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Luned 16 Maggio 2016

DUO LAVRYNENKO - GULIEI

Note al programma
Ludwig van Beethoven Sonata in do maggiore op.102 n.1
Le due Sonate op.102 furono composte nel 1815 e dedicate alla contessa Anna-Marie von Erddy a
cui Beethoven era particolarmente legato. Grande dama dell'aristocrazia imperiale, aveva accolto
con simpatia l'ascesa del giovanotto di Bonn, originale pianista e compositore. 1 Beethoven andava
spesso a trovare i coniugi Erddy nella loro villa di Jedlersee, subito fuori Vienna e durante una
visita nel 1815 incontr il violoncellista Joseph Linke, ospite presso i conti. Beethoven e Linke
avevano gi avuto modo di conoscersi e di apprezzare reciprocamente le loro grandi qualit. I due
musicisti, insieme al violinista Schuppanzigh, nel 1808 suonarono per la prima volta i Trii op.70
(dedicati anch'essi alla contessa Anna-Marie) e nel 1814 l'op. 97, Trio L'Arciduca. Linke era
inoltre il violoncellista del quartetto Schuppanzigh, nato su richiesta del conte Rasumovsky,
ambasciatore russo a Vienna. Il quartetto fu per sciolto a seguito dell'incidente avvenuto nella notte
di capodanno del 1815, in cui il palazzo di Razumovsky prese fuoco. Linke venne allora preso sotto
l'ala protettrice degli Erddy e Beethoven compose l'op.102 appositamente pensando a lui.
La Sonata presenta delle interessanti novit formali. Si articola in due soli movimenti strutturati
entrambi in un tempo veloce preceduto da un'introduzione lenta. Questo schema venne utilizzato
gi nelle due Sonate op.5, ma nell'op.102 n.1 Beethoven modifica le proporzioni in modo tale che
l'architettura della composizione non tenda alla grandiosit, imponenza o monumentalit, ma, al
contrario, risulti lineare e asciutta. Tra l'Andante introduttivo, costruito polifonicamente, e il
seguente Allegro vivace troviamo un netto contrasto, determinato dall'aggressivit ritmica e dal
carattere mutevole che spesso ritroviamo nella musica dell'ultimo Beethoven. 2 Il secondo tempo si
apre con un breve Adagio in cui vengono riproposti alcuni frammenti melodici dell'Andante
iniziale. Segue il secondo Allegro vivace dal carattere brillante e giocoso.
Franz Schubert Sonata Arpeggione in la minore D.821
La Sonata di Schubert D.821 non nata per essere suonata sul violoncello, bens su un singolare
strumento: l'arpeggione, chiamato anche chitarra d'amore. Era un ibrido tra il violoncello e la
chitarra: veniva suonato con larco e tra le ginocchia come il violoncello, ma contava sei corde
come la chitarra della quale riprendeva anche la forma della cassa e della tastiera. 3 Fu inventato dal
liutaio Johann Georg Stauffer, che ne costru il primo esemplare nel 1823 ed ebbe una certa
diffusione grazie violoncellista Vincenz Schuster. Secondo Stauffer, questo strumento avrebbe
aperto nuove prospettive sia ai chitarristi sia ai suonatori dell'ormai obsoleta viola da gamba, ma ci
nonostante, nel giro di una decina danni l'arpeggione scomparve completamente dalla scena
musicale, rimanendo un misterioso oggetto da museo di cui oggi si conservano soltanto tre
esemplari in Germania.
Schubert scrisse la Sonata D.821 nel 1824, probabilmente su richiesta di Schuster, che infatti la
esegu lo stesso anno. Tuttavia rimase manoscritta fino al 1871 quando fu finalmente pubblicata. In
quegli anni per larpeggione era ormai caduto in disuso e infatti fin da subito vennero realizzate
numerose trascrizioni per altri strumenti. Tra tutti, la viola e il violoncello sono gli strumenti che pi
si avvicinano alloriginale per suono e timbro. Le trascrizioni risultano per ampiamente pi
difficili rispetto al manoscritto schubertiano. Nel caso della viola e del violoncello, ad esempio,
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Piero Rattalino, dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia, Roma, 2 Febbraio 1991
Arrigo Quattrocchi, dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana, Roma, 14 febbario 2014
Cesare Fertonani, dal libretto inserito nel CD allegato al n.144 della rivista Amadeus

