Sei sulla pagina 1di 8

Bandiera Gialla, un’esperienza di giornalismo on line locale

di Nicola Rabbi (*)

Bandiera Gialla è una testata giornalistica presente solo sul web che si occupa di informazione
sociale nell’ambito territoriale dell’area metropolitana bolognese. Scopo di questo scritto è di far
luce, attraverso il racconto della routine produttiva e delle altre attività della testata, su alcuni
cambiamenti che l’affermarsi delle nuove tecnologie di comunicazione hanno portato nel campo
dell’informazione di carattere giornalistico. In particolare cercheremo di fare alcune considerazioni,
in base alla nostra esperienza diretta, sulle caratteristiche di un’iniziativa editoriale di base, sul
rapporto tra i cittadini e l’informazione nell’era digitale e sui cambiamenti a cui va incontro la
professione giornalistica.
Per procedere oltre è necessario però dare un inquadramento teorico ai tre elementi che
caratterizzano l’attività di Bandiera Gialla, ovvero occorre spiegare - dato la lunghezza del presente
scritto in modo sintetico - che cosa si intenda per informazione sociale, che cosa significhi fare
giornalismo on line e, infine, come si caratterizzi l’informazione locale in Italia.

Che cos’è l’informazione sociale

Con informazione sociale intendiamo la produzione di notizie che riguardano determinate categorie
di persone svantaggiate come i disabili, gli anziani, i minori, gli immigrati… un’informazione che
coinvolge anche tutti quei cittadini che si occupano di emarginazione sociale, organizzati in gruppi
di volontariato, associazioni, cooperative.
L’informazione sociale è un tipo particolare d informazione specializzata e di questa conserva il
tratto di informazione di servizio. Ma la differenza tra l’informazione economica, ad esempio, e
quella di cui ci occupiamo, è palese quando si parla dello spazio che questa trova sui mass media.
Numerose ricerche (1) hanno dimostrato che l’informazione sociale occupa uno spazio
estremamente ridotto; quando poi compare sui mass media di solito è associata a fenomeni di
cronaca nera (la ragazza disabile stuprata o l‘immigrato spacciatore) o a eventi dove la componente
spettacolare è ben evidente (la storia commovente, il disabile genio…). Raramente è possibile nel
sistema mediatico italiano un’informazione continua su questi temi, un’informazione di
approfondimento e di inchiesta che vada al di là dell’emergenza o della nota di colore.
Il timore di editori e giornalisti è che questo tipo di informazione non interessi molto e che quindi
non sia vendibile. Entra qui in ballo come dice Alberto Papuzzi (2) “La doppia natura dei mass
media, strumenti di formazione dell’opinione pubblica e prodotti industriali venduti sul mercato”.
Da quando poi il sistema mediatico italiano è diventato dall’inizio degli anni ’80 (3) un settore
economico importante e perciò autonomo, l’accento sulla notizia come prodotto da vendere e del
pubblico come audience da conquistare, è diventato più incisivo.
Scrive Pina Lalli: “Il leit motiv dei padri fondatori di questa o quella organizzazione di
giornalismo civico o sociale è l’opposizione tacita ad altri settori dell’informazione: la si esprime
affermando di non voler fare questo o quello e, in sostanza, si riassume nell’esclusione di ogni
principio ‘mercificante’ dell’informazione”. (4)
Al fine di sensibilizzare la categoria dei giornalisti su questi temi, il CNCA (Coordinamento
nazionale Comunità di Accoglienza) organizza dal 1994 ogni anno in autunno a Capodarco di
Fermo dei seminari di formazione per i giornalisti sui temi del disagio e della marginalità. Di fatto
in una “normale “ redazione non esiste la figura del giornalista specializzato sul sociale ma
semplicemente un giornalista più sensibile (di solito giovane e di sesso femminile) ai temi.
Negli ultimi 15 anni l’atteggiamento dei mass media verso l’informazione sociale è comunque
cambiato in meglio come attesta la Carta dei doveri dei giornalisti italiani approvata nel 1993 che
fissa precise norme deontologiche per quanto riguarda i diritti delle persone oggetto di cronaca e il
relativo dovere di rettifica.
Un altro motivo per cui i mass media trattano con più attenzione l’informazione sociale è la
maggiore validità come fonte d’informazione che numerosi gruppi operanti nel sociale hanno
acquisito. La conoscenza delle regole di notiziabilità e in generale la comprensione della logica dei
media ha fatto si che, almeno i gruppi più grandi, riescano ad imporsi nell’agenda dei media
nostrani. Questo fatto non cancella la debolezza storica che numerose associazioni dimostrano
ancora di avere nei confronti dei mezzi di comunicazione che si esplica in due modi; o cercando di
apparire sui media ignorando del tutto le regole di notiziabilità (ad esempio mandando ai giornali
dei comunicati stampa semplicemente illeggibili dal punto di vista giornalistico) oppure rifiutando i
mass media come qualcosa di “cattivo” che distorce la notizia e di cui si può fare a meno. (5)

