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Francesco P.

Luiso
Orientamenti giurisprudenziali
sul patrocinio a spese dello Stato in materia civile

SOMMARIO: 1. Oggetto e limiti dellindagine; 2. Ambito, presupposti soggettivi e presupposti


oggettivi; 3. Condizioni economiche; 4. Istanza di ammissione; 5. Provvedimento di ammissione; 6.
Effetti dellammissione; 7. Revoca dellammissione; 8. Controlli sui provvedimenti di diniego o
revoca dellammissione.

1. A quasi dieci anni dallentrata in vigore del d.p.r. 30 maggio 2002 n. 115 sulle spese di
giustizia, che nella parte terza (articoli da 74 a 145) disciplina il patrocinio a spese dello Stato,
opportuna una panoramica sulle questioni che si sono poste, in questo decennio, allattenzione della
giurisprudenza. Sicuramente lindagine non ha la pretesa di fornire un quadro completo della
materia: e tuttavia altrettanto sicuramente prendere la giurisprudenza come punto di partenza ha il
vantaggio di focalizzare lattenzione su problemi che sono reali, come dimostrato dal fatto che
hanno dato luogo a controversie.
Lanalisi, per ragioni di omogeneit, riguarder solo la materia civile (in senso lato: quella, per
intenderci, di cui al titolo terzo), in quanto la materia penale presenta peculiarit che ne consigliano
una trattazione autonoma. Tuttavia, verr presa in considerazione anche la giurisprudenza relativa al
patrocinio in materia penale, tutte le volte in cui da essa possano trarsi spunti ed argomenti utili per
affrontare le questioni oggetto della presente indagine.
2. Alla istituzione del patrocinio in materia civile sono dedicati gli artt. 74, comma secondo e
119-120.
Per quanto riguarda lambito di applicazione, stato escluso che esso possa applicarsi alla
materia stragiudiziale [Cass. 23 novembre 2011 n. 24723, la quale peraltro precisa che devono
considerarsi giudiziali anche quelle attivit stragiudiziali che, essendo strettamente dipendenti dal
mandato alla difesa, vanno considerate strumentali o complementari alle prestazioni giudiziali, cio
di quelle attivit che siano svolte in esecuzione di un mandato alle liti conferito per la
rappresentanza e la difesa in giudizio (e sulla base di tale presupposto stato riconosciuto dovuto il
compenso per l'assistenza e l'attivit svolta dal difensore per la transazione della controversia

