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Universit di Catania

Facolt di Scienze Politiche

Capitolo VI
I Fiori del Regno delle due Sicilie per la Fata
Morgana

Capitolo VI
I Fiori del Regno delle due Sicilie per la
Fata Morgana

Io non mi pento
Noi che non abbiamo mai fatto del male e
non abbiamo mai mentito,
abbiamo praticato a oltranza l'onest, fino a che tanta virt,
ci ha quasi cancellato.
Noi che fummo fatti di terra e di legno d'intelligenza e amore
avremo una finestra a sostegno degli occhi ed un
rimorso gentile a corredo del cuore.
Ma io non mi pento, no, delle cose che ho amato e
non ritratter le cose in cui ho creduto. non lo tradir il mio fortissimo
amore lo porter sul viso e nelle mie parole.
Abbiamo traversato insieme tempi bui portando un unico peso
e conoscendo il mondo da un millennio e un minuto arriveremo alla meta
con il bagaglio di un bacio.
E il Padreterno guarda dal suo deltaplano questa battaglia campale dal
mare infinito delle sue domeniche
guarda quaggi, guarda e non muove un dito.
Ma io non mi pento, no, delle cose che ho amato, e non ritratter le cose
in cui ho creduto, non lo tradir il mio fortissimo amore lo porter
sul viso e nelle mie parole (1).
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La Madonna, la Fata Morgana e la Dea per la fedele Messina


La devozione alla Madonna della Lettera caratteristica della Citt di Messina, ed avvalorata da
una antichissima tradizione. Avendo accolto con grande entusiasmo lannuncio del Vangelo
predicato da S. Paolo nei suoi viaggi apostolici, gli abitanti di Messina ardono dal desiderio di
conoscere personalmente la Gran Madre di Dio, e mettersi sotto la sua protezione. Pensano
quindi di inviare una loro delegazione a Gerusalemme con una lettera, nella quale professano la
loro fede e chiedono la protezione di Maria. Nellanno 42, S. Paolo in persona accompagna la
delegazione e la presenta alla Madonna, la quale laccoglie con materna bont ed, in risposta della
missiva, invia ai Messinesi una sua Lettera, scritta in ebraico, arrotolata e legata con una ciocca dei
suoi capelli. In essa Maria loda la loro fede, gradisce la loro devozione, ed assicura loro la sua
perpetua protezione. Cos termina la Lettera: Benediciamo voi e tutta la cittadinanza ed
assicuriamo la nostra perpetua protezione. Da allora cresce grandemente la devozione dei
Messinesi verso la Madonna; eretta una chiesa, poi ampliata, sulla porta della quale viene scritta
in lettere greche la frase: Velox ad audiendum (Pronta ad ascoltare) a significare come nel corso
dei secoli Maria sia stata maternamente presente non solo nellaccogliere le domande degli
abitanti di Messina, ma molte volte anche nel prevenirle (2).
La delegazione torn a Messina l8 settembre dello stesso anno.
Nel manoscritto in lingua ebraica, tradotto in latino nel 1940 dal greco - messinese Costantino
Lascaris, si leggeva:
Maria Vergine figlia di Gioacchino,
umilissima serva di Dio, Madre di Ges
crocifisso, della trib di Giuda, della
stirpe di David, salute a tutti i Messinesi
e benedizione di Dio Padre Onnipotente.
Ci consta per pubblico strumento che voi
tutti con fede grande avete a noi spedito
Legati e Ambasciatori, confessando che
il Nostro Figlio, generato da Dio sia Dio
e uomo e che dopo la sua resurrezione
sal al cielo:avendo voi conosciuta la via
della verit per mezzo della predicazione
di Paolo apostolo eletto per la qual cosa
BENEDICIAMO VOI E L ISTESSA CITTA
della quale noi vogliamo essere perpetua
protettrice. Da Gerusalemme lanno 42
di Nostro Figlio. Indizione 1 luna XXVII
giorno di gioved a 3 di giugno.

Le parole finali di questa lettera sono scolpite nel tamburo che sorregge la statua della Madonnina
Benedicente allentrata del porto di Messina e recitano appunto: Vos et ipsam civitatem
benedicimus.
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I capelli, custoditi in una teca dargento, ogni anno vengono portati in processione assieme alla
vara della Madonna della Lettera (3 giugno) e alla vara del Vascelluzzo (Corpus Domini).
Nella ricostruzione del vecchio Campanile, dopo il terremoto del 1908, la scena della delegazione
che incontra a Gerusalemme la Madonna riprodotta in modo spettacolare. Al suono delle
campane a mezzogiorno nella loggia del quarto piano si animano personaggi alti due metri.
Davanti al trono, sul quale siede la Madonna con il Bambino, appare dapprima un Angelo con
una palma nella sinistra e nella destra una lettera che porge alla Madonna; quindi viene S. Paolo
che si china davanti al trono ed introduce lambasceria; il primo Ambasciatore si china come S.
Paolo, viene benedetto e consegna la lettera; quindi sfilano tutti gli altri Ambasciatori che si
chinano davanti al trono e sono a loro volta benedetti.
Al termine della sfilata la Madonna benedice la Citt ed il Popolo di Messina.
interessante scoprire le tante raffigurazioni della Madonna della Lettera, riportate nel volume
del Rev. Padre Placido Samperi, messinese, della Compagnia di Ges, Iconologia della gloriosa
Vergine Madre di Dio Maria Protettrice di Messina divisa in cinque Libri ove si ragiona delle
Immagini di Nostra Signora che si riveriscono nei Templi, e Cappelle pi famose della Citt di
Messina, edito in Messina, appresso Giacomo Mattei, stampatore camerale, 1644, anteriore di
molti secoli al terribile terremoto del 1908.
La prima la troviamo nella Cappella del Palazzo del Senato, opera del pittore messinese Antonino
Barbalonga, nella quale la Madonna, circondata da Angeli, rappresentata mentre con la mano
destra alzata benedice gli Ambasciatori, presentati da S. Paolo, e con la sinistra consegna loro la
lettera. Un altro quadro si trova nella chiesa del Monastero di S. Paolo, dove custodita con
grande devozione. La Madonna vi raffigurata non seduta in trono, ma in piedi mentre viene
incontro agli Ambasciatori per consegnare loro la lettera.
Un quadro simile lo troviamo anche nella chiesa de Fanciulli dispersi cio abbandonati,
anchessi raffigurati nel dipinto.
Pi interessante ed originale limmagine della Madonna della lettera nella chiesa di S. Nicol de
Greci. Tra tanti quadri raffiguranti la Madonna, tutti antichi e bisognosi di restauro, ve n uno al
quale nessuno d importanza. Il pittore Paolo Savola, che gi ha restaurato gli altri quadri, per la
devozione che porta alla Madonna, chiede di poter restaurare anche quella tavola con la pittura
antichissima, tutta tarlata e in parte scorticata nei colori, e la porta a casa sua. unimmagine
dipinta allantica, con un manto come usano le donne egiziane, con un Bambino in braccio che
sta rimirando la madre. Ripulito il dipinto, si scopr nelle mani del Puttino un foglio sul quale si vedono
scritte alcune lettere greche. ... Il Cappellano, vedendo quello scritto non si cura di leggerlo, pensando sia una
sentenza del Santo Vangelo, secondo luso della Chiesa greca. Ma osservandolo bene, il dottor D. Leonardo Par,
professore di lingua greca, legge con attenzione quei caratteri e si accorge che sono il principio della Lettera della
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Beata Vergine scritta ai Messinesi: La vergine Maria, figlia di Gioacchino, umile Ancella di Dio, Madre di Ges
Cristo, della trib di Giuda, della famiglia di Davide, a quanti sono in Messina salute e benedizione di Dio
Onnipotente. Questo avviene nel giorno appunto di S. Caterina Alessandrina 25 di novembre 1643 (3).
Alla legenda della Fata Morgana viene fatta risalire anche la miracolosa apparizione della
Madonna al Gran Conte Ruggero durante lassedio di una fortezza saracena situata sul monti
peloritani. Essendo i Normanni in difficolt per la penuria di acqua, la Vergine Maria avrebbe
indicato a Ruggero una vena dacqua ai piedi di un fico, facendo si che da un ramo dellalbero
reciso dalla spada del Re normanno sgorgasse lacqua indispensabile a rifocillare e condurre alla
vittoria gli assediatori. Di tale episodio leggendario rimane una testimonianza figurativa costituita
dallaffresco La Madonna appare a Ruggero il Normanno esistente nella locale chiesa dei
Minoriti. La Fata Morgana, protagonista di alcune fiabe popolari nelle quali viene descritta come
proprietaria di unacqua miracolosa, ha finito invece col radicarsi profondamente nellarea dello
stretto contrassegnando un fenomeno ottico di rifrazione allucinatoria il cui effetto
fantasmagorico venne spacciato per atto di incantazione degli antichi, ad onta delle dotte
spiegazioni che poi ne rese il poligrafo gesuita Athanasius Kircher.
E probabile che il personaggio storico della sorella di Art abbia finito col sovrapporsi ad una
figura mitica preesistente nellarea peloritana, probabilmente una delle personificazioni della
Grande Madre mediterranea (o, come dice Robert Graves, della Dea Bianca), la cui caratteristica
era quella di detenere un potere magico che chi lavesse posseduta avrebbe potuto conquistare
per s. Allora con il secolo XII qualcosa molto cambiato.
C uno spostamento geografico e mitopoietico. Non escono pi dai condotti etnei le grandi
seduttrici, le sirene; non vi scendono pi le anime che viaggiavano sulla nave nera e silenziosa,
priva di equipaggio.
LEtna entra in un nuovo soprannaturale, diverso da quello classico, greco - latino, e da quello
cristiano, un soprannaturale che nordico - celtico e a noi mediterranei appare meno inquietante,
ma pi bizzarro e fabuloso. Sembra un mondo altro, con altri frequentatori.
Si tratta in ogni caso di una figura complessa e stratificata, partecipando, nel corpus di leggende che
la riguardano, della duplice natura acquea e plutonica, tutti elementi la cui presenza costante
nelliconografia storica del mezzagosto, viene fatta risalire da Giuseppe Buonfiglio Costanzo e da
Placido Samperi proprio ai Normanni, trattandosi in pratica di un elemento residuo di una
popolare celebrazione della vittoria ottenuta dal Conte Ruggeri, il quale, fugati i mori, entr trionfalmente a
Messina coi suoi soldati bagordando, e coi cammelli barbareschi carichi di spoglie. Padre Samperi addirittura
riferisce nella sua Iconologia che il condottiero normanno sarebbe entrato a Messina, nel 1061,
non sulampia schiena di smisurato Elefante, o dorgoglioso Leone, come i Cesari e i Pompei tirati da questi
animali, ma sopra il dorso dun barbaro Camelo guernito allArabesca, e illustra nella stessa opera una
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medaglia che reca sul recto leffigie della Vergine Maria protettrice dei messinesi, e sul verso il
Gran Conte a cavalcioni di un cammello. Non dimentichiamo infine che lEntrata del Conte Ruggero
era uno dei soggetti preferiti nei trasparenti ottocenteschi, apparati festivi effimeri costituiti da
pitture collocate sugli sbocchi delle vie e illuminate da dietro, con risultati di grande effetto
scenografico (4).
Dopo aver condotto Re Art, suo fratello, ai piedi dellEtna, Morgana non se ne and pi dalla
Sicilia, dove era giunta con il suo vascello. Stabil la sua dimora tra lEtna e lo stretto di Messina,
dove i marinai non osavano avvicinarsi a causa di forti tempeste, e s costru un palazzo di
cristallo. tradizione in Messina che Ruggero il normanno, un giorno dellanno 1060,
passeggiava solitario su una spiaggia della Calabria e guardando la costa peloritana meditava sul
modo migliore per poter conquistare la Sicilia, allora occupata dagli Arabi che ne avevano fatto
una terra musulmana ricca e prosperosa. Era successo che qualche tempo prima, alcuni coraggiosi
cavalieri messinesi sfidando la reazione degli Arabi, erano riusciti a raggiungerlo a Mileto di
Calabria e gli avevano esposto il desiderio della gente siciliana di averlo come liberatore e signore.
Ci non tanto perch gli Arabi si comportavano come usurpatori o tiranni della povera gente ch,
anzi, molto avevano fatto per ammodernare la Sicilia e per renderla prospera e indipendente, ma
piuttosto perch ultimamente i loro caid erano entrati in cos grave conflitto tra di loro da
coinvolgere in stragi, razzie e dissensi anche larghi strati della popolazione locale. E, come sempre,
a farne le spese erano un p tutti i Siciliani, ricchi e poveri che fossero. Ruggero, in Sicilia, vi era
stato unaltra volta, dal 1038 al 1040, con Giorgio Maniace, un valoroso generale bizantino che
Michele IV il Plafagone, imperatore di Costantinopoli, aveva mandato nell'isola con il compito di
cacciare gli Arabi e di riportarla sotto la sua sovranit. Allora quel tentativo, pur se inframmezzato
da piccoli successi, non era tuttavia, riuscito anche perch il gruppo dei Normanni, insoddisfatto
di come procedeva la spartizione delle prede di guerra, si era dissociato dallimpresa e se nera
tornato nellItalia meridionale e in Calabria, a scorazzare ed a conquistare buone terre. Ora
Ruggero, pregato dai messinesi e spalleggiato dallo stesso caid di Catania (che era venuto in
contrasto con altri caid arabi della Sicilia) pensava seriamente di ritentare la conquista dellIsola,
cacciando i musulmani che la detenevano da quasi duecento anni e di ricristianizzarla in senso
latino. Ma gli arabi erano scaltri e bene agguerriti e, quindi, limpresa che Ruggero meditava si
presentava difficile e rischiosa anche perch, nonostante laiuto promessogli da suo fratello
Roberto, duca di Calabria e di Puglia, egli poteva contare solo su uno sparuto nucleo di cavalieri e
di pochi fanti.
Era cos intento a meditare su queste cose e a respirare lintenso odore di zagara che proveniva
dagli aranceti in fiore, quando dalla costa siciliana gli parve udire una marziale musica di guerra,
intramezzata da lamenti e sospiri di schiavi, e da imprecazioni pagane. Ruggero si ferm
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incuriosito. Abitava l nei pressi un vecchio eremita, che godeva fama di saggezza. Ruggero vi si
diresse e, dopo averlo cortesemente salutato, gli domand notizie su quel fatto cos misterioso ed
insolito.
Leremita allung il braccio e con un dito gli indic la costa siciliana.
- L gli aranci sono in fiore... - gli disse - L c musica ma anche pianti... L ballano i saraceni e piangono i
cristiani in schiavit! Dicono che sei potente e cristiano... Perch non combatti e muori per la tua fede?
Ruggero rimase in silenzio. Continuando i suoi passi si venne a fermare poco lontano, sempre
pensando alla Sicilia e al suo modesto e povero armamento di guerra. Dun tratto, davanti a lui, il
mare prese a ribollire. Un cerchio di spuma apparve alla superficie e da essa sporse la testa una
bellissima Fata, la fata Morgana che ritenuta sorella carnale del re Art dInghilterra. Essa ha
nel mondo varie regge ma qui, proprio in mezzo allo Stretto, ha il suo pi bello e antico palazzo,
meta di tutte le fate e delle buone maghe del Mediterraneo.
Essa, a poco a poco, emerse anche con il corpo e allora Ruggero la vide salire su un cocchio
bianco - azzurro appena comparso e, al tiro, vi si misero sette cavalli bianchi e azzurro - criniti,
pronti e impazienti di lanciarsi in una folle corsa sopra le acque. Stava la fata per muoversi verso
sud, quando sulla costa vicina vide il pensoso Ruggero passeggiare a passi lenti.
- Che pensi, o Ruggero? Gli grid Morgana dirigendosi alla sua volta
- Se come immagino, salta sul mio cocchio e subito ti porter in Sicilia, assieme ad un possente esercito...
Ruggero sorrise e salut Morgana con deferenza e rispetto. Poi, gentile ma con fermezza rispose:
- Io ti ringrazio, o Morgana, ma non posso accettare il tuo aiuto. Ma se la Madonna che amo e i santi che mi
proteggono mi daranno la loro benedizione, io andr alla guerra sul mio cavallo e trasporter lesercito con le mie
navi e vincer per valore e non per gli incantesimi di una fata.
Morgana agit tre volte in aria la sua verga magica e in acqua lanci tre sassi bianchi.
- Guarda, o Ruggero, la mia potenza!...
E in quel punto apparvero sullacqua case e palazzi, strade e ville, e meravigliosamente tutta la
costa siciliana apparve cos vicina da poter essere raggiunta solo con un piccolo salto.
- Eccoti la Sicilia! Salta su di essa, raggiungi Messina ed io far in modo che in essa troverai il pi forte e il pi
numeroso esercito che tu abbia mai avuto in battaglia...
Ruggero, pur meravigliato da tanto incantesimo, sorridendo, rifiut ancora lofferta.
- O Morgana! Tu sei una grande Fata, degna della stirpe da cui discendi. Ma non sar con lincantesimo che io
liberer la Sicilia dal paganesimo. Essa mi sar data da Cristo nostro signore e da sua madre, la Vergine Maria
che io ho gi scelto e adottato come madre mia divina. Ma grazie, per il pensiero...
Morgana non attese di pi. Era una buona Fata e perci rispettava tutte le convinzioni.
Agit nuovamente in aria la sua bacchetta magica e i castelli, le strade e le ville sparirono di
colpo.

- Via, cavalli! Grid ridendo di gioia nel sole che inondava di luce e di calore le due sponde dello
Stretto. E il suo cocchio si mosse veloce trainato dai bellissimi suoi cavalli azzurro - criniti,
perdendosi in breve verso il sud dellisola, verso le spiagge dellEtna.
Ruggero, come sappiamo, sbarc poi in Messina nella primavera del 1061 e in poco pi di dieci
anni di guerra, spesso condotta con accanimento e ferocia, senza esclusioni di colpi, riusc a
liberare la Sicilia dalla dominazione musulmana. I suoi discendenti la costituirono in regno e ne
fecero una delle terre pi ricche e pi progredite di quel tempo (5).
Anche a Catania qualcosa avvenne: nel 1161 Riccardo Cuor di Leone consegn a Tancredi, re di
Sicilia, la spada Excalibur di re Art, forse un modo di dare prestigio allultimo periodo del
dominio normanno in Sicilia, minacciato dallavvento prossimo degli Svevi.
Excalibur e lEtna si accostavano disperatamente luna allaltro, entrambi partecipi di quel
capolavoro che era la leggenda di re Art, ormai entrata in orbita nei cieli del pianeta.
LEtna assume cos la natura ibrida dellIsola di Avalon coi suoi ospiti che vagano fra laldiqu e
laldil, responsabili anche i normanni. Se si perde la memoria dei popoli, le storie narrate vanno
intorno errando come involucri vuoti.
Come nellIsola di Avalon, cos anche nellEtna valgono leggi diverse riguardo allo spostamento
nello spazio e allo scorrere del tempo. La leggenda della Fata Morgana affascina lo scrittore A.
Kopisch, che nelle Poesie, uscite a Berlino nel 1833 e tradotte a Torino da Gustavo Straforello nel
1859, immagina il conte Ruggero, il Normanno, che da Scilla guarda al di l dello Stretto la Sicilia
ed visto da Morgana, che lo invita sul carro incantato; ma il Normanno rifiuta. Allora Morgana
gli ammannisce il mirage: lIsola si accosta, lEtna si accosta e tutta lIsola gli sta davanti fino a
Trapani, fino al tempio di Citera.
Morgana abita nello stretto di Messina da pi di mille anni e di tanto in tanto richiama alla
memoria Camelot, i castelli, le foreste incontaminate ed altri ricordi felici. La fata certe volte si
diverte a scoprire la gente con immagini ingannevoli. Si dice che Morgana esca dallacqua con un
cocchio tirato da sette cavalli, per quanto abbia anche un vascello dargento.
Il mito della Fata Morgana si trasfigura nella cultura religiosa in quello della Madonna, infatti
emblematico di ci il Vascelluzzo, finemente cesellato dai f.lli Juvara, un piccolo vascello
addobbato con spighe di grano, in argento sbalzato che viene portato in processione il giorno del
Corpus Domini. Ci ricorda il leggendario arrivo a Messina, per stessa intercessione della
Madonna della Lettera, di un vascello carico di grano durante la guerra dei Vespri (1282),
quando la popolazione era ormai allo stremo delle forze per la carestia che laffliggeva.
Padre Ingnazio Angelucci ci dice di aver assistito ai prodigi della fata Morgana nel giorno
dellAssunta del 1643: egli racconta di aver visto dalla sua finestra il mare gonfiarsi, e poi
diventare come un cristallo e su questa piazza di cristallo si riflettevano immagini di citt
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bellissime, pilastri, arcate, castelli e si trasformavano in una fuga di finestre che si trasformava a
loro volta in selve, pini, cipressi e grandi teatri.
Padre Ignazio dice che aveva sentito parlare di questo fenomeno ma non ci aveva creduto, per
dopo averlo osservato con i propri occhi pot affermare che era pi stupefacente di quanto si
potesse immaginare. La leggenda trae spunto da un fenomeno che realmente si verifica nello
stretto di Messina in particolari condizioni atmosferiche. La leggenda della Fata Morgana, riferita
allo stretto di Messina, nasce dal fenomeno ottico che si verifica tra le due sponde nei giorni in
cui il mare calmo con una inversione termica negli strati bassi dellaria a contatto dellacqua.
A causa della diversit di densit dellaria, specialmente nelle prime ore del mattino, si ha
lillusione ottica di vedere, come fosse dentro un grande specchio, sospesa una citt fantastica che
muta continuamente di forma e di colore. Il fenomeno, che avviene anche in molti altri posti nel
mondo, sullo stretto molto suggestivo ed visibile da entrambe le sponde, che sembrano essere
vicinissime come se non vi fosse distanza tra loro ne mare che le separi. La gente non ha tardato
molto ad imputare questa apparizione alla Fata Morgana, che, in occasione del suo arrivo nelle
acque dello stretto, fa emergere dal fondo il meraviglioso castello che ivi ha costruito. Salfiotti
distingue quattro tipi di fata Morgana:

LAtmosferica, nel caso in cui le immagini si mostrano in aria con leffetto di


avvicinamento della sponda siciliana a quella calabrese clabrese.

la Semplice, quando lo specchio generatosi riproduce senza moltiplicarli gli oggetti


presenti sulla riva

la Centupla o Multiplice, allorquando la ripercussione avviene moltiplicando gli oggetti


e mostrando ora un punto, ora un altro dei luoghi circostanti sempre centuplicati
(Ignazio Angelucci in una sua lettera parla di una replica di pi di diecimila pilastri).

la Mista od Iride fregiata, quando le immagini ripercosse si osservano


contemporaneamente nel mare e nell'aria e contornate dai colori delliride (6).

Lunione degli intedi classici e romantici nel linguaggio simbolico


della Fata Morgana e della Colonna dei Dodici Venti
Virt delle fate, compresa Morgana, la leggerezza dellessere. Camminano silenziose, quasi
volando sopra la terra come angeli, appaiono e scompaiono, cinte di un vago alone di luce.
Simili allarcobaleno hanno natura sospesa e umori variabili, che nel secolo XII le fanno volare
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dalle praterie dellIrlanda alle brughiere della Scozia, alle rocce di Gibilterra, alle balze dellEtna;
forse lo stesso arcobaleno a segnare loro la strada.
Hanno le fate una particolare attrazione per i neonati che esse salvano e proteggono, perch
hanno

per

gli

infanti

la

reverenza

di

una

madre

forse

anche

la

voglia.

Esse impregnano di s lo spirito dei luoghi, Irlanda, Scozia, Etna, che paiono soggiacere a
incantesimi o, per lo meno, a quegli effetti magici che le connotano. La vita delle fate retta da
una logica fantastica rassicurante e per noi tutto quello che fanno ha valore proprio perch non
sappiamo che valore dargli.
Secondo il cappellano scozzese Kirk ci sono molti suoi fedeli che hanno la seconda vista, cio
il dono di vederle nellambiente fra gli Highlands e la Bassa Scozia, e non si sa bene come mai ci
avvenga.
Le fate usavano un linguaggio con parole di diverso significato e cambiavano i nomi di cose
ordinarie in suoni che funzionassero in modo analogo a quello che esse desideravano produrre e
cos formavano uno stile magico speciale loro proprio che modificava la natura delle cose.
Il buon cappellano scozzese crea una analogia coi Neoplatonici che pure usavano parole magiche
di diverso significato, parole che essi pensavano fossero state escogitate dagli dei che
conoscevano la natura delle cose. Un tale linguaggio, oltre al significato antropologico di un
mito materno nel mediterraneo, di certo ben lo conoscevano gli intelletti risorgimentali tanto da
usarne la simbologia offerta dal mito per accumunare gli intenti anche diversi quando non
contrapposti dei cattolici e dei carbonari, dei neo classici come i romantici, in un unico pensiero
risorgimentale.
Attraverso luso del mito della Fata Morgana e delle simbologie che offriva, si cerc
collaborazione con intellettuali di tutta Italia nello sforzo, in gran parte riuscito, di allargare gli
orizzonti della societ cui si rivolgeva costituendo cos un importantissimo elemento di
modernit nel panorama del tempo, con il motto simbolico Post fata resurgo si intendeva
essere pronti a mettere in moto tutte le manifestazioni e azioni risorgimentali tra le quali dopo
quelle dei primi decenni dell800 di certo quella del 1 settembre 1847 fu la prima delle
manifestazioni che condussero alla decisiva spedizione garibaldina. Lallegorica simbolica
metafora della Fata Morgana nel mito che sintetizzava la figura di Madre, Dea, Signora e
Madonna che si manifestava in fenomeni che per verificarsi necessitavano di determinate
condizioni, si prest facilmente ad identificare ora le speranze, ora le condizioni propizie per
realizzarle, dei propositi e delle azioni risorgimentali.
Non dovrebbe cos stupire che molti moti si realizzarono dopo il metaforico accordo che si
spostava da costa in costa: Quando appare la Fata Morgana.