Le caratteristiche del giornalismo on line

In Italia si comincia a parlare di giornalismo (e giornalisti) on line dal 1995, anno in cui i grandi
mass media iniziano ad approdare su internet; a “L’Unità e a “L’Unione Sarda” spetta questo
primato, seguiti nel ’96 da “La Repubblica” e da “il Manifesto”. (6) Il primo approccio dei mass
media italiani (ma fu così anche altrove) vedeva la messa on line del quotidiano così come si
presentava su carta, non sfruttando le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie di comunicazione.
Si perché tutte le novità del giornalismo elettronico, hanno origine da un diverso canale di
trasmissione che comporta dei cambiamenti nel modo stesso di fare informazione.
Sono tre gli elementi di novità su cui si basa l’informazione digitale: l’ipertestualità, l’interattività e
la multimedialità. L’ipertesto è un tipo particolare di testo infarcito di collegamenti (link) che
permettono al lettore dei salti continui da un testo all’altro; questo comporta una lettura non più
lineare ma discontinua (7) arricchita da testi presenti in rete scritti da una moltitudine di autori
diversi. Accanto a questa mole informativa in continua crescita, abbiamo anche dei cambiamenti
per quanto riguarda lo spazio dello scrivere e i tempi di aggiornamento. La pagina web non è
“limitata” come quella su carta, dove gli ingombri sono per ogni articolo ben definiti (in cartelle o
battute) ma teoricamente di limiti non ne ha. Così anche la naturale periodicità dell’informazione on
line è il tempo reale per cui gli articoli vengono aggiornati o riscritti di continuo nel corso delle 24
ore. Questo non significa però che un articolo on line non conservi i caratteristici elementi della
scrittura giornalistica (sinteticità e chiarezza); anzi dato che i tempi di lettura su video, come
affermano varie ricerche su utenti, sono più ridotti rispetto a quelli dedicati ai testi cartacei (8) sono
stati redatti veri e propri manuali di scrittura on line (9) che consigliano il modello della “piramide
invertita”: ovvero scrivere subito all’inizio gli elementi più importanti della notizia , fornendo il
testo anche di titoli e titoletti efficaci (descrittivi più che ad effetto) e dei link che indicano
chiaramente dove portano.
Ancora più gravida di conseguenze è l’interattività che comporta l’informazione elettronica.
L’autore di un testo giornalistico una volta poteva ricevere impressioni, suggerimenti o critiche
tramite una lettera, una telefonata, mezzi comunque “distanti” e certamente non così alla portata
come la posta elettronica (che rappresenta anche lo strumento più usato in rete). E’ consuetudine in
molti siti web fornire anche l’e-mail dell’autore di un pezzo a cui il lettore può rivolgersi. Certo
questa riduzione della distanza tra autore e lettore non può far piacere a tutti (può anche essere fonte
di più lavoro). I maggiori quotidiani on line non offrono questa possibilità di interattività per ogni
articolo ma la limitano in particolari luoghi o per le grandi firme giornalistiche.
Infine la multimedialità permette all’ipertesto di essere arricchito oltre che dalla parola scritta anche
da immagini, animazioni, video e file audio (in questo caso si parla di ipermedia). L’informazione
on line in questo modo può essere letta, ascoltata e vista, permettendo su un unico supporto la
convergenza di vari media (quotidiano cartaceo, radio e televisione). (10)
Le osservazioni fatte sopra comportano dei profondi cambiamenti nella produzione giornalistica e
nel mestiere stesso. Se i criteri di notiziabilità non vengono molto intaccati (quei criteri attraverso i
quali un giornalista sceglie una notizia piuttosto che un'altra, come ad esempio il criterio di
vicinanza di un evento, di gravità… (11), quello che cambia è sicuramente la quantità di notizie che
ora è possibile pubblicare (avendo spazio e fonti infinite) e di conseguenza anche la copertura
sempre maggiore di ogni argomento (aumento della tematizzazione). Ma di fronte ad un aumento
così vertiginoso dei ritmi di produzione, come può un giornalista esercitare ancora quella funzione
di controllo delle fonti informative (uno dei capisaldi della professione giornalistica)? Rimane
questo un problema aperto che ha visto delle illustri redazioni giornalistiche cadere vittime di
“bufale”, di notizie non vere ma costruite ad arte proprio per ingannare il sistema mediatico. (12)
Ecco che allora ai giornalisti on line vengono richieste nuove competenze di carattere informatico e
di conoscenza della rete e della comunità digitale.