necessario realizzare su uno strumento a sole quattro corde i complessi passaggi tecnici che sulle sei
corde dell'arpeggione risultavano indubbiamente pi agevoli.
La Sonata strutturata in tre movimenti. Il primo un ampio Allegro moderato in forma-sonata,
dolcemente malinconico, ma sempre elegante. Il primo tema, in la minore, introdotto dal solo
pianoforte e viene poi ripreso e ampliato dal violoncello. Al suo lirismo si contrappone lo spirito
capriccioso e virtuosistico del secondo tema in do maggiore. Segue un breve Adagio in mi maggiore
in cui possiamo apprezzare il caratteristico chiaroscuro schubertiano di minore e maggiore che
sembra offuscare la tersa limpidezza del tema. 4 LAdagio sfocia direttamente nellAllegretto finale
in forma di rond. Risulta piuttosto evidente che sia lAdagio sia lAllegretto furono concepiti in
modo tale da dare il massimo risalto alla cantabilit dello strumento ad arco, relegando il pianoforte
al ruolo di accompagnatore.5
Csar Franck Sonata in la maggiore
Il talento del giovane Csar fu presto evidente, tanto che la sua famiglia, nella speranza di
raggiungere fama e riconoscimenti, nel 1835 decise di trasferirsi a Parigi per permettergli di
frequentare il Conservatorio. Qua ebbe la possibilit di studiare con Antonn Reicha, professore di
Liszt, Berlioz e Gounod. Sfortunatamente, il successo tanto atteso non arriv. Colpito
costantemente dalla critica e messo sotto pressione dalla famiglia, Franck decise di ritirarsi dalla
sfera pubblica e di dedicarsi allinsegnamento. Nel 1858 venne per richiesto dalla Basilica di
Sainte-Clotilde in qualit di organista ed da questo momento che cominci ad ottenere i dovuti
riconoscimenti. Le sue improvvisazioni divennero leggendarie e lo stesso Franz Liszt, dopo averlo
ascoltato nel 1866, lo paragon a Bach. Si dedic alla composizione soltanto negli ultimi anni di
vita, dal 1875 alla morte.
La Sonata in la maggiore fu composta nel 1886 come regalo di nozze per il violinista e amico
Eugne Ysae, che fece conoscere questopera per la prima volta a Bruxelles il 16 dicembre del
1886 con la pianista Madame Bordes-Pne e lanno successivo a Parigi. Sicuramente uno dei
capolavori della musica da camera dellOttocento, fu trascritta anche per altri strumenti, tra cui il
violoncello.
Franck scrisse la Sonata secondo il principio ciclico, a lui caro, per cui temi, idee e loro variazioni si
intrecciano tra i movimenti creando continuit attraverso lunificazione motivica, aggregando
coerentemente e in modo originale il materiale.6 Il primo movimento un Allegretto ben moderato
che ricorda una morbida berceuse. Il violoncello espone il primo tema, ondeggiante e molto dolce.
Questo tema corrisponde allidea ciclica ricorrente dellintera Sonata e man mano si sviluppa in
arcate sempre pi intense ed ampie. Il successivo movimento suddiviso in tre sezioni. LAllegro si
caratterizza per gli accenti appassionati e palpitanti, a volte drammatici ed inquieti. Nella sezione
del Quasi lento troviamo uno sviluppo ricco di sorprese. Il terzo movimento un meraviglioso
saggio di fantasia e stile, libert di invenzione, ma anche dominio scrupoloso dellarchitettura
musicale.7 LAllegretto poco mosso conclusivo senza dubbio una delle creazioni pi belle di
Franck. La struttura quella del rond alla francese. Tuttavia, la rielaborazione della linea tematica
particolarmente articolata, con canone allottava tra il pianoforte e il violino e accompagnamento
contrappuntistico.

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Cesare Fertonani, dal libretto inserito nel CD allegato al n.144 della rivista Amadeus
Carlo Cavalletti, dal programma di sala del concerto dell'Accademia Filarmonica Romana, Roma, 6 aprile 1995
Marino Mora, dal libretto inserito nel CD allegato al n. 291 della rivista Amadeus
Ibidem