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Emblematici di ci si rivelano i tantissimi scritti nei periodici risorgimentali tra cui quelli de Il
Maurolico, che riportiamo nel paragrafo seguente, dove negli scritti di Angelo Aronne intitolati
Letteratura ed Eloquenza Sacra

(7),

come in quelli di altri, emerge evidente in un linguaggio

simbolico lauspicio di una unione dei diversi animi e intenti risorgimentali, dalla Sicilia al Lazio,
nel nome della Madonna e della virt cristiana. Nelle intenzioni dello scrittore la Santa Maria,
potrebbe simboleggiare, un nuovo stato federale della lega con a capo il Papa guidata da
Ferdinando, ed emergere chiara una possibile chiave di lettura sul consenso offerto al Biscazza
nel seguire e realizzare in Sicilia, attraverso la sua corrente politica pi moderata e costruttiva, e
non attraverso quella del La Farina che effonde quei principi rivoluzionari francesi, il disegno di
una Lega italiana che gi nel Lazio prendeva forma. Dove lallusione alla luce e levidente
metafora di una via da seguire.
Oppure negli scritti del G. G. C., sul fenomeno della Fata Morgana dedicati allonorabile
Signora d. Maria Napoli Duchessa dOssada S.Giorgio

(8),

dove spiegando scientificamente le

modalit del manifestarsi del fenomeno si presentano al contempo le caratteristiche di una


sicilianit come a voler chiarire i punti di un possibile intendersi, ed anche qui si tratta di un
intendersi compreso anche nella lingua del Lazio.
Attorno questuso simbolico della Fata Morgana potevano dunque incontrarsi gli intenti dei
neo classici e dei romantici, dei carbonari e dei credenti dei lazzari e dei neo guelfi, tutti
accumunati nell idea risorgimentale che poteva prendere forma nelle Lega Italiana.
Non stupisce cos neanche la relazione esistente tra i fattori determinanti i fenomeni della Fata
Morgana ed i diversi fatti risorgimentali da cui si possono notare delle coincidenze oltre che
nelle date in cui queste diverse manifestazioni si realizzano, anche nei programmi politici, dai
Vespri siciliani alle insurrezioni cittadine. Se la sola coincidenza non pu comunque essere
sufficiente a spiegare una tale analogia, potrebbe farlo invece il fatto che i risorgimentali sia
che fossero uomini di fede, che di scienza o quantaltro, di certo dovevano conoscere bene le
condizioni e le manifestazioni atmosferiche andando per mare tra una costa e laltra, quale
unico modo per eludere i controlli della polizia borbonica, doveva essere dunque facile per
loro attribuire degli ulteriori significati simbolici a fenomeni atmosferici per intendersi in
modo latente. Laltro mito che potrebbe simboleggiare una unione di intendimenti e di intenti
e la Colonna dei Dodici Venti a Gaeta, citt deccellenza del Regno delle due Sicilie.
Anche Gaeta possiede una millenaria cultura civile oltre che di scambi nel Mediterraneo e la
colonna dei Dodici Venti fu gi nellantichit un punto di incontro di intese sia economico
commerciali, quanto politiche.
Gaeta ed il suo Golfo fino a Minturno mostrano come la loro strategica e naturale posizione
non fu mai considerata come una semplice espressione geografica, ed i Greci giustamente la
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valutarono, facendone un centro di comunicazione mediterranee e punto di importante


riferimento marittime. Per tale esso era riconosciuto dal Popolo Romano, come testimonia
Cicerone, che cataloga il Golfo di Gaeta tra quelli dai quali Roma traeva orgoglio e vita (9).
Lopera monumentale importante che prova quanto abbiamo riferito, specie di stazione
meteorologia, comunemente conosciuta sotto lappellativo di Colonna dei Dodici Venti.
Per conoscere meglio limportanza della Colonna dei Dodici Venti, oltre a quella di stazione
meteorologia, dobbiamo anche conoscere la sua storia.
La numerazione dei venti, secondo Omero, di quattro. Questo vate parla di borea, Euro,
Zeffiro e Noto, ed evidente che le sue osservazioni pi che scientifiche sono semplicemente
naturali.
La seconda numerazione appartiene alla scuola Pitagorica. Il numero dodici verr stabilito dalla
grande Scuola Italica, da moti creduto rituale, non appare completamente tale se si considera lo
studio delle armonie universali di quella Scuola, tra le quali le maree e le influenze fisiche delle
costellazioni; scartando naturalmente a priori tutto quanto sa di astrologia ma attenendosi a
quanto strettamente astronomia.
Lopera quindi appare costruita da simpatizzanti o allievi della grande Scuola Italica.
Lo prova il fatto che sulla Colonna con le figure dei Venti vi erano scritti i loro nomi in arcaico,
forma linguistica proprio dei Pitagorici che parlavano appunto il dorico (10).
Il primo a dare un carattere puramente scientifico alla numerazione dei venti fu Eratostene di
Cirene (275 -194 A. C.).
Nel tessere la storia della catalogazione dei venti Vitruvio si mostra pi che discreto perch,
parlando dei quattro di Omeri ne tace il nome, dei teorici che ne catalogavano dodici come i
Pitagorici, e sedici come gli Estruschi, accenna ai sistemi rivelando solo che il suo dissentimento
far forse meraviglia a molti.
La mente matematica di Vitruvio si schiera dalla parte di Eratostene di Cirene. Il motivo
fondato nel fatto, che lo studio e la catalogazione dei venti di questo grande erano effetto delle
sue speculazioni geometrico - matematiche, condotte per misurare la circonferenza della Terra e
la distanza del Sole e della Luna. Naturalmente vi sar stata la reazione che Vitruvio fa palese
nella sua difesa certa o non vera, lopera pu provare come certa lidentificazione delle regioni
dalle quali provengono i Venti (De Arch. Lib. I), questa questione acquista carattere scientifico
dal sec. V al III a. C. e viene espressa in linee architettoniche nella forma ottagonale nel sec. I a.
C. Chi espresse nella pietra la scoperta di Eratostene di Cirene fu Andronico di Cirro, opera
tradotta in marmo pentelico nellAgor di Atene luogo nel quale si tenevano le adunate del
popolo e dei principi.

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La Torre dei Venti era un edificio ottagonale, come gi accennato, ed aveva due vestiboli orientali
uno a nord - est e laltro a nord - ovest, con sporgenza circolare nel lato sud.
Sulla parte superiore delledificio, quasi fregio, vi erano scolpite le figure dei venti sui singoli lati
dellottagono, ubicate in direzione della base conica sormontata da un Tritone, il celebre figlio di
Nettuno, al quale si attribuiva la potenza di agitare e calmare le acque del mare.
Tritone per dimostrate questo suo potere aveva nella mano destra una verga di bronzo, che
puntava sempre dalla parte dalla quale i venti spiravano; e affinch fossero a tutti noti i
movimenti dellatmosfera, nella medesimi direzione vi erano state scolpite le figure dei venti
recanti nella parte superiore inciso il loro nome. Inoltre la torre faceva anche dufficio di orologio
da acqua e da sole.
Gli studi preziosi dellantichit appaiono nella Colonna in tutta la loro grandezza, in quelle
costellazioni la teoria e dottrina dei Pitagorici de dodici Venti e i loro nomi in arcaico o dorici
sono scritti sulla Colonna dei Dodici venti di Gaeta.
Marco Ceto Faentino, ammiratore di Vitruvio, riporta che a Roma vi era un Tritone fatto
sullesemplare di quello di Atene, con la differenza per che invece di girarsi su otto direzioni si
girava su dodici. La preferenza della Capitale, in questo particolare, per la teoria della Scuola
Italica evidente, e in essa si sente pure linfluenza esercitata dal monumento e dalla antichit
italica di Gaeta, eternata a caratteri doro da Ciceroni nella sua interrogazione al Popolo Romano
Forse noi ignorate
Nel Medio Evo furono sostituiti gli antichi nomi, sacri agli sforzi immani delluomo per
conoscere la terra, con quelli degli Apostoli.
Riportata con insistenza da tutti gli scrittori di cose gaetane, la colonna dei Dodici Venti di Gaeta
non era certamente monumento estraneo allestero per la sua vetust e importanza marinara di
prima classe. Essa ritorna sulla grande scena della storia internazionale in momento di risveglio,
seguito alla rivoluzione della Riforma e Controriforma.
Lentusiasmo prodotto dal restauramento delle scienze, certamente port i grandi studiosi del
tempo ad indagare dove i migliori monumenti della scienza antica potevano trovarsi; e perci noi
troviamo in Gaeta, Grutero Giovanni dAnversa, (1560 - 1627) lopera del quale fu stampata e
ristampata proprio in quei paesi dove i movimenti rivoluzionari internazionali accennati ebbero il
loro fulcro.
Grutero ci d una notizia molto importante al riguardo, perch dice che la colonna era collocata
non sulla cima di M. Orlando ma alle falde del sacro muro Gaetano, particolare che indica il
grande uso pratico attaccato a opera del generale; ed bene a notarsi che le falde del M. Orlando
di quel tempo non erano troppo distanti dallantico storico centro cittadino, cos come sono oggi.
La sua indicazione pi che preziosa perch la torre dei venti si trovava al centro di tutte le citt
13

greche dimportanza, come appare dagli avanzi di quella di Efeso, sempre nellagor, e quella
tuttora esistente in Atene, quantunque priva del Tritone indicatore dei cambiamenti
dellatmosfera.
Considerata lubicazione dellopera sia da parte Andronico, e le scoperte scientifiche di carattere
matematico astronomiche sia dellantica Scuola Pitagorica che di Eratostene, possiamo con
oggettivit dedurne che Gaeta, per avere una opera del genere, doveva essere un centro
attivissimo e non un luogo per placidi ozii. Particolare del resto che ho gi provato riportando la
lista dei porti imperiali di Cicerone, nella quale appare Gaeta, nella sua celebre Pro Imperio
Pompei Magni Oratio.
Una tale opera ed il suo carico simbolico che rappresenta ci fa ben comprendere quali siano le
ragioni perch Gaeta divenne centro ed originaria sede prima nella lotta ai saraceni e poi agli
spagnoli, lasciandoci intuire il perch fu luogo di incontro e sede di preti carbonari, ed
offrendoci una ulteriore visione del perch a Gaeta nei domini del Regno delle due Sicilie si
ritrovarono sotto la protezione di Ferdinando Pio IX il Mazzini in una tranquilla prigionia
che come la storia ci riporta sembra pi una diplomatica dimora da cui intrattenere rapporti
con i notabili rappresentanti dogni parte dItalia per il primo e con i suoi amati Inglesi per il
secondo.
Seguendo le supposizioni che potrebbero emergere da un accostamento di questi due miti, la
Fata Morgana e la Colonna dei Dodici Venti, e i fatti storico - risorgimentali, ci potremmo
ritrovare di fronte alla possibile visione di un Ferdinando che segue anchegli il motto della
Fata, anzi ne riveste se non il ruolo di un occulto promotore quanto meno quello di adepto,
ben comprendendo di quanto radicato fosse il potere baronale nel suo Regno, e di come i
moderni principi rivoluzionari francesi fossero di gi divenuti utili strumenti e beffardi alleati
di un sistema che non vuole cedere il suo dominio secolare, dove il riformismo seppure
eccelso non pu evitare il predominio delle commistioni, gli intrighi di potere, ricordiamo che
I mancati accomodamenti fra la Sicilia e Ferdinando II, che portarono il vecchio ceto dei
privilegiati a fomentare le rivoluzioni del 1848 - 49, ed ad offrire la Sicilia a Ruggero Settimo
per mantenere il loro statua quo. Ferdinando conviene, cos per questa via metaforica,
anchegli allidea di una rinascita del suo Regno, intrattenendo da Gaeta rapporti ed accordi
con i carbonari ed i lazzari, facendosi promotore della Lega federale italiana presieduta dal
Papa.
Del resto il nuovo ordine di cose a cui auspica il disegno ferdinandeo prevede proprio
l armonica convivenza delle diversit nellarea del Mediterraneo ed un cos alta ambizione non
pu che prendere forma in una lega di stati autonomi e sovrani, la cui ispirazione prese forma
di progetto forse proprio all ombra della Colonna dei Dodici Venti.
14

Di fatti quando una tale convergenza di intenti venne meno, si dissolver come in un nulla di
fatto il nuovo ordine di cose a cui si auspica, cos come lo stesso Regno delle due Sicilie, come
se quellordine era condizione della sua stessa esistenza, sia che lo si veda come un
incantesimo, sia che lo si osservi come un fenomeno.
Certo ipotizzare tali fatti pu sembrare la volont di riscrivere la storia, cosa che qui non si
vuol fare, cercare il significato delle analogie tra i fatti e le allegorie simboliche, i linguaggi
segreti che si nascondono dietro gli scritti scientifici o letterari, se mai ci sono stati, non
nostro compito.
Qui si voluto osservare i fatti, non solo nel loro contestuale verificarsi, ma anche quali
elementi di un orizzonte pi ampio possibile.
Nell intento di perseguire unanalisi trasversale ed introspettiva delle genti e dei fatti latenti ed
evidenti, guardando alle motivazioni e le modalit del verificarsi dei fatti della storia, cogliendo le
loro possibili congiunture nei loro contesti ed in altri, le loro possibili sfaccettature e riflessi.
Ed naturale che i fatti possano assumere significati e modalit diverse se si allarga il
contenitore contestuale che li contiene, o il campo dindagine. La metafora delle scatole
cinesi che usa il Funzionalismo o la teoria dellInfinitamente piccolo e dellinfinitamente
grande nella fisica, quanto nella filosofia, o la teoria delle probabilit nelle scienze
matematiche potrebbero ben rendere lidea di cosa qui si voluto intendere, senza voler
assolutamente riscrivere la storia. Anzi nel rispetto di ogni valida data ed avvenimento, che si
che si evince nella storiografia ufficiale, abbiamo semplicemente osservato i fatti cercando di
ripercorrere le idee che li hanno determinati.
Considerando, la virt ed il valore di chi ha contribuito a creare un nuovo ordine di cose
nella speranza di un mondo almeno migliore se non poteva esser meraviglioso, come dei fiori
che si offrono alla Fata Morgana e tutto ci che questo mito pu significare, rappresentare, ed
essere, con il pi nobile dei sacrifici, quello dellamore.

15

Da Il Maurolico
ELOQUENZA SACRA

Leviamo voci di plauso allonorandi Sacerdote


Vito Corallo di Sicilia che seppe finora ne giorni
quaresimali di questanno nel Duomo di Messina
chiamare i cuori alla piet, ed infiammarli di ogni
virt cristiana. - Ei quantique sia stato da noi
altra volta inteso, pure il volgere di un decennio
non ce lavea fatto dimentico: e noi tutti eravam
pieni della di lui valora . - Questa prevenzione che
spesso spesso, anzi sempre, suole ricadere in danno
di colui per cui favorevolmente si pensa, non and
fallita; che anzi ne risultamenti fu di gran lunga
minore.
Noi troviamo in ogni suo discorso un dire
sagacissimo didascalico, ed una sana dialettica. La
tesatura del suo favellare non n affettata, n ricercata,
ma facile, pura, piana ed insieme elevata. I suoi
argomenti sono forti, e tolti dalla natura umana:
i suoi libri la Bibbia, ed il Vangelo. - Nella
predicazione egli si commovente, che alcuni squarci
deloquenza ottengono tutto il desiderabile effetto. Noi quindi il diciamo a piena voce ottimo, e nella
sua missione uno de migliori Oratori Apostolici del
Secolo. - Ei lungi di gridare la croce allUomo,
luomo accarezza, e con la blandizia di pochi veraci
esempli dal vizio lo storce.
D.a A. A.

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LETTERATURA
ACCADEMIA PELORITANA
Pria che il Redentore degli uomini sul Golgota patisse quei
tormenti, che noi ogni attimo rimenbrar dovremmo per astenerci
da qualsisia lievissimo peccato, la religione trionfante in questa
terra di dolore era la religione della favola e del capriccio.Qua adoratasi Diana: l tempio a Nettuno ed a Venere elevatasi: o
ora a Castore ed a Polluce voti e
profferte sinnalzava, ed a tane altre Deit alla di cui adorazione,
o la bisogna, oppure alcuno avvenimento sospingeva.
Ed oh! in quei tempi dignavia quanto sangue macchi la terra
per lenire gli Dei, i quali di sangue satire si facevano .
Al buior di tanta notte successe per il pi fiammante sole.
E Dio, quellOnnipotente che al nulla il seno apri, ed il di cui cenno
fece il Cielo e la Terra, Dio pi non volle sopra degli altari il
sangue.
Volgeva intanto lanno XLII di nostra salute, e questa mia
patria allidolatria ancor ella soggiaceva. La predicazione del
lApostolo delle genti per, ed una lettera che la medesima mano
della Santa Donna, la Madre delle Madri in Gerusalemme li
3 Giugno scrisse, ed ai nostri antiqui padri consegn, fu il lampo
precursore della vera Religione di Cristo, fu la vivida face,
che dissip la tenebra del paganesimo,. Ed oh beati tempi!
- Rovesciarono al suolo allora gli altari de falsi dei: furono
infranti glidoli: ed i nomi di GES e di MARIA al Cielo
volarono. La croce in ogni dove si vide: alle vittime successero
glincensi; ed agli oracoli i miracolo, che una viva ardentissima
fede da Dio si attirava. Una quindi la Religione, una la preghiera,
ad un medesimo fine gli altari e le chiese . Ogni di
intanto la fede verso Dio, e verso la Santa Donna raddoppiare
vedesi; e quantunque il pi fiero fra glImperatori ogni cura
spendesse onde il nome di CRISTO non pi per le bocche andare
e venerarsi, pure vano tornava ogni tentato modo.
17

, dopo le premesse cose, da diciotto secoli che si professa si


bella fede, e nella ricorrenza dellanniversario giorno la festa
solennemente se ne celebra. N il Popolo soltanto a questa
pubblica gioia si abbandona; ma ben auco la classe de Dotti, in
numerosa raunanza congregata, innalza voti e preghiere, inni di
giubilo e cantici di gloria a quella figlia di Giacchino, la quale
spontaneamente perpetua protettrice di Messina si dichiarata.
Ma del 3 giugno di questanno che potr dir le feste? Qual
penna potr mai descrivere lentusiasmo del Popolo nella solennit
della processione? Quale anima spettatrice di ci dolei trasporti,
per quanto abdicata si volesse dal consorzio della fede in
Maria, non si sentiva inondare il cuore di tenerezza?.. Ah si,
bisogna pur confessarlo, quandi la fede in Dio vera, ardente,
non vi ha cosa umana che possa pareggiarne gli effetti.
Ogni labbro, ogni ciglio. Ogni cuore sentiva s forte la commozione,
che uno era il grido, unanime il desiderio, ed a questo grido
di VIVA MARIA succedeva il pi tenero spontaneo pianto,
e la ricordanza de riportati benefici, precipuamente nella liberazione
del Cholera.- S, meglio tacere, che scrivere cose che
impossibili mi di esprimere.
Laccademia Peloritana anchella nel di 6 ha esternato i sentimenti
Della sua devozione. Il Cavaliere Letterio Stagno, i di
Cui pregi suonano dovunque, ha recitata unapposita Orazione,
con la quale ha tulto a dimostrare lautentica verit della ter
tera, che Maria scrisse al Popola di Messina, e quindi ha esposto
alcuni fatti, che ad evidente in ogni tempo protezione contestare
si veduto.
Bello e fiorente il dettato di essa Orazione validi e robusti
gli argomenti luno concatenato allaltro, e nuova la maniera
di abbattere il contraddittore Picro. Il quale volendo vie maggiormente
rafforzare il suo dire, ed inchinare gli animi ai suo errore
bociava, che il documento originale non esistendo, immaginaria
ed apocrifa dovea perci riputarsi la lettura. Ed il
nostro Olatore dopo che tutte le ragioni ha detto, colle quali a
ribocco d a conoscere la verosimilitudine, e quindi la realt
18

del nostro prezioso monumento concludeva, che ammessi di quel


folle i ragionari si dovrebbe stimare apocrifa la Odissea di Omero,
immaginarie le tele di Zeus e di Apelle, e le scritture e scientifiche
de dottissimi Egiziani, apocrife tante opere dellantichit,
sol perch di essa non conservasi, pi loriginale .. E chi
non ride a simili follie?
Sponendo poscia gli avvenimenti, che in ogni et han dimostro
Lopera della predilezione di Maria ha colto i pi vincenti
allori. E noi facciam voti che si bella Ovazione sia al Pubblico
presentata onde conoscere quanto ridevoli sono i mezzi dei viti
miscredenti, e come alla Davidica Regina, e quanto noi siamo stati,
e siamo cari.
Vi ebbero luogo anche de deticati poetici componimenti di
svariato stile, e qualcuno nella lingua di Lazio, de quali vorrei
qui dire i pregi, se la ristrettezza del Giornale non nel vietasse,
- Dico solo per che il charissimo Biscazza merit i primi elegi
Le terzine da lui recitare sono veramente care, ed hanno un sapore.
Squisito. Desse vediamo la luce: cos i cultori delle amene
Lettere avranno il destro di ammirarne la bellezza.
ANGELO ARONNE.

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ALLONORABILE SIGNORA D. MARIA NAPOLI


NATA MARCHASE DELLA MELIA
DUCHESSA DOSSADA S. GIORGIO, EC. EC.

