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I blog dei quotidiani italiani

di Nicola Rabbi

Il rapporto tra blog e giornalismo è un tema ampiamente dibattuto già da qualche


anno nel nostro paese; dalle domande iniziali in cui ci si interrogava se potesse
essere considerato una forma di giornalismo si è passati all’analisi dei (primi)
cambiamenti che ha prodotto nella professione giornalistica e questo a partire dal
trattamento stesso della notizia (1).
Nel giornalismo moderno il concetto di notizia si situa all’interno di un triangolo
che vede ai suoi vertici il giornalista, l’evento (fonte), il pubblico; ora il
giornalista in una società tecnologicamente avanzata sempre più attrezzata a
comunicare e a criticare l’informazione che viene fatta, si trova a operare in
condizioni molto diverse che possono facilitarlo (ricchezza e varietà delle fonti,
facilità nel raggiungimento di certe informazioni e nei riscontri) o rendergli il
lavoro più difficile (eccesso di informazioni e mancanza di tempo, dipendenza
da fonti sempre più forti e organizzate). Ma anche l’altro vertice del triangolo si
configura diversamente: quando si parla di pubblico, di lettori che sanno
ampiamente utilizzare la tecnologia digitale, dobbiamo immaginare un qualcosa
di molto variegato e reattivo, che può concretamente partecipare alla costruzione
dell’informazione. Tutto questo è particolarmente vero quando si parla di
giornalisti che utilizzano lo strumento del blog. “Dubito che esista un solo bit di
giornale su cui i lettori, nella loro collettività, non sappiano più del giornalista”;
è questa la celebre affermazione di Dan Gillmor (2), noto giornalista statunitense
che ha abbandonato il suo lavoro di giornalista per un quotidiano e ha aperto una
testata di blog journalism. In questo panorama cambia la prospettiva del
giornalista, che non si pone più come autore che scrive (ex cathedra) ad un
pubblico che legge desideroso di conoscere, ma si pone allo stesso livello dei
suoi lettori instaurando una vera e propria conversazione.
Dice il giornalista statunitense Ed Cone: “Oggi i giornalisti comprendono che i
blog facilitano loro il lavoro e ne migliorano gli articoli, e i blog sono stati
incorporati in quasi ogni fase della professione. I reporter vi inseriscono i loro
appunti e li discutono con le fonti e i lettori prima di pubblicare il grande
articolo, con il risultato di avere un processo più trasparente, un lavoro
organizzato al meglio e una maggiore accuratezza; e l’articolo in se stesso,
completo con i commenti dei lettori e delle fonti, diventa un post regolare del
blog personale del reporter” (3).

Questo in teoria è l’apporto che secondo molti potrebbe portare un uso non
superficiale dello strumento del blog, ma oggi come i giornalisti dei quotidiani
italiani lo utilizzano? Per saperlo abbiamo esaminato i quotidiani nazionali che
nella loro versione on line presentano una sezione blog. Lo abbiamo fatto
prendendo spunto da una griglia ideata da Jay Rosen - blogger e professore di
giornalismo alla New York University - e dai suoi studenti (4). Strutturata in otto
punti, la griglia è stata utilizzata per fare una graduatoria dei quotidiani
statunitensi che sanno meglio usare i blog. Noi ne utilizzeremo una versione
semplificata che prende in considerazione: 1) la facilità d’uso del blog (sono
visibili in home page, sono forniti di una descrizione chiara, esiste una pagina
riassuntiva dei blog della testata…) 2) la periodicità di aggiornamento 3) il tipo
di partecipazione dei lettori 4) la struttura dei blog (presenza di archivi,
permalink, RSS feed, usabilità). 5) il contenuto e lo stile del blog (dialogo con i
lettori, tematiche, tipo di scrittura, uso dei link).
Come si vede nella nostra analisi abbiamo tenuto conto anche dell’usabilità
(ovvero della facilità d’uso di un blog), della presenza di feed RSS e di
permalink, una serie di elementi tecnici che non devono essere considerati
estranei alla competenza professionale di un giornalista contemporaneo.
Abbiamo arricchito la nostra analisi sul web intervistando gli stessi giornalisti
blogger tramite e-mail a cui hanno risposto nella maggioranza dei casi (11 su
17).
Sembra incredibile ma il maggiore quotidiano italiano, il Corriere della Sera,
non ha dei blog ma solo dei forum dei lettori moderati da vari giornalisti; ai
forum contribuiscono centinaia di lettori al giorno, un vero capitale umano,
peccato che la linea editoriale del giornale non ne preveda un utilizzo diverso.

