoli del torace come se tu volessi incominciare una nuova
inspirazione: ci d la sensazione che il respiro sia divenuto calmo nella zona che
va dalla gola al punto tra le sopracciglia. In questa situazione, la concentrazione
sul punto tra le sopracciglia e la ripetizione di Om, pu essere portata avanti
abbastanza a lungo.

Nota. Sopra ho scritto che questa tecnica si pratica solo di notte, come finale
della routine. In realt lo si pu praticare sempre! Nondimeno la tecnica fatta
meglio nella calma profonda della notte, quando il silenzio tutto attorno ed uno
totalmente e perfettamente rilassato. Lo Yoni Mudra genera una tale
concentrazione di energia nel punto tra le sopracciglia che la qualit del sonno
seguente cambia per il meglio. In altre parole, dopo avere attraversato gli strati
del subconscio la tua consapevolezza pu riuscire a raggiungere il cosiddetto
stato di "super coscienza."

Giusto atteggiamento
Il successo nel Kriya avviene costruendo una fondazione solida. Il primo
passo liberare la mente da "manie ed ossessioni" . Ora cercher di
chiarire quello che intendo. Proviamo dunque ad evidenziare alcuni punti.

[1] Non pensare che qualcosa di buono possa scaturire solo da una
esecuzione impeccabile della "ricetta magica" del Kriya. Realizza quanto
importante sia gioire della pratica cos come viene naturale. Perfezionate i
piccoli dettagli solo in un secondo tempo: la pratica stessa ti aiuta.

105
Evita di telefonare un giorno s e un giorno no al tuo insegnante per porre
delle domande cervellotiche. Se hai tante domande, molte di esse
troveranno risposta nella pratica stessa.
Ricorda che le eccessive aspettative fungono da schermo per
impedire che la genuina bellezza del Kriya possa entrare nella tua vita.
Comportati come una domestica che svolge tranquillamente il suo lavoro
quotidiano. Lei prende cura di tutti i dettagli e la consapevolezza di aver
completato il suo lavoro rappresenta la sua gratificazione.

[2] Alcuni kriyaban ritengono necessario affiancare alla pratica del Kriya
un gigantesco lavoro psicologico. Vogliono costruire mattone dopo
mattone, col sudore della fronte, come se si trattasse di un progetto
altamente complesso di aggiungere nuove strutture a vecchie strutture, il
maestoso edificio della loro redenzione. Pensano che solo tormentando la
loro struttura psicologica, sia possibile sradicare le cattive abitudini,
nonch le stesse radici dell'iniquit e dell'egoismo.
Non comprendono che cosa sia la dimensione spirituale della vita.
La loro idea che il Divino risieda al di fuori della dimensione umana e
perci un kriyaban pu progredire solo se intraprende una strenua lotta
contro i propri istinti. Come vedi, i condizionamenti religiosi possono
essere molto forti, direi fatali in certi casi!

Evita ogni processo compulsivo di autoanalisi. Non cercare di scoprire


delle ragioni precise che giustifichino le continue oscillazioni tra un senso
di benessere e allegria durante il Kriya e periodi in cui non c' nulla di
piacevole ed eccitante. Il miglior atteggiamento lasciare che il Kriya entri
nella tua vita portandovi tutte le benedizioni possibili e immaginabili senza
tormentarti. Felici sono coloro che hanno la faccia tosta di andare avanti
irrevocabilmente, nonostante fallimenti e senso di inadeguatezza!

[3] Altri kriyaban si impongono inutili ''fioretti'' e cercano di restare fedeli


ad innaturali rinunce. Alcuni pensano seriamente di ritirarsi dalla vita attiva
per poter vivere una vita di abnegazione. I pochi che hanno l'opportunit di
raggiungere ci (non necessariamente entrando in un convento ma per
esempio abbandonando ogni impegno lavorativo e vivendo di una piccola
rendita) sono destinati a scoprire che questo improvviso balzo in questa
tanto ardentemente agognata condizione non realizza il loro desiderio di
pace perenne unita ad una ardente aspirazione mistica. L'iniziale
sensazione di totale libert dagli impegni mondani porta buoni risultati
nella meditazione ma non cos profondi come immaginato. Soffrono di
un'inspiegabile drastica diminuzione della acutezza della loro
concentrazione. Sono pienamente consapevoli di quanto sciocco sia questo,

106
tuttavia non riescono a giustificare come mai il loro tempo libero, invece di
esser dedicato ad una profonda pratica del Kriya si esaurisca in
occupazione triviali.

[4] Non importi la castit credendo che devi vivere come un santo. Alcuni
kriyaban pur essendo indubbiamente razionali ed intelligenti credono a
cose impossibili. Affermano delle autentiche sciocchezze e vivono
strazianti conflitti arrivando al rifiuto dell'amore. Essi cercano di amputare
la propria individualit e desideri; essi cercano di tagliare via da loro tutto
ci che interessante ed avvincente nella vita.
Ci sono famosi libri sullo Yoga che descrivono cose praticamente
impossibili. Quanti sarebbe importante trovare un libro che insegni ad
usare l'intelligenza e a pensare con la propria testa!
Lahiri Mahasaya nei suoi diari ammise di aver provato a volte un
desiderio sessuale molto forte. Un giorno un discepolo gli pose una
domanda diretta: "Come ci si pu liberare definitivamente dalla
sessualit?" Lui rispose in un modo che ammutol il discepolo: "Io sar
libero dalla sessualit solamente quando il mio corpo giacer sulla pira
funebre." Dio benedica la sua sincerit! (Conobbi un kriyaban che era cos
legato alle sue illusioni che prese il summenzionato episodio come segno
che Lahiri Mahasaya non era realizzato spiritualmente!)

[5] Piuttosto bada alle regole elementari che riguardano la salute. Spesso
appare un marcato scollamento tra il nuovo interesse verso la meditazione
e altre ben radicate consuetudini sociali. Dopo vari mesi di pratica, alcuni
cambiamenti nell'indole del kriyaban appaiono spontaneamente. Purtroppo
molti non riescono a comprendere di essere ancora schiavi di una cattiva
abitudine. Prendiamo per esempio il problema del vizio del fumo. Quanti
hanno una lucida visione della situazione reale? Paradossalmente, pi
facile smettere di fumare a causa di una nuova moda ecologista piuttosto
che come risultato di una lucida visione della propria dipendenza dalla
nicotina.

Quello che ragionevolmente ti puoi attendere


Prima o poi coloro che coscienziosamente praticano il Kriya troveranno
una grande ricompensa. Un giorno qualcosa di tremendamente vasto si
manifester e spazzer via ogni dicotomia di degno e indegno, puro e
impuro e cos via. Non mi riferisco solamente a suoni e luci astrali, ad un
senso di espansione cosmica o all'essere pervasi da una gioia illimitata la
stessa percezioni della Realt cambia. Alcuni scopriranno una quasi
dimenticata potenzialit di godimento estetico (come se avessero occhi e
cuore per la prima volta); altri saranno profondamente toccati dal
significato della loro famiglia, dal valore delle amicizie che durano una vita

107
e saranno sorpresi dall'intensit della risposta d'amore che proviene dal loro
cuore.

Pu avvenire l'esperienza di una consistente e spontanea salita di energia


attraverso la spina dorsale. Pur essendo caratterizzata da un senso di
beatitudine, potresti reagire con un sentimento di disagio e paura indefinita.
Di solito questa paura (che pu divenire vera angoscia o panico) assorbita
in breve tempo, senza problemi. Talvolta, potresti avere la percezione di
star camminando come un equilibrista tra il regno della salute mentale e
quello dell'alienazione. Questo fenomeno accaduto a quasi tutti i mistici.
Non c' nulla da temere! Comunque sempre saggio che sappia cosa fare
in caso di emergenza: ne parlo nelle terza parte del libro, appendice n.3
dedicata alla Sindrome Kundalini.

Col tempo riuscirai a vedere il Divino in tutto, a trovare gioia in ogni


attivit: lavoro, tempo libero, famiglia, amici, contemplazione della natura,
arte .... Imparerai a raggiungere lo stato di assenza di respiro e dopo la
pratica del Kriya, ti troverai con le lacrime agli occhi per la gioia. Non
avrai alcun dubbio sullo scopo della vita: godere pienamente della
dimensione spirituale e creare armonia tra questa e la normale vita attiva.

108
CAPITOLO 7
APPROFONDIMENTO DEL PRIMO LIVELLO DEL KRIYA

Questo capitolo dedicato a quei studenti che hanno mostrato un impegno


appassionato alla pratica del Kriya Yoga. Il momento corretto per studiarlo
6-12 mesi dopo aver praticato il Kriya quotidianamente, quando la
grossolanit del processo respiratorio diminuita. A mio avviso quello che
essenziale il desiderio genuino di approfondire l'esperienza meditativa.

[I] Informazioni preziose sul Kechari Mudra


Kechari Mudra significa inserire la lingua nella cavit della faringe nasale.
Per ottenere il Kechari Mudra si pratica il Talabya Kriya che descriviamo
adesso.

Talabya Kriya
Incomincia con la lingua rilassata con la punta che tocca il lato interno
dell'arcata superiore dei denti. Ora premi l'intero corpo della lingua contro
il palato superiore per creare un effetto ventosa. [Molti praticano il Talabya
Kriya in modo sbagliato perch istintivamente volgono la lingua indietro.]

Figura 6. Parte pi importante del Talabya Kriya

Quando hai creato l'effetto ventosa, abbassa la mascella inferiore sentendo


distintamente l'allungamento del frenulo (il tessuto che unisce la lingua alla
base della bocca). Libera la lingua con uno schiocco, poi spingila fuori
dalla bocca in modo che punti verso il mento. All'inizio non superare le 10

109
ripetizioni al giorno onde non sforzare troppo o produrre uno strappo al
frenulo. In seguito si raggiungono le 50 ripetizioni in circa due minuti
(110-120 secondi.)

Sottolineo di nuovo che alcuni non comprendono subito come far aderire la
lingua al palato come una ventosa prima di aprire la bocca e stirare il
frenulo. Talvolta, anche se glielo si mostra di persona, non sono capaci di
eseguirlo correttamente. Qui posso solo sottolineare che il principale errore
di concentrarsi troppo su dove porre la punta della lingua. L'effetto
ventosa si ottiene con l'intero corpo della lingua: la punta della lingua non
ha alcun ruolo!

Nota 1
Nei testi di Hatha Yoga ci sono diversi consigli per allungare il frenulo.
Uno molto noto avvolgere un pezzo di tela attorno alla lingua e con
l'aiuto delle mani, tirare gentilmente (rilassando e ripetendo diverse volte)
la tela sia orizzontalmente che in su, verso la punta del naso. Lahiri
Mahasaya era assolutamente contrario al taglio del frenulo per ottenere
risultati pi veloci e pi facili. La tecnica del Talabya Kriya pu essere
arricchita massaggiando sia i muscoli della lingua che il frenulo con le
proprie dita.

Nota 2
Talabya Kriya e Kechari Mudra sono completamente diversi! Apri la bocca
davanti ad uno specchio durante la prima parte del Talabya Kriya per
vedere le parti concave su ciascun lato del frenulum il quale appare isolato
dal corpo della lingua; invece se state praticando il Kechari Mudra, sar
l'ugola che viene in avanti e allora solo la radice della lingua sar visibile!

Nota 3
Talabya Kriya una tecnica che oltre a servire al raggiungimento del
Kechari Mudra, crea un percepibile effetto rilassante sul processo del
pensare. Esso non dovrebbe essere considerato un semplice esercizio per
stirare (allungare) il frenulo della lingua. Quando la lingua si attacca al
palato e la bocca aperta, in quell'istante la frattura energica tra il nostro
corpo e la riserva di Prana statico localizzato nella parte superiore della
testa momentaneamente guarita. Questo fatto ti conduce nel migliore dei
modi nello stato meditativo.

Anche dopo aver padroneggiato il Kechari Mudra, il Talabya Kriya non


dovrebbe mai essere messo da parte perch crea un distinto effetto
calmante sul processo di formazione dei pensieri. Non facile giustificare
per quale motivo, agendo sul frenulo, sia possibile riuscire a calmare il

110
processo di formazione di pensieri inutili. Sta di fatto che chiunque pu
osservare questo effetto.
Un fatto strano che il Talabya Kriya non richiede concentrazione
su nulla, solo una pura azione fisica. Proprio come semplice tentativo di
giustificare questo, possiamo far notare come la semplice pressione della
lingua contro il palato superiore, mantenendo l'effetto di suzione sul palato
per 10-15 secondi, pu, in s e per s, generare particolare sensibilit
nell'area del Midollo Allungato, e questo avviene in poco tempo. Anche il
dettaglio di estendere la lingua gioca un ruolo importante. Quando la
lingua pienamente estesa, essa tira con s alcune ossa craniali e guida alla
decompressione di tutta l'area.

Che cosa il Kechari Mudra?


Dopo diversi mesi di pratica quotidiana del Talabya Kriya, proviamo ad
ottenere il Kechari Mudra. Controlliamo quindi se la punta della lingua
riesce a toccare l'ugola. Se questo avviene, allora per alcuni minuti al
giorno, usate le dita per spingere la base della lingua verso l'interno finch
la punta riesce a superare l'ugola e a toccare la faringe dietro di essa.
Allenati in tal modo per diverse settimane.

Un giorno la punta della lingua entrer di un centimetro (pi o meno) nella


faringe nasale ma scivoler subito fuori non appena verranno tolte le dita.
Dopo alcuni giorni, togliendo le dita, la punta della lingua rimarr come
"intrappolata" in quella posizione. Questo avviene poich il palato molle
(la parte da cui pende l'ugola) non rigido, si muove e agisce come una
fascia elastica la quale impedisce che la lingua scivoli fuori e ritorni alla
sua normale posizione. Questo il momento di svolta. Da quel momento
in poi, sforzandosi ogni giorno di praticare almeno 6-12 Kriya Pranayama
con la lingua in questa posizione sebbene con qualche inconveniente
come per esempio un aumento della salivazione, inghiottire e conseguente
interruzione per ripristinare la posizione la pratica diventa facile e
confortevole. Il senso dirritazione e laumento della salivazione saranno
presto superati.

111
Figura 7. Posizione della lingua quando entri nella faringe nasale

Dopo circa tre settimane, dovresti essere capace di raggiungere la stessa


posizione senza usare le dita. La lingua riuscir ad entrare nella cavit
naso-faringea. Ci sar ancora spazio in tale cavit per inspirare ed espirare
attraverso il naso.

Che cosa spiega la letteratura sul Kechari Mudra


Il Kechari Mudra ha un effetto notevole sulla calma della nostra mente. La
mente lavora in modo pi sobrio e gioisce di un indispensabile riposo.
Quando, durante le attivit quotidiane, si pratica il Kechari Mudra,
momenti di pura calma e di silenzio mentale riempiono lintero essere!
Talvolta il silenzio mentale diviene una pura esplosione di gioia. L'unico
problema potrebbe essere che durante le prime tre settimane di impiego del
Kechari Mudra, si pu sperimentare un senso di "intontimento" dove le
facolt mentali sembrano essere ottuse. Uno deve essere preparato a questa
eventualit e prendere in considerazione durante questo periodo delicato
della propria vita il fatto di astenersi dal guidare e da qualsiasi lavoro che
implichi una significativa percentuale di rischio.

Dopo alcuni mesi di pratica costante e indomita, la punta della lingua


riesce a toccare il punto di confluenza del passaggio nasale entro la cavit
del palato. Il tessuto soffice sopra i fori nasali nella parte interna delle
narici descritto nella letteratura Kriya come un' "ugola sopra l'ugola". La
punta della lingua tocca questa piccola zona e ci rimane "attaccata" in
modo confortevole.

112
La letteratura Kriya afferma che la lingua pu anche essere spinta pi in
alto. Come qualsiasi atlante danatomia pu mostrare, la lingua, quando
riempie la faringe nasale, non pu estendersi ulteriormente. Quella
affermazione dovrebbe essere perci compresa come un cenno a quanto
una normale persona pensa che stia avvenendo. In effetti, estendendo la
lingua al massimo limite, possibile sperimentare una grande forza di
attrazione verso il punto tra le sopracciglia, assieme alla sensazione di aver
raggiunto, con la punta della lingua una posizione pi elevata.

La stessa letteratura afferma anche che, per mezzo del Kechari uno
capace di percepire "Amrita", il "Nettare", l'elisir della vita un fluido dal
gusto dolce che scende dal cervello sulla lingua e poi nel corpo. Per
ottenere questa esperienza, la punta della lingua dovrebbe toccare tre punti
in successione: l'ugola, una piccola asperit sul tetto della faringe nasale
sotto la ghiandola pituitaria e il tessuto molle sopra il setto nasale. La punta
della lingua dovrebbe ruotare su ciascuno di questi punti almeno per 20-30
secondi; poi facendo un movimento con labbra e bocca come per gustare
un liquido o un cibo, si percepir un certo particolare sapore sulla
superficie della lingua. Lesercizio dovrebbe essere ripetuto diverse volte
durante il giorno. 3

[II] Importante approfondimento del Maha Mudra


Quello che spiego adesso proviene dalla scuola di Swami Hariharananda.
Questa scuola non spiega tutto (Kechari Mudra vero e proprio, Navi Kriya,
Thokar con Kumbhaka.... non sono insegnati) ma il Maha Mudra
insegnato con una cura insuperata, rendendo la realizzazione di Omkar
quasi tangibile ad un principiante. Questo Maha Mudra diviso in due
parti.

Maha Mudra prima parte: piegamenti in avanti


Siedi sul pavimento nella posizione del mezzo loto o sui talloni. Espira.
Concentrati su Ajna nel centro della testa. Per mezzo di una profonda
inspirazione (non necessariamente lunga come nel Kriya Pranayama)
visualizza il respiro che sale dalla sede del Muladhara su per la spina
dorsale e arriva fino ad Ajna. Trattieni il respiro. Piega in avanti la zona
sopra la cintura e se puoi, tocca il pavimento con la testa. (La testa posta
nella regione fra i ginocchi. Le mani possono essere usate come pi viene
naturale onde raggiungere comodamente questa posizione.)
Gentilmente espira e lascia che il respiro sia libero. Dopo aver
3
Per quanto riguarda l'importanza di gustare il nettare, non sono in grado di aggiungere nulla in quanto
non ne ho fatto l'esperienza e, devo ammettere, non ho nemmeno cercato di farla. Sto condividendo
questa informazione per amore della precisione e della completezza. Essa pu affascinare un kriyaban
ma dopo un periodo iniziale di intensa eccitazione, presto dimenticata.

113
toccato con la fronte il pavimento, piegati prima a destra avvicinando
l'orecchio destro al ginocchio destro. La testa si avvicina al ginocchio
destro, la faccia girata verso il ginocchio sinistro cos che sia possibile
percepire una pressione sul lato destro della testa; una sensazione di spazio
percepita entro il lato sinistro del cervello. Rimani in questa posizione da
3 a 30 secondi. Muovi la testa di nuovo verso il centro fin quando la fronte
tocca il terreno. Poi ripeti lo stesso esercizio con l'altro lato del corpo,
scambiando le percezioni. La testa si avvicina al ginocchio sinistro, la
faccia girata verso il ginocchio destro cosi che sia possibile percepire una
pressione sul lato sinistro della testa; una sensazione di spazio percepita
entro il lato destro del cervello. Rimani in questa posizione da 3 a 30
secondi. Muovi la testa di nuovo verso il centro fin quando la fronte tocca
il terreno. Una pressione percepita sulla fronte. Una sensazione di spazio
percepita entro la regione occipitale.

Figura 8. Piegamento in avanti. Prima posizione

Durante questo delicato processo tu stai respirando normalmente e la tua


consapevolezza si trova principalmente in Ajna Chakra mentre i tuoi occhi
sono focalizzati sul Kutastha. Poi sollevati con la schiena diritta inspirando
profondamente. Tramite una lunga espirazione, l'energia guidata in gi
da Ajna Chakra al Muladhara. Per mezzo di una profonda inspirazione
visualizza il respiro che proviene dalla sede fisica del Swadhisthana su per
la spina dorsale e arriva fino ad Ajna. Ripeti tutto il processo come per
Muladhara. Alla fine per mezzo di una lunga espirazione guida la tua
energia da Ajna a Swadhisthana. Poi ripeti lo stesso processo per
Manipura, Anahata, Vishuddha e midollo allungato. In questo modo puoi
gioire di sei piegamenti.

Nota
Per aumentare il potere di questa procedura, puoi trattenere il respiro
quando sei gi. Proverai una sensazione molto forte di energia che sorge e

114
si intensifica nel punto tra le sopracciglia. Il trattenimento del respiro
potente stimolatore di Kundalini. Se non sei pronto per il potere generato
da questa procedura, se ti senti troppo irritabile, non trattenere il respiro.
Quando pieghi il tuo corpo a sinistra, la tua narice destra si aprir.
Quando pieghi il tuo corpo a destra, la tua narice sinistra si aprir. Quando
ti pieghi in avanti e la fronte vicinissima al pavimento, ti accorgerai di un
flusso uguale di respiro nelle tue narici. Ottieni equilibrio della mente e
calma nel corpo. Si aprir il passaggio che conduce entro la corda spinale.
Il canale lunare di Ida situato al lato sinistro della spina dorsale; il
canale solare di Pingala situato sul lato destro della spina dorsale.
Entrambe le corde si afferrano l'una all'altra. Ripetendo la procedura
descritta, esse sono separate, e, come conseguenza, un passaggio cavo
aperto tra i due. L'apertura del passaggio spirituale all'interno della spina
dorsale (Sushumna) rappresenta l'inizio della pratica della meditazione.

Maha Mudra seconda parte


Piega la gamba sinistra sotto il corpo in modo che il tallone sinistro sia
vicino al perineo. Attira il ginocchio destro contro il corpo in modo che la
coscia sia vicina il pi possibile al petto. Le dita intrecciate sono poste
proprio sotto il ginocchio e questo aiuta ad applicare pressione ai tuoi
organi interni. Prenditi da 5 a 6 respiri molto profondi applicando una
pressione moderata al ginocchio. Poi inspira profondamente e trattieni,
estendi la gamba destra, piegati in avanti, respira normalmente e massaggia
la gamba destra dal piede alla coscia e alla natica. Poi afferra il piede destro
in questo modo: la mano destra afferra le dita del piede destro e la mano
sinistra afferra il lato interno del piede destro (l'arcata del piede). La faccia
girata verso sinistra.

Figura 9. Qui la faccia rivolta verso sinistra

Percepisci una sensazione di pressione interna sulla parte destra della testa.
Essa contrasta con la sensazione di spazio libero nella parte sinistra del
cervello. Canta Om sei volte nel punto tra le sopracciglia. Poi inspira e
trattieni, siedi di nuovo sul tuo piede sinistro col ginocchio destro piegato e
attirato verso il petto, poi espira in un respiro normale.

115
Pratica l'intera procedura scambiando le percezioni e la posizione di gambe
e uso delle mani. Non ripeto tutto non dimenticare il canto di Om sei
volte nel punto tra le sopracciglia.
Ora, attira entrambi i ginocchi contro il tuo corpo. Estendi entrambe
le gambe, piegati in avanti, respira normalmente e massaggia entrambe le
gambe dai piedi a cosce ed anche. Poi afferra entrambi i piedi: mano destra
per le dita del piede destro, mano sinistra per le dita del piede sinistro.
Respira normalmente, fletta i piedi 4 o 5 volte poi rilassali con la testa in
gi tanto pi vicina ai ginocchi quanto possibile. Sperimenti pressione
interna sulla parte frontale della testa. Una sensazione di spazio percepita
nella regione occipitale. Canta Om sei volte nel punto tra le sopracciglia.
Poi inspira e trattieni, sieda diritto e massaggia le dita del piede, poi porta
le gambe piegate di nuovo al petto ed espira. Come al solito, questo
esercizio ripetuto tre volte.

[III] La pratica di quanto spiegato nelle due parti precedenti


(Kechari Mudra e approfondimento del Maha Mudra) contribuisce in
maniera significativa a perfezionare il nostro Kriya Pranayama

Il Kechari Mudra rende il kriyaban capace di fare un passo gigantesco


verso la perfezione del Kriya Pranayama. Durante il Kriya Pranayama col
Kechari Mudra, la espirazione che sorge nella faringe nasale ha un bel
suono come di un lieve fischio. Alcuni dicono ''come di un flauto'', Lahiri
Mahasaya nei suoi diari lo indica come ''Shii shii.'' Per avere un'idea di tale
suono, prendi un fischietto, soffia, pi debolmente, sempre pi
debolmente... finch appena udibile. 4
Tal suono prodotto nella parte superiore della faringe nasale. La
sensazione che esso si origini dietro il Kutastha. Se senti questo, hai solo
un dovere: rilassarti sempre di pi e lasciare che la pratica deliziosa del
Kriya Pranayama ti assorba completamente. Alcune scuole lo chiamano il
Shakti Mantra. Esso stato paragonato al "flauto di Krishna. Lahiri
Mahasaya lo descrisse come "simile a quando uno soffia aria attraverso il
buco della serratura." Scrive che esso come "un rasoio che taglia tutto ci
che collegato con la mente". Esso ha il potere di eliminare ogni fattore
esterno di distrazione inclusi i pensieri ed appare nel momento massimo
del rilassamento. Se sopravviene distrazione o ansiet, esso svanisce
immediatamente.

4
Prendi un campioncino vuoto di profumo senza tappo. Chiudi una narice e poni
l'apertura del campioncino sotto la narice aperta. Fai una lunga, sottile espirazione.
Muovi su e gi il campioncino sperimentando tutte le variazioni del suono prodotto.
Ad un certo punto otterrai un fantastici fischio e penserai: "Ecco, questo.''

116
Praticare il Kriya Pranayama in questo modo e gioire degli effetti che ne
conseguono, rappresenta una esperienza incantevole, uno dei migliori
momenti della vita di un kriyaban. Coltivare la perfezione di questo suono,
concentrandosi fermamente su di esso, significa creare la migliore base per
ottenere l'esperienza del vero suono di Om. La letteratura sul Kriya spiega
che quando questo evento accade, l'esperienza Omkar acquisisce l'aspetto
dinamico di Kundalini; l'anima viaggia attraverso la spina dorsale e brucia
nella gioia del Samadhi. La modestia sempre la benvenuta, ma quando
questo risultato realizzato, un'euforia positiva (come se uno avesse
trovato la lampada magica di Aladino) non potr essere trattenuta. Nel
letteratura Kriya si dice che se uno ha realizzato un Pranayama perfetto,
potr ottenere attraverso di esso qualsiasi cosa. Bene, se vogliamo pensare
ad un Kriya Pranayama ideale, quanto abbiamo descritto corrisponde al
nostro ideale.

Veniamo a parlare dell'esperienza dell'ascolto dei suoni interiori


Durante il Kriya Pranayama appaiono all'ascolto interiore dei suoni che
provengono dai Chakra. Essi non hanno niente a che vedere coi suoni
prodotti dall'aria nella gola. Essi appaiono in forme diverse (calabrone,
flauto, arpa, tamburo, ronzio come di un trasformatore elettrico,
campana.... ) e catturano la consapevolezza del kriyaban guidandolo verso
maggiori profondit senza nessun pericolo di distrazione. Quello che
essenziale portare avanti una continua volont di ascoltare internamente.
Ogni canto mentale delle sillaba Om dovrebbe essere permeato da una
indomita volont di inseguire l'eco di questa vibrazione finch diventi
consapevole dei suoni astrali. Le tue capacit di ascolto miglioreranno.
Un fatto molto importante da capire che l'evento di percepire questi
suoni non nasce dall'intensit di un unico momento di profonda
concentrazione, ma dall'accumulazione dello sforzo manifestato durante le
precedenti sedute di Kriya (lo sforzo l'attenzione meticolosa a
qualsivoglia suono interiore, non importa quanto debole possa essere).
Coloro che non sono capaci di sentire alcun suono interiore, non
dovrebbero concludere che qualche cosa non va. Forse hanno fatto un
sforzo enorme i cui frutti saranno goduti durante la pratica del giorno
successivo. Un segnale che uno si sta muovendo verso la direzione corretta
un senso di mite pressione, come una pace liquida sopra o intorno alla
testa spesso accompagnato da un certo ronzio nella regione occipitale.
Se la percepisci, non chiederti se questo il vero suono di Om in
quanto probabilmente solo un segnale che la vera esperienza si sta
avvicinando. Intensifica la consapevolezza di quella regione, specialmente
la parte destra. Pazienza e costanza sono di primaria importanza.

117
[IV] Una meravigliosa variante del Navi Kriya
Questa variante prevede uno straordinario lavoro sul Dantian. 5 Essa
incatena l'attenzione in un modo che nessun'altra variante riesce a produrre.
Il suo dolce muovere l'energia lungo la circonferenza della testa ha un
effetto che non ha paragoni.

Figura 9. Variante importante del Navi Kriya: l'energia entra nel Dantian lungo
quattro direzioni

Il mento viene avvicinato alla cavit della gola. Si fa una breve


inspirazione (due secondi al massimo, senza concentrarsi sui Chakra),
seguita da una lunga espirazione durante la quale si percepisce lenergia
che scende dalla fronte lungo un sentiero esterno al corpo verso lombelico,
attraversa l'ombelico e si muove verso il Dantian.
Durante questa lunga espirazione, Om cantato mentalmente,
rapidamente, da 10 a 15 volte, seguendo la discesa dellenergia lungo il
percorso. Dopo una breve sosta nel Dantian, la testa ritorna nella posizione
normale.
Tutto ora si ripete ma la discesa dell'energia avviene lungo un
sentiero diverso. Una breve inspirazione solleva nuovamente lenergia in
testa. Poi la testa si piega, non in avanti, ma sulla spalla sinistra, senza
5
Il Dantian localizzato circa otto centimetri sotto l'ombelico e circa quattro
centimetri all'interno: pu essere visualizzato come una sfera di circa quattro
centimetri di diametro.

118
girare la faccia. Una lunga espirazione (assieme al canto di Om, Om,
Om) accompagna il movimento verso il basso dellenergia che scende
dalla parte sinistra del cervello, si muove lungo un sentiero esternamente al
corpo alla sua sinistra (come se spalla e braccio non esistessero.) L'energia
scende fino alla parte sinistra della cintura, l'attraversa e si muove verso il
Dantian.

La testa ritorna nella posizione normale. Dopo una breve inspirazione, la


testa ora si piega indietro. Una lunga espirazione (assieme al canto di Om,
Om, Om) accompagna il movimento verso il basso dellenergia che parte
dalla zona occipitale e si muove (esternamente al corpo) gi verso la
cintura dove si piega, passa attraverso il terzo Chakra Manipura e si
muove verso linterno della regione addominale (Dantian.) La procedura
ripetuta allo stesso modo sul lato destro.
L'ultima espirazione chiude il piccolo ciclo costituito da quattro
espirazioni accompagnate da quattro discese dell'energia verso la cintura e,
attraversandola, verso la regione del basso addome. Questo mini ciclo
ripetuto per 9 volte. In conclusione abbiamo avuto un totale di 4x9 = 36
discese di energia.
Tutto quanto abbiamo descritto pu durare da 8 a 10 minuti ed
equivalente alla ripetizione di 4 volte la forma base del Navi Kriya.

Osservazione
Man mano che i minuti passano e l'effetto della tecnica si fa sentire, i
movimenti della testa diventano meno marcati il processo si interiorizza.
Un fenomeno notevole: nello stesso momento in cui viene formulata la
volont di espirare, si sente come se i polmoni non riuscissero a muoversi.
Alcuni istanti dopo la consapevolezza di un qualche cosa di sottile che
comincia a scendere nel corpo accompagna una espirazione molto
piacevole. L'espirazione un atto mentale, come una pressione interiore
che si estende ovunque e che produce un particolare senso di benessere,
armonia e libert. Si ha la sensazione di poter restare cos per sempre.
Laria esce ancora dal naso ma colui che pratica giurerebbe che questo non
avvenga. Questa pu essere considerata la prima timida apparizione del
Respiro interiorizzato (detto anche Kriya delle cellule) di cui parleremo in
seguito.

119
[V] La bellezza del Pranayama mentale
Alcune persone si lamentano di non ottenere nulla con il Pranayama
mentale. Se indaghiamo il motivo di ci, ci rendiamo conto che queste
persone non hanno compreso il significato di questa tecnica. Essi
continuano ad esercitare una pressione mentale e anche fisica su ciascun
Chakra, incapaci di rilassarsi ed afferrare la dolcezza che emana da essi.
Essi complicano l'insegnamento aggiungendo dettagli utili in altre tecniche
ma non in questa come contrarre i muscoli vicino a ciascun Chakra e
quindi tutta la dolcezza dispersa.

Nel Pranayama mentale importante assumere un atteggiamento passivo e


paziente con totale affidamento a quanto verr rivelato. Quando la
consapevolezza si ferma per 20 secondi su ciascun Chakra, ecco che ne
avviene una sensazione dolce e piacevole, mentre il respiro rallenta
sensibilmente. Alcuni suoni interiori come pure sfumature di luce sullo
schermo del Kutastha approfondiscono il contatto con la dimensione
Omkar.
I Chakra sono come dei nodi che possono essere sciolti "toccandoli"
con la concentrazione. Oltre alla sensazione di qualcosa che si scioglie, si
pu anche percepire la sottile irradiazione di ciascun Chakra nel corpo. Fai
attenzione che questo non diventi un dettaglio tecnico da applicarsi usando
un eccessivo potere di visualizzazione. Fai che quanto detto sia una
realizzazione spontanea e naturale del fatto che i Chakra sostengono la
vitalit di ciascuna parte del corpo. Tutto ci porta allo stato di assenza di
respiro. Nel cammino Kriya ''assenza di respiro'' un termine che troverai
spesso e quindi proviamo a chiariamolo fin d'ora.

Assenza di respiro non significa che io trattengo il respiro e sfido i record


mondiali di apnea. Lo stato di assenza di respiro cui ci riferiamo
caratterizzato dal fatto che il respiro completamente inesistente per tempi
molto, molto lunghi tempi impossibili per quanto riguarda la conoscenza
scientifica.
Lo stato di assenza di respiro la vera Iniziazione al Sentiero
Spirituale del Kriya Yoga. L'impatto di questa esperienza significa molto
pi di quanto le parole possano esprimere. A mio avviso uno ha bisogno in
media da due a tre anni di pratica delle tecniche del Primo Kriya per
arrivarci. Una dieta purificatrice abbinata alla pratica intensiva del Japa
forniranno la spinta decisiva.
Ma quello che ci interessa sottolineare qui il fatto che il
Pranayama mentale possiede una divina bellezza. Senza di esso, la routine

120
non serve a nulla prima o poi, uno abbandona il Kriya Yoga, a meno che
non sia sostenuto dall'eccitazione e da aspettative create in lui da un
processo di indottrinamento.
Una routine che non termina con il Pranayama mentale come un
complesso musicale che salga sul palco, prepari tutti gli strumenti, li
accordi e poi abbandoni il palcoscenico! questa fase che porta tutto ad
unificarsi in armonia; le increspature nel lago della mente si placano, la
consapevolezza diviene trasparente: la mente placata ed in silenzio
guadagna l'energia necessaria per essere pi acuta e vigile. come una
spirale, che gradualmente e sistematicamente si prende cura di tutti i livelli
dell'essere: un processo di guarigione.
Se la pratica avviene con lo spirito giusto, allora essa da origine ad
uno dei rari momenti della giornata in cui puoi utilizzare l'intuizione nata
dalla meditazione per trattare in modo efficace ogni problema che sorge
dalla vita. Entro la perfetta trasparenza di un ordine interiore, tutti i
problemi sono risolti. Perci il valore del Pranayama mentale si manifesta
durante i momenti difficili della vita quando dobbiamo prendere delle
importanti decisioni. Si nasce al Kriya proprio per mezzo di tale dolce
pratica: essa ti proietta in un vero paradiso e la sua bellezza trabocca e
inonda la vita.

".... difficile restare arrabbiati, quando c' tanta bellezza nel mondo. A
volte come se la vedessi tutta insieme, ed troppo, il cuore mi si
riempie come un palloncino che sta per scoppiare... e poi mi ricordo di
rilassarmi, e smetto di cercare di tenermela stretta, e dopo scorre
attraverso di me come pioggia. E io non posso provare altro che
gratitudine per ogni singolo momento della mia stupida piccola vita.
(American Beauty, film; 1999) "

121
Appendice: alcuni chiarimenti prima di fronteggiare i prossimi capitoli
Una semplice ed efficace visione teorica dell'intero insieme delle procedure
del Kriya Yoga molto utile. Senza di essa, rischiamo di percepire il Kriya
Yoga come un insieme caotico di tecniche. Questo porta ad abbandonare la
pratica Kriya dopo qualche infelice tentativo di concepire un routine
razionale.

Lahiri Mahasaya disse che un sentiero spirituale prevede quattro passi in


cui quattro nodi interiori (i Granti che sono citati nella tradizione Yoga)
vengono scilti. Essi sono: lingua, cuore, ombelico, coccige.
questo il significato delle quattro iniziazioni al Kriya?

Primo Kriya Sciogliere il nodo della lingua


Secondo Kriya Sciogliere il nodo del cuore
Terzo Kriya Sciogliere il nodo dell'ombelico
Quarto Kriya Sciogliere il nodo del Muladhara

Mi spiace dire che la risposta negativa. Ci sono molte ragioni per


considerare la seguente visione.

Primo Kriya: non ci occupiamo di sciogliere particolari nodi ma


cerchiamo di rendere sottile il respiro e di entrare con esso in Sushumna.
Che dire del Kechari Mudra e del fatto di sciogliere il nodo della
lingua (Jiwha Granthi)? Lahiri Mahasaya scopr l'importanza di connettere
la punta della lingua con l'energia nel cervello. Di solito la nostra lingua
incapace di toccare l'ugola e, di conseguenza, entrare nella faringe nasale.
A causa di questo, siamo ostacolati nel collegamento con la grande riserva
di energia esistente nella regione del Sahasrara. Non possiamo negare che
raggiungere il Kechari Mudra rappresenta un grande passo in avanti nel
sentiero del Kriya. La pratica del Kechari Mudra implica un sottile
processo di trasformazione nel nostro sistema psico fisico.
Il problema che non tutti i kriyaban sono capaci di praticarlo anche
dopo molti anni di precisi tentativi (per mezzo del Talabya Kriya.) Ora,
quando si pratica semplicemente il baby Kechari, si riscontra il calmarsi di
tutti i pensieri inutili e non voluti come pure l'acquietarsi dei processi
mentali intrusivi. Diventa pi facile ascoltare i suoni astrali e immergersi
con l'aspetto Omkar del Divino.
Ebbene, quando Lahiri dice che il Kechari Mudra il primo passo
del sentiero spirituale, sicuramente ci ha un significato. Ma dovremmo
forse accettare che senza Kechari resteremmo solo sulla anticamera della

122
realizzazione spirituale? Va bene, saremo in buona compagnia: molti santi
non conobbero l'insegnamento del Kechari Mudra. Coloro che si sentono
depressi in quanto non riescono ad ottenerlo sappiano che possibile fare
esperienza del Divino anche senza Kechari.
Detto fra noi, inconcepibile che il raggiungimento del Kechari crei
una netta divisione tra le persone. Relegati ad una classe inferiore
resterebbero quei poveretti che non avranno mai i Kriya superiori solo
perch non riescono a realizzare un qualcosa di fisico che non dipende dal
loro sforzo ma solo dalla loro costituzione. Non riusciranno mai ad
accelerare il loro sentiero spirituale come quei kriyaban che la natura ha
dotato di un frenulo pi lungo o di una faringe nasale pi accessibile alla
punta della lingua.... Assurdo!
La decisione di P.Y. di concedere l'iniziazione ai Kriya Superiori a
coloro che sono incapaci di praticare il Kechari Mudra ha il nostro elogio.
Considerando poi l'attitudine di Lahiri Mahasaya a prendere parte alle
umane sofferenze, credo che anche lui si sia comportato similmente
anche se non abbiamo certezze.
Quindi accontentiamoci di dire che il primo passo del Kriya ci serve
per entrare in Sushumna e non poco!
Secondo Kriya: In questo stadio noi lavoriamo non solo sul nodo
del cuore ma sul nodo di ciascun Chakra. In questo modo vengono rimosse
le ostruzioni legati ai cinque Chakra. vero che i nodi pi difficili da
sciogliere sono il nodo del coccige (Muladhara Granthi o Brahma Granti)
e il nodo del cuore (Hridaya Granthi o Vishnu Granti.)
Il primo impedisce al kriyaban di entrare nel Sushumna e muoversi
verso il Kutastha. Questo fatto mantiene reale il velo di illusione.
Sciogliere tale nodo vuole dire aprire la porta ad inesauribili realizzazioni
spirituali. Il secondo nodo ostruisce il viaggio discendente del Prana
statico dal Sahasrara verso il Muladhara. Tale flusso discendente una
vera benedizione: esso porta la realizzazione spirituale nella vita
quotidiana. Esso domina le emozioni superficiali. La mente rimane calma
ed il cuore pieno di gioia inesprimibile. Qualit come amore,
compassione, gentilezza, comprensione, empatia, e magnanimit si
manifestano.
Allora possibile invitare l'energia Kundalini a salire Chakra dopo
Chakra assorbendo il significato di ciascun Tattwa. Questo si fa col respiro
calmo o nello stato di assenza di respiro. Le forze pi resistenti che
impediscono la visione della Luce Spirituale stanno per essere dissolte.
Terzo Kriya: entriamo nel tunnel del Kutastha. Un altro mondo si
apre.
Quarto Kriya: sperimentiamo la vera meditazione su Omkar nei
suoi aspetti di Suono, Luce spirituale e sensazione di essere ''toccati'' dal
Divino.

123
Sull'origine del Kriya Yoga
C' tutta una storia sull'origine delle pratiche Kriya resa popolare dalla
Autobiografia di P.Y.. Secondo quello che vi troviamo scritto, l'immortale
maestro Babaji, durante il diciannovesimo secolo decise che era ora di
aiutare non solo alcuni mistici spiritualmente evoluti, come fece nel
passato, ma tanti tanti pi. Egli apparve a Lahiri Mahasaya rivelando la
sacra tecnica del Kriya Yoga, Lahiri ricevette questo insegnamento e lo
diede all'umanit servendosi di vari sui discepoli.
Alcuni credono ciecamente a questa leggenda, altro la rifiutano
decisamente. Io non ho certezze su cosa realmente accadde. Mi piace
integrare tale leggenda con qualche cosa di plausibile.

Credo che Lahiri Mahasaya abbia incontrato un Maestro di eccezionale


levatura spirituale e abbia ricevuto da costui quello che era necessario per
la sua evoluzione spirituale questo significa qualcosa che fu scelto in
modo specifico per lui. Secondo me, quello che ricevette fu il segreto della
Alchimia Interiore. Una procedura molto difficile una tecnica che va oltre
il respiro. Perci penso credibile che egli ricevette da Babaji solo il
processo chiave del Kriya Pranayama, forse non quello che noi ricevemmo
da lui, e che chiamiamo ''Kriya originale'', ma il Pranayama col respiro
interno che lui padroneggi fino ad un livello inconcepibile per noi. Egli
poi svilupp e perfezion un piano per far s che ciascun devoto potesse
realizzare la stessa meta nel corso di una sola vita.

Egli era molto abile nell'arte della meditazione tanto pratico e bravo che
difficile per noi concepire quanto. possibile che i Kriya superiori e molte
altre varianti Kriya (su cui stiamo ancora combattendo ai giorni nostri)
ebbero origine dallo stesso Lahiri Mahasaya! Come il grande mistico Kabir,
il suo insegnamento rappresenta il meglio di grandi tradizioni.

Probabilmente i suoi discepoli aggiunsero altre procedure non per rovinare


volutamente la purezza del Kriya ma per accompagnarlo con qualcosa di
grande in cui ci credevano. Penso che qualcuno aggiunse quanto aveva
appreso dal movimento Radhasoami. Discuteremo di questo in seguito,
nella terza parte del libro

Scopo di questo libro


Il principale scopo del libro condividere tutto quello che conosco sul
Kriya e la ragione di tale condivisione spiegata nella prima parte del
libro. Spesso, di anno in anno, c' qualche aggiunta. Prima di accettare

124
qualche cosa di nuovo e pubblicarlo seguo dei criteri precisi. Accetto
quello che concorda con quanto Lahiri Mahasaya afferma nei commenti
alle sacre scritture, nelle lettere ai discepoli, nel Puran Purush (ricavato dai
suoi diari.)
Lo scopo secondario del libro spiegare che il sentiero del Kriya
Yoga possiede una componente importantissima che quella della
Preghiera Devozionale. Nella terza parte del libro cerco di rendere il
lettore consapevole di questo.

125
CAPITOLO 8
OMKAR KRIYA I (Prima Parte)
[Procedure che riguarda i primi sei Chakra]

Penso che ci sia un solo vero modo di approfondire la nostra pratica Kriya:
entrare in sintonia con la realt Omkar. Swami Hariharananda ci ha
spiegato che la realt Omkar si rende manifesta come Suoni, Luce e
sensazione di Movimento.
L'alba del risveglio spirituale quando improvvisamente la
dimensione Omkar entra nella propria vita. Un giorno ti sveglierai alla
realizzazione che stai davvero ascoltando un suono di ''acqua che scorre.''
Lahiri Mahasaya lo descrisse come un suono "prodotto da un gran numero
di persone che continuano a colpire il disco di una campana e continuo
come l'olio che fluisce da un contenitore." Di sicuro, quando ascolti il
suono di acque che scorrono o ad onde che si frangono sugli scogli, puoi
essere certo che ti stati muovendo verso la giusta direzione. Una
meravigliosa esperienza quando percepisci internamente il debole
rintocco di una campana distante.
Omkar importante, molto importante. Senza di esso, tu puoi
ripetere tutto il giorno: "Tu sei Quello" ma non ne afferri il significato. Tu
stai solo godendo del soffermarti su idee elevate. Anche se tu credi in un
pi alto S e desideri vivere senza tradirlo, se non sei in contatto con la
realt di Omkar, tu stai tradendo continuamente il tuo pi alto S. Non ho
paura di dire che senza questo battesimo nella realt Omkar, la propria
pratica del Kriya una caricatura del Kriya di Lahiri Mahasaya.

Nel precedente capitolo, per mezzo del Pranayama mentale, abbiamo


avuto un assaggio dello stato di meditazione. Ora, in questo e nel capitolo
seguente introduciamo dei buoni strumenti per approfondire questo stato.

[1] Pranayama col respiro breve centrato nel Kutastha


Concentrati nel Kutastha. Lascia che una parte della tua attenzione scenda
nel Muladhara. Grazie ad una breve inspirazione, questo Chakra
sollevato idealmente in Ajna. Grazie ad una breve espirazione, esso ritorna
poi idealmente nella propria sede. Parte dell'attenzione si sposta ora sul
secondo Chakra. Grazie ad una breve inspirazione, questo Chakra
sollevato idealmente in Ajna. Grazie ad una breve espirazione, esso ritorna
poi idealmente nella propria sede...
Lo stesso si ripete per i Chakras 3, 4, 5 e Medulla. Poi, si ripete tutto
in ordine inverso (respira di nuovo da Medulla ad Ajna, dal Chakra
cervicale ad Ajna...) 12 respiri sono un ciclo. Ripeti l'intero ciclo tre volte.
Il respiro breve e diviene pi breve man mano che procediamo. Tra

126
inspirazione ed espirazione e tra espirazione ed inspirazione delle pause
piene di beatitudine appaiono.

[2] Intensificazione della pratica precedente


Prima parte
Diventa consapevole del Muladhara Chakra. Contrai i muscoli vicino al
Muladhara: la parte dietro del perineo. Puoi mantenere la contrazione
finch addome e spina dorsale vibrano. Poi solleva questo Chakra per
mezzo di una inspirazione fino al punto tra le sopracciglia. Trattieni il
respiro il pi a lungo possibile purch ci non crei disagio (circa 10 -15
secondi) mentre cerchi di percepire la particolare luce del Muladhara nel
Kutastha.
Rilassa la tensione fisica ed espira. Emetti il respiro con "hah-
hahhhhhhhh" e poni idealmente il Muladhara Chakra di nuovo nella sua
sede originale. Poi fai un ''salto di consapevolezza'' al secondo Chakra
Swadhisthana e contrai i muscoli della zona sessuale e del sacro. Puoi
praticare il Vajroli Mudra (contrai e rilassa lo sfintere uretrale ed i muscoli
della schiena vicino al centro sacrale.) Poi fai esattamente quello che hai
fatto col Muladhara Chakra...
Quando Swadhisthana di nuovo nella sua posizione iniziale, con un
'''salto di consapevolezza'' concentrati sul terzo Chakra Manipura. Contrai i
muscoli dell'addome al livello dell'ombelico: contrai rapidamente e rilassa
l'ombelico, i muscoli addominali e l'area lombare della spina dorsale.

Poi fai esattamente quello che hai fatto con i due Chakra precedenti ...
Ripeti lo stesso schema per Anahata Chakra. Espandi il petto.
Avvicina le scapole e concentrati sulla spina dorsale, la parte vicina al
cuore. Senti la contrazione dei muscoli vicini al centro dorsale. Poi fai
esattamente quello che hai fatto con i tre precedenti Chakra...
Concentrati sul quinto Chakra Vishuddha. Muovi la testa
rapidamente destra-sinistra (senza girare il volto) un paio di volte,
percependo un suono nelle vertebre cervicali come di qualcosa che viene
macinato. Questo serve solo a localizzare il centro cervicale. Ora contrai i
muscoli dietro al collo vicino alle vertebre cervicali.
Poi, utilizzando una inspirazione, solleva questo Chakra fino al punto tra le
sopracciglia. Trattieni .... etc.
Midollo Allungato: solleva il mento, tendi i muscoli vicini al Midollo
Allungato (sotto la regione occipitale), serra i denti e veda la luce nel punto
tra le sopracciglia. Senti che stai offrendo il tuo centro Ajna alla luce
dell'occhio spirituale nel Bhrumadhya. Espira e libera ogni contrazione.

Osservazione
Molti trovano utile il seguente dettaglio: prima di sollevare un Chakra, fai

127
che l'inspirazione cominci idealmente dalla sua componente "frontale",
venga indietro verso la sua sede nella spina dorsale e quindi si sollevi al
punto tra le sopracciglia. Il Perineo la componente frontale del
Muladhara; la regione pubica la componente frontale del Swadhisthana;
l'ombelico lo per Manipura; la regione centrale dello sterno lo per
Anahata; la parte anteriore e superiore della gola lo per Vishuddha.

Seconda parte
In questa pratica visualizza ciascun Chakra che irradia luce Divina
attraverso i propri petali. Visualizza ciascun Chakra come un disco
orizzontale, avente un diametro di 2-3 centimetri. Visualizza il numero di
petali che la tradizione yogica assegna e muoviti in senso antiorario.
Incomincia col concentrarti in modo calmo sul Muladhara. Senti che
ciascuno dei quattro petali irradiano luce bianca. Visualizzali uno alla volta
cantando mentalmente Om in ciascuno. Fai pi di una rotazione in modo di
soffermarti su questo Chakra almeno per 40 secondi.
Lo stesso avviene in Swadhisthana. Qui possiamo utilizzare la
seconda sillaba del Vasudeva Mantra (Om Namo Bhagavate Vasudevaya) 6
Ora i petali sono sei. Perci vai avanti per alcuni giri ripetendo: Na Na Na
Na Na Na ..... Procedi per almeno 40 secondi.
Fai lo stesso in Manipura ma utilizza la terza sillaba del Vasudeva
Mantra. Ricorda che adesso i petali sono dieci. Ripeti Mo Mo Mo Mo Mo
Mo.... tante volte... Procedi per almeno 40 secondi.
. Bha Bha Bha.... in Anahata... 12 petali
. Ga Ga Ga... in Vishuddha... 16 petali
. Ba Ba Ba... in Bindu... non ci sono petali, ripeti semplicemente
Ba Ba Ba...
. Te Te Te... in Medulla... 2 petali
. Va Va Va... in Vishuddha
. Su Su Su... in Anahata
. De De De... in Manipura
. Va Va Va in Swadhisthana
. Ya Ya Ya... in Muladhara

Dopo questo giro completo, ora visualizza che ciascun petalo nella
corona. In questo modo, la Luce divina si irradia dalla parte della testa.

Le sillabe Om Om Om... Na Na Na . Mo Mo Mo . Bha Bha Bha....

6
Di certo il lettore sa come si pronuncia il Mantra; non includo simboli fonetici. Nota
che nel Bindu, non pronunciamo Va ma Ba: questa convenzione si stabilita nel
corso degli anni.

128
(ciascuna ripetuta pi o meno lo stesso numero di volte, a tua discrezione)
sono fatte circolare come una spirale attorno al cervello, attivando la
percezione della bianca Luce divina. Incominciando da Bindu, fai diverse
rotazioni antiorarie. Da 6 a 12 rotazioni una buona scelta. I buoni effetti
di questa procedura si percepiscono facilmente. Essa davvero paradisiaca,
provvidenziale.

[3] Gayatri Kriya


Questa tecnica molto antica ed esisteva prima che Lahiri Mahasaya
iniziasse la sua missione di diffondere il Kriya. La struttura di questa
tecnica ben nota in India ed considerata il pi sottile tra i metodi di
utilizzare il Gayatri Mantra. Con leggere varianti e ulteriori aggiunte
rituali pubblicata in alcuni libretti. Il Gayatri Mantra considerato
essere il veicolo supremo per ottenere lilluminazione spirituale. La sua
forma pi pura Tat Savitur Varenyam Bhargho Devasya Dhimahi Dhiyo
Yonaha Prachodayat. (Oh grande Luce Spirituale che hai creato l'Universo
noi meditiamo sulla Tua gloria. Sei l'incarnazione della Conoscenza. Sei
Cotu che elimina l'Ignoranza. Possa Tu illuminare il nostro Intelletto e
risvegliare la nostra Coscienza Intuitiva.)
Questo Mantra preceduto o da una breve o da una lunga
invocazione. Linvocazione breve : Om Bhur, Om Bhuvah, Om Swaha. I
termini Bhur, Bhuvah, Swaha sono delle invocazioni per onorare i piani di
esistenza (fisico, astrale e causale) e rivolgersi alle divinit che presiedono
ad essi. La lunga invocazione : Om Bhur, Om Bhuvah, Om Swaha, Om
Mahah, Om Janah, Om Tapah, Om Satyam. Questinvocazione pi
completa in quanto riconosce che ci sono pi livelli di esistenza: i sette
Loka. Mahah il mondo mentale, il piano dellequilibrio spirituale; Janah
il mondo della pura conoscenza; Tapah il mondo dell'intuizione;
Satyam il mondo della Verit Assoluta, Finale. Possiamo essere
soddisfatti dalla spiegazione secondo la quale questi sono i sette suoni che
attivano i nostri Chakra e li mettono in contatto con i sette grandi regni
spirituali dellesistenza. Nella nostra procedura usiamo solamente
linvocazione completa, non tutte le componenti del Gayatri Mantra. La
tradizione Kriya che stiamo qui seguendo associa al Manipur Om Mahah e
allAnahata Om Swaha. Il motivo di ci da ricercarsi nel fatto che il
mondo del pensiero, evocato da Om Mahah s'addice pi alla natura del
terzo Chakra, mentre il mondo causale delle idee pure, evocato da Om
Swaha in relazione con Anahata Chakra.

Diventa consapevole del Muladhara Chakra. Contrai i muscoli vicino


all'ubicazione fisica del Chakra la contrazione pu essere ripetuta due-tre
volte. Tramite un'inspirazione profonda (non necessariamente lunga come
nel Kriya Pranayama) visualizza il Chakra che sale nel punto tra le

129
sopracciglia, dove lo percepisci come una luna piena. Il Chakra non sale
''toccando'' gli altri Chakra. Questi ora non esistono. Trattieni il respiro e
concentrati sullo "spazio interno" tra le sopracciglia. Questo riesce facile
col Kechari Mudra. 7 Sullo schermo tra le sopracciglia avviene (man mano
che la concentrazione si approfondisce) una particolare esperienza di
colore che diversa per ciascun Chakra. Canta mentalmente almeno tre
volte il Mantra specifico per il Muladhara Chakra: Om Bhur.

Infine, tramite una lunga espirazione, abbassa idealmente il Chakra dal


punto tra le sopracciglia alla sua sede nella spina dorsale. Ora sai cosa fare
per ciascuno degli altri Chakra.

I Mantra che vengono utilizzati sono:

Om Bhur per Muladhara


Om Bhuvah per Swadhisthana
Om Mahah per Manipura
Om Swaha per Anahata
Om Janah per Vishuddha
Om Tapah per Medulla

Aggiungi una concentrazione particolarmente intensa nel punto tra le


sopracciglia. Trattieni il respiro; solleva le sopracciglia, divieni
consapevole della Luce. Ripeti Om Satyam. Ora completa il "giro"
sollevando i Chakra 5, 4, 3, 2, 1, sempre utilizzando la contrazione, il
canto del Mantra, il divenire consapevole di qualsivoglia esperienza di
Luce nel Kutastha. Se possibile, ripeti la procedura da 6 a 12 volte.
Nella tradizione Kriya, i primi cinque Chakra sono ciascuno in
relazione con uno dei cinque Tattwa: terra, acqua, fuoco, aria, ed etere.
Offrire ciascun Chakra e quindi ciascun Tattwa individualmente alla Luce
Divina che si raccoglie e si intensifica nella regione tra le sopracciglia
[oppure nella parte superiore del cervello come avviene nel Quarto Kriya]
l'azione pi elevata ed efficace, mai concepita per sciogliere l'ultimo
guscio dell'illusione.
L'esperienza dei colori che cambiano nell'occhio spirituale significa
percepire la vibrazione peculiare e frequenza luminosa di ciascun Chakra.

7
"Ke-chari" letteralmente tradotto come "lo stato di coloro che volano nel cielo,
nell'etere." Un particolare "spazio" creato nella regione tra la punta della lingua ed
il punto tra le sopracciglia ed percepito come un "vuoto", sebbene non sia un vuoto
fisico. Immergendosi in questo spazio vuoto, pi facile per un kriyaban percepire i
ritmi di ciascun Chakra e distinguerli uno da un altro.

130
Familiarizzando con queste frequenze conduce alla realizzazione che tutto
l'universo esiste nel Kutastha.

Chi persevera (rifiutando lo scrupolo che questa procedura non sortisca


alcun effetto) incontrer una decisa trasformazione del proprio stato di
coscienza. In qualunque molo la considerate, il contributo di essa
nell'eliminare gli ultimi ostacoli interiori che ci impediscono di entrare in
Sushumna enorme.
Col tempo sar possibile ripetere mentalmente ''Om Bhur" 36 volte
trattenendo il respiro. Questo permette di entrare in sintonia con il Tattwa
della terra sperimentando la particolare ''vibrazione'' del Chakra
Muladhara.
Similmente, ripetendo il Mantra ''Om Bhuvah'' 36 volte sar
possibile entrare in sintonia con il Tattwa dell'acqua che ha la sede nel
secondo Chakra.... poi sar la volta del Tattwa del fuoco...
La familiarit con lo stato di assenza di respiro ti d l'abilit di
soffermarti su ciascun Chakra (come un'ape su un fiore), immergendoti per
un tempo preciso sul Tattwa collegato con quel Chakra. Il tempo ideale
quello necessario ad avere 36 ripetizioni del Mantra relativo. Il numero 36
va rispettato per resistere alla tendenza di perdersi nello stato di beatitudine
che sorge da ciascun Chakra. Il Tattwa collegato con un Chakra tende ad
''intrappolare'' l'attenzione di una persona; in tal caso uno si ferma
indefinitamente su un Chakra e non capace di fare altro. Le 36 ripetizioni
del Mantra aiutano ad avere piena esperienza del Tattwa ma, allo stesso
tempo, andare oltre esso. Il significato del Gayatri Kriya precisamente
questo: entrare in sintonia con ciascun Tattwa, uno dopo l'altro, su e gi
lungo la spina dorsale.

131
CAPITOLO 9
OMKAR KRIYA II
[Seconda parte: procedure superiori]

[4] Pranayama col respiro breve centrato nella Fontanella


Con gli occhi chiusi, inspira profondamente nella Fontanella. Poi espira in
Ajna. Trattieni il respiro per pochi secondi (3-4) poi inspira nella
Fontanella. Trattieni il respiro per pochi secondi. Poi espira fino a
Vishuddha, trattieni per alcuni secondi, poi inspira nella Fontanella.
Trattieni il respiro per pochi secondi. Poi espira fino ad Anahata... A un
certo punto hai raggiunto il Muladhara. Trattieni il respiro per pochi
secondi. Poi inspira fino alla Fontanella.
Ora ripeti in ordine inverso. Espira dalla Fontanella al Muladhara.
Trattieni il respiro per pochi secondi. Poi inspira fino alla Fontanella,
trattieni il respiro. Poi espira fino al Swadhisthana Chakra... pausa...
inspira... e cos via finch espiri dalla Fontanella ad Ajna. Questo un ciclo
(12 respiri). Puoi ripetere il ciclo per un paio di volte.

Durante la pausa tra l'inspirazione ed espirazione (la consapevolezza


nella Fontanella) il respiro dovrebbe essere trattenuto da 2 a 3 secondi, ma
dopo molte settimane di Pranayama, il tempo di ciascuna pausa pu essere
gradualmente aumentato fino a 30 secondi. Questo dettaglio molto
importante per creare una calma pi profonda.