L’informazione locale in Italia

Il giornalismo locale in Italia ha visto la sua affermazione a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, nel
momento in cui, come accennavamo sopra, il sistema dei media italiano comincia ad avere una
propria valenza economica che gli permette di conseguire una maggiore autonomia da parte della
sfera politica. In particolare la presenza di quotidiani locali (e delle pagine locali di quotidiani
nazionali o sovraregionali) è più significativa nelle aree italiane dove maggiore è lo sviluppo
economico, dove si trovano più imprenditori disposti ad investire in pubblicità (come accade nel
nord est del paese).
Un altro elemento che ha contribuito a questo sviluppo è rappresentato dall’introduzione delle
nuove tecnologie; è del 1981 la legge per l’editoria che accanto altre misure tese a far uscire la
stampa quotidiana dalla crisi, finanzia la riconversione tecnologica che a quei tempi significava il
passaggio dalle tradizionali tipografie “a caldo” alle macchine fotocompositrici basate sul computer
e la teletrasmissione che diminuisce le distanza tra il centro (dove viene prodotto il giornale) e le
periferie. Il computer in redazione comincia ad entrare tra molte diffidenze da parte dei giornalisti
agli inizi degli anni ’80 (fenomeno sancito anche dai contratti di lavoro stipulati nel 1982 tra gli
editori, i giornalisti e i poligrafici) (13). L’innovazione tecnologica porta ad un abbattimento dei
costi in quanto con una strumentazione più semplice e con una redazione ridotta si possono fare dei
quotidiani locali completi. Sempre in quegli anni si sviluppa il discorso delle sinergie, parola con
cui si designa l’utilizzazione di uno stesso gruppo redazionale per produrre prodotti giornalistici da
pubblicare in diversi quotidiani. L’esempio tipico è rappresentato dalla redazione nazionale di un
quotidiano che ha diverse edizioni locali o che possiede testate locali autonome, che “vende” la
sezione a carattere nazionale (sia essa economica, politica ma anche culturale) alle testate locali.
Le redazioni dei quotidiani locali sono numericamente ridotte (dagli 11 ai 40 giornalisti) e si basano
in modo consistente anche su una vasta schiera di collaboratori meno garantiti contrattualmente dei
giornalisti assunti ma che di fatto rappresentano un elemento di grande importanza per la
completezza dell’informazione locale.
Per quanto riguarda il tipo di informazione prodotta dai giornali locali si assiste “All’affermazione
di un giornalismo più fattuale nel nostro Paese” (14). Dando più rilevanza all’informazione locale si
produce più informazione di cronaca e di servizio, si fa strada un giornalismo che dà la parola più
alla gente comune che al politico o alla personalità pubblica.
Un ambiente favorevole