Nel quotidiano La Repubblica il primo riferimento ai blog appare nella colonna


a sinistra della home page, in una posizione molto bassa, raggiungile solo
attraverso lo scrollbar. La presenza dei blog viene richiamata anche in un altro
box in fondo pagina. Nel primo box sono visualizzati gli ultimi messaggi in

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ordine cronologico pubblicati dai vari blog de La Repubblica. In fondo a sinistra
dello stesso box la scritta “Gli altri blog” (5), porta alla pagina riassuntiva che
posiziona i blog dei giornalisti (denominati “Blog d’autore”) in fondo alla pagina
nella colonna centrale. In realtà la sezione di pagina ne presenta solo sei (che
aggiornando la pagina cambiano in continuazione), rimandando all’elenco
completo in una scritta in basso a destra che dice: “Tutti i blog d’autore”. Dopo
questo lungo peregrinare arriviamo alla lista dei blog che sono divisi per area
tematica e che riconprendono tutti i blog del gruppo editoriale. In tutto
raggiungono l’impressionante numero di 46 blog (precisamente 19 sono di
Kataweb, sei de L’Espresso, quattro di Deejay), quelli de La Repubblica sono
nove a cui possiamo aggiungerne altri otto dell’inserto settimanale “Donna” che
hanno fatto il loro debutto nel settembre del 2006. Anche se si tratta di una
forzatura ci occuperemo solo dei nove blog del quotidiano; parlo di forzatura
perché sul web diventa naturale far convergere i contenuti delle diverse sezioni
di uno stesso gruppo editoriale. Quello che ne viene fuori non è una semplice
operazione di copia e incolla ma un nuovo prodotto editoriale.
I nove blog targati Repubblica (i primi esistono dal 2003) sono provvisti di un
archivio (interrogabile oltreché per mese anche per ogni singolo giorno) che
raccoglie tutti i contributi; ogni singolo post è provvisto di un permalink (il
collegamento permanente a quel messaggio che non cambierà mai) dei feed RSS
ovvero (semplificando molto la descrizione di questa funzionalità) la possibilità
per un lettore di essere automaticamente informato ogni volta che un messaggio
viene postato sul blog che gli interessa. Solo cinque sono aggiornati più volte
alla settimana, tre lo sono raramente e uno è praticamente chiuso. Le aree
tematiche coperte da quelli più attivi sono: musica, televisione, esteri, diritti e
costume.
La Repubblica, anche grazie alla sua appartenenza a Kataweb, è stato un
quotidiano italiano all’avanguardia nello sperimentare le nuove tecnologie per
fare informazione; ma in questi mesi ha vissuto, per quanto riguarda il nostro
argomento, una battuta d’arresto durata qualche mese. Agli inizi di ottobre ha
ridato l’opportunità ai lettori di commentare i post. Da fonti interne all’azienda
abbiamo saputo che la piattaforma blog ha avuto qualche mese fa un attacco di
spam che ha portato alla chiusura temporanea dei commenti. Questa fase di
stanchezza è ben espressa da Antonio Dipollina curatore del blog “Pulp Fiction”

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(6): “Non ho la minima fiducia nel commento libero soprattutto se coperto
dall'anonimato, come era nel mio caso, sono anzi per vietarlo per legge, o
qualcosa di simile. La procedura di controllare tutto richiede una quantità di
tempo che non ho e non avrei mai, e non avrebbe nemmeno senso. Il rapporto
con il nucleo originario dei lettori è stato splendido e del tutto bidirezionale, e in
alcuni casi prosegue tutt'ora. Ma, come ho detto, poi è naufragato tutto, e da
parte mia è svanito qualunque interesse…”. I suoi lettori invece ci tengono
parecchio a questo rapporto e il giorno stesso in cui si sono riaperti i commenti
ben 25 persone hanno risposto al suo messaggio di prova con un certo
entusiamo.