[5] Omkar Pranayama


(Pranayama per utilizzare la consapevolezza dei Chakra onde sollevare la
consapevolezza fino alla corona della testa)

Prima parte
Questa forma particolare di Pranayama da praticarsi dopo un minimo di
24 respiri di Kriya Pranayama.
Le mani con le dita intrecciate sono appoggiate sull'addome.
Inspirazione ed espirazione sono divise in 6 + 6 parti. Cominciando dalla
posizione col mento appoggiato al petto, inspira sollevando
simultaneamente il mento con lentezza come per accompagnare e spingere
l'energia nel suo cammino verso l'alto.
Le sillabe del Vasudeva Mantra (Om Namo Bhagavate Vasudevaya)
sono poste mentalmente nella sede di ciascun Chakra facendo una breve
pausa in ciascuno. Durante il primo "sorso" dell'inspirazione, la
concentrazione sul Muladhara, dove viene idealmente "posta" la sillaba

132
Om; durante il secondo "sorso" la concentrazione sul secondo Chakra,
dove viene idealmente posta la sillaba Na... e cos via, finch Ba posta nel
Bindu, l'inspirazione completata e il mento orizzontale.

Tieni il respiro e pratica il Kechari Mudra come meglio puoi. La testa si


piega in avanti verso la cavit di gola: la Luce divina fluisce in gi dall'alto
nella regione occipitale del cervello (perci nella parte della testa che
volta verso il soffitto.) Dopo avere sentito questo per un secondo o pi,
riprendi la posizione normale ed immediatamente pieghi leggermente la
testa verso la spalla sinistra, senza girare la faccia. L'esperienza precedente
dell'infusione della Luce divina avviene di nuovo nella parte destra della
testa.
Riprendi la posizione normale e piega leggermente indietro la testa:
l'esperienza della Luce divina avviene nella parte frontale della testa. Poi
piega la testa verso la spalla destra ... l'esperienza della Luce divina
avviene nella parte sinistra della testa. Chiudi il giro ripetendo il primo
movimento.

Dopo aver concluso una rotazione della testa, comincia la espirazione.


Anche l'espirazione divisa in sei parti ben marcate come pulsazioni.
Abbassando lentamente il mento sul petto, la consapevolezza scende lungo
la colonna spinale. La sillaba Te posta nel Midollo Allungato, Va posta
nel quinto Chakra.... e cos via.... Su... De... Va, finch Ya cantato
mentalmente nel Muladhara. Se ci confortevole si fa una piccola pausa
dopo la espirazione. Durante questa la consapevolezza fa una completa
rotazione in senso antiorario attorno al Chakra Muladhara.

Il tempo globale di un Omkar Pranayama dipende dall'individuo: di solito


di circa 45-50 secondi ma da un certo punto in poi, la velocit di ciascuna
ripetizione di Omkar Pranayama rallenter. Il respiro "risucchiato
internamente" e sembra essere dissolto. Da quel momento in poi, tutti i
dettagli fisici sono solo accennati.

Probabilmente hai letto da qualche parte che in un profondo Pranayama


l'energia attraversa i Chakra come il filo di una collana passa attraverso le
perle. Pu anche avvenire che il ''filo'' di energia avvolge ciascuna ''perla.''
La rotazione antioraria delle consapevolezza attorno alla corona (indotta
dalla esperienza della Luce che scende dall'alto)
Quando comincia l'inspirazione e tu canti mentalmente Om, puoi usare gli
istanti iniziali della inspirazione per intensificare la pressione psichica
attorno al Muladhara Chakra. Questa azione interiore si estende in modo
naturale agli altri Chakra. Il percorso di salita simile ad un'elica che

133
circonda e crea pressione attorno a ciascun Chakra. Procedi con calma, non
avere fretta, lascia dunque che questo processo si riveli spontaneamente.

Seconda parte
Il respiro naturale (come nel Pranayama mentale.) In ciascun Chakra si
ripete mentalmente la sillaba relativa molte, molte volte.
Nel Muladhara ripeti Om, Om Om, Om Om... tante volte, come
minimo 36. (Non usare comunque il Mala per contare rimani immobile.)
La velocit con cui canti le sillabe approssimativamente due ogni
secondo. Visualizza tale Chakra come un disco orizzontale del diametro di
circa tre centimetri. Visualizza queste sillabe che si muovono in senso
antiorario sulla superficie del disco, vicino alla circonferenza.
Poi concentrati sul secondo Chakra dove farai esattamente la stessa
azione, utilizzando la seconda sillaba del Mantra, ovvero Na, Na, Na, Na,
Na... circa 36 volte.
Poi ti concentrerai sul terzo Chakra, ripetendo Mo, Mo, Mo, Mo,
Mo...circa 36 volte. Poi ti concentrerai sul quarto Chakra, ripetendo
Bha, Bha, Bha, Bha, Bha poi sul quinto (Ga, Ga, Ga, Ga, Ga ....), poi su
Bindu (Ba, Ba, Ba, Ba, Ba ....).

Ora pratica i cinque piegamenti della testa ma in modo pi lento.


La testa si piega in avanti verso la cavit della gola: la Luce divina scende
dalla regione che si trova sopra la testa (sede della Tranquillit Eterna)
nella regione occipitale del cervello. Dopo aver percepito questo per 10-20
secondi, riprendi la posizione normale della testa e piega la testa di poco
verso la spalla sinistra senza girare la faccia verso sinistra. La precedente
esperienza di infusione della la Luce divina avviene di nuovo. La Luce
divina scende dalla regione che si trova sopra la testa nella parte destra del
cervello, poi nella spina dorsale e nel corpo. Dopo aver percepito questo
per 10-20 secondi, riprendi la posizione normale della testa. Ora la testa si
piega indietro: avviene la stessa esperienza e la luce Divina scende nella
parte frontale del cervello....
Piega la testa verso la spalla destra senza girare la faccia. La stessa
esperienza avviene e la Luce divina scende nella parte sinistra del
cervello.... Per chiudere il giro, il mento si piega in avanti verso la cavit
della gola; la stessa esperienza avviene La testa riprende la sua
posizione normale.
Hai percepito la Luce e le benedizioni divine in ciascuna delle
quattro Parti del cervello. In questo modo la Luce spirituale pervader
ciascun atomo della parte superiore della tua testa.

134
Ora concentrati su Medulla e ripeti Te Te Te Te Te Te .... Lo ''stato di
assorbimento'' davvero molto forte. Quando ruoti la coscienza varie volte
sulla corona ripeti Tee, Tee, Tee, Tee, Tee Lo ''stato di assorbimento''
davvero molto forte.
Poi passerai a concentrarti sul quinto Chakra usando Va, Va, Va .
. poi quarto.... terzo . secondo . Muladhara.
Salire cos dal Muladhara al Bindu e discendere poi ripetendo
sempre quella procedura costituisce un giro: il tempo richiesto
approssimativamente 4-6 minuti. Ripeti 3-4 giri e poi perditi nello stato
meditativo lo stato di ''assorbimento'' davvero molto forte.

Punti chiave

[1] Passando da un Chakra al successivo, il kriyaban comincia a notare il


cambiamento della vibrazione luminosa nella regione tra le sopracciglia. In
seguito avrai l'esperienza che un suono specifico emaner da ciascun
centro. Rimanendo assorto nell'ascolto dei suoni astrali crea beatitudine
interiore, ponendo da parte almeno momentaneamente la coscienza
dell'ego. Questo il momento in cui la Realt Omkar si rivela.

[2] Dopo molte ripetizioni di questa procedura, la parte superiore del


cervello rimarr idealmente nello spazio, separata dal corpo fisico. Swami
Hariharananda disse che questa procedura finisce con l'''aprire la noce di
cocco.'' La noce di cocco la testa, la cui parte superiore verr distaccata
dalla parte inferiore. Devi collaborare attivamente per raggiungere questo
risultato. Devi ''invitare'' l'energia divina a scendere in ciascuna parte della
testa.
Durante il giorno rimani in questo stato il pi possibile. Quando puoi
appartarti per una breve meditazione, entra in sintonia con il Suono, la
Luce, il potere senza forma del Divino che ruota entro il cranio.

[6] Circolazione di energia entro il cervello


Gli effetti della tecnica precedente sono qui espansi.
Il respiro naturale, non controllato. Pratica il Kechari Mudra
meglio che puoi. Piega la testa in avanti. Senti l'energia nella regione
frontale della testa e vibra mentalmente Bha in quella zona. Senza ritornare
con la testa nella posizione normale, guida lentamente la tua testa nella
posizione in cui essa piegata verso la spalla sinistra come se tu cercassi
di toccare la spalla sinistra con l'orecchio sinistro. Senti l'energia presente
sul lato sinistro del cervello, sopra l'orecchio sinistro e vibra mentalmente
Ga in tale luogo. Da questa posizione guida lentamente la testa e anche il
flusso di energia verso la zona occipitale del cervello. Mentalmente vibra

135
Ba in tale zona. Guida lentamente la testa nella posizione successiva in cui
essa piegata verso la spalla destra come se tu cercassi di toccare la
spalla destra con l'orecchio destro. Senti l'energia presente sul lato destro
del cervello, sopra l'orecchio destro e vibra mentalmente Teee in tale luogo.
Cerca sempre di percepire il flusso di energia che si muove da una
posizione della testa alla posizione successiva. Ora ritorna lentamente alla
posizione iniziale con la testa piegata in avanti. Senti l'energia nella
regione frontale della testa e vibra mentalmente Ba in quella zona. Ora
raddrizza lentamente la testa per ritornare col mento parallelo al suolo
mentre guidi la tua attenzione indietro verso la parte centrale del cervello
sotto la Fontanella. Canta mentalmente Su in tale centro. Questo completa
il primo giro. Ripeti questa pratica 12 volte.

Questa rotazione dell'energia , da alcuni insegnanti, detta Thokar Kriya.


La ragione che durante questa pratica, l'energia avanza lentamente
guidata da una pressione psichica attraverso la sostanza del cervello. A
questo punto dobbiamo dire che il termine Thokar non possiede un unico
significato, quello di ''colpo'', ma anche il significato di ''toccare con
pressione.'' Questa pressione interiore, questa frizione favorisce la
manifestazione della Luce Divina.

Figura 11. Circolazione di Prana calmo nella parte superiore del cervello

Dopo aver completato il numero richiesto di rotazioni, non difficile


passare a quest'ultima parte in cui il movimento energetico avviene
nell'immobilit.
Respira naturalmente. Ripeti mentalmente, senza fretta e senza
muovere la testa le sillabe Bha, Ga, Ba, Te, Ba, Su cercando di percepire lo
stesso movimento energetico che stato indotto per mezzo dei movimenti
della testa. Una sfera di Luce si muove in circolo entro il cervello e, dopo
un giro completo, viene internamente nel punto sotto la Fontanella. Si

136
tratta di percepire almeno 36 di queste rotazioni durante ciascuna routine.

Osservazione importante
Se questa pratica ti rende poco concentrato durante la giornata come se tu
fossi sotto l'effetto di qualche droga, sperimentando cio uno stato di
eccessiva euforia allora saggio completare la pratica focalizzandoti di
nuovo sui Chakra, proprio come abbiamo fatto nella seconda parte della
tecnica precedente 9.2 Omkar Pranayama.

[7] Intensificazione della pratica precedente


Il pieno significato del Kechari (vagare nello spazio) sar ora pienamente
realizzato. Perci pratica il Kechari Mudra al meglio della tua abilit.
Concentrati sul centro del Muladhara. Inspira profondamente e solleva
idealmente il Chakra Muladhara nella parte centrale del cervello sotto la
Fontanella, sopra Ajna. Visualizza tale Chakra come un disco, largo come
il circuito di energia che hai precedentemente creato con la tecnica 9.3.

Figura 12. La Figura mostra il momento in cui il Quarto Chakra sollevato. Si


vede la circolazione dell'energia nella parte superiore della testa e, allo stesso
tempo, intorno al Chakra del cuore

Senti che l'aria spremuta dall'addome ed immagazzinata nella parte


superiore dei polmoni. Trattieni il respiro e comincia a mettere in moto la
rotazione dell'energia nella testa proprio come hai appreso
precedentemente.

137
La rotazione dell'energia avviene nella testa ma, allo stesso tempo, accade
anche attorno alla vera ubicazione del Muladhara Chakra. Quindi due
rotazioni di energia avvengono contemporaneamente: sembra difficile ma
diverr naturale. [Ricorda anche che alla fine di ogni giro, il flusso di
energia diretto in verso il punto sotto la Fontanella.] Questa pratica
induce l'esperienza del suono Omkar. Ti concentrerai solamente su di esso e
non avrai bisogno di cantare mentalmente alcun Mantra.

Il numero ideale di rotazioni associate con ciascun Chakra 36 ma un


principiante si accontenta di un numero pi piccolo. Di solito il bisogno di
respirare scompare Espira non appena senti la necessit di espirare e guida
il Muladhara Chakra alla sua ubicazione alla base della spina dorsale.
Inspira sollevando il secondo Chakra e ripeti la procedura. Ripeti la
procedura per ogni Chakra fino ad Ajna. Ripetila di nuovo per Ajna e poi
per tutti gli altri Chakra fino al Muladhara. La pratica si chiude respirando
liberamente, con tutta l'attenzione nella Fontanella. Pace, gioia interiore,
ascolto dei suoni interiori, Luce Divina ... questo ci di cui farai
esperienza. La tua pratica del Kriya diventer una storia d'amore con la
Bellezza stessa. Dopo un certo periodo di tempo, l'esperienza della salita di
Kundalini accadr. Verr a te e vincer le tue resistenze quando riposerai
nella posizione supina. Senza provare alcun senso di sorpresa, ti troverai
trasportato da un dolce sogno ad un autentico paradiso; ritornerai alla vita
quotidiana con lacrime sul tuo volto lacrime nate da un'infinita
devozione.

Quando riuscirai ad eseguire bene questa procedura quando cio un


Kumbhaka senza sforzo si manifester e sar stabile e sarai capace di
sperimentare 36 (complete) rotazioni di energia nel tuo cervello per ciascun
Chakra, ovvero 432 rotazioni di energia durante 12 Kumbhaka. Allora
percepirai l'intero universo riempito di rifulgente Luce Divina.

Osservazione
perfettamente naturale iniziare questa pratica aiutandosi col muovere
leggermente la testa (e, se ci d'aiuto, anche pensando sei sillabe del
Mantra.) Sebbene questo non sia richiesto, potrebbe essere utile ai
principianti. Se questo avviene, cerca di raggiungere comunque
gradatamente l'immobilit fisica e di ascoltare il vero Suono Omkar.

L'effetto che durante il giorno, un stato di chiarezza mentale mai


sperimentato prima ti sorprender. Il fondamento della tua coscienza verr

138
percepito come una gioia continua, che esiste indipendentemente da fattori
esterni.

[8] Risveglio dell'ottavo Chakra


L'ottavo Chakra la porta che ti d il potere di entrare in contatto col corpo
astrale. La sua apertura implica la pulizia di quello che ci trattiene al
sistema della reincarnazione ovvero logori schemi psicologici. il centro
della compassione spirituale e l'abnegazione spirituale. Un kriyaban che
realizza l'essenza di tale Chakra, sviluppa la qualit dell'altruismo e vive
nella dimensione della compassione e non del giudizio.
Alcuni insegnanti di Kriya o Kundalini Yoga spiegano che questo
Chakra si trova 5-6 centimetri sopra la fontanella. Vengono assegnate altre
localizzazioni: 8 cm., 30 cm., 60 cm. .... Dobbiamo fidarci della nostra
percezione. Oscilliamo dolcemente tronco e testa a destra e a sinistra con il
centro della attenzione sopra la testa finch sentiremo questo Chakra.
Questa la giusta localizzazione!

Inspira, solleva lentamente Prana e consapevolezza dal Muladhara


all'ottavo Chakra. Durante questa azione, non concentrarti su alcun altro
Chakra nella spina dorsale. Muoviti verso l'alto sentendo distintamente che
l'energia attraversa la Fontanella e raggiunge l'ottavo Chakra. Concentrati
l e goditi lo stato di equilibrio tra inspirazione ed espirazione. Espira
lentamente, lasciando discendere il Prana dall'ottavo Chakra al
Muladhara. Senti distintamente che l'energia, scendendo, attraversa la
Fontanella. Nel Muladhara, concentrati sullo stato di equilibrio tra
espirazione ed inspirazione. Quando senti il bisogno di inspirare ripeti la
procedura. Ripeti tante, tante volte finch il tuo stato di coscienza
totalmente cambiato e il respiro molto sottile, quasi inesistente.

Ora inspira dolcemente dal Muladhara all'ottavo Chakra, sollevando


respiro e Prana. Espira dolcemente dall'ottavo Chakra in gi lungo la spina
dorsale ma non scendere intenzionalmente fino al Muladhara. Osserva
come la corrente legata alla espirazione raggiunge spontaneamente un
punto nella spina dorsale. Questo punto non necessariamente uno dei vari
Chakra. Ovunque sia questo punto, esso diviene il punto iniziale della
prossima inspirazione. Inspira quindi da esso, in su fino all'ottavo Chakra.
Ora la lunghezza del percorso evidentemente pi breve. Concentrati di
nuovo sullo stato di equilibrio tra l'inspirazione ed espirazione. Espira
dolcemente in gi lungo la spina dorsale: probabilmente la corrente legata
alla espirazione far un percorso ancora pi corto del precedente. Ora c'
un nuovo punto iniziale. Inspira da questo nuovo punto e risali all'ottavo
Chakra...

139
Ripetendo questa procedura raggiungerai una particolare condizione
mentale e fisica in cui rimarrai senza respiro mentre la concentrazione sar
sull'ottavo Chakra. Se, dopo una lunga pausa, il respiro appare di nuovo,
ripeti l'intero processo dall'inizio, (inspirando dal Muladhara.) Prosegui in
maniera paziente e imperturbata. Si tratta di far cessare il respiro entrando
in una dimensione in cui esso non pi necessario.

[9] Dhyana sulla luce divina

Figura 14. La luce si muove dall'8th Chakra


al cervelletto

Figura 13. Il respiro si muove tra Bhuloka e


Brahmaloka e poi si dissolve

140
Ruota la coscienza attorno all'ottavo Chakra. Osserva una sfera di Luce che
circola attorno all'ottavo Chakra e poi tocca il centro di tale Chakra. Ripeti
tante volte questa percezione senza utilizzare alcun Mantra. Lascia che la
sfera di Luce (dopo avere tracciato un cerchio attorno all'Ottavo Chakra)
non venga internamente ad esso ma venga in gi, attraversando la
Fontanella di sbieco. Mentre il raggio scende solleva il mento; senti che
tale raggio raggiunge il cervelletto. Rimani immobile per alcuni secondi,
completamente immerso nell'intensit della bianca ed abbagliante Luce che
splende dal cervelletto al cervello intero. Abbassa il mento senza perdere la
concentrazione sulla Luce. Rimani un momento l, e poi ripeti la
procedura. Gradualmente durante i prossimi giorni ripeti l'esperienza tante
tante volte. La Luce Divina diviene stabile nel cervelletto.

Percepire costantemente la Luce Divina nel cervelletto uno stato molto


elevato, ma tu devi ora imparare come localizzare la ghiandola Pineale ed
entrarci.

Ebbene, quando sei pienamente immerso nella esperienza della Luce,


solleva lentamente il mento (solo alcuni millimetri) e quindi il tuo sguardo
interiore fino a sentire tensione nella nuca. Condensa intuitivamente tutta la
Luce che stai sperimentando e dirigila verso la ghiandola Pineale. Tale
ghiandola molto vicina al cervelletto, ma leggermente pi avanti e sopra,
lungo un linea che forma un angolo di 60 (col pavimento.)

Figura 15. La luce si muove dal cervelletto alla ghiandola Pineale

141
Ripeti tante volte questo tentativo finch riesci ad entrare nella ghiandola
Pineale. Qui avviene l'unione con il Divino. Lo stato TAT TVAM ASI si
manifesta. Durante questo supremo stadio di unione, uno privo di
coscienza fisica ed inconsapevole di ci che lo circonda.

Dopo che il suono di Omkar cessa di esistere


appare la Forma Rifulgente.
Nulla esiste fuor che il Sole dell'Anima.
Io, Shama Churn, sono quel Sole.
Lahiri Mahasaya 8

8
Lahiri Mahasaya Shama Churn Shyama Charan. Questa frase contenuta nei
diari di Lahiri Mahasaya. Molte frasi dai diari si possono trovare nel libro Purana
Purusha del Dott. Ashok Kumar Chatterjee

142
CAPITOLO 10
THOKAR E SUOI SVILUPPI

Dopo parecchi mesi di Kriya Pranayama, l'energia comincia a muoversi


entro Sushumna cercando di ascendere fino al Chakra del cuore ed andare
oltre esso. Poche persone sanno che il Chakra del cuore praticamente
irraggiungibile senza una integrale trasformazione psico-fisica. Per molti
kriyaban, esso rimarr irraggiungibile per una vita intera. Le implicazioni
sono molte e la discussione potrebbe essere molto impegnativa. Noi
vogliamo qui affermare solamente un concetto: Thokar uno strumento
formidabile non solo per risvegliare il Chakra del cuore ma anche per
volgere internamente il Prana attirato al Sushumna dal Kriya Pranayama.
Quando questo avviene, la meta del percorso spirituale a portata di mano.
Nell'ultima parte di questo capitolo insegneremo come completare
l'azione del Thokar trascinando l'energia dall'addome su fino al cuore.
Questa doppia azione (dalla testa gi nel cuore, dall' addome su nel cuore)
concluder il compito del Thokar. Alcune importanti varianti del Thokar
concluderanno questo capitolo che intensamente tecnico.

[1] Forma elementare del Thokar


Con il mento abbassato sul petto, inspira sollevando la consapevolezza lungo
la colonna spinale. Le sillabe del Vasudeva Mantra (Om Namo Bhagavate
Vasudevaya) sono poste mentalmente nella sede di ciascun Chakra. Tocca
ciascun Chakra con le prime sei sillabe del Mantra (la sillaba Om posta
nel primo Chakra, Na nel secondo, Mo nel terzo, Bha nel quarto, Ga nel
quinto e Ba in Bindu) Solleva il mento come a seguire il movimento
interiore.
Le mani (con dita intrecciate) sono poste sopra l'area dell'ombelico
come per spingere la regione addominale verso l'alto, creando cos una
pressione mentale sui primi tre Chakra. Contrai moderatamente i muscoli
alla base della spina dorsale. Il respiro produce solo un lieve, debole suono
nella gola oppure non produce affatto suono. Quando il mento sollevato,
parallelo al suolo, linspirazione finisce e la consapevolezza si trova in
Bindu.
Trattieni il respiro. Mantieni la contrazione dei muscoli alla base
della spina dorsale. La testa comincia la sua rotazione muovendosi verso la
spalla sinistra (lorecchio sinistro viene avvicinato alla spalla sinistra, la
faccia non si gira n a destra n a sinistra, inoltre il movimento non
prevede alcun sobbalzo); Te pensato nel Midollo Allungato. La testa si
muove leggermente indietro e, tracciando un arco, raggiunge la spalla

147
destra (lorecchio destro si avvicina alla spalla destra), la sillaba Va
pensata nel Chakra cervicale. La rotazione prosegue, la testa viene in
avanti di poco e si muove verso sinistra finch lorecchio sinistro vicino
alla spalla sinistra (la faccia non volta a sinistra).
Da questa posizione il mento va in gi diagonalmente a colpire il
centro del torace e simultaneamente Su vibrato intensamente nel Chakra
del cuore. A causa di quest'ultimo movimento si percepisce come un
colpetto nel Chakra del cuore. La pausa che segue breve: quanto basta
per lasciarsi rapire dalla radiazione di energia e calore che emana da tale
Chakra. La contrazione alla base della spina dorsale rilassata; per mezzo
di una lunga espirazione le rimanenti tre sillabe sono "poste" nei primi tre
Chakra -- De nel terzo, Va nel secondo, Ya nel primo. Durante ci la testa
tenuta abbassata.

Se vuoi praticare con pi intensit, al momento di colpire il Chakra del


cuore con Su, mentre applichi tutti i tre Bandha (Mula, Uddiyana, e
Jalandhara), continua a trattenervi il respiro per alcuni secondi. Una calda
sensazione verr percepita attorno e dentro la regione del quarto Chakra.

La durata di questo processo di circa 24 secondi. Ripeti la tecnica 12


volte. Tradizionalmente, uno comincia con 12 ed aumenta di una al giorno
fino ad un massimo di 200 ripetizioni.

Thokar praticato dopo il Kriya Pranayama. L'azione preliminare del


Kriya Pranayama strettamente necessaria. Alla fine di questa pratica
rimani a lungo con la consapevolezza centrata nel Chakra del cuore e nella
luce che si manifesta nel punto tra le sopracciglia.
Invece di aumentare il numero di ripetizioni di una al giorno, puoi
aggiungere sei ripetizioni per settimana. In tal modo pi facile ricordare il
numero di ripetizione che previsto tu esegua. Durante la prima settimana
pratica 12 ripetizioni ogni giorno. Poi considera la pratica di 18 ripetizioni
ogni giorno eccetera.
Se ci sono problemi, pratica un giorno s un giorno no questa
tecnica. La terza settimana (solo fare un esempio) puoi praticare 24
ripetizioni a giorni alternati. Non necessario praticare ogni giorno;
piuttosto saggio lavorare in media tre giorni per settimana. Quando
raggiungi un numero consistente di ripetizioni (pi di 60) gli effetti sono
molto forti. Perci procedi con molta cautela.
Non permettere che il peso della testa sia l'unica causa a spingere il
mento verso il petto: un movimento non ostacolato di pure caduta della
testa sarebbe decisamente dannoso. Serve uno sforzo fisico particolarmente
attento per abbassare il mento.

148
Quando si praticano pi di 50 ripetizioni, i movimenti della testa
dovrebbero essere solamente accennati: il mento non si avvicina molto al
petto e il colpo sul quarto Chakra raggiunto principalmente dal puro
potere della concentrazione mentale. Se incontri qualsivoglia difficolt,
fermati e non cercare ad ogni costo di raggiungere le 200 ripetizioni.
La presenza di problemi fisici (le vertebre cervicali sono molto
sensibili!) pu richiedere che uno pratichi a giorni alterni. molto meglio
incrementare il numero delle ripetizioni solo dopo molto tempo, piuttosto
che fronteggiare la prospettiva di sperimentare dolore in testa e nel collo
durante lintera giornata!

Effetti
L'effetto pi prezioso lo sviluppo di una particolare gioia nel cuore come
se tu ti muovessi intorno con un braciere ardente nel tuo cuore. Questo si
svilupper in una Bhakti la cui intensit ti sorprender. Imparerai a
praticare la presenza di Dio ed eseguire i tuoi doveri quotidiani nella Sua
presenza.
Degli ottimi effetti sono sentiti anche durante la pratica del Kriya
Pranayama. Il Kutastha percepito come una grotta dove tu siedi con
l'intenzione ferma di rimanere immobile godendo la bella sensazione del
respiro che si muove nella spina dorsale. Non c' nessuna visualizzazione
guidata dell'energia energia che va in su ed in gi. Non sei tu che guidi
alcunch. Sei solo consapevole del processo Kriya (respiro lungo, suoni
nella gola.) Tanto pi mantieni questo atteggiamento, tanto pi le
sensazioni nella spina dorsale diverranno intense. Dunque tu non fai
NULLA: sei solo continuamente consapevole. Non preoccuparti dei suoni
nella gola, lascia che appaiano spontaneamente. Respiro dopo respiro, tutto
diviene pi forte. Il momento pi forte alla fine di ogni espirazione.

Osservazione
La letteratura di riferimento sul Kriya afferma che raggiungere il Kechari
Mudra cruciale per essere iniziati alla procedura del Thokar. Non raro
che un insegnante di Kriya chieda di vedere leffettiva esecuzione del
Kechari invitando ad aprire la bocca di fronte a loro e controllando che la
lingua scompaia nella cavit nasale.
Parlando in generale, io penso che comunque grande sia l'effetto del
Kechari Mudra, esso sia importante ma non indispensabile. L'affermazione
che ho spesso ascoltato: "Finch uno non si stabilito nel Kechari Mudra,
non pu raggiungere lo stato di Eterna Tranquillit" falsa!
Ci sono tante persone che hanno praticato il Thokar con entusiasmo,
con ammirevole dedizione, che hanno beneficiato dei suoi notevoli effetti,
senza aver realizzato questo Mudra.

149
[2] Forma evoluta del Thokar
La Forma Evoluta del Thokar un'accelerazione della sua forma
elementare l'azione del Thokar ripetuta trattenendo il respiro. Nella
letteratura Kriya si spiega che il nodo del cuore colpito per mezzo della
Forma Elementare del Thokar ed poi tagliato dalla Forma Evoluta del
Thokar.

Importante chiarimento prima di descrivere la Forma Evoluta del Thokar


Considera come respiriamo durante il Kriya Pranayama. Mentre
inspiriamo espandiamo la pancia; mentre espiriamo la pancia si contrae. Il
Respiro Inverso l'opposto: quando inspiriamo l'addome si contrae,
quando espiriamo l'addome si rilassa. Se vogliamo praticare la Forma
Evoluta del Thokar nel modo migliore dobbiamo imparare e perfezionare
questo modo di respirare, altrimenti il nostro viaggio finisce con infruttuosi
tentativi. Questo un chiarimento che di solito i kriyaban non ricevono.

Come questa tecnica usualmente spiegata


Dopo aver inspirato (con Om, Na, Mo, Bha, Ga, Ba) e sollevato il Prana
nella parte superiore dei polmoni, rilassa i muscoli della cassa toracica
come chi sta per cominciare una nuova inspirazione. Evita l'atto di sigillare
i polmoni (trachea) come quando si fanno delle immersioni. In questo
modo rilassato, ripeti vari cicli dei movimenti della testa ma senza fretta.
Di conseguenza il canto mentale di Te nel Midollo Allungato, Va nel
Chakra cervicale e Su nel Chakra del cuore viene ripetuto diverse volte
(Te, Va, Su, Te, Va, Su, Te, Va, Su ...) sempre trattenendo il respiro. Non
appena senti una sensazione di disagio interrompi le ripetizioni ed espira!
Poi lentamente espira e poni le sillabe De, Va, Ya rispettivamente nel
terzo, secondo, primo Chakra. Mentre fai questo, tieni la testa abbassata.
Questa pratica fatta rigorosamente solo una volta al giorno.
Per quanto riguarda la ripetizione di Te, Va, Su, Te, Va, Su . , non
appena senti che la tua attenzione totalmente focalizzata sul Chakra del
cuore, poni non solo la sillaba Su ma anche le due precedenti, Te e Va, nel
Chakra del cuore. Da quel momento in poi, le sillabe Te, Va e Su verranno
mentalmente poste solo nel quarto Chakra.

Per dare un'idea della velocit dei movimenti, l'intero processo,


inspirazione ed espirazione incluse, con 12 ripetizioni della rotazione della
testa (ciascuna rotazione si conclude con il movimento del mento verso il
petto) pu durare circa 70-80 secondi. Tradizionalmente, uno comincia
con 12 cicli di movimenti della testa senza fretta durante un solo respiro ed
aumenta di uno al giorno fino a 200 ripetizioni. Questo Kriya considerato

150
padroneggiato quando raggiunge le 200 rotazioni senza interrompere lo
stato di Kumbhaka.

Naturalmente, ci troppo difficile. A un certo punto, durante questo


processo di aumento, quando non riesci ad oltrepassare un certo numero di
rotazioni a meno che tu non ruoti la testa troppo rapidamente, la qual
cosa sciocca devi accettare la tua sconfitta? No, spero tu voglia
considerare quello che ora spiego.

Spiegazione alternativa
Inspira lentamente attraverso il naso e nello stesso tempo tira in dentro lo
stomaco e solleva il perineo. Inspirando, ripeti mentalmente Om, Na, Mo...
e solleva il Prana nella parte superiore dei polmoni. Poi rilassa
parzialmente i muscoli delle gabbia toracica come se tu stessi per
incominciare una nuova inspirazione.
Concentra la tua attenzione sulla parte superiore della tua gabbia
toracica. Una parte di questa attenzione va alla base della spina dorsale.
Canta mentalmente Om, Om Om... rapidamente (approssimativamente due
canti di Om per secondo) sentendo la tua consapevolezza come una
formica, che striscia sul canale pi interno della spina dorsale millimetro
dopo millimetro dal Muladhara verso l'alto.
Dopo non pi di 4-6 secondi, avrai raggiunto il Chakra del cuore;
sali ancora, nella regione tra il quarto ed il quinto Chakra (la regione
relativa alla parte superiore dei polmoni e torace.) Percepirai una vera,
tangibile libert dal respiro. Sii sicuro di sentire che il Prana pervade la
cassa toracica e diviene calmo e stabile in tale zona.

In questo stato mentale e fisico praticherai senza fretta la Forma Evoluta


del Thokar. Scoprirai come sia bella, confortevole l'esperienza di ruotare la
testa (con Te, Va, Su,Te, Va, Su....) mentre il respiro sembra congelato nella
zona del torace. Rimani stabile in questo stato, senza mai lasciare che
l'addome o che la cassa toracica si rilassino. Il Prana dovrebbe sempre
rimanere nella parte alta dei polmoni.

Semplifica la dinamica e l'intensit fisica dei movimenti. Avvicina il mento


al petto prima di avere completato la rotazione della testa. Vale a dire, dopo
avere ruotato la testa da sinistra a destra, lascia che il mento "cada" in gi
verso il torace dal lato destro, poi sollevalo verso sinistra e prosegui con le
rotazioni. Man mano che le rotazioni aumentano, i movimenti della testa
siano solo accennati, il mento non si avvicini troppo al petto.
Quando senti che hai raggiunto il limite nel trattenere il respiro,
mantenendo il torace espanso ed i muscoli addominali e il diaframma
contratti e immobili, lascia che un minimo (quasi impercettibile) sorso di

151
aria esca ogni qualvolta il mento abbassato verso il torace ed un sorso
impercettibile di aria entri ogni qualvolta il mento sollevato.
Non fare alcun atto specifico di inspirare od espirare: rilassati ed il
fenomeno prima descritto accadr spontaneamente. La sensazione sar
sempre e comunque quella di non respirare affatto. Ora espira l'aria
attraverso la bocca e allo stesso tempo spingi fuori il tuo stomaco e rilassa
il perineo.

Osservazione
Il consiglio di cantare mentalmente Om, Om, Om... attrae realmente energia
da tutte le parti del corpo e la porta verso la spina dorsale. Se la condizione
del tuo corpo perfetta (se sei moderato col magiare e sei a stomaco vuoto)
ti accorgerai che il tuo respiro dissolto in qualche modo inesplicabile nel
corpo. In ogni routine, il Kriya Pranayama va praticato sempre col respiro
addominale. Poi, per mezzo del Navi Kriya creiamo qualcosa di particolare
nella regione dell'ombelico. Questo qualcosa ci aiuta a installare lo schema
del Respiro Inverso.
Il consiglio di non praticare un Kumbhaka assoluto, perfetto, sembra
strano, ma se tu vai avanti con questo e lo ripeti un numero sufficiente di
volte, un giorno farai una bella scoperta: questa strategia non pi
necessaria! Grazie all'effetto di questa pratica sui gangli nervosi che
regolano la frequenza cardiaca e respiratoria, la pratica avviene in
condizioni sempre pi migliori, finch un giorno riuscirai a completare le
200 rotazioni senza respirare, senza fretta, sperimentando uno stato di
coscienza caratterizzato da un crescente senso di libert dalle leggi fisiche.
questione di realizzazione interiore un istinto che si scopre a tempo
debito.

[3] Completamento del Thokar


Durante una lunga inspirazione guida il Prana nella parte superiore dei
polmoni come sai fare quando ti prepari per la migliore forma della pratica
del Thokar.
Dopo la inspirazione, trattieni il respiro e cerca di percepire la
vibrazione Om. Senti come essa lentamente pervade il Medulla e scende
verso il Chakra cervicale. Abbassando lentamente il mento sul petto senza
espirare ci vogliono 20-30 secondi esercita uno sforzo mentale per
aumentare il potere presente in questa vibrazione Om. Mentalmente canta
un lungo Oooooom... fin quando esso diventa quasi esplosivo quando
raggiunge l'Anahata Chakra e vi rimane.
Questo un intenso Thokar mentale. Vai avanti trattenendo il
respiro. Controlla che durante la discesa di Om il respiro non abbia
inavvertitamente abbandonato i polmoni. Se questo avvenuto, inspira

152
rapidamente e comprimi questo respiro. Senza questo dettaglio, la parte
finale di questa tecnica perde il suo pieno effetto di gioia.
Mentre abbassi lentamente il mento, intensifica la pressione che si
crea nella regione addominale: tira in dentro i muscoli addominali. La
vibrazione Om che proviene dall'alto si unisce all'energia che sale dalla
regione addominale. L'energia dell'aria presente nei polmoni
completamente intrappolata, compressa sia dall'alto che dal basso. Senti il
calore che cresce nella regione del terzo Chakra e che cresce traboccando
in tutta la regione addominale fino a raggiungere la regione del cuore.
Mantieni questa pressione per un minimo di 12 tranquilli canti mentali di
Om.

Dopo questa pausa fai una lunga dolce espirazione, sperimentando un


flusso energetica che attraversa il Chakra del cuore. Senti una forte gioia
che si espande dal cuore nel tuo corpo e nell'universo. Diventa consapevole
di questo il pi a lungo possibile. Ripeti la procedura almeno 6 volte. Dopo
un paio di ripetizioni, senti come il Chakra Anahata caldo, pervaso da
una fiamma interiore.

Punti chiave

[1] Questa tecnica sta al Thokar, come il Pranayama mentale sta al Kriya
Pranayama. Prova a pensare ad una routine Kriya dove tu ti alzi
bruscamente dopo avere completato il tuo numero di respiri Kriya? Quale
potrebbe essere l'effetto di terminare una routine Kriya senza almeno 10
minuti di Pranayama mentale? Un disastro. Bene, molti non hanno
ricevuto istruzione su cosa fare dopo il Thokar. Riprendere la pratica del
Kriya Pranayama dopo il Thokar, aggiungendovi alla fine il Pranayama
mentale, sempre meglio di niente. Ma la tecnica prima descritta il modo
migliore di far s che tutti gli effetti del Thokar siano assorbiti ed espansi in
uno stato di beatitudine molto vicino al Samadhi.

[2] Un minimo di routine Kriya necessario per sperimentare il potere di


questa procedura. Kriya Pranayama per lo meno 12-24 ripetizioni +
Forma evoluta del Thokar almeno per un paio di minuti una buona
routine.

[3] Durante la inspirazione, tira in dentro i muscoli addominali e dilata la


cassa toracica (questo un chiaro esempio di ''Respiro Inverso.'') Poi
trattieni il respiro rilassando parzialmente i muscoli della cassa toracica
come se tu stessi per incominciare una nuova inspirazione. Il Prana
pervade la cassa toracica e diviene calmo e stabile. Ebbene, prendendo ci
come base, utilizza il migliore possibile atteggiamento che tu hai trovato

153
per raggiungere una libert reale, effettiva dal respiro. Rimani stabile in
questo stato, senza mai lasciare che l'addome e la cassa toracica si rilassino
ed il Prana cominci a scivolare lentamente verso il basso. In questo stato
mentale e fisico pratica questa tecnica.

[4] Cosa significa: ''fin quando esso diventa quasi esplosivo'' ? Abbiamo
detto che tu canti mentalmente Om. Ora devi imparare a fare una azione
speciale: canti mentalmente un solo lungo Om aumentando il ''volume
mentale'' di questo canto onde raggiungere una condizione di ''volume al
massimo'' quando tocchi con esso il quarto Chakra.

Effetti di questa procedura


Ci hanno spiegato che solo quando lo stato energetico creato nella regione
addominale sale nella regione del cuore, solo allora il nodo del cuore si
scioglie completamente. Forti esperienze devozionali avvengono. Questa
tecnica ti porta in una condizione di grazie dove tu percepisci il Divino,
anche se questi rimane sempre nascosto dietro dei simboli. Il Divine
davanti a te ma distante come entro una orizzonte ideale. Lo senti, Lo
riconosci e la tua gioia illimitata. A questo reagisci con un senso infinito
di nostalgia. La gioia si intensifica; allora senti che non ce la fai pi a
contenere tanta gioia; senti che il tuo ''momento'' non venuto. Fai marcia
indietro e ritorni alla realt con la testa bassa e lacrime negli occhi.

La mia adorazione di un genere molto strano. L'acqua santa non


richiesta. Nessuno utensile speciale necessario. Persino i fiori sono
ridondanti. In questa adorazione, tutti gli dei sono scomparsi, ed il vuoto si
unisce con l'euforia. (Lahiri Mahasaya)

Varianti

Variante della Forma Elementare del Thokar


Supponiamo che tu ti trovi alla fine della inspirazione, col mento parallelo
al suolo. Piega dolcemente il mento sul petto. Trattieni il respiro. Da questa
posizione, muovi la testa a sinistra volgendo anche la faccia a sinistra e
sollevando quanto basta il mento.
Qui comincia una lenta rotazione della testa in direzione antioraria.
Quando la testa centrata tra le spalle ed il mento sollevato il pi
possibile (i muscoli della nuca sono contratti) canta Te nel Chakra del
cuore. Rilassa la nuca e continua la rotazione antioraria della testa finch
l'orecchio destro si avvicina alla spalla destra (non volgere la faccia a
destra.)

154
Non fare una pausa ma continua la rotazione; il mento passa per la
posizione centrale ma piegato in avanti, poi la faccia si volge a sinistra e il
mento si solleva finch sopra la spalla sinistra. A questi punto, solleva
leggermente il mento, contrai i muscoli cervicali e canta Va entro il Chakra
del cuore. Libera la contrazione, continua la rotazione, ma questa volta
quando tu raggiungi il punto centrale tra le spalle (il mento non tenuto in
alto come nel giro precedente) piega gentilmente la testa in avanti, porta il
mento sul torace, e canto Su nel Chakra del cuore. Ora solleva il mento
finch sia di nuovo parallelo al pavimento ed incomincia l'espirazione.
Canta De nel Manipura, Va nello Swadhisthana e Ya nel Muladhara.

Osservazione
La descrizione del movimento della testa diviso in varie parti. Ma il
movimento completo dovrebbe scorrere uniforme, senza interruzioni.

Variante della Forma Evoluta del Thokar


Comincia la pratica della Forma Evoluta del Thokar, agendo cos sul
Chakra del cuore ma solo 12 volte. Poi espira (con De, Va, Yaaa) e ripeti la
procedura precedente ma ciascuna volta che abbassi il mento, fai vibrare la
sillaba Su in un Chakra diverso, in questo ordine: terzo, secondo, primo, di
nuovo primo, secondo, terzo, quarto. Come dirigi il tuo colpo verso un
Chakra, i muscoli vicino a quel Chakra possono essere leggermente
contratti, solo per aiutare il processo.
Alla fine di queste 7 ripetizioni di Te Va Su, espira e focalizzati sulla
irradiazione che parte dal terzo Chakra quando canti De, dal secondo
quando canti Va, dal primo quando canti Yaaa.
Puoi ripetere questa variante del Thokar per un numero ragionevole
di volte. Alla fine senti che l'energia si solleva come onde di una marea che
cresce sempre di pi, raggiungendo un Chakra, poi scende e poi riparte
dalla base della spina dorsale per raggiungere un centro pi alto.

Osservazione
Questa procedura richiede una grande cura perch influenza il
comportamento della persona durante la vita quotidiana. Potresti reagire
eccessivamente ad impedimenti banali e comportamenti irrazionali. In
breve, alcuni tratti rudi della tua personalit possono affiorare alla
superficie con una forza che in alcuni casi potrebbe essere "distruttiva.''
Evidentemente, essi non appaiono dal nulla, non sono causati dalla tecnica
esprimono quello che hai nutrito dentro di te per lungo tempo.

155
Intensificazione della pratica precedente
Un kriyaban esperto pratica il Thokar dirigendo ripetutamente il colpo su
un Chakra FINCH ottiene un risultato definito: ovvero vedere e
sperimentare il Tattwa collegato con quel Chakra. Un buon ordine
praticare sul Chakra del cuore, poi terzo, secondo, primo, di nuovo
secondo, terzo e quarto. Lo stato di Samadhi spesso sperimentato alla
fine della pratica, purch il kriyaban sia capace di riguadagnare una
completa immobilit mentale e fisica.
Spesso gli effetti di questa pratica sono difficili da metabolizzare. Il
processo mette a dura prova la tua salute psicologica (per questa ragione
non comunemente insegnato.) Non affatto strano che alcuni kriyaban
arrivano alla conclusione che questa procedura genera effetti che sono
essenzialmente negativi. Loro hanno anche riferito di sentirsi privati di
ogni traccia di devozione, motivazione e gioia. Alcuni accennano alla
"notte oscura dell'anima'' descritta dai mistici. Questa certamente
un'esagerazione. Penso che la migliore soluzione sia concludere la routine
riprendendo la pratica del Kriya Pranayama, seconda parte, per un grande
numero, finch il respiro sembra scomparire. Concludere col Navi Kriya,
Maha Mudra e Yoni Mudra pure consigliabile.

Variante della procedura [3]


[Questa tecnica anche chiamata Nabhi Kundalini.] Il Mantra utilizzato in
questa pratica Bha-Ga-Ba-Te-Ba-Su. Questo la parte centrale del
Mantra che abbiamo utilizzato nel Secondo Kriya ("Om Na Mo Bha Ga Ba
Te Ba Su De Va Ya"). Il Mantra Bha-Ga-Ba-Te-Ba-Su suona come
Bhagavan Tat Tvam Asi, il cui significato : ''Il Divino che hai adorato il
tuo pi alto S. Tu sei quel Divino!''
Bha, Ga e Ba sono cantati mentalmente seguendo aria e Prana che
scendono dal Kutastha al Manipura; Te, Va e Su sono cantati mentalmente
seguendo aria e Prana che salgono dal Manipura alla testa.
Inspira in tre porzioni. Per mezzo della prima porzione della
inspirazione, attrai respiro ed energia dal punto tra le sopracciglia al
Midollo Allungato dove fai vibrare la sillaba Bha. Per mezzo della seconda
porzione della inspirazione attrai respiro ed energia dal Midollo Allungato
fino al Chakra cervicale dove fai vibrare la sillaba Ga. Per mezzo della
terza porzione della inspirazione, attrai respiro ed energia dal Chakra
cervicale al Chakra del cuore dove fai vibrare la sillaba Ba.

156
Seguendo i principi del Respiro Inverso, durante ciascuna parte della
inspirazione contrai continuamente l'addome. Ora fai una breve pausa (3-6
secondi, trattenendo il respiro) intensificando la pressione sulla zona
ombelico-terzo Chakra (Dantian.) 9

Figura 16. Nabhi Kundalini

Dopo la pausa, espira in tre porzioni. Durante la prima porzione senti


l'energia che dal Dantian sale nel Chakra del cuore dove fai vibrare la
sillaba Teee. Durante la seconda porzione senti l'energia che si solleva dal
Chakra del cuore nel Chakra cervicale dove fai vibrare la sillaba Va.
Tramite l'ultima porzione guida l'energia dal Chakra cervicale al sesto
Chakra vibrando la sillaba Su. Ripeti questa pratica 12 volte.

Dopo alcune settimane di pratica, intensifica la procedura.


Alla fine della inspirazione, fai una pausa pi lunga aggiungi Uddiyana
Bandha, Jalandhara Bandha e Mula Bandha. Il torace rilassato, la
pressione tutta sulla regione del Dantian ovvero sulla regione appena
sotto della linea ombelico-Manipura. Spingi dolcemente in gi col tuo
9
Il Dantian localizzato circa otto centimetri sotto l'ombelico e circa quattro
centimetri all'interno: pu essere visualizzato come una sfera di circa quattro
centimetri di diametro.

157
diaframma per comprimere fermamente l'energia che l hai fatto scendere.
L'energia estratta dall'aria inspirata completamente compressa
dall'alto e dal basso. Procedi, trattenendo il respiro per almeno un
conteggio mentale di 12 eventualmente aumentando col tempo, purch
ci rimanga confortevole. Senti il calore che aumenta e a un certo punto
permea la circostante regione addominale.
Durante la espirazione (in tre porzioni ponendo Tee, Ba e Su nei
relativi centri, sollevando il mento) senti la pressione del Prana che
attraversa il Chakra del cuore.
Dopo dieci respiri sentirai che il Chakra del cuore caldo, pervaso
dalla fiamma interiore. Dopo circa altri dieci respiri il calore arriva anche il
Chakra Vishuddha. Dopo altri dieci respiri, il "fuoco" interiore sale alla
parte superiore della testa. Raggiungi questo risultato con aumenti graduali
del numero delle ripetizioni. Puoi incominciare con 36 ripetizioni, poi c'
un aumento di 12 ogni due settimane, finch vengono raggiunte le 200
ripetizioni. Tutto questo rappresenta un enorme passo avanti nel percorso
spirituale.

Nota
Se nella tua routine Kriya tu pratichi il Thokar, questa Nabhi Kundalini
dovrebbe avvenire dopo il Thokar.

158
CAPITOLO 11
CONCETTO DI ROUTINE INCREMENTALE
CON ESEMPI

Nel Capitolo precedente abbiamo presentato la tecnica della Forma


Elementare del Thokar. Abbiamo consigliato di ripetere la procedura 12
volte; poi di aumentare di una ripetizione ogni giorno fino ad un massimo
di 200 ripetizioni. Abbiamo specificato anche che invece di aumentare il
numero di ripetizioni di uno al giorno, si possono aggiungere sei
ripetizione per settimana. Abbiamo raccomandato la cautela quando si
arriva ad un numero consistente di ripetizioni...
Questo stato il primo esempio di Routine Incrementale. Non
ripetiamo qui quello che abbiamo detto sul piano di incremento delle
ripetizioni della Forma Evoluta del Thokar. In questo capitolo vogliamo
discutere in generale sul valore delle Routine Incrementali e dare due
ulteriori esempi importanti che possono aiutare un kriyaban ad assimilare
nel migliore dei modi il Primo livello del Kriya. Una discussione sulla
maturit emotiva completa la discussione sul ''Giusto atteggiamento'' che
abbiamo dato nel capitolo 6.

Riflessione sullo strumento: ''Routine Incrementale''


Una routine invariabile che richiede sempre lo stesso ammontare di tempo
ci che tutte le organizzazioni raccomandano. Una pratica quotidiana
dello stesso insieme di tecniche, senza cambiare il loro ordine di pratica e il
numero delle ripetizioni, sembra essere il modo migliore di cominciare il
percorso Kriya. Cominciare va bene ma andare cos per il resto della vita
insostenibile.

bene riflettere sull'affermazione di Gopi Krishna:

''. l'intero regno animale il prodotto della combinazione di Prana e di


atomi. [] Nulla pi ridicolo del sperare che questa combinazione che
si evoluta fino a divenire le creature viventi, possa essere tanto
superficiale e instabile da lasciarsi dominare facilmente dalla volont
umana. Pertanto, l'idea che un esercizio di concentrazione di pochi minuti
possa far miracoli nel trasformare il livello della propria coscienza [...]
equivale a credere che picchiando ripetutamente con un martello su un
metallo si possa liberarne l'energia atomica in esso contenuta. [] Questa
la ragione che spiega come mai un autentico successo nello Yoga sia
molto raro.'' (Gopi Krishna - Il segreto dello Yoga Kundalini).

159
Se, dopo un paio di anni, di pacifica routine Kriya, con lo stesso insieme di
tecniche e lo stesso numero delle ripetizioni, tu scopri che i tuoi sforzi sono
stati inefficaci e senti che l'entusiasmo iniziale andato perduto,
rivolgendoti ad un ''meditation counselor'' riceveresti il classico
ammonimento: "Tu dipendi troppo dai risultati. Sii leale e prosegui
imperterrito come hai fatto finora. Le benedizioni del Guru sono con te!''
Quante volte ci hanno raccontato la storia del kriyaban leale che
ebbe la sua prima esperienza spirituale poco prima di morire!

Non ho mai avuto dubbi sul fatto che uno dovesse continuare la pratica del
Kriya pur attraversando fasi apparentemente improduttive. Questo quello
che ho sempre fatto durante i periodi grigiastri. Ogni tanto riuscivo a
riaccendere il mio entusiasmo leggendo libri spirituali, ascoltando
registrazioni di discorsi spirituali ecc.

Ma ho conosciuto tantissimi kriyaban che abbandonarono tutto. Avevano


raggiunto un punto di stallo dove ulteriori progressi apparivano impossibili.
L'idea di dover praticare il Kriya quotidianamente per tutta la vita a causa
di una promessa fatta al momento dell'iniziazione era divenuta per molti un
incubo, una gabbia da cui volevano fuggire.

Credo che la pratica di una o pi Routine ad incremento progressivo possa


evitare questa tragedia. Si tratta di utilizzare una sola tecnica il cui numero
di ripetizioni gradualmente aumentato fino a raggiungere un elevato
numero di ripetizioni il cui ammontare ci stato tramandato dalla
tradizione Kriya. Tra poco porter degli esempi che chiariranno ogni
dettaglio. Ho visto incredibili risultati in coloro che accettano di
impegnarsi in questo schema: uno esce dallo stallo e il primitivo
entusiasmo per il Kriya ritorna.

Possiamo concepire diverse Routine Incrementali. Ciascuna tecnica


praticata in modo intensivo, far sorgere degli effetti specifici percepiti
particolarmente nel giorno successivo alla pratica. Alcuni effetti possono
talvolta essere motivo di preoccupazione. Mi riferisco a fantasie, ricordi e
desideri che sorgono repentinamente... Essi sono un segnale che nel proprio
inconscio un processo di pulizia sta avvenendo. Gli effetti di questa pratica
possono davvero essere epocali.

Un kriyaban deve avere familiarit con le leggi fondamentali della psiche


umana. Abbinare una Routine Incrementale, da praticarsi un giorno alla
settimana, con la pratica quotidiana di una semplice routine Kriya ha in s
un meccanismo equilibrante che aiuta ad attraversare qualsivoglia stato

160
d'animo alternante. Comunque ci potrebbero essere situazioni estreme e
allora un kriyaban dovrebbe sapere se necessario interrompere la pratica
per alcune settimane. Se serve una pausa, si fa la pausa e dopo il
''guerriero'' si rialza in piedi, pronto a compimento il lavoro.

Spesso i kriyaban sentono il desiderio di correre dietro a qualcosa che


sembra impossibile. Potrebbero nutrire una passione per qualcosa che
appare come una utopia, una cosa che appare assurda al comune
ragionamento. Ebbene, le Routine Incrementali possono fornire il potere
psichico necessario per raggiungere anche questo ''impossibile'' ideale.

Non ci si offenda infine dal paragonare il Kriya con gli sport. Il Kriya non
uno sport ma negli stadi iniziali del Kriya, mentre si applicano le sue
diverse tecniche psico-fisiche, esso ha molti punti in comune con l'essenza
dell'atletica. Entrambi rifuggono l'impiego della forza bruta, entrambi si
avvantaggiano dal fatto di porsi degli obiettivi ben precisi e dal canalizzare
diligentemente la propria forza verso il raggiungimento di essi. Entrambi
richiedono di valutare il proprio modo di esecuzione onde imparare
dall'esperienza.
Ora, quello che avviene nell'atletica ci fornisce un buon esempio di
come sia possibile progredire. Atleti che desiderano raggiungere dei
traguardi degni di nota devono in qualche modo aumentare l'intensit e la
qualit della loro pratica. Solo tramite sedute molto intense dove gli atleti
spingono al massimo il loro grado di resistenza fisica e mentale riescono a
fornire prestazioni altrimenti irraggiungibili. [Ciascuna seduta deve essere
seguita da diversi giorni di riposo onde ottenere un recupero totale.] Questa
una legge cui nessuno sfugge.

Maturit emotiva
La ''Maturit emotiva" l'effetto pi importante di un paio di routine
incrementali. E per maturit emotiva intendo un rapporto sano con le
proprie emozioni ed istinti. Quando si tengono a bada le proprie emozioni
(emozioni superficiali) solo i sentimenti profondi guidano le proprie
decisioni. "Maturit emotiva" significa avere un rapporto sano con la
realt, significa saggezza pratica. Questo fatto serio ed tremendamente
importante. Non si riesce a concepire come un kriyaban che non ha
sviluppato questa facolt, possa ''sopravvivere'' sul sentiero Kriya.
difficile restare fedeli al percorso Kriya quando delle emozioni negative,
portatrici di depressione possono improvvisamente fare a pezzi la fiducia
nel Kriya!

161
Mi sento sicuro nell'affermare che, se un kriyaban non capace (intendo
che non ne ha la capacit) di completare almeno una routine incrementale
di una tecnica Kriya di base, rischier sempre di perdere tutto quello che ha
realizzato.

Ho provato a rintracciare l'argomento ''emozioni'' in alcuni libri orientali


ma ho incontrato tanta retorica, troppe parole che non dicono nulla. Tali
testi distinguono tra emozioni positive (affetto, felicit, appagamento...) e
negative (invidia, aggressivit e illusione ), ma alla fine di noiose
discussioni ancora non si riesce ad afferrare il fatto essenziale: le emozioni
non dominate possono creare disastri nella nostra vita. Purtroppo noi siamo
governati da emozioni superficiali ed istinti che includono il nostro
condizionamento religioso, le nostre paure e i nostri dubbi. Molto
importante l'abilit di tenere a bada tali emozioni, anche quando tutto il
mondo tenta in ogni modo di spaventarti e bloccarti.
Tutti sappiamo come delle emozioni violente, frenetiche ed isteriche
spesso sorgono improvvisamente nel nostro essere e dopo poco
scompaiono. In effetti, esse esprimono una realt privata dautentica
profondit ma possiedono una forza propulsiva che termina in azioni
affrettate, vissute in una specie di febbre cerebrale nutrita da un meschino
piacere viscerale. Quando la passione infiamma lintero essere, non
possibile ascoltare la guida del buon senso; la conseguenza che le nostre
scelte pi serie, talvolta cedono ad arresti irrevocabili.
Proprio come in estate i grani di grandine sono creati, condensati ed
ispessiti nell'aria prima di precipitare sulla terra producendo tutti i possibili
disastri, decisioni fatali cominciano a prendere forma nella nostra
immaginazione. Durante quotidiane, frequenti fantasticherie, la prospettiva
di rinunciare a qualcosa di positivo ma che richiede molto impegno getta
una falsa luce sul nostro futuro immediato, cos che ci che in passato ci
avrebbe fatto vergognare per vilt, ora sembra brillare all'orizzonte della
nostra esistenza come un opaco, informe, tetro cielo che improvvisamente
diventa sereno e si accende di un azzurro luminoso. Quando badiamo a
simili seducenti emozioni superficiali noi spianiamo la strada della
catastrofe. Una decisione errata pu diventare la nostra crocifissione, un
saldo patto con uno stato di delusione che durer una vita intera.
Ed ecco, alcuni abbandonano il Kriya per sempre, altri interrompono
un corso di studi e gettano via una professione che hanno sognato da anni,
per cui avevano lottato, sofferto. Lo stesso fanno con la persona amata, con
gli amici, con la famiglia stessa. Nulla pu fermarli: le parole sagge di
persone vicino loro non hanno pi alcun potere. Una forza interiore
indomabile vuole creare sciagura nella loro vita. Talvolta abbiamo
l'impressione che una persona voglia solo una cosa: affermare

162
pervicacemente il suo "diritto al dolore e alla sofferenza." [Questa una
espressione di Mre principale discepola e compagna di Sri Aurobindo.]

Qualche volta i kriyaban sono troppo orgogliosi per accettare il buon senso
di altri "non iniziati". Al contrario, necessario ascoltare l'opinione di altre
persone, specialmente se viene dalla nostra famiglia o da tutte quelle
persone che ci vogliono bene. Coloro che sono divenuti preda di culti
distruttivi, non ascoltano l'opinione di alcuno. Essi distruggono alcuni
importanti legami con delle persone perch risentono del fatto che le loro
scelte spirituali siano criticate. Qualche volta una rottura di una relazione
inevitabile, altre volte una grande perdita. Molti persone sono infastidite
da una critica sincera e costruttiva come se questa fosse una inutile
manifestazione di crudelt. Pi la critica ha basi solide, pi sentono come
se dovessero ingoiare un pezzo di pietra nera dai bordi taglienti.

Un kriyaban che crede di ascoltare il cuore ma che in realt guidato da


umilianti frustrazioni, pu rifiutare ogni discussione e farsi del male in vari
modi con azioni che sbalordiscono le persone vicine. Passano alcuni giorni
ed il raggiante senso di libert provato comincia a cedere ad un senso di
pesantezza; ma il sottile inganno della mente crea la ferma convinzione che
ogni persona dotata di dignit avrebbe agito come loro. Vogliono credere
che al di sotto della loro azione ci fosse quasi un sacro motivo, collegato
col destino e con il karma oppure un atto di genialit.
Se per casi si presenta la possibilit di ritornare sui propri passi,
l'orgoglio prevarr ancora. Con un senso sadico di soddisfazione sul volto,
l'errore viene rinnovato o ingrandito. La saggezza non ha nessuna
possibilit di prevalere. Una strana frenesia riempie la mente facendo s
che ogni azione sia goduta con unininterrotta voluttuosit, circondata da
lampi dazzurro. Eppure nel loro cuore rimane un dolore che non terminer
mai, nonostante i pi rosei progetti. Una buona parte della loro aspirazione
spirituale intrappolata in un passato che non pu essere pi raggiunto a
causa della paura di reggere il pieno impatto di un ricordo vero e onesto.
L'orgoglio ferito un'emozione che soffoca.

Durante la pratica delle routine incrementali altre importanti esperienze


avvengono. Prendiamo in considerazione lo sviluppo della qualit di
autodidatta. Mentre pratico la routine incrementale di una certa tecnica, io
percepisco come non mai l'essenza di tale tecnica. Certi dettagli della
tecnica appaiono come inutilmente pesanti; altri aspetti rivelano in modo
chiarissimo la loro importanza.