Uno de pi sorprendenti fenomeni cattolici, che


possano presentarsi a nostri sguardi, ornatissima
signora Duchessa, quello della cos della Fata
Morgana, ossia Iride Mamertina, che a lontani periodi si
fa osservare nel nostro mare peloritano. Io quindi
posi mente a raccogliere quelle notizie, che sulla stessa
mi venne fatta di rinvenire, ed a Voi signora mi piace
dirigere, a Voi che tanta bont mostrate pelle cose
mie.
N credo vi sar discaro, se per breve ora vi
distolgo da vostri severi studi della medicina
omeopatica, e della notoria, che con tanto ardore, e
successo coltivate: a Voi, che nata fra le dilicaterze, ed
i comodi duno stato opulento, non isdegnate di
stendere le vostre mani su de freddi cadaveri,
studiarne la struttura della ossa, le compage de
muscoli, ed i miracoli sorprendenti, che costituiscono
la vita animale.
Si era pur veduta fra noi unAnna Ardoino
scrivere e parlare con ogni eleganza la lingua del
Lazio. Una Nina da Messina tenere filosofico
carteggio con Dante da Majano, una Nicoletta
Pasquali anchessa poetessa valente, e cento altre
illustri messinesi colte, ed erudite in vari rami
dellumano sapere, mia niuna sinora, come Voi, aveva
avuto il coraggio di notomizzare con franchezza per
solo amor della scienza gli umani cadaveri, onde trarre
insegnamenti per erudire il vostro spirito, ed esser di
sollievo a coloro, che vi consultano.
20

Volendo dunque distrarvi da studi cos severi, vi


presento quanto su questo raro, e sorprendente
fenomeno hanno scritto gli uomini pi dotti, e
precisamente mi avvaler di coloro, che testimoni di
vista intelligenti, rapportano quanto anno osservato
coi loro propri occhi, onde cader dubbio non possa
sulla verit dei loro racconti, aggiungendovi qualche
mio pensamento onde spiegarvi le cause fisiche che lo
producono.
E non per tanto, io star a trattenervi
raccontandovi, come gli antichi diedero questo nome
ad una donna allieva del famoso mago Merlino, n
quanto abbia figurato n tempi della cavalleria pelle
sue stregonerie, ed incantesimi. N manco verr
dicendo quanto su tal fenomeno ci lasciaro scritto i
due sommi naturalisti Aristotile, e Plinio, leccletico
Damascio.
Sar il medesimo riflesso nel punto G della
superficie del mare
A B formando langolo di riflessione A G H, uguale a
quello dincidenza E H D: dallo stesso punto G sar
nuovamente riflesso nella direzione dellosservatore,
facendo altres langolo B G F, uguale allangolo A G
H . Quindi il punto E si render visibile, come
esistente nel fondo delle acque, ossia sotto la
superficie A B . Se per locchio dal punto F
guardasse direttamente la superfice C D non
scorgerebbe certamente il punto E in essa effigiato,
mentre si troverebbe fuori la direzione del raggio
riflesso.
Ma

come,

sento

ancora

obbljettarmi,

le

sorprendenti immagini della nostra Morgana cangiano


continuamente forma e posizione, mentre gli oggetti
radianti che le producono conservano sempre il loro
essere? Lo specchio che li ristette nel mare, non pu
21

certamente conservare la sua forma: collalzamento


del Sole i vapori devono diradarsi, e comporre la loro
superficie riflettente, ora in piana, ora in concava, or
convessa, ellittica, parabolica, e mista in mille maniere;
e poich gli oggetti che si riflettono dagli specchi che
hanno tale superficie pigliano diverse figure, sino a
comparire i difformi regolari, ed i regolari difformi,
perci non meraviglia, se nella Morgana tante
immagini si osservano fugaci, e passaggiere, simili, o
differenti agli oggetti che le producono.
N vi sembri strana la ipotesi che i vapori possano
riflettere limmagine degli oggetti, poich non
diversamente spiegano i fisici quelli due singolari
fenomeni detti luno Parelio, e laltro Paraselene, che
rappresentano il primo un falso Sole, il quale
comparisce talvolta vicino al vero, ed il secondo una
falsa Luna. Entrambi succedono a loro avviso,
quando i raggi di questi luminari simbattono in vari
vapori atti a rifletterli verso il nostre occhio in ordine
a quantit sufficiente come sarebbe uno specchio:
anzi talvolta non una sola immagine rappresentano
questi vapori, ma molte, come fu visto in Roma
nellanno 1629 un parelio di cinque soli, e nellanno
1666 un altro in Arles di sei.
Io non credo Signora dover discendere a pi minuta
dimostrazione,
ben concependo voi stessa collacutezza della vostra
mente,
ossia meglio di quanto potessi esprimervi. E che sia
cos, a me sembra daverlo a sufficienza dimostrato
quellelevatissima ingegno del Padre Kircherio, il
quale arriv financo, per quanto leggiamo, dotto
come egli era in tali materie, in una vastissima sala a
formare la Morgana artificiale, con tutte le sue
stupende,e sorprendenti apparenze.
22

Io frattanto per proceder con ordine, tralasciando


quanto ne dissero i buoni antichi, vi dir come il
primo a parlarne, per quanto ne sappia, ne tempi a
noi pi vicini, fu il famoso storico siciliano P. Fazzello
domenicano, il quale scriveva la sua storia verso il
1550. egli dunque trovandosi in Messina, ebbe
certamente

vedere

cos

strano

spettacolo,

lasciandoci la seguente descrizione:


)

Ma

in

questo

mare

altro

spettacolo

meraviglioso di sovente
) apparisce, imperocch dopo cessate le procelle,e
rasserenatasi
) laria, sul far del giorno rilucendo laurora, si vedono
nel
) laria diverse immagini duomini, e danimali: alcuni
di questi
) oggetti si rimangono immobili, ma alcuni vanno
scorrendo per
) laria, e come si infra lor combattessero, finch
riscaldandosi
) il Sole, ogni cosa sparisce dalla vista.
Luguale testimonianza, e presso a poco luguale
racconto ci fanno li due storici Politi, e Carnevale; il
primo ci viene narrando come

( Alle volte, e

specialmente di state, la mat) tina, per li vapori, che si rilevano, si vedono cose
meravi) gliose, i quali ingrossano in tal guisa laria, che ogni
piccola
) cosa la fanno parere grandissima, e quella di lontano
molto
) vicina, talmentech si vedono per que lidi nuove
citt, ed
) infinita edifizi, altissime torri, bellissimi, porti, e folte
selve di
23

) alberi, e questa vista dalla gente del paese si


domanda Fata
) Morgana, Ci avviene pella grossezza dellaria cos
piena di
) vapori, che la mattina sono sollevati da raggi del
Sole, e cos
) durano, infino a tanto che riscaldati da quello in
tutto non si
) risolvono, ovvero se non spira alcun vento, e quelli
insieme
) collaria ne poti seco).
E presso a poco uguale il racconto lasciatoci del
Carnevale:
) cosa certo mostruosa, egli dice, che dopo
acquietata la tem) pesta, e serenata laria, in sul cominciare dellalba si
scorge
) in questa mare, imperciocch appaiono nellaria
diverse forme
) di animali, de quali altri ballando, ed altri fra loro
azzuffandosi
) con diversi moti, sogliono da curiosi essere
osservati, e
) visti. Egli ben vero che tostocch il gran pianeta,
che a noi
) distingue lumida, e bassa terra eglino spariscono, e
del tutto
) si dileguano .. non potendo quella folta e grossa
aria, dacch
) quelle immagini furono imprese, resistere al calore
del
) Sole).
E giacch mi trovo su questi parlari, credo esservi di
piacere grandissimo, il riferirvi la lettera, che il Padre
Ignazio Angelucci in Agosto del 1634 diriggeva da
24

Reggio al padre Leone Sanzio, che lever di peso dalle


opere del Padre Kircherio , descrivendo in essa quel
buon padre, quando co propri occhi, eragli toccato di
vedere ( La mattina dellassunzione della Vergine
) standomi solo alla finestra, vidi cose tante, e tanto
nuove, che di
) ripensarle mai non son sazio Il mare che bagna
la
) Sicilia si gonfi, e divent per dieci miglia incirca di
lunghezza
) come una spina di montagna nera; e questo della
Calabria
) spian e comparve in un momento un cristallo
chiarissimo e
) trasparente, che pareva uno specchio, che colla cima
) appoggiasse a quella montagna di acque, e colli piedi
al lido di
) Calabria. In questo specchio comparve subito di
color chiaro) scuro una fila di pi di dieci mila pilastri di uguale
larghezza,
) ed altezza, tutti equidistanti,

di un medesimo

vivissimo chiarore,
) con una medesima ombratura erano gli sfondati tra pilastro, e
) pilastro: in un momento poi li pilastri si smezzarono di altezza,
) e si arcuarono in forma di cotesti acquedotti di Roma e rest semplice
) specchio il resto del mare, ma per poco, che tosto sopra
) larco si form un gran cornicione; fra poco sopra del cornicione
) si formarono castelli reali in qualit disposti in quella
) vastissima piazza di vetro, e tutti di una forma e lavoro; fra
) poco le torri si cambiarono in teatro di colonnati, ed il teatro
) si stese e focene una doppia fuga: indi la fuga di colonnati
) divent lunghissima facciata di finestre, in dieci fila: della facciata
) si fe variet di selve di pini, e cipressi uguali, e di altre
) variet di arbori, e qui il tutto disparve, ed il mare con un
25

) poco di vento torn mare. Questa quella Fata Morgana, che


) ventisei anni ho stimata inverisimile, ed ora ho visto vera, e
) pi bella di quella che mi si era dipinta).
Non meno dilettevole, ed incantatrice si la relazione
lasciataci da quel sommo ingegno del padre Atanasio Kircherio, sebbene dalla lettura del
suo racconto, sembra pi tosto di riferire egli la cose che avea inteso quando fu in
Messina, ed il Reggio nel 1639, anzicch testimonio oculare ci racconti le cose da lui
vedute: dotto per come egli era, stabilisce di non potersi verificare lapparizione di
questo fenomeno, se non ne tempi di ardentissimo caldo.
) Ad un tratto, egli dice, si apre un teatro in quellaria
) pregna di vapori, di tanta variet di cose adornato, ed abbellito
) da tali scene, che non vi cosa quasi , che col non si veda:
) castelli, palagi, edifizi, con tutte le regole d architettura, e
) prospettiva, dordine infinito di colonne adornate con ammirabile
) magnificenza. Ma questi a poco a poco svaniscono, ed
)altre scene vi succedono. Ombrose selve coperte di cipressi ed
) altri alberi in bellordine piantati, e quindi si vedono e campi,
)e torme infinite duomini ed armenti di bovi, e gregie di pecore,
) e tutti questi oggetti vestiti con tale verit di colorito, con
) tanta forza di chiaro-scuro, con tanto movimento di gesti,
) che lingegno umano non possibile produrre cosa simile
) a questa. Questa quella che i regini chiamano Fata
) Morgana.
Supera per di gran lunga le descrizioni dellAngelucci, e
e del Kircherio, quando colla sua solita esattezza, e nimiet ci
lasci scritto il nostro Padre Saperi, testimonio al certo
degnissimo di tutta fede.
) pi ammirabile ancora quando cessato il furore delle procelle,
) e fugati i venti ritorna la calma alle acque, conciossicch
26

) sul far dellalba si vedono comparire nellaria nuovi


)portenti. Qui animali di forme svariate, ovvero smisurati corpi di
) giganti, che van correndo di qua e di l; svanite queste
) immagini apparir vedi mostruosi serpenti, che ora si ravvolgono
) in cerchio, ed ora distendono le loro spire, e dopo questi
) appaiono leoni ornati delle loro maestose giubbe. E dopo questi
) si vedono ancora vari gregi di capre, e di feroci arieti, che
) cozzano orribilmente fra loro colle corna, Da li ad un momento
) vedrai comparire e chiumere, e satiri, e sfingi, e centauri,
) e mostri di vario genere, che ti sorprendono, ma che non
) lasciano di dilettarli: ma appena spuntato il Sole, e riscaldandosi
) laria co suoi raggi, svanisce ogni incanto ).
Venendo ora a tempi a noi pi vicini, devo con mio dispiacere
confessarvi, onorabile Signora, come niuno si data la
pena di lasciarci una descrizione di questo vago fenomeno, sebbene
nel secolo passato pi duna volta la bella Fata abbia fatto vedere
il suo volto.
Il nostro storico Cajo Domenico Gallo, esatto in ogni
cosa, parlando della Morgana ci riferisce soltanto, che dessa fu
osservata dal Padre Giuseppe Scilla figlio del celebre Pittore
Agostino, e dal padre Domenico Manforte gesuiti, entrambi suoi
conoscenti ed amici, ma sotto quali aspetti sia la stessa comparsa
cel tace, contentandosi invece di trascriverci quanto con poetica
vena ne cantava il poeta, e filosofo medicano Tommaso
Campailla.
Un breve cenno soltanto ne abbiamo in una lettura scritta
da Filippo Jacopo Pignatari da Monteleone nel 1753, ma
27

egli non ci narra, se non cose intese da altri, e cerca con


argomenti distruggere la teoria del Kirckerio, ed uniformarsi a
quanto poeticamente ne cantava il Campailla, senza addurre
alcuna nuova ragione, che meglio ci persuada.
Lultimo per, che ne scrisse a nostri tempi, e che ben
potea farlo fu il nostro concittadino Pietro Ribaldo, il quale si pu
dire averne steso un trattato completo, che inseri nella sua
elaboratossima opera sulle correnti del nostro canale.
Voi dovete permettermi, rispettabile Signora, che qui ancora
inserisca in accorcio questo illuminato scrittore pubblic
nellopera test cennata.
) tra i fenomeni sorprendenti, egli dice, che si vedono
) nel canale di Messina, prodotti da differenti cause, il pi
) straordinario quello di cui andiamo a trattare. Esso succede
9 di raro, e bisogna che vi concorrano moltissime circostanza .
) In primo luogo, la stagione incominciando dal mese
) Luglio deve essere calda, progredendo, sempre il calore, ed
) incalzando eccessivamente per cinque o sei giorni prima di quello
) che succeder il fenomeno).
) 2 . Per molti giorno questo calorico deve essere
) accompagnato da una calma perfettissima di vento acci la
) superficie resti spinata.
) 3. Che le correnti siano calme per pi giorni.
) 4. Che per alcuni giorni pria del fenomeno non succeda
)pioggia.
) 5. Che le montagne, e le colline della Sicilia, e della
) Calabria soffiano entrambe durante la notte un piccolo vento, e
28

) tramandino de vapori caldi come suole succeder sempre in est,


) onde il mare sia bene spianata con questo venti trasversali.
) 6. Che dallalzata del sole, sino al momento in cui
) secade la fata Morgana, e sua durata, non vi soffi alcun vento.
) 7. Che questo momento arrivi nellultima ora della rema
) montante, o nella prima ora della rema scendente, due, o tre
) giorni dopo il primo, o ultimo quarto della luna, e nel vero
) punto dellapogeo, tempo in cui le acque superficiali del
) canale stanno per qualche ora in perfetta calma.
) Tutte queste circostanze erano avvenute fino al giorno in
) cui andando dal Pezzo a Reggio a colla scarridoja reale n. 12
) successe lIride, e mi fu facile conoscerle, e notarle, perch
) i padroni pescatori lungo la costa sapendo tutti il desiderio,
) che io nutriva di vedere la fata Morgana, in ogni estete mi
) chiamavano sovente, ed io vi perdeva molti giorni, ne due
) mesi di Luglio, e di Agosto, correndo la costa, colla speranza
) di veder ci, che non avevo giammai potuto veder.
) Verso la mett di Luglio del 1809 fui nuovamente avvisato,
) che il mare esalava molti vapori, e che la terra usciva
) una densa nebbia, e che tosto andrebbe a formarsi la Fata
) Morgana, Tosto mi portai a Villa S. Giovanni, e poi alla
Catona, paesi dirimpetto a Messina; ma non verificassi in quel
giorno: ritornai al pezzo per pernottarvi, e per col aspettare
) la scorridoja num. 12, onde passare per affari di servizio in
) Reggio: arriv essa infatti lindimani assai di buonora, e
) mimbarcai poco presso a far dellaurora, e siccome i marinai
) assicuravano, che per ragione della calma, e del gran calorico,
29

) che si osservavano nelle acque del mare, la Morgana si


) sarebbe formata dopo lo spuntar del Sole, quindi mi misi in
) viaggio, facendo vogare due soli remi per ben meditare il principio,
) e landamento del fenomeno. Arrivati alla Catona il Sole
) incominciava ad illuminare il canale: si vedeva esalare dal mare,
) e dalle spiaggie un vapore, che diveniva copioso a misura,
) che il Sole sinalzava: pensai di non pi movermi da codesto
) paraggio, e feci anzi gettare il ferro sotto il paese, e fissamente
) mi posi a guardare il mare.
) Il sole era gi bastantemente alzato, e lesalazione de
) vapori continuava, e si condensavano vieppi, riflettendo i raggi
) della luce del sole: la mia attenzione era tutta su que punti
) dove i vapori si agitavano maggiormente, tanto in aria, che in
) terra, e sulla superficie del mare; ma niente ancora si vedeva.
) Dal sito in cui si trovava la scorridoja pi non iscorgebasi
) la costa di Messina , n linterno delle sue montagne, perch
) queste vapore lucido si era eguagliato e confuso col color del
) cielo, che allora trovatasi cenericcio, in maniera, che facea
) conforder lidea, e vacillare la vista, che era gi per altre
) bastantemente travagliata, per osservar fissamente tutti i
) movimenti, e cambiamenti, che spesso si vedevano nel vapore, che
) toccava il mare. Dopo queste strane combinazioni il mare, ed
) il vapore divennero perfettamente chiari, ed indi cristallini,
) simili a quelle gran vedute, che si rappresentano col fuoco di
) bengala ne grandi teatri dEuropa.
) Il padrone della scorridoja mi consigli di scendere a terra,
) e mettermi su duna eminenza, che esisteva poco pi sopra della
30

) spiaggia, e propriamente sulla batteria, per godere meglio della


) bella veduta: vi salii infatti, e postomi su dun cannone fissai
) nuovamente i miei sguardi sul mare, e su i vapori.
) Sul primo momento in questo grande specchio si vedevano tanti
) oggetti in confuso, senza poterne distinguere alcuno; ma
)mentre io guardava ora a dritta, ed ora a sinistra innanti la
) batteri, un marinaio che era meco ad osservare mi avverti che
) in una certa distanza si vedevano molti palagi: io vi portai le
) sguardo, e vidi ben tosto, non solo quelli palagi indicati, ma
) molte altre fabbriche in forma di torri, o campanili, di color
) Chiaro-scuro , ripetendosi di tratto in tratto in tutte quelle fila
) di specchio, che presentavano le variate onde spianate del mare,
) sinistra, scoprii altri campanili, ed altre case intersecare da
) alberi, da muri, da archi e da latri oggetti, che non si
)potevano ben distinguere: queste immagini si ripeteano di distanza
) in distanza a misura, che locchio si dirigeva verso Sicilia. Ma
) mentre stavo io a guardare siffatti oggetti, cambiassi la scena;
) una parte di essi si dilegu, unaltra aud ad abbassarsi molti
) bastimenti, e pareano come unarmata, o un numeroso
) convoglio, come se fossero stati in mezzo duna citt, e duna
) foresta, perch allintorno di essi scorgevasi una quantit di
) alberi, di case di campanili, e di torri. Questi navigli erano
) sicuramente quegli stessi ancorati nella rada di Messina, e impressi
) negli specchi, che presentava il mare; poich nium
) Legno vi era in canale, n verso Calabria n se ne vedean del
) pari ancorati. Si fatti immagini erano ripetute in varie linee,
) e formavano il pi bello spettacolo. In questo momento unaura
31

) divento da canale passando sul mare, incresp la sua


) superficie, condusse seco il vapore, e tutti glincantesimi di Circe.
) Tutto disparve come al cader dun sipario, e presentossi quindi
) nuovamente la scena delle belle coste di Sicilia. Il fenomeno
) non dur pi di 12 14 minuti
) Pur lo pi la Fata Morgana apparisce poco dopo, che il
) Sole si alzato dalle montagne di Calabria, momento in cui le
) case, gli alberi, le torri, i campanili, ed altri oggetti della
) citt di Reggio vengono in buono parte illuminati ne fianchi,
) e nelle spalle. Ci posto come mai possono questi riflettere nel
) mare a cui non presentano che le parti oscure? Non sarebbe
) pi verosimile in questa posizione, che fossero gli oggetti
) siciliani, quelli, che si vedono nella Morgana, mentre il Sole
) illumina i loro frantespiz, che riverberano sul vapore, e sulli
) specchi catottrici? E ci sembra maggiormente confermate,
avendo veduto nella Fata Morgana da ne osservata, molti bastimenti,
mentre nella rada , e nel cratere il Reggio nessuno ne esisteva, ma
) allincontro molti in quelli di Messina).
Or, per quanto da me si apprezzino le sagacossime osservazioni
del Signor Ribaldo, io non posso uniformarmi adottando
le sue opinioni, quelle cio, che le immagini della Morgana
osservate dalla Calabria, sian prodotte esclusivamente dagli oggetti
di Sicilia, ma penso poter essere e dalla Sicilia, e dalla Calabria
istessa, originati, a seconda delle diverse circostanze. In
fatti supponghiamo ( figura II), A essere locchio dun
osservatore, B C il mare, D E F G H M ecc. Le onde, dir cos,
de vapori riflettenti, ossidano gli specchietti catottrici, chiaro,
32

che oggetto p posto verso la parte medesima dellosservatore,


radiando in detti specchi formati de vapori, incider i suoi
raggi sulla superficio del mare, ne punti N O R riporter negli
occhi limmagine tante volte moltiplicata, quante sono le diverse
riflessioni, che passeranno da vapori al mare, e da questo
allosservatore.
Nello stesso modo potrebbe accadere, quando loggetto P
( figura III), fosse situato nella parte opposta dellosservatore A,
poich riflettendo quello nel mare B C nelli punti N O che
rispettivamente incontreranno i vapori riflettenti D E F G
ritornando al mare ne punti R M porteranno limmagine
moltiplicata allocchio A.
Eccomi, onorabile Duchessa, alla fine di questo mio qualunque
siasi ragionamento, e sebbene sia scritto in una maniera
incolta, e disadorna, e senza il corredo di tante geometriche
dimostrazioni, e di calcoli analitici, pure a me sembra davere in
parte appagata la vostra dotta curiosit, facendovi conoscere,
cosa dintenda per fata Morgana, quali siano le cause, che la
producono, almeno secondo le opinioni degli scienziati in tali
materie, e finalmente quanto di sorprendenti, e meraviglioso veder
faccia nelle sue straordinarie apparizioni.
Ben io lo conosco, che molto ancora vi manca, onde rendere
in certa guisa compito il lavoro, ma a tale mancanza potete Voi
ben supplire co vostri lumi, e colla vostra penetrazione, essendo
bene al caso di spiegare quelle difficolt, che non seppi
sviluppare colla scarsezza del mio ingegno.

G. G. C.
33

La Nascente borghesia siciliana nel disegno ferdinandeo e la post


fata resurgo.
Ci sembra semplicemente chiara la volont di Ferdinando II e di un ceto di altri neo Classici,
attraverso le riforme del Regno che vanno dallaccentramento amministrativo allautonomia
federale, di realizzare dalla Sicilia una restaurazione dentro la gi in essere restaurazione, il
riportare in luce sotto le nuove forme del progresso sociale economico e religioso lantica, ma
quanto mai moderna politica ferdinandea. E evidente in questi illuminati la volont di riportare
lantico splendore del Regno in un nuovo ordine in antitesi a quelle nuove tendenze
risorgimentali che saffacciavano allorizzonte, e la loro capacit di prevedere le possibili deleterie
conseguenze delle idee di una rivoluzione che con troppa facilit parlava di libert, uguaglianza e
fraternit, la stessa facilit con cui tagliava teste pensanti. Emerge evidente tale intenzione dalle
parole con cui si motivano le riforme amministrative: La sicilia ha la sua cultura giuridica e non ha
bisogno di altre

(11).

Adesso al posto degli eserciti normanni vi saranno i capitali anglosassoni, al

posto dei templari i nuovi massoni, come i preti che guidavano le vendite carbonare, che si
riveleranno strumenti e protagonisti ed anche autori di tale volont di voler ripristinare
queglequlibri di un Maraviglioso Regno nel Mediterraneo, dove la terra ritorna in possesso delle
genti attraverso gli usi civici come era scritto negloriginari patti. Ma tali intenti dovranno cedere
il passo agli intendi delle nuove idee di nazionalismo che si presentano con delle eccezioni di
modernit che per essere dovevano sacrificare i nobili principi di una virt antica alle nuove
logiche di modernit e di progresso. In ci diviene emblematico il conflitto tra Classici e
romantici che infiammer le coscienze intellettuali, gli spiriti rivoluzionari, le piazze, le citt e le
campagne in armi, nei decenni che precedono e seguono lUnit. Per una strana ironia del tempo
che passa sulle cose, e del caso che succede ad esse, possiamo osservare come alla statua, che
rappresenta la libert posta sulleffige murale che celebra il 1 settembre a Messina, manchi la
testa, come a voler il tempo ed il caso beffardamente simboleggiare quanto deleteri in effetti si
sono rivelati tali principi di progresso fin anco a tagliare la testa del loro stesso principio primo: la
Libert.

34

Il Banchetto
Sire, Maesta
Riverenti come sempre siam tutti qua
Sire, Siamo Noi
Il poeta, L'assassino E Sua Santit
Tutti, Fedeli Amici Tuoi.
ah... Maesta
Prego, Amici Miei,
Lo Sapete Non So Stare Senza Di Voi
Presto, Sedetevi,
Al Banchetto Attendevamo soltanto voi
Sempre Ogni Giorno Che verra
Finche Amore E pace regnera.
Tutti Sorridono
Solo Il popolo Non ride, ma lo si sa
Sempre Piagnucola
Non Gli va mai bene niente chissa perche,
Chissa perche perche etc. etc. ... (12).

35

Lultimo atto di modernizzazione nella Sicilia Borbonica


Indagare il ruolo svolto dalle Societ economiche significa studiare quei processi di
modernizzazione e di industrializzazione che hanno riguardato e cambiato lentamente - nel corso
dellOttocento - la fitta trama del paesaggio agrario siciliano. Ma non solo, studiare queste
istituzioni significa, inoltre, far emergere uno spazio rurale della Sicilia borbonica pre - unitaria,
i cui aspetti vanno dai dibattiti sullagricoltura, con il suo passaggio da una struttura Baronale e
feudale ad una pi moderna e capitalistica, dalle manifatture nel loro evolversi in senso
industriale, dai discorsi sulla migliore politica economica da adottare per lo sviluppo dellIsola alla
pari, se non al di sopra delle altre nazioni europee, fino ai cambiamenti dei rapporti sociali che
vedevano coinvolti i contadini nel loro riscatto di una vita migliore, il baronaggio feudale nel suo
inevitabile tramonto e lascesa della nascente borghesia che risulter essere la parte pi innovativa
dei membri delle Societ economiche

(13).