Ne La Stampa la pagina di raccolta dei blog (7) è facilmente raggiungibile nella


home page del quotidiano in una delle due barre di navigazione presenti subito
sotto il titolo. La pagina a cui si accede è però generale e bisogna scendere con
il cursore per trovare nella colonna centrale a destra una sezione intitolata
“L’angolo dei giornalisti”. Sono 21 i blog aperti (i primi sono del novembre del
2005) , in tutti il lettore ha la possibilità di commentare; i vari blog sono dotati di
archivio (di non agile lettura) e dei feed RSS.
Le tematiche affrontate sono molto varie, si va dall’ecologia alla politica, dalla
musica digitale all’economia, dai viaggi allo sport, dallo spazio dedicato alla
realtà torinese a quello dedicato agli Stati Uniti: c’è posto anche per argomenti
tradizionalmente poco trattati sui quotidiani italiani come quelli che si
riferiscono ai diritti civili o per argomenti ampiamente trattati ma presentati sotto
altri punti di vista (il rapporto oriente occidente). Sono circa una decina i blog
che funzionano sul totale e con questo intendo i blog che sono costantemente
aggiornati e commentati dai lettori. Esaminandoli da vicino ci si accorge che il
tema scelto può influire sulla partecipazione; è il caso di quei blog aggiornati e
non commentati, tre in tutto, la cui scarsa partecipazione può essere imputata
all’argomento. Ma è l’aggiornamento continuo che alimenta il dialogo con i
lettori, prova ne è il fatto che i blog poco aggiornati non vengono praticamente
commentati. Tutto dipende anche dallo stile e dalla capacità comunicativa
dell’autore, infatti per temi da cui ci si aspetta una pronta risposta del lettore (lo
sport su tutti), questo non avviene se manca una certa impronta. “Tengo un blog
per dialogare con i lettori ed avere un interfaccia che un articolo, per sua

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struttura, non ha”, dice Francesca Paci curatrice del blog “Oriente e occidente”
(8) e aggiunge, “Un successo di un blog dipende da quanto frequentemente lo si
aggiorna... dall'argomento scelto che deve porre delle contraddizioni, dalla
capacità di farsi citare e rilanciare dai quotidiani”.
Piuttosto curioso il caso del blog di Marinella Venegoni, “On the road” (9), che
come ha tema generale la musica pop; quando l’autrice ha partecipato come
giurata a “Music farm”, questo intreccio con la televisione ha assicurato al suo
blog un seguito enorme di lettori che commentano. “Gli inizi non sono stati
allegri, ricevevo soprattutto insulti dai fans dei cantanti cui davo brutti voti
(quasi tutti). Però poi si è verificato un fenomeno: alcuni lettori hanno
cominciato a difendermi, sono nate a partire da lì varie congreghe, una delle
quali ha avuto una rubrica fissa (Epopea di Vittorio) che è arrivata alla puntata
28, dove c'è un signore italiano che scrive dal Venezuela e con stile molto
spigliato racconta le sue avventure giovanili o presenti. Poiché è veramente
divertente, l'Epopea ha avuto un successo tremendo, la legge gente alla quale
non importa nulla della musica, anche se la musica è sempre intrecciata con i
racconti”. E alla domanda sul perché ha deciso di gestire un blog risponde:
“Soprattutto la curiosità di capire che cosa interessi veramente alla gente (con
relative delusioni), ma anche per tigna, per vedere cosa succede dopo. I miei
lettori amano poter discutere con qualcuno, magari non con il titolare ma con un
altro "cliente" del blog. Fra i miei, sono nate amicizie, hanno fatto viaggi
insieme, hanno avuto avventure e disavventure comuni”.