163
All'inizio del sentiero Kriya, giusto dare una certa fiducia ad una scuola o
ad un insegnante, ma in seguito uno deve fidarsi della esperienza ed
intuizione personale. Molti kriyaban intraprendono il loro sentiero essendo
un po' creduloni, pronte a farsi gabbare. Le routine incrementali aiutano a
sostituire quell'infantilismo di pendere dalle labbra degli insegnanti
"autorizzati" con un'oggettiva valutazione degli effetti di ciascuna tecnica.

Se sei insicuro di te e della tua pratica, se non sei capace di liberarti da tutti
i dubbi, prova a leggere con obiettivit i risultati ottenuti e scopri come stai
diventando, giorno dopo giorno, acutamente e intelligentemente creativo.
Sorprenditi nello scoprire come adesso l'idea di sottoporre la tua pratica a
verifica presso una qualche autorit nel campo del Kriya non
passa nemmeno per la mente.

Al termine di questa esperienza che si fa una volta nella vita, una persona
ha la sensazione che molti anni siano passati e finalmente ci sia un risultato
concreto, permanente.

Due routine incrementali di grandissimo valore

13.1 Routine incrementale del Navi Kriya


Ecco un esempio delle parole che si possono utilizzare per introdurre uno
studente ad una routine incrementale molto importante, quella del Navi
Kriya.
"Di Sabato o in qualsiasi giorno libero lascia perdere la routine
tradizionale e, dopo una breve pratica di Talabya Kriya, Maha Mudra e
Kriya Pranayama, pratica il doppio delle ripetizioni del Navi Kriya, ovvero
8 unit. Completa la seduta col Pranayama mentale, come tua abitudine.
Il giorno seguente, concediti un giorno di riposo da tutte le pratiche Kriya e
regala alla tua mente il balsamo di un lungo, tranquillo Japa. Nei giorni
seguenti riprendi l'usuale routine Kriya.
Il Sabato seguente pratica 3 volte la quantit standard di Navi Kriya:
12 unit. Naturalmente questo deve sempre avvenire entro la cornice del
Talabya, Maha Mudra... completando la pratica con il Pranayama mentale.
Se possibile, goditi una lunga passeggiata nella sera per calmare le
regioni profonde della tua psiche. Il giorno seguente riposati col Japa e fai
una passeggiata... Dopo una settimana pratica, o due se preferisci, pratica
16 unit di Navi Kriya... e cos via ... 20, 24... fino a 80 unit, ovvero 20
volte la dose standard.

164
L'aumento di questa delicata tecnica Kriya dovrebbe essere graduale. Se
pensi di fare il furbo e fare subito tantissime ripetizioni tutte in un colpo,
sappi che come fare niente, perch i canali interiori si chiudono. I nostri
ostacoli interiori non possono essere eliminati in un giorno, non solo
perch la nostra costituzione non abbastanza forte ma perch la nostra
forza interiore per dissolverli inizialmente debole e deve essere
aumentata settimana dopo settimana. Inoltre, questo processo dovrebbe
integrarsi con una regolare vita attiva.
Sta a te rendere il pi piacevole possibile la giornata dedicata alla
pratica. consigliabile dividere le lunghe sedute in due parti il tutto deve
ovviamente essere completato prima di andare a dormire. Puoi chiudere
ciascuna parte distendendoti su un tappetino in Savasana (la posizione del
cadavere) per alcuni minuti. Puoi completare la prima parte della pratica al
mattino ma senza fretta, rispettando ogni dettaglio. Nel pomeriggio, dopo
un pasto leggero ed un piccolo sonnellino, esci se puoi, raggiungi un luogo
bello dove ti puoi sedere, prendere un po di tempo per contemplare la
natura. Poi, assorbito nella pratica e perfettamente a tuo agio, puoi
completare il numero di ripetizioni che mancavano. Vedrai come gli effetti
aumenteranno quando il giorno ceder al crepuscolo.
Se pratichi sempre nella tua stanza, fai in modo di riuscire a fare una
tranquilla passeggiata nella sera. Ogni cosa proceder armoniosamente e
sicuramente sperimenterai la benedizione di un silenzio carico di
beatitudine."

Se preferisci utilizzare la variante del Navi Kriya data nel Capitolo 7,


siccome una unit consiste di 36 discese di energia, precedute e seguite dal
cantare Om nei Chakra, il processo comincia con 36 x 2 discese. I prossimi
passi sono 36 x 3, 36 x 4 36 x 19, 36 x 20. stato provato
sperimentalmente che non serve andare oltre le 36 x 20 ripetizioni.
Per quanto riguarda questa variante, avviene che dopo la prima
mezz'ora, i movimenti della testa si notano appena. In altre parole, il
movimento del mento in avanti, indietro, e lateralmente si riduce a un paio
di millimetri!

165
Effetti
Un buon effetto di questa pratica scoprire un notevole aumento della
chiarezza mentale probabilmente dovuto ad una forte azione sul terzo
Chakra che governa il processo pensante. Un processo logico pi calibrato,
preciso e chiaro sorger da questa pi efficiente sinergia tra pensieri ed
emozioni. L'intuizione fluir liberamente e frontegger quei momenti della
vita in cui si devono prendere importanti decisioni.
Accetta che tratti di durezza appaiano talvolta nel tuo temperamento.
Ti troverai a dire alcune cose che che altri trovano offensive e taglienti ma
che per te, in quel momento, sono l'espressione di una necessaria sincerit.
Sostenuto da una luminosa intuizione interiore, potresti ferire a parole i
tuoi amici e solo ore dopo, solo e distaccato, osservare come quelle parole
erano inopportune.
Per capire l'origine di questo problema, vediamo cosa rappresenti
l'''attraversare'' il nodo dell'ombelico. (Il Navi Kriya si pratica anzitutto per
questo motivo e secondariamente per unire Prana e Apana e attrarli nella
spina dorsale.) Si spiega che il taglio del cordone ombelicale al momento
della nascita crea una divisione di un'unica realt in due parti: quella
spirituale e quella materiale. La parte spirituale, che si manifesta come
gioia e calma, si situa nei Chakra pi elevati e nella testa; la parte materiale
si stabilisce nei Chakra pi bassi. Questa frattura tra ''spirito'' e ''materia''
la fonte permanente di laceranti conflitti. Per mezzo di questa routine
incrementale e attraverso uno sforzo cosciente di armonizzare le due
dimensioni di Spirito e materia nella vita di ogni giorno, avviene il
risanamento di questa frattura. Sebbene il risanamento sia un evento
armonioso, la sua manifestazione che traspare all'esterno pu essere
interpretato negativamente dagli altri, spesso a causa della eccessiva
sicurezza da parte del kriyaban delle proprie convinzioni che possono
sembrare cocciutaggine o dogmatismo. La personalit di un kriyaban
destinata ad essere idealmente raccolta attorno ad un punto centrale e ogni
conflitto interno ad essere risanato. Gli effetti sono osservati chiaramente
nella vita pratica. Un ordine interiore si stabilisce in modo ineluttabile;
ciascuna azione sembra circondata da un alone di calma e sembra andare
diritta verso lo scopo. Ricordiamo l'atteggiamento di Achab nel Moby Dick
di Herman Melville:

"Deviarmi? Voi non potete deviarmi,... Il percorso verso il mio scopo fisso
posato con sbarre di ferro, su cui la mia anima scanalata per correre.
Nulla da ostacolo, nulla forma un angolo alla mia strada di ferro!"

166
13.2 Routine incrementale del Kriya Pranayama
Dopo alcuni mesi (quando la precedente routine incrementale del Navi
Kriya completato o, almeno, completata a met) un kriyaban pu
incominciare un processo parallelo utilizzando la tecnica del Kriya
Pranayama e aumentandola gradualmente. 36 x 2, 36 x 3.36 x 20 respiri
Kriya un ottimo piano; 24 x 2, 24 x 3,..24 x 24 un processo pi
leggero ma comunque valido. Pratica in sequenza le tre fasi del Kriya
Pranayama, rispettando quanto detto nel capitolo 6. Quando la pratica
viene spezzata in due o tre parti per esempio una parte al mattino e una al
pomeriggio riparti sempre dalla fase 1, poi introduci la fase 2 e poi la
fase 3.

Ho imparato a rispettare tutte le scuole Kriya, ma ora credo sia giusto


riferire che quando cercavo di aumentare il numero di Kriya Pranayama
come lo avevo appreso dalla mia prima scuola, dopo 60 ripetizioni del
Kriya Pranayama, sviluppavo tanto nervosismo da non riuscire nemmeno
a rimanere seduto. Ora, col mio nuovo Kriya Pranayama (bocca chiusa,
parzialmente col Kechari e parzialmente senza, e cantando mentalmente
Om in ciascun Chakra) mi sono avvicinato a 1000 respiri Kriya, rimanendo
sempre nella pi completa tranquillit.
Comunque, qui consiglio di procedere prudentemente, senza badare
troppo alla lunghezza corretta di ciascun respiro. Durante questo processo
(Routine Incrementale) assolutamente necessario seguire la natura,
rispettando il ritmo del respiro adatto alla propria costituzione. Se sentite
che il respiro troppo breve, non fatene un problema! Ci sar in futuro
tutto il tempo necessario per allungarlo. Inoltre, quando si superano i cento
respiri, preferibile introdurre il Mantra di 12 sillabe "Om Namo
Bhagabate Vasudevaya" (Om Na Mo Bha Ga Ba salendo e Te Va Su De Va
Ya scendendo), il che non significa applicare tutti i dettagli sottili
dell'Omkar Pranayama ma semplicemente servirsi di quel Mantra che
molto bello. Durante ciascuna fase del processo, importante mantenere
sempre un filo di respiro, fino al completamento del numero che si deciso
di praticare. In altre parole, il processo non dovrebbe mai diventare
puramente mentale.

167
Fantastica opportunit di perfezionare la pratica del Kriya
Pranayama
Durante questa Routine Incrementale, il kriyaban riesce ad ottenere una
pratica estremamente raffinata del Kriya Pranayama centrando la sua
consapevolezza nella parte superiore della testa.

Questo modo di praticare il Kriya Pranayama pu essere intrapreso solo


dopo molti respiri Kriya. 48 Kriya gi un buon numero ma 108 l'ideale.

Shambhavi Mudra definito come l'atto di concentrarsi sullo spazio tra le


sopracciglia, portando le sopracciglia verso il centro corrugando
lievemente la fronte. C' una forma evoluta di Shambhavi Mudra che
richiede palpebre chiuse o chiuse a met. (Lahiri Mahasaya nel suo ben
noto ritratto mostra questo Mudra.) Gli occhi guardano verso lalto il pi
possibile, come se uno volesse guardare il soffitto ma senza fare alcun
movimento della testa. La leggera tensione che percepita nei muscoli
legati ai globi oculari gradualmente scompare e la posizione pu essere
mantenuta abbastanza facilmente. Chi osserva pu vedere la sclera (il
bianco dell'occhio) sotto l'iride perch quasi sempre le palpebre inferiori si
rilassano. Per mezzo di questo Mudra, tutto il proprio Prana si raccoglie
in cima alla testa.
Durante questo Mudra il centro della consapevolezza nella parte
superiore della testa. In effetti si percepisce una luce che irradia dalla parte
superiore della testa. Divieni stabile in questo Mudra e completa il numero
di ripetizioni che hai deciso di praticare.

Questa pratica un vero gioiello, rappresenta la quintessenza della


bellezza; con essa il tempo vola senza accorgersi e quello che potrebbe
sembrare un compito spossante risulta essere facile come un momento di
riposo. Si nota come il respiro rallenta. Gioirai della bella sensazione di
aria fresca che sembra salire attraverso la spina dorsale perforando ciascun
Chakra, come pure del tepore dell'aria espirata che permea ciascuna zona
del corpo dall'alto in basso. Percepirai realmente questo, non sar
immaginazione!
Il tuo atteggiamento apparentemente passivo, in realt pienamente
sensibile e quindi attivo in modo intelligente. Il suono del respiro liscio e
senza interruzioni come l'olio versato da una bottiglia. La pratica raggiunge
il suo massimo potere e sembra avere una vita sua propria. A un certo
momento avrete l'impressione di attraversare uno stato mentale che
assomiglia all'addormentarsi per poi riacquistare improvvisamente la piena
consapevolezza, scoprendo di star nuotando nella luce spirituale. come
quando un aereo emerge dalle nubi nel chiaro cielo trasparente.

168
Altre osservazioni
[1] giusto sottolineare che la pratica quotidiana del proprio Kriya
Pranayama non dovrebbe avvenire in tal modo. Una routine che sia basata
totalmente su una forte concentrazione sul Sahasrara non adatta per
studenti principianti o di medio livello. Costruire un forte magnete nel
Sahasrara il modo pi potente di stimolare il risveglio di Kundalini.
Questo implica che molto materiale dalla mente subcosciente portato alla
superficie. Potresti sperimentare tutta una gamma di stati d'animo negativi.

[2] Durante il Kriya Pranayama l'energia non riesce a fluire entro il


Sushumna. Consideriamo l'idea che la spina dorsale abbia molti strati e una
sua sezione ricordi i vari strati di una cipolla. Un kriyaban riesce a muovere
il Prana solo lungo gli strati esterni della spina dorsale. Se noi logoriamo e
incidiamo uno strato dopo l'altro, a un certo punto qualche cosa comincia
ad accadere in Sushumna e noi abbiamo la sensazione di essere in paradiso.
L'esperienza della ''campana'' in Anahata si trasforma nel suono di ''molte
acque.'' Il vero suono di Om appare e guida l'anima a viaggiare attraverso la
spina dorsale, contattando la Luce Divina nella parte superiore della testa.
La percezione della Luce Spirituale assorbe la tua attenzione.

[3] Non meravigliarti se in certi momenti questa routine diventa uno


straordinario viaggio nella memoria. Accadde infatti che, concentrando la
propria attenzione sui Chakra, otteniamo un particolare effetto: lo schermo
interiore della nostra coscienza comincia a mostrare molte immagini.
Questo un fatto fisiologico e abbiamo tutte le ragioni per sospettare che
coloro che dicono di esserne esenti, probabilmente non hanno abbastanza
lucidit per notarlo. I Chakra sono come scrigni contenenti la memoria
dell'intera propria vita: essi fanno sorgere il pieno splendore di
reminiscenze perdute. L'essenza di eventi passati (la bellezza contenuta in
essi e mai apprezzate appieno) rivissuta nel quieto piacere della
contemplazione mentre il cuore, talvolta, pervaso da un pianto trattenuto.
una rivelazione: la luce dello Spirito pare brillare in quelli che sembrano
banali attimi della nostra vita.

[4] Durante questo periodo molto delicato, siete invitati a praticare molto
Nadi Sodhana Pranayama ovviamente nei giorni che precedono il grande
impegno con la intensa pratica di un grande numero fi Kriya Pranayama.
Siete invitati a servirvi di questa utile tecnica anche se non parte del
Kriya Yoga canonico. Come ho gi segnalato, il Nadi Sodhana molto pi
importante di quanto gli esperti kriyaban abbiano la volont di ammettere.
La sua pratica dovrebbe sempre essere abbinato alle tecniche base del
Kriya Yoga. Grazie ad essa, un principiante riceve una drammatica

169
trasformazione vari schemi di squilibrio energetico scompaiono. Senza
questa azione equilibratrice non facile ottenere una prontezza attenta ma
pacata che la base stessa dello stato meditativo del Kriya. una comune
esperienza che dopo una lunga pratica di Nadi Sodhana, senza aggiungere
alcun'altra tecnica ci si ritrovi in uno stato meditativo, sorto naturalmente.

Due ulteriori note


[a] Rispondiamo ad un'obiezione ovvia: ''Perch dovrei praticare la routine
incrementale del Navi prima di quella del Kriya Pranayama? La ragione
che il Navi crea quella solidit che permette ad uno di affrontare la pratica
impegnativa della Routine incrementale del Kriya Pranayama.

[b] Se volete praticare una Routine incrementale di qualsivoglia tecnica e


non avete un esperto accanto a voi ad aiutarvi nel progettare in numero di
ripetizioni, ricordate il seguente criterio:
il primo passo dovrebbe impegnarvi per 15-20 minuti ma a questo
intervallo di tempo dobbiamo aggiungere una routine minimale per
prepararsi alla pratica centrale e poi, alla fine, per assorbire gli effetti della
pratica. Poi con le settimane seguenti continuate ad aumentare il numero di
ripetizioni fino ad arrivare a sei ore o poco pi.

170
CAPITOLO 12
THOKAR TRIBHANGAMURARI

Il sentiero Tribhangamurari
Questa variante del Thokar merita una analisi speciale. Essa una variante
della procedura del Thokar per poter colpire il nodo del Muladhara. Essa
non sostituisce la forma classica del Thokar. Alcuni la insegnano in tre
sedute distinte: tra la prima e la seconda e tra la seconda e la terza passano
diversi mesi di tempo. La si impara gradatamente: il Macro movimento
Tribhangamurari anzitutto percepito muovendo semplicemente respiro e
coscienza lungo un specifico sentiero, poi questa percezione avviene nello
stato di respiro tranquillo ed accompagnata dal Vasudeva Mantra. Infine
questa percezione rafforzata per mezzo del movimenti della testa
(Thokar.) Ripetendo questa procedura, salendo dal Muladhara alla testa e
scendendo non attraverso lo stesso sentiero, ma lungo il sentiero a tre curve
Tribhangamurari (Tri-banga-murari = tre-curva-forma) Kundalini
invitata a salire attraverso il Sushumna.

[1] Amantrak
Incomincia una profonda inspirazione. La lingua si suppone in Kechari
Mudra o, per lo meno, in baby Kechari. Molto lentamente, solleva Prana
e consapevolezza lungo il canale spinale, dal Muladhara al punto Sikha
(Bindu) mezzo minuto richiesto per fare questo. Non fare alcuna pausa
nei Chakra. Poi incomincia una profonda espirazione. Lascia che Prana e
consapevolezza scendano lentamente lungo il percorso Tribhangamurari e
raggiungano il Muladhara. Mezzo minuto richiesto per fare questo.
Il percorso Tribhangamurari incomincia in Bindu, piega a sinistra,
scende verso il lato destro del corpo. Raggiunto un punto nella schiena
(circa 5-6 centimetri pi in su dellaltezza del capezzolo destro), inverte la
direzione tagliando il nodo del cuore. Dopo aver raggiunto un punto nella
schiena che 5-6 centimetri pi in basso dellaltezza del capezzolo sinistro,
cambia di nuovo direzione e punta verso il Muladhara.

Le 3 procedure Amantrak, Samantrak e Tribhangamurari Thokar non sono


concepite per essere praticate contemporaneamente. Non riuscireste a
praticarle al massimo delle vostre capacit. L'unico effetto sarebbe di
imprimere in maniera indelebile nella vostra mente un modo errato di
concepire la pratica.

171
Figura 17. Sentiero Tribhangamurari visto da dietro

Chiamiamo questa tecnica Amantrak, che significa: ''senza l'uso del


Mantra.'' L'insegnamento tradizionale rivolto a kriyaban esperti che
riescono a mantenere il respiro sottile e lungo, molto lungo. possibile far
s che un giro completo di Amantrak duri un minuto. Se tu lo realizzi in un
tempo pi breve, diciamo 40 secondi, questo non significa che la tua
pratica sbagliata. Comunque fai tutto il possibile per allungare il tuo
respiro.

Per quanto riguarda la routine, alcuni insegnanti danno questo consiglio:


''Per due settimane ripeti questa tecnica 25 volte, una volta al giorno. Poi
per altre due settimane ripetila 50 volte, una volta al giorno; poi per altre
due settimane 75 volte .... e cos via fino a 200 volte al giorno per due
settimane. Solo a questo punto pratica la seguente istruzione Samantrak.''

Una opzione pi rapida la seguente: ''Per un paio di mesi ripeti questa


tecnica 36 volte, una volta al giorno, poi comincia a praticare la seguente
tecnica.''

172
[2] Samantrak
Ora il respiro libero, dimenticalo totalmente. Samantrak significa ''con
l'utilizzo di un Mantra.''

Figura 18. Sentiero Tribhangamurari arricchito con sillabe del Mantra

Om, Na, Mo, Bha, Ga sono vibrate rispettivamente nei primi cinque
Chakra, Ba in Bindu. Teeee (con eee prolungato ) cantato nel centro
entro nella parte sinistra del cervello. Le sillabe Va, Su, De e Va sono poste
nei quattro nuovi centri fuori dalla spina dorsale; Ya vibrato nel
Muladhara.
Questi cinque nuovi centri sono cinque "vortici" nel flusso principale
della corrente non sono un nuovo insieme di Chakra. Ciascuna sillaba
quando viene fatta vibrare agisce come un Thokar mentale (colpetto):
siccome la tecnica eseguita lentamente, c' tutto il tempo per rendere
questa stimolazione molto efficace.
Abbiamo appena descritto un giro di Samantrak, che dura un minuto.
Se ti accorgi che esso pi breve, diciamo 45/50 secondi, proponiti di
raggiungere il tempo esatto.

173
Per due settimane ripeti questa tecnica 25 volte, una volta al giorno. Poi per
altre due settimane ripetila 50 volte, una volta al giorno; poi per altre due
settimane 75 volte .... e cos via fino a 200 volte al giorno per due
settimane. Questi numeri vanno rispettati. Poi sei pronto per praticare la
forma Tribhangamurari del Thokar.

Osservazione importante
Alcuni studenti cercano di assaporare subito il potere del Thokar-
Tribhangamurari e lo fanno tramite una sporadica, disordinata
sperimentazione di Amantrak e Samantrak ben lontani dal rispettare il
numero di ripetizioni sopra consigliato. Quello che potrebbe essere il vero
impatto della tecnica Thokar-Tribhangamurari rimane sconosciuto e
neanche lontanamente presagito. fondamentale infatti creare nel corpo la
percezione di un particolare movimento interno. Il Thokar lungo esso va
applicato solo quanto tale flusso energetico ben stampato nella tua
coscienza.

Le tecniche Tribhangamurari hanno il potere di creare una trasformazione


permanente nel tuo atteggiamento verso il Kriya facendoti fare la
conoscenza con uno stato di estasi finora sconosciuto mentre vivi
pienamente l'esperienza della vita. Ma, devo sottolinearlo ancora, esse
devono essere sperimentate anzitutto entro un rigido schema di routine
incrementali.

[3] Thokar Tribhangamurari


Dimentica il respiro. Le mani (con dita intrecciate) sono poste sull'area
dell'ombelico cos da spingere in su la regione addominale, creando cos
una pressione mentale sui primi tre Chakra. Poni il mento sul petto e
muovi energia e consapevolezza molto lentamente lungo la colonna spinale
dal Muladhara fino al Bindu. Il mento sale lentamente seguendo il
movimento interiore. ''Tocca'' internamente ciascun Chakra con le sillabe
del Mantra (Om posto nel primo Chakra, Na nel secondo...). Quando
energia e consapevolezza sono nel Bindu, il mento parallelo al suolo.

Ora comincia la discesa dell'energia. Il movimento della testa seguir


millimetro dopo millimetro il flusso energetico lungo il sentiero
Tribhangamurari attraversando il Chakra del cuore. Tutto avverr in modo
fluido, nello spazio di trenta secondi o meno, ma la descrizione che stiamo
per dare parr, di primo acchito, complicata. Con un minimo di pazienza, il
giusto movimento della testa verr appreso: basta capire che esso stato
concepito nel modo pi logico ed efficace per intensificare quel particolare

174
flusso energetico sinuoso verso il basso. Veniamo dunque a descrivere i
movimenti della testa. 10

Senza girare la faccia, piega la testa verso sinistra, di un paio di centimetri,


poi solleva il mento e ritorna nel mezzo. Rimani solo un istante in questa
posizione, con il mento sollevato e lentamente volgi la faccia a destra
(come se tu volessi guardare l'area alla tua destra, il pi indietro possibile.)
Solo la faccia si muove, non il tronco. Durante questo movimento LENTO
il flusso interno di energia si muove da Bindu al punto nella schiena del
lato destro del corpo. Ti rendi conto di come questo semplice movimento
accompagna perfettamente la discesa dell'energia.

Figura 19. Thokar Tribhangamurari visto da davanti

Qui avviene il primo dei cinque colpi psico fisici: il mento tocca la spalla
destra per un istante e la sillaba Va fatta vibrare nell'ottavo centro. La
spalla pure fa un piccolo movimento verso l'alto per rendere il contatto col

10
Quello che essenziale questo: non essere influenzato dalle dinamiche della
tecnica del Thokar tradizionale che hai imparato precedentemente!

175
mento pi facile. Ma attenzione: se senti che stai forzando, non farlo! Se
non riesci a toccare la spalla destra col mento, accontentati di avvicinarti
alla spalla il pi possibile e stimola il centro ottavo con la pura forza
mentale.
Poi la faccia si volge lentamente verso sinistra accompagnando,
millimetro dopo millimetro, il flusso interno di energia dall'ottavo al nono
centro, attraversando il quarto Chakra. Se possibile, il mento dovrebbe
essere posto sopra la spalla sinistra. Il secondo colpo avviene quando la
sillaba Su vibrata nel nono centro mentre il mento tocca per un istante la
spalla sinistra la spalla fa un piccolo movimento verso l'alto per rendere il
contatto col mento pi facile.

Figura 20. Gli stessi movimenti (solo la discesa) visti da dietro

Altri due colpi avvengono quando le sillabe De e Va vengono poste nel


decimo e undicesimo centro. La modalit la seguente: il mento si muove
lentamente verso il centro del petto, sfiorando la clavicola sinistra. Durante
questo movimento, due leggeri colpi sono dati sulla clavicola sinistra in
posizioni intermedie. I colpi, ovviamente, vengono dati nel momento in cui
le sillabe del Mantra vengono fatte vibrare. Infine, un ultimo colpo dato
sul petto (posizione centrale) quando la sillaba Ya fatta vibrare nel
Muladhara.

176
L'essenza di questa particolare forma di ''Thokar'' non consiste solo nei
cinque colpi ma principalmente in una costante intensificazione della
pressione mentale lungo l'intero circuito. Considera l'azione fisica di
spremere con una matita un tubetto quasi vuoto di dentifricio per fargli
uscire tutto quello che rimane. Ebbene, questa immagine ti d una buona
idea di quello che avviene durante questa procedura. Quando i movimenti
della testa sono lenti ed arricchiti da una grande forza di concentrazione e
volont, non c' limite all'aumento del flusso energetico lungo il sentiero
Tribhangamurari.

Ripeti la procedura 36 volte. Dopo aver completato il numero


programmato di giri, calma il sistema per mezzo di una pratica minima di
Samantrak, poi rilassati praticando un semplice Pranayama mentale.
La supervisione di un esperto aiuta ad evitare problemi intendo
problemi fisici di sforzo eccessivo e di dolore nelle vertebre cervicali e nei
muscoli del collo. Movimenti bruschi dovrebbero essere evitati; possibile
usare al loro posto una grande intensit mentale di concentrazione. Per un
paio di settimane non praticare ogni giorno ma ogni due o tre giorni.
Prima possibile, comincia la routine ad incremento progressivo di
questa procedura praticando le dosi seguenti: 36x2, 36x3,.. 36x35,
36x36. Ma attenzione: tra una tappa e la successiva lascia sempre
trascorrere una settimana.
A chi ha tempo e buona volont per completarla, raccomando questa
routine come importantissima. Gli effetti saranno forti e comporteranno
una grande trasformazione interiore. Un minimo di 8-10 mesi sono richiesti
per completarla.

Guida alla pratica corretta del Thokar Tribhangamurari


Attraverso questa procedura, il flusso di Tribhangamurari intensificato
dai specifici movimenti della testa. In questo capitolo ho descritto come un
movimento lento e continuo del mento finisce con un sobbalzo diretto su
un specifico centro poi, dopo una micro pausa, il movimento ricomincia, e
cos via. Il problema che molti kriyaban concentrano tutta l'attenzione
sull'impartire i colpi e non capiscono il valore di creare una pressione
mentale lungo ogni millimetro del percorso. Bisognerebbe saper dominare
il desiderio di ottenere troppo presto un forte effetto. Il Thokar-
Tribhangamurari pu essere idealmente padroneggiato in quattro passi.

Consideriamo la sensazione di movimento che sale lungo la spina dorsale e


scende lungo il percorso a tre curve.

177
1. Anzitutto necessario sentire che i movimenti della testa
accompagnano perfettamente, millimetro dopo millimetro, il flusso
della corrente interna. Per un certo tempo, ci si proponga di
dimenticare ogni tentativo di intensificazione. Prima di considerare il
passo successivo, facciamo quanto nelle nostre possibilit per
ottenere una percezione ininterrotta della corrente.

2. Solo ora possiamo cercare di intensificare la percezione del flusso


interno creando una pressione mentale lungo ciascuna parte di esso.
Utilizziamo i movimenti della testa per "toccare con pressione" ogni
millimetro del percorso, in su ed in gi. Il mento va mosso
lentamente come se stessimo cercando di vincere una forte
resistenza. Abbiamo suggerito l'idea: "come spremere con una matita
un tubo quasi vuoto di dentifricio per farne uscire l'ultima piccola
parte. ''

3. Ora ci concentriamo su ci che sta accadendo quando, fermandoci


per una frazione di un secondo, vibriamo la relativa sillaba in un
centro. Dobbiamo sviluppare la determinazione di divenire
consapevoli di ciascuno dei 12 centri.

4. Solamente a questo punto diamo tutta l'enfasi possibile ai cinque


colpi e a quello che si sta irradiando da ogni centro, dopo il colpo.

La routine incrementale del Thokar Tribhangamurari


Mi sia concesso di dare qui un'idea di quello che la routine incrementale
del Thokar-Tribhangamurari implica.
Mentre Amantrak e Samantrak sono praticati ogni giorno, le sedute
incrementali del Thokar-Tribhangamurari sono praticate una volta alla
settimana (gli altri giorni si pu comunque praticare fino a 36 ripetizioni.)
Un kriyaban deve avere avuto tutto il tempo necessario per metabolizzare
il materiale subconscio che la forte azione esercitata sul Muladhara porta
alla superficie.
Un kriyaban percepisce anzitutto un flusso tranquillo di energia che
sale lungo la spina dorsale impiegando 20-30 secondi: questa in se stessa
una forte esperienza, poi venendo in gi la testa segue il flusso interiore
lungo il sentiero a tre curve che taglia i tre nodi principali nel tempo di 20-
30 secondi. I movimenti sono perfettamente razionali e hanno un solo
scopo: aumentare la forza del processo. In cinque posti collegati con Va
Su De Va Ya abbiamo i colpi. Muovendo la testa a sinistra, poi a destra, poi
a sinistra, il kriyaban crea un equilibrio Ida-Pingala. A questo punto c' il
colpo sul Muladhara e la salita lungo la spina dorsale. Ripetendo questo

178
processo tante tante volte c' veramente la speranza di riuscire ad entrare
nel canale di Sushumna, di fermare il respiro e di godere di un beato stato
estatico!

Si comincia con 36 giri; una settimana dopo si praticano 36x2, poi 36x3...
e infine 36x36 ripetizioni. Questo significa 1296 giri completi! Riesciamo
a immaginare quello che accade? 1296 significa che tu cominci al mattino
e finisci di notte, ripetendo tante tante volte la stessa azione. Non c'
dubbio che riuscirai ad aprire la porta del Sushumna! Naturalmente hai
preparato questa esperienza praticando 36x35, e prima 36x34 .... E non
dimentichiamo che hai praticato Amantrak e Samantrak per vari mesi!

179
CAPITOLO 13
MICRO MOVIMENTO

Concentrarsi sui ciascun Chakra con l'idea di stimolarlo or risvegliarlo


un fatto tipico dello Yoga e in particolare del Kriya Yoga. Un kriyaban pu
entrare in sintonia con la vibrazione di ciascun Chakra. I metodi usati per
rafforzare la semplice concentrazione sulla loro sede fisica sono tanti e
vanno dalla contrazione dei muscoli vicino a ciascun Chakra (seguita da un
rilassamento che rappresenta il vero momenti in cui il Chakra si rivela) alla
visualizzazione dei colori descritti dalla tradizione, alla recita di mantra
specifici, al visualizzare il nostro respiro che entra ed esce da essi....
Questi metodi sono tutti utili ma per me il pi utile il micro
movimento. La prima volta che ne sentii parlare fu da Swami
Hariharananda.
Lui ci ha insegnato a contattare la realt Omkar costituita da suono,
luce e sensazione di movimento. Lui diceva che questo terzo aspetto era il
pi importante e col tempo compresi che aveva perfettamente ragione.
L'aspetto oscillatorio della realt Omkar aveva un posto centrale nel suo
insegnamento.
Ricordo come durante gli incontri con i devoti egli toccava alcuni
presenti in testa o sul torace, vibrando la sua mano, cercando di trasmettere
una sensazione come di ''oscillazione.'' In tal modo egli si proponeva di
guidarci a comprendere questa meravigliosa dimensione che nessuno di noi
aveva mai incontrata prima in alcun libro di Yoga.
I libri parlavano dell'importanza di sentire una sensazione di energia
in movimento nel corpo intero, per esempio che saliva dal Muladhara
lungo la spina dorsale o, come spieg Sri Aurobindo, che scendeva dall'alto
e si infondeva nel corpo.
Swami Hariharananda si riferiva invece ad una sensazione di
movimento o meglio di oscillazione entro ciascun Chakra. Nel suo
insegnamento ci si avvicina ad essa sin dal Primo Kriya e poi in modo
ancora pi chiaro col suo Secondo Kriya. In questa procedura infatti c'
una fase in cui si canta mentalmente una sillaba del Vasudeva Mantra
molte volte in ciascun Chakra. Viene spontaneo utilizzare una opportuna
visualizzazione di ciascun Chakra come disco orizzontale delle dimensioni
di una monetina. Ne nasce una idea di movimento, che comincia come una
oscillazione e poi tende a divenire una rotazione di solito antioraria. Lo
''stato di assorbimento'' che si crea ripetendo questa particolare
concentrazione per ciascun Chakra non ha paragoni. Quello che stiamo
ora per descrivere rappresenta il meglio di quanto ho mai sperimentato.

180
Solo poche scuole di Kriya hanno svelato la natura di questo micro-
movimento e rivelato la sua importanza. Sfortunatamente molte persona
cercano freneticamente un impossibile surrogato di esso!

Micro movimento che si origina dalla pratica del Thokar


Dopo aver completato un comodo numero di rotazioni della Forma
Evoluta del Thokar respiriamo liberamente. Poi visualizziamo il quarto
Chakra come un disco orizzontale avente un diametro di circa tre
centimetri. Impariamo come percepire una sensazione di movimento
interiore sulla sua superficie. A tal fine proseguiamo con i movimenti della
testa, ma solo accennando ad essi. Mentre la testa si muove verso sinistra,
percepiamo nel Chakra del cuore un debole movimento interiore verso
sinistra. Cantiamo mentalmente la sillaba Teee. Quando la testa si muove
verso destra, percepiamo un movimento verso destra. Pensiamo alla sillaba
Va. Quando la testa si piega in avanti (si tratta di un movimento non
pronunciato) percepiamo che il movimento interiore raggiunge il centro del
quarto Chakra. L vibriamo la sillaba Su. Continuiamo a ripetere: Te Va Su,
Te Va Su.... ma gradatamente facciamo s che ogni movimento fisico (della
testa) sia solo accennato e gradualmente scompaia. Dopo un paio di minuti,
l'attenzione del tutto volta verso l'interno e il respiro impercettibile.

Figure 22. Micro movimento come percepito nel Chakra 4

181
Estensione di questa procedura agli altri Chakra
La procedura del Micro movimento pu essere estesa a ciascun Chakra.
Questo stimola Kundalini a salire di Chakra in Chakra fino al Kutastha,
trovando in esso stabilit. Una pratica molto godibile, percepire il Micro
movimento in ciascun Chakra tre volte, su e gi per almeno tre giri
completi. Un altro ottimo modo di utilizzare il Micro movimento
completare un giro, salita e discesa, con 36 ripetizioni in ciascun Chakra.

Tra le rovine delle passate illusioni, tale esperienza apre le porte della
realizzazione spirituale. Questo movimento interiore incarna il pi
profondo aspetto della realt Omkar. Percepirlo significa annientare ogni
forma di dualit presente nei Chakra e quindi, nella propria
consapevolezza. come se il centro tra le sopracciglia diventasse una cosa
sola con ciascun Chakra, fondendoli in un unica realt. Questo ti porter
fuori dal tempo e dallo spazio. Ne nasce un'aspirazione di amore bruciante
verso il Divino.

Come utilizzare il micro movimento per ottenere l'assenza di respiro


Ripetendo in ciascun Chakra il canto mentale di Te Va Su, ci si accorge di
avere il potere di toccare con quasi intensit fisica il nucleo di ciascun
Chakra. L'assenza di respiro nasce da questa azione interiore.

Dopo alcuni respiri Kriya, senti il Chakra Muladhara. Vibra (pensa con
enfasi) ''Te Va Su'' nel Muladhara. Fallo una volta sola. Il Micro movimento
funziona in modo formidabile nel portare la tua coscienza all'interno del
Sushumna calmando cos, in modo quasi drastico, il tuo respiro.
Percepisci, entro il Muladhara, il movimento oscillatorio creato da "Te Va
Su." Quando pensi ''Su'' nel centro del Chakra dovresti sentire una
sensazione estatica.
Bene, quando ti viene naturale inspirare, inspira quanto necessario,
fermati un istante e concentrati sul secondo Chakra. Trattieni il respiro
delicatamente e vibra "Te Va Su" nel secondo Chakra. Espira quando senti
di espirare, concentrati sul Muladhara, e vibra "Te Va Su" nella sua sede.
Quando diventa naturale avere una breve inspirazione, inspira quanto
necessario portando la coscienza sul terzo Chakra. Trattieni il respiro
delicatamente e vibra "Te Va Su" nel terzo Chakra. Espira quando senti di
espirare, concentrati sul Muladhara, vibra "Te Va Su" nella sua sede.
Continua in tal modo, ripetendo la procedura tra il Muladhara e il
quarto Chakra; Muladhara e il quinto Chakra; Muladhara Midollo
Allungato; Muladhara quinto Chakra; Muladhara quarto Chakra;
Muladhara terzo Chakra; Muladhara secondo Chakra. Come vedi, un
ciclo fatto di 9 respiri brevi. Ripeti pi di un ciclo, intensificando la tua

182
concentrazione finch il tuo respiro sar quasi inesistente. Continua finch
realizzi che il tuo corpo sostenuto di energia interiore. Continua sentendo
non solo i Chakra ma anche il corpo intero. Un giorno il respiro si fermer
completamente: sar come un miracolo.

"No me pidis que lo explique. Tengo el fuego en las manos".


(Garcia Lorca.)

Micro movimento che si origina dalla pratica del Thokar


Tribhangamurari
Dopo un minimo di 12 ripetizioni del Thokar Tribhangamurari, impariamo
a sperimentare il movimento Tribhangamurari in piccole dimensioni entro
i 12 centri del percorso Macro Tribhangamurari.

Figura 22. Micro movimento Tribhangamurari in ciascuno dei 12 centri

183
Tramite una breve inspirazione, solleva il Prana dal Muladhara Chakra
nell'occhio spirituale tra le sopracciglia. Abbassa di poco il mento, trattieni
il respiro e guarda "in gi" il Muladhara Chakra. Visualizzalo come un
dischetto orizzontale avente un diametro di circa 2-3 centimetri. Percepisci
su quel disco il movimento Tribhangamurari in dimensioni ridotte.

Non preoccuparti del tempo richiesto: pu essere breve, pu essere


lungo ... non importa. Esercita una moderata ma continua pressione sul
disco come se tu avessi una penna e tracciassi il tratto con forza. Ripeti
ancora due volte. Il respiro trattenuto senza sforzo; il Prana rimane
totalmente in Ajna Chakra. Dopo tre percezioni del movimento completo
puoi rilassarti lasciando che il Prana scenda in basso. Avviene una sottile
espirazione, ma tu nemmeno la percepisci.

Passa al secondo Chakra e ripeti la stessa procedura. Ripetila per i Chakra


3, 4 e 5, poi per Bindu, poi per il Midollo Allungato, poi per i quattro centri
al di fuori della spina dorsale, e finalmente per il Muladhara.

Questo il primo giro: pratica due ulteriori giri. Sii fedele a questa pratica
per almeno sei mesi prima di aumentare la pressione mentale tramite la
ripetizione delle sillabe del Vasudeva Mantra.

Micro movimento Tribhangamurari utilizzando il Mantra

[Spero che, prima o poi, vorrai sperimentare il mistero di Ultraterrena


Bellezza che questa procedura contiene.]

Pratica il Kechari Mudra. Tramite una breve inspirazione, solleva il Prana


dal Muladhara Chakra nell'occhio spirituale tra le sopracciglia. Dimentica
il respiro e guarda "in gi" il Muladhara Chakra. Ripeti mentalmente le
sillabe "Om-Na-Mo-Bha-Ga-Ba-Te-Va-Su-De-Va-Ya". Fai questo Japa
senza fretta. Percepisci il micro movimento Tribhangamurari osservando
come il canto mentale delle 12 sillabe aggiunger una maggiore ''pressione''
ad esso.
Rimani immobile senza fare alcun movimento della colonna spinale
o della testa. Qui tutto il potere della pressione deve essere ottenuto con la
pura ripetizione delle sillabe del Mantra. Queste sillabe sono come piccole
"spinte" o "pulsazioni."
La durata di un giro determinata dalla velocit del canto del
Mantra. Per molte persone il canto del Mantra e, di conseguenza, il micro-
movimento dura approssimativamente 10-12 secondi. Rammenta la
raccomandazione di Lahiri Mahasaya: "Non abbiate fretta!". Cerca di

184
percepire la differenza tra andare piano e andare velocemente. Se vai
lentamente percepirai un enorme potere.
Ripeti il Vasudeva Mantra tre volte. Il Prana rimane totalmente in
testa. Dopo tre percezioni del movimento completo, ripeti la stessa
procedura per i Chakra 2, 3, 4 e 5, poi Bindu, poi Midollo Allungato, poi i
quattro centri al di fuori della spina dorsale e finalmente per il Muladhara.
Questo un giro: pratica da tre a dodici giri. Alla fine di questa pratica,
rimani con la consapevolezza centrata nella luce che percepirai nella parte
superiore della testa.

Routine incrementale del Micro movimento Tribhangamurari da


compiersi quando uno libero dal lavoro (ultima parte della vita.)

Quando ricevetti quella istruzione mi fu detto che, analogamente allo Yoni


Mudra che praticato ogni notte nel momento in cui un kriyaban si
accinge a sottrarre la consapevolezza dal corpo e dal mondo fisico e si
prepara al sonno che una "piccola morte" la routine incrementale
Micro movimento Tribhangamurari un pacifico ritorno all'origine: un
prepararsi a "morire per sempre" nel senso di divenire per sempre libero
nello Spirito. stato spiegato che quest'ultima routine incrementale, oltre
ad essere la migliore preparazione per l'uscita consapevole fuori del corpo
al momento della morte (Mahasamadhi), brucia per sempre la necessit di
reincarnarsi. 11

Nella routine incrementale basata sul Micro movimento abbiamo 36 sedute


di pratica. Quello che nuovo che la maggior parte di queste sedute
richiedono pi di un giorno.
Nel primo giorno si percepiscono 36 Micro movimenti in ciascuno
dei 12 centri. La seconda seduta prevede di percepire 36x2 Micro
movimenti in ciascun centro. [Si pratica una sola lunga rotazione, non due
rotazioni diverse: si sperimentano 72 Micro movimenti nel primo Chakra
senza interruzione, poi 72 nel secondo Chakra e cos via....] Dopo alcuni
11
Per quanto riguarda quello che accade durante il processo del Mahasamadhi,
abbiamo sentito molte storie sui possibili ''modi Kriya'' di abbandonare il guscio
fisico, ma ovviamente non possiamo garantire la loro autenticit. Alcuni affermano
che il modo tipico il Thokar, altri accennano a procedure che avvengono
completamente nel Kutastha. Possiamo ragionevolmente presumere che non sia
sempre possibile eseguire il movimento fisico del Thokar. Focalizzare la propria
consapevolezza nella spina dorsale o nel punto tra le sopracciglia pu essere l'unica
cosa possibile. La cosa pi interessante che ho sentito che alcuni kriyaban, durante
le ultime settimane o mesi prima di lasciare il corpo, praticano solo una tecnica:
percepire il Micro movimento Tribhangamurari nel Kutastha. Al momento della
morte, essi si uniscono con l'Infinito attraverso questa stessa procedura.

185
giorni, si pratica la terza seduta che prevede 36x3 Micro movimenti in
ciascun centro. Poi passano altri giorni. Poi abbiamo i 36x4 la cui pratica
pu occupare un giorno intero.

I prossimi passi: 36x5, 36x6, 36x7 36x8 non solo richiedono un giorno
intero ma anche parte del giorno seguente. Perci si deve dividere lo sforzo
in due parti. Qui avviene quello che non fu mai fino ad ora permesso:
dormire una notte intera tra le due parti considerate come un'unica seduta.
Quello che importante che nella mattina del giorno seguente si riprenda
pi o meno immediatamente. Quindi non permesso di andare a lavorare
ed anche raccomandato di mantenere il silenzio, evitando ogni
opportunit per la conversazione. (L'uso del buon senso dovrebbe
comunque sempre prevalere; se qualcuno ci rivolge la parola, una
risposta gentile sempre un dovere.)
Si pu ora capire che le sedute seguenti richiedono pi giorni;
l'ultima seduta richiede circa 12 giorni! Proviamo a descrivere quello che
avviene durante l'ultima seduta: si percepiscono 36x36 micro movimenti in
ciascun centro! Questo vuole dire: 1296 micro movimenti nel Muladhara,
1296 nello Swadhistan.... e cos via, finendo di nuovo dopo molti giorni nel
Muladhara con 1296 percezioni.

Devo sottolineare che non permesso saltare una tappa. Non pensate:
"Durante le mie prossime ferie estive trover facilmente una dozzina di
giorni per praticare 36x36.'' No! Non funziona in questo modo. Prima di
percepire il movimento Micro 36x36 volte in ciascuno centro, lo si deve
aver percepito 36x35 volte. E prima di questo, 36x34 volte, e cos via....
Completare questa routine incrementale realmente un gigantesco
conseguimento. Accadranno molte esperienze splendide e gli ultimi
ostacoli interni saranno dissolti uno dopo l'altro. Quando avete completato
la vostra pratica, scoprite che non riuscite a descriverla in quanto la
beatitudine sperimentata ha totalmente cancellato dalla vostra memoria le
modalit della vostra esperienza.

Un kriyaban dovrebbe fare ogni sforzo per creare l'opportunit di


concedersi la gioia, il privilegio di completare il numero raccomandato di
ripetizioni senza mai cedere alla tentazione di praticare in modo affrettato.

186
CAPITOLO 14
KRIYA DELLE CELLULE

Consideriamo l'esperienza che Lahiri Mahasaya riferisce nei suoi diari


quando, un paio di anni dopo la sua iniziazione sull'Himalaya, scrisse:
"Dopo un Pranayama eccellente, oggi il respiro si completamente
orientato verso l'interno. Dopo tanto tempo, oggi lo scopo della mia
discesa (sulla terra) si compiuto"! Cosa significa: ''respiro
completamente orientato verso l'interno''? Il respiro si trasformato in una
realt interiore: divenuto una sostanza mentale.
P.Y. descrive lo stesso evento predicendo che cosa sperimenter un
esperto kriyaban: "... allora la corrente si muover da sola,
automaticamente, e la gioia provata sar indescrivibile." Si sta riferendo ad
una forma elevata di Pranayama dove l'energia si muove da sola, senza la
nostra azione di guidarla utilizzando il respiro.
Cerchiamo di capire che cosa sia questo Kriya Pranayama col
Respiro Interno, ovvero con questo Kriya delle cellule, come qui viene
chiamato.

Penso che l'Alchimia Interiore taoista (vedi Appendice 1) possa venirci in


aiuto. Abbiamo considerato le tre principali energie nel corpo umano: Jing
(Energia Sessuale), Qi (Energia dell'amore) e Shen (Energia Spirituale.)
Abbiamo visto come, tramite l'Orbita Microcosmica, l'energia sessuale si
trasforma in puro amore e questo in aspirazione spirituale. Questa Alchimia
avviene gradualmente nei tre Dantian nell'addome, nella regione del
cuore e nel Dantian superiore che il Kutastha. A questo punto avviene un
fenomeno spontaneo di circolazione di energia nel corpo. Come abbiamo
visto, questa circolazione detta Orbita Macrocosmica. Questa prevede
una grande infusione di energia che scende dall'alto come un liquido
dorato, esternamente e internamente al corpo, in tutte le sue cellule. Anni di
Kriya Pranayama preparano questo grande evento. Se tu hai sperimentato
lo stato di Prana calmo nel tuo corpo dopo la pratica Kriya, allora sei nel
giusto stato fisico e mentale per provare questo nuovo modo di
perfezionare il Kriya Pranayama. Quello che hai seminato pronto a
fiorire.

187
INSEGNAMENTO PRATICO

[I] Allunga la espirazione e lascia che una nuova specie di energia


appaia nella regione addominale.
Intensifica un dettaglio che hai gi imparato sul ruolo dell'ombelico
durante il Kriya Pranayama. Durante la inspirazione espandi l'addome
spingendo in fuori l'ombelico; durante l'espirazione concentrati
intensamente sull'ombelico che si muove verso la spina dorsale. Questo
dettaglio intensificato al massimo Percepisci una particolare sensazione
estatica che si origina dalla regione addominale.
Ora fai s che lespirazione duri molto pi della inspirazione.
Continua a respirare allungando la lunghezza della espirazione: avrai
l'impressione che essa possa essere allungata indefinitamente.
Ad un certo punto ti troverai pazzo di gioia talvolta col mento
leggermente abbassato, attratto verso l'ombelico come se fosse un magnete.
La sensazione piacevole diventer orgasmica. Il corpo ti richiama alla
necessit di inspirare interrompendo la crescita progressiva di questa gioia.
A questo punto, pochi respiri ti separano dallo stato cui miri dove ogni
sforzo cessa. Molto utile, ma non indispensabile, per attraversare questo
velo, utilizzare una espirazione frammentata.

[II] Frammenta la espirazione


Prova a dividere l'espirazione in 20-30 frammenti o pi. Ci in se stesso
piacevole, specialmente quando ciascun frammento di respiro tende a
divenire microscopico. Se questo ti riesce, rendi questo processo sempre
pi sottile. La espirazione diviene infinita mentre una particolare radianza
di gioia si solleva dall'addome verso il petto e la testa! Il diaframma ti aiuta
a sollevare l'energia con delle micro spinte verso l'alto. Continua, fin tanto
che i frammenti del respiro sembrano praticamente dissolti! Quando ne
senti il bisogno, inspira sentendo l'energia che si solleva dal Muladhara
nella spina dorsale. Ripeti il processo tante tante volte, senza mai esaurire
la bellezza di questa procedura.

[III] Riempi le cellule del corpo con una superiore forma di Prana
Durante linspirazione visualizza una potente vibrazione che parte dalla
zona sessuale, vi assorbe lenergia e la porta nella testa. Aumenta l'intensit
del suono nella gola. Prima di incominciare la espirazione rafforza

188
l'intenzione di trovare (o di aprire) una via interna per raggiungere le
cellule del corpo. Durante l'espirazione, crea una forte pressione della
consapevolezza sull'intero corpo. Neanche la pi piccola parte di vitalit
uscir con l'aria dal naso, tutta rimarr nel corpo. Percepisci che il flusso
discendente dell'energia permea tutte le parti del corpo, muscoli, organi
interni, pelle, cellule come un numero illimitato di microscopici aghi
ipodermici iniettassero energia e luce in ciascuna cellula del corpo. Il
suono Sheee della espirazione aiuta ad infondere energia nelle cellule del
corpo. Lasciati ispirare al pensiero che il suono Sheee sia come "il grido
che spezza la roccia pi dura" cos Sri Aurobindo accennava al potere del
Bija Mantra, il "sacro suono dei Rishi" rivelando:

il tesoro del cielo


nascosto nella caverna segreta
come il piccolo dell'uccello,
dentro la roccia infinita
(Rig-Veda, I.130.3)

Se non sei capace di produrre perfettamente il suono Shiii descritto da


Lahiri Mahasaya, sforzati di crearlo nella tua mente, ovvero di intonarlo
mentalmente.

[IV] Attraversa la barriera del respiro


Dimentica il respiro e cerca di fare in modo che l'intero processo prosegua
per mezzo del potere della volont. Visualizza il Prana che sale con
Haaa... e a scende con Shiii... La ripetizione mentale di queste sillabe aiuta
la circolazione del Prana anche senza il respiro. Con il respiro
praticamente non esistente l'energia si riversa fuori dal Muladhara salendo
rapidamente in testa e poi si diffonde lentamente attraverso il corpo. La
salita un evento molto breve. Tanto breve che forse neppure si nota. Hai
l'impressione che solo la espirazione esista. Questa esperienza sublime
come respirare in tutti gli atomi. La grande barriera attraversata: il
respiro come fatto fisico non esiste pi non c' pi aria che esce dal naso.
C' una sorgente interiore di energia fresca che ti rende pi leggero e ti
empie di forza. La sensazione ricorda una veloce passeggiata nel vento.
Questo non pu essere chiamato semplicemente uno stato gioioso: un
senso di infinita sicurezza circondata da un cristallino stato di immobilit.

Apri gli occhi e porta la tua coscienza non solo nel tuo corpo ma in ogni
cosa che si trova davanti e intorno a te. Percepirai un suono continuo di
Om. Questo stato molto diverso da quello che noi chiamiamo un
fenomeno ciclico. Questo processo sembra utilizzare una energia diversa
da quella che noi mettiamo in moto nel Kriya Pranayama. Essa non fluisce

189
da un punto ad un altro. senza tempo, trascende il tempo. un Prana
statico. Il flusso di questa corrente non ha direzione. un campo
energetico senza flusso; esiste semplicemente.

Nota
Nella fasi iniziali del padroneggiare questa pratica meglio evitare
qualsiasi forma di Kechari Mudra: talvolta sembra persino che esso
ostacoli i nostri sforzi. La ragione che il Kechari ci isola dall'ambiente
circostante, mentre noi qui dobbiamo sentirci una cosa sola con esso. In
effetti, una grande sorgente di ispirazione (specifica per questa pratica)
meditare all'aperto con gli occhi aperti e con la ferma, costante volont di
divenire uno con una montagna, un lago, un albero ... davanti a noi.
Cerchiamo quindi di sentire che ogni cosa di fronte ed attorno a noi come
se fosse il proprio corpo. Durante Shiii visualizziamo la luce che scende
non solo nelle cellule del nostro corpo ma, contemporaneamente, negli
atomi di ogni cosa. Il suono continuo di Om la conferma che la pratica
corretta.

Le migliori esperienze potrebbero avvenire in condizioni sfavorevoli alla


propria concentrazione. Per esempio prova a praticare in una sala d'aspetto
facendo finta di leggere una rivista; a praticare viaggiando in treno,
guardando fuori dalla finestra o dando l'impressione di essere assorbiti nei
propri pensieri... In tali occasioni, la gioia pu divenire cos grande che
difficile trattenere le lacrime.

Primi effetti, immediatamente dopo la pratica


Questa pratica ha un effetto preciso e immediato sul proprio umore. Per
dirla in breve, anche un giorno piovoso di Novembre verr vissuto con
l'umore di una limpida giornata di Primavera. Il semplice fatto di
aggiungere consapevolezza alla fase di espirazione del Kriya Pranayama,
visualizzando respiro ed energia che si muovono verso ciascuna cellula del
corpo, ha effetti sorprendenti. La bellezza del vivere, come il vino che
trabocca da una coppa ricolma, sembra emergere da ogni atomo ed empie il
cuore. La percepiamo come se per anni avessimo invano sperato che il
Divino divenisse parte della nostra vita senza mai vedere alcun risultato
e improvvisamente scopriamo che il Divino era sempre stato l.

Il fuoco del cielo acceso nel petto della terra


e i soli immortali ardono.
(Sri Aurobindo, da ''Una fatica di Dio'')

Il senso di bellezza e soddisfazione grande, come se un pittore

190
impressionista fosse finalmente riuscito a rendere attuale la sua concezione
visionaria, trasmettendo l'idea che la sostanza inerte della materia da lui
ritratta composta di multicolori particelle di luce, come innumerevoli soli
che irradiano in una brillante trasparenza.

Questo Pranayama un processo fondamentalmente sano. Sembra


dissolvere ogni prigione mentale da noi costruita. I nostri problemi
psicologici, specialmente quelli collegati con intricati e conflittuali progetti
per il futuro, appaiono come una illusione dalla quale siamo emersi
definitivamente. La vita, che, fino ad ora, era stata piena di asperit, sembra
allungarsi serenamente verso un futuro ove non si percepiscono ostacoli
insuperabili.

Cosa avviene dopo l'iniziale euforia


Nei giorni seguenti degli sviluppi impensabili potrebbero essere osservati.
Pensate ad un formicaio che avete disturbato: innumerevoli formiche si
muovono caoticamente. Similmente il nostro ambiente ci sembra pi
agitato, a volte aggressivo verso di noi. In sintesi ci sentiamo come se ''non
avessimo pi la pelle.'' Per esempio, dopo una lunga assenza alcuni vecchi
conoscenti ritornano da noi quasi a portarci delle difficile sfide che
richiedono cambiamenti integrali di atteggiamento da parte nostra. Siamo
costretti ad affrontare problemi intricati, insoluti che nel passato eravamo
riusciti abilmente ad evitare.
Se andiamo avanti imperturbabili con la nostra pratica del Kriya,
saremo stupefatti da un effetto particolare. Ci sembrer di percepire non
solo con la consapevolezza ma, stranamente, anche con il corpo quello
che avviene nella coscienza di un'altra persona. Non stiamo parlando di
telepatia. Parliamo di fare esperienza di uno stato d'animo che non il
nostro, che non ha ragione di esistere. Cerchiamo invano delle ragioni per
giustificarlo. Quando, dopo un paio di giorni, esso scompare, solo allora
realizziamo che lo strano stato d'animo proveniva dalla coscienza di
un'altra persona. Ci ricordiamo che effettivamente avevamo fatto una
nuova conoscenza e parlato con questa persona essendo, per qualche
ragione particolare, sinceramente colpiti dalla conversazione avuta.

Dobbiamo dedurre forse che la nostra pratica del Pranayama col Respiro
Interno ha avuto effetto sul mondo che ci circonda! Sembra impossibile,
pare un sogno. Infatti, anche dopo molti episodi simili, dubiteremo che la
nostra sia una impressione ingannevole e non un fatto reale. Come mai,
guidando respiro e consapevolezza nelle cellule del corpo, otteniamo un
tale importante risultato che ha effetti cos tangibili sul piano materiale,
emotivo e psicologico?

191
Possiamo davvero accettare il fatto che le nostre pratiche spirituali abbiano
una influenza sulla realt che ci circonda facendo avvenire cose che
altrimenti non sarebbero accadute o che sarebbero accadute comunque, ma
in un modo diverso? Tale evento ha tutto l'aspetto di un' invenzione della
nostra immaginazione. Il principio della causalit implica che il mondo
ignori quello che accade nella nostra coscienza.
Sappiamo che la nostra mente brava quando si tratta di arrampicarsi sugli
specchi; ma certamente quando un simile evento si ripete con matematica
precisione nel corso del tempo, allora il crearsi di un fenomeno di sintonia
con la coscienza di unaltra persona deve essere accettato. So che quanto
scrivo pu richiamare le pi ardite manie New Age. solo dopo avere
ascoltato simili effetti ottenuti da altri ricercatori e tenuto conto della mia
decisione di aderire alla pi totale sincerit, che ho deciso di riferire questa
particolare esperienza.

Fase ascendente e fase discendente di ciascun sentiero spirituale


A mio avviso, ogni autentico sentiero spirituale possiede una fase di
"ascesa" ed una di "discesa." Normalmente della fase di discesa non si
parla mai. La fase di "ascesa" quella che si intende comunemente per
''sentiero mistico.'' La "fase discendente" accade automaticamente quando
un mistico si arrende totalmente alla volont del Divino e comincia ad
accettare che le altre persone (e quindi anche i loro difetti e soprattutto la
loro tristezza o vero e proprio dolore) sono una parte del proprio S, sono il
proprio, pi vasto, S.
Muoversi verso lo Spirito significa vivere e agire in modi
inconcepibili alla ragione. Si tratta di toccare con mano che quello che
avviene nel proprio corpo ha un effetto immediato su coloro che sono in
qualche modo in sintonia con t o, semplicemente, ti sono materialmente
vicini.
Tutti hanno l'intenzione di vivere pacificamente, sempre in sintonia
con la gioia divina. Tutti dicono di amare l'umanit come ... ''il nostro pi
grande S." Tutti sono capaci di mandare ''buone vibrazioni" o ''pie
intenzioni'' all'umanit. Ma queste sono parole.
Studiando le biografie dei mistici, incontriamo spesso esempi di
come essi accettavano di caricarsi del peso della sofferenza di altre
persone. Essi non si rifiutarono di ricevere, per farla sparire con la
Preghiera, parte dell'oscurit in cui vive l'umanit.
Ricordo come Padre Pio da Pietrelcina prov varie volte la
sofferenza del morire essendo metafisicamente vicino ad alcuni soldati
feriti che stavano morendo lontano da casa sul campo di battaglia.
Lahiri Mahasaya stesso soffr. Mi ricordo di quel famoso episodio
quando egli si sent ''annegare'' nel corpo di persone che avevano subito un

192
naufragio in un lontano mare. Egli non chiese, non cerc di attrarre a s
tale esperienza. Ma la accett pienamente e noi non sappiamo, ma
possiamo intuire, quale supremo conforto egli seppe portare a quelle
povere anime.