La storia incalcolabilmente pi complessa, multiforme,

discontinua, agitata. Come quelli di ogni altra storia, i tempi della storia contadina sono trascorsi anchessi, nei
vari continenti e nelle varie epoche, tra fasi alterne e diverse di prosperit e di miseria, di oppressione o di libert, di
tranquillit o di precariet. Di qui limportanza fondamentale della storia istituzionale e il problema cardinale di
capire i momenti di segno diverso che possono esprimersi sia attraverso il mutamento delle istituzioni sia allinterno
della stessa denominazione istituzionale o del suo progressivo modificarsi

(14).

Nato nei primi anni Trenta

dellOttocento ed attivo, pur con qualche discontinuit, fino alla vigilia della formazione dello
Stato unitario, questo progetto, al di l della sua effettiva realizzazione cronologica, non erano
privo di radici ideologiche, in quanto rappresentava il frutto di buona parte del pensiero
illuministico, la naturale continuazione dellopera delle riforme settecentesche attuate in Europa e
nel Mezzogiorno dItalia, il risultato di vari cambiamenti strutturali avvenuti nel Regno delle Due
Sicilie a partire dalla Restaurazione. Il senso di questa nuova esperienza societaria, pertanto,
andava a realizzare e coniugare le diverse articolazioni socio - economiche inserite allinterno del
contesto regionale e provinciale con gli impulsi economico - culturali provenienti dai centri di
potere e di elaborazione europei. Con limporsi di un nuovo rapporto disciplinare tra teoria e
pratica, sempre meno fondato su ragioni estetiche dei progetti economici e sempre pi posto, al
contrario, sulle ragioni etico - utilitaristiche, le Societ economiche, nella loro essenza pratica,
fungevano da filtro trasmittente che, privilegiando la scienza applicata, stimolava anche il fiorire
di una vasta produzione culturale di stampo prettamente tecnico - economico. Poste al crocevia
tra una forma di indipendenza ed unaltra fatta di continui controlli da parte delle autorit statali;
controllo che, per inciso, nasceva dal timore che tali associazioni potessero assumere una
pericolosa dimensione politica contro la stessa dinastia borbonica (15).

36

Il quadro politico, sociale ed economico della Sicilia entro il quale va collocata la nascita delle
Societ economiche senza dubbio molto complesso ed articolato; esso va dalle denuncie di
totale arretratezza economica come quelle descritte dalleconomista siciliano G. Albergo, fino ad
un graduale miglioramento delle condizioni strutturali del Regno dopo il decennio francese,
attraverso il riformismo borbonico. Tal era lo stato cui di mano in mano era altrove pervenuta la scienza
economica quando in Sicilia cominciavasene a udire appena il nome: e i benefizi per quella arrecati alle straniere
nazioni e a taluni stati italiani erano della pi grande importanza. Qui intanto tutti vedevi ancora i vizi del
reggimento feudale, che conservasi tuttavia nel suo pieno vigore; non libera la estrazione d grani, non vie rotabili n
ponti, dogane interne e poca o niuna sicurezza n pubblici cammini e nelle campagne: cose tutte che opprimeano
lagricoltura e il traffico, e impediano le comunicazioni tra provincia, tra comunit e comunit. Pochissime
manifatture, e queste medesime in declinazione; e di nulla momento la interna e lesterna mercatura

(16).

Nella

Sicilia del XVIII secolo non vi era stata infatti nessuna rivoluzione agronomica in grado di
sovvertire la precariet della situazione interna e di aumentare la produzione agro - manifatturiera
in linea con i mercati internazionali, per, in molti intellettuali ed economisti dellepoca, questi
problemi diventavano la base delle loro riflessioni, con una serie di progetti e riforme che
culmineranno in rinnovamento economico ed istituzionale, che diventava la costante di tutto un
percorso che former il presupposto ideologico della creazione delle Societ economiche.
La corrente empiristica, come forma moderna di pensiero europeo, che per la prima volta
penetrava nellIsola non come una dottrina filosofica astratta, ma come un insieme di princpi
portatori di una nuova mentalit e di una nuova cultura, diventava sicuramente leredit di
pensiero dei siciliani in un nuovo ordine di cose. Il richiamo alle osservazioni dei fatti naturali, lo
sperimentalismo e lattivit di scoprire le leggi fisiche che si celavano dietro ogni forma di
avvenimento, facevano, infatti, dellempirismo unidea in grado di imprimere una carica di
profondo rinnovamento allinterno di un paese come quello siciliano, ancora troppo legato ad
una tipologia di tradizionalismo e riottoso nei confronti di ogni apertura progressista.
Anzi, lemergere di questa teoria, di chiara derivazione civica, che nella realt siciliana del XVIII
secolo faceva affiorare tutte le contraddizioni di un sistema politico - economico opposto ai
connotati di rinnovamento culturale europeo, diventava limpulso, da parte di alcuni intellettuali
siciliani, ad indagare sulle strutture esistenti e soprattutto su nuovi progetti in grado di animare il
dibattito siciliano relativamente alla centralit dello sviluppo del sistema agro - economico. Sullo
sfondo di una letteratura politico - economica, che leggeva larretratezza sociale ed economica del
paese non solo come derivante da cause fisiche - territoriali ma anche e soprattutto da quelle
morali - istituzionali, gran parte degli intellettuali ed economisti siciliani, puntavano
sullinnovazione legislativa, vale a dire sulla creazione di organi ed istituti in grado di stimolare
tutta lattivit economica principalmente legata ai prodotti agricoli e manifatturieri.
37

Tra gli autori siciliani pi significativi che in pieno fermento illuministico settecentesco avevano
prospettato lesigenza di istituire organi governativi come le Societ economiche che si
occupassero soltanto dello sviluppo e del rilancio concorrenziale delleconomia siciliana, vi erano:
Vincenzo Emanuele Sergio, Sullantico e il moderno commercio di Sicilia, 1762; Pietro Lanza,
Memoria sulla decadenza dellagricoltura nella Sicilia e il modo di rimediarvi, 1785; Paolo
Balsamo, Corso di agricoltura economico-politico e teorico-pratico e Gaetano La Loggia, Saggio
economico-politico per la facile introduzione delle principali manifatture e ristabilimento delle
antiche nel Regno di Sicilia Le Societ economiche nascevano per volere del nuovo sovrano
Ferdinando II - salito al trono l8 novembre del 1830 - in un periodo, gli anni Trenta
dellOttocento, caratterizzato da una duplice forza che arrivava a lacerare lintera struttura
economico - sociale in due parti: tra un ancora vivo attaccamento agli ultimi residui dellanciem
rgime, ed una invocata modernit in nome dei princpi liberali che tardava ancora ad arrivare e
che riguardava, del resto, lintera area europea e mediterranea

(17).

Adesso, infatti, si assisteva al

nascere di una espansione economica che coinvolgeva direttamente diversi settori della nascente
borghesia che entravano inevitabilmente in conflitto con i princpi teorici della cultura economica
dei privilegi fondiari e feudali. Cominciava a farsi sentire, quindi, il peso di nuovi strati sociali,
proprietari terrieri, commercianti, artigiani e liberi professionisti, che giocavano il proprio ruolo
nella gestione della cosa pubblica. Veniva, cos, a delinearsi, nelleconomia, un vasto
programma di progetti e di riforme, leggittimato dalle dottrine deglUsi Civici e dagli strumenti
giuridico economici, volti alla trasformazione in senso liberale delle istituzioni governative ed al
rinnovamento di tutto lapparato periferico burocratico amministrativo. Le Societ economiche
siciliane, risultavano essere lesito di una duplice svolta. Erano il punto di arrivo di tutto il
riformismo agrario borbonico, nato nel periodo illuministico e nei primi anni dellOttocento con
la Costituzione del 1812 e con il protettorato inglese, che riguardava leversione dellasse
demaniale, municipale ed ecclesiastico, e di un riformismo successivo, riguardante invece la
problematica della trasformazione dei feudi in terre regolate dagli usi civici, che aprivano, fin dai
primi anni del XIX secolo, nuove questioni di progresso economico e sociale. Ma tali proggetti
erano anche un nuovo punto di avvio, legato alloperato di Ferdinando II ed al suo sforzo di
provvedere, con ogni tipo di intervento politico ed economico, per sollevare definitivamente le
condizioni generali. Infatti, la destituzione, da parte del nuovo re, del Luogotenente generale in
Sicilia Marchese Ugo delle Favare, per assumere alla stessa carica il principe Leopoldo di Borbone
Conte di Siracusa, significava per la Sicilia, un radicale cambiamento, soprattutto sul piano
economico. Ufficialmente nate sotto la direzione del Luogotenente generale della Sicilia Leopoldo
conte di Siracusa e del Ministro segretario di Stato degli Affari interni Antonio Mastropaolo, le
Societ economiche di Messina e Catania irrompevano nella realt isolana con tutto il loro peso,
38

formato dalla novit scientifica che si proponevano di diffondere legata con la tradizione culturale
ed economica europea. Al momento della loro istituzione, infatti, i proggetti si ponevano in linea
con le gi esistenti Societades de Amigos del Pais spagnole, le Socits Royales dAgricolture
francesi e le Societes for the Encouragement of Arts, di origine irlandese ed inglese, inaugurando,
quindi, una nuova linea di intervento politico - economico, che si intrecciava, da questo
momento, con il cambiamento intervenuto allinterno della societ civile

(18).

E, infatti, a partire

dalla fondamentale evoluzione della sciabilit in senso pi moderato e borghese che


lincoraggiamento, legato sia alla ricerca che allo sviluppo agro pastorale, che la divulgazione dei
vari saperi economici e di tutte le altre discipline scientifiche, acquisteranno sempre pi
importanza in quel profondo ed innovativo legame tra il Governo e i vari ceti sociali, di cui,
appunto, le Societ economiche erano espressione. Infatti, adesso, le Societ di Messina e
Catania, mediante il filtro del potere politico rappresentato dal nuovo re interessato ad una pi
attenta conoscenza del territorio siciliano, divenivano il punto di incontro privilegiato tra quelle
classi disposte a porsi a capo del processo di modernizzazione delle strutture economico - sociali
e quelle che solo mediante tale aspetto modernizzatore potevano trarre un qualche beneficio.
Insomma, le Societ raffiguravano una nuova tipologia di associazionismo economico che,
traendo la propria linfa vitale da quella forma di libera e volontaria riunione di dotti in Accademie
agrarie del XVIII secolo ma, in quanto anche frutto di un vero e proprio cambiamento nella
gestione del potere politico - governativo, portavano a termine, mediante la loro attivit di
dibattito in materia di economia politica, di promozione ed incoraggiamento ad ogni nuova forma
di attivit agricola e manifatturiera, una costante dialettica tra pubblico e privato, ma anche tra il
centro e la periferia. Il significato di questi termini ha ovviamente una valenza simbolica ed un
significato che aprono la strada ad una maggiore consapevolezza del ruolo svolto dalle Societ
economiche. Per quanto riguarda la lettura di tali societ nel loro contrasto dialettico tra una
forma pubblica ed una privata, c da dire che esse, infatti, erano lesito di una decisione
governativa e di un decreto imposto dallalto, voluto da Ferdinando II di Borbone per
migliorare le istanze economiche siciliane, e quindi raffiguravano levoluzione delle Stato da una
anacronistica forma assolutistica che riguardava ogni campo della legislazione, verso una sua
maggiore maturazione in senso pi borghese e moderno, aperto ad un primo aspetto di
decentramento a livello economico e sociale. Ma non solo, e qui si compie la dialettica tra la
funzione pubblica e quella privata delle Societ, il loro operato, molte volte, diventava
unoccasione favorevole per lelaborazione di progetti e teorie economiche che finivano per
colpire direttamente le stesse politiche economiche ufficialmente imposte dal Governo, quali, ad
esempio, quella del protezionismo e la mancanza di circolazione di molte derrate agricole in senso
pi liberistico. Invece, laltro rapporto, che lega queste Societ, la contrapposizione tra il centro e
39

la periferia, risulta essere lelemento fondamentale che le caratterizza fin dal loro nascere e che le
guida in maniera costante per tutta la loro attivit. Le Societ economiche, infatti, che erano
presenti in tutte le province siciliane, avevano, come loro compito fondamentale, quello di
indagare laspetto locale - circoscritto alla provincia di appartenenza della Societ - della coltura
agraria e delle condizioni delle manifatture, per poi integrarlo con una visione descrittiva generale
dellisola, che era il prodotto della somma di tutte le indagini statistiche apportate dai vari
progetti. Quindi, se il loro operato si poneva solo allinterno di una determinata circoscrizione, la
loro visione e tutta la conseguente attivit, non significavano una chiusura campanilistica,
completamente sganciata da ogni visione universalistica, piuttosto, si trasformava nella concreta e
capillare creazione di reti e di strutture autogestite che rivendicavano, di volta in volta, richieste
e provvedimenti economici particolari e differenti di quanto invece potesse avvenire nelle altre
province. Ed era proprio questo aspetto che faceva instaurare, allinterno delle Societ
economiche, quel rapporto di scambi e di ruoli tra il Governo centrale, che vigilava sulloperato
dei progetti, e i loro membri, che diventavano i delegati ufficiali di ogni forma di istanza legata al
ridimensionamento dei vari ceti sociali e dei rapporti economici siciliani (19). Durante gli anni della
loro attivit le Societ di Catania e Messina avevano subito vari ridimensionamenti e forme di
inoperativismo, che andavano a toccare la gi consistente debolezza delle loro funzioni di tramite
e di collegamento fra lazione governativa borbonica ed il tessuto socio - civile. Uneffettiva
influenza di tali istituzioni sulle misure di politica economica statale - borbonica, infatti, era stata
realizzata soltanto in parte; lasciando, piuttosto, alla libera iniziativa dei proprietari terrieri e dei
manifattori siciliani laccettazione di proposte sulle tecniche colturali, sullistruzione agronomica e
sulla incentivazione capitalistica a livelli competitivi. Nonostante tutto, per, la visione
paternalistica, cosi come saranno considerati dalla storiografia ufficiale i rapporti socio economici, la politica premialistica per promuovere studi e metodi colturali, lallargamento della
produzione agricola ed i dibattiti su un graduale sviluppo manifatturiero, rappresentavano gli
elementi portanti dellunica soluzione possibile per attivare quel processo di diffusione di idee
economiche pi moderne e di abbattimento di barriere economico - culturali riottose volute dai
ceti privilegiati, verso ogni forma di novit importata dallestero, come di ogni radice della
millenaria cultura mediterranea. A conclusione dellintero percorso, si pu affermare che questo
proggetto incise solo parzialmente sullintera realt economica e sociale della Sicilia pre - unitaria,
ma rappresenta, in ogni modo, per la potenzialit isolana dellepoca, lultima occasione per
promuovere dialoghi e saperi volti a cambiare, ridando splendore o per lo meno tentare di farlo, il
volto del paesaggio meridionale con una Sicilia al centro del Mediterraneo.

40

Al punto di non pi ritorno, 1848, un anno terribile


In questanno viene pubblicato il Manifesto del Partito Comunista, elaborato da Marx ed Engels,
con il finanziamento dei massoni Clinton Roosevelt e Horace Greely, membri della Loggia
Columbia, fondata a New York dagli Illuminati di Baviera. Successivamente allo stesso Marx, in
collaborazione col Mazzini, affidato dagli Illuminati lincarico di preparare lindirizzo e la
costituzione della Prima Internazionale Comunista. Lanno prima, infatti, il direttorio della setta
degli Illuminati Inglesi aveva affidato a Carlo Marx, vero nome Kiessel Mordechai (affiliato della
setta Lega dei Giusti) e ad Engels, il compito di rielaborare i principi settari in forma nuova e
scientifica. Nasce cos a Londra la Lega dei comunisti come organizzazione rivoluzionaria
internazionale

(20).

Le sette massoniche spingono alcuni affiliati, i sovversivi siciliani La Farina e

La Masa, a sbarcare il 3 gennaio a Palermo, dove, era stato loro detto, si era costituito un
comitato rivoluzionario. Questo comitato in realt non esiste, ma vi trovano invece gli altri
massoni Rosolino Pilo e Francesco Bagnasco, che al loro arrivo mobilitano tutti i loro seguaci per
iniziare una rivolta. La Masa, per poter avere lappoggio delle popolazioni, convince il principe
Ruggero Settimo a porsi a capo della rivolta per lindipendenza della Sicilia. Le titubanze del
principe sono presto superate quando lord Minto, con la flotta inglese nella rada del porto di
Palermo, gli assicura il suo appoggio. I rivoltosi, poi, certi che il comandante borbonico, De
Majo, non avrebbe opposto che una simbolica resistenza, insorgono il 12 gennaio a Palermo,
concentrandosi alla Fieravecchia. La gente si chiude nelle case, le botteghe serrano le porte. Le
truppe, poich vi erano stati atroci episodi di violenza e di saccheggi, si rinchiudono invece nel
forte di Castellammare e da l bombardano i rivoltosi. Il 15 gennaio arriva la flotta duosiciliana
comandata dal generale De Sauget con circa 5.000 uomini, che si accampano fuori della citt ai
Quattro Venti. Nel frattempo, la setta fa affluire in Palermo rivoltosi da tutta la Sicilia. Il giorno
24 sono assaltati e saccheggiati i conventi di Santa Elisabetta, il monastero dei Sette Angeli,
lArcivescovado e la caserma di S. Giacomo. Nello stesso giorno il De Majo abbandona la
Fortezza di Castellammare e si imbarca per Napoli, vista anche linazione del de Sauget.
Appena sgombrata la citt dalle truppe, i rivoltosi si scatenano con furia penetrando nella Reggia.
Sono asportate le suppellettili, le masserizie, i mobili e le argenterie. Sono liberati dalle carceri tutti
i delinquenti comuni che sono aggregati alle bande degli insorti. Successivamente vi sono
saccheggi e violenze indiscriminate in tutta la citt. Lincomprensibile comportamento del De
Sauget, che addirittura il 31 gennaio si ritira, senza aver mai tentato di riportare lordine, d via
libera ai sovversivi, che riforniti di armi e munizioni dagli Inglesi, armano gli avventurieri.
Vista la piega degli avvenimenti, Ruggero Settimo dichiara la Sicilia indipendente, convocando la
riunione del Parlamento siciliano. Nel frattempo avvengono numerosi assassini, saccheggi e atroci
41

violenze e vendette di ogni genere. La Sicilia cos resta abbandonata nelle mani degli insorti, ad
eccezione della cittadella di Messina. Avviene che, a seguito di questi avvenimenti, si
affermeranno, quasi come una istituzione, i cosiddetti uomini donore del movimento anti
francese, i quali nella massoneria trovarono il punto dincontro totale, ed ideale.
A Napoli, intanto, le prime notizie sugli avvenimenti di Sicilia incoraggiano i carbonari a nuove
azioni dimostrative. Nel Cilento il 18 gennaio sono assassinati alcuni noti personaggi fedeli allo
Stato e si compiono numerosi saccheggi. I moti, compiuti da poche persone, sono per
rapidamente sedati dalle truppe del colonnello Lahalle. Ferdinando II, continuando la sua opera
riformatrice del Regno delle due Sicilie e di epurazione della legislazione francese e sorprendendo
tutti gli altri Stati della penisola, annuncia il 29 gennaio la concessione della Costituzione.
La Costituzione, la prima in Italia, viene pubblicata l11 febbraio.
Viene formato un nuovo governo con il barone Carlo Poerio e lavvocato Francesco Bozzelli.
Il convento annesso alla chiesa di Monteoliveto viene destinato a sede del futuro Parlamento.
Viene istituita anche la Guardia Nazionale, formata da elementi carbonari, i cui primi 4
battaglioni sono passati in rassegna dallo stesso Re il 19 febbraio.
Il 24 febbraio Ferdinando II nel recarsi a piedi nella Chiesa di S. Francesco di Paola, che di
fronte alla Reggia, per giurare solennemente sulla Costituzione, alla vista di un giovane, Michele
De Chiara, che aveva la coccarda tricolore, gli dice: Levati codesta coccarda, non sono colori napoletani.
La concessione della costituzione scatena la nascita di numerose testate giornalistiche (circa 130
fino al 1849), moltissime di propriet della massoneria, che propagandano idee sullindipendenza
italiana. Gli scritti erano di Silvio Spaventa, Alessandro Poerio, Trevisani, Capuano ed altri.
In realt non affatto una rivoluzione unitaria, come poi si cercher di far credere.
In Sicilia, infatti, lindipendenza dellisola rimaneva lobiettivo prioritario, come si evince
dallarticolo 2 del Titolo I dello Statuto Costituzionale del Regno di Sicilia approvato dal
parlamento siciliano: LA SICILIA SAR SEMPRE STATO INDIPENDENTE ed ancora:
II re dei Siciliani non potr governare su verun altro paese. Ci avvenendo, sar decaduto ipso facto. La sola
accettazione di un altro principato o governo lo far anche incorrere ipso facto nella decadenza.
Gli avvenimenti di Napoli incoraggiano i sovversivi a scatenare altre sommosse nel resto dItalia
ed in tutta lEuropa. In Francia, il Re Luigi Filippo dOrleans, che tentava di ripristinare una
politica di assolutismo per liberarsi del potere massonico di cui era in pratica prigioniero,
accusato di tradimento. Per questo la setta provoca il 24 febbraio una violenta rivolta che
costringe il Re a rifugiarsi in Inghilterra. Viene proclamata la Seconda Repubblica con un
governo provvisorio che approva il suffragio universale, per su base censitaria.
Anche in Germania, il 2 marzo, negli Stati di Renania, Baden e Slesia, si hanno delle sommosse da
parte della borghesia, che chiede di formare Stati repubblicani. Si nominano dei governi liberali e
42

una Assemblea si riunisce ad Heidelberg il 5 marzo per creare un nuovo parlamento unitario.
In Piemonte Carlo Alberto, con riluttanza e dopo molte esitazioni, costretto il 4 marzo 1848 a
concedere anche lui la costituzione, da lui chiamata Statuto, sembrandogli la parola
costituzione troppo spropositata. Viene concessa anche la libert di stampa, ma vietatotutto
ci che pu offendere la religione, la morale, lordine pubblico, il re .... Nello stesso mese di marzo le
costituzioni sono concesse anche in Toscana e nello Stato Pontificio.
E il periodo di massima e decisiva esplosione ed affermazione del progetto di Ferdinando e
deglilluminati di tutta Europa, il punto di non ritorno di una secolare strategia complessa ed
articolata, ma che non potr mai arrestare le mire espansionistiche sul Mediterraneo sia degli
inglesi come francesi.
Mentre i carbonari facevano espellere i Gesuiti, lord Palmerston, capo del governo inglese,
suggerisce al governo duosiciliano di riconoscere lindipendenza della Sicilia e nello stesso tempo
esalta la liberazione dItalia dagli stranieri. Insomma lInghilterra vuole unire lItalia e separare il
Regno, per appropriarsi della Sicilia. Lisola, infatti, dopo loccupazione francese dellAlgeria,
diventata per gli Inglesi molto interessante. In Sicilia, intanto, poich le finanze sono in completa
bancarotta, vengono imposte numerose nuove tasse.
In Austria i massoni il 13 marzo approfittano per promuovere una grave insurrezione a Vienna,
causando numerosi morti. Limperatore Ferdinando I, dopo aver convocato gli Stati Generali,
costretto anchegli a concedere la Costituzione. Il primo ministro Metternich costretto a fuggire
in Inghilterra. La setta, tuttavia, continua nei suoi intrighi fomentando disordini in Boemia, in
Ungheria e nel Lombardo-Veneto.
Anche a Berlino nei giorni 14 - 18 marzo si ha uninsurrezione che provoca 230 morti.
Guglielmo

IV

forma

un

governo

liberale

promette

la

Costituzione.

I fatti di Vienna e Berlino hanno immediate ripercussioni in Italia. Il 17 marzo, a Venezia, sono
inscenate delle sommosse. Daniele Manin e Nicol Tommaseo, in prigione dal gennaio dello
stesso anno, sono liberati. Viene costituito un governo provvisorio presieduto dallo stesso Manin.
A Milano, giunta la notizia dellinsurrezione di Vienna, si verifica lepisodio delle Cinque
Giornate, che dura dal 18 al 22 marzo. Gli Austriaci sono costretti a ritirarsi nella Cittadella e sui
bastioni. Il giorno 20 Carlo Cattaneo a capo di un governo provvisorio respinge una proposta
darmistizio e il 22 gli insorti, guidati da Luciano Manara, conquistano Porta Tosa, oggi Porta
Vittoria, mentre a Venezia, lo stesso 22 marzo Daniele Manin proclama la Repubblica di San
Marco.
In Ungheria il 23 marzo scoppia un movimento a carattere indipendentistico, guidato da Lajos
Kossuth. Contro il centralismo di Vienna insorgono pure la Boemia e gli Slavi della Croazia. Tutti
questi avvenimenti costringono le truppe austriache a ritirarsi verso il quadrilatero, sistema
43

difensivo

costituito

dalle

citt

di

Mantova,

Peschiera,

Verona

Legnago.