instaurata dal medesimo); nello stesso senso Trib. Torino 17 febbraio 2006, con riferimento ad una
transazione stragiudiziale].
La soluzione, de iure condito, corretta. Tuttavia queste conclusioni vanno oggi coordinate con
le fattispecie di mediazione obbligatoria di cui allart. 5 del d. lgs. 28 marzo 2010 n. 28. In tali casi,
infatti, la fase stragiudiziale strumentale per utilizzare le parole di Cass. 2011/24723 alla
prestazione giudiziale, e quindi rientra a pieno titolo nella previsione di cui allart. 74.
Dal punto di vista soggettivo, il patrocinio previsto per i cittadini (art. 74, comma secondo)
nonch per lo straniero regolarmente soggiornante nel territorio nazionale al momento del sorgere
del rapporto o del fatto oggetto del processo e per lapolide (art. 119). Lo straniero non
regolarmente soggiornante non ha quindi diritto al patrocinio a spese dello Stato [Trib. Trapani 13
marzo 2006]. Spetta al richiedente provare documentalmente lesistenza dei presupposti del
regolare soggiorno [Trib. Milano 18 marzo 2005, che ha negato il patrocinio ad un soggetto privo di
documenti]. sufficiente, peraltro, un titolo di soggiorno temporaneo [Cass. 10 giugno 2011 n.
12744]. Occorre poi precisare che lart. 142 estende il patrocinio al processo avverso il
provvedimento di espulsione del cittadino di Stati non appartenenti allUnione europea: e ci a
prescindere dallesistenza delle condizioni reddituali di cui allart. 76 [Corte cost. 29 dicembre 2004
n. 439].
Sempre dal punto di vista soggettivo, lart. 119 estende il beneficio del patrocinio agli enti o
associazioni che non perseguono scopi di lucro. Qui il problema che si pone se anche per tali enti
si richiedano i presupposti reddituali di cui allart. 76: la soluzione positiva si impone, pena una
patente violazione del principio di uguaglianza di cui allart. 3 Cost. Pertanto, gli enti no profit che
godano di entrate (per versamento di quote associative o finanziamenti pubblici) superiori ai limiti
di reddito di cui allart. 76 non hanno diritto allammissione al patrocinio [Trib. Milano 14
dicembre 2004].
Dal punto di vista oggettivo, il patrocinio riconosciuto quando le ragioni dellistante risultino
non manifestamente infondate (art. 74, comma secondo, e 122). Non risulta che la norma abbia
dato luogo a particolari questioni [Corte cost. 17 luglio 2009 n. 220, Giust. Civ. 2009, 2341, ha
dichiarato la manifesta inammissibilit della questione, sollevata da Trib. Ascoli Piceno 9 ottobre
2008, con la quale si lamentava che fosse possibile lammissione al patrocinio anche nelle ipotesi in
cui la pretesa fatta valere sia manifestamente infondata. Ha rilevato la Corte che, al contrario, tale
valutazione espressamente prevista dagli artt. 74 e 122]: solo con riferimento al processo
esecutivo, si evidenzia una sentenza di merito [Trib. Napoli 23 marzo 2005] la quale precisa che, in
materia esecutiva, il presupposto per l'ammissione al gratuito patrocinio costituito dalla non
manifesta inutilit dell'esperimento di detta azione, e pertanto la relativa istanza deve contenere, a
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pena di inammissibilit, l'indicazione del bene o dei beni del debitore che si intendono sottoporre ad
espropriazione.
Infine, deve ritenersi non vigente in sede civile la disposizione dellart. 91 il quale, per il
patrocinio penale, stabilisce che la presenza di un altro difensore di fiducia fa cessare gli effetti
dellammissione al patrocinio [Cass. 21 gennaio 2005 n. 1345. Contra Trib. Trapani 9 giugno
2005].
3. Alle condizioni economiche dellistante per lammissione al patrocinio sono dedicati gli
artt. 76 e 121.
La questione pi importante che si posta riguarda la previsione di cui al comma primo,
secondo la quale rilevante il reddito imponibile risultante dallultima dichiarazione. Nonostante
che la disposizione sia chiara, vi giurisprudenza di merito che ritiene invece rilevante il reddito
risultante dallultimo anno di imposta maturato, anche se la dichiarazione non sia ancora stata
depositata perch il relativo termine non ancora scaduto [Trib. Alessandria 29 giugno 2010], o
addirittura il reddito effettivamente percepito nellanno in cui la persona ammessa al patrocinio
[Trib. Prato 4 marzo 2010, Foro it. 2010, I, 1335].
La conclusione non pu essere condivisa, non solo perch contraria al tenore delle norma, ma
soprattutto perch fino al momento in cui non viene presentata la dichiarazione ed a maggior
ragione nel corso dellanno di imposta il reddito ai fini IRPEF non ancora definito e quindi
impossibile attestarne lentit.
Vi poi una pronuncia [Trib. Lucera, ufficio indagini preliminari, 21 aprile 2010] che esclude la
rilevanza della indennit di accompagnamento, in quanto si tratta di sussidi destinati a far fronte agli
impegni di spesa indispensabili per la persona disabile.
4. Allistanza di ammissione sono dedicati i capi terzo del titolo primo (artt. 78-79) e del titolo
quarto (artt. 122-125).
Con riferimento allart. 79, si correttamente deciso che lindicazione dei redditi, di cui alla
lettera c) del comma primo, deve indicare specificamente le voci rilevanti ai fini della
determinazione del reddito complessivo ai fini dellart. 76 e non pu limitarsi ad una generica
attestazione della sussistenza delle condizioni reddituali di cui a detta norma [Trib. Bari 12
novembre 2004, la quale precisa che la dichiarazione deve avere ad oggetto anche i redditi
dellanno in corso: e ci invece non corretto, per le ragioni viste dal precedente].