Il destino ha in serbo anche per noi simili sofferenze?


Lahiri Mahasaya e altri santi sono uno specchio per noi kriyaban. Quello
che accadde nel loro corpo potrebbe un giorno accadere nel nostro.
Sicuramente siamo ben lontani dal sublime stato di coscienza di Lahiri
Mahasaya: non abbiamo la realizzazione spirituale, la devozione e la
capacit di arrenderci al Divino che hanno i santi, ma possiamo
pazientemente volgere il nostro cuore verso questa nuova dimensione del
percorso spirituale. Se noi costantemente ed inesorabilmente escludiamo la
possibile partecipazione al dolore altrui, allora la nostra avventura
spirituale cadr a pezzi.
Quello che possiamo fare adesso cercare di perfezionare
illimitatamente il nostro Kriya Pranayama sapendo bene che esso ci
porter ad un alto piano di realizzazione spirituale. In particolare, ciascun
sforzo di avvicinarsi alla pratica del Pranayama col Respiro Interno
guider la nostra consapevolezza a toccare l'Inconscio Collettivo. Per
mezzo di questa pratica, noi non ci muoveremo verso una dimensione
spirituale completamente distaccata dal piano fisico ma verso una pi
profonda e pi reale dimensione del Divino entro la materia, entro la
coscienza dell'umanit intera. Le cellule del corpo sono porte che
conducono proprio a tale dimensione. Tutto questo diventer parte della
nostra vita non come oggetto di speculazione teorica ma come una scoperta
pratica.

Lahiri Mahasaya disse: ''L'intero universo nel corpo; l'intero universo il


S finale.'' giunto il momento di realizzare cosa egli volesse dire con tale
affermazione!

193
L'alternativa
Sri Aurobindo scrisse:

Cercando il riposo del cielo o la pace dello spirito senza mondo,


o in corpi immobili come statue, fisse
nelle sospensioni estatiche del loro pensiero insonne,
anime addormentate meditavano, e questo pure era un sogno.
(Sri Aurobindo, Savitri; Libro X - Canto IV)

Cosa significa: ''... e questo pure era un sogno'' ?

Non possiamo vivere con una mente sempre focalizzata sul godere
emozioni elevate o piaceri spirituali, con un cuore fittiziamente aperto
all'amore universale ma in realt duro e resistente come una pietra. In
questa situazione i nostri raggiungimenti invece di essere uno stato di
illuminazione rischiano di assomigliare a uno stato cronico di sonnolenza.
Coloro che vogliono vivere in una dimensione paradisiaca senza essere
disturbati da nulla, vogliono vivere in realt nell'illusione un'illusione
dorata, ma pur sempre una illusione.

In virt di una legge universale, l'ultima fase del nostro sentiero


spirituale pu contemplare una difficilissima esperienza: che noi
condividiamo parte della sofferenza altrui. Questo evento potrebbe
implicare una perdita momentanea della nostra realizzazione spirituale.
Davvero si tratterebbe in una prova difficile, che solo il vero amore pu
giustificare. Ma non disperiamo.
C' una frase attribuita al mitico Babaji (che a sua volta citava la
Bhagavad Gita): "Anche una piccola pratica di questo rito religioso
(interiore) ti salver da grandi paure e colossali sofferenze." Secondo me
"grandi paure e colossali sofferenze'' derivano dal contatto con le paludi
dell'Inconscio Collettivo. Bene, la perfezione del Pranayama con respiro
interno sicuramente mitigher tale sofferenza.

Riusciremo ad attraversare con indomita serenit i vari strati di oscurit che


sono in noi, come pure nella mente dei nostri fratelli? L'alternativa
aspettare che la vita stessa eserciti su di noi un forte strattone verso il basso
imponendoci qualche condizione di sofferenza che ci costringa a
focalizzare l'attenzione sul corpo.

194
Alcune persone che hanno una forte tendenza verso la spiritualit hanno
dimenticato il mondo e sono persi nel loro sogno. Come potete spiegare i
loro stati d'animo negativi e la loro depressione? Alcune volte conoscono
la disperazione pi nera. San Giovanni della Croce chiam questo stato:
"La notte oscura dell'anima". Egli spieg che quelle anime sentono come se
Dio li avesse improvvisamente abbandonati; dubitarono della validit del
loro sentiero spirituale. Sebbene la loro coscienza totalmente volta verso
il Divino, continuano a credere di essere peccatori, senza alcuna possibilit
di salvezza. In una lunga e profonda assenza di luce e speranza, pur
sentendo l'inclinazione di procedere con espressioni esteriori di fede,
raggiungono lo stadio dove dubitano dell'esistenza di Dio. Perci si
sentono irrimediabilmente impuri, persi per l'eternit.

anche vero (ma meno frequente) che ci furono delle anime che non
dimenticarono il mondo, anzi che non ebbero altra meta che diminuire le
sofferenze dei loro simili, eppure conobbero la "Notte oscura dell'anima."

Ebbene io credo che tali sofferenze possano essere mitigate o risolte del
tutto imparando a guidare, senza mai arrendersi, la consapevolezza nelle
cellule del proprio corpo. Il nostro corpo infatti la pi grande protezione.
Quando sembra impossibile riagganciarsi a quella profonda ispirazione che
ci guid un tempo verso il sentiero spirituale, quando l'innocenza sembra
perduta definitivamente e non vediamo altro che un immenso muro oscuro
che blocca definitivamente ogni nostro pur piccolo passetto verso la totale
consacrazione al Divino, quello il momento di scendere, col metodo che
ci pi congeniale, 12 verso le cellule del corpo per incontrare quella
dimensione conosciuta a pochissimi che Mre evocava parlando di ''abissi
di verit e oceani di sorriso che stanno dietro le auguste vette di verit.''

Perfezionando il nostro Pranayama con Respiro Interno ci avvicineremo


ad un'esperienza di incredibile bellezza: il Divino immanente nella materia.
Credo che Sri Aurobindo si riferisse proprio a questa possibilit quando
scrisse:

Ora i terreni vaghi, ora il silenzio;


Un muro nero nudo, e dietro il cielo.
(Sri Aurobindo, da: ''Fine del viaggio'')

12
Si pu agire anche col Japa, pensando le sillabe di esso nel corpo. Ne parleremo
brevemente nella Appendice 3.

195
Nota: alcune osservazioni sul concetto di Inconscio Collettivo
L'Inconscio Collettivo rappresenta una parte del nostro Inconscio che comune
all'umanit intera. Jung 13introdusse una terminologia che ci permette di sondare
un aspetto del sentiero mistico che altrimenti rischierebbe di divenire totalmente
estraneo, non solo alla nostra capacit di espressione ma anche di comprensione.
Jung scopr che la nostra psiche umana fatta di diversi strati, parte di essa
condivisa con l'umanit ed chiamata Inconscio Collettivo.
Per Freud l'Inconscio era simile ad un deposito pieno di vecchie cose
"rimosse" contenuti che non possiamo richiamare alla coscienza rifiutati da un
atto quasi automatico della volont. Jung scopr un livello pi profondo:
l'Inconscio Collettivo che collega tutti gli esseri umani tramite uno strato pi
profondo della loro psiche. Va detto che i contenuti dell'Inconscio Collettivo non
hanno mai fatto parte della nostra coscienza, e quando anche una parte
infinitesimale di essi irrompe nella nostra psiche, siamo momentaneamente
scioccati.
Nondimeno l'influenza che l'Inconscio Collettivo ha sulla nostra vita, , in
alcune occasioni, vitale! Quando ci sentiamo indifesi nel momento in cui
affrontiamo dei problemi difficili, questo strato pi profondo della nostra mente
inconscia ci mette in contatto con la totalit dell'esperienza umana, un magazzino
enorme di saggezza obiettiva dove ci sono tutte le soluzioni possibili. Questo
pu salvarci!

Una conseguenza tipica del contattare l'Inconscio Collettivo divenire testimone


di una serie innumerevole di "Coincidenze Significative.'' Esse accadono in cos
tanti modi che non possiamo nemmeno immaginare. Jung pose una base
razionale per lo studio di questo tema controverso in "Sincronicit come
Principio di Nessi Acausali" (1980 Boringhieri).

Per spiegare con termini semplici di cosa si tratta, diciamo che, in analogia alla
causalit che agisce in direzione della progressione del tempo e mette in
connessione due fenomeni che accadono nello stesso spazio in tempi diversi
viene ipotizzata l'esistenza di un principio (a-causale) che mette in connessione
due fenomeni che accadono nello stesso tempo ma in spazi diversi. Il punto
chiave da sottolineare che essi hanno un significato, un senso che li lega e che
suscita profonda emozione nell'osservatore.
13
Credo che le scoperte di Jung siano preziose per la comprensione del percorso
mistico forse pi di qualsiasi altro concetto formulato durante il 20 secolo.
Sebbene egli sia stato prudente nelle sue affermazioni, la comunit scientifica non gli
perdon di essersi occupato di questioni che non erano considerate parte della
psichiatria l'alchimia, che sembrava un'assurdit, il mondo dei miti, che erano
considerati un'immaginazione priva di significato e, pi dogni altra cosa, il gran
valore che lui attribuiva alla dimensione religiosa che considerava qualche cosa
duniversale, fondamentalmente sano e non, come altri avrebbero preferito, una
patologia. Al giorno doggi rimane lentusiasmo per i suoi scritti, specialmente fra
coloro che si occupano di argomenti spirituali o esoterici.

196
Ora, se due eventi accadono contemporaneamente ma in spazi diversi, chiaro
che la causalit (nel senso che il primo ha causato il secondo o viceversa)
impossibile. Non ci sarebbe nulla di strano in questi eventi in s e per s, tranne
un fatto: l'osservatore considerare il loro verificarsi come una coincidenza
significativa un quasi miracolo, un qualcosa che l'universo vuole comunicargli.
L'osservatore toccato intimamente da quello che percepito come il lato
mistero della vita.
Meglio fare un esempio per poterci capire. Un giovane sposta una pianta
in un vaso, questo cade, si spezza e lui guarda la pianta ferita. Pensa con intensit
a quando la sua ragazza gli aveva fatto dono di questo vaso. Prova emozione,
prova dolore e l'evento considerato come un cattivo presagio. In
contemporanea (questo lo verr ovviamente a sapere in seguito) la sua ragazza
gli sta scrivendo una lettera per lasciarlo e quindi spezzare il loro rapporto.
Qui si vedono le caratteristiche della Sincronicit Junghiana. I due eventi
avvengono simultaneamente e sono connessi per quel che riguarda il significato
(un vaso si rompe e una relazione si spezza) ma nessuno causa dell'altro.
Quando il giovane scopre la contemporaneit dei due eventi, rimane stupefatto.
Questa non telepatia o chiaroveggenza; nella telepatia una causa potrebbe
essere ipotizzata, per esempio l'esistenza di onde cerebrali che si trasmettono da
una persona all'altra. In questo caso non c' proprio alcuna causa. Jung spiega che
in questa situazione noi abbiamo solo un evento in una realt multi dimensionale.
I due eventi sono in realt un solo evento, visto semplicemente da due diversi
punti di vista.14

Quando ci avviene, come se il mondo ti parlasse. Se accade, e tu noti che


accaduto, non devi perdere il buon senso e cominciare a credere di essere dotato
di poteri straordinari. Non si tratta di telepatia, chiaroveggenza.... qualche cosa
di molto pi profondo. Tu stai aprendo i tuoi occhi sulle meraviglie e sulle leggi
sottili di questo universo.

14
Nella letteratura Yoga c' il vasto capitolo dei Siddhi (poteri), ma questa tutta
un'altra cosa cui facciamo fatica a credere. Coloro che scrivono libri sullo Yoga non
sanno resistere alla tentazione di copiare alcune linee dagli Yoga Sutra di Patanjali.
Un classico trovare il ridicolo avvertimento del pericolo che viene dall'abuso del
Siddhi. Citando Patanjali (IV:1), raccontano che i Siddhi sono i poteri spirituali
(abilit psichiche) che possono avvenire grazie a rigide austerit; spiegano che esse
variano da forme relativamente semplici di chiaroveggenza, telepatia, ad essere
capaci di levitare, ad essere presente in vari luoghi contemporaneamente, di divenire
piccoli come un atomo, di materializzare oggetti e chi pi ne ha pi ne metta. E
quindi raccomandano ai loro lettori di non indulgere mai in questi poteri poich
"sono un grande ostacolo al progresso spirituale". Indulgere: che bel termine! Avete
mai visto una persona che pratica alcune forme di Pranayama e poi indulge nella
bilocazione? Probabilmente non pensano a quello che scrivono poich si lasciano
sedurre dal sogno di possedere tali poteri ... forse gi immaginano tutto il chiasso che
ne verrebbe: interviste, prendere parte a vari talk show ecc. Qui, lo ripeto, stiamo
parlando di tutt'altra cosa!

197
PARTE III: COME EVITARE IL FALLIMENTO SUL SENTIERO
SPIRITUALE

CAPITOLO 15
IL VALORE DEL JAPA PREGHIERA

Per molti devoti la Preghiera con rare eccezioni una supplica al


Divino con lo scopo di ottenere qualcosa di necessario per l'esistenza
materiale o per la serenit, il benessere, la felicit in generale. Per un
mistico la Preghiera la ripetizione di una formula che incarna la propria
intenzione di adorazione e resa completa e sincera al Divino. Invece di
''Preghiera'' possiamo usare il termine ''Orazione Interiore'' o ''Japa.'' Ho
gi introdotto il Japa nella prima parte del libro. Mi accingo a riprendere il
tema in modo sistematico.

Prima parte: scoprire il valore del Japa (Preghiera)


La decisione di praticare il Japa regolarmente pu cambiare la vita di un
kriyaban. Chi mi convinse a praticare ogni giorno almeno una catenina di
Japa fu l'incontro con l'insegnamento di Mre (La Madre dell'Ashram di
Sri Aurobindo) e con quello di Swami Ramdas il cui Mantra adottai.
Tempo fa pensavo al Kriya solo come un lavoro sull'energia
(pacificare il Prana, guidarlo nella spina dorsale...) Lo penso ancora, ma
ora sono convinto che senza un lavoro per creare il Silenzio Mentale
durante il giorno, non possibile calmare il Prana e quindi praticare il
Kriya Yoga al meglio delle proprie condizioni.

Alcuni kriyaban contestano questo mio convincimento. Ci sono coloro che


affermano impudentemente che il Kriya Yoga non ha niente a che vedere
con il Japa. Infastiditi quasi nel sentire che il loro sentiero potrebbe essere
inquinato da altre pratiche ti riversano addosso la loro ignoranza: "N
Guruji, n Lahiri Mahasaya lo insegnavano. I kriyaban non ne hanno
bisogno! Le tecniche Kriya esauriscono tutto quello che necessario per
ottenere il risveglio di Kundalini. Non abbiamo bisogno di nessun'altra
pratica.'' D'altra parte, se tali persone pensano che il Kriya funzioni in
modo automatico, infallibile, a che dovrebbe serve ripetere durante il
giorno una formula devozionale?

Eppure i mistici affermano categoricamente: ''Non potete fare niente senza


la Preghiera e potete invece fare tutto con essa.'' Secondo Santa Teresa di
Avila la Preghiera rappresenta tutto nel sentiero mistico. 1 Non c un altro
1
Santa Teresa di Avila, chiamata anche Teresa del Ges, (28 marzo 1515 -- 4 ottobre

198
esercizio su cui insiste tanto in tutti i suoi scritti ed al quale conceda tanta
importanza. Secondo lei, lanima che non crea l'abitudine alla Preghiera
perduta non raggiunger mai la meta mistica.

Per quanto riguarda la mia esperienza, parlando pure con un gran numero
di kriyaban, sono stato testimone del fallimento di coloro che non si
curavano dello stato della loro mente durante il giorno, mentre ho visto gli
occhi colmi di gioia e sincero abbandono al Divino, di quei devoti che
aggiungevano alla loro routine Kriya la Preghiera durante il giorno,
quando potevano restare soli anche per pochi minuti liberi dal lavoro o
altre attivit.
Per quanto riguarda lo stato di assenza di respiro, o comunque di
respiro calmo, di cui si parla nel Kriya Yoga, c' proprio una relazione
causa-effetto tra pratica del Japa e ottenimento di tale stato. Diciamo che il
regalo divino dello stato senza respiro preparato da tutte le tecniche Kriya
ma diviene una effettiva esperienza per mezzo della pratica del Japa. In
ogni caso non ci sono dubbi sul fatto che il Japa sia il miglior strumento
per preparare la mente alla meditazione.

Ho buone ragioni per credere che coloro che si recavano da Lahiri


Mahasaya non solo gi praticassero il Japa, ma fossero intenzionati ad
intraprendere il sentiero del Kriya Yoga non per iniziare un qualcosa di
intrinsecamente diverso, ma per approfondire e intensificare la pratica della
Preghiera continua in cui gi avevano riversato la loro anima.
Probabilmente per alcuni ricevere l'iniziazione al Thokar rappresent
la definitiva istruzione pratica per portare a termine lo sforzo di
raggiungere lo stato elevato della Preghiera del cuore.

Una mente assorbita nell'aspirazione verso il Divino tramite la pratica


quotidiana della Preghiera devozionale riesce a compiere il pi grande dei
miracoli: interrompere l'inutile "dialogo interno" della mente principale
ostacolo alla meditazione e fonte continua di dispendio energetico e
vivere quini in una dimensione completamente diversa, quella del Silenzio
Mentale. Rendere il Silenzi Mentale lo stato permanente della propria
coscienza rappresenta un conseguimento decisivo per la propria Sadhana.
Non c' altro sforzo che pu essere paragonato a questo.

1582) fu una prominente mistica Spagnola, cattolica, suora Carmelitana, e scrittrice


durante il periodo della controriforma, e teologa della vita contemplativa attraverso
l'Orazione interiore. Fu una riformatrice dell'Ordine Carmelitano. L'insegnamento di
Teresa fluisce dalla sua propria esperienza e non da libri consultati.

199
Se uno pratica il Japa ogni giorno e lo abbina alla pratica intelligente del
Kriya, prima o poi lo stato di assenza di respiro riverser nel suo essere
un'esperienza ineguagliata di beatitudine. Non solo: senza tale esperienza,
l'intero insieme delle tecniche Kriya rischia di disintegrarsi e divenire
null'altro che un giocattolo col quale esaurire la sorgente interiore di
genuina aspirazione al Divino. Se per dei motivi fisici, ovvero a causa di
qualche stato non perfetto di salute, lo stato di assenza di respiro non
dovesse riuscire a manifestarsi, allora la persona si sentir comunque
avvolta permanente nella vibrazione Omkar.

Come scegliere un Mantra

Scegli un Mantra (Preghiera) di tuo gradimento. Non devi sentirti costretto


ad usare il Mantra favorito da Lahiri Mahasaya ("Om Namo Bhagavate
Vasudevaya".) Tra le formule preferite di Preghiera, converrebbe sceglierne
una che abbia dodici sillabe (tante volte ci si ottiene aggiungendo Om o
Amen all'inizio o alla fine). Dodici un numero perfetto in quanto si potr
utilizzare tale Preghiera anche durante il Kriya Pranayama, ponendo ogni
sillaba in un Chakra diverso. Bei Mantra di dodici sillabe possono essere
ottenuti dai Bhajans o da poesie. Portiamo un esempio: in un canto del
famoso Adi Shankara c' questo bel verso di 12 sillabe: Chi-da-nan-da-ru-
pah-shi-vo-ham-shi-vo-ham (La Forma che pura consapevolezza e
beatitudine la mia essenza, io sono quell'Essere supremo!)

Comunque una cosa deve essere chiara: il tuo Mantra deve esprimere,
evocare, incarnare l'atteggiamento che ti naturale assumere nel cammino
spirituale. L'atteggiamento di abbandono alla volont del Divino espresso
da quei Mantra che cominciano con ''Om Namo'', altri Mantra esprimono il
proprio immergersi nell'idea del Divino come il proprio S interiore, oltre
ogni forma di dualit. Talvolta, il significato non tanto importante quanto
il ricordare la figura di quel santo che ha utilizzato quel tale Mantra.

In generale, una buona scelta quella di un Mantra dal tono forte e dolce
allo stesso tempo. Sii sensibile alla vibrazione che il Mantra suscita nel tuo
corpo e nel tuo cuore. un buon indizio quando al solo sentirlo cantare
provi gioia. A nessuno invece consiglierei un Mantra che appaia come un
lamento rassegnato. Ci sono persone che fanno una scelta infelice del
Mantra attraverso la quale danno l'impressione di auto punirsi. La frase che
hanno scelto di ripetere potrebbe avere dei toni negativi o sottolineare in
modo chiaro e inequivocabile limiti e indegnit. Quando questo avviene,
chiaro che, dopo breve tempo, la loro pratica si disintegra; si trovano a

200
ripetere quella preghiera una o due volte al giorno, come un sospiro
indolente rassegnazione. Ovviamente questa situazione non ha nulla a che
fare con quanto stiamo cercando di descrivere.

Nella letteratura vedrai come sono stati costruiti Mantra bellissimi. Ecco il
Mantra di Krishna: Om Klim Krishnaya Govindaya Gopi-jana Vallabhaya
Swaha. Ecco il Mantra di Durga (Divina Madre): Om Hrim Dhum
Durgaye Namaha....

Alcuni esicasti usano solo: ''Kyrie Eleison''. Eleison pu essere tradotto


come: "Il tuo abbraccio sia su di me, volgiti a me.'' Puoi apprezzare come il
suono Eleison sembra fondersi con il suono dell'Om. Quello che
importante capire che la preghiera scelta dovrebbe essere capace di
stimolare la tua devozione, unificare tutto il tuo essere attorno a questa
pratica.
Se studi un po' il concetto di Bija Mantra, pu crearti dei bei
Mantra. Ad un Mantra preesistente, dopo l'iniziale Om, potrai aggiungere
qualche "Bija" (seme) Mantra: Aim, Dm, Gm, Haum, Hoom, Hriim,
Hrooom, Kliim, Kriim, Shriim, Striim, Vaaaang

Questi suoni vennero scelti da antichi yogi che sentirono la loro bellezza e
amarono la loro vibrazione. Non vennero imposti da alcuna divinit, furono
una scoperta umana. Questi Mantra seme non possiedono un significato ma
possono arricchire un Mantra potenziandone il significato. Comunque non
decidere in base a quanto dice la letteratura sugli effetti di un Bija Mantra.
Leggi il tuo stato d'animo, senti le tue emozioni che nascono dopo una
intensa pratica di un determinato Mantra.

Spero tu non sia cos ingenuo di credere che un Mantra funzioni solo se
ricevuto dal un ''Guru.'' Certo se vuoi alleggerire il tuo portafoglio allora
corri da un insegnante e compra il tuo Mantra ''personale.'' Naturalmente in
certe occasioni avere un insegnante giustificato nel senso che se questi ti
aiuta a scegliere un Mantra, non solo, se usa tutto il suo potere di
persuasione per convincerti ad applicarlo con seriet allora tale maestro
merita una ricompensa in quanto ti fa il pi grande di tutti i favori ma
tutto finisce l!

Per essere sicuri che l'insegnamento del Japa sia compreso senza malintesi,
proviamo a consigliare come intraprenderne la pratica.
Quando hai trovato il tuo Mantra, prendi la determinazione di
completare ogni giorno, a voce, almeno un centinaio (contandone le
ripetizioni su un Mala ovvero su un rosario di 108 grani) di esso. Pronuncia

201
le sillabe con un atteggiamento sereno. Impara a farlo risuonare nella
bocca, petto e varie zone della testa. 2
Completate le 108 ripetizioni, chiudi la bocca e lascia che il Japa
prosegua mentalmente e, come sempre succede, senza sforzo nel
sottofondo della tua coscienza. Qualora sia possibile, riprendi, durante le
ore successive, la pratica del Japa a voce alta. Senti il guscio protettivo che
circonda la tua persona: esso fatto di pace tangibile. Non ti sto chiedendo
di fare un esercizio di visualizzazione di tale pace ma solo di essere
consapevole di una sostanza sottile in cui sei immerso e da cui idealmente
vengono toccate anche le persone che entrano in contatto con te. Pratica in
questo modo ogni giorno e i risultati non si faranno attendere.

Noi cerchiamo Dio nei libri, ma nella Preghiera che lo troviamo. La


Preghiera la chiave che ci apre la porta del cuore di Dio.
(Padre Pio da Pietrelcina)

Incoraggiamento
Nella pratica della Preghiera Devozionale pu capitare di attraversare dei
momenti difficili. I motivi sono tanti: dal dubbio se questa sia una pratica
''povera'' e sia meglio collaborare con l'evoluzione spirituale usando un
metodo pi ''dignitoso'', al momento in cui non si sente pi il valore della
pace, del silenzio mentale indotto dalla Preghiera. Rafforza la tua volont
come per far crollare il muro che la vita ti ha posto davanti. Prendi la
decisione risoluta di non rinunciare mai pi all'aiuto formidabile che solo
tale pratica pu dare. Qualunque sia l'abisso di confusione mentale e di
aridit spirituale in cui ti puoi trovare, pronuncia di nuovo il tuo Mantra,
ripetilo con sovrumana calma: esso segna la tua rinascita sul sentiero
spirituale.
Considera il motto di Lahiri Mahasaya "Banat, Banat, ban jay!"
(facendo, facendo, un giorno fatto!) Non detto che esso si riferisca alla
persona che senza scoraggiarsi mai, compie una fatica immane come per
arrivare in cima ad una alta montagna. Non detto che il lavoro consista
nel salire in alto, sempre pi in alto. Forse il lavoro consiste solo nel
rimuovere gli ostacoli creati dalla mente. Quando questo fatto, la
dimensione spirituale si manifesta naturalmente, senza sforzo da parte
nostra, senza quindi dover ''salire'' da qualche parte. La principale azione
necessaria per mettere in moto tale processo di pulizia mentale senza
dubbio il Japa.

2
Ricevetti da un insegnante l'ordine perentorio di pronunciare il Mantra solo
mentalmente pareva un atto sacrilego dirlo a voce. Provai a dirlo solo mentalmente
e non funzionava. Dopo vari mesi non ne potevo pi: osai dirlo sottovoce e una
''primavera'' scoppi nel mio cuore.

202
Seconda parte: utilizzare al meglio il Mantra durante la pratica delle
tecniche del Kriya Yoga
Dopo avere gioito della Preghiera Devozionale come una pratica in s e
per s, impariamo a gioire dei due Mantra utilizzati nelle tecniche Kriya (il
semplice Mantra Om e il Mantra Om Namo Bhagavat Vasudevaya.)
Questo ci aiuta a porre in ciascuna tecnica Kriya tutta la passione di cui
siamo capaci e a scoprire come tramite il Mantra sia possibile ''toccare'' la
stessa sostanza spinale e risvegliare ciascun Chakra. Il Prana si controlla
normalmente col respiro mentre a livelli sottili dove in respiro non esiste si
controlla col Mantra.

Molto interessante studiare le esperienze di S.Teresa di Avila. 3 Nel


mezzo delle innumerevoli complicazioni della fede cattolica lei vide che
tramite una semplice Preghiera, ripetuta all'infinito, un'anima pu
attraversare tutti i diversi livelli del sentiero spirituale fino alla unione con
Dio. Se noi kriyaban consideriamo una semplice tecnica Kriya contenente
un Mantra (sia quello che abbiamo ricevuto ufficialmente o un altro scelto
da noi) e ripetiamo infinitamente tale Mantra rendendo sempre pi sottile
la procedura da cui siamo partiti, possiamo abbandonare il regno del
controllo del respiro, entrare nello stato di respiro calmo e attraversare ogni
stato previsto dal Kriya.

Personalmente ho trovato negli scritti di S.Teresa di Avila la descrizione di


quello che io stesso andavo via via scoprendo tramite le mie tecniche
Kriya. Il punto chiave era dare la giusta enfasi al Mantra contenuto in tali
tecniche. Da allora nella mia vita il Kriya incominci ad avvenire in modo
molto pi coinvolgente. Molti problemi (come la sonnolenza durante le
meditazioni notturne) scomparvero.

3
Io mi sono lasciato guidare dalla sintesi delle esperienze di Teresa come appare nel
testo ''Teologia della perfezione cristiana'' Royo Marn Antonio (San Paolo
Edizioni) Secondo Teresa i livelli della Orazione Interiore sono: 1 Preghiera vocale
2 Meditazione digressiva 3 Preghiera mentale affettiva 4 Raccoglimento acquisito
5 Raccoglimento infuso 6 Preghiera di quiete 7 Preghiera di unione semplice
8 Preghiera di unione estatica 9 Preghiera di unione trasformante

203
Esempi
I seguenti esempi possono servire a chiarire come muoversi verso lo stato
in cui Preghiera e Kriya si uniscono.

Primo esempio Pratica della preghiera durante il Kriya Pranayama


Decisi di utilizzare il Mantra Om Namo Bhagavate Vasudevaya durante il
Kriya Pranayama. A tal scopo lo praticai a voce alta prima di sedermi per
la mia quotidiana routine. Scoprii che tale Mantra continuava ad essere
ripetuto automaticamente, senza alcuno mio sforzo. Provai a farlo
convergere nel Kutastha. Visualizzai che esso si muoveva entro il Kutastha
come se questo fosse una gabbia sferica e il Mantra fosse una micro
motocicletta che correva entro la gabbia rotonda (come avevo visto fare al
circo naturalmente il Mantra ruotava molto pi lentamente.) Corpo e
mente entrarono in uno stato di perfetta immobilit, divennero un'unica
vibrazione solida. Nessuna altra pratica preliminare mi aveva dato la
pienezza e la pace di quel ''silenzio.'' Compresi che era impossibile trovare
un metodo migliore di concentrazione che avesse il potere di calmare il
''rumore di fondo'' che di solito la colonna sonora della mia mente.

Incominci allora la pratica del Kriya Pranayama. Pensavo met della


Preghiera durante l'inspirazione e la completavo durante la espirazione.
Con questo Mantra affermavo con ogni respiro la resa (surrender) al
Divino. Questa idea aiutava a far emerger le pi profonde emozioni. Dopo
aver unificato il canto interiore della Preghiera col respiro calmo ed
equilibrato, venne il momento del Pranayama mentale. Feci una pausa in
ogni Chakra per 10-20 secondi. Mi resi conto di aver il potere di ''toccare''
per mezzo delle sillabe del Mantra la sostanza spinale. Questo avvenne
ripetendo la Preghiera tutta intera entro ciascun Chakra. Il corpo divenne
diventa immobile come una roccia e la tua routine termin con un lungo
stato di contemplazione.

Osservazione
Entrare in ciascun Chakra signific creare un movimento energico attorno
al nucleo di ogni Chakra. come dare un dolce massaggio mentale a
ciascun Chakra e godere intensamente l'effetto di questa azione.
L'esperienza era pura dolcezza. Ovviamente incominciai col primo Chakra
alla base della spina dorsale, attesi il senso di gioia, poi passai al secondo,
attesi... poi terzo e cos via. Decisivo fu il momento in cui percepii una
fresca energia che sosteneva il corpo dall'interno. Mentre la coscienza si
stabiliva in un vasto spazio enorme che si estendeva oltre e sopra la regione
occipitale ebbi la percezione di aver calmato i movimenti interni del corpo,

204
persino ad un livello molecolare. Improvvisamente ebbi l'impressione di
attraversare uno schermo, emergendo in un'altra dimensione. Ci fu il senso
di una libert ineguagliabile. Le cellule del corpo erano ricaricate
internamente da una fonte misteriosa che percepivo come una fresca luce
liquida. Mi sembrava di essere proiettato fuori dal tempo, di essere al di
sopra della vita.

Il vento si placa,
le onde scompaiono,
l'oceano diviene calmo.
Alla sera il fiore si chiude,
le persone se ne vanno;
allora la pace della montagna diviene profonda.
(da una poesia di Taisen Deshimaru Roshi)

Secondo Esempio Pratica della preghiera durante il Thokar


Mi riferisco alla pratica della Forma Evoluta del Thokar dove si ripete ''Te
Va Su Te Va Su....'' tante, tante volte.
Il Mantra Om Namo Bhagavate Vasudevaya significa: ''Mi inchino al
Divino nella forma di Bhagavan Krishna figlio di Vasudeva.'' Questo
Mantra dualistico poich tu ti inchini a Dio che diversa da te. Se noi
prendiamo da esso tre sillabe Te Va Su otteniamo un Mantra non
dualistico. Te Va Su pu essere considerato un Mantra in s e per s: (Tat
tvam asi = Tu sei Quello.) Ora il punto questo: tu puoi ripetere Te Va Su
essendo cosciente cosciente del suo significato.

Il modo migliore di gioire della bellezza del Thokar di cominciare con la


sua forma elementare, entrando nell'atteggiamento dualistico. necessario
praticare almeno 36 ripetizioni di esso. Poi si passa alla sua forma evoluta.
Lasciamoci travolgere dal significato di Te Va Su percepito tutto nel cuore.
Praticando intensivamente almeno per tre mesi si nota una trasformazione
nel Kriya Pranayama. Si tocca con mano il fatto che il Thokar apre le porte
del Sushumna.
Proviamo a descrivere quello che avviene quando ci si siedeper la
tua routine quotidiana di Kriya. Si sente che il Kutastha come grotta
dove ci si sistema nella perfetta nell'immobilit. Riposando in tale luogo,
non c' azione che parte dalla propria volont, tutto avviene da s.
Procedendo con i respiri Kriya si sente che un grande potere sorge con ogni
inspirazione. Si prova un senso di beatitudine con ciascuna espirazione.
Dopo il Pranayama ci si riposa: non serve aggiungere altre tecniche.

molto bello se si riesce a ruotare durante il giorno il Mantra Te Va Su nel


Chakra del cuore. Uno vive non pi qui su questo piano terrestre ma nella

205
regione oltre la vita. Quello che si vede intorno sembra ricevere il tocco di
una ultraterrena Bellezza. Il mondo dell'aldil esiste, presente, stupendo
e tu, pur continuando a vivere, gi ne fai parte.
Una immagine viene emerge dalla memoria: quella di Ananda Moy
Ma, la Madre permeata di gioia, descritta da P.Y. nella sua autobiografia.

''Prima di venire su questa terra 'ero la stessa'. Quando ero una piccola
bambina 'ero la stessa'. ..... e attraverso le epoche che verranno, anche se
la danza della creazione cambier attorno a me, per tutta l'eternit' io sar
sempre la stessa'.'' (Ananda Moy Ma)

Terzo esempio Pratica della Preghiera durante il Macro movimento


Tribhangamurari
Quello che accadde nella mia vita quando ricevetti l'insegnamento
Tribhangamurari fu un miracolo. Ero completamente libero dal lavoro e
completai tutte le routine incrementali previste da tale pratica via via che
mi venivano proposte, anche quelle che parevano ''impossibili.''
Naturalmente, ricevere una spinta, un forte incoraggiamento da una
persona che le aveva gi praticate mi fu indispensabile. Se avessi letto
quelle tecniche in un libro, non sarei sicuramente riuscito a rispettare i
numeri e l'effetto sarebbe stato ben lungi dal essere lo stesso.
I risultati che si ricevono da questa forma di Thokar dipendono dal
tempo che tu ci metti. Le tecniche basate sul movimento Tribhangamurari
richiedono molto tempo.

Lasciatemi dire che quando si comincia con Amantrak, dove non c'
Preghiera ma solo percezione del sentiero, si possono sperimentare strani
mutamenti emotivi e mentali. Si potrebbe soffrire di totale mancanza di
entusiasmo: come sentirsi estraneo ad attivit che altrimenti si troverebbero
molto attraenti. Tutte le difficolt scompaiono quando si introduce il
Mantra Om Namo Bhagavate Vasudevaya .

Per quanto riguarda il Thokar Tribhangamurari le prime esperienze


pratiche ricordano quello che S.Teresa chiama ''Raccoglimento infuso.''

Lei descrive questo stato come:

...glorioso delirio, una celeste follia, uno stato di inenarrabili delizie. un


inebriamento di amore in cui lanima non sa cosa fare, se parlare o tacere,
se piangere o ridere. L'anima cosciente di una profonda soddisfazione.
Si sente invadere da qualcosa che ha il sapore della vita eterna. Sente di
essere entrata in contatto con una Bont infinita. Da qui viene il senso che
non c' nulla sulla terra degna di desiderio o attenzione.

206
Dopo molte ore di questa pratica, si sente l'istinto di diminuire la forza dei
movimenti della testa e di gioire della pura vibrazione di ciascuna sillaba.
Mi sento di incoraggiare chiunque a non aver paura di violare le istruzioni
di cantare le sillabe solo mentalmente. Quindi inviterei a pronunciare
ciascuna sillaba in un sussurro, gioendo di una micro pausa dopo ciascuna.

Questa piccola pausa basta per percepire una dolce irradiazione che
proviene da ciascun centro. Essa amplifica lesperienza di gioia.
illimitatamente. Le parole del mio insegnante mi ritornarono in mente: ''La
pratica del Thokar-Tribhangamurari ti creer uno stato di ebbrezza: sarai
ubriaco di gioia tutto il giorno!''

Quarto esempio Pratica della Preghiera durante il Micro movimento


Tribhangamurari
Supponiamo di percepire tre micro movimenti in ciascuno dei 12 centri e di
ripetere il tutto tre volte. Se uno ha la pazienza di procedere lentamente,
profondamente, senza fretta, allora otterr un miracolo di dolcezza.

Chi, dopo questa routine, si distende supino (Savasana) otterr un


particolare stato di immobilit fisica e mentale dove l'energia Kundalini
potr salire fino al Chakra del cuore. Allora la devozione naturale sar
intensificata.

207
CAPITOLO 16
LA PREGHIERA DEL CUORE

Per introdurre il lettore a questa pratica che perfezionata soltanto


tramite una strenua disciplina mi servir della letteratura del movimento
spirituale dell'Esicasmo, delle sue spiegazione e delle sue metafore. Il
movimento Esicasta utilizza la formula: ''Kyrie Iesou Christe, Yie tou
Theou, Eleison me ton amartalon'' (Signore Ges Cristo, figlio di Dio, abbi
piet di me, peccatore.)
Se non hai tempo di leggere la Filocalia leggi almeno il gi citato: "I
racconti di un Pellegrino russo." 4 Di grande ispirazione anche la
letteratura sui padri del deserto.
Per imparare la procedura della Preghiera del cuore, devi prima
imparare a unire il respiro con la Preghiera, poi a raggiungere il ''luogo del
cuore'' e infine a sincronizzare le sillabe della tua Preghiera con il pulsare
del cuore. 5 Abbiamo gi imparato ad unire respiro e Preghiera, daremo
tutta l'attenzione agli altri due punti.

[I] Raggiungere il luogo del cuore


Quello che dico vale per colui che ha stabilito un appuntamento quotidiano
con la Preghiera Devozionale. Trovare il "luogo del cuore" non difficile e
rappresenta una scoperta significativa: imparare a pregare non pi con la
''mente nella testa'' ma con ''la mente nel cuore.''

La procedura la seguente: durante una lunga inspirazione la Preghiera


viene visualizzata come un flusso che scende nel cuore assieme all'aria che
entra attraverso le narici. Inspirando, il mento viene abbassato sopra la
parte superiore del petto (non ci sono movimenti bruschi, ma si sente la
tensione dei muscoli del collo.) Il respiro viene trattenuto non al punto di
provare disagio. Poi, espirando, la testa ritorna alla posizione di partenza.
4
La Filocalia una raccolta di testi sulla preghiera e sullascetismo scritti dal quarto
al quindicesimo secolo. A mio avviso, un testo che pu riuscire noioso in quanto
un chiaro esempio di come la mente, ossessionata dal peccato e dalle tentazioni,
capace di complicare le cose pi semplici. Comunque non si pu negare che, qui e
l siano disseminate perle di saggezza.
5
Per quanto possa sembrare strano, per molti, la prima esposizione alla Preghiera del
cuore come vissuta nell'Esicasmo venne da Franny e Zooey da J.D. Salinger: "... se
continuate a ripetere quella preghiera tante e tante volte, dovete solo farlo prima con
le labbra poi alla fine la preghiera diventa auto-attiva. Qualcosa avviene dopo. Non
so cosa ma qualche cosa avviene, le parole si sincronizzano con i battiti del cuore
della persona, e quindi tu stai veramente pregando incessantemente."

208
La pausa che si fa nel cuore serve appunto per localizzare il ''luogo del
cuore.'' Gradatamente il valore di questa pausa diventa sempre pi
evidente. Durante essa, con la testa china e gli occhi diretti verso l'addome
si cerca di entrare con l'attenzione nell'ombelico come se questo fosse una
''porta'' attraverso la quale uno raggiunge il ''luogo del cuore.'' 6

Interessante la descrizione di questo sconosciuto autore che molti


chiamano Pseudo-Simeone:

Quindi, seduto in una cella tranquillo, in disparte, in un angolo, f quello


che ti dico: chiudi la porta, ed eleva la tua mente al di sopra di ogni
oggetto vano e temporale. Quindi appoggia la barba sul petto, volgi il tuo
occhio corporeo, assieme a tutta la mente, nel centro del tuo ventre, cio
nell'ombelico. Comprimi l'inspirazione che passa per il naso, in modo da
non respirare agevolmente ed esplora mentalmente all'interno delle
viscere, per trovare il posto del cuore ove sono dimorano tutte le potenze
dell'animo. Dapprima troverai oscurit e una durezza ostinata, ma,
perseverando in quest'opera notte e giorno, troverai, come per miracolo,
una felicit infinita. Poich non appena l'intelletto ottiene la pace del
cuore, tutto un tratto vede cose di cui prima non sapeva nulla. Vede lo
spazio aperto entro il cuore e vede se stesso interamente luminoso e pieno
di discriminazione.

[II] La preghiera del cuore vera e propria


Molti pensano che la Preghiera del cuore sia una Preghiera pronunciata
con sincera devozione, riflettendo sul significato delle sue parole. In realt
c' molto di pi. Proviamo ad avvicinarsi ad essa senza scoraggiarsi per i
primi insuccessi.

Nella posizione di meditazione, col mento leggermente abbassato, lo


sguardo volto al cuore. Con molta calma il pulsare del cuore viene
percepito. Ci non facile ma chi persiste ci riesce. La Preghiera viene
ripetuta in modo che ciascun battito coincida con una sua sillaba. Con
questo nuovo criterio, applicato costantemente e con infinita pazienza, si
raggiunge prima o poi lo stadio in cui sia il respiro che le pulsazioni del
cuore tendono a rallentare e scomparire. Quando uno si avvicina a questa
dimensione sottile allora realizza in senso esoterico il comune detto:
''pregare con il cuore e non con la mente.''

6
Focalizzarsi sull'ombelico per accendere il fuoco delle devozione nel cuore quello
che i santi raccomandano. Nelle ultime fasi del sentiero spirituale, il centro
dell'ombelico (anzi, tutta la regione che nell'Alchimia Interiore noto come Dantian)
diventa sempre pi importante. Talvolta nei libri di Kriya Yoga si trovano espressioni
come: "Lo stato di Samadhi nasce nell'ombelico.''

209
Dopo questa pratica, quando uno si rilassa ancora avvolto dalla dolcezza
della Preghiera, spesso l'immaginazione viene attratta da una bella
immagine come da sogno. Mantenendo la calma, quella Bellezza cresce a
dismisura. Ed ecco che uno sente di non riuscire a sostenere il pieno
impatto con tale realt, realizzando che dietro ad essa si cela il Divino.
Dagli angoli degli occhi scendono lacrime di incontenibile delizia.
Un illimitato, struggente commuovimento interiore preme sul cuore. Ecco
che uno ha la drastica realizzazione che ''quanto stato vissuto, esperito
fino a tale momento, un nulla.''

"Una Luce, nasce da questa ineffabilit,


E da ci, indescrivibile, l'illuminazione del cuore.
Infine viene un passo che non ha limite
sebbene racchiuso in una singola linea
una perfezione che non ha fine. " (Monaco Theophanis) ]

Quando la Preghiera del cuore viene praticata costantemente, questo stato


si estende alla totalit della propria esistenza: la Preghiera diviene
continua. In ogni possibile momento di silenzio sei consapevole della
Preghiera che dolcemente e confortevolmente continua a ripetersi da sola,
come una musica nel sottofondo della tua coscienza. Quando il silenzio
non possibile e ci si trova in piena attivit, si bada a preservare nel cuore
una sensazione: un qualcosa che come un braciere ardente localizzato
nella regione del petto.

Nel libro "I racconti di un Pellegrino russo" c' la descrizione di come un


giorno il pellegrino scopre che la Preghiera sulle sue labbra e nella sua
mente ogni momento in cui lui sveglio, cos spontaneamente e senza
sforzo come il respiro stesso. In questa meravigliosa condizione riesce a
sperimentare il fulgore della Luce Divina, l'intimo "Segreto del cuore".

Simile a colui che, vicino al focolare, si gode la bellezza dellinverno


ventoso, freddo, che circonda il nido della sua casa, egli contempla sia il
triste sia il gioioso spettacolo della vita, avendo trovato nel centro del
cuore l'infinit dei cieli!'' La Preghiera continua una gemma
meravigliosa il cui brillare riscalda la vita. La sua magia si diffonde in
ciascuna sfaccettatura della vita: come uscire fuori da una stanza oscura
nell'aria fresca e nella luce del sole.

Santa Teresa di Avila spiega che:

Il corpo diventa insensibile e la volont totalmente incantata da una


irresistibile devozione. Le altre facolt, come memoria, ragione e

210
immaginazione sono progressivamente catturate e occupate dal Divino.
Sia l'intelletto che la volont sono assorbiti in Dio. Le distrazioni non
sono possibili. I sensi esterni del corpo sono fatti prigionieri.

Santa Teresa non avrebbe potuto trovare parole migliori per esprimere cosa
avviene quando Kundalini sale fino al cuore:

L'anima ferita di amore per il Divino. Corpo e Spirito sentono spasimi


di un dolore dolce, felice, alternandosi tra un bagliore ardente e terribile,
un'impotenza completa, l'inconsapevolezza e un senso di soffocamento,
talvolta mescolato con una forza estatica talmente intensa che il corpo
letteralmente sollevato in alto. Ci sono momenti in cui tu puoi sentirti
come una freccia che ha penetrato profondamente il cuore. Uno si lamenta
di tale dolore cos vivo e intenso, eppure cos delizioso che si vorrebbe
non finisca mai.

Mi inchino a questa descrizione perch vera, profondamente vera.


Quando uno prova qualcosa di simile l'unica possibile reazione una
gigantesca onda di Amore. La forza di questo Amore si intensifica attorno
al quarto Chakra, come se una mano possente stesse spremendo la regione
del cuore. Poi quando uno ritorna nel normale stato di coscienza, nulla
esiste se non il piangere davanti a questo Bene incommensurabile.

Riflessioni sul Cervello-cuore


Poche persone sanno che il cuore (come anche l'intestino) funziona come
un cervello indipendente da quello principale. Capire questo spiega la
ragione per cui la pratica della Preghiera del cuore importantissima: essa
crea in fatti un dialogo tra i due cervelli.

molto utile studiare tutto il materiale disponibile sul concetto di cervello-


cuore. Questo potrebbe essere decisivo nel capire le difficolt di una
persona che lavora sodo con le tecniche Kriya eppure ha risultati
apparentemente trascurabili. Questo problema potrebbe consistere solo in
una divisione, una spaccatura, e talvolta conflitto, tra cervello-testa e
cervello-cuore.

Proporre continuamente delle modifiche alla routine quotidiana Kriya serve


ben poco; probabilmente quello che serve un cambiamento di
atteggiamento verso il Percorso Spirituale, verso la vita e le relazioni
sociali. Ciascuna persona ha un estremo bisogno di rilassare la mente
pensante e incominciare ad ascoltare il proprio cervello-cuore.
Sarebbe estremamente raccomandabile uno studio sull'intestino: il
nostro "secondo cervello.'' In effetti, noi diveniamo consapevoli del nostro
cervello-cuore solo quando tutte le parti dei circuiti inferiori che governano

211
il nostro intestino funzionano in perfetta armonia.

Il nostro intestino spesso guida il cervello-testa a prendere delle decisioni


ci riferiamo a questo fatto quando definiamo le decisioni "viscerali. " Ma in
questo capitolo ci limitiamo a parlare del cervello-cuore.

Rimaniamo distanti da polemiche tra coloro che (come il Dott. J. Andrew


Armour e il Dott. Jeffrey Ardell) affermano che il cuore ha un sistema
nervoso intrinseco che contiene una rete elaborata di neuroni,
neurotrasmettitori che l'abilitano a trasmettere informazioni, includendo
informazioni emotive, da una cellula ad un'altra e quelli che obiettano che
il cuore non contiene cellule di cervello ma solamente neuroni abilitati a
regolare la funzione cardiaca. Mi sembra chiaro che non un fatto
scientifico che il cuore agisca come se avesse una mente propria dando
origine a nuovi piani di azione e processi conoscitivi che influenzano la
nostra consapevolezza.

Ora, lavorando intensamente con la Preghiera del cuore (e con tutte le


tecniche Kriya che hanno a che fare con il cuore), abbiamo l'impressione di
incontrare (e apprendere ad utilizzare) un nuovo strumento di conoscenza.
Sappiamo perfettamente che stiamo utilizzando il cervello ma non abbiamo
dubbi sul fatto che il nostro cuore ha un ruolo decisivo in questo processo.
Riconosciamo che il nostro cuore ci ha permesso di accedere ad una
percezione completamente nuova della realt.
Naturalmente il nostro Ego sempre attivo e nei giorni in cui ci
sentiamo ispirati a seguire integralmente il Maestro interiore esso blocca la
nostra azione. Ma attraverso la pratica costante della Preghiera del cuore e
del Kriya, il cervello-cuore assume definitivamente il ruolo dominante.
Saremo sorpresi nello scoprire come, in questa favorevole situazione,
l'ambiente in cui viviamo reagisce con insolita approvazione ed affetto.
Una grande rivoluzione accade nella nostra vita. Il nostro cervello-cuore
mette in azione alcuni nuovi centri del cervello-testa. Diventiamo
perfettamente consapevoli del filtro esercitato dai nostri condizionamenti
nel confondere la nostra percezione della realt. Il fiorire delle migliori
qualit nella nostra personalit (gratificazione profonda, sentimenti di
gratitudine, amore incondizionato... non legato alle circostanze) viene
raggiunto affidando la direzione della nostra vita al cervello-cuore.

Quello che c'incoraggia a credere seriamente in questa possibilit sono le


numerose storie documentate (vedi per esempio il libro, Cambio del Cuore
di Claire Sylvia) di pazienti che hanno subito un trapianto del cuore e che
hanno assunto le abitudini, espressioni, gusti e ricordi del donatore morto.
Una donna sapeva il nome, indirizzo e famiglia del donatore morto

212
informazioni che erano state celate a lei. In un caso assai drammatico, una
ragazza adolescente ricevette il cuore di una donna che era stata
assassinata. Poco dopo, nei sogni ma anche nei momenti quieti, la donna fu
capace di ricostruire dettagli della scena del crimine al punto tale di
permettere alla polizia di raccogliere abbastanza dati ed evidenze da poter
condannare l'assassino. Il ripetersi di questi eventi fa s che tali fenomeni
non possano appartenere al regno delle casuali coincidenze.

Come aiutare realmente un amico o ... te stesso


Ti capiter prima o poi di tentar di aiutare una persona che soffre di
dolorosi disturbi mentali come depressione, ansia, attacchi di panico... Tale
persona un tuo amico che accetta con entusiasmo di praticare qualche
forma di meditazione o di controllo del respiro fidandosi della tua guida.
Qualche volta l'impegno dura mesi o anni. Ti capiter di condividere con
tale persona metodi simili al Kriya Yoga.
Ti stato spiegato che il respiro Kriya magnetizza la spina dorsale,
dissolvendo i micro vortici che sono creati dai nostri desideri non risolti. Ti
stato detto che il Kriya brucia i cosiddetti "cattivi semi" del Karma prima
che essi si manifestano nelle nostre vite. Il Kriya quindi potrebbe essere
visto come un processo di integrazione tra la mente inconscia e quella
conscia. Tu allora pensi che il Kriya potrebbe aiutare il tuo amico....

Raramente funziona! Un giorno ti scontrerai con la volont del tuo amico


di non collaborare pi, proprio quando ti sembrer che la guarigione sia a
portata di mano. Tu pensi, basterebbe che lui mettesse un po' di ordine
nella sua vita e che non voglia nutrire ancora tutta una collezione di
illusioni! Ma il tuo amico non vede alcun progresso e critica il metodo.
Invece di un piccolo sforzo nella direzione giusta perde tempo
lamentandosi che il tuo Kriya fa bene a te ma non adatto a lui.
L'enorme quantitativo di tempo che hai dedicato a questa impresa
non conta pi nulla per lui. Questa sua ingratitudine ti ferisce. Inoltre ti
senti sfinito. Hai la sensazione che il tuo amico abbia spremuto da te ogni
tua energia lentamente e inesorabilmente, fino a che, come scrive Carlo
Castaneda, non rimane pi nulla. 7 Incontrerai momenti di tristezza, anzi a
volte un senso quasi cosmico di disperazione. Tu volevi aiutare un amico e
questi si trasformato in un essere che sembra odiare ogni cosa di te.
7
Tante volte mi chiedo se le organizzazioni Kriya in certe occasioni vennero accusate
di aver dato un aiuto psicologico non professionale? Penso che il pernicioso
meccanismo dell'ingratitudine possa aver esacerbato anche le organizzazioni. Mi
chiedo se quelle che hanno gradualmente abbandonato un atteggiamento positivo nei
confronti delle persone e hanno adottato tutto un insieme pesante di proibizioni e di
quella che appare come una burocrazia assurda, furono spinte a reagire in questo
modo dalle recriminazioni di persone mentalmente disturbate.

213
Ebbene, quanto tempo ti ci vorr prima di vedere la ragione di tutto questo?
Supponi che a questo amico depresso, disturbato, invece di consigliare
ciecamente un metodo come il Kriya che si basa su una gran forza di
volont e un controllo ottimale delle emozioni, tu avessi cercato di guarire
prima il suo cuore consigliando quello che crea un collegamento armonioso
tra la sua mente ed il suo cuore.
Se c' una spaccatura tra cervello e cuore il metodo Kriya non
funziona. Non insistere col Kriya se questo sembra non funzionare. E lo
dico anche a te: ''quell'amico'' potrebbe essere il ''tu'' che stai cercando di
''evolvere.''

Non credere a quelli che dicono che il Kriya funziona come la matematica
e che la colpa degli apparenti fallimenti dovrebbe essere attribuita a coloro
che praticano male. La pratica di qualche semplice forma di Japa
focalizzato intelligentemente sul cuore pu produrre il miracolo.

Infine ti spiego una forma semplificata di Preghiera focalizzata sul cuore.


Essa va bene per tutti. Pu avvenire che l'insegnamento della Preghiera del
cuore sembra come ''respingerci.'' Spesso incominciano la pratica e in meno
di un paio di minuti realizzano di averla persa. Non capiamo la ragione di
questo e raggiungiamo la conclusione che non siamo pronti per tale
insegnamento. Forse questo vero. Quello che stiamo per discutere adesso
una preparazione molto buona.

Per spiegare la procedura utilizzeremo la Preghiera: Om Namo Bhagabate


Vasudevaya. Ovviamente ciascuno utilizzer la Preghiera (Mantra)
favorita.

Inspira percependo un movimento orizzontale di energia che da un punto


situato circa 6 centimetri a sinistra del Chakra del cuore si muove verso un
punto simmetrico sulla destra, sfiorando il Chakra del cuore da dietro.

Durante questo movimento, canta mentalmente Om nel primo punto, Na nel


Chakra del cuore, Mo nel punto a destra.
Espira percependo un movimento orizzontale di energia che dal
punto situato a destra del Chakra del cuore si muove verso il punto di
partenza a sinistra, sfiorando il Chakra del cuore da dietro. Durante questo
movimento, canta mentalmente Bha nel punto a destra, Ga nel Chakra del
cuore, Ba nel punto a sinistra.
Adesso inspirando percepisci un movimento verticale di energia che

214
da un punto sotto il Chakra del cuore (circa 4 centimetri) si muove verso
un punto simmetrico situato sopra il Chakra del cuore, sfiorandolo da
dietro. Durante questo movimento, canta mentalmente Tee nel punto sotto
il Chakra del cuore, Va nel Chakra del cuore, Su nel punto sopra tale
Chakra.
Espira percependo un movimento verticale di energia che dal punto
sopra il detto Chakra scende verso il punto sotto di esso, sfiorandolo da
dietro. Durante questo movimento, canta mentalmente De nel punto sopra il
Chakra del cuore, Va in esso, Ya nel punto sotto esso.
La ripetizione di questi 4 movimenti, ovvero il disegnare questa
''croce'', utilizzando due respiri completi costituisce un ciclo. Il respiro
molto calmo. Inspirazione ed espirazione durano circa 3 secondi ciascuno.
108 cicli, senza fretta non richiedono pi di 30 minuti.
Ripetiamo che questo solo un esempio e uno pu scegliere una qualsiasi
Preghiera. Si raccomanda di interiorizzare gradualmente la pratica,
terminando con una pratica mentale. In altre parole, tu incominci col
respiro e concludi percependo solo il movimento energetico.

Sarai colpito dalla efficacia della procedura. Essa rappresenta il modo pi


diretto di ''raddrizzare'' il proprio sentiero spirituale. Possiede il potere di
far convergere verso la giusta direzione ogni sforzo fatto in passato nel
campo spirituale. La sua efficacia risiede nel fatto che essa tocca, cercando
di dissolverle, le dualit che impediscono la nostra sintonia col plesso
cardiaco. Le dualit cui mi riferisco sono: Ida e Pingala (che fluiscono
lateralmente alla spina dorsale); Prana e Apana (che hanno la loro sede
sopra e sotto Anahata.)
C' una spiegazione pi elaborata che collegata con i centri
spirituali che si trovano nel petto e sono descritti da alcuni mistici Sufi.
Proviamo a riassumerla. Ci sono due centri sottili ai lati del Chakra del
cuore. Il centro a destra di Anahata (visto da dietro) connesso con il senso
dell'Io. Questo porta alla coscienza i desideri nascosti, emozioni,
motivazioni, come pure ricordi trascorsi della propria storia individuale. Il
centro a sinistra di Anahata connesso con l'esperienza della Coscienza
Cosmica ovvero con quello che viene sperimentato dopo aver attraversato
l'Inconscio Collettivo. Praticare la tecnica appena spiegata significa far s
che la nostra coscienza oscilli tra il senso dell'Io e qualcosa che trascende
l'Io. L'esperienza di Unione pu essere raggiunta. Toccando col movimento
di energia i due centri laterali, si dissolve la consapevolezza della pura
soggettivit. Alla fine, l'attenzione si ridurr a concentrarsi sul cuore
spirituale che il nucleo di Anahata.

215
APPENDICE 1: STUDI UTILI

Di solito, quando incominciamo il sentiero del Kriya, siamo ingenui.


Vorremmo trovare un libro che ci spieghi in dettaglio le tecniche del Kriya,
che abbia belle figure, diagrammi comprensibili che siano di aiuto concreto
nei nostri sforzi. Acquistiamo quello che il mercato offre. Spesso,
sfogliando quei libri, probabile che restiamo delusi. Non troviamo quello
che cerchiamo: non ci sono informazioni pratiche. La prima reazione di
gettare il libro nel cestino dei rifiuti.
Purtroppo molti libri sul Kriya contengono una retorica tediosa,
ripetizioni a non finire, il tutto immerso in inutili riferimenti ad astruse
teorie filosofiche tanto che ad eccezione di una o due righe interessanti,
tutto il resto da buttare.

Io non sconsiglio alcun libro: tutti devono farsi le loro esperienze. Per
esempio, come migliaia di persone, anch'io lessi avidamente i commenti ad
alcune sacre scritture attribuiti a Lahiri Mahasaya. P. Bhattacharya, stamp
quelle interpretazioni. Questi libri per molto tempo rimasero poco
conosciuti, perch redatti in Bengali. Recentemente sono stati tradotti in
Inglese. Studiai questi libri con entusiasmo, sperando di trovarvi qualche
chiave utile alla mia comprensione del Kriya. Ne rimasi deluso. Il loro
valore, dal punto di vista esegetico, quasi nullo. Mi sembra quasi
impossibile che provengano realmente da Lahiri Mahasaya: non riesco a
intravvedere la stessa saggezza pratica e l'enorme realizzazione che egli
espresse nei suoi diari e lettere. Vi trovo piuttosto una mente con una
tendenza quasi maniaca ad interpretare ogni cosa alla luce del Kriya, come
se secoli fa gli autori di quei lavori spirituali conoscessero esattamente, una
per una tutte le tecniche del Kriya. Eppure mi guardo bene dall'affermare
che sono adulterati.
Credo (questo quello che molti affermano e non trovo ragione per
dubitare) che Lahiri Mahasaya comment a voce alcuni testi sacri Indiani.
Forse, leggendo certi versetti carichi di ispirazione, Lahiri Mahasaya venne
trasportato dalla forza del suo acume, dimentic completamente la scrittura
di partenza e, ispirato, parl ampiamente e liberamente sulle sottigliezze
del Kriya. Molto probabilmente quello che disse in quell'occasione fu preso
come un specifico commento a quel testo. Inoltre, possibile che per
pubblicare quelle note difficili da comprendere, l'editore le abbia
completate con la propria filosofia.