Il Foglio ha iniziato fin dal 2003 a pubblicare nella sua versione on line due
blog; stiamo parlando di “Wittgenstein” di Luca Sofri e “Camillo” di Christian
Rocca. I blog sono facilmente accessibili dalla home page del sito, il primo nella
colonna a sinistra, il secondo in alto a destra di fianco al titolo della testata.
Il blog di Sofri (10) su Il Foglio in realtà è una copia di quello personale che
risiede ad un altro indirizzo web. La versione offerta dal Foglio è più dimessa; il
blog è dotato di un feed Rss, non ha archivio a differenza dell’altro. Alla
domanda sul perché faccia un blog Sofri risponde. “Per le ragioni per cui si
scrive: per il piacere di farlo e la presunzione di avere delle cose interessanti da
raccontare”. Di fatto la maggior parte degli interventi sono una ripresa di quanto
scrive su Il Foglio, Vanity Fair, Internazionale e altre pubblicazioni. Solo ogni

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tanto vi sono post scritti espressamente per il blog. I temi sono svariati e
riguardano la politica, i fatti di cronaca e di costume, la musica , la televisione.
L’uso del link è intenso e serve “di solito per segnalare la fonte della cosa che
sto commentando, oppure per aggiungere documenti alla cosa di cui scrivo”.
Non sono previsti i commenti dei lettori; a questo proposito dice: ”Il mio blog
non ha i commenti, accessorio più da forum che da blog. Leggo le email,
rispondo, e le pubblico se sono rilevanti”. Anche se questa è una concezione
piuttosto limitante sull’uso dello strumento blog, Sofri, attraverso i messaggi che
arrivano tramite posta elettronica, intesse un discorso con i suoi lettori e ancor di
più con altri blogger che cita e riprende.
Il blog di Rocca (11), che viene aggiornato più volte al giorno, è sprovvisto di
feed rss e ha un archivio piuttosto scomodo da raggiungere, collocato al fondo di
una lunghissima pagina web. Come nel caso precedente, ma in misura minore, i
post sono la ripresa dei suoi interventi sul Foglio; si occupa principalmente di
politica italiana e politica estera anche se non mancano delle escursioni in campo
sportivo, collegamenti al blog di Sofri e divagazioni. Le fonti da cui prende
spunto sono quasi interamente prese da altri mass media e vengono riportate con
il relativo link, anche se a volte ha il vezzo di incaricare i suoi lettori di cercare i
link che non saputo o voluto trovare. Manca il dialogo con i lettori.

Anche Quotidiano.net, la versione on line della catena dei quotidiani “Il Resto
del Carlino”, “La Nazione”, “Il Giorno”, ha da agosto 2006 uno spazio curato
dai redattori dedicato al blog. Dice Lorenzo Sani (12), giornalista del gruppo e
curatore di un blog su temi sociali: “Prima del blog il giornale aveva riservato a
me e ad alcuni colleghi delle pagine web dedicate in cui raccogliere gli
articoli pubblicati. Poi hanno deciso di trasformarle in blog, ma è una cosa molto
recente”. Quindi i post sono per lo più tratti dagli articoli scritti per i quotidiani
che vengono riversati nel blog, dando in questo modo la possibilità al lettore di
poterli commentare.
I blog non sono facilmente raggiungibili, dato che sono raccolti in un box nella
colonna a sinistra in una posizione molto bassa (e sono poi riportati anche in
fondo alla home page); sono tutti dotati di feed RSS, di un archivio (suddiviso
per mesi quindi scomodo per fare delle ricerche); i messaggi sono divisi in
categorie tematiche. In tutto i blog sono nove, ma se si esclude il “Carlinoblog”