Nel frattempo, il Garibaldi, chiamato dal Mazzini, il 15 marzo partiva da Montevideo, con 150
uomini sulla nave Speranza. Carlo Alberto, eccitato dalla setta, tra cui primeggiava Camillo Benso
di Cavour, dichiara il 23 marzo la guerra allAustria. Solo il giorno 26, per, i primi reparti
piemontesi raggiungono Milano, mentre il re entra in Pavia il 29. La lentezza dei primi movimenti
favorisce cos la composta ritirata del Radetzky.
I massoni, appoggiati dai governi liberali, che essi erano riusciti a insediare negli altri Stati italiani,
fanno inviare dei corpi di spedizione contro lAustria. A Roma il 27 marzo giunge da Torino il
conte Rignon per chiedere al Papa un appoggio materiale e morale per la guerra.
Pio IX invia le truppe pontificie sotto il comando del generale Durando e di dAzeglio, ma con
lordine di fermarsi sul Po e solo per scopo difensivo. Anche Leopoldo II di Toscana invia
contingenti agli ordini di De Laugier e di Giuseppe Montanelli.
Il 31 marzo in Germania Guglielmo IV riunisce il Parlamento a Francoforte per eleggere
unAssemblea Costituente.
Il Rignon si reca anche a Napoli, dove i liberali gi erano allopera per arruolare volontari.
Ferdinando II, tuttavia, aveva gi deciso che cosa fare. Egli, infatti, si era reso conto che il
movimento, non avendo lappoggio del popolo, si sarebbe esaurito da solo nelle gravi agitazioni
che esso stesso provocava. Concluse che lunico modo per estinguerlo, era quello di accelerarne
gli effetti. Dichiara cos inaspettatamente il 7 aprile guerra allAustria, inviando 16.000 uomini al
comando del generale Guglielmo Pepe, che il 4 maggio parte, anche lui con lordine di attestarsi
sul Po. Laccordo , tuttavia, di breve durata in quanto sia Pio IX che Leopoldo II, resisi conto
delle mire del Savoia di turno, cui interessava solo ingrandire i propri possedimenti, ritirano le
truppe il 29 aprile. In Austria, intanto, viene proclamata il 25 aprile una nuova Costituzione.
Alla fine di aprile nella parte continentale del regno sono indette le elezioni che vedono scarsa
partecipazione popolare. I liberali, usciti vincitori delle elezioni, pretendono che la costituzione
promulgata il 10 febbraio venga modificata, limitando ulteriormente i poteri della corona e le sue
facolt di controllo sullattivit politica interna. Ferdinando II per si mostra giustamente
inflessibile sulla scelta costituzionale, dichiarando di non poter venire meno al giuramento di
fedelt da lui gi solennemente pronunciato il 24 febbraio. I carbonari inscenano una minacciosa
dimostrazione, chiedendo che lordine pubblico sia affidato alla Guardia Nazionale e che met
dellesercito sia inviato in Lombardia contro gli Austriaci.
Nel frattempo nel Ducato di Parma le sette massoniche, costretto alla fuga il Duca Carlo II,
avevano costituito un governo provvisorio e avevano organizzato una farsa di elezioni che
decretava l'annessione al regno sardo - piemontese. Il popolo duosiciliano, tuttavia, incomincia a
manifestare in varie occasioni contro questi mutamenti di regime. Il malcontento popolare,
44

infatti, scoppia con episodi di particolare gravit in rapida successione in Sicilia, nelle Puglie, nelle
Calabrie e negli Abruzzi. Significativo quello di Pratola Peligna, negli Abruzzi, dove tra il 7 e l8
maggio tutta la popolazione si solleva contro la Guardia Nazionale al grido di Viva il Re! Abbasso
la costituzione!. Sono bruciate la Casa Comunale e le case dei maggiori esponenti liberali, sono
uccisi lIntendente dell'Aquila e il cancelliere Fiore. In Germania, mentre le sommosse
continuano, si riunisce il 10 maggio lAssemblea Costituente formata da membri della piccola
borghesia. Tale assemblea viene contestata violentemente dai comunisti, s che lesercito deve
intervenire per difenderla. Guglielmo IV concede una Costituzione autoritaria basata sul censo.
Il 15 maggio a Vienna si ha una seconda insurrezione con la richiesta di altre riforme sulla libert
dei contadini e sul suffragio universale. Lo stesso 15 maggio, a Napoli, mentre Re e deputati
espressione di un parlamento in mano ai privilegiati, stanno cercando un compromesso, i
dimostranti, che avevano costruito anche barricate, aprono provocatoriamente il fuoco contro
alcuni ufficiali svizzeri. Divampa quasi una battaglia che in mezza giornata fa pi di duecento
vittime. A questi episodi il popolo non partecipa, anzi manifesta con molta evidenza il suo
attaccamento al governo di Ferdinando. Nelle altre regioni vi sono anche alcune manifestazioni,
attivate dai soliti sovversivi, che lo stesso popolo reprime. Per questi motivi Ferdinando II,
avendo compreso che non erano le riforme che in realt volevano i carbonari, ma solo creare
disordini per destabilizzare lo Stato, decide personalmente la formazione del governo e, senza
abrogare la costituzione, scioglie la Guardia Nazionale. Si rompe lintesa tra Ferdinando ed i
Carbonari, un fatto che far propendere gli eventi deglanni a venire pi verso la formazione di
un Italia unita che una Lega Italiana. In Germania i liberali aprono la via dellunificazione
nazionale, con unAssemblea Costituente Tedesca, che si riunisce a Francoforte il 18 maggio.
Le truppe piemontesi, che avevano adottato una nuova bandiera con i colori verde, bianco e
rosso, colori che identificavano la massoneria dellEmilia, il 30 maggio 1848 hanno un primo
successo a Goito contro gli Austriaci, grazie alla resistenza delle truppe duosiciliane e di alcuni
volontari toscani che avevano fermato a Curtatone e a Montanara il nemico. Il 29 maggio, infatti,
ventimila Austriaci, appoggiati dal fuoco di cinquantadue pezzi di artiglieria, si erano scontrati
contro cinquemilaquattrocento tosco - napolitani. I soldati delle Due Sicilie erano costituiti da
1.516 combattenti del 10 Reggimento di fanteria di linea Abruzzi e da un battaglione di
volontari. Malgrado la forte inferiorit numerica, le truppe duosiciliane si battono con
grandissima animosit. A Montanara gli Austriaci avevano occupato il cimitero, dove avevano
posto quattro cannoni in batteria che sparava a mitraglia con alzo zero. I Duosiciliani
contrattaccano alla baionetta numerose volte per la conquista della posizione. Sono guidati dal
maggiore Spedicati, comandante del II/10, e dopo che questi viene ferito, dal capitano Catalano.
Cadono 183 uomini, tra i quali 5 ufficiali e un portastendardo (ma la bandiera del battaglione
45

salva). Da ricordare che anche le truppe toscane avevano mutato la bandiera del Granducato con
un tricolore nel cui centro era sovrapposto lo stemma granducale. Il successivo giorno 30 i soldati
Duosiciliani combattono da protagonisti anche a Goito. Il colonnello Rodriguez, comandante del
10 Abruzzi, riceve lordine di tenere la posizione ad ogni costo ed cos che, arginando
valorosamente lavanzata austriaca, consente la vittoria dei Piemontesi. Gli Austriaci sono
costretti a ritirarsi verso il quadrilatero, fatto che consente ai liberali lannessione di Milano ai
Savoia e, a Venezia, la proclamazione della repubblica. Numerose sono le decorazioni e le
onorificenze concesse ai Duosiciliani, ma sullobelisco, eretto nei luoghi della battaglia, vi sono
solo i nomi dei toscani. In questi giorni il Savoia approfitta subito per annettere Milano, Parma e
Modena al Piemonte, cui si aggiunge il 4 giugno, il Veneto. Solo Venezia resiste alle sue mire con
un governo indipendente e continua a combattere contro gli Austriaci. Ferdinando II, resosi
definitivamente conto dei veri propositi savoiardi ed anche delle vere motivazioni che li
favorivano, richiama in Patria il suo corpo di spedizione, anche per ragioni di ordine pubblico. In
Calabria, infatti, la massoneria aveva fomentato alcune sommosse, approfittando del fatto che
lesercito duosiciliano era impegnato in Lombardia. In Francia, nel frattempo, il ministro della
guerra Louis Cavaignac assume i pieni poteri e, per reprimere le rivolte, compie delle vere e
proprie stragi uccidendo circa 10.000 rivoltosi e incarcerando circa 13.000 persone.
Altre insurrezioni con richieste di autonomia si hanno il 17 giugno a Praga, ma vengono sedate a
cannonate dallesercito austriaco. Lesercito austriaco marcia successivamente contro i rivoltosi
ungheresi incontrando per una forte resistenza. In giugno, in esecuzione dellordine del Re
Ferdinando, tutte le truppe duosiciliane rientrano a Napoli. Nel frattempo il Garibaldi, sbarcato il
21 giugno a Nizza con i suoi avventurieri, si reca il 5 luglio a Roverbella, nei pressi di Mantova,
per offrirsi volontario al re Carlo Alberto Respinto, il nizzardo si reca a Milano, dove il governo
provvisorio lombardo, presieduto dal conte massone Casati, lo nomina il 14 luglio generale di
brigata. I Piemontesi, senza laiuto delle truppe duosiciliane, il 25 luglio sono ignominiosamente
sconfitti a Custoza dalle poche truppe austriache e il 9 agosto costretti da Radetzky a un
armistizio, firmato dal capo di stato maggiore Carlo Canera di Salasco. Alle battaglie avevano
tentato di partecipare anche i volontari del Garibaldi, ma il 4 agosto, senza neanche affrontare le
avanguardie austriache incontrate a Merate, i pi incominciano a disertare. Il resto, con Garibaldi,
travestito da contadino, fugge in Svizzera, dove gi si era rifugiato il prudente Mazzini.
Tranne la citt di Venezia, rimasta assediata, tutto il territorio occupato dai savoiardi ritorna
allAustria. A queste vicende non vi stata alcuna partecipazione popolare. Anzi le masse sono
per lo pi favorevoli agli Austriaci, come dimostrano le manifestazioni della maggior parte del
popolo che, al loro ritorno, aveva gridato Viva Radetzky. Il 12 agosto 1848 entrano a Bari
4.000 nostri soldati, comandati dal maresciallo Marcantonio Colonna di Stigliano, per reprimere le
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rivolte

che

erano

state

fomentate

ancora

una

volta

dai

sovversivi

carbonari.

Il 30 agosto un Corpo di spedizione agli ordini del Tenente Generale Carlo Filangieri viene
imbarcato per la Sicilia con lordine di ristabilire in Sicilia il legittimo governo.
La squadra navale composta da circa trenta navi ed comandata dal Brigadiere Pierluigi
Cavalcanti. La flotta si componeva di tre fregate a vela (Regina, Isabella, Amalia), sei a vapore
(Sannita, Roberto il Guiscardo, Ruggero il Normanno, Archimede, Carlo III, Ercole), due corvette a vapore
(Stromboli e Nettuno), sette piroscafi per il trasporto truppe, otto cannoniere e altro naviglio minore
per complessivi 246 cannoni dei vari calibri. Il 1 settembre le navi sono ancorate presso Catona
di Reggio Calabria. Al mattino del 2 la pirofregata Roberto inizia il bombardamento della batteria
delle Moselle, situata poco fuori Messina, mentre quattro compagnie di pionieri lassaltano e la
conquistano. proprio a causa di questo episodio che in seguito i carbonari, per denigrarlo,
diedero a Ferdinando il soprannome di Re bomba. La mattina del giorno 5 sono sbarcati su
una spiaggia a tre miglia da Messina 250 ufficiali e circa 6.500 uomini di truppa. Tra di essi vi il
Reggimento di Real Marina, comandato dal colonnello Giustino Dusmet, il 3 battaglione
cacciatori e tre battaglioni del 3 di linea. Dopo tre giorni di aspri combattimenti Messina viene
liberata dai sovversivi, mentre le navi duosiciliane catturano sedici cannoniere dei ribelli.
Inevitabili qui ci appaiono le parole del procuratore del Regno Angelo Aronne dette al figlio
Lorenzo di idee carbonare: -Se sposi questa causa, verremo in Sicilia e la spaccheremo in quattro parti, le
parole dette assumono tutta la chiarezza che possono esprimere, ed oltre a rappresentare un
esempio di conflitto generazionale tra padre e figlio rappresentano in modo decisivo il conflitto
tra i classici ed i romantici. Un conflitto che ha caratterizzato tutta la storia del risorgimento e le
sue modalit di essere e manifestarsi. Caduta Messina, gli avanzi dei facinorosi infestano le
campagne compiendo numerosi misfatti e violenze sulle popolazioni e sulle loro propriet,
attribuendone la responsabilit alle truppe borboniche. Il giorno 9 liberata anche Milazzo.
Il giorno successivo, 8 navi duosiciliane bloccano il porto di Palermo, mentre la pirofregata
Ruggiero ristabilisce lordine a Lipari. Nel frattempo lesercito avviato verso Palermo.
Lintervento della diplomazia inglese (ammiraglio Parker) e francese (ammiraglio Baudin) ferma,
tuttavia, le forze duosiciliane il giorno 18 con lo scopo di intavolare delle trattative, ma in realt
per far riorganizzare le forze rivoluzionarie. A Firenze Montanelli, non avendo una maggioranza
sicura, scioglie il Consiglio generale e indice le elezioni. Nello stesso tempo fa provocare dai
suoi settari dei tumulti (appoggiato dal Piemonte), che causano la distruzione delle urne e delle
schede, dato che la maggior parte del popolo toscano era favorevole al Granduca.
A Vienna continuano le insurrezioni. Il 6 di ottobre viene occupato il ministero della guerra dove
viene ucciso lo stesso ministro, generale Latour. Il governo austriaco cerca di organizzare un
esercito per reprimere le rivolte in Ungheria, ma i rivoltosi ne impediscono la formazione e
47

costringono la Corte austriaca a fuggire a Olmtz. Vienna rimane nelle mani dei rivoluzionari, che
per il 31 ottobre sono sconfitti da un esercito formato da cechi e croati che compiono
fucilazioni sommarie. Il 4 novembre 1848, in Francia, i maggiori esponenti della massoneria si
impossessano del potere e viene promulgata la costituzione repubblicana.
A Roma, falliti i ministeri di T. Mamiani, O. Fabbri e P. Rossi, dopo lassassinio di questo ultimo,
avvenuto il 15 novembre durante una tumultuosa dimostrazione compiuta dai carbonari davanti
al Quirinale, Pio IX si vede costretto a chiamare al potere i democratici G. Galletti e P. Sterbini,
ma dopo luccisione a tradimento, avvenuta nello stesso palazzo del Quirinale, anche del suo
prelato domestico monsignor Palma, al Papa non resta altra scelta che abbandonare il 24
novembre Roma per rifugiarsi a Gaeta, sotto la protezione di Ferdinando II.
Da Gaeta Pio IX destituisce il ministero e proroga il parlamento. Questo, invece, nomina una
giunta governativa, che indice le elezioni per la costituente, riuscite poi favorevoli alla parte
liberale.
Il 2 dicembre in Austria, dopo labdicazione di Ferdinando I, sale al trono il nipote diciottenne
Francesco Giuseppe. In Germania il 5 dicembre Guglielmo IV scioglie dautorit lAssemblea
senza alcuna reazione da parte del popolo. Il 10 dicembre in Francia viene eletto a presidente
della repubblica francese il massone Luigi Napoleone Bonaparte.
La storia ci insegna quali effetti avr su tutta lEuropa questa elezione, primo fra tutti la diffusione
graduale di quei principi di progresso nati dalla rivoluzione francese, legittimati dalle codificazioni
future. Mentre il millenario disegno delle Universitas, dovr cedere il posto alle moderne
codificazioni, dagli Usi Civici alla dogmatica propriet privata, come accadr poco pi tardi
allultimo sovrano del Regno delle due Sicilie che dovr lasciare il Regno; come accadr a
Garibalidi a Teano di dover cedere i plebisciti, avuti dai Siciliani per formare la Lega italiana,
allesercito piemontese e a chi far invece lunit dItalia; e come accadr ai quanti altri e
chiunque dovr cedere ci che gli appartiene.

Dai Possedimenti deglIndividui alla Cittadinanza della Propriet


L introduzione generalizzata del Code Napolon, realizz di certo gli indubbi vantaggi della
chiarezza e della certezza, contribuendo ad un astrattismo, individualismo, anche se giustificato
dal modello, giusnaturalista e rivoluzionario, impiegato. Generato nel cosiddetto triennio
rivoluzionario (1796-1799) dove la parola cittadino assume anche lidea della cittadinanza
come condizione tendenzialmente perfetta della vita collettiva e della saldezza delle compagini
sociali. Di questa idea in Italia se ne ebbe una gamma assai vasta di connotazioni e sfumature, di
cui rende adeguatamente conto il ricchissimo glossario collocato da Erasmo Leso in appendice al
48

suo studio su Lingua e rivoluzione. La cittadinanza, in primo luogo, il braccio semantico


delleguaglianza, e trasferisce sul piano del linguaggio e della comunicazione sociale una
trasformazione gi acquisita o in stato di avanzata esecuzione: La legge delluguaglianza, scrive il
Monitore napolitano, non permette di riconoscere alcuno de titoli vani e fastosi che lantica
tirannia prodigava; ella non conosce che quello di cittadino (21). Nonostante qualche abbozzo di
definizione sociologica come quella di Giuseppe Compagnone, che negli Elementi di diritto
costituzionale democratico (1797) sentenzia che per cittadino ... non altri sintende che un uomo nato in uno
di que luoghi che per essere unaggregazione di famiglie notabili si addomanda citt, e pi propriamente sintende
chi appartiene alla seconda classe degli abitanti della citt, essendo la prima quella de nobili e la terzaltra de
plebei ..., costui prima di tutto un patriota, un individuo che tramite lesercizio delle virt civili
costruisce appunto la patria dei cittadini in forma di comunit olisticamente organizzata: Sai tu
cosa significa cittadino?, si interpella retoricamente Girolamo Bocalosi in Delleducazione da darsi al
popolo italiano, Significa un uomo i di cui pensieri, le parole, le opere e gli affetti denno tutti dirigersi alla
prosperit della repubblica; e ancora pi esplicito Melchiorre Cesarotti, il quale nel suo saggio sul
Patriottismo dichiara che ... un cittadino una specie di cenobita patriottico che non ha nulla di proprio.
Talenti, attivit, fatiche, sostanze, amor proprio, tutto sia subordinato, tutto sacrificato alla patria. Laccezione
del sostantivo sempre e rigorosamente politica, anzi politico - militare. Perch i Democratici
prendono il nome di Cittadini? , domanda il Catechismo rivoluzionario veronese; e risponde: Il titolo di
Cittadino il solo titolo che conviene alla dignit di un uomo libero, perch questo nome esprime che esso membro
di un governo libero ed a parte della sovranit. Quella citt libera veramente, incalza Ugo Foscolo negli
Scritti letterari e politici, in cui tutti i cittadini sono soldati al di fuori e in cui tutti i soldati tornati
alla Patria sono tanti magistrati. Quando la Costituzione - ammonisce un deputato
dellAssemblea della Repubblica cisalpina - comincia a parlare de diritti e doveri dei cittadini essa
intende cittadini attivi. Il cittadino attivo, che tenuto di non essere inutile e di promuovere i vantaggi
della societ senza pregiudicarla, si distingue dunque dal cittadino semplice perch essenzialmente un
legislatore e un milite della nazione

(22).

Secondo la Costituzione del 1797 ... ogni uomo nato e

dimorante nel territorio della Repubblica, il quale abbia compiuta let di anni venti e siasi fatto descrivere nel
registro civico del suo comune, purch non sia mendicante o vagabondo cittadino della Repubblica cisalpina; di
conseguenza pu dar voto nelle assemblee primarie ed essere chiamato a svolgere le funzioni stabilite
dalla Costituzione. Del pari Eleonora Fonseca Pimentel addita la necessit di arruolare una truppa
civica dove ciascuno sullarmi non perch soldato ma perch cittadino. In questo universo ideologico e
verbale i diritti sono sempre delluomo e i doveri sempre del cittadino, di un buon cittadino che
con le leggi dee formare de costumi e pertanto ha lobbligo di essere buon figlio, buon padre, buon fratello,
buon amico, buon marito

(23).

Lapplicazione esclusivamente in chiave individuale della categoria

proprietaria port nel settore fondiario alla scomparsa anche di istituti ancora utili, perch
49

finalizzati a salvaguardare meccanismi di conduzione associata e collettiva, ancora efficaci, e il


valore stesso dei patrimoni. Lesempio pi vistoso forse proprio lenfiteusi, gi abolita in
Francia perch considerato istituto feudale, viziato da meccanismi fidecommissari e, dunque,
incompatibile con il principio della libera disponibilit dei beni e persino dannoso alla produzione
agricola. Cos i codificatori francesi non si avvedono che listituto, cos come ancora
normativamente delineato dal diritto romano, poteva svolgere una funzione salutare ed efficace
per la conduzione dei fondi. Certo doveva essere depurato da quei particolarismi di natura
vessatoria, costituiti dalle prestazioni di carattere personale e reale, che si erano sedimentati ad
esempio sotto forma di diritti causali, caducit e cos via, nel corso dei secoli.
In tal modo sono stati cancellati con una legislazione, in parte incoerente e generalista, senza
tenere conto delle diverse situazioni locali e regionali, antichi e vasti patrimoni comunali e furono
cos ridotti al minimo i regimi fondiari regolati daglusi civici.
La propriet, come delineata dal codice, ha ignorato dunque i contenuti delle forme di
appartenenza, e in parte, come si analizzato, a ragione. Chi risente di tale omissione per prima
la societ rurale, che si vista privata cos della ricchezza di una secolare esperienza giuridica.
Essa, nonostante codificatori e codificazioni, dogmatiche giuridiche e astrattezze, resta comunque
la vera protagonista, dovendosi misurare in ogni caso con il dramma degli interessi e della vita
singola e associata. Le situazioni territoriali, locali e personali, corporative, familiari ed individuali,
che si erano formate, conservate e diffuse, alimentate e sorrette dallassolutismo regio generarono
una quotidiana emergenza, che dovr scontare un lungo periodo di turbolenze e di variazioni nel
campo sociale, economico e istituzionale. Il nuovo e ben caratterizzato soggetto di diritto ,
dunque, il possidente, titolare del correlato diritto di propriet, definito come assoluto, non pi
comprimibile e non frazionabile (24); diritto questo che nella pratica per ancora lungi dallessere
considerato e vissuto, come tale nella dinamica delle situazioni, che privilegia daltro canto la
ricchezza mobiliare. Nella discussione teorica contemporanea si sono perdute anche le tracce di
questi incunaboli. Marshall come Giddens, Alber come Rokkan, Bendix come Wilensky,
Barcellona come Bobbio, nonostante le loro diversit di opinione, parlano abitualmente di diritti
di cittadinanza, mostrando di considerare questultima come una sorta di tessuto connettivo
delle libert civili, sociali e politiche che negli ultimi due secoli hanno conosciuto un processo di
espansione provocato dalla comparsa sulla scena di attori sociali inesistenti allepoca della
Rivoluzione francese. Eppure la petrosa eredit del vocabolario giacobino, con il suo intenso
fervore deontologico, sedimenta ancora producendo equivoci, anatropismi e in gorghi
concettuali. certo comprensibile che si coniughino i diritti con la cittadinanza, perch dalla
loro maggiore o minore ampiezza che deriva il grado di partecipazione collettiva alla vita
pubblica, ma quando scompaiono i confini di fruizione dei diritti stessi, o si disperdono i siti
50

visibili del potere legittimo, ritorna prepotentemente a galla linconsistenza di una categoria
storicamente nata come sinonimo di nazionalit. La patria dei cittadini, appunto.
Due punti vorrei ancora toccare, sia pure di sfuggita. Il primo concerne il ruolo che fra Otto e
Novecento stato svolto da istituti non politici nella difesa dei diritti individuali.
Le Costituzioni e le leggi sono infatti linvolucro di enunciati le cui prescrizioni non sono affatto
automatiche, perch come sosteneva Silvio Spaventa nel celebre discorso del 1880, pronunciato
davanti allAssociazione costituzionale di Bergamo: ... la libert oggi deve cercarsi non tanto nella
costituzione e nelle leggi politiche quanto nellamministrazione e nelle leggi amministrative. Nellamministrazione,
la libert essenzialmente il rispetto del diritto e della giustizia; ci che costituisce quello che i tedeschi chiamano
Rechtstaat, il carattere cio della monarchia moderna, per cui non solo i diritti relativi ai beni privati, ma ogni
diritto e interesse che ciascun cittadino ha nellamministrazione dei beni comuni, siano morali, siano economici, a
ciascuno sicuramente garentito e imparzialmente trattato

(25).