Quello che vorrei suggerire di studiare il Kriya alla luce di altre tradizioni
mistiche. Ci sono cinque tradizioni spirituali che hanno alcune parti in
comune col Kriya Yoga. Essi sono:

216
1. Kundalini Yoga (Hatha Yoga Tantrico)
2. Radhasoami
3. Sufi
4. Alchimia Interiore (Nei Dan)
5. Esicasmo

Il Kriya Yoga la nostra vita, ma molte parole che vengono da queste


grandi tradizioni mistiche possono ispirarci, incoraggiando un
approfondimento inaspettato di qualche aspetto della nostra disciplina
spirituale. Il fatto che ciascuno di questi cinque sentieri contiene qualche
parte del Kriya, a volte spiegata in modo magistrale. Il materiale che essi
offrono troppo importante per essere trascurato.

1. KUNDALINI YOGA
Questa una forma di Yoga che si occupa principalmente della regolazione
del respiro e quindi dell'energia (Prana) presente nel corpo. Tale sentiero
descritto principalmente nei tre testi dell'Induismo:

1. Hatha Yoga Pradipika (Yogi Swatmarama quindicesimo secolo)


2. Shiva Samhita, autore sconosciuto (dal quindicesimo al diciassettesimo
secolo)
3. Gheranda Samhita (Yogi Gheranda tardo diciassettesimo secolo.)

Essi descrivono molti esercizi preparatori (varie posizioni designate non


solo per mantenere la salute nel corpo ma soprattutto per indurre calma
mentale e buone facolt di concentrazione.)

essenziale capire cos' Kundalini e come viene destata. Se studiamo tale


argomento come se studiassimo la teoria base del Kriya Yoga. Impariamo
che Kundalini destata dopo l'azione del Pranayama quando Prana e
Apana si uniscono nel terzo Chakra ovvero nella regione dell'ombelico e
poi entrano nel canale di Sushumna. Questo ci fa capire il grande valore del
Navi Kriya.
Studiare il ruolo di Ida e Pingala pu illuminare sul valore del Maha
Mudra ma anche incoraggiare la pratica del Nadi Sodhana Pranayama
sebbene normalmente nelle scuole Kriya non viene insegnato. Se i
kriyaban comprendono il valore della respirazione a narici alternate e la
praticano, essi toccheranno con mano quanti ostacoli scompaiono.

Il seminario di Jung sullo Yoga Kundalini, presentato al Club Psicologico


di Zurigo nel 1932, stato ampiamente considerato come una pietra miliare
nella comprensione psicologica del pensiero Orientale. Il Kundalini yoga
offr a Jung un modello per lo sviluppo di una consapevolezza pi elevata,

217
e lui interpret i suoi simboli in termini di processo di individuazione.
Secondo Jung " il concetto di Kundalini ha per noi un solo possibile
utilizzo, ovvero, descrivere la nostra propria esperienza con l'inconscio..."

Una discussione interessante se Kundalini possa essere risvegliata


quando colui che pratica non preparato. (vedi appendice 3) 8 Il testo che
bene leggere : Kundalini: l'energia evolutive nell'uomo di Gopi Krishna
che ora appare con il titolo Vivere con Kundalini.

Gopi Krishna ebbe seri problemi concentrandosi sul solo Sahasrara. La


sua esistenza fu benedetta da stati di beatitudine ma anche tormentata da
disagio fisico e mentale. Nel 1967 egli scrisse la sua eccellente
testimonianza. Il suo libro da un resoconto chiaro e conciso del fenomeno
autobiografico del risveglio di Kundalini.
Gopi Krishna speriment tale risveglio nel 1937, sebbene non avesse
un insegnante spirituale e non fosse iniziato in alcun lignaggio spirituale.
Pratic esercizi di concentrazione per molti anni. La sua pratica principale
fu visualizzare "un immaginario Loto in piena fioritura, che irradiava luce"
situato in cima alla sua testa. Mentre sedeva meditando precisamente
come aveva fatto per tre ore prima dell'alba, ogni giorno per diciassette
anni divenne consapevole di una sensazione potente, piacevole alla base
della spina dorsale. Continu a meditare; la sensazione cominci a
spargersi ed estendersi verso l'alto. Continu ad espandersi finch sent,
quasi senza preavviso, un rombo come quello di una cascata e sent un
ruscello di luce liquida entrare nel tuo cervello.

"Improvvisamente, con fragore simile a quello di una cascata, sentii un


flusso di luce liquida entrare nel cervello attraverso il midollo spinale. Del
tutto impreparato per un tale sviluppo, fui completamente preso di
sorpresa; ma riconquistando istantaneamente l'autocontrollo, restai seduto
nella stessa posizione, mantenendo la mente sul punto di concentrazione.
L'illuminazione crebbe sempre pi brillante, il fragore divenne sempre pi
rumoroso. Provai la sensazione di oscillare e poi mi sentii scivolare fuori
dal corpo, interamente avvolto in un alone di luce." (Gopi Krishna
Kundalini, l'Energia Evolutiva dell'uomo).

Questa esperienza cambi radicalmente lo schema della sua vita. Egli


speriment un continuo "bagliore luminoso" attorno alla sua testa e
cominci ad avere una variet di problemi psicologici e fisiologici. A volte
pens di star impazzendo. Adott una dieta molto severa e, per anni, rifiut
8
A coloro che praticano il Pranayama classico (specie con le Bandha e con momenti
pi o meno lunghi di trattenimento) l'esperienza di una salita di energia attraverso la
spina dorsale pu presentarsi e colui che pratica pu provare esperienza di panico.
Di solito, questa paura irrazionale scompare in un paio di giorni.

218
di fare altri esercizi di concentrazione.

"L'acuto desiderio di sedermi a meditare, che era sempre stato presente nei
giorni precedenti, svan improvvisamente e fu sostituito da una sensazione
di orrore per il soprannaturale. Volevo fuggirne il solo pensiero. Nello
stesso tempo provai tutto d'un tratto disgusto per il lavoro e la
conversazione, con l'inevitabile risultato, una volta restato senza niente
che mi tenesse occupato, che il tempo cominci a pesarmi e tale problema
si aggiunse alla condizione gi turbata della mente. [...] Ogni mattina si
annunciava un nuovo terrore, una nuova complicazione del sistema gi
disordinato, un pi profondo attacco di malinconia o una maggiore
irritabilit della mente che dovevo reprimere, affinch non mi
sopraffacesse, tenendomi sveglio, di solito tutta una notte insonne; e dopo
aver sopportato pazientemente i tormenti del giorno, mi dovevo preparare
per quelli ancora peggiori della notte."

Vediamo dunque ora come lui emerse da questa esperienza negativa in un


risveglio che lo benedisse per il resto della sua vita. Scopr che gli
insegnamenti esoterici contenevano un numero di semplici pratiche che
potevano aiutarlo a riportare di nuovo in equilibrio l'energia. Il tuo
principale rimedio ricorda molto la pratica del Kriya Pranayama.

"...una spaventosa idea mi colp. Forse avevo destato Kundalini attraverso


Pingala -- il nervo solare che regola il flusso di calore nel corpo ed
situato sul lato destro di Sushumna. Se cos era, allora ero condannato --
pensai disperatamente, e, come se per consiglio divino, mi attravers la
mente l'idea di fare un ultimo disperato tentativo di portare in attivit Ida
(il nervo lunare sul lato sinistro) neutralizzando cos la spaventosa azione
bruciante del fuoco interno che mi divorava. Con la mente che turbinava
ed i sensi tramortiti dal dolore, ma con tutta la forza di volont rimasta
ancora in mio possesso, cercai di portare un immaginaria corrente fredda
verso l'alto attraverso il centro del midollo spinale. In quello
straordinariamente esteso, tormentoso ed esaurito stato di coscienza,
avvertii distintamente la sede del nervo e mi sforzai mentalmente di
deviare il suo flusso nel canale centrale. Poi, come se avesse atteso il
momento predestinato, avvenne un miracolo. Vi fu un suono simile ad un
nervo che si spezza e istantaneamente un lampo argenteo attravers
zigzagando il midollo spinale, esattamente come il sinuoso movimento di
un riversante e fulgente serpente bianco in rapido volo, che rovescia
piogge di splendente energia vitale nel mio cervello riempiendo la testa di
un 'estatica lucentezza al posto della fiamma che mi aveva tormentato per
le ultime tre ore. Del tutto preso di sorpresa da questa improvvisa
trasformazione dell'infiammata corrente che sfrecciava attraverso l'intera
rete dei miei nervi solo un momento prima, e pazzo di gioia per la
cessazione del dolore, restai assolutamente quieto ed immobile per
qualche tempo, assaporando la felicit del sollievo con la mente inondata

219
di emozione, incapace di credere che ero veramente libero da quell'orrore.
Torturato ed esaurito, quasi fino al collasso, dall'agonia che avevo sofferto
durante il tremendo intervallo, mi addormentai immediatamente, bagnato
nella luce e per la prima volta dopo settimane di angoscia provai il dolce
abbraccio di un sonno riposante."

Da quel momento in avanti, Gopi Krishna fiducioso che questa esperienza


avesse dato inizio ad un processo nel quale il sistema nervoso si sarebbe
lentamente riorganizzato e trasformato, scrisse sull'esperienza mistica e
sulla evoluzione della coscienza da un punto di vista scientifico. Teorizz
che ci fosse un meccanismo biologico nel corpo umano, conosciuto da
tempi antichi in India come Kundalini, responsabile della creativit, genio,
abilit psichiche paranormali, esperienza religiosa e mistica. Secondo lui,
Kundalini la vera causa dell'evoluzione.

Kundalini stata descritta come una intelligenza altamente creativa al cui


confronto la nostra vale ben poco. Il risveglio di Kundalini richiede quindi
un senso di fiduciosa sottomissione; non una energia che pu essere
manipolata dall'ego.

Un'altra testimonianza interessante quella di B. S. Goel (1935-1998)


descritta nel suo: Psicanalisi e Meditazione. Egli fu una persona veramente
senza uguali. La sua esperienza di risveglio di Kundalini all'et di 28 anni
fu piuttosto drammatica. Kundalini si risvegli da sola. I suoi amici
pensarono che stesse "uscendo di senno" durante questo lungo processo.
Percorse ogni angolo dell'India per cercare qualcuno che sapesse spiegare
quello che gli stava accadendo. Molte persone non sapevano far altro che
citargli e commentargli varie teorie. In pratica non sapevano nulla. La
unicit di questa persona sta nella sua esperienza di psicoanalisi classica
unita alla meditazione di cui era acceso sostenitore. Quando aveva 35 anni,
il suo Guru gli apparve in sogno, e gli disse che la Psicanalisi ed il
Marxismo, cui lui aveva creduto, erano false strade che non avevano il
potere di condurlo verso la felicit. Gli disse anche che l'unico percorso
verso la pace e la gioia interiori doveva passare attraverso Dio. Nel 1982,
apr un ashram nell'Himalaya per aiutare e guidare altri aspiranti che
avevano avuto delle esperienze di Kundalini.
Quello che a noi interessa che il Dott. Goel parla dettagliatamente
di diversi gradi di sofferenza che lui super mentre il suo ego veniva
distrutto e ricostruito. Egli l'unico, a parte il defunto Swami Satyananda
Saraswati, a studiare il ruolo del punto Bindu, nella zona occipitale della
testa. Spieg che "quando la coscienza marcia verso Bindu (che lui chiama
Brahma-randhra), le formazioni dell'ego saranno esposte di fronte alla
coscienza in libere-associazioni, in scritti improvvisati, in sogni e

220
soprattutto, nella stessa meditazione.
Nell'ultima parte del libro, discutendo i "segnali che indicano
l'avvicinarsi della meta finale", fra un insieme di segni, ebbe il coraggio di
citarne uno in particolare che non trattato solitamente nei libri -- a parte
quei libri che vogliono ironizzare su tutta la faccenda dei "Guru". Egli
riferisce "il grande desiderio di essere forato e penetrato." Per quanto
concerne "forato", lo esemplifica come il "desiderio di mettere un'unghia
nel punto a met fra le due sopracciglia. Per quanto concerne "penetrato"
chiarisce che il desiderio di penetrazione al Bindu pu, a causa
dell'ignoranza che proviene dall'ego, divenire il "desiderio di penetrazione
anale passiva." Chiarisce che un comune atto sessuale non pu soddisfare
la persona che realmente ha bisogno di essere penetrata nel Bindu per
trovare la beatitudine spirituale finale. Egli aggiunge che: "finch non
raggiunge quello stadio, lo yogi pu spesso indulgere in una omosessualit
compulsiva. probabile che molti santi di tutte le epoche sarebbero rimasti
grandi omosessuali se si fossero fermati nel loro periodo di pre-santit."

2. RADHASOAMI
Perch dovremmo noi kriyaban studiare il percorso spirituale
Radhasoami? Perch ha tantissime somiglianze col sentiero Kriya. Esso
insegna procedure che sono molto simili alle tecniche Hong So, Om, Kriya
Pranayama e alla tecnica che P.Y. chiama Secondo Kriya. Sri Yukteswar e
P.Y. Fecero parte di questo movimento. Ogni kriyaban che sente un forte
legame con gli insegnamenti di P.Y. legger con grande senso di sorpresa
quello che si trova nella letteratura Radhasoami.
ragionevole credere che alcuni discepoli di Lahiri Mahasaya
abbiano fatto parte di un gruppo Radhasoami e forse, senza nemmeno
esserne consapevoli, abbiano aggiunto al Kriya degli elementi di teoria e di
pratica che sono propri di questo movimento.
Il sentiero Radhasoami merita il nostro rispetto: ci sono
insegnamenti in esso che completano magnificamente il lascito di Lahiri.
Diciamo in generale che il materiale letterario prodotto da questo
movimento di grande ispirazione per tutti coloro che cercano di entrare in
sintonia con la Realt Omkar.

Radhasoami una religione monoteistica che ha la Realt Omkar quale


''Dio unico.'' Ebbene, il sentiero Kriya un processo di raffinamento, in
stadi successivi, della sintonia con la vibrazione Omkar. Omkar la meta
finale del Kriya, l'essenza unica che permea ciascuna delle sue fasi. Questo
ci che troverete in questo sentiero... e non cosa da poco.

L'organizzazione spirituale Radhasoami (Radha Swami) fu fondata


formalmente nel diciannovesimo secolo in India. anche conosciuta come

221
Sant Mat (Sentiero dei Santi). considerata una derivazione del Sikhismo. 9
In realt, tale tradizione molto pi antica e si rif agli insegnamenti di
Kabir e di Guru Nanak. Ci fu anche un gruppo di insegnanti che assunsero
prominenza nella parte settentrionale del sub-continente indiano verso il
tredicesimo secolo. I loro insegnamenti sono distinti teologicamente da
devozione interiore verso un principio divino, e socialmente da un
egualitarismo opposto alle distinzioni qualitative della gerarchia di casta
Ind ed alle differenze religiose tra Ind e Musulmani. Nei tempi moderni
il primo nome da segnalare quello di Param Sant Shiv Dayal Singh ji che
nel gennaio 1861 (la stessa data in cui Lahiri Mahasaya raccont di aver
ricevuto iniziazione nel Kriya Yoga) cre il movimento Radhasoami. Il
fondatore Param Sant Shiv Dayal Singh ji mor nel 1878 in Agra, India.
Egli non nomin un successore, dando luogo ad una crisi di successione
dopo la sua morte. Molti discepoli poi vennero ad essere considerati
successori, la qual cosa condusse a divisioni all'interno del gruppo. Queste
fratture condussero alla propagazione degli insegnamenti di Radhasoami ad
un pubblico pi largo anche se con interpretazioni leggermente diverse.

Quattro convinzioni fondamentali della fede Radhasoami


[1] Radhasoami afferma che Om la Parola cui ci si riferiva nella Bibbia:
"All'inizio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio".
(Giovanni 1:1). La vibrazione del Suono, la forza dinamica dell'energia
creativa che fu emessa dall'Essere Supremo all'alba della manifestazione
dell'universo, e che continuamente emanata, attraverso i secoli,
plasmando tutte le cose, animate ed inanimate, pu essere ascoltata
attraverso una procedura in varie fasi che detta: Surat Shabda Yoga.
La tecnica centrale del Surat Shabda Yoga si propone di unire
l'essenza di quello che noi chiamiamo ''noi stessi'' con l'Essere Supremo,
attraverso una procedura di ascolto interiore. Questa tecnica consiste nel
porci in sintonia con la corrente spirituale che da sempre vibra
internamente a noi. Dio dentro di noi ma gli occhi fisici non riescono a
vederLo, n gli orecchi fisici possono udire la Sua Voce. Tuttavia possiamo
sentire la "pressione divina" che ronza tutto attorno a noi. Entrando nel
silenzio e chiudendo i nostri orecchi possiamo afferrare perfettamente
quella melodia e quindi realizzare la presenza di Dio all'interno di noi
stessi. Si tratta di sviluppare una facolt che ogni persona possiede. Ci
vuole un po' di tempo per svilupparla ma il suono cosmico di Om pu
essere udito da chiunque! Questa una cosa sorprendente, una possibilit

9
La religione Sikh fondata sugli insegnamenti di Guru Nanak e nove Guru
successivi; la quinta tra le religioni organizzate pi grandi del mondo.
interessante notare che la chiave caratteristica distintiva di Sikhismo era un concetto
non-antropomorfico di Dio, al punto tale che uno pu interpretare Dio come
l'Universo stesso.

222
fantastica per ogni essere umano! Dal sacro momento in cui lo studente
sente questa musica, egli non mai pi solo. Pu trovarsi lontano da casa o
amici, ma non mai solo. Gode la compagnia di Dio Stesso. Il contatto con
questa Sorgente Primaria di pace, amore e beatitudine, rimuove ogni paura,
perplessit ed ansiet.
Radhasoami spiega che di epoca in epoca, i grandi Maestri vengono
a far rivivere questa conoscenza, dopo che il materialismo l'ha oscurata.
Essi ci restituiscono la nostra gioia suprema, quella che ci porta
direttamente alla nostra libert spirituale finale.

[2] Radhasoami enfatizza il bisogno di un Maestro Spirituale vivente o


Satguru. Non c' dubbio che il concetto di Guru ha un posto speciale nel
pensiero Indiano. Uno dei principali testi ind, la Bhagavad Gita un
dialogo tra Dio nella forma di Krishna ed il principe guerriero Arjuna. Il
loro dialogo rappresenta il rapporto ideale tra Guru e discepolo.
Radhasoami celebra il ruolo del Guru. Nel pensiero Radhasoami questo
rapporto elaborato in grande dettaglio proprio come le organizzazioni
Kriya insegnano ma con una importante differenza: questo Maestro non
pu essere morto. Radhasoami ironizza sul fatto che oggi tantissime
persone si dicono discepoli di qualche Maestro defunto. Ma ci
impossibile. Pu una donna sposare un uomo morto e vivere con lui? Pu
un dottore morto prescrivere una medicina? Se uno si immagina discepolo
di un Maestro morto, egli si sta evidentemente ingannando. Uno pu
certamente riverire la memoria di un Maestro o leggere i suoi scritti. Pu
sentire nel suo cuore amore e venerazione per tale figura. Ma non pu mai
essere un vero Iniziato di quel Maestro.
Ritornando alla reale situazione ovvero al rapporto Guru discepolo,
tale ruolo cos importante che c' un detto che se il devoto fosse
presentato al Guru e a Dio, prima dovrebbe inchinarsi al Guru, poich il
Guru stato lo strumento che lo ha condotto a Dio. Un discepolo non potr
mai recidere il collegamento sacro col Guru per nessuna circostanza.
L'iniziazione alle procedure Surat Shabda Yoga un momento
importantissimo. Radhasoami non inizia chiunque lo richieda. Uno deve
essere spiritualmente 'pronto' per l'iniziazione. Dopo che stato scelto per
l'iniziazione, rimane solo con l'iniziatore il quale gli spiega i punti
fondamentali teorici che stiamo trattando e inoltre gli data un'esperienza
interna di prima mano della Luce interiore che appare nel punto tra le
sopracciglia. L'iniziatore attiva questa Luce presso il terzo occhio del
discepolo. Attraverso essa, il discepolo viene a "conoscere Dio." Quando
un'anima stabilisce un contatto con questa Luce, la Luce lo riporta indietro
alla Divinit, la sua originale dimora. Bench alcune sette proibiscono
l'idolatria, generalmente l'iniziato si inchina, si inginocchia davanti al Guru
o alla sua foto, e lo adora. Si spiega che un Guru si assume su di s parte

223
del karma del discepolo, appare a questi nel momento della morte per
presentarlo a Dio. Per quanto riguarda le tecniche di meditazione, esse
possono venire apprese anche in seguito da altre persone appositamente
autorizzate dall'Iniziatore e il discepolo fa in ogni caso un voto di
segretezza.

[3] Radhasoami sottolinea la necessit di ritrovarsi settimanalmente per


coltivare amicizie spirituali, per un servizio spirituale pratico che pu
estrinsecarsi in altre forme e per ascoltare i discorsi dei Maestri viventi.
Spesso tali discorsi vertono sulla necessit di abbinare la pratica meditativa
ad una vita contrassegnata da alti valori morali. (Dieta vegetariana, no
alcool o droghe...) allo stesso tempo portando avanti le proprie
responsabilit verso famiglia, amici e societ. Durante tali incontri, uno ha
esperienza di meditazione sotto la guida diretta del suo insegnante.

[4] Radhasoami afferma che il limite delle varie religioni stata la loro
inabilit di rendere Dio reale ai loro devoti. Infatti non possiamo
immaginare che gli uomini vivrebbero come fanno, penserebbero ed
agirebbero come fanno, se Dio fosse reale per loro, se davvero Lo avessero
visto e amato. Dio deve divenire reale all'individuo, non essere un concetto
mentale ma una realt vivente. Praticamente per gli uomini, Dio
semplicemente un'idea astratta, un concetto mentale. Come pu uno
adorare ed amare un concetto mentale? Quando la maggior parte delle
persone dice che amano Dio, vuole dire semplicemente che stanno
provando una certa emozione indotta da vari fattori. Ma ci non ha nulla a
che vedere con il fatto di amare Dio realmente.

C' un solo metodo per rendere Dio reale al ricercatore: fargli vedere e
ascoltare Dio. Quando il discepolo sente la musica incantevole dei suoni
interiori, allora il vero processo incominciato. Ma quella realizzazione
non completa. Quando poi egli si solleva, con l'aiuto di procedure ancora
pi sottili, verso piani pi elevati, il suo ''essere spirituale'' si incontra con la
Luce del Kutastha, ed allora che lui sperimenta la perfetta realizzazione
del Divino.

Il suono di Om la migliore esperienza che riesce ad aiutare una persona


ad intensificare la devozione verso il Divino. Esso il ponte tra il mondo
fisico e quello astrale, il conscio e l'inconscio, la forma e ci che senza
forma.

224
Insegnamenti pratici
Le seguenti procedure complessivamente vengono chiamate Surat Shabda
Yoga (Surat vuole dire "anima", Shabda vuole dire "parola." La "parola"
la "Corrente sonora", il "Flusso di Vita udibile" o l'"Essenza dell'Essere
Supremo ed Assoluto". )

La meditazione avviene nella quiete del primo mattino (prima della


colazione) e prima di andare a dormire. La meditazione comincia
rilassando il corpo e rendendolo quieto. La posizione comoda sia sedendo
su una sedia o in una posizione a gambe incrociate con la spina dorsale
diritta. importante sviluppare gradualmente l'abilit di sedere rilassati e
senza alcuna tensione fisica.

L'insegnante d al discepolo un Mantra: la sua ripetizione aiuta la mente a


giungere a un completo riposo. Ripetere internamente il Mantra nel
Kutastha aiuta a sollevare la coscienza del S in regioni pi elevate. Questa
la chiave che aiuta a trascendere il pensiero (tempo e spazio) e ad aprire
la porta dell'essere interiore. I discepoli sono invitati ad utilizzare i "5
Nomi di Dio": 1. Jot Nirinjan 2. Ongkar 3. Rarankar 4. Sohang 5. Sat
Nam.
Ci si siede quieti, occhi chiusi, ripetendo mentalmente il Mantra e
guardando nella parte centrale dell'oscurit che sta davanti. Se si percepisce
la luce interiore, la concentrazione su di essa. Il respiro naturale e
fluisce libero. Questo processo attira automaticamente le correnti spirituali,
che sono normalmente disperse e dissipate in tutto il corpo, verso il centro
spirituale.

Si spiega che la sede dello Spirito si trova presso il punto tra le


sopracciglia. su di esso che il discepolo avendo chiuso gli occhi deve
focalizzare la sua attenzione. La concentrazione si muove idealmente da
quel punto, orizzontalmente in fuori, da 20 a 30 centimetri davanti alla
fronte. Nessuna tensione posta sugli occhi. Lo sguardo assorto su una
specie di "velo scuro" situato nella zona tra le sopracciglia: pian piano
l'oscurit si affievolir e appariranno delle ombre sempre pi luminose,
aprendosi alla fine nello spazio infinito.
Quando lo sguardo volto verso l'interno viene portato costantemente
verso un preciso punto di focalizzazione, si scoprir che l'oscurit scompare
e la luce emerge. Ci si concentra sul centro di essa e si continua a ripetere
lentamente il proprio Mantra. Alla fine si sperimenta il ritiro delle correnti
sensorie e nasce uno stato molto particolare: come di ''torpore.'' La luce
interiore cessa di scintillare e si sviluppa in una brillante macchia nella

225
porzione centrale della fronte. Gradualmente questo splendore illumina
dall'interno ogni costituente del corpo. Ogni cellula, ogni fibra vista
brillare come un riflesso di questo bagliore unico. Il divino bagliore pone
fine all'oscurit dell'ignoranza. Ne viene un perfetto controllo del flusso dei
pensieri e delle emozioni.

Nel Radhasoami non ho trovato l'esercizio del Talabya Kriya ma solo la


seguente istruzione: ''Volgi indietro la lingua a toccare il tetto del palato.
Fai in modo che la lingua tocchi l'ugola e contatti Amrita (il nettare divino)
che fluisce costantemente attraverso il corpo. Vai oltre ed entra dentro il
passaggio nasale.'' Di solito si sperimenta il nettare solamente dopo molta
pratica. Si afferma che questo nettare l' ''acqua vivente'', il ''pane della
vita'' di cui parl Ges.

Ascolto suoni interiori


Questo movimento si propone di ''insegnare un percorso spirituale che
intenzionalmente pi facile di altri descritti nelle antiche sacre scritture
poich richiede niente pi che sedere quietamente guardando ed ascoltando
interiormente.'' Il nucleo di quello che viene spiegato che non esiste alcun
altro mezzo di liberazione spirituale, tranne l'esperienza Omkar. Nessuno
pu mai sfuggire alla rete del Karma e reincarnazione, o mai divenire
libero e felice senza questa reale partecipazione alla corrente vitale che si
ascolta internamente. Si spiega che nessun altro sistema conduce cos
facilmente alle pi elevate regioni dell'esperienza mistica.

Per poter incominciare un viaggio verso l'alto, un devoto deve imparare a


''ritirarsi internamente.'' La procedura implica il concentrarsi sulla
vibrazione primordiale che sostiene l'Universo, la cosiddetta ''Musica delle
Sfere.'' Per udire il ''suono divino'', ai novizi si chiede di bloccare le loro
orecchie con i pollici in modo da escludere i suoni esteriori.
Si pratica usando un sostegno per le braccia. Alcuni abbinano
l'ascolto dei suoni interiori al tentativo di assaggiare il nettare (Amrit)
tenendo la lingua attaccata al tetto della bocca.

Si possono ascoltare i suoni interiori gli stessi descritti nella letteratura


Kriya. Si ascoltano i suoni interiori cominciando da quelli che provengono
dal lato destro della testa e poi dalla cima della testa. Talvolta questo suono
ricorda quello di una campana. A un certo punto, esso comincia a incantare
il devoto attraendolo verso l'alto. Uno lo ascolta con attenzione rapita e
profonda delizia, completamente assorbito in esso. Uno non vorrebbe mai
abbandonarlo. L'esperienza approfondita col fatto di percepire la luce nel
Kutastha.

226
Utilizziamo il respiro per intensificare l'esperienza Omkar.
Ci sono molte varianti di quella procedura adottate da diversi gruppi
Radhasoami. Qui accenno ad una variante che rappresenta, a mio avviso, il
modo pi effettivo ed efficiente per immergersi nella dimensione Omkar.
Inspira lentamente, profondamente attraverso il naso, e poi
lentamente espira, ma prima che tutta l'aria sia fuori incomincia ad
inspirare di nuovo, e continua cos, senza mai lasciare che tutta l'aria esca.
Percepisci due correnti nel lobo destro e nel lobo sinistro del
cervello, rispettivamente. La corrente legata alla inspirazione sale a destra,
quella legata alla espirazione scende a sinistra. Si pu realmente ascoltare il
suono del respiro che entra ed esce come ''So Ham'': ''So'' inspirando e
''Ham'' espirando. La Parola Divina il suono prodotto dal respiro. Questa
tecnica, nella letteratura classica dello Yoga, conosciuta come Kewali
Kumbhaka per il fatto che, se uno costantemente consapevole del respiro
e del So Ham questi raggiunge lo stato di assenza di respiro.
Questa percezione, se ripetuta a lungo, ti aiuter a percepire i suoni
astrali nella parte interiore di ciascun orecchio. Ascolterete i suoni interiori
entro l'orecchio destro, poi anche in quello sinistro.
Per mezzo di una lunga pratica di questo esercizio di respirazione,
ascolterete uno scampanellio tre centimetri sopra l'orecchio destro. Lo
ascolterete anche sopra quello sinistro. Ci vorranno circa cinque minuti per
ascoltare entrambi i suoni contemporaneamente.
Ciascun respiro dovrebbe dare pi energia a questo movimento
circolare. Percepite entro la parte centrale del cervello un movimento
antiorario (visualizzandolo da dietro.) Si forma un campo di forza
circolare. Ascoltate entrambe le vibrazioni nel centro del cervello, dove
esse si incontrano e si fondono in un suono leggermente diverso.
Al momento culminante di questa procedura otterrete la rivelazione
dell'occhio spirituale. Quando il respiro scompare, il movimento procede
solo col potere della concentrazione. La bianca luce spirituale appare nella
parte centrale della testa. Lasciatevi assorbire da essa. Un profondo suono
di campana vi guider nello stato di Samadhi. Questo il culmine di questa
pratica particolare.

Lavoro con i Chakra


Il movimento Radhasoami crede che oltre ai 6 Chakra nel corpo fisico, ci
siano 6 Chakra nella materia grigia del cervello e 6 nella materia bianca. I
6 Chakra spinali sono materialistici in natura e perci essi non vanno
stimolati (non si usano particolari Bija Mantra per attivarli come nel
Kundalini Yoga) ma solo localizzati astralmente. Per quanto strano possa
sembrare, le lunghe meditazioni sui Chakra non sono la corretta azione da
compiere per raggiungere ''Mukti'' (la liberazione.) Invece localizzandoli

227
astralmente noi acquistiamo l'abilit di lasciare il corpo a volont una
pratica cui talvolta ci si riferisce come "morire mentre si vive." La tecnica
consiste nell'assumere il Kechari Mudra, nel focalizzare lo sguardo
interiore nel Kutastha, mentre parte dell'attenzione individua la sede di un
Chakra fino a che la sua particolare vibrazione luminosa comincia ad
apparire. Quando questo avviene non ci si sofferma su quel Chakra, ma ci
si concentra sulla sede del Chakra seguente, e cos via. In altre parole, la
pausa su un Chakra dura quindi quel tanto che basta ad averne una sottile
percezione.

L'ubicazione degli altri 12 Chakras nel cervello rivelata gradualmente


muovendo il Prana in modo circolare nel cervello. Un respiro molto sottile
pu essere usato solo all'inizio di questa procedura, poi il respiro
dimenticato e si usa solamente la pura forza della volont.
Dopo avere completato un grande numero di questi percorsi, l'anima
ha forza sufficiente per penetrare quello che i Radhasoami chiamano il
diciottesimo ''Portale'' (questo per loro il Chakra pi elevato che si trova
nella parte bianca del cervello). Questo Portale si apre sul vero,
sull'indistruttibile ''Radhasoami'' l'oceano dello Spirito. Questa l'ultima
meta da essere realizzata per mezzo delle pratiche di meditazione.

Kabir and Guru Nanak, ispiratori del movimenteo Radhasoami


Gli insegnamenti di Kabir [1398 Benares - 1448/1494 Maghar] hanno una
profonde somiglianza con le esperienze e il pensiero di Lahiri Mahasaya. I
loro insegnamenti combaciano perfettamente. Il concetto di "Shabda" che
troviamo negli scritti di Kabir e che pu essere tradotto come "Parola" (la
parola del Maestro) pu essere posto in relazione con linsegnamento
Omkar. Secondo Kabir questo Shabda-Om allontana tutti i dubbi e
difficolt: vitale mantenerlo continuamente, come una presenza vivente,
nella nostra consapevolezza.
La letteratura su Kabir e Guru Nanak (1469 Nankana Sahib - 1539
Kartarpur) di grande inspirazione. I loro insegnamenti possono essere
perfettamente sovrapposti. Tessitore analfabeta, musulmano dorigine,
Kabir fu un gran mistico, aperto all'influenza vedantica e yogica, cant il
Divino in modo straordinario concependolo al di l dogni nome e forma.
Le poesie e i detti, a lui attribuiti, sono espressi in un linguaggio
particolarmente efficace che rimane inciso per sempre nella memoria del
lettore. Nel secolo scorso Rabindranath Tagore, il gran poeta mistico di
Calcutta, riscopr la validit dei suoi insegnamenti e la forza della sua
poesia e fece una bellissima traduzione in inglese dei suoi canti.

Kabir concep l'Islam e l'Induismo come due vie convergenti verso


ununica meta: fu sempre convinto della possibilit di superare le barriere

228
che dividono queste due grandi religioni. Non sembr basare il tuo
insegnamento sull'autorit delle sacre scritture; rifuggiva i rituali religiosi.
Insegn a non rinunciare alla vita e divenire un eremita, a non coltivare
alcun approccio estremo alla disciplina spirituale, in quanto indebolisce il

corpo e aumenta l'orgoglio. Che Dio debba essere riconosciuto


interiormente, nella propria anima - come un fuoco che, se nutrito con
continua cura, brucia trasformando in ceneri tutte le resistenze, dogmi,
ignoranza - appare molto bene nel tuo detto: "un giorno la mia coscienza,
come un uccello, vol in cielo ed entr nel paradiso. Quando arrivai, vidi
che non cera Dio: realizzai infatti che dimorava nel cuore dei Santi".
DallInduismo Kabir accetta il concetto di reincarnazione e la legge del
Karma, dall'Islam prende il monoteismo assoluto e la forza per combattere
il concetto di casta e ogni forma didolatria. Trovai in lui il senso pieno
dell'esperienza yogica; egli afferma che nel nostro corpo c' un giardino
pieno di fiori, i Chakra, e invita a stabilire la coscienza nel Loto dai mille
petali dal quale contemplare, la bellezza infinita.

"Chi sta suonando un flauto in mezzo al cielo? Il flauto risuona in trikuti


(centro tra le sopracciglia) la confluenza di Gange e Jamuna. Il suono
emana dal Nord! Le mandriane, sentono il suono del flauto ed eccole,
cadute in trance dal Nada." " una musica senza note che suona nel corpo.
Penetra le cose interiori e quelle esteriori e ci guida fuori dallillusione."
(Kabir).

L'amato Guru Nanak diede lo stesso insegnamento. Egli disapprov le


pratiche ascetiche ed insegn invece a rimanere internamente distaccato
facendo la vita del capofamiglia. "L'ascetismo non nei vestiti da asceta, o
nel bastone per camminare, n nel visitare luoghi di sepoltura. L'ascetismo
non nelle mere parole; l'ascetismo rimanere puri in mezzo alle
impurit!" Tradizionalmente, la liberazione dalla schiavit mondana era la
meta, perci la vita del padrone di casa era considerata un impedimento ed
un ostacolo. In contrasto, nell'insegnamento di Guru Nanak, il mondo
divenne l'arena dello sforzo spirituale. Egli era incantato dalla bellezza
della creazione e considerava il panorama della natura come il pi bel
scenario per l'adorazione del Divino. Scrisse i suoi insegnamenti in
Punjabi, la lingua parlata dell'India Settentrionale. La sua noncuranza per il
Sanscrito sugger che il tuo messaggio non facesse alcun riferimento alle
sacre scritture esistenti. Si sforz di liberare totalmente i suoi discepoli da
tutte le pratiche rituali, modi ortodossi di adorazione e dalla classe
sacerdotale. Il tuo insegnamento richiedeva un approccio completamente
nuovo.

229
Mentre una piena comprensione del Divino al di l degli esseri umani,
descrisse Dio come non completamente inconoscibile. Dio deve essere
visto attraverso "l'occhio interiore", cercato nel "cuore": enfatizz la
rivelazione attraverso la meditazione. Nei suoi insegnamenti ci sono cenni
alla possibilit di ascoltare un'ineffabile melodia Interiore (Omkar) e di
gustare il nettare (Amrit).

"Il Suono in noi. invisibile. Dovunque guardo lo trovo."


(Guru Nanak)

3. SUFI
Sentimento ardente e sincerit si trovano nella letteratura Sufi: la
celebrazione del Creatore dell'universo risplende con una forza ed una
ampiezza che non ha confronti. I Sufi ci raccontano del loro amore per la
Bellezza che si trova su questa terra, lasciandoti intuire come la loro
ardente forma di Preghiera li porti dalla contemplazione di tale Bellezza
alla diretta esperienza del Divino.

Considera quanto grande sia l'ispirazione che riceviamo da immagini come


questa:

Sono morto come minerale e divenuto pianta; sono morto come pianta e
risorto come animale; sono morto come animale e risorto come uomo.
Perch temere allora di divenire meno morendo? Ancora una volta morir
come uomo, per risorgere come un angelo perfetto; ed ancora quando da
angelo soffrir la dissoluzione, muter in ci che nessuna mente ha mai
concepito! (Rumi)

Molti Sufi praticano una forma intima e silenziosa di Adorazione. Il loro


credo che quando tu apri il cuore ad Allah e pronunci parole in Sua lode,
Allah ti riempie di forza e pace interiore:

Pregando, l'individuo si inchina da essere umano e si risveglia come Dio.


(Al-Junayd )

Il termine Dhikr [che la procedura Thokar che impariamo nel Kriya]


tradotto comunemente come "ricordo." Essenzialmente, la pratica del
Dhikr una forma di Preghiera nella quale il Musulmano esprime il
proprio ricordo di Dio. Per mezzo del Dhikr il seme del ricordo piantato
nel cuore e nutrito quotidianamente, fino a che l'albero del Dhikr diviene
profondamente radicato e produce il suo frutto. Il Dhikr qualcosa di
tremenda importanza. I Sufi ci spiegano che lo scopo del Dhikr di

230
purificare cuore e anima in modo di poterci muovere verso la luce del
Divino senza essere deviati da nulla.

Interessante studiare come loro incominciamo la pratica del Dhikr


ripetendo la Preghiera in maniera udibile (Dhikr della lingua) finch uno
stato di grande assorbimento rende impossibile proseguire in questo modo.
A questo punto incomincia la pratica mentale. Portandola avanti
assiduamente, mettendoci passione e concentrazione, anche le sillabe
pronunciate mentalmente sono cancellate dalla coscienza e solo il
significato della Preghiera rimane. La mente diviene cos calma che non
pu pensare, mentre invece i sentimenti pi profondi sono risvegliati il
tocco del Ricordo del Divino fa impazzire la mente: allora esplode la pi
inebriante delle gioie.

"Cieli e terra non mi contengono, ma il cuore del Mio servitore fedele mi


contiene."
(Profeta Maometto che comunica le parole di Dio Hadith Kudsi.)

Se uno vuole seguire il percorso di Sufi ed usa le tecniche di Kriya, non


incontrer nessuna difficolt. Chiaramente deve essere dotato di un forte
spirito di auto didatta. Al primo posto si pongono quelle procedure nelle
quali il canto di "L Ilha Ill Allh" accompagnato dai movimenti della
testa. Lahiri Mahasaya diede il Mantra islamico ''L Ilha Ill Allh"ai
suoi discepoli musulmani. 10

Non abbiamo i dettagli esatti di tale procedura ma sembra ragionevole che


la Preghiera sia sollevata (con o senza l'aiuto del respiro) da sotto
l'ombelico su fino al cervello; dopo aver raggiunto il cervello, venga
spostata dal cervello ad una spalla, poi all'altra e poi colpisca il cuore.

Qualche ordine Sufi spiega che chi vuole guidare la Preghiera nel cuore,
deve anzitutto tenere la lingua premuta contro il palato, labbra e denti
fermamente serrati e trattenere il respiro. Poi si incomincia con "La" e la si
fa salire dall'ombelico al cervello.
Dopo che "La" posto nella testa, si pone "ilaha" nella spalla destra (e
nella parte superiore destra del torace sotto la spalla destra) con la testa che
si piega a destra; si pone "illaal" nella spalla sinistra (e nella parte
superiore sinistra del torace sotto la spalla sinistra) con la testa che si piega
a sinistra. Poi "lah" guidato con forza nel cuore con la testa che si china

10
Se preferite utilizzare un Mantra di 12 sillabe potete considerare: Allahu la ilaha illa
huwal hayyul qayyum (Allah non c' dio eccetto Lui l'Unico esistente, Colui
che tutto sostiene.) Una buona divisione in 12 parti : 1- AL 2- LA 3-HU 4-LA 5-
ILAHA 6- ILLA 7- HU 8-WAL 9-HAY 10-YUL 11-QAY 12-YUM

231
in avanti. Da questa posizione "La" di nuovo posto nella testa, mentre si
solleva il mento.
Alla fine del numero scelto di ripetizioni, la frase Muhammad rasul
Allah fatta muovendosi dal lato sinistro a quello destro, e infine si
dice:''Mio Dio, Tu sei la mia meta e soddisfare Te tutto ci che voglio.''

Quando il numero delle ripetizioni della tecnica aumenta in intensit, una


profonda ubriacatura sentita nel cuore. Uno pu rispettare i numeri delle
ripetizioni dati nelle scuole Kriya (riferite alla pratica della Forma base del
Thokar) o pu andare oltre essi in una dimensione completamente diversa.
I Sufi raggiungono un numero di ripetizioni che inconcepibile per un
kriyaban.
Per una buona pratica del Thokar si raccomanda di adottare il
corretto atteggiamento, che non di prepararsi a sperimentare qualcosa di
tremendamente potente ma quella di perdersi nella bellezza della
Preghiera, del Mantra proprio come fanno i Sufi. Il modo pi semplice di
praticare si rivela il migliore.

"Quando un servo di Allah pronuncia le parole ''L Ilha Ill Allh'' (Non
v' Alcuno degno di adorazione eccetto Allah) sinceramente, le porte del
cielo si aprono grazie a tali parole e uno raggiunge il Trono di Allah."

4. ALCHIMIA INTERIORE (NEI DAN)


La Alchimia Interiore Taoista una disciplina spirituale, il nucleo esoterico
del Taoismo, la tradizione mistica dell'antica Cina. Ecco qui una sintesi
delle sue quattro fasi.

[I] Il Piccolo Circolo o Orbita Microcosmica


Lascia libero il respiro. Con le sopracciglia sollevate, diventa sensibile alla
luce interiore. Cerca ora di percepire intuitivamente questa luce nella parte
"frontale" di ciascun Chakra. "Frontale" vuole dire che si trova sulla parte
anteriore del corpo. Scendendo dal Kutastha, la consapevolezza scende
attraverso la lingua nella prominenza laringea (qui si trova la componente
frontale del quinto Chakra.) La percezione della luce interna in quel punto
avviene per alcuni secondi. Poi la consapevolezza scende nella regione
centrale dello sterno... anche qui avviene la percezione della luce interiore
per lo stesso tempo... poi nell'ombelico... poi nella regione pubica e
finalmente nel perineo. Poi la concentrazione si muove verso l'alto, dietro
la colonna vertebrale. La percezione della luce interiore avviene nel
secondo Chakra; poi nel terzo... e cos via fino al Medulla, la regione
occipitale, la Fontanella, finendo di nuovo nel Kutastha dove l'attenzione si

232
ferma per un tempo maggiore.
La consapevolezza e l'energia (Qi) sono lasciate fluire in gi lungo il
canale di Funzione sul davanti del corpo e sollevate lungo il canale di
Controllo dietro la spina dorsale.

Il Piccolo Circolo prevede un fenomeno molto interessante. Consideriamo


le tre energie principali nel corpo umano: Jing (Energia Sessuale), Qi
(Energia dell'amore) e Shen (Energia Spirituale.) Queste tre energie sono
fuse, mescolate insieme. L'energia sessuale si trasforma in puro amore e
questo in aspirazione spirituale: questo evento implica una permanente
azione risanante su tutta la propria personalit.

[II] Guidare l'energia gi nel Dantian inferiore e poi in quello mediano


Il Dantian inferiore ha le dimensioni di una palla il cui diametro
approssimativamente otto centimetri. Per individuare la sua posizione uno
deve concentrarsi sull'ombelico, venire approssimativamente quattro
centimetri indietro e sotto per la stessa estensione.
Stabilirsi nel Dan Tian inferiore vuole dire nascere alla vita
spirituale. Questo evento designato con espressioni come: "Ritornare al
centro"; "L'unione di cielo e terra"; "La nascita del fiore d'oro"; "La
creazione della perla lucente."

Dopo una inspirazione normale (che comunque aumenta la sensazione di


energia in testa) avviene una lunga espirazione che guida e comprime
l'energia nella regione del Dantian. La visualizzazione aiuta a condensare
questa energia nelle dimensioni di una perla. Si crea percezione di calore
interiore. La vibrazione che creata nel Dan Tien ascende spontaneamente
nella regione del cuore. Essa illumina lo spazio del cuore (il Dantian
mediano.) Cos si manifesta la "vera serenit". La contemplazione della
luce che splende nel cuore completa questa fase.

Tale ascesa pu avvenire spontaneamente oppure pu essere guidata da un


piccolo dettaglio del nostro modo di inspirare. Precisamente la inspirazione
che all'inizio del processo era normale diventa quella tipica del Respiro
Inverso (che abbiamo descritto nella seconda parte del libro.) In pratica si
inspira profondamente tirando in dentro l'addome contraendo e tenendo
contratta la regione anale. Il respiro diventa sempre pi sottile. L'energia
che si trova nell'addome si condensa sempre di pi. Espirando essa
aumenta ma viene, respiro dopo respiro, invitata a salire nella regione del
cuore. Si dice che il Dantian inferiore sale nel Dantian mediano. Ovvero la
realizzazione creata nel Dantian (inferiore) ascende nella regione del cuore.

233
La contemplazione della luce che splende nel cuore completa questa fase.
L'esperienza spirituale avviene senza inquinamenti mentali. La devozione
non conosce limiti.

[III] Spinta dell'energia verso l'alto


In questa terza tappa, il Prana viene intensificato nel canale di spinta.
Questo canale si allunga come un tubo dal Perineo alla Fontanella
attraversando l'asse centrale del corpo. Lo scopo di aumentare l'energia
entro esso, di preparare l'energia necessaria a mettere in moto l'Orbita
Macrocosmica.

[IV] Il Grande Circolo celeste


La quarta tappa, un grande evento che avviene quanto il tempo maturo
per mezzo del pieno dominio del terzo stadio. Quando l'energia,
incrementata nel canale di spinta arriva al Dantian superiore (ovvero al
Kutastha), un fenomeno spontaneo di circolazione di energia nel corpo,
avviene. Esso ha enormi implicazioni.
difficile capire quali procedure siano prescritte dall'Alchimia
Interiore perch nella letteratura relativa, alcuni suggerimenti su questo
tema sono abbelliti in modo abnorme per mezzo di molti termini evocativi,
metafore che rendono quasi impossibile avere una chiara di quello che
significa in pratica.

Nel Kriya noi spieghiamo che aumentando la concentrazione nel Kutastha,


l'ostruzione alla base della spina dorsale perfettamente rimossa. Una
persona entra spontaneamente in uno stato di perfetta pace e benessere e
percepisce una grande infusione di energia che scende come un liquido
dorato fuori e dentro il corpo, in tutte le sue cellule. Questa una
esperienza molto diversa dal cosiddetto risveglio di Kundalini. Preferiamo
dire semplicemente che il respiro completamente orientato verso l'interno.
Ora quella sostanza che la fusione delle tre energie (sessuale, amore e
spirito) che ha creato l'elisir dell'immortalit ed ascesa (attraversando il
cuore) fino al Kutastha, ora infusa nel corpo nutrendo ogni cellula.
Questa sottile esperienza rende il sentiero spirituale completo. Questa una
esperienza di perfetta bellezza. Il sentiero spirituale non termina con un
volo fuori dal corpo verso le rarefatte dimensioni dello Spirito. Il Divino
infuso nel nostro corpo.

5. ESICASMO
L'Esicasmo (dal Greco: hesychasmos, che significa "quiete,
riposo, silenzio, tranquillit") un movimento Cristiano ortodosso che
considera la pace interiore come una necessit di base per intraprendere il

234
percorso spirituale. Il monte Athos il luogo dove alcuni monaci
svilupparono un metodo molto effettivo per realizzare questa pace interna.
Essi utilizzano la ''Preghiera di Ges'': Kyrie Iesou Christe, Yie tou Theou,
Eleison me ton amartalon. In Italiano: "Signore Ges Cristo, figlio di Dio,
abbi piet di me, peccatore" ripetendola incessantemente durante il giorno,
guidandola nello spazio del cuore e recitandola in sincronia con i battiti del
cuore durante la seduta di meditazione.

Gli Esicasti si propongono di realizzare lingiunzione di Cristo nel Vangelo


di Matteo: "Quando vuoi pregare, entra in camera tua e chiudi la porta."
Prendono quindi molto seriamente l'atto quotidiano di ritirarsi
internamente: solo quando corpo, mente e cuore si calmano possibile
aprirsi pienamente alla presenza del Divino. Il corpo dovrebbe essere
tenuto immobile per un considerevole lasso di tempo. La Preghiera
permette di abbandonare ogni pensiero inutile. Tutto questo perfetto per
noi kriyaban.

Alcuni dicono che le procedure dell'Esicasmo possono essere eseguite


solamente con la "Preghiera di Ges'' e non con altre Preghiere o Mantra
misteriosi di cui non si conosce il significato. Questo non vero! Non
vero, come alcuni dicono, che c' una distanza infinita che separa la
''Preghiera di Ges'' dal Japa Ind. 11
Un kriyaban pu utilizzare gli stessi metodi, attraversare gli stessi
stadi di interiorizzazione, visto che sono universali. La Preghiera che uno
si sceglie, anche se non cristiana, pronunciati con sincerit fa s che buone
qualit come l'abbandono alla volont del Divino, la totale fiducia in Lui,
crescano in tutta tranquillit, guidando una persona verso la completa
perdita dell'identificazione con l'Ego.

Un modo facile di avvicinarsi agli insegnamenti dell'Esicasmo leggere I


racconti di un Pellegrino Russo. Questo un romanzo scritto da un
anonimo nel mezzo-diciannovesimo secolo e tradotto in Inglese nel 1930.
Ho gi citato questo libro: nell'incontro tra l'Ortodossia e l'occidente che
avvenuto durante l'ultimo secolo, questo libro ha esercitato una vasta
fascinazione.

11
Come triste leggere affermazioni del tipo: ''Dietro ad alcuni nomi come Krishna,
Rama, o Shiva ci sono demoni che stanno in attesa. Quando sono invocati con l'uso
del Mantra, si apre la porta affinch il demonio possa incominciare il tuo teatrino,
utilizzando suoni, immagini, sogni e l'immaginazione in generale per attrarre colui
che pratica sempre pi profondamente nell'inganno''!

235
Per quanto riguarda la storia contenuta nel libro, nessuno sa per certo se si
tratta di una storia vera che riguarda un particolare pellegrino, o un
romanzo spirituale creato per diffondere la dimensione mistica della fede
Cristiana Ortodossa. Alcuni, sulla base di testimoni, identificano l'autore
come il monaco russo Archimandrita Ortodosso Mikhail Kozlov.
Qualunque sia la verit storica, tale pellegrino il rappresentante ideale di
tutti coloro che passano la vita visitando santuari, chiese, monasteri, il
Monte Athos, la Terra santa, cercando Dio per mezzo della Preghiera
continua.

La storia di un pellegrino che ritornava dal Santo Sepolcro e che si ferm


a Monte Athos. Uno rimane subito colpito dalle parole di apertura: "Per
grazia di Dio sono un Cristiano, per le mie azioni un grande peccatore, e
per vocazione un vagabondo di umile nascita senza dimora che erra da
luogo in luogo. I miei beni sono una bisaccia con un po' di pane secco, ed
una Bibbia nel taschino. Questo tutto". Poi segue la descrizione di come il
pellegrino fosse deciso a percorrere le steppe fino allinfinito pur di trovare
una guida spirituale che gli svelasse il segreto della Preghiera Continua. Il
romanzo dunque un racconto della propria ricerca di come riuscire a
''pregare continuamente", come aveva raccomandato San Paolo.

Un giorno l'ardore del pellegrino fu premiato quando un maestro spirituale


lo accett come discepolo chiarendogli ogni dettaglio della pratica.
interessante vedere come il pellegrino venne istruito a ripetere la Preghiera
di Ges 3000 volte al giorno, poi 6000, poi 12000. Seguendo questo
consiglio, un giorno il pellegrino scopr che la Preghiera aveva raggiunto la
zona segreta e misteriosa del cuore. Accade spontaneamente che le sillabe
della Preghiera fossero pronunciate in sincronia con il pulsare del cuore.
Da allora, qualunque cosa accadesse, il pellegrino non sarebbe stato mai
pi separato da Dio.

Insegnamento centrale dell'Esicasmo


La pratica spirituale incomincia sussurrando la Preghiera, mantenendo una
intensit tale che sia sempre possibile ascoltarsi. Poi si passa alla
ripetizione mentale. Molto utile fare varie prostrazioni in avanti (ci si
inchina dalla zona della cintura.) Dodici prostrazioni bastano.
Nell'Esicasmo si spiega che tali prostrazioni riscaldano il corpo e
fortificano il fervore della Preghiera.
Ci si siede in modo confortevole e si cerca di allungare il ritmo del
respiro. Si respira attraverso le narici facendo in modo che il respiro
produca un rumore nelle gola. 12 Non appena il respiro raggiunge un
ritmo stabile e regolare, si unisce la Preghiera al movimento del respiro. Si
12
Proprio questo dice l'Esicasmo e tutto riconoscono che Yoga puro.

236
crea un legame tra il ritmo del respiro e la ripetizione mentale della
Preghiera. Si pratica per un minimo di 15 minuti; dopo un paio di
settimane passa a 30 minuti. Molto utile contare il numero delle
ripetizioni con un rosario. Infine la ripetizione diventa mentale.

Abbiamo gi descritto come ''trovare il posto del cuore'' (capitolo 16.) Gli
Esicasti spiegano che il centro tra le sopracciglia non va bene per tutte le
fasi della meditazione. Inoltre se l'energia dei pensieri scende al livello
della gola come avviene normalmente recitando la Preghiera essa
acquisisce un potere evocativo ricaricato di valori emotivi. Come
conseguenza c' la tendenza a perdersi in associazioni mentali. Ma se uno
porta il centro della consapevolezza nel cuore, ecco che l'attenzione
raggiunge una coesione completa. Essa sostenuta da una superiore
intensit e nulla di estraneo pu disturbarla.
Interessante vedere come a questo punto gli Esicasti presentano
una procedura molto simile al Navi Kriya. L'istruzione di sedere (in modo
confortevole e senza tensioni) con la testa chinata in avanti e gli occhi
diretti verso l'addome. Si prega con il centro della concentrazione
nell'ombelico. Si cerca di entrare in esso, come se l'ombelico fosse una
''porta.'' Gli Esicasti affermano che quello che tu vi trovi null'altro che
una specie di buio privo di gioia ma se tu imperterrito continui con questa
pratica, raggiungerai una felicit senza limiti. Nello spazio aperto
all'interno del cuore si contempla la "Luce Increata." Il cuore sar riempito
con una beatitudine piena d'amore! Tale esperienza straordinaria porta alla
realizzazione che ''quanto sperimentato finora stato un nulla!''

Ora il momento di pronunciare la Preghiera nello spazio del cuore e porre


l'attenzione sul significato delle sue parole. Questo conduce al rapimento
finale della mente nella dimensione Divina.

Quando questo stadio raggiunto si sente una calda sensazione che si


origina dalla regione di cuore. Questa sensazione, prima mite, pu
trasformarsi in una sensazione di solidificazione del cuore che viene
percepito come un punto circondato da una pressione che non conosce
limite. 13 Cos si vive, avendo Dio sempre nel ricordo. La vita diversa:
anima e corpo vivono in armonia che non persa nemmeno durante il
sonno.

13
Anche Santa Teresa esplora lo stesso concetto: ''Da questa pressione nasce una strana
esperienza di dolore. Noi percepiamo il Divino, la Luce infinita e bruciamo di
amore. Ci rendiamo conto che non ancora giunto il momento di divenire una sola
cosa con questa Luce e questa Beatitudine infinita: da ci appaiono lacrime di
intensa aspirazione.''

237
Io dormo, ma il mio cuore veglia
(Canto di Salomone 5:2)

Tutto questo sapientemente e magistralmente narrato ne I racconti di un


Pellegrino Russo. Come si comprende facilmente, la ragione principale
dell'attrazione che tale opera esercita la presentazione della vita di un
pellegrino come modello di vita per coloro che desiderano condurre una
vita spirituale.
Certo, noi kriyaban siamo dei "pellegrini ", logori dentro ed
esasperati, che si muovono da un pseudo guru ad un altro ciascuno
spaventosamente ignorante, fedele ad una sola convinzione: che noi
occidentali siamo dei creduloni che godono ad essere ingannati.
Grazie all'inspirazione che viene da I racconti di un Pellegrino
Russo decidiamo di provare a praticare il Japa, ovvero sussurrare
mentalmente la nostra scelta Preghiera per un paio di ore al giorno. Invece
di indulgere nel dolce far niente o fantasticare su come indovinare le
autentiche originali tecniche del Kriya Yoga, assaggiamo il divino miele
della Preghiera Contemplativa. Questo pu cambiare per sempre il nostro
atteggiamento. Gradualmente scopriamo che la meta sublime che lo stato
di Preghiera Continua, un reale Paradiso in terra, uno stato di bellezza
inuguagliabile pu essere raggiunta nella nostra vita.

238
APPENDICE 2 ILLUSIONI

I.
Pensiamo davvero che tutti i kriyaban che sono fedeli per anni ad una
pratica costante siano liberi da aspettative irrazionali che contraddicono le
basi stesse del sentiero mistico?
Il problema di considerare gli atteggiamenti errati nei confronti del
Sentiero Spirituale del Kriya Yoga pi serio di quanto possa sembrare.
Una piena realizzazione delle manie che tengono occupata la mente di
molti kriyaban potrebbe gettare qualche serio insegnante di Kriya in uno
stato di sconforto.

Mi soffermo qui sugli ultimi anni della mia esperienza dopo il distacco con
l'ultimo insegnante come descritto nella prima parte del libro. Oltre a
postare il libro in rete, ho avuto molte opportunit di confrontarmi con le
illusioni nelle quali molti kriyabans trovano il definitivo fallimento del loro
sforzo spirituale.

Studio la storia dei movimenti esoterici occidentali


Una importante esperienza fu di accettare l'invito da parte di una locale
istituzione culturale di tenere lezioni riguardanti l'attuale tendenza a crearsi
la cosiddetta ''religione fai da te.'' Per poter preparare tali lezioni studiai la
storia dei movimenti esoterici occidentali. Questo studio appassionato mi
aiut a liberarmi da molti condizionamenti. Cercai di comprendere dove
stava il confine tra la genuina ricerca mistica e il coltivare delle ambizioni
magiche.
Mi dilettai a preparare le lezioni studiando i migliori saggi e manuali
che potevo rintracciare mi riferisco a libri scritti da studiosi che non
appartenevano (o erano cos intelligenti da nascondere la loro
appartenenza) ad alcuna particolare scuola mistica e manifestavano un
atteggiamento distaccato verso l'intera materia. Apprezzai quei testi che
sapevano cogliere l'essenza di quei movimenti religiosi che fiorirono
liberamente attorno alle grandi religioni.
Questo fu un periodo molto sereno della mia vita: ero molto
appagato dall'avere il tempo e l'opportunit di occuparmi di tali studi.
L'impatto di certe letture, la vivezza di certe testimonianze biografiche,
ebbe l'effetto di ripulire il mio sentiero da inutili dogmi lasciati entrare in
tutta innocenza nella mia vita attraverso la porta di un umile adattamento
agli ideali della mia prima organizzazione Kriya.