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che si tratta in sostanza di un forum non moderato (assomiglia allo spazio
“lettere al direttore” presente sui quotidiani cartacei, ma in questo caso non c’è
nessun direttore che risponde) e se si escludono altri spazi che non hanno ancora
assunto la forma del blog ne rimangono solo sei. Di questi i più attivi come post
degli autori e commenti dei lettori sono quelli che trattano di argomenti sportivi.
MisterX (13) è un blog sul calcio tenuto da Xavier Jacobelli (e da altri autori)
che viene molto seguito e commentato; la piattaforma del blog (di tutti quelli
presenti sul sito) prevede anche come categoria “Risposte ai lettori” che diventa
così per noi un indicatore del rapporto tra autore e lettore. In questo come negli
altri blog la categoria sopracitata ha sempre un ruolo marginale; singolarmente
Jacobelli risponde a volte ai singoli lettori all’interno dei loro commenti, ma in
questo modo la risposta e il senso del dialogo è difficilmente rintracciabile
soprattutto se i commenti (che graficamente sono ordinati cronologicamente in
una stessa lunghissima pagina) sono numerosi. In questo caso sembra quasi che
il trattamento diverso delle risposte ai lettori sia dovuto al fatto che le risposte ai
singoli vanno messe “nelle pagine interne” mentre le risposte ad un gruppo di
lettori possono andare in “prima” (ma siamo proprio sicuri che sia questa la
scelta giusta?). Altro blog piuttosto seguito è quello di Leo Turrini (14) che si
occupa di automobilismo e motociclismo; questa la sua idea del blog: “Essendo
un novizio, per ora mi regolo così: sul blog vengono pubblicati gli articoli più
significativi che ho scritto per il giornale. Su questi, i lettori intervengono. Io poi
'replico' con testi che sono, invece, esclusivamente pensati e preparati per il blog
medesimo. Ai lettori permetto tutto, purché non si insultino a vicenda o non
insultino 'terzi'. E' l'unico vincolo”. Più complessa e completa è l’idea che ne ha
invece Lorenzo Sani che pone l’accento sull’allargamento del campo
giornalistico e della sua posizione nei confronti dei lettori: “Per ora ho messo in
rete pezzi già pubblicati che potrebbero diventare fonte di discussione. I link li
ho dedicati all'associazionismo e al volontariato per dare la possibilità che le
iniziative e le attività di associazioni o ong siano il più visibili. Sui quotidiani
non c'è quasi mai spazio per queste attività, e in genere per le buone notizie.
Nella mia concezione di blog vorrei avere un ruolo sempre più marginale e
mettere in primo piano chi scrive”.

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Il Riformista offre ai suoi lettori, come del resto tutti i quotidiani fino ad ora
esaminati, la possibilità di aprire un proprio blog; la piattaforma si chiama “Il
Cannocchiale” e si definisce, a differenza di altri che sono di natura generalista,
una “community blog dedicata al mondo dell’informazione” (raggruppa oltre 23
mila blog). Nonostante questo i blog “d’autore” offerti dalla testata sono pochi,
sei in tutto, e di questi quattro non vengono aggiornati da mesi, eppure sono
ancora li a fare presenza in home page in una buona posizione nella colonna a
sinistra in alto. I due blog attivi e regolarmente aggiornati sono quelli di
Francesco Cundari (“Ciccio”) e di Fabrizio D’Esposito (“ukbar”), dotati di
permalink, feed RSS e di un archivio diviso per mesi. Cundari (15) considera il
blog “Una via di mezzo tra il blocco di appunti e il diario, per cui lo scrivo
rapidamente, senza pormi troppi problemi, anche perché è una cosa che faccio
nei ritagli di tempo”. Non crede molto nella sua funzione di intrecciare un
discorso più diretto con i lettori e dice molto sinceramente: “Il lettore di un blog
non può essere associato al lettore di un giornale o di una rivista, non più di
quanto possa esserlo il ‘lettore’ di manifesti pubblicitari. E' uno che passa di lì,
per caso o per abitudine, durante una pausa del lavoro in cui non ha nulla di
meglio da fare… Sono convinto che se i blog più visitati del mondo fossero di
colpo oscurati, e venissero distribuiti gratis nelle edicole appena un'infima
percentuale dei loro lettori abituali farebbe la fatica di scendere le scale e
traversare la strada per leggerli” (ma i blog non potrebbero esistere senza un
supporto digitale). Nonostante questa scarsa fiducia nel mezzo - “Personalmente
vedrei con qualche scetticismo un piano editoriale di una qualsiasi pubblicazione
incentrato sulla funzione dei blog” - Cundari posta regolarmente dei contributi
che sono una ripresa dei suoi articoli sul quotidiano o dei post originali che linka
ad altre risorse presenti in rete. I commenti provengono molto spesso, e questo
vale anche per l’altro blog, da lettori che a loro volta sono blogger appartenenti
alla comunità de “Il Cannocchiale”.