Si poi affermato che, ove sia concesso un termine per la presentazione dei documenti relativi
ai redditi prodotti allestero, e tale termine non sia rispettato, deve procedersi alla revoca del
patrocinio [Trib. Caltanissetta 11 marzo 2004].
Un problema molto discusso, ma che esula dalla presente indagine, riguarda la fattispecie
incriminatrice, di cui allart. 125, secondo la quale la falsa attestazione della sussistenza o del
mantenimento delle condizioni di reddito previste per la concessione del patrocinio punita con la
reclusione e con la multa. Secondo la Corte di cassazione [Cass. s. u. 27 novembre 2008 n. 6591] il
reato sussiste anche se lomissione non avrebbe comunque comportato il superamento della soglia
massima di reddito per l'ammissione al beneficio.
5. Competente per lammissione al patrocinio , in materia civile ed amministrativa, il
consiglio dellordine del luogo dove pende il processo o del luogo in cui ha sede il giudice
competente (nellipotesi che il processo debba svolgersi dinanzi alla Corte di cassazione, al
Consiglio di Stato o alla Corte dei conti, competente il consiglio dellordine del luogo ove stato
emesso il provvedimento impugnato); in materia tributaria allammissione provvede la
commissione di cui allart. 138. Ove listanza non sia accolta, essa pu essere riproposta al
magistrato competente per il merito (art. 126, comma terzo), il quale decide con decreto. Se il
processo non ancora pendente, provvede il capo dellufficio, la cui decisione non soggetta a
riesame (ma solo eventualmente a revoca ex art. 136) da parte del giudice singolo o collegio cui la
controversia assegnata [Cass. 15 maggio 2009 n. 11364]. Se il processo di merito pende o pender
innanzi alla Corte di cassazione, competente il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato
[Cass. 2 dicembre 2004 n. 22616].
Lo strumento di controllo nei confronti dellatto del consiglio dellordine che nega lammissione
dunque la riproposizione dellistanza al giudice competente per il merito, e non il ricorso al
consiglio nazione forense [Cons. naz. forense 14 ottobre 2008 n. 123].
Dal sistema normativo vigente non risulta che il consiglio dellordine sia investito del potere di
revocare il beneficio, una volta che esso sia stato concesso, salvo i casi in cui lammissione sia
condizionata alla presentazione di documentazione integrativa ai sensi degli artt. 79, comma terzo, e
123.
Quanto ai rimedi avverso il provvedimento del giudice che ribadisce il diniego espresso dal
consiglio dellordine, si rinvia a quanto si dir in tema di revoca ex art. 136 (infra, 7).
6. Gli effetti dellammissione sono previsti dagli artt. 82-83 e 131. Leffetto principale
costituito dal pagamento degli onorari (nei quali sono compresi anche i diritti [Trib. Catania 11
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dicembre 2003, Giur. merito 2004, 1392])

e spese vive del difensore da parte dello Stato.