Ora, la diffusione delle dottrine giuridiche

come quella di Georg Jellinek hanno grandemente contribuito, distinguendo i diritti pubblici
soggettivi dagli interessi legittimi, a difendere il cittadino dagli abusi della pubblica
amministrazione e a trasformare in un moderno strumento di giurisdizione il vecchio
contenzioso paleo - liberale. Analogamente, lo sviluppo della stampa e la proliferazione dei
mezzi dinformazione sono riusciti almeno in parte a fugare i timori di quella dittatura
dellopinione pubblica che angosciava John Stuart Mill, come il Toqueville, per i quali la legge
non era sufficiente a garantire la pi preziosa di tutte le libert: la libert del costume e dello stile
di vita. Linclinazione degli uomini, siano essi governanti o semplici a imporre agli altri, come norma di
condotta, le proprie opinioni e tendenze cos energicamente appoggiata da alcuni dei migliori e dei peggiori
sentimenti inerenti allumana natura, che quasi sempre frenata soltanto dalla mancanza di potere; e poich
questultimo non in diminuzione ma in aumento, dobbiamo attenderci che se non si riesce a erigere una solida
barriera di convinzioni morali contro di esso nellattuale situazione del mondo il male si estenda

(26).

Lultima

questione. Con quanto si detto sin qui non si vuole dedurre che lidea di cittadinanza e
propriet, come qualcuno le intende, polverose e claudicanti, siano da relegare nelle soffitte del pensiero
politico e delle tecniche di governo della societ, come vorrebbe quel qualcuno, che della Politica e dei
suoi usi e significati ne fa lo strumento del nulla, dove lunico progetto che il nulla pu darsi il
vuoto. Nientaffatto. Anche se non sono pi lo scrigno di tutte le franchigie, io credo, che esse
vadano piuttosto ricuperate pazientemente in chiave sia utilitaria come solidaristica, e identitaria,
quali nobili strumenti del consorzio umano perch possono porre un freno allindividualismo,
alledonismo, al nuovo feudalesimo economico e finanziario, allinflazione di diritti superflui o
addirittura dannosi perch forieri di nuove disuguaglianze.

51

La Sicilia del 1860


Il 2 dicembre 1860 i poteri passarono dal prodittattore Mordini al luogotenente di Vittorio
Emanuele II, Massimo Cordero di Montezemolo. Questo passaggio segn la fine della
rivoluzione del 1860 e avrebbe dovuto segnare linizio della costruzione dello stato unitario.
Nel

suo

proclama

(1

dicembre

1860)

Vittorio

Emanuele

assicura

ai

siciliani:

Il governo che io qui vengo ad instaurare sar governo di riparazione e di concordia. Ma nella storia si
scrissero pagine di ulteriori fratture e di sofferenza piuttosto che di riparazione e di concordia. Il
comportamento del Nord nei confronti del sud e dellIsola in particolare fu di conquista e di
dominio. Nacque la sindrome piemontese. La campana della Gancia, del 5 marzo 1861, recita: Ci
doloroso il vederci piemontizzare, il vederci riguardare come pecore conquistate e comprate, quando abbiamo il
convincimento della gloria nostra. Piemontese per i siciliani era tutto ci che non fosse siciliano e
nellaccezione politica, piemontese era tutto ci che era riportabile alla Destra Storica. I
rappresentanti del governo centrale non si dimostrarono certo allaltezza, furono in linea di
massima, dei burocrati, degli esecutori, oggi si chiamerebbero yesman che avevano come fine
ultimo larrivismo. Ma lerrore pi grave fu quello di considerare le popolazioni isolane e
meridionali in genere, inferiori ed immature. I piemontesi si convinsero e pretesero di
governare lIsola con modi illegali, dispotici ed immorali. Il governo di Torino pens anche ad
una dittatura militare, sostenuta dal buon Ricasoli, ma rigettata da Cavour. Questi infatti
temeva di essere screditato di fronte allEuropa per un tale comportamento nei confronti della
popolazione. Anche se non applicata istituzionalmente, la dittatura militare fu in pratica attuata ed
il luogotenente Montezemolo nelle sue circolari ribadiva assai bene questo concetto.
Il 16 dicembre del 1860 scrive infatti al presidente del consiglio dei ministri sullopportunit di
mettere a tacere le persone che potevano disturbare lordine pubblico: Forse un tumulto che desse
occasione di por la mano sopra i capi primari della frazione degli oppositori, avrebbe conseguenze pi favorevoli che
funeste. Si sta in vigilanza ed a qualunque occasione plausibile si presenti non si mancher al debito. Con simili
idee ed esempi i funzionari preposti al governo delle istituzioni non ebbero alcuno scrupolo di
violare e calpestare leggi e diritti. Non solo ma la cosa peggiore e pi illiberale, fu di attribuire alla
classe dirigente locale, impersonata dagli antichi ceti privilegiati di sempre, poteri e privilegi che
mai aveva avuto. Il liberismo di Cavour divenne supporto dellagrarismo conservatore e
reazionario dellisola, la nuova faccia di quel baronaggio. Il risultato di tale politica fu uno
sfruttamento e unoppressione delle classi popolari che mai si era verificato durante lassolutismo
borbonico. Lo stesso Crispi, ed quanto dire, ebbe a dichiarare, alcuni anni dopo, nella
discussione della camera dei deputati del 1875 che la Sicilia sotto i Savoia somigliava ad uno stato
di polizia (27). Unaltra triste pagina fu la reazione del governo di Torino al ritorno di Garibaldi in
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Sicilia, nel 1862. Garibaldi era sceso con lo scopo di organizzare una spedizione per liberare.
Aveva ragione di sperare nella Sicilia. In suo onore vi furono manifestazioni di massa quasi
deliranti, ma pi che per lui come persona tali manifestazioni erano contro la destra storica.
Torino non si mosse, aspett che Garibaldi e le sue truppe, in massima parte siciliane arrivassero
in Italia. Ad Aspromonte le vittime di quello scontro furono quasi tutte siciliane. Fu proclamato
lo stato dassedio: i paesi, i villaggi furono messi a ferro e a fuoco, migliaia di persone furono
arrestate e fucilate in maniera sommaria (ad Alcamo, Siciliana, Grotte, Racalmuto, Bagheria,
Fantina, Casteltermini). Passarono solo pochi mesi e a questo primo stato di assedio ne segu un
altro, ancora pi duro, questa volta per contrastare il legittimismo borbonico che si esprimeva
attraverso brigantaggio e la mafia e la renitenza alla leva militare obbligatoria. I briganti siciliani e
meridionali, come ultimi paladini del legittimismo borbonico nel Regno delle due Sicilie, furono
soprattutto dei ribelli, portatori individuali di un malessere sociale e politico diffuso, furono
lespressione di una protesta disperata. A loro si unirono i soldati dellesercito borbonico, a questi
si unirono i contadini ed i renitenti alla leva. A peggiorare le cose si aggiunse lincapacit dei
piemontesi di distinguere tra il brigantaggio di poveracci che cera in Sicilia ed il brigantaggio
politico che cera nel sud dItalia. La repressione e le stragi furono dure e feroci in egual misura:
sia che si trattasse di reprimere un combattente contro lo stato, non che se ne possano
condividere tali comportamenti ma si posso capirne i motivi, sia che si trattasse riprendere un
poveraccio sfuggito alla leva. La mafia dallessere un movimento del Regno delle due Sicilie
impegnato nella difesa anti francese che traeva le sue origini neglarchetipi di onorata societ
settecenteschi, o ancora pi antichi che fanno capo ai cosiddetti Beati Paoli, o ancora indietro nel
tempo, che praticavano la violenza e lassassinio a fin di bene per far valere la giustizia, per
difendere il debole dal forte. Trasmut i suoi ideali allontanandosi dai suoi originari scopi, per
acquisire posizioni di privilegio, per farsi strada nella nuova societ. Divent un mezzo di crescita
sociale, economica e politica. Alla mafia si aggregarono i rappresentanti pi spregiudicati
dellagrarismo emergente e i rappresentanti pi rozzi e retrivi della vecchia nobilt. La storia
futura e contemporanea colma di fatti ed eventi che mostrano cosaltro ancora divent. La legge
di polizia fu unesperienza tremenda: chiunque reo o innocente purch sospettato o malvisto dalle
autorit o accusato da qualche delatore veniva ammonito e sottoposto al controllo. Agli
ammoniti veniva negata lacqua ed il sale, come agli scomunicati, venivano licenziati se avevano
un lavoro ma tuttavia avevano lobbligo di presentarsi, ogni settimana al delegato, per dimostrare
di avere un lavoro e di poter sopravvivere. La pressione poliziesca era senza limiti e lo stato
non era capace o non voleva trovare soluzioni. Era logico che il brigantaggio degenerasse in una
disobbedienza ed in una rivolta senza scopo, se non quello personale della sopravvivenza, senza
prospettive politiche e senza speranza, da una parte, oppure scendesse a patti per definire le
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condizioni di una resa o di un armistizio con lo stato, dallaltra. Da tutto questo nacque la rivolta
di Palermo del 1866 ... il momento pi grave di rottura con lo stato sabaudo, anchessa
conseguenza di una mancanza di prospettiva politica.

Milleottocentosessantuno
Fondando lItalia, non lavorate soltanto per la patria, lavorate per il mondo. LItalia un bisogno della
civilt necessario che lItalia abbia Venezia e Roma, perch, senza Roma e Venezia, non c Italia e, senza
Italia, non c Europa. Sono le parole con le quali lesule Victor Hugo si rivolger da Bruxelles,
quindici giorno dopo la morte di Cavour, alla sezione di Palermo dellAssociazione unitaria
italiana non rappresentano solo il riconoscimento da parte di uno dei pi nobili spiriti europei del
diritto dellItalia alla propria unit politica, ma confermano il significato pi vero e pi profondo
che il raggiungimento di tale unit assumeva agli occhi di quanti avevano assistito al drammatico
svolgersi degli eventi di quegli anni. E non senza una ragione ideale stata la voce di un esule a indicare
limportanza della nuova realt italiana, di un esule che, nella grande diaspora dei profughi dalle proprie patrie,
ha spesso ritrovato molti di quegli Italiani ai quali pi lo facevano vicino comunanza di aspirazioni e ardore di
fede(28). Contatti e contrasti degli esuli tra loro e con gli ambienti che li ospitavano hanno giovato
a chiarire idee e metodi, a indicare strade e prospettive e, soprattutto, a far conoscere agli stranieri
lesistenza di un problema italiano. Che sar, indubbiamente, oggetto di preoccupazioni di
Governi e di polizie e fornir argomento alle discussioni e alle trattative di cancellerie e di
ambasciate, ma acquister un suo amaro, efficace rilievo, soprattutto, per la denunzia che ne
faranno, dopo ogni tormentoso fallimento delle speranze rivoluzionarie, i banditi dalle piccole
patrie, i quali nellesilio si riconosceranno figli, e non importa se spesso discordi, di ununica
patria. Lesilio! Colui, che primo invent questa pena, non avea n madre, n padre, n amico, n amante. Egli
volle vendicarsi sulle altrui teste, e dire agli uomini sui fratelli: siate maledetti dallesilio, comio sono dalla fortuna:
siate orfani: abbiate la morte dellanima; io vi torr la madre, il padre, lamante, la patria, tutto fuorch un soffio
di vita, perch voi possiate ramingare, come Caino, nelluniverso, col chiodo della disperazione del petto. Cos,
inconscio dellimminente destino, Giuseppe Mazzini aveva dipinto, sin dal 30, lesilio. Ma come il
duro tormento di quellesperienza non piegher il pi grande degli esuli italiani je ne respire que
libert, et je nai pas meme celle de ne promener ou de mapprocher dune fenetre pour regarder le lac et les Alpes,
aveva scritto, nel 50, in una tappa svizzera del suo faticoso cammino a Georges Sand, cos altri
attingeranno dalla pena e dalla angoscia lungo patire la certezza di un domani diverso per la Patria e per s.
Esuli passati attraverso il crogiuolo delle rivoluzioni italiane, europee, americane sono molti dei capi delle milizie
regie e volontarie che anno fatto lItalia, e, nelle aule del primo parlamento italiano, ad applaudire ai grandi
discordi di Cavour, che consacrano il nuovo Regno dItalia e Roma come sua capitale, o a tormentarsi per la
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dolorosa asprezza dello scontro dello statista con Garibaldi, sono altri esuli dellItalia di ieri fatti cittadini
dellItalia nuova. Quasi a ribadire la nobilt e la legittimit delle fede per cui avevano dovuto
ripercorrere le vie dellesilio molti dei suoi compagni nellAssemblea Costituente

Romana,

Rodolfo Audinot affermava, nel suo discorso del 25 marzo, che, se non si fosse fatta allora la protesta
contro lo straniero invasoreforse non potremmo sedere oggi qui. Due giorni dopo, Cavour rivendicava a
se stesso il merito di aver sospirato, per dodici anni, sia pure a suo modo, per giungere a procacciare
lindipendenza alla sua patria , lontano corollario di quanto aveva scritto, nel 1833, ad Augusto de la
Rive, di desiderare le plus tot possibile lemancipation de lItalie des barbares qui loppriment. Poteva
vantarsi di quel suo luogo, cospirare chi, il 9 agosto 1860, aveva dichiarato a Costantino Nigra:
sans emplase jaime mieux voir disparaitre ma popularit, perdre ma rputation, mis voir faire lItalie. E in
quel miracolo anno 1861 lItali si fatta. E si fatta per opera di tutti coloro che, sia pure mossi
da ideali diversi, hanno, in diversa misura, collaborato allimpresa. Il decreto del 17 marzo non
riconosce solamente un successo dinastico, ma affida a quello che saera mostrato lunico degno
tra i sovrani italiani la corona che era simbolo della Patria risorta. Poteva il duca de Gramont,
ambasciatore di Napoleone III a Roma, profetare:lunit de lItalie est le plus absurde des reves,
poteva il maledico cronista Viel Castel deporare che la morte di Cavour fosse servita di pretesto al
riconoscimento del Regno dItalia e chiedesi: lunit italiane en sera-t-elle consolide? Je ne le pense pas
Lunit e i contrasti tra i suoi uomini migliori, era destinata a sopravvivere. Al di l e al di sopra di quei
contrasti era la fede nellopera compiuta, intesa come preludio di unaltra fase della vita europea.
Io sono figlio della libert, debbo a lei tutto quello che sono. Se si dovesse velarne la statua, non sarei gi io a
farlo; laffermazione di Cavour alla contessa di Circourt pu essere il proemio di quelle pi
famose del discorso del 27 marzo: noi crediamo che si debba introdurre il sistema della libert in tutte le
parti della societ religiosa e civile Noi siamo pronti a proclamare nellItalia questo gran principio: libera
Chiesa in libero Stato. E, coerente ai principi di tutta una vita, che proprio in quellanno
cominciava a rievocare agli Italiani con la pubblicazione dei suoi scritti, il grande avversario di
Cavou, Mazzini, continuava instancabile nellazione, che gli aveva fatto concepire accanto alla
Giovine Italia la dei re la Santa Alleanza dei popoli e, ancora alla vigilia immediata della morte, gli
far gridare: Vi una santa crociata bandita nel mondo per la giustizia, la libert, la verit contro la
menzogna, la tirannia. Combattete in essa. Simpatizzate con tutti quelli che soffrono e che sanguinano ed essi
simpatizzeranno con voi: aiutate e sarete aiutati. DallItalia allumanit. In questo hanno creduto, per questo
combattuto e sofferto gli uomini che hanno creato lunit italiana.

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Leredit Immateriale
Quando, alla vigilia della sua partenza da Napoli, nei primi giorni del settembre 1860, Francesco
II di Borbone, ultimo sovrano del Regno delle Due Sicilie, disse che, dopo lannessione al
Piemonte, il Nord non avrebbe lasciato ai meridionali neppure gli occhi per piangere fu facile profeta
e 134 anni di storia unitaria stanno l a dargli ragione (29). Qualche cifra pu essere utile a capire
come la previsione del giovane Re sia stata esatta e come la situazione di sottosviluppo e di
emarginazione provocata dalla spoliazione economica seguita allannessione sia ancora ai giorni
nostri un dato caratterizzante per le 34 province italiane corrispondenti al territorio dellantico
Reame del Sud. Se si considera che, a tuttoggi, soltanto meno del 20% dei beni consumati nel
Meridione sono prodotti dai meridionali (ed in Sicilia questa percentuale si dimezza al 10%).
A dare conferma della giustezza delle previsioni fatte da Francesco II, per la verit, sono stati in
molti: politici di ogni tendenza, economisti, pensatori e giornalisti hanno ripetuto per oltre un
secolo quello che lultimo Re delle Due Sicilie aveva anticipato, con sconcertante lucidit, prima
di qualsiasi altro. Il liberale Giustino Fortunato, il 2 settembre 1899, scrisse: Lunit dItalia ha
rappresentato la rovina economica del Mezzogiorno. Ed aggiunse: Il governo italiano stato vigliacco con il
Mezzogiorno. Il Settentrione capitalista e militarista ha fatto i suoi affari, restando al timone dello Stato, grazie
alla degradazione politica del Mezzogiorno. Qualche tempo pi tardi, Francesco Saverio Nitti, anche
lui liberale, nel suo libro Nord e Sud, affermava: Lunit d'Italia non poteva esser fatta, se non con il
sacrificio del Mezzogiorno. Il 3 gennaio 1920 il comunista Antonio Gramsci, in un articolo
pubblicato sul giornale Ordine Nuovo, scriveva: LItalia settentrionale ha soggiogato lItalia
meridionale e le isole, riducendole a colonie di sfruttamento. Un decennio pi tardi, lo stesso Gramsci, nel
libro Alcuni temi della questione meridionale, tornava sullargomento: La miseria del
Mezzogiorno era inspiegabile storicamente per le masse popolari del Nord. Esse non capivano che lunit non era
avvenuta su una base di uguaglianza, ma come egemonia del Nord sul Mezzogiorno nel rapporto territoriale citt campagna. Cio, non capivano che il Nord concretamente era una piovra che si arricchiva alle spese del Sud e che il
suo incremento economico - industriale era in rapporto diretto con limpoverimento delleconomia e dellagricoltura
meridionale. Andrea Finocchiaro Aprile, animatore del movimento separatista siciliano, nel
secondo dopoguerra, confermava: Lindustrialismo del Settentrione ci ha ostacolato e sfruttati in ogni
modo e questa condizione di cose dovr una buova volta cessare. Dello stesso parere il commediografo
Guglielmo Giannini che, in una lettera pubblicata l8 agosto 1945 sul giornale Uomo
Qualunque, scrisse: NellItalia del Nord si prepara la ripresa della stessa musica: una met dellItalia allo
stato coloniale, laltra met moderna, attrezzata e parassitaria. Il 9 giugno dello stesso anno il giornale
romano Il Tempo parl dellesistenza di due Italie: LItalia della banca, della speculazione e
dellindustria protetta e lItalia semicoloniale, della miseria e dellemigrazione. Alberto Consiglio,
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deputato monarchico e direttore del giornale napoletano Risorgimento, il 20 luglio successivo,


affermava: La protesta del Sud non va indirizzata contro il governo, ma contro il proletariato privilegiato del
Nord. E se il proletariato settentrionale doveva essere considerato privilegiato, da figurarsi quanto dovessero
esserlo le imprese industriali da cui esso dipendeva..... Oggi, mentre annualmente si sfogliano i rapporti
Svimez che documentano il crescente divario economico fra Nord e Sud, sembra che - dopo
centanni di sterili imprecazioni contro lItalia tenuta unita con il filo spinato, per usare le parole di
Luigi Settembrini - molti si stiano cominciando ad interrogare sulla fondatezza del modo in cui ci
stato rappresentato il processo di unificazione italiana e sulla necessit di riscrivere
completamente la storia del Meridione, almeno per quanto riguarda gli ultimi tre secoli. In questo
contesto, evidente che non pu essere eluso lobbligo di reinterpretare in chiave del tutto nuova
il ruolo che nella storia meridionale ha avuto la monarchia borbonica. Il suo tentativo di sottrarre
il Sud italiano alle mire delle potenze imperialiste dellInghilterra coloniale e della Francia
napoleonica che, allora, cercavano, a turno, di conquistare con ogni mezzo il controllo
economico di tutto il Mediterraneo fu chiamato protezionismo. Il suo rapporto privilegiato con
i ceti popolari, in antitesi con gli interessi feudali dei proprietari terrieri e con le velleit di una
borghesia economicamente rapace quanto politicamente immatura e velleitaria, fu presentato
come paternalismo. Il protezionismo ed il paternalismo dei Borboni furono bollati dalla
storiografia risorgimentale quali espressioni di una politica miope e retrograda. Si tratt di un
modo, tuttoggi utilizzato, per mascherare la realt, nellintento di appannare levidenza della
spoliazione economica del Meridione seguita alla conquista militare piemontese del 1860 - 61 e
per nascondere la verit di un sistema politico che concentrava il potere proprio nelle mani di
quei gruppi economici, i proprietari terrieri eredi del feudalesimo e sociali, la famelica e miope
borghesia dei paglietti contro cui la monarchia borbonica cerc di contrapporre un nuovo ceto
sociale una nascente borghesia che avrebbe acquistato i di loro trereni indebitati di ipoteche per
realizzare pienamente un regime fondiario di Usi Civici per difendere i ceti popolari che, dal suo
sorgere, ne erano stati il baluardo. Ma questo non fu compreso dal popolo come che preferi
andare contro il nuovo sistema piuttosto che contrariare i suoi baroni e signori. Da quasi un
secolo e mezzo le regioni meridionali sono divenute, nello stesso tempo, riserva di manodopera a
basso costo e primo mercato delle aree industriali del Nord. Nellultimo dopoguerra, a tutto
questo s aggiunta la farsa di un intervento straordinario concepito non come meccanismo di
aiuto allo sviluppo, ma come sistema di drenaggio finanziario a vantaggio dei gruppi settentrionali
di potere economico. Tutto questo non il frutto del caso. Ci sono delle cause ben precise e c
una data dinizio che, piaccia o no, questa: 1860. Quando si parla delle Due Sicilie inevitabile
rivolgere lo sguardo al passato, ma sarebbe forse opportuno, per, fare uno sforzo per guardare
anche al futuro. Uno sforzo per immaginare quale sviluppo avrebbe potuto avere lo stato
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meridionale se avesse potuto conservare il suo ordine, la sua cultura. Quale evoluzione il Reame
del Sud avrebbe potuto avere se la sua storia non fosse stata spezzata dalla conquista militare
piemontese, voluta e sostenuta dalle potenze imperialiste dellepoca, e se il Meridione
continentale ed insulare non fosse stato trasformato in quella che considera senza ombra di
dubbio una colonia, riprendendo ed argomentando in forma stringente il giudizio che, hanno
espresso uomini politici e pensatori delle pi disparate tendenze culturali. Le direttrici di questo
sforzo devono essere necessariamente due: quella economica e quella politica. Anche se
evidente che bisogna considerare i due aspetti in maniera convergente, dal momento che la
proiezione immaginaria nel futuro dellantico stato delle Due Sicilie non pu risultare se non da
una sintesi di economia e politica. Dal punto di vista economico un grande aiuto viene da studi
puntuali, e assai suggestivi come, ad esempio, quelli pubblicati nel 1976 per iniziativa di Angelo
Mangone sotto il titolo: Lindustria del Regno di Napoli 1859 60. Da queste analisi risulta che
lapparato produttivo meridionale, al momento dellannessione, aveva raggiunto un livello di
sviluppo tale che, se non ci fosse stata la traumatica interruzione di quellesperienza, leconomia
del Sud avrebbe potuto avviarsi con buone speranze di successo verso il suo definitivo decollo.
Una verit questa che, per lungo tempo, si cercato di nascondere. Basti pensare che pare per
ordine di Camillo Benso di Cavour, come dopo la partenza di Francesco II dalla capitale del
Regno i registri navali napoletani furono distrutti. Su aspetti come questo, della storia economica
italiana, sono state le storie locali a fornire informazioni pi diffuse ed istruttive di quanto abbia
fatto la saggistica di alto rango. Questa dovrebbe ancora spiegare alla comunit degli storici cosa
facevano circa 20.000 imbarcazioni nel 1861. Nel significativo sviluppo della marineria pre unitaria, il primo posto, con oltre 12.000 imbarcazioni di diverso tonnellaggio, spettava al Regno
delle Due Sicilie che, come si sa, si presentava come la quarta potenza navale dEuropa. Si legge
sui libri che vengono fatti circolare nelle scuole: i commerci languivano. Il De Agostinis, che
poteva osservare le cose con i suoi occhi, di parere contrario. E ci sono ben 12.000
imbarcazioni, per circa 220.000 tonnellate di stazza, a confermare il suo punto di vista. Nelle
storie locali, pubblicate a fiumi in tutto il Meridione, non si legge altro che: attivo centro
commerciale sin dallepoca borbonica. Ma cosa imbarcavano, allora, tutte quelle navi. Il
profumo dei fichi dindia? E evidente, pertanto, che sulla storia del Regno delle Due Sicilie c
stato per lungo tempo il bisogno di creare a posteriori delle giustificazioni per tutto quanto fu
fatto a met del secolo scorso nellintento di privare il Meridione della sua autonomia, per
predarne le risorse e per cancellare, a vantaggio di chi ne volle la conquista militare, il suo
apparato produttivo e le sue significative possibilit di sviluppo. Unopera di contro informazione, pertanto, appare decisamente fondamentale. Non occorre scomodare John Stuart
Mill o il keynes per comprendere come un certo tipo di progresso, soprattutto quello
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nazionalistico verso cui dopo lunit si affrettava ad andare lItalia, necessiti strutturalmente di un
sud sottosviluppato soprattutto. Teorie economiche che gli illuminati come Ferdinando ed il
congresso degli scienziati, conoscevano bene, e temevano, come bene conoscevano i moniti
toquevilliani dei paradossi, e delle deleterie forme e degnazioni che quel tipo di progresso,
economico, politico e sociale poteva assumere. Teorie che forse non volle comprendere il
Popolo Sovrano.