239
Fui colpito dalla devastante inconsistenza di molti movimenti esoterici,
ampiamente riconosciuti come impegnativi ed elitari. Molti termini
altisonanti che un tempo mi avrebbe entusiasmato, si rivelarono delle
vuotaggini. La loro esuberanza mi riempiva di nausea come se fosse
un'oscenit creata da un mostro. Ero sempre pi colpito dalla debolezza
della mente umana, dalla sua scoraggiante lentezza nel dissolvere lampanti
falsit e ingannevoli ragionamenti.
Sin dalla prima lezione, cercai di comunicare quello che era espresso
chiaramente con la parola ''mistico.'' Ripetei che anche se in alcuni contesti
la parola mistico evoca una relazione col mistero, col concetto di
iniziazione (dal Greco [mustikos], un iniziato) a segreti rituali
religiosi (anche questo dal Greco , celare) un mistico uno che cerca
sinceramente (adottando qualsivoglia forma di disciplina mentale e fisica)
di arrendersi a qualche cosa che la quintessenza del supremo conforto,
qualche cosa che sta oltre i territori della mente irraggiungibile dalle
acrobazie di una mente mai soddisfatta.
Il problema era che quel qualcosa oltre la mente era incomprensibile
e non aveva appello per la maggior parte dei mie ascoltatori. Cercai di
introdurre il concetto di ''sentiero mistico pulito'' un sentiero
caratterizzato esclusivamente dal totale abbandono a Dio e non inquinato
dalle fantasie e deformazioni della mente umana.
Molti erano alla ricerca di genuini (non inquinati dalle sciocchezze
New Age) e facili da leggere libri mistici. Sottolineai il valore di classici
spirituali come: ''I racconti di un Pellegrino Russo''. Cercai di fare capire
quanto fosse bello e prezioso sentirsi come pellegrini, come quelle anime
che seguirono l'antichissima tradizione spirituale della Preghiera Continua.
Era chiaro che avevo deviato fortemente dal mio tema didattico. Comunque
essi dimenticarono e non afferrarono l'essenza di quanto andavo dicendo.
Ripetei vanamente quanto fragile (piena di suggestionabilit e
vulnerabilit) fosse la psiche umana nel momento in cui si confronta con i
fenomeni dello spirito. Vidi che i miei studenti mostravano scarso riguardo
per questo tema. Pareva che non si rendessero conto di come tale tema
potesse riguardare la loro stessa vita. Alcuni erano sinceri e ammisero che
stavano coltivando le pi curiose illusioni (raggiungere il potere psichico
sulle altre persone, trovare il segreto dell'immortalit...) e avevano il fermo
proposito di perseguirle. In fine mi resi lucidamente conto che alcuni
ascoltatori erano venuti alle mie lezioni nella speranza di ricevere sostegno
e nutrimento alle loro illusioni.

240
Immersione negli insegnamenti di J.Krishnamurti
Mi resi conto di quanto fosse prezioso l'insegnamento di Krishnamurti.
Lessi e rilessi alcune parti dei suoi libri, ripetendo mentalmente alcuni
brani durante le mie passeggiate esponendo il mio essere al suo modo di
osservare le limitazioni della mente umana. La magia del suo modo di
scrivere ebbe ed ha un ruolo particolare nella mia vita. Per me, il suo "La
sola rivoluzione" un capolavoro in quanto una sintesi perfetta di poesia
e saggezza.

Il mio terzo insegnante mi consigli di incominciai a studiare Krishnaji. La


cosa strana che grazie a questo studio trovai la spinta cruciale e
conclusiva che mi avrebbe aiutato, dopo molti anni di controverso ma leale
discepolato, a spezzare ogni dipendenza nei suoi confronti. Krishnamurti
diceva quello che allora mi era difficile da condividere:

"Quale la necessit di un Guru? [...] Devi camminare da solo, devi


iniziare il viaggio da solo, ed in quel viaggio devi essere il tuo maestro ed
allievo nello stesso tempo."

Mentre leggevo queste righe sentivo indubbiamente che esprimevano un


verit profonda ma la mia logica subito suggeriva in modo perentorio:
"Questo un sofisma; anche Krishnamurti ag da Guru e agisce su di me
proprio adesso per mezzo dei suoi scritti". Il tempo non era maturo per
vivere pienamente quelle parole; la paura mi frenava. Quanti errori avrei
dovuto ancora fare, quanti schiaffi avrei dovuto ancora prendere prima di
poter affermare la mia libert dai Guru!
Studiai molti libri di questo autore ma fui letteralmente travolto dalla
bellezza di La sola rivoluzione. Camminavo in campagna cercando di
guardare tutte le cose con i miei sensi pienamente svegli, ma senza un solo
pensiero in mente. Quanto era difficile! Ma per me non impossibile. Come
aveva ragione Krishnamurti quando diceva: "La vita comincia dove il
pensiero finisce." Avevo una grande necessit di ricreare silenzio in me, di
ritornare alla semplicit, di trovare il tempo per contemplare di nuovo la
Bellezza. Camminare con questa attitudine divenne Beatitudine pura,
costante! La Bellezza era sempre stata attorno a me, ma io non l'avevo
notata perch ero perso nelle mie costruzioni mentali basate su fantasie
New Age, o su letteratura pseudo spirituale che era spazzatura. Non ero
capace di vedere quella Bellezza perch ero perso come Krishnamurti
avrebbe detto nella ''Bellezza di mia propria fattura.'' Pi leggevo
Krishnamurti e pi sentivo di aver, recentemente, attraversato un inferno.

241
Compresi che la mia ossessione di trovare le tecniche del ''Kriya originale''
non era l'espressione di una forma elevata di spiritualit ma era non
dissimile dal desiderio di ottenere qualcosa di materiale. L'atteggiamento
con cui portavo avanti la mia ricerca febbrile era in realt una distrazione
che mi impediva di gioire di quello che gi avevo avuto. Mi aveva
impoverito, prosciugando il flusso della genuina aspirazione verso il
Divino.
Lo sforzo di creare il silenzio mentale mi riport agli inizi del mio
sentiero spirituale quando avevo deciso di conquistare la tendenza a
fantasticare o saltare da un ricordo all'altro durante i miei momenti di
inattivit. Allora sapevo perfettamente che il pensiero non controllato era
una vera dipendenza, un vizio che regalava momenti di piacere ma era la
causa primaria di molte miserie. Fu per disciplinarmi che contemplai l'idea
di studiare l'arte del Pranayama avvicinandomi, poco dopo, al Kriya Yoga.

II.
Ritorniamo al tema di come molti kriyaban rovinino il loro sentiero
spirituale coltivando delle errate aspettative suggerite da una distorta
(troppo entusiastica) pubblicit sul Kriya. Ci sono due pericolose illusioni
che potrebbero prendere radici solide nella nostra mente. La prima di
considerare il Kriya come una medicina alternativa, la seconda
considerare il Kriya come un processo esoterico di lite che incrementa
automaticamente i nostri ''potenziali mentali.''
Il Kriya non medicina alternativa, non scienza. Il progetto di
intraprendere il sentiero Kriya con la speranza di liberarsi dalla depressione
o da altre forme comuni di nevrosi non conduce da nessuna parte. Se hai
seri disturbi nervosi e dopo avere sperimentato rimedi alternativi, segui il
consiglio di un amico e sperimenti pigramente anche il percorso Kriya, non
otterrai alcunch, a parte mal di testa.
Non puoi guardare alle tue pratiche spirituali con sospetto:
"Funzioneranno davvero?" Nessuna creatura umana pu mai toccare il
Bene supremo a meno che non lo ponga, con fiducia incrollabile sopra tutti
gli altri conseguimenti del mondo. Non possibile tentare goffamente di
camuffare il proprio scetticismo simulando un inesistente interesse
spirituale.
Se applicando la procedura Kriya, qualcosa di buono dovesse
accadere nel tuo sistema psicofisico, non te ne renderai nemmeno conto.
Coi tuoi dubbi potresti persino trovare solo angoscia. In questa situazione
non c' amore per il Kriya. Hai paura di ricevere una delusione... e proprio
questo accadr.

242
Per quanto riguarda l'infondata speranza che il Kriya possa amplificare i
tuoi poteri mentali, devi ricordare che il Kriya insegna come contattare la
dimensione spirituale che si trova oltre la mente e non ha nulla a che
vedere con un viaggio pieno di eccitazione nel regno della mente.
Dimenticare questo d il via libera ad ogni deformazione.

In certi libri troviamo una inaccettabile pubblicit sul Kriya. La maggior


parte dei Kriya Acharya la spara grossa affermando che il Kriya un
percorso scientifico che offre risultati garantiti. Alle persone viene fatto
credere che possibile risolvere i loro problemi psicologici, e forse anche
fisici, con un po' di pratica Kriya. Ma sul percorso spirituale non ci sono
risultati garantiti, tutto dipende dal sincero coinvolgimento sincero che ci
mette. "L'Evoluzione spirituale" un concetto vago. Dicendo che essa
collegata col numero dei respiri Kriya che avete praticato, essa diventa un
miraggio ancora pi incoerente. Parole vuote! Spesso noi non abbiamo idea
di quanto vuote siano le espressioni che noi prendiamo in prestito dai libri
spirituali che vendono di pi sul mercato.

Uno dovrebbe essere molto accurato quando parla di Kriya per evitare di
attirare le persone che non desiderano percorrere il sentiero spirituale.
Spesso parliamo del valore del Kriya Yoga. Spesso le nostre parole troppo
entusiaste sugli effetti sorprendenti di Kriya creano una falsit colossale.
Invece di parlare della ''scienza'' del Kriya, molto meglio essere pi
moderati e limitarsi a dire: "Il Kriya Yoga un percorso spirituale basato su
buoni metodi di concentrazione e Preghiera. Questi metodi sono stati
utilizzati da secoli.'' Non una parola in pi. Inoltre, meglio evitare di
mostrare foto di persone che hanno avuto successo col Kriya. meglio
evitare di dare l'idea di voler vendere qualcosa.

Un sentiero pulito
Da una idea sbagliata sul Kriya, nasce un atteggiamento sbagliato e il
nostro viaggio spirituale ha vita corta. Evitare le idee sbagliate quasi
impossibile. La letteratura classica sul Kriya, i discorsi spirituali da parte
dei ''maestri'' creano nuove illusioni ed espandono le illusioni che gi
possediamo.
Non credo di essere troppo severo. vero che gran parte della
letteratura spirituale ci invita a cercare solo il Divino, citando con autorit
il Vangelo e altri libri sacri. Ed vero che ci dicono di cercare il Divino
arrendendosi alla Sua volont senza chiedere alcuna altra cosa, ma anche
vero che spesso ci invitino a porti tutt'altri obiettivi. Ci dicono che se
pratichi il Kriya correttamente svilupperai questa e quest'altra dote...
Talvolta ci si perde per strada e ci si ritrova a seguire un ''sentiero magico."

243
Non so quante volte avete esaminato sotto la lente della saggezza l'idea che
ciascun respiro Kriya contribuisca a creare un anno di evoluzione
spirituale... bla bla bla....
Provate a immaginare di andare davanti ad un santo e ripetere
davanti a lui questa credenza. Avreste il coraggio di incontrare il suo
sguardo? Provate a rendervi conto di quanto insidiosa sia questa idea.
Spesso rifletto sull'idea che il Kriya abbia basi scientifiche, e perci sia
praticamente automatico. C' del vero in questa affermazione ma essa
conduce molte persone all'autoinganno.
Nella migliore delle situazioni, tutti i benefici Kriya sono meno che
niente paragonati all'esperienza di toccare la Bellezza stessa immergendosi
nella vibrazione Omkar. Il nostro primo dovere nella vita di raggiungere
lo stato di imperturbabile pace interiore. Ma c' troppa inquietudine in
questo mondo. La Bellezza esiste in questo mondo, ma molti sono come
turisti nervosi che desiderano vedere tutto e si comportano in un modo
isterico; voglia godere freneticamente di tutto e non sanno nemmeno dove
si trovano. Lo stesso accade col Kriya. Quando una buona seduta di Kriya
spalanca una porta sull'Infinito, tutto presto dimenticato anche se
sembrava l'evento pi solido. Le illusioni riportate nella letteratura Kriya
sono le uniche solide convinzioni che rimangono.

Si pu vincere questo circolo vizioso solo con una intensa riflessione sugli
insegnamenti che la vita stessa ci sta dando. Quando questo avviene, allora
si vuole andare subito oltre la vita e non attardarsi ad esaurire ogni aspetto
di essa. Kriya per quelli che hanno sentito quanto dura, terribile, crudele,
sappia essere la vita e desiderano, col cuore e con l'intuizione, "qualche
cosa di pi." Kriya per quelli che sentono che non pu non esistere una
Realt pi grande del comune modo di vivere. Il Kriya concepito per
guidarci verso quella Realt. Portando l'energia del corpo nella spina
dorsale avremo una diretta esperienza di quello che sta oltre la realt fisica
quadridimensionale.

Questo molto bello. Se vivete la pratica Kriya in questo modo, ci


significa che il vostro sentiero puro, pulito. Non state inseguendo
illusioni. Questo tutto quello che volevo dire. Ora se avete ancora un po'
di tempo prendete in considerazione i seguenti esempi di ricercatori
spirituali che si sono lasciati fuorviare.

244
Alcune esperienze personali
Aggiungo alcuni esempi delle ''migliori'' illusioni con cui sono venuto in
contatto.

Ci sono coloro che non fanno altro che leggere e leggere, senza fare nulla
di pratico. Lessi alcuni dei cosiddetti ''capolavori'' della letteratura
iniziatica. Mentre li leggevo, entrai in un stato quasi ipnotico e non mi resi
subito conto che ciascuna catena di idee ivi contenuta non aveva alcuna
base ma era solo il parto della scatenata immaginazione dell'autore. Per
mezzo di una ubriacante profusione di parole, l'autore sviluppava le proprie
teorie libero dal legame con la realt e dalle regole della logica. Il tutto si
riduceva solo a un puro godimento mentale paragonabile a quello che
deriva dal leggere una favola. Come si pu pensare di progredire
spiritualmente col solo fatto di leggere tale pattume? Leggere romanzi
polizieschi e di gran lunga meglio: migliora il tuo umore, esercitando la
materi grigia del tuo cervello.

Ci sono quelli che abbinano al Kriya dei processi ''catartici'' [atti a


purificare.] Essi vogliono produrre un processo di pulizia nella loro psiche
portando nella sfera conscia ogni specie di contenuti rimossi. Spiegano e
questa idea non assurda che tali processi favoriscono la rimozione di
blocchi interiori. Da ci deriva l'accelerazione del processo evolutivo del
Kriya.

Partecipai ad una terapia di gruppo in una stanza colma di poster e cuscini


dai mille colori, decorazioni, cristalli e altri oggetti. Le persone si sentivano
a proprio agio in questa bella atmosfera.
La seduta era guidata da un individuo astuto il quale assumeva il
ruolo di psicoterapeuta (pur non avendo alcun titolo accademico per farlo.)
Con il pendolo in mano, egli pretendeva di diagnosticare tutto, dalle pi
lievi indisposizioni alle malattie pi serie e per ogni cosa proponeva un
rimedio. I suoi metodi per pulire via i conflitti interiori consisteva nel
discutere in gruppo i propri traumi infantili. Seduti in circolo sul
pavimento, le persone, vincendo delle resistenze interiori, condividevano,
talvolta con acuta sofferenza, esperienze che non avevano mai prima
rivelato ad alcuno.
Avvicinai queste persone e imparai ad associarmi con ognuna come
un esploratore affronta degli animali ignoti, preparandomi a qualsivoglia
eccentrica rivelazione. A volte reagivo alle loro stranezze con un po'
dironia, che sgorgava da me spontanea, intrattenibile.

245
Erano anche programmate speciali sedute in cui era possibile ritrovare,
attraverso la regressione ipnotica le proprie vite passate e far rivivere, e
quindi comprendere, i traumi pi profondi. Dal punto di vista legale,
questa psicoterapia alternativa era camuffata da attivit culturali o
religiose.

Dopo molti anni, alcuni amici sono sempre l, per ottenere una pi
profonda pulizia della loro mente subcosciente, cos mi dissero. Il viaggio
del Kriya privato della sua componente spirituale era ridotto ad un nulla.
Volevo spiegare che la loro era una colossale perdita di tempo ma non
avevo la forza morale per farlo. Troppa insistenza sul processo di pulizia
come preparare la propria casa per un ospite distinto, continuando a pulirla
e decorarla indefinitamente, estasiati dalle varie comodit che la casa
poteva offrire mentre l'ospite, dopo aver suonato varie volte il
campanello invano, siede, trascurato, sullo stuoino davanti alla porta

Lo stile di vita che regnava nella deprimente abitazione dove si riuniva


un gruppo che si dedicava alla medianit [dicevano che il loro maestro
occulto era Allan Kardec] spinse alcuni amici a ficcarsi in una situazioni di
tale ristrettezza di visione che il loro comportamento appariva grottesco.

Non volli mai avere a che fare con lo Spiritismo, n quello caratterizzato
dalla presenza di un Medium che sprofonda nello stato di trance, n quello
dove tutti i partecipanti, ponendo le mani sul bicchiere capovolto che si
muove cos agevolmente tra le lettere dellalfabeto, stampate su una
comoda tavoletta pieghevole, sono loro stessi dei medium. Ho buone
ragioni per credere che l'abitudine a praticare la medianit comporti a
coltivare delle scissioni, lacerazioni e conflitti all'interno della propria
personalit.
A parte la scrittura automatica nella quale chi chiede la stessa
persona che d la risposta, il medium sa in anticipo le preferenze e le
anticipazioni della persona che a lui si rivolge. Perci tutto diviene come
un circuito chiuso: domanda e risposta si riverberano in una spirale senza
fine come il fischio di reazione di un microfono posto vicino al relativo
altoparlante. Come chiunque pu osservare, le comunicazioni sono sempre
gradevoli. Ogni adepto, anche di intelligenza limitata, riceve la
comunicazione che il Divino ha assegnato a questi un'importante
missione Ho dei motivi per ipotizzare che tali fenomeni siano assai
pericolosi.

246
Un mio amico aveva il vizio di prestare attenzione alle rivelazioni che
provenivano da un Channeler 14 Si recava da questi affinch gli spiriti gli
rivelassero la ragione karmica di un lieve disturbo che a mio avviso si
poteva curare seguendo facilmente delle regole dietetiche. Dal Channeler
pass poi ad un gruppo che praticava la medianit. Si sforz di coltivare
una certa empatia verso il gruppo; sfortunatamente quella sceneggiata gli
cost cara. Molto spesso dietro la maschera del suo aspetto sicuro di s,
scoprii una personalit fragile che permetteva agli altri di defraudarlo nel
peggiore dei modi. Il suo desiderio originale di trovare un canale che lo
mettesse in contatto con il potere e le benedizioni degli antichi maestri fin
nel renderlo prigioniero dell'influenza di una orribile persona, una autentica
canaglia. Diede via quasi tutto quello che possedeva, come pure la totalit
delle sue energie. Quando questa persona seppe che il mio amico praticava
il Kriya Yoga, gli raccont di avere avuto il privilegio di comunicare
medianicamente con P.Y. e con Lahiri Mahasaya. Fu patetico e, fino a un
certo grado, persino divertente, sentirlo affermar che il messaggio odierno
di P.Y. : "In questa epoca, il Kriya fuori moda ed inutile. Basta la
devozione!"

Un mio amico era convinto che il progresso spirituale non pu accadere


se non ricevendo il potere (Baraka) dei grandi Maestri del passato.
Cercando questa trasmissione di potere, diede poca attenzione alla pratica
del Kriya. Credeva che il potere ricevuto per mezzo dell'iniziazione avesse
in se stesso il potere di redenzione. Continu a ricevere il Kriya da coloro
che affermavano di possedere una valida linea di discendenza anche se i
loro insegnamenti non aggiungevano nulla a quello che lui gi sapeva.
Era irremovibile nel praticare il Kriya con delle modalit sbagliate,
commettendo palesi errori. Per esempio trascurava le basilari regole di una
vita sana, si rifiutava durante la meditazione, di assumere la posizione
corretta della spina dorsale, non si preoccupava nemmeno di mantenere
l'immobilit nella parte finale della routine. Era impossibile correggerlo. Si
comportava verso me in un modo molto cordiale ma, quando parlava del
valore assoluto da dare nella nostra vita ai principi etici descritti da
14
Per chi non lo sapesse, questa una persona che, senza tante complicazioni, lascia
che lentit invocata si esprima attraverso il fiume in piena della sua stessa
eloquenza. curioso vedere come le biografie dei Channeler ricalchino un unico
schema. Tutti raccontano come un tempo fossero scettici delle loro facolt e non
volevano cedere alla Volont suprema che aveva deciso di affidare loro la difficile
missione di fare da tramite tra gli spiriti e lumanit. Una volta accettata la missione,
dalla fonte ultraterrena venne lispirazione a mescolare il flusso delle varie
rivelazioni alla diagnosi di malattie, alla prescrizione di costosissimi rimedi
alternativi.

247
Patanjali, riusciva a farmi sentire come un verme. Criticava la mia
attitudine a perfezionare la pratica del Kriya. Mi spiegava che il mio stesso
desiderio di padroneggiare una tecnica di meditazione significava coltivare
un desiderio, la qual cosa andava contro principi Buddisti.
Venni a sapere che lui era la guida spirituale di un piccolo gruppo di
persone che si dichiaravano devoti cristiani, mentre non erano altro che
delle persone smarrite. Non riesco a immaginare quello che lui insegnava
loro poich nemmeno mi accenn a tale attivit. Quello che non riuscii
mai a capire di lui fu che ogni tanto si recava ad assistere a pratiche
liturgiche della Chiesa Cattolica perch, secondo lui, esse funzionavano
come ''una blanda forma di esorcismo.''

Cercare delle procedure esoteriche pi evolute del Kriya, un modo


incredibilmente facile di distruggere in breve tempo, anni di genuino sforzo
spirituale! Specialmente se credete ciecamente ad un astuto individuo come
quello che descrivo ora.
Uno dei miei amici incontr un auto nominatosi esperto di materie
occulte il quale gli rivel di conoscere i segreti di un sentiero esoterico
quasi scomparso e, in particolare, una tecnica spirituale molto pi evoluta
di quelle conosciute oggi, tra cui il Kriya Yoga stesso che era praticata
secoli o millenni fa da pochi eletti privilegiati. Questo "esperto" lo guid
dolcemente ma con una sicurezza da maturo professionista, verso una
situazione in cui le stesse basi economiche, essenziali al suo vivere
rischiarono di essere spazzate via, annientate fin nelle minuzie.
Lo ammali facilmente. "Ora che lumanit non pi quella di un
tempo, tali insegnamenti non sono pi rivelati ad alcuno" esord, fece una
pausa e infine, con un sospiro, concluse: "Gli attuali ricercatori non
saprebbero apprezzarli e, nelle loro mani, diverrebbero pericolosi."
L'esperto pareva un sognatore ma non era cos ingenuo come
sembrava; usava una terminologia affascinante vicina alla Cabala
(movimento mistico entro lEbraismo) e parl anche del Cristianesimo
originale, dei cui testi sacri (canonici e apocrifi) offriva uninterpretazione
non convenzionale.
Il mio amico, cerc di circuire linsegnante per dimostrarsi un vero
adepto. Confidando di esser disposto a qualunque sacrificio, purch gli
fosse rivelato questo straordinario segreto, cadde nella trappola. Alla fine il
nostro insegnante, dopo aver simulato una certa perplessit, sembr
capitolare ma "Solo per te, soltanto perch mi sento guidato a fare
uneccezione" sussurr. Il mio amico, tremante di emozione, visse il
miglior momento della sua vita, convinto che lincontro con lesperto fosse
stato deciso nelle alte sfere. La donazione richiesta da essere data al
momento dell'iniziazione unita alla promessa di mantenere lassoluta

248
segretezza era assai cospicua in quanto, attraverso esso, egli dava prova
di attribuire un grande valore a tale evento. L'insegnante disse che la
donazione sarebbe andata ad un certo frate che si era preso a cuore le sorti
di un orfanotrofio. ( un classico!... c' sempre un orfanotrofio in queste
storie.)
Mentre il mio amico, tutto soddisfatto, si preparava a ricevere tale
ineguagliabile dono (gli era stato spiegato che di dono si trattava e nulla
avrebbe potuto ricompensare adeguatamente le benedizioni che tale
iniziazione avrebbe comportato nella sua vita) il lestofante decideva
pigramente quali chiaviche gli avrebbe, con splendente solennit, esposto.
Il mio amico ricevette con indicibile emozione la nuova tecnica e trascorse
uno o due giorni di pura esaltazione.
In seguito, imprigionato nella sua chimera, speriment il riaccendersi
della sua passione e la farsa si ripet. Sent ancora parlare di altre
"rivelazioni" dal valore ineguagliabile. Lillusione in cui viveva era, in
effetti, invincibile. Ricevuta la sua droga, continu la corsa, inesorabile,
verso il baratro. Non so se un giorno potr capire che le tecniche per le
quali pag una fortuna furono prese da alcuni libri comuni e deformate
affinch egli non riuscisse a intuirne lorigine.

Che c' di problematico con le organizzazione che si occupano di


diffondere il Kriya? Una organizzazione Kriya deve mostrare il suo valore
esibendo dei leader perfetti, auto-realizzati.

Conobbi un kriyaban parecchio pi anziano di me, degno del massimo


rispetto e ammirazione, che aveva intrapreso il sentiero del Kriya molti
anni prima. Ci frequentammo nella parte finale della sua vita. Ci furono
momenti in cui, conoscendo la solitudine totale in cui viveva, mi si
stringeva il cuore nello stare mesi senza vederlo. Per vari motivi ci fu
inevitabile.
Lo incontravo sempre per brevi e fuggevoli pomeriggi in cui
camminavamo e parlavamo tranquillamente. Fui testimone di un processo
inesorabile che lo condusse al punto di vivere della sola irradiazione
proveniente dal ricordo di uno sguardo e cenno di saluto ricevuto dalla
persona che era a capo dellorganizzazione Kriya e successore spirituale di
P.Y.. Il suo supremo sogno era sempre stato quello di creare un legame di
amicizia con quell'essere divino che sentiva come l'epitome del suo ideale
di perfezione. Cercai di convincerlo che divinizzare tale pur ispirante
figura potesse significare la fine della sua avventura spirituale.
Il problema era che questo suo pensiero fisso aveva corrotto il
significato della sua ricerca spirituale. Espresse quello che, anni prima, non
avrebbe nemmeno osato pensare: la presunta evoluzione dellindividuo,
conseguita attraverso il Kriya, era innegabile, ma cos lenta, da essere

249
praticamente insignificante. Le tecniche Kriya erano, per lui, come un rito
religioso che andava svolto scrupolosamente, ma solo per dimostrare la
propria lealt. Comunque l'idea della evoluzione spirituale del kriyaban
determinata da ferree leggi matematiche rimaneva in lui come un riflesso
istintivo tanto che rivolgendosi a quanti gli chiedevano informazioni sul
Kriya andava ripetendolo senza esitazioni.

Aveva fatalmente accettato lidea che su questo pianeta ci fossero persone


speciali, Auto-realizzate, per sempre libere da Maya e persone
irrimediabilmente comuni che avrebbero dovuto attendere chiss quante
incarnazioni per avere un barlume di illuminazione. Sfortunatamente tale
visione sosteneva la trama sulla quale aveva continuato a intrecciare il suo
pensiero. In una dimensione di totale sincerit, un giorno sfog tutta la sua
malinconia. Considerando quanto superficialmente cos diceva aveva
praticato le tecniche di meditazione, non aveva dubbi che, in questa vita,
avrebbe certamente mancato l"obiettivo". Stava gi sognando future
incarnazioni in cui avrebbe praticato con maggiore impegno. A ci era
dolcemente rassegnato. Sentii un'ondata gigantesca di inesplicabile
nostalgia che era pronta a travolgermi, ma che rimase trattenuta, come
sospesa, intorno a noi.
Oggi che lui non c pi, mi chiedo se l'intuizione del valore
trasformante del Kriya che illumin e sostenne i primi anni del suo
sentiero, fu gradualmente cancellata dalla sua coscienza dalla tendenza
dell'organizzazione di sottolineare, attraverso un continuo bombardamento
di aneddoti, la grandezza di certe persone che sono "sfacciatamente" sante,
perfette, maestose. Quanto miserabile fu per il mio amico la credenza che il
suo bene supremo dipendesse dallo sguardo permeato damore proveniente
da una persona che lui sentiva divina! Aveva fatto limperdonabile errore di
credere che l'eterna sorgente spirituale nel centro del suo essere, si
inaridisse lontano dalle benedizioni di questa persona, verso cui aveva
diretto la totale aspirazione del suo cuore.

250
APPENDICE 3: QUANDO IL NOSTRO KRIYA PRODUCE DEI
FORTI OSCILLAMENTI NELLO STATO D'ANIMO E ALTRI
PROBLEMI

Chiare esagerazioni nel giudicare il Kriya Yoga o lo Yoga in generale


Navigando in rete spesso si trovano degli avvisi che mettono in guardia
contro i pericoli dello Yoga, specie contro il "risveglio prematuro di
Kundalini". L'elenco dei problemi che questo evento potrebbe causare, non
ha limiti. Ci sono anche alcuni siti web che mettono in guardia contro
qualsiasi forma di meditazione, riferendo casi di scollegamento con la
realt con inusuale o estremo rafforzamento delle emozioni, in particolare
agitazione e angoscia, disorientamento a lungo termine dove uno reso
incapace di concentrarsi abbastanza a lungo per essere capace di lavorare.
Leggiamo anche che: "... un aspirante pu sviluppare poteri occulti.
Questi poteri possono essere usati per scopi costruttivi o distruttivi, ma
molto spesso sono adoperati male. Per esempio l'abilit di leggere la mente
di un'altra persona pu creare problemi ed probabile che coloro su cui
tale potere usato ... si risentiranno." Questo fa proprio ridere. "... si
risentiranno" !!! Quando troviamo tali sciocchezze ci chiediamo chi mai ha
scritto tali assurdit e con che scopo.
Purtroppo in Internet c' la tendenza a copiare brani e riportarli su
altri siti senza nemmeno cambiare una virgola. Se uno si inventa che uno
yogi morto di autocombustione durante la pratica del Pranayama, potr
verificare che questa notizia apparir dopo un paio di mesi su diversi siti.

Leggiamo che gli Yogi, presto o tardi, si troveranno coinvolti . nella


stregoneria e nella magia nera poich evocano, bench inconsapevoli, delle
entit negative. L'autore spiegava che: "Quando ripetete il Mantra Om, voi
state invocando uno spirito demoniaco che viene a prendere possesso della
vostra mente." Aggiungeva la sua testimonianza: ''Durante una seduta di
meditazione cominciai a sollevarmi. Da quel secondo non mi riusc di
dormire pi come una persona umana; persi il sonno! Ogni qualvolta
chiudevo gli occhi, vedevo le fiamme dell'Inferno, non osavo chiudere gli
occhi, non ci riuscivo! Divenni un caso psichiatrico, e fui ricoverato in
ospedale per 26 volte." Naturalmente qui non c' bisogno di far commenti.

La mia esperienza personale, limitata al Kriya Yoga, di ascoltare simili


lamentele, non fu priva di conflitti. Attraversai dei momenti molto amari
quando incontrai persone in carne ed ossa che mi dissero che il Kriya era
responsabile di tutti i loro problemi psicologici (e psichiatrici) nonch di
alcuni disturbi fisici.

251
Dovrei dunque credere che respirando aria fresca, focalizzando la mente
sulla spina dorsale e su particolare centri nella testa, essi svilupparono vari
disturbi mentali e fisici. Da una benedizione come sembrava all'inizio, il
Kriya nel loro specifico caso, si rivel una maledizione, una disgrazia.
Accennarono con disprezzo a quelle stesse tecniche che io avevo
sperimentato pi volte, con tanto amore, ricavandone la pi pura delle
delizie.
La mia reazione era sempre una sola: ''Ma come, con che spirito, con
che aspettative, queste persone hanno affrontato il Kriya Yoga? Il Kriya
non pu essere responsabile di tutto questo. Mi dicono che porta alla
follia ... ebbene una cosa certa: se devo impazzire, preferisco impazzire
col Kriya, piuttosto che vivere una vita materialistica dove la dimensione
spirituale non ha posto. Se in me ci sono i germi della pazzia, questi
sbocceranno sia nel caso io pratichi il Kriya che in caso contrario.
Ripensando ai momenti gloriosi provati, percorrer tale sentiero senza un
minimo di paura, dovessi pure bruciarmi in esso."

Cosa possiamo rispondere quando tali accuse provengano da persone che


non dicono nulla sulle varie droghe di cui hanno fatto uso per anni! Una
persona mi ha molto impressionato dicendomi che dopo aver praticato
alcune semplici tecniche di meditazione (qualcosa di molto blando come
consapevolezza del respiro o concentrazione sui Chakra) avesse perso
l'equilibrio mentale e conosciuto intensi attacchi di angoscia e terrore.
Questa persona fece un grande chiasso con le sue lamentele, scrivendo su
forum di Yoga. Non ce la feci ad eliminare dalla mia mente un forte
sospetto. Per quale motivo andava in India ogni anno, per una lunga serie
di anni, senza mai dimostrare alcun interesse per lo Yoga o per la
spiritualit indiana. Cosa ci andava a fare? Forse per procurarsi diversi tipi
di droga a basso prezzo? In seguito venni a sapere da parte di amici comuni
che per anni lui prese non solo oppiacei ma anche acidi, ogni sorta di
amfetamine e (emulo di Carlo Castaneda) non si era negato l'uso di piante
psicotrope. Era evidente che lamentandosi davanti a me, cercava di
esorcizzare il pensiero, piuttosto agghiacciante, di aver danneggiato
seriamente il proprio cervello e forse di trovarsi in una condizione di
permanente, fatale disturbo psichico. Egli rimosse l'ipotesi che le sue
sciagurate scelte del passato potrebbero essere poste in rapporto causale
con la sua presente situazione mentale.
Spesso penso quanto scioccante sarebbe avere uno specchio magico
in cui certe persone potessero vedere una sintesi delle azioni passate e
realizzare quanto sconsiderate e crudeli sono state verso il proprio corpo!

252
Capisco che in certi casi un preesistente disturbo mentale possa spingere
una persona a cercare le droghe come un rimedio. Bene, in tali casi non
credo che l'uso di tecniche di Yoga possa aggravare la condizione del loro
stato di alienazione. Forse paura e angoscia possono essersi manifestate
come inconscia resistenza all'apparizione di contenuti inconsci. In tal caso,
la paura costringe uno a rimanere in superficie e blocca la via ad una
pratica profonda...

Una circostanza molto comune


Spesso apportiamo alla routine Kriya dei cambiamenti, aggiungendo alcune
procedure di cui abbiamo letto nei libri o, pi frequentemente, in alcuni
Forum dall'orientamento mistico. Non sempre questi cambiamenti sono
improntati a saggezza. Potrebbe accadere che sperimentiamo stati d'animo
negativi come depressione, paura immotivata, ansia, eccetera...

Mentre cerchiamo di porre rimedio a questa situazione, evitiamo di pensare


che tutti i nostri problemi nascano dal blocco di questo o di quell'altro
Chakra. Fatta eccezione di Anahata e Kutastha, non utilizziamo tecniche
che agiscono su un singolo Chakra. Se vogliamo sbloccare un nodo
energetico, psichico, che quei nodi che nello Yoga sono chiamati Granti
non sono come ce li rappresentiamo, ovvero come i nodi di una corda. Essi
possiedono una dipendenza reciproca, sono sottilmente coinvolti l'uno
nell'altro. Se ti concentri per lungo tempo su un solo nodo, rischi di perdere
la pace mentale.
Non essere come il chirurgo che vuole rimuovere un calcolo biliare
conficcato in un organo, senza prendersi tutte le precauzioni necessarie per
evitare di distruggere l'organo ed uccidere il paziente.
corretto affermare che i nodi sono la causa radice di tutti i nostri
problemi perch nutrono il mondo sfibrante delle emozioni superficiali e
dei pensieri. Ma non corretto pensare che essi siano i nostri nemici
giurati. Senza di essi noi ci dissolveremmo immediatamente nello Spirito,
non riusciremmo a condurre una vita normale. Essi stanno alla base del
nostro istinto di conservazione.
Ricorda che le tecniche equilibrate del Kriya Pranayama, Thokar,
Thokar Tribhangamurari e Pranayama mentale lavorano su tutti i nodi
simultaneamente. Aumentare gradualmente la ripetizione di queste
procedure di base sempre la migliore delle scelte!
Se ti concentri per un certo tempo sul Muladhara, dedica la stessa
concentrazione a tutti gli altri Chakra e termina sempre concentrandoti nel
punto tra le sopracciglia. In un commento di Lahiri Mahasaya alle sacre
scritture, scritto: "Essendo tranquillo nel centro coccige, non sostarvi
molto. Se ti soffermi molto nel centro coccigeo, poi otterrai un Samadhi

253
negativo (uno stato negativo di assorbimento). Quindi dopo esserti ripreso,
dovresti incominciare a praticare il Kriya." Se, tanto per fare un esempio,
tu usi il Thokar per colpire tante volte il Chakra Muladhara e non integri
questo con altre pratiche per stimolare i Chakra superiori, il risultato
principalmente uno stato grigiastro della mente che appare nel giorno della
pratica e nel giorno seguente. difficile sostenere quell'oscuro umore
come se la tua anima fosse graffiata.

Dimentica le tecniche in cui ci si concentra sulla Fontanella o sopra di essa.


Siamo profondamente grati al sito AYP che spiega chiaramente quanto
delicata sia questa situazione.

Cosa fare se ti trovi in uno stato di emergenza


Se provi vera paura e angoscia, se ti senti travolto da uno sconosciuto
potere e se tutte le tue certezze minacciamo di sgretolarsi, qui troverai
alcuni consigli. [Naturalmente il Kriya messo da parte per alcuni giorni.]

[I] Pratica intensa del Mula Bandha


Siedi quietamente e pratica lentamente ma intensamente 108 Mula Bandha.
Contrai i muscoli alla base della spina dorsale, mantieni la contrazione per
un paio di secondi e rilassa. Ripeti. Dimentica il respiro, cerca di entrare in
sintonia con la calma nel punto tra le sopracciglia, Non avere fretta: ogni
contrazione e rilassamento dovrebbero durare almeno quattro secondi. Puoi
avere pi di una sessione onde completare 108 ripetizioni.

[II] Impara dall'esperienza di Gopi Krishna


[Abbiamo accennato all'esperienza di Gopi Krishna nella Appendice 1
Kundalini Yoga (Hatha Yoga Tantrico) ]

Una routine che basata totalmente su una forte concentrazione nel


Sahasrara non appropriata per quei studenti che non hanno ancora
attraversato l'occhio spirituale. Per ottenere questo, anni sono necessari non
mesi. Costruire un forte magnete nel Sahasrara il modo pi potente di
stimolare il risveglio di Kundalini. Potreste sperimentare momenti di
panico o momenti in cui vi sentite scollegati con la realt. Se siete un
principiante scordatevi le tecniche in cui vi concentrate sulla Fontanella o
sopra di essa. Siamo tutti molto grati al sito AYP dove si spiegano
chiaramente le ragioni di quello che stiamo dicendo.

Ora riflettiamo su come Gopi Krishna mise in moto il suo processo di


guarigione. Convinto di aver fatto sorgere Kundalini attraverso Pingala,
egli fece un ultimo disperato tentativo di mettere in moto Ida,
neutralizzando cos il fuoco interiore che lo stava divorando. C' una

254
azione che lui fece, la quale, se pazientemente ripetuta, lo aiut ad uscire
dalla situazione molto difficile in cui si era ficcato. Precisamente lui cre
mentalmente una corrente fredda che saliva entro il canale centrale della
spina dorsale.

Quindi se pensate di aver praticato la concentrazione sul Sahasrara o sulla


Fontanella, praticate adesso il seguente esercizio.

Siedi con la spina dorsale diritta e concentra tutta la tua forza mentale nel
punto tra le sopracciglia. Usa tutta la tua immaginazione per sollevare una
fresca corrente sulla spina dorsale. Questo pu essere fatto inspirando
attraverso la bocca tenendo la lingua nella posizione del Sitali Pranayama.
Solleva i bordi della lingua in modo di formare una "U" e falla sporgere in
fuori oltre le labbra. Inspira profondamente attraverso la lingua e la bocca.
Espira attraverso il naso. Continua per un paio di minuti. Senti una fresca
sensazione nella bocca, trasferiscila alla spina dorsale. Ripeti questo per un
paio di minuti finch senti che qualcosa sta cambiando.

Questo precisamente quello che Gopi Krishna fece per uscire dalla sua
terribile situazione.

[III] Da questo momento in poi pratica ogni giorno Nadi Sodhana


Pranayama
importante, prima di cominciare l'esercizio, pulire le narici cos che il
respiro possa fluire liberamente. Questo pu essere fatto usando acqua,
inalando essenza deucalipto e soffiandosi il naso. Se una delle narici
sempre ostruita, questo un problema medico che va preso nella dovuta
considerazione. Se lostruzione causata da un serio raffreddore, non si
dovrebbe praticare nessun esercizio di Pranayama.

1. La bocca deve essere chiusa.


2. Chiudi la narice destra col pollice destro e inspira attraverso la narice
sinistra lentamente, uniformemente e profondamente per 6-10 secondi.
3. Fermati per un conteggio mentale di 3 dopo ciascuninspirazione.
4. Chiudi la narice sinistra col mignolo ed anulare sempre della stessa
mano.
5. Espira attraverso la narice destra, sempre secondo lo stesso lento,
uniforme e profondo ritmo.
6. Scambia il ruolo delle narici.
7. Mantenendo chiusa la narice sinistra, inspirata attraverso la narice
destra.
8. Chiudi la narice destra col pollice destro ed espira attraverso la narice
sinistra lentamente, uniformemente e profondamente per 6-10 secondi.

255
Questo un ciclo. Comincia con 6 cicli cercando gradualmente di arrivare
a 12. Utilizza un conteggio mentale per essere sicuro che inspirazione ed
espirazione abbiano la stessa durata. Non esagerare col numero dei respiri
al punto di trovarti in una situazione di disagio. Le dita possono essere
usate in diversi modi per aprire e chiudere le narici, ognuno fa come
preferisce.

Dopo un paio di settimane, pratica il Nadi Sodhana Pranayama


aggiungendo Mula Bandha e Jalandhara Bandha ad esso. [Jalandhara
Bandha significa che collo e gola sono leggermente contratti e il mento
inclinato verso il petto.]

Durante il Nadi Sodhana, dopo avere inspirato (o attraverso la narice


sinistra o attraverso la destra) chiudi entrambe le narici e pratica i due
Bandha insieme. (Puoi anche contrarre leggermente i muscoli addominali e
quindi applicare una forma semplificata di Uddiyana Bandha.) Praticando
con intensit e forza di concentrazione, si percepisce una sensazione di
corrente energetica che sale lungo la colonna spinale un brivido interno
quasi estatico.

Aggiungiamo alcune ulteriori informazioni sull'importanza di Nadi Sodhana


Pranayama. Alcuni libri citano delle ricerche scientifiche che avvalorano gli
effetti benefici di questa tecnica. Si spiega che il Nadi Sodhana Pranayama
doveva essere praticato per primo in quanto equilibrava le correnti di Ida e
Pingala. Ida (di natura femminile, legata all'introversione e allo stato di riposo)
fluisce verticalmente lungo il lato sinistro della colonna spinale, mentre Pingala
(di natura maschile legata alla estroversione e alla attivit fisica) fluisce
parallelamente a Ida sul lato destro. Sushumna fluisce nel mezzo e rappresenta
l'esperienza a met strada tra le due: lo stato ideale da essere ottenuto prima di
affrontare la pratica della meditazione. Un disequilibrio tra Ida e Pingala
responsabile in molte persone della mancanza di armonia tra introversione ed
estroversione. Quando Ida eccede nel funzionamento abbiamo un eccesso di
introversione, quando Pingala predomina abbiamo un eccesso di estroversione.
Ci sono momenti in cui ci sentiamo pi esteriorizzati; altri in cui siamo pi
interiorizzati. In una persona sana, questalternanza caratterizzata dall'equilibrio
tra una vita di positivi rapporti e un sereno contatto con le profondit del proprio
essere. Invece la persona troppo introversa tende a perdere il contatto con la
realt esterna. La conseguenza che le vicissitudini della vita sembrano
coalizzarglisi contro e ci mina il senso di controllo, di padronanza dei fatti della
vita. La persona troppo estroversa tradiscono fragilit nel fare i conti con ci che
sale dal regno subcosciente e pu trovarsi a dover affrontare degli inaspettati
momenti di angoscia. Ora, questo esercizio favorisce un equilibrio tra Ida e

256
Pingala e quindi, a tempo debito, tra la tendenza alla introversione e l'opposta
tendenza alla estroversione.
Ci sono quattro tipi di onde cerebrali. Durante il sonno profondo le onde
delta sono predominanti (1-4 oscillazioni per secondo), mentre in un pisolino le
onde theta (4-8 oscillazioni per secondo) dominano. Le onde del cervello che ci
interessano maggiormente sono le onde alfa (8-13 oscillazioni per secondo.) Esse
appaiono maggiormente quando la persona ha gli occhi chiusi, rilassata
mentalmente, ma ancora sveglia e capace di sperimentare. Quando gli occhi sono
aperti, o la persona distratta, le onde alfa sono indebolite e c' un aumento delle
onde beta pi veloci (13-40 oscillazioni per secondo).
L'ammontare di onde alfa mostra a che grado il cervello in un stato di
consapevolezza rilassata. Le misurazioni fatte con l'EEG hanno mostrato che
l'ammontare di onde alfa aumenta durante la meditazione e tale ammontare di
esse si distribuisce ugualmente in ciascuna met del cervello. Ebbene, pi
pratichiamo Nadi Sodhana, pi le onde alfa in ciascuna parte del cervello
tendono a divenire uguali. Il Nadi Sodhana crea dunque quel perfetto equilibrio
che la migliore condizione per entrare nello stato meditativo.

257
APPENDICE 4: ESPERIENZE PERSONALI DELLE ROUTINE
INCREMENTALI DEL TRIBHANGAMURARI

Negli ultimi anni ebbi l'opportunit di praticare di nuovo le pi importanti


routine incrementali. Sfortunatamente, in passato, il principale impulso che
mi port a finire al pi presto possibile il numero prescritto di ripetizioni di
ogni Kriya superiore era anche l'ansia di ottenere la prossima iniziazione
dal mio insegnante. Il desiderio ardente di "estrarre'' qualsiasi cosa che egli
potesse insegnarmi era nutrita da una strana paura; come se, per ragioni
insondabili, in futuro non sarei riuscito pi a contattarlo. Praticai di nuovo
le tre parti della tecnica evoluta del Tribhangamurari Macro che avevo
ricevuto dal mio terzo insegnante, e completai la routine del Micro
Tribhangamurari.

La prima seduta di Samantrak avvenne in primavera in un giorno quasi


perfetto, quando l'aria pura, fresca ma gradevole, mi attir a praticare
all'aria aperta godendo di un cielo blu in cui un piccolo grappolo di nubi
galleggiava nella luce dorata. Ero veramente felice, mi sembrava di essere
entrato in una nuova dimensione. C'erano solo poche ripetizioni della
tecnica, ma esse cambiarono il mio stato d'animo. Samantrak fu come
accendere varie luci lungo il percorso a tre curve. Era come se tanto sole e
cieli limpidi finalmente entrassero nella mia pratica. Le sillabe del Mantra
che ponevo con cura come dei semi in ciascun centro, mi riscaldavano
come il sole riscaldava i prati attorno a me.

Incoraggiato dal principio definitivamente stabilito che la Preghiera la


parte centrale del percorso spirituale, cominciai a praticare mentre facevo
una passeggiata. Sapevo perfettamente che questo non era il modo
canonico di praticare ma non potevo resistere alla tentazione di vedere il
suo effetto. Mi pareva di portare nel cuore un braciere ardente. Percepivo
che il centro della mia personalit non era nel cervello ma nel cuore. E nel
cuore sentivo una tensione di tenerezza.
In questo modo mi preparai per un pellegrinaggio di gruppo.
Camminammo tutta la notte poich l'arrivo ad un bel santuario era previsto
per la mattina seguente. Mentre camminavo sussurravo le 12 sillabe del
Mantra ponendo idealmente ciascuna di esse nel rispettivo centro.
Pensai che l'esistenza dei miei compagni di viaggio era immersa
nellamore. Compresi che la realt dellamore era la forza pi intensa della
vita. Sentii che loro non potevano, a causa dellistinto, evitare la
condizione damare qualcuno i propri figli per esempio e di prendersi
cura di qualcuno. Non avevo dubbi che erano capaci di donare la loro vita

258
per i propri figli. C'era in ognuno di loro la forza per grandi, incredibili
azioni. Come conseguenza, non potevano evitare esperienze dolorose.
Sentivo che la lor vita, essendo immersa nell'amore, lo era anche nel
dolore e nella tragedia. Questa dualit era implicita nell'esistenza terrena,
intrecciata con il nostro esistere. Il senso di questa realt ineluttabile venne
allora sperimentato come una stretta dolorosa che mi lacerava il petto.
Mentre ero immerso in questi pensieri, il sole sorse sul nostro
sentiero e il santuario apparve sopra un'altura, qualcosa si sciolse e ne
venne una tale intensit di amore che la stessa esperienza si trasform in
una stretta al cuore, in un dolore "pieno di beatitudine".

Nei mesi seguenti praticai la mia routine Kriya, seduto all'aria aperta.
Associo quelle routine a lunghi tramonti, a serate che sembravano non
avere fine. Quel periodo della mia vita fu veramente magico: mentirei se
dicessi che non ne ho una nostalgia infinita. Vivere quelle lunghe sedute in
campagna, in totale libert ed in uno stato di "ebbrezza'' mistica fu un
evento indimenticabile.
Il solo problema fu che il ritmo naturale del Mantra mi induceva a
praticare troppo rapidamente. Fu solo quando decisi di fare uno sforzo
speciale per procedere pi lentamente, che la gioia e l'amore per il Divino
aumentarono.

Talvolta utilizzavo il movimento della testa come mi era stato insegnato.


Quando praticavo tutto il giorno e, nel tardo pomeriggio, la pratica si
avvicinava alla fine, c'era la tendenza a diminuire drasticamente la forza
dei movimenti della testa mentre godevo la pura vibrazione di ciascuna
sillaba. Inoltre spesso violavo l'istruzione di cantare le sillabe solo
mentalmente. Pronunciavo lentamente ciascuna sillaba in un sussurro,
godendomi una micro pausa per ogni sillaba. La pratica era veramente
bella.
Una sera da un distante villaggio venne il suono di campane fu
come una cascata di luce! La sorpresa fu cos inaspettata! Una parte di me
continuava a ripetere: "Ad un essere umano non mai stata accordata tanta
gioia!"

Qualcosa avvenne mentre praticavo con gli occhi aperti. Per ragioni che
oltrepassano la mia comprensione, l'effetto psicologico di questa pratica fu
straordinario. Il dettaglio importante era di muovere non solo la mia testa
ma anche il mio sguardo, in modo lento e fluido, senza scatti.
Cominciai con gli occhi che guardavano il pavimento. Sussurrai le
sillabe del Mantra simultaneamente sollevando mento e sguardo. La mia
attenzione si muoveva centimetro dopo centimetro, osservando qualsiasi
cosa posta davanti a me. Poi, senza girare la faccia, la testa si muoveva

259
verso la spalla sinistra, poi ritornava nel centro sollevando
contemporaneamente il mento il pi possibile. Durante questo movimento,
gli occhi si volgevano verso l'alto. Quando, da quella posizione col mento
in su, la faccia si volgeva lentamente a destra, gli occhi seguivano il
movimento e finivano col guardare attentamente l'area alla mia destra, il
pi indietro possibile. Poi la faccia si rivolgeva lentamente a sinistra. Gli
occhi seguivano il movimento spostandosi orizzontalmente senza perdere
alcun dettaglio di quello che era di fronte e finivano col guardare
attentamente l'area alla mia sinistra, il pi indietro possibile. Durante gli
ultimi quattro colpi dati da sinistra, l'intensit dello sguardo diminuiva, le
palpebre si chiudevano e le ultime sillabe erano sussurrate quasi a fatica.
Negli istanti finali del percorso ero quasi addormentato. In questo modo
ripetevo la procedura tante, tante volte.

Il primo effetto che si poteva notare sin dal primo giorno di pratica era
l'intensit dell'attivit onirica. Alcuni sogni rimanevano molto vividi nella
mia immaginazione durante la mattina seguente. Considerai questo un
modo privilegiato di creare un dialogo con la sfera inconscia.
Perfezionai l'abilit di meditare ovunque, senza permettere che nulla
mi disturbasse. Mentre all'inizio ero quasi maniacale nel preparare un buon
ambiente per la meditazione e divenivo nervoso e preoccupato per un
nonnulla, ora mi piaceva meditare nei luoghi pi strani e in situazioni
impossibili come viaggiare in treno o guardare un film. Vidi che, strano a
dirsi, tali occasioni potevano creare per contrasto, uno stato particolare di
consapevolezza producendo risultati insperati.

Ed ora passiamo a descrivere il periodo in cui praticai le lunghe sedute del


Micro movimento Tribhangamurari.
Il periodo in cui fui assorbito in questo processo appare alla mia
memoria circondato da unaura di sogno. Faccio persino fatica a ricordarlo;
talvolta, per celia, mi chiedo se esso sia realmente esistito. Deviai dal modo
comune di vivere per pi di due anni. Praticavo tutto il santo giorno, ogni
giorno, possibilmente all'aperto.
Portavo con me un sedile fatto da uno strato di plastica ed uno di
lana, qualche cosa da bere ed un piccolo rosario di trentasei grani. Mi
sedevo, respiravo profondamente e poi procedevo col Mantra e col
conseguente Micro movimento. Alla fine dogni ciclo, spostavo un oggetto,
un sassolino da un lato del corpo all'altro per contare il numero
complessivo dei cicli di 36.
Spesso un'invincibile sonnolenza cercava di sconfiggere ogni mio
sforzo. Sullo schermo interiore della consapevolezza apparivano molte
immagini come sogni ad occhi aperti. Non mi fu daiuto il mutare la
posizione delle gambe, praticare frequentemente il Maha Mudra oppure

260
interrompere, per una pausa, la pratica. Molte volte mi chiedevo quale
effetto benefico potesse provenire da quello che sembrava essere un
viaggio nel mondo inconscio dei sogni.

Quando interrompevo la pratica per riposarmi un po', scoprivo che questo


non aveva risolto il problema la sonnolenza riappariva immediatamente
non appena riprendevo la pratica. Non ci fu modo (caff, molto sonno...) di
difendersi dalla sonnolenza; imparai ad accettare la situazione.

Non c'erano problemi quando praticavo al mare, tra la gente che non mi
disturbava, facendo finta di guardare lontano o leggere.
Un giorno mi trovavo in un luogo roccioso non lontano dalla
spiaggia. Un albero mi riparava dal sole. A tramonto appoggiai la schiena
ad una roccia e praticai con gli occhi aperti. Il cielo era un cristallo
indistruttibile dinfinita trasparenza e le onde cambiavano continuamente il
loro colore. Dietro le scure lenti dei miei occhiali da sole i miei occhi erano
pieni di lacrime. Non riesco a descrivere quello che percepii se non in
forma poetica.
C un canto indiano (nella parte finale del film Mahabharata) le cui
parole sono prese dalla Svetasvatara Upanishad: "Conosco questo Grande
Spirito, raggiante come il sole, trascendente ogni concezione materiale di
oscurit. Solo chi Lo conosce pu trascendere i limiti della nascita e della
morte. Non c altra strada per raggiungere la liberazione che conoscere
questo Grande Spirito". Quando ascolto la bella voce della cantante Indiana
ripetere "Non c altra strada", il mio cuore sa che nulla avr il potere di
tenermi lontano da questo stato e da questa pratica fantasticamente bella
che mi accompagner fino alla fine dei miei giorni.

261
APPENDICE 5: PER COLORO CHE SEGUONO GLI
INSEGNAMENTI DI P .Y.

Questa appendice dedicata a quegli studenti che sono seriamente


intenzionati a procedere sul sentiero Kriya utilizzando solo le tecniche che
possono essere ottenuto dalle organizzazioni che diffondono gli
insegnamenti di P.Y.. 15
Tecnica Kechari Mudra a parte, spesso citata negli scritti di P.Y., il
quale sicuramente la praticava, questi devoti non sentono la necessit di
mescolare le tecniche di P.Y. con altre procedure. Sentono di essere suoi
discepoli e quindi pensano che adottare altri insegnamenti vorrebbe dire
tradirlo. Quando seguivo gli insegnamenti di P.Y., la nostra meditation
counselor ci spiegava che il peggiore male era la slealt nei confronti del
Guru e della sua organizzazione. Per ''slealt'', lei intendeva anche il solo
fatto di leggere quello che persone uscite dall'organizzazione avevano
scritto sul Kriya Yoga.

Ebbene se cos stanno le cose, che necessit c' di scrivere qui qualcosa per
loro? Dopo che il mio libro apparve sul Web, ebbi un intenso scambio di
email con vari ricercatori fedeli a P.Y.. Ricevere email da loro rappresent
una piacevole sorpresa. Dopo avermi detto chiaramente che non
approvavano la mia decisione di descrivere in modo cos esplicito le
tecniche del Kriya Yoga di Lahiri Mahasaya, mi posero delle precise
domande sulle semplificazioni del Kriya che il loro Guru insegnava a vaste
platee. Volevano avere almeno un'idea di quanto P.Y. avesse insegnato ai
suoi discepoli pi intimi.

Spesso incontrai personalmente questi studeti. Mi colpirono sempre per la


loro straordinaria dedizione alla pratica regolare del Kriya. Avevano
studiato bene il materiale Kriya scritto o dettato da P.Y. e sapevano citare a
memoria varie parti di tale materiale. Sebbene incerti per quel che riguarda
la loro comprensione dei sottili meccanismi che stanno alla base delle
procedure del Kriya Yoga e tormentati da molti dubbi, non avevano
abbandonato mai la pratica. Non avevo dubbi che essi stavano seguendo il
percorso Kriya non per curiosit esoteriche ma per una ragione soltanto:

15
Le tecniche di P.Y., non vengono qui rispiegate ma solo commentate liberamente
secondo la mia personale esperienza. I simboli K1, K2, K3 e K4 sono utilizzati per
indicare i quattro Kriya come furono da P.Y. insegnati. Perci, quando in questa
appendice voi trovate scritto "K2", ricordate che ci stiamo riferendo a quella
particolare tecnica del Secondo Kriya come fu insegnata da P.Y. e non al Secondo
Kriya insegnate da altre linee di discendenza.

262
superare i confini della loro mente ed immergersi con l'Ineffabile. Fui
sorpreso quando uno di loro, discutendo il ruolo delle organizzazioni
Kriya, mi assicur che voleva Dio e non qualcuno che, facendo finta di
essere Dio, si interponesse tra loro e la luce che dal Divino proveniva.

Ero certo di trovarmi di fronte ad onesti ricercatori dalla cui bocca non
sarebbe mai uscita alcuna sciocchezza. Imparai ad ascoltarli con rispetto ed
in silenzio quando corressero molte mie interpretazioni fantasiose sul
Kriya Yoga. Molti, non per pura e semplice esibizione, sapevano citare a
memoria molte frasi che si trovano negli scritti di P.Y.. Essi avevano letto e
riletto tali testi moltissime volte tentando di decifrarli.
Il mio rapporto con quei ricercatori si bas su un reale affetto e non
ci fu mai disapprovazione, acidit o formalit. Furono sempre generosi
verso di me e rispettosi della mia personalit. Mai cercarono di impormi
qualche loro convincimento, mentre condividevano tutto quello che
conoscevano, anche quanto era costato tempo, sforzo e denaro.

I nostri incontri furono eventi stimolanti che mi fornivano tanto cibo per la
riflessione. Talvolta mi costringevano a ricreare una pi ampia visione del
sentiero Kriya proponendomi delle osservazioni molto originali. Incontrare
tali ardenti devoti signific ritrovare intatto, riflesso nei loro occhi,
quell'oro che illumin un tempo la mia vita quando sfogliavo le pagine
della famosa autobiografia di P.Y..

Principale discussione
Anzitutto c'era la classica domanda: ''Quale migliore: il Kriya
Pranayama attraverso la bocca o quello attraverso il naso? Alcuni
sapevano che un ristretto numero di discepoli di P.Y. praticavano il
Pranayama con la bocca chiusa.
Per quanto riguarda il Kechari Mudra fui felice di constatare che un
buon numero di kriyaban lo avevano raggiunto alcuni avendo applicato
l'esercizio classico del Talabya Kriya dal mio libro, altri seguendo i
suggerimenti trovati su un sito web dedicato allo Yoga.16 Uno di loro aveva
una strana opinione: afferm che il Kriya Pranayama col Kechari Mudra
era troppo ''debole'', privo delle forti sensazioni che si sperimentano nella
spina dorsale utilizzando il Pranayama praticato con la bocca. Era chiaro
che il mio amico si era tormentato a lungo prima di prendere la decisione di
rinunciare al Kechari Mudra.

16
P.Y. nei suoi scritti e nei suoi discorsi diede la definizione di Kechari Mudra senza
presentare alcuni esercizi pratici da essere eseguiti per un certo periodo di tempo
onde realizzarlo.

263
I miei punti fermi sono i seguenti:

[1] Secondo me, l'ipotesi che solamente il Kriya Pranayama eseguito


respirando con la bocca fa s che l'energia fluisca attraverso il canale di
Sushumna intendendo che le correnti laterali di Ida e Pingala non
abbiano alcun ruolo senza fondamento. Durante i primi respiri Kriya (a
meno che tu non abbia padroneggiato lo stato di Samadhi) Ida e Pingala
hanno sicuramente un ruolo!
La sensazione fresca durante l'inspirazione e la sensazione di tepore
durante l'espirazione sono l'effetto di queste due correnti laterali. La
corrente Sushumna interviene dopo, quando il modo di respirare cambia
radicalmente; il respiro diviene sempre di pi sottile ed interiorizzato. In
tale situazione, il suono di Om pu essere percepito senza chiudere le
orecchie. Molti studenti degli insegnamenti di P.Y. non hanno mai sentito
della possibilit di ascoltare il suono di Om durante il Kriya Pranayama.
Eppure accade e, quando accade, riempie il cuore di gioia inesprimibile.