Bandiera Gialla nasce nel dicembre del 1999, un periodo in cui il web era oramai conosciuto da
buona parte della popolazione italiana ma ancora scarsamente utilizzato, un periodo in cui gli
accessi alla rete avvenivano quasi unicamente tramite un modem a bassa velocità di trasferimento
dati. Bologna in quegli anni era una realtà privilegiata, in quanto dal 1995 esisteva una rete civica
(Iperbole) che attraverso una politica di accesso gratuito alla rete (rimanevano logicamente le spese
telefoniche private) dava liberamente un indirizzo e-mail e uno spazio web al mondo
dell’associazionismo cittadino e ai residenti. La percentuale di popolazione connessa al web
nell’area metropolitana bolognese era notevolmente superiore e poteva essere paragonata a realtà
del nord Europa e statunitensi. Riportiamo un solo dato significativo che può dare un’indicazione
quantitativa; dal 1995 al 2000 più di 5 milioni di utenti del servizio iperbole hanno spedito o
ricevuto messaggi di posta elettronica. 15)
Questo fino al 1999, con l’avvento della coalizione politica di centro destra guidata da Giorgio
Guazzaloca il progetto Iperbole è stato accantonato, e la peculiarità bolognese è andata via via
sbiadendo, né è stata poi ripresa dalla successiva giunta di centro sinistra di Sergio Cofferati.
Accanto a questo fattore, l’esistenza di una massa critica significativa di utenti web nel territorio, se
ne aggiunge un altro: il grande sviluppo dell’associazionismo in Emilia Romagna che da sempre la
caratterizza. Le sole associazioni di volontariato iscritte nel registro provinciale di Bologna sono,
attualmente, più di 400 a cui vanno aggiunte le associazioni di promozione sociale, le cooperative
sociali e altri gruppi informali. Una particolare attenzione degli Enti locali ai temi del sociale (e un
notevole sviluppo dei servizi) assieme ad uno spiccato sviluppo del privato sociale a Bologna fa si
che la discussione sui temi del volontariato, i servizi sociali, l’integrazione, la democrazia civica,
l’emarginazione abbia coinvolto e coinvolga un gran numero di persone.
Questi due fattori spiegano il perchè sia nata proprio a Bologna una realtà come Bandiera Gialla
che, al suo inizio, si è sviluppata all’interno di un’altra realtà associativa, il Centro Documentazione
Handicap, un centro di produzione culturale sulla diversità operante fin dal 1982. (16)
Assieme al Centro Documentazione Handicap l’idea che i tempi fossero maturi per un’esperienza
informativa solo telematica, è stata portata avanti anche da un’altra associazione (di volontariato)
“Ritorno al Futuro” impegnata soprattutto sul tema della tossicodipendenza e che aveva dato vita in
quel periodo, assieme ad altri, al primo giornale di strada italiano (“Piazza Grande”, ancora oggi
esistente). Dopo pochi mesi dall’avvio il gruppo che sta dietro al sito si costituisce come
associazione culturale (ora diventata associazione di promozione sociale) e registra Bandiera Gialla
come testata giornalistica.
Il sito ha ormai una percorso quinquennale e ha avuto molti cambiamenti sia a livello organizzativo,
software e grafico; anche le iniziative e i soggetti con cui l’associazione ha lavorato sono stati vari,
ma quello che vogliamo descrivere ora non è la storia di questa esperienza editoriale, ma la sua
attività di oggi in relazione ai punti che abbiamo indicato nell’introduzione di questo lavoro.