Dal passato al futuro


Pi difficile, ma egualmente necessario, lo sforzo di immaginare gli ipotetici scenari che
avrebbero potuto caratterizzare il futuro delle Due Sicilie per quanto riguarda levoluzione
politica dellantico Stato meridionale, nel caso in cui al Regno del Sud fosse stato concesso di
avere un futuro. Infatti, la fantasia, perch le ipotesi possano avere un qualche fondamento, deve
necessariamente far perno su elementi storici precisi. In questo contesto, di conclusione di questo
lavoro sul Regno delle due Sicilie, pertanto, la parola non pu che essere attribuita a Francesco II,
lultimo Borbone che sedette sul trono di Napoli e Palermo. Un Re assai giovane, ma coraggioso
ed onesto, ingiustamente calunniato da chi aveva fretta di chiudere per sempre un capitolo
decisivo della storia del Meridione. Profondamente religioso il rispetto al culto santo dei nostri padri
chiamato fanatismo, era convinto dellimportanza che lautonomia del Sud poteva avere per lo
sviluppo delle regioni meridionali, come convinti lo furono Ferdinando e i congressi degli
scienziati e glilluminati dogni tempo e, per quasi un decennio, dallesilio romano tenne le fila
della resistenza popolare contro il nuovo ordine, costata la vita ad almeno 20.000 uomini, donne
e bambini appartenenti, per lo pi, ai ceti socialmente pi deboli dellex Reame, che i signori del
Nord ed i loro amici del Sud non esitarono a chiamare brigantaggio. E legittimo chiedersi
quale sia stato il suo testamento politico. Quali prospettive, quali idee, quali speranze per il futuro
possono essere ricavate, o anche semplicemente intuite, attraverso i suoi scritti ed i suoi
comportamenti? Preso atto che nulla di tutto questo pu essere letto sui libri di storia scritti dai
vincitori, bisogna cercare negli archivi e far riemergere dai polverosi scaffali vecchi proclami e
lettere ingiallite dal tempo. Nel proclama emanato l8 dicembre 1860, da Gaeta assediata dalle
soverchianti forze del generale Cialdini, il giovane Re parl delle libere istituzioni, che io avea dato.
Si riferiva allatto sovrano che il 25 giugno precedente aveva sottoscritto nella Reggia di Portici,
con cui era stata ripristinata la costituzione del 1848. Un atto di opportunismo politico, un
estrema tentativo di salvare la monarchia come insinuarono i conquistatori? Francesco II lo nega
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decisamente. Riferendosi alle istituzioni rappresentative, tiene a precisare nel suo proclama:
Era mio desiderio svilupparle. Quindi, lidea di Francesco II non era solo quella di riprendere il
vecchio discorso costituzionale in modo statico e formale, ma quella di portarlo avanti in maniera
articolata, flessibile e dinamica. Cio, il giovane sovrano pensava, in una fase in cui la possibilit di
un ribaltamento della situazione non poteva ancora essere esclusa in assoluto: si sperava in un
intervento francese presso il Piemonte o nel successo dellinsurrezione popolare nelle province
meridionali e alla necessit di aprire le porte ad unevoluzione politica in sintona con le esigenze
di rappresentativit e di autogoverno del paese. Ai pi arrabbiati reazionari il proclama non piacque,
per la riaffermata fedelt ai principi liberali e costituzionali, ha detto Pier Giusto Jaeger, autore di una
biografia di Francesco II intitolata Lultimo Re di Napoli, scritta 92 anni dopo la sua morte.
Nonostante ci, appare chiaro che il giovane erede della dinastia borbonica sperava di dar vita ad
una sperimentazione politica capace di individuare nuove formule di assetto istituzionale e nuovi
punti di equilibrio fra i differenti interessi presenti allinterno della societ meridionale, per
portare a compimento il progetto dei suoi padri. Ben conscio dellimportanza della tradizione, egli
non la viveva in modo cristallizzato. La considerava come una solida base di partenza per
muoversi in avanti, sulla strada del rinnovamento. Una disposizione non nuova, questa, per i
Borboni delle Due Sicilie: gi 22 anni prima, infatti, suo padre Ferdinando II espresse con
chiarezza la sua intenzione di procedere ad un costante aggiornamento delle istituzioni
costituzionali dintesa con il Parlamento. Se ci non avvenne, come riconobbero anche
personaggi come Luigi Settembrini: la responsabilit fu soltanto da attribuirsi alla miopa culturale,
all'immaturit politica ed anche all'ambiguit della classe dirigente liberale di quel periodo. Una parte di essa
mirava, infatti, alla conquista del potere per salvaguardare privilegi e posizioni sociali contrari agli interessi dei ceti
popolari del Regno che i Borboni intendevano garantire. I gruppi borghesi che diedero vita all'insurrezione del
1848, causa del naufragio del primo esperimento costituzionale, apparvero disposti a tutto pur di conseguire il loro
scopo, anche se il prezzo di ci sarebbe stato, come poi avvenne nel 1860, la svendita del paese al nascente
capitalismo del Nord.

Riforme e progresso
Non ho mancato certo alle mie promesse, tenne a sottolineare Francesco II e, per essere ancora pi
chiaro, al di l di ogni possibile dubbio, aggiunse: Qualunque sia la mia sorte, rester fedele ai miei
popoli e alle istituzioni che ho loro accordate. Riferendosi, poi, alle particolari esigenze del popolo
siciliano, ricord: Mi preparavo a guarentire alla Sicilia istituzioni libere, che consacrassero con un parlamento
separato la sua indipendenza amministrativa ed economica. Una visione moderna ed anticipatrice quella
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che il Re napoletano aveva del futuro: una organizzazione federale delle Due Sicilie, il cui assetto
unitario sarebbe stato garantito in modo flessibile dal ruolo equilibratore della monarchia
borbonica. Il pensiero dellultimo sovrano del Medio Evo non sembrerebbe affatto inadeguato di
fronte le esigenze o le richieste di una contemporanea modernit. Quella delle due Sicilie, se
avesse superato laccerchiamento che port alla conquista piemontese del 1860 - 61, sarebbe stata
certamente una monarchia amministrativa popolare. Francesco Saverio Nitti, che era liberale
unitario e non certo un filo - borbonico, nel suo Nord e Sud scrisse: I Borboni tenevano ad
assicurare la maggiore prosperit possibile al popolo. Nella loro concezione non si preoccupavano di altro se non di
contentare il popolo. Bisogna leggere le istruzioni agli intendenti delle province, ai commissari demaniali, agli agenti
del fisco per sentire che la monarchia cercava di basarsi sullamore della classi popolari. Il Re stesso scriveva agli
intendenti di ascoltare chiunque del popolo. Li ammoniva di non fidarsi delle persone pi potenti: li incitava a
soddisfare con ogni amore i bisogni delle popolazioni. Leggendo quei rapporti, quelle lettere, quelle circolari si
spesso vinti da quel caldo senso di simpatia popolare che traspira da ogni frase. Fra il 1848 ed il 1860 si cerc di
economizzare su tutto, pur di non mettere nuove imposte: si evitavano principalmente le imposte sui consumi
popolari. Il Re dava il buon esempio, riducendo la sua lista civile spontaneamente di oltre il 10%. Fatto questo
non comune nella storia dei principi europei, in regime assoluto o in regime costituzionale.
E sempre il Nitti, nella stessa opera, aggiungeva che: Le masse popolari delle due Sicilie, da Ferdinando
IV in qu, tutte le volte che hanno dovuto scegliere fra la monarchia napoletana e la straniera, tra il Re ed i
liberali, sono sempre state dalla parte del Re: nel 1799, nel 1848 e nel 1860 le classi popolari, anche mal guidate,
sono state per la monarchia e per il Re. Di fronte a questi assertori di un modello di stato in cui vertice
e base popolare si pongono in un equilibrio organico, si potrebbe immaginare uno sviluppo
politico della monarchia borbonica estremamente originale e interessante. Daltro canto, sotto
linfluenza dellilluminismo settecentesco, era stato un Borbone, Ferdinando IV, a concepire ed
attuare, con la colonia della seta di S. Leucio, quella che il giornalista Antonio Ghirelli ha indicato
come

il

primo

modello

di

comunit

socialista

autogestita

della

storia

europea.

Naturalmente, volendo proiettare lesperienza del Regno delle Due Sicilie verso quel futuro che
gli fu negato, sarebbe lecito pensare che la tensione popolare che ha caratterizzato la politica dei
Borboni nel XVIII e nel XIX secolo, anche sotto la spinta degli orientamenti manifestati da
Francesco II, si sarebbe evoluta e trasformata, contribuendo alla creazione di un sistema politico
capace di esprimere a fondo tutta la domanda di autogoverno tipica dei tempi moderni.
Passato, presente e futuro nella visione di Francesco II si intrecciavano profondamente.
Tradizione e progresso appaiono come le due facce di una stessa medaglia per chi analizza
obiettivamente le caratteristiche del Regno delle due Sicilie e le possibili tendenze di una sua
ipotetica evoluzione.

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Tradizione e identit
Rivolgendosi ai meridionali, nel proclama emanato dagli spalti di Gaeta insanguinata dai cannoni
rigati degli invasori piemontesi, lultimo Re disse: Sparisce sotto i colpi dei vostri dominatori lantica
monarchia di Ruggiero e di Carlo III. Egli rivendicava, quindi, alla sua dinastia la rappresentativit di
una storia unitaria multisecolare del Sud continentale ed insulare che risaliva fino allepoca della
prima unificazione normanna. Tradizione, dunque, intesa sopratutto come esaltazione
dellidentit culturale del Meridione: Io sono napolitano, nato tra voi. Non ho respirato altra aria, non
conosco altro suolo che il suolo noto. Tutte le mie affezioni sono dentro il Regno. I vostri costumi sono i miei, la
vostra lingua la mia lingua, le vostre ambizioni sono le mie ambizioni. Sono erede di una antica dinastia che ha
regnato su queste belle contrade per lunghi anni, ricostituendone l'indipendenza e l'autonomia. Lautonomia del
Sud con il suo bagaglio di interessi sociali e tradizioni popolari, pertanto, avrebbe costituito il
valore supremo che il Regno delle due Sicilie avrebbe teso a salvaguardare nel caso in cui la sua
esperienza politica avesse potuto proseguire: un patrimonio prezioso che legittimo pensare,
sarebbe stato speso con parsimonia anche in relazione ai processi che, negli ultimi decenni, hanno
portato, non senza pesanti contraddizioni e forti ambiguit, alla nascita dellUnione Europea. E
difficile immaginare che uno stato meridionale come quello che emerge dal testamento politico di
Francesco II avrebbe potuto adattarsi ai compromessi di unEuropa a due velocit di sviluppo
economico, cos come hanno fatto i governi unitarii italiani che proprio sulla strategia delle
due velocit hanno costruito le fortune industriali ed economiche del Nord ai danni del Sud
dell'Italia.

La strada dellavvenire
Ed ecco che economia e politica trovano il loro punto di congiunzione: lautonomia meridionale
come presupposto dellautogoverno, della scelta di uno specifico modello di sviluppo che, come
scrisse Francesco II allimperatore francese Napoleone III in una lettera inviatagli da Gaeta alla
fine del dicembre 1860, deve essere conforme tanto agli interessi quanto alle tradizioni dei popoli delle
due Sicilie. Lintuizione del Re era ben fondata. Lo sviluppo deve fare perno sulla realt concreta
del paese, sulle sue risorse, sulle proprie esigenze, sulla cultura e sulle tradizioni locali.
Lo sviluppo deve essere, come si dice oggi, autopropulsivo: aperto alla cooperazione ed alle
relazioni commerciali con lesterno, ma congegnato in modo tale da trovare nella base materiale e
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culturale del paese a cui si riferisce tutti i presupposti necessari al suo libero e naturale dispiegarsi.
In caso contrario, scattano, per usare lespressione cui hanno fatto ricorso i meridionalisti prima
citati, i meccanismi della colonizzazione, fenomeno di cui il Meridione italiano sta pagando lo
scotto ormai da tanto tempo. Detto questo, lecito chiedersi che cosa sarebbe accaduto, allora, se
la spedizione di Garibaldi avesse seguito unaltra sorte e se le truppe piemontesi di invasione
fossero state inchiodate sul confine del Tronto. Come si sarebbe evoluta la situazione economica
del Meridione continentale ed insulare se Francesco II fosse rimasto al suo posto e le regioni del
Sud avessero mantenuto la loro autonoma? Lasciamo che a dare la risposta sia Demetrio De
Stefano, scrittore calabrese, autore de Il risorgimento e la questione meridionale: Se il
Mezzogiorno fosse stato difeso da una barriera doganale, non solo le vecchie industrie non sarebbero perite, ma altre
ne sarebbero sorte, mettendo in moto un meccanismo autonomo di sviluppo che avrebbe assicurato al Mezzogiorno
lassorbimento, parziale in un primo momento, e poi sempre pi esteso, di manodopera espulsa dallagricoltura,
meccanismo tipico delle economie sviluppate.

Una lezione da meditare


Ma, come si sa, le cose non andarono cos, come spiegava il professore Giovanni Montemagno
nelle sue lezioni di Economia Politica e Regionale nella facolt di Scienze Politiche di Catania e
nei suoi tanti seminari in tutta Italia ed anche oltre: Il Mezzogiorno, che prima dellunit era autosufficie,
sia nel campo delle produzioni agricole, cos come in quello delle prime produzioni industriali, divenne sempre pi
fortemente tributario nei confronti del mercato settentrionale ed internazionale. Lunificazione del mercato italiano
ha spezzato la schiena al Mezzogiorno. Probabilmente una evoluzione autonoma verso leconomia mercantile e poi
verso la produzione industriale lo avrebbe salvato dal sottosviluppo e dalla subordinazione coloniale. Lasciato
crescere liberamente, con piena padronanza delle sue risorse, il Mezzogiorno sarebbe arrivato ad un eccellente
sviluppo. Esso fu, infatti, il primo paese del Mediterraneo ad avviare alcune colture specializzate, in un momento
in cui lagricoltura poteva costituire ancora la base mercantile per lallargamento dei consumi interni e, quindi, per
la produzione industriale. Lunit, invece, insterilendo le risorse del Mezzogiorno, assoggettandone il mercato al
capitale padano, assegnandogli una funzione coloniale, ne ha fatto un paese sottosviluppato che versa attualmente
in condizioni anche peggiori di parecchi paesi del Terzo Mondo, dove non da stupirsi se le reali produzioni sono
state spostate al Nord, il Sud deve sistematicamente esser sottosviluppato e possedere ricchezze inutilizzate, e
cattedrali nel deserto.
Cattedrali nel deserto la cui utilit solo accessoria agli investimenti sul e non del capitale del
Nord Italia e Nord Europa, che non sono certo di propriet della millenaria cultura della Sicilia o
del Meridione, come lo sono quelli del patrimonio artistico, paesaggistico o architettonico, anzi la
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loro presenza determina quella impossibilit materiale di uso delle risorse meridionali occupando
gli spazi e i territori, impedendo di fatto e di diritto anche la possibile riconversione di queste
risorse destinate a rimanere inutilizzate.
Vi un rimedio per questi mali e per le calamit pi grandi che prevedo, scrisse nel suo ultimo e
appassionato proclama rivolto ai popoli delle Due Sicilie, Francesco II: La concordia, la risoluzione e
la fede nellavvenire. Il passato sia pel futuro lezione salutare.
Una lezione, quella che scaturisce dallesame delle conseguenze derivate dalla soppressione
violenta del Regno delle Due Sicilie, ancora oggi ben vivamente presenti nella vita e
nelleconomia del Sud, su cui tutti i meridionali, senza esclusioni, farebbero assai bene a meditare
profondamente. Non per rievocare il passato in modo fine a se steso, ma per meglio definire le
strategie del futuro.

Le mie dediche e ringraziamenti, la conclusione ed un preludio


Dedico questa tesi ai miei nonni, alla mia famiglia, ai miei genitori ed ai miei fratelli.
A mio Padre per avermi sostenuto e accompagnato in questo cammino.
Allaffetto di mia Madre, alla comprensione e la complicit dei miei fratelli.
Ringrazio le mie Zie e Cugine per il loro contributo alla realizzazione della ricerca e gli abitanti di
Tremestieri per le informazioni che hanno custodito e raccontatomi, cos come ringrazio i
Direttori, la Direttrice e il Personale dellArchivio di Stato, dellArchivio Storico, del Gabinetto di
Lettura e del Dipartimento di Storia e Comparazione degli Ordinamenti Giuridici e Politici
dellUniversit di Messina, che mi hanno offerto la loro disponibilit ed ospitalit.
Al Presidente ed ai Membri del Centro Storico Culturale di Gaeta con cui abbiamo ripercorso, in
cordiali disquisizioni, i fatti e le idee che avrebbero visto protagonisti gli autori del progetto di una
Lega italiana, l proprio a Gaeta dove la Colonna dei Dodici Venti a simbolo di convergenza
delle diversit, nella unicit dellappartenenza e dellaggregazione.
Un dolce ringraziamento lo porgo alla mia ragazza che con amore mi stata vicina contribuendo
alla stesura della tesi in questi scritti.
La mia significativa gratitudine va nei riguardi del Professore Domenico Ligresti che come ho gi
detto ha fatto sua la volont della Professoressa Iaria di affidarmi questa tesi, cos come
lattenzione con cui mi ha guidato e accompagnato insieme al Professore Giuseppe Astuto, come
i compagni di una Fata Morgana, alla conclusione di questo lavoro di ricerca ed alla
formalizzazione della tesi, iniziato insieme alla Professoressa Iaria e conclusosi nel ricordo di lei
nei quanti lo hanno percorso.

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A lei ed al suo insegnamento vorrei dedicare degli scritti che ho trovato in una rivista, dellIstituto
per la Storia del Risorgimento Italiano, acquistata da un rigattiere quando iniziavo i miei studi in
Scienze Politiche, seguendo proprio le sue lezioni di Storia Moderna:

La lezione della Storia


Il fatto per intenderla, e il valore, per reggerne le sorti di ci che volge.
Fatto e valore sono la vita delluomo individuo e lesistenza delle societ umane.
Luomo nasce per atto non suo di volere, nature e piet dei simili lo serbano alla vita.
Ma divenuto luomo capace di opere insigni e di alti pensieri, un fortuito parto del mondo si
trasfigura nella persona e il caso dellesser nato cede alla necessit trascendentale dellindividuo
umano: centri e non pi solo frammento delluniverso, conoscitore del vero e creatore di forme, al
quale da tutti sar dovuto lossequio, che ripercorrano le vie della storia.
Plurime volizioni sadunano in instabile armonia entro la societ umane, che dietro al tenue velo
del libero arbitrato nasconde il bisogno vitale del consorzio. Natura e piet, dalle quali luomo
individuo serbato alla vita, favoriscono altres lesistenza societaria, la cui prova per alla vita,
favoriscono altres lesistenza societaria, la cui prova per la guerra, ove si elidono forze
antagoniste e si orienta il sistema della storia. Creato dalla natura, il consorzio non diviene valore
merc del fingere un libero arbitrato, ma per laccrescimento e la potenza della vita, che esso
provoca, e soprattutto per la coscienza di quel trascendente destino, che agli umani consorzi dona
potenze peculiari dellunica umanit
Coscienza siffatta del destino e di s come non casuale fioritura negli spazi del cosmo e nellevo
storico sublima la fatica delle genti. Qui sono una virt e un pregio, che soverchiano gli altri tutti,
di prudenza o di giustizia o di coraggio.
Non ci basta di biasimare lignavia; non ci basta di lodare la pace; non ci basta il doloroso
avvederci che la nostra tempra, come ogni altra, si conobbe giustizia alla convivenza.
Noi invochiamo la coscienza, unico dato al quale si possa conoscere lumanit, che ci appartiene.
Lo Spirito, che anima la storia, libert e partecipazione di libert. Necessaria libertas: quella
che, se , se posseduta, ha la vittoria e consegue il suo fine. Ove si mostrasse attenuata la
coscienza, certo non varrebbero effimere volont a produrre quel che non volle elargire lo Spirito.
Ma noi sentiamo in noi stessi inattenuata la coscienza delluomo consorzio, che fu ed .
Lintima voce non pu mentire. Tutto nella storia miracolo, perch miracolo la vita.
A noi di saper scorgere le forme della vita dietro al velo non tenue, che oggi forse le nasconde.
A noi, di saper dire, con chiari accenti, il nostro imperativo di vita umana.

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Si conclude qui e cos, con quest ultimo capitolo dedicato alla Fata Morgana il lavoro di questa
tesi sulla Nascente Borghesia Siciliana e di questi Scritti in Memoria della Famiglia Aronne.
Un lavoro di ricerca che non esito a considerarlo un viaggio, un percorso, un cammino lungo i
sentieri della storia e tra i suoi vicoli a volte bui, per riportare alla luce la verit di fatti, di gesta di
chi visse quel tempo. Alla luce di quelle stesse loro istituzioni.
E questa tesi realizzata presso la Facolt di Scienze Politiche dellUniversit di Catania non poteva
che essere il modo pi adeguato per riconoscere e ridare onore alla famiglia Aronne, come pure
alla millenaria cultura delle Genti di Sicilia. Abbiamo visto come la Famiglia Aronne, con il loro
ruolo di mercanti che divengono possidenti e funzionari del Regno delle due Sicilie ed anche
rivoluzionari, rappresentino un esempio di quel nuovo ceto, della nascente borghesia siciliana in
un nuovo ordine di cose, nelle vicende risorgimentali; abbiamo cercato di dare valore storico alla
loro leggenda tramandata, attraverso il ritrovamento deglatti notarili, dei certificati storici e dei
documenti dellAccademia Peloritana e del Gabinetto di lettura di Messina; abbiamo potuto
conoscere il loro ruolo e pensiero nellintricato Regno delle due Sicilie ed abbiamo potuto
comprendere quanto sottile ed evanescente fosse il confine tra i diversi intenti quando erano
accomunati da stessi intendi, come in un gattopardesco e gagliardo romanzo scritto dai fatti e dal
valore, da leggere con le parole del Dumas: Se un tentativo di cospirazione, di rivoluzione, non riesce la
chiamiamo pazzia. Se riesce, ci che chiamavamo pazzia si rivela come saggezza.
I possedimenti di questilluminati oggi sono stravolti dalle forme dal progresso.
Non pi ulivi n vigne, ne porti nelle marine ci parlano di loro, ma lo fanno gli atti notarili che
riportano alla luce la bellezza dei giardini siciliani attraverso una calligrafia composita di altri
tempi, lo fanno gli scritti di Angelo Aronne in onore a Ferdinando, quanto quelli che esortano
alla speranza come alla virt. In quei giardini in cui nel nome della virt uomini giungevano
dogni parte e con fedi diverse, per unirsi nel nome dei nobili principi, quando il progresso su
quelle terre non ha costruito cattedrali del cemento armato, sono oggi giardini secchi e
abbandonati, dove lattraversarli nellimmaginario, nellindefinito o nellimponderabile come
fare rivivere i ruderi al loro antico splendore. Nel casale di Aronne dove si organizz la grande
spedizione, con le eccelse menti del Giuseppe Mazzini allora l a Messina, e del Marotta Garibaldi
amico e compagno darmi di Lorenzo Aronne, offrendo loro la stessa ospitalit con cui si
accoglievano i poveri dogni dove. Negli stessi luoghi dove nel nome di un antica giustizia si
svolgevano i duelli degluomini di fede e di onore, e dove sbarcavano alla marina di Pistunina i
battelli con cui viaggiavano carbonari, liberali e lazzari nellintento di risollevare la millenaria
Sicilia, niente pi di questo traspare, ben coperto dal tempo che passa, come dai grandi edifici che
si costruiscono attorno al piccolo casale divenuto dimora dalle Ancelle Riparatrici, dove la statua
del loro Padre Spirituale e fondatore Mons. re Antonno Celona, che stato consacrato per la
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dote che fece pervenire al convento, fondando il 2 febbraio 1918 la Congregazione delle Ancelle
Riparatrici del SS. Cuore di Ges e di cui si attende la beatificazione, si erge sui luoghi delle
fatiche umane e di quel patrio sangue, sacrificati per i nobili principi. Ma quale Dio permetter
con una santificazione reiterare il danno contro uomini ed eroi?
Della Famiglia Aronne come della millenaria cultura siciliana rimane un enorme eredit morale di
cui oggi come allora la chiave di lettura, tra gli innumerevoli linguaggi del tempo, non pu che
essere la Virt. Ed con il proemio scritto da Angelo Aronne su Il Maurolico, che si vuole
concludere questo lavoro di ricerca, questa tesi, questo cammino, con un preludio di speranza alla
Virt:
MESSINA 10 GIUGNO 1838.
ANNO II. VOLUME 3 - NUM. 1.
IL MAUROLICO
FOGLIO PRIODICO
PROEMIO
Les lettres, et les benux arts clairent
lesprit, adoucissent les muas.
Vattel.