[2] Il Kriya Pranayama attraverso la bocca possiede il notevole potere di


regalare una chiara sensazione fresca durante l'inspirazione e tiepida
durante l'espirazione. Queste sensazioni appaiono quasi immediatamente
nella gola e, dopo alcuni respiri, cominciano ad accadere nella spina
dorsale. Quelle sensazioni attraggono la totalit della tua consapevolezza
nella spina dorsale. Su questo non c' alcun dubbio. Perci ragionevole
incominciare il Kriya Pranayama in questo modo, per un numero non
grande di respiri, anche dopo aver raggiunto il Kechari Mudra.

[3] Il Kriya Pranayama eseguito respirando con la bocca, se praticato per


un numero eccessivo di ripetizioni (pi di 48), pu indurre uno stato di
tensione. Di sicuro in quello stato l'energia non fluisce in Sushumna.
Durante la pratica del Kriya Pranayama in grandi numeri, uno dovrebbe
lasciare che l'intensit delle due sensazioni diminuiscano. Allo stesso
tempo uno dovrebbe aumentare la consapevolezza dei Chakra e gioire
della dolcezza che emana da essi. Il suono del respiro non scomparir:
destinato a divenire pulito come quello di un flauto. Questo suono non pu
essere appreso durante l'iniziazione ma sperimentato dopo anni di pratica
seria e appassionata. stato spiegato che: "Il suono simile al flauto appare
solamente quando la spina dorsale pulita come il tubo vuoto che viene
visualizzato durante il Kriya Pranayama.''

[4] Coloro che non sono soddisfatti della percezione del movimento di
Prana lungo la spina dorsale, dovrebbero aggiungere al Maha Mudra

264
alcuni semplici esercizi per la spina dorsale: specialmente curvature laterali
e torsioni. Il Nadi Sodhana Pranayama pu essere praticato col grande
beneficio prima del Maha Mudra: esso aiuta a rimuovere gli ostacoli che
bloccano la porta del Sushumna.

[5] Alcuni kriyaban non hanno capito cosa fare dopo la pratica del Kriya
proper o dopo lo Jyoti Mudra. Penso che uno non dovrebbe rimanere
semplicemente immobile aspettando che il tempo passi... come uno che sta
attendendo che il farmaco di una iniezione intramuscolare entri bene in
circolo e sia possibile alzarsi e camminare senza compromettere l'azione di
tale trattamento medico.
Un famoso discepolo di P.Y. Disse che dopo il Kriya Pranayama
bene muovere la consapevolezza in su ed in gi lungo la spina dorsale
facendo una pausa in ciascun Chakra.

[6] So che P.Y. prese in considerazione una variante del suo Kriya
Pranayama insegnando di cantare mentalmente Om in ciascun Chakra.
Sembra che questa istruzione si dimostr difficile per alcuni studenti. Fu
allora cambiata e data solo personalmente. Ebbene io penso che questa fu
una grande perdita per tutti gli studenti seri.

Solo dopo aver chiarito questi punti discutemmo sulle tecniche base Hong
So e Om. Le seguenti osservazioni vennero apprezzate.

Hong So
Questa non una tecnica che regala, come per magia, la concentrazione, a
meno che uno gi non la possieda! Per realizzare il potere di questa tecnica,
devi essere in partenza dotato dell'abilit di mantenere un alto livello di
concentrazione durante tutta la pratica.
Come sai, la procedura incomincia con due esercizi di respirazione.
La letteratura spiega che essi servono per ossigenare il sangue e calmare il
sistema psicofisico. Certo, questo vero, ma bene riconoscere che essi
mettono in moto lo stesso meccanismo essenziale del Kriya Pranayama,
ovvero mescolare ed equilibrare Prana e Apana. Quindi questi semplici
esercizi iniziali potrebbero regalarti delle esperienze spirituali molto belle e
intense. Paradossalmente tali esperienze potrebbero rarefarsi e sparire del
tutto dopo aver incominciato la pratica del Kriya proper. 17

17
Questo avverr qualora tu, mal guidato e non avendo esercitato il raziocinio, scelga
di seguire una routine che invece di collaborare col processo di calmare il Prana nel
corpo, produca esattamente l'effetto contrario.

265
Per quanto riguarda il Mantra Hong So,esso non una "formula magica"
che, se ripetuta varie volte, produce miracolosamente la calma del processo
ri respirazione. 18
Questo Mantra deve fondersi col respiro e il praticante deve essere
costantemente cosciente di ci. Se tu lasci scemare l'acuta consapevolezza
del respiro e resti l come ipnotizzato dal suono delle due sillabe Hong e
So, resterai deluso. La mente non si lascer affatto interiorizzare e quindi
non ti condurr allo stato di calma del respiro. Consideriamo due fatti
tecnici.

Il primo dettaglio tecnico (che sembra strano a molti studenti) di non


lasciare mai che un ritmo nel canto mentale di Hong So si stabilisca. Il
canto mentale di questo Mantra infatti tende a seguire un ritmo e tale ritmo
tende ovviamente a continuare inalterato nel tempo. Quindi, anche se il
corpo si trovasse nella condizione fisiologica di rimanere senza respirare
per dei lunghi momenti, il processo di inspirare ed espirare continuer ad
avvenire sempre, col lo stesso ritmo implacabile, senza mai rallentare .
Esistono studenti i quali non si rendono conto di essere nella
condizione di poter vivere l'esperienza liberante dello stato di assenza di
respiro. Basta impedire che tale ritmo si stabilisca.

Non permettere che il ritmo implacabile della litania: ''Hong So, Hong So,
Hong So, Hong So...'' prosegua all'infinito, implacabile come lo sferragliare
ripetitivo delle ruote d'acciaio del treno. Quando ci sono le condizioni
fisiologiche che una pausa possa naturalmente verificarsi, lascia che si
verifichi, stai continuamente attento che tale pausa possa esistere. Godi la
bellezza di questa pausa, non importa se dura pochissimo! Coloro che si
attengono a questo principio, si accorgono ben presto, in un modo
veramente strabiliante, come questo piccolo dettaglio sufficiente per
calmare il respiro. Prosegui pazientemente con questa procedura ed entrerai
in uno stato cos bello che l'idea di interromperlo per praticare altre
tecniche verr vista come una violenza.

Il secondo dettaglio tecnico riguarda la pausa dopo la inspirazione. Esso


prende in considerazione un fattore importante: nella respirazione normale,
non controllata, c' la tendenza ad espirare subito dopo la inspirazione.
[Ci dovuto al fatto che inspirando la cassa toracica si dilata, anche se di
pochissimo, e quindi, questa forza elastica, non importa quanto sia piccola,
tende ad essere rilasciata immediatamente alla fine della inspirazione.]
18
Questa tecnica anche insegnata con So durante l'inspirazione e Hong durante la
espirazione. Si scopre che praticando con So Ham invece che con Hong So, l'effetto
lo stesso.

266
Praticare bene la tecnica Hong So significa controllare il riflesso naturale di
espirare non appena la inspirazione completata. Questo possibile sono
in un modo: dopo la inspirazione attendi con dolcezza e senza alcuna
forzature che appaia naturalmente l'impulso di espirare. Accetta che la
cassa toracica rimanga per alcuni istanti dilatata ovvero in leggera tensione.
Quando, dopo questa pausa, appare l'impulso di espirare, si espira.

Mettendo in pratica questi due dettagli tecnici, si mette in moto un "circolo


virtuoso" tra la calma interiore che nasce dall'osservare i due atti respiratori
e la ridotta necessit di ossigeno. Questo porta ad un risultato straordinario
anche per chi si ritiene solo un maldestro principiante.

Osservazione
I principi appresi con la tecnica Hong So possono essere applicati dopo il
Kriya Pranayama, quando muovi la tua consapevolezza su e gi lungo la
spina dorsale.

possibile infatti visualizzare il respiro (sempre corto, calmo, spontaneo)


che sale e scende con Hoooong e Soooo. Dopo un paio di minuti, puoi
''dedicare'' ciascun respiro ad un Chakra diverso.
Respira naturalmente e senti che questo respiro avviene nel
Muladhara ed fuso col soave canto mentale di Hong So. Poi sposta la
concentrazione sul secondo Chakra: qui avviene un altro respiro, poi un
altro respiro avviene nel terzo Chakra... e cos via ... su e gi lungo la spina
dorsale... fin quando non c' pi respiro, solamente Hong So come un
micro movimento in ciascun Chakra.

Tecnica Om
Contrariamente a quello che alcuni studenti pensano, questa tecnica
funziona. Funziona se tu la pratichi come insegnata: nella posizione
raccomandata, con il poggia gomiti, chiudendo le orecchie come insegnato,
senza stoppini per chiudere le orecchie, cantando mentalmente Om, Om,
Om.... per tempi il pi possibile lunghi, con impegno totale di ascoltare
internamente.
Quando le tue mani diventano ''informicate'' e non le senti pi, quello
il momento di procedere imperterrito. Ecco che qui avviene l'esperienza.
Di solito non noti il momento esatto quando cominci ad ascoltare i suoni
interiori. Qualunque suono che ti appare alla coscienza, non importa se
indefinibile ed evanescente, sia fiduciosamente calmo ed entra
devotamente in sintonia con esso.
Molti non hanno successo perch sono sempre sull'attenti e non
raggiungono mai il giusto grado di rilassamento. Forse la pi importante

267
abilit che uno deve sviluppare quella di passare facilmente tra la fase di
sonno e quella di veglia. Inutile dire che questa abilit preziosa in tutte le
fasi del Kriya.
Grandi esperienze interiori nascono da questa tecnica di meditazione.
I tuoi sforzi creeranno un periodo di bellezza sorprendente.

Kriya superiori
Per molti kriyaban la crisi con l'organizzazione era iniziata proprio quando
le reiterate richieste di una lezione dal vivo su queste procedure avevano
ricevuto un incomprensibile, anacronistico, ''NO.'' Essi avrebbero
apprezzato enormemente un seminario sui Kriya Superiori dove fossero
illustrati dal vivo non solo i dettagli tecnici di essi ma fosse fornita anche
una visione teorica, fornendo ai devoti delle risorse onde poter concepire
autonomamente la propria routine nel modo pi appropriato possibile.
Gli incontri organizzati per ripassare gli insegnamenti di base, non
importa quante volte fossero ripetuti lungo gli anni, erano stati sempre una
fonte di inspirazione ed incoraggiamento. Essi offrivano diverse risorse per
sollevare idealmente l'intuizione e portare la pratica ad un livello
estremamente profondo. La delusione nel non avere avuto questa
opportunit anche nel campo dei Kriya superiori era insopportabilmente
amara. 19

Veniamo a parlare dell'insegnamento che nel Kriya originale chiamato


Thokar. Questo insegnamento descritto in modo sufficientemente chiaro
negli scritti di P.Y.. Purtroppo quello che manca ad uno studente vedere la
tecnica eseguita dal vivo, nonch una discussione ampia su vari modi
possibili di includere tale procedura nella propria routine. I kriyaban
dovrebbero sapere che il K3 non destinato ad essere un giorno
abbandonato per sempre per il K4. K3 d risultati diversi dal K4. Pertanto
coloro che decidessero di dedicarsi solamente al K4 perderebbero gli effetti
specifici del K3. Sfortunatamente, quando i kriyaban ricevono il K3
assieme al K4, non sanno resistere alla tentazione di praticare
immediatamente il K4 "Se questa tecnica conduce al Samadhi, perch
non provarla subito?'' Dopo circa 15 - 20 rotazioni, il trattenimento del
respiro diviene stressante. Invece di abbandonare, rifanno lo stesso
tentativo un paio di volte mentre il disagio aumenta e un senso di nausea o
capogiro continua a lanciare il suo segnale di allarme. Poi si fermano,
sconfitti. Il guadagno zero, meno che zero! Non solo non hanno ottenuto
la minima traccia di Samadhi, ma hanno perso lo stato iniziale di
tranquillit.
19
Sappiamo che recentemente un paio di organizzazioni che si basano sugli
insegnamenti di P.Y. hanno dato prova di aver compreso che non conviene
comportarsi in tale modo e tengono regolarmente classi dal vivo sui Kriya superiori.

268
Il materiale didattico fornito dalla scuola conteneva dei punti poco chiari;
per esempio, il Mantra veniva presentato in un modo insolito ovvero con
dodici sillabe separate create per il lettore anglofono (Om naw maw
bhaw.) Il lettore era portato a leggerlo con una pronuncia ben lontana da
come il Mantra viene pronunciato in India. Questa istruzione non era
integrata da una nota che riportasse lo ''spelling.''
A parte questo, il Mantra era scritto con 12 sillabe separate, come se
non fosse un solo Mantra ma 12 diversi Mantra. Il lettore medio non
riconosceva affatto ''Om Namo Bhagavate Vasudevaya'', e cos cercava in
vano di immaginare l'origine e il significato di ciascuna sillaba come se
ciascuna fosse uno strano bija Mantra.
Inoltre, per accennare alla tecnica, si usava l'espressione ''rotazione
della testa'', mentre il movimento, come era descritto, non era una reale
rotazione ma un movimento ''triangolare.''

Ora, chiarito questo, cosa posso aggiungere qui? Posso condividere un


approccio particolare per trarre il massimo dalle istruzioni del K3. Questo
approccio diviso in due parti.

Prima parte
Quello che suggerisco di dedicare alcuni mesi a praticare il K3 senza i
movimenti della testa, concentrandosi solamente sul movimento
dell'energia che perfora ciascun Chakra e il Kutastha. Questo conduce a
padroneggiare l'arte della immersione astrale attraverso il tunnel spinale.
Pratica le istruzioni del K3 restando immobile senza muovere la
testa. Inspira, ponendo le sillabe dove ti stato insegnato; intensifica la
consapevolezza nel punto tra le sopracciglia ed applica continuamente la
pressione mentale alla base della colonna spinale e nella regione
addominale. L'espirazione comincia immediatamente dopo la
concentrazione sul punto tra le sopracciglia. La corrente guidata nei
centri prescritti: Midollo, cervicale, cuore, lombare, sacro e coccige.
Vibrando le sillabe nei luoghi corretti, fai una micro pausa in ciascuno di
essi anche se il flusso del respiro non perde la qualit di levigatezza e il
suono della espirazione rimane continuo.
Quello che ci si propone di ottenere mantenere una intensa e
continua pressione mentale lungo ogni parte del percorso spinale. Kechari
Mudra straordinario nel creare questa "pressione mentale" ma il potere
della volont ugualmente importante. Il potere della visualizzazione
anche cruciale nello sforzo continuo di sollevare la consapevolezza lungo
la colonna spinale millimetro dopo millimetro. L'espirazione pi
tranquilla: l'energia scivola in gi come una cascata di luce.

269
Comincia con 12 ripetizioni e aggiungi una ripetizione al giorno fino a
raggiungere le 200 ripetizioni. Questa tecnica si pratica una volta al giorno.
Dopo tale pratica si dimentica il respiro e si rimane immobili praticando la
forma migliore di Pranayama mentale. In una eventuale seduta secondaria
la stessa tecnica pu essere ripresa non pi di 12 volte. 20

Completare questa Routine Incrementale un compito impegnativo, ma


non particolarmente difficile: il tempo passa senza accorgersi e quello che
sarebbe potuto sembrare un compito spossante (superare le 100 ripetizioni)
risulta essere facile come un momento di riposo.
Durante questa impresa, avvengono varie esperienze. Per esempio
durante il sonno, oppure in quei momenti in cui il corpo mezzo
addormentato ma la coscienza lucida come non mai, esperienze cariche di
beatitudine avvengono e questo un aiuto per sviluppare una grande
devozione. Ci sono momenti durante la giornata in cui hai la percezione di
avere un contatto con la dimensione che sta oltre quella fisica. come
trovarsi a vivere gi nell'al di l ovvero nel mondo astrale. Dopo questo
grande sforzo sei pronto a trarre il meglio dal K3 proper.

Seconda parte
Ora pratica il K3 vero e proprio. Poni in esso tutta l'abilit ottenuta con il
precedente processo incrementale. Potrai avere degli effetti a lungo termine
che non ti saresti aspettato mai. Una grande impresa quella di ripetere la
routine incrementale ma ora con questo K3 ''completo.'' Il piano di questa
routine incrementale lo stesso discusso per la prima parte del K3.
Aumentando il numero di ripetizioni fino a 200, devi essere molto cauto.
Esegui i movimenti della testa in un modo molto delicato: non devi porre
sotto stress le vertebre cervicali!
Se procedi in modo prudente, sarai capace di dirigere un enorme
flusso energetica nel Chakra del cuore. Questa la base per arrivare poi ad
alti livelli di perfezione con il prossimo K4.

K4
Preparati alla pratica del K4 calmando il Prana nel corpo con il Kriya
Pranayama. Solleva l'energia Apana, che risiede sotto la cintura, nella
parte pi alta del torace tramite un numero congruente di ripetizioni della
pratica fondamentale del Maha Mudra. Cerca di aumentare il numero delle

20
Invece di aggiungere una ripetizione al giorno, si pu seguire un piano pi
semplice: pratica 25 ripetizioni al giorno per due settimane. Poi 50 ripetizioni al
giorno per altre due settimane. Poi 75 ripetizioni al giorno per altre due settimane...
poi 100... ...125... e cos via finch pratichi 200 ripetizioni al giorno per due
settimane.

270
rotazioni della testa senza respirare. Se vuoi leggere quello che ho scritto
sulla Forma Evoluta del Thokar, vedi il capitolo 10. Alcuni consigli che vi
trovi possono evitarti un inutile stress.
Ripetendo questa tecnica ogni giorno della tua vita, presto o tardi
sperimenterai lo stato di Samadhi.

K2
P.Y. scrisse che il Secondo Kriya Yoga rende capace uno yogi di lasciare il
corpo consciamente a volont. Fui felicissimo di studiare quelle tanto
desiderate lezioni sul Secondo Kriya. A dispetto di una pratica seria e
coscienziosa, non ottenni mai alcun risultato tra quelli promessi, come
percepire il colore di ciascun Chakra sullo schermo del Kutastha. Andai
avanti, utilizzando tutta la mia persistenza e capacit di resistenza
sviluppata con la tecnica Om. Delle esperienze ''forti'' cominciarono a
verificarsi nella spina dorsale. Apparivano ore pi tardi o quando mi
distendevo immediatamente dopo questa pratica. Questo port una tale
intensit di devozione! Fu una sorpresa scoprirla entro la mia personalit.

Ora accertato che questa tecnica diversa dal Secondo Kriya come
insegnato dalle varie scuole. Ho conosciuto studenti che, per questa
ragione, si sentirono ingannati e la abbandonarono. Nondimeno la tecnica
chiaramente uno strumento prezioso per produrre esperienze spontanee di
Prana che sale entro la spina dorsale. La storia che P.Y. ricevette questa
istruzione da Swami Kebalananda plausibile.
La tecnica K2 difficile da praticare. La meta ardua e impegnativa
che sta davanti a noi concentrarsi su ciascun Chakra finch la loro
essenza rivelata. Tale procedura ci aiuta a percepire i colori dei Tattwa (i
cinque elementi) collegati ai Chakra. Ci sono degli scritti di P.Y. in cui
spiegato in modo molto chiaro i cambiamenti fisici che avvengono quando
la nostra consapevolezza in sintonia con i diversi Tattwa. P.Y. spiega
come il nostro respiro fluisce attraverso le narici e descrive poi i particolari
sapori che percepiamo nella nostra bocca a seconda che siamo in sintonia
con un Tattwa o con un altro. Ogni kriyaban incontra questi scritti
studiando il corso per corrispondenza. strano che quei scritti non siano
collegati specificamente al K2.
Questa tecnica richiede molto impegno. Spesso dopo la pratica tu sei
cos esaurito cos senti il bisogno di praticare Savasana (la posa di
cadavere.) Questa la migliore condizione dove possono accadere alcune
esperienze spinali.
Quei studenti che hanno toccato con mano il valore della tecnica di
meditazione Om, non dovrebbe tardare a dare tutta la loro attenzione a
questa tecnica. Un buon piano quello di praticarla ogni giorno, una volta
al giorno, per un anno intero.

271
Durante una buona pratica del K2, indulgendo senza alcuna fretta su ogni
Chakra, un senso di vastit pervade la nostra coscienza. Siccome essa
assume un tono leggermente diverso in ogni Chakra, abbiamo
l'impressione di star volando attraverso regioni diverse di un cielo/paradiso
interiore.

Tecnica per percepire la spina dorsale astrale


Questa tecnica spiegata dopo che P.Y. ha dissertato su Kundalini e ha dato
un chiaro suggerimento sulla necessit del Kechari Mudra. Ad un certo
punto, P.Y. spiega come, stabilitosi nella posizione di meditazione, un
kriyaban gentilmente oscilla la spina dorsale, sinistra e destra, per sentire la
spina dorsale astrale come separata dal corpo. Fatto questo, un kriyaban
percorre su e gi la spina dorsale, cantando mentalmente Om nella sede di
ciascun Chakra. 21 Questo un insegnamento semplicissimo eppure il
risultato pu lasciarti stupefatto!

Colpi psico fisici


Il secondo insegnamento riguarda i "colpi psico-fisici'' dati presso le
diverse sedi dei Chakra. L'informazione che ho ricevuto che esistono
diversi modi per effettuare questa procedura. Le stesse sillabe del Mantra
che noi utilizziamo per il K3 (o per il K4) sono utilizzate come una
sequenza di veri e propri "colpi psico-fisici'' diretti verso la sede di ciascun
Chakra.
Esiste un'altra procedura molto efficace. Tu poni tutte le sillabe di cui
composto un Mantra entro ciascun Chakra visualizzato come un disco
orizzontale della grandezza di una monetina. Le sillabe dovrebbero indurre
una sensazione di rotazione entro ciascun Chakra. Come avviene di solito
la rotazione antioraria se vista dall'alto.

21
C' un discepolo diretto di P.Y. che afferma di aver ricevuto da P.Y. questa
istruzione come Secondo Kriya . Lui dice che cantare mentalmente Om nella
sede di ciascun Chakra, dal Muladhara al punto tra le sopracciglia, poi nel
Sahasrara, cervicale, Chakra del cuore... e scendere e poi ripetere questo
salendo alla fine nel Sahasrara il Secondo Kriya.

272
Una buona routine
[1] Preparazione: equilibrare le correnti di Ida e Pingala con Nadi Sodhana
Pranayama e Maha Mudra
[2] Kriya Pranayama attraverso la bocca (non pi di 24) seguiti da Kriya
Pranayama attraverso il naso con Kechari Mudra (o baby Kechari o
Kechari vero e proprio, prima senza cantare mentalmente Om in ogni
Chakra e poi cantando Om. Si pu aggiungere il Kriya Pranayama come
insegnato da P.Y. nel 1930 con bocca chiusa
[3] Pratica del K3 [*]
[4] Ricrea la calma nel corpo praticando il K3 senza i movimenti della testa
per 12 volte
[5] Jyoti Mudra
[6] Induci uno stato di interiorizzazione praticando la procedura di
percepire la spina astrale, poi l'ultima tecnica sui colpi psicofisici,
lasciando che il respiro scompaia del tutto

[*] Quando? Controlla che il numero dei respiri del Primo Kriya (punto 2)
pi il numero dei tuoi K3 pi i 12 respiri (punto 4) sia inferiore o uguale a
108

273
GLOSSARIO

Questo glossario stato aggiunto per quelli che gi conoscono il significato dei
termini pi comuni usati nel Kriya, ma preferiscono non avere incertezze sul
modo in cui essi sono utilizzati nel presente libro.

Alchimia interiore [taoista -- Nei Dan] LAlchimia Interiore taoista la


tradizione mistica dellantica Cina. Essa richiama con tale accuratezza le
tecniche del Primo Kriya da offrirci tutte le ragioni per credere che essa consista
nello stesso processo. Le ipotesi, campate in aria, che le tecniche della Alchimia
Interiore siano state, nei tempi antichi, portata dall'India alla Cina, rivela la
tendenza a considerare lIndia lunico possibile luogo dove l'uomo intu - o gli
furono rivelati - i segreti del percorso mistico.
La considerazione di uno sviluppo indipendente dei due sentieri conduce al
concetto molto fecondo delluniversalit degli strumenti mistici. Studiare il Kriya
alla luce di altre tradizioni mistiche pu produrre un insperato approfondimento
della loro essenza e incoraggiare il rispetto per ciascuna delle sue tecniche
originali anche se esse non sembrano propriamente indiane o yogiche.
Daltra parte, con una analoga attitudine a distruggere la ricchezza di una
procedura mistica che non si riesce a comprendere, ci sono insegnanti di
Alchimia Interiore che hanno privato la loro disciplina di tutto ci che riguardava
il respiro; essi hanno cos sottratto al tesoro della loro arte forse proprio il fattore
che d a questa disciplina il diritto di essere considerata una vera e propria
alchimia ovvero una trasformazione chimica del respiro in una sostanza pi
raffinata.

Apana Apana una delle cinque forme di energia nel corpo. Associata alla
regione delladdome inferiore, responsabile di tutte le attivit (processo di
eliminazione per esempio) che ivi hanno luogo. Il Kriya Pranayama, nella sua
fase iniziale, essenzialmente il movimento del Prana (la particolare energia
presente nella parte superiore del tronco polmoni e cuore) in Apana e
dellApana nel Prana. Quando inspiriamo, l'energia dallesterno del corpo
portato allinterno ed incontra Apana nel basso addome; durante l'espirazione
l'Apana si muove dalla sua sede su verso lalto e si mescola col Prana. La
continua ripetizione di questo evento genera un aumento di calore nella regione
dell'ombelico: ci calma il respiro e accende la luce dell'Occhio Spirituale.

Asana Posizione del corpo adatta alla meditazione. Come disse Patanjali, la
posizione assunta dallo Yogi deve essere stabile e comoda. La maggior parte dei
kriyaban si trova bene con il cosiddetto Mezzo-loto [vedi]: esso, infatti, evita
alcuni problemi fisici. Per il kriyaban medio, Siddhasana [vedi] considerata
superiore a tutte le altre Asana. Se infine prendiamo in considerazione i kriyaban
esperti di Hatha-Yoga, che hanno delle articolazioni molto flessibili, la posizione
perfetta indubbiamente Padmasana [vedi].

274
Assenza di respiro Pu essere ottenuto soltanto dopo anni di pratica Kriya.
Esso non ha nulla a che vedere con il trattenere forzatamente il respiro. Essa non
consiste nel banale fatto che il respiro divenga sempre pi calmo. lo stato in
cui il respiro del tutto assente - con la conseguente dissoluzione della mente.
Molti kriyaban non sono capaci di concepire tale stato. C' un alone di mistero
che circonda la sua descrizione; le persone pensano che sia impossibile e che
qualsivoglia affermazione sul suo verificarsi falsa. Ciononostante, possibile,
anche se sperimentato solamente dopo anni di pratica Kriya. Quando si
manifesta, un kriyaban non sente il bisogno di inspirare; oppure fa una breve
inspirazione e non sente il bisogno di espirare per un tempo molto lungo. (Pi a
lungo di quanto la medicina giudichi possibile.) Il respiro diviene cos calmo che
colui che pratica ha la decisa percezione di non star respirando affatto; egli
percepisce un'energia fresca nel corpo, che sostiene la sua vita dallinterno, senza
bisogno di ossigeno. Secondo la teoria del Kriya, questo stato il risultato
dellaver completato il lavoro di tagliare il nodo del cuore.

Aswini Mudra "Ashwa" significa "cavalla"; "Aswini Mudra" significa


"Mudra della cavalla" perch la contrazione anale assomiglia al movimento che
questa fa col suo sfintere immediatamente dopo l'evacuazione degli intestini. Ci
possono essere definizioni lievemente diverse di tale Mudra e, qualche volta,
confuso col Mula Bandha [vedi]. La definizione di base di contrarre
ripetutamente i muscoli alla base della spina dorsale [sfintere] col ritmo di
approssimativamente due contrazioni il secondo. Questo Mudra un modo
diretto per entrare in contatto con lenergia bloccata e stagnante alla base della
spina dorsale e spingerla verso lalto.

Bandha Nello Yoga nessuna pratica del Pranayama pu dirsi completa senza i
Bandha. Esse sono valvole di energia, serrature, non semplici contrazioni dei
muscoli che impediscono all'energia di essere dissipata e la dirigono allinterno
della spina dorsale. [Vedi Jalandhara Bandha, Uddiyana Bandha e Mula Bandha]
Nella parte iniziale del percorso Kriya, lo yogi ha solo una comprensione
approssimata dei Bandha, in seguito addiverr ad una loro completa padronanza
e potr utilizzarli, con leggeri adattamenti, in moltissime tecniche Kriya. I tre
Bandha, applicati simultaneamente, creano la sensazione di un brivido interno
quasi estatico, una corrente energetica che si muove in su lungo la spina dorsale.
Il risveglio di Sushumna favorito e prolungato.

Bindu Centro spirituale localizzato nella regione della nuca dove


lattaccatura dei capelli forma come un vortice. Fin tanto che lenergia, diffusa in
tutto il corpo, non raggiunge il Bindu, una specie di schermo impedisce allo yogi
di contemplare lOcchio Spirituale. Portare tutta la propria forza, l, in quel
piccolo spazio, non un compito facile perch le radici dell'Ego hanno la loro
sede in tale centro; esse devono essere affrontate e sradicate.

275
Bhrumadhya La regione tra le sopracciglia, collegata con Ajna Chakra e con
la visione del terzo occhio (Kutastha).

Chakra La parola Chakra viene dal Sanscrito cakra che significa "ruota" o
"cerchio." I Chakra sono le "ruote" della nostra vita spirituale; sono descritti nei
testi tantrici come emanazioni dello Spirito, la cui essenza si espanse
gradualmente in livelli sempre pi grossolani di manifestazione, raggiungendo in
fine la dimensione del Chakra di base, il Muladhara, che rappresenta il mondo
fisico. L'energia-coscienza, discesa, giace arrotolata e addormentata alla base
della spina dorsale ed chiamata, Kundalini - colei che arrotolata. Noi esseri
umani consideriamo come reale solo il mondo fisico: solamente quando la
nostra Kundalini si risveglia che riconquistiamo la piena memoria della realt
della dimensione sottile dell'Universo.
Nessun autore ha mai "provato" lesistenza dei Chakra - come nessun
uomo ha mai provato l'esistenza dell'anima. Siccome non possiamo portarli sul
tavolo di un laboratorio difficile descriverli. In qualsivoglia libro di Yoga
troviamo descrizioni che si appoggiano su una traduzione di due testi indiani, il
Sat-Cakra-Nirupana, ed il Padaka-Pancaka, scritti da Sir John Woodroffe, alias
Arturo Avalon in un libro intitolato Il potere del Serpente. Largomento che ivi
descritto sembra essere innaturalmente complicato, quasi impossibile da essere
utilizzato.
Questi concetti sono stati ulteriormente inquinati dalla teosofia e simile
letteratura esoterica. Il libro i Chakra scritto dallautore controverso C. W.
Leadbeater, in grande parte il risultato dell'elaborazione mentale delle sue
proprie esperienze.
Per mezzo della pratica del Kriya, possiamo avere esperienza dei Chakra.
Localizzato sopra lano, proprio alla base della colonna spinale, nella parte pi
bassa del coccige, incontriamo il Chakra radice Muladhara, un centro che
distribuisce energia alle gambe, alla parte pi basso del bacino, irradiando in
modo particolare le Gonadi (testicoli negli uomini, ovaie nelle donne). Il
Muladhara simboleggia la coscienza obiettiva, la consapevolezza dell'universo
fisico. posto in relazione allistinto, alla sicurezza, alla nostra abilit di
radicarci nel mondo fisico, al desiderio di beni materiali ed anche a costruire una
buon immagine di S. Se questo Chakra in uno stato armonioso, siamo ben
centrati ed abbiamo una forte volont di vivere.
Il secondo Chakra sacrale - Swadhisthana - localizzato nella spina
dorsale tra le ultime vertebre lombari e l'inizio del sacro. Si dice che la sua area
di proiezione energetica l'area degli organi sessuali - in parte interseca la
regione dell'influenza del Muladhara. Poich posto in relazione con le emozioni
di base, con la vitalit sessuale, creativit, e con la parte pi profonda dei regni
del subcosciente, uno stimolo profondo a tale centro produrr dei sogni profondi
molto coinvolgenti; la sua azione pu essere percepita come un sentimento di
star vivendo una favola, la cui natura dolce, allettante.
Il Manipura, Ombelico o Plesso Solare, posto nella spina dorsale allo
stesso livello dell'Ombelico, vicino alla fine delle vertebre dorsali e all'inizio di
quelle lombari. Si afferma che influenzi il pancreas e le ghiandole surrenali sopra

276
i reni. Questo legame ha suggerito l'idea che questo Chakra abbia lo stesso ruolo
esercitato da tali ghiandole: forti emozioni ed lenergia - proprio come gli effetti
delladrenalina.
Si dice che contribuisca a creare un senso di potere personale, un sicuro sentire
del "Io sono". Radicati e a proprio agio nel nostro posto nell'universo, siamo
capaci di affermare con determinazione lo scopo della nostra vita.
Si afferma che Anahata, il Chakra del cuore, localizzato nella spina
dorsale all'altezza della parte media delle vertebre dorsali, influenzi il timo che
parte del sistema immunitario. Tutti sono daccordo sul fatto che Anahata
collegato con le pi alte emozioni, compassione, amore, ed intuizione. Quando
una persona si concentra su di esso, sentimenti di tenerezza profonda e di
compassione cominceranno a svilupparsi.
Un Chakra del cuore sano e completamente aperto significa riuscire a vedere la
bellezza interna negli altri nonostante i loro apparenti difetti, amare ognuno,
anche gli estranei che incontriamo per strada. C' un procedere graduale dalle
"buone emozioni" dei Chakra pi bassi alle emozioni pi alte ed ai sentimenti del
Chakra del cuore. Quello che riveste un grande interesse, che l'apertura di
questo centro comporta il vedere la vita in una maniera pi neutrale e vedere
quello che altri non possono vedere. Cessa la predisposizione ad essere
influenzati dalle altre persone, dalle chiese e dalle organizzazioni in generale.
Si assicura che Vishuddha, Chakra della Gola, precisamente tra le ultime
vertebre cervicali e le prime vertebre dorsali, influenzi la Tiroide e la Paratiroide;
siccome controlla anche l'attivit delle corde vocali, si afferma che esso ha
qualche cosa a che vedere con la nostra capacit di esprimere le nostre idee nel
mondo.
Sembra che possa essere posto in relazione con la capacit di comunicazione e
col prendere su di s la responsabilit personale per le nostre azioni. La persona
non biasima pi gli altri per i suoi problemi e pu portare avanti la sua vita con
piena responsabilit. Molti autori affermano che esso risveglia l'inspirazione
artistica, labilit di sviluppare una superiore percezione estetica.
Ajna, Chakra del terzo occhio, localizzato nella parte centrale del
cervello, influenza la ghiandola pituitaria [l'ipofisi] ed il cervelletto. Lipofisi ha
un ruolo vitale nellorganismo, nel senso che insieme allipotalamo agisce come
un sistema di comando di tutte le altre ghiandole endocrine. In Sanscrito, "Ajna"
vuol dire "comandare," che significa che esso ha il comando ovvero controlla le
nostre vite: per mezzo di una azione controllata, porta alla realt il frutto dei
nostri desideri. Di conseguenza, si afferma che lAjna Chakra abbia un ruolo
vitale nel risveglio spirituale di una persona. Esso la sede dellintuizione.
Il Chakra supremo il Sahasrara, Chakra della Corona, proprio sopra la
cima della testa. Si afferma che esso influenzi, o sia legato, con la ghiandola
pineale. Esso permette il distacco dallillusione ed in relazione alla propria
capacit di espansione di coscienza e al grado di sintonia con la Realt Divina.
una realt superiore e noi possiamo sperimentarlo solamente nello stato di
assenza di respiro. possibile "entrare in sintonia" con esso utilizzando il Bindu
come una via d'accesso.
Insegnamenti che riguardano i "Chakra Frontali" si trovano presso

277
alcuni kriyaban provenienti dalla scuola di Sri Yukteswar. Il perineo il primo, la
regione dei genitali il secondo, l'ombelico il terzo, la parte centrale della
regione dello sterno il quarto, il pomo di Adamo il quinto e il punto tra le
sopracciglia pu essere considerato come il sesto. Il punto chiave capire che
quando questi punti sono toccati con la concentrazione, l'energia attorno al
corrispondente Chakra nella spina dorsale stimolata.

Dharana Secondo Patanjali, Dharana la concentrazione su un oggetto fisico


o astratto. Nel Kriya, Dharana consiste nel far convergere la nostra attenzione
verso la rivelazione dello Spirito: il suono interiore di Omkar, luce o sensazione
di movimento. Questo avviene subito dopo aver calmato il respiro.

Dhyana Secondo Patanjali, Dhyana scaturisce dal contemplare la natura


essenziale delloggetto scelto, come un costante, ininterrotto flusso di coscienza.
Nel Kriya la consapevolezza, soffermandosi sulla realt Omkar, presto persa
nello stato di Samadhi.

Esicasmo Il termine Esicasmo deriva dalla parola greca "hesychia" che


significa quiete interna, tranquillit e calma: senza questa condizione, la
meditazione non possibile. una disciplina che integra la ripetizione continua
della Preghiera di Ges ("Signore Ges Cristo, Figlio di Dio, abbi piet di me,
peccatore". Essa fu gi usata dai primi Padri della Chiesa nel quarto e nel quinto
secolo) con la pratica dell'ascetismo.
Cerano eremiti che dimoravano nel deserto, cercando la pace interiore e
lintrospezione spirituale praticando la contemplazione e l'autodisciplina: non
avevano dubbi sul fatto che la conoscenza di Dio poteva essere ottenuta solo
attraverso la purezza dellanima e la preghiera, non tramite il semplice studio o i
puri piaceri mentali nel campo della filosofia. Pi tardi, il loro metodo ascetico
cominci a rivelarsi come un insieme concreto di tecniche psicofisiche: questo ,
effettivamente, il nucleo dellEsicasmo. Fu Simeone, "il nuovo teologo" (1025-
1092), che svilupp la teoria quietistica con tale precisione tanto da poter essere
considerato il padre di tale movimento. La pratica, che implicava specifiche
posizioni del corpo e precisi schemi di respirazione, era intesa a percepire la
Luce Increata di Dio. I monaci di Athos avrebbero potuto continuare
tranquillamente a contemplare questa Luce Increata (che loro consideravano
essere la meta pi alta meta da ottenersi nella vita) se i loro metodi non fossero
stati denunciati come superstiziosi e assurdi. Lobiezione era basata
principalmente su un energico rifiuto della possibilit che la loro Luce Increata
costituisse lessenza Divina. Verso l'anno 1337, lEsicasmo attir l'attenzione di
un dotto membro della Chiesa Ortodossa, Barlaam di Seminara, un monaco
Calabrese (pi tardi divenne l'insegnante greco del Petrarca) che era abate in un
monastero di Costantinopoli e che visit Monte Athos. L egli incontr gli
esicasti e ascolt le descrizioni delle loro pratiche. Barlaam, addestrato nella
teologia Scolastica Occidentale, fu scandalizzato e cominci a combatterlo sia a
voce che nei suoi scritti. Chiamava gli esicasti "omphalopsychoi" - persone che
hanno le loro anime nei loro ombelichi (a ragione del molto tempo che

278
passavano indirizzando la loro concentrazione sulla regione ombelicale).
Barlaam proponeva un approccio alla conoscenza di Dio pi intellettuale di
quello che gli esicasti insegnavano: egli asseriva che questa conoscenza poteva
essere ottenuta solamente attraverso un lavoro dindagine portato avanti dalla
mente e tradotto in discriminazione tra il vero e il falso. Egli sosteneva che
nessuna parte di Dio poteva mai essere vista dagli esseri umani.
La pratica degli esicasti fu difesa da San Gregorio Palamas. Egli era ben istruito
nella filosofia greca e difese lEsicasmo nel 1340, in tre sinodi diversi a
Costantinopoli, e scrisse anche un numero di lavori in sua difesa. Lui us una
distinzione, gi formulata nel quarto secolo nei lavori dei Padri della
Cappadocia, tra le energie o opere di Dio e l'essenza di Dio: mentre l'essenza di
Dio non pu mai essere conosciuta dalle sue creature, le Sue energie od
operazioni possono essere conosciute sia in questa che nella prossima vita; esse
trasmettono allesicasta la vera conoscenza spirituale di Dio.
Nella teologia Palamita, sono le energie non create di Dio che illuminano
lesicasta a cui stata concessa un'esperienza della Luce Increata. Nel 1341 la
disputa fu stabilita: Barlaam fu condannato e ritorn in Calabria, in seguito
divenne vescovo nella Chiesa Cattolica Romana. In seguito, la dottrina esicasta
fu stabilita come la dottrina della Chiesa Ortodossa. Fino ad oggi, la Chiesa
Cattolica Romana non ha mai accettato pienamente l'Esicasmo: l'essenza di Dio
pu essere conosciuta, ma solamente nella prossima vita; non ci pu essere
distinzione tra le energie e l'essenza di Dio.
Oggi Monte Athos il noto centro della pratica dellEsicasmo.

Flauto, suono del (durante il Kriya Pranayama) Durante la espirazione del


Kriya Pranayama, si produce nella gola un leggero sibilo; quando un kriyaban
riesce ad assumere la posizione del Kechari Mudra, allora la frequenza del suono
della espirazione aumenta. Questo suono stato paragonato al "flauto di
Krishna." Lahiri Mahasaya lo descrive: "come quando qualcuno soffia attraverso
il buco della serratura". Questo suono, estremamente godibile, fa s che la mente
cresca in calma e trasparenza e aiuta a prolungare senza sforzo la pratica del
Kriya Pranayama. Un giorno il suono del flauto si trasforma nel suono di Om. In
altre parole, fa sorgere il suono di Om, la cui vibrazione cos forte da coprire il
suono stesso del flauto. Durante questo evento, un forte movimento di energia
sale lungo la spina dorsale.

Granthi [vedi Nodo]

Guru L'importanza di trovare un Guru (insegnante) che faccia da supervisore


all'addestramento spirituale del discepolo una delle credenze fondamentali di
molti sentieri spirituali. Un Guru un insegnante, una guida e molto di pi. Le
sacre scritture dichiarano che il Guru Dio e Dio il Guru. Siamo abituati a
spiegare il termine "Guru" come un'interazione metaforica tra l'oscurit e la luce:
il Guru visto come colui che disperde l'oscurit: "Gu" vuole dire oscurit e
"Ru" colui che la rimuove. Alcuni studiosi non accettano questa etimologia;
secondo loro "Gu" sta per "oltre le qualit" e "Ru" per "privo di forma". Per

279
ricevere tutti i benefici dal contatto col Guru uno deve essere umile, sincero,
puro in corpo e mente e pronto ad arrendersi alla volont e alle istruzioni del
Guru. Di solito, durante l'iniziazione (Diksha) un Guru trasmette la conoscenza
esoterica al discepolo in modo che questi possa avanzare lungo il percorso verso
l'auto realizzazione. Avviene il fenomeno interiore di Shaktipat: viene risvegliata
la realizzazione spirituale che giace sopita all'interno del discepolo.
Le organizzazioni che diffondono il Kriya non insistono sul concetto di
Shaktipat ma accettano tutto il resto, anzi esse sono proprio fondate sui
summenzionati principi. Al contrario le idee di Lahiri Mahasaya sembrano
andare in una direzione marcatamente differente. Un giorno egli disse: "Io non
sono il Guru, io non mantengo una barriera tra il vero Guru (il Divino) ed il
discepolo". Aggiunse che voleva essere considerato come uno "specchio". In
altre parole, ciascun kriyaban avrebbe dovuto guardare a Lui non come ad un
ideale irraggiungibile, ma come alla personificazione di tutta la saggezza e
realizzazione spirituale che, a suo tempo, la pratica del Kriya sarebbe riuscita a
far emergere.
Ora si pone la domanda: le tecniche Kriya funzionano al di fuori del
rapporto Guru-discepolo? Di sicuro non v risposta provata scientificamente. In
questo campo possiamo usare sia la fede che la ragione. Molti kriyaban hanno la
fiducia di riuscire a trasformare le tecniche, non importa come ricevute, in "oro".
Pensano: "Al di l di tutte le aspettative, ragionevoli o improbabili, di trovare un
esperto di Kriya a mia disposizione, mi rimbocco le maniche e vado avanti!"

Ida [vedi Nadi]

Jalandhara Bandha Nel Jalandhara Bandha il collo e la gola sono


leggermente contratti, mentre il mento premuto contro il petto.

Japa [Vedi Preghiera]

Kechari Mudra Il Kechari Mudra si ottiene in uno dei due modi seguenti:
[a] Mettendo la lingua in contatto con l'ugola nella parte dietro del palato molle.
[b] Infilando la lingua nella faringe nasale, toccando, se possibile, il setto nasale.
Secondo Lahiri Mahasaya, un kriyaban dovrebbe realizzarlo non tagliando
il frenulo della lingua ma per mezzo del Talabya Kriya [vedi]. Kechari si traduce
letteralmente come: "lo stato di coloro che volano nel cielo, nell'etere", nello
"spazio interiore". Kechari paragonato al bypassare il sistema energetico della
mente. Esso muta il percorso del flusso del Prana facendo s che la forza vitale
sia sottratta dal processo pensante. Invece di permettere ai pensieri di saltare
come rane qui e l, fa s che la mente sia quieta e fa s che essa si concentri sulla
meta della meditazione. Noi non ci rendiamo conto della quantit di energia che
dissipiamo quando noi siamo persi nei nostri pensieri, nei nostri piani. Kechari
trasforma questo modo pernicioso di consumare tutta la nostra vitalit nel suo
opposto. La mente comincia a perdere il suo ruolo dispotico: la "attivit
interiore" non avviene pi per mezzo del processo pensante ma per mezzo dello
sviluppo, privo sforzo, dell'intuizione. Abbinato al Kriya un aiuto sostanziale

280
nel chiarificare le proprie complesse strutture psicologiche. Un tema di dibattito
l'esperienza dell'elisir della vita, "Amrita", il "Nettare." Esso un fluido dal
gusto dolce percepito dal kriyaban con la punta della lingua quando tocca l'ugola
oppure la prominenza ossea, nel tetto del palato, sotto l'ipofisi. La tradizione
dello Yoga spiega che c' una Nadi che scorre attraverso il centro della lingua;
dellenergia sirradia attraverso la sua punta e quando tocca quella prominenza
ossea, la sua radiazione arriva e stimola l'Ajna Chakra nel centro del cervello.

Kevala Kumbhaka [vedi Assenza di respiro]

Kriya Yoga Se vogliamo comprendere l'essenza del Kriya Yoga, necessario


mettere da parte alcune definizioni che si trovano nei siti web. "Il Kriya Yoga la
scienza del controllo dellenergia vitale [Prana]." " una tecnica che stimola i
centri astrali cerebrospinali." ".. accelera lo sviluppo spirituale di colui che
pratica e aiuta a generare uno stato profondo di tranquillit e di comunione con
Dio." "crea la calma degli stimoli trasmessi dai sensi."
Non voglio contestarle, mi limito a sostenere che il Kriya pi ampio di
quanto loro lascino presupporre. Ci sono definizioni che non dicono nulla: esse
fanno una sintesi fallace dei suoi metodi ed elencano i suoi effetti nello stesso
modo in cui uno descriverebbe la pratica dello Hatha o del Raja Yoga. Patanjali
us una volta sola il termine Kriya Yoga: "Il Kriya Yoga formato da disciplina
fisica, controllo della mente, e meditazione su Iswara." [Yoga Sutras II:1] Ci
indubbiamente corretto, ma seguendo levoluzione del suo pensiero siamo
condotti fuori strada. Sebbene gli affermi che, ricordando quel Suono, possiamo
raggiungere la rimozione di tutti gli ostacoli che bloccano normalmente la nostra
evoluzione spirituale, egli non sviluppa questo metodo. ben lungi dal
descrivere la medesima disciplina spirituale insegnata da Lahiri Mahasaya.
Il Kriya un "sentiero mistico" che utilizza i migliori strumenti usati dai
mistici di tutte le religioni. Esso consiste nel controllo del respiro [Kriya
Pranayama], Preghiera [Japa, Mantra] e nel puro sforzo di entrare in sintonia con
la Realt Omkar. Il processo calmante del respiro, seguito dalla procedura del
Thokar, guida lenergia del corpo nel Chakra del cuore, fermando cos, come in
una stretta di calma, lincessante riflesso che da origine al respiro. Quando una
calma perfetta stabilita, quando tutti i movimenti interni ed esterni cessano, il
kriyaban percepisce una irradiazione di fresca energia che sostiene ogni cellula
dallinterno; allora lo stato di assenza di respiro diventa stabile. Quando il respiro
fisico totalmente trasceso e nel corpo avviene la circolazione di una forma
sottile denergia - si dice che il respiro "Interiorizzato" - nasce un senso
dinfinita sicurezza, solidit e fiducia. La sensazione quella di avere
attraversato una barriera e di essere penetrati in uno spazio smisurato: il Kriya
Yoga un miracolo di bellezza.

Kumbhaka Kumbhaka significa trattenere il respiro. una fase del


Pranayama, talmente importante che alcuni insegnanti di Yoga dubitano se un
esercizio di respirazione che non includa alcun Kumbhaka possa essere
correttamente considerato Pranayama. Si osserva che quando stiamo per fare

281
qualche cosa che richieda la nostra totale attenzione, o per lo meno ne richieda
molta, il nostro respiro automaticamente trattenuto. Questo dimostra come tale
fatto sia naturale. L'inspirazione nel Pranayama viene detta Puraka ovvero "l'atto
di riempire"; l'espirazione viene detta Rechaka, ovvero "l'atto di vuotare." Il
trattenimento del respiro detto Kumbhaka, ovvero "trattenere." Kumbha una
brocca: proprio come una brocca trattiene lacqua, cos nel Kumbhaka il respiro
ed il Prana trattenuto nel corpo. Nella letteratura classica sullo Yoga sono
quattro i tipi di Kumbhaka descritti.
ISi espira, profondamente e si trattiene il respiro per alcuni secondi. Questo
noto come "Bahir Kumbhaka" (Kumbhaka Esterno).
II Il secondo, "Antar Kumbhaka" (Kumbhaka Interiore), trattenere il respiro
dopo un'inspirazione profonda. Di solito questo tipo di Kumbhaka
accompagnato dallesecuzione dei tre Bandha.
IIIIl terzo tipo quello praticato durante la respirazione alternata - inspirare
profondamente attraverso la narice sinistra, poi trattenere il respiro ed espirare
attraverso la destra. considerato la forma pi facile di Kumbhaka.
IV. Il quarto il pi importante di tutti, la vetta del Pranayama. detto Kevala
Kumbhaka o sospensione automatica del respiro: lo stato di assenza di respiro
dove non c inspirazione o espirazione, e nemmeno il minimo desiderio di
respirare.
Nella pratica del Kriya il principio fondamentale di [I] presente in
alcune varianti del Navi Kriya e in tutte quelle procedure che implicano una serie
di espirazioni molto lunghe e calme che sembrano terminare in un nulla
dolcissimo. Il Kumbhaka interno [II] lo troviamo in diverse tecniche del Kriya;
in particolare nello Yoni Mudra, Maha Mudra e Thokar. Il Maha Mudra, con la
sua azione di bilanciamento sul lato destro e sul lato sinistro della spina dorsale,
contiene pure in senso lato i principi del [III]: respiro alternato. Un punto di
svolta nel Kriya il raggiungimento di [IV] Kevala Kumbhaka. Nel Kriya noi
distinguiamo tra "Bahir" (esterno) e "Antar" (interno) Kevala Kumbhaka.
"Bahir (esterno) Kevala Kumbhaka" (sviluppo e apice di [I]) appare
durante il Pranayama mentale dopo aver rilassato e quindi svuotato la gabbia
toracica.
"Antar (interno) Kevala Kumbhaka" (sviluppo e apice di [II]) appare
durante i pi alti raffinamenti dello Yoni Mudra, Maha Mudra e la forma evoluta
del Thokar dopo aver completato una lunga inspirazione, con la gabbia toracica
moderatamente riempita di Prana-aria.

Kundalini Il concetto di Kundalini e, in particolare, del suo risveglio, offre


una comoda cornice per esprimere quello che avviene nel sentiero spirituale. La
maggior parte delle tradizioni spirituali hanno una certa consapevolezza di
Kundalini; non tutte sono ugualmente aperte nellesporre i dettagli pratici di
questo processo. Kundalini un termine Sanscrito per "arrotolata": concepita
come una particolare energia avvolta come un serpente nel Chakra Muladhara.
Limmagine di essere arrotolata come una molla rende l'idea di energia
potenziale, ancora intatta. Essa dorme nel nostro corpo e sotto gli strati della
nostra coscienza, aspettando di essere destata sia attraverso la disciplina

282
spirituale sia attraverso altri mezzi come particolari esperienze di vita. Si dice
che essa salga dal Muladhara attraverso il canale spinale Sushumna, attivando
ogni Chakra nel suo procedere; quando arriva al Chakra Sahasrara in cima alla
testa, essa concede beatitudine infinita, illuminazione mistica ecc. solo
attraverso ripetuti sollevamenti di Kundalini che lo yogi riesce ad ottenere la
realizzazione del S. Il suo risveglio non consiste in sensazioni piacevoli come
un mite senso dello scorrere di energia nella spina dorsale. Il movimento di
Kundalini come avere una "eruzione vulcanica" interna, un "razzo" sparato
attraverso la nostra spina dorsale! La sua natura benefica; ci sono ragioni
evidenti di perplessit nel considerare come autentici i rapporti di risveglio di
Kundalini accompagnati da problemi come schemi di respirazione palesemente
disturbati, distorsione dei processi di pensiero, insoliti o estremi rafforzamenti
delle emozioni Siamo piuttosto inclini a pensare che una qualche malattia
latente, fatta emergere apertamente dalla pratica sconsiderata di violenti esercizi
o di droghe sia la causa di quei fenomeni. Fenomeni come l'insonnia,
l'ipersensibilit allambiente possono in realt seguire l'esperienza autentica. In
un "vero risveglio" la forza di Kundalini eclissa completamente l'ego e la persona
si sente, per un certo tempo, disorientata. Ma tutto assorbito senza problemi.
Purtroppo la ricerca della ripetizione dell'episodio pu condurre alla pratica
disordinata e imprudente di tecniche strampalate, senza mai stabilire un minimo
fondamento di silenzio mentale. Ogni libro avverte contro il rischio di un
prematuro risveglio di Kundalini e afferma che il corpo deve essere preparato per
quellevento. Quasi tutti gli yogi pensano di essere capaci di sostenere questo
risveglio prematuro, e la segnalazione del pericolo li eccita pi che mai: il
problema che molti non hanno (o l'hanno perso) un genuino approccio
spirituale e ne nutrono uno piuttosto egotistico.
Nella cornice teorica del Kriya consideriamo che Kundalini la stessa
energia che esiste dappertutto nel corpo e non in particolare nel Muladhara
Chakra. Nel Kriya usiamo raramente il termine "risveglio di Kundalini" e
cerchiamo di evitare quanto potrebbe dare limpressione che tale esperienza
abbia una natura aliena: Kundalini la nostra energia, lo strato pi puro della
nostra coscienza.

Kutastha Kutastha, il "terzo occhio" o "occhio spirituale" l'organo della


visione interiore (la componente astrale unificata dei due occhi fisici), il luogo
nel corpo dove si manifesta la Luce spirituale. Concentrandosi tra le sopracciglia,
percepiamo anzitutto un buio informe, poi una piccola luce crepuscolare, poi
altre luci; infine abbiamo l'esperienza di un anello dorato che circonda una
macchia scura con un punto luminoso al suo interno. C un collegamento tra il
Kutastha ed il Muladhara: quello che scorgiamo nello spazio tra le sopracciglia
non altro che lapertura della porta spinale, che ha la sua sede nel primo
Chakra. Alcuni insegnanti di Kriya affermano che la condizione per entrare
nellultimo e supremo stadio del Kriya che la visione dellocchio spirituale sia
costante; altri identificano questo stato con la condizione in cui lenergia
perfettamente calma alla base della spina dorsale. Le due affermazioni sono
quindi equivalenti.

283
Maha Mudra Maha Mudra una particolare posizione di allungamento
(stretching) del corpo. Limportanza di questa tecnica diviene chiara non appena
si pensi che essa incorpora i tre Bandha principali dello Hatha Yoga. Ci sono
davvero mille ed una ragioni per praticare con fermezza il Maha Mudra. C' un
rapporto tra il numero delle sue ripetizioni ed il numero dei respiri: si
raccomanda che per ciascuno gruppo di 12 Kriya Pranayama, si esegua un Maha
Mudra.

Mahasamadhi [vedi Secondo Kriya]

Mantra [vedi Preghiera]

Mezzo-loto Questa asana stata usata per la meditazione da tempo


immemorabile perch fornisce una confortevole posizione a sedere, molto facile
da ottenersi. La gamba sinistra piegata e portata verso il corpo e la pianta del
piede sinistro si appoggia sulla parte interna della coscia destra. Il tallone del
piede sinistro tirato il pi possibile vicino al corpo. La gamba destra piegata
ed il piede destro posto sopra la zona della piega della gamba sinistra. Il
ginocchio destro avvicinato il pi possibile al pavimento. Le mani riposano sui
ginocchi. Il segreto di mantenere la spina dorsale eretta: questo pu essere
ottenuto solamente sedendo su un cuscino, abbastanza spesso, con i glutei
appoggiati verso la met anteriore del cuscino. In questo modo le natiche sono
leggermente sollevate, mentre i ginocchi sono a livello del pavimento. Quando le
gambe si stancano, la posizione prolungata invertendo le gambe. In certe
situazioni, pu essere provvidenziale assumere questo Mezzo-loto su una sedia,
purch questa non abbia braccioli e sia abbastanza larga. In tal modo si pu
abbassare una gamba alla vota e rilassare la articolazione del ginocchio! Alcuni
insegnanti di Yoga spiegano che la pressione di una palla di tennis (o di un
asciugamano ripiegato) sul perineo pu dare i vantaggi della posizione
Siddhasana.

Mula Bandha Nel Mula Bandha i muscoli del perineo - tra l'ano e gli organi
genitali sono leggermente contratti mentre esercitata una pressione mentale
sulla parte bassa della spina dorsale. (Differentemente dallAswini Mudra, uno
non si limita semplicemente a contrarre i muscoli dello sfintere; nel Mula
Bandha il perineo sembra chiudersi verso l'alto mentre il diaframma pelvico
tirato verso l'alto per mezzo del movimento dell'osso pubico.) Contraendo questo
gruppo muscolare, la corrente Apana che gravita normalmente verso il basso
sollevata verso l'alto, gradualmente unendosi col Prana presso l'ombelico. Il
Mula Bandha ha cos l'effetto di fare s che il Prana fluisca entro il canale di
Sushumna, piuttosto che lungo Ida e Pingala.

Nada Yoga Nada Yoga il sentiero che porta allunione col Divino attraverso
lascolto dei suoni interiori. Surat-Shabda-Yoga un altro nome per designare
questa pratica. Nada Yoga una meditazione esperienziale. Essa ha la sua base

284
nel fatto che colui che segue il sentiero mistico incontra infallibilmente questa
manifestazione dello Spirito - qualsivoglia possa essere la sua preparazione e le
sue convinzioni. una forma di meditazione estremamente godibile; chiunque
pu esserne coinvolto anche senza averla pienamente compresa.
Si pu usare una particolare posizione del corpo - accucciati con i gomiti
che appoggiano sulle ginocchia, tanto fare un esempio - per tappare con le dita
entrambi gli orecchi. Seduti quieti si focalizza l'attenzione sui suoni sottili che
provengono dallinterno e non sui suoni udibili che provengono dallesterno. Si
raccomanda di ripetere mentalmente, incessantemente, il Mantra favorito. La
consapevolezza dei suoni interiori apparir prima o poi; le proprie capacit di
ascolto miglioreranno e la sensibilit ai suoni aumenter. Ci sono diversi livelli
di progresso nell'esperienza dei suoni interiori: una volta acquietata la mente,
possiamo sentire i suoni astrali che stanno al di sotto dei suoni esteriori. Si potr
ascoltare un calabrone, un tamburo, il liuto, il flauto, l'arpa, il mormorio del
tuono o il ronzio di un trasformatore elettrico. Alcuni di questi suoni non son
altro che i suoni del proprio corpo, specialmente il pompare del sangue. Altri
suoni sono realmente i "suoni oltre i suoni udibili." in questo regno pi
profondo che, continuando a calmare la mente e a volgerla in una concentrazione
rilassata, verr attratta la propria consapevolezza. Dopo alcune settimane di
pratica zelante si entrer in sintonia con un suono pi profondo di tutti i citati
suoni astrali. Questo il suono cosmico di Om. Il suono percepito con diverse
varianti: Lahiri Mahasaya lo descrive come "prodotto da molte persone che
continuano a colpire il disco di una campana". Esso continuo "come lolio che
fluisce da un contenitore".

Nadi Canali sottili attraverso i quali fluisce l'energia in tutto il corpo. I pi


importanti sono Ida che fluisce verticalmente lungo il lato sinistro della colonna
spinale (si dice che sia di natura femminile), e Pingala (di natura maschile) che
fluisce parallelamente al canale precedente sul lato destro; Sushumna fluisce nel
mezzo e rappresenta l'esperienza situata oltre la dualit.

Nadi Sodhana Esercizio di respirazione a narici alternate, non fa parte


propriamente del Kriya Yoga. Poich il suo effetto di calmare e rasserenare la
mente (specialmente se lesercizio praticato di mattina) non ha paragoni, alcuni
kriyaban lo hanno fatto divenire parte della loro routine.