Descrizione del sito

Il sito (17) appare diviso in quattro colonne verticali; le due centrali contengono le notizie che
vengono continuamente aggiornate e sono divise in sezioni: nella seconda colonna da sinistra dove
appaiono le fotografie, vengono pubblicati i lavori più interessanti e rappresenta, secondo l’ordine
gerarchico dei quotidiani su carta, la prima pagina. Nella sezione “Prossimi eventi” vengono
visualizzati con la relativa data gli appuntamenti locali più prossimi che riguardano il sociale. Nella
pagina occupano una posizione strategica (l’optical point, in alto a destra, ovvero il punto su cui
ricade per prima l’attenzione dell’occhio umano). Sotto troviamo gli appuntamenti segnalati dai
lettori e la sezione “Articoli” che raccoglie le notizie meno importanti o semplicemente quelle che
prima erano in evidenza ma che rimangono ancora per un certo periodo nell’home page. In questi
due spazi è presente la parola linkata “Inserisci” attraverso cui un lettore può pubblicare
direttamente sul sito la segnalazione di un appuntamento, una lettera, un annuncio, un articolo
(eccetto che per il caso degli eventi, tutte le altre pubblicazioni appaiono nell’ultima colonna a
destra, nella sezione “Nella community”). Questo strumento, che può essere usato solo da quegli
utenti che si sono registrati fornendo la propria e-mail, permette la partecipazione diretta del
lettore/autore al sito. Nella community sono attualmente iscritte 236 persone, tutto potenziali
redattori che possono scrivere direttamente sui temi del sociale a Bologna.
Nella prima colonna a sinistra vengono riportati i contenuti suddivisi per canale, “Inchieste
giornalistiche”, “Gallerie immagini”, “Audio/video”, ovvero tutti quei lavori giornalisticamente più
complessi e/o che sono stati realizzati anche attraverso le interviste audio, i filmati, le fotografie.
Sempre in questa colonna troviamo i siti dei soci di Banca Etica di Bologna e del nodo locale della
rete di Lilliput; anche se la piattaforma per la pubblicazione sul web è stata curata da noi, abbiamo
formato delle persone appartenenti ai suddetti gruppi perché possano pubblicare direttamente e in
modo autonomo sempre seguendo la logica tipica della rete (ovvero quella del libero accesso e
dell’interattività).
Infine troviamo nella sezione “Newsletter”, quella intitolata “Bandiera Gialla” che consiste in una
pubblicazione telematica inviata tramite posta elettronica a oltre 1300 persone ogni settimana dove
vengono riportate le notizie pubblicate in questo lasso di tempo. Sempre parlando di dati, i lettori
giornalieri sono in continua crescita e negli ultimi tempi leggono Bandiera Gialla circa 700
visitatori con dei giorni in cui si superano le 1500 unità.

La routine produttiva

Il gruppo di lavoro stabile di redazione prevede un caporedattore, due giornalisti e un webmaster