Lammissione al patrocinio non esonera invece lammesso soccombente dalla condanna alle spese a
favore della controparte vittoriosa [Trib. Milano 14 gennaio 2009].
Lammissione retroagisce alla data della domanda: sono a carico dello Stato, dunque, gli onorari
e le spese vive relativi allattivit difensiva compiuta, successivamente al deposito dellistanza, dal
legale nominato dalla parte. Ha rilevato la giurisprudenza che far decorrere gli effetti della delibera
di accoglimento dellistanza dalla sua data di emissione porterebbe a pregiudicare illogicamente i
diritti dell'istante per un fatto a lui non addebitabile [Cass. 23 novembre 2011 n. 24729. Nello stesso
senso Trib. Napoli 11 marzo 2004, Giur. merito 2004, 1629].
Mentre la norma generale sui compensi (art. 82) si limita a prevedere che essi debbano attestarsi
sui valori medi delle tariffe professionali, in materia non penale lart. 130 stabilisce che gli importi
spettanti al difensore, allausiliario del giudice ed al consulente tecnico di parte siano ridotti della
met. La norma, che riguarda tutti i compensi e quindi non solo gli onorari ma anche i diritti [Trib.
Milano 28 gennaio 2005, Giur. merito 2005, 1922] ha passato positivamente il vaglio di
costituzionalit [Corte cost. 18 maggio 2006 n. 201; Corte cost. 29 luglio 2005 n. 350] sollevato con
riferimento al diverso regime previsto per il processo penale, nel quale tali dimidiazione non
prevista.
Il compenso al difensore anticipato dallerario, insieme alle altre voci previste dallart. 131,
comma quarto. Una serie di ulteriori voci (quelle previste dallart. 131, secondo e terzo comma)
sono invece prenotate a debito. Secondo la definizione contenuta nellart. 3, lettera n, prenotazione
a debito lannotazione a futura memoria di una voce di spesa, per la quale non vi pagamento, ai
fini delleventuale successivo recupero.
Proprio questa definizione ha fatto sorgere, a proposito degli onorari dovuti al consulente
tecnico di parte ed allausiliario del giudice, alcuni equivoci dissipati dalla Corte costituzionale, la
quale ha chiarito [Corte cost. 10 giugno 2010 n. 203; Corte cost. 12 dicembre 2008 n. 408; Corte
cost. 18 luglio 2008 n. 287, Foro it. 2008, I, 2715] che la previsione dellannotazione a debito un
rimedio residuale e che a costoro spetta comunque il compenso per lopera prestata.
Fra i compensi spettanti al difensore, non rientrano ovviamente le spese prenotate a debito,
poich esse non costituiscono un esborso da parte sua [Trib. Milano 28 gennaio 2005, Giur. merito
2005, 1922].
Alla liquidazione del compenso procede, al termine di ciascuna fase o grado del processo, il
giudice che ha chiuso tale fase o grado: cos lart. 83, comma secondo, applicabile anche ai
compensi per il difensore previsti dallart. 82 [Cass. 9 dicembre 2004 n. 23009; Cass. 2 dicembre
2004 n. 22616]. Si fa eccezione per i compensi relativi al giudizio di cassazione: in tal caso
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provvedono alternativamente il giudice di rinvio o quello che ha emesso la pronuncia impugnata, a