La Gazzetta dello Sport ha un solo blog - di non facile accesso nella colonna a
sinistra a fondo pagina, ma dotato di permalink, feed RSS e la possibilità di
scrivere commenti - “Quasi in rete” (16) tenuto da Carlo Annese, che fin dal
2002 ha condotto un blog molto noto, “Fuori dal coro”. Quello nuovo lo
definisce lui stesso come un weblog un istituzionale “Nato come l’altro dal

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desiderio di riflettere, scrivere e comunicare di argomenti diversi da quelli di cui
mi occupo ogni giorno per la Gazzetta. Dunque, ‘Fuori dal Coro’ non ha mai
trattato di sport. ‘QuasiRete’ è dedicato ai libri e alla cultura dello sport, temi
che non hanno quasi mai avuto spazio sul giornale cartaceo. Dal primo
momento, ho creduto nella possibilità di creare una forma di comunicazione
orizzontale, condividendo i contenuti con i lettori e accettando rimandi ad altri
siti e weblog.”. Questa visione matura e consapevole del blog viene ribadita
anche nella seguente affermazione: “I poco meno di 300 lettori che mi seguono
ogni giorno sono già un risultato notevole. La Gazzetta è un giornale
notoriamente poco legato alla cultura: discutere o semplicemente leggere di libri,
mostre, ecc. non faceva parte della nostra storia”. Il blog è quindi inteso come
momento di dialogo e per allargare le tematiche del proprio quotidiano.

Il discorso complessivo fatto dai blog per ogni quotidiano - secondo Jay Rosen e
i suoi studenti - dovrebbe essere autonomo, ovvero dovrebbe poter sostituire
completamente la versione on line del quotidiano; un giornale nel giornale con
caratteristiche proprie. Il quotidiano che ha preso più punti è lo Houston
Chronicle (17) che con i suoi oltre 40 blog che trattano di ogni argomento (con
una forte specializzazione sul tema dello sport), sembra proprio proiettare questa
immagine di autonomia e completezza della propria sezione blog.
Ma perché un insieme di blog funzioni non dipende solo dal giornalista, dalla
sua voglia di conoscere uno strumento nuovo, di intrattenere un dialogo con i
lettori, ma anche da una strategia editoriale; dalle interviste ai giornalisti, a parte
un caso, risulta che lavorare per un blog non comporta un aumento dello
stipendio, ma è semplicemente un di più al normale lavoro di routine. C’è da
domandarsi anche se questo passaggio sia stato accompagnato da un’adeguata
formazione allo strumento dato che la predisposizione alla scrittura e la cultura
giornalistica non sono condizioni sufficienti per la riuscita di un blog.
Intervistato a proposito sulla qualità dei blog giornalistici dice Massimo
Mantellini: “Esiste una differenza notevole (vorrei dire qualitativa ma non
saprei) fra i blog personali di giornalisti che li hanno aperti al di fuori delle
strutture editoriali per cui lavorano e quelli incastrati dentro i siti web della
Repubblica o L'Espresso ecc ecc. Bloggare per forza non conviene, per una