che lavorano part-time con orari di una decina d’ore settimanali. Da due anni a questa parte con il
nuovo servizio civile, viene impiegata stabilmente una ragazza che lavora per 25 ore alla settimana;
a lei spetta il compito di coprire l’orario mattutino leggendo le e-mail, archiviandole e svolgendo un
compito di segreteria di redazione. A queste persone si aggiungono i 6 studenti del Corso di Scienze
della Comunicazione di Bologna che svolgono da settembre a giugno le 250 ore di tirocinio previsto
dal nuovo ordinamento universitario. Si fanno due riunioni infrasettimanali con la redazione
completa, momenti in cui si controllano i lavori da pubblicare e soprattutto si raccolgono le idee per
i nuovi articoli, si sviluppano le inchieste e si fa la programmazione settimanale. Il gruppo ristretto
ha invece delle riunioni meno formali ogni giorno e si incontra per decidere cosa pubblicare delle
notizie che arrivano tramite e-mail (molto più raramente tramite telefono o fax) o per la
realizzazione di altri articoli tramite delle interviste telefoniche o degli incontri diretti.
Passando ad un discorso di carattere tecnico/informatico le notizie vengono scritte primo su un
programma di video scrittura e poi caricate sul web attraverso un CSM (Content Managment
System) scaricato dalla rete e adattato alle particolari esigenze di Bandiera Gialla. Il CSM non è
nient’altro che una piattaforma editoriale che permette la scrittura di articoli direttamente in html
(tramite un html editor). Ogni articolo viene caricato non come singola pagina html ma come
componente di un archivio (database); esistono vari archivi su Bandiera Gialla e al momento della
pubblicazione l’autore deve decidere in quale archivio mettere l’articolo. Per sintetizzare ne citiamo
solo due, quello relativo agli articoli e quello relativo agli appuntamenti che vengono pubblicati
nelle opportune sezioni del sito sopra descritte. Il CSM permette anche altre operazioni, come il
mettere in evidenza un appuntamento, archiviare gli articoli in differenti aree tematiche, collocarli
in una determinata area della homepage… Un redattore non ha bisogno di scrivere e pubblicare
dalla redazione ma può farlo da qualsiasi posto (a casa sua ma anche all’estero, come è capitato)
dato che per entrare nel CSM basta conoscere solo delle password; al momento dell’inserimento
dell’articolo bisogna anche compilare altri campi come il “titolo”, “sottotitolo”, “autore”…che
verranno visualizzati con caratteristiche di formattazioni proprie. Esiste anche un altro CSM più
particolare che serve a pubblicare le gallerie fotografiche e audio-video, leggermente più complesso
da usare; il problema con gli audio-video è che richiedono competenze specifiche e soprattutto
tempi di pubblicazioni molto più lunghi (ad esempio un filmato deve essere girato, poi montato al
computer e infine pubblicato in vari formati). Ricordiamo infine che i CSM, dato che archiviano
tutti i file caricat,i permettono anche una ricerca molto più facile dei testi che si vogliono
rintracciare nel sito web che, come si sa, pone al navigatore precisi problemi di ricerca e
orientamento (di usabilità).
Come si vede da questi brevi cenni, un giornalista che lavora sulla rete deve avere anche una certa
preparazione informatica e telematica, deve soprattutto avere una buona conoscenza della netiquette
(le regole della rete) e della cultura digitale per non incorrere in errori imbarazzanti soprattutto per
quanto riguarda la veridicità delle proprie fonti. Parlando di fonti informative, come si è visto, la
redazione di Bandiera Gialla si basa su 1) le notizie che arrivano via e-mail 2) la lettura dei media
che fanno informazione locale (giornali, periodici, siti web…). Per quanto riguarda il primo punto
un lavoro quinquennale sul territorio ha permesso di stringere intensi rapporti con molte
associazioni, cooperative ma anche enti locali che si occupano di sociale; le informazioni ci
arrivano direttamente da loro, viceversa quando stiamo ricercando noi informazioni sappiamo anche
a chi rivolgerci perché conosciamo bene il territorio. Il secondo tipo di fonte si traduce in una
ripresa di notizie apparse su altri media (naturalmente citiamo la fonte da cui l’abbiamo presa)
oppure nella loro rielaborazione se riteniamo la notizia insufficiente o se addirittura possono essere
lo spunto per un discorso più ampio che porta ad un’inchiesta vera e propria.
Le caratteristiche che fanno riprendere una notizia (i cosiddetti valori notizia) nel nostro caso
riguardano principalmente la tematica (sociale) e il luogo (locale); trattiamo anche fatti a livello
nazionale o planetario quando hanno un’evidente connessione con il nostro campo (ad esempio una
nuova legge assistenziale o una Ong locale che organizza un campo profughi in un’area di
emergenza umanitaria). Non corriamo dietro all’attualità perché non possiamo essere concorrenziali
con i quotidiani o con le radio locali; ad esempio se viene sgomberato un campo profughi a Bologna
non riportiamo la notizia dello sgombero ma tendiamo a trattare la notizia in un modo che gli altri
media non fanno per problemi di tempo e di stile; sempre seguendo l’esempio, ci occupiamo del
problema in termini più generali e tendiamo a contestualizzare e ad approfondire la notizia. Dato
che le nostre risorse di personale sono scarse non lavoriamo sistematicamente in questo modo ma
solo sporadicamente. Ciononostante siamo riusciti a diventare una fonte attendibile non solo per
persone, gruppi ed enti locali ma anche per vari mass media dato che più volte è capitato di veder
riprendere dai quotidiani locali dei nostri lavori. E’ anche vero che curiamo particolarmente questo
rapporto con i media tradizionali spedendo anche a loro il nostro bollettino settimanale e
contattando telefonicamente i giornalisti più sensibili delle varie testate.