Non havvi universalmente massima tanto approvata, n verit cos chiara ed


inconcussa, quanto quella che le scienze e le lettere siano la vera,. se non vogliam
dire la unica sorgiva, da cui toglie una nazione la sua felicit., un individuo il suo
buon essere, e le sue glorie. - Scorrendo col pensiero gli andati tempi vedremo solo
per esse la Francia e la Inghilterra aver nominanza e grandezze; e di Newton le ossa
posare onorate accanto alle tombe de Re.
Sospinti da tanto benefico principio, i Governanti del mondo incivilito fanno a
gara onde promuovere i mezzi, che a s bel fine conducono. Per cui noi li miriamo
or affaticati ad erigere Licei, ora incitanti a far crescere lIndustria, ora larghi nel
concedere franchige, privilegi ed onori, ed ora con vistosi compensamenti
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richiamare alle precettive inistituzioni uomini del pi fino giudicio, acciocch con
lo elevato sapere insinuino n giovani petti i di loro imitabili esempli, e li
arricchiscano di quelle virt, che schiudono il varco alla somma delle grandezze. Ed oh ! quanto in questa et nostra, che a buon diritto il bel secolo delle scienze e
delle arti pu appellarsi, per le utili discoperte, per le profonde dottrine, per la
squisita finezza di gusto, ed in fine per la creazione di cose, che in mentre
addimostrano lessenza del genio, larditezza pur anco di un effrenato pensare
fanno tralucere, oh quanto io diceva, in questa et nostra lItalia, ansi lEuropa
tutta, ha amministrato di portentosi esempli. Ed per esse che il vizio si sfugge, ed
il desiderio della virt incide tostamente ogni cuore.
Ma a che stemmi io a vagare in cotali seducenti pensieri, ed in imagini s belle e s
gradite, scrivere dovendo il proemio di un giornale, che prende una alquanto
remota origine, e nacque e visse nutricato alle grazie ed alle delizie di onoratissimi
cultori delle arti belle? A che io ricordare massime e precetti, che a dilungo
infiorato avendo le pagine del Maurolico fecero e fanno la gloria pi bella di chi
scrisse, e richiamano alla memoria il caro nome di Stagno, che ne ebbe
precipuamente in epoca diversa cura e direzione, e che ancor oggi, quantunque di
altre fatiche occupato , a quanto a quando di qualche di lui lavoro ci allegra? Siffatto consiglio io tenni per far conoscere che lo scopo cui miriamo lo stesso d
nostri predecessori segnato; che sono gli stessi i Collaboratori, e che noi altro non
facciamo che lo intermesso periodo ravvivare, se non con la stessa intelligenzia e
valoria, almeno con lo stesso amore e con maggiore solerzia. - E siccome lo
sviluppo della instruzione cresce con la pubblicazione delle opere, e con lo
avvicendamento delle idee, e siccome le scienze e le arti formano la felicit dei
Popoli, cos i pensamenti d sommi e degli amatori delle belle arti sponendo
intendiamo di prestare lopera nostra onde questa speranza felicitante abbia qui
sede fra noi - fra noi cui Natura di rari doni larg - fra noi cui la munificenza del pi
buono fra Principi, dallimo al sonno novellamente risorge.
Possano queste nostre fatiche conseguire quella ricompensa, che determinatamente
ci siamo prefissa. Possano questi nostri desideri, quando non altro, essere accolti
come votive profferte allaltare della Virt.

ANGELO ARONNE

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In Quiete
In Viaggio
Girano i Sufi in tondo nello spazio
Nel tempo
Salgono i verticali i monaci in clausura
Immobili
Viaggiano l'alto il basso senza abbellimenti
Cadono di vertigine...
Cadono di vertigine...
Strisciano verso il ritmo i tarantolati schiacciati dallo spazio senza
tempo
Viaggiano i viandanti viaggiano i perdenti
Viaggiano i perdenti pi adatti ai mutamenti viaggia Sua Santit
Consumano la terra in percorsi obbligati i cani alla catena
Disposti a decollarsi per un passo inerte pi in l
Coprono spazi ottusi gli idoli
Clonano miliziani dai ritmi cadenzati
In sincrono
Viaggiano i viandanti viaggiano i perdenti
Viaggiano i perdenti pi adatti ai mutamenti viaggia Sua Santit
Viaggiano i viandanti viaggiano i perdenti pi adatti ai mutamenti
Viaggia la polvere viaggia il vento viaggia l'acqua sorgente
Viaggiano i viandanti viaggiano i perdenti pi adatti ai mutamenti
viaggia Sua Santit
Viaggiano ansie nuove e sempre nuove crudelt
Cadono di vertigine...
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Inquieto
Senza volont senza sapere quando
Sar una luna nuova
Una forte nevicata un temporale
L'arresto che consegue il terremoto
Allora un lampo unisce gli occhi e il cuore
Con borbotto di tuono muovono le parole
Torna il tempo ritorna l'energia
Torna la vita torna il mattino vuoto
Vuoto, Vuoto, Vuoto
E donne strette dentro scialli neri
Vennero a reclamare scelte chiare
Stavano i vecchi accovacciati ai muri
Attenti i bimbi attenti i cani
Attenti!
E donne strette dentro scialli neri
Vennero a reclamare scelte chiare
Stavano i vecchi accovacciati ai muri
Attenti i bimbi attenti i cani
Attenti!
Mattino vuoto luminoso pieno
S'avvia verso la sera il pomeriggio
Pomeriggio dolce la notte consola
Consola il mondo che s' infittito
Gremito di presenze rimpicciolito
Gremito di presenze il vuoto pieno
Pieno, Pieno,Pieno
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S'incupa al suono s'avviluppa si blocca


S'avviluppa si blocca
Ognuno si rincuccia dove pu
E donne strette dentro scialli neri
Vennero a reclamare scelte chiare
Stavano i vecchi accovacciati ai muri
Attenti i bimbi attenti i cani
Attenti!
Memorie passi d'altri ch'io calpesto
Su stanchezze di secoli
In alterna cadenza
Gioia che riannoda dolore che inchioda
Gioia che riannoda dolore che inchioda
Terre battute dai venti infuriati dai monti
Sereno incanto splendente di sole di bianco
Dense sfumate nuvole di piombo
Grigio verde ed intenso blu
Colpo d'occhio rotondo
Colpo d'occhio rotondo
Memorie passi d'altri ch'io calpesto
Su stanchezze di secoli
In alterna cadenza
Gioia che riannoda dolore che inchioda
Gioia che riannoda dolore che inchioda
Dolore che inchioda...
Memorie di una Testa Tagliata
Chi che sa di che siamo capaci tutti
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Vanificato il limite oramai


Vanificato il limite
Si avvicina l'inverno
Soffice crepitio sulla terra
Pomeriggio dolce assolato terso
Sotto un cielo slavo del Sud
Slavo cielo del Sud non senza grazia
sistema evocativo in atto accesso obbligato zona rischio
Salgo
Lento, leggero
Caldo
Sbuffo animale
Penetrante m'assale
Un
Ultimo
Pensiero
Odora di te
Mi
Distendo
Aprendomi
Tensione verticale
Rallenta il mio respiro
Scende in profondit
Si adatta al soffio del mondo
pomeriggio dolce assolato terso
Sotto un cielo slavo del Sud pieno di grazia
sequenze disturbate eccesso sovraccarico pericolo pericolo
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In basso
In fondo
Gi
La
Mia
Testa
Tagliata
Porge
Uno sguardo
Fisso
Immutabile ormai
Sguardo
Compassionevole
Replay
La mia testa
Tagliata
Replay
Sguardo compassionevole
Sguardo fisso oramai
Replay
Replay
Vuoto
Replay
Vuoto
sistema evocativo esaurito interruzione
Stati di Agitazione
Stati di agitazione stati di agitazione
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Stati di agitazione in corpo e nella testa


Occhi infossati e lucidi
Noie con il respiro mi si accelera il fiato
Stati di agitazione in corpo e nella testa
Occhi infossati e lucidi
Noie con il respiro mi si accelera il fiato
Eppure sono vivo eppure sono vivo
Eppure sono vivo
Stati di agitazione stati di agitazione
Stati di agitazione tra le idee e sulla pelle
Tra le idee e sulla pelle
Devo tenermi su devo essere presente
Devo tenermi su devo essere presente
Va meglio peggio
Va meglio peggio
Va meglio peggio
Qualcosa pi di niente
Qualcosa pi di niente
Stati d'agitazione in me nelle mie vene
Stati d'agitazione e mai niente di pi
Stati d'agitazione in me nelle mie vene
Stati d'agitazione e mai niente di pi
E mai niente di pi e mai niente di pi
E mai niente di pi e mai niente di pi
Stati di agitazione in me nelle mie vene
Stati di agitazione e mai niente di pi
E mai niente di pi e mai niente di pi e mai niente di pi
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Tra le idee sulla pelle nei nervi nelle vene


Tra le idee sulla pelle nei nervi nelle vene
Nei nervi nelle vene nei nervi nelle vene
Stati di agitazione in me nelle mie vene
Stati di agitazione e mai niente di pi
Stati di agitazione in me nelle mie vene
Stati di agitazione e mai niente di pi
E mai niente di pi e mai niente di pi
E mai niente di pi e mai niente di pi
E mai niente di pi
Palpitazione Tenue
Quando con i primi peli le idee impazzano
Quando con i primi peli le idee impazzano
Cantava un guitto e lo cantava bene
Cantava un guitto e lo cantava bene:
"Piet morta, morta la speranza"
Il sangue mio
Bolliva nelle vene il sangue mio
Bolliva nelle vene
Bene faceva il sangue mio a bollire
Bolli che ti ribolli rischia di finire
Ne usc un fanciullo uomo allucinato secco
ed era stato un bimbo dolce, caro,
ma non era ancorato e vol via
ma non era ancorato e vol via
ma non era ancorato e vol via
Costratto a un vai e vieni in alto e in basso
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Per caso in vuoti e pieni magro e grasso


Mi muovo e ne convengo
Un elastico ardente
Mi ammalia credo
Una necessit perdente
Pallido figlio del cielo sostengo bianche lune
Acceso sotto il sole ardo d'amore rosso
a volte merito piet e l'aspetto
a volte merito piet e arriva con gli amici suoi ma
solo se m'assale pressoch sensuale piet
solo se m'assale pressoch sensuale piet
E' calorosa al tatto, ha l'occhio della mucca,
il fiato dell'amante, regalit regnante,
il cuore sulla bocca, morbidezza da gatto.
Solo dopo i trenta avvenne che
Non contento di me tornai a casa
Senza legami, senza giuramenti
A chicchessia che venga a reclamare alcunch
Cammino nei castagni tra faggi e cerri
Sotto cieli spaziali traverso le radure
M'intrigano le felci, in rovi inciampo
S'apre di spine e cardi la mia pelle...
S'apre di spine e cardi la mia pelle...
Scopr la mano mia durezze nuove
Lava i pensieri miei la pioggia dura
Li attutisce la neve, la nebbia li rischiaccia
Li strizza il sole, li accende il fuoco li sublima
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Li accende il fuoco li sublima


Li accende il fuoco li consuma poi
Palpitazione tenue
Un nodo nella gola
Vaga in questa notte serena al ricordo
Vaga in questa notte serena al ricordo
Palpitazione tenue
Un nodo nella gola
Un nodo nella gola
Un nodo nella gola
Occidente
Ahi ahi ahi ahi ahi...
Ahi ahi ahi ahi ahi...
Un mutante di cane lince gatto in potenza
D'umana discendenza ma pi debole adatto
a mutamenti nuovi dai lividi colori in mare in atto...
Un mulo vecchio
Di carichi eccessivi, di percosse
Svezzato presto
Non indugia a dolcezze, rotto all'incanto
Avvezzo alla brutalit al disprezzo...
Ahi ahi ahi ahi ahi...
Ahi ahi ahi ahi ahi...
Tra fremiti di bestie camion gas clacson
Vociare di mercanti a contrattare macellai
Fidanzati per mano famigliole festanti
Di sguardi petulanti botte a chi non ubbidisce insulti
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Residui di carovane in viaggio orde dirette ad inseguire il sole...


Occidente
Occidente
Alla guerra alla gloria alla storia...
Ahi ahi ahi ahi ahi...
Ahi ahi ahi ahi ahi...
Luogo da cui non giunge suono
Luogo perduto ormai...
Ahi ahi ahi ahi ahi...
Ahi ahi ahi ahi ahi...
Allarme
Allarme lampo allarme agitazione
Commovimento d'animo spirito di partito
Movimento parziale stimolante paralisi
Di un giorno di una sera di una notte di una idea
Ma l'alibi non regge e l'evidenza sfugge
Solo tu solo tu solo tu solo tu...
Allarme lampo allarme torci le labbra a curve in gesto di amarezza
indifferente pi reale del vero che spesso sembra stupido
Usa il cervello e i nervi con disinvoltura
E mira al cuore mira al cuore mira al cuore
Se l'alibi non regge e l'evidenza sfugge
Muore tutto l'unica cosa che vive sei tu
Muore tutto vivi solo tu
Muore tutto l'unica cosa che vive sei tu
Muore tutto vivi solo tu
Solo tu solo tu solo tu solo tu solo tu solo tu...
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Solo tu solo tu solo tu...


Lieve
Forse
Davvero
Ci piace, s ci piace di pi
Oltrepassare In volo pi in alto pi in l
Meglio del perdersi in fondo all'immobile
Meglio del sentirsi forti nell'abile nel labile?
Forse
Sicuro
E' il bene pi radioso che c'
Lieve
Svenire
Pper sempre persi dentro di noi
Meglio del perdersi in fondo all'imobile
Meglio del sentirsi forti nell'abile
Meglio del perdersi in fondo all'imobile
Meglio del sentirsi forti nell'abile
Forse
Davvero
Ci piace, s ci piace di pi
Fuochi nella Notte
San Giovanni
Un, deux, trois, quatre
Parlano piano al sole le ombre stanche di rumorose rabbie e infinite
menzogne
Lunghe di sterminati fili in lunga fila sorde ai tonfi di corpi che
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vengono abbattuti
Tra poco arrossa il cielo della sera sospeso tra azzurri spazi gelidi e lande
desolate
Quietami i pensieri e le mani e in questa veglia pacificami il cuore
Cos vanno le cose, cos devono andare
Cos vanno le cose, cos devono andare
S'alzano sotto cieli spenti i canti di chi nato alla terra ora di volont
focose speranze
E da energie costretto e si muove alla danza, danza, danza, danza,
danza, danza, danza
Festa stanotte di misere trib sparse impotenti, di nuclei solitari che
raro di vedere insieme ancora
E s'alzano i canti e si muove la danza
E s'alzano i canti e si muove la danza, danza, danza, danza, danza
Muoiono i preti rinsecchiti e vecchi e muoiono i pastori senza mandrie
Spaventati i guerrieri, persi alla meta i viaggiatori
La saggezza impazzita, non sa l'intelligenza
La ragione nel torto, conscia l'ingenuit
Ma non tacciono i canti e si muove la danza
Quietami i pensieri e il canto e in questa veglia pacificami il cuore
Cos vanno le cose, cos devono andare
Cos vanno le cose, cos devono andare
Chi c' c' e chi non c' non c'
Chi c' c' e chi non c' non c'
Chi stato stato e chi stato non
Chi c' c' e chi non c' non c'
Chi c' c' e chi non c' non c'
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E non tacciono i canti e si muove la danza


E non tacciono i canti e si muove la danza
Danza, danza, danza, danza, danza, danza, danza, danza...
Cos vanno le cose, cos devono andare...
And the radio plays
Tra frammenti di tecniche sotto prodigi incerti
Un affanno continuo radio accese
Mutazioni possibili progenitori falsi
Un nodo nella gola schermi accesi
Come puttana fragile in cerca d'occasioni
So dove sta il delirio e trema il cuore
Trema per un non so trema per un non so
Trema per un non so che si trova a volte a caso
Trema per un non so trema per un non so
Trema per un non so che si trova a volte a caso
Ti guardo e non ti vedo ti ascolto e non ti sento
Non chiedermi di crederti non lo far
Ti guardo e non ti vedo ti ascolto e non ti sento
Non chiedermi di crederti non lo far
Tremo per un non so tremo per un non so
Tremo per un non so che si trova a volte a caso...
Del Mondo
E' stato un tempo il mondo giovane e forte,
odorante di sangue fertile,
rigoglioso di lotte, moltitudini,
splendeva pretendeva molto...
Famiglie donne incinte, sfregamenti,
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facce gambe pance braccia...


Dimora della carne, riserva di calore,
sapore e familiare odore...
E' cavit di donna che crea il mondo,
veglia sul tempo lo protegge...
Contiene membro d'uomo che s'alza e spinge,
insoddisfatto poi distrugge...
Il nostro mondo adesso debole e vecchio,
puzza il sangue versato infetto...
E' stato un tempo il mondo giovane e forte,
odorante di sangue fertile...
Dimora della carne, riserva di calore,
sapore e familiare odore...
Il nostro mondo adesso debole e vecchio,
puzza il sangue versato infetto...
Povert magnanima, mala ventura,
concedi compassione ai figli tuoi...
Glorifichi la vita, e gloria sia,
glorifichi la vita e gloria ...
E' stato un tempo il mondo giovane e forte,
odorante di sangue fertile...
Famiglie donne incinte, sfregamenti,
facce gambe pance braccia . . . (30)

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Ora di porpora la meraviglia


Ove il mare travaglia i suoi millenni di vita e il vento geme al tuo portone
i segreti del mondo e del suo esistere, c di scena un Ottobre tutto nuovo
con albatro in petto e con corona di nuvole tempestato dargento.
C unattesa di te del tuo vestito nel limmenso teatro: c chi canta
un invito damore e c chi vuole un colore mai visto che tavvolga come
augusta mantignia: dovunque unattonita dolce meraviglia.
C il mio verso che per nome ti chiama a questo tutto inebriante del giorno
ove i cocchi del sole sono inquieti, ove mancano soltanto i tuoi occhi.
Quando venisti alle Eri e laria era fina e di madre perla e ridevano astatiche
nelle tue mani le antiche damigelle lumiere lucenti di smalti e colori;
quando i giardini corresti del mio paese in viali a sprazzi di sole e in trasparenze
dogni verde trepido, si fosse fermato il mondo sul quadrante in quellora,
come in quel piccolissimo spazio amico al movimento del mostro dialogo.
Questo verso porter alle primavere che saranno il giorno in festa e luminoso,
vivo fino a sera negli arcobaleni. Poesia custodir riaprendosi al canto
quando tu od altri vorr dire la pagina di quel incontro nel furore del cuore.
O mie antiche radici, o vite austere come altari vestiti per la festa:
la tempesta del mondo in voi finiva, sinfrangeva in onda viva e bianchissima.
Ora come scogli fermi ai millenni qui vi rammento, modelle sembianze,
miei Nonni paterni, veri e solenni miei custodi, fortezza di memorie
della fatica che qui monumento in fiero silenzio ignudo di allori.
Era la tua voce come il frondire dun alloro, come un trepido
canto di vigilia sulle corde di unarpa invisibile: fioriva unellenica
musica nellaria. E navi passavano con molti remi solcandomi azzurro
il pensiero, azzurro della dolcissima melodia. Forse rimarr leggenda
senza tempo lora trascorsa, forse solo un colore, forse solo un fiore
senza stagione, un uccello doro sospeso per sempre in un cielo rosso
daurora, scintilla e terna dinizio
eterno (31).

Finito di scrivere
Un giorno di luglio del 2005

In Fede
Gaetano La Tella

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Note Bibliografiche
1.

Per gentile concessione di Teresa De Sio

2.

F. ROZZI in Giardinetto di Maria, vol. V, pag. 224, Bologna, Libreria dellImmacolata 1864.

3.

PADRE P. SAMPERI, Iconologia della gloriosa Vergine Madre di Dio Maria Protettrice di Messina, Messina, Giacomo Mattei
1644.

4.

D. VENTIMIGLIA Le Feste secolari di Nostra Donna della Lettera in Messina, stampato a Messina nel 1843 e relativo ai
festeggiamenti giubilari.

5.

S. GRECO, Miti e leggende di Sicilia, Dario Flaccovio Editore

6.

BERDAR E FRANZ RICCOBON, Le meraviglie dello stretto di Messina.

7.

Il Maurolico, giornale di scienze lettere ed arti, anno 1838.

8.

Il Maurolico, giornale di scienze lettere ed arti, anno 1840.

9.

CICERONE Pro Imperio Pompei Magni oratio.

10. Causa della divisione della scuola Italica non fu solo la scissione dei suoi adepto nei rami scientifici (matematico) ed esorterido,
ma anche la parte che sosteneva che la lingua della Scuola doveva essere il dorico = arcaico, e quella che voleva invece
lintroduzione dellionico. Di questultima tendenza uno dei principali fautori fu il celebre Empedecle.
11. TOMEUCCI, Breve storia dellaccentramento amministrativo nel Regno delle due Sicilie, Bologna.
12. Per gentile concessione della Premiata Fonderia Marconi.
13. P. VILLANI, Trasformazioni delle societ rurali nei paesi dellEuropa occidentale e mediterranea: secoli XIX-XX, Napoli,
1986; G. Galasso, Mondo contadino e societ contemporanea, pag. 7.
14. M. AUGELLO E M. E. L. GUIDI, Associazionismo economico e diffusione delleconomia politica nellItalia dellOttocento,
Milano, Franco Angeli, 2000.
15. ALBERGO, Storia della economia politica in Sicilia, Palermo, Lorsnaider, 1855, pag. 35-36.
16. E. PONTIERI, Il riformismo economico nella Sicilia del Sette e dellOttocento, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1961.
17. R. RENDA, La Sicilia e le leggi agrarie borboniche, in S. Russo (a cura di), I moti del 1837 a Siracusa e la Sicilia degli
anni Trenta, Caltanissetta, Ediprint, 1987, pag. 93-113.
18. L. ENCISO RECIO, Las Societades Econmicas de Amigos del Pas, in AA.VV., Le Societ economiche alla prova della storia
(secoli XVIII-XIX), Atti del convegno internazionale di studi, Rapallo, Azienda grafica Busco, 1996, pag. 49-60.Le Societ
economiche europee sono state ampiamente studiate da una parte molto attenta della storiografia non solo economica in senso
stretto, ma anche sociale ed antropologica.
19. M. AUGELLO E M. E. L. GUIDI, Da dotti a economisti. Associazioni, accademie e affermazione della scienza economica
nellItalia dellOttocento, in ID. (a cura di), Associazionismo economico e diffusione delleconomia politica nellItalia
dellOttocento. Dalle Societ economico-agrarie alle associazioni di economisti, pag. 41 - 60.
20. Periodico DueSicilie 07/2001.
21. E. LESO, Lingua e rivoluzione. Ricerche sul vocabolario politico italiano del triennio rivoluzionario, Venezia, Istituto veneto di
scienze, lettere e arti, 1991.
22. N. ERITREO, Grammatica repubblicana.
23. Costituzione della Repubblica romana, 1798.
24. Art. 544 Code civil
25. S.SPAVENTA, Giustizia nellamministrazione. Discorso pronunciato nellAssociazione costituzionale di Bergamo la sera del 7
maggio 1880, in I liberali italiani dopo il 1860, Firenze 1934.
26. J. S. MILL, Saggio sulla libert, 1858.
27. Atti del Parlamento italiano, discussione della camera dei deputati, 1875.
28. A. M. GHISALBERTI. Presidenza dellIstituto per la Storia del Risorgimento Italiano
29. F. NOCELLA, Quale futuro per le due Sicilie?, Feder - Mediterraneo
30. Per Gentile concessione del Consorzio Suonatori Indipendenti.
31. Per Gentile concessione di Domenico Marino.

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