Navi Kriya Lessenza di questa tecnica di dissolvere inspirazione ed


espirazione nello stato di equilibrio nell'ombelico, sede della corrente Samana.
abbinata in modi diversi alla pratica del Kriya Pranayama. Alcune scuole che non
l'insegnano specificamente, offrono dei sostituti di essa

New Age La sensibilit New Age caratterizzata dalla spiccata percezione di


un qualcosa di "planetario" allopera. Siccome alla sensibilit New Age
contribuirono uomini di scienza, non il caso di soffermarci sullaffermazione,
irrilevante, secondo cui tale progresso coincise con lentrata del sistema solare
nel segno dellAcquario - anche se proprio da questa credenza deriva il termine

285
"Et dellAcquario o New Age". Ci che essenziale che le persone si
accorsero che le scoperte della Fisica, le Medicine Alternative, gli sviluppi della
Psicologia del profondo, tutti portavano verso ununica comprensione: la
sostanziale interdipendenza tra universo, corpo, psiche e dimensione spirituale
delluomo. Le societ esoterico-iniziatiche superando, da sempre, le differenze di
cultura e di visione religiosa avevano gi riconosciuto questa verit, la quale, ora,
divenne patrimonio comune. Nel 900 il pensiero umano ha fatto un passo in
avanti in una direzione senzaltro sana.
Ci sono tanti motivi per credere che, in futuro, tale epoca sar studiata con
quello stesso senso di rispetto con cui oggi si studia lUmanesimo, il
Rinascimento, lIlluminismo. Il pensiero New Age merita profondo rispetto per
tante ragioni. Se parlo di "manie" mi riferisco all'uso eccessivo da parte di alcuni
di ricorrere a costosi rimedi alternativi per ogni tipo di disturbi reali o
immaginari e a ancora pi pericolose teorie prese a prestito con molta
superficialit da varie correnti esoteriche, piuttosto che a un profondo progresso
nella comprensione, nella espansione della coscienza fuori dai ristretti confini del
piccolo ego legato ossessivamente alla conservazione delle sue meschine
comodit.

Nirbikalpa Samadhi [vedi Paravastha]

Nodo La definizione tradizionale dei Granthi individua tre nodi: il Brahma


Granthi presso il Muladhara Chakra; il Vishnu Granthi nel Chakra del cuore e il
Rudra Granthi punto tra le sopracciglia. Questi sono i luoghi dove le Nadi Ida,
Pingala e Sushumna si riuniscono.
Brahma Granthi (localizzato nel Muladhara) il primo nodo. Esso in
relazione al nostro corpo fisico: mantiene l'ignoranza della nostra infinita natura
ed il primo ostacolo nella ricerca spirituale, poich ostruisce il percorso di
Kundalini quando comincia a muoversi verso i centri pi elevati. Il mondo dei
nomi e delle forme crea irrequietezza e impedisce alla mente di divenire
concentrata in un solo punto. Ambizioni e desideri intrappolano la mente. Finch
uno non scioglie questo nodo non pu meditare efficacemente.
Vishnu Granthi localizzato nell'area del Chakra del cuore (Anahata) ed
posto in relazione al corpo astrale ed al mondo delle emozioni.

. Esso produce "compassione", un acuto desiderio di aiutare lumanit che soffre.


La conoscenza discriminante combinata con lo sforzo nello Yoga pu sciogliere
il Nodo di Vishnu e pu ottenere la liberazione da quei legami tradizionali che
sono profondamente radicati nel nostro codice genetico.
Rudra Granthi posto in relazione al corpo causale ed al mondo delle idee,
visioni ed intuizioni. Nella zona tra le sopracciglia, le Nadi Ida e Pingala
sincrociano e poi scendono nella narice sinistra e destra, rispettivamente. Ida e

286
Pingala, sono legate al tempo; dopo avere attraversato il nodo di Rudra, la
coscienza limitata del tempo si dissolve lo yogi si stabilisce nell'Atman
supremo la cui sede il Chakra Sahasrara. Lo yogi raggiunge la perfetta
emancipazione.
Lahiri Mahasaya sottolinea l'importanza di superare due ulteriori ostacoli:
lingua e ombelico che sono sciolti dal Kechari Mudra e dal Navi Kriya,
rispettivamente. Il nodo della lingua ci separa dal serbatoio di energia che si
trova nella regione del Sahasrara. Il nodo dell'ombelico si origina dal trauma del
taglio del cordone ombelicale.

Le quattro fasi del Kriya Yoga sono sperimentate con il fatto di sciogliere tutti i
nodi prima menzionati, nell'ordine seguente:
[I] Nodo della lingua
[II] Nodo di Vishnu (il Chakra del cuore)
[III] Nodo dell'ombelico
[IV] Nodo di Brahma (Muladhara) & nodo di Rudra (punto tra le sopracciglia)

Come possiamo vedere, nella visione di Lahiri Mahasaya, due nodi secondari
(lingua ed ombelico) sono divenuti di importanza primaria e due nodi principali
(Brahma e Rudra) considerato un evento in due fasi che caratterizza la quarta
ed ultima tappa del Kriya. [vedi il capitolo 7 per ulteriore discussione.] stato
spiegato che c' un forte collegamento tra i nodi di Brahma e di Rudra. In effetti,
avendo gi sciolto i nodi della lingua, cuore ed ombelico, non appena attraversi
la porta del Sushumna (nel Muladhara), tu sali istantaneamente, senza
impedimenti, alla "porta dell'infinito" nel punto tra le sopracciglia.

Omkar Omkar Om, la Realt Divina che sostiene luniverso, la cui natura
vibrazione con aspetti specifici di suono, luce e movimento interiore. Il termine
"Omkar" o "Omkar Kriya" anche utilizzato per indicare qualsivoglia procedura
che favorisce l'esperienza Omkar -- pu essere una variante del Kriya Pranayama
che utilizza il Mantra Om Na Mo Bha..., pu includere la pratica del Thokar.

Padmasana In questo Asana il piede destro posto sulla coscia sinistra ed il


piede sinistro sulla coscia destra con la pianta rivolta verso lalto. Il nome vuole
dire "posizione nella quale si possono vedere i loti (Chakra)"; si spiega che,
accompagnata da Kechari e Shambhavi Mudra, questa posizione crea una
condizione energica nel corpo adatta a produrre l'esperienza della luce interna
che proviene da ciascun Chakra.
Personalmente, non consiglio a nessuno di eseguire questa difficile
posizione. Ci sono yogi che hanno dovuto farsi togliere la cartilagine dalle
ginocchia dopo che per anni si erano imposti di assumerla. Nel Kriya Yoga,
almeno per quelli che vivono in occidente e non vi sono abituati sin l'infanzia,
molto saggio e comodo praticare o il mezzo loto o la posizione Siddhasana.

Paravastha Questo concetto collegato a quello di "Sthir Tattwa


(Tranquillit)." Coniato da Lahiri Mahasaya, designa lo stato che si ottiene

287
prolungando leffetto successivo alla pratica del Kriya. Non solo gioia e pace
ma qualcosa di pi profondo, vitale per noi come un processo di risanamento.
Sin dai nostri sforzi iniziali volti a padroneggiare le sue tecniche, percepiamo
momenti di profonda pace e armonia col resto del mondo che si estendono
durante la giornata. Il Paravastha viene dopo anni di disciplina, quando lo stato
di assenza di respiro divenuto familiare: lo stato di tranquillit dura sempre,
non va pi ricercato con cura. Lampi dello stato di finale di libert confortano la
mente mentre affronta le battaglie della vita.

Pingala [vedi Nadi]

Prana L'energia presente nel nostro sistema psico fisico. Il Prana diviso in
Prana, Apana, Samana, Udana e Vijana che hanno la loro sede rispettivamente
nel torace, nell'addome basso, nella regione della cintura, nella testa e nella parte
rimanente del corpo - braccia e gambe. Che il termine che Prana abbia due
significati non pu creare confusione, se uno considera il contesto nel quale
usato. Nelle fasi iniziali del Kriya Pranayama siamo interessati principalmente in
Prana, Apana e Samana. Quando usiamo il Shambhavi Mudra e durante il
Pranayama mentale contattiamo Udana. Tramite varie tecniche (come il Maha
Mudra) e con l'esperienza del Kriya Pranayama col Respiro Interiorizzato
conosciamo la fresca natura rivitalizzante di Vijana.

Pranayama Il termine Pranayama contiene due radici: la prima Prana; la


seconda pu essere sia Ayama (espansione) che Yama (controllo). Cos il termine
Pranayama pu essere inteso sia come "Espansione del Prana" che "Controllo del
Prana". Preferirei la prima accezione del termine ma penso che la seconda sia
corretta. In altri termini, il Pranayama il controllo dell'energia nellintero
sistema psicofisico, per mezzo del processo della respirazione, con lo scopo di
riceverne un effetto benefico oppure di preparare l'esperienza della meditazione.
I comuni esercizi di Pranayama - sebbene non implichino la percezione di una
qualche corrente energetica nella spina dorsale - possono produrre straordinarie
esperienze di sorgere di energia lungo la spina dorsale. Il che non poco poich
una simile esperienza pu regalare al praticante, finora scettico, il contatto con la
realt spirituale e spingerlo a cercare qualcosa di pi profondo.
Nel Kriya Pranayama il processo di respirazione coordinato con la
attenzione che si muove in su e in gi nella spina dorsale. Mentre il respiro
lento e profondo, con la lingua o piatta o volta allindietro, la coscienza
accompagna il movimento dellenergia attorno ai sei Chakra. Approfondendo il
processo, la corrente fluisce nel canale pi profondo nella spina dorsale:
Sushumna. Quando attraverso una lunga pratica una sottile forma di energia
circola (in modo chiaramente percettibile) entro il corpo mentre il respiro fisico
totalmente placato, il kriyaban ha unesperienza di impensabile bellezza.

Pranayama mentale Nel Pranayama mentale il kriyaban controlla lenergia


nel corpo dimenticando il processo di respirazione e focalizzandosi solo sul
Prana nei Chakra e nel corpo. La sua consapevolezza si sofferma su entrambe le

288
componenti di ciascun Chakra, interna ed esterna, fin tanto che sente una
irradiazione di fresca energia che rivitalizza ciascuna parte del corpo e lo
sostiene dallinterno. Questa azione contrassegnata dalla fine di tutti i
movimenti fisici, da una perfetta quiete fisica e mentale. A volte il respiro
diviene cos calmo che colui che pratica ha la assoluta percezione di non star
respirando affatto.

Preghiera [Japa, Mantra] La Preghiera un atto di comunione con la Realt


suprema attraverso il quale il devoto porge la sua riverente supplica, o cerca una
guida, o offre le sue lodi o semplicemente esprime i propri pensieri ed emozioni.
La sequenza di parole usate nella Preghiera pu essere una formula fissa o
un'espressione spontanea. Qualunque sia lappello a Dio, questo atto presuppone
fede nella Volont Divina di interferire nella nostra vita: " Chiedete e vi sar dato
" (Matt. 7:7, 8; 21:22) La Preghiera un soggetto molto vasto; qui mi limiter
alla Preghiera ripetitiva. In India, la ripetizione del Nome del Divino detta Japa.
Questa parola deriva dalla radice Jap che significa "pronunciare sottovoce,
ripetere interiormente". Japa significa anche ripetere qualsivoglia Mantra: questo
un termine pi ampio di Preghiera. Un Mantra pu essere un nome del Divino
ma anche un puro suono senza un preciso significato. Nei tempi antichi gli yogi
sentirono il potere inerente a certi suoni e li usarono ampiamente. (Alcuni
credono che la ripetizione di un Mantra abbia il misterioso potere di produrre la
manifestazione della Divinit, "proprio come il rompere un atomo manifesta le
tremende forze latenti in esso".) Il termine Mantra deriva dalle parole "Manas"
(mente) e "Tra" (protezione): noi proteggiamo la nostra mente ripetendo
continuamente la stessa salutare vibrazione. Di solito un Mantra ripetuto a voce
per un certo numero di volte, poi sussurrato e poi, per un po, ripetuto
mentalmente. Quasi sempre, il Japa si fa contando i Mantra per mezzo di una
collana di grani nota come Japa Mala. Il numero di tali grani normalmente 108
o 100. Il Mala usato in modo che il devoto sia libero di godersi la pratica e non
si preoccupi di contare le ripetizioni. Pu essere praticato da seduti in posizione
di meditazione o compiendo altre attivit, preferibilmente camminando.

Sahasrara Il settimo Chakra si estende dalla corona della testa su fino alla
Fontanella e sopra questa. Non pu essere considerato della stessa natura degli
altri ma una realt superiore che pu essere sperimentata solamente nello stato
senza respiro. Non perci facile concentrarsi su di esso cos come facciamo con
gli altri. Solo dopo una pratica profonda del Kriya Pranayama, quando il respiro
molto calmo, la "sintonia" con esso possibile; una particolare pressione viene
percepita sopra la testa.

Samadhi Secondo lAshtanga (otto passi) Yoga di Patanjali, Samadhi lo


stato di profonda contemplazione nel quale l'oggetto di meditazione diviene
inseparabile da colui che medita: esso deriva naturalmente da Dharana e Dhyana.
A mio avviso, Samadhi non significa "unione con Dio." Noi diamo tante cose per
scontate. Il nostro linguaggio fortemente impedito: parole magniloquenti
rischiano di non volere dire nulla. Divenire una sola cosa con Dio diverso dal

289
risvegliarsi alla realizzazione che noi siamo solamente una parte di QuellUno?
Le parole ingannano la nostra comprensione e accendono in noi aspettative
egoiste. Uno si esalta incontrando parole come: assoluto, eterno, infinito,
supremo, celestiale, divino.
Io sarei dellidea di proporre una definizione sobria di Samadhi, che possa
stimolare una riflessione sul significato di sentiero spirituale in generale.
Definisco quindi il Samadhi come una esperienza di quasi morte (NDE=near
death experience), indipendente da incidenti e beatifica. Le descrizioni del
Samadhi e della NDE seguono lo stesso schema: in pratica la natura del
fenomeno che avviene nel corpo quasi la stessa. Questa opinione pu deludere
coloro che vi fiutano una sfumatura di significato restrittivo e limitante;
nondimeno preferisco pensare in questo modo e scoprire molto pi nella reale
esperienza del Samadhi che prosperare in retorica. Anche se il Samadhi fosse
nulla pi che una esperienza di quasi morte, esso avrebbe comunque un valore
sommo. In entrambe le esperienze, alla coscienza concesso di gettare uno
sguardo all'Eternit oltre la mente; in seguito (questo avviene allo yogi allenato)
quella consapevolezza elevata si mescola, sintegra con la vita quotidiana che ne
risulta totalmente trasformata in meglio. A chi si domanda se sia corretto
sminuire il valore dello stato estatico del Kriya riducendolo ad un processo di
contattare per un certo tempo la dimensione oltre la vita, rispondiamo che questa
genuina esperienza non ha paragoni nel promuovere in modo pulito gli ideali di
una equilibrata vita spirituale.

Shambhavi Mudra Un Mudra nel quale i bulbi oculari e le sopracciglia sono


rivolti verso lalto il pi possibile; normalmente le palpebre si rilassano e un
osservatore esterno nota il bianco della cornea sotto liride. Tutta la forza visiva
dei nervi oculari raccolta in cima alla testa. Lahiri Mahasaya nel suo noto
ritratto mostra questo Mudra.

Secondo Kriya Sembra che usando la tecnica del Secondo Kriya, Swami
Pranabananda, un eminente discepolo di Lahiri Mahasaya abbandon il suo
corpo consapevolmente (questo atto detto Mahasamadhi - l'uscita consapevole
dal corpo, al momento della morte). Non ci fu violenza al corpo; limpresa riusc
solamente nel momento preciso determinato dal suo Karma. Ora ci si chiede: di
quale procedura egli si serv?
a Molti affermano che si trattava della forma base del Thokar.
possibile che egli arrestasse il movimento del cuore e perci pot abbandonare il
corpo. Pu aver praticato un singolo Thokar e fermato il cuore; questo vuole che
pose tanta forza mentale in questo atto da bloccare l'energia che manteneva il suo
cuore in movimento.
b Alcuni credono che questa suprema azione di calmare il cuore fosse
realizzata solamente da un atto mentale di immersione nel punto tra le
sopracciglia, entrando nella luce del Kutastha. Dicono che quelli che erano
attorno a lui, non notarono movimenti della testa. Similmente quando altri grandi
personaggi abbandonarono il loro corpo, non si osserv alcun movimento.
c A mio avviso, non essendo il Mahasamadhi un "accorto trucco

290
esoterico" per padroneggiare il meccanismo di un suicidio indolore, certamente
ciascun grande maestro conta su un'abilit gi costruita di entrare in Samadhi.
Creando una pace totale nel suo essere, il naturale desiderio di riottenere lunione
con la Sorgente Infinita mette in moto un naturale meccanismo di calmare il
plesso cardiaco.

Siddhasana Il nome Sanscrito significa "Posa Perfetta". In questo Asana, la


pianta del piede sinistro posta contro la coscia destra cos che il tallone preme
sul perineo. Il tallone destro posto contro l'osso pubico. Questa posizione delle
gambe, abbinata al Kechari Mudra, chiude il circuito pranico e rende il Kriya
Pranayama facile e proficuo.

Sushumna [vedi Nadi]

Talabya Kriya un esercizio di allungamento dei muscoli della lingua, in


particolare del frenulo, volto ad ottenere il Kechari Mudra [vedi]. Questa pratica
crea un deciso effetto calmante sui pensieri ed per questa ragione che non mai
messa da parte, neanche quando si realizza il Kechari Mudra.

Thokar Una tecnica Kriya basata sul dirigere il Prana verso l'ubicazione di un
Chakra tramite un particolare movimento della testa. Studiando le pratiche dei
Sufi, scopriamo che il Thokar di Lahiri Mahasaya una tra le molte varianti del
Dhikr dei Sufi.

Tribhangamurari Alcuni insegnanti di Kriya presentano la pratica del


Thokar in un modo molto particolare. L'insegnamento centrale guidare la
consapevolezza lungo un sentiero a tre curve detto Tribhangamurari (Tri-vanga-
murari = tre-curva-forma). Questo sentiero comincia in Bindu, dopo aver piegato
a sinistra, scende nella sede del nodo di Rudra (la regione che va dal Midollo
Allungato fino al Bhrumadhya tra le sopracciglia), lo attraversa e continua verso
il lato destro del corpo. Poi cambia direzione tagliando il nodo di Vishnu la cui
sede nel Chakra del cuore. Poi cambia di nuovo la sua direzione muovendosi
verso la sede del nodo di Brahma nella regione del coccige, il quale nodo pure
attraversato entrando nella spina dorsale e salendo verso Bindu.
Questi insegnanti spiegano che nell'ultima parte della Sua vita, Lahiri
Mahasaya disegn con estrema precisione la forma a tre-curve, la quale
percepita approfondendo la meditazione dopo il Kriya Pranayama.

Uddiyana Bandha Serratura addominale: praticata di solito col respiro fuori


ma nel Kriya utilizzata anche col respiro dentro specie durante la pratica del
Mudra tipici del Kriya quali: Maha Mudra, Navi Kriya e Yoni Mudra.
Per praticarla col respiro fuori, utilizza, almeno in parte, Jalandhara
Bandha. Fai una falsa inspirazione (compi la stessa azione di una inspirazione
senza davvero lasciar entrare l'aria nel corpo.) Tira la pancia in su quanto
possibile. Mantieni il respiro fuori. Per praticarla col respiro dentro, contrai
leggermente i muscoli addominali fino a intensificare la percezione dell'energia

291
nella colonna spinale nella regione del Manipura Chakra.

Yama Niyama Yama Autocontrollo: non violenza, evitare bugie, evitare


di rubare, evitare bramosie e libidini e non attaccamento. Niyama sono le
osservanze religiose: pulizia, appagamento, disciplina, studio del S e resa al Dio
Supremo. Mentre nella maggior parte delle scuole di Kriya, queste regole sono
poste quali premesse da essere rispettare onde ricevere liniziazione, un
ricercatore assennato capisce che vanno invece considerate come le conseguenze
di una pratica corretta dello Yoga. Un principiante non pu comprendere cosa
significa "Studio del S". Qualche insegnante ripete, come un pappagallo, la
necessit di osservare quelle regole e, dopo avere dato spiegazioni assurde su
alcuni dei punti precedenti (in particolare che trucco mentale utilizzare onde
evitare le bramosie della carne..) passa a spiegare le tecniche. Perch pronunciare
parole vuote. Ma chi vuol prendere in giro? Il sentiero mistico, quando seguito
onestamente, non pu accettare il compromesso della retorica. Quando si fa una
affermazione, essa quella e basta. Yama e Niyama sono un buon tema da
studiare, un ideale da tenere in mente ma non una promessa solenne. solo con
la pratica che possibile capire il loro vero significato e, di conseguenza, vederle
fiorire nella propria vita.

Yoga Sutra (opera di Patanjali) Gli Yoga Sutra sono un testo che ha molto
influito sulla filosofia e pratica dello Yoga: pi di cinquanta diverse traduzioni in
inglese sono la testimonianza della sua importanza. Anche se non si pu esser
sicuri del tempo esatto in cui visse il loro autore Patanjali, possiamo collocarlo
tra il 200 A.C. e il 200 D.C. Gli Yoga Sutra sono costituiti da una raccolta di 195
aforismi che trattano gli aspetti filosofici della mente e della consapevolezza
costituendo una solida base teoretica del Raja Yoga - lo Yoga della auto
disciplina e della meditazione. Lo Yoga descritto come un percorso fatto di otto
passi (Ashtanga) che sono Yama, Niyama, Asana, Pranayama, Pratyahara,
Dharana, Dhyana e Samadhi. I primi cinque passi costituiscono il fondamento
psico fisico per avere una vera esperienza spirituale; gli ultimi tre riguardano il
modo di disciplinare la mente fino alla sua dissoluzione nell'esperienza estatica.
Essi definiscono anche alcuni concetti esoterici, comuni a tutte le tradizioni del
pensiero indiano, come il Karma. Anche se, a volte, Patanjali chiamato "il
padre dello Yoga", il suo lavoro in realt un sommario di tradizioni orali di
Yoga pre esistenti, un disomogeneo insieme di pratiche che rivelano un indistinto
e contraddittorio sfondo teorico. Comunque la sua importanza fuori
discussione: egli chiar ci che gli altri avevano insegnato; quanto era troppo
astratto, lui lo rese pratico! Era un pensatore geniale, non solo un compilatore di
precetti. Si apprezza molto il suo equilibrio tra il teismo e l'ateismo. Non
troviamo i minimo suggerimento di adorare idoli, divinit, guru, o libri sacri -
allo stesso tempo non troviamo alcuna dottrina atea. Sappiamo che lo "Yoga"
oltre ad essere un rigido sistema di pratica della meditazione implica la
devozione alla Intelligenza Eterna ovvero il S. Patanjali afferma limportanza di
dirigere laspirazione del cuore verso Om.

292
Yoni Mudra Il potenziale di questa tecnica include, a tutti gli effetti, la
realizzazione finale del sentiero Kriya. Il Kutastha - tra le sopracciglia - il
luogo dove l'anima individuale ebbe la sua origine: l'Ego ingannevole ha bisogno
di essere dissolto proprio l. Il nucleo della tecnica consiste nel portare tutta
l'energia nel punto tra le sopracciglia ed impedire la sua dispersione chiudendo le
aperture della testa il respiro acquietato nella regione che va dalla gola punto
tra le sopracciglia. Se uno stato di profondo rilassamento stabilito nel corpo,
tale pratica riesce ad originare uno stato estatico molto intenso che si diffonde in
tutto lessere. Per quanto riguarda la realizzazione pratica, ci sono lievi
differenze fra le scuole: alcune danno una pi grande importanza alla visione
della Luce e meno al dissolvimento del respiro e della mente. Tra le prime, ci
sono quelle che insegnano, mantenendo pi o meno la stessa posizione delle dita,
a concentrarsi su ciascun Chakra e a percepire i loro diversi colori. Una
soddisfacente osservazione, trovata nella letteratura tradizionale sullo Yoga,
che questa tecnica deriva il suo nome "Yoni", che significa "utero", dal fatto che
come il bambino nell'utero, colui che pratica non ha contatto col mondo esterno,
e perci, la coscienza non esteriorizzata.

293
Il Kriya come insegnato da Sri Mukherjee stata la migliore scoperta nel
campo del Kriya sin dalla mia iniziazione al Kriya nel 1975.
Sri Mukherjee una bella persona, uno yogi di buon cuore, gentile
ed aperto. Mi ha detto una cosa che nessuno mai mi aveva detto: "Non
voglio lasciare questo corpo permettendo che questo Kriya originale
muoia con me.'' Egli vuole realmente fare qualche cosa di pratico in
questa direzione. I suoi progetti sono ottimi. Per adesso mi ha chiesto (e
anche al mio amico S. B.) di comunicare il suo Primo Kriya ad ogni
persona sinceramente interessata.
Ci pu avvenire verbalmente e anche attraverso materiale scritto
postato sul mio sito web come questo documento che stai leggendo. Non
mi ha chiesto (come altri insegnanti fecero) di togliere dal mio libro tutte
le altre tecniche Kriya che avevo imparato da altri insegnanti e praticato
in passato. A suo avviso, esse non sono il Kriya originale, ma
rappresentano il mio passato, la mia faticosa ricerca e quindi devono
rimanere. Un simile segno di rispetto molto raro.
Quindi tu trovi in questo documento la tecnica del Kriya Pranayama
originale il mio amico S.B. ha collaborato con me nello scriverla
secondo le intenzioni di Sri Mukharjee.
importante precisare che studiare queste istruzioni e porle in
pratica non sostituisce il processo di iniziazione formale (Dikhsa). Coloro
che ricevono questa tecnica originale del Primo Kriya possono per
praticarla mentre attendono l'opportunit di essere formalmente iniziati.
Questo gentile permesso di Sri Mukherjee, come puoi capire, lo
pone in una posizione particolare, diversa da quella di tutti gli altri
insegnanti di Kriya. Come vedi, nessun altro insegnante ha mai mostrato
una simile "apertura", liberandosi dal tab della segretezza.
Il mio amico S.B. in contatto con lui molto pi di me e ha osato
porgli tutte le possibili domande: lui ha sempre risposto, aperto e
contento del nostro interesse nel Kriya.

Per quanto riguarda il fatto di ricevere il Diksha da una persona che


realmente ha la realizzazione, l'abilit di poterlo concedere, Sree
Mukherjee desidera che ognuno comprenda il concetto seguente:

''Importanza del Diksha / Iniziazione

I Kriya che noi discutiamo non hanno alcun potere senza un'iniziazione. La
pratica spirituale senza iniziazione d gioia alla mente per poco tempo e
poi l'esperienza svanisce puoi sperimentarlo tu stesso. Dopo avere
sperimentato gioia per un certo tempo vedrai che le cose non faranno
progressi; triste dirlo ma questo il motivo per cui molte persone
falliscono orrendamente sul percorso spirituale. Leggendo varie tecniche
on-line o in un libro, tali persone tentano di praticarle con tutto il cuore, ma
questa cosa risulta solamente nell'aumentare la confusione e la frustrazione.

1
La tecnica come il progetto di un edificio e l'iniziazione rappresenta le
fondamenta di quell'edificio; puoi avere il miglior progetto ma senza
robuste fondamenta l'edificio non sar stabile a lungo...
Quindi se non hai una iniziazione genuina, non progredirai molto ma se hai
la giusta iniziazione vedrai che la tua pratica si approfondir col tempo.

E ricorda sempre: l'Iniziazione un affare molto intimo tra un guru ed un


discepolo, un fatto che riguarda due anime, e le iniziazioni non sono mai
fatte in gruppo, in pubblico o a distanza tramite Internet! Al momento
dell'iniziazione solamente due persone sono presenti nella stanza, nessuno
addobbo elaborato richiesto Quello che necessario un cuore puro
che desidera ricevere l'iniziazione, un posto dove sedersi per meditare ed il
giusto atteggiamento.'' (Sri Mukherjee)

COME PRATICARE IL KRIYA PRANAYAMA

Introduzione

Principi base del Kriya Yoga:


Sushumna molto sottile, puoi entrare in essa solo comportandoti con
delicatezza estrema. Il segreto per entrarvi che durante il Kriya
Pranayama il tuo sguardo interno e tutta la tua attenzione siano fissi nel
punto centrale dell'occhio spirituale tra le sopracciglia e in nessun altro
luogo! Questo punto il Kutastha. Poni in quel punto tutta la tua
attenzione. Non sforzare gli occhi. Fai che tutto sia naturale.
Ora ti spiegheremo come procedere nella pratica di 108 respiri di
Kriya Pranayama in una seduta ininterrotta.

Come praticare:
Mantenendo entrambe le spalle in una posizione naturale, espandendo un
poco il torace, portando la schiena in una posizione diritta, abbassando
dolcemente il mento, guardando fisso mentalmente tra le due sopracciglia,
la posizione mantenuta stabile senza sforzo.
Il Kriya Pranayama incomincia e procede con un respiro naturale.
Respirando in questo modo naturale, canta mentalmente Om sei volte nel
Kutastha durante l'inspirazione e sei volte durante l'espirazione.

Se questo non ti sembra un modo corretto di praticare il Kriya, ti prego di


praticarlo proprio cos: questo quello che Lahiri Mahasaya e Swami
Pranabananda Giri hanno spiegato.
Se il tuo respiro molto corto, accetta questa situazione senza
tentare, con disagio, di allungare il respiro. Il respiro lungo apparir
spontaneamente col tempo. Quello che conta rimanere focalizzato sul
Kutastha col canto mentale di Om. Per quanto riguarda il Kechari Mudra, ti
basta tenere la punta della lingua a contatto col palato in questa linea di
2
Kriya, il Kechari Mudra perfetto non richiesto.
Bussando con Om nel Kutastha otterrai il potere di entrare nel canale
sottile di Sushumna e toccare mentalmente il punto centrale di ogni
Chakra. Ad un certo punto sentirai la spina dorsale ed i Chakra. Ti renderai
conto che il canto mentale degli Om nel Kutastha sta avvenendo anche nel
centro di ciascun Chakra.
I sei Om, mentre inspiri, si riverberano nei sei Chakra dal basso
verso l'alto: Muladhara, Swadhisthana, Manipura, Anahata, Vishuddha,
Ajna. I sei Om, mentre espiri si riverberano nei sei Chakra dall'alto in
basso: Ajna, Vishuddha...

Ricorda: la tua attenzione sempre nel punto centrale dell'occhio


spirituale. Se il fuoco della tua concentrazione fosse deviato dal Kutastha,
tutta la magia di questo processo andrebbe perduta. il Kutastha che ti d
il potere di sentire il punto centrale di ogni Chakra. Ad un certo momento
sentirai che il velo dell'oscurit si dissolve e vedrai lo splendore della Luce
Divina.

Dopo essere entrato nel Sushumna dovrai usare forza nel tuo Pranayama.
La lunghezza di ciascun respiro aumenta. Il Kriya diviene estremamente
godibile. Ma se tu avessi utilizzato la forza del respiro fin dall'inizio del tuo
Kriya Pranayama, l'energia non sarebbe entrata nel sottile canale di
Sushumna, avresti ottenuto una pratica tamasica, che produce solo stress.

Routine
Completa 108 respiri Kriya. Non oltrepassare tale numero. [Tempo
richiesto: da 40 a 50 minuti]
Successivamente pratica lo Yoni Mudra (solo una volta in 24 ore) e poi 3
Maha Mudra. Quindi rimani calmo, concentrato nel Kutastha godendo
della pace e della beatitudine che origina dalla pratica del Kriya. Questa
parte finale detta Paravastha. Paravastha significa: "Lo stato dopo l'azione
del Kriya.''

Nessuna altra tecnica necessaria ora.

Nel Primo Kriya noi abbiamo solamente quattro tecniche (Kriya


Pranayama, Yoni Mudra, Maha Mudra e Paravastha {meditazione.})
Coloro che portarono la tecnica Kriya in occidente, a causa della
mancanza di conoscenza, la cambiarono ed aggiunsero molte altre
tecniche per farla apparire pi complicata. Pi "show " e meno risultati!
Invece di praticare tante tecnicuccie senza importanza, raccomandato
lavorare per una meta molto importante: rendere il respiro sempre pi
sottile e rendere stabile il Prana in Ajna Chakra (Kutastha).

Praticare due volte al giorno il Kriya con 108 respiri la base del sentiero
Kriya. I risultati sono fantastici. Coloro che sono impegnati coi doveri della
3
vita possono praticare solo una volta, o di mattina o di notte. In ogni caso:
procedi in modo calmo, godi la pratica ad una ora fissa ogni giorno. Devi
gioire della pratica: devi sentire che il tuo corpo e la tua mente hanno
bisogno di questa pratica come un uomo assetato ha bisogno dell'acqua
pura.

Istruzioni ulteriori (come migliorare la qualit del Kriya Pranayama)


saranno aggiunte col tempo.

Visione globale del Kriya Yoga proveniente dal lignaggio di Swami-


Pranabananda come spiegato da Sri Mukherjee

Completata la spiegazione della tecnica del Kriya Pranayama, riportiamo


alcuni cenni di chiarimento su ciascuno dei quattro Kriya.

Primo Kriya
La tecnica del Kriya Pranayama praticata per entrare in Sushumna. Per
entrarvi uno deve rendere il respiro estremamente sottile. Molti tentano di
sollevare il Prana in Sushumna con la forza, in modo grossolano. In questa
situazione, essa non sale verso l'alto, ma dispersa e bruciata nel corpo; ci
pu creare disturbi in quanto inizialmente le Nadi sono parzialmente
bloccate.
Come abbiamo visto, l'istruzione principale consiste nel fatto che
tutta l'attenzione sempre in Kutastha. Tu incominci la tua seduta di Kriya
Pranayama con un respiro normale che non richiede sforzo quindi non fai
alcun suono nella gola e poi canti mentalmente Om sei volte nel punto
centrale del Kutastha durante l'inspirazione e lo stesso numero durante
l'espirazione. Il sesto Chakra Ajna governa tutto: esso ti d l'allineamento
con tutti i Chakra. Quando, inspirando ed espirando, tu canti mentalmente
Om il numero prescritto di volte nel punto centrale del Kutastha, tale
azione avviene anche automaticamente in ogni Chakra anche se non sei
consapevole di questo fatto.

Quando incominci la pratica del Kriya, le Nadi sono parzialmente bloccate


ed il Prana ha difficolt nel fluire. La pratica del Pranayama mette in moto
un processo di purificazione del corpo. Tutti i canali verranno puliti.
Quando sono puliti il corpo diviene pieno di Prana. In questa condizione
naturale realizzare lo stato senza respiro e portarlo avanti per ore. In questo
stato il respiro cos sottile che non esce fuori dalle narici. Il respiro
grossolano trasformato in energia vitale (Prana.) Nello stato senza respiro
tu vai molto in profondit.

Prima di considerare i Kriya superiori, importante spiegare che essi sono


tutti collegati insieme e nascono da una buona esecuzione del primo.
Nessun Kriya superiore presentato come un'altra tecnica ovvero un
qualche cosa di intrinsecamente diverso dalla precedente, che quindi
4
richiede chiarimenti tortuosi. Per esempio, il Secondo Kriya che noi ora
consideriamo, il risultato della pratica profonda del primo Kriya.

Diamo dunque solamente un cenno ai Kriya superiori che verranno spiegati


in futuro, al momento pi opportuno. Sia chiaro che io che sto scrivendo
questo documento NON LI CONOSCO. Io riporto qui solo quelle
anticipazioni che Sri Mukherjee ci ha concesso.

Secondo Kriya
Per avvicinarsi alla dimensione del Secondo Kriya, la pratica del Primo
Kriya deve essersi stabilizzata esattamente in 108 Kriya Pranayama (non di
pi, non di meno) due volte al giorno. Abbiamo visto che coloro che, a
causa degli impegni della vita quotidiana, non possono trovare il tempo per
due sedute, una seduta d'obbligo.

Quando con la procedura di base del Kriya Pranayama, hai ottenuto un


respiro sottile, tu cominci a realizzare che il tuo Prana e la tua
consapevolezza cominceranno a fluire in Sushumna, questo fatto ti rivela la
natura dei Chakra. La particolare energia di ognuno comincia a risvegliarsi,
e i Chakra divengono attivi. Nel Kutastha la particolare luce di ciascun
Chakra comincia ad apparire. L'attenzione non dovrebbe scendere mai in
gi presso l'ubicazione fisica dei Chakra.

Il Pranayama che si pratica durante il Secondo Kriya chiamato Kathor


Pranayama. Tu devi perforare ciascun Chakra, uno dopo l'altro. Per fare
questo, tu devi applicare un certo grado di pressione sul Prana. Devi
portare Prana e respiro in alto attraverso la forza mentale. Il Secondo Kriya
, per definizione, il Kriya della forza. Durante questo sforzo, la pressione
sul Prana viene spontaneamente. Permeato di gioia, tu osservi che la forza
del Prana apre i nodi e perfora ogni Chakra.

Praticamente quasi tutte le scuole di Kriya insegnano che il Secondo


Kriya consiste nella pratica del Thokar (il metodo psico fisico per aprire il
nodo del cuore.) Ci sono molte varianti del Thokar insegnate da scuole
diverse ma tutte queste varianti richiedono movimenti fisici. Nel nostro
lignaggio di Kriya ci viene insegnato che per aprire un nodo (non solo il
nodo del cuore quindi) non c' alcun bisogno di movimenti fisici. I nodi
sono fasci di Nadi e questi nodi vengono sciolti dal respiro del Secondo
Kriya. Il respiro infatti diviene come una freccia che scioglie i nodi e
perfora il centro di ogni Chakra nel Sushumna rendendo la procedura
fisica del Thokar non necessaria. [Comunque la pratica del Thokar una
faccenda completamente diversa. ]

In questo modo di respirare noi tiriamo su il primo Chakra nel secondo, poi
il secondo nel terzo e cos via.... ovvero portiamo l'elemento terra
nell'elemento acqua; acqua nel fuoco; fuoco nell'aria; aria nell'etere; etere
nei cinque sensi; i cinque sensi nelle energie sottili; le energie sottili
5
nell'Ego; l'Ego nel Maha-Tattva e il Mahattattva nell'Anima.
L'esperienza pi profonda che caratterizza il Secondo Kriya
comincia quando colui che pratica ha l'intuizione di soffermarsi per un
tempo pi lungo su ciascun Chakra onde entrare in sintonia col suo Tattwa.
[I Tattwas sono i cinque elementi: terra, acqua, fuoco, aria ed etere.]
Il percorso che si fa dal Muladhara al Medulla quello dove i vari
aspetti della divinit sono rivelati. Avviene il Darshana (visione) delle varie
divinit che presiedono (controllano) ciascun Chakra. Evidentemente noi
vediamo quello che la nostra formazione religiosa ci condiziona a vedere.
Quello che conta cercare la "realizzazione" di ciascun Tattwa. La vera
saggezza, la visione veritiera nasce da quello.

Inoltre, ogni divinit o Tattwa ci concederanno una particolare benedizione


o "potere.'' Saremmo tentati di sviluppare un particolare potere o Siddhi.
Dobbiamo rispondere "No" ad ognuno e chiedere solamente le benedizioni.
Essi esercitano una grande forza di attrazione. Dobbiamo andare oltre ogni
tentazione. La mente che ha rinunciato completamente all'associazione coi
cinque Chakra diviene consolidata in una perfetta concentrazione e dimora
nel suo stato naturale. La attrazione verso le cose materiali diviene debole
ed il Prana tende a rimanere costantemente nel punto tra le sopracciglia
(Bhrumadhya.) Attraverso la disciplina, il respiro che entra ed esce sono
trasferiti dal Muladhara Chakra in passi graduali ad Ajna. La porta del
Kutastha diviene visibile. Quando questo avviene, uno pronto per il terzo
Kriya.

Terzo Kriya
Quando hai completato il lavoro nei primi cinque Chakra, tu hai solo un
lavoro da compiere: bussare alla porta del Kutastha. Il terzo Kriya consiste
in una concentrazione profonda nel Kutastha mentre si fa un intenso Japa
di Om.
Nella corrispondenza di Lahiri Mahasaya troviamo un cenno a
questo Japa: "Japa 432.'' In realt, il numero di Om ti viene rivelato
intuitivamente quando arrivi a questo stadio. Si spiega che uno riesce a
cantare mentalmente questo numero di Om durante "un solo respiro.'' Cosa
significhi questo rivelato dalla intuizione che nasce dalla profonda
meditazione.
Un giorno, il kriyaban riesce ad entrare Kutastha e immergersi nel
"lago di Bindu." Le percezioni cesseranno ed avviene un momento epico
della propria vita: l'ingresso nel Sahasrara.

Quarto Kriya
Appena il Prana-Kriya finisce, incomincia la meditazione senza azione che
si sperimenta nella dimensione del Sahasrara. Tu sei oltre i Chakra, oltre la
mente. Nel Sahasrara non ha bisogno di lavorare sul Prana. Qui incomincia
il Kriya della meditazione; Patanjali spiega che questa meditazione fatta
di Dharana, Dhyana e Samadhi. Ebbene, se noi consideriamo solamente la
6
definizione che Patanjali d di questi stati, non riusciremo mai a
comprendere quanto sono elevati. Questa meditazione infatti non consiste
in un lavoro puramente mentale.

Consideriamo lo schema seguente:

Primo Kriya Respiro La sua forma sottile Prana


Secondo Kriya Prana La sua forma sottile Mente
Terzo Kriya Mente La sua forma sottile Pura consapevolezza
(Jivatma)
Quarto Kriya Pura consapevolezza (Jivatma) La sua forma sottile
Assoluta eterna consapevolezza (Paramatma)

Abbiamo incominciato il Kriya con il respiro e poi approfondito


utilizzando la forma sottile del respiro che Prana. Nel Secondo Kriya noi
utilizziamo il Prana e la sua forma sottile che la Mente. La forma sottile
della Mente (pura consapevolezza Jivatman) entra il gioco nel terzo
Kriya (solo la forma sottile della Mente pu aprire la porta del Kutastha.)
Quando l'Anima si fonde con la Consapevolezza eterna ed assoluta,
lo stato elevato di contemplazione rivelato. Praticamente parlando, nel
Quarto Kriya il Jiva assorbito nella percezione pura del Suono e della
Luce divini.

Infine riportiamo anche quest'ultima osservazione che Sri Mukherjee ha


fatto: "Nei Kriya precedenti, l'"osservatore'' nel Medulla mentre il punto
focale della attenzione nel Kutastha. In questo Quarto Kriya la posizione
invertita. L' "osservatore'' nel Kutastha, ed il fuoco dell'attenzione
nella zona occipitale del cervello. Per questa ragione si dice che mentre i
Kriya precedenti sono Kriya dell'Oriente, questo Kriya un Kriya
dell'Occidente.''

7
PRATICA DELLA PREGHIERA DEL CUORE

Vieni, chiunque tu sia, vieni


Sei un miscredente, un idolatra, un pagano vieni
La nostra casa non un luogo di disperazione
E anche se hai violato cento volte una promessa vieni
Vieni, ritorna ancora, vieni!
(Jallaluddin Rumi)

[1] Introduzione
Dal 1973 mi dedico alla pratica del Kriya Yoga ed alla ricerca delle procedure di
meditazione liberate da deformazioni e inquinamenti New Age.
Tale disciplina nata in India e dall'India si diffusa in tutto il mondo
dopo la pubblicazione del libro Autobiografia di uno yogi di Paramahansa
Yogananda. Eppure non difficile realizzare quanto essa sia somigliante alla
pratica del Dhikr dei Sufi e alla cosiddetta ''Preghiera del cuore'' come essa
concepita dai monaci di Monte Athos. Convinto della centralit della Preghiera
devozionale in ogni autentico sentiero mistico, mi rendo disponibile di illustrare
un percorso sicuro (anche se impegnativo) affinch qualsiasi ricercatore,
seriamente motivato, possa realizzare l'ambita meta della ''Preghiera del cuore''
nella propria vita.

[2] Premessa sul concetto di Preghiera devozionale


inconcepibile pensare ad un autentico sentiero spirituale che non preveda la
pratica della Preghiera devozionale (Preghiera contemplativa, Orazione
Interiore.)
Va detto che per molte persone la Preghiera una supplica a Dio con lo
scopo di ottenere qualcosa. Noi non ci occuperemo di questo aspetto della
Preghiera.
La Preghiera che ognuno invitato a scegliersi la ripetizione di una
formula che incarni il proprio modo di rivolgersi al Divino e arrendersi alla Sua
volont. Non ho dubbi sul fatto che se vogliamo rinnovare il nostro cammino
spirituale, faremo una gran cosa ad adottare la Preghiera devozionale come
abitudine quotidiana. I santi ci hanno spiegato in modo definitivo che non c'
altra strada che questa. Ricordiamo tutti gli ammonimenti di Santa Teresa di
Avila, ricordiamo Padre Pio:

Noi cerchiamo Dio nei libri, ma nella Preghiera che lo troviamo. La


Preghiera la chiave che ci apre la porta del cuore di Dio.
(Padre Pio da Pietrelcina)

[3] Cominciamo col cercare la propria Preghiera


importante scegliersi un Preghiera che susciti una sincera emozione, che
incarni l'atteggiamento che assumiamo davanti alla propria concezione del

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Divino, del Trascendente. Essa dovrebbe avere un tono forte e dolce allo stesso
tempo. "Tono forte" significa che incompatibile con un atteggiamento di
lamento rassegnato, piuttosto evoca lo stato di pura felicit che, con le parole
scelte, noi stiamo visualizzando. All'inizio di ciascuna sessione di Preghiera
importante sentire una sincera gioia nel cuore.
Per fare un esempio, una suora di clausura rivel in una intervista quale
era la propria Preghiera: '' il tuo volto che cerco o Signore.'' Difficile
immedesimarsi in lei e capire l'ondata di emozioni profonde che tali parole
suscitarono in lei quando la scelse (tra i Salmi) e quale amore, quale devozione
suscitano in lei tuttora.

[4] Particolare interpretazione dello scopo della Preghiera Devozionale


Mi spiace constatare come alcune anime consacrate siano contrarie alla
Preghiera devozionale in particolare al fatto di ripeterla a voce o mentalmente
tante, tante volte (esempio il Rosario con l'Ave Maria.) Probabilmente non hanno
capito che tali ripetizioni non servono al Divino ma a noi.
Una mente assorbita nella aspirazione verso il Divino tramite la pratica
quotidiana della Preghiera devozionale diventa capace di compiere il pi grande
dei miracoli: interrompere l'inutile "dialogo interno" della mente principale
ostacolo alla meditazione e fonte continua di dispendio energetico e vivere
permanentemente nella dimensione del Silenzio Mentale.

Scese su di me
mi circond
e rimase
(frase di Mre)

Il principale lavoro per un cristiano non disperdere l'esperienza di gioia


interiore e devozione ottenuta partecipando ai sacramenti ma anzi farla crescere
nell'intimo del proprio cuore anche quando il caos della vita mira a ridurla o
annientarla del tutto.
Il grande lavoro calmare la mente. Quando questo fatto, la dimensione
spirituale si manifesta naturalmente, senza ulteriore sforzo. Al contrario, privati
di questo stato, rischiamo di trascinare avanti la nostra esistenza ammirando s le
vite dei santi, ma rassegnati alla falsa idea che l'esperienza mistica sia a noi
fatalmente preclusa.

[5] Definizione di Preghiera del cuore


Molti pensano che la Preghiera del cuore sia una Preghiera pronunciata con una
devozione sincera, riflettendo sul senso delle parole di cui essa composta... In
realt essa molto di pi. Essa la Preghiera ritmata sui battiti del cuore. Ogni
battito coincide con una sillaba della Preghiera. Per chi punta a realizzare la
Preghiera del cuore utile leggere pi volte il libro: ''I racconti di un Pellegrino
russo (Anonimo. In Italia ci sono almeno 4 case editrici.)'' Consiglio di
acquistarlo quasi come ... ''libro di testo.'' Nessuno sa per certo se si tratta di una
storia vera che riguarda un particolare pellegrino, o un romanzo spirituale creato
per diffondere la dimensione mistica della fede Cristiana Ortodossa.

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La storia quella di un pellegrino di ritorno dal Santo Sepolcro che si ferma in
un monastero di Monte Athos e racconta ad un monaco i dettagli della sua
ricerca, durata una vita intera, come sia possibile "pregare incessantemente"
secondo le raccomandazioni di San Paolo. Tale devoto era deciso a percorrere le
sterminate pianure russe fino allinfinito pur di trovare una guida spirituale che
gli svelasse il segreto della Preghiera Continua. Un giorno quell'ardore fu
premiato: un maestro spirituale lo accett come discepolo chiarendogli, nel giro
di pochi mesi, ogni dettaglio della pratica della Preghiera Continua. La
Preghiera che il pellegrino utilizza la Preghiera di Ges: "Signore Ges
Cristo, figlio di Dio, abbi piet di me, peccatore." (Kyrie Iesou Christe, Yie tou
Theou, Eleison me ton amartalon.)

Seguendo le istruzioni del suo Maestro, un giorno il pellegrino scopre che la


Preghiera sulle sue labbra e nella sua mente ogni momento in cui lui sveglio
cos spontaneamente e senza sforzo come il respiro stesso. In questa
meravigliosa condizione riesce a sperimentare l'intimo "segreto del cuore".

''Simile a colui che, vicino al focolare, si gode la bellezza dellinverno ventoso,


freddo, che circonda il nido della sua casa, colui che pratica la Preghiera del
cuore contempla sia il triste sia il gioioso spettacolo della vita, avendo trovato
nel centro del cuore l'infinit dei cieli! Tale Preghiera davvero una gemma
meravigliosa il cui splendore riscalda la propria vita. La sua magia si diffonde in
ogni sfaccettatura della propria esistenza. come camminare fuori da una stanza
scura nell'aria fresca, nella luce del sole. ''
(I racconti di un Pellegrino russo)

"I racconti di un Pellegrino russo", un capolavoro che contiene una grande


ispirazione. Il libro afferra facilmente la vostra attenzione poich presenta la vita
di un eremita errante come la forma ideale di vita per coloro che sono attratti
dalla meta spirituale. Noi abbiamo bisogno di essere ispirati da letture come
queste per prendere e mantenere la nostra decisione. Solo cos, invece di passare
il tempo libero in attivit inutili ci convinciamo con entusiasmo a gustare il
divino miele della Preghiera devozionale.
Non serve invece leggere la Filocalia (che spesso usata dagli esicasti)
raccolta di testi sulla Preghiera e sullascetismo scritti dal quarto al quindicesimo
secolo. A mio avviso, un testo che pu riuscire noioso in quanto un chiaro
esempio di come la mente, ossessionata dal peccato e dalle tentazioni, capace
di complicare le cose pi semplici. Comunque non si pu negare che, qui e l ci
sono varie perle di saggezza.

Nota
Per molti, la prima esposizione alla Preghiera del cuore come vissuta
nell'Esicasmo venne da Franny e Zooey da J.D. Salinger (pubblicato nel '61):
"... se continuate a ripetere quella Preghiera tante e tante volte, dovete solo farlo
prima con le labbra -- poi alla fine la Preghiera diventa auto-attiva. Qualcosa
avviene dopo. Non so cosa ma qualche cosa avviene, le parole si sincronizzano
con i battiti del cuore della persona, e quindi stai veramente pregando
incessantemente."

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Per spiegarvi come realizzare tutto questo, descriver tre passi preliminari.
Quello che vi propongo funziona ed semplice da realizzare.

QUATTRO PASSI PER ARRIVARE ALLA PREGHIERA DEL CUORE

[I] Incominciare la ripetizione a voce


Incomincia la pratica non mentalmente ma con un tono normale di voce.
possibile, per non disturbare chi vicino, sussurrare la Preghiera mantenendo
per un minimo di intensit tale che tu ti possa ascoltare. Conta il numero di
ripetizioni su un rosario. All'inizio cerca di sentire e di vivere il senso delle
parole.
Se pratichi in una stanza camminando avanti e indietro, probabile ti
venga l'istinto irresistibile di mettere in ordine quello che sta attorno a te. Questo
ti fa intuire come la ripetizione della Preghiera produce ordine anche nella tua
mente.
Un grande ostacolo, per molti fatale, che potresti scivolare in uno stato
di scoraggiamento e fronteggiare lo spettro dell'idea che la Preghiera
devozionale sia una pratica ''povera'' ovvero che ci siano tanti altri modi di
collaborare con l'evoluzione spirituale modi pi ''dignitosi'' che ripetere come
un pappagallo tante e tante volte la stessa frase. fondamentale resistere alla
tentazione di credere che questa pratica sia un gioco auto ipnotico che ti conduce
in uno stato di stordimento. Questa pratica invece ti aiuta a calmare il rumore di
fondo della mente. Affidati a questa ripetizione con una forte volont, agisci
come se tu avessi in mano un martello pneumatico che faccia crollare il muro
della prigione dove la tua mente tende a rinchiuderti.
Potresti essere interrotto da qualcuno che viene a trovarti e suona alla tua
porta, oppure, se pratichi camminando, potresti incontrare una persona che
vorrebbe fermarsi a lungo a parlare con te. Preparati a questa eventualit e, se si
verifica, non innervosirti. Continua a ripetere la Preghiera finch proverai un
senso di libert come mai avevi sperimentato prima.

Completate un centinaio di ripetizioni, chiudi la bocca e lascia che la Preghiera


devozionale prosegua mentalmente e senza sforzo nel sottofondo della tua
coscienza. Senti il guscio protettivo fatto di pace tangibile che circonda la tua
persona. Non ti sto chiedendo di adottare una certa visualizzazione ma di cercare
di aumentare la capacit di percepire quello che sta effettivamente sta
avvenendo. Sii sensibile alla vibrazione che la Preghiera suscita nel tuo corpo.

[II] Fondere la Preghiera col respiro


Questo secondo punto ti aiuta a percepire ancora pi chiaramente l'effetto del
primo.
Siedi in modo confortevole ma con la spina dorsale il pi diritta possibile
e cerca di allungare il ritmo del respiro. Inspira ed espira attraverso le narici in
modo che il respiro produca un leggero rumore nella gola. Non appena il respiro

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raggiunge un ritmo stabile e regolare, unisci la Preghiera al movimento del
respiro. Se la Preghiera breve, ripetila mentalmente durante l'inspirazione e di
nuovo durante l'espirazione. Se la Preghiera lunga, ripeti mentalmente met
durante l'inspirazione e met durante l'espirazione. Se non sei capace di
completare la Preghiera durante un respiro completo, ci significa che la
Preghiera che hai scelto troppo lunga.
Qui praticamente impossibile che tu non provi una pace profonda che ti
da un gran senso di sollievo e di conforto. Prosegui in tal modo per almeno 10-20
minuti. utile contare il numero delle ripetizioni con un rosario.

[III] Avvicinarsi al ''luogo del cuore'' utilizzando il respiro


Questo esercizio completa il precedente ed gi in se stesso un forma di
Preghiera del cuore.
Inspira percependo un movimento orizzontale di energia che da un punto
situato circa 6 centimetri a sinistra del Chakra del cuore si muove verso un punto
simmetrico sulla destra, attraversando il Chakra del cuore. Durante questo
movimento, pronuncia mentalmente met Preghiera. Espira percependo un
movimento orizzontale che fa il percorso al contrario completando mentalmente
la Preghiera.
Adesso fai un respiro come nel punto [II] solo che il percorso dell'energia
pi corto e anche il respiro pi breve. Precisamente, inspirando percepisci un
movimento verticale di energia che da un punto sotto il Chakra del cuore di circa
6 centimetri si muove verso un punto simmetrico situato sopra il Chakra del
cuore. Durante questo movimento, pronuncia mentalmente met Preghiera.
Espira percependo un movimento verticale che fa il percorso al contrario
completando mentalmente la Preghiera.
Il ''disegnare'' questa ''croce'', utilizzando due respiri completi costituisce
un ciclo. Il respiro molto calmo. Inspirazione ed espirazione durano circa 3
secondi ciascuno. Prosegui in tal modo per almeno 10-20 minuti. utile contare
il numero delle ripetizioni con un rosario.
Rispetto al punto [II], gli effetti sono molto pi profondi e duraturi.
L'attenzione, la concentrazione pervengono ad una coesione completa. Tante
espressioni che trovi sul libro I racconti di un Pellegrino Russo diventeranno
sempre pi comprensibili. Comincerai a sentire con un senso di rapimento
mistico il ''luogo del cuore.'' Capirai cosa vuol dire non pregare pi con ''la mente
nella testa'', ma con ''la mente nel cuore.''
Ripetendo questa pratica nei giorni seguenti noterai come la procedura si
interiorizza. In altre parole, tu incominci col respiro e concludi percependo solo
il movimento energetico mentre il respiro diventa sempre pi breve, quasi
inesistente. Dicevamo di inspirare percependo un movimento orizzontale di
energia che da un punto situato circa 6 centimetri a sinistra del Chakra del cuore
si muoveva verso un punto simmetrico sulla destra. Ebbene ti sentirai di partire
pi vicino al Chakra del cuore per esempio a 4, 3 centimetri. Ovvero la ''croce''
diventer sempre pi piccola.
Ti posso assicurare che i risultati pi profondi e duraturi non li vedrai tu
ma li vedranno coloro che ti conoscono da tempo e che noteranno (con sincera

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meraviglia) la tua trasformazione.

[IV] Sincronizzare la Preghiera con il pulsare del cuore


Senti il ''luogo del cuore'', volgi tutta l'attenzione ad esso, dimentica il respiro.
Cerca di percepire il pulsare del cuore. Non necessario che la percezione sia
chiarissima. Basta un poco. Se persisti, la percezione diventer sempre pi chiara
di giorno in giorno.
Quando ci riesci fai s che ciascun battito coincida con una sillaba della
Preghiera. Anche questo difficile, ma non arrenderti. Con questo nuovo
criterio, applicato costantemente, raggiungerai lo stadio in cui il respiro prima e
le pulsazioni del cuore poi, tendono a rallentare e scomparire. Quando questo
avviene, comprenderai cosa significa ''pregare con il cuore e non con la mente.''

Come utilizzare le quattro fasi illustrate sopra

Consiglio per i primi giorni: incomincia con il punto [I] provando per pochi
minuti il punto [II]

Consiglio per le due settimane seguenti: espandi il punto [II] arrivando ai tempi
suggeriti.

Consiglio per le ulteriori due o tre settimane seguenti: prova a familiarizzarti col
punto [III] e quindi fai solo [I] e [III]. Cerca di avere pazienza e accontentati dei
risultati che vengono. Mantieni l'ispirazione leggendo i libri consigliati. Cerca di
sentire che qualcosa sta cambiando in te: c' come una pace mai provata prima
che cerca di stabilirsi nel tuo comportamento quotidiano.

Consiglio per i mesi successivi fai una catenina al giorno di [I] poi almeno 12
respiri profondi come spiegato nel punto [II] e poi con calma dedicati al punto
[III]

Consiglio finale: dopo molti mesi prova a fare [I] [II] [III] e [IV] precisamente
una catenina di [I]
almeno sei respiri profondi di [II]
almeno sei cicli con due respiri brevi ciascuno di [III]
prova il punto [IV] ma sii prudente. Per varie settimane non superare i cinque-
10 minuti

Conclusione: trasformazione che avviene stabilmente nella vita


Sarai colpito dalla efficacia delle procedure descritte. La Preghiera devozionale
che diventa abitudine quotidiana e si approfondisce nella Preghiera del cuore
rappresenta il modo pi diretto di ''raddrizzare'' il proprio sentiero spirituale. Essa
possiede il potere di far convergere verso la giusta direzione ogni sforzo fatto in
passato volto a vivere in pace e armonia con quanto ci circonda e con il Divino.

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Pur utilizzando come sempre la mente, avrai l'impressione di avere accesso ad
una percezione completamente nuova della realt. Questo perch il cuore gioca
un ruolo decisivo.

Lo studio della letteratura sul concetto che il cuore funziona in modo misterioso
come un cervello a s stante di grande ispirazione.

Restiamo distanti da polemiche: sappiamo che non un fatto scientifico che il


cuore agisca come se avesse una mente propria. Nondimeno una persona seria e
sensibile avr l'evidenza che tale ''cervello del cuore'' influenza la nostra
consapevolezza nel senso che ci concede un'esperienza diretta della realt
presente. Appare evidente che creare un rapporto di armonia con esso un
risultato che vale qualsiasi sacrificio.
come seguire un "insegnante interno" i cui suggerimenti ci portano a
manifestare una intelligenza pi sottile e creativa. Una grande rivoluzione accade
nella nostra vita. Saremo consapevoli del filtro, costruito dai condizionamenti,
che hanno deformato la nostra percezione della realt. Vedremo il fiorire delle
migliori qualit nella nostra personalit (gratificazione profonda, sentimenti di
gratitudine verso ogni pur piccola cosa bella che avviene nella nostra vita, amore
incondizionato verso il Divino, non legato ad alcuna circostanza.) L'ambiente in
cui viviamo ed operiamo reagisce con insolita approvazione ed affetto.

Spesso lo stato estatico ci afferra durante la vita attiva di tutti i giorni.


Precisamente, affidando la direzione della nostra vita al cervello-cuore,
scopriremo che sempre pi spesso la nostra immaginazione si sofferma su
qualcosa di bello. Se in tali momenti riusciamo a rimanere calmi, quella Bellezza
crescer a dismisura. Ed ecco che diveniamo consapevoli che non ce la possiamo
fare a sostenere un illimitato, struggente commuovimento interiore. Dagli angoli
degli occhi scendono lacrime di incontenibile delizia. Quando ci perdiamo in
questa gioia, avremo la drastica realizzazione che ''quanto abbiamo vissuto fino
adesso era un nulla.''

"Una Luce, nasce da questa ineffabilit,


E da ci, indescrivibile, l'illuminazione del cuore.
Quindi appare una perfezione che senza fine. "
(Monaco Theophanis)