seconda che il ricorso sia accolto o rigettato. Se la Cassazione decide nel merito, la competenza
spetta a quello che sarebbe stato il giudice di rinvio ove non vi fosse stata decisione nel merito
[Cass. 12 novembre 2010 n. 23007; Cass. 13 maggio 2009 n. 11028]. La soluzione non convince,
perch non dato sapere a priori quale sia il giudice cui la Cassazione avrebbe rinviato la causa, se
non avesse deciso nel merito (cfr. art. 393, comma primo, c.p.c.).
ovvio che la coincidenza fra il giudice che decide la controversia e quello che competente a
liquidare i compensi non comporta che il provvedimento di liquidazione abbia la stessa natura e lo
stesso regime della decisione. Come vedremo meglio in seguito (infra, 8), nonostante sia
pronunciato dallo stesso giudice investito del potere decisorio della controversia, il provvedimento
di liquidazione dei compensi appartiene alla giurisdizione volontaria.
Ai sensi dellart. 133, il provvedimento, che condanna la controparte soccombente al pagamento
delle spese, dispone che esso sia eseguito a favore dello Stato. Si tratta di stabilire se tali spese
debbano essere quantificate nei modi ordinari, oppure se esse coincidano con quelle liquidate a
favore del difensore. Lunica pronuncia che, per quanto risulta, rintracciabile in materia afferma
che la condanna della controparte ha ad oggetto il pagamento delle spese processuali a favore dello
Stato in relazione agli esborsi effettivamente sostenuti dall'Amministrazione [Cass. 31 marzo 2011
n. 7504].
7. Lart. 136 prevede che, a certe condizioni, il patrocinio concesso possa essere revocato.
Alla revoca provvede sempre il giudice, dinanzi al quale pende il procedimento per cui si avuta
lammissione al patrocinio.
La prima fattispecie (comma primo) si applica a tutte le ipotesi di ammissione, da chiunque essa
sia disposta, e riguarda il mutamento delle condizioni reddituali rilevanti ai fini dellammissione: in
tal caso la revoca ha effetto dal momento in cui, nello stesso provvedimento di revoca, si dichiara
che tali modificazioni si sono verificate.
Pi rilevanti sono i casi di revoca di cui al secondo comma, che possono essere distinti in due
sottoipotesi: linsussistenza dei presupposti per lammissione ovvero laver agito o resistito in
giudizio con mala fede o colpa grave.
Nella prima sottoipotesi rientrano sicuramente tutti i requisiti soggettivi necessari per
lammissione: cos, ad es., in caso di ammissione al beneficio di una s.n.c. [Trib. Salerno 9 maggio
2008].
Ugualmente, lammissione revocata se si accerta che la condizioni reddituali non erano quelle
dichiarate dal richiedente. In questo caso, tuttavia, la revoca deve essere richiesta
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dallamministrazione finanziaria: art. 127, comma terzo [Cass. penale, sez. IV, 13 ottobre 2005 n.
42651, che enuncia un principio estensibile anche alla materia civile].
Nella seconda sottoipotesi rientra laver agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave.
La giurisprudenza ha affermato che non vi colpa grave nellaver proposto la domanda ad un
giudice incompetente [Cass. 16 settembre 2011 n. 19016] oppure quando si sia prodotta la
cessazione della materia del contendere [Cass. 16 settembre 2011 n. 19015]. Si invece affermato
che sussiste la colpa grave per aver proposto domanda possessoria molto tempo dopo lanno
dallavvenuto spoglio [App. Catania 4 marzo 2009, Giur. merito 2009, 1868], oppure per aver
chiesto la concessione del termine di grazia e non aver sanato la morosit [Trib. Padova 13
dicembre 2006, Arch. Loc. 2007, 173].
di tutta evidenza che il presupposto per lammissione al beneficio, consistente nella non
manifesta infondatezza delle ragioni dellinteressato, in sede di revoca sostituito della
(in)sussistenza della mala fede o colpa grave: in altri termini, in sede di ammissione rileva la non
manifesta infondatezza; in sede di revoca rileva laver agito in mala fede o colpa grave. Al contrario
di quanto ritiene il giudice amministrativo [Tar Lazio Roma 4 marzo 2009 n. 2258; Tar Liguria 14
febbraio 2008 n. 245; Tar Lazio Roma 6 giugno 2007 n. 5244] non quindi sufficiente verificare la
manifesta inammissibilit o infondatezza della domanda per revocare il patrocinio [sulla diversit
delle due nozioni Corte cost. 5 marzo 2010 n. 88, Giust. civ. 2010, I, 527; Corte cost. 17 luglio 2009
n. 220, Giust. civ. 2009, I, 2341].
Nelle ipotesi di cui allart. 136, comma secondo, la revoca ha efficacia retroattiva, ma incide
solo sui benefici dellammissione e non anche sulla procura conferita al difensore [Cass. 5 marzo
2010 n. 5364].
Dal punto di vista letterale, la revoca di cui allart. 136, comma secondo, riguarda solo
lammissione disposta dal consiglio dellordine: ma non vi alcun motivo per escludere che sia
revocabile anche lammissione disposta dal giudice (in seconda battuta ex art. 126, comma terzo),
oppure dalla commissione competente per il processo tributario ex art. 138.
Restano da esaminare i rimedi avverso la revoca, cui deve essere equiparato il diniego di
ammissione da parte del giudice, cui la istanza sia (ri)proposta dopo essere stata rigettata dal
consiglio dellordine (art. 126, comma terzo). Al contrario di quanto accade in materia penale ove
gli artt. 99 e 112-113 disciplinano i rimedi rispettivamente avverso il rigetto dellistanza di
ammissione e la revoca dellammissione gi disposta in materia civile non esiste una espressa
disciplina. Essa va quindi ricostruita secondo i principi e sulla base della (scarsa) giurisprudenza
disponibile.

Punto di partenza la considerazione, gi anticipata, per la quale il diniego di ammissione e la