Le inchieste

Un discorso a parte meritano le inchieste giornalistiche che regolarmente vengono pubblicate. Si


tratta di lavori che coinvolgono tutta la redazione per tre, quattro settimane e che intendono
approfondire particolari problematiche sociali a livello locale (giovani e volontariato, parcheggi per
disabili, case e anziani, associazionismo omosessuale…). Spesso capita che questi lavori vengano
fatti in collaborazione con altre redazioni locali; così abbiamo realizzato un’inchiesta sulla sicurezza
stradale per i minori che vanno a scuola a piedi assieme ad una associazione locale di genitori attivi
sul web (18); in un'altra occasione abbiamo lavorato con la redazione del giornale di strada “Piazza
Grande” per realizzare un’inchiesta sui centri di accoglienza per gli immigrati (19). Non è facile
però fare dei lavori significativi un pò perché la maggior parte dei nostri giornalisti sono studenti in
via di formazione (e quindi con i relativi limiti) e un po’ perché una realtà metropolitana come
quella bolognese è oggettivamente difficile da interpretare e non basta certo la buona volontà
giornalistica ma occorre anche molto tempo e un’ottima conoscenza del territorio. Un particolare
successo ha avuto una nostra inchiesta che ha indagato sull’accessibilità degli autobus (20); di
fronte ad un’azienda che aveva speso milioni di euro per adattare una settantina di bus, andando a
sperimentare con un disabile l’effettiva accessibilità, ci siamo accorti che viaggiare in questo modo
era una vera e propria impresa. Il video che avevamo realizzato per l’occasione è stato ripreso dalla
RAI locale e ha suscitato un tale dibattito da approdare al consiglio comunale. In questo caso era
risultato vincente l’uso del video.
Descriviamo adesso dettagliatamente, raccontando tutte le varie fasi di lavoro, un’inchiesta (21)
che abbiamo realizzato su un caso di cronaca nera che coinvolgeva una persona con disturbi
mentali.
Il giornalismo d'inchiesta è un genere poco praticato per i costi materiali che comporta (non si
scrive in un solo giorno mentre la maggior parte dei giornalisti sono ha a disposizione poche ore per
scrivere un pezzo) e per gli imbarazzi che può causare a direttori ed editori. Nel nostro caso, visto
che trattiamo di informazione sociale, si aggiunge anche un'altra difficoltà dovuta al pregiudizio;
cosa dicono i luoghi comuni? Che la gente ha bisogno di essere confermata nelle proprie
convinzioni e non vuole essere contraddetta (come vedremo più avanti il pregiudizio si tradurrà
nella frase: "i matti sono tutti pericolosi e facilmente uccidono"). Un altro luogo comune dice che la
gente ha bisogno di svagarsi e i problemi sociali non devono gravare troppo nelle già affollate
pagine prodotte dai nostri mass media (regola infranta quando se ne deve parlare in occasione di
episodi di cronaca nera).
Ma veniamo al fatto. Quattro anni fa a Bologna Fausto Ravagli, persona seguita dal servizio di
igiene mentale, aveva assassinato un uomo e una donna. Il caso rappresentava una buona occasione
per osservare come i quotidiani locali trattavano la notizia e poteva essere anche motivo di
un'inchiesta per approfondire aspetti che la stampa aveva trascurato.
Dopo le prime riunioni di redazione in cui si sono fissate le linee dell' inchiesta e la suddivisione
degli articoli, si è passati al lavoro sul campo e poi subito alla scrittura. Internet si è rivelata una
fonte preziosa per la rassegna stampa, per chiarimento di certi termini e per la legislazione vigente.
Un volta che il lavoro è stato completato abbiamo stampato e confrontato gli articoli alla ricerca dei
collegamenti interni che potevano avere tra di loro. Il lavoro collettivo e in contemporanea era
possibile anche per via del numero limitato di "pezzi", otto in tutto. Abbiamo collegato i vari
articoli in base a criteri diversi: la coincidenza di un discorso, la contraddizione di versioni, la
spiegazione di un termine, la prova di un'affermazione. Siamo stati anche attenti a non esagerare nel
numero dei collegamenti per non creare degli intrecci troppo complessi. Per avere un'immagine più
chiara abbiamo disegnato su un foglio una mappa dei vari collegamenti tra gli articoli. Infine
abbiamo segnato anche i possibili collegamenti esterni (verso pagine web al di fuori del nostro sito)
che potevano esistere, visto che il nostro lavoro doveva essere pubblicato su web.
Il caso di cronaca nera è stato da noi raccontato cercando di trovare delle fonti informative diverse.
Sono stati intervistati due psichiatri per capire se questo episodio di follia poteva essere evitato;
dalle interviste è emerso anche il fatto che percentualmente gli omicidi compiuti da persone con
problemi psichici sono rari, a dispetto di un modo di pensare comune della gente che facilmente
associa il folle agli atti di violenza.
E' stata fatta un'analisi del linguaggio sugli articoli pubblicati da “Il Resto del Carlino” e da “La
Repubblica” (edizione di Bologna) per rilevare le parole usate e le immagini che via via sono state
date ai vari protagonisti della vicenda (da cui emerge la necessità radicata del giornalista di
etichettare i vari personaggi). Il fatto sconcertante che una persona con problemi psichici avesse un
regolare porto d'armi, è stato analizzato in dettaglio spiegando la procedura per ottenere il porto
d'armi e la mancanza di un controllo globale.
Per realizzare un lavoro di questo tipo bisogna avere la pazienza di scendere dal piedistallo della
professione giornalistica per imparare nuove cose. Un giornalista che lavora sul web non può
limitarsi a pensarsi come "esperto del contenuto" o redattore generico, ma deve avere un buon
livello di conoscenza tecnologica. Non è necessario conoscere a perfezione l'html, ma sapere
intervenire direttamente sul codice quando qualcosa non quadra è utile. Così come può essere utile
saper gestire una macchina fotografica digitale e saper usare un programma di fotoritocco.
Fonti di finanziamento e prospettive future