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ragione semplice: si vede. E francamente non trovo ragione per leggere un blog
gestito da qualcuno che lo fa per evidenti obblighi aziendali”.
“In Italia i blog dei giornalisti sono un ‘accessorio’ ritenuto ancora abbastanza
marginale”, dice Carlo Felice della Pasqua giornalista e curatore del blog
‘Reporters’(18) dedicato al tema del giornalismo partecipativo, “Purtroppo i
nostri editori sono rimasti ancora indietro nello sviluppo dell'integrazione fra
queste nuove (si fa per dire) forme di comunicazione”. Se manca da parte
dell’editore un investimento reale sullo strumento sia in termini monetari che in
termini di formazione, allora tutta la “fatica” nel realizzare un buon blog cade
sulle spalle del giornalista. La gratuità e la forma di volontariato che caratterizza
il mondo dei blog non deve farci cadere nell’ipotesi che solo i blog gratuiti
possono essere ben fatti. Ma se quello che rimane è solo la sensazione di
“lavoro in più”, di affaticamento ulteriore, allora le probabilità che venga fatto
un buon prodotto diminuiscono. Condurre un blog significa non solo riversare
degli articoli già scritti; afferma Mario Tedeschini Lalli (19), caporedattore
Multimedia di Kataweb: “I commenti sono una parte importante del blog, ma
vanno gestiti. Non credo che il blog di un giornalista di mestiere possa lasciare
che vadano a ruota libera: il ‘titolare’ deve avere tempo di leggere, orientare,
suggerire e anche cassare i commenti che non si attengono alle guideline (per
esempio commenti che adombrino fattispecie di reato). Tutto questo richiede
molto, ma molto tempo, specie nel contesto di un grande giornale che fa da
‘calamita’. Occorre a quel punto valutare come sia meglio investire le energie, il
tempo e il denaro che tutto questo costa”.
Di giornalisti blog ve ne sono comunque, al di là della collaborazione con quella
o con questa testata; motivi per farlo ce ne sono in abbondanza e oltre al dialogo
con i lettori, fonte di confronto, valutazione del proprio lavoro, scelta di
argomenti, ne possiamo aggiungere un altro: la possibilità di una spazio libero
dove scrivere quello che si vuole e nei modi e nei tempi più opportuni, non
dovendo rispondere a nessun editore o direttore.

Note
(1) Vedi gli atti del seminario Tutti giornalisti? Il giornalismo professionale fra
blog, aggregatori e industria dei contenuti, organizzato dalla Federazione
nazionale della stampa e da Lsdi, che si è svolto a Roma il 26 maggio 2006. Il

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testo integrale di tutti gli interventi è rintracciabilie a questo indirizzo web:
www.lsdi.it/dossier/giornalismo/index.html. Interessante il contributo di Antonio
Sofi, Un nuovo giornalismo s’intreccia nella Rete: l’informazione nell’era dei
blog, in “Il campo giornalistico”, a cura di Carlo Sorrentino, Carocci, Roma,
2006. Ricordiamo anche lo speciale pubblicato su i “Problemi
dell’informazione” n 2/2004. Per finire un punto di vista originale sul tema ce lo
offre spesso Massimo Mantellini nel suo blog (www.mantellini.it).
(2) Dan Gillmor, We the Media: Grassroots Journalism by the People, for the
People, 2006, il testo e reperibile anche in rete (http://wethemedia.oreilly.com/)
(3) Cit. in Bernardo Parrella, Big Media e blog: convergenza inevitabile?, In
Apogeonline, www.apogeonline.com/webzine/2006/04/03/01/2006040301205
(4) http://journalism.nyu.edu/pubzone/blueplate/issue1/best_nwsps/index.php
(5) www.kataweb.it/blog/
(6) http://blog.repubblica.it/rblog/page/ADPollina/
(7) www.lastampa.it/blog/servizio/default.asp
(8) www.lastampa.it/CMSTP/rubriche/rubricahome.asp?ID_blog=18
(9) www.lastampa.it/CMSTP/rubriche/rubricahome.asp?ID_blog=20
(10) www.ilfoglio.it/wittgenstein/
(11) www.ilfoglio.it/camillo/
(12) www.blogquotidiani.net/sani/
(13) www.blogquotidiani.net/?cat=4
(14) www.blogquotidiani.net/turrini/
(15) http://ciccio.ilcannocchiale.it/
(16) http://quasirete.gazzetta.it/?fr=tgol
(17) www.chron.com/news/blogs/
(18) http://reporters.blogosfere.it/index.html
(19) http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/

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