revoca (come i provvedimenti di liquidazione) appartengono alla giurisdizione volontaria, e non
hanno quindi portata decisoria e definitiva. Nei loro confronti, dunque, sempre possibile
lesperimento di uno strumento contenzioso, idoneo a garantire il controllo di legalit,
costituzionalmente necessario contro tutti gli atti autoritativi.
Secondo la Corte di cassazione [Cass. 23 giugno 2011 n. 13807; Cass. 4 settembre 2009 n.
19203; Cass. 27 maggio 2008 n. 13833], questo strumento costituito dallopposizione prevista
dallart. 170 che, come vedremo, introduce un processo di cognizione speciale. Si ritenuto
pertanto non ammissibile il ricorso immediato in Cassazione, per difetto di decisoriet [Cass. 8
novembre 2010 n. 22709] degli atti e provvedimenti opponibili ex art. 170.
La soluzione da approvare e soprattutto riesce a risolvere il problema che ci eravamo posti:
lindividuazione di un procedimento, appartenente alla giurisdizione dichiarativa, ed idoneo quindi
a decidere le controversie relative al patrocinio a spese dello Stato.
8. Lultimo argomento da esaminare attiene al procedimento di opposizione, di cui allart.
170. Lopposizione, come abbiamo appena visto, pu avere ad oggetto non solo il decreto di
pagamento del compenso, ma anche i provvedimenti di diniego o di revoca della concessione del
beneficio.
Lopposizione uno strumento necessario, che fonda un onere di impugnazione, a fronte del
quale non ammissibile la reiterazione dellistanza di liquidazione rigettata [Trib. Lucera 1 luglio
2011] n una modifica del decreto di liquidazione gi pronunciato [Trib. Roma 8 maggio 2006].
La legittimazione spetta a chi sia in concreto interessato alla modifica del provvedimento
opposto: alla parte che veda rigettata la propria istanza di ammissione o revocata lammissione gi
disposta, come pure al difensore della parte ammessa, se egli contesti lentit delle somme liquidate
[Cass. 12 agosto 2011 n. 17247]; nonch naturalmente allufficio tributario, tenuto al pagamento in
base al provvedimento di liquidazione.
Ovviamente fra i motivi di opposizione non vi possono essere quelli relativi alla ritualit
dellattivit compiuta: cos, le questioni relative alla utilit e validit della consulenza tecnica non
hanno rilievo nel procedimento di liquidazione dei compensi al consulente [Cass. 7 febbraio 2011 n.
3024; Cass. 30 marzo 2006 n. 7499].
Per quanto attiene al procedimento, occorre tener conto che il D. Lgs. 1 settembre 2011 n. 150,
allart. 15, ha stabilito che esso si svolge nelle forme del rito sommario di cognizione ex artt. 702bis e ss. c.p.c., con le modifiche previste dallart. 3 dello stesso D. Lgs.

Per un errore nel coordinamento del suddetto art. 15 del D. Lgs. 150/2011 con lart. 170,
venuta meno lindividuazione del termine nel quale proporre lopposizione stessa. Esso era di venti
giorni, secondo la originaria previsione dellart. 170, comma primo, ora sostituito dallart. 34,
comma 17, del D. Lgs. 150/2011. Ci si chiede se tale termine deve ancora considerarsi esistente,
ovvero se sia necessario individuarne un altro. Poich nei processi impugnatori ricondotti al rito
sommario il termine per reagire in giudizio di solito determinato in trenta giorni, si potrebbe
ritenere che tale termine sia applicabile analogicamente anche al procedimento di opposizione ex
art. 170.
La necessit di sottoporre lesperibilit dellopposizione ad un termine nasce anche dalla
considerazione che il c.d. termine lungo di cui allart. 327 c.p.c. non pu applicarsi nel caso di
specie, perch latto opposto non un provvedimento decisorio e definitivo [Cass. 6 ottobre 2011 n.
20485].
In ogni caso, quale che sia la soluzione, il termine non decorre che dalla comunicazione del
provvedimento nella sua integralit [Cass. 6 ottobre 2011 n. 20485].
La competenza determinata dallart. 15, comma secondo, del D. Lgs. 150/2011: la decisione
del ricorso spetta al capo dellufficio giudiziario cui appartiene il magistrato che ha emesso il
provvedimento opposto. Se il provvedimento emesso dal giudice di pace, il ricorso va proposto al
presidente del tribunale. La competenza prevista dallart. 15, comma secondo, del D. Lgs. 150/2011
sottratta alla disciplina del foro erariale, trattandosi di competenza territoriale del giudice di
prossimit [Cass. 13 dicembre 2011 n. 26791].
Le spese del procedimento di opposizione restano disciplinate dagli artt. 91 e 92 c.p.c. [Cass. 12
agosto 2011 n. 17427]: quindi esse saranno a carico della parte soccombente.
Lordinanza che definisce il giudizio non appellabile ma ricorribile per cassazione, stante la
natura definitiva e decisoria del provvedimento che chiude tale giudizio [Cass. 18 febbraio 2011 n.
4020].