Il lavoro di questi cinque anni ha comportato dei costi nella stragrande maggioranza riguardanti il
lavoro delle persone e in misura molto minore le spese riguardanti l’attrezzatura informatica, le
spese di connessione e spazio web, le spese per il locale. Per i primi anni l’esperienza di Bandiera
Gialla è stata finanziata soprattutto dalla Fondazione Carisbo a cui presentavamo un progetto
dettagliato che aveva come fine ultimo quello di diffondere sul territorio l’informazione sociale,
mettere in rete le associazioni e fare formazione per le stesse. A questo proposito Bandiera Gialla
ha realizzato tutta una serie di iniziative al di fuori della rete, come la formazione di membri delle
associazioni e di immigrati sui temi dell’informazione e dell’utilizzo di internet, un concorso
fotografico con mostra finale (“I muri della violenza”, realizzato anche con la collaborazione della
Coop Adriatica), un corso di fotografia sociale con mostra (la new economy degli immigrati).
Anche oggi la quota di finanziamento della Fondazione ricopre una quota rilevante del nostro
bilancio ma in questi ultimi due anni l’associazione si è aperta verso nuove forme di collaborazioni.
Con il Centro di Servizi per volontariato della provincia di Bologna stiamo curando il settore
informazione realizzando un settimanale telematico,“La Formica Alata” (22) e implementando i
contenuti del loro sito (23) oltre ad una serie di iniziative di ricerca ed editoriali relative al mondo
del volontariato. Abbiamo collaborato con altre associazioni, Ong, centri di formazione per
promuovere eventi, realizzare siti, cd-rom. Così accanto ad un’attività istituzionale
dell’associazione (promuovere informazione sociale sul territorio e mettere in rete persone ed
associazioni) se ne sta delineando un’altra, che assume le forme di un’agenzia di servizi di
comunicazione per il sociale: se e come queste due tendenze si comporranno, questo è ancora un
discorso da definire.

(*) giornalista, responsabile di Bandiera Gialla


turte@bandieragialla.it